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Girolamo Ippolito Appunti di costruzioni idrauliche Edizione aggiornata acura di Giuseppe De Martino Liguori Editore Aleane figure sigrate nella presente edizione sono trate di sequent et Ginseppe AnglaniFreg, anion’ aoquedoutefognatre, Liguod Editor, 1979; Filippo Aredi,Costrasion!drawiche, OTET, 1968, Associazione Idrtecnica Italiana, Chaguanta anni ingegnerta italiana dell 'acqua, LU. Japadre Eatore, Aquila, 1981; Claudio Dat, Za protesione dele galerie delle condoce el sistem’ a pression, Bizion Libreria Cortina, Padova, 1979; Giuseppe Evangelist, Implant droeletrci Casa Bditvice Prof Riccardo Paton, Bologaa, 1964 ‘Umberto Messina, Corso di costasint idauliche, LU, Tpedre Eire, [L’Aquil, 1986; Giorgio Noseda, Problem! di moto varlo, Appunt dele evo, Politecnico di Milano; Eugene P Odum, Fundamentals of ecology, WB. Sounders ‘Company, Pilaelphia, 1971; Ginseppe Pistl,«Acquedot sotomarini pee ‘soled Caps, Procida ed Ischia, in Ingegneria santria,n.1-2, 1986 oes opera rosea dal Lapse au sito ators (Cegge 659/961: gi gust esascionstogg632_AL. ‘ond, in paricolre quelle ais wsdzios, alla cazion, al iprodine i guts ona, also delle aseaion, ell belle cel mata software notes alia wasaisione ‘allie levi, sla egitrnione monopole ala pbblonone iisioestaveso [nett son ora anche eco tli presi Eriprodiione di quests pcs anche se pace on Spa gil, ¢ammesea solo eslasiamete 5 imi Sl dla Legge ed soaeen lf surizstne srt ell Eso a vialmione dele orme camera email provid eggs regolanento peso dt coment edi sev present sl to dell Cus Eixice Liga isp al sequen indian pew gud oolishe poistlitltaapegs ‘Vttizo in questa pablicacon dt esosinaion! gener, oo cmc ¢ mar eit, ance se no specitcamens desea, noe inplic heli denominaclo march na seo pete dhe eave aso reslinent Ligne aor 180125 Napoli nips ©1983, 1995 by Liguor alone, Sik Second done islam Setembro 1995 Stampa ia aia da OGL Nao ‘ppotio, Grotane ‘Appa i conrcion drench Gin glo ‘Nepal: Ligvor, 1995 TSBNI3. 978 98-207-2082-7 1.Covmsce deatiche 2 Infartutire Tile Rion Bunn woO wo woE7ES« “aca tz perla samp questo volume inti, priv ai ar ato, conforne alleaoeme UNI EN 09706, azar oa mater pre Tove veri ovens da pata ‘anovabl prodot asian aohtsment natal, pa nquna ewtainene bodega Indice Presentazione dell’edizione aggiornata Premessa Capitolo primo Cenni di idrologia Generalita Servizio Idrografico Piogge Definizioni| Rilevamento delle piogge Distribuzione delle piogge. Valori medi ‘Valutazione della pioggia media annua Piogge massime locali di breve durata Lexgi di probabilita pluviometrica Piogge massime su zone estese Fattore di riduzione areale Piogge minime i lunga durata Deflussi fluviali Formazione dei deflussi Tipi di deflusso Portate dei corsi d’acqua. Coefficiente di perennita Altezze idrometriche. Scale di deflusso Valutazioni indirette dei deflussi Premessa Valutazione del deflusso in un hungo periodo di tempo Coefficiente di deflusso Bilancio idrologico annuo per bacini impermeabili Deflusso medio annuo per bacini impermeabili u 13 6 Indice ~ 1.4.2.4 Bilancio idrologico annuo per bacini permeabili 14.3 Valutazione delle portate di piena 1.4.3.1 Piogge efficaci: coefficiente di afflusso 1.4.3.2 Trasformazione degli afflussi efficaci in deflussi di piena: i metodo della corrivazione 1.4.3.3. Modelli matematici di simulazione dei deflussi 1.4.3.4" Massime portate di piena 1.44 Propagazione delle piene Capitolo secondo Acquedotti 24 Generalita 2.1.1 Lo sviluppo delle strutture acquedottistiche. Il Piano Rego- latore Generale degli Acquedotti 2.2 Caratteristiche delle acque naturali 2.3. Requisiti delle acque potabili e giudizio della potabilita 2.4 Fabbisogno di acqua potabile. Provvista delle acque 2.5 Captazione delle sorgenti 2.6 Captazione di falde 2.6.1 Captazione di falde con pozzi: valutazione della portata emungibile 2.7 Captazione di acque superficial 2.8 Tracciato dell’acquedotto esterno 219 Schema e calcolo idraulico dell’ acquedotto esterno 2.10 Rete di distribuzione 2.11 Serbatot 2.12 Tubazioni. Tubi metallici 2.13 Tubazioni lapidee 2.14 — Tubi di materiale plastico 2.14.1 Verifica di stabilita delle condotte 2.15 Pezzi speciali e apparecchi 2.16 — Posa e prova delle condotte 2.17 Opere d'arte 2.18 La protezione delle condotte elevatorie: organi di attenua- zione 2.19 Distribuzione dell’acqua 2.20 Manutenzione ed esercizio degli acquedotti Indice 7 Capitolo terzo Metodi di-verifica e di proporzionamento delle reti idriche 3.1 Premessa 287 3.2 Problemi di verifica = 230 3.2.1 Generalita 290 3.2.2. Metodo di bilanciamento dei carichi (Metodo di Cross) 291 3.2.3 Applicazione a reti con alcuni o tutti lati a servizio unifor- ‘me Iungo il percorso 297 3.2.4 Applicazione-a reti con alcuni nodi di quote piezometriche note ma di portata concentrata (in arrivo o in, uscita) inco- gnita 301 3.3 Determinazione dei diametri e delle quote piezometriche in- cognite attraverso il criterio di massima economia 306 3.3.1 Metodo di bilanciamento dei costi 307 3.3.2 Applicazione a reti con ramificazioni ed a condotte com- plesse au ‘Applicazione a reti con q.p. variabili entro un campo asse- gnato 315 ‘Altri metodi di verifica e di proporzionamento 318 Generalita 318 Metodo di bilanciamento delle portate 319 ‘Metodi matriciali 321 Metodo di linearizzazione 321 Portate correttive nelle maglie quali incognite 322, Quote piezometriche fei nodi quali incognite 323 ‘Cenni su alcuni recenti metodi di dimensionamento delle reti idriche in pressione: 324 Capitolo quarto Potabilizzazione delle acque 4.1 Generalita, Neutralizzazione 329 4.2 Filtrazione dell’acqua 337 42.1 Filtrazione lenta 338 42.2 Filtrazione rapida 339 Sgrossatura dell’acqua 340 Coagulazione 340 ‘Sedimentazione 343 8 Indice ~ 42.2.4 4.2.25 422.6 42.2.7 43 43.1 43.2 43.3 43.4 44 4.41 44.2 45 46 47 48 Filtri Lavaggio dei filtri Apparecchiature di regolazione, misura ¢ controllo Dosaggio e miscelamento del coagulante Purificazione delle acque Clorazione “Ozonizzazione Raggi ultravioletti Processi oligodinamici Addolcimento delle acque Processo a calve-soda Processo a scambio di basi o alla zeolite Deferrizzazione ¢ demanganizzazione Demineralizzazione Osmosi inversa. Princ Altri trattamenti del processo Capitolo quinto Fognature Sa 32 33 54 3.5 5.5.1 55.2 553 5.5.3.1 5.5.3.2 56 5.6.1 5.6.2 5.6.2.1 5.6.2.2 5.6.2.3 3.7 5.8 59 5.9.1 Generalita. Studio della rete Tipi di fogne Calcolo delle portate fecal Calcolo delle portate pluvi Pluviogramma di progetto Pioggia netta Modelii di calcolo Metodo cinematico Metodo deiPinvaso Criteri di progetto di una rete e calcolo degli spechi Criteri di progetto. Calcolo degli spechi Seale di deflusso in moto uniforme Volume dei piccoli invasi Procedimento di calcolo Metodo semplificato Limiti di velocita Costiuzione delle fogne ¢ opere d’arte relative Materiali lapidei 346 349 5.9.2 5.93 3.9.4 3.9.5 5.9.6 3.9.7 5.9.8 5.9.9 5.9.10 5.9.11 5.10 5.10.1 5. 5.12 5.13 5.14 S141 3.14.2 3.143 Sas Indice 9 Materiali metallici 456 Materiali di sintesi chimica 457 Fogne non praticabili 459 Fogne praticabili 461 Scarichi in mare o in fiume 464 Pozzetti di ispezione e di caduta, Confluenze 466 Scaricatori di piena 471 Misurdtori per le acque di fogna 476 Attraversamenti 477 Caditoie stradali 480 Impianti elevatori 482 ‘Volumi da assegnare alle vasche di accumulo 486, Lavaggio delle fogne 488 ‘YVentilazione delle fogne 492 Fognatura domestica 494 Dimensionamento degli scaricatori di piena 497 Sfioratori laterali 499 Scaricatori a salto 501 Derivatori frontali 506 Esercizio e manutenzione di una fognatura 510 Capitolo sesto Destinazione ultima e depurazione delle acque di rifiuto Generalita Diluizione Bilancio delVossigeno Trattamenti dei liquami ‘Trattamenti preliminari Digestione dei fanghi. Vasche Imhoff. Lett di essiccamento Vasche di digestione separate Sedimentazione Vasche di sedimentazione Ossidazione dei liquami infezione Scelta del sistema depurativo Riutilizzo delle acaue di rifiuto Impianti domestici 313, si7 523 535, 538 540 546 349 337 569 570 573 374 10 Inaite 6.15 Scarichi industriali 6.16 — Immissione di acque reflue in mare Appendici Appendice 1 ‘Ministero del lavori public - Deereto 12 dicembre 1985. Norme ecniche relative ale tubaziont. Appendice 2 Consiglio superiore de lavori public, Servizio tecnico centrale ~Circo- laze Ministero dei lavori pubblii, Presidenza del Consiglio superiore, Servsio tecnico centrale, 7 gennaio 1974, n. 11633. Lstruziont per lapro- {ettacione delle fognatire e dell Implant di tattamento dele acque di Pifuto. Appendice 3 Ministero dei lavori pubblci, Comitato dei Ministi per la tutela dell oque dallinquinamento -Crtei,metodologi enorme tecniche general ‘cul allat 2, letera b, d), ee) della legge 10 maggio 1976, a. 319, recantenorme per la tutela delle acque dallinquinamento. Norme ten ‘he general per la regolamentazione dellnstallzione ¢ delleserczio degltimpiant di fognatura e depurazione . 379 584 593 60s a Presentazione dell’edizione aggiornata Nel maggio 1991 furono organizzate dalla Sezione Campana dell’ Asso- clazione Idrotecnica Italiana e dal Dipartimento di Idraulica, Gestione delle Risorse Idriche ed Ingegneria Ambientale dell’Universita di Napoli «Federi- co Il Te wGiornate di studio per la celebrazione del centenario della nascita di Girolamo Ippolito», al fine di onorare la sua figura poliedrica, la sua pro- fonda umanita, le sue opere, le sue tante fervide attivita. ‘Alla manifestazione, svoltasi ad Ischia nei giorni 16 e 17 maggio alla presenza dei figli del Maestro (Felice, Marcella e Giuliana), aderirono nume- +0si colleghi, studiosi e tecnici provenienti da tutta Italia per rendere omag- gio a «don Girolamo». Le «Giornate di studio» si conclusero con la pubblicazione di tre volumi di atti. I;primi due contengono le memorie scientifiche scritte in onore del Maestro da molti studiosi su temi volutamente molto ampi, proposti dal Comitato organizzatore, proprio per ribadire le molteplici componenti cul- turali di Girolamo Ippolito, Il terzo, oltre a raccogliere i ricordi del Profes- sore (con interventi di suoi amici ed ex allievi: Michele Viparelli, Luigi Mendia, Luigi Tocchetti, Felice Ippolito, Giuseppe Consiglio, Franco Velo- na, Carlo Lotti, Alfredo Passaro, Guglielmo Benfratello, Costantino A. Fassd, Antonio Vitale, Giuseppe Frega, Ugo Maione e Roberto Carravetta), contiene la presentazione dell’opera del Maestro (relatore Claudio Datei) € lerelazioni generali, svolte da illustri colleghi, sull’evoluzione «da Girolamo Ippolito ad oggin delle Macchine Idrauliche (Giuseppe Epifanio ed Enrico Malquori), dell’ Ingegneria Sanitaria (Eugenio de Fraja Frangipane), dell’In- gegneria Geotecnica (Rusgero Jappelli), delle Costruzioni Idrauliche (Bruno Poggi). 