Sei sulla pagina 1di 644

Anne Holt

La minaccia

Traduzione di Margherita Podest Heir


Einaudi
La minaccia
a Kristenn e Kari, con riconoscenza
1.
Un piccione viaggiatore si stava librando su Oslo.
Il proprietario lo chiamava Colonnello per via delle tre
macchie a forma di stella che aveva sul petto. Era un
pennuto piccolo e compatto, di quasi dodici anni.
Let e lesperienza lo avevano reso sicuro di s, ma
anche molto cauto, e per questo volava basso, per
evitare gli uccelli rapaci. Proveniente dal fiordo,
fendeva laria vigile e attento, e sfrecci tra le due
torri del municipio prima di cambiare lievemente
rotta e puntare verso est.
Un palazzo di pi piani si stagliava davanti a lui
impacchettato dentro tele cerate e avvolto da
impalcature. Il Colonnello si predispose
allatterraggio.
Aveva volato a lungo.
La nostalgia di casa gli riempiva il petto ampio e grigio
su cui spiccavano, cos nitidi e belli, quei caratteri
distintivi simili a onorificenze che avevano costretto il
suo padrone a sborsare molto pi di quello che il suo
pedigree avrebbe preveduto, quando lo aveva
acquistato ancora pulcino. I suoi genitori erano stati
lavoratori indefessi, ma niente di pi, invece cure
amorevoli e grandi aspettative avevano reso il
Colonnello un vero e proprio campione. Era uno dei
piccioni viaggiatori pi premiati di tutto il Nordeuropa
quello che adesso se ne stava appollaiato sulla cima
di un edificio devastato da unesplosione avvenuta
allimprovviso un giorno di luglio di neanche tre anni
prima.
Colonnello voleva tornarsene a casa. Raggiungere
Ingelill, la sua anima gemella da pi di dieci anni.
Voleva sentire il fischio del suo padrone
lindicazione che era ora di mangiare e il tubare
rassicurante degli altri piccioni. Il piccolo volatile di
colore grigio e dagli occhi acuti avvertiva il desiderio
impellente di trovarsi nella colombaia costruita nel
meleto, per dirigersi poi verso la casetta dove lo
aspettava Ingelill. Conosceva la rotta a memoria. Non
mancava molto. Qualche minuto soltanto, se avesse
spiegato le ali e spiccato il volo.
Lass, tra Colonnello e il freddo sole daprile, si
librava un uccello rapace. Era ancora cos giovane che
di tanto in tanto si allontanava dai boschi a nord della
capitale per raggiungere il centro, dove si avventava
sulle indolenti tortore dal collare che animavano i
parchi cittadini. Scorse il Colonnello proprio quando il
vecchio piccione grigio aveva appena sbattuto
debolmente le ali e se ne stava pizzicando una,
pronto al decollo.
Il predatore si lasci cadere in picchiata.
Con una mano tenuta di taglio sopra gli occhi per farsi
ombra, un uomo molto magro era fermo davanti alle
barriere protettive innalzate intorno alledificio
mezzo dilaniato. Uno sparviero, not. S, uno
sparviero, pens deciso, anche se era molto raro
vederne uno in centro. Luomo rimase immobile
dovera. Quei rapaci dotati di ali corte e robuste non
cacciavano a quel modo, di solito: erano assassini, pi
che piloti di cacciabombardieri.
In quellistante luccello punt in modo brusco e
repentino verso qualcosa che luomo non era in
grado di vedere. Mentre se ne stava l a guardare,
sempre con la mano sopra gli occhi, avvert lodore
acre e pungente del proprio corpo pungergli il naso.
Non si lavava da una settimana. Il fatto di essere cos
sudicio lo imbarazzava ancora; e dire che ne aveva
trascorsi, di anni, alla ricerca frenetica e disperata di
droga o alcol mentre vagabondava continuamente
tra le strutture comunali dove poteva dormire e
quelle messe a disposizione dalla chiesa protestante
attraverso la Kirkens Bymisjon.
Un tempo sapeva tutto sugli uccelli. Allora si
chiamava Lars Johan Austad e portava ununiforme
militare. Adesso, le rare volte in cui qualcuno gli si
rivolgeva chiamandolo per nome, era conosciuto
soltanto con il soprannome di Scarpa: glielo avevano
appioppato perch aveva sempre male ai piedi e
indossava calzature troppo grandi per lui.
Il rapace doveva aver ghermito un piccione, concluse
quando una piccola nube di piume grigie si lev dal
cornicione in cima alledificio. A Scarpa piacevano i
piccioni. Erano socievoli e gli tenevano compagnia;
soprattutto destate, quando di solito preferiva
dormire allaperto.
Lasci cadere il braccio e si incammin.
Un bel modo per crepare, pens mentre si
strascinava verso la Karl Johan con le mani
sprofondate nelle tasche. Un attimo prima ci si gode
tranquilli il panorama, e un attimo dopo si diventa il
pranzo di qualcuno.
In fondo Lars Johan Austad avrebbe desiderato fare la
stessa fine. Rabbrivid nel gelo di aprile che lo aggred
quando pass davanti al ministero delle Finanze
avvolto nellombra. Era venuto il momento di
procurarsi qualcosa da mangiare. Mezzogiorno: sent
giungere dal municipio la melodia che accompagnava
il rintocco di quellora.
Una campanellina di ottone tintinn con tono
squillante.
Vieni, di, Colonnello! Fiihiu!
Il fischio fece tubare inquieti gli altri piccioni. Stava
calando la sera e lora di cena era passata da un
pezzo.
Colonnello! Fiiiihiiiuuuu!
Diretta verso la colombaia, una donna gracile
camminava sulle lastre di selce che spuntavano tra gli
ultimi residui di neve marroncina disseminati sul
prato.
Colonnello! ripet luomo, che fischi ancora
prima di suonare nuovamente la campanellina.
La donna gli pass con cautela un braccio intorno alle
spalle.
Adesso vieni, Gunnar. Il Colonnello in grado di
trovare la strada da solo senza che tu lo chiami.
Avrebbe gi dovuto essere qui, si lament luomo
mentre oscillava rigido, spostando il peso da un piede
allaltro. Colonnello sarebbe dovuto arrivare molte
ore fa.
Sar in ritardo, lo consol lanziana. Vedrai che
domani mattina lo troverai nella sua casetta quando
ti svegli. Da Ingelill. Il Colonnello non
abbandonerebbe mai la sua Ingelill, lo sai. Adesso
vieni. Ho preparato il t. E gli scones. Quelli con la
farina bianca setacciata che ti piacciono tanto.
Non voglio, mamma. Non voglio.
Lei gli sorrise senza ascoltarlo. Poi, con delicatezza lo
prese per mano e lo trascin con s verso casa.
Riluttante lui la segu strascicando i piedi.
Domani il tuo compleanno, disse la donna.
Trentacinque anni. Com passato il tempo, vero
Gunnar?
Colonnello, gemette luomo. Deve essergli
successo qualcosa.
Ma no. Adesso vieni. Ti ho preparato il pan di
Spagna. E domani mi aiuti a decorare la torta. Con la
panna montata, le fragole e le candeline.
Colonnello
Eh s, il tempo passato in un baleno, ripet lei,
rivolta pi che altro a s stessa, prima di aprire la
porta dingresso e spingere il figlio dentro, al caldo.
2.
Nel suo incedere il tempo pareva seguire le curve di
un otto rovesciato.
Comera cambiato. Forse era per colpa dei chili di
troppo che paradossalmente lo facevano sembrare
pi basso dei suoi duecentodue centimetri, ovvero,
come lei sapeva bene, la sua statura nei giorni in cui
tutto sembrava andargli per il verso giusto. Adesso le
spalle larghe erano curve. La cintura dei pantaloni gli
tirava sotto la pancia floscia. Il volto era
completamente rasato, cos come il cranio.
Hanne, le disse.
Billy T., gli rispose lei dopo qualche secondo,
senza far segno di voler arretrare con la carrozzella
dalla soglia per permettergli di entrare. Ne
passato di tempo.
Billy T. appoggi allo stipite un braccio, vi si chin
sopra e nascose il viso nella mano enorme.
Undici anni, biascic.
Nel corridoio si sent il rumore di una porta che
veniva richiusa. Dallappartamento vicino giunse il
suono di passi decisi, diretti verso lascensore.
Rallentarono quando si avvicinarono alla porta di
Hanne Wilhelmsen e a quel colosso, il quale aveva
assunto una posizione che pareva minacciosa.
Tutto bene? domand una voce maschile molto
profonda.
Come hai fatto a entrare? chiese Hanne senza
rispondere al vicino. Il citofono, abbiamo
Santo cielo, gemette Billy T. togliendosi di scatto
la mano dal viso. Ho lavorato nella polizia pi a
lungo di te. Una stupida serratura di merda! Non mi
avresti fatto entrare se avessi suonato, proprio come
mi hai respinto tutte le cazzo di volte che ho tentato
di mettermi in contatto con te!
Senti un po, intervenne il vicino bruscamente,
cercando di frapporsi tra Billy T. e la sedia a rotelle.
Era alto quasi come il vecchio collega di Hanne.
Pare che la signora Wilhelmsen non abbia molta
voglia di vederti.
Guard linterpellata con espressione interrogativa.
Lei non rispose.
Undici anni.
E tre mesi.
Pi qualche giorno.
Giusto? continu il vicino con irritazione mentre
appoggiava una mano sul petto di Billy T. e provava a
spingerlo lungo il corridoio.
vero, disse lei alla fine. Non mi interessa. Mi
faresti la cortesia di accompagnarlo fuori?
Hanne
Billy T. scost la mano delluomo prima di cadere in
ginocchio. Il vicino sobbalz arretrando di un passo.
Rimase a bocca aperta dallo stupore quando vide
quel corpo enorme inginocchiarsi e giungere le mani
a mo di preghiera.
Hanne. Ti imploro. Ho bisogno daiuto.
Lei non rispose. Cerc di distogliere lo sguardo, ma
quello di Billy T. era come incatenato al suo. Aveva gli
occhi come quelli di un husky lei non li aveva mai
dimenticati , uno azzurro e uno castano. Erano
proprio gli occhi la cosa che le faceva pi paura. Non
era rimasto molto delluomo che ricordava. Il
giubbotto di jeans imbottito era diventato troppo
piccolo, e una grande macchia di qualcosa che poteva
essere ketchup faceva non bella mostra di s su uno
dei taschini anteriori. Agli angoli della bocca si
vedevano le ombre nere lasciate dal tabacco da
masticare, e la pelle del viso era floscia, di un pallore
invernale.
Eppure lo sguardo azzurro-castano era lo stesso.
Davanti alla carrozzella, a solo pochi centimetri dalle
sue gambe inutilizzabili, tutti gli anni che lei aveva
voluto dimenticare la fissavano. La incalzavano.
Hanne cerc di opporre resistenza, e si accorse di
aver smesso di respirare.
Di, vieni, esclam il vicino alla fine, con un tono
di voce cos alto che lei sussult. La tua presenza
non gradita, lhai sentito, no? Se non vieni con me,
sar costretto a chiamare la polizia.
Billy T. non si alz. Le mani erano ancora giunte. Il
viso sempre sollevato verso di lei. Hanne non disse
nulla. Si sent la sirena di unambulanza che si
avvicinava in Kruses gate, e attraverso la finestra in
fondo al corridoio una luce azzurrognola e
intermittente inond a scatti una parete, poi impallid
mentre la sirena ammutoliva.
Si fece di nuovo silenzio.
Alla fine Billy T. si tir su. Indolenzito, con un gemito
soffocato. Dopo aver spazzolato alla belle meglio le
ginocchia dei pantaloni, cerc di raddrizzare il
giubbotto striminzito. Senza proferire parola, si
incammin verso lascensore. Il vicino lanci a Hanne
un sorriso compiaciuto e sicuro di s prima di
seguirlo.
Billy T., chiam lei nellattimo in cui lo vide
premere il pulsante per chiamare lascensore.
Lui si gir.
S?
Non hai mai visto Ida.
No.
Lui si pass una mano sul cucuzzolo rasato sorridendo
con cautela.
Ma ho sentito dire che hai che avete avuto una
bambina. Adesso quanti anni ha?
Dieci. Ne compie undici questestate.
La porta dellascensore si apr con un plin.
Billy T. rimase fermo dovera quando il vicino gli fece
segno di entrare.
Adesso sar a scuola, comment.
S.
Andiamo? insistette il vicino, infilando un piede
nella cabina per impedire alla porta di richiudersi.
Ho bisogno daiuto, Hanne. Ho bisogno daiuto per
una cosa che
Billy T. boccheggi come se non riuscisse a respirare,
come se fosse sul punto di scoppiare a piangere.
Si tratta di Linus. Te lo ricordi Linus, Hanne? Mio
figlio Te lo ricordi?
Si trattenne e scosse la testa. Si strinse nelle spalle.
Infine, fece un passo dentro lascensore.
Vieni, la sent dire. Billy T. si ferm di colpo.
Cosa?
Arretr prima di guardare nel corridoio. Hanne non
cera pi. Ma la porta era aperta, vide, lo invitava a
entrare, e lui era certo di non aver sentito male.
Buona giornata, borbott al vicino prima di
dirigersi esitante, quasi impaurito, verso
lappartamento.
In maniera alquanto simbolica i locali dellIslamsk
Samarbeidsrd i Norge o Isan, il consiglio islamico per
la cooperazione in Norvegia, locali che si trovavano
nellesclusivo quartiere di Frogner, avevano come
vicina pi stretta la chiesa americana luterana. In
quella che era una delle zone in di Oslo
lorganizzazione, che con il tempo era diventata
sempre pi influente, aveva acquistato due
appartamenti in Gimle terrasse e li aveva uniti
trasformandoli in una sede imponente. Le proteste
dei residenti e il putiferio politico che si erano
scatenati allinizio avevano reso liter pi lungo e
complesso, ma trascorso un certo periodo di tempo
dallinaugurazione ufficiale la maggior parte dei vicini
si era dichiarata soddisfatta. Una signora che abitava
due piani sopra gli uffici venne intervistata dalla
televisione pubblica, la Nrk, in occasione dei
festeggiamenti per i cinque anni dellIsan. La donna
era visibilmente felice che nei locali non si cucinasse,
come aveva temuto invece al principio. Inoltre
lorganizzazione aveva finanziato lammodernamento
e labbellimento tanto necessari agli spazi comuni
della palazzina in questione. Larzilla ottantenne
aveva anche sottolineato che i suoi musulmani erano
sempre vestiti con molta cura ed eleganza. Nessuno
di loro assomigliava a quel mullah Krekar, n turbanti
n tuniche avevano fatto il loro ingresso in una casa
tanto rispettabile.
Dalla parte opposta dellincrocio e in diagonale si
trovava la chiesa americana, che vista dallalto
ricordava una pianta da vaso alquanto panciuta. Era
stata costruita prevalentemente in cemento, per cui i
danni provocati dalla violenta esplosione risultarono
abbastanza limitati.
And invece peggio alledificio che ospitava lIsan.
E allanziana signora.
Era mattina. Fino a quel momento una come tutte le
altre. Era iniziata con una pioggia imprevista e gelata
che aveva coperto le strade di uno strato di ghiaccio,
scatenando lo scompiglio nel traffico. Il giorno prima
in alcune aiuole qualche tracotante narciso si era
schiuso per testare la temperatura: adesso
pendevano tutti a capo chino, pentiti del loro gesto
avventato. In seguito, quando lintera area sarebbe
stata passata al setaccio e centinaia di testimoni
avrebbero dovuto raccontare quello che avevano
visto e dove si trovavano, sarebbe emerso un
dettaglio alquanto insolito per un quartiere alla
moda.
Un giovane con indosso quelli che tutti ormai
definivano abiti islamici tradizionali si era
avvicinato ai locali dellIsan. Aveva con s una borsa.
Con il passare dei giorni sarebbe diventata sempre
pi grande. I vestiti sempre pi eccentrici. Secondo
alcuni portava il turbante, ad altri era sembrato di
intravedere qualcosa che poteva essere una
mitragliatrice sotto quegli indumenti ampi e molli. A
detta di qualcuno si era trattato di due persone che si
assomigliavano molto, mentre tre testimoni
dichiararono di aver visto nei minuti antecedenti lo
scoppio un gruppo intero di personaggi strani,
paludati in abiti altrettanto strani.
Era difficile giungere a una conclusione: lordigno era
stato di una potenza tale che identificare le vittime si
rivel tutto fuorch facile.
Eppure, sulla base delle informazioni ottenute dai
congiunti dei condomini e dai numerosi membri
dellIsan assenti al momento della deflagrazione, gi
quella sera stessa la polizia fu in grado di comunicare
con una certa precisione il numero dei morti. O dei
dispersi, come venne pi correttamente chiamata la
maggior parte di loro.
Nei locali dellIsan furono ritrovati i corpi di sedici
persone che non fu possibile identificare. Risultava
disperso anche uno sfortunato postino. Dei vicini che
abitavano negli appartamenti sopra gli uffici
dellassociazione era a casa soltanto lanziana
signora. Fu ritrovata con tutti gli arti ancora attaccati
al tronco, ma con il petto trafitto da innumerevoli
schegge di vetro e con la maniglia di una porta
conficcata nella tempia a quattro centimetri di
profondit. Erano rimasti uccisi anche tre passanti in
Gimle terrasse e due in Fritzners gate, ma erano
abbastanza riconoscibili da poter ricevere una degna
sepoltura nel giro di alcuni giorni. Una di loro era una
dipendente assunta in loco che prestava servizio
allambasciata ceca, il cui edificio si trovava in fondo
alla via: la donna stava andando a una colazione di
lavoro che si sarebbe svolta con un certo anticipo
rispetto alla consueta ora di pranzo.
Oltre alle supposte ventitre vittime, le cifre
indicavano altri otto feriti pi o meno gravi. Tra di
loro il pastore americano della chiesa di fronte. Il
reverendo era uscito con il cucciolo di Jack Russel
della moglie. Il cane era morto allistante, mentre
luomo aveva subito serie lesioni al volto che gli
sarebbero poi costate numerosi interventi di
chirurgia plastica. Nei giorni successivi allo scoppio in
pochi avrebbero concentrato la propria attenzione
sui danni materiali, che per in seguito si sarebbero
mostrati ingenti.
Lordigno esplose alle 10,57 di marted 8 aprile 2014.
Hanne Wilhelmsen diede unocchiata allorologio da
polso, che segnava le dieci e cinquantasette.
Cosa diavolo?
Che cazzo stato? esclam Billy T. prima di
appoggiare il palmo delle mani sullo spazioso tavolino
in vetro opaco che continuava a vibrare. Una finestra
del soggiorno che dava su Kruses gate si era incrinata,
e una crepa attraversava il vetro in diagonale da un
angolo allaltro.
Non unaltra volta, sussurr Hanne spingendo la
sedia a rotelle verso la parete esterna. Si piazz
accanto alla finestra e sbirci fuori con prudenza.
Non pu essere
Una bomba? No
Billy T. si alz dal profondo divano e si mise ad
armeggiare con il cellulare.
Su VG on-line non c niente, borbott mentre
si avvicinava alla finestra.
Internet veloce, replic lei acida. Ma forse non
cos tanto.
Una fuga di gas? Un incidente?
Hanne spinse la sedia a rotelle verso il tavolino di
vetro, poi prese un telecomando. Dietro un pannello
che scivol silenzioso fino a scomparire dentro la
parete, spunt un enorme schermo piatto
leggermente bombato. Dopo qualche secondo
apparve la pagina con il riconoscibilissimo logo di
Twitter.
Twitter? Sei sei su Twitter, Hanne?
No, sono soltanto una specie di testa duovo
anonima. Nessun follower. Io seguo tremila utenti. Di
mio non twitto mai. Comunque lo strumento
mediatico pi rapido al mondo, e in situazioni come
questa Guarda.
Indic con il telecomando.
Gli ultime tre tweet comparsi sul feed riguardavano lo
scoppio. Hanne premette Refresh. Sette messaggi.
Ripet loperazione. Undici. Li scorse. Comparve quasi
subito un hashtag e lei punt il cursore su #osloexpl
per saperne di pi.
Ecco, disse, abbassando lentamente sulla coscia la
mano che teneva il telecomando. Cazzo.
Billy T. si strofin la testa con entrambe le mani.
Merda, comment a bassa voce. I locali
dellIsan. Allincrocio tra Fritzners gate e Gimle
terrasse. Di nuovo qualche maledetto templare?
Hanne non rispose: era intenta a leggere i tweet, che
giungevano sempre pi numerosi. Molti sembravano
confusi. Alcuni sostenevano che si trattava di un
attentato fallito ai danni della chiesa americana.
Qualche messaggio era scritto in una lingua che
secondo lei doveva essere ceco. Allimprovviso le
venne in mente che lambasciata di quel Paese si
trovava nelle immediate vicinanze degli uffici
dellIsan.
E nella fattispecie lIsan non dovrebbe proprio
spaventare nessuno, continu Billy T. Non sono i
musulmani pi norvegesi e norvegesizzati di tutti?
Anzi, a me non sembrano neanche troppo
musulmani. Per quel che ci capisco io, vogliono
collaborare con tutto e tutti e parlano norvegese
meglio di me. Il vicedirettore una donna. Senza
ijb.
Ai vecchi tempi saresti accorso subito l,
comment Hanne senza tener conto delle sue parole
e accendendo il televisore sulla Nrk.
Accorso?
Da qui a Gimle terrasse c solo qualche centinaio di
metri. Ci arriveresti prima della polizia. Prima delle
ambulanze.
Non lavoro pi nella polizia. Pensavo che almeno
questo dettaglio ti fosse arrivato alle orecchie.
Billy T.
Al suono sconsolato della sua voce, Hanne gir la
carrozzella verso di lui. Per il momento i canali della
televisione pubblica non avevano niente da offrire,
stavano trasmettendo una replica del programma
Norge rundt.
Lesplosione stata potente. Ci possono essere dei
feriti. Se non fossi incatenata a questa sedia, adesso
sarei gi a met strada. Laggi la gente ha bisogno
daiuto.
Lui la fissava. Gli occhi gli si ridussero a due fessure
mentre si morsicava via un lembo di pelle secca dal
labbro inferiore.
Dopo torna pure, gli disse Hanne con tono calmo.
Avremo modo di parlare. Prometto che ti far
entrare.
Billy T. era gi sulla porta.
Si precipit gi per le scale e arriv sul marciapiede
con il fiato corto.
Giunto in Bygdy all nel punto in cui il viale alberato
incrociava Gabels gate dopo aver corso a zig-zag tra le
macchine, che riuscivano a malapena a muoversi per
via del caos che si era creato dopo lesplosione, Billy
T. respirava a fatica. Suo malgrado fu costretto ad
accorciare la falcata. Aveva la lingua secca, sentiva un
sapore metallico in bocca e gli bruciavano i polmoni.
Avvert anche una forte fitta sotto la gabbia toracica e
si port una mano sulle costole. Comunque sarebbe
stato difficile continuare la corsa su quellampio
marciapiede. Anche se il marted non era il giorno pi
movimentato dello shopping, sia i clienti sia i
commessi si erano precipitati fuori dai negozi
inondando i marciapiedi. Chi si trovava al volante
dovette scendere riluttante dalla macchina bloccata
per via del caos. Due tassisti stavano litigando
animatamente in mezzo alla strada, ma per il resto
tutti sembravano in preda alla confusione pi totale.
Nessuno sapeva cosa fare e dove andare. La maggior
parte dei presenti aveva lo sguardo puntato verso il
riquadro di cielo che si stagliava fra gli ippocastani
ancora spogli dopo linverno, come pensando che si
trattasse di un aereo esploso in aria. Una donna
anziana piangeva, e un uomo di mezza et in giacca e
cravatta cercava di consolarla impacciato mentre
guardava lorologio ogni cinque secondi. Il suono
delle sirene si faceva sempre pi forte.
Billy T. si era gi pentito.
La sua presenza sul luogo della disgrazia era inutile.
Era solo una questione di minuti prima che la polizia,
il personale medico e le autopompe si piazzassero
davanti ai locali dellIsan, malgrado la paralisi dovuta
allingorgo. Avrebbero avuto il loro bel daffare a
tenere lontana la gente, ci mancava soltanto che si
intromettesse pure lui. Era arrivato troppo tardi. Ed
era inutile, cos come si sentiva ormai da molti anni.
In maniera quasi impercettibile rallent il passo.
Un giovane gli stava venendo incontro a gran
velocit, avendo cura di mantenersi il pi possibile
rasente alla palazzina di mattonelle marroni.
Aveva la pelle pi scura di gran parte dei norvegesi e
sotto il giaccone logoro e aperto indossava unampia
casacca color verde militare. I pantaloni erano larghi
sopra le scarpe da ginnastica sporche. Una stringa era
slacciata. La barba era corta e curata lungo il
contorno del viso, ma troppo folta allaltezza degli
zigomi e sul collo.
Era lunica persona che su tutto il viale si stesse
allontanando dal luogo dellesplosione.
Erano passati quasi cinque anni da quando Billy T.
aveva smesso di lavorare nella polizia. Probabilmente
non avrebbe avuto altra scelta, ma invece di
attendere lesito delle sanzioni disciplinari a suo
carico aveva infranto il regolamento interno tre
volte nellarco degli ultimi quattro mesi di carriera
aveva preferito rassegnare le dimissioni nel giugno
2009 e se nera andato. Gli eventuali futuri datori di
lavoro avrebbero dimostrato maggior benevolenza a
un uomo che si era licenziato di propria iniziativa.
Il problema era che in realt non aveva mai smesso
davvero di essere un poliziotto, non nella sua testa.
Valut in un attimo la distanza che lo separava dal
giovane e spost lo sguardo di centottanta gradi, da
parte a parte. Prima che il ragazzo potesse compiere
un altro passo, Billy T. sapeva lesatto numero di
persone sul marciapiede, quali macchine ci fossero
parcheggiate sopra in contravvenzione, tra gli
ippocastani, e quali fossero rimaste bloccate nel
traffico. Aveva calcolato anche la velocit e la
posizione futura di tutti gli elementi potenzialmente
in movimento cento metri davanti a lui. Senza
nemmeno aver bisogno di rifletterci sopra, mosse un
lungo passo a sinistra.
Ehi, tu!
Il giovane lo guard. Adesso si trovava forse a otto
metri di distanza, accanto a una carrozzina spinta da
una madre impegnata ad ascoltare un gruppo di
donne pi anziane che stavano discutendo concitate
e che di colpo ammutolirono.
S, tu!
Billy T. si diresse deciso verso il ragazzo, pronto a
sbarrargli la strada se si fosse messo a correre.
Io?
Il giovane si ferm, dandosi un lieve colpo sul petto
con una mano.
Dici a me?
S. Dove stai andando? Che cosa Ma Shazad? Sei
tu?
Linterpellato aveva lo sguardo che vagava inquieto.
Adesso Billy T. gli era di fronte. Un numero crescente
di persone nelle vicinanze si era accorto di loro.
Credo che mi convenga proseguire, disse teso
Shazad.
Dove stai andando?
A casa. Non credo proprio che questo sia il posto
pi adatto per me.
A essere sincero, gli rispose Billy T. sottovoce,
penso che faresti meglio a starmi appiccicato. Vieni.
Pass un braccio intorno alle esili spalle del ragazzo,
che probabilmente era venticinque centimetri pi
basso di lui, gir deciso la schiena al gruppo di donne
e si incammin verso Gabels gate da cui era appena
arrivato. I semafori lampeggiavano gialli, come se
avessero deciso di capitolare davanti a un traffico
ingestibile.
Di quello l dovrebbe occuparsi la polizia, url un
uomo con indosso un paio di jeans firmati e una
giacca di pelle attillata. Tu! Proprio tu! Quei
bastardi hanno appena fatto saltare in aria met
Frogner!
Con la coda dellocchio destro Billy T. vide tre uomini
che gli puntavano velocemente incontro. Laterali
rispetto a lui, erano sbucati dal negozio di foto
allangolo, uno di loro brandiva nella mano destra un
treppiede di quelli usati per le macchine fotografiche.
Fermati! sbrait luomo in giacca di pelle
accelerando il passo.
Lululare delle sirene stava diventando assordante.
Dalla parte opposta della strada Billy T. registr
larrivo di due moto della polizia: ora come ora, non
avrebbe saputo dire se la cosa lo sollevasse o lo
spaventasse. Shazad, che fino a quel momento gli si
era premuto sempre pi addosso, si blocc
allimprovviso, si contorse fino a staccarsi da lui e
sgusciargli sotto il braccio e si dilegu. Nellattimo in
cui la prima delle due moto raggiunse le strisce
pedonali e diede gas quando si apr un varco di
cinquanta metri tra le macchine, Shazad stava gi
correndo.
Il poliziotto cerc di derapare nel tentativo di
cambiare direzione. Il pesante due ruote si inclin, si
rovesci e schizz via di lato. Billy T. era rimasto
perfettamente immobile. Non disse nulla. Non grid.
Non lo fece nessuno. Nel frastuono provocato dalle
sirene in avvicinamento, lo pneumatico anteriore
della moto colp le gambe di Shazad proprio sopra le
caviglie. Entrambe vennero quasi tranciate di netto
per via dellurto prima che il corpo fosse scagliato in
aria e atterrasse quattro metri pi in l, sul cofano di
una Bmw X5.
I tre uomini che si erano precipitati fuori dal negozio
di foto arretrarono lentamente verso il marciapiede.
Il poliziotto alla guida della moto caduta fu aiutato
dal suo collega, che in un baleno aveva parcheggiato
la sua e si era precipitato verso di lui.
Billy T. si avvi adagio verso la Bmw.
Il corpo di Shazad era disteso sulla pancia, con le
braccia allargate come se volesse abbracciare il
cofano. Eppure lo sguardo fissava immobile qualcosa
che si trovava in cielo. I piedi, che penzolavano inerti
e che erano a malapena attaccati al resto delle
gambe, avevano assunto delle angolazioni
grottesche. Una donna decisamente in sovrappeso,
con capelli colore argento come lacciaio,
sopraggiunse correndo a passettini e con il respiro
affannato gi simile a un sibilo.
Sono un medico, si mise a gridare spingendo via
tutti mentre arrancava. Sono un medico!
A tre metri dalla macchina si blocc di colpo.
Billy T. avrebbe voluto girare la testa del cadavere per
rimetterla nella sua posizione naturale. Inspir
profondamente a bocca aperta, si pass pollice e
indice agli angoli. Borbottando qualcosa di
incomprensibile.
Billy T., disse qualcuno. Che ci fai qua?
Il poliziotto che era arrivato per ultimo aveva alzato la
visiera del casco. Il suo collega era seduto per terra a
una certa distanza, con le ginocchia sollevate e la
schiena appoggiata al casco. Bench stesse facendo
delle smorfie, sembrava che se la fosse cavata bene
nellincidente.
Gundersen, annu Billy T. per dire che lo aveva
riconosciuto, ma senza porgergli la mano.
Che cosa successo? Chi diavolo Cosa c qui?
Il poliziotto indic un rigonfiamento sotto la casacca.
Qui c Shazad Beheshdi.
Eh? Io parlavo di questa cosa qua.
Lagente Gundersen afferr un lembo della casacca di
Shazad. Era rimasta incastrata nella cerniera del
giaccone e fu costretto a togliersi i guanti e a usare
entrambe le mani per liberarla.
Forse sarebbe il caso di non pasticciare troppo,
comment Billy T. a bassa voce. Prima sarebbe
meglio scattare qualche foto, no?
E questo cos?
Gundersen estrasse un giocattolo di plastica da sotto
gli abiti ampi e molli.
Darth Vader, rispose da s osservando pi da
vicino la statuetta. Ci mancava pure questa. Un
giocattolo di merda!
Il pupazzo era alto forse trentacinque centimetri e
particolarmente elaborato. Il pannello di controllo sul
petto era stato riprodotto con accuratezza in ogni
minimo dettaglio, e quando Billy T. si chin in avanti
per vedere meglio, gli sembr che fosse possibile
accendere e spegnere gli interruttori. Con il braccio
destro Darth Vader impugnava una spada laser. Era
spezzata.
Che cosa successo? domand Billy T. senza
alzare lo sguardo dalla statuetta.
Lo sai meglio di me. Se ho capito giusto, tu lo
conoscevi il tipo qui. Perch stava correndo
Mi riferisco a laggi. Gimle terrasse.
Unesplosione. Brutta storia. Nei locali dellIsan,
dicono. ancora tutto un caos. Potresti
Si blocc prima di porgergli di colpo Darth Vader.
Krogvold un po frastornato, mi sa.
Fece un cenno con la testa in direzione del collega: si
era alzato dallasfalto e pareva stesse controllando
che non ci fosse niente di rotto.
sicuramente in grado di occuparsi di questa
faccenda, ma potresti dargli lo stesso una mano? Io
devo proseguire. A quanto pare laggi c puzza di
bruciato, anche in senso letterale.
Indic con il capo verso ovest. Billy T. prese esitante il
giocattolo.
Non posso fare un granch. Non ho nessun
collegamento radio e forse sarebbe il caso di chiedere
lintervento
Lagente Gundersen non lo stava pi a sentire. Aveva
gi inforcato la moto e stava impartendo un breve
ordine a Krogvold prima di accendere il motore.
Billy T. continu a fissare il pupazzetto scuro.
Non era un giocattolo, lo sapeva. Era un oggetto da
collezione e avrebbe anche avuto un certo valore se
la spada laser rossa non fosse stata rotta. A suo
tempo, molti anni prima, lui ne aveva comprato uno
identico. La stessa posizione. Gli stessi interruttori sul
pannello di controllo in mezzo al petto. Lo stesso tipo
di mantello nero fatto di un materiale rigido,
metallico, che cadeva a onde.
Krogvold gli si stava avvicinando. Per un attimo Billy
T. gli volt le spalle. Il giubbotto di jeans era troppo
stretto, doveva procurarsene uno nuovo, eppure
riusc a infilare la figura sotto lascella, premuta
contro limbottitura di lana.
Senza salutare, senza aspettare, senza parlare con
nessuno, si avvi con calma. Alle sue spalle, colse la
voce del poliziotto che intimava agli astanti di stare
indietro, e il crepitio crescente delle comunicazioni
via radio quando fu chiesto lintervento di
unambulanza e di rinforzi. Billy T. aument
landatura. Soltanto quando ebbe raggiunto
Frognerveien, proprio nel punto in cui cominciava
Kruses gate, si ferm. Con cautela tir fuori il
pupazzo. Aveva camminato per tutto il tempo
tenendo il braccio incollato al fianco in modo da non
rovinare quelloggetto pi del necessario, e a parte la
spada laser rotta era perfettamente integro.
Era anche possibile togliergli il casco, constat.
Proprio come la statuina di Darth Vader che lui stesso
aveva comprato un tempo.
La lingua prese a pungergli in modo sgradevole
quando, incapace di resistere oltre alla tentazione, la
capovolse. Cerc di deglutire, ma avvert una nausea
improvvisa.
Sotto il piedistallo era inciso un nome.
Scritto con un paio di forbicine per le unghie a
caratteri infantili: si ricord di essere andato su tutte
le furie quando aveva scoperto che quel prezioso
oggetto da collezione era stato tolto dalla confezione
originale e rovinato da un bambino a cui era stato
detto a chiare lettere che un regalo cos bello doveva
rimanere intatto sulla mensola e che bisognava
limitarsi a guardarlo.
Linus Bakken, cera scritto in una calligrafia incerta.
Billy T. si infil nuovamente Darth Vader sotto il
braccio. Sollevato lo sguardo, si gir verso ovest. Una
colonna nera e densa saliva al cielo, mescolandosi a
una coltre di nubi sempre pi bassa.
La candela da tavola si era consumata e la sottile
striscia di fuliggine che si levava a svolazzi verso il
soffitto spinse Hanne Wilhelmsen a chinarsi in avanti
e a premere tra le due dita lo stoppino ancora
fumante.
Hai fatto molto tardi, disse a Billy T.
S.
T? Una birra?
Niente, grazie. Ho questa.
Agit con fare indolente una bottiglia di Coca-Cola
light prima di lasciarsi cadere su una poltrona.
Adesso la televisione era muta. Hanne non staccava
lo sguardo dallo schermo. Le immagini che
giungevano da Gimle terrasse erano orribili. Anche se
la stampa era stata allontanata dal punto
dellesplosione dopo che la polizia aveva avuto modo
di organizzarsi, continuavano ad apparire nuove
sequenze di fotografie e video fatti con i cellulari nei
lunghi minuti in cui tutto era avvolto nel caos. Molti
passanti erano arrivati cos vicino ai locali dellIsan
che i cadaveri e i pezzi dei corpi sventrati avevano
dovuto essere cancellati e censurati prima che le
riprese amatoriali potessero andare in onda.
Sei riuscito a combinare qualcosa? gli chiese.
Eh?
L.
Hanne indic lo schermo con la testa.
No. Non sono riuscito ad arrivarci.
Billy T. scosse la testa e si guard intorno in quel
soggiorno enorme, ristrutturato cos di fresco che dal
nuovo pavimento di parquet si levava ancora un
profumo di legno.
Alla faccia della topaia, borbott. Me lo
ricordavo che qui era bello, ma adesso davvero
magnifico. Nefis ne deve avere di soldi, ma quanto
costato tutto questo?
Hanne afferr il telecomando. Il suono si diffuse di
colpo dalla soundbar che correva lungo tutta la
lunghezza del televisore. La trasmissione era stata
trasferita nello studio dove erano stati convocati in
fretta e furia alcuni esperti il cui campo di
specializzazione spaziava dalle bombe allestremismo
e che ora sedevano con espressione seria intorno a
un tavolo a forma di mezzaluna. Hanne schiocc le
labbra sconsolata quando scopr che tra gli invitati
cera anche Kari Thue, unica donna presente al
dibattito.
Quella l paranoica, comment Billy T. aprendo
la bottiglia da cui fuoriusc un sibilo. Una pazza
scatenata. Una di quelle persone che non
esiterebbero a tirare acqua al proprio mulino se si
dovesse scoprire che sono stati i musulmani ad
accopparsi tra loro. Questa sarebbe la teoria
corrente, da quanto ho capito. Poveri diavoli. Si
beccano sempre la colpa. Lultima volta, quando a
pagare sono stati il Partito laburista e la sua sezione
giovanile, tutti erano convinti che fossero stati i
musulmani fino a quando non hanno identificato
quellessere patetico, quello schifoso delllite
norvegese. E perfino adesso, quando lattentato
colpisce gli stessi musulmani, la colpa viene data di
nuovo a loro.
Hanne non rispose. Sette anni prima aveva avuto la
dubbia gioia di trascorrere alcuni giorni drammatici a
Finse in compagnia del fanatismo cieco di Kari Thue. Il
treno su cui stavano viaggiando entrambe era
deragliato allaltezza della galleria che passava sotto il
Finsenut. Erano state uccise due persone mentre tutti
gli altri erano barricati e isolati nellalbergo Finse
1222, e lantipatia che Hanne aveva provato subito
nei confronti di quella strega era cos forte che
inizialmente laveva sospettata a torto di essere
lautrice degli omicidi.
Per il momento nessuno sa ancora niente,
comment. Sono solo speculazioni. successo
anche laltra volta nel corso delle prime ore, e si
tratta sempre di stupidaggini. Lo sai bene anche tu.
Tenere aperte tutte le possibilit. Mai chiudersi in
nessun tipo di teoria. Ecco perch noi eravamo cos
invincibili, io e te.
Gli sorrise, per la prima volta dopo pi di undici anni.
Non un sorriso ampio, n tantomeno particolarmente
amichevole. Ma un sorriso. Lui le restitu il gesto.
Bei tempi.
Hanne annu brevemente prima che il sorriso le
svanisse dalle labbra.
Mi hai detto che hai bisogno daiuto. Per una cosa
che riguarda Linus. Non ho idea di come potrei
aiutarti, a meno che non ti servano soldi. Non che io
ne abbia tanti, ma posso parlare con Nefis. Lei ne ha
un mucchio, come hai appena voluto rimarcare.
Gli occhi di Billy T. si ridussero a due fessure mentre
riavvitava il tappo della bottiglia con movimenti
stizziti.
Per chi cazzo mi hai preso? Non vengo certo qui per
umiliarmi davanti a chiunque la bottiglia di Coca-
Cola punt verso lappartamento del vicino, e
pregarti di darmi dei soldi! O ancora peggio, di
chiedere dei soldi a tua moglie!
Lei si strinse indifferente nelle spalle. Riabbass il
volume della televisione, ma senza toglierlo del tutto.
Billy T. la fiss come se stesse cercando qualcosa,
visto che, invece di guardarlo, Hanne faceva finta di
seguire quello che stavano trasmettendo sullo
schermo.
Non era soltanto lui a essere cambiato con gli anni. I
capelli di Hanne erano diventati grigi, soprattutto
sulle tempie. Erano lunghi fino alle spalle, con un
ciuffo che le ricadeva di continuo su un occhio. Prima
di quel giorno fatale del Natale 2002, quando un
poliziotto corrotto le aveva sparato dopo che lei
aveva fatto irruzione in una casa di villeggiatura nei
boschi del Nordmarka, aveva cominciato ad avere
problemi di peso. Adesso era snella, quasi magra. Il
dorso del naso pareva ancora pi tagliente di prima,
gli zigomi pi alti. Le mani erano muscolose e
affusolate, con le vene che si stagliavano nitide e
bluastre sotto la pelle sottile. Le gambe inerti
ricordavano due stuzzicadenti.
Persino gli occhi erano cambiati, secondo lui. Erano
ancora di un azzurro ghiaccio, con lo stesso cerchio
nero intorno alliride. Il bianco era immacolato come
prima, nonostante let. Billy T. non avrebbe saputo
dire con esattezza che cosa ci fosse di diverso. Non
prima che lei glieli puntasse addosso di colpo
chiedendogli:
Okay. Se non sei venuto qui a elemosinare soldi, di
cosa si tratta, allora?
Quelle parole lo fecero rabbrividire.
Billy T. e Hanne Wilhelmsen erano stati compagni di
studio e colleghi. Erano stati amici, anzi pi che amici,
e a un certo punto quasi fidanzati. Una notte lei gli si
era avvicinata pi di quanto non fosse mai riuscito a
fare con lui nessun altro essere umano. Spesso lo
aveva rifiutato. Ferito. Si era chiusa in s, se nera
andata per la sua strada, facendolo impazzire con il
suo silenzio e tutti quei segreti.
Ma mai lo aveva accolto con gelo, per. Mai lo aveva
mortificato a quel modo.
Billy T. abbass lo sguardo.
Ma cosa ti successo? le chiese quando fu sicuro
che la voce gli avrebbe retto.
A me? Mi hanno sparato. Distrutto la colonna
vertebrale. Ho lasciato la polizia. Acqua passata.
Non capisco. Dopo tutti quegli anni. Tutto quello
che avevamo. E poi, semplicemente
Cerc di schioccare le dita, ma non gli venne bene.
Cos, disse invece. Cos, su due piedi, ed eccomi
fuori dalla tua vita. Senza una spiegazione. Senza
neanche una qualche forma di rimprovero, senza
niente che mi aiutasse a
Billy T.!
La voce di Hanne fu cos sferzante da ammutolirlo.
Mi hai accennato di avere un problema con Linus,
prosegu lei senza staccare gli occhi dallo schermo del
televisore. Ti suggerisco di raccontarmi di cosa si
tratta. Poi toccher a me concludere con lunica frase
scontata: non sono in grado di aiutarti. Cos potrai
andartene di nuovo. A dire il vero mi piacerebbe
seguire quello che stanno trasmettendo.
Tanto continueranno a mandare in onda le stesse
cose giorno e notte. Solo un mucchio di repliche.
Okay.
Linus ha qualcosa che non va.
Hanne afferr un paio di occhiali e se li infil sul naso.
Riprese a guardare la televisione per qualche secondo
prima di girarsi verso di lui e osservarlo da sopra le
lenti.
malato? gli chiese.
No.
Adesso quanti anni ha? Venti uno?
Due. Ventidue.
E non sta bene?
No. S Forse proprio questo il problema.
Probabilmente lui ti risponderebbe che non mai
stato meglio. Se si degnasse di rispondere. A me non
rivolge quasi pi la parola da sei mesi.
Di che si occupa?
Sta ripetendo le superiori. Da privatista. Non ha mai
concluso gli studi quando avrebbe dovuto. Non ha
fatto altro che cazzeggiare e piantare casini.
E Iris aveva accettato questa situazione?
Grete. Grete la mamma di Linus.
Cinque figli con cinque donne diverse, Billy T. Mica
mi farai una colpa se dopo tutti questi anni le
confondo.
Sei, borbott.
Sei? Figli? Tu e Tone-Marit ne avete avuto un altro?
No. Jenny lunica che ho con lei. Io e Tone-Marit ci
siamo lasciati lestate in cui tu sei stata
Fece un cenno con il capo in direzione della sedia a
rotelle.
Niclas ce lho con unaltra.
Di nuovo gli parve di scorgere lombra di un sorriso.
Comunque Hanne scosse leggermente la testa.
Me lo ricordo Linus, disse dopo una pausa e senza
chiedergli con chi avesse messo al mondo il suo sesto
figlio. Era un bambino bravo e carino. Non vedo
quale sia il problema, se adesso sta rigando dritto. Si
rimesso a studiare per rimediare
diventato un altro, Hanne.
La gente cambia. Soprattutto a quellet.
Non come
Sono gi le dieci e mezzo, Billy T. Quando esplosa
la bomba, ti avevo detto che potevi tornare pi tardi.
Non intendevo stanotte. E per me adesso notte. Da
quello che mi hai detto, ci che posso fare per Linus
non poco, pochissimo. Anzi, sembra proprio che
tuo figlio non abbia affatto bisogno di aiuto. E lui cosa
dice?
Te lo ripeto, non molto loquace, Linus, Hanne!
Non ricordi che chiacchierone che era? Non smetteva
mai di parlare, lui
Hammo!
Una bambina snella, alta per i suoi dieci anni, apparve
sulla soglia.
Non riesco a dormire. Pensi che ci sar unaltra
esplosione?
Ida, disse Hanne. Vieni qui.
La piccola attravers la stanza a piedi nudi. Agile e
veloce and a sedersi in braccio a Hanne.
Ciao, esord seria fissando Billy T. con gli occhi pi
grandi e castani che lui avesse mai visto. Mi chiamo
Ida Wilhelmsen.
Ciao. Mi chiamo Billy T. Sono un amico di
Io e Billy T. lavoravamo assieme nella polizia molto
tempo fa, intervenne Hanne con voce pacata. Ma
adesso stava per andare via.
Baci Ida sui capelli e le accarezz una guancia.
Credo proprio che dovresti cercare di dormire,
tesoro mio. Domani c scuola. Non ci sar
nessunaltra esplosione. Torna a letto, tra un attimo
vengo a darti di nuovo la buona notte. Okay?
La bambina sfrecci via e scomparve in fondo
allappartamento con la stessa velocit con cui era
apparsa. A Billy T. parve di percepire il profumo che
aveva lasciato dietro di s: di figli piccoli e lenzuola,
forse anche di shampoo.
Com carina, disse.
S. Assomiglia a Nefis. Per fortuna.
Com che ti ha chiamato? Hammo? Perch? E
come mai porta solo il tuo cognome?
Hanne sollev la manica del maglione in un gesto
eloquente, mettendo a nudo lorologio da polso.
Trovi luscita da solo, vero?
Lui non si alz.
Lei gir la sedia a rotelle verso lo schermo piatto.
Perch sei venuto qui? gli domand, con un tono
cos basso che lui non fu sicuro di aver sentito bene.
Come ti dicevo, sono preoccupato per Linus, che sia
coinvolto in qualcosa
No, lo interruppe lei con pi forza. Perch sei
venuto qui? Proprio da me? Dopo tutti questi anni,
perch diavolo sei venuto proprio da me a chiedere
aiuto?
Billy T. si alz lentamente. Infil a fatica la bottiglietta
di Coca-Cola mezza vuota nella tasca del giubbotto.
Credo che Linus sia coinvolto in qualcosa di
criminale, aggiunse in fretta e ad alta voce, come
per paura di venire interrotto unaltra volta. Non
voglio andare alla polizia. Del resto non ho niente in
mano. Ma allo stesso tempo ho bisogno di qualcuno
che mi aiuti a riflettere. A ragionare. Mi serve laiuto
di qualcuno che abbia esperienza come poliziotto. Ma
che non lavori nella polizia. Che non ci abbia niente a
che fare. Come te, per quanto ne so. E poi un tempo
conoscevi Linus. Allepoca in cui tutto era
Si strinse nelle spalle.
Va be. Sono abbastanza disperato. Mi sembrava
una bella idea. Ma vedo che mi sono sbagliato.
S. Ti sei sbagliato.
Billy T. fece spallucce e si diresse verso lingresso.
Ti sei sbagliato, ripet lei. Lui si ferm e si gir.
S, le rispose irritato. quello che continui a
ripetere.
Il punto non soltanto se ti posso aiutare o meno.
No. Okay. Mi rendo conto che stato un buco
nellacqua.
Dopo aver allargato le braccia con un gesto
sconsolato, si guard intorno nello spazioso
soggiorno.
Cazzo, Hanne. Ti sei rinchiusa di tua iniziativa in
questa prigione dorata. Hai tagliato i ponti con tutti i
tuoi vecchi amici. Non esci quasi mai da questo
appartamento, da quel poco che ho sentito di te negli
ultimi undici anni. Non lavori. Tu
Sbagliato.
Sbagliato?
S. Ho ricominciato a lavorare.
Cosa?
Lespressione dipinta sul volto di Billy T. pass dallo
scetticismo allincredulit.
S, ripet lei. Ho ricominciato a lavorare.
Tu? Ma se stamattina eri a casa e dove dove
diavolo lavori?
Nella polizia, rispose Hanne Wilhelmsen. Faccio
di nuovo parte della polizia di Oslo, Billy T., e non
posso aiutarti.
Il capo della polizia di Oslo Silje Srensen lanci una
lattina vuota di Red Bull senza zucchero nel cestino
della carta, poi and alla finestra e vi appoggi contro
la fronte. Lalito disegn una leggera nebbiolina sul
vetro. Fuori era buio e il tempo non faceva che
peggiorare le cose. Con il passare degli anni diventava
sempre pi difficile, pensava, aspettare larrivo della
primavera. Aprile era il mese peggiore. I grandi
fiocchi di neve bagnata che cadevano fitti avevano
cominciato a ricoprire il prato grigio davanti al
Botsfengeselet: ledificio che ospitava il carcere.
mezzanotte passata, comment il vicecapo della
polizia nellattimo in cui entr nellufficio del suo
superiore senza bussare. Almeno uno di noi
potrebbe andare a casa.
Vacci tu. Non sono per niente stanca.
Grazie per lofferta. Comunque pensavo di darti
prima gli ultimi ragguagli.
Silje Srensen si gir. Uno dei suoi tre vice nonch
responsabile della sezione anticrimine Hkon Sand
sbadigli a lungo, senza cercare di nasconderlo.
Ti trovi subito tra le mani una bella gatta da pelare,
disse, sbarrando gli occhi e scuotendo deciso la
testa. Sono passate soltanto quattro settimane da
quando hai assunto il nuovo incarico, no?
Cinque, rispose lei laconica, e torn a sedersi sulla
sedia da ufficio. Eh s. Una brutta faccenda.
Per il momento il numero di morti accertate,
esord lui con un tono salmodiante ed enfatico,
dieci. A cui vanno aggiunti tredici dispersi,
presumibilmente deceduti. Una cifra che potrebbe
ancora salire, ma poco probabile. E poi
Queste informazioni le ho ricevute parecchie ore fa,
Hkon. Se non hai altro da dirmi, puoi andare a casa.
Muhammad Awad.
Cosa?
Alcuni dettagli sembrano indicare che dietro la
bomba ci sia un giovane di nome Muhammad Awad.
Sollevate le natiche dalla sedia, Hkon estrasse dal
taschino destro anteriore dei pantaloni una
confezione di tabacco da masticare. Luso sistematico
del contenuto di quella scatoletta aveva lasciato in
maniera permanente unimpronta circolare sulla
stoffa dei jeans.
Non che con questo ci siamo fatti unidea pi chiara
di chi sia.
Silje Srensen si chin in avanti e, dopo aver
appoggiato gli avambracci sulla scrivania, giunse le
mani. Si mise a fissarlo, limitandosi ad aggrottare le
sopracciglia.
Muhammad Awad, ripet Hkon. Spinse la presa
di tabacco sotto il labbro superiore con la lingua.
Ventitre anni. Figlio di due sudanesi. Rifugiati. Sono
arrivati in Norvegia nel 1988. Quando nato lui, ai
genitori era stata appena assegnata unabitazione a
Groruddalen, dove il ragazzo cresciuto con due
sorelle pi grandi e due pi piccole. Tutte femmine.
Sbadigli ancora, con tanta intensit che gli
lacrimarono gli occhi. Poi afferr una tazza sulla
scrivania, diede una rapida occhiata al contenuto e
ingoll il resto del caff, ormai poco pi che a
temperatura ambiente, senza battere ciglio.
Brave ragazze. Le due pi grandi vanno
alluniversit. Anche le pi giovani si comportano
bene. Il padre gestisce una stazione di servizio nel
quartiere di Furuset, la madre casalinga.
Il capo della polizia continu a rimanere in silenzio.
Anche Muhammad era un bravo ragazzo,
prosegu Hkon Sand massaggiandosi piano la nuca
con la mano destra. E lo stato a lungo. Ha finito le
superiori con dei voti piuttosto buoni. Questo
succedeva quattro anni fa, ma poi non sappiamo pi
con esattezza che cosa abbia combinato. Per
abbiamo ragione di credere che abbia intrapreso un
processo di radicalizzazione allinterno
dellislamismo.
Ma i sudanesi non sono spesso cristiani? O
appartengono a qualche forma di religione tribale?
Quasi lottanta per cento sono musulmani. Si tratta
di una repubblica islamica.
Che cosa dice il Pst?
I servizi di sicurezza lhanno avuto nel mirino. Di
striscio. Hanno un piccolo dossier su di lui, cos come
cominciano ad averne di grossi e piccoli su parecchi
personaggi come lui.
Che sarebbe?
Il capo della polizia spalanc le braccia in maniera
interrogativa.
In che senso? le chiese Hkon Sand.
Come lui. Cosa significa?
Lui si strinse leggermente nelle spalle.
Figli di immigrati. Che in questo Paese hanno avuto
tutte le possibilit, ma che scelgono la via
dellestremismo religioso. Che mordono la mano di
chi li nutre, ecco.
Da quello che mi dici, sono stati i suoi genitori a
nutrirlo. Comunque continua.
Come sai, il lavoro di identificazione sul luogo della
tragedia richieder del tempo.
Sput alcuni granelli di tabacco sul dorso della mano
prima di raddrizzare la schiena e proseguire: Ma nel
frattempo hanno scoperto qualcosa che permette
alle indagini di procedere. La chiesa americana, che si
trova in diagonale dallaltra parte della strada, ha
delle videocamere di sorveglianza esterne. Due non
funzionano, purtroppo. Ma ne hanno una proprio
qui
Senza chiedere il permesso, gir verso di s il
MacBook Pro aperto sulla scrivania di Silje Srensen.
Digit sulla tastiera per qualche secondo, poi lo ruot
nuovamente e si chin verso il suo capo. Lo schermo
mostrava una foto aerea scattata sopra Frogner.
L, disse Hkon indicando un punto sullarcata
della chiesa che dava a settentrione. E come per
miracolo lesplosione non lha messa fuori uso.
orientata un pochino verso ovest, quindi registra il
traffico in arrivo da quella direzione. Gimle terrasse e
un pezzo di Fritzners gate.
Che strano edificio questa chiesa. Assomiglia a un
albero di Natale.
E l c un chiosco 7-Eleven, continu lui
impassibile, e indic un indirizzo in Bygdy all.
Anche i 7-Eleven hanno delle telecamere, come noto.
Incrociando le immagini registrate da queste due
videocamere, al momento c soltanto una persona
che compare nelle une e nelle altre.
Muhammad Awad, immagino.
Esatto. stato osservato al 7-Eleven alle dieci e
quaranta. Un quarto dora dopo, soltanto pochi
minuti prima dellesplosione, sta camminando qui
il dito si spost a est di Gimle Terrasse e su per
Fritzners gate, e qui. Probabilmente ha percorso
Thomas Heftyes gate partendo da Bygdy all.
Mica ci vogliono quindici minuti, per fare quel
tragitto. Quattro o cinque al massimo.
S, sono daccordo. Comunque lui si trovava in zona
pochi minuti prima che scoppiasse la bomba, e da
allora risulta introvabile.
Quando abbiamo cominciato a cercarlo?
Questo pomeriggio verso le cinque. Per ora siamo
riusciti a non far trapelare il suo nome e neanche i
nostri sospetti. Ma solo questione di tempo prima
che salti fuori, tra non molto la famiglia dir a
qualcuno che gli stiamo alle calcagna.
Quindi questo ragazzo sarebbe una specie di
kamizake? Se ne va a zonzo per Frogner con una
bomba sottobraccio, passa prima da un 7-Eleven per
comprarsi una bibita e poi fa saltare lIsan e s
stesso?
Ha comprato una bottiglietta dacqua.
Ah, ecco.
Silje Srensen gonfi le guance, poi rilasci
lentamente laria. Sbarrando gli occhi, vi pass sotto
lindice per togliere il mascara che, ne era certa,
aveva cominciato a colare.
quello che abbiamo, Silje. Per il momento.
gi qualcosa.
Le indagini sono appena allinizio.
Invece tardissimo, accidenti. Ecco come stanno le
cose.
Tocc a Silje sbadigliare, sforzandosi di tenere la
bocca chiusa e di nasconderla dietro la mano sottile
su cui, alla luce della lampada da tavolo, scintillava un
grosso diamante. Poi, dopo essersi appoggiata allo
schienale della sedia, chiuse gli occhi.
Appartiene a qualche gruppo? borbott.
Da quanto ne sanno quelli del Pst, no. Attraverso un
amico dinfanzia di Furuset ha contatti sporadici con
un gruppo estremista islamico norvegese che si fa
chiamare qualcosa come Umma del Profeta, ma
non registrato come membro degno di questo
nome. Almeno, se teniamo conto dei criteri che
utilizzano coi propri adepti.
Umma del Profeta, ripet lei abbacchiata.
Quella gente pazza.
Quella gente, chi?
Di, Silje, smettila.
Hkon Sand si alz dalla sedia. Con le mani sui reni,
oscill leggermente allindietro.
Sei un po troppo suscettibile. Dovresti conoscermi
abbastanza bene dopo tutti questi anni per sapere
che non sono un razzista. Al contrario. Ho lavorato
attivamente e con tutta umilt per far reclutare in
polizia chi appartiene a gruppi etnici diversi da quello
di noi visi pallidi, per esempio. I miei figli hanno molti
amici musulmani. Ragazzi brillanti, studiosi, bravi a
giocare a calcio e un po in tutto. Vanno e vengono da
casa nostra, quindi datti una regolata.
Non mi piace lespressione quella gente.
Ma io intendo la feccia, Silje! Proprio come detesto
gli spacciatori, i pedofili, i ladri e i violenti. Sono delle
merde e dei figli di puttana, da qualunque parte del
mondo provengano. uguale. Mi mandano in bestia,
sti ragazzi: visto il contesto internazionale hanno
vinto alla lotteria, quando i loro genitori gli hanno
permesso di crescere in Norvegia e di avere
opportunit che da soli non si sarebbero mai sognati,
e adesso ci buttano tutto in faccia con le loro
stronzate religiose a base di odio e violenza.
Il tuo linguaggio non si addice a un vicecapo della
polizia.
Ma vai a farti friggere. Non mi vanno, certe battute.
Si diresse deciso verso la porta e per poco non
inciamp nellangolo di un tappeto molto spesso che
doveva essere costato parecchio, pi di quanto
permettessero le spese di bilancio previste al
riguardo dallo Stato. Dovette fermarsi di colpo, e
prese a scandagliare la stanza con aria stizzita, come
se soltanto in quellistante, svariate settimane dopo
che il nuovo capo della polizia di Oslo si era trasferito
al penultimo piano di Grnlandsleiret 44, si fosse reso
conto che lufficio era diventato uno show room del
buon gusto.
Hai comprato tutto questo con i tuoi soldi?
S.
Lui scosse piano la testa.
C gente che se la passa proprio bene. Soldi
ereditati e lincarico di capo della polizia. Eh s, capo
della polizia. Anche se ti sei laureata in
Giurisprudenza soltanto tre anni fa. Vado a casa, se
per te va bene. Torno fra qualche ora.
Non la guardava.
Da quant che ci conosciamo? chiese lei alla sua
schiena.
Cosa?
Io e te. Da quanto ci conosciamo?
Mhm quindici anni?
Diciotto. Ci conosciamo da quando ho cominciato
qui come allieva poliziotta mentre tu eri gi agente e
in contemporanea studiavi legge. E siamo amici da
quando hanno sparato a Hanne Wilhelmsen e tu,
Karen e Billy T. avete cercato di riunire le truppe per
fare tutti quanti insieme breccia nel muro che si era
costruita intorno.
Okay.
Lo sai quante volte lhai menata con questa storia
che sono ricca?
No. Ci vediamo Hkon alz di sfuggita lo sguardo
verso un elegante orologio da muro con il quadrante
di rovere lucido, alle sette.
Ogni settimana. Minimo una volta. Tutte le
settimane da undici anni e rotti. Una battutaccia qui,
una frecciatina sarcastica l. E la situazione
degenerata, Hkon. Sei peggiorato da quando mi
hanno assegnato un lavoro che credi di meritare pi
di me. Perch tu sei un giurista con esperienza, e non
hai soltanto una laurea in Giurisprudenza.
Le dita di Silje disegnarono in aria delle virgolette.
Perch sei pi vecchio di me? O perch sei un
uomo?
Lui si strinse nelle spalle mentre apriva la porta.
Appartengo al sesso sbagliato. Lho capito subito
quando ho fatto domanda. E se ora tu Hkon si
strofin lentamente la mano destra sulla faccia, se
ora vuoi farmi passare per un antifemminista e un
razzista, ti ricordo che sono sposato da quasi un
quarto di secolo con una donna che sarebbe stata
giudice della corte suprema, se la mia professione
non avesse scatenato un conflitto di interessi. Dal che
si potrebbe dedurre che non sono contro le donne
che fanno carriera.
Cambiare lavoro in modo che Karin ottenesse la
nomina era impensabile?
Oddio, Silje, adesso vuoi cercare il pelo nelluovo. Il
mio punto di vista rimane quello. Ciao.
Hkon Sand si blocc di colpo nellattimo in cui stava
per andarsene. Un uomo sulla trentina, con indosso
un abito gessato a strisce sottili, la camicia
bianchissima e una cravatta dal nodo cos stretto da
far pensare che se la fosse allacciata mezzora prima,
quasi gli sbatt contro.
Accendete la tv, disse, lisciandosi i capelli folti
allindietro con un gesto nervoso, quasi femmineo.
Hanno mandato un video a Tv2.
Chi ha mandato un video?
Agguantato il telecomando, Silje accese il televisore,
un Bang & Olufsen di quarantasei pollici piazzato su
un mobile laccato di nero, prima di ripetere: Chi?
Il suo segretario non rispose. Invece le sfil il
telecomando di mano senza chiedere il permesso e
premette uno dei pulsanti.
nome. Il Compassionevole, il Misericordioso.
Un uomo dallespressione seria, con un kufi in testa e
una sciarpa che gli nascondeva il viso, ammicc.
Norvegese, comment Hkon Sand piano. Parla
norvegese.
Allahu akbar, disse luomo sullo schermo.
Per un attimo limmagine si anner del tutto prima di
essere sostituita da un presentatore incupito in
studio.
Questo video ci stato inviato venti minuti fa.
Ovviamente stato consegnato subito alla polizia, ma
noi di Tv2 riteniamo nostro dovere diffondere tutto
ci che sappiamo in un caso drammatico come quello
che siamo costretti ad affrontare.
Cazzo, sussurr il vicecapo della polizia.
Merda, comment il capo. Si assume la colpa?
S, intervenne il segretario. Per il momento
nessuno sa chi sia. Ma il capo del Pst vuole un
incontro. Devo insistere che si svolga qui da noi?
S. Cosha detto quel tipo?
Indic lo schermo.
Da quanto ne capisco, rivendica la paternit
dellesplosione. La Vera Umma del Profeta.
Unorganizzazione di cui non ho mai sentito parlare. A
essere sincero ho qualche problema a capire tutti
questi conflitti tra musulmani, ecco.
Si spazzol via un granello invisibile di polvere dalla
spalla sinistra prima di raddrizzare la schiena.
Non per essere negativo, ci mancherebbe, ma
assolutamente inconcepibile quello che combinano
queste persone.
Sbarr gli occhi, come se fosse rimasto scioccato dalle
proprie parole.
Non compito mio avere unopinione al riguardo,
certo. Allora, la riunione si terr qui. Vado subito ad
avvisare.
La Vera Umma del Profeta, borbott Hkon Sand
con le mani sul viso. Chi cazzo sono? Non li abbiamo
mai sentiti nominare.
Spinse meglio la presa di tabacco umida sotto il
labbro superiore.
Buttiamoli fuori, ti dico. A calci in culo e subito. Via.
Ma lo disse cos piano che nessuno lo sent.
3.
Linus ce la stava palesemente mettendo tutta per
non farsi sentire. O almeno, dopo essere sgusciato
dalla sua camera con indosso le scarpe da ginnastica,
super a passi furtivi il guardaroba che si trovava
nello stretto corridoio senza prendere il giaccone.
Con cautela apr e richiuse la porta dietro di s, e non
not il padre che lo stava osservando dalla propria
camera da letto con locchio azzurro incollato alla
fessura della porta.
Billy T. lasci passare trenta secondi. Probabile che
Linus prendesse le scale, lascensore faceva troppo
rumore ed erano le due del mattino. Si costrinse ad
aspettare nella stanza.
Un minuto e mezzo.
Dopo essersi infilato al volo le scarpe da ginnastica
nellingresso, afferr il giubbotto di jeans da un
chiodo accanto allarmadio. Controll che le chiavi
fossero ancora nella tasca prima di precipitarsi fuori.
Il gelo della notte lo accolse come una ventata
quando usc in strada. I metereologi avevano
promesso larrivo della primavera per il fine
settimana, ma evidentemente gli di del tempo
avevano deciso di mettere i bastoni tra le ruote.
La temperatura doveva essere scesa sotto lo zero.
Almeno di tre gradi. Labbigliamento di Linus poteva
indicare che non aveva intenzione di andare lontano.
La neve bagnata caduta la sera prima era ormai
asciutta e granulosa: gli permetteva di capire quale
fosse la direzione presa dal figlio. A giudicare dalla
distanza esistente tra le orme dei piedi, stava
correndo. Billy T. acceler il passo, seguendo le
impronte nitide mentre spostava alternativamente lo
sguardo dal terreno alla notte davanti a lui.
Alla fine della curva con cui si concludeva la strada
che si snodava come una specie di fiocco intorno alle
palazzine, vide che Linus non correva pi ma
camminava. Anche lui rallent landatura e, a pochi
metri da Refstadveien, si ferm. A sud vide Linus
salire in fretta le scale che portavano allo spiazzo
davanti alla biblioteca e al piccolo ristorante cinese.
Billy T. aspett che fosse sparito del tutto prima di
muoversi. Il figlio era diretto verso il parcheggio del
supermercato Rema 1000. Da Trondheimsveien
giungeva di tanto in tanto il rumore di qualche
macchina, ma non il ronzio continuo e monotono del
traffico intenso che caratterizzava invece quella via
durante il giorno.
Evidentemente Linus voleva attraversare il ponte che
scavalcava la statale. Aveva freddo, Billy T. lo vedeva
benissimo: il figlio infil le mani nelle tasche strette
dei pantaloni e incass la testa nelle spalle. Quella
postura rallentava a tal punto la sua andatura che pi
volte Billy T. fu costretto a fermarsi per non arrivargli
troppo vicino.
Il ragazzo non si gir mai a guardare.
Raggiunto laltro lato di Trondheimsveien risal verso
rvoll. Billy T. si manteneva a una distanza compresa
tra i cento e i centocinquanta metri da lui e non aveva
pi cos paura di essere visto.
Non aveva mai capito con esattezza se la madre lo
avesse buttato fuori di casa quando, mesi prima, si
era trovato di colpo Linus davanti alla porta che gli
chiedeva se poteva trasferirsi nel suo logoro trilocale.
Dal momento che il ragazzo, almeno come data di
nascita, era adulto e maggiorenne, Billy T. non si era
preso la briga di contattare Grete. Parlare con lei era
una cosa che, per quanto lo riguardava, si era
conclusa per sempre il giorno in cui Linus aveva
compiuto diciotto anni. Se era preoccupata per il
figlio, si sarebbe premurata di chiamarlo.
Da parte sua Linus gli aveva farfugliato che il motivo
della sua richiesta era che non gli piaceva il nuovo
compagno della madre. Poteva essere vero. Oppure
no. E fino a poco tempo prima Billy T. non ci aveva
pensato granch; pi che altro, era inebriato dalla
strana gioia di avere il figlio con s. Le prime
settimane aveva fatto di tutto per rendere
latmosfera il pi accogliente possibile, sia con i lavori
di casa sia quando cenavano. Aveva comprato un
televisore nuovo e la PlayStation, sperando in questo
modo di creare qualcosa che ricordasse il senso di
appartenenza che un tempo avevano condiviso.
Invece Linus se ne stava quasi sempre in camera sua.
Le poche volte in cui era a casa. Di solito dava la colpa
alla scuola. Lavori di gruppo, gli rispondeva scontroso
se Billy T., per altro di rado, gli domandava dove
stesse andando. Sembrava quindi vero che stava
ripetendo le superiori. Nelle scarsissime occasioni in
cui cenava con suo padre, sedeva con i libri di scuola
accanto al piatto e alzava a malapena lo sguardo per
rispondere di s quando lui gli chiedeva se volesse
mangiare ancora qualcosa.
Probabilmente il cambiamento era cominciato prima
che si trasferisse a casa del padre. Per lesattezza,
quando era venuto da lui Linus indossava ancora i
pantaloni con il cavallo basso e una giacca militare
con i buchi sulle maniche, ma aveva i capelli corti.
Con il passare delle settimane e dei mesi
quellabbigliamento inguaribilmente giovanile si era
trasformato. Lunico desiderio espresso dal figlio per
Natale era un cappotto blu scuro a tre quarti, e Billy
T. si era recato nellesclusivo negozio Ferner Jacobsen
e aveva speso troppi soldi solo per compiacerlo.
Aveva funzionato: Linus lo aveva ringraziato per il
cappotto di Hugo Boss con un abbraccio indolente e
qualcosa che assomigliava a un sorriso.
Era soltanto in quei casi che sorrideva. Quando
voleva qualcosa. O gli veniva regalato qualcosa. Una
camicia. Una cravatta, addirittura. Chiedeva spesso i
soldi per andare al cinema e per labbonamento
dellautobus. Lultima richiesta aveva sorpreso Billy
T.: per tutta ladolescenza Linus aveva preso i mezzi
pubblici senza mai pagare neanche una corsa.
Quella notte camminava con indosso un bel paio di
pantaloni blu e un maglione abbinato con delle trecce
sul petto. Aveva sempre pi freddo, o cos pareva, e
adesso corricchiava, con le mani in tasca e rischiando
di perdere lequilibrio.
Nemmeno ora si gir mai a guardare.
Billy T. accorci le distanze.
Percorsero rvollveien per qualche centinaio di
metri. Furono superati da un paio di taxi. Un uomo
con un cane e che aveva alzato un po troppo il
gomito costrinse Linus a scendere dal marciapiede e
ad allargare molto allaltezza del centro culturale
rvoll grd. Per il resto si mantenne sempre sul lato
destro della strada, con una determinazione che
dopo un po indusse Billy T. a chiedersi se la meta
finale non fosse lontana. Non fece in tempo a
elaborare quel pensiero che il ragazzo gir a destra e,
sfilate le mani di tasca, prese di nuovo a correre verso
Rdbergveien. Una decina di palazzine basse e
semifatiscenti erano ammassate intorno ai prati in
parte innevati, in parte fangosi. Allaltezza della
seconda costruzione a sinistra Linus svolt cos
rapidamente per attraversare la strada che Billy T. fu
costretto a fermarsi di colpo per paura di essere
visto. Adesso si trovava a soli cinquanta metri dal
figlio e si accucci in fretta e furia dietro una Mazda
parcheggiata in divieto di sosta e mezza sul
marciapiede.
Non appena Linus scomparve dietro ledificio, Billy T.
scatt. Nellarco di meno di un minuto riusc ad
attraversare la strada inosservato e a percorrerne un
pezzo. Dal punto in cui si trovava, nascosto dietro un
container verde della spazzatura, poteva osservare
indisturbato il primo dei tre ingressi di Rdbergveien
2.
Linus sembrava in dubbio. O almeno rimase immobile
per un po, in cima a una piccola scala di cemento.
Teneva di nuovo le mani affondate nelle tasche,
come se volesse impedirsi di suonare a uno dei
campanelli sul citofono. Spost nervosamente il peso
da un piede allaltro prima di arretrare di un paio di
passi. Si ferm con il sedere appoggiato a un
corrimano dacciaio arrugginito e continu a tenere lo
sguardo fisso sul portone.
Di colpo fece un passo in avanti e alz la mano verso i
campanelli. Strizzando gli occhi Billy T. si chin
inconsciamente in avanti dal suo nascondiglio dietro
il container.
Numero due partendo dal basso, vide.
Lato sinistro.
Numero due sul lato sinistro, mormor la sua
bocca tre volte di fila.
Da dove si trovava, il ronzio della serratura elettrica
fu appena percettibile. Linus apr ed entr. Billy T.
cont fino a venti prima di tornare sulla strada. Si
avvicin alla palazzina compiendo un semicerchio;
infine, a pochissima distanza, rivide la parete attigua
al portone che si era appena richiuso dietro il figlio.
Numero due sul lato sinistro, sussurr piegandosi
sui campanelli.
Fu inondato da una scarica di adrenalina quando vide
il nome che compariva su un pezzetto di carta
appiccicato con del nastro adesivo trasparente. Il
bigliettino era scritto a mano, ma facile da leggere.
Billy T. deglut, si inumid le labbra. Avvert una
nausea improvvisa e fu costretto a deglutire ancora.
Si sforz di respirare con calma. Inspirare con il naso,
espirare con la bocca. Gli vennero le vertigini e si
costrinse a seguire un ritmo migliore.
Ci potevano essere dei motivi molto validi per cui
Linus andava a trovare qualcuno nel cuore della notte
tra due giorni feriali. Mille motivi validi, sicuramente.
Il problema era che a lui ne era venuto in mente solo
uno, quando aveva visto chi abitava a quellindirizzo.
Era proprio ci che aveva temuto, senza aver mai
avuto il coraggio di ammetterlo neanche a s stesso.
Nel corso delle ultime settimane quella lieve
inquietudine si era trasformata in preoccupazione.
Inoltre, il giorno in cui aveva trovato il prezioso Darth
Vader di Linus tra gli indumenti del musulmano
morto a Frogner pochi minuti dopo lesplosione, era
stato assalito da una profonda paura.
Adesso si sentiva congelare. Cerc invano di stringere
con pi forza intorno a s il giubbotto striminzito
prima di allontanarsi correndo.
Cosa significa caso freddo, Hammo?
Ida Wilhelmsen, dieci anni e mezzo, era sdraiata sulla
schiena nel lettone dei suoi genitori, perfettamente
sveglia.
una traduzione dallinglese, borbott Hanne
girandosi per la terza volta nellarco di un minuto.
Cold case. Dormi.
Non ci riesco. Perch non ci alziamo?
Sono le due e mezzo, Ida. Tra poche ore devi
andare a scuola. Se adesso non dormi, ti rispedisco
nel tuo letto. Io sono stanca morta.
Ma cosa significa? E perch non mi hai mai
raccontato niente di quando lavoravi nella polizia?
Sembra eccitante da morire. Hai arrestato qualche
ladro?
Hanne non riusc a nascondere un sorriso quando la
figlia appoggi il viso a pochi centimetri dal suo. La
fioca luce azzurrognola proveniente dal router
posizionato accanto alla finestra faceva scintillare gli
occhi di Ida.
No, in effetti non mi ricordo di averlo fatto,
rispose Hanne. Lavoravo a casi molto pi brutti.
E cosa? Terroristi? Come quelli che oggi hanno
messo la bomba? Omicidi e cose cos?
La bambina si mise di colpo a sedere.
Hai catturato degli assassini, Hammo?
Hanne afferr un cuscino e se lo mise sulla testa.
Dobbiamo dormire, esclam con voce quasi
soffocata sotto le piume del guanciale.
Cosa?
Ida!
Hanne si strapp via il cuscino e, gemendo in modo
esagerato, si tir su aiutandosi con le braccia. Ida si
allung verso il comodino per accendere una
lampada.
Hai voglia a dormire, adesso, si lament. Hai
davvero arrestato degli assassini, Hammo? E ora su
che casi freddi lavorerai? Si tratta sempre di killer?
Tra le altre cose. Per lo pi, immagino. E anche su
casi di persone scomparse. Eccetera. E poi ci sono
diversi tipi di omicidio.
Ma tu dovrai parlare con gli assassini? Insomma,
incontrarli?
Sembrava spaventata. In un solo movimento scivol
fuori dal piumone e si mise in ginocchio con la faccia
rivolta verso la madre.
Non ti do il permesso. La mamma lo sa?
Ma certo, rispose Hanne sconsolata. E tu non
noterai quasi nessuna differenza, te lho gi detto.
Lavorer quasi sempre in casa. Mentre tu sei a
scuola. I cold cases sono vecchi casi su cui la polizia ha
smesso di investigare. Si tratter perlopi di studiare
documenti e di usare il computer. Nessun assassino
verr mai qui.
Appoggi la mano sulla coscia esile di Ida.
Te lo prometto.
Quello che era qui ieri sera ricordava un killer.
Ah s?
Un po sporco, e con quegli occhi che facevano
paura.
Be
Hanne afferr un cuscino, lo sprimacci piano e se lo
appoggi accanto.
Non affatto un assassino. Adesso non lo conosco
pi, ma prima era sempre molto gentile. Sdraiati.
Subito.
La sua voce aveva assunto un tono che spinse la
bimba a coricarsi immediatamente e a tirarsi il
piumone fino al mento.
Possiamo lasciare la luce accesa? sussurr.
Se la regoli al minimo. Buona notte.
Lintensit della lampada si ridusse. Un bagliore
debole, quasi rosa, inond la spaziosa camera da
letto. Hanne gir le spalle alla figlia e chiuse gli occhi.
Ma dietro le palpebre non vedeva che lo sguardo
marrone-celeste di Billy T. Li riapr.
Mi manca Marry, mormor Ida nella penombra.
Tutti sentiamo la sua mancanza. Ma era vecchia e
sfinita, e adesso morta. Dormi.
Mi manca la mamma.
Ida!
Ma cos.
Torna a casa venerd, sciocchina. Adesso vedi di
dormire o mi arrabbio. E non ne ho affatto voglia. Tu
vuoi che mi arrabbi?
Notte.
Hanne si sforz di pensare a qualcosaltro. A niente.
Cerc di rilassare le gambe dove aveva perso ogni
sensibilit, di lasciare che i pensieri seguissero il
proprio corso. In avanti, non allindietro. Sogni invece
di incubi. Nellattimo in cui si accorse che il sonno si
stava impadronendo di lei, Ida sussurr a voce troppo
alta: Visto che il capo della polizia in persona a
rivolerti, dovevi essere proprio brava.
Ero la migliore, rispose Hanne Wilhelmsen prima
daddormentarsi.
Ma caro mio, non ti ricordi quanto era brava?
Silje Srensen spalanc le braccia. Hkon Sand si
prese la testa fra le mani e alz gli occhi al cielo.
Brava, s! Era un asso! Una fuoriclasse. E alla fine
pazza da legare. La persona pi stramba, difficile e
ostinata che io abbia mai conosciuto.
Era la migliore, Hkon. E anche lei daccordo.
Ormai erano le cinque del mattino. Hkon Sand si era
fatto una doccia da cos poco tempo che sulla camicia
delluniforme si vedevano delle chiazze dumido. Su
esortazione del capo della polizia non era ritornato a
casa per la notte, ma era riuscito a strappare unora e
mezzo di sonno sdraiato su un divano, poi si era
lavato, preparato e aveva indossato la divisa, anche
questo su ordine esplicito. A dispetto dei suoi
cinquantadue anni aveva ancora una chioma
invidiabile, che adesso, bagnata fradicia, era stata
pettinata e lisciata con cura allindietro.
E con chi avresti chiarito e discusso la questione?
Perch io non ne ho sentito parlare? Nonostante
tutto, si tratta di
Si interruppe e rimase in piedi, immobile, a respirare
con la bocca aperta e le spalle curve in avanti.
Hanne Wilhelmsen, concluse per lui Silje. Un
tempo era una tua carissima amica. E se non ricordo
male non era poi tanto pazza, visto che tu e la tua
famiglia avevate festeggiato a casa sua la vigilia di
Natale soltanto qualche giorno prima che le
sparassero.
Che anche stata lultima occasione in cui lho
vista. Sai quante volte ho cercato di andarla a trovare
in ospedale? E poi a Sunnaas, dovera stata mandata
per la riabilitazione e la convalescenza? A casa sua?
Sai
Smettila, Hkon. Non abbiamo tempo per queste
cose. Lattentato terroristico deve avere la nostra
completa attenzione. Okay?
Ma
Dacci un taglio, ti ho detto. Stando ai segnali che ci
sono arrivati, il nuovo ministro della Giustizia
sembrerebbe stia valutando lipotesi di istituire un
gruppo a livello nazionale che si occupi di cold cases.
Secondo me una buona idea. Dal momento che ho
la possibilit di assumere un paio di persone, mi
piacerebbe anticipare le mosse del guardasigilli e
creare un piccolo team formato da due esperti qui da
noi. Soltanto per un periodo di prova, comunque. Un
anno. Vale il tentativo. Hanne stata la prima a cui
ho pensato. Che abbia ancora intatto il suo fiuto di
poliziotta, lo ha ampiamente dimostrato con quello
che successo a Finse. E lei ha accettato, devo dire
con mia grande sorpresa.
Hkon si sedette adagio su una delle poltroncine
riservate agli ospiti, strinse i braccioli tra le mani. Poi
scosse leggermente la testa.
Non nemmeno venuta al funerale di Marry la
Zarra, comment piano. Ho visto per caso
lannuncio funebre e ci sono andato. Cera Nefis. E
anche la bambina, stato bello vederla. La figlia di
Hanne, ecco, che non avevo mai incontrato. Proprio
carina. Continuava a piangere. Io ho fatto in modo di
rendermi invisibile e mi sono seduto in fondo. Ma
Hanne
Alz di colpo lo sguardo prima di inspirare.
Hanne non cera. Al funerale della sua governante,
che la amava pi di quanto una persona possa mai
apprezzare e voler bene a unaltra. E tu vorresti una
una cosa cos nella polizia?
Silje apr la bocca per rispondere, ma fu interrotta da
un violento bussare alla porta. Il segretario, sempre
dallaspetto impeccabile bench stesse per
cominciare la sua ventiduesima ora di lavoro
consecutiva, si precipit nella stanza senza attendere
risposta.
Hanno identificato luomo del video, esclam, con
un tono di voce cos alto da essere quasi stridulo. Fa
parte del gruppo islamico La Vera Umma del
Profeta. Il capo del Pst ha deciso di anticipare la
riunione. Sar qui tra mezzora e lo stesso vale per il
direttore generale della polizia. Lei
Il segretario indic il telefono del capo della polizia.
Linea 5. Ti conviene prenderla subito.
Meglio togliersi subito il pensiero.
In precedenza Billy T. aveva gi valutato lipotesi di
ispezionare la camera di Linus, ma gli oltre ventanni
trascorsi a frugare nelle faccende altrui in qualit di
investigatore avevano scatenato in lui una forte
riluttanza a ficcare il naso nel privato. Come
pretendeva che i suoi figli rispettassero la sua sfera
pi intima, cos lui aveva sempre rispettato la loro.
Adesso invece era venuto il momento.
Quella decisione aveva preso sempre pi corpo man
mano che da rvoll ripercorreva a passo veloce lo
stesso tragitto in senso contrario, seguendo le stesse
orme che aveva lasciato soltanto alcuni minuti prima.
Eppure una volta a casa era stato preso dal dubbio.
Dopo essersi preparato un thermos di caff, si era
seduto in soggiorno sperando intensamente che
Linus tornasse. Che il figlio comparisse sulla soglia
con quel sorriso ampio, affettuoso e storto che ormai
pareva aver perso per sempre. Anche Linus si sarebbe
seduto, e gli avrebbe chiesto una tazza di caff. Gli
avrebbe spiegato il motivo della sua uscita notturna,
un racconto imbarazzato, forse, a proposito di una
ragazza che aveva conosciuto e con cui aveva una
storia. O un ragazzo. La cosa non avrebbe sconvolto
minimamente Billy T. Linus avrebbe riso delle
preoccupazioni di suo padre sullabitazione che lui
aveva visitato: il biglietto col nome sul campanello in
Rdbergveien 2 era rimasto appiccicato l anche dopo
che il vecchio proprietario se nera andato. Sarebbero
rimasti seduti cos, Billy T. e Linus, avrebbero visto
lalba che lenta e grigia strisciava dentro
quellappartamentino squallido mentre loro due
erano l, insieme.
Ma di Linus nessuna traccia.
Era adesso che Billy T. doveva agire.
Subito.
Si alz con una caparbiet che non sentiva. Appoggi
la tazza del caff in cucina. Si lav con cura le mani
senza sapere il perch prima di dirigersi quasi a passo
di marcia nella camera di Linus. Una lampada era
accesa sul comodino, accanto al lettuccio striminzito
nellangolo. Lui si era offerto di comprargliene uno
matrimoniale, ma secondo Linus non sarebbe
avanzato spazio per girarsi. Il letto era sfatto. Le
tendine tirate. Sulla scrivania, un vecchio banco di
scuola in legno che Billy T. aveva scovato a un
mercatino delle pulci e poi restaurato, cerano un
astuccio e un manuale scolastico. Di storia, ne
dedusse dando uno sguardo alla copertina. O di
scienze sociali: lui non era mai stato particolarmente
bravo in nessuna delle due materie. Lunico segno
effettivo che qualcuno abitava in pianta stabile in
quella camera, e che non laveva affittata per un
periodo limitato, era la collezione di minerali di Linus.
La maggior parte si trovava dentro una cassetta
tenuta in un angolino vicino allarmadio, ma sul
coperchio facevano bella mostra di s sei pietre
semipreziose.
La prima cosa a colpirlo fu che la stanza era
praticamente vuota. Non era soltanto priva di anima
in quella sua palese mancanza di oggetti privati e
personali, ma vuota. Il ragazzo vi passava molto
tempo, eppure non si vedevano in giro n un piatto
sporco n una tazza. Neppure giornalini o riviste. Era
tutto lindo, in perfetto ordine. Billy T. non aveva mai
visto suo figlio prendere laspirapolvere o il secchio e
portarlo in camera: evidentemente, faceva le pulizie
quando il padre era al lavoro. Sul comodino cera un
portatile chiuso, sulla mensolina appesa sopra la
scrivania parecchi libri. Tutti quanti di scuola. Accanto
alla scrivania cera il vecchio com di quando Billy T.
era bambino. Esit per un attimo prima di cominciare
dal cassetto pi in alto. Con una certa fatica: lo aveva
fatto a mano il suo nonno materno e non era mai
stato facile da aprire e chiudere.
Sorpreso sollev il primo paio di boxer: erano stirati
di fresco. Piegati con cura, erano in cima a una di tre
pile ben ordinate di biancheria intima. Billy T. non
aveva mai visto un paio di mutande stirate. Neanche
al militare. Vi pass con delicatezza le dita sopra, poi
richiuse il cassetto e si dedic al successivo. Un libro.
Nientaltro. Era verde, con una cornice dorata intorno
al titolo.
Il Corano.
Gli tremavano le mani quando lo prese con cautela.
Lo apr e locchio gli cadde immediatamente sulla
preghiera di apertura.
In nome di Allah, il Compassionevole, il
Misericordioso.
La lode appartiene ad Allah, Signore dei mondi,
il Compassionevole, il Misericordioso,
Re del Giorno del Giudizio.
Te noi adoriamo e a Te chiediamo aiuto.
Guidaci sulla retta via,
la via di coloro che hai colmato di grazia,
non di coloro che sono incorsi nella Tua ira, n degli
sviati
1

.
La preghiera era stata evidenziata in giallo. Accanto
allultimo versetto qualcuno aveva disegnato una
parentesi quadra e, vicino a essa, aveva aggiunto con
un tratto spesso un punto esclamativo.
A Billy T. cadde il Corano per terra e si mise a
piangere.
Non lo faceva da undici anni, tre mesi e qualche
giorno.
Il piccione che Gunnar di Korsvoll chiamava Winnie
the Pooh aveva pi di undici anni. Era il fratellino del
defunto Colonnello. Luomo che aveva portato
Winnie dentro una gabbia oltre gli isolotti non
riusciva a capire che senso avesse dare dei nomi agli
uccelli. A dire il vero non era neanche un grande
amante degli animali, ma ammetteva che potesse
essere piacevole avere dei cani o forse dei gatti in
casa. E che a quel punto fosse pratico dare loro un
nome. Magari persino ai cavalli se ne poteva
attribuire uno, per quanto non vivessero in casa, ma
battezzare Winnie the Pooh quel piccolo pennuto era
la cosa pi stupida che avesse mai sentito.
Oltretutto anche il figlio adulto della sorella lo era
abbastanza, nel senso pi autentico del termine.
Ovviamente era un peccato per il ragazzo, o luomo
questo era in realt, nonostante lintelletto molto
limitato. Aveav rischiato la vita quando, ancora
adolescente, era stato brutalmente picchiato e
rapinato da alcuni giovani che non erano mai stati
presi. Dei maledetti stranieri, chiaro, almeno quel
dettaglio il suo povero nipote lo aveva registrato.
Un momento ci sei con la testa, borbott, facendo
attenzione a dove metteva i piedi sulla roccia liscia e
scivolosa. E un momento dopo sei fuori del tutto.
Si ferm.
Era arrivato in fondo alla via. Stava cominciando ad
albeggiare. Il fiordo si stendeva tranquillo davanti a
lui, mentre il tempo era cos grigio che il mare e il
cielo si confondevano in lontananza, dietro il
gruppetto di isolotti e scogli che formavano Stauper.
Dopo essersi accovacciato, luomo apr la gabbia. Con
delicatezza prese il piccione. In parte con il timore di
essere beccato, controll che lanello a cui era fissato
un contenitore microscopico fosse ancora al suo
posto intorno alla zampa di Winnie. Poi si tir su, alz
le mani verso il cielo e lasci che luccello tornasse a
casa.
Dallidiota.
Imbecille.
Il giovane poliziotto aveva sibilato a denti stretti,
rivolto a s stesso.
Imbecille!
Henrik Holme si diede tre schiaffi a palmo aperto
sulla guancia destra prima di picchiarsi il pugno sulla
fronte. Se ne stava indeciso davanti a una palazzina
rivestita di mattonelle rosse a Frogner.
Era successo di nuovo.
Quando il 22 luglio 2011 Oslo era stata colpita da una
delle sue pi grandi tragedie, lui, fresco di nomina,
era stato mandato a investigare su quello che
sembrava un incidente domestico capitato a un
bambino. Il caso era di per s tragico e anche
interessante, ma quella volta avrebbe preferito che lo
incaricassero di occuparsi delle indagini
sullesplosione avvenuta in centro. Adesso, tre anni
pi tardi, quando la citt aveva subito un nuovo
attacco terroristico, Henrik Holme veniva ancora una
volta messo da parte per fungere pi o meno da
collegamento tra il capo della polizia e una donna su
cui aveva sentito dire le cose pi pazzesche. E che
non aveva nessuna connessione con i drammatici
eventi successi soltanto a qualche isolato di distanza.
Avrebbe potuto protestare. Avrebbe dovuto rifiutarsi,
ma era stato il capo della polizia a sceglierlo.
Merda, sussurr guardando verso nord-ovest: gli
sembrava di vedere ancora una colonna di fumo
nonostante fossero passate quasi ventiquattrore
dallo scoppio.
Dopo aver inspirato a fondo laria frizzante del
mattino, sollev lindice verso il campanello su cui era
scritto semplicemente Wilhelmsen.
Esit ancora. Era come se il dito non volesse. Forse a
trattenerlo era il sorriso di Silje Srensen, se lo
ricordava troppo bene. Quattro giorni prima era
seduto davanti a lei, sulla poltroncina riservata agli
ospiti che si trovava nel suo ufficio, quando Silje
aveva concluso la sua breve esposizione dicendo:
un po come dire esigente, Hanne Wilhelmsen.
Ma bravissima. Non come tutti gli altri, quella
donna. Del resto lo stesso vale per te, Henrik Holme.
Sono sicura che riuscirete a intendervi.
Poi gli aveva sorriso. In modo un po strano. Forse
involontariamente, come se trovasse divertente
mandare proprio lui da una pazza ma non volesse
ammetterlo a nessun costo.
Da allora quel sorriso lo tormentava.
Lasci che lindice centrasse il campanello e
premette.
Hanne Wilhelmsen appoggi il pollice sul
telecomando e, passando da un canale allaltro,
arriv fino alla Nrk. Era evidente che, dopo una lunga
notte di trasmissioni ininterrotte dalla sede centrale
di Marienlyst, cera stato un cambio sia di giornalisti
sia di personalit importanti da intervistare. In abito
scuro, il nuovo conduttore stava parlando con altri
tre uomini che indossavano lo stesso abbigliamento
cupo.
Suonarono alla porta.
Hanne non fece una piega. Non aspettava nessuno. E
quando non aspettava nessuno, come era di norma,
non apriva.
Tenendo conto dei telespettatori che magari si sono
collegati solo ora, di primo mattino, disse il
conduttore, potrebbe spiegarci brevemente che
cosa differenzia La Vera Umma del Profeta dagli altri
gruppi islamici presenti in Norvegia? Prima di oggi
non se nera mai sentito parlare. Sappiamo qualcosa
di questa organizzazione?
Suonarono una seconda volta.
Hanne afferr la tazza e bevve lultimo goccio di
caff. Era gi tiepido. Irritata, riappoggi la tazza sul
tavolo e agguant liPhone. Selezion lapp che
gestiva il videocitofono e diede unocchiata.
Un tizio mai visto.
Era piuttosto giovane, con i capelli biondi e un po
troppo corti. Fissava dentro lobiettivo, e il
grandangolo gli ingigantiva il naso.
Uniforme della polizia, vide Hanne, e le venne di
colpo in mente che stava aspettando una persona. Il
disagio simpadron di lei come unonda: una leggera
nausea e un dolore improvviso agli arti. Sent pungere
dietro le orbite, si tolse gli occhiali.
Dopo lesplosione della sera prima e linaspettata
visita di Billy T. si era completamente dimenticata di
quellappuntamento. La pessima notte trascorsa con
Ida e con la sua insolita irrequietezza non aveva di
certo migliorato le cose, e Hanne avvert quasi una
morsa di panico. Un paio di settimane prima le ci
erano voluti tre giorni per prepararsi a rivedere la sua
vecchia amica, Silje Srensen. Adesso si trattava di
uno che non aveva mai visto.
Cos non andava.
Irrigidendo il corpo, Hanne trattenne il respiro per
cercare di contrastare le vertigini.
Vattene, sussurr quando dovette riprendere a
respirare.
Diede unocchiata allapp. Il tizio era ancora l.
Merda, sbott ad alta voce, sorpresa di vedersi
premere il pulsante che apriva il portone a
pianterreno.
