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Repazzo
11-12-2009, 13:42
Un libro intrigante spiegato attraverso attraverso l'intervista di Benedetto all'autrice.

Credo che l'autrice riesca a cogliere meglio il rapporto fra uomo e tecnologia di Agamben. Il
filosofo alla domanda "Che cosa significa essere contemporanei?" risponde a proposito che la
tecnologia contemporanea funziona su dinamiche di desoggettivazione piuttosto che sulla
produzione del soggetto.
"La crescita illimitata degli apparati (dispositivi) nel nostro tempo corrisponde alla proliferazione
altrettanto estrema nei processi di soggettivazione.

SHERRY Turkle http://www.mit.edu/~sturkle/ (http://www.mit.edu/%7Esturkle/)

Benedetto Vecchi
LA COMUNIT E L'IDENTIT A PORTATA DI CLICK
SHERRY Turkle
Le tecnologie digitali consentono di sviluppare una seconda e pi soddisfacente vita che si affianca
a quella del mondo fisico. Questo non significa che la rete, il computer e i telefoni cellulari non
vengano usati anche come tecnologie del controllo e della sorveglianza. Un'intervista con la
studiosa statunitense in occasione dell'uscita del volume La vita nascosta degli oggetti tecnologici

una studiosa che ama miscelare la psicoanalisi, la filosofia di Jean-Paul Sartre e le posizioni pi
radicali dei media theorists per mettere a punto uno schema di interpretazione delle tecnologie
digitali sempre rigoroso e puntuale sulla complessa trama di rapporti tra il mondo fisico e La vita
dentro lo schermo, come recita il titolo del suo secondo libro tradotto in Italia. Sherry Turkle
infatti considerata la studiosa che ha compreso meglio di altri come i videogiochi, la comunicazione
on-line e lo sviluppo di Internet costituiscano gli elementi fondamentali di un habitat in cui
impossibile parlare di natura umana prescindendo da essi. Nel suo saggio che apre il volume La vita
nascosta degli oggetti tecnologici, la docente del Massachussets Intitute of Technology sostiene, ad
esempio, che il cyborg pi che animare romanzi o film di successo la figura che meglio di altre
rappresenta le trasformazioni nella costruzione della soggettivit e della personlit degli umani. Ed
attorno a questi temi che ruota l'intervista.

Nel suo saggio La storia segreta, lei si domanda: Cosa c' che non va nella nostra vista se
dobbiamo costruire o partecipare a comunit virtuali?... Non propone per una risposta. La
ripresento: cosa c' che non va nella nostra vita se dobbiamo vivere o partecipare a comunit
virtuali?
Non serve rispondere a questa domanda. Piuttosto la domanda a cui dobbiamo rispondere, in
presenza di una cos pervasiva presenza di tecnologie digitali, : Cosa abbiamo perso nella vita che
facciamo rispetto ai nostri antenati?. Sicuramente uno dei fenomeni di cui abbiamo fatto
esperienza la perdita del senso della comunit.
La casa dove abito situata in un delizioso quartiere che non prevede per nessun tipo di attivit
comunitaria. I bambini non frequentano una scuola locale e passano gran parte della giornata fuori
dal quartiere, mentre gli adulti sono sempre pi presi dal loro lavoro o dalle ansie e faccende
private. Se mi capita di passeggiare nel parco del quartiere li vedo seduti con lo sguardo fisso sul
loro Iphone o sul Blackberry, pigiando tasti, quasi che il mondo intorno a loro non esistesse. In
questo spazio esperenziale e emozionale che si crea nel rapporto tra il singolo e la tecnologia
comunicativa usata, gli uomini e le donne cercano di ritrovare quella comunit che il mondo fisico
non riesce pi offrire. Ci troviamo di fronte a una seconda vita che si affianca a quella al di fuori
dello schermo o del cellulare. cio innegabile che prestiamo sempre pi attenzione alla vita che
scorre nei brevi messaggi inviati e ricevuti dal nostro telefono cellulare che non a ci che accade
nella vita cosiddetta reale. Sono sempre di pi gli uomini e le donne che hanno relazioni amicali,
sentimentali con persone incontrate in questa seconda vita.
un discorso che dovremmo tenere ben presente quando proviamo, ad esempio, a definire un punto
di vista su quel delicato passaggio dall'adolescenza alla maturit.
Da quando sono nati, i giovani sono immersi in uno spazio virtuale, anche se gli adulti giudicano
sbrigativamente e negativamente il rapporto che i teenager hanno con la tecnologia. Negli Stati uniti
spesso divampano delle guerre culturali mosse dal mondo adulto ai comportamenti giovanili
rispetto ai videogiochi o alla loro assidua partecipazione alle chat-room o a social network come
Facebook. Sono per giudizi sbagliati. Gli adolescenti devono infatti poter vivere le loro esperienze
senza incorrere in divieti e punizioni o in uno stigma del mondo adulto. Inoltre, dobbiamo capire
perch il mondo fisico non consente di sviluppare momenti di socializzazione soddisfacenti,
favorendo la migrazione dei teenager verso il mondo virtuale. La realt che i giovani vivono
spesso percepita come loro ostile, violenta. Le scuole superiori, noto, devono prepararli per il
college, esercitando cos una pressione psicologica per loro intollerabile. Hanno dunque bisogno di
vivere esperienze dove non si sentono messi sotto tiro. In altri termini, hanno bisogno di una tregua
rispetto alle pressioni che il mondo adulto esercita su di loro.
Un'obiezione a questa posizione potrebbe essere: il passaggio dall'adolescenza alla maturit non
mai graduale. Giusto: ma mai come adesso il mondo adulto ha cercato di esercitare cos
ossessivamente il controllo sugli adolescenti. L'esempio degli adolescenti importante, perch ci
troviamo di fronte a dinamiche simili che coinvolgono per gli adulti, la cui vita minata da
tensioni, difficolt, conflitti, talvolta anomia. La vita dentro lo spazio digitale pu costituire, tanto
per gli adolescenti che per gli adulti, un'oasi dove le difficolt rimangono fuori. Pu essere cio lo
spazio della tregua, della sosta, della moratoria sui conflitti esistenti nel mondo fisico, del
riprendere fiato.

