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OPERAZIONE ALEXANDER/3

Le minacce di D'Ambrogio: "Tu mi conosci?


Siamo i cani, basta un mio cenno per farti
attaccare"
Ecco tutte le intercettazioni tra gli uomini legati al boss di Porta Nuova dalle quali si evince che il
"pizzo" un'attivit a rischio e che meglio diversificare con la droga anche per sostenere le
famiglie dei carcerati sempre pi numerose. Il commento del procuratore capo di Palermo
Francesco Messineo

Gli uomini del mandamento di Porta Nuova soffocavano commercianti e imprenditori di Palermo
che si trovavano strozzati dal racket e stretti dalla morsa delle continue richieste di "pizzo". Dalle
indagini emerge chiaramente l'estorsione nei confronti del titolare del lounge bar Mambo Beach di
isola delle Femmine, Pietro Maione, il cui locale stato distrutto da un incendio, in circostanze
ancora da chiarire, lo scorso 7 giugno.

La vicenda, particolarmente articolata, ha inizio quando Maione tenta di estromettere dallattivit il


socio, Ignazio Li Vigni, a causa di una serie di incomprensioni sorte tra i due. A questo punto, entra
in gioco Alessandro D'Ambrogio, il capo mandamento di Porta Nuova, finito anche lui in manette
nell'Operazione Alexander, il quale viene chiamato da Ignazio Li Vigni, e porta Maione in un
magazzino dove lo aggredisce e lo minaccia intimandogli, addirittura, di lasciare immediatamente il
locale consegnando le chiavi al socio Li Vigni. Maione non si do per vinto e decide di denunciare il
fatto e cos ricorda laggressione ricevuta: "D'Ambrogio: "tu mi conosci a me? li vedi? noi siamo
i cani, basta un mio cenno per farti attaccare! domani portagli (a LI VIGNI n.d.r.) le chiavi entro
mezzogiorno e stai attento a come ti muovi altrimenti ti butto sugli scogli a te e ai tuoi figli!")".

Ecco la minaccia, l'intimidazione, la prepotenza. Ecco la legge della mafia. Un atto di forza,
condotto con le tipiche modalit mafiose, che testimonia la determinazione e la pericolosit di
Alessandro D'Ambrogio il quale con la prevaricazione e la forza prepotente riesce a estromettere
Maione dal suo Mambo Beach. Ma non finisce l, perch Li Vigni da carnefice diventa pure vittima,
in quanto costretto dapprima a consegnare le chiavi del locale e, poi, a pagare una grossa somma
agli stessi mafiosi ai quali si era rivolto per poter riaprire l'attivit. In una telefonata con una sua
potenziale socia, Li Vigni dice alla donna di portare 50mila euro, la sua quota per entrare nella
societ, e che insieme li avrebbero portati ad Alessandro D'Ambrogio per "mettersi a posto": "
proprio li voglio vedere, porti un sacco, una valigia, quello che devi portare, me li fai contare, li
contiamo al Max bar, se sono 50.000,00 scendiamo insieme dove dobbiamo andare e glieli
portiamo!" La donna, per, non porta i soldi e in unaltra intercettazione emerge che Li Vigni
stato costretto a consegnare le chiavi del locale non avendo potuto pagare il pizzo: "niente, oggi
sono andato all'appuntamento ... e gli ho dovuto dare le chiavi, sono chiuso!".

Il traffico di droga. La crisi economica che attanaglia l'intero Paese, e molto pi Palermo, e che ha
drasticamente e inevitabilmente ridotto gli incassi che provengono dalle estorsioni induce
D'Ambrogio a diversificare le attivit mafiose. Il numero delle famiglie dei detenuti da sostenere
aumentato vertiginosamente, ne consapevole il capo del mandamento di Porta Nuova che, pur
mantenendo l'imposizione del "pizzo" come strumento per affermare la presenza della mafia sul
territorio, indirizza la strategia criminale del sodalizio soprattutto verso il traffico e lo spaccio degli
stupefacenti.

