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EDI TO ED I L L U S T R A T O

DA

EZIO LEVI

BOLOGNA
R O M A G N O L I -D A L L ACQUA
Q u! comminilo alcuni miracoli de la gjoriofa
imo ilio M.un.Ft prima come campo una dona
da le inldiedel demonio infernale.
Capitulov Primo.
R A uno caua.liero molto richoc p
tonte ilcjlc haueua pei ulama ogni
ar;uo in certe felle fai egrande fpefo
tXcoriuitiali Tuoi amici.Hota adu

M i u a c o i . i ni', i .a M aduna I s t i liti \ 1 11

Venezia, inur.
P r o p r ie t L e t t e r a r ia

Kologn* - Coo | 'i utl a Tlpojjniflift Mmrjfjflnnl


ALL AMMIRAGLIO MTLLO
AUGURANDO CHE LA VITTORIA SPICCHI IL VOLO

DALLA SUA NAVE


a
/

INTRODUZIONE

I M IR A C O LI D E L L A V E R G IN E
NELLE LETTERATURE MEDIEVALI

Cos i' yerminaio questo fiore.


SOMMARIO

1. I miracoli della Vergine nella letteratura leggendaria


del M. E. 2. Le raccolte latine di miracoli della Vergine.
3. I miracoli della Vergine nella letteratura francese.
4. I miracoli della Vergine nella letteratura spagnuola, pro
venzale e rumena. 5. 1 miracoli della Vergine nelle lettera
ture germaniche. 6. I miracoli della Vergine nella letteratura
italiana dei secoli XIII, XIV e XV. 7. Il Libro dei cin
quanta miracoli . 8. Il codice. 9. Le fonti del Libro
dei cinquanta miracoli . 10. L ispiratore : Bernardo di
Clairvaux. 11. Larte nei Cinquanta Miracoli .
A p p e n d ic e . Rielaborazioni moderne dei miracoli della
Vergine medievali.
i
T.
I .MIRACOLI DELLA VERD IN E

NELLA LETTERATURA LEGGENDARIA N E L M E D I O E vo.

Uno dei motivi pi ricchi della letteratura mi


stica del Medio Evo quello dei miracoli della Ver
gine. Il tratto comune a quella sconfinata congerie di
bizzarre fantasie sempre la redenzione del peccatore
per un attimo solo di pentimento, e il contrasto tra la
grandezza e la profondit della colpa e la brevit di
quel lampo di ispirazione divina, che illumina improv
visamente la coscienza. La fantasia dei novellatori si
sbizzarr nella ricerca dei racconti avventurosi e dram
matici nei quali pi evidente riuscisse quel prodigioso
contrasto. E quel contrasto ebbe tutto il tragico signi
ficato del conflitto tra il bene ed il male, tra la luce
e le tenebre, che antichissimo quanto la umanit
pi antica e durer perenne quanto la umanit pi
lontana. Il cristianesimo, alle altre innumerevoli divi
nit del bene, sostitu la Vergine e fece scorgere
lopera della madre di Cristo dove altre generazioni
pi scettiche non avevano visto e non vedranno che
XII INTRODUZIONE - CAI. I

la beffa della fortuna e il capriccio della mutevole


sorte. I miracoli della Vergine furono uno dei temi
prediletti della novella medievale; innumerevoli ne
sono i documenti e le testimonianze, sia in latino
come nelle lingue volgari. Molte opere, che sono ap
parentemente lontanissime da quel fervore mistico e
dagli ideali di quelle ingenue creazioni, vi si colle
gano con limpida evidenza non appena noi studiamo
pi da vicino la storia di quella letteratura. Lepisodio
di Buonconte da Montefeltro (Purg., c. v) un mira
colo della Vergine: il perdere la vita nel nome di
Maria , la lagrimetta che redime l anima di
un truce peccatore sono elementi schietti d uno dei
miracoli pi diffusi, che analizzeremo pi innanzi.
Molte novelle del Boccaccio sono camuffatnre di co-
desti temi mistici ; per esempio la novella di messer
Ansaldo e di madonna Dianora da Udine (Dee., x, 5)
altro non in fondo che il miracolo del giovane che
per amore vende lanima al diavolo. E a questo stesso
racconto si riconnette il fantasioso episodio di Tisbina
weW Orlando Innamorato. TI Rinascimento ha inaridita
la vena di quei racconti fantastici e ha spento il favore
dei libri dov essi erano raccolti. Quella letteratura
oggi per noi soltanto un arido materiale di studio,
s e n z a pi vita ed importanza attuali. Essa come il
paesaggio desolato dnna citt morta, ed ha il tragico
a sp e tto duna figura dove si sia spenta la vita. Ma
si* puro la dimenticanza ha gi avvolti ormai da se
coli i miracoli della Vergine, sempre doveroso lo
l.\ LETTERATURA l,HI i( ! KN I (Alti A UHI. M. K. XIII

studio di essi, perch la storia percorre non solo le


strade battute oggi ancora dal pensiero contemporaneo,
ma anche quello sperdute e silenziose, dove un giorno
lontano passata la fantasia dellumanit. E lo spet
tacolo dei traviamenti secolari di questa nostra fra
gile umanit altrettanto commovente di quello degli
avviamenti pi duraturi e pi vasti.
La leggenda cristiana pi antica del Cristia
nesimo ; essa proviene dal gran naufragio delle civilt
orientale e della civilt classica, e dall accozzo caotico
di quegli elementi svariatissimi fu messa insieme nei
libri dei S. Padri (1). Ma appena composta, essa si
frantum nuovamente nel vasto polverio degli Exempla,
cio nei racconti spicciolati atti ad esprimere le dot
trine morali per via di simboli e di immagini pitto
resche. Le raccolte di Exempla sono assai numerose
e risalgono al pi remoto Medio Evo ; ma il periodo
aureo della letteratura degli Esempla, cio della no
vellistica religiosa, sebbe nel secolo xm, quando la
fondazione dellordine domenicano e dellordine fran-
' cescano riavvicin alle plebi la chiesa, ravviv il fer
vore religioso e lo spirito mistico, e diede una nuova
fioritura alla predicazione. Si moltiplicarono allora, a
servizio dei predicatori, i libri doverano raccozzati
alla rinfusa e talvolta ordinati sistematicamente quegli
infiniti racconti leggendari, che la fantasia medievale
. aveva creato nel corso dei secoli precedenti. Fonti di

(l) Cl'r. H. G u e n ter , Legenden-Studien, Kln, 1906.


XIV INTRODUZIONE - CAP. I

quei racconti erano sempre le Vitae patrum e i dia


loghi di S. G-regorio Magno; ma sulla breve trama
del motivo iniziale la capricciosa fantasia medievale
recava via via sempre nuove mutazioni e trasfigura
zioni. La pi antica raccolta di esempla il
Dialogus mcujnus visionimi atque miraculorum di Cesario
di Heisterbach. in dodici libri, composto nel 1223-4 (*_/.
E vere fiorite di esempla sono adunate poco dopo

(') LI Dial. fu pubblicato molte volte nei sec. xv e s v i;


l edizione pi compiuta quella di Giuseppe Strange, Colonia,
1850-51 (2 voli.}. Oltre il Dial., Cesario ( f 1240) compose altri
otto libri di miracoli: Volume,n d iversaru m visionimi seu mi-
raculorum. Frammenti di questopera furono ed. da A. Meister .
Die F m y m e n te der lib ri v i l i M iracu loru m des Caesarius
voii Heisterbach in Romische Q u artalschrift fiir Christliche
A ltertu m sk n n d e u n d fiir Kirchenyeschichte, Supplementband
xvi, Roma 1901 (cfr. Aua/ecfa bollami., xxi. 45 e sgg.).
Intorno alla figura e a ll opera di Cesario, cfr. A. K aitemann,
Caesarius non Heisterbach, Colonia. 1862 e la raccolta: Geschi-
chteu a iis dea Werken des C asarins von Heisterbach dello
stesso autore (1888). Pi compiute o recenti (1902-1909) le ri
cerche di A. E. 8 cuonh \ cii, S t u d i a i z u r E rzd h lu n y slite r a tu r
des M. A., Ceber Caesarius von Heisterbach in S itzu n ysbe-
rirhte d er K. Abati, d er Wissensrhaften in Wien, Phil.-H ist.
Kl., voli, (wliv-ci.x u i .
( ) Cfr. The Ej -empia or illu stra tive Stories from th
Sormones Vulgares * o f .Jacques de Vituv edited w ith in-
troduction, analysis and notes by T homas F rederick Crane M. A.,
London, I). Nutt, 1890. Intorno a .Iacopodi Vitry,cfr. I. A. H errkrt,
Cat. o f Rumanres in th l)ep. o f Mss. in th Iritish Mnsenin,
1910. voi. IH, p. 1 o sgg.; o sugli esem pla, cfr. Goswin F resken ,
Die Exempla des Jacob von Vitry in Qnellen u n d Fntersu-
rhunycn z a r Luteinisehen l'hiloloyie des Mitfelalfers, voi. V.
l u<> essere utile, nello studio degli Fxempla, la collezion-
l'ina di 1. K i. vpiER, F.retnpla a u s H andsehriften des M. A.,
LA I i HT T HUAT UI I A LKI KJ KNDAUI A HKI . M. H. XV

nei Sermone# imlgares di Jacopo di Vitiy (1180-1240 e.),


nel Tractatii# de diversi# materii# predicabili bus di Ste
fano de Bourbon (l), nello Speculimi histoviale di Vin
cenzo Bellovacense. Di quelle novelle si compilarono
repertori e prontuari, quali 1'Alphabetum narrationum {*)
di Arnaldus, frate domenicano, probabilmente di .Liegi,
il Prontuarinm e.vemplorum di Martino di Troppau
(t 1279), r altro di Giovanni Herolt (f 1468), e lo
Speculimi exemplonmi. Meglio che novelle erano per
lo pi sunti schematici di novelle, da servire sul pul
pito ai predicatori, che di tali aneddoti infioravano
la loro parola:
ora si va con motti e con iscede
a predicare, e pur che ben si rida
gonfia il cappuccio, e pi non si richiede.

Talvolta erano invece compiuti e diffusi racconti


in cui i motivi e gli elementi rudi avevano uno svol
gimento e un atteggiamento, che rivelano ora un
semplice intuito poetico ed ora una piena e matura

Heidelberg, 1911 [Sammlung Mittellateinischer Texte hgg. von


A. H ilka]; e si veda anche il voi. di J. U lrich , Proben der
Lateinischen Novellistik des M. A., ausgewalht und mit An-
merkungen versehen, B. I., Leipzig, 1906.
(l) Anecdote# historiques, legendes et apologues tire# dii
recueil indit d' tienne de Bourbon p. Lecoy de la Marche,
Paris, 1877.
(?) Cfr. P. Toldo, D all Alphabetum narrationum in
Archiv fiir dasS tudium der neueren Sprachen und Literaturen,
cxvir (1906), pp. 68-85; 287-303: cxvm (1907). 69-81: 329-51;
exix (1907), 86-100; 351-371.
XVI INTRODUZIONE - CAP. I

coscienza cV arte. E il genio dei nostri primi novellieri


si form su quegli esempi, e su quelle tracce mosse i
suoi primi passi barcollanti lo spirito inventivo della
nostra letteratura (*) Oggi quella strada deve essere
ricalcalcata e percorsa da chiunque voglia arrivare al
Decamerone.

'>) Le raccolte volgari di esempi sono in Italia, ch io sappia,


cinque: 1 - il Fiore di Virt di fra Tommaso Gozzadini, della
line del sec. xm o del principio del xiv; 2 - la raccolta vene
ziana del cod. add 22. 557 del Museo Britannico, delia prima
met del sec. xiv; cfr. J. U lrich , Recueil d'exemplcs en ancien
italien in Romania, xm, 27 e L. D onati, Fonetica, morfologia
e lessico della raccolta d esempi in antico veneziano, Halle,
lHy'j; 3 - lo Specchio ili vera penitenza di frate Iacopo Pas
savano (185-1); cfr. A. M ontevhrdi , Gli esempi dello Specchio
di vera penitenza nel Giorn. storico della letfer. Hai., 1.X1,
1018, p. 260 e sgg. ; 4 - La Corona dei monaci del sec. xv;
r>" - Gli Asse/apri di fra Filippo da Siena (1840-1422); cfr.
A. Mauhnmuzzo, Gli assempri di f r a Filippo da Siena, Siena,
1HO:; W. IIijywoou, The Fnsamples o f fra Filippo, A stn dy
o f medieval Siena, Siena, 1DOl ; P. Minciattulli. Mistici Senesi,
Siena, UHM, p Ii7-!'L
I

li

I
T a v . II

MllAOOl.l ih: l.A M VIMINA ISTORIATI


VlMIU/H, t-r)02.
II.

Le raccolte l a t in e di m ir a c o li .

I miracoli delia Vergine scritti in latino costi


tuiscono una letteratura cos ricca ed estesa che finora
sono riusciti vani tutti i tentativi di disciplinare con
rigore sistematico linfinito materiale. Adolfo Mussafia
dedic a questo studio pi di dieci anni di lavoro
(18S7-1S9S) e cinque poderose memorie presentate
all'Accademia di Vienna (*): eppure siamo ben lon-

(') Cfr. A. M i/ ssafia . S tu d ia i zu den Mittelalterlichen


Marieuleyenden, i (1886) in Sitznngsberichte der Philos. Histor.
Classe der K. Akad. der Wsseuschaften, Vienna, voi. 113,
p. 917-936; n (1887), ib., voi. 115, p. 5-92; m (1889), ib., p. 1-66;
iv (1890). ib., voi. 123, p. 1-85; v (1898), voi. 139, p. 1-74. Un
indice alfabetico dei miracoli latini si ha in Analecta Bollan-
diana, voi. xxi, p. 241-360. Buone rassegne critiche della ster
minata letteratura dei miracoli della Vergine si hanno nelle
opere seguenti: H . L. D. W ard , Catalogue o f romances in
th departement o f manuscripts in th British, Masenm,
voi. n, Londra. 1893, p. 586-740 (rassegna compiuta sulla traccia
delle ricerche del Mussafia); A. "Wallenskold , Le conte de la
fevime chaste convoite p a r son beau fr'ere in Acta societatis
scientiarum Fennice, T. xxxiv, p. 116-128. Un riassunto di
quest'ultimo lavoro pu leggersi in un libro pi facilmente
ii
XVIII INTRODUZIONE - CAP. II

tani ancora da una conclusione sicura, dall alto della


quale ci sia possibile abbracciare il vastissimo pano
rama con una sola visione dinsieme, rapida e chiara.
Otto miracoli della Vergine sono disseminati nel primo
degli otto Libri Miracolorum (l) di Gregorio di Tours
(t 594); un miracolo, quello dellebreo di Bourges,
inserito nel libro De corpore et sanguine domini di
Paschasius Radbertus (f 865) : un altro miracolo
racchiuso nel Sermo de annuntiatione B. il/. V. di Rad-
bodo vescovo di Tournai e di Noyon (f 1028). Otto
miracoli della Vergine sono sparpagliati nelle epistole
e nelle operette di S. Pier Damiano (988-1072): uno
accennato in unorazione di S. Anseimo di Can
terbury (f 1109) ed un altro ancora riferito nella
Chronica di Sigeberto di Gembloux (f 1112). Guibert
de Nogent (f 1124) racconta tre miracoli della Ver
gine nella sua opericciuola De laude S. Mariae (s) e
altri tre nell epistola De pignoribus sanctorum (3).
Alla prima met del secolo xii appartiene il libro
De miraculis B. V. Mariae dellabate Gautier di

accessibile agli studiosi italiani e cio nella prefazione al ro


manzo Florence de Home, chanson il aventure du premier
i/uart da Xlll sir/e publio par A. WalicnskoLD, Parigi, 1007-
15)00, voi. i, p. 118 e sgg. (Soc. des Ancions Textes Francai*;.
(') Cfr. il Kit uscii, Geonji Fiorentii (Jreijorii episcopi
Turonensis libri Vili Mirarulorum in Mon (Jerm. Bis/.,
Scriptorus ltorum Morovingicarum, i, p. 4f>l e sgg.
(*) MifJNW, Fair. Lai., voi. 15G, col. KW.
(;9 Ib., col. G07.
1.H K A('COI/l'I'! I jAT IN K ih .MIRACOLI X l\

Clnny (*), che racchiude quattro delle nostre leggende.


E tre altro di queste sono riferite in un sermone De
conceptioiie. l. M. dello stesso tempo, falsamente attri
buito a S. Anseimo di Canterbury; tre nello &'pecn/nm
ecclesiae di Onorio di Antnn (f c. 1130): e tre infine
nel libro De Mi vacillis di Pietro Venerabile abbate di
Clnny fi' 1157). Un posto importante nella storia della
letteratura leggendaria mariana (ne vedremo pi in
nanzi le ragioni) ha il libro intitolato Exordium ma
gnimi ordinis cistercensis (2). che viene attribuito in un
codice a un certo Corrado monaco di Chiaravalle :
racchiude cinque miracoli. E un altro miracolo nel
libro 4S del Chronicon di Elinando (f c. 1229). Come
si vede, la leggenda si affolta di un ricco fogliame
attraverso i secoli xi e xn, finch, all inizio del xm
secolo, ci appare come una selva inestricabile e ster
minata. Nella storia della letteratura dei miracoli ma
riani il Mussafa not con rara sagacia la tendenza
sempre pi manifesta e irresistibile a localizzare
le leggende, riferendone i particolari ad alcuni luoghi
sacri, monasteri, abbazie, citt di pellegrinaggio. Que
sta rielaborazione locale dei miracoli che dianzi
erano generali e privi d ogni riferimento storico e
geografico, si avverte in special modo nella Francia,

() Secondo altri, di Compigne. La sua morte va collo


cata avanti il 1155; cfr. Hist. Liti, de la France, voi. xn,
p. 491; A. MussabIa, op. cit., i. p. 919 e 928.
(?) M ig n e , Patr. Lat., voi. 185.
XX INTRODUZIONE - CAP. II

nel secolo xn e nel xm. La Francia la pi vasta


e la pi operosa officina della leggenda medievale ;
l informe metallo quivi si impronta e si piega e si
attorce sotto il maglio degli artieri. La materia leg
gendaria diventa francese nel pensiero e negli atteg
giamenti prima ancora di diventarlo nellassetto este
riore, cio nella parola. E quando le leggende la
sciano il consueto e tradizionale latino per assumere
la forma volgare, esse non compiono ormai che lul
timo atto esplicito dun lento svolgimento anteriore,
d uno sviluppo organico e naturale. Le raccolte lo
cali del secolo xn hanno dunque una grande im
portanza nella storia della letteratura fantastica e
narrativa francese del Medio Evo ; hanno un inte
resse alquanto minore per noi. In ogni modo queste
raccolte meritano almeno una sobria enumerazione.
Vengono anzitutto i Miracula ecclesia e Costantiensis di
Giovanni, canonico della chiesa di Coutances in Nor-
mundia (sec. x i i ) ; poi i miracoli della Vergine di Laon
narrati da Ermanno di Laon; quelli di Soissons di
Ugo Farsito; quelli di Roc-Amador e quelli di Char-
tres esposti da due anonimi del sec. x i i ; e intne
quelli della Vergine di S. Pierre sur Divo in Nor
mandia. enumerati in una lettera dellabate Raimon,
scritta nellanno L14f>. Queste raccolte sono interes
santi principalmente per il fatto (die esso rappresen
tano gli immediati antecedenti dei miracoli ritmici
e prosastici francesi del sec. xm, e quindi lamio gi
parte del patrimonio delle letterature romanze.
l.K l!A('C:oi,TK L A TI N O DI MIRACOLI XXI

Invece le altre raccolte, che sono prive di rife


rimenti locali, hanno una loro propria vita pi intensa
e pi robusta, e, chiuse nella rude scorza del loro latino
ecclesiastico, resistono allurto delle nuove correnti del
pensiero e della storia fino al secolo xv. Questi libri
religiosi non hanno un importanza nazionale, ma
unimportanza europea; essi furono letti e meditati in
tutta lEuropa fino a che il trionfo del Rinascimento
non ebbe sovvertiti i valori della vita e dellarte. N
i fiumi n le montagne, n i confini nazionali, n le
barriere politiche furono ostacoli alla diffusione di quei
libri. La pi importante, se non la pi antica di queste
raccolte leggendarie il Liber de miraculis & Dei geni
tricis Marine edito a Vienna nel 1731 coll attribuzione a
un certo Potho o Botho di Priefiing presso Ratisbona.
Ma il Mussafia respinge questattribuzione, la quale
non attestata che da uno solo dei moltissimi mano
scritti. e chiama invece questo libro la raccolta di
Pez dal nome del primo editore, Bernardo Pez (1).
Questo libro contiene 42 miracoli ; ma in molti codici
naturalmente il numero delle leggende inferiore o
anche superiore, per laggiunta di due, tre o quattro
numeri. La raccolta di Pez formata dalla giustap
posizione di due gruppi pi antichi, luno compren
dente i numeri 1-17, laltro i numeri 18-42 ; infatti(*)

(*) Cfr. A. M u s s a f i a , op. c i t , i, p. 93G e sgg. ; ni, p. 53-55.


Il ms. usato dal Pez appartiene alla bibl. eli Heiligenkreuz
nella Bassa Austria (sec. xm ).
XXII INTRODUZIONE - CAP. II

alla fine del 17 miracolo vi una specie di epilogo,


che doveva servire di chiusa al libro primitivo (1).
Siccome la prima di queste 17 novelle ha per prota
gonista S. Hildefonsus e P ultima Murieldis >,
moglie di Ruggiero cavaliere, il Mussafia distingue
1 antichissima raccolta colle sigle H-M (Hildefonsus-
Murieldis). Il secondo gruppo (18-42) indicato colla
sigla : Pb.
La seconda delle grandi collezioni latine dei
Miracoli della Vergine indicata dal Mussafia colla
sigla S-V, perch contenuta in un codice del con
vento parigino di S. Vittore (-). Appartiene al se
colo xiii e racchiude 77 miracoli, molti dei quali sono
per comuni col libro HM.
La terza (3) collezione proviene dai convento
di S. Germain e fu messa insieme nel Duecento con
ben 105 miracoli [SG].
D una grande importanza ha un altra raccolta
del Duecento: quella di (55 miracoli compresa nel
codice 18131 della Bibl. Nazionale ili Parigi. Linte-

() Cosi il M u s s a f i a , lilndien, i, p 953.


CO S. Victor 213, ora lat. 11.4(53 della Biblioteca Nazio
nale di Parigi. Ct'r. il Cataloyns codd. Ilayioyr. L at Cibi.
Nation. l aris. dei Bollandisti, voi. in, pag 252. Un altro
codice di questa raccolta, che presenta notevoli varianti, il
lat. 16.056 della B. N. di Parigi (efr. il Untai, cit., in, 335)
del secolo xm.
Per quanto riguarda 8-V, ct'r. M u s s a f i \, op. cit., i, p. 959-962
Cod lat. 12 593 della Bibl. Naz. di Parigi; cfr. A. Mus-
s\Fl \, l, 962-939.
I,!', KACCOI / r K U AT I NK I)I MI I ! \COI , l XXIII

resse di questa colleziono deriva dal fatto che in essa


si deve ravvisare la fonte indiretta e talora addirit
tura la fonte immediata di molte raccolte volgari
dell Europa meridionale (1).
La q u i n t a collezione, indicata per brevit
APM (s), venne costituita nel secolo xn con B4 mira
coli presi da UM e da P b.
Al xn secolo appartiene anche una sesta rac
colta, assai ricca, anzi prolissa, divisa in tre libri
[C-Toul.], che si legge in parecchi manoscritti con
qualche variante ora superficiale, ora pi profonda e
sensibile (3). Il terzo libro probabilmente fu poi stac
cato dagli altri e, come fosse unopera indipendente,
si diffuse e si propaggin nelle scritture ecclesiastiche
del Duecento (4).
Un altra raccolta di miracoli quella che Vin
cenzo Bellovacense (f 1264) cita col nome di Mariale
magnimi nel settimo libro dello Speculum historiale.
I miracoli che ivi sono raccolti sono 43, e sono tratti
da P, da S(4 e da SV e dal cod. Parig. 18134.(*)

(*) Cfr. M u s s a f i a , i , p. 982 e s g g .


(8) Cosi indicata dal M u s s a f i a , i i , 12 e s g g . perch
contenuta in questi tre ms. : Arundel 346 del Brit. Mus. ; Parig.
lat. 18168 e Montpellier 116.
(3) Brit. Mus., Cleopatra C. 20: Tolosa-182 (cfr. M u s s a f i a ,
ii , 19). Con questi due mss sono da raggruppare anche i se
guenti : Oxford, Bibl. Balliol 240 (xm sec.), Cambridge Mm.
6. 15 (sec. x i v), sui quali cfr. M u s s a f i a , i i , 31-44.
(4) Ne deriva la raccolta del cod. Parig. 5562 della fine
del Duecento: M u s s a f i a , i i , 44-48.
XXIV INTRODUZIONE - CAP. II

Minore interesse rispetto alle letterature romanze,


perch essi hanno un carattere pi ristretto e locale,
presentano i 59 miracoli inseriti da Cesario di Hei-
sterbach (f 1240) nella settima distinctio De S. M.
del Dialogus creaturarum.
I numerosi miracoli della Vergine raccontati da
Jacopo da Varazze (f 129S) nella Legenda aurea deri
vano per lo pi da P; ma alcuni non trovano riscon
tro nelle raccolte fin qui conosciute del secolo xii,
sicch si sente il bisogno di uno studio generale e
approfondito delle fonti di quel ricchissimo e popo
larissimo libro. Si noti poi che molte leggende inse-
serite nella vita di alcuni Santi (come in quella di
S. Cinliano, di S. Jacopo ecc.) sono veri e propri
miracoli della Vergine, dei quali facilmente rico
noscibile la natura e la provenienza dalle raccolte,
che ho enumerate poc anzi (l).
Nei codici del Duecento, che racchiudono delle
leggende sacre, si trovano spesso dei miracoli della
Vergine versificati. Di queste versioni poetiche si
hanno anche delle raccolte: la pi antica (sec. xii)
quella del cod. 903 della Biblioteca parigina del
lArsenale, dalla quale derivano lo raccolte di due
codici del quattrocento, parigino 1' uno (!), fiorentino

() Risalgono por lo pi a 1 e a SV lo leggendo tratte


da vari codici del Hrit. Mus. da T Wuioiit, Selection o f Imitili
Storie* f'rom inunurcrijit* o f th thirteenth orni fourteenth
rm i/iirirs, London, 1812 f lorcv Society, voi. vili).
(?) Itibl. Naz. lat. 1GHM.
UO RACCOI.TK RATINI': DI -MIRACOU XXV

1 altro ('), comprendente ben 73 leggende. Quelle no


velle elio non hanno corrispondenza nella raccolta del-
1Arsenale, si devono forse alla penna d un continua
tore del sec. xm, che volle imitare la fattura e lo stile
dell opera primitiva.
Sedici altri miracoli in distici sono in un codice
inglese del Duecento (2). 58 miracoli sono raccolti da
Giovanni di Garlandia nel libro intitolato Stella maris.
de miraculis S. M., in strofe esastiche. Questa operetta
fu composta intorno alla met del secolo xm (vi si
citano lassedio di Parma e la sconfitta di Federico n)
e meriterebbe dessere pubblicata per intero e studiata(3).
Unaltra piccola collezione di leggende in versi,
per lo pi esametri leonini, si ha in due codici del
Tre e Quattrocento (4) ; essa comprende 17 miracoli.
Nel 1327 un certo Volpertus di Alhusa o Allusa,
avendo sott occhio un manoscritto della raccolta di
Pez. ne trasse 46 miracoli in versi elegiaci:
Anni* expletis mi tieni a atque t receni a
Christi nascentis hitmanaque membra gerentis
Clini ja m vicenus et septimus affret annus
Ilamannmqne genus vexaret ubique tirannus,
Doetor in Abusa V o l p e r t u s simplice musa
EdiUit hoc pueris carmen sub tempore veris.

(*) Bibl. Laurenz. Conv Soppressi, Camaldoli, 747. D. 3.


(?) Brit. Mus., Vesp. D. 19; cfr. Mussafia, Studien, in. 1-0;
W ard, Cat. of. ltoniances cit., li, G91 e sgg.
( 3) M u s s a f i a , iii, 7.
(') Bibl. di Metz G12; Par. lat. 14857.
XXVI INTRODUZIONE - CAP. II

Ricchissimo di materiale leggendario e di aned


doti miracolosi il Lher Alariae dello spaglinolo Gii
de Zamora, amico del re Alfonso x e precettore del
figlio suo, don Sancho (). Si pu dire che ciascuno
dei 18 trattati, in cui si divide il libro, sia una vera
fiorita di leggende; ma fra tutti notevole nella
storia della letteratura mariana il xvi, contessuto di
soli miracoli, come il titolo stesso avverte: De mul-
torum miraculorum patratioue per Virginis inter-
cessionem . In questo trattato xvi. Gii segue eviden
temente un manoscritto di origine francese, che comin
ciava con HAI ; invece negli altri trattati cos chiara,
nella scelta e nell ordine dei miracoli, la corrispon
denza con la Legenda aurea, che sorge il dubbio che
l autore si sia valso senz altro dell opera di Jacopo
da Varazze. Ala poich il Liber Mariae posteriore
al 1282 e Jacopo da Varazze mor nel 1298, e perci
i due libri devono ritenersi quasi contemporanei,
bisogna piuttosto pensare che essi risalgano a una
fonte comune. Infatti nel medio evo la diffusione del
pensiero e del libro era necessariamente lenta e dif-

') Kdito ila F. Fita in ltoletta de la lleal Aradema de


Iti historia, Madrid, 1885-1888, t. vi-vu e xm e poi in Estndios
histricox, Collceion de artieulos, t. ili, Madrid. 1.888. Lordine
col quale ivi sono pubblicati i miracoli di Gii de Zamora non
quello originale, ma quello in cui si susseguono nello Can-
titjas di Alfonso il Savio. I miracoli sono 80, di cui 80 non
hanno corrispondenza colle Canthjax.
LE RACCOLTI': l a t i n i : d i m ir a c o l i XXVII

ficile; e non possibile che nel giro di pochi lustri


o l'uno o l altro dei due libri abbia compiuto il
lungo e aspro cammino dall Italia alla Spagna o
viceversa (1).

0) Alle raccolte enumerate tn qui bisognerebbe aggiun


gerne molte altre, se lo spoglio dei inss. fosse compiuto; ma
sventuratamente la rassegna del Mussafia fu troncata dalla
morte e quella del Ward limitata ai codici del Brit. Museum.
Una raccolta di 29 miracoli in prosa, senza alcuna cornice
(fine del sec. xiii) analizzata da T. F. Orane, Mi racle* o f th
Virgin in Romanie Review, n (1911), p. 235 e sgg.
III.

I MIRACOLI DELLA V E R G I N E NELLA LETTERATURA FRAN

CESE del M ed io E vo.

I miracoli della Vergine entrano gi nel sec. xn


nella letteratura francese. Non ci stupisca lantichit
di queste leggende volgari. In mezzo al popolo
vivo nel Medio Evo il desiderio del miracoloso e del
soprannaturale; la fantasia delle plebi si getta con
avidit su ogni novella che, violando i limiti imposti
dalla ragione, lasci travedere la tremula luce del-
l infinito. E poi la lingua francese , gi in tempi
assai antichi, una lingua europea, al pari della latina.
Quaranta miracoli della Vergine, scritti in versi
ottosillabi, sono raccolti in un codice di pergamena
dei primi anni del sec. xm (l). L autore, che si

(l) Hrit. Museum, Kgerton 019; ct'r. W ak i , Cu tal. o f Ilo-


ina u r e a cit., voi. li, p. 708 e sgg. Il testo di questo ms. fu
pubblicato uol 18*0 da C arlo N kitiiaus, A d y a r s M a r i e n l e -
y t - .n d e n , lleilbronn (Altfr. Ilibliothek ligg. von \V. Kouiistek ,
voi. ix).
Intorno allo fonti di A d g a r , cfr. t \ NioiiLU's, Die latei-
I MIKACOU KUANIMOSI I>KI, M. K. XXIX

chiama Adgar, dice daver tratta la materia da una


raccolta latina conservata nella chiesa di S. Paolo di
Londra, e messa insieme da un certo maestro Albe
rico: Cesi e.srrit fine seiime le lirre mesti'e Albri : plus
ne tris en V essemplerie.... Pur iceo que jo comencai
selline le lirre ke ore mi nini dnnt mestre Albri en est
garant.... selline sua lirre voil finer e le surplus lam i
ester. Il codice acefalo; mancano probabilmente
nove miracoli, cio i primi della collezione HM, se
guita dallo sconosciuto maestro Alberico di Londra
nella sua compilazione, alla quale Adgar con piena
fiducia si rimette. Le sagaci ricerche del Mussafia (*)
hanno posto in chiaro che la collezione di Alberico
altro non doveva essere che un rifacimento del [Jber
mi radilo rum S. Dei genitrieis di Guglielmo di Mal-
mersbury (f 1144). Tanto Adgar quanto il suo copista
sono anglonormanni.
Ed anglonormanna pure un altra ricca silloge
di miracoli in versi ottosillabi composta nel Duecento
e contenuta in un codice londinese (2h Sono sessanta

nischen Vo riag n zu den altfr. Adgar .schen Marienlegenden


Aschevleben. 1866: A. M u s s a f i a , S tu diai cit. (1891), iv, 12 e sgg.
Intorno al testo, cfr. W. R o l f s . Die Adgarlegenden in
Roman. Forschungen, voi. i (a. 1883), pp. 179-236; A. Mus-
safia , Ree. al libro di C. Neuhaus in Literaturblatt fiir
German. und Roman. PhiloL, 18S5, fascio. 18 e 1886, fascio. 103.
(l) A. M u s s a f i a . op. cit., iv, 18 e sgg.
(*) Brit. Mus. Royal 20 B xiv: cfr. W a r d , Cat. \of Ro
mance.'i. il. 728 e M u s s a f i a , op. cit.. iv. 15. Uno solo dei mira
coli in versi alessandrini.
XXX INTRODUZIONE - CAP. I l i

miracoli, divisi in tre libri, ciascuno dei quali pre


ceduto da un prologo.
Composti in Inghilterra sono anche quattro mira
coli in versi ottosillabi conservati in due fogli di
pergamena della biblioteca di Orlans; essi sono
antichissimi, forse pi antichi ancora della raccolta
di Adgar, poich la scrittura della seconda met
del secolo xn (!). Sono un povero avanzo d un ampia
e pregevolissima collezione, che and perduta. N
questa perdita purtroppo la sola: A dgar stesso
riconosce che uno dei suoi miracoli, quello di Teofilo,
era gi stato verseggiato da un altro trover (Bien
sai k il est ainz translat) e un altro poeta del
Duecento rammenta un certo G niot quale un celebre
favoleggiatore di miracoli :
Et G u ios qui maint bel miracle
Traita de cele damoisele
Qui son pere enfanta pucele.

Non si esce dai confini dell Inghilterra n da


quelli del secolo xm con un altra raccolta di mira
coli, quella versificata da un monaco, che ci rivela il
proprio nomo nel prologo dell opera sua:
11 E verard de Ga t e le av nouii
Moyno su de seint Eadmon.
Et pour ceo le di quo vous saeliez
Pour qui prier devoz.

(') Gir. P. Meyeu, Putire sur un mnuu.scrit d Orlans


contenant d' uncicns mirarles de tu Verye cn vers francai#
I M IR A C O L I lK AN C K SI DUI, M. K. XXXI

Lautore no dunque EverUrdo da CTateley nella


contea di Norfolk, monaco nellabbazia di S. Edmondo.
TI frammento, che noi possediamo, comprende il pro
logo e tre miracoli, dai quali agevole riconoscere
che Everardo ebbe sotti' occhio e mise a profitto
1 opera di Adgar (*).
La pi antica collezione di miracoli in versi, che
sia stata composta nel continente, quella di Gautier
di Coincv (1177-1236), monaco dell abbazia di S. M-
dard, a Soissons. Dal TAbellus de mirandi# B. F. il/.
in urbe Sueasionenai. di Ugo Farsito e dall altro libro
De mirandia S. M. Laudunensis di Ermanno da Laon,
Gautier trae liberamente la materia dei suoi miracoli,
inserendo nel racconto delle gustose digressioni, osser
vazioni curiosissime sul mondo e sugli uomini, invet
tive ed effusioni piene di candida ingenuit (*).

in Notices et extraita <7e.v manuacrita, Parigi, 1895, voi. xxxiv,


P. ii, p. 31-50.
Un altro frammento anglo-normanno fu pubblicato di su
un codice di Cambridge da P. Meyer nella Romania, xv, 272.
(*) P. Meyer, Notice dn ma. Rawlinson Poetry 241 (Oxford)
nella Romania, xxix, 1900, p. 27-47.
() Gautier de Coincy, Lea miraclea de la S. Vierye
traduita et mia en vera, p. p. l A bb P o q u e t avec una in-
troduction, des notes explicatives et un glossaire, accompagns
de nombreuses miniatures et d un trs-curieux frontispice,
Paris, 1857. Intorno all opera di G a u tie r , cfr. A. D uval.
Lgendea et contes devota nell Hist. Littr. de la France, xix,
p. 843 e sgg. (1838), e L. P etit de J ulleville, Contea pieux
nella sua lliatoire de la langue et de la littr. franraiae.
Paris (1896), voi. i, p. 34 e sgg. ; A. S chinz, L art dona lea
XXXII INTRODUZIONE - CAP. I l i

A1 secolo xiii appartiene un altra raccolta ritmica


di miracoli locali , quella di Chartres, compiuta
nel 1262 per incarico del vescovo Matteo, da Jean
le Marchant. Jean le Marchant non inventa, ma ver
sifica (egli pure in ottosillabi), il testo latino dei mira
coli della Vergine di Chartres composto verso il 1210
dal prete Gilon nella sua stessa citt ().
Verso la met del secolo x i i i un anonimo lio-
nese mise insieme un altra raccolta di miracoli in
versi ottosillabi, che comprende ben sessanta rac
conti (!).

conte.s* dvots de Gautier de Coincy in Pubi, o f th modem


la uy unge Associa tion, voi. xxii, p. 165 e sgg.
Sulle tonti di G a u t ie r , ct'r. A. Mussafia , reber die von
Gautier de Coincy beniitzten Quellen , Vienna, 1894 in Denk-
schriften der K. Akademie (ter Wissenschaften, Philos.-H ist.
Classe, voi. x liv, 1.
(*) Il testo latino originario edito da A. Thomas. Les
mi facies de N. I). de Chartres, texte latin indit in Biblio-
th'eyue de l' Prle des Charles, xlii (ISSI), 505; la versifica
zione volgare da G D itlessis , Le Uvee des Miraeles ile X . D.
ile Chartres crit en vers ali X iii siede par Jean Le Mar
c h a n t , Chartres, 1855; la bibliografia v. in Gkoiier s. Gran-
ilriss il. II. PU.. ti. i, *)27.
(*) Cod. SIS della Hibl. Naz di Parigi, c. 20-156 ; cl'r.
A. Mi s s a i ' I a , op. c it , v. 1 o sgg.; L. P iiiuppo n , Morphologie
ita dialerte l.yonnuis in lioinaiiiu, xxx (15)01), p. 216 e sgg.;
I\ Meyeu, Xutiee su r le reciieil des miraeles ile la Vierye
rem /crm d a n s le ms. /libi. Nat. frane. SIS in Notiees et
C.rtraits des J/.v.v , voi. w x iv , P. n, p 57 e sgg.
A questo raccolte di miracoli in versi vanno aggiunti al
cuni miracoli pur essi versificati, ma spicciolati, elio si trovano
aggiunti alla Vie iles Pires in qualche codice del secolo xiii ;
ctr. P. M eyeu , Xo/ire sur un ms. il' Orlans cit., p. 62;
MI II AC QUI FRA NCIO SI D U I . M. IO. XX XIII

Il Trecento ci lui tramandati 43 miracoli della


Vergine ridotti a dramma; 40 di ossi sono raccolti
in un bellissimo codice miniato della Biblioteca nazio
nale di Parigi (fr. 819). Questo libro era probabil
mente il repertorio drammatico dun puy, cio d una
confraternita che sera dedicata all esaltazione della
Vergine per mezzo di rappresentazioni sceniche e
teatrali. Il verso di questi drammi quello consueto
della poesia leggendaria, lottosillabo; ma larte, rav
vivata dalla diretta presenza dei personaggi sulla
scena e dal ravvicinamento alla vita di quei motivi
tradizionali, ben pi fresca ed efficace che nei Mi
racles del secolo antecedente (x). L intervento divino

G. G kohkk, Frati ziisische Literatnr in G m u d riss d. IL Flu.,


il. i. p. 911-927.
Appartengono al Quattrocento i Miracoli di Giovanni
Mielot. segretario di Filippo n i di Borgogna (1896-1467), editi
in u n a magnifica e suntuosa ediz. da G. F. W a r n e r , Miracles
de Nostre-Dame collected by J. Mielot, reproduced in fac
simile frotti Douce tns. 374 for John il[alcolm o f Poltalloch with
text, introdnction and annotateti analysis, Westminster, 1885.
(') Su questa raccolta cfr. L. VolGT, Die Mirakel der Fa
risei JIs. 819 welche epische Stoffe behandeln a u f ilire Quelle
nntersucht, Grimma, 1883. La pubblicazione integrale dei 40
miracoli dei codd. 819 e 820 fu compiuta negli anni 1876-1898
da G a s t o n P a r i s e U l y s s e E o b e r t , Miracles de Nostre Dame
par personnages p. d aprs le ms. de la Bibl. Nat., Paris,
Socit des Anciens Textes Fran 9 ais. Questa edizione com
prende 8 volumi. Intorno ai Miracles pa r personnages cfr.
H. C. J e n s e n , Die Miracles de N. D. pa r personnages nnfer-
sucht in ihren Yerhdltnis zu Gautier de Coincy, Bonn, 1892
Dissert. Univ. di Heidelberg); 0. P a t z e r , The il[iracles de
Nostre Dame and th fonrteenth century in M odem Lan-
yuage Notes, voi. xx (1905), p. 44 e sgg.
ni
XXXIV INTRODUZIONE - CAP. I l i

e lopera della Vergine sono, naturalmente, costanti;


ma variano all infinito i tipi dei personaggi e i casi,
ora lieti ed ora tristi, ma pi spesso tristi che lieti,
di quegli antichissimi drammi. Sfilano davanti ai nostri
occhi le figure, che diventeranno famigliari a chi
legger questo libro : il re di Spagna Ottone, l impe
ratore di Roma, la regina d Ungheria, Roberto il
Diavolo, e Berta moglie di Pipino. Sebbene il poeta
non avesse altro scopo che l ' edificazione e il sacro
stupore degli spettatori, 1 azione scenica dei miracoli
, pi che divina, umana, profondamente umana,
poich lo spettacolo della sventura e del dolore su
scita ovunque e sempre la simpatia.
IV .

I MIRACOLI NELLA LETTERATURA SPAGNUOLA, PROVENZALE

E RUMENA.

La pi antica raccolta di miracoli, che sia stata


messa insieme al di l dei Pirenei, quella di Gon
zalo, prete e diacono di Berceo (Calahorra), nato sulla
fine del sec. xn e morto nella seconda met del secolo
successivo. Tra le molte opere ascetiche, che 1 umile
diacono compose a conforto della sua oscura esistenza,
spiccano i 24 Milagros de nuestra Sennora, i quali
hanno per noi un prezzo ben maggiore d un calice
di buon vino, che 1 autore si assegnava nel candore
della sua soave modestia: bien valdra, corno creo,
un vaso de bon vino . Lingenuit del racconto di
Gonzalo piace ancor oggi a chi sappia avvicinarsi con
semplice e schietta simpatia alle scritture antiche (1).

(') A. S a n c h e z , Poetas castellanos anteriores al siglo x v


nella Bibl. de Autores Espaioles, Madrid, 1864, voi. i.vii.
p. 108-131. Mi rimasto inaccessibile il libro di E. B e c k e r .
Gonzalo de Berceo s Milagros nnd ihre Grundlagen, Stras-
sburg, 1910.
XXXVI INTRODUZIONE - CAP. IV

Brillano di ben pi viva luce di gloria le 426


Cantigas de Santa Maria composte dal personaggio pi
grande di tutto il Duecento spagnuolo: Alfonso el
Sabio, decimo re di Castiglia (*). Astrologo e rimatore,
musico e filosofo, pensatore e giurista, Alfonso il
Saggio occupa nella storia della civilt europea uno
dei seggi pi alti e non merita la iniqua ironia dun
gesuita, il quale disse di lui che considerando le
stelle, perdette la terra . Quel pensatore incoronato
dedic gli ultimi anni della sua vita (1221-1284) alla
composizione delle Cantigas: egli stesso ne compose
1 accompagnamento musicale, cur che del testo e
della musica fossero fatte varie copie per mano dei
pi abili calligrafi del suo tempo: i migliori allu-
minatori chiam a ritrarre in figura i fatti narrati
nelle Cantigas e a fregiarne i volumi e quando, poco
prima di morire, egli dett il suo testamento, volle
che tutti i volumi contenenti queste Cantigas fos-
sero raccolti nella chiesa dove sarebbe stato sepolto
il suo corpo, e aggiunse un lascito affinch ogni
anno nelle feste della Madonna quelle poesie fos-
sero cantate dai giullari sopra la sua tomba, nella
cattedrale di Siviglia o a S. Maria la realo in Mur-

0) ('antigas (Ir Santa Maria de don Alfonso el Sabio;


las publica la Reni A cn de mi u Kspaiiol a, Madrid, 188!'
(due volumi). 11. Coli.et o L. Vii. lai.ua, Contribntion a i et atte
itas Cantigas il' Alphonse le Sarant in linlletin llispa-
uiqne, xiii (l'.lllj, p. 270 e sgg., studiano in ispocial modo la
musica e la ritmica delle Cantigas.
MIRACOLI SPACNUOLI, PROVENZALI K RUMENI XXXVII

eia (l). Uno ili quei manoscritti, che ora si am


mira all Eseuriale, ricco di miniature di raro splen
dore, delle pi belle che ci abbia lasciato il Duecento;
una di osse ci rappresenta il Re stesso, assiso sul
trono, nell atto di dettare le sue Cantigas, circondato
da una folla di canterini e di giullari che ascoltano,
trascrivono e adattano le melodie di quei versi alla
viola ed al liuto.
Le Cantigas sono scritte in dialetto gallego; 64
sono liriche, cio savvicinano alle laudi nostrane,
360 invece sono narrative e vengono chiamate, secondo
la comune espressione, milagros. Questi milagros risal
gono a quelli di Berceo e a quelli francesi di G-autier
de Coincv; ma i pi sono tolti dal Liber Mariae di
Gii de Zamora e dal settimo libro dello Speculimi
historiale di Vincenzo di Beauvais.
La letteratura provenzale partecipa alla fioritura
della leggenda soltanto con un brevissimo testo della
fine del sec. x i i i ; i tredici Miracles de Sainhta Maria
Vergena in prosa, che sono dedotti direttamente dal
settimo libro dello Speculum di Vincenzo Bellova-
cense (*). N grande importanza hanno rispetto alla

(') Cos E. Monaci, Le Cantigas di Alfonso el Sabio p u b


blicate dalla R. Accademia Espa itola per cura del Marchese
de Valniar nei Rendiconti della R. Accademia dei Lincei.
Cl. di Scienze Eilologiche, S. V, voi. i (1896), p. 1-18.
Viene descritto come uno zibaldone inutile il volume di
R . R u p e r t o M a r i a d e M a u r e s c a , La vierge Maria en la
literatura hispana, Barcelona, 1905. Non lo conosco.
(?) Sono conservati nel cod. add. 17.920 del Brit. Mus.
XXXVIII INTRODUZIONE - CAP. IV

storia della leggenda neanche i miracoli della Ver


gine rumeni, Minunle Maicei Domnalui, che non de
rivano la loro materia da alcuna delle fonti occiden
tali, ma sono una semplice traduzione d un testo
neogreco del monaco Agapios, V Amartoln soteria,
edito a Venezia nel 1641. Sono 69 racconti, che si
connettono in gran parte con quelli dello Speculimi
historiale di Vincenzo di Beauvais; il pi antico ma
noscritto dell anno 1692 e la pi antica edizione
del 1825 (>).

(clr W a r d , op. cit., li. 689) e pubblicati da J. U lrich, Miracles


de N. D. en Frovenqal nella Romania, v ili (1S79), p. 12. La
fonte, lo Spernlnm hi stonale, venne riconosciuta dal Mussatia
in una nota ed. in Romania, i.\ (1880), p. 800, e nel secondo
dei cit. Sladien, p. 55.
Non conosco il libro di A. L k p i t r u , La 1ienje Marie dans
la li U e. f'ranraise et prorenrale di Af. Aye, Lyon, 1905
(cfr. ,/ahresherirhf d. R. l h., ix, 68).
(') M . OtA s t e r , Die Rumi'inischen Mirarles de Nostre-
Dame nella Misceli, di Filai, e Lint/uisfica in memoria di
N. Caix e U. A. Ca n k u .o, Firenze, 1886, p. 333-3H.
V.

I MIRACOLI NELLE LETTERATURE GERMANICHE.

Molte delle leggende mariane comprese nelle rac


colte latine si debbono credere di origine germanica
perch recano ben netta limpronta del genio e della
fantasia tedesca, e sono localizzate nei monasteri e
nelle abbazie del Reno e del Danubio. E molti mira
coli spicciolati corrono pei codici tedeschi del sec. xn
e del x i i i . La prima raccolta completa di miracoli
della letteratura tedesca compresa in quella immane
e farraginosa compilazione ascetica che il libro del
Passionai (sec. xm), ricco di ben centomila versi.
Questa raccolta di miracoli, racchiudente le novelle
di Jacopo da Varagine ed altre del Mariale ma
gnimi , cio quelle del settimo libro dello Speculum
historiale di Vincenzo da Beauvais, ebbe vita a s, anche
separata dall immensa compagine del Passionai (x).(*)

(*) Das alte Passionai fu pubblicato da K. K o p k e , nel


1852, e ripubbl. da K. A. H a h x . 1857. Cfr. F. P f e i f f e r , Deut
sche Mystiker dea Xiv. Jahrh.. Leipzig, 1845; F r. H v ox d e r
H a u e x . Gesamvit Abenteuer, n. 73-90; F. W i l h e l m , Deutsche
XL INTRODUZIONE - CAP. V

Una versione metrica inglese del miracolo di


Teoflo e di sei altri miracoli della Vergine fu com
posta nel secolo x m (1); ed altri miracoli spicciolati
si leggono nei codici inglesi del Trecento e del Quat
trocento (*).

Let/Piiden inni Lr(/rntiare, Leipzig. liX)7 ; K. T iede .mann, 7W -


siomil nini c Leyemln m u r a , Berlin, 11)05.
Non ho potuto vedere lopera soguonte : 1. P. K ai.teniiaeck.
Dia MarPiisnt/en in Oeslerreirh, umfassond dio gosanmito Li-
toratur dor Wallfahrtsorto nnd CJnadonhilder Oosterroic.hs, 18-15.
(') Kai'lij Sonili-Fjiit/lisli l.eyeurfa ri/ <Larlv Knglisli T e\t
Sor..), London, 1887.
( ) Cfr. W aiii, 0|). cit., p. 7:t o sgg.
I MIRACOLI NELLA LETTERATURA ITALIANA.

E T Italia?
Mentre l Inghilterra, la Spagna e la Germania
partecipano con meravigliosa attivit, durante i se
coli x i i e xm, alla creazione della leggenda, mentre
la Francia diventa insieme l officina e l emporio
d ogni fantasia europea, l Italia ci viene di solito
rappresentata come un attonita ed inerte spettatrice di
quel formidabile lavorio(1). Ma questa rappresentazione
non esatta ed evidentemente foggiata sul tradizio
nale giudizio dei Romantici, secondo il quale la leg
genda dogni tempo, e quella medievale in ispecie,
opera esclusiva dei popoli giovani e freschi e ad essa
sono estranei i popoli di pi antica civilt, di pi lon
tane tradizioni e di pi raffinata coltura. Ma che invece
molti miracoli della Vergine siano stati, se non creati,
almeno ripensati, rielaborati e rifatti in Italia, lo pro
vano le indicazioni locali di cui molti di essi son ricchi:

(>) Cfr. A. M u ssa k ia , Sfncien. in, pp. G2-G).


XLII INTRODUZIONE - CAP. VI

il chierico di Pisa , la monaca di Roma , ecc.


E quando, nel secolo xm, gli sparsi miracoli trovano
ordine e compagine nelle grandi collezioni, lItalia
partecipa a quella vasta opera con uno dei libri pi
fortunati della letteratura leggendaria medievale : la
Legenda aurea di Jacopo da Varagine (f 1298).
Veri e propri miracoli della Vergine sono quegli
assempri volgari del sec. xm, che lo Zambrini ha inti
tolato assai malamente i Dodici conti morali e come tali
sono conosciuti dopo quella prima ed infelice edizione
(1862) in tutte le nostre storie letterarie. In essi si leg
gono le comunissime storie miracolose del povero chie
rico che diceva ogni giorno 1 avemaria, della badessa
gravida, dell eremita che si brucia una mano, ecc.
E qualche miracolo racchiuso in un altro ben
noto libro italiano, nel Fiore di virt, messo insieme
verso la fine del Duecento, pare, da frate Tommaso G-oz-
zadini da Bologna (l); vi si legge come vedremo
un breve compendio del miracolo della monaca che si
cava gli occhi, il quale pure fa parte del nostro libro.
Un appassionato cultore della letteratura dei mira
coli fu Bonvesin da Riva (t c. 1313). Fra Bonvesin
da la Riva ke sta in Borgo Leguan una delle pi
belle figuro del Duocento e sullo sfondo nebuloso di
queir et, ancor incerta o malnota, spicca con un
profilo acuto, netto e preciso. La leggenda medievale

(') C . K k a t i , Hiecrchi' su l Fiore ili rirfh * negli S tu d i


ili filologia romanza, voi. vi (INW), p. '212 e sgg.
MI RACOLI I T AL I ANI : RONVKSI N DA RI VA XLI I I

ha in lui un espositore calilo, efficace, esperto (li ogni


squisitezza e ili ogni accorgimento d arte. Nello opero
dello scrittore milanese sempre bandita quella ruvida
e sprezzante brevit che propria dei narratori del
Medio Evo. Bonvesin ama diffondersi in ampi dialoghi
drammatici, nellanalisi, talvolta assai fine, dei motivi
sentimentali, nella pittura della scena e dei caratteri ;
sicch egli apre un periodo del tutto nuovo nella
storia della letteratura leggendaria, e di essa pu rite
nersi il primo scrittore classico.
Otto miracoli in prosa latina sono inframmezzati
ai versi del poemetto didascalico intitolato De Vita
scholastica ; ma dubbio se essi siano opera diretta
di Bonvesin o se non siano invece opera d un com
mentatore (l). Tra gli otto miracoli compreso quello
del diavolo che si fa cantiniere per trarre in tenta
zione ed uccidere un castellano, miracolo che pure

( ' ) F u a t r i s B o n v i c i n i , De vita scholastica, in quo conti-


nentur quinque claves sapientiae, videlicet timor domini,
honor magiatri, assiduita# legendi, frequens interrogano et
memoria retinendi. Alcuni estratti di questa opera furono pub
blicati da I . B e k k e r in Bericht iber die zu Bekanntmackung
geeigneten Verhandtungen der K. Preuss. Akademie der Wis-
senschaften zn Berlin, 1851, p. 450 e sgg.
Richiam la mia attenzione sopra questa operetta bonvesi-
niana il prof. Gius. Manacorda; il quale ebbe anche la cortesia
d sottopormi le sue copie tratte dall edizione di Venezia, 1524,
per Franciscum de Bindonis (Bibl. Casan., misceli. 1709).
Di quest opera bonvesiniana, come di tutte le altre, gli stu
diosi attendono con viva impazienza 1 edizione critica, che da
molti anni ha loro promesso L e a n d r o B i a d e n e .
XLIV INTRODUZIONE - CAP. VI

incastonato nel volgare delle elemosine e nelle


Laudi della Vergine (*). Sette leggende miracolose
sono inserite nel Vulgare de Elymosinis, che un gra
zioso poemetto di 1058 versi alessandrini raccolti in
strofe tetrastiche monorimiche (?). Due di quelle sette
leggende sono miracoli della Vergine: la prima (De
hortulano) e la terza (De milite qui amisit bona sua,
quem diabolus voluit occidere).
Per istigazione di Satana un ortolano diventa
avaro; ma ecco che egli ammala ad un piede:
un pe d una nascenza grevemente ghe fo tocao,
convene ke lu da li medici devesse fi medegao.

E cos in medicamenti ed in consultazioni di


medici spende tutto il patrimonio e punto non gua
risce, finch non gli appare un angelo, a cui egli con
fessa tutto il suo pentimento.
L altro miracolo, il terzo, quello stesso che si
legge in una delle prose latine del libro De Vita
Scholastica. Il diavolo si colloca come servo presso un

() K questo un buon argomento per ritenere bonvesiniani


anche gli otto miracoli in prosa della V. S.
Eccone il titolo: t. De bori ulti no (ver*i 173-515); 2. De
S. Bonifacio (v. 510-609); 3. De Milite gni amisit bona .sita.
i/nein itiaholns voluit occiilerc (v. 610-737); 4. De passione
Sancii Donati (v. 7)58-885); 6. De tribus amris (v. 886-937):
7. De. cirita/e girne mittebat rer/ores silos in desertinn (v.
938-985): 8." De re;/e. gni ample.ctebatur paupercs (v. 986-1053).
Il Volgare de Elym osinis > fu pubblicato da 1. B kkkek nello
Verbo iiillnni/eii iter A*. Dreuss. Abati etnie ilei Wissensc/iaffeti,
Boriino, 1851, p. 438-161.
M IR AC O LI I T A L I A N I : ItONVKSIN DA R IV A XLV

cavaliere caduto in rovina, od cos adrigio o per-


eaziante elio ricava dalla caccia infiniti guadagni ;
sicch il cavaliere diventa ricco e fa costruire un
palazzo in riva ad un lago. Un giorno capita un
vescovo :
o*; Lo vescovo per tuto mirava e remirava
l albergo e la riclieza. ke gh abondiava,
e ke piu nera assai ka no sen recuiutava;
e lo servo, donde fiva digio, attentamente guardava.
Vedeva lo mal servo, ke piu tosto s adovrava
ka no porrave far omo....

Il vescovo dubita che quel servo miracoloso sia


quello che era in realt, cio il demonio; e il dubbio
si muta in certezza in un breve dialogo d5una mera
vigliosa drammaticit. Venuta la sera, il servo va
innanzi al sant uomo con una candela e lo conduce
a dormire. E una sera di plenilunio; e il vescovo si
sofferma a rimirare la placida bellezza della scena.
La luna nasce reonda: lo vescovo la remira.
Demanda illora lo vescovo lo renegao servente
in qual orden po esse la luna resplendente.
La luna dise lo servo cosi mo presente
coro quand ella lo creadha quel di medhesmamente.
Coni tu sai dise lo vescovo ke cos sia la rxon?
Responde lo servo: Eo ghera il d dra creation.

Il vescovo riferisce subito al cavaliere questa ter


ribile confidenza del fnto servo ; e tutti si immergono
in fervide preghiere alla Vergine. Alla fine il diavolo,
scongiurato in nome di Cristo, confessa di aver spiato
XLV1 INTRODUZIONE - CAP. VI

da molti e molti anni il momento opportuno per ucci


dere il cavaliere, ma di non aver mai potuto tradurre
in atto il suo proposito per z k el ha araao la
vergene Maria . E poi fugge, lanciando un urlo cos
terribile
k illi cressen esse tugi morti d angossa e de tremor.

Altre cinque leggende miracolose sono raccontate,


con la consueta garbata finezza, in un altro poemetto
di Bonvesin, le Laudes de Virgine Maria, che corri
sponde nell ideazione a nell architettura, mutate le
proporzioni, alle Cantigas di Alfonso il Savio:

97 Mo vojo eo dir m i r a c u l i dra m a d r e d e l s e g n o r


com ella no abandona quelor ke i fan honor,
com ella fa per quilli ke 1 ainan con savor;
quest n parolle mirabile, parolle de gran valor (')

Questo poemetto dunque una vera e propria


collezioncina di miracoli della Vergine; ed una delle
gemme pi preziose che costellino la corona della
nostra antica leggenda. Il primo miracolo, quello del(*)

(*) Le Laudes de Virgine Maria comprendono 528 ales


sandrini in strofe tetrastiche inonorimo. Sono ed. da I. B k k k e r ,
Op. cit., p. 478-491.
Lo 6 leggendo sono lo seguenti: l. De Castellano (v. 101 -
192); 2. De l'ira la (v. 193-280); 3. De Maria Aegijptiaca
(v. 281-417); 3. De monacho liberato per Yiryinem Mariam
(v. 417-472); 5. De qnodam monacho, qui vocabatnr frater
Are Maria (v. 173-527).
1
M KACOM ITA I.IA N I: UONVKSIN I)A IVA X I, VII

Castellano (*), lm il medesimo argomento dolla log-


gelida in prosa dolla Vita seItola*fica e del terzo rac
conto del volgare delle Elemosine. Un cavaliere teneva
nel suo castollo ogni sorta di birbaccioni, e robaor
de strae e oleior e latron . Passa per quei paraggi
un santo padre ed , come tutti i viandanti, derubato.
Il santo uomo chiede al cavaliere che voglia riunire
tutto il servidorame; ma all appello non risponde il
canevar . A forza costui vien tratto all assemblea
e, scongiurato in nome di Dio, palesa che egli un
demonio inviato da Belzebub per uccidere il cavaliere.
Quattordici anni rimasto in quel castello senza mai
trovare lopportunit di tradurre in atto la sua scel
leratezza, perch il Castellano era in ogni istante
assistito dalla Vergine. Se il Castellano avesse trala
sciato un sol giorno di cantare le lodi di Maria, egli
sarebbe stato perduto.
Lo castellali stremisce; pagura ghe fo montadha.
Si affretta a restituire il mal tolto al santo uomo
e agli altri viandanti e vive d ora innanzi nella pre
ghiera e nella piet.

(*) Com.: D un Castellali s e l e z e , lo qual in soa


mason . Tutte le leggende di Bonvesin cominciano press a
poco cos: D un cavaler s e l e z e , k aveva descavedhao
(y. de Elym., 610); Nu l e z e r a d un pirata (Laude*, 193);
Nu t r o v a m d un sancto monego (Laudes, 417); D un
cavaler se l e z e , ke stete reo homo longo tempo (Laudes,
473). Questo inizio era reso quasi obbligatorio da una lunga
tradizione. Si noti che tutti i cinquanta miracoli del nostro
libro cominciano con l identica formula bonvesiniana: E1 se
l e p e in una cronica , E1 se le<?e ke ecc.
XLVIII INTRODUZIONE - CAP. VI

Il secondo miracolo, il Pirata , narra d un bar-


raer de mar che un giorno fa naufragio; ricorre
alla Vergine ed tratto in salvo da una barca di
frati. Il terzo racconta le avventure di Maria Egi
ziaca, che passa dalla vita della cortigiana a quella
della penitente per improvvisa ispirazione di Dio. Il
quarto miracolo ci porta tra i venerandi confratelli
dun ricco monastero. Uno di essi deve recare da
questo a un altro convento un gran tesoro: i briganti
10 sorprendono e si appostano nel bosco per derubarlo.
Ed ecco, il monaco appare nella solitudine della fore
sta ed accanto a lui cammina una bella e candida
fanciulla. Sotto la barba il frate reca un mantile e
dentro di esso si raccoglie tutto ci che gli esce dal
cuore e dalla bocca : cio delle rose superbe. I briganti
riconoscono in queste rose le preghiere, nella fanciulla
che silenziosa compagna del pio viandante, la Ver
gine; e contriti si gettano ai piedi del monaco. E
corrono a vestire la rude cocolla monacale.
L ultimo miracolo, De quodam monaco qui roca-
batur frater drc Maria, espone la celebre e graziosa
leggenda del favolello D un porre clero, qui ne disoit
toujours mais que Are Maria. Un cavaliere, dopo aver
spesa la sua vita nello fazioni, nelle guerre e nello
ladrorie, si chiude in un convento; ma ormai cos
indurito dalla lotta, cos rozzo, zotico e ignorante,
che non pu apprendere nulla. Ha le mani callose;
11 volto rugoso o duro come bronzo; il cervollo arido
come pietra. Egli non sa leggere, non sa cantare, non
T av . [[I

II, Mir.ACoI/) DF.L NAlKRAdK)


Miniatura dal cod. F u 5.
I
MIRACOLI ITA MAXI : RONVESIN DA RIVA XLIX

sa pregare; dalla sua bocca esce un solo saluto, il


saluto alla Vergine, un solo canto, il canto di Maria.

Adesso Ave Maria la sua lengua cantava


se grand impilio no gh era, de questo el no calava;
col cor e cola lengua grandmente la salutava,
e haveva bona te in z ke 1' adorava.

Il monaco muore; e allora su dalla sua fossa


s' alza improvvisamente una mirabile pianta, che reca
scritto su ogni foglia: Ave Maria. Si svelle la pianta
dalla terra; e allora si trova che le radici sono pro
fonde, s abbarbicano nella bara, si profondano nel
cuore stesso del cadavere.
Il simbolo delicato e gentile, e ricorda 1 epi
logo della leggenda di Tristano e di Isotta: dalla
tomba dei due amanti, alla destra e alla sinistra del-
1 altare, nascono due piante e si ergono verso la volta
della chiesa e l sotto, nella sacra ombra, mescolano
e intrecciano il loro prodigioso fogliame.
Un altra magnifica e drammatica leggenda rac
contata con arte di sommo poeta nelle Rationes quare
Virgo tenetur diligere peccatores (1). Un povero conta
dino con sacrifici e con stenti infiniti educa il suo
figliuolo e lo fa chierico. Fiero della dottrina, il chie
rico ha a sdegno i vecchi genitori e si vergogna delle
sue umili origini. Il giorno in cui egli deve dire la

(') I. B ekker, op. cit., p. 94.


Il miracolo intitolato: De Agricola desperato (v. 53-120).
IV
I, INTRODUZIONE - CAP. VI

sua prima messa, il vecchio contadino accorre pieno


di ansia e'di gioia alla citt e si precipita incontro
al figliuolo ; ma* costui lo congeda bruscamente perch
teme che i suoi colleghi in chiericato lo riconoscano,
cos goffo ed umile coni . Il povero vecchio tran
gugia le lagrime e, scrollando mestamente il capo,
se ne ritorna a casa. Ed cos profondo il suo dolore,
cos terribile la sua disperazione che invoca, tra le
lagrime, non solo Dio, ma anche Satana. E Satana
accorre: Che vuoi? .

Eo voio ke tu me apprendi, ke l viver me desplax !

Voglio che tu mi impicchi risponde poich la


vita mi dolore! Satana non se lo fa dire una seconda
volta; prende una corda, e gliela cinge al collo. Ed
ecco: il povero vecchio ora penzola allaria. Gi egli si
sente soffocare, il fiato gli manca; giunto in faccia
alla morte; ed egli invoca la Vergine. La terra agi
tata da un gran scotimento, 1 aria da un terribile
frastuono : Satana scompare.
Il suicida salvo.
Il dolor del padre schernito colto da Bonvesin
con una finezza psicologica, che si direbbe tutta mo
derna. La bellezza di quel tragico conflitto di anime
non sfuggo punto all occhio limpido e sagace del
mirabilo novellatore milanese; ed rosa con rapidi
tratti, elio non disdirebbero n al Boccaccio e neanche
a Danto :
I M IR A C O L I I T A L I A N I DKL SKC. X I I I K XIV M

Tornao lo patre a casa, molto gramo e tribulao


pensando svor so lijo, da lei el dexdeniao,
lo qual con tanta brega el haveva alevao;
pensando sover quest fagio el tuto desperao.
El planze o si sospira e gramamente se dor.

Di queste scene potentemente drammatiche non


scarsa 1 opera di Bonvesin; sicch noi attendiamo
con ansia il momento in cui la poesia di questo anti
chissimo artefice, ultima conquista della nostra filologia,
ci sia pi compiutamente rivelata e illuminata.
Nel Trecento noi assistiamo a una vera fiorita di
miracoli in tutti i campi della nostra letteratura.
Alcuni miracoli della Vergine sono tra gli jEsempi
veneziani dai primi decenni del sec. xiv (*), altri sono
tra gli Assempri senesi di frate Filippo degli Agaz-
zari (1339-1424) e tra le leggende comprese da frate
Jacopo Passavanti (1354) nello Specchio di vera peni
tenza. Un miracolo della Vergine, quello della donna
tentata dal cognato , stato pubblicato nel 1861 tra
le Novelle d incerti autori del Trecento (*).
Un altro miracolo, quello del povero cavaliere
che per miseria vende al diavolo la propria moglie,
d argomento a un curioso poemetto popolareggiante
lombardo, Lo Sciavo Dalmasina, in 122 versi alessan-

(') Ed. da J. U l r i c h nella Romania, x m , p. 27 e poi ripub


blicati col titolo: Trattati religiosi e libro de li esempli in
antico dialetto veneziano, nella Collezione Romagnoli-Dal-
lAcqua, Bologna, 1891.
(:) Cfr. il codice B 1, pi innanzi.
LII INTRODUZIONE - CAP. VI

drini raccolti in strofe pentatische monorime. Esso si


legge in un codice milanese (*) scritto tra il 1429 e
il 1435 ; e incomincia cosi :

Intendete, segnuri, se !1 ve plaxe :


d uno bello sermone ve voyo cuntare,
se voi ponite mente ben ve potr zovare.
Sempre de la morte se de P omo regordare ;
chi serve Jes Cristo no po mal arivare.
Cuntare ve voyo de uno omo rico e assiato :
lo padre suo de P avere assai li aveva lassato
caze in povertade, molto era desventurado.
Lo S c i a v o D a l m a s i n a per nome era domandato;
el fo de la Zizilia, in Palermo fo nato.

La stessa leggenda fu poi rielaborata in un altro


poemetto popolare in ottava rima, il Miracolo della
Vergine del Rosario, del quale s hanno due stampe
siciliane del Settecento e quattro edizioni popolari nel
secolo xix (2).

(*) Cfr. L. B i a d e n e , Un miracolo della Madonna: la ley-


yemla dello Sciano Dalmasina nel Propnynatore, N. S., voi. vi
(1893), P. il, p. 319 e sgg.
(*) Ksso incomincia:

Stava in C a t a n i a un nomo disperato,


pieno d affanni e gran pena sentiva,
un giocatore, cip tanto ostinato
tutta la robba per giocar sen giva.
Kssendo a male termine arrivato
per il pessimo oprar d' alma lasciva,
e un giorno preso da sfrenatevoglie
parti dolente o abbandon la moglie.
I MIRACOLI IN' DANTI: K NHL BOCCACCIO LIII

Tro miracoli, quello dell incesto di S. Albano


dUngheria, quello dellefficacia dellAvemaria e quello
del naufragio dei pellegrini, sono raccontati nel com
mento dantesco di Alberico da Rosciate (').
Tutti sanno, del resto, che un miracolo della Ver
gine penetrato persino nel testo stesso del divino
Poema, nell episodio di Bonconte da Montefeltro:
. . . . la parola
nel nome di Maria finii; e quivi
caddi e rimase la mia carne, sola.
Io dir il vero e tu il ridi tra i vivi.
L Angel di Dio mi prese, e quel d inferno
gridava: 0 tu del ciel, perch mi privi?
Tu te ne porti di costui 1 eterno
per una lagrimetta che il mi toglie.

Nellideare questo episodio D a n t e ha tratto evi


dentemente l ispirazione dal miracolo del cavaliere
assassinato e redento da una sola parola di devozione
dopo una vita malvagia, miracolo che si legge in
moltissimi libri e, tra gli altri, nel Dialogus di Cesario
di Heisterbach.
Anche il B o c c a c c i o ha ascoltati con attenzione
miracoli, li ha letti nelle grandi raccolte del sec. xm
e li ha messi pi volte a profitto nel Decameron. La
novella della famiglia Capece (n. 6) svolge il motivo
della donna perseguitata dalla sorte, che vince attra
verso a mille avventure le dure prove del destino.(*)

(*) Cfr. A. F ia m m a z z o , II commento Dantesco di Alberico


da Rondate, Bergamo. 1895, p. 29.
LIV INTRODUZIONE - CAP. VI

La novella di messer Ansaldo, che con lobbligarsi


a un nigromante (x. 5) cerca di ottenere le grazie
di Dianora, un libero svolgimento del miracolo del
giovanetto che si d al diavolo, pur di ottenere
l amore di una donna ('). Al miracolo della badessa
che attraverso mille avventure rimane intatta, almeno
nella stima degli uomini, si ricollega laltra novella
boccaccesca (n. 7) di Alathiel figliuola del soldano
Beminedab, la quale dopo esser passata alle mani
di nove amanti, finalmente accolta dal marito
per pulcella, e reina con lui lietamente poi pi
tempo visse (2).

Bei Miracoli della Vergine italiani, tanto spiccio


lati, quanto riuniti in collezioni sistematiche, conosco
una quarantina di manoscritti, che sar bene passare
brevemente in rassegna.
B ologna :

B.1 Bibl. Univ. cod. 158, del sec. xiv (3). A


c. 13 cominciano i [Sette miracoli della vergine il/.]:
1. (c. 13-19) Miraculo d una donna temptata dal cognato
scampata da pericoli, ritornata in gratia per la sua castit e
divotione de la vergine Maria e poi facta monaca (').

(l) Cfr. por tutto ci M. L a n d a u , Die Qnellen des Deka-


meron, Stuttgart, ISt-l, p. 218.
(z) Cfr. H. H a u v u t t k , Boccace, Ftnde Biographique et
Littrairc, Paris, 1911, p. 217.
(3) Cfr. Ct . M a z z a t i n t i , Inventario dei Mss, delle bibliot.
d' Italia, voi. xv, p. l
(') Corrispondo al n. xv di questo Libro dei 60 miracoli
( LM).
I
MIRACOLI I T A L I A N I LV

2. (c. 10 (/) La virgine Maria scampa la badessa gravida


del ho da le mani del vescovo (').
choc

3. (e. 13 b) Una donna inori che non coniex uno peccato


per vergogna, di che il ben lare nolli valse (-).
4. (c. 20) D uno abbate luxurioso che f voto di non avere
a fare con ninna dieta Maria.
6. (c. 20 b) D uno conte che indugi tornare a penitenza
e vivo and all inferno.
6. (c. 21) D uno riccho diventato povero che non volle rine
gare la vergine Maria per avere richeze.
7. D uno fratello d uno re che per l acto di nuntiare la
morte mori e presa la penitentia fu salvo.

B.8 Bibl. Univ. cod. 2070, sec. xiv (3).


c. 1, Proverbi editi dal Novati; c. 11, Assempri de la vita
de santi padri ; c. 20 [N]e la ter^a parte di questo libro narra-
remo de b e l l i m i r a c o l i .
Sono indicati dallo Zambrini, Op. volgari a stampa 4, 712.

F irenze.

Biblioteca Nazionale:
Fu.1 Cod. ii. ii. 415, zibaldone del sec. xv (4).
Sono scitture, messe insieme da Z a n o b i di Paolo
dAgnolo P e r i n i nel 1407-1409.
c. 60: Miracholo della vergine Maria (datato: Al nome di
Dio adi iiii0 di febraro 1408).
I n e . : Fu una stagione uno buono uomo e una buona
donna e avevano uno buono figliolo, lo quale era molto servnte(*)

(*) LM., xvi.


(2) LM., xiv.
(3) Cfr. F. Z a m b r i n i , Le opere volgari a stampa 4, col. 712-3.
(0 G. M a z z a t i n t i , I n v o l i . , v o i. ix, 128.
LVI INTRODUZIONE - CAP. VI

alla madre e al padre e all altra giente . [Parte e va alla


corte dun re, dove calunniato da due valletti. Il re ordina
che egli sia messo in una fornace, ma per laiuto della Vergine,
scampa da questo pericolo. Invece di lui i calunniatori sono
collocati nel forno ; e poi la sua innocenza viene riconosciuta].
F i n . : lo re e Ila reina gli voleano meglio che prima per che
buono e leale sservente. Amen. Amen .

Fn.2 Cod. ii. iv. 51, del sec. xiv (). Dopo le
opere di fra Simone da Cascia (c. 240-41), Miracoli
ed Exempli [ = tratti da Cesario di Heisterbach].
Co m. : Leggesi scritto da C e s a r i o che ffu uno cherico
grande prebendato e calonaco di P a r i g i , il quale vivendo vitio-
samente e san^a continentia delle delitie della carne, inferm.

Sono 5 Exempli , tutti volgarizzati dal Dia-


logus di Ce s a r i o di H e i s t e r b a c h .

Fn.3 Cod ii. iv. 56, del sec. xiv [datato: 1880].
Miracoli varii (2).
una bellissima miscellanea di leggende sacre
composta al tramontare del Trecento da T o mma s o
de Pulci.
Qui apresso iscriver di molte belle e bone e sante le -
g i e n d e di santi o sante e di begli m i r a r b o l i per amaestra-
mento di noi pecchatori, cliome apresso diremo alle chotante
cliarto, asomprato por inano di T o m a s o ]del maestro P i e r o

(') CJ. Mazzatinti , Inrent., voi. x, 107.