Nei suoi precedenti libri ha parlato della tecnologia informatica come una sorta di medium
attraverso il quale manifestare un secondo io. Nel frattempo il computer, la rete e i telefoni
cellulari sono diventati oggetti quotidiani, al punto che i confini tra l'io e il secondo io svaniscono.
Lei ha sempre sostenuto che la tecnologia pu potenzialmente aiutare a conoscerci meglio. Non le
viene mai il dubbio che possa diventare invece un ostacolo?
Il legame tra il secondo io e il s un rapporto sempre in divenire. Posso prendere un t con un
mio amico in un locale e cos facendo diamo vita a una relazione chiusa. Oppure posso stare in
quello stesso locale con il mio amico, sorseggiando un t e conversando amabilmente con lui
mentre siamo collegati on line con molte altre persone. Anche in questo caso siamo di fronte a una
relazione chiusa ma che prevede persone non presenti fisicamente. Posso inoltre passare molto
tempo facendo scorrere sul mio video messaggi, volti di persone che incontro on-line: anche in
questo caso sono relazioni che hanno una connotazione precisa, con una loro storia e una tensione a
condividere temi, argomenti, passioni, interessi. Cos, come esiste la seconda vita, esiste un secondo
io. Quello che mi preme sottolineare per che esiste ormai una forte integrazione tra ci che
accade dentro lo schermo e fuori da esso. Prendiamo ad esempio l'ambiente virtuale di spazi come
Second life, dove puoi frequentare corsi su determinati argomenti, incontrare persone; oppure puoi
costruire amicizie che possono rivelarsi messaggere di buone opportunit lavorative al di fuori dello
schermo. Allo stesso tempo puoi partecipare a discussioni culturali stimolanti o a eventi politici che
modificano la tua vita al di l della rete. In altri termini il confine tra mondo fisico e mondo
virtuale che sta venendo meno.
Indipendentemente da quanto affermano molti studiosi, sono ottimista sulle potenzialit della vita
virtuale, pu rafforzare il nostro s. Sar per la mia formazione, ma continuo a ritenere la tecnologia
come un possibile strumento per affrontare alcuni problemi relativi al nostro rapporto con gli altri.

