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Grammatica della parlata
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di Piana degli Albanesi

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Gaetano Gerbino

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2

Grammatica
della parlata arbreshe
di Piana degli Albanesi

Cesena 2009
3

Tutti i diritti sono riservati allautore


4

PREMESSA

La pubblicazione della grammatica della lingua arbreshe di Piana degli Albanesi il


coronamento del percorso di formazione linguistica che ho intrapreso nei primi anni 80. Ho
resistito negli anni scorsi alla tentazione di rabberciare unaccozzaglia di nozioni, regole e
tabelle senza avere la piena consapevolezza di ci che andavo scrivendo e che, soprattutto,
avrei voluto trasmettere ad altri. Ho aspettato di avere una conoscenza della lingua
arbreshe del mio paese tale da non essere costretto, dopo qualche tempo, a rileggere con
orrore i miei scritti. Quando mi sono accorto che avrei potuto fidarmi di quello che io stesso
avevo scritto, senza dover ricorrere alla matita blu, ho concluso che anche gli altri avrebbero
potuto fidarsi di me, mantenendo comunque la consapevolezza di non essere infallibile.
La divulgazione in rete del dizionario, della grammatica, dei racconti e di alcune
traduzioni non un atto di filantropia ma la naturale conseguenza di una passione talmente
forte che mi impone, innanzitutto, lesigenza di condividerla con gli altri e, se possibile, di
suscitarla in essi.
Non facile oggi appassionarsi alla lingua e alla cultura arbreshe: una cultura
minoritaria, considerata moribonda da molti, inutile dai pi, nostalgica da alcuni e,
purtroppo non da pochi, dannosa per un corretto apprendimento della lingua italiana.
quasi impossibile convincere gli arbresh che il bilinguismo un patrimonio
inestimabile che conferisce ad un bambino delle attitudini linguistiche - e non solo -
superiori ai coetanei monolingui. Purtroppo, nel caso degli Arbresh, diventa sempre pi
difficile parlare di un vero e proprio bilinguismo, essendo la nostra parlata devastata dal
punto di vista lessicale e ahim sintattico, non solo dallinfluenza dellitaliano e dei
dialetti (siciliano, calabrese, pugliese, lucano ecc.) ma dallincuria e dalla mancanza di
igiene linguistica.
Sono in disaccordo con coloro che ritengono che la condizione critica delle parlate
arbreshe sia linevitabile conseguenza di una evoluzione linguistica. Non cos. Lo stato di
salute di una lingua non dipende soltanto dalle condizioni storiche, geografiche, sociali e chi
pi ne ha pi ne metta. bens il frutto dellatteggiamento politico che un popolo e chi lo
governa hanno nei confronti della loro cultura, della loro identit e quindi della stessa
lingua. Si potr obiettare che questo, per cos dire, atteggiamento politico proprio frutto del
succitato contesto storico, sociale e geografico. Questa sicuramente unaffermazione
innegabile, ma se ci limitassimo, come quasi sempre si limitata lintellighentia arbreshe, a
questa analisi puramente diagnostica faremmo come il medico che, individuata la causa
della malattia, si congedi dal malato senza prescrivere alcuna terapia, pretendendo pure di
essere pagato. Di fini diagnosti lArbria abbastanza affollata; i terapeuti, invece,
scarseggiano. Lungi da me la pretesa di possedere poteri taumaturgici e di voler apparire
come colui che si accosta al letto dellagonizzante con lampolla del farmaco miracoloso. Non
un singolo gesto, una sola iniziativa, unopera per quanto meritoria, una legge scritta, che
potranno ridare vigore al moribondo. Sono convinto, per, che mettere a disposizione degli
Arbresh degli strumenti che possano quanto meno destare la loro curiosit nei confronti
della lingua sia un passo obbligato. Io ho scelto di pubblicare sia il dizionario che la
grammatica in rete con la speranza di innescare in quanti pi Arbresh possibile linteresse
per la lingua. Lutilizzo di internet mi parso il pi funzionale allintento divulgativo.
Consideriamo che oggi quasi tutti i ragazzi dei nostri paesi hanno con internet una grande
dimestichezza e che si sta verificando qualcosa che forse fino a pochi anni fa sembrava
improbabile: non per nulla raro che su Facebook o su alcuni siti arbresh si possano
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leggere dei dialoghi scritti in lingua arbreshe. certemente interessante vedere come i
giovani si inventino un loro alfabeto ed una loro grammatica. Ma la loro esigenza quella di
comunicare e, in ossequio a quella che la prima regola della comunicazione verbale,
limportante capirsi. Quindi, se da una parte internet ci mostra una resistenza attiva
della lingua arbreshe anche nei giovanissimi, dallaltra ci fa rendere conto di quanto poco
gli stessi internauti sentano la necessit di usare la loro lingua in maniera corretta. Ma come
incolparli di questo? Chi gli ha mai detto qual la forma corretta dellarbresh?
a questo punto che la cosidetta intellighentia arbreshe deve fare una scelta politica
e cio quella di divulgare il pi possibile, ed aggiungerei anche il pi in fretta possibile,
tramite il web, tutti gli strumenti idonei al corretto apprendimento della lingua. Non
milludo che tutto ci serva nellimmediato a convincere gli Arbresh a studiare la
grammatica della loro lingua, ma importante che tutti sappiano che esiste una lingua
codificata, corretta, ufficiale. Soltanto cos i pochi che avranno avuto la passione e limpegno
di apprendere lortografia, le regole grammaticali e la sintassi, si potranno permettere di dire
ad altri non si dice cos, ma cos si scrive cos e non cos. In poche parole bisogna
mettere in atto uninversione di tendenza e la parola dordine non pu che essere
divulgazione.
Se oggi un ragazzo arbresh pronunzia una parola in maniera strana, coniuga un
verbo in modo fantasioso o utilizza litaliano o il siciliano per esprimere un concetto o un
significato per i quali pure possiede i termini arbresh, nessuno ci fa caso. Quindi succede
che nellambito di una stessa famiglia, specie se sono presenti anche i nonni, si sentano
parlare tre lingue differenti. Limportante oggi per gli Arbresh avere unidea di quello
che si sente dire. Il nipote non capisce del tutto quello che dice il nonno; il nonno, ammesso
che ci senta bene, capisce male quello che dice il nipote; il padre crede di capire e di essere
capito da tutti. Ma non solo questo sta succedendo. Non si creda che limpoverimento
dellarbresh avvenga soltanto con il passaggio da una generazione allaltra. Gli stessi
individui con il passare degli anni vanno parlando sempre meno bene la lingua. Un
settantenne di oggi parla peggio larbresh di quando aveva cinquantanni e peggio ancora
di quando ne aveva trenta. Questo, se ci pensate, non avviene con la lingua italiana: anche
un analfabeta, nel corso della sua vita, riesce ad aggiungere qualche parola al suo scarno
vocabolario italiano.
Essendo la mia parlata arbreshe nel frigorifero dellemigrazione che tutto congela e
conserva, rimango allibito nel sentire (quasi sempre al telefono) persone pi in l con gli
anni di me che parlano come sentivo parlare una decina di anni fa quelli che allora per me
erano ragazzini, i quali a loro volta, diventati pi grandi, parlano peggio di allora. Quando
ritorno in paese e scongelo la lingua arbreshe per metterla nella graticola della
conversazione mi accorgo di quanto sia diverso il mio modo di parlare da quello del mio
interlocutore: da me viene avvertito il suo come degradato, ma da lui il mio come
anacrostico.
Quindi, per tornare al mio disaccordo con la teoria evoluzionistica o
involuzionistica, dico che vero che tutte le lingue cambiano, ma non con la rapidit con
la quale sta cambiando larbresh. Un italiano degli anni 30 probabilmente usava qualche
termine adesso obsoleto, ma pressappoco la lingua la stessa di quella di oggi. Ancora
adesso possibile leggere I promessi sposi senza alcuna difficolt. La Divina Commedia,
scritta duecento anni prima che arrivassero gli arbresh, per lunghi brani parla come si
parla oggi.
Invece un arbresh di Piana ha difficolt a capire le poesie di Carlo Dolce che fu
poeta popolare vissuto tra la fine Settecento e i primi dellOttocento.
Quindi il problema per noi che non esiste una lingua corretta, ufficiale e condivisa
che faccia da punto di riferimento e che costituisca il modello da seguire per non essere
considerati ignoranti. O meglio, dopo la pubblicazione di Udha e Mbar, esiste ma non
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conosciuta abbastanza. Nessun bambino viene corretto perch storpia una parola, perch
sinventa una coniugazione o perch si esprime in italiano. Anzi, gli Arbresh pi
grossolani, che hanno scarsa considerazione delle capacit intellettive dei loro figli, tendono
a parlar loro in italiano perch altrimenti il bambino va a scuola che non sa parlare. Il bambino di
cinquantanni fa a Piana e negli altri paesi arbresh, non era muto. Sapeva parlare. Sapeva
parlare in arbresh. Forse impiegava un po pi tempo rispetto ai bambini italianofoni ad
esprimersi in italiano ma, alla fine, nel volgere di alcuni mesi, colmava la distanza che lo
separava dai suoi coetanei palermitani. Io ho vissuto per tanti anni a Palermo e posso dire
che il palermitano medio parla in italiano peggio di un arbresh. Come conosco tanti
arbresh che si sono distinti anche in ambito accademico letterario (italiano e albanese) pur
appartenendo a generazioni che fino allet di sei anni non sapevano dire una parola in
italiano.
La lingua come una casa. Non si pu dire che una costruzione destinata col tempo
a diventare vecchia e poi a crollare. O meglio, lo si pu dire perch nulla eterno, ma
sappiamo bene che se una casa non viene manutenuta, accudita andr in rovina molto pi
rapidamente. Ognuno di noi sa che una casa abitata si mantiene meglio di una chiusa da
tempo. Bisogna riparare i piccoli guasti al loro primo apparire altrimenti tardi.
Uninfiltrazione dacqua, una tegola, una mattonella vanno messi a posto prima che il
danno si estenda.
Parlare soltanto di conservazione serve a poco. La casa non va conservata magari
tappando le finestre, chiudendo lacqua e il gas, e staccando il contatore. Dopo qualche
tempo la muffa divorer le pareti, i tarli si mangeranno i mobili, lumidit staccher mattoni
e piastrelle, e qualche nubifragio far anche danni pi grandi. La casa va arieggiata, abitata,
vissuta.
Gli intellettuali arbresh che scrivono e parlano solo in italiano, ma anche coloro che
scrivono in arbresh facendo circolare le loro opere nella stretta cerchia degli appassionati e
degli addetti ai lavori, non rendono un bel servizio alla causa della lingua arbreshe. Questi
hanno scelto di abbandonare la casa, chiuderla, sprangarla, staccare tutto e andare a svolgere
la loro opera in una casa nuova dalla quale continuano ad urlare che la vecchia sta andando
in rovina.
per questo che io ho scelto di esprimermi sempre in arbresh o, laddove uso
litaliano, con la traduzione arbreshe a fronte. Io cos mi sono appassionato e ho cominciato
ad imparare la lingua: grazie alla rivista Mondo Albanese che veniva pubblicata
rigorosamente arbrisht. Ho fatto uneccezione obbligata per la compilazione di questa
grammatica, usando litaliano, per far s che essa sia rivolta anche a quegli Arbresh che
non hanno pi confidenza con la lingua di Piana.
Mi auguro che la pubblicazione on-line di questa grammatica possa suscitare
interesse e che questo interesse risulti contagioso. Auspico anche che tutti coloro che abbiano
qualche osservazione, qualche appunto o suggerimento da dare, me lo segnalino al mio
indirizzo di posta elettronica e ne discuteremo. Nel nostro piccolo mondo arbresh per
fortuna le critiche non mancano. Non trovo la cosa disdicevole. Anzi, la tendenza dei miei
concittadini a criticare, minimizzare e sminuire il lavoro fatto da altri mette in atto una sorta
di selezione naturale. Se il lavoro resiste alle critiche vuol dire che vale; se ne viene
sommerso e inghiottito vuol dire che in fondo era meglio cos.
Per questo motivo ho deciso di pubblicare la grammatica a puntate. In maniera tale
che il testo sia aperto, che sia suscettibile di modifiche migliorative. Ad ogni puntata,
quindi, tutto il testo pu risultare modificato, per cui si consiglia il lettore on-line di
scaricarlo e riguardarlo tutto. Solo alla fine, lultimo file inserito nella sezione downloads,
conterr la versione definitiva, opportunamente segnalata con un titolo del tipo
Grammatica arbreshe della parlata di Piana degli Albanesi - testo definitivo. Fino ad
allora chiunque potr dire la sua e collaborare.
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Il lettore avr modo di notare i frequenti riferimenti alla grammatica italiana cui sono
ricorso per far capire meglio le regole della fonologia, della morfologia e della sintassi. In
questo senso questa pubblicazione potrebbe definirsi una grammatica comparata. Laddove
si rende necessario presento il raffronto con la lingua albanese dAlbania. Ritenendo
lapprendimento dello shqip un passo obbligato per un arbresh che voglia approfondire la
sua conoscenza della cultura albanese nella sua globalit, ho aggiunto unappendice nella
quale presento le declinazioni dei nomi, degli aggettivi e dei pronomi e le coniugazioni dei
verbi in lingua shqipe. Chi vorr, potr fare da s la comparazione tra la lingua arbreshe e
lalbanese.
Come ogni opera anche questa grammatica non nasce dal nulla e non ha la pretesa di
essere un fiore nel deserto. Fondamentale nella stesura del testo stata la consultazione delle
opere pubblicate dalla Biblioteca di Piana degli Albanesi grazie allimpulso, alla passione e
alla professionalit del mio amico Pietro Manali, in primo luogo Udha e mbar di
Giuseppe Schir Di Maggio. Inoltre mi stato utile confrontare alcune pubblicazioni
calabresi, prima fra tutte la Grammatica (comparata) della lingua di Pallagorio di
Carmine Gentile. Infine ha costituito una valida traccia Gjuha letrare shqipe pr t gjith di
A. Kostallari, E. Lafe, M. Totoni, N. Cikuli. Infine, questa grammatica stata loccasione di
riprendere in mano la mia grammatica della lingua italiana della scuola media che, un po
ingiallita e impolverata, a distanza di molti anni, ha ripreso a lavorare quando ormai aveva
gi perso la speranza di potermi essere ancora utile.
Un ringraziamento particolare va al prof. Matteo Mandal, per aver intrapreso da
alcuni anni unopera di divulgazione della nostra letteratura al di fuori dellambito
universitario. Per quanto mi riguarda devo allo studio delle sue opere
quellapprofondimento delle mie conoscenze che credo mi stia dando labilitazione alla
prescrizione di qualche presidio terapeutico per il nostro malato.
Voglio concludere questa lunga premessa ringraziando Luigi Boccia (www.jemi.it) e
Pino Cacozza (www.arbitalia.it) per le loro esagerate parole di stima nei miei confronti e
complimentandomi ancora una volta per i loro siti internet che sempre pi stanno
diventando un punto di riferimento per gli Arbresh nel mondo.

Gaetano Gerbino
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I. FONOLOGIA
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Una lingua innanzitutto unespressione orale e, pertanto, costituita da suoni o


fonemi prodotti dagli organi che formano lapparato fonatorio. Nel corso dellevoluzione,
successivamente alla comparsa del linguaggio verbale, luomo ha imparato a
rappresentare i suoni della lingua con simboli grafici, detti lettere o grafemi, che
costituiscono lalfabeto.

APPARATO FONATORIO

I suoni di una lingua vengono prodotti durante il passaggio dellaria emessa dai
polmoni attraverso la laringe, la bocca e, in parte, il naso. A differenza di ci che avviene
durante un normale atto espiratorio, quando vogliamo emettere un suono dobbiamo far s
che laria, prima di essere emessa dalla bocca, venga modulata dagli ostacoli frapposti al
suo flusso grazie ai movimenti che provochiamo negli organi fonatori. Questi, procedendo
dallinterno del corpo verso lesterno sono: i polmoni (e quindi i bronchi e la trachea), la
laringe, le corde vocali, il velo palatino, lugola, il palato, la lingua, gli alveoli dentali, i
denti, le labbra e le cavit nasali.
A parte le corde vocali che hanno come unico compito lemissione di suoni, gli altri
organi assolvono anche ad altre funzioni dellorganismo (respirazione, masticazione,
deglutizione, ecc.) ed appartengono ad altri apparati (respiratorio e digerente).
La variet dei suoni di una lingua data dallintensit con cui laria espulsa dai
polmoni attraverso i bronchi e la trachea fa vibrare le corde vocali e poi dal modo in cui il
suono cos prodotto viene modificato, plasmato e modulato allinteno delle cavit orale e
nasale. Ad esempio, il velo palatino, abbassandosi, costringe laria a defluire dal naso
anzicch dalla bocca, dando luogo alla produzione di suoni nasali, mentre, quando laria
passa attraverso la bocca, le vibrazioni prodotte dalle corde vocali possono essere
modulate se viene modificata lapertura delle labbra o ristretta la cavit orale spingendo la
lingua pi o meno in alto o indietro verso il palato, o in avanti verso gli alveoli o i denti.

I FONEMI ARBRESH

Come in italiano, i fonemi si distinguono, secondo larticolazione dellapparato


fonatorio, in vocali e consonanti.

1. Le vocali.

Le vocali sono i fonemi pi semplici. Per emettere un suono vocalico basta far uscire
dalla bocca laria dei polmoni senza frapporre alcun ostacolo ma solo modificando la
posizione della mandibola, della lingua e delle labbra.
In base alla posizione della lingua, le vocali possono essere disposte nel cosidetto
triangolo vocalico e si distinguono in:
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Dimensione orizzontale: i (y) u


1) anteriori o palatali: i, e.
2) posteriori o velari: u, o.
3) centrali: a, .
e o
Dimensione verticale:
a) basse: a.
b) medie: e, , o.
c) alte: i, u.
a

2. Le consonanti.

Le consonanti sono suoni che possono essere pronunciati solo insieme ad una vocale.
In albanese, infatti, b, c, , d ecc. si leggono b, c, , d ecc. Il suono consonantico viene
prodotto attraverso una parziale o totale chiusura della bocca e attraverso i movimenti
degli altri organi fonatori (lingua, labbra, velo palatino, ugola). In pratica la variet di
suoni delle consonanti si ottiene attraverso lazione combinata di tre fattori che modificano
larticolazione del suono:

il modo;
il luogo;
il grado.

Secondo il modo di articolazione le consonanti si distinguono in:

- occlusive o esplosive: k, g, q, gj, , xh, c, x, t, d, p, b sono dette cos perch, per


essere prodotte, laria che proviene dai polmoni deve incontrare, in un punto del canale
vocale, un ostacolo al suo flusso, di breve durata ma completo, per poi essere espulsa in
modo esplosivo.

- continue: sono definite cos le consonanti che possono essere pronunciate con un
suono di lunghezza variabile, poich non si ha interruzione del flusso daria n
unocclusione completa del canale vocale. Si distinguono in:

o fricative: h, ll, hj, j, sh, zh, s, z, th, dh, f, v.


o liquide: l, r, rr.
o nasali: n, nj, m.

Secondo il luogo di articolazione ovvero la parte anatomica del canale vocale


maggiormente coinvolta nella pronuncia, le consonanti si dividono come evidenziato nella
tabella seguente.
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Palato- Alveo- Apico- Post- Labio-


Velari Uvulari Palatali Bilabiali
alveolari dentali dentali dentali dentali
sorde k q c t p
Occlusive
sonore g gj xh x d b
sorde h hj sh s th f
Fricative
sonore ll j zh z dh v
laterali l
Liquide polivibranti rr
monovibranti r
Nasali nj n m

Secondo il grado di articolazione, cio la risonanza che hanno, le consonanti si


dividono in:

- sorde: c, , f, h, hj, k, p, q, s, sh, t, th che sono costituite da semplici rumori e che


quindi vengono pronunciate senza la vibrazione delle corde vocali.
- sonore: b, d, dh, g, gj, j, l, ll, m, n, nj, r, rr, v, x, xh, z, zh che sono pronunciate con la
vibrazione delle corde vocali.
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LALFABETO

I suoni che un essere umano pu riuscire a produrre attraverso il suo apparato


fonatorio sono circa un centinaio, ma in genere una lingua ne utilizza meno della met:
litaliano, ad esempio, una trentina, mantre lalbanese pi di trentacinque. I suoni articolati
che vengono utilizzati in una lingua e che contribuiscono a formare le unit superiori della
lingua stessa (morfemi, parole, frasi, periodi, ecc.) si chiamano fonemi. Suono e fonema in
realt esprimono due concetti diversi, intendendosi per fonema soltanto il suono inserito
nella struttura di una lingua. Comunemente, per, tali termini sono utilizzati come
sinonimi.
La lingua scritta ha bisogno di simboli grafici per rendere visibili i fonemi che sono
percepiti con ludito. Tali segni grafici sono le lettere o grafemi che costituiscono
lalfabeto.
La storia della scrittura inizia nella preistoria con i graffiti con i quali gli uomini
primitivi descrivevano le lore cacce o le guerre o momenti di vita. Tale scrittura viene
definita pittografica, poich fatta di disegni e di pitture che descrivono le cose viste, non
quelle udite come fanno le scritture sillabiche, consonantiche o alfabetiche.
Si pass poi allutilizzo di figure che non indicavano pi soltanto ci che
rappresentavano, ma, attraverso stilizzazioni e schematizzazioni assumevano la funzione
di segni simbolici ai quali potevano essere attribuiti vari significati: tali erano gli
ideogrammi, cosidetti perch ogni figura stilizzata non era pi la raffigurazione di un
oggetto, ma il simbolo delloggetto o unidea astratta che a quelloggetto era in qualche
modo legata. La scrittura ideografica pi conosciuta quella geroglifica degli antichi Egizi.
Si deve ai Fenici, nel II millennio a.C., linvenzione di una scrittura che attribuiva un
segno grafico ad ogni consonante che costituiva una parola e che, per, trascurava le
vocali. Tale sistema di scrittura fu poi perfezionato dai Greci che integrarono linsieme dei
segni consonantici dei Fenici con laggiunta di altri segni per le vocali. Finalmente, ogni
segno scritto (lettera o grafema) corrispondeva a un suono della lingua e ogni fonema, in
maniera pi o meno approssimativa, poteva essere trascritto. Era nato cos lalfabeto.
La storia dellalfabeto albanese abbastanza lunga e complessa e giunge alla sua
ultima e definitiva (almeno fino ad oggi) tappa solo nel 1908, quando a Monastir, in
Macedonia, dal 14 al 22 novembre, in un congresso tematico, si diede vita allattuale
alfabeto albanese composto da trentasei lettere. un alfabeto che utilizza le lettere latine,
ricorrendo ad alcuni digrammi per rappresentare i suoni che in latino non sono presenti.
Inoltre, rende alcuni suoni in maniera a volte imprevedibile per chi conosce soltanto
lalfabeto latino. il caso, ad esempio, della lettera x che rende il suono della z dolce
italiana; della xh che corrisponde alla g dolce italiana in giro, giardino; della zh che si
pronuncia come la j francese nella parola jour (giorno); della q che ha un suono occlusivo
palatale sordo simile al digramma italiano ch seguito dalla i come nelle parole chiesa,
chiodo, chiuso. A parte questi caratteristiche originali, lattuale alfabeto albanese
rappresenta, finalmente, il mezzo unitario con il quale gli albanesi nel mondo, siano essi
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Schipetari, Kosovari, Macedoni, Arbresh o Arvanit, possono scrivere ognuno la propria


lingua e comunicare tra loro senza aggiungere alle difficolt dovute alle differenze delle
parlate locali anche linutile ostacolo di segni grafici eterogenei.
Prima del 1908, tutti gli scritti che attestano lalbanese dei secc. XV-XVII non solo
presentano una grafia diversa da quella attuale, ma sono vergati in sistemi alfabetici tra
loro diversi, anche quando i rispettivi autori vissero nella medesima epoca o provenivano
dalla medesima area geografica1.
A Piana degli Albanesi, solo per citare alcuni illustri esempi, Demetrio Camarda, per
scrivere in arbresh nell800, utilizz per un certo periodo lalfabeto greco, mentre
Giuseppe Schir, attraverso vari passaggi, giunse allinizio del secolo scorso, a far uso di
un alfabeto su base latina che era ancora in uso negli scritti arbresh prodotti
dallEparchia di Piana degli Albanesi fino a qualche anno fa, fino a quando, cio, era in
vita Papas Gjergji Schir.

1. Lettere.

La presenza, nella lingua di Piana degli Albanesi e Santa Cristina Gela, del suono
fricativo palatale sordo che non presente nellalbanese standard ha imposto la creazione del
digramma hj cui si d la dignit di consonante al pari degli altri digrammi presenti
nellalfabeto di Monastir e del quale tratteremo pi avanti.
Lalfabeto arbresh, quindi, ha 37 lettere (30 consonanti e 7 vocali), una in pi di quello
albanese:

Minuscole:
a, b, c, , d, dh, e, , f, g, gj, h, hj, i, j, k, l, ll, m, n, nj, o, p, q, r, rr, s, sh, t,
th, u, v, x, xh, y, z, zh.

Maiuscole:
A, B, C, , D, Dh, E, , F, G, Gj, H, Hj, I, J, K, L, Ll, M, N, Nj, O, P, Q, R,
Rr, S, Sh, T, Th, U, V, X, Xh, Y, Z, Zh
Dei due segni grafici che compongono i digrammi, soltanto il primo diventa
maiuscolo.

2. Pronuncia delle lettere dellalfabeto.

VOCALI
G.
Lettera Suono Articolazione
Schir
a come a in italiano vocale bassa aperta a
e come e in italiano. vocale media anteriore alabiata, semiaperta e
suono simile a i in inglese in girl, bird, first.
Es.: ngjll-angelo, vr-buco, mm-mamma.
vocale centrale media alabiata

1
Cfr. M. Mandal, Giuseppe Schir Opere, Vol. I, 1998, p. XXXVIII.
14

i come i in italiano. vocale anteriore alta non arrotondata i


o come o in italiano. vocale media posteriore labiata semiaperta o
u come u in italiano. vocale posteriore alta arrotondata u
nella lingua arbreshe ha lo stesso suono della i.
y Viene mantenuta per questioni etimologiche e per y, i
esigenze di uniformit grafica con la lingua shqipe.
CONSONANTI
G.
Lettera Suono AFI* Articolazione
Schir
b come b in italiano [b] occlusiva bilabiale sonora b
come zz dellitaliano in pizza, o z in nazione.
c Es.: cop-pezzo, cimb-pizzico, i citur-sazio.
[ts] occlusiva alveodentale sorda ts
come c dellitaliano in cera, ciliegia, cece.
Es.: mae-gatta, el-accendo, anj-rompo.
[t ] occlusiva palatoalveolare sorda

d come d in italiano [d] occlusiva postdentale sonora d


come th in inglese in that, this, father.
dh Es.: dhe-terreno, dhi-capra, dhomat-fascio.
[] fricativa apico-dentale sonora dh

f come f in italiano. [f] fricativa labiodentale sorda f


come g in italiano in gara, gusto o come gh in ghiro.
g Es.: gur-pietra, grshr-forbici, geg-ghego
[g] occlusiva velare sonora g
suono simile a ghi in italiano in ghianda.
gj Es.: gjegjem-sento, gjak-sangue, gjum-sonno.
[j] occlusiva palatale sonora gj
suono aspirato come h dellinglese in hand, hall.
h Es.: ha-mangio, hi-cenere, hon-dirupo.
[x] fricativa velare sorda h
suono aspirato come h dellinglese in humor, hew.
hj Es.: hje-ombra, hjivull-languore, hjedh-lanciare, hjim-discesa.
[] fricativa palatale sorda hj
come i in italiano nelle parole ieri, aiuola.
j Es.: jam-sono, jav-settimana, ju-voi, jo-no.
[j] fricativa palatale sonora i, j
come c in italiano in casa, cuore o come ch in qualche, fuochi.
k Es.: kam-ho, ke-hai, kil-chilo, koll-tosse, kudh-pentola
[k] occlusiva velare sorda k

l come l in italiano. [l] liquida alveodentale laterale l


una consonante sonora prodotta ponendo la lingua
ll sull'ugola. [ ] fricativa uvulare sonora ll
Es.: moll-mela, ulli-oliva, i rrall-raro, dielli-il sole
m come m in italiano. [m] nasale bilabiale m
n come n in italiano. [n] nasale dentale n
come gn in italiano in gnomo, ragno, degno.
nj Es.: nj-uno, njoh-conosco, njize-presto.
[ ] nasale palatale nj

p come p in italiano. [p] occlusiva bilabiale sorda p


suono simile a chi in italiano in chiave, chiodo, chiedo.
q Es.: qasem-mi avvicino, qen-cane, qime-pelo, qelq-bicchiere.
[c] occlusiva palatale sorda kj
come r in italiano in mare, pero, mora. liquida alveodentale
r Es.: i ri-nuovo, rr-sabbia, ros-anatra, er-vento.
[r]
monovibrante
r
come rr in italiano.
liquida alveodentale
rr Es.: rri-sto, arr-noce, e rreme-bugia, rronj-vivo, rrush-uva, furr- [rr]
polivibrante
rr
forno
come s iniziale in italiano in sole, sipario.
s Es.: sa-quanto, lis-quercia, sumb-bottone.
[s] fricativa alveodentale sorda s
come sc in italiano in scena o sci in sciocco, sciupare.
sh Es.: shes-vendo, shi-pioggia, vishem-mi vesto, shum-molto.
[ ] fricativa palatoalveolare sorda sh

t come t in italiano. [t] occlusiva postdentale sorda t


come th in inglese in three, thigh, think.
th Es.: thes-sacco, thik-coltello, thom-dico.
[] fricativa apico-dentale sorda th

v come v in italiano. [v] fricativa labiodentale sonora v


come z in italiano in zero, zucca.
x Es.: x-apprendo, nxier-tolgo, xathur-scalzo.
[dz] occlusiva alveodentale sonora dz
come g in italiano in gelo, giro o gi in giacca, giusto. occlusiva palatoalveolare
xh Es.: xhapi-ramarro, xhesh-svesto, xhllon-gonna
[d ]
sonora
dx
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come la s intervocalica in italiano in rosa, base.


z Es.: miz-mosca, i zi-nero, zonj-signora, zmr-cuore.
[z] fricativa alveodentale sonora z
come j francese in jour, je.
zh Es.: gozhd-chiodo, grazhd-stalla.
[ ] fricativa palatoalveolare sonora x
*Alfabeto Fonetico Internazionale.

