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ra dal 1985 che un mostro

E terrorizzava la citt di
B olzan o con una serie
di sp ietati om icid i di gio v a n i
donne. Nel 1992 viene catturato
un g iovan e dall'aria innocua,
Marco Bergamo, che con fessa
sotto il peso delle prove. Paolo
Cagnan, cronista del quotidiano
bolzanino Alto Adige, ha raccolto
testimonianze inedite e atti giu
d iziari ed ha ricostruito la
vicenda per intero, fornendoci la
prima analisi della personalit di
un serial killer italiano.
PAOLO CAGNAN
2 6 a n n i, vive e lav o ra a B olzano. G io rn alista p ro fe ssio n ista
d a ll'e t di 23 a n n i, la v o ra p resso il q u o tid ia n o A lto A d ig e
oc! s p e c ia liz z a to in c ro n a c a n e ra e g iu d iziaria. H a c o lla
b o ra to c o n n u m e ro si p ro g ram m i d e lla Rai, fra cui "P arte c i
v ile", "D e tto tra n o i" e "U ltim o m in u to ".

"MARCO BERGAMO"
la n a rra z io n e a v v in c e n te e d ettag liata, b asata su d o c u
m en ti riservati e su te stim o n ia n z e in e d ite , dei delitti e d e lla
c a ttu ra del "m o stro di B o lzan o ", c h e tra il 1985 e il 19 9 2
h a te rro riz z a to il c a p o lu o g o a lto a te sin o con u n a serie di
o m ic id i c ru e n ti e d insensati.
Paolo Cagnan

MARCO
BERGAMO
Copyright 1994 by I LIBRI NERI
Tutti i diritti riservati

Copertina: Arenula Disegno Grafico

I LIBRI NERI
periodico mensile
anno II, numero 6
Redazione: V.le Mazzini, 11 7, ROMA
Direttore Responsabile: D om itilla Marchi
Reg. Trib. Roma n. 236 del 2/6/1993

S tam p a:
A llestim enti G rafici Sud, V. C a n c e llie ra 46, A riccia (RM)
Indice
Prologo: anatomia di un serial k ille r..........................................vii

1. Luci rosse a Dodiciville........................................................... 1

2. Il m aniaco................................................................................ 13

3. La piccola ribelle....................................................................31

4. Un mezzo uom o...................................................................... 47

5. Il mostro in vetrina.................................................................59

6. Tre gialli senza finale............................................................. 81

7. La sv o lta..................................................................................95

8. Morte a dom icilio................................................................ 115

9. Vuoti di m em oria................................................................. 133

10. Il m alato.................................................................................151

11. Delitti in fotocopia............................................................... 163

12. Il processo............................................................................. 177

Illustrazioni........................................................................... 221
Spesso, di notte, sogno di uccidere una donna; questa

notte, p e r esem pio, le ho dovuto m ettere una bom ba in


bocca p er ucciderla: due caricatori non sono bastati. La
donna un essere potente, che pu fa re del male e che
difficile fermare. (...) Nei sogni, quando colpisco le donne,
lo faccio al cuore e alla testa, perch cos si uccidono me
glio, si colpiscono gli organi vitali.
Marco Bergamo, 29 novembre 1993
Prologo
Anatomia di un serial killer
Pap serio, mamma timida - Preciso, non pignolo - 11 trenino
nellarmadio

M arcella Casagrande, 15 anni, studentessa al primo anno


dellistituto magistrale. Trovata dalla madre di un lago di san
gue, riversa sul pavimento nel corridoio della sua abitazione.
Tre gennaio 1985.
Annamaria Cipolletti, 41 anni, insegnante di scuola media
dalla doppia vita. Assassinata nel monolocale che utilizzava per
i suoi incontri d amore a pagamento con i numerosi clienti.
Ventisei giugno 1985.
Renate Rauch, 24 anni. Una vita sul marciapiede, siringa e
laccio em ostatico nella borsetta. Vittima dellultimo cliente,
forse in macchina, forse nel parcheggio dove il suo corpo sta
to ritrovato. Sette gennaio 1992.
Renate Troger, 18 anni. Una sbandata, figlia della notte.
Strangolata, sgozzata, massacrata a coltellate e abbandonata in
un piazzale dal suo carnefice, forse un automobilista di passag
gio. Ventuno marzo 1992.
Marika Zorzi, 18 anni, tossicomane. Prostituta per necessit.
Uccisa verosimilmente allinterno di unauto, scaricata agoniz
zante sul ciglio della strada. Ventisei coltellate. Sei agosto 1992.
Marco Bergamo, 26 anni, operaio. Attaccatissimo al pap ed
alla mamma. Timido e solitario. Sospettato di avere massacrato
a coltellate almeno cinque donne.

vii
Dalla perizia psichiatrica d ufficio, effettuata dal direttore
dellistituto di medicina legale delluniversit di Padova, Fran
cesco Introna:

B ergam o M arco, nato a B olzano il 6 agosto 1966, ivi residente in via


V isitazione 72.
P adre settantenne, gi artigiano fabbro, poi m agazziniere presso le o f
ficine del gas di B olzano, pensionato dal 1982. M adre sessantenne,
casalinga. Entram bi godono di norm ali condizioni di salute. Un fratel
lo, L uigi, 36 anni, sposato da circa dieci anni; lavora com e agente di
zona p er le Pagine G ialle della Sip; ora a Padova.
N on ricorda m alattie m entali in ascendenti e collaterali. H a frequenta
to le scuole elem entari e ram m enta qualche difficolt d inserim ento
nel gruppo dei coetanei e con il m aestro, perch di carattere chiuso e
tim ido.
D opo la terza m edia frequent una scuola tecnica statale per un corso
triennale di elettricista. Trascorsi due anni, si rese conto che quel tipo
di studio non gli era congeniale; cos, pass ad una scuola di avvia-
m ento professionale per congegnatori m eccanici, conseguendo il d i'
p lo m a allet di diciotto anni. D ice che il lavoro di congegnatore m e c
ca n ico gli piace p erch rich ied e accuratezza, attenzio n e, ab ilit di
m ani.
N el m aggio del 1985 inizi a lavorare com e saldatore, e nel luglio di
quello stesso anno venne arruolato per il servizio m ilitare negli alpini.
H a fatto il C ar a B elluno per un m ese, poi stato aggregato al batta
glione B assano di stanza a San Candido (...) D urante il servizio mi
litare si aggrav una psoriasi (che aveva sin da ragazzo); il capitano lo
accus di autolesionism o, m a la diagnosi fu conferm ata d alla divi
sione derm atologica d ellospedale di B olzano. T erm in il servizio mi
litare nel luglio del 1986, e gi lanno ^opo la psoriasi dim inu forte
m ente. Nel settem bre di quellanno trov lavoro presso una fabbrica
di oggetti d ottone con la qualifica di m anovale. Poco tem po dopo,
lazienda inizi una lavorazione per affilatura di lam e destinate a ta
gliare m ateriale ferroso, e B ergam o venne im piegato in questo settore.
Presso tale ditta lavor per un paio di anni, poi abbandon il posto
dopo un diverbio con il capo officina per problem i di salario, e perch
le m acchine che doveva usare - secondo quanto sosteneva - erano
vecchie e poco efficienti. D opo un paio di settim ane venne assunto
presso u n im presa di costruzioni edili dove rim ase un paio di anni.
T rov poi lavoro (leggendo un inserzione pubblicitaria) presso una
ditta che fabbricava botti in acciaio per vino.

B ergam o descrive il padre com e adeguato ai com piti, interessato alla


m oglie e ai figli, sollecito nei problem i fam iliari, serio nel lavoro. D e
scrive la m adre com e una donna tim ida, accom odante, m olto dedita
alla casa. N on ha nulla da rim proverare ai genitori, e norm ali sono
stati - a suo dire - i rapporti con il fratello. I suoi genitori sono stati
forse un p o protettivi, m a certo non gli hanno mai fatto m ancare nul
la. F orse non hanno saputo educarlo sessualm ente, ma non sa precisa
re com e avrebbero dovuto farlo. Il fratello m olto diverso: aperto, di
com pagnia, correva sem pre dietro alle ragazze, si. sposato ed ha un
figlio. N on io invidia per questo. Con lui va d acccordo.

Fin da ragazzo era un p o solidario, m a non rifiutava liniziativa di


svaghi e giochi proposti dai coetanei. D ice di essere una via di m ezzo
fra il chiuso e il tim ido. Non g.i piacciono le com pagnie num erose e
rum orose, e il rum ore in generale. Gli piace andare in m ontagna (le
gite le faceva spesso con i g e s to ri) per appartarsi nel silenzio dei bo
schi.
abbastanza nervoso, nel senso che si irrita e si arrabbia per le ingiu
stizie. A J esem pio, sul lavora, pur im pegnandosi coine gli altri, i capi
10 trattavano peggio dei com pagni, e ci lo indisponeva. N ellultim o
posto di lavoro gli hanno dato addirittura del sovversivo e del rom pi
balle. T alvolta i capi operai erano troppo pignoli.
Lui non pignolo , m a preciso e ordinato'. '
11 suo arm adio perfetto. Sugli scaffali e nei cassetti m ette le scatole,
e dentro ciascuna scatola gli oggetti dello stesso tipo. C onserva tutti i
gio cattoli che aveva da^bam bino, c o m p re sa un trenino. I binari de!
trenino li ha regalati al nipote.
T iene bene i suoi vestiti; gli piace essere in ordine, ma non pretende
indum enti ed oggetti personali m olto eleganti alla m oda e firm ati.
T iene bene la sua auto, ma non esagera. Nei rapporti con lautom obile
vi sono tre tipi diversi di persone: quello che se ne frega e la lascia de
teriorare; quello che fissato e continua a lucidarla; quello che la con
trolla p er m antenerla efficiente. Egli di questultim o tipo.

ix
H a letto m olti fum etti (in particolare quelli di Tex W iller) dai dieci ai
diciotto anni. G i prim a del servizio m ilitare ha com inciato a leggere
riviste pornografiche, ed ha poi continuato, ma senza eccedere. In to r
no ai quindici anni ha iniziato a leggere libri storici sui castelli. D im o
stra una discreta conoscenza della loro storia e della loro ubicazione.
Ringraziamenti
Questo libro stato realizzato sulla base della documentazio
ne dellinchiesta giudiziaria a carico di M arco Bergamo, di
molte testimonianze e della mia conoscenza diretta dei fatti in
esso descritti. Fra le tante persone che mi hanno aiutato, inco
raggiato e consigliato, desidero ringraziare: Guido Rispoli,
Mauro Valentini e Alexander Zelger, che sono stati disposti a
ricostruire il quadro delle indagini; Giuseppe Macr e Vittorio
Lo Cicero, che mi hanno ricordato vecchi episodi ormai dimen
ticati, tralasciati o sottovalutati dai mass media in relazione ai
delitti Casagrande e Cipolletti; Giuseppe Piccoli, che mi ha il
lustrate la linea di difesa adottata nei confronti di Bergamo, ri
cordandomi la tragedia di cui lo stesso pluriomicida e i suoi ge
nitori sono rimasti vittime; Carlo Martinelli, che mi ha fornito
un valido supporto soprattutto nelle ricerche bibliografiche;
Stefania Pezza del Centro di documentazione elettronica della
Arnoldo Mondadori Editore, presso il quale ho potuto rintrac
ciare materiale giornalistico molto interessante; il quotidiano
Alto Adige, che mi ha permesso di occuparmi in prima persona
dellinchiesta e del processo; Lucia Filippi, Oreste Persico, An
tonella Mattioli, Roberto Marino, Grazia Bizzarini e Alessandra
Paolini, che hanno avuto la pazienza di leggere ci che ho scrit
to, dai primi approcci sino a questa versione finale, frutto anche
delle loro annotazioni, rilievi e suggerimenti.

Bolzano, febbraio 1994.


1

Luci rosse a Dodiciville


La crociata dellassessore - Schedate i clienti - Per soldi o per vo
cazione - L ultimo incontro di Renate

Dodici ottobre 1991.


Un giorno come tanti altri, per una Bolzano placidamente
immersa nei suoi mille colori autunnali.
C era un titolo a quattro colonne, su\YAlto Adige, che attir
senza difficolt lattenzione di molti lettori: S t o p a l t r a f f ic o a
l u c i r o s s e , proclamava con tono stentoreo. E sotto: Dodicivil

le, cinquecento firme contro la presenza delle prostitute.


Il quartiere di Dodiciville in rivolta contro il traffico,
scriveva il giornale, sia quello diurno che ormai assilla indi
scriminatamente tutta la citt, sia quello notturno, prerogativa a
quanto pare esclusiva della zona a luci rosse della citt.
Gli abitanti del quartiere avevano un diavolo per capello.
Uno di loro, autonominatosi caporivolta, scrisse al sindaco una
petizione di fuoco che grondava esasperazione, insofferenza, ri
bellione collettiva. Avevano firmato molte centinaia di abitanti.
Chiedevano al Comune di fare qualcosa. Erano stufi del traffico
a luci rosse. Sotto casa loro stazionavano non meno di una doz
zina di prostitute, e ogni sera si ripeteva instancabilmente il
lungo, continuo carosello di auto che si fermavano, caricavano
e scaricavano carne umana sulle banchine del porto dellamore
mercenario con prolungate clacsonate, stereo da luna park e
stridio di freni.
Un vero tormento per le orecchie, dicevano.
Paolo C agnan

Non ce la facevano proprio pi, gli abitanti di Dodiciville.


Cos, avevano chiesto lintervento del sindaco e dellassessore
al traffico. Avevano anche deciso di dare loro qualche consi
glio: tanto per cominciare, avrebbero potuto chiedere alla que
stura di piazzare ogni sera due pattuglie in zona, dalle dieci alle
quattro del mattino, quando il carosello si sarebbe finalmente
concluso.

Le prostitute a Bolzano? Una ventina, o forse pi. Una fauna


variopinta, volgare ma pittoresca. Composta da qualche luccio
la vicina agli anta con la Porsche e diversi appartamenti, e da
una nutrita pattuglia di giovani drogate a caccia di soldi per ar
ricchire gli spacciatori in cambio d eroina tagliata male, con il
rischio doverdose compreso nel prezzo. Non usano il guanto
- cos chiamano il preservativo - ma i clienti che le scelgono
non vanno tanto per il sottile. Sar per le tariffe basse, o forse
perch la sieropositivit non fa paura a tutti, e a maggior ragio
ne a chi sa di avere gi contratto il virus.
Le lucciole bolzanine non hanno il magnaccia. Niente protet
tori in citt. Ognuna lavora per conto proprio, ma ci sono alcu
ne regole non scritte, che tutte sono tenute ad osservare. Cia
scuna ha la sua zona. C un perimetro invisibile, segnato dai
caroselli delle auto costrette a zigzagare fra sensi unici e altre
macchine in doppia fila, con i blinker perennemente accesi nel
lattesa di un contatto.
Per le novit non c proprio spazio. Niente travestiti, niente
bisessuali, niente straniere. Sono le inflessibili leggi del merca
to: un vero e proprio monopolio.
Le tariffe non sono mai state fisse, il prezzo dipende da di
versi fattori. C cliente e cliente. Quelli bolzanini, solitamente,
emigrano a Trento, cos come quelli trentini trasmigrano a Ve
rona. A Bolzano calano invece i contadini delle vallate, uniti ai
camionisti e a qualche rappresentante di passaggio. Nessuno
corre rischi inutili, il giorno dopo, tutti saprebbero. Mogli com

2
M arco B ergam o

prese. Molto meglio una piccola ma salutare trasferta, lontani


da occhi indiscreti.

Dodiciville, il regno del peccato.


Un labirinto di perdizione, fra la stazione ferroviaria e i rioni
dei Piani e di Rendo. Un dedalo di viuzze, sensi unici, passi car
rai e oscuri cortiletti interni. Una zona a pochi passi dal centro
storico. Il duomo, Piazza Walter, i portici, vero vanto turistico
della citt, sono tuttaltro che distanti. Anzi, si pu dire che Do
diciville faccia parte a pieno titolo del centro storico. Un po
ovunque, palazzi di sette o otto piani, accanto ad alberghi un
tempo rinomati, oggi un po decaduti. Poco verde, tanto traffico.
Un ingorgo continuo, dalla mattina alla sera. Quando le saraci
nesche si abbassano entrano in azione loro, le regine della notte.
Non tutte, per, hanno eletto Dodiciville a proprio domicilio
notturno. Le vecchie del mestiere, fedeli alla tradizione e alla
clientela storica che da molti lustri ormai sa dove trovarle, sta
zionano qualche centinaia di metri pi in l, in via Garibaldi,
sotto il portone di un condominio posto di fronte al parcheggio
della stazione ferroviaria. Non sono molte, per la verit. Hanno
fatto i soldi, possiedono parecchi appartamenti, battono anche
la mattina e il pomeriggio, si considerano delle vere professio-
niste e non sopportano le tossiche, le ragazzine che si prostitui
scono solo per potersi drogare, e che causano un sacco di pro
blemi con la questura. Gi, le tossiche. Sono piccole, vestite di
jeans, la testa ciondolante e lo sguardo sempre perso nel vuoto.
Non sorridono quasi mai, anche perch sono sdentate. Leroina
non aggredisce solo il cervello, ma anche il fisico. Chiedono 50
mila lire per un rapporto completo, e non costringono i clienti a
mettersi il guanto: unopportunit tanto perversa quanto sti
molante.
Molte di loro sono sieropositive.
Camminano avanti e indietro per le buie stradine di Dodici-
ville, aspettano che qualcuno si fermi, tirano sul prezzo e sulla
gamma di prestazioni, poi salgono in macchina, si allontanano

3
Paolo C agnan

e tornano solitamente dopo una m ezzoretta. Non fanno mai


troppe discussioni, n sono molto schizzinose: hanno un conti
nuo bisogno di soldi, non se lo possono permettere. Vanno con
tutti, dove capita. Il pi delle volte simboscano in macchina;
ogni tanto i clienti le portano in qualche altro posto, ma accade
raramente, perch gli affari sono affari e le tossiche hanno sem
pre fretta di concludere, per cercare nuovi clienti. Si sono con
quistate i loro posti fissi: parcheggi nella penombra, stradine
deserte, invisibili passi carrai.
Pertugi squallidi ma sicuri.
Cos, almeno, credevano.

Venticinque ottobre 1991.


