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Introduzione

La formulazione matematica della meccanica quantistica e da attribuirsi a John Von Neumann, che
nei primi anni 30 (la pubblicazione del suo libro e del 32) dimostro come le precedenti formulazioni,
quella matriciale di Heisenberg/Jordan e quella ondulatoria di Schrodinger fossero equivalenti in
quanto rappresentazioni differenti dello spazio di Hilbert. Per definizione uno spazio di Hilbert e
uno spazio metrico (e quindi normato) e completo. Nellaccezione utilizzata in meccanica quan-
tistica tuttavia due ulteriori proprieta vengono richieste: la separabilita e lessere di dimensione
infinita. Siccome la proprieta di separabilita e equivalente allesistenza di una base ortonormale
numerabile, e facile dimostrare come tutti questi spazi di Hilbert possano esser messi in corrispon-
denza, attraverso unopportuna isometria, a `2 (C): in effetti, la differenza fra le due formulazioni
originariamente si poteva trovare nel fatto che Schrodinger utilizzasse la rappresentazione L2 (R3 )
delle funzioni a quadrato integrabili, mentre Heisenberg nella sua meccanica matriciale utilizzasse
una base ortonormale delle autofunzioni di una qualche osservabile, utilizzando quindi una rapp-
resentazione analoga a `2 (C), lo spazio di Hilbert delle successioni di numeri complessi a quadrato
sommabile. Volendo fare unanalogia, nella formulazione di Schrodinger si esprime la funzione
donda utilizzando un base impropria di distribuzioni, quella delle delta di Dirac, mentre nella for-
mulazione matriciale la base utilizzata e una base ortonormale dello spazio. Alcune caratteristiche
della teoria, come il principio di indeterminazione, saranno evidenziate come dirette conseguenze del
formalismo utilizzato. Successivamente, introducendo il prodotto tensoriale di Spazi di Hilbert (che
a sua volta e uno spazio di Hilbert) per rappresentare sistemi a piu particelle, sara cosi possibile
evidenziare alcuni problemi della Meccanica Quantistica, in particolare associati al collasso istanta-
neo di una funzione donda dato dal Postulato di Riduzione Pacchetto di Von Neumann. Rispetto
alla formulazione originale utilizzante posizione e momento (con le conseguenti difficolta dovute
allutilizzo di operatori a spettro continuo) si potra analizzare il cosidetto paradosso EPR nella
formulazione di Bohm, che prevede lutilizzo di un ulteriore grado di liberta della teoria, quello di
spin. Tale grado di liberta risulta particolarmente artificioso nella formulazione non-relativistica:
questo e tuttavia un problema con il quale dovremo convivere. Dopo una breve analisi delle teorie
cosidette a variabili nascoste, con lenunciazione di un paio di teoremi di impossibilita (quello
di Von Neumann e quello di Kochen-Specker) che chiariranno immediatamente le limitazioni in-
trinseche di tali teorie, soprattutto in merito alla descrizione di proprieta oggettive possedute
da un sistema, ci dedicheremo allo studio della celebre Diseguaglianza di Bell: questa viene spesso
interpretata come negante la proprieta di localita che si e sempre ritenuta associata alla realta
fisica. Tuttavia, sebbene non saremo in grado di dimostrare che il mondo microscopico risulta in
realta locale, saremo in grado di mostrare come sia ragionevole pensare che la diseguaglianza venga
rotta non da una qualche influenza superluminale ma bensi da una errata assunzione, la cosidetta
Joint Measurability Assumption, utilizzata per ricavare tale risultato.

1
Chapter 1

Il formalismo della Meccanica


Quantistica

1.1 Spazi di Hilbert


Prima di definire gli spazi di Hilbert, riteniamo opportuno richiamare la definizione di prodotto
scalare.

Definizione: 1. Prodotto Scalare


Un prodotto scalare definito su un qualche spazio vettoriale complesso H e una funzione che associa
ad ogni coppia ordinata di elementi x e y dello spazio un elemento di C e tale che

(a) f (y, x) = (f (x, y))

(b) f (x, y + z) = f (x, y) + f (x, z)

(c) f (x, y) = f (x, y) C

(d) f (x, x) 0 x H

(e) f (x, x) = 0 x = 0

Dora in poi indicheremo un prodotto scalare secondo la notazione

f (x, y) = hx| yi

Osservazione:. Dato un prodotto scalare su di uno spazio, e immediato come esso possa essere
utilizzato per definire una norma (che a sua volta induce una metrica). E sufficiente infatti porre

kxk2 = hx| xi

per ottenere una norma. La metrica indotta dalla norma, come e noto, e
p
d(x, y) = kx yk2

Il fatto che tale funzione sia una distanza, in particolare che soddisfi la diseguaglianza triangolare,
si puo dimostrare facilmente utilizzando la Diseguaglianza di Schwarz.

2
Theorem 1.1.1. Per ogni coppia di elementi appartenenti ad uno spazio vettoriale di su cui e
definito un prodotto scalare, si ha la seguente diseguaglianza

| hx| yi | kxkkyk

Questa e la cosidetta Diseguaglianza di Schwarz.

Dimostrazione: 1. Nel caso y = 0 la diseguaglianza e banalmente verificata in quanto entrambi i


membri sono nulli. Sia invece y 6= 0: si definisca allora

hx| yi
z := x y
hy| yi

il quale e evidentemente ancora un elemento dello spazio. Ora si ha che

hx| yi hy| yi
hz| yi = hx| yi =0
hy| yi

Ora e facile vedere come, grazie al fatto che y e z risultano essere quindi ortogonali, che

hx| yi 2
 
hx| yi 2 hx| yi hx| yi
x= y + z kxk = y + z y + z = y + kzk2
hy| yi hy| yi hy| yi hy| yi

Ora kzk2 e evidentemente 0, quindi


2
hx| yi
y kxk2 kyk2 hx| yi2 | hx| yi | kxkkyk

kxk2
hy| yi

Dalla dimostrazione e facile notare che la diseguaglianza diventa uneguaglianza se e solo se kzk = 0,
quindi in particolare z = 0.

Definizione: 2. Spazio di Hilbert


Uno spazio di Hilbert e uno spazio vettoriale complesso dotato di un prodotto scalare, tale che lo
spazio risulti completo rispettivamente alla metrica indotta da tale prodotto scalare.

In seguito considereremo solo gli spazi di Hilbert che possiedono due ulteriori proprieta, quella
di essere separabili e infinito dimensionali. Nel caso di L2 (R) il prodotto scalare richiesto e dato da
Z
hx| yi = (x(u)) y(u) du.

Osservazione:. Perche questo sia un prodotto scalare dovremo limitarci a trattare non L2 (R) ma
bensi un suo quoziente, rispetto alla relazione di equivalenza cosi definita

x R y x y = 0 quasi ovunque

Solo cosi, infatti, si ha lultima proprieta del prodotto scalare.


Osservazione:. Naturalmente lo spazio realmente utilizzato nel caso di problemi tridimensionali (per
esempio nellespressione dellequazione di Schrodinger) e L2 (R3 ), ma per questioni di semplicita
notazionale si considera il caso unidimensionale. Tutte le considerazioni fatte oltre questo punto
sono facilmente generalizzabili al caso tridimensionale.
La completezza di tale spazio non e esattamente evidente. Per dimostrare che L2 (R) e effet-
tivamente uno spazio di Banach, cioe completo con la norma definita, enunciamo e proviamo la
seguente proposizione
P
Theorem 1.1.2. Sia X uno spazio normato, e i xi una serie per cui xi X i . Se per ogni
2
P
tale serie che soddisfa la condizione i kxi k < (cioe assolutamente convergente) si ha che la
serie converge ad un elemento di X, allora X risulta essere completo, cioe uno spazio di Banach.

Dimostrazione: 2. Sia {n }nN una successione di Cauchy di elementi di X. Essendo di Cauchy, si


ha per definizione che

k N Nk N : kn m k < 2k n, m > Nk

Scegliamo gli Nk in modo che soddisfino la condizione Nk+1 > Nk e definiamo una nuova successione
di elementi di X {zk }kN in questo modo:

z0 = N1

zk = Nk+1 Nk k > 1
Evidentemente kk0 =0 zk0 = Nk , e inoltre kzk k < 2k . zk e quindi una serie assolutamente conver-
P
gente, e per lipotesi del teorema risulta quindi convergere ad un elemento di X, che chiameremo
per evidenti motivi
X k
= lim zk0 = lim Nk
k k
k0 =0

Ora non rimane che dimostrare che la successione {n }nN converge a nella sua interezza. Cio e
banale, siccome ogni norma soddisfa la diseguaglianza triangolare per definizione si ha che

kn k kn vNk k + kvNk k

Ma considerando che la successione originale e di Cauchy, e il fatto che la sottosucessione converge


a , si ha che

kn vNk k < 
 > 0 N : n, Nk > N kn vNk k + kvNk k < 2
kvNk k < 

e quindi il teorema risulta dimostrato.


2
Osservazione:. Ogni serie convergente
P di elementi di L (R) converge ad un elemento dello stesso
insieme, semplicemente poiche, sia fn la serie presa in esame
Z X XZ
2
k fn (x)k dx kfn (x)k2 dx <
R n n R

Ergo L2 (R) e effettivamente uno spazio di Banach.