Come si evince dalla tabella precedente alcuni suoni consonantici sono rappresentati
da digrammi: dh, gj, hj, ll, nj, rr, sh, th, xh, zh.
Le lettere dellalfabeto rappresentate da un solo segno si chiamano semplici, mentre
quelle rappresentate da due segni si chiamano composte.
In albanese non esistono consonanti doppie ad eccezione della rr che per si
considera una lettera a se stante poich la si pu trovare, oltre che nel corpo della parola,
anche allinizio ed alla fine: rronj (vivo), jarrura (arrivai), marr (prendo).
La ll non va considerata una consonante doppia in quanto, soprattutto nellarbresh,
ad essa corrisponde un suono completamente diverso da quello della l.
A differenza dellitaliano le consonanti nella lingua arbreshe si leggono sempre alla
stessa maniera davanti a qualsiasi vocale. Quindi si pu dire che non esistono suoni che si
rappresentano con lettere diverse e che non esistono lettere che rappresentano pi suoni.

Suono italiano AFI Come si scriverebbe con lalfabeto arbresh

ca, che, chi, co, cu ka, ke, ki, ko, ku


k
cane, amiche, fichi, cosa, cuore kane, amike, fiki, kosa, kuore
cia, ce, ci, cio, ciu a, e, i, o, u
t
ciao, cera, circo, cioccolato, ciurma ao, era, irko, okolato, urma
ga, ghe, ghi, go, gu ga, ge, gi, go, gu
g
gara, spighe, ghiro, gola, gufo gara, spige, giro, gola, gufo
gia, ge, gi, gio, giu xha, xhe, xhi, xho, xhu
d
giardino, gelo, giro, giostra, giusto xhardino, xhelo, xhiro, xhostra, xhusto
gn nj
lagna, lavagne, segni, ragno, ognuno lanja, lavanje, senji, ranjo, onjuno
gl gutturale gl
gl
giungla, negletto, glicine, globo, glutine xhungla, negleto, gliine, globo, glutine
gl palatale lj (simile)
maglia, raglio, figli malja, raljo, filji
s sorda s
s
sala, seme, sito, sole, sugo sala, seme, sito, sole, sugo
s sonora z
pausa, mese, crisi, riso, presunto, smettere, z pauza, meze, crizi, rizo, prezunto,
crisma zmettere, krizma
sca, sche, schi, sco, scu sk
sk
scala, scheda, fischi, scossa, scudo skala, skeda, fiski, skosa, skudo
scia, sce, sci, scio, sciu sh
sciame, scelta, pesci, liscio, sciupare shame, shelta, peshi, lisho, shupare
z sorda c
pinza, calze, sforzi, marzo, zuffa pinca, kalce, sforci, marco, cufa
ts
ma anche
pizza, pezze, mazzi, mozzo, cazzuola pica, pece, maci, moco, kacuola
z sonora x
dz
zaino, zelo, zingaro, zona, zucca xajno, xelo, xingaro, xona, xuka
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Lalfabeto arbresh ha quindi pi lettere rispetto allitaliano per due ragioni:

1) Possiede pi suoni: dh, hj, gj, ll, q, th, zh.


2) Ad ogni suono corrisponde una lettera.

Quindi, se da una parte pu sembrare pi difficile da imparare per labbondanza di


segni grafici, dallaltra non necessita di regole particolari da seguire nella pronuncia delle
consonanti, poich una volta imparato il suono cui corrisponde una lettera, esso rester
sempre lo stesso davanti ad ogni vocale e ad ogni consonante. Mentre, facendo riferimento
alla tabella precedente, ad esempio, la lettera g in italiano cambia di suono ben cinque
volte: 1) ga, go, gu; 2) ge, gi; 3) gna, gne, gni, gno, gnu; 4) gli (di aglio); 5) gli (di glicine,
glicogeno); e la lettera s tre volte: 1) sala; 2) sbaglio; 3) sciame.
Semplificando si pu dire che lalfabeto italiano un sistema di scrittura imperfetto
non riuscendo a realizzare, come fa lalfabeto arbresh/albanese, una perfetta
corrispondenza tra fonemi e grafemi, cio tra suoni e lettere. In altre lingue, come ad
esempio il francese e linglese, tali divergenze tra fonemi e grafemi sono ancora pi
marcate. Per ovviare a queste mancanze degli alfabeti tradizionali, i linguisti hanno creato
gli alfabeti fonetici che sono degli strumenti scientifici convenzionali nei quali ogni singolo
segno rappresenta sempre e soltanto un singolo suono o fonema. Tra gli alfabeti fonetici, il
pi diffuso quello elaborato dallAssociation Phontique Internationale.

3. Particolarit della pronuncia e dellortografia delle vocali.

1) Le vocali A, E ed O non presentano rilevanti peculiarit di pronuncia n problemi


ortografici, almeno per quanto riguarda i limiti didattici e gli obiettivi che la presente
grammatica si prefigge. Si rimanda a testi specialistici di linguistica e glottologia albanese
per ulteriori approfondimenti.

2) La vocale pone invece qualche problema soprattutto perch in talune posizioni


allinterno o alla fine della parola la sua pronuncia spesso pu risultare poco avvertibile.
Va ricordato che nella letteratura arbreshe, a seconda della pronuncia, la veniva resa
con grafemi diversi (, ae, a).
La vocale pu essere accentata o atona.

a) La non accentata.

Dai linguisti considerata una vocale mobile, instabile. Nella lingua parlata infatti
ci ha comportato alcune modificazioni del suo suono.

Quando si trova in fine di parola e due sillabe dopo laccento scompare del tutto sia
nella pronuncia che nella scrittura: uthull() (aceto), flutur() (farfalla), bukur() (bello).

Quando in fine di parola nella sillaba successiva a quella tonica si sente


debolmente: buk (pane), vajz (ragazza), jav (settimana), ver (vino), ecc.
La sua presenza ha per un ruolo sia grammaticale che fonetico.
17

Grammaticalmente la finale non accentata il marcatore grammaticale del genere


femminile, dit (giorno), an (lato), sumb (bottone), sheg (melograno) e del plurale, nj
arbresh (un arbresh) dy arbresh (due arbresh) - nj gur (una pietra) dy gur (due
pietre).
Dal punto di vista fonetico abbiamo accennato al fatto che le consonanti sonore in
fine di parola tendono ad essere pronunciate come le corrispondenti sorde. Ci non
avviene quando la consonante sonora seguita da una . Per cui i lig (cattivo) si
pronuncer i lik, ma il femminile e lig (cattiva) manterr il suono g, dal momento che in
questultimo caso la g non finale; bij (figli) si pronuncer bihj, mentre bij (figlia) rester
col suono palatale sonoro e si legger come si scrive. Cos al singolare dhmb (dente) si dir
dhmp, mentre al plurale dhmb (denti) manterr il suono b: nj dhmp dy dhmb.
Quando nellultima sillaba ma seguita da una consonante la si pronuncia
chiaramente: dimbr (inverno), i vogl (piccolo), zmr (cuore), i lodht (stanco), ecc.
Ma pur in questa posizione la non si pronuncia e non si scrive nei seguenti casi:
Nella declinazione dei nomi in -l, -r, -rr.
i vogl (piccolo) i t voglit (del piccolo)
mjeshtr (maestro) mjeshtri (il maestro)
mjekrr (barba) mjekrra (la barba).
Nella declinazione degli aggettivi con il suffisso -m o -shm.
i mesm (medio) t mesmit (al medio)
i vetm (solo, unico) i vetmi (il solo, lunico)
i prposhm (inferiore) e prposhme (la inferiore)
i djeshm (di ieri) i djeshmi (quello di ieri).
Mentre viene mantenuta nella declinazione dei nomi che escono in -z:
mnz (mora) mnza (la mora)
mjerz (poverina) mjerza (la poverina)
njerz (uomini, persone) njerzit (gli uomini, le persone)

Quando si trova prima dellaccento, nella lingua parlata pu subire delle


trasformazioni in altro suono vocalico: i; u; -.
Es.: lknka liknka (salsiccia) - lviz liviz (muovere) - brrul burrul (gomito) -
krrus kurrus (curvare) - shrbenj shurbenj (lavorare, servire) - trmbsar trmbsar
(pauroso, timoroso) - tats tats (pronuncia: tac) (a pap) ecc.
Ortograficamente queste parole mantengono la grafia con la .

b) La accentata.

Quando accentata la pronuncia della si avverte pi distintamente.

3) Non vi sono differenze con litaliano n per quanto riguarda la grafia n per la
pronuncia dei dittonghi, eccezion fatta per il suono I.
Semplificando si pu dire che quando il suono i, in combinazione con altre vocali,
atono, assume il valore di semivocale e si rende con la lettera j.

Di/ Es. in italiano Traslitterazione Es. in arbresh


trittongo in arbresh
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ai laico, faida lajko, fajda haja (mangiavo), gruaja (la donna)


ei eiezione ejecione dejti (il mare), i shtrejt (caro)
oi coibentare kojbentare kujtojme (ricordamelo), shkoja (passavo)
iu fiume, piuma fjume, pjuma ju (voi), juve (a voi)
ia fiato, piano fjato, pjano fjal (parola), djal (ragazzo)
ie ieri, miele jeri, mjele rrjedh (corro), t vjela (vendemmia)
io pioggia, ione pjoxha, jone jona (la nostra), jo (no), mbjodha (raccolsi)

N.B.: anche in combinazione con altre vocali il suono vocalico i mantiene il grafema i nei
seguenti casi:
1) Quando vi cade laccento tonico e quindi non forma un dittongo: shpa (la casa), delli (il
sole), dha (la capra), a (egli, quello), mu (il topo), nxier (tolgo) ecc.
2) Quando, pur seguendo una vocale tonica, si trova in finale di parola: moi (il mese), jatroi (il
medico), kroi (la fonte), lei! (lasciali!), zei! (prendili!), hai! (mangiali!).
3) Quando, pur non ricadendo nei casi precedenti, la grafia in j modificherebbe il suono della
consonante che la precede. Ci si verifica nel caso in cui il suono i atono segue la lettera n. Quindi
si scriver e hnia (lunedi), e shtunia (sabato) ecc. In passato si preferiva interporre tra la lettera n ed
il suono i la vocale : e hnja, e shtunja. Questo stratagemma va considerato oggi fuori dalle
regole ortografiche.
4) Nella forma indeterminata dei casi obliqui dei nomi femminili in -g: lug (cucchiaio)
lugie, sheg (melograno) shegie
5) Nelle parole di origine latina o straniera: version, nocion, italian, ecc.

4. Particolarit della pronuncia e dellortografia delle consonanti.

1) Pronunzia delle consonanti sonore: b, d, dh, g, gj, v, x, xh, z, zh.

Differentemente dalla lingua albanese, in arbresh le consonanti sonore si


pronunciano come la corrispondente sorda in due casi:

In finale di parola.

Grafia Pronuncia
b p dhmb (dente), humb (sprofondare), cimb dhmp, hump, cimp,
(pizzico), elb (orzo), glmb (spina), thelb elp, glmp, thelp
(spicchio)
dt njmend (pocanzi), argjnd (argento), njment, argjnt,
fund (fondo, culo), mnd (v. potere), funt, mnt, vent
vend (luogo)
dhth lidh (legare), i madh (grande), zgledh lith, i madh, zgleth,
(leggere), lodh (stancare) , rrjedh (correre) loth, rrjeth
g k lng (sugo), shteg (sentiero), zog lnk, shtek, zok, djek,
(pulcino), djeg (bruciare), lag (bagnare, i lak, i lik,
lig (cattivo)
gj q gjegj! (senti!), qengj (agnello), rregj (re), gjeq, qenq, rreq, zoq,
zogj (pulcini), u dogj (si bruci), t ligj u doq, t liq
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(cattivi)
j hj aj (morso), vaj (olio), muaj (mese), vej ahj, vahj, muahj, vehj,
(andava), rrij (stava), rroj (viveva), vuj rrihj, rrohj, vuhj,
(metteva), meshkuj (maschi) meshkuhj
ll h uthull (aceto), qell (portare), mbiell uthuh, qeh, mbieh,
(seminare), mbyll (chiudere), miell mbyh, mieh, petuh,
(farina), petull (focaccia), fill (filo) fih
zs gaz (risata), brez (cintura), dhez gas, bres, dhes, kurris,
(accendere), kurriz (schiena), loz (giocare), los, mbras
mbraz (svuotare)

Quando precedono unaltra consonante sorda. Fa eccezione la j che, assumendo la


funzione di semivocale, mantiene il suo suono.

Grafia Pronuncia
t humbtit (la profondit), t t humptit, t kalpta
kalbta (marcite)
i njqindt (centesimo), i i njqinti, i argjnt
argjndt (argenteo)
t lodhtit (la stanchezza), t lothtit, artht, t matht
ardht (venga), t madht (la
superbia)
t ligt (il male), t lagta t likt, t lakta
(bagnate)
gjegjshim (che ci sentiamo), t gjeqshim, t liqt, zoqt
ligjt (i cattivi), zogjt (i
pulcini)
t rrallta (rare) t rrahta
t mbraztit (il vuoto) t mbrastit

Dal momento che la pronuncia sonora non costituisce un errore e per non ingenerare
degli equivoci di natura semantica o etimologica si preferisce mantenere nella grafia la
consonante sonora. Nella letteratura arbreshe e negli scritti religiosi, tuttavia, viene quasi
sempre riportata la grafia che riproduce la pronuncia: i math, i lik, rreq, zoqt ecc..

2) La consonante g.

In alcune parole della parlata di Piana degli Albanesi e Santa Cristina Gela la g
assume le caratteristiche di una fricativa velare sonora simile alla ll che, per, una
fricativa uvulare. La maggior parte di queste parole sono di origine siciliana o italiana.
Graficamente alcuni autori esprimono questo suono creando il digramma gh. Nella
moderna letteratura arbreshe questo digramma non viene usato soprattutto per questioni
etimologiche e per la doverosa ricerca di una uniformit ortografica con le altre parlate
arbreshe e con la lingua albanese. Lo si ritrova soprattutto negli scritti che riportano il
linguaggio vernacolare (poesie popolari, testi teatrali), in particolare nei vocaboli di
origine siciliana.
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Parole di orgine arbreshe:

Grafia Pronuncia
gzim (gioia), ghzim
gajdhur (asino) ghajdhur
grish (invitare) ghrish
pagzim (battesimo) paghzim
pagzonj (battezzare) paghzonj
rrug (strada), ecc. rrugh

Parole di origine siciliana, italiana o straniera:

Grafia Pronuncia
garazh, gurg, gum, gust, gharazh, ghurgh, ghum, ghust,
guant, guaj, grnk, granfar ghuant, ghuaj, ghrnk, ghranfar
fugur, fugatjar fughur, fughatjar
magare, ecc. maghare

3) La lettera hj.

Questa lettera costituisce lunica differenza grafica tra lalfabeto arbresh e quello
albanese. C chi nega la legittimit di tale aggiunta portando come motivazione il fatto
che gi nellalfabeto di Monastir sono presenti le lettere h e j che costituiscono tale
digramma e che lunione di queste due lettere gi renderebbe il suono fricativo palatale
sordo. Non volendo entrare in disquisizioni linguistiche (sulla reale corrispondenza tra il
suono eventualmente derivante da h + j e quello, tipicamente arbresh, rappresentato dal
digramma hj) che andrebbero ben oltre le competenze di chi ha formulato la presente
grammatica, ci si limita in tale contesto a giustificare linserimento della hj nellalfabeto
proposto con tre motivazioni:
a) la volont di non cadere nella tentazione di riscrivere regole ormai accettate e
validate, se non altro, dalla consuetudine. La lettera hj gi stata inserita nellalfabeto
arbresh in altre pubblicazioni a finalit didattiche pubblicate a Piana degli Albanesi
(Udhtimi);
b) in albanese (shqip) la semivocale j non si trova mai in fine di parola dopo una
consonante. Il segno grafico j finale lo si trova solo nei digrammi gj e nj o dopo una vocale.
In arbresh, invece, seppur in rare parole, il suono corrispondente al digramma hj pu
essere finale, ad esempio, nelle parole amahj (battaglia), ehj (affilare), rahj (colle);
c) affermando che la hj in realt lunione di due lettere gi esistenti, si potrebbe dire
la stessa cosa per la gj (g + j) e per la q (k + j).

4) La pronuncia della j.

Abbiamo gi detto che la j in finale di parola assume il suono sordo della hj.
Ci si verifica in genere nei seguenti casi:
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Nella terza persona singolare dellimperfetto indicativo attivo e riflessivo/medio-


passivo:
Es.: mbaj/mbahej (teneva/si teneva), laj/lahej (lavava/si lavava), vej/vehej (andava/si
andava), lyej/lyhej (ungeva/si ungeva), lj/lhej (lasciava/si lasciava), zj/zhej (prendeva/si
prendeva), vij/vihej (veniva/si veniva), shkoj/shkonej (passava/si passava), shpoj/shponej
(pungeva/si pungeva), vuj/vuhej (metteva/si metteva) mbahj/mbahehj, lahj/lahehj,
vehj/vehehj, lyehj/lyhehj, lhj/lhehj, zhj/zhehj, vihj/vihehj, shkohj/shkonehj,
shpohj/shponehj, vuhj/vuhehj.
Nel plurale di alcuni nomi maschili:
Es.: bij (figli), fij (fili), kunguj (zucche), meshkuj (maschi) bihj, fihj, kunguhj,
meshkuhj.
Negli aggettivi e nei pronomi possessivi di terza persona singolare:
Es.: i tij (suo, di lui), i saj (suo, di lei), tij, atij, asaj ecc. i tihj, i sahj, tihj, atihj, asahj ecc.

5) La consonante Rr.

La rr lunico suono doppio dellalfabeto arbresh. Rappresenta sia un fonema che


una consonante dal momento che in albanese si pu trovare allinizio, nel corpo ed in fine
di parola.

Rr iniziale: rronj (vivo), rri (sto), rrfienj (racconto), rrenj (radice), rrot (ruota), ecc.
Rr nel corpo della parola: arr (noce), jarrnj (arrivo), brrul (gomito), harronj
(dimentico), ecc.
Rr in fine di parola: derr (maiale), korr (mieto), morr (pidocchio), vjehrr (suocero), zjarr
(fuoco), ecc.
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LE SILLABE

La divisione in sillabe delle parole arbreshe abbastanza semplice ma differisce


dallitaliano per la presenza di alcuni gruppi consonantici, mb, nd, ng, ngj, nx, ft, fsh che
nella divisione sillabica non si scompongono. Per semplificare si pu dire che in albanese
tutti i gruppi consonantici che possono ritrovarsi anche ad inizio di parola non si separano
nella divisione in sillabe. Basta ricordare che:

- una consonante che si trova tra due vocali forma sillaba con la vocale che la segue.
Es.: v-ra (il buco), rro-dha (corsi), ku-dhi (la pentola), m-ma (la mamma), be-sa (la
fede), la-he-sha (mi lavavo).

- un gruppo di consonanti che si trova tra due vocali fa sillaba con la vocale che lo
segue a condizione che sia un gruppo consonantico che pu stare anche ad inizio di
parola.
Es.: kri-mbi ( il verme), ba-shk (insieme), hu-nd (naso), klo-ft (sia), ka-fsh (animale),
h-nx (luna), spr-nx (speranza), lla-psa-n (rapa selvatica) ecc.

- quando due consonanti consecutive non si ritrovano mai ad inizio di parola, la


prima fa parte della sillaba precedente, la seconda della seguente.
Es.: e prm-tja (venerdi), shej-t (santo), son-te (stasera), van-te-re (grembiule), i maj-m
(grasso), ab-si-d (abside).

- se in una parola sono presenti due vocali consecutive la prima fa parte della sillaba
precedente, la seconda della seguente. Bisogna ricordare che la j da considerare una
consonante.
Es.: hu-anj (prestare), gru-a (donna), ja-tro-i (il medico), du-ak (bisaccia).

- le parole composte si sillabano secondo i loro elementi costitutivi.


Es.: mos-gj (niente), mos-nje-ri (nessuno), pr-di-ta (quotidianamente), pr-ja-sht
(fuori, in campagna).

LACCENTO

Nella lingua arbreshe laccento tonico pu cadere su qualsiasi sillaba della parola.
Le parole plurisillabe sono per la maggior parte piane. Le sdrucciole o le bisdrucciole si
ritrovano nella flessione di alcuni nomi o nella coniugazione dei verbi. Quindi, come in
italiano, in base alla posizione dellaccento le parole si distingueranno in:

tronche, con laccento sullultima: fol (nido), kushr (cugino), kujt! (ricorda!), grdh
(granello), ecc.

piane, con laccento sulla penultima: lle (fiore), lp (mucca), brr (uomo), qndrva
(rimasi), ecc.
23

sdrucciole, con laccento sulla terzultima: thulla (laceto), kngulli (la zucca),
zgjnesha (mi svegliavo), brravet (agli uomini), ecc.

bisdrucciole, con laccento sulla quartultima: flturavet (alle farfalle), kmbullavet (alle
prugne), t bkuravet (alle belle), ecc.

Nella lingua scritta non si usa laccento grafico.

ELISIONE E TRONCAMENTO

Per elisione si intende la perdita della vocale finale di una parola davanti ad unaltra
parola che inizi per vocale. Nella lingua arbreshe lelisione poco frequente e si limita
alla caduta della in due casi:
1) nelle forme pronominali m e t quando si incontrano con le forme pronominali
brevi i ed e e con la particella u del medio-passivo: te thash (te lo dissi), me prure (me lhai
portato), ti drgova (te li ho mandati), mi dha (me li diede), mu duk i mir (mi sembr buono),
tu a makina (ti si guast la macchina).
2) nella particella t del congiuntivo, del condizionale e del futuro quando sincontra
con le forme pronominali brevi i, e, ia, ju, jue: ka te shohsh (lo vedrai), ki ti veja (sarei
dovuto andarci), dua tju flas (voglio parlarvi), deja tjue thshja (volevo dirvelo).
3) nelle persone del verbo jam (essere) che terminano in vocale e che costituiscono la
forma progressiva di un verbo (che in italiano si esprime con il verbo stare + il gerundio):
jane ven (stanno andando), jine shrbeni (state lavorando), jeme hyjm (stiamo entrando),
ishe haja (stavo mangiando), ishe dilje (stavi uscendo).
4) nelle persone dei verbi rri (stare), vete (andare), vinj (venire), ecc. che terminano per
vocale quando assumono il significato di svolgere unazione prolungandola nel tempo:
rrine bjn? (che stanno a fare?), rrine vrreni (state a guardare), rrime e presjm (stiamo
ad aspettarlo), vete ha (vado a mangiare), vate u shkrua (and ad iscriversi), jerdhe u fal
(venne a salutare), vine bni? (che venite a fare?).

Il troncamento indica la perdita di vocale o di unintera sillaba finale di parola. In


italiano il troncamento non si indica con alcun segno (es.: ben fatto, nobil uomo, fin quando
ecc.). Nella lingua arbreshe letteraria il troncamento raro. Si suole indicare, nei casi in
cui si verifica, con lapostrofo:
1) in alcune forme verbali servili o fraseologiche: vje m rar < vjen m rar (vuol
dire), ki t zgjoneshim < kishm t zgjoneshim (avremmo dovuto svegliarci), do bni? <
doni t bni?(cosa volete fare?), pat t jikjn < patn t jikjn (dovettero fuggire), dej veja <
deja t veja (volevo andare), dej hajn < dejn t hajn (volevano mangiare), ishe lajn < ishn
e lajn (stavano lavando).
2) in alcuni epiteti di riguardo che precedono il nome proprio di persona e che
corrispondono approssimativamente al siciliano ziu, zia, zi. La loro derivazione dai nomi
vova (sorella maggiore) e lala (fratello maggiore): vo Marieja, la Gjergji.
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I SEGNI DI INTERPUNZIONE E I SEGNI GRAFICI

Non differiscono dallitaliano.


I segni di interpunzione sono: il punto ( . ) il punto interrogativo ( ? ) il punto esclamativo (
! ) i puntini di sospensione ( ) la virgola ( , ) il punto e virgola ( ; ) i due punti ( : ).
I segni grafici sono: il trattino ( - ) le virgolette ( ) la parentesi tonda ( ) o quadra [ ]
lasterisco ( * ).

Vale la pena di ricordare le funzioni ed il corretto uso della punteggiatura:

I segni di interpunzione

La virgola segna brevissime pause tra gli elementi di una proposizione e tra le proposizioni di un periodo e d loro
rilievo espressivo. Rappresenta la pi lieve variazione tonale nellambito della proposizione e del periodo. Va posta:

1) nella proposizione:

- tra termine e termine di una enumerazione quando questi non sono uniti da una congiunzione.
Es.: Simjet te dheu jim kam mbjedhur krshi, dardha, moll e fiq (quastanno nel mio terreno ho raccolto ciliegie, pere,
mele e fichi).
- davanti alle congiunzioni por, megjithse, ndrsa (ma, sebbene, mentre).
Es.: Flipi ng isht i qosm, por ka zmrn dejt (Filippo non ricco, ma ha il cuore grande come il mare).
- dopo un vocativo, se esso allinizio di proposizione; prima e dopo, se si trova nel contesto.
Es.: Tata, dua vinj me tij! (Pap, voglio venire con te!).
- prima e dopo unapposizione composta da pi parole:
Es.: Papa Gjergji, burr i mir, shrbeu shum pr Horn (Papas Giorgio, uomo buono, lavor molto per Piana).
- prima e dopo gli incisi.
Es.: U ng ndlgonj, n ka thom t ftetjen, si mnd te durosh (Io non capisco, se devo dire il vero, come tu possa
sopportarlo).
- nelle date delle lettere, o di altri scritti, dopo il nome del luogo da cui si scrive.
Es.: Palerm, 17 gusht 2004.
- dopo avverbi o particelle con funzione assertiva o negativa.
Es.: j, the mir (S, dicesti bene). Jo, ng u ka par (No, non si visto). Mir, mir, i flasjm (Bene, bene, ne parliamo).

2) nel periodo:

- tra proposizioni che indicano azioni successive.


Es.: Hyri te shpia, ng pa njeri, thrriti, krkoi e pra vate (Entr in casa, non vide nessuno, chiam, cerc e poi se ne and.
- dopo una proposizione subordinata che precede la principale.
Es.: Sa t sosj njize, shrbeu edhe natn (per finire presto, lavor anche di notte).