Lassessore comunale al traffico Roland Atz si aggiust sen
za troppo entusiasmo la cravatta.
Non mi passi nessuna telefonata, ordin alla segretaria con
un tono che non ammetteva repliche.
Rilesse gli articoli riguardanti la sua clamorosa iniziativa e si
chiese se gli avrebbe fruttato qualche voto in pi. Certo, di co
raggio ne aveva da vendere. Del resto, non era proprio il politi
co per antonomasia. La diplomazia? Non sapeva proprio cosa
fosse. Era abituato a partire lancia in resta, come un ariete con
tro il portone da sfondare. Quarantasette anni portati con suffi
ciente disinvoltura, eletto nelle file della Volkspartei, il partito
di lingua tedesca che dettava legge in tutto lAlto Adige, in
giunta gli era stato affidato lassessorato al traffico ed alla poli
zia urbana, con delega per il commercio. Dodiciville era uno
dei suoi principali serbatoi elettorali.
Gli abitanti del rione avevano bussato infuriati alla sua porta,
per consegnargli la petizione e chiedergli di fare qualcosa.
Paghiamo le tasse, protestavano, avremo pure qualche di
ritto come cittadini. E poi minacciavano: Votiamo, non se lo
dimentichi.

4
M arco B ergam o

Atz aveva promesso il suo personale interessamento. Vedre


te, far qualcosa. Li aveva liquidati cos, con la solita frase di
generiche assicurazioni che non ingannava pi nessuno. Poi,
per, ci aveva ripensato. Si era consultato con i vigili urbani.
Qualcuno gli aveva ricordato lesistenza di una vecchia ordi
nanza che riguardava la circolazione oziosa. Cos, aveva de
ciso di passare allazione: di l a poco, i clienti delle prostitute
sarebbero stati tutti sistemati per le feste. Elabor un vero e
proprio piano di battaglia, lassessore. Sapeva che la stampa si
sarebbe scatenata, ed aveva gi deciso come si sarebbe regola
to: non avrebbe fatto leroe, tuttaltro. Avrebbe scrollato il ca
po, sostenendo di avere semplicemente applicato la legge.
Dopo tutto, cosa cera di tanto strano?
In realt, si tratt di uniniziativa unica nel suo genere, ed
Atz recit alla perfezione il suo ruolo.
Gli abitanti hanno ragione a protestare. Hanno diritto di
dormire, come tutti. E io non far altro che mettere in atto alcu
ne misure per scoraggiare i clienti delle prostitute.
Come prima cosa, lassessore piazz le pattuglie della polizia
municipale nel cuore di Dodiciville, in seduta permanente. I vi
gili fermavano ogni sera decine di automobilisti, ne controllava
no i documenti, poi passavano puntigliosamente in rassegna le
luci, le frecce, e tutto il resto. Se trovavano qualcosa fuori posto,
zcchete, fioccavano le multe, con il rischio estremo del ritiro
della patente. I cacciatori di lucciole, che giravano anche dieci o
venti volte attorno allisolato prima di sceglierne una, scompar
vero ben presto, messi in fuga da uno stillicido del genere.
Circolazione oziosa, recitava la vecchia ordinanza che Atz
aveva tirato fuori da un cassetto. Diceva in pratica che nessuno
poteva girare in continuazione per le stesse strade, senza uno
scopo preciso. Sembrava fatta apposta per Dodiciville, pens
lassessore. E gi multe.
M a c era di pi.
La schedatura.

5
Pao lo C ag n a n

Tutti gli automobilisti che caricavano le prostitute, o che ma


gari continuavano imperterriti a girare per le strade del quartie
re, vennero schedati. I vigili iniziarono a chiedere patente e li
bretto, per poi annotare le generalit dei fermati su un bloc
notes.
Lassessore Atz dimostr di essere deciso ad andare fino in
fondo. Quel viavai doveva finire. M inacci a llindirizzo dei
clienti delle lucciole: Se non la smettono, riveleremo pubblica
mente i loro nomi.
Apriti cielo.
Le prime, vibrate proteste arrivarono proprio dalle dirette in
teressate. A mobilitarsi furono le prostitute organizzate, le vec
chie del mestiere. Poi fu la volta dei vigili urbani. Il loro sinda
cato insorse contro il comandante: Quello che vuole farci fare
illegale, noi non possimo schedare nessuno, non rientra nei
nostri compiti come ufficiali di polizia giudiziaria. Anzi, d ora
in poi ci rifiuteremo di farlo. Lassessore si accontent del
plauso tributatogli dagli abitanti di Dodiciville. Gi, perch il
provvedimento aveva davvero funzionato: nel giro di un paio di
giorni appena, le prostitute erano rimaste quasi senza clienti, e
la notte era tornata silenziosa.
Poi, per, quando lassessore inizi a convincersi di aver
vinto la guerra, puntuali arrivarono i primi siluri. I clienti delle
prostitute si rivolsero ad un avvocato, che a sua volta chiese il
deciso e immediato intervento della magistratura: i suoi assistiti
temevano che i loro nominativi potessero finire sui giornali, e
sarebbe stata una tragedia. Mariti modello, ragazzini a caccia di
avventure proibite, rispettabili professionisti e persino qualche
politico poco discreto, tutti uniti dallo stesso, sacro terrore di
essere smascherati. Era in pericolo la tranquillit di oltre tre
cento famiglie. Il comandante dei vigili, poveraccio, non sape
va pi che pesci pigliare. Disse che la schedatura era stata
uninvenzione, una sorta di ricatto psicologico, ma nessuno gli
credette. Qualche giorno dopo, il Msi recapit ai giornali una
prima lista di clienti delie lucciole, fornita probabilmente da

6
M arco B ergam o

una talpa intenzionata a silurare lassessore. Quellelenco par


ziale, i giornali non lo pubblicarono mai: tutela della privacy e
rischio di querele ebbero la meglio. Nella lista delle categorie
pi indispettite - per usare un eufemismo - i clienti venivano
per solo al secondo posto. Il primo era occupato stabilmente
dalle prostitute, che lavoravano sempre meno. Avevano ormai
perso quasi tre quarti dei clienti.
Un disastro.

Renate Rauch aveva 24 anni. Qualche cliente lo trovava sem


pre. Era esile, alta poco meno di un metro e sessanta, mora con
gli occhi neri. Il sorriso perso dopo il decimo buco, lo sguardo
spento di chi ne aveva gi viste troppe. Un volto da bambina,
una bambina mai cresciuta, o forse cresciuta troppo in fretta. Fi
nita sulla strada a sedici anni, persa per un uomo che le aveva
procurato solo un mare di guai. Sua mamma, Maria Luise, ave
va 56 anni e faceva la casalinga. Suo padre Franz, 68 anni, era
in pensione. Chiss cosa sognavano per la loro bambina. Chiss
cosa avevano pensato quando lei se ne era andata di casa.
Aveva sedici anni, o poco pi.
Dopo la terza media si era iscritta alla scuola professionale,
ma aveva abbandonato gli studi quasi subito. Per un po aveva
lavorato come commessa in una drogheria. Poi si era invaghita
di un uomo, Bruno Magagna, pi vecchio di lei di otto anni.
Uno sbandato costretto a vivere alla giornata. Un drogato, parte
integrante di quella m icrocrim inalit che si alim entava con
qualche furtarello utilizzarne il bottino come merce di scambio,
quando mancava la grana.
Bruno aveva fatto subito colpo su Renate, che aveva lasciato
tutto ed era fuggita con lui. Aveva abbandonato la sua stanza
con i pupazzetti di peluche, e i genitori in lacrime che proprio
non riuscivano a capire cosa potesse essere successo alla loro
bambina. Si era lasciata alle spalle quella vita che non la soddi-
sfava per andare a vivere con lui. Non prendetevela con me,
aveva scritto sul biglietto indirizzato a mamma e pap.

7
P aolo C ag nan

Bruno si bucava tutti i giorni.


Renate lo aveva ben presto seguito su quella strada. Una spi
rale senza fine.
I primi tempi, i due avevano convissuto in un miniapparta
mento; poi erano stati costretti a lasciarlo, e cos la loro nuova
casa era diventata una roulotte, acquistata dalla famiglia Rauch.
Meglio una casa su quattro ruote che la strada, avevano pensato
mamma e pap. Ma la notte non dormivano quasi mai, e neppu
re i tranquillanti facevano effetto. Nessuno poteva perdere una
figlia cos, senza battere ciglio. E quando qualcuno aveva dato
fuoco alla roulotte, forse per una bustina deroina non pagata, i
Rauch ne avevano subito comprata unaltra.
Cos, Renate era finita a battere a Dodiciville, come tante al
tre ragazze. Guadagnava parecchio, alle volte anche un milione
e mezzo a sera. I soldi finivano invariabilmente nelle tasche di
Bruno, che comprava la droga. Era lui il suo personalissimo
magnaccia. Sempre lui, dicevano i genitori di Renate, lui lave
va rovinata. Ma non potevano farci niente.
Troppo tardi.
Ogni tanto davano a Renate qualche soldo, perch non fosse
costretta a prostituirsi, ma sapendo bene dove sarebbe finito il
denaro. Glielo lasciavano nascosto in un mobiletto sul pianerot
tolo del loro appartamento. La figlia poteva passare quando vo
leva, senza neppure limbarazzo di guardarli negli occhi.

Sette gennaio 1992, ore 18.


Valles, frazione di Rio Pusteria.
Un piccolo paese di montagna, situato a quasi 1400 metri
daltitudine, circondato da prati e montagne.
Impossibile arrivarci per caso: la strada che saliva ripida e si
nuosa dalla trafficatissima statale della Pusteria raggiungeva il
paese e si fermava l.
Valles soffriva della concorrenza della vicina Maranza, sta
zione sciistica pi rinomata.
M arco B ergam o

Chiss perch quel giovanotto baffuto dallaria un po addor


mentata aveva scelto proprio quel posto per la sua solitaria set
timana bianca. Forse perch aveva iniziato a sciare da pochi
anni, e non sognava ancora i caroselli della Sella Ronda, spetta
colari ma inadatti alle sue gambe, incerte e traballanti sugli sci.
O forse perch era il periodo natalizio, e tutte le altre localit
pi rinomate erano stracolme di turisti, che avevano prenotato
molti mesi prima. Forse perch cercava la pace e la tranquillit,
e a Valles sapeva che le avrebbe trovate.
Era arrivato tre giorni dopo Capodanno, il 4 gennaio. Vi sa
rebbe rimasto sino al dieci del mese. Sei giorni di mezza pen
sione, al prezzo complessivo di 277.400 lire. Lalbergo laveva
prenotato pap: una pensioncina gestita da Konrad Fischnaller
e dalla moglie, aiutati solo da una ragazza che faceva le pulizie.
La pensione Schnwald era piccola ma accogliente. Pap Rena
to e mamma Maria erano curiosi di vedere come fosse il posto
scelto dal figlio per le sue ferie. Del resto, erano abituati a por
tarlo sempre con s, anche in vacanza. Marco aveva ormai 26
anni, ma per loro era come se fosse rimasto un bambino. Per
questo, il giorno dopo il suo arrivo a Valles, aveva ricevuto la
loro visita. Era domenica, il 5 gennaio del nuovo anno: il 1992.
Tre giorni dopo, il sette gennaio, lamato figlioletto mai cre
sciuto aveva cenato in albergo, si era messo in tasca le chiavi del
la stanza ed era poi salito sulla sua Seat Ibiza rossa fiammante.
A Bolzano aveva un appuntamento.
Un incontro segreto.

Bolzano, 7 gennaio 1992, ore 23.


Ventiquattro coltellate.
Povera Renate.
Un lago di sangue, e il suo corpo minuto straziato da un col
tello assassino accanitosi su di lei con indicibile violenza. Do-
v finito quel viso da bambina?
Lorena url a squarciagola.

9
Paolo C agnan

Aveva appena agganciato un cliente, era salita in macchina


con lui, lo aveva portato nel parcheggio interno dellarea di ser
vizio di via Renon, un posto isolato dove le lucciole di Dodici-
ville erano solite appartarsi con i clienti. Una serata come tante,
per Lorena.
O cos almeno credeva. Non sapeva neppure lei perch si
fosse guardata attorno. Forse per vedere se cera qualche altra
collega, imboscata poco lontano.
Faceva freddo, in via Renon. Un freddo pungente. Non a ca
so, il vicino deposito locomotori della stazione ferroviaria era
stato ribattezzato parco Siberia.
Macchine e moto passavano velocemente, incuranti della vi
cina oscurit. Il parcheggio, buio come sempre. A terra, poco
lontano dalla rete di recinzione, il corpo di una donna. Renate,
la piccola Renate.
Lorena corse al bar pi vicino per dare lallarme. Erano le
undici di sera. Il cliente, impaurito, scapp.
Il medico scroll la testa.
Troppo tardi.
Una furia maniacale si era abbattuta sulla prostituta con il
volto da bambina. Il professor Carlo Crestani dellistituto di
medicina legale di Padova cont ventiquattro coltellate. Lauto
psia forn alcune indicazioni precise sulla ferocia dellassassi
no. Il primo fendente era stato vibrato al collo. Renate voltava
le spalle al suo carnefice. Una seconda coltellata, poi una terza,
una quarta e tutte le altre. Una sequenza impressionante. Il col
tello provoc subito una fortissima emorragia, La ragazza sven
ne, mentre lomicida infieriva su di lei.
Ventiquattro coltellate, ma nessuna traccia di violenza ses
suale: i tamponi vaginali, anali e orali diedero tutti esito negati
vo allesame per gli spermatozoi.
Inutili risultarono i posti di blocco, i primi interrogatori, le ri
cerche dellauto sulla quale si era dileguato lultimo cliente di
Renate. Il suo assassino.

10
M arco B ergam o

Lorena era arrivata troppo tardi, le altre prostitute erano trop


po sconvolte per poter aiutare polizia e carabinieri. Una di loro
disse di aver visto una Citron Visa, unaltra rifer di una Golf,
ma sarebbe stato come cercare un ago in un pagliaio.
Il delitto avvenne alle 22.15.
Lorena lanci lallarme alle 23.
Lassassino era gi al sicuro, ma la sua macchina portava si
curamente con s le tracce indelebili di quella follia omicida di
cui era stata muta testimone.
Ancora troppo presto per stabilire se Renate fosse stata ucci
sa nellarea di servizio, o se il suo carnefice lavesse scaricata l
per poi fuggire. Una cosa apparve subito chiara: il delitto era
stato compiuto in macchina. Forse in unaltra stradina, in un al
tro parcheggio, ma allinterno dellauto del cliente. Un cliente
che non aveva consumato il rapporto, non aveva compiuto vio
lenza carnale, n aveva messo in atto riti feticisti, almeno al
lapparenza.
Un cliente, ma neppure questo era sicuro.

Valles, 8 gennaio 1992, ore 8.15.


Marco si alz di buonora. Si vest, fece colazione, and a
comprare i giornali. In prima pagina, titoli a sei colonne sul de
litto di via Renon. Anche in paese non si parlava d altro, la no
tizia si era sparsa in un batter d occhio. Lesse con avidit gli ar
ticoli sul gravissimo fatto di sangue. Le indagini, spiegavano i
quotidiani, erano subito apparse molto difficili, ma qualche
traccia cera. Polizia e carabinier lavano la caccia ad un bion
dino con i baffi. Qualcuno, poi, aveva riferito di avere visto
lauto dellomicida, una Citron Visa di colore rosso. Forse
c era un testim one chiave. Per un attimo, M arco si sent di
ghiaccio. M a dur ben poco. Calz gli scarponi, si mis', gli sci
in spalla e si avvi verso le piste.
Non successo niente, si disse.
tutto passato.

il
'

'
.
2
Il maniaco
Anna Maria, la regina di Trento - I depravati della notte - Il diario
che non c - Una taglia sullassassino - Funerali con lomicida

Trento, 8 gennaio 1992, ore 23.


E arrivata la neve. Cinque gradi sopra lo zero.
Una testimone c , ma non pu parlare. Bimba, una fem
mina di barboncino. Ha abbaiato per tutta la notte, sul muso ha
ancora una chiazza di sangue. La sua padroncina morta. sta
ta uccisa. La fulgida carriera di Anna Maria Ropele, 38 anni, la
reginetta delle prostitute, finita.
Finita sulla lama di unarma bianca, forse un pugnale. Rena
te Rauch morta neppure ventiquattrore prima, a Bolzano. A
soli cinquanta chilometri di distanza.
Corso Michelangelo Buonarroti 49, interno 31. Sul campa
nello c solo un nome, Anna. Labitazione, in realt, ha due
ingressi: al civico 31 c lappartamento vero e proprio, al civi
co 35 il pied--terre, dove la donna riceveva i clienti: 150 metri
quadrati originariamente divisi in due alloggi distinti e separati,
che Anna M aria aveva acquistato, trasformandoli poi in ununi
ca abitazione. Il corpo senza vita della donna riverso a terra
fra il secondo ingresso e la stanza da letto tutta rosa, dai tendag
gi sino al grande letto rotondo: unalcova spettacolare.
Il suo aggressore la tramortisce alla testa prima di colpirla.
Un solo fendente, calibrato, preciso, che la raggiunge al fianco
destro, sotto lascella, trafiggendole il torace. Anna Maria non
c pi.

13
Paolo C ag nan

Aveva iniziato a battere quando aveva diciassette anni. Una


bella donna, un corpo che si faceva guardare. 1 capelli lisci e
lunghi dietro le spalle, la sigaretta sempre in bocca, i delicati li
neamenti del viso ritoccati dalla sapiente mano di un chirurgo.
Si prostituiva per passione, anzi, per vocazione, scrisse un
giornale allindomani. Una lucciola d alto bordo, lontana dal
mondo delle tossicodipendenti. Era ricca, Anna Maria, e non
avendo problemi di denaro poteva scegliersi i clienti. Gli ubria
chi, i volgari, i violenti restavano fuori dalla porta. Ma sul gran
de letto rosa e rotondo, Anna Maria riceveva solo di pomerig
gio. La sera scendeva in strada, sul m arciapiede, con la sua
minigonna bianca e gli stivali di pelle color rosso fiamma. Non
aveva saputo rinunciare al marciapiede. Viaggiava sulla sua
lussuosa Mercedes ascoltando Pavarotti.
Chi stato?
Mistero fitto.
A scoprire il cadavere, alle 5.15 di gioved 9 gennaio, Ma
rio Romani, lex marito. Dopo la separazione consensuale, dis
se, lui e Anna Maria erano rimasti in ottimi rapporti. Si sentiva
no ogni giorno per telefono, almeno sette o otto volte. Anna
Maria non si separava mai da quel cellulare che era ormai di
ventato il suo cane da guardia. E lex marito cinquantaduenne,
che viveva a Rimini, aveva fiutato qualcosa di strano, quando
per ore aveva inutilmente cercato di parlare con Anna Maria.
Aveva intuito che poteva essere accaduto ci che da tempo di
ceva di temere. Era salito in macchina e via, come un razzo,
verso Trento.
lui a dare lallarme. Ed anche il primo ad essere interro
gato. E lunico vero testimone, il solo che potrebbe fornire la
chiave del delitto. Non sa darsi pace. I carabinieri gli chiedono
se sospettasse qualcosa, se fosse per caso divenuto il protettore
di Anna Maria. Vogliono sapere perch si sia precipitato a Tren
to cos preoccupato. Solo un presagio?