1119 dicembre 1991, in segno di ricordo imperituro e di riconoscenza per Ja sua opera, nel corso di una semplice ma sentita cerimonia, alla presenza di autorita, colleghi, amici, studiosi e studenti, avvenne lo scoprimento del suo busto, realizzato dal maestro Sinibaldi Leone, che trova la sua giusta collo- cazione nella biblioteca del Dipartimento di Idraulica. Per ricordare un cosi grande Maestro, protagonista del secolo ventesimo 12 Appum: di costruzion idraullche nel vasto carppo delle Costruzioni Idrauliche e precursore della Geotecnica e dell’Ingegneria Sanitaria in Italia, si é ritenuto altresi di procedere a un aggiornamento del suo testo di Appunti di Costruzioni Idrauliche (la cui prima edizione risale al 1947 e I’ultima al 1977), cercando di conservarne le originarie caratteristiche di semplicita e di chiarezza, nonché lo stesso ordine di esposizione. Si confida di essere riusciti nell’intento e di porre, quindi, a disposizione degli allievi un volume aggiomnato, utile per lo studio di quei capitoli delle Costruzioni Idrauliche, tra le «pit difficili opere di Ingegneria Civile», trat- tati da Girolamo Ippolito. Si ringraziano i colleghi del Dipartimento per aver collaborato all’ag- giornamento, l'ing. de Marinis che ha, altresi, curato la collazione delle bozze e V’editore Liguori di Napoli per la disponibilita e per il buon allesti- mento dell’opera. Giuseppe De Martino Napoli, aprile 1993, Hanno collaborato all’aggiormamento: prof. Edoardo Benassai, prof. Vittorio Biggiero, prof. Giuseppe d’ Antonio, prof. Ettore d’Blia, prof. Giuseppe De Martino, prof. Luigi Mendia, prof. Arturo Ragone, prof. Giacomo Rasulo, prof. Fabio Rossi, prof. Rosa Vipa- relli, ing. Giovanni de Marinis, ing. Maurizio Giugni, ing. Luigi Pesce, ing. Domenico Pianese, ing. Gianpaolo Rotondo. Allla ristampa del presente volume hanno collaborato gli ingegneri Cosimo Cocca, Giuseppe Del Giudice e Francesco Pirozzi ‘Napoli, giugno 1995 Nelle figure spotate nel testo a steno, a enere, i specfcare I tpoogia dl mate, lasciando al fcsco Mndviduaione di quell pil done per ogl cas in ese Stinvtano cortesement i etor a segoalare ll eventual rot che possono etee fogs nla ornamesto dal testo e ela corecione delle bore Premessa irauliche comprendono tutte le opere di ingegneria civile che hanno stretta relazione con le acque; in particolare le opere destinate a convogliare ’acqua per usi civili o industrialie per sfruttarne I'energia po- tenziale, le opere per difendere gli abitati e i campi dall’azione violenta, 0 comungue nociva, delle acque natural, le opere intese a permettere la navi- sgazione marittima o interna o a difendere le spiagge ele coste, infine le opere di fondazione in presenza delle acque. I capitoli pid importanti delle costruzioni idrauliche riguardano pertan- to: — gli acquedotti, destinati a prowedere e trasportare I'acqua per usi civil (acquedotti cittadini o rural industriali (acquedotti dustria- 1, g infine per usi agricoli (opere d’‘rrigazione); — le fognature, ossia Te opere destinate ad allontanare le acque reflue Tali, domestiche e industriali) per scaricarle nei punti pi opportu- ni; sono da distirguere le fognature cittadine dalle opere che servono ad allontanare le acque di pioggia dai campi le quali ultime rientrano pre- feribilmente nel capitolo de: — lebonificke, le quali comprendono tutte le gnere destinate a regolare le ‘acque di scolo celle’ campagne mediante opportuna rete di canali_di featl (Donice per esaurimonta}-€ alors orton prelaivare foleve ‘mento del livello del terreno (bonifica per colmata); — le opere di sistemazione dei bacini montani e dei fiumi; queste opere potrebbero a stretto rigore rientrare nel concetto di bonifica se a questa parola si desse un senso molto largo, ma per lo pi sitrattano separata- ‘mente tenendo divisa la sistemazione delle gronde montane ela sistema- -tione dei torrenti dalla sistemazione dei fiumi; — gllimpianti idroslettrici, i quali a stretto rigote farebbero parte della grande categoria degli acquedotti, in quanto sono opere destinate ad fddurre le aeque natural ale turbine idraull@fe Che ne ateiano Ta Gaerga polenta ca convogle Te Roque Ol Sales Gos AGERE 14 Appunti dt costruion’ idraulche stesse; i criteri molto particolari che debbono essere seguitinello studio i queste opere suggeriscono di farne un capitolo a parte delle costru- zioni idrauliches = de opere destinate alla navigazione, le quali sono perd di natura molto diversa se si tratta di navigazione interna (a mezzo di appositi canali navigabili o rendendo navigabili i fiumi) oppure se sitratta delle opere civili relative alla navigazione marittima, ossia della castruzione dei ;porti; per le caratteristiche che hanno in comune, conviene raggruppare Te opere portuali con le opere di difese delle costee delle spiaggie, sotto i nome di costruzioni marittime e di regime e protezione dei litorali.In particolare: si riferiscono tradizionalmente alle costruzioni marittime i problemi della portualt’ nellassetto teritoriale, di progettazione e di costruzione delle opere di difesa, di avcosto e di carenaggio nonché quelli di arredo e di gestione delle infrastrutture portuali; sono trattati nell’ambito della conservazione e protezione dei litoralii problemi affe- renti la genesi delle correnti Iungo la costa dovute al moto ondoso, i fenomeni evolutivi delle spiagge emerse e somumerse, delle foci fluvial, sia in presenza che in assenza di opere, la progettazione e la costruzione dei sistema di difesa longitudinal trasversali a protezione del litorale e delle vie di comunicazione ad esso adiacenti; — le fondazioni idrauliche, vale a dire tutte le fondazioni che debbono eseguirsi in acque libere (fiumi, laghi, mare), o in terreni imbevuti di acqua. I problemi delle fondazioni idrauliche vanno oggi trattati,assie- re alle fondazioni su terreni incoerenti ed alle opere costruite com tali terreni (argini e dighe in tera) in una nuova disciplina, che ha assunto ormai, sotto il nome di Geotecnica, una notevole importanza. ‘Trattandosi di dividere e ordinare una cosi vasta materia possono seguir- sicriteri diversi: cosi, ad esempio, gli acquedottie le Fognature cittadine, per ali scopi di carattere igienico che devono perseguire, possono raggrupparsi a costituire la materia preponderante della ingegneria sanitaria, la quale perd comprende altre opere (raccolta ed eliminazione dei rifiuti solidi cittadini, costruzione di cimiteri, purificazione condizionamento del!’aria, ece.) che non fanno parte delle costruzioni idrauliche; cost anche le opere di irrigazio- ne € di bonifica, in quanto sono spesso collegate e tendono allo scopo comune di sistemare e valorizzare le campagne, possono riunirsi a costituire Pidraulica agraria. vari capitoli delle costruzioni idrauliche sono perd tra loro strettamente connessi in quanto molte opere idrauliche che hanno scopi diversi si servono Premessa 18 delle stesse opere elementari sia per il convogliamento delle aeque (canali, tubaziont), sia per la captazione delle acque (opere di presa da fiumi, pozzi, ece.), sia per le opere di immagazzinamento (laghi artificiali, serbato’). ‘Per la progettazione di un’ opera idraulica, V'ingegnere deve avvalersi dei risultati di molte altre discipline, e principalment = dellidraulica per tutto quanto riguarda il meceanismo dell’acqua che circola o agisce nelle opere da progettare; = della scienza e delta tecnica delle costruzioni per il proporzionamento delle varie parti delle opere; — della geotogia per lo studio dei terreni interessati dalle opere ¢ per la seelta dei materiali da adoperare nelle costruzioni; particolare impor- tanza riveste lo studio geologico nel caso di impianti di grandi dighe per Jaghi artificial, di ricerche di acque sotterrance e per le fondazioni idrauliches — della metereologia ¢ idrologia che consentono di conoscere la distribu: zione nello spazio e nel tempo delle acque in natura; — della chimica pet quanto riguarda la composizione e le caratteristiche delle acque, ¢ in particolare delle acque potabilie delle acque di scarico delle fognature; — della biologia e del!’igiene pet ta conoscenza delle caratteristiche biolo- agiche e micrografiche delle acque potabili ¢ per gli streti rapporti che le opere di acquedotti, fognature e bonifiche hanno con Vigiene pubblica; — dell’agronomia per quanto riguarda gli scopi agricoli che si vogliono raggiungere con le opere di bonifica agraria ¢ di irrigazione; — della scienza delle macchine ¢ della elettrotecnica, specialmente pet quanto riguarda gli impianti idroelettrci, le cui opere sono strettamente legate alle caratteristiche del macchinario e alla necessita della produ- zione e trasmissione dell’energia elettrica, e per quanto riguarda tutti i problemi di sollevamento delle acque; = della topografia, in quanto nessuna opera idraulica pud prescindere da un accurato rilevamento topografico che spesso deve raggiungere una grande precisione, specie altimetrica. ‘Le costruzioni idrauliche sono percid fra le pit difficli opere di ingegne- ria civilee richiedono al progettista uno sforzo di sintesi di tutti gli elementi cche contribuiscono a determhinare la scelta delle caratteristiche delle singole opere. Pid che mai in questo campo il tecnico deve abituarsi a porre ¢ risolvere il cost detto compromesso fra i diversi elementi che entrano in 16 Appunt di costruziont idrauliche sicco in modo contraddittorio. In altri termini, molto spesso non si possono migliorare certe qualita di un'opera