(4) Cosi, senza specificavo, C. M azzatinti , Inrent., voi. x,
p. 109. Sicch non riusciranno inutili questi miei brevissimi
conni complementari.
.MIRACOLI I T A LI A N I LVII

d o P u l c i | del popolo di santo [Istefano a Ponto|. Ili prima


chominciai a scrivere a di xv daprile anno detto ( = 1380) di
oth. d anni 35 .
Tra le altre l e g g e n d e , ricorder:
la 6*: Miraeulo d' un grande Barone di Faraone [ la
storia di Vergogna];
la 10*: Uno miracliolo molto bello della Vergine M aria,
che fed e d una monaclia sua divota-. I n e . : Al tempo di
Gli o s t a u t i n o inperadore era in R o m a uno munistero di
donne, le quali erano in numero di CC, tutte sante donne ecc.
il miracolo di Suor D ea e di messer G i u b i d e o (cfr. Fn. '*
e Fr. n). F i n . : e poi ebe vita eterna e corona beata .

Fn.4 Cod. Maglb. xxxvm. 70, cart. del sec. xv.


Vita e miracoli della gloriosa vergine Maria.
Ac. 1G& dopo la vita di Maria seguitano dice la tavola
(e la rubrica corrispondente manca nel testo, dov il posto
bianco per accoglierla) alquanti miracholi della gloriosa
vergine Maria molto grandi in ne quali si dimostra quanto sia
a v o c h a t a de pecatori che ricorrono a Ilei per impetrare mi
sericordia del suo figliolo, sendosi pentiti del loro fallo.
1 - D uno schrittore molto divoto della gloriosa Vergine
Maria, volendo vederla, gli fu detto dall angiolo, che perderebbe
la veduta de gli occhi, et vedendola, gli fecie gratia e rimase
alluminato.
Et comincia el primo miracolo scritto qui e sseguitando
di quanti potr avere notitia ecc.

Sono 156 miracoli.


la raccolta di Du c c i o di Grano da Pisa.
Il nome non risulta da questo codice, forse per la
costante ommissione delle rubriche.
Ine.: Anna e Imeria furono sirocchie carnali.
l v iii INTRODUZIONE - CAP. VI

Fn.5 Cod. Mglb. xxxvm. 110, del sec. xiv,


veneto, con ricche miniature.
Tra le altre leggende (*), noter questo vero - e
proprio miracolo :
v i i . Questo si un miracolo de la vergene Maria molto

bello, lo quale la fese duna monega la qual era soa devota.

Fn.6 Cod. Panciatichiano xl, leggendario del


sec. xiv (2) :
I. (c. 69 6-73) Uno bello miracholo eh adivenne d una gen
tile donna di Roma e d uno monaco.
I n e . : Una molto bella donna nobile e gentile, la quale
bella donna era molto divota della vergine Maria.
II. (c. 86 a-89) Uno bello miracholo che mostr la vergine
Maria per una donna di Vinegia.
I n e . : Fue nella citth di Vinegia una donna la quale
uvea un suo marito eh era molto abondoso delle richeze.

F ir e n z e :
Biblioteca Nazionale: Palatina.
Fp.1 Palat. xix, del sec. xv (*).
[c. 128-140] Pi chose dichiarate della beatissima
Vergine Maria e seguita alquanti miracoli .
Sono 12 novelle :
I. In una citt d A b r u v in anni domini 628, com uni
candosi cristiani lo di della Pasqua, un fanciullo g i u d e o tra

() Ms.se sono edito o illustrato da W. F uieo .mann. Altitatie-


nische IlciUgenlcgenden naefi der 1/s. x x x v m . 110 der Bibl.
Naz. Centrate, in Ftorcnz, Dresdeu, 1908 [G esellschaft fur
Itonian. Litoratur, voi. x iv |.
('') Cfr. A. Uaktoli, / cod Fanciutichiaui', voi. i, p. 82-83.
Cfr. L. G enti i.E, / cod. Falatini, , 20 o sgg.
M IR ACO LI I T A L I A N I LIX

fanciulli cristiani, con i quali andava alla squola, o andando


all altare....
II. Standosi alquni monaci lungo un fiume...
III. Una femmina sostenia gran molestie dal d i a v o l o ,
ch'apparia a essa subitamente in forma d uomo.
IV. Una donna, abandonata dal solla 9 o del marito, avia
un solo figliuolo, il quale amava molto teneramente.
V. L ottava delle sollenit della nostra donna cio della
nativit non si solia fare, ma l ordin P a p a I n o c e n t i o I V
da Gienova.
VI. Un cavaliere valente e gran divoto della vergine
Maria andando alla giostra.
VII. Un vescovo, che avia in gran divotione la Vergine
Maria, andava per divotione una notte alla chasa sua.
V ili. Fu un ladrone, spesse volte rubava.
IX. Fu un cherico il quale amava debitamente la regina
del Cielo e ogni di diceva l ore sue.
X. Un prete cappellano, il quale era assai di honesta e
buona vita.
XI Un cherico, lo quale era huomo concupiscevole e
vano.
XII. Nelli anni domini 537 in C i c i l i a fu uno homo
chiamato per suo nome T e o f i l o .
Fin. (c. 140) : Considerando di quanto di grafia
fu alta e piena la gloriosa vergine Maria, assai pi
infiniti e maggiori miracoli che questi sopradetti do
vette fare; ma perch nel Reginale, onde chopiati
quelli, non ne sono pi, faccio fine a laude e comen-
dacione della nostra madre gloriosa V. M. .
Fp.2 Palat. lu i, del sec. xv ().

(') L. G e n t il e , op. cit., p. 61.


LX INTRODUZIONE - CAP. VI

c. 1-56: Alquanti miracoli della nostra donna


vergine Maria .
Precede la tavola con 43 rubriche, e un prologo, che inco
mincia: Inper che sono alquanti miracoli i quali promuovono
pi tosto al ben fare .
Co m. : Essendo tuia nave nell alto mare, nella quale
erano pellegrini.
F i n . : il voto, fu liberata. Allaude ^gloria di Maria la
quale con tanti miracoli si manifesta ne suoi fedeli. Amen.
Sono. 4 3 miracoli.
Fp.3 Palat. l x x i i i , di pi mani del sec. xv (1).
Miracoli della Madonna [c. 198-218].
Miracoli della Madonna [c. 198-219].
I n e . : Ancora fu uno chavaliere che aveva una sua donna
et erano insieme molto costumatti.
F i n . : e isterono i chontenprazione e alla loro fine e tra
p a ssa m e n e ebono vitta eterna, nella quale ci conducila, ecc.

Fp.1 Palat. cxxxvn, bel volumetto di perga


mena del sec. xv (l).
Inchominciano alquanti miracoli della gloriosa
vergine Maria.
Sono sei miracoli:
Co m. : (c. 23): [ 1| Come la V. M. nutric la figliuola
d un povero padre et madre dopo la morte loro. Fu un povero
huomo delle chose del mondo il quale aveva una sua donna
et tuia sua- figliuola et erano tu tti divoti della vergine Maria

(') L. Q unti le , op. cit., p. Tfi.


(') L. C untii .i :, op. c i t , p. 121.
M I K A C O I .I IT A LIA N I LXI

II. Di uno re d I n g h i l t e r r a , il cui anello la vergine


Maria si misse in dito et glele rimand.
III. Dunn fanciulla, la quale diceva ogni di venti Avemarie.
IV. Duno dipintore e duno fanciullo liberati dalla V. M.
V. D uno imperadore di Gostantinopoli, il quale fu
conservato vivo dalla V. Maria in una oscura caverna per uno
anno intero.
VI. D uno cavaliere divoto della V. Maria, la cui anima
fu vestita d abito monacale dopo la morte e con quello abito
n'and a vita eterna.
Segue la chontentione d una anima d uno signore eh era
dannato alla pena de lo nferno et quistionava col corpo, la
quale fu mostrata in visione a S. Bernardo .
F i n . : Dicendo questi versi subito gli spiriti maligni spa
rirono et gli angeli per comandamento della Vergine Maria
portarono qnelta anima in vita eterna.

F ir e n z e :
Bi b l . L a u r e n z i a n a .
FL a Cod. Ashburnham 894:, miscellanea quat
trocentesca, veneta, mutila e acefala (1). Ci interes
sano soltanto le segg. scritture:
1 (c. 5 b) Como uno romito fu inganato da lo dimonio e
poy fo aiutato da la vergene Maria.
I n e . : Ave uno romitto de santa vita, el quale era molto
dirotto de la vergene Maria e uno d zappando ne V orto suo
el diavolo.
2 (c. 7) Como uno zentile homo fu consolato da la vergene
Maria.
I n e . : Uno gentilomo intr in una religione per fare
penitencia.

9) E scritta da pi mani; a c. GO6 reca la data: 1418, oc-


tobris .
LXII INTRODUZIONE - CAP. VI

F ir e n z e :
Bibl i ot . R i c c a r d i a n a .
F r.1 Riccardiano 1277, cart. del sec. xv (*).
Sei miracoli della Madonna (c. 136 rt-145 b).
I ne . : Leyesi in una certa cronicit che nel tempo nel
quale fu translatato el romano imperio al Re d i Francia
regnava uno imperadore, el quale haveva una sua donna
gravida (f).
II. Come era uno sancto huomo il quale andava predi
cando la parola di Dio e confortando la gente che dovessino
fare penitentia de loro peccati.
III. Fu uno hu[o]mo molto cativo di tuti e mali che far
poteva, e niente di meno ognindi salutava la madre di Ges
Cristo.
IV. Come una abbadessa molto discreta contro le sue
monache, per operatione del dimonio commise peccato chon
uno chericho et poi fu adiutata dalla gloriosissima V. M.
V. Fu uno sancto romito, el quale faceva grande peni
tentia in uno deserto; vide visibilmente la gloriosa V. M.
VI. Fu una donna molto divota, la quale si parti dal
marito e fuggi con uno divoto chericho per ingano e istigatione
del demonio. Segue ai sei miracoli la rubrica di un 7, che non
fu pi trascritto: Fu una donna cristiana la quale aveva per
marito un huomo pagano, el quale per li meriti della nostra
donna divent fedele cristiano . Fu uno huomo pagano.

Fr.* Riccardiano 1270, miscellanea del Quat


trocento (3).

(') S. M o k i 'U iu o , I cod. lliccardiani, voi. i, pp. >37-8.


(*) Cosi comincia il primo miracolo di LAf. ; efr. p. 1.
(*) S. Mourrmio, op. cit., p. SUO.
MI RACOLI I T A L I A N I LX III

0. 71 b: Miracolo della Nostra Donna.


I n e . : Leggesi che im i uno citih oltramonti F i n . :
feciono la buono fine e andorono in vito eterna.

Fr.3 Ficcarci. 1284, sec. xv (*).


Miracoli della Madonna. E mutilo in principio:
comprende 80 miracoli.
I ne. (dopo una lacuna dovuta all umidit): etterna. Alla
perfine la navicella dove era il padrone e l vescovo e gli altri.
F i n . : D uno giudeo il quale si convert alla fede : ..
passarono d i questa vita.

Fr.4 Riccard. 1290, misceli, del sec. xv (2).


Miracoli varii, non tutti attribuiti alla Vergine:
1. Miracolo che Idio mostr d uno giovane barattiere
(c. 15S b).
2. Miracolo come iddio in odio il tradimento e ogni tra
dimento punisce (177).
3. Miracolo che avenne in Persia (177-8).
4. D un giullare ella sua moglie i quali furono di Poma e
santificarono (182).
5. Uno bello miracolo (183).
6. [Un bel detto della tristizia del diavolo] (185).
7. [Miracolo d un impenitente] (185-6).
8. D una monacha che-ssi chav g l occhi e per miracolo
della vergine Maria ne riebbe due pi begli (c. 189).
9. Miracolo e axempro del corpo di Christo verso due Giudei
[di Arli] (c. 192).
10. Miracolo e axenpro del corpo di Christo verso due
femino di mala fama.

(1) S. Morpurgo, op. cit., p. 344.


(2) Cfr. S. M o r p u r g o , op. cit., p. 348.
LXIV INTRODUZIONE - CAP. VI

Fr.5 Biiccardiano 1345, sec. xv (1).


Miracoli della Madonna [c. 120-147]. Sono 4 3,
preceduti dalla tavola e da un prologo.
Incomincia il prologo di questo seguente libro, cio al
quanti miracoli della nostra donna vergine Maria: Imper
ciocch sso alchzini i quali si provochano piuttosto al bene....
1 D uno pellegrino che andava al santo sepolcro, chadendo in
mare fu da essa benigna madre di misericordia schanpato.
Essendo una nave nell allo mare nella quale erano pelle
grini.... F i n . : [Mir. xliii] vivette in penitenzia e divozione
della vergine Maria, per la quale chortesia schanpb dalle
mani del diavolo.

Fr.6 Riccard. 1406, misceli, del sec. xv (?).


c. 78-82 b: Due miracoli della Madonna.
1 D uno pi-ete il quale vide una visione mirabile di N. D.
E fu nella citt di Ilotna uno religioso F i n . : narroe il
detto miracholo a molti. 2 Chome trasse di prigione uno
figliuolo d una donna vedova, la quale era molto sua divota.
Era una donna vedova. F i n . : ringraziarono la gloriosa V. M.

Fr.7 Riccard. 1408, sec. xv (3).


.. . et poich decto della sua iiativitade |della V.| et della
annuntiatione et della purificatione et della assnntione... ora
seguitiamo li grandi miracoli (c. 108). Lo primo come scamp
una donna dalla morte, la quale le faceva lionore.
Co in.: uno molto richo e cortese era usato. Il xxix inir.
fin.: mor con molta contritione de suoy peccati.

(') S. Moui'iwtuo. op. eit., pp. 105-7. Questa raccolta iden


tica a Fp.*
() S. MoiiPiutco. op. cit., p. -115.
() S. Moritmuo, op. cit., p 117.
T a v . IV

II, MlliVI'oLO DICI, D I A V O L O l ' I N T u S K l t V n |)|IN CASTHUANO

Miniatura del eod. Fu"'.


MIHACOM I T A U A N 1 LXV

Sono 29 miracoli.

Fr.s Riccard. 1431, scritto da Lui gi Rucel l ai


nel 1403. Dopo la nascita e la vita della Vergine a
c. 102-79] Qui chomincia li miracoli della vergine
Maria. Lo primo fue chom ella schampoe da morte
una donna la quale le facieva reverenza .
Sono 35 miracoli.
Coni . : Uno clui va li ere molto riccho e cortese.
F i n . col mir. d uno che ffu fedito a morte e non era
chonfessato : Nella battaglia che ffue tra Bologna et Modena
fne fedito uno a mmorte e, stando appiede d uno albero, chos
seduto inchominci a ppregare. Fin.: e chon gran divozione (')

Fr.1 Riccard. 1601. Leggende varie raccolte da


Filippo de Humeltatibus de comrata S. Quinci
Verone , nel 1371. Tra i moltissimi esempi, uno, il xx,
un vero miracolo : Novella di uno gavone
vergono di Roma devoto de la vercene Maria (c. 51 b).
Coni . : Uno garzone de zentile li guaco (2); f i n . : vergi-
ginitade, et questa una de quelle conse che a Dio Padre
pi piaxe.

Fr. 10 Riccard. 1675, membr. sec. xv. In


questo libro si contengono molti miracoli della Ver
gine Maria, sp e ra la e tesoro di tucti peccatori. In (*)

(*) Op. cit., p. 466.


(2) Op. cit., p. 612; A. Graf, Di un cod. riccardiano di
leggende volgari nel Giorn. storico della letter. ital., in (1884),
p. 401 e segg.
LXVI INTRODUZIONE - CAP. VI

prima come uno huomo molto mondano, ma molto


devoto della vergine Maria per una bella visione
eh ebbe, corresse la vita sua e salvossi.
Co m. : Huomo nobile fu uno molto richo el quale menava
la vita sua molto mondanamente.
F i n . col miracolo: come uno fanciullo iudeo el padre
el mise nel forno rovente , e con le parole: pervennero alla
gloria di Paradiso al quale Idio ci conduca. Segue la rubrica
Come uno cavaliere] del mir. cxxxvi, che manca.

mutilo alla fine. Contiene 135 miracoli, che


hanno quasi costantemente dei curiosi ed importanti
richiami a luoghi e a citt. Ad esempio, il mir. 35
colloca la scena nella citt di Lodi, il 45 si svolge a
Montepulciano, il 56 nella diocesi di Lodi, il 59 a
Siena ecc. (l).
Fr.u Riccard. 1700, cart. sec. xv. In principio
(c. 1-13) contiene vari miracoli della Madonna ane
pigrafi (?), e poi il miracolo di messer Giubideo e
suora Idea (c. 55-61 ).
D' uno mnniste.ro di donne le quali erano da CC. tutte
sante donne e come il d della festa di quello inunistero sta
vano le monache palesemente a cantare l' uficio im presenza
del popolo e. molta gente andava a udirle cantare e come uno
barone dello imperadore, esendo andato per vedere te dette
monache, e subito fu ina morato d' una di quelle monache, la
quale a lini parve la piu bella. E come la detta monaca si
c a v a g li occhi e alandogli al barone, perch <lis.se che s'era

() S. Morpuhuo, op. oit., p. C21


0) Op. cit., j). CU.
MIUAC'i >1.1 ITA LIANI I. X V I I

inamorato degli occhi suoi e come cl barone si concert) e forno


a penitenza. I n e . : Al tempo di Costantino imperadore di Roma
avea in Roma uno nninistero di donne, le quali erano da ce. tutto
sancte donne e divoto alla Vergine Maria. Adivenne un giorno,
che era la festa al detto munistero, nel quale giorno stavano
le monache palesemente a cantare luficio in presenza del
popolo e ogni gente, e quasi tutta Roma venia....

E il medesimo miracolo, che si legge in Fn3 e


in Fn5; le varianti sono lievissime, e tutte di forma.

F ir e n z e , B i b l i o t e c a L a n d a u .

Landau, ood. 213 cart. sec. xiv. Uno miracolo


de la vergine Maria (c. 09 6-70) ;
Co m. : Era lino donna vedova la quale aveva un suo
unico figliuolo: f i n . : ricevuto el mio (>).

Bi bl i ot e c a Nazi onal e.
N apoli ,
N.1 Bibl. Naz. cod. vi. F. 12, sec. xv.
[c. 39 t-41] De uno conte molto devoto della gloriosa ver-
gene Maria, el quale fece uno monasterio et messevi dentro
dodeci monaci per amore della madonna. I n e . : Legese de tino
conte devotissimo della gloriosa vergene Maria el quale fe face
un monasterio che vi stava et liabitava uno abate con dodici
monaci. F i n . : si merit al fine de andare al sancto paradiso
con la gloriosa V. M. la quale sia sempre laudata et rengra-
tiata in secula seculorum amen (').

( ) Cfr. Catal. des livres mss. composant la bibliothque


de in. Horace de L andau , Florence, 1890, voi. il, p. 113.
(?) A. M i o l a , Le scritture in volgare dei prim i tre secoli
della lingua ricercate nei codici della B. X. di Xapoli, Bo
logna, 1878, p. 127.
LXVIII INTRODUZIONE - CAP. VI

N.2 B. N., cod. x ii. F. 25, di origine veneta,


sec. xv (').
Qui (c. 171-206) comenpano alcuni hiiracoli de la gloriosa
V. M. e primo come scamp una donna soa devota da le insidie
del demonio infernale.
Oo m. : Era uno ctiavalere molto richo e potente.
F i n . : e 1 abadessa /iumiliata per lo ditto miracnlo visse
in sancta pace rum le soe monache sempre perseverando in
devotione de la madre de Jhesu X'risto la quale sempre sia
laudata e rengraziata in seculu seculorum amen.

Biblioteca Antoniana.
P ad o v a :
P.1 Cod. 220, cart. sec. xv.
Miracoli della Madonna Com.: Fu uno cacal-iero
molto potente (2).

R oma :
Biblioteca Angelica:
Ra Cod. 1983, misceli, dei sec. x v i - x v i i ;
c. 117-135 [Miracoli della Vergine della Porta de Borghi
a Lucca |:
Ine.: La porta chiamata de .Borghi, una delle tre della
citt di Lucca, ha tra essa et il ponte levatoio una loggia
coperta, nella (piale si reducano quei soldati che sono alla
custodia di esso, alcuni de quali sogliono alle volte per lor
passatempo licentiosamente giocare, bora ad uno, hora ad un

(') A. M iola, op. oit., p. d;55.


( ) Cl'r. L. M inciotti , Catal. dei Codici ms. esistenti nella
biblioteca d E. Antonio di P a d ova , Padova, 1842, p. 71 ;
A. M, .Iosa, / coiti/, mss. della llibl. Antonim ia d i Padova,
Padova, ISSO, p. 112.
MI UAl 'O l.l it a m a n i .XIX

altro gioco. Tra questi soldati il giorno penultimo di marzo del


presente anno 1688 si interteneva quivi giocando Da d i I a c o p o
di P i e r o da S. Romano di ets\ di aDni xxxvi incirca.

La scrittura, che dell anno 1588, prosegue *


raccontando il miracolo del soldato che si ruppe il
braccio nell atto di scagliare i dadi contro un affresco
rappresentante la Vergine e altri miracoli della Ver
gine della Porta de Borghi. Quella immagine fu poi
portata al Palazzo degli Anziani, indi nella chiesa
di S. Pier Maggiore.
B i b l i o t e c a Ca s a n a t e use:
Re Cod. Casati. 281 [ant. segn. C. iv. 4], car
taceo del sec. xiv-xv.
Dopo la tavola (c. 1-8 6), a c. 4 incomincia il
prologo nel libro dei miracoli della gloriosa vergine
Maria, nostra avocata sia :

Impero che sono molti che si provocano a fare bene piu-


tosto per exempli che per parole, pertanto s scriveremo in
questo libro aqnanli miracoli della gloriosa vergine Maria
ad honore et gloria del suo figliuolo e dy ley, ecc. ().
1. - Inprima d'uno peregrino il qualle andando al santo
sepolcro cadde in mare et miracolosamente fo scampato per la
beata vergine Maria.
Ine.: Era una nave nel mezo del mare ne\lki\ qualle erano
erano certi peregrini i qualli andavano a visitare el sancto
sepolcro de Cristo et era con loro un santo vescovo.

(l) L identico prologo nelle due collezioni fiorentine Fp-


e F r\
LXX INTRODUZIONE - CAP. VI

2. - Como la gloriosa vergine Maria liber dalla tempesta


del mare uno abbate con molti altri.
3. - D uno, il qualle, impaurito d'una visione, tucto se diede
al servigio della vergine Maria.
4. - D una fanciulla la quale diceva ogni d cento vinte
Ave Maria.
5. - D una ymagine della nostra donna, la qualle era de
argento, et la ymagine che tenea in bracio era d oro.
6. - D uno dipintore et d uno fanciullo liberati et campati
per la beata M. \T.
7. - Como la vergine Maria sovene a certi monaci, eh erano
in grande necessit.
8. - D uno imperatore di C o n s t a n t i u o p p o l i , il qualle
tuo miracolosamente conservato vivo in una caverna obscura,
per uno anno integro da la gloriosa V. M.
9. - D' uno canonico infermo a cui apparve la beata virgine
Maria e sanololo stilandogle in su le labra del late suo precioso.
10. - D uno monaco a cui apparve la beata virgine Maria,
accompagnata in mezo de dui vescovi.
11. - D uno cherico devoto della virgine M., prima isviato,
puoi da lei misericordiosamente rivocato et convcrtito.
12. - D uno monaco giovane devoto della virgine Maria, il
qualle sapeva scrivere et miniare.
13. - D uno eavallero divoto della virgine M., la cui anima,
essendo egli morto, merite essere vestita del abito monacille;
et cossi si ando a vita eterna.
14. - D imo cavilero, ch aveva uno scudiere il qualle era
devoto della virgine Maria.
15. - De uno certo miracollo per lo quale se cominci a fare
la festa della Concepciono della beata virgine Maria.
U!. D uno povero Intorno devoto della virgine Maria, a
cui ella apparve et promisigli la gloria eterna.
17. - D'uno fanciullo piedino, a cui la ymagine do desi
Cristo, eh era in bracio della virgine Maria, favol.
MIRACOLI IT A L I A N I I.XXI

18. - Do sancto L e o n e P a p a . a cui la beata vergelle


.Maria (et) arpichile la mano tagliata miracolosamente.
II. - De uno salirlo prete, il quale vidde. una mirabile
visiono di nostra donua.
20. - De uno giudece romano, cl qual fo liberato de le pene
de lo interno per la intercessione de la beata V. M.
21. - El modo cornino la testa de la nativit de la donna
se cominci a fare.
22. - Per che cagione se ordin che la festa de la nativit
de la dona havesse ottava.
23. - De una tavola, nella quale era depinta la imagine de
la nostra donna, la qual fece molti miracoli.
24. - De uno che se ucise s medesimo per indetto del
demonio, poy resuscit per merito de la Vergine Maria.
25. - De una moglie de uno cavaliero miraculosamente libe
rata per bont et vert de la gloriosa vergine Maria.
26. - De certi monaci de una badia, che stavano a lato uno
tnme et forno liberati da demoni invocando la vergine Maria.
27. - Non ha rubrica; coni. [U]no clevico era molto devolo
della Tr M.
28. - Senza rubrica; ine.: [Mjosfro Signore Idio, volendo
redurre uno peccatore a penitentia, tenne questo modo.
29. - De uno clierico devoto della vergine Maria, a cui ella
aparve nella fine.
30. - De uno peccatore, el quale fo in visione disaminato
dal giudice celestiale et per li preghi de la virgine Maria fo
liberato.
31. - De una sancta dona devota de la vergene Maria, a cui
ella aparve con molte vergene.
32. - Senza rubrica; ine.; Uno cavaliere havea uno suo
castello.
33. - Senza rubrica; ine.; Sella citta de T o l l e c t a .
34. - Senza rubrica; ine.; El pare che nel tempo antico.
I.XXII INTRODUZIONE - CAP. VI

35. - Senza rubrica: ine.: Era uno merchatante pessimo


et avaro.
86. - Senza rubrica; ine.: Messer Giohanne Patriarca
(V A l l e x a nel r i a .
87. - Senza rubrica: ine.: Per adrietro nel tempo anticho
se dubitava.
38. - Senza rubrica: ine.: Coni' dicto de sopra la nostra
dona fo assumpta in celo (*).
99. - Senza rubrica: ine.: Nella provinti a di Cecilia vi
una citt che sse chiama Tortosa, nella quale fo uno che ebbe
nome T h e o p h y l o .
40. - Senza rubrica: ine.: Nel tempo che regnava T h e o -
d o s i o imperatore fo nella cith de D a m a s c o uno giovene
scientiato.
41. - Senza rubrica; ine.: Negli ani domini mille duce[n]to
cinquantasei in uno castello che si chiama S e t t e f o r n i era
mia donna maritata.
42. - Senza rubrica; ine.: Meser lo Papa Inocentio mand
una fiata dodici abbati dell ordine di Cistello per abbascia-
tori [u]i/ una gente, che se chiamano A l b i g e s i .
43. - De sancto B a s i l i o vescovo et de crudele morte di
Giuliano Apostata.
11. - Como la virgine Maria libere da una grande intir-
mitade il tigliolo de re d Ungaria et poi il trasse del| le] no<;ee et
poi alquanto tempo il fece Patriarca d Aquilegia.
15. - D'uno converso del ordine di Certosa liberato dal
demonio per boutade della vergine Maria.
1G. - D' un lavoratore, la cui nninni fu scampata da lo
demonio per operatione di nostra dona.
47. - D un cieche a nativit, d i e ni divoto della nostra
dona e riebbe il lume miracolosamente.

() Miracolo della gonnella della Vergine, usata come gon


falone nella citt di < Cnrtono , in Inghilterra.
.MIRACOLI I TALI ANI LXXI I I

48. - Di duo trincili carnali, i quali scannarono do lo mano


di lor nemici per bont della virgine Maria.
4!l. - D' una dona, la quale lece uccidere un suo genere et,
essendo missa nel fuoco, fu liberata per Maria.
50. - D uno ricco et nobile cavaliere, il quale si fece mo
naco et dopo la morte gli nacque in bocca un giglio.... scritto
Are Alaria.
51. - D uno monacho prete divoto della virgine Maria, el
quale merite de vedere Jes in forma di fanciullo.
52. - D' uno fanciullo d' un giudeo, il quale essendo misso
in una fornace ardente, la virgine Maria nel liber.
53. - D una dona liberata dalle molestie dello demonio per
invocatone de la virgine Maria.
54. - D uno bitolcho, a chui la gamba mo?ca fu restituita per
factura della virgine Maria, et poi divente sancto huorao romito.
55. - D uno ladro, chi era devoto [al|la Virgine Maria, et
impichato. fu per lei liberato.
5G. - D uno cherico, il quale voleva essere amogliato da
parenti suoi et la virgine Maria gloriosa da questo il ritrasse
et fini sanctamente.
57. - D un prete idiota che non sapea dire se non la messa
della nostra donna et diceva ogni di divota|mente].
58. - Come la vergine Maria libere la cita de C o n s t a n
ti n o p o l i da un Re Saracino.
59. - D una dona Romana morta et liberata dalle pene de
Purgatorio per la virgine Maria.
60. - D un frate, ch era molto amico di morti, et fu libe
rato da demoni per bont Marie.
61. - D un peccatore, il quale moria et fu liberato da de
moni per bont della virgiue Maria.
62. - D uno chierico, chi era divoto |a] nostra dona et salu-
tavala ogni di dicendo V Ave Maria et la Vergine gli fece rea
vere la probenda dal vescovo.
LXXIV INTRODlZIONE - CAP. VI

63. - D uno devoto della virgine Maria, a cui ella apparve


nella line.
64. - D uno venerabile Arcivescovo divoto della virgine
Maria, a cui ella apparve e recolgi un ramo di palme.
65. - Come la virgine Maria colle sue mani cuscia il cilicio
di Santo T o m a s o di C o n t u r b i a e t feceli dire per un prete
che gli rendesse licentia di dire la messa.
66. - D un cavaliere giovane, che venne in povertade. poi
per la bont della virgine Maria divent ricco.
67. - D'uno monaco divoto de la beata virgine Maria ad
cui ella appareva spisse volte et mostravagli parte dela sua
gloria.
63. - D uno monaco, a cui tuti i cibi parevano asperi et
amari, et la Virgine Maria gli fece sapere dolci.
69. - D uno nobile cavaliero del[a] v. Maria devoto, lo quale
nostra donna andava per lui a torniamento.
70. - Come la virgine Maria, a cinque di d'agosto, fece
piovere molta neve in s uno monte in Roma, ove volsse
bavere fatta una chiesa.
71. - D uno giudeo, che ssi convert alla due.
72. - D' uno che digiunava le vigilie della donna.
73. - Del demonio che fece uno palacio a un cavaliere.
74. - Duna ymngine di nostra dona che parl al figliolo suo.
75. - D uno giovane che fu messo in una fornace ardente
il quale aveva accusato un giovane innocente.
76. - Come la Virgine Maria apparve a un monache, il
(piale diceva ogni di xxv Are Maria.

Seguono (e. 10(5) un aminonitione qnomodo con


grande roverentia dobiamo stare alla messa ; e poi
altri sette miracoli:
77. - Come la virgine porgili lectovario a'monachi, (piando
mangiavano.
M I I A l Ol .l I T A L I A N I ,XXV

78. - D un nobile cavaliere al quale la virgine Maria mira


colosamente resuscit la moglie.
7!). - Come la beata V. M. mitig cou suoi preghi 1' ira del
suo figliolo, clic voleva percuotere il mondo con tre lance secondo
che scritto nella legenda di S. Domenico.
80. - D una virgine liberata delle mane del nemico per
bont di nostra donna.
SI. - D una virgine che li apparve la nostra dona et inse-
gnogli de dire l'Ave Maria.
82. - Come la virgine Maria ri tre una virgine dal mondo
e f sua serva.
So. - Come una virgine fu guardata da la virgine iaria
per martirio (*). Fin. (c. 117 a): Questo sopra detto exemplo
udii net tempo che la sopra detta citta di Faenca and a
robba da uno Intorno degno di fede, Amen.
Qui finisce il libro de miracoli di nostra dona gloriosa
vergine Maria. Deo gratias . E comincia la tavola finale delle
rubriche, che comprende 85 numeri (2).

Pare che questa raccolta unisca insieme due serie


ili miracoli, 1! una di 7G numeri, l altra di altri 7
(n. 77-83).

(') Racconta lo scempio compiuto dalla soldatesca di Gio


vanni Acuto in Faenza nell anno 1370.
(2) La discordanza tra la tavola iniziale, che comprende
77 numeri, e quella finale, che ne ha 85, rivela che il mano
scritto stato messo insieme a pi riprese. In realt i miracoli
non sono n 77, n 85, come s visto, ma 83. X 1 una n
l altra tavola rispecchiano fedelmente il contenuto del libro,
qual adesso. La prima tavola esatta fino al n. 65; omette
il 66 e tra il n. 70 e il 71 reca quest altra rubrica: [70 *| D' uno
nobille cavaliero, al qnalle la virgine Maria miracu Iosa mente
resuscit la moglie, che nel libro appartiene invece al mira
colo 78. Manca il n. 72, e il n. 77 segue immediatamente il
LXXVT IXTRODL'ZIOXE - CAP. VI

Biblioteca Vaticana:
Rv 1 Cod. vatic. lat. 5086. bel volume cartaceo
del sec. xiv, contenente una raccolta di leggende sacre,
con rubriche e iniziali riccamente miniate.
c. 198 b : Incominciano alquanti miracoli della vergine Maria.
1. - Advene che uno Abbate and in Inghilterra per alcuni
.suoi facti et aloggi in uno Castello, dove era imo monastero
di monache, inel quale era una monaca la quale uno clerico
aveva sedlieta (J).
2. - Seguita uno altro miracolo: Fu uno nobile huomo che
aveva una sua figliuola et pensava di maritalla et avere di
lei grande parentado (*).

n. 73. Ancora pi gravi sono le divergenze tra il libro e la


tavola che alla fine; le rubriche dei primi in 42 racconti non
corrispondono affatto n a quelle della tavola iniziale n a
quelle del volume. Evidentemente questo libro stato composto
a pi riprese colla scorta di due raccolte diverse di miracoli.
Si noti poi che dalla c. 22 in avanti i miracoli hanno una
numerazione che non corrisponde a quella progressiva del
volume come oggi costituito; il n 18 ha il n. 37, il 19 il
numero 39 e cosi via: 20 (41), 21 (43). 22 (ancora 43). 23 (14).
24 f 15), 25 (47), 29 (51), 30 (52). 32 (53). 37 (59).
Le mani, elio scrissero dentro questi fogli, sono parecchie.
Possono giovare, nello studio di questa importante raccolta, i
mi marosi accenni di luogo e di tempo che si leggono nei mira
coli: negli anni 125G rnirac. Il); una gente che se chia
mano A l b i g o s i (inir. 42), il sacco di Faenza del 1370
in ir. 83). Si noti per che questo miracolo nella parte del
libro, che paro giustapposta alla primitiva raccolta di miracoli,
l/ultiina serie dei racconti (n. 77-83) divisa dalla prima serie
dalla scrittura quomodo con grande revorentia debiam stare
alla mossa .
() K il miracolo della monaca, che tonta di fuggire, ma
no impedita dalla Vergine.
(?; Invece ella entra in un monastero, e, dopo essere ten
tata, viene salvata.
MIRAC OLI ITALIANI LX X V I I

c. 201 h : Incominciano alquanti miracoli et exenpli extracti


del dvnlogo di S. Grigorio. [H| Imprima de una monaca come
appare in nel primo Libro. Ine.: latra n d o ano monodia del
monastero del Kqnitio in nello orto vdde una laetnea molto
bella (>)
4. - Di Santa Scolastica, sorella di S. Benedetto.
5. - Seguito de una virgine della citt S p o l e t a n a in
tertio libro.
G: - Seguita di M e n n a solitario (eiusdem libri)?
7. - Di I? om u la , per lanima della quale discese no li cori
delli angeli e de sancti et portaronela cantando (libri iiij).
S. - Di Mu s a , a la quale aparve la vergine Maria.
9. - D.e una religiosa, la quale fu veduta in visione segare
per mevo.
10. - Esemplo di tre eie carnali di Santo Gregorio secondo
che esso recita in nelle omelie.
11. - Di F o r t i n i a n a virgine et di Sancto D i d i m o et de
A l e x a n d r a virgine.
12. - Di Sancta Pyamone vergine.
13. - Del monasterio delle donne dello ordine di Sancto
P a c o m i o . et come una di loro se aneg et una altra si im
picc et una altra si fece paca per amore di Jesu Cristo.
14. - De ima sancta virgine, apo la quale si nascose A t h a -
n a s i o fuggiendo la persecutione delli Ariani; et de G i u l i a n a
che ricevette O r i g e n e s .
15. - De una virgine di Corintho, la quale conserv la
virginit sua per mirabile modo.

.Rv 2 Cod. Vatic. lat. 8085, miscellanea ascetica


del sec. xv :
c. 119. - Qui comencia de li miracoli de la gloriosa sempre
vergine Maria.

(') La mangia, ed rimproverata dal Santo.


LXXVIII INTRODUZIONE - CAP. VI

1. - [ f > uno signore Lo quale essendo molto richo de le


cosse mondane.
2. - Come stete con uno barone el diavolo dodexe agni per
amazarlo et mediante la vergine Maria scamp dicto pericolo.
3. - Come naque lino zigio in uno cimiterio de' monice, che
era scripto letere doro, che dicevano: Ave Maria.
4. - Come una dona, havendo facto morire el genero, era
condempnata et menata al focho (').
5. - De uno, che reneg Dio con tuti li santi al Diavolo,
perch ge desse de lo bavere, et no volse renegare la V. M. e
perci dal diavolo fo batuto et ella lo curavia.
6. - Come la V. M. aparve a una fanciula vergine che la
salutava ogne die
7. - Come la Vergine aparve ad una monacha, la quale
volevia uscire fora del monastero e pecare (2).
8. - Uno monicho, andando a Roma a confermare uno
vescovato, ritrov in uno paize uno albore, nel quale eran foglie
scripte de queste parole: Ave Mariagratia piena,dominustecum.
9. - Come uno cherico de relegrare la vergine Maria de le
cinque piage che havevia havuto Cristo Jesu, suo unico figliuolo.
10 Come uno peccatore fece la carta al diavolo dela sova
anima et corpo.
11. - Come uno Vescovo se fece mozare una mano, la quale
era stata caxone de farle perdere cei'ta consolacione et gratia,
che aveva de la V. M.
12. - De uno che facevia penitencia in un diserto et havevia
grandissima reverenti e fede in la V. M. et per la sova fede
ge aparve la V. M. e bancto Pietro.
12. - Come uno dipintore havevia depinta la vinagine de
la Virgine Maria in una parte molto alta et el diavolo lo volse
fare cadere, et non possete.(*)

(*) Cfr. Re, 49


() Cfr. Rv ', 1.
M IR A C O L I I T A L IA N I I.X\I\

115. - Ksscmlo min domi divotii do l:i V. M.. hnvcvin forando


desiderio de vedere Cristo per umore de la sova madre.
11. - Come mio famiglio de uno mercatante volse amai,'are
la moglie et una sova figliuola per rollarli la cnza, levaiido.se
de nocte ueise s medesimo.
15. - Come uno merendante, linvendo voluptnde de fare uno
fornimento de altare ornato de prere prociose, fo aviato da uno
judeo, ohe aveva pietre preci ose, lo quale judeo ge don un
anelo, eoi quale se spos la V. M.
1G. - Come el duella da N o r m a n d i a poxe el cani] a la
eitade de C a r n o t o ; et mediante le veste de la vergine Maria
fo liberata (').
17. - Volendo uno fare revereneia a la vergine Maria, preixe
consegio da uno sancto uomo.
18. Doi judei in P a r i s de F r a n s a audivano vespero
in una eclexia et, cantando, et quando dicevano: <> (laicissima
M a r ia , li judei riseno.
19. - Come una donna vidua fece edificare uno monastero,
nel quale faceva cantare ogni d la messa de la Nostra Dona,
per la gran devocion fo exaudida de molte cosse. Fin.: passo
de questa rifa et co molla devocione a n d i vita eterna.

R v 3 Cod. Vatic. Barber. lat. 4032 [antica


segn. x v l , 126], misceli, ascetica del sec. xiy, cart. di
cc. 1<Q 1 .

e. 11 - Qui cominciano alquanti miracoli della gloriosa ver


gine Maria, gli quali Duccio di G a n o da P i s a ha tratto di
pi volumi e messoli insieme in questo libro in pi tempo
nella cipt di F i r e n z e a sua laude e a sua riverentia.
fi] - Imprima di uno scriptore divoto della gloriosa vergine
Maria, volendola vedere, gli fu detto dall angiolo che perde-

l1) Cfr. Rv3, 74.


I-XXX INTRODUZIONE - CAP. VI

rebbe la veduta degli occhi et vedendola, li fecie gratia et


rimase 'luminato - Ave uno huomo el quale era molto divoto
della gloriosa vergine Maria.

Sono 186 miracoli, che occupano le cc. 11-123 b


finiscono i miracoli di nostra donna]] ad essi
poi aggiunta un altra leggenda miracolosa, quella di
S. Elisabetta d Ungheria:

(c. 123-127 b) Incomincia alcuna particella tratta della


istoria di santa Elisabetta figliuola del re d Ungheria .

Alcuni miracoli sono esposti in forma schematica


e scheletrica ; altri hanno una esposizione ricca e colo
rita. Come dice lo stesso Duccio di Gano, la materia
tratta di pi volumi , uno dei quali doveva
essere un leggendario affine a Re. Noter, tra gli altri
miracoli, il 74 come la gonnella della vergine Maria
disparve , intorno all assedio posto dal Duca di
Nerbona alla cipt che ssi chiama Curnocto (l).
Ed curioso il 18: D uno buffone lo qual fece
una lauda a riverei^a della gloriosa vergine Maria .
Il buffone Guglielmo disteja, il quale conpuose
una cannone sinistra del re di Castiglia e venne
da quel sovrano imprigionato mentre si recava in pel
legrinaggio a S. .Iacopo di Galizia. Noter ancora
il miracolo 20: d'uno maestro K i n a i do, elio lece boto
di pigliare l abito di Saucto Domenico ,()

() Ctr. Rv -, 1G (la citade do Carnato).


MI KVCOl . l I TALI ANI LXXXl

il 28: dell'abate Ma j o l o , olio andando a Roma fu preso


dai Saraoini e Ila gloriosa V. Maria si Ilo liber ,
il 80: d uno eherico, lo quale aveva nome P i e r o da
P a s t e l l o G i o i o s o ,
il 81 : d uno priore di Santo S a l v a d o r e ili P a v i a , lo
quale ilivotamente diceva 1 ore della vergine Maria ,
il 70: < duno kavalicre nella eipt di N a r n i , avea moglie .
Di questa opera di Du c c i o da P i s a si ha
un* altra copia nel codice F r 4. che assai pi tardo
e meno compiuto. Ivi i miracoli sono, come si
visto soltanto 15 6.
Suhiaco: B i b l i o t e c a d e l l A b b a z i a .
S.1 - Cod. 292: Miraculnm b. M. V. (c. S3).
S.5 Cbd. 302 : Relazioni di miracoli della
Vergine del sec. xiv (*).
e n e z i a : Bi b l .
V Marciana.
V.1 Marc. it. v. 28, leggendario del sec. xv
[1464-1472].
gHii Lc. 5 H S | chomenca li miracoli de la verzene Maria
cio quando ella romane driedo lasensione del suo dolce fiolo.
Dce sa lieto Epifanio che Jesu fiol de Dio spese fiade
F i n . : senza veraxia penitencia tra posare (?).
Sono 40 miracoli.
Verona : Bi b l . C o mu n a l e .
V.s Bibl. com. di Verona, cod. 1224, del sec.
xv. contenente 50 leggende ascetiche (3).
n ) Cosi, senz altro, il M a z z a t i n t i , Inventa i, pp. 216-217.
Ed troppo poco.
(?) C. F r a t i - A. S e g a r i z z i . Catalogo dei codd. Marcirmi
Ital.. Modena, 1911, voi. n. p. 264.
'3) C. B i a d e g o . Cataloyo descrittivo dei inss. della Bibl.
romita, di Verona. Verona, 1892, p. 538
vi
LXXXII INTRODUZIONE - CAP. VI

[c. 105] Come una vergene fu guardata dalla Y. M. per


martirio intorno ali anni mille trecento settanta. I n e . : questo
sopra detto exemplo udii nel tempo ehella sopra detta eitth
de Faenza and arobba da tino Intorno degno di fede Q).

I miracoli furono una delle opere pi ricer


cate e pi lette dal popolo minuto alla fine del quat
trocento e allinizio del cinquecento. Appena la stampa
pu diffonderne tra il popolo gli esemplari, quasi ad
ogni anno se ne ripetono le edizioni, alcune squallide
e dozzinali, altre invece fregiate delle pi curiose e
bizzarre silografie. E cos all interesse della lettura e
al sacro stupore da essa suscitato si associavano il
diletto dell occhio e la grazia dell arte. Le antiche
stampe dei miracoli, eh io conosco, sono 81 :
I. (1475).
Miracoli della gloriosa Vergine Maria Vicenza,
Leonardo [Achates] da Basilea, 1475, mense 4un., in-4,
car. rom. 70 flf. non num., 2G 11.
le. l a ] Qui comenciano alcuni mi - | raculi dela gloriosa
ver- zene maria eprima come se- ampo una donna sua divo- ta
dale insidie del demonio | infernale capitulo primo |
[e]ra uno cavaliero molto richo e | potente.
[c. 70 a] F i n . : la quale sempre sia rengratiata in | secula
seculorum. Amen.

Urbe Vincentie don c stato impronta


l'opra beata de' miracoli tanti
di quella che nel d e l monta e dismonta
accompagnata cuoi gli anzeli e stadi,

(') Cfr. He1, 83; p. i.xxv o p. xrm.


MIRACOLI I T A L I A N I I-XXXIII

Leonardo d i lasilea Ritiri si conta


stato et maestro de si dolci can ti
sep ta n ta cin q n e quattrocento e mille
solstitio estivo in Jnbileo huinilc.
D eo grati as.
D. R k ic h l ix m . A p p e n d i c e s a d l l a i n /- C o p itig e r i R e p e r lo r iu m B ib lio g r a p h .,
M o n a c h i , 1003, v o i . i, p . 100-70.

II. (Vicenza, 1176).


Vicenza, per J. de Reno, 1476, in-4.
Fin. cogli stessi 8 versi che chiudono il n. I, con
queste varianti :
Z u a n e de r e n o quivi si conta
E stato el maestro de s dolci canti.
Setanta sexto quatrociento mille
Kalende septembri facendo el sole faville.
H a i, R e p e r t. B i b l i o g r . , n . 11229 (11-422).

III. (Milano, 1177).


Miracoli della gloriosa Verzene Maria, Milano,
Filippo da Lavagna, 1177 solstitio estivo, in-4, car.
rom., 71 ff. non num., 25 11.
I n e . : era uno cavalero.
B i b l . a m b r o s . SQQ. n i . 5 5 ; D . R e i c h l i s g , A d d i i i o n e . n . 1819. v o i . v i,
p . 47-S.

IV. (Treviso, 1479).


Qui cominciano alcuni miraculi de la gloriosa
vergelle Maria.
In f i n e : Finiscono li miracoli de la gloriosa vergene Maria
li quali sono impressi in la citt de Trivisi per lo diligente
homo Michele Manzolo de Palma ( = Parma) nel mcccclxxviiii
ad duo di febraro.
H a i .n , R . B i b l . , n . 11-230: E . S l c h i e r , O e u v r e * p o f i t i q u e * d e P h i l i p p e de
R e m i , v o i . i. p . l .
LXXXIV INTRODUZIONE - CAP. VI

V. (Milano, 1479).
Miracoli della gloriosa Yerzene Maria. Milano,
Filippo da Lavagna, 1409 ( = 1479), die 19 maj, in-4,
car. rom.. 64 ff. non numer.
In f i n e :
Dentro de Milano e dove stato impronta
V opra beata de miraculi tanti
di quella che nel d e l monta e dismonta
accompagnata cum li angeli e sa noti.
Philippo da Lavagna, quivi si conta,
stato l maestro de s dolce canti.
Impressimi anno domini meccclxviiii, die xviiii maii.
I n e . : era uno cavalero.
B ra id . A X . x i. 44 (v e trin a ); H a ix , R. B ill., n . 1 1 -2 2 7 ; R e ic -h u n o ,
Additiones, xi. 95.

VI. (Treviso, 14S0).


Miracoli della gloriosa Vergine Maria. Treviso,
Michele Manzolo, a d 29 di aprile, in-4, car. rom.;
52 ff. non num., 34 11.
[c. 1 6 l : |q]ui cominciano alehuni miraculi de la Gloriosa
Verbene Maria & prima come scamp una donna sua devota
da le insidie del demonio infernale. Capitulo I 'Segue, c. 1 -
c. 1 b, la tavola).
[c. 5] : (Jui cominciano alehuni miraculi de la gloriosa
vorguuo Maria et prima come scamp una donna sua divota da
le insidie del demonio infernale, ( ' a p i t u l o 1.
F i n . : [e. b2 a |: Amen. Finiscono li miraculi do la versene
Maria li fjuali sono impressi in la cita de Tarvisio per lo diligente
homo maestro M i c h e l e M a n z o l o da l a r ma , mcccclxxx
a d vintinove ile acrile
C a s in i, lu e . :U 1 ; d i ' . I* K i u c i i i .i n i i , A d d i t i o i i * , ili. s-fiil |t u r n o
t a t i ' m i o c o l n . II-2 -U d i l l a i i i ) .
MI HAI' OLI I TALI ANI LXXXV

VII. (Milano, 14S0).


Ristampa del n. iii -v.
Impressimi Mediolani per Philippum Lavamani,
mcccclxxx, die xxiiii martii, in-4.
H a is , n. 11. 232.

V ili. (Vicenza, 1481).


Miracoli de la gloriosa Vergine Maria, Vicenza,
Leonardo [Achates] de Basilea, 1481, a d ult. de
octobre, in-fol. min., car. rom., 22 ff. non num., 50 11.

C o m .: T. era un cavaliero molto richo e potente.


Finiscono (c. 22) li miracoli de gloriosa verzene maria li
quali sono impresi in vicenzia in casa del prudente homo maistro
lonardo de basileia. Anno MCCCClxxxi a d ultim o de octobre.

Ripetizione della stampa del 1475 [n. 1].


Verona, C ivica, 114. 6. 2; M antova, iv. B. 13c ; R eichlixg, Additiow'g,
v. 50, n. 1577.

IX. (Firenze, 1488 c.).


Miracoli della gloriosa Vergine Maria.
Florentiae, apud S. Jacobiun de Ripoli. s. a.
( = c. 1483), in-4, car. rom., 104 ff. non num.
C o m . : era uno cavaliero.
Bibl. V atic., iu c. iv. 106: H a is , 11225; R kichliso , A ddinone*, v. 195.

X. (Venezia? - 1483).
Miracoli della gloriosissima] vergine Maria.
Finiscono li miraculi della vergelle Maria li quali
sono impressi anno mcccclxxxiii a di viiij de Tulio,
s. 1. ( = Venezia?), in-4, c. 55.
H a is , n. 11. 233.
LXXXVI INTRODUZIONE - CAP. VI

XI. (Milano, 1483).


Miracoli de la B. V. Maria.
Infine:
Dentro da Milano e dove e .s tato impronta
L'opra beata de miracoli tanti
Di quella che nel d e l monta e dismonta
Accompagnata con Li angeli e santi.
L e o n a r d o P a c h e i de A l e m a g n a a ponto
con U l d e r i c o sono impressori magni.

Impressimi anno domini m . cccc . l . xxxm, die


quinto martii, in-8.
H aix , u . 11. 234.

X II. (Bologna?, 1484).


Miracoli della gloriosa vergine Maria.
Per Henricum de Harlem, s. 1. ( = Bologna?) s. a.
(=1484?), in 4.
H ain , R. I l , n. 11. 22fi.

X III. (Roma, 1484).


Miracoli della gloriosa vergine Alaria.
S. 1. ( = Roma, Stephanus Plannck), 1484, a di
15 di jmi., in-4, semigot. 84 ff. non iuin. di 33 11.
I n e . : |e]ua uno cavaliere molto richo et potente.
Bil>l. P n iv . tli (le n o v n , 15. i. U: K kiciii . inu , A ppi ivlirss, v. 50. n . 1B7S.

XIV. (Bologna, 1485).


ZNIiracoli della gloriosa vergine Maria.
Bologna, llenrico do Haerlem, 1485, a di ultimo
di Jun., in-4, semigot., 30 If. non num. di 34 1.
I ne. : I 1>[ita uno cavaliere molto vielio e potente.
MlK ACOLl IT A L I A N I I,XXXVII

F i n . : la qual sia sempre laudata. Amen. || Impresso in


llologna per 1leu rico de | Haerlem a d vi timo de .lunio del
Meocelxxxv.

Cfr. il n. XLI.
li . N . K ire n z o . M g lb . L. 7. 61; R eiciiuno , A ddin on e*. v. 195, n.
U o p . lO ttt.

XV. (Firenze, 14S8).


Miracoli della gloriosa vergine Maria. Firenze,
14SS, in-4.
H aix, n. i l . 235.

XVI. (Venezia, 1490 c).


. Miracoli della gloriosa vergine Maria.
Venezia, Bernardino Benali e Mattio [Capcasa] da
Parma, s. a. ( = 1490 c.), in-4, caratt. rom. 34 ff. non
nurner. di 40 11.

c. 1 a: Li .mikaculi della madonna. Segue una figura del-


l Annnunciazione. [c. 1 b] silografia, [c. 2 a]: Qui cominciano
alchuni miraculi de la gloriosa virgine Maria et prima come
scamp una donna sua devota dalle insidie del demonio infer
nale. || Capitulo Primo:
[e]Ra uno cavaliere molto richo & potente il quale havea
per usanza ogni anno in certe feste fare grande spese.
F i n . c. 31 b : Qui finiscono li miraculi de la gloriosa ver
gine Maria. Et incom incia la tavola de li capituli de li dicti
miraculi.
[c. 32 a] : [q |Ui incomencia la tabula de la in f r a s c a t a opera,
et prima come la gloriosa vergine scamp una donna sua devota
da le insidie del demonio infernale.
(c. 33 ] : F inis . Qui finisse la tavola de li capituli li quali
se contenneno in questa opera, cio li miraculi de la gloriosa
LX XXV ili INTR0DFZ10NE - CAP. VI

vergene Maria. 11 Impresso in Venetia per B e r n a r d i n o B e n a l i


& M a t t h i o d a P a r m a . ||L aus D eo.
B ib l . V a t i c . , I n e . 1 1 . 407: B . N . F i r e n z e , P a l a t . E . 6 . 3. 120; L o n d r a ,
B r itis h M u se u m . C fr. D . R e ic h l in o , A p p e n d i c e s i v (1903). e 43 s g . ( n . 1275).
I l P r in c ip e di E s s l is g , L e s livree figu re reu itien s de In f i n d u X V *

s i e d e et d u c o m m e n c e m e n t du X V I, F i r e n z e - P a r i g i , 1903, P ,e P . . T . n , p . 70
e s e g g . , a s s e g n a a l l e d i z . B e n a l i l a d a t a 1491.

XVII. (Brescia, 1190).


Miracoli della gloriosa Vergine Maria.
Brescia, Baptista da Farfengo, 1490, a di 2 di
marzo, in-4. car. rom 20 ff. non nnm., a 2 coll,
di 44 1.

[c. 1 6] Silogr. rappr. la Vergine col bambino: [ v]I rgo B eata


genitkix Maria .
[c. 2 n ] : Incominciano alcbnni miracoli: de la gloriosa ver
gine Maria : & prima : come scamp una donna da le insidie del
demonio internale. Capitulo primo.
[c. 25 | : L a u s D e o . Finiscono li miracoli d e la gloriola
vergine Maria: felicem ente impressi in la cita di B r e s s a , per
P r B a p t i s t a d a F a r f e n g o , del anno ji . cccc . lxxxx ad
ii. de marzo. Facta fine, pia laudetur Virgo Maria.
Tabula de la presente opera et prima, eco.
[e. 2G |: F inis .
Bil.l. Naz. (li Napoli, u. p, ._>). , x. di Parigi, AVx. M. tulli; 1),
1 U m. iii. ixo , A d d in o n e , M o li n el li , 19<K. 11. 70, n. dilli.

X V III. - (B o lo g n a , 149H .
M ir a c o li d e lla g l. v e r g in i1 M a r ia . In p r e s so por ini
Gr n i g l i o m i o p i o ni o n t e s o del anno 14 9 1 . A d
14 do /.u g n o rog n a liti' lo in o ly t o p r in c ip i1 o s ig n o r
s ig n o r Z o lm n n o do B o n t iv o g li, i n - ! 0 pi co.
F. Z am ii i uki , O/ i . i
T ay. V

F u o n t i s i -i z i o dki M l U A t O U di N. I>. .

Ivliz. di Hurtolomco do Libri, 1500.


fu. xxm).
11 0
M I AC I.I I T A L I A N I 1A XX I X

XIX. (Venezia. 1494).


Miracoli de la Madonna istoriagli. Impresso ne
la inclita cita de Venetia, p. R i n a l d o da T r i n o
de mote forato e fradelli, nel incocci xxxxiiii a d 2
de mazo, in-4, car. rom. 80 ITT. non nnmer. 2 coll., 41 1.:
con 12 silografie.
Ine.: era uno cavaliero.
B ibl. C orsili., 61. R. 33; D. R kiciimno , A dditiane*, vi, 48, n. 1820
P kikck d Kssling , f-is livi'es < .figure venitienx, 11 , i>. 71.

XX. - (Bologna, 1495).


Miracoli de la gloriosa vergine Maria. Bologna.
J n s t i n i a n o d a R i b e r a, 1495, in-4, semigot., 30 ff.
non imm. a 2 col. 38 1.
I n e . : [e]Ra un cavaliero molto richo.
H. N\ E sten se, x. I . 7. 9 ; R bichi.ino, A dd., v, 50, n . 1579.

XXI. (Torino, 1496).


Miracoli della Madonna. Taurini per magistrum
F r a n c i s c u m de S i l v a , anno domini m . cccc . xcvi,
die vi mensis junii, in-4.
H a is , n. 11. 216.

XXII. - (Milano, 1498).


Alcuni miracoli della b. Vergine Maria. Impres
simi Mediolani per magistrum L e o n a r d u m P a
che 1. anno domini M . cccc . lxxxxviii, die viii mensis
decembris, in-4 gr., semigot.
H ain , n. 11. 237.

X X III. (Firenze, 1500).


Miracoli della gloriosa Vergine Maria. Firenze,
s. il. ( = Bartholomaeus de Libris), a petizione di ser
xc INTRODUZIONE - CAP. VI

Piero Pacini da Pescia, 1500, a di 15 di giugno, in-4,


car. rora. S4 ff. non num. con 110 silografie.

Coni. [e]RA UNO cavaliero molto ricco & potente || FINIS


(c. S3 b) Finiti li miracoli della nostra donna tucti storiati
Impressi in trenze Ad petitione di Ser Piero da Pescia. A di
xv dgiugno . M . ccccc.
B. X. F irenze , M glb. l. 7. 46; H eiculing , iv , 49.

XXIV. (Venezia, 150*2).


Questi sono li miracoli de la Madonna istoriati,
Impressimi Venetiis impensis Georgii de Rusconibus.
Anno ab incarnatione Domini nostri iesu christi M.
DII. die vero vigesimosecundo mensis Augusti.
40 fi., caratt. rom, a 2 coll.
c. 12]: C Qui cominciano alcuni miracoli de la gloriosa vir-
gine Maria. [Precede una bella silografia rappresentante 1 An
nunciazione, riprodotta dal Principe d EsslingJ.
Et prima come campo una donna da le insidie del demonio
infernale. Capitolo primo.
Fra uno cavaliero molto richo e potente....
E s s i . i s o , L e * l i e r > 8 f i g u r e c e u i t i e i i * . P . i , T . n . p . 71 | n . 605],

XXV. [Venezia, 1505).


Miracoli de la Madona istoriadi Stampato in
Venesia per Bartolomio de Zani da Portes. Mcccccv .
ad vi do Novembrio. 41 ff. a 2 coll.
r. [2| |vignetta| (vbii cominciano alcuni miracoli de la glo
riosa virgine Maria. Et prima come campo una donna da lo
insidie del demonio infornale. Capitolo Primo.
Fra uno cavaliero molto riolio e potente.
E x n m n ii , Le * l i r r e * il l i g u r e n i i U i e i i i , P . i, T . n , p . 72 sgg.
MIR ACO LI I T A L I A N I X(I

XXVI. (Venezia, 1515).


Miracoli de la gloriosissima vergine Maria histo-
riadi novaniente Stampati, li quali sono numero . l x x v .
con quelli che ge sono stati agionti. In fine: stam
pata in Venetia per Zuan Tacuino, M. D. XV. 52
tfi., carr. rom. a 2 coll.
N e lla raec. del P rin cip e d E s s lin g ; clr. Lea livrea n figure cenitiena
P. i, T. u, p. 77 (n. 607).

XXVTI. (Milano, 1515).


(]] Questi sono miracoli de la gloriosa vergine
Maria. Silogr. rapp. un angelo che tiene la sigla di
San Bernardino da Siena e l iscriz. : Io. I acomo e fr a t .
d e . L egnano . Gotica : in fine : ([" Impressimi Mediolani

per Ioannem de Castilliono, anno domini M . ccccc . xv


die xxviii mensis julii.
[c 1 b] la tavola.
[c. 3 |: G Qui cominciano alchuni miraculi de la gloriosa
verzene Maria, et primo come scamp una donna soa divota
da le insidie del demonio infernale - Capitulo Primo:
B. N. di P arigi, Ra., D. 8836.

Faccio seguire l indicazione di alcune stampe


prive di data e di luogo, oppure descritte in modo
insufficiente nelle vecchie bibliografie ; in queste d
operette forse sar anche possibile ravvisare qualcuna
delle 27 precedenti.

XXVIII. (senza anno?)


Miracoli della gloriosa Vergine Maria.
H ain. n. Il , 222.
XCII INTRODIZIONE - CAP. VI

XXIX. (Firenze).
Libro de alcuni miracoli di Maria Vergine.
In f i n e : Finisce illibro dalcuni miracoli della intemerata
e gloriosa vergine Maria el quale e stato formato appresso
Sancto Jacopo di Ripoli, s. a., in-4.
H ain, n . 11. 224.

Cfr. T ediz. fiorent. del 14S3 [n. IX].


XXX.
Qui cominciano alchuni miraculi de la gloriosa
vergine Maria & prima come scamp una donna sua
devota dalle insidie del demonio infernale, s. 1. n. a.
In f i n e : F in is : Qui finiscono li miracoli de la gloriosa
vergine Maria. Et incomincia la tavola de li capituli de dicti
miraculi.
Dopo la tav. : A men. Qui finisse la tavola de li C capituli
li quali se contenneno in questa opera cio de li miraculi de la
gloriosa vergine Maria.
H a i n , n . 11. 223.

XXXI.
Miracoli della nostra donna.
Incomincia uno miracolo della nostra donna cio
la rapresentazione di S t e l l a .
s. 1. n. a.
H a i n , n. 11. 23S
I ;>S testi manoscritti e i 31 testi a stampa che ho
enumerati si possono facilmente raggruppare in alcune
categorie ben nette. Anzitutto vengono i miracoli
spicciolati, inseriti senzordine nelle miscellanee del
Trecento < del Quattrocento: FLa, Fu1. Fu", Fn!, Fn/
M I U U o i . l ITALIANI XflII

Fp1. Fr';, F r, F r11, Landau. N1, S1, S \ V1, V:.


notevole il fatto che molti di questi miracoli sono
localizzati nella citt, alla quale apparteneva il
compositore della miscellanea, o in qualche luogo sacro
e di pellegrinaggio. Vs e Re1 So ricordano il sacco
di Faenza del 1370: Fn'5 reca un miracolo d una
donna di Viuegia ; Rv3 parla d un priore di S. Salva-
dor di Pavia e poi (n. 70) d un cavaliere della citt
di Xarni. Molte leggende hanno come scena la citt
di Roma; cos Fnc ci parla d una gentile donna di
Roma ; F r/ di uno religioso nella citt di Roma ;
Fr.3: di uno garqone verge no di Roma devoto de la
V. M. . .Molti di questi miracoli, raggranellati dalle
varie raccolte, si leggono in alcuni libercoletti popolari
del Cinquecento di seguito alla Vita della Vergine (D.
La pi cospicua di queste numerose raccolte di
miracoli quella che a mezzo il Trecento trasse da
pi libri ed espose nel suo schietto e squillante vol
gare il pisano Du c c i o di G-ano. L autore avverte
eh' egli impieg assai tempo in questa fatica ; e infatti

r Questa si la vita de la gloriosa verzene Maria con


alruni soi miracoli (/erotismimi (Venezia, Bernardino Vitali.
1500); Vita della gloriosa vergine Maria eco. con molti mira
coli in prosa qual de infiniti errori era confusa (Venezia.
Niccolo Zoppino, 1505): Vita della Gloriosa Viryine Maria ecc.
con molti miracoli in prosa (Guglielmo da Fontaneto, Venezia,
2 maggio 1521): La vita ecc. con alchuni dei ^firacoli devo
tissimi (Venezia. Francesco Bindoni et Mapheo Pasini, 1533);
ctr. P rince r> E ssling, Le tivres h figure renitiens, P. I, T. II,
p.
XC1V INTRODUZIONE - CAP. VI

la mole dell opera, il numero e la variet delle leg


gende ci dimostrano quali cure amorose e scrupolose,
quali tesori di pazienza e di memoria vi abbia dedicati
F artefice. Tutta la vastissima leggenda medievale
messa a profitto in questi 186 miracoli di Duccio pisano.
In essi ci passano innanzi tutte le figure, alle quali
aveva data vita la fantasia creatrice di Cesario di
Heisterbach, di Jacopo da Varagine, di Jacopo da
Vitry e di tutti i novellatori del Medio Evo. Accre
scono il pregio del volume i frequenti accenni alla
storia e alla vita civile e letteraria del Trecento; sicch
davvero da augurarsi che presto esso sia dissepolto
dalla sua polvere secolare e pubblicato per intero: e
che finalmente il nome di Dn c c i o di Ga n o da
P i s a abbia il luogo che gli spetta nella storia della
nostra letteratura.
Per ora dobbiamo accontentarci di leggere questa
interessante fiorita di miracoli nei due codici, che ce
T anno tramandata [Fn4; Rv3].
Un altra raccolta degna di nota quella cln io
chiamer la raccolta del N a u f r a g i o , perch inco
mincia col miracolo del pellegrino che andando al
santo Sopolcro cadde in mare e miracolosamente fu
scampato dalla V. M. :
Essendo una nave nell alto mare nella quale erano pel
legrini i quali andavano a visitare el santo Sepolcro di Cristo...

Essa contenuta in tre manoscritti toscani del


Quattrocento: Fp,* Fr, Re.
M IKACOU ITA M A N I XCV

Credo che questa interessante collezione sia stata


messa insieme in Toscana, verso il tramonto del Tre
cento; preceduta da un Prologo e dalla tavola, e
comprende secondo due buoni codici (Fp?; Fr3l
43 miracoli Q). Questo numero fa pensare al settimo
libro della Speculimi di Vincenzo Bellovacense, che
costituito per 1 appunto di 43 leggende. Invece nel
codice Casanatense la raccolta del Naufragio ben
pi ricca, comprendendo 83 miracoli; ma io credo che
il compositore di quella raccolta, labbia artificiosamente
impinguata, riunendo in fascio coi 43 miracoli della
collezione primitiva molti altri, che appartengono a
libri estranei o che erano spicciolati nei codici che egli
aveva dinanzi. Ad esempio, alla fine del Libro del
Naufragio qui accodato il miracolo del saccheggio
di Faenza, che era dianzi noto come una scrittura
del tutto indipendente.
Pur toscana un altra breve col lezioncina del
Quattrocento, che doveva contare forse sei o sette
miracoli (J).
Ma il libro che spicca su tutti gli altri, il libro
che ha una pi larga diffusione e una pi costante e
duratura popolarit, quello eh io chiamer il libro
del C a v a l i e r e perch ha questo inizio:
Era uno cavaliere molto ricco e potente, il quale aveva per
usanza ogni anno in certe feste fare grandi spese e conviti a
li suoi amici.

(') Non ne conosco stampe. I mss sono: F p ?, F r5 e R e1.


(*) F p3; F p4.
XCVI INTRODUZIONE - CAP. VI

e sapre cio con la novella: come [la V.] scamp


una donna dalla morte o dalle insidie del demo
nio . Del Libro del cavaliere conosco 4 manoscritti
del Quattrocento (*).
Tutte le stampe, da quella di Leonardo Achates
da Basilea (1475) fino alla milanese nel 1515, ripro
ducono costantemente questa raccolta, la quale nella
nostra letteratura costituisce la vera e propria vul
gata dei Miracoli. Essa non ha prologo, n cornice
alcuna; e l ordine e il numero delle novelle vi sono
assai vari. Fr.7 ha soli 29 miracoli; la celebre edi
zione di Bernardino Benali (Venezia, 1490) ne ha 56,
mentre quella bresciana dello stesso anno [xvn] ne
ha 52, e quella bolognese del 1491 ben 61 (s). Lor-
rigine, la data, la natura di questo fortunatissimo libro
mi sono sconosciute, poich nessuno prima d ora ha
approfondito 1 argomento e ha preso in esame queste
interessanti questioni. Eppure pochi altri libri ebbero
nella storia della nostra letteratura una fortuna cos
tenace e cos vasta come questo. Di anno in anno, a(i)

(i) j ,v , Fr"; N ; P'\


(-) Kr3, pur essendo acefalo, luv he 80 miracoli e Fr 10 ne
ha 185. Questo duo raccolte, che tuiscono Ulti e due eoi mira
colo del * tiglio del giudeo , sono forse sorelle; ma non soso
possano col legarsi col Libro ilei cara! ir re. *
La vulgata rappresentata dall'udizione veneziana di
Hornurdino Penali, fu riprodotta nel 1811 a Tarma (Miracoli
ilrllii Modulimi, Testo di lingua citato, a penna, recalo a Imona
lezione, Tarma, 1811 e poi a Tritino nel 1855, coi tipi della
v. Cappella del Sagrarnelo.
MIRACOLI ITA LI A N I .\ C V 1I

Bologna, a Milano, a Venezia, se ne spacciano edi


zioni d ogni prezzo e d ogni formato; il popolo non
abbandona mai per mi istante quest opera cos affa
scinante noi suo ingenuo candore.
Intorno al fascino di queste leggende miracolose ci
racconta un grazioso aneddoto Feo Beicari nella Vita
di Giovanni Colombini. Nel 1355, quando il beato non
aveva ancora aperta l anima all ispirazione divina,
ed ora ancora un rozzo uomo tutto dedito alle fac
cende ed ai traffici, un giorno ritorn a casa per pran
zare, con gran furia e desiderio di ritornare subito al
suo fondaco. La moglie, che non aveva ancora posto
ordine alla tavola, perch egli pazientasse, gli pose
innanzi un libro di leggende. Ma il mercante, rabbuf
fato, si prese il libro e, gettandolo in mezzo della
sala, disse a lei : Tu non hai altro pensiero che
di leggende ! A me conviene presto tornare al fon-
daco ! E dicendo queste e pi altre parole, la
coscienza lo cominci a rimordere in modo, che
ricolse il libro di terra e posesi a sedere . Le pagine
si seguivano alle pagine, e intanto il desinare era ap
parecchiato e la donna a gran voce richiamava Gio
vanni a tavola. E Giovanni le rispose : Aspetta
tu ora un poco per infino che questa leggenda abbia
letta . Gran meraviglia della moglie, che vede
assorto nella lettura, e pieno di tale fervore uomo
che non era usato leggere libri . E il fascino fu
tale che da quel d in poi, continuamente Giovanni
leggeva e meditava e rivolgeva nell anima le visioni
''Il
XCVIII INTRODUZIONE - CAP. VI

e gli echi di quei racconti, persino nella profondit


della notte.
Il solo sentimento religioso non basta a spiegare
quel fascino; si che quella serie di novelle miraco
lose svegliava nel profondo della rude anima dei
popolani quell indistinta aspirazione all infinito, che
freme nel cuore di ehi condannato a una vita me
schina e ristretta; e conduceva quei poveri sguardi
intorpiditi attraverso i mirabili regni del sogno e della
fantasia. Questo libercoletto di miracoli fu press a
poco il mondo cavalleresco della gente minuta; e nello
spirito degli umili e dei poverelli tenne il medesimo
posto che avevano nella mente dei cavalieri e dei
baroni, presso le corti di Ferrara e di Firenze, le
grandi creazioni fantastiche dei poemi d'avventura.
V II.

I l L ibro dki C in quanta M iracoli .

Nonostante la sua fortuna ben pi grande e in


tensa. il Libro del cavaliere non ha per nessun rispetto
l importanza storica del Libro dei cinquanta miracoli.
Questo Libro ben pi antico, pi antico dun secolo,
poich il codice appartiene alla prima met del Tre
cento (*); esso dunque forse la p r i m a r a c c o l t a
di miracoli che sia stata composta nella Penisola.
Limportanza del Libro dei 50 miracoli accresciuta
dal fatto che questa raccolta racchiusa da una vera
e propria cornice, come quella del Decameron e di
poche altre raccolte di novelle medievali. Mentre il
Libro del cavaliere e le altre collezioni latine e ro
manze sono caotiche accozzaglie di leggende, nelle
quali variano a capriccio dei trascrittori lordine e il
numero dei racconti, il Libro dei cinquanta miracoli
un opera organica e sistematica, che rivela il lavoro
di coordinazione e d arte d un uomo di gusto.
Col Libro dei cinquanta miracoli usciamo per la
prima volta dalla nebulosa ed incerta preistoria della
(>) posteriore all anno ISSI.
c INTRODUZIONE - CAP. VII

letteratura leggendaria per entrare sicuramente nella


storia di essa. Il Libro dei cinquanta Miracoli appartiene
alla storia dellarte, perch nell assestamento e nellela
borazione dei particolari e dellinsieme reca ben mani
festi i segni e limpronta del lavoro meditato e co
sciente d un artefice.
Il Libro dei miracoli diviso in 5 parti, ciascuna
delle quali preceduta da un prologo ispirato a una
sentenza di S. Bernardo o ad una delle ardenti invo
cazioni alla Vergine sparse nei Sermones del santo dot
tore borgognone. In ognuna delle cinque parti sono riu
nite le novelle che possono in qualche modo illustrare
le cinque prerogative le qual ave in s la biada ver
gette , cio i seguenti appellativi della Vergine tratti
dalle opere di S. Bernardo e rievocati nei Prologhi :

1 - M. memorari s
2 - A. ay d a t r i s
3 - R. r e ni u n e r a t r i x
4 - I. i 1lu ini n a t r i x
- A. advocata
Nella pi-ima parte sono compresi dodici miracoli,
dodici ( xiii-xxiv) nella seconda, undici nella terza
(xxv-xxxv), undici nella quarta i^xxxyi-xlyi), e infine
quattro (xLvn-i.) noli ultima.
1/ artificio di raccogliere i cinque epiteti della
Vergine, le cui iniziali insieme formino il nome:
M. A. l. I. A., non nuovo. Nel settimo capitolo
dello Sporulam historinle, die, come s visto, corre
IL. M i m o OKI C I N Q l 'A N T A MIRACOI.I fi

attraverso il Duecento anche come un libro indi pen


dente dal resto, col titolo di Marnile, Vincenzo Bello-
vacense racconta che un certo monaco . Josci ns, per
seguire il consiglio dell arcivescovo di Canterbury,
cantava cinque salmi, che si aprivano con queste
cinque iniziali: M. A. II. I. A. Dopo la morte di
Joscins, si videro dalla sua bocca spuntare cinque
bellissime rose. Un racconto simile () tra i mira
coli del codice Parigino 18.134 [nov. nj. In Italia
quella specie di anagramma della Vergine doveva
essere popolarissimo tra gli scrittori ecclesiastici e i
cultori dell arte religiosa. In fronte ad una miscel
lanea messa insieme da un artigiano di Verona al
principio del Quattrocento (2) si legge per lappunto:
- Mediatrix discordantium
A. Ausiliatrix pericolantium
R. Reconciliatrix disperantium
I. Tlluminatrix oberantium
A. Advocatrix omnium peccantium.
M. A. R. I. A.
Gi nel secolo xii si era sentito il desiderio di
disciplinare entro un quadro ben definito la materia

(*) Eiii Mneh kriinkte sich dariiber quoti nullam spe-


cialem sciebat orationem in honorem B. V: da wiihlte er sich
flint' Psalmen aus, mit den Anfangsbuchstaben M. A. R. I. A.
und diese singt er Heissig : cos il M ussafia. op. cit., i,
p. 1*n 3. Per la novella dello Speculimi, cfr. Mussafia, op. cit.,
il, p. 56.
('-) Cod. Trivulz. 96-1 [gi. Saibante], c. 1.
C1I INTRODUZIONE - CAP. VII

cos arenosa elei miracoli; e il compilatore della rac


colta C. - To u l . aveva pensato di distinguere le leg
gende a seconda dei quattro elementi in cui esse si
svolgono: fuoco, aria, acqua e terra. Ma egli non
chiar bene questa idea e non T applic che imperfet
tamente (1). E il suo esempio non trov poi imitatori
n seguaci.
Il primato, nell esecuzione d una simile idea,
spetta dunque all' autore del Libro dei 60 miracoli. Ed
notevole il fatto che pure italiano questo precur
sore della felice innovazione recata dal Boccaccio nella
storia della novella. La novella era proprio destinata
a subire dal genio italiano questa profonda impronta
che la non la abbandon poi mai pi nel corso dei
secoli.
Chi l autore dei Cinquanta miracoli ? Il libro
anonimo e il modestissimo artefice non vi lasci nes
suna traccia di s stesso. Certo egli era veneto, perch
veneziano il codice e veneto il dialetto dell opera
sua. Dalla natura di essa si potrebbe desumere eh egli
fosse un monaco, e dallo molte citazioni [nov. xxxvn -
xli - xliii - xlix] dell ordine e del monastero di
Cistello (Cistello = Cteaux) si potrebbe forse
indurre eh egli fosse precisamente un monaco cister
cense. Ma impossibile diro a quale dei conventi
veneti e torcellani dei Cistercensi egli appartenesse.

