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SISTEMA DELLE COMPETENZE RIORGANIZZATO DAL TRATTATO DI LISBONA (2009)

La corte di giustizia garante del rispetto del sistema delle competenze da parte delle istituzioni

1. Principio di attribuzione: lazione dellUnione limitata alle competenze attribuite dai trattati e dal rispetto
dei principi di sussidiariet e proporzionalit inoltre i suoi poteri sono derivativi in quanto attribuiti dagli stati
membri volontariamente, dunque la sua azione di carattere eccezionale rispetto alle competenze nazionali.

Competenza esclusiva potere di legiferare e adottare atti obbligatori affidato allUE, tranne che nei casi di
autorizzazione a farlo rilasciata da questa agli stati membri e nei casi di recepimento degli atti dellUE, nei
settori:
unione doganale, concorrenza, conservazione delle risorse biologiche del mare e della pesca,
politica commerciale comune, politica monetaria e conclusione di accordi internazionali se questa prevista
in un atto legislativo dellUnione o necessaria per lesercizio delle competenze interne.
E esclusa, a differenza di quanto ritenuto originariamente dalla giurisprudenza, la politica agricola comune.

Competenza concorrente potere di legiferare e adottare atti obbligatori affidato allUE e, quando questa
non labbia esercitata o abbia cessato di farlo, agli stati membri determinato in via residuale nei settori non
rientranti nella competenza esclusiva o nella competenza per azione di sostegno:
mercato interno, politica sociale, coesione economica sociale e territoriale, agricoltura e pesca, ambiente,
protezione dei consumatori, trasporti, reti trans europee, energia, spazio di libert sicurezza e giustizia e
sicurezza in sanit pubblica
Vi un regime particolare per quanto riguarda le cosiddette competenze parallele costituite da ricerca e
sviluppo tecnologico, cooperazione allo sviluppo e aiuti umanitari per le quali lunione conduce una politica
autonoma senza per impedire agli stati membri di esercitare le loro competenze.
Il protocollo 25 sullesercizio della competenza concorrente stabilisce che quando lUnione agisce in un
determinato settore rientrante in tale ambito, il campo di applicazione di questo esercizio di competenza
copre unicamente gli elementi disciplinati dallatto dellUnione e non lintero settore.

Competenza per azione di sostegno potere di legiferare e adottare atti obbligatori affidato agli stati membri
con il sostegno e lassistenza dellUE che non pu sostituirsi ad essi rispettandone lidentit nazionale, nei
settori:
tutela della salute umana, industria, cultura, turismo, istruzione e formazione professionale, protezione civile,
cooperazione amministrativa e giovent e sport
Lunione ha competenza per definire ed attuare una politica estera e di sicurezza comune compresa la
definizione progressiva di una politica di difesa comune e per il coordinamento delle politiche economiche e
occupazionali degli stati membri.
La sicurezza nazionale espressamente riservata in via esclusiva alla competenza di ciascuno Stato
membro

2. Clausola di flessibilit (art.352 TUE) produce ampliamenti e integrazioni dei trattati pur non potendosi
parlare di modifica in senso proprio degli stessi, consentendo alle istituzioni il ricorso allesercizio di
competenze sussidiarie necessarie al raggiungimento degli obiettivi dellunione, qualora non siano stati
espressamente previsti i poteri alluopo necessari.
Perplessit sono sorte in relazione alla clausola di flessibilit, circa il fatto che potesse estendere di fatto le
competenze dellunione oltre quelle previste nei trattati; in proposito la corte di giustizia europea ha
evidenziato che esistono limiti oggettivi al ricorso a tale clausola:
1. La clausola stessa parte integrante di un ordinamento basato su poteri attribuiti e dunque non pu
costituire un mezzo con il quale modificare il trattato, sfuggente alla procedura prevista a tale scopo.
2. La sussidiariet quale principio fondamentale dellunione, ed il rispetto della stessa, rappresenta una
limitazione alle possibilit di espansione delle competenze dellunione rendendo meno discrezionale
lindividuazione di nuovi campi dintervento dellUE.
3. Limiti pi specifici sono previsti dallart. 352 TUE:
a) le proposte formulate in base alla clausola di flessibilit sono sottoposte dalla Commissione
allattenzione dei parlamenti nazionali nellambito della procedura per il controllo del principio di
sussidiariet.
b) la deliberazione con cui il Consiglio Europeo adotta le disposizioni appropriate basate sulla
clausola di flessibilit deve essere allunanimit previa approvazione del Parlamento europeo.
c) le misure basate sulla clausola di flessibilit non possono comportare unarmonizzazione delle
disposizioni legislative degli stati membri nei casi esclusi dai trattati.
1
d) le materie riguardanti politica estera e sicurezza comune non possono essere oggetto della
clausola di flessibilit
e) gli atti fondati sulla clausola di flessibilit in settori diversi dalla politica estera e dalla sicurezza
comune, non devono influire sullapplicazione delle procedure di questultime.
f) assenza o insufficienza di poteri dazione previsti dai trattati
g) stretta correlazione tra lazione che si vuole intraprendere e lobiettivo da realizzare

La clausola di flessibilit non deve essere accomunata alla teoria dei poteri impliciti, consistenti in quelli
inerenti e funzionali allesercizio di poteri gi previsti, in quanto essa ha carattere pi incisivo consentendo
lattribuzione di nuovi poteri dazione a condizione che sia dimostrabile la loro funzionalit.

3. Teoria dei poteri impliciti (elaborata dalla corte di giustizia): possibilit di riconoscere allUnione poteri non
espressamente conferiti dai trattati ma che risultino indispensabili per un esercizio efficace ed appropriato
delle competenza gi attribuite e dunque strumentali e funzionali per lespletamento dei compiti affidati alle
istituzioni o per conferire un effetto utile ai trattati.

4. Principio di sussidiariet (previsto inizialmente dallAtto unico europeo e successivamente consacrato dai
trattati di Maastricht e di Lisbona): criterio generale che definisce la portata dellintervento dellUE nei settori
delle competenze non esclusive, stabilendone il ricorso soltanto se gli obiettivi dellazione prevista non
possono essere sufficientemente raggiunti dagli Stati membri, sia a livello centrale, che regionale o locale
ma siano realizzabili pi efficacemente a livello dellUnione.
Il principio di sussidiariet equiparabile a un principio costituzionale, nellambito dellintegrazione europea,
che regola la ripartizione delle competenze tra unione e stati membri nei settori di competenza concorrente
innestando una procedura di controllo sullo sviluppo delle competenze dellunione senza attribuirne di nuove
in via definitiva, in quanto operante soltanto nel quadro delle concorrenti ove gli stati non si spogliano dei loro
poteri.
Il protocollo n 30 del trattato di Amsterdam sullapplicazione dei principi di sussidiariet e proporzionalit poi
sostituito dal protocollo n2 del trattato di Lisbona, prevede un meccanismo di controllo sullutilizzo del
principio di sussidiariet:

a)obbligo di trasmissione per la commissione di ogni progetto legislativo (proposta della


commissione, iniziativa di un gruppo di stati membri o del parlamento europeo, richiesta della
corte di giustizia, raccomandazione della BCE) al parlamento e ai parlamenti nazionali,
accompagnato da una scheda motivante il ricorso al principio di sussidiariet (oltre che al
principio di proporzionalit)
b)possibilit per i parlamenti nazionali di presentare ai presidenti del Parlamento,
della Commissione e del Consiglio entro 8 settimane dalla trasmissione di un progetto
legislativo, un parere motivato dichiarante linconformit al principio di sussidiariet dello stesso.
Nel caso in cui i pareri motivati dei parlamenti nazionali siano almeno 1/3 dellinsieme dei
voti totali dei parlamenti (1/4 se il progetto riguarda lo spazio di libert sicurezza e giustizia) il
progetto dovr essere riesaminato dalla commissione o dal gruppo di stati da cui proviene e al
termine del riesame potr essere mantenuto, modificato o ritirato da questa con decisione
motivata.
Nel caso in cui i pareri motivati dei parlamenti nazionali siano almeno la maggioranza
semplice dellinsieme dei voti totali dei parlamenti il progetto dovr essere riesaminato dalla
commissione e al termine del riesame potr essere mantenuto, modificato o ritirato da questa
con decisione motivata; se la commissione mantiene il progetto, prima della conclusione della
prima lettura parlamento europeo e consiglio (il legislatore?) esaminano la compatibilit della
proposta legislativa con il principio di sussidiariet, tenendo particolarmente conto delle ragioni
espresse e condivise dalla maggioranza dei parlamenti nazionali nonch del parere motivato
della Commissione e se, a maggioranza del 55% dei membri del Consiglio o a maggioranza dei
voti espressi in sede di Parlamento europeo, il legislatore ritiene che la proposta non sia
compatibile con il principio di sussidiariet, la proposta legislativa non forma oggetto di ulteriore
esame.
c)possibilit di impugnazione ex post di un atto legislativo per violazione del principio di
sussidiariet per ogni parlamento nazionale e per il Comitato delle regioni (quando il trattato
ne richiede la consultazione per ladozione di atti legislativi), presso la corte di giustizia

Precedentemente al meccanismo di controllo previsto dai protocolli 30 e 2, lunica garanzia azionabile per
una corretta applicazione del principio di sussidiariet era il ricorso alla corte di giustizia da parte di uno stato
2
membro, di un istituzione o di un privato abilitati a farlo per eccesso di potere sostenendo il mancato rispetto
dei limiti posti dal diritto dellunione allesercizio del potere normativo o direttamente la violazione del diritto
dellunione essendo la sussidiariet principio fondamentale della stessa.
Il giudizio della corte richiede unindagine complessa e articolata presupponendo anche la padronanza e
ladeguato apprezzamento di un insieme di elementi collegati alle diverse situazioni presenti nei vari
ordinamenti degli stati membri; valutazione che pu trovare riscontri solo a posteriori e che difficilmente
potrebbe essere compiuta piu efficacemente dalla Corte di giustizia che dal Consiglio e le altre istituzioni,
essendo queste pi competenti circa lazione dellUnione e le materie in cui verte.

5. Principio di proporzionalit (art. 5 TUE, originariamente previsto dalla corte di giustizia):


criterio generale che regola lintervento dellUE posto in essere tramite gli atti, in ogni situazione e settore di
competenza limitandone lestensione a quanto necessario al conseguimento degli obiettivi e imponendo
ladozione. in caso di pluralit di opzioni, degli atti che lascino pi libert possibile agli stati e ai cittadini.
A differenza del principio di sussidiariet che interviene solo su atti rientranti nelle competenze concorrenti e
in un momento antecedente costituito dalla decisione di promuovere o meno unazione, il principio di
proporzionalit interviene su tutti gli atti e successivamente alla loro emanazione.

Principio di prossimit (art.10 TUE): criterio generale per cui le decisioni devono essere prese il pi vicino
possibile ai cittadini in modo tale da favorire il decentramento nella gestione dellazione dellUnione e a
tutelare le specificit nazionali

Principio di funzionalit: criterio generale su cui si fondava il sistema precedentemente al Trattato di Lisbona
e allintroduzione delle competenze in modo espresso, dettagliato e tassativo, in base al quale queste erano
attribuite in base agli obiettivi da raggiungere in modo appunto funzionale alle finalit perseguite rendendo
problematica la ripartizioni di competenze tra Comunit e Stati membri

ISTITUZIONI

Il quadro istituzionale dellUE composto da pluralit di istituzioni e si regge su dei principi fondamentali:
1- Principio dellequilibrio istituzionale: ripartizione equilibrata delle competenze attribuite a ciascuna
istituzione e controbilanciamento tra i poteri delle stesse, la violazione di tale principio da parte di un
istituzione pu determinare lillegittimit degli atti da essa adottati
2- Principio di leale cooperazione: dovere reciproco delle istituzioni di agevolare e non ostacolare
lesercizio delle competenze attribuite a ciascuna

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CONSIGLIO EUROPEO:
Depositario di un ruolo di impulso per lo sviluppo dellUE, ne definisce gli orientamenti e le priorit politiche
generali, in particolare in politica estera e sicurezza comune, ma non ha poteri legislativi.

_ ha sede a Bruxelles e si riunisce ogni 3 mesi salvo convocazioni straordinarie del presidente

_ composto dai capi di stato o di governo di ogni stato membro, dal presidente della commissione europea e
dal suo presidente, eletto dai capi di stato o di governo a maggioranza qualificata, per 2 anni e mezzo con
possibilit di un rinnovo unico

_le decisioni sono prese attraverso la procedura del consensus in base alla quale una decisione presa se
non vi sono obiezioni, in alcune materie la decisione presa allunanimit o a maggioranza qualificata; il
presidente della commissione e il presidente del consiglio europeo non votano

_ gli atti del consiglio destinati a produrre effetti giuridici nei confronti di terzi sono sottoposti a un controllo di
legittimit ad opera della corte di giustizia

PARLAMENTO EUROPEO
Rappresentante degli interessi dei popoli dellUE, depositario di tre poteri: potere legislativo, potere di
controllo e potere di adozione del bilancio UE.

_ ha sede a Bruxelles e si riunisce in sessione ordinaria annuale una settimana al mese,


su richiesta della maggioranza dei membri pu riunirsi in seduta straordinaria

_ composto da 750 deputati eletti a suffragio universale ogni 5 anni con procedure elettorali
diverse in ogni stato, pi un presidente eletto per 2 anni e mezzo dal parlamento a maggioranza
assoluta per i primi tre scrutini, mentre al quarto scrutinio eletto il candidato che ha ottenuto pi
voti; la rappresentanza dei cittadini garantita con un numero di seggi degressivamente
proporzionale attribuito agli stati membri in base alla popolazione, numero min di 6 e max di 96.

_ organizzato in un ufficio di presidenza, in gruppi politici creati in base allaffinit politica di


almeno 25 deputati che rappresentino degli stati membri e in commissioni parlamentari
permanenti della durata di 2 anni e mezzo o temporanee della durata massima di 1 anno.

_ le decisioni sono prese a maggioranza assoluta dei voti espressi, il numero legale per la validit
della votazione un terzo del totale dei parlamentari; maggioranze aggravate sono previste su
materie specifiche

1. Potere legislativo esercitato congiuntamente al Consiglio

Il Parlamento esercita congiuntamente al Consiglio la funzione legislativa attraverso la procedura


legislativa ordinaria o le procedure speciali previste in casi specifici dai trattati.

Procedura legislativa ordinaria di Codecisione:

_ La commissione presenta una proposta di atto legislativo al Parlamento e al Consiglio

_ Prima lettura: Il Parlamento adotta la sua posizione sulla proposta legislativa con
possibilit di porre emendamenti alla proposta legislativa originaria.
A)Se la posizione non contiene emendamenti e anche il Consiglio accoglie la proposta
originaria della Commissione, l'atto adottato dal Consiglio a maggioranza qualificata e
pubblicato nella Gazzetta ufficiale.
B)Se la posizione contiene emendamenti e il Consiglio approva tutti gli emendamenti non
modificando ulteriormente la proposta originaria della Commissione, l'atto adottato dal
Consiglio a maggioranza qualificata e pubblicato nella Gazzetta ufficiale.
C)Se il Consiglio non approva tutti gli emendamenti o li respinge, il Consiglio adotta la
posizione a maggioranza qualificata e la trasmette al Parlamento per la seconda lettura.

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_ Seconda lettura: il Parlamento esamina la posizione del Consiglio entro un termine di 3
mesi prorogabile a 4 mesi.
A)Se approva la posizione del Consiglio o non si pronuncia entro il termine stabilito, l'atto
adottato e pubblicato nella Gazzetta ufficiale
B)Se respinge la posizione del Consiglio, a maggioranza assoluta dei membri, latto non
adottato e la procedura definitivamente conclusa
C)Se propone emendamenti alla posizione del Consiglio, a maggioranza assoluta dei
membri, la posizione del Parlamento viene trasmessa alla Commissione e al Consiglio
che esamina la posizione del parlamento entro un termine di 3 mesi prorogabili a 4 mesi.
1)Se il Consiglio approva gli emendamenti del Parlamento, l'atto adottato e pubblicato.
2)Se il Consiglio non accoglie tutti gli emendamenti del Parlamento, ne informa
quest'ultimo ed entro sei settimane viene avviata la procedura di conciliazione.

_Procedura di conciliazione: Il comitato di conciliazione, composto da rappresentanti del


Consiglio e del Parlamento in egual numero, ha a disposizione 6 settimane prorogabili a
8 settimane per trovare un accordo su un testo comune.
A)Se il comitato di conciliazione approva il testo comune, quest'ultimo sottoposto
all'approvazione del Consiglio e del Parlamento che dispongono di 6 settimane prorogabili
a 8 per approvarlo.
1)Se il Consiglio a maggioranza qualificata e il Parlamento a maggioranza dei voti
espressi approvano il testo comune, latto adottato e pubblicato nella Gazzetta ufficiale.
2)Se il Consiglio o il Parlamento non approvano il testo comune, latto non adottato e la
procedura definitivamente conclusa.

B)Se il comitato di conciliazione non trova un accordo su un testo comune nel termine
previsto, l'atto non adottato e la procedura definitivamente conclusa.

Procedura legislativa speciale di Consultazione:

_ La commissione presenta una proposta di atto legislativo al Consiglio, che tenuto a


consultare il Parlamento ed esaminare il suo parere a riguardo, prima di adottare latto;
il parere del Parlamento, che pu consistere nellapprovazione, nel respingimento o
nellemendamento della proposta, non obbligatorio ma vincolante, in quanto il Consiglio
pu disattendere tale parere ma non pu adottare latto prima di averlo ricevuto a pena di
annullabilit dellatto stesso per violazione delle forme sostanziali.

_La procedura legislativa speciale di consultazione applicata a un numero limitato di


settori legislativi, ed in caso di adozione di accordi internazionali nell'ambito della politica
estera e di sicurezza comune (PESC) ***.

Procedura legislativa speciale del parere conforme:

_La commissione presenta una proposta di atto legislativo al Consiglio, che tenuto a
consultare il Parlamento ed attenersi al suo parere a riguardo; il parere del Parlamento
pu consistere nellapprovazione o nel respingimento, equivalente a un diritto di veto,
della proposta ma non pu consistere in un emendamento della stessa.

_La procedura legislativa speciale del parere conforme applicata alla ratifica di taluni
accordi negoziati dall'Unione europea, in caso di grave violazione dei diritti fondamentali
ai sensi dell'articolo 7 del trattato sull'Unione europea (TUE), per l'adesione di nuovi Stati
membri o per le modalit di uscita dall'Unione europea.

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2. Potere di adozione del bilancio UE esercitato congiuntamente al Consiglio

Il bilancio UE approvato dal Parlamento e dal Consiglio in modo paritario mediante procedura
speciale in 4 fasi:

_ Prima fase: la Commissione stabilisce il progetto di bilancio in base agli stati di previsione
redatti dalle istituzioni dellunione, trasmettendolo al Parlamento e al Consiglio entro il 1
settembre.

_ Seconda fase: il Consiglio definisce la sua posizione sul progetto di bilancio e la


trasmette al Parlamento entro il 1 ottobre, comunicandogli altres le ragioni che lo hanno
indotto ad adottare tale posizione.

_Terza fase: il Parlamento dispone di 42 giorni per approvare la posizione del Consiglio o
per modificarla a maggioranza dei membri che lo compongono.

_Quarta fase: se il Parlamento ha approvato emendamenti, il testo cos modificato


trasmesso al Consiglio e il Presidente del Parlamento, di concerto con il Presidente del
Consiglio, convoca immediatamente una riunione del comitato di conciliazione; questo
non si riunisce se il consiglio entro un termine di 10 gg., comunica al Parlamento di aver
approvato tutti i suoi emendamenti.
Il comitato di conciliazione, composto da rappresentanti del Consiglio e del Parlamento in
egual numero ha a disposizione 21 gg. per trovare un accordo su un testo comune.
Se il comitato di conciliazione perviene a un accordo su un testo comune, questo viene
sottoposto all'approvazione del Parlamento e del Consiglio entro un termine di 14 gg., una
volta completata la procedura, il Presidente del Parlamento dichiara il bilancio adottato.
In caso di fallimento della procedura di conciliazione o di reiezione del testo comune da
parte del Parlamento, la Commissione presenta un nuovo progetto di bilancio, se il testo
comune respinto dal Consiglio ed invece approvato dal Parlamento, quest'ultimo pu
decidere di confermare integralmente o in parte gli emendamenti approvati e adottare il
bilancio a maggioranza dei suoi membri e tre quinti dei voti espressi.

_Il bilancio si considera adottato se entrambe le istituzioni approvano il bilancio ovvero una
istituzione approva e laltra non riesce a deliberare a riguardo .

_Le entrate iscritte a bilancio sono chiamate risorse proprie e sono costituite da dazi
doganali, imposte sui redditi dei funzionari, ammende o penalit inflitte agli stati,
percentuale dIVA degli stati membri e da un contributo basato sul PNL degli stati.

_Sono escluse dal bilancio le spese sostenute dalle istituzioni relative al settore militare e
della difesa e quelle derivanti dalla cooperazione rafforzata

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3. Potere di controllo sugli altri organi

_ interrogazioni prioritarie, con tempi di risposta di 3 settimane o normali, con tempi di


risposta di 6 settimane, possono essere rivolte da ogni deputato alla commissione, al
consiglio o al consiglio europeo e sono pubblicate sulla gazzetta ufficiale dellunione.

_ dibattiti parlamentari possono avere ad oggetto le relazioni presentate da tutte le


istituzioni, fatta eccezione per la corte di giustizia e eventuali casi urgenti di violazione dei
diritti umani; la legittimit degli atti di commissione e consiglio pu essere contestata.

_ mozioni di censura nei confronti della commissione possono essere presentate da 1/10
dei parlamentari al presidente del parlamento e se approvata con maggioranza di 2/3
dei voti espressi o con maggioranza dei membri del parlamento provoca la dimissione in
blocco della commissione con conseguente nomina di una nuova commissione

_ la commissione tenuta a presentare al parlamento una relazione generale sulla propria


attivit e un rapporto annuale sullapplicazione del diritto dellunione negli stati membri.

_ il consiglio tenuto a presentare al parlamento una relazione al termine del semestre di


presidenza e un progetto di lavoro al principio del semestre di presidenza

_ il consiglio europeo tenuto a presentare al parlamento una relazione al termine delle


sue riunioni

_ petizioni su materie riguardanti lattivit dellUE possono essere presentate al Parlamento


europeo, individualmente o associatamente da qualsiasi cittadino europeo o persona
fisica e giuridica residente o avente sede sociale nellunione pur non avente cittadinanza.
Il presidente del parlamento dopo aver constatato il rispetto delle formalit della petizione
la invia alla commissione permanente delle petizioni che da la propria opinione mediante
un rapporto da inviarsi allistituzione competente e allo stato coinvolto nel caso in cui sia
ravvisata colpa dello stato sar avviato una procedura per infrazione

_ il mediatore europeo quale mezzo di tutela non giurisdizionale dei privati che riceve le
denuncie di qualsiasi cittadino dellunione o persona fisica o giuridica residente e avente
sede nellunione circa casi di cattiva amministrazione riconducibili alle istituzioni
dellunione, un soggetto eletto allinizio di ogni legislatura del parlamento a
maggioranza dei voti espressi tra cittadini dellUE che offrono garanzie di indipendenza e
che soddisfino i requisiti richiesti nel loro paese per le alte funzioni giudiziarie.
Il mediatore, di propria iniziativa o in base alle denunce presentategli, procede alle
indagini che ritiene giustificate tranne quando i fatti in questione siano oggetto di
procedura giudiziaria, richiedendo informazioni alle istituzioni e agli organi dellUE.
Nel caso in cui ravvisi un caso di cattiva amministrazione ne informa listituzione
interessata che ha tre mesi di tempo per comunicargli il suo parere, qualora le ragioni
dellistituzione non siano esaustive e ritenga di dover prorogare lindagine cercher di
promuovere una conciliazione che soddisfi il denunciante eliminando il caso di cattiva
amministrazione se tale conciliazione avr esito negativo il Mediatore pu formulare
delle raccomandazioni all'istituzione interessata. Se questa non accetta le sue
raccomandazioni, il Mediatore pu presentare una relazione ufficiale al Parlamento
europeo in modo tale che quest'ultimo possa intraprendere iniziative politiche necessarie.

_lo status di istituzione consente al parlamento di agire attraverso le procedure di controllo


giudiziale del ricorso in carenza e del ricorso in annullamento, esperibili in seguito al
riconoscimento delle stesse ottenuto grazie alla giurisprudenza della corte di giustizia;non
sono invece esperibili ricorsi per inadempimento nei confronti di stati membri che abbiano
violato obblighi a loro imposti. potere di concludere accordi internazionali

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CONSIGLIO DELLUNIONE EUROPEA:
Rappresentante degli interessi degli Stati membri depositario di tre poteri: potere legislativo, potere
decisionale, potere di adozione del bilancio UE

_ ha sede a Bruxelles e si riunisce in formazioni diverse a seconda della materia trattata, su


convocazione del presidente su iniziativa sua propria, di uno stato membro o della commissione

_ composto da un rappresentante a livello ministeriale di ogni stato membro, individuato a seconda


della formazione adottata, presieduto a rotazione da ciascuno stato membro per turni di sei
mesi attraverso il suo rappresentante, assistito dai rappresentanti del paese precedentemente
presidente e del paese successivamente presidente, secondo il sistema della troika
(fatta eccezione che per la formazione di affari esteri, presieduta dallAlto rappresentante).
La rappresentanza degli stati membri garantita con un numero di voti proporzionale attribuito
agli stati membri in base alla popolazione, ponderato per a favore dei paesi con meno abitanti,
numero min di 3 e max di 29 per un totale di 345 voti.