1.2 Base ortonormale di uno spazio di Hilbert
Una base ortonormale di uno spazio di Hilbert e un insieme {u } di elementi di H che soddisfa
tre proprieta:
(a) ku k2 = 1

(b) , 0 hu | u0 i = 0

(c) Linsieme considerato e massimale, nel senso che non e possibile aggiungere ad esso un altro
elemento di H e ottenere un altro insieme che soddisfi ancora le prime due proprieta.
Noi tratteremo solamente di spazi di Hilbert separabili, cioe che ammettono basi ortonormali
numerabili. Enunciamo ora un semplice lemma:
Lemma: 1.2.1. Per ogni sottoinsieme finito F di elementi di una base, si ha
X
| hui | xi |2 kxk2
F

In questo caso e facile chiarire perche un tale insieme venga chiamato base: abbiamo infatti
che x H
Xn
xn = hui | xi ui
i=1

converge effettivamente a x . Infatti se la serie fosse di Cauchy, allora convergebbe di certo ad


un elemento di H per lipotesi di completezza dello spazio. Ma e facile vedere come la serie sia
effettivamente di Cauchy, infatti, supponendo senza mancare di generalita che n > m
n
X n
X
kxn xm k2 = k hui | xi ui k2 = | hui | xi |2
i=m i=m

Ma n
X
 N : n, m > N | hui | xi |2 < 
i=m

Poiche la serie a destra e una successione di numeri reali non-decrescente e limitata per il lemma
enunciato sopra, essa converge. Ma per ora abbiamo solo dimostrato che la serie converge ad un
qualche elemento y H. Tuttavia, se y 6= x si ha subito un assurdo, poiche hx y| u i = 0, e
aggiungendo lelemento
1
x
hx| xi
alla base si otterrebbe un insieme che soddisfa le prime due proprieta, contraddicendo lipotesi di
massimalita di {u } .
Osservazione:. Nella rappresentazione L2 (R) spesso i fisici utilizzano il termine base impropria
per indicare insiemi di distribuzioni, parametrizzate con un parametro reale , non appartenenti
allo spazio di Hilbert ma tali che ogni elemento di L2 (R) sia esprimibile come un integrale
Z
c() d
R

Un esempio di tali basi improprie sono le distribuzioni a delta di Dirac e gli esponenziali immag-
inari. Una teoria piu raffinata basata su questi concetti esiste: e nota come teoria degli spazi
di Hilbert attrezzati ed e dovuta a Gelfand. La necessita di utilizzare simili entita e dovuta al
fatto che molti operatori di interesse fisico risultano avere queste distribuzioni come autofunzioni:
tuttavia, il nostro interesse si concentra principalmente sul grado di liberta di spin, per i quali
operatori hanno solo autofunzioni proprie.

1.2.1 Prodotto tensoriale di due spazi di Hilbert


Ricordiamo la definizione di prodotto tensoriale fra due spazi vettoriali complessi: siano V1 e V2
gli spazi in questione. Il loro prodotto tensoriale V1 V2 consiste nel loro prodotto Cartesiano,
quozientato rispetto alla relazione di equivalenza

x y x = y + r

dove r e un qualche elemento del sottospazio R del prodotto Cartesiano generato dagli elementi
esprimibili come
(x1 , y2 ) + (x2 , y2 ) (x1 + x2 , y)
(x1 , y1 ) + (x1 , y2 ) (x1 , y1 + y2 )
(x1 , cy1 ) (cx1 , cy1 )
(cx1 , y1 ) (cx1 , cy1 )
dove x1 , x2 V1 , y1 , y2 V2 , c C . Il prodotto tensoriale di due spazi di Hilbert H = H1 H2
e il completamento del prodotto tensoriale ordinario fra i due spazi originali rispetto alla metrica
indotta dal prodotto scalare

hx1 y1 | x2 y2 i = hx1 | x2 i1 hy1 | y2 i2

dove i pedici stanno ad indicare che i due prodotti scalari sono quelli definiti rispettivamente su H1
e H2 Lo spazio ottenuto e evidentemente uno spazio di Hilbert a sua volta, separabile e infinito
dimensionale. Piu avanti nel testo saremo soliti utilizzare operatori definiti su uno dei due spazi
sul prodotto tensoriale dei due, ovviamente questo ha da intendersi come segue, nellesempio che
loperatore A1 sia definito sullo spazio di Hilbert H1

A1 (x y) := (Ax) y

Essenzialmente, si associa alloperatore A1 del primo spazio loperatore A1 12 definito sul prodotto.

1.3 Postulati della Meccanica Quantistica


Ora siamo pronti per enunciare quelli che sono i 5 postulati della Meccanica Quantistica.

1.3.1 Primo Postulato - Completezza della teoria


Ogni sistema fisicamente realizzabile e rappresentato, ad un certo tempo t0 da un elemento dello
spazio di Hilbert (separabile e di dimensione infinita), detto funzione donda. Questo elemento
rappresenta tutte le informazioni possibili sul sistema, cioe la teoria risulta completa.
Definizione: 3. Operatore Aggiunto: Laggiunto di un operatore lineare A e definito, nel
caso di

un operatore definito su di un dominio denso in H , come loperatore A tale che hAx| yi = x A y
per ogni x appartente al dominio di A. Ovviamente, il dominio di tale operatore consiste in tutti gli
elementi y H tali che tale relazione possa essere soddisfatta: notiamo che il dominio e di certo
non vuoto, in quanto 0 vi appartiene. Laggiunto di un operatore lineare risulta a sua volta lineare,
e nel caso di un operatore hermitiano B laggiunto risulta identico alloperatore stesso sul dominio
di B, ma questo non esclude che possa possedere un dominio piu grande.

Definizione: 4. Operatore Simmetrico o Hermitiano: Un operatore simmetrico o Hermitiano e


un operatore che coincide con la restrizione del proprio aggiunto al dominio delloperatore stesso.

Definizione: 5. Operatore Autoaggiunto: Un operatore autoaggiunto o ipermassimale e un op-


eratore simmetrico tale che il dominio del proprio aggiunto coincide con il dominio delloperatore
stesso.

Osservazione:. Se un operatore lineare e continuo (o limitato, le due proprieta coincidono per gli
operatori lineari) allora lessere definito su un dominio denso risulta essere equivalente, nella prat-
ica, ad essere definito ovunque: lo si puo infatti estendere in maniera estremamente naturale. Un
operatore lineare Hermitiano e quindi, essenzialmente, autoaggiunto. Se invece non e limitato il
problema e piu complicato: gli operatori non limitati sono inoltre ovunque nella teoria. Un qual-
siasi operatore differenziale e per esempio non limitato. In questo caso una differente definizione
di aggiunto puo venire utilizzata: tuttavia, considerando che in questo lavoro tratteremo prin-
cipalmente di problemi legati allo spin che e rappresentato da operatori limitati, non ci porremo
questi problemi.

1.3.2 Secondo Postulato - Osservabili fisiche


Ad ogni osservabile fisica e associabile un operatore lineare autoaggiunto dello spazio di Hilbert.

Osservazione:. Dallipotesi di autoaggiuntezza segue il fatto che ogni punto dello spettro di un tale
operatore appartiene in realta allasse reale, infatti per qualsiasi autostato

a h| i = hA| i = h| Ai = a h| i

Definizione: 6. Spettro di un operatore


Dicasi spettro discreto di un operatore A linsieme di valori an C tali che

n H : An = an n

Osservazione:. I fisici usano definire anche uno spettro continuo, formato dai valori per cui es-
istono degli elementi delle cosidette basi improprie per cui una simile relazione viene soddisfatta.
Come si e gia commentato, noi tratteremo in dettaglio solo casi in cui lo spettro e esclusivamente
discreto.

1.3.3 Terzo Postulato - Risultati di una misura


I risultati di ogni possibile misura su di uno stato appartengono allo spettro delloperatore autoag-
giunto associato allosservabile misurata.
Cio evidentemente comporta che i risultati di una misura sono numeri reali.
1.3.4 Quarto Postulato - Postulato Riduzione del Pacchetto di Von
Neumann
Leffetto di una misura su di uno stato , nel caso in cui loperatore associato a tale misura abbia
una spettro discreto, e quello di collassare lo stato nella proiezione (eventualmente rinormalizzata)
di tale stato delloperatore considerato, con probabilita
kP k2
p =
kk2
dove P e il proiettore associato alla varieta generata dalle autofunzioni {,i }i associate allautovalore
. Evidentemente, lindice i e introdotto per tenere conto di uneventuale degenerazione.
Osservazione:. Risulta evidente dal postulato che in Meccanica Quantistica tutte le proprieta asso-
ciate ad uno stato, risultanti da una misura, risultano essere indipendenti da un eventuale costante
moltiplicativa, ed e sempre possibile, nel caso di elementi di H, esprimere lo stato tramite un
elemento la cui norma sia 1.
Osservazione:. Se loperatore associato alla quantita misurata presenta uno spettro continuo, i fisici
cercano di generalizzare il postulato introducendo una densita di probabilita
() = |h| u i|2
Dove {u } e il set di autostati impropri delloperatore associato. Questo e evidentemente un abuso
di notazione, in quanto il prodotto scalare e stato definito su H e tali elementi non vi appartengono,
ma risulta facile immaginare come la definizione di prodotto scalare data in passato possa essere
applicata per ottenere comunque un numero complesso, come nel caso delle delta di Dirac o degli
esponenziali complessi. Piu difficile risulta essere la generalizzazione del postulato relativa allo
stato successivo alla misura. E evidente come lo stato non possa collassare ad elementi al di fuori
di H : cio non e solo un vincolo imposto dalla trattazione matematica che stiamo utilizzando,
ma anche dal fatto che una funzione che non risulta normalizzabile presenta difficolta non banali
anche per quanto riguarda la trattazione fisica. La funzione collassera invece ad una combinazione,
nella forma di un integrale, di autostati impropri relativi ad autovalori appartenenti ad un qualche
intervallo molto piccolo e contenente il risultato stesso della misura. Esso sara quindi un elemento
di H, come desiderabile che sia. Questo intervallo rappresenta anche limprecisione della misura:
facendo sempre richiamo allesempio della misura di posizione, sappiamo bene che non e possibile
avere misure assolutamente precise e che ogni misura comporta un certo margine di errore. Come
abbiamo gia puntualizzato, una teoria matematica in grado di gestire questo genere di complicazioni
esiste, ma essa risulta essere al di la delle nostre possibilita e dei nostri scopi.