14
M arco B ergam o

C un mostro in circolazione.
Il mostro.
Quel sostantivo maschile comparve su tutti i giornali, lindo
mani. Con molti condizionali ed altrettanti punti interrogativi,
come sempre facevano i mass media quando fingevano ipocri
tamente un certo pudore. Ormai, la psicosi del maniaco era in
agguato. Due prostitute uccise a coltellate nel giro di neppure
ventiquattrore, ad una cinquantina di chilometri di distanza.
Una coincidenza?
Sin troppo facile dubitarne anche se, in verit, le analogie fra
i due delitti non erano molte. Diversa era larma utilizzata: un
coltello a Bolzano, un pugnale a Trento. Diverso, nonostante le
semplificazioni, lambiente nel quale gli omicidi erano matura
ti: battere in strada non certo come ricevere i clienti in un ap
partamento. Solo le prostitute di serie A hanno unalcova. Di
versa era anche la tecnica omicida, il modus operandi. Lipotesi
del mostro, inutile negarlo, fece facile presa sullopinione pub
blica e latterr. La gente aveva un bisogno inconscio di sentire
oscuri brividi lungo la schiena. Dopotutto, era sempre stato co
s. E poi, non sarebbe stato certo pi rassicurante supporre che i
maniaci assassini fossero almeno due. A meno che qualcuno
non avesse voluto gettare fumo negli occhi degli inquirenti.
Anna M aria era stata uccisa con una sola coltellata. Al contra
rio, il maniaco che Renate aveva avuto la sfortuna d incontrare
si era accanito su di lei con uninaudita efferatezza.
La tesi del mostro cadde quasi subito, malgrado le suggestio
ni collettive.
Chi aveva giustiziato Renate non poteva essersi concesso il
macabro bis a Trento, poche ore dopo. Decine di coltellate in
un caso, una sola nellaltro.
Ventiquattro coltellate non equivalgono in alcun caso ad
una sola, spieg il professor Tullio Bonaretti, noto psichiatra
milanese. La coazione a ripetere indica il desiderio di annulla
re in modo definitivo, e non solo fisicamente, la persona con la
quale si ha a che fare. Lassassino, in questo caso, deve aver ac

15
Paolo C a g n a n

cumulato nel corso della sua infanzia un tasso notevolissimo di


frustrazioni.
Gi, linfanzia difficile. Quanto sangue innocente era stato
versato in nome dellinfanzia difficile? Quanti delitti erano stati
indirettamente causati da padri ubriaconi e madri indifferenti?
La mente umana regolata da meccanismi ben precisi, ma il
professor Bonaretti ammon: non esistono spiegazioni semplici
di fatti complessi.
Ma perch Renate?
E perch Anna Maria?
N ellimmaginario maschile, la prostituta sempre stata la
donna che non si rifiuta, che non pu farlo perch pagata per
soddisfare ogni possibile voglia.
Il raptus omicida, per, non scatta mai a caso.
Ci vuole una molla.
Levento scatenante.
Si possono fare alcune ipotesi, disse Bonaretti. La ragaz
za, ad esempio, potrebbe aver ricordato allassassino quel qual
cuno dal quale lui ha subito, sempre nellinfanzia, dei torti. Op
pure la sua aggressivit potrebbe anche essere stata scatenata da
una frase che per la ragazza non deve aver avuto un significato
particolare, ma che in lui ha risvegliato istinti sopiti. Infine,
lassassino potrebbe anche essere un impotente assillato dal bi
sogno di affermare, sia pure in modo estremo e deviato, la sua
virilit.
Tre tracce.
Linfanzia difficile.
La frase scatenante.
Limpotenza.
Tre ipotesi che non aiutarono pi di tanto gli investigatori.
Dagli archivi impolverati saltarono fuori decine di vecchi fasci
coli. Stupri, violenze sessuali d ogni genere, molestie ed esibi
zionismi vari. Si apr la caccia al maniaco. Ogni pista avrebbe
potuto essere quella buona.

16
M arco B ergamo

Rileggere le denunce, interrogare chi poteva sapere, control


larne lalibi. Tappe forzate, ma che non portarono ad alcun ri
sultato. La verit era che di persone con problemi sessuali ve
nerano sin troppe. Un popolo di depravati, e per ogni esibizio
nista cerano dieci frustrati in doppiopetto, insospettabili ed
inafferrabili.
Sarebbe bastato parlare con le prostitute per rendersene imme
diatamente conto. Ed in effetti quello che fecero i giornalisti.

Un giorno scriver la storia della mia vita. E andr a ruba,


perch nessuno immagina quello che ci accade ogni sera. E poi
arrivano qui i poliziotti e ci chiedono se nei giorni precedenti
lomicidio di Renate abbiamo notato dei clienti strani. Clienti
con desideri particolari, o magari col coltello in tasca. Ridicoli.
Sono ridicoli. Questi non sanno proprio cosa ci tocca subire.
Cos parl una lucciola. Una che batte da una vita, che ha
fatto del marciapiede il suo ufficio. Un ufficio aperto al pubbli
co 24 ore al giorno, o quasi. Johanna ha i capelli di un biondo
innaturale. Un viso dai lineamenti duri, le labbra sottili, il fisico
di una donna vicina ai quaranta che va ogni giorno in palestra
sperando che la cellulite resti compressa nei fuseaux e nelle tu
tine superaderenti.
Questa volta aiuteremo i giudici, disse pochi giorni dopo i
delitti di Bolzano e Trento, nel nostro interesse trovare quel
porco. La polizia e i carabinieri non ci sono mai piaciuti, ma
cercheremo di aiutarli. che ci fanno un mucchio di domande
imbecilli. Qualcuno crede che lassassino giri con la bava alla
boccn. e il coltello in mano. No, guarda, qui un gran casino. Di
gente ruori di testa ce n un mare. Ma sai quanti girano con il
coltello? Non immagini neanche lontanamente quanti sadoma
so ci siano in circolazione.
Una volta ho trovato uno che aveva sette o otto coltelli, tutti
nascosti nellimpermeabile. Da non crederci. Mi ha fatto indos
sare un camice bianco, di quelli da macellai. Sotto, ovviamente,
ero nuda. Poi mi ha chiesto di tagliuzzarlo. S, proprio cos.

17
Paolo C agnan

Voleva che lo ferissi, gli piaceva vedere il suo sangue. Oh, la


cosa non mi piaceva per niente. Gli ho chiesto un milione. Ci
penser su due volte, mi sono detta. E lui invece sai cosa ha fat
to? Ha staccato un assegno, senza fare una piega. E allora io
lho accontentato. Se proprio ti diverte..., gli ho detto. Solo
che a un certo punto io gli ho avvicinato la lama a un braccio, e
lui ha spinto, per farsi infilzare dalla lama. Si ferito, un taglio
profondo. Madonna, che spavento! Da quella volta non ho pi
voluto vederlo. Ma di tipi come lui ce ne sono tanti altri. Hanno
delle fantasie allucinanti. Schifose. Tutta colpa delle loro mo
gli, che non li fanno scopare. E questi vengono da noi, e credo
no di poterci fare di tutto. Stronzi.

Polizia e carabinieri?
Brancolano nel buio, scrissero i giornali una volta sfumata
la pista di un unico omicida per i due delitti.
Sar un luogo comune, ma rende bene lidea.
Gli inquirenti, espressione questa che fa molto chic e che d
un tocco di mistero e imperscrutabilit a tutti, dal panciuto ap
puntato dei carabinieri 1. iovane vicecommissario che fa sem
pre il saputello, interrogarono le prostitute, rispolverarono tutti
i vecchi casi di reati a sfondo sessuale, intensificarono i control
li, scavarono nella vita di Renate.
Non riuscivano proprio a trovare il bandolo della matassa,
polizia e carabinieri. Ma qualche speranza c era. Guai se non
fosse stato cos... I giornali parlarono ad esempio di alcuni ca
pelli chiari trovati sotto le unghie delle dita di Renate. I capelli
dellassassino: una traccia importante, almeno sino a quando
non si scopr che si trattava soltanto di uno specchietto per le
allodole. Una trappola tesa allomicida attraverso le pagine dei
giornali. Linconsapevole complicit della stampa, per, non
diede alcun frutto.

Restava la pista del diario.


Sempre ammesso che fosse mai esistito.

18
M arco B ergamo

Come no? Certo che c. Lo so per certo. Renate annotava


tutto: nomi, cognomi, targhe, abitudini, disavventure e incontri
strani. Lo portava sempre con s, nella borsetta. Era un quader
netto piuttosto comune. Fra un cliente e laltro andava al bar,
prendeva un caff, si fumava una sigaretta e annotava.
Parola di Stefania, una collega.
Diverse altre prostitute, interpellate, sostennero il contrario.
Non credevano che tenesse un diario, non era proprio il tipo.
Anzi, lei dei numeri di targa e dei nomi dei suoi clienti se ne
fregava altamente. Purch pagassero. M a quel diario forse esi
steva davvero, e poteva anche contenere la chiave del delitto.
Perquisire da cima a fondo la roulotte dove Renate viveva
con Bruno Magagna non serv a nulla. Del resto, se la storia era
vera, il diario si trovava nella borsetta, quella borsetta che las
sassino aveva fatto sparire.
Le indagini vennero affidate al sostituto procuratore della re
pubblica Paul Ranzi. Alto, lunghi capelli neri con la frangia in
mezzo, baffi ben curati e occhialetti tondi alla moda che incor
niciavano uno sguardo accattivante, Ranzi cerc innanzitutto di
coordinare lazione di polizia e carabinieri perch la solita, con
troproducente concorrenza non vanificasse ogni sforzo. Il magi
strato fece istituire una speciale linea verde. Una segreteria te
lefonica collegata alla centrale dei carabinieri, in funzione 24
ore su 24, a disposizione di chiunque avesse voluto segnalare
nomi, fatti o circostanze.
Ci sar pure qualcuno che avr visto o sentito qualcosa, pen
s Ranzi. Le prostitute, intanto, lanciavano uno spunto nuovo
ogni ora. Nel cortile dellarea di servizio di via Renon ci ap
partavamo quasi tutte, ogni sera. E la gente dei palazzi vicini lo
sapeva. Qualche volta era anche volato un secchio d acqua nel
bel mezzo della notte. E poi c era un maniaco, uno che abita al
quarto piano, e che ogni sera si metteva al balcone e ci spiava
con un binocolo. Quello non faceva altro dalla mattina alla se
ra, figurarsi se non ha visto qualcosa...

19
Paolo C agnan

Tante telefonate, e ad ogni squillo il cuore dellappuntato in


caricato di raccogliere le anonime confidenze aveva un sussul
to. Si ricordava di Stefano Spilotros, il sedicente mostro di Fo
ligno. Il mitomane che aveva tenuto in scacco il meglio degli
investigatori italiani, riversando le sue elucubrazioni incredibil
mente verosimili proprio su una linea verde come quella di
Bolzano.
Lappuntato registr solo un ricco ma inutile campionario di
umanit varia. La Sip era tenuta costantemente in preallarme,
pronta a realizzare il blocco di chiamata che avrebbe consentito
di individuare lutenza telefonica dalla quale proveniva la te
lefonata. Qualcuno urlava astiosamente prendetelo e riattacca
va subito dopo, altri inveivano contro le prostitute. Un paio di
mitomani, allapparenza credibili anche se fornirono solo parti
colari che potevano facilmente essere stati appresi dai media, fe
cero perdere un mucchio di tempo prezioso agli investigatori.
E intanto, il diario restava un oggetto misterioso. Forse esi
steva, forse no. Ma non si poteva rischiare. Cos, quando uno
sconosciuto telefon alla redazione di una televisione privata
affermando di avere visto un tizio gettare dal ponte di Chiusa
una borsetta, carabinieri e pompieri si precipitarono sul posto e
batterono un lungo tratto del fiume Isarco centimetro per centi-
metro.
Tutto inutile.
Non restava che sperare in un miracolo. Del delitto si sareb
be occupata anche la Rai, nel corso di una trasmissione molto
popolare.
Forse, qualcosa si sarebbe mosso.

Donatella Raffai mostr lo sguardo severo di una madre


preoccupata per i propri figli, che stavano prendendo una brutta
piega. Avrebbe voluto sgridarli, ma anche far loro capire che
stavano sbagliando.
Non pensate che ci siano strumenti pi civili per fare giusti
zia? chiese.

20
M arco B ergam o

No, rispose la lucciola. Anzi, saremmo anche disposte ad au


mentare la taglia, se questo potesse servire a smuovere le inda
gini.
Parte civile, su Rai Tre, la sera del 15 gennaio 1992, una set
timana dopo lomicidio di Renate. Donatella Raffai aveva la
sciato il fortunatissimo Chi l ha visto? per il suo nuovo pro
gramma in prima serata tiv. Parte civile stava dalla parte degli
sconfitti. Quella sera era dalla parte di Renate.
La Raffai aspett che la telecamera la inquadrasse, staccando
un primo piano sulle sue mani che reggevano lassegno da dieci
milioni. La taglia delle prostitute bolzanine sulla testa dellas
sassino. Poi lo stracci.
Mi spiace, sembr dire, non questo il modo di fare.
Le sue ospiti, inquadrate, non fecero una piega.
Erano due lucciole bolzanine, entrambe drogate. Una era Lo
rena, che per prima aveva scoperto il corpo di Renate. Laltra
era una sua collega. Non volevano farsi riconoscere, la teleca
mera le inquadr solo di spalle e la Raffai le chiam con due
nomi di comodo: M arisa e Sonia. Da Bolzano, in collegamento
diretto, intervennero due altre prostitute. Due bionde, che al
pari di Marisa e Sonia non vollero farsi riconoscere, ma che si
consideravano un gradino pi in su perch non si drogavano,
giravano su auto di grossa cilindrata e prendevano appuntamen
ti con il telefono cellulare. E odiavano le tossiche, perch non
usavano mai il guanto . Erano l perch le avevano pagate
bene, un milioncino a testa. Ma anche perch avevano una di
screta paura.
Il mostro era il comune nemico.
Per questo avevano deciso di mettere una taglia sulla sua te
sta: dieci milioni a chiunque avesse fornito indicazioni utili a
consentirne la cattura. Le lucciole badavano al sodo. La loro
vita non era fatta di chiacchiere al vento. Avevano accettato un
solo compromesso, quello con se stesse. E quella sera erano l,
davanti ai teleschermi, per dimostrare di voler vendicare Rena
te, ma soprattutto per cacciare dalla testa i cattivi pensieri.

21
Paolo C agnan

Donatella Raffai misur ogni parola, sua e delle sue ospiti.


Severa, attenta, distaccata. Squill il telefono. Era la linea del
numero verde che poco prima era comparso in sovraimpressio-
ne. Dallaltro capo del filo c era Giusy, cos almeno diceva di
chiamarsi. Telefonava da Bolzano, e aveva parecchie cose da
riferire.
Conosceva bene Renate. Anzi, era addirittura la sua migliore
amica.
Lho vista per la prima volta sei anni fa, raccont.
Stavo prendendo il sole sui prati del torrente Talvera quan
do lho vista arrivare: voleva suicidarsi. Qui lacqua troppo
bassa, vai pi in l, le ho detto per provocarla. Poco dopo
tomata, mi ha chiesto una sigaretta, siamo andate al bar e ci sia
mo messe a parlare. Siamo diventate subito amiche.
La Raffai incalz. Voleva sapere di pi.
Giusy laccontent. Aveva chiamato apposta.
Avete parlato di un fantomatico diario. Beh, posso assicu
rarvi che esiste. Glielho regalato proprio io, e posso anche de
scriverlo. Era un libretto blu con i fiorellini. E l assassino, ora,
sta cercando di cancellare le prove. La sera dopo il delitto ho ri
cevuto una telefonata anonima. Era un uomo. Mi ha minaccia
ta: Tu sai del diario. Non parlare.

Storie incrociate, vite spezzate, drammi paralleli, destini di


versi si diedero appuntamento il 12 gennaio 1992 in occasione
dellultimo saluto a Renate.
Faceva freddo, al cimitero di Oltrisarco. Il corteo procedette
lentamente, verso quel lembo di terra strappato ai vigneti. Era
lultimo spazio disponibile, in un camposanto che soffocava e
che era costretto ad allargare di continuo i suoi confini. Zolle di
terra appena arate si stagliavano sul muro di cinta, tra le corone
e i mazzi di fiori gettati quasi a casaccio sulle tombe ancora
senza nome. Un vento gelido faceva lacrimare gli occhi gi ar
rossati dal pianto di pap Franz e di mamma M aria Luise.

22
M arco B ergamo

C erano i parenti, gli amici di famiglia.


E le lucciole.
Non molte, a dire il vero. La maggior parte di loro aveva pre
ferito rimanere a casa. Per rispetto del dolore della famiglia di
Renate, per scaramanzia.
Quelle presenti si notavano per il loro sguardo perso nel vuo
to, o per la loro eccentricit. Mamma Lina, la regina delle pro
stitute bolzanine come si autodefiniva suscitando le ire di mol
te sue colleghe, aveva grossi anelli su tutte le dita, la pelliccia e
un trucco pesante. Era oscena, a ben vedere.
Si avvicin a Maria Luise. Posso solo dirle che faremo di
tutto per prenderlo, le disse, glielo giuro solennemente. Rena
te non rester impunita.
I fotografi, impietosi per professione pi che per vocazione,
non persero loccasione di immortalare il dolore. Una foto, la
pi significativa, ritraeva i genitori distrutti dal dolore davanti
alla bara di Renate, ricoperta di garofani rosa e bianchi.
Fra la piccola folla anonima, forse cera anche lassassino. I
carabinieri in borghese, che con la divisa si sarebbero forse no
tati di meno, filmarono tutto e tutti con le loro cineprese. Sem
bravano i giapponesi davanti al Colosseo.
Soffiava un vento gelido sul cimitero di Oltrisarco.
Marco era al lavoro, come sempre.
Come sempre tranquillo e assente.

Gli investigatori le studiarono tutte.