Il punto e virgola indica una pausa di senso leggermente pi lunga rispetto alla virgola ed una pi spiccata
mutazione di voce.

- segna il distacco tra due elementi di uno stesso periodo, tra due pensieri che vertono sullo stesso argomento.
Es.: Ishn shum djem te festa; ca vijn ka Palerma (cerano molti ragazzi alla festa; alcuni venivano da Palermo).
- separa proposizioni con contenuto contrastante. Si pone prima della congiunzione avversativa.
Es.: Rrodhi sa t e ndihj; por ai kish jikur (corse per aiutarlo; ma lui era fuggito).

I due punti introducono parole o frasi che sono la spiegazione dei pensieri espressi nella proposizione precedente.
Si pongono quindi tra proposizioni di uno stesso periodo. Dopo i due punti la parola che segue inizia con la lettera
minuscola, a meno che non si tratti di parole riportate: in questo caso dopo i due punti vano poste le virgolette cui segue
la lettera maiuscola.
Es.: Vrreheshin te fixha: mosnjeri dij kish thshj (si guardavano in faccia: nessuno sapeva cosa dire).
Kjo gramatik ndahet te tri pjes: fonologji, morfologji e sintaks (questa grammatica si divide in tre parti: fonologia,
morfologia e sintassi.
I pyejti: Kush je ti? (gli chiese: Chi sei tu?).
25

Il punto indica una pausa pi lunga della voce perch chiude un pensiero svolto nella proposizione precedente.
Dopo il punto la parola successiva inizia con la lettera maiuscola. Si va a capo quando si passa ad un altro concetto e, nel
dialogo, quando parla un interlocutore.

Il punto interrogativo indica unintonazione della voce modulata a domanda. Si pone alla fine delle proposizioni
interrogative dirette.

Il punto esclamativo indica unespressione pronunciata con tono di ammirazione, disappunto, meraviglia, sdegno,
dolore o comando.

I puntini di sospensione indicano una sospensione del pensiero. Sono tre e si pongono:
- quando si lascia una frase incompiuta ma con senso sottinteso;
- quando non si vuole esprimere un giudizio che si ritiene inopportuno o imbarazzante;
- quando si interrompe il discorso per esitazione, incertezza, confusione, imbarazzo.

I segni grafici.

Il trattino si usa:
- per delimitare un inciso. Es.: gjith na - si kemi thn te kto dit - kemi bes se ai ng i ftes (tutti noi - come abbiamo
detto in questi giorni - crediamo che egli non abbia colpa).
- nel discorso diretto, solo allinizio, per indicare le battute di un dialogo (si possono usare anche le virgolette).
- per collegare due parole esprimenti un unico concetto. Es.: riti bizantino-grek (il rito bizantino-greco).

Le virgolette si usano:
- allinizio ed alla fine di un discorso diretto, di citazioni, di pensieri di altri riportati nel nostro scritto. Se la
citazione lunga e richiede degli a-capo, le virgolette si ripetono ad ogni capoverso.
- allinizio ed alla fine di una o pi parole che si vogliano mettere in rilievo.

La parentesi tonda si usa per racchiudere parole o frasi che non hanno uno stretto rapporto grammaticale con il
resto del discorso: unosservazione, un chiarimento, una precisazione.

La parentesi quadra si usa per racchiudere parole che non fanno parte integrale del testo, ma che servono per
chiarirlo o per correggerlo.

Lasterisco ripetuto tre volte sostituisce un nome che non si vuole citare.

ABBREVIAZIONI E SIGLE

Labbreviazione pu essere costituita da una o pi lettere iniziali della parola ma


sempre in maniera tale che non coincida con la divisione sillabica. Si pu abbreviare, oltre
che una parola o un gruppo di parole di uso frequente, anche il nome di una persona nota
quando seguito dal cognome.
Anche le abbreviazioni seguono le stesse regole dellitaliano:
1) dopo labbreviazione si segna sempre un punto: p. sh. = pr shembull (per esempio),
etj. = e tjer (eccetera), shek. = shekulli (secolo), Gj. Fishta (Gjergji Fishta) ecc.
2) ma non richiedono il punto le abbreviazioni che indicano una misura: cm =
centimetr, km = kilometr, kg = kilogram, l = litr ecc.
Le sigle invece sono costituite da lettere maiuscole che indicano le sole iniziali delle
parole che compongono il nome di uno stato, di unazienda, di unassociazione, di un ente,
di un partito politico ecc. Tra le lettere di una sigla non si pone mai il punto nemmeno
quando le lettere si nominano separatamente. Quando una parola inizia con un digramma
(dh, sh, th ecc.) entrambi i segni verranno rappresentati nella sigla e tutti e due maiuscoli:
26

RSH = Republika e Shqipris (Repubblica dAlbania), PD = Partia Demokratike (Partito


democratico) ecc.
27

II. MORFOLOGIA
28

GLI ELEMENTI DEL DISCORSO

Abbiamo studiato quali sono i segni che costituiscono le parole della lingua
arbreshe, come pronunciarli e come scriverli correttamente. Adesso analizzeremo le varie
categorie di parole che unite tra loro permettono di esprimere i nostri pensieri e quali
trasformazioni esse subiscono durante il discorso.
Secondo la loro funzione, le parole si possono dividere in dieci categorie o parti del
discorso, alcune variabili ed altre invariabili.

kpuc (scarpa), krshi (ciliegia), pel (cavalla),


- nome (o sostantivo)
barist (barista), gozhd (chiodo), Ana (Anna) ecc.
i bardh (bianco), i but (mite), i ditur (sapiente), i
- aggettivo
glat (lungo), i urt (saggio), siilljan (siciliano) ecc.
nj (uno), pes (cinque), njmbdhjet (undici),
variabili - numerale*
dyzet e nj (quarantuno) ecc.
u (io), ti (tu), ai (egli), ajo (ella), na (noi), mua (me),
- pronome
e tyrja (la loro), ili? (quale?) ecc.
jam (essere), ha (mangiare), krkonj (cercare), nisem
- verbo
(partire), gjegjem (sentire), zienj (bollire) ecc.
kurr (mai), dal (piano), mir (bene), sot (oggi),
- avverbio
shum (molto), aty (l) ecc.
me (con), nga/ka (da), te (in), n (in), mbi (su), pr
- preposizione
(per), prpara (davanti a), prapa (dietro a)
e (e), o (o), se (che), sa (appena), megjithse
- congiunzione
invariabili (sebbene), edhe (anche) ecc.
tue/tuke (del gerundio), u (del pass. rem. e
- particella dellimperativo dei verbi medio-pass.), t (del
congiuntivo, condizionale ed infinito)
mirmbrma (buona sera), ah!, majde (veramente),
- interiezione
rroft (viva) ecc.
*Si intende il numerale cardinale, poich il numerale ordinale va considerato appartenente alla categoria
grammaticale dellaggettivo.

Dalla tabella precedente si nota che rispetto allitaliano, che ne ha nove, le parti del
discorso sono una in pi. Ci perch in albanese il numerale considerato una parte del
discorso, mentre in italiano un aggettivo. C da dire che in albanese manca larticolo ma,
daltra parte, costituisce parte del discorso la particella.
La variazione che si produce nel nome, nellaggettivo, nel numerale e nel pronome si
chiama declinazione, in albanese lakim; quella che si produce nel verbo coniugazione, in
albanese zgjedhim.
29

GLI ELEMENTI DELLA PAROLA

Ciascuna parola costituita da pi elementi: da una parte fondamentale detta radice,


alla quale sono unite una o pi lettere che, secondo la loro funzione, vengono definite:
desinenza, suffisso, prefisso.
La radice la parte base della parola, la parola originaria, invariabile, uguale in pi
parole della stessa famiglia, e che contiene il significato fondamentale ma generico,
comune a tutte le parole di quella famiglia.
La desinenza la parte finale della parola, variabile, che indica la forma, il genere, il
numero ed il caso (dei nomi, degli aggettivi e dei pronomi) e il modo, il tempo, la persona, il
numero, la coniugazione (dei verbi): mali (la montagna), djalit (al ragazzo), lidha (legai).
Il prefisso la particella che viene posta prima della radice di alcune parole e fa
corpo unico con essa, formando una parola nuova: papritur (inaspettatamente), mterrt (al
buio), prgjegjem (rispondo), analfabet (analfabeta), autoambulanc (autoambulanza), shqep
(scucio).
Il suffisso la particella composta da una o pi lettere che si aggiunge alla radice di
alcune parole e che fa corpo unico con essa, dormando una nuova parola. I suffissi in
genere modificano la classe grammaticale della parola formando dalla radice, aggettivi,
avverbi, nomi e verbi.

1) Suffissi che formano nomi:


mullinar (mugnaio), nxns (discepolo), fshies (scopa), dejtor (marinaio), urdhurat
(commissione), dridhm (brivido), portier (portiere), kujtim (ricordo), gorromim (dirupo),
asistent (assistente), ndjes (perdono), mnz (mora), miqsi (amicizia), qelbsir (fetore) ecc.

2) Suffissi che servono per formare il genere femminile dei nomi:


plak (vecchia), shrbtore (servitrice), bujuresh (nobildonna), ulkonj (lupa).

3) Suffissi che formano aggettivi:


katundar (paesano), hntar (lunatico), dmtar (dannoso), mjegullor (nebbioso),
mundsor (vittorioso), rregjror (regale), zmrak (coraggioso), i mesm (medio), i trushm
(intelligente), indian (indiano), i lagt (bagnato), i ftoht (freddo), ecc.

4) Suffissi che formano verbi:


kndonj (canto), shejtronj (santifico), dmtonj (danneggio), lehtsonj (alleggerisco),
varrzonj (seppellisco), pluhuros (polverizzo), diganis (friggere), kurorzonj (incorono),
konkretizonj (concretizzo).

5) Suffissi che formano avverbi:


barkza (bocconi), litisht (in italiano), menatnet (di mattina), pkrahu (accanto), llargu
(lontano).

Alcune parole si formano aggiungendo alla radice sia un prefisso che un suffisso:
zgjeronj (allargo), nglatem (mi allungo), prditshm (quotidiano) ecc.
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In base alla loro struttura le parole si possono divirere in: primitive, derivate e composte.

Le parole primitive sono quelle formate soltanto dalla radice, o dalla radice e dalla
desinenza: mal (monte), der (porta), ar (oro), kali (il cavallo).
Le parole derivate sono quelle che si formano da unaltra parola con laggiunta di
prefissi o suffissi: pr-ar-uam (indorato), lul-ar (fioraio), art-ist (artista), rom-an (romano).
Le parole composte sono quelle che derivani dallunione di due parole primitive o
derivate. Esistono vari tipi di composizione:
1) nome + nome:
mesdit (mezzogiorno), kryederr (testa di porco), faqedrras (faccia di legno).
2) nome + aggettivo:
barkmadh (panciuto), kryethat (cocciuto), tatlosh (nonno).
3) nome + verbo:
dhetundje (terremoto), dashamir (benevolente).
31

IL NOME

Definizione e classificazione.

Il nome la parola che si usa per indicare una persona, un animale, una cosa,
unidea, un sentimento, un luogo o, pi in generale, qualsiasi entit animata,
inanimata o pensata.

Il nome pu essere:

1) concreto o astratto.

I nomi concreti indicano persone, animali, cose, fatti, che possono essere visti o
toccati o uditi; che possono essere quindi avvertiti da uno o pi organi di senso:
krshi (ciliegia), artist (artista), buk (pane), gozhd (chiodo), pat (oca), er (vento),
vap (caldo).
I nomi astratti designano invece sentimenti, idee, qualit, modi di essere: gzim
(gioia), pleqri (vecchiaia), t lodht (stanchezza), durim (pazienza), miqsi (amicizia).

2) comune o proprio.

Il nome comune indica una persona, una cosa, un animale senza distinguerli
individualmente dalla specie o dal gruppo a cui appartengono: lum (fiume), qen
(cane), tryes (tavola), kmb (piede), barist (barista).
Il nome proprio indica una sola persona o una sola cosa (citt, regione, stato,
monte, fiume, ente, istituzione, periodo storico ecc.) e la distingue da tutte le altre
della stessa specie o dello stesso gruppo, in quanto indica il nome che proprio di
quella data persona, di quella data citt o regione ecc.: Leka (Luca), Murtilat (S.
Giuseppe Jato), Madoniet (Le Madonie), Bashkia e Hors (Il Comune di Piana), Kumeta
(La Kumeta), Ansambli i Teatrit Arbresh (La Compagnia di Teatro Arbresh), Gazeta e
Sportit (La Gazzetta dello Sport), Kongresi i Kardiologjis (Il Congresso di Cardiologia).

3) numerabile o non numerabile.

Il nome numerabile quando indica persone, cose, animali ecc. che si possono
contare: nj pul (una gallina), dy dardha (due pere), pes burra (cinque uomini), dy
glishtra (due dita), katr libre (quattro libri).
non numerabile quando indica quantit indistinte di una certa sostanza o una
sostanza indivisibile o una qualit, un sentimento, una situazione: krip (sale), hekur
(ferro), miell (farina), miqsi (amicizia).
Alcuni nomi numerabili diventano non numerabili quando indicano sostanza
o materia: numerabile la parola pul (pollo, gallina) nella frase hngra nj pul
32

(mangiai un pollo) poich si intende la quantit di polli mangiati; ma non


numerabile nella frase u ng ha pul (io non mangio pollo) poich si fa riferimento
alla sostanza carne di pollo. Oltre a divenire non numerabili, i nomi che indicano una
sostanza o una materia, passano al genere neutro: kta pul ng t mir (questo pollo
non buono); ata lng ngre p nesr (quel sugo mettilo da parte per domani); gjith kta
cukar i vu te kafeu? (tutto questo zucchero metti nel caff?).
In alcuni casi i nomi non numerabili divengono numerabili quando
esprimono la variet di tipi di quella determinata sostanza. In tali casi larbresh
utilizza il plurale collettivo in -ra: verrat (i vini), miellrat (le farine), barrat (le erbe).

4) individuale o collettivo.

Il nome individuale designa un'entit singola che pu essere una persona, un


animale, una cosa o un concetto, indicandola con il nome proprio o con il nome
comune della classe a cui questo appartiene. Questa categoria comprende la maggior
parte dei nomi: Franeska, dor (mano), dashuri (amore), hare (gioia), tirk (calza).
Il nome collettivo, invece, pur essendo al singolare designa gruppi o insiemi di
persone, cose o animali. Quando il nome collettivo in funzione di soggetto, il verbo
di solito va al singolare; si potrebbe considerare corretto l'uso del plurale nel solo
caso in cui il nome collettivo sia seguito da un complemento di specificazione: luzm
(folla), mndr (mandria), tuf (stormo), gjitoni (vicinato), ushtri (esercito).

5) articolato o non articolato.

Si definiscono articolati i nomi che sono preceduti dalla particella o articolo di


congiunzone i, e, t. Appartengono a questo gruppo:
1) i nomi che esprimono parentela nella forma determinata: i biri (il figlio), i
nipi (il nipote), e kunata (la cognata), e emtja (la zia) ecc.
2) gli aggettivi sostantivati: i urti (il saggio), i kuqi (il rosso), t bukurat (le belle),
i vapku (il povero), i riu (il nuovo) ecc.
3) i nomi che derivano dal participio passato dei verbi: e veshur (vestito), t
ngrnit (il cibo), t folurit (il discorso) ecc.
4) i giorni della settimana: e hnia (lunedi), e martja (martedi), e mrkurja
(mercoledi), e injtja (giovedi), e prmtja (venerdi), e shtunia (sabato), e diellja (domenica).
Tutti gli altri nomi privi della particella di congiunzione sono non articolati.

6) animato e inanimato.

I nomi animati si riferiscono a persone o animali ed appartengono al genere


della persona o dellanimale a cui si riferiscono: burr (uomo), vlla (fratello), qen
(cane), mae (gatta), milingon (formica) ecc.
Alcuni nomi di animale hanno una sola forma, o maschile o femminile, per
designare sia il maschio sia la femmina: dhelpr (volpe), papagal (pappagallo), mi
(topo), panter (pantera). In questo caso, per specificare il genere, bisogna aggiungere
mashkull (maschio) o femr (femmina): nj dhelpr mashkull (una volpe maschio), nj
papagal femr (un pappagallo femmina).
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I nomi inanimati si riferiscono a cose, idee ecc. Il genere dei nomi inanimati non
desumibile dalloggetto o dal concetto che essi esprimono e si impara solo con luso
della lingua. Frequentemente nomi che in italiano sono maschili, in arbresh sono
femminili e viceversa: hund (naso), kmb (piede), gur (pietra), bar (erba), lis (quercia),
er (vento).

7) derivato.

8) composto.

9) Infine i nomi si possono suddividere in base al genere, al numero, alla


forma e allappartenenza ad una declinazione.

Nella lingua arbreshe si hanno:

Tre generi: maschile, femminile e neutro.


Due numeri: singolare e plurale.
Due forme: determinata e indeterminata.
Quattro declinazioni.

Il genere

I generi nella lingua arbreshe sono tre: maschile, femminile e neutro.


Sono di genere maschile i nomi che si riferiscono a persona di sesso maschile e
gli animali maschi.
Sono di genere femminile i nomi che si riferiscono a persone di sesso
femminile e gli animali femmine.
Soltanto luso stabilisce a quale genere appartengono i nomi inanimati, poich
il genere del nome non ha alcun legame con la cosa cui si riferisce. Cos, per trattare
del solo ambito anatomico, solo in base alluso che syu (locchio), veshi (lorecchio),
barku (la pancia) sono maschili, mentre hunda (il naso), llora (lavambraccio), kmba (il
piede) sono femminili e ballt (fronte), kryet (capo) sono neutri. In questi casi si tratta
di un genere puramente grammaticale o formale, perch ha importanza solo ai fini
della grammatica, cio per leventuale concordanza con altre parti del discorso.
Nellambito di un discorso, il genere di un nome si pu dedurre dal contesto in cui
inserito: dalla presenza di un aggettivo concordato col nome, da un pronome ad esso
riferito. Quando un nome, invece, usato da solo, oltre alla pratica delluso e alla
consultazione del dizionario, due elementi possono aiutare ad individuarne il
genere: la desinenza e il significato.
Il genere dei nomi si pu ricavare quasi sempre dalla desinenza che essi
prendono nella forma determinata del caso nominativo singolare:
- i nomi maschili prendono la desinenza -i o -u: lis-i (la quercia), burr-i
(luomo), krah-u (il braccio), laps-i (la matita), dhe-u (il terreno);
- i nomi femminili prendono la desinenza -a o -ja: dor-a (la mano), vajz-a (la
ragazza), lul-ja (il fiore), trundafil-ja (la rosa), shpi-a (la casa);
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- i nomi neutri prendono la desinenza -t() o -it: uj-t (lacqua), t jecur-it (il
camminare), t zi-t (il nero).

Nota. Fanno eccezione alcuni nomi propri che sono maschili pur avendo la desinenza
-a al nominativo singolare determinato e si declinano al femminile: Lek-a (Luca), Kol-a
(Nicola) ma anche i nomi comuni tat-a (il pap), lal-a (il fratello maggiore), pap-a (il papa). Gli
aggettivi ed i sostantivi che si legano a tali nomi concordano con il genere maschile e non
con la declinazione. Per es.: Mas Leka i Orlandit (mastro Luca della famiglia Orlando), Koliqa
isht i trash (Nicolino grosso), tata jim (mio padre), papa i ri (il nuovo papa), lala i shpuam
(fraseol.: fratello permaloso).

1) Il genere maschile.

Sono di genere maschile:


- la maggior parte dei nomi che nella forma indeterminata singolare
terminano in consonante: rremb (grappolo), vend (luogo), krah (braccio), kopsht (orto),
avull (vapore), kallm (canna), plep (pioppo), dhndrr (fidanzato), thes (sacco), mz
(puledro) ecc.
Terminano in consonante nella forma indeterminata solo alcune parole femminili sdrucciole
nella forma determinata: uthull/uthulla (aceto), flutur/flutura (farfalla) ecc.
- la maggior parte dei nomi che al nominativo ed allaccusativo singolare
indeterminati finiscono in -ua: krua (fonte), ftua (melacotogna), thua (unghio), jatrua
(medico), prrua (torrente) ecc.
- alcuni nomi che terminano con le vocali accentate a, e, , i, u, y: vlla (fratello),
dhe (terra), z (voce), mi (topo), hu (palo), sy (occhio) ecc.
- pochi nomi che terminano con atona (non accentata): burr (uomo), djal
(ragazzo), gjum (sonno), kal (cavallo), lal (fratello maggiore), lm (aia), lum (fiume),
pap (papa), tat (pap).

2) Il genere femminile.

Sono di genere femminile:


- tutti i nomi che terminano con atona (non accentata), ad eccezione dei nomi
maschili su riportati: zbor (neve), rr (sabbia), dor (mano), gluh (lingua), klish
(chiesa) ecc.
- alcuni nomi che terminano in -l, -r: kristl (gramigna), stringl (monile),
motr (sorella), dhelpr (volpe).
- tutti i nomi che terminano in e atona (non accentata): brrore (basto), dele
(pecora), drudhe (briciola), faqe (faccia), lule (fiore), hardhje (lucertola), kalive (capanna),
qime (pelo), ecc.
- la maggior parte dei nomi che terminano con le vocali accentate i, e, a: shpi
(casa), lvdi (lode), dhrosi (ristoro), fulaqi (prigione), krshi (ciliegia), fole (nido), hare
(gioia), kallame (stoppia), rra (ascaride).

3) Il genere neutro.
35

Sono di genere neutro molti nomi che indicano entit astratte, sostanze,
alimenti, parti del corpo. Essi possono essere:
- nomi primitivi: ball (fronte), brum (pasta), drith (grano), grosh (legume),
gjalp (burro), klmsht (latte), vaj (olio), uj (acqua), lesh (lana), mish (carne), plh
(immondizia), qurr (moccio), djers (sudore), ecc.
- derivati da aggettivi: t ftoht (freddo), t ngroht (caldo), t lodht
(stanchezza), t zi (nero), qosm (ricchezza), ecc.
- derivati da verbi: t jikur (fuga), t jecur (camminata), t fol o t folur (parlata,
discorso), t glar (somiglianza), t jardhur (venuta), t ngrn (cibo), t zn (inizio), ecc.

4) Cambiamento di genere nel plurale.

Nella lingua shqipe i nomi maschili che formano il plurale con la desinenza -e e
-ra, al plurale diventano femminili: mal i lart (montagna alta) male t larta
(montagne alte).
Nella parlata di Piana degli Albanesi questo fenomeno limitato alla sola
parola shrbes/shrbise (cosa/cose): nj shrbes i mir (una cosa buona) shrbise t
mira (cose buone).
Costante invece il cambio di genere dei nomi neutri che al plurale
diventano femminili: mish t mir (carne buona), pl. mishra t mira (carni buone).

Il numero

Il plurale dei nomi

I modi di formare il plurale dei nomi nella lingua arbreshe sono vari. In
generale, il plurale si forma con laggiunta di desinenze.

1) Tra queste le pi diffuse sono: -, -a, -e.

singolare plurale
gur pietra gur pietre
vesh orecchio vesh orecchi
dhmb dente dhmb denti
artist artista artist artisti
arbresh arbresh arbresh arbresh

singolare plurale
dardh pera dardha pere
burr uomo burra uomini
kumbull prugna kumbulla prugne
glmb spina glmba spine
derr maiale derra maiali
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singolare plurale
aj morso aje morsi
dm danno dme danni
gzim gioia gzime gioie
vend luogo vende luoghi
grusht pugno grushte pugni

2) Molti plurali si possono formare con le desinenze -nj e -ra.

singolare plurale
kushri cugino kushrinj cugini
kalli spiga kallinj spighe
glu ginocchio glunj ginocchia
ftua melacotogna ftonj melecotogne
thua unghio thonj o thonje unghia

singolare plurale
prind genitore prindra genitori
glisht dito glishtra dita
shi pioggia shira piogge
uj acqua ujra acque
mish carne mishra carni

3) Per alcuni nomi femminili il plurale non differisce dal singolare:

singolare plurale
shpi casa shpi case
dit giorno dit giorni
an lato an lati
dele pecora dele pecore
lule fiore lule fiori

4) Altri nomi formano il plurale subendo una modificazione di suono della


radice della parola, che pu riguardare la vocale tonica (in genere lultima), lultima
consonante o entrambe, ed in alcuni casi prendono anche una desinenza:

Modificazione del suono Singolare Plurale


Metafonia vocalica dash ariete desh arieti
kunat cognato kunet cognati
Metafonia vocalica + palatalizzazione plak vecchio pleq vecchi
della consonante finale mashkull maschio meshkuj maschi
djall diavolo djej diavoli
Palatalizzazione mik amico miq amici
della consonante finale krushk parente krushq parenti
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kungull zucca kunguj zucche


Palatalizzazione dushk frasca dushqe frasche
della consonante finale + suffisso -e disk disco disqe dischi

5) Plurali irregolari:

- Maschili:

Singolare Plurale
ka bue qe buoi
kal cavallo kuej cavalli
djal ragazzo djem o djelm ragazzi
vlla fratello vllezr fratelli
njeri persona njerz persone
vit anno vjet/vite anni
asht osso eshtra ossa

Il nome vit (anno) possiede due plurali: vjet, quandosi vuole indicare un numero di anni ben
preciso; vite, quando ci si riferisce ad un periodo di tempo non ben determinato. Es.: e njoha dy vjet
prapa lo conobbi due anni fa; vitet e skolls gli anni della scuola.

- Femminili:

Singolare Plurale
dor mano duar mani
der porta dyer porte
grua donna gra donne
gj cosa gjra cose
nat notte net notti

6) Hanno soltanto il plurale:

t fala saluto
t korra mietitura
t mbjella semina
t vjela vendemmia

7) Infine i nomi neutri formano il plurale con la desinenza -a o -ra.


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Singolare Plurale
mish carne mishra carni
vaj olio vajra oli
t ngrn cibo t ngrna cibi
brum pasta brumra paste

Va ricordato che i nomi neutri al plurale diventano femminili: mishra t njoma


(carni tenere), ujra t ftohta (acque fredde).

Una menzione va fatta per il plurale collettivo in -ra molto diffuso nella parlata
arbreshe che indica genericamente un gruppo di cose o persone, a volte con un vago
senso dispreggiativo.
Es.: t ngrna - t ngrnra, student - studentra, mavri - mavrira
39

La forma determinata e indeterminata.

Nella lingua arbreshe, come in quella shqipe, in nomi si possono presentare in


due forme: indeterminata e determinata. Ci vuol dire che lalbanese, per conferire ad
un nome un senso determinato, non usa larticolo determinativo come litaliano, ma
si serve di suffissi. Mentre la forma indeterminata, al singolare, pu accompagnarsi
allarticolo indeterminativo invariabile nj.
Come si gi detto, parlando della divisione dei nomi in quattro declinazioni,
le desinenze che determinano il nome, nel caso nominativo, sono le seguenti:
- Nomi maschili: -i, -u. Prendono la desinenza -u i nomi che terminano in g,
h, k: gajdhur-i (lasino), krah-u (il braccio), mik-u (lamico), i lig-u (il cattivo)
ecc.
- Nomi femminili: -a, -ja. La maggior parte dei nomi femminili terminano in
-. Nella forma determinata questi nomi perdono la - finale e prendono la
desinenza -a. Prendono la desinenza -ja i nomi femminili che finiscono in
-e. Nella forma determinata del nominativo singolare, nellarbresh, tali
nomi perdono la -e finale: lul/e lul-ja (il fiore), del/e del-ja (la pecora),
ecc. Nella lingua shqipe invece la -e finale viene mantenuta: lule-ja, dele-ja,
trundafile-ja ecc.
- Nomi neutri: -t() o it: ball-t (la fronte), lesh-t (la lana), t lyer-it (lunto).
Per esemplificazione, nelle tabelle, la forma indeterminata, al singolare,
preceduta dallarticolo indeterminativo nj (un, uno, una); al plurale, dallaggettivo
indefinito shum (molti) o ca (alcuni).
Le due forme hanno ciascuna la propria declinazione.