1.3.5 Quinto Postulato - Evoluzione di uno stato


Nella rappresentazione L2 (R3 ), un generico stato si evolve secondo lequazione di Schrodinger,
cioe
~2
i~ = 4 + V
t 2m
dove ~ e una costante della teoria, m e la massa della particella, 4 e il Laplaciano e V e la
funzione potenziale, con dipendenza dalle coordinate spaziali e temporale.
Osservazione:. Nel caso in cui il potenziale non risulti dipendente dal tempo, e facile vedere come
lequazione differenziale ammetta soluzioni separabili nelle variabili spaziali e temporali, precisa-
mente nella seguente forma:
(x, t) = n (x)eiEn t
dove n e unautofunzione, di autovalore En , delloperatore lineare associato allenergia
2
= ~ 4+V
H
2m

1.4 Rappresentazione matriciale degli operatori


Sebbene risulti impossibile, per via della infinito-dimensionalita di H , rappresentare gli operatori
lineari di tale spazio tramite ordinarie matrici, questo non comporta che dobbiamo rifiutare qualsiasi
tipo di analogia. Infatti, sia { } una base ortonormale dello spazio di Hilbert, e evidente come
lazione di un qualsiasi operatore lineare A possa essere caratterizzata dallazione dello stesso su ogni
componente della base per via della linearita: lelemento risultante a sua volta sara esprimibile
come combinazione lineare (al piu di infiniti ma numerabili) di elementi della base con differenti
coefficienti. In altre parole, ogni operatore e caratterizzato da una successione {a, },N di numeri
complessi tali che X
A = a,

Osservazione:. Se un operatore e Hermitiano, cioe tale che

h| Ai = hA| i

per ogni coppia di stati , che appartengono al suo dominio allora risulta evidente, per lantilinearita
del prodotto scalare e lortonormalita della base su cui la successione e definita, che amn = anm

1.5 Il principio di indeterminazione


Nellinterpretazione ortodossa della Meccanica Quantistica uno stato non puo possedere troppe
proprieta. Questo e dovuto al fatto che in generale gli operatori lineari dello spazio di Hilbert
non commutano fra di loro, e quindi risulta importante lordine in cui alcune quantita vengono
misurate.
Definizione: 7. Due operatori A, B si dicono compatibili se

[A, B] := AB BA = 0

Ovviamente, con 0 si intende loperatore lineare nullo che associa la funzione identicamente nulla
ad ogni elemento del suo dominio, in questo caso coincidente con lintersezione del dominio di A e
di B.
Osservazione:. Se due operatori con spettro discreto risultano essere compatibili, allora esiste una
base ortonormale costituita da autofunzioni in comune ai due.
Definizione: 8. Si dice media di un operatore A la seguente espressione

hAi = h| Ai
Osservazione:. Si consideri un insieme di n stati (con n molto grande) rappresentati dalla stessa
H, e si immagini di misurare il valore di una certa quantita fisica su di essi. La ragione
del perche la media di tali misure (media sperimentale) tenda, per n sufficientemente grande, alla
media delloperatore autoaggiunto associato alla quantita fisica (media teorica) e da cercarsi nel
postulato di Von Neumann, il quale da anche la probabilita che un elemento di H si trasformi
in uno degli autostati di A in seguito ad una misura. Vedere cio nel caso di spettro discreto e
particolarmente semplice, considerando n,i una base ortonormale di autostati di A (il secondo
indice come al solito tiene conto di una possible degenerazione) si ha che
* +
X X X
bn,i n,i A bn,i n,i = an |bn,i |2


n,i n,i n,i

dove evidentemente
bn,i = hn,i | i

Definizione: 9. Si dica scarto quadratico medio dellosservabile A sullo stato la quantita


s
 2  rD    E  
A = A hAi = A hAi A hAi = k A hAi k

dove evidentemente la media di A e stata presa sullo stato

Ora, dalle considerazioni precedenti, si ha il seguente fondamentale risultato:

Theorem 1.5.1. Siano A, B due operatori lineari autoaggiunti, operanti su un qualche stato
.Allora si ha che
1
AB h[A, B]i

2
Dimostrazione: 3. La dimostrazione e molto diretta, e fa utilizzo della diseguaglianza di Schwarz
   
AB = k A hAi kk B hBi k
D    E
AB | A hAi B hBi |

Ora, il modulo del membro a sinistra e certamente maggiore o uguale al modulo della sua sola
parte immaginaria, la quale puo venire espressa come la meta della differenza fra il numero stesso
e il suo complesso coniugato. Ricordando che hx| yi = hy| xi per la nostra definizione di prodotto
scalare nella rappresentazione L2 (R) abbiamo quindi che
D  E
1    E D  
AB A hAi B hBi B hBi A hAi

2
1
= | h| [A, B] i |
2
1.6 Proiettori e caratterizzazione degli stati fisici tramite
essi
Definizione: 10. Si dica proiettore associato ad una varieta lineare dello spazio di Hilbert M
loperatore PM tale che X
H PM = hi | i i
i

dove {i }i e una base ortonormale della varieta M

Osservazione:. Tutti i proiettori sono idempotenti, cioe PM PM = PM . Alternativamente, alcuni


autori preferiscono definire i proiettori come la classe degli operatori idempotenti. Tali definizioni
sono equivalenti.
Osservazione:. Loperatore identita 1 e il proiettore associato allo spazio di Hilbert stesso, infatti
si ha che X
= hi | i i
i

se {i }iN e una base ortonormale dello spazio.

Lemma: 1.6.1. I proiettori sono operatori autoaggiunti.

Dimostrazione: 4. Il fatto che i proiettori risultino Hermitiani e evidente, infatti, considerando che
i proiettori sono evidentemente limitati
* +
X X X
hPM | i = hi | i i = h| i i hi | i = h| hi | i i i = h| PM i


i i i

Ora, e evidente che loperatore e definito su tutto lo spazio di Hilbert siccome il prodotto scalare
lo e, e quindi lautoaggiuntezza risulta banalmente provata.
Proprieta dei proiettori:
Siano E, F due varieta dello spazio di Hilbert, e PE , PF i proiettori a loro associati. Allora

(a) PE PF = 0 E F = {0}, cioe se le due varieta risultano ortogonali, i.e.

E E , F F hE | F i = 0

Inoltre, se questa condizione e soddisfatta, allora PE + PF e ancora un proiettore, in parti-


colare e il proiettore associato alla somma diretta delle due varieta.

(b) Se [PE , PF ] = 0 allora PE PF e il proiettore associato alla varieta loro intersezione.

(c) Se F E , allora PE PF e ancora un proiettore, ed e il proiettore associato alla varieta


E\F .

Rispetto alla terza proprieta considerata, si puo dunque stabilire una relazione dordine parziale
fra i proiettori, tale che
PE PF E F

Definizione: 11. Operatore positivo - Un operatore A e detto positivo se soddisfa la proprieta


h| Ai 0 H
Definizione: 12. Si dice traccia di un operatore positivo lespressione
X
Tr A = hi | Ai i
i

dove {i }i rappresenta come al solito una qualche base ortonormale dello spazio di Hilbert.

Questa definizione pare quindi contenere una qualche ambiguita, ma vedremo immediatamente
che non e cosi. Infatti e facile vedere come il valore della traccia di un operatore non dipenda
dalla base sulla quale la si calcola. Siano quindi {i }i , {j }j due basi ortonormali, si ha che
X X X
Tr A = hi | Ai i = hhj | i i j | A hk | i i k i = hi | j i hj | Ak i hk | i i
i i,j,k i,j,k

X X X X
= hhi | k i i | j i hj | Ak i = hk | j i hj | Ak i = k,j hj | Ak i = hj | Aj i
i,j,k k,j k,j j

Dove si sono utilizzate, in ordine, lespressione dellidentita come proiettore, la linearita e antilin-
earita del prodotto scalare, la proprieta commutativa per la moltiplicazione di numeri complessi,
e infine lortogonalita della seconda base scelta. Ovviamente dalla linearita del prodotto scalare
segue la linearita del funzionale traccia.

Definizione: 13. Operatore di classe traccia - Si dice operatore di classe traccia un operatore A
tale che 2
Tr |A| < dove |A| = A
2
Dove lespressione |A| = A e da intendersi nella modalita seguente: |A| ha come autofunzioni
le stesse autofunzioni di A, ma ha come autovalori associati a tali funzioni la radice del quadrato
dellautovalore rispettivo, i.e. il valore assoluto.