Lei ha sostenuto che tutti siamo cyborg. Anche in questo caso, la figura del cyborg costringe a
misurare in termini diversi il rapporto tra naturale e artificiale. Non che il computer ha reso
evidente l'arbitrio di chi stabilisce il confine tra mondo naturale e quello artificiale?
Il confine tra naturale e artificiale cominciato a venire meno quando gli umani hanno iniziato a
costruire strumenti che li aiutavano nella vita di ogni giorno. Siamo per arrivati a un punto di
svolta attorno alla figura del cyborg, se prendiamo il cyborg come un'opportunit per capire
criticamente la concezione dominante del rapporto tra gli umani e la tecnologia. Non dico certo una
sciocchezza se affermo che capitato almeno una volta nella vita di desiderare di essere un cyborg:
essere cio pi forti, saper meglio gestire situazioni difficili, perch la tecnologia pu rafforzarci.
Non dovremmo ironizzare sul sogno a occhi aperti degli umani resi pi potenti dalla tecnologia,
bens riconoscere che siamo gi tutti dei cyborg. Dalla medicina alla vita quotidiana, la tecnologia
non solo un'estensione delle nostre facolt cognitive o della nostra forza fisica, ma ormai parte
integrante della natura umana. Ci sentiamo nudi o soffriamo d'ansia senza il nostro telefono
cellulare; gli adolescenti entrano in fibrillazione se si accorgono di averlo dimenticato a casa: un
adulto pu dare in escandescenze o, come si dice?, andare fuori di testa se non ha il suo Blackberry.
Ci sentiamo a disagio non perch la nostra estensione artificiale assente, ma perch ci sentiamo
orfani di una parte della nostra natura umana, la tecnologia appunto.

Lei ha affermato che la tecnologia l'architetto della nostra intimit. Una bella frase. Pu
spiegare cosa intende?
La tecnologia scandisce il tempo e gli spazi dove viviamo. Facilita i nostri incontri sociali; cio
parte della nostra intimit. E come accade in tutte le introiezioni, pu diventare una costrizione,
proprio perch partecipa alla strutturazione della nostra personalit come una forza oggettiva
esterna a noi e sulla quale non esercitiamo nessun controllo.

Nel libro La vita dentro lo schermo lei analizza a fondo come la progettazione di un ambiente
artificiale o di un sistema operativo rifletta sempre la nostra visione del mondo. Questo vuol dire
che per parlare del ruolo del computer nella nostra societ dobbiamo parlare anche dei rapporti di
forza, delle strutture di potere esistenti...
Ci sono due livelli da analizzare. Nel primo, le tecnologie digitali sono tecnologie del controllo e
della sorveglianza. Penso per che ci troviamo di fronte a un controllo e una sorveglianza distribuita
perch esercitati non da una qualche organizzazione, bens anche dal singolo che pu usare il
computer, la rete e il telefono cellulare per raccogliere dati su amici, amanti, familiari. Sono cio
macchine che consentono a chiunque di esercitare un maggior controllo e sorveglianza. In passato,
la Stasi faceva di tutto per raccogliere informazioni. Adesso chiunque pu farlo. C' poi il secondo
livello. Tutti noi possiamo potenzialmente usare le tecnologie digitali per frequentare corsi di
francese o per organizzare un viaggio a Firenze senza intermediari. Possono cio renderci pi liberi.
Questa maggiore libert non esclude il fatto che quelle stesse tecnologie possono diventare
strumenti di un illiberale controllo sociale.
Due livelli rilevantissimi. Occorre per affrontarli evitando approcci entusiasti o infantili, come
quelli che ritengono cool tutto ci che digitale. All'opposto vanno evitati giudizi aprioristici sulla
tecnologia come fonte di ogni male. Le tecnologie digitali sono cio parte integrante della natura
umana e per questo vanno studiate con il necessario rigore che richiede la rilevanza che esse hanno
ormai nella vita sociale e individuale.
Giorgio Vasta