Singolare
forma indeterminata forma determinata
dor mano dora la mano
vajz ragazza vajza la ragazza
n
kal cavallo kali il cavallo
j
gur pietra guri la pietra

dardh pera dardha la pera
t folur discorso t folurit il discorso

Plurale
forma indeterminata forma determinata
duar mani duart le mani
s
vajza ragazze vajzat le ragazze
h
kuej cavalli kuejt i cavalli
u
gur pietre gurt le pietre
m
dardha pere dardhat le pere
t folura discorsi t folurat i discorsi

La forma determinata si adopera nei seguenti casi:


40

con i nomi propri di persona: Marku, Gjergji, Ana, Sallia, Pepi, Dhimitri
ecc.
con i nomi dei giorni della settima e dei mesi: e hnia (lunedi), e prmtja
(venerdi), jinari (gennaio), marsi (marzo), ecc.
con i nomi che esprimono parentela, quando precedono laggettivo:
tata jim (mio padre), motra jime (mia sorella), mma jime (mia madre).
con i nomi che indicano persone o cose note sia a chi parla che a chi
ascolta: Ka thrressh jatroin! (devi chiamare il medico!).
con i nomi di persone o cose di cui si parlato in precedenza: Jim
kushri bleu nj shpi Palerm. Shpia isht e madhe e ndodhet te nj
vend i bukur (mio cugino ha comprato una casa a Palermo. La casa grande
ed situata in un bel posto).
con nomi di persone o cose non ancora note ma specificate nel discorso
tramite un complemento di specificazione o una proposizione relativa:
Zbora unazn e nuseris (ho perso lanello di fidanzamento); Vituci ajti
biikletn i kish dhuruar vovi (Vituccio ha rotto la bicicletta che gli
aveva regalato lo zio).
con i nomi che indicano materia: Ari shklqjen m shum se hekuri
(loro splende pi del ferro).
con i nomi che indicano un concetto astratto: T lodhurit e shrbtirs
e ndienj mbrmnet (la stanchezza del lavoro la avverto la sera).
con i nomi che indicano una categoria, una specie o un insieme:
Kopijvet i plqen t bjn sport (ai ragazzi piace fare sport).
in sostituzione di un aggettivo dimostrativo: Brnda javs (=ksaj
javje) sosjem t zbardhjm shpin (entro la settimana/questa settimana
finiamo di dipingere la casa).
in sostituzione di un pronome dimostrativo: Te dy motrat m e
bukura (= ajo m e bukur) isht m e vogla (= ajo m e vogl) (delle due
sorelle la pi bella/quella pi bella la minore/quella pi piccola).

La forma indeterminata si adopera nei seguenti casi:

quando indica unentit, unoggetto, unanimale ecc. sconosciuti fino al


momento in cui vengo citati in una frase: T krkoi nj djal (ti cerc
un ragazzo).
quando il nome ha la funzione predicativa del soggetto o delloggetto:
Nini isht infermier (Nino infermiere); Gjergji u b zot (Giorgio si
fatto prete); Mateu duket nj tenist i mir (Matteo sembra un buon
tennista); Mikun tnd e zglodhn pesident (hanno eletto il tuo amico
presidente).
in diversi complementi espressi allablativo: nat dimri (notte dinverno),
klmsht lopje (latte di mucca), lug druri (cucchiaio di legno), grua shpije
(donna di casa/casalinga), unaz ari (collana doro).
quando indica una quantit di materia non specificata: pi uj (bevo
acqua), ha buk (mangio pane).
41

quando il nome si accompagna ad un aggettivo dimostrativo o


interrogativo: kjo lule (questo fiore), ai mjeshtr (quel maestro), ila dit?
(quale giorno), sa vjet? (quanti anni?).
in molti casi in cui il nome introdotto dalle preposizioni n, mbi, nn:
e lash mbi tryes (lo lasciai sul tavolo), vuri ksuln mbi krye (si mise la
berretta sulla testa), u shtu mbi shtrat (si gett sul letto), n kriq/ngriq (in
croce), n krah/ngrah (addosso, sulle spalle), nn dhe (sotto terra), e vuri
nn kmb (lo mise sotto i piedi), ecc.

La forma indeterminata, a differenza di quella determinata, al singolare, pu


essere preceduta dallarticolo indeterminativo che in arbresh uno solo per tutti e
tre i generi: nj. Larticolo indeterminativo nj, che corrisponde al numerale
cardinale nj (uno), diversamente dalla lingua shqipe, in arbresh viene declinato
(vedi tabelle delle declinazioni): nj vajz (una ragazza), nji vajzje (ad una ragazza), nj
djal (un ragazzo), i nji djali (di un ragazzo).
Nj ha, quindi, il significato di un, uno, una.
Larticolo indeterminativo nj oltre ad esprimere il significato di uno fra ta
tanti, uno qualsiasi, ne assume altri ad esso connessi. Quindi si adoperer anche
nei seguenti casi:
per indicare una categoria, un gruppo o una specie: Nj arbresh ki t
njihj historin e Hors (un arbresh dovrebbe conoscere la storia di Piana);
Nj atlet ka ruanj t mos mahet (un atleta deve far attenzione a non
ingrassare).
nel linguaggio parlato conferisce al nome un significato ammirativo o
superlativo (talmente grande, cos bello, tanto brutto ecc.) introducendo
una proposizione consecutiva espressa o sottintesa: Mora nj dre! (mi
son preso una paura!); Kam nj et! (ho una sete!); Bri nj fixh! (ha
fatto una faccia; Kam nj gjum se flja shtuara! (ho un sonno tale che
dormirei in piedi).

Usi particolari della forma determinata e della forma indeterminata.

Abbiamo gi potuto notare che in alcuni casi luso della forma determinata in
arbresh non corrisponde alluso del gruppo nominale (articolo + nome) dellitaliano
e che in altri casi laddove litaliano vuole larticolo determinativo, in arbresh si usa
la forma indeterminata. Elenchiamo di seguito alcuni usi particolari delle due forme:

i nomi propri di persona sia maschili che femminili, a differenza


dellitaliano, sono sempre in forma determinata, tranne che siano
preceduti da un nome o da un aggettivo o che esprimano un
complemento di vocazione. In arbresh quindi di dir:
- Gjergji e Marieja t presjn (Giorgio e Maria ti aspettano).
- Gjergj! Marie! Ejani! (Giorgio! Maria! Venite).
- Zonja Kunet sot ngu ka par (la signora Concetta oggi non s vista).
42

- Je ti ajo Mar thrret nga dit? (sei tu quella Mara che chiama ogni
giorno?).
con i cognomi si usa sempre la forma determinata, tranne quando sono
preceduti dal nome proprio. Se il cognome si riferisce ad unintera
famiglia si usa la forma determinata con laggiunta, in genere, della
desinenza del plurale collettivo -ra. Quindi si dir:
- Skiroi mson tek e dyta (Schir insegna in seconda).
- Mandalau sot ng jerdhi te shrbtira (Mandal oggi non venuto al
lavoro).
- Gjergji Skiro isht nj mik (Giorgio Schir un amico).
- Mandalarat jan gjith t glet (I Mandal sono tutti alti).
come litaliano vuole larticolo, larbresh vuole la forma determinata
per i nomi dei monti, dei fiumi, dei laghi, delle regioni. Ma a differenza
dellitaliano la esige anche per i nomi di citt, tranne quando questi
ultimi non esprimano un complemento di stato in luogo o di moto a
luogo:
- Picuta na nxier nj or diell (la Pizzuta ci toglie unora di sole).
- Palerma isht nj qytet kaotik (Palermo una citt caotica).
- Roma isht kryeqyteti i Italis (Roma la capitale dItalia).
- Vjet vajta Rom (lo scorso anno andai a Roma).
- Te dimri rri Palerm (in inverno sto a Palermo).
differentemente dallitaliano vogliono la forma determinata i titoli di
libri, di capitoli di libri o di film:
- Gramatika arbreshe (Grammatica arbreshe).
- Kapitulli i par (Capitolo primo).
nelle iscrizioni, nelle tabelle e nelle indicazioni stradali si usa quasi
sempre la forma determinata:
- Udha F. Krispi (via F. crispi).
- Roja mjeksore (guardia medica).
- Bashkia (Comune).
- Ura Tocja (Viadotto Tozia).
- Sheshi Skanderbeg (Piazza Scanderbeg).
43

Le declinazioni

Si definisce declinazione la modificazione dei nomi secondo i casi. La lingua


arbreshe ha cinque casi: nominativo, genitivo, dativo, accusativo e ablativo, e quattro
declinazioni. Le declinazioni si distinguono in base alla desinenza che prendono i
nomi nella forma determinata del nominativo singolare.

Semplificando si pu dire che:

a) il nominativo il caso del soggetto;


b) il genitivo del complemento di specificazione;
c) il dativo del complemento di termine;
d) laccusativo del complemento oggetto;
e) lablativo del complemento di materia, origine, provenienza e di numerosi
complementi retti da preposizioni.

Alcune preposizioni, per, reggono il nominativo, altre laccusativo, come si


dir pi avanti.

Prima declinazione: ad essa appartengono i nomi che al nominativo singolare


determinato prendono la desinenza -i. Nella lingua arbreshe tali nomi sono sempre
maschili: glisht-i (il dito), qen-i (il cane), libr-i (il libro), ngjll-i (langelo), shat-i (la
zappa) ecc.;

Seconda declinazione: ad essa appartengono i nomi che prendono la desinenza -


u. Anche questi nomi nella lingua arbreshe sono maschili che al nominativo
indeterminato singolare terminano con le vocali a, e, i vocale oppure con g, h, k:
Es.: shi-u (la pioggia), qri-u (la candela), dhe-u (il terreno), lng-u (il sugo),
brethk-u (la rana), mushk-u (il mulo), ecc.

Terza declinazione: ad essa appartengono i nomi che prendono la desinenza -a o


-ja. Ad eccezione di alcuni nomi propri (Kola, Leka, Ndrica ecc.), e di alcuni nomi
comuni (lala, tata, papa) essi sono tutti femminili.
Es.: dhi-a (la capra), ve-ja (luovo), vresht-a (la vigna), e re-ja (la nuora), moll-a (la
mela) ecc;

Quarta declinazione: ad essa appartengono i nomi che prendono la desinenza -


t() o -it. Essi sono tutti del genere neutro: mish-t (la carne), t ngrn-it (il cibo), lesh-
t (la lana), uj-t (lacqua), ball-t (la fronte), plh-t (la spazzatura), t sosur-it (la
conclusione).
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Prima declinazione (maschile)


Singolare

Caso Forma indeterminata Forma determinata


Nom. (nj) mal montagna mal-i la montagna
Gen. (i, e) (nji) mal-i (i, e) mal-it
Dat. (nji) mal-i mal-it
Acc. (nj) mal mal-in
Abl. (nji) mal-i mal-it
Nom. (nj) burr uomo burr-i luomo
Gen. (i, e) (nji) burr-i (i, e) burr-it
Dat. (nji) burr-i burr-it
Acc. (nj) burr burr-in
Abl. (nji) burr-i burr-it
Nom. (nj) vlla fratello vlla-i il fratello
Gen. (i, e) (nji) vlla-i (i, e) vlla-it
Dat. (nji) vlla-i vlla-it
Acc. (nj) vlla vlla-in
Abl. (nji) vlla-i vlla-it
Nom. (nj) jatrua medico jatro-i il medico
Gen. (i, e) (nji) jatro-i (i, e) jatro-it
Dat. (nji) jatro-i jatro-it
Acc. (nj) jatrua jatro-in
Abl. (nji) jatro-i jatro-it
Nom. (nj) ulli ulivo/oliva ullir-i lulivo/loliva
Gen. (i, e) (nji) ullir-i (i, e) ullir-it
Dat. (nji) ullir-i ullir-it
Acc. (nj) ulli ullir-in
Abl. (nji) ullir-i ullir-it

I nomi come ulli al genitivo, dativo e ablativo indeterminati ed in tutti i casi


della forma determinata, prima della desinenza -i prendono la consonante r. Cos si
declinano: z-zri (voce-la voce), mulli-mulliri (mulino-il mulino), hi-hiri (cenere-la
cenere), gji-gjiri (petto-il petto) ecc.
45

Seconda declinazione (maschile)


Singolare

Caso Forma indeterminata Forma determinata


Nom. (nj) dhe terreno dhe-u il terreno
Gen. (i, e) (nji) dhe-u (i, e) dhe-ut
Dat. (nji) dhe-u dhe-ut
Acc. (nj) dhe dhe-un
Abl. (nji) dhe-u dhe-ut
Nom. (nj) krah braccio krah-u il braccio
Gen. (i, e) (nji) krah-u (i, e) krah-ut
Dat. (nji) krah-u krah-ut
Acc. (nj) krah krah-un
Abl. (nji) krah-u krah-ut

Terza declinazione (femminile)


Singolare

Caso Forma indeterminata Forma determinata


Nom. (nj) gluh lingua gluh-a la lingua
Gen. (i, e) (nji) gluh-je (i, e) gluh-s
Dat. (nji) gluh-je gluh-s
Acc. (nj) gluh gluh-n
Abl. (nji) gluh-je gluh-s
Nom. (nj) lule fiore lul-ja il fiore
Gen. (i, e) (nji) lul-je (i, e) lule-s
Dat. (nji) lul-je lule-s
Acc. (nj) lule lule-n
Abl. (nji) lul-je lule-s
Nom. (nj) shpi casa shpi-a la casa
Gen. (i, e) (nji) shpi-je (i, e) shpi-s
Dat. (nji) shpi-je shpi-s
Acc. (nj) shpi shpi-n
Abl. (nji) shpi-je shpi-s
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Quarta declinazione (neutro)


Singolare

Caso Forma indeterminata Forma determinata


Nom. (nj) uj acqua uj-t lacqua
Gen. (i, e) (nji) uj-i (i, e) uj-it
Dat. (nji) uj-i uj-it
Acc. (nj) uj uj-t
Abl. (nji) uj-i uj-it
Nom. (nj) mish carne mish-t la carne
Gen. (i, e) (nji) mish-i (i, e) mish-it
Dat. (nji) mish-i mish-it
Acc. (nj) mish mish-t
Abl. (nji) mish-i mish-it
Nom. (nj) t folur discorso t folur-it il discorso
Gen. (i, e) (nji) t folur-i (i, e) t folur-it
Dat. (nji) t folur-i t folur-it
Acc. (nj) t folur t folur-it
Abl. (nji) t folur-i t folur-it
Nom. (nj) t ngrn cibo t ngrn-it il cibo
Gen. (i, e) (nji) t ngrn-i (i, e) t ngrn-it
Dat. (nji) t ngrn-i t ngrn-it
Acc. (nj) t ngrn t ngrn-it
Abl. (nji) t ngrn-i t ngrn-it
47

Prima declinazione (maschile)


Plurale

Caso Forma indeterminata Forma determinata


Nom. (ca) male montagne male-t le montagne
Gen. (i, e) (ca) male-ve (i, e) male-vet
Dat. (ca) male-ve male-vet
Acc. (ca) male male-t
Abl. (ca) male-sh male-vet
Nom. (ca) burra uomini burra-t gli uomini
Gen. (i, e) (ca) burra-ve (i, e) burra-vet
Dat. (ca) burra-ve burra-vet
Acc. (ca) burra burra-t
Abl. (ca) burra-sh burra-vet
Nom. (ca) vllezr fratelli vllezr-it i fratelli
Gen. (i, e) (ca) vllezr-ve (i, e) vllezr-vet
Dat. (ca) vllezr-ve vllezr-vet
Acc. (ca) vllezr vllezr-it
Abl. (ca) vllezr-ish vllezr-vet
Nom. (ca) jatronj medici jatronj-t i medici
Gen. (i, e) (ca) jatronj-ve (i, e) jatronj-vet
Dat. (ca) jatronj-ve jatronj-vet
Acc. (ca) jatronj jatronj-t
Abl. (ca) jatronj-sh jatronj-vet
Nom. (ca) ullinj ulivi/olive ullinj-t gli ulivi/le olive
Gen. (i, e) (ca) ullinj-ve (i, e) ullinj-vet
Dat. (ca) ullinj-ve ullinj-vet
Acc. (ca) ullinj ullinj-t
Abl. (ca) ullinj-sh ullinj-vet

Seconda declinazione (maschile)


Plurale

Caso Forma indeterminata Forma determinata


Nom. (ca) dhera terreni dhera-t i terreni
Gen. (i, e) (ca) dhera-ve (i, e) dhera-vet
Dat. (ca) dhera-ve dhera-vet
Acc. (ca) dhera dhera-t
Abl. (ca) dhera-sh dhera-vet
Nom. (ca) krah braccia krah-t le braccia
Gen. (i, e) (ca) krah-ve (i, e) krah-vet
Dat. (ca) krah-ve krah-vet
Acc. (ca) krah krah-t
Abl. (ca) krah-sh krah-vet
48

Terza declinazione (femminile)


Plurale

Caso Forma indeterminata Forma determinata


Nom. (ca) gluh lingue gluh-t le lingue
Gen. (i, e) (ca) gluh-ve (i, e) gluh-vet
Dat. (ca) gluh-ve gluh-vet
Acc. (ca) gluh gluh-t
Abl. (ca) gluh-sh gluh-vet
Nom. (ca) lule fiori lule-t i fiori
Gen. (i, e) (ca) lule-ve (i, e) lule-vet
Dat. (ca) lule-ve lule-vet
Acc. (ca) lule lule-t
Abl. (ca) lule-sh lule-vet
Nom. (ca) shpi case shpi-t le case
Gen. (i, e) (ca) shpi-ve (i, e) shpi-vet
Dat. (ca) shpi-ve shpi-vet
Acc. (ca) shpi shpi-t
Abl. (ca) shpi-sh shpi-vet

Quarta declinazione (neutro)


Plurale

Caso Forma indeterminata Forma determinata


Nom. (ca) ujra acque ujra-t le acque
Gen. (i, e) (ca) ujra-ve (i, e) ujra-vet
Dat. (ca) ujra-ve ujra-vet
Acc. (ca) ujra ujra-t
Abl. (ca) ujra-sh ujra-vet
Nom. (ca) mishra carni mishra-t le carni
Gen. (i, e) (ca) mishra-ve (i, e) mishra-vet
Dat. (ca) mishra-ve mishra-vet
Acc. (ca) mishra mishra-t
Abl. (ca) mishra-sh mishra-vet
Nom. (ca) t folura discorsi t folura-t i discorsi
Gen. (i, e) (ca) t folura-ve (i, e) t folura-vet
Dat. (ca) t folura-ve t folura-vet
Acc. (ca) t folura t folura-t
Abl. (ca) t folura-sh t folura-vet
Nom. (ca) t ngrna cibo t ngrna-t i cibi
Gen. (i, e) (ca) t ngrna-ve (i, e) t ngrna-vet
Dat. (ca) t ngrna-ve t ngrna-vet
Acc. (ca) t ngrna t ngrna-t
Abl. (ca) t ngrna-sh t ngrna-vet
Come gi detto in precedenza i nomi neutri al plurale diventano femminili.
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Dalle tabelle delle declinazioni si evince che:

a) le desinenze dei casi del plurale sono:

Per la forma indeterminata Per la forma determinata


Nom. -t(), -it
Gen. -ve -vet
Dat. -ve -vet
Acc. -t(), -it
Abl. -sh, -ish -vet

b) al nominativo ed allaccusativo plurale determinato prendono la - finale i


nomi:
- che terminano con una vocale accentata: fole (nido), kushri (cugino), jatrua
(medico) folet (i nidi), kushrinjt (i cugini), jatronjt (i medici) ecc.
- monosillabi o con laccento sullultima sillaba: bij (figli), desh (arieti), fiq (fichi),
dru (legna), armiq (nemici) bijt, desht, fiqt, drut, armiqt ecc.

c) i nomi che al plurale terminano con due consonanti o con -r, -s, -z, allablativo
indeterminato prendono la desinenza -ish, mentre al nominativo e allaccusativo
determinato prendono la desinenza -it: bujar-ish (di nobili), kusar-ish (di ladri), korrs-
ish (di mietitori), njerz-ish (di uomini), ulq-ish (di lupi) ecc.

d) rinviando al capitolo che tratta della sintassi lapprofondimento sulla funzione


dei casi, qui si vuole fare un breve accenno al differente modo che utilizza la lingua
arbreshe rispetto allitaliano per identificare la funzione del nome (ma anche del
pronome e dellaggettivo) allinterno della frase. Se in italiano la frase il gatto mangia il
topo ha il gatto come soggetto che svolge lazione ed il topo come complemento oggetto
che (sventuratamente per lui) la subisce, le funzioni dei due nomi, il gatto ed il topo, si
evincono dalla posizione che essi hanno rispetto al predicato verbale mangia. Almeno
nellitaliano scritto non possibile invertire le posizioni dei due nomi (il topo mangia il
gatto) senza ottenere come risultato un significato completamente diverso. In arbresh,
invece, lattribuzione di un caso (nominativo, accusativo ecc.) consente di dare una
funzione al nome, indipendentemente dalla posizione che esso ha allinterno della frase.
Quindi potremo dire maja ha miun o miun ha maja senza ingenerare equivoci, poich
miun, essendo allaccusativo esprimer sempre il complemento oggetto sia che preceda
sia che segua il verbo, e maja essendo al nominativo esprimer sempre il soggetto. In
conclusione, il topo in arbresh avr sempre la peggio, anche quando insegue il gatto.
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LAGGETTIVO

Laggettivo quella parte del discorso che si accompagna al sostantivo ogni


qualvolta si deve indicare una sua qualit o determinarlo con precisione.
Laggettivo non pu presentarsi da solo in una proposizione ma deve sempre
accompagnare il nome al quale si riferisce. Anche quando si trova in forma
sostantivata sottintende sempre un nome, del quale assume la funzione
grammaticale, diventando esso stesso un nome a tutti gli effetti.

Funzione dellaggettivo

Laggettivo ha due funzioni fondamentali a seconda che faccia parte del


gruppo del nome o del gruppo del verbo:
- funzione attributiva, quando fa parte del gruppo nominale ed direttamente
collegato al nome: nj dit e bukur m jep hare (una bella giornata mi mette allegria).
- funzione predicativa, quando il legame tra il nome e laggettivo mediato da
una voce del verbo essere in funzione copulativa o di un verbo usato come
copulativo: kjo dit isht e rnd (questa giornata pesante); e veshura e saj dukej e
bukur (il vestito di lei sembrava bello); Flipa leu e vogl (Filippa nata piccola).

Classificazione degli aggettivi

In italiano gli aggettivi si dividono in qualificativi e determinativi. La lingua


albanese considera aggettivi propriamente detti soltanto gli aggettivi qualificativi,
mentre classifica tutti gli altri allinterno della categoria dei pronomi (che si
accompagnano o meno al nome). Coerentemente a quanto gi pubblicato in Udha e
Mbar di G. Schir Di Maggio, anche in questa grammatica si seguir la
classificazione degli aggettivi come in italiano, eccezion fatta per i numerali cardinali
cui abbiamo gi attribuito la dignit di parte del discorso.

aggettivi qualificativi
quando si vuole esprimere una qualit del nome. Es.: i bukur (bello), i shmtuam
(brutto), i glat (lungo), i shkurtr (corto), i kuq (rosso), i verdh (giallo).

aggettivi determinativi
1) a chi appartiene una cosa, un animale, una
quando si vuole determinare
persona, ecc.: aggettivi possessivi. Es.: jim
o indicare
(mio), jyt (tuo), jyn (nostro), i tyre (loro).
2) il posto che occupa o lidentit di una cosa,
persona o animale: aggettivi dimostrativi. Es.:
ky (questo), kjo (questa), ai (quello), ajo (quella).
51

3) una quantit non precisata di cose, persone,


animali: aggettivi indefiniti. Es.: disa, ca
(alcuni), ndo (qualche), mosnjeri (nessuno).
4) un moto dellanimo improvviso, in forma
esclamativa: aggettivi esclamativi. Es.: sa!,
!
5) il posto che occupa una persona, una cosa in
unordinata successione di persone o cose:
aggettivi numerali ordinali. Es.: i par (primo), i
tret (terzo), i dhjet (decimo).
quando si domanda la
qualit, la quantit, la natura
aggettivi interrogativi. Es.: ili? (quale), ? (che).
di un oggetto, persona,
animale
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Laggettivo qualificativo

Gli aggettivi qualificativi rappresentano la famiglia di gran lunga pi


numerosa degli aggettivi. La lingua arbreshe - come anche lalbanese - non possiede
labbondanza di aggettivi qualificativi della lingua italiana. Se ci, da una parte,
limita la possibilit di esprimere con le pi piccole sfumature un concetto o di
descrivere con dovizia di particolari un paesaggio, una situazione, dallaltra evita, o
quanto meno non invita alluso pleonastico e ridondante degli aggettivi. Tuttavia, il
patrimonio lessicale albanese, pur essendo meno ricco di quello italiano, ha
consentito a scrittori come Ismail Kadare di scrivere mirabili pagine di letteratura.
Laggettivo qualificativo ha tre generi come il nome: maschile, femminile e
neutro. In genere preceduto dalla particella o articolo di congiunzione ma non tutti
gli aggettivi la esigono.
Aggettivi con particella di congiunzione o articolati: i mir (buono), i gjer
(largo), e madhe (grande), t verdh (gialli)
Aggettivi senza particella di congiunzione o non articolati: arbresh (albanese
dItalia), bujar (nobile), palermitan (palermitano), barkmadh (panciuto)
Laggettivo qualificativo posto quasi sempre dopo il nome. Solo nella forma
determinata pu precedere il nome.

La formazione del femminile

Gli aggettivi articolati formano il femminile in diversi modi:


1) per la maggior parte modificando soltanto larticolo di congiunzione i e: i
tr (intero) e tr - i that (duro) e that - i rnd (pesante) e rnd.
2) modificando larticolo di congiunzione come sopra ed aggiungendo il
suffisso -e. Formano cos il femminile gli aggettivi che terminano in -m: i shmtuam
(brutto) e shmtuame - i msharm (smagrito) e msharme - i kursyem
(parsimonioso) e kursyeme. Formano in questo modo il femminile anche i seguenti
aggettivi: i kuq (rosso) e kuqe - i madh (grande) e madhe - i keq (malvagio) e
keqe.
3) modificando larticolo di congiunzione i e, perdendo la finale del
maschile e aggiungendo il suffisso -e. Appartengono a questo gruppo tutti gli
aggettivi che terminano in -m o -m: i term (asciutto) e terme - i nxim
(sventurato) e nxime - i djeshm (di ieri) e djeshme - i sotm (odierno) e sotme.
4) Fanno eccezione alle suddette regole i seguenti aggettivi: i lig (cattivo) e
lig - i zi (nero) e zez - i ri (nuovo) e re.

Gli aggettivi non articolati formano in genere il femminile aggiungendo il


suffisso -e al maschile: bujar (nobile) bujare - toskan (toscano) toskane - normal
(normale) normale - lypisjar (misericordioso) lypisjare - mashkullor (maschile)
mashkullore.
Fanno eccezione:
53

1) quasi tutti gli aggettivi composti che restano invariati: zmrgjer


(generoso/a) - dorngusht (avaro/a) - kryethat (testardo/a).
2) gli aggettivi composti con i lig e i zi: fatlig (sfortunato) fatlig - barkzi
(malevolo) barkzez.
3) laggettivo plak, pl. pleq che al femminile fa plak, pl. plaka.

Formazione del femminile degli aggettivi articolati


articolo di Esempi: i art (aureo) e art; i dashur (amato) e dashur; i dlir (puro) e dlir;
congiunzione i drejt (diritto) e drejt; i egr (selvaggio) e egr; i fort (forte) e fort;
i kurrust (curvo) e kurrust; i par (primo) e par; i pastr (pulito) e pastr;
ie
i rrimt (azzurro) e rrimt; i smur (malato) e smur; i vapk (povero) e vapk.
articolo di aggiunta del Esempi: i bekuam (benedetto) e bekuame; i lum (felice) e lume;
congiunzione suffisso i ngjyem (colorato) e ngjyeme; i shuam (spento) e shuame;
ie -e i afrm (vicino) e afrme; i msharm (magro) e msharme.
articolo di aggiunta del perdita della Esempi: i vjelm (dellanno scorso) e vjelme;
congiunzione suffisso finale i dejm (ubriaco) e dejme; i qosm (ricco) e
ie -e finale - qosme; i sprasm (ultimo) e sprasme.
Formazione del femminile degli aggettivi non articolati
aggiunta del arbresh arbreshe; palermitan palermitane; kallavriz (calabrese)
suffisso -e kallavrize

La formazione del plurale

Per laggettivo articolato esistono vari modi per formare il plurale.