Osservazione:. Notiamo inoltre che, sia AB a sua volta di classe traccia allora

Tr AB = Tr BA

Questo si puo dimostrare facilmente che, per due operatori definiti su tutto H
X X X
Tr AB = hi | ABi i = hi | A hj | Bi i j i = hi | Aj i hj | Bi i
i i,j i,j

X X
= hj | B hi | Aj i i i = hj | BAj i = Tr BA
i,j j

Da questa proprieta risulta evidente la traccia risulta invariante per permutazioni cicliche, i.e.
Tr ABC = Tr (AB)(C) = Tr CAB e via dicendo. Tuttavia in generale Tr ABC 6= Tr CBA .
Osserviamo ora che, per ogni operatore autoaggiunto A e stato
X X X
h| Ai = h| A hi | i i i = hi | i h| Ai i = hi | h| Ai i i
i i i
X
= hi | P Ai i = Tr P A
i

dove evidentemente { } e una qualsiasi base ortonormale di H


Definizione: 14. Operatore statistico - Si dice operatore statistico un operatore positivo, lineare,
limitato, di classe traccia e con traccia pari a 1
Gli operatori statistici risultano essere particolarmente interessanti per la Meccanica Quantistica.
Si consideri infatti il caso in cui non si conosca lo stato associato al sistema, ma si abbia un modello
statistico della sua composizione. In questo modello, lo stato risulta essere con probabilita
p . In questo caso risulta evidente che il suo valor medio per una qualunque quantita osservabile
A rappresentata dalloperatore autoaggiunto A sara il valore medio (statistico) dei valori medi
quantistici. In altre parole, con un evidente abuso di notazione
X X
hAi = p h | A i = p Tr P A = Tr W A
,
P
Dove W = p P . Ora la traccia e lineare, quindi la traccia di questo operatore e la somma
pesata delle traccie di ogni operatore proiezione. Tuttavia, siccome la traccia e invariante rispetto
alla base utilizzata per calcolarla, risulta evidente come la traccia di un operatore di proiezione risulti
1, e quindi anche la traccia di W risulti a sua volta unitaria. In questo modo il W cosi definito e un
operatore statistico: si giustifica cosi il nome assegnato a questa classe di operatori. Dimostreremo
poi, in un caso piu generale di quello appena esposto, che ogni stato, quantisticamente omogeneo
o meno, e rappresentato da un operatore siffatto che ne permette il calcolo della media rispetto ad
un qualsiasi operatore densamente definito sullo spazio di Hilbert.
Definizione: 15. Stato puro
Uno stato puro, altresi detto quantisticamente omogeneo, e uno stato rappresentato da un
elemento di H: tale rappresentazione non e biunivoca, infatti ogni stato puro e rappresentato in
realta da uninfinita di elementi di H: essi differiscono pero solo per un coefficiente C, e ap-
partengono quindi alla stessa varieta monodimensionale. Uno stato puro e uno stato rappresentato
da un operatore statistico idempotente, in particolare loperatore statistico coincide in questo caso
con il proiettore associato alla varieta generata da tale elemento.

1.7 Macrocosmo e microcosmo


Il postulato di riduzione pacchetto risulta essere problematico dal punto di vista concettuale, poiche
sebbene matematicamente ineccepibile esso fornisce un secondo canale di evoluzione per lo stato,
in concerto con lequazione di Schrodinger. Con matematicamente ineccepibile si intende ovvia-
mente che esso risulta essere nullaltro che un ulteriore postulato, che non contraddice i precedenti.
Tuttavia, per citare Newton nella lingua originale: We are to admit no more causes of natural
things than such as are both true and sufficient to explain their apparences.. E evidente che la
presenza di due postulati indipendenti che governano levoluzione temporale dello stato sia stato
un problema per molti, a maggior ragione visto e considerato che il postulato in questione si basa
su concetti piuttosto vaporosi come misura e osservatore, senza considerare che ci risulta im-
possibile spiegare cosa privilegia la manifestazione di uno stato piuttosto di un altro. Unaltra
domanda concettualmente impegnativa e la seguente: a che punto esattamente avviene la misura
e viene soppressa la componente ortogonale allautostato scelto? Molte teorie e interpretazioni
sono presenti in merito. Alcuni pensano bene di ricondurre il collasso della funzione donda alla
presenza di un osservatore razionale, in particolare umano. Tuttavia in questo caso si avrebbe
il noto paradosso dellamico di Wigner: in breve, questo paradosso si presenta talora lo scienzato
implementi un altro osservatore umano allinterno del suo processo di misura: in quel caso chi dei
due fa collassare la funzione donda? In questo senso sembra essere insensato, a meno di cadere nel
solipsismo, pensare che sia la coscienza umana a collassare la funzione donda. Altri invece hanno
proposto una interpretazione a molti universi, dove il collasso risulta essere una sorta di illusione,
poiche in realta tutte le componenti continuano ad esistere ma abbiamo esperienza di una sola.
Una possibile soluzione che si presenta come una vera e propria teoria e non una semplice interpre-
tazione e quella dovuta a Ghirardi-Rimini-Weber, dove il collasso avviene spontaneamente (sebbene
con incidenza minima) e che la scelta di uno stato di arrivo piuttosto di un altro sia imputabile alla
presenza di interazioni dovute allimpossibilita di isolare completamente un sistema.

1.8 Spin
In Meccanica Quantistica una nuova proprieta, senza alcun analogo classico, si presenta. Essa
e il momento magnetico intrinseco, cioe lo spin. Per trattare tale quantita, che trove le sue
motivazioni di esistere solamente in una teoria relativistica che noi non tratteremo, nella Meccanica
Quantistica non-relativistica si introduce un nuovo spazio di Hilbert, che e il prodotto tensoriale
del nostro spazio di Hilbert con uno spazio di Hilbert indicato con Hs , questa volta di dimensione
finita e uguale a (2s + 1) , dove ~2 s e lo spin associato alla particella trattata. Si ottiene cosi
quello che viene comunemente chiamato spazio di Hilbert totale. Nella trattazione che segue ci
interesseranno solo particelle fermioniche con spin = ~2 , cioe s = 12 . Essendo lo spazio associato al
grado di liberta di spin bidimensionale, ogni operatore agente solo su questo spazio potra essere
rappresentato da una matrice bidimensionale, mentre gli stati potranno venire rappresentati da
vettori colonna. Tale rappresentazione risulta evidentemente dipendenti dalla base scelta di Hs . In
particolare le proiezioni dello spin sui tre assi, nel caso in cui si voglia utilizzare come base di tale
spazio i due autovettori della proiezione sullasse z, sono date da, a meno di un fattore moltiplicativo
(che ometteremo in futuro in quanto presenta poco interesse) di ~2
 
0 1
Sx =
1 0
 
0 i
Sy =
i 0
 
1 0
Sz =
0 1
E facile verificare che queste matrici soddisfano le condizioni canoniche di commutazione per le
componenti di un momento angolare. Loperatore di spin e definito naturalmente come S =
Sx + Sy + Sz
Ora, la proiezione dello spin su di unarbitraria direzione normalizzata risulta essere Sn = nx Sx +
ny Sy + nz Sz
Sempre lavorando con la base delle autofunzioni di Sz , non risulta difficile verificare, utilizzando
sempre il formalismo matriciale che la dimensione finita dello spazio ci permette, che gli stati
 
1 1 + nz
n :=
1 + nz nx + iny
 
1 nx iny
n :=
1 + nz 1 + nz
risultano essere i suoi due autostati relativi, rispettivamente, agli autovalori +1 e -1 (si ricorda che
si sta omettendo il fattore moltiplicativo). Ora vedremo come utilizzare questo risultato in maniera
interessante.
Si consideri un sistema di due particelle, e si ignori i loro gradi di liberta spaziali. Tale sistema e
rappresentato da un elemento del prodotto tensoriale dei due spazi di Hilbert rispettivi alle singole
particelle: ignorare i gradi di liberta spaziali equivale a lavorare nel prodotto tensoriale dei due
spazi bidimensionali di spin. Sia definito come stato di singoletto rispetto alla direzione n il
seguente stato
(S) 1  (1) (2) (1) (2)

n = n n n n
2
Ora, sostituendo e utilizzando la proprieta di linearita del prodotto tensoriale, e scrivendo il tutto
(1),(2)
nelle componenti della base data dalle autofunzioni di Sz , si vede che lo stato di singoletto non
dipende da n e risulta sempre uguale a
       
(S) 1 1 0 0 1
=
2 0 1 1 0

Risulta immediato come una misura (quindi applicando loperatore associato e poi utilizzando il
Postulato di Riduzione Pacchetto) della proiezione sullasse z della prima particella, per esempio,
risultera essere +1 con probabilita pari a 12 o -1 con probabilita analoga. Inoltre, lo stato di
singoletto risulta essere invariante per rotazioni. Infatti abbiamo appena dimostrato che lo stato di
singoletto, che risulta essere unico, puo essere scritto come la stessa combinazione dei due autostati
rispetto ad una qualsiasi direzione. Questo in altre parole significa che tutte le proprieta dello stato
di singoletto risultano invarianti rispetto ad una rotazione dello spazio tridimensionale.
Chapter 2

