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I LA RIFORMA E LE ORIGINI DEL PROTESTANTESIMO 1, Réforma e protestantesimo Una celebre incisione olandese del secolo XVII raffigura i Riformatori del Cinquecento riuniti pacificamente, in compagnia di dotti teologi di altre epoche, intorno a un tavolo su cui risplen- de un candeliere. Con sguardo disteso é sicuro il tedesco Martin Lutero, lo svizzero Huldrych Zwingli, il francese Giovanni Calvi- no, ’alsaziano Martin Bucero, lo scozzese John Knox, lo slavo Mat- tia Flacio Mlirico, gli italiani Pier Martire Vermigli e Girolamo Zan- chi, nonché il boemo Jan Hus e gli inglesi John Wyclif e William Perkins osservano il vano tentativo di un cardinale, un diavolo, un papa e un monaco di spegnere con un potente soffio la candela che arde sopra il candeliere. Questa immagine salottiera e conviviale svela facilmente il suo intento agiografico quando Ja si raffronti al- le aspre dispute e le sconcertanti fratture tra i Riformatori, cosi am- piamente documentate nelle fonti. Ancora pitt sorprendente é la totale esclusione della cosiddetta Riforma radicale: gli anabattisti, gli spiritualisti, le figure eminenti di Thomas Miintzer 0 di Andrea Karlstadt. Eppure, malgrado i suoi evidenti limiti, l’incisione for- nisce non pochi eleménti di riflessione per una comprensione del significato storico della Riforma protestante. La prima considerazione é, per cosi dire, intuitiva, anche se spesso si tende ad ignorarla. Molto meglio di altri documenti coe- vi e di tanta letteratura storica, l’incisione chiamata I] Candeliere esprime il carattere europeo della Riforma. Nata in Germania, es- sa non fu ristretta al mondo dei piccoli stati territoriali tedeschi, né fu una vicenda esclusivamente germanica, sebbene l’impetuo- sa genialita di Martin Lutero vi abbia apposto il suo suggello im- £. Capt iNascita e svituppi det protestantesimo (secolt AVI-AVIH) vano la rifondazione. Wyclif e i «lollardi» inglesi, Hus e i taboriti boemi, ai quali si potrebbero aggiungere, tra gli altri, i valdesi fran- co-italiani, vanno visti dunque sullo sfondo di questo periodo lun- go che va dal XIII al XVI secolo. E tuttavia, essi furono, consape- volio meno, colpi d’ariete nel sistema ecclesiastico medievale. Il lo- ro messaggio non rappresentd soltanto una protesta, ma soprat- tutto una proposta liberatrice di fede che trové un impressionante consenso popolare; il loro dissenso si fece eresia socio-religiosa. Linterrogativo che sorge spontaneo nel pensieto di chi rievochi ta- Ji avvenimenti é il seguente: quale fu il rapporto tra quei movimen- ti ereticali, per i quali la storiografia pit recente ha coniato il ter- tine di «prima Riforma», con la Riforma europea del secolo XVI? Lincisione olandese sembra suggerire idea che si sia trattato di due fasi di un unico movimento, o quanto meno di un incontro di due parti che misero a confronto le loro posizioni. Ma é, per cosi dire, una visione circonfusa di un’aurcola ideale di sogno, motiva- ta forse dalle successive adesioni dei valdesi e delle chiese eredi del- Vhussitismo alla Riforma calvinista. In realt&, nei primi decenni del Cinquecento il dialogo non vi fu, o fu interrotto troppo presto. I Riformatori considerarono i movimenti della «prima Riforma» co- me conventicole ai margini della legalita e limitate a una minusco- la parte della cristianita, senza riuscire a cogliere la portata univer- salistica del loro messaggio; si mostrarono paco propensi a cono- scere ed approfondire il retaggio teologico specifico di lollardi, hussiti e valdesi, considerandolo di limitata portata; diffidarono del loro deciso orientamento anticostantiniano e della loro riluttanza ad affidare lo jus reformandi all’autorita secolare. Soprattutto su quest’ultimo punto la posizione di Lutero, Zwingli e Calvino, sia pure con sfumature diverse, fu chiarissima: essi procedettero, se- condo la linea, che del resto non presentava concrete alternative, di un rapporto di collaborazione con il principe o con il magistra- to. Di questo mancato dialogo constateremo presto gli effetti, quando parleremo delle scissioni interne della Riforma del Cin- quecento. U ritratto di famiglia della Riforma offerto dall’incisione olan- dese fa sorgere un altro interrogativo. Vi fu in quella realta-mul- tiforme una sostanziale unita dottrinale, come l’atmosfera convi- viale delineata dalla nostra fonte lascerebbe pensare? La docu- mentazione storica di cui disponiamo indica senza dubbio che la sostanza comune é grande e costituisce I’elemento essenziale della 6 Storia det cristianesimo, L eta moderna fede cristiana, almeno nella comprensione che di essa ne hanno avuto i Riformatori. Se infatti, come é consuetudine fare, si riassu- mono i caratteri tipici della Riforma nella formula: sola scriptura, solus Christus, sola gratia, sola fide, si deve riconoscere che vi fu un fondamentale accordo non solo tra Lutero, Zwingli, Bucero, Cal- vino, ma anche tra gli esponenti della Riforma radicale, il cui pen- siero era imbevuto anche di questo esclusivismo radicato nella ri- velazione biblica. E peré altresi vero che ognuno di essi accentud in modo speciale qualche aspetto di quei principi generali, con- ferendo alla propria teologia un carattere tutto particolare. «La Parola ha fatto tutto — diceva Lutero, esprimendo con un pizzico di malizia la sua fiducia incrollabile nel verbo di Dio — e, mentre dormivo 0 bevevo la buona birra di Wittenberg assieme al mio Fi- lippo e al mio Amsdorf, ha inferto il colpo decisivo». Il comune ri- ferimento alla Scrittura non fu tuttavia né semplice né pacifico. Karlstadt a Wittenberg pensd che i semplici contadini fossero in grado di leggere e comprendere la Scrittura meglio dei dotti, e per questo si separé dal Riformatore sassone. Thomas Miintzer chiamd Lutero «dottor Menzogna», perché non condivideva il suo modo di interpretare la Bibbia. Gli anabattisti contestarono con argo- menti scritturali il battesimo dei neonati, mentre Zwingli se ne servi pet giustificarlo. Occorsero’quindici anni a Calvino per confutare suoi avversari con ragionamenti biblici. Anche la formula solus Christus, che esprimeva il rifiuto di tutto cid che é ausilio umano, religioso all’opera della salvezza, rappresentava un elemento co- mune a tutte le correnti della Riforma. Eppure, é noto che Lutero ebbe una «cristologia del Natale», accentud cioé nell’evento del- l'incarnazione l’importanza della natura umana di Cristo, mentre Zwingli e Calvino ebbero una «cristologia della Pasqua e dell’A- scensione», considerando che la suprema certezza della fede é di sapere che la natura divina di Cristo rimane immutata anche nel- evento dell’incarnazione. Ul comune riferimento al sola gratia, al sola fide affidava la salvezza soltanto alla misericordia di Dio e con- siderava la giustificazione dei peccatori come opera esclusiva del Salvatore, alla quale l’uomo poteva rispondete accogliendo con fe- de la giustizia aliena annunziata dall’evangelo. Ma all’atto pratico lo stesso punctum protestantissimum si tivelé tutt’ altro che privo di contraddizioni. Se Zwingli, Bucero e Calvino non gli dettero quel tono quietistico che risuonava nell’interpretazione di Lutero, cid non impedi ai radicali della Riforma di criticarli per avere essi ac-