Ci appena giunta una comunicazione da parte del
Pst, sent dire in televisione, secondo cui il
rappresentante del gruppo islamico La Vera Umma
del Profeta, che ieri si assunto la responsabilit
dellattacco terroristico a Frogner, stato
identificato. Il livello di allerta stato ulteriormente
aumentato a conclusione di un incontro avvenuto
stamattina tra i vertici della polizia di Oslo, dei servizi
di sicurezza nazionali e della direzione nazionale della
polizia. Ci colleghiamo con
Il poliziotto che si trovava l fuori doveva aver fatto le
scale di corsa, perch si sentiva gi il campanello.
Era passato un bel po di tempo dallultima volta che
aveva corso. Corso per davvero, con tanto di scarpe
da ginnastica e tuta. Con lunico scopo di stancarsi
per bene. Non ci volle molto. Billy T. era arrivato
soltanto alla sbarra che regolava laccesso di autobus
e macchine nel quartiere di Lofthus e gi non ce la
faceva pi. Con una buona dose di indulgenza
avrebbe potuto sostenere di aver fatto un
chilometro. Gli bruciavano i polmoni e i muscoli delle
gambe si erano irrigiditi per via dellacido lattico
ancora prima che affrontasse la lieve salita lungo il
manto erboso. Sperava di riuscire a schiarirsi la
mente. Invece avvert una fitta di dolore allaltezza
della nuca e si ferm.
Quella notte Linus non era tornato a casa.
Dopo aver passato al setaccio la camera del figlio,
Billy T. era rimasto seduto su una sedia in soggiorno.
Nella semioscurit. In attesa. Si era bevuto altre
quattro tazze di caff. Non aveva letto. Non aveva
guardato la televisione. Si era limitato a lasciar
scorrere il tempo.
La decisione di affrontare una volta per tutte Linus
era sbiadita nel momento in cui la luce del giorno
aveva cominciato a penetrare nel piccolo
appartamento in Refstadsvingen. Nelle ultime
settimane aveva evitato di porre troppe domande al
figlio su cosa facesse per rispetto della sua vita
privata. E anche per la paura crescente della risposta.
Quella notte, quando aveva capito che Linus poteva
essere implicato in qualcosa che andava ben oltre le
sue peggiori fantasie, Billy T. si era reso conto di
dover intervenire.
Ma il figlio non era rientrato.
Erano passate da poco le otto quando Billy T. cerc di
fare qualche esercizio di stretching con il piede
appoggiato a una panchina rotta dopo che aveva
percorso a malapena novecento metri ad andatura
blanda. E quando riprese la via di casa, volutamente
al passo, si sent ancora pi ridicolo in quei pantaloni
elastici troppo stretti e quel maglioncino Nike di un
verde fosforescente. Con gli occhi socchiusi sollev lo
sguardo verso il Grefsenkollen la coltre di nubi
pendeva cos bassa che non si riusciva a vedere la
cima dellaltura poi si mise a corricchiare sul posto,
piegando la testa da un lato e dallaltro come se si
preparasse a uno scatto.
Si interruppe quasi subito: due volanti della polizia
stavano risalendo rrundveien. Senza sirene e molto
lentamente. Quando si avvicinarono alla sbarra, la
prima delle due imbocc con calma Mons Sviks plass
e si ferm. Laltra parcheggi subito dietro.
Le portiere della volante pi vicina si aprirono. Da
ciascun lato scese un poliziotto in uniforme, uno
palesemente pi vecchio dellaltro. Billy T. rimase
dovera mentre lagente pi anziano gli veniva
incontro.
Scusa se ci ho messo un po, esord Hanne
Wilhelmsen aprendo la porta. Hai le mostrine al
contrario.
Cosa?
Il pomo dAdamo gli sal e scese nella gola in modo
cos violento che sembr sul punto di staccarsi.
Confuso, Henrik Holme cerc di guardarsi le spalle,
ma gli venne male agli occhi e alla nuca.
Al contrario?
Lascia stare. Tu sei Henrik Holme, suppongo.
S.
Alz una mano pallida e sudata, ma rimase spiazzato
quando vide che lei era in carrozzella e la ritrasse
allistante.
Entra, gli disse Hanne prima di spingere la sedia a
rotelle verso il soggiorno. Chiudi la porta.
Henrik Holme non sapeva cosa fare. Si guard i piedi.
Quando si indossava luniforme, era tassativamente
vietato girare a piedi scalzi o con i soli calzini. Eppure
davanti a lui cera una grande scarpiera che sembrava
guardarlo con insistenza, e i pavimenti interminabili
parevano nuovi e lucidi.
Vieni?
La voce dava limpressione di giungere da lontano.
S, esclam lui. Solo
Togliti le scarpe, anche se sei in divisa. Il pavimento
nuovo. Non far la spia.
Henrik Holme emise un sospiro di sollievo, poi si
slacci le scarpe e mise i piedi in libert. Con il pollice
strofin via una macchia dal calcagno sinistro e
appoggi con cura le calzature nella scarpiera,
aggiustando le stringhe in modo da formare quattro
righe parallele lunghe uguali. Appese la giacca della
divisa a un attaccapanni del guardaroba. Infine prese
la grande valigetta portadocumenti che si era portato
dalla centrale e fece il suo ingresso nel soggiorno con
passo deciso, per quanto gli era possibile tenendo
conto che era scalzo.
Che bello qui, comment con tono solenne.
Un attimo solo.
Henrik aveva visto un televisore cos grande
esclusivamente nei negozi. Doveva essere almeno un
settanta pollici. Persino la semplice soundbar era pi
grande del vecchio catorcio con tubo a raggi catodici
che lui aveva ereditato dalla nonna, un catafalco cos
ingombrante da occupare quasi tutto lo spazio del
suo monolocale in affitto.
Telegiornale? chiese, e di nuovo arross: i due
conduttori che parlavano rivolti verso la telecamera,
oltre al logo della Nrk, rendevano la domanda
alquanto superflua.
Neanche adesso la donna magra seduta sulla
carrozzella gli rispose.
Sullo schermo apparvero le immagini di una
conferenza stampa. Henrik riconobbe
immediatamente i tre ospiti principali che sedevano a
un tavolo molto stretto in una stanza stracolma di
giornalisti e fotografi.
Il capo della polizia di Oslo Silje Srensen sembrava
minuscola. Quasi sperduta, fu il pensiero che lo colp,
tra il capo dei servizi di sicurezza, un uomo robusto e
barbuto dai capelli rossi, e la responsabile della
polizia norvegese Caroline Bae. Questultima doveva
pesare pi di cento chili, ma dal momento che era
alta quasi un metro e novanta e, come diceva la
mamma di Henrik, aveva un bel viso, assomigliava pi
a una splendida amazzone che a una donna in
sovrappeso.
Il capo della polizia di Oslo appariva piccola e minuta.
Fino a quando apr bocca.
In questa occasione saremo piuttosto laconici,
esord con voce cos alta e autorevole che un tecnico
del suono tese allistante una mano per afferrare il
microfono e allontanarlo da lei. Ma abbiamo in
programma una nuova conferenza stampa nel
pomeriggio. Per adesso il nostro obiettivo fornirvi
un breve riassunto riguardo a tre ambiti. Vorrei per
attirare da subito la vostra attenzione su quanto
segue: la polizia conosce lidentit delluomo che ieri
sera ha mandato un video a Tv2 in cui a nome di
unorganizzazione finora sconosciuta, La Vera Umma
del Profeta, si assunto la colpa e la responsabilit
dellattentato terroristico avvenuto laltro ieri. Per il
momento non abbiamo intenzione di diffondere il
suo nome. Posso assicurare
La valigetta portadocumenti era pesante. Henrik
osserv di nuovo il pavimento appena posato. La
borsa poteva essere sporca, dopo essere stata nel
bagagliaio della volante che gli aveva dato un
passaggio dalla centrale fino a Frogner. Invece di
appoggiarla, la pass dalla mano destra alla sinistra.
e ci tengo a sottolineare che abbiamo messo in
atto una vasta operazione investigativa che
Hanne Wilhelmsen non lo aveva ancora invitato a
sedersi.
Henrik ce laveva con s stesso per essersi lasciato
spiazzare dalla sedia a rotelle, allinizio. Sapeva
benissimo che era paralizzata. Lepisodio in cui le
avevano sparato, e che quasi le era costato la vita
costringendola a ritirarsi, faceva parte dei miti che
chiunque operasse nella polizia di Oslo doveva
conoscere. La sua carrozzella era piccola e leggera,
con grandi ruote inclinate. Ricordava quelle usate dai
portatori di handicap nelle gare sportive, gli venne in
mente. Secondo le voci che circolavano, Hanne
Wilhelmsen non usciva quasi mai di casa, ma il
soggiorno era abbastanza grande da poterci
organizzare una partitina di pallacanestro. Minimo.
A dire il vero era piuttosto bella, per quanto vecchia.
Almeno cinquantanni. La stessa et di sua madre.
Forse di pi, anche se i capelli non erano ancora
completamente grigi.
Aveva spalle cos strette.
E sedeva cos immobile e silenziosa.
Henrik cerc di comprimere tutta laria che riusciva in
fondo ai polmoni: gli era venuto il singhiozzo. Magari
poteva andare in bagno. Bere un po.
tuttaltro che un ordigno amatoriale. Al contrario.
Quindi non stiamo parlando di una bomba grande
che stata trasportata per esempio a bordo di una
macchina.
Alla conferenza stampa, il capo della polizia di Oslo
aveva ancora la parola.
Fino a questo momento gli indizi raccolti indicano
che si tratta di un ordigno compatto e di tipo
professionale, montato nelledificio in questione. Al
momento dobbiamo mantenere il massimo riserbo al
riguardo, visto che le indagini sono in corso.
Segu una baraonda infernale. Bench Silje Srensen
avesse chiesto esplicitamente di mantenere il silenzio
fino a quando tutti e tre non avessero finito di
parlare, fu subito bombardata da una sequela di
domande pronunciate in tutte le lingue del mondo.
Hanne Wilhelmsen spense il televisore.
Vuoi dellacqua? gli chiese senza guardarlo.
S, grazie.
I bicchieri sono nellarmadietto sopra il lavello. L ci
sono pure il distributore e i cubetti di ghiaccio.
Punt lindice lungo e sottile verso un angolo dietro
di lui.
Sai cosa mi sembra strano? le disse Henrik mentre
cambiava nuovamente la mano con cui teneva la
cartella.
No. Puoi portare un bicchiere dacqua anche per
me?
Che quel gruppuscolo hic possieda le
competenze necessarie per fare una bomba di tipo
professionale.
Quale gruppuscolo?
La Vera Umma del Profeta.
Hanne Wilhelmsen si strinse nelle spalle e spinse la
carrozzella verso il tavolo da pranzo.
Sappiamo troppo poco per poterci esprimere sulle
loro eventuali competenze, rispose indifferente.
Mi vai a prendere questacqua?
Henrik si sent arrossire nuovamente. Con la mano
libera si tocc lala del naso tre volte, in un gesto
leggero e veloce. Visto che non sapeva dove
appoggiare la cartella, se la port dietro nella
direzione che lei gli aveva indicato.
Ci penso io allacqua, si sent dire. Appoggia
pure qui la valigetta. E siediti.
Lui si gir, sicuro che Hanne avesse sorriso nel
momento in cui aveva posato una mano sul grande
tavolo da pranzo accanto alla finestra, sempre senza
guardarlo.
Ehm s, certo.
Soltanto in quel momento si accorse che il vetro della
finestra era incrinato in diagonale. Lesplosione,
ovvio: in linea daria non ci dovevano essere molte
centinaia di metri. Esitando, appoggi la cartella
allestremit del mobile. Dal momento che non ci
furono proteste, si sedette.
Sai, esord mentre lei tornava un attimo dopo con
due bicchieri dacqua tra le cosce. Se si tratta
davvero di una bomba compatta, allora ne esistono
solo due tipi da prendere in considerazione. Si
possono avere delle cariche sparse ad alto potere
esplosivo e dotate di grandissima velocit di
detonazione, o si possono usare esplosivi
termobarici
Tieni, lo interruppe Hanne appoggiando uno dei
bicchieri sul tavolo davanti a lui.
Il coperchio, borbott Henrik trafficando per
aprirlo. Davvero pratico. Quando uno seduto su
una sedia a rotelle. Hic.
Guarda che io non sono semplicemente seduta qui
sopra. E comunque non riesco a capire perch non si
potevano mandare queste cose con un corriere.
Eh In un certo senso il mio compito quello di
informarti e aggiornarti, ecco. Forse aiutarti,
qualora
Prego. Attacca pure.
Dopo aver spinto via una sedia, piazz la propria in
modo da stargli di fronte.
Perch conosci tutte queste cose sugli esplosivi?
So un po di tutto su tanto altro.
Per lennesima volta sent il rossore salirgli su dal
collo. A chiazze, sapeva, e piuttosto scure. Dopo aver
aperto la valigetta, ne estrasse uno spesso fascicolo
di carte raccolte dentro una cartellina verde.
I casi di sparizione, spieg. A partire dal 1996.
Represse un singhiozzo.
Per un attimo Hanne Wilhelmsen fiss quellenorme
faldone. Dopo un po lo tir a s. Lo sollev con
entrambe le mani. Se lo port al naso.
Lo annusi? scapp detto a Henrik.
Lei non rispose. Teneva gli occhi chiusi. Accidenti,
stava veramente odorando un vecchio caso. Dal
momento che si trattava di una copia recente del
dossier originale, non poteva avere nessun odore
particolare. Di colpo, in modo del tutto inaspettato,
Hanne sbatt la pila di carte sul tavolo. Un fragoroso
boato fece sussultare Henrik violentemente.
Sobbalz a tal punto sulla sedia che quasi la rovesci.
Che cosa che cosa stai facendo? balbett
quando ebbe ripreso lequilibrio.
Shhh.
Ma
Shhh.
Tenne la bocca chiusa. Gli fischiavano le orecchie, un
attacco di acufeni che lo colpiva sempre quando era
sotto stress.
Ecco, vedi, disse lei alla fine. Ti passato il
singhiozzo.
Come per magia aveva tirato fuori un portatile.
Henrik si scopr a far scorrere le dita sotto la
superficie del tavolo per vedere se ci fosse un
cassetto. Non trov niente. Non vedeva che cosa
stesse cliccando, ma dopo qualche secondo Hanne
spinse il computer da un lato, con lo schermo
perfettamente visibile a lei ma nascosto a lui.
Casi di sparizione, comment apatica, e si mise a
sfogliare la cartellina verde.
S. Una ragazzina. Karina Knoph. Aveva diciassette
anni quando scomparve. Stava tornando a casa da
scuola.
Nel pomeriggio, quindi.
S. Frequentava la prima superiore alla Foss. Una
scuola di Grnerlkka.
Lei lo scrutava da sopra gli occhiali.
Forse il suo sguardo non era beffardo, ma abbastanza
carico di rimprovero da spingere quel maledetto
pomo dAdamo a muoversi di nuovo allimpazzata.
Henrik si tocc la punta del naso tre rapide volte, poi
si infil le mani tra le cosce.
Ovviamente sai dov, quella scuola. Karina era una
tipa un po
Si inumid le labbra.
Era un po unartistoide, credo.
Perch la pensi cos?
Eh l ci sono alcune foto. Ha i capelli blu.
Hanne Wilhelmsen si concentr sulle carte. Rimase a
lungo a studiare alcuni documenti mentre altri li
sfogli in fretta. Su certi fogli appiccic dei post-it
gialli, anchessi apparsi misteriosamente dal nulla.
Forse sotto la sedia a rotelle aveva una specie di
ripiano, pens lui, e dovette trattenersi per non
abbassarsi a controllare.
Di tanto in tanto lei alzava lo sguardo
dallincartamento per controllare il portatile. Pochi
secondi alla volta. Henrik avrebbe dato non so che
per poter vedere lo schermo.
Sai, gli disse Hanne allimprovviso, togliendosi gli
occhiali prima di riappoggiarsi allo schienale della
carrozzella. Mi ricordo di questo caso.
Ah s?
Non me ne sono mai occupata di persona, ma
aveva suscitato un grande clamore. Come sempre
quando spariscono delle ragazze cos giovani.
Perlomeno se sono, come si dice, etnicamente
norvegesi, sfugg a Henrik, e subito singhiozz come
per chiedere venia.
Non scusarti. unosservazione pertinente. Lo hai
studiato, il caso?
Lui annu deglutendo.
E che idea ti sei fatto?
Hanne aveva incrociato le braccia sul petto, e lo
scrutava con aria scettica e gli occhi socchiusi come
unesaminatrice davanti a un candidato nervoso.
Io? Be
S.
Dopo aver liberato le mani che fino a quel momento
aveva tenuto imprigionate tra le cosce, Henrik si mise
a tamburellare sul tavolo con tutte e dieci le dita.
Lindagine partita col piede sbagliato, fin dal
primo giorno, spieg in fretta. Per qualche motivo
la polizia si era convinta che suo padre fosse
coinvolto nella sparizione.
Lei annu appena. Non lo scrutava pi, si limitava a
osservarlo. Dritto negli occhi, tanto da rendergli
impossibile distogliere lo sguardo. E soltanto allora
Henrik si accorse davvero dei suoi occhi. Erano di un
azzurro intenso: due biglie colme dellacqua di un
ghiacciaio. Il cerchio nero che incorniciava liride
pareva contenere tutto quel liquido e creava un
effetto cos intenso che quella donna sembrava il
risultato di un ritocco con Photoshop.
Non andavano molto daccordo, prosegu lui. Il
padre faceva lallenatore di calcio nellEliteserien.
Avevano cambiato citt molte volte per quel motivo.
Quando Karina si era iscritta alla Foss, in realt
avrebbero dovuto spostarsi di nuovo perch al padre
avevano offerto la panchina di allenatore a
Sandefjord. Lei si era rifiutata. Era entrata in una
band, e in effetti erano anche riusciti a fare concerti e
a tirare su qualche soldo. E poi
Si chin appena in avanti, ma si blocc prima di
prendere i documenti.
Posso?
Ci mancherebbe.
Ecco, riprese Henrik con pi enfasi. Sfogli
lincartamento fino a quando arriv a una foto in
formato A4. Non sembrerebbe una sportiva, giusto?
Hanne lanci unocchiata allimmagine di una ragazza
che si era raccolta i capelli blu in due trecce a partire
dalla sommit della testa, aveva un piercing alla
narice sinistra e si truccava in modo alquanto
marcato.
Cyan, comment lei.
Henrik sorrise, per la prima volta da quando era
arrivato.
S, le assomiglia. Ma i fumetti incentrati sulla figura
di Nemi sono usciti per la prima volta nel 1997. E
Cyan comparsa ancora dopo, credo.
Riprese a tamburellare con le dita.
Smettila, gli disse lei. E poi che altro hai
pensato?
Al conflitto con il padre stata data subito la
massima attenzione. In effetti la polizia non ha fatto
molto. Allinizio, intendo dire. La madre aveva
cominciato a sentirsi inquieta gi nel pomeriggio, ma
siccome Karina e il padre avevano avuto un violento
litigio la mattina, la scomparsa non fu denunciata
prima delle nove di sera.
Henrik si infil furtivamente le mani sotto le cosce e
deglut.
Visto che la ragazza aveva diciassette anni, ci
vollero di fatto un paio di giorni prima che venisse
data una bella scossa alle indagini. Tra laltro, quel
pap allenatore doveva aver fatto una pessima
impressione ai nostri colleghi, perch puntarono
lobiettivo su di lui e l lo lasciarono. O almeno, questa
la mia impressione.
Che idiozia.
S.
Succede troppo spesso.
S.
Henrik annu infervorato e si allung alla ricerca di
altri documenti.
Oh, merda, esclam lei chinandosi allimprovviso
sul portatile.
Cosa c? le chiese lui senza ricevere risposta.
Per pi di un minuto Hanne rimase concentrata nella
lettura. Faceva scorrere leggermente il testo,
continuava a leggere. Henrik era tentato di alzarsi e di
girarle intorno per vedere che cosa si vedesse sullo
schermo, ma non osava. Invece rimase seduto a
ispezionare con lo sguardo lenorme soggiorno,
costringendosi a non tirare fuori le mani e a non
ricominciare a tamburellare.
Devi andartene, gli disse lei di colpo.
Ma non abbiamo finito di
Mi spiace. Questa una faccenda pi importante.
Ma non abbiamo nemmeno
Henrik spost lo sguardo dalla valigetta
portadocumenti, che conteneva altri tre cold cases
intonsi, al fascicolo aperto tra di loro.
Ieri hanno arrestato un poliziotto in relazione alla
bomba, gli disse lei.
Un un poliziotto?
S. Per la precisione un ex poliziotto. Un ex agente
che un tempo conoscevo anchio.
Hanno gi reso nota la sua identit? Ma
No. Per lo descrivono. Quali compiti svolgeva nella
polizia e che cosa fa adesso. Molti anni nel pronto
intervento, a tutela dellordine pubblico, e poi
investigatore nella sezione omicidi. Fanno trapelare
anche la sua et. Chiunque abbia lavorato nella
polizia di Oslo negli anni Novanta sa immediatamente
a chi corrisponde questa descrizione.
Dopo aver inspirato a fondo, Hanne lasci che laria
uscisse a poco a poco.
E adesso te ne devi andare.
Con un colpetto richiuse il portatile e si allontan con
la carrozzella dal tavolo.
Lascia l i fascicoli, borbott, cos piano che lui
quasi non la sent, poi alz la voce e aggiunse: Trovi
luscita da solo.
Billy T. si sentiva come trasportato in uno di quegli
eterni incubi dove era costretto a muoversi alla cieca
dentro un labirinto che diventava sempre pi stretto
e senza mai trovare luscita. Lispettore capo che
sedeva di fronte a lui doveva essere nuova o quasi, a
Oslo. Aveva superato abbondantemente la
quarantina, ma lui non laveva mai vista. Ogni tanto
strizzava gli occhi con forza e poi li riapriva di colpo,
con la speranza di scoprire che si trattava soltanto di
un sogno. Dietro le palpebre vedeva baluginare dei
puntini rossi. Sentiva la bocca secca anche se
continuava a servirsi dalla capace brocca dacqua che
lispettore capo Havenes gli aveva messo davanti.
Darth Vader, gli ripet almeno per la quinta volta
nellarco dellultima mezzora. Il morto aveva un
giocattolo sotto il giaccone.
Billy T. scosse la testa sconsolato.
Non un giocattolo. Era un oggetto da collezione,
come ho gi detto.
lo stesso.
No.
No, va bene.
La donna lo fissava da sotto un paio di palpebre
pesanti e con la testa inclinata da un lato. Si pass
lentamente la punta della lingua sulle labbra, che
ormai avevano quasi perso il colore rosso.
Pu essere questo il motivo per cui lhai rubato?
Perch un oggetto da collezione avrebbe un valore
molto pi grande di un giocattolo?
Billy T. si riappoggi allo schienale della sedia. Aveva
limpressione che la lingua gli si stesse gonfiando
dentro la bocca: fece finta di succhiare una caramella
per produrre un po di saliva.
Non lho rubato, disse apatico. Possiamo
starcene qui seduti fino a domani mattina. Puoi
continuare a chiedermi senza sosta le stesse cose.
Modificarle leggermente ogni volta. Sfiancarmi, farmi
cadere in contraddizione. Tra un po lacqua sar
finita e tu la tirerai per le lunghe prima di
procurarmene altra.
Dentro di s pregava di sembrare pi sicuro di quanto
si sentisse.
Ma non servir a niente. Io non ho rubato nulla.
Un rapido sorriso le pass sul volto. Impossibile da
interpretare. Forse aveva uno strano senso
dellumorismo, per cui le piaceva vederlo sudare
come un maiale nellabbigliamento sportivo sintetico.
quello che dici tu, prosegu lei con la cadenza
smorzata del dialetto di lesund o dintorni. Per
lagente Gundersen la pensa diversamente. Lui
afferma al contrario che te ne stavi allincrocio tra
Gabels gate e Bygdy all, con Darth Vader in mano e
accanto a una Bmw, per loccasione abbellita da un
musulmano morto. Uno dei numerosi musulmani
morti proprio ieri, se posso aggiungere. Cos tanti che
importantissimo sapere con la massima esattezza
cos successo nei paraggi. Con la massima
precisione. Cos successo?
Come dicevo
Billy T. resistette alla tentazione di riempirsi ancora
una volta il bicchiere. Invece si port una mano alla
gola e si massaggi i muscoli sotto la clavicola
sinistra.
Io mi trovavo da quelle parti per puro caso. Ero
appena andato a trovare una vecchia amica. Hanne
Wilhelmsen.
Persino in quel momento, dopo che Hanne era stata
nominata gi quattro volte, fu come se lispettore
capo si irrigidisse. Stava proprio per dire qualcosa
quando Billy T. alz la voce e continu: Questo un
dettaglio fin troppo facile da controllare. Chiamala!
Telefonale e chiedile se io ero da lei ieri mattina,
quando c stata lesplosione. Una delle sue finestre
si incrinata, come ho gi detto e ripetuto. Oltretutto
lei ha avuto una specie di incarico come consulente
proprio qui alla centrale, quindi non ci vuole niente
ad appurare i fatti.
Non sganci lo sguardo dal suo.
Il pi possibile fedele alla verit.
Menti mantenendoti il pi vicino possibile a ci che
vero.
Quella che sentiva era la voce di suo padre. Quel
padre che era entrato e uscito dalla sua vita a proprio
piacimento. E che gli aveva insegnato cos tanto sugli
spartiacque della vita che era un vero e proprio
miracolo se Billy T. era finito nella polizia e non
dallaltra parte della legge.
Quando c stata lesplosione, Hanne mi ha detto di
accorrere sul luogo della sciagura per vedere se
potevo dare una mano.
Che suggerimento stupido, comment Havenes.
Sono daccordo. Ma in quel momento sembrava
una buona idea.
E poi?
Lui sospir in modo ostentato. Dopo aver inspirato, si
mise a parlare a gran velocit.
E poi sono corso in Bygdy all. L ho visto un uomo
giovane, scuro e palesemente musulmano che mi
veniva incontro. A casa di Hanne avevo letto qualcosa
su Twitter, quindi sapevo gi che cera stata una
enorme esplosione e volevo allontanare quel ragazzo
da l.
Perch era musulmano.
Lei lo guard con malcelato scetticismo.
S.
O perch lo conoscevi?
Quella era una domanda nuova.
Billy T. si sforz di alzare il bicchiere con la massima
calma. Bevve il resto dellacqua prima di studiarlo per
un attimo mentre lo faceva ruotare nella mano.
No.
Fiss lo sguardo sullispettore capo Havenes.
No? insistette lei. Gundersen sostiene invece
che sapevi il suo nome.
Me lo aveva detto lui.
Nei pochi secondi che ci avete messo per andare a
piedi da un capo allaltro del viale? Subito dopo una
violenta deflagrazione e con tutto il caos che regnava
in zona, avete avuto il tempo di presentarvi?
S. Si chiamava Shazad Beheshdi.
Gli occhi della donna si assottigliarono ancora di pi.
Sei proprio bravo con i nomi stranieri!
Sono bravo a ricordare tutti i nomi. Una qualit
importante per un poliziotto.
Cosa che non sei pi.
No. Ma sai di sicuro che ho
Billy T. si chin in avanti e appoggi la mano su una
cartella sottile, che fino a quel momento non era
stata aperta e che si trovava sul lato del tavolo
occupato dallispettore capo.
sei figli. Cinque di loro sono maschi. E tutti quanti
sono cresciuti sparsi per Groruddalen, larea a pi alta
concentrazione di immigrati della Norvegia. Cosa,
anche questa, che sai di sicuro. Tutti i miei figli hanno
giocato a calcio. Sono andati allasilo. A scuola. Il pi
piccolo ha solo sette anni e abita a Veitvet.
Si appoggi allo schienale della sedia e intrecci le
mani dietro la nuca.
Perci sono abituato a quelli che tu definisci nomi
stranieri, per dirla cos.
Gli aloni di sudore sotto le ascelle erano cos grandi
che probabilmente sulla schiena formavano una
chiazza unica. Dentro di s ringrazi tutti gli di, a cui
non credeva, di essere stato arrestato mentre faceva
jogging. Altrimenti lodore acre che il suo corpo
emanava sarebbe stato un segno tangibile di stress.
Darth Vader, gli disse lei per lennesima volta.
Ma questa volta Billy T. si rifiut di rispondere.
Bisognava ammettere che la tipa era dotata di
unottima resistenza. Ma niente di pi. Aveva
commesso il pi madornale errore da dilettante
quando era entrata nella stanza per interrogarlo: gli
aveva mostrato il suo disprezzo.
Se fosse per la sua corporatura enorme, la sua
mancanza di buon gusto in fatto di abbigliamento e
perch puzzava, o se fosse invece per le voci che
correvano in quel distretto di polizia e che lo
dipingevano come il peggior ribelle alle regole, lui
non lo sapeva. Probabilmente si trattava di tutto
quanto insieme. Eppure Halvenes avrebbe dovuto
nascondere quello che provava. Sorridere di pi.
Essere pi gentile e amichevole.
Offrirgli una Coca-Cola e qualcosa da mangiare, cos
come lui aveva sempre fatto.
Dilettante, borbott.
Che cosa?
Ti ho dato della dilettante.
Ho sentito. Noto anche che in base alla tua
spiegazione hai appoggiato il pupazzetto sul cofano
della macchina. Accanto al cadavere.
Parlava adagio e in maniera monotona, come se
stesse leggendo ad alta voce qualcosa che in fondo
non le interessava.
E sebbene lagente Gundersen ti avesse chiesto di
aiutare il collega Krogvold, tu te ne sei andato. Sei
arrivato a piedi fino a Frognerveien, hai preso il tram
fino al teatro nazionale, poi la metropolitana fino a
Sinsen e sei andato a casa in
Per la prima volta fu costretta a guardare gli appunti.
Refstadsvingen, concluse.
Lui annu.
A questo punto mi rimangono soltanto due
domande.
Billy T. avvert un brivido freddo lungo la spina
dorsale. Cerc di nasconderlo afferrando il bicchiere
vuoto. Lo era anche la brocca dopo che lispettore
capo si era servita dellacqua rimasta, per cui pos
velocemente il bicchiere e si chin in avanti,
appoggiando i gomiti sul tavolo.
E sarebbero?
Come prima cosa devo dire che un po mi diverte il
fatto che qui nessuno sappia il tuo cognome.
Sono Billy T. Basta e avanza.
Tutti i tuoi figli portano quello della madre, quindi
anche in questo caso non ti tradisci.
Non hai detto che dovevi farmi una domanda?
Lei lo ignor. Non lo guardava neanche pi: fissava un
punto che si trovava al di l della sua testa, come se ci
fosse qualcuno dietro di lui.
Ma tutti hanno un cognome. Anche tu. Avevi un
padre. Si chiamava Thorvald. Ecco spiegata la t di Billy
T.
Sai che numero di bravura investigativa scoprirlo,
replic lui. Tre piani sotto di noi c lufficio
passaporti.
Quello che mi chiedo, continu lei imperterrita,
se sei mai stato nei locali dellIsan.
Io? No.
Mai?
No.
Sei mai stato allincrocio tra Fritzners gate e Gimle
terrasse?
Billy T. sent in bocca un sapore di sale quando con la
lingua lecc via una goccia di sudore che dalla radice
del naso aveva seguito la ruga che scendeva fino
allangolo della bocca.
Altroch, rispose indifferente. Dubito che
esistano angoli di Oslo dove non sono mai stato. Ma
non di recente, se quello che intendi.
proprio quello che intendo. E ne sei certo.
S!
Con la mano destra Billy T. picchi leggermente sul
tavolo.
In questo caso, riprese lei tranquilla infilando la
mano in una specie di cartellina, c una cosa che
non quadra e che mi devi spiegare. Vedi, nove ore
dopo lesplosione abbiamo trovato questo. Nei locali
dellIsan. ridotto male, come noterai
Tenne il pugno chiuso sopra il tavolo, con il dorso
rivolto verso lalto.
Cosa niente affatto strana, tenuto conto di quello
che ha passato.
Gir la mano e lapr.
Un orologio da polso.
Billy T. lo riconobbe subito.
Era un vecchio Omega doro. Del cinturino in pelle
rimaneva molto poco, ma il colore era quello giusto. Il
vetro era rotto e la lancetta dei secondi era spezzata
in due.
Era fermo.
Lo giro? gli domand lei con un sorriso.
Billy T. non rispose. Adesso si trovava cos
profondamente allinterno del labirinto che se ne
sentiva attorniato e racchiuso da ogni parte: una
cassa dacciaio le cui pareti si avvicinavano sempre
pi. Avvert un sapore sgradevole e dolciastro di
sangue in bocca.
Lispettore capo Anita Havenes allarg ancora di pi il
sorriso.
C unincisione. Sul retro c scritto Thorvald B.
Fastlyng. Thorvald Billy Fastlyng. Si chiamava quasi
come te, tuo padre.
Appoggi lorologio proprio davanti a lui, con la parte
posteriore rivolta verso lalto.
Il tuo nome Billy Thorvald Fastlyng. Questo
orologio apparteneva a tuo padre. Che morto molti
anni fa, e di sicuro non una forzatura supporre che
tu abbia avuto questo orologio in eredit. Soprattutto
tenendo conto che in seguito ci stato aggiunto un
altro nome.
Lunghia lunga dellindice smaltata di un rosso acceso
che aveva cominciato a scrostarsi indic la seconda
incisione presente sullorologio.
Billy T., c scritto. il tuo orologio. E se tu non
sei mai stato nei locali dellIsan, come ha fatto a finire
l e a essere distrutto nellattacco terroristico di ieri?
Questa, Billy T., lultima domanda a cui gradirei una
risposta.
Rispondi, Hammo!
Appollaiata su uno sgabello da bar, Ida Wilhelmsen
faceva oscillare le gambe. I libri di scuola giacevano
sparsi davanti a lei sulla grande isola che troneggiava
al centro della cucina, ma la bimba non sembrava
molto concentrata sui compiti.
E di, rispondi, insistette.
La stanza era divisa in due zone. La pi grande era
ammobiliata per una persona di statura media. Su
una delle pareti pi corte, lunga forse quattro metri,
era stata invece montata una cucina al completo
dove tutti i ripiani, il lavello e gli elettrodomestici
risultavano facilmente accessibili a chi era costretto
su una sedia a rotelle. Hanne, che stava rompendo un
uovo in una ciotola di plastica, guard al di sopra
della spalla.
A quale domanda?
Perch non c una manifestazione dove tutti
quanti portano una rosa? Come successo lultima
volta. Ci saranno state almeno un milione di persone.
Non erano cos tante.
S, invece. E poi siamo stati anche davanti al duomo.
Ho avuto il permesso di comprare un orsetto di
peluche e un fiore. In classe abbiamo fatto dei disegni
e poi li abbiamo esposti fuori. Lungo la strada, per la
precisione. Ho chiesto ad Albert se facevamo cos
anche stavolta, ma lui ci ha risposto che non cera un
posto dove metterli. Perch no, Hammo?
Vuoi della cipolla, con la frittata?
S, grazie. Ma perch non c nessun corteo di gente
con in mano una rosa, Hammo? Perch non ci sono
dei fiori davanti al duomo?
Perch questa volta quasi tutte le vittime erano
musulmane, quindi sarebbe stato naturale scegliere
un posto diverso da una chiesa.
Ma anche sullisola di Utya di musulmani ce
nerano tanti.
Questo vero. Pomodoro?
S, grazie.
Ida salt gi dallo sgabello per andare a prendersi
una mela da una fruttiera di vetro.
L fuori diverso, Hammo.
In che senso?
Rispetto a quellestate l.
Ah, s?
La volta scorsa erano diventati tutti gentilissimi e
amichevolissimi. Gli uni con gli altri, ecco. La mamma
diceva che la gente era molto meno norvegese del
solito. Le persone si parlavano sullautobus e davano
un mucchio di soldi ai mendicanti. Cerano dei
perfetti sconosciuti che abbracciavano la mamma,
mentre tornavamo a casa dopo la manifestazione con
le rose.
Tu avevi soltanto sette anni, tesoro mio. Te ne
ricordi cos bene?
Ne avevo otto e ricordo ogni cosa. Era tutto cos
triste, ma allo stesso tempo anche bello. Gli abbracci
che ha ricevuto la mamma. Allora non capivo, ma
adesso credo che fossero perch lei scura. Perch a
Voldemort non piacevano le persone di colore.
Voldemort? Non metterti a mangiare quella mela
proprio ora, per piacere. Puoi mangiarla dopo, magari
come dessert.
Albert dice che non dobbiamo usare il nome di quel
mostro. Che se no gli rendiamo onore, in un certo
senso.
Che stupidaggini! Usalo, il suo nome. Si chiama
Anders Behring Breivik.
Lo so.
Hanne vers le uova sbattute in una padella.
Ma cosa intendi quando dici che adesso l fuori
diverso? le chiese mentre cospargeva la frittata di
formaggio grattugiato.
Ida and a sedersi sul davanzale ampio e profondo
della finestra che dava sul retro della palazzina e si
appoggi al vetro. Per un po armeggi con il
cellulare, poi lo pos di colpo e incroci le braccia sul
petto gracile.
come se non fosse successo niente, esclam
lentamente. Nessuno sembra triste. Lo sono alla
televisione, ma non l fuori. Nessuno si abbraccia. La
gente sembra pi arrabbiata. Pensavo che oggi non
saremmo andati a scuola. Oppure che avremmo
parlato molto di quello che successo. Invece
bastato un attimo e poi siamo passati subito a scienze
naturali. Che fregatura.
Hanne sorrise scostandosi la frangia dagli occhi.
Sono quasi le due, Ida. Se vuoi essere pronta per
quando ora di andare a equitazione, devi fare i
compiti mentre mangi. E poi secondo me non
dovresti pi pensare cos tanto allesplosione. Ci hai
gi perso una notte di sonno. E io preferirei che non
si ripetesse la stessa scena, stanotte.
Ida non rispose. Rimase immobile dovera, seduta in
controluce davanti a un sole primaverile che,
impotente, aveva rinunciato ad aprirsi un varco tra la
bassa coltre di nubi. I capelli le pendevano sciolti, e
quando tir una gamba sul davanzale e intrecci le
mani intorno al ginocchio Hanne rimase colpita
ancora una volta da quanto Ida assomigliasse alla
madre. Gli stessi movimenti. Le stesse labbra un po
storte quando sorrideva per via di un canino che
aveva deciso di crescere a suo piacimento nella parte
superiore della bocca.
Ida era identica alla madre ma in versione pi pallida.
Gli occhi erano castani, non quasi neri. La pelle era
chiara: non esangue come quella di Hanne e neppure
olivastra come quella di Nefis. Ida era la creatura pi
bella e pi importante che Hanne avesse mai amato,
e per fortuna le veniva in mente sempre pi di rado,
anche se sempre con profonda vergogna, che
allinizio lei non la voleva.
Perch tu e la mamma preferite che io non sia
musulmana? chiese Ida di colpo.
Hanne alz il coperchio della padella per dare
unocchiata.
Ne abbiamo gi parlato tante volte, tesoro. Non
che io e lei pretendiamo qualcosa di particolare. Ma
vorremmo che tu scegliessi da sola la tua identit
quando sarai abbastanza grande, senza imposizioni a
priori o condizioni da parte nostra.
Non ne abbiamo mai parlato. Sono io che lo faccio.
E poi non mi date mai una risposta come si deve. La
mamma musulmana, eppure ha il tuo cognome e io
non capisco
Ida.
Hanne si rese subito conto di aver parlato con un
tono troppo tagliente, quindi cerc di stemperarlo
con laggiunta di un sorriso prima di calmarsi e
continuare:
La mamma non
Si interruppe, poi si strofin adagio la fronte con un
dito per guadagnare tempo.
Che cos un musulmano? disse in maniera
retorica. Uno che crede al messaggio contenuto nel
Corano, e per la mamma non cos. Lei atea.
E allora perch festeggiammo lEid se non ci
crediamo?
Per lo stesso motivo per cui festeggiamo il Natale
anche se io non sono cristiana. una questione di
cultura, e culturalmente la mamma musulmana.
La bambina si alz allimprovviso.
Tu non credi in Dio e la mamma non crede in Allah.
Come faccio a crearmi unopinione mia quando sar
pi grande?
Speriamo che tu giunga alle stesse conclusioni dei
tuoi genitori. Siediti. pronto.
Vuoi sapere che cosa penso?
Adesso basta. Mangia e vedi di fare i compiti.
Unora e dovrai presentarti vestita di tutto punto per
andare a cavallo.
Hanne si mise il piatto sulle gambe e poi spinse la
carrozzella verso lisola. Quando ve lo appoggi
sopra, il piatto fece un tonfo eccessivo.
Secondo me tu e la mamma siete solo due
vigliacche, comment Ida piano. Voi volete farmi
diventare il pi possibile norvegese, cos poi io non
Tu sei norvegese, Ida. Al cento per cento. Adesso
per basta. Okay? Mangia.
E poi secondo me latmosfera l fuori tanto
diversa perch alla gente non piacciono granch, i
musulmani. Perch sono morti dei musulmani e sono
stati altri musulmani a ucciderli. Quindi non interessa
praticamente a nessuno. Non come lultima volta,
almeno. Ma tu che ne sai? Te ne stai sempre
rinchiusa qui dentro.
Trattenne di colpo il respiro per qualche secondo
prima di esclamare: Scusa.
Mi puoi chiedere scusa per il tono, comment
Hanne. Ma non per quello che hai detto. Hai
ragione. Io sto sempre e solo qui. Adesso molla il
cellulare e siediti a tavola.
Non puoi mettere via anche il tuo? Cos possiamo
parlare?
Fa i compiti. Subito.
Nellistante esatto in cui Hanne lo prese in mano, il
telefonino emise un segnale. Un sms.
Non riconobbe il numero.
Riluttante, apr il messaggio.
Hanne. Mi hanno interrogato tutta la mattina.
Presunti collegamenti terroristici. Assurdo. Faccio un
ultimissimo tentativo: possiamo parlare? Riguarda
quello che ti accennavo ieri. Crisi. Billy T.
Hanne rilesse quelle parole tre volte. Linquietudine
che laveva assalita in mattinata era stata davvero
perniciosa. Dopo che Henrik Holme se nera andato,
laveva sopraffatta un acuto bisogno di fare qualcosa.
Dal momento che le sue uniche occupazioni si erano
ridotte al leggere e al mantenersi aggiornata grazie
alla rete, quella sensazione le sembrava quasi
sconosciuta. Addirittura spaventosa, a essere sincera
fino in fondo con s stessa. Aveva valutato lipotesi di
telefonare al capo della polizia di Oslo, ma laveva
scartata quando si era resa conto che Silje Srensen
non avrebbe potuto dirle niente.
Per un attimo si era preparata spiritualmente allidea
di recarsi in Grnlandsleiret di persona, ma poi ci
aveva rinunciato. Tanto, che cosa avrebbe concluso
andando alla centrale?, era la domanda; e trovare
una risposta sarebbe stato troppo difficile.
Con stupore aveva notato che la sua ansia aumentava
gradualmente con il passare della mattinata, anche se
non riusciva a capire con esattezza il motivo delle sue
paure. Era ovvio che Billy T. non centrava nulla con
lattentato terroristico. Doveva trattarsi di un
malinteso. Alluna si venne a sapere che era stato
rilasciato subito dopo linterrogatorio, ma che aveva
lobbligo di comparizione in centrale: quindi la polizia
di Oslo condivideva la sua opinione, in pratica.
Eppure pensare a Billy T. nei panni di un arrestato la
sconvolgeva pi che averlo rivisto il giorno prima,
dopo che non si incontravano dal Natale del 2002.
La notte, quella turbata era Ida.
Non Hanne.
Tutta la mattina laveva trascorsa seguendo le notizie
sui giornali on-line e sui social. Grazie a una serie di
account studiati per risultare anonimi e insignificanti
al punto giusto, era riuscita nel corso degli ultimi anni
a procurarsi una ricca collezione di fonti
dinformazioni. Per lei non era una novit osservare il
mondo esterno via Internet da quella specie di esilio
interiore a cui si era costretta. Anzi. La novit, per lei,
era aver fissato la propria esclusiva attenzione su ci
che allinizio era stato definito un arresto, poi un
interrogatorio e che a mezzogiorno, secondo la
versione on-line dellAftenposten, risultava di
grande interesse per quanto riguarda il terrorismo.
Soltanto quando Ida era tornata da scuola Hanne era
riuscita a dirottare i propri pensieri su quanto stava
avvenendo l, in quel momento. Sulla vita che stava
vivendo. Cos come lei laveva scelta. Cos come
doveva essere.
Aveva provato una sensazione di sicurezza.
Ma adesso non cera dubbio che la stava di nuovo
perdendo.
Vieni, gli scrisse a mo di risposta.
Poi, per non pentirsi del proprio gesto, pos il
cellulare, gir la carrozzella verso sua figlia e rimase
in silenzio a osservarla mentre mangiava.
Luomo noto con il soprannome di Scarpa, ma che un
tempo era un militare e si chiamava Lars Johan
Austad, stava letteralmente morendo di fame. Fino a
poco tempo prima si avvicinava di nascosto a uno
qualsiasi dei tanti fast food della citt per rubare gli
avanzi dai bidoni dellimmondizia. Era incredibile
quello che la gente buttava via. Se era fortunato,
riusciva a trovare cartocci pieni ancora per met di
patatine fritte. A volte gli era capitato di scoprire
involucri intatti, con dentro hamburger addirittura
interi, soprattutto alla stazione centrale. Forse i
proprietari si erano resi conto allimprovviso che
dovevano correre, se non volevano perdere il treno.
Forse di hamburger ne avevano comprati due e non
ce la facevano pi a mangiare il secondo. Fatto sta
che quei bidoni di plastica stracolmi erano veri e
propri forzieri pieni di tesori.
Poi qualcuno doveva essersi lamentato.
Di sicuro non era lunico a conoscere lesistenza di
una fonte di cibo che non solo era a portata di mano,
ma assicurava un pasto migliore. Peccato che,
evidentemente, a chiss chi non fosse andata a genio
lidea di mangiare mentre qualche poveraccio frugava
nella spazzatura, perch circa sei mesi prima a Scarpa
era diventato di colpo impossibile mettere piede
dentro tutti quei fast food. Dunque le due grandi
catene si erano decise: se davi limpressione di vivere
per strada, non eri il benvenuto.
Scarpa era il prototipo dellaccattone.
Per ogni tanto ci provava lo stesso.
Se allinterno del locale le code erano lunghe, riusciva
ogni tanto a fiondarsi dentro con tutta la velocit che
le sue gambe malate gli permettevano e agguantava
quello che trovava in cima ai bidoni. Alla cieca. In quel
modo molte incursioni si rivelavano un buco
nellacqua: spesso il bottino si riduceva a incarti vuoti,
imbrattati di senape e ketchup.
Comunque valeva la pena di provarci.
Aveva una fame maledetta.
Il Burger King di Karl Johans gate, in pieno centro, di
solito a quellora era affollatissimo. Scarpa si era
piazzato allangolo opposto della via, allaltezza del
Caf Cathedral, sotto gli alberi ancora spogli che, non
appena la primavera si fosse fatta pi calda e i locali
avessero cominciato a servire allaperto, sarebbero
stati circondati da sedie e tavolini. Da quella
posizione poteva osservare senza problemi lingresso
del fast food. Gli venne lacquolina in bocca al
pensiero di ci che forse avrebbe trovato.
Non mangiava da un giorno intero.
Decise di fare un tentativo.
Se gli fosse andata male, si sarebbe trascinato fino al
Mtestedet, che come diceva il nome era un luogo
dincontro messo a disposizione e gestito dalla
Kirkens Bymisjon, dove la Chiesa protestante vendeva
cibo buono a prezzi estremamente modici. Il solo
problema era procurarsi le quindici corone che lui
non aveva. Avrebbe potuto mettersi a raccogliere
bottiglie di plastica e poi recuperare i soldi del
deposito, ma ci sarebbe voluto tempo.
Una voce si insinu dietro di lui.
Non girarti, gli disse con un tono molto basso.
Scarpa avvert un brivido freddo corrergli sulla pelle.
Una specie di corazza che gli avvolse tutto il corpo
paralizzandolo e costringendo ogni suo muscolo a
irrigidirsi. Non gli succedeva pi tanto spesso: ormai
erano poche le cose che gli facevano paura. Quando
la sua vita era stata lentamente schiacciata da
attacchi dansia cos forti e duraturi che lavevano
rispedito a casa dal Kosovo, tre mesi prima che finisse
il suo incarico nella Kfor, aveva ancora qualcosa da
perdere. Adesso no. Se lui e la morte non erano
diventati amici, potevano comunque definirsi
conoscenti stretti che si imbattevano luno nellaltra a
intervalli irregolari.
Per questo motivo il terrore lo aggred in modo cos
inaspettato che si accorse di essersi pisciato un po
addosso. Non si gir, ma cerc di concentrarsi sul
tentativo di riprendere il controllo della vescica.
Apri gli occhi.
Scarpa non sapeva neanche di averli chiusi.
La bocca dello sconosciuto si trovava allaltezza del
suo orecchio. Scarpa fece di tutto per concentrarsi.
Una volta era un soldato. Un soldato scelto.
La persona che gli stava dietro era un uomo. Era alto
pressappoco come lui. Forse un po di pi, non dava
lidea di essere costretto ad allungarsi per
raggiungergli lorecchio con le labbra. Lolfatto Scarpa
lo aveva perso da tempo, non era in grado di
riconoscere nessuna caratteristica particolare del
respiro che in maniera quasi impercettibile gli
accarezzava la guancia a brevi intervalli.
Abbassa lo sguardo.
Scarpa fece quello che gli era stato chiesto.
Una mano. Allestremit di un braccio. Infilata in un
guanto e dentro al guanto, appena visibile, cera
una banconota da mille corone. Unaltra mano.
Quella stringeva un pacchettino, non molto pi
grande di una lettera.
Riceverai mille corone per consegnarlo alla sede di
Tv2, disse la voce. Proprio qui, su questa strada.
Sai dov?
Scarpa annu. Stava fissando la banconota.
Cibo ed eroina per un paio di giorni. Soldi in pi.
Prendili, aggiunse luomo.
Quasi lo abbracciava: gli teneva entrambe le braccia
sotto le sue.
Okay, borbott Scarpa, stringendo con forza sia i
soldi sia il pacchettino.
Adesso, disse la voce prima di arretrare di un
passo.
Scarpa tir il cappuccio lurido della felpa sopra il
berretto con la visiera ed esegu quello che gli era
stato chiesto.
Mille corone, pens. Mille maledette corone per
fare cento metri.
Doveva essere il suo giorno fortunato.
Fino a quel momento era stata una giornata terribile.
Si erano fatte le quattro di pomeriggio e lunica
notizia positiva che le avevano dato era che i servizi di
sicurezza avevano identificato la persona nel video
della sera prima. Ormai ne era passato, di tempo, e le
indagini non avevano condotto a nessun risultato
eclatante: il ragazzo si chiamava Abdullah Hassan ed
era stato il migliore amico di Muhammad Awad.
Anche Abdullah aveva avuto lonore di essere
lintestatario di un breve file conservato nei grandi
archivi informatici dellintelligence norvegese, il Pst.
Siccome nella loro sede di Nydalen i signori in
questione avevano sospettato di Muhammad fin da
quando avevano visionato le riprese effettuate dalle
videocamere di sorveglianza della chiesa americana e
del 7-Eleven, durante la notte non cerano volute pi
di tre ore per scoprire chi, nascosto dietro la sciarpa,
aveva vomitato tutta una serie di affermazioni
cariche dodio contro gli infedeli in generale e la
Norvegia in particolare. Era stato facile riconoscerlo,
fra laltro, per via di una cicatrice a forma di v sulla
fronte che il ragazzo non aveva avuto lintelligenza di
camuffare.
Per come la vedeva Silje Srensen, Abdullah Hassan
creava due problemi immediati. Il primo era che
sembrava scomparso dalla faccia della Terra. Da
giorni e giorni, da molto prima dellattentato
terroristico a Frogner.
Il secondo era che in realt si chiamava Jrgen
Fjellstad.
Era il risultato di un programma di scambio a cui
aveva partecipato a fine anni Ottanta una
studentessa norvegese che se nera tornata a casa
con qualcosa in pi di un semplice diploma di
maturit. Sei mesi dopo le era nato un figlio. Con
grande sorpresa e un certo choc i nonni avevano
constatato che la pelle del beb era scura quanto
quella del ricevitore nella squadra di football della
Monroe High School.
Da ragazzo lo stesso Jrgen si era mostrato un atleta
promettente, ma poi una brutta frattura aveva messo
fine alla sua carriera sportiva trascinando con s nella
polvere anche quella scolastica. Dalla sua fedina
penale risultavano tre reati di lieve entit, fino a
quando due anni prima si era convertito allIslam.
Al tipo di Islam sempre pi ortodosso e virulento.
Scoraggiata, Silje Srensen lanci unocchiata alla
scrivania: unenorme quantit di pratiche colmava il
cassetto della posta in arrivo. Era in arretrato con il
lavoro gi dalla mattina antecedente lesplosione e
sapeva che le ci sarebbero voluti giorni, forse
settimane, prima di potersi occupare delle sfide
quotidiane che lattendevano in qualit di capo della
polizia di Oslo.
Si alz e and alla finestra.
Perlomeno quel lavoro le aveva assicurato un
panorama migliore.
Durante la notte si era chiesta se fosse pentita della
sua scelta.
Se avesse accettato di fare domanda per quel lavoro
soltanto perch le era stato velatamente promesso
che lavrebbero assegnato a lei.
Ci aveva messo un po per riuscire a darsi una
risposta.
Quando il 22 luglio 2011 era esplosa a Oslo la bomba
che aveva distrutto il palazzo del governo, Silje
Srensen era in vacanza. Alle Bahamas. Era mattino
presto, aveva appena finito di consumare
uneccellente colazione al bar della spiaggia quando
era stata chiamata dalla Norvegia. Era Johanne Vik,
psicologa criminale che aveva aiutato la polizia in
molti casi, disperata perch non trovava nessuno
della polizia con cui parlare del ritrovamento del
corpo di un bambino che pareva aver perso la vita in
un incidente domestico. Dopo un certo numero di
telefonate Silje Srensen era riuscita a metterla in
contatto con un giurista della polizia che stava
trascorrendo le ferie a casa. Poi era ritornata in
albergo, dove aveva seguito in rete le notizie
provenienti dalla Norvegia.
Era stata una giornata terribile.
Ma lei allora era libera.
Questa volta invece era responsabile della citt.
E faceva esattamente il lavoro che voleva.
Si guard le mani. Le tremavano un poco ed erano
cos appiccicose che cominci a scuoterle in modo
che il sudore si asciugasse.
Bussarono. Silje respir a fondo, cercando di darsi un
contegno. La camicia delluniforme le si era incollata
addosso, doveva ricordarsi di cambiarla prima
dellincontro con il capo del Pst.
Avanti, disse girandosi verso la porta.
Le guance del segretario, impeccabilmente vestito
come sempre, si erano tinte di rosso.
arrivato un nuovo video, disse in tono di scusa,
come se fosse colpa sua. Dalla Vera Umma del
Profeta. Minacciano un nuovo attentato.
Il terreno era cos accidentato che sembrava lo
avessero fatto saltare in aria parecchio tempo prima.
Luomo era partito da neby la mattina. Avrebbe
compiuto settantanni tra un paio di mesi, ma pochi
avrebbero creduto che quella fosse la sua vera et.
Aveva gi macinato a piedi pi di quindici chilometri,
ma doveva procedere ancora per un po prima di
potersi accampare per la notte. Aveva preso la
deviazione che passava a nord di rfiske e si era
concesso una piccolissima pausa a Tmte. A nord e
sulla maggior parte dei sentieri minori si era fermata
un po di neve, ma erano comunque percorribili.
Aveva a disposizione tutto il tempo che voleva. In
quel momento aveva imboccato un sentierino ancora
pi stretto sopra Brenna ed era diretto al lago
yungen, dove avrebbe messo alla prova la sua
fortuna di pescatore al calare della sera.
In giro non cera quasi nessuno. Durante i fine
settimana evitava con cura tutte le zone boschive che
formavano la cintura meridionale delle foreste del
Nordmarka perch andarci avrebbe significato
camminare in coda uno dietro laltro. Invece, in una
giornata grigia come quella e a met settimana,
poteva godersi per chilometri e chilometri una specie
di solitudine a due. Lui e il cane. Anche Pelle
cominciava a sentire gli anni, ma come il suo padrone
godeva di una invidiabile forma fisica. Scorrazzava
libero. Come sempre, anche quando cera lobbligo
del guinzaglio. Luomo aveva bisogno di andare in
bagno. Cacare, ecco. Anche se non vedeva gente da
pi di mezzora, si allontan dal sentiero per trovare
un posto appartato dietro gli alberi. Il terreno si era
aperto davanti a lui mostrando una pietraia causata
da una frana. La doveva attraversare, anche se
pareva alquanto impervia. Decise di affrontarla
passando per il punto in cui era pi stretta.
Pelle non voleva seguirlo. Si trovava gi al centro
della pietraia e scrutava con attenzione tra due
enormi massi, immobile sulle zampe rigide.
Non l, Pelle, vieni!
Luomo lo aveva chiamato con voce severa. Quando il
cane aveva quattro anni, si era rotto la zampa
anteriore sinistra in un luogo simile.
Per una volta Pelle si rifiut di obbedire al suo
padrone. Luomo cominciava a essere duro dorecchi,
ma avrebbe giurato di aver sentito un debole ringhio
provenire dalla gola della bestia.
Vieni! gli comand di nuovo: doveva
assolutamente liberarsi lintestino e si stava
avvicinando a un grosso tronco di pino che gli
avrebbe offerto riparo dal sentiero.
Nessuna reazione.
Non era troppo presto per le vipere? Cerano ancora
alcuni gradi sotto zero, anche di giorno e soprattutto
l nel bosco. Daltra parte era proprio in zone come
quella che i serpenti andavano in letargo. Forse era
contro un nido che Pelle stava ringhiando. Se fosse
stato morso, probabilmente sarebbe stata la sua fine.
Aveva undici anni, e per quanto agile e in gamba il
padrone non ce lavrebbe fatta a trasportare a lungo
un norsk elghund adulto.
Con tutta la velocit di cui era capace, luomo si
mosse tra i grandi blocchi di pietra.
Vieni qui, bestia che sei.
Aveva paura, era arrabbiato e rischi pi volte di
cadere. Alla fine si trov accanto al cane, che
continuava a ringhiare con forza.
Pelle!
Luomo agganci il guinzaglio: era sollevato per aver
ripreso il controllo e perch allanimale non era
successo nulla. Pelle si era ritratto in fretta e furia tra
le pietre. Aghi di pino e vecchie foglie: luomo le
spinse via con il piede per non scivolare e cadere.
Fu in quel momento che vide il cadavere.
Non riusciva a capire che cosa stesse osservando.
Lentamente si mise a sedere sul masso accanto a
quello su cui era salito. Sent di colpo aumentare le
pulsazioni e una specie di stordimento. Tir a s il
cane e per sicurezza lo afferr per il guinzaglio.
Su, da bravo, Pelle, gli sussurr mentre estraeva il
cellulare con la mano libera.
Non cera campo.
Di, Pelle, su. Tranquillo, Pelle. Bravo.
Se gli fischiavano le orecchie e gli si era offuscata la
vista, non era per via del morto che giaceva tra le
pietre. Era abituato a vedere cadaveri, per tutta la
vita aveva lavorato in unagenzia di pompe funebri
prima di andare in pensione. E il peggio non era
neanche lodore. Aveva gi sentito il lezzo di animali
morti. Il corpo privo di vita che aveva davanti non
puzzava pi dellalce che Pelle si era divertito a
maciullare e mangiucchiare lautunno prima e che
non gli aveva permesso di entrare in casa se non
dopo tre lavaggi con acqua e shampoo. Quel
cadavere doveva essere l da circa una settimana, tir
a indovinare luomo, e la temperatura gelida aveva
parzialmente impedito il processo di putrefazione.
Quando quel camminatore in avanti con gli anni si
sent tremare e si rese conto di non avere pi bisogno
di liberare lintestino, non fu perch aveva trovato un
uomo morto. La cosa scioccante era che il corpo
davanti a lui era stato fatto a pezzi.
In cima, con la faccia rivolta verso lalto, cera la testa.
Una testa scura. Un negro vero e proprio, gli venne
da pensare mentre cercava di riprendersi in modo da
raggiungere un posto dove ci fosse campo.
Tra quelle rocce enormi giaceva un uomo di colore
che molto probabilmente era stato squartato.
La raccolta di minerali era lunico elemento che
forniva alla stanza un tocco personale. Cerano anche
alcune pietre molto belle; tra le altre un topazio,
riconobbe lei, che spiccava sopra una cassetta di
legno.
Nel corso della sua vita Hanne Wilhelmsen non aveva
avuto lopportunit di vedere la camera da letto di
tanti maschi. Suo fratello, decisamente pi vecchio di
lei, con cui non parlava e che non vedeva da qualche
giorno prima che le sparassero, non le aveva mai
permesso di entrare nella sua quando era bambina.
Durante ladolescenza era stata una solitaria, ma alle
superiori aveva incontrato Cecilie e laveva amata
fino a quando era morta di cancro molto tempo
dopo. Le uniche persone a cui aveva consentito, per
cos dire, di entrare a far parte di lei e della sua vita
erano state per lo pi bambini e prostitute in l con
gli anni. Oltre a Nefis, la donna che era riuscita a
recuperarla da un dolore cos grande da spingerla a
cercare rifugio in un monastero italiano con lintento
di lasciarsi morire.
Per Hanne Wilhelmsen gli uomini erano pi che altro
una teoria. Soprattutto con quelli giovani e i ragazzi
aveva avuto pochissimo a che fare, quasi unicamente
per lavoro. Se li conosceva, era grazie ai film.
Quella non assomigliava affatto alla camera di un
ragazzo.
Per niente, a meno che il ragazzo in questione non
soffrisse di una qualche nevrosi coatta o di una fobia
da batteri.
Da un lato un ventiduenne non poteva quasi pi
definirsi un ragazzo, dallaltro si trattava di uno
studente delle superiori che abitava a casa di pap. In
ogni caso, quella stanza avrebbe dovuto avere un
aspetto molto diverso.
Hanne era restia a spingervi ulteriormente dentro la
carrozzella. Si era limitata a rimanere poco pi in l
della soglia e non si capacitava di come avesse potuto
accettare la proposta di Billy T. di dare unocchiata
alla stanza di Linus per convincersi che cera qualcosa
che non andava.
Erano passate quattro settimane dallultima volta che
aveva lasciato lappartamento in Kruses gate. Ida
avrebbe partecipato alla sua prima kermesse di
equitazione. Nefis era stata spietata e alla fine aveva
minacciato di sparire per sempre con la bambina se
non fosse andata anche lei. Minacce a vuoto, lo
sapevano entrambe, ma che avevano contribuito a
farle capire quanto fosse importante recarsi a
Stovner a osservare la figlia mentre trotterellava per
il maneggio in sella a uno sfiancato pony delle
Shetland per i quattro minuti della sua esibizione.
Un motivo debolissimo, per lasciare lappartamento.
Come adesso.
Soltanto quando aveva scoperto chi fosse il vero
proprietario dellorologio da polso trovato dalla
polizia si era lasciata convincere. Billy T. lo aveva
donato a Linus in un momento di intimit familiare, le
aveva spiegato disperato, una tarda sera in cui
avevano giocato insieme a un videogame e avuto una
specie di conversazione. Lintenzione era quella di far
incidere anche il nome di Linus. Cosa che non era mai
avvenuta.
Per fortuna.
Alla polizia lui aveva dichiarato che lorologio era
stato rubato. Non gli avevano creduto. Alla fine aveva
insistito che telefonassero alla sua compagnia di
assicurazione, da cui in effetti era arrivata la
conferma che a Billy Thorvald Fatslyng era stata
liquidata una somma di denaro dopo che qualche
ladro gli aveva svuotato la cantina; nella refurtiva
figurava anche un orologio doro.
Quello che gli aveva regalato il nonno materno per la
confermazione, sapeva adesso Hanne. Mentre di quei
dettagli la polizia non era a conoscenza.
Avevano dovuto rilasciare Billy T.
Qui ci abita solo Linus? gli domand lei nel
tentativo di soffocare la paura che avvertiva a
trovarsi cos lontana da casa.
S. Perch me lo chiedi?
E questo appartamento ha tre stanze?
S.
Una camera da letto. Un soggiorno. E questa
stanza.
S, conferm Billy T. mentre la guardava
impaziente con gli occhi socchiusi. Dove vuoi
andare a parare?
Ai tuoi sei figli. Almeno due di loro non sono ancora
grandi. Dove abitano quando sono qui?
Avrebbe scommesso che fosse arrossito.
Leggermente turbato, Billy T. si pass una mano sul
cranio e guard fuori dalla finestra.
Non abbiamo cominci, dandole le spalle prima
di proseguire. A dire il vero non abbiamo nessun
tipo di accordo fisso. Quando vedo Jenny e Niclas,
andiamo Be, troviamo altre cose da fare. Stiamo
fuori. Andiamo al parco dei divertimenti di Tusenfryd,
cose cos.
Non rimangono mai qui a dormire?
S, certo. Ogni tanto. Dormono sul divano.
Hanne scosse la testa lui non se ne accorse poi
spinse la carrozzella verso il guardaroba e lo apr. Da
un lato cerano i pantaloni, i maglioni impilati e
piegati con cura e un cestino di rete metallica pieno
di calze, mentre dallaltro erano appesi due abiti e un
certo numero di camicie. Il resto dellarmadio era
vuoto, fatta eccezione per una divisa, registr lei,
della banda musicale giovanile di Sinsen.
Linus suona in una banda?
Adesso no, non credo.
Billy T. esit un attimo prima di aggiungere: Ma una
volta s. Il trombone, credo. S, il trombone. Come
vedi, le sue cose le tiene in ordine. Ho ispezionato
tutti i cassetti del com. Dentro ci sono solo
indumenti stirati con cura, stira persino le mutande.
Oltre al rasoio e ad altri oggetti per la barba, tutto.
Quel computer, disse lei indicando con la testa in
direzione del comodino. bloccato?
Mah Non ho provato. Non mi sembrava il
Non complet la frase: Hanne aveva gi raggiunto il
letto e preso il portatile. Lo apr, lo accese e, dopo
averlo appoggiato sulle coperte, cominci a digitare.
Mhm niente password.
Ci fu silenzio per qualche secondo.
Accidenti, esclam quasi rivolta a s stessa. Non
connesso a nessuna rete.
Cosa?
Questo portatile air-gapped. Credo.
Che significa?
Che Linus non vuole essere connesso a nessuna
rete. Guarda
Indic lo schermo.
Non ha neanche installato un browser!
Ma che senso ha avere un computer se non sei in
rete? Non pi o meno come avere una semplice
macchina per scrivere?
No, lo si pu sempre programmare, prima o poi.
Oppure ci si pu connettere via Usb.
Ma perch?
Le dita di Hanne correvano sulla tastiera.
Sicurezza, borbott. Le macchine air-gapped
possono o essere totalmente isolate dalla rete, come
questo pc, oppure connettersi a un network chiuso
che in nessun modo collegato a Internet. Viene
usato dalle organizzazioni per cui la segretezza
estremamente importante. Lesercito. Lindustria. Le
autorit. Come forma di protezione contro eventuali
intrusioni. Hacker. Virus. Spionaggio.
Ma perch Linus dovrebbe avere paura di qualcosa
del genere?
Lei non rispose. Per qualche minuto continu a
muovere le dita alla ricerca dei segreti di quel
computer, ma di l a poco lo spense, lo chiuse e lo
ripose nuovamente sul comodino.
Non ne ho idea, dichiar infine. Tutto quel che
ho trovato si riferisce alla scuola. Nessun log che
attesti collegamenti precedenti alla rete. Ovviamente
pu aver avuto un browser e poi averlo cancellato
insieme al log e a chiss che altro. Con laiuto di un
esperto potremmo rintracciare qualunque cosa, ne
sono quasi sicura, ma io non sono in grado di farlo.
Possiamo portarcelo via?
No, rispose rapido Billy T., che in piedi sulla soglia
dava limpressione di essersi pentito di quella
perquisizione e di voler uscire dalla stanza. Non mi
sembra giusto. Non ancora, per lo meno. Com che
sai tutte queste cose sui computer?
Hanne alz gli occhi e lo guard al di sopra delle lenti.
Io vedo il mondo attraverso Internet, Billy T. Non ne
so tantissimo, ma abbastanza da viverci dentro la
maggior parte delle ore in cui sono sveglia.
Lasci scorrere ancora una volta lo sguardo sulla
stanza.
Il tuo stratagemma ha funzionato.
Che cosa vuoi dire?
Ai vecchi tempi sapevi sempre che cosa volevo dire.
Lui esit un attimo prima di rivolgerle un debole
sorriso e rispondere: Ho fatto bene a costringerti a
venire qui. Sarai daccordo con me, no? Linus ha
qualcosa che non va.
Mah. Che non va In effetti si tratta di una stanza
molto sterile. A proposito, non abbiamo ancora preso
in considerazione lelemento pi eclatante. Ti
spiacerebbe sollevare il materasso?
Il materasso?
Lei indic il letto irritata.
Questa abitudine di rispondere a una domanda con
unaltra domanda te la devi togliere, se vuoi che la
nostra nuova collaborazione funzioni. Voglio soltanto
sapere se Linus nasconde qualcosa.
Obbediente, Billy T. tolse le coperte. Con cautela
sollev il materasso in tutta la sua lunghezza.
La base del letto era formata da doghe di legno
trattenute da due ampie fasce. Sopra non cera altro.
Billy T. attese un cenno da parte di Hanne per
rimettere a posto il materasso e rifare il letto.
la cosa pi singolare di tutta questa camera,
riprese lei.
Che cosa?
Linus nel pieno dellet pi virile della sua vita di
maschio. Ha una ragazza?
Non che io sappia.
Basandoci su suo padre Hanne lo misur con gli
occhi, sorridendo appena, cos come era e dava
lidea di essere un tempo, Linus un uomo giovane e
sano dotato di pulsioni e bisogni. Eppure
Inspir a fondo.
Nessuna traccia di porno, disse espirando. Non
in rete, non ha n video n riviste. Niente. Mi hai
detto di aver controllato tutti i cassetti. So benissimo
che mi sto muovendo su un terreno minato, Billy T.,
per questo te lo chiedo per sicurezza: se fosse tutto
normale, qui dentro dovrebbe esserci del materiale
pornografico di qualche tipo?
S, le rispose lui piano. Forse. No: s.
Assolutamente s.
Sa dove conservi il tuo?
No, rispose Billy T. con voce ancora pi bassa.
Non che io sappia.
In tal caso, continu lei giungendo le mani sulle
gambe, sono ansiosa di sentire di cosa hai paura.
Cosa temi che gli sia successo. Io ho le mie ipotesi e
capisco che volevi prima farmi vedere la stanza, ma
ora voglio sentirlo da te. In cosa credi che sia andato
a invischiarsi?
Billy T. la fiss per qualche secondo, quasi non avesse
il coraggio di rispondere. Poi fece i tre passi che lo
separavano dal com e, con una certa fatica, apr il
cassetto pi in alto.
Oltre a quello che ho gi detto, c questo.
Sollev il Corano e glielo porse.
Guarda quasi allinizio. La preghiera di apertura.
Hanne prese il volume e lesse.
Lesse la breve preghiera. Pi volte, diede lidea.
Questo, disse alla fine, battendo ripetutamente il
palmo della mano sul libro verde decorato in oro che
aveva appena richiuso con forza. E il fatto che
lorologio di Linus stato ritrovato sulla scena di un
attentato terroristico. E in aggiunta anche questa
camera perfettamente in ordine, quasi ascetica. Ti
capisco benissimo.
Lo sapevo che lavresti fatto.
Tu credi che si sia convertito. Temi che in qualche
modo sia coinvolto nellesplosione di ieri.
Che gli occhi di Billy T. si inumidissero fu qualcosa che
la spiazz pi di quanto si fosse aspettata. Non lo
aveva mai visto piangere. A malapena esitare. Adesso
invece si stava strofinando la testa con entrambe le
mani, dalla nuca alla fronte. Infine si copr gli occhi e
con voce quasi impercettibile conferm: S. di
questo che ho una paura fottuta. E c dellaltro,
Hanne. S, dellaltro. Stanotte, subito dopo le due,
Linus uscito. Di nascosto. Lho seguito. Lui non mi
ha visto.
Hanne aveva caldo, ed era una sensazione
sgradevole. Billy T. aveva il labbro inferiore che
tremava; deglut, cerc di dominarsi, ma non riusciva
a dire se non frasi smozzicate. Con le braccia che gli
pendevano molli, ogni tanto sbarrava gli occhi per
evitare che le lacrime gli rigassero il viso.
Il loro accordo non prevedeva questo, pens Hanne.
Per niente.
Si era lasciata convincere ad aiutare un amico per un
paio dore. A condividere i pensieri che lui non aveva
voluto esporle prima di farle vedere la camera da
letto di un condominio in una parte della citt dove
non si recava mai. Si era illusa che i muri che aveva
eretto intorno a s fossero abbastanza alti. La
mattina del giorno prima, quando allimprovviso se
lera trovato sulla porta di casa a chiederle di entrare,
aveva percepito quei muri. Lassenza liberatoria di
sentimenti. Soltanto gli occhi di lui avevano incrinato
leggermente i bastioni che lei aveva impiegato undici
anni, tre mesi e qualche giorno a costruire per
difendersi da persone come Billy T. Una crepa che
aveva riparato appena lui se nera andato.
Non era quello, il loro accordo.
Cerca di riprenderti, gli disse piano ma con voce
tagliente.
Lui si tir letteralmente su: raddrizz la schiena e,
dopo essersi schiarito la voce, riprese: Non doveva
andare lontano. Soltanto dallaltra parte di
Trondheimsveien. E poi proseguire per qualche
centinaio di metri fino a un gruppo di palazzine. In
Rdbergveien. Sono riuscito a seguirlo fin lass. So da
chi andato.
Si pass bruscamente la manica del maglione sotto il
naso.
Come un bambino triste, pens Hanne.
Da chi? gli chiese laconica.
Andreas Kielland Olsen.
Okay.
Un suo amico dinfanzia.
Bene.
Ma adesso non si frequentano pi. O era quello
che credevo, almeno. Infatti Andreas adesso ha un
altro nome. Si chiama Arfan. Si convertito allIslam.
Tre anni fa. Quindi, a essere sincero, Hanne
Inspir con tanta forza e raddrizz ancor pi la
schiena con un tale strappo che lei sent una specie di
schiocco.
Con tutti questi elementi sono preoccupatissimo.
Non riesco a vedere altro che
Porca puttana!
Hanne e Billy T. guardarono verso la porta, che si era
appena spalancata con violenza. Nessuno dei due lo
aveva sentito entrare in casa.
Che cazzo ci fate qui dentro?
Linus fece mezzo passo nella stanza prima di fermarsi
a braccia allargate, come se volesse impedire loro di
scappare. Quando nessuno dei due gli rispose,
guard il padre con espressione incredula.
Pap? Ma se hai sempre sostenuto che dobbiamo
avere rispetto del
Lo sguardo gli scivol sulla sedia a rotelle.
E chi diavolo Hanne? Sei tu, Hanne? Che cosa ci
fate qui dentro? E perch avete
Con due falcate Linus attravers la stanza e afferr il
Corano, ancora appoggiato sulle gambe di Hanne.
Lei lo riconobbe subito. Un bel ragazzo dai tratti
regolari e grossi occhi azzurri. I ricci biondastri
tendenti al rosso che aveva da piccolo erano stati
addomesticati grazie a un taglio corto. Non portava
pi gli occhiali. Lenti a contatto, suppose Hanne. Non
era alto come suo padre, ma aveva definitivamente
ereditato da lui le spalle ampie e le mani grandi.
Crediamo che tu ti sia convertito, gli spieg con
tono pacato. Che sia diventato musulmano. E la
cosa preoccupa tuo padre. Parecchio, in effetti.
Voleva soltanto conoscere la mia opinione. Ecco
perch siamo qui.
Musulmano? Musulmano?
Agit il Corano sulla faccia di Billy T.
Questo mi serve per un lavoro che devo consegnare
a scuola, pap. A scuola, hai capito? Andatevene fuori
da qui!
Non era poi cos grande, e la sua voce si trasform in
falsetto. Billy T. alz i palmi verso di lui come per
tranquillizzarlo, poi si diresse verso il corridoio.
Hanne lo segu in silenzio.
Porca puttana, url Linus alle loro spalle prima di
sbattere la porta. Convertito un cazzo!
I convertiti rappresentano un capitolo a s, disse il
professor Iftikhar Siddiqui con un profondo respiro.
In realt sappiamo troppo poco per giungere a
qualsiasi conclusione. Calcoliamo che qui in Norvegia
ce ne siano circa mille, ma sulle probabilit che in
seguito si radicalizzino non possiamo esprimerci
perch un argomento su cui si ricercato troppo
poco.
Il capo della polizia di Oslo Silje Srensen stava
seguendo soltanto a met la trasmissione della Nrk.
Era martoriata dal mal di testa e prese una
confezione di Paracet dal cassetto della scrivania.
Premette un dito sulla pellicola in modo da far uscire
dal blister due, poi tre compresse prima di inghiottire
quelle pastiglie dal gusto tanto amaro con laiuto del
bicchiere dacqua che aveva davanti.
Nei momenti di crisi i canali di Stato sono ottimi,
borbott Hkon Sand. Ti dispiace alzare un po il
volume?
Un convertito norvegese, disse sconsolata Silje
nascondendosi il viso tra le mani. Come se non
avessimo gi abbastanza problemi con quelli che
sono nati musulmani.
Ma lui non era del tutto norvegese. Mezzo
americano e con la pelle scura.
Santo cielo, Hkon.
Silje alz gli occhi al cielo e vers nel bicchiere altra
acqua da una caraffa piena di ghiaccio.
Quel ragazzo si chiama Jrgen Fjellstad ed di
Lrenskog.
Si chiamava. Ed , per usare un eufemismo dopo
quello che ho sentito sulle condizioni del cadavere,
molto morto.
Silje guard lorologio appeso alla parete. Le nove e
mezzo. Era riuscita a concedersi un paio di mezzore
sul divano, ma per il resto non dormiva da quasi
trentasei ore.
Lidentificazione definitiva?
Non formalmente, ma non sussisterebbe alcun
dubbio che si tratti proprio di lui. Doveva essere uno
tosto, lanziano che lo ha trovato. Si allontanato di
qualche chilometro da dove aveva visto il corpo
perch l non cera campo per il cellulare e poi
tornato indietro con le squadre di soccorso per
mostrare il punto esatto in cui aveva scoperto il
cadavere.
Hkon cominci a frugare dentro la tasca dei
pantaloni alla ricerca della scatoletta di tabacco.
Per cui questi video, riprese mentre preparava
una presa con lindice e il pollice di entrambe le mani,
sia quello di ieri sia quello di oggi, devono essere
stati registrati prima dellesplosione nei locali
dellIsan. Il che significa anche
Si interruppe quando il capo della polizia alz le mani.
C una nuova riunione dei vertici tra mezzora. Ne
parliamo l. Adesso ho bisogno di una piccola pausa,
Hkon.
Si appoggi allo schienale della poltroncina e chiuse
gli occhi.
La minaccia di una nuova bomba aveva alzato
ulteriormente i livelli di allerta. Era stata concessa
lautorizzazione a tutti gli agenti di polizia di girare
armati. Erano stati revocati tutti i permessi.
Cancellate le ferie. Persino un gruppetto di donne e
due uomini che erano a casa rispettivamente in
congedo di maternit e paternit si erano presentati
di propria iniziativa in servizio. Dai tempi della sua
costruzione, a met anni Settanta, limponente
edificio curvo in Grnlandsleiret 44 non aveva mai
ospitato cos tanti dei suoi dipendenti in
contemporanea.
Anche per le strade la polizia era visibile. Le pattuglie
cinofile al gran completo perlustravano le strade.
Sedici dei diciotto cavalli che facevano parte delle
forze di polizia nella contea di Akershus erano sellati
e in servizio: gli ultimi due erano rimasti nelle stalle
per via di alcuni acciacchi. Il capo della polizia aveva
anche deciso in via straordinaria di richiamare tutti i
poliziotti che erano appena andati in pensione e di
mandarli a pattugliare le strade. La parola dordine
era visibilit.
Visibilit, massima vigilanza e caccia a un
tossicodipendente che indossava una felpa grigia con
il cappuccio e un berretto da baseball.
Le videocamere di sorveglianza di Tv2 non avevano
saputo aggiungere molto a quello che la responsabile
della reception aveva gi comunicato alla polizia.
Senza dire una parola, un uomo dagli abiti sudici e
che camminava strascicando i piedi aveva appoggiato
un pacchetto sul bancone prima di tornarsene sulla
Karl Johan e sparire.
Sporco e trasandato, aveva dichiarato la donna.
E puzzolente. Con la barba, credeva. O forse no. Di
certo un bianco. La barba, rossiccia? Forse no. Pi sul
biondo, se poi oltretutto aveva la barba. Non ne era
sicura.
Purtroppo la videocamera era posizionata in modo
sbagliato. Un paio di giorni prima avevano fatto le
grandi pulizie in tutti i locali della stazione televisiva,
e il dispositivo era stato spostato senza che nessuno
se ne accorgesse. Luomo che aveva consegnato quel
minuscolo pacchetto era stato catturato di striscio
dalla lente nel momento in cui varcava la soglia.
Impensabile ottenere una descrizione pi precisa di
quella fornita dalla responsabile della reception.
La minaccia di un nuovo attacco terroristico era
alquanto seria. Eppure era stata cos vaga che
mettere in atto procedure di sicurezza mirate, oltre a
quelle generali, era impossibile. Lunit di crisi del
governo aveva convocato Silje non appena si era
saputa la notizia, per la terza volta nellarco di
trentasei ore. Non erano mancate le proposte di
interventi straordinari per rassicurare la popolazione.
Il ministero della Giustizia si era spinto oltre,
valutando lipotesi di bloccare tutti gli eventi pubblici
da quel momento in poi. Dai cinema alle kermesse
sportive, fino agli incontri politici e alle funzioni
religiose. Silje aveva avuto il suo bel daffare a
convincere i vertici dei dicasteri presenti alla riunione
che iniziative del genere avrebbero garantito soltanto
una parvenza di sicurezza. Sino a quando non
avessero avuto altro a cui rapportarsi se non la vaga
minaccia che la vendetta di Allah avrebbe colpito gli
infedeli, era meglio che ogni singolo cittadino
decidesse liberamente come comportarsi al riguardo.
E la popolazione era gi abbastanza impaurita.
Per la prima volta nella sua storia il cinema multisala
Saga non aveva avuto neanche uno spettatore in
tutta la giornata, e poich nessuno aveva mostrato
alcun interesse per gli spettacoli serali aveva deciso di
chiudere i battenti.
Sei ancora qui? esclam Silje quando apr di colpo
gli occhi per non addormentarsi.
Tipo interessante, rispose Hkon Sand, e afferr il
telecomando per alzare il volume.
Stavo seguendo, mugugn lei.
Era quasi vero.
Alcune delle cose che il professore di storia stava
raccontando lei le sapeva gi da prima. Ma non cos
bene. Le tante correnti allinterno dellIslam
lavevano sempre confusa. Le diatribe
sullinterpretazione dei testi e la cultura, la religione e
le tradizioni, lIslam europeo e i talebani. Daltra
parte, era probabile che il capo della polizia di Lahore
si sarebbe sentito altrettanto confuso pensando alle
posizioni cos contrastanti sullo stesso Dio e sulla
Bibbia rappresentate da un pastore luterano
ultraortodosso, il santo padre e un prete hippy.
Silje afferr una confezione di Dent e si infil due
caramelline gommose alla menta in bocca mentre
stringeva gli occhi per guardare lo schermo del
televisore.
Il professore di storia era un belluomo. Affascinante,
quasi, con un che di forte, di mascolino.
Quando sono arrivato in Norvegia nel 1971, era
quasi impossibile immaginarsi un musulmano
etnicamente norvegese, afferm con un fievole
sorriso. Devo ammettere che in effetti non ci avevo
mai pensato. A dire il vero avevo soltanto dieci anni
ed ero pi che impegnato ad adeguarmi a una societ
formata da individui con la pelle bianchissima e a
imparare una nuova lingua e nuove regole, eppure
Ma non prestissimo? bofonchi Hkon. Qui
arrivavano dei bambini gi nel 1971?
Come se il professore avesse sentito la sua domanda,
continu: Mio padre fu uno dei primi pakistani a
compiere il grande salto e a trasferirsi in Norvegia.
Venne qui nellautunno del 69. Molti Paesi europei
stavano per introdurre una legge contro
limmigrazione. I danesi lo fecero lanno dopo, ma a
quel punto mio padre aveva unottima posizione, era
il responsabile della mensa allospedale di Ullevl a
Oslo. Amava la Norvegia. Amava questo Paese.
Luomo snocciol un altro sorriso, questa volta pi
ampio. Silje fece un rapido calcolo: doveva avere
cinquantatre anni. Sembrava pi giovane. La pelle del
viso era liscia, la barba folta, ben curata e ancora
nerissima. Gli occhi erano grandi e rotondi, alquanto
ravvicinati sotto le sopracciglia palesemente e
accuratamente modellate. Era vestito come se
lavorasse a Oxford in unaltra epoca. Indossava
persino una giacca di tweed con le toppe di pelle sui
gomiti.
La mamma, io e i miei tre fratelli minori arrivammo
poco dopo, prosegu.
La conduttrice aveva come abdicato, e si limit ad
annuire per incitarlo a continuare.
Mia madre mor di l a poco, era malata da tempo.
Di colpo il volto del docente universitario assunse
unaria assente, pi carica di stupore che di vera
sofferenza. La pausa si fece cos lunga che la
conduttrice apr la bocca per dire qualcosa. Non ne
ebbe il tempo.
stato soltanto negli anni successivi che abbiamo
assistito a un aumento esponenziale del numero di
convertiti norvegesi, riattacc Siddiqui
allimprovviso. E come dicevo, gli studi in materia si
basano su ricerche troppo lacunose per ipotizzare
come vivono. Senza contare che si tratta di un gruppo
molto variegato. Prendiamo le donne, per esempio:
parecchie si sono sposate con un musulmano e si
sono convertite per quel motivo. Ma alla base della
loro scelta non c una convinzione molto forte e di
natura davvero religiosa.
Bevve un sorso dacqua.
Invece, i maschi pi giovani di norma hanno alle
spalle un iter religioso estremo. Ne ho incontrati
alcuni. Musulmani etnicamente norvegesi, pacifici,
molto consapevoli e molto credenti che cercano sul
serio di seguire la retta via.
Si schiar appena la voce prima di continuare:
ovvio che questi convertiti possono essere spinti
verso il radicalismo e i movimenti terroristici. Ma in
questo caso secondo me un problema che riguarda
soprattutto chi nato musulmano, sia qui in Norvegia
che altrove. Come prima cosa
Si morse il labbro inferiore. Un gesto che gli fece
rizzare i peli corti della barba.
Le redazioni di giornali e tv dovrebbero sfruttarlo
pi spesso, comment Hkon alzando ancora il
volume.
Shhh, lo zitt Silje.
Come prima cosa, ripet Siddiqui, ce ne sono
molti di pi. Si calcola che in questo Paese ci siano tra
i centoventimila e i centocinquantamila musulmani.
In altre parole un numero molto pi ampio da
prendere in considerazione.
La conduttrice gli fece a quel punto una domanda: Si
sa quale sia il motivo scatenante di questi processi?
Sapere?
Il professore aggrott le sopracciglia e scosse piano la
testa.
Sappiamo pochissimo. Io non sono n uno studioso
del comportamento n un teologo, un antropologo,
uno psicologo o un sociologo
Si interruppe da solo con un sorriso.
Personalmente ritengo che la risposta a questa
domanda vada cercata in una combinazione di tutti
questi ambiti scientifici! Ma io ho competenze
diverse, che forse sono altrettanto importanti.
Segu una pausa a effetto.
Lesperienza, disse alla fine.
Di che cosa? gli chiese la conduttrice.
Adesso risponder alla domanda, ma prima mi
sembra utile chiarire che tipo di organizzazione sia in
realt lIsan.
Silje in parte lo sapeva gi. Nelle ultime trentacinque
ore gli esperti sullIsan avevano saturato tutti i canali
televisivi con la loro presenza.
Il Consiglio islamico per la cooperazione in Norvegia
non era affatto un consiglio per la cooperazione. Al
contrario si trattava di un ente alquanto controverso.
Perlomeno tra le cerchie islamiche pi conservatrici.
Persino il Consiglio islamico, listituzione che
comprendeva tutte le diverse congregazioni e
rappresentanze musulmane presenti in Norvegia, e
che secondo Silje usava un linguaggio cos
stereotipato che era difficile capire la sua posizione
su qualsiasi cosa, in pi occasioni si era espresso in
modo critico su quellorganizzazione relativamente
giovane. E che stava crescendo in fretta.
Esiste un aspetto dellIsan che non stato messo
abbastanza in luce, continu Iftikhar Siddiqui
chinandosi sopra il tavolo. E cio che si tratta di un
vero figlio della Norvegia.
Della Norvegia? esclam la conduttrice, calcando
sullultima parola. Si riprese subito. Che cosa
intende dire?
LIsan era, ed , unorganizzazione assolutamente
secolare. Lo stesso vale per la maggior parte dei
giovani musulmani presenti in Norvegia. A rigor di
termini, non sono pi musulmani di quanto fosse
cristiana la maggioranza dei norvegesi, nel vero senso
della parola diciamo negli anni Sessanta.
Adesso non sorrideva pi. Al contrario, gli apparve
sopra il naso una ruga mentre se ne stava ancora
chino in avanti e teneva lo sguardo inchiodato a
quello della conduttrice.
Viviamo in un Paese pieno di immigrati che si sono
integrati bene, prosegu. Tra coloro che sono nati
qui o che vi sono giunti da bambini troviamo medici e
avvocati, insegnanti e studenti, cos come commessi e
assistenti dasilo. Abbiamo musulmani al parlamento.
Abbiamo anche avuto un ministro con un background
musulmano. Ma si possono definire musulmani in
senso stretto?
Adesso non capisco bene
La conduttrice, che era un po arrossita sotto il trucco
televisivo, cominci a sfogliare le carte che aveva
davanti a s.
Cazzo, borbott Hkon. Dove vuole andare a
parare? Se c una cosa di cui non abbiamo bisogno
adesso, un norvegese pakistano che si mette a
suddividere i musulmani in autentici e non
Ssshhh!
Silje agit freneticamente le mani.
chiaro che non posso rispondere a una domanda
del genere, disse il professore; la conduttrice
respir sollevata. La fede religiosa qualcosa di
profondamente personale e noi non dobbiamo mai
appiccicare etichette a nessuno. E neppure ergerci a
giudici sulla sincerit e sulla convinzione altrui. Ma se
consideriamo la questione da un punto di vista pi di
principio, si aprono invece prospettive molto
interessanti. E vorrei prendere me stesso ad esempio
per non sollevare domande impertinenti sulla fede
altrui. Sono nato in Pakistan, dunque, da genitori
pakistani. Quando avevo dieci anni il mio mondo fu
messo sottosopra. Fino a quel momento la mia era
stata quella che definirei una fede ovvia. LIslam era
una parte della mia vita. Di tutto ci che ero. Sono
stato sradicato per essere trapiantato in un
Abbass lo sguardo e sul suo volto apparve
unespressione sconosciuta, quasi timida, che sostitu
laria di sicurezza che tutta la sua figura aveva
emanato fino a quel momento.
ambiente sconosciuto, per usare un eufemismo.
Non ostile, al contrario. Io ho precorso i tempi, quindi
venivo visto come qualcosa di esotico ed eccitante.
Insieme ai miei fratelli, ero quasi lunico ad avere la
pelle scura. Certo, non sempre stato piacevole, ma
nel complesso assolutamente accettabile. Il passaggio
pi grande, invece, stato secondo lei qual
stato?
Il suo sguardo era quasi scherzoso quando alz le
sopracciglia e fiss la conduttrice.
Constatare che la religione svolgeva un ruolo cos
piccolo, si rispose da solo prima che la donna
avesse il tempo di reagire. Ero sempre vissuto in
una societ dove la religione rappresentava un
tessuto connettivo molto stretto che investiva tutto
quello che facevo e tutto quello che ero, e adesso ero
piombato in una vita dove la questione della fede se
ne stava in panchina, diciamo, e non scendeva in
campo a meno che ci fosse qualcosa di importante in
gioco. La Norvegia non un Paese cristiano. Non lo
pi da molto tempo. La Norvegia un Paese con una
storia cristiana e con uno strascico di per s spesso
simpatico di cultura cristiana. Ed la strada che
stiamo seguendo anche noi.
A chi si riferisce?
A noi. Ai cosiddetti musulmani. A noi che abbiamo
un retaggio musulmano, che ci rivolgiamo al nostro
Dio quando ci avviciniamo alla fine, ma che siamo
sempre pi secolarizzati. Noi che festeggiamo le
nostre solennit religiose, s, ma pi che altro perch
sono bellissime occasioni per vedere gli amici e i
parenti. Noi che esitiamo a definirci atei o agnostici
perch se lo facessimo la nostra famiglia pagherebbe
ancora un prezzo molto alto, pi alto di quello che
pagherebbe la sua, ad esempio.
Punt lindice sulla donna. I capelli biondi della
conduttrice, che indossava un abito azzurro ghiaccio,
avevano cominciato a incresparsi sotto le potenti luci
dello studio.
Le conseguenze per i nostri genitori, complet
Siddiqui. Soprattutto per i nostri genitori, a cui non
vogliamo mancare di rispetto. Ma siamo davvero
musulmani? Per quanto tempo? Quella di tra
virgolette musulmani le sue dita disegnarono le
virgolette nellaria, non una definizione che torna
pi utile a noi che a voi, in realt? Uno strumento che
ci permette di
La sua voce si era alzata di parecchi toni. La
conduttrice, a cui stavano per venire i ricci, sembr
quasi arretrare leggermente dallalto tavolo che li
separava.
conoscere quello che il nostro posto? Di sapere
che non saremo mai del tutto norvegesi?
Ci fu una pausa. Una lunga pausa. Il regista del
programma cerc di smorzare latmosfera, ormai ai
limiti dellimbarazzante, giocando con le immagini
che venivano riprese da tutte e quattro le telecamere
presenti nello studio. Non serv quasi a niente.
In fondo lIsan riguarda questo, prosegu Iftikhar
Siddiqui in tono sommesso. Se i musulmani
norvegesi desiderano essere pi norvegesi che
musulmani. Ecco perch sono stati attaccati. Tra le
nostre organizzazioni, lIsan lunica ad affrontare ci
che
Esit.
Accidenti, esclam Silje. Credevo di essere
stanca. Ma questi pensieri non li ho mai
Shhh!
Hkon sput tabacco.
riguarda la sensazione di venire esclusi in ogni
caso, disse il professore in televisione.
Venire esclusi?
La conduttrice sembrava pi serena; aveva ripetuto
quelle parole con un sorriso interrogativo.
S. Le femministe lottano contro un invisibile muro
di vetro. Noi che abbiamo un background islamico
avvertiamo costantemente questo essere esclusi. l.
Sempre e comunque. Persino io lo avverto. Vivo qui
da quarantatre anni. Sono professore alluniversit di
Oslo. Sono sposato con unarchitetta che si chiama
Astrid. I miei figli si chiamano Karianne e Fredrik.
Eppure
Appoggi i palmi sul tavolo, deglut. Il regista gli fece
un primo piano.
Eppure io avverto una forma di esclusione, disse
piano. Il che mi rende diverso. Ed proprio questa
sensazione, questa percezione di non essere mai
totalmente, mai completamente, mai integralmente
parte dellinsieme, di non essere mai considerato
norvegese fino in fondo, che ci si sia realizzati o no, a
fornire il terreno pi fertile al radicalismo. LIsan lo ha
capito. Ed proprio partendo da questa
consapevolezza che stato fondato il Consiglio, su
questa consapevolezza che si basa. Perch la sfida pi
grande da affrontare sta proprio l. Nella sensazione
di essere comunque esclusi.