senza peggiorarne delle alte, esi tratta allora di scegliere, fra le tante soluzioni possibili, quella che tenga conto in modo piit armonico delle diverse esigenze contrastanti. Fra queste l'ingegne- re non deve mai perdere di vista lesigenza economica che é evidentemente quasi sempre in contraddizione con gli altri requisiti, in quanto un'opera costruita con pitt larghi criteri di stabilita, di sicurezza di esercizio, di previ- sione di incrementi futur, risulta evidentemente pitt dispendiosa. Nasce cost quel particolare compromesso che il compromesso economico, vale a dite cerca della soluzione che soddisfi in modo ragionevole le esigenze tecni- che dell'opera con un costo non eccessivo, e che va Sempre considerato in Ogni problema di ingegneria. Nel corso della trattazione, porremo in evidenza il pit spesso possibile queste esigenze del compromesso, in quanto esse rappresentano la parte pitt delicata ¢ difficile dello studio di un’opera. Le opere idrauliche, oltre alle difficolta di costruzione, presentano non lievi problemi di manutenzione e di esercizio. L'azione continua delle acque tende spessissimo a danneggiare ¢ ad alterare la consistenza delle opere, cepperd deve essere continuamente combattuta con un'accurata ed efficiente manutenzione. Al tempo stesso l'esercizio delle opere idrauliche richiede una sorveglianza continua e spesso notevoli spese per energia e materiali di consumo. Nel considerare quindi il compromesso tecnico ed economico, occorre tenere sempre in evidenza, accanto alle spese di costruzione, le spese di esercizio € di manutenzione. Le due categorie di spesa non sono fra loro paragonabili se non si riportano le spese di costruzione ad annualiti 0 le spese annuali di esercizio a capitale, mediante opportuno uso delle note formule relative agli interessi ed agli aramortamenti Molte opere idrauliche sono per loro natura destinate ad essere conti- ‘nuamente modificate nel tempo: cosi, ad esempio, un acquedotto 0 una fognatura che devono gradualmente estendersi con lo sviluppo di una citta, © un’opera portuale che dovra essere gradualmente ampliata con Pincre- mento dei traffici. Nelle progettazioni di tali opere si deve percid tenere ra- gionevole conto di quelli che sono gli sviluppi prevedibili in un periodo di tempo pitt o meno lungo; e questo & un altro elemento che entra nel compro- messo di cui si ¢ parlato. Queste brevi considerazioni mostrano come V'ingegneria sia piuttosto un’arte che una scienza, nel senso che non & possibile determinare le caratte- ristiche di un’opera in base ad elementi precisi individuabili in modo univo- Premissa 17 co, All’eto della progettazione 'ingegnere si deve avvalere largamente dello studio di opere gi eseguite, della conoscenza dei vantaggi e degli inconve- nienti riscontrati nellesercizio di tali opere, ma deve al tempo stesso fare affidamento sul proprio senso inventivo per escogitare sempre nuove ¢ pit convenientisoluzioni, ossia compromessi sempre pii felici. I problemi con- exeti poi si differenziano per lo pid in modo cos! notevole da un caso al’altro che la conoscenza approfondita, pur tanto necessaria, delle opere esistentinon pud che essere soltanto una guida alla progettazione di un’ope- ra nuova. ‘Accanto alle difficolta di progettazione le opere idrauliche presentano poi notevoli difficolta costruttive per la necessita di sviluppare i lavori in presenza di acque che spesso debbono essere deviate e che talora eserctano notev6li azioni dinamiche (fiumi in piena, mare agitato); per le dimensioni stesse di alcune opere (dighe i sbarramento) che obbligano a concentrare in spazi limitati quantita ingenti dimmateriale ed attrezzature ciclopiche ela cui costruzione richiede cure particolari perché la loro rovina pud costituire un disastro per intere vallate. Non sara mai troppo raccomandato percid agli ingegneri che si dedicano ‘a questc campo della tecnica non solo lo studio crtico di opere eseguite, ma anche le frequenti visite a opere in costruzione e 'accurato esame dei cantie- rie dei mezzi d’opera impiegat Poiché la conoscenza della idrologia & essendiale per lo studio delle costruzioni idrauliche, se ne riassumono in un capitolo preliminare gli ele- ‘enti indispensabil Capitolo primo Cenni di idrologia 1.1 Generalit La distribuzione delle acque nello spazio e nel tempo sulla superficie della terra e nel sottosuolo é I’effetto del complesso fenomeno della circola- one telturica, cio® del moto delle acque tanto alla superficie del suolo (circolazione superficiale) quanto nel sottosuolo (circolazione sotterranea). Poiché a loro volta tali circolazioni dipendono dalla distribuzione nello spa- Zio e nel tempo delle acque meteoriche, pioggia € neve, & evidente che occorre prendere le mosse da queste ultime, per seguire ordinatamente lo svolgersi del fenomeno. ‘Siamo perd qui in presenza di fattor fisici che si presentano con caratteti 4i particolare disuniformita ed incostanza, con andamento ¢ distribuzione apparentemente cosi capricciosi da sembrare frutto del caso e non di legsi determinate. Tuttavia tale irregolarita, dovuta principalmente alla enorme complessita delle cause, non esclude la presenza di leggi definibili sia pure non rigorosamente, alla ricerca delle quali non si pud giungere se’non attraverso la raccolta di un numero grandissimo di dati, opportunamente Adistribuiti nello spazio e nel tempo, e attraverso una coscienziosa e razionale elaborazione di questi dati, secondo i concetti dei metodi statistici. 1 problemi fondamentali della idrologia sono infatti problemi eminente- mente statistic, ed if loro studio costituisce quella parte della moderna idraulica che si chiama appunto idraulica statistica, Ricorderemo, con parole del Niceforo, quali siano i compiti del modello statistico: ‘«Nell’apparente irregolarit& con cui le manifestazioni, simultanee ¢ suc- cessive, di un medesimo fenomeno si presentano, colui che sappia trovare ‘modo di misura, ¢ poi venga a misurare ¢ ad elaborare quelle misure, pud sgiungere — sapendosi fermare ad alcuni pochi valori, ma espressivi, che chiameremo valori segnaletic, e che ha raccolto o caleolato — a scoprire la 20 Appunt di costruion! Idrouliche regola. E cio? ad accertare l’ordine nella irregolarita delle distribuzioni; a mettere itl evidenza la quantita, il senso ¢ la forma del fenomeno; a fissare i Fapporti e quindi ad enunciare le probabilita. Cosicché, pid facilmente potra lo studioso giungere a confrontare, a prevedere, e a dedurre regole pil vasten, Da questa definizione emerge che lo studio di un fenomeno statistico richiede: 1° la misurazione dei dati, i quali debbono essere numerosie ben distribui- tiin tutto il campo spaziale e temporale del fenomeno: inoltre le misure devono essere precise ed omogenee; 2 la elaborazione dei dati, consistente nel loro spoglio, ¢ loro aggruppa- mento, e nella ricerca dei valori segnaletici (medie, mediane, massimt, minimi, e0c.); 3° Ia interpretazione statistica che consente di formulare delle vere € pro- prie leggi che reggono i fenomeni statistici, naturalmente con quella approssimazione che il tipo stesso dei fenomeni comporta. Le leggi statistiche hanno quindi solamente il carattere di leggi probabil, ed al loro studio sono applicabili con larghezza i metodi del ealcolo delle probabilita. In quanto segue applicheremo gli esposti concetti, limitatamente alle considerazioni pitt semplici e schematiche che il complesso problema com- porta, 1.1.1 Servizio Idrografico Istituzionalmente in Italia il compito della misurazione, della raccolta e della elaborazione dei principali dati meteorologici e idrologici é stato affi- dato al Servizio Idrografico Italiano (S.I.1., istituito nel 1917 presso il Ministero dei Lavori Pubblici. Con la legge 18.05.89 n. 183 il S.LI. é stato trasformato nel Servizio Idrografico e Mareografico Italiano (S.L.M.I.), trasferito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, e il suo regolamen- to & in corso di approvazione. Attualmente il S.I.I. & costituito da 12 uffici periferici, a ciascuno dei quali @ affidata una zona di competenza (comparti- ‘mento idrografico, in cui ricade un gruppo di bacini idrografici limitrofi), ¢ da un Ufficio Centrale che promuove e coordina l'attivita dei vari uffici periferici Cont a irotogia. 21 In ciascun compartimento & installato un certo numero di stazioni ter- mometrishe, pluviometriche e idrometriche, dotate o di strumenti a lettura direttao di strumenti registratori. Gli osservatori quotidianamente prowve- ono alla leteura e alla schedatura dei dati dai primi o al cambio dei di ¢grammi nei secondi e inviano il tutto allufficio competente, che provvede al controllo, all’elaborazione e alla pubblicazione dei dati. Nel 1986 la rete di rilevamento era composta da 1170 stazioni termometriche, 3500 pluviome- triche, 750 idrometriche, 380 di misura di portata, 630 freatimetriche e 58 di risura del trasporto solido, raggiungendo una densta generalmente sod sfacente se paragonata a quella di altri paesi europei. Le stazioni termometriche sono dotate di termometri a massimo e mini- smo 0 di termografi (circa i125% del totale) ela rete raggiunge una densita di una stazione ogni 258 km". 