Paradosso EPR e teorie a variabili


nascoste

2.1 Il paradosso EPR


Nel 1935 il trio Einstein-Podolski-Raden pubblico linfluente lavoro Can Quantum-Mechanical
Description of Physical Reality Be Considered Complete?. In esso veniva esposto il seguente para-
dosso: se quantita di moto e posizione risultano davvero associati a due operatori non commutanti
e quindi non risultano simultaneamente misurabili, cosa succederebbe se venissero simultaneamente
misurate queste due quantita su due differenti particelle, figlie dello stesso decadimento? Il fatto
che siano figlie dello stesso decadimento comporta per ragioni fisiche (in particolare la conservazione
del quadri-impulso) che le loro quantita di moto siano correlate. Inoltre, il fatto che latto di misura
risulti simultaneo per un qualche sistema di riferimento significa che vi e un intervallo del genere
spazio fra i due eventi, e che quindi nessun segnale puo essere inviato da una particella allaltra.
In altre parole, si suppone che le particelle non possano avvertirsi di essere state misurate, anche
dal punto di vista di un osservatore che vede la misura sulla particella a avvenire precedentemente
a quella della particella b . Tuttavia, le loro quantita di moto risultano essere legate da una legge
di conservazione ben verificata. Se si misura la posizione della particella a e la quantita di moto
della particella b, non dovremmo essere in grado di computare immediatamente la quantita di
moto della particella a, e quindi poter affermare di conoscere con assoluta certezza posizione e
velocita di questa particella? Se questo fosse vero, allora la meccanica quantistica risulterebbe
una teoria incompleta, proprio come Einstein sosteneva che fosse: lunica altra spiegazione per una
cosi alta correlazione sembrava essere una predeterminazione di entrambi i risultati al momento
dellinterazione fra le due particelle, cioe la presenza di certe variabili nascoste. Linterpretazione
ortodossa sostiene che cio e falso. La misura sulla particella a effettivamente disturba la particella
b: questo e dovuto ad un fenomeno noto come entanglement, che trova la sua ragione di esistere
nel formalismo grazie al fatto che lo spazio considerato e il prodotto tensoriale di due spazi di
Hilbert, dove uno stato simile risulta non fattorizzabile. Considereremo piu approfonditamente il
paradosso EPR nella parte relativa alla Diseguaglianza di Bell, in particolare nella formulazione di
David Bohm: questa risulta particolarmente conveniente in quanto permette di ignorare i gradi di
liberta spaziali del problema. Inoltre, la matematica del problema viene ulteriormente semplificata
dalla finito-dimensionalita del problema.

16
2.2 Variabili nascoste
Durante la storia della meccanica quantistica molti hanno ritenuto che la teoria fosse incompleta.
Cio e da essere inteso come la considerazione che la funzione donda possa non risultare la de-
scrizione piu completa possibile dello stato di un sistema, e che quindi potessero essere presenti
altri parametri, delle variabili per lappunto nascoste, che determinino, in maniera a loro volta sto-
castica o meno, levoluzione dello stato considerato. Lo studio di tali teorie e stato particolarmente
inibito dal cosidetto Teorema di Impossibilita di Von Neumann, esposto dallo stesso nel suo libro
del 32, il cui enunciato fu per molto tempo creduto essere limpossibilita di una tale teoria. Non
e chiaro se Von Neumann stesso fosse a conoscenza dei limiti del suo teorema e fosse quindi stato
frainteso, o se il matematico ungherese avesse effettivamente commesso un errore e adottato ipotesi
troppo forti. In ogni caso, pochi furono coloro che ebbero il coraggio di andare contro la parola di
Von Neumann, e le loro critiche non furono prese troppo sul serio fino allintervento rivoluzionario
di Bohm, che non solo provo che teorie a variabili nascoste sono possibili, ma anzi sviluppo un
chiaro controesempio. Il teorema di Von Neumann vale solo per variabili nascoste dispersionless,
cioe deterministiche e non aleatorie. Inoltre Von Neumann, come vedremo poi, fece unipotesi che
puo essere ritenuta restrittiva.

2.3 Il Teorema di Impossibilita di Von Neumann


Il teorema di impossibilita di Von Neumann fu enunciato dallo stesso nel suo libro del 32, e fu
per molti anni un enorme ostacolo per chi desiderasse sviluppare una teoria a variabili casuali.
Il Teorema si fonda sul concetto di ensemble, cioe di un insieme molto grande di stati che
condividono alcune proprieta, come per esempio la descrizione quantistica di essi. Vediamo come il
Teorema presenta due possibili vie di fuga per chi volesse sviluppare una teoria a variabili casuali. La
prima e relativa alla contestualita delle variabili casuali: parleremo di questo argomento piu avanti
nella trattazione del Teorema di Kochen-Specker, che puo essere visto come un Teorema analogo
a quello di Von Neumann ma con ipotesi piu deboli: Von Neumann infatti fece unassunzione
che potrebbe essere ritenuta non sufficientemente giustificata circa il comportamento di un sistema
sottoposto alla misura di due quantita osservabili non compatibili. La seconda e dovuta al fatto
che Von Neumann considero solo teorie a variabili nascoste deterministiche, cioe per le quali la
virtuale conoscenza di tali variabili elimina il comportamento stocastico della misura. Notiamo che
in questa trattazione sara per noi fondamentale distinguere fra le quantita reali che una teoria a
variabili nascoste suppone esistere e gli operatori associati ad esse. Un ultimo commento importante
e che in questo caso e che con il termine valore medio qui si intendera il valore medio sperimentale
e non quello propriamente quantistico definito da noi solo nel caso di uno stato quantisticamente
omogeneo (i.e. un elemento dello spazio di Hilbert): sebbene una estensione ad un caso in cui lo
stato risulti indeterminato sia gia stata provata, essa manca di generalita. Queste sono dunque le
assunzioni utilizzate da Von Neumann per provare il suo noto teorema

(a) Il valore medio di una quantita intrinsecamente positiva (come per esempio il quadrato di
unaltra quantita) e 0 , e il valore medio dellidentita e pari a 1 .

(b) Sia f una funzione polinomiale e R una quantita legata alloperatore autoaggiunto R. Allora
la quantita f (R) e legata nello stesso modo alloperatore f (R).
(c) Siano R, G due quantita fisiche, rappresentate dagli operatori R e G. Allora la quantita
R + G e rappresentata dalloperatore R + G, e inoltre il valore medio di tale quantita e pari
alla somma dei valori medi delle due.
Osservazione:. Non si richiede in nessun modo che le due quantita siano legate a due operatori
fra di loro commutanti e quindi, in senso quantistico, compatibili. Nel caso in cui gli
operatori non siano commutanti, la somma non e la somma ordinaria ma viene definita in
maniera implicita: in altre parole, non e sufficiente misurare le due quantita e sommarne i
risultati, ma bisogna descrivere un terzo processo di misura. Un esempio triviale e lenergia
di un sistema stazionario. Questo, in particolare, e la cosidetta ipotesi ingiustificata.
Theorem 2.3.1. Assumendo che queste ipotesi risultino vere, allora per una qualsiasi quantita
fisica T rappresentata dalloperatore T il suo valore medio e dato da
< T >= Tr U T
dove U e un operatore statistico indipendente dalloperatore T che caratterizza il sistema consider-
ato.
Dimostrazione: 5. Sia, come solito, { } una base ortonormale di H , e sia la successione a, la
successione che caratterizza loperatore lineare A, legato alla quantita fisica A. Possiamo definire
tre successioni di operatori autoaggiunti (hermitiani e definiti ovunque) tramite tre successioni di
successioni. Per facilitare la lettura, utilizzeremo gli indici n, m per indicare gli operatori allinterno
di una successione, e indici greci per le successioni caratterizzanti gli operatori:
(n)
E (n) e, = n
1 per = m, = n
(mn)
F (mn) f, = 1 per = n, = m
0 negli altri casi

i per = m, = n
(mn)
G(mn) g, = i per = n, = m
0 negli altri casi

Ora, ricordando che ad A in quanto operatore hermitiano corrisponde la proprieta a, = a, e


un banale calcolo algebrico vedere che
X X  X
an,n e(n) (mn) (mn)

a, = , + Re a f
m,n , + Im am,n g,
n m<n m<n

Siano E (n) , F (mn) , G (mn) le tre quantita che corrispondono a questi operatori (i quali, ripetiamo,
risultano evidentemente hermitiani e, giacche definiti ovunque, anche autoaggiunti), allora per una
delle assunzioni iniziali si ha che
X X X
A= an,n E (n) + Re(am,n )F (mn) + Im(am,n )G (mn)
n m<n m<n

e quindi
X X X
< A >= an,n < E (n) > + Re(am,n ) < F (mn) > + Im(am,n ) < G (mn) >
n m<n m<n

Ma i valori medi di tali quantita sono dei numeri reali, e quindi e possibile definire un operatore
autoaggiunto U in questa maniera
per m = n um,n =< E >
per m < n um,n = 21 < F (mn) > + 2i < G (mn) >
per m > n um,n = 12 < F (nm) > 12 < G (nm) >
Ora vediamo come X
< A >= un,m am,n
m,n

Ma siccome
a, = h | A i
si ha che questa relazione puo essere scritta come
X X
< A >= hm | An i hn | U m i = hn | U hm | An i m i = Tr U A
m,n m,n

E qui si ha il primo risultato. Ora non resta che dimostrare che U e effettivamente un operatore
di classe traccia: il fatto che sia indipendente da A risulta evidente dalla dimostrazione. Per
dimostrare che sia un operatore positivo e sufficiente pensare ad un proiettore generico associato
ad un elemento H : abbiamo che

Tr U P = h| U i

ma questa e una quantita 0 per una delle assunzioni iniziali, considerando che al proiettore viene
associata la quantita 1 se lo stato su cui si e calcolato il valore medio appartiene alla varieta
generata da e 0 altrimenti. Per dimostrare che Tr U = 1 e banale: laltra parte della stessa
assunzione ce lo garantisce.
In che modo il Teorema di Von Neumann si imposta come un teorema di impossibilita ? Questo e
dato dalla seconda assunzione, in particolare considerando il caso A = P , f (a) = a2 per un qualsiasi
elemento . Infatti nel caso di una teoria deterministica si avrebbe una dispersione statistica pari
a 0, cioe
hP i2 = P2 = hP i

Ma questo si puo avere solo nel caso in cui hP i = h| U i = 0, 1 . Tuttavia e semplice vedere
come tale richiesta, considerata per ogni , risulti in una funzione costante per ogni e quindi a
contraddizioni in merito alla traccia di U .