_ organizzato in comitati settoriali che ricercano una posizione comune agli stati membri.
Il COREPER, comitato dei rappresentanti permanenti degli stati membri composto da
rappresentanti permanenti dei governi con rango di ambasciatori, il pi importante comitato
avente gli importanti compiti di preparare i lavori del Consiglio selezionando le questioni
affrontabili da quelle ancora non pronte alla discussione, di vigilare sulla coerenza delle politiche
comunitarie e sul rispetto dei principi fondamentali e di eseguire i mandati che il Consiglio affida.
Il COREPER presieduto dal rappresentante permanente dello stato avente la presidenza del
consiglio e si riunisce su due livelli indipendenti tra loro, COREPER 1 formato da rappresentanti
permanenti aggiunti che trattano di affari correnti e COREPER 2 formato dagli ambasciatori
rappresentanti permanenti che trattano le questioni politiche, economiche ed esterne pi rilevanti
Le proposte della commissione sono trasmesse dal Consiglio direttamente al COREPER il quale
definisce le posizioni dei governi tentando di mediare tra queste, presentando una decisione
che se approvata allunanimit viene adottata senza discussione dal consiglio qualora non vi
siano rilievi da parte di questo; in caso contrario i rilievi di un membro del Consiglio o della
Commissione comportano la riapertura della discussione in seno al COREPER.
Le questioni di maggiore importanza o per le quali non stato raggiunto un accordo in seno al
COREPER, comportano per questo lobbligo di preparare un rapporto che dovr essere
necessariamente discusso dal consiglio con una procedura approfondita.

_ le decisioni sono prese secondo tre distinti sistemi di votazione:


1) unanimit calcolata sui votanti per cui le astensioni dei membri presenti non costituiscono
ostacolo alladozione delle decisioni; in seguito al compromesso di Lussemburgo del
1966 era la regola, attualmente la sua applicazione stata fortemente ridimensionata ed
adottata nellambito di materie sensibili o di carattere costituzionale quali le modalit di
esercizio del diritto di voto alle elezioni comunali e per il parlamento europeo, lattribuzione
delle competenze sussidiarie e delle risorse proprie dellUE, lammissione di nuovi stati e
la Politica Estera e di Sicurezza Comune nonch la Politica di Sicurezza e di Difesa Comune
2) maggioranza qualificata calcolata a 255 voti sui 345 totali con possibilit per un singolo stato
membro di imporre la clausola di verifica demografica in base alla quale la maggioranza
qualificata raggiunta quando sia rappresentato il 62 per cento della popolazione UE,
minoranza di blocco necessaria a impedire ladozione della decisione stabilita a 91 voti;
a partire dal 2014 la maggioranza qualificata sar calcolata con la doppia condizione del
55% dei componenti del consiglio rappresentanti il 65 % della popolazione dellUnione
attribuendo un voto per ciascuno stato con percentuali che aumentano al 72% dei
componenti del consiglio rappresentanti il 65 per cento della popolazione per ladozione di
decisioni non provenienti dalla Commissione o dallAlto rappresentante dellUE,
minoranza di blocco stabilita ad almeno 4 stati membri, sar comunque possibile su
richiesta di un singolo stato membro ladozione delle decisioni con la maggioranza
qualificata attuale fino al 2017.
3) maggioranza semplice calcolata sul numero dei componenti del Consiglio, adottata in rari
casi relativi alladozione dei regolamenti interni alle strutture del Consiglio stesso

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COMMISSIONE EUROPEA:
Rappresentante degli interessi generali dellUE in modo indipendente dalle istituzioni e dagli stati membri,
depositaria di sei poteri: potere di iniziativa, potere di esecuzione, potere di controllo, potere di gestione,
potere decisionale e potere di rappresentanza esterna

_ ha sede a Bruxelles e si riunisce almeno una volta alla settimana in base al regolamento interno

_ composta da 27 membri, ciascuno rappresentante di ogni stato membro, compreso il presidente


e lalto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza, il presidente proposto dal
consiglio europeo a maggioranza qualificata al parlamento che lo elegge a maggioranza dei
membri che lo compongono; successivamente il presidente di comune accordo con il consiglio
europeo nomina per 5 anni a maggioranza qualificata gli altri membri della commissione sulla
base di proposte avanzate dagli stati membri fondate sulla competenza generale e
lindipendenza di tali soggetti, previa approvazione da parte del parlamento europeo.
A partire dal 2014 il numero di membri sar pari a 2/3 degli stati membri compreso il presidente e
lalto rappresentante, con un sistema di rotazione basato sulla parit di trattamento tra stati e la
considerazione dellaspetto demografico e geografico di ciascuno stato.
Il mandato di un membro della commissione pu terminare per decesso, dimissioni volontarie,
dimissioni dufficio per colpa grave a seguito di iniziativa della commissione o
del consiglio, per il venir meno delle condizioni prescritte per lesercizio della funzione
ed infine per cessazione collettiva della commissione in seguito alla mozione di censura.

_ organizzata in direzioni generali settoriali a sua volta articolate in servizi

_ le decisioni sono prese a maggioranza assoluta dei membri che la compongono ovvero
attraverso procedure semplificate quali la procedura scritta e la procedura delle deleghe.

1. potere di iniziativa per lo sviluppo dellintegrazione europea, in particolare legislativo

_Adozione di raccomandazioni e pareri nei settori indicati dai trattati, in particolare le


raccomandazioni possono essere rivolte a stati membri, istituzioni, organi o soggetti
privati; le raccomandazioni pur non avendo effetti obbligatori, hanno effetti giuridici.
_Potere di iniziativa legislativa quasi esclusivo, limitato solo in alcuni casi previsti dai trattati
in cui liniziativa legislativa riconosciuta in capo ad altri soggetti quali il parlamento
europeo, il consiglio, gruppi di stati membri, la BCE o addirittura la corte di giustizia
ovvero in casi in cui liniziativa legislativa della commissione alternativa rispetto alla
proposta di altri soggetti.
Emendamenti da parte del consiglio possono essere approvati se non allunanimit con la
sola eccezione della procedura legislativa ordinaria.
Le proposte legislative della commissione devono contenere lindicazione della base
giuridica su cui si fondano e una relazione sulla conformit delle stesse al principio di sussidiariet.
Prenegoziati con il consiglio e confronti con le posizioni nazionali in seno al COREPER,
costituiscono una prassi generalizzata della commissione nellambito del suo processo di iniziativa
legislativa.
Iniziative legislative dei cittadini europei possono essere avanzate nei confronti delle
commissione da un milione di cittadini almeno, se appartenenti a un numero significativo
di stati membri secondo procedure e condizioni stabilite dal Parlamento e dal Consiglio.
Un ridimensionamento del ruolo della commissione in favore del Parlamento si avuto dal
momento in cui non pu intervenire nellaccordo che intercorre tra Parlamento e Consiglio
nel corso della procedura legislativa ordinaria; nellambito della PESC il ruolo della
Commissione ancora pi limitato potendo solo appoggiare lAlto rappresentante per gli
affari esteri nel sottoporre al consiglio questioni relative alla politica estera.

2. potere decisionale

_constatazione delle infrazioni con decisione motivata


_controllo sulla disciplina delle imprese pubbliche
_adozione di atti legislativi a portata generale su delega di atti legislativi del Parlamento o
del Consiglio, finalizzati ad integrare o modificare latto legislativo originario, suscettibili di
essere revocati nella delega per volont del Parlamento o del Consiglio se non graditi.
_sorveglianza sulla compatibilit degli aiuti di stato con il mercato interno con decisione la
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cui inosservanza da parte dello stato interessato pu dar luogo a ricorso diretto per
inadempimento davanti alla corte di giustizia

3. potere di esecuzione degli atti normativi

_procedura di gestione (1999 non in uso): sottoposizione delle misure di esecuzione a un


comitato di rappresentanti degli stati membri presieduto da un rappresentante della
Commissione, il quale emana un parere che pu essere disatteso previa comunicazione
al Consiglio da parte della Commissione e nel caso in cui questo successivamente non si
pronunci a riguardo o non esprima un voto contrario a maggioranza qualificata.
_procedura di regolamentazione (1999 non in uso): sottoposizione delle misure di
esecuzione a un comitato di rappresentanti degli stati membri presieduto da un
rappresentante della Commissione, in caso di parere negativo del comitato o assenza
dello stesso, la Commissione sottopone immediatamente le misure programmate al
Consiglio, informando altres il Parlamento; nel caso in cui il Consiglio non si pronunci o
non esprima un voto contrario latto di esecuzione pu essere adottato dalla Commissione, se
invece il Consiglio si oppone latto di esecuzione dovr essere riesaminato e riproposto.
_procedura di regolamentazione con controllo (2006 non in uso):
_procedura consultiva: sottoposizione delle misure di esecuzione a un comitato di
rappresentanti degli stati membri presieduto da un rappresentante della Commissione,
il quale emana un parere che deve essere tenuto in massima considerazione
_procedura desame: sottoposizione delle misure di esecuzione a un comitato di rappresentanti
degli stati membri presieduto da un rappresentante della Commissione, il quale emana un parere a

maggioranza qualificata, in assenza del parere o se le misure programmate sono conformi a


questo, la Commissione potr adottare le misure di esecuzione, nel caso in cui le misure non siano

conformi al parere non potranno essere adottate a meno che la loro mancata adozione comporti
rilevanti turbative dei mercati o rischi per la sicurezza o gli interessi finanziari dellunione, nel qual
caso la commissione potr sottoporre le misure a una seconda delibera durgenza al comitato il
quale comunque libero di respingere nuovamente le misure programmate.
La procedura desame adottabile solo per ladozione di misure a portata generale
riguardanti atti di base o misure con impatto potenziale considerevole riguardanti settori
chiave quali ambiente, politiche agricole o commerciali comuni, salute e sicurezza.
_esecuzione del bilancio in modo conforme al principio di buona gestione finanziaria

4. potere di gestione amministrativa

_gestione degli strumenti finanziari europei, in particolare gli stanziamenti destinati a interventi
pubblici e i fondi a finalit strutturale, funzionalmente alla competenza di esecuzione del bilancio

5. potere di controllo sulla corretta applicazione dei trattati e del diritto derivato

_potere di raccogliere informazioni, procedere a verifiche, rivolgere raccomandazioni o pareri e


comminare sanzioni, costituenti titolo esecutivo dante luogo ad eventuale esecuzione forzata agli
stati membri, ai privati e alle imprese
_potere di sorvegliare sulla compatibilit degli aiuti di stato con il mercato comune, sulla
corretta applicazione delle clausole di salvaguardia e su debiti pubblici e bilancia dei pagamenti
degli stati membri
_potere di perseguire le violazioni del diritto dellUnione da parte degli stati membri, attraverso la
procedura per infrazione, diretta o indiretta, dinanzi alla Corte di giustizia su iniziativa propria o su
richiesta di uno stato membro
_potere di perseguire le violazioni del diritto dellUnione da parte delle altre istituzioni,
attraverso il ricorso in annullamento di atti dellUnione, il ricorso in carenza e attraverso la
competenza consultiva della Corte di giustizia in materia di conclusione di accordi internazionali

6. potere di rappresentanza esterna dellUnione, fatta eccezione che per la PESC

_potere di garantire la coerenza tra il settore dellazione esterna dellunione e gli altri settori

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_potere di negoziare accordi tra lUnione e gli stati terzi o organizzazioni internazionali secondo le
direttive del Consiglio

CORTE DI GIUSTIZIA:
Garante dellosservanza della legalit ha il potere di controllare il rispetto nellinterpretazione e
nellapplicazione del diritto dellUnione attraverso la sua giurisdizione

_ha sede a Lussemburgo e si riunisce

_composta da 27 giudici rappresentanti ciascuno di ogni stato membro, nominati per 6 anni
rinnovabili dagli stati membri tra personalit che offrano garanzie di indipendenza e competenza
e siano abilitati a esercitare nei rispettivi paesi ovvero siano dei giureconsulti affermati;
lassegnazione delle controversie effettuata dal presidente della corte di giustizia, eletto dai
giudici per tre anni rinnovabili, avente anche il potere di decidere sui provvedimenti cautelari,
fissare le udienze e presiedere le udienze plenarie.
Otto avvocati generali, nominati con la stessa modalit dei giudici con un sistema di rotazione
per rappresentare tutti gli stati, assistono la corte presentando conclusioni motivate sulle
controversie che vengono loro sottoposte, lassegnazione delle controversie effettuata da un
primo avvocato generale che ha anche il potere di chiedere il riesame di pronunce del tribunale.
Un comitato di sette personalit chiamato a rilasciare un parere prima della nomina da parte
degli stati membri sulladeguatezza dei canditati a svolgere il ruolo di giudice.
Il mandato di un giudice della corte pu terminare per dimissioni volontarie, per destituzione ad
opera della corte stessa dovuta al venir meno dei requisiti richiesti per la carica.

_organizzata in Corte di giustizia, avente competenza di primo grado per le sole controversie
riguardanti stati membri o tra istituzioni e competenze di secondo grado rispetto alle decisioni del
Tribunale, avente competenza generale in primo grado escluse le controversie riguardanti stati
membri o tra istituzioni e competenza di secondo grado rispetto alle decisioni dei Tribunali
specializzati, istituiti di comune accordo dal Consiglio e dal Parlamento aventi competenza di
primo grado per materie specifiche.

_giurisdizione articolata su due livelli, giurisdizione contenziosa e giurisdizione non contenziosa


giurisdizione contenziosa controllo diretto da parte della Corte di giustizia sulla legittimit
degli atti e dei comportamenti delle istituzioni dellUnione comprendente ricorso in annullamento,
ricorso in carenza, eccezione incidentale di invalidit, procedura di infrazione e competenze
relative alla responsabilit extra contrattuale dellunione e alle controversie in materia di
esecuzioni degli obblighi imposti agli stati membri e alle banche centrali nazionali.
giurisdizione non contenziosa a titolo pregiudiziale controllo indiretto sullinterpretazione e
validit degli atti dellUnione attraverso liniziativa dei giudici nazionali e il parere vincolante sulla
compatibilit degli accordi internazionali con il diritto dellUE.

_competente in via pregiudiziale per il controllo del rispetto dei diritti fondamentali quali
garantiti dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritto delluomo e delle tradizioni
costituzionali comuni degli stati membri da parte dellattivit delle istituzioni,
per la cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale in via generale, sebbene gli atti
adottati in questa materia possano formare oggetto di un rinvio pregiudiziale solo da parte degli
organi giurisdizionali degli stati membri che abbiano gi accettato la competenza della Corte
per la politica estera e sicurezza comune unicamente per le ipotesi rappresentate dal controllo sul
rispetto delle attribuzioni spettanti alle istituzioni per lesercizio delle competenze dellUnione e
dalla facolt di pronunciarsi sui ricorsi riguardanti il controllo della legittimit delle decisione
adottate in materia PESC che prevedano misure restrittive nei confronti di persone fisiche e
giuridiche PROCEDURE

_attraverso la sua giurisprudenza la corte di giustizia andata oltre il mero compito di controllo sul
rispetto del diritto dellUnione, precisando il contenuto delle norme e adeguandole attraverso una
propria interpretazione evolutiva alle nuove esigenze ed in particolar modo affermando nuovi
principi attraverso un diritto giurisprudenziale che ha sancito la superiorit del diritto dellUE sui
diritti interni degli stati membri

_gli stati membri sono tenuti a provvedere con rimedi i giurisdizionali necessari per assicurare
11
uneffettiva tutela giurisdizionale nei settori disciplinati dal diritto UE secondo il principio di
leale cooperazione tra le diverse istituzioni e i paesi membri

CORTE DEI CONTI:


Istituzione a tutti gli effetti, depositaria del potere di controllo contabile esterno sulla gestione finanziaria
delle istituzioni e sul bilancio dellUE.

_ha sede a Lussemburgo e si riunisce

_composta da 27 membri rappresentanti ciascuno di ogni stato membro, nominati per 6 anni
rinnovabili dal consiglio a maggioranza qualificata su proposta degli stati membri tra personalit
che offrano garanzie di indipendenza appartenenti alle istituzioni di controllo esterno dei rispettivi
paesi o aventi una qualifica specifica per tale funzione
Il mandato di un membro della corte dei conti pu terminare per destituzione ad opera della corte
di giustizia su richiesta della corte dei conti stessa dovuta al venir meno dei requisiti richiesti per
la carica.

_il potere di controllo contabile esterno sulla gestione finanziaria delle istituzioni e sul bilancio UE
sia di legittimit che di merito, riguardando la legalit e la regolarit delle operazioni effettuate
da queste, a tal fine pu chiedere informazioni e documentazione alle istituzioni e alle autorit.

_lo status di istituzione consente alla corte dei conti di agire attraverso le procedure di controllo
giudiziale del ricorso in annullamento e del ricorso in carenza

BCE:
Istituzione a tutti gli effetti, depositaria del potere di gestione della politica monetaria e della moneta unica
europea.

_ha sede a Francoforte e si riunisce

_composta da tre organi


Consiglio direttivo, composto dai membri del comitato esecutivo e dai governatori delle banche
centrali nazionali dell'area dell'euro, stabilisce la politica monetaria dellarea euro e fissa i tassi di
interesse applicabili ai prestiti erogati dalla Banca centrale alle banche commerciali.
Comitato esecutivo, composto da sei membri, nominati per un mandato di otto anni dai leader
dell'area dell'euro affari correnti secondo le indicazioni del consiglio direttivo.
Consiglio generale, composto dal presidente, dal vicepresidente della BCE e dai governatori delle
banche centrali nazionali dei 27 paesi dell'UE, concorre alle funzioni consultive e di
coordinamento della BCE e ai preparativi necessari per l'allargamento futuro dell'area dell'euro.

_il potere di gestione della politica monetaria e della moneta unica europea concretizzato
attraverso un potere normativo che consente di stabilire regolamenti, prendere decisioni e
formulare raccomandazioni e pareri cui si aggiunge un potere sanzionatorio utilizzabile quando gli
obblighi imposti vengono disattesi

A completamento della struttura istituzionale si aggiungono altri organi con competenze solamente
consultive
Comitato Economico e Sociale,
Comitato delle regioni,
Sistema europeo delle banche centrali,
Banca Europea degli Investimenti,
Agenzie europee in vari campi a sostegno dellattivit statale

CITTADINANZA EUROPEA:
DISCIPLINA DELLA CONCORRENZA E DEGLI AIUTI DI STATO:
PRINCIPI FONDAMENTALI:

PROCEDURA DI COOPERAZIONE: introdotta dallAtto unico europeo e abbandonata con il trattato di

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Lisbona, stata un primo tentativo di rinforzare il Parlamento senza alterare ne indebolire i ruoli di
Commissione e Consiglio, la posizione comune adottata dal Consiglio sulla base della proposta della
Commissione veniva trasmessa per lesame al Parlamento il quale se non la approvava poteva apportare
degli emendamenti sui quali si pronunciava la Commissione, questi venivano riesaminati in seconda lettura
dal Consiglio che poteva decidere in via definitiva forzando il rigetto della posizione comune con una
pronuncia allunanimit.
Politica Estera e di Sicurezza Comune PESC
Ambito di cooperazione politica sistematica tra gli stati membri sugli affari esteri e la sicurezza comune
introdotto con il trattato sullUnione Europea.
La PESC operata mediante la definizione di posizioni comuni riguardanti questioni tematiche o geografiche
da parte del Consiglio, cui devono far seguito politiche degli stati membri conformi ad esse e attraverso
azioni comuni riguardanti situazioni specifiche che richiedono lintervento operativo dellUnione, vincolanti
per gli stati nella loro condotta.
La PESC operata dal Consiglio sulla base degli orientamenti vincolanti definiti dal Consiglio europeo,
attraverso un metodo intergovernativo in cui le decisioni di entrambe le istituzioni sono generalmente prese
allunanimit, eccezioni rappresentano le ipotesi della maggioranza qualificata e dellastensione costruttiva.
La maggioranza qualificata prevista in specifiche situazioni a condizione che non vi siano veti motivati a
tale procedura di voto da parte di membri del consiglio; la maggioranza qualificata comunque sempre
esclusa per questioni relative al settore militare e della difesa.
Lastensione costruttiva costituisce un temperamento del principio dellunanimit che consente a uno stato di
astenersi dalla votazione con dichiarazione motivata sottraendosi alla decisione senza per questo impedirne
ladozione; unicamente nel caso in cui lastensione sia sostenuta da un terzo degli stati membri,
rappresentanti almeno un terzo della popolazione dellunione, la decisione non potr essere adottata.
Lalto rappresentante per la politica estera e comune, introdotto dal trattato di Nizza e nominato dal Consiglio
europeo con laccordo del presidente della Commissione, svolge un ruolo di osservatore permanente della
situazione internazionale, dirige la PESC partecipando alla preparazione e attuazione delle decisioni
politiche e rappresenta lUnione a livello internazionale in ambito PESC.
Le altre istituzioni hanno ruolo marginale in ambito PESC, il parlamento europeo ha funzioni meramente
consultive, la commissione pu solo sottoporre questioni e presentare proposte e la corte di giustizia ha il
solo potere di controllo sulle decisioni che prevedono misure restrittive nei confronti di persone fisiche o
giuridiche.
No cooperazione rafforzata
La politica di sicurezza e di difesa comune ambito fondamentale della PESC in cui possibile instaurare
una cooperazione strutturata permanente tra gli stati interessati, in base a una richiesta avanzata da questi
sulla quale si esprime il consiglio con decisione a maggioranza qualificata, previa consultazione dellalto
rappresentante; significativa la clausola di solidariet attraverso la quale se uno stato membro oggetto di
un attacco terroristico o vittima di una calamit naturale lUnione mobilita gli strumenti di cui dispone
compresi quelli militari per proteggere il territorio dello stato.

GAI

RIGUARDARE PROCEDURE LEGISLATIVE

13
REGOLAMENTI

1. I regolamenti sono atti a portata generale con valore erga omnes in quanto si rivolgono a categorie
di soggetti determinate in astratto e nel loro insieme, senza rivolgersi a destinatari indicati
espressamente o individuabili a priori.

2. I regolamenti si distinguono in regolamenti di base adottati dal legislatore e regolamenti di


esecuzione, emanati per lattuazione dei primi, adottati dalla Commissione o dal Consiglio previo
conferimento dei poteri necessari da parte dellatto normativo di base, qualora latto di esecuzione
sia necessario ad assicurare condizioni uniformi di esecuzione; vi una gerarchia interna a questi
atti che vede i regolamenti di base in posizione sovraordinata rispetto ai regolamenti di esecuzione,
una mancata conformit dei regolamenti di esecuzione ai regolamenti di base comporterebbe
linvalidit dei primi.

3. I regolamenti sono obbligatori in tutti i loro elementi per gli stati membri, per i loro cittadini e per le
stesse istituzioni, non consentita unapplicazione solo parziale o selettiva del regolamento ne
modifiche sulla sua portata o contenuto, tale carattere vincolante non viene meno qualora il
regolamento necessiti di ulteriori provvedimenti di attuazione o specificazione per la sua
applicazione attraverso il ricorso allart. 291 TFUE.

4. I regolamenti producono effetti immediati sotto forma di obblighi e diritti nei confronti di tutti i soggetti
di diritto interno; la portata degli effetti dei regolamenti orizzontale oltre che verticale, di
conseguenza i giudici nazionali hanno il dovere di tutelare anche le posizioni dei soggetti anche nei
rapporti inter-individuali.

5. I regolamenti sono applicabili direttamente negli stati membri integrandosi negli ordinamenti statali
senza interposizione di alcuna misura nazionale di recepimento o pubblicazione, eventuali misure in
tal senso sarebbero da considerarsi illegittima in quanto potrebbero nascondere la natura
comunitaria della norma e sminuire la competenza della corte a pronunciarsi su di essa; possibile
ricorrere ad atti statali di recepimento solo quando i regolamenti non siano autosufficienti e
richiedano un successivo intervento affinch possano essere resi operativi (art. 291, 1 comma
TFUE) e comunque senza modificarne il contenuto sostanziale.
I regolamenti tendono a dettare discipline uniformi riguardanti date materie, vengono quindi utilizzati
soprattutto per operare in settori di competenza esclusiva dellunione.

6. I regolamenti vengono pubblicati nella GUUE nella sezione L (legislazione) ed entrano in vigore alla
data da essi stabilita o a partire dal ventesimo giorno successivo alla loro pubblicazione; Lentrata in
vigore pu essere posticipata per consentire un graduale adeguamento agli interessati ovvero
immediata per motivi di urgenza inerenti alla natura della misura presa.