La sensazione di essere esclusi? ripet la
conduttrice.
S.
La donna vestita di azzurro ghiaccio si port una
mano allorecchio. Non appena il professore fece per
continuare, la alz.
appena giunta una nota, disse, tornando a
premere con forza le dita sullauricolare invisibile.
Secondo informazioni non ancora confermate
Guard il portatile aperto che aveva davanti prima di
mettersi a leggere.
la polizia avrebbe identificato la persona apparsa
nei video in cui vengono pronunciate minacce a nome
del gruppo terroristico La Vera Umma del Profeta.
Secondo le fonti si tratterebbe di un convertito
norvegese, un ventiduenne di Lrenskog, che stato
trovato morto nei boschi del Nordmarka questo
pomeriggio. Passiamo la linea a
Cazzo. Cazzo!
Hkon Sand colp con tale violenza la parete da
lasciare il segno sulla nuova tappezzeria grigia che
decorava lufficio del capo della polizia.
possibile che questa centrale di merda non sia in
grado di tenere la bocca chiusa su un cazzo di niente?
Era troppo chiedere di avere almeno un paio dore a
disposizione prima che qualcuno spifferasse tutto?
Eh?
Silje Srensen non rispose. Spense il televisore, si
appoggi allo schienale della poltroncina, poi si mise
a fissare un dipinto di Hkon Bleken appeso sopra il
divano e le poltrone che facevano bella mostra di s
contro uno dei muri lunghi.
Senso di esclusione, ripet a voce cos bassa che
per il suo collega sarebbe stato impossibile udirla.
Lui sapeva di non essere come tutti gli altri. Non
come lo era un tempo. Allora frequentava le
superiori, anche se faticava a ricordare qualcosa di
quel periodo.
In effetti Gunnar Ranvik faticava a ricordare in
generale. Era come se ci che aveva sentito e vissuto
non volesse fissarsi in quello che sapeva essere un
cervello piuttosto rovinato. Glielo aveva spiegato il
medico, molti anni prima. Era una donna e nel suo
studio aveva un cervello di plastica che gli indicava
con una penna.
Quel modellino faceva schifo.
Una cosa per se la ricordava sempre: accudire i suoi
piccioni.
La colombaia era bella e pulita. Per lui era quasi una
questione donore. Laveva costruita con le sue mani.
Lo aveva aiutato Peder. Peder aveva due anni pi di
lui ed era un fratello fantastico. Veniva spesso a
trovarlo e voleva sempre andare in giardino a vedere
i piccioni.
Adesso ne erano rimasti soltanto quindici.
Colonnello non era mai tornato.
Gunnar aveva pianto per la perdita di Colonnello.
Aveva pianto a lungo. Colonnello era luccello pi
bello che avesse mai posseduto. Viveva nello
scomparto pi lontano, dentro la piccionaia. Lo aveva
scelto da s, cos come fanno tutti i piccioni quando
devono marcare il proprio territorio e difenderlo fino
a quando qualcuno pi forte glielo porta via.
Nessuno ci aveva provato con Colonnello.
Ora il volatile pi vecchio che aveva era Winnie the
Pooh. Era rientrato in mattinata e adesso stava
strofinando le penne contro quelle della sua
compagna. La povera Ingelill stava covando sola e
silenziosa le sue uova. Gunnar non voleva guardarla,
altrimenti sarebbe scoppiato di nuovo in lacrime. Sua
madre non ne poteva pi di quel pianto, soprattutto
perch era il suo compleanno. Lui non aveva quasi
toccato la torta, anche se era stata decorata con delle
fragole costose che arrivavano dal Belgio. A lui
piacevano di pi quelle norvegesi. Non maturavano
prima di giugno, o forse era a luglio.
In estate, pens cominciando a spazzare il pavimento.
In estate avrebbe fatto il bagno.
Era molto eccitante avere i piccioni. A Gunnar
piacevano le gare. Ci voleva molto lavoro di
preparazione per arrivare ad avere un volatile
competitivo. Bisognava allenarlo, proprio come si
faceva con un atleta. Anche lalimentazione era
importante. Lui spendeva molti soldi per comprare un
mangime buono, noci e semi. Era importante
lapporto di minerali. E di vitamine. Alcuni
sostenevano che gli uccelli volavano meglio se si
tenevano separati i maschi dalle femmine nel periodo
delle gare. Li lasciavano insieme soltanto
ventiquattrore prima che iniziasse la competizione,
per aumentare il loro desiderio di tornare a casa.
Gunnar non aveva cuore di fare una cosa del genere.
Lui volava secondo natura, amava dire, e lasciava che
i suoi piccioni si coccolassero a vicenda quando
volevano.
Erano cos teneri, i suoi piccioni.
La mamma di solito lo accompagnava in macchina
fino al punto in cui venivano liberati.
O Peder. Peder era sempre gentile.
A Gunnar piaceva partecipare alle gare con i suoi
piccioni, ma la stagione non era ancora cominciata.
Laria era troppo fredda. Forse era quello il motivo
per cui Colonnello non ce laveva fatta.
Anche se gli piaceva partecipare alle gare e sapeva
che gli uccelli avevano bisogno di allenamento, non
era molto felice allidea di prestarli ad altri. Allinizio
aveva detto di no. Ma sua madre si era arrabbiata.
Non le succedeva quasi mai, e lui aveva un po paura
le poche volte in cui le si rabbuiavano gli occhi e la
voce diventava tagliente.
Povera Ingelill. Era cos sola e scarmigliata. Gunnar
appoggi la scopa e la sollev con delicatezza, anche
se a dire il vero stava male a vederla cos. Aveva gli
occhi pi belli di tutti. Marroni tendenti al rosso,
quasi come il fuoco, la rima inferiore grigia e nodosa.
Gli piaceva lodore dei piccioni. Gli piaceva lodore
degli animali in genere. Quello del fienile, della stalla
e dei cani bagnati. Ma pi di tutto amava quello
secco, leggero dei piccioni soddisfatti. Uno dei suoi
avversari una volta gli aveva detto che i piccioni
viaggiatori profumano di speranza e di amore. Lui
quelle parole non le capiva, perch lamore non
aveva odore.
Ingelill sentiva la mancanza di Colonnello. Gunnar ne
era sicuro.
Un tempo anche lui aveva una fidanzata. Non lo
sapeva nessuno. A volte si chiedeva se non si stesse
ingannando da solo. Se ci fossero mai state delle
fidanzate.
Ma se cera una cosa di cui si sentiva assolutamente
sicuro, era lei.
Era per questo che non aveva mai detto niente.
Ingelill, sussurr con il volto immerso in quelle
piume morbide.
Era grigia, con le ali pi chiare. La testa era scura, e le
penne sul cocuzzolo scintillavano quasi bluastre alla
luce che cadeva dalle valvole di aerazione coperte da
una rete in cima alla parete.
La sua fidanzata era stata altrettanto bella.
Anche i suoi capelli erano blu, pens Gunnar
sorridendo.
Karina aveva i capelli blu ed era cos segreta che
nessuno doveva sapere che loro due stavano insieme.
Non allora e neanche adesso, e lui non aveva idea di
dove fosse finita.
Era successo talmente tanto, tanto tempo fa.
Era passata uneternit dallultima volta in cui Billy T.
si era sentito cos impotente. A dire il vero era un
pezzo che la vita non gli appariva facile. La primavera
del 2003 laveva trascorsa accusandosi e cercando in
tutti i modi di entrare in contatto con Hanne
Wilhelmsen, rimasta gravemente ferita dopo una
sparatoria. Lei si era sempre rifiutata di vederlo,
anche solo per qualche minuto, quelli che gli
sarebbero stati sufficienti per chiederle perdono. Si
era tormentato a lungo nella convinzione che fosse
stata colpa sua. Era lui che avrebbe dovuto prevenire
la tragedia.
Si era precipitato dentro quella maledetta casa tra i
boschi del Nordmarka con qualche secondo di
ritardo, e non era riuscito a impedire che le
sparassero. Nei sei mesi successivi aveva rivissuto in
continuazione quanto era accaduto, immagine dopo
immagine. Gli capitava soprattutto la sera: dormire
era diventato difficile. Cercava gli errori che doveva
avere per forza commesso. Scandagliava le possibilit
che aveva avuto a disposizione per fermare Hanne.
Era stato un gesto del tutto insensato, fare irruzione
in quello chalet per arrestare un poliziotto corrotto in
fuga, colpevole di omicidio, probabilmente armato e
sicuramente disperato. Avevano sentito gli elicotteri,
lui e Hanne, i rinforzi erano a solo qualche minuto di
distanza, e Billy T. era caduto sul ghiaccio. Se non
fosse caduto sul ghiaccio, sarebbe stato in grado di
fermarla. Lei gli aveva detto di usare le suole chiodate
antiscivolo. Gli aveva anche sorriso, gli sembrava di
ricordare, prima di affrontare da sola colui che per un
soffio non laveva uccisa.
Soltanto a estate inoltrata i sensi di colpa di Billy T.
avevano mollato la presa. Era caduto. Non era colpa
di nessuno. Era arrivato qualche secondo troppo
tardi. Tornare indietro non si poteva. Alla fine aveva
anche smesso di cercare a tutti i costi di incontrarla.
Aveva rinunciato a tutto, in fondo. La vita era
proseguita, ma niente era pi stato come prima. Billy
T. aveva affrontato lennesima rottura con la sua
compagna, gli era nato un altro figlio da una relazione
di tre settimane condannata a finire male gi dalla
prima notte. Si era trasferito alcune volte; gli assegni
di mantenimento avevano cominciato a essere pi
gestibili da quando i figli maggiori avevano compiuto i
diciotto anni e quindi lui per legge non era pi
responsabile economicamente. Vedeva i minori
soltanto quando era costretto. Cosa che avveniva
sempre pi raramente di semestre in semestre.
Anche se continuava a passare gran parte del suo
tempo in Gronlandsleiret 44 e gli capitava a volte di
trascorrere la notte su un qualche divano, non era
tornato a essere il vecchio Billy T. Quella che prima
era soltanto uninterpretazione efficacemente
superficiale e passeggera delle regole e routine da
rispettare, a poco a poco si era trasformata in
qualcosa che assomigliava sempre di pi a un reato. E
quindi laddio alla polizia.
In verit la vita non era mai pi stata la stessa da
quando Hanne Wilhelmsen aveva smesso di essere la
regina del distretto di polizia di Oslo e lui il suo fedele
vassallo.
Ma ce laveva fatta. In qualche modo.
Adesso non sapeva neanche da dove cominciare.
Lo so di non essere stato il massimo come padre,
esord piano, cercando un contatto visivo con Linus.
Non per te e non per gli altri. Sotto questo punto di
vista assomiglio al mio. Se ne and quando avevo
quattro anni, costringendo mia madre a
barcamenarsi quasi sempre da sola. Si presentava con
i regali di Natale se si ricordava, e poi quando ero
ragazzo mi coinvolse in un paio di attivit losche di
cui non vado molto orgoglioso. Non era un bravo
padre. Proprio come me. Ma comunque io questo
sono. Tuo padre.
Il giovane non rispose.
Non lo guardava neppure. Se ne stava semiafflosciato
sulla sedia, con le braccia che gli pendevano lungo i
fianchi. Il viso era completamente apatico.
Sono contento che tu sia venuto a vivere qui,
continu Billy T. Giunse le mani per la terza volta
nellarco di un minuto. Davvero. Per quanto mi
riguarda devi solo rimanere qua. Almeno fino a
quando non hai recuperato tutte le materie. Conti di
finire entro la primavera, vero?
Linus alz una spalla e inclin la testa da un lato.
Adesso posso andare?
No.
Quindi se io mi alzo e me ne vado in camera mia,
hai intenzione di fermarmi? Con la forza, cio?
No. Ma chiamerei un fabbro e ti darei unora per
impacchettare le tue cose prima di buttarti fuori.
Sper che il figlio non si accorgesse che stava
bluffando.
Perlomeno rimase seduto dovera. Adesso stava
guardando fuori dalla finestra. Con lespressione
apatica e gli occhi ridotti a due fessure come se
stesse per addormentarsi. Con un sospiro Billy T.
incroci le mani dietro la nuca. Non cerano luci
accese e il buio stava per foderare di scuro i vetri
sporchi delle finestre. Billy T. si alz per accendere
prima la lampada da terra accanto al divano, poi il
lampadario appeso sopra il tavolo da pranzo, dove
erano seduti.
Ne sei sicuro? disse Linus di colpo.
Di cosa?
Di essere veramente mio padre?
Billy T. si vers altro caff da un thermos in una tazza
gi piena a met. Not che gli tremava la mano e si
risedette.
Quello che hai detto unoffesa nei confronti di tua
madre.
Non dubito di lei. Mi chiedo soltanto se
Billy T. diede al tavolo un pugno cos violento da far
sciabordare il caff. Linus raddrizz la schiena in un
baleno.
Non ho mai messo in discussione le parole di tua
madre su chi sia tuo padre, sibil Billy T. Non ne
ho mai avuto motivo, n per quanto riguarda te n
per nessuno dei miei figli. Hai senzaltro qualcosa da
imparare sulle donne, Linus. La prima riguarda
questioni del genere. Quando una di loro viene a dirti
che lhai messa incinta, significa che cos. Nessuna
domanda.
Colp di nuovo il tavolo. Stavolta con la mano aperta.
E con forza.
Avvert un dolore intenso, ma non batt ciglio. Fiss
intensamente il giovane seduto dallaltra parte del
tavolo. Sentiva una pulsione quasi irresistibile di
andare da lui. Di abbracciarlo. Di stringerlo cos forte
da bloccarlo dovera. Desiderava inondarlo di tutto
lamore che provava per lui, di tutto lamore che
aveva sempre provato per tutti i suoi figli, ma che
non era mai bastato a fare di lui un buon padre.
Avrebbe voluto trovare un modo per spingerlo a
parlargli, ma non lo conosceva pi. Forse non lo
aveva mai conosciuto.
Eh certo, pap, tu s che di donne te ne intendi.
Soprattutto di come tenertele strette.
Finalmente Linus lo guard, e a Billy T. sembr di
cogliere qualcosa nei suoi occhi che assomigliava alla
paura. Dopo aver inspirato a fondo un paio di volte, si
schiar la voce e continu, questa volta con molta pi
calma: evidente che io non sono un esperto in
materia, anzi. In questo hai ragione. E come ti ho gi
detto non sono stato neanche un granch come
padre. Forse sentirtelo dire non ti aiuter molto, ma
in effetti sono stato pi bravo con i tuoi fratelli pi
grandi. Quando tu eri piccolo piccolo. Quando
eravate piccoli tutti. E poi sono scomparso,
allincirca. Ma adesso sono qui, Linus. Adesso sono
qui.
Ho ventidue anni. Un po tardi, non credi?
S. tardi. Ma non ti ricordi
Non riusciva pi a stare seduto. Si alz e raggiunse la
grande finestra di fianco alla porta a vetri che dava
sul balcone, dove cerano un albero di Natale
avvizzito e un barbecue a gas rotto.
Siamo stati anche bene, Linus. Quando eri piccolo.
Non ti ricordi che ci inventavamo le cose da fare? Con
Hanne, per esempio? Come quella volta che siamo
andati tutti e tre in moto a Son per festeggiare la
notte di san Giovanni? Tu eri seduto con me, non
avrai avuto pi di dieci anni e
Ne avevo otto e mezzo. Ed stata lunica volta che
mi hai portato da qualche parte fuori Oslo. Me lo
ricordo benissimo quel viaggio, pap. Quando siamo
partiti pioveva ma poi la sera il tempo era magnifico.
Potevo bere tutte le bibite che volevo e tu eri stato in
Svezia a comprarmi una montagna di dolciumi.
Abbiamo dormito in una tenda verde e tu mi hai dato
un sacco a pelo con sopra i personaggi di Guerre
stellari.
A sentirgli nominare quellultimo dettaglio, Billy T.
avvert un tuffo al cuore.
Darth Vader era stato annientato.
Quel marted mattina Billy T. era tornato a casa con il
pupazzo infilato sotto il braccio invece di andare
nuovamente da Hanne. In cantina, lo aveva infilato in
un sacchetto della spazzatura e distrutto con un
martello. Mentre camminava lungo il porto, da
Vippetangen fino ad Aker Brygge, aveva lanciato quei
minuscoli frammenti di plastica in mare. Uno per uno,
ogni tanto due alla volta, da un sacchetto che aveva
riempito di briciole di pane e mescolato per bene.
Voleva dare la parvenza di essere un amante degli
uccelli qualunque. Non gliene fregava niente se i
gabbiani avrebbero tirato le cuoia a causa di quella
miscela di cibo e plastica per cui gridavano tanto e
piombavano sullacqua come invasati.
Quel pupazzo doveva smettere di esistere.
Adesso non cera pi.
Si sentiva cos alterato che era dovuto passare da
casa per farsi una doccia. Per sdraiarsi sul divano e
chiudere un attimo gli occhi. Si era svegliato che
erano le dieci. Per fortuna Hanne non aveva mostrato
nessun interesse per la sua mattinata e per come
lavesse trascorsa quando, alla fine e troppo tardi,
Billy T. si era presentato da lei come concordato. Al
solo pensiero di spiattellarle tutto gli veniva lansia.
La statuetta di Darth Vader con inciso il nome di suo
figlio era qualcosa che nessuno doveva conoscere.
Era gi terribile che avessero trovato il suo orologio
sul luogo della tragedia, anche se era riuscito per un
pelo a depistare la polizia. Darth Vader costituiva una
minaccia molto peggiore, perch avrebbe indotto gli
investigatori a prendere in considerazione Linus pi
da vicino.
Cosa che non doveva assolutamente accadere.
Come vedi, pap, me la ricordo benissimo la gita a
Son. Ma tutto quello che ho impresso nella
memoria. Della mia infanzia con te. A parte il numero
interminabile di ore passate in centrale. Dovevi solo
farci un salto, dovevi solo controllare una cosa. Mi sa
che in quegli anni ho visto molto pi spesso Hanne e
gli altri tuoi colleghi di te.
Billy T. continuava a voltargli le spalle.
Lo so. Lo so, Linus. Ma il fatto che io non sia stato
presente fisicamente come dovevo, non significa che
non ti voglio bene. Perch te ne voglio tanto. E in
questo preciso istante ho paura che tu sia andato a
invischiarti in qualcosa fuori dal tuo controllo. E se
non ti decidi a parlare, sar costretto a chiamare tua
madre per sapere cos successo. Cos successo
prima che ti trasferissi qui, intendo dire.
Col cazzo che lo farai!
Billy T. si gir. Ritorn con calma al tavolo. Il ragazzo
cercava di darsi un contegno. Se ne stava chino in
avanti, con le braccia sul tavolo e la schiena dritta,
seduto in punta alla sedia, come se fosse pronto a
spiccare un balzo. Dur soltanto un attimo. Aveva le
guance rosse, ma si costrinse a sorridere e, a braccia
conserte, si riappoggi allo schienale.
Se lo fai, me ne vado. Ho degli amici, posso andare
a vivere da uno di loro.
Quali amici?
Tanti.
E chi sarebbero?
Linus si strinse nelle spalle limitandosi a ripetere:
Tanti.
Andreas, per esempio? O Arfan, come si fa
chiamare adesso?
Per la prima volta Linus parve insicuro. Deglut, poi
cominci a mordersi lunghia del pollice, che era gi
ridotta a un mozzicone. Stava evidentemente
cercando di darsi un tono, ma quando incroci lo
sguardo del padre il tremolio delle sue palpebre
rivel che in realt avrebbe preferito distogliere gli
occhi.
Dov il tuo orologio? gli chiese Billy T., cogliendo
al volo loccasione quando intu che il figlio aveva
abbassato la guardia.
Quale orologio?
Non fare lo stupido. Lorologio che ti ho dato.
Quello doro di mio padre. Dov?
Linus alz di nuovo una spalla, pieg di nuovo la testa
da un lato e mormor qualcosa di incomprensibile.
Coshai detto? replic Billy T. con voce tagliente.
Non lo so di preciso. In camera, forse.
Allora perch non vai a prenderlo, eh? Mi
piacerebbe farci incidere anche il tuo nome, come
avevamo deciso.
Perch cazzo ti metti a parlare adesso di
quellorologio di merda? sbott Linus senza far
cenno di volersi alzare.
Perch non in camera tua.
Suo figlio si gratt il dorso della mano sinistra con la
destra.
Guarda caso ce lha la polizia, dichiar Billy T.
Linus si irrigid. Letteralmente. Le dita gli si
paralizzarono e sembr trattenere il respiro.
Quello che mi domando, continu Billy T. a bassa
voce, come cazzo ha fatto il mio orologio, quello
che ho ereditato da mio padre e che ho dato a te, a
finire nei locali dellIsan per ridursi in mille pezzi.
Linus impallid. Il rossore che aveva sulle guance
scomparve del tutto, come se una gomma invisibile
fosse passata sul suo viso cancellando ogni traccia.
Apr la bocca e la richiuse. Deglut, si chin in avanti
sul tavolo. Per un attimo pos la fronte sul piano, ma
poi si raddrizz di colpo, si alz e schizz verso la
porta. Da l si gir e fece due passi verso il padre.
Adesso era bianco come un fantasma.
Anche Billy T. si alz in tutta la sua statura.
Il ragazzo non si mosse.
Me ne frego di quello che pensi, pap. Io non ti
devo niente. Non ti devo un cazzo. Non mi hai mai
dato nulla. Se pensi che quellorologio di merda
potesse rimediare a tutte le partite di calcio a cui non
sei venuto, a tutte le recite scolastiche dove non ti sei
mai fatto vedere, a tutte
Billy T. sovrastava il figlio di almeno mezza testa.
Cerc di mettergli una mano sulla spalla, ma fu subito
respinto.
Be, ti sbagli, riprese Linus. Non sai quanto ti
sbagli, cazzo. Se ti sta bene che io resti ad abitare qui,
lo faccio. Se no, unaltra sistemazione la trovo sicuro.
Ma non credere
Fece mezzo passo verso il padre. Erano cos vicini che
Billy T. percep un sentore tenue di caff quando il
ragazzo continu: che io abbia intenzione di
condividere qualcosa con te. Comunque ti posso
garantire una cosa, pap. Su una cosa ti posso dare la
mia parola.
Chiuse gli occhi per un paio di secondi. Quando li
riapr, erano come mutati. In realt sarebbero stati
azzurri come uno dei due di suo padre, ma adesso
parevano completamente grigi. Billy T. avvert
limpulso di arretrare, ma si costrinse a rimanere
fermo.
Io non mi sono convertito. E non mi convertir mai.
Io non credo in nessun dio. E se mai mi venisse in
mente di diventare religioso, di fisso non
Billy T. fu assalito da un freddo improvviso.
Ladrenalina gli attravers il corpo e sent la pelle
accapponarsi sulle braccia. Aveva parlato con cos
tante persone nella sua vita. Vittime di violenze, i
congiunti di qualcuno che era stato ucciso. Assassini,
ladri e psicopatici. Quasi non esisteva tipo di
individuo con cui non avesse avuto a che fare, chi in
preda al dolore e allo choc, chi in balia
dellindifferenza, della stupidit e a volte del male
vero e proprio.
Linus contrasse le labbra prima di inspirare a fondo.
Di fisso non aderir mai a quel branco di scimmie,
sibil. Di questo puoi starne certo.
Si gir di scatto e usc a passo deciso nel corridoio.
Qualche secondo dopo si sent sbattere con violenza
la porta della sua camera.
Billy T. rimase immobile. Continuava ad avere freddo.
Erano tante le cose che aveva visto e molte le
persone che aveva incontrato. Un tempo era un buon
poliziotto. Uno dei migliori, sia secondo lui sia a detta
degli altri. Aveva basato la carriera sulla sua
conoscenza degli esseri umani, ed era anche un
maestro nellarte di distinguere la menzogna dalla
verit. Adesso sapeva due cose su suo figlio.
Linus diceva la verit.
Avrebbe dovuto provare un certo sollievo. Anzi, un
sollievo grande e intenso. Se non fosse stato per
quello che aveva visto negli occhi del figlio. Nella sua
mimica e in quella bocca contratta, in quelle labbra
strette, nel linguaggio del corpo e nella voce, ma
soprattutto in fondo a quegli occhi grigi che non
erano pi azzurri.
Linus era pieno di odio.
Detesto la Coca-Cola, borbott Lars Johan Austad
allontanando la bottiglietta sul tavolo. Non hai
unaranciata? Una Solo, magari.
Linvestigatore sorrise, bench fosse seduto in quella
stanza angusta usata per gli interrogatori da pi di
unora e non fosse ancora riuscito a cavare niente di
buono per la polizia.
Come no, rispose. Te la do non appena mi dici
qualcosa di utile.
Ma ti ho gi detto tutto quello che so, gemette
Scarpa. Volevo entrare nel Burger King per tentare
di arraffare qualcosa nella spazzatura. Ero l fuori,
davanti al caff sullaltro lato della strada, e di colpo
ho sentito qualcuno che mi si avvicinava da dietro. E
poi
Agguant la bottiglia di Coca-Cola e lapr.
Fanculo, mugugn. Sto morendo di sete.
Met del contenuto spar.
Come facevate a sapere che ero io? chiese poi,
asciugandosi la bocca con la manica sporca della
felpa.
Ma di, Scarpa. Non appena a qualcuno venuto in
mente di trasmetterci quella descrizione qui alla
narcotici, abbiamo capito che eri tu. La maggior parte
di voi trascina i piedi, ma tu pi di tutti. Molto di pi.
Una ferita di guerra, giusto?
Mhm.
Scarpa annu.
Laranciata, ricord, puntando la bottiglia di Coca-
Cola mezza piena verso linvestigatore.
Il poliziotto non rispose. Dopo essersi appoggiato allo
schienale della sedia, gett una penna sul tavolo e
incroci le braccia sul petto.
Mille corone, riassunse. Da un perfetto
sconosciuto. Che non hai visto perch ti ha preso da
dietro.
Non mi ha preso da dietro! Scarpa lo guard con
disgusto. arrivato da dietro e mi ha infilato il
braccio qui.
Si indic le reni.
Aveva i guanti, quindi non ho idea se fosse nero o
bianco o giallo. Ma parlava norvegese.
Perfettamente. Cos sono andato fino a Tv2. Ho
consegnato il pacchetto. E sono uscito. Tutto qui.
Linvestigatore estrasse una sigaretta. Ci giocherell
per qualche secondo prima di infilarsela dietro
lorecchio e squadrare la figura maleodorante seduta
dallaltra parte del tavolo.
Hai voglia di farti una doccia, Scarpa?
S, grazie.
Ho qui un cambio pulito. Se vuoi, te lo do. I vestiti ti
staranno un po grandi, ma sono meglio di quelli che
hai addosso.
Sei gentile, replic Lars Johan Austad. Lho detto
un sacco di volte: se non fosse per voi della polizia,
sarei gi morto da un pezzo.
Linvestigatore sorrise sconsolato e digit un
messaggio sulliPhone.
Cavato niente da Scarpa. Dice come sempre la
verit. Trasmettete il messaggio: pista cieca.
Lo invi prima di infilarsi il cellulare nella tasca
posteriore dei pantaloni.
Scarpa valeva davvero una doccia e qualche
indumento vecchio. Era stato un esperto di esplosivi
dellesercito, aveva sentito dire linvestigatore, e a
quanto pareva era stato coinvolto in un terribile
episodio in Kosovo.
In realt era un eroe, pens mentre lo accompagnava
lungo il corridoio. Quel poveraccio sapeva bene dove
si trovavano le docce alla centrale. A dire il vero era
soltanto in Gronlandsleiret 44 che quellex soldato
aveva la possibilit di lavarsi ogni tanto.
In fondo, la vita era ingiusta.
La sensazione di essere stato trattato ingiustamente
era ancora viva. Mentre i colleghi lavoravano notte e
giorno allattentato terroristico di Frogner, a lui era
stato assegnato un compito che ricordava sempre pi
quello di un fattorino.
Non sembrava un lavoro molto impegnativo.
Henrik Holme aveva lasciato Hanne Wilhelmsen su
suo ordine esplicito quella mattina. Senza ricevere
neanche unindicazione su quando sarebbe dovuto
tornare. Il giorno in cui a testa bassa si era visto
appioppare lincarico di fungere da collegamento tra
il capo della polizia e quella strana tipa in sedia a
rotelle, aveva avuto limpressione che sarebbe stata
una specie di collaborazione. Che lui avrebbe assistito
lex ispettore capo in qualcosa che non fosse il
semplice trasportare valigette avanti e indietro da
Grnland a Frogner.
Perlomeno, lo aveva sperato.
Lorologio non segnava che le nove quando era
tornato alla centrale. Aveva trascorso il resto della
giornata vagabondando senza meta per i corridoi fino
al momento in cui gli era venuto in mente di aver
fatto una copia di tutti i casi che aveva consegnato a
Hanne Wilhelmsen. Ormai era abbastanza tardi,
poteva tornarsene a casa. Come preso da
unintuizione improvvisa, si era portato via un
dossier, quello della diciassettenne scomparsa nel
1996.
Era rientrato a piedi con il fascicolo infilato nel
giubbotto da pilota che aveva appena acquistato in
rete.
Oslo era sempre la stessa, aveva pensato durante il
tragitto verso Grnerlkka. Henrik si era comprato un
piccolissimo appartamento, un bilocale che non si
sarebbe mai potuto permettere se non fosse stato
per leredit lasciata dalla nonna. Era morta lanno
prima e lui ne era rimasto cos distrutto da non aver
mai minimamente pensato a testamenti o simili; poi
gli aveva telefonato un avvocato, informandolo che
aveva diritto a ottocentocinquantamila corone e a un
vecchio televisore. Il resto della somma necessaria
allacquisto della casa era riuscito a procurarselo
accendendo un mutuo alla cassa di risparmio del
paesino dove era cresciuto e dove vivevano ancora i
suoi genitori.
A Henrik Holme piaceva abitare in quel quartiere che
in gergo veniva chiamato Lkka.
Non conosceva nessuno. Salutava un negoziante in
Nordre gate e una vecchia signora che viveva
nellappartamento sotto il suo. Anche una famosa
calciatrice, che abitava nella palazzina dallaltra parte
della strada e che era diventata commentatrice
sportiva alla televisione dopo aver giocato per molti
anni nella nazionale, lo salutava quando lo vedeva.
Era di Bergen o gi di l, ed era molto gentile. Come
Henrik Holme aveva avuto modo di sperimentare, lo
erano quasi tutti gli abitanti di Bergen. Dicevano
esattamente ci che pensavano. Con lei saliva a tre il
conto delle persone che di solito si curavano di
salutarlo. Non ce nerano molte di pi. Henrik aveva
pochissimi amici, anche se i colleghi della sua sezione
ogni tanto lo invitavano a bere la classica birra del
venerd. Lui non riusciva a seguirli. Era come se
parlassero in codice, e nel tempo libero ridevano di
cose che lui non trovava affatto divertenti. Era sicuro
che lo invitassero per compassione o qualcosa del
genere, ed erano quasi sempre le colleghe donne a
passare nel suo ufficio per chiederglielo. Si
dimostravano molto pi premurose degli uomini. Di
solito finiva che tutta la combriccola alzava troppo il
gomito e dopo unora o due lui si sentiva cos
superfluo che preferiva defilarsi e tornare a casa.
Adesso era seduto da solo a un tavolo da pranzo
bianco per due, cacciato a forza nella piccola cucina.
Davanti a lui cera il fascicolo sullirrisolta sparizione
di Karina Knoph. Aveva sfogliato tutta la
documentazione senza soffermarsi in particolare su
niente.
Era sbalorditivo, ma Oslo era proprio sempre la
stessa.
Dopo il 22 luglio Henrik era stato impegnato a tempo
pieno in un caso che riguardava il ritrovamento di un
bambino di otto anni nel quartiere di Grefsen; sul
corpo erano stati riscontrati segni di abusi e
maltrattamenti. Eppure lui aveva percepito
comunque latmosfera, cos carica di dolore e di
ribellione sussurrata, che permeava la citt. Sua
madre si era stupita, quando lui glielaveva descritta
al telefono. Paradossalmente era sembrata felice,
quasi trovasse strano che il figlio fosse in grado di
cogliere una condizione cos vaga come
unatmosfera.
Se qualcosa era cambiato da allora, doveva essere il
fatto che la gente pareva pi scontrosa e irascibile.
Quello stesso pomeriggio, subito dopo essere tornato
a casa, Henrik aveva letto sul sito del tabloid VG
che la sera prima due quindicenni erano stati
picchiati a sangue. I due ragazzi venivano dallIran.
Coloro che li avevano assaliti, o per meglio dire i
criminali, erano etnicamente norvegesi. Lautore
dellarticolo era un rifugiato iracheno e sollevava un
indice ammonitore a proposito di quello che stava
succedendo: un mutamento in peggio
nellatteggiamento verso i musulmani di Norvegia. E
questo soltanto nellarco di un giorno.
VG era stato costretto a chiudere lo spazio lasciato
libero ai commenti dei lettori.
E perch il giornale decidesse di prendere una
decisione simile, doveva essergliene arrivata di
spazzatura razzista dalla feccia della feccia, aveva
scoperto Henrik Holme.
Davvero singolare, pens sorseggiando il t bollente.
Erano i musulmani lobiettivo di quellatto
terroristico. Eppure venivano visti ancor peggio di
prima.
Purtroppo gli attentati non erano di sua competenza.
Il caso a lui affidato era l, davanti ai suoi occhi.
Era abbastanza difficile appassionarsi a un crimine
avvenuto quando lui non era che un bambino.
Almeno il suo fascio di fotocopie non odorava di
vecchio come quello ricevuto da Hanne Wilhelmsen.
Sfogli le carte fino allimmagine della giovane
scomparsa.
Era bella, secondo lui.
A suo avviso lo erano quasi tutte le ragazze.
Tra non molto avrebbe compiuto trentanni e non
aveva ancora una fidanzata. Si sarebbe messo con
chiunque, pens. Sicuramente quella, se lei lo avesse
voluto.
Certo, un po strana con i capelli blu, ma il naso era
carino. Leggermente allins. Gli sembr di notare
alcune lentiggini alla radice, e gli occhi erano molto
chiari. Forse in realt era rossa, di capelli.
Henrik non aveva niente contro le rosse.
Con tutta probabilit era morta.
Erano quasi certi che lo fosse, dato che nessuno la
vedeva n sapeva niente di lei da diciotto anni. Certo,
esistevano persone in grado di scomparire
completamente per costruirsi una nuova vita da
qualche altra parte. Ma la cosa diventava sempre pi
difficile man mano che il mondo rimpiccioliva e
Internet occupava spazi sempre pi grandi. E
comunque, secondo lui una manovra del genere
richiedeva risorse molto maggiori rispetto a quelle a
disposizione di una liceale di diciassette anni.
No, era morta.
Poteva essere caduta in mare o in un lago.
Essersi nascosta in una foresta.
I suoi resti potevano giacere ovunque.
A proposito di cose che stavano diventando sempre
pi difficili a questo mondo, una era nascondere un
cadavere. Strano ma vero, il corpo senza vita di una
persona lasciava parecchie tracce. Tanto per
cominciare bisognava combattere con il tanfo, e poi
sessanta, novanta chili di carne umana non sparivano
cos, su due piedi. Lui aveva letto di un vecchio caso
inglese dove lassassino aveva sciolto la sua vittima
nellacido muriatico. O forse era acido tannico?
Comunque, fatto stava che un paio di calcoli biliari
non si erano dissolti e il tipo era stato condannato
nella Old Bailey perch nella sua sfortuna la vittima
era stata fortunata sotto il profilo medico. Con una
densit della popolazione che si faceva sempre pi
alta e con forze di polizia che potevano contare su
competenze, attrezzature e metodi sempre ed
esponenzialmente migliori, Henrik capiva benissimo
quanto fosse probabile che qualcuno avesse cercato
di sbarazzarsi di un cadavere abbandonandolo in una
pietraia nei boschi del Nordmarka.
Il ritrovamento del corpo del convertito norvegese
era riportato ovunque. Quando era tornato a casa,
Henrik aveva navigato in rete. Mentre mangiava con
grande appetito un piatto precotto della Fjordland
polpettine di carne con patate e cavolo stufato era
rimasto colpito dal fatto che nessun dettaglio fosse
stato risparmiato.
In fondo non era poi cos strano che avessero
squartato la vittima, pens. Sarebbe stato
praticamente impossibile trasportare il corpo intero
di un uomo fino a nord dellyungen senza farlo
prima a pezzi. Oltretutto in quella zona cera il divieto
totale di circolazione e gli unici mezzi a cui era
consentito il passaggio appartenevano a chi
possedeva sia un permesso apposito sia le chiavi per
aprire tutte le sbarre che bloccavano laccesso.
Inoltre aveva visto su una cartina apparsa su un
giornale on-line che si parlava di un tratto molto
lungo da percorrere a piedi, per di pi rappresentato
da un sentiero alquanto stretto.
Se non fosse stato per il cane, non avrebbero mai
ritrovato quel tipo.
A Henrik Holme non piacevano i cani. Ne aveva il
terrore, dovette ammettere a s stesso. Negli ultimi
due anni aveva cominciato a camminare e ad andare
in bicicletta in quei boschi. Una meraviglia, se non
fosse stato per tutti i cani che giravano liberamente.
Anche nel periodo in cui cera lobbligo di tenerli al
guinzaglio, si aggiravano sciolti mentre i loro padroni
ridevano e agitavano la mano per assicurare che
erano innocui.
Dal profondo del suo cuore: non li sopportava, i cani.
Se i boschi pullulavano di quei quattrozampe, in
cambio gli immigrati erano rarissimi, pens posando
lo sguardo sulla foto di Karina Knoph. Era come se
non capissero il senso di passeggiare tra gli alberi
senza altro scopo che godere della natura. Persino un
collega, che aveva la sua et ed era nato in Norvegia,
si metteva a parlare in quel tipico slang
soprannominato norvegese kebab e sfotteva gli
altri quando si parlava di fare una gita in tenda.
Adesso che ci pensava bene, quando andava per
foreste Henrik non si era quasi mai imbattuto in una
persona dalla pelle scura, a meno che non rimanesse
nelle aree pi vicine alla citt.
Dovevano essere stati dei norvegesi a trasportare il
cadavere nel punto in cui lo avevano ritrovato. Come
minimo due adulti, preferibilmente due uomini,
perch il morto aveva ventidue anni. E se pesava
ottanta chili, avevano avuto il loro bel daffare.
No, se Henrik Holme fosse stato coinvolto nella caccia
a chi avevano scaricato i resti squartati del convertito
norvegese di Lrenskog nelle profondit dei boschi
che circondavano Oslo, si sarebbe messo alla ricerca
di tre uomini etnicamente norvegesi abituati a
camminare e che godevano di una buona forma
fisica.
Scoppi a ridere.
Tre stranieri dalla pelle scura che si inoltravano nella
foresta, ognuno con in spalla uno zaino pesantissimo:
quello s che sarebbe stato stupefacente.
Comunque, n il cadavere rinvenuto nella pietraia n
latto terroristico compiuto a Frogner erano di sua
competenza.
Il t si era raffreddato. Era t Kusmi, preparato in un
particolare bollitore che gli avevano regalato i suoi
genitori per Natale. Il profumo era cos buono e
intenso che tenne la tazza sollevata vicino al viso
mentre cercava la lista dei testimoni che erano stati
interrogati in relazione alla scomparsa di Karina
Knoph. Cera qualcosa che aveva scoperto un paio di
giorni prima; il mercoled mattina, per la precisione,
quando gli era stato ordinato di recarsi a Frogner con
quattro vecchi casi.
Lelenco non era molto lungo.
Il padre era stato interrogato sei volte.
La madre, due. La sorella, una ed erano stati
convocati anche due insegnanti.
E sei amici.
Molti pi di quelli che aveva lui.
Eppure cera qualcosa di strano. Paragon la lista che
aveva di fronte alla documentazione che
accompagnava ogni interrogatorio. Sfogli avanti e
indietro. Prese un evidenziatore giallo e sottoline
una frase pronunciata da una ragazza di nome
Elisabeth Thorsen. Una compagna di classe di Karina.
Rilesse nuovamente la frase, accanton il materiale
sugli interrogatori e prese invece i rapporti scritti
dagli agenti di polizia coinvolti nel caso. Trov subito
quello giusto e lo lesse.
Era cos evidente.
Non quello che cera, ma quello che non cera.
Se lui aveva ragione, era stato commesso un errore
grossolano. Uno sbaglio macroscopico. Fu assalito da
una vampata di calore e si tolse con foga il maglione.
Si sentiva pi sveglio di quanto non si fosse sentito
per ore.
Non poteva essere corretto. Henrik rilesse il rapporto
ancora una volta prima di tornare allinterrogatorio di
Elisabeth Thorsen.
Mancava qualcosa.
Confront lelenco di tutta la documentazione che
avrebbe dovuto trovarsi in quel faldone con le carte
effettivamente presenti. Prima una volta, poi una
seconda.
Poteva significare soltanto due cose. O quella traccia
non era mai stata seguita. Oppure era stato
commesso un inspiegabile errore di archiviazione. A
volte accadeva che parti di un fascicolo andassero
perdute. Soprattutto se riguardavano i casi pi
vecchi, quelli precedenti linformatizzazione piena.
Quando mancava qualcosa, comunque, era facile
constatarlo: la lista dei documenti contenuti non
corrispondeva alla realt.
Qui invece era tutto giusto.
Henrik si alz lentamente e si stir la schiena tenendo
le mani allaltezza dei fianchi. Non poteva essere
vero. Non potevano aver commesso un errore cos.
Non con tutti quei poliziotti coinvolti. Qualcuno
avrebbe dovuto accorgersene. Doveva essersene
accorto. Doveva aver fatto qualcosa.
Si chiese se fosse venuto il momento di concedersi un
bicchiere della bottiglia di whisky esclusivo che si era
comprato al duty free della nave che collegava
Norvegia e Danimarca al rientro da un seminario a cui
aveva partecipato con la sezione anticrimine. A dire il
vero, gli alcolici non gli piacevano. Ma i suoi colleghi
erano cos bramosi di acquistare il massimo
consentito di vino e liquori che si sarebbe sentito uno
stupido a non seguire il loro esempio.
La bottiglia era rimasta intatta per pi di sei mesi.
Henrik raggiunse la vecchia credenza decorata che
era troppo grande per un appartamento cos piccolo,
ma che sua madre aveva voluto a ogni costo fargli
portare nella prima abitazione che fosse stata tutta
sua. Nella parte superiore, ornata da motivi floreali
dipinti a mano, cerano tre bicchieri e una bottiglia.
Svit il tappo e si vers un paio di centimetri in un
bicchiere prima di prenderlo e appoggiarlo sul tavolo
della cucina.
La polizia si era fissata sul fatto che il padre fosse il
colpevole e non si era schiodata da l, pens infilando
la punta della lingua in quel liquido ambrato.
Era buono, not sorpreso. Centellin un piccolo sorso
e sent il calore diffondersi gi per il tubo digerente.
Posato il bicchiere, prese lincartamento con gli
interrogatori fatti al padre di Karina Knoph.
Hanno fatto un errore gravissimo, disse piano, e
bevve di nuovo: questa volta scolandosi un bel sorso.
1

La citazione del Corano presa dal sito


www.corano.it La traduzione interpretativa in italiano
a cura di Hamza Roberto Piccardo, con la revisione
e il controllo dottrinale dellUnione delle comunit e
organizzazioni islamiche in Italia.
4.
Avrebbero dovuto introdurre la pena di morte per chi
commetteva certe idiozie.
Mentre studiava il primo dei casi insoluti che le aveva
portato Henrik Holme quella mattina, Hanne
Wilhelmsen aveva impiegato soltanto un quarto dora
ad accorgersi dellerrore che sembrava quasi urlare
dal foglio invocando giustizia.
Era passata la mezzanotte. Di solito a quellora era gi
a letto da un pezzo. Aveva provato a coricarsi verso le
dieci e mezza, ma non era riuscita a prendere sonno.
Ogni volta che chiudeva gli occhi, vedeva davanti a s
il volto di Billy T. Lespressione che aveva dipinta sul
viso quel pomeriggio. Il modo in cui laveva guardata
mentre la riaccompagnava in macchina. Laveva
aiutata a risedersi sulla carrozzella, ma non gli era
stato permesso di seguirla in casa.
Il suo sguardo.
Lo stesso che le aveva rivolto quel mattino di una
mezza vita prima. Avevano trascorso insieme la
notte, come non avrebbero dovuto. Si erano svegliati
uno accanto allaltra, come non sarebbe mai dovuto
succedere. Per lei si era trattato solo del tentativo di
cercare conforto l dove in realt sapeva che non
lavrebbe trovato: Cecilie stava per morire e Hanne
era sul punto di soccombere dal dolore. Per Billy T.
era stato invece come far saltare una diga; tanta era
la speranza che aveva riposto in quanto era appena
accaduto da rimanere come annientato quando lei lo
aveva pregato di andarsene. E dimenticare lepisodio.
Cancellare le ultime ventiquattro ore dal calendario
della sua esistenza e lasciarla in pace.
Il loro rapporto non era mai pi tornato lo stesso. La
confidenza e lamore fraterno che li univa erano
distrutti per sempre. Lequilibrio cos armonioso e
delicato che li univa un tempo, la comprensione
intuitiva e la capacit di intesa quasi telepatica erano
svaniti.
Per molte settimane Billy T. era parso un cane
bastonato.
Proprio come quando poche ore prima laveva
lasciata davanti a casa.
Hanne ne era turbata pi di quanto le piacesse.
Dato che non riusciva a dormire si era alzata e, dopo
essersi versata un bicchiere di vino rosso, si era
messa ad analizzare gli incartamenti che le aveva
portato quel poliziotto giovane e strambo. Si era
accorta quasi subito dellerrore gigantesco commesso
diciotto anni prima, e in quel momento aveva capito
che sarebbe stato inutile tornare a letto.
Lanci una rapida occhiata allorologio.
Era mezzanotte e dieci.
Troppo tardi per chiamare, certo, ma in fondo le
avevano assegnato quellagente perch laiutasse. Se
stava dormendo, un uomo della sua et non avrebbe
avuto problemi a riprendere sonno. Quella mattina le
aveva detto che si era studiato i casi prima di venire
da lei. Non sembrava neanche tanto stupido. Un po
sui generis, s, con il pomo dAdamo pi voluminoso
che Hanne avesse mai visto. Perfino la testa
sembrava troppo grande per quella figura
dinoccolata. Strano che fosse riuscito a superare le
prove di efficienza fisica richieste dalla scuola di
polizia ai singoli candidati.
Esit per un attimo. Bevve ancora un goccio di vino.
Valeva la pena tentare, fu la sua conclusione. Afferr
il cellulare e compose il numero.
Henrik Holme era la persona che meno incuteva
paura di tutte quelle che aveva incontrato nellarco di
molti anni, pens mentre sentiva suonare allaltro
capo del filo.
Eppure poteva darsi che avesse un cervello fino.
Se fosse una mossa intelligente incontrarsi dopo la
mezzanotte, quando nessuno aveva dormito un
granch nelle ultime quaranta ore, era discutibile. Ma
era necessario, a detta del capo della polizia di Oslo.
Era molto insolito invitare i responsabili
rispettivamente di Pst e direzione nazionale della
polizia a un privatissimo incontro a tre. In effetti era
uniniziativa che andava al di l del protocollo.
Mentre il Pst continuava a dipendere dal ministero
della Giustizia, dal 2001 la polizia norvegese faceva
capo alla direzione nazionale, il cosiddetto Pod. Silje
Srensen nutriva ancora lopprimente sensazione che
gli altri considerassero la sua mancanza di esperienza
come una lacuna sempre pi grande rispetto
allenorme lavoro di coordinamento richiesto dalla
situazione in cui si trovavano. Mentre gli altri due
avevano fatto gli studi insieme, erano amici di vecchia
data e occupavano quelle posizioni da anni, Silje era
non soltanto una pivellina al confronto, ma era anche
molto pi giovane.
Aveva fatto una scappata a casa verso le undici per
docciarsi e cambiarsi. Luniforme laveva lasciata l.
Adesso era di nuovo in ufficio, con addosso un
maglione ampio e morbido di lana merino, un paio di
jeans Levis e le scarpe da ginnastica. Per fortuna
Caroline Bae, capo della polizia norvegese, si era
presa maggiori libert di lei e si era presentata con i
capelli bagnati e qualcosa che ricordava una tuta da
ginnastica piuttosto aderente. Harald Jensen,
responsabile del Pst, le osserv con aria di leggera
disapprovazione prima di accomodarsi allo spazioso
tavolo da riunione e allentare appena il nodo della
cravatta.
Prego, disse Silje Srensen indicando un vassoio,
poi si sedette a sua volta. Spero che il sushi vi
piaccia.
Ma dove lavete trovato, a questora di notte?
domand Caroline Bae, mettendosi sei pezzi nel
piatto.
Abbiamo i nostri contatti. Comincio io?
Gli altri due annuirono. Il capo dellintelligence
afferr con le dita un pezzo di nigiri e lo avvicin alla
bocca con una certa esitazione.
Okay, riprese Silje. Prima la bomba. Quello che
possiamo affermare al momento che si tratta di un
lavoro da professionisti. Hanno usato un ordigno al
plastico e piazzato cariche diverse accanto alle
strutture portanti delledificio. Ecco perch leffetto
stato cos devastante.
Plastico? C4? Un ordigno militare?
Il capo del Pst pos il nigiri senza averlo toccato e
prese invece una mela da una fruttiera variopinta.
Silje annu.
Il C4 usato soprattutto dalle forze armate, esatto.
Un esplosivo al plastico il cui ingrediente principale
la ciclotrimetilentrinitroammina, detta anche Rdx.
Una volta, in Norvegia i militari usavano anche
lNM91, che si basa su un altro tipo di nitroammina:
la ciclotetrametilentetranitroammina, conosciuta
come Hmx o ottogene. Ma qui si tratta di Rdx, come
hanno confermato subito i nostri esperti. Quindi con
tutta probabilit stato usato il C4, che attualmente
risulta essere lesplosivo pi diffuso nella Nato. Le
nitroammine hanno lassoluto vantaggio di produrre
una grande forza esplosiva al chilo. Tra qualche
giorno avremo informazioni pi specifiche.
Scorse i fogli che aveva davanti a s.
Si trattato in tutto di cinque cariche, collegate
luna alle altre. E piazzate con grande precisione. Non
stiamo parlando di un furgoncino con dentro una
bomba fatta in casa coi fertilizzanti chimici.
Si sa qualcosa su quando stata posizionata?
chiese Caroline Bae con la bocca piena di capesante
crude.
Silje scosse la testa.
No. LIsan aveva installato delle videocamere di
sorveglianza moderne e alquanto discrete. Ma
soltanto fuori. Nessuna dentro ledificio.
Apr una cartellina che aveva accanto al piatto e ne
estrasse un foglio che dispieg sul tavolo, mettendolo
tra s e i due che sedevano di fronte a lei.
Questi sono i disegni dei locali dellIsan cos
comerano prima dellesplosione. Le videocamere
erano piazzate qui, qui e qui.
Con una bacchetta per il cibo indic alcuni punti, poi
tir fuori dalla cartellina tre foto e le espose.
Come potete vedere, tutto distrutto. Stiamo
cercando di ricavare dei dati dai dispositivi andati in
pezzi, ma le speranze sono scarsissime. Quindi da
questo punto di vista non abbiamo molti elementi su
cui procedere. I nostri tecnici stanno lavorando senza
sosta a quel che resta dei filmati a partire da pochi
minuti dopo lesplosione. Ciononostante dobbiamo
ricorrere ai vecchi cari metodi di investigazione
tattica, se vogliamo rispondere con la maggior
precisione possibile alla domanda su quando sono
state piazzate le cariche. E da chi, ovvio. Peccato che,
al momento, questa sia una domanda molto pi
grande e complessa.
Nella stanza si fece improvvisamente silenzio.
Harald Jensen studi a lungo la mela che teneva in
mano prima di staccarne un bel morso.
Le due donne mangiavano. Silje masticava adagio
mentre osservava i disegni originali dei locali dellIsan
e quelli degli architetti che li avevano ristrutturati.
Caroline Bae fece scivolare altri quattro pezzi di maki
nel suo piatto e alla fine interruppe quel silenzio
abbastanza imbarazzante chiedendo: Avevate mai
sentito parlare di questo gruppo che si fa chiamare
La Vera Umma del Profeta? Harald?
Il capo del Pst deglut. Poi appoggi sul piatto la mela
mangiata a met e si pul la bocca premendo piano il
tovagliolino sulle labbra per tre volte.
No. Cosa di per s preoccupante. Ma quel che
peggio che continuiamo a non saperne
praticamente niente.
Come sarebbe?
Silje, che si sentiva gi sazia, lasci stare lultimo
pezzo.
A essere onesto, devo ammettere, rispose Harald
Jensen chinandosi in avanti e appoggiandosi su un
gomito solo, che allinizio pensavo fosse una specie
di parodia. Una presa in giro.
Il video? Quello che ci arrivato ieri dove La Vera
Umma del Profeta si assume la responsabilit
dellattentato?
S. Ovviamente un pezzo che noi teniamo docchio
La Umma del Profeta. Anzi, nel mirino. Ma della Vera
Umma del Profeta non avevamo mai sentito parlare.
Poche settimane fa abbiamo presentato la nostra
valutazione annuale pubblica su quelle che riteniamo
siano le probabilit di rischio e le minacce a livello
nazionale.
Si pieg verso il pavimento. Due leggeri schiocchi
rivelarono che stava aprendo la ventiquattrore
piazzata accanto alla sedia.
Ecco, continu posando un documento sul tavolo.
Chiaramente lo conoscete gi. Basandoci sia sulle
analisi pi recenti dei rischi e delle minacce alla
sicurezza del Paese sia sulla comunicazione in atto fra
le istituzioni che rappresentiamo, sapete bene che
teniamo un occhio particolarmente vigile
sullestremismo islamico. Abbiamo classificato come
molto serie le minacce di attentati terroristici
provenienti da quellarea ben prima dellesplosione di
ieri, tragedia che purtroppo ha confermato
Appoggi una manona paffuta sul documento che
aveva appena messo sul tavolo.
lesattezza del nostro ultimo rapporto. In poco
tempo, il numero di islamisti norvegesi che si recano
in Medio Oriente per esercitarsi nei campi di
addestramento gestiti dagli estremisti aumentato.
Notevolmente aumentato. Prova ne sia che alcuni di
coloro che ritornano in Norvegia rappresentano
senza dubbio una minaccia potenziale contro gli
interessi nazionali.
Dopo aver lanciato unocchiata alla fruttiera, prese
una banana.
Vedo che i giornali hanno cominciato a usare
unespressione nuova. Foreign fighters. In effetti
una buona definizione. Non sono mercenari perch
non vengono pagati n sono disposti a combattere
per chiunque. Agiscono in base alla convinzione
personale. Ma non si tratta neanche di comuni
soldati, dal momento che non lottano per il proprio
Paese e il proprio popolo. O almeno non lo fanno a
partire dalla nostra definizione di questi concetti.
E questi gruppi si concentrano pi che altro
nellstlandet, aggiunse Silje mentre spostava il
proprio piatto verso il centro del tavolo. Sono
formati soprattutto da uomini giovani e nati qui in
Norvegia, la maggior parte con un retaggio
musulmano.
Harald Jensen annu.
I norvegesi che si sono convertiti allIslam sono
pochissimi. Per esempio, stiamo seguendo molto da
vicino un norvegese di origine cilena, anche lui
convertito. Bastian Vsquez. Il quale ha una serie di
finalmente si decise a sbucciare la banana, altre
identit che suonano pi islamiche. A giudicare dalle
informazioni in nostro possesso stato reclutato
molti anni fa nella cerchia che risponde a
Mohyeldeen Mohammad a Larvik. Attualmente
parecchi di questi uomini si trovano in Medio Oriente,
dove hanno aderito allo Stato islamico e partecipano
a
Tutto questo lo sappiamo bene, lo interruppe
Caroline Bae. Chiunque legga i giornali ne al
corrente. E la Umma del Profeta pubblicamente
nota da un pezzo. Quello che vogliamo sapere
qualcosa sulla Vera Umma del Profeta. Avete qualche
informazione su di loro?
Harald stacc con un morso un pezzo di banana. Si
mise a masticare.
A lungo, prima di deglutire e infine schiarirsi la voce
con la mano chiusa davanti alla bocca.
Be, non molto.
Intorno al tavolo si fece di nuovo silenzio.
E allora dicci quello che sai.
Il capo del Pst se la prese comoda: stacc un altro
pezzo di banana e fin di mangiarla senza dire una
parola, poi appoggi la buccia.
I nomi che abbiamo fino a questo momento ci
possono dire qualcosa, forse. Il primo Abdullah
Hassan, che in realt si chiama Jrgen Fjellstad. lui
che parla nei due video ed sempre lui che questa
mattina presto stato trovato morto e fatto a pezzi.
lunico elemento in nostro possesso a farci pensare
che esista davvero la cosiddetta Vera Umma del
Profeta.
Cominci a contare sulla punta delle dita.
Muhammad Awad, un ragazzo di origine sudanese e
cittadino norvegese, stato ritrovato sul luogo
dellesplosione. Morto. Aveva flirtato per un certo
tempo con lestremismo, ma era sempre rimasto ai
margini di quellambiente. Mai dimostrate attitudini
alla violenza. Fedina penale pulita. E amico di
Pass a un altro dito.
Shazad Beheshdi, deceduto dopo essere stato
investito da unauto della polizia in Bygdy all.
Coetaneo di Awad, i due erano cresciuti nella stessa
zona. Avevamo cominciato a tenere sotto controllo
Beheshdi sei mesi fa, quando si era iscritto a un
gruppo chiuso su Facebook. Poi aveva preso parte a
un raduno a Skien dove erano presenti quasi tutti i
jihadisti norvegesi di spicco, ma se nera tornato a
Oslo dopo solo qualche ora. Non sappiamo se
lavesse deciso lui, se fosse stato costretto oppure se
gli altri lavessero escluso. C mica del caff?
Certo. Scusa.
Silje Srensen si alz e si diresse verso lenorme
macchina da caff di fianco alla porta.
Espresso? Latte macchiato? Cosa vuoi?
Nero e norvegese, grazie.
Caroline?
Io prendo volentieri un espresso. Triplo, se
possibile.
Silje premette un paio di tasti e la macchina emise un
profondo borbottio.
Questi sono i tre uomini che con tutta probabilit
avrebbero qualcosa a che fare con lesplosione,
continu Harald Jensen. Uno per via delle sue
stesse dichiarazioni, quelle che fa nei video, gli altri
due perch si trovavano nelle vicinanze o sul luogo
dellesplosione quando scoppiata la bomba. Lunica
cosa che sappiamo con sicurezza, che quei tre si
conoscevano. Certo, nelle ultime ventiquattrore
abbiamo messo in moto tutte le energie necessarie
per mappare la loro cerchia di amici e conoscenti. Ma
non abbiamo scoperto niente di particolare. Tutti e
tre appartenevano ad ambienti assolutamente
normali, fino a pochi anni fa. Quando Muhammad e
Shazad hanno cominciato a flirtare con lestremismo,
sono entrati in contatto con Abdullah. O meglio, con
Jrgen Fjellstad. Sei mesi fa apparso un nuovo
elemento. A quanto pare, il trifoglio si trasformato
in un quadrifoglio.
Silje gli pos una tazza davanti prima di tornare a
prendere lespresso di Caroline Bae.
Grazie, bofonchi Jensen.
Chi sarebbe questo quarto uomo? gli chiese Silje
dandogli le spalle.
Ha un nome originalissimo. Si chiama Arfan Olsen.
Ah s?
Il capo della polizia norvegese lo guardava da sopra il
bordo degli occhiali sorseggiando il caff bollente.
Non sapevamo nulla di lui fino a poco tempo fa.
sempre stato molto cauto. Poco attivo su tutti i siti
che sorvegliamo e in quel caso servendosi di uno
pseudonimo. Oltretutto bisogna tornare indietro di
sei mesi per trovare la sua ultima attivit. Abbiamo
passato al setaccio anche i suoi log. A quanto sembra,
ha usato sempre meno la rete dal momento in cui si
instaurato questo rapporto con gli altri tre. Ha
ventitre anni e anche lui si convertito poco tempo
fa, pressappoco quando si reso riconoscibile sul
web. Per qualche motivo ha mantenuto uno dei suoi
cognomi. In origine si chiamava Andreas Kielland
Olsen.
Io avrei tenuto Kielland piuttosto che Olsen,
comment Silje secca. Lasci cadere due zollette di
dolcificante nel proprio caff e torn a sedersi.
Quindi in questo quadrifoglio, come lhai definito
tu, due hanno un background straniero e sono nati
musulmani, mentre due sono convertiti?
Linterpellato annu.
Arfan Olsen ha pi la stoffa del leader rispetto agli
altri. In effetti a suo tempo Muhammad Awad era
bravo a scuola, e proviene da una famiglia che, per
essere del Sudan, se l cavata pi che egregiamente
qui in Norvegia. Un ragazzo intelligente, ma ormai
erano anni che perdeva tempo e basta. Lavorava
saltuariamente e si faceva mantenere dalla
previdenza sociale. Non era neppure il pi attivo sul
web. Fedina penale pulita, a meno che non si
consideri un crimine sprecare i propri talenti per
succhiare invece come un parassita i soldi della
comunit.
Con un sorriso sconsolato, agit mollemente una
mano come per porre fine a quel suo piccolo sfogo.
Per quanto riguarda Shazad Beheshdi, era quello
che noi di solito definiamo un sempliciotto. Uno che
andava male a scuola. Rimpallato da una parte
allaltra. Durante ladolescenza era stato affidato per
un certo periodo a un paio di famiglie, ma il tribunale
dei minori devessere intervenuto troppo tardi.
Piccoli reati sulla fedina penale, ma pi nulla negli
ultimi due anni. Nessun lavoro. E qui torniamo ad
Arfan Olsen.
Tamburell piano sulla superficie del tavolo con gli
indici.
Studente di Giurisprudenza, disse. Come
saprete.
Silje annu e conferm: stato aperto un caso a
parte, ovviamente. Omicidio.
Le superiori le ha fatte alla prestigiosa Katedralskole
di Oslo, prosegu il responsabile del Pst. Da cui
uscito con il massimo dei voti. Questo pomeriggio
abbiamo cominciato a indagare pi a fondo su di lui.
Il padre avvocato, la madre ingegnere. Tre fratelli.
Quando i genitori hanno divorziato, aveva diciassette
anni. Ha reagito in modo a dir poco insolito: se n
andato di casa per protesta. Senza mezzi termini,
anche se non aveva ancora finito il liceo.
A diciassette anni?
Harald Jensen annu prima di riprendere: Non
soltanto i genitori hanno accettato la sua scelta, ma
lo hanno anche aiutato economicamente. Anche se
sul piano strettamente legale erano obbligati a farlo
fino al compimento dei diciottanni. Comunque
Alz la tazza.
Buono questo caff, mormor, e ne ingoll un
sorso. Dal punto di vista politico sempre stato un
conservatore. Ma non un estremista, per niente. Alle
superiori era iscritto al movimento giovanile del
Partito del progresso
AllFpu?
S. Una cosa alquanto insolita, immagino, per essere
uno studente del Katta non la chiamano cos, la
Katedralskole?
Fece un sorriso.
Al terzo e ultimo anno stato presidente dei russ,
quindi responsabile di tutti gli studenti che
festeggiavano la maturit, e poi entrato nei Giovani
conservatori. In altre parole passato a posizione pi
moderate, mentre a scuola si sempre distinto.
Ma cosa successo? A proposito, avete mangiato
abbastanza?
Gli altri due annuirono. Silje raccolse i piatti, poi
raggiunse la porta e lapr.
Bertil, saresti cos gentile da portare via tutto?
Nel corso della serata il segretario si era cambiato
dabito. Quello nuovo era pi chiaro, un po pi
informale, con un nodo ancora impeccabile alla
cravatta e la camicia di un bianco immacolato. Silje
avvert un leggero profumo di dopobarba quando con
la massima naturalezza lui sparecchi e scomparve
senza che nessuno dei presenti avesse aperto bocca.
La porta si rinchiuse silenziosamente alle sue spalle.
Continua, esclam la responsabile del Pod. Che
cosa successo?
Non lo sappiamo, rispose laconico Jensen. Ma ci
stiamo lavorando. Arfan Olsen ancora vivo, a
differenza dei suoi compagni. Ed gi qualcosa.
Ma perch mai un ragazzo del genere si sarebbe
convertito allIslam? E soprattutto a quello pi
estremista? una cosa che sapete con certezza o che
credete?
Caroline Bae squadrava il suo vecchio compagno di
studi con crescente scetticismo.
In questo momento lungi da me lidea di sostenere
che sappiamo qualcosa, le rispose lui allargando le
braccia. Ma abbiamo le nostre teorie e stiamo
lavorando giorno e notte con tutti gli elementi a
nostra disposizione.
Non voglio certo mettere il becco in quello che fa il
Pst, si corresse Caroline Bae. Ci mancherebbe
altro. Ma avete intenzione di arrestarlo?
Silje si sporse rapida in avanti, anticipando Harald
Jensen.
Sarebbe una mossa stupida, comment. Per
tanti motivi. Se Arfan Olsen non sa che i servizi di
sicurezza sono sulle sue tracce, presumo che sarebbe
molto pi utile tenerlo sotto sorveglianza.
Sulle ultime parole la voce le sal di tono, come se in
realt stesse ponendo una domanda. Jensen annu.
E poi c la stampa, sospir sconsolato.
Sembrano delle api che ronzano intorno al vasetto
del miele. Un arresto scatenerebbe un terremoto.
Basta pensare a cos successo oggi quando avete
fermato un ex poliziotto, che poi se ho capito bene si
trattato soltanto di un colloquio seminformale.
Un po pi di un colloquio, precis Silje prima di
aggiungere: Ma sulla base di quello che stai
dicendo, Harald, esiste un unico elemento a sostegno
dellipotesi che esista per davvero unorganizzazione
che si fa chiamare La Vera Umma del Profeta. E
cio i video. Non avete nessuna informazione, nessun
documento, nessuna traccia sul web
Trattenne il respiro, esitando per un attimo.
Non avete niente di niente! Niente che possa
confermare se ci troviamo o no di fronte a una nuova
formazione di estremisti.
Harald Jensen scosse la testa. Fin il caff.
La tua osservazione assolutamente corretta. E a
essere sincero non capisco come un gruppetto del
genere sia stato in grado di far saltare in aria mezzo
isolato. Okay, uno del gruppetto
Appoggi la ventiquattrore sul tavolo e ne estrasse
una nuova cartellina per poi rimettere a terra la
valigetta. Dalla cartellina rossa prelev alcune foto
che ritraevano i quattro giovani e le dispose una
accanto allaltra.
Arfan Olsen un ragazzo molto dotato. Gli altri?
Scuotendo la testa, si mise a mescolare pensoso le
immagini.
C4, hai detto?
Probabile, annu Silje Srensen.
Ma dove diavolo se la sarebbero procurata, questi
quattro, una cosa cos? vero che si tratta di un
esplosivo molto potente, ma dovevano possederne
parecchio. E i detonatori. E le conoscenze necessarie.
Che non sono poche. Da tempo temiamo che questi
Si port una mano al petto ed ebbe un rigurgito.
Scusate, borbott. Questi foreign fighters li
teniamo sotto stretta sorveglianza per tanti motivi.
Uno, ovviamente, che temiamo possano facilitare
limportazione di armi ed esplosivi. Trasportare una
cosa del genere lanci unocchiata di sbieco ai
disegni, per tutta lEuropa fino in Norvegia sarebbe
un compito durissimo. Non escludiamo che chi
gravita intorno a personaggi come Arfan Bhatti,
Mohyeldeen Mohammad e, perch no, il mullah
Krekar sia in grado di farlo, in alcune circostanze.
Anzi, sono soprattutto attivit del genere a
preoccuparci. Ma questo gruppetto qui?
Intorno al tavolo si fece nuovamente silenzio.
Dove vuoi arrivare? gli domand alla fine Silje con
cautela.
Harald Jensen si alz. Dopo essersi tolto la giacca
dellabito, lappese allo schienale della sedia, poi
allent il nodo della cravatta e se la sfil. Infine,
arrotolandosi le maniche della camicia, si rimise a
sedere.
Uno dei princip pi elementari su cui si basa il
lavoro dellintelligence non credere a ci che
sembra scontato. Una volta uno dei miei colleghi
britannici si descritto come un
Con un sorrisetto tirato inspir a fondo.
un archeologo della verit che si muove sul
terreno sedimentario della menzogna. Quando per
esempio qualcuno rivendica la responsabilit di un
attentato terroristico, non possiamo semplicemente
prendere le sue parole per oro colato. Ci devono
essere fatti concreti che avallino le sue affermazioni.
Ed proprio ci che abbiamo cercato.
Senza trovare niente, se interpreto bene quello che
stai dicendo, comment Silje.
La nostra impressione che le cose stiano ancora
peggio. Cominciamo a pensare che questi ragazzi
siano stati usati da qualcun altro. Che dietro
lattentato ci siano forze molto pi dotate e
intelligenti. Dei jihadisti veri, non dei ragazzini. Anche
questa sar una lunga notte, signore mie. Ma fin
dora posso anticiparvi questo: siamo sempre pi
dellidea che non esistano affatto.
Questi giovani? sfugg a una sorpresa Caroline
Bae.
No. I fondamentalisti della Vera Umma del Profeta.
Dopo tutte le indagini e gli accertamenti che abbiamo
fatto nelle ultime trentasei ore, coordinando e
incrociando tutte le informazioni in nostro possesso,
il quadro che si delinea con sempre maggiore
evidenza che non esistono.
Era proprio quello che non avevano trovato, il vero
problema.
Eccitato, Henrik Holme era seduto al suo minuscolo
tavolo di cucina e rileggeva per la quarta volta il
fascicolo relativo al caso Knoph. Aveva suddiviso i
documenti con cura, sulla base di un nuovo sistema.
Alcune frasi erano state evidenziate con un
pennarello giallo, altre sottolineate con il righello.
Aveva usato graffette rosse per gli interrogatori dei
testimoni, gialle per i rapporti della polizia. I vari
gruppi di fogli erano stati tutti impilati con precisione
e poi disposti uno accanto allaltro. La fotografia di
Karina laveva fissata con attenzione su un riquadro di
vetro della finestra, per non sgualcire la carta quando
lavrebbe rimessa al suo posto.
Erano gi le tre di mattina, ma era sveglio come un
grillo.
Quando Hanne Wilhelmsen gli aveva telefonato,
stava ingollando unabbondante razione di whisky.
Finita la conversazione aveva versato il resto del
liquore nel lavello prima di rimettere in funzione il
bollitore per un nuovo giro di t.
Non riusciva a credere che lei lo avesse chiamato.
Henrik Holme non era abituato a essere preso cos sul
serio. Per un po di tempo, dopo che aveva risolto il
caso del bambino morto a Grefsen, la gente lo aveva
accolto con una certa curiosit, se non proprio con
rispetto. Ma ormai era acqua passata. Ormai lo
consideravano solo un tipo strambo.
E lo era.
Lo era sempre stato.
Ogni tanto, qualche rara volta, incontrava chi riusciva
a vedere altro in lui, e non solo quel maledetto pomo
dAdamo e tutti i tic che cercava di tenere sotto
controllo. Di solito si trattava di persone che
riconoscevano i sintomi e ci erano abituate per via di
qualcuno che faceva parte della loro cerchia e a cui
volevano bene. Lo trattavano con estrema affabilit.
Erano comprensive. Buone e gentili, ecco. Un po
come con un bambino.
Hanne Wilhelmsen si era comportata in tuttaltro
modo. Quando era andato da lei il mattino del giorno
prima, era stata molto diretta e a dire il vero anche
un po scontrosa. Sembrava irritata dalla sua
presenza, ma non perch lui era strano. Era una cosa
che lo aveva colpito subito, gi nel momento in cui
era finalmente venuta ad aprire e il primo commento
che le era uscito di bocca era stato un rimprovero per
le mostrine sulle spalle: probabile che facesse cos
con tutti.
Quando lo aveva chiamato, non si era neppure
scusata perch era mezzanotte passata. A Henrik
questo era piaciuto molto. Andava dritta al punto
come se fossero vecchi colleghi. In un certo senso,
alla pari.
Il capo della polizia gli aveva detto che era una tipa
un po particolare.
Per lui era perfetta.
Almeno dopo quella conversazione telefonica.
Avevano notato la stessa identica cosa. Gli aveva
riferito che le ci era voluto meno di un quarto dora
per accorgersi dellerrore che era stato commesso fin
dallinizio. Lui ci aveva messo pi tempo, ma non
glielo aveva detto. Si era addirittura permesso di
interromperla quando, dopo un minuto solo, aveva
realizzato che anche lei si era resa conto di cosa
mancava in quel caso insoluto, allora aveva spostato
il bicchiere di whisky e alzato la voce. Aveva fatto un
discorso cos preciso e stringente, ed era arrivato al
punto cos in fretta, che lei se ne era uscita con un
bravo.
Bravo, ripet Henrik in un sussurro. Poi sfoder
un sorriso e si tocc per tre volte lala del naso con
lindice. Mi ha detto bravo. Lo ha detto a me.
Anche Hanne aveva reagito, leggendo come era stato
trattato il padre di Karina Knoph. Quando le indagini
si erano finalmente messe in moto, la polizia non
aveva adottato mezze misure con lui. Era stato
costretto a trascorrere ventiquattro ore in centrale, e
dai documenti risultava senza ombra di dubbio che il
responsabile dellinchiesta desiderava fosse spiccato
nei suoi confronti un mandato di carcerazione
preventiva. Il giurista responsabile si era opposto, ma
questo non aveva impedito agli inquirenti di
continuare a credere che il padre fosse coinvolto
nella sparizione della figlia.
Il pap di Karina aveva commesso lerrore pi antico
del mondo.
Aveva mentito nel corso dei primi interrogatori.
Dopo averli riletti per lennesima volta, Henrik Holme
scosse la testa per il loro contenuto.
Frode Knoph, ai tempi vice allenatore del Vlerenga,
si era preso un venerd di libert: ne aveva un
assoluto bisogno per passare qualche ora sul fiordo,
aveva affermato. Era andato a pesca. Non aveva
preso niente, ma nel complesso era stata una bella
giornata fino a quando era tornato a casa e aveva
trovato sua moglie in preda a una crisi isterica perch
Karina non era rientrata come previsto per lora di
cena.
Crisi isterica. Unespressione bella forte a cui
ricorrere, pens Henrik Holme mentre si versava una
dose generosa di miele nella tazza di t.
Frode Knoph aveva sostenuto imperterrito la sua
versione per tre settimane e due giorni, fino a
quando la polizia lo aveva informato di aver svolto
qualche indagine nel porticciolo dove era ancorato il
suo Windy Sport 22. Era stato un gioco da ragazzi
scoprire che limbarcazione non era uscita in mare,
quel giorno. Infatti il porticciolo privato era in vendita
e un fotografo aveva passato tre ore a scattare foto
che sarebbero state utilizzate nel prospetto
pubblicitario: il posto barca dellallenatore non
risultava vuoto n alle undici n alle due.
Solo in quel momento era saltata fuori la verit.
Frode Knoph era stato dallamante.
Oddio, mormor Henrik. Ma come si fa a essere
cos stupidi?
Si riferiva sia allamante sia a chi non imparava mai
quello che lui stesso aveva capito gi allet di dieci
anni: se sei sospettato per qualcosa che non hai fatto,
non mentire su un altro sbaglio di cui invece sei
davvero colpevole.
In fondo avere unamante non era un reato.
E il danno era gi stato fatto.
Non tanto per Frode Knoph, visto che la nuova
versione con la visita allamante era stata confermata
e gli aveva garantito quindi un alibi, quanto per
Karina: il caso si era arenato e con esso si era placato
anche lo zelo degli investigatori. Dopo tre settimane
abbondanti di ostinata persecuzione ai danni
dellallenatore che non avevano portato a niente, non
erano stati fatti altri sforzi per scoprire la verit sulla
scomparsa di Karina Knoph. Anche linteresse della
stampa era scemato, inoltre non esistevano amici
intimi che potessero testimoniare con le loro lacrime
quanto fosse meravigliosa Karina, e sempre di buon
umore: si era trasferita troppe volte per procurarsi
quel tipo di alleati.
Oltretutto aveva i capelli tinti di blu e suonava in una
band di cui due componenti erano gi stati
condannati per qualche reato.
Henrik si vers altro t. Poi prese dalla pila degli
interrogatori dei testimoni quello di Elisabeth
Thorsen. Era di tre pagine e lui si concentr
sullultima.
Linterrogata dice che giravano voci secondo cui
Karina si era messa con Gunnar Ranvik della II A.
Linterrogata non ha mai chiesto direttamente
allinteressata se fosse vero. A suo parere potrebbe
esserci del vero in quelle voci, poich i due erano
stati visti spesso insieme. Karina frequentava anche
molto Abid Kahn della III B e alcuni dicevano che la
loro era pi di una semplice amicizia. Karina ha la
fama di essere una faghag, ma preferisce i
cioccolatini ai gay (commento riportato alla lettera,
nota del redattore del rapporto).
Henrik leggeva aiutandosi con lindice a seguire le
righe. Quando ebbe finito, ridispose i documenti gli
uni accanto agli altri sul tavolo con la solita
precisione, poi pass ai rapporti degli investigatori
coinvolti nelle indagini. Quello che stava cercando era
il pi corto:
Il sottoscritto ha tentato di entrare in contatto con
Gunnar Ranvik, nominato nel documento 2-6,
presunto amico e forse fidanzato della scomparsa. Il
suddetto attualmente ricoverato allospedale di
Ullevl, Oslo, a seguito di un grave episodio di
violenza, vedi fotocopia allegata dellestratto dal
fascicolo sul caso in questione. In base a quanto
dichiarato dalla dottoressa Augusta Aronsen, Ranvik
non potr sostenere un interrogatorio per molto
tempo, probabilmente mai. Seguir levolversi della
situazione. Per quanto concerne Abid Kahn, la scuola
conferma che partito per Rawalpindi con la famiglia
allinizio di agosto e il suo rientro non previsto
prima della fine di settembre.
Questo era quanto. Il poliziotto non aveva indagato
oltre. E meno male che aveva fatto almeno quello.
Dalla documentazione esistente non risultava per
che avesse provveduto a verificare se fosse davvero
impossibile interrogare Gunnar.
Henrik prese la fotocopia riguardante laltro caso:
Gunnar Ranvik, nato nel 1979, dopo essere stato
picchiato a sangue era stato ritrovato fra i cespugli
lungo lalto corso dellAker, l dove scorreva nelle
immediate vicinanze della diga sul Maridalsvannet.
Hanne Wilhelmsen gli aveva chiesto di recuperare in
archivio tutto il fascicolo non appena si faceva giorno.
Anzi, per essere precisi glielo aveva ordinato. Scova in
un baleno tutta la documentazione su quel caso, gli
aveva detto.
A Henrik, Hanne piaceva molto. Voleva smettere di
pensare a lei con il cognome. Adesso erano colleghi, e
lei lo aveva pure elogiato con un bravo per quello
che aveva fatto, prima di impartirgli altre disposizioni.
Anche se non avevano ancora in mano tutto il
materiale, quella fotocopia era bastata a far notare a
entrambi il medesimo dettaglio: Gunnar Ranvik era
stato picchiato tanto da essere ridotto in fin di vita il
3 settembre 1996.
Era lo stesso giorno in cui era scomparsa Karina
Knoph.
Nella stessa identica data una coppia di fidanzatini
o di amici era stata protagonista di due avvenimenti
fuori dal comune: lei era scomparsa e lui era stato
pestato a sangue. Eppure quel possibile collegamento
tra i due casi non era stato nemmeno preso in
considerazione perch, come risultava da una
relazione acclusa, un investigatore aveva stabilito al
di l dogni dubbio che il reo era il padre della
giovane, quindi nessuno si era sprecato a seguire una
pista alternativa cos ovvia.
Era uno scandalo. Mentre si stirava le braccia sopra la
testa, Henrik sfoder un sorriso che gli andava da un
orecchio allaltro.
Il sedicenne Frikk Borg-Sand scoppi a ridere quando
vide la prima pagina dellAftenposten. Era lunico
dei figli di Hkon Sand ad abitare ancora a casa dei
genitori ed era lunico che da molti anni mostrasse un
certo interesse per i giornali cartacei. Si era iscritto
allorganizzazione giovanile del Partito laburista,
lAuf, tre giorni dopo la strage di Utya. Da quel
momento era diventato molto attivo nella sezione
locale e seguiva ogni genere di notizia con pi
attenzione dei suoi genitori.
C poco da ridere, lo rimprover Karen Borg.
Personalmente avrei pi voglia di piangere. Mi passi il
latte?
Io mica rido del sondaggio in s. Rido perch
incredibile la stupidit della gente. A essere colpiti
sono stati proprio i musulmani!
vero, borbott Hkon Sand rubando la
confezione di latte dalle mani della moglie. Ma non
sarebbe scoppiata nessuna bomba se non ci fossero
stati musulmani!
Pap!
Il ragazzo si prese la testa fra le mani.
Ti prego, intervenne Karen prima di riappropriarsi
della confezione e versare il latte sopra il suo
porridge. Dacci un taglio. Quel sondaggio
inquietante. Svegliati.
Hkon alz le braccia sopra il capo.
Dico soltanto quello che pensa la gente. E
indipendentemente dal tuo punto di vista non c
una certa logica, in tutto questo? Se impediamo a
certe persone di partecipare a una festa, quelle
persone non potranno rovinarla. Se in Norvegia non
ci fossero i musulmani, non si sarebbero messi ad
ammazzarsi a vicenda. Perlomeno in questo caso.
ovvio che la gente sia preoccupata.
Che strazio, comment Frikk. imbarazzante,
pap. Adesso il settanta per cento della popolazione
si dichiara daccordo con laffermazione
Alz il giornale e cit: Non dobbiamo permettere
lingresso di altri immigrati in Norvegia. Il settantasei
per cento! Nel 2010 la pensava cos il cinquantatre
per cento, pap, e un anno dopo il 22 luglio eravamo
scesi al quarantacinque. Stavamo assistendo a uno
sviluppo positivo. Ma adesso il settantasei per cento
della gente ritiene che
Non complet la frase. Ingurgit un cucchiaio di
porridge e prosegu a bocca piena: E come se non
bastasse, pi del trenta per cento sostiene che
dovremmo togliere la cittadinanza ai criminali! Ma
non a quelli norvegesi, a loro no. Guarda qui, pap!
Si chin sopra il tavolo e gir il giornale in modo che il
padre potesse leggere. Il suo indice batteva
ritmicamente sul testo.
Insomma, puoi anche avere la cittadinanza
norvegese, ma se di origine norvegese non lo sei, e
commetti un crimine, allora non ti vengono garantiti i
diritti umani questo, che sostengono. Ma stiamo
parlando sul serio, pap? Non capisci che
gravissimo?
S, certo. grave. Ma tanto per cominciare, Hkon
afferr il giornale, si tratta di un sondaggio molto
limitato. Lhanno fatto nellarco di qualche ora ieri
pomeriggio. In altre parole sono state intervistate
solo poche persone. Guarda qui. C pure scritto nel
riquadro. Questo significa che il risultato non pu
essere considerato particolarmente rappresentativo.
Secondo: non anormale che ci siano delle reazioni
quando qualche pazzo jihadista fa saltare in aria met
Frogner.
Ma la reazione naturale della gente dovrebbe
essere quella di simpatizzare con le vittime, o almeno
cos si sarebbe portati a credere, intervenne Karen.
E le vittime in questo caso sono normalissimi
cittadini di questo Paese. Ben integrati e rispettosi
della legge. I loro parenti si meritano qualcosa di
molto diverso da questa merda.
Afferr un barattolo di semi di zucca che cosparse sul
porridge mangiato a met.
Shhh, la zitt Hkon Sand afferrando il
telecomando al centro del tavolo.
Nessuno di noi ha aperto bocca, mugugn Frikk.
che in fondo rappresenta una nuova lotta per il
nostro Paese, stava dicendo una donna alla
televisione piazzata accanto al frigorifero.
Ho appena abbassato il volume proprio per colpa di
quella l, replic Karen seccata. Se c una cosa
che proprio non mi va, adesso, sentire dei razzisti
che indossano i panni degli umanisti e vanno a
rimestare in acque gi torbide e agitate.
Shhh, ripet Hkon, questa volta a voce pi alta.
Come i nostri padri e le nostre madri hanno
combattuto contro loccupazione tedesca per cinque
duri anni, cos ora noi dobbiamo reagire. Non si tratta
pi di un arricchimento della nostra societ.
Ammesso che lo sia mai stato. Basti pensare che tra
qualche anno i musulmani rappresenteranno pi
della met degli abitanti di Oslo e
La voce fu tagliata di netto quando Karen gli strapp il
telecomando e spense la tv.
Non la reggo, esclam decisa. Oggi in particolare
non ce la faccio ad ascoltare Kari Thue, la donna che
non ha mai dubbi. N lei n quei pazzi della corrente
pi estrema e oscura del Partito del progresso.
Spinse la ciotola del porridge verso il centro del
tavolo e vi pos dentro il cucchiaio.
Non mi va proprio, concluse. Okay?
Ma certo, borbott Hkon. Neanche a me piace,
quella tipa. Il punto che sta facendo sempre pi
Non mi va, ripet Karen, questa volta con tono pi
aggressivo.
Squill il cellulare di Hkon.
Lui si riemp la bocca di porridge prima di portarsi il
telefonino allorecchio.
Pronto, disse con voce impastata.
Poi non aggiunse molto. Dopo un paio di minuti si
infil il cellulare nella tasca della giacca.
Devo scappare, disse. Hanno trovato unaltra
bomba.
Imprec tra s mentre si precipitava fuori di casa.
Per raggiungere il portone Henrik Holme era stato
costretto a farsi strada tra un nugolo crescente e
sempre pi impaziente di giornalisti. Erano soltanto le
sei del mattino. In quella babele gli era sembrato
pure di sentire qualcuno parlare in russo e in
giapponese. Una volta entrato si era diretto
allarchivio, dove aveva trovato il fascicolo
riguardante laggressione subita da Gunnar Ranvik.
Ne aveva fatte due copie, aveva rimesso a posto
loriginale e, con entrambe le cartelline infilate in uno
zaino, si era di nuovo aperto un varco per uscire dalla
centrale.
Adesso stava studiando i documenti da quasi unora.
Di tanto in tanto alzava furtivamente lo sguardo dalle
carte. Cosa che non faceva Hanne. Era come avvolta
dentro una campana di vetro fatta di concentrazione,
e Henrik fu colpito da quanto era bella. Molto pi
bella della prima volta che si erano incontrati. Ogni
tanto capitava che sua madre descrivesse qualche
donna come delicata. Lui non aveva mai capito che
cosa significasse. Non prima di quel momento,
mentre seduto al grande tavolo da pranzo di Hanne
Wilhelmsen spiava di nascosto quella donna tanto pi
vecchia di lui. Il maglione era color azzurro ghiaccio
con il collo a v. Le dita erano lunghe, affusolate, e le
unghie smaltate, gli pareva. O almeno molto lucide,
ma di un colore naturale. Doveva essersi appena fatta
la doccia, al suo arrivo Henrik aveva avuto
limpressione che i suoi capelli fossero umidi.
Si chiese come facesse a farsi la doccia.
La figlia, che era uscita per andare a scuola nel
momento in cui entrava lui, era sicuramente troppo
piccola per assisterla. Inoltre doveva essere
imbarazzante per una bambina di dieci, dodici anni
aiutare la madre a lavarsi. Forse Hanne aveva
installato uno di quei sedili appositi e riusciva a
cavarsela da sola.
Comunque emanava un profumo fantastico.
Henrik sarebbe potuto rimanere l in eterno. In quella
stanza enorme si godeva di una pace incredibile, e
poi cerano molti oggetti belli da vedere. A lui
piacevano le cose belle, ma apprezzava ancora di pi
la tranquillit. Niente musica. Il televisore era spento.
Hanne aveva fatto sparire anche il telefonino e il
computer, sebbene la volta prima sembrasse
dipendere totalmente da tutti e due. Da unaltra
stanza giungeva un suono debole e ritmato, come da
un grande orologio a muro.
Henrik non aveva dormito affatto, ma non ricordava
lultima volta in cui si era sentito cos appagato.
Aveva gi letto il caso due volte. In fretta: era cos
rapido a leggere che, a scuola, tutti i nuovi insegnanti
credevano imbrogliasse. Comunque non disse niente.
Rimase seduto a godersi la possibilit di sbirciare
Hanne ogni tanto.
Aveva cominciato a fregarsene della bomba.
Quello era molto meglio e si mise a rileggere i
documenti per la terza volta.
Gunnar Ranvik non era pi tornato s stesso dopo
che una donna mentre faceva jogging lo aveva
trovato tra i cespugli vicino alla centrale idroelettrica
del Maridalsvannet. Era la mattina di mercoled 4
settembre 1996, ma la polizia aveva chiarito subito
che il ragazzo doveva essere stato picchiato gi la
sera prima. Con unanca rotta, gravi lesioni alla testa
e in ipotermia per il freddo, la sua vita era appesa a
un filo.
Sulla scena del crimine non erano state trovate altre
tracce se non quelle della vittima.
Almeno quel caso non era stato un esempio di
negligenza investigativa come invece la scomparsa di
Karina Knoph. Tutta larea che comprendeva il corso
alto del fiume era stata passata al setaccio. Grazie
allunit cinofila si era potuto affermare con sicurezza
che Gunnar Ranvik si era spostato dopo quel barbaro
pestaggio. Da solo, in base alle prove raccolte: erano
state rilevate impronte che testimoniavano
unandatura molto vacillante che si era protratta per
un centinaio di metri attraverso i cespugli.
Il problema era che nel punto in cui quelle tracce
finivano, o a dire il vero cominciavano, era stato
bruciato tutto. Allinterno di un cerchio con il
diametro di circa dieci, dodici metri qualcuno aveva
versato del materiale combustibile e appiccato il
fuoco. Larea in questione si trovava su un terreno
aperto e costeggiava la stradina che correva lungo la
sponda meridionale del lago. Da quel cerchio di terra
bruciata partivano cos tante tracce che i cani non
sapevano pi cosa seguire. Si trattava di un sentiero
molto battuto e la polizia non aveva individuato altre
piste utili.
La donna che aveva trovato Gunnar, quella che stava
facendo jogging, sentendo dei gemiti molto deboli
aveva abbandonato il sentiero per andare a vedere,
aveva dichiarato durante linterrogatorio. Poi si era
messa a gridare aiuto e laveva sentita un uomo
anziano impegnato nella sua camminata mattutina.
Abitava nelle vicinanze, a Kjelss, ed era rincasato per
chiamare la polizia di corsa, o perlomeno alla velocit
che gli permettevano le gambe artritiche. Nessuno
dei due era stato in grado di aggiungere ulteriori
dettagli.
Anche la madre di Gunnar Ranvik, Kirsten, era stata
interrogata. La documentazione la ritraeva come
agitatissima e indignata, sia a episodio appena
avvenuto sia tre mesi dopo, quando aveva accusato
la polizia di non essere riuscita ad arrestare i
colpevoli. A quel punto era gi chiaro che la vita di
Gunnar Ranvik sarebbe stata molto diversa da come
lui e la madre avevano immaginato.
Alla fine era stato ascoltato anche Gunnar, cinque
mesi dopo laccaduto. Aveva ripreso in qualche modo
luso della parola, ma purtroppo quasi niente di pi.
Le lesioni subite alla testa dal diciassettenne erano
cos estese e gravi che era tornato bambino. Lo
avevano interrogato al centro di recupero di Sunnaas,
dove era rimasto sei mesi per la riabilitazione.
Si ricordava pochissimo.
Su una cosa aveva insistito: erano stati due ragazzi.
Due pakistani, afferm deciso, dettaglio che aveva gi
cercato di comunicare non appena era uscito dal
coma.
Perch lo avessero picchiato, non se lo ricordava.
Perch si trovassero tutti e tre vicino al
Maridalsvannet, non ne aveva idea.
E no, non sapeva il nome di quei due.
Era possibile che li conoscesse da prima, ma ne
dubitava. Non gli sembrava di averne mai conosciuti,
di pakistani. A lui non piacevano quelli l, era
riportato nel verbale di interrogatorio con tanto di
virgolette.
Quando gli era stato chiesto come facesse a sapere
che i due ragazzi erano proprio pakistani, e che non
venivano per esempio dallIndia o dallAfghanistan,
Gunnar aveva guardato linvestigatore con
espressione vuota e chiesto di poter dormire.
Le indagini avevano mosso anche altri passi: erano
state controllate le videocamere di sorveglianza della
Coop che si trovava vicino ai binari del tram e quelle
del 7-Eleven in Grefsenveien.
Tutte le iniziative intraprese dalla polizia quasi
diciotto anni prima non erano servite a identificare i
responsabili della brutale aggressione a Gunnar
Ranvik.
In lontananza lorologio da parete batt nove volte.
Hanne Wilhelmsen alz lo sguardo.
Che cosa ne pensi? gli domand chiudendo la
cartellina.
Be
Henrik la tir per le lunghe nascondendo il volto in
una tazza di caff tiepido.
Cosa ne penso, mormor. Non mi sembra che
questo caso getti nuova luce sulla sparizione di Karina
Knoph. A parte un dettaglio. E cio che Gunnar
stato pestato lo stesso giorno in cui lei scomparsa
per sempre.
Senza dire una parola, Hanne lo guardava fisso.
Quegli occhi color ghiaccio lo facevano sudare, cos
Henrik continu il discorso per riprendere il controllo
sul maledetto rossore che lo aveva assalito.
Comunque sconcertante che nessuno abbia
messo in relazione i due casi. Indipendentemente da
come sono andate le cose.
Appoggi la mano sulla cartellina, soprattutto per
tenere in scacco limpulso di toccarsi lala del naso.
Si possono immaginare anche mille motivi per cui
erano alla diga. E almeno dieci per cui Gunnar stato
picchiato. Ma la cosa pi strana di questo caso
rimane comunque che non compaia affatto il nome di
Karina. Molti degli amici di Gunnar sono stati
interrogati per cercare di scoprire come mai quella
sera fosse proprio dalle parti della centrale
idroelettrica. Lo avrei fatto anchio, se il caso fosse
stato di mia competenza. Ma nessuno ha mai tirato in
ballo Karina, n i suoi tre amici pi cari n sua madre.
Voglio dire, secondo certe affermazioni che si
leggono nel fascicolo di Karina quei due stavano
insieme.
E che cosa ne deduci?
Che Gunnar non aveva mai parlato di lei con
nessuno, chiss perch. Cio, prima. Prima che lo
picchiassero. Dopo pu essere stato perch non si
ricordava pi di lei.
Ingoll un po di caff, riappoggi la tazza sul tavolo e
la strinse fra le mani.
Sarebbe la spiegazione pi probabile, continu
mentre guardava Hanne come per ottenere il suo
assenso. A quanto pare, le lesioni alla testa erano
molto estese. Pu darsi che si sia dimenticato di lei.
Quanto al motivo per cui non ne aveva mai parlato
prima, invece
Riflett per qualche secondo.
A quellet non poi cos insolito che si nasconda ai
genitori di avere la ragazza. Giusto?
Non chiederlo a me. Non me ne intendo molto di
genitori. E lo stesso vale pi o meno per i maschi, ma
ho il sospetto che voi, soprattutto quando avete sui
diciassette anni, siate molto bravi a raccontarvi le
vostre conquiste. Sia quelle vere sia quelle che vi
inventate di sana pianta.
Non chiederlo a me! gli scapp detto. Non ho
mai avuto una ragazza. N tantomeno me ne sono
mai inventata una.