(') Ct'r. A. M u s s a c i \, op. eit., 1 1, Ul.


V ili.

I l codice parigino .

Il codice, dal quale traggo il Libro dei cinquanta


miracoli, una bella miscellanea del Trecento, acqui
stata non molti anni fa dalla Biblioteca Nazionale
di Parigi (fonds latin, nouv. acquisitions, 503). Esso
contiene le seguenti scritture :
1. [B o n i n c o n t r o d e B o v i , Storia del con
flitto tra la Chiesa e Federico Barbarossa] Inci
pit hijstoria de discordia et persecutione quam habuit
Ecclesia cuoi imperatore Federico Barbarossa tempore
Alexandri tercii summi pontificis et demum de pace facta
Veneciis et habita inter eos (c. la ) Fin. (c. 20):
Ego B o n i n c o n t r u s , licet origine Mantuanus,
natione quoque Bononiensis, tamen verbo et opere
totus Venetus et Rivaltensis, domini ducis et comunis
Veneciarum notarius et offitialis, hanc predictam hono-
rabilem istoriam hoc dar et plano epigramate con-
struxi ad Dei et sancti Marci laudem ac perpetuala
memoriam Venetorum .
CIV INTRODUZIONE - CAP. V ili

Questo libro fu composto tra il 1816 e il 1820;


Bonincontro mori prima del 1348 ri). Da questo ma
noscritto 1 Historia fu pubblicata nel 1902 nella nuova
edizione dei R. I. S. (2).
2. [ Ca s t e l l a n o da Ba s s a n o , Poema sulla
pace tra Alessandro III e Federico Barbarossa nel
1177] Veneciane pacis inter Ecc.am et Imperiun
C a s t e l l a n i B a s s i a n e n s i s liber prima* feliciter
incipit et primo ponitur auctoris intentio (c. 21) Fi
nisce a c. 47 : Venetiane pacis inter Ecclesiam et impe-
ratorem Castellani Bass'mensis liber secandns feliciter
explicit; Deo gratias; amen.
Questo testo fu studiato, precisamente sopra questo
manoscritto, da Griov. Monticolo (3) e pubblicato per
intero in appendice alla Vita di Sebastiano Ziani di
Marin Sanudo nella nuova edizione dei R. I. Scripto-
res (').
3. [storia san d i Brandani. Ine. : Brandanus mo-
naclius fecit ystam orationem de verbo dei (c. 4S/M>0).

(>) OtV. V. C ian , Vivaldo lelcalzer e l* enciclopedismo


italiano dalle origini nel S a p p i '2 del Giova, storico della
le/fcv. ital., 1!)02, p. 17.
(') G Montici>i.o, Le Vile dei Dopi d i Makin S anudo ,
Appendice iv alla Vita d i S ebastiano Z ia n i nei li. t. S.'-.
v o i. x \ ii , T. iv, p. H70 e s,"g.
(') G. Monticodo, Per l edizione critica del Poema di
Castellano da Passano s d ia pace d i Venezia nel 1/7 7 nel
in llrltin o della Soc. Filologica Domano, voi. vi (11KH), p. -l.
(') G. Monticoi.o , Le Vite dei Dopi v i i A p p e n d . ix.
p. lS.r>-fl!i
I l, ('ODICI'' l AIilCUNO C\

4. - [Un miracolo latino della Vergine], Ine.:


Fnit quidam monaclms qui exivit do (|iiodam mona-
storio (e. 60-61).
5. [orazione latina alla vergine] (c. Gl).
6. [orazione volgare in prosa] (c. 62).
7. [Poemetto intorno a S. M. Ma d d a l e n a ]
(c. 02 6-154) Tue. (*):
0 Magdalena ardente de la divina amanca
in Cristo amor fervente ponisti tua speranza
F i n . : che per suo amor me dia perseveranza.

8. [Li miracoli de Senta Maria], Cominciano a


c. 67 e finiscono a c. 108 colla soscrizione :
Ko sum qui sum ; bonus homo sum
ripetuta due volte.
Seguono poi tre carte (108-110) bianche; e poi:
0. Karatio Passionis d.ni nostri J. Christi se-
cinidnm Nicomedem (c. 111-136 6).
10. Incipit sacrimi conmercium Sancii Francisci
cimi domina Panpertate. lopuscolo di Giovanni
da Parma, scritto da mano del sec. xm, a due colonne
(c. 137-144).
Il codice scritto da piu mani, tutte della fine del
secolo xm o della prima met del secolo successivo (*).

() Vi si notano due scritture, l una dalla c. 62 fino a


c. 63 6: l altra da c. 63 6 sino alla fine.
(!) Nel catalogo ufficiale delle Xouvelles Acqusitions pub
blicato nella Bibliothque de V Ecole des Charles, 1892, p. 33,
il cod. datato del sec. xiv-xv . Ma un errore, come fu
riconosciuto da G. Monticolo, Le Vite dei Dotji cit. nei li. 1.
S.', xxii. p. 412.
evi INTRODUZIONE - CAP. V ili

Pu essere utile, a determinarne con maggiore pre


cisione la data della composizione, questa nota ag
giunta al Poema di Castellano da Bassano, a proposito
dellepitafo del doge Sebastiani Ziani, ivi trascritto:
Hic ponit auctor locum et tempii* quo dictam hysto-
riam scripsit et ea approbat per epiftaphium d. Seba
stiani Ziani, tane incliti ducis Venetiaruni:
Hanc ego veridicam dum scripsi cannine pacem
in tutis Venetum laribus centesimus annus
qnatuor adiunctis et quinquaginta tluebat
prescripte post gesta rei, velut infera clari
metra ducis tumulo qui post obit inde per annum
cenobio Sancti testantur sculpta Georgi.

Il poemetto fu dunque composto nel 1881 e dal-


1 originale fu direttamente trascritto nel codice Pari
gino, che tra gli altri testi dell opera di Castellano
si rivela il pi corretto e autorevole.
LI codice Parigino veneto di provenienza e forse
era posseduto nel Cinquecento da Aldo Manuzio (*);
nel 187*2 era nella biblioteca del conte Tegrini-Minu-
toli, a Lucca (*). Poi venne acquistato dal libraio
Franchi e pass quindi a Parigi nella collezione Piot.
Appunto nei inagazzini dell antiquario Piot il codice
fu esaminato ed ammirato, specialmente per la parte

') Cfr. V. Cian, op. c i t , p. 17. n. 1. La soscriziono, citata


dal Ciau, n quella che si leggo a e. 20 del nostro codice.
fs) Cfr S. lloNiii, ('atatoyo tiri coitici manoscritti / iossc-
ilnti ital noh. Siy. Conte Fnycnio Tcyrini-M in litoti in Lucca
c aci/iiis/ati ilalla ifitta Franchi c l'J, Lucra, 1S72, p. 12.
Il, conino IAKKINO CVII

elio riguarda i Cinquanta Miracoli, da Francesco Zam-


brini. Infatti nella sua rassegna delle antiche scrittui-e
sui Miracoli della Vergine lo Zambrini ci avverte (*):
Ne vidi, non ha molto, un [codice] antichissimo
posseduto dall illustre signor Piot di Parigi in dialetto
lombardo-veneto .
Il manoscritto fu acquistato dalla Biblioteca Na
zionale di Parigi nell anno 1892.

(') F. Z amiirixi, Le op. voly. a stampa *, Append.. p. 106.


IX .

Le fonti dei C in q u a n t a M ir a c o l i.

Per bene apprezzare il libro che ora ci sta innanzi,


necessario approfondire lo studio delle sue fonti e
delle origini della sua composizione. Prima di giun
gere a un risultato complessivo bisogner dunque che ci
inoltriamo attraverso un difficile e paziente studio ana
litico delle cinquanta novelle che compongono il libro.
1.
La seconda moglie dellimperatore, invidiosa della
bellezza della figliastra, le fa tagliare la mano e la
fa esporre nel deserto. Un duse raccoglie la po
vera mutilata e la d in moglie al proprio figlio:
lo sposo poco dopo va alla corte imperiale per
assistere a un torneo. L imperatrice sostituisce n una
lettera del dnso 1 ordine di uccidere la sposa, la
quale viene per la seconda volta esposta nel deserto.
Ma la Vergine la salva, le rende la mano, riconduce
a lei il marito e procura che sia rivelato il segreto
della sua nascita e delle sue avventure. 1/ imperatore
fa abbruciare la malvagia matrigna.
I
| I,K FONTI UHI CINQUANTA MIRACOLI CIX

K il miracolo conosciuto col nome di Ma nettine, perch dii


argomento al graziosissimo lioman de la Manekine di P h i
l i p p e de R e m i , s i g n o r e di B e a u m a n o i r , composto tra
il P270 e il l'JbO. Il ve d Ungheria ha una bella moglie, la quale
muore dando alla luce la figliuola J o i e . I baroni chiedono elio
il re si riaminogli; ma egli rifiuta perch aveva promesso alla
regina morente di non sposare se non una donna che la ugua
gliasse in bellezza. 1 baroni allora tanno il nome di J o i e e il re
a poco a poco si acconcia allorribile idea dellincesto; ma J o i e ,
piuttosto ebe sposare il padre, si taglia una mano. Il re, turioso
per questo tratto, ordina che si bruci la ribelle; ma il sicario ha
piet di lei e pone sul rogo un manichino ; e J o i e viene abban
donata nel mare infinito su una fragile barchetta. J o i e approda
miracolosamente in Iscozia, innamora di se il re, e ne diventa
la sposa. (Quando J o i e mette alla luce un bambino, il re di
Scozia assente dalla capitale e la suocera, alla quale quel
matrimonio con la trovatella punto non garba, intercetta una
lettera di Joie al marito e ne sostituisce unaltra che racchiude
la notizia che il bimbo ora nato mostruoso e la domanda di
istruzioni sul da tarsi. Il re risponde che si attenda il suo
ritorno: ma la perfida suocera sostituisce a questa risposta lor
dine che senz altro siano abbruciati sul rogo e la madre ed il
figlio. Ma. anche qui. il siniscalco impietosito sostituisce un
fantoccio a J o ie e mette in mare ancora una volta la Manekine.
Il re di Scozia ritorna ed ha della madre la confessione
dell* orribile delitto. Allora egli si mette in via e per sette anni
va alla ricerca della sposa; alla fine la Provvidenza lo conduce
a Roma, dove frattanto Manekine, dopo un nuovo naufragio,
si era rifugiata, e qui riconosce dallanello la sposa sventurata.
Intanto anche il re d Ungheria viene a Roma per confes
sare i suoi peccati al papa Urbano e riconosce in Manekine la
sua figlia, J o i e . In una fontana viene a galla il moncherino
di J o i e ed esso si riattacca al braccio e riacquista la vita per
virt d un miracolo. Un angelo a questo punto annuncia che
ex INTRODCZIOXE - CAP. IX

il filo di una cos drammatica avventura stato perennemente


retto dalla sicura mano della Vergine (*).
Nel Trecento questa leggenda fu ridotta a mistero col
titolo di: Mircicle de la fille du Eoy de Hongrie (?).
In Italia la Manekine prese il nome di Oliva e il re
d U ngheria quello di Giuliano imperatore: del miracolo si fece
un c a n t a r e in ottava rima, che fu spacciato dai cantampanca
in parecchie edizioni del Quattrocento e del Cinquecento, una
novella in prosa e poi una delle pi belle e note s a c r e
r a p p r e s e n t a z i o n i fiorentine (3).
La leggenda della Manekine esposta in numerosis
simi testi latini m edievali (*). Ed compresa anche in una rac
colta jugoslava di miracoli: i Mirakuli slavne dene Marie del
1507-9 (>).

(*) Le ronian de la Manekine si legge in un solo ras.


(frane. 15S8 della B. N. di Parigi) ornato di belle miniature:
fu pubblicato due volte: nel 1840 da F r. Michel , loman de
la Manekine par Philippe de Rei ni s, e poi nel 1881-5 da H.
S uchier , X>es oeuvres poetigli ex de Philippe de Remi, sire ile
Beatnnanoir, in 2 voli. (Soc des A nciens Textes Franeais).
(2) il 29 dei cit. Mintele* de X. D. pa r personnayes e
fu edito nel 1839 da L. I. N. Monmerquk e F r. Michel,
Thiltre franeais an M. A., Paris, p. 4S1-5S2, e poi nel 5 voi.
della collezione di G. P aris e U. R orert, p. 1 e sgg. (Soc. des
A nciens Textes Franeais).
(3) Cfr. G. Milciisack. Due farse del xec. x v i, Bologna,
1S82, p. 161 e sgg. Sulla Rappresoli, di S. Uliva cfr. A. DA n
cona, La R appr. di S. Uliva, Pisa, 1863; A. D A ncona, S<tcre
rappresentazioni dei sec. x ir - x v i , Firenze, 1872, voi. m , p. 236-
2f>0; Origini del teatro italiano, Torino, 1891, voi. i, p. 436 e sgg.
() Cfr. H. S i'ciiier , La fille sans mains nella Romania,
xxx, 519 e xxxix, (51.
U) Palile P opovic', Die Manekine in der Smista -
visc/ien Literatnr in Zeitschrift f'ir lom. Philol., xxx li, 1908,
p. 312. Nei Miracoli slavi questa novella ha il n xi
Sulla storia del miracolo cfr. II. D aimlini, S tu d ia i iher
den Typus des Miidchens oline Unitile, Monaco (I)issert.), 1914.
M? FONTI OHI CIN Q U A N TA M lltA C lU .I exr

2.

Storiii di Giovanni D a ma s c e n o .
IO uno dei miracoli latini aggiunti alla raccolta di Pez dal
cod. Ambros. c. 150 inf., della fine del Duecento e d origine
francese ('). E il xxxvnr della Scala Coeli del domenicano
J o a n n e s Go b i u s , della prima met del sec. xiv (2), ed il xxx
dei miracoli in versi ottosillabi del cod. frane. 818 della Bibl.
Nazionale di Parigi (3).

3.
Ce s a r i o , liberato dalla Vergine dalle tentazioni
dei sensi, diventa Papa e prende il nome di Le o n e .
Una donna, eli egli aveva amata e desiderata, sper
duta nella folla dei pellegrini, gli prende la mano e
la bacia. La mano ha un fremito; e allora Leone se
la fa tagliare.
E il secondo miracolo duna collezione messa insieme verso la
met o alla fine del sec. xn, che si legge compiuta nel cod. lat.
5268 della Bibl. Xaz. di Parigi e frammentaria in un cod. della
Bibl. di Charleville (').
Nella raccolta del cod. lat. 5267 della Nazionale Parigina,
scritta nel xm secolo, questo miracolo ha il numero 7 (5).

(') Cfr. A. M u s s a f ia , op. cit., i, p. USI. contenuta anche


nel cod. Valliceli. B 75 (sec. xm ). n v. c. 33; cfr. P oxcelet,
Calai. Codd. Hagioyr. Bibl. Rom., p. 3iS0
(-) Cfr. A. M u s s a f ia , o p . c it., m , p. 12.
(3) A. Mussafia, v, p. 6.
(4) Cfr. A. M u s s a f ia , i i , p. 6 : il testo pubblicato inte
gralmente nel v degli Studien zu den M. A. Marienleyenden.
p. 33.
(") Cfr. A. Mussafia, i . p. 9S9.
OXII INTRODUZIONE - Ca f . IX

La storia di C e s a r i o fornisce argomento al xx dei Mi ra


cle# in ottosillabi del cod. 818 della Xaz. di Parigi ('). Del clero
qui prioit nostre dame S. Marie por sa luxure:

Uns joines clers de Rome nez


Ce sa r in s est appellez;
ses peres ot num Patricor
del lignage al senato:-__

4.
Un povero uomo che spasima per un dolore ad un
piede, chiede invano grazia a Dio. Disperato, si taglia
il piede in chiesa e ritorna a casa grondante di
sangue; si addormenta e gli appare la Vergine, la
quale gli restituisce il piede risanato.
Diffusissimo miracolo. Lo si legge nella raccolta di Pez
n. 18] con questo particolare: lammalato ardenti uno pede si
reca al santuario della Vergine posto in urbe Vinaria = Yi-
viers (-). Il miracolo ripetuto tal quale in SV. n. 65 (xu sec.),
nelle due collezioni gemelle di Lipsia e di Copenaghen del sec.
xn -xm (3), nel cod. Lpz II ( , nel cod. Parig. 17491 (sec. xm )
n. 82 ('*), nel Par. 52667, del Duecento, n. 57, con qualche
variante e con qualche raccorciamento (,5). nel gruppo APM
n. xxiii ], nei codici di Berna 187 (sec. xm), e Tolosano 178. nel

C) Cfr. A. Mi ss a i t a , v, p. 5. Il poemetto pubblicato


nello stesso fascicolo, p. 81.
() A. MiJ.ssui.v, i, 910.
(3j N. 21-28; cfr. op. cit., l, p. 957; 971.
(') Op. cit., i, p. 97 I.
(") Op. cit., i, p. 97*.
() Op. cit. i, 992.
I.K TONTI OKI CINQUANTA MIRACOLI CXIII

gruppo C - T oul, n. xxv e nel cod. Parig. 5502, n. x ( ). Nella


versione metrica della Biblioteca dell Arsenale il miracolo non
pi localizzato a V i v i e r s , e incomincia ():

Quidam miser eyrotabat


dolor accr hunc vexabat,
nani pedem fiamma vonibat.

(Questa novella la cinquantesima del l.iber miracnlorum


S. Dei yenitriciti di G u g l i e l m o di Ma l m c s b u r y , ed pur
la cinquantesima dei Miracleti in ottosillabi del cod. Parig. 818,
dove 1 urbs Yivaria di Pez diventa N i v e r s la cit (3).
Una leggenda analoga narrata tra gli Esempi v e n e t i del
principio del Trecento: exemplo d uno povero ortolano C).
Un ortolano avaro si ammala ad un piede e guarisce per la sola
grazia della Vergine e non per le cure dei medici eh egli si
procaccia a suoli di quattrini.
Lidentica versione della leggenda riferita da B o n v e s i n
da R i v a ' -) nel primo racconto del Vnlgare de Elymosinis
(De hortnliiiio).
La f o n t e di questo miracolo pare debba essere il libro De
lande S. di G u i b e r t de N o g e n t ( f 1121) nel quale si
legge la seguente istoria. Pietro da Grenoble, costretto ad
arare la terra la festa di S. Maddalena, colpito dal fulmine,
che gli d in un piede il male des ardents . Pietro innalza
vane preghiere davanti all altare di S. Margherita; allora si
reca in un santuario della Vergine, si taglia la gamba e la
nasconde nella chiesa. Poco dopo la Vergine gli appare, seguita

(') Op. cit., il. 12, 1G, 18, 4G.


(-) Op. cit., il, 73.
(3) Cfr. A. M ussatia , Studien, iv, 22; v, 9.
(4) J. U lrich , Jlecneil cl exemples en ancien italien nella
Romania, xm , p. .28 (dal cod. Add. 22557 del British Museum).
(:>) Cfr. qui addietro, p. xliv .
vin
CXIV INTRODUZIONE - CAP. IX

da S. Ippolito, e gli ridona la gamba tagliata in modo che Pietro


pu camminare speditamente, sebbene zoppicando.
Dopo un anno ricompaiono Maria e Ippolito e il santo d
un urto alla gamba, la quale in tal modo risana completamente.
Leodegarius episcopus Vivariensis compie un inchiesta sulla
verit del miracolo. Pietro diventa eremita, viene assalito dal
diavolo e si difende con una stola dopo una terribile lotta.
Allora si dice che i vescovi di Viviers e di Grenoble abbiano
sconsigliato Pietro dal vivere nella solitudine e lo abbiano fatto
rinchiudere in un convento. L antichit del racconto e il
lusso di particolari sembrano attestare che da questo libro di
G u i b e r t de N o g e n t sian proceduti i pi semplici miracoli
delle raccolte del sec. x iii e del sec. xiv (>).

5.
Un monaco pensa al suo asino, mentre sta pre
gando; per punirsi di questo fallo, vende l asino e
ne d il prezzo ai poveri.
Alcuni giovani lo costringono a seguirlo in nn
luogo di malaffare; ma egli parla alle sciagurate con
tale accento di commozione che esse si rendono a Dio
e quella casa di perdizione si converte in un mona
stero.
Il re R i c c a r d o d I n g h i l t e r r a viene al mo
nastero, ormai famoso per la sua santit, per porvi
una sua figliuola e si innamora di una monaca. Sic
come olla gli resiste, il re minaccia di dar fuoco al
convento. Allora la monaca promette ili concedergli
quollft parte del suo corpo che pi abbia acceso il suo

(') Su Guibort do Nogont, cfr. A. Mu s s a l a , i, 9*25 o sgg.


LE TONTI DUI T IN O U A N T V M IR A T O L I OX V

amore; o il re rispondo die gli strumenti di quella


mala sono gli ocelli. La monaca si strappa gli ocelli
e li invia al re. Commosso da questa sublime ed eroica
prova, Riccardo raccoglie gli occhi come una preziosa
reliquia e li depone sullaltare della Vorgine; improv
visamente, per un miracolo, la monaca riacquista la
luce.
Questa novella, che una delle pi belle ed affascinanti di
tutta la nostra letteratura leggendaria, risulta evidentemente
composta di tre racconti diversi:
1. storia dell asino e del monaco:
2. storia della conversione delle donne lascive a santit;
3. storia della monaca, che si cava gli occhi.
Ignoro l origine del primo. Quanto al secondo facile il
richiamo alla diffusa leggenda di Tais meretrice convertita a
santit da un abbate (') II terzo motivo un celebre racconto,
attribuiti) a S. Brigida (AA. SS.. febbr.) e a S. Lucia. E uno
dei Exe ni pia (*) di Iacopo di Vitry (n. LVII). Nella nostra
letteratura antica lo si legge in moltisimi testi. E ricordato tra
altri sacri racconti nel Fiore di Virt, (u. XXXT): Della virt
della castit si conta nella Vita de santi Padri duna monaca
della quale sera innamorato il signore delle terre l dov era
monaca nel monastero.... (3). Il miracolo qui non compiuto.

() Cfr. A. Monteverdi, Gli esempi dello Specchio di vera


penitenza cit., p. 229.
(?) Crani;, op. cit., p. 22.
(3) Fiore di virt, testo di lingua ridotto a corretta le
zione per A genore Gelei8, Firenze, 1856, p. 95 [cap. xxxvj. Su
questa novella, cfr. A. Bartoli, Storia della letter. ital.,vo\. ni
|La prosa italiana nel periodo delle origini 1, Firenze, 1880,
p. 350; A. G. Van H amel, Li romans de Carit et Miserere dii
Renclns de Moiliens, 1885, p. 352; II. S ichier , Oeuvres poti-
tjues de Philippe de Remi cit., voi. i, p. xlii.
CXVI INTRODUZIONE - CAP. IX

perch il signore si parti tutto quanto smarrito e forte


turbato , ma la povera monaca non riacquist gli occhi, come
nella nostra novella e nell esempio originale latino.
Nel cod. Fr.4, del Quattrocento, si ha pure il miracolo
d una monacha che-ssi chav gli occhi e per miracolo della
Vergine Maria ne riebbe due pi belli . E nei Miracoli della
Vergine del libro del cavaliere questo racconto costituisce
il n. XLYII1.
In tre manoscritti fiorentini del Trecento e del Quattro-
cento si legge una versione assai ampia di questa novella
tradizionale; ivi il miracolo, che annunciato nella rubrica
molto bello , assume una forma vivacemente drammatica (').
Il convento era un monastero di Clarisse a Roma e conte
neva doxento donne ; un giorno che le Clarisse cantavano
in presenza del popolo, misser Z i b e d e o , famigliare del-
l imperatore Costantino, si innamor furiosamente duna di
esse, che aveva nome S o r D ea : egli non posseva n
maniare n bevere e non trovava loco n reponso, tanto era
enainorato de la ditta monega e stava su a letto e non pos-
se va dormire n roponsarc . Costantino, mosso a piet, gli
d licenza di venire a capo del suo capriccio; e allora Zibedeo
si munta a cavallo cum la sua ^ente, e vassene al monastero ,
espone alla badessa il suo caso, e offre rabbiosamente o la
pace, al prezzo chq si indovina, o la guerra. Z i b e d e o vuol
parlare a Suora Dea; o invano gli si risponde che ella

(') Cfr. W. F kihd .mann, Altitalieiisrhe lleiligeulegetiden,


Dresden, l J0S, p. 15 e sgg.
11 cod. riprodotto dal F riedmann F n .r*, 7.
Rispetto alle fonti il Fiiied.mann pieno di stupore: Un-
golost limaste dio Frago nacli dor llerkiiuft von 7 . bloilion...
Fs tndet sicb in Keinor dor bekannten Sammlungon und ist
aneli in Mussalius Studimi zu don mittolaltorliclien Miirienlo-
gondoii nielli orwihnt... Fa t a i ist aneli dor Ninno Dea, dor
kein kulondariiame ist ! (np. cit , p. xiv).
LE FONTI I)KI CINQUANTA MlltACOU CX VII

* amalata di gran iufirinitao . Anche trasportata a braccia,


anche in barella, la suora deve venire al parlatorio.
Ecco la sor Dea a la fenestra e salute raisser Zibedeo
e disse:
Misser, que voliti vu dire a la sor Dea ?
Alora disse raisser Zibedeo : Poi eh e veco la sor Dea.
e voio parlare tego a solo a s ol o. . . .
Alora tutte quante se partino. E la sor Dea remase sola
cura lui al parlatorio. Et en meco de lor era un muro gros-
sissinio a meravoia, e la fenestra tuta de ferro massica. Disse
raisser Zibedeo: Madonna, lo die de la festa vostra, che
vu cantavi in goro, come prima ve guardai, e io me inamorai
de vu in tal manera che poi non fui segnor de mi raedesmo,
anci son tuto en vostra segnoria e si son dato tuto al vostro
amore. E sapiati che, s e non de vu me desiderio anci che
passeno tri jorni, e io vegnir per le budella del meo padre
e de la mia madre e si metter a foco et a fiamma tuto
questo monestero cura tute le donne che son dentro, che
carnai no ge canter gallo n gallina .
Suor Dea promette di concedergli entro tre giorni gli occhi
che son stati cagione di tanto martirio d amore.
E la sor Dea si venne molto cambiata en lo viso e trov
tute lo dono in oracione . Esse chiedono notizie del tragico
colloquio e suor Dea riferisce la minaccia di Z i b e d e o e la sua
promessa, e chiede consiglio; e tutte le monache, dopo profonda
meditazione, decidono che suor Dea consenta al barone .
* Alora la sor Dea respose e si disse:
Sorelle mie, state allegre, ni no ve dati travaio, state
* tute in oracione___
E sor Dea se n and a la soa cella e comenc molte fiate
a piancere la soa forte ventura e quando Pav pianto e con-
templato e orato, et ella raande per un baratro e felo venire
celadamente e fecilo curare credencia e po li di un fiorili
doro e si disse:
CXVIII INTRODUZIONE - CAP. IX

E voio che tu me tragi ambedni i ochi. E lo barat[er]o


disse che cos taravo voluntera a tute le altre e incontenente
li ave trati e fo partito e andato via. E la sor Dea remase
sola in la cela e fasssse e velasse e poi chiam la soa ser-
viciale e disse : To quisti ochii e rntelli in una copa
d ariento e covrili ciim una bianca toaia e presentali de la
mia parte a misser Zibedeo. . .
Tutte le sorelle piangono; ed ecco misser Z i b e d e o a la
porta del monastero e picava e domande l abadessa chan-
dasse al parlatorio. Ecco l abadessa si venuta, e misser
Zibedeo disse: Madona, fati venire la sor Dea, eh eo la
volio vedere en persona.
Ecco che la sor Dea si venuta tuta fassada e velata.
Disse misser Zibedeo: E io ge voio vedere la facia desco-
verta. E poi che l ave veduta, el comen^ duramente a
piangere .
Zibedeo, contrito, rivolge una preghiera a Dio; ed ecco
appare un angelo splendidissimo. Langelo prende in mano i
due occhi spenti e li rimette nelle occhiaie di suor Dea, cos
risplendenti e belli, eli' erano cosa meravigliosa a vedersi.
E quando labadessa e le altre sore videro i ochii de tanta
clarit e de tanta vert a la sor Dea, tute corseno ai so pei.
e beata quella che li potesse basare! ;>
Questa novella costituisce una delle pagine pi vive e
bello della prosa antica italiana.
Il testo che ho riassunto e riferito nei tratti pi dram
matici veneto, del pi puro Trecento. Ma no abbiamo una
versione fiorentina, raccolta in un suo leggondnrio da Tommaso
del maestro Piero do Pulci, del popolo di 8. Stefano al Ponte,
nell anno IMO ().

C) Uno mi rilettolo molto bello della Veri/in e Maria che


ferir d' una monarha una dirota. La medesima novella di
Oii i li i d e o e di S u o r Dea si legge anche nel cod. Fr. 11 con
LU l'ONTI n u i CINQU ANT A MIltACOI.l C.V IX

(.
Storia di S . G i o v a n n i B o c c a d o r o , patriarca
ili Costantinopoli, che divenne cieco e riebbe miraco
losamente la luce.
La storia di S. Giovanni Boccadoro narrata in due cantari
in ottava rima, 1 uno pi antico (ine. Altissima reina incoro
nata), l altro del Quattrocento riprodotto in moltissime stampe
popolari (*). Ma la leggenda dei due c a n t a r i si allontana
moltissimo dal miracolo. 11 racconto, che ivi si narra, il se
guente. La figlia di un re, durante la caccia, si perde in un
bosco e chiede ospitalit a un romito. Costui le fa violenza e
1 uccide, poi pentito del suo misfatto, parte e vive sette anni
nel deserto. Il re lo ritrova nel deserto, barbuto come un orso, e
lo trascina alla reggia. La regina mette alla luce un bambino, il
piale subito miracolosamente parla e ordina al re che 1 uomo
selvaggio, che il Santo, sia ricondotto nel suo eremo nel deserto.

questa rubrica: D' uno mnnistero di donne le quali erano da


CC. tutte sante donne e come il d della festa di quello mu
niste ro starano le monache palesemente a cantare V uficio ini
presenza del popolo e molta pente andava a udirle cantare e
eome uno barone dello imperadore, esendo andato per vedere
le dette monache, e subito fu inamorato d ima di quelle mo
nache, la quale a Uni parve la pi bella. E come la detta
monaca si cavo gli occhi e mandogli al barone, perch disse
che sera inamorato degli occhi suoi e come il barone si con
vert e torno a penitenza.
Anche nel cod. Fr. * (cfr. qui indietro p. lxiii) si ha il
miracolo (n. vili) d! una monaca che ssi chav gli occhi e per
miracolo della Vergine Maria ne riebbe due pi begli
(>) Cfr. A. DA ncona, La leggenda di E. Albano ecc. e
ta Storia ili S. Giovanni Boccadoro secondo due antiche le
zioni in ottava rima, Bologna, 18G5 ; A. D A ncona, Poemetti
popolari italiani raccolti ed illustrati. Bologna, 1889 (i. Storia
di S. Giovanni Boccadoro), p. 43.
cxx INTRODUZIONE - CAP. IX

7.
Il vescovo F i l i b e r t o , ridotto in fin di vita,
miracolosamente risanato dalla Vergine con tre
gocce di latte spremute dalle sue mammelle.
Il miracolo attribuito a uu monaco innominato dalla
raccolta di Pez, n. 30: e in questa forma ripetuto da S. V..
n. 14, Parig. 17491, n. 79, Parig. 18134, n. 14; Parig. 5268, n. 10,
tutti del sec. xii e xm ('). Per la prima volta il nome di
F u l b e r t u s , vescovo di Chartres, compare nel cod. Tolosano
182, raccolta di miracoli divisa in 3 libri, del sec. xu (in Car-
notensi civitute quidam preclare memorie episcopus nomine
Fulbertus). Quivi si aggiunge che il vescovo raccoglie le stille
di latte in un calice argenteo. Col nome di Fulberto la novella
raccontata nei Miracnla di Guglielmo di Malmesbury (n. 31) e
nei cod. Oxford-Talliol 240 (n. 37) e Cambridge M. 6.15, n. 6 (J).
Nei Miracles ritmici di Everardo di Gatelly (n. I) larama-
lato non un vescovo, ma, come in Pez, un semplice chierico, e
la malattia guarita prodigiosamente un cancro nella bocca (3).
Il miracolo riferito anche nella raccolta casanatense di
miracoli italiani in prosa (n. 9). Ma in essa manca, come nei
J\Iiracles francesi, il nome di F u l b e r t o : duno c a n o n i c o
infermo a cui apparve la beata Virgine Maria e sanololo
stilandogle in su le labro del late suo precioso (').

8.
Un monaco lebbroso miracolosamente guarito
dalla Vergine, che gli d a mangiare un pomo tratto
dal suo seno.
(') Cfr. A. Mi ssakia , Stndien, I, 942, 955, 958, 979, 983; il, 6.
(*) Cfr. A. MLss ri a , Stintivii, il, 19; li, 32, 37; iv, 21.
U) Milito da P. Murine nella Itouianiu, xxvni, p 28.
(4) Uc, ix ; cfr. qui indietro p. i,.\.\.

i
T a v . VI

l\\ MIRACOLO D E L L A V E R G I N E

Silografia ilellcdiz. liorontina d(l 1500


(il. Wlll).
I,E CONTI DEI CINQUANTA MIUACOI.t CX XI

Essenzialmente non altro elio una variante del numero


precedente. Si pu richiamare quel miracolo [63J del cod. Parig.
18131, in cui un saraceno vedo da unimmagine della Y. duo
ubera pulcherrima pectore o r ir i; e x . , . , uberibus vidit olei
Honorem emanare (').

9.

Un monaco dell ordeno de Cistello ammalato


vede passare attraverso l infermeria 15 frati che sof
frono a causa della pigrizia dei confratelli nelle ora
zioni. Il monaco si alza, va in chiesa a pregare la
Vergine e ne ottiene l immediata guarigione.
Non varia che nei particolari dai n. 7 e 8.

10.

Una giovinetta vede in sogno una contessa tra


scinata all inferno perch era stata in vita troppo
vana. Allora la giovane si fa monaca; ma ammala di
una fistola puzzolente ed fuggita da tutti. La Ver
gine interviene e converte quell orribile fetore in un
profumo celestiale.

La prima parte della novella, il sogno, ricorda la visione


del carbonaio nel celebre esempio Passavantino (xi); la
donna colpevole inseguita e straziata da un cavaliere. La se
conda parte una variante del ricchissimo motivo della guari
gione miracolosa, che trattato in molti racconti antecedenti
(vi-vii-vm-xi).

(') A. M i ssajia , Sludien, i, 980.


exxn INTRODUZIONE - CAI. IX

11.
Una vedova devota della Vergine, ammalata di
un morbo incurabile, risanata miracolosamente.
12 .

Un bimbo di undici anni liberato dal fuoco


sacro per grazia della Vergine.
Le sei novelle 7-8-0-10-11-12 formano un gruppo om ogeneo:
e svolgono con alcune varianti il motivo della guarigione mira
colosa di orribili malattie.

18 .

Un cavaliere, disperato perch ha dato fondo alle


sue ricchezze, trova un gentiluomo che gli offre oro
ed argento purch egli gli permetta di avere con la
moglie un colloquio in un giorno determinato. Il cava
liere accetta il patto e coi denari del diavolo poich
ben era il diavolo quel gentiluomo camuffato compra
case e palazzi. (Giunto il giorno fissato, conduce la
moglie allappuntamento ; ma per via ella si sofferma
a pregare davanti a un oratorio della Vergine e qui
si addormenta. La Vergine assume le spoglie di lei,
sgomina con Here parole il diavolo ed ordina al cava
liere di sbarazzarsi delle ricchezze malo acquistate.
Diffusissimo miracolo. Lo si leggo nel cnp. (JXIX della
l,e</rinta mirra di .Iacopo da Vai-azze (t 12l>8), india ticalii
c o rti di Joliaunos .Iunior ('), o in una versione ritmica lom-

(') ('IV. A. M u s s a c i \, S h u f i r n , n. (>r>; in , 41


I,E PO N T I DEI C l N ' g l ' A N l\\ M l K A U O l . l CX M I l

barda del soc. xiv in 24 strofe monorime di alessandrini, che


conosciuta col nomo di Leggenda dello S c i a v o Dai ni a-
s i na (')

U.

Dopo molte vane preghiere a Dio, alla fino una


coppia sterile ha un figliuolo; il padre, in segno di
riconoscenza al Cielo, si fa monaco. Passati molti
anni, il figlio giace con la madre e ne ha una bimba,
che viene soppressa e gettata in una latrina. Il Dia
volo, sotto le spoglie di un chierico, accusa pubblica
mente la donna, la quale si getta ai piedi del Papa
e viene assolta. Il chierico scompare misteriosamente.

E un esempio comune a tutte le grandi collezioni latine


dei secoli x i i , xm e xiv: S V, n. 62; Parig. 17491, n. 73; Parig.
2333, n. 73; Parig. 5562, n. 5; Charleville 168, n. 1 (), cod.
Arundel 506 del Brit. Mnseum (prima met del Trecento),
n. 36 (3). Lo si legge nello Speculimi hisloriale di Vincenzo
da Beauvais (f 1264). nellAlphabetum Narrationum di Arnoldo
da Liegi (1308), nello Speculimi laiconmi di Giovanni da Hove-
den (seconda met del Dugento), tra gli Exempla di G i a c o m o
da V i t r y (t 1240) e tra quelli raccolti nei codici del Brit.
Museum dal Wright (*). E narrato in un poemetto francese,

b Cfr. L. B iadene , Un miracolo della M adonna: la


leggenda dello Sciavo Dal inasina nel Propngn., N. S., voi. vi
(1*93) P. n, pp. 319-372.
(-) Cfr. A. Mussafia , Stiulien, i, p. 957, 979, 981; n, 44,49.
(a) Cat. o f Romances c i t , voi. in, p. 543.
(4) Per lo Speculimi hist. cfr. Mussa fi a, i i , 53; per lo
Spec. Laiconmi, I. A. H ebert , Catal. f Romances cit., in .
p. 370 e sgg. (cod. add. 11284 del Brit. Museum): per Y Al pii.
CXXIV INTRODUZIONE - CAP. IX

che fa seguito a lla Vie dea anciens prea () e in tito la to De la


borjoise de Rome qui fu grosse de son fil ().

15.
L imperatore di Roma, partendo, affida la moglie
al fratello, il quale si innamora di essa e la richiede
di follia. L imperatrice si raccomanda alla Vergine,
finge di accettare le proposte del cognato e riesce a
chiuderlo in un carcere. Alla venuta del marito, libera
il prigioniero, il quale la accusa spudoratamente. Lim
peratore porge fede alle parole del fratello e fa porre
in mare in una navicella la presunta adultera.
La d o n n a p e r s e g u i t a t a approda a una citt
dove la regina la accoglie e le affida in custodia il
figliuoletto. Il s i n i s c a l c o infiammato da ardente
concupiscenza e non potendo ottenere nulla dalla
donna, si vendica uccidendole tra le braccia il piccolo
Karrationinn, Mussafia , in, 44; per la Scala coeli, Mussafia ,
i ii , 43.
Quanto a J a c o p o d a V i t r y cfr. Esempla et Sermones
vulgo rea ed. O rane cit., . c o ix iii , pp. 110-111
Il testo del Wriglit [n. ex] recensito dal Mussafia, ii , GS.
Si aggiungano i codd. : Bild. di Darmstadt 703, n. 18, A p
partenente al sec. xiv (M ussafia , iv , 0) e Casanatenso 890, n. 3,
pur del Trecento (A. Ioncei.et, Calai. Codd. Hagioyr. Latin.
Bibliotheca rii m Romanarum, Bruxelles, 1909, p. 217).
(>j Kd. dal Mon, Souveau Ree nei l de Fabliau.r et Contea,
1823, voi. il, p. 391; cfr. J A. llmiHKT, Calai, o f Roma urea
in th Pepart. o f mas. in th Britiah Mnarum, London, 1910,
voi. in, p. 319.
Cfr. I\ Toi.imi, Dall'Alphabetum Sarrationuin in Archiv
f a r dita Stiidiinn der n a t e m i Sprnchen and Litvraturen,
voi. oxi.x, p. 351.
LK FONTI I)K 1 CIN Q U AN T A 1
M KACOM CX X V

principino. Scacciata dalla corte. la d o n n a p e r s e


g u i t a t a messa in mare per la seconda volta.
Ella approda a un monastero, dove il pr i or e,
acceso come gi alla corte della Regina il sini
scalco di folle amore, le fa oscene proposte. Egli
si vendica del fiero rifiuto di lei ponendole nel letto
mi calice dargento e accusandola di furto. Ella viene
scacciata per la t e r z a volta.
Ella approda presso a un castello e in un remi-
torio l vicino apprende la virt delle erbe. Intanto
il fratello dell imperatore diventa lebbroso; il sini
scalco paralitico e il priore, lunatico. Essi vengono
dalla donna e chiedono che li guarisca: ma ella prima
impone che si confessino.
Il priore e il siniscalco fanno ci, ma non il
cognato. Allora la donna cita tutti i delitti e le calun
nie che egli ha fatti e il peccatore, contrito, chiede
perdono. I tre malati sono prodigiosamente guariti.
L imperatore, che aveva accompagnato il fratello,
nell autrice della guarigione riconosce la moglie ca
lunniata e scacciata ; ma questa ormai rifiuta di rien
trare nella corte e rimane nel suo santo eremo. Lim
peratore fa costruire accanto a quella colletta unaltra
celletta da eremita e vi si rinchiude per espiare e per
pregare.
E il motivo della donna perseguitata, noto agli studiosi
delle letterature medievali col nome di S t o r i a di C r e s c e n -
z i a. o di S t o r i a di H i l d e g a r d e perch nelle leggende
germaniche l imperatore si identifica con Carlomagno, la impe-
CXXVI IXTRODl'ZIOXB - CAP. IX

ratrice ripudiata con H i l d e g a r d e . sua sposa, e il cognato


traditore viene nominato Talant, fratello di Carlomagno ().
(Questa novella offre argomento a uno dei testi pi interessanti
della letteratura francese medievale, la Chanson de Florence
de Home, appartenente al primo quarto del sec. xm (*).
Qui il racconto assai pi complicato che nel nostro mira
colo e si riferisce a un periodo di tempo molto pi ampio, perch
risale nientemeno che alla nascita dell eroina. Florence. E poi
si diffonde lungamente su un particolare dellantefatto, che nel
miracolo non ha riscontro : cio la rivalit dei due fratelli Milon
ed Esraer, che in modo singolarissimo si disputano la mano
della bella Florence. Florence durante lazione semplicemente
fidanzata e non la moglie di Milon; e il numero delle provo
per le quali essa deve passare nel complesso assai minore
nella Chanson d'aventi!re francese che nel miracolo della
Vergine. Per esempio, manca nel poema quel fatto, che cos
caratteristico nella novella: l amore dell abate e la storia del
calice dargento da lui collocato nel letto della sdegnosa eroina.
Insomma largomento della Chanson de Florence non combacia
ohe imperfettamente col miracolo: si pu dire che ivi abbia

0) Fu recente studio complessivo su questa saga quella


di S ijktisi .av S tkfanovic , Die ( resrentia-Florence-Sage, Fine
Krit. Stadie iiber ifiren Frsprunf/ and ihre Enticieldnny in
Ilo ninniseli e Forschn nt/en, xix (llll), p 1U-55<1.
Utili complementi reca A. H ii .ka nei due articoli: Zinn
Creseenfiastof}' in A refi in fr das Studiavi der nenren Spra-
ehen nnd Liferatnren, voi. cxxxm (11)15), p. Ilio e Fin nener
Te.rt der Fioraifiasnt/e nel oit. Arrhiv, voi. cxxxm , p. 151. Vi
si pubblica un m i r a c o l o della Verdine in latino, tratto dalla
Compilatili singolaris Fj'emploru m di un coil. (n. -IGti) della
biblioteca di Tours.
(?) Cfr. A. W a u .hnskulu, Florence de Home, Chanson
il arenture dii premier i/mirt iln x m siede, Parigi, 1D07-1D05
(Societ des A. '1'. F ), 2 volumi.
u: i o x t i oki c in o i a n ta .m l k a c o i . i l'X X V II

uno sviluppo straordinario 1 antefatto e invoco, lunione prin


cipale venga quasi assottigliata o semplificata.
Pi si avvicina al tipo della novella mistica, per l inter
vento pi frequente e diretto della Vergine nelle avventure e
nello rudi prove dell eroina, un altro poemetto francese, il Dii
de Florence tle Home, raccolto in 191 strofe monorime di ales
sandrini ().
In Italia il miracolo fu esposto pi volte in prosa nel
sec. xiv e nel see. xv eoi titolo di Leggenda d i S. Guglielma
o nelle edizioni del Cinquecento coll altro: llistoria della .sere
nissima regitta di Polonia. Dalla novella in prosa M.a Antonia
Giannotti, moglie di Bernardo Pulci, nella seconda met del
Quattrocento trasse la Rappresentazione di S. Guglielma ( ).
Un altra elaborazione assai curiosa dellantico miracolo si ha
nel cantare veneto Del duca d' Angib e de Costanza so mojer.
conservato in un codice del Cinquecento 0 .
Nella torma di vero e schietto miracolo (4), la leggenda
riferita da Vincenzo di Beauvais nello S peoni. historiale, nel

(') Ed. da A. J ubinal . Nounean recneil de Coni.es, 1342.


voi. i. p, NS-117 ; si cfr. P. P aris in llistoire Litter. de la
Frutice, voi. xxvi, p. 335 e sgg.
0 Cfr. A. D A ncona. Sacre Rappresentazioni dei secoli
s i r , x r e x vi, Firenze, 1872, voi. ni, p. 199 e sgg.
(3) Cfr. A. M ussafia, Ueber eine italieniscte metrische
Darstellnng der Crescentiasage (Beitrdge za r Crescentiasage,
i) in Silzungsberichle der PhiL-Hist. Classe der K. Alza demie
der Wissenschaften, Wien, 1865, voi. i.i , p. 589 e sgg.
0 L analisi di tutti i testi, che saranno enumerati qui
sotto, stata fatta assai diffusamente da A. W a l l e n s k ' l d , Le
conte de la femme citaste convoite p a r son beau-fr'ere in Acta
Societatis Scientarnm Fennice, T. xxxiv, pp. 116-128.
Bisogna tener sott occhio anche l altra memoria di A.
W allenskold, L origine et lvolution da conte de la femme
chasle convoite p a r son beau-frrc nelle Neuphil.-Mitheilnn-
geu, Helsingfors, 1912.
cxxvm INTRODUZIONE - CAT>. IX

Liber de septeir, donis di Stefano da Bourbon (f 1262), nel Liber


de abuiidantia exemplorum attribuito ad Humbert de Romans
(t 1277), nell 'Alphcibetum narrationum, nel libro Stella Ma ria
di Giovanni di Garlandia, composto verso il 1248, nella Scala
Coeli di Johannes Junior, nel Promptuarium de miraculis b. M.
Virginis di Giovanni Herold (1435-1440), nei Sentiones tam qua-
dragesimales quatti de Sanctis di Gabriel Bareleta (t 1480) e
infine nello Speculimi exemplorum (1481).
Il miracolo volgare, che apre la serie di B 1, scritto nel
sec. xiv, fu pubblicato nel 1861 da Francesco Zambrini (J) e
ripubblicato nel 1861. Lo Zambrini dubita, ma a torto, che
questo miracolo non sia addirittura una traduzione del poe
metto di Gautier de Coincy, La chaste impratrice.

16 .

Una abbacessa diventa gravida. Lo scandalo


rivelato all aryisacono e da lui al vescovo. La
peccatrice si rifugia in chiesa e la Vergine la libera
e raccoglie il bambino. Il vescovo vedendo ritornare
ilare e spedita la badessa, vuole condannare 1 . arci-
sacono accusatore; ma la peccatrice confessa e allora
il Vescovo perdona a tutti. Il bambino, collocato dalla
Vergine in un eremo, diventa un sant'uomo e dopo
molti anni chiamato a succedere al Vescovo.
Anche questo un miracolo dei pi diffusi. Dalla raccolta
di Pez (n. 36) passa nelle seguenti collezioni (;): Lipsia 821,
n. 12; Parig. 17101, n. 38; Parig. 18181, n. 45; Parig. 5267, n. 2;

G) | F. Z vmme in 1 1, Novelle d'in certi autori del sec. -YJV,


Bologna, 1861 o 1861, pp. 31-71).
( ) A. Mussarla, S tudiai, i, 313, 372, !>77, 386, 383; il, 31,
47 ; iv, 6.
T av . VII

Un m i i :a c o i ,() m :u ,a V kim ixk

Silogiulia. .IclIVdiziono liorontinii <l*l 1500


(n. \ \ m ).
1,10 FO N TI D U I CIN Q U A N TA M IHA CO I.I OXXIX

Oxford-Balliol 210 n. 12; Purig. 6502, n. 33; Darmstadt 703,


n. 11. E il il. 33 dolle Leggende raccolte da T. Wriglit; si legge
noi Mimcln di Guglielmo di Malmesbury, n ello-Speculimi
historiale di Vincenzo Bellovacense, nell1Alphabetum Narra-
tionum di Arnoldo da Liegi e nel Promptnarium cremplontm
di Giovanni Herolt ('). Uno dei miracoli francesi versificati, che
fanno seguito alla Vie des anciens pre.s espone la leggenda
De labbesso que fu ancinte et N. D. la delivra (?).
Nella nostra letteratura il miracolo ha uno svolgimento
assai ricco. Tre versioni se ne hanno nei codici del Trecento
e del Quattrocento (3).

17.

Una ragazza ha un amante. Un giorno che ella


va per un bosco, il diavolo le appare collaspetto del
suo amante e tenta di violarla. Ella grida: 5. Maria,
e il demonio tentatore scompare.
La fonte il libro D e S e p t e m d o n i s (P. n, tit. 6) di Stefano
la Bourbon (f 1262). il cui racconto cosi riassunto dal Mus-
-afia (4): Ein Miidchen bereut ihr sndhaftes Verhiiltniss mit (*)

(*) A. Mfssafia , S t n d i e n , i i , 53; II, 97: ni, 48; iv, 20;


P. Tomo, D a l l ' A t p h u b e t u m n a r r a t i o n u m in A r c h i v f u r d ati
S t u d i m d e r n e u e r e n S p n t c h e n , cxvm , p. 73 e sgg.
(-) Ed. dal Mkon, X o u v e c t n r e c u e i l d e F a b t i a u x e t C o n l e s ,
voi. i i . p. 314. Cfr. H ubert, C a t a l . o f R o m a n c e ^ cit., voi. i i i ,
p. 341; R o m a n i a , xm , 233 e xxxii, 417.
(') X .s, mirac. ultimo; B 1, 2 ( La virgine Maria scampa
la badessa gravida dal cuocho da le mani del Vescovo ); F r 1 4.
Come una abbadessa, molto discreta ( = indiscreta?) contro
le sue monache, per operatione del dimonio commise peccato
con uno cherico (=chuoco?) et poi fu adjutata dalla glorio
si sissima vergine Maria .
() A. Mfssafia, Stndien, ni, 36.
IX
cxxx INTRODUZIONE - CAP. IX

einem jungem. Manne. Sie geht in den AVald: da will ihr der
Teufel in Gestalt des Geliebten Gewalt anthun; sie sagt Ave M.\
der Teufel verschwindet .
Nelle collezioni italiane di miracoli si legge un racconto
affine al nostro: una femmina sostenia gran molestia del
diavolo, che apparia a essa subitamente in forma d uomo (').

18 .

Un monaco ubriaco non trova pi la strada del


monastero; per via assalito dal diavolo, che gli
appare prima sotto forma di toro, poi sotto quella di
cane rabbioso, e infine sotto quella d un leone. La
Vergine lo difende e 1 una e 1 altra volta.
un volgarizzamento d un miracolo latino della raccolta
di Pez [n. XXIII1, dove gli assalti del diavolo sono pure tre,
e tre le sembianze belluine: toro, cane e leone. Il miracolo
di Pez riferito in SV. n. xxxvil; SQ. n. lxiv ; Parig. 17491,
n. xxvi; Parig. 1813-1, n. xxvii ; Parig. 52G8, n. xxm; Copenha-
ghen 128, n. xxi ; C. T o u l . lix ; Oxford-Balliol coxl, n. xli :
Cambridge m. G.15, n. x l ; Parig. B5G2, n. xm il i.ix dei
miracoli ritmici del cod. Maglb. Conv. Soppr. 747 D. 3 (2).
Il miracolo riferito nella Stella marix di Giovanni de
Garlandia, nel Prontuarinm Exemplorimi di Giovanni Horolt,
e tra i Miracela b. Viry in in di Guglielmo di Malmesburv.
D soggetto al i.xix dei Miracles ile la Vi rge in ottosillabi
del cod. Parigino 818 (:i).

(') Cosi F p . n . 3. In He, n. 53 (cfr. p i.xxnj si ha questa


novella: IV una dona liberata dalle molestie dello demonio
por invocation do la Virgine Maria .
(?) A. M ussali .\, S tu d i a i, i, 941, 955, 9GG, 977, 9 8 1 ; u, 7.
17. 19, 29, 88, 4fi, 87; in, fi o segg., Ifi; iv, 21.
(3) A. Mi sharia, S t a l l i n i , v, 12.
LE FO N T I OK I C IN Q U AN T A MIR AC O LI X X X I

10.
Un ladro, chiamato El b o , impiccato. La Ver
gine lo sostiene in modo che egli sfuggo a certa
morte; ed egli si rende monaco.
E il sesto miracolo della raccolta di Pez (Sicul exposuit
b. Gregorius Papa de septeni stellis pleiadibus, fu r quidem qui
uocabotar E p p o ) riferito in molte altre raccolte del Duecento e
del Trecento ('): nello Speculimi di Vincenzo di Beauvais, nella
Legenda aurea di Jacopo da Varazze, nel Liber de septem donis
di Etienne de Bourbon (+ 12(32), ne\VAlphabetum Narrationum
attribuito a Arnoldo di Liegi (1308?), nella Scala coeli di Johan
nes Junior e tra i M iran da di Guglielmo di Malmesbury.
E compreso tra le leggende versificate del cod. 903 del-
1 Arsenale di Parigi |xxx]:
Cimi tue manu.s- E b d o n i s
pedes suspensi latronis,
regina mundi lucida__
E poi tra quelle del codice quattrocentesco del convento,di
Camaldoli (Ebbo) e tra quelle di Volpertus di Alhusa (Eppo).
In nome di E l b o riferito nel miracolo veneto si riscontra
nel miracolo francese del cod. 818 della B. N. di Parigi, nu
mero xxxv :
Si coni recante Sainz Gregoires
en son livre de set estoiles. . . .
Uns boni fu qui E l b o s ot noni.

(l) A. M ussafia , Studien, i, 938; Lpz. n, n. 11 (ib., 973)


Parig. 17491, n. 43 (ib., 978), Parig. 18134, n. 52 (986), Darmstad
2777, n. 3 (ib. iv, 7). Con qualche variante nel Parig. 5267, n. 45.
Dal cod. Sloane 2478 del Brit. Museum fu riprodotto da
T. W iugiit, Selection o f Latin Stories from niss., London,
1842, n. cix.
Di questo miracolo conosco due altre versioni italiane: F p 1,
Re, 55.
CX X X II INTRODUZIONE - CAP. IX

20 .

Una vedova, che ha un figlio incarcerato, ne


chiede la liberazione alla Vergine. Poich la sua
preghiera non viene esaudita, strappa Ges dalle
braccia di una statua della Madonna ; allora la Ver
gine libera il prigioniero a condizione che le sia reso
Ges bambino.
11 miracolo raccontato in due libri leggendari: nel-
VAlphabetinn Narralionum di Arnoldo da Liegi (c. 1308) e nella
Legenda aurea di Jacopo da Yarazze (*). poi compreso nel
Pronluarium Exemplorum di Johannes Herolt, composto nel
Quattrocento.
La fonte del nostro testo devessere la legen da Aurea (*).

21 .
Una vedova ha un figlio che vuole andar al
passalo Ultramar con lo re de Fraina ; ed ella parte
con lui. Il giovane cade in mare; subito ella lo
raccomanda alla Vergine. Quando la nave entra
in porto, la madre ritrova il naufrago sano e salvo
sulla riva.

K inni variazione del motivo cos ricco del naufragio, che d


materia anche ai miracoli xxii e xxi n della presente raccolta.
La fonte precisa la collezione del cod. Parig. 18131, n. LIV,
del sec. xili. Un giovane, al quale la madre ha insegnato a

(') Cap. cxxxi, n. I.


() Cesario di Ueisterbach, Diulogus creatura ni ni, v i i , ICi,
racconta il miracolo con una variante essenziale. 11 lgliuolo
ilclla vedova non incarcerato, ma i\ stato rubato da un lupo.
I.K FONTI DEI CINQUANTA MIRACOLI CXXXIII

recitare ogni giorno l Ave Maria, viene portato via da una


tempesta in inaro; ma quando la marea rifluisce, lo si trova
sull arena sano e salvo che dorme (l).

22

Una nave fa naufragio; una vedova di B a j o n a


la raccomanda alla Vergine e la nave salva.
E un altra variante del motivo del naufragio. Richiamer
a questo proposito il secondo racconto delle Laudes de Virgine
Maria di Bonvesin da Riva: un pirata fa naufragio e per
l intervento della Vergine miracolosamento salvato.

28 .

Naufragio d una nave di pellegrini. Alcuni gen


tiluomini e un vescovo sono tratti in salvo in una
barca, ma uno di essi cade in mare. Quando la nave
scompare sotto i flutti, i superstiti vedono le anime
dei marinai volare al cielo sotto forma di colombe;
e quando poi giungono a terra, trovano salvo il nobile
uomo che era caduto nelle onde.
Questa novella riunisce insieme gli elementi di due mira
coli distinti : l. il naufragio 2. il volo delle colombe. Nella
raccolta di Pez (n. 27) si narra che un vescovo e alcuni nobili
pellegrini si salvano dal naufragio; soltanto uno di essi cade
in mare e, coperto dal manto della Vergine, viene prodigiosa
mente portato alla riva. Questo miracolo viene ripetuto in alcune

() A. Mussafia, Studien, i, 986-7.


Un miracolo del genere nel cod. Re. 1: inprima d'uno
p e r e g r i n o , il qualle, andando al Santo sepolcro, cadde in
mare et miracolosamente fo scampato per la beata Vergine
Maria * (cfr. p. l x i x ).
CXXXIV INTRODUZIONE - CAP. IX

collezioni del Duecento, nello Speculum historiale (cap. 88) e


nei miracoli ritmici di Volpertus di Alhusa (').
Il particolare del volo delle colombe si legge nel miracolo
Comment un hons noi en la mer fu dlivr par layde Nostre
Dame (*) :

58 li bons vesques m oult prent garde


et m oult ententivem ent regarde
avai la mer, savoir se uns
desprilliez verroit desus.
Que qu il regarde en tei manire
sus et jus, avant et arrire,
par le plsir du Saint Espir,
blans coulons voit de mer issir
ga ii, ga iii, ga v, ga x
et voler droit en paradis.
Li blanc qui ou ciel vont
bien set 1 vesques que ce sont
les ames des bons plerins
que li vrais Dieux enterins,
que tuit li suen treuvent entier
au ciel conduit le droit sen tier.. .

24.
Un derogo de Franca, S t e f a n o , va in pel
legrinaggio a Gerusalemme, naufraga ed salvato
dalla Vergine.
La fonte un miracolo latino edito dal Mussala [v. 21].
Esso incomincia: Fuit oiiiin c l e r i c u s quidam nomine St e -

(') A. M ussa pia , Sfm/ien, i, DII; !>78; n, 50, 58; i i i , 10.


(J) Gautieh du Coinuy, Mirneles de N. D., ed. Poquet.
p. 001 o sgg.
I.K FONTI OKI CINQUANTA .MIKACOU O.XXXV

phanus, G a l l u s genere, beatain Domini genitriccin sue


omnibus sanctis . . . diligens . Da quel miracolo latino fu tratto
uno dei poemetti del cod. frane. 818 della Bibl. Nazionale di
Parigi (Mussafia, v. 2G):
Un miracle vos voil conter
d un clei-c qui avint <?a ariers:
E s t e v e s estoit apellez,
del r o i a u m e de F r a n c o n ez........
13 . . . En cuer li vint et en talant
qu il iroit en J e r u s a l e m .
29 Al dereain u rta la nez
a une roche, qui ere delez
le ri vage. . . .
104 Chascuns disoit que morz estoit,
quar nus soccoru ne 1 avoit,
mais la Virgine de bon aire
sain et salf P avoit mis a terre.

25.
Un imperatore di Germania, gran peccatore,
salvato perch pregava la Vergine.
26.
Un monaco d Inghilterra cos vecchio che non
si pu pi rialzare da terra una volta che caduto.
Si rivolge alla Vergine e riacquista l agilit dei
vent anni.
27.
Un vecchio cavaliere si fa monaco, ma non pu
aiutare i confratelli nelle fatiche della mietitura.
.Mentre essi mietono, compare una donna che terge il
cxxxvi INTRODUZIONE - CAP. IX

sudore della loro fronte ed accarezza il loro viso riarso


dal sole. Il cavaliere si indigna, ma con stupore
apprende che quella donna la Vergine.
La fonte lo S p ecu lim i h isto ria le di Vincenzo di Beau-
vais (!).

28.

Un medico entra nell ordine de Cistello e si


stupisce che i monaci rimangano sani, pur mangiando
cos miseramente. Un giorno in refettorio vede che
la Vergine distribuisce un latovario ai monaci :
egli apre la bocca per ricevere la sua porzione, ma
la Vergine passa oltre dicendo: Medico, cura te
ipsum .

La novella si legge (?) nell ' Exor d i uni magnimi ordiniti


Cistercensis (in. 19) e nel libro De miracnlis di E r b e r t o
v e s c o v o d i T o r r e s . Con qualche variante verbale riferita
nel cod. Parig. 1813-1. n. xliv e nello Speculimi historiale ( vii.
108). Un racconto analogo nel Liber Secundus Miractilortmi
di C e s a r i o di H e i s t e r b a c l i (3).

(') A. M ussa pia , S tn d ien . il, 51. Quanto al racconto riferito


cfr. Mio Ni:, l \ i t r .
d i\W K x o r d i i m i M a g n i m i o r d in iti C in te r c e n s is
L a t.,voi. ouxxxv, col. 1271.
(?) A. Mussa fi a, S t n d i e n , i, 933, 931, 985; u, 51.
(3) Kd. M f. ister cit., p. 73. De monacho cui doiuinus
paneiu dii rum et iusapiduin bene sapere fecit. Quidam mona-
chus gravitar tontatus volens leligionem oxiro co quod panis
durus et insapidus vidobatur; cui Christus sedenti ad mensam
et cibi sapiditatem abliorronti apparuit in doxtero latore vul-
neratns et appouons manum suam proprio vulneri, nudo sanguis
oflluobiit, iiit ad enm: Quotions invoneris panoin durum,
LE TO NT I D E I CINQ U AN TA M IR AC O LI C X X X V II

29.

Una notte la Vergine e due fanciulle entrano in


un monastero per porgere del cibo ai frati ; ma saltano
un novizio che aveva deciso di abbandonare il con
vento. Il novizio grida e le tre donne scompaiono;
dopo di che il novizio decide di rimanere nellordine.

un evidente variante del miracolo del monaco-medico.


La versione pi vicina al nostro testo quella del cod. Parig.
18134, n. xlvi. La Vergine entra di notte nel monastero di
S. Michele e porge ai frati una bevanda; e passa oltre uno di
essi. L affronto si ripete pi volte, sicch il monaco si lamenta
con 1 abbate. Questi gli spiega che Maria doveva essere cruc
ciata con lui perch durante la preghiera aveva violato la regola
del silenzio (*).

30.

Una vedova si compiace dell angelica voce del


figlio suo, monaco, che canta i sacri cantici. Ma il
monaco muore e la donna chiede grazia alla Ver
gine. E Maria le fa riudire miracolosamente la voce
dell estinto ogni volta che ella si reca in chiesa a
pregare.

intinge eum in isto vulnero et sapidus fiet. Et hoc dicto.


disparuit .
Un miracolo, attribuito a un domenicano, nel cod. Valliceli.
B. 75, n. xiii (P oncelet, Cut. Cod. Hag. p. 380): Quidam
medicus qui in saeculo physice vivere consuevit, intravit or
dinerei praedicatorum .
() A. Mussafia, Studien, i, 986.
OXXXVIII INTRODUZIONE - CAP. IX

SI.

La Vergine porta in Paradiso, tra canti e luci,


un vecchio che sempre stato suo devoto.

32.
Un viandante trova una testa staccata dal corpo
che parla e dice che essa avr vita e parola finch
lanima non sar comunicata da un prete. Il viandante
reca la testa parlante a Roma, dove, appena assolta,
muore; essa conservata tra le reliquie romane.
In molta leggende medievali si incordano dei corpi, che
pur essendo decapitati, hanno vita e movimento. Per esempio
si narra che a S. M i n i a t o (AA. Scnict. 25 ott.) fu troncatala
testa; ma egli, col capo in inano, pot ritornare alla sua collina
per 1 aiuto d un angelo.
A questi miracoli medievali si ispir probabilmente la fan
tasia di Dante, quando comp la macabra rappresentazione di
Bertran dal Bornio (Inf. xxvm , 122):

Io vidi certo, ed ancor par eh io il veggia


un busto senza capo andar. . . .
e il capo tronco tenea per le chiom e-----

SS.

Un ladro pur essendo impiccato, sopravvive finch


non viene confessato.
1 duo miracoli 32-3:1 svolgono l identico motivo, la conser
vazione della vita di un cadavere o dunu parte di osso, tinche
non siano compiuti i doveri ecclesiastici. lTn miracolo versifi
cato anglo-normanno racconta una leggenda analoga, l n cava-
LIO F ONT I 1)101 CI NQU ANT A MIRACOLI I'XX XIX

Mero aveva pregato la Vergine che non lo lasciasse morire


senza confessione. Quando egli viene ucciso, rimane duo giorni
rigido sugli arcioni del suo cavallo o solo quando, al terzo
giorno, giunge un prote, il cadavere precipita gi dalla sella
sul suolo (').

84.
Uno scolaro di P a r i g i lamante duna donna.
Una notte di sabato, essendo lontano il marito, pu
giacere con lei ; ma egli si ricorda che aveva giurato
per quella notte castit e se ne fngge. La mattina
dopo vien trovato morto; la Vergine l aveva portato
in Paradiso.
La fonte un miracolo latino, del quale conosco soltanto la
versione riferita da un tardo codice del Quattrocento. Parisiensis
quidam scolari s fuit qui adamabat quandam domi nani uxo-
rem cuiusdam milifis. Cum qua, cum in quodam sabbato noctu
convenissef, ab adulterio abstinuit memor sabbati et illico
expiravit. Sub capite autem eius inventa est schedulu qua
dicebatur ipsum a B. Maria impetrasse gloriavi sempi ter-
nam (*).

85.
Un giudice ucciso in chiesa e ne segue un
orrendo tumulto. La Vergine appare e mostra una
rosa fresca in segno dell assoluzione della chiesa.

(') Brit. Museum, Rovai 20. B. xiv, n. l x ; cfr. A. Mus-


, Studien, iv, 17.
sa k ia

(?) Cod. Casanat. 890, c. 49-52; cfr. A. P oncblet, Catal.


Codd. Jfagiographicorum lat. Biblioth. Romanarum, Bruxelles.
1909, p. 248.
CXL INTHODUZIOXE - CAP. IX

36.
Un giudeo clto dai briganti e legato. La Ver
gine lo libera, lo conduce a un baratro dove si veg
gono le pene infernali e a un monte, dove si vede il
Paradiso. E il giudeo si battezza.
tratto dallo Speculavi historale, VII, 111: Quidam
judaeus nomine J a c o b us a L o n d o n i a, ci vitate Angliae,
apud Wintoniam pergens viene legato dai briganti: alla terza
notte compare la Vergine, scioglie i legami, lo conduce a una
rupe dalla quale si domina linferno, e su un colle, dal quale
si vede il paradiso; e Jacopo si battezza (l).

37.
Un cavaliere si innamora di una ragazza che non
vuol saperne di lui. Egli va per consiglio a un mo
naco dell ordine di Ci s t e l l o , che gli impone un
anno di preghiere e di castit. A capo di un anno il
cavaliere va in chiesa e la Vergine gli appare con
tanta bellezza che egli dimentica la ragazza schizzi
nosa. Un anno dopo egli pu possedere quello mirabili
bellezze, perch muore ed tratto al cielo.
11 miracolo, che intitolato dal Mussatia Ma r i e n b r i i l i
ti g u m , assume nella storia della leggenda molteplici aspetti.
K interessante la novella di S.G., n. xix. Giocando alla palla,
un giovane, temendo di sciupare un anello regalato dalla fidan
zata, so lo toglie dal dito e lo mette nel dito d* unii immagine
della Vergine. Foco tempo dopo avvengono le nozze, ma la
Vergine si colloca nel letto nuziale tra la sposa e lo sposo o a

(') Ctr. A. Mi'ssafia, Sfmlien, n. 55.


M i TONTI lEl CIN1.U'ANTA M llt A CO M CXL!

lui porgo il dito inanellato. Allora il giovano lascia la casa


nuziale o si fa monaco ('). Nel Dialo//us creatura rimi (vu-32)
C e s a r i o di H e i s t e r b a c h racconta che un giovano aveva
fatto delle vano proposte damore alla moglie del suo signore:
allora egli chiede consiglio a un eremita, che gli dice di reci
tare per un anno intero 100 Avana ria al giorno; lultimo
giorno il giovano si scorda del giuramento. Ma, improvvisamente
ravveduto, va in chiesa e prega; gli appare la Vergine e gli si
of're come sposa. Poco dopo egli muore.
La versione pi affine alla nostra quella del cod. Parig.
18131, n. xl. Un cavaliere, innamorato d una donna, consi
gliato da un abbate di dire per un anno 150 Aremaria al giorno
per poter raggiungere lo scopo. Passato un anno egli si perde
in bosco, trova una cappelletta e qui rivolge alla Vergine la
sua preghiera quotidiana. La Vergine gli appare molto pi bella
della donna desiderata e gli dice che potr essere sua, se conti
nuer a pregare per un anno ancora. Il cavaliere si fa monaco,
e dopo un anno muore (*).

88 .
Un cavaliere devoto alla Vergine, ma vizioso.
Un giorno, pregando davanti ad un altare, gli com
pare dinanzi una scodella colma di un cibo appetitoso.
Egli vorrebbe portare alla bocca la scodella, ma si
accorge che essa sporca. Cosi di te, dice la Ver
gine, la preghiera delle tue labbra piacevole, ma la
tua vita sozza .
(') Mussafia, S tu d i a i, i, 082; P. T oldo, Dall Alphabetuut
narratiouum in Archiv cit., cxvm , p. 77.
(-) Per Cesario cfr. A. Mussafia, Situiien, n, 60; per il
codice parigino, Stiulien, i, 984. Il medesimo miracolo in
Gautier de Coincy, Mir. de N. D.. p. 531 [ D un chevalier
a qui N. D. s aparut quant il oroit ].
CXLII INTRODUZIONE - CAP. IX

89.
Un cavaliere pur essendo devoto della Vergine,
continuava a derubare i viandanti: un giorno assale
anche un santo uomo. Questi lo induce a raccogliere
tutti i suoi servi perch egli vuol tenere loro una
predica. Quando tutti sono riuniti, si accorge che uno ne
manca: manca il canovar . che poi con grandi fatiche
viene tratto alla presenza del santo. Quel canovar
era il demonio travestito per tentare il cavaliere.
La fonte . Iacopo da V a r a g i n e , Legenda aurea, i.l. 8 ( y.
Questa leggenda piacque in modo singolare a B o n v e s i n
da R i v a . il quale la racconta tre volte: in una prosa del libro
De vita tcholastica, nel terzo miracolo del Vulgare ile Ely-
inosinis e nel primo delle Laude* de Yirgine Maria (s). Nel
codice Rv- si legge la leggenda (n 2) come stete con uno
barone el diavolo dodexe agni per amazarlo et mediante la
Vergine Maria scamp dicto pericolo (3).

40.

E n r i c o , re d U n g h e r i a , ha due figli; luno


gli succede sul trono e laltro si fa monaco. Morto

(') Un miracolo analogo, ma non identico si legge nello


Speculimi historiale e in moltissime raccolte del Duecento
(A. Mussa fi a, Stadie cit., i, 9t>3, bit; n, 63; ut, 3S-11): il
diavolo si fa servo d un santuomo e tenta di ucciderlo durante
la cnccin. Ma il cavaliere pronuncia un invocazione alla Vergine
((J a temer tu) o il diavolo scompare.
(*) Ofr. qui addietro p. xi.m e sgg.
(3) Anche U a u t i o r do C o i n o y ha un miracolo simile:
l)u riclio liomino a cui le doubl servi por \u anz por lui
dcovoir (ed. loquet, 1867, p. 622 o sgg.).
LI-: F ON TI OKI c in q u a n t a .m ir u jo u ('X Ll l l

il primogenito, il monaco viene incoronato o gli si ci


moglie. Il giorno delle nozze, il re fa uscire dalla
chiesa tutto il pubblico e prega. Gli appare la Vergine
e gli dico: - Se io sono cos bella, perch ricerchi
altra moglie che me? Il re ritorna eremita e dopo
qualche tempo diventa patriarca d A q u i 1e i a.
K una variante del miracolo dello sposo di Maria [cfr.
n. xx\ v ii |. Nella raccolta di Pez |n. xvr| si narra che un c h i e
r i c o di P i s a , molto devoto della Vergine, viene l'orzato dai
parenti a fidanzarsi. 11 giorno delle nozze gli appare la Vergine
e pronuncia quelle stesse parole del nostro miracolo; durante
la notte il chierico t'ugge dalla stanza nuziale. Questo miracolo
riferito dal cod. 739 di Cambra}', n. xni, dal cod. Parig. 17491,
n. xviii, e dal Parig. 5562, n. vin, tutti del Duecento (). In SV,
n. xin. un giovane a n o n i m o , che aveva promesso castit alla
Vergine, si lasci indurre alle nozze; ma la Vergine gli apparve,
lo rimprover e lo condusse lontano (2). 1 1 Senno de conce-
ptione . il/. Viryinis, attribuito a S. A n s e i m o di C a n t e r
b u r y (3), racconta il miracolo con qualche notevole variazione.
Un chierico, f r a t e l l o del re d U n g h e r i a , si sposa. Il
giorno delle nozze va in Chiesa e la Vergine gli appare e gli
chiede perch egli si sia indotto a preferirle un altra moglie e lo
consiglia a lasciare la sposa terrena per raggiungere la sua sposa
celestiale (Q. Nella Scala coeli del frate domenicano J o h a n
n e s C o b i i ripetuto lo stesso racconto di S. Anseimo; ma il
protagonista vien indicato quale f i g l i o e non f r a t e l l o del
re dUngheria: e vien posto in evidenza il particolare che egli

(*) A . M u s s a f ia , S t u d i a i , i, 9 3 9 -9 7 6 -9 7 7 ; n , 45.
( s) A . M u s s a f ia , Studien, i, 954. Il miracolo riferito in
questa forma da Lpz., n. xxn e dal Parig. 18134, n. vili.
(*) Migxe, Patr. Lai., voi. clix.
(4) A. Mussafia, Studien, i, 931.
CXLIV INTRODUZIONE - CAP. IX

aveva fatto voto di castit durante unantecedente malattia (*).


La fonte del nostro testo pare dunque il libro di Giovanni
Junior; ma un elemento (i parenti che forzano al matrimonio
per speciali circostanze) richiama all altro miracolo del c h i e
r i c o di P i s a .
Tra i miracoli italiani ricorder il n. XLIV di Re: corno
la Virgine Maria liberoe da una grande infirmitade il figliolo
de re d U n g h e r i a et poi il trasse delle no^ce et poi al-
quanto tempo il fece patriarca d Aquilegia ().

41.

Una monaca, innamorata di un clerego , vuol


uscire dal convento di notte per un convegno; ma
ogni suo tentativo riesce vano. Alfine la Vergine le
appare e la consiglia di andare a comunicarsi presso
un abbate dell ordine de Cistello e di essere
savia.
E uno dei pi diffusi e dei pi graziosi miracoli; la forma
e i particolari naturalmente variano da libro a libro, da rac
colta a raccolta Una versione di questa novella si legge in
. I a c o po da V i t r y |i.x] De quadam moniali que tomptata
amore cuiusdam juvenis voluit nocte a claustro receder (3)
. tra i miracoli latini dol cod. Parig. lat. 1813-1, n. i.vii (4).

(') A. M u s s a p i a , Utiulien, in, -11.