Notti insonni, rari momenti di euforia e di speranza alternati
a ben pi frequenti angosce e frustrazioni.
Ma l assassino di Renate Rauch restava sempre nellombra.
Un volto senza espressione, assolutamente anonimo, di cui non
era possibile immaginare i connotati, neppure lontanamente.
Non lo prenderemo mai.
II capitano Mauro Valentini, comandante della compagnia di
Bolzano, trascorse ore ed ore a riflettere, a scambiare pareri con i
colleghi, a cercare d inventarsi qualcosa per stanare lassassino.

23
Pa o lo C agnan

Quando giunse sul luogo del delitto, si ricord dellesame di


criminologia sostenuto alla Scuola ufficiali di Roma. Non era
puro nozionismo. Sapeva che, prima o poi, quelle lezioni gli sa
rebbero servite a qualcosa.

Lo scenario del delitto.


Importante. Anzi, fondamentale.
Il sopralluogo subito dopo la scoperta del cadavere poteva ri
velarsi decisivo. Lambiente, la posizione della salma, le im
pronte, le macchie. Elementi primari.
Renate era stata ritrovata nel piazzale del distributore di via
Renon. Una strada molto frequentata, nel cuore del quartiere a
luci rosse.
Bisognava innanzitutto stabilire se lomicidio fosse realmen
te avvenuto l. Da un rapido esame delle ferite inferte si cap
subito che la vittima aveve perso molto sangue. Sicuramente
pi di quanto non ne fosse stato trovato accanto al corpo stra
ziato.
Una prima conclusione.
Renate era stata uccisa altrove, e trasportata in quel luogo
dopo il delitto. Ma a ben guardare non avrebbe avuto molto
senso. Lomicida, infatti, si sarebbe preso troppi rischi; avrebbe
potuto incappare in qualche altra coppietta, e se fosse stato un
cliente abituale delle prostitute avrebbe dovuto sapere che quel
luogo era uno dei loro nascondigli abituali. Pi probabile che
Renate fosse stata uccisa ili macchina, l o magari altrove, e poi
scaricata ormai priva di vita nel piazzale.
Le ore successive al ritrovamento del cadavere trascorsero
febbrilmente fra la vaga speranza di incappare casualmente neL
lassassino e il tentativo di ricostruire la personalit della vitti
ma, le sue ultime ore di vita, il cerchio delle sue conoscenze.
I primi sospetti si appuntarono sul ragazzo drogato che con
viveva con lei, Bruno Magagna. Uno sbandato, che polizia e
carabinieri conoscevano da tempo.

24
M arco B ergam o

Un protettore non si priverebbe mai della sua gallina dalle


uova doro, disse fra s e s il capitano. Ma le prostitute, inter
rogate subito dopo la scoperta del cadavere, riferirono che i
rapporti fra i due si erano incrinati. Lui si era messo con unal
tra donna, ma non per questo aveva smesso di sfruttare Renate,
di chiederle soldi. Ne guadagnava parecchi, ma leroina costava
cara, e nelle tasche restava ben poco.
Lei poi, si era innamorata di un altro. Per questo, avevano ri
ferito le altre prostitute, da qualche tempo non faceva pi la
more con i suoi clienti. Solo rapporti orali. Per rispetto del suo
uomo. Per amore.
Nella lista dei sospettati delle prime ore, Magagna era il nu
mero uno. Sarebbe stato grandioso, riuscire a incastrarlo in
quattro e quattrotto. La soluzione pi facile. Ma non and cos.
Poche ore dopo il delitto di via Renon, verso luna di notte, i
carabinieri si erano precipitati sotto il ponte di SantAntonio e
avevano circondato la roulotte dove il giovane viveva da tempo
assieme a Renate. Magagna dormiva un sonno profondo, sotto
leffetto dellultima dose. I militari erano stati costretti a sfon
dare la porta, lui non li aveva neppure sentiti. Non stava fingen
do, chiunque se ne sarebbe reso conto.
E cos, la pista pi facile era sfumata.
Si ricominci da zero.

La vita di Renate era divisa fra Bruno e il marciapiede. Se


Bruno non centrava, bisognava tornare a Dodiciville. Il delitto
era maturato nellambiente della prostituzione, era l che si do
veva cercare.
Sulle prime, sembr prendere corpo la tesi di un regolamento
di conti per storie di droga. Era gi capitato, in passato, che la
ragazza si fosse fatta consegnare leroina senza poi pagarla.
Aveva diversi debiti con gli spacciatori, per lo pi extracomuni
tari. Forse era anche stata minacciata di morte. Nessuno poteva
dirlo con certezza. Di tunisini capaci di uccidere per qualche
milione non ancora riscosso, in citt, ve nerano diversi. E poi

25
Paolo C a g nan

il coltello era larma preferita dalla criminalit nordafricana. Da


sempre. Il capitano ricordava quel tunisino che aveva rischiato
la vita dopo essere stato impalato da due connazionali per aver
dormito nella loro roulotte senza chiedere il permesso. Ma se
davvero qualcuno avesse avuto dei crediti da riscuotere, non
lavrebbe certo giustiziata con la furia di un maniaco nel pieno
di un raptus omicida. Lavrebbe picchiata a sangue. Per dare
lesempio alle altre, per lanciare un messaggio chiarissimo che
nessuna avrebbe mai potuto fraintendere. Renate sarebbe stata
terrorizzata, e non sarebbe certo andata in questura a denuncia
re i suoi aggressori.
Poteva essere stato un cliente, per vendicarsi. Ogni tanto, Re
nate rubava i portafogli dei suoi partner occasionali. Lo faceva
con quelli pi ingenui, oppure con quelli ricattabili. Proprio tre
giorni prima di essere uccisa, era stata denunciata da un cliente
rapinato. E questo sembrava confermare indirettamente la pista
della vendetta. Ma era come cercare un ago in un pagliaio. Con
Renate andavano un po tutti: extracomunitari, contadini, rap
presentanti di passaggio.
Lo stesso Magagna aveva segnalato un tizio biondo, alto cir
ca un metro e ottanta. Girava su una Ford Fiesta, e da qualche
tempo scocciava Renate. Altri avevano detto di avere visto una
macchina rossa. Forse una Fiat Tipo, ma non ne erano sicuri.
Erano stati fatti dei controlli, ma il compito si era subito rivela
to del tutto improbo. Poteva trattarsi di una Fiat Tipo, ma anche
di una Fiat Uno, una Citron Ax, una Seat Ibiza, una Peugeot.
Troppo vaghe, come indicazioni. Anche i controlli al terminale
sugli elenchi della Motorizzazione civile e del Pra, il pubblico
registro automobilistico, avevano confermato limpossibilit di
sfruttare quella segnalazione. Di auto rosse, in provincia di Bol
zano, ce rierano alcune decine di migliaia.
Tutto inutile.

La pista della vendetta non diede alcun risultato. Cos si de


cise di concentrare l attenzione su llaltro filone d indagini,

26
M arco B ergamo

quello della depravazione quotidiana.


Si apr cos la caccia al maniaco.
Le prostitute, che della materia sintendevano, fornirono un
lungo elenco di altoatesini con strani vizietti. Tutti loro clienti.
Pervertiti, sadomaso, depravati, feticisti, esibizionisti. Ce nera-
no un sacco. 1 carabinieri scoprirono con disappunto che soltan
to a Bolzano esistevano almeno venti clienti abituali ai quali
piaceva giocare, durante il rapporto sessuale o in sua sostituzio
ne, con coltelli e altre armi affilatissime. Aggiunti ad altri ma
niaci che in un passato non troppo lontano avevano avuto a che
fare con la giustizia, contribuirono a formare un elenco davvero
lungo. Troppo lungo. Restringere il campo delle ricerche, e
quindi dei sospetti, non sarebbe certo stato facile.
Il capitano, per, non si perse d animo.
Inizi dal primo della lista, a scalare. Vennero controllati gli
alibi, furono perquisiti molti appartam enti ed anche alcune
macchine. Non si approd a nulla.
I depravati hanno una mente instabile, pens il capitano Va-
lentini. Se avessimo a che fare con uno di loro, prima o poi fini
rebbe per confessare a qualcuno lomicidio. Invece, non si era
mossa foglia.
Qualcuno si ricord dei famosi elenchi dellassessore Atz.
Quelli contenenti i numeri di targa delle auto che scorrazzavano
nelle notti a luci rosse di Dodiciville. Ma quegli elenchi, uffi
cialmente, non esistevano. E se anche polizia e carabinieri li
avessero trovati, avrebbero dovuto denunciare lassessore, per
ch la cosa era palesemente illegale. Sarebbe stata una grossa
rogna, e di problemi ve n erano gi a sufficienza.

Una settim ana dopo il delitto Rauch, il questore ebbe una


trovata che sembrava presa di peso da qualche telefilm polizie
sco americano. Non gli piaceva l idea di avere un mostro in
casa. I giornali, anche quelli nazionali, parlavano dei delitti di
Bolzano, e degli esiti pressocch nulli delle indagini. Bisogna-
va fare qualcosa. A mali estremi, estremi rimedi.

27
Paolo C agnan

Serviva unoperazione esca.


Pens cos di prendere due giovani poliziotte, di travestirle
da prostitute e di mandarle a battere a Dodiciville, assieme alle
prostitute vere, che ne erano state informate ed aveva scelto di
collaborare per il bene comune. Si sentivano minacciate, non
cera altra scelta. I clienti avrebbero subito notato le due nuove
ragazze. E magari si sarebbe scoperto qualcosa d interessante.
Visto che non si poteva rischiare la loro incolumit, si decise di
affiancarle ad altrettanti poliziotti in borghese, che a loro volta
si sarebbero finti protettori.
Per evitare che le due volontarie riscuotessero i favori dei
clienti perennemente affamati di novit, il questore decise di
adottare un piccolo stratagemma: le due avrebbero chiesto mez
zo m ilione per ogni rapporto. La cifra avrebbe scoraggiato
chiunque, visto che le altre prostitute pretendevano solitamente
cinquanta o centomila lire al massimo. Ma anche questo piccolo
accorgimento non serv a molto, perch arrivarono clienti dana
rosi che sarebbero stati disposti a spendere anche mezzo milio
ne, e la cosa si sarebbe fatta rischiosa. Si decise cos di rinun
ciare, anche perch liniziativa non diede i frutti sperati, come
del resto a nulla serv listituzione della speciale linea anonima
creata dai carabinieri. Il telefono verde squill centinaia di voi
te, in quei giorni. Agli atti del fascicolo contro ignoti vennero
allegati non meno di cinquanta nastri magnetici di unora.
Molti si scagliavano contro le prostitute: Ha fatto bene, spe
ro che ne uccida delle altre. E poi i soliti mitomani, che si au-
toattribuivano nefandezze dogni genere e che fecero perdere
molto tempo agli investigatori, depistandoli in continuazione.
Non si poteva certo rischiare di avere l assassino al telefono e
di farselo scappare. Bisognava controllare ogni cosa. Chiama
rono anche diversi cittadini estranei al mondo della prostituzio
ne, ma le loro segnalazioni si rivelarono imprecise, frammenta
rie e comunque sempre inutili.
Quanto al famigerato diario di cui i giornali avevano parlato
a profusione, non se ne trovava traccia. Doveva essere contenu

28
M arco B ergam o

to nella borsetta. Solo che, come si scopr in seguito, Renate


non ne aveva mai avuta una. Girava sempre con una sacca, poi
trovata nella roulotte. La borsetta non le serviva. In tasca tene
va qualche spicciolo ed una siringa con la solita bustina di dro
ga. Non aveva neppure i documenti, perch in quel giro tutti or
mai la conoscevano. Poliziotti e carabinieri compresi.
Lultimo diario di Renate, il capitano lo aveva trovato a casa
dei genitori, in quella sua stanza che nessuno aveva avuto il co
raggio di toccare da quando lei se n era andata. R isaliva a
quando era una bambina, quando ancora non sapeva quali insi
die si nascondessero fuori dal suo mondo. C erano frasi inno
centi e pensierini delle amichette. Altro che targhe delle auto
dei clienti, registrazione degli incassi e annotazioni varie.
Gli inquirenti brancolano nel buio, lesse il capitano sul gior
nale. Il suo viso si contrasse involontariamente in una smorfia di
disappunto.
Era maledettamente vero.

29
3
La piccola ribelle
Una vita sulla strada - Inquietanti analogie - La psicosi in aggua
to - 1 delitti di Sanremo

Valles, 20 marzo 1992.


Ciao, scusa. Sono senza soldi. Mi offriresti una Coca Cola?
O magari anche solo una cicca, di...
Reni ,e Troger girava per i tavolini della discoteca Gloria
di Vali s, in vai Pusteria. Era l quasi ogni sera. La conosceva
no un jo tutti, in quel locale, l unico che nori facesse pagare il
biglietto d ingresso, e lei del resto ci andava proprio per quel
moti ve. Renate era una specie d istituzione della zona compre
sa fra ..Bressanone e Brunico, fra la vai d Isarco e la vai Puste
ria, do /e i turisti trascorrevano vacanze indimenticabili e i gio
vani del posto si annoiavano terribilmente, trovando conforto
solo nellalcol e nelle sfrenate corse in macchina. Era anche un
involontario punto di riferimento per tutti i frequentatori dei lo
cali notturni, per chi viveva solo dopo la mezzanotte e andava a
dormire allalba.
Aveva diciotto anni. Compiuti il 7 agosto. Ma non era stato
un compleanno speciale, l ultimo. Con il raggiungimento della
fatidica maggiore et non era cambiato poi molto, nella sua vi
ta: dopo tutto, aveva sempre fatto ci che voleva, anche quando
era pi piccola. Mamma Rosa aveva tentato di farla lavorare, di
convincerla a mettere la testa a posto. Niente da fare. Non la
veva mai ascoltata. Neppure quando, un anno e mezzo prima,
pap era morto suicida, e mamma Rosa si era inaspettatamente
ritrovata a tirare avanti, sola con i suoi quattro figli.

31
P aolo C agnan

Una sbandata, Renate. Piccola ma proporzionata, occhi e ca


pelli castani, un bel profilo, vestita sempre in jeans. Abitava a
Millan, lindo sobborgo di Bressanone. Mamma Rosa, 45 anni,
una donna che tutti in paese definivano onesta e laboriosa, face
va la domestica a ore. Il fratello Markus lavorava come cuoco
in un albergo di Ortisei, in Valgardena, e anche Brigitte e Marti
na, le due sorelle di Renate, avevano un lavoro fisso. Tutti in fa
miglia si davano da fare, perch la vita non facile. Ma la pic
cola ribelle, lei no. Aveva abbandonato la scuola media, perch
gi allora aveva deciso di distinguersi dagli altri. Era stanca, di
tutto e di tutti. Voleva rompere le regole. Aveva anche provato a
lavorare, ma non era andata molto meglio. A quindici anni si
era fatta assumere in un albergo di Castelrotto, ma qualche set
timana dopo era di nuovo disoccupata. E proprio in quel luogo
da favola, allombra dello Sciliar, aveva incontrato qualcuno
che le aveva messo strane idee per la testa. Le classiche cattive
compagnie, autentico terrore di ogni genitore apprensivo.
Poi era stata assunta nella prestigiosa casa di cura del profes
sor von Guggemberg a Bressanone, come aiutante in cucina.
Mamma Rosa aveva finalmente tirato un sospiro di sollievo, ma
la speranza che Renate si fosse sistemata era durata appena due
settimane, dopo di che era arrivato il licenziamento in tronco.
Nemmeno i rapporti con i fratelli e con la madre erano mai
stati idilliaci. La piccola ribelle faceva sempre quello che vole
va, rientrava a casa molto tardi e, anzi, molto spesso non torna
va neppure. Pare anche che ogni tanto si drogasse. La zia ne era
sicura: Abbiamo anche cercato di farla entrare in una comu
nit terapeutica, ma non c stato niente da fare. A Renate pia
ceva girare, girare in continuazione, senza meta, forse solo per
non pensare, o per restare fuori di casa. U nanim a inquieta,
come tante altre adolescenti che per, a differenza sua, non fini
vano sulla strada. Non aveva neppure un motorino, cos si era
ben presto abituata a fare lautostop. Trovare un passaggio, an
che a notte fonda, per spostarsi da un locale allaltro, non era

32
M arco B ergam o

poi cos difficile: ormai tutti la conoscevano, e si sarebbero sor


presi se per una sera non lavessero vista.
Qualcuno, a dire la verit, la guardava un po di sottecchi
quando la vedeva girare nei bar e nelle discoteche da sola, sem
pre da sola, avvicinando tutti e chiedendo una sigaretta, o una
Coca Cola. Ma non importunava, non insisteva. 1 gestori dei lo
cali non lavevano mai buttata fuori e anzi, al Gloria Renate
era praticamente di casa. Saliva in pedana e ballava da sola, per
ore. Chiss cosa pensavano gli altri... ma lei non li vedeva nep
pure. Era lontana, molto lontana.
Parlava da sola mentre ballava.
Non aveva amici, ma conosceva tutti.
E si fidava di tutti.
La vita di strada fatta cos.

Campodazzo, 21 marzo 1992, ore 6.40.


Michael Renzler ebbe un sussulto. Sgran gli occhi, poi pi
gi istintivamente il piede destro sul freno. Le ruote anteriori
del suo furgoncino slittarono sotto la ghiaia. Renzler tese le
mani sul volante per non finire con la testa contro il parabrezza.
Oh Cristo, ma questo qui morto!
Statale 12, in direzione del Brennero.
Venti minuti alle sette del mattino.
Un freddo cane.
Renzler, di professione piastrellista, guard atterrito nello
specchietto retrovisore prima di ingranare la retromarcia. Vide
di nuovo sul bordo della strada quel corpo avvolto in un liquido
mantello rosso sangue, si lasci alle spalle il piazzale e ritorn
sulla stradina laterale dalla quale proveniva per immettersi sulla
statale. Raggiunse la casa pi vicina, quella della fam iglia
Volgger, e buss con il cuore in gola.
Presto, chiamate un ambulanza, nel piazzale davanti alla
statale c un uomo morto.

33
Paolo C ag nan

Questa proprio non ci voleva!


Trattenne a stento unimprecazione il tenente colonnello dei
carabinieri Mario Basile, irriguardosamente buttato gi dal letto
poco dopo le sette.
Impieg poco a capire il significato della telefonata.
Impieg ancor meno a vestirsi, salutare frettolosamente la
moglie che non gli chiese neppure cosa fosse successo e rag
giungere Campodazzo su una Fiat Uno azzurra guidata da un
giovane appuntato in borghese.
Il corpo era l a pochi passi, avvolto in ununica, scura chiaz
za di sangue, poco lontano dai cespugli, riverso supino nel
piazzale a lato della statale. Non era un uomo, come pensava
Renzler, che non si era neppure avvicinato. No, quella era la sa
goma di una donna.
Di una piccola ribelle.