1La rete pluviometrica, con una densita media di stazione ogni 86 km’ & Formata per circa 50% da apparecchi a lettura diretta (pluviometrio pluvi nivometri)e peril restante 50% da apparecchi registratori (pluviografi). Per cuanto riguarda le caratteristiche idrogratfiche il $1.1. prowvede al ri Jevamento deiliveliidrici nelle 747 tazioni di misura o mediante lettura gior- naliera (dinorma alle ore 12) di aste idrometriche o, per 491 didettestazioni, mediante apparecchi registratori (idrometrografi). Per individuare la scala di Geflussoin circa 380 stazioni vengono effettuate annualmente misure di por- tata in corrispondenza di diverse altezze idcometriche. Per circa 300 stazioni, infine, vengono normalmente elaborati i bilanei idrologi Ogni compartimento pubblica annualmente 2 fascicoli (Ie I parte) che si riferscono rispettivamente alla termopuviometra e all’idrometria. ‘Negli anni '80 si & iniziato l'ammodernamento del .LI. secondo un programma che prevede la costituzione di una banca dati presso il Centro di calcolo dell'Ufficio Centrale ¢ l'installazione presso gli uffici periferici di computers collegati al predetto centro. Altre reti idrometeorologiche a carattere regionale o locale sono state installate dalle Regioni o da altri soggetti pubblici o privati, spesso non coordinate né collegate tra loro ¢ con il S.LI. A tale proposito la legge n. 183/89 stabilisce che il nuovo S.L.M.L. organizzie gestisca un sistema infor- 1mativo unico ed una rete nazionale, definendone le compatibilita ed il coor- dinamento con tutte le reti regionali e locali. ApBlnt di costreion’ idrauliche 1.2 Piogge 1.2.1 Definizioni Consideriamo anzitutto il fenomeno della pioggia in una determinata localita. Gli elementi da tenere in conto sono le quantita di acqua cadute e la loro distribuzione nel tempo. Le quantita si esprimono in altezze di pioggia, misurando cio’ V'altezza dello strato liquido che si andrebbe depositando sul suolo, qualora tutta ’ac- qua caduta vi rimanesse stagnante, senza defluire, infiltrarsi o evaporarsi. La legge di caduta della pioggia in un Iuogo e in un evento determinati pud pensarsi nel modo pitt generico sotto la forma: h 10 dove h @ Valtezza di pioggia caduta dall’inizio dei tempi fino al tempo t. Si definisce allora intensita di pioggia nellistante generico t il valore aa dt Per comodita di rappresentazione si suppone la pioggia suddivisa in una sucvessione di scrosci di intensita costante; ogni scroscio di pioggia & rappre- sentato dalla sua altezza complessiva h e dalla sua duratat, o anche dalla sua intensita e dalla sua durata, essendo allora ’intensit& nella durata t h ee T Generalmente le altezze di pioggia si misurano in millimetri, le durate in ore o in minuti cle intensita (anche per scrosci di durata inferiore all’ora) in millimetri per ora. Cosi ad esempio una pioggia della durata di 15 minuti e dell’altezza di 20 mm avr una intensita media di 80 mm all’ora. Qualche volta, studiando le distribuzioni delle piogge in lunghi periodi di tempo, si valutano i tempi in giorni o mesi o anni, e si considerano Ie altezze di pioggia giornaliere, mensili o annue, come somma di tutte le altezze di pioggia cadute nei rispettivi intervalli, { quali comprendono gene- Conn dt ldrologia. 23 ralmente dei periodi piovosi inframezzati da periodi in cui non vi stata alcuna precipitazione 1.2.2 Rilevamento delle piogge 1 rilevamento delle piogge in una data localita si effettua mediante pluviometri 0 pluviografi. 11 tipo di pluviometro pit comune & rappresentato dalla fig. 1.1. Da un recipiente A, che ha una bocca di determinata ampiezza (qualche decina di centimetri di diametro) e termina con un imbuto munito al fondo di una reticellaB, P'acqua di pioggia cade in un secondo recipiente C dove si accu- mula, A determinati intervalli di tempo, generalmente ogni giorno nei perio- di piovosi, si scarica ’acqua mediante il rubinetto D in un recpiente gradua- to esimisura. Dividendo il volume d’acqua per la superficie ’imbocco siha Valtezza di piogsia caduta nel periodo. Figure 1.1 Questi apparecchi debbono situarsi in maniera che la bocca di ingresso sia perfettamente orizzontale ¢ devono porsi a qualche metro di altezza dal suolo, e distanti da pareti verticali che potrebbero avere influenza sulle ‘quantita di acqua raccolta, sia per effetto di spruzzi riflessi, sia per azione protettrice da scrosci inclinati, sia perché le pareti modificano la distribuzio- ne delle velocita dell’aria nelle vicinanze. I pluvionivometri hatino struttura analoga. Il recipiente in cui si racco- slie la neve pud asportarsi per provocare lo scioglimento al calore e misurare Pacqua di fusione. 24 ApBlintt di costraion!idrauiche I pluviograft invece registrano V’'andamento della pioggia nel tempo. Di essi esistono molti tipi che per lo pi rispondono allo schema seguen- te: l'acqua di pioggia da un imbuto raccoglitore di data superficie ¢ convo- gliata in un recipient cilindrico e solleva a mano a mano un galleggiante, al quale ¢ connessa una punta scrivente su un tamburo mosso ad orologeria. ‘Quando il recipiente cilindrico & pieno, e la penna é giunta quindi al punto piil elevato del diagramma, si innesca automaticamente un dispositivo a sifone che svuota rapidissimamente l'acqua accumulata. La punta serivente traccia quindi una linea verticale dall’alto in basso ed il movimento di ascesa riprende in funzione dell’acqua di pioggia che seguita acadere. ‘Alto tipo di pluviografo & quello a bascula nel quale al di sotto dell"im- buto & posta una coppia di piccoli recipienti solidali a una base basculante intorno a un perno, Man mano che uno dei due recipienti si riempie il baricentro del sistema si sposta, finché la coppia si ribalta e il primo dei due recipienti si svuota mentre il secondo comincia a riempirsi. A ogni oscillazio- ne del sistema viene trasmesso un impulso a un meccanismo che muove una punta scrivente. ‘A partire dagli anni °70, fermi restando i tipi di pluviografi, ne & stata aumentata l’autonomia da giornaliera a settimanale, a bisettimanale e men- sile. Ultimamente si tende ad automatizzare la rete pluviografica sostituendo ai sensori meccanici tradizionali strumentazione a registrazione automatica su supporto magnetico o su memoria allo stato solido, al fine di rendere pit attendibile le letture soprattutto di piogge particolarmente intense e pitt spedita l'elaborazione dei dati. Al fine della predisposizione di sistemi di allerta in caso di eventi di particolare intensita si va sempre pitt sviluppando il sistema di teletrasmis- sione dei dati osservati Tl diagramma completo della distribuzione della pioggia nel tempo, dato da uno di questi apparecchi, si presenta come nella fig. 1.2, che mostra Vandamento di una pioggia intensa verificatasi a Senerchia (bacino del Sele) il 10-11 febbraio 1924. ‘Da un diagramma simile ¢ facile ricavare fa linea integrale delle precipi- tazioni, che da le altezze totali di pioggia cadute a partire da un istante iniziale. Bastera riportare i diversi rami ascendenti della linea del diagramma Vruno di seguito all’altro, sopprimendo cio’ le brusche discese della pena serivente. Misurando poi gli incrementi di altezza di pioggia verificatisi ora per ora Cenni di idrologia 25 TH Figua 1.2 si ottengono le intensitd orarie e quindi il rispettivo diagramma della intensi- 1@ oraria. In realta conviene sostituire alla linea curva una poligonale che le si avviciniil pid possibile e considerare ogni tratto della poligonale come uno scroscio di pioggia di intensita costante. Nella fig. 1.3 sono ricavati dal diagramma della fig. 1.2 la curva integra- eed il diagramma delle intensita per la violenta pioggia caduta fra le ore 11 del 10 febbraio € le ore 8 dell’It febbraio. 1.2.3 Distribuzione delle piogge. Valori medi Poiché le piogge costituiscono un fenomeno che, come si # detto, non pud studiarsi che attraverso Vindagine statistica, il rilevamento dei dati ‘occorre che sia quanto pid possibile abbondante ¢ uniforme. ‘Necessita quindi Iinstallazione di una rete di pluviometri e pluviograti di caratteristiche simili ed installati con criteri uniformi, rete che quanto pit sara fitta tanto meglio ci permettera di studiare a fondo il fenomeno (come si gid detto, tale rete @ installata a cura del Servizio Idrogratico Italiano). 26 APpunt di costruion’idraiiche + [PAR poco ear FEBRA 04 NERA 190] 7 7 “i : _ 4 f 0 i in 7 r (! 0 f ose, 7 ; x of | a 3 i cia hap 2 of Leu fe iomuperuamanaa tyes t a sow (Seo reae treo ee son rs PP ea deere Figura 13 Solo cosi riesce possibile studiare le variazioni da un anno all’altro ¢ sceverare quello che vié di fondamentale e quello che vi di accessorio nella distribuzione delle piogge. Guardando alle altezze totali di pioggia cadute in un anno, si osserverd Conn! dl ldrologa 7 che esse sono variabilissime di anno in anno, ma_che oscillano sempre intorno ad un valore medio, il quale & praticamente costante sia se si consi dera un intervallo di qualche decennio, sia se se ne considera uno secolare. ‘Si pud parlare quindi di una alfezza media annua di pioggia in una localita, e vedere come questa altezza vari da un luogo ad un altro. Quan- tunque questa variazione nello spazio sia molto irregolare, poiché numerose sono le circostanze che influiscono sull’altezza di pioggia (latitudine, altitu- dine, orografia, direzione frequenza dei venti, posizione rispetto ai mari pil prossimi, ecc.), pure Vesame delle altezze medie annue di pioggia in ‘numerose localita pud mettere in evidenza I’influsso di ciascuno dei fattori principali. Cosi in generale I’altezza di piogeia in localita poste a livello del ‘mare diminuisce col crescere della latitudine, pasando da oltre 2000 milli- metri all’equatore, fino a 300+400 mm nelle regioni polari. ‘Similmente, ed a parita di altre condizioni, l’altezza di pioggia cresce con VPaltitudine fino a raggiungere un massimo, corrispondente allaltezza nor- ‘male delle aubi, per decrescere poi rapidamente per altezze maggiori. Questa dipendenza ? meno facile a controllare, poiché la conformazione orografica, specie in relazione ai venti, pud mascherarla completamente. [Le montagne ed i venti sono infatti gli elementi che pit influiscono sulla distribuzione delle piogge; questi trasportando le nubi formatesi sui mari pit prossimi, quelle accelerando la condensazione nelle pendici esposte ai venti, « riparando invece le zone retrostanti. Liinflusso i questi fattori si mette in mostra costruendo Ie carte delle piogge, che si ottengono disegnando su tna carta geografica o topogratfica le curve isoiete, quelle curve cio’ che riuniscono tutti i punti ai quali compete la stessa altezza di pioggia in un determinato periodo. Si hanno cos} carte delle piogge per singoli anni, o per le medie di molti anni. ‘Tali carte mettono in mostra notevoli anomalie, come per es. quella di ‘molte vallate in cui le piogge decreseono con Y’altezza, e quella di versanti copposti della stessa catena che harino precipitazioni diversissime. La variet& della configurazione della nostra penisola & anzi tale che le piogge medie variano in un intervallo larghissimo, che va dai 500 ai 2000 millimetri anni. Passando dalla considerazione delle altezze medie annue a quelle medie mensili, si pud costraire un diagramma delle distribuzioni medie di pioggia durante l’anno, diagramma che mette in evidenza la legge temporale delle precipitazioni ed alcune importantissime caratteristiche delle piogge (regime pluviometrico). Si definiscono anzi, attraverso questa indagine, diversi andamenti quali- tativi delle precipitazioni, caratteristiche di vaste tegioni ¢ risultanti dalle 28 Appunti di costruciont idraliche varie influenze locali, primissime, come si detto, i venti e orografia. Cosi in Italia, andando dal Nord verso il Sud, si passa gradatamente da un regime pluviometrico detto continentale, caratteristico dell’Europa centrale, con un ‘massimo di pioggia estiva ed un minimo invernale, che si verifica in poche zone alpine, attraverso un regime pluviometrico con due massimi, uno pri- maverile ed uno autunnale, ¢ due minimi, uno estivo ed uno invernale (regime che si manifesta nella valle Padana ed in parte degli Appennini), fino ad un regime strettamente litoraneo con-piogge prevalenti in autunno- inverno ¢ magra molto prolungata nel periodo primavera-estate (regime tipico delle zone costiere e di quasi tutta Italia meridionale). 