Sei sulla pagina 1di 3

Le ragioni del reddito

di Giso Amendola

Le manifestazioni del primo maggio hanno plasticamente evidenziato, un po


dovunque, e non solo in Italia, una distanza, unestraneit che spesso diventa ostilit
attiva e combattiva, tra quel che resta del mondo sindacale ufficiale e tutto quel che si
muove, che anima pratiche di lotta, di rivendicazione, di riappropriazione nel vasto e
differenziato mondo, che, in mancanza di meglio, continuiamo a indicare come
sociale. Con una coerenza degna di miglior causa, i sindacati confederali sono
riusciti a schierarsi, oltretutto il pi delle volte ben difesi da forze dellordine dalla
carica facile, sempre dalla parte sbagliata: vicini agli estremisti Si Tav del Pd a Torino,
apertamente contestati come amici dei Riva a Taranto, perfettamente integrati nel
modello emiliano delle cooperative a Bologna. Dovunque, tra il mondo dei non
garantiti, degli incapienti, come direbbe Renzi, della precariet diffusa e il mondo dei
soggetti che hanno incarnato lantica mediazione costituzionale del lavoro, la
rappresentanza classica dei conflitti, non c relazione possibile. In questo quadro,
viene bene leggere un agile libro, che torna con intelligenza sui temi della crisi del
welfare e della bancarotta dei suoi attori politici e sociali tradizionali, e lo fa riportando
lattenzione sulla pi innovativa e forte richiesta che ha caratterizzato lazione dei
nuovi movimenti sociali: il basic income, o, con la precisa definizione che Giacomo
Pisani sceglie gi nel titolo, il reddito di esistenza universale (G. Pisani, Le ragioni del
reddito di esistenza universale, ombre corte, 10 euro).

Del reddito per tutti/e questo libro vuole, per lappunto, indagare le ragioni:
soprattutto, le ragioni filosofiche. Pisani, molto giustamente, critica quei punti di vista
che giustificano il reddito di base esclusivamente come una misura redistributiva,
come un semplice mezzo per ottenere criteri di giustizia pi equi nellassegnazione di
beni e servizi. vero che la nascita di un forte interesse per il reddito di base,
allinterno del paradigma di matrice liberale della giustizia come equit aperto da
John Rawls, permette attraversamenti interessanti e dialoghi inediti (si pensi alle
posizioni di Philip Van Parijs o, in Italia, di Corrado Del B): ma, osserva giustamente
Pisani, la cosa pi interessante nel reddito di base non solo come riesce a riscrivere
la logica della giustizia redistributiva di matrice contrattualistica, ma come pu
potenzialmente scardinare la logica trascendentale del contratto sociale che fonda
quelle filosofie della giustizia. Il reddito di base non insomma solo un buon
ammortizzatore sociale, capace di prendere sul serio le ragioni delluguaglianza meglio
degli strumenti del welfare classico tradizionalmente fondato sulla figura del
lavoratore: il reddito principalmente uno strumento di liberazione delle vite dai ricatti
e dalle discipline, faccenda di libert dellesistenza dai dispositivi che pretendono di
governarne tempi, modi e stili. La battaglia per il reddito scrive efficacemente
Pisani la scintilla () che decostruisce alcune categorie giuridiche assolute nella
cultura dominante, ponendo la base per il riconoscimento di esigenze eccedenti; e,
allo stesso tempo, il grimaldello per aprire possibilit di decisione libera da parte
degli individui, spiragli di autonomia nella propria esistenza.

Questa rivendicazione decisa dellelemento dellincondizionatezza del reddito di


esistenza, della sua capacit liberatoria nei confronti delle politiche di gestione e di
controllo delle vite, il punto di forza del discorso di Pisani: e viene davvero a
proposito oggi, quando lausterit espansiva proclamata da pi parti come via
duscita dalla crisi, ha come corrispettivo il ritorno in gran spolvero di un workfare
autoritario, fatto di ammortizzatori sociali ultracondizionati, di lavori obbligatori, di
formazione professionale forzata e burocratica. Di fronte a una tale assoluta incapacit
di riconoscere gli spazi autonomi di produttivit sociale l dove si danno, molto
opportuno rivendicare il reddito di base come mezzo di sottrazione ai condizionamenti
e di valorizzazione dellautodeterminazione singolare e comune: si tratta di rovesciare
una visione tutta dallalto del governo della crisi, e di usare il reddito come chiave di
connessione delle lotte di riappropriazione dei servizi, degli esperimenti di welfare dal
basso, che non a caso stanno connotando questo ciclo di lotta dei movimenti sociali.