Una ferocia brutale, sentenzi il medico della croce bianca


fatto accorrere sul posto. Quella povera ragazza distesa a terra
era stata sgozzata. Il suo assassino aveva provato a strangolarla,
con una corda o qualcosa di simile. Poi le aveva tagliato la go
la, prima di massacrarla a coltellate. Si era accanito con una
cieca violenza sul suo corpo minuto. Quindici fendenti, tanti ne
cont il medico. Poliziotti e carabinieri dovettero distogliere lo
sguardo da quello spettacolo raccapricciante. La ragazza era di
stesa sul fianco sinistro, con le gambe leggermente inclinate.
Era completamente vestita, portava i jeans, una maglietta bian
ca e una felpa dello stesso colore, sopra una camicia. In testa
aveva ancora un fiocco rosso, con un grande fiore.
Poveretta.
Con s non aveva nulla. Non una borsa, un documento, una
lira. Niente di niente.
La prima coltellata le ha reciso la gola, spieg dopo aver
eseguito lautopsia il professor Giovanni Bonan dellistituto di
medicina legale delFuniversit di Padova. Poi, lassassino ha

34
M arco B ergam o

inferito sul corpo, probabilmente gi privo di vita. Quattordici


coltellate, tutte al torace e aHaddome. Sul collo erano evidenti
i segui di un tentativo di strangolamento con una fune, una corda
o qualcosa di simile. Renate, per una frazione di secondo, aveva
cercato di resistere allomicida, che aveva allora estratto il col
tello e laveva sgozzata. Infine, con la poveretta distesa a terra
ormai priva di vita, aveva compiuto il suo macabro rituale sadi
co. E lora del delitto? Larma utilizzata? La possibile dinamica?
Probabilmente stato utilizzato un coltello comune, forse da
cucina, ipotizz Bonan. Un coltello appuntito, con una lama
liscia e sottile. Sullora del delitto non mi sbilancio, almeno per
ora. Quanto alla dinamica, la ragazza dovrebbe essere stata ag
gredita di spalle, allimprovviso. Il colpo alla gola le stato vi
brato da sinistra verso destra, la morte stata quasi istantanea.
Nessuna possibilit di reazione, nessun tentativo di fuga.
Niente di niente. La ragazza col fiocco rosso non sospettava. Si
fidava. O forse era stata assalita da qualcuno che non aveva
neppure visto.
Gi, ma chi?

Polizia e carabinieri cercarono di organizzarsi. Per la ragazza


non cera pi nulla da fare, ma bisognava pur sempre identifi
carla. Non sarebbe stato facile, il colonnello e il capo della
squadra mobile lo intuirono subito. La vittima non aveva con s
documenti, il luogo era isolato. Non cerano testimoni e neppu
re il Ced, il Centro Elaborazione Dati della questura, segnalava
la scomparsa di una ragazza con le sue caratteristiche.
Forse veniva da fuori provincia, ipotizz qualcuno.
O forse era una prostituta, o una sbandata. Una senza casa,
insomma.
Le ricerche presero il via: chi abitava o lavorava da quelle
parti avrebbe potuto conoscerla. E uno spiraglio, in effetti, sem
br aprirsi. Un uomo disse che forse si trattava di una ragazza
di Chiusa, ma era una falsa segnalazione. Tutto da rifare.

35
Paolo C agnan

Due improvvisi squilli di telefono anticiparono di qualche


minuto la suoneria della sveglia piazzata sul comodino della ca
mera da letto di casa Ranzi.
Pronto, dottore? Buongiorno, sono il tenente colonnello. Mi
scusi se la disturbo, ma c un problema. Un bel guaio, a dire la
verit. Una ragazza massacrata a coltellate. Come la Rauch.
Lha trovata m ezzora fa un piastrellista a Campodazzo. Era
senza documenti, non sappiamo ancora chi sia. Noi siamo qui,
laspettiamo.
Clic.
Paul Ranzi, sostituto procuratore, era il magistrato di turno
anche quella settimana. Prima il sopralluogo, poi il nulla osta
per la rimozione della salma. E le indagini, che si preannuncia
vano molto difficili. Il pensiero corse subito allomicidio Ra
uch, e si fece tremendo sospetto, dubbio inquietante. S, poteva
no essere state uccise dalla stessa persona.
Oddio, ma allora il maniaco esisteva davvero...

Alle volte, nelle indagini ci vuole un po di fortuna. Bisogna


battere tutte le piste, anche le pi assurde. E sentire cento per
sone, nella speranza che ve ne sia almeno una che sappia qual
cosa.
Allidentificazione della ragazza con il fiocco rosso, la cui
unica colpa era stata probabilmente quella di chiedere un pas
saggio alla persona sbagliata, i carabinieri arrivarono per il
fiuto di un appuntato. La sera prima, mentre si trovava in perlu
strazione a bordo di una gazzella, aveva notato unAudi 80 fer
ma davanti alla discoteca Papillon di San Pietro Mezzomon
te, a met strada fra Chiusa e Bressanone, nel cuore della vai
d Isarco. Sulla macchina c erano due ragazzi e una giovane.
Niente di strano, allapparenza.
Lappuntato non sapeva bene perch, ma aveva preso il nu
mero di targa di quellauto. Chiss, forse pensava ad uno stu
pro, o magari ad una storia di droga. Quando sent via radio
dellomicidio di Campodazzo, l per l non colleg i due avve

36
M arco B ergam o

nimenti, ma poi ci ripens. Qualche ricerca, poi i due ragazzi


dellAudi vennero scovati.
Era ormai pomeriggio, dalla scoperta del cadavere erano pas
sate molte ore.
S, quella ragazza era con noi la scorsa notte, raccontarono
i due senza manifestare alcuna emozione.
Si chiama Renate Troger. Labbiamo trovata verso luna e
mezzo di notte alla discoteca Gloria di Valles. La conosceva
mo di vista, lei ha notato che stavamo uscendo e ci ha chiesto
un passaggio per tornare a casa. Ha detto che abitava a Millan.
Noi labbiamo fatta salire. Poi, lungo la strada, ci siamo fermati
a mangiare qualcosa alla paninoteca Kaktus, vicino al Papil
lon.
L, in effetti, li aveva visti lappuntato.
Poi labbiamo portata fin sotto casa. Erano le tre di notte, o
gi di l.

M aledizione.
Chiusa. La porta era chiusa.
Renate non aveva neppure le chiavi di casa. Mai avute. Suo
nava, e mamma Rosa le apriva. S, ma solo quando tornava, e
non che capitasse ogni sera.
La porta era chiusa.
Che fare?
Sono le tre di notte, pens. E fa freddo.
A casa, ormai, non sarebbe pi riuscita ad entrare. Ma c era
u n altra possibilit. R estava pur sem pre quella soffitta che
m am ma Rosa lasciava aperta, per consentirle di dorm ire l
quando tornava alle prime luci dellalba.
Anche la soffitta era chiusa a chiave.
Vaffanculo!

Il movente?
Non c era.

37
Paolo C agnan

Renate non era n una drogata, n una prostituta. S, ogni


tanto si bucava, ma sul corpo non era stato trovato alcun segno
di punture. Omicidio a sfondo sessuale? Tutto era possibile, ma
pareva piuttosto improbabile. La vittima era completamente ve
stita, e non erano stati trovati segni di violenza carnale. N trac
ce di una colluttazione. Nessuna rissa, niente percosse.
Gi, e allora?
Forse una spiegazione cera. Ed era la pi tremenda, quella a
cui tutti pensavano, ma che nessuno aveva avuto il coraggio di
dire. Quella che i quotidiani del giorno dopo fecero scivolare
fra le righe, e che il magistrato, molto diplomaticamente, non
conferm n sment.
Lipotesi di un maniaco.
Forse, lo stesso che aveva ucciso Renate Rauch.
Il mostro.

Assassino consegnati, tuon don Haspinger ai funerali di


Renate il 26 marzo, cinque giorni dopo il ritrovamento del cor
po orrendamente seviziato. Nel piccolo cimitero di Millan, col
volto distrutto dal dolore, cerano mamma Rosa e i fratelli.
Molti temevano che, prima o poi, qualcosa di tremendo sa
rebbe accaduto. La piccola ribelle sembrava fatta apposta per
andare a caccia di guai.
E le indagini erano ad un punto morto.
Ad una settimana dal delitto, non cera uno straccio di pista
sulla quale lavorare.
Un elemento che avrebbe potuto rivelarsi importante, se non
addirittura decisivo, lanci gli inquirenti verso una pista che non
diede alcun risultato. In una tasca dei blue jeans di Renate venne
trovata una piastrellina di ceramica rossa. Era quadrata, misura
va un centimetro di lato per quattro millimetri di spessore.
Cosa diavolo poteva essere?
Un rivestimento, ma di che tipo?

38
M arco B ergam o

Quel minuscolo e misterioso oggetto non venne mai identifi


cato. Si pens che potesse provenire dal bagno di una discote
ca, o di uno dei tanti locali pubblici che Renate frequentava.
Furono disposti controlli a tappeto, ma non serv a nulla. Lo
scoramento prese ancora una volta il sopravvento, e cos anche
il pi tenace degli investigatori si convinse che quel piccolo og
getto non avrebbe mai e poi mai fornito lindizio risolutore.
I carabinieri interrogarono decine di persone. Molti conosce
vano Renate, ma solo di vista. Tutte amicizie occasionali. Non
aveva amici, ma solo tanti compagni della notte, che cambiava
no ogni sera e che condividevano con lei una Coca Cola, un
ballo al Gloria o un breve tratto di strada in macchina.
No, nessuno sapeva cosa fosse realmente accaduto. Quella
ragazza faceva una vita sregolata, d accordo, ma non aveva mai
fatto del male a nessuno. Il fatto che non avesse documenti n
soldi non doveva stupire nessuno. Chiss dovera finita la sua
carta d identit, se mai laveva avuta. Quanto ai soldi, era gi
tanto se riusciva a racimolarne a sufficienza per farsi un panino
e una bibita. Quando le andava proprio bene, poteva concedersi
il lusso di prendere il pullman o il treno locale per andare a
Bolzano, e poi tornare a Bressanone.
Tassisti, camionisti, panettieri, baristi, commercianti ambu
lanti, gestori e frequentatori dei locali della zona: vennero sen
titi tutti, come possibili testimoni. I carabinieri si procurarono
persino gli elenchi dei pendolari che lavoravano come operai
nelle fabbriche della zona industriale di Bolzano, e che si alza
vano allalba per andare al lavoro transitando obbligatoriamen
te lungo la statale del Brennero. Vennero tutti interrogati, ma
non furono in grado di rilanciare le indagini.
Una nuova pista giunse invece da Bolzano, inaspettatamente:
un ragazzo rivel alla polizia di avere visto la Troger a Bolzano
poche ore prima del delitto.
Erano le cinque e mezzo del mattino di quel 21 marzo. Rena
te girava per Piazza Verdi, poco lontano da Dodiciville. Non
batteva, cercava semplicemente un passaggio. M agari, dopo

39
Paolo C ag nan

avere trovato chiusa la porta di casa, era riuscita in qualche


modo a raggiungere il capoluogo, ed ora stava cercando un al
tro automobilista che la riportasse indietro.
La presenza di Renate in citt nelle ore immediatamente pre
cedenti la sua uccisione era un elemento importante. Linquie
tudine di chi lavorava al caso aument. Sembravano distanti e
scollegati, i delitti Rauch e Troger. Invece, anche lomicidio di
Campodazzo riportava in qualche modo al rione della perdi
zione dove si muoveva Renate Rauch. Forse, la ragazza col
fiocco rosso era stata caricata in macchina da uno sconosciuto
proprio a poche centinaia di metri dal piazzale dove due mesi
prima era stata ritrovata la Rauch.
Lipotesi del mostro divenne sempre pi credibile.
I delitti Rauch e Ropele non andavano messi in relazione: la
prostituta di Trento era stata uccisa da una mano diversa. Ma le
analogie fra lomicidio di Renate Rauch e quello di Renate Tro
ger esistevano, eccome. I giornali fecero ipotesi su ipotesi, una
al giorno.
II ragazzo che disse di avere visto Renate poche ore prima
della sua morte si era presentato spontaneamente in questura.
Lavorava per una ditta incaricata della distribuzione dei giorna
li. Aveva visto in tiv la foto della ragazza e laveva riconosciu
ta senza ombra di dubbio. Anche se ancora non lo sapeva, era
stato il penultimo a vedere Renate Troger prima che venisse uc
cisa. Lultimo, ovviamente, era stato lassassino.
Saranno state le cinque e mezzo del mattino del 21 marzo,
raccont, ed io ero fermo fra piazza Verdi e ponte Loreto, da
vanti alledicola. Stavo scaricando i pacchi dei giornali dal pul
mino, quando lho vista. Anzi, stata lei a vedermi per prima.
Era ferma davanti al distributore. E venuta da me, per scroccare
una sigaretta. Glielho data. Poi mi ha chiesto un passaggio.
Voleva tornare a casa, dalle parti di Bressanone. Ma io le ho ri
sposto che non potevo, dovevo completare le consegne ed ero
diretto da unaltra parte. Lei allora se ne andata in direzione
di piazza Verdi. Quando mi sono voltato, lho vista vicino ad

40
M arco B ergam o

una macchina ferma, ma non ci ho fatto molto caso. Tutto qui.


La squadra mobile cerc di saperne di pi.
Si sforzi, cerchi di ricordare, importante...
Il ragazzo forn qualche altro particolare. La macchina, ad
esempio. Poteva essere una Renault, anche se non ne era sicuro.
Credeva anche di avere visto che era targata Bolzano. Se ne ri
cordava perch era una targa del vecchio tipo, con la sigla BZ
di colore arancione su sfondo nero. Non se ne vedevano pi
molte, in giro. Disse anche che gli era sembrato di aver visto
una luce rossa sul cruscotto, ma anche di questo non era certo.
Soprattutto, non era in grado di dire se la ragazza fosse salita
su quella macchina, o se si fosse allontanata a piedi. La Mobile
si mise al lavoro. La luce rossa poteva essere la spia di un freno
a mano tirato, o magari la luce ad intermittenza di un antifurto.
Quanto alla targa con la sigla di colore arancione, valeva la
pena di fare qualche accertamento, perch poteva trattarsi di un
elemento importante. In realt, come si accert da un controllo
al terminale della Motorizzazione civile, con una targa del ge
nere erano state immatricolate 170.000 autovetture. E per di pi
il testimone non aveva fornito alcuna indicazione sulle cifre.
Bisognava cercare tutte le Renault con la vecchia targa. Un la
voro mastodontico, ma gli investigatori non si persero danimo.
Dopo m olte ore di snervante lavoro al computer, trovarono
quello che cercavano: alcune centinaia di Renault con quella
caratteristica. I proprietari vennero rintracciati e interrogati co
me persone informate sui fatti. Nessuno, per, era passato per
piazza Verdi quella mattina.
Nessuno aveva visto Renate.

I giornali locali misero in evidenza le analogie fra gli omicidi


Rauch e Troger.
Erano davvero molte. La giovane et e le caratteristiche fisi
che delle vittime: esili, graziose, brune; i tipi di vita che faceva
no: entrambe in rotta con la famiglia, trascorrevano le notti per
strada e salivano spesso sulle automobili di sconosciuti; la man

41
Paolo C agnan

canza di un plausibile movente; Tanna usata: un coltello, che


non era stato trovato; la dinamica degli omicidi: le vittime era
no state assalite di schiena, in modo da non potersi difendere,
con un primo fendente alla gola e un gran numero di colpi suc
cessivi; i luoghi in cui i corpi erano stati trovati: due spiazzi in
cui si appartavano di solito le coppiette; la vicinanza di quegli
spiazzi a strade trafficate, che aveva permesso di scoprire i de
litti poco tempo dopo, come se lassassino non si fosse preoc
cupato del rischio di essere colto sul fatto; lincertezza sul fatto
che i delitti fossero effettivamente avvenuti nei luoghi dove
giacevano i cadaveri: scarso infatti era il sangue rinvenuto; la
bilit dellomicida nel far perdere le proprie tracce, nonostante
il poco tempo avuto per allontanarci; infine, il nome delle due
vittime: Renate.
Dunque, la Rauch e la Troger avevano lo stesso nome di bat
tesimo. Una coincidenza? Spinti dallangoscia di dover spezzare
in due un capello per venire a capo di unindagine senza sboc
chi e confortati indirettamente dai manuali di criminologia che
sostenevano la ripetitivit delle scelte e delle mosse dei serial
killer, i carabinieri decisero di verificare anche quel particolare.
Si procurarono gli elenchi degli uomini che negli ultimi tem
pi si erano separati legalmente dalle loro mogli, o che magari
avevano gi ottenuto il d'vorzio. Controllarono se ve ne fosse
uno o pi che avesse una moglie di nome Renate. Poteva essere
una traccia. Poi, sapendo quanto un forte complesso edipico po
tesse rappresentare lelemento scatenante della follia omicida,
cercarono non solo le mogli, ma anche le madri che si chiama
vano Renate. Partir; o dai separati e dai divorziati per arrivare
ai maniaci sessuali schedati.
Non trovarono milla dinteressante.
Al capitano Valentini sembr che persino il computer colle
gato con lanagrafe centrale scrollasse il capo con evidente di
sappunto.