(-) Cfr. p. iaxii .
(:I) Ed. G r a n e , p. 21.
(*) Una monaca si innamora dol nipote della Badessa e
decido di fuggire con lui. Nel momento di lasciare il convento,
di notte, olla si inchina davanti all altare della Vergine; e la
Vergine lo impedisce di uscire. La seconda notte questa scena
si ripete. Ma alla terza, siccome la monaca tralascia il saluto,
le possibile di fuggire. Dopo 30 anni la Vergine appare alla
I.i: FONTI DEI CINQUANTA .MIHACOU CXLV

Un miracolo analogo narrato da C e s a r i o di H e i s t e r -


bacl, Dialoyvs creatnrarutn [vili. 83). Una monaca vuol fug
gire col sagrestano, ina sulla porta del convento trova Cristo
colle braccia aperto che le sbarra il passo. Piena di terrore, ella
si rivolge alla Vergine, la quale la percuote. Dal racconto di
Cesario deriva la novelletta inserita nell' Alphabctum narra-
fionum: Monialis, amore carnali capta, monasteriuni vult
derelinquere * (').

42.
Un cavaliere rapisce dal convento una monaca.
Ella non vuol cedere alle sue brame e si affida alla
Vergine. Allora ella pu ritornare al monastero e nes
suno si accorge della sua fuga.
Il mirac. X X IX del cod. Parig. 18134 simile a questo.
Una onesta donna si innamora di un frate tesoriere d un con
vento; il frate fugge col tesoro e la donna col gruzzolo del
marito, ma sono scoperti e incarcerati. Essi si rivolgono a Maria
ed essa riconduce 1 *una alla sua casa, l altro nella sua cella
e ripone al loro posto il gruzzolo e il tesoro. Pieni di stupore,
i frati si recano alla prigione per verificare se ivi siano ancora
i prigionieri e infatti ve li trovano. Ma sono due Diavoli inca
tenati (?).
Qnesto miracolo compreso tra quelli di A d g a r e di
G a u t i e r de C o i n c y (D 'mie nonnain qui issi de l abaie por

peccatrice e le propone di pentirsi e di rientrare nel chiostro.


Cfr. A. Mussaita, Studien, i, 987.
Intorno alla storia di questa leggenda, cfr. M. AVattenimiul,
Die Ge.schichte der Marienleyende von Beatrix der Kii.sterin,
Xeuwied, Heuser, 1904 (Dissertazione dell Univ. di Gottinga).
() Cfr. P. Tullio, D all Alpliabetum Narrationum in Ar-
chiv fiir das Studium der neueren Spvachen, cxvm, 73.
O A. M u s s a k ia , Studien, i, 984.
CXLVI INTRODUZIONE - CAP. IX

son ami) ed i-accontato nel poemetto La sougretaine che segue


la Vie des Pres e nel poemetto D' une none tresorire qui fu
hors de s abei e V a m et Nostre Dame servi polir l i ; (*) del
secolo xiii. Anche J a c o p o P a s s a v a f i t i espone nel XXXII
esempio dello Specchio di vera penitenza la romanzesca avven
tura della monaca B e a t r i c e di C o l o n i a , che fugge, si fa
cortigiana e dopo quindici anni ritorna al monastero, dove la
Vergine la sostituisce durante tutto questo tempo (?).

43.
Un frate pigro redarguito dalla Vergine.
44.
Un frar molto delicato in lordine de Cistello
fa lo schizzinoso: la Vergine gli ordina di inzuppare
il nero pane nel sangue delle piaghe di Ues.
Cfr. il n. xxvin.
La fonte il V racconto del Liber secundns miraculoruni
di C e s a r i o di H e i s t e r b a c h : De molinello cui dominus
panem durum et insapidum bene sapere fecit (3' .

45.
Un monaco ammalato, si lamenta. La Vergine
lo rimprovera confrontando ai suoi dolori quelli di
Cristo.
( l) Cfr. G. (!KbitER, P i M a r i e n m i r a k e l in D e i t r a e g e z a r
rom an. n . e n g l . V h i l o l o g i e , Fostgabe f. W. F or ster , Halle.
1902, p. 428.
(*) Cfr. A. Montkvuudi, op. c i t , p. 922.
(*) Da Cosario di Heisterbach deriva anche il miracolo lxi
di Re: D uno monaco a cui tati i cibi parevano nspori et
amari, et la Virgilio Maria gli foco sapere dolci (cfr. qui
addietro p. i.xxiv).
U 4 FO NT I 1101 C IN Q U AN T A M IK .U O U CXI j V11

4(5.
Un cavaliere guarito dalla sua lascivia per
opera di un san uomo.
.47.
Un monaco ha una visione. Grli appaiono Cristo
e la Madonna, e Cristo si meraviglia che dopo la
predicazione degli Apostoli il mondo sia ancora cosi
corrotto. La Vergine intercede per noi e Cristo si
decide a mandare sulla terra i predicatori.
48.
S . D o me n i c o , essendo a Roma, ha una visione:
Cristo vuole distruggere il mondo poich pieno di
vizi. La Vergine difende il genere umano e dice che
vi un mezzo per redimerli ; inviare loro S. Dome
nico e 8. .Francesco.
A nalogo un miracolo latino raccolto nel sec. xv nel Prom-
p t n a r i u m mi r acul or um B. il/. V. di Joannes H erolt (-j- 14G8),
ottavo della serie (1).
Il miracolo proviene dal racconto di J a c o p o d i V a r a -
g in e , da cui procedono uno degli esem pi [xvi] dello Specchio
di vera penitenza (2), ed uno de\ Alpha bellini narrationnm.

d) A. M ussafia , Stndien, n i. 4(3.


() Cfr. A. M on i'eveudi , Gli esempi dello Specchio di vera
penitenza c i t , p. 295.
Anche nel cod. Re, [n. lxxix] si legge il miracolo come
la beata V. M. m itig con suoi preghi l ira del suo figliuolo,
che voleva percuotere il mondo con t r e l a n c e , secondo che
scritto nella leggenda di S. Domenico (cfr. qui addietro
p. lxxv).
CXLVIII INTRODUZIONE - CAP. IX

49.
Un clerego entra nell ordine de Cistello
in Inghilterra, ma non sopportando la durezza della
regola, si fece -monago negro e divenne abbate.
Era pio, ma goloso. Ammala ed ha la visione della
pena che Dio gli riserba. Per intercessione della Ver
gine, Cristo ha piet di lui; ed egli, divenuto saggio,
muore.
50.
Un monaco pio, ma lussurioso, andando a un
convegno amoroso, annega. I diavoli vogliono impa
dronirsi dell anima sua, ma la Vergine la difende e
ottiene che prima di decidere la contesa, si apra la
bocca del cadavere. Ed entro vi si trovano le parole:
Ave Maria ; allora i diavoli fuggono.
.Molti racconti simili si leggono nelle raccolte latine. Il pi
vicino al nostro quello che un codice di Adinont del sec. xin
reca in aggiunta alla collezione di Pez. Un monaco va a un
convegno notturno con una monaca; ma il vento spegno la
lampada che la donna aveva collocata per indicare il cammino
e il monaco annega invocando la Vergine. Sulle labbra del
cadavero si trovano lo parolo Ave Maria in lettere aureo. Sorge
il dubbio so sia possibile collocaro il cadavero del peccatore in
luogo sacro; si osserva la lingua e vi si leggo: Salvatus est * (')

(') A. M u s sa i ra, Stadie, i, 947-8.


Si ricordi anche il 5 miracolo delle Laudes de l. M. V.
di l o n v e s i n da R i v a , < De quodam monaco qui voeabatur
t' ratcr A v e Ma r i a . In lonvesin da Riva i particolari sono
abbastanza diUeronti da quelli della nostra leggenda.
I.K FONTI DKI CINQUANTA MIRACOLI CXUX

Riassumendo, si pu concludere che lanonimo


compositore dei Cinquanta Miracoli ebbe sott occhio
anzitutto la Legenda aurea, dalla quale trasse tre rac
conti. cio i il. xix, xx e xxxix.
Un altro libro, che il frate veneziano lesse ed
adoper, lo Speculum di Vincenzo Bellovacense, o
quella parte di esso, il capitolo v i i , che pi parti
colarmente dedicata alla letteratura dei miracoli. Si
noti che 1 artificio, con cui congegnata la raccolta
dei Cinquanta Miracoli, la decomposizione del nome di
Maria nelle sue cinque lettere, ha pure un riflesso
nello Speculum, nel racconto del monaco Joscius, che
canta cinque salmi i quali hanno inizio da una delle
cinque lettere formanti il nome della Vergine. Quattro
dei Cinquanta miracoli sono desunti dallo Speculum,
e cio i n. xxvn {Spec. 108), xxxvi {Spec. Ili), xix
{Spec., 116).
Due novelle (xxvii-xxvm) provengono dall Exor-
di uni magnimi ordinis cistercensis; e questo fatto con
ferma la persuasione che 1 autore di questo libro ne
abbia riunito il materiale e compiuta la stesura nella
biblioteca d un convento cistercense.
Una novella, la quinta, tratta da Cesario di
Heisterbach, e unaltra (la xxi) da una raccolta di
miracoli latini, che doveva essere affine a quella del
cod. Parigino 18134, del secolo xm (). Un altra
(') L importanza del cod. 18134 nella storia della leggenda
fu ben avvertita dal Mussafia, op. cit., i, 989; ni, 62. Questa
raccolta deve essere considerata come la fonte diretta o indi-
CL INTRODUZIONE - CAP. IX

novella, la xvn, tratta dal libro De septem donis di


Etienne de Bourbon (f 1262).
Ben cinque miracoli del nostro libro (in, x i i i ,
xiv, xv, xl ) si collegano con altrettanti racconti della
Scala coeli del domenicano Giovanni Gobius, che scri
veva nei primi decenni del sec. xiv. Se le analogie
fossero tali da doverne con certezza desumere che la
Scala coeli fosse la fonte diretta dei Cinquanta Miracoli,
bisognerebbe collocare la data 'di essi verso la met
del Trecento. Ma poich alcuni di quei racconti (il x i i i
e il xv) si leggono anche in Jacopo da Varagine e in
Vincenzo da Beauvais, ed cos difficile parlare di
fonti c e r t e e dirette nella sconfinata letteratura della
leggenda, nulla vieta di credere che le analogie tra i
Cinquanta Miracoli e la Scala coeli si debbano alluso
di una fonte antecedente, comune al frate domenicano
e a quello cistercense di Venezia.

I miracoli della Vergine sono una cospicua testi


monianza della ingenua fede dei secoli x i i , x i i i e xiv.

retta di molti racconti volgari. I miracoli comuni al nostro


libro e alla raccolta parigina sono sette:
C in q. M ir a c o li litico. P a r i g i n a
:7 10
28 H
2i) ili
11) :>2
,x 53
21 51
Il 57
I.H TONTI DUI C I N \ U TANTA M IHA CO M CU

o meritano non .solo il nostro rispetto, ma lattenzione


e lo studio. Racine figlio, avendo trovato nella biblio
teca delle monache di Nostra Signora di Soissons un
magnifico esemplare dei Miracoli di Gautier de Coincy,
prov un sentimento di profondo stupore e di rabbia,
pensando che pergamene tanto preziose fossero sprecate
per quei racconti assurdi e ridicoli. Nel libro De
1 esprit (n-19) Helvtins addita ai posteri le collezioni
di miracoli della Vergine come un esempio ridicolo
dell ignoranza e della superstizione proprie dei secoli
che furono privi dei lumi della filosofa.
Noi non ci associamo a quelle facili condanne e
rispettiamo cos la fede del Medio Evo come l infa
tuazione scientifica del Settecento, perch sappiamo
che ogni idea ed ogni avviamento dello spirito umano
sono destinati ad essere sorpassati e travolti da idee
e da avviamenti successivi. Non vi nulla di assolu
tamente ed eternamente credibile e vero. Al pari della
nosti-a creta, anche il nostro pensiero caduco ed
fragile. E noi sappiamo che anche ogni divinit che
pi oggi veneriamo, destinata domani ad essere *
infranta e pur essa rovesciata nella polvere.
X.

L is p ir a t o r e del l i b r o : B erna rdo di C lairvaux

Cesario di Heisterbach, Giovanni Gobius, Vin


cenzo di Beauvais: queste sono le fonti delluno o
dell altro dei cinquanta miracoli. Ma il vero ispira
tore del libro, 1 artefice possente, del quale facile
riconoscere il soffio per entro le pagine che ci stanno
innanzi, Bernardo di Chiaravalle. Le lodi della
Vergine, che riempiono i prologhi delle cinque parti.
1 ardente lirismo, che trabocca nelle, mistiche invoca
zioni alla salvatrice, sono echi delle parole del santo
. borgognone, sono vampe e bagliori della fiamma di
quellanima dasceta. Noi, che viviamo a distanza di
troppi secoli, non possiamo comprendere senza fatica
il fascino che esercit per tutto il corso ilei secoli
xii e xm lanima tumultuosa ed ardente di Bernardo ;

ma so ci affacciamo soltanto all orlo di quell et di


battaglio o di sacri fervori, la figura del Santo ci balza
innanzi, terribile o bella, in tutta la sua gigantesca
grandezza. (Jna vita piena, intensa, ricca dogni squi-
l I S P I R A T O ItK D HL 1.1111:0: iihu xak du di c l a ir v a u x c i . I li

sitezza dello spirito, ferve dentro lo pagine del dottore


Cistereense e trabocca come da un calice ricolmo. La
preghiera vi si tramuta in voci squillanti e profonde
come 1 urlo del mare.
Colla potenza del sno lirismo Bernardo rapiva i
lettori nelle mirabili ascensioni dellestasi. E la sua
prosa ardente aveva le ali come un cantico e come
un poema. Anche i lettori pi modesti, anche gli inter
preti pi umili, tra i quali era confuso laggi nel silen
zio della sua cella, l autore dei Cinquanta Miracoli,
dovevano aprire il loro cuore quando passava quel
soffio di sublime poesia. Nei Cinquanta Miracoli come
in moltissime opere religiose del secolo xm, noi assi
stiamo allo spettacolo commovente della lotta dello
scrittore per fermare nella parola il baleno dalla poesia,
la fuga delle immagini alate. Di tratto in tratto noi
sentiamo sotto la rudezza della frase il fremito della
sacra farfalla; ma rare volte la crisalide riesce a spez
zare il suo bozzolo e ad aprire alla luce le ali. Le
citazioni delle parole di S. Bernardo riescono pedan
tesche, uggiose, scolorite: il segreto di quell arte
sfugge: e ne svapora l alito profumato. Soltanto pi
tardi, soltanto negli ultimi tre canti del Paradiso, la
lotta lunga e angosciosa dell arte italiana per affer
rare il lirismo di S. Bernardo e per tradurlo nella
nostra parola, ebbe il compimento e il trionfo.
Or questi che dall infima lacuna
dell universo infin qui ha vedute
le vite spiritali ad una ad una,
C'LIV IN T R O D U Z IO N E - CA P. X

Supplica a te, per grazia, di vertute


tanto che possa con gli occhi levarsi
p i a l t o , verso l ultima salute!

Per misurare lascesa che larte di Dante dovette


compiere per giungere a queste sommit, giova rileg
gere insieme con le terzine del Paradiso le ingenue
distinzioni del nostro autore, le disquisizioni sugli
attributi della Vergine e le meditazioni sull arcano
simbolismo delle cinque lettere del nome di Maria (1).
E allora ben sentiremo quale puro, quale squisito fiore
questo, che balza sul suo stelo agli estremi confini
della Commedia.
Cosi germinato questo fiore!

La preghiera del tremulo e canuto Bernardo


risuona al nostro orecchio come il canto appassionato
e lacerante d un usignuolo silvestre.

(') Sull efficacia di S. Rernardo nella genesi della Divina


Commedia, cfr. K. V o s s d k i i , l a Divina Commedia .studiata
nella .sua ycne.si e interpretata, Rari, 1909. voi. 1, p. 98 o sgg.
L aktk nei C i n q u a n t a M i macoli

Qual il valore d arte dei Cinquanta Miracoli ?


Non certo grande : i Cinquanta Miracoli non sono
un capolavoro n un prodigio.
Anzitutto lidea fondamentale di questa raccolta
il pensiero di raggruppare le leggende entro una
cornice e di distribuirle in cinque parti armoniche e
simmetriche questa idea che conferisce il pregio
Iella novit e della originalit ai Cinquanta Miracoli,
piuttosto intravvista che attuata. Lordine qui pi
apparente che reale: si noti che mentre i primi due
libri hanno dodici novelle e gli altri due, undici per
ciascuno, 1 ultimo come nn bizzarro moncherino e
non contiene che quattro racconti. N il pensiero disci
plinatore della materia leggendaria ci risulta pi lim
pido e chiaro, se esaminiamo pi profondamente lordine
in cui si seguono le novelle e il modo con cui esse
sono raggruppate e distribuite. Secondo l intenzione
dellautore, dalle varie leggende, raccolte in ciascuno
CLVI INTRODUZIO NE - CAP. X I

dei cinque libri, dovrebbe apparire via via la molti-


forme influenza della Vergine nella vita dei suoi
devoti: e cio nel primo libro, la buona m e m o r i a
dei suoi devoti (Memoraris) 1 a i u t o nel secondo,
(Aydatrix) la r i c o n o s c e n z a nel terzo ( Renume-
ratrix), la l uce intellettuale nel quarto (Illuminatrix)
e infine nel quinto, 1 intercessione presso Dio (Avo
cata).
Ma, viste da vicino, le novelle dei vari libri non
hanno alcuna variet. L intervento della Vergine vi
si opera sempre in modo ugnale, e privo di quei parti
colari caratteri che dovrebbero giustificare lappella
tivo di Maria, che posto in fronte di ciascun libro,
come titolo e come programma. Insomma il titolo asse
gnato alle cinque parti non il riassunto delle idee
e delle cose contenute nelle novelle ivi raggruppate;
ma semplicemente il pretesto per una vuota decla
mazione intorno ai pregi della Vergine.
Credevamo d essere di fronte a un aecorgimento
artistico, e invece ci troviamo innanzi una sotti
gliezza rettorica e un cavillo fratesco.
Molto delle leggende sono assai belle : hanno una
vivezza drammatica e un soffio poetico, che non sono
frequenti nello scritture medievali. Ma il pi dolio
volte T autore dei Cinquanta Miracoli passa accanto
ai pi suggestivi spunti drammatici, senza accorgersi
affatto dolla sublimit eli egli sfiora, tgli brancola
tra |noi lo gramlozze, ignaro ed inconscio come un
ciooo.
I. a KTU N 101 ('IN GU A N TA M1KA<U U C I.V JI

Cesario un giovanotto spensierato e voluttuoso;


poi lui nausea della sua abbietta carnalit e si rende
monaco. Passano molti e molti anni e il gaio Cesario
salito, di gradino in gradino, lino al sommo del
lascesa sacerdotale; egli Papa, Un giorno dagosto
egli siede, maestoso e ieratico, sul trono e sfilano
davanti a lui infiniti pellegrini per baciargli la mano.
Il sj.io sguardo erra su quel mare di teste, su quella
folla sterminata e fluttuante. A un tratto la mano pro
tesa in atto scultoriamente solenne, l impassibile mano
che aveva ricevuto, inerte e fredda come bronzo, lomag
gio di quelle infinite labbra, ha un fremito irresisti
bile. Lo sguardo di Cesario scende in mezzo alla
folla. Ed egli allora riconosce che la creatura la quale
in ginocchio davanti a lui, piangente, umiliata e
disfatta, una donna: una delle donne ch egli aveva
amato durante la sua giovent. Il cuore e la ragione
di Cesario erano assenti ; ma la sua carne stessa aveva
avuto un fremito, quando quelle labbra, un tempo
baciate nei rapimenti della volutt, si erano avvici
nate alla sua mano e vi avevano deposto un tremulo
bacio. La carne stessa aveva parlato; mentre lo sguardo
era lontano, mentre il cuore era tutto volto alla divi
nit, mentre il corpo era fatto di bronzo e di pietra
come una statua d altare, la sola carne aveva avuto
un grido, un balzo infinito e aveva riconosciuto tra gli
infiniti baci quel bacio, tra le infinite labbra, quelle
sole labbra. E una vampata di ricordi bruciava la
pelle. le vene, il sangue del santo Pontefice.
CLV 1II IN T R O D U Z IO N E - <A P. X I

C in questa situazione un motivo poetico potente


e grandioso. Ma come questa musica divina si traduce
nella parola dei Cinquanta Miracoli?
. . . . in lo d (*) de lAsnntione de la Vergene Maria, ke de
mero avosto, una feinena, la qual in zoventude elo aveva amada.
vene cuin la oferta a l altare e basando la man al dito Papa,
per istigation diabolica subeto se record d algune cose mon
dane e vane, k, recando la belleya de la fa<^a de la dita feinena
e sentando lo basio de li labri .-,03 - a la man, un poco consenti
a 1 istigation----

La nota, cos profondamente umana, del fremito


delle carni stesse di Cesario qui deliberatamente
passata sotto silenzio, perch lo scrittore tutto preoc
cupato di far risaltare, in luogo della voce arcana
della natura, 1 istigazione delle potenze infernali.
Invece del compianto per 1 umana fragilit campeg
gia in questa novella T orrore per f istigazione
diabolica . E il dramma cos dolorosamente umano,
che avevamo intravisto, si muta nel meccanico con
trasto delle due opposte potenze soprannaturali: Cristo
e Satana.
Poco innanzi (n.) noi ci troviamo ancora di fronte
a un bellissimo spunto tragico. 11 re d Inghilterra,
visitando un convento, rimane affascinato dallo splen
dine degli occhi di una giovane monaca 0 si innamora
perdutamente di lei; e la vuole a ogni costo nelle sue
mani. Por placare quel furore dei sensi e dellanima

('; Oin/nanfa Mira cali, 111.


l / . V K T K MCI ' INGU ANTA U lltACO I.I ( U \

ilei He, la monaca non esita un istante; si afbnda


un coltello nelle orbite o ne fa sbalzare fuori, spenti
e sanguinanti, i suoi fulgidi ocelli, ohe dianzi avevan
gettato la scintilla di quelle vampe nell'anima del re.
Quando il sovrano ritorna al convento, vede il viso
della monachella, chegli amava, fasciato da candide
bende orribilmente chiazzate di sangue, ed ode da
quelle labbra una tremula voce dolorosa e sospirante.
Gli occhi, che prima brillavano di vivida luce sotto
il puro arco della fronte, sono un mucchio di carne
sanguinante entro una piccola scatola di metallo. Wuna
scena tragica e potente, che ricorda il dramma greco
e la leggenda tebana. Ma il frate veneziano passa
accanto a questa vena di limpida poesia, senza punto
accorgersi di essa; e, tutto assorto nella contempla
zione della Vergine, dimentica e oblia la bellezza,
che scesa a sfiorare il suo volume.
Ecco i tratti secchi, schematici della novella dei
Cinquanta Miracoli:
Alora la santa vergeneta . . . . ambi duy ly ogli se crev e
serandoli in un buxolo scatoletta), si li manda a lo re . . . .
Lo qual re, oldando e velando c . . . . mese gli ogli de la
monega su 1 aitar de la Gloriosa e, stagando desteso, zur de
no levarse ma suso. . . .

Dove qui la grandezza tragica della improvvisa


risoluzione della fanciulla? Dov lo spasimo delle
carni, 1 orrore di quel sangue? Dov il contrasto tra
le due immagini, che sono davanti agli occhi del Re :
quella del viso della donna amata, bellissimo e iUn-
CLX IN T R O D U Z IO N E - CA P. X I

minato dallo sguardo, e quello del viso spento, fasciato


dalle bende insanguinate?
E passiamo oltre.
Siamo ora (*) in un vasto campo di grano, sotto
laccecante sole d agosto. I frati, curvi sulla falce,
hanno le braccia denudate e la fronte infiammata dalla
vampa solare, e bagnata di sudore. A un tratto una
mirabile fanciulla s avanza tra i covoni e le spighe
e terge il sudore dei pii lavoratori: ella la Vergine.
Un d, siando li tra ri ensii per raeder le soe biave . . . .
vete d'un montesello, chera sovra lo campo, o che se medeva
descender una compagnia bianca, la quale conduceva una dona
bellissima. Questa dona saludava li frari e recevevali in brace
e cum basio, e le sue compagnesse cura toaie e favoli bianchis
simi sugava e forbia la polvere e lo sudor de le fatie de li
frari, e dolcemente li consolava .

Nel miracolo si racconta in gran fretta quel fatto, ma


non si ha il menomo accenno a quella scena pittoresca
cosi ricca di colore e dell acre poesia dei campi, sulla
quale balza la divina figura di Maria.
Tutto chiuso nelle sue preoccupazioni morali e
religiose, lautore dei Cinquanta Miracoli non si avvede
dello meraviglie d arte e di sentimento, tra lo qnali
passa. E raro eh egli abbia un intuito felice, un fre
mito, sia pur passeggero e fugace, di fronte allo-crea
ture fantastiche, che la leggenda gli fornisce. Ma
sarebbo ingiusto, se noi gliene faeossimo un soverchio

0) Cinquanta Miracoli, XXVI 1.


T av . Vili

II. DIAVOLO EREMITA


Silogr. dolied. fiorentina de Miracoli della Versine, 1500
(il. XXII i).
1
I. AKTW NUI CI NQU ANT A MIKACO U CI.XI

carico. Certe finezze di osservazione, certi intuiti rapidi


della scena, del dramma e dei caratteri, certi atteg
giamenti artistici e spirituali, che noi andiamo ricer
cando e spiando nella letteratura, sono cose tutte
moderne. Essi soli frutto del secolare lavoro della
coltura, sono frutto del secolare affinamento del gusto
al contatto della poesia e delle spiritualit tanto diverse
che sono passate nella storia. Noi sconvolgeremmo
T ordine dei secoli e l architettura della storia, se
pretendessimo da un uomo del secolo xm o del secolo
xiv certi squisiti atteggiamenti artistici, certe finezze
sentimentali che sono tutte proprie della nostra et.
E io sarei ridicolo, se scompigliando la cocolla e
frugando il cappuccio del mio frate veneziano, sotto
vi andassi cercando il ciuffo ribelle dun poeta roman
tico.
Nell arte del medio evo si deve cogliere e ap
prezzare soltanto ci che essa ci d, e non bisogna
pretendere quello che essa non pu darci. Perci la
giustizia vuole che nell arte dei Cinquanta Miracoli
si riconoscano certi pregi, che sono tutt altro che
trascurabili: l ampiezza dei racconti, la vastit di
alcuni intrecci e grovigli novellistici, il movimento.
drammatico di alcune scene. La penna non vi mai
esitante ed incerta. Nel porre i lettori nel bel mezzo
dell azione e nel guidarli attraverso le peripezie della
leggenda vi una sicurezza robusta e sprezzante. E
forse la fantasia del novellatore trascura le descrizioni
d ambiente, il paesaggio e il colorito locale, appunto
CLXII INTRODUZIONE - CAP. XI

perch essa spronata dall abbondanza della materia


a procedere sollecitamente nel suo viaggio. Di fronte
a tanta ricchezza di racconti, 1 autore avrebbe pro
vato uno sgomento o un rimpianto, se avesse perduto
tempo in parole inutili o se si fosse indugiato in par
ticolari. Questo libro una casa pulita e netta, povera
di arredi gai e lussuosi, ma ampia, vasta, aerata come
un convento.
Specialmente il dialogo, fresco e spedito, deve
essere ammirato nei Cinquanta Miracoli. L arte di far
parlare i personaggi assai difficile; in quella diffi
colt pi di una volta inciampa persino il Boccaccio,
e ruzzola. E perci doppiamente ci stupisce quella
speditezza, in un libro cosi umile e in un et cosi
remota.
Il difetto capitale di questi Miracoli nella rap
presentazione delle figure e dei caratteri. Passano,
scialbi ed evanescenti, monaci, eremiti, briganti, impe
ratori, chierici e beghine; ma se io chiudo il libro,
nessuna di quelle immagini mi ritorna viva e precisa
alla fantasia. Oh, qual differenza dalle figure del Deca
meron, strette nelle loro zimarre pittoresche, dai pro
fili arguti e taglienti! Qual distanza dalla zingaresca
umanit dei pellegrini delle Canterburjf Tale*! Il mi
sticismo toglie all'autore dei Cinquanta Miracoli il senso
della vita, la gioia del colore, della luce, del profumo,
del gusto, la simpatia che si sprigiona dall aperta o
squillante parola degli uomini. La vita, che rappre
sentata nei Cinquanta Miracoli, una vita povera e
I. U ST E N E I * CINQU ANT A MI1JACOI I * rl.X IU

meschina, anche se procede tra le meraviglio della


leggenda, perch essa ignora il vasto palpito dei
sensi.
Nel racconto, gli nomini e le donne mescolano
la loro azione con quella della divinit, con quella
della Arergine. Ala, quanto pi ampio e quanto piu
intenso l'Intervento del miracolo, tanto pi .vi
ristretta e circoscritta lazione dei personaggi. Appena
la Vergine interviene nel racconto, gli uomini, che vi
hanno parte, sono obbligati a rannicchiarsi allestremo
orlo deir azione; e talvolta finiscono collesularne del
tutto. La presenza di Dio, immanente ed esasperante,
comprime ed umilia la libera espansione dei sentimenti,
della parola e dell attivit dei personaggi. Ecco perch
nei Cinquanta Miracoli, come del resto in tutta la
letteratura religiosa del Aledio Evo. lumanit tanto
scarsa. Quello, che interessa all autore e che interes
sava ai lettori, soltanto il fatto miracoloso in se
stesso, il viluppo delle circostanze per entro le quali
si insinua 1 opera della divinit. Ai personaggi, ora
lieti ora tristi, ora malvagi ed ora buoni, che prendono
parte all azione, 1 autore non pone attenzione, perch
essi non sono altro che strumenti passivi e ubbidienti
nelle mani del destino. I loro atti e le loro parole
sono meccanismi.
Il narratore ci parla di immense gioie e di im
mensi dolori, di spasimi atroci e di letizie divine; ma
raro che egli provi un fremito di simpatia per quel
riso e per quel pianto che gli squillano intorno, raro
CLXIV INTRODUZIONE - CAP. XI

che egli senta un impulso di curiosit per le anime


che gli passano accanto.
L nomo, coi suoi vizi, le sue debolezze, i suoi
desideri incomposti, colle sue rinunce, coi suoi affetti
e colle sublimit del suo cuore, 1 uomo assente in
questo libro di fatti umani (*). In esso manca dunque
lelemento primo dellarte: lumanit. Perch luomo,
sebbene la vita gli dia ogni giorno la nausea e la
saziet di se stesso, condannato dal suo paradossale
destino a perpetuare la sua immagine e a ricercare e
a continuare se stesso anche fuori della vita, in quella
vana finzione della vita che 1' arte.

(') La scarsit di dati umani, la povert di intuizione psi


cologica sono proprie di tutte le scritture del Modio Evo. A
questo fatto non si badato abbastanza, giudicando il poema
di Dante. Por In simpatia del Poeta verso ogni spasimo ed ogni
sofferenza umana, per la ricchezza di sentimento o la limpi
dezza della visione, la Divina Commedia por ci solo unopera,
che sconfina dal Modio Evo o inaugura la Rinascita.
r

APPENDICE

HI E L A B O R A Z IO N I M ODERNE DEI M IR A C O LI M E D IE V A L I

Il mondo moderno, che pieno di curiosit per


ogni forma e per ogni avviamento dello spirito, per
quanto dissueti e lontani, da qualche tempo in qua
si rivolto con simpatia e con attenzione anche ai
Miracoli della Vergine. Non parlo naturalmente degli
eruditi e dei filologi, per i quali ogni monumento del
passato sacro ; parlo del grande pubblico e della
folla.
Il miracolo della monaca fuggita dal convento
per ispirazione del diavolo e salvata per la protezione
della Vergine, che il 41 dei Cinquanta Miracoli, fu
portato sulle scene del teatro Olympia di Londra nel
gennaio del 1912. E la rappresentazione suscit tale
interesse da provocare persino una curiosa contesa tra
cattolici e protestanti. Il dramma fa anzitutto assi
stere al miracolo dello sciancato guarito per interces
sione della Vergine, poi passa alla storia avventurosa
della monaca traviata.
ITAVI APPENDICE

Spielmann, il cattivo genietto, bussa alla porta


sbarrata. La porta si schiude e il piccolo Mefisto intona
una sua fervida canzone. Intorno a lui fanciulle e
garzoni incoronati di rose intrecciano danze, mentre
il sole sembra invitare alla libert, alla luce la soli
taria monachella . Spielmann conduce nel tempio un
cavaliere bellissimo e la monaca, affascinata dallim
provvisa apparizione, getta la tonaca e fugge con lui.
Allora la Vergine scende dall altare, prende le par
venze della fuggitiva, mentre le altre suore levano
alte grida per la scomparsa misteriosa delia statua
dall altare.
La monaca povera, sola, affamala, segue un reggimento
d arcieri attraverso la campagna brulla: si vende ai soldati, ora
che tutti i suoi amanti sono morti. Ma Spielmann, il cattivo
genio, non 1 abbandona. Egli vuole intonare il peana supremo
sulla salma della peccatrice. Diffatti essa accusata di strego
neria e condannata al rogo. La folla immensa, implacabile,
impaziente di vedere il supplizio della strega. Ma una voce
grida: E troppo bella; non lammazzate! Il grido dilaga
in un mormorio di consenso e in un selvaserio tumulto la mol-
titudine strappa la vittima al carnefice. Pentita, la monaca
ritorna alla Cattedrale. Si prostra davanti alla Madonna, che
ha ripreso il suo posto sullaltare, e offre in olocausto un figlio
della colpa e ricinge l abito sacro, aspettando. Rientrano le
monache, rientra la folla dei fedeli, le campane squillano e il
Mistero finisce in un gran canto di gioia, che celebra la scon
fitta dello spirito del male (').

(') Cosi una corrispondenza da Londra del 2.'l gennaio 1U12


inserita nel Corriere ttclo sera del 2f geniinio Ihl2.
A IT K .N D IC E CLX VII

Questo medesimo miracolo fu qualche mese pi


tardi ridotto a proiezione cinomatografica dal noto
regisseur Max Reinhard, al quale si deve pure
l idea del primo spettacolo dell Olympia. [1 mira
colo fu allestito con grande sfarzo nel castello di
Krentzenstein e nella cattedrale di Pechtolsdorf; e la
cinematografia fu salutata da scroscianti applausi al
Covent Garden di Londra la notte di natale del
1912 0). Sei scene del miracolo sono riprodotte nel
numero natalizio dellIllustrateci London News del 1912.
N basta. 0 miracolo della monaca ebbe la buona
sorte di essere portato anche sulle scene del teatro
S. Carlo di Napoli nel gennaio del 1915. Il libretto,
opera di Ettore Moschino, tratto da una vecchia
leggenda spagnuola (2):
Una giovane suora, a nome Natalia, fugge dal convento
per seguire un cavaliere suo innamorato. Prima di fuggire
depone le vesti monacali ai piedi di una statua della Vergine.
(Questa, quando la suora partita, scende dalla nicchia e si
veste degli abiti di suor Natalia. Cosicch, quando le suore scen
dono in chiesa per VAngelus, non si accorgono della sparizione
della compagna, ma ritengono che qualcuno abbia rubata la
Vergine. Suor Natalia in seguito, disillusa e disgustata del
mondo, torna in convento. La Vergine riprende il suo manto e
/
(9 Cfr. The Illustrateli London News del 28 dicembre 1!)12,
voi. ex li. n. 3845.
(2) Cosi il Corriere della sera del 25 gennaio 1915; ma
questa notizia non mi lascia compiutamente convinto e sicuro.
A meno che non si tratti d ima delle Cantiyas di Alfonso
il Savio.
La musica fu composta dal maestro Guido Laccetti.
c l x v iii APPENDICE

quando le suore tornano in chiesa tempestano di domande suor


Natalia per sapere come tornata la Vergine. Suor Natalia sulle
prime rimane confusa, poi comprende e grida al miracolo .

Questa rifioritura dei vecchi motivi della leggenda


medievale una singolare testimonianza dei gusti
neoromantici della nostra generazione. Dalle rovine
della tradizionale cultura umanistica, nelle capitali
d Europa, dove il lavoro arido, umiliante, doloroso,
e T uomo sperduto nella folla come nella solitudine
pi angosciosa, rispunta il fiore selvaggio della leg
genda. La leggenda ridiventa ancor oggi uno dei pi
acri bisogni dello spirito, una necessit della vita. E
nelle lotte, nei contrasti, nelle turbolenze e nelle
irrequietudini della nostra faticosa esistenza forse si
prepara 1 avvento d una nuova poesia leggendaria.

EZIO LEVI
Cos g e r m in a t o q u e sto fio re.

P akad . x x x iii. 9.

Parigi. 1909 Livorno, 1916.

/
LI MIRACOLI DE SENTA MARIA
c. - X \ ^
LI MIRACOLI DE SENTA MARIA A

prima parte de questo libro comenga-


mento da la biada virgene Maria, linde chi voi
parlar d essa contenga dal so glorioso nome, in lo
qual son cinque letre. La prima si .3 /., la se-
gonda .7 ., la terga . r la quarta . i . , la quinta
. a per le qual cinque letre nuy posemo intender
cinque prerogative, le qual ave in si la biada ver
gelle Maria (*),

fPARTE PRIMA]
Per la prima letra, co M, dese entender che
la vergelle gloriosa si m e m o r a r is, go recor-
daris de li soi devoti, a consolar quili constituidi
in soe tribulation, angustie e infirmitade. linde

() Nel pubblicare i Cinquanta miracoli rispetto per quanto


possibile la scrittura e le forme del codice; risolvo le abbre
viazioni e i nessi paleogratici, stacco le parole, ometto 1 h di
huomo, hone-sto, humilitade ecc., distribuisco secondo il mio
giudizio interpretativo i segni d interpunzione, e introduco
la numerazione progressiva delle parti e delle novelle.
Nel margine riferisco il numero delle carte del manoscritto.
Colloco tra parentesi tonde le lettere o le parole espunte,
tra parentesi uncinate quelle che aggiungo.
Q MIRACOLI DE S. MARIA

recorremo ad essa s conio a mare quando el


besogno, che l tanta la plenega de la grada e
tanti son li doni, vertude e meriti de la vergelle
gloriosa, che cuor umano no lo p pensar, n
oregla aldir, n lengua parlar e dir. Quando la
biada virgene passa e sovramonta, li angeli [son]
in contenplation altissima, e li patriarchi e profeti
in conversatoli speciosissima, e li apostoli e di-
scipuli in cantate ferventissima e li martiri in
constantia aserbissima e li confessori in pietade
cordialissima, e le vergeue en caritade purissima,
e le maridade in prole, yo in sciata abundantis-
sima e tati li santi, sante e oltri in umilitade
profundissima ; e per^ dise miser San Bernardo:
Mariti, ave gratia de devinitade in lo ventre,
gratia de claritade in lo cuor, gratia de dol^e
parlar in la boca, gratia de onestade in li
ogli, gratia de meraveiosa large^a in le man.
Bt avegna che Dio abia metudo in essa tanti doni
o vertude e ineriti, per amor de ^(') Bla tanto
cortese e benigna, s come dise san Bernardo, che
tute le soe cose ella voimlo participar cun nny,
s conio cun fioli carissimi. B questo quelo che
dise San Bernardo sovra quela parola: Ave
gratin piena , che veramente fo piena de gratia,
de la (piai pianeta pascmi si ne tol, <;o li captivi
redention, li tristi consolatimi, li pecadori iusti-
licacion, li i ni usti perdonanti, li justi gratia, li
(') Por riguardo di ci.
l'ARTK I - l KOI/OI ( ) R

angeli nlogrcya, tuta la. triuitade gloria, e lo fiol de


1' omo sustancia do umana cariloC1). E sovra la dita
parola : Avo grafia piena diso Santo Ambrosio
che veramente fo piena de grafia, la (piai d
gloria a li celi, Dio a le terre, f a le gente, fin
a li vitii, ordene a la vita, disciplina a li distomi,
nude ben se p dir la parola de l Ecle.siasfico,
che dise : In mi ogna grafia de vita e de
veritade, in mi ogna speranza de vita e de vir-
tnde ; nudo dise miser San Bernardo che la ver
gelle biada inperia al celo conio regina, segnore^-a
al mondo conio dona, preme li infernali conio
divina, aida li miseri conio benigna. Ancora dise
San Bernardo che ad essa s corno a inedego
guarda qni li che son in celo, qui li che sono in
lo mondo e quili che son in lo linbo. Li angeli
che son in celo, a q che li se sacia, quili che son
in lo mondo, a^ che elli sia salvarli, e quili che
sono in lo limbo, ago che l sia trati f'ora(2); che in(*)

(*) In te enim angeli laetitiam, justi gratiam, peccatores


veniam inveniunt in aeternum . S. B e r n a r d i , In festo Pen-
tecostes sermo secundus (Opera, Parigi, 1719, voi. i, col. 938);
ut de plenitudine eius acipiant universi: captivus redemtionem.
aeger curationem. tristis consolationem. peccator veniam, justus
gratiam, angelus laetitiam. denique tota Trinitas gloriam, Filii
persona carnis humanae substantiam . (In doni. infra od.
Assamptonis B. I. sermo in Opera, i, 1018).
(?) Ad illam enim... respiciunt et qui in ccelo habitant
et qui in inferno et qui nos praecesserunt et nos qui sumus
et qui sequentur et nati natorum et qui nascentur ab iis ;
illi qui sunt in ccelo ut resarciantur, et qui in inferno ut eri-
piantur... (In festo Pentecostes. 2J).
4 MIRACOLI DE S. MARIA

quela dona li angeli trova alegrega, li insti gratia,


li pecadori perdonanga. Et in per quelo ke la
tal e si granda, perg ella medesima dise in lo
so benedeto salmo de lo Magnificat: fecit mihi
magna qui poteus est , g ven a dir : grande
cosse a fato a mi quelo k poderoso ; e vera
mente grande cosse e meraveiose son quele che
Deo fese a la biada vergene, ke la f santa anenti
ke la nasesse, e in lo tenplo da li angeli fo visi-
tada, in lo oratorio da T angelo salutada piena
d ogne gratia, sovra tute le femene benedeta, de
spirita santo sovravegnuda e piena, ensembre
vergene e madre de Deo, in lo mondo da li santi
c. ti ] sovra tu ti e tute predicada, in corpo et in anelila,
in celo levada sovra tute le conpagnie de li angeli,
in celo sublimada, e ile infiniti mi radili mera-
veiosamente dotada.

E1 se lege in una cronica ke al tenpo ke lo


enperio fo translatado a li re di Franga, el regna
uno emperador, la iunior del (piai, go Tempera-
rise, a partor una tiia bellissima, e de quelo parto
T emperarise mor. (Judo T emperador de tolse
un altra, la piai vegneva. dita eser bella sovra
tute le altre, s che da Imitane parte vegniva
gente a veder la beluga de T emperarise e diseva
ke veramente l era, bella, ma so la dia de lo
lAKTlO 1 - MIR AC O LO I 5

impernilo!1 andase inauti per etade, la serve pi


bella de la imperarise. Oldando g, T eniperarise
comenga d aver grande invidia a la fantolina e
e de la morte soa eser solicita. No siando in quella
1 emperador in la citade, Y einperarise manda per
qmitro soi secretali caValeri digando ad essi :
And, e questa fantolina porta cum vu j e olci-
dila, e, ago eli eo possa saver ke veramente eia
sia morta, adume entraube le sue man . Li diti
cavaler mena e conduse la fantolina entro uno
bosco e, vogando la grandissima belega soa, movudi
de misericordia e de compassimi, no 1 olcise, ma c. w
taiali entranbe le man, e portale a lemperarise.
Vegadose la doncelleta eser gonta a tal partido
de la persona, si recorse corno pigoleta et aban-
donada. a la Vergelle gloriosa, domandando lo so
santo alturio. Quelo die enstesso, s corno a Deo
e a la madre sua plaque, passa un grande doxe
per lo dito bosco, e, trovando la dongeleta g
quasi morta, si la f tuor e medegar e nurigar,
no sapendo chi la fosse. Siando sauada la dita
dongolleta, eia era sovra le oltre del corpo bel
lissima, de boca onestissima e de tute cose gra
nosissima, excepto ke la no aveva le man. Lo
segnor, go lo dito doxe, ke trova la dita donce-
leta, aveva un solo fiio, lo qual amava tanto la
dita dongeleta ke, vegnando tempo legitimio de
maridar, elo la demanda e obtene dal padre per
muier. Lo pare de la dita dongeleta, go lempe-
6 MIRACOLI DE S. MARIA

rador, piause la fiia molto tempo; ma a peticion


de la imperarise e d oltri soy parenti et amisi,
per farli consolatimi fo ordenado un torniamento
c. co r. e fo mandade letre a tuti li baroni che elli vignisse
aparecladi. Lo doxe, che trova la fantolina, la
qual ilio soa nora, voleva vignir al dito tornia
mento, ma lo fio otene de vignir per lo padre e
vene e provasse s meraveiosamente ke ^ascun se
meraveiava. Infra tanto la dongeleta mugler de
questo zovene, k era romasa graveda, partii ri
. ij . fantolini gemelli; nude lo doxe suo sosero lo
manda per un so cavaler notificando al fiol.
Siando lo dito cavaler vegnndo a la corte
de lo imperador, la imperarise lo f clamar danenti
da si per saver alguna novella e, abiaudo la dita
imperarise oldudo de la beler de la dona de
questo cavaler e ke eia era sein^a man, eomenz
a dubitar ke questa no fosse quela la qual ella
aveva comnndada ad esser morta; e per^ dise a
lo dito cavaler messo: Vaten al to segnor e
(piando tu voray retornar in tua terra, ven da
mi . Questo cavaler messo amia et atrova lo
tio del doxe so segnor e disili la novella de la
mugler et de li fantolini nassudi, de la qual cosa
elio ave grandissima alegrega, e scrisse una letra
de soa, man e segel quella de so segnilo, man
dando a dir al padre: Se vtiy me voli ve-
der, avie bona cura e proeuration de mia
mugler o de mie tioli, altramente vuy no me
l' V HT H I - MIK.V'OI.O I

vederi may . Dada questa letra al ea,valer, ke


deveva retoruar, lo dito eavaler per conplaser a
l ' eniperarise alida da. essa, si corno eia 1 aveva,
precido. La qual eniperarise maletiosa lo f ben
inbriagar e, dorniando elio sovra un banco, la
la borsa, in la qual era la letra si pendeva /.oso.
1 /eniperarise averse la borsa e averse la letra,
no rompando lo sigeilo, e, velando fermamente
ke questa era la fiia de lo iinperador, de la qual
eia dnbitava, rase sutilmente le parole ke disea :
abie bona cura e procuratione de mia nmier e
de mei fioli e scrise cus : La meltrise cun
li fioli debie anegar et oleidere, k eo so certa-
mente ke 1 a partuido d avolterio, altramente
vuv no me vederi may , et, abiando cns scrito,
ella sera la letera e mesela in la borsa del dito
messo; lo qual, resveglado, prese so camin e
zonse e present la dita letra al doxe, so segnor.
Abiando lo dito doxe rezeuda la letra de so fiio,
de conseio de soy savii, ago ke l no perdesse lo
fiio, orden ke (*) la nora cun li duy fantolini
tose portada in lo deserto a devorar da le bestie
salvage. La qual, vezandose cus abandonada, tolse
li fontolini soy, conio eia poite, e comenz ad andar
por lo deserto, clamando sempre l1aida de la c. ?n h
Vergene Maria. Et andando, si vene ad uno ere
mita, lo qual, movudo a conpassion, si la reduse

(>) Cod.: cu, anticipazione del cun che segue subito dopo.
8 -MIRACOLI DE S. MARIA

e recev da una parte dentro da la sua cella. E


de quello k elo aveva, volentera li menestrava.
Et ella tuto di e tutta note staseva in oration
reclamando la biada vergene celestini. [La qual]
si li aparse digandoli : 0 bona fiola, en per
quello ke in le tue tribulacion tu sempre ay iuvo-
cado lo mio alturio, eco k eo te restituisco le
man. Sis sana ! . La qual incontenenti fo
sanada si in dio, ke taiadura no pareva. E con
fortandola si se part nostra dona. Passado
adonca c V ano, lo mando torna a casa sua e no
trovando la mugler e li fioli, cu in grande ama-
ritndene e dolor de cor comen^a a cercarla per
ogna parte. Per li meriti adonca de la dolile
gloriosa, la qual ben se recorda de li soi devoti,
elo vene a lo logo, in lo qual era la mugler e li
fantolini, e vezandola sanada c li fioli bellissimi,
si fo lo pi aiegro omo del mondo e, redugan-
dola a casa, si fese grande festa e grande convivio.
Velando adonca questa zovene quanta pietade
la Vergene Maria avea ovradain ver dessa, delimiti
da tliti comenc a dir: De chi a qua fo tempo
i de tasere, ma ino tempo de parlare ; le ovre de
Deo no se de celai1, ma revelar e confessar. Eo
son fiia de lo imperador, la qua sustegnudi
tanti mali per invidia de la imperariso e conta
per unione tufo quello ko li era ineontrado. Oldando
quilli k era l, laudi e glorie grandisseme ren
dono a la vergono gloriosa e, siando dito a lo
l A HTF. I - MIRACOLO fi 9

imperador de la fiia trovada e de quelo che li


era incontrado, enqnirida e sapuda la veritade
da li quatro caValeri, che tai le mane a la fiia,
e da la imperarise, manda cmn grande alegrega
per la fiia e per lo genero, e f brasar la impe
rarise; e lo genero regna dredo la morte de lo
imperati or.

li.

EI se lege ke O oane D a m a se n o , snnimo


filosofo in Grecia, se fese monago, a g che meio
elo intendese al servigio de Deo; e sovra tate le
altre cose elo era solicito a li Ioidi de la Yergene
Maria e de quella componeva e cimi sua man
scriveva molti beli ditadi. Abiando elo uno d leto
e dispntado e andando su per lo lido de mar cum
certi scoler, subitamentre elo fo preso da pirati
sarasini e vendudo ad un sarasino. Quello che lo
compra, cognoscando la sapientia soa, si li de uno
so fiio ad ainaestrar et elio lo amaestr molto ben ;
et in breve de tempo le insegn lo so modo e
s[t]illo de ditar. Oldando lo imperador la fama e. 71 B

del dito Zoane Damaseno, si manda a rescatarlo


dal sarasin per dener. E fo so canceler; e rezeva
tuta la corte sua. Ma lo fiio del sarasin, g, corno
dito, amaestrado, abiando invidia al dito so
maestro et a g che elo socedesse in so logo. vene
a Costantinopoli e falsamentre scrisse letre, le
10 MIRACOLI I)E S. MARIA

qua pareva mandar lo dito Zoane a lo Soldano de


Babilonia, digando ke lo iinperador era per andar
con so oste in lontane parte, e per q se lo soldan
vegnisse a Constautinopoli, elo averave la terra
de boto. Queste letre io dito malicioso but in lo
palago, oche se tegnia li piedi in Constautinopoli,
si che le fo trovade e presentade a lemperador.
Lo qual manda per Zoane Damasen e disili:
Tu non po negar d aver fate queste letre, che
le son ditade e fate al modo e stillo del to
ditar. E lo dito Zoane confes ke ben era
lo stillo e modo so, ma per certo elo no le aveva
scrite; per la qual cosa lo imperador li f taiar
la mane destra, e f quella apicar in la abadia
soa, ago che perpetualmente eia fose a confusion
e vergonga d esso e de li soy monesi, e felo
denuntiar traditor de la patria. Abiando adonca
10 innocente Coaue veglado longamente uno vener
in oration e pianto, e liberamente dormando, si
11 aparse la dolge Vergelle (*) confortandolo. E,
digando elio che l se doleva magormente per lo
vituperio de li soy monesi, lo qual olii per soa
caxum rege[ve]va, et etiandeo per ke elio no podova
scriver a laude e revercntia de la dita Vergelle,
si conio elio soleva, n la sua senta messa cele
brar, la Vergelle gloriosa tolse la mane k'era
apicada e restitu la a lo brago de Qoane senga algun

(') Nel cod. ripetuto: l o n m i m o s i Lia, poi espunto.


P A R T E I - MIRACOLO III 11

dolor. La domali elo celebra la messa, ogn omo


meraveiandose. Abiando adonca inquirido lo im-
perador da. esso se elio aveva amaestrado alguno
ilei so modo e stillo de scriver e de ditar, (lise ke
si: Lo Ilio del sarasin . Lo qual fiio del
sarasin fo preso e si confessa la sua invidia e ma-
licia, e fo punido. E lo imperador volse restituir
lo dito Zoaue in so stado e grado. Ma elio no
volse, ma sempre volse, fin ke la vita li dur, star
in devocione e servi sio de la Vergelle gloriosa.

III.

E1 se lego ke uno clerego fo a Roma, ke aveva


nome C e s a r io , fiio de Fa tr i c i senador. Que
sto Cesario era devotissimo servidor de nostra
dona de paradiso, e instanteiiientre la pregava che
ella lo retragesse da la carnai delectacion. da la . 72 B

qual elo astignir non se podeva. La Vergene san


cissi ma li aparse digan do: Con c sia ke tu
m abi servido molti d, demandando a}Tda da
mi per aver mondixia, iusta cosa ke tu abij
quello ke tu domandi. Sapi ke la molestia de
lo vitio de la carnai deletacion tu pi non
averay, ma osservando castitade ser exaltado
a la sumina dignitade . Queste cose dite, la
Vergene desparete. E Cesario de le cose pasade
f peuitentia, e, fruto de penitencia pagando, me
rit de montar a la summa alegrega. E fato fo
12 MIRACOLI DE S. MARIA

papa de Roma e, mutado lo so Dome, fo apellado


P a p a L eo. Ma lo antico serpente, go quelo da
l enferno, ke per la femena danna la umana
generatone e ke engan Salamone e David, tempt
de retrar questo papa Leo da la soa santa e bona
operatone e proponimento. Cellebrando elio adon-
ca lo divino misterio in lo d de lAsuntione de
la vergene Maria, ke de meco avosto, una fe
mena, la qual in zoventude elo aveva amada, vene
cun la oferta a T altare e basando la man al dito
papa, per istigation diabolica subeto 0) se record
d algnne cosse mondane e vane, k, velando la
belega dela faga de la dita femena e sentando lo
basio de li labri soy a la man, uno poco con
sent a T instigatione e cus, de mala instigation
intlamado, retorii a laltare. E guardando la yma-
gene de la Vergene gloriosa, de cos feloneseo
penser se pent e amarissimamente pianse; e
plangaudo e in mente considerando, vete una
ragina passando danenti da si e no lo guardava.
Retornado adonoa de tal consideratoli e yma-
gination de spirito, entese che (piesta ragina era
la mare de Cristo e perg pi e pi se dolse e
pianse. Per la qual cosa la mare de l)eo retorn
e, vecandolo cos plangaudo, disse ke I celebrasse
prometandoli la misericordia de Deo. Finido
adonca lo oflitio, s conio elo piloto, el retorn a casa
e per uno so familiar e secreto amico la man sua,
0) Cod.: seduto.
lA K T K I - M IK A C O I. O III 13

per la qual era regimilo lo scandalo, segondo lo co


mandamento evangelico se f taiar via, untandola
de mira e de balsamo e salvandola, li cus per algun
tempo gasete in leto soto specia de infrinitade.
Pasando elio, la clerisia de Roma molto lo
solicitava ke elio levasse da leto e cellebrasse, ma
perch elo no podeva, perg no voleva. Oldando
g, lo jiovolo crete che 1 fose eretico, unde fo
clamado concilio, in lo qual li grandi citadini de
Roma disse al papa: Padre, nuy no te acu-
semo, ma inquirimo per che cason tu no venis a
celebrar lo divino offitio . Xo sapiando lo Papa
ci che 1 devesse responder, piangeva e cum ora-
tion de mente pregava e domandava lo conseio
e aitorio de la gloriosa. Al qual la madre de mi- <. 73 h
sericordia dananti. tuto lo concilio apparete por
tandoli una man celistiale, e con pietosa voxe li
disse: Epi] per quelo ke da li mey laudi tu non
cessado e per desiderio de castitade tu te fessi
tajar la man che scandalizava, eco ke per la
man carnai eo taporto e restituisco una man celi-
* stial. Qui li k era circunstanti, rete la cla-
ritade, ma no la persona e, oldando e intendando
le parole, se meraveia tut A li qual lo santo papa
narra tuta la cossa, conio la era stada e mostrali
la man celistial e 1 oltra la qual elo se f taiar
e, vestandose le sente vestimente, celebra lo divino
officio, de ke in grande divocion e santitade fo
tegnudo et abudo da tu ti.
14 MIRACOLI DE S. MARIA

IV.

El se lege ke in una glesia de la biada gloriosa


molti infirmi correva con devocion, li qual en
reportava beneficio de sanitade. Encontr adonca
ke uno infermo, al qual ardeva un p, vene a la
glesia predita pregando de sanitade la Vergelle
biada; e siando stado plusor d e no abiaudo in-
petrado gratin de la infermitade sua, taiasse via
lo p da la gamba, voiando inaliti esser senga p,
ka tuti li d de la vita sua star in tanto dolor
d ardor. l)a poi poco tempo vegliando, siando
4 elio in la glesia, de tristega lagremava e lagre-
mando se lamentava e lamentando pregava, di-
gando: O Vergelle pietosa, percli son eo
solo descagado e desgraciado? Ali (*), misero mi,
qual peccado nf fato erar? Perk solito eo stran
ie gero de la dolgo mare? E parlando elo cos,
sadormeng; e, dormando, li aparete una (ilarissima
dona, la qual levemente menava la sua man suso
per la taiadura de la gamba, mitigando lo p ad
essa, linde, siando elo rcsveiado, trova clic l p era
gonio a la gamba e restitnido ad integra sa-
nitade.

('; Cod.: Un.


lAUTK I - MIKACOI.O V 15

V.

E1 se lege che uno sento omo tuto lo so aver


d per lo amor de Dio, salvo che un so asenello,
e andava predicando la parola de deo per lo mondo
menando lo asenelo cum si, per asevelega de si de
la fadiga. Montando alguua fiada sovra quelo ase
nello. simulo elo un die in oration e digando
Pater iioster, encontr che voiando elio dir qui
es in celis , elo dise: Ive mander ancov lo
asenelo mio? e il redo la oration elo vene a lo
asenello e dise: 0 asenello cativo, tu as abudo
anco} magor parte in la oration mia ka Deo!
e incontenente vend lasenello e d lo presio a li
poveri.
Un die, andando elio per una via, vene un
zoveno ad esso digando: Padre, ven ad uno . ti h
infermo ke besogno de penitentia! Lo qual
con esso andava alegramente. Lo dito govene asen-
bl oltri zoveui de soa etade, vani e lascivi, e per
derision mena lo bon omo ad un bordello pre
gando le peccarise che eie li fesse forga. Et abian-
dolo molestado una grande pega, lo santo omo
dise: Yegna una de vu)' cum mi e cusi li
and una govencella. E, siando in un secreto logo,
la dita govencella lo comeng a voler provocarlo
al peccado. Ma lo sento omo comeng a predi-
16 MIRACOLI I)E 8. MARIA

caria de li comandamenti de Deo e de la vertude


de la castitade e del grande peccado k7ella fase va,
la qual a la predication del dito sento omo co-
meng pianger amaramente e clamar ad alta vose :
0 Dio ke me formasti, abi misericordia de mi !
Al dito clamoi1 corse tute le altre cremando ka
ella no podesse durar soto la sogura del dito veglo.
Corse etiaudeo li zoveni cativi e, velando la dita
zovengela cusi contrita, comenc a pianger ensen-
bre con essa. Li zoveni se castiga e se pent e in
le peccarise desend spirito santo, s ke tute pro
messe de oservar continencia. E de quelo logo may
no partisse a g ke le fesse penitencia l o7 che
elle aveva fato lo pecado; nude tute in quelo logo
medesemo se recluse al servi sio de Deo e de nostra
dona e tuto quelo eli' eie aveva guadagnado del
dito peccado, fo dato a li poveri. E lo santo omo
andava lemosinando e mi rigava le dite incluso
conio fiele, amaestrando quelle de li comandamenti,
di ke in breve de temilo (piolo logo fo rico e
alludo in grande roverentia, clic molti nobili e
posanti omini (lesirava a meter soe fie in esso.
Entro li (piali uno cavalco rico e possente,
abiando una sola tiia ke laetava ancora, vene a lo
dito logo e oleose la dita soa fia. Lo cavalco mor
in breve termene e las tuti li soy beni al dito
logo. Lii fantolina, eroscando, ora, bellissima e tute
lo oltre si hi amava perch (dia voluntor servia
a Dio et ora devotissima de la Vergelle gloriosa.
lAUTIO I - M1RATO 1-0 V 17

Encontr adonca che Ili carilo Ile de I n g e lte r a


veue al dito monester, voindo monegar una soa
fiia e, siando in capitolo con la abadessa e con
le sor monache, la dongeleta monega (fiia del ca-
valer, la qual fo oferta lactando ancora) se co-
meng a nieravegliar, vegando orno cos ornado
e coronado. E lo Ile, luxurioso e desonesto, ve
gando la doncelleta, incontinenti fo apreso de la
sua belega e, siando tornado a casa, manda digando
a la badessa ka ella [la] li mandasse soto pena de <. v, r
eser brusado lo monastero e destruto. Oldando g,
la vergeneta monega disse a li missi de lo re:
Qual quela cosa che pi plasete de mi a lo
re? Et olii disse ke la bellega de li soy ogli
aveva inlagado e preso lo re. Alora la senta ver
geneta, no voiando perder quelo che in soa vergi -
nitade e peuetencia ella aveva guadagnado aprovo
Deo. ambi duv lv ogli se crev e, serandoli in un
buxolo, si li manda a lo re per li soy messi di
gando: - Porte questi al vostro segnor re ago
ch e l se sacia de la bellega d essi . Lo qual
re, oldando e vegando z, fo incontinenti vergon-
yado e compunto, e veue a lo monaster doman
dando perdonanga e mese li ogli de la monega
su l aitar de la gloriosa. E, stagando desteso
denanti Y aitar, zura de no levarse ma suso,
se madomi santa Maria no restituisse li ogli a la
dita monega. La abadesa e le seror etiandio stava
aprovo de lo Re clamando la biada Vergene che
2
1S MIRACOLI DE S. MARIA

per la soa pietade eia exaudisse lo Re. Unde su


bita e meraveiosa cosa aparse: che la Vergene
mare de Deo ens da 1 aitar e tolse in man e averse
lo busolo e li ogli, eli era dentro, Ioga in le tosse
sue in la faca de la monegeta e bened quella e
incontinenti li fo restituida la vezuda e li ogli
pi belli che davanti. Lo Re, vezado g, lold
nostra dona de paradiso e fo sempre devoto ad
essa e molto ama lo dito monester.
E la ancella de Cristo persevera in bone
overe e in fin merit de gloriar cuu la Vergene
gloriosa.

VI.

E1 se lege ke lo biado ^ o a n e b oca d o r o ,


patriarca de Constantinopoli, siando iuiustamente
descagado del patriarcado, perduda la vezuda,
eomeng d aver necessitade e voiando un d andar
ad un logo, siando torsi solo o senga guida, cade
stravolto entro le spine. Una note laudando elo
Dio per la sua tribulation e sovra ogne cossa cla
mando la Vergerne gloriosa, la dita gloriosa vene
a luy salutandolo e digando: Kiio Zoane, v
tu recovrar la veguda et eser rostituido pa
triarca E Zoano respose: E no voio veder
pi questo segolo, n golder li beni terrini, se tu
no me mostri quela cossa ke fo pi cara al to
fiolo in (piesto mondo. * lnconteueuti la Ver-
l A K T K I - M1 KACOI.O V I I Ut

rene se donarti o la noto seuuente, ensenbre cun


lo so dolo, elio tegniva le man entro le mamello
de la mare, si li aparse. E incontinenti lo biado
Zoane remerete la vezuda e, guardando, se co
nienti a nieraveglar. Alora dise la mare de glo
ria: Eco quela cossa ke mio fiolo ave pi . . ?r,i?
cara in questo mondo. E lo santo patriarca
cum grande devociou disse: Loldo perpetuai sia
a ti e al to dolo, la qual diguada a mostrar
tante cose a mi, ke non de son degno; pregote
ke tu me parti de questa vita, o s eo son pur
besognoso, patriarca tu me debii restituir .
Ea Vergelle biada lo restitni al primero onor
del patriarcado; e poy a la soa fin lo recevete
in la celistial corte per li sor meriti.

VII.

E1 se lece ke 1 fo un vescovo, k aveva nome


F i l i b e r t o , lo qual cun tuta sua industria, cuor
e inteution onorava e amava la Vergeue gloriosa.
Encontr che elo se inferm quasi a morte e la
Yergene per si lo visita mondando del lacte de le
sue mamele in la faya d esso, che quasi elo se
desperava; e dise la gloriosa: Que temis tu?
E lo vescovo disse: De la tua misericordia, ma-
dona, eo spero ben, ma molto temo del zudisio
del to dolo ke, a veglia che l sia misericordioso.
20 -MIRACOLI DE S. MARIA

per amori1) de g, che insto e verasio .


Alora la Vergelle disse: Xo temer, Filiberto
mio, che eo ser mezaris entro ti e lo mio fiolo
e, ago ke tu sis pi certo, eo te far sanar de
questo morbo . E tre goge de le mamele
del so lacte precioso la gita sovra d esso e par
tisse; e incontinenti elo fo sanado e lo late pre
cioso misse in un vaxello d argento e a memoria
comaud ke lo fose salvado.

V ili.

E1 se lege ke un frar predicator era amalado


de enfrmit levrosa. Foli dito ke l no se intro-
metesse pi de con fessi on n de predication ; de
g elo ave tanto dolor ke omo no poria pi
aver. Undo elio se misse danenti F aitar de la
Verbene gloriosa, domandando devotametre lo so
alturio; al qual la dolge mare aparse e, conso
lando quelo, trase un pomo de so sen e dise:
Manza questo pomo e sera gnarido . Lo
(piai abiando manzado lo pomo, no solamente fo
liberarlo da F enferinitade, ma fo da pov letor
grani oso.
IX.
MI se lege ke l fo un frar de F ordirne de
( l i s t e l l o devoto de la Vergelle gloriosa, lo (piai
un de li altri fral i blasmava e caliinpuiava (Fogna
Pur ciuiMi di ci.
1WHTK I - M I R A T O ! / ) IX 21

cosa, clic faseva et etiandio lo perseguiva do parole


e de fati. Aveva ancor lo dito frar do altri fla
gelli : clic, quando tonava, elo aveva si grande
paura che quasi 1 anema si ensiva; e avea una
gotta in la faga certo teupo s soga che, per schi-
vega del veder, elio andava e convegnivali star [in]
infirniitorio. Casando elio una note, vete in vision
passar per mego l infrmitorio un oste de monachi,
entro li qual elo recognove un so abado cum XV
frari. Un vene ad esso e, stando inanti lo so leto,
disse: Far carissimo, nuy che passemo de
qui, fosemo tuti de questo monaster e glorieino
in la speranza del fiol de Deo; ma siamo in-
dusiadi da l entracia del so regno per negli-
gentia d alquanti nostri frari, de li quali alguni
tardi, alguni pigri e desgraciadamente canta e
dise li salmi e le oration debite per le aneme
nostre. E no solamente elli son rei e duri a
nuy, ma provoca e coroga Cristo contra essi,
k quando elli deveria far reverentia a la tri-
nitade et inclinar et orar, il li ride e pensa cose
cative et ociose, vagezando per lo monaster e
dormando corno se illi fosse morti. Unde va dir
a 1 abado ke 1 castiga queste cotal negli -
gentie . E cosi se despariti lo morto ; e lo
frar leva suso e and in la glesia et, orando inanti
un aitar, vete vignir uno radio de luce per una
fenestra, la qual era sovra V aitar; e una dona de
meraveiosa belega entra per la dita fenestra; la
*2*2 MIRACOLI DE S. MARIA

qual dise al frar : Sa tu ke eo son? . Lo


qual respondando: Madona, no , et ella disse:
Eo son Maria, mare de Jesu Cristo, la qual
son vegnuda a consolar li toy dolori, eli' eo ai
vezude le tue molte lacreme e oration e, di
mando ella cusi, vene li frari in coro e cantando
elli : Gloria patri et flio , la dita dona con
le man zonte insenpre se inclina devotamente
et profondamente de chi se dise : sicut erat in
principio e, redrizada, disse : Lo monago ke
te prosequia morto e receve pene segondo la
la sua malignitade. Va e d al to abado ke l
castige li frar et a q ke tu credi eh7eo sia la
mare de Cristo, voio che tu abie sanitade .
E, toccando la fa^a sua con la manega de la vesti-
menta soa, fo sanado incontinenti. La matina
per tempo lo frar dise ogna cossa al so abado e
a li monaci, mostrando lo miracoloso indicio de.
la faya sua; nude l7abado e tuti li monaci, dagando
piena fe', se coreqe e mendasse s che per unenti
eli fo devoti a Deo e a la sua mare e sodici ti in
levar, orai e le ovre sante procurar e far per si
e per le aneino de li frari morti.

X.

E1 se k\*e ke una zovene vergono vote in


vision de spirito la, a,nenia de una contessa tir
prosa da demonij e portadii a lo inferno. Pian-
I* \ K T K I M IK U O U ) X j : 5

yando la dita a nenia e digando: Ali (l), misera


e eaytiva! Como eo posso eserdolentre olio eo era
asc casta e misericordiosa; ma })cr ornamento
sopcrclo e van de doso e de faya, del qnal eo
fo s]>csso castigada e represa a penitentia (e no
la fei eo) veglio ti rada a tanta danation e pri-
< vada de la ve rasi a- gloria? - La zovene vergene
con lagreme disse questo ke ella aveva vezudo e
fu trovado die en quela ora medesma una grande
contessa era morta; nude la predita donyella, la f. ts b
qua' era zeliti! dona, abandou incontinenti le
cosse mondane e prese abito regular. In lo qua
abito siali do devotissima de la gloriosa mare de
Cristo, ave malatia de una fistola soza e pudiosa,
s ke de leto eia no podeva levare. Le parente e li
parenti tanto fetor e puya no podeva senya grande
greveya sostegnir. Siando adonca la dita donyella
lo die de pasqua lasada sola in casa, [coineuz] ama
ramente a pianger perch ella no podeva andar a
glesia a comunicai- cum li altri. A la qual cos plan-
zando aparse la vergene Maria confortandola; e
tocando le plage cum le sue man fo sanada in
continenti la donyella. E partandose nostra dona,
lassa grandissimo odor, s ke V altra gente, da glesia
retornando,molto se meraveiava e insembre cum [la]
guarida ave grandissima consolatimi e rend gratie
e loldo a la dolye e misericordiosa dona de paradiso.

0) Cod.: Ha.
24 MIRACOLI DE S. MARIA

XI.

E1 se lege ke una dona vedova, per reverenda


de la mare de Deo, faseva molti benefidi a poveri ;
continuamente eia levava a matini e oldiva messa
in la glesia de la vergene Maria. Un tempo fo
tanta caristia e mortalitade ke mai simele no fo
oldida; e, pregando questa vedova la Vergene
Maria per lo pvolo, merita de veder qnela in
compagnia de molte vergene, celebrando lo pre
vede messa in la glesia predita. E dise la mare
de Cristo a la vedova: Questi mali ke tu
vidi si incontra e ven per li avolterii, blasteme,
usare e oltre cosse vilane ke se fano; e se la
gente no se castiga, lo meo fiolo se corozer
ancora pi contra de lor e nomali nostra dona
tre de li magor de la glesia, a li qual la vedova
dir devesse che olii fasesse procession e predicasse
penitentia a q ke Deo se umiliasse e ke questa
maledicione cessasse. E queste medesme parole
disi* nostra dona ad alguni oltri, s conio dito
avea a la dita vedoa, a g ke le fosse meio cre-
gude. E cus fo fate procession e predicada pene-
tentia, lindo Dio se umilia e la maledieion cessa
e le /ente fo pi acetevel a Dio e guardse poy
da li diti pacati. In processo de tempo la dita
vedoa avea, in lo poeto un morbo ineurabelo; e
un di clini grande devocion invocando la vergene
P A R T E I - MIRACOLO XII 25

Maria, veto quella cimi compagnia de vergelle


vegliando, la qual solamente toeando sana e salda
un osso roto, che la vedova uvea in lo pecto ; e a
incontinenti la dita vedoa fo da ogna infermit
liberada. Da poy, passando tempo, la dita vedoa
fo ainalada a morte e desirava morir e andar
cum Cristo ; ma, movuda de compassion de soe
fiie, le qual no era ancora maridade, preg la
mare de Deo ke ella li prestasse sauitade. La ver
gelle vene e aduse un calese bellissimo e deli
bevere cum esso ; e de presente la vedova fo libe
rada da 1 enfermitade. E le fiie fo dexe cotanto
m eio(l) maridade che eia no credeva.

XII.

E1 se lege in la ystoria de la asumptiou de la


biada vergene ke un zovenzello de XI anni fo
liberado da una passion, che elio avea, go dal
fogo ke ven apellado sagro. Lo qual abiando vodado
e prometudo de visitar gascun anno la glesia de
nostra dona, la mare no lo lass andar a la dita
visitation, voiando che elio guardasse li soy porci,
si conio elo era usado ; per la qual cosa lo zoven-
gello dolente e gramo preg Dio che lo mal li
retornasse, ago ke la mare avesse reson de lasarlo
andar a far la dita visitacion ; e cos fo fato e,

() Dieci volte meglio.


26 .MIRACOLI DE S. -MARIA

n siando lo dito zovengello cum plusor oltri, andando


a visitar la glesia de nostra dona, abiando la
infermit priinera e stando in oration e devotion,
vete in vmagination de spirito la gloriosa ver-
gene supplicando al so fiolo benedecto per quisti
cotali infirmi, e vete lo fiolo respondando a la
mare : Tu es maris stella ; fiat voluntas tua
e incontinenti tuti li diti infirmi fo guaridi.
Lo dito zovengello narra le predite cosse, de che
la mare e oltri, ke lo oidi, fo pi devoti a la
gloriosa celestial ; e in breve tempo seguando lo
dito zovene mor e Deo lo conduse a la gloria soa.
[PARTE SECONDA]

La segonda letra del nome de Maria si A,


per la qual se d ad entender che la Vergene glo
riosa si a u x i l i a t r i x , zo a y d a t r is de li soy
recomandadi e devoti ad alturiar quili in soy
perigoli e necessitade ; nude dise Santo Bernardo:
In li perigoli, in le angustie, in le cose du-
biose pensa de Maria, clama Maria; dal to cor e
da la tua boca no se parta Maria, k quella no
po eser senya misericordia, in la qual la fontana
de misericordia nove mesi repos . Z ven a dir:
Se tu in li perigoli clami Maria, eia te ayder; c. s o B

se tu la clami a li dubii, eia te amaestrar, e in


le angustie, eia te conforter e consoler . An
cora dise San Bernardo: Perch teme la
umana fragilitade invocar e recorer a Maria,
ke 1 non in esa cosa dura, n crudele, n aspera
n amara, ma tuta dol<^e, tuta soave e tuta mise
ricordiosa? .
28 MIRACOLI DE S. MARIA

XIII.

E1 se lege ke un cavaler posente e rico de


stribui donando ad oltri s tnti li soy beni k e l
vene a tanta necessitade ke de pizole cosse elo
aveva grande besogno. Questo cavaler avea una
soa mugler onestissima e devota grandemente de
la biada Maria. Aproximando adonca una festa,
in la qual lo predito cavaler era usado a far molti
doni, e ino no avea ke donar, per grande confu-
sion e vergonza and in uno logo deserto e soli
tario de fin ke la festa fosse passada. Al qual
subitamente aparete un cavalo teribele, su lo qual
era un terribel cavalcador. Lo qual cavalcador do
manda al cavaler la cason de tanta sua tristicia.
E lo cavaler li narra tuto lo so fato; e lo caval
cador, zo lo demonio, li disse: Se tu me
vorai uno poco obedire e consentir, eo te far pi
rico ke tu no fosti may . - Lo misero cavaler
proinisse de far g ke '1 comandasse, e lo demonio
disse: Va in casa tua e cerca in cotal logo
e troverai molto oro e argento e pere preciose,
ma questo solamente eo voio da ti, che cotal d
in cotal logo tu me mini tea iunior. Soto
cotal promision lo cavaler se n and a casa e
trov oro e argento e pyere preciose, s conio lo
inimigo li avea dito, e incontinenti oomenga a
comprar palagi e possession e servi. Et aproxi-
P AR T K II - MI RACOLO XI I I 29

mando lo die de la promission che elio avea fata


al demonio, el clama la mugler e elise : Monta
a cavalo k 1 te coven vignir un poco lonyi con
mi . E la muigler, temando e paurosa e no
olsando contradir, monta a cavalo recomandandose
a la vergelle gloriosa e commini andar dredo a lo
marido. E andando per una via, -trova una glesia.
La mugler de questo cavaler desend et entra in
la glesia e lo marito laspetava de fora e, dementre
ke ella se recoinandasse a la vergene Maria, ella
sendormeny, e la vergene gloriosa prese la forma
e lo abito de la dita dona e monta a cavalo,
romagnando la muglier de lo cavaler adormen-
yada in la glesia. Pensando adonca lo cavaler
che ella fosse soa muglier. vene a lo logo pr-
messo e ordenado; e lo principio de le tenebrie,
zo lo demonio, vene cimi grande furore e, vezando
ia gloriosa, comeny de tremar, no olsando apro-
ximar e dise al cavaler: 0 falso e deslial
om o, perch nf astu cusi befado? Eo Cavea
dito che tu me menasi tua mugler, perch eo
me voleva venyar d essa de molte inzurie ke
ella ni fato, e tu m menado la mare de
Cristo a y che ella me faya pi tormento !
Oldando z, lo cavaler se meravegla grandemente
e de grande paura no podeva parlar. Lora la
biada Maria dise al demonio: Con qual ardi-
mento, spirito malvasio, astu presumudo de
ofender a la mia devota? Certo tu n o laveras
30 MIRACOLI DE S. MARIA

fato senga pena. Eo te comando ke tu descendi


in inferno e no presumi da qui anenti de ofen-
der ad alguna persona ke cum devocion me
reclama! Lo demonio incontinenti se part ;
e lo cavaler desmontado da cavalo se gbit in
genoglon denanti a la dona. Lo qual la dona re
prese molto e comanda che elio andase a tor soa
mogler, che dormiva ancora in la glesia, e che elo
gitasse via tute le richege del demonio. Lo cavaler,
retornando a la glesia, trova la mngler, che an
cora dormiva, e resveglla e poy li nar quelo ke
li era incontrado. E si and intrambi; tornadi a
casa, but via e abandon le richeye del demonio
e fon devotissimi de la gloriosa, per grada de la
qual eli aquist poy molte altre richeye et onor.