1.2.4 Valutazione della pioggia media annua Tl traceiamento annuale delle carte delle piogge cadute in un dato perio- do presenta una certa difficolta per l’interpretazione degli effetti dell’oro- srafia sulla distribuzione delle piogge ed & comungue soggetto a numerose arbitrarietd. Un problema diverso sorge quando, anziché alla pioggia in un dato periodo, si fa riferimento alla pioggia media annua o piovosita M(t), consi- derata come parametro della distribuzione di probabilita delle piogge annue h in un punto. In tal caso, se si vuole rappresentare la carta della piovosita bisogna distinguere se gli scarti osservati da punto a punto in un dato periodo din anni siano o meno significativi. Infatti se si indica con b, la media aritmetica dei valoridi’h osservati nel periodo bisogna tener conto del fatto che in un dato punto fi, varia da un periodo all'altro della stessa durata din anni intorno al valore teorico M(h) con scarti tanto pitt grandi quanto pit piccolo & n (variabilita temporale 0 campionaria). Da punto a punto, invece, M(h) varia in funzione det parame- tri — altitudine, distanza dal mare, ecc. — che caratterizzano la posizione del punto (variabilita spaziale). A differenza degli scarti campionari, quin ali scarti spaziali sono significativi. Per valutare M(h) in un punto generico, in cui manchi una stazione di misura, in maniera non arbitraria e col minimo errore occorre ricorrere a metodologie statistiche del tipo dell’analisi di regressione, considerando punti in cui si disponga di una stima diretta fi, di M(h) e cercando di interpretare Ia variabilita di fi da punto a punto attraverso le variazioni della quota Z sul mare di ogni punto. Per ricondursi a un modello lineare Conni di trologia’ 29 sgeneralmente si considera come variabile dipendente Y = logh, e come Variable indipendente X = Ze si pone : Y=a+bXx ay cui ae b sono i parametri di regressione, determinati col metodo dei rminimi quadrati in modo da rendere minimi gli scarti fra i valori osservati e quelli che si deducono dalla retta di regressione di equazione (1.1). Tali scarti (tesidui) sono dovuti in parte a scarti di campionatura e in parte ai fattori spaziali diversi dalaltitudine. Generalmente la regione in studio viene suddivisa in zone omogenee all’interno delle quali i residui sono del- Yordine di grandezza dei soli scarti campionari e, di conseguenza, si pud assumere che la piovosita vari éa punto a punto in funzione della sola altitudine. Di solito nel passare da una zona omogenea all’altra il parametro b varia inversamente con la piovosita della zona. La suddivisione in zone omogence consente di valutare il volume medio di pioggia M(A) (afflusso meteorico medio annuo) caduto su tna superficie e, in particolare, sulla superficie Sel bacino sotteso da una generica sezione di un corso d’acqua (cfr. par. 1.4.2.1). ‘Misurando M(A) in millimetridi lama d”acqua uniformemente distribui ta sulla superficie S, risulta | M(h) « 45. May = =, s Se la superficie $ ricade tutia in un’unica zona omogenea, definendo altitudine media del bacino la quota Z = 5 Z dS / S (eft. par. 1.3.1), afilusso meteorico medio annuo M(A) coincide con la piovosita media annua in un punto del bacino pesto a quota Z. Se il bacino pud essere suddiviso in n parti, ciascuna delle quali, di superficie S,, ricade in un’unica zona omogenea, M(A) risulta pari alla ‘media pesata deali afflussi meteorici medi annui su ciascuna delle n parti, a cui compete un peso pari a S,. 30° Appunt i cosrucont idrauliche 1.2.5 Piggge massime locali di breve durata - Bi particolare interesse per il tecnico conoscere i dati delle massime piogge che sono prevedibili in una data localita, per tenerne conto nello studio di tutte quelle opere che hanno rapporto col fenomeno delle piene nei corsi d’acqua e nei canali di scolo, Le portate di piena, infatti, sono strettamente legate ai massimi di piog- sia, ¢ proprio a queste portate bisogna proporzionare gli organi di smalti- mento delle piene in una derivazione o in un lago artficiale, nonché i canali i scolo di una fognatura o di una bonifica. Poiché le piogge in un dato luogo sono rappresentate da due vatiabili, altezza h e durata t, ovvero intensita media ie durata t, un singolo fenomeno i pioggia & rappreseatato da un punto del piano di coordinate h; t 0 is. ‘Se dai dati riportati da un pluviografo per un lungo periodo di tempo, (almeno di parecchi anni), noi rileviamo tutti gli scrosci pitt notevoli che hanno avuto una certa durata, per esempio 15 min, (considerando anche scrosci parziali di piogge pitt lunghe), essi saranno rappresentati da tanti punti disposti sulla verticale a cui corrisponde Pascissa di 15 min (fig. 1.4). env Crom 8°90 aS om Bore Gor Foe se Figura Lt Analogamente per le piogge di 30 min, 45 min, 1 ora, 2 ore, e cosi via. Si vedri allora che é possibile inviluppare tutti i punti con una curva continua, Cenni di idrotogla 31 cche ha sempre landamento che risulta in figura purché ci si contenti di lasciar fuori un certo numero di punti che rappresentano gli eventi pid rari. In questo criterio di lasciar fuori alcuni eventi si tiene conto dello scopo per cui la ricerca & fatta. Cosi se si tratta di studiare attraverso le piogge Ie portate massime a cui commisurare le opere di smaltimento di piena per una diga di sbarramento converra non lasciar fuori nessuno degli eventi catastro- fici, se si ricercano invece le portate di piena in una rete di fognatura si potranno trascurare anche eventi meno rari, e ancora maggior larghezza si potra adottare per una rete di scolo di una bonifica. ‘Tralasciati quindi questi eventi massimi bastera portare in diagramma ‘un modesto numero di eventi che seguano quelli scartati. ‘Se poi la linea inviluppo sitraccia tenendo conto dei punti pit alti, si dira che rappresenta il 1° caso eritico; se con quelli che seguono immediatamente, si avra il 2° caso eritico e cosi via. Per lo piit si da, con Fantoli, a queste curve ill nome di linea delle massime altezze probabil di pioggia. Queste linee possono anche essere sostituite con curve che abbiano una espressione analitica definita, opportunamente scelta, in modo che le curve analitiche si approssimino abbastanza da vicino alla curva tracciata. Per le linee determinate nella zona di Milano, Fantoli ha suggerito la forma: h=@-byt con valori di a e b che variano secondo il caso critico che si considera. Oggi perd & pid invalsa la forma monomia heat con opportuna scelta dei parametri'a ed n, che pud essere rappresentata in un diagramma in carta logaritmica, di ascissa log t ed ordinata log h, a mezzo di una retta. Invece di quella delle altezze si pud tracciare fa linea delle massime ‘intensita probabili di pioggia, dividendo ciascuna ordinata per Vascissa cor- rispondente, infatti &: © conseguentemente 32 sAppunti di costrucion!idrauliche je at-9 Questa ricerca mostra in modo tipico come l'indagine statistica possa rilevare delle vere e proprie leggi, sufficientemente approssimate, nell’ appa- rente disuniformita dei fenomeni di precipitazione. La legge che si deduce nel modo innanzi detto pud enunciarsi cosi: ~ «Lemassime piogge che possono verificarsi sono tanto pit intense quan- to sono pitt brevi; Ia relazione fra le durate e le massime intensit che possono verificarsi in una data localita pud esprimersi, escludendo qualche ‘evento eccezionale, con un diagramma molto regolare o con una espressione analitica molto semplice». Nel tracciare talilinee si pu lasciare fuori qualche evento eccezionale, se il danno temibile per il suo verificarsi & presumibilmente minore del maggio- re costo delle opere occorrenti per fronteggiarlo (allagamento eccezionale di campagne, eccessivo rigurgito di canali di fognature, ecc.); occorre invece inviluppare tutti i punti, anche i pit alti, se si tratta di proporzionare gli organi di sicurezza di costruzioni importanti (scarichi delle piene per dighe di sbarramento, ecc.), quando cio’ il danno pud essere la rovina dell’ opera ‘con conseguente grave pericolo per le cose e per le persone che si trovano nelle zone sottostanti. 