Le famiglie mafiose, per massimizzare i profitti, esercitano un capillare controllo delle "piazze dello
spaccio" e tentano di creare canali di importazione diretta della droga dai Paesi produttori: dal Sud
America, attraverso la Penisola iberica, per la cocaina e dal Nord Africa per l'hashish. Il
mandamento di Porta Nuova, per effettuare l'acquisto di grossi quantitativi di droga, avvia un
accordo di collaborazione con alcuni sodali della famiglia di corso dei Mille (Vincenzo Ferro, Pietro
Tagliavia, Francesco Scimone, e Giovanni Alessi) e con narcotrafficanti della criminalit
organizzata di Mazara del Vallo (Salvatore Asaro e Umberto Sisia).

In una conversazione, Asaro (nella foto) esterna addirittura a un sudamericano (in corso di
identificazione) l'intenzione di creare un canale di importazione tanto vasto da poter rifornire l'intera
Isola: Asaro: "... Mi ascolti? Qui non c pi tempo di scherzare. Lo scherzo finito ... se dobbiamo
lavorare, lavoriamo. Se non dobbiamo lavorare, io ...la finiamo qua. ... Perch qua le cose sono
serie, molto serie" "io mettiamo sono il responsabile di tutto, io. Ci siamo?" "Ho detto due
parole, vuoi la Sicilia ti d la Sicilia, perch sono in grado di dartela. Hai capito! Nessuno in grado
di dartela. Solo io! ...""eh! Io peso 100 kg. e anche di pi. Basta scherzare mi seccato scherzare.
Scherzare mi ha scocciato e voglio a te qui!Questi ragazzi che hai accanto l. Questi ragazzi che hai
accanto l, prendi a tuo fratello vedi quello che devi fare, organizza, partiamo di qua e vengo pure
io, rompo tutto sorveglianza, quello laltro rompo tutto! ... Ti ho detto che peso 100 kg e 100 Kg
sono pochi, certe volte ingrosso di pi perch mangio assai ..." Uomo: "non ti preoccupare che
a quello c soluzione. Io ti mando qualcuno l che il braccio destro mio, non ci sono problemi".

Nel corso delle indagini sono stati posti sotto controllo i viaggi in Spagna e Tunisia effettuati da
alcuni indagati, in particolare: l'1 giugno 2012, viene monitorato e filmato un importante incontro,
avvenuto in un garage nei pressi dell'aeroporto di Valencia, tra Giovanni Alessi e due sudamericani;
il successivo 21 giugno, Pietro Tagliavia va in Spagna per definire i dettagli dell'importazione di
cocaina; nel settembre 2012, Umberto Sisia e Franco Scimone vanno in Tunisia per definire alcuni
aspetti relativi all'approvvigionamento di hashish. E' particolarmente significativa un'intercettazione
di conversazione avvenuta tra due trafficanti: A. "va bene hanno detto e ancora devono vedere
lultima volta per accordi tra Tunisia e qua... possiamo andare avanti perch la risposta aspettano
quelli di Tunisi B.: "ma quel discorso, quellaltro invece com' finito?" A.: "mi piaciuto il
prodotto, l c prodotto buono, costa molto. Se prodotto scarso costa meno e l hanno preso un
campione. Praticamente sono i ragazzi che ho parlato io con loro. Capito! L'hanno fatto
assaggiare ... lui contento Salvatore (Asaro) ho fatto tutto il possibile l, gli ho fatto vedere che noi
siamo di parola ...".

Le indagini hanno anche consentito di accertare l'esistenza di importanti canali di smistamento della
droga al di fuori della provincia di Palermo, grossi centri come Marsala, Mazara del Vallo,
Caltanissetta e Giardini Naxos, e di sequestrare grosse quantit di droga. In particolare: il 27
febbraio 2012 stato arrestato Angelo Napoli, perch trovato in possesso di 35 kg. di marijuana; il 7
dicembre 2012 finito in manette il napoletano Rosario Vela, perch aveva 3 kg. di cocaina; il 22
febbraio 2013 stata la volta di Ciro Napolitano trovato in possesso di 1 kg. e 200 di cocaina.