Biografie sentimentali attaccate a un filo


Tra desiderio e paura
Nel 1947 Roberto Rossellini gira L'amore. Uno dei due episodi che compongono la pellicola La
voce umana, tratto dal testo teatrale di Jean Cocteau del 1930. In scena ci sono soltanto Anna
Magnani e un telefono - la cornetta di un nero smaltato, il cavo che si allunga in microscopici
riccioli regolari. Per trentatr minuti - tanto dura l'episodio - il personaggio femminile interpretato
dalla Magnani parla al telefono con l'uomo del quale innamorata provando di continuo a
procrastinare il momento in cui la cornetta dovr tornare sulla forcella dell'apparecchio decretando
la fine della comunicazione e, con questa, di un'intera storia d'amore. Tra tecnica ed enfasi, la
Magnani riesce a conferire al suo personaggio quel senso di panico cieco sperimentato da chi
avverte la prossimit di una fine. Come una Sherazade senza pi storie da raccontare, qualcuno che
ha probabilmente dilapidato le ultime narrazioni utili a trattenere l'altro a s, la protagonista della
Voce umana pu soltanto esasperare la durata tramite una voce che si va progressivamente
denudando di frasi e di singole parole fino a farsi puro frammento sillabico, lallazione, dolore in
forma di fonema, una perpetuazione di oralit residuale potenzialmente (e disperatamente) infinita il
cui arresto non pu che dare origine a un dolore insopportabile.
Nella Vita nascosta degli oggetti tecnologici, articolando il suo progetto di etnografia intima,
Sherry Turkle propone una serie di memoriali tra i quali quello di E. Cabell Hankinson Gathman,
una ragazza del Missouri che descrive la progressione del suo rapporto di dipendenza dal telefono
cellulare. Nel momento in cui quel parallelepipedo sottile (ma capace di generare un fantasma
abnorme) riforma la propria funzione originaria affermandosi come luogo di incandescente
affettivit - Santo Graal, vaso di Pandora, ma anche caverna e tunnel senza via d'uscita - Gathman
non riesce pi a separarsene. La veglia e il sonno vengono di continuo scandite dalla convivenza
con il telefono mobile. La percezione sentimentale viene riparametrata in modo tale da considerare
il numero di minuti trascorsi in conversazione con l'uomo amato come rappresentativo di una
quantit di amore che vuole farsi qualit in s. Quando il compagno decide di lasciarla, Gathman si
vendica cancellando il suo numero dalla rubrica elettronica, una piccola uccisione simbolica che
vuole innescare un processo di rimozione. Incompleto - e comunque impossibile - perch Gathman
non riesce a disattivare la suoneria personalizzata che in altri tempi le ha permesso di riconoscere
subito le chiamate del suo uomo. Trascorso un po' di tempo, Gathman si ritrova - a volte per caso e
altre volte intenzionalmente - ad ascoltare quella suoneria e a provare al contempo piacere angoscia
e rimpianto.
Dall'intuizione di Cocteau alla ricerca di Sherry Turkle sono trascorsi oltre settant'anni e ancora il
telefono - ma non solo, come la ricerca nel suo complesso chiarisce - fa parte di una nostra biografia
sentimentale, ulteriore dislocazione esterna al corpo (e a sua volta corpo, tanto quanto sono corpo la
nostra voce e la nostra grafia) di quello stesso io poroso attraverso il quale assorbiamo il mondo - e
viceversa.
Il telefono/ riagganciato/ lascia distrutta l'avventura scriveva Cocteau. E se l'avventura distrutta,
ci che viene a mancare l'altro, perch ogni cavo - visibile o invisibile - un legame insieme
esilissimo e robusto che prova a connetterci ad altre esistenze. Il rischio che il legame venga meno
coincide con l'incubo della caduta nel vuoto, con la postura accovacciata, fetale, di un essere umano
in attesa di una voce. Per questo, nel momento in cui dall'altra parte l'amante chiude la
comunicazione - riagganciando una cornetta di bachelite o premendo un pulsante su un cellulare
modernissimo - nel vuoto della separazione risuona il Ti amo (la olofrase che Anna Magnani
ripete per cinque volte, in un ruggito che diventa balbettio, prima che la cornetta le cada di mano e
rotoli a terra).
In questa implorazione nella quale desiderio e paura sono la stessa cosa, nella coscienza che vivere
impiccati all'altro vocazione e destino di ognuno, si rivela la carne del legame, la materia del
fantasma che ci lega al mondo.
Dalla vita dentro lo schermo alla storia nascosta della tecnologia
Dopo la laurea in filosofia e un master in Francia (dove ha studiato a fondo le opere di Jean-Paul
Sartre e Jacques Lacan), Sherry Turkle salita in cattedra al prestigioso Massachussets Institute of
Technology, dove insegna tutt'ora teoria dei media. Ed all'interno di uno dei progetti del Mit sulla
diffusione delle tecnologie digitali che maturato il primo volume tradotto in Italia (Il secondo
io, Frassinelli), dove Sherry Turkle analizza a fondo l'uso dei giochi di ruolo on-line nella
definizione appunto di un s che si affianca a quello del mondo fisico. Definita l'antropologa del
cyberspazio, la studiosa statunitense ha poi affrontato come l'identit, grazie o a causa delle
tecnologie digitali, sia diventata un manufatto che viene continuamente prodotto, smontato e poi
riprogrammato. Ma anche come la progettazione di un computer rifletta sempre una concezione
del mondo e delle relazioni sociali (La vita dentro lo schermo, Apogeo). Solo recentemente
Sherry Turkle tornata nelle librerie italiane con il saggio che apre il volume collettivo la vita
nascosta degli oggetti tecnologici (Ledizioni, pp. 242, 22 euro).

fonte: http://liste.rekombinant.org/wws/arc/neurogreen/2009-12/msg00030.html

RoSe_De_FaSaNoMbRoSe
12-12-2009, 05:04
...ci sarebbe un sacco da dire su questo topic... (malinconico il passaggio delle suonerie
personalizzate che ricordano qualcuno. Quanto vero questo passaggio!).

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