7. Lefficacia retroattiva dei regolamenti tendenzialmente esclusa a meno che lo richieda il fine
perseguito e sempre a condizione che sia rispettato il legittimo affidamento degli interessati.

14
DIRETTIVE

1. Le direttive sono atti che vincolano unicamente gli stati membri ed unicamente in relazione ai risultati
da raggiungere, lasciando gli stati titolari del potere normativo e liberi quanto alla scelta della forma e
dei mezzi necessari al conseguimento di tali risultati e allattuazione
delle direttive.

2. Le direttive non sono applicabili direttamente, rivolgendosi esclusivamente agli stati membri ed
eventualmente solo ad alcuni di essi, ma devono formare oggetto di provvedimenti nazionali di
recepimento nel termine di attuazione indicato dalla direttiva stessa che solitamente di due anni;
solo a seguito delladozione di questi ultimi possono derivare dalla direttiva obblighi e diritti in capo ai
soggetti degli ordinamenti interni.

3. Effetti diretti verticali, prescindenti dallintervento di provvedimenti di recepimento, sono prodotti


allinterno degli stati membri da parte delle direttive in distinte situazioni, nelle quali il giudice interno
applicher direttamente la direttiva e i singoli avranno il diritto di farla valere nei confronti dello stato
o di organi riconducibili a questo:

A_ direttiva finalizzata allimposizione di obblighi negativi consistenti nel divieto di tenere determinati
comportamenti

B_ direttiva finalizzata alla conferma di un obbligo gia previsto da norme dei Trattati produttive di
effetti diretti

C_ presenza contemporanea di 3 caratteristiche nella direttiva:


a) imponente obblighi a contenuto precettivo sufficientemente chiaro e preciso, tale
da non lasciare margine di discrezionalit agli stati
b) avente carattere incondizionato tale da non richiedere ladozione di ulteriori atti di
diritto interno
c) stabilente diritti a favore dei singoli chiaramente individuabili nel contenuto

*Effetti diretti verticali inversi per cui lo stato potrebbe imporre alle persone gli obblighi
previsti dalla direttiva che risulta da esso male recepita o non recepita affatto, sono esclusi.

4. Effetti orizzontali in relazione alle direttive non recepite correttamente, per i quali i singoli potrebbero
far valere nei confronti di altri soggetti privati le disposizioni della direttiva stessa sono esclusi dalla
giurisprudenza della corte, a partire dalla sentenza Marshall in base alla quale non pu essere
chiesto ad un singolo di rispettare il contenuto di una direttiva non recepita e dunque non posta a
conoscenza della collettivit.
Lesclusione degli effetti orizzontali in relazione alle direttive, pu provocare conflitti tra i
singoli che chiedono lattuazione di una direttiva ed evenutali singoli che potrebbero veder
leso il legittimo affidamento nelle normative interne.
Il criterio dellinterpretazione conforme, che impone ai giudici nazionali di interpretare il
diritto nazionale sia nelle disposizioni anteriori che posteriori alle direttive in modo tale da
perseguire lo scopo di queste ultime pena responsabilit degli stati membri per fatto del
giudice, costituisce un tentativo di limitare le conseguenze dellesclusione degli effetti
orizzontali in relazione alle direttive.
Limiti evidenti contraddistinguono per il criterio dellinterpretazione conforme in quanto
lobbligo di interpretazione conforme dei giudici nazionali non potr mai spingersi fino
allinterpretazione contra legem.
La recente giurisprudenza arrivata infine a considerare la possibilit di un effetto di esclusione
delle norme interne difformi dalle direttive, anche qualora queste non siano capaci di spiegare effetti
diretti in quanto non complete, sulla base del principio generale del primato del diritto dellunione sul
diritto interno.

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5. La facolt di decidere la forma e i mezzi opportuni per attuare una direttiva lasciata agli stati membri
non sempre piena ed effettiva, in particolare gli stati membri devono:

_ rispettare eventuali obblighi di non fare (stand-still) che possono essere imposti dalla direttiva una
volta divenuta vincolante nei confronti degli stati stessi.
_ rispettare il dovere di leale cooperazione astenendosi dalladottare nel periodo intercorrente
lentrata in vigore delle direttive nei loro confronti e il termine assegnato per il suo recepimento
qualsiasi misura possa compromettere il conseguimento del risultato prescritto.
_ scegliere le forme ed i mezzi pi idonei per il conseguimento migliore e totale del risultato
prescritto garantendo la certezza e la pubblicit necessarie ad assicurare lattuazione della direttiva.

6. Le direttive, anche se sprovviste di efficacia diretta, una volta scaduto il termine per il loro
recepimento entrano comunque a far parte del diritto dellunione costituendo un parametro di
legittimit della normativa nazionale in base al quale incardinare un ricorso per infrazione che potr
condurre alla non applicabilit della stessa da parte del giudice interno se contrastante con la
direttiva.

7. La mancata o ritardata attuazione della direttiva attraverso i provvedimenti di recepimento, nonch


ladozione da parte degli stati membri di misure che compromettano il raggiungimento dei risultati da
essa prefissati, comportano due ordini di conseguenze:

a) ricorso per infrazione

b) invocazione diretta delle disposizioni della direttiva dinanzi ai giudici nazionali da parte dei
soggetti interessati con annessa pretesa di risarcimento per i danni da essi subiti in conseguenza
della mancata o ritardata trasposizione della direttiva nellordinamento interno, a condizione che vi
fosse nesso di causalit tra il mancato adempimento ed il danno patito.
* lo stato ha la possibilit di individuare come concreto responsabile enti territoriali, enti
pubblici o organismi incaricati di servizi pubblici piuttosto che il potere centrale, a
condizione che il diritto al risarcimento possa essere efficacemente tutelato.
* lapplicazione retroattiva e completa delle misure di attuazione della direttiva permette
di rimediare alle conseguenze negative della tardiva attuazione consentendo allo stato
membro di liberarsi dallobbligo risarcitorio nei confronti del soggetto interessato fatta
eccezione che per il risarcimento di eventuali danni dovuti dal ritardo.
*Lastensione dello stato dalladozione di provvedimenti di recepimento ammessa solo
nel caso di assoluta conformit del diritto nazionale alle prescrizioni della direttiva o di
esistenza nellordinamento interno di principi generali sufficientemente precisi da
assicurarne losservanza.

8. Direttive dettagliate che lasciano una discrezionalit quasi nulla agli stati circa la scelta dei mezzi per
la loro attuazione tali da essere accomunate ai regolamenti sono sempre maggiormente adottate
dalle istituzioni; la corte di giustizia di fronte a questioni di legittimit sollevate a loro riguardo ha
sostenuto la legittimit di tali direttive se necessarie per conseguire il fine prefissato, in particolare
con riguardo allutilizzo delle direttive dettagliate in situazione dove non sia ammesso il ricorso ai
regolamenti ha disposto che gli effetti siano limitati a una portata verticale.
Le direttive devono essere motivate e far riferimento alle proposte e pareri obbligatori previsti dai
trattati, inoltre deve essere data comunicazione allunione da parte degli stati membri delle misure
prese per applicare la direttiva, la cui assenza (della comunicazione) costituisce inosservanza e
dunque infrazione del diritto dellUnione.
9. Le direttive vengono pubblicate sulla GUUE ed entrano in vigore alla data da esse stabilita o a
partire dal ventesimo giorno successivo alla loro pubblicazione, lentrata in vigore non deve
confondersi con il termine di attuazione assegnato agli stati per il loro recepimento.

16
DECISIONI

1. Le decisioni sono atti vincolanti accomunati con i regolamenti dal fatto di essere obbligatori in tutti i
loro elementi ma distinti da questi in quanto non aventi portata generale e astratta ma indirizzati a
destinatari espressamente designati o precisamente identificabili quali stati membri e persone fisiche
o giuridiche.

2. La distinzione tra decisioni e regolamenti, necessaria ai fini dellimpugnabilit dellatto da parte dei
privati, talvolta non agevole in quanto le decisioni possono anche avere una vasta molteplicit di
destinatari, nei casi dubbi occorre ricercare se latto in questione riguarda soggetti determinati o
determinabili con sufficiente precisione.

3. Le decisioni possono assumere una duplice natura, alla luce del nuovo testo del Trattato di Lisbona:

_ decisioni di portata individuale, obbligatorie unicamente verso i destinatari designati


*eccezionalmente possono rivolgersi a tutti gli stati membri in modo equivalente alle
direttive
_ decisioni prive di indicazione in merito ai destinatari, introdotte dallart. 288 TFUE,
difficilmente distinguibili dai regolamenti e verosimilmente riconducibili agli atti atipici, agli
atti non legislativi di portata generale ovvero agli atti adottati in materia di PESC.

4. Le decisioni rivolte a soggetti privati hanno effetti diretti, imponendo obblighi o attribuendo diritti che i
giudici interni sono tenuti a garantire anche a portata orizzontale nei confronti di terzi che vi abbiano
interesse; qualora le decisioni comportino obblighi pecuniari nei confronti dei privati costituiscono
titolo esecutivo (tali applicazioni sono frequenti in materia di concorrenza).

5. Le decisioni rivolte agli stati membri hanno effetti diretti nel caso in cui non richiedano misure interne
di attuazione tuttavia se le istituzioni possono pacificamente pretenderne il rispetto, in riferimento ai
soggetti dovr essere valutata caso per caso la natura e i termini delle disposizioni; esclusa invece
categoricamente lefficacia diretta orizzontale tra privati, che non possono far valere violazioni di terzi
di decisioni dirette agli stati membri e dunque vincolanti solo nei confronti degli stati stessi.

6. Le decisioni devono essere motivate con lindicazione dei punti di fatto e di diritto su cui si basano,
motivazioni succinte sono consentite solo nel caso in cui le decisioni si collochino allinterno di una
prassi costante o una procedura ripetitiva.

7. Le decisioni che non designano destinatari vengono pubblicate nella GUUE ed entrano in vigore alla
data da esse stabilita o a partire dal ventesimo giorno successivo alla loro pubblicazione, lentrata in
vigore; decisioni che designano i destinatari devono essere a questi notificate ed entrano in vigore
dalla data della notifica, leventuale mancanza della notifica non comporta la loro invalidit ma la
semplice inopponibilit.

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ATTI NON VINCOLANTI

Gli atti non vincolanti sono enunciati nellultimo comma dellart. 288 del TFUE, si dividono in pareri e
raccomandazioni e vengono di solito pubblicati sulla GUUE, nella sezione C dedicata alle Comunicazioni. La
distinzione tra le due categorie non affatto netta e la linea di demarcazione tra di esse viene ad esser
costituita dalla loro incisivit.
Lemanazione di entrambi questi tipi di atti nelle prerogative di qualsiasi istituzione,

Entrambi i tipi di atti in esame, in quanto non vincolanti, non sono soggetti a controllo giurisdizionale di
legittimit, non possono inoltre formare loggetto di un ricorso contro listituzione che si astenga dal
formularle e infine la loro infrazione non pu portare ad un ricorso contro uno Stato che non vi si conformi.

Per quanto riguarda linterpretazione di tali atti la Corte di giustizia si riconosciuta competente, riservandosi
sia di riqualificare un atto originariamente denominato come parere, nel caso questo contenesse elementi
decisori, sia di accertare che un parere oggetto di ricorso non fosse in realt una decisione, comportando
cos la ricevibilit del ricorso stesso.

Pareri e raccomandazioni, seppur indiretti, non sono atti privi di effetti giuridici:
a) i pareri motivati emanati dalla Commissione nella procedura dinfrazione (artt. 258, 259 TFUE), l portano
al deferimento dello Stato alla Corte di giustizia in caso di mancata osservanza
b)le raccomandazioni di cui allart. 117 in materia di ravvicinamento delle legislazioni nazionali, nel caso in
cui uno Stato non si conformi, impediscono che possa essere chiesto agli altri stati di modificare la propria
legislazione per eliminare la distorsione in parola.

I pareri, da non confondersi con i pareri rilasciati allinterno di un procedimento da parte di un organo
consultivo, si configurano come provvedimenti rivolti ad altre istituzioni, agli Stati membri o a dei privati ed
atti a consigliarne un particolare comportamento ritenuto auspicabile.

Le raccomandazioni, seppure non vincolanti, sono contraddistinte da incisivit maggiore, e costituiscono


unesortazione esplicita nei confronti delle istituzioni o dei privati alle quali vengono rivolte; tali atti
determinano un effetto di liceit nei confronti delle norme interne emanate per conformarvisi, anche se
altrimenti non lo sarebbero state.
La Corte di giustizia ha affermato che i giudici nazionali sono tenuti a prendere in considerazione le
raccomandazioni per la risoluzione delle controversie loro sottoposte.

I Trattati (art. 292 TFUE) attribuiscono esplicitamente al Consiglio il potere di adottarle, deliberando su
proposta della Commissione quando cos previsto dai Trattati e deliberando allunanimit nei settori nei quali
essa venga richiesta ai fini delladozione di un atto dellUnione. Anche alla Commissione ed alla BCE
attribuito il potere di adottare raccomandazioni nei casi previsti; inoltre da ritenersi tuttora in vigore il
principio espresso dalla giurisprudenza della Corte di giustizia, secondo la quale riconosciuto detto potere
a tutte le istituzioni che non dispongano della facolt di adottare atti obbligatori o che ritengano non vi sia
motivo di adottarne.
Per quanto riguarda le raccomandazioni previste nel settore economico e monetario, spetta al Consiglio
sulla base delle conclusioni del Consiglio europeo formulare questo tipo di provvedimenti atti a fissare la
politica economica alla quale dovranno cercare di uniformarsi gli Stati membri (art. 121 TFUE) e, nel caso
questi non si conformino, il Consiglio pu intimare di prendere le misure necessarie o sanzionarli con delle
ammende (art. 126 TFUE).
Inoltre,

18
RICORSO PER INFRAZIONE
1. Il ricorso per infrazione, rappresentante un estremo rimedio a cui si ricorre dopo che siano stati
esperiti altri tentativi non andati a buon fine, ha lo scopo di consentire alla Corte di giustizia di
esercitare un controllo sul rispetto da parte degli stati membri degli obblighi loro derivanti dalle regole
dellordinamento dellUnione, ristabilendo la legalit dopo eventuali infrazioni degli stati e allo stesso
tempo di determinarne lesatta portata interpretativa.

2. Costituisce oggetto del ricorso per infrazione:

_ qualsiasi violazione conseguente a un comportamento attivo od omissivo da parte di uno


stato membro degli obblighi ad esso imposti dal diritto dellUnione, a prescindere dalla
fonte da cui derivi lobbligo, dallefficacia o meno diretta della norma violata e dalla qualit
dellorgano che abbia commesso la violazione.
_ il fatto compiuto da individui, in caso di mancata adozione di misure preventive da parte
dello stato
_ la decisione nel merito di un organo giurisdizionale di ultimo grado con cui abbia
disconosciuto manifestamente il diritto dellUnione.
_ mancata comunicazione alla Commissione delle informazioni richieste in merito
allattuazione degli obblighi imposti da una direttiva, prevista dal principio di
collaborazione tra stati e Unione.

irrilevante se la violazione derivi dalla volont dello stato membro, dalla sua negligenza o da
difficolt alle quali ha dovuto fare fronte a livello interno ed ugualmente irrilevante che la violazione
non abbia prodotto alcun danno.

3. Inapplicabilit della procedura in alcuni settori di competenza dellUnione:

_ esclusa in riferimento a violazioni concernenti gli obblighi posti agli stati membri al fine di evitare
disavanzi pubblici eccessivi o in caso di mancato adeguamento alle decisioni del Consiglio in tale
materia; in tale ambito il Consiglio stesso, su raccomandazione della Commissione a maggioranza
dei due terzi dei voti ponderati, a decidere misure di pressione o sanzioni di vario tipo contro lo stato
membro.
_ esclusa in riferimento a violazioni concernenti materie rientranti nella PESC

4. Applicazioni particolari della procedura di infrazione sono invece accordate in determinate ipotesi:

_ applicabile nellambito della cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale a condizione


che sia trascorso il periodo transitorio durante il quale le competenze della Commissione e della
Corte rimangono invariate
_ applicabile nellambito delle violazioni commesse dalle banche centrali nazionali o dal consiglio
di amministrazione della BEI, su richiesta della BCE

5. La procedura per infrazione pu essere su iniziativa della commissione o su iniziativa di uno o pi


stati membri previa consultazione della commissione.

Procedura su iniziativa della commissione

A)Fase precontenziosa
La Commissione pu dufficio iniziare la procedura per inadempimento di uno stato membro qualora
ritenga che questi abbia mancato un obbligo impostogli prendendo spunto da una conoscenza
diretta dellinadempimento, dalla richiesta di uno stato membro o sollecitata da un esposto di privati;
non vi per lobbligo per la commissione di dar corso alla procedura e la decisione di non
19
procedere non pu essere oggetto di ricorso in annullamento, ne la sua inerzia pu formare oggetto
di ricordo in carenza.
_ La Commissione istruisce la pratica raccogliendo gli elementi di informazione o valutazione
necessari e chiedendo, se ritenuto necessario, spiegazioni allo stato membro coinvolto che tenuto
a fornirle in un termine trascorso il quale in mancanza di risposte la commissione pu rivolgere un
invito formale a rispondere cui la reiterata mancata risposta pu costituire violazione del principio di
leale collaborazione tra stati membri e unione.
_ Il primo atto ufficiale della procedura avente carattere precontenzioso la lettera di messa in mora
o di intimazione con cui la commissione comunica allo stato i motivi del suo intervento contestando
gli addebiti e invitando lo stato a presentare proprie osservazioni a riguardo; la lettera una
condizione di forma sostanziale che condiziona la regolarit della procedura e la ricevibilit del
ricorso successivo poich la facolt dello stato di presentare sue osservazioni costituisce una
garanzia fondamentale per lesercizio del suo diritto di difesa.
_ le spiegazioni esaurienti dello stato alla lettera di messa in mora o il termine dellinfrazione da
parte di questo comportano larchiviazione del caso, in caso contrario la Commissione pu emanare
un decreto motivato che chiude al fase precontenziosa con un ingiunzione dello stato a porre fine
alla violazione entro un termine prefissato in base alla gravit del caso; il parere motivato, che
essendo atto preparatorio non pu essere oggetto di ricorso in annullamento, non deve discostarsi
dai motivi e addebiti enunciati nella lettera di messa in mora in quanto tale lettera ha lo scopo di
delimitare la materia del contendere ed i termini previsti non devono essere troppo brevi o
irragionevoli pena il rigetto del ricorso da parte della corte a causa di violazione del diritto di difesa.

B)Fase contenziosa
La Commissione pu presentare, se lo ritiene necessario ma senza obbligo alcuno e senza termine,
il ricorso alla Corte una volta trascorsi i termini per lo stato di conformarsi senza gli adeguamenti
richiesti.
Ladempimento da parte dello stato interrompe la procedura, se interviene successivamente nel
corso del giudizio ma prima della fase orale la Commissione pu rinunciare a dar seguito al
procedimento ma tale rinuncia non implica alcun riconoscimento della liceit del comportamento
discusso
La Commissione conserva un interesse a proseguire ugualmente lazione e ottenere la pronuncia
giudiziale sulla violazione per stabilire eventuali responsabilit dello stato nei confronti di tutti gli
operatori ipoteticamente danneggiabili, dunque oltre a ristabilire la legalit comunitaria la procedura
di infrazione, se portata fino in fondo, pu fungere da precedente per il futuro.
Linizio della fase contenziosa pone termine alla possibilit di negoziare con la commissione le
modalit di applicazione delle disposizioni dellunione controverse.

procedura su iniziativa degli stati membri

Gli stati membri possono, siano o meno parti lese, adire alla corte previa consultazione della
Commissione, quando ritengano che uno stato membro abbia mancato a un obbligo dellUnione, tale
procedura per poco utilizzata dagli stati per evitare contrasti tra loro.
La commissione formula un parere motivato sullesistenza o meno della violazione lamentata entro
tre mesi dalla domanda sentite le osservazioni in contradditorio degli stati interessati, tale parere non
impedisce allo stato di ricorrere ugualmente alla corte.

procedure abbreviate

Procedure abbreviate sono consentite sia alla Commissione che agli stati membri per adire
direttamente la corte senza passare per la procedure precontenziosa in talune situazioni.

_ mancato adeguamento alla decisione della Commissione di sopprimere o modificare un aiuto di


stato incompatibile con il mercato comune da parte di uno stato membro.
_ abuso da parte di uno stato membro delle facolt di limitare la portata di una misura di
armonizzazione attraverso il mantenimento o lintroduzione di disposizioni per la protezione
dellambiente o dellambiente di lavoro
_ abuso dei poteri previsti in relazione alle misure necessarie alla tutela degli interessi essenziali
della propria sicurezza riferite alla produzione e commercio di armi

6. La sentenza della corte quando accerti la violazione di un obbligo imposto dal diritto dellunione,
impone allo stato membro di prendere nel pi breve tempo possibile tutti i provvedimenti utili ad
20
eliminare linfrazione modificando o eliminando le norme che le hanno dato origine ovvero adottando
nuove misure aventi autorit sufficiente a incidere sulla disposizione interna incompatibile.
La sentenza adottata dalla corte ha comunque natura dichiarativa e non pu prescrivere
concretamente i rimedi cui lo stato deve fare ricorso, limitandosi a constatare lesistenza della
violazione.

RICORSO PER ANNULLAMENTO


1. Il ricorso per annullamento diretto a far annullare atti comunitari contrari al diritto comunitario.

2. Atti impugnabili
_ atti vincolanti, adottati congiuntamente dal Parlamento europeo e dal Consiglio (atti legislativi),gli
atti del Consiglio destinati a produrre effetti giuridici nei confronti di terzi, della Commissione e della
BCE, che non siano raccomandazioni o pareri.
_ atti del Parlamento europeo destinati a produrre effetti giuridici nei confronti dei terzi.
_ atti della Corte dei conti
_ atti atipici destinati a produrre effetti giuridici nei confronti dei terzi

3. Atti non impugnabili


_ norme dei Trattati istitutivi e dei successivi trattati che li modificano,
_ atti degli stati membri adottati in esecuzione di atti dell'Unione
_ atti produttivi di effetti solo nella sfera interna dell'istituzione,
_ atti costituenti fasi intermedie di un procedimento o preparatori di un atto definitivo.
_ atti del settore della politica estera e sicurezza comune ad eccezione del controllo della
legittimit delle decisioni del Consiglio che prevedono misure restrittive nei confronti di
persone fisiche o giuridiche.
_ atti di polizia o di mantenimento dell'ordine pubblico del settore della cooperazione di
polizia e giudiziaria

4. Soggetti legittimati a presentare il ricorso

a) ricorrenti privilegiati, legittimati a proporre il ricorso senza dover dimostrare che questo incida sulla
posizione giuridica del ricorrente
_ gli stati membri
_ il Consiglio
_ la Commissione
_ il Parlamento europeo (prima considerato semi privilegiato)

b)ricorrenti semi-privilegiati, legittimati a proporre il ricorso soltanto qualora agiscano per la


salvaguardia delle loro prerogative.
_ la BCE
_ la Corte dei conti

c)persone fisiche o giuridiche, legittimate a proporre il ricorso a condizione di dimostrare un


interesse ad agire personale, effettivo ed attuale derivante dal prodursi di un pregiudizio nella propria
sfera giuridica dovuto a:
1)decisioni di cui siano destinatarie
2)regolamenti, direttive o decisioni rivolte ad altre persone, che le riguardino individualmente,
identificandole alla stessa stregua di veri e propri destinatari in ragione di qualit personali o
circostanze di fatto atte a distinguerli da altre persone e direttamente, imponendole un obbligo o
privandole di un diritto trovandosi in posizione analoga a chi il destinatario diretto.

5. Limpugnazione dell'atto non sospende la sua efficacia, ma la Corte pu ordinare che ne venga
sospesa l'esecuzione quando ritenga che le circostanze lo richiedano o pu ordinare le misure
provvisorie ritenute necessarie.

6. Motivi e termini d'impugnazione

Nel termine di 2 mesi dalla notifica dell'atto, dalla sua pubblicazione sulla GUUE o dal momento in
cui il ricorrente ne ha avuto conoscenza diretta, i ricorsi possono essere proposti per:

21
A)incompetenza ad emanare l'atto
a1)ratione materiae, l'atto non rientra nella sfera di competenza dell'organo
a2)ratione loci, l' atto non rientra nel territorio di competenza dell'organo
a3)ratione temporis, atto adottato oltre i tempi fissati

B)violazione delle forme sostanziali


b1)garanzie di procedura relative alla formazione degli atti come le modalit di votazione in seno alle
istituzioni.
b2)rispetto delle forme essenziali a garanzia degli interessati nella procedura di adozione degli atti e
nelle procedure non contenziose.
b3)obbligo di motivazione che consente agli interessati di comprendere la portata dell'atto e
assicurare la difesa dei loro interessi, permettendo al giudice di esercitare il controllo di legittimit.