Il reddito di esistenza, universale e incondizionato, va letto, in questo senso, come


chiave per aprire spazi allinterno di un mondo nel quale la vita quotidiana, i suoi
tempi, i suoi movimenti, i suoi desideri, sono continuamente messi al lavoro: il mondo,
avrebbe detto Marx, della sussunzione reale, dove il valore non pi prodotto in
tempi e luoghi individuabili, precisabili, ma la sua estrazione si estende, in modi e con
dispositivi differenziati, allintera produttivit sociale. La vita cos continuamente
attraversata da richieste di prestazione, da imperativi di concorrenza, da valutazioni,
esami, obblighi di disciplina e di autodisciplina, promesse a vuoto per lincerto futuro,
vincoli forzosi di fedelt e obbedienza: con il risultato che la stessa capacit di
inventare, creare, produrre insieme, connettersi, viene continuamente avvilita,
omologata e uniformata a standard che nulla sanno della ricchezza delleterogeneit,
della singolarit e dellautonomia delle vite, nonostante la continua produzione di
retorica neoliberale sullindipendenza e sulla libert.

Le pagine del libro di Pisani che descrivono le tristi metamorfosi della vita di un
ricercatore allinterno delluniverso della Ricerca & Sviluppo sono una perfetta
fenomenologia della sussunzione reale, della vita messa al lavoro. Pisani, per, sulla
scia di uninterpretazione filosofica molto segnata dalla lettura francofortese e,
qualche volta, heideggeriana della societ contemporanea, immagina questo processo
di sussunzione in modo un po troppo unilaterale: risuona nelle sue pagine la ben nota
diagnosi di una colonizzazione integrale del mondo della vita da parte del capitalismo
contemporaneo e della connessa razionalit tecnico-strumentale. Eppure, proprio la
tensione nel rivendicare il reddito come grimaldello per liberare le vite, ci fa pensare
che forse restano pi produttivi gli avvertimenti marxiani: per Marx, anche la
sussunzione reale non un destino metafisico, ma lesito di conflitti, il prodotto stesso,
in fondo, della lotta di classe. Questo mondo non decisamente il migliore dei mondi
possibili: ma anche la sussunzione reale non un metafisico Apparato tecnico-
scientifico, n una reificazione totalizzante, ma pur sempre una relazione, una lotta
aperta tra le vite e i meccanismi di estrazione di valore, tra la ricchezza delle
soggettivit e i dispositivi di governo e di assoggettamento.

Il vivere in questo tempo della vita messa integralmente al lavoro, non significa
allora dover cercare chiss quale sganciamento pseudoradicale da un capitale-Moloch:
significa semmai essere consapevoli che questo governo delle vite si nutre proprio
della forza della nostra capacit produttiva comune. E che il reddito appunto uno
strumento di rivendicazione e di programma per organizzare una politica di
riappropriazione di eguaglianza, di libert e di autonomia, una politica radicata nelle
nostre capacit creative, produttive e cooperative.
Al di l di qualche scelta filosofica che rischia di semplificare un po troppo le
ambiguit comunque stimolanti e produttive del nostro presente, il libro di Pisani per
giunge nel momento opportuno perch sta dalla parte giusta sullessenziale: respinge
bene al mittente le critiche di chi guarda al reddito di base come a uno strumento di
addomesticamento del conflitto sociale (critiche quelle s compiutamente ispirate
senza rimedio a una visione del capitale come apparato totalizzante e a una implicita
sfiducia in ogni capacit di produrre autonomia dal basso), e sa restituirci fino in fondo
le buone ragioni che stanno dietro questa fondamentale battaglia: quelle per una
eguaglianza e una libert finalmente senza condizioni, contro quel diritto borghese
uguale, che (come bene ricorda Luigi Pannarale nella sua introduzione a questo libro)
ha invece fatto del diritto di propriet la condizione per eccellenza per accedere agli
spazi dei diritti e della cittadinanza moderna.