1) con variazione del solo articolo di congiunzione i, e t: tutti gli aggettivi
maschili e i femminili che escono in -e. Es.: i mir - pl. t mir, i bukur - pl. t bukur, e
qosme - pl. t qosme, e kuqe - pl. t kuqe.
2) con variazione dellarticolo di congiunzione i t e dellultima consonante
(palatalizzazione) e/o dellultima vocale (metafonia): sono tutti maschili. Es.: i vapk - pl. t
vapq, i lig - pl. t ligj (pron. i lik - t liq), i glat - pl. t glet.
3) con variazione dellarticolo di congiunzione e t e la desinenza -a: tutti i
femminili che non escono in -e: e bardh - pl. t bardha, e bukur - pl. t bukura, e
vogl - pl. t vogla, e tr - pl. t tra.
4) plurali irregolari: i zi - pl. t zes, i madh - pl. t mdhenj, e madhe - pl. t
mdha, i vogl - pl. t vegjij, e re - pl. t reja.

Laggettivo non articolato forma generalmente il plurale aggiungendo il


suffisso - per il maschile. Il femminile, invece, rimane invariato.

Formazione del plurale degli aggettivi articolati


Uguale al singolare con la sola Es.: i shklepur (zoppo) t shklepur; i shkret (desolato) t
variazione dellarticolo di shkret; i shkurtr (corto) t shkurtr; i shqerr (strappato)
congiunzione: i, e t. t shqerr; e vetme (sola) t vetme; e kuprime (salata)
Tutti i maschili e tutti i femminili in -e t kuprime.
Con palatalizzazione Es.: i vapk (povero) t vapq; i lig (cattivo) t ligj.
Con metafonia Es.: i glat (lungo) t glet; i trash (grosso) t tresh.
54

Plurali in a Es.: e verdh (gialla) t verdha; e mir (buona) t


Tutti i femminili che non escono in e mira; e trmbur (spaventata) t trmbura; e xheshur
(svestita) t xheshura; e ar (rotta) t ara; e ln
(folle) t lna.
Formazione del plurale degli aggettivi non articolati
Maschile Es.: nj burr bujar (uomo nobile) dy burra bujar; nj djal arbresh (ragazzo
aggiunta del arbresh) dy djem arbresh; nj inxhenjer palermitan dy inxhenjer
suffisso - palermitan.
Maschile Es.: dialekti tosk (il dialetto tosco) dialektet tosk (i dialetti toschi); perndia
invariato gjithmnds (il dio onnipotente) perndit gjithmnds (gli dei onnipotenti).
Femminile Es: nj shpi antike (casa antica) dy shpi antike; grua moderne (donna moderna)
invariato gra moderne; nj mae agresive (gatta aggressiva) dy mae agresive.

La concordanza dellaggettivo qualificativo

Laggettivo si accorda con il nome in genere, numero. Quando laggettivo segue


il nome ed ha larticolo di congiunzione, solo questultimo si accorda con il caso del
nome, mentre laggettivo rimane invariato. Quando laggettivo articolato precede il
nome si decliner, mentre il nome rimane invariato.
Quindi e mira vajz (la buona ragazza) si decliner mantenendo invariato il
nome vajz (ragazza):

NOM. E mira vajz do mir prindrat La buona ragazza vuol bene ai genitori
GEN. Fjalt e t mirs vajz klen t tmbla Le parole della buona ragazza furono dolci
DAT. Ia thash t mirs vajz Lo dissi alla buona ragazza
ACC. Pash t mirn vajz Vidi la buona ragazza
ABL. U tuj danx t mirs vajz Si sedette vicino alla buona ragazza

Invece vajza e mir (la ragazza buona) manterr invariato laggettivo mir
mentre si declineranno la particella di congiunzione e ed il nome vajz:

NOM. Vajza e mir do mir prindrat La ragazza buona vuol bene ai genitori
GEN. Fjalt e vajzs t mir klen t tmbla Le parole della ragazza buona furono dolci
DAT. Ia thash vajzs t mir Lo dissi alla ragazza buona
ACC. Pash vajzn e mir Vidi la buona ragazza
ABL. U tuj danx vajzs t mir Si sedette vicino alla buona ragazza

Quando laggettivo si riferisce a pi nomi bisogna distinguere caso per caso:

se i sostantivi sono di genere maschile, laggettivo si concorda al plurale


maschile:

Edoardi e Lishndri jan t lodht (Edoardo e Alessandro sono stanchi);


55

se i sostantivi sono di genere femminile, laggettivo si concorda al plurale


femminile:

Laura e Lena jan t lodhta (Laura ed Elena sono stanche);

se i sostantivi sono di genere diverso, laggettivo si concorda al plurale


maschile, sia in funzione di predicato:

Lena e vllezrit e saj jan t lodht (Elena e i suoi fratelli sono stanchi);
Lishndri e motrat e tij jan t lodht (Alessandro e le sue sorelle sono
stanchi);

sia in funzione di attributo:

Bleva nj polltua e nj xhak t zes (Ho comprato un cappotto e una giacca


neri);
Kam dy mbesa e dy nipra t bukur (ho due nipotine e due nipotini belli).

Se, come nellultimo esempio, la frase pu far nascere delle ambiguit, si


pu ripetere laggettivo con entrambi i sostantivi. Cos, per evitare che la
frase possa lasciar intendere che soltanto i nipoti maschi siano belli mentre
le femmine meritino solo una menzione, si potr dire (sempre nel caso che
anche le due femminucce siano carine):

Kam dy mbesa t bukura e dy nipra t bukur (ho due nipotine belle e due
nipotini belli).

La posizione dellaggettivo qualificativo

Laggettivo qualificativo senza particella di congiunzione segue sempre il


nome.
Laggettivo qualificativo con particella di congiunzione, come abbiamo gi
visto, pu precedere o seguire il nome solo nella forma determinata, salvo alcune
eccezioni. Nella lingua parlata soltanto laggettivo i bukur precede il nome anche
nella forma indeterminata perdendo, di solito, la particella di congiunzione i, e, t.
Isht nj bukur djal ( un bel ragazzo).
Pash dy bukura kopile (vidi due belle giovani).
Lishndri bleu nj bukur kal (Alessandro compr un bel cavallo).
Mentre in letteratura, in casi particolari, si possono trovare altri aggettivi
articolati prima del nome anche nella forma indeterminata:
T dashur vllezr! (cari fratelli!).
T nderuar miq! (rispettabili amici!).

Al di l delle differenze grammaticali, la posizione dellaggettivo influisce sul


significato del gruppo nominale (nome + aggettivo):
56

- laggettivo posto dopo il nome ha un valore distintivo e restrittivo, cio


attribuisce al nome qualit o caratteristiche che si vogliono mettere in evidenza
rispetto ad altre qualit o caratteristiche. Cos, nella frase Paola sonte dolli me
miken e urt (Paola stasera uscita con lamica saggia), laggettivo e urt (saggia)
posposto al nome indica che Paola ha pi amiche, e che tra tutte stasera ha scelto di
uscire con quella saggia e non con altre. E nella frase Kjo libreri ka libre t bukur
(questa libreria ha libri belli) si vuole dire che la libreria vende bei libri rispetto ad altri
che sono meno belli.
- laggettivo posto davanti al nome ha solo un valore descrittivo limitandosi
ad attribuire una qualit al nome cui riferito. Cos, nella frase Paola sonte dolli me
t urtn mike (Paola stasera uscita con la saggia amica), laggettivo e urt ci dice
soltanto che lamica saggia senza contrapporla alle altre amiche. E nella frase Kjo
libreri ka bukur libre si d un generico giudizio positivo sulla qualit dei libri
venduti dalla libreria.

Cos, nj grua e bukur (una donna bella) una ragazza di cui si vuole mettere in
evidenza la bellezza; invece, dicendo nj bukur grua (una bella donna), ci si limita a
descrivere genericamente la donna, esprimendo unopinione personale su di essa che
riguarda anche le sue qualit morali oltre che laspetto fisico.

A parte laggettivo i bukur, nellarbresh non frequente luso dellaggettivo


qualificativo preposto al nome.
Pi comunemente, nellarbresh, laggettivo qualificativo si ritrova prima del
nome al grado superlativo relativo. In questo caso le differenze di significato in base
alla posizione sono minime. Infatti, si potr dire indifferentemente:
- M tha fjalt m t bukura m kish thn kurr (mi disse le parole pi belle
che mi avesse mai detto).
- Sot ka kln dita m e ngroht e gushtit (oggi stata la giornata pi calda
dagosto).

- M tha m t bukurat fjal m kish thn kurr (mi disse le pi belle parole
che mi avesse mai detto).
- Sot ka kln m e ngrohta dit e gushtit (oggi stata la pi calda giornata
dagosto).
Altro caso in cui laggettivo qualificativo si trova prima del nome si verifica
quando ha la funzione di epiteto:
- E mjera grua (la povera donna).
- Mjeri u! (povero me!).
- E ngrata Mar (linfelice Mara).

Laggettivo sostantivato

Laggettivo qualificativo pu assumere la funzione di sostantivo se:


57

- in forma determinata:

T vapqit (i poveri), i drejti (il giusto), antikt (gli antichi).

- preceduto da un aggettivo indefinito o dimostrativo:

Ca kuntisjot (alcuni contessioti), ata t elur (quei facinorosi).

- preceduto da un numerale:

Dy t huaj (due stranieri), nj komunist (un comunista), dy t dejm (due


ubriachi).

Laggettivo sostantivato si usa per esprimere:

concetti astratti:

Bj t mirn e harro, bj t lign e kujto (fai del bene e dimentica, fai del male e
ricorda).
E vrteta (e fteta) del gjithmon jasht (la verit viene sempre fuori).

per indicare persone o cose che possiedono particolari qualit, propriet o


caratteristiche:

Sot jan m pleq se nj qind vjet prapa (oggi ci sono pi vecchi di centanni fa).
Shkruan me t drejtn (scrive con la destra).
U vesh me t zezat (si vest di nero).

per indicare nomi di popoli:

Romant shkruajtn shum ligj (i Romani scrissero molte leggi).


Spanjojvet i plqen korrida (agli Spagnoli piace la corrida).

Gli aggettivi primitivi e derivati

Gli aggettivi qualificativi si possono distinguere in primitivi e derivati.

- Sono primitivi quelli che non derivano da altre parole:

i verdh (giallo), i mir (buono), bujar (nobile), ecc.

- Sono derivati quelli che hanno origine da unaltra parola (nome o verbo).
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Kurjunis (Corleonese) Kurjun (Corleone); diellor (solare) diell (sole); i bluam


(macinato) bluanj (macinare).

Aggettivi participi

Il participio passato di alcuni verbi pu assumere la funzione di aggettivo


qualificativo. In tal caso esso preceduto dalla particella di congiunzione i, e, t.

Vej tue jecur si i zbjerr (andava camminando come perso).


I tha fjal t elura (gli disse parole accese).
Mbjodhi dardhat m t bra (raccolse le pere pi mature).

Gli aggettivi alterati

Si definiscono alterati quegli aggettivi che, mediante laggiunta di suffissi,


assumono sfumature di significato in senso vezzeggiativo, dispregiativo, diminutivo o
accrescitivo.
Nella parlata odierna la quasi totalit di tali suffissi ha origine dal dialetto
siciliano:

- suffissi diminutivi e vezzeggiativi

1) di derivazione siciliana:
-el f. -ele; -iel f. -iele; -iq f. -iqe; -ot f. -ote.
e shmtuamele (bruttina), i madhiel (grandicello), e shkurturiele (bassina), i
trashot (cicciotto).

2) di origine arbreshe:
-osh f. -oshe, -ush f. -ushe, -th, -z.
i bukurosh (belloccio), plakarush (vecchietto), i majmth (grassottello), e mjerz
(poverina).

- suffissi accrescitivi e dispregiativi:

Sono di derivazione siciliana anche se il suffisso -ac f. -ace presente anche


nella lingua albanese dAlbania:
-ac f. -ace, -un f. -une.
i madhac (molto grande), palermitanac (palermitanaccio), vastasun* (volgarone), i
trashun (grassone).
*vastas (volgare, maleducato, osceno) un vocabolo di origine siciliana.

Il suffisso -ac f. -ace pu avere significato sia accrescitivo che dispregiativo,


mentre il suffisso -un f. -une ha solo significato accrescitivo.
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Gli aggettivi composti

Gli aggettivi qualificativi composti sono quegli aggettivi che risultano dalla
combinazione di due parole. In base ai vari tipi di composizione distinguiamo:

AGGETTIVO + VERBO i gjithmndm (onnipotente) gjith (tutto) + mnd (potere).

NOME + VERBO i dorshpuam (prodigo) dor (mano) + shponj (bucare).

PARTICELLA + VERBO i papritur (inatteso, inaspettato) pa (senza) + pres (aspettare).

PREPOSIZIONE + NOME i prditshm (quotidiano) pr (per) + dit (giorno).

PARTICELLA + NOME i pabesm (infedele) pa (senza) + bes (fede).

VERBO + AVVERBIO i dashamir (benevolente) dua (voglio) + mir (bene).

NOME + AGGETTIVO zmrgjer (generoso) zmr (cuore) + gjer (largo).


In questo caso i due (o tre) elementi che costituiscono laggettivo
composto possono formare una sola parola o possono essere uniti da un
trattino che ne indica la coesistenza. In entrambi i casi il primo elemento
resta invariato e termina con una -o, mentre soltanto il secondo prende le
AGGETTIVO + desinenze del genere e del numero:
AGGETTIVO analiza ematokimike (esami ematochimici).
fuqi elektromagnetike (forza elettromagnetica).
italo-shqiptar (italo-albanesi).
riti bizantino-grek (il rito bizantino-greco).
60

La declinazione dellaggettivo qualificativo

Nome maschile + aggettivo articolato


burr i mir uomo buorno

Singolare
Caso Forma indeterminata Forma determinata
Nom. (nj) burr i mir burri i mir
Gen. (i, e) (nji) burri t mir (i, e) burrit t mir
Dat. (nji) burri t mir burrit t mir
Acc. (nj) burr t mir burrin e mir
Abl. (nji) burri t mir burrit t mir

Plurale
Caso Forma indeterminata Forma determinata
Nom. (ca) burra t mir burrat e mir
Gen. (i, e) (ca) burrave t mir (i, e) burravet t mir
Dat. (ca) burrave t mir burravet t mir
Acc. (ca) burra t mir burrat e mir
Abl. (ca) burrash t mir burravet t mir

Nome femminile + aggettivo articolato


vajz e mir ragazza buona

Singolare
Caso Forma indeterminata Forma determinata
Nom. (nj) vajz e mir vajza e mir
Gen. (i, e) (nji) vajzje t mir (i, e) vajzs t mir
Dat. (nji) vajzje t mir vajzs t mir
Acc. (nj) vajz t mir vajzn e mir
Abl. (nji) vajzje t mir vajzs t mir

Plurale
Caso Forma indeterminata Forma determinata
Nom. (ca) vajza t mira vajzat e mira
Gen. (i, e) (ca) vajzave t mira (i, e) vajzavet t mira
Dat. (ca) vajzave t mira vajzavet t mira
Acc. (ca) vajza t mira vajzat e mira
Abl. (ca) vajzash t mira vajzavet t mira
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Nome neutro + aggettivo articolato


t ngrn t mir cibo buono

Singolare
Caso Forma indeterminata Forma determinata
Nom. (nj) t ngrn t mir t ngrnit e mir
Gen. (i, e) (nji) t ngrni t mir (i, e) t ngrnit t mir
Dat. (nji) t ngrni t mir t ngrnit t mir
Acc. (nj) t ngrn t mir t ngrnit e mir
Abl. (nji) t ngrni t mir t ngrnit t mir

Plurale (femminile)
Caso Forma indeterminata Forma determinata
Nom. (ca) t ngrna t mira t ngrnat e mira
Gen. (i, e) (ca) t ngrnave t mira (i, e) t ngrnavet t mira
Dat. (ca) t ngrnave t mira t ngrnavet t mira
Acc. (ca) t ngrna t mira t ngrnat e mira
Abl. (ca) t ngrnash t mira t ngrnavet t mira
62

Nome maschile + aggettivo non articolato


burr arbresh uomo arbresh

Singolare
Caso Forma indeterminata Forma determinata
Nom. (nj) burr arbresh burri arbresh
Gen. (i, e) (nji) burri arbresh (i, e) burrit arbresh
Dat. (nji) burri arbresh burrit arbresh
Acc. (nj) burr arbresh burrin arbresh
Abl. (nji) burri arbresh burrit arbresh

Plurale
Caso Forma indeterminata Forma determinata
Nom. (ca) burra arbresh burrat arbresh
Gen. (i, e) (ca) burrave arbresh (i, e) burravet arbresh
Dat. (ca) burrave arbresh burravet arbresh
Acc. (ca) burra arbresh burrat arbresh
Abl. (ca) burrash arbresh burravet arbresh

Nome femminile + aggettivo non articolato


vajz arbreshe ragazza arbreshe

Singolare
Caso Forma indeterminata Forma determinata
Nom. (nj) vajz arbreshe vajza arbreshe
Gen. (i, e) (nji) vajzje arbreshe (i, e) vajzs arbreshe
Dat. (nji) vajzje arbreshe vajzs arbreshe
Acc. (nj) vajz arbreshe vajzn arbreshe
Abl. (nji) vajzje arbreshe vajzs arbreshe

Plurale
Caso Forma indeterminata Forma determinata
Nom. (ca) vajza arbreshe vajzat arbreshe
Gen. (i, e) (ca) vajzave arbreshe (i, e) vajzavet arbreshe
Dat. (ca) vajzave arbreshe vajzavet arbreshe
Acc. (ca) vajza arbreshe vajzat arbreshe
Abl. (ca) vajzash arbreshe vajzavet arbreshe
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Nome neutro + aggettivo non articolato


t folur arbresh parlata arbreshe

Singolare
Caso Forma indeterminata Forma determinata
Nom. (nj) t folur arbresh t folurit arbresh
Gen. (i, e) (nji) t foluri arbresh (i, e) t folurit arbresh
Dat. (nji) t foluri arbresh t folurit arbresh
Acc. (nj) t folur arbresh t folurit arbresh
Abl. (nji) t foluri arbresh t folurit arbresh

Plurale (femminile)
Caso Forma indeterminata Forma determinata
Nom. (ca) t folura arbreshe t folurat arbreshe
Gen. (i, e) (ca) t folurave arbreshe (i, e) t foluravet arbreshe
Dat. (ca) t folurave arbreshe t foluravet arbreshe
Acc. (ca) t folura arbreshe t folurat arbreshe
Abl. (ca) t folurash arbreshe t foluravet arbreshe

Aggettivo articolato + nome maschile


i miri burr il buon uomo

Forma determinata
Caso Singolare Plurale
Nom. i miri burr t mirt burra
Gen. (i, e) t mirit burr t mirvet burra
Dat. t mirit burr t mirvet burra
Acc. t mirin burr t mirt burra
Abl. t mirit burr t mirvet burra

Aggettivo articolato + nome femminile


e mira vajz la buona ragazza

Forma determinata
Caso Singolare Plurale
Nom. e mira vajz t mirat vajza
Gen. (i, e) t mirs vajz t miravet vajza
Dat. t mirs vajz t miravet vajza
Acc. t mirn vajz t mirat vajza
Abl. t mirs vajz t miravet vajza
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Aggettivo articolato + nome neutro


t mirit t ngrn il buon cibo

Forma determinata
Caso Singolare Plurale (feminile)
Nom. t mirit t ngrn t mirat t ngrna
Gen. (i, e) t mirit t ngrn t miravet t ngrna
Dat. t mirit t ngrn t miravet t ngrna
Acc. t mirit t ngrn t mirat t ngrna
Abl. t mirit t ngrn t miravet t ngrna
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I gradi dellaggettivo qualificativo

Laggettivo qualificativo pu anche esprimere il grado con cui una qualit


posseduta dal nome al quale si riferisce.
Laggettivo qualificativo ha tre gradi:
- positivo, che esprime solo una qualit ed costituito dallaggettivo
qualificativo, non preceduto da alcun avverbio;
- comparativo, che esprime la qualit mettendo a contro due nomi e pu essere
di: uguaglianza, maggioranza e minoranza;
- superlativo, che esprime una qualit posseduta in massimo grado in senso:
assoluto o relativo.
Per formarne i gradi dellaggettivo la lingua arbreshe si serve di avverbi che in
genere premette allaggettivo di grado positivo.

1. Grado comparativo.

Il grado comparativo stabilisce un paragone tra due termini che possiedono la


stessa qualit: Sara isht m e bukur se Marieja (Sara pi bella di Maria). Pu anche
esprimere una qualit posseduta dallo stesso nome, ma in grado diverso nel tempo,
nello spazio ecc.: Kur shrbenj jam m pak i lodhur se kur ng bnj gj (quando lavoro
sono meno stanco di quando non faccio nulla).

Nel comparativo di maggioranza la qualit posseduta dal primo termine di


paragone maggiore. In arbresh il comparativo di maggioranza si forma ponendo
prima dellaggettivo lavverbio m (pi). Quando presente, il secondo termine di
paragone viene introdotto dalla congiunzione se (di, che).
Hora isht m e madhe se Sndastina (Piana pi grande di Santa Cristina).
Gruaja isht m dinake se burri (la donna pi furba delluomo).

Nel comparativo di minoranza la qualit posseduta dal primo termine di


paragone minore. Il comparativo di maggioranza si forma ponendo prima
dellaggettivo la locuzione avverbiale m pak (meno). Anche nel comparativo di
minoranza il secondo termine di paragone viene introdotto dalla congiunzione se (di,
che).
Ky dhrom isht m pak i glat se jetri (questo percorso meno lungo dellaltro).
Te Hora buka m pak e shtrejt se Palerm (a Piana il pane meno caro che a
Palermo).

Nel comparativo di uguaglianza la qualit espressa dal primo termine di


paragone uguale a quella del secondo. I due termini possono essere messi in relazione
dalle congiunzione si (come) o sa (quanto) oppure laggettivo pu essere preceduto dall
avverbio aq (tanto) e il secondo termine di paragone dalla congiune sa.
Skolla isht aq rndsishme sa shndeta (la scuola tanto importante quanto la
salute).
Kela isht e bukur si e motra (Chela bella come la sorella).
66

2. Grado superlativo.

Il grado superlativo indica che la qualit posseduta dal nome al massimo grado
o in misura elevata.

Nel superlativo assoluto la qualit posseduta dal nome di un grado molto


elevato senza confronto con altri termini di paragone. Si forma:

- ponendo prima del nome gli avverbi shum, ndutu, fort, gjith.

shum i gjer o i gjer shum (larghissimo/molto largo).


ndutu i bukur (bellissimo/troppo bello).
je gjith babe (sei tutta scema).
Nota: gli avverbi shum e fort pi comunemente seguono laggettivo: i bukur shum, i madh
shum, e bukur fort.

- ripetendo laggettivo al grado positivo:

nj djal i but i but (un bimbo buonissimo).


nj shpi e madhe e madhe (una casa grandissima).

- rafforzando laggettivo con un altro aggettivo:

jam i lodht ngost (lett.: sono stanco spossato).


La Rushi plak stern (il signor Giorgio vecchio decrepito).
Xhuani i mir i madh (lett.: Giovanni un gran buono).

- facendo seguire laggettivo da frasi come sa ng mnd m, sa ng mnd thuhet,


si ng jan te jeta, ecc.

nj grua zmrmadhe sa ng mnd m (lett.: una donna generosa che pi non si pu).
nj tenist i fort si ng jan te jeta (lett.: un tenista forte come non ce ne sono al
mondo).

Nel superlativo relativo la qualit posseduta dal nome in un grado maggiore o


minore rispetto a tutti gli altri elementi della medesima specie cui appartiene il nome
stesso.
Il secondo termine di paragone in questo caso generico ed indica un gruppo,
una specie o un insieme allinterno del quale emerge il nome cui si riferisce laggettivo
al grado superlativo. Esso costituisce il complemento partitivo e pu essere espresso da
un nome al caso genitivo o da un nome al nominativo preceduto dalla preposizione te
(in).
Il superlativo relativo pu essere:
67

- di maggioranza: si forma come il comparativo di maggioranza ma con laggettivo


in forma determinata: m + aggettivo determinato.

Mafjusi isht m i kalbti i burravet (te burrat) (il mafioso il pi marcio degli uomini).
Te gjith na vllezr iku isht m i majmi (tra tutti noi fratelli Ciccio il pi grasso).

- di minoranza: si forma come il comparativo di minoranza ma con laggettivo in


forma determinata m pak + aggettivo determinato.

Ti je m pak i qeti i skolls (tu sei il meno tranquillo della scuola).


Sndastina isht m pak populluara e gjith horvet arbreshe t Siilljes (Santa
Cristina la meno popolata delle comunit arbreshe della Sicilia).

Quando laggettivo di grado superlativo funge da attributo pu trovarsi sia


prima che dopo il nome. Nel caso in cui si trovi prima del nome sar laggettivo ad
avere forma determinata mentre il nome sar in forma indeterminata. Se si trova dopo il
nome, laggettivo dar indeterminato, mentre il nome avr la forma determinata. Per
cui si potr dire:

Mara isht vajza m e bukur te gjitonia (Mara la ragazza pi bella del vicinato).
o
Mara isht m e bukura vajz te gjitonia (Mara la pi bella ragazza del vicinato).
68

Laggettivo dimostrativo

Gli aggettivi dimostrativi sono:

1) ky questo; kjo questa; kta questo, ci.

KY / KTA - questo

Caso Singolare Plurale


Nom. ky burr kta burra
Gen. (i, e) ktij burri ktyre burrave
Dat. ktij burri ktyre burrave
Acc. kt burr kta burra
Abl. ktij burri ktyre burrave

KJO / KTO - questa

Caso Singolare Plurale


Nom. kjo grua kto gra
Gen. (i, e) ksaj gruaje ktyre grave
Dat. ksaj gruaje ktyre grave
Acc. kt grua kto gra
Abl. ksaj gruaje ktyre grave

KTA / KTO - questo, ci

Caso Singolare Plurale


Nom. kta uj kto ujra
Gen. (i, e) ktij uji ktyre ujrave
Dat. ktij uji ktyre ujrave
Acc. kta uj kto ujra
Abl. ktij uji ktyre ujrave

2) ai quello; ajo quella; ata quello, ci.

AI / ATA - quello

Caso Singolare Plurale


Nom. ai burr ata burra
Gen. (i, e) atij burri atyre burrave
Dat. atij burri atyre burrave
Acc. at burr ata burra
Abl. atij burri atyre burrave
69

AJO / ATO - quella

Caso Singolare Plurale


Nom. ajo grua ato gra
Gen. (i, e) asaj gruaje atyre grave
Dat. asaj gruaje atyre grave
Acc. at grua ato gra
Abl. asaj gruaje atyre grave

ATA / ATO - quello, ci

Caso Singolare Plurale


Nom. ata uj ato ujra
Gen. (i, e) atij uji atyre ujrave
Dat. atij uji atyre ujrave
Acc. ata uj ato ujra
Abl. atij uji atyre ujrave
70

Laggettivo possessivo

La declinazione degli aggettivi possessivi uguale a quella degli aggettivi


qualificativi. Essi richiedono sempre un sostantivo con il quale concordano in genere,
numero e caso.
Quando non sono accompagnati dal nome e si trovano in forma determinata
assumono la funzione di pronomi.