XIV.
*
LI se lec;e ch e l fo un omo rico e nobele, lo
qual cun una soa mogler, dona de bona condicio,
era a monester et a oltre persone besognose molto
solicito. liiclii era, ma no aveva fiio n ti a e per^
comnnamente pregavano entranbi Cristo e beino
sene fasia a^ ke do li concedesse fiio, lo qual
amasse Deo e socedesse [hi] li sov boni dreo la morte.
(Queste pregete] e beinosene Deo exaiul, e d a lor
gratin do incenerar un fiio, onde olii ave grande
consolameli. Da poy de comune concordia orden
do no tocarso pi ; ma lo mando part in tre parte
l AK TH II M IU A CO U) XIV 91

li soy beni, 1 mia a la mugler, F oltra al fio e la


tei\a retene per si e de voluntade de la, mugler
elo entr in un monester e onestamente in abito
de monego ns soa vita. La uiuglcr cura lo
fantolin romase in casa e nurigalo dolcementre
e beinosene faseva sicomo eia era usada, portando
entro la ^ente bona e ciani nomenanca. Ma cnsi
avene, insegando lo diavolo (lo qual sempre si
invidia a quili che fa bene) che lo fiio, siando
vegnudo in etade, cognove carnalmente la mare,
perch may elio no aveva partido leto da essa.
Abiando la mare partuido mi fiio, incontinenti
eia lo olcise e seralo () in un privado over soto
ima scafa e, avegna che questa cossa fosse celada
a la ^ente per amor de q (2), eia fo manifesta a lo
diavolo, che aveva instigado lo dito peccado. (Inde ^ r
ke lo diavolo, che s aiegra a descovrir li peccadi,
prese forma de omo in abito de clerego e vene
in la terra, o che stava questa dona, e comenc
ad indivinar e trovar furti e cose perdude, s che
molta zente lo credeva e seguiva. Un die lo dito
clerego, zo lo diavolo in abito de clerego, disso.
oldando tuti: Un tal peccado sta ascoso in
questa terra ke 1 meraveia, k eia no profunda(*)

(*) Cod.: sereralo.


(2) Per amor de g, cio per rispetto, per causa di ci ,
perch il bambino era stato subito ucciso e nascosto in un
privado ; cfr. il mir. vii, p. 20 n. 1.
32 MIRACOLI DE S. MARIA

cuin tu ti queli che abita in essa! e manefest lo


peccado de la dona predita, digando che elio lo
proveria in la foga soa, se ella lo volesse negar.
De questo se meraveglia tuta la zente per la bona
nomenanga de la dita dona; statuido fo termene
a la dona de comparer e de veder questa inqui-
sition e prova. La dona in lo termene fo menada
dauenti la clerisia e 1 povolo, siaudo l presente
lo papa; e la dita dona trasse lo papa in secreto
logo e, gitandose a li soy pey, con grande lacreme
confes lo so peccado. A la qual miser lo papa
abiando compassiou, dise: Pentite de tanto
peccado e sii contrita e spera per intercession de
madona senta Maria obtinir perdonanga e
comanda che eia disesse un Patrenostru et una
Amnariu in absoution de tanto peccado. La qual
nracion dita, lo papa la mena ile fora dauenti lo
povolo digando al clerego: - De chi' acusi tu
questa fememW E lo clerego, guardando la
> dita [dona] aleutamente, disse che elo no la cogno-
seva, ma credeva che eia. fosse santa e bona, k
aprovo de si eia aveva la biada vergelle Maria por
avocata, la qual etiandio per man la menava. 01-
dando z, queli che era assembladi se eomeng a
far segno de croco de la meraveia che colili di-
seva lora. Lo derogo, zoo lo demonio, no possando
sofrir la vertude de la erosi', incontinenti despa
rite e la dita dona persevera da pov in grandis
sima de vocio de la gloriosa benedeta.
r
lAHTK II - MI It A(K)IX) XV sn

XV.

E1 so lege elio un imperador de Roma, abiando


in ugl or bolla et onesta, se parti de Roma per
corti fati del so imperio, lasando la muier in
guarda d un so frar. Quelo frar de lo imperador
comeug ad amar de folo amor 1 eni})erarise et
appellava quella de vilania. L emperarise reco-
mand la sua castitade a la vergene Maria, cla
mando lo so alturio sanctissimo e, pensando corno
ella podesse schivar la brigadii de questo rio
omo, so cugnado, e viver senga infamia e scan
dalo de la gente, invida quello a mangar con si
in uno so palago. Abiando mangado, la fese apa-
reclar un stacio de preson a modo de una camera
cum molti ornamenti e comanda a lo bavlio, go
lo justisier de la terra, che elio dovesse ben 83 B

guardar uno, che la meterave in preson, soto pena


de la vita de luy e de soy foli, se elio scanpasse.
E lo baylio dise che elio lo guardarave bene.
Alora la imperarise f vegnir lo dito frar de lo
imperador e dise che elo se despoiasse et andasse
in un leto eh era apareclado l, mostrando la
dona che ella volesse far lo simele. Cregando quello
rio omo che la fosse una camera, vi entra dentro;
e la imperarise ensi fora e ser quello dentro, co
mandando a lo baylio ka elio li desse vianda doe
fiade lo di. Da poy, passando tempo, vene novelle
3
34 MIRACOLI DE S. MARIA

che lo imperador tornava; unde la imperasse fo


molto aiegra e manda vestimente al frar de lo
imperador e felo trar fora, digando che elo an
dasse contra so frar 1 emperador. Siando elo ve-
gnudo a lo imperador, acus ad esso 1 emperarise
digando al pego che podesse d essa. L emperador
lo crete et incontrando la muier, si la bat e fi ri
duramente e comanda che la fose gitada in mar
de presente.
Eia fo menada e metuda e spenta in mar
cum una de le sue donzelle. L emperarise, te-
maudo de morir, comen^ a clamar la biada
vergene Maria, pregando ca ella la liberasse de
tanto periculo. Avene che, andando cossi errando
per mar la nave, ella zonse al porto de una citade
e la dona fo da la fameia de la raina de quella
citade trata fora e menada a lo palago. La qual
in breve tempo trova gracia, s che la raina li
d so fiio iu recomandason, lo qual de ve va eser
re del payse in logo de so pare, eh era morto.
La raina aveva uno so senescalco, lo qual, ve-
zando questa dona straniera, zoo la imperarise,
cus avellente e bella, se innamora d essa e co-
men^ a farli grande inserimento ; ma no la po-
deva remover da so proponimento de castidade.
E, pensando pi tosto averla, cum grande crnde-
1itilde occise lo fiio de la raina dormando in le
braso do la imperarise. Kesmcsedada, 1emperarise
coinen^M a pianger e a lamentarse, no sapiando
PARTE 11 - MIRACOLO XV

7. die ella devesse far. Trovado la fantolino elisi


morto, gravissimo dolor ave la raiua e grande
tnrbacion fo in la corte. Et in per quello che
duino era se la dita dona, zo la iinperarise, avesse
cometudo lo dito maleficio o no, si fo reduta in
la navesella in mar, si corno la fo trovada con la
donzella da prima.
Ella adonca sempre reclamava la gloriosa ke
no T abandonasse.
Avene che ella ariv ad una abadia e li fra ri e. m a
la recevete in lo so monaster; e, siando recevuda
in abito monegai, lo prior, inflamado de coucupi-
scentia carnai, la volse inganar e, non posando
aver so intendemento, voiando trovar cason contra
d'essa, si ascose in lo leto dessa un calexe de ar
gento. E cercando li frar questo calexe perdudo,
per inviamento de lo prior si lo trova in la cella
de questa dona; unde ella fo descagada del mone-
ster e vene ad un castello e otene grafia de eser
reclusa iu uuo remitorio, in lo qual soleva star
una oltra bona dona, ke novellamentre era morta.
E siaudo cus inclusa, la vergine Maria li aparse,
ke la confort e amaestr a cognoscer una erba
che valeva contra molte infirmitade e maxima-
mentre contra la lepra. Crescando adonca la nome-
nanga de la cura e del guarir ke faseva questa
dona inclusa, multi vigniva ad essa e receveva
benedicion de sanitade.
A questo tempo lo frar de lo imperador, che
36 MIRACOLI DE S. MARIA

1 aveva acusada, fo arsalido de mal de levra e lo


seuescalco de la ragina, ke li aveva fato cotanto
inserimento e morto lo fantolino, vene paralitico
e tremavali tute le membre ; e lo prior de la ab-
badia, nomado de sovra, vene lunatico. Questi tre
c. 85 ad un medemo tempo vene a questa dona, no
sapiando perg che la fose la imperarise, e de
manda che ella li conseiasse e aiasse. E ella disse
che illi coufesasse li soy pecadi, se guarir volea.
Elli si and a confessar, ma la vergelle Maria re-
vel a la imperarise che lo cognado frar de lo
imperador, eli era levroso, avea celado a la peni-
tencia la sua malicia do la acusa che elio avea.
fitta contra d essa. E lora dise la imperarise a lo
seuescalco et a lo prior: Voy duy avi be con-
fessado li vostri peccadi, ma questo celado la
sua malicia chelo a fato contra la nmier de que
sto imperador . De che la dona fo coguosuda
e lo frar de lo imperador si domanda perdonanga
e ella si li perdona e prega la vergelle Maria per
essi et incotenenti fon tu ti tri guarnii e sauadi.
Jj emperador era veguudo con so frar e, vo
gando la imperarise e oldamlo le soe condicion,
se clama molto in colpa e a pregor d essa, elo
perdona a so frar la malicia soa; o voleva lo im
perador elle la insisse fora e tornasse a lo stado
de la dignitade soa. La dona no volse, ma solicit
tanto lo imperador ca. elio, Insalalo le cosse tem
perai, fe far imo oltre romitorio a provo quello do
P A R T K l i - MIRACOLO XVI 37

la imperante e intr in esso servando fedelmente


e devotam ente a l)eo e a la soa mere per tuta
soa vita.

XVI.

RI se lege ke una a b a d e s s a era in imo


mouester, la qual era odiosa a tute le seror del
monester, perch eia era tropo fervente seuga
discretion ad oservar la regola. Ma per iustigation
diabolica ella s engraved cum un so servidor
e, grnmengandose de c, pens a cuy ella podesse
descovrir lo so secreto. Entro li altri peuseri,
ella constitui una de le seror prevosta sovra tute
le oltre, cremando per questo officio et onor po-
derse fidar d essa; et a poco a poco li descoverse
tuto lo so fato. Questa prevosta lo revel a lar-
gisagano de la terra; e 1 argesagano lo dise al
vescovo; e cosi fo grande movesta e contentimi
de questo fato; e diseva quilli ke 1 oldiva, che
1 abadesa era degna da eser brusada.
Aproxemando za lo di del parturir, lo vescovo
cum soy derisi vene in lo capitolo del monester;
e le seror del mouester clamava e cridava con tra
la abadessa de cosi soco peccado. La abadessa,
piena de dolor e de paura, non saveva g ke la
devesse far. Finalmentre cum grande speranga
ella se retorn a la mare de misericordia e alienti
lo so aitar con grande lagreme e, confessando lo
38 MIRACOLI DE S. MARIA

so peccado, clamava lo so alturio. E la mare de


c. f>6 misericordia no li manca: k la abadesa se ador-
meng per grande tribulation dananti laltar e la
Vergene preciosa con compagnia de angeli vene
ad esa e in prima la represe del pecado, da poy
la consola, k in lo sono medemo parete a la ba
dessa; e cosi fo vero ke ella partii risse un fiio;
aituriando madona senta Maria, partuido lo
fiio. La mare de misericordia con spiriti angelici
manda la creatura a un remita so devoto ago ca
elio lo fesse nurigar al so servisio; e cos fo fato.
Ma la abadessa vegniva aspetada in capitolo,
en lo qual era grande tumulto. Mandadi fo certi
derisi a g che la abadessa vignisse al gudisio; li
qual, vegando la abadessa e no trovaudo segno de
gravedanza in essa, n algun fantolin partuido,
retorn e dise z al vescovo. Ancora li fo man
dadi oltri e oltri, che, retornando, diseva sicomo
li primi. Ultimainentre lo vescovo, no possando
g creder, amia, da la abadessa e vegando quela
aiegra e sana e da ogni carego libera, si comanda
a far un grande fogo e in quello voleva far gitar
<111ili n quelle ke aveva acusada la badessa. Ve-
zando z, la abadessa si se destese a li pey del
r . n\ U vescovo con grande laureine narrando tuto lo
fato conio el era ambulo. Molto se meraveia lo
vescovo con li derisi o, laudando e glorificando
la vergelle Maria, amia a lo remita o trova lo
fantolin, lo qual vii anni fo norido aprovo de
1WRTIC I I - M IR ACO LI XVII E X V I I I 3J

lo romita; po fo nienado e amaestrado in corte


del vescovo o cresote in tanta seentia e boutade,
che dredo la morte del vescovo elio socede in
so logo e fo vescovo e devoto de Dio e de la sua
gloriosa madre.

XVII.

E1 se lege ke uno zovene amava una zovene


e aveva usado cun essa ; ma quella zovene vene
a confession e a penetencia del peccado e no vo
leva pi consertirse al dito zovene. Passando ella
un d per una selva, s li aparse lo demonio in
forma del zovene so amador, volandola sforgar;
ma la zovene, amaestrada dal so confessor, che
in tute le sue tentation eia devesse dir la salu
tatimi de la dona, comeng a ondar, digando:
Ave Maria . Lora lo demonio, oldando quella
salutatimi e parola, incontinenti desparete, bla
sfemando quello ke li aveva ensegnada cotal me
desimi.

XVIII.

E 1 se lege chel fo in uno monester de F r a n g a


un monego, k era segrestan e amava lo ben e
guardavase del mal e sovra tute le cose elo era c. 87
solicito e diligenti in li obsequii e servisii de
la vergene Maria. Un d per umana fragilitade
i n e o n t r c eh elo beve soperclo si che, vegliando
40 MIRACOLI DE S. MARIA

la note, elo no saveva andar a la glesia; ma an


dava per lo clostro cagando za e l. E lo demonio,
ke voi mal a tuti li devoti de nostra dona, cre-
gaudo mo poder ofender lo dito monego s li
aparse in forma de tauro e volevalo ferir cum
le come; ma la dolze dona, la qual aida in ogna
caso li soy devoti, secorse al monego e con so
forgo retrasse lo demonio indredo.
Ancora, aproxirnando lo monego a la glesia,
lo demonio in semeianga de can rabioso Tarsali,
volandolo morder; ma la vergene lo descaz e
refren la soa furia.
Ancora, aprosimando lo monego a la sa-
grastia, lo demonio in specia de lion li aparse
dananti voiandolo prender e devorar; m ala Ver
gelle lo fer plusor bade, aiando lo so devoto; e
cagalo via (l).
La dona gloriosa prese per man lo monego
o menalo al so leto e coverselo e feli in fronte
lo segno de la erose, digando clic T endoman elo
andasse a confession per questo so mestato. .Lora
lo monego, za retornado un jioco in seno, disse
c. K7 a chi elio era apareclado de obedir; ma [disse]:
Tre ir ke vnv me dige lo vostro nome . La
(piai (lise: Eo son Maria, mare e liia del somo
Dio e, dito z, la gloriosa desparite. E lo
monego, vogando la. benegnitade de la dolgo donna,

(q Nul end.: o cuculo vili ripetuto.


PARTE II - MIRACOLO XIX '1 1

amie la imitimi a. confesar e pentii-, s die mav


no li incontra pi lo simile, ma pi et pi devoto
fo de la vergelle Maria, la qual tante fiade in una
note l aveva liberado dal demonio.

XIX.

E1 se lege ke un laro, ch aveva nome E lb o .


spesse bade toleva e robava le cose d altrn ; ma
sempre de tnto cor elo aveva in reverentia la
mare de Deo e ogna die la saludava, etiandio
quando elo andava a robar. Un d elo fo con
preso in furto e senca alguna misericordia elio
fo empiendo per la gola. Siando elo enpicado e
e pendando in aere, la santa mare di Cristo, vi
gnando in so aiutorio, duy d cu ni le soe sante
mane, sicomo li parea, lo sostene, si che 1 no mor,
n per.
Queli che l'aveva empiendo, retornando al
logo de le forche e vecando quello vivo e cnm
fuga aiegra, pensa che l no ge fosse ben metudo
lo lago a la gola, perg lo volse strangolar. Ma
la vergelle Maria mise sue man dananti e no lo
soferse; unde cognoscando elli per la boca d'esso
che la vergelle Maria era quela che Y aidava, si
lo lassa andar. Lo qual da poy vene monego e
fin che l fo in questa vita serv fedelmente e
devotamente a Dio et a la mare soa.
42 MIRACOLI DE S. MARIA

XX.

E1 se lege che l fo una vedoa povera, ma


devota era de la mare de Deo e la ymagene soa
cum rose e cum fior de liio spesse tade adornava.
La dita vedoa aveva uno so fiio, lo qual era in
preson in captivitade; la vedoa vegniva a la glesia
e danenti da una statua de nostra dona, eh era
de legno molto bella cum lo so fiio Jes Cristo in
brage, pregava chella li rendesse lo so fiolo, chera
in preson O); et abiando cosi pregado alquanti
di e no siando exaudida, cum puritade de cuor
comeng a menagar a la vergene che, se ella no
li restituisse lo so fiolo, eli era in preson, eia li
tori a lo so, d i eia aveva in brago. E cos fe che
la tolse la 3'magine de Cristo pigoleto, che ma-
dona senta Maria tegniva in brago, e involtalo in
uno bello drapo de lino e reposelo in una soa
arca. Unde la mare de Dio aparete al fiolo dela
vedoa quasi hunentaudose del so fiio che li era
... k 1$ tolto e traselo de prison e rednselo a la mare,
comandando che lo reprendesse la mare, e che
lo so fiio, he ella avea tolto e rescoso, ella lo de-
vesse restituir incontinente la domali. Lo fiio, libe
rali o de preson, vene a la mare; del qual eia ave
grande consolatimi e f g ke'l liio li comanda de

(') Nel cod.: preso *; ma la corroziono suggerita dal


tatto die l identica frase ripetuta in (pudla forma alcune
righo pi sotto.
l A llT K I I - MI RACOLI XXI 43

portar Cristo fantolin a la glesia in brago de la


mare (*); et a tutte persone narra e disse questo
fato in loldo e reverentia de la vergelle gloriosa.

XXI.

E1 se lege che una dona vedoa, devota de


madona senta Maria, aveva un so fiio, lo qual vo
leva andar al passago Ultramar con lo re de
Franga. La mare vedoa, vegando la soa volunt,
disse: Fiolo dolcissimo, tu no ander senga
de mi e intra in nave con esso. Et andando
per mar, lo govene cade in aqua et and soto.
La mare dolorosa, vegando che ella no lo podeva
recovrar, cum grande devocion recomand F a-
nema e lo corpo del fiio a la vergene Maria. E
dredo octo die, siando zonta a porto la nave, in
la qual era la madre vedova, volando li mariueri
intrar in porto, vete un govene vegnir su per la
riva del mar; lo qual la mare cognove eh elo era
so fiio. linde eia ave grandissima alegrega e do
manda conio elo era scampado ; et elio cum aiegra
faga respose: Quella bella e gloriosa dona, c.
a la qual vuy me raccomandasti, m sostegnudo
octo d in soe brage e in questo porto ancoy m
couduto .

() Nel cod.: del qua , cancellato.


41 MIRACOLI DE S. MARIA

XXII.

E1 se lece che una nave era in mar con molte


persone, entro le qual era una dona vedoa de
Baio un, molto devota de nostra dona de Para
diso. Fortuna se misse in mar aspra e crude), si
che la nave era g pi de mega piena d aqua e
li mari neri desperadi no saveu z che li devese
far. Alora la dona vedoa de Baiona se record
de la vergene Maria e comeng a pregarla di-
gando: 0 mare de misericordia, de la tua
misericordia e pietade no me despero. Tu fusti
mare de lo criator, per li peccadori e per le pec-
carise, e perg li es tegnuda de secorer e sovegnir
in le necessitade . Aliena la parola era finida
che la nave vene a riva in grande tranquilitade;
unde li marineri e le persone de la nave referi
Ioide e gratin a la Vergine misericordiosa che,
per la pregera e iuvocatione de la vedoa soa de
vota, li aveva trati da mortai pericolo.

XXIII.

FI. se lego elio una nave era in mar caregnda


de pelegrini, che per devocion andava in .) e lu sa
lon i. La nave arnia molti d cimi prospero vento
e con l>on tempo. Ma un di senti lo panni de la
nave che per di sotto aqua entrava in la nave, si
e tanta d i el no se podova aidar. Adonca viaga-
P A K T K I I - MIUACDI.O X X I I I 45

monto ol tallita la barca de la nave in mar et . so

entra in quelli recevando con si un vescovo, che


ora in la nave et alcuni oltri gentili omini. Por
amor do g un gentil omo, chi volea descender
de la grande nave in la barca, cadete in mar et
and soto. Lo patron, a li altri, che era in la nave
romasi, descoverse lo perieoi de morte che elli
aveva, a ci che elli confessase li sov pecadi e
recomandase le alleine soe a Dio. Chi avese alora
vegudo lo grande clamor, le confession, le con-
tricion e le oraciou de quilli chi era in la nave,
el non si duro cuor ke no n avesse abudo
compassion. La nave and, soto cum tu ti quilli
che era in essa; lora lo vescovo con li altri che
era scampadi, molto sospirando e planzando reco
mandava a Dio le aueme de quili. E, guardando
per mar, vete le aneme lor si corno columbe bian
chissime montar in ver [lo] cielo; e lora pi forte el
comeng a pianger, che 1 voria volenter eser stado
in la nave e morto con essi. Piando lo vescovo
e li oltri de la barca vegnudi a terra, trova lo
zentil omo so compagno, lo qua cagete in mar
al dismontar de la nave in barca, e meraveian-
dose domanda conio elo era scampado. Lo qual c. 90

respose : Lo nome de la gloriosa Maria (lo


qual elio reclama cazando), si ma defeso da morte
e la dona piena de misericordia con lo so pallio
me coverse et ame conduto a questo porto, san
e salvo .
46 MIRACOLI D E S. MARIA

XXIV.

E 1 se lege c h e J fo un clerego de F r a n g a
che aveva nome S t e f a n o , lo qual la biada madre
de Dio sovra tutti li altri santi con ardente
e desiroso cuor amava, con boca speso nomava
ed insolicita memoria retigniva. Questo Stefano,
voiaudo per devocion andar in .lerusalem cum
plusor oltri, monta in una nave e molti di ave
bon tempo.. Ma tempesta de mar un di fo s
granila che la nave vene a ferir a terra entro
saxi e rope ; linde quelli, che era suso, se messe a
nodar per scampar, e certi omini de la contrada,
die era su lo lido, movudi de compassion, se forg
cum soe barche ad avdar li prediti; e fo aidadi
tuti e scampc, salvo Stefano clerego. Questo no
ave algun che laydasse, ma aud soto, sempre
reclamando la dolge madre de Cristo. Siaudo elio
andado soto, parete a luy quasi che 1 dormisse e
che una undacion lo ghitava longi in terra. N
e. oo b fo migli vana quella vision, ch subitamente elo
se trova eser in terra. E, cum g fose che li com
pagni de Stefano, che era scnmpadi, se contri
stasi) pensando che '1 fose somerso c negado in
mar e andasse por lo lido cercando e guardando
se olii podesse trovar lo corpo so, eco che illi lo
vote vigilie. Ulido elli ave grande alegrega et elio
li conta la gratin e la misericordia de la gloriosa
lAKTE II - MIRACOLO XXIV 17

Vorgene biada. Da poy elo ancia in Jornsalem e,


complide qnele cose per le quale elo era andado,
torna a casa soa, e fo fato canonego regular; e poy
vene remita eie grandissima nomenanga e vertude
et da una tentation carnai, la qual speso lo sti
molava, la dona gloriosa lo liber e confort, con
fermandolo in lo so santo servisio.
[PARTE TERZA]

La terza teiera del nome de Maria si R,


per la qual se da ad intender che la vergelle glo
riosa r e m u n [e r ja tr ix , go g u erd o n a ris de li
soy servidori doplamente, zo in questa vita et in
morte, che zascuna cossa che ella voi, eia olitene
dal so fiolo, perch la porta lo eonfalon de la
celestial corte. Unde se devotamente tu vorav
esser soto questa coufalonera, inpossibel cossa sera
che tu possi mal finir. E sapi che meraveiosa
gloria in lo di del zudisio sera a queli che vera
soto la soa bandura, che tuta la congregatimi do
li angeli se adunarti a veder la dolgo mare a la
destra de Dio. Ancora dise miser santo A nselm o
che la Vergine biada tesorera (') de tutte le

(') Maria ) dotta thesaurus Poi da S . He n i a r d o ,


la Aninuitiulioiie l. M . l r. Senno , in l\t/rol. L ai., ci axx iii ,
:tJ<>. K S. A u s o Imo, llomiline [IX|: Krgo Dei virtus ot
Ilei sapientin et omnos thosauri sapientiao et seientiao in
Maria . ^Mkink, Patrol. Lai., n .v in , tlt*).
P A R T E III - MIRACOLO XXV 19

richege celestini, le qual ridiede e tesori la Ver


gelle prudentissima e de coinpassion pienissima
dolcemente e utelniente distribuisse e despensa.
Unde dise miser san B ernardo che gascun tol de
la caritele e de la plenega soa, cio 1 enfermo
curation, lo tristo consolation, lo pecador per-
donanti, lo iusto grazia, langelo alegrega, lo
fiol de Deo sustancia de nostra carne, e tuta la
Trinitade gloria (*) .

XXV.

E1 se lege che un pecador tod esco desperado,


lo qual per soy pecadi era s atrito che elio an
dava cun scandii, oldando predicar la parola de
san Bernardo scrita de sovra mo proximamente,
cum grande devocion e compuncion de cor and
ad una glesia de la vergene gloriosa e con la-
creme orando e domandando de la sua gratin, subi
tamente fo redrigado e guarido. E per g disse
san B ernardo: Guard de quanto onor Cristo

(') S. B e r n a r d i , Senno in domiti, infra oct. Assumptionis


B. Virginia: ut de plenitudine eius accipiant universi : capti-
vus redemptionem. aeger curationem, tristis consolationem,
peccator veniaiu, justus gratiam, angelus laetitiam, denique
tota Trinitas gloriam, Filii persona carnis humanae substan-
tiam i> t Opera, Parigi, 1719, voi. I , col. 1018; M i g n e , Patro
logia L a tin a, voi. cix x x m , col. 480).
Questo passo di S. B e r n a r d o citato anche neh p r o l o g o
della prima parte.
50 MIRACOLI D E S. MARIA

a voiudo onorar la soa madre ! Che l metudo


in essa plenitudine de grame, s che, se alguna
cossa de speranga o de salnde o de gratin nuy
o. 91 b recevemo, da essa la debiamo recognoser C) .

XXVI.

E 1 se lege che in E n g e lte r a , in una abadia


de senta Maria, era un monego molto religioso, lo
qual cum tuto cor era s devoto de la gloriosa
vergene che tuta fiada, che in lo otcio de la glesia
elio oidi va nomenar la vergene Maria, el se in-
geuoglava e basava la terra. E questa via tene
siando zovene e siando veglo. Ma cum g fose
cosa che l fose in tanta vetranega veguudo che
quando el se ingenoglava, lo no se podeva redrigar,
lo so abbado per pietade [orden] a duy de li mo
naci zoveni che li avesse cura d esso e eli eli lo
relevasse quando elio non se podesse relevar. Ma
quili zoveni, attendando ad oltre cose, no curava
del vetrano n no adinpleva lo comandamento
de lo abado.
Un di de sabado encontr a la messa a la
prima entrada, che, oldido lo nomo de la glo-(*)

(*) . ...qui totius boni plenitudinorn posuit in Maria; ut


proinde si quid spoi in nobis est, si quid gratino, si quid
saluti, ab oa novorimus rodundaro .... . S. B ernardi , In
nativita/e II. Marine Virginis Senno in Miti n e , Patrologia
Latina, voi. (l.xxxiii, col. 441.
l' A KT H I I I - MIUACOIX) XXVII 51

riosa, lo vetrini se ghit in terra, ina per grande


tlevelega nou se podeva redrigar ni algun no
r aidava e, debiandose dir lo evangelio, lora
gramo e ansitoso clini grande lagreme clamava
lo alturio de la vergene diaria, che per soa cle-
mencia ella lo levasse da terra per reverenda de
lo vaugelio. Subitamente la Vergene misericor
diosa vene e prese lo vetrano per lo brago destro
e levalo suso, menandolo a laitar, s che 1 vetran
basa l'aitar, e, levando li ogli, vete la fuga de la
nostra dona bellissima e resplendente piu de sol.
E incontinenti quelo, che era -vechio quasi de
cento anni, veguda la fagia de nostra dona, fo fato
forte e zovene conio de XX anni; ma poco tempo
dapoy stete in vita e and a li beni de vita
eterna.
XXVII.

E 1 se lege che un gentil cavaler, fato vechio,


se and a render in C la ra v a lle. Lo qual era poco
literado, ma seguiva ed adovrava boutade. Un
d, siaudo li frari ensii per meder le soe biave,
fo dito a questo frar cavaler che 1 se repolsase
perch 1 aveva le man vechie e delicade. Al ca
valer no savea bon star indarno quando li oltri
lavorava, e perg diseva infra de si : 0 mi
sero omo, quanti boni e savii omini lavora e
afadiga la soa carne e tu stas ocioso e sedi tuto
di ! Rasonando elio cus, vete d un monte-
52 MIRACOIJ D E Ss. MARIA

sello, eh era sovra lo campo, o che se medeva,


desender una compagnia bianca, la quale condu-
seva una dona bellissima.
Questa dona saludava li frari e recevevali in
brage e cum basio, e le sue compagnesse cum toaie
e fagoli bianchissimi sugava e forbia la polvere
e lo sudor da le fatie de li frari e dolcementre li
consolava. Lo cavaler frar, velando ci e no sa-
pieudo che la fosse la inare.de Deo, de grande
ira strengeva li denti contra li frari, digando infra
si: Li omini segulari no pensa questa religion
h esser cotal che ella receva femene, no solamente
a veder e parlar, ma ad abragar e basar . Al
dito frar cavaler cosi pensando se aproximava una
de la compagnia santa, e dise: < 0 omo, questa
dona la qual tu vedis, Maria, mare de .Jesu
Cristo, la qual vegnuda a veder li soy lavorenti
e a confortarli in le soe fadige; ch veramente
quilli son biadi, chi lavora per Cristo, e chi del
sudor del so volto se pasce . Oldando ci, lo
cavaler si se clama molto pentido e doloroso del
penser, eli elo aveva fato, e ave molto magor
devocion a la religion predita e, sempre che l fo
vivo, fo devotissimo de la Vergono gloriosa.

X X V 1 I 1.

K1 se lego che un medico, che delicatamente


era usado viver al mondo, entra in 1 ordone do
C e s t e l l o ; et ancor in 1'ordine voleva viver per
P AKT K I I I - MIRACOLO XXIX 5 :5

fisica. Vegando elio li frar mancai* ogne cosa,


credeva che illi devesse tosto morir ad un di;
abiando li frari malvado cose molto contrarie,
vete questo frar medego una dona bellissima acom-
pagnada de doe donzelle entrar in refettorio e
dar a li frari, ad un ad un, de so lituano san cis
simo. E vegliando a lo medego, V averse la boca
voiando prender de lo letoario si corno li oltri ;
ma non ave miga, digandoli la dona: Tu es
medego; cura te ipsum cio a dir: Tu
es medego: medega e cura ti medesemo! Lora
sent lo frar medego che questa era la mare de
salu[de] e comeng a inangar dogne cosa, si corno e. 93
li oltri, e sempre fo devoto della gloriosa biada.

XXIX.

E 1 se lege che tre done entra una note in


un monaster, siando le porte serade ; entro le qual
era la mare del nostro segnor Jesu Cristo, lo qual,
toiando in man un bosolo, comeng a cibar li
frari. La qual cosa vegando un frar novigo, che
se voleva quela note partir e andar via, si se
enfeuse a dormir a ci che 1 podesse aver de
quella refecion e cibo. La biada Maria passa lo
novizo ; lora una de le vergene. che era cum nostra
dona, disse : Madona voli vuy lassar questo
frar?
54 MIRACOLI D E S. MARIA

E la madonna disse : E 1 no voi pi star


in casa mia .
Oldando ci, lo novigo comeng a cridar cum
grande vose: Madona, eo te iinproineto che
in questo monaster eo demorar tuto lo tempo
de la vita mia!
Per questo erido e tumulto se rensed li frari
e le done se parti e lo dito novigo fese profession
e romase e persevera in lo servisio de la mare de
Dio. E, contado lo fato, fo tnti li frari in grande
oration e procession per reverenda de la dona
gloriosa.

XXX.

E 1 se lege che un rico omo f un so filo


monego, lo qual cantava s plasevelmente che
molti vigni va a la glesia per oldirlo. Morto lo
padre, la madre per amor del fio vegniva ogni
1$ d a la glesia, ma lo fio mor. Unde la madre fo
molto desolada et, abiando pianto molti d e note
damanti V aitar de la gloriosa, la madre pietosa
li aparse, domandando z che eh avea e perch
tanto la piangeva. La vedoa (lise cheia piangeva
per lo fio d i era morto, la voxe del (piai era
angelica, - s che (piando eo loidi va, ogna tribo
latici! se partiva da mi. Qnelo era mia alegrega
e mia consolatimi e per g, se vnv no me lo rendi,
eo no me partir de questo lego fin eh eo ser
l AKTK I I I - MIKAHOIiO XXX 55

morta . - Va, eliso la biada vergelle, a casa


toa e ogna bada che tu vigniras a la glesia, tu
olderas to ilio cantar entro i oltri . K cos fo
fato che tuta lada eli eia vene a la glesia, la.
merita d oldir la voxe del fiio cantando in lo
divino offit.io.
La biada vergelle Maria etiandio in morte
guederdona li soy servidori ; ch 1 se lege che
un derogo entro le altre cosse, che 1 faseva ad
onor de la vergelle Maria, diseva devotamente
questa sequentia over oration: Gamie, sancta
(lei genitri.c, virgo inmaculata , ci ven a d ir:
iegrate, santa madre de Deo, vergene pura .
Gaude q[uae) gaudium ab angelo suscepisti , ci
ven a dir : iegrate, la qual da 1 angela alegrega
rece visti . Game q[uae] gena isti eterni hnuinis
claritatene , ci ven a dir : Alegrate la qual
ingenerasti over partoristi la clarit de lo eternai
lume . Gamie water ci ven o dir: Ale
grate madre . Gaude sancta dei genitrix virgo, tu
sola water innupta! Te glorificai omnis factura c.
matrem lucis. Sis pr iobis, quesumus, perpetua
apud deum interventrix! , ci ven a dir: Ale
grate, sancta madre de Deo vergene, tu sola madre
non maridada! Ogna creatura te glorifica madre
de luse! Pregemote che tu sis nostra perpetuai
pregaris e aitoriadris aprovo Dio! Amen . Cinque
fiade se dise questa parola Gaude cio Alegrate
contra li cinque dolori de le plage che la nostra
56 MIRACOLI DE S. MARIA

dona ave in la passion. A questo so devoto, siando


a la morte, apparate la gloriosa digando: De
voto mio, non temer. Molte fiade tu mi disisti
Gaude, cio eh eo m alegrasse; ven adonca e ale
grate con mi in lo regno
O O
del mio folo! E cusi
lo mena la dolce dona in Paradiso.

XXXI.

E 1 se lege che una zovenzella serviva ad un


vecliio, lo qual vechio onorava specialmeutre la
madre de Dio, e le vigilie de le qnatro feste de
la dona zumava in pan e in aqua. Siando un tempo
grevemeutre araalado lo vechio, la raina de celo
aconpagnada da angeli e da vergelle vene ad
esso digando: Amigo mio caro, come te
sentis tu? Et elio disse: Ben, madona, da
poy eh eo v e vezuda! Vostu, dise la ma
dona, vegnir cuin mi in la alegreya celistial?
Respose lo vechio: Molto volunter . E de
presente lanema se part dal corpo, la qual la
biada vergelle cimi li angeli e c l i n i dolcissimi
canti port iu cielo. Pochi d dredo ci, apparete
P. di n la vergelle Maria a la zovenzella che serviva al
vechio, digando: Sastu che es incontrado al
segnor to? Dixe la. donzella: Vuy ma
dona., lo savi. * Pospose la dona : In per
quello che l me onora, si portado da li angeli
in cielo. Pregote cionca che tu studij de seguir
l AI tT H I I I - MIRACOLO XXXII 57

In sua maynera a g che tu pos[si] veguir a la gloria


perpetuai, sapiando che ciascun clic zunar iu
jian et aqua le vigilie de le quatro mie feste et
in verasia peneteutia vivir, in lo d de la sua
morte eo lo presenter denanti al mio fido in
paradiso .

XXXII.

E 1 se lege che un viandante andando per un


camin e, partandose per soa besogna de la strada
dreta, trova un cavo de omo senza lo busto,
che avergeva e serava li ogli. Lo viandante se
comeng a stupir e meraveiar; e cusi meraveian-
dose, lo cavo parla e dise: De che te mera-
viglis tu ? E lo viandante dise : Eo me
meraveio conio tu, cavo senga corpo, possi parlar.
No te meraveiar, dise lo cavo, che Deo no
sosten che la mia aueina se parta de fin eh eo
aver comuuigado de man de prevede. E lo
viandante dise : Qual fo la cason che tu meri
tasti z? E lo cavo dise : Per d i eo zunava
cum devocion purissima la vigilia de la nuuciation
de nostra dona de margo. Disse lo vian
dante : Se tu vos, eo te porter al papa.
E lo cavo respose: Ben me plase. Lora
lo viandante port lo cavo a corte de Roma; lo
qual parl danenti lo papa e li cardenali e meser
lo papa f congregar lo povolo a grande solen-
58 MIRACOLI DE S. MARIA

pnitade, e denanti a tuti narra lo miracolo de


nostra donaj eh eia aveva fato in questo cavo.
Comunicado lo dito cavo, de presente 1 anema
se part; e lo papa comanda che lo cavo fosse
metndo entro le reliquie de li sancti.

XXXIII.

E1 se 1ege che 1 fo tri fradelli in una terra,


ali qua siando tolta la soa reditade, se gliit ad
eser robadori; unde li doy fo impicadi. Lo tergo
s and a confessar ad un religioso e dise che
volunter elo faria penitencia, ma non poria asti-
gnirse da peccar s el no oleidesse quilli che ol-
cise so fradelli. Finalmente questo tergo fo preso
da la fameia del cavaler, che aveva fato impicar
i oltri, e fo grevemente inplagado, s che li in
teriori del corpo l insiva fora. Lo qual dise che
no podi va morir se inpriina elo no se confessasse
e comunigasse da prevede. Clamado adone lo
prevede, lo dito emplagado disse eli elo aveva
vodado a zunar le qmitro vigilie de nostra dona
in pane e aqua a ci che l no morisse senza
r. confessar c comunigar, lo (inai vodo, etiandio
cometando maleficio, cl no ave no m;iy roto.
Fata adunca la confessione e rocevuda la comu
nione, incontinenti elo mori cimi grandissima
cont ricion.
l ' A K T E I I I - MllIACOI.I XXXIV IO XXXV 6U

XXXIV.

El se leye che un s c o l a r de P a r i s amava


ima muier de un rico omo e per longo tempo
no 1 abiando posuda aver, a 1 ultimo el fo
in casa con essa un d de sabado, no siando lo
marido in la terra. E, voiando elio eser cum essa,
si se record del sabado, in lo qual elo faseva
sempre reverenda a la biada Vergene e, renfre-
nandose, se part. Quela note elo mor e la domali
per tempo vene li soy compagni, e trovali soto lo
cavo scrito che la biada Vergene aveva impetrada
gloria sempiterna a questo scoler, perch quella
note elo era impentido de li soy peccadi e aveva
observado castitade per soa reverentia.

XXXV.

El se le^e che un zudes frequentava ogno d


la glesia de la biada Vergene. Sapiando z, li soy
nimisi si and et ocise quello in la glesia orando.
E li soy amisi, grami e dolentri, and a guardar
lo corpo in la glesia; e cerca meya nocte eli oidi
voxe in aere. E lo prevede intra in la glesia, lo
qual la biada Maria clama a si aprovo laitar,
vezando e oldando lo povolo, che era vegnudo a
la glesia per lo cridor che era in aere, e disse ad
esso ke E anema del zudese era intrada in para
60 MIRACOLI DE S. MARIA

diso, comanda che lo corpo fosse onorevelmente


sepellido, e ancora ricomand che elo andasse al
papa a domandar e tor grafia e letre che questa
glesia sia absolvuda. Dise lo prevede: Lo papa
no me creder, ma deme segno, Madona, lo qual
eo possa mostrar . E-la madre de Cristo li
de una rosa, la qual conservada fresca fin a lo
die d ancoi.
[P A R T E Q U A R T A ) c. 96 B

La quarta letra de questo nome de Maria si


/, per la quale se d ad entender che la Ver
gelle gloriosa i l l u m i n a r i x de li erranti e de
li imperfeti ad illuminar e trager quili a via de
salvation. Et da saver che quatro son le vie,
per le qual li pecadori erradega le dite quatro vie.
Mete e scrive lo savio S a l a m o n in questo
modo: Tre cose me son greve et oscure e ia
quarta al postuto eo no so, go la via de gloria (x)
in celo, per la qual se ntende li superbi che
sempre voi volar in alto, si corno Lucifero. La
segonda si la via del serpente sovra terra, per
la qual se intende li falsi e rei e invidiosi, che
porta veneni(2) in boca, ocultamente infamando
e detragando ad altrui, si corno serpenti vene-
nosi. La terga si la via de la nave che va per
mare, per la quale se intende li avari, che con

(l) Nel cod.: goia .


(5) Nel cod.: Yenini .
62 MIRACOLI DE S. MARIA

grande peri culo navega per mar e per questo


mondo, ago che eli possa aquistar pecunia. La
quarta si la via de 1 omo in la puericia soa,
per la qual se entende li lascivi e vani .
E avegna che Tomo radega per queste quatro vie,
per amor de q el vene tosto illuminado da la
gloriosa Vergene, se elio se converte e ritorna ad
c. 97 essa; unde se Tomo pecca o peccado per via de
superbia et elio se retorna ad essa, ella li dar
umilitade; se per via de invidia e de detratione,
ella li dar pietade e caritade; se per via de ava-
ricia, ella li dar largitade; se per via de lassivia,
ella li dar continentia e puritade. E veramentre
tute queste cosse la po far e fa quando ella voi,
sicomo se declara per li infrascripti miraculi et
exempli.

X X X V 1.

El se lege che un g u d e o , calumando per un


carniu, fo preso da robadori e spoliado de tute soe
cosse, al qual li robadori lig li pey a un legno
e le man de dreo, tegnando quelo in un bosco cum
pan e aqua a pello a pello per tri di, con varda,
pensando e sperando aver da esso molta pecunia
per redention. Ma la cossa and oltramentre
per (l) la volunt de Deo, che la ter^a note, siando
elio un poco adormengado, una reverenda dona

() Noi cod.: lor.


lAKTK XV - MIRACOLO XXXVI 6P

de meraveiosa bellega li vene dananti, la qual


cimi le proprie man soe lo dislig. Meraveiandose
elio ed allegrando, disse: Chi es tu, madona,
e onde te ven tanta benignitade, che tu me securi <>.97 r.
in questo caso e tempo besognoso? .
Lora dixe la dona: Eo son Maria, a la
qual tu e la tua generacion repugni, negando
con mente ostinada e dura lo redentor del
mondo eser nasudo de mi umanamente. A ti eo
son vegnuda a g che eo te renda ben per
mal, s corno eo son sempre usada, e che eo te
reduga a cognoscimento de veritade, e fagate
cognoscer corno periculosamente tu es vivudo
da quinge indredo. E a g che tu vegis(1) ma-
nifestamente queste cose, vien fora cum mi !
Siando ensidi de fora, la Madona comand che 1
montasse suso una grande pier, eh era sovra
una boca de terra averta; e guardando in goso,
vete lo abisso infernale, che ghitava dame sofe-
regne e puga grevissima e piena dogni tormento.
Le qual cose vegude, dixe la biada Vergene:
Questa preson e quisti tormenti aspeta ti e toy
seguagi. E da poy che eo t e mostrado quelo
che li zudei merita per soa malicia, mo te voio
eo mostrar lo ben eh eli a perdudo per soa
cechitade . E menalo suso uno monte; e l el
vete una mason lucente e belissima, d arbori e de

() Nel cod.: vecis.


64 MIRACOLI DE S. MARIA

c. 98 fiori adoruada, de la qual^) ensia tanto odor corno


se tute le specie e le suavitade del mondo fosse
stade iusembre. Yete ancora le compagnie de li
biadi far e menar gloria e alegreca in lo dito logo.
Yegude queste cose, dixe la Madona: Questa
si la ereditade de le aueme renmedude del
sangue del me fiolo desi Cristo, la qual tu pos-
sederas, se tu lo voras credre E, dito g, la
dona despar. Lora lo zudeo se misse a fngir,
temando de retornar tra le man de li laroni e
vene ad un mouester de fra ri e narra al prior e
a li frali quelo che madona santa Maria avea fato
cerca d'esso e vincamente domanda baptesmo. E cns
fo bategado e inllnminado per la Vergelle biada.

XXXVII.

E 1 se 1ege che uno n o v e n e c a v a l e r de Kn -


gl e te rra amava una donzella nobele, bella e molto
rica, voiando volunter torla per mnier; ma la
donzella no voleva consentir e refudava lo ca-
valer. Velando g, lo zovene cavaler si ancia ad
uno abado de lordene de C i s t e l l o , pregando che
c. fi i. elio li desse conseio come el podeva aver per
mogler questa dongella. 1/ abado lo cagava via e
volevase partir cimi grande indiguation ; ma pur
lo cavaler lo retignia, digando che, se elio no lo

(q Nel coti.: * qual ripetuto.


lAUT 10 IV - .M1KACOU* XXXVII 05

consolasse, el norirave de breve. Lora l abado,


abiaudo compassione del cavaler, disse : Va
e per tato questo anno guardate da carnai ma
trimonio e ogno d [dj la salutacion de la biada
Vergelle in yeneglon ; e se g tu faras, sapi per
certo che, complido l ano, la Vergene biada adin-
]>ler in ben lo to desiderio.
Lo cavaler tuto questo fc ferventemente per
tuto 1 ano. Lo ultimo di del dito anno, andando
lo cavaler con soy amisi per uno so grande fato,
non pot oldir messa. Ma, siando in camin, vete
una glesia guasta e deserta, linde, recordandose
de la Vergene, lassa passar li compagni e solo
intra in la dita glesia e comenc dir la salutacion
de la dona pi atentamente eh elo no era usado
perch questo era lo ultimo di de l ano, in lo
qual elo sperava per la promission de lo abado. c. 99
Ma senga demora la gloriosa li aparse cum gran
dissima clarega e gloria; guardando elio e mirando
tanta belega de dona, si li parse vii e niente la
belega de la dougella ehelo amava. Lora la biada
Vergene dixe: 0 amigo, non ben mato quello
che me ad ogna sua utilitade e voline lasar per
tor una oltra?
Respose lo cavaler: Madona, s .
Adonca, dixe la Vergene gloriosa, perch
vo tu danar 1 anema toa e perder la gloria del
meo fiol per una femena mortai?
E lo cavaler respose : Abi merg de mi,
66 MIRACOLI DE S. MARIA

madona, che eo cognosco ino che folamente e


lavorado e pregote che tu me lassi sempre veder
la toa belega, de la qual eo no me posso saciar.
Lora madona santa Maria cum aiegro volto
diso: Amigo mio, eo voio che quello che tu
as fato questo anno eh ne (') passado per amor
coruptevele, tu debis far, questo anno che ven, per
lo mio amor e lora eo saciar lo to desiderio de
la mia belega.
La qual condition e pato lo cavaler tolse gra
ti oo b develementre ; e nostra dona se desparu da esso.
E lo dito cavaler retorn a F abado e narra a lui
per ordene tuto quello che laveavegudo. Da poy
per tuto F ano seguente el f s conio la dona li
comanda et, aproximando le fin de lano, una (*)
malati a lo prese s eli elo se confessa e conni nig.
E, siando a lultimo oliado de la oncion sancta,
la Vergene gloriosa con grandissima bellega e
gloria vene ad esso, et incontinenti elio comenc
a clamar cum alegrega: Eo vego e tegno ci
che e desirado et, alargando le brago in
modo de voler abragar, passa da questo segolo.
E la dona bellissima c graciosa lo mona a lo
regno so cclistial, s che ben fo sacindo de bellega
ginndissima o splendidissima, a la qual nesuna
oltra se p comparar.

(*) ( 'od. : dio non.


(*) Noi cod.: lina la m.
I WUTH IV MUSACI >1,1 XXXVI I I IO XXXI X G
7

XXXVIII.

E1 se lege che mio cavaler tre fi ad e ogna di


diseva la salutatimi de nostra Dona. Uno d, caval
cando per camin, elio zuma de fin a vespro et, en
trando in una glesia, saludava la gloriosa; e subi
tamente li fu metuda una scudella soza danenti, . 100

in la qual era uno cibo, che lo cavaler molto


amava. Ma guardando elio la scudella, la raina
del celo si li aparse digando qual era la cason
d i elo no mancava de quelo cibo. E lo cavaler
respose che elo molto amava lo cibo, ma la scu
della era s soga che 1 pori va meio morir ca
mangar de quello cibo. Lora, disse nostra
dona, cos se p dir de ti ; che quando tu dis in
la mia salutation: Benedeto lo fruto del ventre to,
plus me plase la parola che pensar no se poria,
ma tu s sogo e tanto pugolente a Dio e a li
angeli, che queste parole no te gover niente, se
tu no te fai mondo e onesto. Lo qual ca
valer da poy se amend e men vita pura e onesta,
nude elo aquist la gratia de Deo.

XXXIX.

E1 se lege che uno cavaler avea un so ca


stello sovra un camin e faseva tutti quili, che
passava, rubar senza alcuna misericordia ; ma
pur ogno d, saludada nostra Dona del paradiso . 100 B
68 MIRACOLI DE S. MARIA

ni per algun fato ni impagamento no demente-


gava la oration de la dita Dona. Avene che uno
santo omo religioso pasava de l e lo cavaler
incontinenti comanda che lo fose robado. Siando
robado lo dito sancto omo, con grande instaucia
prega li robadori che elli lo menasse al cavaler,
che algune cosse secrete elo li voleva dir. Siando
menado danenti lo cavaler, el prega che elio
feisse vignir danenti da si tati quili de soa fameia,
clic voleva a ior predicar la parola de Dio. Siando
elli congregadi e digando che eli ghera tuti, lo
santo omo dise che algun de issi mancava.
Lora dise un d essi che l canevar solo mancava
e no era vegnudo. E lo santo omo dixe : Fe
veguir quello. Per esso fo mandado e, siando*elio
vegnudo a la presentia de lo santo omo, incon
tinenti contenga a volcer e torcer lo cavo e li
ogli, corno ci fose smanioso. Lora lo santo omo
dixe: Eo te sconguro per lo nome de Jesu
Cristo, che tu debis dir chi tu es, e qual fo la
caxon per la qual tu viguissi qua. Lora re-
spose quelo: Tu m scongur per nome de
tal, clieo no me posso celar. Sapia ciascun d i eo
no son omo, ma demonio in forma de omo.
K novi anni passadi eli eo son stado con questo
cavalor, che lo prineipo nostro de li demonii me
manda ad aguaitar quusto cavaler, go che lo d
eli elo no disese la sai 11tat.ion di' santa Maria, eo
lo dovesse strangolar, ago ohe per li soy molti
1 W R T K IV - MIRACOLO X L m

peccarti el fosse nostro; ma non possiulo tanto


aspetar ni aguaitar, elielio abbia uno d cessado
rta dir la salutation predita. Oldando queste
parole, lo cavaler tuto se spaventa e lasasse cager
a li pey del santo omo domandando perdonanga
e misericordia. E cosi per la biada Vergene fo
liberado e illuniinado e mena bona vita da li
inanti.

XL.

El se lege che un re de U n g a r ia , che aveva


nome E n r ig o , ave duy fioli; l uno fo clerego e
1 oltro fo re, dredo la morte del padre. Lo clerego, 101 B

g fato molto savio in scriptura, vene in una infir-


mitade, da la qual la vergene Maria, che elio
clamava spesse fiade, lo liber, e perg elo f vodo
e promessa a la gloriosa madre de teguir sempre
castitade. Et ogno d elo cantava le ore de la
dona cum grande devocion. Caso encontr che lo
frar, che era re, mor senga erede, onde li cita-
dini del regno clama questo clerego per re, e,
passando poco tempo, si volse che elio tollesse
muier, avegua che elo recusava. Siando vegnudo
lo die de le noge, e voiando tor cum la soa sposa
benedicion de lo vescovo, el se record che quello
d el no avea dite le ore de la biada Vergene.
Lora comanda che ogn omo ensisse de la glesia.
Et elio solo remase e comeng dir le ore de la
70 MIRACOLI DB S. MARIA

biada Vergene inaliti laltar; e, digando elio nona,


quando el fo ala antifana che dise: Piller es et
decora, jlia Jerusalem, q ven a dir: Bella et
c. 102 ornada fiola de Jerusalem , alora una vergene
resplendente aparse danenti 1 aitar cum duy an
geli, l uno a destra e loltro a senestra, digando:
Se eo son bella et ornada come tu dis, perch
lassi tu mi per prendere un altra? In qual logo
astu veguda pi bella de mi? No mastu vodada
e prometuda la toa castitado?
Bespose lo re: Che vo tu, madonn, eli eo
faga?
E la madona li disse: Se tu vo lassar
questa toa sposa carnai e mondana e celebrar
li mey sabadi, tu ni averas per sposa in lo
regno celestini. Queste cose cosi dite, la Ver
gelle desparui e lo re incontinenti e secretamente,
dade lo robe regai ad un povero, se parti e pele-
grinando vene in A q u ile a et sete anni su la
riva de uno ilnme mena vita de eremito. E, siando
morto lo partiarca dAquilea, cl fo fato patriarca
e fo sempre devoto de la Vergelle gloriosa e san
tamente fin la soa vita.

XU.

El se le^e che 1 ora una monoga in uno mo-


noster molto bella, la (piai uno clerigo con pro-
mission e cimi losenge <; 1 aveva conduta a tanto
PAKTK IV - M IK A C O U ) X U 71

cheia voloa(l) andar c consentir con esso. Questa . 102 15


monega, donnando le altre, cnvol una note le
clave de le porte a la sagrestana over portonera
per voler ensir fora, s corno F avoa ordenado con
lo derogo; e passando damanti de la ymagine de
nostra dona, si la salud pi per usanga ca per
devocion, digando: A ve Maria . E vegliando a
la porta e fadigandose tuta note, no la puote avrir;
e cos fo eciandio la segonda note e no la puote
avrir; e la terga note, abiando eia ancora envolade
le clave per voler ensir, e, passando danenti la
figura de la gloriosa, si la salud, digando : Ave
Maria . E, vegnuda a la porta, si se sforgava davrir
quella, ma denanti la seradura era una man, e la
monega spengeva la clave in mego de la palma
de la man, cregandola meter in lo pertuso de la
seradura; ma poy, sentando la man, comeng a
guardarse inanti cum grande tremor. E vete la
forma de una dona gloriosa, la qual comeng dol-
gemente parlar a la monega e dir: Che g,
fida? Me vostu pertnsar la man cum la clave?
jSTo me saludas[t]i tu un poco inanti? No sastu
eh eo guardo e defendo tute le persone che me
saluda? Mo ponemo che tu vogli andar a lo
clerego che te voi inganar. elio pi rico o <:. io:5
pi bello o pi savio del to sposo, go lo meo
fiol? Per che vostu perder lo fior de la virgi-

() Nel coti.: vovolea.


72 MIRACOLI DE S. MARIA

nitade toa, lo qual tu no porisi me recovrar?


Cessa 0 ), mo cessa da questa folia, eli eo taqui-
star perdonane dal mio fiol e segnor. Yatene
ad uno abado da C is te llo , che questa note zase
in questa villa, e prendi confession e pedonanti
e penitencia de questa tentacion e matega e
oserva lo so comandamento.
Alora la monega de grande confusion e teraor
no pot star in pey, ma cagete a li pey de la glo
riosa domandando misericordia. E la madre piena
de misericordia la leva entro le soe brage, con
solando quela, e condusela a lo so leto e retorn
le clave al cavo de la segrestana, senga algun scan
dalo. Da domali la monega se and a confessar e
fo confortada et inluminada per grada de la madre
gloriosa e in verasia castitade persevera.

X L 11.

E 1 se lego che un cavaler amava una segre


stana de uno monester di rcligion e tanto la se-
duse o ingan cimi soe losenge c parole, che ella
orden de elisir una note fora del monester e
andar cimi lo cavaler. Eo cavaler and quella note
cmn soe cavalcadure aspetando la monega aprovo
o. ma n lo cimiterio del monastcr. La dita monega no
podia per altra via vignir al cavaler si' no per la()

() Cod : o oss;i.
I'A K T H IV - MIRACOLO X L II 78

glesia; mule passando ella dananti laltar, si forte


se spaventava, ke ella no podeva andar inaliti. 10
questa cosa li encontr plnsor fiade. Einalmcntre
lo cavalcr li apresti! veste segular, digando a ley:
Yaten dananti 1 aitar de santa Maria e de
poni l abito con le clave e recomandale a ley.
E cos fc la monega, che la note, che eia avea
ordenado de ensir al cavaler, land danenti laitar
e dise: 0 vergene Maria, meo padre no me
volse mandar, ma con mio despiaser me misse in
monester et in perg eo desiro a partirme e a far
mio voler. E cus se part la monega e vene da
qnelo cavaler maledeto e and con esso in abito
mondan. Siando eia partida, e considerando la
soa condicion e corno eia no aspetava ni sperava
de questa soa partenza e foli a oltro che vergonga
e scandalo perpetuai e perdicion de corpo e
d anima, et arecordandose de la Vergene gloriosa,
si fo incontinenti grama e pentida de la soa pre-
suntion e inatega. E perg, voiando lo cavaler soa
voluntade complir con essa, eia sempre lo refre
nava e retrageva o per pianto o per menatieO) o per
exemplo o per castigainento e cos and con esso
molti d, c e l, senga tocamento carnai. Un d
disse lo cavaler: Yolese Dio eli eo no avese fata
questa matega e eh eo fose stado de fin a mo in
casa mia, che vuy, monega, no avi fato cosa
alguna per mi!
(') Cod. : per vedarse.
74 MIRACOLI DE S. MARIA

Respose la mouega: Eo far ogna cosa


che vny vnr, pur eli eo possa conservar la mia
virginitade a la biada Maria.
c. 104 E lo cavaler dise: Per ci no ve trassi
eo del monester.
Adouca dise la rnonega cos conio vui
men tragisti, cos remendemene (*), ch la ver-
gene Maria in aydar.
Oldando cus lo cavaler, si la retorn una note
al monaster e trova, si conio plaque a nostra Dona,
la porta de la glesia averta. E, vignando dananti
laltar de la gloriosa Maria, cimi grande contricion
e pianto domandava misericordia; e la madre
piena de dolcega e de misericordia li aprest le
veste de lo libito mouegal e le clave de la segre-
stfana]. E tnti li di che questa mouega era stada
fora cimi lo cavaler, la madre gloriosa in so
abiti e figura avea per essa fato officio de la segro-
stana e nosuna persona no pot may ci saver n
cognoscor, so no si conio e quando la mouega lo
volse revelar.

X 1, 11 1 .

MI se lego olio l era un frar in un monaster,


ocioso e jiegro, al (piai lo silentio, ke sol tignii* li

(') Cod. inondoroiuono. lntorproto: riiimmlalomoci . Mn


l'orso moglio leggere: roniun(iIgemono * ; eioN rimoimto-
miri , dui vorhn romoiiiir .
l AKT K IV - MIRACOLO X I J I I 75

fra ri, era g[rcvol (;, lo clostro li paria presoli, le


veste li paria aspre; lcg[cr] ili cantar, levar, ni
orar no podcva e cns cnm grande gre voga stava
in lo inonester. Un di stando elio per recrisemento
in un canton de la glesia e niente fatando, la
madre de misericordia li vene aprovo e dise:
Olii' fastu, omo sciita affecion e senga devo-
cion? E quelo tasete, no sapiando g che
devesse responder. Lora dise nostra dona: Sta
su, vien cuin mi . Et elio incontinenti li and
dredo, e nostra dona lo mena denanti una erose,
la qual era sovra laltar, e dixe: Guarda ben
e atentamente quante cose e corno amare e corno
durissima passiou sostene lo fiol de Dio per
redimer ti, misero peccador; e tuta lada che
la regola e V oservation del monaster te par i\ 104 B

tropo aspra, viente a spiegar e contemplar in


questa erose e lora ogna cossa te parer, no
solamente legera, ma dolge e deletevele .
Abiando la dona dite queste cosse, si se despariti
e lo frar, guardando e contemplando in la erose,
se abrasa d ardor de f e, gitandose in terra
dananti la erose, cum lacreme et amaritudene
comeug a pianger la negligencia soa del tempo
passado e fo da poy si devotissimo e inluminado
che ogn7omo sende meravei e merit la grati a de
Dio in lo dito monastero.
() Nella legatura il lembo della pagina stato tagliato;
non si legge che g.p e nella linea seguente lei; , da me com
piuto lecer .
7G MIRACOLI I)E S. MARIA

XLIV.

E 1 se lege che 1 era un frar molto delicato


in lordene de Ci s t e l l o , o ver che uno delicato
omo intra in bordone de Cistello, lo qual li cibi
grossi mancar no podeva ; ma la vergene Maria
li aparse e le plage del so fiolo, che era in erose,
li monstr, digand: Bagna lo to pane in
queste plage ! e incontinenti elio se adolgeva
dredo questa vision. Quelo frar fu s illuminado
che ogua cosa li paria savorida e dolge. E g fo
per la consideratoli de le plage de Cristo e per
la bontade de la dolce madre soa.

XLV.

E 1 se lege che un frar p r e d ic a d o r era ama-


buio, lo qual cum grande molestia portava la
malatia. Uno die la madre de misericordia li
aport lo so fiol amplagado, roprendando lo far
e digando: Vedi, misero, e guarda quanto
sostcne questo mio fiol per ti, e tu non p so-
stignir una. pigola infirinitade! e represelo de
la molestia o de la impacienoia soa. Oldando ci,
lo frar si comcng grandeinent.ro a lagremar e
mostra da poy tanta pacieutia che tu ti li oltri
fial i sonde mcravegl, e elisi per pacieutia meritsi
de recever sanitade.
XLVI. <. IO.*)

E1 se lege che l fo un cavaler, lo qual senga


algun freu seguiva tute deletange carnai. Questo
cavaler avea iamiliaritade cimi uno santo omo,
e molte fiade seu ofer[se] de servir e conplaser
al dito santo omo. E cum c fose cosa che lo
santo omo se avese molto apenado e fadigado
per refrenar lo cavaler da queste deletange carnai
e no covava, un di el dise al cavaler: Vuy
savi che la madre de misericordia sovra tuti li
omini del mondo ama quili ch[au] continentia.
Pregove per intuito de pietade e per reverentia
soa che tre d vuy ve astign e guard da ogne
sogura de carnalitade. E lo cavaler lo pro-
misse avegna che gravementre ; infra li diti tre
d lo santo omo prega la gloriosa Vergene per
la continentia e onestade del cavaler; e incontra
si bel fato che lo cavaler stete in puritade de
corpo li diti tre d, e may da po no desir dele-
tanga carnai, ma, veirameute illuminado, fo de
voto de nostra Dona e oserv sempre verasia e
continua onestade.
[PARTE QUINTA]

liti quinta letra de questo nome Maria si A,


per la qual se d ad entender che la Vergene glo
riosa A d v o c a ta per li peccadori, a tra^er queli
de man de li so}r iuimisi. Lomo chi a questionar
e plaidar cimi altrui, se lo bono avocato e
savio, el consegui pi tosto soa rason; cus se po
dir de nuy peccadori, che nuy avemo molte
question con Dio, de le qual ne convien render
rason. De question son le nostre operaciou, linde
(lise lo apostolo : A tu[tij nuy convignir
c . 105 a manifestar inaliti la presentia de Dio . E perc
(lise santo llern ard o in persona del peccador:
0 mi misero, quando vegnir quelo d del zu-
disio e che l sera averti li libri, in li qual tuti
li mei fati e penseri, presente lo (l) signor, sera
manifestadi ! Ma da poi, confortando li pecca

to Coi!.: li.
lAKTK V PROLOGO 79

tori diso lo dito santo Bernardo: eterno segura-


niente, k nuy avemo in cielo bona advocata, go
la vergelle Maria, a la qual se imi se converti-
remo per vorasia penitentia, ben seremo defsi ()
eli ella sta et avoca continuamente damanti da
Dio per li peccatori (2). Ben po dir la Vergene
gloriosa la parola eli scrita: Ko som mare
de la beler, de franchega, de grandega, de spe-
ranga e de alegrega quasi conio se ella disesse
al peccator : 0 dolo mio, se alguna dada per
peccado tu as sogada lanema tua, vien a mi et
eo te la far bella, elieo son mare de belega! 0
dol mio, se per peccado tu as inpresonada Damma
tua in man del diavolo (3), vien a mi, clieo te la li-
berer e francher, eli eo son mare de franchega!
0 dol mio! Se per peccado tu as anicliilada o
desfata lanima tua, ven a mi, ch eo te magni-
dcar, eh eo son mare de grandega. 0 dol mio,
se per peccado alguna dada tu te desperasti da
Deo, recori a mi, d i eo te conforter, eli eo son
mare de.speranga e dalegrega! Queste cosse
tute la Vergene benedeta po far e fa quando che
la voi, s conio se declara per li exempli infrascripti.

(') Cio: difesi.


() A d v o c a ta m praemisit peregrinati nostra, quae
tamquam Judicis mater et mater misericordiae, suppliciter et
efficaciter salutis nostra negotia pertractabit . S. B ernardi,
Opera, T. II, in Migxe . Patrol. Lai., voi. CLXXXIII, p. U5
{In Assalii pi. B. V. il/., n. 996).
(3) Cod. : diavolol.
80 MIRACOLI 1)E S. MARIA

XLVII.

E1 se lege eli e uno monego, inanti che fosse


lordene de li fra ri p r e d ic a to r i e de m enori,
vete spiritualmente la biada vergene diaria inzono-
gl e cum le mane zonte pregar lo so fiol per la
. ioc umana generacion, e finalmente Cristo le disse:
0 madre mia, che posso eo pi far ad essi?
Eo li e mandadi patriarci e profeti, e poco se
amend; eo veni ad essi e manda mei apostoli
et illi ocise mi e lor. Eo li manday martiri, con-
fessori e doctori, e no gov ; ma perch eo no te
poso negar alguna cosa, eo li mandar predica-
tori, per li qual elli se possa illuminare e, se eli!
no atendi a questo, eo viguir duramente contra
de lor a vendeta far .

XLV 1 1 I.

E1 se lego che uno frar m e n o r , elio molto


tempo fo compagno de san FrancescOj narra a
molti che, siando san D om enego a Roma per
confermation de lordene so, una note, orando,
elio vete in ymagination de spirito Cristo in aere
tegnando tre lange in man e crolando quelle
contra lo mondo. Al qual viagamentre la madre
de misericordia fo donanti, domandando gi elio
l voleva far; Cristo (lise: * Tato lo mondo
plen de tre vicii, go de superbia, de avaricia
l' A H T K V - .MIHACor.O X U X 81

e de luxuria, e perg de queste tre lange eo lo


voio ferir . Lora la vergelle se gita ali go-
nogli del lol, pregando e digando: Fiol caris-
simo, abij mesericordia e tempera la tua justitia !
Tempera, fiol, lo to furor e aspeta un poco eli eo
e uno fedel servo e propugnador valente, che re-
dura tuto lo mondo a la tua segnoria, e uno
oltr[ol eo li dar in aiutorio che sera siine)mentre
bon combatedor e presenta le persona de santo
D om e n e g o e de san F r a n c e s c o damanti al fiol.
Lora Cristo, aquetado e umiliado, dise: Ve
ramente son questi boni pugnatori] e studiosa c. oe b
mentre far quelo che tu dis. Lendoman santo
D o m e n e g o , trovando santo F r a n c e sc o , lo qual
elio no aveva may vegudo, considerando la visione,
lo coguove incontinenti senqa che al gii n 1 ense-
gnasse; et abracalo e basalo, digando : Tu es lo
mio compagno ; stemo fermi e insembre che algun
no por contrariar , e narra a luy la vision
e fo fati ambi dui un cor et uua anima in Dio.

XLIX.

. E 1 se lege che uno clerego secular zovene


entra in lordene de Oi ste i lo in E ngel te ra e, no
possando sofrir la regola de lordene, si se infen-
geva esser amalado e trovava casone vane per no
oservar la regola. Finalmente, no possando sofrir
in lo dito ordene, se part et andase a render
6
82 MIRACOLI DE S. MARIA

monago negro per aver lo fren pi largo. Siando


cosi monego, el comeng ad aquistar peccunia
per ogna maynera che l podeva, e disirar onor.
Finalmentre per soe losenge e promissione el fo
fato abado e, siando vegnndo in ta,l grado e stado,
n Dio ni omo el no aveva in reverenda et era
tuto dado a la gola et ad oltri peccadi; ma questo
sol ben elo aveva in si, chelo onorava la madre
de Deo et in tute ore, che lo oldiva lo so nome,
el se umiliava.
Ma li rey costumi non lo sa[l]v: una malitia
li vene adosso per zudisio de Deo s greve che l no
se podeva mover de leto et era de recrisimento e de
carego a li soy servidori. Uno die in visione el vete
c. in" uno grande palago, in lo qual lo segnor se vedeva per
zudigar lo mondo e la gloriosa madre soa era aprovo
desso et ogn omo vegniva constreto a intrar in lo
palago. Li refi], volesse o no volesse, andava da sene-
stra e li boni da la destra; pareva a questo abado
che fose costretto a intrar e, sapiendo che a sene-
stra per li soy peccadi li con vegniva andar, no
sapiando g eh elo dovesse far, cimi grandissimo
timor se chit a li pev del segnor, demandando
misericordia. Al qual lo segnor disse: Lo
temi poi de misericordia passado ed vegnndo
lo tempo do justizia et in per quello che l tempo
do la misericordia 1....................l e pravameut
vivando tu as desprisiado, ino tu reco ve ras go clic
la j listici ti comanda.1 Oldamlo g, 1abado si
lAU T K V - MIRACOLO I, 83

se ghit ii li pey de hi gloriosa clamando :


0 madre de pietade abij misericordia de mfi]!
E nostra dona li respose : Lo meo fol per
li tov peccadi no te voi guardar, ma per elio tu
me onrasti un poco, eo avocavo per ti. La
biada Vergene se leva suso, mostrando al fiio lo
pecto e le m|a]melle e domandando con instancia
eli elo avesse misericordia de 1 abado. Lora dise
lo segnor: Madre carissima, eo lo cometo a
la tua benegnitade. E la dona dise a 1 a-
bado: Vi), e coregete per bone ovre da to
vita! Retornando 1 abado en si, corno de sono,
narra a li frari tuto questo eli elo avea vegudo,
e lo tergo di aprovo, fata verase confession, fin
sua vita.

L. 0 107 B

E! se lege che 1 fo un clerego che nesun ben


fase va se no che l dise va le ore de la Vergene
biada. Passando elio un fiume per andar a luxu-
riar e peccar, tanto fo vento e onde eli elo se
aneg e li dimonii prese F anema soa. Ma da ver
gene Maria li fe vegnir al gudisio e dredo molte
question la Vergene aleg la parola che dise: Ubi
te invenero, ibi te iudicctbo g ven a dir: La o
di'eo te trover, li te zudegar . Ancora alleg
oltra parola che dise: Ex verbis tuis condenpna-
beris et ex verbis tuis vivificaberis, g ven a dir :
84 MIRACOLI DE S. MARIA

Per le parole tue, tu seras condenado e per le


parole tue tu seras vivificado , digando la dona
che finalraentre questo clerego 1 aveva saludada
digando le ore soe al ponto e a V ora eh el
s aneg. E comanda che li fose guardado in boca
e fli trovado scrito in boca: Ave Maria. Lora
li demonij se part e per reverentia de la dona,
1 anima fo restituida al corpo et amend la sua
vita 0).
Eo sum qui sum bonus homo sura
Eo sum qui sum bonus homo sum.

(') Nel cod. segue 1 oxplicit > : Deo grntias, amen.


M i r a c o l i L. .
r

K L E iNTC O

DELLE HA('COLTE DI EXEMDLA E DI MIRACOLI (').

r.
BOTIIO DI P r IEFLLNG

La raccolta appartiene al sec. XII () od pubbl. da


B. F ez, Ven. Agiteti* Bla imbelliti eco. Vita et rerelntione*...
Accessit P o th o n is presbit. et inoli. P ru uve ni nge ti
si s Libev de Miraculis V. Dei genitrici* Marine .
Abietina, 1781, p. 805456.
II.
Guglielmo di Malmesbury

Il benedettino Guglielmo di Malmesbury nacque di


padre normanno e di madre inglese nel 1095 (c.) e appar
tenne all abbazia benedettina di Malmesbury. Mori in
torno al 1147 (3). celebre per le sue opere storiche:

(') Si registrano soltanto le pi notevoli e quelle pi frequen


temente citate.
Alla fine segue il ragguaglio delle fonti dei Cinquanta Mi
racoli.
L ordine in cui si susseguono queste noterelle per quanto
sia possibile quello cronologico.
() Cfr. 1 introd. p. x x i; 1. A. E ndiies, Ioto von Prnfening unti
scine Schriftstellerische Ttigkeit in Xenes Archiv, xxx, p. (505-646.
(3) Cfr. \V. Biuch, On th Life and Writings of William of
Malmesbury in Transac.tions of th B. Society of Literafnre.
London, 1874, 2.d ser., voi. x, p. 335 e sgg.
SG ELENCO DELLE RACCOLTE

Gesta Regina Anglorum ( 1 1 2 0 - 1 1 2 8 ) , Gesta Rontificitm


Anglorum ( 1 1 2 5 - 1 1 4 0 ) . Historia Rovella, c o n t i n u a z i o n e
d e ll' Hst. Regimi ('). i m p o r t a n t e p e r la s t o r i a d e l l a
l e g g e n d a il TAber Miraciilorum Dei genitricis, c h e a n c o r a
i n e d i t o (?). E s s o c o n t i e n e 55 m i r a c o l i o r d i n a t i s e c o n d o il
grad o e c clesia stico e so cia le dei p e r so n a g g i iv i m e n z io
n a ti: V e s c o v i, M o n a ci, C lerici, P r e ti, L a ic i, D o n n e .

III.

C orrado di E berbach

A lu i un cod. a ttrib u isco I' Exordium Magnimi or


dinis Cistercensis : Istu m lib rm n co m p o su it q u id am
abbas C o n r a d n s n o m in e , E v e r b a c e n s is c o en o b ii, qui
f u i t m o n a c l i u s C l a r a e v a l l i s . E b e r b a c h n e l l a d i o c e s i
di M agonza. Si rile v a da a lc u n i a l t r i d a t i elio C o r r a d o
d e v e a voi- s c r i t t o 1 Exordium v o r s o il 1180 ( 3).
1/ Exordium co stitu ito di sei d is tin c tio n e s su d
d iv is o in ca p ito li.

Vn capitolo della terza distinctio [19|: De fratre cui


beata Virgo Maria coelestem pitantiam per visum dedit (4)
la fonte del 28 dei Cinquanta Miracoli; un altio [11] Do
Rainaldo monacho, qui vidit B M. fratres metentes visitan-
tem ('>) la fonte del 27.

IV.
E rberto di Torres.

En m o n a c o di C h ia r a v a lle , abbate d o li a b b azia di


M oros o vescovo di T orres in Sardegna (*{* c. 1180).

(>) C f r . A . Io t t i i a s t , Hilil. Ilist. M. .1 cri* voi. i, p. 5 5 7 . Nei


Cesta llrijuiii (m) raccontalo il miracolo di Fiilherlus vecovo di
(lliailres, che il VII dei Cinquanta Minienti.
( ) Blr. A. Mi ss,\m , ^/ialini, i\, I8-S5.
E ) ( J f r . .M n. si: , ratini. a i L, v o i . r . i . x x w , p. U'.)l>-I 108.
C) l atr. Lai. o i\x x \, p. 1077; cl'r. qui nddii'lro p. cxxxvi.
CO l atr. Lai. ci.xxxv, p. I002; cfr. p. Ut.
1S1.ENCO DKI.MO RA CCOLTE 87

N o i r a b b a z i a di M o r e s s c r i s s e t r e l i b r i De Miraculis (*) ;
di cu i s h a n n o a lc u n i fra m m en ti n e lla Patrol. Lat., v o i.
185, c o l. 454-4GG.