C)violazione dei Trattati o di qualsiasi regola di diritto relativa alla loro applicazione: in primo luogo la
violazione dei principi generali dellordinamento dellUnione

D)sviamento di potere dovuto allutilizzo dell'atto per perseguire un obiettivo diverso da quello per il
quale i poteri sono conferiti o alladozione di una procedura per fini diversi da quelli per i quali
prevista, detto sviamento di procedura

Tali motivi possono essere sollevati anche d'ufficio, mentre precluso al giudice dell'Unione di
pronunciarsi sul merito di una decisione in materia di concorrenza senza una precisa richiesta in tal
senso da parte del ricorrente.

7. ricorsi contro decisioni indirizzate ad altre persone


ricorso di unimpresa contro una decisione di esenzione della Commissione favorevole ad altre
imprese destinatarie; tale ipotesi si sviluppata specialmente nell'ambito della politica della
concorrenza in quanto alcune imprese erano direttamente e individualmente interessate da tali
decisioni in ragione della sua posizione commerciale sul mercato.

8. ricorsi contro decisioni indirizzate ad uno stato


Riguardano soprattutto la materia degli aiuti di Stato: la decisione con cui la Commissione dichiara
un aiuto compatibile potr essere impugnata dai privati concorrenti pregiudicati nei loro interessi
dalla concessione dell'aiuto, in particolare nel caso in cui il ricorrente sia contro-interessato
trovandosi in posizione concorrenziale rispetto alle imprese che beneficiano dell'aiuto, dal momento
che la decisione della Commissione, sebbene indirizzata a uno stato pregiudica sostanzialmente la
posizione sul mercato di quell'impresa. Lo stesso vale nella procedura antidumping contro la
decisione della Commissione di rifiuto di aprire la procedura.

9. Effetti della sentenza

A)Accoglimento del ricorso:


_Latto dichiarato nullo e non avvenuto, con efficacia erga omnes e portata retroattiva ex
tunc, rendendo irricevibile un nuovo ricorso contro latto annullato e costringendo
listituzione che ha adottato latto ad adottare i provvedimenti del caso entro un termine
ragionevole.
_ la corte pu limitare gli effetti dellannullamento attribuendogli portata en nunc per non
incidere su eventuali diritti acquisiti
_ L'annullamento pu essere solo parziale se il vizio riscontrato riguarda solo alcune
disposizioni dell'atto, purch siano separabili dal resto.

B)Respingimento del ricorso:


_L'atto dichiarato legittimo ed un nuovo ricorso sar proponibile qualora si fondi su nuovi
motivi, sempre naturalmente che non sia spirato il termine previsto per l'impugnazione: in
tal caso si dovr utilizzare un procedimento diverso dall'azione di annullamento.

10. Ripartizione delle competenze tra la Corte di giustizia e il Tribunale


_ La Corte di giustizia competente per:
a) ricorsi proposti dagli Stati membri contro il Parlamento europeo o il Consiglio;
b) ricorsi proposti da unistituzione contro unaltra istituzione.
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_Il Tribunale competente in primo grado per tutti gli altri tipi di ricorso, in
particolare, dei ricorsi presentati da soggetti privati.

RICORSO IN CARENZA
1. Il ricorso per carenza diretto a far dichiarare linerzia di un istituzione, un organo o un organismo
dellUnione nelladottare misure necessarie per instaurare la politica comune

2. Soggetti legittimati a presentare il ricorso


_ Stati membri
_ tutte le istituzioni dellUnione diverse dal responsabile dellomissione tranne gli organi e
organismi
_ persone fisiche o giuridiche per omissioni riguardanti atti da emanarsi nei loro confronti

3. Presupposti per presentare il ricorso


_ esistenza di un obbligo di agire dellistituzione in virt di una regola dellunione, in
presenza di un potere discrezionale dellistituzione il ricorso irricevibile
_ determinabilit in modo preciso degli atti che si ritiene dovevano essere adottati
_ preventiva messa in mora di almeno due mesi dellistituzione contestata da parte del
ricorrente consistente nella richiesta di agire indicando il contenuto dellobbligo che si
ritiene violato e le misure richieste per far cessare linerzia

4. Effetti della messa in mora:


_ La presa di posizione mediante adozione dellatto richiesto, decisione espressa di rigetto
o adozione di un atto diverso da quello richiesto da parte dellistituzione contestata
comporta limproponibilit del ricorso
_ La mancata presa di posizione dellistituzione contestata entro due mesi dal ricevimento
della messa in mora, da la possibilit di presentare il ricorso in carenza nei due mesi
successivi
5. Effetti della sentenza:
_ La sentenza che accoglie il ricorso ha carattere dichiarativo, limitandosi ad accertare
lilliceit del comportamento; listituzione contestata tenuta a prendere le misure che la
sentenza comporta entro un termine ragionevole
_ Un nuovo ricorso in carenza potr essere proposto qualora l'istituzione convenuta
rimanga inattiva; un ricorso in annullamento sar proponibile qualora gli atti emanati
dall'istituzione intesi a dare esecuzione alla sentenza risultino inadeguati o in contrasto
col giudicato della Corte.

6. Ripartizione delle competenze fra la Corte di giustizia e il Tribunale


_ La Corte di giustizia competente per:
a)ricorsi presentati dagli Stati membri contro il Parlamento europeo o il Consiglio
b)ricorsi presentati da unistituzione contro unaltra istituzione.

_Il Tribunale competente in primo grado per tutti gli altri tipi di ricorso, in
particolare, dei ricorsi presentati da soggetti privati.

23
LINEA TEMPORALE

1) [1951/2 - Trattato di Parigi] Comunit Europea del Carbone e dellAcciaio


[Belgio, Olanda, Lussemburgo, Francia, Germania e Italia]

Accordo per la gestione comune della produzione del carbone e dellacciaio tra i paesi membri della
comunit, che possa servire da base per una futura unione federale in ogni settore

_ Alta autorit a carattere sovranazionale, cui sono conferiti poteri decisionali autonomi e indipendenti dal
consenso unanime degli stati membri
_ Consiglio dei ministri a controllo dellalta autorit
_ Assemblea parlamentare
_ Corte di giustizia

2) [1957/8 - Trattati di Roma / TCE ] Comunit Economica Europea e Comunit Europea per lEnergia
Atomica
[Belgio, Olanda, Lussemburgo, Francia, Germania e Italia]

Accordo per la creazione di un mercato comune generalizzato tra i paesi membri della comunit, che
promuova lo sviluppo delle attivit economiche e la gestione comune delle energie atomiche, da affiancarsi
al vigente accordo per la gestione comune della produzione del carbone e dellacciaio

_ Struttura istituzionale articolata in quattro organi: Assemblea parlamentare e Corte di giustizia, da subito
comuni alle tre comunit e Consiglio e Commissione, inizialmente autonome e distinte per ciuscuna
comunit e a partire dal 1965 comuni alle tre comunit.
_ Imposizione del sistema di votazione allunanimit allinterno del Consiglio a partire dal 1965 in seguito a
pressioni del governo francese di Charles De Gaulle
_ Graduale processo di integrazione finanziaria attraverso il passaggio al sistema delle risorse proprie della
comunit (1970), lintroduzione del serpente monetario a controllo delle fluttuazioni tra le monete nazionali
(1972) sostituito poi dal SME sistema monetario europeo (1978)
_ Graduale ampliamento del numero degli stati:
- 1973 Danimarca, Gran Bretagna, Irlanda
- 1981 Grecia
- 1986 Portogallo, Spagna
- 1995 Austria, Finlandia, Svezia
- 2004 Cipro, Estonia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia,
Slovenia, Ungheria
- 2007 Bulgaria, Romania

La creazione del mercato comune deve consentire la libera circolazione di merci, persone, servizi e capitali

Libera circolazione delle merci:


- Abolizione dei dazi doganali nonch di restrizioni equivalenti alle importazioni ed esportazioni fra
stati membri; restrizioni quantitative possono essere consentite solo se giustificate da motivi di
ordine pubblico, pubblica sicurezza, e moralit pubblica o da motivi di tutela della salute, del
patrimonio artistico o della propriet industriale e commerciale e devono essere proporzionate al fine
perseguito.
- Instaurazione di una tariffa doganale comune nei confronti dei paesi terzi che affrontano i medesimi
oneri quale che sia il luogo di ingresso e una volta entrati nel mercato comune possono circolarvi
liberamente in quanto considerati in libera pratica.
- Principio del mutuo riconoscimento affermato dalla sentenza Cassis de Dijon del 1979 della Corte di
giustizia, in base al quale vi deve essere laccettazione da parte di ogni Stato della Comunit, dei
prodotti legalmente o lealmente fabbricati negli altri Stati membri, anche se secondo prescrizioni

24
diverse da quelle nazionali purch i prodotti in questione rispondono in maniera adeguata alle
esigenze normative dello Stato importatore.

Libera circolazione delle persone (art.???):


- Divieto di discriminazione basata sulla nazionalit, nei confronti dei lavoratori dipendenti o autonomi
provenienti da uno stato comunitario diverso dallo stato di stabilimento.
- Diritto per i lavoratori dipendenti di rispondere ad offerte di lavoro, di spostarsi liberamente nel
territorio degli stati, di risiedervi e di rimanervi anche dopo aver occupato un impiego; limitazioni a
tali diritti sono previste per motivi di ordine pubblico, pubblica sicurezza e sanit pubblica ma devono
essere interpretati in senso restrittivo e non possono essere applicati in modo da discriminare i
lavoratori stranieri.
- Diritto per i lavoratori autonomi di aprire attivit lavorative e costituire e gestire imprese e societ alle
stesse condizioni stabilite dagli Stati di stabilimento per i propri cittadini; limitazioni a tali diritti sono
previste in relazione ad attivit che comportino lesercizio di pubblici poteri e dunque siano riservate
a soggetti aventi la cittadinanza dello stato.
- * Liberalizzazione riferita dal trattato di Roma ai soli lavoratori

Libera prestazione dei servizi (art.???):


- Divieto di restrizioni alle prestazioni di servizi intese quali attivit industriali, commerciali, artigiane e
libere professioni, da parte di cittadini provenienti da uno stato comunitario diverso dallo stato in cui
viene erogata la prestazione.
- ***

Libera circolazione dei capitali (art.67 CEE > art.63 TFUE) :


- Graduale soppressione delle restrizioni ai movimenti di capitali appartenenti a cittadini residenti negli
stati membri nella misura necessaria al buon funzionamento del mercato comune.
- *Liberalizzazione avente ad oggetto inizialmente solo trasferimenti di valuta costituenti il corrispettivo
per lo scambio di merce o servizi e non movimenti di capitale in senso proprio.

Disciplina della concorrenza (art.85 CEE > art.101 TFUE / art.92 CEE >107 TFUE):
- Divieto di accordi, associazioni e pratiche concordate tra le imprese che possano pregiudicare il
commercio tra gli stati membri impedendo, falsificando o restringendo la concorrenza allinterno del
mercato comune, pena la nullit di tali atti; deroghe a tale divieto sono previste in relazione ad intese
che contribuiscano a promuovere il progresso tecnico ed economico o a migliorare la produzione o
distribuzione dei prodotti.
- Divieto di sfruttamento abusivo da parte delle imprese di una posizione dominante nel mercato
comune o di una parte sostanziale di esso tramite pratiche abusive
- Divieto di aiuti di stato alle imprese sotto qualsiasi forma che falsino o siano suscettibili di farlo, la
concorrenza nelle misura in cui incidano sugli scambi tra gli stati membri; deroghe a tale divieto sono
previste in relazione ad aiuti di stato a carattere sociale concessi a singoli consumatori senza
discriminazioni, aiuti di stato per calamit naturali, aiuti di stato a favore di regioni meno sviluppate o
destinati a porre rimedio a gravi turbamenti economici interni ed infine aiuti di stato destinati a
promuovere la realizzazione di progetti dinteresse europeo.

3) [1986/7 Atto Unico Europeo] modifica e integrazione dei Trattati di Roma


[Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Gran Bretagna, Grecia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Olanda,
Portogallo, Spagna]

Accordo orientato a favorire la costituzione di unUnione Europea

_ Formalizzazione del Consiglio europeo nella cooperazione politica


_ Ristabilimento, in seguito allimposizione della votazione allunanimit del 1965, della votazione a
maggioranza qualificata nel Consiglio in determinati settori chiave
_ Rafforzamento del ruolo del Parlamento europeo nel procedimento decisionale attraverso
lintroduzione delle procedure della cooperazione e del parere conforme
_ Introduzione del tribunale di 1grado da affiancare alla Corte di giustizia
_ Estensione a nuovi settori delle competenze della Comunit
_ Introduzione del principio della coesione economica e sociale
_ Introduzione del termine ultimo del 31/12/1992 per lattuazione del completamento del mercato interno
25
_ Conferimento di un inquadramento giuridico formale alla CPE cooperazione politica europea
mediante listituzioni di organi ad essa preposti quali: ***
Comitato politico
Gruppo dei corrispondenti
Segretario
Consiglio europeo
Presidente CPE
Commissione

4) [1992/3 Trattato di Maastricht / TUE] Unione Europea


[Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Gran Bretagna, Grecia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Olanda,
Portogallo, Spagna]

Accordo per la creazione di un unione tra i paesi membri delle comunit che si fondi su due sistemi costituiti
dalle esistenti comunit europee da un lato e dalla cooperazione intergovernativa tra stati nelle materie della
politica estera e sicurezza comune e della giustizia e affari interni dallaltro.

_ Principio di sussidiariet ***


_ Sistema a tre pilastri composti da:

Comunit Europea, comprensiva della CEE, della CEEA e della CECA


_ introduzione della procedura di Codecisione
_ estensione a nuovi settori delle competenze della Comunit
_ introduzione della cittadinanza dellunione europea ***
_ instaurazione dellUnione economico-monetaria da realizzarsi in tre fasi:
_ 1990, Abolizione di tutte le restrizioni alla circolazione di capitali

_ 1994, Istituzione dellIME Istituto Monetario Europeo liquidato con listituzione della
BCE Banca Centrale Europea nel 1998

_ 1999, Circolazione finanziaria dellEuro cui fa seguito la circolazione monetaria nel


2002

Politica Estera e Sicurezza Comune (PESC)


Cooperazione sistematica tra gli stati membri che permetta allUE di promuovere a livello
internazionale la Democrazia, lo Stato di diritto, la tutela dei Diritti dell'uomo, i Principi di uguaglianza
e di solidariet e il rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale
promuovendo soluzioni multilaterali ai problemi comuni, in particolare nell'ambito delle Nazioni Unite.

Funzionamento:
1_Il Consiglio europeo definisce i principi e gli orientamenti generali della politica estera e di
sicurezza comune individuando anche le strategie comuni da perseguire attraverso l'Unione
Europea
2_Il Consiglio dei ministri, sulla base delle indicazioni del Consiglio europeo, prende le decisioni
necessarie per la definizione e la messa in opera della PESC, tali decisioni vengono prese
all'unanimit tranne che per eccezioni applicative adottando due strumenti:

a) Posizioni comuni: definiscono la posizione che l'UE ha su certe questioni di tipo


geografico o tematico e indicano le linee guida generali a cui le politiche estere degli
stati membri devono conformarsi

b) Azioni comuni: riguardano specifiche situazioni dove l'azione operativa dell'UE


considerata necessaria, ne individuano gli obiettivi e indicano i mezzi che vanno messi
a disposizione dell'UE per conseguire tali obiettivi. Le azioni comuni impegnano tutti gli
stati membri.

26
Giustizia e Affari Interni (GAI)
Cooperazione sistematica tra gli stati membri che permetta allUE di promuovere uno spazio
europeo di libert, di sicurezza e di giustizia, attraverso la tutela di interessi comuni quali
Regolamentazione delle Frontiere, Politiche dei visti, Politiche dasilo, Politiche dellimmigrazione,
Lotta alle droghe, Lotta alla criminalit internazionale, Cooperazione giudiziaria in materia civile,
Cooperazione giudiziaria in materia penale, Cooperazione doganale e la Cooperazione di polizia per
prevenire e combattere il terrorismo

Funzionamento equivalente a quello previsto per la PESC

5)[1997/9 Trattato di Amsterdam] modifica e integrazione del Trattato di Maastricht / TUE


[Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Grecia, Germania, Gran Bretagna, Irlanda, Italia,
Lussemburgo, Olanda, Portogallo, Spagna, Svezia]

Accordo orientato ad adeguare lUnione Europea allingresso di nuovi stati membri, attraverso la riforma del
sistema istituzionale
_ Rinumerazione degli articoli del TUE ***
_ Introduzione della procedura della Cooperazione rafforzata limitatamente ai pilastri CE e GAI
_ Integrazione dellUEO Unione Europea Occidentale, vecchia organizzazione europea per la
sicurezza militare, nellUnione Europea
_ Integrazione degli accordi di Schengen nella CE, primo pilastro dellUE
_ Introduzione dell'Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune
_ Trasferimento delle aree delle Politiche dei visti, delle Politiche dasilo, delle Politiche
dellimmigrazione e della Cooperazione giudiziaria in materia civile nella CE, primo pilastro
dellUE e conseguente riqualificazione del pilastro GAI in Cooperazione di polizia giudiziaria in
materia penale
_ Introduzione del principio di trasparenza, in base al quale i cittadini europei devono essere liberi
di poter consultare i documenti degli organi dellUnione alle condizione stabilite dal Consiglio ***

6)[2001/3 Trattato di Nizza] modifica e integrazione del Trattato di Maastricht / TUE


[Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Grecia, Germania, Gran Bretagna, Irlanda, Italia,
Lussemburgo, Olanda, Portogallo, Spagna, Svezia]

Accordo orientato ad adeguare lUnione Europea allingresso di nuovi stati membri, attraverso la riforma del
sistema istituzionale in modo pi incisivo rispetto al Trattato di Amsterdam
_ Estensione della procedura di Codecisione
_ Estensione della procedura della Cooperazione rafforzata al pilastro PESC, escluso il settore
difesa
_ Estensione della votazione a maggioranza qualificata nel Consiglio in determinati settori
_ Modifica alla composizione della Commissione europea
_ Modifica alla composizione del Parlamento europeo
_ Modifica della ripartizione delle competenze tra Tribunale e Corte di giustizia
_ Presentazione della Carta dei diritti fondamentali dellUnione Europea

7)[2004/ mai entrato in vigore Costituzione Europea]

Progetto di revisione dei trattati UE per la creazione di una Costituzione europea che consenta di completare
la riforma istituzionale intrapresa dai Trattati di Amsterdam e di Nizza e che stabilisca i principi fondamentali
ai quali lunione si ispira
La Costituzione europea non mai entrata in vigore in quanto la mancata ratifica della stessa da parte di
Francia e Olanda nei rispettivi referendum ne ha decretato labbandono del progetto;
critiche al testo costituzionale sono state espresse dagli euroscettici, che considerano l'UE burocratizzata e
inefficace nel risolvere gli interessi dei cittadini, dagli ambienti religiosi riguardo l'assenza di riferimenti alle
radici giudaico-cristiane delleuropa, dai nazionalisti riguardo la possibilit che una costituzione disponga di
poteri tali da svuotare lautorit dei singoli stati, e dalle forze sociali riguardo la presenza di principi
neoliberisti nel testo e l'eccessiva importanza data ai temi economici e capitalistici, in assenza di riferimenti
27
al ripudio della guerra e alle poche garanzie in difesa dei lavoratori, degli immigrati, del welfare state.
Redigere un nuovo trattato semplificato, privo di connotati costituzionali e da approvare solo per via
parlamentare la soluzione scelta per realizzare gli obiettivi meritevoli della Costituzione europea.

8)[2007/9 Trattato di Lisbona] modifica e integrazione dei trattati di Maastricht / TUE e Roma / TCE
[Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Grecia, Germania, Gran Bretagna,
Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Olanda, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca.
Romania, Slovenia, Slovacchia, Spagna, Svezia, Ungheria]
Accordo che completa la riforma istituzionale intrapresa dai Trattati di Amsterdam e di Nizza, mantenendo la
maggior parte delle innovazioni proposte dalla Costituzione europea eliminandone per qualsiasi riferimento
costituzionale
TRATTATI

1. Al vertice dellordinamento dellUnione Europea (UE), si pongono i trattati istitutivi su cui la stessa si
fonda, Trattato sullUnione Europea (TUE) e Trattato sul funzionamento dellUnione Europea
(TFUE), ad essi sono equiparati i protocolli e gli allegati che ne costituiscono parte integrante e in
seguito allentrata in vigore del trattato di Lisbona, la carta dei diritti fondamentali dellUnione
Europea.
2. I trattati istitutivi sono considerati norme costituzionali dellordinamento dellunione per indicarne la
loro preminenza e il loro valore inderogabile, in realt tali caratteri non possono essere riconosciuti a
tutte le norme in essi enunciate ma solo a quelle che rivestono importanza fondamentale in quanto
incarnano i principi essenziali e fissano gli obiettivi caratterizzanti tutto il sistema;
la corte di giustizia nel parere 1/91 14 dicembre 1991 ha affermato che il trattato CEE costituisce la
carta costituzionale di una comunit di diritto e ha stabilito che si pu stabilire una gerarchia rispetto
alle norme in esso contenute, di cui talune, come quelle riguardanti il sistema giurisdizionale e le
competenze della Corte, sono da considerarsi inderogabili.
3. Il diritto derivato costituito dagli atti normativi a carattere vincolante che le istituzione dellUE hanno il
potere di emanare subordinato ai trattati istitutivi e non pu modificare questi, nel caso in cui vi sia
contrasto tra gli atti di diritto derivato e i trattati istitutivi, i primi sono suscettibili di annullamento;
analogamente i trattati istitutivi non possono essere derogati da accordi internazionali conclusi
dallUE.
4. La sfera di applicazione territoriale dei trattati si estende fin dove esercitata la giurisdizione ed il
potere sovrano degli stati membri in base alle rispettive norme costituzionali nonch ai territori
europei di cui uno stato abbia la rappresentanza nei rapporti esteri.
5. Modifiche ai trattati istitutivi possono aver luogo esclusivamente nel rispetto delle formalit previste
dai trattati stessi che stabiliscono distinte procedure, una ordinaria e tre semplificate.

Procedura formale di revisione (art. 48 TUE)

1. procedura ordinaria: iniziativa di un Governo nazionale, del Parlamento Europeo o della


Commissione che propongono il progetto di revisione al Consiglio dellUE il quale a sua
volta informa il Consiglio Europeo e i parlamenti nazionali;
la decisione sulla revisione presa dal Consiglio Europeo con maggioranza semplice previa
consultazione del Parlamento Europeo e della Commissione, convocando una convenzione
composta da rappresentanti dei parlamenti nazionali, dei capi di stato o governo, del
Parlamento europeo e della Commissione;
la convenzione adotta una raccomandazione per consenso che viene trasmessa a una
Conferenza di rappresentanti dei governi nazionali la quale adotta un trattato di revisione
che recepisce le modifiche concordate e deve essere ratificato dagli stati membri.
*qualora le modifiche vertano nel campo monetario richiesto il parere della BCE.

2. procedura semplificata:

a) relativa a modifiche parziali o totali delle disposizioni sulla parte terza del TFUE (art.48
par.6 TUE) iniziativa di un Governo nazionale, del Parlamento Europeo o della
Commissione che propongono il progetto di revisione al Consiglio Europeo;
la decisione presa dal Consiglio Europeo allunanimit previa consultazione del
Parlamento Europeo e della Commissione, adottando una decisione di revisione che deve
essere approvata internamente dagli stati membri.
*qualora le modifiche vertano nel campo monetario richiesto il parere della BCE.

28
**la decisione del Consiglio Europeo non pu estendere le competenze dellunione
attribuitele dai trattati, potr essere posta in essere, eventualmente, una riduzione.

b) relativa a modifiche ricadenti in due casistiche particolari (art.48 par.7 TUE)


la decisione presa dal Consiglio Europeo allunanimit previa approvazione del
Parlamento a maggioranza dei membri che lo compongono; la proposta di modifica viene
poi trasmessa ai parlamenti nazionali e in caso di mancata opposizione da parte di uno o pi
parlamenti la decisione adottabile senza necessit di ratifica da parte degli stati membri, in
caso contrario la decisione non pu essere adottata.
b1_ nelle ipotesi per le quali il TFUE o il titolo V del TUE (PESC) prevedono la delibera
allunanimit del Consiglio Europeo, possibile ladozione di una decisione da parte del
Consiglio Europeo stesso che consenta di deliberare a maggioranza ad eccezione dei casi
in cui siano necessarie scelte riguardanti il settore della difesa.
b2_ nelle ipotesi per le quali il TFUE prevede ladozione di atti legislativi secondo
procedure legislative speciali, possibile adottare atti legislativi secondo la procedura
legislativa ordinaria.
*le procedure semplificate previste dallart.48 par.7 TUE non possono applicarsi in ipotesi
riguardanti il sistema di risorse proprie dellunione, la clausola di flessibilit e la procedura di
sospensione dei diritti derivanti dallappartenenza allunione.