PRIMA PERSONA SINGOLARE

JIM / TIM - maschile

Caso Singolare Plurale


Nom. libri jim libret tim
Gen. (i, e) librit tim librevet tim
Dat. librit tim librevet tim
Acc. librin tim libret tim
Abl. librit tim librevet tim

JIME / TIME - femminile

Caso Singolare Plurale


Nom. shpia jime shpit time
Gen. (i, e) shpis time shpivet time
Dat. shpis time shpivet time
Acc. shpin time shpit time
Abl. shpis time shpivet time

TIM / TIME - neutro

Caso Singolare Plurale (femminile)


Nom. t folurit tim t folurat time
Gen. (i, e) t folurit tim t foluravet time
Dat. t folurit tim t foluravet time
Acc. t folurit tim t folurat time
Abl. t folurit tim t foluravet time
71

SECONDA PERSONA SINGOLARE

JYT / TAT - maschile

Caso Singolare Plurale


Nom. libri jyt libret tat
Gen. (i, e) librit tnd librevet tat
Dat. librit tnd librevet tat
Acc. librin tnd libret tat
Abl. librit tnd librevet tat

JOTE / TOTE - femminile

Caso Singolare Plurale


Nom. shpia jote shpit tote
Gen. (i, e) shpis tnde shpivet tote
Dat. shpis tnde shpivet tote
Acc. shpin tnde shpit tote
Abl. shpis tnde shpivet tote

TAT / TOTE - neutro

Caso Singolare Plurale (femminile)


Nom. t folurit tat t folurat tote
Gen. (i, e) t folurit tat t foluravet tote
Dat. t folurit tat t foluravet tote
Acc. t folurit tat t folurat tote
Abl. t folurit tat t foluravet tote
72

TERZA PERSONA SINGOLARE


possessore maschile

I TIJ / E TIJ - maschile

Caso Singolare Plurale


Nom. libri i tij libret e tij
Gen. (i, e) librit t tij librevet t tij
Dat. librit t tij librevet t tij
Acc. librin e tij libret e tij
Abl. librit t tij librevet t tij

E TIJ / E TIJA - femminile

Caso Singolare Plurale


Nom. shpia e tij shpit e tija
Gen. (i, e) shpis t tij shpivet t tija
Dat. shpis t tij shpivet t tija
Acc. shpin e tij shpit e tija
Abl. shpis t tij shpivet t tija

E TIJ / E TIJA - neutro

Caso Singolare Plurale (femminile)


Nom. t folurit e tij t folurat e tija
Gen. (i, e) t folurit t tij t foluravet t tija
Dat. t folurit t tij t foluravet t tija
Acc. t folurit e tij t folurat e tija
Abl. t folurit t tij t foluravet t tija
73

TERZA PERSONA SINGOLARE


possessore femminile

I SAJ / E SAJ - maschile

Caso Singolare Plurale


Nom. libri i saj libret e saj
Gen. (i, e) librit t saj librevet t saj
Dat. librit t saj librevet t saj
Acc. librin e saj libret e saj
Abl. librit t saj librevet t saj

E SAJ / E SAJA - femminile

Caso Singolare Plurale


Nom. shpia e saj shpit e saja
Gen. (i, e) shpis t saj shpivet t saja
Dat. shpis t saj shpivet t saja
Acc. shpin e saj shpit e saja
Abl. shpis t saj shpivet t saja

E SAJ / E SAJA - neutro

Caso Singolare Plurale (femminile)


Nom. t folurit e saj t folurat e saja
Gen. (i, e) t folurit t saj t foluravet t saja
Dat. t folurit t saj t foluravet t saja
Acc. t folurit e saj t folurat e saja
Abl. t folurit t saj t foluravet t saja
74

I, E VET proprio

maschile
Caso Singolare Plurale
Nom. libri i vet libret e vet
Gen. (i, e) librit t vet librevet t vet
Dat. librit t vet librevet t vet
Acc. librin e vet libret e vet
Abl. librit t vet librevet t vet

femminile
Caso Singolare Plurale
Nom. shpia e vet shpit e veta
Gen. (i, e) shpis t vet shpivet t veta
Dat. shpis t vet shpivet t veta
Acc. shpin e vet shpit e veta
Abl. shpis t vet shpivet t veta

neutro
Caso Singolare Plurale (femminile)
Nom. t folurit e vet t folurat e veta
Gen. (i, e) t folurit t vet t foluravet t veta
Dat. t folurit t vet t foluravet t veta
Acc. t folurit e vet t folurat e veta
Abl. t folurit t vet t foluravet t veta

Laggettivo possessivo i vet non si usa nella parlata odierna ma presente in


alcune opere letterarie arbreshe.
75

PRIMA PERSONA PLURALE

JYN / TAN - maschile

Caso Singolare Plurale


Nom. libri jyn libret tan
Gen. (i, e) librit tn librevet tan
Dat. librit tn librevet tan
Acc. librin tn libret tan
Abl. librit tn librevet tan

JON / TONA - femminile

Caso Singolare Plurale


Nom. shpia jon shpit tona
Gen. (i, e) shpis tn shpivet tona
Dat. shpis tn shpivet tona
Acc. shpin tn shpit tona
Abl. shpis tn shpivet tona

TAN / TONA - neutro

Caso Singolare Plurale (femminile)


Nom. t folurit tan t folurat tona
Gen. (i, e) t folurit tan t foluravet tona
Dat. t folurit tan t foluravet tona
Acc. t folurit tan t folurat tona
Abl. t folurit tan t foluravet tona
76

SECONDA PERSONA PLURALE

JIJ / TAJ - maschile

Caso Singolare Plurale


Nom. libri jij libret taj
Gen. (i, e) librit tj librevet taj
Dat. librit tj librevet taj
Acc. librin tj libret taj
Abl. librit tj librevet taj

JUAJ / TUAJA - femminile

Caso Singolare Plurale


Nom. shpia juaj shpit tuaja
Gen. (i, e) shpis tj shpivet tuaja
Dat. shpis tj shpivet tuaja
Acc. shpin tj shpit tuaja
Abl. shpis tj shpivet tuaja

TAJ / TUAJA - neutro

Caso Singolare Plurale (femminile)


Nom. t folurit taj t folurat tuaja
Gen. (i, e) t folurit taj t foluravet tuaja
Dat. t folurit taj t foluravet tuaja
Acc. t folurit taj t folurat tuaja
Abl. t folurit taj t foluravet tuaja
77

TERZA PERSONA PLURALE

I TYRE / E TYRE - maschile

Caso Singolare Plurale


Nom. libri i tyre libret e tyre
Gen. (i, e) librit t tyre librevet t tyre
Dat. librit t tyre librevet t tyre
Acc. librin e tyre libret e tyre
Abl. librit t tyre librevet t tyre

E TYRE / E TYRE - femminile

Caso Singolare Plurale


Nom. shpia e tyre shpit e tyre
Gen. (i, e) shpis t tyre shpivet t tyre
Dat. shpis t tyre shpivet t tyre
Acc. shpin e tyre shpit e tyre
Abl. shpis t tyre shpivet t tyre

E TYRE / E TYRE - neutro

Caso Singolare Plurale (femminile)


Nom. t folurit e tyre t folurat e tyre
Gen. (i, e) t folurit t tyre t foluravet t tyre
Dat. t folurit t tyre t foluravet t tyre
Acc. t folurit e tyre t folurat e tyre
Abl. t folurit t tyre t foluravet t tyre
78

Laggettivo possessivo preposto ai nomi di parentela

I nomi che esprimono parentela possono essere preceduti dallaggettivo


possessivo nelle persone singolari.

PRIMA PERSONA SINGOLARE

JIM BIR - maschile JIME BIJ - femminile

Caso Singolare Plurale Caso Singolare Plurale


Nom. jim bir tim bij Nom. jime bij time bija
Gen. (i, e) tim biri tim bijve Gen. (i, e) sime bije time bijave
Dat. tim biri tim bijve Dat. sime bije time bijave
Acc. tim bir tim bij Acc. time bij time bija
Abl. tim biri tim bijve Abl. sime bije time bijave

SECONDA PERSONA SINGOLARE

JYT BIR - maschile JOT BIJ - femminile

Caso Singolare Plurale Caso Singolare Plurale


Nom. jyt bir tt bij Nom. jot bij tt bija
Gen. (i, e) tyt biri tt bijve Gen. (i, e) sat bije tt bijave
Dat. tyt biri tt bijve Dat. sat bije tt bijave
Acc. tt bir tt bij Acc. tt bij tt bija
Abl. tyt biri tt bijve Abl. sat bije tt bijave

TERZA PERSONA SINGOLARE

I BIRI - maschile E BIJA - femminile

Caso Singolare Plurale Caso Singolare Plurale


Nom. i biri t bijt Nom. e bija t bijat
Gen. (i, e) t birit t bijvet Gen. (i, e) t bijs t bijavet
Dat. t birit t bijvet Dat. t bijs t bijavet
Acc. t birin t bijt Acc. t bijn t bijat
Abl. t birit t bijvet Abl. t bijs t bijavet
79

Laggettivo interrogativo

Gli aggettivi interrogativi fungono anche da pronomi e sono:

1) ili? ila? ilt? ilat? quale? quali?


2) ? quale? quali? che?
3) sa? quanto? quanta? quanti? quante?

e sa sono indeclinabili.

ili? - maschile ila? - femminile

Caso Singolare Plurale Caso Singolare Plurale


Nom. ili djal ilt djem Nom. ila vajz ilat vajza
Gen. (i, e) ilit djal ilvet djem Gen. (i, e) ils vajz ilavet vajza
Dat. ilit djal ilvet djem Dat. ils vajz ilavet vajza
Acc. ilin djal ilt djem Acc. iln vajz ilat vajza
Abl. ilit djal ilvet djem Abl. ils vajz ilavet vajza

ilt? - neutro

Caso Singolare Plurale


Nom. ilt mish ilat mishra
Gen. (i, e) ilit mish ilavet mishra
Dat. ilit mish ilavet mishra
Acc. ilt mish ilat mishra
Abl. ilit mish ilavet mishra
80

Laggettivo indefinito

Gli aggettivi indefiniti sono:

1) nga, do ogni, qualsiasi.


Sono indeclinabili. do si trova solo nella letteratura arbreshe.

Caso maschile femminile


Nom. nga muaj nga jav
Gen. (i, e) nga muaji nga javje
Dat. nga muaji nga javje
Acc. nga muaj nga jav
Abl. nga muaji nga javje

2) ndo, ndonj qualche.


Ndo indeclinabile. Ndonj si declina come larticolo indeterminativo nj e quindi
resta invariato nel genere e nel numero ma assume la desinenza -i nei casi obliqui (gen.,
dat., abl.).

Caso maschile femminile


Nom. ndo djal ndo vajz
Gen. (i, e) ndo djali ndo vajzje
Dat. ndo djali ndo vajzje
Acc. ndo djal ndo vajz
Abl. ndo djali ndo vajzje

Caso maschile femminile


Nom. ndonj djal ndonj vajz
Gen. (i, e) ndonji djali ndonji vajzje
Dat. ndonji djali ndonji vajzje
Acc. ndonj djal ndonj vajz
Abl. ndonji djali ndonji vajzje

3) ca, disa alcuni.


Sono indeclinabili.

Caso maschile femminile


Nom. ca (disa) kuej ca (disa) dele
Gen. (i, e) ca (disa) kuejve ca (disa) deleve
Dat. ca (disa) kuejve ca (disa) deleve
Acc. ca (disa) kuej ca (disa) dele
Abl. ca (disa) kuejve ca (disa) deleve
81

4) njri luno (correlativo con jetri).

Caso maschile femminile


Nom. njeri mik njera mike
Gen. (i, e) njerit mik njers mike
Dat. njerit mik njers mike
Acc. njerin mik njern mike
Abl. njerit mik njers mike

5) jetri, jetra, tjert, tjerat laltro, laltra, gli altri, le altre.

Singolare
Caso maschile femminile
Nom. jetri mik jetra mike
Gen. (i, e) jetrit mik jetrs mike
Dat. jetrit mik jetrs mike
Acc. jetrin mik jetrn mike
Abl. jetrit mik jetrs mike

Plurale
Caso maschile femminile
Nom. tjert miq tjerat mike
Gen. (i, e) tjervet miq tjeravet mike
Dat. tjervet miq tjeravet mike
Acc. tjert miq tjerat mike
Abl. tjervet miq tjeravet mike

6) njetr, tjer un altro, altri.

Singolare
Caso maschile femminile
Nom. njetr mik njetr mike
Gen. (i, e) njetri mik njetrje mike
Dat. njetri mik njetrje mike
Acc. njetr mik njetr mike
Abl. njetri mik njetrje mike

Plurale
Caso maschile femminile
Nom. tjer miq tjera mike
Gen. (i, e) tjerve miq tjerave mike
Dat. tjerve miq tjerave mike
Acc. tjer miq tjera mike
Abl. tjerve miq tjerave mike
82

7) mosnjri nessuno. Segue la stessa declinazione di njri.


8) nganjri ciascuno. Segue la stessa declinazione di njri.
9) gjith tutto, tutta, tutti, tutte. indeclinabile. Al plurale pu presentarsi in
forma articolata, cio preceduto da t, e si declina come gli aggettivi qualificativi che
precedono il nome. Nella forma articolata t gjith assume il significato di tutti quanti,
tutte quante.
10) shum molto, molta, molti, molte. indeclinabile.
11) pak poco, poca, pochi poche. indeclinabile
12) aq tanto, tanta, tanti, tante. indeclinabile.
13) kaq tanto, tanta, tanti, tante. indeclinabile.
83

IL NUMERALE

In albanese il numerale una parte del discorso come il nome, laggettivo, il


pronome ecc. In realt ci vale solo per il numerale cardinale, poich il numerale
ordinale viene considerato appartenente alla categoria grammaticale dellaggettivo.
I numerali si dividono in cardinali e ordinali.

CARDINALI ORDINALI
1 nj i,e par
2 dy dyt
3 tre m., tri f. tret
4 katr katrt
5 pes pest
6 gjasht gjasht
7 shtat shtat
8 tet tet
9 nnt nnt
10 dhjet dhjet
11 njmbdhjet njmbdhjet
12 dymbdhjet dymbdhjet
13 trembdhjet trembdhjet
14 katrmbdhjet katrmbdhjet
15 pesmbdhjet pesmbdhjet
16 gjashtmbdhjet gjashtmbdhjet
17 shtatmbdhjet shtatmbdhjet
18 tetmbdhjet tetmbdhjet
19 nntmbdhjet nntmbdhjet
20 njzet njzet
21 njzet e nj njzetenjjt
22 njzet e dy njzetedyt
23 njzet e tre njzetetret
24 njzet e katr njzetekatrt
25 njzet e pes njzetepest
26 njzet e gjasht njzetegjasht
27 njzet e shtat njzeteshtat
28 njzet e tet njzetetet
29 njzet e nnt njzetennt
30 tridhjet tridhjet
31 tridhjet e nj tridhjetenjjt
40 dyzet dyzet
41 dyzet e nj dyzetenjjt
50 pesdhjet pesdhjet
51 pesdhjet e nj pesdhjetenjjt
60 gjashtdhjet gjashtdhjet
84

61 gjashtdhjet e nj gjashtdhjetenjjt
70 shtatdhjet shtatdhjet
71 shtatdhjet e nj shtatdhjetenjjt
80 tetdhjet tetdhjet
81 tetdhjet e nj tetdhjetenjjt
90 nntdhjet nntdhjet
91 nntdhjet e nj nntdhjetenjjt
100 njqind njqindt
101 njqind e nj njqindenjjt
110 njqind e dhjet njqindedhjet
111 njqind e njmbdhjet njqindenjmbdhjet
120 njqind e njzet njqindenjzet
121 njqind e njzet e nj njqindenjzetenjjt
130 njqind e tridhjet njqindetridhjet
131 njqind e tridhjet e nj njqindetridhjetenjjt
140 njqind e dyzet njqindedyzet
150 njqind e pesdhjet njqindepesdhjet
200 dyqind dyqindt
300 triqind triqindt
1.000 nj mij nj mijt
10.000 dhjet mij dhjetmijt
100.000 njqind mij njqindmijt
1.000.000 nj milion njmiliont
1.000.000.000 nj miliard njmiliardt

I numerali cardinali

1) I numerali cardinali in funzione di numero sono indeclinabili e vanno sempre


premessi al sostantivo. Soltanto il numero uno singolare mentre tutti gli altri sono
plurali. Solo il numero tre distingue i due generi: tre maschile, tri femminile.
Es.: tre burra e tri gra tre uomini e tre donne.

2) Quando precedono un nome assumono la funzione di aggettivi.

3) Quando sono in forma sostantivata si declinano e si distinguono per genere:


Es.: t pes (burrat) u ngrjtn tutti e tre (gli uomini) si alzarono - ia thash t dyave
(gravet) lo dissi alle due (donne).

4) Premettendo al numero cardinale la particella determinativa t si esprime il


senso della totalit.
Es.: t gjasht vendet ishn marr tutti e sei i posti erano occupati.

5) In matematica vanno espressi in cifra mentre in uno scritto va usata la forma


estesa.
Es.: 7 + 3 = 10
85

m duheshin dhjet euro, kisha vetm shtat e mora hua tre - mi servivano dieci
euro, ne avevo solo sette e ne ho presi in prestito tre.

6) I numeri frazionari, di cui i cardinali esprimono il numeratore, sono femminili.


Per i cardinali ci si rende evidente solo quando al numeratore si trova il numero tre.
Es.: 3/5 tri t pesta.

7) Nelle date il giorno e lanno vanno scritti in cifra, mentre il mese pu essere
espresso in cifra o per esteso. Per esprimere la data si premette la preposizione m al
giorno del mese:
Es.: m 17 gusht 2004 o m 17/08/2004 o m 17.08.2004.

I numerali ordinali

1) Anche gli ordinali come i cardinali quando si accompagnano ad un sostantivo


assumono la funzione di aggettivi.

2) Nella declinazione, quando precedono il nome, seguono la regola degli


aggettivi: cio si declinano restando invariato il nome.
Es.: isht e sos t dytn jav e t nntit muaj sta completando la seconda settimana del
nono mese.

3) Anche gli ordinali si possono presentare in forma sostantivata.


Es.: i pari jarruri dhjet minute m par se i dyti il primo arriv dieci minuti prima
del secondo.

4) Anche gli ordinali, nei numeri frazionari sono femminili, ed esprimono il


denominatore.
Es.: 1/7 nj e shtat - 2/3 dy t treta - 5/9 pes t nnta.
86

IL PRONOME

Il pronome personale

I pronomi personali sono:

Persona Singolare Plurale


I u io na noi
II ti tu ju voi
III ai egli, ajo ella ata essi, ato esse

Solo la terza persona, singolare e plurale, si distingue secondo il genere.


Maschile: sing. ai, pl. ata. Femminile: sing. ajo, pl. ato. Neutro: sing. ata, pl. ato.

Declinazione dei pronomi personali

I persona

Prima persona
Caso
Singolare Plurale
Nom. u, io na, noi
Gen.
Dat. mua, m neve, na
Acc. mua, m ne, na
Abl. meje nesh

II persona

Seconda persona
Caso
Singolare Plurale
Nom. ti, tu ju, voi
Gen.
Dat. tij, t juve, ju
Acc. tij, t ju
Abl. teje jush

III persona

Singolare Plurale
Caso
Maschile Femminile Neutro Maschile Femminile e Neutro*
Nom. ai, egli, esso ajo, ella, essa ata, esso ata, essi, loro ato, esse, loro
Gen. i (e) atij i (e) asaj i (e) atij i (e) atyre i (e) atyre
Dat. atij, i asaj, i atij, i atyre, i** atyre, i**
Acc. at, e at, e at, e ata, i ato, i
Abl. atij asaj atij atyre atyre
87

* Come si gi detto per i nomi e gli aggettivi neutri anche il pronome neutro di III persona al
plurale segue la declinazione femminile.
**Nella lingua shqipe ed in alcuni esempi della letteratura arbreshe la forma ridotta del dativo
della terza persona plurale u anzicch i.

I pronomi personali, tranne al nominativo, posseggono una forma piena e una


forma ridotta. In genere le due forme si usano contemporaneamente ma solo la forma
ridotta pu trovarsi da sola. Ad esempio, per il pronome personale di prima persona
singolare la forma piena del dativo e dellaccusativo mua e la forma ridotta m. Quindi
la seguente frase:

Mi disse di parlare.

si potr tradurre:

M tha mua t flisja.


oppure
M tha t flisja.
e mai
Tha mua t flisja.
88

Forme contratte dei pronomi personali

Quando due pronomi in forma ridotta si incontrano possono dar luogo a


forme contratte:

Singolare Plurale
Forma Forma
Persone Dat. + Acc. = Dat. Acc.
contratta contratta
1 m + e = me na + e = na e
m + i = mi na + i = na i
2 t + e = te ju + e = jue
t + i = ti ju + i = jui
3 i + e = ia i + e = ia
i + i = ia

Esempi:

Me tha mua lo (la) disse a me


Ng mi tha m non me li (le) disse pi
Te thom te lo (la) dico
Ti thom te li (le) dico
Ia thash glielo/a dissi
Na e tha ce lo (la) disse
Na i tha ce li (le) disse
Jue thom ve lo (la) dico
Jui thom ve li (le) dico
Ia thom lo (la) dico a loro
Ia thom li (le) dico a loro
89

Il pronome dimostrativo

I pronomi dimostrativi sono:

1) ky questo; kjo questa; kta questo, ci.

KY - questo

Caso Singolare Plurale


Nom. ky kta
Gen. (i, e) ktij ktyre
Dat. ktij ktyre
Acc. kt kta
Abl. ktij ktyre

KJO - questa

Caso Singolare Plurale


Nom. kjo kto
Gen. (i, e) ksaj ktyre
Dat. ksaj ktyre
Acc. kt kto
Abl. ksaj ktyre

KTA - questo, ci

Caso Singolare Plurale


Nom. kta kto
Gen. (i, e) ktij ktyre
Dat. ktij ktyre
Acc. kta kto
Abl. ktij ktyre

2) ai quello; ajo quella; ata quello, ci.

AI - quello

Caso Singolare Plurale


Nom. ai ata
Gen. (i, e) atij atyre
Dat. atij atyre
Acc. at ata
Abl. atij atyre
90

AJO - quella

Caso Singolare Plurale


Nom. ajo ato
Gen. (i, e) asaj atyre
Dat. asaj atyre
Acc. at ato
Abl. asaj atyre

ATA - quello, ci

Caso Singolare Plurale


Nom. ata ato
Gen. (i, e) atij atyre
Dat. atij atyre
Acc. ata ato
Abl. atij atyre

Rimangono ancora oggi nella lingua parlata le forme dellablativo del pronome
m. kshije, f. kshoje per indicare un oggetto non ben definito vicino a chi parla e del
pronome m. ashije, f. ashoje per indicare un oggetto non ben definito lontano da chi
parla.

MASCHILE
Singolare Plurale
Abl. kshije kshijesh

FEMMINILE
Singolare Plurale
Abl. kshoje kshojesh

MASCHILE
Singolare Plurale
Abl. ashije ashijesh

FEMMINILE
Singolare Plurale
Abl. ashoje ashojesh

Es.: ka te bnj kt kshije? - Che ne faccio di una cosa del genere?


Na prun kt kshoje - Ci portarono questa cosa qua!
ashije ajo? - Che genere di cosa quella?
Ng di si thrritet ajo ashoje? - Non so come si chiama quella cosa l.
91

Il pronome possessivo

I pronomi possessivi, come quelli personali, hanno tre persone (I, II, III), tre generi
(maschile, femminile e neutro) e due numeri (singolare e plurale). Essi si declinano come gli
aggettivi qualificativi sostantivati.

PRIMA PERSONA SINGOLARE

JIMI / TIMT - maschile

Caso Singolare Plurale


Nom. jimi timt
Gen. (i, e) timit timvet
Dat. timit timvet
Acc. timin timt
Abl. timit timvet

JIMJA / TIMET - femminile

Caso Singolare Plurale


Nom. jimja timet
Gen. (i, e) times timevet
Dat. times timevet
Acc. timen timet
Abl. times timevet

TIMT / TIMET - neutro

Caso Singolare Plurale (femminile)


Nom. timt timet
Gen. (i, e) timit timevet
Dat. timit timevet
Acc. timt timet
Abl. timit timevet
92

SECONDA PERSONA SINGOLARE

JYTI / TATT - maschile

Caso Singolare Plurale


Nom. jyti tatt
Gen. (i, e) tndit tatvet
Dat. tndit tatvet
Acc. tndin tatt
Abl. tnd it tatvet

JOTJA / TOTET - femminile

Caso Singolare Plurale


Nom. jotja totet
Gen. (i, e) tndes totevet
Dat. tndes totevet
Acc. tnde totet
Abl. tndes totevet

TATT / TOTET - neutro

Caso Singolare Plurale (femminile)


Nom. tatt totet
Gen. (i, e) tndit totevet
Dat. tndit totevet
Acc. tatt totet
Abl. tndit totevet
93

TERZA PERSONA SINGOLARE


possessore maschile

I TIJI / T TIJT - maschile

Caso Singolare Plurale


Nom. i tiji t tijt
Gen. (i, e) t tijit t tijvet
Dat. t tijit t tijvet
Acc. t tijin t tijt
Abl. t tijit t tijvet

E TIJA / T TIJAT - femminile

Caso Singolare Plurale


Nom. e tija t tijat
Gen. (i, e) t tijs t tijavet
Dat. t tijs t tijavet
Acc. t tijn t tijat
Abl. t tijs t tijavet

T TIJT / T TIJAT - neutro

Caso Singolare Plurale (femminile)


Nom. t tijt t tijat
Gen. (i, e) t tijit t tijavet
Dat. t tijit t tijavet
Acc. e tijt t tijat
Abl. t tijit t tijavet
94

TERZA PERSONA SINGOLARE


possessore femminile

I SAJI / T SAJT - maschile

Caso Singolare Plurale


Nom. i saji t sajt
Gen. (i, e) t sajit t sajvet
Dat. t sajit t sajvet
Acc. t sajin t sajt
Abl. t sajit t sajvet

E SAJA / T SAJAT - femminile

Caso Singolare Plurale


Nom. e saja t sajat
Gen. (i, e) t sajs t sajavet
Dat. t sajs t sajavet
Acc. t sajn t sajat
Abl. t sajs t sajavet

T SAJT / T SAJAT - neutro

Caso Singolare Plurale (femminile)


Nom. t sajt t sajat
Gen. (i, e) t sajit t sajavet
Dat. t sajit t sajavet
Acc. t sajt t sajat
Abl. t sajit t sajavet
95

I VETI / T VETT - maschile

Caso Singolare Plurale


Nom. i veti t vett
Gen. (i, e) t vetit t vetvet
Dat. t vetit t vetvet
Acc. t vetin t vett
Abl. t vetit t vetvet

E VETA / T VETAT - femminile


Caso Singolare Plurale
Nom. e veta t vetat
Gen. (i, e) t vets t vetavet
Dat. t vets t vetavet
Acc. t vetn t vetat
Abl. t vets t vetavet

Il pronome possessivo i veti, e veta, come laggettivo, non si usa nella parlata
odierna, ma presente in alcune opere letterarie arbreshe.
96

PRIMA PERSONA PLURALE

JYNI / TANT - maschile

Caso Singolare Plurale


Nom. jyni tant
Gen. (i, e) tnit tanvet
Dat. tnit tanvet
Acc. tnin tant
Abl. tnit tanvet

JONA / TONAT - femminile

Caso Singolare Plurale


Nom. jona tonat
Gen. (i, e) tns tonavet
Dat. tns tonavet
Acc. tnn tonat
Abl. tns tonavet

TANT / TONAT - neutro

Caso Singolare Plurale (femminile)


Nom. tant tonat
Gen. (i, e) tnit tonavet
Dat. tnit tonavet
Acc. tant tonat
Abl. tnit tonavet
97

SECONDA PERSONA PLURALE

JIJI / TAJT - maschile

Caso Singolare Plurale


Nom. jiji tajt
Gen. (i, e) tjit tajvet
Dat. tjit tajvet
Acc. tjin tajt
Abl. tjit tajvet

JUAJA / TUAJAT - femminile

Caso Singolare Plurale


Nom. juaja tuajat
Gen. (i, e) tjs tuajavet
Dat. tjs tuajavet
Acc. tjn tuajat
Abl. tjs tuajavet

TAJT / TUAJAT - neutro

Caso Singolare Plurale (femminile)


Nom. tajt tuajat
Gen. (i, e) tjit tuajavet
Dat. tjit tuajavet
Acc. tajt tuajat
Abl. tjit tuajavet
98

TERZA PERSONA PLURALE

I TYRI / T TYRT - maschile

Caso Singolare Plurale


Nom. i tyri t tyrt
Gen. (i, e) t tyrit t tyrvet
Dat. t tyrit t tyrvet
Acc. t tyrin t tyrt
Abl. t tyrit t tyrvet

E TYRJA / T TYRET - femminile

Caso Singolare Plurale


Nom. e tyrja t tyret
Gen. (i, e) t tyres t tyrevet
Dat. t tyres t tyrevet
Acc. t tyren t tyret
Abl. t tyres t tyrevet

T TYRT / T TYRET - neutro

Caso Singolare Plurale (femminile)


Nom. t tyrt t tyret
Gen. (i, e) t tyrit t tyrevet
Dat. t tyrit t tyrevet
Acc. t tyrin t tyret
Abl. t tyrit t tyrevet
99

Il pronome relativo

I pronomi relativi legano due proposizioni sostituendo il nome.