1.2.6 Leggi di probabilita pluviometrica Un approccio pit rigoroso, basato sulla teoria delle probabilita, fa rife- rimento, invece che ai casi critici, al periodo di ritorno T. Si definisce periodo di ritorno T, associato a un dato valore x di una variabile X, il numero medio di anni che bisogna attendere perché x sia superato per la prima volta. La scelta del periodo di ritorno di progetto avviene in base a considera- zioni di carattere tecnico-economico, tenendo presenti le caratteristiche del- Popera, in base a un confronto, generalmente effettuato a livello qualitati- ‘vo, tta i costi e i benefici conness Infattifissando il periodo di ritorno si accetta il rischio che mediamente tuna volta ogni T anni possano verificarsi eventi pitt gravosi di quelli presi in considerazione. ‘Si accetta cio’ il rischio che al verificarsi di detti eventi l'opera possa risultare insufficiente. B evidente quindi che, tenuto anche conto dei franchi di sicurezza che si Cenni di idrologia 33 assuinono nella progettazione delle opere, si possono prendere a riferimento periodi di ritorno relativamente bassi per opere per cui il cattivo funzion mento comporti danni comunque accettabili e di solo carattere economico (per le fognature, ad esempio, si pud assumere 5 in un punto qualsiasi, in mancanza di dati diretti, st ricorre ad un‘analisi regionale, del tipo di quella descritta al par. 1.2.4, della variabilita spaziale dei parametri K’, a, n. Generalmente si é riscontrato che in ampie regioni, climaticamente omogenee (zone pluviometriche omoge- nee), sista: Cent di idrotogia 35 K’= costante nella zona (2.10) ‘Ogni zona omogenea pud inoltre essere suddivisa in softozone omoge- ree, in cui risulta: @ =u, = costante — nella sottozona au in cui , @ il'valore di u, per t = 1 ora, mentre il parametro n varia linearmente con la quota Z sul mare, si che pud porsi: nectd+Z nella sottozona (1.12) Le due costanti regionali K’ed a possono essere stimate calcolando la ‘media delle stime corrispondenti ottenute per ogni pluviografo. Le costanti dirregressione ce d possono esseré stimate con il metodo dei minimi quadrati dalle stime di n ottenute in ogni pluviografo posto ad assegnata quota Z. TI metodo di analisi regionale esposto consente, in definitiva, di stimare el : ty be gg an See a coma : Ze 7 : ‘tar aos 2 wk Tare) Figura 1.5 36 Appunt dl costruion! idrauliche 'h,, in up punto qualsiasi stimando solo 4 parametri. Esso presenta il vantag- ‘io della semplicita e fornisce valutazioni accurate fin quando si esti all’in- temo del campo di osservazione. Per valori di T maggiori della durata n del periodo di osservazione la legge di Gumbel fornisce sistematiche sottovalutazioni di h,,, tanto maggio- i quanto pitt grande & T. ~"Valutazioni pit: precise si ottengono da leggi di probabilita a maggior numero di parametri, che derivano da una generalizzazione della legge di Gumbel. I parametri possono essere stimati con buona precisione solo ana- lizzando contemporaneamente tutti i dati disponibili nei pluviografi installa- tiin una zona omogenea, cioé ricorrendo ad analisi di tipo regionale. ‘Tali analisi, che richiedono elaborazioni di un gran numero di dati con metodologie statistiche pit sofisticate di quella descritta, di norma vengono cffettuate da istituti o gruppi di lavoro specializzati. Ad esempio, in tab. 1.1 riporta la legge regionale di crescita per le massime piogge di breve durata determinate per la Campania. Tabelta 1.1 T 10 20 30 50 100 ky 1.428) 1.669) 1.829 2.062 2.437 D’altro canto per durate t minori dell’ora 1a legge 44(¢) espressa dalla (1.9) fornisce valori delVintensiti media troppo elevati, al limite tendenti all'infinito per t che tende a zero. ‘Una legge pit precisa & data dalla relazione: m= 10d + By? (2.13) in cui, (intensita per t = 0), Be B sono costanti che possono essere valutate se si dispone di valor di h, per valori di t inferiori all’ora. Imassimi annuali H, per durate t inferiori all’ora possone essere dedotti dalla tabella sui dati di pioggia di notevole intensita e breve durata publi. ta dal S.1.1. Poiché per ogni durata ttali dati sono in numero molto ridotto & utile anche in questo caso il ricorso ad analisi regionali. Di norma a seguito i tali analisi si riscontra che in ogni sottozona I, B risultano costanti mentre B varia linearmente con Valtitudine. Cenni dt idrotogia 37 Figura 1.6 In particolare, per Napoli e per la Piana Campana si @ desunto I, = 77 mm/h, B= 3h~' eB = 0.788, In fig. 1.5, per t < 1 ora, sono riportate la curva che rappresenta la (1.13) per detti valori di l,, di Be di Be le curve che rappresentano la (1.2) per valori di T pari a 10, a 20¢ a 50 anni. 1.2.7 Piogge massime su zone estese ‘Quando si considera un fenomeno di pioggia su una vasta estensione, 0, come sidice, una meteora, 'altezza di pioggia non é la stessa in tutti i punti. ‘Vie generalmente unazona ristretta dove ’altezza di pioggia ¢ massima, e che in genere si sposta ancie durante la pioggia, mentre nelle zone circostanti'al- tezza decresce a misura che ci si allontana da questo centro di pioggia. Talché se immaginiamo elevato su ogni punto della proiezione orizzontale del suolo un segmento proporzionale all’altezza ivi caduta, gli estremi superior di tali segmenti si disporranno sopra una superficie rappresentativa della pioggia, ed il volume racchiuso fra detta superficie ela proiezione orizzontale del suo- 0 pud chiamarsi solido di piogeia, e rappresenta il volume di acqua caduto. Le sezioni fatte nella superficie anzidetta con piani orizzontali hanno come controtlo le isoiete relative alla meteora che si studia. Valutando il volume del solido di pioggia, definito afflusso meteorico (cid che pud farsi coa i soliti metodi atti a determinare i volumi di solidi 38. Mppunti di costrusion tdrouliche rappresgntati con curve di livello), e dividendo detto volume per I’area su cui ® caduta la piogsia, si ottiene l'altezza media di afflusso corrispondente a tale area. Essa ¢evidentemente minore di quella che compete al centro di pioggia. Notiamo ora che quando si determinano le massime piogge cadute in, tuna localita, specie quando la ricerca si estende ad un gran numero di anni, i valori che si desumono corrispondono evidentemente a quegli eventi in cui il centro di pioggia & stato coincidente o quasi con la localita stessa. ‘Nel momento quindi in cui, per un dato osservatorio, si é determinato ‘un massimo, per i punti pi o meno lontani dal centro di pioggia si dovevano verificare altezze minori; sicché quando si ricerca il volume massimo com- plessivo di pioggia per una data zona e in un dato tempo non si deve partire dal massimo registrato da un osservatorio locale, poiché si avrebbe un valore in eecesso, ma occorre invece basarsi sul massimo delle medie eseguite sulle piogge contemporaneamente cadute nella zona, Per cid fare, quando in ‘una zona vi é una rete di pluviografi, si separano in questa zona tante aree, S, che diremo clementari, e che saranno ad esempio le aree triangolari sottese da 3 pluviografi prossimi (fig. 1.6); si considerano poi le altezze di pioggia di una data durata (per es. di un’ora) e di grande intensita cadute contemporaneamente sui tre vertici di un triangolo; si fanno le medie delle tre quantita misurate, e si ottengono cosi dei valori medi delle altezze relati- ve all’area data, di piogge particolarmente intense e di data durata. Si » om I22CE 11 4g Feeal syr8etb 8) Cenni di tdrotogla 39 (rer TAREE (ken?) Figura 1.8 portano queste medie come ordinate in corrispondenza dell'ascissa che rap- presenta la superficie triangolare scelta. Lo stesso si ripete per tuti i triango- Iie per tutte le piogge molto intense e della stessa durata. Si ha cosi nel diagramma un gruppo di punt in corrispondenza di ognuna delle superfici (ig. 1.7). Si considera poi area compresa fra pit di tre pluviografi, forma- ta, per es. da due triangoli contigui: si sommano le quattro altezze di piogge corrispondenti allo stesso periodo di un’ora, si fa la media e si ha cost un altro gruppo di punti. Si ripete Poperazione per le aree corrispondenti ai sruppi di 3, 4, ecc. triangoli contigui, fino a giungere al’area di tutto il comprensorio. Si pud cosi disegnare una linea abbastanza regolare che invi- Iuppa tutti i punti o che lascia fuori, con i criteri gia detti, alcuni eventi eceezionali, ¢ che rappresenta la Tegge della massima altezza compatiile, relativa a un’area sempre crescente ¢ al tempo di un’ora. Lo stesso procedi- ‘mento si ripete per le piogge di frazioni di ora, e per quelle di pi ore. Trattandosi qui di tre variabili (S, t, b), V’insieme di tutte le curve costituisce un abaco (fig. 1.8) in cui due elementi sono rappresentati dalle ascisse e dalle ordinate, e il terzo dall’indice posto vicino alle curve rappre- sentative. Si pud determinare cosi in modo rapido la massima pioggia che si deve considerare quando sistudia il fenomeno della caduta dell’'aequa sopra tuna data superficie di una data localita climatic. ‘Non mancano tentativi di dare espressione analitica a questo che si suole chiamare effetto dell‘area. Per lo pita si adotta la stessa espressione monomia 40. Appunti di costruziont idreulche Figura 1.9 heat" dove h si riferisce ai valori massimi delle medie delle altezze contemporanee relative ad un bacino di area A, ed i coefficienti a’ en’ sono dati in funzione di essa area A, Vedremo un caso del genere a proposito del calcoto delle portate di piena di una rete di fogne. Cambiando localita ci si deve servire di una nuova rete di pluviografi. Altro metodo pet stimare lafflusso A,, che si verifica durante un evento meteorico di durata t su una superficie $ in cui siano installate n stazioni plaviografiche, 2 quello di porre A, = 3] wih, in cui h, & Valtezza di pioggia caduta nella stazione iesima e w,@ il peso della stazione stessa, che ‘pud essere calcolato col metodo del poligono di Thiessen. In detto metodo (ig. 1.9) si uniscono con dei segmenti tutti gli n punti e dal punto medio di ciascun segmento si traccia la perpendicolare allo stesso, ottenendo in tal ‘modo n poligoni, ciascuno dei quali racchiude un punto i: si calcola area S, 8/38, i detti poligoni e si pone w, 1.2.8 Fattore di riduzione areale Lefietto dell'area sulle massime precipitazioni di breve durata pud esse- re inquadrato nell’ambito di un approccio probabilistico, facendo riferi- mento al fattore di ridugione areale: KGLD =b& 1/2, G1 Cenni a irologia 41 pari al rapporto fra i massimi valori della pioggia areale e puntuale, corri- Spondent alla stessa Gurata te allo stesso periodo di ritorno T. Precisamente T(t 1) si iferisce al massimo valore delialtezza di afflusso meteorico ‘ehativaall'area S (volume di piogeia diviso area), mentreh, (t, T) siriferisce ‘lla media sull’area S del massimo valore dellaltezza di pioggia in un punto. Generalmente si rscontrato che il fattore di riduzione areale risulta pra- ticamente