2.4 Il Teorema di Kochen-Specker


Il contenuto Teorema di Kochen-Specker puo essere riassunto in questo modo: non e possibile
costruire una teoria a variabili nascoste in cui tutte le quantita osservabili della fisica risultano essere
determinate in maniera non contestuale. La contestualita ha da intendersi nel senso che il valore
di tali quantita e indipendente dalle altre quantita che si stanno considerando, cioe a quali altri
operatori (commutanti) operano su tale stato. Il Teorema puo essere inteso come un raffinamento
di quello di Neumann, in quanto indebolisce considerevolmente le assunzioni iniziali. Infatti esso
tratta solo con operatori commutanti, in particolare proiettori di varieta fra loro ortogonali: tutte
le ambiguita contenute nel definire una nuova quantita somma di due quantita non misurabili
simultaneamente svaniscono. In queste circostanze assumiamo quindi che per uno stato fisico (, )
tutte le misure di un insieme di osservabili compatibili (quindi associate ad operatori commutanti
fra loro) siano determinate senza alcuna ambiguita. Ovviamente, si richiede che

v(f (A)) = f (v(A)) , v(c1 A1 + c2 A2 ) = c1 v(A1 ) + c2 v(A2 ) , v(A1 A2 ) = v(A1 )v(A2 )


dove v(A) e il valore assunto dalla quantita A. f e una funzione arbitraria e ci R . Nel caso che
considereremo le variabili nascoste considerate sono legate per lappunto a proiettori di variabili
monodimensionali: la quantita fisica richiesta e la proprieta di essere o meno nello stato che genera
la varieta associata al proiettore relativo.

Theorem 2.4.1. Sia H uno spazio di Hilbert separabile e di dimensione superiore a 3. Allora
esiste un insieme {A } di operatori lineari autoaggiunti tale che le seguenti due assunzioni sono
contradditorie:

(a) (KS1) A tutti gli elementi di {A } , per un certo elemento di H, viene assegnato un singolo
valore reale v(A ) , compatibile con il valore di uneventuale misura della quantita fisica
associata alloperatore.

(b) (KS2) I valori v(A ) , per un certo elemento x H, rispettano le condizioni

(a) Se A e B commutano e C = A + B allora v(C) = v(A) + v(B)


(b) Se A e B commutano e C = A B allora v(c) = v(A)v(B)

Dimostrazione: 6. La dimostrazione originale di Kochen-Specker e eccessivamente lunga: ne pro-


poniamo una decisamente piu semplice, da attribuirsi a Cabello, che pero assume che lo spazio
di Hilbert sia almeno 4-dimensionale. La dimostrazione e per assurdo: supponiamo infatti che
entrambe le assunzioni siano vere e vediamo come cio porta ad uninconsistenza.
Per un qualunque elemento x H, possiamo considerare un sottospazio di dimensione 4 che lo
contiene. Se P e il proiettore associato a tale sottospazio, allora si ha per (KS1) che v(P ) = 1, e
per (KS2) v(P ) = v(P1 ) + v(P2 ) + v(P3 ) + v(P4 ) dove i vari Pi ai quattro elementi di una qualche
base di questo sottospazio. Tuttavia, per (KS1) v(Pi ) = 0, +1, quindi avremo che per ogni tale
combinazione solo uno dei quattro v(Pi ) sara pari a 1 e gli altri tre risulteranno nulli. Ora, si scelga
una certa base del sottospazio, e si scelga di rappresentare gli elementi di esso secondo la notazione
vettoriale: allora definiamo 
g 0, 0, 0, 1 = v(P0,0,0,1 )

dove P0,0,0,1 e il proiettore associato alla varieta monodimensionale generata dal vettore 0, 0, 0, 1
Si consideri quindi il seguente sistema
   
g 0, 0, 0, 1 + g 0, 0, 1, 0 + g 1, 1, 0, 0 + g 1, 1, 0, 0 =1
g 0, 0, 0, 1 + g 0, 1, 0, 0  + g 1, 0, 1, 0 + g 1, 0, 1, 0 =1
g 1, 1, 1, 1 + g 1, 1, 1, 1  + g 1, 1, 0, 0 + g 0, 0, 1, 1 =1
g 1, 1, 1, 1 + g 1, 1, 1, 1  + g 1, 0, 1, 0 + g 0, 1, 0, 1 =1
g 0, 0, 1, 0 + g 0, 1, 0, 0  + g 1, 0, 0, 1 + g 1, 0, 0, 1 =1
g 1, 1, 1, 1 + g 1, 1, 1, 1  + g 1, 0, 0, 1 + g 0, 1, 1, 0 =1
g 1, 1, 1, 1 + g 1, 1, 1, 1  + g 1, 1, 0, 0 + g 0, 0, 1, 1 =1
g 1, 1, 1, 1  + g 1, 1, 1, 1  + g 1, 0, 1, 0 + g 0, 1, 0, 1 =1
g 1, 1, 1, 1 + g 1, 1, 1, 1 + g 1, 0, 0, 1 + g 0, 1, 1, 0 =1

E facilmente verificabile come gli argomenti di g in ogni riga formano una base ortogonale (non
ortonormale, ma cio non e importante in quanto stiamo considerando i proiettori associati) dello
spazio, e quindi i termini a destra sono giustificati. Tuttavia, sommando le 9 righe del sistema, si
ottiene un numero dispari a destra, mentre si puo notare come ogni argomento di g viene ripetuto
esattamente due volte allinterno del sistema, e quindi una somma sugli elementi di sinistra darebbe
un numero pari. Questo, evidentemente, e un assurdo.
2.5 Il controesempio di Bohm
Nel 1952 Bohm espose un chiaro controesempio al teorema di Von Neumann. Tale teoria, detta
Teoria dellOnda Pilota, fu in passato gia sviluppata da De Broglie, che pero la abbandono
ben presto per via di alcune inconsistenze che non fu in grado di conciliare. In particolare e
da notare come, mentre De Broglie la tratto nel caso di una singola particella, la versione di
Bohm viene enunciata direttamente nel caso pluri-particellare. Il nome deriva dal fatto che, in
questo caso, le posizioni delle singole particelle vengono prese come variabili nascoste, e quindi
risultano ben definite: fenomeni come linterferenza di una singola particella nellesperimento di
Young vengono invece spiegati attraverso lutilizzo di una cosidetta onda pilota, per lappunto,
che nella formulazione originaria di Bohm era un potenziale quantistico, il quale si propaga
istantaneamente nello spazio ma non trasmette energia, evitando cosi la trasmissione di segnali.
La teoria risulta, in una sua esposizione piu semplice di quella originale data da Bohm, poter essere
descritta in questo modo: si consideri un sistema di N particelle, descritto da un elemento dello
spazio di Hilbert L2 (R3N ) . Ora, in questa teoria ogni particella risulta perfettamente localizzata:
linsieme delle loro posizioni risulta essere le cosidette variabili nascoste della teoria. Inoltre
definiamo gli N campi di velocita relativi ad ogni particella nel modo seguente:
~ji (~r1 , , ~rN , t)
~vi (~r1 , , ~rN , t) =
k(~r1 , , ~rN , t)k2
dove ~j e la cosidetta corrente quantistica, definita come (le dipendenze dalle variabili spaziali e
temporali ora sono implicite)
~j = i~ (i i )
2Mi
dove Mi e la massa della particella i-esima e i e il gradiente nelle variabili della i-esima particella.
Ora, similmente al caso classico, le particelle si muovono secondo le velocita date da tali campi,
cioe
d~ri
= ~vi (~r1 , , ~rN , t)
dt
In che modo questa descrizione riproduce linterpretazione probabilistica di Born? Consideriamo
per semplicita il caso di una singola particella. Se la distribuzione di probabilita associata alla
posizione di questa particella (in questo caso la particella risulta perfettamente localizzata: la
necessita di una trattazione statistica e dovuta al fatto che la posizione risulta determinata ma a
noi sconosciuta) ad un certo t0 (che possiamo, senza mancare di generalita, assumere essere t0 = 0
) e il modulo quadro della funzione (~r) , allora possiamo visualizzare il problema rifacendoci ad
unanalogia con il caso di un fluido, che segue la nota legge di conservazione
(~r, t)
+ ~j(~r, t) = 0
t
dove (~r, t) e la densita del fluido e ~j(~r, t) = (~r, t)~v (~r, t) Nel nostro caso la densita di prob-
abilita si comporta esattamente come la densita di un fluido, e risponde alla stessa equazione:
siccome la soluzione di essa risulta univocamente determinata e la norma quadrata di una soluzione
dellequazione di Schrodinger della teoria quantistica classica la rispetta, allora si ha automatica-
mente che, sia (~r, t) una funzione la cui norma quadrata genera la distribuzione associata alla
teoria Bohmica e (~r, t) una funzione donda tale che (~r, 0) = (~r, 0) allora le due funzioni de-
scrivono la stessa distribuzione di probabilita t > t0
2.5.1 Contestualita delle osservabili e non-localita nella Meccanica
Bohmica
Ladottare questa interpretazione presenta, come il Teorema di Kochen-Specker ci assicura, dei costi.
Per chiarire come la contestualita dei risultati di misura in un modello Bohmico si presenta, faremo
un esempio esplicitativo. Si consideri un neutrone, la cui funzione donda, per semplicita espositiva,
presenti una simmetria rispetto al piano formato dalla traiettoria classica della particella libera, che
chiameremo asse x e un altro asse, che chiameremo z. Sia lo spin ben determinato lungo la direzione
y (che insieme a x, z forma una terna ortonormale) e supponiamo vi sia un magnete di Stern-
Garlach orientato nella direzione z. Consideriamo prima linterpretazione ortodossa: il magnete si
configura come un processo di misura che fa collassare la funzione donda in due autostati con eguale
probabilita: e possibile discriminare fra i due stati osservando il punto di impatto della particella,
supponendo di avere posto uno schermo oltre il magnete. Supponendo che la disomogeneita del
campo magnetico sia crescente verso lalto ad un punto di impatto piu alto si associera lautovalore
positivo e analogamente ad un punto di impatto piu basso si associera lautovalore negativo : il
risultato della misura di spin e dunque determinato dalla traiettoria del neutrone. Consideriamo
ora lo stesso sistema dal punto di vista Bohmico: una prima considerazione da fare e che essendo
la velocita determinata dalla posizione e dalla funzione donda, vista la simmetria del problema e
immediato vedere come ad una particella con coordinata z = 0 corrispondera una velocita lungo
lo stesso asse nulla. In altre parole non e possibile che la particella attraversi il piano z = 0 .
Quindi se la particella, la cui posizione iniziale e distribuita con probabilita k(~r)k2 in ogni punto
dello spazio, parte con uno z positivo andra ad impattare nella parte alta e ad essa verra associato
lautovalore di z pari a +1 , e viceversa. Supponiamo ora che, lasciando tutto il resto invariato, si
inverta il verso in cui il magnete e posizionato. Ora, per la stessa posizione iniziale della particella, si
dovra attribuire, per essere in accordo con le predizioni dellinterpretazione ortodossa, spin inverso
rispetto alla direzione z. Questo e un chiaro esempio di come la proiezione di spin lungo lasse z
sia una variabile contestuale.
Chapter 3