Le armi. Il mandamento dispone di armi da fuoco e se il caso pronto a usarle. Significativa


risulta un'intercettazione tra Umberto Sisia, Salvatore Asaro ed il nipote di questultimo; i tre
discutono su dove nascondere un'arma e come farne uso: (SISIA: "... ma quella cosa ce l'hai dentro
tu?" ASARO: "... che devi fare ti serve?" SISIA: "...per te parlo, tienila vicino... e "imboscala"
vicino, un salto di muro e la prendi ..." ASARO: "...che salti? ...si deve coricare con me...
nemmeno lo fermo per dirgli "ma tu sei quello che devi ammazzare a me ... tu non sei quello che
deve pagare le persone per ammazzare a me?" SISIA: "... no, no, tu lo devi aspettare, tu lo devi
aspettare..." ... ASARO: "... ma come fai a sparargli dentro Umberto, ma dici davvero per adesso tu?
... come tengo una cosa dentro, ma che scherzi? Questa arma da guerra ! Quattro anni sono ... lo
hai capito o no? ...").

Emblematica la vicenda legata a Salvatore Asaroche, in un periodo di instabilit allinterno della


mafia di Mazara, temendo di essere ucciso, avverte lesigenza di farsi procurare una pistola dal suo
fidato amico palermitano Marco La Vardera (ASARO: "... forse stanotte sono da te ... omissis ... da
solo vengo, se vengo sono solo! ci sono un poco di problemi seri! ... omissis... allerta e ferri da stiro
mi servono!..." .. MARCO: "... eh, ma che devo fare ti devo fare venire i ragazzi? ..." ASARO: ...
qualche giorno di questi mi ammazzano, cosi chi mi vuole bene non soffrono pi!" MARCO: "...
vedi che io ho gi risolto per quello che mi hai detto pure ieri tu"(ASARO: ... io vengo domani,
domani vengo! ... omissis ... oh, sempre apposto per? ..." MARCO: ... si, si uno solo per! ..."
ASARO: ... eh e va bene! basta!" MARCO: ... addirittura marca americana..." ASARO: ...
ok, i colpi ci sono? ..." ... MARCO: "... si ...").

Il sequestro dei beni. Le acquisizioni raccolte hanno permesso di accertare come gran parte degli
illeciti profitti della mafia sia stata investita in beni mobili e immobili, intestati a prestanome
compiacenti. Ne derivata lemissione di provvedimenti di sequestro che riguardano: l'azienda di
macellazione e vendita di carne allingrosso, Ovinsicula, in via Stazzone, a Palermo, sulla quale
aveva investito anche Antonino Ciresi; il pub Day Just, di via Nino Bixio, che era nella disponibilit
di Antonino Seranella; il distributore di carburanti sulla S.P. 259 nel comune di Martinsicuro (TE),
facente capo a societ riconducibile a Ferro, Alessi, Tagliavia e Scimone; il gommone modello LED
33, l'imbarcazione modello Saver 330 sport e la Minicooper Country man nella disponibilit di
Antonino Seranella, quest'ultima fittiziamente intestata ad una donna rumena.

L'Operazione Alexander commentata dal procuratore Messineo. "E' diventato pericoloso


chiedere il pizzo. Oltre al rischio, c' anche la resistenza dei commercianti, che per fortuna, oggi
cedono meno facilmente", ha spiegato il procuratore capo di Palermo Francesco Messineo a
proposito degli affari della famiglia di Porta Nuova, che oltre alle estorsioni si dedicava pure al
traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti. E' una nuova strategia, che negli ultimi anni si
sempre pi diffusa nei vari clan della citt. Quello di Porta Nuova per il pi antico, uno dei pi
pericolosi perch avrebbe avuto in pugno il centro della citt, il cuore di Palermo ha aggiunto
Messineo. Alessandro D'Ambrogio, nonostante la sua giovane et era riuscito ad affermarsi presto,
diventando il vero e proprio capo della sua zona, Ballar. L - ha sottolineato Messineo - tutti si
rivolgevano a lui, per qualunque cosa, per aprire un negozio, o semplicemente per fare gli
ambulanti, per vendere frutta e verdura, sfincione e stigghiole. Lui decideva, coordinava,
comandava. Nel suo clan, c' chi stato arrestato per estorsione, chi per traffico di droga. Su
questo puntavano il boss e i colleboratori. Lo spaccio e il traffico di droga ha proseguito
Messineo - permettono a Cosa nostra di avere una liquidit immediata e di rimpinguare le casse".