Revisioni sotto forma di integrazione o ampliazione di disposizioni particolari dei trattati


possono essere operate dal Consiglio previa approvazione degli stati membri in base a
norme ad hoc.
.

6. Lefficacia diretta negli stati membri delle norme dei trattati riconosciuta alle stesse qualora siano
sufficientemente chiare, precise, incondizionate (non subordinate allemanazione di atti di diritto
interno) e non sottoposte a termine in relazione agli obblighi da esse derivanti; ci comporta che tali
norme possono creare a favore dei singoli, sia persone fisiche che giuridiche, posizioni giuridiche
soggettive direttamente tutelabili dinanzi ai giudici nazionali anche quando impongono obblighi di
comportamento solo nei confronti degli stati membri, imponendo ai giudici nazionali e agli organi
amministrativi statali di disapplicare il diritto interno contrario alle norme dei trattati.

La Corte di giustizia con la sentenza Van Gend en Loos - 15/2/1963 diede inizio ad unattivit
giurisprudenziale che riconobbe, progressivamente, importanti prerogative alle norme dei trattati:
capacit creatrice di posizioni giuridiche soggettive tutelabili dinanzi ai giudici nazionali, alle norme
dei trattati contenenti obblighi di non fare
capacit creatrice di posizioni giuridiche soggettive tutelabili dinanzi ai giudici nazionali, alle norme
che impongono obblighi di fare
effetto orizzontale della capacit creatrice di posizioni giuridiche soggettive tutelabili, consistente
nellestensione della stessa anche nei confronti di soggetti privati
Lefficacia diretta delle norme dei trattati rappresenta un utile strumento per rafforzare la tutela degli
individui e per garantire il rispetto del diritto dellunione da parte degli stati membri, ma sottoposta
al fondamentale limite di essere riconosciuta solo in capo alle norme che siano espressione di un
principio fondamentale o generale dellordinamento dellUE.

7. Le conseguenze per gli stati membri derivanti dallinosservanza degli obblighi loro imposti dalle
norme dei trattati sono state delineate dalla corte di giustizia la quale, facendo ricorso ai principi
fondamentali dellordinamento comunitario e ai principi comuni agli ordinamenti degli stati membri,
ha affermato il diritto degli individui al risarcimento del danno subito a seguito dellinadempimento
dello stato membro; il risarcimento deve essere adeguato al danno subito comprensivo di un
eventuale lucro cessante e pu riguardare danni verificatisi prima che una sentenza della corte di
giustizia abbia accertato linadempimento contestato.

La responsabilit dello stato si verifica solamente quando vi sia la violazione grave e manifesta dei
limiti posti al suo potere discrezionale, a condizione che la norma violata attribuisca diritti ai singoli
ed esista un nesso di causalit tra violazione dellobbligo e danno subito dal singolo.

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Le forme e le modalit del risarcimento del danno sono individuate dai singoli ordinamenti nazionali
sulla base dellautonomia procedurale di questi ultimi, nel rispetto del principio di equivalenza, per
cui non possono essere meno favorevoli a quelle proprie del diritto interno e del principio di
effettivit, per cui la tutela risarcitoria deve essere concretamente ottenibile.

ACCORDI INTERNAZIONALI

1. Gli accordi internazionali conclusi dallunione si pongono nella gerarchia delle fonti a un livello
superiore alle norme derivate che non potranno derogarvi pena la possibilit di un loro annullamento
e a un livello inferiore ai trattati le cui norme prevalgono sugli impegni internazionali configgenti;
2. Gli accordi internazionali conclusi dallunione con stati terzi o organizzazioni internazionali entrano a
far parte integrante dellordinamento dellunione in modo automatico, indipendentemente dallatto
interno di conclusione e a meno che non risulti necessario senza atti di esecuzione; gli atti di
conclusione sono pubblicati sulla GUUE con allegato il testo dellaccordo.
3. Accordi conclusi in precedenza dalla Comunit sono sottoponibili, a posteriori, a un controllo di
compatibilit da parte della corte che pu condurre allannullamento della decisione di conclusione
degli stessi,
4. per evitare il sorgere di conflitti lart. 218 TFUE prevede la possibilit che la corte di giustizia, su
richiesta del Consiglio, della Commissione o di uno stato membro, eserciti un controllo preventivo
sulla compatibilit dellaccordo con il trattato sia in relazione a norme sostanziali che alla
competenza, procedura e organizzazione istituzionale dellUnione, un parere negativo impedirebbe
lentrata in vigore dellaccordo internazionale.
5. Gli accordi internazionali prevalgono sul diritto derivato e vincolano Unione e stati membri i cui atti
dovranno essere interpretati in modo conforme allaccordo e potranno essere invalidati dalla corte se
contrari a questo, laccordo pu quindi costituire fondamento di un ricorso in annullamento contro un
atto configgente di unistituzione o di un azione di riparazione per un danno causato da tale atto.
6. Gli accordi internazionali essendo parte integrante dellordinamento dellunione, possono produrre
effetti diretti negli ordinamenti nazionali purch da essi risultino obblighi precisi non subordinati al
fine della loro esecuzione o dei loro effetti allemanazione di atti ulteriori.
7. Gli effetti diretti degli accordi internazionali si hanno anche qualora lefficacia di questi non sia
reciprocamente riconosciuta nellordinamento degli stati contraenti se la natura dellaccordo
consente tale squilibrio applicativo; nel caso di accordi fondati sul principio della reciproca
convenienza, la mancanza di reciprocit ad opera delle controparti dellUnione esclude la diretta
efficacia dellaccordo in quanto vi sarebbe squilibrio pattizio secondo quanto prescritto dalla corte.
8. Taluni accordi conclusi tra stati membri rientrano quali fonti complementari nel sistema delle fonti pur
non essendo tecnicamente parte dellordinamento dellUnione:
_ le decisioni aventi natura di accordi internazionali in forma semplificata adottate dai rappresentanti
degli stati membri in seno al consiglio, che sono sottoposti a ratifica da parte degli stati membri ma
non sono sottoposti al controllo giurisdizionale della corte a meno di espressa previsione.
_ gli accordi stipulati tra stati membri ai sensi di alcune disposizioni dei trattati, che sono sottoposti a
ratifica da parte degli stati membri ma non sono sottoposti al controllo giurisdizionale della corte a
meno di espressa previsione.
9. Gli accordi conclusi tra stati membri posteriormente alla loro adesione alla comunit o unione
europea non possono prevalere sul diritto originario dellunione al di la di ipotesi previste dai Trattati
stessi e gli stati stessi non sono pi competenti a concludere accordi internazionali in materie
rientranti nella competenza esclusiva dellunione, nelle materie estranee alla competenza dellunione
potranno concluderne purch non si pongano in contrario con gli obiettivi dellunione e non violino gli
obblighi derivanti dai Trattati.
10. Gli accordi conclusi tra stati membri anteriormente allentrata in vigore nei loro confronti dei Trattati,
sono opponibili allUnione solo se compatibili con i Trattati ed in caso contrario sono abrogabili
secondo le norme internazionali che regolano la successione dei trattati nel tempo.

30
11. Gli accordi conclusi dagli stati membri anteriormente alla loro entrata nellUnione con stati terzi, sono
opponibili allunione e consentono allo stato membro di non rispettare obblighi previsti dai trattati e
dal diritto derivato da essi, nel limite in cui le parti, stato membro e stati terzi, non fossero a
conoscenza di impegni reciproci presi nellambito dellUnione dagli stati membri in determinate
materie non potenti costituire oggetto di altre convenzioni.
12. Lopponibilit degli accordi conclusi in precedenza da stati membri con paesi terzi ammessa solo
nei confronti di questi ultimi e non in relazione agli obblighi derivanti dallappartenenza allUnione, lo
stato membro non pu quindi avvalersi degli impegni internazionali stipulati con terzi stati per
sottrarsi agli obblighi derivanti dallappartenenza allUnione.
In modo speculare, lUnione tenuta a non ostacolare ladempimento degli impegni degli stati
membri derivante da accordi anteriori e gli stati membri devono adoperarsi per eliminare eventuali
incompatibilit di tali accordi con i Trattati. _ completare capitolo

Gli accordi con stati terzi dopo lentrata in vigore dei trattati non possono essere conclusi nelle
materie di competenza esclusiva dellunione, in riferimento alle materie di competenza concorrente
potranno essere conclusi fin quando non sia intervenuta lUnione stessa.

PROCEDURA DI CONCLUSIONE DI ACCORDI INTERNAZIONALI: spettante allUnione sulla base della


giurisprudenza della Corte di giustizia che ne ha affermato la competenza generale richiamandone la
personalit giuridica e che le ha consentito altres la stipulazione di accordi internazionali al di l delle
competenze espressamente attribuite in base al principio di parallelismo tra competenze interne e
competenze esterne per il quale nei casi in cui lunione abbia adottato disposizioni normative comuni al fine
di realizzare politiche comuni acquista la competenza esclusiva a concludere accordi internazionali nel
medesimo settore.
_ La Commissione o lAlto rappresentante per gli affari esteri se in materia di PESC, rivolge al Consiglio una
raccomandazione con la quale si richiede lautorizzazione ad aprire i negoziati
Procedura solenne
_ Il Consiglio adotta, di regola, a maggioranza qualificata la decisione che autorizza lavvio dei negoziati
accompagnandola alla designazione del negoziatore e allindicazione delle direttive da seguire per il loro
svolgimento
_ Il Negoziatore propone un accordo di conclusione al Consiglio che lo adotta con decisione contenente le
modalit di esecuzione dellaccordo e pone fine alle formalit per lentrata in vigore dello stesso

Procedura semplificata
_ Il Consiglio abilita il negoziatore a concludere laccordo con semplice firma

La decisione di conclusione deve essere adottata previa consultazione obbligatoria ma non vincolante del
Parlamento europeo, in specifiche questioni altres richiesta la sua approvazione
Quando laccordo verte su materie rientranti sia nella competenza dellUnione che nella competenza degli
Stati membri si segue la prassi degli accordi misti, che sono negoziati e conclusi congiuntamente sia dal
Consiglio che dagli Stati membri, i quali dovranno provvedere alla ratifica secondo le procedure interne.

31
LIBERTA DI CIRCOLAZIONE DEI CITTADINI DEGLI STATI MEMBRI

1. La cittadinanza dellunione si acquista per il solo fatto di possedere la cittadinanza di uno stato
membro ed quindi complementare rispetto a questultima aggiungendovisi senza sostituirla.
2. Gli stati membri mantengono i propri criteri per lattribuzione e revoca della cittadinanza nazionale
ma sono tenuti al rispetto del diritto comunitario il quale pone dei limiti:
_ la doppia cittadinanza di un soggetto, costituita da quella di uno stato membro e quella di uno stato
terzo non impediscono lapplicazione del diritto dellUnione (sentenza micheletti)
_ la doppia cittadinanza di un soggetto, costituita da quella di due diversi stati membri consentono al
soggetto di beneficiare delle norme dellUnione eventualmente pi favorevoli di quelle nazionali
_ gli stati membri nel revocare la cittadinanza nazionale ad un soggetto per averla ottenuta in modo
fraudolento, devono valutare la ragionevolezza dellatto in relazione alle conseguenze che comporta
3. Lart. 21 TFUE conferisce a ogni cittadino dellunione il diritto di circolare e di soggiornare
liberamente nel territorio degli stati membri salvo le limitazioni previste dai trattati e da loro
applicazioni.
4. La direttiva 2004/38/CE disciplina il soggiorno negli stati membri ospitanti dei cittadini dellunione,
riconoscendo ad essi il diritto di soggiorno per un periodo non superiore a tre mesi senza alcuna
condizione o formalit salvo il possesso di un documento di identit, tale diritto viene meno nel
momento in cui il cittadino soggiornante diventi un onere eccessivo per il sistema di assistenza
sociale.
Per periodi superiori a tre mesi il diritto di soggiorno riconosciuto al cittadino di stato membro che
sia lavoratore o che segua un corso di studi/professionale e disponga di un assicurazione di malattia
dichiarando di disporre di risorse economiche sufficienti ovvero sia familiare di un cittadino
dellunione ammesso al ricongiungimento familiare
I figli di un cittadino dellunione che abbia lavorato in uno stato membro hanno diritto di rimanere in
tale stato per proseguire gli studi dopo la partenza del padre
5. La direttiva 2004/38/CE disciplina il ricongiungimento familiare attribuendo ai familiari del cittadino
UE, il diritto di accompagnarlo o raggiungerlo nello stato membro in cui si trasferisce a garanzia della
vita familiare senza richiesta di alcuna formalit nei primi tre mesi di soggiorno, per periodi superiori
a 3 mesi richiesto invece che siano iscritti presso le autorit competenti.
I familiari non cittadini di uno stato membro hanno diritto al ricongiungimento e non richiesta loro
alcuna formalit nei primi tre mesi di soggiorno per periodi superiori a 3 mesi richiesto che abbiano
un visto oppure la carta di soggiorno di un familiare di un cittadino UE di durata max di 5 anni.
Per familiari si intende il coniuge, i figli del cittadino o del coniuge nonch gli ascendenti del cittadino
o del coniuge ed infine il partner del cittadino che abbia contratto un unione registrata equiparata al
matrimonio nello stato membro.
Il diritto al ricongiungimento non richiede lobbligo di convivenza, ed il decesso o la partenza dal
territorio dello stato membro ospitante non incidono sul soggiorno dei familiari aventi cittadinanza di
uno stato membro.
I familiari di cittadini di uno stato membro vedono riconosciuto il diritto di soggiorno permanente
qualora tale status sia stato ottenuto dal familiare con il quale siano ricongiunti oppure abbiano
soggiornato nello stato membro ospitante per un periodo di almeno 5 anni.
6. Lart. 18 TFUE prevede il divieto di discriminazione in base alla cittadinanza di un cittadino
dellUnione, sia essa di tipo diretto, basata unicamente sulla nazionalit che di tipo indiretto, basata
su criteri diversi; il divieto di discriminazione si applica solamente a coloro che esercitino o abbiano
esercitato la liberta di circolazione, acquisibile anche con lo svolgimento di unattivit lavorativa di
breve durata in stati membri

32
7. La direttiva 2004/38/CE prevede limiti alla circolazione e al soggiorno dei cittadini UE, per motivi di:
_ sanit pubblica, quando ricorrano malattie indicate in un elenco tassativo e non in ipotesi lasciate a
libera interpretazione
_ ordine pubblico e pubblica sicurezza, esclusivamente quando il soggetto ponga in essere
comportamenti personali tali da rappresentare una minaccia reale, attuale e sufficientemente grave
da pregiudicare interessi fondamentali della societ e non invocabili per fini economici o la sola
esistenza di condanne penali
Lo stato membro nelladottare provvedimenti di espulsione deve tenere conto di una serie di
circostanze tra le quali la durata del soggiorno e la situazione familiare ed economica rifacendosi ad
un interpretazione restrittiva dei limiti alla libert di circolazione, inoltre coloro che beneficiano di un
diritto di soggiorno permanente sono allontanabili solamente per gravi motivi di ordine pubblico e
pubblica sicurezza, lo stesso dicasi per coloro che abbiano soggiornato 10 anni e per i minorenni
garanzie e mezzi di ricorso nei confronti dei provvedimenti restrittivi dellingresso e del soggiorno
Sono riconosciuti al soggetto che pu accedere a mezzi di impugnazione giurisdizionali e
alloccorrenza amministrativi nello stato membro ospitante al fine di presentare ricorso o chiedere la
revisione del provvedimento adottato nei sui confronti , tali mezzi comprendono oltre allesame della
legittimit del provvedimento anche quello dei fatti e delle circostanze che ne giustificano ladozione;
infine ogni provvedimento restrittivo deve essere notificato per iscritto allinteressato secondo le
modalit che consentano di comprenderne contenuto e conseguenze accompagnato da motivazioni
8. Lart.45 TFUE riconosce ai cittadini dei stati membri il diritto di spostarsi in uno stato membro da
quello al quale appartengono per svolgervi unattivit di lavoro subordinato, enunciando il principio
della parit di trattamento tra lavoratori migranti e lavoratori nazionali, escludendo dunque la
possibilit di discriminazioni fondate sulla nazionalit in relazione agli impieghi lavorativi.
La parit di trattamento concerne accesso allimpiego, retribuzione, licenziamento, reintegrazione
professionale, iscrizione ad organizzazioni sindacali, esercizio dei poteri sindacali ed infine i vantaggi
fiscali e sociali normalmente attribuiti ai cittadini nazionali.
E considerato lavoratore dipendente una persona che compie durante un certo tempo a favore di
un'altra e sotto la direzione di questa, prestazioni in corrispettivo delle quali spetta la retribuzione;
rientrano nella definizione di lavoro dipendente anche i lavori a tempo parziale se non
eccessivamente ridotti ma non vi rientrano i lavori a scopo rieducativo o di reinserimento sociale.
_ interpretazione estensiva del diritto di circolazione e interpretazione restrittiva delle sue limitazioni
Il diritto a spostarsi per la ricerca di un lavoro senza essere gi in possesso di unofferta di lavoro
rientra nel pi ampio diritto di spostamento per svolgere lattivit lavorativa, tuttavia in questa
situazione il soggetto avr diritto alla parit di trattamento limitatamente allaccesso al lavoro e non a
vantaggi sociali o fiscali.

Il diritto di soggiorno per motivi lavorativi in condizioni di disoccupazione involontaria a seguito dello
svolgimento di un attivit lavorativa riconosciuto dalla direttiva 2004/38/CE per un termine di 6
mesi a condizione che il soggetto sia iscritto alle liste di collocamento, trascorsi i 6 mesi non potr
essere costretto a lasciare il territorio dello stato membro se fornisca la prova di continuare a cercare
un impiego e avere possibilit di essere assunto intesa come la possibilit oggettiva di esercitarlo.
Gli impieghi nella P.A. sono esclusi dallapplicazione delle norme dellUE sulla circolazione dei
lavoratori ma unicamente in relazione a impieghi che comportino lesercizio di pubblici poteri

POLITICA IMMIGRAZIONE
Lart 67 TFUE delinea una variet di obiettivi consistenti nelleliminazione dei controlli delle frontiere
interne, nello sviluppo di politica comune per asilo e immigrazione e ladozione di misure di
prevenzione contro criminalit, razzismo e xenofobia.
Il processo di armonizzazione dei controlli sulle frontiere esterno stato lento ed iniziato con la
convenzione di Shengen del 1990 al quale aderirono inizialmente solo alcuni stati per poi
parteciparvi tutti, le disposizioni di tale convenzione sono diventate atti UE con il trattato di
Amsterdam del 1997
Le disposizioni di Shengen prevedono labolizione dei controlli sulle persone alle frontiere con gli
stati parti stabilendo principi uniformi per il controllo delle frontiere esterne ed enunciando
presupposti per lingresso dei cittadini di stati terzi per periodi di soggiorno non superiori a 3 mesi
che potranno essere ammessi negli stati membri se in possesso di documenti di identit e di visto
purch non figurino nellelenco delle persone segnalate nel SIS banca dati per la non ammissione.
La competenza a determinare le condizioni alle quali consentito lingresso di cittadini di Stati terzi
alle frontiere esterne degli stati membri per soggiorni di lunga durata detenuta dallUnione,
sebbene la stessa sia stata limitata dal trattato di Lisbona stabilente che le relative disposizioni non

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incidono sul diritto degli stati membri di determinare il volume dellingresso dei cittadini di paesi terzi.

Il ricongiungimento dei familiari dei cittadini di stati terzi previsto dalla direttiva 2003/86/CE, a
condizione che questi abbiano il permesso di soggiorno per durata di almeno un anno e abbiano la
fondata prospettiva di ottenerlo in modo stabile; comunque lasciata ampia discrezionalit agli stati
membri, ma tale discrezionalit devessere comunque essere orientata a favorire il
ricongiungimento.

Il soggiorno dei cittadini di stati terzi disciplinato dalla direttiva 2003/190/CE che prevede
condizioni simili a quelle dei cittadini UE per coloro che abbiano soggiornato ininterrottamente per 5
anni aventi risorse stabili e sufficienti per tutta la famiglia, consistenti nel rilascio di un permesso di
soggiorno valido 5 anni e automaticamente rinnovabile e in passibilit allespulsione solo in caso di
minaccia effettiva e sufficiente grave per ordine pubblico e pubblica sicurezza.

POLITICHE SULLA CONCORRENZA


Il diritto europeo sulla concorrenza si applica a comportamenti suscettibili di pregiudicare in materia
sensibile il commercio tra gli stati, pertanto in mancanza di un pregiudizio sensibile agli scambi
intercomunitari leventuale infrazione antitrust potr rivelare unicamente ai sensi della normativa
nazionale; la corte di giustizia ha stabilito nel caso Wilhelm che lapplicazione del diritto interno
antitrust trova comunque un limite nellesigenza di non pregiudicare luniforme applicazione delle
norme europee.
Il pregiudizio al commercio inter statale inteso come la probabilit che un intesa o una pratica
abusiva riesca ad avere influenza diretta o indiretta sullattivit economica transfrontaliera di almeno
due stati membri.
Gli art. 101 e 102 TFUE disciplinano i comportamenti di imprese private sul mercato suscettibili di
alterare il libero gioco della concorrenza, sono sottoposti alla disciplina della concorrenza tutti i
settori economici con la parziale esclusione dellagricoltura e regole particolari sono previste per
trasporti e assicurazioni.
Il concetto di impresa ha carattere essenzialmente economico, considerata impresa qualsiasi
soggetto che svolga unattivit economica capace di incidere anche potenzialmente sulla
concorrenza a prescindere dalla natura giuridica e dalle modalit di organizzazione e finanziamento.
Lart. 101 disciplina le intese vietate, proibendo di operare con pratiche concordate e di formulare in
ambito associativo decisioni aventi per oggetto o per effetto di impedire restringere o falsare il libero
gioco della concorrenza nel mercato interno
Rientrano nelle intese vietate sia i comportamenti di fatto alteranti la concorrenza che quelli
potenzialmente alteranti e la consapevolezza circa leffetto distorsivo del comportamento non rileva
essendo sufficiente la volont di porre in essere il comportamento
Gli elementi di un singolo accordo che lo rendono contrario al diritto della concorrenza sono:
_ fissare direttamente o indirettamente prezzi di acquisto e di vendita o altre transazioni
_ limitare o controllare la produzione, gli sbocchi, lo sviluppo tecnico o gli investimenti
_ ripartire i mercati o le fonti di approvvigionamento
_ applicare nei rapporti commerciali con gli altri contraenti condizioni dissimili per prestazioni
equivalenti
_subordinare la conclusione di contratti allaccettazione da parte di altri contraenti di prestazioni
supplementari che non abbiano nesso con loggetto dei contratti stessi
Si distingue tra accordi orizzontali, intercorrenti tra imprese dello stesso livello del ciclo economico e
accorti verticali intercorrenti tra imprese poste ad un livello diverso del ciclo economico e non
direttamente in concorrenza ma la cui cooperazione appare essenziale per il coordinamento delle
attivit produttive
Lart 101 par 2 prevede la nullit quale sanzione civilistica quando siano posti in essere accordi o
intese vietati, questa insanabile, rilevabile da qualsiasi giudice dufficio ed operante
automaticamente infine qualora un accordo preveda clausole separabili pu colpire singolarmente
tali clausole.
Larti 101 par 3 prevede esenzioni per accordi astrattamente distorsivi della concorrenza in ragione
di effetti positivi che sono suscettibili di realizzare sul processo di produzione o sul progresso tecnico
economico purch non impongano alle imprese restrizioni non indispensabili per raggiungere tali
obiettivi e non diano a tali imprese la possibilit di eliminare la concorrenza per una parte sostanziale
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dei prodotti di cui si tratta
Le esenzioni sono individuali quando riguardano accordi che pur rientrando tra quelli censurabili ai
sensi dellart.101 par 1 soddisfano le condizioni di esentabilit dellart.101 par 3
Lapplicazione dellart. 101 par 3 spetta sia alla Commissione che, direttamente, ai giudici e alle
autorit antitrust nazionali, lonere della prova riguardante lesistenza delle condizioni di esenzione
spetta allimpresa che intende beneficiare dellesenzione .
Le esenzioni sono per categoria quando previste da regolamenti predisposti dalla commissione
nellambito di:
_ trasferimento di tecnologia
_ accordi di specializzazione
_ ricerca e sviluppo
_ settore assicurativo
I regolamenti stabiliscono una serie di clausole vietate che determinano nullit dellaccordo e
prevedono che la valutazione circa lesentabilit vada compiuta in concreto con riferimento al potere
di mercato detenuto dalle imprese partecipanti allintesa; ogni regolamento stabilisce quote di
mercato limite al di sotto del quale se non sono inserite clausole vietate laccordo beneficia
dellesenzione
La presunzione di esentabilit stabilita dai regolamenti comunque superabile in presenza di
elementi che facciano ritenere non tollerabili alterazioni della concorrenza, vi un inversione
dellonere della prova rispetto al regime di esenzioni individuali ove limpresa che intende beneficiare
dellesenzione deve dimostrare il soddisfacimento delle condizioni ex art 101 par 3.
Legittimate a revocare lesenzione sono la commissione e le autorit garanti nazionali, ma
unicamente con effetto ex nunc, non con effetto retroattivo.
Il regolamento di esenzione 330/2010, sostituente il 2790/1999, riguarda in particolare gli accordi
verticali, stabilendo la presunzione di liceit di questi quando non presentino clausole
espressamente vietate e rispettino la quota di mercato limite e prevedendo un regime legale di
esenzione per tutti gli accordi verticali qualora il potere di mercato sia del fornitore che
dellacquirente non sia superiore al 30% del mercato presumendo in tali casi la prevalenza di effetti
pro-concorrenziali rispetto agli effetti anti-concorrenziali.
gli accordi verticali che non rientrino nelle fattispecie delineate dal regolamento di esenzione
mantengono la facolt di avvalersi di unesenzione individuale

Lart. 102 disciplina labuso di posizione dominante stabilendone il divieto.