42
M arco B ergam o

Le analogie non erano poche. Alcune forse del tutto casuali,


altre decisamente pi sospette. E comunque, sotto il profilo del
la criminalit, la provincia di Bolzano era notoriamente una
delle pi tranquille dItalia, terrorismo a parte. I delitti non era
no certo frequenti, quelli attribuibili ad un maniaco ancor me
no. Davvero difficile pensare ad una serie di incredibili coinci
denze. Del resto, anche ricollegare i due omicidi alla stessa
matrice non giov agli inquirenti, visto che sulla morte di Re
nate Rauch, avvenuta ormai da tre mesi, le indagini si erano di
fatto arenate, n sintravvedevano nuovi impulsi alle indagini.
E che dire del maniaco, del mostro?
Circolavano tante voci.
Voci strane, malevole e maldicenti, spesso incredibili, quasi
sempre molto fantasiose.
Scrisse un giornale locale:
Gli investigatori, nellambito delle indagini sul delitto della
giovane Renate Troger, stanno esaminando una segnalazione
giunta ai carabinieri di Collalbo, sul Renon. Sembra infatti che
una signora residente sullaltopiano sia rim asta vittim a, tre
giorni fa, di unavventura piuttosto inquietante e misteriosa.
Scendendo verso Bolzano al volante della propria auto, infatti,
la donna avrebbe incontrato unanziana che, sul ciglio della
strada, faceva autostop. Dopo essersi fermata, aveva spalancato
la porta anteriore, invitando lautostoppista a salire. Lanziana
ospite, per, aveva chiesto di poter salire dietro, ma proprio a
quel punto la donna al volante dellauto si era accorta di un par
ticolare che le aveva fatto accapponare la pelle. Le mani di
quella vecchina, infatti, erano robuste e pelose. Mani e polsi da
uomo, insomma. Spaventata, la donna aveva bruscamente acce
lerato, quasi travolgendo lanziana che stata salendo. Limprov
visa mossa aveva sorpreso lautostoppista, che era riuscita ad
evitare di essere travolta, abbandonando per sul sedile la pro
pria borsetta. In quella borsetta, a quanto sembra, la donna
avrebbe poi trovato un coltello e una corda bianca.

43
P aolo C agnan

Sembrava una storiella inventata di sana pianta. Ma il mondo


dei balordi, della prostituzione, della devianza era fatto anche
di storie come questa. Come se non bastasse, poi, qualcuno
aveva lanciato nuovi, pesantissimi sospetti. A Sanremo, poche
settimane prima, erano state uccise due prostitute.
Wanda Rovatti, 47 anni, aveva visto il suo ultimo cliente il
14 febbraio, prima che questi la massacrasse. Due giorni dopo
la stessa, tragica sorte era toccata ad Annie Desitter, 49 anni.
Uccise dalla stessa mano, ottanta coltellate in due. Assalite sen
za poter sospettare nulla, tramortite e poi giustiziate. Due vitti
me, due case a soqquadro e due album di fotografie dai quali
erano sparite alcune istantanee. La caccia al mostro si era subi
to scatenata, i giudici liguri erano al lavoro. Si poteva astratta-
mente ipotizzare un collegamento tra Sanremo e Bolzano?
Le indagini, inizialmente parallele o quasi, sincrociarono su
un punto ben preciso. La traccia era quella di un camionista di
Brunico che aveva rapporti di lavoro anche con alcune ditte li
guri. Un autotrasportatore che si trovava spesso dalle parti di
Sanremo. Uno a cui piacevano le donne, un cliente delle luccio
le conosciuto anche dalle prostitute bolzanine di Dodiciville.
Luomo, per, riusc a dimostrare la propria estraneit. Per i
delitti di Bolzano aveva un solido alibi, per quelli di Sanremo
anche i residui sospetti su di lui svanirono poche settimane pi
tardi, dopo una brusca impennata.
Il 22 marzo, ad Arma di Taggia venne uccisa una domestica
di 37 anni, Giuliana Beghello, colpita con una mazza da base
ball o qualcosa di simile. Ancora il mostro di Sanremo? Anche
dallappartamento della donna - il cadavere era stato scoperto
dalla figlia quindicenne - erano sparite alcune fotografie, ma
non sembravano esservi altri punti di contatto con gli altri due
omicidi.
Il giorno dopo il delitto, un uomo si suicid iniettandosi nelle
vene quattro dosi deroina.
Si chiamava Paolo Savini, aveva trentanove anni, era sposato
e padre di una graziosa bimba di due anni. Alle spalle, tanti la

44
M arco B ergamo

voretti e un passato d estremista di sinistra. Paolone, robusto


e alto un metro e novanta, faceva contemporanemente il custo
de e il becchino del cimitero di Sanremo. Accanto al suo cada
vere, i carabinieri trovarono un biglietto destinato ai familiari:
So che non mi capirete, ma spero che mi perdonerete.
Nella sua macchina, una Fiat Uno, venne rinvenuta una maz
za sporca di sangue. Da un armadio salt fuori laccappatoio di
Annie Desitter, mentre a casa di Wanda Rovatti commise il du
plice errore di lasciare gli occhiali da sole e un pacchetto delle
sue sigarette preferite. Quanto allomicidio di Giuliana Beghel-
lo, era stato compiuto dalla figlia quindicenne e dal suo fidanza
to, un giostralo piemontese di 24 anni. Lavevano ripetutamente
colpita al capo con un martello, staccandole quasi la testa, e tut
to perch la donna non vedeva di buon occhio la loro relazione.
Avevano anche sperato - anzi, ne erano certi - che la psicosi
del mostro avrebbe allontanato da loro ogni sospetto.
Dai laboratori di Pavia, dove venne eseguito l esam e del
Dna, arriv lultima certezza: Paolo Savini, il becchino di San
remo, aveva ucciso le due prostitute e si era suicidato dopo aver
appreso del delitto di Arma di Taggia: il mostro era lui, ma
qualcuno aveva pensato di sfruttare la sua firma. Sino a spin
gerlo al suicidio, non per gli orrendi crimini commessi, ma per
quelli che gli sarebbero stati ingiustamente attribuiti.

45
,

.
4
Un mezzo uomo
Marika, una frase di troppo - Questa volta lo prendiamo - Trap
pola a colazione

M i ha preso in giro, ha detto che ero un m ezzo uomo.


Per questo l ho uccisa. M a non ricordo pi nulla

Bolzano, 6 agosto 1992, ore 0.30.


Presto, chiami unambulanza! Hanno investito una donna.
l, sul ciglio della strada del Colle, al secondo tornante. Faccia
presto, maledizione!
Floriano Gander, sorpreso e un po stordito, afferr la cornet
ta del telefono e premette per cinque volte consecutive lindice
della mano destra sul quattro.
Mezzanotte e mezzo.
Si era coricato poco prima, il custode della stazione a valle
della funivia che dal quartiere dei Piani porta al Colle, classica
meta per una gita nel fine settimana. Nel buio piazzale che cir
conda la sua casetta, drogati e prostitute fanno ormai parte del
paesaggio.
La croce bianca arriv in pochi minuti. Ad una cinquantina
di metri a monte del secondo tornante, sul ciglio della strada a
pochi passi del guardrail, c era il corpo di una ragazza, in una
pozza di sangue. Addosso aveva soltanto una maglietta bianca,
una cintura nera in vita e una scarpa al piede destro.
Era stata massacrata a coltellate.

47
Paolo C agnan

II corpo della donna - scriver il capopattuglia della Volante


nella sua relazione - presentava evidenti ferite da arma da ta
glio sparse tra gli arti superiori e in misura minore sugli arti in
feriori; profonde ferite venivano notate sulla parte destra del
collo e sulla parte superiori in cartilagine dellorecchio destro.
La stessa, orrenda fine di Renate Rauch e di Renate Troger.
Forse, anche la stessa firma.
Accanto al cadavere, una felpa bianca imbrattata di sangue,
un braccialetto d oro, un fermacapelli di plastica arancione e la
borsa di tela della donna. Al suo interno un astuccio portatruc-
chi, le sigarette, i fazzoletti di carta e un tubetto di pomata; na
scosta nella tasca laterale interna, una siringa da insulina, un
cucchiaino e un accendino. Nessun documento.
La vittima venne identificata quasi subito: si chiamava Mari-
ka Zorzi, aveva 19 anni ed abitava a Laives, alla periferia del
capoluogo.
Larma del delitto era scomparsa.

Mezzanotte e venti.
Una calda notte destate, illuminata da tante stelle che pro
mettevano bel tempo anche per lindomani. Notte stellata, di
sogni e di promesse.
Ma non per tutti.
Sonia Mauroner salut Gander, sal in macchina e imbocc
la strada del Colle per tornare a casa. Non vide nulla.
Pochi minuti pi tardi pass unaltra auto. A bordo, un uomo
e una donna incinta. Videro entrambi una sagoma, riversa sul
ciglio della strada, e pensarono che si trattasse di un pedone in
vestito da unauto pirata. Scesero a valle per chiamare aiuto,
bussarono alla porta di Floriano Gander. Poi, fu tutto un via vai
di ambulanze, carabinieri e poliziotti.
Marika era stata uccisa da poco, il corpo era ancora caldo. La
posizione della salma e la quantit di sangue trovato sullasfal
to, posto in relazione al numero e alla profondit delle coltellate

48
M arco Bergam o

presumibilmente inferte, consentirono agli investigatori di trar


re una prima conclusione: lomicida aveva compiuto altrove il
delitto, era salito sulla strada del Colle sperando di non essere
notato e aveva scaricato il corpo della donna dalla sua macchi
na, sulla strada. Non aveva incrociato nessuno, aveva avuto
davvero tanta fortuna. Il delitto era avvenuto poco dopo la mez
zanotte, proprio quando in questura la pattuglia notturna della
polizia dava il cambio a quella serale, smontante.

Il linguaggio freddo e burocratico tipico dei verbali dinter


rogatorio rese ancora pi agghiacciante il racconto.
Dichiar Marco:
Dopo aver cenato a casa, da solo, in quanto i miei genitori
che con me convivono, si trovavano a trascorrere un periodo di
ferie allisola Verde in localit Chioggia, sono uscito di casa
prendendo la mia autovettura per fare un giro. Sono uscito in
torno alle ore 22. Mi sono dapprima recato a Merano, in mac
china, e poi sono tornato a Bolzano facendo qualche altro giro
in macchina. Intorno alle ore 24 ho fatto salire, nella zona della
concessionaria Renault di via Renon in Bolzano, una prostituta
di nome Marika Zorzi. Faccio presente che non conoscevo pri
ma il nome della ragazza, ma lho appreso quando, poi, ho vi
sto i suoi documenti. Dopo aver fatto salire la ragazza in mac
china, mi sono recato insiem e a lei nella zona dei M ercati
Generali (deposito Opel) in quanto avevo pattuito con la ragaz
za di avere con lei un rapporto sessuale per limporto di lire 50
mila, che le ho fornito anticipatamente. Mi sono recato nella
zona da me indicata in quanto stata la prostituta a portarmi in
quel posto, dicendomi che era una zona tranquilla.

Una ferocia brutale. Ventisei coltellate.


E una fine orrenda.
La morte sopravvenne per dissanguamento progressivo inter
no, dopo m ezzora di agonia. M arika era morta dopo una furi

49
P a o l .o C agnan

bonda lotta con il suo assassino. Aveva tentato sino allultimo


di resistergli, con tutte le sue forze, ma alla fine lui aveva avuto
la meglio.
Il dottor Edoardo Egarter, autore dellautopsia, non ebbe
dubbi: al momento di essere gettata fuori dallauto, sulla strada
del Colle, Marika era ancora viva, anche se agonizzante.
Ho riscontrato ventisei ferite da taglio su tutto il corpo. Sei
colpi sono stati portati al tronco, al capo e al collo. Gli altri so
no colpi da difesa, che hanno raggiunto le braccia e il dorso
delle mani della vittima. Ci significa evidentemente che fra
lomicida e la ragazza c stata una violenta colluttazione, che
si protratta per alcuni minuti. Le coltellate sono state inferte
con diversa violenza. Quella pi profonda, di diciotto centime
tri, ha sfiorato un polmone.

Marco continu a dettare la sua confessione.


Giunti sul posto abbiamo dapprima parlato un po del pi e
del meno e, quindi, io mi sono spogliato per consumare con lei
il rapporto che avevamo pattuito. Le ho fatto presente il proble
ma che avevo e, cio, che nel mese di giugno di questanno mi
era stato asportato un testicolo per un seminoma e che, quindi,
avevo un solo testicolo. La ragazza non appena ha visto ci, ha
iniziato a prendermi in giro dicendomi che non le era mai capi
tata una situazione simile e che io ero un mezzo uomo. Io allora
le ho detto di smetterla, perch ognuno ha i suoi problemi e di
sgrazie del genere possono capitare a tutti. La ragazza, per,
non ha smesso di sfottermi. Per essere preciso, ha addirittura
rincarato la dose, iniziando ad insultarmi e dandomi anche del
figlio di puttana. Io allora lho mandata a quel paese ed allora la
donna si arrabbiata ancora di pi e mi saltata addosso.
Io ho cercato in un primo tempo di tenere ferme le mani,
ma poi visto che la ragazza continuava non ci ho pi visto o,
anzi, meglio, mi esplosa fuori una rabbia interiore ed ho pre
so, da dietro il mio posto macchina, un coltello che era messo
sul tappetino posteriore ed ho iniziato a colpirla con il coltello.

50
M arco B ergam o

Questo coltello me lo ero portato in macchina quella sera stessa


e non quello che ogni tanto porto con me, e cio un coltello a
serramanico che mio padre mi ha portato via per utilizzarlo in
vacanza per tagliare i panini sulla spiaggia. Voglio far presente
che a partire dal momento in cui ho preso il coltello in mano,
non ho pi ricordi precisi, ricordo soltanto di averla colpita una
prima volta in una parte del corpo che non so specificare e, poi,
non ricordo pi quante volte ancora lho colpita con il coltello.

Marika batteva perch aveva bisogno di se Idi. Si drogava, e


leroina costa cara. Non era uneccezione, tuttaltro. Molte, nel
la zona di Dodiciville, si prostituivano come lei, saltuariamente,
quando dovevano procurarsi centomila lire per il quartino.
Vi prego, non scrivete che M arika era una prostituta, sup
plic il padre Fioravante rivolgendosi in lacrim e ai cronisti.
Perch una falsit. Non lo era. Attraversava un periodo diffi
cile, d accordo. Ma non sarebbe mai salita in macchina con uno
sconosciuto. Mai.
La verit, per quanto difficile da accettare, era unaltra. Ave
va avuto clienti d ogni genere, Marika, e ne aveva certo viste di
tutti i colori. M a quando M arco le aveva parlato di quel suo
problemino, si era messa a ridere.
Questa bella, aveva pensato tra s e s. E non lo aveva solo
pensato. Glielo aveva detto. Non sapendo che sotto il sedile
cera un coltello, pronto per un nuovo bagno di sangue.

Alle volte, il confine fra vita e morte molto sottile.


Una lucciola, collega di Marika, scosse la testa.
Forse potevamo salvarla. Io lho sentita urlare, ma non sono
riuscita a individuare il luogo dal quale provenivano le grida.
Sono corsa dalle altre ragazze per avvisarle, ma quando sono
tornata ho trovato la polizia. Marika era gi stata uccisa, il cor
po era stato trovato pochi minuti prima. Sono certa che lomici
dio avvenuto in via Macello, nei pressi del garage Mille Mi

51
Paolo C agnan

glia. Ci appartiamo spesso in quella stradina, buia e isolata.


un posto tranquillo. Io sono arrivata l sullauto di un cliente.
Dopo un po abbiamo sentito urlare. Una voce di donna. Sulle
prime ho pensato a una lite. Poi, per, mi sono insospettita.
Quelle grida erano troppo acute. Stava accadendo qualcosa, ne
ero certa. Allora ho convinto il cliente a fare un giro in macchi
na, per dare unocchiata intorno. Ma le urla sono cessate, e poi
non abbiamo trovato nessuna auto. Il cliente si spazientito, e
ha deciso di lasciare perdere. Mi ha scaricato, io allora sono
corsa in via Renon per avvisare le altre, ma quando sono torna
ta era troppo tardi.
Quella testimonianza, comunque, si rivel molto utile. La
stradina venne battuta palmo a palmo. Sullasfalto, ben visibili,
i segni di una fresca sgommata. E un paravento di plastica,
poco distante. Per la precisione, il deflettore frangivento ante
riore destro. Forse lo aveva perso lassassino nella fuga. Forse
era solo un abbaglio. Ma avrebbe anche potuto costituire la
chiave di volta per scovare lomicida.
Guido Rispoli, il magistrato di turno, non perse tempo. Chia
m il capo della squadra mobile, Alexander Zelger, fresco di
nomina, e gli disse di radunare tutte le volanti sul posto. Porta
te in questura le prostitute e interrogatele. Vediamo se ci posso
no aiutare. Alcune protestarono, altre acconsentirono senza la
mentarsi. Le loro indicazioni, per, risultarono subito piuttosto
confuse, e soprattutto discordanti. Una lucciola giur di aver vi
sto Marika salire a bordo di una Volkswagen Golf grigia, guida
ta da un tizio biondo e piuttosto corpulento.
Nel frattempo, la coppia che aveva lanciato lallarme aveva
raccontato a polizia e carabinieri un dettaglio tuttaltro che se
condario: scendendo verso Bolzano, prima d imbattersi nel ca
davere, aveva incrociato una A l 12 bianca che stava salendo. I
coniugi non furono per in grado di ricordare chi si trovasse alla
guida, n se vi fossero anche dei passeggeri. Sulle prime, tutti
pensarono allauto dell5omicida. Dopo tutto, i tempi combacia
vano. Gazzelle e volanti batterono la zona per unora. Vennero

52
M arco B ergam o

scovate un paio di A l 12 bianche, ma avevano entrambe il mo


tore freddo. Poi, cinque minuti prima delle due di notte, lauto
fu rintracciata. Era parcheggiata nei pressi di un maso a Cam
piglio, poco distante dalla strada dove era stata trovata Marika.
Bastarono pochi minuti, per, per capire che al volante di
quella macchina non si era messo lomicida, ma una preziosis
sima testimone. Barbara Staffler - proprietaria dellauto - e sua
sorella gemella Anna avevano una cosa molto importante da ri
ferire. S, vero. Avevano incrociato lauto con i coniugi. Ave
vano anche visto il cadavere riverso sul ciglio della strada, e si
erano fermate alla prima casa per telefonare alla croce bianca,
circostanza che venne poi riscontrata. Ma quella non era lunica
macchina che avevano visto. Ce n era anche unaltra. Una Seat
Ibiza di colore rosso. Erano anche riuscite a intravvedeme la
targa. Cominciava per BZ4, di questo erano entrambe certe.
La seconda cifra, molto probabilmente, era un 6.
E ancora non era finita.
Abbiamo anche visto chi guidava quellauto. Era un uomo
dellapparente et di venticinque o trentanni, con capelli bion
di o castano chiari, con i baffi e la carnagione chiara.
No, questa volta lassassino non poteva scappare.
Il deflettore trovato lungo la stradina dove il delitto era stato
consumato risult perfettamente applicabile ad una Seat Ibiza.
Tutto sembrava quadrare. Polizia e carabinieri avevano in
mano una precisa descrizione del presunto omicida, del tipo di
macchina, e persino due cifre della targa.
Posti di blocco ovunque. Lassassino avrebbe cercato di
scappare, di uscire dalla citt. M a non ci sarebbe riuscito. Non
questa volta.
M itra spianati allimbocco della valle Sarentina, allaltezza
della zona industriale, lungo la statale del Brennero nei pressi
della galleria del Virgolo, ai caselli autostradali di Bolzano nord
e Bolzano sud, e sulla stradina che taglia per Laives dopo avere
superato linceneritore. Vennero anche create due pattuglie
jolly, una dei carabinieri e laltra della polizia. Giravano per

53
Paolo C a g n a n

la citt a casaccio, senza seguire un itinerario prefissato.