Hanne sorrise.
Non in maniera sardonica. Neanche come se volesse
prenderlo in giro. Gli sembr piuttosto un sorriso
caldo, confidenziale. Henrik si infil le mani sotto le
cosce e tent di restituirle il sorriso.
Sai, gli disse lei, sporgendosi leggermente sopra il
tavolo. Tra poco compio cinquantaquattro anni e di
donne ne ho avute soltanto due. Eccezionali, in
compenso. La prima morta, laltra con me da
quasi quindici anni. Arriver il tuo turno, Henrik.
Mi sa che ti sbagli, borbott lui felice.
Ma c unaltra cosa che mi ha colpito, afferm
Hanne cos di colpo da farlo sobbalzare.
Il sorriso era scomparso. Si abbass per prendere una
cartellina. Quella di Karina, riconobbe lui. Sotto la
sedia a rotelle doveva esserci un ripiano. Aveva
cercato di guardare quando era arrivato, ma gli
sembrava cos imbarazzante fissare.
Guarda qui, gli disse lei.
Henrik si tese in avanti e pieg la testa da un lato.
Durante linterrogatorio, la sua amica Elisabeth
Thorsen nomina anche un altro ragazzo. Abid Kahn.
S. Era in Pakistan, e ci era rimasto per un bel pezzo.
Un alibi a prova di bomba.
Appunto. Immaginiamo che sia vero. Che si
trovasse in Asia quando successo quel che
successo. Do per scontato che abbiano controllato,
nonostante linchiesta sia stata condotta malissimo.
Henrik si scopr a mangiarsi le unghie e infil subito le
mani sotto il tavolo.
Ma guarda qua
Hanne gli indic un punto che aveva evidenziato in
giallo. Aveva unghie lunghe al punto giusto, constat
lui, e smaltate con molta cura.
Karina viene descritta come una faghag, ma
preferisce i cioccolatini ai gay, disse calma.
Quindi una che frequenta molto le persone di pelle
marroncina, diciamo. Immagino fosse questo che
intendeva Elisabeth Appunto: che cosa intende
Elisabeth, in realt?
I pakistani. Forse i mediorientali.
La gente Hanne scosse sconsolata la testa.
strana, complet Henrik con un sorriso.
Avevo pensato pi alla parola idiota. Comunque.
Non esiste traccia di un solo interrogatorio che sia
stato fatto a un non norvegese. Niente di
straordinario, in fondo: avevano o non avevano
deciso che Frode Knoph era un criminale? E non
avevano assolutamente colto i legami tra questo caso
e quello di Gunnar. Ma per noi due, che invece
abbiamo a disposizione entrambi, sarebbe molto
interessante sapere quali altri
Esit prima di sorridere in modo sarcastico e
concludere: cioccolatini frequentava Karina.
E se cera anche lei?
Cosa?
Raddrizzata la schiena, Hanne lo guard con aria
scettica.
E se cera anche Karina al lago? disse lui
lentamente. Al Maridalsvannet, s. Insieme a un
paio dei suoi amici?
Lespressione di lei lo mise in apprensione.
Unintuizione improvvisa, si affrett a precisare.
Io lo definirei piuttosto un pensiero da pazzi.
Scusa.
Non c bisogno che ti scusi.
Lei aveva ancora quella ruga pensosa sopra il naso,
ma perlomeno non gli scollava gli occhi di dosso.
Come se lo esortasse a continuare, scelse di credere
Henrik.
Ascoltami, Hanne. Oh. Scusa. Posso chiamarti
Hanne?
E come dovresti chiamarmi, se no?
Chiedo scusa.
Henrik inspir profondamente e si infil le mani sotto
le cosce.
Pensavo, disse incrociando il suo sguardo, che
importante evidenziare cosa lega questi due casi. In
effetti non molto. Per prima cosa, la data. Una
scompare, laltro viene pestato a sangue, pi o meno
in contemporanea. Secondo, erano amici. Forse
stavano insieme. Terzo, questo atteggiamento nei
confronti
Esit.
Dei cioccolatini, intervenne Hanne secca.
S. Mentre Gunnar dice che a lui non piacciono
quelli l, come si era espresso, Elisabeth Thorsen
sostiene che Karina avesse una specie di predilezione
per loro. Quelli con la pelle marroncina.
Dopo essersi tolta gli occhiali, Hanne li appoggi con
cautela sul tavolo.
In fondo abbiamo solo tre punti di contatto,
concluse Henrik.
Mi sembrano tanti.
S, okay. Per rischiano di portarci a un mucchio di
ipotesi diverse. E noi non possiamo
Non resisteva pi: tir fuori la mano sinistra, si sfreg
lala del naso tre volte e infine prese a tamburellare
con le dita sul tavolo.
Ti spiacerebbe piantarla? gli chiese Hanne. A
meno che tu non lo debba fare per forza.
Devo, le rispose lui con un filo di voce. Solo un
attimo.
Okay.
Non possiamo prendere un attimo in
considerazione lipotesi pi realistica? aggiunse
Henrik velocemente. Gunnar e Karina sono assieme
in riva allAker.
Perch?
Non lo so. Stanno facendo una passeggiata. Magari
vogliono fare sesso?
Allaperto a settembre?
Fu assalito da un rossore cos forte e intenso che non
si preoccup neanche di provare a fermarlo.
S. Gunnar aveva diciassette anni.
Hanne sorrise appena. Henrik lo interpret come il
segno che poteva continuare.
Se partiamo dal presupposto che Gunnar dica la
verit, e che a picchiarlo siano stati due pakistani,
allora questo significherebbe o che erano gi con
loro, in quanto amici di Karina, o che sono saltati
fuori per qualche altro motivo.
Due ragazzi norvegese-pakistani. Che una sera
dautunno fanno una passeggiata lungo il lago. Okay.
passato molto tempo da quando potevo farlo con le
mie gambe, ma mi sembra di ricordare che la
tradizione di camminare nei boschi sia una delle
ultime che i nostri nuovi connazionali assimilano.
S, ma Pu essere successo qualcosa. Gelosia,
forse? Elisabeth Thorsen cita due possibili ragazzi di
Karina. Gunnar e un norvegese-pakistano.
Il secondo ha un alibi. Era in Asia.
S, ma A lei piacciono quelli con la pelle scura,
forse avevano
Henrik, lo interruppe Hanne alzando una mano.
Lui tronc immediatamente la frase.
Hai fame?
La guard confuso prima di rinfilarsi con forza le mani
sotto le cosce.
Manca ancora parecchio allora di pranzo.
Lo so. Ma hai fame?
S.
Lei spinse la carrozzella verso la cucina. Henrik la
segu con una certa esitazione.
Accipicchia, esclam varcando lampia porta.
Che bello. Molto pratico.
Osserv Hanne mentre apriva un cassetto nella parte
di cucina che era stata montata per lei.
Pizza, gli disse. Lui non cap se fosse
unaffermazione o gli avesse chiesto se ne voleva.
di ieri sera, ma lho fatta io ed buonissima.
Henrik si colse a guardare lora. Non aveva mai
mangiato la pizza cos presto.
Splendido, comment.
Accomodati pure.
Si appollai su uno degli sgabelli vicino allisola.
Sai in cosa consiste il metodo scientifico, Henrik?
Ehm S.
Hanne, con in mano una teglia sferragliante, apr il
forno.
Dimmi, gli ordin.
Linizio consiste in una osservazione. O unidea. Poi
si procede a formulare unipotesi sul perch del
fenomeno osservato. Ad esempio, perch una
fiamma si spegne mettendoci sopra un bicchiere. Poi
si fanno una serie di esperimenti per scoprire se la
teoria corretta. Se gli esperimenti supportano
lipotesi, in questo caso che il fuoco consuma
lossigeno e quindi si spegne se non ne riceve altro, si
ha una teoria considerata valida. In caso contrario
lipotesi cade. Quindi bisogna elaborarne una nuova.
Dopo aver infilato una mezza pizza nel forno, Hanne
richiuse lo sportello.
Insalata?
Non c bisogno.
Non quello che ti ho chiesto. Vuoi dellinsalata?
S, grazie.
Perch sei diventato poliziotto, Henrik?
Per un attimo gir la carrozzella verso di lui.
Perch da bambino mi prendevano sempre in giro.
Lei scoppi a ridere. Non laveva mai sentita farlo. Era
una risata attutita e allo stesso tempo chiara e
tintinnante, come dei cubetti di ghiaccio dentro un
bicchiere in un giorno destate.
Un buon motivo, comment. Io invece sono
entrata in polizia perch volevo tormentare i miei
genitori. Un motivo non altrettanto intelligente.
Senza aggiungere altro apr il frigo e il cassetto delle
verdure. Appoggi linsalata e lavocado sul ripiano
basso della cucina, poi scelse due grossi pomodori e
un cetriolo in un cestino che si trovava sul davanzale
della finestra. Henrik la segu in silenzi con lo
sguardo.
Complimenti per lesposizione, gli disse
finalmente.
Linsalata era pronta.
Hanne spinse la sedia a rotelle verso di lui. Si ferm a
un metro di distanza dallo sgabello e si pos le mani
in grembo.
Sei bravo, credo. Preparato e sveglio. Adesso per
sapresti spiegarmi perch il metodo con cui si lavora
in polizia devessere lesatto contrario del metodo
scientifico?
Lui ci riflett sopra. Si sentiva stranamente calmo.
Cos calmo che anche le mani erano tranquille. Una
sul ginocchio destro, laltra sul ripiano. Senza essere
costretto a tenerle a freno.
No, non credo che sia lesatto contrario, almeno
cos su due piedi. Per molti aspetti si tratta dello
stesso metodo che usiamo noi.
Che usano molti, lo corresse lei. Ma non noi.
Non io e te. Non gli investigatori in gamba. Noi prima
facciamo unosservazione. Poi ci sforziamo di non
formulare unipotesi che spieghi il perch di quello
che abbiamo osservato. Il perch di quello che
successo. Di quello che avvenuto. Al contrario, ci
costringiamo a osservare ancora di pi. A trovare altri
fatti. A costruire un caso, strato dopo strato. Solo alla
fine, quando siamo arrivati in fondo, possiamo trarre
delle conclusioni. Che magari sono molto diverse da
quelle che ci eravamo immaginati al principio.
proprio questo il motivo per cui non dobbiamo
supporre nulla a priori. Elaborare delle teorie
basandosi su dati molto esili, come hai fatto di l
Indic con la testa il soggiorno.
non un buon lavoro investigativo.
Henrik non arross. La mano sinistra avrebbe voluto
tamburellare un po sul ripiano di pietra, ma non fu
difficile lasciar stare.
Ma quando si tratta di un caso cos vecchio,
controbatt, difficilissimo formulare delle
osservazioni nuove. Siamo praticamente costretti a
usare quelle che abbiamo gi, e dobbiamo
Tu devi farti un giro, lo interruppe lei. Subito
dopo mangiato, penserai tu a condurre un
interrogatorio che avrebbero dovuto fare diciotto
anni fa.
Si sent suonare il timer del forno.
Gunnar Ranvik vivo, continu Hanne senza
accennare a estrarre la pizza. Stanotte ho trovato il
suo indirizzo.
Posso Cio, posso andare a parlargli cos? Di
punto in bianco?
Non sei un poliziotto?
S.
Non devi aiutarmi a risolvere il caso della
scomparsa di Karina Knoph? Su ordine del capo della
polizia di Oslo?
S.
E allora c solo un posto da cui cominciare. Adesso
mangiamo, ma quando abbiamo finito hai un lavoro
che ti aspetta. Per me.
Le mani di Henrik Holme sembravano impazzite.
Presero a tamburellare frenetiche, ma lui era cos
felice da non preoccuparsene neanche un po.
La pi grande preoccupazione di Khalil Alwasir non
era rappresentata dal pericolo di perdere un
computer relativamente nuovo pieno di informazioni
importanti, un paio di scarpe belle e una camicia
appena comprata.
Si trovava ai margini di una folla di persone che la
polizia stava cercando di far arretrare. La reazione era
stata quanto mai varia. Se i pi premevano per uscire
dal gigantesco cerchio di esseri umani che si era
creato intorno a uno zaino dimenticato nella grande
sala dattesa della stazione centrale di Oslo, altri
incuriositi volevano invece avvicinarsi. Il risultato era
che quellanello umano continuava a crescere,
mentre il buco al centro non si stava ingrandendo pi
di tanto.
Doveva esserci una decina di poliziotti, tutti
sopraggiunti in un lampo.
Alla fine, quando riusc a penetrare allinterno di
quella massa, Khalil Alwasir ebbe conferma delle
proprie paure. Era il suo zaino, quello al centro di
tanto scompiglio.
Il problema era comunicarlo in modo da risultare
degno di fiducia.
Khalil era originario della Tunisia. Quando aveva
quindici anni i genitori lo avevano mandato a scuola
in Francia. Il padre era un commerciante abbiente, la
madre un avvocato. Khalil era lorgoglio di famiglia.
Figlio unico. Bello e insolitamente bravo a scuola,
rispettoso verso tutti e dotato di un carisma sulle
ragazze che sua madre temeva e di cui era fiera allo
stesso tempo. Khalil non la pensava allo stesso modo.
Piuttosto il contrario: per lui era un tormento che
tutte quelle ragazze scambiassero la sua buona
educazione e il suo atteggiamento vincente per una
dimostrazione di interesse nei loro confronti. A lui
piacevano i ragazzi e quando si era immatricolato alla
Sorbona, allet di diciotto anni, era fiorito come pu
fare solo un giovane omosessuale dagli occhi vellutati
e un bel sedere a Parigi.
A venticinque anni si era innamorato sul serio. Aveva
preso la laurea in Economia alla Panthon-Sorbonne
ed era a buon punto del dottorato quando aveva
conosciuto un backpacker norvegese che, armato di
zaino, stava andando alla scoperta del mondo. Il
viaggio del giovane nordico aveva subito una fine
prematura e brusca quando aveva incontrato Khalil in
un bar gay nel Marais. In attesa che Khalil terminasse
il suo PhD, Mats Knutsen si era trovato un lavoro
come cameriere ed era andato a vivere nel
confortevole appartamento del suo fidanzato
tunisino nel quarto arrondissement.
Tre anni dopo si erano trasferiti in Norvegia.
Tutto questo accadeva cinque anni, un matrimonio e
una figlia prima. Khalil Alwasir aveva un lavoro alla
Aker Solutions che gli piaceva. Quel giorno stava per
prendere la navetta che lavrebbe portato in
aeroporto. Era diretto a Copenhagen per presenziare
a una riunione che avrebbe portato a termine in
giornata, quindi non aveva bisogno di rimanere fuori
a dormire.
Arrivava dalla metropolitana e, nel momento in cui
era passato davanti al tabellone illuminato degli arrivi
e delle partenze che si trovava nella grande hall della
stazione centrale, il cellulare aveva suonato. Per non
rimanere in piedi in mezzo a un flusso di viaggiatori
scontrosi e musoni al mattino, era andato a sedersi su
una panchina.
Era lasilo.
La piccola Elise, due anni, aveva iniziato la giornata
cadendo dal tavolo della colazione, dove oltretutto
non aveva il permesso di sedersi. Un brutto taglio alla
fronte che richiedeva la visita di un medico. Non
erano riusciti a mettersi in contatto con Mats.
Come qualsiasi padre, Khalil era turbato al pensiero
che la figlia si fosse fatta male. Aveva promesso di
arrivare subito. Agitato per via dellintoppo e
occupato a telefonare per dire che non sarebbe
andato alla riunione di Copenhagen, si era
dimenticato lo zaino, che prima aveva spinto per
bene sotto la panchina per evitare i ladri, cos come
aveva imparato ben presto a Parigi.
Soltanto quando aveva ripercorso il tragitto per
prendere la metropolitana si era reso conto di non
aver pi niente sulla spalla. Per qualche secondo era
rimasto in dubbio sul da farsi. Gli premeva
innanzitutto arrivare allasilo e da Elise il pi in fretta
possibile. Daltro canto sarebbe stata una gran
seccatura perdere il computer. Per non parlare di
tutto il tempo che ci avrebbe messo a ricostruire
quello che cera in memoria. Di colpo aveva preso
una decisione, tranquillizzato dal pensiero che
nonostante tutto Elise era con degli adulti.
Ritornato in stazione, cap immediatamente che cosa
era successo.
un musulmano, sent dire da un giovane biondo
e in sovrappeso a un poliziotto che stava cercando di
far arretrare tutti. Un qualche arabo. Si tolto lo
zaino e si dileguato come un razzo. Lha spinto sotto
la panchina, in modo che nessuno
Lagente rugg uno state indietro.
Qualcuno urlava. Qualcuno piangeva. Il ragazzo
biondo non demordeva.
Avrebbe dovuto vedere come correva. Quello zaino
pu saltare in aria da un momento allaltro!
E allora vedi di andartene!
Scusate, intervenne Khalil. Scusate, ma quello
zaino
Finalmente stavano arrivando cinque uomini dei
corpi speciali. Avevano caschi e scudi ed erano armati
di tutto punto. La loro comparsa sort un grande
effetto su quellatmosfera gi caotica.
Il cerchio cominci a dissolversi non appena i cinque
presero a farsi largo tra la gente. Khalil Alwasir si
accorse che era diventato pi facile respirare.
Scusate, ripet avvicinandosi.
Alla fine riusc ad attirare lattenzione del poliziotto.
Quello zaino, disse sorridendo impacciato.
mio. Sono stato io a lasciarlo l. O meglio, me lo sono
dimenticato. Io
Non riusc ad aggiungere altro. Cinque secondi dopo
si trov disteso a terra, ammanettato dietro la
schiena e con due agenti sopra di lui. Il dolore era
intenso, ma fu il terrore nudo e crudo a farlo svenire.
Lultima cosa che gli venne in mente fu che allasilo
avrebbero pensato che aveva abbandonato la figlia.
Gli era stato affidato un incarico e Henrik Holme non
avrebbe tradito la fiducia riposta in lui!
Aveva preso un taxi. Hanne gli aveva chiesto di
conservare gli scontrini in modo da farsi rimborsare le
spese. Quando era salito sullauto che lo aspettava
davanti alla palazzina di mattoncini rossi in Kruses
gate, si sentiva euforico ed eccitato, ma il coraggio
era andato gradualmente scemando finch la
macchina non si era fermata accanto a uno steccato
rosso per permettergli di scendere.
In piedi di fronte a un cancello in ferro battuto,
Henrik guard con espressione incerta la casa in
Skjoldveien. Aveva ricominciato a piovere, una
pioggerella rada e fine. Si pent di non aver indossato
il giaccone impermeabile, quella mattina: il giubbotto
nuovo da pilota era in pelle e non sopportava molto
bene lumidit.
La casa si trovava in una bella posizione, ma aveva un
aspetto alquanto fatiscente. Mentre la porta
dingresso era palesemente nuova di zecca, il resto
avrebbe avuto bisogno di essere carteggiato e
ridipinto con almeno due mani di vernice.
Nellstlandet non si era mai visto un inverno cos
piovoso, e lo si era capito ben prima che i
meteorologi attaccassero con le loro misurazioni.
Labitazione, costruita al limitare del bosco, non era
attrezzata per affrontare quelle variazioni climatiche:
in alcuni punti i pannelli esterni di legno erano
completamente scrostati e presentavano grosse
chiazze di umidit.
Sempre immobile accanto al cancello, Henrik Holme
alz lo sguardo verso lingresso, che fungeva da
guardaroba e anticamera e a cui si accedeva da una
porta rosso acceso appena montata. Prov limpulso
di sollevare il telo impermeabile vicino allo steccato,
prendere ci che serviva dal mucchio di materiale che
ci era accatastato sotto e completare le finiture. Con
un tempaccio cos non bisognava lasciare i lavori a
met.
Allo steccato era appesa una cassetta delle lettere
verde.
Kirsten e Trond Ranvik, si leggeva in cima, sopra
una targhetta ingrigita, inciso in caratteri neri. Sotto,
qualcuno aveva appiccicato unetichetta fatta con la
Dymo e ormai sbiadita. Quando lui si chin e strinse
gli occhi per guardare meglio, gli parve di riconoscere
il nome di Gunnar Ranvik.
Il quale, evidentemente, non riceveva molta posta.
Di solito, se una persona era affetta da gravi lesioni
cerebrali si procedeva allinterdizione. Di sicuro era la
madre a fargli da tutore e a occuparsi dei conti, della
previdenza, dellassistenza sociale e di tutto quel
genere di cose.
Hanne aveva scoperto che il padre di Gunnar era
morto gi da molti anni. Eppure il suo nome spiccava
ancora sulla cassetta della posta. Quello di Gunnar
era invece quasi scomparso, anche se lui aveva
soltanto trentacinque anni. Oltretutto li aveva
compiuti quel marted, come avevano dedotto dal
suo fascicolo. Forse era un buon approccio, forse cos
sarebbe stato possibile instaurare una conversazione.
Probabile che la madre non fosse in casa. Non era
ancora in pensione, come aveva scoperto con Hanne
facendo una piccola indagine in rete prima di
mettersi allopera.
La pizza era eccellente.
Molto pi buona di quella surgelata che comprava di
solito lui.
Sua madre non la faceva mai, e Henrik
personalmente mangiava per lo pi cibi precotti. Era
cos pratico. Ed erano buoni, ma non come la pizza di
Hanne. Anche se era stata riscaldata e lasciata in
forno qualche minuto di troppo.
In un certo senso adesso Hanne era unamica.
O forse non proprio.
Comunque lei nutriva delle aspettative nei suoi
confronti, quindi con gesto risoluto Henrik sollev il
chiavistello del cancelletto e si incammin lungo il
sentierino di ghiaia che portava alla casa.
C qualcuno? tent mentre si avvicinava alla
porta.
Nessuno rispose.
Da sud arrivava leterno ronzio della citt. Il traffico
che scorreva sul Ring 3 suonava stranamente vicino,
doveva essere un effetto della direzione del vento.
Anche se non soffiava chiss quale aria, una folata
sembr colpirlo quando afferr il campanello, che
pendeva da un filo accanto alluscio mezzo montato.
Nel momento in cui premette il bottoncino, sent un
profondo din don provenire dallinterno.
Nessuno rispose.
Forse durante il giorno Gunnar stava in qualche
struttura. Era possibile che non fosse in grado di
badare a s stesso neanche nelle ore in cui la madre
lavorava.
O magari era uscito per sbrigare qualche
commissione in qualche negozio. O era andato a fare
una passeggiata, nonostante il tempo uggioso. Forse
aveva pure un cane, per quanto ne sapeva Henrik
Holme, e i cani andavano portati fuori
indipendentemente dalle condizioni atmosferiche.
Si lanci intorno uno sguardo ansioso mentre si
sforzava di cogliere eventuali latrati.
Tutto quello che colse fu il ronzio monotono della
citt e del traffico intenso. Oltre al fracasso prodotto
da uno stormo di gazze annidate su un albero: una
pianta grande e cos vicino alla casa che sarebbe stata
pericolosa, se mai lavesse centrata un fulmine.
La situazione non era pi tanto eccitante.
Correva il rischio di fare la figura dello stupido.
Arretr lentamente di un paio di passi.
La porta si apr.
Salve, esord Henrik cercando di sorridere.
Salve, rispose luomo con espressione seria. Chi
sei?
Mi chiamo Henrik.
Ciao, Henrik. Io mi chiamo Gunnar.
Lo so.
Luomo sulla soglia era leggermente in sovrappeso e
non molto alto. Forse un metro e settantacinque o
gi di l. Era bruno, stempiato, e aveva una chierica
tale che il rigonfio di capelli sottili che gli crescevano
sopra la fronte creava un effetto quasi comico.
Che cosa vuoi? gli chiese Gunnar Ranvik.
Non sembrava n curioso n scontroso. Il suo tono
era piatto come se stesse ripetendo una frase che
aveva imparato a memoria.
Vorrei parlare con te, gli rispose Henrik. Hai
compiuto gli anni laltro giorno, giusto?
S. La mamma mi ha fatto la torta. Ma non stata
una bella giornata perch scomparso il Colonnello.
Ah.
Il Colonnello era il piccione migliore che avevo.
A-ha! Ti occupi di volatili?
Gunnar sfoder un sorriso. Punt gli occhi a sinistra
ed emise una serie di quelli che sembravano gracidii e
che probabilmente volevano essere una risata.
S. Faccio le gare. Ma tu cosa vuoi?
Aveva riportato gli occhi davanti a s e smesso di
sorridere.
Posso entrare un attimo, Gunnar?
No.
Vorrei soltanto parlare un po con te.
Di cosa? Non ho il permesso di far entrare nessuno.
A dire il vero non ho neanche quello di aprire la porta
quando suona il campanello. Non mentre la mamma
al lavoro.
Sono felice che tu abbia aperto lo stesso. Ma
capisco benissimo che non puoi lasciar entrare
nessuno. Mi sembra una cosa intelligente.
Gunnar punt di nuovo gli occhi a sinistra, poi gli fece
un ampio sorriso mostrandogli i denti.
Ero curioso, ammise. Non suona mai nessuno
quando la mamma non in casa.
Henrik sentiva il cervello lavorare a pieno ritmo. Si
tocc le ali del naso tre volte su ogni lato.
Hai il permesso di far vedere i tuoi piccioni,
Gunnar?
Non a chiunque. Ma sono io che lho deciso. I
piccioni hanno bisogno di pace e tranquillit. Molti
adesso stanno covando.
Ma io non sono uno chiunque, rispose Henrik, che
in quel momento decise velocemente di giocarsi il
tutto per tutto. Sono della polizia, sai.
La polizia, ripet scettico laltro. La madama
morta. La polizia non fa il suo lavoro.
Io faccio del mio meglio, Gunnar. Del mio meglio.
Dopo aver abbassato la cerniera del giubbotto, infil
una mano nel taschino.
Guarda, disse, e gli mostr il tesserino.
Bene, bello, comment Gunnar afferrandolo.
Se lo tenne molto vicino agli occhi, come se fosse
quasi cieco.
La polizia non stata capace di trovare chi mi ha
picchiato, continu senza smettere di studiare
quella tessera di plastica. Anche se io glielho detto
che sono stati due pakistani.
un po poco per procedere, sai. Il fatto che fossero
due pakistani. Qui in Norvegia ce ne sono tanti.
Troppi. Troppi. Vuoi vedere i miei piccioni?
S, volentieri.
Io non sono come tutti gli altri, esclam Gunnar
senza accennare a uscire in giardino, dove si trovava
probabilmente la colombaia. perch mi hanno
pestato. Il mio cervello si rovinato.
Lo so. Ho letto il fascicolo del tuo caso. Ma sai una
cosa?
Henrik si chin leggermente in avanti.
Neanche io sono come tutti gli altri, sussurr.
Lo so. Hai la testa troppo grande.
Henrik sorrise.
Teneva le mani infilate nelle tasche. La temperatura
si stava abbassando. Strano ma vero, adesso si
sentiva pi calmo, come se le gravi condizioni mentali
di Gunnar gli conferissero una sorta di normalit per
cui non avvertiva nessun bisogno di rifugiarsi nei soliti
tic.
perch sono troppo intelligente, dichiar.
Io no. Non pi. A scuola ero bravo, dice la mamma.
Prima. Prima che mi picchiassero. Avevo tanti bei
voti. Quant che sei intelligente?
Hai mai sentito parlare del Mensa?
No.
Hai mai sentito parlare di Qi?
S. un programma alla televisione. Con quel frocio
schifoso.
Henrik scoppi a ridere. Una calma sconosciuta stava
diffondendosi in tutto il suo corpo. Era come dopo
aver preso le medicine, come quella volta in cui aveva
insistito per farsi prescrivere delle pasticche, anche se
sua madre si era opposta con un secco no.
Ah s, parli di Qi nel senso dello show umoristico
inglese. Be, il titolo l una specie di gioco di parole.
Gioco di lettere, anzi.
In un nanosecondo realizz che aveva fatto bene a
dichiarare subito di essere un poliziotto, quindi di
colpo, senza nemmeno rifletterci sopra, decise di
giocare unaltra carta.
Il conduttore si chiama Stephen Fry. In effetti
omosessuale. E attore. Ed ebreo. E tante, tante altre
cose.
Con aria confidenziale si chin di nuovo verso
Gunnar.
Ha pure un fidanzato molto giovane, gli sussurr.
E anche bello. Lo invidio, sai? Io non ho mai avuto
una ragazza.
Si chin ancora di pi verso di lui.
Tu ce lhai la ragazza, Gunnar?
Luomo un po corpulento scosse con forza la testa.
No. Nonono.
Allora siamo sulla stessa barca.
Gunnar si ritrasse quasi impercettibilmente.
No.
No?
Io una volta la ragazza ce lavevo, sussurr
Gunnar; stavolta i suoi occhi puntavano a destra.
Andiamo a vedere i piccioni.
Rimase immobile.
Beato te, comment Henrik. Non so cosa darei
per avere una ragazza. Deve essere gentile. Non
importante che sia bella. Per quel che mi riguarda,
secondo me sono belle praticamente tutte le donne.
E non me ne frega niente
Rise piano, poi and a sedersi sulla balaustra del
portico e si pass una mano sulla testa.
se ha i capelli rossi o castani. Per me potrebbero
anche essere verdi.
O blu, disse Gunnar.
O blu, ripet Henrik stringendosi nelle spalle.
Come Cyan.
Chi?
una ragazza dolcissima dei fumetti.
Lei non si chiama Cyan. Si chiama Karina. La mia
ragazza.
Bel nome.
Non devi dirlo a nessuno.
No, tranquillo.
Suo padre severissimo, capisci. Andiamo a vedere
i piccioni?
S, rispose Henrik senza saltare gi dalla balaustra.
Neanche questa volta Gunnar fece segno di volersi
muovere.
E lei dovera il giorno in cui ti hanno picchiato? gli
domand Henrik.
Devo dar da mangiare ai piccioni.
Certo. La colombaia qui in giardino?
Aveva cominciato a battere i piedi a ritmo lento e
costante contro il legno.
Lhanno spinta, disse Gunnar.
Hanno spinto Karina?
S. Uno dei pakistani.
Okay. Che gesto cattivo.
Lui era cattivo. Voleva
Gunnar si interruppe.
Non mi ricordo, mormor. Non mi ricordo.
caduta?
I piccioni devono mangiare. Non dire niente.
Gir gli occhi in basso, a sinistra, prima che il suo
volto si contraesse in una smorfia di ansia e lamento.
un segreto, gemette, spostando il peso da un
piede allaltro. Non mi ricordo niente. Non mi
ricordo niente. Non dico niente.
Nessun problema, disse Henrik con voce calma.
Mi chiedevo soltanto
Si lasci scivolare sul pianerottolo che si apriva
davanti alla porta di casa.
Ma cosa successo a Karina?
I piccioni. Gli devo dare da mangiare. Tu devi
andare.
Ma hai detto che potevo venire con te nella
colombaia.
Vai. Vai via.
Gunnar gesticolava come se stesse parodiando un
vigile.
Vado, lo tranquillizz Henrik. Vado via subito,
Gunnar.
Arretr lungo la piccola scala in muratura. La ghiaia
gli scricchiol sotto i piedi quando si incammin a
passi tranquilli verso il cancello. Dopo cinque o sei
metri si gir. Gunnar era ancora sulla soglia. Meno
agitato, adesso. Le braccia gli pendevano molli lungo i
fianchi. I suoi occhi un po strabici lo fissavano.
Posso tornare? chiese Henrik.
No.
Va bene. Per mi sarebbe piaciuto vedere i tuoi
piccioni.
Alz la mano in segno di saluto e si avvi.
Aveva percorso met del sentierino che lo separava
dal cancello quando si ferm di colpo e si gir di
nuovo.
Che coshai detto? grid rivolto verso la casa.
caduta in acqua, disse Gunnar, cos piano che
Henrik non fu sicuro di aver sentito bene.
Senza dargli il tempo di ripetere la domanda, Gunnar
scomparve allinterno della villetta segnata dalle
intemperie. La porta si richiuse con violenza dietro di
lui e Henrik lo sent girare la chiave nella toppa.
Lasciata rvollveien, Billy T. aveva percorso cento
metri della traversa che aveva imboccato quando ud
un suono che lo costrinse a fermarsi allimprovviso.
Quel rumore gli aveva appena sfiorato lorecchio,
forse per meno di un secondo, ma era impossibile
sbagliarsi.
Sapeva ancora riconoscere il fruscio delle frequenze
della polizia, anche se in questo caso si era troncato
di netto quando la portiera di una macchina era stata
accuratamente richiusa.
Con movimenti impacciati e in modo da non suscitare
sospetti si accovacci e appoggi un ginocchio
sullasfalto bagnato. Sciolse le stringhe della scarpa
da ginnastica destra per poi riallacciarle, tutto mentre
si guardava intorno limitandosi a muovere gli occhi
con movimenti esperti.
Non cerano dubbi: Arfan Olsen era tenuto sotto
sorveglianza.
Se poi usava la rete e i media come Linus, non era
strano che il Pst fosse stato costretto a ricorrere ai
vecchi, buoni sistemi di una volta.
Alle persone in carne e ossa, insomma.
Persone fisicamente presenti e quasi sicuramente
dotate di apparecchiature per intercettare quello che
veniva detto nellappartamento.
Quel brevissimo accenno di comunicazione via radio
era stato un errore. Una cazzata che non in molti
sarebbero stati in grado di rilevare, a parte Billy T. Il
fruscio doveva provenire da un furgoncino bianco
parcheggiato sul lato opposto della strada, accanto al
bidone della spazzatura dietro cui lui stesso si era
nascosto trentasei ore prima. Un veicolo abbastanza
neutro e sporco da non dare nellocchio. Billy T.
cambi ginocchio dappoggio sul marciapiede e ripet
con cura le stesse operazioni, stavolta con la scarpa
sinistra.
La zona era avvolta nel silenzio.
Nessun impiantista lavorava appeso ai pali. Nessun
operaio addetto a scavare faceva una pausa
bevendosi una Coca-Cola. Nessun altro componente
dellintelligence. Un gatto attravers tranquillo la
strada. Nel parcheggio che si estendeva in parallelo
alla palazzina dove abitava Arfan Olsen cerano poche
macchine.
Una sola postazione, concluse Billy T.
Il furgoncino bianco.
Quindi sapevano che Arfan non era in casa.
Altrimenti, avrebbero sorvegliato tutti i lati
delledificio. Per motivi di sicurezza. Per fare rapporto
su eventuali ospiti.
Irregolarit.
Che diavolo poteva saperne lui.
Billy T. si sorprese a ridere mentre si alzava e si
spazzolava le ginocchia dei pantaloni. Adesso per
svolgere le proprie mansioni i servizi segreti
ricorrevano principalmente ai computer. Macchinari
giganteschi, con algoritmi, allarmi in codice e altre
diavolerie di cui lui non sapeva un accidente. Internet
era ormai larena su cui si basava il lavoro di
sorveglianza dellintelligence moderna, e molti
criminali dimostravano di non essere particolarmente
svegli quando raccontavano i reati che avevano
pianificato su siti come avrebbero dovuto sapere
costantemente monitorati. Soprattutto quei
maledetti jihadisti, che tutelati dalla libert di parola,
pieni di tracotanza e spirito di prevaricazione,
mettevano in rete pagine per istigare allodio contro
la stessa societ che li proteggeva.
Fanculo a Internet.
Erano invece situazioni come quelle il campo dazione
di Billy T.
Tagli a destra e non a sinistra. Lontano dal
furgoncino e dal condominio di Arfan Olsen. Quindi
gir intorno alledificio pi piccolo che si trovava sul
lato meridionale della strada e ritorn a nord
tenendosi al riparo della costruzione. Attravers i
prati fino ad arrivare di nuovo in rvollveien, segu la
via per un tratto e poi prese a destra in Kildeveien. L
super un altro prato prima di trovarsi finalmente sul
retro della palazzina dove abitava Arfan. Dalla parte
rivolta a occidente, dove cerano i balconi.
Alcuni erano stati incapsulati in verande di vetro.
Uno spiacevole contrattempo, pens sul momento.
Campanello numero due partendo dal basso sul lato
sinistro, si ricordava che Linus aveva premuto quello.
Sulla parte ovest delledificio era a destra. A destra
del primo appartamento col balcone al primo piano.
Come per prendere la mira punt lindice verso
quello che gli sembrava il balcone giusto. Una nebbia
benedetta si era diffusa su rvoll quando aveva
smesso di piovigginare. La visuale era ridotta a poco
pi di cento metri.
Pi che sufficiente per lui.
Continuava a regnare il silenzio.
Si diresse verso un balcone al piano rialzato. Per
fortuna alla veranda mancava un vetro e il balcone
era abbastanza in basso perch un uomo della sua
statura potesse sbirciare dentro da sopra la ringhiera.
In un angolo erano ammassati un piccolo divano e
due poltroncine. Sotto un telo impermeabile si
intuiva la sagoma di un barbecue a gas, mentre tre
casse da fiori vuote erano impilate sopra i mobili.
Allinterno era buio. Billy T. decise di tentare la sorte:
si tir su di forza e scavalc la ringhiera.
Era andata meglio di quello che temeva. Non aveva
idea di quale fosse il suo peso attuale. Eccessivo,
evidentemente, e fu assalito dai dubbi quando si rese
conto di cosa avrebbe dovuto fare per arrampicarsi
fino al balcone sopra.
Premette la faccia contro il vetro della porta finestra,
scherm la luce con la mano e sbirci dentro. In casa
non cera nessuno. Perlomeno non in soggiorno. Svit
in fretta i perni del vetro laterale della veranda, lo
stacc dallintelaiatura e lo appoggi con cautela
contro la parete. Con una velocit e unagilit che
non avrebbe mai pensato di possedere, balz sulla
ringhiera; dopo essersi aggrappato alla grondaia che
correva in verticale di fianco ai balconi, pos il piede
su una valvola di ventilazione che gli fece da appiglio
sul muro e riusc cos ad arrampicarsi fino sul balcone
del primo piano.
Accidenti, ce laveva fatta.
Per qualche secondo rimase incollato alla parete per
riprendere fiato. Era lunico mezzo metro quadrato
invisibile dallinterno, a meno che non ci si affacciasse
alla finestra.
Gli bruciavano i muscoli delle cosce. Sentiva il sangue
pulsargli forte nelle vene. Respirando a bocca aperta,
si costrinse a calmarsi.
Alla fine trov il coraggio di chinarsi appena verso
destra. Velocemente, solo per dare unocchiata.
Dentro era tutto buio. Sembrava che non ci fossero
segni di vita.
Si chin ancora una volta a sbirciare. Per forse dieci
secondi, prima di concludere che linterpretazione
fatta dagli incaricati della sorveglianza del Pst era
corretta: Arfan Olsen non era in casa.
Billy T. si accovacci davanti alla porta del balcone ed
estrasse dalla tasca del giubbotto un grimaldello. Era
troppo facile. La gente investiva migliaia di corone
per blindare la porta di casa senza pensare che il
modo pi semplice di penetrare in un appartamento
era dal balcone.
Ci impieg undici secondi, cont, poi si infil un paio
di guanti usa e getta della Jordan.
Il pi silenziosamente possibile apr la porta e scivol
furtivo allinterno. Visto che con molta probabilit
lappartamento veniva intercettato, si tolse piano
piano le scarpe prima di guardarsi intorno.
Non percep nessun odore.
Il soggiorno era arredato in modo spartano. Un
divano dellIkea, lo stesso che aveva anche lui. Una
poltrona e un vecchio tavolino su cui spiccavano dei
segni lasciati dai bicchieri e dallumidit. Lungo un
muro cera unampia libreria modulare, la cui parte
pi bassa consisteva in un armadietto con le ante.
Billy T. si avvicin e diede una rapida occhiata ai libri,
che riempivano soltanto tre dei nove metri
complessivi di mensole. Per lo pi si trattava di testi
di Giurisprudenza, vide. Un paio di romanzi di Jo
Nesb e un atlante. Tre guide: Berlino, Praga e Roma.
Le pareti erano nude.
Era tutto in perfetto ordine, come nella camera di
Linus.
La stanza di suo figlio, ma in formato soggiorno.
Billy T. sent che le pulsazioni ricominciavano a salire.
Tutto continuava a essere avvolto nel silenzio. Eppure
provava il violento impulso di uscire di l. Neanche pi
capiva il motivo per cui era entrato.
Si sforz di respirare adagio, ma aveva un formicolio
ai piedi e alle mani. Stava iperventilando, e quando se
ne rese conto frug febbrilmente nelle tasche alla
ricerca di qualcosa che potesse assomigliare a un
sacchetto. Trov soltanto le chiavi, qualche spicciolo
e il cellulare, quindi con le mani form una specie di
incavo. Fece del suo meglio per inspirare ed espirare
con calma e regolarit attraverso lapertura che si era
creata allaltezza del pollice sinistro.
Linus aveva detto la verit.
Non si era convertito.
Cerc disperatamente di ricordare perch si fosse
convinto di aver avuto una buona idea. Per quale
ragione entrare illegalmente in un appartamento di
rvoll gli fosse parso necessario per scoprire in che
cosa si era cacciato suo figlio? Il cervello si rifiutava di
funzionare, come se tutte le sequenze di pensieri che
tentava di elaborare perdessero di consistenza
ancora prima di essere formulate. Tutto era caos. Con
uno scatto brusco, Billy T. si stacc le mani dalla
bocca e tir fuori il cellulare. Le dita gli tremavano e
premendo i tasti attiv la fotocamera. Dopo essersi
sfilato il guanto dalla mano destra, sollev il
telefonino davanti al viso e cominci a scattare.
Verso il balcone. Verso il soggiorno. Arretr di due
passi e fotograf la libreria due volte, la parte destra
e quella sinistra.
Gli fu daiuto concentrarsi su qualcosa che richiedeva
soltanto di premere un tasto. Lunico pensiero nella
sua mente era fare foto di tutto lappartamento. Si
mosse in silenzio da una stanza allaltra, apr armadi e
cassetti con la mano sinistra ancora guantata,
scattando come un invasato. Dopo qualche minuto
non cera praticamente pi nulla che non fosse stato
immortalato nella memoria del suo nuovo Samsung
Galaxy.
Aveva ancora pulsazioni altissime, ma non avvertiva
pi quellondata di panico. Si infil prima le scarpe ai
piedi, poi il cellulare nella tasca interna del giubbotto,
e sgusci di nuovo sul balcone.
Due minuti dopo si trovava sul prato. Limpulso di
mettersi a correre e allontanarsi al pi presto era
irresistibile. Eppure si incammin con calma,
rifacendo lo stesso percorso dellandata e senza mai
girarsi indietro finch non ebbe raggiunto il boschetto
in Kildeveien.
Tutto era avvolto nel silenzio. Nessuno lo aveva visto.
Laria fresca e umida aveva un effetto liberatorio, e
Billy T. prese a respirare con pi facilit. Intravedeva a
malapena i balconi nella nebbia. Quel luned, quando
aveva deciso di andare fino in fondo e scoprire che
cosa stava combinando Linus, si era fatto dare dal
medico un giorno di malattia; la scusa era stata che
gli faceva molto male un ginocchio. Non era vero, le
sue ginocchia funzionavano alla perfezione; da quel
punto di vista, poteva aggiungere allelenco di reati
che aveva commesso negli ultimi giorni anche la
truffa ai danni del sistema previdenziale nazionale.
La lista cominciava a diventare lunga.
Cercando di scrollarsi di dosso il freddo, prosegu.
Perlomeno gli era venuto in mente a cosa gli sarebbe
servita la visita illegale in casa di Arfan Olsen. Anche
lattacco dansia gli stava passando.
Silje Srensen aveva paura di essere sul punto di
ammalarsi. Avvertiva un calore sgradevole, le
pizzicava la gola e il mal di testa, che durava da pi di
ventiquattro ore, la stava distruggendo.
Eccoti, finalmente, sospir quando Hkon Sand
varc la soglia del suo ufficio, come sempre
preannunciando il suo ingresso soltanto con un colpo
di nocca sulla porta prima di aprirla. Adesso devo
andare a casa a dormire un po.
Si erano fatte le sei e mezzo di sera di gioved 10
aprile.
Dopo che con una dichiarazione pubblica di scuse si
era tentato di rimediare allincrescioso episodio
dellarresto brutale ai danni di Khalil Alwasir, la
situazione aveva cominciato a farsi sempre pi calda.
Erano passati poco pi di due giorni dallesplosione
avvenuta in Gimle terrasse. Fino a quel momento il
dibattito nazionale era stato caratterizzato da un
certo rispetto per i numerosi morti e i loro congiunti,
almeno nei media tradizionali. Ma anche l si era
lasciato spazio alle forze che dentro di s Silje
definiva di estrema destra, per quanto sapesse bene
che purtroppo non meritavano quel titolo. E se non
avevano accesso ai giornali e alle stazioni televisive,
in compenso sguazzavano liberamente sui social.
Come se il Pst non avesse gi abbastanza da fare,
aveva pensato lei le poche volte che si era presa la
briga di controllare per un paio di minuti Facebook e
Twitter.
A parte qualche rara eccezione, le voci musulmane
che facevano parte degli organi di Stato e
dellopinione pubblica norvegesi avevano per lo pi
mantenuto il silenzio.
Erano in lutto.
Le esequie per le famiglie che avevano qualcosa da
seppellire erano gi cominciate. Non valeva lo stesso
per tutti. Su ordine di Silje, la polizia e listituto di
medicina legale avevano fatto quanto era in loro
potere per concedere al pi presto una degna
sepoltura alle salme, in modo da non prolungare
ulteriormente il dolore dei parenti e da accoglierne il
desiderio di celebrare il funerale dei loro cari.
Al contempo, quanto era avvenuto alla stazione
centrale di Oslo aveva esaurito la pazienza di molti di
loro.
Due parlamentari, una donna del partito
conservatore della Destra e un uomo del Partito della
sinistra socialista erano parsi cos furiosi nel corso di
unintervista trasmessa dalla Nrk che a Silje era quasi
parso di sentire le gocce di saliva che schizzavano
fuori dallo schermo del televisore. I due non avevano
perso occasione di ribadire con insistenza che non
esisteva nessun motivo al mondo per cui Khalil
Alwasir avrebbe potuto essere scambiato per un
terrorista, se non il fatto che la polizia aveva agito
spinta da valutazioni basate sul colore della pelle e
dei capelli. Alwasir li portava corti e non aveva la
barba, inoltre indossava una giacca di Armani e un
paio di jeans firmati. Avrebbe potuto dichiarare la
propria identit spiegando tra laltro di essere il
direttore di una sezione della Aker Solutions, se la
polizia avesse dedicato trenta secondi in pi ad
ascoltare, invece di sbatterlo a terra con una violenza
tale da farlo svenire.
Razzismo, schiumavano i musulmani che avevano
voce in capitolo in tutta la Norvegia, e Silje non
poteva fare altro che dare in parte ragione anche a
loro. Non ufficialmente, ovvio: in pubblico aveva
sottolineato che erano tempi difficili e che Alwasir
aveva lasciato lo zaino incustodito nonostante le
autorit avessero diffuso comunicati molto severi al
riguardo. Con Hkon invece si era arrabbiata
tantissimo; lui per si era limitato a stringersi nelle
spalle e se nera andato a dormire verso le dieci.
Era ovvio che si trattava di razzismo.
Razzismo quotidiano mescolato a isteria, pens Silje.
Una miscela pericolosa.
Me lo fai un breve riassunto prima di andartene?
le chiese Hkon lasciandosi sprofondare in una
poltroncina. Cazzo, mi sono fatto proprio una bella
dormita.
Immagino. Io invece potrei cadere secca qui sulla
sedia.
Con quella faccenda del tunisino te la sei cavata
bene prima che me ne andassi, quindi non abbiamo
bisogno di parlarne.
Lei apr la bocca per fargli di nuovo una parte, ma non
ne aveva la forza.
Lesplosivo, disse invece.
S?
Secondo le analisi che sono state effettuate finora,
si tratta del tipo C4 in uso alla Nato. In altre parole
pu provenire dalle nostre forze armate. Purtroppo o
per fortuna, a seconda del punto di vista. Se arriva dal
Medio Oriente abbiamo tra le mani una brutta gatta
da pelare, perch dobbiamo scoprire chi lha portato
qui. Se invece norvegese, qualcuno qua da noi ha
dei notevoli problemi a dare spiegazioni.
Quelli della Difesa, annu Hkon.
Prima di tutto loro, s, forse, ma in Norvegia il C4 ha
anche un uso civile. Molto limitato, ma comunque. Ci
stiamo dando da fare per analizzare la composizione
della bomba, speriamo ci aiuti a capire da dove viene.
E poi questi ordigni possono avere tracce di elementi
diversi. I tecnici stanno lavorando come forsennati e i
risultati potrebbero essere esplosivi. Tanto per usare
unespressione fuori luogo.
E allora non ci resta altro che pazientare,
comment lui ridendo.
Dillo a tutti quelli l fuori, sospir lei prima di
coprirsi il volto con le mani.
Lomicidio? Jrgen alias Abdullah?
Lentamente Silje si abbandon contro lo schienale
della spaziosa poltroncina da ufficio, vi appoggi la
testa e chiuse gli occhi.
Niente di nuovo, mormor.
Non c mai niente di non-nuovo, sostenne
Hkon. Qualcosa in pi sullora della morte, per
esempio?
Al momento si presume che sia avvenuta tra sabato
sera e domenica pomeriggio. Dettaglio che conferma
il problema.
Quale problema?
Aperti gli occhi, Silje lo fiss.
Si direbbe che quella riposata sia io e non tu. La
successione degli avvenimenti, ovvio! Nel video che
abbiamo ricevuto marted sera, Abdullah legge un
messaggio in cui dichiara che i locali dellIsan sono
saltati in aria. Ma quando c stata davvero
lesplosione, il nostro amico si trovava gi morto e
fatto a pezzi in una pietraia su per i boschi. Da quanto
possiamo giudicare.
Strinse gli occhi con forza, poi li spalanc.
Voglio dire, riprese in un mormorio,
naturalmente possono averlo squartato quando era
gi morto. E poi aver portato i resti laggi.
Ma abbiamo stabilito un contatto vero e proprio
con lIsan?
Silje si strinse nelle spalle.
In questi primi giorni devono affrontare e verificare
molte routine. E sono distrutti, com
comprensibile. Il responsabile, lo sappiamo, morto,
ma siamo riusciti ad aprire una specie di canale con la
vice. Com che si chiama?
Non me lo ricordo. Mi ci sono voluti un paio danni
prima di imparare i nomi di Abid Raja e Hadia Tajik.
Non abbiamo molta dimestichezza con queste strane
combinazioni di lettere! Ola Ola, Marius Marius,
posso arrivare fino a Muhammad. Ma tutti questi altri
nomi mi sembrano ostrogoto
Hkon!
Oops, esclam lui dandosi un colpetto sulla bocca.
Mi sono dimenticato per un attimo di essere
politicamente corretto.
Si fece silenzio.
Silje chiuse gli occhi, ed ebbe limpressione di captare
perfino l, al sesto piano e attraverso le finestre
chiuse, il frastuono di tutti i giornalisti che si stavano
accalcando allingresso della centrale. Quando li
riapr, il ronzio scomparve.
Abbiamo chiesto agli americani? domand Hkon.
Le immagini satellitari? S. Sono restii ad ammettere
che controllano la Norvegia, ma i loro satelliti
passano sopra di noi a intervalli regolari. Di sicuro
hanno parecchie immagini delle foreste nel
Nordmarka. Magari incredibilmente dettagliate. Con
un po di fortuna, anzi, con una fortuna sfacciata,
forse ne hanno scattata qualcuna proprio mentre il
responsabile o i responsabili si liberavano del
cadavere. Se si trattasse di un reato penale qualsiasi,
si sarebbero limitati a guardarci con unaria
interrogativa e un po offesa. Ma visto che invece si
tratta di un attentato terroristico
Deglut e si port una mano alla gola.
Mi sto ammalando.
Non puoi.
In una faccenda del genere pu darsi che gli
americani siano molto pi ben disposti. Ovviamente
con la massima discrezione. Non possiamo parlarne
con nessuno, per dirla in un altro modo. Ci sta
lavorando il ministero degli Esteri. Vedremo.
Hkon si alz e and alla macchina del caff. Dopo
che ebbe premuto un paio di tasti, cominci il solito
borbottio.
Ne vuoi uno?
No, grazie, gli rispose Silje. Spero di
addormentarmi non appena arrivo a casa.
Ho pensato una cosa, disse lui mentre aspettava
che la macchina del caff finisse di ronzare.
Lei non rispose. Stava cercando di raccogliere le forze
per alzarsi, senza sapere se ce lavrebbe fatta.
Chi che ci guadagna sul serio dal fatto che lIsan
sia stato colpito cos duramente?
Nessuno trae profitto dal terrorismo, a parte i
terroristi stessi, gli rispose lei apatica.
Ma
Hkon prese la tazza con il doppio espresso e torn a
sedersi.
in realt ci guadagnano le fazioni pi estreme di
entrambi gli schieramenti, no?
Non ne ho idea, borbott lei di rimando. Voglio
andare a casa. Puoi sentire quelli che si occupano del
servizio di trasporto? meglio se non guido, in queste
condizioni.
Gente come Kari Thue ha un field day. E anche quei
mezzi ritardati della corrente di estrema destra nel
Partito del progresso.
Hkon.
Ormai non aveva n la voglia n le energie per
riprenderlo.
Ma li hai sentiti? Sono l che se la godono tutta con
quella loro untuosa retorica del tipo che cosa vi
avevamo detto. Come altrettanto palese che i
musulmani pi estremisti stanno gongolando al
pensiero che lIsan abbia subito un colpo mortale,
letteralmente parlando.
Non solo letteralmente. In tutti i sensi.
Hkon continu imperterrito come se non avesse
sentito: Il mio vicino di casa attivo nellIsan. Per
fortuna marted non era presente. Una persona
davvero come si deve. Fa il conducente dautobus,
ma ha vinto nove milioni al lotto qualche anno fa e si
comprato una villetta a schiera accanto a noi.
Pakistani, come quasi il settanta per cento dei
membri dellIsan. Si chiama Asif. Asif Afridi.
Per il suo nome te lo ricordi
Hkon la guard stupito.
Ma lo conosco! Te lho detto, un tipo come si deve.
Con pi spirito di corpo e di solidariet sociale di tutti
quelli che abitano come noi a Langmyrgrenda. Tre
splendidi figli. Due maschi e una femmina. Sua moglie
un po riservata, devo ammettere, e ho il sospetto
che non parli bene il norvegese anche se abita qui
sicuramente da ventanni. Ma molto gentile. Non ci
sono mai casini con loro. Silje, lIsan non si batte
proprio per quello che noi vogliamo
Esit e si interruppe. Sorseggi il caff.
Sono cos i musulmani che noi norvegesi vogliamo
qua da noi, complet infine, stranamente pensoso.
O cos che i musulmani desiderano essere. Pi
norvegesi che musulmani, come ha detto il professor
Siddiqui.
S, certo.
Infervorato, Hkon si chin in avanti e appoggi i
gomiti sulle ginocchia.
Sta di fatto che costituiscono una minaccia per tutte
e due le categorie di estremisti, non credi?
S. Ti spiacerebbe chiamare quellinterno e trovarmi
un passaggio?
Gente come questo Fjordtrollet, Kari Thue e gli ultr
del Partito del progresso non vogliono musulmani
come quelli dellIsan. Desiderano i pazzi come
Mohammad com che si chiamava?
Awad.
Tipi come Mohammad Awad e il mullah Krekar.
Vogliono fuori di testa cos. Gente che minaccia i
primi ministri e lancia le fatw.
Non ne ho mai sentita lanciare una sul suolo
norvegese. E adesso devo tornarmene a casa, Hkon.
Il paradosso che lala islamica pi radicale
desidera le stesse cose, continu lui, quasi
affascinato. Non vogliono musulmani norvegesi.
Non vogliono gente che festeggia il 17 maggio con
addosso i costumi nazionali e che agita le bandierine
norvegesi. Non vogliono assessori nel consiglio
comunale, medici e allenatori che si occupano delle
giovanili di calcio. Tantomeno donne musulmane che
si sposano con norvegesi e scrivono in neonorvegese
meglio del novanta per cento di noi che siamo
etnicamente norvegesi.
Ne parliamo unaltra volta.
Ma non capisci dove voglio arrivare? grid quasi
Hkon, balzando in piedi dalla sedia. Il Pst parte dal
presupposto che questo gruppetto di ragazzini senza
speranze, capitanati da uno un po pi sveglio che a
met degli studi di Giurisprudenza, sia manipolato
dagli jihadisti. Ma non potrebbe essere invece
manovrato da qualcuno di estrema destra?
Il capo della polizia di Oslo raggiunse la porta e si
ferm sulla soglia.
Chiamami se succede qualcosa di importante. Di
davvero importante, per.
S, certo. Ma sei daccordo?
Su cosa?
Che per quanto riguarda lIsan, gli islamisti e i
razzisti hanno interessi comuni?
Forse, gli rispose lei, e usc dallufficio
camminando su un paio di tacchi alti di cui si era
pentita ormai da molte ore. Probabilmente hai
ragione.
Forse avrebbe dovuto raccontare alla mamma
dellospite inatteso. Subito dopo che il poliziotto con
la testa grande se nera andato, aveva quasi deciso.
Ma poi si era messo ad accudire i piccioni. E aveva
dimenticato Henrik. Non era pi sicuro neanche che
Henrik fosse il suo nome. S, era Henrik, ma non gli
aveva detto il cognome.
Quando sua madre torn a casa, gli venne in mente
quella visita improvvisa.
Ma la mamma era cos stressata.
Inquieta, e a Gunnar proprio non piaceva quando era
cos. Vagava da una stanza allaltra senza una meta, e
quando gli disse che Peder doveva portarsi via due
dei piccioni lui si arrabbi. La mamma non
sopportava che si arrabbiasse. Le si rabbuiavano gli
occhi, la voce si faceva pi acuta e tutto si bloccava.
A dire il vero soltanto lui sapeva come trattare i
piccioni. Peder era diventato abbastanza bravo, ma la
mamma era troppo dura nei movimenti. Bisognava
attirarli a s con gesti morbidi e caldi delle mani, la
voce amorevole, non afferrarli dal nido. Lui era
capace di far entrare spontaneamente nelle
gabbiette per il trasporto ogni singolo piccione, a
eccezione di quelli pi giovani.
No, si lament oscillando sul divano da un lato
allaltro.
S, replic la mamma decisa. Tu rimani l seduto
mentre Peder si occupa degli uccelli.
E se ne and.
Gunnar scoppi in lacrime. Doveva sfruttare le
possibilit che aveva di farlo mentre lei non cera. La
mamma si arrabbiava quasi sempre quando lui
piangeva, a parte quando si faceva davvero male. A
volte pensava che fosse perch gli uomini adulti non
dovevano piangere. Farlo, da parte sua, equivaleva ad
ammettere che non era mai diventato grande sul
serio. La mamma odiava che lui non fosse mai
diventato adulto nel modo giusto.
In fondo erano tante le cose che la mamma
detestava, ma fortunatamente non era soltanto per
colpa sua. And alla finestra anche se gli era stato
ordinato di rimanere seduto sul divano fino a quando
non fosse tornata lei.
Peder era un bravo fratello, ma a Gunnar non piaceva
che fosse nella colombaia senza di lui. Li vide
affaccendarsi in fondo al giardino. La mamma usc
con la prima gabbia. Era troppo lontano per vedere
chi ci fosse al suo interno, ma lui temeva che si
trattasse di Winnie the Pooh. Winnie the Pooh aveva
bisogno di riposo e noccioline non salate, una
leccornia che Gunnar offriva soltanto ai suoi piccioni
viaggiatori migliori.
Ai piccioni il sale non faceva molto bene.
Aveva visto lanno prima a Valdres che nei pascoli in
alta montagna le mucche avevano dei blocchi di sale.
Ai cani piacevano le noccioline, ma probabilmente
era meglio evitare. A lui garbavano solo le patate con
tanto sale e per un attimo si sforz di ricordare il
nome dello sconosciuto che aveva suonato quella
mattina.
Gunnar non vedeva lora che arrivasse lestate.
Allora avrebbe fatto il bagno e sarebbe stato molto
eccitante assistere alla nascita dei nuovi pulcini. La
mamma gli aveva detto che si erano fatti vivi molti
compratori che desideravano acquistare uno dei
discendenti di Colonnello.
Avrebbe guadagnato del denaro.
Magari avrebbe potuto comprare qualcosa di bello
per Karina: gli venne in mente cos di colpo che il viso
gli si illumin in un sorriso e gli occhi puntarono in
alto a sinistra.
No. Non sapeva che fine avesse fatto Karina. Il
ragazzo pakistano laveva spinta e Gunnar non sapeva
con esattezza cosa fosse successo dopo.
Quel poliziotto aveva davvero una testa enorme,
riflett rimettendosi a sedere sul divano. L dentro ci
doveva essere spazio per un mucchio di pensieri.
Invece nel suo cervello no, si ricord in quellistante,
e scoppi di nuovo a piangere. Lasci che le lacrime
gli rigassero il viso, cos gli sarebbe passata. Tra non
molto la mamma sarebbe rientrata e per allora lui
doveva aver ritrovato il suo sorriso.
Il sorriso che le piaceva tanto.
Li adoro, comment Henrik Holme dopo essersi
servito ancora una volta dei bastoncini di pesce fatti
in casa. Come li prepari?
Compri il merluzzo fresco, gli rispose seria Ida
Wilhelmsen mentre i suoi occhi seguivano i pezzi che
sparivano dal piatto di portata in quello di Henrik.
Poi lo tagli in tanti rettangoli uguali e li passi
nelluovo. In unaltra ciotola metti dei cornflakes e li
sbricioli il pi possibile con la mano. E sale e pepe,
ecco. Poi ci passi dentro il pesce e lo fai friggere a
calore medio in un buon burro di qualit. Fino a
quando i bastoncini sono dorati e croccanti.
Un buon burro di qualit, ripet Henrik con un
sorriso. Non ho mai sentito nessuno che abbia
meno di cinquantanni usare questespressione.
Ida lo guardava con aria serissima.
Non per essere sfacciata, esord. Ma hai un
pomo dAdamo veramente grande.
Henrik sorrise.
Gli piaceva Ida. Ida non parlava in codice.
Lo so. Ed una cosa che mi tormenta abbastanza.
La mamma dice che dovrei prendere in
considerazione lipotesi di farmi operare.
Una di quelle operazioni che fanno i trans? gli
chiese incuriosita la bambina.
Adesso ora di andare a dormire, intervenne
Hanne.
Ma lui non ha finito di mangiare, protest Ida.
maleducazione alzarsi da tavola quando gli ospiti non
hanno ancora finito.
maleducazione anche mettersi a fare commenti
sul loro aspetto, replic Hanne secca. Vai a
prepararti. Tra venti minuti esatti vengo a darti la
buonanotte.
Per me potete anche fare le maleducate tutte e
due, comment Henrik pulendosi la bocca con un
tovagliolino di carta su cui cera scritto di traverso, a
caratteri dorati, Buon Natale. Ogni tanto. A
essere sincero, mi piace.
Domani torna la mamma, disse Ida mentre
portava il suo piatto in cucina. Lhai gi incontrata?
No.
Lei ti piacer di sicuro. La mamma piace a tutti.
Al contrario di Hanne fece un sorriso storto alla
figlia, che spar in cucina. La sentirono sciacquare il
piatto sotto lacqua del rubinetto prima di infilarlo
nella lavastoviglie e ritornare nella stanza.
Piaci a tutti quelli che ti conoscono, le disse Ida.
Il problema che non ti conosce quasi nessuno. La
mamma la conoscono tutti.
La bambina si strofin le mani come se avesse
appena eseguito un lavoro in cui ci si poteva
sporcare. Per un attimo sembr esitare, ma poi and
da Henrik e lo abbracci.
Notte, Henrik. Torna presto.
Adesso s che sei stata davvero gentile, le sorrise
lui mentre sentiva il rossore, quel maledetto rossore,
salirgli allimprovviso dal collo.
A cascate.
Era la prima volta che un bambino lo abbracciava.
Da quando era piccolo.
Fu per lui un momento di grande soddisfazione.
Afferr il bicchiere e ne sorseggi lacqua come se si
trattasse di un vino squisito.
Notte, Ida, disse. stato un vero piacere
conoscerti. Devo dire che sei unottima cuoca.
Quando avevo la tua et, sapevo soltanto friggere le
uova.
Ida se ne and.
Una bellissima bambina, comment lui quando
sent la porta richiudersi.
S. A volte un po precoce per la sua et, ma una
brava figlia. Ti andrebbe di sparecchiare?
Henrik si alz. Si chiese se gli fosse mai capitato di
farlo per qualcuno che non fosse s stesso e i suoi
genitori. Mentre metteva i piatti e le posate nella
lavastoviglie, giunse alla conclusione di non essere
mai stato ospite di nessuno per cena. Solo dai suoi
parenti.
Ecco fatto, disse quando torn al tavolo da pranzo
con una spugnetta. Grazie per la cena.
Allora Karina era presente quella sera, esord
Hanne mentre lui puliva con precisione lenorme
tavolo in radica.
A sentire Gunnar, s. Gli scappato di bocca,
evidentemente. Forse era la prima volta che lo
raccontava a qualcuno. Sai cosa credo?
Ti ricordi quello che ti ho detto stamattina?
Che non dobbiamo mai credere. S, va bene, per
ascolta un attimo
Pass per lultima volta la spugnetta sul tavolo prima
di accomodarsi.
Sarebbe meglio se tu non la lasciassi l sopra,
comment Hanne indicandola. Lascia delle macchie
sulla superficie.
Scusa.
Schizz in piedi e si precipit in cucina.
Non c bisogno che ti scusi per qualunque cosa,
esclam Hanne ad alta voce. A Henrik sembr di
cogliere una leggera irritazione.
No, rispose lui alzando le mani mentre tornava
nella stanza. Scusa. La smetto.
Lei lo guard con aria quasi di rimprovero.
Bevi vino?
No. S. Voglio dire, certo che bevo vino. Ma non mi
piace pi di tanto.
Allora che cosa preferisci?
Niente. Sto bene cos.
Sollev il bicchiere dacqua che era rimasto sul
tavolo.
Daccordo. Che cosa volevi dirmi?
Le lesioni al cervello di Gunnar sono gravi ed estese,
le rispose. Tirando a indovinare, direi che il suo
livello mentale paragonabile a quello di un bambino
di circa sei anni. Forse otto. Per, al contrario della
maggior parte dei bambini, lui ha una capacit di
memorizzare molto limitata. Da un secondo allaltro,
mi sembrato. Al contempo sono parecchie le cose
che in grado di ricordare. Per esempio alleva
piccioni. Piccioni viaggiatori da competizione.
Suppongo che ci sia bisogno sia di conoscenze sia di
routine, cose che a loro volta presuppongono la
capacit di memorizzare e una qual certa percezione
del tempo. Io non sono uno studioso del cervello,
ma
Dopo aver riflettuto, cerc di riprodurre la
conversazione con Gunnar che aveva in testa.
evidente che qualcosa del passato se lo ricorda,
disse alla fine. Non ha dimenticato Karina. Da
quando ha ripreso luso della parola dopo
laggressione, ha continuato a sostenere la storia dei
due pakistani. E se
Fiss la finestra che dava a nord. Il vetro aveva ancora
e sempre la crepa in diagonale.
Lui e Karina sono vicino alla diga, ricominci. A
mio avviso Gunnar non in grado di mentire.
Perch no?
troppo difficile. Troppo complicato. Per lui gi
abbastanza problematico nascondere delle cose, e
con questo intendo non raccontare quello che sa.
Penso che il confine che delimita le sue capacit
intellettuali stia proprio l. Quando ha cominciato a
parlare di Karina, e soprattutto quando gli scappato
che era caduta in acqua, o per la precisione che era
stata spinta, di colpo era in preda alla disperazione.
Probabilmente sono stato il primo a cui lo ha
raccontato.
Gli occhi di Hanne si assottigliarono appena.
Perch tu, uno sconosciuto, saresti riuscito a farlo
parlare di qualcosa che non ha mai detto a nessuno
per diciotto anni?
Henrik si alz. Si tocc tre volte ogni ala del naso con
un sorriso timido. Si batt la tempia con la nocca
sinistra e si tir il lobo dellorecchio destro.
Perch io ho parlato con lui, non a lui. Capisci,
Hanne
Si sedette prima di infilare le mani sotto le cosce.
Essere diversi parecchio difficile.
So tutto al riguardo, rispose Hanne.
No. Con tutto il rispetto. Non lo sai.
Riusc a sostenere il suo sguardo di ghiaccio senza
abbassare gli occhi.
Continua, gli disse lei dopo qualche secondo.
La tua diversit suscita ammirazione. Anche rabbia,
credo, e forse impotenza.
Stava per aggiungere la parola amore, ma non ne
ebbe il coraggio.
In centrale si parla ancora di te, prosegu invece.
Il tuo essere diversa rappresenta, in un certo senso
qualcosa di glorificato. La mia diversit invece fa
ridere la gente. Nel peggiore dei casi suscita disgusto.
Io vengo definito verso il basso, tu verso lesterno. O
meglio, per molti, verso lalto. La prima volta che ho
sentito parlare di te, sembrava quasi che stessero
dipingendo limmagine di una semidea.
Hanne sorrise. Fino agli occhi.
Ma nelle persone come Gunnar, invece, la diversit
si rafforza ed emerge da s. Tanto per cominciare, ha
un aspetto ancora pi particolare del mio. A essere
sinceri, non molto bello. Forse lo era prima, ma le
sue smorfie sono brutte. Secondo, davvero una
gran fatica parlarci. Risponde in maniera spesso
strana e apparentemente elusiva alle domande.
Questo vale anche per il suo comportamento.
Reagisce a malapena, lui a dichiararlo. Per esempio
dice che adesso se ne va, invece rimane fermo dov.
Credo che con il passare del tempo, e non ce ne vorr
tanto, la persona che lo accudisce comincer a
ignorarlo. Cio
Pieg la testa da un lato e prese a fissare il bicchiere
dacqua.
Sua madre lo ama di sicuro, come qualsiasi madre
ama il figlio. Ma anche possibile che questo suo
ruolo di tutrice si trasformi in quello di capo. Lei ha
un figlio che di colpo ritornato piccolo e di cui sar
responsabile finch vive. Deve prendere delle
decisioni per lui. Che probabilmente riguardano
anche cose minime, come quando fare la doccia e
cambiarsi la biancheria intima.
Torn a guardare Hanne. Lei sembrava molto
concentrata nellascolto e al contempo un po
assente, come se stesse seguendo ogni parola di
quello che lui diceva, ma con la mente fosse altrove.
Credo che Kirsten Ranvik parli a suo figlio. Non con
lui. Se Gunnar le avesse detto che Karin era con lui
quella sera, non lavrebbe riferito subito alla polizia?
Noi sappiamo dalla documentazione sul caso che era
furibonda perch le indagini non davano risultati!
Hanne si scost la frangia dalla fronte annuendo.
Un punto a favore, comment laconica.
E quando Gunnar afferma che Karina caduta in
acqua, credo proprio che lei
Alz il bicchiere dal tavolo.
sia caduta in acqua. E secondo me lui intende dire
nel fiume Aker. Il Maridalsvannet recintato, visto
che si usa come bacino per lacqua potabile.
Ma facile scavalcare la rete, obiett lei con
quello che lui interpret come un sorriso. Bill io e
un mio amico andavamo a pescare illegalmente i
gamberi dacqua dolce quando frequentavamo
Riarrampicarsi su una rete piuttosto alta con un
fianco rotto e gravi lesioni alla testa? Gunnar stato
trovato al di l della recinzione, Hanne. Il che significa
che si tratta del fiume. E in quel punto lAker
impetuoso e pieno di sassi. Sono andato io stesso a
controllare dopo aver parlato con lui.
Balz di nuovo in piedi, di nuovo si sedette e
continu: Se Karina caduta in acqua, deve essere
successo qualcosa di veramente drammatico.
Sei bravo.
Cosa?
Soffri della sindrome di Asperger?
Ormai non viene pi diagnosticata. Comunque no.
Sono stato sottoposto a dei test perch sospettavano
che avessi una leggera forma di autismo. Quando ero
pi giovane. Ma secondo gli psicologi ho una capacit
troppo spiccata di relazionarmi e di entrare in
contatto con gli altri per esserlo. Io mi affeziono
molto alle persone che me lo permettono. E amo il
contatto fisico. Tantissimo. Anche se non me ne
offrono granch.
Si rese conto con stupore di essere calmo.
Allora cosa c in te che non va?
Non lo so. Un pizzico di questo e un pizzico di
quello, forse. Nella diagnosi che hanno elaborato,
cera scritto che ho problemi a capire i messaggi tra le
righe. Preferisco la gente che dice chiaro cosa pensa.
Per, secondo gli psicologi, almeno teoricamente,
conosco abbastanza bene la natura delle altre
persone. Tourette, forse, ma senza tic verbali? Non lo
so. Secondo uno degli strizzacervelli ero soltanto una
persona molto intelligente e timida con un pomo
dAdamo troppo grande.
Lei sorrise. Lui le restitu il sorriso. Gli piaceva che gli
facesse domande. Gli sarebbe piaciuto che tutti
chiedessero.
Comunque sei una persona molto affascinante,
comment Hanne. Benissimo, Henrik. Continua.
E se
Appoggi la mano sinistra sul tavolo e si mise a
tamburellare con le dita. Il piede sinistro segnava il
tempo sul pavimento.
Concedimi soltanto un altro e se, Hanne. Soltanto
uno.
Okay.
E se ci che successo quella sera vicino al lago non
fosse stato un caso molto brutale di aggressione e
lesioni aggravate? Se si fosse trattato anche di un
omicidio, invece?
Se Karina fosse stata gettata in acqua e fosse morta,
il suo corpo sarebbe stato ritrovato. LAker attraversa
tutta Oslo.
E se il suo cadavere fosse stato fatto sparire?
Ripescato e fatto sparire? E se
Di colpo si trattenne. Hanne gli aveva dato il
permesso di usare un solo e se.
Lei fissava con aria assente un punto indeterminato.
Ida la stava chiamando, ma non reag. Era
perfettamente immobile. Con tutte le sue forze
Henrik tent di fare lo stesso.
I pakistani, disse lei alla fine. Non abbiamo idea
di chi siano.
No.
Ma forse Abid Kahn lo sa.
Il ragazzo della III B? Quello che era a Rawalpindi
quando successo tutto?
S. Rintraccialo. Parlagli prima possibile. Si tratta di
una pista molto esile, ma lunica che abbiamo.
Adesso devi andare.
Henrik si alz.
A proposito, Gunnar un po razzista, le disse con
un sorriso, mentre si infilava meglio la camicia dentro
i pantaloni. Secondo lui qui in Norvegia ci sono
troppi pakistani.
Non lunico a pensarla cos, purtroppo. Non
affatto lunico.
Una giovane donna era seduta da sola a un tavolino
dangolo, con le cuffie collegate al cellulare che
teneva accanto al piatto. Stava mangiando piano
piano la sua insalata. Non sembrava che le
importasse di essere lunica in tutto il ristorante a
non avere compagnia.
Erano le dieci di sera. Il locale era stracolmo. A dire il
vero le sere in citt si erano fatte tangibilmente pi
tranquille negli ultimi due giorni, ma il ristorante
vegetariano in Seilduksgata godeva di enorme
popolarit anche se erano passati soltanto due mesi
dalla sua apertura. A seguito di una fantastica
recensione pubblicata sul Dagens Nringsliv
bisognava aspettare tre settimane per poter trovare
un tavolo. Eppure era pieno di gente che aspettava in
coda sulla porta, nella speranza che qualcuno avesse
disdetto la prenotazione. Alcuni ospiti imprevisti si
erano accomodati al bar, ma molto pochi rispetto a
quelli in attesa, e in quella parte del locale regnava il
caos pi totale.
Non nellangolo dovera seduta la giovane dai capelli
rossi, per.
Oltre allinsalata, su suggerimento del cameriere
aveva preso un bicchiere di vino bianco. Lo aveva
accettato con un certo scetticismo iniziale. Non se
nera pentita. Anche il cibo era allaltezza delle
aspettative e la musica che le entrava direttamente
nelle orecchie era migliore di quella che rimbombava
nel ristorante e che si mescolava al vociare delle
persone che aspettavano impazienti allaltra
estremit della sala.
Se non fosse stato perch cera cos tanta gente,
forse lei avrebbe incarnato la testimone chiave che in
seguito la polizia non sarebbe mai riuscita a trovare.
Gli altri commensali, seduti due a due, in tre, in
quattro o di pi, erano impegnatissimi a parlare tra di
loro. La donna dai capelli rossi era determinata a
diventare una scrittrice, anche se studiava Economia
e commercio alla scuola di amministrazione
aziendale. Le piaceva osservare la gente. Comporre
storie sulle persone che vedeva.
Ma l dentro regnava la confusione pi totale.
Una valigia era stata infilata sotto il bancone del bar
nel corso della serata. Non era molto grande, ma
poteva considerarsi una di quelle da usare in viaggio.
Tra gli ombrelli e le borse che gli avventori seduti al
bar avevano appoggiato per terra, era difficile
notarla.
Prima che esplodesse.
5.
Se non fosse stato per la violenta reazione di Linus
quando lo aveva minacciato di parlare con sua
madre, Billy T. lo avrebbe fatto subito.
Anche se erano le due e dieci di venerd notte.
Era sicuramente sveglia: solo uno sparuto numero di
norvegesi doveva essere riuscito ad addormentarsi,
dopo il nuovo attacco terroristico avvenuto nel corso
della serata. Adesso per lui limportante era
trattenere il figlio. Tenerselo vicino e impedirgli di
trasferirsi altrove. La regolarit con cui Linus si
presentava nellappartamento di Refstadsvingen dava
a Billy T. la possibilit di avere un certo controllo
visivo su di lui. Una qualche forma di contatto.
Inoltre doveva ammettere che parlare con Grete era
lultima cosa che gli sarebbe venuto in mente di fare.
Aveva come raddrizzato la schiena ed emesso un
profondo respiro di sollievo quando Linus aveva
compiuto diciotto anni e lui non aveva pi avuto
bisogno di vederla. Perlomeno non prima che il figlio
si sposasse. Eventualit che sembrava appartenere a
un futuro assai lontano.
Seduto nel soggiorno di casa sua, Billy T. stava
guardando la televisione.
Sei persone erano rimaste uccise allistante quando la
bomba era esplosa nel nuovo ristorante vegetariano
alla moda Grnnere Gress in Seilduksgata a
Grnerlkka. Il numero dei feriti era enorme. Il locale
era stato squarciato dalla deflagrazione, ma i danni
materiali non erano assolutamente paragonabili a
quelli subiti dagli uffici dellIsan. Per il momento la
polizia si era rifiutata di fornire qualsiasi informazione
sullesplosivo usato, limitandosi a dichiarare che
lordigno era stato piazzato dentro una valigia
abbandonata sotto il bancone del bar, invece che
collocato con precisione quasi scientifica accanto alle
strutture portanti delledificio.
LNrk aveva appena finito di trasmettere in diretta
dalla centrale.
Era stato un collegamento assolutamente inutile,
visto che al momento non cerano aggiornamenti: il
capo della polizia di Oslo Silje Srensen aveva tenuto
una breve conferenza stampa poco prima di
mezzanotte per annunciare che sarebbero state
diffuse altre notizie soltanto il mattino dopo, alle
nove.
Billy T. provava pena per Silje. Oltre che sfinita,
sembrava invecchiata di dieci anni nel giro di pochi
giorni. Una volta era quasi riuscito a portarsela a
letto, una sera tardi durante un seminario a bordo
della nave traghetto che faceva la spola tra Oslo e
Kiel. Bench lei avesse bevuto troppo, si era dileguata
quando erano arrivati davanti alla porta della cabina.
Una scelta che il giorno dopo aveva reso entrambi
felici.
Perlomeno lei, era stata limpressione di Billy T.
Una bella donna, Silje. Brava e competente. E se suo
padre, larmatore, laveva resa ricchissima gi a
ventanni liquidandole un anticipo sulleredit, lei non
ne era responsabile. Aveva finito gli studi di
Giurisprudenza in soli tre anni mentre lavorava part-
time nella polizia, quindi non cera nulla da obiettare
sulle sue capacit.
Stava per cominciare lennesimo dibattito televisivo,
not Billy T., e alz il volume. Nelle ultime due ore si
erano gi avvicendati nello studio uno stuolo di
esperti, uno pi serio e perplesso dellaltro. I politici
avevano brillato per la propria assenza, come se tutti
i partiti avessero concordato di lasciar passare la
notte prima di leggere in chiave ideologica una
situazione sempre pi tesa. Forse non era stata una
scelta stupida, pens lui, anche se il ministro della
Giustizia e il primo ministro erano stati costretti a
sopportare i conduttori che, con i loro continui
commenti acidi, li punzecchiavano proprio per il loro
ostinato silenzio.
Unocchiata alla tazza di caff gli fece venire la
nausea. And in cucina a prendersi una birra fredda.
Com possibile? sussurr quando ritorn e vide
chi partecipava al dibattito.
Fredrik Grnning-Hansen, parlamentare e militante
dellala pi estrema del Fremskrittspartiet, il Partito
del progresso, aveva una posizione cos ostile nei
confronti degli immigrati che avrebbe potuto aderire
direttamente al partito xenofobo dei Democratici
svedesi. Ma che cosa avevano in testa i dirigenti della
rete pubblica nazionale, quando avevano permesso a
un personaggio del genere di comparire sullo
schermo poche ore dopo che un secondo attacco
terroristico il secondo in tre giorni aveva colpito la
Norvegia? Inconcepibile. Quelluomo era come una
bottiglia di aceto colma di odio per lIslam, e secondo
Billy T. era pure un individuo patetico e vigliacco che
pretendeva di diffondere a tutti i costi le sue
stronzate. Chiunque cercasse di porre freno alle sue
idiozie veniva tacciato di volergli mettere il bavaglio.
E anche di farlo ammalare. Era stato lunico politico
nazionale di tutto il Paese a non aderire allaccordo
sancito tra la polizia e il governo di concedersi una
notte per fare il punto della situazione, prima di
esprimersi al riguardo.
Coglione, borbott Billy T. mentre si sedeva. Nrk
di merda.
Il canale di Stato non si era fermato a Fredrik
Grnning-Hansen. Oltre al conduttore della
trasmissione e al rappresentante del Partito del
progresso, cera Hilde Fossbakk, direttrice del Think
Tank Documented Humanity, allinterno del quale
Kari Thue era responsabile del sito dochum.no.
Billy T. avvert di colpo uninquietudine sorda e
sconosciuta, che gli provoc una specie di rigurgito
cos acido da costringerlo a rinunciare alla birra.
venuto il momento di ricorrere a mezzi pi
drastici, esord stizzito Fredrik Grnning-Hansen.
Per questo motivo intendo sottoporre al pi presto
una mozione al parlamento. Alla polizia deve essere
consentito, in circostanze precise, di internare i
musulmani presenti nel Paese.
Il regista decise di inquadrare un uomo che si trovava
a sinistra del conduttore ed era rimasto a bocca
aperta. Letteralmente. A occhi sbarrati, spostava lo
sguardo incredulo da Fredrik Grnning-Hansen a
Hilde Fossbakk e viceversa. La telecamera rimase
fissa sullo studioso dellIstituto di ricerca norvegese
per la pace anche mentre Grnning-Hansen
continuava imperterrito: Io e molti altri sono anni
che mettiamo in guardia contro tutto questo. Anni.
Abbiamo permesso che il nostro Paese venisse
minato dallinterno. La nostra cultura in pericolo
per colpa di uningenuit cos eclatante che andrebbe
punita per legge. I governi che si sono alternati negli
ultimi ventanni hanno autorizzato questa invasione
silenziosa da parte di truppe che sventolavano una
bandiera falsa. Non esistono musulmani moderati.
Nessuno
Linquadratura era sempre fissa sul ricercatore, che
alla fine riusc a riprendersi.
Internare? Stai dicendo sul serio che vorresti
internare i musulmani norvegesi? Sei consapevole
delle implicazioni storiche che deriverebbero da una
proposta del genere? Posso ricordarti che cosa hanno
fatto gli americani ai propri connazionali di origine
giapponese durante la Seconda guerra mondiale? Si
tratta di una delle pagine pi vergognose della storia
degli Stati Uniti. E adesso tu vieni qui a
Grnning-Hansen sta parlando di dare una
possibilit alla polizia, lo interruppe Hilde Fossbakk.
interessante che tu faccia riferimento alla
Seconda guerra mondiale. Infatti la situazione che si
creata nel nostro Paese paragonabile proprio a una
guerra. Noi siamo in guerra! Contro unideologia che
implica il rifiuto di tutto ci su cui si fonda questa
nazione, come la libert di espressione, la parit e
altri fondamentali diritti umani.
Il conduttore alz le mani per interromperla prima di
premersene una sullorecchio.
Mentre ascoltava, continu a parlare con fare
esperto.
Per il momento nessuno ha ancora rivendicato
lattentato terroristico di ieri sera, disse. Fece una
pausa di pochi secondi per poi cambiare palesemente
mimica.
Il tono della voce era molto pi basso quando,
guardando dritto nella telecamera, prosegu adagio:
Invece s. Abbiamo appena saputo che La Umma del
Profeta rivendica lesplosione a Grnerlkka.
Quindi
Abbass la mano e lanci unocchiata al computer
portatile che aveva davanti a s.
Ripeto: ora non si tratta della Vera Umma del
Profeta, lorganizzazione terroristica di cui abbiamo
sentito parlare per la prima volta marted scorso. Ora
si tratta dunque di un gruppo molto pi noto che da
tempo nel mirino dellintelligence e dei media.
Part un video che mostrava un uomo in piedi davanti
a una parete neutra e bianca. Era mascherato dietro
la consueta sciarpa e indossava abiti ampi e molli con
un copricapo che sembrava un turbante. Tra le mani,
di traverso sul petto, teneva un fucile dassalto che
Billy T. riconobbe subito: un AK-47 russo, alias un
kalashnikov.
Luomo parlava in arabo. Balbettando, un interprete
tradusse in simultanea il suo discorso carico di
grottesca retorica, che dur due minuti.
Allahu akbar, e il video era finito.
Era stato pubblicato su YouTube.
Stava arrivando qualcuno.
Billy T. spense il televisore, balz in piedi dalla
poltrona e and in corridoio.
Linus.
Ciao.
tardi.
S.
Hai fame?
No.
Dopo essersi tolto il giaccone, il figlio lo appese
sullunico gancio esistente accanto al guardaroba.
Vado a dormire, mormor.
Sei stato da Arfan?
Non sono affari tuoi.
No. Ma adesso mi devi ascoltare, Linus. Devi e
basta. per te stesso, non per me. Stai alla larga da
Arfan. Hai sentito? Arfan sotto
Si piazz sulla porta della stanza di Linus, cercando di
sbarrarla.
Devi soltanto stare lontano da Arfan. Per un po.
Non si chiama pi Arfan.
Cosa?
Linus lo spinse via dalla porta. Billy T. non oppose
resistenza, anche se avrebbe voluto.
Non ha pi voglia di convertirsi, disse il figlio
entrando in camera sua.
Per fortuna lasci la porta aperta mentre andava a
sedersi sul letto e si toglieva il maglione.
Lo sai quanto cazzo semplice convertirsi allIslam?
Sbuff con disprezzo.
Non ci vuole niente. Se per esempio vuoi diventare
cattolico o ebreo, ci sono un mucchio di cose che devi
fare e superare. Studi e autorizzazioni e chi pi ne ha
pi ne metta. Almeno quelli prendono la religione sul
serio. Per diventare musulmano scoppi a ridere,
basta che lo decidi. una cosa tra te e Allah. Se sei
in grado di ripetere a memoria la shahda, bene, ma
nessuno ci mette becco. E un, due, tre, eccoti
trasformato in un musulmano.
Si alz e si sfil i pantaloni.
Stai lontano da Andreas, replic Billy T. piano.
Per favore, Linus. Per un po di tempo.
Non c bisogno che ti preoccupi, rispose il figlio,
poi si tolse le calze e si infil sotto il piumone. Ti
spiace spegnere la luce?
C stato un nuovo attentato.
Lo so. Lho sentito gi in centro.
Sei stato in citt?
Spegni la luce. Certo che pieno di idioti che
insistono ad andare al ristorante quando quei pazzi
hanno minacciato di colpire ancora. Io non lavrei
fatto.
Mi prometti di stare alla larga da Arfan o Andreas o
come diavolo si chiama, domani?
Linus non rispose, si limit a tirarsi il piumone sopra
la testa e a girarsi verso la parete. Billy T. rimase
immobile per un attimo, con la mano sulla maniglia,
prima di spegnere la luce e con un sospiro richiudersi
in silenzio la porta alle spalle.
Nellattimo in cui si gir per tornare in soggiorno,
tocc inavvertitamente il giaccone del figlio. Qualcosa
si stacc dalla manica e cadde per terra con
movimenti lenti e oscillatori. Billy T. si chin a
raccoglierlo.
Una piuma.
Una piuma grigia e abbastanza grande dai riflessi
bluastri, vide quando la sollev verso la luce del
lampadario a soffitto.
Sembrava quella di un piccione.
Per lennesima volta luomo di Sandefjord lasci
partire un piccione.
Aveva cominciato ad affezionarsi a quel bestiolino,
dopo che era rimasto con lui per qualche giorno. Il
suo tubare aveva un effetto tranquillizzante. Era stato
costretto a tenerlo in casa, cos i vicini non lo
vedevano, e si era abituato a quel suono caldo e
profondo prodotto dalla gola al momento di
mangiare. Il piccione era anche abituato a farsi
toccare da mani umane ed era molto docile e
remissivo.
Dopo che ebbe spiccato il volo, luomo prov quasi
un senso di vuoto. Accese il televisore.
Avvertiva dentro di s una calma profonda per quello
che stava per succedere. Il fatto di poter contribuire
era la cosa migliore che gli fosse mai capitata. Adesso
lavorava come chimico in un reparto della Jotun, ma
aveva abitato in tanti posti in giro per il mondo prima
di venire parcheggiato in un piccolo laboratorio dove
non aveva molto da fare se non aspettare let della
pensione. Per fortuna non mancava molto.
Aveva viaggiato in lungo e in largo e aveva incontrato
tanta gente.
Aveva avuto amici di tutti i colori di pelle e di tutte le
nazionalit. Brava gente che si comportava e lavorava
in modo encomiabile. E non erano mai
particolarmente religiose le persone che aveva
conosciuto a Dubai e in Corea del Sud, in Australia e
persino in Finlandia. Erano specialisti. Professionisti
simpatici e competenti che si facevano una doccia
quando dovevano e si prendevano cura della propria
famiglia. Che lavoravano sodo e non vivevano alle
spalle di nessuno. Che non mettevano al mondo
dozzine di figli n pretendevano che lui pagasse le
tasse per sfamarli.
Quelli che sbarcavano in Norvegia rappresentavano
gi nel Paese dorigine una categoria inferiore.
Erano musulmani poveri e ignoranti che ritenevano
lIslam pi importante della Costituzione.
Spense il televisore e prov una grande
soddisfazione. Era allerta, era in guardia. E
soddisfatto. Gli era costata molto la solitudine che
aveva patito nei tanti anni trascorsi da che era morta
la moglie, ma ne era valsa la pena. Gli sarebbe
piaciuto vedere pi spesso la sorella, ma molto
tempo prima Peder aveva deciso che i contatti
dovevano essere limitati, limitatissimi. Contatti e
collegamenti creavano modelli. E loro non dovevano
lasciarsi dietro n modelli n tracce.
Tutto procedeva per il meglio.
Il piano era semplicemente geniale.
Non c bisogno di essere Einstein per rendersi
conto che gli sviluppi di stanotte rendono la
situazione molto pi difficile, comment il capo del
Pst Harald Jensen mentre si passava una mano
grande e ruvida sul viso. Ammesso che possa essere
peggio di quello che gi.
Gli occhi del ministro della Giustizia si ridussero a due
fessure.
Quindi secondo te peggio che a rivendicare
lattentato siano stati questi della Umma del Profeta
piuttosto che
Emise un pesante respiro e scosse la testa poi riprese:
piuttosto che quella specie di consociata, o come
vogliamo chiamarla?
Silje Srensen era seduta in fondo al grande tavolo
della sala riunioni che si trovava nellufficio del
guardasigilli. Il ministero occupava ancora dei locali
provvisori in attesa di una decisione sullaspetto che
avrebbe dovuto avere il nuovo palazzo del governo.
Decisione che, a quanto pareva, richiedeva parecchio
tempo.
Era una mattina terribile.
Altre sei famiglie erano in lutto. Molte di pi vivevano
nellangoscia per le condizioni dei loro cari, feriti in
modo pi o meno grave. I norvegesi sembravano
sprofondati in qualcosa che ricordava lapatia,
perlomeno quelli che non rientravano tra gli
oppositori pi fanatici allimmigrazione.
Loro parevano in festa.
Al solo pensiero Silje si sent fisicamente male.
Inoltre era malata. Le bruciava la gola, il mal di testa
continuava a tormentarla e unora prima si era
misurata la febbre e aveva trentotto e mezzo.
Anche Harald Jensen aveva unaria altrettanto sfinita.
La riunione notturna nellufficio di Silje si era conclusa
verso le quattro del mattino, per lei almeno era
riuscita a staccare per cinque ore la sera. Harald non
aveva potuto, invece. Quando esattamente cinque
ore prima era stato pubblicato su YouTube il video
della Umma del Profeta, lei stava dormendo nel suo
ufficio, sfruttando un nuovo momento di pausa.
Harald Jensen no.
Questo voglio precisarlo, conferm lui lanciando
al ministro della Giustizia unocchiata quasi di scusa.
Sfogli le carte che aveva davanti a s. Come ho gi
spiegato, noi sospettiamo da tempo che La Vera
Umma del Profeta sia in realt una copertura dietro
cui si nascondono forze molto pi potenti. La scelta
della Umma del Profeta di entrare in azione non fa
che rafforzare questa teoria. Ha senso, per dirla in
modo brutale. Almeno come punto di partenza, ma ci
ritorner in seguito. Quel gruppetto di ragazzini non
sarebbe mai stato in grado di pianificare e di portare
a termine un attentato del genere.
Invece La Umma del Profeta s?
C un motivo se li controlliamo. Si tratta di un
gruppo che ha buoni contatti con certe organizzazioni
in Medio Oriente, organizzazioni che che temiamo.
Per quanto riguarda le competenze, laccesso al
materiale e la volont, sottoline lultima parola,
di attaccare interessi norvegesi be, non c nessun
motivo per sottovalutarli.
Il ministro della Giustizia, uno spilungone dinoccolato
originario di Troms, si appoggi allo schienale della
poltroncina.
Sappiamo chi luomo nel video pubblicato su
YouTube?
No. Gli esperti linguistici stanno esaminando il
dialetto arabo in cui si esprime. Abbiamo tecnici e
investigatori tattici che stanno passando al setaccio lo
spezzone per vedere se si riesce a ricavarne
informazioni utili. Quello che possiamo dire
attualmente con una certa sicurezza che
quelluomo ci risulta sconosciuto. In altre parole, la
persona che parla non nessuno dei jihadisti
norvegesi che teniamo sotto controllo continuo da
due anni.
Ma autentico?
Il video?
S.
Autentico?
Harald Jensen allarg sconsolato le braccia.
Esiste. E mostra un arabo che si assume la
responsabilit dellattentato. Che afferma di essere
un rappresentante della Umma del Profeta. Lui esiste.
Ed stato filmato. Da questa prospettiva, il video
autentico. Ma vero?
Afferr la tazza di caff e fece per portarla alla bocca,
ma a met strada cambi idea e la riappoggi sul
piattino.
A essere sinceri, ministro Michaelsen, abbiamo
pochissimi elementi che ci permettono di collegare
questi attacchi terroristici alla Umma del Profeta.
Che cosa intendi dire?
Esattamente quello che ho detto.
Si sporse sopra il tavolo, gesticolando quasi con
fervore.