Nella lingua arbreshe essi sono:
1) , che. indeclinabile;
2) i ili, e ila, t ilt, il quale, la quale. Ha la seguente declinazione:

i ili - maschile

Caso Singolare Plurale


Nom. i ili t ilt
Gen. (i, e) t ilit t ilvet
Dat. t ilit t ilvet
Acc. t ilin t ilt
Abl. t ilit t ilvet

e ila - femminile

Caso Singolare Plurale


Nom. e ila t ilat
Gen. (i, e) t ils t ilavet
Dat. t ils t ilavet
Acc. t iln t ilat
Abl. t ils t ilavet

t ilt - neutro

Caso Singolare Plurale


Nom. t ilt t ilat
Gen. (i, e) t ilit t ilavet
Dat. t ilit t ilavet
Acc. t ilt t ilat
Abl. t ilit t ilavet

3) I pronomi relativi indefiniti:


- kush, colui che. Ha solo il singolare e non ha genere. Si declina come il pronome
interrogativo (vedi).
- ili, ila, quello/colui che, quella/colei che. Si declina come il pronome interrogativo
(vedi).
- , quel che, ci che. indeclinabile.
- sa, quanto, quel che, ci che. indeclinabile.
100

Il pronome interrogativo

I pronomi interrogativi sono:


1) Kush? Chi? Ha solo il singolare e non ha genere.
2) ili? ila? ilt? Quale?
3) ? Che?. indeclinabile.
4) Sa? Quanti? Quante? indeclinabile.

kush?

Nom. kush
Gen. (i, e) kujt
Dat. kujt
Acc. k
Abl. kujt

ili? - maschile

Caso Singolare Plurale


Nom. ili ilt
Gen. (i, e) ilit ilvet
Dat. ilit ilvet
Acc. ilin ilt
Abl. ilit ilvet

ila? - femminile

Caso Singolare Plurale


Nom. ila ilat
Gen. (i, e) ils ilavet
Dat. ils ilavet
Acc. iln ilat
Abl. ils ilavet

ilt? - neutro

Caso Singolare Plurale


Nom. ilt mish ilat mishra
Gen. (i, e) ilit mish ilavet mishra
Dat. ilit mish ilavet mishra
Acc. ilt mish ilat mishra
Abl. ilit mish ilavet mishra
101

Il pronome indefinito

I pronomi indefiniti sono i seguenti:

1) Akili, akila un tale, una tale. Essendo riferito a persona non ha il genere
neutro.

akili - maschile akila - femminile

Caso Singolare Plurale Caso Singolare Plurale


Nom. akili akilt Nom. akila akilat
Gen. (i, e) akilit akilvet Gen. (i, e) akils akilavet
Dat. akilit akilvet Dat. akils akilavet
Acc. akilin akilt Acc. akiln akilat
Abl. akilit akilvet Abl. akils akilavet

2) Disa alcuni. Ha solo la declinazione plurale ed invariabile.

disa

Nom. disa
Gen. (i, e) disave
Dat. disave
Acc. disa
Abl. disave

3) Gjith, t gjith tutti, tutti quanti. Ha solo la declinazione plurale m. e f.

(t) gjith

Caso Maschile Femminile


Nom. (t) gjith (t) gjitha
Gen. (i, e) (t) gjithve (t) gjithave
Dat. (t) gjithve (t) gjithave
Acc. (t) gjith (t) gjitha
Abl. (t) gjithve (t) gjithave

4) Kushdo chiunque. Ha solo la declinazione singolare.

kushdo - maschile e femmnile

Nom. kushdo
Gen. (i, e) kujtdo
Dat. kujtdo
Acc. kdo
Abl. kujtdo
102

5) Mosnjer nessuno. Ha solo il singolare ed invariabile nel genere.

mosnjer - maschile e femmnile

Nom. mosnjer
Gen. (i, e) mosnjeru
Dat. mosnjeru
Acc. mosnjer
Abl. mosnjeru

6) Ndonjer qualcuno. Si declina come mosnjer.

7) Nganjer ciascuno, ognuno. Si declina come mosnjer.

8) Njri, njra luno, luna in correlazione con jetri, jetra laltro, laltra. Ma pu
assumere anche il significato di uno di essi, una di esse.

njri

Caso Maschile Femminile


Nom. njri njra
Gen. (i, e) njrit njrs
Dat. njrit njrs
Acc. njri njra
Abl. njrit njrs

9) Mosnjri, mosnjra nessuno/a (di essi/e). Ha solo il singolare, maschile e


femminile. Si declina come njri.

10) Nganjri ciascuno (di essi). Si declina come njri.

11) Nj uno, una. invariabile nel genere. Ha solo il singolare.

nj - maschile e femmnile

Nom. nj
Gen. (i, e) nji
Dat. nji
Acc. nj
Abl. nji

12) Ndonj qualcuno, qualcuna. Si declina come nj.

13) Jetri, jetra laltro, laltra. Nella forma indeterminata singolare si fonde con
larticolo indeterminativo nj dando njetr (nj + jetr).
103

njetr (nj+(t)jetr) / (t)jetri - maschile (t) tjer / (t) tjert -maschile


Singolare Plurale

Caso Indeterm. Determ. Caso Indeterm. Determ.


Nom. njetr (t)jetri Nom. (t) tjer (t) tjert
Gen. (i, e) njetri (t)jetrit Gen. (i, e) (t) tjerve (t) tjervet
Dat. njetri (t)jetrit Dat. (t) tjerve (t) tjervet
Acc. njetr (t)jetri Acc. (t) tjer (t) tjert
Abl. njetri (t)jetrit Abl. (t) tjerve (t) tjervet

njetr (nj+(t)jetr) / (t)jetra - femminile (t) tjera / (t) tjerat -femminile


Singolare Plurale

Caso Indeterm. Determ. Caso Indeterm. Determ.


Nom. njetr (t)jetra Nom. (ta) tjera (ta) tjerat
Gen. (i, e) njetrje (t)jetrs Gen. (i, e) (ta) tjerave (ta) tjeravet
Dat. njetrje (t)jetrs Dat. (ta) tjerave (ta) tjeravet
Acc. njetr (t)jetra Acc. (ta) tjera (ta) tjerat
Abl. njetrje (t)jetrs Abl. (ta) tjerave (ta) tjeravet
Nella parlata odierna sono in uso le forme njetr, jetri, jetra, tjer, tjert, tjera, tjerat. Le forme pi
corrette nj tjetr, tjetri, tjetra, t tjer, t tjert, t tjera, t tjerat, che coincidono a quella della lingua shqipe,
sono presenti nella letteratura arbreshe.

Vi sono poi alcuni pronomi indefiniti indeclinabili:

1) Ca alcuni, alcune; un po.


2) Dica alcuni, alcune; un po.
2) Shum molti, molte.
3) Pak pochi, poche.
4) Gjagj qualcosa.
5) Gjithqish tutto.
6) Mosgj nulla, niente.
7) Ndoca alcuni, un certo numero di
8) Kaq tanto.
104

LAVVERBIO

Come determiniamo il sostantivo con il suffisso di determinazione e con


laggettivo, cos completiamo, precisiamo o modifichiamo il significato del verbo
ponendogli accanto delle parole invariabili dette avverbi, con le quali indichiamo il
modo in cui si svolge quanto affermato dal verbo, il luogo o il tempo dove avviene
lazione, ecc. Lavverbio pu anche determinare o completare il significato degli
aggettivi o di altri avverbi.

Secondo la particolare determinazione che si vuol dare al verbo, allaggettivo


o ad un altro avverbio, si distinguono i seguenti avverbi:

1) Avverbi di luogo;
2) Avverbi di tempo;
3) Avverbi di modo o di maniera;
4) Avverbi di quantit;
5) Avverbi di affermazione;
6) Avverbi di negazione;
7) Avverbi di dubbio.

Come in italiano, cos in albanese esistono locuzioni avverbiali, cio gruppi di


parole che svolgono la funzione di avverbi.

Nota: anche per quanto riguarda la classificazione degli avverbi esistono delle differenze tra
la lingua albanese dAlbania (shqipe) e la lingua italiana. La lingua shqipe considera avverbi soltanto
quelli di modo, luogo, tempo e quantit. Classifica invece nella categoria della particella i cosidetti
avverbi di valutazione: di affermazione, negazione e dubbio. Come gi affermato per quanto riguarda la
diversa classificazione del numerale, si ritenuto, in questa grammatica, di seguire le indicazioni dei
comitati scientifico e tecnico che hanno dato il loro avallo alla pubblicazione della grammatica Udha e
Mbar di Giuseppe Schir di Maggio, pubblicata nel 2001. Quindi, per quanto riguarda gli avverbi e
le particelle, si seguira lo stesso criterio classificativo della lingua italiana.

1. Avverbi di modo.

Gli avverbi di modo servono a determinare il modo in cui si svolge lazione


espressa dal verbo oppure aggiungono una precisazione qualificativa ad un
aggettivo o ad un altro avverbio.
Gli avverbi di modo possono essere primitivi, derivati e composti:

- avverbi di modo primitivi.


ashtu (cos/in quel modo), kshtu (cos/in questo modo), bashk (insieme), dal
(piano), kot (invano), njize (presto), von (tardi).

- avverbi di modo derivati: derivano da nomi, aggettivi o verbi dai quali si


formano con laggiunta, talora, di suffissi.
105

avverbi di modo derivati da nomi:


barkza (bocconi), arbrisht (in arbresh), ltisht (in italiano), kaluar (a
cavallo), kalosha (a cavalcioni), ecc.

avverbi di modo derivati da aggettivi:


mir (bene), bukur (in bella maniera), lig (male), trash
(grossolanamente), shtrejt (a caro prezzo), humbt (profondamente, in
profondit), ecc.

avverbi di modo derivati da verbi:


fort (fortemente), ftoht (freddamente), ngroht (al caldo), that
(duramente), njom (mollemente), hua (in prestito), xathur (a piedi
nudi), ecc.

- avverbi di modo composti:


gjithnjiherje (in una volta), katrakmbza (carponi), papritur
(inaspettatamente), padashur (involontariamente), ecc.

Anche lavverbio ha i gradi come laggettivo. Di quasi tutti gli avverbi


primitivi e derivati - soprattutto quelli derivati da aggettivi - si pu formare il
comparativo ed il superlativo:
Vete fort (va forte), flet m fort (parla pi forte), rrjedh shum fort (corre
fortissimo).
Rri mir (sto bene), ndodhem m mir (mi trovo meglio), shkruan ndutu mir
(scrive benissimo).

2. Avverbi di tempo.

Gli avverbi di tempo determinano il tempo in cui si svolge lazione espressa


dal verbo.
I pi comuni sono:
sot (oggi), dje (ieri), nesr o nestr (domani), dej (dopodomani), kosdej
(posdopodomani), nani (ora), ather o ahierna (allora), kur (quando), kurr (mai),
somenat (stamattina), sonte (stasera), sontenatn (stanotte), prm (ieri sera), ditn (di
giorno), natn (di notte), vjet (lanno scorso), simjet (questanno), rrall (raramente),
hereher (a volte), menatnet (di mattina), mbrmnet (di sera), njditz (avantieri),
njnatz (avantieri notte), pran (dopo), gjithnjibashku (ad un tratto), ngryst
(allimbrunire), njher (una volta), ndoher (qualche volta), ngaher (ogni volta),
njmend (poco fa), gjithmon (sempre).

Di uso meno comune o presenti nella letteratura arbreshe:


ndvon (finalmente), pas, pasandaj (dopo), ndrkaq, mesandaj (frattanto),
kurdoher (ogni volta, sempre).

Di alcuni di essi si pu fare il comparativo ed il superlativo:


106

Vate njize (and via presto), eja m njize se dje! (vieni pi presto di ieri!), zgjonet
shum njize (si sveglia prestissimo).
Anche gli avverbi di tempo si distinguono in primitivi, derivati e composti:

- avverbi di tempo primitivi:


sot (oggi), dje (ieri), nesr o nestr (domani), dej (dopodomani), nani (ora), kur
(quando), kurr (mai), sonte (stasera), pas (dopo), ecc.

- avverbi di tempo derivati da nomi, aggettivi o verbi:


prm (ieri sera), ditn (di giorno), natn (di notte), vjet (lanno scorso), ngryst
(allimbrunire), menatnet (di mattina), mbrmnet (di sera), ecc.

- avverbi di tempo composti:


ather o ahierna (allora), kosdej (posdopodomani), somenat (stamattina),
sontenatn (stanotte), simjet (questanno), hereher (a volte), njditz (avantieri),
njnatz (avantieri notte), gjithnjibashku (ad un tratto), njher (una volta), ndoher
(qualche volta), ngaher (ogni volta), njmend (poco fa), ndvon (finalmente), gjithmon
(sempre), ndrkaq, mesandaj (frattanto), kurdoher (ogni volta, sempre).

3. Avverbi di luogo.

Servono ad esprimere unindicazione nello spazio.

Eja ktu! (vieni qui!), qndroi jasht (rimase fuori), vate llargu (and lontano), ecc.

Seguendo la classificazione italiana degli avverbi di luogo, essi si suddividono


in: indicativi, relativi, interrogativi ed indeterminativi.

a) Gli avverbi di luogo indicativi indicano se lazione espressa dal verbo si


svolge lontano o vicino da chi parla o da chi ascolta.

Luogo vicino Luogo vicino Luogo lontano


alla persona che parla alla persona che ascolta da chi parla e da chi ascolta
ktu qua, qui. aty l. ktje l.
ktej di qua. atje l.
atej di l.
i vi, ci

Ju presjm ktu (vi aspettiamo qui).


Ejani ktej! (venite di qua).
Rri aty e mos u tund! (sta l e non ti muovere!).
Ktje isht gjagj lvizet (l c qualcosa che si muove).
Shrben Rrom. Atje u martua ca vjet prapa (lavora a Roma. L si spos alcuni
anni fa).
Shkojm atej sa t ham (passiamo di l a mangiare).
107

Gli avvervi di luogo indicativi ktu, aty, ktje e atje sono spesso usati per
rafforzare gli aggettivi e i pronomi dimostrativi questo e quello.

Ky ktu ng do shrbenj (questo qua non vuole lavorare).


jerdhe bri ajo aty? (cos venuta a fare quella l?).
Tek ai vend ktje i hyjn dy makin (in quel posto l centrano due macchine).

La particella avverbiale i equivale alle particelle italiane ci e vi, sebbene il suo uso nella
parlata arbreshe di Piana sia pi limitato. Come queste pu esprimere:

- stato in luogo.
Shpia jime isht e vogl, por u i rri mir (la mia casa piccola, ma io ci sto bene).
I qndruan lig (ci rimasero male).

- moto a luogo.
Na grishn te festa, por na ng i vam (ci invitarono alla festa, ma noi non vi andammo).
Nestr vemi te dejti. Do ti vish edhe ti? (domani andiamo a mare. Vuoi venirci anche tu).

- moto attraverso luogo.


Rruga ish aq e ngusht se dy makin ng i shkojn (la strada era tanto stretta che due macchine
non ci passavano).

Essa precede sempre il verbo tranne che allimperativo:


Jeci! (vacci!), qndroi! (restaci!), drgoi tt vlla! (mandaci tuo fratello!), hyri! (entraci!), ecc.

Come avverbio di luogo, la particella avverbiale i si accompagna spesso:

- al verbo hynj (entrare) sia quando ha il significati di andar dentro, passare attraverso o
essere contenuto, sia quando ha quello di riguardare, avere a che fare:
T gjith te makina ng i hyjm (tutti in macchina non centriamo).
Mos me thuaj mua! U ng i hynj (Non dirlo a me! Io non centro).

- alla forma medio-passiva del verbo dua (volere) quando ha il significato di occorrere,
essere necessario, fare bisogno.
I duhet durim me tij (ci vuole pazienza con te).
I duhej nj dmark i mir te kjo hor (ci vorrebbe un buon sindaco per questo paese).

Spesso usata in funzione pleonastica:


Ng i sheh mir (non ci vede bene).
Ka nj vesh ng i gjegjet (da un orecchio non sente).

Nota: rispetto allitaliano la particella avverbiale viene usata molto meno nella parlata
arbreshe, soprattutto se si prende come esempio lutilizzo in italiano di ci e vi che, associate alla
particella ne in funzione di pronome, accompagnano spesso il verbo essere. In genere larbresh
preferisce utilizzare, in questi casi, solo il verbo essere:
Nj her e nj her ish (cera una volta)
Sa gjinde ishn te mesha? (quante persone cerano alla messa).
Sa lapse jan mbi trys? - Jan dy (quante matite ci sono sul tavolo? - Ce ne sono due).
Anche la particella avverbiale italiana ne che equivale a di qui, da questo luogo, da l, da quel
luogo in arbresh non ha un corrispettivo: jane ven (se ne stanno andando).
108

b) Gli avverbi di luogo relativi indicano un luogo congiungendo tra loro due
proposizioni. Per tale motivo sono classificati come congiunzioni. Quando
introducono una proposizione interrogativa, diretta o indiretta, vengono definiti
avverbi interrogativi.

- Avverbi relativi: ku (dove), ka (onde, da dove), kudo (ovunque, dovunque).

Kopijt ka Hora ven ku shrbtir (i giovani da Piana vanno dove c lavoro).


Jec ka jerdhe! (va donde venisti!).
Ka ti gjejm kudo t jen (li troveremo ovunque siano).

- Avvervi interrogativi: ku? (dove?), ka? (onde? da dove?).

Ku je vete? (dove stai andando?).


Ka je vjen? (da dove stai venendo?).

c) Gli avverbi di luogo indeterminativi danno unindicazione nello spazio


senza alcun riferimento alla persona che parla o che ascolta.
I pi comuni sono:
lart (su), posht (gi), alarta (di su, nella parte alta), aposhta (di gi, nella parte
bassa), brnda (dentro), jasht (fuori), abrnda (internamente, allinterno), ajashta
(esternamente, allesterno), gjithasajtna (dappertutto), prapa (dietro), prpara (davanti),
aprapa (di dietro, posteriormente), ndanz o danx (vicino), llargu (lontano), sipr
(sopra), prposh (sotto), pkrahu o prkrahu (accanto), mandajashta (di fuori),
mandabrnda (di dentro), mbatan (dallaltra parte), prjashta (fuori paese, fuori porta),
gjkun o gjakun (in qualche luogo), mosgjkun o mosgjakun (in nessun luogo), mnjan
(da parte, in disparte), ngrah (addosso).

Altri presenti in letteratura:


afr (vicino), andidherash (da lontano, da terre lontane), mball (di fronte), rreth
(intorno), tutje (lungi, lontano).

Di alcuni avverbi indeterminativi si pu fare il grado comparativo ed il


superlativo:
Hipu m lart! (sali pi su!).
Hjidhe m llargu! (lancialo pi lontano!).
Mos u vur shum danx (non ti mettere molto vicino!).

4. Avverbi di quantit.

Con gli avverbi di quantit si indica, in maniera indefinita, la quantit o la


espresse da un verbo, da un aggettivo o da un altro avverbio.
I pi comuni sono:
109

shum (molto), pak (poco), ndutu (troppo, assai), kaq (tanto cos), aq (tanto), m
(pi), sa (quanto).
In letteratura si trovano anche:
mjaft (abbastanza), fare (punto, per nulla), rreth (circa), monu (quasi).

Di shum e pak si pu formare il comparativo ed il superlativo assoluto:


shum (molto), m shum (pi, di pi), shum shum o ndutu shum
(moltissimo).
pak (poco), m pak (meno, di meno), pak pak o shum pak o ndutu pak
(pochissimo).

5. Avverbi di valutazione: affermazione, negazione e dubbio.

Gli avverbi di valutazione si usano per confermare, mettere in dubbio o


negare lazione espressa dal verbo.

- Gli avverbi di affermazione comunemente usati nella parlata arbreshe


attuale sono:
o, j, oraj (s), vrtet o ftet (certamente, veramente, davvero), po (proprio), engjegj
(certamente).

Do vish me ne, j o jo? (vuoi venire con noi, s o no?).


Kjo vajz ftet e mir (questa ragazza davvero buona).
Ky libr po t zglidhet (questo libro proprio da leggere).

Nella letteratura arbreshe troviamo anche domosdo (certamente).

- Gli avverbi di negazione pi comuni sono:


jo (no), ng (non), mos (non - con i verbi allimperativo, congiuntivo e ottativo).

Nesr ka shrbesh? - Jo! (Domani lavorerai? - No!).


U, jo ti, fola (io, non tu, parlai).
Mos u ngre! (non alzarti!).
T thash t mos luash (ti dissi di non giocare).
Mos ardht! (che non venga!).

Nella letteratura arbreshe troviamo anche:


s o s (non), aspak (niente affatto), fare (per nulla), as (nemmeno, neppure).

Nota 1: come gi detto in precedenza gli avverbi di valutazione nella lingua shqipe vengono
considerati particelle avversative.
Anche in italiano s e no, per quanto vengano considerati avverbi, non servono a modificare il
significato di un verbo ma a sostituire unintera frase: Sei andato a trovare lo zio? No! (=non sono
andato a trovarlo). Vengono quindi definiti anche parole olofrastiche. In alcuni casi s viene utilizzato
come vero e proprio avverbio: Paolo s forte, ma poco agile. No invece viene utilizzato solo nelle
risposte negative o nelle frasi che esprimono contrapposizione: Vuoi venire con noi? No!, Vuoi
110

venire, o no?. In tutti gli altri casi litaliano usa lavverbio non. In arbresh, invece, lutilizzo
dellavverbio jo pi esteso:
Ti, jo ju, ke thn t rreme (tu, non io, hai detto bugie).
U ha gjithqish, por (ma) jo hudhrn (mangio di tutto, ma non laglio).
Kjo shrbtir isht e glat, jo e rnd (questo lavoro lungo, non pesante).

Nota 2: allimperativo, al congiuntivo e allottativo lavverbio che, preposto al verbo, rende la


frase negativa mos. Quindi lavverbio italiano non, a seconda delle frasi, pu essere reso in arbresh
con jo, ng o mos:
Ng m plqejn kto brek (non mi piacciono questi pantaloni).
Jerdha t shrbeja, jo t flisja (venni per lavorare, non per parlare).
Mos harroni kliet! (non dimenticate le chiavi).

- Gli avverbi di dubbio pi comuni sono:


omse (thomse) (forse), kushedi (chiss), ndo (circa).

Omse isht Zefi i bie te dera (forse Giuseppe che suona alla porte).
Kushedi shi ka bienj sot! (chiss che pioggia cadr oggi!).
Ishn ndo zet burra (cerano circa venti uomini).

In letteratura troviamo anche: mbase (quasi), rreth (circa).

Nota: luso in arbresh di ndo, che deriva dallaggettivo indefinito ndo (qualche), col
significato di circa, allincirca mutuato dal dialetto siciliano che utilizza laggettivo indefinito
qualchi/quarchi, per esprimere lo stesso avverbio:
Parr pi quarchi tri uri Foli p ndo tri or (Parl per circa tre ore).

6. Le locuzioni avverbiali.

Le locuzioni avverbiali sono gruppi di parole che svolgono una funzione


avverbiale e che spesso costituiscono delle frasi fatte.
Possono essere:

- di modo:
ashtu e kshtu (cos cos), alla shtrmbra (sottosopra, al contrario), alla drejta
(dalla parte diritta), alla fshehura (di nascosto), copa-copa (a pezzi), dora-dora (mano
manina), dale dal (piano piano), me mbyllm sy (ad occhi chiusi), m glunj (in
ginocchio), m kmb (a piedi), m duar (in braccio), m par (prima), m likur (a
nudo), pa ngrn (a digiuno), sa ka te thom (in men che non si dica), vale val (in
ebollizione), si isht isht (in ogni modo), qetu-qetu (silenziosamente, in sordina), pr zglat
(per lungo), ecc.

- di quantit:
nj e nj (ad uno ad uno), dy e dy (a due a due), pak e pak (a poco a poco), pak-pak
(almeno), pak o shum (pressa poco), ecc.

- di luogo:
111

atje lart (lass), atje posht (laggi), tek e drejta (a destra), tek e shtrmbra (a
sinistra), atej e ktej (di qua e di l), p ktej (per di qua), pr atej (per di l), n mes (in
mezzo), ktu danx (qua vicino), ku isht isht (in ogni dove), ka isht isht (per ogni dove), te
ku (dove), ecc.

- di tempo:
nani-nani (or ora, proprio adesso), si nani (per adesso), sot m sot (oggi giorno),
ndita-ndita (di giorno in giorno), dit pr dit (gorno per giorno), vit pr vit (anno per
anno), pr gjithmon (per sempre), sot (da oggi in poi), nesr (da domani), njatr
skaj (fra poco), ecc.

di affermazione, negazione e dubbio:


p ftet (per davvero), jo ftet (no certo), p mosgj (per niente), pa tjetr
(senzaltro), ecc.
112

LA PREPOSIZIONE

La preposizione quella parte invariabile del discorso che si premette ad un


elemento della frase (nome, aggettivo, pronome, numerale o verbo) per metterlo in
relazione con altri elementi della frase o con altre frasi. La preposizione serve a
formare diversi complementi indiretti.

Categorie delle preposizioni

1. Le preposizioni, in base alla struttura morfologica, si dividono in semplici,


composte e locuzioni prepositive:

- semplici:
mbi (su), m (a), me (con), n (in), nn (sotto), ndr (tra, fra), ka o nga (da), pa
(senza), pr (per), brnda (dentro), jasht (fuori), prapa (dietro), ve (tranne), afr (vicino
a), sipr (sopra), llargu (lontano da), pajt (grazie a, per merito di), rrz (rasente), pas
(dopo), kundra (contro), te o tek (in), njera o njer (fino a), buz (lungo, al margine di),
rreth (intorno a), ecc.

- composte:
mbatan (al di l di), pkrahu o prkrahu (accanto a), prpara (davanti a),
prposh (sotto), ecc.

- locuzioni prepositive, quando sono composte da pi parole:


bashk me (insieme a), n mes t (in mezzo a), te vendi (i/t) (invece di, al posto
di), pr n (attraverso), pr n mes (per mezzo di), pr hir (grazie a,per merito di), njera te
(fino a - luogo), njera m (fino a - tempo), ecc.

2. In base alla relazione sintattica che instaurano con il nome, il pronome o


laggettivo, le preposizioni possono reggere uno dei casi della declinazione. In tal
modo distinguiamo preposizioni che reggono il caso nominativo, genitivo, accusativo o
ablativo:

- preposizione + caso nominativo:


ka/kak o nga/ngak, te o tek, njera te (fino a).

Nxori bukn ka furri (tolse il pane dal forno).


do kak u? (che vuoi da me?).
Vjen ka Parku (viene da Altofonte).
113

Kak ti ng e prisja (da te non me laspettavo).


Te shpia jime jemi katr (in casa mia siamo in quattro).
Sonte ham gjith tek u (oggi mangiamo tutti da me).

- preposizione + caso genitivo:


te vendi (i/t) (al posto di, invece di), pr hir (t) (grazie a), n mes t (in mezzo a).

N mes t luzms ishn shum fmij (in mezzo alla folla cerano molti bambini).
Foli ai te vendi i mikut (parl lui al posto dellamico).
Pr hir t internetit lidhemi me gjith jetn (grazie ad internet ci colleghiamo con
tutto il mondo)

- preposizione + caso accusativo: mbi, me, m, ndr, n, nn, pa, pr, bashk
me, pr n, njera m.

- preposizione + caso ablativo:


buz, kundra, danx, llargu, mbatan, pr, pajt, pas, prpara, prposh, prapa,
rrz, sipr o asipra, ve, rreth.

Particolarit delluso delle preposizioni.

a) La preposizione mbi.

Indica una collocazione nello spazio, il luogo sopra il quale si svolge


unazione o si trova una persona, oggetto ecc..
La preposizione mbi (su) nella parlata odierna viene pronunciata
comunemente mi. Regge laccusatico e indica:

stato in luogo Maja jon fl mbi divanin (la nostra gatta dorme sul divano)
moto a luogo Vur tajurt mbi tryes (metti i piatti sul tavolo).
argomento Ng kan t then gj mbi tij (non hanno nulla da dire su di te)
tempo Mbi nj vit u martua (dopo un anno si spos)

Frequentemente laddove litaliano vuole larticolo determinativo dopo la


preposizione su (o la preposizione articolata sul, sulla ecc.), larbresh fa seguire mbi
dal nome in forma indeterminata.

Mbi + Su +
Nome arbresh Nome italiano
indeterminato determinato
Mbi krye Sulla testa
114

Mbi shtrat Sul letto


Mbi tryes Sulla tavola
Mbi bark Sullo stomaco
Mbi hund Sul naso
ecc.

b) La preposizione m.