Diseguaglianza di Bell e interpretazioni

3.1 Diseguaglianza di Bell - derivazione originale


La pubblicazione del lavoro storico di Bell e del 1964. Esso, nellintenzione originale dellautore,
sottoponeva a verifica sperimentale linterpretazione ortodossa di Copenhagen e la localita della
Meccanica Quantistica. I risultati sperimentali, in particolare quelli di Aspect, sembravano dare
per spacciata la localita Einsteiniana. Ma vedremo che, come nella maggior parte dei casi, la
realta dei fatti non e mai cosi semplice. Bell utilizzo per derivare tale disuguaglianza il sistema
considerato dal paradosso EPR nella formulazione di Bohm, e cioe due particelle nello stato di
singoletto soggette a due misure a cui corrispondono due eventi la cui separazione e del genere
spazio nel linguaggio della relativita speciale. Il seguente trattamento a variabili casuali e
quello originale di Bell: vedremo come sara poi possibile ottenere la stessa diseguaglianza per altre
vie, traendone conclusioni differenti. Supponiamo che le variabili nascoste, le quali potrebbero
essere molteplici, siano tutte parametrizzate da un parametro . In questa trattazione le variabili
nascoste sono dispersionless, cioe assumiamo che la virtuale conoscenza del valore di permetta
di determinare senza ambiguita il risultato di una misura della componente di spin rispetto a una
qualsiasi direzione di una delle due particelle. Chiamiamo quindi a(, , ) la funzione che lega
il risultato (che in questa trattazione considereremo nelle unita di misura ~2 e quindi sara 1 )
della misura della componente di spin lungo la direzione sulla prima particella, quando la seconda
particella viene misurata nella direzione . Ora, la richiesta di localita in questo caso risulta essere

a(, , ) = a(, 0 , ) = a(, )

e similmente per la funzione b . Cio significa che la misura della componente di spin sulla prima
particella non viene influenzata da quale direzione venga scelta per la seconda particella.
Osservazione:. Lesperimento di Aspect che confermo linvalidita di tale diseguaglianza contiene
una sottigliezza che vale la pena di precisare. Infatti si potrebbe supporre che la disposizione
dellapparato sperimentale possa influire sui risultati della misura: tuttavia Aspect allineo i due
magneti utilizzati per la misurazione in maniera quasi randomica durante il tempo di volo delle
due particelle, in modo che levento di decisione, per esempio, della direzione in cui misurare
la seconda particella fosse separato da un intervallo del genere spazio rispetto alleffettiva misura
sulla prima particella. In questo modo, la prima particella non ha alcun modo per conoscere la
direzione .
Ora, dalle seguenti supposizioni risulta quindi che, considerando linvarianza rotazionale del

23
sistema considerato (stato di singoletto) e i possibili valori di a, cioe a(, ) = 1 , si ha
Z
< a >= a(, )d() = 0

Z
< a2 >= a2 (, )d() = 1

dove evidente rappresenta linsieme dei possibili valori assunti dallinsieme di variabili nascoste
.
Con questi risultati, risulta banale calcolarsi il rispetto coefficiente di correlazione
< ab > < a >< b >
Z
, = = a(, )b(, )d()
a b

dove evidentemente in questo caso non indica un qualche operatore di spin ma lo scarto quadratico
della rispettiva variabile casuale. Ora, se noi adottiamo la seguente notazione semplificata

a(, ) = a , a(0 , ) = a0

so ha che si puo definire una coppia di coefficienti


Z
V = , 0 , (, 0 + 0 , 0 ) = ab a0 b (ab0 + a0 b0 )d()

tali che 2 V +2 . Vedere cio e facile: infatti la quantita integrata ab a0 b (ab0 + a0 b0 )


risulta, per ogni insieme di valori , uguale a 2 , poiche raccogliendo a a0 nei primi due termini,
a + a0 negli ultimi due si ha che una di queste due quantita si annulla mentre laltra risulta uguale
a 2. Essa verra moltiplicata per b o b0 rispettivamente, il quale risulta essere 1 . Integrando una
funzione con due possibili valori per ogni , si puo facilmente
R massimizzarla o minimizzarla con i
due rispettivi valori, ricordandosi che per definizione, d() = 1 . Si ha quindi che

max(|V+ |, |V |) = |, 0 , | + |0 , + 0 , 0 |

Questa e la cosidetta Diseguaglianza di Bell: la sua importanza deriva dal fatto che la Meccanica
Quantistica prevede, per lo stesso stato, un risultato che, per alcuni valori di , 0 , e 0 la viola in
maniera significativa. E quindi possibile discriminare sperimentalmente in una direzione o nellaltra.
Osservazione:. In effetti la Meccanica Quantistica offre per lo stesso stato la seguente previsione:

hs| (1 )2 si = cos( )

Dove |si e evidentemente lo stato di singoletto, e e da intendersi come langolo fra le due
rispettive direzioni. Dimostrare tale risultato risulta un esercizio semplicissimo di calcolo matriciale,
sebbene un po tedioso. Per semplicita, visto che il problema presenta uninvarianza rotazionale,
assumiamo che = 0, cioe che 1 = z e quindi cos() = cos() risulta essere semplicemente
la componente bz del vettore normalizzato che individua la direzione. Abbiamo dunque
       
1 1 0 0 1
( )(b + by y,2 + bz z,2 )
2 0 1 1 0 z,1 x x,2
       
1 0 0 1

0 1 1 0
Ora tuttavia efacile
 vedere
 come gli operatori x,2 , y,2 vista la loro rappresentazione matriciale
1 0
mandano , in stati a loro ortogonali pur mantenendo la parte H1 invariata. Inoltre,
0 1
loperatore z,1 al contrario opera gia sui propri autostati: il risultato e che bx (z,1 x,2 )s risulta
ortogonale a s, e analogamente per y . Utilizzando la linearita rispetto alladdizione del prodotto
scalare, si ha quindi che
                 
1 1 0 0 1 1
0 0 1
hs| (z,1 )2 si = bx +
2 0 1 1 0 0 1 1 0
1
= bz (2) = bz
2
e da questo, per linvarianza rispetto rotazioni, segue il risultato generale.

3.2 Derivazione di Wigner-Holt


Supponiamo per un secondo che, allo spazio dei 24 possibili risultati rispetto alle 4 misure 1 , 1
0 , 2 , 2 0 sia associata un ben definita distribuzione di probabilita pa,a0 ,b,b0 tale che, ovviamente,
X
pa,a0 ,b,b0 = 1
a,a0 ,b,b0

Tale distribuzione e naturalmente frutto di finzione, poiche non e possibile associare una dis-
tribuzione di probabilita congiunta per due osservabili non compatibili. Vedremo come questo
risultera importante piu avanti, ma per ora stiamo al gioco. Se supponiamo che tale distribuzione
di probabilita abbia media e varianza, rispetto ad ognuna delle quattro direzioni, che riflettano
gli effetivi valori medi e scarti quadratici, allora evidentemente per , si ha che il coefficiente di
correlazione risulta pari a X
, = abpa,a0 ,b,b0
a,a0 ,b,b0

e similmente per gli altri coefficienti di correlazione. Ora se noi definiamo, come fatto in precedenza
X
V = , 0 , (, 0 + 0 , 0 ) = (ab a0 b) (ab0 a0 b0 )pa,a0 ,b,b0
a,a0 ,b,b0

Ora e sufficiente fare, analogamente alla derivazione di Bell, un paio di raccoglimenti, in particolare
(a a0 ) per il primo membro e (a + a0 ) per il secondo, ricordarsi che b, b0 = 1 e che
X
pa,a0 ,b,b0 = 1
a,a0 ,b,b0

e la diseguaglianza di Bell si ripresenta. E da notare che non si e fatta nessuna richiesta di localita:
non e stato necessario, grazie alla nostra finzione. La teoria potrebbe essere locale, o potrebbe non
esserlo: la semplice esistenza di una tale distribuzione di probabilita ci porta ad un sistema che
rispetta la diseguaglianza di Bell. Forse dunque non e la localita la proprieta che viene falsificata
quando il nostro sistema non rispetta la diseguaglianza?
3.3 Derivazione di Suppes-Zanotti
La derivazione dovuta a P. Suppes e M. Zanotti risulta forse quella piu generale dal punto di vista
probabilistico. Tuttavia, prima di affrontarla, e necessario dimostrare un utile teorema, dovuto a
loro.