indipendente dal period di ritorno e pud essere messo nella forma: KG) =1-f6) 40 in-cuit £(S) = 1 = exp (— ¢ S) £0 Il fattore K, quindi, risulta pari a 1 per S = Oe t = oe decresce all'aumentare dell’area e al diminuire della durata. Da indagini effettuate dall’U.S. Weather Bureau nella parte orientale deg U.S.A. si2 trovato ¢, = 0.0038 ec, = 1.1, esprimendo le aree in km*, e le durate in ore. L’andlisi dell"andamento areale delle piogge giornaliere in Italia Meridionale, in particolare-in Basilicata e in Calabria, ha fornito fnvece c, = 0.0021 € c, = 0.53. Dal confronto trai valori empirici di c, €c, si pud osservare che la scala ‘eventi piovosi in Italia meridionale & nettamente minore che -A., a clima piit umido, sicché le piogge areali si riducono pit rapidamente al crescere dell’area. 1.2.9 Piogge minime di lunga durata Se i dati di massima pioggia di breve durata interessano per la previsione delle piene, quelli di minima, di pit: lunga durata, influenzano i valori che jpossono assumere le portate nei periodi di magra e, quindi, interessano prin- cipalmente nello studio del problema della regolacione dei corsi d’acqua. La ‘portata di questi corsi variabile da stagione a stagione, anzida giorno a gior~ zo, sicché un" opera idraulica che volesse disporre di una portata costante nel ‘tempo, dovrebbe sempre proporzionarsi alla portata di magra. Ma in tal modo grandi masse d’acqua sfuggirebbero alla utilizeazione, ¢ _spesso una notevole parte della massa totale; sorge cos, specie per gli impian- 42 “Appunti di costruzont idrauliche ti idroglettrici, i problema di utilizzare tutta questa acqua perduta. Non & possibile proporzionare I’impianto alla portata massima, perché le spese di installazione sarebbero enormi ed avremmo una produzione di energia vari bilissima e proporzionata alla disponibilita di acque invece che alla richiesta di energia da parte dei consumatori. Il problema sirisolve, con Jo studio della regolazione delle energie idrauliche, con molteplici accorgimenti. Fra essi 2 della massima importanza l'accumulazione idraulica, cio® la creazione di ‘grandi serbatoi o laghi artificial in cui si possa accumulare acqua in periodi piovosi tenendola in riserva per i periodi di magra: acqua di questi laghi ha cosl funzione regolatrice. Il calcolo di questi invasi va eseguito tenendo conto ei dati minimi di pioggia, di durata stagionale o pluriennale, che sono anche essi, ma in altro senso, dei casi critici. Per maggiore chiarezza di esposizione rimandiamo quindi questo studio al corso di impianti idroelettrici. 1.3 Deflussi fluviali 1.3.1 Formazione dei deflussi Dopo aver trattato degli elementi di pioggia minima ¢ massima esami- niamo ora i fenomeni che intercorrono tra Vafflusso meteorico e il deflusso fluviate, ciot la interdipendenza tra le cadute di pioggia ¢ le portate dei corsi Passando alle portate di piena, é evidente che in ogni piena si ha una Eportata massima che interessa conoscere e che prende il nome appunto di jassima portata di piena; dicesi poi massima piena storica 0 massima piena ‘onosciuta la massima portata di piena di tutto il periodo osservato: una [portata cio’ che noi sappiaino essersi verificata almeno una volta in tutta la oria del fiume’e che pud percid sempre ripetersi. Naturalmente non @ escluso che se ne possa avere una anche maggiore, ha 8 da presumere che un tale evento sia tanto meno probabile quanto pitt anne 52 ~Appunt dl costriziontidrauliche Cenni di idrologia $3 jungo2 il periodo di osservazione da cui si & desunta la massima piena. a ‘Si suole poi spesso distinguere nei fiumi le piene ordinarie, ciot quelle Youu. che si presentano con cadenza annuale o biennale, dalle piene straordinarie, STAZIONE OI PONTE ANNIBALE che si riferiscono a periodi di ritomo pitt lunghi. La disuniformita delle portate di un corso d’acqua ¢ maggiore o minore — curva cee date cura secondo le condizioni del bacino o del clima. eee cee eee Il carattere che tiene conto di questa disuniformita @ noto col nome di pperennita del corso d’acqua. ‘Se la perennita 2 notevole si ha un regime fluvial, se & scarsa e soprattut- tg se il corso dacqua resta all'sciutto durante i mesi di scarsa o nulla piovosita, si ha un regime torrentizio. ‘Tattavia non @ facile definire con un numero questo carattere. Si propose di assumere come coefficiente di perennita il rapporto fra la portata caratteristica di magra ed il modulo. Questo coefficiente, variabile fra 0.20 e 0.80, non caratterizza perd completamente il fenomeno. Pit razionalmente si pud procedere con indagine statistica nel seguente modo ‘Immaginiamo di aver misurato giorno per giorno e per tutto un anno le portate variabili di un fiume © ordiniamo queste 365 portate in ordine z rescente o decrescente disponendole come ordinate in un diagramma in cui 2 qe ascisse sono i tempi. Si badi bene a disporre le portate in ordine crescente & o decrescente ma non nell’ordine in cui si sono verificate. La curva che si i ottiene si chiama curva delle durate, Nella fig. 1.11 8 tracciata la curva delle 3 urate per il fiume Volturno, ma con le portate in ordine decrescente. ‘La stessa curva, con le portate in ordine crescente, # riportata nella fig. 1.12, 0 L’area racchiusa fra la curva delle durate, l'asse delle ascisse ¢ l’ordinata ro} estrema la stessa di quella del diagramma temporale delle portate e rappre- 0 senta la portata integrale annua del fiume. 2 L’ordinata corrispondente ad una ascissa di n giorni da la portata al di is sotto della quale il fiume scende per n giorni dell’anno anche non consecuti 70 i, ovvero quella che si é definita portata caratteristica per n giorni. ‘Lordinata EF corrispondente a 180 giorni da la portata semipermanente. es io posto, con una integrazione grafica, integriamo la curva delle dura- "38 te, Otterremo una seconda curva, detta in statistica curva di concentrazione ve di Lorentz. La ordinata BC rappresenta la portata integrale del corso dell’acqua ‘ell’anno, cioé area racchiusa fra la curva delle durate e gli assi coordinati. ‘Supponiamo ora di avere un fiume ideale che abbia la portata costante, € $4 “Appunt dl costrucion! tdrautiche i cui, inoltre, la portata integrale sia eguale a quella de! fiume precedente: il diagramma delle durate del nuovo fiume sar una retta orizzontale MN di ordinata eguale alla portata media del fiume precedente. La corrispondente curva di concentrazione sara la retta AB. Consideriamo all’opposto un altro fiume ideale che sia secco tutto l'an- no e tale che in un tempo brevissimo e con piena catastrofica raggiunga la portata integrale precedente: il diagramma delle durate di questo fiume rappresentata da una curva che si mantiene sull’asse PQ e poi si innalza rapidamente in vicinanza di Q. La corrispondente curva di concentrazione tende a divenire al limite la spezzata ACB. Evidentemente, mentre quest’ultimo fiume presenterebbe la massima irregolarita, Valtro, rappresentato dalla retta AB, ha invece la massima perennita possibile. Possiamo quindi concludere che pi il fiume & perenne (ioe pit la sua portata 2 uniformemente distribuita nel tempo) pit la curva di concentrazione si avvicina alla retta AB; pitt la sua portata é disuniforme, pit la curva stessa si allontana dalla retta AB. er paragonare vari fiumi fra loro, basta scegliere per ognuno la base di integrazione in modo che risulti costante per tutti ’altezza BC. Da questa possibilita di confronto si vede la grande utilita dei diagrammi di concentra- zione. Potremo allora definire razionalmente per un fiume il coefficiente di pe- ‘traTarea racchiusa fra la curva di concentra- rennita come il ray Srp come il rapport 7 zione ela spezzata ACB ¢ ’area triangolare ACB. Evidentemente questo rap- porto é tanto pit vicino all’unita quanto pit ® perenne il fiume stesso. Un rilevamento di questo genere mostra che fiumi i quali si trovano in analoghe condizioni climatiche, idrologiche ¢ geologiche (che appartengono cio alla stessa zona montuosa con lo stesso clima, con la stessa distribuzio- ne di pioggia, con lo stesso orientamento delle vallate, con analoga costitu- zione di terreno ¢ con analoghe coltivazioni), ¢ in particolare poi i singoli ‘affluenti di uno stesso bacino, sono rappresentati da eurve che sono pressap- poco le stesse. Cosi pure, per variare che possano di anno in anno le portate, queste rappresentazioni percentuali fatte per lo stesso corso d’aequa anno per anno sono sensibilmente le stesse. La curva di concentrazione pud tracciarsi anche per un periodo di parec- chi anni ¢ pud servire ache allo studio delle precipitazioni meteoriche. Alluopo si parte da queste ultime anziché dalle portate, e la curva di coneentrazione caratterizzera la disuniformita della distribuzione di pioggia. Cenni di idrologia 58 Di notevole interesse & anzi paragonare le curve di concentrazione degli afflussi e dei deflussi per mettere in evidenza V'infhienza della circolazione tellurica sull’andamento delle portate. La fig. 1.13, tracciata da De Marchi per i bacini dell’ Arno e del Tevere ¢ per un periodo di osservazione di 48 mesi, ¢ per esempio molto significativa. Le basi di integrazioni sono scelte in modo che per tutte le curve ordi- nata massima sia costante, ed in particolare eguale alla massima ascissa, Per tal modo tanto le ascisse che le ordinate possono leggersi in percentuali rispettivamente dei tempi ¢ dei deflussi integrali. ‘Le due curve a trattini sono le linee di concentrazione delle precipitazioni per i due bacini, mentre quelle a tratto continuo sono per i deflussi Si noti prima di tutto l'evidenza della similitudine idrologica delle piogge nei due bacini, dimostrata dalla quasi perfetta coincidenza delle curve delle precipitazioni. In secondo luogo il diverso effetto della natura del bacino & ‘messo chiaramente in vista. Nel bacino del Tevere, in discreta parte permea- bile, & sensibilmente aumentata la uniformita della distribuzione per effetto della notevole circolazione sotterranea; nel bacino dell’Arno invece, molto impermeabile, la disuniformita dei deflussi & anche maggiore che non quella delle precipitazioni. Cid & dovuto al fatto che le piogge scarse sono assorbite dai terreni coltivati, mentre quelle abbondanti, raggiunta rapidamente la saturazione dei terreni, defluiscono per intero ¢ rapidamente al fiume. alla fig. 1.13 risulta il grado di perennita delle precipitazioni di 0.64, ¢ quello dei deflussi di-0.78 per il Tevere ¢ 0.47 per Arno. 1.3.4 Altezze idrometriche. Scale di deflusso Come si é detto, in tutti i bacini di una certa importanza occorre proce- dere alla misura diretta delle portate, per conoscere a fondo il regime dei corsi d’acqua. Quando il bacino @ relativamente piccolo, come accade per esempio per Jo studio di una diga di sbarramento in alta montagna, si dispone di uno stramazzo nella sezione di misura del corso d'acqua, munita, se occorre, di apparecchio autoregistratore. Nei corsi d’acqua maggiori invece le misure di portata normalmente si eseguono misurando le velocita in molti punti della sezione a mezzo di tachimetri (mulinelli) con i noti metodi dell’idraulica. ‘Senonché tale operazione non pud farsi di frequente, a causa del grave dispendio di mezzi e di personale; inoltre essa é resa praticamente impossibi- le durante i periodi delle forti piene, per la violenza della corrente e per i 36 Appunti di costruzion’ idrauliche BACINI DELL‘ ARNO E DEL TEVERE CONCENTRAZIONE DELLE PRECIPITAZION! E DELLE PORTATE MENSILI mena a= precipitazion’ portate Figura 1.13 Conn di idrotogia. 