La preposizione semplice m (verso, a) pu entrare anche nella formazione di


locuzioni prepositive. Regge laccusativo e indica:

modo U vu m glunj (si mise in ginocchio)


Vete m kmb (vado a piedi).
Mbaj djalin m duar (teneva il bambino in braccio).
Jecjn dor m dor (camminano mano nella mano).
tempo M kt her gjindja fln (a questora la gente dorme).
M 5 mars (il 5 marzo).
Njera m sot ng u ka par njeri (fino ad oggi non si visto nessuno)

c) La preposizione me.

Indica unidea di unione, partecipazione o un rapporto di carattere


strumentale. Fondamentalmente la preposizione del complemento di compagnia o
di unione ma pu assumere altri significati. Regge laccusativo.

compagnia Vajta te festa me time kushrir Andai alla festa con mia cugina
unione Te skolla vehet me pendn e lapset A scuola si va con la penna e le matite
causa Dridhej me ttimt t fort Tremava dal forte freddo
mezzo Jerdhm me trenin Venimmo col treno
modo Ju presjm me hare Vi aspettiamo con gioia
Rri gjith ditn me linjn Sta tutto il giorno in vestaglia
qualit M plqejn vajzat me kript t glet Mi piacciono le ragazze coi capelli lunghi
limitazione Si vete me shrbtirn? Come va col lavoro?
tempo Me dimrin dita shkrtonet Con linverno il giorno si accorcia
materia Nj mur stisur gjith me gur Un muro costruito tutto in pietra

d) La preposizione n.

Nella parlata odierna di Piana la preposizione n non viene pi usata per


esprimere lo stato in luogo e viene sostituita quasi sempre dalla preposizione te.
Rimane in alcune locuzioni avverbiali o in modi di dire. In alcune locuzioni
avverbiali viene assimilata al nome e la sua pronuncia appena avvertita. Regge
laccusativo.
115

N mes, pr n mes (in mezzo).


N krah ngrah (addosso).
N kryq ngryq (in croce).
Ndita-ndita (di giorno in giorno).

In altri casi scomparsa completamente. Ci accade con i nomi di citt o di


localit.

Rri n Palerm rri Palerm (sta a Palermo).


Vete n Sndastin vete Sndastin (vado a Santa Cristina).
Vate n Rom vate Rom (and a Roma).
Ka shpin n Kazallot ka shpin Kazallot (ha la casa a Casalotto).

e) La preposizione nn.

Indica una collocazione nello spazio, il luogo sotto il quale si svolge unazione
o si trova una persona, oggetto ecc.. Come altre preposizioni sovente seguita dal
nome in forma indeterminata laddove litaliano vuole larticolo. Regge laccusativo.

Nn + Sotto +
Nome arbresh Nome italiano
indeterminato determinato
Nn krye Sotto la testa
Nn shtrat Sotto il letto
Nn tryes Sotto la tavola
Nn sjetull Sotto il braccio
(lett.: ascella)
Nn kmb Sotto i piedi
Nn tajur Sotto il piatto
ecc.

f) La preposizione ka/kak o nga/ngak.

Indica principalmente provenienza, distacco e allontanamento. anche la


preposizione del complemento di agente e di causa efficiente ma pu avere anche
altri significati. Regge il nominativo.

moto da luogo Molla ra ka dega La mela cadde dal ramo


moto a luogo Shko ka ato an! Passa da quelle parti!
moto per luogo Shkova ka dheu jyt Sono passato dal tuo terreno
stato in luogo Rri kak ju Abita vicino a voi
agente Marieja dashur mir ka miket Maria ben voluta dalle amiche
causa eff. Djegur ka dielli Bruciato dal sole
partitivo Njeri kak ju vjen me ne Uno di voi viene con noi
116

mezzo E njoha ka e veshura La riconobbi dal vestito


origine Shum fjal vijn ka tjer gluh Molte parole derivano da altre lingue
distanza Hora ndodhet 22 km ka Palerma Piana si trova a 22 km da Palermo
allontanamento U nda ka prindrat Si staccato dai genitori
separazione Adriatiku ndan Italin ka Shqipria LAdriatico separa lItalia dallAlbania
limitazione Ng i sheh ka nj sy Non vede da un occhio

g) La preposizione pr.

Indica principalmente scopo e motivazione e, anche, un moto a luogo.


Assume anche altri significati. Davanti ai nomi che iniziano per consonante perde la
r finale presentandosi nella forma tronca p. Regge laccusativo, ma in alcuni casi
(quando esprime modo) regge lablativo.

moto a luogo Vate p Fushn Si avvi verso la Fusha


stato in luogo Jan p dhrom Sono per strada
tempo contin. Foli p tri or Parl per tre ore
predicativo E mori p kusar Lo prese per ladro
fine E thom pr t mirn tnde Lo dico per il tuo bene
vantaggio Isht m mir pr ju t mos flas meglio per voi che non parli
causa Skolla mbyllm p terremotin La scuola chiusa a causa del terremoto
limitazione Pr mua ti the po t rreme Per me tu hai detto proprio bugie
prezzo E shiti p pak euro Lo vendette per pochi euro
modo E mori pr dorje Lo prese per mano

Fa parte di locuzioni avverbiali: p pak (per poco), pr gjithmon (per sempre),


p si nani (per adesso), ecc.

g) La preposizione pa.

Indica unidea mancanza o assenza introducendo il complemento di


privazione o di esclusione. Regge laccusativo ed seguita dal nome in forma
indeterminata.

Nj njeri pa tru (un uomo senza cervello).


Qndrova pa fjal (rimasi senza parole).
Ng mnd rri pa tij (non posso stare senza di te).

g) La preposizione te/tek.

Indica principalmente una collocazione nello spazio (stato in luogo e moto a


luogo). Tek si usa davanti ai pronomi personali: tek u (da me), tek ti (da te), tek ai/ajo
(da lui/lei), tek na (da noi), tek ju (da voi), tek ata/ato (da loro). Pu assumere altri
117

significati. sempre seguita da un nome in forma determinata o in forma


indeterminata ma preceduto dallarticolo indeterminativo nj. Regge il nominativo.

moto a luogo U qasn te dera. Si avvicinarono alla porta.


Sonte ejani tek na. Stasera venite da noi.
stato in luogo Zogjt rrin te foleja Gli uccellini stanno nel nido.
tempo Tek ajo dit ra shi Quel giorno piovve.
partitivo ili tek ju do dalnj me ne? Chi di voi vuole uscire con noi?
limitazione Te shrbtira ng ka pr t glar Nel lavoro non ha eguali

Fa parte della locuzione prepositiva njera te (fino a).

g) La preposizione ndr.

Questa preposizione caduta in disuso nella parlata odierna. presente in


letteratura. Esprime una collocazione intermedia nello spazio tra due o pi elementi.

Ndr ne (tra noi).


Jarruri ndr t part (arriv fra i primi).
Flisjn ndr ata (parlavano tra loro).
118

LA CONGIUNZIONE

La congiunzione la parte invariabile del discorso che serve a collegare tra


loro due elementi di una proposizione o due proposizioni.

Classificazione delle congiunzioni

1. In base alla loro struttura si distinuono in semplici, formate da una sola


parola; composte, formate dalla fusione di due o pi parole; locuzioni congiuntive,
costituite da due o pi parole.

- semplici:
as (n), (che), e (e), dhe (e), edhe (anche), ku (dove), kur (quando), o (o), n o na
(se), po o por (ma), pra (quindi), sa (quanto), si (come), se (che), ecc.

- composte:
sikur o skur (come quando), sikurse o skurse (come se), ndrsa (mentre),
megjithat (tuttavia), megjithse (sebbene), posa (appena), porsa (poich), ecc.

- locuzioni congiuntive:
aq sa (tanto quanto), aq se (tanto che), ashtu si (cos come), kur (da quando),
edhe n o na (anche se), kloft kloft (sia sia), ngaher (ogni volta che),
njera kur (fin quando), vetm se (solo che), vje m rar o vje m thn (vuol dire), t
kln (dal momento che), m par se (prima di), pr shembull (per esempio), ecc.

2. In base alla funzione le congiunzioni si distinguono in coordinative, che


legano due elementi della stessa natura o della stessa funzione e subordinative, che
legano due proposizioni che hanno tra loro un rapporto di dipendenza.

- coordinative

copulative:

- affermative: e, dhe (e).

- negative: as (n), as edhe (neanche).

aggiuntive: edhe (anche).


119

disgiuntive: o (o), mno (altrimenti).

avversative: ma, po, por (ma), megjithat (tuttavia), ndrsa (mentre),


vetm (solo).

conclusive: andaj, prandaj (quindi), ather (allora).

esplicative o dichiarative: vje m rar (vuol dire), vje m thn (cio,


vuol dire), pr shembull (per esempio).

correlative o comparative: jo vetm por edhe (non solo ma


anche), e e (e e), o o (o o), kloft kloft (sia sia..),
as as (n n),

- subordinative

dichiarative: se (che).

temporali: kur (quando), sa, posa (appena), ndrsa (mentre), njera


(finch), njera kur (fin quando), kur (da quando), ngaher (ogni volta
che), m par se (prima che), ecc.

finali: sa (affinch).

causali: se (poich), pr (perch), porsa (poich), t kln (dato che),


posa (dal momento che).

locative: ku (dove), ka o nga (da dove), njera (o ngjer) ku (fin dove).

concessive: megjithse (sebbene), edhe n (o na) (anche se), ndonse


(quantunque).

avversative: ndrsa (mentre), te vendi t, sa rri t (invece di), (al posto di),
kur (quando).

Je ankora zgjuar, kur ki tishe te shtrati (sei ancora sveglio, quando dovresti
essere a letto).

comparative: (ashtu) si (cos) (come), sa (quanto), se (che), ecc.


Bj ashtu si t thash (fa come ti dissi)

modali:, si, posi (come), skuna, skurse, sikurse (come se), ecc.

condizionali: n o na (se), kur (quando).


120

consecutive: sa (quanto), se, (che), aq sa, aq se (tanto che), ecc.

eccettuative: ve se (tranne che), vetm se (fuorch).

interrogative e dubitative: n (se), si (come), pr (perch), kur (quando),


sa (quanto).

limitative: p sa (per quanto), (che), p si (per come), ecc.

esclusive: pa (senza).

Particolarit delluso delle congiunzioni.

a) La congiunzione se.

La congiunzione se pu assumere vari significati e diverse funzioni:

causale Hyr brnda se bn ttim (entra dentro che fa freddo)


consecutiva Flet aq lig se ng e ndlgonj (parla cos male che non lo capisco)
dichiarativa Thon se ng vijn (dicono che non vengono)
comparativa M mir t shrbesh se t flsh (meglio lavorare che dormire)
121

LA PARTICELLA

La particella quella parte invariabile del discorso che serve a modificare


alcune forme verbali. Seguendo la classificazione adottata in Udha e mbar, il
numero delle particelle nella lingua arbreshe molto limitato e pu essere cos
elencato:

1) dej: serve a formare il modo condizionale.

Dej kishm jardhur n na kisht grishur (saremmo venuti se ci aveste invitati).

2) do: serve a formare il futuro.

Kush do jet te dera? (chi sar alla porta?).


Do ket kln era shkuli qaramidhet (sar stato il vento a staccare le tegole).

3) ka: serve a formare il futuro.

Thom se sontenatn ka bienj zbor (dico che stanotte nevicher).


Kur ka vush kryet te ndi? (quando metterai la testa a posto?)

4) kish o ki: serve a formare il condizionale.

N ishe ftet nj mik i tij, ki te ndihje (se fossi davvero un suo amico, lo aiuteresti).

5) t o t: fa parte delle forme del congiuntivo, del condizionale e dellinfinito.

mir t nisesh n do tjarrsh njize ( bene che tu parta se vuoi arrivare presto).

6) tue o tuke: serve a formare il gerundio.

Jiku tue rrjedhur (fugg correndo).

7) u: serve per la formazione di alcuni tempi della forma passiva/riflessiva del


verbo.

U zgjova (mi svegliai).


Ng u kan par (non si sono visti).

Nota: nella lingua shqipe vengono classificate come particelle molte parole
che in italiano (e nella presente grammatica arbreshe) sono classificate come
122

avverbi. Si distinguono infatti particelle distintive, negative, affermative, dubitative


ecc.). Per es., gli albanesi dAlbania considerano particelle le parole jo (no) e po (s)
123

LINTERIEZIONE

Linteriezione quella parte invariabile del discorso che serve ad esprimere i


sentimenti di chi parla (gioia, dolore, sorpresa, paura, disprezzo, ecc.) o ad attirare
lattenzione di chi ascolta.
Le interiezioni possono assumere vari toni espressivi: infatti il significato di
uninteriezione dipende anche dal tono o dal timbro della voce con cui viene pronunciata.
Nella lingua scritta impossibile rendere tutto ci che con uninteriezione si vuole esprimere.
Il punto esclamativo, obbligatorio dopo uninteriezione, ha i suoi limiti nel dare lidea di
vivacit e immediatezza che tipica di queste parole.
Linteriezione un inciso che d ad una frase unintonazione precisa, ma non istaura
una relazione sintattica con le altre parti del discorso.

Classificazione delle interiezioni

Le interiezioni, dal punto di vista morfologico, si distinguono in proprie ed


improprie. A queste si aggiungono le locuzioni interiettive. Alle interiezioni si possono
assimilare le voci onomatopeiche.

a) Le interiezioni proprie o primitive hanno solo la funzione di interiezioni e, in


genere, sono formate da semplici suoni:

a, ah, e, eh, ih, ei, o, oh, oi, ai, ui, u, boh, bah, ngah, bobo, bubu, urra, pa, puh, mah,
ufa, mbre, majde, majdena ecc.

b) Le interiezioni improprie sono parole che occasionalmente assumono la funzione di


interiezione:

mme! qafa! forca! mir! bekuar! falem! ishi! shatre! ecc.

c) Le locuzioni interiettive sono gruppi di parole o brevi frasi che hanno significato
esclamativo:

mjera u! (povera me!) bekuar ti! (beato te!) mme mme! (mamma mia!) I Madh Yn
Zot! (oddio!) t zshit hna! (che ti prenda la luna!) Shn Mri! (Madonna!), mirdita
(buongiorno), mirmbrma (buona sera), natn e mir (buona notte), ecc.

d) Le voci onomatopeiche o onomatopee sono espressioni che imitano e riproducono


suoni, rumori o versi di animali:

Ha ha ha! - qishj Valerja (ha ha ha - rideva Valeria).


Mjau! Mjau! - bj maja (Miao, miao! - faceva la gatta).
Kikiriki - kndon gjeli (chicchirichi - canta il gallo).
124

IL VERBO

Coniugazione dei verbi ausiliari

kam-avere

Indicativo

presente pass. pross. imperfetto trapass. pross.


kam kam pasur kisha kisha pasur
ke ke pasur kishe kishe pasur
ka ka pasur kish kish pasur
kemi kemi pasur kishm kishm pasur
kini kini pasur kisht kisht pasur
kan kan pasur kishn kishn pasur

pass. remoto trapass. rem. futuro semplice futuro anteriore


pata pata pasur ka (do) kem ka (do) kem pasur
pate (raro) ka (do) kesh ka (do) kesh pasur
pati ka (do) ket ka (do) ket pasur
patm ka (do) kemi ka (do) kemi pasur
patt ka (do) kini ka (do) kini pasur
patn ka (do) ken ka (do) ken pasur

Congiuntivo

presente passato imperfetto trapassato


t kem t kem pasur t kisha t kisha pasur
t kesh t kesh pasur t kishe t kishe pasur
t ket t ket pasur t kish t kish pasur
t kemi t kemi pasur t kishm t kishm pasur
t kini t kini pasur t kisht t kisht pasur
t ken t ken pasur t kishn t kishn pasur

Condizionale

presente passato
ki (dej) t kisha ki (dej) t kisha pasur
ki (dej) t kishe ki (dej) t kishe pasur
ki (dej) t kish ki (dej) t kish pasur
ki (dej) t kishm ki (dej) t kishm pasur
ki (dej) t kisht ki (dej) t kisht pasur
ki (dej) t kishn ki (dej) t kishn pasur
125

Ottativo

presente passato
paa paa pasur
pae (raro)
past (pait)
paim
pait
pain

Imperativo
presente

ki (anche kij)
kini

__

Participio

pasur

__

Infinito

pr t pasur

__

Gerundio

tue (anche tuke) pasur


126

jam-essere

Indicativo

presente pass. pross. imperfetto trapass. pross.


jam kam kln isha kisha kln
je ke kln ishe kishe kln
(isht) ka kln ish kish kln
jemi kemi kln ishm kishm kln
jini kini kln isht kisht kln
jan kan kln ishn kishn kln

pass. remoto trapass. rem. futuro semplice futuro anteriore


kleva pata kln ka (do) jem ka (do) kem kln
kleve (raro) ka (do) jesh ka (do) kesh kln
kle ka (do) jet ka (do) ket kln
klem ka (do) jemi ka (do) kemi kln
klet ka (do) jini ka (do) kini kln
klen ka (do) jen ka (do) ken kln

Congiuntivo

presente passato imperfetto trapassato


t jem t kem kln t isha t kisha kln
t jesh t kesh kln t ishe t kishe kln
t jet t ket kln t ish t kish kln
t jemi t kemi kln t ishm t kishm kln
t jini t kini kln t isht t kisht kln
t jen t ken kln t ishn t kishn kln

Condizionale

presente passato
ki (dej) tisha ki (dej) t kisha kln
ki (dej) tishe ki (dej) t kishe kln
ki (dej) tish ki (dej) t kish kln
ki (dej) tishm ki (dej) t kishm kln
ki (dej) tisht ki (dej) t kisht kln
ki (dej) tishn ki (dej) t kishn kln
127

Ottativo

presente passato
klofsha paa kln
klofshe (raro)
kloft (klofshit)
klofshim
klofshit
klofshin

Imperativo
presente

ji
jini

__

Participio

kln

__

Infinito

pr t kln

__

Gerundio

tue (anche tuke) kln


128

Coniugazione dei verbi

Forma attiva

zgjonj svegliare mas misurare vu (o v) mettere

Indicativo

presente
zgjonj mas vu
zgjon man vu
zgjon man vu
zgjojm masjm vum
zgjoni mani vuni
zgjojn masjn vun

passato prossimo
kam zgjuar kam matur kam vun
ke zgjuar ke matur ke vun
ka zgjuar ka matur ka vun
kemi zgjuar kemi matur kemi vun
kini zgjuar kini matur kini vun
kan zgjuar kan matur kan vun

imperfetto
zgjoja masja vuja
zgjoje masje vuje
zgjoj masj vuj
zgjojm masjm vujm
zgjojt masjt vujt
zgjojn masjn vujn

trapassato prossimo
kisha zgjuar kisha matur kisha vun
kishe zgjuar kishe matur kishe vun
kish zgjuar kish matur kish vun
kishm zgjuar kishm matur kishm vun
kisht zgjuar kisht matur kisht vun
kishn zgjuar kishn matur kishn vun
129

passato remoto
zgjova mata vura
zgjove mate vure
zgjoi mati vuri
zgjuam matm vum
zgjuat matt vut
zgjuan matn vun

trapassato remoto
pata zgjuar pata matur pata vun
(raro) (raro) (raro)

futuro semplice
ka (do) zgjonj ka (do) mas ka (do) vu
ka (do) zgjosh ka (do) massh ka (do) vush
ka (do) zgjonj ka (do) masnj ka (do) vunj
ka (do) zgjojm ka (do) masjm ka (do) vum
ka (do) zgjoni ka (do) mani ka (do) vuni
ka (do) zgjojn ka (do) masjn ka (do) vun

futuro anteriore
ka (do) kem zgjuar ka (do) kem matur ka (do) kem vun
ka (do) kesh zgjuar ka (do) kesh matur ka (do) kesh vun
ka (do) ket zgjuar ka (do) ket matur ka (do) ket vun
ka (do) kemi zgjuar ka (do) kemi matur ka (do) kemi vun
ka (do) kini zgjuar ka (do) kini matur ka (do) kini vun
ka (do) ken zgjuar ka (do) ken matur ka (do) ken vun

Congiuntivo

presente
t zgjonj t mas t vu
t zgjosh t massh t vush
t zgjonj t masnj t vunj
t zgjojm t masjm t vum
t zgjoni t mani t vuni
t zgjojn t masjn t vun

passato
t kem zgjuar t kem matur t kem vun
t kesh zgjuar t kesh matur t kesh vun
t ket zgjuar t ket matur t ket vun
t kemi zgjuar t kemi matur t kemi vun
t kini zgjuar t kini matur t kini vun
t ken zgjuar t ken matur t ken vun
130

imperfetto
t zgjoja t masja t vuja
t zgjoje t masje t vuje
t zgjoj t masj t vuj
t zgjojm t masjm t vujm
t zgjojt t masjt t vujt
t zgjojn t masjn t vujn

trapassato
t kisha zgjuar t kisha matur t kisha vun
t kishe zgjuar t kishe matur t kishe vun
t kish zgjuar t kish matur t kish vun
t kishm zgjuar t kishm matur t kishm vun
t kisht zgjuar t kisht matur t kisht vun
t kishn zgjuar kishn matur t kishn vun

Condizionale

presente
ki (dej) t zgjoja ki (dej) t masja ki (dej) t vuja
ki (dej) t zgjoje ki (dej) t masje ki (dej) t vuje
ki (dej) t zgjoj ki (dej) t masj ki (dej) t vuj
ki (dej) t zgjojm ki (dej) t masjm ki (dej) t vujm
ki (dej) t zgjojt ki (dej) t masjt ki (dej) t vujt
ki (dej) t zgjojn ki (dej) t masjn ki (dej) t vujn

passato
ki (dej) t kisha zgjuar ki (dej) t kisha matur ki (dej) t kisha vun
ki (dej) t kishe zgjuar ki (dej) t kishe matur ki (dej) t kishe vun
ki (dej) t kish zgjuar ki (dej) t kish matur ki (dej) t kish vun
ki (dej) t kishm zgjuar ki (dej) t kishm matur ki (dej) t kishm vun
ki (dej) t kisht zgjuar ki (dej) t kisht matur ki (dej) t kisht vun
ki (dej) t kishn zgjuar ki (dej) t kishn matur ki (dej) t kishn vun

Ottativo

presente
zgjofsha matsha vufsha
zgjofshe matshe vufshe
zgjoft matt vuft
zgjofshim matshim vufshim
zgjofshit matshit vufshit
zgjofshin matshin vufshin
131

passato
paa zgjuar paa matur paa vun
(raro) (raro) (raro)

Imperativo

presente
zgjo mat vur
zgjoni matni vuni

Participio

zgjuar matur vun

Infinito

pr t zgjuar pr t matur pr t vun

Gerundio

tue (tuke) zgjuar tue (tuke) matur tue (tuke) vun


132

Forma passiva/riflessiva

zgjonj svegliare mas misurare vu (o v) mettere

Indicativo

presente
zgjonem matem vuhem
zgjone mate vuhe
zgjonet matet vuhet
zgjonemi matemi vuhemi
zgjonij matij vuhij
zgjonen maten vuhen

passato prossimo
jam zgjuar jam matur jam vun
je zgjuar je matur je vun
(isht) zgjuar (isht) matur (isht) vun
jemi zgjuar jemi matur jemi vun
jini zgjuar jini matur jini vun
jan zgjuar jan matur jan vun

imperfetto
zgjonesha matesha vuhesha
zgjoneshe mateshe vuheshe
zgjonej matej vuhej
zgjoneshim mateshim vuheshim
zgjoneshit mateshit vuheshit
zgjoneshin mateshin vuheshin

trapassato prossimo
isha zgjuar isha matur isha vun
ishe zgjuar ishe matur ishe vun
ish zgjuar ish matur ish vun
ishm zgjuar ishm matur ishm vun
isht zgjuar isht matur isht vun
ishn zgjuar ishn matur ishn vun

passato remoto
u zgjova u mata u vura
u zgjove u mate u vure
u zgjua u mat u vu
u zgjuam u matm u vum
u zgjuat u matt u vut
u zgjuan u matn u vun
133

trapassato remoto
kleva zgjuar kleva matur kleva vun
kleve zgjuar kleve matur kleve vun
kle zgjuar kle matur kle vun
klem zgjuar klem matur klem vun
klet zgjuar klet matur klet vun
klen zgjuar klen matur klen vun

futuro semplice
ka (do) zgjonem ka (do) matem ka (do) vuhem
ka (do) zgjonesh ka (do) matesh ka (do) vuhesh
ka (do) zgjonet ka (do) matet ka (do) vuhet
ka (do) zgjonemi ka (do) matemi ka (do) vuhemi
ka (do) zgjonij ka (do) matij ka (do) vuhij
ka (do) zgjonen ka (do) maten ka (do) vuhen

futuro anteriore
ka (do) jem zgjuar ka (do) jem matur ka (do) jem vun
ka (do) jesh zgjuar ka (do) jesh matur ka (do) jesh vun
ka (do) jet zgjuar ka (do) jet matur ka (do) jet vun
ka (do) jemi zgjuar ka (do) jemi matur ka (do) jemi vun
ka (do) jini zgjuar ka (do) jini matur ka (do) jini vun
ka (do) jen zgjuar ka (do) jen matur ka (do) jen vun

Congiuntivo

presente
t zgjonem t matem t vuhem
t zgjonesh t matesh t vuhesh
t zgjonet t matet t vuhet
t zgjonemi t matemi t vuhemi
t zgjonij t matij t vuhij
t zgjonen t maten t vuhen

passato
t jem zgjuar t jem matur t jem vun
t jesh zgjuar t jesh matur t jesh vun
t jet zgjuar t jet matur t jet vun
t jemi zgjuar t jemi matur t jemi vun
t jini zgjuar t jini matur t jini vun
t jen zgjuar t jen matur t jen vun
134

imperfetto
t zgjonesha t matesha t vuhesha
t zgjoneshe t mateshe t vuheshe
t zgjonej t matej t vuhej
t zgjoneshim t mateshim t vuheshim
t zgjoneshit t mateshit t vuheshit
t zgjoneshin t mateshin t vuheshin

trapassato
t isha zgjuar t isha matur t isha vun
t ishe zgjuar t ishe matur t ishe vun
t ish zgjuar t ish matur t ish vun
t ishm zgjuar t ishm matur t ishm vun
t isht zgjuar t isht matur t isht vun
t ishn zgjuar t ishn matur t ishn vun

Condizionale

presente
ki (dej) t zgjonesha ki (dej) t matesha ki (dej) t vuhesha
ki (dej) t zgjoneshe ki (dej) t mateshe ki (dej) t vuheshe
ki (dej) t zgjonej ki (dej) t matej ki (dej) t vuhej
ki (dej) t zgjoneshim ki (dej) t mateshim ki (dej) t vuheshim
ki (dej) t zgjoneshit ki (dej) t mateshit ki (dej) t vuheshit
ki (dej) t zgjoneshin ki (dej) t mateshin ki (dej) t vuheshin

passato
ki (dej) t isha zgjuar ki (dej) t isha matur ki (dej) t isha vun
ki (dej) t ishe zgjuar ki (dej) t ishe matur ki (dej) t ishe vun
ki (dej) t ish zgjuar ki (dej) t ish matur ki (dej) t ish vun
ki (dej) t ishm zgjuar ki (dej) t ishm matur ki (dej) t ishm vun
ki (dej) t isht zgjuar ki (dej) t isht matur ki (dej) t isht vun
ki (dej) t ishn zgjuar ki (dej) t ishn matur ki (dej) t ishn vun

Ottativo

presente
u zgjofsha u matsha u vufsha
u zgjofshe u matshe u vufshe
u zgjoft u matt u vuft
u zgjofshim u matshim u vufshim
u zgjofshit u matshit u vufshit
u zgjofshin u matshin u vufshin
135

passato
klofsha zgjuar klofsha matur klofsha vun
klofshe zgjuar klofshe matur klofshe vun
kloft (klofshit) zgjuar kloft (klofshit) matur kloft (klofshit) vun
klofshim zgjuar klofshim matur klofshim vun
klofshit zgjuar klofshit matur klofshit vun
klofshin zgjuar klofshin matur klofshin vun

Imperativo

presente
zgjou matu vuru
zgjonij matij vuhij

Participio

zgjuar matur vun

Infinito

pr tu zgjuar pr tu matur pr tu vun

Gerundio

tue (tuke) u tue (tuke) u tue (tuke) u


zgjuar matur vun