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1 Marzo 2017 Pelagos Letteratura,

Alessandro Mosc recensisce Altissima miseria di Claudia Di Palma

Claudia Di Palma: la poesia che si fa misero dono.


C una poesia che fiorisce da una zolla concimata e della quale si sente sempre pi lesigenza di
mostrarne lo sbocciare, di qualificarne la crescita, gli sviluppi, gli esiti nel tempo (lantologia,
etimologicamente, non altro che la raccolta del fiore). Le nuove generazioni, suffragate dalle
vecchie, in qualche caso sanno creare un ponte che unisce una metodologia e un linguaggio neo-
lirico come punto di raccordo: da Umberto Saba, stando al Novecento, fino ai nostri
contemporanei. Stavolta ci colpisce una voce al femminile, Claudia Di Palma, nata a Maglie nel
1985, che vive a Lecce. Ha dato alle stampe la silloge Altissima miseria (Musicaos 2016). Il tratto
principale di questi versi si profila in una rappresentazione non statica, in un movimento repentino,
in unazione dinamica, in un gesto teatrale.

La scrittura rifluisce anche in una resa, come riferito dallautrice stessa, dove la donna cammina e
danza fluidamente. Una serie di metafore rende la parola di Claudia Di Palma un accorgimento in
tensione, unatmosfera da decantare, una rifrazione tra intelletto a corpo. Levocazione reclama un
suono e un passo, una fotografia di femmina, di madre, di essere umano che offre la sua scrittura
come pane, come elemento vitale e irrinunciabile (Corrispondiamo al vuoto e al silenzio / con le
nostre carni e una certa fame). Alessandro Canzian, nellintroduzione, mette in luce la
testimonianza che inventa un dialogo dietro laltro. Sono efficaci alcune espressioni taglienti e
totali: Come mi corrispondo bene. / Pi mi amo e pi mi sento amata; oppure: C un attimo in
cui stiamo per fare / ma non facciamo ancora, / vorremmo sapere ma non sappiamo. Il confine di
Claudia Di Palma un bisogno di perdersi e di ritrovarsi in un universo onirico, nellindolenza e
nella ribellione, nel controllo e nella riflessione. La vita continua a chiamare, ad esprimersi e a
svanire, ad animarsi di affettivit e accumulazione musicale, proprio come in una pice teatrale.
Delle generazioni gi monitorate dalla critica, Mariangela Gualtieri la poetessa che pi potrebbe
ricordare Claudia Di Palma (che della Gualtieri ha citato dei versi in esergo al libro), ma si
avvertono anche gli echi di Giovanna Sicari, che decifra fatti passati, remoti, liquefatti, espiantati.
La domanda sulleterno rito del non sapere, delle ombre esistenziali, conduce ad un misero dono,
ad un inizio del quale possiamo solo riconoscere creazione, sostanza, misera misura. Il partorire
quasi unossessione in questa poesia, tanto che la nascita, paradossalmente, identificata come
un trapasso. Non la morte, ma appunto il dare vita alla vita, quando il buio si fa bagliore e non il
contrario. Il mistero, per, sempre lo stesso. La libert delluomo non pu nulla contro la
mutilazione, il buco, lattesa. Claudia Di Palma offre una poesia perturbante, impalpabile,
colma di esperienze metamorfiche, con aspetti soggettivi e oggettivi di memoria, archetipi, entit
anfibie. E cessiamo di essere monadi / e ci troviamo mondo, plurale sintonia / di singolari
moltitudini. Infine / ci dissolveremo in quella grande / bandiera bianca / che spesso chiamiamo
luce.

Non sappiamo se lio della poetessa sia anche il tu al quale si rivolge, se questa donna parli a se
stessa o ad un cerchio di persone, ad un viaggiatore anonimo, ad un Dio invisibile. Lo specchio nel
quale guarda la spinge oltre il vetro verticale: Claudia Di Palma vorrebbe capire, simbolicamente, i
congegni che regolano i meccanismi dellattraversare una parete divisoria tra laldiqu e laldil. Ti
leggo come fossi scrittura postera, simula il tentativo di varcare proprio un limite, una barriera.
Lorizzonte, il mare, il deserto vibrano di segni, riverberano in motivi essenziali, in una specie di
guida dove nascita e morte aderiscono ad un sentimento privo del tutto di finzione scenica. E
questo il ripetersi che incrocia storia e natura, il fatidico da dove veniamo e dove andiamo.

Alessandro Mosc

http://www.pelagosletteratura.it/2017/03/01/claudia-di-palma-la-poesia-che-si-fa-misero-dono/