Il nostro lavoro sorvegliare queste persone. Da
vicino. E lo facciamo. In qualsiasi momento sappiamo
con un notevole grado di precisione dove sono i dieci,
dodici componenti principali della Umma del Profeta.
Cosa stanno facendo, con chi sono in contatto. Che
cosa mangiano, oserei quasi dire. Qui in Norvegia li
seguiamo in molti modi e ci sforziamo di stargli
addosso anche quando si trovano in Medio Oriente.
Si tratta di un ambiente aperto e radicale. Non si
nascondono, al contrario. Parlano chiaro e senza
compromessi della loro visione del mondo: e cio
dicono che lOccidente in guerra con lIslam. Come
gi sai, visto che ti teniamo costantemente
aggiornato, proprio sui jihadisti che ci
concentriamo. Sono loro quelli che secondo noi
rappresentano la minaccia principale. Eppure
Fece una pausa mentre guardava alternativamente il
ministro della Giustizia e Silje Srensen.
Eppure non possiamo dedurne che siano in grado di
portare a termine due attentati della portata di quelli
a cui abbiamo assistito. Come ho gi detto, ci siamo
resi conto fin dallinizio che sarebbe stato impossibile
per La Vera Umma del Profeta mandare in cielo i
locali dellIsan, se mi concedete lespressione. La
dichiarazione in cui attestano la propria esistenza e
rivendicano la responsabilit dellattentato allIsan
risulta ancora meno credibile se pensiamo che uno di
loro si trovava sul luogo della tragedia nel momento
in cui esploso lordigno. Ed morto. Se si fosse
trattato di un kamikaze, okay, ma qui stiamo
parlando di esplosivi che erano gi stati piazzati sul
posto. E un altro membro stato assassinato, a
quanto pare. No
Sospir sconsolato, poi, dopo essersi schiarito la gola,
riprese: Abbiamo indirizzato subito la nostra
attenzione verso gruppi terroristici pi seri e
potenzialmente molto pi pericolosi. Ma il problema
che non riusciamo a trovare tracce e indizi che li
incriminino.
Quindi luomo del video mente?
troppo presto per dirlo.
Ovviamente esiste anche la possibilit che voi
Il ministro strizz gli occhi.
Che abbiate tralasciato qualcosa, cerc di dire con
una certa prudenza.
Certo.
Harald Jensen prese met di un panino imburrato con
uova sode e fette di pomodoro e se lo pos nel piatto
mentre rifletteva; poi prese una saliera di vetro e lo
cosparse di cos tanto sale da renderlo immangiabile.
Ovviamente possiamo aver fatto degli errori. Ma
non credo, non intenzionalmente. Che le intenzioni
fossero buone o cattive . Con un tono di voce cos
basso che Silje stent a sentirlo, aggiunse: Abbiamo
fatto grandi progressi dal 22 luglio. Siamo migliorati
molto.
Comunque unipotesi tutta da dimostrare,
comment il ministro, che militava nelle file del
Partito del progresso. E sono in tanti a volerla
confutare. Questa settimana ne hanno sparate di
cannonate, non vi sembra?
N Silje n il capo del Pst risposero.
E lestrema destra? continu il ministro, a voce
cos alta che Silje si raddrizz immediatamente sulla
sedia.
Con un sorriso, Harald Jensen scosse la testa e diede
un morso al panino. Mastic. Mastic ancora. Alla
fine, dopo aver deglutito, rispose.
In giro di idioti ce ne sono tanti. Ma normalmente
questo sono. Idioti. Razzisti che si nascondono dietro
le tastiere e le tende tirate. Codardi. Bastardini che
abbaiano irosi dalle loro stanzette sudice senza avere
il coraggio di uscire e affrontare il mondo. Mi
piacerebbe beccarne uno alla volta e
Si interruppe.
Torniamo a oggi, riprese. A nostro avviso non
esiste nessun gruppo di estrema destra in grado di
attuare due attentati del livello di quelli che abbiamo
visto questa settimana. Nessuno.
Per qualche secondo nella stanza cadde il silenzio.
Non lo pensavate neanche prima che il ministro
si interruppe, per poi attaccare da unaltra parte:
Quali segnali avreste potuto cogliere? Mettiamo da
parte per un attimo le congetture su chi sia il
responsabile. Che cosa avreste potuto rilevare, prima
di questi attentati?
Harald Jensen sorrise apatico.
Rilevare? Tantissime cose. Lintelligence moderna
paragonabile a un puzzle molto pi grande di quanto
si immagini. Come prima cosa, ci sono tutte le
informazioni che raccogliamo da soli. Una parte
frutto di indagini, infiltrazioni e pedinamenti vecchio
stampo, ma pi che altro questione di elettronica,
ovvio. Molte di queste informazioni vengono dalla
rete, quella visibile e aperta a tutti. incredibile che
cosa non pubblica la gente sui propri movimenti,
motivi, azioni e sentimenti, senza pensare
minimamente a ci che sta rivelando. Nei blog, in
qualunque spazio aperto ai commenti, ovunque. Poi
facile accedere ai gruppi chiusi, ad esempio su
Facebook. Quelli li controlliamo assiduamente. Infine,
quando esistono le premesse giuridiche per poterlo
fare, sorvegliamo il traffico telefonico e in certi casi
alcuni luoghi precisi.
Intercettazioni, annu il ministro.
S, e poi abbiamo la cosiddetta deep web, la rete
profonda. E l c linferno, invece.
Si fece di nuovo silenzio. Silje provava il forte impulso
di controllare il telefonino per vedere se le fossero
arrivati messaggi, ma prima di quella riunione erano
stati requisiti tutti i dispositivi elettronici.
La rete profonda rappresenta la nostra fonte pi
importante, continu a bassa voce il capo del Pst.
Un regno criptato, in codice e nascosto che
presuppone grandi conoscenze informatiche per
potersi muovere al suo interno e gestirlo, e dove le
cose avvengono cos in fretta che abbiamo la
costante sensazione di essere un passo indietro
rispetto ai cattivi.
Si strofin la fronte con tre dita e fece una smorfia.
E non che linizio, disse. Tutte queste
informazioni, questa corrente enorme di dati ottenuti
grazie al lavoro di sorveglianza, in s non valgono
nulla. Quando aggiungiamo quello che riceviamo
dalle organizzazioni internazionali con cui
collaboriamo a quello che abbiamo raccolto noi in
prima persona, il risultato un oceano caotico,
colossale e incontrollabile di pezzi e frammenti,
mezze verit e bugie, spacconate e realt spaventose.
Entr una donna senza bussare. Sussurr qualcosa
allorecchio del ministro. Un po seccato, lui le fece
segno con la mano di andare via, poi disegn un
circoletto con un dito per invitare Harald Jensen a
proseguire.
La vera arte sta nel combinare il tutto, dichiar
con enfasi il capo dellintelligence. Nello scoprire
quali tasselli sono collegati tra di loro. E si tratta di
unarte difficilissima. Come tutti i servizi segreti
moderni, anche noi abbiamo sistemi informatici che
permettono di intravedere dei modelli in questo
tsunami di informazioni ogni volta che essi si
presentano. Possediamo codici dallarme e sistemi
algoritmici eccellenti e in costante miglioramento. Ma
non sono infallibili. I computer non pensano,
eseguono degli ordini. Non interpretano, dnno
unicamente delle risposte. In altre parole sia noi sia i
nostri partner, che possono essere pi o meno
collaborativi, dipendiamo ancora da
Fece un nuovo sorriso triste.
Dalla forza dellessere umano. Dal suo cervello, con
tutte le sue qualit e le sue debolezze. Ecco dove
volevo arrivare.
A Silje parve di cogliere nella voce di Harald una
leggera vibrazione. Come se fosse stanco, turbato o
dispiaciuto. Difficile dirlo. Probabilmente era tutte e
tre le cose insieme.
In conclusione, non abbiamo visto nulla con una
forma e connotazione precise, afferm prima di
schiarirsi la gola. Non nei dati ancora grezzi. Non
nelle elaborazioni dei computer. E neanche nelle
relazioni e nelle analisi che hanno fatto i miei uomini,
o che ha fatto qualcun altro. La Cia, gli inglesi, niente.
Neppure il Mossad, ce lhanno garantito. A oggi.
Si appoggi la ventiquattrore sulle gambe, lapr e ne
estrasse una serie di documenti. Quando li spinse
sopra il tavolo verso il ministro, Silje vide il
caratteristico timbro Top Secret impresso sul foglio
pi in alto.
Il guardasigilli diede unocchiata alle carte, ma senza
toccarle.
Quindi il video non autentico.
Be, poco dimostra che sia vero, almeno.
Perch allora stato pubblicato?
Harald Jensen allarg sconsolato le braccia.
Per prendersi lonore? Per pavoneggiarsi? Dio solo
lo sa.
Per un attimo si copr il volto con le mani, poi le
appoggi bruscamente sul tavolo davanti a s. Le
guance gli si erano imporporate e gli occhi si erano
ridotti a due fessure dietro le spesse lenti degli
occhiali.
Quando uno dice di aver fatto una cosa, non
significa necessariamente che sia vero.
Il ministro della Giustizia rimase seduto immobile per
qualche secondo a riflettere; infine, spinse i
documenti Top Secret verso il centro del tavolo e si
alz. Dopo essersi risistemato la cravatta, si pass
una mano tra i capelli folti e biondi.
Voglio ringraziarvi per queste informazioni, disse
allacciandosi lultimo bottone della giacca. E per il
tempo che ci avete dedicato. Se c qualsiasi cosa che
noi possiamo fare da qui, basta dirlo.
In questo caso si tratterebbe di introdurre luso
obbligatorio del guinzaglio, replic Silje Srensen
impassibile.
Si alz e si mise a ritirare le proprie carte nella borsa.
Uso obbligatorio del guinzaglio? ripet il ministro,
che si trovava gi sulla soglia.
S. O meglio ancora della museruola.
Gli piant gli occhi addosso. Avrebbe giurato di aver
visto un accenno di sorriso: un tremolio a un angolo
della bocca che forse poteva anche essere di rabbia.
Tenendo conto dellatmosfera e lumore generale,
sarebbe utilissimo in questo momento che certe
persone tenessero la bocca chiusa, aggiunse.
Ma il ministro stava gi lasciando la stanza e Silje
avvert un leggero rossore tingerle le guance: quella
era la mancanza pi totale di rispetto verso il
protocollo e letichetta di cui si fosse mai macchiata.
Verso est il cielo era rosa. La luce tenue e
meravigliosa che avvolgeva Oslo sembrava
promettere che il primo giorno di bel tempo sarebbe
durato a lungo. Henrik Holme aveva vagabondato per
la citt sentendola risvegliarsi gi alle prime luci
dellalba. Aveva fatto in modo di arrivare in cima a St
Hanshaugen proprio nel momento in cui sorgeva il
sole.
Laurora gli diede la calma necessaria per camminare.
Gli faceva bene usare le energie che aveva a
disposizione. Gli si schiariva la testa, i tic diventavano
meno pressanti. Ci aveva messo parecchio ad
abituarsi alla capitale. Anni. Ma poi, con il passare del
tempo gli riusciva sempre pi difficile anche solo
pensare di ritrasferirsi nella cittadina da cui veniva. Se
in futuro avesse dovuto vivere in qualsiasi altro posto
che non fosse Oslo, sarebbe stato allestero. In una
metropoli ancora pi grande. Con ancora pi abitanti.
Non per conoscerli, non conosceva molte persone e
la cosa gli stava benissimo, ma per confondersi tra di
loro. Anche se i colleghi lo consideravano un tipo
strambo e a volte esprimevano in modo un po
troppo chiaro che cosa pensavano di lui, non gli era
mai capitato di ricevere commenti cattivi e umilianti
dagli ignoti cittadini di Oslo. Durante linfanzia e
ladolescenza ne aveva invece sentiti di continuo.
Sognava New York.
Stava mettendo da parte i soldi per andarci in ferie.
Da solo, ma New York doveva essere proprio la citt
perfetta in cui stare soli.
Si stava avvicinando al parco di Frogner ed erano le
sette e quaranta. Aveva percorso per un tratto
Kirkeveien e girato in Middelthuns gate a passo
veloce.
Era stato semplice trovare Abid Kahn. La sera prima
Henrik era andato subito in centrale dopo aver
lasciato lappartamento di Hanne. L aveva accesso al
registro nazionale anagrafico, che rappresentava uno
strumento di ricerca decisamente migliore dellelenco
telefonico.
In Norvegia abitavano tre Abid Kahn. Uno aveva
superato la sessantina da un pezzo, il secondo aveva
solo diciotto anni. Il terzo era nato nel 1978. Perfetto,
era quello lAbid Kahn che stava cercando, a scuola
era un anno avanti rispetto a Karina Knoph.
E non soltanto abitava ancora Oslo, ma era un
collega. Tre anni prima era stato trasferito nella
Kongelige politieskorte, la sezione della polizia
responsabile di fornire le guardie del corpo alla
famiglia reale. Dopo gli avvenimenti degli ultimi giorni
era molto indaffarato, ma era stato di una gentilezza
squisita quando Henrik lo aveva chiamato,
nonostante mancassero pochi minuti alle dieci di
sera: un orario al limite di quello ritenuto accettabile
per telefonare senza disturbare, come gli aveva
ripetuto sua madre per tutta linfanzia e come gli era
rimasto scolpito nella memoria.
Attualmente Abid faceva i doppi turni. Per doveva
anche allenarsi, come ogni giorno, e se Henrik era
daccordo a incontrarlo nel parco di Frogner, dove
cerano i prati che confinavano col parcheggio sul lato
opposto della strada rispetto al palazzo dellNho, la
confederazione dellindustria norvegese, avrebbero
potuto parlare mentre lui eseguiva gli ultimi esercizi
di potenziamento.
Quando Henrik pass davanti alle piscine allaperto di
Frognerbadet, si rese conto di essere un po in
anticipo. Otto, otto e un quarto, gli aveva detto Abid
Kahn, sottolineando che non avrebbero potuto
conversare per pi di quindici minuti al massimo
prima che lui dovesse proseguire.
Quindici minuti sarebbero stati pi che sufficienti,
pens Henrik rallentando.
Chiss se dopo poteva andare da Hanne. Non gli
aveva detto niente su quando intendeva rivederlo. In
effetti i loro congedi erano sempre piuttosto bruschi.
Tutte e due le volte che era stato a casa sua, lei gli
aveva comunicato esplicitamente che doveva levare
le tende. Senza mezzi termini. E lui aveva obbedito.
Gli era stato insegnato che non bisognava mai
chiedere agli ospiti di andarsene, ma in fondo
preferiva lapproccio di Hanne. Cos evitava di
domandarsi se fosse ancora il benvenuto.
Attravers senza fretta il parcheggio, procedendo a
zig-zag tra le macchine che avevano gi cominciato a
riempirlo. Sulle stradine che si snodavano allinterno
del parco erano molti quelli che facevano jogging.
Henrik si appoggi a un grande albero e rimase l, a
domandarsi che cavolo ci trovassero di bello in tutto
quellallenamento. Personalmente ci aveva dato
dentro con quel genere di cose soltanto per superare
le prove fisiche di ammissione alla scuola di polizia, e
ce laveva fatta per un pelo. Da quel momento in poi
non si era pi tenuto in esercizio.
Camminava, invece. Per ore. E andava in bicicletta. A
Henrik Holme piaceva guardarsi intorno, e muoversi
faceva parte di quel rituale mentale. Pensava meglio,
cos. Stranamente si sentiva anche meno solo quando
passeggiava piuttosto che quando era seduto in casa
sua: fuori era in marcia, stava andando da qualche
parte, e il trasferimento fisico implicava una sorta di
consapevolezza, limpressione di appartenere a quel
grande organismo che nel suo insieme costituiva una
citt.
Da marted a quel momento aveva forse dormito
cinque ore in tutto. Ma non si sentiva spossato. Era
nel fiore degli anni e gli avevano affidato un compito.
E aveva conosciuto Hanne Wilhelmsen.
Non si sentiva cos necessario da quando aveva
risolto il caso del piccolo Sander, trovato morto.
Henrik Holme?
La voce gli giunse da dietro.
Sobbalz prima di girarsi.
Abid Kahn?
Esatto. Ciao.
Quello che gli porse la mano era un uomo scuro e
incredibilmente atletico. Emanava un odore
dolciastro di sudore fresco e aveva il palmo fradicio.
Mi spiace averti dato appuntamento qui, disse
con un sorriso sbieco. Solo che, capisci, al momento
sul lavoro abbiamo abbastanza da fare.
Henrik gli sorrise a sua volta.
Certo. Come ti ho accennato al telefono, si tratta di
Karina Knoph. Il capo della polizia mi ha dato Be,
come ti dicevo ieri sera, sto lavorando in un team,
ecco, che si occupa di vecchi casi irrisolti. Cold cases.
Abid si sedette sullerba bagnata e cominci a fare
sit-up, con le ginocchia appena piegate e le mani
intrecciate dietro la nuca.
Karina Knoph, esclam con un gemito. Me la
ricordo bene. Una ragazza divertente. Strana. Nel
secondo semestre aveva i capelli blu, lo sapevi?
S.
Passavamo molto tempo insieme quando io ero in
seconda e lei in prima. A essere sincero, credo che si
fosse presa una mezza cotta per me.
Cominci a toccare il ginocchio destro con il gomito
sinistro e viceversa.
Solo che io non la ricambiavo. Non dicevo di no a
pomiciare un po ogni tanto, ma non c mai stato
niente di pi. Non era il mio tipo, anche se te lho
detto, era divertente. Suonava in una band. Era brava
con la chitarra, in effetti. Non altrettanto a scuola,
credo, ma ripensandoci adesso
Si sdrai sulla schiena e tese le braccia sopra la testa.
Lentamente sollev gambe e busto e rimase
immobile in quella posizione a denti stretti per dieci
secondi prima di rilassarsi.
magari solo una mia conclusione personale, ma
ripensandoci non che Karina ci venisse molto. Alla
Foss, cio, a scuola.
Ah no?
Faceva un mucchio di assenze ingiustificate. Io
invece prendevo la scuola sul serio, volevo diventare
medico. O ingegnere. O avvocato.
Balz in piedi con un movimento morbido.
Per la precisione, sorrise con i denti bianchissimi
mentre si asciugava il sudore dalla fronte con un
polsino, era quello che avrebbe voluto mio padre.
Le famose professioni a cui puntano i norvegesi-
pakistani e che tu conosci sotto la sigla Mia.
Henrik annu.
Medico, ingegnere, avvocato. Il sogno di qualsiasi
genitore immigrato per i propri figli.
Abid gli fece segno di seguirlo a un altro albero e,
dopo aver afferrato un grosso ramo mezzo metro
sopra di lui, si mise a contare i pull-up. Henrik rimase
a guardarlo in silenzio.
Dieci, ansim Abid con il fiatone. Undici, dodici.
Si lasci cadere a terra.
Quellestate siamo andati in Pakistan, disse. In
agosto. Quando siamo tornati in Norvegia era tutto
lei era gi scomparsa.
Lo so, fu il commento di Henrik.
Si irrigid. Un cane veniva verso di loro scodinzolando.
Ovviamente senza guinzaglio, anche se nel parco era
obbligatorio tutto lanno. Non era un bestione, ma
non faceva molta differenza.
Pussa via, esclam Abid con tono minaccioso,
battendo un piede a terra e agitando le braccia.
Pussa via! Sparisci!
Il cagnolino si blocc e gua, poi di colpo si gir e
torn di corsa dal suo padrone.
Non sopporto i cani, spieg Abid. Soprattutto
quelli piccoli.
Sono daccordo, disse Henrik annuendo con forza.
Droga, riprese Abid prima di mettersi le mani sui
fianchi e cominciare a fare piegamenti ampi e regolari
da un lato allaltro.
Cosa?
Credo che Karina facesse uso di sostanze
stupefacenti. Niente di che, immagino.
Probabilmente non andava al di l dellhashish.
Perch lo pensi?
Perch quellestate, prima che noi partissimo per
Rawalpindi, mi aveva chiesto se conoscevo qualcuno
che potesse procurarle un po di roba.
Ah s?
Henrik era davvero sorpreso e prov il forte impulso
di sferrare un pugno contro lalbero che si ergeva
accanto a lui. Riusc a controllarsi. Nei documenti
della polizia non si faceva cenno a nessuna droga. Di
nessun tipo.
Che cosa le hai risposto?
Mi sono incazzato.
Davvero?
successo un sacco di tempo fa. Non ricordo
esattamente che cosa le ho detto, ma era qualcosa
tipo sparisci. In effetti, dopo non le ho pi parlato.
Doveva essere una settimana prima che partissimo.
Lho vista un paio di volte a Grunerlkka, ma ero
arrabbiato e non volevo avere niente a che fare con
lei.
Rimase immobile. Rilassato anche se aveva il fiatone.
E lultima volta che ci siamo visti, abbiamo litigato,
comment pensoso.
Aspett ancora qualche secondo, poi si mise a fare
stretching.
Karina conosceva altri
Henrik deglut mentre si avvolgeva meglio la sciarpa
intorno al collo.
Pakistani di merda? gli chiese Abid.
Il rossore, avvert Henrik. Quel rossore maledetto e
maligno.
Tranquillo, disse Abid prendendo una bottiglia
dacqua che teneva appesa alla cintura. Le regole le
conosci. Io posso dirlo. Tu no. E la risposta s. Era
strano, ma le interessavano parecchio quelli con la
pelle scura.
Si chin per un attimo verso di lui e sussurr: Ce
lhanno anche alcuni di voi.
Diede unocchiata allorologio.
Sai di chi si tratta? si affrett a domandargli
Henrik. Conosci altri norvegesi-pakistani che
frequentava? Che vedeva?
Abid bevve tutta lacqua rimasta.
No, rispose prima di asciugarsi la bocca con un
polsino. Anzi, s. Ricordo che quellestate la si
vedeva ogni tanto in giro con un paio di mezze seghe.
Io non li conoscevo. I nomi non me li ricordo. Non
studiavano alla Foss. A essere sinceri, non credo
neanche che andassero a scuola. Bighellonavano e
basta. Sicuramente piccoli criminali. Ricordo che
avevo messo Karina in guardia da loro. Prima che
saltasse fuori quella storia della droga e io smettessi
di parlarle.
E non hai idea di come si chiamavano?
No.
Abid aveva unespressione molto concentrata ora.
Penso che uno si chiamasse Mohammad. Non che ti
possa aiutare pi di tanto, uno dei nomi pi comuni
qui in Norvegia. Ma laltro?
Si mise di nuovo a riflettere.
Era un uomo bellissimo.
Il volto simmetrico, gli occhi grandi. Aveva un
accenno di barba, anche se probabilmente il suo
mestiere gli imponeva un aspetto curato in qualsiasi
momento. Le spalle erano larghe e i fianchi stretti.
Henrik non le aveva quasi, le spalle.
Assomigli a una bottiglia di Riesling, gli aveva detto
una sera tardi un collega, mentre erano a un
seminario. Il giorno dopo Henrik era andato alla
ricerca di quella bottiglia e, dopo averla vista, era
tornato a casa in lacrime. Lui che non piangeva mai,
perlomeno non da che aveva superato linfanzia e le
medie, quando tra i tanti epiteti con cui lo
chiamavano cera Serpente. Non aveva mai capito
perch, prima di vedere quella bottiglia.
Non me lo ricordo proprio, disse alla fine Abid
Kahn. Ma ce lhai un biglietto da visita? Posso
andare a controllare certi oggetti che ho tenuto dai
tempi della scuola e vedere se mi viene in mente
qualcosa. Okay?
Benissimo, borbott Henrik tirando fuori un
cartoncino.
Li aveva da molti anni, ma era la prima volta che
gliene veniva chiesto uno.
Grazie, aggiunse. Soltanto una cosa. Ricordi
Conoscevi uno che si chiamava Gunnar Ranvik?
Non lo conoscevo, no, ma per ricordarlo me lo
ricordo bene. Non era nella stessa sezione di Karina?
Credo fossero in classe insieme.
Henrik annu.
Un tipo davvero in gamba, comment Abid. Mi
pare.
Lui e Karina stavano insieme?
Abid si strinse nelle spalle.
Se stavano insieme? Non lo so. Karina era un po
leggera, per essere gentili. Che stessero insieme, ho i
miei dubbi. Che magari lui pensasse di s, pu darsi.
Resta il fatto che passava molto tempo con lei, ecco
perch me lo ricordo. Non avevamo nulla in comune,
io e lui. Era bravo a scuola
Per un attimo Abid assunse unespressione pensosa,
meditabonda.
Credo che avesse vinto una specie di premio per
giovani ricercatori. Era il Museo nazionale di tecnica e
scienza che lo aveva organizzato? Qualcosa del
genere. Gunnar aveva
Di nuovo quellaria palesemente pensosa.
No, non mi ricordo perch laveva vinto. Adesso
un po ritardato, vero? Un episodio di violenza
cieca, quellautunno? Se non sbaglio, ne avevo
sentito parlare quando eravamo ritornati dal
Pakistan. Come dicevo, io non lo conoscevo e Karina
era scomparsa. Senti, devo fare ancora un paio di
esercizi, ma ti telefono se mi viene in mente
qualcosa. Okay? Ciao! stato un piacere conoscerti. E
anche parlare di qualcosa di diverso da quelle cazzo
di bombe. Anche se il caso di cui ti occupi tu non
certo simpatico.
Abid Kahn si chin rapidamente in avanti e fece la
verticale. Lentamente e con sicurezza si mise ad
eseguire dei push-up con le gambe in aria un po
divaricate.
Ciao, rispose Henrik prima di incamminarsi.
Se soltanto avesse saputo dove andare. E cosa
farsene di tutti quei pensieri.
Se soltanto lo avesse saputo.
Hkon Sand non aveva idea di che fine avessero fatto
le sue chiavi. Stava rovistando nelle tasche dei
pantaloni gi da un po quando gli venne in mente
che la porta dellufficio non era chiusa a chiave.
Mi spiace, disse aprendola. Accomodati pure.
Il tenente colonnello in uniforme, con il cappello
correttamente tenuto sotto il braccio, fece il suo
ingresso nella stanza.
Scusa il disordine, farfugli Hkon, sputando una
presa di tabacco nel cestino accanto alla scrivania
prima di sedersi. Come puoi capire, qui si procede a
ritmo serrato.
Capisco, certo, rispose Gustav Gulliksen lanciando
unocchiata alla poltroncina per gli ospiti che si
trovava dallaltra parte del tavolo.
Prego, esclam Hkon. Accomodati. Vuoi un t?
Un caff?
No, grazie.
Come il tenente colonnello, anche lui portava
luniforme. Ma l finiva qualsiasi tipo di somiglianza,
sebbene fossero coetanei. I vestiti del tenente
colonnello Gulliksen erano stirati, i pantaloni avevano
la piega e il nodo della cravatta era cos stretto che
Hkon si stupiva che riuscisse a respirare. Indossava
la giacca color tortora con due stellette su ogni
controspallina come una dimostrazione di onore: in
modo rigido, orgoglioso e degno.
Hkon aveva la cravatta storta e non si cambiava la
camicia dal mattino del giorno prima. Si era tolto la
giacca da un pezzo e, a dire il vero, non aveva idea di
dove fosse finita. Si era macchiato i pantaloni scuri di
Coca-Cola, ma per fortuna non si vedeva. Verso le tre
aveva cominciato a sentire le prime bolle sui calcagni.
Le scarpe nere erano nuove, le vesciche gli facevano
male e quindi si era messo le sneaker che usava per
andare a correre. Arancioni a strisce verdi
fosforescenti.
Devo ammettere di essere un pochino
esterrefatto.
Hkon si chin sopra la scrivania e giunse le mani.
Credevo che aveste un controllo migliore degli
esplosivi.
Il tenente colonnello si schiar piano la voce dietro la
mano chiusa.
Come abbiamo gi informato al riguardo il capo
della polizia, si tratta di una questione molto delicata.
Vi chiediamo di gestirla di conseguenza.
Certo, certo. In modo delicato ed elegante e
discreto e andatevene affanculo, Gustav!
Hkon
Lufficiale, al quale erano apparse delle chiazze sul
collo, appena sopra la cravatta stretta, si schiar
nuovamente la voce.
Erano passati quattro giorni dal 22 luglio, disse
piano. Avevamo sperato in una maggiore
comprensione, dal momento che bisognava tenere
conto di di alcune circostanze.
Tenere conto? Tenere conto di alcune circostanze?
Hkon gemette in maniera teatrale.
Tenere conto di alcune circostanze, Gustav! Era
quello che dovevamo fare sempre noi con te. Tenere
conto di tutte le tue allergie. Allergia al polline e alle
noci e alle nocciole e alla fine a qualcosa di
assolutamente nuovo intolleranza alimentare, la
chiamavi tu. Per non parlare di tuo fratello che faceva
la pip a letto e quindi doveva dormire per conto suo
quando cerano le escursioni con i boy-scout, e noi
sempre costretti a far finta di niente. Sono queste le
situazioni in cui uno tiene conto delle circostanze.
Si gratt con forza la nuca e fece una smorfia.
Uno non tiene conto delle circostanze quando
grandi quantitativi di C4 si dissolvono nel nulla, cos.
Erano passati soltanto quattro giorni dalla tragedia
di Oslo e Utya. In Norvegia cera il caos, Hkon. Choc
e incredulit. Dolore e paura. Non era ammissibile
uscirsene con questa faccenda.
Uscirsene? Uscirsene, Gustav? Se delle caterve di C4
spariscono dopo una esercitazione militare che
stata cancellata, andare alla polizia non sarebbe
esattamente uscirsene con questa faccenda!
Comunque. Ormai acqua passata. Adesso si pu
fare ben poco. Quella volta abbiamo preso una
determinata decisione, e continuiamo a sostenere
che fosse giusta. Se cera una cosa di cui la Norvegia
non aveva bisogno subito dopo il 22 luglio, era
proprio sapere che erano state smarrite notevoli
quantit di un esplosivo pericoloso. Abbiamo
annullato lesercitazione, che date le circostanze era
lunica cosa giusta da fare. E la sparizione della scorta
di C4 stata scoperta solo due giorni pi tardi. Da
quel momento in poi abbiamo gestito la cosa in
modo molto discreto. E come il capo della Difesa ha
comunicato chiaramente sia al ministro della Giustizia
sia al capo della polizia Srensen, ci aspettiamo che si
continui cos.
Ci aspettiamo? La voce di Hkon esplose in
falsetto. Non provare a venir qui a porre delle
condizioni, Guffen. Non ci provare neanche! Noi
vogliamo sapere tutto. Tutto, dalla a alla z. Voglio
nomi, posti, quantit. Voglio una descrizione precisa
di
Croll letteralmente contro lo schienale della
poltroncina. Si port una mano alla fronte, poi
cominci a spalancare e strizzare gli occhi.
Alternativamente, in continuazione.
Scusami, Guffen. solo che
Capisco, rispose Gustav Gulliksen, educato ed
essenziale. Infil una mano dentro la giacca
delluniforme. Sono tempi difficili per tutti noi.
Ne estrasse una cartellina di plastica contenente dei
documenti. Non era molto spessa e Hkon si permise
di alzare gli occhi al cielo quando vide che la
copertina era mimetica.
Tieni, gli disse il tenente colonnello alzandosi.
Questo tutto quello che sappiamo. Trattale per ci
che sono: informazioni che possono nuocere alla
Difesa. E di conseguenza alla Norvegia. E alla
sicurezza nazionale.
Hkon guard la cartellina senza toccarla.
Grazie, mugugn. Cerchiamo di vederci, un
giorno o laltro. Ci beviamo una birra. Quando tutta
questa storia sar finita. Tanto per rivangare i bei
tempi andati.
Il tenente colonnello non rispose. Si diresse verso la
porta, lapr e usc. Non si gir neppure per salutare.
Bastava proseguire e non guardarsi indietro.
Aveva preso quella decisione quando Linus si era
volatilizzato per lennesima volta, senza dire una
parola, soltanto poche ore dopo che era ritornato a
casa a dormire.
Billy T. non poteva rimandare oltre.
Chiamare Grete era stato pi semplice di quanto
avesse temuto. In effetti gli era parsa sollevata, quasi
felice quando le aveva spiegato il motivo della
telefonata. Le aveva detto, semplicemente, di essere
un pochino preoccupato. Un po ansioso per via della
piega che aveva preso Linus, e voleva parlarne con
lei. Se aveva tempo.
Ce laveva.
Immediatamente.
Si erano accordati di incontrarsi al centro
commerciale di Storo. Da Jordbrpikene, che aveva
una grande caffetteria al secondo piano. Non perch
fosse un posto particolarmente discreto e pacifico,
anzi. Ma il rumore era spesso il modo migliore per
mimetizzarsi. E la presenza di altre persone
permetteva di proteggersi da eventuali scenate.
Grete gliene aveva fatte abbastanza da quando era
nato Linus.
Billy T. aveva tentennato molte volte mentre andava
a Storo.
Vedendo la madre avrebbe tradito una promessa
fatta a Linus.
E la cosa pi importante per lui era averlo sottocchio.
Se suo figlio fosse venuto a sapere di quellincontro,
sarebbe uscito dalla sua vita. Forse per sempre.
No. La cosa pi importante era scoprire in che cosa si
fosse infognato. Avanti tutta, pens alzando lo
sguardo quando, arrivato alla caffetteria, constat
che Grete era gi l.
Sedeva a uno degli ultimi tavolini, e aveva una tazza
di caff davanti. Billy T. aveva sperato che intorno a
loro ci fosse un certo traffico di persone, invece
regnava una strana calma. Lui non frequentava
spesso i centri commerciali di quel tipo, eppure gli
sembr insolito. Probabilmente dipendeva dalla
bomba scoppiata la sera prima.
Se cera una cosa a cui non desiderava pensare, era
proprio lesplosione nel ristorante vegetariano.
Dopo essersi avvicinato al tavolo, farfugli una specie
di saluto e abbracci rigido Grete prima di andare al
bancone per ordinare. Prese un cappuccino e torn.
Mi fa piacere che tu sia potuta venire, esord
mettendosi a sedere.
Il posto era stretto per il suo grande corpo, quindi si
chin a spostare mezzo metro pi in l il tavolino
accanto, che era vuoto, in modo da poter allungare le
gambe.
Perch non sei al lavoro? gli chiese Grete senza
interesse.
Sono in malattia, borbott lui. Ho un ginocchio
malmesso.
Quindi da te che si trasferito. Non ci avrei mai
creduto.
Sono passati davvero sei mesi senza che tu sapessi
dove abitava?
Be, tu hai trascorso ventidue anni senza sapere un
tubo della sua vita. Non mi sembra proprio che tu sia
nella posizione giusta per criticare, Billy T.
Lui alz le mani a mo di resa.
un uomo adulto, riprese lei sconsolata. Io ho la
mia vita a cui pensare. Nessuno pu accusarmi di non
averci provato. Se lui non voleva pi vivere con me,
non avevo il diritto di impedirgli di andarsene. Che
fine abbia fatto, poi, non sono affari miei, a essere
precisi.
Mise una pastiglia di dolcificante nel caff.
Ma che si fosse trasferito da te, come ti dicevo
questa s che una sorpresa. Tuo figlio non ha mai
avuto una grande opinione di suo padre.
Sembr riflettere per un attimo prima di lasciar
cadere unaltra pastiglietta nel liquido marrone.
Daltro canto non ha una grande opinione quasi di
nessuno.
In che senso?
Non parli con lui?
Billy T. cerc di trovare una posizione pi comoda
sulla sedia.
Mah. Ci provo, perlomeno.
Alz lo sguardo. Era invecchiata, Grete. I capelli erano
troppo evidentemente tinti, quel rosso sembrava
preso dalla scatola di acquerelli di un bambino. Era
sempre stata magra, ma adesso sul suo volto cera
qualcosa che la faceva assomigliare a una strega. I
tratti taglienti, il naso ricurvo, la bocca sottile con un
rossetto steso in modo da cercare di ingrandirla. Gli
zigomi erano cos alti e sporgenti da darle laspetto di
una persona che soffre la fame.
Be, vedi, gli disse. Non facile averlo in casa.
Sotto tanti punti di vista era molto pi semplice
quando si limitava a cazzeggiare. Almeno alle
superiori era felice. Giocava a calcio. Frequentava
degli amici privi di ambizioni come lui, ma se non
altro erano simpatici. Ai tempi mi irritava da morire
quella sua poca, pochissima voglia di darsi da fare.
Era S. Molto pi semplice.
Che cosa successo?
Grete alz lo sguardo e lo fiss. Cera qualcosa di
nuovo nei suoi occhi, rispetto allultima volta in cui lui
laveva vista. Non sembrava pi furiosa quando lo
incontrava. Ma disillusa. Rassegnata, con le palpebre
basse, come se fosse diventato troppo pesante
tenerle sollevate.
Che cosa successo ripensandoci, credo che il
cambiamento sia arrivato quando ha scoperto di
voler riprendere a studiare e finire le superiori. Io ne
ero felicissima. Finalmente si sarebbe dato una
mossa. Sarebbe diventato qualcosa.
Abbass lo sguardo e prese a girare senza scopo il
cucchiaino nel caff.
entrato in un gruppo di lettura alla biblioteca.
Conosceva Andreas da tempo ed era
Andreas? Billy T. si costrinse a mantenere un tono
di voce normale. Andreas Kielland Olsen?
S. Lo conosci? Un bravissimo ragazzo. Ero molto
contenta che Linus passasse sempre pi tempo con
lui. Studia Legge. Andreas se n andato di casa molto
presto, credo che fosse furioso con i genitori.
Avevano divorziato.
Per un attimo i loro sguardi si incrociarono. Nessuno
dei due disse nulla per parecchi secondi.
Lo hanno aiutato economicamente, riprese lei alla
fine. Ma per guadagnare qualche soldo in pi, aveva
cominciato a occuparsi di un progetto a Nordtvet, alla
biblioteca di quartiere. Non ne so un granch, ma si
trattava di una di queste iniziative pubbliche. Per
incentivare i giovani a leggere di pi. Ad andare a
scuola. Una cosa cos. Non saprei.
Alz la tazza.
E io ero sempre felice. durata fino a sette, forse
otto mesi fa.
Billy T. cominciava ad avvertire un calore sgradevole.
Togliti la giacca, gli sussurr lei. Stai sudando.
Lui se la sfil e la appese con una certa fatica allo
schienale della sedia.
Gli erano venute un mucchio di idee, continu
Grete. Si era dato davvero una regolata in tante
cose. Prendeva cos seriamente lo studio che quasi
stentavo a crederci. Aveva cominciato a farlo da
autodidatta, ma questanno ho pagato la retta per
fargli frequentare la Bjrknes. Sai, la scuola privata
Lo so, annu Billy T. E finora sembra tutto molto
bello.
S. Aveva smesso di buttare via le notti davanti ai
videogiochi. Teneva la sua camera in ordine. Era
molto pi gentile con i suoi fratellastri. Ma poi
Le si inumidirono gli occhi.
Ha cominciato ad avere opinioni disgustose.
Disgustose?
S.
In che senso?
Certe affermazioni alla Partito del progresso.
Adesso non ti seguo.
Come quello Come si chiama quel pazzo? Il tipo
che stanotte era in tv. Fredrik
Grnning-Hansen.
S. Giusto. Allinizio sembrava di sentire lui in
persona. Qualunque cosa riguardasse i musulmani
faceva esplodere Linus. Insisteva sul fatto che sapeva
benissimo di cosa parlava, visto che era cresciuto
nel ghetto, lo chiamava.
Billy T. continuava a sentire un gran caldo, ed era cos
a disagio e provava una nausea tale da non aver
ancora toccato il caff.
Ma poi, riprese Grete mentre unespressione
stupita le si dipingeva in volto. Poi Andreas si
convertito di colpo allIslam. Di punto in bianco.
Questa non lho mai capita. Credevo che quei due
avrebbero smesso di essere amici. Invece
Aveva ancora quellespressione sorpresa negli occhi.
Pensosa, come se stesse cercando di scoprire
qualcosa che si chiedeva da uneternit. Ed era
sicuramente cos, pens lui.
Linus si calmato. diventato pi chiuso. Parlava
pochissimo. Ho cercato di star dietro a quello che
leggeva. Una volta sono andata di nascosto sul suo
computer mentre non cera. Lo avevo sentito
raccontare a Linnea che usava il suo nome come
password.
Lo guard di traverso al di sopra della tazza prima di
aggiungere velocemente: Sua sorella. La mia figlia
minore. Ha sette anni, quindi immagino che secondo
lui non fosse pericoloso dirglielo.
Che cosa hai trovato?
Palate di merda. Ma davvero palate, Billy T.
Robaccia razzista di quella pesante. Voglio dire
Appoggi un gomito sul tavolo e si copr il volto con la
mano. Abbass la voce.
Anchio non sono molto contenta che ci siano tutti
questi immigrati. Cio, che ci siano certi immigrati.
Un conto sono quelli che si comportano bene e fanno
rigare dritto i figli, ma questi altri, dalla Somalia o gi
di l, loro
E poi che cosa successo? la interruppe Billy T.
Lei lo guard per qualche secondo. Stringeva
talmente le labbra che quasi non si vedeva pi
neppure il rossetto.
Non potevo certo sbattere in faccia a Linus quello
che avevo scoperto, rispose dopo un po, quando
Billy T. temeva che si sarebbe alzata per andarsene.
Avrei dovuto ammettere di aver ficcato il naso nel
suo computer. Invece lho rifatto, qualche settimana
dopo. E ci che ho trovato mi ha sconcertata ancora
peggio, per non usare parole pi forti.
Il computer era vuoto, sugger lui.
Quasi. Cerano praticamente soltanto i compiti e il
materiale scolastico.
E nessuna password.
Esatto. Come fai a saperlo?
Billy T. non rispose. La nausea era diventata cos forte
che si alz per andare a prendere un bicchiere
dacqua. Lo svuot mentre tornava al tavolo, quindi si
gir e and a riempirlo di nuovo dalla brocca che si
trovava accanto alla cassa.
Perch si trasferito? riusc finalmente a dire
quando torn per la seconda volta. successo
qualcosa di particolare?
No. In realt no. Si era stufato di avermi sempre
addosso, credo. Forse chiedevo troppo. Queste storie
razziste mi preoccupavano molto. Ma forse i ragazzi
di quellet dovrebbero essere lasciati in pace. Le
madri, almeno, dovrebbero lasciarli in pace.
La biblioteca? domand Billy T.
Cosa? Perch non ti siedi?
Tutta questa faccenda iniziata quando Andreas lo
ha portato in biblioteca, hai detto. vero?
Be iniziata, disse confusa. Te ne vai gi?
La biblioteca di quartiere a Nordtvet?
S. Ma mi piacerebbe sapere come sta Linus. Non
puoi semplicemente telefonarmi, farmi preoccupare
ancora di pi e poi
Ti chiamo se scopro qualcosaltro, la interruppe
lui afferrando al volo la giacca appesa allo schienale
della sedia.
Si mise a correre attraverso il centro commerciale.
Doveva uscire, aveva la bocca piena di vomito.
Mi sento uno schifo, comment Silje Srensen
mentre saliva in auto. Sei molto gentile, davvero.
Anchio ho bisogno di prendere una boccata daria,
rispose Hkon con un sorriso mentre girava la
chiave dellaccensione. E pazienza se solo un
giretto in macchina. Sembri sfatta.
Grazie.
Non intendevo in quel senso.
No, hai ragione. Devo avere un aspetto terribile, del
resto mi sento uno straccio. Non c niente da fare,
ho bisogno di coricarmi. Soltanto per qualche ora,
stasera torno.
Non il caso, le disse lui. Lasciarono
Grnlandsleiret e girarono a destra. Fino a domani
non ho nessun problema a gestire la baracca da solo.
Non siamo insostituibili, Silje. Nessuno di noi lo . In
fondo sono gli altri a portare avanti il lavoro.
Per sono io quella che deve prendere le decisioni.
Ma no, lo posso fare anche io.
Silje si chin in avanti per accendere la radio.
Abbracci Fm, mormor. questo il canale di
musica che ascolti?
Linterpellato non rispose. Lei si riappoggi allo
schienale e chiuse gli occhi. Li riapr quasi subito per
via di una brusca frenata.
Scusa, le disse Hkon. scattato il rosso.
Credevo di riuscire a passare.
Che settimana, comment Silje guardando fuori
dal finestrino. Proprio una settimana di merda. Se
non ho capito male, tu conoscevi gi il tenente
colonnello che venuto a portarci i documenti da
parte dellesercito, giusto?
S. Andavamo a scuola assieme e per molti anni
abbiamo fatto parte degli scout. sempre stata una
persona in gamba, ma non ci vedevamo da secoli.
diventato cos militare.
Nessuno potrebbe accusarti di aver fatto lo stesso,
comment lei, secca.
Idioti, borbott lui di rimando, stizzito. Silje si
guard intorno per capire se qualcuno nei paraggi
avesse infranto il codice della strada.
Ma chi?
Quelli dellesercito. Perdere un mucchio di C4 e poi
insabbiare tutto.
Con un profondo respiro Silje si abbandon contro il
poggiatesta.
Per comprensibile, almeno un po. Visto il
momento in cui successo. Io mi trovavo dallaltra
parte della Terra, eppure riesco a immaginarmi senza
problemi la situazione. Dopo tutti i danni e le lesioni
causati da Breivik con la sua bomba fatta in casa coi
fertilizzanti, questo Gustav Gulliksen un briciolo di
ragione ce lha. Se la popolazione avesse saputo che
quattro giorni dopo erano stati smarriti settanta chili
di esplosivo, sarebbe stato uno choc. E chiss che
cosa sarebbe potuto succedere.
A essere sincero, continuo a credere che ci stiano
raccontando soltanto un pezzo della storia.
In che senso?
Sicuramente vero che il 22 luglio ha giocato un
ruolo fondamentale nelle loro valutazioni, ma
secondo me la cosa peggiore per la Difesa stato
avere a che fare con un gran numero di potenziali
sospettati. Si trattava di unesercitazione in grande
stile e a mot cerano quasi tutti i loro maggiori
esperti.
S? E allora?
Noi abbiamo bisogno di questi specialisti, Silje. La
Norvegia ne ha bisogno. Spesso fanno parte di gruppi
che sono segreti quanto i corpi speciali. Se fosse stata
avviata uninchiesta, parecchi di loro si sarebbero
bruciati. E sarebbe stato un bel danno alla capacit di
difesa della nazione, immagino.
Non hanno voluto sacrificarli per settanta chili di
C4.
No, non credo.
Silje si mise a rovistare nel cruscotto e trov una
confezione di caramelline.
A me settanta chili non dicono niente, riprese
ficcandosene due in bocca. Sono tanti?
Bastano e avanzano, le rispose laconico lui. I
ragazzi sono arrivati alla conclusione che in Gimle
Terrasse non ne sono stati usati pi di trenta.
Posizionati con molta cura, per. E nella valigia di ieri
non ce nerano pi di quattro o cinque. Oltre a dei
pezzetti di metallo.
Come a Boston?
No, in quel caso lattentatore ha usato delle pentole
a pressione. Per quanto ne so, non serve se si ricorre
a esplosivi potenti come il C4.
Ne hanno fatti saltare trenta, quaranta chili. In altre
parole, ne rimangono ancora parecchi.
Hkon non rispose. Una volante della polizia con le
luci blu accese li stava raggiungendo e lui accost per
farla passare.
Il Pst continua a negare che potrebbero essere
estremisti di destra? le domand mentre
controllava dagli specchietti lautopattuglia.
S. In modo quasi categorico.
Anche adesso che gli esplosivi sembrano di origine
norvegese?
Quando ho parlato stamattina con Harald Jensen a
Nydalen, non conoscevamo questo dettaglio.
Comunque non credo che cambi qualcosa. Non
hanno nel mirino nessun raggruppamento del
genere.
Come lultima volta, comment Hkon
reimmettendosi in carreggiata.
Lultima volta non si era trattato di un gruppo di
estremisti, ma dellopera di un unico individuo.
Appunto.
Adesso devono per forza essere coinvolte pi
persone.
E come facciamo a saperlo?
Silje prese unaltra caramellina, poi cerc di
avvolgersi meglio nel cappotto. La cintura di sicurezza
per glielo rendeva difficile, e lei imprec sottovoce.
impensabile che lomicidio, lo squartamento e
leliminazione del cadavere di Jrgen Fjellstad non
centrino con il terrorismo, esclam sconsolata.
Non pu essere un caso che prima lui appare nei due
video e poi viene ritrovato ucciso nei boschi del
Nordmarka. Soltanto per trasportare il corpo fino a
quella pietraia devono esserci volute pi persone.
Continuarono il tragitto in silenzio. Stranamente cera
poco traffico. Di solito il venerd lora di punta
cominciava con notevole anticipo, dal momento che
molti staccavano dal lavoro il pi presto possibile per
evitare la congestione di macchine in uscita dalla citt
per il fine settimana. Quel giorno non soltanto
cerano meno automobili del solito, ma anche i
marciapiedi parevano meno affollati di quanto non
fossero normalmente a quellora.
La gente ha paura, pens Hkon.
Ma non disse nulla.
Passi di qui? mormor Silje mentre superavano il
giardino botanico a Tyen.
S, tanto vale prendere il Ring 3. A proposito, anche
se non abbiamo ancora idea di chi abbia piazzato le
bombe nei locali dellIsan, e quando, almeno
sappiamo come.
Ah s?
Una vera e propria falla nel sistema di sicurezza.
Come sai, la sede era formata da due appartamenti
che erano stati accorpati. Durante i lavori di
ristrutturazione sono stati fatti molti interventi per
garantire la sicurezza dei locali. Porte solide e
serrature. Videocamere di sorveglianza allingresso.
Un controllo severo delle chiavi. E i vetri delle finestre
che davano sulla strada erano di quelli rinforzati. Non
blindati a prova di proiettile, ma difficili da rompere.
Nel suo insieme, tutto molto moderno. Ma oltre ai
due appartamenti, lIsan aveva anche quattro
cantine.
Da Sars gate gir in Finnmarksgata.
Per facilitare lingresso alle cantine hanno fatto una
scala che da un ufficio al pianterreno scende di sotto.
I ripostigli li usavano da magazzino per gli articoli di
cancelleria e altro materiale di uso quotidiano.
E che sistemi di sicurezza cerano, nelle cantine?
proprio questo il punto. Per entrarci ci vogliono
due chiavi. Laccesso alle cantine impedito da una
porta antincendio molto solida. E le chiavi le hanno
tutti quelli che abitano nel palazzo.
Oddio, esclam Silje affranta. E magari le
perdono pure in continuazione?
Mah, non saprei. Avevano un sistema di controllo
molto severo. Ovviamente abbiamo istituito una
squadra ad hoc responsabile di controllare tutte le
persone che potevano accedere legalmente alle
cantine. Il fatto che, una volta l, basta un tronchese
da sessanta corone comprato in un ferramenta
qualsiasi per salire senza problemi nei locali dellIsan.
Cosa? L sotto non cera una parete divisoria vera e
propria? Cera soltanto una rete, tipo?
Esatto. Ed stata tagliata, il che significa con tutta
probabilit che i terroristi sono passati da l.
Picchi pi volte la mano sul volante.
Perch chiamino questa cosa qua una rotatoria,
un mistero. Cazzo, perfettamente quadrata! E al
momento non c un cane! Dov finita la gente? Di
solito qui sempre tutto intasato.
Mise la freccia per uscire dalla rotonda.
Cos successo durante quellesercitazione? gli
domand Silje.
Niente. proprio questo il bello.
Okay, ma cos successo?
Era stata pianificata da molto tempo
unesercitazione in grande stile, con tanto di carri
armati ed esplosivi. Dovevano farla in uno dei campi
daddestramento che lesercito possiede a mot. Lo
sai, quei campi l non sempre godono di
Inchiod di nuovo, stavolta a un semaforo rosso. Silje
tese di scatto una mano e si resse al cruscotto.
grande popolarit, continu lui. Non sempre
molto simpatico avere un campo di tiro come vicino.
Daltro canto i militari devono pur esercitarsi. Fatto
sta che i vertici della Difesa si sono resi conto che la
Norvegia
Il motore, che si era ingolfato, si spense. Imprecando,
Hkon riusc a riaccenderlo e ad attraversare
lincrocio con il verde.
ne aveva avuto abbastanza di esplosioni per un
bel pezzo. Cos hanno deciso di sospendere
lesercitazione prevista soltanto poche ore prima che
cominciasse.
Quindi?
La Difesa applica routine molto severe per quanto
riguarda limmagazzinamento, il trasporto e limpiego
degli esplosivi. Cosa che del resto vale anche per tutti
coloro che hanno il permesso di usare queste
sostanze. Le casse di C4 erano gi state portate in
loco, nei tre diversi punti dove sarebbero state
utilizzate. Quando arrivato lordine di annullare
lesercitazione, sono state trasportate in fretta e furia
nel posto pi vicino. Cio in alcune piccole costruzioni
sparse per il campo. Purtroppo sono rimaste l per
alcuni giorni senza nessun tipo di sorveglianza.
Senza senza sorveglianza?
S, e in s non ci sarebbe niente di sbagliato. Tutto
era debitamente tenuto sotto chiave. Poi, quando
stato chiaro che ci sarebbero volute settimane prima
che si facesse lesercitazione, le casse di C4 avrebbero
dovuto essere ritrasferite nel magazzino permanente.
E invece non cerano pi.
No. Non tutte. Ne mancavano due da trentacinque
chili di esplosivo ciascuna. Per carit, era pi che
abbastanza. A quanto pare scoppiato linferno.
Un inferno che evidentemente sono riusciti a
soffocare, no?
S. Lincartamento su tutta questa faccenda un
capolavoro di laconicit. Del resto, cosaltro ci si pu
aspettare da documenti in cui i militari devono
descriversi come i responsabili di una figura di
merda? Personalmente, tra le righe leggo anche una
bella dose di panico. Insomma, stato deciso molto
in fretta che occorreva discrezione.
La macchina si stava avvicinando allincrocio a livelli
sfalsati di Sinsenkrysset. Anche l il traffico scorreva
liscio come se fosse stata notte fonda.
Dove sono tutti? disse Hkon a bassa voce.
una cosa che mette i brividi, Silje.
Strano che ci siano riusciti, osserv lei.
A fare cosa?
A impedire che diventasse di pubblico dominio.
Quella storia dovevano conoscerla parecchie
persone.
No, non tante. Per hanno avuto problemi con un
tipo, un esperto di ordigni che era responsabile delle
esplosioni a qualsiasi esercitazione. Un capitano, se
non ricordo male. Ha scritto un bel po di lettere di
protesta e denuncia, come emerge dal fascicolo che
mi ha consegnato Gustav Gulliksen. Voleva a tutti i
costi dare lallarme.
Ma alla fine ci ha rinunciato?
Evidentemente. E adesso si giustificano dicendo che
hanno dovuto pensare al bene dei cittadini. Che
avrebbero potuto scatenare il panico. Che non
sarebbe tornato a vantaggio di nessuno aumentare
ancora il livello di stress che c al momento in
Norvegia.
Meno male che almeno adesso hanno vuotato il
sacco, comment Silje. Mentre passavano sotto
lincrocio di Storo, diede unocchiata al
contachilometri. Sei il vicecapo della polizia di Oslo,
Hkon. Vedi di rallentare.
Lui sollev di pochissimo il piede dallacceleratore.
Silje chiuse gli occhi. Per un po si fece silenzio.
Quando lei not che Hkon stava lasciando il Ring 3,
gli sussurr: Sai a cosa sto pensando?
No.
Che non manca tanto al 17 maggio. E questa volta
oltre alla festa nazionale celebreremo anche i
duecento anni dalla nascita della Costituzione. Il
giorno pi norvegese di tutti i giorni norvegesi. Con
centinaia di migliaia di persone assiepate al centro di
Oslo.
Non sei lunica, le rispose. Non sei affatto lunica
ad averci pensato, Silje. Con il C4 finito chiss dove e
con in giro degli individui che hanno gi mostrato di
essere ben felici di usarlo, potrebbe diventare un
incubo.
Billy T. si sentiva nuovamente costretto allinterno del
labirinto di incubi che lo aveva tormentato nelle
ultime settimane. Aveva la sensazione di affannarsi a
destra e a manca senza riuscire a concludere nulla,
mentre gli cresceva dentro la consapevolezza sempre
pi grande di qualcosa che non poteva essere vero.
Che non poteva assolutamente esserlo.
Che lui rifiutava.
La macchina faceva le bizze, era come se le candele
non volessero funzionare. Niente di strano, in fondo.
Aveva quella Opel da nove anni e da due non la
portava a un controllo. Tre mesi prima, per passare la
revisione aveva dovuto cambiare i dischi dei freni, ma
tutto quello che il premuroso meccanico gli aveva
suggerito di fare avrebbe dovuto aspettare.
Cazzo, imprec picchiando il pugno contro il
volante mentre lautomobile arrancava a fatica su per
le lievi pendenze che cominciavano dopo il vecchio
ospedale di Aker sykehus.
Perlomeno il motore non si spense: dodici minuti
dopo, Billy T. girava nel parcheggio della biblioteca.
Sullo spiazzo asfaltato era sparsa una decina di
veicoli. Cerano molti posti liberi. Ignorando il
cartello, posteggi davanti al pittogramma di una
sedia a rotelle, proprio accanto a una leggera rampa
che portava allingresso della biblioteca. A est vide
due cavalli che pascolavano in un recinto delimitato
da palazzine di pochi piani e villette. Gli sembrava di
ricordare che nei paraggi ci fosse un maneggio.
Lingresso poco appariscente della biblioteca di
quartiere dava su un corridoio. La parete sinistra era
tappezzata di bacheche in sughero su cui, con
puntine da disegno multicolori, era appesa una scelta
molto eclettica di messaggi e informazioni. Ritagli di
giornale che riferivano della battaglia in atto per
tenere aperta la biblioteca. Esortazioni a destinare il
cinque per cento delle vincite al Lotto o al Totocalcio
a quel distaccamento della Deichman Nordtvet. Una
serie di comunicazioni da parte dellassociazione
Amici della biblioteca di Nordtvet. Lesse che un poeta
locale avrebbe declamato i suoi versi di l a due
giorni, durante il pranzo organizzato in occasione
delliniziativa La poesia nellera del terrore.
La foto sul manifesto ritraeva un uomo che aveva
superato da un bel pezzo i sessanta, con capelli lunghi
e incolti e unespressione arrogante che gli trapelava
dagli occhi. Sicuramente non il tipo da attirare un
folto pubblico, pens Billy T. prima di lasciar cadere lo
sguardo sugli altri avvisi.
Un gruppo di puerpere annunciava linaugurazione di
una iniziativa che aveva battezzato Babybok, tutti i
marted a mezzogiorno. Il venerd pomeriggio gli
alunni di prima, seconda e terza avevano la possibilit
di fare i compiti con laiuto di volontari. Un gatto era
sparito da Gangstuveien 4, era nero, si chiamava
Alfons e i proprietari sentivano terribilmente la sua
mancanza.
Serve aiuto? gli chiese una voce.
Billy T. si gir e abbass lo sguardo su una donna
minuta e gentile sulla sessantina. I capelli avevano
assunto il tipico grigio delle bionde quando
invecchiano: una tinta opaca, simile alla paglia. La
donna aveva alzato gli occhi su di lui e gli rivolgeva un
sorriso interrogativo, le mani intrecciate e
leggermente premute sul petto.
Mahh Billy T. indugi. A dire il vero, stavo solo
dando unocchiata.
Va bene. Se hai bisogno di qualcosa, chiamami
pure. Siamo qui per aiutare, sai.
Lui cerc di restituirle il sorriso. La donna ritorn al
bancone, che in realt non era affatto tale: due tavoli,
neppure della stessa altezza, messi uno contro laltro
sopra un caos di cavi e di fili.
A proposito, la richiam.
Lei si gir a guardarlo.
Mi chiedevo Ho sentito dire che avete dei gruppi
di lettura per i giovani. O per Non so bene, ma ho
sentito dire che
Ah! disse lei illuminandosi in viso.
LeggiOssiaLiberati! Prima si legge e poi si liberi di
affrontare la vita. Purtroppo tu sei un po troppo
vecchio per partecipare, un gruppo per i ragazzi tra
i diciotto e i venticinque anni.
No, no! Non chiedevo per me, volevo soltanto
sapere di cosa si tratta.
Lei gli si riavvicin. Calpestava morbida il linoleum
con le sue scarpe comode e giudiziose, e indossava
una camicia a quadretti che le arrivava fino sopra le
ginocchia.
LeggiOssiaLiberati una nostra trovata! spieg
entusiasta, ravviandosi i capelli color paglia dietro
lorecchio sinistro. In questo quartiere, come si sa,
abbiamo un certo numero di giovani che non hanno
ancora capito il piacere della lettura. Spesso
abbandonano la scuola, e le conseguenze le
conosciamo bene.
Gli rivolse uno sguardo eloquente.
LeggiOssiaLiberati o Lol, come lo chiamiamo,
uniniziativa nata allo scopo di rimettere in
carreggiata questi giovani. Di aiutarli a liberarsi e ad
affrontare la vita, dal momento che quasi tutti loro
possiedono del talento. Hanno solo bisogno di una
piccola spinta. Devo ammettere che sono abbastanza
orgogliosa, abbiamo dei buoni risultati. E costa
pochissimo. Quasi niente, in effetti, lo stipendio me lo
pagano in anticipo e di libri se ne trovano
dappertutto.
Spalanc le braccia.
Non ce nerano molti, osserv Billy T. seguendo la
tacita esortazione a guardarsi intorno. Era la
biblioteca pi piccola che avesse mai visto.
Daltronde, doveva ammettere di non essere mai
stato un assiduo frequentatore di biblioteche.
Gli occhi della bibliotecaria erano azzurri, circondati
da zampe di gallina. Eppure era come se il linguaggio
del corpo non corrispondesse in pieno a
quellimpressione di buona volont e di entusiasmo
che la donna si sforzava di trasmettere. Cera un che
di vigile nel modo in cui si comportava. Le rughe
profonde intorno alla bocca le davano unaria
scettica, quasi scontrosa, che non corrispondeva
affatto allallegria di quella voce cristallina.
Bello, disse Billy T. Mi sembra una buona
iniziativa.
Non hai per caso un figlio che S, anche le ragazze
sono le benvenute, ci mancherebbe altro. Ma i
partecipanti sono quasi esclusivamente maschi.
Strano, no?, dal momento che sono donne e ragazze
a leggere libri.
S, disse lui, ho un figlio. Un maschio, proprio.
Se vieni con me, vediamo quando c un posto
libero. Quanti anni ha?
Ventidue, le rispose seguendola. Ma temo che
tu mi abbia frainteso, io
Non affatto insolito che siano i genitori a
prendere liniziativa, lo interruppe la donna in tono
confidenziale. Gir intorno a quel bancone
apparentemente provvisorio e prese un raccoglitore
ad anelli.
Anche se hanno pi di diciotto anni, noi sentiamo di
avere una qualche responsabilit nei loro confronti.
Credimi, io ho due figli maschi adulti. La
responsabilit non finisce mai.
Il punto che mio figlio
Ecco, qui c un buco! A dire il vero il semestre
cominciato da un pezzo, ma io dar vita a un piccolo
gruppo supplementare fra tre settimane. C un po
daspettare, ma andrebbe bene?
La sua figura esile sembrava ancora pi piccina dietro
il bancone basso. Billy T. aveva la sensazione di
giganteggiare di almeno tre metri sopra di lei. Le
mani della donna erano rapide e nervose e si
congiungevano spesso sul cuore, in una specie di
gesto dappello.
Come si chiama? gli chiese, senza lasciargli
nemmeno il tempo di rispondere allaltra domanda.
Knut, disse Billy T. con sua grande sorpresa. E
conosce una persona che ha gi frequentato questo
gruppo.
Knut cosa?
Knut Pettersen.
Knut Pettersen, ripet dolcemente la donna
mentre scriveva a mano il nome in un elenco. Nato?
Perch serve la data di nascita?
Per un attimo lei alz lo sguardo e lo fiss, con la
penna puntata sul foglio. Poi gli fece un rapido
sorriso, pos la penna e richiuse la cartellina.
Lo posso domandare a lui direttamente quando
arriva, aggiunse mettendogli davanti una brochure.
Qui c tutto quello che suo figlio deve sapere.
Ma che cosa fate a questi incontri?
Parliamo di libri. Di sapere. Del valore della lettura.
Distribuiamo delle liste di opere che secondo noi
dovrebbero leggere nellarco del semestre.
Letteratura, pi che altro, ma non solo. Li aiutiamo
anche a preparare un curriculum e a fare domanda
per riprendere gli studi. In generale
Spinse lopuscolo verso di lui.
proprio un bellambiente.
Come dicevo, conosco una persona che ha gi
partecipato a questa iniziativa. Un amico di Knut.
Linus, si chiama. Linus Bakken.
Forse era la sua immaginazione. E di sicuro era
troppo stanco, troppo spossato e troppo disperato
per comprendere le persone come sapeva di poter
fare, con acume e precisione. O forse era soltanto un
suo desiderio: quella donna minuta era lunica pista
che aveva per arrivare il pi possibile vicino alla verit
e capire che cosa fosse successo a Linus.
Forse non era niente, ma gli era sembrato di vedere
una reazione quando aveva pronunciato il nome di
suo figlio. Quegli occhi cos gentili erano diventati
vigili, si erano stretti leggermente. La bocca
immusonita che pendeva verso il basso si era
atteggiata a un sorriso che pareva forzato. Le mani si
ricongiunsero sopra il cuore, come in preghiera.
Linus, ripet la donna, poi diede un tenue colpo di
tosse e tir fuori un fazzoletto dalla tasca del
cardigan per pulirsi sotto il naso.
Sta guadagnando tempo, pens Billy T. Qualche
secondo soltanto, ma quello che sta facendo. Ha
bisogno di riflettere. Non os quasi battere le ciglia
per paura di perdere qualche dettaglio.
Un bravo ragazzo, afferm lei sfoderando un
sorriso ancora pi grande. Si dato davvero una
regolata dopo aver cominciato qui. Lo conosci bene?
Billy T. annu.
Da quanto ho sentito, tra qualche mese dar da
privatista gli esami in parecchie materie delle
superiori, continu lei. proprio quello lo scopo
delle nostre attivit. Se lo vedi, salutamelo. un po
che non viene. Adesso devo
Si guard intorno. La biblioteca era vuota. Lanci
unocchiata a una collega. Era una giovane donna con
le scarpe da ginnastica che stava mettendo a posto
un gruppo di sedie e tavolini colorati per bambini.
Scusa, mi puoi ripetere il tuo nome? domand
Billy T. ripiegando la brochure.
Il mio nome?
S, io mi chiamo Arne Pettersen.
Allung la grossa mano sopra il bancone.
Kirsten Ranvik, mormor lei. Piacere.
La sua mano era fredda e sudaticcia. Billy T. moll la
presa e, dopo averle sorriso brevemente, se ne and.
Si ferm per un attimo davanti alle bacheche di
sughero. Un annuncio che entrando non aveva visto
attir la sua attenzione.
Incontro Lol!
Lol organizza un incontro al Caf Ceylon a Kalbakken
venerd 25 aprile alle 19,00. Et minima diciotto anni.
Si mangia gratis, le bevande vanno acquistate
separatamente. Per iscriverti, aggiungi il tuo nome
qui sotto.
Sette persone avevano gi aderito alliniziativa.
Sette nomi che suonavano norvegesi. In un quartiere
come quello, dove la concentrazione di immigrati era
molto pi alta che in quasi ogni altra parte della
Norvegia, e dove comunque una considerevole
percentuale di ragazzi aveva bisogno di una spinta
per ritornare dietro i banchi di scuola. Billy T. lanci
unocchiata al bancone della biblioteca. La donna non
cera pi. Stacc il volantino e se lo infil in tasca.
Kirsten Ranvik, pens mentre usciva, notando che
adesso era rimasta solo la sua macchina nel
parcheggio.
Quel nome non gli diceva nulla.
Quando la vita era cos, non le mancava nulla.
Neanche tornare a camminare.
Era quasi mezzanotte. Hanne Wilhelmsen era
sdraiata a letto con le lenzuola lavate di fresco e un
bicchiere di vino rosso che teneva in equilibrio sulla
pancia nuda con un dito appoggiato sullo stelo. Nefis
giaceva accanto a lei. Un vecchio film con Bruce Willis
ronzava a basso volume sullo schermo piatto. Ida
dormiva da un pezzo, anche se aveva fatto in tempo a
godersi eccitata il rientro della madre, che era
finalmente tornata a casa verso le otto. Avevano
mangiato il chili con carne preparato dalla bambina. E
il gelato.
Mi fa bene sentire la tua mancanza, comment
Hanne sonnolenta.
A me non sembra, sorrise Nefis baciandole una
spalla. Quando sto via non mi dedichi nemmeno un
pensiero, ma poi sei cos felice di vedermi che credi di
aver sentito la mia mancanza.
Sia come sia.
Vuoi sapere com andata?
No. A meno che tu ti sia trovata unaltra. Voglio
vedere Bruce.
Nefis era sdraiata accanto a lei con la testa
appoggiata su una mano.
stato molto pauroso? le domand a bassa voce.
S. Non per me personalmente, avevo capito che
era capitato a una certa distanza da qui. Comunque
stato terribile, ovvio. terribile. Che succedano cose
cos. Ida era molto agitata la notte dopo. Non ha
quasi dormito, anche se le ho permesso di venire nel
lettone. Un po per lattentato, credo, e un po per il
fatto che ha scoperto su cosa lavorer.
Perch non hai fatto cambiare il vetro rotto?
Pensavo che ci potessi pensare tu. In fondo a me
sembra alquanto decorativa, quella crepa.
Sciocca.
Nefis scivol ancora pi vicino a lei e le rub un
goccio di vino rosso.
Cos che ci vedi, in me? le chiese Hanne con gli
occhi puntati su Bruce Willis, il quale stava per
scendere nella tromba di un ascensore mentre le
fiamme lo circondavano da ogni parte.
Quante volte me lo hai gi domandato? sorrise
Nefis.
Un miliardo.
Io vedo lamore. Vedo innanzitutto un grande
amore.
Hanne sorrise, sempre senza guardarla.
Mi sei mancata tanto, sussurr. Tantissimo.
Davvero. E intanto ho anche conosciuto un tipo a dir
poco strambo.
Tu? Hai conosciuto qualcuno?
Nefis si tir su a sedere e, dopo essersi avvolta nel
piumone, si mise nella posizione del loto.
Chi sarebbe?
Un poliziotto. Si chiama Henrik. Un ragazzo
intelligente e sveglio. Veramente un personaggio
strano.
Senti chi parla!
stata Silje ad appiccicarmelo addosso per via di
quei vecchi casi di cui mi dovr occupare. Allinizio mi
sono incazzata sul serio. Non ho bisogno di una
spalla, ma in effetti un tipo interessante con cui
parlare.
Hai incontrato davvero qualcuno che ti piace?
chiese Nefis. E con cui parli? Dobbiamo invitarlo qui
a cena. Che ne dici di domani?
Non correre, replic Hanne appoggiando il
bicchiere sul comodino prima di tirarsi su a sedere.
Non ho detto che sono diventata amica di qualcuno.
Comunque
S?
Negli ultimi giorni la situazione decisamente
peggiorata.
Che cosa?
Lo sai. Latteggiamento. Verso i musulmani. Dopo
gli attentati. Per fortuna a Ida non interessa ancora
granch seguire le notizie sui giornali o in rete, quindi
non legge i commenti. Spero.
Con un sospiro Nefis si liber dal piumone per alzarsi.
Dove stai andando? le domand Hanne.
A prendere liPad.
No. Rimettiti a letto.
Nefis esit per un attimo, poi accolse la richiesta.
Hanne spense la tv, bevve lultimo goccio di vino e
smorz la luce.
Vieni qui, le disse alzando un braccio.
La pelle di Nefis era fresca quando scivol accanto a
lei.
Molto peggio?
Hanne annu, stringendola ancora di pi a s.
Rimasero cos a lungo. Il peso di Nefis si fece sempre
pi morbido, il respiro pi regolare.
Nefis, sussurr Hanne.
Mhm.
Perch cos difficile?
Che cosa?
Perch i musulmani norvegesi, quelli come te e
sicuramente molti dellIsan, non possono dire come
stanno le cose e basta?
Dire cosa?
Che voi non siete musulmani nel senso religioso del
termine. Che voi non credete. Che voi in fondo siete
proprio come noi, semplicemente con dei nomi un
po pi strani e dei colori pi belli.
Io lo dico, sorrise Nefis.
Ma soltanto a me. E a Ida. E a qualche amico.
una cosa che non riguarda nessun altro.
No, ma
Nefis si tir di nuovo su a sedere.
Per noi diverso, disse, scostandole i capelli dalla
fronte.
Che cosa c di cos diverso? Perch non puoi dirlo
ai tuoi genitori, per esempio? Che tu sei
unapostata, ecco?
Perch li ferirebbe a morte.
Pi di me?
Pi del fatto che sono lesbica, s. Mamma e pap
sono persone illuminate. Moderne, sotto molti
aspetti. Ma lIslam
Sbadigli a lungo.
Dobbiamo discuterne adesso, Hanna?
Dopo tutti quegli anni Nefis parlava un norvegese
quasi perfetto. Non aveva mai imparato a dire Hanne.
Dobbiamo? No.
Per alcuni il punto anche che la fede c ancora, in
un certo senso. Molto in profondit. Anzi, per quasi
tutti cos. Non vale per chiunque e non vale nella
vita quotidiana, ma prima o poi bisogna sapersi
liberare di un dio con cui si cresciuti e che
onnipotente.
Questo vale anche per i cristiani.
Sicuramente.
A me sembra un po
Alla luce dellabat-jour i capelli di Nefis scintillavano.
Li teneva sempre raccolti e Hanne amava il momento
in cui la sera, con movimenti morbidi e abituali, se li
lasciava ricadere sulla schiena. Ne prese una bella
ciocca e cominci ad avvolgersela intorno a una
mano.
da vigliacchi? sugger Nefis.
S.
Ti sbagli. Si tratta di mostrare riguardo, invece. Di
prendersi cura dei propri cari. Non tutti possono
essere come te, Hanna. Per fortuna, non tutti sono
stati privati dellinfanzia. Staccati dalla loro storia, per
cos dire. Noialtri facciamo parte di un tessuto pi
grande, di solito. E non desideriamo farlo cadere a
brandelli. Guardiamo sia indietro che avanti, nella
vita. Vogliamo bene alle persone. A tante persone,
non solo a due come fai tu.
Touch, sussurr Hanne lasciandole i capelli.
Dacci un paio di generazioni.
Hanne non rispose. Faceva fatica a girarsi sul fianco e
dovette aggrapparsi al sostegno che era stato
appositamente montato sopra il letto.
Certo, mormor. In fondo non me ne importa
niente. Finch ci sei tu. E Ida. E nessun altro, grazie.
Dietro di s sent la risata profonda, bassa di Nefis.
Billy T. stato qui, sussurr Hanne.
Nefis smise di respirare.
meraviglioso, disse alla fine, in modo quasi
impercettibile.
andata bene, comment Hanne.
Mise un po troppa forza nella voce: Devo soltanto
aiutarlo in una cosa. Niente di pi. Non possiamo
tornare amici.
Prese la mano di Nefis e se lappoggi sulla pancia
prima di intrecciare le dita alle sue.
Poi si addorment.
6.
Era il mattino presto di luned 14 aprile e Oslo, che
non era ancora riuscita a scrollarsi di dosso il fine
settimana appena trascorso, stava dormendo. Henrik
Holme si era svegliato alle tre senza saperne il
motivo. Gli sembrava di aver sognato qualcosa.
Perfettamente lucido, si era sforzato di ricordarsi
qualche dettaglio. Invano. Cos dopo una mezzora
aveva deciso di alzarsi. Era uno dei consigli di sua
madre: non rimanere mai a letto a poltrire quando si
svegli o non si riesce a prendere sonno. Bisognava
sfruttare le ora di veglia: erano un dono. Tutte
quante.
La mamma era prodiga di consigli, ne aveva a
disposizione uninfinit.
Proprio in quel momento lui ne stava attendendo
uno.
Le previsioni dei meteorologi, secondo cui la
primavera era in arrivo, si erano dimostrate sbagliate.
Quando verso le quattro Henrik aveva controllato il
termometro digitale esposto accanto alla finestra
della cucina, la temperatura si aggirava intorno allo
zero. Eppure era uscito lo stesso senza guanti, e
adesso che stava camminando lungo il fiume Aker
con le mani conficcate nelle tasche se ne era pentito.
Da quando si era congedato da Hanne gioved sera,
non laveva pi sentita. Le aveva mandato una mail
sul suo incontro con Abid Kahn e per tutto il fine
settimana aveva controllato un mucchio di volte la
posta in arrivo. Ci aveva trovato soltanto un esempio
di truffa alla nigeriana, molte pubblicit e un
sollecito da parte della compagnia elettrica Hafslund
riguardo a una bolletta che lui era sicuro di aver
pagato.
Non voleva disturbare Hanne.
In un certo senso erano diventati amici, quella era la
sua impressione, e quindi non desiderava irritarla. Ida
aveva detto che la mamma sarebbe tornata venerd
sera e sicuramente avevano i loro impegni. Come
avveniva nella maggior parte delle famiglie. Come
capitava a lui e a sua madre quando trascorrevano
insieme il weekend e volevano godere della presenza
luna dellaltro mentre il padre era a caccia, cosa che
in pratica accadeva tutto lanno. A meno che non
fosse occupatissimo a riparare la macchina.
Personalmente Henrik non aveva scambiato parola
con nessuno per tutto il fine settimana.
Era attanagliato da un senso di insicurezza che si
rifiutava di lasciarlo in pace.
Era molto, molto confuso riguardo al caso Knoph.
Fare di nuovo visita a Gunnar Ranvik era per il
momento improponibile. Per prima cosa, luomo gli
aveva fatto capire in maniera molto esplicita di non
voler avere pi niente a che fare con lui. Per seconda,
Henrik non aveva idea di cosa chiedergli.
Perlomeno Abid Kahn gli aveva fornito due
informazioni nuove, anche se non lo portavano molto
pi in l nelle indagini: probabilmente Karina faceva
uso di droghe e uno dei due norvegesi-pakistani
sconosciuti con cui bazzicava quellestate forse si
chiamava Mohammad. O Muhammed. Henrik non
sapeva in quanti modi si potesse scrivere quel nome,
e cercare un Muhammed a Oslo era come cercare
una donna sulla cinquantina che si chiamasse Anne.
Solo la domenica sera gli era venuta in mente una
cosa.
Nel 1996 non esisteva Instagram. N Snapchat. I
cellulari erano cari e li possedevano soltanto gli
adulti; a quei tempi, non avevano neppure la
fotocamera. Il 1996 era unepoca in cui i giovani
tenevano un album con le foto incollate di traverso e
i commenti scritti con il pennarello sulle pagine. Lo
sapeva perch, quando aveva undici anni, la nonna
gliene aveva regalato uno per Natale. Ricordava
ancora che quel dono lo aveva reso molto felice. Il
problema non si era posto prima di gennaio, dopo
che i vari pranzi e cene di famiglia, oltre alla festa di
Natale per i dipendenti dalla ditta dove lavorava il
padre, erano finiti: Henrik non aveva amici da
fotografare.
Karina Knoph invece s.
Lei non aveva radici n pace interiore, ma amici s.
Dal momento che tutti i dati relativi alla madre erano
contenuti nel fascicolo della polizia, era stato facile
scoprire dove abitava. Per un attimo Henrik aveva
temuto che ora vivesse in qualche altra parte della
Norvegia, vista la facilit con cui si trasferiva il marito.
Invece, a quanto pareva, i due erano divorziati. O
perlomeno, lei abitava nella zona di Ullevl Hageby a
Oslo, mentre lallenatore di calcio risiedeva
attualmente a Alta.
Erano le madri a custodire gli oggetti dei figli morti.
Sarebbe quello che avrebbe fatto sua madre se lui
fosse passato a miglior vita per primo.
Allinizio aveva preso in considerazione lipotesi di
telefonare.
Fissare un appuntamento, come si faceva
normalmente quando si desiderava entrare in
contatto con degli sconosciuti. Il problema era che,
nel suo caso, avrebbe dovuto spiegare che cosa stava
cercando. Chiamare una domenica sera, rivangare il
fatto che la figlia di Ingrid Knoph era scomparsa senza
lasciare tracce un giorno dautunno di diciotto anni
prima gli pareva troppo brutale.
Era meglio presentarsi di persona e senza preavviso.
Nel corso della vita, avere un aspetto cos particolare
era costato a Henrik Holme molto dolore, ma negli
ultimi anni aveva scoperto che quella era la sua
grande forza: non spaventava nessuno.
Indipendentemente dal luogo e dallora del giorno o
della notte, non incuteva paura. Molti si mostravano
incuriositi, alcuni riluttanti. Qualcuno poteva
ostentare un netto rifiuto quando lui prendeva
contatto, ma nessuno si era mai mostrato impaurito.
Il suo era laspetto di una persona del tutto inerme.
Stava camminando da due ore e mezzo.
Si sentiva tranquillo. Paradossalmente riposato.
Erano quasi le sei e mezzo quando percorse il
ponticello pedonale di Solligrenda. Calcol
rapidamente che da l gli ci sarebbero voluti al
massimo venti minuti per tagliare attraverso il
quartiere di Tsen e sbucare in Ullevl Hageby.
Rallent landatura mentre si sforzava di pensare a
una battuta desordio.
La mormor a mezza voce, ma non laveva ancora
completata che decise che non andava bene.
Ricominci con una nuova frase dopo averci riflettuto
sopra, ma rimase nuovamente deluso da s stesso.
Soltanto avvicinandosi alla casa dove secondo
lelenco telefonico abitava Ingrid Knoph pens di aver
trovato un approccio che poteva funzionare.
Labitazione si trovava in fondo a quel quartiere
pensato in origine come citt giardino. Henrik vide
che in realt si trattava di un appartamento, e non di
una villetta autonoma come aveva creduto allinizio.
La porta dingresso pi vicina di quella caratteristica
costruzione in muratura con i tetti a punta e i telai
delle finestre bianchi era di un rosso acceso.
Sul campanello compariva un solo nome. Quindi era
molto probabile che, in effetti, la coppia avesse
divorziato.
Henrik ripet due volte farfugliando la sua battuta e
poi suon.
Ci vollero pochi secondi perch una donna gli venisse
ad aprire. In piedi davanti a lui, teneva in mano uno
spazzolino da denti.
Buongiorno. Mi chiamo Henrik Holme. La signora
Ingrid Knoph?
Linterpellata sembr molto sorpresa, ma annu.
Soltanto in quel momento Henrik si accorse che la
donna aveva la bocca impastata di dentifricio e saliva.
Forse andare a trovare la gente alle sette del mattino
era un po troppo presto.
Sono un poliziotto che non ha rinunciato al
proposito di scoprire che cosa successo a Karina
diciotto anni fa, esord, rapido e preparato. Mi
farebbe piacere parlare con te.
Lo stupore si trasform in qualcosa che lui interpret
come profondo scetticismo. La donna si port una
mano alla bocca. Henrik si affrett a estrarre il
tesserino e a mostrarglielo.
Un attimo, disse lei, o cos gli sembr, prima di
sparire lungo uno stretto corridoio.
Almeno non gli aveva chiuso la porta in faccia. Dopo
qualche secondo riapparve senza lo spazzolino da
denti e con la bocca libera.
Buongiorno, ripet lui porgendole la mano.
Henrik Holme, come puoi leggere.
La donna prese il tesserino soltanto in quel momento
e lo studi a lungo, come se temesse di essere vittima
di un terribile scherzo.
Karina, sussurr. Adesso non ci capisco pi
niente.
Posso entrare?
Lei alz lo sguardo, sempre con il tesserino in mano.
Ma di che si tratta? Io devo andare al lavoro e
Avrei dovuto telefonare, le disse Henrik
nascondendo il pomo dAdamo dietro la sciarpa.
Ma ho pensato che sarebbe stato meglio incontrarci
di persona. Se hai fretta, posso tornare unaltra volta.
Magari nel pomeriggio?
Ma tu hai freddo, comment lei.
S. Un po. Ho camminato parecchio.
Non sei venuto in
Ingrid Knoph si sporse a sbirciare in strada.
Mi piace andare a piedi, rispose Henrik con un
sorriso.
Entra pure, gli disse lei, arretrando esitante di tre
passi.
Grazie.
Il corridoio era buio e stretto, ma si sentiva un buon
odore. Accogliente, come quando sua madre
preparava i panini dolci. Probabilmente Ingrid Knoph
non si era messa a impastarli e cuocerli un luned
mattina allalba, pens lui: forse quello era il suo
profumo, piacevole e vagamente materno. In effetti
quella donna aveva laspetto di una mamma. Henrik
si tolse le scarpe.
Lei lo precedette nel soggiorno, che era molto pi
piccolo di quanto lui si fosse aspettato. Gli
appartamenti e le case di quel quartiere erano tra i
pi cari di tutta la Norvegia, aveva letto, e quindi si
era immaginato qualcosa che ricalcava la zona
residenziale di Frogner. Soffitti alti. Doppie porte e
magari un lampadario di cristallo. Invece l non era
molto pi grande che da lui. In un certo senso
lappartamento rispecchiava la proprietaria: entrambi
erano piccoli e variopinti.
La signora minuta e graziosa dai folti capelli color
grigio acciaio gli indic il divano e le due poltrone
accanto alla finestra e lo invit ad accomodarsi.
Ho ancora del caff, gli disse. Ne vuoi?
S, grazie.
Scusami, avrei dovuto prenderti la giacca.
Tese un braccio e Henrik si sfil il giaccone e glielo
porse.
La sciarpa? gli chiese.
La tengo, rispose lui sistemandosela per bene
intorno al collo.
Mentre la donna era in cucina, si guard intorno. Gli
piaceva comera sistemato quel posto. Era come
avrebbe voluto che fosse da lui, ma purtroppo non
aveva mai messo seriamente mano allarredamento.
Forse in quella stanza cerano un po troppe cose,
libri e cd e perfino uno scaffale pieno di vecchi
trentatre giri, ma era come se ogni oggetto si
armonizzasse con il resto. Il divano su cui sedeva era
di un rosso scuro, con i cuscini viola, blu e arancio.
Sembrava quasi di trovarsi dentro un arcobaleno.
Not che il tavolino era uguale a quello che aveva un
tempo sua nonna. In teak, con sotto un ripiano per
giornali e riviste. Tavolini del genere risalivano agli
anni Sessanta, lo sapeva, ma mentre quello della
nonna era malconcio e tutto rigato, questo era stato
restaurato benissimo. Il legno era liscio e lucido e
sopra spiccava una piccola composizione floreale.
Soltanto in quel momento not la foto di Karina.
Non era molto grande, aveva le dimensioni di un
foglio A4. La cornice era bianca e si trovava su un
tavolino accanto alla porta, vicino a una candela
quadrata. In quellimmagine Karina non aveva i
capelli blu. Erano biondi tendenti al rossiccio, come
lui si era immaginato quando aveva visto i suoi occhi
chiari. Era pi giovane l che nella foto conservata
negli archivi della polizia. Quindici anni, tir a
indovinare. Era un ingrandimento, e non doveva
essere lopera di un fotografo. Henrik non se la
figurava, Karina, come una ragazza a cui piacesse
andare a farsi immortalare da un professionista, cos
come invece era stato imposto a lui ogni due anni da
quando era ancora in fasce.
Karina sorrideva guardando dritto davanti a s. Le
ciglia erano quasi bianche e una manciata di lentiggini
formava un ampio ponte sopra il naso. Si trattava di
una Karina completamente diversa: la ragazza ritratta
in quella foto pareva felice, fiduciosa e priva di
spocchia.
stata scattata il giorno della confermazione,
spieg Ingrid Knoph quando torn con una tazza di
caff in ogni mano. Ho mandato un messaggio al
lavoro per dire che arrivo in ritardo.
Gli appoggi una delle due tazze davanti.
Grazie, disse Henrik stringendoci intorno le mani
gelate.
Dalla cucina proveniva il suono di una radio. Il
notiziario in onda su P2, riconobbe lui. Quella donna
doveva prediligere il canale culturale. Personalmente
lui preferiva P4, con le canzoni pop e i suoi conduttori
allegri e spigliati, ma nellultima settimana aveva
cercato di sintonizzarsi e seguire laltro: aveva notato
che lo ascoltava anche Hanne Wilhelmsen.
Cosa vuoi da me? esord piano Ingrid Knoph
fissandolo.
Volevo chiederti se conservi ancora alcuni album
fotografici di Karina.
Adesso lei sembrava ancora pi confusa di quando gli
aveva aperto la porta e lo aveva visto.
Album fotografici?
Nei suoi occhi apparve una specie di scintillio che
Henrik non fu in grado di interpretare.
Album fotografici, ripet lei, ed espir. Per tre
mesi non avete fatto altro che calpestare e rovistare
nella nostra esistenza senza riuscire ad avvicinarvi di
un passo a quello che successo a Karina. Nei tre
anni successivi ho consacrato tutto il mio tempo a
sporgere lamentele, fare denunce e reclami, a
piangere e implorarvi di indagare ancora. Negli altri
quindici che sono trascorsi da allora, mi sono sforzata
di crearmi una specie di vita l dove mia figlia non c
pi. Ed ecco che di colpo arrivi tu. Un poliziotto. E mi
chiedi se Karina avesse un album di foto.
Fissava furiosa la sua tazza di caff come se stesse
valutando lipotesi di scagliarla e romperla. Si port
allimprovviso le mani al volto e scoppi in lacrime.
Henrik tent con tutte le sue forze di tenere sotto
controllo il movimento delle proprie dita.
Avrebbe dovuto parlarne prima con Hanne.
Non avrebbe mai dovuto fare visita a quella povera
donna.
Chiedo scusa, gli usc detto prima di balzare in
piedi.
Non seppe resistere, si tocc le ali del naso tre volte
per tre volte. Per fortuna lei non si accorse nulla.
Ingrid Knoph piangeva con tanta disperazione che a
Henrik vennero le lacrime agli occhi. Voleva
andarsene. Voleva precipitarsi verso la porta, e quella
sarebbe stata lultima volta che avrebbe preso
uniniziativa senza consultare prima Hanne.
Lalbum di fotografie, farfugli la mamma di
Karina con voce strozzata dietro le mani. Vieni qui a
chiedermi un album di merda.
Adesso me ne vado, disse lui ad alta voce. Sono
mortificato.
Me ne vado?
Ingrid Knoph si scopr di colpo il viso e gli piant gli
occhi in faccia con unespressione daccusa.
Quasi dodio, percep lui, battendosi con forza le dita
su una tempia.
Se credi anche solo per un attimo, sibil lei, di
poterti presentare qui in questo modo e poi
andartene come se niente fosse, ti sbagli di grosso.
Siediti!
Henrik si lasci cadere sul divano.
Le mani sotto le cosce.
Ingrid Knoph inspir. A fondo e pi volte. Henrik non
disse nulla. Aveva bloccato lo sguardo su un quadro
astratto appeso accanto alla porta della cucina e
decise di non muoverlo da l.
Adesso voglio dirti una cosa, continu lei.
Henrik non ebbe neanche il coraggio di annuire.
Quando si legge che una persona scomparsa,
riprese Ingrid Knoph, si dice sempre che la cosa
peggiore lincertezza. Che nonostante tutto
meglio sapere. Lho provato anchio, s. A lungo. Avrei
preferito sapere che Karina era morta piuttosto che
andarmene in giro come una morta vivente. Uno
zombie. quello che si diventa. quello che si prova,
capisci? O meglio, tu non lo capirai mai.
Fece una pausa.
No, balbett Henrik con un gemito.
Si schiar la gola e ripet con voce pi alta e profonda:
No.
Ma con il passare degli anni, la situazione
cambiata. Dovevo credere che lei fosse viva. Dentro
di me lo sapevo, fin dalla prima notte che lei non
tornata a casa: morta. Solo che non sono riuscita a
vivere con quel pensiero. Dopo qualche anno e un
divorzio sono giunta alla conclusione che lunico
motivo per cui aveva ancora senso cercare di portare
avanti la mia esistenza, era la speranza che lei
La figura esile si afflosci.
Fu come se lavessero bucata. La schiena si curv
come a una vecchia, mentre le mani le rimasero
raccolte in grembo, molli e senza vita.
La speranza che lei un giorno sarebbe tornata a
casa. Che un bel giorno avrebbe suonato alla porta.
Ed eccola l.
In quel momento Henrik cap il motivo per cui lei gli
aveva aperto la porta solo dopo qualche secondo,
con la bocca piena di saliva e lo spazzolino da denti in
mano. Gi da un pezzo sentiva il rossore risalirgli dal
petto, e si strapp via la sciarpa per riuscire a
respirare.
Dalla cucina sent giungere la notizia di un nuovo
sondaggio. Oltre il sessanta per cento della
popolazione riteneva che dora in avanti agli
immigrati non dovesse pi essere accordato il
ricongiungimento familiare. Inoltre durante la notte
qualcuno aveva tentato di appiccare il fuoco a una
moschea di Furuset. Nei quindici minuti di Politisk
Kvarter, il programma radiofonico di attualit politica,
il primo ministro avrebbe risposto in merito alle
misure di sicurezza eccezionali introdotte in Norvegia.
Non posso smettere di sperare, disse Ingrid Knoph
asciugandosi le lacrime. Non me lo posso
permettere. Mi addormento al pensiero che forse
Karina ricomparir, e sar una donna adulta, magari
con una famiglia e una spiegazione plausibile e
veritiera di cosa successo veramente. Ed lo stesso
pensiero con cui mi sveglio. Il pensiero che lei viva
quello che in un certo senso spinge a continuare a
vivere anche a me.
Allora non voglio disturbarti.
Lo hai gi fatto. Pi di quanto dovrebbe essere
permesso disturbare unaltra persona.
Henrik cerc di pensare alla vigilia di Natale.
Era il giorno pi bello dellanno. La famiglia e i regali e
tutto quel ben di Dio a tavola. Pace e sicurezza e
soltanto coloro che conosceva gi.
Deglut e si schiar la voce, cercando di tenere sotto
controllo le pulsazioni.
Ma ormai il danno fatto, riprese Ingrid Knoph.
E la risposta alla tua domanda s. Karina aveva degli
album. Parecchi, ma soltanto uno riguardava gli
ultimi due anni prima che scomparisse.
Si alz di colpo.
Lasci il soggiorno.
Henrik cerc di guardare ancora la foto di Karina che
si trovava sul tavolino, ma non ce la fece. Sfrutt
loccasione per eseguire con grande rapidit tutta
una serie di tic.
Ecco, disse Ingrid Knoph, ritornando a una
velocit sbalorditiva. Puoi prenderlo. Lo rivoglio
indietro, ma a essere sincera adesso non ho pi voglia
di averti qui davanti a me.
Gli cadde in grembo un album rosa.
Pareva un macigno.
Grazie.
Vattene, gli rispose lei porgendogli il giaccone.
Adesso. Subito.
Come, adesso? Subito?
Il giovane guard sorpreso Billy T. e arretr di un
passo, misurando con gli occhi quella figura enorme.
S, rispose Billy T. Non ci vorr molto. Ho
soltanto qualche domanda da farti.
Non era stato per niente difficile trovare Bernhard
Zachariassen. Di tutti i nomi presenti sulla lista
dellincontro previsto a Nordtvet per venerd, il suo
era quello pi raro. Una ricerca compiuta su due
social combinata a quella sugli elenchi telefonici del
sito 1881.no gli aveva permesso in meno di cinque
minuti di chiarire che Bernhard Zachariassen lavorava
al supermercato Ica al centro commerciale di
Sandaker. Quando Billy T. aveva fatto il suo ingresso
nel negozio, il ragazzo stava mettendo a posto pacchi
di pomodori ciliegini dopo la consegna del luned di
frutta fresca e verdura.
Sto lavorando, precis anche se non era
necessario.
Prenditi una piccola pausa. Una tazza di caff da
Samson.