Nel libro III, cap. 14, riprodotto il miracolo III, 19 del-


1 Exordium magnimi, che fonte come s visto or ora
del 28 dei Ginq. Miracoli.

Y.
N ig e l l u s de L ongocampo

Si crede eli e g l i sia n ato a L o n g c h a m p s in N or


m a n d i a o e h e g l i s i a d a i d e n t i f i c a r s i c o n N i g e l l u s AVi-
r e k e r , a u t o r e d e l l o Speculimi Stultorum. S i h a n n o di lu i
docum enti b iografici, c lie vanno dal 1170 al 1193 c.
C om pose 70 Miracula B. Virginia Marine d iv i s i in
3 l i b r i e s c r i t t i i n v e r s i e l e g i a c i ( 2).

Y I.

C esa r io di H e is t e r b a c h

Il Dialogus magnus visionimi atque miraculonmi (*)


di C esa rio di H eisterb ach (f 1 240), f u com posto nel
1220-1224. G li esem pi sono raggru p p ati in 12 d istin
z io n i, c ia s c u n a d e lle q u a li p r e c e d u ta d a u n p r o l o g o
contenente una d isserta zio n e m orale e teo lo g ica . G li

(>) Cfr. Uinl. Liti, ile la Franco, voi. xiv, p. 554; Calai, of
lomances, n, p. 588.
(5) A. Mcssakia, Studiai, in, 1; Calai, of lomances, n, 691.
(3) Nell Introduz. il Dial. citato erroneamente col titolo
di D. Creaturaruni a p. xxiv, cxxxu, n. 2; cxu; cxlv. In questa
pag. bisogna anche correggere il rimando al miracolo della monaca
Beatrice, che vii, 34 (e non viu, 33); cfr. I . S t r a n i o :, Ed. cit.,
voi. u, p. 1 2 .
La prima ecliz. del Dialogus Miraculoruni del 1475. Ne se
guono sei altre. Adopero lediz. di Colonia, 1850-51, ed. los. S t r a n u e
(2 voli.).
Ss ELENCO DELLE RACCOLTE

e s e m p i h a n n o l a f o r m a d i u n d i a l o g o tr a u n m o n a c o ed
un n o v izio .
La distintilo VII", tutta d ed ica ta ai M ir a c o li d ella
V e r g in e , in tito la ta : De Sancta Maria, e com prende 5 9
c a p ito li.
U n a l t r a o p e r a di C e s a r i o i l Volameli diversar ma
visionavi sai miraculoritm in 8 lib r i. X o n n e r im a n g o n o
c h e 3 l i b r i , u n o d e i q u a l i (il 3) t u t t o d e d i c a t o a i M i
r a c o l i d e l l a V e r g i n e . E s s o c o m p r e n d e S3 c a p i t o l i , d i c u i
m o lti c o r r is p o n d o n o a g li e x e m p l a di B o tilo , d el Dia-
lor/ns e d ella Legenda Aurea (') M a q u e s t i u l t i m i d e v o n o
r ite n e r si sp u r ii p er c h e G ia c o m o da Y a r a z z e p o sterio re
d i a l m e n o m e z z o s e c o l o a C e s a r i o ( f 1210).

L influenza del Dialogati e del Volameli miracnlorum


.-sulle letterature romanze non fu peranco studiata (?).
I Cinquanta Miracoli hanno 4 numeri che trovano riscon
tro nelle due opere di Cesario: due (37-41) corrispondono ad
altrettanti capitoli del Dialoga s, due (28-44) corrispondono a
un capitolo del Volameli visionimi (libro II). Non credo che
m a i Cesario sia la fonte diretta (3).

V II.

J ac q u es de V itry

G i a c o m o d a V i t r y n a c q u e noi 1180 (c.|, fu voscovo


di A c r i , ea rd in a lo -v o sco v o di T u sco lo (1228) o m o r
p r o b a b i l m e n t e in R o m a n e l 1 2 4 0 .
P r e d i c c o n t r o g l i A l b i g o s i e d e b b o c o n io p r e d i c a t o r e
u n a r i n o m a n z a e u r o p e a I 1). N e i suoi Scrmones vulyarcs,

(>) Cfr. A. I,on(:i:u :t, Xole s u r Ics Libri vm iMiraculornm *


de Cesa ire <l< I Irislcrhaclt in Aimlectu liollum., voi. \ \ i , p. 4
o sgtf.
(*) lor 1'Italia, si ricordi clic il cod. l-'n- (cfr. |>. m ) contiene
novelle' traile da Cesario.
I11) lorcio si dove reltillcare <|iinnlo asserito a p. cxux.
(i) Sulla vita di .la c q u o s de Vi l r v , cfr. V Hist. Iilt<lr. ile
ELENCO DKU.IO RACCOLTE S!)

s o r i 11i prim a del 122(5. so n o in seriti m o ltis sim i l'xom-


pla (').
X i fermimeli s o n o la s o l a o p e r a di l u ; u n g r u p p o
di cod ici d el B e lg io r ife r is c e a ltre p red ich e, sin ora d i
m e n t i c a t e , o c o m p o s t e d u r a n t e il c a r d i n a l a t o (1220-1240):
i Sermones feria-ics et communes. A n e li essi con ten gon o
m o l t o n o v e l l e , b e n 107 (*).

Quattro dei Cinquanta Miracoli trovano riscontro tra gli


exempla > de Sermones valgares : 5"-14''-3S-4r'. Ma uno solo,
il 38, pare tratto di l direttamente.

IX.
O do di C iie r it o n

D i m aestro Odo di C h e r ito n (-{- 1 2 4 7) l opera


p i con osciu ta sono le Fabulae (3). X e i snoi Sermones
e g li raccon ta a u d io m o l t i s s i m e Parabolae, c io n o v e lle tte
e m ira co li.
E sse sono 1 0 5 .

Tre Parabolae hanno riscontro nei Cnq. Miracoli: la xi


(= 4 4 ), la xix (= 4 ;, la cxxvi (= 44).

la Franco, voi. xvm (1835), p. 209-2K5 ; Pini.. Fi xk, Jacob von


Yilnj ; Lcbcn inni WerJte, Leipzig-Berlin, 1909 in lieilrdge zar
Kulhirgcschichtc des Mitleallers ami iter lenaissauce, voi. vm.
(>) Un elenco di questi exempla fu redatto nel 18S8 dal cardi
nale G. B. P itra in Analecia Novissima spicilegii Solesmeusis,
voi. n ( 1SS8), p. 413-461. Un'ottima edizione, ma incompleta, quella
di T. F. C raxe, The Exempla ecc. of Jacques de Vilrg, London,
1890. Aggiunte cfr. in Calali nf Iomances eit., voi. in, p. I e sgg.
Sugli Exempla, cfr. G. F rexkkx, Die Exempla des Jacob von
Vilrg nelle Ouelien mal Uulersucluingen z a r Miltellateinsehen
Philologie, vi, 1 (1914).
(?) I oseimi G rf.vex , Die Exempla ans dai Sermones feriales
et communes des Jacob von Vilrg, Heidelberg, Winter, 1911
[Sammlany millcllalciuiseluv Texle ligg. von A. H ii.ka , voi. ix|.
(3) Cfr, L. H f.rviecx , L os fabulisles latins, voi. iv, p. 127-145;
265-31-3; 1. A. H erbert , Calai, of llomances, voi. m, p. 57 e sgg.
90 ELENCO DELLE RACCOLTE

X.
G io v a n n i di G a r l a n d ia

John di Garland nacque in Inghilterra prima del


1180, studi ad Oxford, visse lungo tempo a Parigi e
mor nel 1252 c. (*).
Tra il febbraio del 1248 e il marzo del 1249 com
pose il Bhythmus de Miraculia b. Virginia Mariae, detto
anche Stella Maria. Sono 192 strofe esastiche rimate
a ab : ec b. L autore stesso avverte che la sua fonte un
libro di miracoli tratto ab armario S. Geneveve Pari-
siensis (?).
11 libro Stella maria inedito.

XI.
t ie n n e de B ourbon

Il frate d om enicano E tien n e de Bourbon, n. a Bel-


loville-su r-San e, m or a L ion e nel 1 2 G 1. Il suo IAber
de septem donis cos indicato e descritto n el titolo che
lo in izia : In cip it Tractatus de di ceraia materiia prae-
dicabilibus ordiuatis et d istin ctis in s e p t e m partes
socundum septem dona S p iritu s Sancti et eorum
offectus, refortus auctoritatibus et racionibus et oxern-
p lis d ivorsis .
D i questo 7 parti, an nu nciate dal titolo, non no
rim angono che 4 e un fram m ento della 5. 11 F orse E tienn e
lasci 1 opera incom piuta. Il titolo sesto della II Parto
dedicato ai m iracoli della V erg in e [De beata Maria);
con tien e 34 m iracoli (3).

(>) Cfr. H. 11AUH.M, Xotiee s u r Ics venerea uoteutii/ues ou


sniijiuaiU's de .Iran <tc Cartolate i n Xotices et I s t r u i t a dea Mas.,
voi. x\ \ vi i (IK79), p. 1-S0.
(*) C f r . A . M i s s a i ' i a , Studiai, i n , p . 0 ; 1. A . I I k i u i k u t , Cat. v f
Jluut., v o i . n , p . 6 9 9.
(3) S o n o p a s s a t i i n r a s s e g n a d a l M c s s a f i a , o p . c i t . , n i , 6 6 o s g g .
I

KI.KNCX) IMCI.r.K U . \ ( C < ll.T H 1)1

11 Tracia!us de dircrsis matcriis praedicabiibus b ine


dito: ne furono pubblicati degli estratti (*).
Si trova anche citato col titolo: Libcr de abundaniia
e.remplornm o con quello di Libcr de dono timoris. Questo
titolo deriva da un errore: siccome la l.n delle 7 parti,
tutto dedicato ai 7 doni dello Spirito Santo, tratta do
dono timoris , cosi il nome della prima seziono pass
por equivoco ad indicare 1 intera opera.

Sette dei Cinquanta Miracoli hanno riscontro tra gli exem-


pla del Liber de septein donis, il 15" ( = 136 di Etienne de
Bourbon), il 16 (= 135), il 19 (= 119), il 33 ( = 1 2 1 ), il 38
( = p. 397) il 39 ( = 129), il 50 ( = 125).
Uno di essi (il 33) non lia altri riscontri fuorch nel libro
di E. de B .; sicch appare c e r t o che esso abbia servito di
fonte ai C. M. Bisogna osservare che l idea di raggruppare i
miracoli secondo un disegno prestabilito si trova attuata, prima
che nei Cinquanta Miracoli, in questo libro. Le sette parti
del Liber de sejtem donis illustrano con esempi i varii doni
dello Spirito Santo; le cinque parti dei Miracoli le cinque pre
rogative della Vergine. Variano i particolari; ma lidea essen
ziale la stessa.

XII.
L i b e r de dono t i m o r i s

un compendio dol IAber de septem donis di Etienne


de Bourbon; talvolta intitolato Tractatus de Abun-
dantia Exemplorum .
L' Alpliabetum Xarrationum e Johannes Herolt attri
buiscono il Liber de dono timoris a un certo Hubertus
o Humbertus , che si crede sia Humbert de Roinans,
generale dei Domenicani (1251-1203), che mor nel 127 7

(*) Da A. L eco y ms l a M a r c h e , Anecdotcs historiques, lgen-


des et apologues trs dii recucii indit d !Etienne de Bourbon,
Paris, 1877. Per il 1,. II, 6 De B. Maria, cfr. p. 93-IO.
92 ELENCO D E I.L E RACCOLTE

noi medesimo convento di Lione, al quale aveva pure


appartenuto pochi anni prima Etienne de Bourbon (*).
Il Liber de dono timoris fu ed. a Ulma nel 1480,
attribuito ad Alberto Magno.

XIII.

V inc enzo d i B e a u v a i s

Lo Specillimi hisloralc di Vincenzo di Beauvais


(1190 c .-1264) i* una vastissima enciclopedia di storia
sacra e profana, divisa in 31 libri e 3793 capitoli (2).
Il libro VII un esposizione del nuovo testamento: i
capitoli 81-121 sono intitolati: De Miraculs post eins
[= Yirginis\ assnmptonem per eam gests . Vincenzo di
Beauvais dichiara di aver tolte le 43 leggende di qnesto
libro VII ]. ex Marali Magno cio da una collezione,
che ancora ci rimane sconosciuta (*).
L autore dei Cinquanta Miracoli si servi del libro vii
dello Speculimi e del libro xvn, cap. 103-105 pei- il miracolo di
Giovanni Damasceno (2 ). Ecco lo specchio dei racconti corri
spondenti nell uno e nell altro libro.

(') B. Il vruAU {Ilisl. Lilt. do la Franco, voi. \.\i.\, p. 5U-55I)


respinge l attribuzione ad llnmbort de Komans (t 1277); ina essa
viene confermata con solidi argomenti dall Mnimarr, Calai, of Ho-,
ninucos, voi. in, p. 88.
(7) ( 1Ir. Ilisl. Litico. do la Franco, Min, 119-510; xix, 702.
l'or ipiesto studio mi sono servito dell'edizione di Venezia,
Miti, Menila mi bieelilenslein Coloniensis Agrippinae Cotonine .
(n) Cfr. A. Missai ia, S tu d ia i, il, 50-55. Il Maritdc Matjnnm
forse luti imo eoi Hogiualo citalo nel rod. lp1, e. IH) (cfr. |ni
addietro p. i.i\ ); ma perch nel Hogiualo onde cliupiuli quelli,
non ne sono pi, luccio line .
KI.ICNPO I) i: i.l .K UACfO l. T i : y:J

C h i'i. M i r . S p e c u lim i

I V I I . 90-9 1 -9 2
>2 x v i r, 10:1-105
7 V I I . HI
11 V I I , 9 3-95
15 V I I . 9 0 -9 2
Ili V I I , 86
19 V I I , 116
"22 V I I , 8 9 , ii. 1
23 V II, 8s
24 V I I , 88
27 V I I , 107
2S V I I , 108
3G V I I , 111

T miracoli comuni alle due raccolte sono dunque 13 (').


Non sempre, per, si deve ammettere la diretta dipendenza dei
C. il/. dallo Speculimi. In generale Vincenzo Bellovacense
assai pi diffuso che il frate veneziano; per esempio il 1 dei
C. il/. diluito nello Speculimi in 3 capitoli:
XC. De imperatrice cuius castitatem a violentia ser-
vorum eripuit.
XCI. De alio casu consimili circa eandem impera-
tricem .
XCII De medicina, quam ei beata Virgo innotuit .
Anche il miracolo 14 corrisponde a ben 3 capitoli dello
Speculimi :
XCIII. De muliere, que conceptum ex filio puerum
interfecit .
XCIV. Qualiter eam demon apud regem accusat .
XCV. Qualiter beata Dei geuitrix eam ab opprobrio
liberavit .
Anche lo stile nello Speculimi pi fiorito e ricercato che
nei C. il/.; ma, tutto sommato, si pu conchiudere che il frate
veneziano ha lavorato, semplificando e abbreviando, sul testo
dello Speculimi. Due soli confronti tra i molti basteranno a
provarlo :

(') Non 4 soltanto, come lio asserito a p . c x l i .y .


94 EL EN CO D E L L E RA CC OL TE

C. il/.. XIX. Spec. CXVI. De fure su-


spenso quem ipsa sustenta-
vt et moiacho de cuius ove
rosa post mortemi processa.
E1 se le<;e ke un laro, chaveva Vir quidam E l b o vocatus fre-
nome El bo , spesse fiade to- quenter r e s a l i e n a s ra-
leva e robava le c o s e d al- piebat, quibus se et suos
tr. alebat.
Ma sempre de t u t o cor elo Qui (cum) S. Dei genitricem
aveva in reverenti a la mare venerabatur e x c o r d e ,
de Deo e ogna die la s a l u - eamque, d um ad l a t r o c i -
d a v a , etiandio quando elo n a n d u m iret, exorabat [et]
andava a robar. devotissime s a l u t a b a t .
U n d 1, elo fo c o n p r e s o i n Qu o d a m d i e , in furto de-
f u r t o e sen^a alguna mese- prehensus, s i ne u l l a mi-
ricordia elio fo enpicado per s e r a t i o n e ad suspenden-
la gola. dum ductus est.
Siando elo enpicado e pen- Cumque, eo suspenso, jam
d a n d o i n a e r e , la S. Ma pedes eius p e n d e r e n t in
re de Cristo, vignando in so aere, S. M. V. ma t e r in
aiutorio, d u y d i cum le soe auxilium eius veniens, per
s a n t e m a n e si corno li b i d u u m , ut sibi videbatur,
parea lo sostene. eum s u i s s a n c t i s m a
ni b us sustentavit.
La traduzione litorale.
C. il/., XXVII. Speculimi, VII, 107.
E1 se le^e che un gentil cava- Quidam miles nobilis, deposito
lei-, f a t o v e c h i o , se and cingulo militari, jam s e n e x ,
a render in Claravalle Christi militiam in Claraval-
lo professus est.
Lo qual era poco letterado, ma Qui , quamvis minus haberet
s e g u i v a et adovrava b o u notitiam littorarum, pr pos
tade. se suo, tumen s e c t a b a t u r
bo i t a t e m .
Un di , siando li fruri ensii, Quodam autom d i e , tempore
por moder lo soo biavo, fo messionis, cum fratres exis-
dito a questo frar cavaler sont ad laborem, iussus est
eh ol so ropolsaso, perch sibi sedere et quiescoro eo
laveva lo mnn vocino e de- quod in a n u s d o 1i ca t a s et
l i cacl e . souiles non admittebat labor
dificultatis tante.
Kl.HNOO n r.I.U O IIAUUOI.TK 06

In parecchi tratti i C. M. sono una traduzione fedele dello


,Speculimi.
N il fatto ci stupisce: ancho la collezioncina p r o v e n
z a l e del Museo Britannico non altro che una versione let
terale dei cap. 81-89, 03, 95 del VII libro dello Speculavi.

X IV .

M a rtin o P olono

Il dom enicano M artino S treb ski ( f 1279) com pose,


oltre ad altri lib ri estranei alla leggen d a, dei Sermones
ed un P rom ptu ariu m Pxem plonim di cu i si hanno tre
ed iz io n i q uattrocentin e l1).

XV.

Liber Exemplornm

Esso fu composto tra il 1275 e il 1279.


Xe autore un monaco, probabilmente un france
scano, nato nel 'Varsvickshire, che studi a Parigi e fu
condiscepolo di S. Bonaventura.
Il Liber exemplornm ad usuai predicantium (5) una
miniera di aneddoti e di exempla . diviso in due
parti: 1 - De rebus superioribus ; 2 - De rebus(*)

(*) Sermones Martini onlnis Praedicatorum penilentiarii


domini Pape, de tempore et Evangelia cnm Promptnario Exem-
pornm, Argentine (= Strasburgo), 1484; 1486; 1488 (cfr. Hain,
n. 10S54-6).
(2) 11 Liber exemplorura fu scoperto da P. Meyek , Notice
sur un recueil d Exempla retiformi dans le ms. B. I V 0 de
la Bibl. Capihdaire de Durham in Xolices et Extraits des Ma-
ninseriti,, voi. xxxiv, P. I. (1891), p. 399-439. Nel 1908 (=1909) ne
fu pubblicata un edizione critica: Liber Exemplorum ad usum
Pruedicantinm saeculo XIII composita a quodam fratre minore
anglico de Provincia lliberniae secundum codicem Dunelraensem
editus per A. G. L ittle , Abcrdoniae, 1908 (British Society of Fran-
ciscan Studies, voi. i).
9G ELENCO DELLE RACCOLTE

i n f e r i o r i b u s , e c i a s c u n a eli e s s e s u d d i v i s a i n s e z i o n i .
T in a s e z i o n e d e l l a p a r t e I a i n t i t o l a t a : De Miracnlis B. V.
Marine e c o n tie n e 50 m ir a c o li d e lla T er g in e [X L -L V ],
che si d ico n o desunti de quodam lib ello e da un
a n t i q u o s e r m o n e [ X L Y I I I e s g g .] .

Q u a t t r o racconti sono comuni ai Cinquanta Mir. e al


Liber Exemplorum ; ma tre di essi risalgono alla Legenda
Aurea :
C in q . M ir . L ib e r . E x e m p l. L e g . A u r e a ( ')

19 42 p. 592
30 41 p. 513
60 52 p. 516
16 54

X Y I.

G il d e Z amora

Il TAber Marine d el frate fran cescan o G ii de Za


ni o r a fu com posto al p i tardi nel 12 8 2 (1278-1282).
c o stitu ito di 18 t r a t t a t i : i l I T , i l Y , il T I I , 1 V i l i ,
il I X e i l X Y c o n t e n g o n o dei m ira co li d ella T e r g in e ,
De inulloriim miraculo-
il X Y I n o n c o n t i e n e c lic q u e s t i :
rum patratione per Virginia intereessionem. Q u e s t o X V I
lib ro su d d iv iso in G c a p i t o l i , in c u i i m i r a c o l i s o n o
De liberatis a faitcibus
r a g g r u p p a ti s e c o n d o il s o g g e t t o :
mortis [IJ ; De liberatis ab acqnis ( I I ) ; De liberatis a capti-
vitate (I I I ) ; ab aegritudine (I V J ; De cnrialitatibus [ V J ; De
imaginibus |V 1J. S o n o in t u t to 5 G m i r a c o l i , c h e a p p a i o n o
d e s u n t i d a u n a r a c c o l t a f r a n c e s e , c o m p r e n d e n t e 1 o S V .
I n v e c e i m ira co li d e g li a lt r i li b r i s o n o d e s u n t i o d a l l a
Legenda a l a r m i * ) o d a l l a f o n t e d i e s s a . N e l l u n o o u e l-
l n lt r o c a s o Vo rig in u lit del Liber Marine d e v e r iten ersi
(p ia si n u l l a .

P) Kd. (.traesse.
(*) Ma cfr. (|imnto.sI detto a p. \ x \ i .
K MONCO OlOLMO UACCOLTK 97

Otto dei Cinquanta Miracoli hanno riscontro noi X V I


trattato del Liba- M arine:
C i n q . 31 i r . L ib e r 3 [< tr iie

19 I. 2
i>0 I. 9
iM II. 2
23 II. 3
ls IV . 2
16 IV . 3
4 IV . 4
7 IV . 5

Alcuni altri dei Cinquanta Miracoli hanno riscontro negli


altri libri dellopera di Gii de Z&mora; ma questi riproducono
alla lettera Jacopo da Vai-azze.
C i iu j. 31 i r . L ib e r 3 I a r ia e

39 V I I - 14, 4
6 V I I , 14, 5

XYII.
Lo Sp e cui u m L a ic o r u m
Questo libro andava un tempo attribuito a Giovanni
di Hoveden cappellano di Alinor, madre del re dInghil
terra Edoardo I, e morto nel 1272-1275. Ma recenti ricer
che (l) hanno accertato che lo Speculimi Laic. deve essere
stato composto molto pi tardi, cio tra il 1279 e
il 1292.
L autore era un frate francescano inglese.
Lo Spec. Laic. un trattato di predicazione disposto
in ordine alfabetico (A: de abstinencia ecc.; B: de bapti-
8mo ecc.; C: de cantate ecc.). Ogni capitolo contiene degli

(') C1V. I. Tu. V e l t e k , Le Speculimi Laiconun , Edition


d une collection d exempla compose en Angleterre la fin du
XIlle siede, |Thesaurus Exemplorum, fase. v|, Paris, 1914.
Il nome di H oveden deve dunque essere tollo ncil inlrod.,
p . CX.XIll.
98 ELENCO DELLE RACCOLTE

esempla appropriati al soggetto della predicazione.


G-li esempi cos raccolti sono quasi 600.
Cinque dei C. M. hanno riscontro nello Spec. Laic., il 14
( = S. L. 372), il 16 ( = S. L. 371), il 38 ( = S. L. 361), il 39
( S. L. 377), il 50 ( = S. L. 378).

XVIII.

T ommaso d a Ca n t i m p r

Thomas, monaco dellabbazia di Cantimpr (presso


Cambrai) nacque nel 1201 e mor pare nel 1280 ().
Xel Bonum universale de proprietatibus apum, com
posto nel 1261 (?), Tommaso espone una vasta allegoria
in cui i conventi sono rappresentati come altrettanti
alveari. Xel secondo libro sono esposti sei miracoli della
Vergine raccolti dalla viva voce di alcuni monaci cono-
scinti dall autore nelle sue peregrinazioni (*).
Il B. TJ. fu edito nel 1472 a Strasburgo e nel 1475
a Colonia. Col titolo: Liber apum a ut de apibus mystcis
sire de proprietatibus apum seu Universale Bonum fu ri
stampato a Parigi o a Donai, 1507; o cou quello di
Miraculorum, Exemplorum, Mirabilium sui tempori libri
duo a Douai, per cura di Giorgio Colvenor, nel 1605 e
nel 1624.
Del B. U. si feco una versione francese noi sec. XV;
un altra, del frate Vincenzo Willart, fu edita noi 1050

() Cfr. I Qi'Etik - 1. Kciivri, Scn'idores ordiniti Praedicato-


nnn, i, 250-2.it; Ilistoire Littr. de la Frutice, xix, 177-1 Si; \\ m ,
150-103.
(*) Ossi sono preceduti da tpiesto prologo; Igitnr ledermi
nostrum, ut piene contldimus, non pigolai de gloriosa Virgilio alimi
inserere leetioni, por ipiod ctiam ad amorem ipsius et digrumi vene-
11111000111 oius sineerius nceondaimis . Il prologo e i miracoli mi
furono trascritti dal cod. 1(371 della lti!>|iot. thiivcrs. di Bologna
(see. ,\[ii-xn in.) dal collega Lodovico l-rati.
ELENCO DICI,LI', KACCOLTH J'J

col titolo: Le Bica Univcrscl ou Les Abcillcn Mystiques


da celebre docteur Thomas de Gantimpr (*).
Un solo miracolo dei C. il/, ha riscontro nel l. U., il 32
( = II, 19, 1S)-

XIX.
R accolta della C erto sa di B uxhedi

conservata in un cod. del sec. XIY, ora posseduto


dalla Biblioteca della Cornell University (2), ed intito
lata: Miracola de Gloriosa Virgine Maria Bei genitrice.
Sono 2 9 miracoli, di cui 9 corrispondono ad altret
tanti dei Cinquanta Miracoli.
B lxukim Cmq. 3Iir

I. 24
II. 23
III. 22
Vili. 50
XI. 19
XII. 7
XIX. 3
XX. 40
X X III. 2

In quattro [ i - i i - xi x -x x ] la corrispondenza quasi letterale.


Negli altri vi sono varianti formali ed anche varianti nei nomi
dei personaggi e nei particolari.

(!) H ri XET, Manuel, i, 1552; H a i n , 3644; Copinuer , il, 1218.


Intorno ai Miracoli del t. U., cfr. A. M c s s a k i a , Studien, II,
p. 60 e sg.
La novella di lo s c iu s (cfr. l introd. p. ci) riferita anche in
un miracolo edito da G. Colvener di seguito al B. U. (ed. di Douai,
1597, p. 543). Qui si aggiunge che il miracolo avvenne nel 1186;
e il monaco prende il nome di J o sb e r tu s (= Joscius dello Bpe-
CUltttt).
(?) Cfr. T. F. C rani:, Miracies nf Ihe Virgin in The Ilommiic
HcJL'iew, voi. il (1911), p. 235-^79.
100 EL EN CO D E L L E RA CCOLTE
/
XX.

.Tacopo da Y a r a g in e

N ella Legenda aurea sire Ristoria Longobardica del


d o m e n i c a n o G i a c o m o d a V a r a z z e (1228-1298) m o l t i s o n o
i m ir a c o li d ella V e r g in e , sp e c ia lm e n te n e i ca p ito li d e d i
c a t i a l l e m a g g i o r i f e s t e d i M a r i a , la p u r i f i c a z i o n e ( c a p i
t o l o X X X V I I ) , P a n n u n c i a z i o n e (L I), l a s s u n z i o n e ( C X I X ) ,
la n a tiv it (C X X X I ), la c o n c e z io n e (C L X X X I X ) . I rac
c o n t i d i s t r i b u i t i in q u e s t i q u a t t r o c a p i t o l i s o n o 1 9 (*).

Si pu esser certi che l autore dei C. M. tenne presente la


L. A. durante la composizione del suo libro, perch qualcuno
dei C. M non si trova altro che nella L . e perch la corri
spondenza tra i racconti talvolta letterale:

C. M . L. A.

13 C X I X , n . 3 ( p . 513)
17 C X I X , n . 8 ( p . 517)
19 C X X X I , n . 5 ( p . 592)
20 C X X X I , n . 4 ( p . 591)
30 C X I X , n . 2 ( p . 613)
39 L I , n . 3 ( p . 221)
40 C L X X X IX (p . h70)
50 C X I X , n . 7 ( p . 516)

La L. A. il solo libro che sia ram m entato qualo fonte


dei C. di. nel tosto stesso (x ii).

(') Il mini, della pagina, nei riscontri che seguiranno, rinvia


all ediz. critica Tu. U i i a k s s k , Dresda, 1SM, di cui si fecero poi
molte riproduzioni stereotipe. 1/ ultima di questo ed. nel 18!H),
Vralislavie, apud (. Ki'dmer. Sullo Tonti della L . *!., cfr. A. Mrs-
s.u'u, S h a H r a , ii,
Sulla vita e sulle opere di .Iacopo da Var., cfr. l.-H. M. Ito/.K,
La Ingnill' DnnU' nouvelleuient traduito en franvais uvee Introduc
imi!, Nolices. Notes et K e c lie r c l ie s s u r Ics S o u r c e s , Paris,
l!M2 (tre volumi): Tu. ni: WVzmvA, L a b i o n d i ' t l o n ' r traditile dii
Latin d'apres Ics plus ancieiis .Mss., Paris, UH).), voli. 2.
elenco pelle accolte 101

XXL

N icole B ozon

11 f r a t e N i c o l e B ozon d e l l ord . d ei m in ori n a cq u e


n e ll In g h ilterra S etten trio n a le o n ella S c o z ia e v isse
n e l l a p r im a metri del T recento. C om pose 1 4 5 con tes
m o r a l i s s ( 1). f a v o l e a l l e q u a l i s e g u o n o u n a o p i nar-
r a c i o u e s cio ex em p la . esp osti in un francese assai
c attivo.

Due dei Contes hanno riscontro nei C. 31. : 1 SO", la sacri


sta ine, elio corrisponde al 41/' dei C. 31., e TSG che il 14
dei C. 31.

X X II.

L A llib a i et u m X a r r a tio n a m
Q u esto fortu n a tissim o lib ro tem po fa v e n i v a a t t r i
b u ito a E t ie n n e d e B e s a n c o n . M a Vex p licit di u n c o d ice
a v v e r t e c h e il n o m e d e l l a u t o r e i n p r o l o g o c o n t i n e t u r .
E in fa tti il p ro lo g o ha un acrostico col n o m e Antulfus
o Aniuldns. p r o b a b ile ch e q u e sto Aniuldns s i a il d o
m e n i c a n o A r n o l d o d i L i e g i , c h e n e l 18 0 5 e r a m a e s t r o d i
t e o l o g i a a P a r i g i . U n ras. c\V Alpkabetum h a l a d a t a : 130S.
L ' Alph. una ra cco lta d i 800 e x e m p la d is p o sti in
o rd in e a lfa b e tic o p e r c o m o d it d e i p red ica to ri.
S e n e h a n n o tr e v e r s i o n i , una i n g l e s e d el secolo
X V | 5). u n a f r a n c e s e com presa n ella v a stissim a com -

(>) L e s Coi i f e s 3 l o r n i s s d e N icole B ozon f r r e m i n e n r , p. p.


h. Ton.Mix S mith et i\ Meyek, Paris (S. des Anciens Textes Fran
cai*), 18>9.
(?) Alphahet of Talea, u n E i n / l i s h l t t i c e n t n n j I r a n s l a t i o n
o f I l e . l p h n h e t u n i X a r r a t i o n m n o f E t i e n n e d e B e s a n e o n ed.
by M. B anks , bondon [ Lariy Knpi. Text Soc.|, 190t-l'.)U5.
R
102 ELEN CO D E L L E RA CCOLTE

p ila zio n c di Jelia n M a n s e l , Fleur des histoircs, e una


c a ta la n a in tito la ta Uccidi de Eximplis I1).

XXIII.

J o h a n n e s Gonitrs

I. Q cetip - 1. E chaud, Scriptores ordinis Fracdicato-


ntin, P a r i g i 1710, v o i . I, p a g . 633, n u l i a l t r o d ico n o di
G i o v a n n i G o l d n s s e n o n c h e e g l i v i s s e i n t o r n o a l 1350.
M a g g i o r e l u c e i n t o r n o a l l a v i t a e a ll' o p e r a d e l d o m e n i
can o fran cese fu r e c a t a r e c e n t e m e n t e d a G . H uk t , Un
rccit de la Scala Celi n e l l a Bibliothque de Vcole des
Charles, v o i . l x x v i (1015), p. 2 0 0 e s e g g . .
Jean G o b i n a c q u e e v is s e ad A la is in L a n g u e d o e
ed c h ia m a to junior p e r e v ita r e di c o n fo n d e r lo c o n lo
z io , che fu p riore di A v i g n o n e e di M o n t p e l l i e r e fu
u o m o p o l i t i c o d i q u a l c h e n o m e s o t t o il r e g n o d i F i l i p p o
il B ello . Jean G obi visso n ella secon d a m et del
seco lo x i u e n e lla p rim a d el s u c c e s s iv o . L a Scala Goeli
non ap p a rtien e dunque al T recento, com e si credeva
p o c an zi, m a al secolo xm . Infatti il cod ice 3506 dol
f o n d o l a t i n o d e l l a B. X . d i P a r i g i , che la con tien e, fu
scritto a Troyes d al d om en ica n o G u g lielm o di M a illi
n e l 1301.
A .le a n G obi devo essere a ttrib u ita , secondo
r i t i e n e M. I I auuait (Xotice sur le A . des J [ss.
hatins de la /*. X. in Xotiees et l'.rtraits des Mss.f
v o i. x x x m , p. I l i o sg g .l anche u n a lt r a cu riosa ope
r e t t a l a t i n a , la Disputatio inter quondam priorati ordinis

() l m i t i ile l-inijilis e Mirnrlrs, (le.sfes e Fuiiles r ullres


Lii/emles onleiunles por </. //. e , IrI c s le un m s . on perdami lei
come Drammi lei sogli* XV, s. I. n. a. |ma Marcolona, lt*SI-ISS8|.
Cfr. Ilmiiiniiii, \, 277.
KI.IONOO l 'K U .i ; K A C t'O l.T i: 105

Praedicatonmi et .spiritimi (luidoni*. La Di.sputaiio fu


c o m p o s t a n o li ' a n n o 132.3.
D e lla Scaia Godi fu a n n u n c i a t a u n a ( ' d i z i o n e d i A .
Mi l k a , n e l l a Sanimi uni/ Mittdlatcinischcr Te.He d i l l e i d e l -
b e r " ( l ). M a, sco p |)ia ta la g u e r r a , non so se essa sia
stata poi co n d o tta a te r m in e .
L a f o n t e d e l l a Scala Godi p r e c i s a m e n t e lo Specil
limi llistorialc o il Ma ria le magnimi c h e f o n t e d i e s s o ;
c e r t o d e i 55 m i r a c o l i c h e la $. G. c o n t i e n e n e l c a p i t o l o
Virgo, b e n 3 2 s o n o c o m u n i c o l s e t t i m o l i b r o d i V i n c e n z o
d i B e a u v a i s (: >. M o l t i a ltri m ir a c o li s o n o c o m p r e s i nei
n u m e r o s i ca p ito li, ch e so n o d is tr ib u iti in o r d in e a lfa b e
tic o , c o m in cia n d o d a lla voce A b stin o n tia e fin en d o
c o n q u e l l a U s u r a >'.
I l c a p . V i r g o d e i g e n i t r i x c o n i.: Virgo dei genitrix
Maria multaii gratias dai humano generi. Primo corroborai.
e c c . V i e n p o i l e s e m p i o c h e l e g i t u r i n m a r i n i i m a g n o .
S e g u e c o ll 'e s p o s iz i o n e d i altre b e n e m e r e n z e d e ll a V er
g in e:malitiis pcrfidorum obviat (n ), vcrbimi et instrumen
tum vocis restaurai ( in ), a submcrsionc salvai (i v ) , a con
fusione perscrrat (v). pnritutem conservat ( v i ) e c c . Q u e s t e
p r e r o g a t i v e d e l l a V e r g i n e , d a l l e q u a l i p r e n d o n o il t i t o l o
i v a r ii c a p ito li d e l lib ro Virgo M.. sono 1 7 .

Moltissimi dei C. M corrispondono ai miracoli della Scala


Coeli. Ma bisogna osservare che i racconti della S. C. risal
gono alla loro volta allo Speculimi lii.stor. o alla sua fonte, il
Ma riale magnimi (3).

(l) Hu.v, 1)405-!*, ne enumera 5 edizioni quattrocentine: Lubcc,


1476; Ulina, 1480; Argentinae, 1483; Lovanio, 1485; Sevilla, 1496.
Mi servo dell ed. di Ulma, Zainer, 1480, conservata nella Braidense.
Di essa ini invi estratti il Comm. F. Carta.
(s) Secondo il M u s s a f i a , Studimi, iti, 40 ob Johannes aus
dem Speculimi oder aus dessen Quelle {Muriate Magnimi] sclipfte,
ist niclit gen.au zu bestimmen .
(3) Vedi lo specchio del M cssafia , ni, 40.
104 ELENCO D ELLE RACCOLTE

Per trarre qualche conclusione precisa intorno ai rapporti


tra la S. C. e i C. A/., bisogna porre attenzione ai soli miracoli,
che non si trovano nello Speeulum. Essi sono 6 :

c . .ir. S c a la C o e li

2 C a p . V i r g o , n . 3S
3 , n . 39
13 C a p . M a ile r
U C a p . C o n fe s s io
19 C a p . V i r g o , n . 51
33 C a p . V i r g o , n . 55.

Il numero di essi assai notevole.


Si aggiunga che il miracolo di l o s c i u s , che d l ispira
zione allidea fondamentale dei C. M. si trova, oltre che nello
Speculimi, anche nella Scala Coeli (*). E la S. C., raggrup
pando gli exempla secondo le prerogative della Vergine che essi
illustrano, si avvicina anche nell architettura generale ai C. M..
L idea di ridurre le 17 parti del capitolo Virgo della Scala
Coeli alle 5 parti dei C. M. secondo l acrostico di l o s c i u s ,
era abbastanza ovvia e semplice.
Perci credo che l autore dei C. il/, si sia servito della
Scala Coeli. La difficolt cronologica, messa innanzi a p. CL,
scompare dopo gli studi dello ILaureali e di G. Huet, i quali
riconducono la Scala Coeli al secolo xm .

X X IV .

J ohannes H komyakd

11 dom enicano G iovan n i di Bromyard ( llorcfordsliirol


fu can celliere doli' u niversit di Cam bridge noi USI.
Dopo il 132J eoinposo la Sminila Praalicaitlmii, raccolta,
di oxom pla distribuita in IMI) capitoli.
So no hanno duo ed izioni quattrocentino (?|.

C) S r t i l u c. 175/>.
(*) basilo;i, 1179-1 tSI>; Norimberga, MSr>; cfr. II kiiiii:ut, (' al . of
Jloiiincrs, in, lui.
KI l'.NCO K K I.I.B U ACCO l.Ti: 105

XXV.

.loilAXNKS IfBUOI jT

C io v a u n i llero lt. P rio re d ei D o m e n ic a n i di N o r im


b e r g a (*j- 14(S), c o m p i l un Prolupina riun Excin piar uni.
u n a c o l l e z i o n e d i E x e m p l a , i n o r d i n e a l f a b e t i c o n t
q u is fa ciliu s in v e n ir e p oterit e x e m p ln m ad q u a m c u m q u e
m a t e r ia l i! , q u a m p red ica re i n t e n d i t . X e l l a p refazion e
al rromptuarium (Discipnlus lleilinvita) d e l l ' e d i z . d i
A u g s l m r g , 1728, Ve d i t o r e c e r c a d i p r o v a r e c h e l o p e r a
fu c o m p o s t a n e l 1418 I1).
I l Prompt. c o s t i t u i t o d i u n P r o l o g o e d i 93 p a r a
gr a fi, d e s u n t i d a l l o Speculimi, da C esa rio d i H e iste r b a e li
e d a T o m m a s o d i C a n tim p r.

X X V I.

Lo S p ecu lim i E x em pi or uni


Se ne hanno m olte ed izio n i q u a ttro cen tin e (?). L a
p i a n t i c a d a t a t a : . p e r m e R i c h a r d u m P a e f r a e t c i v e i n
D a v e n t r e r i e n s e m a n n o V T e c e c lx x x i (3).

D ie c i dei C. M. hanno riscontro nello Spec. Exeinplorum.

c. ir. S . E te m p i.

27 I I I . 24
2S I I I . 28
15 IV . 3
34 IV . 8

() Cfr. Cai. of Ioniauees, in, 452. Hain, S473-S509 e Copinger, u,


292-293"), ne registrano molte ediz. quattrocentine.
(?) Cfr. U i u t x e t , Manuel, v, 47<>.
(3) L ediz. che lio ora sott occhio in imperiali oppido Hage-
naw per... Henricuin Granin, 1519 intit. : Speculimi Exeinplorum
o m n ib u s; thristicolis salubriler inspiviemlnm ut exemplis d isam i
disciplinimi. Il numero romano quello del libro, l arabico quello
del paragrafo.
10G ELENCO DELLE RACCOLTE

C . 3T. S . E x e m p l.

o I V . 23
32 V . 63
39 V i l i . 60
13 V i l i . 61
20 V i l i . 62
41 I X . 10S

Ma lo Spec. una tarda compilazione tratta dalle raccolte


antiche pi conosciute. Per es., V. G3 ( 32) il testo di Tom
maso di Cantimpr; e per V ili, GO-61-62 il compilatore stesso
indica come sua fonte la Ley. Aurea e i Miracoli della Vergine.

3: **
Da quest analisi si pu trarre qnesto specchio delle
fonti e dei riscontri dei G. M. (*)-
CU
co
<?l

III =
IV =5 28.
VI = 28, 37, 41, 44 (>.
V II = 5, 14, 38, 41.
IX = 4, 44.
* XI = 15, 1G, 19. 33, 38, 39, 5 0 (3|.
X III = 1. 2. 7, 14, 15, 1G, 19, 22, 23, 24,
XV s=r 1G, 19, 30, 50.
XVI = 4, 5, 7. 1G, 18, 19, 22, 23, 39, 50,
X V II = 14, Hi, 3S, 39, 50.
X V III _ 32.

(') Il numero <|iu*llo clic limino le raccolle nell elenco, che


precede: 1 a s t e r i s c o distingue i libri, che racchiudono delle fonti
dei <. ,1/,, da quelli che racchiudono delle semplici analogie.
Onesto specchio e la conclusione che segue compiono o moditlcano
in parie il compiilo dalo a p . \ i . i \ .
(?) Si Iralla di riscontri e di analogie: e si pu escludere che
Cesario sia stata la fonte dei <'. M.
(') Il L ih r r il< sr/itrtn tinn* di Ctienne do Uourbon da rite
nersi dunque una delle fo n t i dei <\ M. In alcuni casi si ha la
certezza clic esso era soli occhio dui compilatore) dei C. M.
l'X KN TO D I'.M .K KACCOI.TK 107

X IX = 2, 3. 7. Il), 22, 23, 24, 40, f>0.


* XX = 13, 17, 11), 20, 30, 31), 40, .">0.
* X X III = 2, 3, 13, 14, 11), 33.
XXVI = 2, 14, ir, 27, 2 8 , 32, 34, 31), 41.

1 libri, che erano nella cella del frate cistercense,


mentre egli componeva i G. il/., orano dunque quattro
soltanto (1):
1 - Il hibcr de aeptem donis |* XI] di Etienne do Bour
bon (*j* 1261).
2 - Lo Speculimi Matonaie [*XIII] di Vincenzo da Beau-
vais 1264).
3 - La Legenda aurea [ * XX ] di Jacopo da Varazze
( t 1298).
4 - La Scala Gocli di Johannes Gobius, composta prima
del 1301 [*XXII1].
Lo Speculimi e la Scala coeli citano entrambi come
loro fonte il Manale magnani, raccolta che noi ancora
non conosciamo. Sicch pu darsi che l elenco delle
fonti dei 0. M. si debba limitare e precisare ancor pi
e che invece dello Spec. Mst. e della Scala codi noi
dobbiamo collocare in esso un, solo libro: il Manale
magnani.
In ogni modo questo studio comparativo riconduce
s i c u r a m e n t e i G. M. entro i contini della coltura del
sec. XI11.
A. questo secolo richiamano con c e r t e z z a anche i
fenomeni notevolmente arcaici della lingua del nostro
testo.

(i) Si avverta che una sola volta l autore dei C. M. accenna


alle sue fonti, e cio al principio del miracolo XII: el so lece in
la storia de la asumption della li. V. , con palese allusione ad un
libro, dove le leggende erano distribuite nell ordine delle feste del
calendario, press a poco come la Leg. Aurea.
A Cr G I U N T E

Ca p . IT.

p. xviii S u l l a p rezio sa a u to b io g ra fia ili G u ib ert


tic X ogent (1053-112(5), De vita sua sire 3fonociarum
libri I I I s i efr. G. B o u r o i n , Guibert de Xogent, Tlistoire
de sa vie, P a r i s . 1907.
p. xix D el serm one J)e Concept. B. 31. si ha
u n e d i z i o n e c r i t i c a d i 11. T h u r s t o n e T . S l a t e r S. I. :
E ad m ori m on ach i C an tu a rien sis Tractatus de conceptione
IS. 31. o l i i n S. A n s e i m o a t t r i b u t u s m i n e p r i m u m i n t e g e r
ad c o d ic u m (idem ed itu s, a d ie c tis q n ib u s d a m d o c u m o n tis
c o e t a u e i s , F r i b u r g i B ., H e r d e r , 1904.
S u O n o r i o d i A u t u n , s i c fr . A . J o s , llonorius Augn-
stoduncnsis. B e itra g zu r G e sc h ic lite d e s G e is tig e n L e b e n s
im xii. .J a h r h n n d e r t , I v e m p t o n - M u n c h o u . 1900.

Ca i . XI.

p. i,\ Il m i r a c o l o d ella Fornace |F n '| b n ello


Spec. live nipi. ix, 33:5.
p. LXXIX I l m ir a c o lo d el d u ca di N o r m a n d ia riferito
ila R v 1, n. Hi e d a D u c c i o di G a l l o ( R v 3, 74) n o n a lt r o
chi' il c e l e b r o m i r a c o l o di C h a r t r e s , di c u i s h a n n o m o l
t i s s i m o v e r s i o n i l a t i n e (E t i e n n e di B o u r b o n , p. 132: Sjte-
cnlnm, L itio t'i'i i.xxxil, ecc.). l er i n t e r v e n t o d e l l a V e r g i u o
la cit t ili C h a r t r e s ( Variato*) b l i b e r a t a d a l l a s s e d i o
p osto ila R o llo , d u c a di N o r m a n d i a . Di q u e s t o m i r a c o l o
di C h a r t r e s si ha m i a c c e n n o a n elli' n e l loman ile lina
ili W iieo ( l l o i l b r o u n . LS77), v. SSS-S91.
ac.c i i n t i ; 105

A u d i o il r a c c o n t o 18" d i D u c c i o di C ia no (p. i.xxx):


D 'im o b u r r o n e lo q u a l e reco u n a la u d a a r i v e r e n z a
d ella g lo r io sa V. 31. b e n n o t o . Lo si l o g g e n e l l a c o l l e ,
ziou o co m p o sta da un m o n a c o fr a n c e sc a n o italian o d e l
Q u a t t r o c e n t o e c o n s e r v a t a in u n c o d . d c l B r i l i s h M u s e u m ('),
p. l.xxxv Un e sem p la re d ella stam p a ix s i c o n
s e r v a n e l l a b i b l i o t e c a C o m u n a l e d i D o p p i [ I n c lin a i ) . 7 8 5 ] :
Qui c o m in cia n o a len ili mi- | r a c o l i d ella g lo riosa
v er- | g i n o M a r i a , e t p r im a c o m e | s c a m p u n a d o n n a s u a
di- | v o t a d a l l e in sid ie del d em o- | n io in fe r n a le . C ap i
to lo T | | E ] r a u n o c a v a li e r e m o lto riccho e p o ten te.
F i n . : et non lascia perire chi illei ha speranza
Amex . l| Finisce illibro dalcuni miracoli della inteme
rata & gloriosa vergine Maria. El quale est- | to formato
appresso Sancto Jacopo di Dipoli | D eo G r a t i a s || Finito
libro isto referamus gratin Cristo. | Fac rcis, o regina,
apud regeni ut mina rela- | xetur debita. | Et regnare fac
renatos - a reato exspurgatos | pietate solita | Placa mare
maris stelhi - ne involvat nos procel- | la et tempestas
obvia. | Honor et laus pia - sit tibi virgo diaria | Gloria
tino carens - sit tibi virgo purens. | Mater Cristi quo das
tristi anime Ictitiam (*).
S e g u e l a t a v o l a , c h e c o m p r e n d e 13 f a c c i a t e . C o n t i e n e
7 5 m ira co li; c a r a tt . rom. ff. 101 non num. Sul dorso
d e l l a l e g a t u r a , c h e m o d e r n a , r e c a : Jliraculi \ della \ V.
Maria |j R i p o l i | U83.

Ca i . V I I .

p. C S i a v v e r t a c h e il Libro dei Cinquanta Mir.


p ro b a b ilm en te d o v e v a c o s t i t u i r e la p r i m a parte di u n a
p i v a s t a co m p ila zio n e a scetica , perch co m in cia cos:

( ) Hrit. Mus., coti. Addit. il'i'Q, n. cccxli i i , c. 79; H khbkht,


Cui. o f lioinances, voi. ni, p. G73.
(5) Dai registri del Convento di Ripoli risulta die questi Miru-
roli furono editi nel 118:2; cfr. 11. Bologna, L n stamperia fiorentina
del monastero di S. Iacopo di II ipoli nel G'ioni. Ut or ir tl. Leti.
Ital., xxi, 37; E. N lsi, Il diario della slampe) ia di Hi poli, Fi
renze, 1903, p. 51.
110 AGGIUNTE

La p r im a p a r te de questo libro comengamento da la


biada Virgene.... Forse 1 autore mut poi disegno per via.
1. (l) La fonte del miracolo lo Speculum, L. vii ,
eap. xc: De imperatrice cnius castitatem a violentia servo-
rum eripuit, xci: De alio casu consimili circa eandem ini-
peratricem, xcu : De medicina quam ei b. Virgo innotuit.
Una redazione latina della Maneldne si pu leggere nella
collezione del Klapper (*) eoi titolo di: Salvatica .
E della storia della figlia del re di Ungheria si
ha anche una versione c a t a l a n a (*).
2. La storia di Giovanni Damasceno ("f* avanti
il 754) si legge nello Spec. hist. xvu, 103-105 e nel Cata-
logus Sanctorum del veneziano Pietro de Natali (4). Il
miracolo raccontato anche da Alfonso el Sabio (num.
cclxy), e nel Libro de los Enxcmplos (n. ccxi).
Essa costituisce il n. xxni della collezione della Cer
tosa di Buxheim: ma qui si aggiunge il nome dell im
peratore di Costantinopoli, che invece tacinto pei C. AI.:
Teodosio. Il nome di Teodosio riferito anche dall' altro
miracolo ital. di Re, n. 40: Nel tempo che regnava
Theodosio imperatore fo nella cita di Damasco uno
giovane scientiato.... (5).
(') 1 numeri indicano il miracolo. .
(-) Exeiiqilti u ns JJainlscliri/rn tira M. J . hgg. von l. Ki.vr-
ikk |Sammlung Mittelluteinischer 'lexle hgg. von A. IIii.ka], Hei
delberg, 11(11, p. i.
(3) CFr. Llrt/rntltiri ('titilli; Il istoriti tic lo filiti tiri Uri/ ile
Oittjriu ecc. segons maini.serits el cruniqnes del segles xiv, xv &
xm , lin Barcelona, lislainpa da Francisco II. Alts, 11),(-2.
(B C.fr. Culai, o f llmimiirrs, voi. n, p. OS'l. Il mirar, di (lio-
vanni Damasceno si legge anche nel P iom gltin rin m di (.iovanni
llcrolt. il. 1)158, nello S/in nlniii llrrmgloriiiH p \, d3) : Maria devolo
suo .fohanni Damaseeno grandi miraenlo maniim abseissam resli-
1nit . ba fonie lielro de'Natali, t'atalogiis Snitrforitin ri tjrstn-
rum ro n tm r.r tlirrrsis rolinniiiilms rollrrhts, Vieen/.ft, 111K,
libro iv, cap. l:$ |l)o S. .Ioli. Damaseeno presidier!. Qui si speri*
tira dii1 il ratto avvenne sotto F imperalore Anastasio e la calunnia
del discepolo sullo F imperatore Teodosio.
(5) Cfr. qui addietro p. iaxii .
A tU JIl'N T K 111
3 . La storia di Cosa rio, d iven u to poi Papa
Leone | *|* 4(>1 J , r a c c o n t a t a , in a in m o d o p i s e m p l i c e
o p i s u c c i n t o elio n e i G. Al., n e l l a Legenda Aurea, C ap.
b xxxvill (*) r i f e r i t a a n e ll o n e l l a r a c c o l t a di B n x l i c i m (*),
n ella Scala Godi o n o l i Alphabctum Narrationam ( 3).
Il m ira co lo di C esa rio si leg g e anche in q u este
altre raccolte ita lia n e: He, xviii: Do S ancto Leone
P a p a , a cui la b eata V e r g e n e M aria a p p ico o la mano
t a g l i a t a m i r a c o l o s a m e n t e Rv, x i : C o m e m i o v e
s c o v o se fece m o z a r e u n a m a n o , la (p iale era sta ta c a x o n e
de farle p e r d e r e c e r ta c o n s o l a c io n e et g r a c ia ch e a v e v a
d e l a V e r g i n e M a r i a .
4. S i cfr. la x ix P a r a b o l a d i O d o d i O b e r i l o :
D e h o r t n l a n o , S a t a n a e t m e d i c o .
0. La storia di S. G iovanni C risostom o
( f 4 07) e s p o s t a n ella Leg. Aurea, c. cxxxvm e n ello
Specul. Hist., xvii, 42-43 e x v m , 51 ( J). M a il m ira co lo
n o n c o m p r e s o t r a le a l t r e l e g g e n d e d e l S a n t o .
7. I l m ir a c o lo di F n l b e r t u s , v e s c o v o d i Char-
tres (1007-1029), si le g g e anche n e lla Scala Godi, n e l
Liber Mariae d i G i i d e Z a m o r a (n . Gantigas
xx ix ) n e l l e
di A lf o n s o el S a b io ( l i v ). N e l l o Spec. ( v ii , 8 4 ) e n e lla
r a c c o l t a d i B u x h e i m (n . x ii) i l c l e r i c u s , a l q u a l e a c
ca d e il m ir a c o lo , n o n h a n o m e a lc u n o .
13. S i le g g e n ello Spec. JExempl., v ili- 61: M aria
sibi d ev o ta m fem in a m m ilitis d ep a u p era ti sed per dia-
b o lu rn d i t a t i , u x o r e m a m a l i c i a d i a b o l i p e r s e r v a v i t .

() Ed. Graesse, p. 367.


(-) De Papa Leone cui beala Virgo Maria inanimi reslitiiit
(n. 19); cfr. C hase , Mirades of th Virgin cit., p. 261. Quivi sono
indicati molti altri riscontri.
(3) Cfr. P. T oldo, Dell' Alph. Xarr. in Archic far das Stn-
diitili der Xenren 'prachen, voi. cxvui, p. 72.
(4) V inc. B e ll, xvm 61 : De trino exilio Johannis Cliryso-
stomi et morte eius x v i i , 42: De vita S. Joli. Chrysostomi et
libris eius 43 Idem Job. Chrys. de hoc quod nemo leditur
nisi a seipso .
112 A G G IU N T E

2 4. Le version i di questo m ira co lo sono cosi


n u m ero se ch e per p orre ord in e in q n c lla s e lv a occorre
un acco rg im en to c r it ic o . P . M eyer su g g e r isc e di por
m e n te a u n p a rtico la re d is t in t iv o d e lle v a r ie f a m ig lie di
r a c c o n t i , cio?> a l p e r s o n a g g i o d a v a n t i a l q u a l e p o r t a t a
T a ccu sa d el d ia v o lo .
Q uesto p e r s o n a g g io il V e s c o v o (in E tie n n e de
B o u rb o n . 178) l I m p e r a t o r e (n e lle Lat. Stories del
W rig lit, 90) il d o m in u s c iv ita tis (n el cod. B. X.
P a r. 333S) il R e ( n e llo Spec. ITist., vii , 93-94).
Q uesta le g g e n d a c o stitu isce uuo (8 6 ) d e i Contcs
moraliss di N ic o le B o zo n . S e n e h a n n o d u e version i
m e t r i c h e f r a n c e s i : 1 1 u n a i n v e r s i o t t o s i l l a b i , c h e fa
seg u ito a lla Vie (leu Pcres e p u b b lica ta dal M o n ( l) :
l ) u S e n a t e u r d e R o m e , o u d e l a b o r j o i s e ([ili fu g r o s s e
do s o n fil . 2 L e d i t d e la b orjoise do R o m e
i n v e r s i a l e s s a n d r i n i e d i t o d a A . J u b i n a l ( 2).
15. A n c h e di q u e sto m ir a c o lo si h a u n a v e r s io n e
catalana, Ilitstoria de la emperadriu dAlemanya fal-
sument acasada dadulteri, n e l cit. Lleyendari Calala.
17. A ffino a questo racconto il m iracolo 8 del
cap. 119 della Ley. Aurea (O m esse, p. 317). Una donna
* tentata dal D iavolo, clic le appare sotto forma d' uomo.
U n santo uomo le con sig lia di chiam are in aiuto M aria.
Il d iavolo esclam a: malus diabolus intret in buccam illius
qui te istud docuit e scom pare.
li>. Il m iracolo del ladro im piccato si leggo
in P>crcco (vi), in A lfonso el Saldo (vili), in G ii do
Zamora (vii), in O autior do C oincy o nel Libro de los
Pnx'emplots (rei). Un lu ngo elen co di riscontri b dato
dal Orano n ell'illu stra z io n e al cap. xi della race." di

(i) Mi OS, Xniircnit Ih'i'M'U, II, :!)t.


(?) A. .Imi svi,, X mirc/ni l'rm 'il ih' l'mitcs, Dils. FabUnnx,
\ol. i, p. 7! Agli all ri rimanili (rfr. p. cwiii) si aggiunga il
l'roiiiiiliiiiriiini (li .1. Il ero i I : Mnlier quo concepii a proprio (ilio
et (liulxjliM aecnsaliat cani apinl iniperatoreiii .
A( i( I LX TH 113

Buxhoim : Di' Introno suspcnso et a Dei genitrice


juljuvnto (*'.
l or la fonte (le C. Jf. (= Speculimi, vii, UG), efr.
qui addietro p. 1)4.
20. Analogo il sesto degli Excmpl in antico
veneziano editi da .1. 1"'Iridi.
2 2 . 11 mirne. del naufragio si legge nello Spe
culimi hint. (Mi, 89) e nella collezione di Buxheim (in).
.Ma in questi due testi non citata la vedova di Bajona.
25i. Questo miracolo si ha nello Speculimi (vii, 88)
e nella versione provenzale di esso (x), nella Scala
('odi (2). nel Promptuarium Exempl. di Giov. llerolt
(eap. xxix) e nel Libcr Marlac di Gii de Zamora (n. xvm).
riferito da Berceo (xxn) c da Alfonso el Sabio (xxxm).
Il testo dei G. d/. concorda quasi alla lettera col li
racconto della collez. di Buxlieim (3).

Qui cum plorami... submerso- Lo vescovo... molto sospirando


rum anim a.v Deo cornili en e planzando recomamlava
fiarci atipie per mare cir- a Dio le alleine de quili, e
cumspiceret.... vidit subito... guardando per mar, vete le
sociorum animas in specie aneme lor si corno colombe
columbarum de mari ascen bianchissime montar in ver
dere.... celi secreta penetra lo cielo....
re. Tunc pr se cepit magia e1 lora pi forte el coutenza
fiere episcopus.... a pianger....

24. Del miracolo di S t e f a n o abbiamo tre reda


zioni latine: quella del Brit. 31ns. Rovai, G. B. xiv edita
dal Alussata Q), quella del cod. di Oxford Corpus Cliristi
Coll. 42, Xo. 29 e infine il 1 racc. della collez. di Bux-
heiin.

0 ) Romanie Rerieir, u, 25:2.


Ed. di Ulina, 14S0, c. H i,
(3) Romanie Rovine, 11, 2il.
(q A. M c s s v f i a , S tu d ia i, v, 21.
114 AGGIUNTE

25. X e l s u n t o (p. c x x x v ) a c c a d u t o u n o s v a r i o n e
tip o g ra fico . E s s o d e v o le g g e r s i c o s:
U n g r a n p ec c a to r e di G e r m a n ia , rattratto, g u a r ito
p e r i n t e r c e s s i o n e d e l l a Y . 31. .
27. m i r . r i f e r i t o a n c h e n e l l a Scala Goeli
Il
Promjptuarium d i G . H e r o l t (n . 6 4 1 ). n e l
(c. 166 6), n e l
Liber De 3Iiraeulis d i E r b e r t o d i T o r r e s e neVExordium
magnimi Ord. Gisterc. ( in , 11). Q u i il m o n a c o lia i l n o m e
di R e n a i d u s e l e d u e f a n c i u l l e , c h e a p p a i o n o a fi a n c o
d ella T e r g in e , sono S. E lisa b etta e S . 31. M a d d a l e n a .
G li st e s s i p a rtico la ri sono n ello Spec. Excmpl. ili. 2 4 :
3 I a r i a V i r g o i n e s s o r e s , fra tr e R e i n a i d o v i d e n t e , c u m
H e l i s a b e t e t 3 I a g d a l e u a v i s i t a v i t .
28. Un a n a lo g o racconto, ma con q u a lch e va
r ia n te n ei p articolari, Dialogm 3firaculorum d i
nel
C e s a r i o d i H e i s t e r b a c h (l ) : De monacho medicho cui
S. 31. in choro clectuarinm smini primo negavit et postea
donavit . L a V e r g i n e m e t t e in b o c c a a i frati, elio s o n o
a f f a t ic a t i c u m n o c t e s t a r e n t ad p s a l l e n d u m , u n e le -
c t u a r i u m , m a lo n e g a al f r a t e - m e d i c o d i c e n d o : T u d e
m e o e l e c t n a r i o n o n i n d i g e s , q u i a i n e d i c u s os e t p l u r i m a s
ti Li i m p e n d i s c o n s o l a t i o n e s . i l r a c c o n t o r i p o r t a t o tal
(p i a le n e l l o Specnl. Exempl., ili, 28.
ItO. Questo m ini . 0 costitu ito di due racconti
riuniti in siem e dal fragile legam o di q u e ll etiuudio
olio a ll in izio del secondo di essi.
E c c o il s u n t o d e l 2.:
U n monaco dico la sequ en za (laude, sancta Dei
gcntrix eco.; dopo la morto vien e condotto, por premio
di ci, in Paradiso . Questo secondo mir. com preso
nella raccolta di Pez (! ), nel Liber Lxemplornm (il .0 \U i)
e india Legenda Aurea, eap. c x i\s ( 3).

(*) Kd. SI r a n n o , n , (57.


(*) M u ssa p ia , i, 2 t .
P) l l. ( m e s s o . p . r IS .
ACUHWTK 115

La .sequenza, citala in questo m iracolo, fa parto del


Psalterium attribuito a S. A n s e l m o d i C a n t e r b u r y
(1033-11091:
G uade D e i g c n itr i.v V irg o i m m a c u l a l a :
G a u de quae g a u d i uni ab Angelo .sn.scepisti,
G am ie qnac genni.sti aeterni lumini.s charitatem,
Gaude, mater picta tis et mi.sericordiae ;
Gaude, /Sanota Dei geniti'ii virgo
Tu sola mater in n u p ta :
T e l a u d a i o lia titi f a c t u r a
G e n itr ic e m lu c is ;
ISis p r nobis, quae.sumas, p ia in teru en trix (!).

8 2 . il celebre m iracolo della t e s t a p a r -


1a il t e .
Torna subito a lla m em oria il m iracolo del Bollitili
Universale, cap. V irgo , xxix, 18 () riferito anche

(>) tf. Ansei.sii, Opera in Alioxr, Patr. Lat., voi. e m , col. 1016;
U. Chevai.ieh, leperforiinn Jlgiiniologinnn, 1892, voi. 1, n. 6737.
(?) Ecco la lezione del cod. 1674 della Bild. Univ. di Bologna,
c. 57 b:
< M a g is tro R ic lia rd o N o r m a n n o v i r o p e r o m n i a l i t t e r a t o e t p io n a r
r a n te , c o g n o v i se in s c r ip tis c u iu s d a m fra tris o rd in is p ra e d ic a to ru m in
B e lu a c o le g is s e (m e m e m in i) quem dam in N o rm a n n i p a rtib u s v irn m
tia g itio s u m v a ld e e t im p in m f u is s e s u is te m p o r ib u s ra p in is et c e d ib n s
h o m in u m d e b a c a n te m . Q u e m in im ic i s u i in d e c liv o m o n tis c u iu s d a m d e -
p r e h e n d e n te s , a m p u ta to c a p ite , p e r e m e r u n t. C u iu s c a p u t a b s c is s u m , tr u n c o
c o r p o r i s i n lo c o m a n e n t e , i n v a l l e m s u b j a c e n t e m d e v o l u tu m e s t, c la m a n s
l i o r r i b i l i t e r p e r lie c v e r b a : Virgo S. M a ria , da veram c o n fe ssio n e m ! H o c n o n
p a u c is L o ris in c e s s a n te r c a p ite c l a m i t a n t e , unus in im ic o r u m p r s a c e r
d o te c u e u r r i t in v i l l a n i . V c n it i l le e t a p p r o p i n q u a r e a u s u s n o n e s t n i s i
r e la tu m c a p u t su o c o rp o ri c o m p a g in a r e tu r . Q u o d u b i f a c tu m e s t, a d v e n it
p r e s b ite r , s e d it e t lo q u e n te c a p ite c o m p a g in a to c o n fe s s io n e m illiu s
a u d i v i t . I n f in e e r g o c o n fe s s io n i p re s b ite r in q n it Sliror in
d ic e u s :
m iraculo de te fa c to su p er omne m iraculum quod au d ivi. E t i l l e : Causa
i n q u i t m ira cu li ista est. A iu tivi a d h u c ju v en is [q u o d ] quicum que quartam
fe r ia m a u t sabbatum in honorem gloriose V irg in is ieiunaret, veram covfessio-
nem, antequam ab hac fila decederet, m atris C hristi p recib u s obtineret. Hoc ut
nudivi, in om nl scelestissim a vita mea dictuai je ju n iu m observavi. A lterin e boni
nihil alim i fe c i. H o c s a c e r d o s a u d i t o , m i r a t u r e t s t a t i n i u b i li e c d i c e n t e m
e t c o n fite n te m a b s o l v i t , s p i r i t u a l d e f n n c t u s e f l a v i t .

Questo miracolo riportato alla lettera nello Spec. Exempl. v, 65.


116 AGGIUNTE

nello Speculimi Exemp. [v. 63]. U n b rigante u cciso su l


cig lio di un m onte: il busto stram azza a terra, ma la
testa rotola gin dal burrone. E la bocca p arla chiedendo
la con fessione. U n prete fa ricom porre le due parti del
corpo; e soltanto dopo la c o n fe ssio n e .il cadavere perde
la vita interam ente. P ress a poco ugnale il m iracolo 55
della Scala Goeli. U n ladrone g iu stizia to : ma la testa,
staccata dal busto, parla e chiede di. essere ricom posta
col corpo per poter fare la con fession e. D opo che ci
vien e esegu ito, la testa muore.
S S . L a fonte c e r t a il libro De scptem donis di
E tien n e de Bourbon, P . TI, tit. 6 . [De b. M.]. n. 121.
D i t r e fratelli, che si sono dati a far vita brigantesca,
d u e sono im p iccati; il terzo con fessa che si pentirebbe,
se prim a p otesse ven d icare la m orte dei due fratelli.
E g li v ie n e ferito, ma non pu m orire sin ch non si sia
confessato e com unicato. Questo m iracolo a v v en n e
dice E tien n e de Bourbon n ella citt di X ev ers nel-
1 anno 1225.
54. S i pu ricordare il ni ir. iv -S dello Spec.
Excmpl.: M aria iniliteni qui virgin em . M arine nom ine
in sig n ita n e in sabbato stuprare renuit. ad eternala vitain
produxit .
S O . anche in G iov. (1 obiti, e. 176 b.
S7. A ltro version i dello s p o s o d i M a r i a v. nel
Cai. o f Romancea li, 609 e nel K m uuek , Exempla cit.. n. L.
5 5 . Tri fonte E tienn e de Bourbon (n. 397).
Il in ir. si le g g e n e l Libor Erompi, e nello Speculimi Lai-
eoi., di cui ecco il testo [n. 361]:

()ui(lani eloriens uimiiiin luxurie vnccans, ho ras B. V.


cotidie dixit. Guadimi ergo no'te appamit ci domina oilereus
* siiti cibaria delicata ili vaso fetido dicons; Comedo. Ad
* *|uo1 ilio: Propine viisis |fetorom| non possimi. Kt illn:
* Xc' boro pio milii dicis, pince ut propter fetorom pecntti
lui. Hoc qui lem imdions \jtam corroxit (') .

() I. T. Wi ui i i , Ij ' S/itiuihiiii Ijoii'iirnni rii., |i. 7I.


\< iO I U N T E 117

Speo. Excmpl., vili - GO.


40. tr a i m ir . di G a u tier d o C o i u c y , tr a le
Cantigas di A lfo n so el Milagroif d i
S a l d o (cx x x n ) , tr a i
Tbcr Marine d i G i i d o Za m o r a ( x l i ii ), o
B o r c e o (xv), n o i
n o i Libro de los Enxcmjlos (rcii). L a r e d a z i o n e d e l l a Log.
Aurea ( c a p . clxx xix ) u n p o c o p i d i f f u s a , s o s t i t u i s c o a l
n o n io di E n rico q u ello d i C a r lo o fa d e l c l e r i c u s
p r o t a g o n i s t a d e l r a c c o n t o , u n g e r m a n o , n o n i l f i g l i o
d e l I t e . 3 I a l a c o r r i s p o n d e n z a tra i d u e t e s t i l e t t e r a l e
n e l d i a l o g o c o n l a V e r g i n e (*). i l xx m ir a c o lo d ella
r a c c o l t a d i B u x l i e i u i (! ).
4$. La fonte un m ira co lo raccolto nel cod.
A d d i t . 15723 d e l B r i t . M u s . , n. x x x v i ( 3).
44. Il r a c c o n to d i C esa rio d i H e is te r h a c li cita to
a p. c x x x v i - CXbVl a n a l o g o a l m i r a c o l o d e i C. M., ma
non pu e s s e r n e la f o n t e d iretta. I l p r o t a g o n i s t a il
S a lv a to r e , e n o n n e la V e r g in e . P e r q u e sto p a rtico la re
a ss a i p i si a v v i c i n a a l n o str o testo V xi d elle Parabolae
di Odo di C h eriton (*):

De monacho et sanguine Christi.


Dicitur quod cuidam monacho cuncta cibaria ita a sp e -
ra (5) videbantur et dura, quod vix ad sustentationem poterat

p) ll. (.traesse, p. 870. Nel sunto (p. c x l i i ) ho detto mo


naco il figlio del Re, che era invece clerego .
(-) Cfr. Romanie Uccide, u, 263.
(3) Cfr. Coiai, of Romances, n, 635.
P) Odo di Cheriton racconta due volte lo stesso miracolo: la
prima volta nella Parai), xi (ed. H buvihux, p. 209) e 1 altra nella
Parai), cxxvi (Hiuivnax, p. 313). Il n. 126 intitolato: De quodam
Cistercensi et Salvatore. La novelletta simile a quella di Cesario
di Heisterhacli. Un frate voleva uscire dal monastero perch il pane
gli pareva troppo duro. Gli appare il Salvatore che gli dice:
Intingala eum in optimo saisamento * , et monstravit sibi v
vulnera et in uno vulnere panem intinxit .
(5) Questo aggettivo aspera mi fa supporre che non da Cesario,
ma da Odo di Cheriton abbia attinto il compilatore della raccolta
9
118 AGGIUNTE

ipsa sumere. Quadam nocte, in sompnis, apparuit ei beata


> Virgo, dicens: Panis tui bucellas intinge in vulneribus
filli mei. Et duxit monachimi ad qnamdam ymaginem
Salvatoris in cruce pendentis et monachus buccellas intinxit
in vulneribus et videbantur ei optimo condimento condite > ,

50, XTn lungo elenco di riscontri a questo mira


colo stato dato dal Orane (1).

i t a l i a n a Ite. 1 1 . 71: l>* u n m onaco a cui tu tti i cibi parevano


iis/icri ('I a m a r i e c r .
( i j T. r. Ci u m :. Mirnclrs / lln> Viryiu in Itum. ///(>, ,,
i tti, II. Vili.
CORREZ I ONI

I ntro d u zio n e

p. xv. Prontuarium : Promptuarinm (*) Arnnldus:


Arnoldus xvi, ricalcaleta: ricalcata xx, Normnndia:
Normandia xeni. Le livree: Lee l. xciv, Tanno:
T hanno cxv, dei Ex.: degli E. cxxill, Hebert:
Herbert cxxxv, bisogna correggere il sunto del n. 25
(cfr. p. 114) cxxxvi. Il sec. periodo della n. 1 va
collocato dopo la n. 2 p. cxlv, n. 1. M. 'Watteinphul:
l i . "\V. CXLix-L. Il ragguaglio esatto delle fonti dato
a p. 106.
T e s t o

( S c o p p ia ta l a g u e r r a e c h iu s e le f r o n ti e r e , n o n s i so n o p o tu te riv e
d e re le b o z z e s u l c o d ic e P a r ig in o . M a L o n D o rez lia a v u to l a s q u is ita
g e n tile z z a d i s o tto p o r r e a d a c c u r a ta r e v is io n e i fo g li g i t i r a t i . I n q u e s te
lin e e , c h e s e g u o n o , s i r a c c o g lie il r is u lt a to d e lla s u a f a t ic a e d e lle o s s e r
v a z i o n i c h e i o s t e s s o s o n o v e n u t o f a c e n d o p o i i* ) |.

p. 2 Maria ave p. 8 17 ch eli p. 4 3: medesema ;


10: saludada p. 5 3 comeng 14 Yeza[n]dose la doncelleta
21: sapiand 25 don^eleta 27 legittimo p. 6 5 ke
18 quella. 19jper? 28 abie 29 mei p. 7 6 banco (laj ;
10procuration(e) 13 [7]Z'a 15 e(l)7a 18 Abiando lo dito
doxe rezeuda; leggi vezuda 23fantolini. p. 8, 3 tn(t)ta,
4 reclamada la biada Vergelle [Maria cum grandi pregeri

(') La stessa correzione deve farsi a p. cxxx e cxxxu.


O Le lettere tra parentesi tonde sono espunte quelle tra pa
rentesi uncinate sono aggiunte.
Il primo numero indica la pag., il secondo la riga.
120 CORREZIONI

e pianti. Una note la vergene] celestial (la qual), 11 torn,


13 comeng 23 taser(e) parlar{e) p. 9 3 taian; 13
amaestr, 25 ch(e)elo p. 10 1 Zoane [Bamaseno], 9 no(n),
22 lo qual: li p. 11 9dar: 15 dele(c)tacion ; 16 astignir[e]
no(n); 22 os[s)servando ; 26 merita; dlegrega p. 12 1 mn-
clado; 2 antiquo; 18 amaris(s)imamente ; 25 velandolo p. 13
6 de, 17 celestiale), 25 l a) era, 26 celestial, 28 devocion
p. 14 7 iiifirmitade, 10 vignando, 11 la [d/ia] glesia 18
levement[r]e p. 15 *6 l interpunzione errata: fadiga,
montando alguna fiada sovra qnelo asenello. Siando elo ecc. ;
9 V asenel\l]o ; 15 zovene, 24 govengella p. 16 9 comeng
13 partivse (f) 16 quel[]o 19 comandamenti [divini]
20 di: si 23 qnal(i) p. 17 6 meravegl(i)ar, cus
11 monestero 23 monester, 26 zur p. 18 7 veza[n]do,
10 l[a)ancella, 11 merita, 19 ogna, 21 salndandolo 23 E[o]
p. 19 1 de[s] parti, seguente, 6 Jce [/o], 19 c[t], 26 mesi ricordioso
p. 20, 10 predicador 20 devotamenlre p. 21 1 perse
guiva, 3 ave{v)a, 4 si: li, 6 La correzione inutile: in fir-
mitorio (2) 11 F[r]ar carissimo 13 Jamo, 21 monester
23 un{o) p. 22 4 toy [pianti e a tor via li toy] dolori, 9
de chi [che] se dise 10 monego 11 p e rs e la 12 che l
13 toc{c)ando p. 23 3'6 Si corregga (e no lo fei) eo veglio.
7 qovene, 9fo, 14 fintala, 13 levar. E le parente 18 amara
mente comeng. 23 la [<?tta] dongella p. 24 x-6 vcdo(v)a,
11 eneontra, 23 guardane, 24 peeadi p. 25 10 vergelle [glo
riosa] 16 zo 23 cnson p. 2G 3 infirmila, 5 benede(c)to,
8 incontenenti.
P arte IL. p. 27 3 ayda[t)ris, 12 clami in li dnbii,
13 confortarli 11 Sen 17 mcsericordiosa p. 28 11 t*r[r]i-
bde 16 obcdir(e), 20 trovami, 23 onda p. 29 6 comeiv/M, 11
eiulormeivm ]3-13 mmgl[\)er. 14 adormenmda, 16 principio
p. 30 n-17 muglcr 22 dreo la [lorj morte, 23 oomuna p. 31
1 ./f(i]o, 3 entra, 7 nomcnanva - p. 32 20 in luogo di
si ponga femana, 21 as{s)embladi, 25 erose. 2,5 Si corregga

| l) Dopo contincncia si tolga il punto.