57 Figura 1.14 G materiali che questa trascina. Di solito si desume il valore della portata in Modo indiretto da un elemento pit facilmente misurabile, e che é di norma altezza idrometrica, ciot V'altezza del pelo libero del fume sopra un livello leterminato (zero dell’idrometro). Questo elemento pud essere rilevato ogni domno (il S.I.I. effettua tale operazione alle ore 12), 0 anche pi spesso, in articolari periodi (piene), mediante semplice lettura su apposita scala gra- luata, detta idrometro, saldamente murata sulla facia di una pila o spalla 58 Appunt di costraion| idrauliche di ponte, o meglio (perché in corrispondenza dei ponti si hanno particolari fenomeni idraulici che turbano l'andamento della corrente) su un muro di sponda, 0 su apposito manufatto posto presso la sponda. L’altezza idrometrica pud essere rilevata anche in modo continuo me- diante Papparecchio detto idrometrografo, che & costituito essenzialmente da un galleggiante il quale pesca in un pozzetto comunicante col corso “d'acqua. Questo galleggiante, seguendo le oscillazioni di livello del fiume, comunica il moto, attraverso una cordicella di sospensione, ad una puleggia. ‘A questa &.connesso un rocchetto che ingrana su un corsoio a cremagliera il quale porta-ta penna scrivente. Il tamburo & mosso da un meccanismo ad orologeria (fig. 1.14). Oltre a quello a galleggiante esistono altri tipi di idrometrografi che rilevano le variazioni di livello o a mezzo di sensori che misurano le variazio- di pressione (jdrometrografo a bolle, idrometrografo pneumatico) 0 at- traverso le variazioni di capacita elettrica di un dielettrico 0, ancora, attra- verso il tempo impiegato da segnali a ultrasuoni. er quanto riguarda la registrazione, oggi # abbastanza comune il siste- ma di registrazione elettronico @ microprocessore. 1 dati rilevati vengono spesso inviati, a mezzo di radio trasmittenti o di cavi telefonici, a una centrale di raccolta, dove vengono registrati. Come si dira in seguito, perd, il legame tra le altezze del fiume ¢ le rispettive portate non @ univoco. Infatti una stessa altezza in una stessa pena si ottiene almeno due volte in due momenti, nei quali si hanno.portate sensibilmente diverse; e passando da piena a piena si ha che una certa altezza idrometrica corrisponde a fasi diverse ¢ quindi a valori diversi della penden- za del pelo d’acqua e conseguentemente della portata. E questo senza consi- derare il fenomeno della escavazione in piena che si verifica quasi sempre, perché in generale il fondo dei fiumi & scavabile, Si aggiunga che dopo il periodo di piena il fiume riassume il suo aspetto primitivo soltanto se e5s0 & a regime pitt 0 meno stabile. ‘Malgrado cid noi non abbiamo metodo migliore di quello di determinare inmodo grossolano un rapporto univoco fra Paltezza idrometrica ela portata. Si costruisce a tale scopo un diagramma in cui in ordinate si segnano Ie portate (Q) che si sono potute misurare col mulinello o con altri sistemi ed in ‘ascisse le altezze idrometriche (h). In corrispondenza di varie misure si ha ‘una serie di punti che consentono di tracciare una linea detta scala di deflus- so del fiume. Eseguendo interpolazioni mediante questa scala non si com- mettono errori gravi, ma essi sono notevoli invece quando si b costretti ad estrapolare, ciot quando si determinano, in base alla scala di deflusso trac- Cenni di idrologia $9 ta per portate di morbida o di piené ordinarie, le portate corrispondenti file piene pi importanti e quindi ai maggiori valori di h, portate che per lo pil si sottraggono, come sié detto ai soliti metodi di misura. oP Queste scale di deflusso vanno rinnovate molto frequentemente perché = i anno in anno varia la conformazione degli alvei. “Solo per corsi d’acqua a letto molto stabile, ed in particolare per sezioni 4 fondo non escavabile, la scala di deflusso pud assumersi costante per periodi molto lunghi e si presta ad una interpretazione analitica. ‘Le formule pitt generalmente usate sono quelle monomi Q = ah" Qzeadtbh+ ch + ah’ .. restato per lo pitt ai primi tre termin I fenomeni che costituiscono il ciclo idrologico in un bacino idrografico, / e che danno luogo alla formazione dei deflussi in una data sezione di un corso d’acqua (cfr. par. 1.3.1) possono essere analizzati quantitativamente “al fine di effettuare valutazioni indirette dei deflussi stessi. ‘Tali valutazioni indirette dei deflussi sono di interesse tecnico per diversi motivi, quali ad esempio: ©— la difficolta el costo dell’osservazione delle altezze idrometriche e della determinazione della scala di deflusso che consentono la valutazione diretta dei deflussi — Fresigenza, in certi casi, di prevedere l’effetto di interventi antropici nel bbacino idrografico sui-deflussi nella sezione di chiusura; — lanecessita nei problemi di gestione operativa dei sistemi idrici di preve- dere con sufficiente anticipo i deflussi futuri (preannuncio delle piene, previsione delle future erogazioni idriche). . (6 Appunti di cosiraion’idraulche Nel presente capitolo vengono esaminate le possil indiretta dei deflussi in tre casi: di valutazione — la valutazione del deflusso totale in un lungo periodo di tempo dai dati termo-pluviometrici attraverso le leggi del bilancio idrologico; la valutazione dei deflussi durante gli eventi di piena (idrogrammi di ~ piena) in base agli afflussi meteorici sul bacino a monte, mediante i ‘modelli matematici della trasformazione afflussi-deflus la valutazione dell'idrogramma di piena in una data sezione in base all'idrogramma in una sezione a monte, mediante i modelli matematici di propagazione delle piene. 1.4.2 Valutazione del deflusso in un lungo periodo di tempo 1.4.2.1 Coeficiente di deflusso Consideriamo il coefficiente di deflusso rapporto fra i volumi di acqua che defluiscono in un dato punto dell’alveo in un certo intervallo di tempo Geflusso D) e quelli di pioggia caduti nello stesso tempo sul bacino corri- spondente (afflusso A). Ticoefficiente annuo di deflusso si pud determinare direttamente per un bacino nella cui sezione di chiusura sia stata installata una stazione idrome- ttica, Per tale determinazione si considera da una parte il volume d’acqua di pioggia caduta e dall'atra parte la portata integrale del fiume (deflusso). In pratica si parte dalla planimetria del bacino imbrifero, si considerano le stazioni pluviometriche in esso ricadenti e per ognuna si assume la corri- spondente altezza totale di pioggia annua: riunendo i punti cui corrispondo- no eguali altezze di pioggia totale annua si hanno le curve isoiete. Misurando con un planimetro l'area compresa fra una curva e le succes- sive, moltiplicando quest’area per una altezza di pioggia pari alla media di quelle che competono alle due isoiete e sommando insieme tutti i prodotti cosi ottenuti, si ottiene il volume totale di pioggia caduta nell’anno sul bbacino (cfr. anche par. 1.2.4). Nel par. 1.3.3 sié detto come si valuta la portata integrale di un fume. IL rapporto dei due volumi sara il coefficiente di deflusso. Preferibilmente si sceglie come periodo opportuno un anno idrologico, i cui inizio in genere non coincide con Vinizi6 di quello civile. Per le nostre Cenni di idrotogia 61 segioni !’anno idrologico si assume in genere dal!’ottobre di un anno all’ot- fobre dell’anno successivo, si considera ciot il periodo che va dall’esauri- ili, cioé dalla fine della siccita estiva, all’analo- {go periodo successivo. In tal modo si elimina influenza delle acque di scolo “Gegli anni precedenti su quelli seguenti ‘L'indagine per la determinazione di questi coefficienti pud essere esegui- © ta anche mese per mese: pud risultare allora maggiore dell’unitd a causa = -dell’influsso delle portate di esaurimento di piogge precedent. "> In mancanza di misure idrometriche, il deflusso D pud essere valutato per via indiretta dall’afflusso A se siriescono a definire, attraverso criteri di “Similitudine idrologica, /e leggi del bilancio idrologico annuo, che rappre- I bilancio idrologico riferito a un Iungo periodo di tempo (mesi o anni) ime una forma nettamente diversa rispetto a quello riferito ai tempi , durante i fenomeni di piema (cfr. par. 1.4.3). asi definisce come la quantita di acqua che, infiltratasi negli strati pit etficiali del terreno, che costituiscono il swolo, interessati dall’apparato ale delle piante, passa sotto forma di vapore o per evaporazione diretta ttraverso la traspirazione delle piante. semplice di un bacino impermeabile, in cui non vi sia olazione sotterranea, conviene assumere il volume di controllo pari al silo. j In tal caso ’equazione di continuita pud porsi nella forma: A=D+ET + AV, + Av, 4s) , con AV, ¢ AV, le variazioni annue dei volumi d’acqua contenuti ettivamente nella rete idrografica € nel suolo e che risultano piccole