Billy T. afferr la mano del giovane per infilarci una
banconota. Bernhard lanci unocchiata al biglietto
da cinquecento corone prima di farlo sparire con la
velocit di un fulmine nella tasca dei pantaloni.
Okay, accett stringendosi nelle spalle. Prima
per devo dirlo.
Si diressero entrambi verso le casse.
Faccio una pausa di cinque minuti, borbott
Bernhard passando davanti a una donna corpulenta
con indosso lo ijb.
Prenditene pure dieci, gli rispose lei con un
sorriso.
Cosa vuoi veramente da me? chiese Bernhard
mentre si avviavano verso la panetteria sul lato
opposto del piccolo centro commerciale.
Tu sei membro di LeggiOssiaLiberati, vero?
Non esistono membri. Non un club.
Okay. Per prendi parte alle loro attivit?
S. Di tanto in tanto. Sono gratis. E poi dnno in
prestito anche i dvd. Non solo i libri. Kirsten mi ha
aiutato a trovare questo lavoro.
Indic con il pollice al di sopra della spalla.
Bene.
Dopo essersi costretto a sfoderare un sorriso, Billy T.
appoggi una mano sulla spalla di Bernhard con fare
cameratesco e punt un dito verso un tavolino
accanto al bancomat.
Cosa prendi?
Caff nero. E se paghi tu, un panino con uova sode
e pomodoro.
Il ragazzo si sedette mentre Billy T. proseguiva verso il
bancone. La panetteria, che fungeva anche da
caffetteria e pasticceria, era quasi vuota. Un anziano
su una sedia a rotelle elettrica in fondo al locale si
stava versando qualcosa nel caff da una fiaschetta. A
un altro tavolino due giovani madri tenevano in
grembo il rispettivo beb. Le carrozzine gli ostruirono
il passaggio quando torn da Bernhard tenendo in
equilibrio due tazze di caff e il panino.
Che cos che ti ha spinto a partecipare al Lol? gli
domand mentre si sedeva e appoggiava tutto sul
tavolo. Non mi sembri proprio uno di quelli che
sincontrano a tutte le ore in biblioteca.
Bernhard si strinse nelle spalle prima di addentare
con forza il panino.
Un tipo che conosco, svolge l una specie di lavoro
extra, gli rispose a bocca piena.
Andreas Kielland Olsen?
Per un attimo il giovane smise di masticare.
Ehm s. Lo conosci?
Arfan, aggiunse Billy T. sfoderando un bel sorriso.
Bernhard sorrise di riflesso. Un pezzetto di uovo gli
cadde dalla bocca e fin per terra senza che lui se ne
accorgesse.
Quella stata soltanto una cosa cos, credo. Non ho
mai capito perch dovesse diventare musulmano.
Comunque non durata molto, a quanto ho sentito
adesso si chiama di nuovo Andreas.
Quando lhai sentito?
Nel fine settimana. S. Sabato. A una festa.
Cera anche Andreas?
No, figuriamoci.
Che cosa vuoi dire?
Andreas diventato, come dire, parecchio serio.
Viene volentieri a incontri come quelli di venerd
prossimo, ma quasi non tocca alcol. Si beve al
massimo una birra, ma poi va ad acqua per il resto
della serata. Acqua. Neanche la Coca-Cola. Pensavo
che se si comportava in modo cos rigido era per la
sua conversazione
Conversione.
Conversione. Ma non proprio. Figurati che prima
non gli piacevano per niente.
Non gli piacevano chi?
I musulmani.
Diede un nuovo morso al panino. Questa volta una
fetta di pomodoro scomparve sul pavimento.
In che senso? gli chiese Billy T. guardando furtivo
lorologio.
I dieci minuti stavano per finire.
Vuoi qualcosaltro? domand a Bernhard.
Uno smoothie, se paghi tu.
Billy T. ritorn al bancone. Sentiva il corpo cos pieno
di adrenalina che gli tremavano le mani quando digit
il pin per pagare. Le carrozzine erano sempre piazzate
in modo da impedire il passaggio, quindi stavolta
allung la strada per ritornare al tavolino.
In che senso non gli piacevano i musulmani?
chiese nel modo pi candido e naturale possibile.
Be il solito.
Che cosa vuol dire il solito?
Bernhardt lo guard irritato mentre afferrava il
bicchiere di plastica e con la cannuccia aspirava un
terzo del contenuto.
Non saprei. Il solito. Al Lol abbiamo letto I versi
satanici, il libro di quel Salman Rushdie, e allora
Che cosa hai detto? lo interruppe Billy T. Avete
letto I versi satanici? Non un po pesante?
una palla unica. Ma a Andreas piaciuto molto e
ci ha ricavato un mucchio di citazioni che sbandierava
a destra e manca. Alla fine ci ha dato un taglio. Un bel
po di tempo fa.
Che dei giovani citassero Salman Rushdie a Billy T.
non pareva molto normale, ma si astenne dal fare
commenti.
Devo andare, disse Bernhard. Se sto via troppo,
sono nei casini.
Due secondi, replic Billy T. C qualcun altro del
vostro gruppo che diventato intransigente come
Andreas?
Bernhard si alz con il contenitore di smoothie in
mano.
Linus, rispose deciso. Linus Bakken, si chiama.
Okay.
Lui e Andreas sono diventati amici per la pelle.
Bernhard fece per andare.
Billy T. gli mise una mano sul petto.
Ancora una domanda. Perch fate parte di questo
gruppo? Cosa vi spinge a leggere I versi satanici e a
riunirvi in una biblioteca?
Bernhard fece una smorfia di indifferenza.
Kirsten una brava persona. Spesso ci paga da
mangiare. Per esempio, venerd prossimo offrir la
cena a tutti. E in effetti ci dnno una mano, te lho
detto. Ero disoccupato da pi di un anno quando mi
hanno trovato questo lavoro. E se non voglio
perderlo, adesso devo andare.
Sgusci davanti a Billy T. Dopo qualche passo si ferm
e si gir.
Ma tu chi diavolo sei?
Billy T. non rispose. Invece si volt e si diresse verso il
parcheggio sotterraneo, pregando dentro di s che la
Opel non lo lasciasse a piedi.
La cosiddetta Sala plenaria nelledificio governativo
contrassegnato con il nome di R4 era tornata in uso
gi un anno dopo che il quartiere di Oslo dove si
trovava la maggior parte dei ministeri era stato fatto
saltare con una bomba nellestate 2011. Dava su
Mllergata, in un punto lontano dal luogo
dellesplosione: ampliando una vecchia uscita di
emergenza e trasformandola in ingresso principale, si
era riusciti in tempi relativamente brevi a recuperare
il locale adibito alle conferenze stampa pi
importanti.
Adesso la stanza era sovraffollata.
I media norvegesi rappresentavano a malapena la
met di quelli presenti. Non meno di sedici
telecamere provenienti dalle televisioni di tutto il
mondo erano state installate al suo interno. Frotte di
fotografi si contendevano le postazioni migliori
intorno alla pedana su cui cerano nove sedie vuote
dietro un tavolo di colore grigio carbone e dalle linee
rigorosamente sobrie.
Il rumore era quasi insopportabile.
Era passata soltanto unora da quando il
dipartimento di Giustizia aveva annunciato che si
sarebbe tenuta una conferenza stampa.
Lora, il luogo e che sarebbe stato presente il
ministro.
Quelle erano le uniche informazioni contenute nel
messaggio diffuso attraverso lagenzia di stampa Ntb.
Non era necessario ascoltare le voci delle vecchie
volpi assiepate in seconda fila, i commentatori di
giornali e tv della capitale, per sapere che quando le
convocazioni erano cos vaghe e improvvise di norma
stava a significare che sarebbe successo qualcosa di
drammatico.
O che era gi successo.
Su Twitter le speculazioni si alternavano senza
tregua, col contributo via laptop e smartphone dei
reporter presenti. La maggior parte di loro
concordava sul fatto che doveva trattarsi di qualche
novit sui responsabili dei due attentati della
settimana precedente. Altri invece erano convinti che
sarebbero state annunciate le dimissioni di Harald
Jensen dal suo incarico. Dopo lattacco terroristico
del gioved al ristorante vegetariano, ovunque si era
sollevata una bufera contro il capo dellintelligence
norvegese. Era accusato di non aver saputo
monitorare gli estremisti prima delle bombe. E,
ancora peggio, di non avere ancora identificato i
colpevoli.
La conferenza avrebbe dovuto essere gi iniziata da
dieci minuti.
Invece il ministro non si vedeva.
Il reporter della Cnn stava trasmettendo in diretta
uno stand up da un angolo della sala, mentre la Nrk
era intenta a installare una seconda telecamera,
quando comparve di colpo il ministro della Giustizia,
Roger Michaelsen: con unespressione molto seria
dipinta sul volto e con laiuto di quattro guardie del
corpo riusc a raggiungere la pedana facendosi largo
tra i presenti.
Era arrivato da solo.
Nessun portavoce.
Nessun sottosegretario o collaboratore in suo aiuto.
Invece di sedersi, raggiunse un microfono che
soltanto pochissimi avevano notato. Le guardie del
corpo fecero in modo che la distanza dai fotografi pi
vicini fosse accettabile mentre il ministro regolava
lasta.
Buongiorno, esord a mo di prova, con la bocca a
pochi millimetri dal microfono. Mi sentite tutti?
Un mormorio di conferma fu seguito da un silenzio
totale.
Roger Michaelsen era alto quasi due metri; prima di
darsi alla politica, era stato un atleta di tale livello nel
salto in alto che alla fine degli anni Ottanta aveva
preso parte a due stagioni della Golden League. Nel
1988 si era qualificato per le Olimpiadi di Seul, ma un
grave infortunio alla coscia due settimane prima della
partenza gli aveva impedito di partecipare. Aveva
accettato quella sconfitta e, dopo aver chiuso la
carriera agonistica, aveva portato a termine gli studi
di Giurisprudenza in quattro anni.
Adesso era completamente solo.
Non aveva davanti a s neppure un leggio.
Neanche un foglio con un discorso gi preparato.
Benvenuti, esord incrociando le mani dietro la
schiena. Come prima cosa vi chiedo di non scattare
foto da questo momento in poi. Sono consentite le
riprese, e se qualcuno ha una macchina fotografica
silenziosa, la usi pure. Invece vi esorto a non usare il
flash nel modo pi assoluto e a evitare qualsiasi tipo
di rumore.
Nella grande sala cadde un silenzio totale prima che
lui riprendesse: Intendo informarvi su un paio di
questioni legate alla tragica situazione in cui ci
troviamo in seguito a due attentati brutali e assurdi ai
danni di cittadini norvegesi innocenti e inermi.
Innanzitutto
Afferr lasta del microfono e labbass di un
centimetro o due.
la polizia ha ricevuto un nuovo video da parte del
gruppo che si fa chiamare La Vera Umma del Profeta.
Si diffuse un mormorio per la sala, poi torn il
silenzio.
Si assumono la paternit anche della bomba
numero due. Sostengono di essere loro i responsabili
dellattentato avvenuto al ristorante Grnnere Gress.
Il motivo per cui lo abbiamo saputo soltanto adesso,
che il video stato spedito per posta.
Di nuovo si scaten unondata di commenti
sussurrati. Il ministro Michaelsen rimase zitto con
espressione severa fino a quando non si sent volare
neanche una mosca.
Ci stata mandata una chiavetta Usb. La busta
porta il timbro di venerd, ma stata recapitata al
ministero soltanto oggi. Per ora non desideriamo
renderne pubblico il contenuto. Quello che possiamo
dire al momento, che il messaggero la stessa
persona comparsa nei video precedenti. Fatta
eccezione ovviamente per quello mandato dalla
Umma del Profeta.
Subito si diffuse tra gli astanti uninquietudine difficile
da stemperare.
Abbiamo dunque a che fare con due gruppi
terroristici che sostengono entrambi di essere i
responsabili dellattentato a Grnerlkka, riprese
alzando la voce di un tono. Cosa che naturalmente
viene considerata con la massima seriet. Che una
persona la cui morte comprovata, e che per di pi
sulla base degli indizi raccolti stata assassinata,
continui ad apparire in questi video, apre la strada a
molte speculazioni. Io non desidero parteciparvi. Al
contrario.
Si schiar piano la gola. Deglut. Ricongiunse le mani
sulla schiena e spinse il petto in fuori.
Siamo una nazione in crisi, continu. Siamo
attaccati da forze che non conosciamo appieno. Non
siamo riusciti a impedirlo, nonostante le esperienze
dolorosissime che abbiamo dovuto vivere poco
tempo fa.
Per un attimo rimase in equilibrio sulla punta dei
piedi, poi ricadde sui talloni.
Esiste una profonda differenza tra colpa e
responsabilit, riprese. E la colpa del terrore
sempre del terrorista. La responsabilit, invece,
ricade su di me. Sono io il responsabile a livello
politico del nostro apparato di sicurezza. Delle nostre
forze di polizia e dei nostri servizi segreti. Non siamo
stati abbastanza bravi. Io non sono stato abbastanza
bravo. E questo il prezzo estremamente doloroso
che oggi devono pagare troppe famiglie. Questo
dovrebbe e deve avere conseguenze concrete sulla
mia persona.
I presenti in sala avevano cominciato a capire dove
voleva andare a parare. Un mormorio crescente e il
digitare frenetico sulle tastiere non si placarono
davanti allespressione sempre pi tesa dipinta sul
volto di Roger Michaelsen.
Per questo ho informato il primo ministro che
desidero ritirarmi dallincarico. Le mie dimissioni sono
state accettate. Nel corso del pomeriggio verr
nominato un nuovo ministro della Giustizia.
La voce gli si stava incrinando.
Lultima cosa che voglio dire,
Si pass una mano tra i capelli. Cera un che di
vulnerabile in quella movenza, un gesto che, dal
momento in cui era cambiato il governo, i comici
avevano copiato per parodiare lapparente
autocompiacimento di Roger Michaelsen.
che mi dispiace e chiedo scusa. Sono
profondamente mortificato per tutte le vite che sono
andate perdute. Per il dolore che stanno vivendo
troppe persone per colpa di due atti vergognosi,
antidemocratici e offensivi nei confronti della dignit
umana avvenuti nel nostro Paese. Mi scuso per
linquietudine e la paura di cui siamo vittime tutti noi,
come nazione e come individui. Con tutta umilt mi
ritiro dal mio incarico.
Le quattro guardie del corpo fecero immediatamente
cerchio intorno a lui.
Tra una cacofonia di domande venne scortato fuori
dalla sala fino a unauto del governo che lo stava
aspettando.
In lacrime, come molti avrebbero sostenuto in
seguito anche se nessuno riusc a immortalarne
neppure una.
La fotografia era sgranata e sfocata. Eppure si riusciva
a distinguere il tipico paesaggio norvegese che faceva
da sfondo a tre persone munite di zaino e viste
dallalto. Boschi, ceppi, un ruscello in piena a
primavera e qualche chiazza di neve sul terreno. Le
tre persone avevano appena lasciato una strada che
si inoltrava tra gli alberi per imboccare un sentierino.
Procedevano in fila indiana, uno a circa trenta metri
di distanza dagli altri due che camminavano molto
vicini.
Gli americani hanno davvero acconsentito a darci
una foto satellitare del genere? domand Silje
senza staccare lo sguardo dallimmagine.
Hkon Sand si strinse nelle spalle.
A essere sinceri non lo sappiamo. Potrebbe anche
trattarsi di nostre fotografie. Non ci contavamo un
granch, quando abbiamo chiesto al ministero della
Difesa e a quello degli Affari Esteri se esisteva
qualcosa di simile e se era possibile ottenerla.
Sottobanco e in modo discreto. Stamattina ci stata
consegnata dallufficio del primo ministro, corredata
di un mucchio di limitazioni duso. Per esempio non
pu essere resa pubblica. Non pu essere riprodotta,
esiste unicamente questoriginale. Che rivogliono
indietro. Io e te non sapremo mai chi lha scattata,
lass nello spazio.
Sarebbe sensazionale, comment Silje alzando la
foto, se fossero loro. Ma non possiamo esserne
sicuri.
No. stata scattata la sera di venerd 4 aprile,
appena prima che facesse buio. Come si vede
nitidamente, la luce del giorno sta per sparire.
Venerd? Ma lora del decesso di Jrgen Fjellstad
non stata fissata tra sabato e domenica?
S. Ma faceva freddo. E lass lo si sente ancora di
pi. La temperatura era scesa sotto lo zero. Questo
rende pi difficile stabilire lora. Limmagine stata
scattata a soli due chilometri dal punto in cui stato
ritrovato Fjellstad. Potrebbero essere proprio loro.
Non si vedono le facce.
No. Lunica cosa che i nostri uomini sono in grado di
dire dopo aver analizzato la foto per qualche ora,
questa
Si avvicin di propria iniziativa alla macchina del caff
e premette tre pulsanti. In risposta, lapparecchio
emise una specie di ringhio.
Primo, quasi sicuro che si tratti di tre uomini, non
di donne. Sono di corporatura normalmente
slanciata. Difficile definire la statura perch era gi
cos buio che non ci sono ombre. Luomo che precede
gli altri due sembra quello nella condizione fisica
migliore. Per via della lunghezza dei passi, a quanto
pare, ma per me sono solo speculazioni.
Premette un altro tasto.
Secondo, stanno trasportando qualcosa di pesante.
Questo lo si capisce da come stanno piegati in avanti.
Terzo, portano tutti dei copricapi, probabilmente
perch quella sera faceva molto freddo. Nessuno dei
berretti pu essere identificato in dettaglio a parte
uno.
Afferrata la tazza, si avvicin a Silje.
Questo, indic. Si tratta di un Carhartt, blu o
nero.
Carhartt?
una marca di abbigliamento statunitense. Qui in
Norvegia un ragazzo su due fra i dieci e i venticinque
anni ne ha uno in testa. Quindi questo particolare
non ci di grande aiuto. Ci fornisce solo lindicazione
che il tipo giovane.
Mah. Io prendo spesso in prestito i berretti dei miei
figli.
S.
tutto?
Silje alz finalmente lo sguardo.
No, rispose lui indicando ancora la foto.
Lo vedi il suo zaino?
S.
Si tratta di un Bergans Gaupekollen da ottanta litri.
E allora?
Lo hanno prodotto nel 2007 ma stato ritirato
quasi subito dai negozi. Cera un difetto
nellarmatura. Una parte della struttura di sostegno
sulla schiena si staccava e qualcuno si era ritrovato ad
alta quota con uno zaino che praticamente era
impossibile portare sulle spalle. A chiunque lavesse
comprato, stato offerto il rimborso se lavesse
riportato indietro.
Di quanti zaini stiamo parlando?
Ne erano gi stati venduti duecentoquattro.
Centottantasei persone hanno recuperato i soldi.
Questo significa che ci sono in circolazione ancora
diciotto zaini? Esistono soltanto diciotto zaini di quel
tipo?
Pi o meno.
Silje guard il caff di Hkon.
Almeno un elemento che ci permette di andare
avanti con le indagini, comment. Ne faresti uno
anche a me?
Lui mise nuovamente la macchina in funzione.
Dobbiamo procedere con quello che abbiamo. E
anche con quello che non abbiamo. Con tutto. Ho
quasi perso il conto delle persone che stanno
lavorando a questi casi. Abbiamo valutato lipotesi di
chiedere pubblicamente informazioni sugli zaini, ma
siamo arrivati alla conclusione che prematuro.
Primo, dobbiamo essere pi sicuri che questa foto sia
davvero rilevante, e non sia soltanto limmagine di tre
duri impegnati in una escursione primaverile.
Secondo, richieste di questo genere scatenano
sempre un putiferio e quindi preferiamo aspettare.
Fino a quando non avremo altra scelta, almeno. Ecco
qua.
Attravers la stanza e appoggi la tazzina
dellespresso davanti a Silje.
Povero Roger Michaelsen, constat lei
sorseggiando il caff bollente.
Al contrario. Secondo me ha dimostrato di avere le
palle. cosa molto poco norvegese assumersi la colpa
a quel modo.
Lui non si assunto la colpa. Ma la responsabilit.
Fa lo stesso. Ti ricordi il colonnello? Prag? Pral?
Quello a Vassdalen.
Il colonnello Pran. Arne Pran, credo si chiamasse.
Aveva ordinato delle esercitazioni militari su un
terreno a rischio di frane. Morirono sedici soldati. S,
me lo ricordo bene. Doveva essere la fine degli anni
Ottanta.
Lui si era assunto sia la colpa sia la responsabilit! Il
nostro amico Roger del Partito del progresso se ne
pu uscire di scena a testa alta. Lui fa parte di un
gruppetto piccolo ma esclusivo. Di gente che si
assume le conseguenze quando non svolge il proprio
lavoro. E poi le sue dimissioni servono a sfamare i
lupi. Per cui la pressione su di te e su Harald Jensen
caler. Almeno per un giorno o due.
Bussarono piano alla porta.
Avanti, disse Silje ad alta voce.
Bertil Orre si era tagliato i capelli e il suo vestito
doveva essere nuovo. Come si potesse permettere un
guardaroba cos ricco con lo stipendio da statale di un
segretario, per Silje era sempre stato inconcepibile.
Fino a quando, un paio di settimane prima, era
venuta a sapere che abitava ancora a casa della
madre.
S? disse, costringendosi a un sorriso per
nascondere la propria impazienza. Era la quarta volta
che il segretario bussava.
Ho di nuovo VG in linea, da non credersi. A
sentire loro, Miriam dellufficio stampa gli avrebbe
promesso una tua intervista. E poi
Il suo telefonino riprese a suonare. A Silje sembr di
riconoscere una versione elettronica di La det swinge.
Bertil lanci a malapena unocchiata al cellulare
prima di spegnerlo e infilarselo in tasca.
Harald Jensen vuole parlare con te. Nel suo ufficio a
Nydalen, temo. Ha insistito molto. Il pi presto
possibile.
Silje si alz mentre beveva il resto dellespresso.
VG pu mettersi il cuore in pace questa
settimana, dichiar, spazzolandosi con colpetti
leggeri delle mani la camicia delluniforme. Parla
con Miriam, per favore, e vedi di chiarire la
questione. Quanto a Harald
Afferr la giacca appesa a una gruccia sulla parete e
se la infil.
chiama lufficio di competenza per procurarmi
una macchina. Con Harald Jensen sono molto pi
disponibile.
I sentimenti caldi che Henrik Holme aveva provato
per la sua nuova collega Hanne Wilhelmsen si
stavano raffreddando.
Che lei non lo avesse contattato nel fine settimana, lo
poteva accettare. Adesso per erano le tre di luned
pomeriggio e lei non si era ancora fatta sentire. Dopo
il terribile incontro con Ingrid Knoph quella mattina,
Henrik era tornato a casa a piedi per farsi una doccia
calda e cambiarsi.
Poi era stato assalito dal panico.
Sarebbe dovuto andare al lavoro?
In centrale aveva la sensazione di essere soltanto
dimpiccio. Un escluso, come sempre, ma adesso
ancora di pi. Mentre tutti gli altri si occupavano con
grande energia di ununica questione, pareva quasi
che lui lavoricchiasse a tempo perso, che se ne stesse
seduto nel suo ufficio a fare qualche ricerca sul
computer e per il resto aspettasse che Hanne si
mettesse in contatto con lui.
Non gli sembrava neanche giusto rimanere a casa.
Non gli avevano dato giorni di permesso. Doveva fare
qualcosa. O perlomeno cos doveva sembrare, aveva
concluso alla fine, giungendo a una soluzione
intermedia. Aveva lasciato a casa lalbum di Karina e
preso un taxi diretto in Grnlandsleiret 44 per
dimostrare che non era un assenteista.
Avrebbe potuto risparmiarsi la fatica.
Praticamente nessuno si era accorto della sua
presenza. Latmosfera che regnava era tesa. Quasi
intensa: la gente si affrettava a passo di corsa lungo i
corridoi e molti avevano laria di chi non dormiva
bene da una settimana. Nessuno rideva di lui
pensando di non essere notato. Nessuno bussava alla
sua porta, e alle due si era infilato il giubbotto di pelle
e se ne era tornato a casa. Nessuno aveva provato a
fermarlo.
Dopo essersi preparato un thermos di t verde, il suo
umore miglior leggermente al pensiero di che cosa
poteva contenere lalbum fotografico di Karina. Presa
una candela dalla grande credenza angolare, la infil
in un portacandele e la piazz sul davanzale della
finestra in cucina. Con uno strofinaccio pul con cura
la superficie del tavolo prima di appoggiarci sopra
lalbum rosa. Da un armadietto prese un paio di
biscotti che dispose su un piattino. Senza pezzetti di
cioccolato. Non voleva insudiciare.
Piazz il cellulare in modo da formare un angolo retto
sopra lalbum, con il display rivolto verso lalto e dopo
aver controllato due volte che il livello della batteria
fosse ottimale e la suoneria inserita.
La prima foto ritraeva un beb. Per un attimo Henrik
rimase confuso. Ingrid Knoph aveva affermato che
esistevano molti album e che quello riguardava gli
ultimi due anni prima della scomparsa di Karina. Lo
sfogli velocemente. Le altre immagini erano molto
pi recenti. Quella che ritraeva una bambina appena
nata doveva essere una specie di trovata, di ex libris
per mettere in evidenza di chi parlasse lalbum.
Per Henrik tutti i neonati si assomigliavano. Paffuti e
bavosi.
Quello era molto carino per, pens ritornando alla
prima pagina.
Da piccola Karina aveva i ricci e nella foto metteva in
mostra due dentini. Guardava dritto verso il fotografo
e sembrava che stesse morendo dal ridere. Gli occhi
erano ridotti a due fessure su quel volto rotondo
corredato da un bel doppio mento. In una mano
stringeva un sonaglino.
Una volta un professore della scuola di polizia aveva
affermato che secondo lui gli agenti dovevano
cercare di procurarsi una foto di tutte le vittime e di
tutti i colpevoli che li ritraesse quando erano in fasce.
Perlomeno nei casi pi gravi di violenza e omicidio.
Secondo lui sarebbe servito a ricordare lumanit di
quelle persone, la loro vulnerabilit e la loro
innocenza iniziale. Forse aveva ragione, almeno in
parte. Quellamore di bambina era molto diversa
dalla diciassettenne sfrontata con i capelli blu.
Karina non era mai stata soltanto luna o laltra.
Neanche quando era scomparsa.
Per sua madre era la cosa pi importante del mondo.
Sua madre aveva una tale considerazione della figlia
da non poter vivere con la certezza che fosse morta.
Anche il padre di sicuro aveva amato molto Karina. Si
poteva amare un figlio anche senza andarci
particolarmente daccordo. Henrik stesso era molto
diverso dal padre, e a dire il vero non si erano mai
capiti. Eppure non dubitava del fatto che suo padre
gli volesse bene, non lo aveva mai fatto. Anche se
non si parlavano quasi mai sul serio, non da quando
lui era bambino.
Per Frode e Ingrid Knoph quella piccina, nonch figlia
unica di certo desideratissima, era stata la cosa pi
importante del mondo. Anche quando aveva
compiuto diciassette anni ed era scomparsa.
Henrik riprese a sfogliare le pagine.
Non erano foto molto belle. Si trattava per lo pi di
istantanee, in genere mosse o sfocate. Raffiguravano
Karina in gita in montagna, Karina a una festa, Karina
in vacanza con i genitori, presumibilmente in Grecia.
In tutte le foto Frode Knoph aveva unespressione
seria. Ingrid e Karina sorridevano. Una serie di
immagini al centro dellalbum sembravano essere
state scattate durante unescursione tra i monti. A
giudicare dal bagaglio avevano camminato di rifugio
in rifugio, forse tutti e tre insieme, genitori e figlia.
Frode non compariva mai, doveva essere lui il
fotografo.
Due foto della confermazione erano invece state
fatte da un professionista. In una, talmente grande da
occupare tutta la pagina, si vedeva Karina a figura
intera con indosso un costume tradizionale
norvegese. Henrik non era sicuro di quale zona fosse
tipico, ma la madre gli aveva insegnato che se
avevano un ricamo di perle sul petto arrivavano dal
Vestlandet. Non era il costume di Hardanger, quello
lo conosceva. Voss, forse.
Si chiese che tipo di relazione la famiglia Knoph
avesse con la cittadina di Voss.
Sfogli ancora.
In terzultima pagina trov ci che aveva sperato.
Fu una sorpresa tale che a momenti vers il t su
tutto lalbum, visto che aveva appena alzato la tazza
per berne un sorso.
Si trattava di una serie di immagini scattate in
unantiquata cabina per fototessere. Quattro in
verticale, una dopo laltra, raffiguranti tre giovani che
avevano fatto in modo di stringersi per entrare tutti
in quello spazio angusto. Seduta al centro, Karina
faceva delle smorfie mentre due ragazzi dalla pelle
scura la premevano su ciascun lato.
Nellultima istantanea uno dei due doveva aver vinto
la gara. Il suo volto compariva davanti a quello degli
altri, sorrideva di sbieco allobiettivo mentre le dita
formavano una v.
Io, Mohammad F. e Fawad, estate 1996.
Karina era mancina, a quanto pareva. La calligrafia
era spigolosa, inclinata verso sinistra, e in alcuni punti
dellalbum la sua mano aveva sbavato linchiostro.
Fino ad allora Henrik aveva avuto soltanto un nome.
Un nome di battesimo.
Adesso ne aveva due, uniniziale e unimmagine
abbastanza buona.
Quasi da non crederci.
Alcuni mesi prima tutta la sua sezione era stata
invitata alla sede della Kripos per essere aggiornata
sui nuovi strumenti tecnologici adottati nella lotta
contro la criminalit. Si stava costruendo un centro
nazionale di competenza in Biometria. Codificando le
quasi centosettantamila foto di pregiudicati che la
polizia possedeva gi nei propri archivi informatici, si
sarebbe avuto a disposizione in un futuro immediato
uno strumento particolarmente efficace ed efficiente
che avrebbe reso pi difficile attraversare i confini
nazionali a criminali noti.
Si trattava insomma di identificare i volti, e in questo
senso erano stati compiuti passi da gigante. Il sistema
era gi in uso per il riconoscimento delle persone a
partire da foto. Uno degli investigatori, un uomo
corpulento che lavorava da trentanni nella polizia,
aveva spiegato che la rivoluzione era avvenuta nel
momento in cui gli americani avevano deciso di
condividere con pi generosit le loro conoscenze
biometriche.
Erano formidabili, aveva dichiarato spalancando gli
occhi in modo eloquente.
Il piccolo programma che aveva Henrik era tuttaltro
che avanzato. Lo aveva comprato in rete per liPad
senza sapere esattamente a che cosa gli sarebbe
servito. I primi giorni si era divertito a scannerizzare
le foto dei compagni di scuola prese dal suo stesso
album per vedere come diavolo fossero diventati.
Aveva provato un brivido di gioia nel constatare che
quello che alle medie lo tormentava di pi adesso
doveva pesare quasi duecento chili ed era un invalido
del lavoro. A neanche trentanni. A quanto pareva
aveva un mucchio di tempo da dedicare a Facebook e
non sembrava particolarmente imbarazzato dal suo
aspetto grottesco.
Lapp che Henrik aveva acquistato per meno di
trecento corone riconosceva le persone da Internet.
In altre parole, il programma dipendeva dal fatto che
le immagini di chi si cercava fossero liberamente
accessibili in rete. Sui social quelle di gran parte della
gente, sui siti di giornali e tv quelle di un numero
molto pi limitato.
Il sistema adottato dalla polizia partiva da una banca
dati di criminali. Se Mohammad F. si era reso degno
di farne parte, il giorno dopo Henrik avrebbe potuto
telefonare alla Kripos e chiedere aiuto a quel
simpatico ispettore della polizia criminale.
Ma prima voleva provare lapp.
LiPad era appoggiato sul davanzale della finestra.
Dopo aver digitato velocemente per un po,
limmagine comparsa sullo schermo gli chiese di
puntare lobiettivo sulla foto da confrontare con le
altre presenti in rete.
Clic.
Oh! esclam Henrik. Ci vollero appena trenta
secondi perch apparisse tutta una serie di immagini.
Per lo pi venivano da Instagram.
Il nome era @Fawadman.
Henrik si era sbagliato. Non era Mohammad quello
chinato in avanti per rubare il primo piano nellultima
foto. Era Fawad.
In fondo non aveva molta importanza.
Presto avrebbe saputo il nome completo di uno degli
amici che Karina frequentava lestate in cui era
scomparsa. Gi quella sera, se fosse stato fortunato
nelle ricerche che poteva effettuare liberamente in
rete, da solo e a casa. O al massimo il giorno dopo, se
invece avesse dovuto utilizzare le banche dati della
polizia.
Al massimo il giorno dopo.
Quasi da non crederci. Afferr il cellulare e se lo
picchiett sulla tempia destra mormorando: Suona!
Di, suona!
Senza che per questo motivo il telefonino emettesse
alcun rumore.
Erano tante le ragioni per cui Silje si era lasciata
convincere facilmente a recarsi alla sede di Nydalen
del Pst e da Harald Jensen. La pi palese era che la
centrale le pareva una prigione, ormai. Centinaia di
persone lavoravano sodo alla ricerca di un modello
che collegasse i due attentati terroristici e un
omicidio, ammesso che un collegamento esistesse.
A volte non sapeva esattamente quale fosse la
soluzione preferibile.
Comunque voleva allontanarsi. Uscire. Prendere una
boccata daria.
Quello per non se lera aspettato.
Posso rivedere unaltra volta la fine? domand
dopo che entrambi avevano fissato in silenzio per un
lungo lasso di tempo limmagine congelata di Jrgen
Fjellstad alias Abdullah Hassan. Suppongo che
questo computer non sia collegato alla rete.
Per chi ci prendi? replic Harald Jensen
sconsolato, tornando indietro con il video di un paio
di minuti. Non lhanno visto neppure al ministero
della Giustizia. Ce lhanno inoltrato direttamente
quando hanno visto che dentro la busta cera una
chiavetta Usb priva di identificazione. ovvio che li
abbiamo informati subito del suo contenuto.
Lo sfondo era identico a quello dei video precedenti.
O almeno era bianco e neutro. Jrgen indossava gli
stessi abiti e aveva la stessa sciarpa davanti alla
bocca; come sempre, la cicatrice sulla fronte
scintillava in modo quasi ridicolo, ostentata invece
che nascosta.
Il tempo dei kuffr finito. Le nostre sorelle vengono
violentate dai kuffr. I nostri fratelli vengono uccisi
dai kuffr. Invece di protestare contro tutto questo,
invece di riconquistare al-Quds, ci umiliamo persino
in Kuwait, nellArabia Saudita, in Egitto. In tutto il
mondo occidentale. Permettiamo ai norvegesi e ai
danesi di offendere il Profeta, la pace sia con lui. Ma
adesso arrivato il momento. Abbiamo mostrato alla
Norvegia di che cosa siamo capaci. Non cercate
lamicizia dei kuffr perch il loro tempo finito. La
Norvegia non ha ancora visto cosa verr. Ci che
verr, ci che , tutto jihd. Ognuno obbligato a
vendicare, e la vendetta giunger. Allahu akbar.
I kuffr sono gli infedeli, disse Silje. Ma cosa
significa al-Quds?
Gerusalemme. Si tratta delle solite scemenze
jihadiste, Gerusalemme va riconquistata.
Tutti e tre i video in cui appare lui sono pieni di ste
frasi vuote e ritrite. Ma per il resto sono leggermente
diversi luno dallaltro. Nel primo, dopo lattentato
allIsan, Jrgen si vanta in maniera esagerata di quello
che avrebbero fatto. Poi segue un video di pure e
semplici minacce, che assomiglia allultima parte del
terzo.
Silje tir su con il naso. Per fortuna il mal di gola era
sparito, ma in compenso le era venuto un forte
raffreddore.
Questo invece una specie di mix. Jrgen si assume
la responsabilit dellultima bomba, quella del
ristorante vegetariano, ma minaccia anche un nuovo
attentato.
Chiuse gli occhi e inspir per non starnutire.
Non successe niente.
E stavolta come se dovessimo avere paura di
qualcosa esit prima di pescare un fazzolettino di
carta dalla borsa, qualcosa di pi grande, aggiunse
alla fine.
Sono daccordo.
Harald Jensen si alz dalla poltroncina e intrecci le
mani dietro la schiena.
davvero inquietante, riprese a bassa voce. A
prescindere da chi si nasconde dietro tutto questo, la
pianificazione praticamente scientifica e di un
genere di cui non avevo mai sentito parlare, in effetti.
Cio?
Questo Abdullah Hassan indic il monitor, per
poi massaggiarsi le reni, ha partecipato a tre video
prima di essere ucciso. Minimo. Sempre che non ce
ne siano altri.
Speriamo di no.
In due parla di bombe concrete, con tanto di
riferimento ai luoghi. Dalle nostre analisi, risulta
oltretutto che pi o meno sapeva quante persone
erano state uccise, no? Non dice il numero esatto
delle vittime, ma tutto quello che afferma
corrisponde con il fatto che lordigno in Gimle
Terrasse ne ha fatte pi di quello al ristorante
vegetariano.
La bomba allIsan era pi potente.
S, certo. Ed era stata collocata e realizzata in modo
pi raffinato. A proposito, siete riusciti a stabilire con
precisione quando stata posizionata e come?
Silje lo guard. Harlad aveva due brutte occhiaie, le
labbra incolori e umide, i capelli flosci e molto unti. Il
colletto della camicia era orlato di nero.
Possiamo parlarne dopo? gli chiese.
Lui si strinse nelle spalle.
Va bene.
Jansen si lasci ricadere sulla poltroncina.
Non riesco a far combaciare i pezzi. Perch Jrgen
Fjellstad stato ucciso e squartato? Come diavolo
faceva a sapere esattamente che cosa sarebbe
successo? E in nome del cielo, perch non troviamo
niente picchi i pugni sulla scrivania, perch non
troviamo un cazzo di niente su questo gruppo da
nessuna parte? E Arfan Olsen? Abbiamo scongiurato
tutti gli di che centrasse qualcosa con La Vera
Umma del Profeta, e invece
Fece un lungo sospiro rassegnato. Silje ebbe
limpressione che gli tremasse la voce quando
riprese: pulito. Anzi, pulitissimo. Siamo stati a
casa sua. Non abbiamo trovato nulla di interessante.
Lo stiamo intercettando. Nulla di interessante
nemmeno l. Guarda normalissimi programmi alla
televisione e ha una corrispondenza via e-mail che fa
venir sonno, altro che terrorismo. Non ha neanche un
computer. Soltanto il cellulare e liPad, che usa molto
poco. Lascia lappartamento la mattina a orari
normali, passa la giornata alla facolt di
Giurisprudenza e, come se non bastasse, ha un lavoro
extra in una biblioteca. Cammina nei boschi. Va a
letto presto. Sono andati a trovarlo un paio di amici,
tutti ragazzi norvegesi qualsiasi.
E se questo gruppo non fosse in rete?
Harald Jensen la guard con aria scettica.
Come sarebbe, non in rete?
Silje si premette un kleenex sul naso e si chin in
avanti sulla sedia.
Il tuo predecessore ha pagato il fatto che non
avevate scoperto Breivik prima dellattentato
terroristico del 22 luglio. Senza voler entrare nel
merito se queste critiche fossero giustificate
Strapp un foglio bianco da un bloc-notes che si
trovava sulla scrivania di Jansen e prese una penna
dalla borsa. Si chin di nuovo in avanti e, dopo aver
piazzato il foglio tra loro due, tracci una riga
verticale.
Potenzialmente voi avevate due fonti di
informazioni, riassunse, indicando una delle due
colonne. La prima quella aperta. Lattivit di
Breivik su diversi siti, la sua partecipazione ai dibattiti
su media vecchi e nuovi. Gatesofvienna.net,
Document.no. Cose del genere. Il problema che
dovete affrontare con questo tipo di informazioni
noto. La libert di espressione.
Scrisse: Informazioni aperte e semiaperte sul lato
sinistro del foglio.
La libert di espressione, ripet con enfasi.
permesso dire praticamente tutto quello che si vuole
nelle nostre societ occidentali. E poi, come hai gi
sottolineato tu, queste persone di norma abbaiano
pi che mordere. Quasi sempre, in effetti. E sono
tante, anche se deprimente scoprirlo. E ci sono dei
limiti alle vostre possibilit di tenere docchio chi
esprime pareri estremisti in rete.
Harald Jensen annu appena.
E poi ci sono queste, riprese Silje indicando la
colonna vuota. Ne parlavi quando siamo andati da
Michaelsen. Tutte le parole di ricerca a cui le vostre
macchine sono state programmate per reagire. Il
controllo delle merci importate ed esportate. Gli
itinerari e le mete di viaggio. I biglietti aerei, le
richieste di visti. I siti a cui si accede.
Cerc di incrociare lo sguardo di Jensen, ma era fisso
sul foglio.
Controlli incrociati, prosegu. Chi parla con chi.
Suspicion by association, credo che lo abbia definito
una volta un tuo collega americano. Se hai contatti
con il mullah Krekar, allora devi tener conto del fatto
che ti passeranno al setaccio. Giusto?
Scrisse la parola: Allarmi sulla met vuota del
foglio.
Di sicuro voi usate un termine diverso, perdonami.
Avete i vostri sistemi, collaborate con altri e fate
parte di un organismo di cooperazione internazionale
contro il terrorismo, la Global Shield.
Harald si gratt lentamente la barba che gli spuntava
sulle guance. Continuava a fissare il foglio.
Per quanto riguarda Anders Behring Breivik, a
sentire il tuo predecessore aveva fatto solo un
acquisto che poteva apparire allarmante. In rete,
dalla Polonia, e che valeva un centinaio di corone. In
altre parole, troppo poco.
S
Si poi dimostrato un errore. Subito dopo Breivik
aveva comprato centocinquanta chili di polvere
dalluminio da un altro produttore polacco. Harald,
centocinquanta chili di una delle quattordici sostanze
chimiche su cui si concentra lattenzione del Global
Shield! Un elemento importante nella costruzione di
una bomba. Breivik stato cos intelligente da farselo
mandare in pi pacchi e da andare personalmente in
Svezia a ritirare quei pacchi nellufficio di una ditta di
trasporti.
Dove vuoi arrivare?
Per la prima volta sembr pi irritato che frustrato.
Tre fattori, Harald. Che avrebbero potuto fermarlo.
Silje alz tre dita.
Tutte le cose terrificanti che aveva scritto in rete.
Purtroppo non sono servite a far scattare nessun
allarme.
Pieg lindice verso il palmo della mano.
La piccola partita di sostanze chimiche che aveva
preso in Polonia e di cui, in effetti, lagenzia delle
dogane vi aveva avvisato. Secondo voi, una cosuccia
troppo banale per reagire.
Pieg un altro dito.
E un acquisto abbastanza consistente di uno dei
componenti principali pi importanti per crearsi in
casa bombe a base di fertilizzanti. Voi non ne avevate
il minimo sentore. Per tanti motivi. Un po perch
quel componente era stato suddiviso in pi pacchi, un
po perch Breivik era andato a ritirarli di persona in
Svezia, quei pacchi. E Svezia e Polonia sono Paesi
dellUnione Europea: niente dichiarazioni doganali tra
luno e laltro. Non avete ricevuto nessun avviso al
riguardo, dal momento che stato lui a varcare
lultimo confine. Senza essere fermato per un
controllo casuale.
Continuo a non capire dove vuoi arrivare.
E se qualcuno avesse imparato da lui?
Imparato? Lui rimarr chiuso dietro le sbarre per
tutta la vita! C un intero mondo che lo odia!
Purtroppo non il mondo intero, precis Silje. Ma
non questo il punto. Il punto che, valutando gli
eventi col senno del poi, emergono almeno tre fattori
per cui avrebbe potuto essere bloccato. E se questi
Afferr il foglio su cui aveva scritto.
E se questi questi della Vera Umma, o chi diavolo
sono i responsabili, avessero imparato a tenersi
lontano dalla rete? A non comprare niente on-line. A
non inviare e-mail, a non partecipare ai dibattiti. A
non esprimere nessun tipo di opinione, tanto meno
altisonante. A non prendere laereo. A non
Ma
Harald Jansen alz le mani per fermarla.
E come farebbero a comunicare, allora? A
pianificare? O meglio: come diavolo farebbero a
conoscersi e trovarsi?
Silje indic lo schermo, ancora occupato
dallimmagine congelata di Jrgen Fjellstad.
Per rispondere alla prima domanda: per posta, ad
esempio. Nessuna societ occidentale in grado di
controllare la corrispondenza cartacea su larga scala.
Senza contare che vietato e che richiederebbe una
grande quantit di risorse e di lavoro. La chiavetta
arrivata per posta. E nessuno degli altri video stato
consegnato per via elettronica. Non c nulla di
rintracciabile. Ma non lo vedi un modello, qui,
Harald? Il modello messo a punto da un gruppo di
individui che ha deliberatamente
Esit per un attimo. Si inumid le labbra e si schiar la
voce.
Che ha scelto deliberatamente di lavorare off-line?
Restare senza connessione era una cosa che la faceva
impazzire. Internet era il periscopio di Hanne
Wilhelmsen: cos lei vedeva il mondo senza che il
mondo vedesse lei. Adesso era una mezzora che
quella baracca non funzionava. Nei primi quindici
minuti Hanne aveva cercato di riavviare tutti i sistemi
operativi, ma quando aveva capito che la colpa era
senza dubbio del gestore, di colpo si era sentita cos
inerme e sola da avere un impeto dira e sbattere il
coperchio del portatile con violenza, tanto che si era
rotto lo schermo.
Per fortuna aveva altri due laptop.
Impossibile chiudere occhio.
Erano gi le undici e mezzo, e Nefis e Ida dormivano.
Era stato bellissimo essere soltanto loro tre nel fine
settimana. Sabato erano andate al ristorante, uno di
sushi a Majorstua di cui Ida aveva sentito parlare
benissimo. Era la prima volta che Hanne usciva a
cena, negli ultimi quattro mesi. Sebbene non si fosse
esattamente rilassata, il cibo era buono e il tutto si
era concluso in meno di due ore. La domenica delle
Palme Ida aveva insistito per dipingere le uova di
Pasqua, anche se Hanne le aveva fatto presente che
in realt si trattava di unattivit da svolgere proprio il
giorno di Pasqua.
Avevano fatto a gara a chi dipingeva luovo pi bello,
e come al solito aveva vinto Nefis. Allunanimit: non
le era mai andato a genio che i bambini dovessero
vincere solo per la loro et.
Era stato un bel fine settimana a tre.
Hanne non sapeva di preciso che cosa la inquietasse.
Ovviamente i due attentati avevano lasciato il segno
su di lei come su tutti, ma i molti anni di esperienza
che aveva sulle spalle le permettevano di tenere le
distanze dal dolore e dalla sofferenza altrui. In polizia
era stato necessario, a volte, per riuscire a lavorare.
Poi era diventata una condizione fondamentale per
sopravvivere.
Anche rincontrare Billy T. era stato straziante, ma
molto meno di quanto avesse temuto. Non gli parlava
da quando laveva riaccompagnata a casa dopo
lincontro-scontro con Linus. Si rese conto, in quel
momento e con stupore, che per tutto il weekend
non aveva quasi mai pensato a lui. Non da quando
aveva raccontato a Nefis della sua visita e di un
rapporto che riteneva di aver chiuso.
Se ci pensava bene, sentiva che ormai Billy T. non
aveva per lei pi alcun significato. Un tempo era stato
cos importante da diventare pericoloso. Nessuna
persona esterna alla famiglia le era mai arrivata cos
vicino. Ma adesso era finita, not. Gli anni lavevano
resa pi forte, e la piccola crepa che si era aperta nei
suoi meccanismi di difesa quando Billy T. aveva
suonato la prima volta alla porta si era sigillata per
sempre.
Era una bella sensazione.
Questo le avrebbe anche permesso di aiutarlo in
futuro, se fosse stato il caso. Ma a quanto pareva non
lo era. Se Billy T. avesse continuato a credere che lei
poteva contribuire in qualche modo a capire lo strano
comportamento di Linus, non lavrebbe lasciata in
pace per tutto il fine settimana.
Non poteva essere lui a tenerla sveglia.
Doveva trattarsi del lavoro.
Il caso.
Quella sera aveva dato unocchiata agli altri fascicoli
che Henrik Holme le aveva portato. Non riuscivano a
coinvolgerla. Era la scomparsa di Karina Knoph ad
agitarsi dentro di lei, ad attirarla a s, e in alcuni
momenti Hanne era cos distratta e pasticciona che
Ida si metteva a ridere.
Di solito, durante il giorno Hanne sedeva al grande
tavolo da pranzo del soggiorno con tutti i suoi
marchingegni, preferibilmente anche con lo schermo
gigantesco del televisore acceso. Le piaceva essere
bombardata da tanti stimoli insieme ed era in grado
al contempo di leggere un libro, sentire musica e
guardare un film. Soltanto quando era importante
non disturbare gli altri si ritirava nel suo studio, a cui
si accedeva da un corridoio che partiva dal vestibolo,
molto lontano dalle camere da letto.
Non le piaceva stare l.
Per qualche strana ragione, Nefis aveva scelto di
arredare quella stanza seguendo uno stile che doveva
ritenere quello in auge nella polizia. Le pareti erano
grigio chiaro; lungo una di esse cera un mobile di un
grigio pi scuro, composto da molti cassetti e
armadietti di metallo laccato. Alcuni di quegli
armadietti si chiudevano a chiave, come se potesse
mai essere necessario nascondere qualcosa a Ida e
Nefis. Le tendine erano di un grigio-blu a righe sottili,
di una qualit di lana che nessun distretto di polizia
norvegese si sarebbe mai potuto permettere, ma che
senza ombra di dubbio dava una parvenza di rigore e
ufficialit.
Persino la scrivania da ufficio sembrava rigida e
fredda.
Una superficie enorme e chiara di betulla su quattro
gambe di acciaio spazzolato.
Il dettaglio peggiore era il quadro appeso sul lato
opposto del mobile. Lartista era un americano di cui
Hanne non aveva mai sentito parlare. Quando Nefis
aveva organizzato quella che pareva una specie di
inaugurazione dellopera, due anni prima, Hanne era
riuscita a sorridere. Forse a sembrare addirittura
entusiasta. In seguito aveva fatto una ricerca su
Internet e, quando aveva scoperto che le due volanti
della polizia ritratte sotto le mille luci di una Las
Vegas notturna dovevano essere costate parecchie
centinaia di migliaia di corone, ne era rimasta
talmente sconvolta che quasi aveva vuotato il sacco.
Quasi, per.
A lei quella stanza non piaceva, ma glielaveva
regalata Nefis. E adesso se ne stava seduta l dentro,
scollegata dal mondo e incapace di dormire.
Per fortuna aveva stampato via via del materiale.
Spinse la carrozzella verso la stampante e afferr una
pila di carte. Dopo averla appoggiata sulla scrivania
quasi nuda, cominci a suddividerla.
Prima che Internet smettesse di funzionare, aveva
fatto delle ricerche su Gunnar e Kirsten Ranvik.
Perlomeno ci aveva provato: la minuscola famiglia di
Korsvoll era praticamente assente dalla rete.
Che Gunnar non comparisse sui social forse non era
tanto strano, tenuto conto di quello che Henrik
Holme le aveva raccontato del suo stato mentale.
Diciotto anni prima, quando era stato picchiato e
abbandonato vicino al Maridalsvannet, erano di
sicuro usciti numerosi articoli sulla vicenda. Per nel
1996 Internet era ancora agli albori, quindi lei non
aveva trovato niente. Lunica cosa che era riuscita a
rintracciare su Gunnar erano gli elenchi dei
piazzamenti ottenuti dai suoi piccioni viaggiatori alle
gare negli ultimi anni. Con un certo stupore si era
resa conto che Gunnar se la cavava bene, poi aveva
impilato con cura i quattro fogli prima di metterli da
parte.
Aveva fatto una ricerca anche sullindirizzo di Kirsten
Ranvik.
Era registrato soltanto un telefono. Un fisso.
Lei avrebbe potuto cavarsela egregiamente senza
cellulare, se non fosse stato per Ida. Era per lo pi
Hanne a occuparsi della logistica che riguardava la
figlia, per cui doveva poter ricevere e mandare rapidi
messaggi alle madri delle amichette e a qualche
padre. E quello era lunico motivo per cui le serviva
un telefonino. Invece, che non ce lavesse una donna
che lavorava a tempo pieno ed era responsabile di un
figlio bisognoso di cure, le sembrava molto strano.
Hanne appoggi il foglio con le informazioni che
aveva trovato la situazione fiscale, lindirizzo e il
telefono in un angolo della scrivania. In cima
scrisse: Chiedere a HH di controllare eventuali
fratelli.
Neppure Kirsten Ranvik era presente sui social.
Perlomeno non con il proprio nome. Sulla pagina
Facebook della Deichman trov una sua foto. Era
stata scattata a una qualche manifestazione
organizzata dalla biblioteca di Nordtvet a
Groruddalen, dove evidentemente lavorava. Hanne
scrut con attenzione limmagine che aveva scaricato
e stampato.
Kirsten Ranvik era una donna piccola. Nella foto
sembrava tesa, quasi impaurita, con le mani strette al
petto. Era lultima a sinistra di un gruppo formato da
cinque persone, e mentre gli altri sorridevano
allobiettivo lei era seria e guardava di traverso per
terra. Sembrava che il suo pi grande desiderio fosse
sparire dallinquadratura.
Una fotografia di una serata dedicata ai libri gialli a
Nordtvet nel 2013 era lunica traccia esistente della
madre di Gunnar Ranvik sui social.
Anche questo era strano.
Nei molti anni in cui si era servita di undici account
falsi su Facebook, due su Twitter e uno sia su
Instagram sia su Snapchat, Hanne aveva avuto modo
di constatare che i social pullulavano di bibliotecari.
Amare i libri sembrava essere un motivo di vanto e
nobilt nel cosiddetto cyberspazio. Almeno per quelli
che sostenevano di amarli.
Anche Kirsten Ranvik doveva amare i libri, suppose
Hanne, ma non se ne vantava in rete.
Non cera proprio.
Per era stata membro del Partito del progresso,
campione del populismo di destra.
Risultava da un Pdf. Larticolo era comparso sul
Fremskritt, il giornale di partito, nel 2003. Un
articoletto carino e allegro, tipicamente estivo, in cui
si diceva che Kirsten Ranvik amava gli uccelli e i fiori
di campo. Fare il pane in casa, tanti dolci, e
passeggiare nella natura creata libera da Dio. E i libri,
ovvio, soprattutto i classici. Inoltre una volta era
arrivata alla domanda finale del quiz televisivo Kvitt
eller dobbelt.
La domanda era su Il risveglio della terra di Hamsun,
un campo cos limitato che a Hanne parve strano ne
avessero fatto una categoria a s. Nella versione
norvegese di Lascia o raddoppia Kirsten Ranvik si era
fermata a un passo dalla meta. Irritante perdere
allultima domanda: il cognome della piccola Barbro.
Comunque era stata una soddisfazione arrivare fin l,
diceva lei sorridendo davanti a un cespuglio di rose
nel proprio giardino.
Larticolo era stato scritto per presentare uno di
quelli che i giornalisti chiamavano i sostenitori pi
assidui e fedeli del partito. In altre parole bisognava
presentare la lista dei candidati per le comunali,
come aveva scoperto Hanne velocemente. Infatti il
partito aveva chiesto a Kirsten Ranvik di presentarsi
come candidata numero 12, una posizione cos
periferica da precluderle qualsiasi possibilit di essere
eletta. Cosa che infatti non era accaduta.
Dopo il 2003 in rete non esistevano pi informazioni
su Kirsten Ranvik, a parte la foto scattata in
biblioteca.
Strano, pens Hanne continuando a sfogliare.
Il Partito del progresso era andato al governo e aveva
molti sostenitori. Le sembrava comunque curioso che
una bibliotecaria avesse scelto un partito che non
aveva mai combattuto in prima linea per sostenere e
portare avanti lidea di una biblioteca pubblica. A
Hanne pareva di aver letto un articolo in cui si diceva
che la gente di cultura votava perlopi a partire dai
laburisti lArbeiderpartiet spingendosi sempre pi
a sinistra.
Ovviamente esistevano le eccezioni.
Kirsten Ranvik era una di loro.
La biblioteca di Nordtvet non aveva un vero e proprio
sito, ma solo una pagina alquanto noiosa che
rimandava a quella della sede centrale. Non cera
neppure scritto il nome dei dipendenti. Quando la
settimana precedente Hanne aveva chiesto a Henrik
di andare da Gunnar, avevano constatato con una
semplice ricerca sulla dichiarazione dei redditi che la
madre lavorava ancora. Gi dai documenti del 1996
contenuti nel fascicolo della polizia risultava che
faceva la bibliotecaria. Dopo oltre unora passata su
Internet Hanne non ne sapeva molto di pi su di lei, a
parte quellinformazione.
Cio che lavorava alla biblioteca di Nordtvet.
Raccolse di nuovo tutte le carte e le infil in uno degli
armadietti di quellorribile e pesante mobile da
parete. Doveva cercare di dormire.
Spinse nuovamente la carrozzella verso liMac per
spegnerlo. Come dabitudine controll se si vedeva la
versione on-line di VG: dare unocchiata a due o tre
giornali prima di andare a letto era sempre lultima
cosa che faceva.
Internet funzionava di nuovo.
Grazie a Dio. Prov un sollievo quasi fisico. Aveva
riconquistato la possibilit di scrutare un mondo che
a sua volta non poteva scrutare lei.
Ed era pi sveglia che mai.
Di solito a quellora non cera molto da leggere. Di
notte il personale era ridotto al minimo e, almeno per
quanto riguardava le notizie dallinterno, cera poco
di nuovo. VG aveva scelto invece di dedicare la
prima pagina alla politica, bench fosse quasi luna.
Clicc sul link per aprire larticolo.
Cancellate il 17 maggio!, urlava il titolo.
Il parlamentare del Partito del progresso Fredrik
Grnning-Hansen ha scritto questa sera in un suo
intervento su Facebook che le celebrazioni per la
nostra festa nazionale e i duecento anni dalla nascita
della Costituzione norvegese dovrebbero essere
cancellate. Dopo i due attentati ancora irrisolti che
hanno colpito la nostra citt, sarebbe un rischio
troppo grande permettere a centinaia di migliaia di
persone, tra cui molti bambini, di riunirsi in centro,
scrive tra laltro. Sostiene anche che i musulmani,
invitati qui nel corso degli anni dagli ingenui che si
atteggiano a modelli di bont, ci hanno privati con
questi attacchi della libert di festeggiare la pi
grande dimostrazione di pace, libert e ideali liberali
che abbiamo.
Il parlamentare del Partito laburista Alfred Skoggesen
scrive in un commento che con parole del genere si
vuole sfruttare nel modo pi bieco una situazione di
crisi.
proprio in momenti come questi che dobbiamo
mostrare di essere uniti come nazione, cristiani,
musulmani, atei e tutti gli altri connazionali. Non c
nessun motivo di credere che i festeggiamenti di
questanno siano pi pericolosi del solito. E la vita
non scevra di rischi.
Hanne osserv a lungo la foto di Fredrik Grnning-
Hansen. Le ricordava un ufficiale della Gestapo, ma
forse era perch non le piaceva affatto. Aveva capelli
lisci e ben pettinati intorno alla scriminatura laterale:
dava sempre lidea di essere appena stato da un
barbiere dellesercito. Gli occhi erano sottili e
dallespressione quasi torva. In effetti Hanne non
aveva mai visto una foto in cui quelluomo sembrasse
divertirsi. Essere felice. Non lo aveva mai sentito dire
niente di bello. Su nessuno.
Il 17 maggio, pens per un attimo prima di spegnere
il computer e andare alla porta. Il corteo formato da
centinaia di bambini che attraversava Oslo, il caos. I
gelati e i piccoli che si smarrivano nella calca. I
palloncini, le bandiere, le bande musicali e la famiglia
reale sul balcone del palazzo. Le eminenze che a piedi
precedevano il corteo.
Bisognava ammetterlo: per una volta, Grnning-
Hansen non aveva tutti i torti.
7.
Era arrivata la Pasqua e Henrik Holme aveva deciso
che non aveva senso rimanere a Oslo. Dal momento
che Hanne Wilhelmsen non si era pi fatta viva, aveva
reso felice sua madre presentandosi a sorpresa:
prima le aveva detto che non sarebbe tornato a casa
per le feste.
Era stato bello essere soltanto loro due. Il padre
aveva partecipato a una battuta di caccia al cinghiale
di quattro giorni al confine con la Svezia ed era
tornato soltanto un paio dore prima che Henrik
ripartisse. Due ore in compagnia di suo padre erano
pi che perfette, perch cos erano riusciti a
impegnare il tempo a disposizione parlando del pi o
del meno senza doversi sforzare di trovare argomenti
di conversazione.
La Norvegia invece era quasi irriconoscibile.
Di solito nel periodo di Pasqua i quotidiani
sembravano quasi dei settimanali. La maggior parte
degli articoli erano scritti con molti giorni danticipo
sulla pubblicazione. Consigli sui libri da leggere,
interviste a personaggi famosi e cinque modi
differenti per cucinare lobbligatorio arrosto dagnello
pasquale.
Cose del genere.
Questanno invece i giornalisti avevano lavorato per
tutte le festivit. La vigilia di Pasqua il Dagbladet
concordava nel suo editoriale con i messaggi pi volte
ripetuti e apparsi su VG: Silje Srensen e il
responsabile del Pst Harald Jansen dovevano seguire
lesempio di Roger Michaelsen e rassegnare le
dimissioni. Parole come scandalo, catastrofe e
incapacit rimbalzavano sulle tastiere di tutte le
redazioni. Persino la Nrk sembrava aver assunto toni
insolitamente aggressivi. Il venerd santo aveva
convocato il nuovo ministro della Giustizia per
sottoporlo a un fuoco di fila di domande durante
unintervista di undici minuti.
Il primo ministro aveva scelto la strada pi sicura
quando aveva dovuto sostituire Roger Michaelsen
con un preavviso di sole poche ore. Aveva addirittura
deciso di puntare tra le file del proprio partito per
quanto riguardava la nuova nomina. In tal modo lago
della bilancia che regolava lequilibrio precario su cui
si basava la coalizione conservatrice di governo si era
spostato a favore della Destra.
Secondo Henrik si era trattato di una mossa voluta e
studiata.
Il Partito del progresso si trovava in quella che,
durante un dibattito in diretta, un politico di spicco
dellSv, il Partito della sinistra socialista, aveva
definito merdissima. Le frange pi estreme che
componevano lanima di quella formazione di destra
stavano per andare fuori di testa, cos si era
espresso il rappresentante dellSv. Molto faceva
pensare che la dirigenza centrale del partito stesse
perdendo il controllo sulla feccia che aspirava a
paesaggi dalle tinte pi brune.
Tove Salomonsson andava invece famosa per essere
una donna che non perdeva mai il controllo della
situazione. Aveva cinquantun anni e un tempo era
stata a capo del movimento giovanile della Destra. In
seguito si era accontentata di un solo mandato
parlamentare. Poi le era passata la voglia, come
aveva ammesso in unintervista. Quella sua
affermazione poco rispettosa nei confronti del lavoro
svolto dal parlamento norvegese non aveva impedito
a due governi successivi di richiamarla in servizio. Era
stata sia ministro della Difesa sia sottosegretario al
ministero della Salute e degli affari sociali. Nel
frattempo si era guadagnata il rispetto di tutto lo
schieramento politico per il suo impegno a favore dei
diritti umani. Era stata la responsabile della sezione
norvegese del comitato di Helsinki per i diritti umani
e di quella della Pen International, inoltre aveva
lavorato per quattro anni alla sede centrale della
Croce Rossa a Ginevra. Fino al luned pomeriggio alle
due e mezzo rivestiva ancora lincarico di segretario
generale di Amnesty International. Rientrata quella
sera stessa da Londra, si era mostrata cos disponibile
nei confronti della stampa che i giornalisti alla fine si
erano trovati a corto di domande.
La sua calma e la capacit collaudata con cui sapeva
gestire i mass media avevano stemperato
leggermente gli umori. Ma non abbastanza. Erano
passati soltanto cinque giorni dal suo insediamento al
ministero della Giustizia e quindi non la si poteva
ritenere responsabile dellapparente incapacit della
polizia di Oslo o del Pst di avvicinarsi anche solo di
qualche millimetro alla soluzione dei casi degli
attentati. Ci nonostante gi il venerd santo le era
stato chiesto in tono stizzito quanto tempo aveva
intenzione di rimanere attaccata alla poltrona prima
che finalmente succedesse qualcosa.
Che ingiusto, si erano trovati concordi nellaffermare
Henrik e la madre mentre mangiavano tacos e
bevevano Pepsi Max.
Henrik aveva scoperto chi era Fawad, lamico di
Karina, molto tempo prima di andare dai suoi.
Era stato semplice.
Fawad si chiamava Sharif di cognome ed era nato
delinquente. O perlomeno lo era diventato gi da
ragazzino. Nello Strasak, il registro centrale della
polizia che includeva i casi di natura penale, lui solo
sembrava occupare parecchi gigabyte. Fino a quando
non era stato punibile per legge poich minorenne,
era passato attraverso diverse istituzioni. Oltre a farsi
tre giorni di custodia cautelare, cosa che accadeva
molto raramente quando si trattava di giovanissimi.
Aveva scontato la pena svolgendo lavori socialmente
utili prima di cominciare a entrare e uscire di
prigione.
Adesso aveva trentacinque anni e stava scontando
quattro anni nel carcere di Ullersmo per detenzione e
spaccio di droga.
Henrik non stava pi nella pelle al pensiero di parlare
con Hanne.
A dire il vero gli sarebbe piaciuto presentarsi
direttamente nellistituto di pena e parlare con
Fawad Sharif.
Per non era certo che Hanne glielo avrebbe
permesso. Per quanto ne sapeva, magari voleva
andarci lei di persona. Non sembrava particolarmente
disposta a muoversi, ma non era mai detto.
Nonostante tutto Hanne aveva accettato di occuparsi
dei casi irrisolti, e fino a quel momento Henrik non
aveva fatto altro che il galoppino.
Se soltanto gli avesse telefonato.
Se entro le dieci non si fosse fatta sentire, lui avrebbe
preso una delle macchine di servizio e sarebbe
andato nel comune di Ullensaker, dove si trovava
quella cupa prigione.
A Henrik non piacevano le carceri.
Non appena passava i controlli di sicurezza, avvertiva
sempre una leggera claustrofobia. Il cuore gli
martellava e gli fischiavano le orecchie. Era sicuro che
gli salisse anche la pressione.
Avrebbe dovuto sopportare tutto questo, se fosse
riuscito a parlare con Fawad Sharif. Se soltanto Hanne
Wilhelmsen lo avesse chiamato, preg masticando
una matita finch non si trov a sputare pezzetti di
legno e grafite.
Squill il telefono.
Si erano fatte le otto e mezza. Per poco il cellulare
non gli cadde a terra quando lo afferr e se lo port
allorecchio.
Che fine hai fatto? sent che gli diceva Hanne.
Non dovevi chiamarmi? Se vogliamo continuare a
lavorare insieme, devi essere pi affidabile di cos,
accidenti.
Henrik si scopr a sorridere da un orecchio allaltro.
Avrebbe giurato che, allaltro capo del telefono,
stesse sorridendo anche lei.
Cera qualcosa di strano in quel sorrisetto ottuso,
pens Billy T.
Soltanto quando per la terza volta nel giro di unora
cerc di passare come se niente fosse davanti al
cancello in rovina della propriet al limite del bosco di
Korsvoll, si rese conto che quelluomo non era del
tutto a posto.
Prima di andare l, aveva controllato lindirizzo
riportato su Internet.
Risultavano due nomi: Gunnar e Kirsten Ranvik. Lui
aveva dato per scontato che fossero marito e moglie,
ma non gli sembrava possibile. Primo, luomo pareva
molto pi giovane di lei, troppo, e questo
indipendentemente dal modo di muoversi
impacciato, quasi oscillante che aveva. Secondo, cera
qualcosa che non andava nel suo sorriso. Billy T. lo
aveva notato pi volte nellarco delloretta che aveva
trascorso nella zona. Di tanto in tanto luomo
atteggiava la bocca a una strana smorfia mentre
andava e veniva tra labitazione e una specie di
rimessa in fondo al giardino.
Forse lo divertiva molto quello che pensava.
Per cera qualcosa che non andava anche nel suo
atteggiamento corporeo.
Allinizio lo aveva colpito un dettaglio: luomo dava
limpressione di vagare senza svolgere nessun
compito specifico. Sarebbe stato un sollievo scoprire
che in realt era ritardato.
Billy T. aveva gi esaminato la propriet a
trecentosessanta gradi. Si era avvicinato
allabitazione passando dal bosco, dove un recinto
fatiscente segnava il confine tra il giardino e la foresta
del Nordmarka. Aveva anche dato unocchiata ai
vicini. Nascosto da siepi e meli aveva registrato che la
casa di Kirsten Ranvik era in ristrutturazione.
Unopera lunga e lenta, a quanto sembrava: la porta
dingresso era nuova, ma non erano stati montati gli
infissi. Lo stesso valeva per la grande finestra
panoramica rivolta verso sud-est.
Sul retro, che dava sul bosco, due finestre del
seminterrato erano nuove. La terza e ultima pareva
essere stata tolta senza venir poi rimpiazzata con
unaltra. Lapertura era coperta da un sacco
dellimmondizia nero fissato al muro con del nastro
adesivo bianco su cui era impresso a scopo
pubblicitario il logo di un Bricocenter, Maxbo.
Quando luomo, che Billy T. immagin essere Gunnar
Ranvik, usc per la quarta volta dalla porta rossa e si
incammin lungo le lastre di selce del sentierino che
portava alla rimessa, Billy T. super con un salto il
recinto in modo da non calpestare la ghiaia di cui era
cosparso il vialetto. In pochi secondi riusc a
nascondersi alla vista di Gunnar Ranvik e un minuto
dopo era gi sgusciato dentro il buco celato dal sacco
della spazzatura. Per sicurezza aveva rimesso a posto
in qualche modo la plastica dallinterno.
La luce proveniente dalle finestre nuove gli
permetteva di guardarsi intorno senza problemi, ma
Billy T. estrasse comunque una piccola torcia dal
taschino del giubbotto e la accese.
Kirsten Ranvik era una donna che amava lordine,
constat. Nel corso degli anni passati in polizia gli era
capitato di perquisire molti scantinati. Ripostigli,
armadi e rimesse. Magazzini e container. Non aveva
mai visto cos tanta roba, cos disparata e conservata
in modo cos sistematico. Neppure nei locali dove la
polizia teneva gli oggetti smarriti. La stanza era di
circa trenta metri quadri, e dava lidea di essere la pi
grande di tutto il seminterrato. Era quasi
rettangolare, con una scala che portava al piano di
sopra addossata alla parete pi corta. Su quella lunga
cerano tre porte. Come se si trattasse di un archivio,
il locale era diviso da sei scaffali doppi e paralleli
montati esattamente alla stessa distanza luno
dallaltro. Avrebbero suddiviso la stanza in sette parti
se non fosse stato che nessuno di essi arrivava alle
pareti.
Sui ripiani cerano gli oggetti pi vari.
Grandi e piccoli, alcuni conservati in contenitori di
plastica, altri in scatole di cartone, altri ancora lasciati
per loro conto o appesi ai ganci. Cerano vecchie
borsette da donna e quattro paia di stivaloni di
gomma. Sei secchi di colori diversi erano infilati luno
nellaltro, a tutti mancava il manico. Dopo aver
ampliato il cono di luce, Billy T. sbirci a casaccio in
alcune scatole. Lampadine. Batterie. Giocattoli e
mattoncini Lego. Scarpe da donna che non erano pi
di moda dagli anni Ottanta e una cassa intera di binari
di un trenino che doveva essere stato imponente. Un
flauto dolce chiuso dentro la sua custodia era
appoggiato in cima a quattro giacche impermeabili
ripiegate, tre blu e una verde scuro. Sullultima
mensola, la pi vicina alla scala e abbastanza larga,
una grancassa era in compagnia di un surf
apparentemente mai usato. Lunica a non aver
trovato posto sugli scaffali era una vecchia macchina
a pedali da bambino: se ne stava parcheggiata
accanto ai gradini e aveva unaria terribilmente
abbandonata.
Le mancava la ruota anteriore sinistra.
Billy T. si avvicin piano piano a una delle tre porte.
Appoggi la mano sulla maniglia. La porta era aperta
e i cardini oliati. La stanza a cui si accedeva era vuota.
Completamente vuota, vide lui quando illumin con
la torcia quelli che parevano dieci metri quadri. E
anche pulita: a giudicare dallodore doveva essere
stata verniciata di fresco. Dopo aver richiuso la porta,
pass alla successiva.
Chiusa a chiave. Billy T. estrasse il grimaldello dalla
tasca posteriore e dopo quindici secondi riusc a
socchiuderla con cautela. Il vano era privo di finestre
e avvolto nelloscurit. Trov allinterno un
interruttore proprio accanto alluscio e si azzard a
premerlo.
Accidenti, sussurr.
Il locale era arredato.
Cera una scrivania enorme che andava da una parete
allaltra ed era sormontata da una serie di mensole.
Tutto sembrava essere stato fatto a mano, cosa che
risult pi evidente quando si avvicin. Un bel lavoro,
vide: si trattava di un mobile costruito su misura e
piuttosto vecchio, a giudicare dalla patina che
ricopriva il legno.
Le mensole, e in parte anche la scrivania, erano piene
di oggetti che di primo acchito non riusc a
identificare. Apparecchi elettronici, si sarebbe detto,
ma daltri tempi. Molti erano fissati su sostegni belli
ed elaborati in legno scuro, levigato. I cavi dei vari
strumenti erano quasi tutti avvolti in una specie di
stoffa, come il filo del telefono di sua nonna paterna.
Di colpo si rese conto che quelle che stava guardando
erano ricetrasmittenti da radioamatori; ne aveva
vista una in un lontano episodio della serie comica
Fleksnes.
Lungo la parete pi lunga era stato fissato un
termosifone a pannello abbastanza moderno. L
dentro faceva molto pi caldo che nel resto dello
scantinato. Quando inspir a fondo dal naso, not
anche che laria era pi secca. Non si sentiva odore di
cantina. La lampadina appesa al soffitto era nuova,
una di quelle a basso consumo dellIkea.
Che senso avesse fare il radioamatore in unepoca in
cui tutto era digitalizzato, era una cosa che Billy T.
non riusciva a capire, comunque la stanza sembrava
assolutamente in uso. Da un buco fatto con il trapano
sul muro esterno, in alto, un cavo scendeva lungo
langolo formato dalle pareti fino alla scrivania.
Lantenna, immagin Billy T. mentre si accucciava per
vedere da dove arrivasse la corrente. Due prese
doppie erano montate per lappunto sotto la
scrivania.
Ci erano infilate due spine.
Attravers lentamente la stanza.
Anche se antiquata, lattrezzatura sembrava ben
tenuta. Pass la mano su un paio di cuffie. Non cera
un granello di polvere. Un oggetto minuscolo e strano
attir la sua attenzione. Lo prese e si mise a
osservarlo.
Un tasto telegrafico.
Oddio, borbott. Ma cosa ci faccio qui?
Sentiva il peso di quellattrezzo nella mano.
La levetta era di ottone. Era montata su una assicella
di legno laccato e aveva una serie di lettere e numeri
impressa su un lato.
Appoggi con cura il tasto nello stesso punto in cui
laveva trovato.
Dunque Kirsten Ranvik era una radioamatrice.
Se non lo era invece il figlio ritardato.
Doveva essere suo figlio.
Billy T. lanci unultima occhiata alla stanza.
Quel locale non gli diceva niente. Non riusciva a
capire il motivo per cui ci era andato. Che cosa
sperava di scoprire? Una moschea segreta, forse. Un
covo di estremisti di destra, con immagini di Hitler
alle pareti e camice brune appese in un armadio.
Propaganda antijihadista. Poster dei Templari. In
realt non lo sapeva e si sentiva un idiota.
Avrebbe dovuto far tesoro della visita allabitazione di
Andreas Kielland Olsen. Gli era sembrata cos
importante. Cos essenziale, fino a quando era
ritornato a casa con il cellulare pieno di immagini
scattate in quellappartamento e di cui non sapeva
che fare. Lunico elemento che aveva ricavato
dallentrare illegalmente in Rdbergveien era la
scoperta che chi ci viveva era pedante quanto Linus. E
come Kirsten Ranvik, a quel che sembrava. Billy T.
lasci la stanza. Rimase ancora una volta colpito dal
sistema con cui erano conservate tutte quelle cose
che in realt avrebbero dovuto essere state buttate
da tempo in una discarica.
Scosse la testa. Soprattutto deluso da s stesso. Il
bisogno di fare qualcosa che gli permettesse di
penetrare i segreti di Linus lo aveva spinto a violare la
legge, e oltretutto i reati che aveva commesso si
erano dimostrati privi di senso. Come per espiare
questultima considerazione, scatt una decina di
foto a quegli scaffali cos ordinati prima di infilarsi il
cellulare nella tasca interna del giubbotto.
Gli ci vollero trenta secondi per uscire dal
seminterrato ricorrendo alla stessa via da cui era
entrato. Sul prato, vicino alla casa, si ferm per un
attimo e tese lorecchio. Era solo. Nessuno lo stava
guardando. Rimise il sacco di plastica sopra la cavit
della finestra, lo fiss alla meglio con il nastro adesivo
e raggiunse indisturbato lOpel che aveva
parcheggiato duecento metri pi a ovest.
Radioamatore, pens scuotendo la testa. In un
mondo dove tutti erano praticamente a un solo tasto
di distanza e intorno alla Terra giravano cos tanti
satelliti che nello spazio la spazzatura stava
diventando un problema.
Era inconcepibile che a qualcuno interessasse ancora
una cosa del genere.
Una brutalit che rasenta linconcepibile,
comment Hkon Sand con un profondo respiro.
Hanno usato una motosega. Cera olio da catena sulla
superficie delle ferite.
Si mise a sfogliare il referto temporaneo dellautopsia
effettuata sul cadavere di Jrgen Fjellstad.
Per era gi morto, intervenne Silje Srensen. E
se capisco bene, stato ucciso in modo pi umano?
Mah. Il cianuro viene usato come metodo di
esecuzione capitale in alcuni Stati americani, e ho
qualche problema a considerarlo particolarmente
umano. Comunque la morte avvenuta rapidamente,
a quanto c scritto qui. Tenendo conto della quantit
di acido cianidrico presente nel corpo.
Cianuro, disse Silje appoggiandosi allo schienale
della poltroncina e guardando il soffitto. E come
diavolo si fa a procurarselo? Se non ci si trova in un
giallo di Agatha Christie, voglio dire? O in un bunker a
Berlino?
Lo si pu fare, per esempio, rispose lui secco.
Anche in un laboratorio poco attrezzato. Basta
distillare una miscela di ferrocianuro di potassio e
acido solforico diluito. Il problema che ha un punto
di ebollizione molto basso. In altre parole vaporizza
facilmente, e visto che anche il vapore molto
tossico bisogna andarci piano.
Con un sospiro affranto appoggi il referto sulla
scrivania di Silje.
Oppure comprarlo in rete. Che cazzo ne so. come
se oggi fosse facile trovare di tutto. E la situazione
non fa che peggiorare.
Ma adesso possiamo affermare con certezza che
Jrgen Fjeldstad stato ucciso?
S. A meno che non abbia ingurgitato di propria
iniziativa una grande dose di cianuro, per poi farsi a
pezzi da occultare nella foresta dopo una bella
passeggiata.
Smettila.
Mi piacerebbe tanto, le rispose lui sconsolato. A
essere sincero, ho preso seriamente in
considerazione lipotesi di mollare questo lavoro.
Lasciare per sempre tutto questo stress. Cos Karen
farebbe domanda, la prossima volta che si libera un
posto alla corte suprema. Potrei aprire un piccolo
studio. Aiutare qualche dolce delinquentello che non
fa saltare in aria Oslo e non fa ingurgitare un po di
cianuro a un negretto di Lrenskog.
Prevenne le proteste del suo superiore alzando le
mani.
Ritiro tutto, esclam. E non ho nessuna
intenzione di smettere prima che questa storia sia
finita. Se lo sar mai. Per ora stiamo lavorando in
grande stile a raccogliere pi dati possibile. Al
momento ci siamo concentrati su quelli del traffico.
Come punto di partenza abbiamo definito i luoghi
dove sarebbe pi semplice e probabile parcheggiare
una macchina per raggiungere la pietraia che stata
usata come nascondiglio a nord di yungen.
Autovelox, telepass, riprese con le telecamere e tutto
il repertorio. Sar un quantitativo enorme di
materiale e
Se per quelli che trasportavano il cadavere sono
arrivati da nord e hanno rispettato i limiti di velocit,
la vedo dura.
S.
Lui guard Silje. Era pallida. Di solito non lo era mai in
quel periodo. A Pasqua dellanno prima Hkon aveva
portato tutta la famiglia nella casa di montagna che
lei possedeva a Geilo. Cerano posti letto per diciotto
persone. Invece adesso niente settimane bianche per
nessuno di loro.
Lesplosivo? gli domand lei laconica.
Proviene senza alcun dubbio dalla Difesa. Analisi
comparate mostrano che appartiene alla partita
scomparsa a mot nellestate 2011. Qui stiamo
svolgendo indagini a tutto spiano, ma venire a capo di
un crimine commesso quasi tre anni fa comporta
ovviamente qualche problema.
E i documenti della Difesa su quel periodo? Possono
aiutarci?
Qualcosa c, dicono i ragazzi. Ma non molto. Ai
militari premevano due cose. La prima era cercare di
scoprire cosa fosse successo. Poi, quando hanno
capito che non sarebbero mai arrivati a risolvere il
caso di propria iniziativa, fare il possibile per
seppellire tutto quanto.
Le micce?
Negli ultimi cinque anni ci sono stati tre grossi furti
di micce dalta qualit. Quello che sembra pi
interessante avvenuto in un cantiere lungo la E18, il
nuovo tratto di autostrada fra Tnsberg e Sandefjord.
Ma non ne siamo ancora certi.
E lo zaino rosso? domand lei.
Hkon si alz in piedi e, senza la bench minima
ombra di pudore, si allent il nodo della cravatta, se
la sfil e cominci a togliersi anche la camicia
delluniforme.
Io sono sempre dellidea che dovremmo chiedere la
collaborazione dei cittadini, afferm.
Se vuoi essere sicuro al cento per cento che il
proprietario dello zaino usato per trasportare il
cadavere se ne liberer subito, possiamo anche farlo.
Personalmente ritengo che sia meglio aspettare.
Siamo gi riusciti a rintracciare tre acquirenti, lo hai
detto tu stamattina. E sono tutti al di sopra di ogni
sospetto.
Allora ne rimangono soltanto quindici.
Hkon tir fuori una maglietta da un borsone che
aveva appoggiato accanto alla porta. Dopo avere
infilato le braccia nelle maniche, rimase immobile,
vestito a met.
Dedichiamo ancora qualche giorno a trovare quello
zaino, ribad Silje. Che cosa ci guadagniamo a far
sapere a tutti che lo cerchiamo?
Vicini che ci informano. Conoscenti. Colleghi. Spie,
perch no.
Finiremmo per essere inondati da un mucchio di
telefonate e messaggi e basta, mentre lo zaino si
dissolverebbe nel nulla cinque minuti dopo che ne
abbiamo pubblicato una foto. Hai intenzione di
rimanere mezzo nudo a lungo?
Hkon si infil la maglietta, se la cacci dentro i
pantaloni delluniforme, poi prese una felpa con il
cappuccio dal borsone.
Torno alle cinque. E pensaci, alla questione dello
zaino. Okay?
Dal momento che lei non gli rispondeva, Hkon si
strinse nelle spalle e agguant con una mano la
giacca delluniforme mentre con laltra raccoglieva il
borsone.
Per tirarti su di morale, le disse sorridendo senza
gioia, in effetti cera un tipo che non voleva
chiudere un occhio quando settanta chili di C4 sono
scomparsi dal campo in cui si sarebbe dovuta tenere
quellesercitazione militare nel 2011. Te lo ricordi, il
capitano di cui ti ho accennato? In macchina, quando
ti ho portato a casa?
Silje annu debolmente e apr un cassetto della
scrivania.
Dai documenti che ho ricevuto da Gustav Gulliksen,
appare chiaro che le alte sfere ce lavevano a morte
con lui, continu Hkon Sand. Quando hanno
deciso di insabbiare il tutto, lui ha scatenato un
putiferio.
Okay.
Si era messa a leggere il referto dellautopsia,
prendendo appunti a penna sul margine. Hkon
continu imperterrito: A quanto pare aveva una
serie di teorie su ci che poteva essere successo.
Peder Ranvik, si chiama. Lo abbiamo convocato
domani per interrogarlo.
Il suo incontro con Fawad Sharid non sarebbe dovuto
avvenire prima di luned: di l a uneternit. Non a
caso, dalla gioia Henrik Holme si era picchiettato
cinque volte le dita sulla tempia sinistra quando gli
avevano telefonato da Ullersmo per informarlo che
andava bene anche gioved alle dieci.
Fawad Sharif non corrispondeva alle aspettative.
Qualunque fossero state, pens Henrik.
Si era immaginato di trovarsi davanti un uomo
piuttosto bello. Nella fototessera scattata nellestate
1996 quel ragazzo norvegese-pakistano sfoggiava una
fila di denti bianchi e un paio di occhi da cerbiatto. Le
ciglia erano ancora lunghe, ma la sua ultima visita dal
dentista doveva risalire a quei tempi. Il volto stretto
adesso era quasi incavato. Aveva i brufoli nonostante
i suoi trentacinque anni. Un lobo dellorecchio era
lacerato. Lungo il lato destro della gola si vedeva una
cicatrice seghettata, di almeno sei centimetri.
Appena varcato il portone del carcere, Henrik Holme
aveva cominciato a non sentirsi bene. La situazione
era peggiorata a mano a mano che superava i vari
cancelli di sicurezza. Adesso, seduto in una stanza
riservata alle visite dalle pareti fredde e la
temperatura troppo alta, era in un bagno di sudore.
Come dicevo, si schiar la voce, si tratta di una
serie di furti dauto avvenuti nellestate del 1996.
Non capisco, rispose Fawad guardandolo con
espressione ostile.
Non era stato cos allinizio. Al contrario Fawad
pareva incuriosito, o perlomeno non palesemente
reticente. Adesso tamburellava con le dita e lanciava
ogni cinque secondi unocchiata allorologio appeso
al muro.
No un tentativo alla cieca, certo. che questi
furti sono saltati fuori allimprovviso perch connessi
a un caso di gran lunga pi importante.
Gli attentati?
Di nuovo si riaccese negli occhi di Fawad una specie
di interesse. Henrik esit abbastanza a lungo prima di
sorridere e scuotere la testa.
Ovviamente non posso rispondere.
Fawad rise a sua volta.
Scommetto che cos, disse. E in questo caso ho
lalibi migliore del mondo. Sono rinchiuso qui dentro.
Giusto. Del resto non sei sospettato neppure per la
serie di furti dauto. E sono decaduti i termini perch
il caso ormai troppo vecchio, quindi non hai niente
da temere.
spuntata una macchina?
Dopo essersi schiarito la gola, Henrik si chin sopra il
tavolo che li divideva.
Come sicuramente capisci, devo
Serr le labbra e chiuse una cerniera immaginaria.
Fawad lo guard come se avesse appena scoperto di
avere a che fare con un idiota.
E allora che cazzo vuoi?
Mohammad.
Mohammad?
S. un tuo amico. O lo era. Quellestate.
Fawad si accasci ancora di pi sulla sedia e si strinse
nelle spalle.
Conosco almeno dieci persone che si chiamano
Mohammad.
Ma lestate del 1996, quando voi
Ma io non ricordo nessuna cazzo di estate del 1996!
O del 97 o del 98 del 99. Quanti anni avevo?
Dallo sguardo Henrik cap che non stava calcolando
let.
Diciassette. Andavi a scuola?
Non mi ricordo.
stato lanno in cui Lady Diana e Carlo dInghilterra
hanno divorziato.
Eh?
Lanno in cui la Germania ha vinto gli Europei,
aggiunse in fretta Henrik. Battendo la Repubblica
Ceca per 2 a 1 ai supplementari. In finale. A
Wembley.
Non mi sembri il tipo che segue il calcio.
Ma tu s.
Gli occhi di Fawad si assottigliarono. Henrik non era in
grado di interpretare con esattezza quello sguardo. In
quegli opachi occhi castano scuro ci poteva essere
interesse come scetticismo.
Ero bravino, disse Fawad. A quattordici anni
giocavo nella squadra giovanile regionale. Ma quella
partita non me la ricordo. Non mi piace la Germania.
Forse questo il motivo.
Di che squadra sei? prov Henrik, pentendosi
immediatamente.
E tu?
Henrik sapeva di essersi sputtanato.
Stammi a sentire, gli disse raddrizzando la
schiena. Cercando di stare nei limiti consentiti,
cos che ti manca pi di tutto qui dentro?
Un computer tutto mio, fu limmediata risposta.
Quello che ho, rotto.
Se te ne procuro uno nuovo
Un MacBook.
Se ti procuro un computer nuovo, saresti cos
gentile da sforzarti di ricordare che cosa facevate tu e
Mohammad quellestate e quellautunno?
Mohammad morto. Ha tirato le cuoia nel 1997.
Aveva fregato una moto. Si ribaltato allincrocio di
Teisenkrysset ed stato schiacciato da un camion.
Henrik deglut.
Accidenti che capoccia a pera che hai, comment
Fawad. Chai troppo liquido dentro?
No, non sono idrocefalo. Se Mohammad morto
nel 1997, dovrebbe essere pi semplice per te
ricordare lanno prima. Lultima estate che avete
passato insieme. Provaci.
Luomo si strinse nuovamente nelle spalle senza dire
una parola.
Allora, non ti interessa quel computer?
S, ma che cazzo vuoi sapere?
Parlami della tua famiglia.
La mia famiglia?
S, gli sorrise Henrik. Come andava quando eri
adolescente.
Mio padre guidava i tram. Mia madre non faceva
altro che aggirarsi per casa, piangere e lamentarsi. Le
mie sorelle erano due stronze e una era stata data in
affido. Idem il sottoscritto. Anche se non servito un
granch. Mio fratello
Per la prima volta il sorriso gli raggiunse gli occhi.
Imran fa il muratore. Ha tre anni pi di me. In realt
voleva fare il meccanico, ma non lo hanno preso
allistituto professionale di Sogn. Cos ha dovuto fare
unaltra scuola e diventare muratore. Se vedessi che
casa s fatto a Mortensrud. sposato con una
norvegese. Tre figli. Si appena comprato una Tesla
S. venuto qui con quella macchina la settimana
scorsa, ma non mi hanno permesso di vederla.
Se ha tre anni pi di te, quellestate doveva aver
finito di studiare, comment Henrik. Bene.
andato a fare il periodo di apprendistato da
qualcuno?
Forse Fawan era un criminale incallito. O forse no: da
quando aveva compiuto diciotto anni, aveva passato
pi tempo in galera che fuori. Non era comunque un
attore. Henrik si rese conto di aver centrato in
qualche modo il bersaglio. Il volto delluomo si chiuse
e impallid sensibilmente. La punta della sua lingua
grigia si mise a inumidire le labbra con movimenti
rapidissimi, continui.
Non ricordo, rispose troppo in fretta.
Ma non c niente da ricordare, obiett Henrik col
tono pi mansueto possibile. Tuo fratello doveva
aver finito gli studi, se ha preso il diploma da
muratore. E poi ha fatto lapprendista da qualcuno.
Probabilmente successo nel periodo di cui stiamo
parlando. Non devi farti venire in mente proprio
nulla, Fawad. Basta che ti metti a ragionare su cosa
ha fatto tuo fratello quellanno. Aveva ventun anni.
Non ne ho voglia, replic linterpellato alzandosi.
Era lestate in cui scomparsa Karina e non si mai
pi vista, riprese Henrik ad alta voce. Questo ti
pu aiutare?
Fawad era gi alla porta verde. Dando le spalle a
Henrik, buss con una mano mentre con un dito
dellaltra premeva il piccolo pulsante che si trovava a
lato, allaltezza delle spalle.
Conoscevi Karina? gli chiese Henrik parlando
forte.
No.
Buss con pi insistenza.
Henrik si alz con calma e gli and incontro. Dalla
tasca posteriore dei pantaloni estrasse una copia
della striscia di foto scattate nella cabina.
S, invece. La conoscevi molto bene.
Sovrastava Fawad Sharif di quasi venti centimetri e si
abbass su di lui per parlargli nellorecchio.
Guarda qui, gli disse tenendo la foto davanti agli
occhi di quelluomo esile. Tu, Karina e Mohammad.
Estate 1996. Mancano ancora sette anni prima che un
eventuale omicidio cada in prescrizione, Fawad, e io
intendo usarli tutti.
La porta si apr cos bruscamente che Fawad rischi di
cadere nel corridoio.
Tutto bene? domand la guardia afferrando
lavambraccio sottile del carcerato.
A meraviglia, annu Henrik Holme. Grazie,
Fawad.
Questultimo non rispose. Segu docile la guardia;
sembrava ancora pi piccolo di quando era entrato.
Dal canto suo Henrik aveva pulsazioni cos accelerate
che svenne.
Casc lungo disteso per terra.
Per fortuna era riuscito ad arretrare di un passo nella
sala delle visite, e nessuno lo vide. A parte la
videocamera di sorveglianza. Quando accorse
unaltra guardia, Henrik si era riavuto; dopo essersi
coperto con la frangia un bozzo crescente sulla
fronte, sorrise e rifiut di farsi vedere da un medico.
Adesso era sicuro del fatto suo, e questo valeva bene
un mal di testa che gli sarebbe durato per parecchi
giorni.
ovvio che non posso esserne sicuro, borbott
Billy T. Ma in un certo senso qui sta cominciando a
delinearsi un disegno.
Allora deciditi e dimmi che cosa dovrebbe
raffigurare, replic irritata Hanne Wilhelmsen.
Linus diventato jihadista o antijihadista? C una
bella differenza, no?
Infil due piatti nella lavastoviglie.
S, le rispose lui. E non so quale sia lipotesi
peggiore.
Si era seduto sullampio davanzale della finestra in
cucina. Portava sempre lo stesso lurido giubbotto di
jeans. Adesso non lo sentiva pi cos stretto, not, e
la vecchia macchia di ketchup, che ormai risaliva a pi
di due settimane prima, aveva cominciato a diventare
nera.
Non hai un posto di lavoro dove ti devi presentare?
gli domand Hanne.
Lo fissava con uno sguardo che lui non riusc a
interpretare. Quegli ultimi anni le avevano conferito
una serie di espressioni nuove. Era allo stesso tempo
una cara amica e una perfetta sconosciuta.
Sono in malattia. E forse soltanto una
stupidaggine.
Che cosa?
Parlare con te. Meglio che me la cavi da solo.
Billy T., adesso vieni qua e mi stai a sentire.
La voce sembrava sconsolata, ma almeno non era
burbera. La segu nel soggiorno, dove lei con un gesto
inaspettato e degno di ammirazione si spost su una
poltrona indicandogli la gemella. Billy T. obbed e si
accomod.
Analizziamo quello che hai veramente in mano, gli
disse calma. Tanto per cominciare la brutta storia
dellorologio di Linus. Fortuna che la polizia lo ritiene
tuo, ma comunque stato trovato nei locali dellIsan.
Pu esserci una spiegazione naturale.
Ma
Silenzio. Lasciami finire. Pu esserci una spiegazione
naturale. Pu essere stato rubato. Pu essere stato
venduto. Per quanto ne sappiamo, Linus pu averlo
perso a poker. Okay?
Billy T. annu appena.
Per quanto riguarda il resto
Toss appena e, dopo aver deglutito, riprese.