La posizione dominante indica lesistenza di un notevole grado di indipendenza del quale gode un
operatore economico, in grado di determinare con libert le proprie strategie sul mercato senza
dover tener conto di comportamenti di eventuali concorrenti, la posizione dominante si riscontra
quando siano detenute rilevanti quote di mercato da parte di unimpresa oppure quando vi siano
vantaggi tecnologici o finanziari ovvero lesistenza di un mercato caratterizzato da barriere allentrata
per nuovi operatori.
Labuso si concretizza con comportamenti finalizzati a ridurre le capacit produttive degli altri
operatori favorendo lassenza o la riduzione della concorrenza a discapito dei consumatori.
_ abusi di sfruttamento verticali, nei confronti di clienti attraverso fissazione di prezzi iniqui o
discriminatori
_ abusi escludenti orizzontali, nei confronti di competitors al fine di escluderli dal mercato o non
permetterli di entrarvi attraverso pratiche di limitazione della produzione, degli sbocchi commerciali e
dello sviluppo tecnico
La posizione dominante collettiva si produce quando si crea un mercato di tipo oligopolista dovuto
allesistenza di una situazione di paritario potere di mercato da parte di poche imprese che pongono
proficuamente in atto tramite una concertazione, comportamenti abusivi.
La posizione dominante collettiva pu prodursi contestualmente a violazioni dellart.101 ovvero
rilevare autonomamente
La commissione ha individuato il metodo di determinazione del mercato rilevante nel quale opera
limpresa secondo due parametri:
_ mercato del prodotto, individuato dal punto di vista della domanda in tutti i prodotti dotati di un
certo grado di sostituibilit, determinato dallelasticit della domanda al cambiare del prezzo del
prodotto, con il prodotto dellimpresa in questione sulla base delle caratteristiche fisiche degli stessi,
del loro uso e del prezzo; ed individuato dal punto di vista dellofferta nella capacit di altre imprese
di offrire il prodotto in questione in risposta ad un aumento del prezzo operato dallimpresa in
posizione dominante.
_ mercato geografico, individuato nellarea dove le condizioni di concorrenza dei prodotti considerati
sono sufficientemente omogenee e tali da distinguere la zona da aree contigue aventi situazioni di
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concorrenza diversa,
Lapplicazione del diritto europeo della concorrenza prevede in seguito al regolamento CE 1/2003 la
coesistenza di tre procedimenti ad opera della commissione, delle autorit antitrust nazionali e dei
giudici nazionali
_ procedimento centralizzato ad opera della commissione, avviabile dufficio o su denuncia di
qualsiasi soggetto interessato, contraddistinto da un ampio potere di accertamento della
commissione e dallonere della prova su di essa incombente per le presunte violazioni da contestare
al termine della procedura istruttoria la commissione decide se archiviare la denuncia, respingerla
per insufficienti motivi di agire ovvero aprire un procedimento formale di infrazione
Lapertura del procedimento di infrazione comporta il sorgere per le parti di diritti volti a tutelare il
diritto di difesa e il contradittorio
La decisione della commissione che constati lesistenza di uninfrazione contiene generalmente
anche lindicazione di rimedi comportamentali o strutturali nonch linflizione di ammende, che non
possono superare il 10% del fatturato totale di ciascuna impresa, qualora queste abbiano
contravvenuto intenzionalmente o per negligenza.
_ procedimento decentrato ad opera della autorit antitrust nazionali, avviabile dufficio o su
denuncia di qualsiasi soggetto interessato, che attribuisce alle autorit antitrust le medesime facolt
di decisione accordate alla commissione dal procedimento centralizzato.
_ procedimento decentrato ad opera dei giudici nazionali, avente ad oggetto le norme sulla
concorrenza aventi effetti diretti che i giudici devono tutelare e dante origine a vantaggi costituiti
dalla possibilit di tutelare posizioni di natura privatistica e svantaggi costituiti dallimpossibilit di
irrogare sanzioni amministrative aventi forte efficacia deterrente
Per porre in essere il coordinamento tra autorit competenti, la commissione svolge un ruolo guida
adottando comunicazioni e linee direttrici cui autorit garanti e giudici nazionali devono conformarsi
ed in alcuni casi ha potere di avocazione per particolari procedimenti.
Lavvio della procedura da parte della commissione priva di competenza le autorit garanti nazionali,
al contrario lavvio della procedura da parte delle autorit nazionali non priva di competenza la
commissione che comunque tenuta a consultare le autorit nazionali prima davviare la procedura.

Lart.106 disciplina il comportamento delle imprese pubbliche o incaricate della gestione di servizi di
interesse pubblico sul mercato, stabilendone la soggezione al diritto europeo della concorrenza ad
eccezione che in ipotesi in cui questo pregiudichi la funzione di soddisfazione dellinteresse pubblico.
Lart 106 in particolare si compone di 3 parti:
_ divieto per gli stati membri di emanare nei confronti di imprese pubbliche misure contrarie al
Trattato e alle norme della concorrenza
_ applicazione delle regole della concorrenza alle imprese in monopolio legale o alle quali siano
riconosciuti diritti speciali o esclusivi
_ riconosce un pregnante ruolo alla Commissione avente potere di adottare decisioni individuali e
emanare direttive
Lart 106 non si rivolge dunque necessariamente alle imprese, la sua violazione pu essere integrata
anche con il comportamento di uno stato la cui sconvenienza sar stabilita attraverso un
bilanciamento di interessi tra linteresse pubblico generale e il rispetto della concorrenza.
non sono comprese nellambito di applicazione dellart.106 attivit di enti e soggetti non aventi
carattere di imprenditorialit e le imprese private che non svolgono attivit di servizio pubblico.
Lart.107. pone un principio generale di incompatibilit degli aiuti di stato soggetto a deroghe
espressamente previste o rimesse alla valutazione caso per caso della Commissione e alla
valutazione del Consiglio che pu ammettere aiuti in deroga.
Il sistema di controllo sottopone a monitoraggio continuo e rigoroso il sistema degli aiuti sottraendolo
alla discrezionalit degli stati per affidarlo alla competenza esclusiva delle istituzioni comunitarie
Sono oggetto dellart.107 gli aiuti accordati dallo stato a favore di certe imprese o talune produzioni
nazionali, contraddistinti da:
_ vantaggi economicamente apprezzabili per determinate imprese o produzioni
_ distorsioni della concorrenza
_ influenza sugli scambi tra stati membri
_ oneri per il bilancio statale attuando un trasferimento diretto o indiretto di risorse statali a imprese
_ imputabilit diretta o indiretta allo stato inteso come le amministrazioni pubbliche a tutti i livelli

Aiuti tassativamente incompatibili ex art 107 sono:


_ aiuti erogati unicamente in favore di determinate imprese o talune produzioni nazionali tali che
producano una situazione squilibrata tra i concorrenti

36
_ falsifichino o minaccino di falsare la concorrenza tanto sul mercato nazionale che tra imprese di
stati diversi
_ incidano sugli scambi tra stati membri

Aiuti compatibili pienamente ex art.107:


_ aiuti di carattere sociale concessi ai consumatori senza discriminazioni
_ aiuti concessi per ovviare a danni causati da calamit naturali o eventi eccezionali nei limiti diretti a
stabilire la situazione preesistente prima dellevento e dunque proporzionati al danno subito,
temporanei
_ aiuti concessi a certe regioni della Repubblica Federale di Germania che risentono degli svantaggi
della sua divisione

Aiuti compatibili potenzialmente ex art.107:


_ aiuti destinati a favorire lo sviluppo economico di regioni ove il tenore di vita sia anormalmente
basso o si abbia una grave forma di disoccupazione
_ aiuti finalizzati alla realizzazione di un importante progetto di comune interesse europeo oppure a
porre rimedio ad un grave turbamento delleconomia di uno stato membro nel suo complesso
_ aiuti destinati a promuovere lo sviluppo economico di talune attivit settoriali o regioni economiche
per correggere gli squilibri allinterno di uno stato membro
_ aiuti destinati a promuovere la cultura e la conservazione del patrimonio a condizione di non
alterare le condizioni degli scambi e della concorrenza
_ aiuti diversi

DIRITTO DELL'UNIONE EUROPEA E DIRITTO INTERNO

1) IL PROBLEMA DEI RAPPORTI TRA DIRITTO DELL'UNIONE EUROPEA E DIRITTO ITALIANO

Per lungo tempo, il nocciolo del problema derivato, per l'essenziale dalla circostanza che l'autorizzazione
alla ratifica e l'ordine di esecuzione dei trattati istitutivi CEE ed Euratom sono stati dati con legge ordinaria.
Ci significava (secondo i principi generali prima della lg. cost. 3/2001) che le norme dei trattati comunitari,
comprese le modifiche convenzionali intervenute successivamente, assumevano nel nostro ordinamento
rango di legge ordinaria: con l'ulteriore conseguenza che, nel caso di un contrasto della norma interna con
quella comunitaria, si applicava il principio della successione della legge nel tempo ( lex posterior derogat
priori).
Questa impostazione evidentemente rendeva fragile e aleatorio non solo il dovere incombente allo stato di
conformarsi agli obblighi comunitari, ma la stessa permanenza dell'Italia nel sistema comunitario, dal
momento che le norme di tale ordinamento sarebbero state suscettibili di disapplicazione a seguito di una
diversa e confliggente statuizione (voluta o casuale) del legislatore nazionale.
Per questi motivi alcuni stati membri hanno scelto di introdurre un'apposita norma costituzionale atta a
giustificare trasferimenti di sovranit e la superiorit del diritto dell'Unione (art. 83 cost. francese, art. 93 cost.
spagnola).
Evidentemente il problema evidenziato ed acuito dalla concezione dualistica che informa i rapporti tra
ordinamento interno e ordinamenti giuridici esterni, la quale basandosi sul principio del monopolio statale del
diritto, postula che qualsiasi norma o imperativo giuridico non possa valere nel nostro ordinamento che a
seguito di un richiamo, o "recezione" da parte del legislatore statale.
Per molti anni, l'unico appiglio offerto dal nostro ordinamento costituzionale stato l'art. 11: in effetti,
facendo leva sulla sua interpretazione che si svilupper per fasi successive la giurisprudenza della Corte
costituzionale al fine di trovare un valido fondamento alla prevalenza del diritto comunitario nel nostro
ordinamento.
Art. 11
L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libert degli altri popoli e come mezzo di risoluzione
delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parit con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranit
necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le
organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

2) LA POSIZIONE DELLA CORTE COSTITUZIONALE E QUELLA DELLA CORTE DI GIUSTIZIA: LA


PRIMA FASE

Nella prima sentenza pronunciata in materia dalla Corte Costituzionale nel caso Costa - Enel (1 marzo 1964)
essa probabilmente non ancora pienamente consapevole dell'originalit del sistema comunitario ha assunto
una posizione rigorosamente tradizionale e pervasa dalla concezione dualistica dei rapporti tra i due
37
ordinamenti, affermando che il Trattato CEE spiega l'efficacia ad esso conferito dalla legge di esecuzione,
per cui "deve rimanere salso l'impero delle leggi posteriori a quest'ultima secondo i principi della successione
delle leggi nel tempo". N il richiamo all'art.11 Cost. appare sufficiente per fondare l0illegittimit della legge
interna successiva ed in contrasto con l'ordinamento comunitario.
La reazione della Corte di giustizia a tale posizione non ha tardato a manifestarsi: nella sentenza resa in via
pregiudiziale nel contesto della medesima controversia essa avanza una concezione monista ed unitaria dei
rapporti tra diritto comunitario e diritto interno, secondo cui il primo si integra nei secondi e prevale in virt di
forza propria e non in conseguenza dei meccanismi di adattamento proprio di ciascun ordinamento.
Inoltre la Corte dice che un obbligo posto dal Trattato ha negli stati membri un valore imperativo: emerge qui
una nozione per cui certe norme comunitarie assumono negli ordinamenti nazionali valore di principi
inderogabili o di ordine pubblico.

3) (SEGUE) LA SECONDA FASE

Di fronte a tale perentoria presa di posizione, la Corte Costituzionale non ha mancato di imprimere una
svolta decisiva alla propria impostazione, cercando di allinearsi alle indicazioni della Corte di giustizia,
contemperandole e rendendole compatibili con i principi costituzionali dell'ordinamento italiano.
Facendo ricorso ad un'interpretazione per certi versi forzata dell'art.11 Cost., nella sent. Frontini (27
dicembre 1973) la Corte ha ritenuto che tale disposizione costituisse "sicuro fondamento" delle limitazioni di
sovranit e del trasferimento parziale agli organi comunitari dell'esercizio della funzione legislativa. Di
conseguenza doveva ritenersi viziato da illegittimit costituzionale, per indiretto contrasto con l'art. 11 Cost.
ogni atto normativo statale a carattere riproduttivo o integrativo di regolamenti comunitari che possa
sostituirsi ad essi, derogandovi o abrogandoli.
La giustificazione teorica data dal nuovo approccio elaborato dalla Corte costituzionale secondo cui il diritto
della Comunit e il diritto interno degli stati membri "possono configurarsi come sistemi giuridici autonomi e
distinti, ancorch coordinati secondo la ripartizione di competenze stabilita e garantita dal
Trattato....Esigenze fondamentali di uguaglianza e certezza giuridica postulano che le norme comunitarie
debbano avere efficacia obbligatoria e diretta applicazione in tutti gli stati membri senza necessit di leggi di
recezione e adattamento".
La Corte introduce tuttavia una riserva che sar poi sempre mantenuta anche nella giurisprudenza
successiva: le limitazioni si sovranit consentite dall'art. 11 Cost. non "possono comunque comportare per gli
organi della CEE un inammissibile potere di violare i principi fondamentali del nostro ordinamento
costituzionale o i diritti inalienabili della persona umana": qualora ci dovesse accadere "sarebbe comunque
assicurata la garanzia del sindacato giurisdizionale di questa Corte sulla perdurante compatibilit del Trattato
con i predetti principi fondamentali": evidentemente attraverso la legge di esecuzione del Trattato stesso,
dato che tale sindacato pu esercitarsi solo nei confronti delle leggi e degli atti aventi forza di legge dello
stato o delle regioni (art. 134 Cost.) e non dunque nei confronti delle norme comunitarie, ma con l'eventuale
"devastante" conseguenza di porre in discussione la stessa partecipazione dell'Italia alla Comunit.
Nella sent. Industrie chimiche ( 30 ottobre 1975) la Corte ribadisce il suo pensiero, respingendo la soluzione
di una declaratoria di nullit della legge interna successiva confliggente, perch il "il trasferimento di
competenze normative alla Comunit non pu comportare una radicale privazione della volont sovrana
degli organi legislativi degli stati membri", e nel contempo negando anche la possibilit di una
disapplicazione da parte del giudice italiano, poich si tratta di un "potere che nel vigente ordinamento
sicuramente non gli attribuito", la Corte conclude che l'unica soluzione quella di sollevare la questione di
legittimit costituzionale delle successive norme interne incompatibili col diritto comunitario per violazione
indiretta dell'art. 11 Cost.
Nella celebre sent. Simmenthal ( 9 marzo 1978) la Corte di giustizia fu richiesta dal Pretore di Susa di
chiarire il ruolo dei giudici nazionali nel garantire ai singoli i diritti loro attribuiti dal diritto comunitario; in
particolare se eventuali disposizioni normative nazionali successive contrastanti dovessero essere
immediatamente disapplicate senza dover attendere la loro rimozione ad opera del legislatore nazionale o di
altri organi costituzionali.
La Corte di giustizia ha affermato che, in forza del principio di preminenza del diritto comunitario, le
disposizioni comunitarie direttamente applicabili rendono ipso iure inapplicabile qualsiasi disposizione
nazionale contrastante ed impediscono la valida formazione di nuovi atti legislativi nazionali nella misura in
cui risultano incompatibili con le norme comunitarie.
Questa sentenza stata criticata da alcuni come inammissibile ingerenza nell'organizzazione costituzionale
degli stati membri, soprattutto per l'asserita invalidit automatica di ogni norma emanata in contrasto col
diritto comunitario.

4) (SEGUE) LA TERZA FASE.

38
Si avuta con la sent. Granital ( 19 giugno 1990).
Questa segna un ulteriore avvicinamento alle posizioni della Corte di giustizia, garantendo sostanzialmente
gli stessi risultati, pur non rinunciando all'impostazione di fondo sulla separazione degli ordinamenti.
L'art. 11 Cost. viene ora considerato come la disposizione capace di conferire diretta applicazione alle norme
comunitarie nell'ordinamento interno: la legge di esecuzione del Trattato ha trasferito, in forza dell'art. 11, agli
organi comunitari le competenze che essi esercitano nelle materie loro attribuite. L'effetto che il sistema
statale "si apre" alla normazione comunitaria consentendo che essa viga nel territorio italiano in piena
autonomia, senza tuttavia entrare a far parte del diritto interno e quindi non soggetta al regime predisposto
per la soluzione dei conflitti tra le norme nazionali: in sostanza si sarebbe prodotto l'effetto di una "ritrazione"
del sistema normativo interno a seguito del trasferimento di sovranit e dell'attribuzione di certe competenze
alla Comunit. La conseguenza non gi quella della caducazione della norma interna incompatibile, ma di
impedire che essa venga in rilievo per la definizione della controversia dinanzi al giudice nazionale.
Per effetto dell'operare congiunto dell'art. 11 Cost. e della legge di esecuzione del Trattato, il giudice italiano
ha il dovere di applicare la norma comunitaria direttamente efficace non tenendo conto (non si usa ancora
l'esplicito termine "disapplicazione") dell'eventuale norma interna in contrasto, senza dover ricorrere al
giudizio di costituzionalit; infatti, in ragione dell'efficacia diretta della norma comunitaria, risulta
inammissibile la questione di legittimit costituzionale della norma interno confliggente. Solo nell'ipotesi di
conflitto della disposizione comunitaria con i principi fondamentali dell'ordinamento costituzionale e con i
diritti inalienabili della persona umana, il giudice ordinario deve rivolgersi alla Corte costituzionale che ha
competenza esclusiva a sindacare detto contrasto (dottrina dei contro-limiti).
In tale ipotesi, un'eventuale pronuncia di incostituzionalit avrebbe come oggetto la legge di esecuzione del
Trattato CE ma non nella sua interezza (come nella sent. Frontini), bens solo nella misura in cui essa
consentisse a specifiche disposizioni comunitarie di esplicare i propri effetti nell'ordinamento italiano.
Questo trasferimento di competenze alla Comunit in determinate materie non pu comportare che si crei un
"vuoto" giuridico ed escludere che la legislazione nazionale continui ad operare nelle materie oggetto di
competenza statale o non disciplinati dal diritto comunitario.
Anche perch lesercizio delle competenze comunitarie non retto da un principio di attribuzione rigido.
Pi propriamente dovrebbe sostenersi che la normativa nazionale si comprime nei settori occupati dal
diritto dellUnione o assume un valore suppletivo, in ogni caso cedevole di fronte alla normativa dellUnione
che venga progressivamente affermandosi e di fronte alla quale dunque, non in assoluto, ma di volta in volta
in relazione allesercizio effettivo del potere da parte delle istituzioni dellUnione, si ritrae e perde operativit.
Il dovere di applicare il diritto dellUnione provvisto di efficacia diretta in luogo di quello nazionale si impone
inoltre a tutti i soggetti competenti nellordinamento interno a dare esecuzione alle leggi, come anche agli
organi amministrativi: con la sent. 232/1989 la Corte Costituzionale anticipa, la sent. 22 giugno 1989 della
Corte di giustizia nella quale si rileva, a proposito di una direttiva avente efficacia diretta, come sarebbe
contradditorio statuire che i singoli possono invocare dinanzi ai giudici nazionali le disposizioni di una
direttiva e, al contempo ritenere che lamministrazione non sia tenuta ad applicare le disposizioni della
direttiva disapplicando le norme nazionali ad essa non conformi.

5) IL PERMANERE DI UNA DIVERGENZA DI FONDO RISPETTO ALLA CORTE DI GIUSTIZIA

Il cammino di avvicinamento della Corte Costituzionale alle posizioni della Corte di giustizia si fa sempre pi
netto; tuttavia le impostazioni di fondo delle due corti restano ancora divergenti: nellottica della Corte di
giustizia, limpostazione della Corte costituzionale lascia persistere una situazione di conflittualit. Infatti il
metodo della disapplicazione lascia sussistere la vigenza della norma interna configgente, consentendo una
situazione inammissibile per la Corte di giustizia, secondo la quale le situazioni di contrasto dovrebbero
essere eliminate automaticamente, al momento stesso del loro verificarsi, a favore della normativa
dellUnione.
Infatti nella sent. Simmenthal la Corte di giustizia ha sostenuto che la normativa dellUnione fa parte
integrante, con rango superiore rispetto alle norme interne, dellordinamento giuridico vigente nel territorio
degli stati membri e di conseguenza ha leffetto di impedire la valida formazione di nuovi atti legislativi
nazionali, nella misura in cui questi fossero incompatibili con norme dellUnione.
Il persistere di questa divergenza di fondo era gi stata evidenziata dalla Corte di giustizia nellaffermare che
lItalia aveva violato gli obblighi imposti dal Trattato in materia di circolazione delle persone e dei servizi, per
il solo fatto di aver mantenuto in vigore norme nazionali incompatibili con tali obblighi.
La Corte di giustizia osserva in proposito che la facolt degli amministrati di far valere dinanzi ai giudici
nazionali le disposizioni del Trattato direttamente applicabili costituisce una garanzia minima e non di per s
sufficiente ad assicurare la piena applicazione del Trattato, per cui le regole interne difformi devono
comunque essere abrogate tramite disposizioni interne vincolanti le quali, per garantire la loro conoscibilit
da parte degli amministrati, abbiano lo stesso valore giuridico di quelle da modificare.

39
Tuttavia, in alcune sentenze successive alla Granital si rinviene un chiaro sforzo della Corte costituzionale di
muoversi nella direzione indicata dalla Corte di giustizia, al fine di assicurare una maggiore garanzia al
rispetto del diritto dellUnione.
Le differenze restano ancora nellimpostazione teorica circa la separazione dei due ordinamenti ( che
sembra sempre pi sfociare in una, anche se non esplicitamente ammessa, loro integrazione).
Nella sent. 126/2006 la Corte costituzionale arriva a riconoscere, in deroga al rispetto del quadro
costituzionale interno delle competenze, le norme comunitarie possono legittimamente prevedere forme
attuative di s medesime e quindi norme statali derogatrici di tale quadro della normale distribuzione
costituzionale delle competenze interne, salvo sempre il rispetto dei principi costituzionali fondamentali e
inderogabili.
In sostanza si riconosce che esigenze proprie del diritto dellUnione possono modificare anche principi
costituzionali relativi ai rapporti Stato Regioni ed il relativo sistema di ripartizione delle competenze.
La differenza principale tra le due impostazioni che, secondo la Corte costituzionale, leffetto di non
applicazione della legge nazionale (piuttosto che disapplicazione che evoca vizi della norma in realt non
sussistenti in ragione dellautonomia dei due ordinamenti) come conseguenza del fenomeno della sua
ritrazione, trova il suo fondamento in una norma costituzionale (art. 11 Cost.) che opera sulla base di criteri e
valori contenuti nella norma stessa: dunque lammissibilit del fenomeno presuppone una perdurante
compatibilit con quei valori e con i principi fondamentali della Costituzione. Ma lordinamento statale non si
apre incondizionatamente alla formazione comunitaria, giacch in ogni caso vige il limite del rispetto dei
principi fondamentali del nostro ordinamento costituzionale con conseguente sindacabilit, sotto tale
profilo, della legge di esecuzione del Trattato (i cd. contro limiti).
La teoria dei contro limiti non ha mai avuto il conforto della Corte di giustizia, che ha invece sempre
mantenuto una posizione rigida in merito non solo alla sua esclusiva competenza a verificare il rispetto dei
diritti fondamentali come intesi e protetti nellordinamento dellUnione, ma anche alla posizione di
supremazia che le fonti di quellordinamento rivestono anche rispetto alle costituzioni nazionali, senza
distinzioni.
Non corretto sostenere nemmeno che oggi questa teoria trovi lavallo con lintroduzione del Trattato di
Lisbona (art. 4 par. 2 TUE), dalla quale risulta che lUnione richiesta di rispettare lidentit nazionale degli
stati membri insita nella loro struttura fondamentale, politica e costituzionale, compreso il sistema delle
autonomie locali e regionali.
In definitiva, il principio di supremazia rimane ben saldo anche nella successiva giurisprudenza della Corte di
giustizia, tanto da portarla ad affermare finanche la necessit di disapplicare, sia pure in casi eccezionali, il
principio dellautorit di cosa giudicata (art. 2909 c.c.) nei limiti in cui la sua applicazione impedisca il
recupero di un aiuto di stato illegalmente erogato o la effettiva applicazione delle disposizioni dellUnione in
materia fiscale.
Infine secondo la Corte di giustizia sussiste un obbligo per il giudice interno di interpretare la norma
nazionale nel senso pi conforme alle norme dellUnione (comprese le direttive) eliminando, nei limiti del
possibile, il contrasto al fine di conseguire il risultato da esse prescritto, alla luce del dovere di leale
cooperazione di cui allart. 10 CE (oggi art. 4 par. 3 TUE).