(*) Cl'r. lo .Vote Fonetiche, $ "28.
CO II UNZIONI 121

l in te rp u n zio n e: discva . Lora lo clercgo e c c . p. 3 3 1


un[o |, 12 mamado. 15 dovesse, 23 s entra p. 34 ^ 1 / i n
t e r p u n z i o n e v a c o r r e t t a c o s : la fos[s]c gitada in mar. I)e
presente eia, ecc., 23 braqe p. 3 5 , 1 lo fantolino. 22 ver
gale p. 30, 0 wh[ o], 13 soa, 15 Vny, 23 -imperarisse
p. 37 1 intri, 2 mare 10 deserovir, 16 cus?, 13 do, 19 aproxx-
mando 23 ?io(n), 29 lagremc (e) p. 39, 3 soccd, 9 consentirne
20 sagrcsl. 21 dal p. 40, 24 dig 27 velando p. 41 2
simele, 10 mesericordia 11 enpicado, 12 (e) pendando... mare
de p. 4 2 14 ymagene, 22 L i n t e r p u n z i o n e v a c o s i c o r
r e t t a : i n c o n t i n e n t e . L a d o n ia n ... p. 43 2 tut(t]e, 21
r ecomandast, 22 e a questo p. 4 4 11 del Criator, 20 peli-
grini 23 sot[t]o p. 45 10 lo grande [ error, lo grande] cla
mor 23 desmontar 25 Maria (la qual) p. 4 0 3 tut(t)i, 5 et
in solicita, 12 compas(s)ion, 11 scarxp, 18 N no fo miga.
P a r t e I I I . p. 48 1 terqa, 10 che seni, 12 asunar,
14 uf[t]e p. 49 7 gratia, 17 dis(s)e p. 5 0 2 plenitudene.
4 recognos[c]er 6 i>i[o], 16 wo(n) (*) p. 51 1 ghith, 2 no(n),
15 audii (") p. 52 5 soe compagnesse 6 bianchissimi 9 sa-
piando (3) 18 et a, 19 quelli, 25 delicadamente, 27 ordene
p. 53 2 morir; ad un d, 5 refectorio 14 de la gloriosa
p. 54 1?>mdo/t(n)a, 20 eh el 23 tribnlation p. 55 10 devo-
tament\r]e p. 50 3 ?to(n)... me disisti, 13 conio te, 20 porta
22 che c(s), 26 ceilo p. 57 1 L emendazione [si] si deve
sopprimere, 4 penetencia, 9 de omo senqa, 12 contenga, 18
comnnigato p. 58 3 comunigato 15 che [l], 20 senqa, 22 el
no aveva may p. 59 7 re(n)fr. p. 00 1 [e] comanda,
onorevel[e]mentc, 2 ancora li comanda.
P a r t e I V . p. Gl 1 letera, 2 qual(e) 4 in perfeti, 9
de [/a] gloria, 17 qual(e) se entende p. 6 2 2 peccunia, 7
retorna 21 di [e] con tarda 23 diramente. L a n o t a v a s o p -

(') Cfr. le Annoi. Morfologiche, 95.


(*) Nel mir. x x y i i (p. 51, r. 19) il cod. ha per errore ensir
ensi.
(3) Cfr. le Annotazioni Morfol. 82.
1 2 2 CORREZIONI

pressa p. 63 3 et allegrando disse: Che 14 quence (l), 19


so[\]feregne, 20ogne, 22 e\V\\toy p. 64 8 creder, 9 desjjar[v]/,
14 baptes[e]mo p. 65 2 dis{s)e 4 e ognodi [studia de
eser a la messa, e d de la tua sustancia ali poveri, e cento
fiade di ognodi] la salutacion, 5 renoglon 7 iun ben, 14
eomenq 28 mortal[e] p. 66 14 seguente (*). 15 lo fin
p. 67 4 (e) subitamente, 5fo, 10 el\\\o, 12'13; Linterpunzione
va cosi modificata Lora disse nostra dona : Cos ecc.
22 <p7[l]i, 23 ro b a r ........ alcuna, 24 de{1) p. 68 9
fe(i)sse p. 69 2 (b)m 15 promesse, 21 che lo n jda lo
p. 70 1 infialiti, 3 qi, 7 corno 21 patriarca 25 clerego
p. 71 3 segrestana p. 72, 4 de 6 perdonala, 18 de reli-
gioii p. 73 13 et and, 19 presuntione (3) 24 q p. 74
2 rovi, 4 per qi, 10 monester 18 abito.... fato lo officio
p. 75, 26 merith p. 76 7 adolyorh. Linterpunzione va
mutata cos:
B a g n a l o t o p a n e i n q u e s t e p l a g e e i n c o n t i n e n t i e l i o s e a d o l c o r it ..
D r e d o q u e s t a v i s i o n q u e l l o f r a r . . . . .

10 consideratione 15 frar p. 77, 4 frode s era oferto


de servir 17 si del fato.
P a r t e Y . p. 78 11 innanti, perq 15 penseiri
p. 79 8 de (la) beler, 9 dises(s)e. 10 fiol[o) p. 80 3 spi-
ritalmente 4 in zonoglon 5 li dise 12 predicadori, 13 questi.
17 santo Domenego p. 81, 17 abradalo p. 82 20 Lo
tem\po\ de misericordia passado ed (ooit. et) regimilo
lo tempo de justizia (corr. /[']**mV*) et in per quello che:l
tempo de la misericordia [ ..................] e pravamenteJ
vivando ecc. Al posto dei puntini vi sono nel tosto alcune
lotter (piasi del tutto svanito per una macchia di umi
di tfi, che copro 1 inizio di duo righe. In una riga la
macchia ha cancellato iustsia, elio poi stato rifntto da
unaltra mano. Nellaltra riga stata cancellata la fino

( ') 11 C o i l . ( l a v o .
(?) Si corregga la n. 1 di questa pag.: che ven .
(3) Alla r. 10 il cod. ha ilespiiser .
('OliUKZIONl 12:?

di urm disgraziata parola, il cui in izio, che chiudeva la


lin ea precedente, stato sforbiciato dal rilegatore. Il
codice reca cio alla (ine della riga d so...; e al principio
della riga segu en te, gu asta per 1 um id it: <;an.... L e o n
D o r c z , che ebbe la cortesia di sottoporre a nuovo ed
attento esam e questo tratto, ne dii questa felicissim a
in terp retazion e: desc\on\<;ani\cnte) e pravamente.
ANNOTAZIONI FONETICHE E MORFOLOGICHE

Un cinquantennio di assiduo lavoro scientifico, dal


giorno in cui apparvero i Monumenti antichi dei dialetti
italiani di Adol fo Mu s s a f i a (1861) a oggi, lia spia
nata la via, che sapre davanti allillustratore di antichi
testi veneti. La vasta e confusa distesa dei fenomeni
fonetici e morfologici fu ormai disciplinata entro norme
e leggi precise, specialmente nelle classiche Annotazioni
dialettologiehe alla Cronica de li imperadori romani di G. I.
Ascoli (*). Siccome tutti gli studiosi, elio dopo di allora
(1874) presero in esame lantica letteratura veneta (r),
riprodussero la divisione e il metodo di quelle Annota
zioni, io puro ho corcato di conformare anche esterior-

(*) NeHL'I/r/i/Y/o (Uottotoyiro (=AG.), m, 24 k


(?) Vi si attennero il T oiu. eu pubblicando Die altreuez. Ce trer-
m dzany iter S[inlehe <lrs D iunyshis Calo (Alrltuiullnnyeit iter A".
Crenss. Aliati, dee W'issensclt. za Iterila, 1SS3), Dati Darli iles
Cynrua <le Laoilha (ili. 1K84) | = sigla: Ug.|, Das Siiruehyedirltt iles
f <irtal Daley, ili. 18SG | = l*al.|, il lanlllo (.Ire//. Ciati, x. 1G e
Ngg.); il D onati , Cunei ira, inorfuloyiu e lestiico <P una Duemila di
Ctieaiyi in a. reaez.. Halle, ISSI); A. Ituwia, Dio Spraehe iter
" Proverbia quao dicuntur super nnlura feminarum , Berlino, 1SS7,
d N e v a t i pubblicando la S u e iy u t io S. Dretuluu (loDG), il B ia-
d e n o . La Passione e la Disurrezone Pannello rerunese del
Sfc\ A7/7 negli Stfr., 1, 21, il Savi-Lopox. pubblicando le Storie
'l'etrane (IbU). La bibliografia di questi studi fu data dal B ia -
d e n o ( op. cit., p 222 u., dal N o v a l i , Bromi., p. xxvi o noll.IJ/fV.
Cleineiitarbaeli ilei Wiese, p. G.
A N N( iTAZION 1 F< ) \ KTK ' 11K MOUI-O U H i K IIK 126

monto, cio nell assetto dolili materia o nella numera


zione dei paragrafi, il mio studio a quello. Dove la
numerazione non coincide, ho l'atto seguir al numero
del paragrafo, il numero corrispondente dello Annota
zioni dellAscoli, preceduto dalla sigla: A.
Le abbreviazioni, di cui mi servo, sono quelle usato
dallArc/itiuo Glottologico ( = AG.) e premesse da Carlo
Salvioni alle suo luminose Annotazioni Lombarde (M.
Ripeto qui soltanto quelle che adopero pi spesso e
aggiungo le fonti venete:
ap. = 1 C. Salvioni, La Sto Muss. , Beiti*. = A. Mus-
ria di Apollonio di Tiro, s a f i a , Beitrag zar Kunde
versio n e tosco-veneziana der norditalienisclien Man
della met del see. X I Y , daceli ini xv Jakrhunder-
Bellinzona. te, Vienna, 1873 (J)enlc-
Boerio = G. B oerio , Di sehriften der Phil. Hist.
zionario del dialetto vene Klasse der K. Alad. d.
ziano, Venezia, 1856. Wissenseh., voi. xxn).
bonv. = Bonvesin da Riva. st. teb. = Storie tebane in
Italia, testi inediti illu
Il libro delle ire scritture
e i volgari delle false sense
strati da P. S avi-L opez,
c delle vanit, a cura di
Bergamo, 1905.
Sei. = A. S eifert , Glossar
L. Biadene, Pisa, 1902.
zi den Gediehten des Bon
brend. = F. N ovati, La vesin da Riva, Berlino,
Xavigatio Sancti Bren- 1881.
dani in antico veneziano, gst. = Giornale Storico della
Bergamo, 1896. letter. ital.
Mon. = Mussafia , Monu rma. = Romania.
menti antichi dei dialetti sth\= Studi di filol. romanza.
italiani, Vienna, 1861 in Kng. = G. IvOrtix g , Latei-
Sitzungsberichte der 7\ niseh-i omanisch es ]V o e r-
Ah ad. d. Wissensehaften, terbueh, Paderborn, 1891
voi. alvi, p. 118-235. (3a ed. 1907).

(l) A rd i. Glott. xn, 376 e sgg.; xiv, 01.


126 ANNOTAZIONI FONETICHE E MORFOLOGICHE

Lo studio linguistico del nostro testo ne conferma


lantichit. Abbondano i fenomeni arcaici:
l - h a b e o d: ai ed e. Xe deriva che la 1* sing.
del futuro finisce in -ai (-ay) ed -e; cfr. AGf. i, 461 n.
2 - 1 -s della seconda singolare dei verbi b costan
temente mantenuto (cfr. il 81).
8 - Sono frequenti i casi di de proclitico per inde (l).
4 - Sono conservati intatti i nessi C L - e p l - (cfr. il
l).
5 - L avverbio di modo ha la terminazione - mentre
(= mente).

S c rittu ra

Frequente il k nei pronomi e nelle congiunzioni:


ki, ke, ka, perk (i, 4; in, 11; iv, 14, ecc.). G g u t t u r a l e ,
rappresentato da g semplice (?) innanzi ad e, i : plage
|x, 23; xxx, 55) vagezando (ix, 21) Ingeltera (v, 17)
monegeta (v, 18) pregemo (xxx, 55), ge == glie ( 72-75).
La p a l a t i n a secondaria resa per gl- e chi : rcchio,
regio, <;onogli, oregla ( 15).
Chi, ghi sono spesso in funzione delle palatino c, g-,
ghit, ghitava ecc. (xxvi, 51; xxiv, 46).
La s i b i l a n t e s onor a 'rappresentata ora da .r
ed ora da s: fesc, dine, m ve, dexe ecc. ( 18 e).
La sibilante s o r d a rappresentata assai spesso da
un solo e: ponente (v, 16), abadesa (xvi, 37), las (v, 16),
posando (xv, 35), posndo, doso, trase ecc.
La s i b i l a n t e sorda innanzi a vocale sottile
resa per o : cinque, citade ecc. ($ 18 a).
Davanti a consonante labiale si alternano m o n
(8 -><>)

(') Cfr. il g 75 e A r d i. (Iloti. \m , 2C>3.


(3) Cfr. C. S almoni , Annoi. Lomb., a e l l AO., m i, 3S1; l \ Nov \ t i ,
Bromi., x .\\i\, n. 3.
ANNO TAZIO NI CON ETICI IH IO .MOUIOI.OCUCIIE 127

Ge mi n a t o 1/ uso dello scempio e delle gemi


nato capriccioso ( 25).
Accentuatissimo il colorito latincggiante della
grada, specialmente nel Prologo di ciascuna delle cimine
parti, dove pi stretta la relaziono tra il testo o lo
fonti ecclesiastiche. Baster ricordare: absolvuda (xxxv,
CO), obtenc (i, 5), constantia. constitnidi (Prol., 1-2), Constali-
tinopoli ecc.
An o ma l i e : retornadho (ni, 12).
A

FONETICA

I. VOCALI TONICHE

1 . E f f e t t i c h e 1 - at. fin. e s e r c i t a su lla d eterm in a


z io n e d e lla to n ic a : illi ( x , 2 1 ; x v , 3 6 (*)) - qnili, m , 13;
x i v , 31 e c c . (?) - quisti, x n , 2 0 - infirmi, x n , 2 6 ; v , 14
d i c o n t r o a l s i n g . infermo, v , 14, lavorcnti ( x x v u , 5 2)
e aneliti, l e s s . (3). N e l l a c o n i u g . cfr. porisi ( 80), tradisti
( 85). seeuri [s e c o r e r ] , 87, Jr (pf. d i ferire. x v , 34).
P e r nuy-vuy cfr. 7 2 ; p e r tri, tre, 7 8 . Q u a n t o ai
c a s i d i = i n v . il 7 a .

2 . S axct - dii sento, v, 15-10, senta nel titolo, xxi,


43; xvi. 38; sente HI, 18, allato alla forma letteraria santo,
III, 13, ecc. Il riflesso di - a i u u assai sposso -cr(4): scoler
(xxxiv, 59); marincr, xxi,' 4)1; xxn, 44: ilcner, n, 9, pen
ser, penseiri (less.): quello di - a i i i a feinm. sempre
-era : maynera (xxxi, 57), bandera, Prol, ili, 4S: tcsorera,
P. ili, 4S.

() Ma vili (v, 17; xi\, 30).


(*) Accanto a qtieli, xiv, 32 ecc.
(3) Cfr. (I. Ascom, 'nyyi Ladini, AG. 1, Vi! c* sgg.
() Ma si devono nolaro: scoiar, xxxiv, Gl); solitario (xm, ilS),
lituavio ( xxvi i i , 53) occ.
FON IOTI UA 120

2 a . pensciri, Prol. v, 78 (l), veiramente (x l v i , 77);


cfr. spciro (= spero) nel Panf. (AG, x, 250).
3. U c tonico di sillaba aperta (e il dittongo ae) non
dii, come di solito: ie, ma rimane intatto. Sola eccezione,
so ho ben visto, pier (potr), xm, 28, xxxvi, 63.
E-+-voc. d i : mio, xxx, 56 - rio, xv, 33, e allin
contro: Deio, li. 9; xxxvj, 62; zitdco, xxxvj, 62-63.
Si hanno ,alcuni esempi di che passa in i per cause
diverse: renini (2), sarasini, Ji, 9; terrini, terreni, vi, 18;
mini (verbo menare ), xilJ, 28.
4 . AH o breve non risponde, come di solito, il dit
tongo ito, ma si ha la vocale intatta: bona (, 8), omo
(1, 8); sosero (l, 6), nova (i, 6-7), fogo (xn, 25), logo (xix, 41).
Unico caso di dittongo: cuor (Prol. i, 2).
5- Passaggio di i ad e in posizione latina e neola
tina (3); spenta (xv, 34) - strenger (coll-en- anche nelle
forme arizotoniche: strengeva, x x y i j , 52 eco.) - spendeva,
x l i , 71 - enfendeva, x l i x , 81 - comengamento, Prol. i, 1,
osenge (x l i , 70; x l i i , 72 ecc,) - cerca, circa, xxxv, 59;
xxxv;, 64 - benegnitade, x l i x , 83 - fameia (xv, 34,
xxxix, 68) - conscio (i, 7; in, 13; x x x v j i , 64) [da cui
conseiasse ecc.] - meraveia (xiv, 32) ecc. - abadessa (xvi
37) - oompagnesse, (cfr. 47) - entro (v, 16).
Passaggio di u a o: adonca (i. 8; n, 10-11) - conta
(i, 5) - ponto (l , 84)- mondo (xxxvm, 67); e fuori dac
cento moncando (vii, 19). Il solito nude proviene dalla
grafia latineggiante (4).

(') Credo che p e n s c i r i debba leggersi p e n s i c i e che l assot


tigliamento delld in i, si debba anelie in questo caso all inllusso
dell i finale.
(!) Prologo della l \ iv, 61, dove inutile la correzione c e i / e n i .
( !) Su pet/ro (xliii, 74) cfr. AG., x, 144-237; xn, 420.
(4) O si oscura in u nella terminazione -oue: caxuni, cagione
(n, 10). Cfr. L. Biadine, La Passione e la Risurrezione %1 (p. 224)
e Beitr. 13.

%
180 FONETICA

6 . I conservato in posizione: dito, n, 10 (ma bene-


deto, Prol. i, 4) e di qui nell atona : ditade (n, 10).
o intatto in posizione: longo, xxxiv, 59 - lotici, xm,
29; xxiv, 46.
u intatto in posizione: /Vitto, ni, Il - conduto, xxr, 43.

7. au intatto in tauro (xvm, 40) - laude (li, 10) -


laudi (ni, 13). E fuori d accento exaudisse (v, 18).
Al contrario d: o in tesori, Prol. ni, 49 - tesorera,
P. in, 48 - clostro (xvm, 40: x l i i i , 75) - povero, -i , v, 16
e passim - poco - cose (Prol. i, 2). Fuori daccento : repos
(cfr. 84) - oregla (P. i, 2).
Dittongo secondario: parola (i, 2). Da base non la
tina: volar, robador (raubon aat.).
a u d , a u t , atjc, danno a ld , a lt, a le (old, olt, ole):
Ioide, - i (n, 9; xxn, 44) - golder (vi, 18) - oldir (xxx, 55)
e aldir (i, 2) - oldando, oldito e olduto - oleise (xiv, 31),
oleidere (i, 7) - oleidesse (xxxm, 58) - olsando (xm, 29) -
repolsase (xxvii, 51)- altnrio (i, 5-8 e passim: * autoriu)
o alturiar (Prol. n, 27).
a lt primario e secondario passa ad olt: altro, -a,
-i, -e, xvr, 37, passim.

7 a. -
a i secondario in e: as, assai (x, 23) - me, mai
72) - c} (= ha beo), x l v i i , 80, x l v i i i , 81, donde V -e
(x l i ,
del futuro: sere (in, 11) ecc.
intatto ai (habeo), ix, 22; tnag, v, 16.

11. VOCALI ATONE

8. Diloguo di e, I, o, all uscita - Queste vocali


cadono, quando siano proceduto da r, l, n, salvo le ecce
zioni enumerato dal Salvimi! in AO. xiv, 221 ($ 13, a.
b, c, d).
Notevoli: memorati*, pregati*, guerdonari* ecc. La
finale -aie b normalmente conservata {-adc, 20); ma a
l'O NU TICA 181

p e d o , rispondo p e , iv, 14, a f o d e , fd , Pr. i, 3, a m e r


co do m er ^ d , x x x v n , 65.
9 . D ileguo d ell atona postonica o protonica interna:
e protonica: m e l t r i s e (i, 7) - v e t r a n o , x x v i, 51 (v e t r o , -
ne^a, x x v i, 50) - a d o v r a v a (x x v ii , 51) - r e c o v m r (xxj , 43).
e postonica (*): d e s i r a v a (xi, 25) - o c r e (ix, 22) - d e s t r a
(xl , 70) - t e t r a (Prol. u, 27; Prol. iv , 61) - v e s p r o (x x x v iii ,
67) - o t r i ( 7).
i postonico: m e d e s m o , m e d e m o (x, 23; x v , 36; x v i, 38).
u di penultima (*): v e c h i o - oregla - ogli - e en o g li (cfr.
1 5 ).
1 0 . L* di penultima passa in e: femena (ih , 12;
xiv, 32; xxvn, 52) - anema (Prol. i, 4: ix, 21; xxxil,
57-8) - lagremava (iv, 14) - ordene (Prol. i, 3; i, 8; x, 20;
xxxvn, 64-6) - vergcnc (Prol., 1-2; i n , 12) - amaritndene
(i, 8) - ymagene (m, 12; xx, 42) - termene (xiv, 32) - na-
vega, Prol. jv , 62 - erradega, Prol. v, 61 - graveda, i, 6 -
asenello, v, 15 - prevede (prcsbyter), less. - lemosene (xiv, 30)
- snbeto, III. 12 [ma subito, v, 18] e nelle terminazioni:
ego ( -cus) : elerego, Domenegv, - evel, - e (-ebilis): ace-
tevel (xi, 24); plasevelc (xxx, 54), compierete (xxxvii, 66),
fievele, asevele, incurabete. con cui vanno nobele (xiv, 30;
xxxvii, 64), terribele (xm, 28), inpossibel (Prol. in, 48),
simete, xv, 33 ; xi, 24, cogli astratti e con gli avverbi che
ne derivano: flevetera, simelmentre ecc. Dalla regola di
in e si allontanano alcnue forme dotte e latineggiatiti,
come cronica, i, 4 diabolica, w, 12 - fisica, xxvnj, 53.
L i restituito talvolta nella finale -i s i m o -a dei
superlativi.
1 1 . a) - e prot. spesso mantenuto - in ren oglava (x x v i,
50) - i n g e n o g l o n ( 19).

() e postonica conservata in aspera, Prol. n, 27.


(!) Permane e degrada ad o in: miracolo (nel T it.), segolo
(xxxvii, 66). Pericolo (Prol. iv, 62), e pericolosamente (xxxvi, 63),
miracolo (Prol., 4; Prol. iv, <32) sono latinismi.
132 FONETICA

Lo di regola nei prefissi de-, re-.


b) - In iato passa ad i : biada (Prol. i, 1-2; iv, 14; '
xiii, 28; xxiv, 46; xxviij, 58) - b-i (xxvn, 52; xxxvi,
64) - criator (xxn, 44) - lion (xvm, 40).
c) - e passa in i : ni, nec, xxxix, 68 - inqnirimo
(ni, 18) e inquirido (il. 11) - celistial (m, 13) o per influsso
del suono palat. seguente: vignando (xix. 41), vignisse
(i. 6) - astignirse (xxxm, 58), retignia, retigniva (xxiv, 46;
xxxvi, 64); astign (xlvi, 77) - obtinir (xiv, 32).
d) - i iuiz. in e : menori (x l v i i , 80) - devinitade
(Prol., 2) - segello e segellar (i, 6; ma sigello i, 7) - Ce
stello ( = Cteaux), x x v i i i , 52 - temor (x l i . 72) - vertude
(Prol. i, 2) - vedoa (xxx, 54) - besogna (xxxn, 57) - besogno
(v, 15) - mesericordia (xix, 41) e mesericordioso (Prol. n,
27) - vergeneta e verginitade (v, 17), e nei prefissi dia- (des-)
- in- \en-) (').
e) - i proton. interno: medegar, jlevelera, erradegar
(cfr. il 10), combatedor (xlviii, 81) - manefcst (xiv, 32) -
cardenali (xxxii, 57) - meraveiandose (xxxti, 57) - mene-
strava (i, 8) - nomenanra (xxiv, 47) - nomenar (xxvi, 50) -
medesina (xvu, 39).
/ ) - e, i, or prot. in a: vagina (in, 12) - mina (xv,
34) - amplagado (xlv, 76), sai varo (cfr. 17).
.Nella postonica: monago (n. 9; xcix, 82) arrcsagano
(-diaconus), xvi, 37 - antifona (xu 70).
ff) - o in e: seror (v, 17; xvi, 37) (!) - secorse (xvm,
40) - secorer (xxu, 44) - seenni (verbo), xxxvi, 63.
h) - Passaggio di o ad n e mnntoniinonto di n con
dizionato da suono palatalo: mnier (v. 14) - engnado
(xv, 33) - n causato da -i (in.: euhi (ix, 22; v, 15-16).
Lontane (i, 4) - volnntcr (xxxvi, 04) - volont
(xxxvi, 02).

(') Vi sono dello oscillazioni: viigcrin (, I), accanto a /////;<


viiilnr (n, 11) , rnfvnsv accanto a infi'iirvru ecc.
() Cfr. Sfinii Uni. ili /Uni. rlnss. i, IdO u.
niN K T H A 1:5:5

i) - 0 per a italiano: norido |xvi, 38) - corora (ix, 21)


- coroner (xi, 24) - rccovrar (vi, 18).
1 2 . Il primo e di d eb o re resisto anche fuori d'ac
cento: debiamo |xxv, 50) - deveria (ix, 21) - dcrese
(xxn. 44).
Alterazione labiale dell" atoua iniz. : romane (xxix,
54) - romagnando (xm, 29) - domandar (in, 11: xxxv,
60) - domati |n. 11: xx, 42; xxxiv, 59).

13. A linaio si conserva o si produce in parecchi


indeclinabili: contro |ix, 21; xv, 35-6) - fora, Prol. 1 . 3;
xm, 29: xiv. 32; xv. 33-4-6 - adonca |n, 10; xm, 28:
xv. 35: xxm , 44; xxx, 56; xxxvn, 65; x l u , 74) - donca
(xxxi, 56) - volentera (1 , 8) - la (quam), iv, 14; v, 16 0
passim.

111. CONSONANTI

1 4 . LJ rappresentato da i i 0 da i : t o i a n d o (XXIX,
53) - v o i a n d o (iv, 14 e passim) - t a i a l i (1 , 5) - t a i a d n r a
(1, 8), d e s p o i a s s e (xv, 33) - m n i e r (1, 4-5-7 ecc.). - l i i o
(xx, 42) - f i i o l o (vi, 19) - f i a t o (xxi, 43 0 passim), f i a l a
(xl, 70; xli, 71) - f i a l i (Prol. 2). - M e i o ( 1 1 , 9) - c o n s c i o (1 . 7 ;
ni, 13; xxxvii. 64) - e - s s e (xxxvii, 65) - f a m e i a (xv, 34;
xxxix, 68) - m e r a v e i a n d o s e (xxxn, 57)

15. l c o m p lic ato :


cl intatto allinizio: c l a r i t a d e (Prol. 1 , 2; m, 13)-
c l a r e ^ a (xxxvii, 65) - c l a v e (xli, 71; xlii, 74) - c l e r e g o
(xl. 69) - e l o s i r o ( 7) - C l a r a v a l l e (xxvn, 51). Ma deve
trattarsi di conservazione puramente grafica.
Nellinterno della parola si alternano -gl- e -eh i - (1):
v e g l o (v, 16) e v e c h i o (xxvi, 51) - o g l i (v, 17-18; xxxix,

(l) Itti-lune (v, 16) e ajiarechalo (xviii, IO) sono gralio dotte.
cosi di sciata (Prol. 1, 2).

10
134 FONETICA

67) - inrenoglava ( x x v i . 50) - fonogli (x l y i i i , 81) - oregla


(cfr. 7).
D a e e i e s i a costan tem en te: glesia.
p l c o n s e r v a t o : plusor (cfr. 77) -piena ( P r o l . i, 4) -
pienera ( P r o l . i, 2) - plaidar ( P r o l . v . 78) - plage ( x x x ,
5 5 : x l i v , 76) - plasevelmente ( x x x , 54) - pi ( i n , 12) -plase,
piasele ( S4) - pianger ( x x m , 4 5 : x l i i i , 75) - pl-ando
( i n , 1 2: x , 28) - pianto (x l i i , 73). E n e l l i n t e r n o : tenplo
( P . i. 4) - exemplo ( P r o l . i v , 6 2 : P r o l . v , 79) - amplagado
(x l y , 76) - compililo ( x x x v n , 65) - adinpler ( x x x v n , 65).
b l i n t a t t o : blanca-chissima ( x x m , 4 5 ; x x v u , 52) -
biave (x x y i i , 51) - blasteme (x i. 24).
f l : injamado ( x v , 35) - Ilame ( x x x v i , 63) - fiume
(x l , 7 0 ; l , 8 3) - jlcvele e flevelem ( 10) - fior (x l i , 71).

16. D a den tale sorda in te r v o c a lic a passa a son ora


(cfr. i l $ 20, e c c e t t u a t e p o c h e voci d o tte: debito, abito,
secreto, advocata. subito, creatura, traditor.
P e r l a s o r t e d e l l e l a b i a l i , c fr. i l 23.

17. La gutturale sorda interna passa in sonora:


fo g o (x i i ,25) - l o g o (xix, 41; xxx, 54; xxxvi. 64) - m i g a
($ 95) - s a g r o (xii, 25) - s e g r e s t a n a ( x l i i , 72) - a r g e s a g a n o
(xvi, 37) - i n b r i a g a r (i. 7) - a l g n n (i, 6; in, 13: xxxix,
OS) - s e g a n d o (Prol. i, 1; ni, 13; Prol. il, 27; Prol. iv, 61)
- s u g a v a (xxvn, 52) - s e g o l o (vi, 18; x x x v i i , 66) o s e g u -
l a r i (xxvn, 52; x l i i , 73) - p e r i g o l o (Prol. n. 27) di contro
allo formo conservato classiclieggianti : p c r i c u l o , p e r i c o l o
s a m e n t e . m i r a c o l i (cfr. $9 n.) - a m i g o e c o m n n i g (xxxvn,
66) - i n i m i g o (xm, 28) - blur i g o ( x l , 69) - p r e g a r i s (xxx,
55) occ.
La linaio -icr ridotta a ego: cler-ego, mon-ego,
med-ego, rad-ego, var-ego. coi'loro derivati; medegar, rade-
gar ere.
Il siiff. -ATiciT 5 -aro: sai raro.

18. c |iala ta le:


FOX UT r e A 1U
&

a ) - a ll' i n i z i o r e s o c o n e (*): c i n q u e (P ro l., 1) -


c e l o ( P r o l . , 3-4) c e l e s t i n i (nr, 13; x n , 2(5) - c e l l a (i, 8) - c e r c a
( x m , 28) - c i b o (x l i v , 70) - c e r c a r e (i,8) - c e l a r e (i, 8 ; x i v ,
31) - c e l l c b r a r e (in, 12-13) - c e s s a r e ( x i , 24) - d i a d e (i, 5) -
C i s t e l l o (ix . 20) - C e s a r i o ( m . 11).
/ > ) - a ll'in t e r n o ; d o p o c o n s o n a n t e , o s c illa tra c o r (-):
c o r d i c e l l a ( v , 15; x u , 25-20) - d o n c c l l c t a ( v , 17) d i f r o n t e a
d o n r e i la (x, 23), a n c e l l a ( v , 18) - d o l c e ( P r o l . , 2 ) - q u in te .
c) - all interno, dopo vocale, digrada a sibilante
sonora, resa per mezzo di x o s: aserbissima (Prol., 2 ) -
Sarasino (ir, 9) - laser (, 8) - piasele e plasevchnente
( 15 e 8 4 ) - fese (Prol.. 4 ) - disc (Prol., 2-4) - discra -
faseva ecc. - erose (xliii, 75; xliv, 76) - luse (xxx, 55) -
calese (xi, 25). - E cos tutta la serie dei nomi in -ice:
imperarise (i, 5) - peccarisc (v. 15) - meltrise, less. - prc-
garis - aitoriadris (xxx, 55) ecc. Per il or di plurale:
amisi (i, 6) - inimisi (Prol. v, 78: xxxv. 59) - monaci
( i x , 22).
-X -: dexe (xi. 25) - voxe (in , 13; xxx, 55) - doxe
(i, 5 e c c .).
d ) - cj . t j , s j : c (i, 2-3 e c c . ) - e o e ( P r o l . . 2 c c c . ) -
f a g a ( i n . 12) c f a g i a ( x x v r , 5 1 ) - b r a c e (x v , 34; x x x v u ,
00 c c c .) e a b r a c a r .
forca (v. 15) - comcng (i, 5 e c c .) - com engam ento
( P r o l . . 1) i m p a l a m e n t o ( x x x i x . 0 8 ) - t e r r a ( P r o l . , 1) - F r a n g a
(i. 4) - n o viro ( x x ix , 53) - vig io ( x l v iii , 80) - p a la g o (i i ,
1 0; x iii , 28).
serrisio (ir, 9-11: v , 10) - presto ( v , 15) - presoti ( x x ,
42) - desprisiado ( x l i x , 82).
basto ( i n , 12) - glesia ( 15).
e) - s c e , s c i : lassiria ( P r o l . i v , 0 2 ) - Damaseli ( n .
9-10) - iasesse ( P r o l . , 4) - distribuisse ( P r o l . n i , 4 9) -
cognoser, recresimento, l e s s . - lasada ( x , 2 3 ). S o n o g r a f e

(') Sul valore di questo c, cfi. S almoni , AG. m i , 383.


(?) 1 / oscillazione soltanto esteriore ed prodotta dalla gralia
influenzata dal latino.
136 FO N E TIC A

latineggiatiti, smentite dagli esempi ora addotti : d i s c i p n l i


(Prol., 2). d i s c i p l i n a (Prol., 3) - l a s c i v i (v. 15) - r e c o g n o s e c r
(xxv, 50).

1 9 . j , G:, dj danno la sibilante sonora (V o c):


r (i, 5) - zcntil (x. 23: xxvn, 51) - ( ente, xrente (i, 4:
xv. 33) - Zaane (i. 0; vi, 1S-9) - renoglon (xxxvn, 65) e
ronoglo ( x l v i u , 81) - zovcne, zovenrello-a (xn, 26: x v i i ,
39 eco.) - zoso (doorsum) i, 7: xxxvi, 63 - zndcgar (i,.
83) - zudes (xxxv, 59) - conta (i, 5: x l v i i , 80) - cover
( x x x v i i i , 67) - rodeo (xxxvi, 62) - zunar (xxxm, 58 ecc.)
- rasetc, -and ($ 82-84).
All'interno: pero (xv, 34) - me^o (in. 12) - mezaris
( v i i . 20) - mazor (cfr. il $ 77) - vc^-is (xxxv i, 63) - veznda,
less. - arrcnto (xm, 28) - lonci (xm, 29) - sconniro
(xxxix. 68) - ar('esagono (xvi. 37). Nella eonjngazione:
reter, cn faveva, cavar, le<e, tracisti, planrer, pitturando,
ree-, car-, cremando.
Itimangono intatti nelle forme dotte: d e s i (xxxix,
68) - J c r u s a l e m ( x l , 70) - j u s t i c i a (xnix, 82) - j n s t i s i e r
(xv, 33) - j u s t i (Prol. i, 2-4) di contro a i n z u r i a ( x m , 29) -
r a d i o (ix. 21) - i n v i d i a (n, 11) - a n g e l o (Prol. ni, 4S) -
v e r g a l e , i m o g e n e . di contro a v c r r e n e ( x l , 69 e passim) -
n e g l i g e n d o ( x l i i i , 75) - d i l i g e n t i (xvm. 39) - d i a v o l o (xiv,
31) - d i a b o l i c a (in, 12; xvi, 37).
li'antico dileguo del a in rainu ($ 11,/), maestro
(li, 9), amaestrar.
l or aiar, aitorio cl'r. il less.

1 9 ins. -ni.]-: vergoiva, vergonrado, less.

2 0 . Po dentale sorda digrada a sonora o dilegua


(cfr. il $ 16). Nel participio perfetto (cfr. S3) la tinaie
a lo , -u fo ecc. alcune volte b conservata intatta, altre
volte ridotta ad - a d o , o d o ecc.: ma non si riscontra
mai il dileguo della (Imitale, com une agli altri testi
veneti.
l i (M IT IC A 1:57

Altrettanto dicasi (lolla linaio -ale doi nomi (lolla 111'


doolin.: caritade o cavitate, umiltade, devinitadr, elurilade.
onestadc oro.
Casi di dileguo: mo (xru, 72) - peg (xxxix. Gl); xlix.
S2 occ.) -p (iv. 14) - f (Prol. i, 3) - inerb (xxxvn, 65) -
sali) xxvin, 53 (l) - volunt (xxi, 48) - enfmnit (vm, 20)
- dreo, (loretro, (xiv, 30).
2 1 . ti ?, d i ?. Il t dilegua costantemente : p e r e (xiu, 28;
xxxvi, G3) - m a r e (xv, 37; xvi, 38) - p a r e (i. 6) - p a r o n ,
(xxiu, 44) - l a r o (xix, 41) - n a v i g a r (i, fi; v, 1G) ; e nella
serie dei nomi femm. in -t r i e e : p r e g a r i s , m e z a r i s . p e c c a -
r i s e , e m p e r a r i s e , m e m o r a r l a ecc. coll' unica eccezione (li
a i t o r i a d r i s (xxx, 55).
Permane, di regola, in vetrano. vetranera (xxvi, 51).
- Dredo (l, 83).
23. Lo labiali, sorda e sonora, si riducono a v tra
vocali: riva (xxi, 43; xl, 70) - erev (v, 17) -povolo (in, 13;
xxxn, 57) - povero ixl, 70) - cavo (xxxn, 57-8; xxxix, 68:
xu. 72) - eanevar (xxxix, 68 ) - prevosta (xvi, 37) - savo-
rida (xiuv, 7G) - saver (i, 5-G) - eoverser e averser e loro
forme (lcss.).
Avere, scrivere, trovare, dovere; e la liliale -ewlis =
evelc (cfr. il 10) - prevede (xi, 24; xxxn, 57; xxxm, 58;
xxxv, 59).
pi? = levra, levrosa, sovra (xv, 36; vii. 20) - sovra-
monta (Prol., 2) - adovrava (xxvn, 51).
24. Dileguo di v primario: toaia (xxvn, 52) - ria-
camentre (xxm, 44; xlviii, 80) - vianda (xv, 33) - e nella
terniiu. -ia, -ea dell imperf. (v. . 89).
w : iarda (xxxvi, 62) - guarda (xv, 33) - guardar
(xv, 33: xxxviil, 65) - guarir (xv. 35) - guerdonaris (Prol.
ni. 48) - guederdona, (xxx, 55) - guasta (xxxvii, 65) -
aguaitar (xxxix, 68).

(l) E perci inutile la restituzione .s/[</eJ.


138 FONETICA

2 5 ('). Le consonanti vengono scempiate o gemi


nate a capriccio, sicch non si pu desumere una norma
costante. Tengono di preferenza geminate l. n. r.
Il nesso -et- d t semplice: fruto , note ecc., ma tal
volta conservato tal quale per un vezzo di grafia lati-
neggiante: refectorio ecc.
2 6 (?). .mx: n o nn - sono (xvi, 38; x l i x , 83) - danna
(ni, 12) - scarnili \xxv, 49).
Quo modo d corno e qualche volta come. M grafico
per n: eo som (Prol. v, 79) - caxum (n, 10).
Innanzi a labiale si alternano capriccisamente n
e ni: amplagado di fronte a inplacato, enperio e empera-
rise, tempt, adinplera, conplaser ecc., sicch riesce diffi
cile sciogliere con sicurezza il nesso ip-ep ecc. del codice.
27 (3). x finale cade nella negazione ed in be(xv, Bfi),
bone (*).
Allinterno n cade nel prefisso con- di convenire :
covcn (xm, 29).

IV. ACCIDENTI GENERALI


2 8 . Af e r e s i : Icmoscne (xiv, 30) - lemosinando (v,
10) - romita (xvi, 38: xxiv, 47) e remitorio (xv, 35-0) -
badessa (xvi, 38) - rangclio (xxvi, 51) - lituario (xxvm, 53)
- reditadc (xx.vm, 58) - radega (P. iv. 02) - nimisi (xxxv,
59) - Jirmitorio (ix, 21) - lora (xm, 29 c passim) - glesia
(x. 23 o passim).
2 9 . Cont r a z i oni e a s s or h i in e n t i : alt ni' (xix,
41) - guerdonaris, Prol. m, 48 (5) - dis (xn, 70'.

(') Urenti.. 24/>.


(?) Urenti., 24 r.
(') Urenti., 2 1 >1.
(') Cfr. (!. S almoni , Ali. \ iv, 2:5:2.
("*) Ma yitviinuhom, \ \ x , .>.>, Micelio u faci lo spiegare questa
lurina rome un errore tli penna per yn<-\<h\nntiris.
3 0 . E l i s i o n e : o g n o m o ( n, 11) - V apodo (m, 13) -
Abbinino spessissimo ' l a le lo (eia, eie, olo', quando l;i
parola precedente finisce per -e. sopra tutto frequente
il caso di c h e l e , c h e l o . c h e l a , die potrebbero scio
gliersi: eh* d e . e h ' c i . c h e ia .

3 1 . E p e n t e s i - di r : d o l e n ti ' c (x, *23) e nella finale


m en tre degli avverbi o l t r a m e n t r e , v e r a m e n t r e ecc. (cfr. 9 5).
Epentesi di (): e n s t c s s o (i, 5) - i n s i r (xv, 30) -
i n b r i a g a r (i, 7).
Epentesi di v in jato (?): v e d o v a (xxi, 43) di contro
a v e d o a (xi, *24) - a v o l t e r i o (xi, 24) - a v o s t o (in. 12) -
b i a v a (xxvii, 51).

32 . Epitesi: s o l i to , iv, 14.


3 3 . Al tr a zi o il e : m u ig le r (xm, 29) - T etram ente (3),
xlvi, 77 - p c n s e i r i (P . v, 78) - g rain cn can dose, xvi, 37 (4).

3 4 . M e ta te si: spiegar (x l i i j , 75) - m e s i r i e o r d i o s o


(vii, 19) - d escrovir (xvi. 37).

3 5 . A s s i m i l a z i o n e p r o g r es s i v a: arresagano
(xvi, 37) - p o r t o n e r a (xli, 71) - s a g r a s t i a (xvm, 40).
R e g r e s s i v a : r o n o g l i (xlviii, 81) - s a i v a r o (i. 7) -
s a l v a d o (vii. 20) - m a l i t i a (malattia), xlix, 82 - s e g r e s t a n a
(xli, 71. xliji. 72) di contro a s a g r e s i a n (s) xvjii, 39 -
p e l g r i n i (xxm, 44).

(>) Intorno a questo fenomeno cfr. G. 1. A scoli , L e d o p p i e f i g u r e


n e o la tin e d ei tipo briaco - imbriaco in AG. m, 443 e segg.
(?) Cfr. E. Gorra , D e l l ' e p e n t e s i d i i a t o n e l l e l i n g u e r o m a n z e
in d i n d i d i fl. r o t u . , vi, 551.
(3) Suppongo che la forma com piuta sia r e i r a \ s a \ m e n l e con
a base un v e r n s i a m e n / e , a tt r a t t o a v e i r a s a m e i t l e . Infatti costante
in questo testo l agg. r c r a x i o , r e r a x i a .
() Da g r u t u e m t (-itia), forse per riflusso analogico di c o u t e n z a .
(j) Qui accanto a sag risia si deve vedere linfluenza di segreto.
Quanto a dettanti, donanti cfr. Ilota, xxn, 307. L* -- di tinnenti
ha spiegazione dall influsso dell atona ln. ( 1 ).
110 FONETICA

3 6 . D i s s i m il azi one : meltrise (i, 7) - secorer


( 11 g) - seror (v, 17; xvi. 37) - Dredo (cfr. 20-21)
- resmesedar ( 63).
37. S c a m b i o di prefisso: sccorer (cfr. 11 g),

MORFOLOGIA

I. S U F F IS SI E PR EFISSI

3 8 . -antia: perdonanti, nomcnanui. scmeianra, so


stanti, deletanra-
3 9 . -ariu. 1 / e s i t o duplice: -a r , -a r o - a rio : secre
ta vi (i, ): s o l i t a r i o (xm, 28', l i t u a n o (xxviii, 53', s c o l a r
(xxiv, 39), c a n c v a r (xxix, 68).
- e r (cfr. il $ 2): s c o l e r (XXIV, 59), d e n e r (n, 9) -
c a v a l e r (i, 6: xxxvn, 64), m a r i n e r (xxi, 43; xxu. 44),
p r i m e r o (vi, 19), p e n s e r (in, 12), c a n c e l e r (n, 9).
aria : in - e r a : m a g n e r , p o r t o n e r a , c o n f a i o n e r a , tcso-
rra, bandera.

4 0 . -ate, cfr. il 20.


4 1 . -ATICU, cfr. il 17.
4 2 . -ATU, -ata, b rig a d a , (less.) - contrada xiv, 46).
4 3 . -eni le, cfr. il io .
4 4 . -kllu , asnicllo (v. 15), scandio, less., va.rcllo d'ar-
t nto ( vii, 20', gemello (i, (p.
45. -INEU, so lfercg n o (XXXVI, 03).
4 6 . -isru, fclo iicscn (in, 12) - t o il c s c o (XXV, 49) -
F rancesco (xi.vm, 8t).
M Oim iM M XA HI

4 7 . -issa, contessa (x, 23) - abadessa (v, 17) - coni-


pagncssa (').
4 8 . -itia, r e tr a n c r a , jlc v ele^ a , e la r e r a , sc h iv er (less.\
b eler , a leg rera , m a te < ji, p l e n e t a , francher, g ra n d e ia ,
g r e vera.

4 9 . -ivu, ten eb ria (xm, 29).

5 0 . -mentu, im p a ra m e n to ( 18 d ) , rccrisim cn to (less.),


in se rim en to (less.), com en ram en to, p ro p o n im e n to .

5 1 . -olu, faroli (less.).


5 2 -one. in zen o g lo n .

53 . -omu, r e f c e t o r i o , rem ito rio , fir m iio r io , ora to rio ,


a ito rio ( 19 e less.).
5 4 . -osu, le e r o s o , p o d e r o s o ( = potens), a n sito so , li
d i o s o , less., b e s o g n o s o , m a l i r i o s o , g l o r i o s o , p r e z i o s o .

5 5 . -trice ( 21).
5 6 . -una, ta ja d n ra {% 14\

PBEFISSI
57. ad- a t r o v (, 6) - (less.) - a p a r t u i r (less.)
a trito
- a p iea r (li, 10; - (less.) - a r c c o r d a r s c (xi.n, 73)
adorm enrar
- a p e n a d o , xlyi, 77 (2), a d o l r o r (xi.iv, 76) - a p r e n d e r
(cfr. c o m p r e n d e r 58) - ah-: a r s a l i r (XV, 36; Xvili, 40).
5 8 . ccii- c o m p r e n d e r , sorprendere (3). In ro n to .
congiunto (iv. 14). manca il prefsso.

(I) xxvii, 52; cl'r. AG. xn, 39(i: xiv, 219-241.


H Cfr. C. S alvioni, Gst. vili, 117, AG. xn, 3S7.
(^) Cfr. Gst., vni, 118; \G. xn, 396: xiv, 242; xv, k Nel inir.
xix, 41, nprender e comprender appaiono sinonimi, nel significalo
antico di sorprendere .
112 -MORFOLOGIA

5 9 . de-: manca il prefisso in zu nar, less. - d e sc o -


verse {% 85).
6 0 . dis- despresiar, desg ra cia d a m en te, desp a rt, d e-
sc o ile a m en te (lessA
61. t r a n s -, e x t r a -: stra v o lto (vi, 18), stra n g o la r
(XIX, 11).

62. i n -, cn fen se, in p e n tir, a n p la g a r, in c lu sa , mo


naca (M, e n d o r m e n e a r (less.). Manca il prefisso in soeada
(insozzata), Prol. v, 79.

6 3 . re-, recrcsim en to(less.), r e t r a r , r e m u n e r a r , r e f r e


nar. red rica r. Il re- di r e s m c s e d a r (xv, 34) fratto della
dissimilazione per d e s m e s e d a r ( 36). Forse lanalogia di
r e s m e s e d a r trae seco r e n s e d a r (xxix, 54), dove gli altri
testi lombardi hanno comunemente: d e s s e d a r (!) - P e
sc o s o , nascosto (xx, 42).

64. s u r -, s e e o r e r (11 g; 37).


6 5 . super-: so rra veg n ir (Prol., 4) - sorram on tar
(Prol., 2).

66. trans-: translatar, trasferire (i, 4).

II. XOMT E PH0N0M1

6 7 . ( = A. 35) c a s i : Forme di n o m i n a t i v o : stacio,


XV, 33 (1*3) - laro (xix, 41) - prevede (xi, 24 ecc.) - sor
(v, 17) allato a seror (v, 17) - frar (M - Leo (III, 12)

(1) CIV. 'niellisin> (lciti-., 07); ma si devo ricordare elio in


clusa solilo nel latino occlosiaslieo di Cesario di 1leislerhacli e
defili altri novellieri di oxompln .
(*) Ilei Ir., 45); Sei, 27: AG. Mi, UH).
(3) AG. m, 270.
(') Mu efr. AG. ili, 2.70 n.
M< iKI 'f ( 1 ,0 0 IA 113

Coatte (li. 0 : Vi, IO), o l t r e il s o l i t o omo (v, 15 e c c ,) . -


O b l i (pii: muglici', seror, .solfere ( 45). S o n o f o n i l e d i
{ l e n i t i v o eia levava a matini [ b o n i m a t u t i n i ] , x i , 24
- Vcner (li, IO), venerd, con 1 omissione di -dic.s come
mrcore o zuoba, formo ben note dei dialetti settentrio
nali (*). - Die (dies) al singol. e al pini*. ( 2).
68. ( = A. 36) - Plurale d e i fe m m in . d e lla terza
d e c i, in -e: grande lagreme ( x v i , 37, 38) - grande cosse
( P r o l . , 4 ) - a le gente ( P r o l ., 3 ) - le vergale ( P r o l . , 2 ; x i . 25)
- tre parte ( x iv . 3 0 ; i, 4, li, 10) - rope ( x x i v , 4 6 ) - le
soe infirmitade ( P r o l . i, 1; x v , 3 5) - le vertude ( P r o l . , 2) -
le mane (i, 9) ecc.
P l u r a l i p r i v i di d e s i n e n z a : li qual, le qual ( 7 4 ) ,
le man ( P r o l . , 2 ; ix , 22 e c c . ) , plnxor (cfr. 77).
P e r i p l u r a l i m a s c h i l i i n -ci : (amisi, ini misi,
ecc.) cfr. il I S c . M a n t e n g o n o la g u t t u r a l e d e l sin g o
lare: patriarci ( x l vii, 80), monachi ( i x , 21), porci ( x i i , 25).

69. (A . 3 7 ) g e n r i . - N e u t r i :le membre ( x v , 3 6 ) -


le come ( x v m , 4 0) -le brace (x v , 3 4 ; x x , 4 2 ; x x v i l , 5 2 ;
xLi, 7 2 ) - le vesiimente (ili, 1 3 ; i x . 2 2 ; x v , 35). - Per soa
besogna ( x x x i i , 5 7 ) . Tuta fiada ( x x v i , 5 0 ; x l i i i . 75) -
alguna fiada (v, 15) - doe, tre fiade ( x v , 3 3 ; x x x v m , 67)
- spesse fiade ( x i x , 4 1 ; x x , 4 2 ; x l , 6 9) - plusor fiade ( x v m ,
4 0 ; x u i , 73) - molte fiade ( x l v i , 77).
M a s e l i . : una grande pera (v, 15) - la matina (ix , 2 2 ;
x v m , 41).
Femm. : loldo (vi, 1 9 ; x , 2 3 ; x x , 4 3) - Ioidi (il, 9) -
li meij laudi (ili, 1 3 : i, 8) - fiordo ( x v m , 40).

7 0 . (A . 38) - M e t a p i a s m i : 1 M a s c h i l i c h e p a s
sa n o d a lla 3 a alla 2a : abado (i x , 2 1 ; xx xv ii, 64) - loldo

(i) Beitr., 79-122.


(*) un die (v, 15; xiv, 31: xi.v, 7G) - lo die (\\ 23; xiii, 29;
xxxv, CO; xl, (59). Plur. : od o die (xxi, 43). Oyno d (x.xxv, 59; xl, G9).
144 MORl'OUHUA

( 69) - e negli agg. : foto (xv, 33), ogno (xx xv ii , 63:


x x x i x , 67), povero ( 7), verasio xLl, 72). 2 Fem
minili che passano dalla 3a alla la: le parente e li pa
renti (x, 23), granda (Prol. i, 4; x x i \ , 46). eomuna (xiv.
30), fola-mente ( xx xv ii , 66), verasia vx x x i, 57), ogna (Prol.,
3, 4: ix, 20-2; x i, 25; x v m , 40) ecc., ogna die, ogna caso
ecc. (*). Qui si ricordino anche: fava (ili, 12; vii, 19 ecc.)
e speda (ili, 13; xvm, 40).
71. (A. 39) - a r t ic o l o : lo confalon (P. in, 48), V en-
fermo (P. in, 49).
P l u r a l e : li e raramente i (i oltri, xxxm, 58). Nulla
da notare per il femrn. Per 1?articolo che si combini
colla preposizione: a lo, a, a li; in lo, in la, in le; per
la ecc. Nessun caso di da colla funzione di genitivo (A. 40).
7 2 . (A. 41) - pro nomi p e r s o n a l i : - I. Eo (i. 5 e
passim), - de mi, a mi, cum mi, da mi - misero mi (iv,
14). Nella elisi: te = me e mi hi.
P l u r a l e : nny.
II. tu (il. 10) - obliquo: li nell enfasi e te. V nella
elisi. Plur. : vny, voi (I, 6-7; xv, 36).
III. Elo ed el davanti a vocale e anche a conso
nante; P, davanti a voce verbale. Obliquo: lo. Dativo:
a Ini, (xxxvii, 66), pensa che l no ge fosse metudo (xix, 41),
li (?): li aparse, li dura, li dise. Nella disi: oldirlo
(xxx, 54) - menalo (xvm. 40) - coverselo (xvm, 40) - dat.:
trovali, feti, tremarali ecc.
I mp e r s o n a l o : e l r e g n a (i, 4) - l } (Prol., 2) - e l f o
(xvm, 39; xx, 42); e l s e l eve (3).

P) O i/itit pu essere un riflesso del neiiIr plurale (Ad. xn,


117; xiv, 52H, u. 3).
( ) Nel niir. Il, si lui il dat. li-, mascolino: lv nsotju.
don questa frase cominciano tulli i miracoli di questo libro,
liru una formula convenzionale, con la quale i predicatori inizia
vano o^ni volta l o x o n i / i l t i n t , d u a li die fossero alla line del
S v e n t o . A questo proposito I. .Miniai, /.c.s- c o n t o s ilo X i c o l o l i o c o n ,
MiMil'ULOt.lA 115

Pl ur . : clli (1,0: xxxix, 08 o passim.) - illi (ix, 21:


xv, 36 eco.) - obliquo: li (xr.vn, SO) anche nel dativo; lor.
Fom m .: eia, la, V: he la no aveva le man (i, 5) -
veramente l'era bella (i. 4).
F i f l e s s i vo: nellenfasi si ha le funzioni del pro
nome di 3a: con s (xv, 33), per s (ix, 22; xiv, 31), in s,
infra s ece.
Esso, essa, issi in funzioni del pronome di 3:l: (Vessa
(Prol., 1), ad essa (Prol. i, 2; xvj, 38 ecc.) - issi (xxxix,
68) ecc.
7 3 . P ronomi e a g g e t t iv i d i m o s t r a t i v i : questo
(Prol., 2). pl ur . quisti ( x i i , 26; xxxvi, 63).
questa-e.
Quello (xxxix. 68 ecc.) - p l u r . : quili (Prol. !, 3; ili,
13 ecc.).
Quella, -e.: r, z.
Quclo die enstesso (i. 5).
tal, tai, queste coiai negligentie (ix, 21). cotali (xii, 26) : fo
deve cotanto mejo (xi, 25).
medesmo, -a, -i, -e.
7 4 . P ronomi e a g g e t t iv i in t e r r o g a t iv i e rela
t iv i:uiasch.: lo qual, che, chi Q). Quod: he. Obliquo:
lo qual, chi. Dat.: a cuy (xvi, 37). Plur.: li qual, che, chi,
a li qual ecc.
Qui s da: chi, e cosi pure il sostantivo qui: chi voi
(Prol.. 1) ecc. Quid = he.
p. xii , richiama un passo delle L c y s tV a m o r s ni, 290. Ivi si discorre
della figura P a r a d i g m a : * Aquesta figura se fay tostemps quom
reconte alqun y s s e m p le o alquna historia de la scriptum a
nostra estnictio... ayssi quo dizo soen li religios en lors serm os.
Et can lian pr parlat, il dizo soen a la ti de lor paraulas ayssi :
E que a y sso sia v e r t a t , comptar vos hay un yssh em -
pie: L i e g .ve e n a y t a l to c q u e u n a v e s f o s u s h e r e m i t a s ,, .
(*) Secondo la legge determinata dal Salvioni, AG. xiv, 224-252
($ 19 n - 135) si dovrebbe avere c h i in jato. E infatti il nostro testo
d: c h i , c h i ecc. Ma si hanno anche numerosi casi di c h i
davanti a consonante: p. e. c h i v o c a (xxui, 15).
14G MORFOLOGIA

F e m r n .: A-e ( 1),la qua (i, 4-8) la qua' (x, 2 8 '.


P lu r. : le qual, le qua, per le qual, entro le qual.
75. (A . 48) - inde e inde p r o c l i t i c o r e s o
ibi:
per n quando en q u a n d o s e g u e c o n
se g u e vo ca le, per
s o n a n t e : se i and, en reportara. N e l l a e n c l i s i : remen-
demene, x l i i , 7 4 ; ne ( x x x v n , 66), raten (i, 6). A i n d e
r i s p o n d e : ndc: nonde son degno (-) - se nde meravei
( x u i i , 7 5 ; xLiv, 7 6 ) : de: de tolse (i, 4 ) = ne tol ( P r o l . . 2).
i b i = glie. Gh era ( x x x i x , 6S) ; che l no ge fosse ben
metndo ( x i x , 41). Ge i n f u n z i o n e d i P r o n o m e d i 3 a , cfr.
72.

76. (A . 44) - P ossessivi: I. mia muier (i, 6-7 ) - mei


foli (i, 6).
I L io ditar (il. 10 ', tua terra (i, 6) - tue tribulaeion
(J, 8).
III. so stado (li, 11); so camin (i, 7); so logo (x v i, 30)
- so leto ( x v i l i , 4 0 ) ec c .
modo so (n, 10).
soy parenti (, 6), sog savi (i. 7). soy devoti (i, 8).
sua cella (i, 8 ) - cnm sua man (il, 9) - la sua invidia
( n , 11) - la sua senta (n , 10).
la soa senta (ili. 12), la soa furia ecc. - la morte soa
(i, 5) - la beler soa (i, 5) - la abada soa (n , 10) - la
malicia soa ( x v , 3 6 '. la dignitade soa ( x v , 36).
la man sua ( ili, 1 2) - la madre sua (i, 5) - la casa sua
(I, 8).
le soe cose ( P r o l . 2), le soe condeion ( x v , 3 6 ), in soc
tribulation ( P r o l . I, 1).
le sue man (I, 5 ) .
77 . (A. 45). - Compauativi: m eio , p e ro , m aror,
iu n io r , p i u , p lu x o r . Tra i d u e te r m in i d e lla c o m p a r a z io n e
s in terp o n e che o ha (q u am ).

(i) Sa tu /e- co som?, i\.


(*) \i U. d o s i la corrcKgcrc il tcslo : udi i tic s o n d c ij ii o .
MOIU'OI.OCIA 147

7 8 . (A. 40) N u m e r i : un, -o, -a (i, 5: ix. 20) - dui/,


(i, 7; xi,. 09-70) - dog (xxxm. 58) - do (ix, 21). reumi. doe
(xv. 33; xx viii , 53) - tre (xiv, 30; xxix, 53 occ.); tri
(xxxm, 58; xxxvi, 02) - quatro, cinque, sete, orto, nore
(Prol. ii, 27) o nori (xxxix. 6S). dexe (xi, 25), cento
(xxvi, 51).
Or d i n a l i : prima (Prol. 1) -primero (vi, 19) ; seconda,
terra, quarta, quinta.
<[ascun-a, cntranbe (i. 5) - ambi dui) (v. 17; xlvi ii , SI).
omo (cTr. SO) - d} alini ( 29).

111. FLESSIONE DEL VERBO

7 9 . (A. 47) - La 3a sing. lia la funzione di 3a plu


rale: ave. ebbero; rete, videro: fo. furono; mera regia,
meravigliarono ecc. Tuttavia si lia: fon (fuerunt), xin,
30; xv, 36.
8 0 . Tipo Homo cantat per cantamus con
Homo nel senso di pronome indeterminato (*): Ice
omo no poria pi aver, vili, 20.
8 1 . (A. 48) - -s di 2a sing. sempre mantenuta:
ed questo un notevole indizio di arcaicit: as (Prol.
v, 79: xLix. 82): averas (x m , 29; xi., 70); es ( x n , 26; x x x i x ,
68: x x i i . 44: xx viii . 53; xl vi ii , 81); seras (i 84); dis,
( x x x v m , 67: xi,. 70: xl vi ii , SI): stas ( x x v n , 51); vedis
( x x v n , 52) ; meraviglis ( x x x i i , 57) ; olderas (x x x , 55) ;
rigniras (x x x , 55). Per pi forte ragione si ha il man
tenimento di -s nellenclisi del pronome: asta, fastu,
seniis-tu, sosta, est, rostu.
Nel fu tu ro : averag, sere ( 92).

8 2 . (A. 69) - g e r u n d i o . Esce c o s t a n te m e n te per


-ondo in tutte le c o n i u g a z i o n i e c o n s e r v a la form a tema-

pi AG. xiv, 255 ( Ul).


116 -MORFOLOGIA

t i c a c h e r i s u l t a d a l l a f l e s s i o n e d e l p r e s e n t e : oldando,
dormali do, sapiando, olsando, siando, digando e dimando,
detrarando, cacando, fatando, dagando, crerando, cre
sca ndo; cognoscando, cometando, attendando, seguando,
monzando, fiancando, debiando, pendando, servando, sen-
tando, restando, vogando, vignando, velando, tojando,
tegnando, tonando. stogando, respondando, romagnando,
rerevando, vivando, redugando, possando. S e n z a e c c e
z i o n i ( l).

8 3 . (A. 50 ) - P a r t ic ip io passato. F o r m e d eb oli


d e l l a 1 in ado-a. d e lla 2 a e 3 a in udo-a, ido-a,
d e l l a 4 a in
aidado,
s e n z a d i l e g u o d e l l a d e n t a l e i n t e r v o c a l i c a i 1 0 ) : I.
adormencado, apareclado, desprisiado, envolado, ampla-
gado, vergonrado, resmesedado ; I I . e I I I . absolvudo, nasudo,
rivado, cognosndo, metndo, renmetudo, cometudo, prome-
tudo, morudo, presumudo; I V . complido, arsalido, enqni-
rido. C ol d i l e g u o d e l l a d e n t a l e : elisio ( xxyii . 511.
P a rtic ip i con la form a tem atica c h e r is u lta d a lla
fle ssio n e del p r e s e n t e : pnssudo, crerudo ( c r e d e r e i , voindo
( v o l e r e ) , regnudo, rezndo ( v e d e r e ) .
P a r t i c i p i o in -esto: moresto s o s t a n t i v a t o ( le ss.) .
F o r m e f o r t i : dejiso ( P r o l . V . 79) - conpreso ( n i x .
4 1) - spento ( x v , 34) - averto ( P r o l . v, 78) - ramoso ( x x i u ,
4 5 ) - reseoso ( x x . 42).
P a r t i c i p i i c o n d o p p i a f o r m a : oldido ( x x v i . 5 0 ) e
oldndo (i, 0).
84. (A . 51) - P r r p f .tti demol . L a 111 s i n g . d e l l a
1" c o n i u g . e s c e in -a : e n e o a t r a (xi,, 0 9 ), c n d o n n c n r , a d o r -
m enni (xm , 2 9 ; xvi, 3 8 ) - c a r o l a ( x u , 7 1 ) - a b r a s a ( xi .jij .
75 ) - gli itti (x m , 3 0 ; xxill, 4 5 ; x.Wl, 5 1 ; xi.lx, 8 3) - c e s s
( n i , 2 1) - i n t r a (xxi, 43) - r e p o s ( l 'r o l . il, 2 7 ) - p r e g
(xil, 2 5) - r e s v e g l ( x m , 30) - z a i n i (x x x v m , 0 7) - n t o n -

(') Sit/tit'iithi ( w v n , 2; \ u \ , Sj un orrore di stampa (cfr.


1>. 121).
MOHI'OI.OC.IA 14!)

str ( xi .iv, 7(5) - lassa (xn, 2 .")) - Unica eccezione: ad


(ix, '21; xv 1 1 1 , 41: xi.i, 72); (elY. Parodi in lima, xxji ,
hos -hoo).
Nello coniug. IP o I I P esco in -eie: cadete ( x m i i , 45)
o carde (xi.i, 7 2 i - pascle (in. IH) - cresctc (xvi. HO; -
gdasctc (v, 17) - tasete ( x u n , 75) - parete (xvi. HS: xxiv,
415), aparete (m, IH; xm, 28; xx, 42; xxx, 5(5; xxxi. 50)
desparde (ili. I l : xvii. H>0 ). desparite e despariti (x, 2 1 ; xiv,
H2; xvni, 40; xLlll, 75) allato a despami (xxxVii, (5(5; xL,
70); - in -e; desend (v, 1(5; xm , 20).
N ella I V coniug., esce in -i ; cns) (v, 18; xv, HH) -
Jir (xv, H4) - oidi (xii , 26; xxxv, 50).
P piar. ( = I V ) : fosenio (x, 2 1 ).

8 5 . (A. 52) P e r f e t t i fo r ti - 1 c [li abui], xxxvj.


OH - I P d i s i s t i (xxx. 5G). t r a v i s t i (x l i i , 74). - TIP f e \
xv. HO: XX, 42 () - d e (xi, 25; xV, 84) - f o = f ui t , vi i . 20
c passini - a r e (Prol., 2; x, 23; xv, 35 passim) - c o g n o v e
(xiv, HI; xxi. 4H; x l v i i i . 81) - r e n e (i, 0) - d i s s o {-) - r e t e
(x, 21; x, 22; xi, 25; x i i , 26 ecc.) - c r e t e (ni, 13) - p i a n s e
(i, 0) - e u f e n s e (xm, 53) - r e d n s e (xx, 42) - o c i s e (xiv.
31 ; xxxiii , 58) - r o m a s e (xxix, 54) - c o r s e (v, 16) - c o v e r s e
c d e s c o v e r s e (xvm, 40; xxm, 45).

8 6 . (A. 53) - Condizionale . II. p o ris i (xli, 72) -


III. in -i a : decerla (ix, 21), p o rla e p o riv a (xxxvm, 67) -
. toria (xx. 42) - in -are: guardarave (xv, 33), morirave
(xx.xvn, 65), meterave (xv, 533).
8 7 . (A. 55) - I nd ica tiv o p r e s e n t e : I. - vero (xxxvn,
66), vaio (xxxvn. 66; xr.vm, 81), som ( P r o l . v, 79) - A d
h a b e o r i s p o n d o n o : ai (x, 2 2 ) e d e (xxxi, 56; XLvii,
80: xlviii , 81).
II. - cfr. 81. Mantenuto 1 -i: secavi e consegni
(xxxvi, 03).

() Nel Prologo (p. i) si ha f<se.


(-) xiv, 31, ma sar un errore. Nel mir. I, 6 si ha disili.
li
150 MORFOLOGIA

III. - 1 -e finale cade se preceduto da liquida :


veti (xn, 25). Terbi anomali: de (Prol., 3).
IT. - Costantemente in -emo: avemo (Prol. v, 78-79) -
stemo (x.i.vin, 81) - gloriano (ix, 21) - possemo, ponemo,
aecnsemo, pregemo, reeorremo ecc. La iv. esce in -imo :
inquinino (ili, 18).
Y. - Esce in -/: s a v i (xxxi, 56; xlvi 77); v o l i (xxix, 53):
a v i ( xlji , 73).

8 8 . (A. 55). C on g iu n tiv o p r e s e n t e : IP s i s (i, 8;


xxx, 55) - d e b i s (xxxix, 68) - v e r i s (= vedere), (xxxvi, 63)
- IIP e a s t i g e (ix, 22); r e d u g a (xxxvi, 63) - IYa d e b i a m o
(xxv, 50) - Ya sempre su -e : dig (xvili, 40) - g u a r d
e a s t i g n ( xlvi. 77); anomalo: f a r a t e (xxxvi, 63).
8 9 . (A. 56) I m p e r f e t t o d e l l i n d i c a t i v o : III. in
ava, -era, -iva: desirava, adinpleva, enfenreva, remer,
strepeva, regniva, oldira. Qualche volta dilegua il -v-
iutervoealico: etisia (xxxvi, 64). di contro a insita (xxxm,
58). La desili, -iva si propaga anche fuori dei confini
della iv coniug.: in retegniva, podiva ecc. Stare o
re trarre seguono l analogia di fare : stasera (I, 8),
retragera (xui, 73).
9 0 - I mperfetto d e l c o n g i u n t iv o : I I I , in - a s s e (i),
-me (ii-ii i ), - i s s e (iv): a y d a s s e , d o v e s s e , o l e i d e s s e , e n s i s s c .
Notevoli: d i s e s e (\xxix, 68) - f e s s e (faro), (xxxix, 68'.
91. I m p e r a t i v o : li. alegrate (xxx, 55) - Y. in -c ('),
remctu\ port, f, guard (xui.Yl; v, 17, xxxix, 68; xxv. 49).
9 2 . F uturo P. vignirft (xi.vn, 80) - II" cfr. il SI,
ma si n o tin o : seri/, vili, 20 (ma scras, i,, 84) - arerai/, ili,
11 (ma uverns. xm, 29; xi 70) 111 in -,t: esimivi,

(') m u l i ( x \ \ , 5t) Niir un errore per m u l e . A l lu m o (1,5), elio


e di mia lettura, e uno slia-fiio di penna del copisi. Dove inlon-
der.si m i n i m e : clr. p o n l u i m o , I a i i o m , M u d i l i y n r i , in A(. x \ , Sti
lli I, 5 si Ila u lv id iln .
MUKI'OI.OIUA 151

rottura, conrcgnir occ. I l to m a d e l l a l" c o n j u g . si c o n


fo r m a q n a l c h o v o l t a a q u e l l o d e i v e r b i in - o r o : aydcr,
P r o l . n, :27 (m a trovarti, confortarti, ecc.); adotter ()
9 3 . I nfinito: La fo r m a te m a tic a dol presento si
vegnir, caqer, occ. P a s s a n o
e s t e n d o a n e ll o n e l l i n f i n i t o :
d a lla 2 a lla 4: tegnir, romagnir, impir\ d a l l a ;P a l l a 4 :
requirir (2).

94. (A. 47) - P e r e s p r i m e r e il P assivo si h a n n o


g li a u silia ri viqnir o fir: regner dita (i, 4) - Jir presa
(x, 22|.

IV . IN D E C L IN A B IL I

95 A vverbi - Q uasi tu tti gli avverbi di m odo


fin isco n o in -mentre (A . 5 8 ): novella-, instante-, via<;a-,
maxima-, devota-, final-, ultima-mentre e c c . A v v e r b i
di t e m p o e d i r i p e t i z i o n e : may (i, 7 ; x m , 2 8 ; x v m ,
4 1 ; x x x i n , 5 8 ) - me ( xli , 72) - za (x v i, 3 7 ; x v m , 40; -
mo ( i , 0 : x m , 2 8 ; x v m , 4 0 ; x l i , 7 2 ; x x v , 49 ) - lora
[ i l l o r a j (c fr. 2 8 ) - alguna fiada ( 6 9 ) - aneoy (v, 15;
x x x v , 6 0 ; xxi, 43) - la doman (n , 1 1; xx, 4 2 ; xxxiv, 5 9 ) -
V endoman ( x v m , 4 0 ; xr.vm , 8 1 ) - da doman ( x l i , 7 2 ) -poy,
( x m , 30 ) - da poy ( x v , 3 3 ; x i, 2 5) in p rim a... da poy
(xvi, 3 8) - dredo ( xl iv . 7 6) - a matini (xi, 24 ) -p e r tempo
= d i b u o n o r a (xxxiv, 5 9) - la matina per tempo, (ix, 2 2 ) -
tato d e tuta note ( j. 8 ) - de presente (xi, 2 5 ; xv, 3 4 ; xxxi>
5 6 : xxxii. 58) - in breve tempo segnando ( x n , 26 ) - da
poy, poco tempo vignando (iv, 14) - in processo de tempo()

() Il testo (\i.iv, 715) tl veramente: athdror, fut. in cui si


potrebbe supporre la base ntinitivale adolrorare (da (latrore): in
questo caso il testo andr letto adnlcorr. Quanto invece all iniin.
addolciare, che nel testo del 5)2 pongo a base del fut. adolrcr,
basta che io ricordi il Dantesco (taf. VI, 81) se'il ciel gli a d d o l
cia o lo inferno gli attosca .
H Per il passaggio parziale alla i a, cfr. il 89.
152 .UOKKOLOGIA

(xi, 24) - infra tanto (i, 6) - in quella ( in quel tempo)


i, 5 - de breve (xxxvn, 65) - incotenenti (xv,36) - in breve
de tempo (il, 9; v, 16) - de boto (subito), (u, 10) - tosto
(xv, 34; xxvni, 53) - M odi di a c c e n n a r e al fu tu r o :
Per unenti (ix, 22) - da qui aneliti, xm. 30.
M odi di a c c e n n a r e al p a s s a to : de chi che se
disc (i.w 22) - de chi a qua (i, 8) - de fin a mo ( x l i i , 73) -
da quen^e indredo (xxxvi, 63). Dopo quando costante il
che: quando che la voi (Prol. v, 79).
Avve r bi di l uogo: aprovo (less.), inaliti (xlii, 73),
dananti (xix, 41; xxxvj. 63), danenti (xxxvm, 67; xu, 71),
dredo ( x m j i , 75), indredo. talvolta con significato tempo
rale, lotici ( 6). qnenze (xxvi, 63) - gaso (xxxvi, 63) - chi
(ix, 22), de fora (xm, 29; xxxvi, 63) - insembre (ensembre,
insempre). vi, 19; ix, 22; x 23; xlvjiI, 81; l o che (dove)
v, 16; i., S3; oche. xiv, 31; xxvu, 52.
Avverbi di m odo e di g r a d o . - Di solito sono
formati con -mentre ( 95 all in.) Si formano con preposi
zioni: in (cnoglon (xm, 30); a poco a poco (xvi, 37); a pello
a pello (cio a pelo a pelo ; cfr. il Gloss.) - Senza
suffisso, oltre i soliti nido, pezo, ben, mal, poco, tropo,
rollintcr (xxxvn, 64); conio (Prol. i, 2), sicomo (il, 10; xvi,
38); quasi (vii, 1\)):pln c pln (in, 12; xvjij, 41 i1)), casi (i, 7;
xv, 35) persi ( cosi), v i i , 19. frequentissimo il sic
rafforzativo: si (Prol., 1) - s li d (li, 9) - .s manda
(li, 9) - s li aparsc (, 8; n. 10) - s la redusc (i, 7) -
s la f tuor (i. 5) - s se part (i. 8) - si encontra (xi, 24)
- si confess (il, 11). Qualche volta invece di sic si lui
mene: ben era (il, 10'.
A v v . di c a u s a : per amor de ( Prol., 2: Vii, 20;
xiv, 31 e passim) - 2>en;n ( Prol., 2; m, 13; xix, 41 ; XM'MI, 81).
N egazione: Ar (*). Mii/a rafforza la negazione (xxi\,
46; xwill, 53).
p) In w iii , Il il roti, reca piu c piu. elio dovrebbe leggersi
pi Olii pi.
(?) I non di p|>. 50-51-51 devono essere corretti.
M O K I '( >1 . < ) ( r i V 15:5

A ffermazione: s (xxxvii, 05'.