E se Linus si fosse dato semplicemente una
regolata? Se a ventidue anni avesse scoperto che
ora di diventare adulto? Di prendere un diploma,
tenere la propria camera in ordine. Tagliarsi i capelli e
vestirsi in modo decente. Se dicesse la verit? Che il
Corano gli serviva soltanto a fare i compiti? Se?
Si chin verso la sedia a rotelle e prese una bottiglia
di acqua minerale Farris da uno scomparto sotto il
sedile.
Se vuoi qualcosa da bere, puoi andare a
prendertelo in frigo.
Lui rimase seduto. Muto.
A essere sincera, continu Hanne, sembra che
Sia diventato razzista.
Razzista?
Lei scoppi a ridere.
Billy T. sent la pelle accapponarsi lungo la schiena
come al passare di unonda. Un tempo era lui quello
che la faceva ridere. Era uno dei pochi a riuscirci. Non
spesso, Hanne era una persona seria: quando rideva,
per, significava che era stato lui a dire qualcosa.
Qualcosa di divertente. Qualcosa di affettuoso:
qualcosa che faceva riferimento al legame che li
univa, un legame che a lungo lui si era illuso avrebbe
resistito a tutto.
Cosa diavolo intendi dire con diventato razzista?
Hanne pronunci la parola diventato come se
avesse la bocca piena daceto.
per questo che si trasferito e non ha pi voluto
abitare con Grete. Le ho parlato.
Continuo a non capire
Hanno litigato. cominciata con una specie di
razzismo di tutti i giorni, mi ha raccontato Grete.
Prima un po di Partito del progresso, poi i suoi
rappresentanti peggiori. Gente del calibro di
Grnning-Hansen.
Si pieg in avanti e appoggi i gomiti sulle ginocchia.
Per un attimo si copr il volto con le mani, ma subito
le riabbass con violenza. Sbarr gli occhi.
Non so pi cosa cazzo pensare, gemette. Ma
Grete mi ha detto che
Di colpo si alz e si diresse in cucina.
Si sentiva uno straccio. Fisicamente malato. Aveva
soprattutto voglia di fuggire, se lo sentiva dentro.
Scappare per davvero. Licenziarsi e vendere quel
poco che possedeva. Andarsene via. Da qualche
parte. Non sapeva dove. Non importava, bastava che
fosse lontano. Quando apr lo sportello del frigorifero
rabbrivid.
L abitava una famiglia.
L cerano il latte, il succo darancia e il formaggio
Jarlsberg. Un pacchetto di polpette di pesce e una
ciotola di insalata mista protetta da una pellicola di
plastica. Lolio di fegato di merluzzo Mllers Tran
e lestratto di mirtillo, oltre a una stecca ancora
intatta di cioccolato al latte che sicuramente doveva
aspettare fino a sabato per essere mangiata. L
cerano la margarina light e il salame, il prosciutto
cotto e un vassoio di mele fresche e fredde.
L regnava lordine.
Quella mattina, quando Billy T. aveva aperto il suo, di
frigorifero, aveva perso lappetito: era stato investito
da un odore dolciastro e poco accattivante. Dentro
cerano soltanto cinque bottiglie di birra, un trancio
pressoch andato a male di salmone acquistato al
supermercato Kiwi e una bottiglia di Coca-Cola
comprata da Linus.
Oltre a un pacco di patate che avevano cominciato a
mettere le foglie.
Billy T. stava per perdere la presa.
Letteralmente parlando. Si attacc allo sportello del
frigo mentre si appoggiava al ripiano della cucina con
laltra mano. Il cuore gli batteva pericolosamente
forte, e il respiro gli si fece cos veloce e affaticato che
gli venne un capogiro.
Tutto bene? gli stava chiedendo la voce di Hanne
in lontananza.
Ma lei non era lontana. Era di nuovo sulla sua sedia a
rotelle, in cucina.
Gli mancava il fiato. Si costrinse a respirare.
Qualcosa gli stringeva il petto. Avrebbe voluto
portarsi una mano sul cuore, doveva esserci qualcosa
che non andava proprio l, ma non osava mollare la
presa dal frigo e dal ripiano, sarebbe caduto.
Billy T.!
Percepiva a malapena la voce di Hanne, nel suono
continuo che gli fischiava nelle orecchie, un rumore
alto e allarmante che gli riempiva la testa.
Credo che sia un infarto, riusc a dire.
In seguito non si sarebbe mai capacitato di come
Hanne avesse potuto afferrare una sedia e
piazzargliela proprio alle spalle.
Siediti, sent che gli diceva.
Si sedette.
Guardami, colse.
La guard.
Era seduta dentro un tunnel luminoso ed era molto
lontana, anche se lui avvertiva la sua mano sulla
guancia.
Hai le labbra pallide. Senti un formicolio alle mani?
Ai piedi?
Lentamente lui port la sinistra agli occhi. Gli tremava
ed era piena di formiche invisibili, miliardi di formiche
che gli riempivano le dita. Dovette stringere i pugni
perch tutti gli insetti che vi brulicavano dentro non
glieli facessero esplodere.
Tieni, disse Hanne alzandogli un sacchetto di
plastica verso la bocca.
Completamente privo di forze e di volont, Billy T.
fece come diceva lei.
Segui la respirazione quadrata, gli ordin la voce
di Hanne. Inspira profondamente. Pausa. Espira
profondamente. Pausa.
Lui fece come gli era stato detto.
Le formiche cominciarono ad abbandonarlo. Non
riusciva a vederle, ma quando si fiss le mani, sent gli
insetti fuoriuscirgli dalla punta delle dita.
Il cuore rallent. Cess il ronzio nelle orecchie. Di
colpo Billy T. le allontan la mano con il sacchetto di
plastica e inal una profonda boccata daria fresca.
Grazie, le disse, e scoppi a piangere.
Raccontami tutto.
Billy T. non sapeva da dove iniziare. Eppure cominci.
Gli venne fuori ogni cosa, a pezzi e bocconi.
Le raccont di quando si era intrufolato in casa di
Arfan che in realt si chiamava Andreas, della visita
inutile e infruttuosa in uno scantinato di Korsvoll. Dei
convertiti che erano passati allIslam per poi fare
dietro front, della rabbia di Linus quando lui aveva
finalmente trovato il coraggio di parlargli. Del Pst che
sorvegliava Andreas. Di suo figlio che non poteva
essere musulmano, anzi, che odiava lIslam e forse
faceva parte di qualche movimento terroristico
opposto. Di s stesso che non sapeva pi cosa stesse
succedendo. Allimprovviso afferr il cellulare e le
mostr le foto, quelle immagini insulse scattate nella
cantina di Kirsten Ranvik e nello sterile appartamento
di Arfan Olsen. Le descrisse la visita alla biblioteca
vicino al maneggio di Nordtvet e il proprio frigorifero,
uno dei panorami pi tristi al mondo. Le confess che
aveva voglia di scappare in Nuova Zelanda e
ricomprarsi una moto e per favore Hanne poteva
essere cos gentile da pensare a quelle belle gite che
avevano fatto insieme? Soltanto loro due, con la
Harley e la Honda Goldwing dotata di retromarcia e
di un fax integrato? Le moto con cui si erano divertiti
tanto?
Poteva essere cos gentile
Le parole gli uscivano di getto mentre piangeva senza
sosta.
Si addorment.
E si risvegli perch lei gli stava impedendo di cadere
dalla sedia.
Hai avuto un attacco di panico, gli spieg piano
aprendo il frigorifero. Tieni.
Billy T. prese la bottiglietta di acqua minerale che lei
gli aveva aperto. Se la scol tutta dun fiato.
Grazie, borbott passandosi la manica sotto il
naso. Non so davvero che cosa fare.
Per adesso dormire, rispose Hanne. Abbiamo
una camera per gli ospiti gi pronta. Ma prima di
andarci, devi rispondere a un paio di domande.
Credo di averti detto tutto quello che so, borbott
lui.
Non era vero.
Anche se si sentiva completamente sfatto,
completamente privo di controllo, non aveva
nominato Darth Vader. Non una parola sulla
statuetta.
Nessuno doveva saperne niente.
Neppure Hanne Wilhelmsen.
Quella biblioteca, gli chiese lei. A Nordtvet.
S.
Billy T. aveva poco pi che sussurrato, con la testa
china in avanti.
Quella in cui sei entrato illegalmente non era la casa
di una bibliotecaria?
Non stata una vera e propria effrazione. Alla
finestra della cantina mancava il vetro. Bastava
togliere un vecchio sacco della spazzatura.
E come hai detto che si chiama, lei?
Kirsten Ranvik.
Hanne rimase in silenzio. Non si raddrizz. Non fece
niente. Rimase immobile sulla sedia a rotelle, sempre
con la mano affusolata sulla coscia di lui. Billy T. ne
avvertiva il calore attraverso la stoffa dei pantaloni, lo
splendido calore dellamica di un tempo.
Stava per addormentarsi di nuovo.
Merda! esclam balzando in piedi.
Dovette fare un passo di lato per non cadere.
Ho lobbligo di presentarmi in centrale. Ce lho
ancora.
Guard disperato liPhone.
Ho venti minuti per arrivare in tempo. Devo
Si mise a correre. Hanne rimase dovera.
Silenziosa e con tanti pensieri che le ronzavano per la
testa, non sent neppure la porta che si richiudeva
con violenza dietro Billy T.
8.
Linvestigatore aveva cercato di protestare con tutte
le sue forze, ma alla fine aveva dovuto piegarsi al
volere del vicecapo della polizia. Con un diavolo per
capello, si era dileguato nel momento in cui il
capitano era stato finalmente fatto entrare nella
stanza degli interrogatori.
Mi fa piacere che sia potuto venire, esord Hkon
Sand rivolto alluomo in uniforme mentre afferrava la
sedia allaltra estremit del tavolo. Prego.
Peder Ranvik sorrise nello stesso modo rigido e
controllato con cui si comportava.
La divisa che indossava era impeccabile. I capelli, n
troppo corti n troppo lunghi, erano folti, biondo
scuro come la barba rasata a filo. Il capitano si
sedette, poi appoggi il berretto color vinaccia sul
tavolo.
Vicecapo della polizia, comment mentre annuiva
con laria di apprezzare le mostrine che fregiavano
luniforme di Hkon. Non credevo che gente del suo
calibro si occupasse degli interrogatori.
Sono anche il responsabile della sezione omicidi. E
prima di lavorare come legale della polizia, sono stato
io stesso un investigatore. Siamo in pieno stato di
emergenza, per usare un eufemismo. E dopo il
servizio militare sono stato congedato dallesercito
con il grado di sergente. E per concludere, questo
caso mi interessa moltissimo.
Capisco, annu Peder Ranvik. Nessun incarico
troppo alto, n troppo basso. Cos devessere.
A Hkon quel tipo non piaceva.
Limmediata antipatia a pelle che prov per lui lo
sopraffece con tanta rapidit e forza che non sapeva
pi da dove cominciare. Si mise a giocherellare con
una penna, poi controll che il registratore
funzionasse. Si infil un dito dentro il colletto e lo tir
come per metterlo a posto. Dopo aver ricontrollato il
registratore, si schiar la voce.
Vorrei che mi descrivesse il tipo di incarichi che
svolge attualmente, disse alla fine. In modo
conciso.
Sono capitano nelle forze speciali della Difesa.
Si fece silenzio per qualche secondo.
Conciso, in effetti non c che dire.
Hkon si infil distratto la penna in un orecchio.
Il capitano fissava imperterrito un punto davanti a s,
come se si trattasse di un interrogatorio condotto da
un nemico.
Mi spiace, disse. Purtroppo non mi permesso
entrare nei dettagli delle mie competenze. Chiedo
che queste disposizioni vengano rispettate.
Hkon fece un cenno dassenso mentre con aria
assorta si chinava sulle sue carte.
Invece marted 26 luglio 2011, sul campo di
addestramento della Difesa a mot, che tipo di
incarico le era stato assegnato?
Non intendo essere reticente, ma sono tenuto a
non rispondere nemmeno a questa domanda. Si
tratta di informazioni classificate.
Almeno adesso Ranvik lo stava guardando con
unespressione che sembrava genuinamente
dispiaciuta. Eppure a Hkon quelluomo continuava a
non piacere, anche se non riusciva a capire da dove
provenisse la forte antipatia che provava per lui.
Voglio farle notare, precis appoggiando il palmo
di una mano sulla cartellina verde militare che gli
aveva consegnato Gustav Gulliksen, che stata la
stessa Difesa a fornirci un certo numero di documenti
su quella vicenda. E che da uno di questi documenti
risulta che lei era responsabile di unesercitazione. La
simulazione di un sabotaggio.
Estrasse le carte e si abbass gli occhiali che teneva
sulla fronte.
Lei doveva preparare, in modo da farli esplodere in
successione, due vecchie gru da cantiere navale, un
fienile e un mezzo corazzato. Le gru rappresentavano
dei ponti provvisori.
Alz la testa e spinse di nuovo gli occhiali sulla fronte.
Mi spiace, ripet Peder Ranvik. Non dubito che
lei abbia ottenuto queste informazioni attraverso
canali ufficiali, ma per quanto mi riguarda, nessuno
dei miei superiori mi ha esonerato dal segreto
dufficio.
Per quanto invece riguarda me, le sto dicendo
Non intendo interromperla, lo interruppe il
capitano. Ma le carte che ha in mano non contano
pi di tanto, per me. A meno che una non sia una
dichiarazione firmata di esonero da parte
dellufficiale competente.
Accavall le gambe.
E anche in quel caso, potrebbe non essere
comunque abbastanza per farmi rivelare informazioni
confidenziali. Io ho il dovere di valutare
personalmente che cosa pu danneggiare la Difesa.
Nuocere alla nazione.
Hkon cerc di nascondere il proprio stupore.
Senza riuscirci.
Senta un po, replic incredulo, sporgendosi in
avanti e puntando la penna contro Peder Ranvik.
Lei stato convocato qui in accordo con i suoi
superiori. stato informato in dettaglio di ci che
desideriamo chiarire. Non pu
Di nuovo, intervenne il capitano con la mano
destra alzata, devo purtroppo interromperla. Se lei
o voi non avete sbrigato tutte le formalit necessarie
allo svolgimento di questo interrogatorio prima di
convocarmi, un problema che non mi riguarda.
Sarebbe invece stato un mio problema se mi fossi
messo a parlare a degli estranei di cosa faccio e ho
fatto in qualit di capitano delle forze speciali della
Difesa cos, liberamente e senza lautorizzazione delle
massime cariche. Credo che lei possa capire, in veste
di
Sorrise appena, e nei suoi occhi scintill qualcosa che
Hkon interpret come disprezzo.
sergente in congedo.
E il mio problema che almeno settanta chili di C4
della tipologia in uso alla Nato sono caduti nelle mani
dei terroristi. E che almeno trentacinque di quei
settanta chili sono ancora in circolazione, dopo che i
primi trentacinque hanno ucciso ventinove persone e
ne hanno ferite Dio solo sa quante di pi.
il suo problema, s, convenne il capitano. E
sotto questo punto di vista lei gode della mia pi
incondizionata simpatia. Siamo tutti preoccupati per
la situazione.
Hkon tir fuori la scatoletta di tabacco. Dopo averla
appoggiata sul tavolo, ci impieg parecchio tempo
per prepararsi una presa che con gesti ormai rodati
infil sotto il labbro superiore a destra. Quando ebbe
finito, avvit il coperchio, infil la confezione nella
tasca dei pantaloni e si sfreg le mani. Poi se le pass
tra i capelli. Piano piano, con lo sguardo fisso sul
tavolo.
Lei aveva diversi sospettati nel mirino, mormor.
Come le dicevo, non posso
Chiudi il becco.
Si fece subito silenzio. A Hkon parve che il capitano
avesse irrigidito ulteriormente la schiena. Come
risulta da questi documenti, sembra che tu sia stato
lunico ad aver reagito male quando si presa la
decisione di non informare la polizia. Tu sei stato un
tormento per i vertici della Difesa, da quanto capisco.
Te ne rendo merito. Sono state in particolare due le
persone che a tuo dire gli investigatori dellesercito
avrebbero dovuto esaminare con pi cura.
Hkon diede uno strattone cos violento al colletto
della camicia che il bottone pi in alto si stacc e
cadde per terra.
Non ci fece caso e continu come se niente fosse:
Un certo
Mentre con gli occhi scandagliava le carte, si allent il
nodo della cravatta. Adesso sembrava uno che torna
a casa dopo una baldoria in piena regola.
Sverre Brande. Sergente del Genio militare.
Perch lui? No, a proposito
Si sbotton i polsini della camicia e arrotol
lentamente le maniche fino ai gomiti. Poi, dopo aver
intrecciato le mani, si mise a fissare lostinato
capitano.
Ovviamente non intendi rispondere, lo anticip.
N tantomeno spiegare il motivo per cui laltro
indiziato principale si rimise gli occhiali sul naso,
Abhai Singh, secondo te era uno dei potenziali
responsabili del furto.
Il capitano Ranvik sembrava sempre pi a disagio.
Il suo atteggiamento e il suo abbigliamento
continuavano a essere impeccabili. Anche il colorito
del suo viso era assolutamente gradevole; la leggera
abbronzatura doveva essere il risultato di una
vacanza di Pasqua ben riuscita.
Hkon si sbotton ulteriormente la camicia
delluniforme, mettendo cos in mostra la maglietta
bianca che portava sotto e che aveva un piccolo buco
allaltezza dello sterno.
Si rese anche conto che la presa di tabacco sotto il
labbro stava cominciando a colare.
Non reag in nessun modo.
Abhai Singh un sikh norvegese, continu
inclinando la testa di lato. Con la fedina penale
pulita. Oggi svolge un incarico nei servizi segreti della
Difesa, ben al di l del tuo e del mio nulla osta di
sicurezza.
Di questo lei sa ben poco.
Mah. Il buon Abhai Singh ha accesso a informazioni
catalogate come Cosmic Top Secret. Mi chiedo il
motivo per cui hai cercato di sguinzagliare i cani
contro un uomo cos.
A mio avviso cerano i presupposti per indirizzare le
indagini su di lui e Sverre Brande. Non posso
aggiungere altro.
No.
Hkon sorrise e sollev la tazza di caff, ormai freddo
da un pezzo. Se ne lasci cadere apposta una goccia
sul petto prima di ingurgitare il resto e schioccare
soddisfatto la lingua. La macchia assomigliava
allAfrica, not abbassando lo sguardo.
Il capitano Ranvik si schiar la gola. Si agitava sulla
sedia. Afferr il berretto e fece passare il pollice
sopra la mostrina di metallo con il monogramma
reale. Poi lo riappoggi sul tavolo.
Non porta abbastanza rispetto alluniforme che
indossa.
A Hkon sembr di cogliere una leggera tensione
nella voce, era come se parlasse a una tonalit pi
alta e innaturale.
Questa? Si batt piano il petto, proprio sopra la
macchia a forma dAfrica. Fa solo scena, luniforme
della polizia. Almeno per noi che non operiamo sul
campo. L s che ha una funzione. Ma qui dentro?
Unidiozia. Preferirei stare in jeans e camicia di
flanella. Io credo nellintelletto, non negli abiti.
Anche in questo caso si tratta di punti di vista.
S. Comunque tu fregatene delluniforme.
Oltretutto oggi luned. Quindi consentito un
pizzico di indolenza e sciatteria.
Sfoder un sorriso cos ampio da essere sicuro che il
tabacco gli si fosse posato sui denti formando una
patina melmosa.
Il capitano Ranvik afferr il berretto e se lo poggi
sulle ginocchia, come se avesse paura che Hkon lo
usasse a mo di sputacchiera.
Posso andare?
No, non ancora.
Si allent ulteriormente la cravatta e se la sfil. Poi
con tutta calma fin di sbottonarsi la camicia. Quando
si pass di nuovo le mani tra i capelli, sapeva di
assomigliare ormai a uno dei due troll delle carie che
vivevano nella bocca della gente, come raccontava un
vecchio libro per bambini. Era Karius o Baktus ad
avere una chioma arruffata di capelli scuri? Non se lo
ricordava mai.
Tu credi nei sistemi? domand a Ranvik con aria
interrogativa.
S.
Perch?
Perch in caso contrario la societ andrebbe in
pezzi. Tutti noi dipendiamo dallordine. Dai sistemi e
dallubbidienza. Dalla lealt nei confronti di quello
che stato stabilito.
Hkon spalanc le braccia.
Non potrei essere pi daccordo. Posso provare il
tuo berretto?
No.
Mi sembri un po troppo rigido, capitano Ranvik.
Hkon si alz. Si abbotton la camicia, ne infil i
lembi nei pantaloni e strinse la cintura. Poi srotol le
maniche e aggiust i polsini. Da una sedia su un lato
del tavolo afferr la giacca delluniforme, la indoss e
la chiuse con i bottoni lucidi in ottone. Ora la brutta
macchia sullo sparato non si vedeva pi. Si rimise
anche la cravatta, facendo un nodo cos stretto da
risultargli terribilmente sgradevole. Per finire prese il
cappello.
Tra qualche giorno potremo usare quello estivo,
disse con un sorriso. Dal primo maggio. Lo
preferisco. Bianco. Questo nero invernale mi
incupisce la mente. Mi piace molto di pi il tuo, di
berretto. Una bella tonalit di rosso caldo.
Rimase fermo dovera, in piedi.
Fammelo provare.
No.
Il capitano si sentiva sempre pi a disagio. Sedeva
inquieto ed era come se la sua uniforme
irreprensibile cominciasse a sbiadire e avvizzire.
Intorno al colletto la camicia era diventata di una
gradazione pi scura e il berretto si stava inumidendo
del sudore che gli copriva i palmi.
Come vuoi, comment Hkon Sand prima di
risedersi. Cosa cera che non andava in questo
Abhai Singh?
Peder Ranvik non rispose.
Lo sapevi che re Olav fu costretto a intervenire di
persona affinch i sikh norvegesi potessero prestare il
servizio di leva? gli domand Hkon, protendendosi
in avanti come se la loro fosse una conversazione
molto intima. I vertici della Difesa erano contrari. Al
turbante, ovvio. Se uno ha un turbante in testa, non
c posto n per i berretti n per nessun altro
copricapo sciccoso. Sai cos successo?
Il capitano Ranvik continu a rimanere in silenzio.
Lallora ministro della Difesa, Johan Jrgen Holst,
era cos stufo della riluttanza dei generali che si
rivolse direttamente al re. Il quale scoppi a ridere.
Hai presente
Hkon cerc di riprodurre la risata fragorosa e
caratteristica del sovrano defunto.
Scoppi a ridere, ripet prima di assumere
unespressione molto seria. E si chiese se questi
signori generali avessero mai sentito parlare della
Sikh Light Infantry. Dellesercito britannico. I turbanti
non impedivano ai sikh di essere stimati e apprezzati.
Quel dettaglio serv a smuovere i generali. Ma
ovviamente potrebbe trattarsi soltanto si ritolse la
giacca e riallent la cravatta, di una leggenda. Cosa
centrava questo Abhai Singh?
Adesso me ne vado, disse Peder Ranvik facendo
segno di volersi alzare.
Non credo, rispose Hkon dolcemente.
Laltro si alz.
Siediti.
Posso andarmene quando mi pare. Il che significa
adesso.
Faccio fatica a capire la tua ostinazione. Settanta
chili del tuo C4 sono scomparsi. Si sarebbe spinti a
credere che anche tu desideri aiutare
Non mai stato il mio C4. Ma sono daccordo con
lei. molto preoccupante che sia finito nelle mani
sbagliate. Come ha detto lei stesso, ho fatto di tutto
per scoprire che cosa fosse successo, ai tempi in cui
lindagine era di mia competenza. Ma adesso non lo
pi.
Sollev la sedia e la avvicin con delicatezza al tavolo
prima di dirigersi verso la porta. Sulla soglia si gir.
Ci attendono una serie di festivit importanti,
continu impassibile. Il primo e l8 maggio, per non
parlare del
17 maggio, concluse Hkon quando il capitano
fece una piccolissima pausa. Il giorno in cui
festeggiamo anche la nostra Costituzione. Lo
sappiamo.
Avete un grosso problema, disse il capitano. Che
per non pi il mio.
Apr la porta e and quasi a sbattere contro un
agente che stava per entrare. Il poliziotto lo lasci
uscire e poi si richiuse con forza la porta alle spalle.
Sembrava che avesse il fiatone quando si pieg sulla
scrivania e disse al vicecapo della polizia di Oslo:
Una nuova bomba. Inesplosa, per ora. A Sandefjord,
sotto un centro commerciale. Questa storia non finir
mai, Sand. Al momento nessun nuovo video, per
quanto ne sappiamo noi, il Pst e la polizia di
Sandefjord. Ma un altro ordigno piazzato in un luogo
affollato?
Inspir a fondo prima di esclamare: Non pu essere
soltanto una casualit.
Io appartengo alla categoria di coloro che credono
alle coincidenze, sentenzi Hanne. Sono proprio
quelle a dominare la maggior parte delle cose. Anche
se suona strano, lo ammetto.
Aveva appena fornito a Henrik una versione concisa
del racconto di Billy T. senza arricchirla di troppi
dettagli e con toni stemperati. Il resoconto di un
padre preoccupato e niente di pi: un suo vecchio
amico preoccupato che il figlio frequentasse brutte
compagnie. Non aveva nominato n il timore di una
conversione n lo sbalorditivo cambiamento di Linus
negli ultimi sei mesi. Aveva anche evitato di riferire
che un orologio ereditato dal ragazzo era stato
ritrovato nei locali dellIsan dopo lesplosione di circa
due settimane prima.
Serviti pure, gli disse spingendo verso di lui il
piatto di panini dolci che si trovava sul tavolo. Li ha
fatti Ida ieri pomeriggio. Sono un po asciutti, ma
basta metterci la marmellata.
Henrik ne prese uno e, dopo averlo tagliato a met, lo
spalm avidamente di composta di fragole fatta in
casa.
Sono daccordo, annu, e diede un morso. Che la
stessa bibliotecaria spunti sia nel nostro che nel suo
caso, farebbe salire i pronostici, se fosse una
scommessa. Questo tuo amico un poliziotto?
Perch me lo chiedi?
Henrik mastic, deglut e diede un altro morso.
No, che tu non sembri cos be mobile. Non
cos sociale. Proprio come me.
Le sorrise.
Per questo ho pensato che magari si trattava di un
collega. Uno che appartiene alla tua vita precedente,
ecco. Quando non eri costretta su quella sedia a
rotelle. cos?
Non sei affatto stupido, Henrik.
Ma se vogliamo giocare con lidea
Henrik
Lo so, rispose lui a bocca piena. Non dobbiamo
giocare con le idee. Non dobbiamo formulare ipotesi
se non abbiamo abbastanza materiale su cui
costruirle. Ma se adesso ci concediamo un piccolo
esperimento mentale
Hanne lo guardava da sopra le lenti degli occhiali,
per non disse nulla.
Se non una coincidenza che quella donna sia
coinvolta in una faccenda che riguarda il radicalismo
di destra
Supposto radicalismo di destra, lo corresse Hanne.
Con tutta probabilit si tratta addirittura di un
immaginario radicalismo di destra. Non ho nessun
elemento sicuro per ritenere che che le congetture
del mio amico abbiano un fondo di verit.
Okay. Ma se lui avesse ragione. In quel caso
sarebbe divertente vedere quali sono i tratti che
accomunano i casi. Il nostro e quello di come si
chiama, il tuo amico?
Fa lo stesso.
Okay. Scusa.
Nessuno.
Cosa?
Henrik appoggi sul tavolo lultimo pezzo di panino
dolce e si infil le mani sotto le cosce.
Non c nessun tratto in comune, precis Hanne.
Invece s.
E cio?
Henrik trov il coraggio di prendere lultimo pezzo di
panino, poi riblocc la mano sotto le cosce.
Ti ricordi che ti ho detto che Gunnar razzista?
un handicappato mentale, Henrik. E se basta non
gradire i pakistani per essere etichettati come razzisti,
allora siamo una nazione di razzisti.
In effetti lo siamo. Quasi.
Gli era venuto limpulso di bloccarla quando aveva
usato lespressione handicappato mentale, ma non
ne aveva avuto il coraggio. Anche se si sentiva molto
pi sicuro del loro rapporto rispetto a dodici giorni
prima, temeva sempre che Hanne potesse stancarsi
di lui. Chiedergli di andarsene, come faceva sempre e
come avrebbe fatto, prima o poi.
E siccome lui preferiva poi, tacque.
Lei si chin a prendere una sottile cartellina di
plastica rossa che conteneva dei fogli. Henrik era
arrivato alla conclusione che ci fosse una specie di
scomparto sotto il sedile, un cestino in grado di
contenere un portatile e altre cose, quasi che Hanne
avesse sotto il sedere una borsa nera come quella di
Mamma Mumin.
Io credo che sarebbe il caso di dare unocchiata pi
da vicino a questa Kirsten Ranvik, comment
Hanne. Dimenticati Internet, per. Ho gi
esaminato tutto quello che c in rete e ho trovato
solo questo.
Spinse la cartellina verso di lui.
Neanche la tua visita a Ullermo ci ha fornito
elementi utili, continu. Mi sa che anche qui si
tratter di tempo perso, ma dedica un giorno o due a
questa signora. Comincia a diventare interessante.
Un figlio reso invalido da due norvegesi-pakistani che
poi se la cavano impunemente sarebbe gi un motivo
pi che valido per incattivire molti razzisti della
domenica. Cerca di scoprire se esiste qualche
dettaglio della sua vita utile per le indagini.
Ma se su Internet non c altro, come faccio
Henrik, tu sei un poliziotto. Noi i casi li risolvevamo
anche prima. Prima della rete. E ci divertivamo,
addirittura. Provaci.
Il display del cellulare di Hanne si illumin silenzioso
per indicare che era arrivato un messaggio. Con il
pollice lei premette i tasti per accedere alla pagina di
vg.no.
Oh, merda, esclam a bassa voce dopo pochi
secondi.
Cosa c?
Unaltra bomba. In centro a Sandefjord. In tutta la
contea del Vestfold stato dichiarato lo stato di
massima allerta.
Finalmente il suono lacerante del sistema dallarme si
era zittito. Era stato cos penetrante che molti
avevano cominciato a correre proprio per evitare
quel frastuono, senza nemmeno chiedersi perch
fosse scattato.
Da quel punto di vista le sirene avevano svolto il loro
compito.
Il centro commerciale era deserto.
Dalla fine degli anni Ottanta Hvaltorvet regnava al
centro della cittadina. Un edificio eclettico e bruttino
si estendeva in diverse direzioni sopra un parcheggio
sotterraneo a cui si accedeva dallingresso a sud.
Quando arriv sul posto, la polizia ebbe il suo bel
daffare a tenere lontana la gente che cercava di
andare a recuperare la macchina. Si dovette perfino
usare la forza per bloccare due uomini sulla
quarantina a cui premeva di pi la propria
automobile che la propria incolumit. Adesso erano
seduti loro malgrado ciascuno in una delle volanti
parcheggiate allesterno della grande zona di
sicurezza che gli agenti avevano delimitato con nastro
e transenne.
Fortunatamente la polizia di Sandefjord aveva
organizzato per quella data unesercitazione in
grande stile a Torp, laeroporto internazionale che si
trovava soltanto una decina di chilometri a nord-est
della citt. Sarebbe dovuta iniziare a mezzogiorno,
solo un quarto dora dopo che lallarme era scattato a
Hvaltorvet.
Il pap di un treenne aveva scoperto la bomba poco
dopo le undici e mezzo. Un po arrabbiato e un po
impaurito, stava rincorrendo il figlioletto che,
cocciuto e temerario, scorrazzava senza rendersi
conto di quanto fosse pericoloso muoversi da solo in
un parcheggio sotterraneo avvolto nel buio. Il padre
lo aveva raggiunto sulla soglia dellingresso al centro
commerciale, dietro tre auto posteggiate cos vicine
luna allaltra che i proprietari avrebbero avuto
qualche problema a salire in macchina. Luomo aveva
tirato un sospiro di sollievo finch non aveva visto
loggetto su cui si era seduto il bambino. La cassa
nera di metallo da cui spuntavano dei fili collegati a
un contatore digitale gli aveva fatto battere il record
personale dei duecento metri quando si era
allontanato di scatto con il piccolo in braccio.
Una squadra di artificieri completamente attrezzati
appartenenti alla polizia di Oslo era sopraggiunta nel
giro di un quarto dora soltanto: anche loro erano a
Torp per lesercitazione.
I due esperti stavano esaminando la bomba da ormai
venti minuti.
Merda, esclam uno dei due togliendosi il casco.
Laltro non disse niente, ma raddrizz la schiena e
tent anche lui di sfilarsi il casco.
Il primo rimise il coperchio sulla scatola di metallo e
la sollev.
Mi di una mano o no? Pesa un casino.
Un attimo, rispose il collega. Si tolse i guanti ed
estrasse una busta di plastica trasparente da una
delle sue numerose tasche. Speriamo che questa
lettera sia pi interessante del resto del pacco.
La infil nella busta, che sigill.
Parecchio realistica, come esercitazione, sospir il
compagno. gi qualcosa. Di, vediamo di portare
alla luce del giorno questa cazzata innocua.
Non era ancora buio.
La primavera continuava a farsi attendere, ma
perlomeno le giornate si stavano allungando. Erano le
nove di sera e Ida cominciava a far fatica ad
addormentarsi se in camera sua le tendine oscuranti
non erano tirate gi bene e perfettamente ferme.
Porca miseria, Kari Thue sembra star meglio ogni
giorno che passa, borbott Hanne afferrando una
mela dalla fruttiera sul tavolino. Guarda che guance
rosse e che occhi luminosi. Anche se lunica.
Invece il capo della polizia norvegese uno straccio,
comment Nefis accomodandosi sullaltro lato del
divano. Vuoi la coperta?
No, grazie. Comunque non c niente di strano se la
Bae stanca.
Indic lo schermo del televisore. Da quando aveva
assunto quellincarico nellautunno del 2011, Caroline
Bae era nota al pubblico per la sua stazza e
determinazione, ma aveva il volto sfatto. Nemmeno
le truccatrici della Nrk erano riuscite a nascondere le
occhiaie e le rughe che partendo dal naso
terminavano agli angoli della bocca.
Gestire lintero corpo di polizia in condizioni come
queste deve essere un vero e proprio inferno. Pensa
a tutti gli uomini che sono coinvolti a livello
nazionale!
Hanne ridacchi, quasi maligna.
E fino a oggi si poteva ancora trasferire qualche
agente dai piccoli centri e dai diversi distretti qui a
Oslo. Anche se la bomba a Sandefjord si rivelata
falsa, il risultato che adesso non esiste un solo capo
di polizia locale disposto a mollare nemmeno uno
spillo. Riuscire a coordinare un apparato del genere in
tempi tranquilli gi complicato, Nefis. Ma
coordinarne uno terrorizzato devessere
praticamente impossibile.
La polizia terrorizzata?
Tu non lo saresti? Shhh!
Io non sto fiatando.
Deve pur essere possibile pretendere una
spiegazione, esclam esaltata Kari Thue con gli
occhi fissi su Caroline Bae. Parecchi giornali hanno
dichiarato che insieme al falso ordigno di Sandefjord
stata trovata una lettera. Si tratta di un messaggio
per cui noi cittadini dovremmo preoccuparci?
Prima che il capo della polizia potesse rispondere,
Thue continu: La messa in scena di Sandefjord
aveva lo scopo di spaventarci? stata una mossa
degli islamisti per impaurirci ancora di pi? Ci
troviamo di fronte a
La conduttrice del programma alz la mano.
Troppe domande in una volta. Vediamo se il capo
della polizia pu rispondere alla prima: la lettera
ritrovata a Sandefjord conteneva minacce di qualche
tipo?
Caroline Bae spinse il mento in avanti e batt le
palpebre.
Vi chiedo di comprendere che non possiamo
divulgare dettagli al riguardo. E non posso neppure
confermarvi se stata trovata una lettera. Lunica
cosa che posso dire che lordigno si dimostrato
trattenne per un attimo il respiro e vag con lo
sguardo prima di riprendersi e correggersi: Non era
una bomba.
Vuole forse negare che cera una lettera?
intervenne Kari Thue. Quando VG, il Dagbladet
e lAftenposten dichiarano di avere fonti attendibili
al riguardo che ne confermano lesistenza?
Come ho gi detto, a ragione delle indagini in corso
non intendiamo
Insomma!
Kari Thue alz gli occhi al cielo e spalanc le braccia.
Aveva parlato a un volume cos alto che la sua voce
era uscita distorta dagli altoparlanti.
La situazione in cui ci troviamo che la Norvegia
sotto assedio. In quanto norvegesi siamo prigionieri
della nostra stessa paura, una paura creata dallIslam,
il peggior flagello del nostro tempo.
Quella donna incredibile, sussurr Nefis.
viscida, precis Hanne secca. O cattiva, forse.
A essere sinceri le persone cattive sono molto rare,
Hanna.
E noi, il popolo norvegese, non possiamo sapere se
dopo la burla di oggi a Sandefjord siamo stati ancora
una volta minacciati da un gruppo la cui fede e
ideologia
Il sindaco di Oslo era in piedi accanto a lei. Le pos
piano una mano sul braccio. La donna rabbrivid, ma
tacque.
Kari, esord con un sorriso mite. Credo che sia il
momento di respirare con la pancia. Non siamo sotto
assedio. Noi siamo il regno indipendente di
Norvegia.
Kari Thue ritrasse il braccio, ma almeno non lo
interruppe.
Abbiamo superato grandi prove. Forse ne verranno
altre. Adesso, la cosa pi importante che possiamo
fare mantenere la calma. Prenderci cura luno
dellaltra. Non dimenticare i nostri valori fondanti in
un periodo in cui
proprio di questi valori fondanti che parliamo! Dei
nostri valori di base. Non dei pensieri su
Hanne prese il telecomando e tolse laudio.
Una cosa certa, Ida non parteciper al corteo,
disse prima di mangiare lultimo pezzo di mela.
Chiaro che parteciper al corteo dei bambini. Non
vede lora.
Non se ne parla neanche, replic Hanne.
Nessuna di voi due uscir da qui il 17 maggio. Ida pu
invitare chi vuole, ma tutti rimarranno in casa. Qua.
Da me.
A essere sinceri questo non lo decidi tu, tesoro.
Nefis si alz e si chin su di lei.
Vattene via, le sorrise Hanne. Sto parlando sul
serio.
Lo so, rispose tranquilla Nefis dandole un bacio
leggero. Ma anche se quello che pensi, non
significa necessariamente che andr cos. Ho voglia di
un bicchiere di vino. Tu?
S, grazie. Bianco.
Nefis si diresse in cucina.
Hanne rivolse lo sguardo allo schermo muto. Stava
parlando una donna sulla cinquantina
dallacconciatura antiquata. Non aveva idea di chi
fosse, ma un sottotitolo le chiar che si chiamava
Sabrina Knutsen ed era il sindaco di Sandefjord.
Doveva sentire che cosa stava dicendo, quindi prese il
telecomando.
lo valuteranno i vertici allinizio della settimana
prossima. Se dovessero esistere i presupposti per
cancellare i festeggiamenti del 17 maggio nella nostra
citt, la questione andr dibattuta in consiglio
comunale.
Linquadratura pass sul sindaco di Oslo.
Non possiamo cancellare il 17 maggio, disse serio.
Il 17 maggio esiste che lo vogliamo o no.
Indipendentemente dalle decisioni di un consiglio
comunale, in occasione della festa nazionale
questanno celebreremo anche i duecento anni della
nostra Costituzione, e lo faremo come si deve.
Sarebbe davvero una terribile ironia se i terroristi ci
facessero
Credo che Ida sia un po arrabbiata con noi due,
disse Nefis porgendo a Hanne un bicchiere.
Cancellare i festeggiamenti probabilmente non
migliorerebbe la situazione.
Arrabbiata? Perch?
Ad esempio, si chiede come mai non porta il mio
cognome. E perch non lo porto neanchio.
Non una cosa semplice da spiegare? Glielho
detto un sacco di volte. Desideriamo tutte e tre
chiamarci allo stesso modo. Il mio cognome pi
facile da sillabare.
pi norvegese, comment Nefis raccogliendo le
gambe sul divano mentre sorseggiava il vino. O cos
crede lei. Che vogliamo nascondere il fatto che per
met musulmana.
Che stupidaggini. Per met musulmana? Ma non
si appartiene per met a una religione. E poi lei
quella che . Quando avr diciottanni, potr
scegliere liberamente come chiamarsi.
Ne ha appena undici, Hanna. Per lei i diciottanni
sono di qui alleternit. Forse potremmo
Si interruppe e bevve un altro sorso.
In fondo un po di ragione ce lha, aggiunse piano.
No.
S, invece. Io voglio che lei sia norvegese. Il pi
norvegese possibile.
La porti in Turchia due volte allanno. E da quello
che dici, parla anche discretamente il turco.
Adesso peggio di prima. Passa sempre pi tempo da
una volta allaltra in cui le parlo nella mia
madrelingua.
Peccato, disse Hanne con sincerit. Intrecci le
dita a quelle di Nefis. Dovreste cercare di
mantenere lo stesso livello. Quanto a tutta questa
storia sui musulmani norvegesi
Appoggi il bicchiere e lasci la mano di Nefis. Fece
una smorfia quando con una certa fatica si tir su a
sedere per stare pi comoda.
Ecco, questo mi fa star male, gemette. Se c
una cosa di cui ha bisogno questo mondo, meno
nazionalismo. Meno religione. Ida Wilhelmsen Ida
Wilhelmsen. Il suo passaporto rosso. Il resto lo
decider lei. A suo tempo. Comunque possiamo
avere un ospite a cena, sabato?
Un ospite? Billy T.?
No. Henrik Holme. Il giovane poliziotto di cui ti ho
parlato.
Ma certo! Che bello, Hanna. Sono felicissima.
Ida lo ha gi conosciuto. riuscita anche a
offenderlo, ma credo che sia andata bene, tutto
sommato.
Offeso? Ida?
S. Henrik ha un aspetto un po particolare. Per
sai una cosa?
No.
Mi piace. Parecchio, in effetti. E credo che sia molto
solo.
Alz il bicchiere e si mise a fissare il vino.
S, continu, quasi rivolta a s stessa. solo e io
ho la netta sensazione che sia molto intelligente.
In altre parole, sorrise Nefis, ti assomiglia.
No. Io ho te e Ida. Henrik ha soltanto sua madre,
credo.
A guardare quel che accadeva sullo schermo,
sembrava che ancora una volta Kari Thue avesse
avuto lultima parola. Cosa che accadeva sempre pi
spesso. Mentre le critiche si facevano via via pi
deboli.
Passami lo stesso la coperta, mormor Hanne.
Ho freddo.
9.
Dopo qualche giorno in cui si era avuto un piccolo
assaggio di primavera, era tornato il freddo.
Henrik Holme aveva percorso a piedi tutto il tragitto
che andava dal quartiere di Grnerlkka a quello di
Korsvoll e adesso si trovava nuovamente davanti al
vecchio cancello in ferro battuto in Skjoldveien.
Il primo maggio era arrivato e passato.
Senza altre bombe.
La partecipazione al corteo era stata la pi ampia
degli ultimi anni. La piazza di Youngstorget era
gremita di persone che avevano affollato anche le vie
laterali, quando il segretario uscente del Partito
laburista aveva tenuto il discorso di rito, stavolta
concentrandosi pi sul senso di unit e libert che sui
diritti dei lavoratori. Lunico episodio increscioso era
stato larresto di cinque cittadini norvegesi di pelle
scura che una polizia nervosa e armata aveva
considerato degni di sospetto e che senza tanti
preamboli aveva caricato e trasportato al carcere di
Botsfengeselet. Nessuno dei cinque aveva mai
commesso alcun crimine, non aveva sulla coscienza
neppure una multa per qualche violazione del codice
stradale. Uno dei fermati era un diciassettenne che si
chiamava Torstein Gundersen.
Era stato adottato dallo Sri Lanka quando aveva
quattro mesi, cosa che aveva disperatamente cercato
di spiegare alla polizia. Come parlare a un muro. Era
stato rilasciato soltanto tre ore dopo, quando il padre
lo era andato a prendere munito del passaporto del
figlio.
Cera ancora chi reagiva con rabbia a singoli episodi, e
i mass media gli permettevano di esprimere la
propria opinione. Molestie, minacce e arresti
immotivati erano allordine del giorno ormai. A
Henrik sembrava quasi che nessuno stesse pi ad
ascoltare davvero quanti ancora avevano la forza di
protestare pubblicamente. Era come se i diciassette
giorni trascorsi dal primo attentato avessero
introdotto un nuovo standard di normalit nel Paese.
Come se la Norvegia stesse pagando un prezzo su cui
non era possibile mercanteggiare.
Per a pagarlo in generale non erano i norvegesi,
aveva pensato Henrik mentre a colazione leggeva
leditoriale Il costo della libert pubblicato
sullAftenposten.
Non eravamo noi a pagare.
Erano loro.
Soltanto mentre raggiungeva Korsvoll, Henrik era
stato assalito dal timore che Kirsten Ranvik avesse
fatto il ponte e quel venerd non fosse andata al
lavoro. Per fortuna, invece, doveva essere una
persona molto operosa: alle sette e mezzo era uscita
dal cancello e poi si era incamminata lungo
Maridalsveien. Probabilmente andava a prendere un
autobus.
Gunnar non si era ancora fatto vedere. Henrik aveva
deciso di aspettare e di palesarsi quando fosse
spuntato dalla porta di casa. In questo modo forse si
sarebbe sentito meno minacciato. E prima o poi i
piccioni avevano bisogno di essere accuditi.
Di sicuro.
Alle otto e quaranta si apr la porta dingresso rossa.
Gunnar usc, arrancando a fatica con in mano un
sacchetto di plastica. Si ferm ai piedi della scala di
cemento che portava al vialetto inghiaiato mentre
scrutava il cielo. Aveva smesso di piovere da quindici
minuti e quella strana smorfia che assomigliava a un
sorriso gli apparve sul volto quando sincammin.
Henrik apr il cancello ed entr. Percorse quasi di
corsa i primi dieci metri, coi sassolini che gli
scricchiolavano sotto le scarpe. Gunnar si ferm di
colpo.
Non tu, esclam fissandolo. Non tu. Tu non
dovevi tornare.
Ti ricordi di me, gli sorrise Henrik, fermandosi a
sua volta a un paio di metri da lui. Bene. Ti ricordi
anche che sono della polizia?
La polizia non ha fatto il suo lavoro. La polizia non fa
il suo lavoro. Devi andartene.
Alzate le mani, Henrik arretr di mezzo passo.
Vado via subito, Gunnar. Volevo solo farti vedere
una foto che ho trovato. Una foto che credo ti far
piacere.
Infil velocemente la mano nella tasca interna della
giacca e ne estrasse un foglio piegato in due.
Possiamo ripararci sotto il tetto, Gunnar? Non
vorrei che si bagnasse la foto.
Non piove pi.
No, ma c questa acquerugiola fastidiosa.
Esitante Gunnar arretr, si gir e sal i quattro gradini
che conducevano alla porta dingresso. Henrik lo
segu, tenendo il foglio davanti a s a mo di invito.
Arrivato in cima, si sedette sulla balaustra e lo apr.
Guarda, disse con un sorriso.
Gunnar guard. Il suo viso era completamente
impassibile quando esclam: Karina. Karina con i
capelli da piccione.
Gli occhi gli si alzarono di colpo verso lalto e poi
puntarono a sinistra prima che il suo volto si
schiudesse in un grande sorriso.
Era la mia ragazza, disse afferrando il foglio. Non
ho nessuna foto di Karina. Soltanto qui nella testa.
Nella testa. Nella testa.
Teneva limmagine cos vicina alla faccia da rafforzare
in Henrik il sospetto che le percosse gli avessero
anche lesionato la vista.
Lo so, gli rispose saltando gi dalla balaustra.
Esit, poi gli appoggi una mano sulla spalla. Ebbe il
permesso di lasciarla l.
proprio bella, comment. E secondo me i
capelli di quel colore sono davvero uno schianto.
caduta in acqua. Lhanno spinta.
Gunnar cominci a dondolare da un lato allaltro,
debolmente, tranquillamente. Henrik lo lasci fare.
Non disse nulla. Tenne la mano sulla spalla di
quelluomo pi basso di lui fino a sentirne il calore del
corpo attraverso la felpa.
Mohammad, disse alla fine. Mohammad e
Fawad. Era cos che si chiamavano. I ragazzi. Gli amici
di Karina. Vero?
Il dondolio si interruppe di colpo.
Pakistani di merda, comment Gunnar. Quei
pakistani di merda hanno spinto Karina. Dovevano
procurarsi
Gli tremavano le mani quando cerc di ripiegare il
foglio come prima. Non ci riusc. Con delicatezza
Henrik glielo prese e lo aiut.
Che cosa dovevano procurarsi, Gunnar?
Devi andartene. Il padre di Karina si arrabbia
tantissimo. Posso avere la foto?
Certo. Karina la tua ragazza, non la mia. Lo sapevo
che saresti stato contento. Anchio, se avessi avuto la
ragazza, avrei voluto tante sue foto.
Tu non ce lhai.
No. Non sono cos fortunato. Che cosa dovevano
procurarsi Mohammad e Fawad, Gunnar?
Mohammad e Fawad, ripet laltro.
I suoi occhi erano diventati chiari, quasi vitrei.
Guardavano Henrik, ma erano come assenti. Come se
stessero fissando qualcosa di molto lontano.
Non volevo andarci, disse Gunnar. Non mi
piacciono queste cose. Alla mamma non piacciono
queste cose. Ma Karina voleva, e Karina
Tent un gesto verso limmagine ripiegata. Henrik
gliela diede.
Si trattava di droga, Gunnar? Karina si era procurata
dellhashish e voleva provarlo lass? E Mohammad e
Fawad volevano portarvelo via?
Henrik era attonito. Non aveva mai visto niente di
simile: le pupille di Gunnar rimpicciolirono allistante,
era come guardare dentro lobiettivo di una macchina
fotografica mentre cambiava lapertura del
diaframma.
Devi andartene, sussurr luomo. Karina ha un
pap che si arrabbia subito.
Era scoppiato in lacrime. Si premeva la copia della
foto di Karina contro il corpo e piangeva fino a
singhiozzare.
Vuoi davvero che me ne vada? gli domand
Henrik sottovoce. Sei sicuro? Posso rimanere qui un
po, cos non resti solo mentre sei cos triste.
Vai via. Devo nascondere la foto. La mamma non la
deve vedere. Devi andartene. Non devi mai pi venire
qui. I piccioni.
Di scatto abbass lo sguardo sul sacchetto di plastica
che aveva posato.
I piccioni, ripet afferrando il sacchetto. Devi
andartene, poliziotto.
Henrik scese allindietro la scala. Soltanto quando
ebbe percorso qualche metro del vialetto inghiaiato
che portava alla casa, lo salut con la mano alzata.
Ciao, Gunnar. Abbi cura della foto.
Poi si gir e sincammin verso il centro.
Provava una grande pena per Gunnar Ranvik, eppure
sorrise per quasi tutta la strada. Soddisfattissimo del
primo lavoro svolto nella giornata.
Dobbiamo reputarci felici e fortunati che il primo
maggio sia andato tutto liscio, comment il sindaco
di Oslo lasciando scorrere lo sguardo sulle altre
cinque persone presenti nella grande sala riunioni
situata nella torre sinistra del municipio.
Attualmente c ben poco da stare allegri,
borbott il capo del Pst Harald Jensen. Io direi che
la giornata di ieri non ha fatto che aumentare i
problemi da affrontare. C stata una partecipazione
eccezionale. La gente non ha proprio n il senno n
lintelligenza di starsene a casa. E cos sar anche il 17
maggio.
Non sono daccordo, replic il sindaco. Quello a
cui abbiamo assistito ieri, stata una vera e propria
attestazione da parte dei cittadini che non hanno
nessuna intenzione di cedere il possesso e il controllo
della propria citt. Per la festa nazionale calcoliamo
che arriveranno centocinquantamila persone. Oltre ai
sessantamila bambini che sfileranno in corteo.
Per un momento si fece silenzio.
La nuova ministra della Giustizia sembrava assorta in
altri pensieri. Silje Srensen si scopr a sbirciare di
nascosto una nota che aveva ricevuto dal
responsabile delle guardie del corpo del re: un
documento a cui anche il maresciallo di corte Knut
Damsgaard avrebbe voluto dare unocchiata. Luomo,
che era seduto accanto alla ministra, non mostr
grande discrezione: si chin spudoratamente verso di
lei per leggere. La guardasigilli prese il foglio e lo infil
in una cartellina, poi si aggiust il bavero della giacca.
Il capo della polizia norvegese Caroline Bae si schiar
la voce.
A quanto pare le manifestazioni previste per il 17
maggio si svolgeranno come previsto, disse. A
priori.
Non corretto dire a priori, la corresse il
sindaco. ovvio che noi accoglieremo qualsiasi
richiesta proveniente dal ministero della Giustizia. E
dalla polizia. Quello che io intendevo sottoporre alla
vostra attenzione la decisione raggiunta a grande
maggioranza dal consiglio comunale, e cio che la
festa nazionale si celebri in modo normale. O meglio,
non in modo del tutto normale, dal momento che ci
saranno una serie di eventi specifici per i duecento
anni della Costituzione.
Intrecci le mani sul tavolo e sorrise a Silje, che non lo
ricambi.
Come va, Srensen? Tu e la tua gente siete in grado
di proteggere i nostri cittadini in questo grande
giorno?
Silje prov limpulso di insultarlo. Quanto avrebbe
desiderato cancellare lintera festa nazionale. Se
fosse stato per lei, anche il resto del mese di maggio a
suo avviso avrebbe dovuto essere un periodo da
trascorrere tutti quanti agli arresti domiciliari e
nellisolamento pi totale. Tutti quanti avrebbero
dovuto barricarsi in casa fino a quando lei e la sua
gente, come si era espresso il sindaco, fossero riusciti
a risolvere la terribile situazione in cui i due attentati
li avevano messi.
Situazione in cui, comunque, il mese di maggio
rappresentava un arco di tempo troppo ottimistico.
Nessuno pu dare garanzie, rispose lei
costringendosi a tenere sotto controllo il tono di
voce. Va da s. Ma la direzione nazionale ci ha
promesso fece un lieve cenno del capo in
direzione di Caroline Bae, che potremo contare su
ampi margini di intervento straordinari per quanto
riguarda il numero di agenti in servizio e i preventivi
di spesa. Nel frattempo gli agenti continueranno a
essere armati
Il corteo dei bambini sar sorvegliato con delle
mitragliette? la interruppe il sindaco. Sar
Il ministro della Giustizia Salomonsson intervenne in
modo autorevole: Che in queste circostanze la
polizia giri disarmata come di consueto, per il
momento fuori discussione. Si tratta di una mia
decisione, e soltanto mia, che si basa su consigli
ricevuti da esperti in materia e sulle informazioni che
ho ricevuto dal Pst. Quindi inutile sprecare tempo a
discuterne.
Come per mostrare la propria impazienza, lanci
unocchiata eloquente allorologio da polso.
Ah, bene, disse il sindaco, questa volta con voce
meno affabile. Allora non rimane che la famiglia
reale. Cosa previsto al riguardo, maresciallo
Damsgaard? Saranno tutti sul balcone del palazzo?
Solito protocollo?
Per motivi di sicurezza non possiamo fornire
indicazioni in merito.
Nel senso che
gi da marted 8 aprile che gli impegni della
famiglia reale non vengono divulgati. Il re e la regina,
il principe ereditario e sua moglie, e in parte anche la
principessa, continuano a svolgere alcuni dei loro
compiti. Ma seguendo un regime di sicurezza diverso
da prima. Questo implica meno apparizioni
pubbliche. E noi non diamo pi nessun preavviso.
Forse usciranno sul balcone. Forse no. Non neppure
certo che saranno a Palazzo.
Strinse le labbra al punto da ricordare la fessura di un
salvadanaio particolarmente tirchio. Poi le dischiuse
per proseguire: Siamo in costante contatto con gli
agenti di scorta alla famiglia reale. Che a loro volta
lavorano a stretto contatto con i propri superiori.
Fece un cenno del capo in direzione di Silje.
La quale sapeva che in quel momento il re e la regina
erano negli Stati Uniti, anche se sul sito ufficiale si
poteva leggere tra le righe che si trovavano invece a
Kongsseteren, la villa reale. Solo gli di sapevano
quanto lavoro richiedeva quella specie di depistaggio.
Ah, bene, ripet il sindaco lasciando di nuovo
scorrere lo sguardo sui presenti. Quelle sei non erano
che alcune di tutte le persone che avevano la
responsabilit di non permettere al 17 maggio 2014
di trasformarsi in una catastrofe totale. Allora non
vedo lora che arrivi quel giorno!
Sembrava lunico a pensarla cos.
Nessuno eccetto lui sarebbe riuscito a scoprire cos
tanto in cos poco tempo senza quasi ricorrere a
Internet. Ne era convinto. Henrik Holme era cos
orgoglioso che gli sembrava quasi di avere il pomo
dAdamo che ruotava da solo quando Hanne apr la
porta e lo condusse nel suo studio, invece che verso il
tavolo da pranzo in soggiorno.
Era una stanza abbastanza grande e arredata con
molto stile.
Gli armadi con le ante di metallo grigio erano cos
originali che Henrik dovette toccarli. La scrivania era
molto diversa dal tavolo in miniatura che lui aveva in
cucina e che usava come piano di lavoro. Eppure la
cosa pi impressionante era lenorme quadro appeso
a una parete. Raffigurava Las Vegas, vide subito. Di
notte. The Strip, luci al neon e una cascata di colori
sullo sfondo del cielo nero. In primo piano, due
volanti della polizia in movimento.
Accipicchia! esclam. Non ho mai visto un
quadro cos bello.
Davvero? disse Hanne.
Lei non sembrava molto entusiasta. Lo invit ad
accomodarsi.
Ci sono degli amici di Ida, aggiunse. Ecco perch
dobbiamo stare qui. Che cosa hai scoperto?
Henrik cominciava ad abituarsi al fatto che Hanne
non sprecasse tempo in chiacchiere.
Voleva aspettare a dirle che si era recato unaltra
volta da Gunnar. Non le aveva chiesto il permesso e
prima voleva fare colpo su di lei raccontandole tutte
le sue scoperte. Tenersi qualche asso nella manica
qualora si fosse arrabbiata, aveva calcolato mentre
era nel taxi che lo portava in Kruses gate.
Ho cominciato con il registro nazionale anagrafico,
esord mettendosi a suo agio nella bella poltroncina
grigio-blu. Volevo avere informazioni pi dettagliate
sui legami di parentela. Poi ho parlato con
Chi se ne frega. Sui metodi che hai usato, puoi
tranquillamente scrivere una relazione a parte. A me
interessa quello che hai trovato.
Henrik non cerc di reprimere in alcun modo il solito
rossore che gli stava salendo dal collo e si picchi tre
volte sulla spalla sinistra con il pugno destro.
Accidenti, borbott guardandosi la mano.
Quello spasmo era nuovo.
Kirsten Ranvik, si affrett a dire. Nata il 14
novembre 1950 alla Clinica delle donne in
Josefinesgate. O, come si chiamava in realt, Clinica
comunale delle donne di Oslo.
Non aveva aperto i fogli su cui aveva annotato le
informazioni raccolte, erano rimasti nello zainetto
che si era dimenticato in corridoio mentre si toglieva
le scarpe e il giaccone. Pazienza.
Ha due fratelli pi grandi. Arne, nato nel 48, e
Walter, nato nel 46. Quando comp sedici anni,
nacque un terzo fratello, Simon. Oggi abitano sparsi
per la Norvegia. Uno a Troms, uno a lesund e
lultimo a Sandefjord.
Con una certa sorpresa si accorse che Hanne aveva
tirato fuori carta e penna e stava prendendo appunti.
Ehm balbett. Scusa?
Lei alz lo sguardo.
Ti ho preparato un resoconto molto dettagliato. in
corridoio.
E allora? Continua.
La penna gratt leggermente sulla carta quando
Hanne riprese a scrivere.
Il cognome di tutti questi fratelli Kalvefjord. Cio,
Kirsten si sposata nel 1976 con un certo Trond
Ranvik e ha preso il suo cognome. Il marito aveva
dieci anni pi di lei. Gestiva una drogheria a Lilleborg.
O Torshov, come si chiamerebbe adesso. Hanno
avuto il primo figlio nel 1977. Si chiama Peder.
Hanne rialz lo sguardo.
Quindi Gunnar ha un fratello maggiore?
S. Fa il militare di professione. Capitano. Ho avuto
qualche problema a scoprire dove presta servizio,
non c quasi niente su di lui in rete.
Si mise a tamburellare con veemenza sul tavolo.
Ma ho trovato una sua foto su Facebook. Sul profilo
di una coetanea, quindi per quanto ne so lui non
presente su nessun social. Ha un berretto color
vinaccia, il che significa che fa parte delle forze
speciali della Difesa. Quando si ha a che fare con loro
tutto molto segreto, quindi Ho usato un po
Internet. Ma non molto.
Hanne non lo stava guardando.
E neppure scriveva.
Alcuni elementi della storia di questa famiglia
possono essere interessanti anche per noi, riprese
lui, incerto. Vuoi che te li dica adesso?
S.
Il padre di Kirsten, Albert, Walter e Simon si
chiamava Birger Kalvejordet. Durante la guerra ha
fatto parte della Resistenza. Ha combattuto insieme a
personaggi del calibro di Max Manus, Kjakan
Snsteby e del loro gruppo fino a quando non stato
catturato dai tedeschi nel settembre 1943. Lo hanno
riportato in Norvegia due anni dopo i cosiddetti
autobus bianchi. stato anche decorato. Poi ha
aperto la drogheria a Torshov, che in seguito stata
rilevata da suo genero, Trond.
Finalmente Hanne alz la testa dal foglio.
Okay, comment mostrandosi pi interessata.
E saltando tutti gli anni intermedi e un bel pezzo di
storia, Trond fallito nel 1986.
A quellepoca i negozi di alimentari pi piccoli e
indipendenti avevano gi dovuto cedere il passo,
disse Hanne. Le grandi catene erano gi entrate di
peso sul mercato.
S. Ma la nemesi di Trond non lhanno causata le
grandi catene. stato il negozio di un turco. Uno di
quelli che ci lavora dentro tutta la famiglia dalla
mattina alla sera e il figlio maggiore va a comprare
alle tre del mattino direttamente dai contadini.
Unattivit commerciale dove il proprietario fatica
in prima persona, in altre parole. Svolge il suo lavoro
e si fa aiutare dai parenti. Per un ritorno pi grande e
collettivo.
Eh s. A proposito, ho usato la parola nemesi a
sproposito. Trond non aveva fatto niente di male e
nemesi, in realt, significa una specie di vendetta
divina per
Henrik, stai divagando un po troppo. Qual il
punto?
Che sono stati gli stranieri a rovinargli per sempre
gli affari. Avevano aperto il loro negozio dallaltra
parte della strada. Tante verdure fresche. A buon
mercato. Olive e formaggi. Cose che Trond non
conosceva affatto. E che non gli piacevano.
Arross ancora.
Immagino. Non lo so.
Ah, s?
Hanne incroci le braccia affusolate sul petto. Era
seduta su una vera poltroncina da ufficio: spesso
faceva in modo di spostarsi dalla carrozzella ad altri
tipi di sedie e divani. Henrik si chiese se lo faceva
perch aveva bisogno di compiere una qualche
attivit fisica. Faceva male al corpo, starsene seduti
tutto il tempo.
Fatto sta che morto quello stesso anno.
Di cosa?
Henrik si strinse nelle spalle.
Non sono riuscito a scoprirlo con sicurezza, ma sono
andato a consultare gli archivi cartacei
dellAftenposten. Ho trovato un necrologio.
Farebbe pensare a un suicidio. Non viene detto a
chiare lettere, a dire il vero, ma perfino io sono in
grado di leggere tra le righe. Credo invece che per
una persona come te il messaggio sarebbe stato pi
immediato.
Sorrise timidamente. Lei gli lanci unocchiata severa.
E tutto questo interessante per quale motivo?
La questione del razzismo, rispose lui
imbarazzato. Il motivo per
Henrik. Noi non stiamo investigando su Kirsten
Ranvik per sapere se razzista. A essere precisi, noi
non stiamo affatto investigando su di lei. Stiamo
soltanto cercando di scoprire che fine ha fatto Karina
Knoph, che tutto un altro caso. Daccordo?
Hanne non sembrava cos irritata come avrebbero
potuto far supporre le sue parole. Henrik si aggiust il
colletto della camicia e prese a giocherellare con i
polsini.
Adesso sei ingiusta, le disse piano.
Io?
S. Era proprio Kirsten Ranvik quella su cui dovevo
investigare. Sei stata tu a chiedermi di scoprire se ci
fosse qualche elemento nella sua vita che potesse
supportare
Alla fine ebbe il coraggio di alzare lo sguardo.
Hanne rimase del tutto impassibile.
la teoria del tuo amico secondo cui quella donna
starebbe guidando una specie di
Hanne si limit a guardarlo.
Che lei influenzi i ragazzi, ecco. Attraverso questo
club del libro. Se ci fossero delle premesse concrete
per poter affermare che una estremista di destra.
quello che tu mi hai chiesto di fare.
Il silenzio di Hanne lo confondeva costringendolo a
parlare ancora, anche se in realt non aveva pi
molto da dire.
stato quando il nome di Kirsten Ranvik apparso
in entrambi i casi che ti sei incuriosita. Come me, del
resto. Poi ho fatto esattamente quello che mi hai
chiesto.
Hai ragione.
Che cosa?
Sono stata ingiusta. Scusami. Apprezzo molto quello
che hai scoperto. sorprendente. Tu sei
sorprendente, Henrik. Ma in questo momento voglio
focalizzare lattenzione su Karina.
Lo aveva definito sorprendente. Si colp tre volte sullo
sterno con il pugno sinistro prima di infilarsi le mani
sotto le cosce.
Credo di sapere esattamente che cosa successo a
Karina, le disse felice. Oh be, non esattamente
al cento per cento. Ma quasi.
Sentiamo.
Ho fatto di nuovo un salto da Gunnar, disse piano.
Ah s?
Stamattina, precis a voce un po pi alta. Dopo
che sua madre era uscita per andare al lavoro. Ho
Si alz e and a prendere lo zaino. Tir fuori un foglio,
lo apr e glielo mise davanti.
Una specie di relazione che ho scritto, spieg.
Non ci siamo ancora messi daccordo su come
preparare la documentazione di questo caso, ma io
Hanne non lo ascoltava pi. Era immersa nella
lettura. Procedeva veloce, a quanto gli sembrava.
Nellattesa, lui si morse lunghia dellindice gi
malridotta.
Ben fatto, Henrik.
Dopo aver appoggiato il foglio, Hanne si tolse gli
occhiali.
Non avevi cuore di allontanarti da lui, vero?
A Henrik parve di intravederle intorno agli occhi
alcune rughe: stava sorridendo.
In effetti, ammise lui. E allo stesso tempo ero
contento. Per tutto quello che mi aveva detto, anche
indirettamente.
E ne avevi ben motivo. Vediamo
Lei alz uno sguardo obliquo verso il soffitto.
In base alla conversazione che hai avuto al parco di
Frogner con Abid Kahn, alle due con Gunnar Ranvik e
alla visita al carcere di Ullersmo, tu timmagini
questo: Karina e Gunnar stanno pi o meno insieme,
ma della loro storia importa molto pi a lui che a lei.
A Karina piace giocherellare con la droga, perlomeno
con lhashish, e convince Gunnar ad andare con lei al
Maridalsvannet il 3 settembre 1996. L ci sono due
amici di Karina, Fawad e Mohammad, o perch sono
andati l con loro oppure perch sono saltati fuori
allimprovviso.
Secondo me sono apparsi di punto in bianco.
Anche loro vogliono lhashish. Si mettono a litigare.
O perch Karina non una persona generosa, o
perch secondo lei non ce n abbastanza per tutti.
Arrivano alle mani, Karina finisce nel fiume e
Hanne mise i gomiti sul tavolo e appoggi il mento
sulle mani.
Con questo ho esaurito tutta la mia fantasia,
concluse.
Lei cade nel fiume, subentr eccitato Henrik. In
quel punto la corrente molto forte. E poi lungo la
riva sono stati costruiti degli argini di pietra.
Ed anche abbastanza profondo. Si tocca?
Sono tanti quelli che sono annegati nellAker nel
corso della storia.
Continua.
I ragazzi vengono presi dal panico. Riescono a tirarla
fuori, forse dnno una mano tutti e tre. E se fosse gi
morta? Potrebbe aver battuto la testa, o essere
assiderata, o
Non si muore di freddo in cos poco tempo.
Okay, ha battuto la testa. Come dicevo, sono stato
lass e gli argini sono ripidi e molto alti. Comunque
riescono a ripescarla.
Fece una piccola pausa di riflessione. Hanne
continuava a fissarlo.
morta. I ragazzi sono nel panico pi totale.
Gunnar vuole andare a chiedere aiuto. Urla che
bisogna chiamare la polizia. Li minaccia. isterico.
Non lui che ha causato la morte di Karina. Fawad e
Mohammad lo ammazzano di botte.
Gunnar ancora vivo, Henrik. Non lo hanno
ammazzato di botte.
E se invece pensavano di s?
Hanne sembrava sempre pi scettica, ma annu
appena. Lui interpret il gesto come unincitazione a
proseguire.
Gunnar privo di sensi ed stato picchiato
selvaggiamente. Karina morta. Fawad e
Mohammed hanno due cadaveri di cui devono
sbarazzarsi.
Henrik, si tratta di una zona abbastanza
frequentata. Rischiavano di essere sorpresi in
qualsiasi momento da persone che stavano
passeggiando nel bosco.
Motivo in pi per liberarsi dei corpi! Senza contare
che era autunno, faceva freddo ed era sera. Non ci
poteva essere molta gente in giro. Loro
Hanne pareva averne avuto abbastanza. Spinse il
foglio verso il centro del tavolo e si mise ad
armeggiare con la penna.
sono stati costretti a chiedere aiuto, complet
comunque Henrik. Mentre erano via, Gunnar
riuscito ad alzarsi, a inoltrarsi tra i cespugli e ad
allontanarsi, anche se magari vacillava. Quando i due
sono tornati, non lo hanno pi trovato.
Hanne sorrise.
Gli parve un sorriso gentile. Uno di quelli che si fanno
a un bambino quando stato bravo, ma non
abbastanza. Lei aveva appena aperto bocca per dire
qualcosa quando un pensiero inaspettato lo colp.
Aspetta! esclam balzando in piedi. Hai una
copia della documentazione sul caso?
Sullaggressione a Gunnar?
Hanne indic larmadio pi lontano. Lui lo raggiunse,
poi la guard con aria interrogativa. Lei annu.
Ti ricordi che eravamo daccordo sul dilettantismo
dellinchiesta? le disse, risedendosi con
lincartamento sulle gambe. Dopo la scomparsa di
Karina la polizia ha svolto un pessimo lavoro, invece si
fatto molto per scoprire che cosa fosse successo a
Gunnar. C stata perfino unindagine porta a porta
tra i vicini. Per sapere se avessero visto o sentito
qualcosa di sospetto. Tra laltro, chiedevano se
Henrik sfogli rapidamente le carte. Hanne rimase in
silenzio. Alla fine lui estrasse un foglio.
Centro! Macchine sconosciute. I vicini a Kjelss
avevano notato che in zona erano parcheggiate in
tutto sei auto che non appartenevano ai residenti.
Di nuovo balz in piedi, gir intorno alla scrivania e
pos il foglio davanti a Hanne.
L, indic con lunghia smozzicata dellindice.
Due automobili non sono mai state identificate. La
descrizione era troppo vaga. Le altre quattro s. Tre
appartenevano a degli ospiti in visita e che avrebbero
trascorso la notte a casa di alcuni residenti,
rispettivamente in Myrerveien e Midtoddveien.
Lultimo veicolo era il furgoncino di un artigiano,
come risult.
Prese a tamburellare con il dito su un nome presente
nella lista.
Unimpresa di costruzioni, la Eilif Andersen. La
vicina ci aveva fatto caso perch aveva un logo
curioso sulla portiera. Rappresentava il maggiore dei
tre porcellini, con in testa un cappello da muratore e
in mano una cazzuola.
Hanne si pieg da un lato, alz gli occhi e lo guard di
traverso.
Adesso non ti seguo.
Muratori! Il furgoncino era stato escluso dalle
indagini perch la ditta stava in effetti svolgendo dei
lavori in afferr il foglio e lo sollev,
Midtoddveien 34 C. Unimpresa di costruzioni,
Hanne!
Estrasse velocissimo lo smartphone dalla tasca e
cominci a digitare. Dopo qualche secondo si irrigid.
Le braccia gli scivolarono lentamente lungo i fianchi.
Il fratello di Fawad, disse altrettanto lentamente.
Era impallidito, cosa che non gli succedeva quasi mai.
Imran Sharif. Lavora nellimpresa di costruzioni Eilif
Andersen e figli. Adesso. E se ci lavorava gi nel
1996? In tal caso laiuto che serviva a Fawad e
Mohammad per trasportare i cadaveri non era cos
lontano, Hanne.
Lei non rispose. Ma lo guard. Mentre pensava.
esattamente quando Fawad non ha pi voluto
parlare, constat Henrik tornando piano verso la
poltroncina.
Non si sedette.
Quando gli ho chiesto che cosa faceva Imran nel
1996. stato allora che avere un computer nuovo
non gli interessato pi, a Fawad.
Rimasero in silenzio. A lungo.
Credo che tu debba farti un giro a Mortensrud,
disse alla fine Hanne. Credo proprio che una visita
da quelle parti sar molto costruttiva.
I giovani non amavano pi la filatelia. Lo si notava alle
aste o alle riunioni del club: let media stava
diventando sempre pi alta. Adesso contavano
soltanto i computer e lazione. Vedeva i nipoti
rarissimamente, ma aveva la netta sensazione che
linfanzia di oggi fosse molto diversa da quella degli
anni Cinquanta.
Lui aveva cominciato a collezionare francobolli a
cinque anni, quando aveva ricevuto la sua prima
cartolina dallestero. DallAmerica: glielaveva scritta
uno zio che faceva il marinaio e che da quel momento
in poi aveva preso a spedirgliene da tutto il mondo.
Era stato linizio di una passione che sarebbe durata
tutta la vita. Anche se il valore della collezione non
rispecchiava la quantit di tempo che le dedicava, era
preziosa per lui. E comunque conteneva anche
qualche piccolo gioiello.
Dopo aver trascorso tutta la propria esistenza da
adulto a lesund, gli ultimi diciassette anni come
caporeparto ai cantieri navali Fiskarstrand Verft,
appena andato in pensione aveva accarezzato
lipotesi di ritrasferirsi nella sua citt natale, Oslo. La
moglie era morta mentre i suoi due figli, appena
diventati grandi, erano scappati dalla provincia.
Entrambi abitavano nei dintorni della capitale e se lui
fosse andato a vivere l, almeno avrebbe avuto pi
possibilit di vedere i nipoti.
E la sorella, magari, anche se negli ultimi anni
avevano deciso di mantenere soltanto contatti
sporadici. Era stato Peder a insistere. Brevi saluti, a
Natale e in occasione dei compleanni. Gli era stato
concesso di fare solo una visita veloce alla villetta in
Skjoldveien le poche volte in cui veniva in citt.
Per un po gli era parsa allettante lidea di rompere
con tutto e tornarsene a Oslo. Ma ormai quella non
era pi casa sua, si era reso conto negli ultimi anni.
Da bambino aveva frequentato la scuola a Sagene. Un
paio danni prima, mentre stava facendo una
passeggiata lungo lAker, era passato a darle
unocchiata: la scuola si trovava a pochi metri
dallindustria tessile Hjula, che avevano continuato a
produrre tessuti fino a quando lui era gi un ragazzo.
Adesso il cortile della scuola era pieno di negri. Di
bambine che indossavano lo hijab e di maschi
insolenti dal muso scuro che rubavano a pi non
posso.
In mezzo a quella teppaglia brulicante e indisciplinata
aveva visto qualche testa bionda provando una forte
compassione. Davanti al cancello, aveva notato un
bambinetto esile e con il naso che gli colava e gli era
parso cos solo in mezzo a tutti gli altri che Simon si
era avvicinato a lui porgendogli una banconota da
cento corone. Non aveva fatto in tempo a voltarsi,
che erano l. I bambini pi grandi, gi con un inizio di
baffetti a dodici anni. Ovviamente gli avevano fregato
i soldi. Simon era tornato indietro per affrontarli, ma
era suonata la campanella. Lorda era sparita
allinterno delledificio come gli scarafaggi sotto la
vasca da bagno quando si accende la luce.
Lui non era razzista.
Simon Ranvik era nazionalista. Credeva nella
Norvegia. Nel rosso, bianco, blu e nella croce cristiana
della bandiera. Suo zio, che aveva solcato i mari per
pi di trentanni, tornava sempre con storie molto
divertenti sulla gente che incontrava in giro per il
mondo. Per potevano starsene a casa loro.
Soprattutto i musulmani.
Era strano che la gente non capisse. Che non si
rendesse conto del terribile esperimento che avevano
accettato di compiere. Che non comprendessero che
dietro cera un piano ben architettato, cos
trasparente, se soltanto si guardava con attenzione.
Non era per questo che suo padre aveva combattuto
in guerra. Non era per ministri islamici e negri al
parlamento che aveva sacrificato molti anni della sua
vita. Non per le moschee o il richiamo alla preghiera o
a gente che non sopportava di vedere il disegno di un
maiale senza far saltare gli altri in aria.
La Norvegia, quella vera, non riusciva a capire cosa
fosse meglio per lei.
Ma le fette di salame stavano per cadere dagli occhi.
La gente comincia a non poterne pi. Lo percepiva,
non soltanto nel negozio o al club di filatelia. In tv e
alla radio, sui giornali e in un paio di incontri a cui
aveva partecipato allUnione dei pensionati: ovunque
latmosfera stava cambiando. I pi cominciavano a
rendersi conto di quello che lui e la sua famiglia
avevano capito da un pezzo.
Gli stranieri avrebbero distrutto la nazione se non
fosse successo qualcosa.
Simon Ranvik mise il francobollo pi recente al posto
giusto nellalbum prima di chiuderlo.
Sarebbe stato un 17 maggio memorabile.
Lassemblea costituente riunita a Eidsvoll nel 1814
aveva dichiarato la Norvegia indipendente e
norvegese. Non aveva previsto lorda di stranieri che
si sarebbe ingozzata di quello che era norvegese e
che alla fine avrebbe vinto, se non fosse stata
fermata.
Il piano di Peder era geniale. I sacrifici che Simon era
stato costretto a fare in nome della causa non erano
nulla, in confronto a quelli che suo padre aveva
dovuto sopportare quando aveva combattuto contro
gli invasori.
Si alz e mise al suo posto lalbum nella libreria.
Guard lorologio. Le quattro e venticinque.
Era ora di mandare i messaggi del giorno. A
Sandefjord era andato tutto liscio come lolio. Il
primo messaggio sarebbe stato di complimenti, e
sarebbe stato per suo fratello.
Imran Sharif era lesatto contrario di suo fratello.
Anche lui era di costituzione esile, ma in condizioni
fisiche decisamente migliori. Sotto la maglietta si
vedevano i bicipiti muscolosi. La somiglianza dei loro
volti era impressionante, ma la pelle di Imran, a
differenza che in Fawad, era liscia e i denti erano
belli.
Aveva accolto Henrik con sorpresa, parlando a ruota
libera e invitandolo a entrare. La casa nel quartiere di
Mortensrud era grande e ben tenuta, con
lobbligatorio tappeto elastico in giardino e un triplo
garage lungo la strada. Vicino al cancello cerano due
biciclette da bambino, aveva notato Henrik, per cui gli
aveva chiesto se fosse possibile parlare allaperto.
Indisturbati. Ridacchiando, Imran aveva sottolineato
che era insolito un interrogatorio in casa invece che
alla polizia. Lui non aveva nessuna esperienza con i
rappresentanti della legge, ma come probabilmente
lagente Holme sapeva gi, suo fratello aveva
riempito la quota di famiglia, al riguardo. Riempito e
superato.
S, un po insolito, aveva affermato Henrik
annuendo. Ma volevo disturbarti il meno possibile.
In realt una sciocchezza.
A quanto pareva Imran aveva un ufficio domestico
che occupava il primo piano di quel garage enorme.
Accomodati pure, disse quando ebbero affrontato
la scala ripida che portava fin l e furono entrati nella
stanza. Posso offrirti qualcosa? Nel frigorifero ho
tutto quello che vuoi, di freddo. Ma se preferisci un
caff, te lo preparo subito. Qualsiasi cosa!
Henrik ringrazi dicendo che non voleva nulla, e si
sedette su un piccolo divano. Imran scelse una
poltrona e appoggi i piedi sul tavolino.
Immagino che centri mio fratello, esord. E
tanto vale dirlo subito: non potr venire a vivere qui
quando uscir dal carcere. Ci abbiamo gi provato.
stato un inferno. Va e viene come gli pare e piace e
non scuce un centesimo. Io lo adoro, mio fratello, ma
sai Ai miei figli non fa bene averlo qui. Non tutto il
tempo. Mia moglie gi in agitazione al solo
pensiero. Ho contattato quelli del servizio
correzionale, e loro dicono che
No, no. Non si tratta di lui. O meglio, anche, ma io
Henrik tent di aggiustarsi il colletto del maglione in
modo da nascondere la gola.
Si tratta di quello che successo nellautunno 1996.
Cio?
Imran non batt ciglio.
Allepoca passavi molto tempo con tuo fratello? Tu
dovevi avere sui ventanni, Fawad diciassette.
No.
Ehm Perch no?
Interessi diversi.
Luomo che fino a cinque minuti prima aveva parlato
ininterrottamente, adesso dava risposte alquanto
laconiche.
Nessun interesse in comune? Il calcio, per esempio?
Da quel che mi ha raccontato, Fawad era abbastanza
bravo.
No.
No?
Era una tattica molto nota, quella di rispondere il pi
possibile a monosillabi durante un interrogatorio. Dal
momento che Imran aveva la fedina penale pulita,
doveva averla imparata dal fratello.
Perch sei diventato muratore?
Alle superiori ho studiato per due anni tecnica delle
costruzioni. E poi ho fatto lapprendista per altri due.
Questo significa Henrik fece finta di riflettere,
che in quellanno stavi facendo proprio
lapprendistato. Nel 1996.
Senzaltro. Se lo dici tu.
Hai lavorato sempre nello stesso posto? Alla Eilif
Andersen? La ditta che ha quel logo divertente con il
maialino?
Cos che vuoi veramente?
Imran aveva appoggiato i piedi per terra. Si chin in
avanti, con gli avambracci sulle cosce e le mani
giunte. Sembrava ancora tranquillo.
Ma teso. Non soltanto gli si era inaridita la parlantina
non appena Henrik aveva nominato il 1996, ma
sembrava allerta. Aveva lo sguardo fisso e non era
arrossito. La punta della sua lingua non continuava a
inumidire freneticamente le labbra. Al contrario,
quelluomo era immobile come una statua di sale.
Soltanto qualche risposta, disse Henrik con un
sorriso. Io e una collega abbiamo lincarico di
investigare su vecchi casi irrisolti. Cold cases, hai
presente. Come in tv.
Io non mi sono mai trovato invischiato in un crimine
o simili. N nel 1996, n prima n dopo. Che cosa
vuoi?
Cera una ragazza che si chiamava Karina.
Imran continu a non battere ciglio. Il suo sguardo
non vacill neanche per una frazione di secondo.
Mai sentita nominare.
Invece s. Non un nome molto diffuso, okay, ma io
ho conosciuto
Karine, lo interruppe Imran. Quello lho sentito.
E Katrina. Ma Karina, mai. E ora devo proprio andare.
Vado a prendere mia moglie al lavoro.
Si alz tranquillamente e si avvi verso la porta.
Se c dellaltro, mi puoi convocare secondo la
prassi. In centrale. Facendo le cose per bene. Cos
posso valutare se desidero la presenza di un
avvocato. Tutto questo mi sembra un po
Guard Henrik come se con quel discorsetto
intendesse rimettere al suo posto un ragazzino
disubbidiente.
dilettantesco, a essere sincero. Anzi, dovrei
querelarti. Vieni. Non ho tempo per queste cose.
Sai, comment Henrik alzandosi docilmente.
Queste serie televisive trasmettono unimmagine
distorta di come si comportano le persone con la
polizia. Crollano e confessano troppo spesso. Ho il
sospetto che succeda cos perch ogni episodio dura
soltanto unora scarsa. In un certo senso come se
non riuscissero a raccogliere abbastanza prove,
questi detective dello schermo. Alla fine vanno aiutati
a risolvere il caso con una confessione.
Vieni, rispose Imran aprendo la porta.
Nella realt, continu Henrik, tutto molto
diverso. Di solito nessuno confessa niente, a meno
che non sia stato preso con le mani nel sacco o che le
prove a suo carico non siano talmente schiaccianti
che sarebbe stupido negare. Non cerchiamo
dichiarazioni di colpa fatte tra i singhiozzi. Almeno
non allinizio. Procediamo studiando, tra laltro, le
reazioni emotive. Che ci possono dire tanto. Anche se
hai ragione. Io gli esseri umani li conosco poco e
male. Sono un dilettante, in effetti. Ma li conosco
abbastanza da capire quando uno mente.
Paradossale, eh?
Parlo sul serio, disse Imran. Adesso vedi di
andartene. Mi sembri un pazzo.
Soltanto un po strano. Niente affatto pazzo.
Henrik attravers la stanza e prese la porta.
Grazie, ti saluto, disse mentre scendeva la scala
ripida.
Imran non rispose.
Quando Henrik raggiunto il cancello si gir, luomo
non cera pi. Una visita andata a buon fine, pens lui
soddisfatto.
Una bella gita a Mortensrud che aveva dato ottimi
risultati, e il giorno dopo lo avevano invitato a una
cena per la seconda volta da quando si era trasferito
a Oslo.
Si prospettava un fine settimana coi fiocchi.
10.
Il capo della polizia di Oslo non ricordava di aver
sentito una tale ansia per un fine settimana in tutta la
sua vita.
Erano le nove e mezzo del mattino di venerd 16
maggio. Silje lavorava dalle quattro. Hkon era
appena tornato dopo essere andato a casa a dormire
ben oltre la mezzanotte.
Si trovavano a un punto morto.
Non avevano ancora compiuto nessun progresso che
permettesse loro di scoprire chi aveva ucciso ventitre
persone in Gimle terrasse l8 aprile facendo saltare in
aria una moderata, democratica associazione di
musulmani norvegesi. Non potevano nemmeno
essere sicuri che i colpevoli fossero gli stessi che
avevano piazzato una valigia piena di C4 in un
ristorante molto affollato di Grunerlkka due giorni
dopo, anche se tutto sembrava indicarlo.
Centinaia e centinaia di poliziotti avevano lavorato
giorno e notte per oltre cinque settimane senza
cavare un ragno dal buco.
Era come se tutto fosse opera di fantasmi.
Sul cadavere di Jrgen Fjellstad i tecnici erano riusciti
a isolare due elementi estranei. Le analisi effettuate
sullolio da catena avevano purtroppo attestato che si
trattava del lubrificante pi venduto in Norvegia.
Visto che il quaranta per cento del regno era coperto
dalle foreste e che il possesso di una motosega non
richiedeva nessun tipo di licenza, fino a quel
momento ogni tentativo di individuare lattrezzo
usato per fare a pezzi Fjellstad si era mostrato inutile.
Sul cadavere erano stati rinvenuti anche due
minuscoli frammenti di plastica nera. Si trattava di un
comunissimo sacco della spazzatura, cos normale
che veniva venduto in quasi tutti i supermercati della
Rema 1000: impossibile risalire al compratore o al
proprietario.
Sul corpo non era stato trovato neppure un capello.
Tantomeno un brandello di pelle o una goccia di
saliva.
Niente.
Una delle pochissime domande a cui potevano
fornire una risposta, era quando la bomba era stata
piazzata in Gimle terrasse. Il pomeriggio di luned 7
aprile un tecnico era stato nei locali dellIsan per
riparare una fotocopiatrice. Durante linterrogatorio
aveva insistito sul fatto che aveva dovuto staccare la
macchina dalla parete per poter svolgere il suo
lavoro. Dal momento che una delle cariche era stata
nascosta proprio dietro quella Rank Xerox, laddetto
lavrebbe vista se fosse gi stata l. Lultimo impiegato
dellIsan aveva lasciato lufficio chiudendo la porta
principale a chiave alle sette e venti della sera. Il
primo era arrivato alle sette e quaranta del mattino
dopo.
I terroristi avevano avuto a disposizione dodici ore
abbondanti.
Per quanto riguardava lesplosione avvenuta nel
ristorante vegetariano, la valigia ritrovata era di un
tipo in vendita alla Coop nel periodo 2001-2004 e di
cui erano stati acquistati 1670 esemplari.
In altre parole era impossibile scoprire qualcosa,
anche se un paio di uomini ci stavano lavorando.
La quantit di dati accumulatisi stava cominciando ad
assumere proporzioni cosmiche. Centinaia di
poliziotti appartenenti al distretto di Oslo, alla Kripos
e al Pst si erano spaccati la schiena giorno e notte per
raccogliere informazioni, elaborarle e analizzarle.
Fino a quel momento erano state interrogate pi di
seicento persone. La Difesa aveva contribuito con le
proprie competenze e la propria expertise senza che
questo comportasse la minima differenza.
Lintelligence brancolava nel buio. Avevano smesso di
sorvegliare Andreas Kielland Olsen. Non si poteva
ricavare nulla da lui, se non concludere che era un
individuo estremamente noioso e ligio al dovere,
quasi del tutto privo di interessi.
Cinque giorni prima, Silje aveva valutato seriamente
lipotesi di provare a convincere il ministro della
Giustizia ad accettare unofferta di aiuto che le era
arrivata dallFbi.
Per il momento era stata bloccata da Harald Jensen.
Se lFbi fosse venuto a sapere che in realt non
avevano nessun indizio, gli americani avrebbero
potuto cominciare a preoccuparsi, laveva messa
discretamente in guardia il capo del Pst in uno dei
loro numerosi incontri. E questo avrebbe potuto
mettere a repentaglio il rapporto di fiducia esistente
tra i due Paesi per gli anni a venire.
Il mondo esterno doveva credere invece che stessero
seguendo una pista concreta.
Qualsiasi.
Nonostante la pressione continua da parte dei mass
media e le accuse ricorrenti dincapacit rivolte a
tutto il sistema giudiziario, in effetti Silje era riuscita a
mantenere viva lapparenza che le indagini
procedessero. Nessuno sembrava crederci davvero,
ma lei sapeva per esperienza che fino a quando
fossero riusciti a parare le domande dei giornalisti
con un tutela dellinchiesta in corso sarebbero
riusciti anche a dare limpressione che si stessero
avvicinando alla soluzione.
O almeno, ci sarebbero riusciti per un po.
Lunico elemento positivo, a ventiquattrore dalle
grandi celebrazioni nazionali, era che dal 10 aprile
non cera stato nessun altro attentato. La falsa
bomba ritrovata a Sandefjord consisteva in una cassa
di metallo del periodo bellico piena di batterie per
auto scariche degli anni Sessanta. La Kripos stava
lavorando senza sosta per risalire ai proprietari, ma
gi due giorni dopo lepisodio avvenuto al centro
commerciale Hvaltorvet si era arrivati alla
conclusione che su quel marchingegno pesantissimo
non cera nessuna traccia biologica. Neanche sulla
lettera, che invece era molto pi preoccupante del
pacco innocuo che accompagnava.
Il testo era stato scritto con una comunissima Bic, una
penna a sfera venduta ovunque da anni. Lautore si
era servito di un normografo: ricorrendo a quel
particolarissimo righello in plastica al cui interno
erano intagliate le sagome delle lettere dellalfabeto,
aveva reso impossibile analizzare la calligrafia. In base
ad alcune caratteristiche, per, si era potuto stabilire
che chi aveva scritto la lettera aveva usato la destra.
Non cerano errori ortografici n grammaticali di
nessun tipo, il che eventualmente suggeriva fosse
stata composta da un norvegese: e questo era il
massimo ipotizzabile. Linchiostro era blu, la carta era
stata immersa nel cloro e asciugata prima di venir
utilizzata. Senza che i tecnici capissero il perch.
La lettera era stata firmata dalla Vera Umma del
Profeta.
E conteneva una tirata infarcita di religione in cui si
sottolineava quanto fosse stato semplice mettere in
ginocchio la Norvegia. E che non era ancora finita.
E che Allah era grande.
Nientaltro.
Grazie a Dio non cera stata una fuga di notizie,
bench la stampa sapesse gi dellesistenza della
lettera. Purtroppo le transenne e gli sbarramenti
della polizia non erano bastati a tenere lontano un
sedicenne curioso. Il ragazzo era riuscito a entrare in
una macchina parcheggiata a soli dieci metri dal
punto in cui gli artificieri avevano consegnato il
presunto ordigno e la lettera al loro superiore. Due
ore dopo il giovane si era trovato con ventimila
corone in pi in tasca per aver venduto una foto bella
nitida a quattro differenti redazioni.
Per fortuna una foto non permetteva di leggere il
contenuto di una lettera.
Il destino non era stato altrettanto benevolo per
quanto riguardava invece la storia del furto del C4
avvenuto a mot, in uno dei campi che la Difesa
usava per le esercitazioni militari. VG aveva
dedicato alla faccenda pi di quattro pagine e messo
dei titoloni sulla prima che inducevano a credere si
trattasse dello scoop pi sensazionale dellultimo
decennio.
In effetti non erano molto lontani dalla verit.
Anche se erano trascorsi soltanto un paio di mesi da
quando aveva assunto lincarico di capo della polizia
di Oslo, e anche se in quellarco di tempo si era resa
conto che il grattacapo peggiore erano proprio le
fughe di notizie, questa volta Silje Srensen trovava
che fosse capitato a fagiolo. Doveva ammetterlo, pur
in segreto: adesso erano quelli della Difesa a trovarsi
accerchiati dagli squali. Tant vero che nessuno le
aveva chiesto di dimettersi, da quando VG aveva
sollevato il polverone sullo scandalo di mot.
Bussarono alla porta e, come sempre, Hkon entr
senza attendere risposta.
Ti prego, gli disse Silje. Dammi una buona
notizia. Anche piccola! proprio quello che mi ci
vorrebbe in questo momento.
Mi spiace, replic lui mettendosi a sedere. Non
ho niente da riferire. Sono tutti presissimi dai loro
incarichi, ma per il momento nessuno ha scoperto
niente. A parte questo.
Appoggi un documento sulla scrivania.
Le istruzioni per domani. Quelle generali sono gi
state fissate una settimana fa. Queste invece sono le
finali e tengono conto di ci di cui abbiamo parlato.
Silje fiss il foglio.
Per favore, riassumimi i punti principali.
Nessun parcheggio allinterno
Si chin in avanti e sfogli il documento fino allultima
pagina, su cui spiccava una cartina dove una linea
rossa e tortuosa si snodava lungo vie pi o meno
grandi.
Ma si tratta di Silje prese il foglio, di tutta Oslo.
Be. Di tutto il centro. Una citt senza macchine.
Proprio quello che sognano in tanti. La gente dovr
viaggiare con i mezzi pubblici. Oppure muoversi a
piedi. Saranno attivate una serie di linee aggiuntive a
partire dai parcheggi pi grandi intorno alla citt,
come quelli dalle parti del Sognsvann e allinizio della
Maridalen.
E niente borse.
Non si pu portare nulla che sia pi grande di una
normale borsetta da donna. Neppure carrozzine per
bambini o fasce porta-beb e marsupi. Ho visto che,
secondo un sondaggio dallAftenposten, queste
disposizioni impediranno ad almeno diecimila
persone di andare in centro.
Quindi non servono pi di tanto.