Sperare d incappare nellassassino, per, non bastava. Oc
correva mettersi al terminale, richiedere il collegamento con la
banca dati della Motorizzazione civile e il Pubblico registro au
tomobilistico, riuscire a scoprire chi era il proprietario di quella
maledetta Seat Ibiza targata Bolzano, con un quattro e un sei.
Ma intanto il tempo passava.
Chiss dov lassassino...

Un black out. Marco ebbe un black out.


Non ho ricordi precisi. So di essere andato lungo la strada
del Colle, so anche che successivamente sono andato nella zona
del depuratore. Non ricordo nulla di quello che ho fatto da
quando sono andato sulla strada del Colle a quando mi sono di
retto verso il depuratore. So per che quando sono sceso dalla
macchina sono andato a sedermi, o meglio ad appoggiarmi al
muretto che delimita il greto del fiume Isarco. Sono rimasto l
un po di tempo, non so quanto di preciso. Dopo essermi cal
mato, sono risalito in macchina e sono andato a casa mia, in via
Visitazione. Ho parcheggiato la macchina nel cortile interno e,
quindi, ho tirato su dal tappetino anteriore tutta la roba che era
per terra, e cio il supporto del bloc notes che porto in macchi
na, lo specchietto retrovisore, il coltello ed un pezzo dellanten
na interna dellautoradio che si era spezzata.
Poi sono salito in casa e ho rimesso il coltello nellarmadio
senza ripulirlo. Sono andato in bagno e mi sono completamente
spogliato, lasciando addosso soltanto le mutande. Mi sono lava
to, sciacquandomi tutto il corpo. Ho lasciato i pantaloni in casa,
perch erano un po macchiati di sangue, e ho invece preso la
camicia a mezze maniche azzurra a righe bianche, che era mol
to macchiata di sangue, riponendola in un sacchetto che ho poi
portato con me. Faccio presente che sono rimasto a casa alcune
ore e che sono uscito, con quel sacchetto, verso le cinque e
mezzo del mattino.

54
M arco B ergam o

Per il periodo che sono rimasto a casa ero molto agitato e


non sono riuscito a riposare. Dopo essere uscito sono salito in
macchina e mi sono recato al piazzale del campo sportivo di
Maso Ronco (Monticolo), perch ho pensato che si trattava di
una zona non frequentata, e quindi tranquilla. Nel piazzale ho
interamente smontato il sedile anteriore destro, dove si era se
duta la ragazza, e che era impregnato di sangue, e lho riposto
nel baule posteriore dove gi cera il sacchetto contenente la
camicia. Volevo buttare via tutto da qualche parte, anche se non
sapevo bene dove.

Venti minuti alle sette. Gli agenti e i militari erano ancora


tutti l, ai loro posti. Le stelle avevano promesso unaltra gior
nata d afa insopportabile, lalba era arrivata prima del solito ma
nessuno se ne era accorto.
Ogni tanto la radio lanciava i suoi messaggi gracchianti. Una
pattuglia aveva fermato dallaltra parte della citt una persona
sospetta. Per no, non c entrava. Un altro buco nellacqua. Lau
to non era una Seat Ibiza rossa, e per di pi lalibi delluomo
era stato rapidamente verificato.
Via Volta, fra la zona industriale di Bolzano e il popoloso
quartiere di Oltrisarco, dove abitavano i vecchi presi di peso
dalle regioni d origine e fatti em igrare dal fascism o in Alto
Adige, per favorire litalianizzazione di quella terra da sempre
tedesca.
Poco distante cera il cimitero. Dallaltra parte, le sagome in
confondibili dei grigi muri della zona industriale, e in fondo il
casello autostradale.
La salvezza.
Pochi minuti alle sette.
Gli agenti della pattuglia jolly della Volante decisero di an
dare a fare colazione.
Erano stanchi e smontanti, come si diceva in gergc. Il loro
turno, oramai, era finito.

55
P aolo C agnan

Questione di attimi.
Dal sottopassaggio sbuc una macchina. Era proprio una
Seat Ibiza, ed era rossa, come quella della segnalazione. Ma
c era dellaltro. La targa era BZ 446047. Poteva corrispondere.
Ed aveva il parabrezza sfondato.
Oh cazzo, forse ci siamo!
Lauto venne fermata. Al volante cera un giovane con i baf
fi. Indossava una polo azzurrina e un paio di calzoncini corti di
color m arrone. Non fece una piega quando vide gli agenti.
Eppure la sua fine era ormai vicina, e lui doveva saperlo perfet
tamente.
Buon giorno. Patente e libretto, per cortesia.
Dal sedile anteriore destro mancavano sia limbottitura, sia
la tappezzeria originale. E vicino alla portiera erano ben visibili
delle macchie, forse di sangue.
Pu mostrarmi il bagagliaio? Grazie...
AHinterno cerano le prove inoppugnabili: gli abiti ancora
imbrattati di sangue, il sedile anteriore destro, i documenti di
Marika incollati al rivestimento interno del baule con lo scotch
da pacchi.
Marco si sent perduto.

Dopo essere stato a Monticolo, sono risalito in macchina e


mi sono diretto verso via Volta, in quanto volevo prendere la
statale che porta da Bolzano a Trento, poich oggi, alle ore 8 e
30, dovevo recarmi allospedale Santa Chiara di Trento per sot
topormi ad una cura a base di radiazioni. Una volta giunto, pe
r, allaltezza del sottopassaggio di via Volta, sono stato ferma
to da una pattuglia della polizia e, quindi, successivam ente
condotto presso gli uffici della questura.

Alla confessione di Marco avevano assistito il sostituto pro


curatore Guido Rispoli, il capo della squadra mobile Alexander
Zelger, il viceispettore Ugo Lazzara e il sovrintendente Antonio

56
M arco B ergamo

De Gennaro, lavvocato d ufficio Alessio Cuccurullo e, ovvia


mente, lagente verbalizzante. Zelger rilesse attentamente il suo
rapporto prima di firmarlo a pi di pagina.
Fortemente indiziato del delitto il conducente dellautovettu
ra, identificato per Bergamo Marco, veniva accompagnato in
questi uffici dove, in presenza del dottor Guido Rispoli e del di
fensore designato d ufficio avvocato Alessio Cuccurullo, am
metteva le proprie responsabilit in ordine allomicidio perpetra
to in danno della Zorzi Marika, rendendone ampia confessione a
seguito della quale il magistrato emetteva nei suoi confronti il
provvedimento di fermo di polizia giudiziaria.
Non riport, il capo della squadra mobile, la risposta che
Marco diede al giudice quando questi, a interrogatorio ormai
concluso, gli chiese se davvero non avesse com m esso altre
sciocchezze.
Sono sicuro al novantanove per cento, disse.
Tutti si meravigliarono di quellambigua risposta.

Sei agosto 1992.


La vita di Marika si era spezzata. Anche quella di Marco.
E proprio nel giorno del suo compleanno. Il ventiseiesimo,
per la precisione.
Forse aveva voluto farsi un regalo, per festeggiare a suo modo.
Marika.

57
5

li mostro in vetrina
Quel timido esibizionista - La macchina, i coltelli, le fotografie -
Mio figlio? Un bravo ragazzo - La sfida

Sei agosto 1992, ore 11.30.


Telecamere, macchine fotografiche e taccuini. Una grande
ressa, neHatrio delledificio centrale della questura. Erano tutti
l, ad attendere lui.
Il mostro.
Non aveva ancora un nome, n un volto, almeno per la mag
gioranza dei presenti. Un cronista, se non altro, era riuscito a
scoprire che si chiamava Marco Bergamo e che aveva 26 anni.
Due dati essenziali per altrettante curiosit: la prima, relativa al
nome, perch in una piccola citt si conoscono molte persone;
la seconda, che riguardava let, investiva solo limmaginario.
Lidea che ciascuno poteva avere di un maniaco sessuale che
uccide donne forse non sole, ma sicuramente indifese.
Fotografi e cameramen si spintonavano a vicenda. La polizia
aveva promesso che avrebbe trasferito lom icida dagli uffici
della squadra mobile, situati al pianterreno, sino al gabinetto fo
tografico, posto al secondo piano. Doveva essere fotosegnalato.
E poi c erano le impronte. Quella mano che aveva stretto un
coltello vibrandolo allimpazzata per decine di volte sarebbe
presto stata imbrattata d inchiostro nero.
Lassassino sarebbe stato scortato dagli agenti. Questione di
attimi. La ressa era davvero grande. Nessuno poteva permetter
si di fare cilecca.

59
Paolo C agnan

I giornalisti apparivano un po pi tranquilli di fotografi e ca-


meramen. 11 procuratore capo, Mario Martin, aveva promesso
una conferenza stampa. Presto si sarebbe saputo tutto. Non re
stava che aspettare.
Arriv il capo della squadra mobile, Alexander Zelger. Ave
va laria di un gitante della domenica costretto per chiss quali
motivi a ritornare frettolosamente a casa. Era stanco ma soddi
sfatto. Vestiva jeans e maglietta. Niente giacca e cravatta, que
sta volta.
Ora lo portiamo fuori.
La cerimonia stava per avere inizio.

Marco fece capolino dagli uffici della Mobile. Ammanettato


e stretto fra due agenti in divisa. Per un attimo socchiuse gli oc
chi. I fari delle telecamere e i flash delle macchine fotografiche
lo accecarono.
Tutta questa gente qui solo per me.
Forse lo pens, di certo non lo disse.
Cammin speditamente, con i poliziotti ai lati.
II suo volto non fece una piega. Freddo e impassibile. Non
sembrava confuso, n irritato o curioso. Soltanto assente.

Pochi secondi.
Poi spar sulle scale che portavano al primo piano. Lo show
era gi finito. Anche i giornalisti avevano avuto quello che vo
levano.
Lo hai visto? Io non ci sono riuscito. Che faccia aveva? Co
me era vestito?
Altezza media, corporatura normale. Capelli color castano
scuro, con la riga a sinistra. Faccia inespressiva, con un gran
paio di baffi. Sembra molto pi vecchio di quanto non sia. Sia
mo sicuri che abbia solo 26 anni?
E i vestiti?
Pantaloncini corti color marrone e una maglietta polo azzur

60
M arco B ergam o

ra. Niente di originale. Sembrava un turista alla vigilia della


partenza. Pazzesco.
Perch pazzesco? Non ci trovo niente di speciale.
Cosa intendi?
Beh, insomma... Voglio dire, che impressione ti ha fatto?
Che te ne pare?
Mah, non so. Non ho notato nulla di particolare. Nulla che
faccia pensare ad un maniaco.
Ecco, appunto. Hanno ragione gli psichiatri. Una persona
banale, apparentem ente senza tratti distintivi, assolutam ente
anonima. Uno qualunque, insomma. Guarda, quelli non sba
gliano mai.

Via Visitazione 72.


Un pi/azzo a cinque piani con la facciata color fango, i muri
in parte scrostati da pioggia e umidit, le tapparelle in plastica
tutte ugi ali, le tende verdi.sui balconi disadorni. Qua e l spun
ta qualche pianta di geranio, ma non basta a vivacizzare un
condon imo grigio e anonimo, come del resto quelli che lo cir
condane1. <
Tuttattorno, un angolo di verde che sembra rendere la zona
un po mfeno anonima. S ieri ben curate, tante variet di alberi,
una breve passeggiata stracoima di ragazzini che giocano schia
mazzando, e mamme a passeggio, spingendo la carrozzina.
Interno 5, primo piano, ultima porta in fondo a sinistra. Fa
miglia Bergamo.
Al pianterreno deHedificio c un frequentatissimo negozio
di alimentari. Vi si ritrovano ogni mattina e verso sera le casa
linghe dei condomini circostanti, ed ogni occasione buona per
scambiare quattro chiacchiere. Sul retro del civico 72, nove po
sti macchina. Lultimo spetta di diritto alla famiglia Bergamo.
La Fiat Uno azzurra del padre e la Seat Ibiza di Marco si con
tendono ogni giorno quel posto.

61
Paolo C agn an

Quando arrivarono i primi cronisti incaricati di ricostruire il


ritratto del giovane omicida, reo confesso dellassassino di Ma-
rika Zorzi e sospettato di essere il mostro, nessuno ancora sape
va quello che era successo.
Mezzogiorno era da poco trascorso. A palazzo di giustizia,
nellufficio del procuratore capo Mario Martin, la conferenza
stampa era iniziata da neppure un quarto d ora. Una volta ap
preso il nome del ragazzo sfilato poco prima dinnanzi alle tele
camere in questura, i giornalisti si erano messi in movimento.
La prima a sapere ci che era successo fu una donna sui cin-
quantanni. Viveva con la figlia handicappata. Aveva anche un
altro figlio, prima che un incidente glielo portasse via, nel 1990.

Conosce la famiglia Bergamo?


S, certo, abitano al piano di sopra. Ma non so molto di loro.
Qui ognuno si fa gli affari suoi, sa com . La signora fa la casa
linga, il marito in pensione. Hanno due figli. Luigi, il pi
grande, sposato e ha una bambina. Non vive con loro. Il se
condogenito Marco.
Cosa sa di loro? Che tipi sono?
Posso dire ben poco. Nessuno li conosce molto bene. Sa,
sono persone molto riservate. La signora Bergamo non si vede
molto spesso. Il marito un tipo piuttosto burbero. Lavorava
per lofficina del gas. Non saluta nessuno. Sembra sempre mol
to cupo, come se ce lavesse con il mondo intero. E Marco
proprio come suo padre. Sono sempre assieme.
Avete mai scambiato quattro chiacchiere?
No. Penso anzi che i Bergamo non abbiano mai parlato con
nessuno. Se ne stanno per conto loro, a fatica ti salutano se ti
incontrano sulla porta dingresso, o davanti allascensore. Mi
spiace, non posso aiutarvi molto.
E Marco, che tipo ? Chi frequenta, che orari ha, cosa fa so
litamente?

62
M arco B ergam o

un ragazzo molto solo, cos almeno credo. In tanti anni,


non lho mai visto con un amico. Davvero. Una cosa insolita,
per ragazzi della sua et. Credo che non avesse neppure la fi
danzata. legatissimo ai genitori, al padre in particolare. So
che lavora a Laives, in fabbrica. Ha una Seat Ibiza rossa, alla
quale tiene moltissimo. Tutti qui sanno che innamorato della
sua macchina. La lava in continuazione, come se fosse la cosa
pi importante della sua vita. La domenica si alza presto, per
andare a messa con suo padre. Ogni tanto prende il rampichino,
penso per andare a fare qualche gita in montagna.
Ma perch tutte queste domande?
forse successo qualcosa?
Ha avuto un incidente?
I cronisti le dissero tutto e studiarono impietosamente le pie
ghe de suo volto, per scoprire quale reazione potesse avere una
donna alla quale era stato detto a bruciapelo che il suo vicino di
casa aveva massacrato a coltellate una ragazza, e che in passato
poteva averlo fatto con tante altre.
La donna trasal.
Gli occhi, spalancati per lo stupore e lincredulit, si gonfia
rono ci lacrime, prima di esplodere in un pianto isterico vana
mente controllato. Tremava. La figlia non capiva cosa stesse
accadendo. La donna lavvicin a s e la strinse forte forte
M isericordia...
Pens a tutte quelle volte che la sua bambina poteva avere
incontrato Marco sulle scale, o in cortile, o in ascensore. Per un
attimo ebbe una visione terribile. Vide la figlia in un lago di
sangue, e Marco l accanto, immobile, con quel suo sguardo in
differente.
Vi prego, ora andatevene, implor.

Tanti nomi sui campanelli. Giovani coppie, scapoli, anziani.


Tante storie, una per ogni targhetta sulla porta. Sulle porte che
sguardi diffidenti dietro lo spioncino preferirono non aprire e

63
Paolo C agnan

sulle porte che sguardi malcelatamente curiosi - anche se un


po sospettosi - dischiusero ai cronisti pieni di domande.
Tutti confermarono le parole della donna. Qualcuno in verit
sapeva ben poco, altri aggiunsero particolari di poco conto.
Tutti concordi su un punto: la famiglia Bergamo non era molto
amata. Non aveva fatto amicizia con nessuno. Tanto profonda
era stata lindifferenza - peraltro pienamente ricambiata -- degli
altri condomini nei confronti di quella famiglia, tanto intensa
era ora la curiosit di sapere cosa fosse successo.
E poi lorrore, lincredulit, lo sgomento.
Ci fu chi, come sempre avviene in casi del genere, disse di
averlo sempre saputo.
Quel ragazzo e 'a davvero strano, me lo sentivo che cera
sotto qualcosa,
Le solite chiacchiere, miste a maldicenza e a quel tipico desi
derio morboso di vendetta a posteriori.
I cronisti rintracciarono per chi sapeva effettivamente qual
cosa: Domenico Patruno, un omone sui trentanni che di pro
fessione faceva il camionista.
Ma quale ragazzo timido e riservato? Chi ve l ha detto?
Quello era un vero e proprio esibizionista. Un guardone. Si
piazzava sul balcone, e quando passava una donna iniziava a
toccarsi. S, proprio cos. Si masturbava alla finestra. Lo sanno
tutti, in questa casa. Se poi a voi non stato detto, beh, questo
un altro paio di maniche. Io lo so per certo, perch tempo fa
capitato anche a mia moglie. Lei lo aveva visto mentre faceva
quelle porcate. Io allora ho chiamato la questura. Sa cosa mi
hanno risposto? Hanno chiesto se avevo le prove di quello che
dicevo, Ma come diavolo facevo ad avere le prove? Mi hanno
detto che senza prove non si poteva fare niente. Intelligenti
davvero. Forse avrebbero potuto fermarlo per tempo. Avrei vo
luto parlarne alla madre del ragazzo, che una bravissima don
na, ma poi ho preferito lasciare stare. Alla prima riunione con
dominiale, comunque, F avrei tirata fuori, quella storia. Sicuro.