6) LA LEGGE COSTITUZIONALE 18 OTTOBRE 2001 N.3 E L'IMPATTO DEL NUOVO ART. 117 COST.
SULLA DEFINIZIONE DEI RAPPORTI TRA FONTI DELL'UNIONE E FONTI NAZIONALI

Come emerge dalla giurisprudenza della Corte Costituzionale, il "salvataggio" del diritto comunitario
s'impernia sull'art. 11 Cost., interpretato e utilizzato in maniera da estenderne in maniera significativa il
campo di applicazione.
Molto si discusso sull'idoneit dell'art. 11 Cost. a fondare la giustificazione della prevalenza del diritto
comunitario. Il limite dell'utilizzo dell'art. 11 Cost. consiste nel fatto che quest'ultimo non pone un precetto
assoluto e non opera in modo automatico, ma piuttosto sulla base di presupposti "politici" e quindi soggetti
ad apprezzamento non univoco e costante.
Proprio al fine di dare maggiore e pi salda garanzia al rispetto del diritto comunitario e alla partecipazione
dell'Italia all'integrazione europea attraverso un "ancoraggio" costituzionale esplicito, la commissione
bicamerale per la riforma della Costituzione creata nel 1997 prevedeva, nel suo progetto di legge
costituzionale, l'introduzione di un nuovo articolo specifico (116) per dare appropriato fondamento
costituzionale alla partecipazione del nostro paese all'integrazione europea. Questo progetto non andato a
buon fine.
Successivamente, stata approvata la legge costituzionale 3/2001 che porta modifiche al Titolo V della
Parte seconda della costituzione.
Art. 117 [23]
La potest legislativa esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonch dei
vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali.
40
L'art. 117 al suo primo comma chiarisce che le regole dell'ordinamento comunitario si ergono a limite
costituzionale della potest legislativa sia dello stato sia delle regioni.
Questo inserimento normativo ha imposto alla Corte costituzionale di effettuare alcune precisazioni: nella
parte in cui richiama l'ordinamento comunitario, la novella costituzionale ha posto certamente un problema di
armonizzazione con il sistema di risoluzione delle antinomie tra diritto interno e diritto dell'Unione che la
Corte ha costruito in base all'art. 11 Cost.
La soluzione pi corretta appare quella di considerare la nuova disposizione costituzionale come una regola
di carattere generale concernente esclusivamente i rapporti tra il potere legislativo statale e regionale da una
parte, e la Costituzione e le fonti "esterne" dall'altra, intendendo le seconde come vincolo per lo svolgimento
del primo.

La regola generale deve essere tuttavia coordinata con altre disposizioni che si presentano allo stesso
tempo come "speciali" in quanto riferite a singole categorie di fonti esterne destinatarie della tutela
"rafforzata" richiesta dalla prima parte della Costituzione:
il caso dell'art. 10.1 Cost. per quel che concerne le norme del diritto internazionale generalmente
riconosciute (consuetudini);
Art. 10
L'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente
riconosciute.
art. 11 Cost. per quei trattati internazionali (in primis quelli comunitari) che comportano una
limitazione di sovranit
Art. 11
L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libert degli altri popoli e come mezzo di
risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parit con gli altri Stati, alle
limitazioni di sovranit necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le
Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.
La tutela rafforzata si rinviene nel rango costituzionale che le fonti richiamata dal'art. 11 Cost. assumono
dell'ordinamento interno con l'intervento di una legge che definisca la portata della limitazione di sovranit.
Detto rango non appare assicurato dall'art. 117 Cost. che si limita ad attribuire alle regole ivi elencate il
valore di parametro indiretto ("interposto") di costituzionalit, e dunque un rango inferiore a quello della
Costituzione: in altri termini, sulla base del solo art. 117 non sarebbe pi possibile sostenere che anche i
precetti costituzionali debbono trovare armonia con le regole dell'Unione, per cui anche per questo motivo
non sembra condivisibile la tesi della sostituzione dell'art. 117.1 all'art. 11 Cost. per la copertura
costituzionale dei rapporti tra fonti dell'Unione e fonti interne.
La lettura congiunta degli artt. 11 e 117 Cost. consente invece di mantenere nel primo le solide basi
costituzionali delle limitazioni di sovranit necessarie per il funzionamento dell'ordinamento dell'Unione, e nel
secondo l'indicazione delle loro conseguenze limitatamente all'esercizio del potere legislativo.
Questa conclusione, sostenuta in dottrina, stata pienamente accolta a partire dalle sent. 348 - 349/2007
della Corte costituzionale.
Dette pronunce si occupano, direttamente della dibattuta questione del rango da attribuire ai trattati
internazionali nel sistema delle fonti all'esito della novella costituzionale, nonch, di conseguenza, del
compito affidato rispettivamente ai giudici comuni ed alla Corte costituzionale in presenza di un conflitto tra la
disciplina contenuta in un trattato e le leggi interne (nonch con la Costituzione stessa). La conclusione
raggiunta dalla Corte, identica nelle due pronunce: i trattati internazionali di cui l'Italia parte fungono da
parametro nello svolgimento del giudizio di costituzionalit, ex art. 117 Cost., delle leggi interne, capace di
intervenire ogni qual volta il rapporto tra la fonte interna e quella pattizia non possa essere definito ricorrendo
a criteri ermeneutici quali il principio della interpretazione conforme della legge ai trattati internazionali o il
principio di specialit.
La Corte ha inoltre precisato che la "limitazione della sovranit" ex art. 11 Cost. concerne esclusivamente
l'ordinamento giuridico comunitario.
L'art. 11 rimane dunque il punto di riferimento indispensabile per le cessioni di sovranit conseguenti alla
volontaria partecipazione della Repubblica italiana al sistema dell'integrazione europea. Ancora pi chiara
la posizione assunta dalla Corte nelle pronunce successive, come nella sent. 227/2010.
In questa sentenza, nonostante il giudice rimettente avesse indicato, nell'ordinanza di rimessione, il solo art.
117 Cost. come parametro di costituzionalit della legge di attuazione della decisione-quadro sul mandato di
arresto europeo, la Corte ha ritenuto necessario precisare che, fin dalle prime occasioni nelle quali stata
chiamata a definire il rapporto tra ordinamento nazionale e diritto comunitario, essa ne ha individuato "il
sicuro fondamento" nell'art. 11 Cost.
E' sempre in forza dell'art. 11 Cost., che si stabilito a carico del giudice comune il potere-dovere di:

41
a) dare immediata applicazione alle norme dell'Unione provviste di effetto diretto in luogo di norme
nazionali che siano con esse in contrasto insanabile in via interpretativa
b) ovvero, di sollevare questione di legittimit costituzionale per violazione del medesimo parametro
costituzionale quando il contrasto fosse con norme comunitarie prive di effetto diretto.
Per quanto riguarda l'art. 117 Cost. la Corte ha espresso ci che era gi stato ricavato dall'art. 11 Cost.
ovvero l'obbligo del legislatore, statale e regionale, di rispettare i vincoli derivanti dall'ordinamento
dell'Unione. Tuttavia questa conferma si realizza solo "in parte" in quanto l'art. 117 non potrebbe consentire
di raggiungere tutti i risultati realizzati in base all'art. 11 Cost.: ci in quanto il limite all'esercizio della
funzione legislativa, unico precetto ricavabile dall'art. 117.1 solo uno degli elementi rilevanti dall'articolato
rapporto tra diritto interno e diritto dell'Unione europea. Detto rapporto, secondo la Corte, trova ancora sicuro
fondamento nell'art.11 Cost.

7) RECENTI SVILUPPI: I RAPPORTI TRA NORME INTERNE E NORME DELL'UNIONE NON DOTATE DI
EFFICACIA DIRETTA

Con riferimento a questo tipo di conflitto, va in primo luogo sottolineato che da tempo la Corte costituzionale
ha affermato la possibilit di sindacare la legge statale contrastante sulla base dell'art. 117 Cost. come
novellato dalla legge 3/2001, che subordina la potest legislativa dello stato e delle regioni al rispetto dei
vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario: "le direttive comunitarie fungono da norme interposte atte ad
integrare il parametro per la valutazione di conformit della normativa (nella specie) regionale all'art. 117.1
Cost.".
Pi in generale, rispetto ad eventuali antinomie che riguardano direttive non self-executing o decisioni
-quadro, in ragione dell'impossibilit per tali atti di produrre efficacia diretta, non sussiste in capo ai giudici
interni alcuna possibilit di sancire direttamente la prevalenza tramite la disapplicazione della normativa
nazionale contrastante.
Ci non consente, tuttavia, di escludere che si sia realizzata una situazione di antinomia: l'adozione o il
mantenimento in vigore di una disciplina interna divergente rispetto ad una norma di diritto dell'Unione
europea realizza sempre una violazione degli obblighi imposti dai Trattati, anche se la seconda contenuta
in una fonte priva di efficacia diretta.
Nell'ottica della Corte costituzionale le leggi interne in contrasto con il diritto dell'Unione comportano in ogni
caso una violazione dell'art. 11 Cost.
Tuttavia, qualora il conflitto:
si riferisca a norme dotate di efficacia diretta, la questione di legittimit costituzionale non pu essere
sollevata, a pena di irricevibilit per difetto di rilevanza, in quanto le regole proprie dell'ordinamento
dell'Unione, a cui l'art. 11 fa riferimento, attribuiscono al giudice comune il compito di risolvere
immediatamente (o dopo aver sottoposto dei quesiti pregiudiziali alla corte di giustizia ex art. 267
TFUE) il conflitto disapplicando la norma interna, per far spazio alla norma dell'Unione .
L'intervento di "depurazione" dell'ordinamento interno deve comunque realizzarsi, ricorrendo ai
meccanismi previsti dalla legge 11/2005.
si riferisca a norme non dotate di efficacia diretta,realizzandosi comunque una situazione normativa
non conforme agli obblighi comunitari, l'antinomia deve essere risolta con l'intervento della Corte
costituzionale. Il giudice comune deve dunque sollevare la questione di legittimit costituzionale
della norma interna per violazione degli artt. 11 e 117 Cost.

L'alternativa a questa ricostruzione sarebbe quella di tollerare nell'ordinamento interno la vigenza di norme
incompatibili con fonti vincolanti dell'Unione europea, e continuare ad applicarle in attesa di una loro
espressa o implicita abrogazione: appare evidente che questa soluzione tutt'altro che soddisfacente, in
quanto l'intervento potrebbe tardare o non arrivare mai.
Nella sent. 28/2010 della Corte costituzionale in cui si trattava una questione di successioni di leggi nel
tempo, a fronte della conclamata incompatibilit tra una legge interna ed una direttiva comunitaria in tema di
definizione di "rifiuto", la Corte ha precisato che "l'impossibilit di applicare la legge interna in contrasto con
una direttiva comunitaria non munita di efficacia diretta non significa tuttavia che la prima sia immune dal
controllo di conformit al diritto comunitario,che spetta a questa Corte, davanti alla quale il giudice pu
sollevare questione di legittimit costituzionale, per asserita violazione dell'art. 11 ed oggi anche 117.1
Cost.".

8) (SEGUE) LE CONSEGUENZE DELL'ENTRATA IN VIGORE DEL TRATTATO DI LISBONA

Il Trattato di Lisbona, a differenza dell'art. I-6 del Trattato costituzionale, non contiene la c.d. clausola di
supremazia ("supremacy clause") ai sensi della quale " la Costituzione e il diritto adottato dalle istituzioni
dell'Unione nell'esercizio delle competenze a questa attribuite prevalgono sul diritto degli stati membri".
42
Tuttavia questo principio affermato nel testo della dichiarazione n. 17 allegata al Trattato di Lisbona,
lasciando in sostanza immutate le cose.
Del resto, si tratta di un principio affermato e consolidato nella giurisprudenza della Corte di giustizia. Ma si
tratta di un principio sostanzialmente riconosciuto e recepito anche dalle corte costituzionali interne, sia pure
con qualche perplessit e soprattutto accompagnato da una riserva concernente l'esistenza di "contro-limiti"
a tutela dei principi fondamentali e irrinunciabili del proprio ordinamento costituzionale.
Si ripropone allora il quesito se la clausola di supremazia come richiamata dalla dichiarazione venga a
significare una sicura prevalenza del diritto dell'Unione anche sui principi essenziali delle Costituzioni interne
e renda improponibili le riserve, sollevate da alcune Corti costituzionali, relative alla possibilit di sindacare le
norme dell'Unione lesive dei principi fondamentali delle proprie costituzioni, vanificando cos la dottrina dei
"contro-limiti": per cui l'eventuale conflitto tra quei principi e l'ordinamento dell'Unione, o suoi principi
fondamentali, debba risolversi sempre e comunque a favore di quest'ultimo; oppure se, fermo restando il
principio di supremazia, non possa individuarsi comunque dei confini oltre i quali il principio non possa pi
operare, di circoscriverlo cio nell'ambito delle competenze attribuite all'Unione.
E' sicuramente da ritenersi che il principio di prevalenza operi solo se e nella misura in cui rispetti le
delimitazioni delle competenze attribuite all'Unione dai Trattati (principio di attribuzione), ci anche ai sensi
dell'art.4 TFUE, ove vengono affermati alcuni principi che possono fornire un correttivo al primato assoluto:
"L'Unione rispetta l'uguaglianza degli Stati membri e la loro identit nazionale insita nella loro struttura
fondamentale, politica e costituzionale..." ove tale espressione sta a significare che l'Unione tenuta a
rispettare i valori essenziali che fondano le Costituzioni interne, che svolgono la funzione di limite ex ante
all'attivit dell'Unione.
Inoltre l'art. 51 della Carta dei diritti fondamentali precisa che le sue disposizioni si applicano agli stati
membri esclusivamente quando diano attuazione al diritto dell'Unione e nel rispetto dei limiti delle
competenze ad essa conferita nei Trattati (1 comma) e aggiunge che "la presente Carta non estende
l'ambito di applicazione del diritto dell'Unione al di l delle competenze dell'Unione, n introduce competenze
o compiti nuovi per l'Unione..." (2 comma).
Si pone a questo punto un altro problema centrale: stabilire a chi spetta il compito di accertare se l'esercizio
delle competenze sia avvenuto nel rispetto del principio di attribuzione, e di interpretare e valorizzare le
"strutture costituzionali nazionali".
Si ritiene che questo compito sia affidato alla Corte di giustizia; una diversa soluzione potrebbe essere quella
di affidare il secondo compito alle corti costituzionali interne, ma ci aprirebbe la strada ad una
diversificazione di posizioni che potrebbe porre in pericolo l'unit dell'ordinamento dell'Unione.

9) L'ELABORAZIONE E L'ATTUAZIONE DEL DIRITTO DELL'UNIONE DELL' UNIONE EUROPEA. LA


LEGGE 4 FEBBRAIO 2005 N. 11

Fuori dai casi in cui la normativa dell'Unione sia direttamente applicabile nell'ordinamento interno, lo Stato
chiamato ad adottare tutti quei provvedimenti normativi che si rendano necessari per la corretta attuazione
degli obblighi posti dal diritto dell'Unione.
Questa esigenza si pone in particolare per le direttive; ma lo stesso vale anche per gli altri atti dell'Unione
che richiedono provvedimenti attuativi (prima di Lisbona le decisioni - quadro), nonch per le sentenze della
Corte di giustizia che impongano allo Stato l'abrogazione o la modifica di atti interni incompatibili col diritto
dell'Unione.
Le direttive contengono solitamente un termine entro il quale lo stato deve dare loro attuazione; ma accade
sovente, specie nel nostro ordinamento, che si verifichino ritardi considerevoli in tale adempimento: lo Stato
italiano stato pi volte convenuto dinanzi alla Corte di giustizia per mancata ottemperanza alle prescrizioni
comunitarie; ritardi peraltro che possono non solo dar luogo ad un procedimento di infrazione e dunque al
rischio della condanna al pagamento di una pena pecuniaria, ma anche far sorgere la responsabilit
patrimoniale dello stato, secondo il principio stabilito dalla Corte di giustizia nella sentenza Francovich (22
dicembre 2010).
Per cercare di ovviare a tale situazione di cronica inadempienza intervenuta:
Legge 86/1989 (legge Pergola) modificata in
Legge 128/1998 oggi
Legge 11/2005 (legge Buttiglione).

In realt l'ambito di applicazione della Legge 11/2005 molto pi ampio, trattandosi di un articolato
provvedimento di carattere generale finalizzato a disciplinare il processo di formazione della posizione
italiana:
nella fase di predisposizione degli atti dell'Unione europea (c.d. fase ascendente)

43
nonch di garantire l'adempimento degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione
europea (c.d. fase discendente) conseguenti:
a. all'emanazione di ogni atto dell'Unione che vincoli l'Italia ad adottare provvedimenti di
attuazione,
b. all'accertamento giurisdizionale, a seguito di sentenza della Corte di giustizia,
dell'incompatibilit di norme legislative e regolamentari dell'ordinamento nazionale con le
disposizioni dell'ordinamento comunitario,
c. all'emanazione di decisioni - quadro e di decisioni adottate nell'ambito della cooperazione di
polizia e giudiziaria in materia penale.

Rispetto alla "fase ascendente"


finalizzata alla elaborazione della posizione dell'Italia ai fini dell'adozione degli atti dell'Unione, va in primo
luogo dato conto, sul versante governativo, delle istituzioni, con l'art.2 L. 11/2005, del Comitato
interministeriale per gli affari comunitari (CIACE) con il compito di concordare le linee politiche del Governo
nel processo di formazione degli atti dell'Unione.
Il CIACE, istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri , convocato e presieduto dal Presidente
del Consiglio dei Ministri o dal Ministro per le politiche comunitarie.
Ad esso partecipano il Ministro degli Affari esteri, il Ministro per gli Affari regionali e gli altri Ministri aventi
competenza nelle materie oggetto dei provvedimenti e delle tematiche inseriti all'ordine del giorno.
E' prevista inoltre in base agli artt. 3 e ss. un'informata ed attiva partecipazione del Parlamento al processo
di formazione degli atti dell'Unione, in maniera da mitigare quell'atteggiamento, in precedenza radicato, che
riservava all'esecutivo ogni determinazione in ordine alla formazione della volont normativa in ambito
europeo.
Ai sensi dell'art. 3 della legge, si richiede al Governo di svolgere una costante, qualificata e tempestiva
attivit di informazione delle Camere in merito alla presentazione di nuovi progetti normativi da parte delle
istituzioni europee: i progetti dell'Unione, nonch i documenti preordinati alla loro formazione, sono trasmessi
alle Camere dal Presidente del Consiglio dei Ministri, per l'assegnazione ai competenti organi parlamentari, i
quali sono altres informati sulle proposte e sulle materie iscritte all'ordine del giorno delle riunioni del
Consiglio dell'Unione europea; prima del loro svolgimento, il Governo illustra alle Camere la posizione che
intende assumere e riferisce sui risultati delle riunioni entro quindici giorni dal loro svolgimento.
Sulla base del nuovo art. 4 bis della L. 11/200, aggiunto dalla L: 96/2009 il governo tenuto ad assicurare al
Parlamento che la posizione rappresentata dall'Italia in sede di Consiglio, nonch nelle relazioni con le altre
istituzioni, tenga conto degli indirizzi definiti dalle Camere all'esito dell'esame di cui all'art. 3.
La legge Buttiglione attribuisce inoltre al Parlamento il potere di condizionare temporaneamente l'attivit del
Governo in sede europea con l'apposizione della c.d. "Riserva di esame parlamentare": ai sensi dell'art. 4
della legge, qualora le camere abbiano iniziato l'esame di una proposta di atto dell'Unione ai sensi dell'art. 3,
il Governo tenuto a non svolgere le attivit di propria competenza rispetto a detti atti in sede di Consiglio
dei Ministri dell'Unione sino all'esito dell'esame; lo stesso pu avvenire qualora il Governo ritenga che per la
particolare importanza politica, economica e sociale di nuove proposte di atti dell'Unione necessario che le
camere siano chiamate ad esprimersi sul loro contenuto.
In entrambi i casi, il Presidente del Consiglio o il Ministro per le politiche comunitarie comunicano alle
Camere l'apposizione della riserva: il Governo potr procedere ad esprimere la posizione italiana in sede di
Consiglio, anche in mancanza della pronuncia parlamentare, solo ove siano decorsi venti giorni da detta
comunicazione.
La disciplina ora esaminata rischia di essere in parte superata, almeno per quanto riguarda la partecipazione
del parlamento nazionale alla formazione degli atti dell'Unione, da quanto previsto dal nuovo Protocollo
sull'applicazione dei principi di sussidiariet e di proporzionalit allegato al Trattato di Lisbona. In esso infatti,
si dispone che la Commissione invia tutte le proposte legislative ai parlamentari nazionali degli stati membri
nello stesso momento in cui le invia al legislatore dell'Unione. La Commissione motiva la proposta con
riguardo al principio di sussidiariet e di proporzionalit. Ciascuno dei parlamentari nazionali, nonch
ciascuna camera di essi, pu entro sei settimane dalla trasmissione della proposta, inviare ai presidenti del
Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione un parere motivato che esponga le ragioni per le
quali si ritiene che la proposta in causa non sia conforme al principio di sussidiariet.
Questa disciplina, che certamente risponde all'esigenza di trasparenza e maggiore coinvolgimento dei
parlamentari nazionali, potrebbe creare sovrapposizioni dovute alla contemporanea applicazione della
disciplina interna e di quella dell'Unione, con conseguenti ingolfamenti procedurali.
Un primo passo nella direzione di armonizzare la disciplina della legge 11/2005 si realizzato con
l'inserimento dell'art. 4-quater dedicato alla "partecipazione delle Camere alla verifica del rispetto del
principio di sussidiariet". In sostanza, la nuova disposizione richiede al Governo di fornire alle Camere una
tempestiva informazione sulle nuove proposte legislative al fine di consentire a quest'ultime un efficace
esame parlamentare nell'ambito delle procedure previste dal Protocollo.
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La trasmissione degli atti da parte del Ministro per le politiche europee deve dunque essere corredata, entro
tre settimane dall'inizio dell'esame della proposta da parte delle Camere, dalla valutazione complessiva del
progetto in punto di rispetto del principio di sussidiariet, nonch dalla esposizione dell'impatto del
medesimo sull'ordinamento interno.
Appare in ogni caso necessario procedere ad una pi ampia revisione della legge Buttiglione, come in effetti
previsto da un disegno di legge governativo approvato dal Consiglio dei Ministri il 22 ottobre 2010, al fine di
adeguarla alle novit del Trattato di Lisbona.

Rispetto alla "fase discendente"


l'art.8 della L. 11/2005 premesso che "lo stato, le regioni e le province autonome nelle materie di propria
competenza danno tempestiva attuazione alle direttive comunitarie" (primo comma) prescrive nei commi
successivi che il Presidente del Consiglio dei Ministri, o il Ministro per le politiche comunitarie, presenti al
Parlamento, entro il 31 gennaio di ogni anno, un disegno di legge (c.d. "legge comunitaria annuale") nel
quale sono indicate le disposizioni necessarie per adeguare l'ordinamento italiano al diritto dell'Unione,
previa verifica dello stato di conformit dell'ordinamento interno e degli indirizzi di politica del governo; nelle
materie di loro competenza, tale verifica operata dalle Regioni e dalle Province autonome e le risultanza
sono trasmesse alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con la formulazione di ogni opportuna
osservazione.