Le scuole hanno comunicato che ci sar una
partecipazione pi bassa del solito al corteo dei
bambini. Anche se in centro si prevedono pi adulti
rispetto agli anni precedenti, evidentemente la gente
ha timore soprattutto per i figli. In base alle ultime
statistiche ce ne saranno circa trentamila. A quanto
sembra, i pi decisi a far partecipare i figli sono i
musulmani, quindi questanno sfileranno tanti bimbi
con i capelli neri e gli occhi castani e addosso i
costumi tradizionali norvegesi.
Oddio, mormor Silje. Io non avrei mai
permesso ai miei figli di partecipare al corteo.
Meno male che non ti sente nessuno, replic
Hkon. Risparmiati commenti del genere in
pubblico.
Lei non rispose, ma si rimise a studiare con
attenzione la cartina.
Lo zaino nella foto scattata dal satellite, riprese
lui.
Allora? Silje gli chiese senza alzare lo sguardo.
Dal nostro punto di vista quello zaino rappresenta
la speranza pi grande che abbiamo di ricavare
informazioni utili. Dovremmo chiedere aiuto
pubblicamente. Silje, siamo onesti: una possibilit
che abbiamo ormai da settimane. Dobbiamo
sfruttarla. pi evidente ogni giorno che passa
Fallo.
Che cosa?
Chiediamo aiuto alla gente. Spero non ci sia bisogno
di ricordarti quant importante che questa richiesta
venga formulata con molta cura. Quindi voglio
vederla prima che procediate.
Alzandosi Hkon sfoder un bel sorriso.
pronta. I miei uomini migliori ci lavorano gi da
una settimana. Vado a prenderla subito.
Si appoggi coi palmi alla scrivania e si chin verso di
lei.
Adesso finalmente succeder qualcosa. Finalmente.
Speriamo che tu abbia ragione, gli rispose lei
sconsolata, facendogli segno con la mano di
andarsene mentre aggiungeva: Preghiamo gli di
che alla fine succeda davvero qualcosa.
Finalmente un vetraio aveva cambiato il vetro
crepato della finestra in Kruses gate. Lappartamento
di Hanne e Nefis non era stato lunico ad aver bisogno
di sostituzioni dopo lesplosione dell8 aprile, quindi i
condomini avevano fatto rientrare lintera faccenda
nellassicurazione collettiva.
Lartigiano si era comportato come la maggior parte
dei suoi colleghi, riflett Hanne. Bench fosse scritto
a chiare lettere nel contratto che la rimozione dei
vetri era inclusa, lei aveva appena trovato quattro
grossi frammenti sul tappeto.
Spinse la carrozzella verso il camino.
In una cassetta portalegna in acciaio si erano
accumulati troppi giornali. Era compito di Ida
svuotarla due volte alla settimana. Ne dovevano
rimanere soltanto due o tre per accendere il camino.
Seccata, Hanne ne afferr una bella pila. Dopo
essersela appoggiata sulle ginocchia, si spost in
corridoio e la piazz proprio davanti alla porta di
casa. Sperava fosse un promemoria abbastanza
tangibile nel momento in cui la bambina sarebbe
tornata da scuola.
Prese i due giornali in fondo e li riport in soggiorno,
vicino alla nuova finestra: li avrebbe usati per
raccogliere i pericolosi cocci ancora sul pavimento.
Uno dei due quotidiani era aperto sulla pagina
dedicata agli annunci funebri.
La sua attenzione fu attirata da un nome noto.
Controll la data.
Luned 14 aprile.
Poco pi di una settimana dopo il primo attentato
terroristico, e lannuncio riguardava una delle vittime.
La nostra cara madre, nonna, bisnonna, sorella,
cognata e zia Ranveig Ranvik, nata il 2 gennaio 1934,
ci stata strappata brutalmente l8 aprile 2014.
Poi seguiva una serie di nomi. Gli ultimi tre, prima
dellespressione obbligatoria amici e parenti,
Hanne li conosceva gi: Kirsten, Peder e Gunnar.
Hanne fiss lannuncio.
A lungo.
Di colpo strapp via la pagina, la pieg e la infil nel
cestino sotto il sedile. Poi si chin a raccogliere i
frammenti di vetro, che impacchett nel resto del
giornale. Dopo aver buttato tutto quanto nella
spazzatura in cucina, and nello studio.
Per una volta richiuse la porta dietro di s.
Tir fuori il fascicolo fotocopiato che riguardava il
vecchio caso di Gunnar Ranvik e una cartellina rossa
contenente invece le copie dei rapporti scritti da
Henrik Holme. Hanne li appoggi entrambi davanti a
s, senza aprire nessuno dei due.
E se.
Non era cos che si doveva pensare.
Una teoria andava supportata dai fatti. Non si
procedeva in quel modo, prima elaborando una
teoria e poi dimostrandola.
E se.
Fatti, si disse sottovoce. Quindi prese carta e
penna e cominci a scrivere in cima al foglio:Kirsten
Ranvik. In passato nel Partito del progresso.
Passato, non presente.
Rabbrividendo un po, Hanne ricominci a scrivere:
Negozio di famiglia in fallimento. Coniuge morto
(suicidio? Conseguenza del fallimento?) Surclassato
dai turchi. Figlio picchiato (quasi) a morte da
qualcuno che lui stesso definisce norvegese-
pakistano. Figlio che in et adulta (livello mentale pari
a quello di un bambino) esprime forte scetticismo nei
confronti dei pakistani/immigrati. Usa parole di
disprezzo.
Hanne morse la penna. Rilesse altre due volte
lelenco che aveva fatto, e poi una terza, alla ricerca
di una possibile deduzione a partire dai fatti di cui
disponeva.
Afferr un foglio nuovo e lo mise accanto al primo.
Politicamente molto a destra. Il linguaggio negativo
usato da Gunnar pu essere colorito/influenzato
dalla madre.
In fondo, non poteva dedurre nientaltro.
Merda, disse piano.
Estrasse il contenuto della cartellina rossa. Trov
rapidamente la relazione di Henrik sui rapporti
familiari esistenti in Skjoldveien. Sul retro del foglio
era stata pinzata una copia alquanto sgranata di una
foto che ritraeva Peder Ranvik e che Henrik aveva
trovato su Facebook.
Il berretto color vinaccia.
Le forze speciali della Difesa.
Prese il portatile ed entr sul sito della nrk.no. La sera
prima la notizia principale che era stata data al
telegiornale riguardava il furto di C4 avvenuto a
mot. Hanne clicc sul video del servizio, che era
corredato da svariate immagini darchivio. Prese da
unaltra esercitazione. Che si era svolta in un altro
luogo.
Ma con alcuni uomini in uniforme che indossavano
berretti color vinaccia.
Riprese a cliccare in rete.
Le forze speciali della Difesa sono un corpo flessibile
e operativo dotato di una grandissima capacit di
reazione. Questo reparto supporta la polizia nella
lotta al terrorismo: centrali del gas e piattaforme
petrolifere in mare, imbarcazioni in acque norvegesi e
impianti a terra, per esempio.
Peder Ranvik combatteva contro il terrorismo.
Lui sapeva che cosera il terrorismo.
Henrik, disse Hanne piano. Che cosa penserebbe
Henrik?
E se.
Henrik avrebbe pensato e se.
Lanci unocchiata veloce al cellulare prima di
cambiare idea e decidere di non chiamarlo
comunque. Invece, prese il foglio che elencava i fatti
salienti della vita di Kirsten Ranvik.
I pochi fatti che lavevano costellata.
E se Billy T. aveva ragione?
E se le sue preoccupazioni nei confronti di Linus
erano fondate?
La penna correva veloce sul foglio.
E se in effetti Linus fosse stato reclutato da un gruppo
di estrema destra che il responsabile degli attentati
di terrorismo? E se lorologio di Linus si trovava nei
locali dellIsan perch lo ha perso l? E se Kirsten
Ranvik avesse sfruttato la sua posizione per reclutare
giovani sradicati ed etnicamente norvegesi che
avevano esperienze di diverso genere con gli stranieri
(Groruddalen)? E se Kirsten Ranvik fosse scettica nei
confronti degli stranieri e, per via del destino tragico
che ha colpito la sua famiglia, avesse abbracciato
lestremismo di destra? E se Peder Ranvik
condividesse il punto di vista della madre? E se
avesse avuto accesso a
Si interruppe di colpo e ritorn allelenco degli eventi
che riguardavano la donna di Korsvoll. Sul giornale
cera scritto che i terroristi erano entrati nei locali
dalla cantina, un grave errore nel sistema di sicurezza
di cui lattuale responsabile dellIsan si era assunto
tutte le colpe. Hanne aggiunse un altro fatto.
Forse a rendere possibile laccesso ai locali dellIsan
stata sua cognata, Ranveig Ranvik. E se lanziana
signora stata raggirata?
No. Era tutto sbagliato.
Hanne Wilhelmsen non era tipo da e se. Non era
quello il suo modo di lavorare. Non era cos che
bisognava riflettere o condurre delle indagini.
Oltretutto gli attentati non erano di sua competenza.
E neppure Gunnar Ranvik, ora che ci pensava. Lei era
stata temporaneamente incaricata dal capo della
polizia di Oslo di scoprire che cosa fosse accaduto alla
diciassettenne Karina Knoph quando era scomparsa
senza lasciare tracce nel 1996. Un mistero che Henrik
Holme avrebbe risolto quel giorno stesso, con un po
di fortuna.
Kirsten Ranvik non era affatto di sua competenza.
Billy T. non si era pi presentato in Kruses gate dopo
quel terribile attacco dansia. Era gi passato
parecchio tempo. Magari non fosse pi tornato.
N Linus, n Billy T., n gli attentati, n Kirsten Ranvik
la riguardavano. Hanne chiuse il portatile e raccolse
tutti i fogli che aveva scribacchiato. Dopo averli
appallottolati, li gett nel cestino della carta.
A met stanza si ferm. Esitante prese il cellulare che
teneva nella tasca laterale. Lo fiss per un attimo, poi
cominci a digitare.
Silje, per quanto riguarda gli attentati ci sarebbe una
piccola cosa che vorrei discutere con te. Sicuramente
non sar di nessuna importanza, ma chiamami
appena puoi.
Hanne W.
Riferire quello che aveva osservato non avrebbe
danneggiato nessuno, pens prima di spingere la
carrozzella verso la cucina per mandare gi un
boccone.
Non mangiava da ventiquattro ore. A dire il vero
erano quasi due mesi che gli succedeva, e aveva
cominciato a rendersi conto che stava calando
seriamente di peso. Anche le forze gli stavano
scemando.
Billy T. ci aveva rinunciato.
Non poteva dare ancora la colpa a un ginocchio
dolorante. Era rientrato al lavoro e faceva quello che
doveva, n pi n meno, prima di rincasare in un
appartamento quasi sempre vuoto. Linus si faceva
vedere di tanto in tanto, pi che altro per dormire.
Billy T. ammazzava le serate davanti alla televisione e
aveva del tutto abbandonato lidea di rimettersi in
forma.
Lattacco di panico che lo aveva colpito a casa di
Hanne aveva rappresentato un punto di svolta. La
sensazione estranea di perdere il controllo lo
spaventava ancora. Temeva costantemente che gli
risuccedesse: era come se usasse le poche forze che
gli erano rimaste per tenere in scacco la paura della
paura.
Non era stato il terrore di morire a ridurlo cos.
Ma il pensiero di ci che sarebbe accaduto se fosse
morto.
Lo aveva saputo in quel momento, davanti al
frigorifero, a casa di Hanne e Nefis, che il cuore stava
per fermarsi. La morte si era delineata di fronte a lui,
concreta e vicinissima, non come una minacciosa
eventualit. Aveva sentito il cuore cedere. Il cervello
svuotarsi. I polmoni non farcela pi. Era stato
consapevole che gli rimanevano pochi secondi.
Un attacco di panico, gli aveva detto Hanne.
Gi: aveva scoperto che li chiamavano cos, quegli
stati.
Lo aveva semplicemente letto su Internet: non aveva
avuto il coraggio di dirlo al medico quando era
andato nel suo studio, intenzionato a chiedergli di
prolungare ulteriormente i giorni di malattia per un
supposto male al ginocchio. Anzi, quando la
dottoressa gli aveva chiesto con una certa
preoccupazione se andasse tutto bene, si era
costretto a sorridere con aria ottimista e ad
assicurarle che non vedeva lora di ritornare al lavoro.
La paura di un nuovo attacco lo rendeva passivo,
privandolo di qualsiasi tipo di iniziativa. La sera un
paio di birre mentre guardava qualche serie alla
televisione, poi a letto. Dove rimaneva per ore a
rigirarsi, finch il sonno lo ghermiva alle prime luci
dellalba e gli faceva superare a malapena le ore pi
brutte della notte.
I giorni trascorrevano cos, e Linus non diceva niente.
Erano le undici e mezzo e normalmente avrebbe
avuto una fame da lupo. Invece di andare a pranzo
nella piccola mensa, apr la terza bottiglia di Coca-
Cola Zero e si mise a leggiucchiare con sguardo
passivo le notizie on-line.
Il Dagbladet pubblicava in prima pagina la foto di
uno zaino rosso.
La polizia ne stava cercando uno simile, cera scritto.
Riguardava le indagini sugli attentati terroristici. Cos,
in generale e senza ulteriori precisazioni.
Billy T. ebbe la sensazione che il sangue gli defluisse
dalla testa. Per un attimo gli parve di aver perso i
sensi anche se era seduto diritto sulla sedia.
Limmagine sullo schermo mostrava ancora uno zaino
rosso e ne indicava ancora il tipo: Bergans
Gaupekollen.
Uno uguale a quello che Billy T. aveva regalato a Linus
per la confermazione. Che adesso si trovava in
cantina, aveva dovuto spostarlo lui stesso quando
aveva distrutto Darth Vader, liberandosi per sempre
di quel pupazzo.
La polizia stava cercando uno zaino identico.
Era quello di Linus che stavano cercando, si rese
conto Billy T.
Si precipit verso la porta.
In piedi sulla soglia Henrik Holme si tapp le orecchie.
Avrebbe dovuto accettare le cuffie che gli erano state
offerte. Il martello pneumatico faceva un rumore
infernale e dentro una cantina in muratura il
frastuono era quasi insopportabile.
Tieni, gli grid un operaio in tuta calandogli un
paio di cuffie rosso fiammante sulla testa.
Erano molto efficaci.
Proprio come era stato Henrik: efficace e anche
efficiente.
Gli ci erano voluti esattamente quattordici giorni per
riuscire a concludere quello che di solito poteva
protrarsi per mesi. Proprio perch due settimane
prima aveva capito che Imran Sharif nascondeva
qualcosa, in quel momento stava facendo demolire il
pavimento di una cantina per vedere se sotto ci fosse
sepolto un cane.
O Karina.
Non avrebbe dovuto pensare a lei come a un cane, e
si tocc le ali del naso per tre volte. Velocemente.
In effetti la fortuna era stata dalla sua parte, questo
Henrik doveva ammetterlo. Non avrebbero mai avuto
lautorizzazione da parte del giudice di far demolire il
pavimento, su questo sia lui sia Hanne erano
daccordo. Gli indizi erano troppo deboli. Invece
quando Henrik aveva trovato il coraggio di chiedere al
proprietario se la polizia poteva distruggergli la casa,
con suo grande stupore luomo era andato in brodo
di giuggiole.
Aveva comprato da poco quellabitazione, gli aveva
raccontato, e desiderava costruire un piccolo
appartamento nello scantinato da dare in affitto.
Siccome mancavano quattro centimetri in altezza per
ottenere labitabilit, avrebbe dovuto togliere il
pavimento prima di mettersi allopera. Che la polizia
lo volesse fare per lui, e oltretutto con lo Stato che
pagava, gli era sembrato un regalo di Natale, sebbene
molto in ritardo. La sua gioia si era smorzata un po
quando aveva saputo che Henrik stava cercando un
cadavere. Daltro lato sarebbe stato un bene
liberarsene, nel caso.
Ai soldi ci aveva pensato Hanne.
O chiss come aveva in pugno il capo della polizia,
oppure Silje Srensen era cos oberata di lavoro che
aveva accettato solo per togliersi di torno qualunque
cosa non avesse a che fare con il terrorismo. Forse
erano vere entrambe le ragioni, fatto sta che era
passato appena un quarto dora da quando Hanne
aveva inviato la richiesta via mail che le era giunta
lautorizzazione, purch non superasse la cifra di
cinquantamila corone.
Henrik era in loco gi dal mattino, cio da quando si
stavano completando gli ultimi preparativi. Aveva
fornito istruzioni precise su cosa dovevano cercare e
cosa dovevano fare qualora lavessero trovato. Poi
era andato dal dentista, lappuntamento era fissato
ormai da tempo. Adesso era tornato.
La situazione non era delle migliori.
Oltre met della stanza pi grande nella cantina era
stata demolita. Il pi vecchio dei due operai stava
lavorando con il martello pneumatico mentre il pi
giovane passava al setaccio i pezzi grandi e piccoli del
pavimento prima di trasportarli in un cassonetto
dentro due secchi.
Per ora il cassonetto non conteneva niente che non
fosse previsto, lo aveva informato il tipo quando
Henrik era tornato.
Cio cemento sbriciolato.
Fino a quel momento Henrik si era sentito un po
teso, quasi eccitato: la notte prima aveva faticato a
chiudere occhio.
Era pericoloso sentirsi cos sicuri.
Appurare che Imran lavorava come dipendente alla
Eilif Andersen e figli sin da quando faceva
lapprendista era stato facile. Purtroppo la contabilit
e i registri degli ordini erano stati distrutti dopo dieci
anni, quindi la simpatica segretaria che lavorava in
quella azienda edile di media grandezza purtroppo
non era stata in grado di dargli ulteriori informazioni
su quali dipendenti avessero fatto i lavori in
Midtoddveien 34 C nel settembre 1996. Per quanto
ne sapeva, poteva trattarsi di qualcuno che aveva
smesso di lavorare da loro gi da un pezzo. Con una
smorfia di disappunto, gli aveva confidato sottovoce
che ormai tra i giovani non esisteva pi il senso di
collegialit e di appartenenza a un posto di lavoro che
cera una volta.
E a proposito, Imran era una persona doro, gli aveva
assicurato; era forse nei guai? Nientaffatto, le aveva
risposto lui con un sorriso, poi era corso da Hanne
Wilhelmsen per chiederle il permesso di far demolire
il pavimento della cantina.
Lei si era mostrata assolutamente disponibile. A suo
tempo aveva agito su presupposti molto pi fragili di
quello, gli aveva detto.
Il presupposto sembrava sempre pi esile, pens
Henrik insoddisfatto. Oramai erano stati tolti pi di
tre quarti del pavimento. Laiutante continuava a
portare fuori un secchio dopo laltro di cemento
frantumato.
Il martello pneumatico mor di colpo.
Il silenzio che si venne a creare fu assordante, nel
senso pi letterale del termine: continuava a urlargli
nelle orecchie quando Henrik si tolse le cuffie.
Qui c qualcosa, disse loperaio pi anziano
chinandosi verso terra.
Non toccare nulla, esclam Henrik ad alta voce.
Allontanati da l, per favore.
Lui invece si avvicin adagio. Estrasse una piccola
macchina fotografica che si era portato dal lavoro. Si
accucci sul bordo che separava la sezione del
pavimento distrutto da quella ancora intatta.
Erano capelli, pens. Attaccati a un cranio ancora
parzialmente coperto di cemento. Scatt quattro foto
prese da angolazioni differenti, poi indoss un paio di
guanti in lattice e con un dito strapp piano piano
una piccolissima ciocca.
Ci soffi sopra. Sotto la polvere grigia spunt il colore,
i capelli erano opachi e di un pallido blu.
Merda, disse il pi anziano dei due operai.
Cazzo, avevi ragione. un cadavere.
S, rispose Henrik Holme serio. Non si era mai
sentito cos importante in tutta la sua vita.
La cosa pi importante che puoi mangiare tutti i
dolci e i gelati che vuoi, Gunnar. Te ne ho comprati un
mucchio. Con tutte le restrizioni che ha introdotto la
polizia, faremmo una faticaccia tremenda ad arrivare
in centro.
Kirsten Ranvik accarezz il figlio sulla guancia.
Ma siamo sempre andati in citt, si lament lui
disperato. Vediamo sempre il corteo dei bambini. E
le guardie del re. Io voglio vedere le guardie del re,
mamma.
Possiamo divertirci guardando la parata alla
televisione. Non labbiamo mai fatto prima, quindi
sar sicuramente bello. E poi la vediamo meglio, sai.
Al calduccio nel nostro soggiorno. Queste noci vanno
a tutti?
S, a tutti, bofonchi Gunnar immusonito
guardando Ingelill.
I suoi piccoli cominciavano a diventare grandi. Uno
aveva ereditato le stelle che il padre aveva sul petto.
Si chiamava Colonnellino e non era in vendita. Gli altri
due erano gi stati acquistati. Tra poco pi di una
settimana sarebbero stati in grado di volare e pronti a
essere consegnati.
Proprio belli i tuoi piccioni.
Kirsten aveva fatto posare uno dei piccoli grigio
chiaro sulla propria mano.
Come si chiama questo?
Cher Ami. una femmina e le ho dato il nome di un
piccione eroe della Prima guerra mondiale. Cher Ami
salv quasi duecento soldati e ricevette una
medaglia.
Che bello.
Kirsten pass due dita sulla schiena della bestiola.
Domani voglio andare in centro, mamma. Ti prego.
No. Fine della discussione.
La voce di sua madre aveva assunto quel tono acuto e
tagliente di cui lui aveva cos paura. Gunnar continu
a pulire la colombaia con fare scontroso e irritato.
A cosa ti sono serviti i miei piccioni? le domand
dopo un po.
Allenamento.
Che allenamento?
Lei gli sorrise e pos Cher Ami al suo posto, sotto il
tetto.
Li ho allenati a volare, ovvio. Hanno bisogno di
esercizio.
Ma chi che li ha lasciati andare? Sono tornati a
casa molto dopo te e Peder, quindi deve averli
liberati qualcun altro. Chi?
Si era piantato al centro del pavimento che aveva
appena finito di spazzare e aveva cominciato a
ondeggiare piano da un lato allaltro, guardando di
traverso verso il soffitto.
Stai tranquillo, gli rispose la madre in tono severo.
Se ne sono occupati alcuni ragazzi. Dei giovanotti
davvero gentili e perbene che sono stati molto bravi
con i tuoi piccioni.
Perch glieli hai prestati?
Si rese conto da solo che i suoi sembravano quasi dei
gemiti. A sua madre non piaceva il suo tono di voce
quando era cos dispiaciuto, ma lui proprio non
riusciva a capirlo, il motivo per cui altri dovevano
occuparsi dei suoi piccioni.
Perch i piccioni viaggiatori sono appunto piccioni
viaggiatori. Adesso vedi di smetterla, Gunnar. Mi
hanno portato dei messaggi, questa la ragione per
cui vengono al mondo. E lo sai. Sei tu che mi consegni
i messaggi quando tornano gli uccelli.
Ma tu e Peder li avete lasciati da soli? Li avete
nascosti in un posto dove queste persone potevano
trovarli? Sono rimasti l nella gabbia ad aspettare
senza nessuno accanto? Tornano a casa tardissimo.
Tornano a casa tardissimo.
ora di cena, replic la madre, ancora con quella
voce tagliente.
E i piccioni centrano qualcosa con il tuo lavoro,
mamma?
Kirsten Ranvik afferr la scopa e lappoggi accanto
alla porta. Chiuse una finestra. Poi si spazzol con
tocchi leggeri la gonna.
S. Centrano con il mio lavoro. Col lavoro di
prendersi cura del nostro Paese. Di fare in modo che
possiamo festeggiare il 17 maggio anche negli anni a
venire. Dovresti essere orgoglioso, no? I tuoi piccioni
servono a difendere la tua nazione.
A noi non piacciono quei pakistani di merda,
mamma.
Noi non parliamo cos, Gunnar. Solo gli idioti lo
fanno. Vieni. ora di cena.
Nella sua voce era subentrato un tono che lui non le
aveva mai sentito prima. Non era acuto e severo
come quando si arrabbiava, e non assomigliava
neppure a quando lo riprendeva quasi con gentilezza,
insistendo che facesse questo o quello. Gunnar aveva
quasi la sensazione che fosse unaltra persona a
parlare, che dentro la mamma ci fosse una donna
sconosciuta. Una a cui lui non piaceva.
Era una sensazione che gli metteva ansia, quindi
decise di non chiedere pi di andare a vedere il
corteo del 17 maggio, almeno per il momento.
Forse avrebbe potuto richiederglielo il giorno dopo.
Sarebbe dovuta tornare in centrale cos presto il
mattino dopo che non aveva quasi senso andare a
casa. Per un attimo valut lipotesi di dormire sul
divano che aveva nel suo ufficio, ma cancell subito
lidea. Voleva riposarsi nel proprio letto, anche se
soltanto per un paio dore. Usare il proprio bagno.
Essere a casa.
Silje Srensen stava suddividendo i numerosi
documenti che erano finiti sulla sua scrivania
nellarco della giornata. Purtroppo poteva riporne
ben pochi nella cassetta delle questioni risolte: aveva
sbrigato a malapena lo stretto necessario.
Era andata cos anche quel giorno.
Almeno una notizia positiva le era arrivata nel
pomeriggio.
Verso le cinque lavevano informata che, grazie a
Hanne Wilhelmsen, era stato ritrovato il cadavere di
quella che pareva essere una ragazza scomparsa
senza lasciare traccia negli anni Novanta. Un risultato
davvero notevole, tanto che la notizia aveva fatto
dimenticare tutto il resto ed era stata la pi
importante trasmessa ai notiziari o pubblicata sui
quotidiani della sera.
Almeno per una mezzora.
Hanne si era rifiutata di avere a che fare con la
stampa, e lo strano agente che il capo della polizia le
aveva affibbiato sarebbe stato una catastrofe davanti
a una telecamera. Cos Silje aveva passato la palla a
Hkon Sand, il quale aveva fatto un lavoro eccellente.
Non che fosse difficile, quando si aveva una bella
notizia da offrire e si poteva spazzare via buona parte
delle domande dichiarando che si stava ancora
indagando.
Dopo aver lasciato cadere il cellulare di lavoro nella
borsa, Silje ripesc quello privato. Praticamente non
lo guardava dal mattino.
Undici chiamate perse.
Tre messaggi.
Uno era proprio di Hanne Wilhelmsen. Lo apr. Era
stato mandato alle 10,49 ed era a dir poco laconico.
Lo lesse due volte senza riuscire a capacitarsi.
Vedendo il nome di Hanne aveva pensato che si
trattasse del ritrovamento del cadavere, e adesso era
come se il suo cervello non riuscisse a funzionare.
Hanne voleva parlarle degli attentati.
Come facesse una donna in sedia a rotelle che non
metteva quasi mai il naso fuori casa a sapere
qualcosa su quellargomento qualcosa di
abbastanza importante da dover essere comunicato
al capo della polizia di Oslo era oltre le sue capacit
di comprensione. Daltro canto, in cinque settimane e
quasi totalmente di propria iniziativa Hanne aveva
risolto un caso di omicidio su cui nessuno aveva
saputo dire nulla di nuovo in diciotto anni.
Erano le undici e quaranta.
Troppo tardi per chiamare.
Fece per rimettere il telefonino nella borsa (gli altri
messaggi avrebbe potuto controllarli una volta a
casa), ma poi ferm la mano a mezzaria.
Hanne Wilhelmsen era una leggenda. Valeva la pena
di dedicare due minuti ad ascoltare quel che aveva da
dire.
Silje premette il pollice sul pulsante di chiamata.
Pronto, si sent rispondere dopo soltanto due
squilli.
Ciao, Hanne. Sono Silje Srensen. Scusa se
Nessun problema. Grazie di avermi richiamata.
Congratulazioni!
Grazie.
E tutto da sola! Non sono riuscita a leggere
Non ho fatto tutto da sola, anzi.
Come? Voglio dire, qualcuno avr demolito quel
pavimento, ma
Lagente Holme ha fatto un lavoro eccezionale: a
lui che vanno gli onori per la soluzione di questo caso.
Io non riesco a capire come hai potuto mandare
Hkon a prendersi la gloria. Henrik quello che
avrebbe meritato di comparire in televisione.
Silje si sedette.
Henrik un pochino
Strano? S, strano. Ma il miglior investigatore
che io abbia mai incontrato. bravo quasi quanto me
un tempo. E pu diventare anche pi bravo di me. Io
me lo tengo. E sarebbe stato perfettamente in grado
di rilasciare interviste. Ricordatelo, la prossima volta.
Va bene. Okay. Bene.
Di colpo Silje aveva sete. Si guard intorno alla ricerca
di qualcosa da bere.
Ma non questo il motivo per cui volevo parlarti,
riprese Hanne allaltro capo del telefono.
No
Tutto quello che Silje trov, fu del t a temperatura
ambiente in una tazza mezza piena.
Non so esattamente come dirlo, prosegu Hanne.
E so benissimo che puoi dirmi molto poco degli
attentati terroristici. Anzi, della questione terroristica
nel complesso, per essere precisi. Una brutta gatta da
pelare quando si appena assunto un incarico come
il tuo.
Vero.
Si fece silenzio allaltro capo.
Pronto? tent Silje a mo di domanda.
Sono qui. Ascolta
Un crepitio. Rumore dacqua corrente, pens lei, e le
venne ancora pi sete.
Parto dal presupposto che le indagini si siano
focalizzate fin dallinizio sui jihadisti, riprese Hanne.
Per via di quella stupidaggine, La Vera Umma del
Profeta. evidente che non esiste un gruppo del
genere. Quei ragazzi sono stati usati da qualcun altro.
Ingegnoso, no? E se ho ben capito, voi non avete la
pi pallida idea di chi sia, il qualcun altro.
Non posso fare commenti.
Ovvio che non puoi, e io non te lo chiedo. Vorrei
soltanto che mi ascoltassi. E se non si trattasse di
jihadisti, ma di estremisti di destra? Nazionalisti?
Razzisti?
Silenzio, come in attesa di una risposta.
Prima che quella pausa diventasse troppo
imbarazzante, Hanne continu: Di sicuro ci avete
pensato, anche se non ne avete mai parlato
pubblicamente. Scommetto che Harald Jensen si sta
strappando i capelli, con tutti i troll della rete e i
cavalieri della tastiera che esistono. E che oltretutto
devono essere esclusi dal caso.
Non posso davvero
E allora non rispondermi. Ma io seguo con
attenzione, Silje. Voglio dire, io seguo a fondo tutto
quello che succede.
Il tono di voce non lasciava dubbi, e il capo della
polizia si scopr ad annuire.
E ci che vedo che state bluffando. Non avete in
mano niente, Silje. Niente sullomicidio di quel
convertito. Niente su chi si nasconde dietro le due
bombe. State brancolando nel buio, Silje. Dopo
cinque settimane molto pi che evidente.
Chiedo rispetto per le indagini in corso, che
Hanne scoppi a ridere.
Guarda che stai parlando a me, le disse.
Risparmia il fiato. Io sono dalla tua parte. Non
dimenticartelo.
Silje si alz per andare alla macchina del caff, da cui
cerc di staccare il contenitore dellacqua con una
mano sola.
Mentre io e Henrik lavoravamo al caso della
sparizione di Karina Knoph, sono
Adesso era Hanne a cercare le parole. Alla fine il
contenitore si stacc e Silje bevve avidamente
quellacqua tiepida.
emerse altre cose, concluse Hanne. Una lunga
storia. Ma tardi e domani ti aspetta una giornata
massacrante, quindi vado subito al punto.
Silje prese il serbatoio dellacqua e se lo port alla
scrivania. Si risedette.
Dovresti chiedere ai tuoi uomini di dare unocchiata
pi da vicino a un nome, disse Hanne. O meglio, a
una famiglia.
Silje sentiva che lorecchio contro cui teneva premuto
il cellulare era diventato bollente.
Tre cose, continu Hanne secca. Stai prendendo
nota?
Ehm Un attimo.
Appoggi il telefonino, si infil gli auricolari e si
procur carta e penna.
Sono pronta, disse con voce fioca, quasi umile.
Poi, di colpo, prov una profonda irritazione. Lei era il
capo della polizia di Oslo. Hanne Wilhelmsen era un
ispettore capo in pensione che aveva fatto il suo
tempo. Era praticamente notte.
C una donna, continu Hanne laconica.
Silje deglut mentre scriveva donna in cima al
foglio.
Una bibliotecaria.
Silje scrisse bibliotecaria.
Ho motivo di sospettare che le sue simpatie
politiche vadano molto al di l della Destra.
Non sarebbe lunica, ebbe finalmente il coraggio
di obiettare Silje.
Ovvio. Ma c dellaltro. Lei ha una cognata
Hanne sembr starnutire, cio, aveva una cognata.
Che abitava in uno degli appartamenti sopra i locali
dellIsan. morta.
Silje appoggi la penna.
Okay, comment prima di bere un altro sorso dal
contenitore.
Da quellappartamento si pu accedere alla cantina
dellIsan.
Purtroppo sono molte le persone che possono
accedere a quella cantina, disse Silje, e allontan il
foglio. Stiamo facendo un lavoro certosino per
mappare i movimenti di
Silje! con me che stai parlando. Voi non avete in
mano niente. Lasciami finire, okay?
Lei annu per la seconda volta.
Fu come se Hanne lavesse sentita.
Questa bibliotecaria aveva messo in piedi una
specie di network che raccoglie svariati ragazzi,
riprese Hanne. Giovani uomini. Allapparenza,
uniniziativa encomiabile per aiutare questi
vagabondi a ritornare sulla retta via. Istruzione.
Letteratura. Ricerca di un posto di lavoro. Cose cos.
Alcuni di loro
Ci fu una lunga pausa. Silje la lasci durare.
Non si sentiva pi stanca.
Mettiamola cos, riprov Hanne. Alcuni genitori
sono molto preoccupati dellevoluzione che hanno
avuto questi ragazzi. Mi riferisco al periodo in cui
erano sotto linfluenza della nostra bibliotecaria.
Unevoluzione che li ha portati a destra. Ma molto pi
a destra del Partito del progresso, diciamo.
il Pst che tiene docchio elementi del genere.
Il Pst?
Di nuovo quella risata bassa, vagamente ironica.
Quelli se ne stanno tutto il giorno davanti allo
schermo di un computer pensando che il mondo
intero si trovi l dentro. In effetti ce n una bella
parte, ma non tutto. E una delle caratteristiche pi
appariscenti di questo gruppo di giovani sotto la
tutela della nostra bibliotecaria, che si tengono ben
lontani da Internet. Come fossero off-line. Una mossa
intelligente, oggigiorno. Insomma, se non vuoi
destare lattenzione del Pst.
Adesso Silje non sentiva caldo soltanto alle orecchie.
Le sembrava di ascoltare s stessa alcuni giorni
prima, a un incontro nellufficio del capo del Pst.
Riagguant il foglio e la penna. Si accorse che le
tremava la mano.
Appunto, disse con voce piatta.
E qui si aggiunge un altro elemento, riprese
Hanne, la cui voce pareva molto lontana. La
bibliotecaria ha un figlio. Un ufficiale delle forze
speciali della Difesa, che poi solo un nome di
copertura per i soldati pi pericolosi che abbiamo. I
pi bravi. Per quel che ne capisco io, quella delle
forze speciali lunit del nostro esercito pi avvolta
dal segreto. Non si conosce neppure il numero dei
soldati che annovera nei suoi ranghi. Siccome sembra
appurato che lesplosivo usato dai terroristi fosse
destinato a unesercitazione militare, pensavo che
Come si chiama questa famiglia?
Tirando a indovinare, direi che avete sicuramente
gi interrogato un migliaio di persone. Avrete a
disposizione un bel mucchio di informazioni e
suggerimenti mi auguro di cuore che rispetto ai miei
tempi la polizia sia migliorata, quanto a gestione dei
dati.
Come si chiama questa famiglia? ripet Silje con
voce tagliente.
Fai una ricerca tra tutto quello che avete raccolto,
disse Hanne. Ranvik. R-a-n-v-i-k. La madre si chiama
Kirsten, lufficiale Peder. Se io dovessi avere ragione,
sarebbe troppo bello per essere vero. Comunque mi
sembrato il caso di darti una piccola dritta.
Ranvik, ripet Silje.
La penna le cadde per terra.
S. Peder e Kirsten. Come dicevo
Aggiunse qualcosaltro, ma Silje non la ascoltava pi.
11.
La prima cosa che Hanne Wilhelmsen sent il 17
maggio 2014 fu una versione acerba e zoppicante
della Gammel jegermarsj. La banda musicale di
qualche scuola non poteva essere molto lontana.
Lavevano svegliata. A fatica si tir su a sedere e
chiuse la finestra.
Nefis grugn qualcosa. Poi si gir e continu a
dormire. Hanne si accomod sulla sedia a rotelle e,
dopo essersi buttata una coperta sulle gambe nude,
raggiunse in silenzio la cucina.
Alla fine, il pomeriggio del giorno prima Nefis aveva
gettato la spugna. Per quellanno la festa nazionale si
sarebbe celebrata in casa. Dopo una mezzora di
discussioni e disaccordi durante la quale ci si era
messa anche Ida a prendere le parti di Nefis, Hanne si
era arrabbiata.
Si arrabbiava rarissimamente.
Era decisa, a volte categorica. Ma quasi mai
furibonda.
Entrambe avevano ceduto. Ida sembrava quasi
essersi spaventata quando Hammo aveva perso la
pazienza: avevano dovuto giocare a carte almeno una
trentina di minuti per calmarla. Oltre a prometterle
che poteva organizzare una corsa dei sacchi indoor e
invitare tutti quelli che voleva.
Henrik sarebbe venuto comunque.
Il giorno prima quel ragazzo era al settimo cielo. Dopo
aver chiamato la scientifica perch passasse al
setaccio la scena del crimine e aver messo in
sicurezza la cantina dove avevano rinvenuto il
cadavere dai capelli blu, si era presentato in Kruses
gate. Hanne lo aveva mandato via quasi subito.
Cerano rapporti da scrivere e superiori da informare.
E Henrik aveva svolto un buon lavoro su entrambi i
fronti: al telegiornale Hkon Sand era parso
informatissimo, quasi che fosse stato il vicecapo della
polizia di Oslo in persona a risolvere il caso.
Lirritazione per come avevano scavalcato Henrik le
bruciava ancora.
Con movimenti bruschi Hanne vers i chicchi nel
macinacaff. A dire il vero, avevano laccordo che
nessuno facesse rumore in casa finch cera chi
dormiva. Proprio quel giorno lei decise di fregarsene:
tanto, allesterno si stava avvicinando unaltra banda
musicale. Finito di macinare il caff, sent le note
dellinno nazionale: il ritmo con cui eseguivano Ja, vi
elsker sarebbe stato pi adatto a un funerale che non
ai festeggiamenti per i duecento anni di esistenza del
loro Paese.
Hanne non sopportava le bande musicali.
I suoi genitori lavevano forzata a suonare la cornetta
per tutte le elementari. Riusciva ancora a sentire il
metallo gelido di quello strumento sulle dita e sulle
labbra congelate, nelle prime ore di certe mattine di
maggio fatte di pioggia e neve bagnata. I guanti
bianchi di nylon che non facevano che peggiorare le
cose, si ricordava ancora tutto.
Rabbrivid quando la banda musicale della scuola si
trov di colpo in gara con una di quelle formazioni
costituite solo da adulti e solo da fiati che stava
sopraggiungendo da Frognerveien.
Un pensiero del tutto inaspettato la invest,
lasciandola di ghiaccio. Si mise ad ascoltare la musica
a occhi chiusi.
Le foto di Billy T.
Gliele aveva mostrate parecchie settimane prima,
quando gli era venuto lattacco di panico proprio l,
davanti al frigorifero: una serie di immagini che aveva
scattato nella cantina di Kirsten Ranvik e
nellappartamento di Arfan Olsen a rvoll. Il suo
racconto era stato un miscuglio semi incomprensibile
di elementi sconnessi, e il motivo per cui era entrato
illegalmente in quei due posti era rimasto un mistero.
Pu darsi che lei si sbagliasse, ma se ricordava bene
cera qualcosa che non quadrava.
Billy T. le aveva mentito, si rese conto allimprovviso.
Lo aveva fatto perch si vergognava.
Doveva assolutamente rivedere quelle foto, era della
massima urgenza. Afferr il telefonino e si accorse di
avere il respiro pesante, la bocca aperta.
Erano le sette meno dieci e poteva essere di vitale
importanza trovare Billy T.
Erano le sette meno dieci quando finalmente sent
aprire la porta. Billy T. si alz e and nel corridoio.
Dove sei stato? chiese passando furtivamente
davanti al figlio.
Chiuse a chiave e mise la catenella di sicurezza prima
di girarsi. Linus lo guard con espressione acida e
borbott qualcosa di incomprensibile.
Dove sei stato? ripet Billy T.
Esco di nuovo. Oggi il 17 maggio, se te lo fossi
dimenticato.
Suo figlio rimase sconcertato quando lui lo aggred di
sorpresa. Aveva pianificato le proprie mosse per tutta
la sera e per tutta una lunga, eterna notte.
Gli ci era voluto del tempo per riprendersi.
Per tornare a essere quello di una volta.
Aveva ancora dentro di s un ultimo rigurgito di
energie e riusc a sollevare di peso Linus e a portarlo
in bagno con una forza di cui non si sarebbe pi
creduto capace. In quella stanzetta senza finestre al
centro dellappartamento, costrinse Linus a mettersi
in ginocchio sferrandogli un calcio alle rotule. Poi gli
torse le braccia dietro la schiena e gli mise le manette
prima che il ragazzo potesse capire che cosa stava
succedendo.
Strette.
Linus url. Billy T. lo afferr per i capelli e gli spinse la
testa dentro il water aperto.
Pap, tu sei pazzo da legare! Porca puttana, pap!
Lasciami!
Tent di opporre resistenza, mentre le sue grida si
trasformavano in gemiti. Billy T. concentr tutto il
proprio peso e la propria forza sul collo e sulla nuca di
Linus. Il volto del figlio era ormai vicinissimo allacqua
in fondo alla tazza, dove lui aveva pisciato due volte
nel corso della notte senza tirare lo sciacquone.
Lo zaino, sibil, tirando la testa del figlio fuori dal
water e girandogliela a forza verso la doccia.
L cera lo zaino rosso, floscio e vuoto.
La polizia lo sta cercando, Linus. Il tuo zaino. A cosa
ti servito? Per portare dei pezzi di cadavere in un
bosco? Eh?
Gli appoggi un ginocchio sulla nuca e gli spinse
nuovamente la testa dentro la tazza. Adesso mi devi
raccontare tutto. Tutto quello che hai fatto, tutto
quello che farai e le persone con cui lo fai.
Stronzo, gemette Linus. Cos mi ammazzi, cazzo.
Billy T. premette il viso del figlio il pi possibile dentro
il piscio.
Uno, sibil. Due, tre, quattro, cinque.
Gli tir fuori la testa. Linus non urlava pi. Cercava di
respirare, sputava e si raschiava la gola. Billy T.
afferr il grande coltello che aveva messo nel
lavandino, nascosto sotto un asciugamano. Con un
solo movimento strinse il busto di Linus tra le
ginocchia e gli port la lama alla gola.
Poi premette. Una sottile striscia di sangue gocciol
subito sotto il pomo dAdamo, leggermente di
traverso.
Linus stava fermo, zitto. Aveva la testa riversa,
bloccata allindietro, ed era immobilizzato tra la
parete, le gambe del padre e la tazza del gabinetto.
Billy T. faticava a respirare. Per la prima volta Linus lo
guard dritto negli occhi.
La paura che gli si leggeva nello sguardo spinse Billy T.
a schiacciargli il coltello pi forte contro il collo.
Cos mi uccidi, riusc a dire il figlio.
S. Se non mi racconti subito in che cosa sei
invischiato, ti ammazzo. Credimi.
Gli occhi di Linus si riempirono di lacrime. E quando
rincontrarono i suoi, Billy T. cap due cose.
La prima, che ricorrere alla violenza per fargli sputare
fuori la verit aveva avuto successo.
La seconda, che la sua vita era finita.
Il 17 maggio la vita non era poi cos brutta, pens
luomo conosciuto con il soprannome di Scarpa. Si
trovava cibo migliore del solito. Incredibile quello che
la gente era capace di buttare. E i bambini di oggi
erano viziatissimi. In giorni del genere ottenevano
qualunque cosa volessero, in pratica. Erano gi sazi
allinverosimile prima delle dieci, eppure
continuavano a ricevere di tutto per lintero arco
della giornata. E poi, quando cerano cos tante
persone riunite in centro era pi facile rubare, sia dai
banchetti improvvisati per la ricorrenza sia dai tanti
chioschi aperti. A Scarpa non piaceva farlo, ma a volte
la tentazione era un po troppo grande.
Comunque latmosfera non era quella solita.
La gente stava come allerta. Cerano meno bambini
del normale e, quando ci riflett sopra, Scarpa si rese
conto di non aver visto neanche una carrozzina.
Il centro di Oslo pullulava di musulmani, a quanto
pareva.
Lars Johan non aveva nulla contro di loro. Non gli
piacevano granch, ma a lui non andava a genio la
gente in generale. Figurarsi, non si andava a genio da
solo. In fondo i musulmani non erano n peggio n
meglio di tanti altri.
Se non che non davano mai niente ai mendicanti.
Purtroppo erano sempre meno quelli che lo
facevano. I maledetti zingari, che di colpo bisognava
chiamare rom dopo che erano stati zingari per
centinaia di anni, gli avevano completamente
rovinato gli affari.
Quelli no, proprio non gli andavano a genio.
I musulmani non erano poi male, e accidenti se
sapevano agghindarsi per le feste.
Le donne indossavano gli abiti pi colorati, gli uomini
gli abiti pi scuri. Avevano le coccarde pi lunghe,
stringevano tra le mani le bandiere pi grandi e le
agitavano con pi fervore di tutti gli altri.
Ma questanno nessuno ricambiava il gesto, chiss
perch. Scarpa aveva notato che i figli dei pakistani
spesso venivano fotografati da perfetti sconosciuti il
17 maggio. Tante vecchie signore li ricoprivano di
sorrisi e la maggioranza dei visitatori che venivano da
fuori trovava esotico vedere i bimbi pi scuri di pelle
e capelli indossare i costumi tradizionali norvegesi.
Quel giorno invece Scarpa non aveva assistito a
niente di simile. Anzi. In Stortorvet, dove aveva
trovato in un cestino dellimmondizia una bottiglia di
Coca-Cola ancora chiusa, aveva sentito per sbaglio
due donne criticare un bimbetto con una frangia di
capelli neri elegantemente vestito di blu scuro e con i
calzettoni rossi.
Rovinano la tradizione dei nostri bunad, aveva
detto una allaltra con voce indignata, riferendosi ai
costumi nazionali.
Oltretutto non erano neppure autentici quelli che si
mettevano, avevano concordato le due. Figuriamoci,
dei presunti bunad che arrivavano da Groruddalen, la
zona a pi alta concentrazione di immigrati.
Imitazioni da quattro soldi comprate da Bogerud, non
avrebbe dovuto essere permessa una cosa del
genere.
Cera un non so che di molto diverso, pens Scarpa, e
non si trattava soltanto dellimponente schieramento
di agenti di polizia. Erano dappertutto. Anche se in
centro le macchine non potevano circolare, si sentiva
labbaiare corto e penetrante delle sirene in
continuazione: ogni volta che una pattuglia aveva
problemi a passare tra la folla.
Adesso Scarpa aveva raggiunto il punto in cui la via
principale, la Karl Johan, incrociava Kongens gate.
Aveva il terrore che qualcuno gli pestasse i piedi
doloranti. Era gi successo due volte e quindi cercava
di camminare il pi possibile rasente i muri delle case.
Lungo il bordo dei marciapiedi le persone cercavano
di accaparrarsi i posti migliori per veder sfilare il
corteo quando sarebbe passato.
Per poco non sbatt contro un venditore di
palloncini. Luomo, che aveva il naso da pagliaccio,
stringeva un grosso mazzo di palloncini dalluminio e
cercava un posto adatto sullo spiazzo davanti a uno
dei tanti negozi di abbigliamento della catena Cubus.
Scarpa perse lequilibrio mentre una bambina di
dieci, dodici anni provava a trascinare il padre dal
venditore di palloncini, che adesso era ben visibile.
Scarpa rimase in piedi per un soffio. Era
inaspettatamente riuscito ad appoggiarsi ad alcuni
strumenti che qualche banda musicale doveva aver
lasciato in quel punto. Accanto agli strumenti cera un
tipo che indossava la divisa della banda e tentava di
tenerli docchio, ma sarebbe stato facile farli sparire
in tutto quel caos. Scarpa si stava giusto chiedendo
quanto gli avrebbe dato un negoziante di oggetti di
seconda mano per una grancassa, quando una mano
enorme gli cal su una spalla.
Tu, esclam una voce profonda.
Scarpa si gir rassegnato.
Non oggi, preg con voce esile. festa, cazzo!
Non oggi!
Rovescia le tasche, gli ordin il poliziotto
spingendolo verso il muro. Adesso.
Per piacere. Avrete sicuramente altro da fare oggi
che tormentare me.
Rovescia le tasche. Adesso.
Scarpa non aveva mai visto quel tipo, ma la polizia di
Oslo aveva cominciato a mandare in strada chiunque
dopo che erano esplose quelle dannate bombe. A lui
capitava di passare giorni interi senza vedere un volto
familiare. Dalle mostrine not che si trattava di un
allievo. Probabilmente non era mai uscito in
pattuglia. Doveva farsi bello, ma non aveva il coraggio
di prendersela con nessuno se non con un povero
tossico con i piedi doloranti.
Anche se era un bestione.
Okay, okay. Va bene.
Scarpa cerc di nascondere tra lindice e il medio un
pezzetto di alluminio che conteneva lunica dose che
aveva. E che, nel momento in cui lui estrasse la mano
di tasca, gli cadde lo stesso per terra.
Vediamo cosa abbiamo qui, comment secco
lallievo poliziotto prima di raccogliere quel
pacchettino poco vistoso. Forza, laltra tasca.
Scarpa tir fuori un coltellino svizzero. Era uno di
quelli corredati di tanti utensili diversi che gli
servivano molto di rado.
Te ne vai in giro con un coltello? In mezzo alla
gente?
Il gigante in uniforme allung una mano aperta.
Questo me lo lasciano sempre, esclam Scarpa
disperato. praticamente lunica cosa che ancora
possiedo.
Dammelo. Subito.
Che sta succedendo qui? chiese una voce
autorevole.
Grazie a Dio, disse Scarpa.
Una presunta dose di eroina e trasporto di arma da
taglio in luogo pubblico, tuon lallievo. Lo devo
arrestare oppure requisisco tutto e basta?
Arrestare Scarpa? Il 17 maggio? Abbiamo di meglio
da fare. Scarpa, fammi vedere il coltello.
Lars Johan Austad lo mise in mano allispettore.
Non ti ho mai visto in uniforme, borbott.
Ma s che mi hai gi visto. In tribunale mi presento
sempre in divisa. Bel coltello.
Fece scivolare il pollice sulla superficie liscia e rossa
contrassegnata dalla croce elvetica. Poi lo gir.
Sullaltro lato era impresso in giallo e azzurro sul
metallo rosso il logo dellassociazione nazionale dei
veterani dellOnu.
A mio avviso, questo Scarpa se lo pu tenere,
disse restituendoglielo. Per infilatelo nella tasca
pi profonda che hai, okay?
Certo.
Scarpa se lo mise in quella dei pantaloni alla velocit
di un fulmine.
Quella ehm Non ho altri soldi per comprarmi
unaltra dose.
Guard con espressione implorante lispettore, che
dopo averci riflettuto per un attimo allung la mano
verso lallievo poliziotto.
Vedi di allontanarti dal centro, raccomand poi a
Scarpa, infilandogli il pezzetto di alluminio nel
taschino della giacca. Non detto che il prossimo
agente che incontri sar buono come me. Lo vedi,
oggi siamo davvero in tanti.
Grazie, disse Scarpa con un sorrisone. Non me
ne dimenticher mai. Adesso corro alla
metropolitana e mi dileguo dal centro il pi in fretta
possibile.
Non aveva nessuna intenzione di farlo, ma cacci
fuori un paio di parole donore alquanto fantasiose
prima di aprirsi un varco tra la gente e sparire.
Billy T. era scomparso.
Hanne lo aveva chiamato almeno venti volte. In
preda alla disperazione, mezzora prima si era
sforzata di ricordarsi il cognome di Grete. Non cera
riuscita finch non le era venuto in mente che Linus
faceva Bakken, di cognome. Non aveva preso quello
del padre e, controllando sullelenco telefonico on-
line, Hanne aveva trovato tre Grete Bakken a Oslo.
Aveva incrociato le dita sperando che la mamma di
Linus abitasse ancora nella capitale, poi si era messa
a chiamare.
La prima che aveva risposto, a giudicare dalla voce e
dal modo di esprimersi, doveva essere molto anziana.
Hanne laveva liquidata velocemente dicendo di aver
sbagliato numero. La seconda era sembrata molto
confusa quando lei le aveva fatto il nome di Linus.
Anche quella era stata una conversazione brevissima.
La terza residente a Oslo che si chiamava Grete
Bakken non aveva risposto. Dopo cinque squilli era
partita la segreteria telefonica. Hanne non aveva
riconosciuto la voce, daltro canto si erano parlate
cinque o sei volte in tutto, e dovevano essere passati
almeno dodici anni.
Aveva lasciato un messaggio in cui la pregava di
richiamarla.
Da allora erano passati venti minuti ed erano gi le
nove e un quarto.
Ancora tre quarti dora e i bambini avrebbero
cominciato a sfilare.
Dal soggiorno proveniva il suono di risate e di musica
ad alto volume. Altri cinque genitori della classe di Ida
avevano pensato che fosse unidea eccellente quella
di festeggiare stando lontani dalle vie di Oslo. Henrik
era arrivato con dieci minuti danticipo. In abito blu e
cravatta rossa. Doveva essere lunico poliziotto della
capitale non obbligato a pattugliare le strade in
quella circostanza.
A quanto pareva, il capo della sezione omicidi non si
era ancora reso conto di avere tra le mani un
poliziotto che valeva oro, aveva pensato Hanne nel
corso della mattinata, navigando in rete: era andata
su Internet pi volte, come dabitudine. La citt
sembrava assediata dalle forze dellordine.
Squill il telefono.
Hanne sussult al punto che rischi di farlo cadere.
Pronto?
Pronto. Mi chiamo Grete Bakken. Ho ricevuto una
chiamata da questo numero
Ciao, Grete. Grazie per avermi telefonato. Come
avrai sentito dal messaggio che ti ho lasciato, sono
Hanne Wilhelmsen. Non so se ti ricordi di me, per
Ma certo che mi ricordo di te, Hanne. Quando Linus
era piccolo, sei venuta tante volte qui da me a
prenderlo. E me lhai anche riportato un paio di volte,
se non sbaglio.
Esatto.
Per un attimo Hanne trattenne il respiro.
Devo farti una domanda che forse ti sembrer
molto strana. Ma importantissimo che tu mi
risponda nel modo pi preciso e pi veritiero
possibile. Adesso purtroppo non posso spiegarti
perch te lo chiedo, ma
Chiedi pure. Non ho molto tempo, vado a pranzo da
alcuni amici.
Si tratta di Linus.
Ah s?
Suona in una banda musicale?
Cosa?
Grete scoppi in una risata molto tesa, come se non
capisse bene quella domanda e pensasse che fosse lei
ad avere qualcosa che non andava.
Linus suona in una banda musicale? ripet Hanne.
O lo ha mai fatto?
Linus?
Questa volta la risata fu pi luminosa.
No, assolutamente no. la persona con meno
talento musicale di questa Terra. No, per lui fino ai
sedici, diciassette anni esistito solo il calcio. Ma a
quel punto non era pi abbastanza bravo per giocare
tra i migliori. Una banda musicale?
Rise di cuore.
Perch diavolo me lo chiedi?
Come dicevo, rispose Hanne sentendo le guance
avvampare, non posso spiegartelo. Per il momento.
Grazie mille e buon proseguimento di giornata.
Era soltanto era soltanto questo che volevi
chiedermi?
S. Ancora grazie per avermi telefonato.
Hanne interruppe la conversazione.
Doveva avere le pulsazioni almeno a centoventi e si
port una mano al petto.
Nellarmadio Linus aveva la divisa di una banda
musicale. Un dettaglio che Hanne non era riuscita a
far combaciare con limmagine che aveva conservato
dentro di s del Linus bambino. Ecco perch aveva
chiesto a Billy T. quale strumento suonasse il figlio. Il
trombone, le aveva risposto, e glielo aveva
confermato una seconda volta dopo averci riflettuto
sopra.
Il trombone.
Billy T. le aveva mentito per la vergogna.
Sapeva cos poco dei suoi figli da non avere idea di
quali fossero i loro passatempi. Non voleva
ammetterlo e quindi si era aggrappato a qualcosa che
pensava fosse uninsignificante bugia bianca.
Il problema era che in un armadio a casa di Andreas
Kielland Olsen cera una divisa analoga. Hanne laveva
vista in una delle quindici immagini che Billy T. aveva
scattato con il suo cellulare.
E nella cantina di Kirsten Ranvik cera una grancassa.
Quel dettaglio Hanne se lo ricordava benissimo: si
trovava su una grande mensola sopra un surf di
colore blu-verde accanto a una scala dentro la
cantina pi ordinata che avesse mai visto.
A parte le macchine della polizia, in centro citt non
circolava nessuna automobile o moto. Non cerano
carrozzine, zaini, borse grandi e passeggini. Non
erano permesse neanche le sedie a rotelle elettriche.
Per non si poteva immaginare un 17 maggio senza
strumenti musicali e in quel momento Oslo ne era
piena.
Grancasse. Tube.
Materiale esplosivo.
Nessuno avrebbe notato degli strumenti musicali di
certe dimensioni: era la vista pi naturale del mondo
in un giorno simile.
Oddio, sussurr Hanne cercando di riprendere il
controllo sulle pulsazioni.
Non aveva idea di come comportarsi, e Billy T. non si
era ancora fatto sentire.
Billy T. si stava avviando a morire.
Non si trattava di un processo ponderato. La
decisione era giunta da s, in bagno, quando aveva
costretto suo figlio a dirgli la verit. Quando si era
reso implacabilmente conto di cosa fosse capace di
fare a un essere umano che amava cos tanto.
Ma che al contempo non sapeva chi fosse.
Camminava con le mani in tasca.
Adesso il giubbotto di jeans non gli stava pi stretto,
ma cominciava a puzzare.
Non aveva pi nessuna importanza. Del resto, nulla
ne aveva pi.
I suoi sospetti non erano stati immotivati. Fino
allultimo, addirittura mentre Linus stava in ginocchio
davanti a lui con il coltello alla gola, aveva sperato in
un miracolo. Che tutto si potesse spiegare in qualche
altro modo, che esistesse una giustificazione alla
complicit di suo figlio nella morte di tante persone
innocenti.
Invece no.
Linus aveva aiutato a trasportare il cadavere di Jrgen
Fjellstad nel bosco. Il ragazzo di Lrenskog doveva
morire. Dopo aver recitato nei video, aveva
cominciato ad avere paura e Peder non intendeva
correre rischi.
Peder, aveva detto Linus, ma non conosceva il
cognome.
Linus si trovava nei locali dellIsan quando erano state
piazzate le bombe. Sapeva anche dellordigno al
ristorante Grnnere Gress.
Billy T. era stato a un passo dallucciderlo.
Aveva bloccato il figlio in bagno e, per essere sicuro
che non potesse uscirne, aveva chiuso a chiave
dallesterno e sbarrato la porta con tre assi di legno
divelte da terra ce le aveva messe lui, tempo prima,
per livellare uscio e parete. Con il martello aveva
conficcato quaranta chiodi, che probabilmente
spuntavano dallaltra parte come dalla tavola di un
fachiro. Inoltre aveva ammanettato Linus al sifone del
lavandino.
Il ragazzo era cos spaventato, malconcio e sfinito che
non aveva quasi opposto resistenza.
In bagno cera lacqua.
Linus non sarebbe morto di sete.
Billy T. aveva mandato un sms a Grete in cui le
proponeva di passare da lui a ritirare un album di foto
che gli aveva chiesto tante volte. Il giorno dopo, di
buonora. Non doveva venire troppo tardi perch lui
partiva e sarebbe stato via per un periodo indefinito,
quindi voleva risolvere la questione dellalbum.
Non aveva chiuso a chiave la porta di casa. Se Linus
non avesse avuto la forza di gridare sentendo entrare
qualcuno, la porta del bagno, ridotta comera,
avrebbe fatto reagire sua madre. Per sicurezza Billy T.
aveva lasciato un piede di porco per terra.
Non sapeva che fine avrebbe fatto Linus.
Non sapeva niente di lui, si rendeva conto adesso, e
scoppi in lacrime al pensiero della storia che aveva
costretto suo figlio a raccontargli. Era insopportabile.
Chiss cosera peggio. Che il figlio avesse contribuito
a uccidere ventinove persone con delle bombe e una
con il cianuro, o che avesse ingannato un vecchio
amico condannandolo a morte?
A Shazad erano state promesse cinquemila corone se
avesse restituito la statuina di Darth Vader al suo
legittimo proprietario. Visto che laveva comprato da
Linus un anno prima per sole cinquecento, per lui era
stata unofferta irresistibile. Avrebbero dovuto
vedersi in Gimle Terrasse, dove Linus sosteneva
abitasse una sua zia ricca. Sarebbe venuto anche
Muhammad Awad, e poi tutti e tre sarebbero andati
insieme a un incontro dellIslam Net.
Mentre gli scorrevano il sangue e il moccio dal naso,
Linus gli aveva raccontato che lintenzione era che i
due ragazzi in abiti tradizionali islamici venissero visti
in zona per rafforzare il messaggio che in seguito
sarebbe stato inviato dalla Vera Umma del Profeta.
Che Muhammad fosse arrivato proprio nel momento
in cui era esplosa la bomba era stato soltanto un
colpo di fortuna. Era morto, cos come Shazad
quindici minuti dopo in Bygdy all.
Due problemi risolti, aveva biascicato Linus, e Billy T.
era scoppiato in singhiozzi. La lama del coltello era
penetrata di un altro millimetro nella pelle del collo.
Che idioti, aveva urlato Linus. Si fidavano
ciecamente di lui e Andreas. Erano convinti che
fossero dalla loro parte. Credevano nella conversione
di Andreas. Si erano infiammati allidea della Vera
Umma del Profeta. Non avevano capito
assolutamente di essere usati. Muhammad, Shazad e
Jrgen erano cos ignoranti che non avevano
nemmeno avuto il permesso di frequentare i veri
jihadisti. Sapevano poco, erano in grado di combinare
poco e pensavano altrettanto poco.
Non si meritavano altro.
Non si meritavano affatto di essere l.
Un gruppetto di persone vestite a festa gli stava
venendo incontro. Fecero un lungo arco intorno a lui
per evitarlo. I padri presero in braccio i figli quando lo
videro barcollare su per Trondheimsveien. Le madri
attirarono a s i pi piccoli con aria spaventata.
Billy T. acceler il passo.
Gli rimaneva soltanto una cosa da fare prima di
morire. Quando fu allincrocio tra gli appartamenti
studenteschi e lippodromo per il trotto di Bjerke, tir
fuori il cellulare. Rallent un paio di volte mentre
digitava: aveva le vertigini e allo stesso tempo un
senso di grande leggerezza dentro la testa.
Adesso si sentiva molto pi tranquillo.
Deciso, in un certo senso.
Era un lungo messaggio. Lo aveva quasi finito quando
raggiunse il ponticello pedonale che passava sopra la
statale Riksvei 4, una decina di metri a sud del ponte
pi grande usato dalle macchine. Si ferm e complet
il testo.
Se riesci a tenere Linus fuori da tutto questo, mi
renderai felice. praticamente impossibile. Almeno
ho provato a impedirgli di partecipare a quello che
succeder oggi. Non sono mai stato abbastanza bravo
con nessuno, tolto me stesso.
Ti amo da quando avevo ventidue anni.
Those were the days, Hanne.
Ti auguro ogni bene. Tuo Billy T.
Si arrampic e scavalc il parapetto. Spalanc le
braccia e cerc di rimanere in equilibrio, sempre
tenendo il cellulare nella mano destra.
Un autobus si stava avvicinando da sud. Aveva gli
specchietti addobbati con bandierine norvegesi e
rametti di betulla decorati. Billy T. fece scivolare il
pollice sul messaggio prima di dare unultima
occhiata al display per essere sicuro che fosse stato
inviato.
Avrebbe dovuto pensare allautista. Alle persone a
bordo, al loro umore, alla voglia di festa. Ma non ne
era capace e non ne aveva la forza. Davanti agli occhi
aveva soltanto lo sguardo di suo figlio, quello che
Linus gli aveva lanciato quando aveva creduto
seriamente che fosse capace di ucciderlo.
Quando lautobus si trov a cinque metri di distanza
dal ponte, Billy T. moll la presa e si lasci cadere nel
vuoto.
Un cavallo della polizia inciamp e fu sul punto di
cadere.
La gente si mise a urlare. Il capo della polizia Silje
Srensen cerc di tranquillizzare con un sorriso tutte
le persone che si assiepavano lungo la strada mentre
con movimenti esperti il cavaliere faceva ritrovare
lequilibrio allanimale.
Era come se anche i cavalli fossero contagiati
dallatmosfera generale.
Persino le bandiere schioccavano con pi forza
mentre sventolavano: si era alzato un forte vento nel
corso della notte.
Per la prima volta Silje avrebbe sfilato allinizio del
corteo, insieme al sindaco e al comitato responsabile
del 17 maggio. Indossava luniforme, al contrario
degli uomini in servizio che, invece, erano tutti in
borghese in modo da mescolarsi tra le migliaia di
bambini dietro di lei.
In compenso erano armati.
Il cellulare che teneva nella tasca sinistra della divisa,
quello privato, aveva squillato pi volte. Nel modo
pi discreto possibile aveva controllato il display.
Era Hanne Wilhelmsen. Quattro chiamate.
Il corteo si avvi.
Silje digit rapidissima.
Il corteo. Non posso parlare. Telefona a Hkon.
Nessun risultato Ranvik.
Poi rimise il telefonino in tasca, sfoder il suo sorriso
pi scintillante e preg dentro di s che quella
giornata finisse presto.
Anche se erano soltanto le dieci del mattino.
In piedi davanti a Stortingsgata 10, Lars Johan Austad
si stava grattando la testa. La cosa gli sembrava
davvero molto strana.
Ne era passata di acqua sotto i ponti, da quando era
finito sulla strada.
Adesso era soltanto lombra del soldato
appartenente alle truppe speciali di un tempo, ma a
dire il vero non aveva mai smesso di stare in guardia.
Capacit che gli era tornata utile. Non lo avevano mai
derubato ed era un vero maestro nel trovare dei
buoni posti per la notte. A volte capitava che durante
il semestre estivo si spingesse nel bosco e ci
rimanesse per giorni. Ci teneva tre piccoli depositi,
con tanto di tenda, sacco a pelo e qualche scatoletta.
Era il periodo pi bello dellanno. Se non fosse stato
che non riusciva mai a procurarsi la droga per pi di
due, tre giorni alla volta, sarebbe rimasto l a
vagabondare per tutta lestate. Le tappe quotidiane
non erano mai lunghe, le condizioni delle sue gambe
peggioravano sui terreni troppo accidentati, ma lui
conosceva dei bei punti dove montare la tenda.
Quella era una cosa strana.
Gli strumenti avrebbero dovuto trasportarli i
suonatori.
Adesso aveva visto tre grancasse abbandonate sul
marciapiede. La prima, davanti a Cubus, dove
quellallampanato allievo poliziotto era quasi riuscito
a rovinargli la giornata, era sorvegliata in qualche
modo da un tipo che indossava la divisa di una banda
musicale.
Ma era davvero cos?
Scarpa si gratt i capelli con entrambe le mani.
Pidocchi, pens, era arrivato il momento di
presentarsi al Feltpleien, il centro di accoglienza in
Urtegata dove i tossicodipendenti potevano ricevere
le cure pi urgenti e farsi medicare le ferite. Aveva
anche bisogno di pomata per i piedi.
La grancassa dietro il chiosco Narvesen allaltezza di
Spikersuppa, invece, era del tutto incustodita. Come
se lavessero dimenticata, anche se Scarpa non capiva
come fosse possibile dimenticarsi uno strumento del
genere. E due minuti prima, quando era riuscito ad
allontanarsi dalla Karl Johan e a raggiungere
Stortingsgata, era arrivato un solitario suonatore di
grancassa appartenente a una banda giovanile, la
Sinsen Ungdomskorps, che laveva lasciata davanti al
negozio di orologi Urmaker Christensen.
E poi se nera andato, semplicemente.
Scarpa diede unocchiata pi da vicino allo
strumento.
Non era nuovo. Il nome del produttore impresso sulla
pelle era un po logoro. Di sicuro cera qualche corona
da guadagnare, la questione era se lavrebbe fatta
franca andandosene in giro con un coso del genere
per tutta Oslo. Lui non poteva di certo passare per un
musicista. Oltretutto non sapeva neanche dove
nasconderlo, viste le dimensioni, nellattesa che
qualcuno lo volesse comprare.
Cera qualcosa di strano in quella grancassa.
Cerc di sollevarla.
Ci riusc, ma non invidi colui che avrebbe dovuto
portarsela appresso per tutto il 17 maggio. Quel
musicista aveva una schiena migliore della sua, come
minimo.
Daltro canto non era possibile che pesasse cos
tanto.
Erano anni che Scarpa non ce la faceva pi ad
accovacciarsi. Le lesioni nervose alle gambe glielo
impedivano, quindi con molta fatica si inginocchi.
La pelle della grancassa era stata riparata, not. Una
pezza, forse di dieci centimetri per dieci, era
palesemente pi chiara del resto. Cos comera
appoggiato lo strumento, risultava in fondo e rivolta
verso terra. Scarpa prov a premere in quel punto.
Un lembo della pezza si stacc.
Forse la grancassa era rovinata, pens. Inservibile.
Era per questo che lavevano lasciata l,
probabilmente il proprietario sarebbe tornato a
prendersela il giorno dopo in macchina.
Per era davvero troppo pesante.
Senza pensarci due volte strapp via tutta la pezza.
Non era soltanto rovinata, vide.
La grancassa era una bomba.
Almeno fino a questo momento non si sono viste
bombe, disse Hkon Sand a una poliziotta che era
passata nel suo ufficio con un caff e una fetta di
torta alla panna. Il corteo partito da un pezzo!
Lei non rispose. Lo sguardo che gli lanci mentre
stava uscendo, lo fece sorridere con un certo
imbarazzo: la sua bocca straripava di pan di Spagna e
panna montata.
Aveva sciupato gran parte della notte per seguire
uninformazione che Silje aveva avuto da una fonte
su cui si era rifiutata di sbottonarsi. Non era arrivato
da nessuna parte. Una certa Kirsten Ranvik sarebbe
stata coinvolta in qualche modo in attivit
terroristiche, aveva insistito Silje.
Hkon dovette ammettere che non ci aveva messo
tutto lentusiasmo del caso nello svolgere quel
compito. Laveva delegato a un giovane investigatore
che negli ultimi mesi si era mostrato pi zelante che
abile. Il ragazzotto era ritornato dopo unora e mezza
riferendogli che Kirsten Ranvik era una bibliotecaria,
che accudiva un figlio adulto bisognoso di
unassistenza quasi continua e che aveva la fedina
penale pulita. Lunico coinvolgimento politico
documentabile era quando faceva parte del Partito
del progresso.
In altre parole, non cera nessun motivo per
arrestarla.
Oltretutto era la madre di un capitano delle forze
speciali.
Come lui stesso aveva potuto sperimentare, Peder
Ranvik era uno stronzo. Dopo che quel primo
interrogatorio era finito male, Hkon aveva provato a
convocarlo una seconda volta. Era stato come
provare a prendere delle aringhe a mani nude.
Era impossibile entrare in contatto con il capitano
Ranvik. Esisteva un numero di cellulare a suo nome,
ma ogni volta rispondeva una voce metallica
femminile per informare che il numero era
inesistente. Quando prima alcuni investigatori e poi
Hkon in persona avevano contattato il comando
delle forze speciali a Rena, tutto quello che erano
riusciti a sapere era che per il momento Peder Ranvik
non era raggiungibile.
Hkon non si era mai imbattuto in unistituzione
altrettanto fissata per la segretezza. Non potevano
dirgli dovera. Non potevano dirgli quando sarebbe
ritornato. Non potevano neanche dirgli se si trovava
in Norvegia. La cosa lo aveva seccato al punto che era
arrivato a chiedere la conferma che Peder Ranvik
esistesse per davvero, ma non era riuscito ad
appurare nemmeno quello.
Alla fine aveva minacciato di mandare una pattuglia a
Rena alla ricerca di quelluomo, ma a quel punto la
persona allaltro capo del filo aveva riagganciato.
Per quanto lo riguardava, Peder Ranvik era un
capitolo chiuso e quindi non aveva buttato via
ulteriore tempo su di lui quella notte. Probabile che
sua madre fosse una reazionaria di Korsvoll, ma
sicuramente non una terrorista.
Gli sarebbe piaciuto sapere chi aveva dato
quellinformazione a Silje.
La torta non era molto buona. Il pan di Spagna era
asciutto e la panna montata un po troppo densa,
inoltre le fragole importate sapevano soltanto
dacqua.
Squill il telefono.
Non riconobbe il numero, ma rispose lo stesso.
Sand, disse, ancora a bocca piena.
Ciao, Hkon. Sono Hanne. Hanne Wilhelmsen.
Lui mastic. Cerc di deglutire.
Ciao, riusc a dire alla fine.
Ho provato a contattare Silje. Ma sta partecipando
al corteo e non pu parlare, perci ho chiamato te.
La panna montata gli crebbe in bocca trasformandosi
in qualcosa che assomigliava a burro
stucchevolmente dolce. Arraff una lettera dalla
cassetta della posta in entrata e, dopo averle dato
unocchiata, vi sput sopra una massa rossiccia e
collosa che butt nel cestino della carta.
Okay, disse. Tir fuori da un cassetto una
scatoletta di tabacco gi suddiviso in prese.
Ci sono delle bombe piazzate in giro per la citt,
Hkon.
Lui si infil il sacchettino contenente una presa sotto
il labbro superiore.
Cosa?
Sono nascoste negli strumenti musicali. Quattro
grancasse e una tuba, per quanto ne so.
Concentratevi su quelle che non vengono portate da
nessuno.
Come Come cazzo
Ascoltami, Hkon. Ti prego.
La sua voce suonava cos estranea. E tesa: la voce di
una persona sul punto di scoppiare in lacrime. Stava
veramente parlando con Hanne Wilhelmsen?
Come puoi capire, non posso mettermi in azione
cos, basandomi sul semplice fatto che uno mi
telefona presentandosi come
Hkon! Ascoltami! La vigilia di Natale del 2002, a
casa nostra avevamo la crema di riso per dessert, era
qualche giorno prima che mi sparassero. Marry la
Zarra vi aveva invitato senza che io ne sapessi niente.
Okay? Adesso mi ascolti?
Va bene, borbott lui di rimando, aprendosi un
bottone della camicia.
Abbiamo pochissimo tempo. La prima cosa che devi
fare, dare ordine a tutti i tuoi uomini di cercare
delle grancasse. E una tuba. Poi devi mandare una
pattuglia in Sjoldveien a Korsvoll per arrestare una
donna che si chiama Kirsten Ranvik.
Hkon si accorse di essere rimasto a bocca aperta e
richiuse le labbra con uno schiocco.
Per quale motivo?
Inventati qualcosa. Te lo giuro, Hkon, ti dar tutto
quello che ho nellarco della giornata. Io ho Billy T
Adesso sembrava davvero in lacrime.
Hkon non aveva mai visto n sentito Hanne
Wilhelmsen piangere.
Non aveva mai pensato che ne fosse capace.
A essere sincero, non ci capisco niente, le disse.
Capirai. Kirsten Ranvik a capo di un gruppo
responsabile di entrambe le bombe. Billy T. mi ha
mandato
Di nuovo aveva grandi problemi a parlare.
Pronto? esclam lui.
Fallo! url. Santiddio! Grancasse e una tuba,
Hkon. E fai arrestare Kirsten Ranvik. coinvolto
anche suo figlio. Peder. Peder Ranvik. Queste
persone sono estremisti di destra molto pericolosi.
Hkon, ti prego
Hai detto Peder Ranvik? Il capitano della Difesa?
S. Fa parte di qualche corpo speciale, da quanto ho
capito. Pu aver rubato lesplosivo che era sparito,
anche se non ne so granch, ma tu devi
Peder Ranvik, pens lui, e lasci cadere il braccio con
cui reggeva il telefono.
Pronto? sent a malapena che gli gridava Hanne: il
ricevitore del telefono era finito sulla scrivania
davanti a lui.
Se il furto del C4 fosse emerso dopo che la Difesa
aveva messo a tacere la faccenda, Peder Ranvik
sarebbe stato lunico insospettabile. Era lui quello che
si era opposto pi strenuamente allinsabbiamento.
Era Peder Ranvik che aveva insistito per denunciare il
furto alla polizia. Era lui che aveva spinto le indagini
delle autorit militari verso due persone precise.
Al contempo, Peder Ranvik sapeva che la Difesa non
avrebbe mai permesso che i suoi segreti meglio
conservati e pi preziosi corressero dei rischi. Si era
sentito al sicuro per tutto il tempo. E intanto aveva
fatto in modo di coprirsi le spalle nel caso in cui fosse
saltato fuori qualcosa in seguito.
Ad esempio, che gli esplosivi erano stati usati in
alcuni attentati terroristici.
Pronto? sent ancora. Ci sei?
Afferr il telefono.
S. Puoi venire qua?
Se mi prometti di fare quello che ti dico, vengo.
Manda una volante a prendermi. Ti spiegher tutto.
Ma devi fidarti di me, Hkon. Questa volta devi solo
fidarti di me.
Hanne Wilhelmsen torna in centrale, pens lui.
Per la prima volta dopo pi di undici anni.
Evidentemente stava parlando sul serio, e Hkon si
rese conto che tutti i tasselli stavano per andare al
loro posto.
Sul serio, disse stizzito un poliziotto a un collega
davanti a Stortingsgata 10. Lascialo fare! Prima era
un soldato dei corpi speciali. Pensa a tenere la gente
a distanza. Fai quello che ti dico! Tieni lontana la
gente!
Si port una mano alla spalla e abbai un altro
comando.
Tutte le ricetrasmittenti della polizia sparse per Oslo
frusciavano e crepitavano. Cera chi cominciava a
notare lattivit crescente della polizia. E piano piano
si diffondeva il panico.
Scarpa non si rendeva conto di niente.
Adesso era di nuovo un soldato.
Si sentiva come se gli ultimi quattordici anni fossero
svaniti. Era di nuovo quello che era stato, che forse
non aveva mai smesso del tutto di essere. Le sue
mani erano ferme, lo sguardo lucido. Il cuore gli
batteva tranquillo, seguendo il suo ritmo naturale.
Con il coltellino dellassociazione dei veterani fece
esattamente ci che doveva, rispettando i tempi e la
sequenza che sapeva essere corretta. Le gambe non
gli facevano pi male. Non le sentiva neanche: era
inginocchiato da cos tanto tempo che ormai erano
avvizzite.
Non aveva importanza.
Adesso pi nulla aveva importanza, a parte il compito
che si era assunto senza che nessuno glielo avesse
chiesto.
Intorno a lui cerano sempre meno persone. Il
poliziotto che lo aveva riconosciuto era lunico a
parte Scarpa che fosse rimasto sul marciapiede tra
Rosenkrantz gate e Universitetsgata. Dalla Karl Johan
giungevano ancora la musica degli strumenti a fiato e
le urla di evviva, ma sempre pi sirene si
mescolavano a quel panorama sonoro.
Non ne era minimamente infastidito.
Niente poteva disturbarlo, perfino le gambe malate
erano sparite. Una gioia che non pensava esistesse
pi si diffuse come una specie di droga dentro il suo
corpo quando senza esitare recise un ultimo filo
prima di provare a raddrizzare la schiena.
Non ci riusc. Rimase immobile carponi, come un
cane.
Finito, disse con calma. Lho disattivata. Ce n
unaltra dietro il chiosco Narvesen laggi allincrocio.
Puoi Potresti portarmi fino a l?
Alz un braccio e indic.
Senza rispondere il poliziotto lo aiut a rialzarsi.
Devi salirmi sulla schiena, gli disse
semplicemente, riuscendo a issarsi Scarpa sulle
spalle.
Lo strano equipaggio si mise in moto. Per il momento
nessuna bomba era ancora esplosa.
Kirsten Ranvik era seduta dentro una volante diretta
in Grnlandsleiret 44 consapevole del fatto che tra
pochi minuti una bomba sarebbe esplosa.
I quattro uomini che erano venuti a prenderla erano
stati abbastanza gentili. Li aveva accolti come doveva,
con dignit. Le avevano mostrato un foglio su cui
cera scritto che era accusata di non aver
ottemperato alle leggi tributarie in vigore secondo i
paragrafi 5-12 e in particolare con riferimento ai
commi 12-1.
Evasione fiscale.
Aveva sorriso di quella trovata. Evidentemente
dovevano avere poco tempo: accusare una
bibliotecaria senza lavori extra di non aver pagato le
tasse indicava una notevole mancanza di fantasia.
Soprattutto il 17 maggio.
Ma anche loro avevano fretta, sapeva.
Per la seconda volta le cose non erano andate
esattamente secondo i piani. Linus non si era fatto
vedere. Lei se nera preoccupata, ma non poteva
contattarlo in nessun modo. Perlomeno la sua
assenza non era stata determinante. Si trattava di un
semplice intoppo lungo il percorso, cos come il
ritrovamento del musulmano nel bosco era stato un
imprevisto. Nel frattempo Peder le aveva assicurato
che era impossibile collegare il cadavere a lui,
Andreas o Linus. Lei doveva stare assolutamente
tranquilla.
Le cinque settimane trascorse senza che le indagini
approdassero a nulla erano state la dimostrazione
che, come sempre, aveva ragione lui.
Peder era un soldato delle forze speciali e sapeva
quello che faceva.
Non le avevano messo le manette.
Al contrario, il pi giovane degli agenti laveva aiutata
a scendere lungo il vialetto inghiaiato fino alla
volante. Lei indossava le scarpe belle con il tacco e le
facevano male i piedi a camminare su un terreno
simile.
Il pensiero che Gunnar rimanesse solo la inquietava
un po, ma tentava di consolarsi dicendosi che era in
grado di badare a s stesso per otto, dieci ore. Tanto,
sarebbe tornata a casa molto prima.
Non avevano nulla da poter usare contro di lei.
Nessun documento. Nessuna impronta n traccia di
natura informatica. Non aveva comprato nessun
componente per preparare bombe, non aveva inviato
nessuno stupido manifesto a centinaia di persone.
La polizia non aveva nulla di tutto questo perch non
esisteva nulla di tutto questo.
Lei era una bibliotecaria di Korsvoll con una
colombaia in giardino e alcuni cespugli di rose che
avevano vinto dei premi. Non era n una terrorista n
un evasore fiscale. Al pensiero le venne da sorridere.
Lunica cosa che poteva accadere, le aveva detto
Peder una sera in cui erano rimasti loro due a parlare
dopo che Gunnar si era addormentato, era che uno
dei ragazzi non reggesse.
Avrebbero retto.
Erano convinti quanto lei.
Linus e Andreas, Marius e Theo erano tutti giovani di
cui fidarsi. Lei lo sentiva subito quando incontrava
persone come loro, Marius e Theo al primo anno di
Lol, gli altri due un po pi di un anno prima. Lei
notava chi si faceva influenzare dal senso dellordine.
Dalla pulizia e dalle virt antiche. Dalla disciplina. Di
solito i ragazzi che prendevano parte al progetto pian
piano se ne andavano, alcuni con un lavoro che
riuscivano a conservare per un mese o due, altri
mantenendo un certo interesse per la letteratura. Ma
non erano quelli i giovani che lei stava cercando.
Non erano quelli che lei aveva avuto.
Peder era particolarmente entusiasta di Andreas.
Secondo lui era intelligentissimo, ed era stato proprio
a Andreas che era venuta in mente lidea della Vera
Umma del Profeta. Mettere i jihadisti estremisti
contro i cosiddetti musulmani moderati.
Nessun musulmano era moderato. I norvegesi non
capivano che la taqiyya era larma strategica pi
potente dellIslam, il loro invisibile cavallo di Troia.
LIslam era una potenza bellica ben organizzata. La
taqiyya andava smascherata. Era stato Linus a
scegliere i ragazzi, un gruppetto di perdenti che era
stato facilissimo usare e di cui si erano sbarazzati in
modo ancora pi facile.
La gente si sarebbe svegliata.
Stava per farlo, aveva notato lei.
Come Peder diceva sempre, non si poteva fare un
calcolo senza tener conto dei numeri dispari.
Eliminandoli dalla matematica perch dava fastidio
che non fossero divisibili per due, lintera economia
sarebbe crollata. Analogamente non si poteva
chiudere gli occhi davanti alle diversit etniche e
credere che sarebbe andato tutto bene. Differenze
culturali. Differenze nei valori fondamentali, nella
rettitudine e nella razionalit. La differenza tra le
razze.
Era quello che facevano i politici. Chiudevano gli
occhi. Nel loro abbraccio ingenuo alla multiculturalit
volevano far credere alla gente che quelle differenze
non esistessero.
Avevano deciso che tutti i numeri interi fossero
comunque divisibili per due.
I numeri dispari esistevano, come sapeva invece
Kirsten Ranvik, e se non si era consapevoli della loro
presenza, tutto il mondo sarebbe collassato.
La gente stava cominciando a capire.
Peder aveva soltanto nove anni quando Trond si era
tolto la vita. Lei aveva cercato di nascondere la verit
ai figli, ma erano corse voci e Peder era un bambino
attento. Era stata colpa dei turchi, ovvio, loro non
lavoravano seguendo gli stessi criteri dei norvegesi,
che erano grandi lavoratori rispettosi delle leggi.
Quelli se ne fregavano di regole e regolamenti;
avevano portato Trond al fallimento con linganno e
vendendo la loro merda a poco prezzo.
Trond ne parlava spesso. Imbrogliavano con la cassa.
Non battevano tutte le cifre. Lui stesso li aveva visti
mettere dei soldi in una scatola di scarpe che
tenevano sotto il bancone. Avevano un tredicenne
che lavorava nel negozio cinque ore al giorno dopo la
scuola.
Cose del genere non erano permesse.
Trond era fallito e questo lo aveva ucciso.
Il giorno in cui Gunnar si era svegliato dal coma e
aveva raccontato che erano stati due norvegesi-
pakistani ad averlo picchiato, la sera stessa il fratello
maggiore si era precipitato alla porta. Era tornato a
notte fonda, con gli abiti sporchi di sangue e un
occhio gonfio. Aveva riempito di botte un pakistano,
aveva spiegato prima di andare a dormire.
Da quel momento in poi Peder non aveva mai pi
parlato di politica con nessuno. Aveva fatto domanda
per entrare nellesercito, era diventato un soldato
scelto delle forze speciali e non si era mai sposato.
Soltanto con la madre e i tre zii parlava apertamente
di quello che pensava. Quando Kirsten si era fatta
blandire ed era entrata come riempitivo nelle liste del
Partito del progresso per le elezioni comunali, il figlio
si era arrabbiato. Lei aveva lasciato velocemente il
partito e da quel momento aveva scelto il silenzio,
come lui.
La macchina della polizia si stava avvicinando a Carl
Berners plass.
In giro cera molta gente, persino l, una zona ben
lontana dal percorso che faceva il corteo dei bambini.
Soffiava un vento forte e le bandiere sventolavano
gioiose nellaria.
Era bella, la bandiera norvegese.
Kirsten Ranvik sperava di riuscire a tornare a casa in
tempo per ammainare la sua prima delle nove di
sera, cos come prescriveva il regolamento.
Erano le regole che facevano funzionare una societ.
Le regole comuni. Lordine, il sistema e laccordo su
come ci si doveva comportare. Chi non condivideva
quelle regole poteva starsene l dove cerano i suoi
simili.
Guard lora e sorrise.
La volante stava seguendo un tragitto molto strano.
Sicuramente era per via di tutte le persone e delle
transenne che delimitavano il centro. Adesso per si
stavano muovendo nella direzione giusta.
Non era la fine.
I suoi fratelli condividevano tutto con lei fin
dallinizio. Anche loro avevano contatti. Un gruppo
senza nome e diventato consistente con il tempo; un
gruppo di persone che comunicavano il minimo
indispensabile.
Si dicevano solo lo stretto necessario e mai
servendosi dei media moderni. Tutti i suoi fratelli
erano capaci di trasmettere messaggi usando il
codice Morse, e in caso di bisogno si ricorreva alle
poste. I piccioni viaggiatori di Gunnar erano stati utili,
ma mai del tutto necessari.
Per il pensiero era bello. Combattere con i piccioni
viaggiatori.
Come la colomba, un uccello simbolo di pace.
La gente stava cambiando.
Lo aveva notato fin dalla prima esplosione, sia in
televisione sia sui giornali, ma anche al lavoro.
Adesso basta, aveva cominciato a mormorare la
gente.
Adesso basta.
La macchina era arrivata in kebergveien.
A quanto pareva sarebbero passati da un ingresso di
servizio. Le uniche volte che era andata alla centrale
era stato per rinnovare il passaporto. In quel caso si
entrava dallaltro lato.
Erano arrivati, e presto lavrebbero riaccompagnata a
casa. Non avevano prove, dal momento che non ne
esistevano. Sarebbe stata gentile con la polizia, era
fondamentale che le forze dellordine venissero
trattate con rispetto, ma niente di pi.
Prese la mano che le porgeva lagente pi giovane
per aiutarla a scendere. Gli sorrise e lui sorrise di
riflesso con unaria leggermente confusa.
Non appena appoggi un piede a terra, si sent
unesplosione.
Non violenta, non da far tremare il terreno, ma un
boato potente che proveniva dal centro.
La radio della polizia si zitt di colpo. Kirsten Ranvik si
pass le mani sulla gonna e si sistem il cappotto.
Quello era solo linizio.
Postfazione dellautrice.
Questo libro non sarebbe mai stato scritto senza il
supporto di una serie di letture molto interessanti.
Per una scrittrice di fiction difficile fornire un elenco
concreto di testi: non si sa mai con esattezza quali ci
hanno influenzato di pi. Mi accontento quindi di
ringraziare tutti i giornalisti, autori e ricercatori che
impiegano il loro tempo e le loro capacit a far luce
sui lati pi oscuri del nostro mondo: lestremismo in
tutte le sue forme.
Questo libro non sarebbe mai stato scritto neppure
se non avessi fatto letture molto sconfortanti. Vorrei
sottolineare che quello che ho messo direttamente o
indirettamente in bocca agli estremisti di entrambe le
fazioni in La minaccia corrisponde a citazioni adattate
e corrette di affermazioni reali. Le ho prese da fonti
pubbliche come libri, blog, siti, commenti e social.
Ringrazio tutti voi che mi avete dato una mano grazie
alle nostre conversazioni e alla nostra corrispondenza
elettronica. Voi sapete chi siete. Anche questa volta
ho ricevuto aiuto su Twitter. Grazie per aver risposto
con tanto entusiasmo alle mie domande. Devo
ringraziare in particolare @v36ar. Conosco il suo
nome ma non lho mai incontrato. un uomo dotato
di una cultura molto ampia e affascinante in ambiti
diversi e che ha chiarito i miei dubbi grazie alla sua
preparazione e con estrema generosit.
Ovviamente sono io lunica responsabile di eventuali
errori e delle numerose semplificazioni a cui sono
stata costretta affrontando una materia cos vasta e
complessa.
E come sempre, grazie a Tine per i suoi innumerevoli
suggerimenti, discussioni e consigli. Lei e Iohanne
mostrano una pazienza incrollabile verso una
scrittrice esigente e a volte assente. Ho per loro una
gratitudine profondissima.
Larvik, 7 giugno 2015.
Il libro
Una serie di attentati che scuotono Oslo e la
detective Hanne Wilhelmsen che torna a indagare.
Lultimo intenso crime dellautrice norvegese che ha
venduto 7 milioni di copie nel mondo.

Oslo, aprile 2014. Quando una bomba esplode nei


locali del Consiglio islamico per la cooperazione
compiendo una strage, i primi sospetti della polizia e
dei servizi segreti si concentrano sulla pista islamica.
Ma ben presto una seconda bomba scuote la
capitale. E dopo anni di voluto eremitaggio Hanne
Wilhelmsen, che ha ripreso a lavorare su una serie di
cold cases, viene catapultata nella drammatica
attualit. Il disegno che inizia a intravedere dei pi
inquietanti. Un cappio di odio, vendetta e razzismo
che minaccia, fatalmente, di stritolare la citt.

Tra gli autori di thriller, Anne Holt una delle


migliori.
Liza Marklund
Con La minaccia, Holt ci regala un romanzo di
altissimo livello.
VG

La minaccia non si limita a filare liscio come lolio:


un treno ad alta velocit. La geometria narrativa
impeccabile. In unepoca in cui si critica spesso la
banalit del genere poliziesco, Hanne Wilhelmsen
una graditissima alternativa a molti antieroi
convenzionali.
Dagsavisen
Lautore
Anne Holt nata nel 1958. Avvocato, giornalista e dal
1996 al 1997 ministro della Giustizia norvegese, una
delle pi importanti scrittrici di gialli scandinavi. Le
sue due serie, quella incentrata sui detective Johanne
Vik e Yngvar Stub, nonch quella con protagonista
lispettore di polizia Hanne Wilhelmsen, hanno
venduto milioni di copie in tutto il mondo. Della
prima serie Stile Libero ha gi pubblicato Quello che ti
meriti, Non deve accadere, La porta chiusa; della
seconda, La dea cieca, La vendetta, Lunico figlio,
Nella tana dei lupi, Il ricatto, La ricetta dellassassino,
Quale verit e Quota 1222. La sua opera pubblicata
in quarantaquattro Paesi.
Dello stesso autore
Quello che ti meriti
Non deve accadere
La porta chiusa
La dea cieca
La vendetta
Lunico figlio
Nella tana dei lupi
Il ricatto
La ricetta dellassassino
Quale verit
Quota 1222
Titolo originale Offline. Kriminalroman
2015 Anne Holt
Published by arrangement with Salomonsson Literary
Agency
2016 Giulio Einaudi editore s.p.a., Torino
Progetto grafico di Riccardo Falcinelli.
In copertina: elaborazione da foto Chris Stein e
Carlos E. Serrano / Getty Images.
Questo ebook contiene materiale protetto da
copyright e non pu essere copiato, riprodotto,
trasferito, distribuito, noleggiato, licenziato o
trasmesso in pubblico, o utilizzato in alcun altro
modo ad eccezione di quanto stato specificamente
autorizzato dalleditore, ai termini e alle condizioni
alle quali stato acquistato o da quanto
esplicitamente previsto dalla legge applicabile.
Qualsiasi distribuzione o fruizione non autorizzata di
questo testo cos come lalterazione delle
informazioni elettroniche sul regime dei diritti
costituisce una violazione dei diritti delleditore e
dellautore e sar sanzionata civilmente e
penalmente secondo quanto previsto dalla Legge
633/1941 e successive modifiche.
Questo ebook non potr in alcun modo essere
oggetto di scambio, commercio, prestito, rivendita,
acquisto rateale o altrimenti diffuso senza il
preventivo consenso scritto delleditore. In caso di
consenso, tale ebook non potr avere alcuna forma
diversa da quella in cui lopera stata pubblicata e le
condizioni incluse alla presente dovranno essere
imposte anche al fruitore successivo.
www.einaudi.it
Ebook ISBN 9788858422540
Indice
La minaccia
1.
2.
3.
4.
5.
6.
7.
8.
9.
10.
11.
Postfazione dellautrice.
Il libro
Lautore
Dello stesso autore
Copyright