Lemma: 3.3.1. Siano x, y, z tre variabili casuali con possibili valori pari a 1 , e siano dati i
loro coefficienti di correlazione (x, y), (y, z), (x, z) . Condizione necessaria allorche esista una
distribuzione congiunta p(x, y, z) e la seguente

1 (x, y) + (y, z) + (x, z) 1 + 2 min((x, y), (y, z), (x, z))

Dimostrazione: 7. Per rendere la dimostrazione piu chiara, introduciamo la seguente notazione:

(a, b, c) = p(x = a, y = b, z = c)

dove evidentemente a, b, c = 1 . Ora si ha banalmente che


(x, y) = (+, +, +) + (+, +, ) (+, , +) (+, , ) (, +, +) (, +, ) + (, , +) + (, , )
(y, z) = (+, +, +) (+, +, ) (+, , +) + (+, , ) + (, +, +) (, +, ) (, , +) + (, , )
(x, z) = (+, +, +) (+, +, ) + (+, , +) (+, , ) (, +, +) + (, +, ) (, , +) + (, , )

Ora si puo osservare ogni elemento delle somme a sinistra appaia una volta con segno positivo e
due con segno negativo, fatta leccezione di (+, +, +) e (, , ) che appaiono sempre con segno
positivo. Quindi
(x, y) + (y, z) + (x, z) = 4 ((+, +, +) + (, , )) 1
dove evidentemente si e utilizzata la supposizione che sommatoria su tutte le otto le possibilita
risulti uguale a 1 . Ora, la probabilita di ogni singolo evento e di certo 0 , e quindi anche la
somma (+, +, +) + (, , ) e banalmente positiva. Ora, se si calcola la somma 1 + (x, y) si avra
che essa e pari a 2 ((+, +, +) + (, , )) piu altri termini tutti positivi, in quanto quelli negativi
vengono cancellati esprimendo 1 come la somma delle probabilita legate ai singoli eventi. Potendo
fare lo stesso discorso anche per (x, z), (y, z) ne deduciamo banalmente che

2 ((+, +, +) + (, , )) 1 + (x, y)
2 ((+, +, +) + (, , )) 1 + (y, z) 4 ((+, +, +) + (, , )) 2 + 2 min ((x, y), (y, z), (x, z))
2 ((+, +, +) + (, , )) 1 + (x, z)

e sottraendo uno da entrambi i lati della diseguaglianza si ottiene il lemma.


Ora, utilizzando una notazione simile a quella del paragrafo precedente, e assumendo che esistano
distribuzioni congiunte per le terne di variabili casuali (a, a0 , b), (a, a0 , b0 ) si puo applicare il lemma
ottenendo
(a, a0 ) (a, b0 ) (a0 , b0 ) 1

((a, b) (a0 , b)) ((a, b0 ) + (a0 , b0 )) 2
(a, a0 ) + (a, b) (a0 , b) 1

La diseguaglianza inferiore puo essere sostituita, sempre applicando il lemma, con una diseguaglianza
analoga ma dove i termini (a, b), (a0 , b) appaiono con segno scambiato. Si ottiene cosi la dis-
eguaglianza
((a, b) (a0 , b)) ((a, b0 ) + (a0 , b0 )) 2
Similmente, applicando il lemma invece alle terne (a, b, b0 ), (a0 , b, b0 ) si puo ottenere

(b, b0 ) + (a, b) + (a, b0 ) 1



((a, b) (a0 , b)) + ((a, b0 ) + (a0 , b0 )) 2
(b, b0 ) (a0 , b) + (a0 , b0 ) 1
E, sempre scambiando il segno dei due termini (a, b), (a0 , b) nella diseguaglianza inferiore si ha
anche
((a, b) + (a0 , b)) + ((a, b0 ) + (a0 , b0 )) 2
Ora e evidente come queste quattro diseguaglianze, considerate assieme, danno esattamente la
diseguaglianza di Bell considerata sopra, cioe

|(a, b) (a0 , b)| + |(a, b0 ) + (a0 , b0 )| 2

3.4 Joint Measurability Assumption e riordinabilita


Le tre derivazioni presentate della diseguaglianza di Bell sono accomunate non dallipotesi di lo-
calita, ma bensi dalla cosidetta assunzione di misurabilita congiunta, cioe dallipotesi che si
possa definire un coefficiente di correlazione fra i risultati di due misure, sulla stessa particella, delle
componenti di spin in due direzioni differenti. La derivazione in cui lutilizzo di tale assunzione e
meno evidente e di certo la prima, e quindi puo essere costruttivo evidenziarlo: lassunzione e
stata usata quando si e voluto definire i coefficienti
Z
V = , 0 , (, 0 + 0 , 0 ) = ab a0 b (ab0 + a0 b0 )d()

E immediato vedere come si e assunto che, per un determinato valore di , sia stato possibile de-
terminare simultaneamente a e a0 . Ora, si potrebbe pensare che i quattro coefficienti di correlazione
possano essere determinati sperimentalmente attraverso quattro serie di esperimenti indipendenti:
infatti ci si aspetta che, per un numero n di misure sufficientemente grande, si abbia
n
1X
, = ai b i
n i=1

E quindi
n
1X
, 0 , (, 0 + 0 , 0 ) = ai bi a0i bi (ai b0i + a0i b0i )
n i=1
Tuttavia, una tale espressione risulta essere estremamente ambigua. Infatti si e calcolata una
somma utilizzando un indice comune per quattro serie di esperimenti indipendenti. I due termini
a1 b1 e a1 b01 , per esempio, sono risultati sperimentali in cui i due a1 , che noi abbiamo erroneamente
indicato con lo stesso simbolo, potrebbero essere differenti. Ci si puo tuttavia chiedere se sia
possibile riordinare i risultati sperimentali in modo da eliminare questa ambiguita: la risposta a
tale domanda e che, sebbene esistano insiemi in cui un tale riordinamento e possibile e dunque si
puo ottenere la diseguaglianza di Bell, la percentuale di tali insiemi risulta essere negligibile.
Per vedere cio, risulta utile descrivere il processo di ordinamento in maniera esplicita. Supponendo
di avere 4 serie di misure rispetto alle direzioni (, ), (, 0 ), (0 , ), (0 , 0 ), si procede come segue

(a) In ogni serie, si pongano gli elementi con il risultato della misura a positivo in cima, e si
ordinino similmente le due parti ottenute rispetto al risultato di b.
(b) Supponendo che, per n sufficientemente grande, si abbia
n n
1X 1X
ai (, ) = ai (, 0 )
n i=1 n i=1

Osservazione:. Questa e la nostra ipotesi di localita

allora i valori di a della prima e della seconda serie sono concordanti, cosi come quelli della
terza e della quarta serie.

(c) Definiti i coefficienti mi come il numero di elementi della serie i-esima con valori a e b con-
cordanti e pari a 1. Si noti come i valori di b fra le due coppie di serie risultino concordanti,
dopo tale riordinamento, se e solo se

|m1+ m2+ | = |m3+ m4+ |

|m1 m2 | = |m3 m4 |

Ora lultima condizione implica la Diseguaglianza di Bell: e facile dimostrarlo se si suppone che,
considerando linvarianza rotazionale dello stato di singoletto, in ogni serie ci siano un numero di
valori positivi di a pari a p n2 e un numero di valori positivi di b pari a q n2 Allora i coefficiente
di correlazione statistici rispetto alla prima serie e, per esempio

habi hai hbi 2(m1 + m1 ) n (2p n)(2q n)


, = = p+
a b (n2 (2p n)2 )(n2 (2q n)2 )

Ora, considerando che i termini p, q sono supposti uguali per ogni serie, e considerando la condizione
posta sopra, si ha evidentemente che

|, , 0 | = |0 , 0 , 0 |

e quindi
|, , 0 | + |0 , + 0 , 0 | = |, , 0 | + |, + , 0 | 2
Tuttavia, e evidente come la maggior parte delle serie non risultino riordinabili: infatti supponendo,
per semplicita, n pari e p, q = n2 , si ha che il numero degli insiemi di risultati sperimentali non
riordinabili Nt ot e   8
1 n
Ntot = n
n! 2

mentre il numero degli insiemi riordinabili e


  4
1 n
Nord = n
n! 2

Osservazione:. Il fattoriale di n appare nellequazione sopra poiche nel conteggio non distinguiamo
fra i vari riordinamenti di uno stesso insieme
La formula e giustificata dal fatto che, nel caso di insiemi riordinabili e sufficiente specificare
le prime quattro colonne (due per serie, una per i risultati di a e una per quelli di b ) mentre nel
caso in cui tale proprieta non venga richiesta si possono costruire indipendentemente tutte e otto
le colonne.