9 6 . P reposizioni - a (1,0: xlii , 7:5) e qui col signi


ficato di con: de elisir al cavalcr col cavaliere - de
conserva il significato latino : se part de lloma (xv, 33)
de consejo, = per consiglio (i. 7) - da presso, da V cn-
trada (ix, 21) - in, cn, entro (i, 5; v, 10), dentro da la
sua cella (i. S) - cnm (P.. 2; in, 12; v, 15 ecc.) - cerca
(xxxv, 59; xxxvi, 64) - contra (ix, 21; xv, 34-35; xvi, 37)-
contra de lor (xi, 24) - ultra mar (xxi, 43) - sen$a (I, fi) -
aloto (m, 13; xxi, 43) - suso (xxxvi, 03) - sovra (Prol., 2-4;
xvili. 39; xxxvi, 03) - segando (in, 13) - in ver d} essa (i, 8) -
aprovo (xv. 30; xvi, 3S; xiv, 32 ecc.) - ancnti, xvi, 37 -
danenti, vili, 20; xiv, 32; xxxix, 08 - donanti, ni, 13; xvi,
3S; xvm, 40; xxx, 54; xlii, 73; xi.n, 74.
donanti de la ymagine (xlj, 71) - danenti da s (, 0;
in, 12) - donanti da Dio (Prol. v, 79) - donanti al fiol (xlviii,
SI), danenti da una statua (xx, 42) - binanti, XL, 70 (*) -
dredo, = dietro, e pi spesso con significato temporale =
dopo: v, 15; xl. 09; xliv, 76 (dredo questa Vision), ecc.

9 7 . Congiunzioni: e, et, over, ni, ne (n, 10; xxxix,


08) in unione colla negazione no davanti al verbo: n
no fo miga (xxiv, 46). Ic (nani; e n i m ) Prol. i, 4 - 6 :
xvi, 38 ecc. (2); adonca 13); frequentissimo lia anche in
funzione di che : crecando la ella (v, 16), digando la
ella la li mandasse (v, 17) - tanto... Ica elio... f (xv, 36) -
ar la elio (xvi, 3S) - ar he (ix, 22; xxxvj, ^63) - nude
(Prol. i, 3, ecc.) - in per qnelo Ice (Prol., 4; i, 8; ili, 13) -
Cum ro fose le (xxiv, 40): cnm fo fose cosa che (xxvi, 50) -
Et avegna che (Prol., 2; vii, 19; xl, 69) - fin Ice (n, 11) -
ancnti Ice (Prol., 4) - etiandeo (il, 10; v, 16; xix, 41).
9 8 . I nteriezioni: Ha! (v, 14; x, 72).

(') Il cod. reca incinti, sicch la vera grafia con la u geminata,


(?) Qualche volta stato impresso senza 1 accento.
154 APPUNTI SINTATTICI

c
APPUNTI SINTATTICI

99. F r e q u e n t i s s i m a 1 o m i s s i o n e d e l l a r t i c o l o : a gle-
sia (x, 23), da glesia (x, 2 3 ) - Gaso encontr ( xl, 69) -
tuta note ( x u . 7 1) - a porto (xxi, 4 3) - in aqua (xxi. 4 3 ) -
in mar, per mar (xxi, 4 3 ; xxiv. 4 6 ) - fo clamado concilio
( i n , 13) - desend Spirito Santo (v, 16'. L o m i s s i o n e s i
a c c e n t u a d a v a n t i a l l a g g e t t i v o p o s s e s s i v o ; in tua terra
(i, 6), soe Jie (v, 16), so fradelli (x x x m , 58), so sen (vili,
20 ) e c c .
100. Q u a lch e caso di r ip etizio n e d e l p ro n o m e : se
reeomenda s s e (xm , 29); lo eomenr a voler provocarlo (v,
1 5 \ A l c u n e v o l t e il p r o n o m e r i f l e s s i v o p o s p o s t o s e n z a
n ecessitii: taiasse (iv, 14), q u a s i p e r u n v e z z o d i p a r l a r e
fo r b ito .
101- C o s t r u z i o n e v e r b a l e .
V erb i d i e s a c c o m p a g n a n o co n la p repos. a, i n v e c e
d ella prepos. di - Fingere: se cnfense a dormir (xxix, 53) ;
desiderare: co desiro a partir me ( x u i , 7 3 ); desi rara a
meter
(v, 16).
degnarsi: la qual dignada a mostrar (vi, 19).
usare: era usado far ( x m , 28).
a

c o m a n d a r e : comandado ad esser (i, 6).


F al contrario, verbi elio reggono la prepos. de
i n v e c e d e l l a c o n s u e t a p rop . a:
eomenr d e tremar ( x m , 29) o eomenr d aver (i, 5) - apa-
reclado de obedir ( xvili, 40).
lteg g e n z o la tin e : m e n a r a r a la V ergate ( xx. 42 );
o f e n d e r a l a m i a d e v o t a ( x m , 29'.

102. I ufi ititi c h e s e g u o n o a l v e r b o r e g g e n t e s e n z a


c o n n e s s i o n e di a l c u n a p r e p o s i z i o n o ( ' ) : va dir (ix, 2 1 );

(') Il Nona ri sospetta (linoni., i.\ ), ma a torto, dio la prepo


sizione u sia in questi rasi assorbita dall a inizialo ilei verbo retto.
(hli bevcrc (xi, 23): comen^ andar (xi!i, 20); coni cura
plancer (v. 16).
1 0 3 (A 90'. Le v a r e = alzarsi (*): levar (l.v, 21:
x, 23) - levava (xi, 24) - l<c elio levasse de leto (in. 13).
Altri verbi, che nell1ital. sono riflessivi, qui sono
intransitivi : pentii (xvm, 4L) - aproximar (xm, 29) - la
(piai d dignada a mostrar (vi, 19).
F al contrario sono usati riflessivamente alcuni
V('vbi intransitivi: se despariti (ix, 21); no me dcspcro
(XXII, 44).

1 0 4 . Frasi verbali notevoli: no savea bon (xxvil, 51 )


- s eo son pur besognoso [di vivere] = se pure bisogna
clic io viva, vi, 19.
1 0 5 . (A. S5). G e r u n d i o . Caratteristico labuso
del gerundio: aitnriando s. Maria (xvi, 38) = collaiuto
di S. M.
Gerundio in funzione di participio presente: vete
una ragina passando (m, 12); velandolo eos piantando
piangente (m, 12); a la qual eos piantando = piangente,
(x, 23); al dito cavaler eos pensando = che cos pensava
(xxvn, 52); vete lo fiolo respondando (xii, 26); oeise quello
in la glesia orando, (xxxv, 59), ecc.

1 0 6 . (A. 91-97) - Uso delle preposizioni:


invidia a la fantolino (i, 5) - invidia a qnili (xiv, 31);
movudi de eompasion (xxiv,T46) ;
cessado da dir (xxxix, 69);
del corpo bellissima (j, 5);
de consejo = per consiglio ( 96) - a la qual abiando
compassion (xiv, 32).

Gli esempi ora addotti escludono recisamente questa supposizione.


Abbiamo poi due casi in cui alla prepos. a sostituito tle: comenr
c a rer (i, r>); comenon te tremar (xm, 29).
(*) Cfr. D iez, Gr. Ili, 193; AG. ni, 274; xn, 411; Brend., lv.
GLOS S ARI O (>)

[aJmsar], accendere abra 74) op p u re


a i j d a r (x l ii ,
sa, pf. 3 sing., xijiii, 75; ayder (Prol. n, 27);
cfr. Mussafia, Monum. s. c o n g . i ni p f . a i a s s e , x v ,
v.; Brend., s. v. brasar; 36 o p p u re a y d a s s e , x x i v ,
AG. xjj , BS4 ; Gst. xv. 2(56. 46; g e r i i nd.: a i a n d o ,
[adempiivi adempire a- x v i i i , 40: part.: a i d a d i ,
dinpleva, impf. B pi. xxvi, x x i v , 46.
50; adinpler, fut. B siug. aitoriadris. a iu ta trice. x x x ,
xxxvii, 65. 55.
[adnr] aditine imper. 2!l aitoro, aiuto, i l i - 13; [cfr.
plur., i, 5; adnr b in AG. xil, 386] aiutorio, xix,
Bromi. 41; XI,vili, 81. Si ha lal
ayuaitare, insidiare, x x i x , tra forma: altnrio. i - 5-8;
68-61); cfr. Sei, 5; AG. vili, 20; x v -BB: x v i -38;
xil, B85; XIV, 2B4 n.; xv, 44. x x v i, 51.
aidar (uijdur, x x iv , 46), aiu aldir v. oldir.
tare; (cfr. AG. ni, 276: alturiar, aiutare, Prol. ii ,
xil, B8 6 ), xxiii , 44; aida, 27.
xviii , 40. i il d . i ni p f . 3 amor: per amor Propter,
siug. uidaru, x ix , 41; Prol. i, 2; vii, 20; xiv, 31;
xxvi, 51 ; f u t a ro Bl siug. Prol. iv. 62; cosi Polivo-

(1) Il numero m in a n o lineilo dei miracoli, il minier ara


b ic o e ipiello delle pagine. I sosl.udivi .sono cilali, possibilmente,
al singolare. Nel recisi rare 1 \ eri >i, eoi loco Ira |>arenlesi quadre le
forme dell inllnil*) che .sono ricusirule dalle altre forme verbali,
ma non appaiono nei lesto dei Miracoli. Dell // iniziale non tengo
conto e rimando sullo la c i vocaboli elio incominciano per e.
<; l u s s a i ; i o

sin, VoUjare delle false 37; cfr. C. Salvioni. AG.


scuse, v. 170 (l). XII, 440 ( (,-aan ).
amplagado, piagato, x l v , 7(5. [arsalir\, assalire; pf. 3!l
ancoi (o aneoj), v, lf>;xxr. sing.: arsali, xvili, 40;
43 : xxxv - 00. part. pass, arsalido, xv,30.
[flarfare], iud. pf. 3*' sing. asevele^a, agevolezza, v, 15.
ande, ix - 21, xvm - 41, animar, riuuire, Prol. Ili,
x l i , 72; and, x l i i , 72. 48 ().
aneliti, innanzi, Prol. i, 4; atrito, ratratto, xxv, 49.
IX. 22; xm, 30, xvi, 37. [avereJ i ud. p r e s e n t e
ansiloso, ansioso (pieno di la sing. ai (ix-22); e
ambascia), xxvi, 51. (xxxi, 50: eo v vezuda)
apareelado, pronto, xvili, 40. (x l v i i , 80; x l v i i i , 81)
partorire perf. 2!l- as (asta, x l , 70; ta as,
3a: apartnr (i, 4-0); cfr. Prol. v, 79; x l i x , 82)
Gst., xv, 270; AG., xli, 3a: a ( x x i i i , 45); are,
3S7 ; xv, 45 part. : par Prol. i, 1 l n pi. aremo
tili do (i, 7). (Prol. v, 78-79) 2" pi.
apenado, pieno di pena, avi (x l i i , 73).
x l v i , 77. anche in Bon- f ut ur o, 2 sing.. averas
resin: Gst., vili, 417; (xm, 29; XL, 70).
AG., xii . 387. pe r f e t t o, 3a sing. ; ave,
[apparir], ind. pf. 3 sing. I, 0; x, 23 ecc. 3 pi.:
appareie (o aparete), in. ave, xiv, 30; xxiv, 40
13; xm, 28; xx, 42; xxx, imper. 2 plur. : abie (i, 7).
50; xxxi, 50. gerundio: aliando, i, 0-7;
aprovo, vicino, v, 17 ; XIV, li, 9-10-11; iv, 14; v, 15-10;
32; x v , 30; x v i , 38; XXX, vili, 20; xii, 25-26; xiv, 32;
55; x x x v , 59; XLII, 72; xv, 33; XX, 42; xxvill,
x l iii , 75; x l i x , 83. 53; xxx, 54; xxxiv, 59;
arresagano, arcidiacono, xvi, XXXVII, 05; XLI. 71; XLIII,

(l) Gli-. L. B i a d e n e , Il Libro delle (re scritture ecc., Pisa, 1902,


p. xxxvni.
(*) Cfr. Beitr., 30; G. Ascou, AG. u, 406; Apollonio s. v. uscio
li a re.
15S GLOSSARIO

75. part . pass. : abli cechitade, ceciti, xxxvi. 63.


do, v, 15-16. clerego, chierico, xiv, 31 ecc.
arolterio. adulterio, xi. 24. [cometer] coni et a n d .
[averter] inipf. 3a sing. x x x i i i , 58; cometudo, xv.
averteva (xxxii, 57); part. 35.
averto (Prol. v, 78). compagnessa, compagna ,
aydar v. aidar. x x v i i , 52; Katli., AG. x,
baglio, iustisier de la ter 253; xn, 396.
ra (xv. 33 . cfr. AG. [complir] complido, xxiv,
xn. 390. 47; x x x v i i , 65.
blasteme. bestemmie, xi, 24. [comprender]. sorprendere -
biava, biada, xxvii, 51. compreso (xix, 41) (?).
brigada. molestia, xv, 33; [conoscere] perf. 3 sing.:
clr. AG. vili, 334; xu, 392 cognove (xiv, 31; xxi, 43;
e qni addietro il 42. xl vi ii , 81) ger.: cogno-
buxolo, scatola (v. 17). Altro scando (n, 9; xix, 41)
forme: basalo (xxix, 53); partic. : cognos uda (xv,
busolo (v, 18). Cfr. Ivng. 36).
1438 e geuov. bussola[(Pn- creder, credere, xxxvi, 64;
rodi, AG. xv, 52). perf. 3a sing.: crete (in.
Bussolotto nel Yoc. 13; xv. 34; ger. cregando
cagcr, cadere, xxxix, 69 (v, 16; xv, 33; xvm, 40;
porf. 3:*siug.: cagete, xxm. x l i , 71); part. cregndc (XI,
45; xli, 72 ger. : ca 24).
gando, xviu, 40; XXIII, [icrescereJ perf. cre.srfc(xvi,
45(). 39), ger. crescendo, v, 16 ;
cancvar, cantiniere, xxxix, xv, 35.
68. cridor, frastuono, xxxv, 59.
caristia, carestia (xi, 21\ Nel Boerio: crior. E cri-
caro, cupo, xxxiv, 59 ere. do, ri doro b in Bonve-
ca.rum, cagione, il, 10. sin (3).
caliti va, misera, x, 23; cfr. diluenti, davanti, I, 6 ecc.
AG. xll, 391; w, 53. Vi sono altre duo formo

(9 tini r scritto casondn.


(*) C1Y. il S 5S; AC. \u . ; x\, 5t.
(:,I Sci., ilt; L. IIivoi-.m :, Ter scritture, p. 93, s. v .; AC. xn,:i97.
<i (.OSSARIO loft

parallele: donanti (l, 8; [descorrir|, perf. 3 sing. dit


v. 17 ecc.) o dananti (m, iscoverse, xxin, 45.
13; xvi, 38 ecc.). [dcscndcr], diseendore, xxvil,
[dare] pc r f . 3' sing. d 52; perf. 3a sing.: desend,
(deli, XI, 25), xv, 34 v, 16; xill, 29.
gei*, dogando, ix, 22- doso, dosso, x, 23.
de/iso. difeso, Prologo v. 79. [dovere] indie, pres. 3a
de scoti? a m ente, diso uesta- sing. de (Pr.. 1); l a pi.
mente (xlix, 82); cfr. Gst. debiamo (xxv. 50); cong.
vili. 418; AG. xii, 399 pres. 2a sing. debis (xxxvii,
(s. v. desconco). 66; xxxix, 68); impf. 3a
[desparir] perf. 3a sing.: sing. devesse (xi , 24;
despariti-e xvm, 40; xliii, xxxix, 68), 3a pi. devese
75 desparcte, xvu, 39 (xxn. 44); condiz. 3a pi.
desparu, xx xv ii , G6: x l , deveria (ix, 21) ; gerundio :
70. In i.v, 21; xliii , 75 debiando (xxvi, 51).
riflessivo: se despariti, do.re, duca, i. 5-6-7.
desprisiado, d i s p re z za t o , dredo, dietro, xliii , 75; =
xux, 82; cfr. Salvioni, dopo, xl . 69: xliv, 76;
Apoll., s. v.; AG. xii , 399 l , 83.
e sg. dreto. diritto, xxxii , 57.
detrager, calunniare: infa
emperarise, imperatrice, i,
mando e detra^ando ad
5-6-7-89: xv, 33.
altrui , Prol. iv, 61.
dio, dito (i, 8); cos in Bon- encontrar, avvenire (ir, 14;
vesin: die ( Tre scritture, v, 15, 17; vii, 19; xvm,
il, 53) dita. 39) Gaso cncontr, xl ,
[dire] I n d i e , pres. 2a 69.
sing. dis, xxxyiji, 67 ; xl, cndormengar, doppione di
70; xlviii. 81. adormengar: (cfr. il 57-
perf. 2a sing.: disisti (xxx, 62): perf. 3a: cnilormeng
56); 3a sing. disili (1, 6). ( x i i i , 29) e adormeng (xvi,
Cong. pres.: 2 plur. dig, 3S) ; part. adormengada
xvili, 40 imperf. 3 sing. (xm, 29).
disese, xxxix, 68. [enfenser], fingere, riflessi
ge r . digando, l, 5-8; li, vo; imperf. se infengeva
10 ecc.; digando, xvm, 40. ( xlix , 81) ; se enfensc (xxix,
160 O I.O S S A IU O

53): cfr. C. Salrioni, A- 84: 3a pi. seni (Prol. v-


pollonio, s. v. enfen^er . 78).
ensembre, v. imembre. perf. 3a sing. fo, vii, 20
ensir. uscire, xli , 71: xlii , ecc. ; l a pi. fosemo (ix, 21) ;
72-73 (J); iinperf. 3a sing.: 3a plur. fo, lx, 22, xil, 26
elisia (xxxvi, Gl), ensiva ecc., oppure fon. xm, 30,
(ix, 21) c insiva (xxxjii,58). xv, 36.
perf. 3a sing.: ens. (v, 18; gerundio : siando, i. 5-6,
xv, 33) - cong. imperi. 3 iv, 14 ecc.
sing. ensisse (xl, 69) - part. f avol i , f a z z o l e t t i , xxvii ,
ensii (xxvii, 51): ensidi * 52 (*).
(xxxvi, G3). [far] ind. pres. 2a sing.
\enrolar\ rubare; perf. en- fasta ( xliii , 75) perf.
vola (xli, 71): part. eneo- 3a sing. f (xv, 34 ; xx, 42)
lado (xm, 71). cong. pres. la sing. fa {-a
crradegar, o radeyar, errare, (xxxvi, 63) cong. im-
Prol. IV, G1-G2 (?). pe r f. 3a sing. : fesse (xxxix,
[<essere] infinito: jtir (x, 6S) impernt. 2a pi. f
22) nella perifrasi del (xxxix, 68) gerund.: fa
passivo; cfr. 94. tando ( xliii , 75).
pres. indie. la sing. sonto Jiol, figlio ( xli , 71-72, ecc.):
(iv, 14); som (Prol- v, 79). Jolo (xxi, 43; xxx, 56 ecc.)
2' sing. es (est tu cs), fola ( xl, 70; xu, 71\
xxxvi, 63; xn, 20; xxii, 44, fu- = essere nella peri
xx\ in, 53; xxxix. 68; x l v i i i , frasi dol passivo; cfr. il
81.
3 sing. ne (xxxvn, 66) . tU-
finnitorio , infermeria, ix,
col ne enclitico ( 75). 21 (cfr. il 28).
iinperf. 3" pi. tjhern. xxxix, Jlerekxa. debolezza, xxvi, 51 ;
68 con yhe proclitico ( cfr. Uroliti. flovelo ,
75). Bonv. Jleveleza, a. gonov.
futuro 2 sing. scrax, i fra veliessa (AG. xv, 62).

p ) Qualche voli si lui i n - invece di v i i -: i n s i s s c ( \ \ , M ); i i m i r a


(\wiii, r>S).
(*) Cfr. (1. S vi.\ ioni, .11>., s. v.
(3) Cfr. H. l. P aiuiui , A r d i . C i a t i . \ \ , Gl).
C U IS S A 1 (1 0 1G1

/ot\o (s. m.), forza, xviii, 40. xxxvi. 64; xi,vili, 81). Si
ghitar ('), gettare. In un hanno altrove le forme:
luogo (xux, 82) si ha ehit ensembre (vi, 19), oppine
(perf. 311'. (ix, 22) insenpre (3).
glesia, chiesa (cfr. 28). insir v. cnsir.
golder, godere, vi, 18. insorimento, fastidio (xv, 34-
36) ; Boerio, 347 s. v. insu-
(lotta (l.\, 21): la ma
rimento e insorir, e insa
lattia cutanea che in ita
nir, dar noja. Sorir, in
liano chiamasi gotta ro
fastidire nel v e r o n .
sacea e nella. fr. goute,
(G. A. B olodnini-G. L.
goute rose . C. S a i . v i o x i ,
P atuzzi, Piccolo Dizion.
Annot. Lomb. AG. xn,
Vcroncsc-ilal. , V e r o n a ,
418-19 n, e P a r o d i , Studi
1901, p. 219) e nel vi-
Aguri. AG, xv. G2.
c e n t. (cfr. L. P aieli.o,
gramolar (riflessivo), ram Diz. Hai. VicenL, s. v.
maricarsi. xvi. 37. Gra me rincrescere'. Il bergam.
ta in Bonvesin, nel insani o insani significa:
lAgo//. e nella Xavigatio. raccapricciare, cagiona
guer d onar is: remune re in altrui un certo com
ra trix Prol. ili, 48 (). movimento di sangue con
impalamento, impedimento, arricciamento di peli che
xxxix, 68. per lo pi viene dal ve
inbriagar, ubriacare, i, 7. dere o sentire cose orri
in<;enoglai\ in gi no ccliiare, bili o spaventose >>; cfr.
xxvi, 50; v. fonoglo. A. Tiraboschi, Vocab.
inclusa. monaca reclusa, v, dei dialetti bergamaschi
16; xv. 35; cfr. il 62. ant. e moderni, Bergamo,
indredo, addietro (tempora 1873, p. 674. Ensorir, Insu-
le), xxxvi, 63. negli Esempi veneti. cfr.
insaline. insieme (x, 23 ; Gst. xv, 269.
() II <jh lina grafia inesatta per rappresentare il suono pala
tale g: cfr. C. S a l m o n i , Ap., s. v. ghcttnro e AG. xu, 381 n.
(2) Potrebbe essere un errore materiale per guep/e|rdonaris ;
ma potrebbe anche supporsi una commistione tra la radice a. at.
i c h l a r l o n e il lat. i l o n o l r i x .
(3) Cfr. C. S a l m o n i , A p o l l o n i o , s. v. i n s e m h r n .
1G2 GLOSSARIO

instantementre, con premura, mezaris, mediatrice, vii, 20.


ili. 11. mogler, moglie, xxxvn, 64.
lassivia, lascivia, Prol. iv, Si hanno queste altre for
62. me: muier (i, 4-5-7; xili,
letoario, l a t t o v a r o , xxviii, 2S; xv, 33-4-6 ecc.)
53 ('). m uigler (xm, 29) ; - mugler
leger, leggere Colla for (I, 6-8; xm, 2S-29-30; xiv,
mula El se lege si iniziano 30 ecc.).
quasi tutti i miracoli; cfr. inonesta,, commozione, xvi,
il 72. 37; cfr. il 83; e AG. n,
liio, giglio, xx, 42. 406.
loldo (s. m.) lode, vi, 19; x, intrigar, nutrire, i, 5, cfr.
23; xx. 43 (5); Ioidi, il, 9. Gst., xv, 270; Mon., 113.
longi, lungi, xui, 29; xxiv, o, ove, xxvji, 52.
46. ogli, occhi, v, 17-1S; xxvi,
malilin, malattia, xlix, 82. 51; xxxix, 68.
magner, maniera, xlix; 82.
me, mai, xLi, 72. oleidere, uccidere (j. 7;: perf.
mcltrise, meretrice, i, 7 ; cfr. 3!l sing. oleise (xiv, 31
36; Gst. vili, 421; AG. ecc.); imperat. 2a plur.
xii. 414. oleidila (i, 5).
[wic ravviar], meravigliarsi olilir, udire, xxx, 54-55 (3)
pres. : 2il te meraviylis ecc. Nella coniugazione
tu (xxxii, 57); 3;l sing. se da notarsi, accanto al
mera regia ( x1 11, 29 ) ; perf. regolare oldito, audio un
3a piar. 'Vieraregl (xlv, partic. allindo (i, 6); cfr.
76); ger. meracegliandose. il 83.
messo, ambasciatore, i, 6. olsar, osare, xm, 29.
[metcr|, metter perf. 3 altro, al t r o, plur. altri;
sing. mese (I, 7); corni. 3:l feinm. altra, oltre, e lavv.
sing. meterare (xv, 33); altramente, passim.
partir, metallo, xix, 4 1 ere. orcgla, orecchia, Prol. I, 2.

(i) Nello stesso miracolo si ha aneli' l i h m r i o \ sull'etimo cfr.


Dii:/.. W. i, li>0; Kng. ,J2l!l.
(?) Nel mir. xxn (p. H) si im il regolare s. f. lolite.
pi) Si ha anche (l'rol. i, 2) la forma uhlir.
CU.OSXAKIO H53

p a ra tia (s. f.\ parente: Io poderoso, potonio(Prol. 1.41.


parente o li paronti no portonera, portinaia, xu, 71.
podova , x, *23. Nell Ap.: portoliiero
p a t r o n (*), comandante del o in AG. xn. 42, s. v.
la nave (xxm, 45). portane).
p a y s e , paese (xv, 34) cfr. [potereJ imperf. indio. 3:i
AG. xv. 10. sing. podiva (xxxin, 58)
p e g n i , pigro, XLUI, 74. La perf. 3a sing. puote (xu,
Xavigatio o il P a n f . 71), poite (i, 7) condiz.
hanno p e g r o \ e p e g r o , Bon- 2a sing. parisi (xu, 72);
vesin, T r e S c r i t t u r e , in, 3a poriva ed anche porla
626; AG. x, 237. xu, 420; (xxxvin, 67) gerund. (2)
genov.p e i g r o , AG. xv. 70. possando (xvi, 38; xlix,
p o l l o , pelo Nella locu 81) partic. : p o ssu d o
zione a p e l o a piolo, cio (xxxix, 60).
(almeno cos credo): a p [pregare] iudic. pres. lil
p e n a a p p e n a = togli an
piar, pregemote. xxx, 55.
d quelo in un bosco cimi
pan e aqua a p e l l o a p e l l o pregera, preghiera (xxii, 44)
per tri di , XXXVI, 62. pi. pregere e pregar (xiv,
p e n s e r , pensiero, ni, 12, pi.
30; xv, 36) (3).
p e n s e i r i , Prol. v, 78. prevede, prete, xi. 24 ecc.
p e r e , pietre (xni, 28); e nello pudioso, puzzolento, x, 23.;
stesso luogo (xlil, 28)si cfr. Gst. xv, 270 [*Pnti-
lia il doppione: p y e r e . [d]oso].
p e y , piedi, xlix, 82. quenge, di q u i, xxxvi, 63.
p l a i d a r , piatire, Prol. v, 78. radegar, v. erradegar.
p l e d o . piato, n, 10. ragina. r e g in a , ili, 12.
p l u s o r , molti, v. 14; xu, reerisemento, r i n c r e s c im e n
26; xvm, 40; xxiv, 46; to, xLUi, 75; xlix , 82. In
xli i, 73. Bonvesin , Tre scritture,

G) Per l origine di questo voeah. cfr. C. S aluonm, Aiutai.


Lomb., AG., xn, 419 n.
() Nel ni ir. xv, 35 si ha panando, variante puramente grafica.
Cos pure il participio possudo trascritto postulo in xxxiv, 59.
(3) Cfr. C a s e l l o , AG. m , 3 1 0 ; K n g . 7 4 0 7.
161 (M.OSSARIO

i n , 156 si ha recr essi rinando (xilJ, 29) e il part.


vi cnto (1). romaso (xxjij, 45). jRoma-
[veci arre] flit. 3a sing. gnir in Bouvesiu, Tre
rednr, x i . v i i i , 81; perf. scr., s. v.; S alvioxi, -An
rednse, xx, 42 cong. notai. Lombarde, AG. xu,
pres. 3a sing. re (luffa 427.
(xxxvi, 63) ger liuti io rape, rupi, xxiv, 46.
redaffando, i, 8 : iv, 14 salii, salute, xxvm, 53; c-fr.
part. veduta, xv, 35. Mou., 118.
rensedar (rifless.), svegliar [sapere] ind. pres., 2 sing.
si, xxix, 54 (2). sas-tu (xli, 71): 2a pi. savi
repolsar, riposare, xx vii, 51. (xxxi, 56; xlvi, 77); ger.
[rescondere]. nascondere, sapiando, passim. Da no
xx, 42; reseoso (3). tarsi la frase non sarea
resmcsedar (rifl.), svegliarsi, bon, non piaceva , in
xv, 34; Brend.. St. teb., xxvji, 51.
Apoll., Beitr. desmese- scafa, acquaio, X(V, 31 (5).
dar ('). scandio, gruccia, xxv, 49 (6).
rezcr, reggere, n, 9.; imp. schiver, schifo (ix, 21).
rezeva. sento, santo, passim (7).
[romm/w/r|, rimanere Si scror, suore, v, 17; xvi. 37.
Iianno qui il perf. romase nigella, sigillo, i, 7.
(xxix, 54), il ger. Tama solfcregno, zolferigno, xxxvi,

( 1) CIY. L. H ia o k n k , u p . cit., 10 5 ; V. D e B vktiio lo m veis, Tre


Scrii!., 153.
() P i c o m u n e m e n t e ilossothtr ( A d . x u , UK)); c f r . il 6 3 .
( n) C o s i no li * a n t i c a b a l l a t a Vonilc, fluirei' umoro.sa ( V . De
H a u t i i o i .o m a k i s , Lirii lte mitiche tlell'Allu /Ialiti. D o m a , 191:2, |*. 18):

1* o r d i r e s a t i i o n o n p u r i ;
n e -u n v n lo r poi v iri.

() Cfr. il Ii3.
(r) Cfr. Bornio, 613; .Mess. Hcilr., 98; \V. iMem u-I.i kiikb, Unitimi.
Uli/ut. Wnrlcrlnicli, . 7653.
(f>) Cfr. i 5? 26-41. 1, n. genov. sratjiiclln Ita il sign. ili sgabello
(A d . \ \ , 7t).
( T) C f r . il -J.
<;i.< is s a i n o k ;.*i

03. Hrond. o Mon. 119 porf. indie. 2a sing.


lianuo solfere-o .= zol trafisti ( xljj, 74).
lo (>) rarda, guardia, xxxvi, 02.
insozzare, Prol. V, 79. va.vcllo, vaso (vii, 20); cfr.
[pcaccr], spinsero im il 44; AG. xil, 438;
peri. spendeva ( xli , 71); xv, 80.
pari, spenta (xv, 34).
spiegar, specchiavo, xuii. 75. [vedere] Indie, pres. 1
stacio, luogo di dimora, xv, pers. vcfo (xxxvil, 60); 2a
33 (*). pers. vedis (xxvii, 52)
perf. 3a sing. vote ( xlvii ,
[.i/arrj indie, prcs. 2a 80 ecc.) cong. pres. 2a
sing. stas (\xvil, 51); l!l
sing. vcfis (xxxvi, 63)
pi. stemo (xiiVin, 81) im-
gerundio velando o re
per. la pi.: stemo Prol. v,
tando (*) part. : rezudo
79; imperf. 3a sing.
(passim).
stasera (i, 8) ger. sta
nando (v, 17). regnir e ri-, venire; ind.
stillo, modo (il, 9); cfr. AG. pres. 3a plur. ven (xi,24)
xv, 78. futuro rignir ( xlvii , 80),
straniero, straniero, iv, 14; v ig n ir a s (xxx, 55); ge-
xv, 34 (3). rund.: vi-, regnando (iv,
[streper], stringere im 14 ecc.; xix, 41); partic.:
perf. strepeva (xxvn, 52).
regnudo.
toaia. tovaglia ( xxvii, 52). vergar, vendicare (xm, 29).
[torre] Coudiz. toria (xx, vener, venerd li, 10 (5).
42) gerii nd. toiando verasio, verace (xxxi, 57):
(xxix, 53). Mon. Ant., N~avig. ecc.
trafer, trarre (Prol. iv, 61) vergorga, vergogna (xm, 28;

(') Cfr. il $ 4.
() Clr. AG. Ili, -2.7J c il 67.
(3) !: un pretto gallicismo; cfr. S alvioni, Annoi. Lonib. AG.
\u, i:r>.
(0 rimandi sono iniiniti ; e si aggiunga ai molti il in ir. v. 18,
dove l inciso vetraio g va corretto: veto[n]do e.
() Cfr. il 67.

12
1G6 GLOSSARIO

xlii , 73) vergongado (v, volando (passim) e part.


17 (). roudo (xxv, 50).
vetrano, vecchio (xxvi, 51) [casere], g ia c e r e in die,
vetranega, v e c c h i a i a pres. 3il siu g. : zase ( xli ,
(xxvi, 50). 72) perf. : gasete (ni, 13)
vezitda (sost.), vista, v, 18; g e r u n d .: gasando (ix.
vi, 18. 21 \
ragamente, sp ed ita m en te, conoglo, ginocchio, pi.: go-
xxm, 44; xxxvi, 64: xlviii, nogli (xlviii , 81), a v v . in
80 H . genoglon (xxxvii , 65).
vianda, cibo, xv, 33 (3). goso gi, xxxvi, 63.
[volere] Indie, pres.: volo zonzer, congiungere (iv, 14);
(xxxvii , 66; xlviii , 81), ro cfr. il 58 e AG, xv, 82.
sili ( xli , 71). 2a plurale zunar, digiunare, xxxi, 57 ;
volt (xxix, 53). fnt. 2 xxxiii , 58; xxxviii , 67 (4).
pi. vori ( xlii , 74) ger.

(') Crr. .\|>., llrond., Hoiw. Tn> urt ili, x. \. vergonza ; e cfr.
S ai .moni , Annoi. Lottili., \(. Mi, Wi).
() <Ifr. Mrs-^vm, Mommi. Aulititi, s. \.
(') Uli-, lleilr., 121; Ad. mi , b-'.t.
(') Cfr. llrond., v.; All. mi , 110 s. v. Cnsunnr. Inlorno a
r/n/f/r enlla causa (lolla caduta della sillaba iniziale, cfr. Ikilr. 122.
INDICI
IN D IC E DEI NOM I ()
E DELLE COSE N O T E V O L I

A Alphabctum Xarratiomun, v.
Arnoldus di L ie g i.
Acliates Leonardo da Ba Amartoln sotera. xxx v i i i .
silea. tipografo, l x x x i i , Aquileia, c x l i i i . Vedi an
L X XIL I, LXXXV, X C V I. che ALi r a c o 1o del re
Ad gai-, xxix. xxx, xxxi, dUuglieria.
CXLV. Arnoldus [di Liegi?] pro
A g a p io s, monaco autore babile autore dell'Alpha-
di una raccolta di mira betum Xarratiomun, xv.
coli greci, x x x v i i i . c x x iii , 101.

Agazzari (degli) frate Fi Assempri di fra Filippo de


lippo da Siena, l i . gli Agazzari da Siena, l i .
Allusa v. Allmsa. Athanasio, miracolo di ,
Albano (S.) dUngheria, liii. l x x v ii .

Albigesi, l x x i i - v i . A u tu il (dj Onorio, xix,


Alexandra (Adergine), per 10S.
sonaggio d un miracolo
italiano, l x x v i i . B
A lfo n so e 1 S a b i o. Ke
di Castiglia. xxvi, xxxvi. Bajona. v. miracolo di Ba-
X L VI. jona.
Allmsa [o Aliusa] Yolpertus Bareleta Gabriel, cxxvm.
di. xxv. cxxxi, cxxxiv. Basilea v. Achatos.

(') il numero romano rimanila alle pagine dell introduzione .


quello arabico al testo.
170 INDICE DEI NOMI

B assano (d a ) C a stella n o , B r a n d a n u s, m on aco, civ .


c iv , e v i. B rig id a (S.), c fr. l e g g e n d a
B e a u m a n o ir , v. P h ilip p e de d el re R icca rd o d I n g h il
R em i. te r r a , c x v .
B e a u v a i s (da) V incen B r o m y a r d G i o v . , 104.
z o , x v , x x m , XXXVII, B u x h e i m ( d i ) C e r t o s a , 113.
XXXVIII, x x x i x , x c v , ci,
c x x iii, c x x v n , c x x ix , C
cxxxi, cx x x iy , cx x x v i,
CXL, CXLIX, CL, OLII, 92-95. C an tari: Del Duca d Angi
B eica ri F e o , x c v n . e de Gostanza so mojer,
B ello v a cen se, v. B e a u v a is- c x x v i i . Di S. Giovanni
B e n a li B ern a rd in o da P a r Boccadoro, e x i x . Di S.
m a, tip ografo, L x x x v ii, Uliva, e x .
lx x x v iii, x c v i ; M a t- C a n t e r b u r y (di) S . A n s e i m o ,
ti o , LXXX VII-VIII. x v iii. x i x , c x m i .
Berceo (da) G o n za lo , C a n tim p r (da) T om m aso,
xxxv. 98.
B e r n a r d o (S.). e, olii e s g g . Cantigas de Santa Maria, v.
B erta, m o g lie di P ip in o , A lfonso e 1 S a hi o .
x x x iv . C arlom agn o, cx x v -v i; v.
Boccaccio, trae isp ira llild eg a rd e.
z io n e dai M i r a c o l i , x ii , C arnocto (= Chartros),
xvi, l u i, x c ix , rii; no LXXV, lx x ix , 108.
v e l l a di i n e s s e r A n s a l d o , C a s t e l l o G i e l o s o (da) P i e r o ,
XII. p erso n a g g io d un m ira
Boccadoro (San G iovan n i c o l o itili., LXXXI.
Bore.), e x i x . C a stig lia , v. A lfonso el
B o l o g n a ; I m i t a g l i tra Bo S ab io.
lo g n esi e M odenesi, lxv. Cavaliere (del) Libro, xcv,
Bornio (dal) B eltra n , x c v i, x c ix , c x v i.
OXXXVIII. C e s a r io , v. 1 r e i s t e r b a e h ; v.
B o n r ho n (da) Stefano, M ir a c o l o .
r x x v m , cxxix, cl. Ghanson de Florence, c x x v i.
B o v i ( d e ) B o n i n c o n t r o , c u i . C li a r t r e s ,' M i r a c o l i d e l l a
B o /.o n iYioole, IDI. V e rg in e di C hartros,
I NIUI' H UHI NOMI 171

xxxn. 108. Cfr. M ar- D


c h a iit.
E u lb ertu s di Cliar- D a d i J a c o p o di P i e r o , p e r
tr e s , ( ' x x . s o n a g g i o di u n m i r a c o l o ,
C h e r i t o n ( di ) O d o , 80, 111. LXIX.
C liia ra v a llo (da) S. Ber D am asceno (S.) G io v a n n i,
nardo, O L II , C L I I I , c l iv ; c x i , 110.
C orrado m on aco, x i x . Dante, trae isp ira zio n e
C istollo, = C te a u x , c ii, dai M ira c o li d ella V er
c x x i , c x l , 20, 64, 72, 76, g in e, l,i i i , c x x x v i i i ; o da
81. S. B e r n a r d o , Cl i i i .
C lu n y (di) G a u tier, xix; T )c a (S u or), c x v i .
P ie t r o V e n e r a b ile abbate, Decamcrone, v . B o c c a c c i o .
x i x. Dialogns Miraculorum, v ,
C o l o n i a (da) B e a t r i c e , c x l y i . C esa rio di I I e i s t e r-
C o lo m b in i (B.) G io v a n n i, b a c li.
X C V II. Dialogns Magnus Visionimi,
Coin cy ( de ) G autier, v. C esa rio di Heister-
x xxi, xxx v i i , cxxvm , b a c li.
CXLV. D i d i m o (S.), l x x v i i .
Goneeptione (de) R M., at Dit de Florence de Home,
t r i b u i t o a S. A n s e l m o d i c x x y ii.

C an terb u ry, x i x . D o m e n i c o (S.), cxl v i i , 80,


C on sta n tin o p o li : m iracolo 81.
d e ll im p era to re di C .,
LXX. E
Gorpore (de) et sanguine do
mini, X V I I I . E lb o v. M irac olo di
C orrado di E b e r b a c li, v. E lb o
C h ia r a v a l l e . E lin a n d o , Ghronicon, x ix .
C ou tan ces, G io v a n n i ca n o E l i s a b e t t a (S.) d U n g h e r i a ,
n i c o d i, x x . LXXX.
C rescen zia , L e g g e n d a di, E n r i c o , re d U n g h e r i a , 69.
cxxv. Exempla, x m ; v . V i t r y .
Exempli v e n e z i a n i , l i , c x i i i .
172 INDICE DEI NOMI

F x o rd iu m m agnum ordin is G on zalo di Berceo, x x x v .


c istercen sis. x i x . c x x x v i , G r e g o r i o (S.) M a g n o , Dia
cxlix. S6. loghi x iv .
G r e n o b l e (da) P i e t r o , c x m -
F G u g l i e l m a (S.); l e g g e n d a
d i, c x x v ii: rappresenta-
F arfen go (da) Pr B ap ti-
z i o u e di, c x x v ii.
sta, l x x x v i i i .
G n ig lierin o p iem o n te se ,
F a rsito U g o , x x . x x x i .
LXXXVIII.
F ed erico n, x x v .
Guiot, a utore di m ira
F ilib erto , ( = F u lb e r tu s di
c o li , x x x .
C h a r t r e s ) c x x , 111.
F io r e d i v ir t , xlii, cxv.
H
F lo ren ce, Ghanson de F .,
cx x v i.
H aitn on . xx.
F r a n c e s c o (S.), 81.
H a r i e ni (de) H e n r i c o 1,
F r a n c ia , creatrice d elle le g
LX XX V I .
g e n d e sacre, xli.
H eisterbach (di) C e sa r io ,
XIV, x x i v , L I I I . l v i, x civ ,
G
CXXXVl, CXLI, CXLV 0 S g g . ,
G ano (di) D u ccio , l v ii, c x l i x , c l i i , 87-8.

L x x ix e sg g .; x e n i e sg . ; lle r o lt G io v ., x v , c x x v m e
G a ri a u dia (di) G iovan n i, sg g ., c x x x ii, c x l v ii, 105.
x x v , c x x v m , cxxx, 90. H ild efo n su s, x x ii.

Gateley [da] Everardo, xxxi, U ik le g a r d e , c x x v .


cxx. Hortulano (de), m i r a c o l o di
Geniblonx (di) S igeberto, B o n v o s i n d a Hi va, x liv .
xvm . llo v o d c n (da) Giovanni,
Gilon, xx x n . e x x m , 97.
G i u b i d o o , m i r a c o l o d i, c x v i .
G iu lia n a , mirncolo d i, /
IiXXVII.
Giu liano (S.), xxiv. I d e a (S u o r a ) , v. D ea .
Gobins .loliannes, exi , Imperatrice, La chastc. m i
cxxii-vn , ex DI li, CD, c u i , racolo di G autior do
102-4. C o in cy , c x x x m .
iN -m c r. m : t nomi I7:t

Inghilterra, Iil leggenda Libar de abundantia K.rcm-


Mariana in lugli., x m ; plorimi, cxxvin. 91.
miracolo di ro Riccardo de miraculi S. Dei geni
d lugli., exiv. trici Marine, xxi.
ordino di C i s t o 11 o in de septem donis, cxxvin,
lugli., 81; cavaliere di 90.
lugli., 07. Mariae, xxvi, xxxvii, 90.
Innocenzo iv Papa, prota Miracnlornm S. Dei (e-
gonista (Tuli miracolo, nitrici, v. Malmesbury.
n i. secundux Miraeulorum,
v Ileisterbacli.
J Libri J [iraeulorum, xvnr.
Libro del Naufragio, xcv.
Jacopo (S.), xxiv. .
Liegi (di) Arnoldo, v. A r
Jerusalem, 44.
.Toie, protagonista del Ro nold u s.
Lodi, l x v i .
man de la Mandane. cix.
Joscius monaco, miracolo Londra Alberico da Lon
dra, xxix Iacobus a
di J., cxLix. 99, 104.
Junior Giovanni, v. Go Londonia, cx l .
bi u s . Lucia (S.), cxv.
M
L
Majolo, abate, personaggio
Laon (di) Ermanno, xx, di un miracolo italiano,
XXXI. lxxxi.
Laudes de Virgine Maria di Malmesbury (di) Gugliel
B o n v e s in da R iv a , x lv i. mo, xxix, cxm , cxx,
Lavagna (da) Filippo, tipo cxxix, 83.
grafo, l x x x iii e sgg. Mandane, Roman de la M.,
Legenda aurea, v. Yarazze. cix e sgg., 110.
Leodegarius episc. Yiva- Manzolo Michele da Parma,
riensis. exir. l x x x iii e s g g ., 110.

Leone (S.) Papa, l x x i , cxi . Marchant (le) Jean, xxxii.


Libellus de miraenlis B. V. Maria Egiziaca, xLViii.
M. in urbe Suessionensi, Mariale Magnimi, xxm ,
v. Farsito. xxxix, ci, 92, 103, 107.
174 INDICE DEI NOMI

Matteo, vescovo di Chartres. S. Pierre s. Dive, v. Pier


X X X 11. re (S.).
Mdard (S.), abbazia di Sois- Miracolo del Cas t el l ano,
sons. xxxi. ved. Riva.
Menna, personaggio d un Miracolo del Chi er i co di
miracolo ital., l x x v i i . Pi s a , c x l i v .
Milagros de Kuestra Sennora Miracolo della citt di Tol-
di Gonzalo da Berceo, lecta, l x x i .
xxxr. Miracolo del Duca di Nor
Milite (de) qui amisit bona mandia, L X X I X .
sita, quem diabolus voluti Miracolo della Ve dova di
occidere, miracolo della Bayona, cxxxm, 108.
Vergine contenuto nel Miracolo della Vergine del
Yulgare de Elymosinis di Rosario, p o e m e t t o p o p o
Bonvesin da Biva. x l i v . la r e in o tta v a r im a , l ii.

Milon, ved. Chanson de Miracolo della Vergine di


Florence. Laon ved. Laon.
Miniato (S.) cxxxviii. Miracolo della V. della citt
Min un ile Maicei Domnnlui, di Spoleto, l x x v i i .
miracoli della Vergine Miracolo dello scolaro di
rumeni, xxxvm. Parigi, cxxxix.
Mi racle de la ftile dn Roy Miracolo del P i r a t a , v.
de Hong rie, ex. Bonvesin da Riva.
Miracles ritmici, ved. Ga Miracolo dol Re d Un
te lev. ghe r i a , C X L I I , C X L I I I ,
Miraclcs de Sainhta Maria C X L IV , C L IV .

Vergena, xxxvii. Miracolo di Al e x a n d r a ,


Miracoli della Vorgino di L X X V II.

S o i s s o il s, v. Farsito. Miracolo di Basilio (S.) ve


Miracoli della Vergine, ved. scovo, l x x i i .
Iiibro del Cavaliere. Miracolo di Cesari o, exi,
Miracoli della Vergine della c x ii, c l v ii , segg., 111.
Porta de loryhi, a Imcoa, Miracolo di Fl bo, exxxi,
IiXVIII. !>4, 11*2.
Miracoli : Miracolo di Domeni co
M ira e o li d ella V e r g in e di |S .), c x l v ii.
INUIC K DICI NOMI 175

Miracolo di Gi ovanni (S.) Maria, v. Bonvesin da


Da ma s c e no, exi, 110. Riva.
Miracolo di riesser Riunl- Monleroltro (da) Bonconte.
do. LXXX. X II, LU I.
Miracolo di Mur i ci di s, Monticolo Giovanni, civ.
XXII. Marcia, S. diaria la Reale,
Miracolo di i l ns a , l x x v i i . xxxvi.
Miracolo di Or i ge ne s , Mnrieldis, v. Miracolo.
LXXVII. Musa, v. Miracolo.
Miracolo di Ottone Re di N
Spagna, xxxiv.
Miracolo di S. Pacomio, Natalia (Suor), v. Appen
LX X V II. dice, CLXVlI.
Miracolo di Portiniana, N o g e ii t (de) G u i b e r t ,
LX X V II. xviii, cxm, exiv, 108.
Miracolo di Py a mo n o , Normandia (Ducila di), v.
LXXVII. Miracolo.
Miracolo di Romula, l x x v i i .
Miracolo di St e f a no, o
cxxxiv e segg.
Miracolo di Viviers, cxn Onorio di Autun, v. Autun.
v. Tiviers. Origenes, v. Miracolo.
Miracula, ved. Malmesbury. Orlando Innamorato, x i i .
Miracula ccclesiae Costan- Ottone, v. M:racolo.
tiensis, ved. Coutances.
P
ilfiracula S. il/. Laudunien-
sis. v. Laon.- Pachel (Leonardo de Ale-
Miraculis [De), ved. Torres. magna, L X X X V I , L X X X IX .
Miraluli slavne dene illarie, Pacomio (S.), v. Miracolo.
cont. una versione jugo Paolo (S.), chiesa di S. P.
slava del Roman de la a Londra, xxix.
Ma neh-ine, ex. Parigi , v. Miracolo dello
Modena, l x v ; v . Bologna. scolaro di Paris, cxxxix,
Monaco De quodam m. 59; convento di S. Vitto
qui vocabatur frater Ave re, XXII.
170 INDICE DEI NOMI

P aris de F r a n sa , l x x ix , P rom ptn ariu m de m iraculis


c x x i. b. M. Y irgin is, v. Herolt.
G iovanni da, cv._ Prompt ita riun Exemplorimi ,
Mattio d a , l x x x v i i , v. Troppa u.
i .x x x v m , Miracolo di doi P ulci (dej Tommaso di
jndoi. Messer Piero, l v i , cxviii .
Parma, assedio di. xxv. P yam on e, v. Miracolo di P.
Pascliasius, v. Hadbertus.
P assavan ti fra Iacopo, li , R
cx x i, CXLVI.
Passionai, com pilazione di Radbertus P a s c h a s i u s ,
miracoli tedeschi, x x x ix . xvm .
Pavia, miracolo del priore Radbodus, vescovo di Tour-
della chiesa di S. S a lv a nai e X oyon, x v m .
tore, LXXXl. R ationes quare Virgo tenetur
P o z (di), raccolta, xxi, x x v , diligere pecca to res, v.
c x ij, cxx, c xxx, cx x x i, Riva.
cx x x m , c x l i i i , c x l v i i i .8 5 . Reginalc, l i x .
P ie r (S.) Damiano, epistole Reinhard Max, v. A p p e n
e operette di, x v m . dice, CLXVIl.
P i e r r e (S. ) s u r D i v e . R em i (de) Philip pe, Cix.
Miracoli ivi localizzati R eno (de) Znane, l x x x i i i .
(sec. xu), xx. Ribera (da) J u s t i n ia i io ,
Pietro V enerabile, abbato LXXX1X.
di Cluny, xix. R inaldo, personaggio d un
P ipino, x x x iv . miracolo, lxxx .
Pisa, v. Miracolo del ch ie Hipoii. tipografia di, l x x x v .
rico di Pisa. R i v a (da) Ronvesin, xlii ,
P lannckStopliaiuis, l x x x v i . o segg. xi,in, xi,vi, xlix ,
Polonia, historia della se l i , c x m . c x x x m , CXLII-
renissim a Regina di , Roberto il Diavolo, x x x iv .
ex x v n . H o c - A m a d o r , miracolo
Portiuiana, v. Miracolo di della Vergine di,xx.
lort. Poma, imperatore di, x x x iv ,
P riefling (di) Potilo, o Po miracolo d ell im pera
tilo, xxi, 83. tore di, c x x iv , ii'.
IN 1 >1CK IH'II NOMI 177

Roinans (do) Ifuinbort, Stefano, v. Miracolo di Ste


oxxvm, 1)1. fano.
Remala, v. Miracolo di R. St('lla Rappresentazione
Roso iato (da) Albori co, LUI. di. xcil.
Ruggero cavaliere, v. Alu- Stella maria, v. (larlandia.
rieldis.
Rusconibus (de) Georgitis, T
xc.
Tiibint, v. llildegardc.
vS Tais, v. Miracolo di Tais.
Teolilo, v. Miracolo di T.
Sancito, don, xxvi. Torres, Erberto vescovo di,
Siinudo Maria, civ. exxxvi, 8(5.
Sciavo Dalinasiiia, leggen Tour s (di) Gr e g o r i o ,
X V III.
da dello, l i , cxxui.
Senno de Annuntiationc Ji. Tractatns de diversia materiis
M. V., v. Radbodus. prcdicahilihus, v. Bourbon.'
Senno de concepibile 7>. .1/. Trino (da) Rinaldo, l x x x i x .
Virginia, v. Canterbury. Troppau(di) Martino, xv. 95.
Sennones, v. Bareleta.
v. Bernardo (S.) u
Sennones nilgarcs, v. Vitry.
Silva (de) Franciscus, Ungheria: v. Enrico re
LXXXIX. d*U.; v. Miracolo.
Specchio di vera penitenza,
v. Passavanti. V
Speculimi ccclcsiae, v. Ono
rio. Va r a g i a e (da) I acopo,
Speculimi Exemplorum, xv, X X IV , X X V I. X X X IX , X LII,
c x x v i i i . 105. x c iv , cxxu, cxxxi, cxxxu,
Speculimi Ilistorialc , v. C X L 1I. C X L V I I , C X L IX , . CL,
Beauvais. 100.
Speculimi Laicorum, 97. Varazze (da) Iacopo, v. Vo
Spielinann, c l x v i . ragine.
Spoleto, v. Miracolo di Spo Vie des ancicns pcres, cxxix,
leto. C X L V I.
178 INDICE DEI NOMI

Vita de S. Padri, c x y . z
Vitae patrum, y . Gregorio.
Vita (de) schalastica, v. Riva. Zamora (de) Gii, x x y i ,
V i t r v (da) I a c o p o , xy , xxxyii. 96.
XC1Y , C XY, C X X I I l . CXLIY, Zani da Portes Bartolomio,
88. tipogr., xc.
Yiviers, y . Miracolo. Ziani Sebastiano, civ.
Vulgare de Elymosinis, v. Zibedeo, y . Giubideo.
Riva.
IN D IC E D E L L E T A V O L E F U O R I T E ST O

I,. Frontispizio dei Miracoli de la d[adona


istoriadi, Venezia, 1503.......................... P-
II. Frontispizio dei Miracoli de la Madona
istoriadi. Venezia, 1502.......................... X V II
III. Miniatura del codice Fn5.: Il miracolo
del n a u fra g io ....................................... XLVIII

IV. Miniatura del codice Fn5. Il miracolo


del diavolo finto servo d un castellano LXV

V. Frontispizio dei Miracoli di Nostra Don


na,, Firenze, 1500 ................................... L.XXXXI XX /C

VI. Silografia dell edizione Fiorentina del


1500: un miracolo della Vergine . . . CX XI

VII. Silografia delledizione Fiorentina del


1500: un miracolo della Vergine . . . CX XIX

Vili. Silografia delledizione Fiorentina del


1500: il diavolo eremita . . . . C LX
INDICE GENERALE

D edica................... ..................................... P- Y
I xtroduzioxe ........................................................ vii
C a i . I: I miracoli della Verdine nella lettera
tura leggendaria del medio JSvo . . . . \i
raccolte latine di miraceli . . .
Ca i I I : L e -w n
Cai. I li: / miracoli della Vergine nella lette
ratura francese del medio Ero....................... x.w'ii
Cai. I V : / miracoli nella letteratura spaglinola.
provenzale e ru m e n a ..................................... xxxv
Cai. V: / miracoli nelle letterature germaniche xxxix
Cai*. VI: I miracoli nella letteratura italiana. xu
Cai*. VII: Tl Libro dei Cinquanta Miracoli xcix
Cai. A'III : LI codice p a rig in o ............................ cui
Cai. IX: Le fonti dei Cinquantamiracoli. . mn
Cai*. X : 1/ ispiratore del libro: Bernardo di
Clairvau.v ........................................................ cui
G w \ X I: L ' a r t e nei ('in g u a n ta M ir a c o li > . ci.v
AII' e x d i c e : l i i e l a b o r a z i o n i m o d e r n e d e i m i r a
ci d i m e d i e v a l i ............................................................. n .x v

Te s t o ...................................................................... l-SI
Edkxco DEiiDE u v r c o i / n : di Exe.mcea > e
DI MIUACODI.............................................................. S5-I07
Addidxtk..................................................................* 1<*S
CORREZIONI......................................................................... 111)
INDI CI : ( i EN E R A 1,10

A nnotazioni f o n e t i ch e e .m o rfo logic he .


J - F o n e t i c a : I. Vocali toniche - Li. Vocali
alone - ILI. Consonanti - IV. Accidenti
Generali....................................................
7 - Mor f ol ogi a : I. Suffissi e Prefissi -
LL. Xomi e Pronomi - III. Flessione del
verbo - IV. Indeclinabili..........................
C - A p p u n t i s i n t a 11 i e i ..........................
G l o s s a r i o ....................................................................
L i M iracoli de S enta M a ria

iteI: M e m o r a r l a P rologo V- 1
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P a r t e IV: / / / nm inai ri.v P rologo . 01
mo. 36 (52
37 (54
38 (57
30
40 09
41 70
42 72
43 74
44 76
y> 45
46 77
P a r t e V: Advocata P rologo 78
31irne. 47 80
4S
49 81
50 83
I
C o lle z io n e d i O p e r e in e d it e o r a r e
d e i p r im i tr e s e c o l i d e lla lin g u a ,
p u b b lic a t a p e r c u r a d e lla R e g ia
C o m m is s io n e p e T e s ti d i L in g u a ,
d a l 1863 a l 1915.
*r

Bandi Lucchesi del secolo xiv, tratti dai registri


del R. Archivio di Stato in Lucca, per cura di
S alvatore B o ng i . - Bologna, Gaetano Romagnoli
editore (Tipografia del Progresso), 1863, in 8.,
pagg. xvi-434.
Storia di Ajolfo del Barbicone e di altri valorosi
cavalieri, compilata da A nd rea di J acopo di B a r
berin o di Valdelsa. Testo di lingua inedito pub
blicato a cura di L eone D el P r e t e . - Bologna,
Gaetano Romagnoli (Tipi Fava e Garagnani al
Progresso), in 8. Voi. I (1863), pagg. xxxn-360;
voi. II (1864), pagg. 368. - Ediz. Gms.
Statuti Senesi scritti in volgare nei secoli xm e
xiv, e pubblicati secondo i testi del R. Archivio
di Stato in Siena, per cura di F il i p p o L uigi P oli -
dori e L uciano B a n c h i . - Bologna, Gaetano Ro
magnoli (Tipi Fava e Garagnani al Progresso),
in S. Voi. I (1863) pagg. xxxvm-496; voi. II
(1871), pagg. xxxn-372; voi. I l i (1877), pagg.
xxxiv-512.
2 _
I Fatti di Cesare, testo di lingua inedito del secolo
xiv, pubblicato a cura di L uciano B anchi. - Bo
logna, Gaetano Romagnoli (Tipi Fava e Gara-
gnani), 1863, in 8., pagg. lxxx -392. - Ediz. Crus.
La Tavola Ritonda o lIstoria di Tristano,
testo di lingua citato dagli Accademici della Cru
sca, ed ora per la prima volta pubblicato secondo
il codice della Bibl. Mediceo-Laurenziana, per cura
e con illustrazioni di F ilippo L uigi P olidori. - Bo
logna, Gaetano Romagnoli (Tipi Fava e Gara-
gnani al Progresso). Voi. I (1864) pagg. cxx-502 ;
voi. II (1865), pag. 840. - Ediz. Crus.
Cronache Siciliane dei secoli xm-xiv-xv, pubbli
cate per cura del professor V incenzo di G iovanni. -
Bologna, Gaetano Romagnoli (Tipi Fava e Gara-
gnani), 1865, pagg. lvi-404.
Storia di Rinaldino da Montalbano, romanzo
cavalleresco in prosa, pubblicato per cura di C arlo
M i n u t o l i . - Bologna, Gaetano Romagnoli (Regia
Tipografia), 1865, pagg. xlvi-404. - Ediz. Crus.
Trattati di Mascalcia attribuiti ad I p po c r a te , tra
dotti dall arabo in latino da M aestro M ois da
P alermo , volgarizzati nel secolo x m , messi in luce
per cura di P ie t r o D elpra to , corredati di due
posteriori compilazioni in latino e in toscano e di
noto filologiche per cura di L uigi B a k r ie k i . - Bo
logna, Gaetano Romagnoli (Regia Tipografia), 1S65,
pagg. cxxxii-302. - Ediz. Crus.
Commento alla Divina Commedia dAnonimo
Fiorentino del secolo xiv, ora per la prima volta
stampato a cura di P ietro F a n f a n i . - Bologna,
Gaetano Romagnoli (Tipi Fava o Garagnani).
Voi. I (1866), pagg. v iii -718 (Inferno)] voi. II
(1868), pagg. 5B7 {Purgatorio)] voi. Ili (1874),
pagg. vin-616 (Paradiso). - Ediz. Crus.
Prediche inedite del B. Giordano da Rivalto
dellOrdine dei Predicatori, recitate in Firenze dal
1302 al 1805, e pubblicate per cura di E nrico
Narducci. - Bologna, Gaetano Romagnoli (Tipi
Fava e Garagnani), 1867, pagg. xlviii-500. - Ediz.
Crus.
De Rimedi dell' una e dell altra fortuna di
messer Francesco Petrarca, volgarizzati nel
buon secolo della lingua per D. G io vanni D ansa-
monaco degli Angeli, pubblicati da Don
m in iato ,
C asimiro S t o l f i . - Bologna, Gaetano Romagnoli
(Regia Tipografia). Voi. I (1867), pagg. 464; voi. II
(1867), pagg. 508.
La Mascalcia di Lorenzo Rusio, volgarizzamento
del secolo xiv, messo per la prima volta in luce
da P ietro D elprato, aggiuntovi il testo latino per
cura di L uigi B arbieri. - Bologna, Gaetano Ro
magnoli (Tipi Fava e Garagnani). Voi. I (1867),
pagg. viii-448: voi. II (1867), pagg. 840.
Il Romuleo di messer Benvenuto da Imola,
volgarizzato nel buon secolo, e messo per la prima
volta in luce dal dott. G iuseppe G uatteri. - Bolo
gna, Gaetano Romagnoli (Tipi Fava e Garagnani).
Voi. I (1867), pagg. xx-396; voi. II (1868), pagg. 464.
Valerio Massimo. De fatti e detti degni di me
moria della citt di Roma e delle stranie genti,
testo di lingua del secolo xiv riscontrato su molti
codici e pubblicato da R oberto D e V isiani . Bo
logna, Gaetano Romagnoli (Tipi Fava e Gara
gnani). Volume unico diviso in due parti: I (1867),
pagg. 1-400; II (1867), pagg. 401-740. - Ediz. Crus.
4
Il Libro di Sidrach, testo inedito del secolo xiv,
pubblicato da A dolfo B a r to li . Parte prima (Testo). -
Bologna, Gaetano Romagnoli (Regia Tipografia),
1868, pagg. xl -568.
Leggenda minore di S. Caterina da Siena e
lettere dei suoi discepoli. Scritture inedite
pubblicate da F. G r o t t a n e l l i . - Bologna, Gaetano
Romagnoli (Regia Tipografa), 1868, pagg. xxx-400.
Delle Rime volgari, trattato di A ntonio da T empo
giudice padovano, composto nel 1882, dato in luce
integralmente ora per la prima volta per cura di
G iusto G r io n . Bologna, Gaetano Romagnoli
(Regia Tipografia), 1869, pagg. 384.
Esemplare della Divina Commedia donato da
Papa Lambertini con tutti i suoi libri allo Studio
di Bologna, edito secondo la sua ortografia, illu
strato dai confronti di altri xix codici danteschi
inediti e fornito di note critiche da L uciano S ca-
r a b e l l i . Bologna, Gaetano Romagnoli (Regia
Tipografa). Voi. I (1870), pagg. lxviii-652 (In
ferno ); voi. II (1871), pagg. xvm-704 (Purgatorio);
voi. I l i (1873), pagg. xxvi-716 (Paradiso).
I Reali di Francia. Ricerche intorno ai Reali di
Francia per Pio R ajna , seguite dal Libro delle
Storie di Fioravante e dal Cantare di Bovo dAn-
tona. Voi. I. - Bologna, Gaetano Romagnoli (Regia
Tipografia), 1S72, pagg. xx-n-568. Con albero ge
nealogico. - Ediz. Crus. Segue:
I Reali di Francia di A ndrea da B a r b e rin o . Testo
critico per cura di G i u s e p p e V an p e l l i . - Bologna,
Romagnoli DallAcqua (Regia Tipografia). Volu
me IL, parto I (1S92), pagg. cxx-292; parto II
(1900), pagg. iv-404. - Ediz. Crus.
r>
I nobili Fatti di Alessandro Magno, romanzo
storico tradotto dal francese nel buon secolo, ora
por la prima volta pubblicato sopra duo Codici
Magliabechiani per cura di G iusto G r i o n . - Bolo
gna, Gaetano Romagnoli (Regia Tipografia), 1872,
pagg. clxxiv-ii -296. - Ediz. Crus.
Dei Trattati morali di Albertano da Brescia,
volgarizzamento inedito fatto nel 1268 da A ndrea
da G rosseto , pubblicato a cura di F rancesco S e l m i . -
Bologna, Gaetano Romagnoli (Regia Tipografia),
1873, pagg. xx-396.
Le Vite degli Uomini Illustri di Francesco
Petrarca, volgarizzate da D onato degli A l r a n -
zani da P ratove cciiio , ora per la prima volta
messe in luce secondo un Codice Laurenziano
citato dagli Accademici della Crusca, per cura di
L uigi R a z z o l is i . - Bologna, Gaetano Romagnoli
(Regia Tipografia). Voi. I, disp. l.m (1874), pagg.
xxxvi-400, con due fac-simiti, disp. 2.a (1874),
pagg. 401-896; voi. II (1879), pagg. xvi-728. -
Ediz. Crus.
La Scala del Paradiso di San Giovanni Climaco,
testo di lingua corretto su antichi codici mss. per
dottore dellAmbrosiana. - Bolo
A ntonio C e r u t i ,
gna, Gaetano Romagnoli (Regia Tipografia), 1874,
pagg. lii-524.
Le antiche Rime volgari, secondo la lezione del
Codice Vaticano 3793, pubblicate per cura di A.
d A ncona e D . C omparen ti . - Bologna, Gaetano
Romagnoli (Regia Tipografia). Voi. I (1875), pagg.
xxiv-536; voi. II (1881), pagg. iv-428; voi. I l i
(1884), pagg. iv-408 ; voi. IV (1886), pagg. iv-424;
voi. V (1888), pagg. vm-544. - Ediz. Crus.
6

Del Reggimento e Costumi di Donna di Messer


F rancesco B arberino, secondo la lezione dell an
tico testo a penna Barberiniano, per cura del
Conte Carlo B aldi di V esme Senatore del Regno. -
Bologna, Gaetano Romagnoli (Regia Tipografia),
1875, pagg. xlii -444. Con facsimile. - Ediz. Cras.
Le Storie Nerbonesi, romanzo cavalleresco del se
colo x iv , pubblicato per cura di I . G. I sola. - Bo
logna, Gaetano Romagnoli (Regia Tipografia). Voi. I
(1877^), pagg. vm-540; voi. II (1887) pag. iv-784.
Il Tesoro di Brunetto Latini, volgarizzato da
B ono G iamboni, raffrontato col testo autentico
francese, edito da P . Chabaille, emendato con
mss. ed illustrato da L uigi G aiter . - Bologna,
Gaetano Romagnoli (Regia Tipografia). Voi. I
(1878), pagg. lxviii -432; voi. II (1879), pag. 344;
voi. I l i (1880), pagg. 632 : voi. IV (1883), pagg.
440. Con 10 tavole.
Volgarizzamento della Istoria delle Guerre
Giudaiche di J osefo E breo cognominato F lavio ,
testo di lingua antica ridotto a pi sana lezione
da L uigi C al o ri . - Bologna, Gaetano Romagnoli
(Tipi Fava e Garagnani). Voi. I (1878), pagg.
xxxiv-420; voi. II (1879), pagg. 49G.
Delle Donne Famose di Giovanni Boccacci, tra
duzione di M. D onato degli A lbanzani di C asen
t in o , detto l A d e n n i n i g e n a ; edizione terza curata
da G iacomo M an zoni , con note. - Bologna, Gae
tano Romagnoli (Tipi Fava o Garagnani), ISSI,
pagg. lxxiv -400. - Ediz. Crus.
La Bibbia volgare secondo la rara edizione del l.
di ottobre mcccclxxi , ristampata per cura di C arlo
N e u r o n i . - Bologna, Gaotano Romagnoli (Regia
Tipografia). Voi. I (1882), pagg. lii-592: voi. I l
(1882), pagg. 664 ; voi. ITI (1882), pagg. 51)2;
voi. IV (I8S3), pagg. 680; voi. V (1884), pagg.
xvi-800 ; voi. VI (1885), pagg. 636: voi. VII (1885),
pagg. 616; voi. V ili (18S6), pagg. 656; voi. IX
(1S87), pagg. 772; voi. X ecl ult. (1887), pagg.
596. Ediz. Crus.
Il Libro dAmore di Carit del fiorentino B. G io
vanni D ominici dellOrdine de Predicatori. Testo
inedito di lingua pubblicato per cura del dottor
A ntonio C eruti dellAmbrosiana. - Bologna, Ro
magnoli - Dall Acqua ( Regia Tipografia ), 1889,
pagg. xlii - ii -560.
Vite di Uomini Illustri del secolo XV scritte
da V espasiano da B isticci rivedute sui manoscritti
da L odovico F rati. - Bologna, Romagnoli-Dal
lAcqua (Tipi Fava e Garagnani). Voi. I (1892),
pagg. iv-xx-344; voi. II (1893), pagg. 340; voi. I l i
(1893), pagg. 436.
Le Poesie volgari e latine di L atteo M aria
B oiardo riscontrate sui codici e su le prime stampe
da A ngelo S olerti. - Bologna, Romagnoli-Dal
lAcqua (Tipi Fava e Garagnani), 1894, pagg.
xlii - i i -484.
Rime antiche italiane secondo la lezione del Co
dice Vaticano 3214 e del Codice Casanatense d.
v. 5, pubblicate per cura del dott. M ario P elaez. -
Bologna, Romagnoli-DallAcqua (Regia Tipografia),
1895, pagg. xxiv-392. - Ediz. Crus.
Le Rime di Serafino de Ciminelli dall Aquila
a cura di M ario M enghini. Volume primo. Bolo
gna, Romagnoli-DallAcqua (Tipi Fava e Gara
gnani), 1896, pagg. cxx-344. Con fac-simiU.
8

Il Tristano Riccardiano edito e illustrato da E. G.


P arodi. - Bologna, Romagnoli-DallAcqua (Tip.
A. Garagnani e figli, gi Fava e Garagnani), 1896,
pagg. ccxii-468. - E d i z . Crus.
Amabile di Continentia romanzo morale del se
colo xv a cura di A ugusto Cesari. - Bologna,
Romagnoli-DallAcqua (Tip. A. Garagnani e figli,
gi Fava e Garagnani), 1896, pagg. ccxliv- iv -156.
Le Rime di Torquato Tasso, edizione critica su i
manoscritti e le antiche stampe a cura di A ngelo
S olerti. - Bologna, Romagnoli-DallAcqua (Tip.
A. Garagnani e figli, e Societ Tip. Mareggiani).
Voi. I. Bibliografia (1898), pagg. xvi-512. Voi. II.
Rime damore (1898), pagg. iv-528. Voi. III.
Rime doccasione o d encomio (1899), pagg. viii-
536, con un fascicolo di pagine xxx da aggiun
gere o da sostituire nei volumi primo e secondo.
Voi. IV. Rime doccasione o dencomio (1902),
pagg. iv-388.
Le piacevoli Notti di M. Giovanfrancesco Stra
p a r la da Caravaggio nelle quali si conten
gono le favolo con i loro enimmi da dieci donne
e due giovani raccontate. Riprodotte sulle antiche
stampe a cura di G iuseppe R ua. - Bologna, Roma-
gnoli-DallAcqua (Tip. A. Garagnani e figli). Libro
primo (1898), pagg. xxvi-320; libro secondo ed ul
timo (1908), pagg. viii-292-xi.vui.
Il Canzoniere Laurenziano Rediano 9, pubbli
cato por cura di T ommaso C a s in i . Bologna, Ro-
magiioli-DallAcqua (Tip. A. Garagnani o figli),
1900, pagg. xvi-38-l. - Ediz. Crus.
Le Lettere di Alessandro Tassoni tratto da auto
grafi e da copio e pubblicato por la prima volta
9

nella loro interezza da G iorgio R ossi . - Bologna,


Romagnoli-DallAcqua (Tip. A. Garagnani). Voi. T
(1901), pagg. vm-43(>; voi. 11(1910), pagg. vm-344.
Le Rime di Fra Guittone dArezzo a cura di
F laminio P e l l e g r i n i . Volume primo. (Versi d a-
more). - Bologna, Romagnoli-DallAcqua (Tip. A.
Garagnani) 1901, pagg. vm-372. - Ediz. Crus.
Le Opere di Giovanvettorio Soderini pubblicate
da A luerto B acchi della L ega . - Bologna, Roma-
gnoli-DallAcqua (Tip. Coop. Mareggiani). Voi. I.
I due trattati dellAgricoltura e della Coltivazione
delle Viti con il Compendium de Agrorum Ccrpo-
rumqae Dimensione di P ie t r o M aria C ala nd ri (1902),
pagg. iv-xxvi-594. Voi. II. Il trattato della cultura
degli orti e giardini (1908), pagg. xn-428. Voi. III.
II trattato degli arbori colla seconda parte ine
dita (1904), pagg. xiv-688. Voi. IV. Il trattato degli
animali domestici inedito (1907), pagg. xl -424. -
Ediz. Crus.
Cantari Cavallereschi dei secoli XV e XVI
raccolti e pubblicati da G iorgio B a r i n i . - Bologna,
Romagnoli-DallAcqua (Tip. A. Garagnani), 1905,
pagg. x x n -2 8 0 .
Il Canzoniere Vaticano Barberino Latino 3953
(gi Barb. XLV. 47) pubblicato per cura di G ino
L ega . - Bologna, Romagnoli-DallAcqua (Societ
. Tip. Mareggiani), 1905, pagg. l-276.
Cronica di Buonaccorso Pitti con le annotazioni
ristampata da A lberto B acchi della L ega . - Bo
logna, Romagnoli-DallAcqua (Societ Tip. Ma
reggiani), 1905, pagg. lxviii - i i -274.
Orlando Innamorato di Matteo Maria Boiardo
riscontrato sul Codice Trivulziano e su le prime
10
stampe da F rancesco F ffan o . - Bologna, Roma
gnoli-DallAcqua (Societ, poi Cooperativa Tip.
Mareggiani). Voi. I (1906), pagg. vm-508; voi. II
(1907), pagg. iv-528; voi. I l i (1907), pagg. iv-140-
xxxvi. Con un facsimile del Codice Tnculziano.
Rimatori Bolognesi del Quattrocento a cura di
L odovico F rati. - Bologna, Romagnoli-DallAcqua
(Coop. Tip. Mareggiani), 1908, pagg. vm-vm-404.
Indice delle antiche Rime volgari a stampa
che fanno parte della Biblioteca Carducci, a cura
di G iulio G xaccarixi. - Bologna, Romagnoli-Dal-
lAcqua (Coop. Tip. Mareggiani). Voi. I (1909),
pagg. lxvi- ii -356; voi. II (1909), pagg. iv-336.
Le Rime del Codice Isoldiano (Bologn. Univ.
1739) pubblicate per cura di L odovico F rati. -
Bologna, Romagnoli-DallAcqua, (Coop. Tip. Ma
reggiani). Voi. I (1913), pagg. xxxii -324; voi. II
(1913), pagg. xvi-524.
Rime di Giovanni Boccacci, testo critico per cura
di A ldo F rancesco M assra . Bologna, Romagnoli-
DallAcqua (Coop. Tip. Mareggiani), 1914, pagg.
cccxvi-228.
Rimatori Bolognesi del Trecento a cura di L o
dovico F - Bologna, Romagnoli-DallAcqua
rati.
(Coop. Tip. Mareggiani), 1915, pagg. lvi-264.
le / - " "

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DUI,DA COLLEZIONE DI O I'ER E INEDITE 0 RARE

In. c o r s o di sta m p a :

1. Le Lettere ili Alessandro Tassoni a cura di G iorgio


R ossi. T ol. I l i ed ultimo.

2. Le Lettere di Mons. Giovanni della Casa, raccolte


dalle stampe citate, per cura di A lberto B acchi
della L ega .

3. Le Rime di Fra Guittone, a cura di F laminio P elle


g r in i. Tol. I l ed ultimo.

4. Rime inedite del cinquecento, pubblicate da L odo-


vico F rati.
PREZZO DEL VOLUME

JL. 14

Pubblicato il giorno C Marzo 1917.