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8 Marzo 2017 LINEA CARSICA Gianluca Conte

recensisce Altissima miseria di Claudia Di Palma


Quando la poesia diviene sacrificio, offerta, dono gratuito, immolazione, ci
troviamo davanti a qualcosa di talmente prezioso da doverlo tenere stretto al
cuore. il caso di Altissima miseria di Claudia Di Palma, Musicaos Editore,
2016. Si tratta di una silloge quadripartita introdotta da quello che appare un
proemio/vessillo che ci inizia alluniverso poetico dellautrice: Ti offro la mia
bandiera bianca, ti porto nel luogo stupendo della mia resa (p. 15). Un
mondo di stati dagitazione mi permetta Ferretti che dietro un velo
dillusoria quiete nasconde linquietudine poetica della Di Palma, una
trepidazione viscerale: Madre, disangolata figura / dacqua, laddove il
fuoco / sinerpica e si perde. / Materna per ogni naufragio / che nella tua
sapiente forma / di deforma bocca, si spezza. [...] (p. 19). In questopera
prima si respira unaria di apocalisse, di disfacimento quasi ontologico
dellumano e dei rapporti edificati lato sensu; relazioni e proto relazioni che ai
pi sembrano le uniche possibili ma che la poesia ha il potere di
smascherare, per costruirne di nuove, o forse, semplicemente, per lasciarle
andare dove nessuno pu riconoscerle. Quella dellautrice unopera di
decostruzione resa tesissima dai contrasti e dalle dissonanze; su tutte
tiranneggia lantitesi ombra/luce, tuttavia da non leggere nellaccezione
comune della dicotomia Luce/Buio o Bene/Male: andrebbe forse avvicinata
come un unicum universale capace di creazione, che, nonostante la
crudezza, d la vita: Ombra, maturo frutto, cadi / da un raggio e ti spargi nel
mondo. / E rendi esatto il tutto. / Tu sei lutero che raccoglie / e sprigiona luce
[...] (p. 22). La visione angolare, obliqua della Di Palma seduce il lettore non
con falsi decori bens con una pulizia impressionante, con versi scarnificati
eppure colmi di unindicibile potenza: lesilio la nostra grande risorsa, / il
non avere appigli. (p. 39). Un lavoro in equilibrio tra il segno pi e il segno
meno dellumanit, tra la materia e lantimateria, con lannientamento totale
che fa capolino dietro langolo e che tuttavia non sembra trionfare su
quellentit piccola, a volte bieca, che lessere umano. Un collante
essenziale e indefinito affiora qua e l nel mare dutopia sacrale costruito
dallautrice: E cessiamo di essere monadi / e ci troviamo mondo, plurale
sintonia / di singolari moltitudini (p. 71), una forza primitiva che fa della
resa il suo culmine pi alto, perch resa non lessere inani, immobili,
stancamente rassegnati ma farsi accoglienza dellessere Umano troppo
umano.

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palma.html