Art. 9.
(Contenuti della legge comunitaria L. 11/2005)
1. Il periodico adeguamento dellordinamento nazionale allordinamento comunitario assicurato dalla legge
comunitaria annuale, che reca:
a) disposizioni modificative o abrogative di disposizioni statali vigenti in contrasto con gli obblighi indicati
allarticolo 1;
b) disposizioni modificative o abrogative di disposizioni statali vigenti oggetto di procedure di infrazione
avviate dalla Commissione delle Comunit europee nei confronti della Repubblica italiana;
c) disposizioni occorrenti per dare attuazione o assicurare lapplicazione degli atti del Consiglio o della
Commissione delle Comunit europee di cui alle lettere a) e c) del comma 2 dellarticolo 1, anche mediante il
conferimento al Governo di delega legislativa;
d) disposizioni che autorizzano il Governo ad attuare in via regolamentare le direttive, sulla base di quanto
previsto dallarticolo 11;
e) disposizioni occorrenti per dare esecuzione ai trattati internazionali conclusi nel quadro delle relazioni
esterne dellUnione europea;
f) disposizioni che individuano i princpi fondamentali nel rispetto dei quali le regioni e le province autonome
esercitano la propria competenza normativa per dare attuazione o assicurare lapplicazione di atti comunitari
nelle materie di cui allarticolo 117, terzo comma, della Costituzione;
g) disposizioni che, nelle materie di competenza legislativa delle regioni e delle province autonome,
conferiscono delega al Governo per lemanazione di decreti legislativi recanti sanzioni penali per la
violazione delle disposizioni comunitarie recepite dalle regioni e dalle province autonome;
h) disposizioni emanate nellesercizio del potere sostitutivo di cui allarticolo 117, quinto comma, della
Costituzione, in conformit ai princpi e nel rispetto dei limiti di cui allarticolo 16, comma 3.
2. Gli oneri relativi a prestazioni e controlli da eseguire da parte di uffici pubblici, ai fini dellattuazione delle
disposizioni comunitarie di cui alla legge comunitaria per lanno di riferimento, sono posti a carico dei
soggetti interessati, secondo tariffe determinate sulla base del costo effettivo del servizio, ove ci non risulti
in contrasto con la disciplina comunitaria. Le tariffe di cui al precedente periodo sono predeterminate e
pubbliche.

Art. 1.
(Finalit)
1. La presente legge disciplina il processo di formazione della posizione italiana nella fase di predisposizione
degli atti comunitari e dellUnione europea e garantisce ladempimento degli obblighi derivanti
dallappartenenza dellItalia allUnione europea, sulla base dei princpi di sussidiariet, di proporzionalit, di
efficienza, di trasparenza e di partecipazione democratica.
2. Gli obblighi di cui al comma 1 conseguono:
a) allemanazione di ogni atto comunitario e dellUnione europea che vincoli la Repubblica italiana ad
adottare provvedimenti di attuazione;
b) allaccertamento giurisdizionale, con sentenza della Corte di giustizia delle Comunit europee, della
incompatibilit di norme legislative e regolamentari dellordinamento giuridico nazionale con le disposizioni
dellordinamento comunitario;
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c) allemanazione di decisioni-quadro e di decisioni adottate nellambito della cooperazione di polizia e
giudiziaria in materia penale.

Art. 11.
(Attuazione in via regolamentare
e amministrativa)
PROCEDIMENTO DI DELEGIFICAZIONE
1. Nelle materie di cui allarticolo 117, secondo comma, della Costituzione, gi disciplinate con legge, ma non
coperte da riserva assoluta di legge, le direttive possono essere attuate mediante regolamento se cos
dispone la legge comunitaria. Il Governo presenta alle Camere, in allegato al disegno di legge comunitaria,
un elenco delle direttive per lattuazione delle quali chiede lautorizzazione di cui allarticolo 9, comma 1,
lettera d).
2. I regolamenti di cui al comma 1 sono adottati ai sensi dellarticolo 17, commi 1 e 2, della legge 23 agosto
1988, n. 400, e successive modificazioni, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri o del Ministro
per le politiche comunitarie e del Ministro con competenza istituzionale prevalente per la materia, di concerto
con gli altri Ministri interessati. Sugli schemi di regolamento acquisito il parere del Consiglio di Stato, che
deve esprimersi entro quarantacinque giorni dalla richiesta. Sugli schemi di regolamento altres acquisito,
se cos dispone la legge comunitaria, il parere dei competenti organi parlamentari, ai quali gli schemi di
regolamento sono trasmessi con apposite relazioni cui allegato il parere del Consiglio di Stato e che si
esprimono entro quaranta giorni dallassegnazione. Decorsi i predetti termini, i regolamenti sono emanati
anche in mancanza di detti pareri.
3. I regolamenti di cui al comma 1 si conformano alle seguenti norme generali, nel rispetto dei princpi e delle
disposizioni contenuti nelle direttive da attuare:
a) individuazione della responsabilit e delle funzioni attuative delle amministrazioni, nel rispetto del principio
di sussidiariet;
b) esercizio dei controlli da parte degli organismi gi operanti nel settore e secondo modalit che assicurino
efficacia, efficienza, sicurezza e celerit;
c) esercizio delle opzioni previste dalle direttive in conformit alle peculiarit socio-economiche nazionali e
locali e alla normativa di settore;
d) fissazione di termini e procedure, nel rispetto dei princpi di cui allarticolo 20, comma 5, della legge 15
marzo 1997, n. 59, e successive modificazioni.
4. I regolamenti di cui al comma 1 tengono conto anche delle eventuali modificazioni della disciplina
comunitaria intervenute sino al momento della loro adozione.
5. Nelle materie di cui allarticolo 117, secondo comma, della Costituzione, non disciplinate dalla legge o da
regolamento emanato ai sensi dellarticolo 17, commi 1 e 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e
successive modificazioni, e non coperte da riserva di legge, le direttive possono essere attuate con
regolamento ministeriale o interministeriale, ai sensi dellarticolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988,
n. 400, o con atto amministrativo generale da parte del Ministro con competenza prevalente per la materia,
di concerto con gli altri Ministri interessati. Con le medesime modalit sono attuate le successive modifiche e
integrazioni delle direttive.
6. In ogni caso, qualora le direttive consentano scelte in ordine alle modalit della loro attuazione, la legge
comunitaria o altra legge dello Stato detta i princpi e criteri direttivi. Con legge sono dettate, inoltre, le
disposizioni necessarie per introdurre sanzioni penali o amministrative o individuare le autorit pubbliche cui
affidare le funzioni amministrative inerenti allapplicazione della nuova disciplina.
(DELEGA LEGISLATIVA)
7. La legge comunitaria provvede in ogni caso, ai sensi dellarticolo 9, comma 1, lettera c), ove lattuazione
delle direttive comporti:
a) listituzione di nuovi organi o strutture amministrative;
b) la previsione di nuove spese o minori entrate.
8. In relazione a quanto disposto dallarticolo 117, quinto comma, della Costituzione, gli atti normativi di cui al
presente articolo possono essere adottati nelle materie di competenza legislativa delle regioni e delle
province autonome al fine di porre rimedio alleventuale inerzia dei suddetti enti nel dare attuazione a norme
comunitarie. In tale caso, gli atti normativi statali adottati si applicano, per le regioni e le province autonome
nelle quali non sia ancora in vigore la propria normativa di attuazione, a decorrere dalla scadenza del
termine stabilito per lattuazione della rispettiva normativa comunitaria, perdono comunque efficacia dalla
data di entrata in vigore della normativa di attuazione di ciascuna regione e provincia autonoma e recano
lesplicita indicazione della natura sostitutiva del potere esercitato e del carattere cedevole delle disposizioni
in essi contenute. I predetti atti normativi sono sottoposti al preventivo esame della Conferenza permanente
per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano.

Art. 10.
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(Misure urgenti per ladeguamento agli obblighi derivanti dallordinamento comunitario)
1. Il Presidente del Consiglio dei ministri o il Ministro per le politiche comunitarie pu proporre al Consiglio
dei ministri ladozione dei provvedimenti, anche urgenti, necessari a fronte di atti normativi e di sentenze
degli organi giurisdizionali delle Comunit europee e dellUnione europea che comportano obblighi statali di
adeguamento solo qualora la scadenza risulti anteriore alla data di presunta entrata in vigore della legge
comunitaria relativa allanno in corso.
2. Il Presidente del Consiglio dei ministri o il Ministro per i rapporti con il Parlamento assume le iniziative
necessarie per favorire un tempestivo esame parlamentare dei provvedimenti di cui al comma 1.
3. Nei casi di cui al comma 1, qualora gli obblighi di adeguamento ai vincoli derivanti dallordinamento
comunitario riguardino materie di competenza legislativa o amministrativa delle regioni e delle province
autonome, il Presidente del Consiglio dei ministri o il Ministro per le politiche comunitarie informa gli enti
interessati assegnando un termine per provvedere e, ove necessario, chiede che la questione venga
sottoposta allesame della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province
autonome di Trento e di Bolzano per concordare le iniziative da assumere. In caso di mancato tempestivo
adeguamento da parte dei suddetti enti, il Presidente del Consiglio dei ministri o il Ministro per le politiche
comunitarie propone al Consiglio dei ministri le opportune iniziative ai fini dellesercizio dei poteri sostitutivi di
cui agli articoli 117, quinto comma, e 120, secondo comma, della Costituzione, secondo quanto previsto
dagli articoli 11, comma 8, 13, comma 2, e 16, comma 3, della presente legge e dalle altre disposizioni
legislative in materia.
4. I decreti legislativi di attuazione di normative comunitarie o di modifica di disposizioni attuative delle
medesime, la cui delega contenuta in leggi diverse dalla legge comunitaria annuale, sono adottati nel
rispetto dei princpi e criteri direttivi generali previsti dalla stessa legge per lanno di riferimento, su proposta
del Presidente del Consiglio dei ministri o del Ministro per le politiche comunitarie e del Ministro con
competenza istituzionale prevalente per la materia, di concerto con i Ministri degli affari esteri, della giustizia,
delleconomia e delle finanze e con gli altri Ministri interessati.
5. La disposizione di cui al comma 4 si applica, altres, allemanazione di testi unici per il riordino e
larmonizzazione di normative di settore nel rispetto delle competenze delle regioni e delle province
autonome

10) AUTONOMIE REGIONALI E DIRITTO DELL'UNIONE EUROPEA

Sulla problematica relativa ai rapporti tra ordinamento italiano e ordinamento dell'Unione si innesta la
delicata questione del ruolo delle autonomie regionali in ordine all'attuazione degli obblighi dell'unione: la
questione non rilevante per l'ordinamento dell'unione, ma lo per quello interno, in quanto investe la
ripartizione delle competenze costituzionalmente stabilite e incide sulla stessa autonomia delle Regioni, in
conseguenza dell'incidenza sempre pi penetrante delle competenze dell'Unione in settori rientranti nella
loro autonomia normativa ed amministrativa, arrecando una sua innegabile menomazione.
Di conseguenza si imposta, in particolare a seguito dell'attuazione del decentramento regionale avviato
con la legge delega n. 382/1975, l'esigenza di una chiarificazione e precisazione del riparto delle
competenze tra organi centrali e organi regionali in ordine alla partecipazione di questi ultimi all'elaborazione
delle scelte governative a livello comunitario per le materie di competenza regionale (fase ascendente) e in
ordine soprattutto alla competenza all'attuazione degli atti comunitari derivanti (fase discendente).
In linea di principio, non vi alcun valido motivo, n alcun principio di ordine costituzionale, per ritenere che
si operi in proposito una deviazione rispetto alla struttura costituzionale
dell'ordinamento italiano che si articola in un sistema decentrato delle competenze, e che l'attuazione delle
norme comunitarie venga in via generale e in assoluto sottratta alle regioni nelle materie ad esse attribuite,
purch naturalmente esse operino nel rispetto degli obblighi dell'Unione, che si impongono allo stato
unitariamente considerato, dunque tanto ai suoi organi che ai suoi enti decentrati, competenti per funzioni o
per materia all'applicazione del diritto dell'Unione.
Si passati da una posizione rigida nel rivendicare agli organi centrali la competenza esclusiva in ordine,
oltre che ai rapporti internazionali, anche all'applicazione degli atti comunitari, ad un progressivo anche se
sofferto abbandono della posizione centralista.
In una delle prime pronunce in materia, la Corte costituzionale aveva giustificato il mantenimento delle
competenze degli organi centrali per l'esercizio delle attivit necessarie all'adempimento degli impegni
comunitari con l'assenza nel nostro ordinamento "degli strumenti idonei a realizzare tale adempimento anche
di fronte all'inerzia della regione che fosse investita della competenza all'attuazione" e tali da garantire lo
stato nel caso di violazione degli obblighi comunitari di cui solo responsabile sul piano internazionale,
aggiungendo "fino a quando tale situazione non venga modificata con il ricorso alle forme a ci necessarie".
Recependo tale indicazione la legge 253/1975 relativa all'attuazione di alcune direttive in materia di
agricoltura, riconosceva una competenza regionale alla loro attuazione, ma prevedendo in pari tempo la
possibilit di un intervento sostitutivo da parte degli organi centrali in caso di inerzia delle Regioni.
47
Successivamente intervenuto il D.P.R. 616/1977 in attuazione della legge di delega 382/1975 concernente
il trasferimento delle funzioni amministrative alle regioni a statuto ordinario, che ha riconosciuto la loro
competenza ad applicare in via amministrativa le norme comunitarie per le materie rientranti nell'autonomia
regionale e ha disciplinato in pari tempo il potere d'intervento dello stato: sul piano legislativo mediante
l'emanazione di una normativa statale a carattere dispositivo, destinata ad essere applicata in caso d'inerzia
degli organi regionali, sul piano amministrativo introducendo il potere sostitutivo degli organi centrali nel caso
di omissioni regionali nell'attuazione delle direttive.
Il problema si presentava assai pi complesso per quanto riguardava le direttive, trattandosi, in primo luogo,
di sapere se le regioni potessero provvedere all'immediata attuazione, anche in via normativa, almeno delle
direttive fornite di efficacia diretta, sempre pi frequenti nella prassi comunitaria, indipendentemente dalla
previa emanazione di una legge statale di recepimento.
L'art. 6 del D:P:R n. 6161 sembrava escluderlo, nonostante l'illogicit di tale conclusione, dato che tali atti,
formalmente direttive, sono equiparabili ai regolamenti.
Per le altre direttive, in tale quadro normativo, risultava evidente la necessit che il legislatore nazionale
emanasse prima una legge di recepimento contenente le norme di principio inderogabili da parte delle
regioni, prima che queste potessero procedere alla loro attuazione.
In verit non sembrava affatto logico negare la competenza delle regioni a dare attuazione a una direttiva,
anche in via normativa, in materie di loro competenza, ancorch non ancora recepita dallo stato (salvo
l'obbligo di adeguarsi successivamente alla normativa di principio una volta emanata dal legislatore statale).
Tali considerazioni hanno trovato finalmente riconoscimento anche da parte della Corte costituzionale:
"l'esecuzione comunitaria non un passe partout che consente allo stato di violare le autonomie regionali e
provinciali senza rispettare i principi della propria attivit normativa".

11 (SEGUE) LA LEGGE 11/2005

La legge La Pergola ha tentato di risolvere in via definitiva questi problemi interpretativi nel senso ormai
auspicato. L'art. 9 prevedeva che, nelle materie di competenza esclusiva, le regioni a statuto speciale e le
province autonome potessero dare immediata attuazione alle direttive a partire dalla data della loro entrata in
vigore, senza dover attendere la legge statale di recezione; una volta questa intervenuta, esse dovevano
adeguarsi nel rispetto dei limiti costituzionali e statutari.
Per quanto riguarda le regioni a statuto ordinario, rimaneva in principio il valido precedente regime, secondo
cui in via generale, l'adeguamento alle direttive doveva avvenire successivamente alla normativa statale di
recepimento; la "legge comunitaria" era di regola chiamata a indicare, nelle materie di competenza
regionale, le disposizioni di principio non derogabili dalla legge regionale e prevalenti sulle contrarie
disposizioni eventualmente gi emanate dagli organi regionali. Tuttavia, qualora lo stato non avesse
provveduto entro il termine fissato dalla direttiva, anche queste regioni potevano darvi attuazione, ma solo
dopo l'entrata in vigore della prima legge comunitaria successiva alla notifica della direttiva: ci nel chiaro
intento di consentire alle regioni, per quanto di loro competenza, di rimediare all'inerzia degli organi centrali e
adeguarsi all'obbligo comunitario. Qualora successivamente fosse intervenuto il legislatore statale, esso
avrebbe potuto dettare le norme di principio, prevalenti sulle contrarie disposizioni regionali gi emanate, e
una normativa di dettaglio applicabile solo in difetto di quella regionale.
Rimaneva tuttavia non chiarita la questione dell'attuazione delle direttive direttamente applicabili, le quali
sembravano soggiacere al medesimo regime delle altre: ossia necessit, di regola, di una previa legge
statale di recepimento, esigenza tuttavia del tutto ingiustificabile dato che in tal caso non ha senso parlare di
una normativa di principio da imporre al rispetto del legislatore regionale; soprattutto non si giustificava il
mantenimento di un diverso regime per la legislazione esclusiva e quella concorrente.
Appariva inoltre contestabile anche il non aver fissato un termine preciso per l'intervento del legislatore
regionale.
Queste incongruenze sono state gi eliminate con la legge 128/1998.
E' poi intervenuta le legge costituzionale 3/2001, con la quale si inserita in Costituzione una disciplina
espressamente dedicata ai rapporti tra regioni ed ordinamento dell'Unione europea.
Il nuovo art. 117 Cost. attribuisce alle regioni la potest legislativa nelle materie di legislazione concorrente,
tra le quali figura quella relativa ai "rapporti internazionali e con l'Unione europea delle regioni". Prevede
inoltre :"Le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, nelle materie di loro competenza,
partecipano alle decisioni dirette alla formazione degli atti normativi comunitari e provvedono all'attuazione e
all'esecuzione degli accordi internazionali e degli atti dell'Unione europea, nel rispetto delle norme di
procedura stabilite da legge dello Stato, che disciplina le modalit di esercizio del potere sostitutivo in caso di
inadempienza."
A sua volta il nuovo art. 120 contempla il potere sostitutivo del Governo in caso di inadempimento: "Il
Governo pu sostituirsi a organi delle Regioni, delle Citt metropolitane, delle Province e dei Comuni nel
caso di mancato rispetto di norme e trattati internazionali o della normativa comunitaria oppure di pericolo
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grave per l'incolumit e la sicurezza pubblica, ovvero quando lo richiedono la tutela dell'unit giuridica o
dell'unit economica e in particolare la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e
sociali, prescindendo dai confini territoriali dei governi locali."
La materia ora compiutamente disciplinata dalla legge 11/2005: anche le regioni a statuto ordinario e le
province autonome, nelle materie di loro competenza, possono dare immediata attuazione legislativa alle
direttive senza dover attendere una previa legge statale di recezione.
Quando le direttive attengono a materie di competenza esclusiva dello stato, il Governo indica i criteri e
formula le direttive cui devono attenersi le regioni al fine di soddisfare esigenze di carattere unitario.
Come gi affermato dalla corte costituzionale, allo stato residua il compito di supplire all'eventuale inerzia
delle regioni con proprie norme, a queste ultime il potere di fare uso in qualsiasi momento delle proprie
competenze rendendo di conseguenza inapplicabile la normativa statale.
La legge 11/2005 disciplina altres la "fase ascendente" all'art. 5.
Art. 5.
(Partecipazione delle regioni e delle province autonome alle decisioni relative alla formazione di atti
normativi comunitari)
1. I progetti e gli atti di cui ai commi 1 e 2 dellarticolo 3 sono trasmessi dal Presidente del Consiglio dei
ministri o dal Ministro per le politiche comunitarie, contestualmente alla loro ricezione, alla Conferenza dei
presidenti delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano e alla Conferenza dei presidenti
dellAssemblea, dei Consigli regionali e delle province autonome, ai fini dellinoltro alle Giunte e ai Consigli
regionali e delle province autonome, indicando la data presunta per la loro discussione o adozione.
2. Con le stesse modalit di cui al comma 1, la Presidenza del Consiglio dei ministri Dipartimento per le
politiche comunitarie assicura alle regioni e alle province autonome uninformazione qualificata e tempestiva
sui progetti e sugli atti trasmessi che rientrano nelle materie di competenza delle regioni e delle province
autonome, curandone il costante aggiornamento.
3. Ai fini della formazione della posizione italiana, le regioni e le province autonome, nelle materie di loro
competenza, entro venti giorni dalla data del ricevimento degli atti di cui ai commi 1 e 2 dellarticolo 3,
possono trasmettere osservazioni al Presidente del Consiglio dei ministri o al Ministro per le politiche
comunitarie, per il tramite della Conferenza dei presidenti delle regioni e delle province autonome di Trento e
di Bolzano o della Conferenza dei presidenti dellAssemblea, dei Consigli regionali e delle province
autonome.
4. Qualora un progetto di atto normativo comunitario riguardi una materia attribuita alla competenza
legislativa delle regioni o delle province autonome e una o pi regioni o province autonome ne facciano
richiesta, il Governo convoca la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province
autonome di Trento e di Bolzano, ai fini del raggiungimento dellintesa ai sensi dellarticolo 3 del decreto
legislativo 28 agosto 1997, n. 281, entro il termine di venti giorni. Decorso tale termine, ovvero nei casi di
urgenza motivata sopravvenuta, il Governo pu procedere anche in mancanza dellintesa.
5. Nei casi di cui al comma 4, qualora lo richieda la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le
regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, il Governo appone una riserva di esame in sede di
Consiglio dei ministri dellUnione europea. In tale caso il Presidente del Consiglio dei ministri ovvero il
Ministro per le politiche comunitarie comunica alla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le
regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano di avere apposto una riserva di esame in sede di
Consiglio dei ministri dellUnione europea. Decorso il termine di venti giorni dalla predetta comunicazione, il
Governo pu procedere anche in mancanza della pronuncia della predetta Conferenza alle attivit dirette
alla formazione dei relativi atti comunitari.
6. Salvo il caso di cui al comma 4, qualora le osservazioni delle regioni e delle province autonome non siano
pervenute al Governo entro la data indicata allatto di trasmissione dei progetti o, in mancanza, entro il giorno
precedente quello della discussione in sede comunitaria, il Governo pu comunque procedere alle attivit
dirette alla formazione dei relativi atti comunitari.
7. Nelle materie di competenza delle regioni e delle province autonome, la Presidenza del Consiglio dei
ministri Dipartimento per le politiche comunitarie, nellesercizio delle competenze di cui allarticolo 3,
comma 2, del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 303, convoca ai singoli tavoli di coordinamento nazionali i
rappresentanti delle regioni e delle province autonome, individuati in base a criteri da stabilire in sede di
Conferenza dei presidenti delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano, ai fini della
successiva definizione della posizione italiana da sostenere, dintesa con il Ministero degli affari esteri e con i
Ministeri competenti per materia, in sede di Unione europea.
8. Dallattuazione del comma 7 non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
9. Il Presidente del Consiglio dei ministri o il Ministro per le politiche comunitarie informa tempestivamente le
regioni e le province autonome, per il tramite della Conferenza dei presidenti delle regioni e delle province
autonome di Trento e di Bolzano, delle proposte e delle materie di competenza delle regioni e delle province
autonome che risultano inserite allordine del giorno delle riunioni del Consiglio dei ministri dellUnione
europea.
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10. Il Presidente del Consiglio dei ministri o il Ministro per le politiche comunitarie, prima dello svolgimento
delle riunioni del Consiglio europeo, riferisce alla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni
e le province autonome di Trento e di Bolzano, in sessione comunitaria, sulle proposte e sulle materie di
competenza delle regioni e delle province autonome che risultano inserite allordine del giorno, illustrando la
posizione che il Governo intende assumere. Il Governo riferisce altres, su richiesta della predetta
Conferenza, prima delle riunioni del Consiglio dei ministri dellUnione europea, alla Conferenza stessa, in
sessione comunitaria, sulle proposte e sulle materie di competenza delle regioni e delle province autonome
che risultano inserite allordine del giorno, illustrando la posizione che il Governo intende assumere.
11. Il Presidente del Consiglio dei ministri o il Ministro per le politiche comunitarie informa le regioni e le
province autonome, per il tramite della Conferenza dei presidenti delle regioni e delle province autonome di
Trento e di Bolzano, delle risultanze delle riunioni del Consiglio dei ministri dellUnione europea e del
Consiglio europeo con riferimento alle materie di loro competenza, entro quindici giorni dallo svolgimento
delle stesse.
12. Resta fermo quanto previsto dallarticolo 5 della legge 5 giugno 2003, n. 131.

L'autonomia regionale trova ora sufficiente riconoscimento sul piano normativo anche con riguardo
all'adempimento degli obblighi dell'Unione e riceve adeguata tutela nella giurisprudenza della corte
costituzionale, con tuttavia due eccezioni:
quando la norma di diritto dell'Unione impone, per esigenze organizzative proprie dell'Unione
europea, di dover derogare, sia pure in via eccezionale, alla normale distribuzione delle competenze
costituzionalmente fissate;
quando, in ragione della responsabilit che incombe integralmente e unitariamente allo stato per la
corretta attuazione del diritto dell'Unione, ad esso spetta una competenza di "seconda istanza" volta
a dotarsi di strumenti che gli consentano "di non trovarsi impotente di fronte a violazioni del diritto
comunitario determinate da attivit positive o omissive dei soggetti dotati di autonomia
costituzionale": strumenti consistenti "non in avocazioni di competenze a favore dello stato, ma
interventi repressivi o sostitutivi e suppletivi".

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