64
M arco B ergam o

Quello che diceva Patruno era vero. Altri confermarono le


sue parole. Una ragazza, la cui testimonianza venne poi raccol
ta dalla squadra mobile, disse che il giorno prima dellomicidio
di Marika Zorzi aveva visto Marco sul balcone, intento a ma
sturbarsi. Ne aveva parlato con unamica, e le due avevano
concordato di procurarsi una videocamera, per riprendere il
tutto e mostrarlo poi quale prova alla polizia.
Altri inquilini sostennero che fra il 1983 e il 1984, dallo sten
ditoio situato allultimo piano della casa erano sparite mutandi
ne e reggiseni, mentre altri indumenti intimi femminili erano
stati buttati a terra, con tracce di sperma. Nessuno, per, aveva
sospettato di Marco.
I cronisti richiusero i loro taccuini.
Poteva bastare.
Gi, ma quale ritratto era emerso?
Un ragazzo introverso, senza amici n fidanzate, fotocopia
caratteriale del padre, con una passione quasi feticistica per la
macchina e quel vizietto che, visto alla luce di quanto era ac
caduto, rappresentava un particolare illuminante.
Marco il guardone, Marco lesibizionista aveva un rapporto
tutto suo con il sesso. Un rapporto sicuramente deviato, se lo
aveva spinto al punto di armarsi di un coltello ed uccidere una
giovane prostituta, colpevole tuttal pi di averlo preso in giro.

II procuratore capo Mario Martin non diede molta soddisfa


zione ai cronisti. Si limit ad elencare le prove a carico di Ber
gamo in ordine allomicidio di Marika Zorzi. Prove schiaccian
ti, unite alla confessione che il giovane carpentiere bolzanino
aveva dovuto sottoscrivere, messo di fronte allevidenza. Mar
tin ringrazi polizia e carabinieri che, una volta tanto, avevano
collaborato. Il giudice Rispoli, il commissario Zelger e il capi
tano Valentini avrebbero probabilmente meritato qualcosa di
pi, ma il procuratore misur ogni parola.
I giornalisti chiesero degli altri delitti.

65
Paolo C agnan

Una cosa per volta, rispose lapidario Martin. Le indagini


continuano.
Era circolata la voce che nel bagagliaio dellauto di Bergamo
fosse stata trovata la carta d identit di Renate Rauch, uccisa
sette mesi prima.
No, smentisco, tronc netto il procuratore.
Ci sono fondati sospetti in relazione ai delitti Rauch e Tro-
ger? stato trovato qualcosa?
Non posso dire niente al proposito.
I giornalisti si arresero. Sperarono che lautopsia sulla salma
di Marika Zorzi avrebbe potuto chiarire le precise modalit di
quel delitto, e ricollegarlo eventualmente agli altri due omicidi.

Mentre il procuratore congedava la stampa, al civico 72 di


via Visitazione era iniziata la perquisizione di casa Bergamo. In
precedenza, alcuni cassonetti delle immondizie situati nelle im
mediate vicinanze dello stabile erano stati posti sotto sequestro.
Il loro contenuto era stato rovesciato ed esaminato minuziosa
mente. Fra le immondizie, per, non si trov traccia n di col
telli, n di indumenti macchiati di sangue.
Un compito difficile, quello degli agenti della squadra mobi
le. Sapevano che avrebbero dovuto mettere sottosopra lappar
tamento alla ricerca di ogni possibile indizio. Lesperienza inse
gnava che compiti del genere erano tu ttaltro che semplici,
perch ogni piccolo particolare apparentemente insignificante
poteva in realt nascondere la chiave di un delitto.
I Bergamo vivevano in un alloggio di circa sessanta metri
quadrati, composto da una stanza da letto, un soggiorno con di
vano letto, bagno e cucina. Un alloggio ordinato e pulito: la si
gnora Maria, casalinga ci teneva molto, ed anche il marito era
una persona estremamente meticolosa. La stanza di Marco era
in realt un salotto riadattato, con un divano letto dove la fami
glia si riuniva ogni sera per guardare la tiv, prima che il figlio

66
M arco B ergam o

si coricasse. Una stanza perfettamente anonima, che nulla la


sciava intuire del carattere del ragazzo che l abitava.
Il viceispettore Ugo Lazzara e il sovrintendente Antonio De
Gennaro trovarono subito ci che cercavano: larma bianca. Un
coltello da cucina con impugnatura in legno con lam a seghetta
ta da una parte, della lunghezza di circa trenta centimetri. Mac
chie di sangue erano ancora visibili sia sulla lama, sia sullim
pugnatura. Era stato nascosto nellarmadio della cam era da
letto di Bergamo. Da un altro armadio, situato questa volta nel
la camera dei genitori, salt fuori una scatola contenente altri
quattordici coltelli, d ogni forma e lunghezza, dai serramanico
ai multiuso, con tanto di rispettive fondine e pietra affilatrice.
Tutti taglienti come rasoi.
Poi si pass agli indumenti ed agli oggetti che sembravano
presentare macchie di sangue: due paia di jeans (uno dei quali,
rinvenuto in bagno, era stato lavato poche ore prima, nel tenta
tivo di cancellare le macchie di sangue), una giacca a vento, un
lenzuolo, un cuscino e un asciugamano. Nella stanza di Marco,
dove ogni cosa era al suo posto, la polizia trov diverso mate
riale che poteva essere utile per il prosieguo delle indagini.
Furono sequestrati alcuni foglietti contenenti i nomi di una
decina di donne, a fianco dei quali era stato riportato il relativo
numero di telefono. E poi una pagina strappata allelenco te
lefonico di Milano relativa alle lettere v e r , una cartina stradale
di Bolzano con due segni di colore blu e rosso ad indicare al
trettante strade della citt (Piazza Mazzini e Corso Libert), due
riviste pornografiche ma soprattutto decine di ritagli di donne in
pose oscene e accoppiamenti d ogni genere: a Bergamo, come
si accert in seguito, piaceva creare fantasiosi collages. Infine,
parecchi articoli del quotidiano Alto Adige. Gli agenti trasaliro
no: due ritagli riguardavano lomicidio - rimasto insoluto - di
M arcella Casagrande, una studentessa accoltellata sette anni
prima. Altri articoli di giornale si riferivano a tremendi fatti di
sangue: lomicidio a sfondo sessuale di una donna, avvenuto a
San Martino di Castrozza nel Trentino e quello di un omoses-

67
Paolo C agnan

suale bolzanino. Un delitto ancora avvolto nel mistero il primo,'


un caso ormai risolto il secondo.
Scrisse nel suo rapporto lispettore di polizia Karl Erlacher:
Si riferisce, infine, che Bergamo Renato, conversando con
lassistente Ramoser, diceva che un morto si pu dimenticare
dopo alcuni mesi, per egli, avendo 70 anni, forse non avrebbe
pi rivisto suo figlio. Da queste parole, si ha avuto la sensazio
ne che il padre, pur avendo in passato intuito qualche cosa, ab
bia in qualche occasione coperto il figlio.

Bergamo lavorava come operaio qualificato alla Defrance-


schi, unazienda metalmeccanica specializzata nella produzione
e nella commercializzazione di serbatoi e vinificatori situata
alla zona industriale di Laives, alla periferia di Bolzano. Uno
stabilimento che impiegava poco meno di novanta persone.
Fui io ad assumerlo nel maggio del 1990, conferm il di
rettore del personale Paolo D Apolito ai carabinieri e ai cronisti
che volevano sapere tutto del rapporto di Marco con il suo la
voro.
Si present da me come tanti altri, per rispondere ad un an
nuncio di ricerca personale. Aveva un diploma di congegnatore
meccanico, conseguito penso presso la scuola di formazione
professionale. Ma questo un particolare secondario. A me non
mai interessato sapere se uno ha un diploma oppure no. Io vo
glio solo capire se sa lavorare. Gli chiesi se volesse provare, lui
rispose di s e io lo mandai gi in officina. La risposta del capo
del reparto dassemblaggio fu positiva, cos lo assunsi, scartan
done invece tanti altri.
Che tipo di lavoro svolgeva?
Era un saldocarpentiere.
Quali orari aveva?
Dalle 7 alle 11 e 45, e dalle 13 e 15 alle 16 e 30.
Cosa faceva nella pausa del pranzo?

68
M arco B ergam o

Si recava in mensa, come quasi tutti gli altri operai che non
ibitano a Laives.
Ha avuto modo di conoscerlo bene?
No, assolutamente. Gli ho parlato tre o quattro volte. S, ho
visto che era un po timido, ma questo cosa significa? Ce ne
sono molti altri come lui.
E sul lavoro?
Era una persona normalissima, non ha mai dato problemi
allazienda. Ecco, credo che questa sia la definizione esatta.
Non era mai stato ripreso dai suoi superiori, aveva anche otte
nuto un aumento di stipendio.
Quanto guadagnava?
Circa un milione e 400 mila lire al mese.
D Apolito era restato di sasso quando aveva gli avevano rife
rito dellarresto di Bergamo. Come tutti, del resto, alla Defran-
ceschi.
Se rr.i avessero chiesto di guardare in faccia tutti i dipen
denti, uno per uno, e di immaginare chi fra loro avesse potuto
uccidere una o pi donne, lui sarebbe stato l ultimo tra i sospet
tati.
Perch?
Perch era uno che non si faceva notare, che se ne stava
sempre sulle sue. Non aveva familiarizzato con molta gente,
qui in fabbrica, ma che vuol dire? Nessuno potr mai capire ci
che gli successo. Questa lunica verit. Il resto sono tutte
stronzate. Neppure gli psichiatri capiranno, perch anche la psi
chiatria una scienza imprecisa. Chiunque lo ha conosciuto vi
dir la stessa cosa, allinfinito: Bergamo una persona norma
lissima. Anzi, credo proprio che la linearit del suo comporta
mento nascondesse qualcosa di strano. Voglio dire che proprio
il suo apparire eccessivamente normale doveva nascondere una
qualche anormalit.
Lo avete licenziato, o forse sospeso?

69
P aolo C agnan

No, non ce n stato bisogno. stato corretto. Mi ha man


dato tramite lavvocato una lettera di dimissioni.
D Apolito forn ai carabinieri tutti i documenti che essi ri
chiesero, per verificare i giorni di permesso e di malattia, per
cercare anche nella burocrazia una chiave di lettura utile a com
prendere cosa fosse successo. Ogni tanto, Bergamo faceva gli
straordinari. Sempre al sabato, dalle sette del mattino sino alle
dieci o alle undici. Nel corso del 1992, per, aveva lavorato un
solo sabato, il quattro luglio. Il capo del personale svolse unin
dagine interna: scoprire di avere sottovalutato importanti segni
premonitori gli avrebbe dato molto fastidio. Tutti, invece, con
fermarono ci che gi sapeva: nessuno aveva mai sospettato di
Bergamo. Nessuno.
un ragazzo malato, concluse D Apolito.
Qualcuno ha provato, anche solo per un istante, a pensare
come debba sentirsi nei momenti di lucidit? Non una perso
na aggressiva per natura, di questo sono certo. Spiace dirlo ma,
ormai, credo che la pi grande vittima di Bergamo sia proprio
Bergamo.
D Apolito, probabilmente, fnse di non sapere ci che pro
prio la sua segretaria, Sandra Roat, 34 anni, aveva diclr arato
alla polizia,
Dal mese di marzo di questanno ho iniziato a ricevere nu
merose telefonate oscene presso la mia abitazione e in alcune
circostanze anche nellufficio dove lavoro.
La segretaria, dopo un po, aveva capito che quella voce ap
parteneva proprio a Marco Bergamo. Tanto che in giugno, dopo
aver ricevuto lennesima telefonata sempre a contenuto volga
re aveva deciso di farla finita una volta per tutte, smascheran
do il suo anonimo interlocutore: Senti, Marco, non rompere al
trimenti lo dico a tua madre!
Da allora, il telefono non era pi squillato.
Unaltra impiegata della ditta, Giulia Coin, addetta al deposi
to materiali, aveva dichiarato ai carabinieri di essere stata fatta
oggetto di apprezzamenti e gesti volgari in pi occasioni, e che

70
M arco B ergam o

per questo motivo Bergamo era stato anche ripreso da altri ope
rai.

Incaricato deseguire la perizia psichiatrica d ufficio, il diret-


lore dellIstituto di medicina legale delluniversit di Padova
l'Vancesco Introna esamin le cartelle cliniche, inforc gli oc
chiali e rilesse il verbale nel quale Bergamo aveva confessato di
avere ucciso Marika Zorzi.
Mi ha deriso, le ho spiegato spogliandomi che avevo un
solo testicolo, e lei mi ha detto che ero un mezzo uomo. Io allo
ra non ci ho pi visto.
Davvero una triste vendetta del destino, pens Introna. Quel
ragazzo che gi aveva fortissimi scompensi sessuali aveva avu
to persino la sfortuna di vedersi diagnosticare un seminoma.
Bergamo era stato operato il primo giugno del 1992, tre gior
ni dopo il ricovero nel reparto di urologia dellospedale di Bol
zano. I medici avevano accertato una probabile metastasi a
livello linfoghiandolare paraortico sinistro ed erano stati co
stretti allasportazione del testicolo.
Spieg poi ai giornali il professor Andrea Scardigli, androlo-
go presso il reparto di urologia dellospedale Santa Chiara di
Trento: Generalmente, dal punto di vista psicologico, i pazien
ti reagiscono abbastanza bene a questi interventi, che non pro
vocano n sterilit n impotenza. Limpotenza, se subentra,
solo d origine psicogena. Semmai, a distanza di qualche anno
dallintervento, chiedono di mettere una protesi.
La cicatrice sarebbe sparita entro un mese. Marco avrebbe
anche potuto indossare il costume, senza alcun complesso. Ma
la cicatrice pi profonda, quella dellanima, sarebbe rimasta per
sempre.
Se il tumore risulta maligno, prosegu Scardigli, bisogna
asportare il testicolo e controllare che non ci siano delle meta
stasi. Quindi, a seconda del tipo di tumore, al paziente viene
prescritta la radioterapia o la chemioterapia, oppure entrambe.
Le possibilit di guarigione sono alte, anche perch in genere

71
Paolo C agnan

questo un carcinoma che viene diagnosticato in modo tempe


stivo.
Il seminoma il pi frequente tumore maligno del testicolo.
La diagnosi - disse Introna - non mai precoce perch la si
formula solo quando si pu palpare una massa scrotale, che pu
anche non essere tumorale. Accade quindi che il clinico formuli
la diagnosi (o almeno il sospetto) solo quando il malato si
reso conto dellingrossamento del testicolo. Per questo motivo,
non di rado la diagnosi viene formulata quando si sono gi for
mate metastasi.
E le possibilit di guarigione?
Introna scroll il capo.
Io non ho elementi per precisare le probabilit di sopravvi
venza - e in quale arco di tempo - di Bergamo, ma sembra non
esservi dubbio che la prognosi riservata e pessimistica.

Il pomeriggio dellundici agosto 1992, Maria Zerbini in Ber


gamo, sessantanni, madre di Marco, originaria di Serravalle a
Po in provincia di Mantova, fu convocata in tribunale assieme
al marito dal magistrato cui era stata affidata linchiesta, il so
stituto procuratore della repubblica Guido Rispoli. Vennero
sentiti separatamente, perch il giudice intendeva effettuare un
controllo incrociato sulle risposte fornite dai coniugi alle stesse
domande. Padre e madre furono sentiti per la seconda volta una
settimana pi tardi, il 18 dello stesso mese.
Il giudice, impegnato nel cercare eventuali riscontri sugli al
tri delitti ancora insoluti, cerc anche di capire quale fosse
lambiente familiare nel quale Marco era cresciuto. Quale al
chimia poteva avere trasformato quel ragazzo complessato in
uno spietato assassino? Quale ruolo avevano giocato pi o
meno consapevolmente il padre e la madre?

Rispoli scelse d interrogare per prima la madre.


Suo figlio usciva spesso da solo? le chiese.

72
M arco B ergam o

No. Non era il tipo da andare in giro senza di noi, anche se


lo invitavamo a farlo.
Aveva una fidanzata?
No. Che io sappia, Marco non ha mai avuto una ragazza, e
neppure un giro di amici. Non neppure mai andato in vacanza
,-Miza di noi, al di fuori della settimana bianca passata a Valles.
Le risulta che frequentasse delle prostitute?
No.
E i giornali pomografici trovati a casa sua?
Eh, gliene ho buttati via tanti. Ma poi ho smesso di farlo
perch era inutile, tanto continuava a comprarli.
Sapeva della passione di suo figlio per i coltelli?
S, lha sempre avuta, sin da quando era bambino. Quando
tornato dal servizio militare, mio marito ha detto che ne aveva
troppi e che era meglio toglierglieli, lasciandogliene soltanto
due con una lama piccola. Mio marito ha poi raccolto i coltelli
in una scatola e, credo, li ha riposti nel comodino in camera.
Perch suo figlio non ha mai avuto una fidanzata?
Io gli ho detto diverse volte di cercarsi una ragazza, anche
scherzando, ma lui mi ha risposto che per trovare una ragazza e
sposarsi c era tempo.
Alcuni vostri vicini di casa hanno segnalato la sparizione di
biancheria intima, sostenendo anche di avere visto Marco ma
sturbarsi dalla finestra o dal balcone...
S, in effetti sette o otto anni fa sono scomparsi dallo stendi
toio del nostro condominio alcuni indumenti intimi da donna,
ma non si mai scoperto chi fosse stato. Io comunque non ho
mai sorpreso mio figlio a masturbarsi davanti alla finestra. N
c mai stato qualcuno, uomo o donna, che si sia lamentato di
comportamenti tenuti da M arco.

Fu poi la volta di Renato Bergamo, il padre.


Aveva settantanni ed era originario di San Giovanni Lupato-
to, nel Veronese.

73
P aolo C agnan

Non ho mai visto indumenti sporchi di sangue. Delle que


stioni relative al lavaggio si occupa mia moglie, e a me non vie
ne detto se mio figlio ha macchiato o meno i pantaloni. In ogni
caso, mia moglie mi riferisce tutto ci che di strano avviene in
casa. Cio, quello che voglio dire che non mi tiene segreti.
Suo figlio usciva spesso di casa la sera?
Se usciva era solo per andare a mangiare una pizza, e co
munque sempre tornato a casa intorno alle 22.
Ha mai avuto delle fidanzate?
No, per quel che ne so io. Mi ricordo soltanto che nel perio
do in cui ha fatto domanda dassunzione in Comune ha cono
sciuto una ragazza, di cui non so neppure il nome e che non ho
mai visto. Lei era venuta a cercarlo un paio di volte a casa ma
poi, dopo alcuni tentativi, visto il disinteressamento di Marco
ha lasciato perdere.
Lei mai stato con prostitute?
No, mai. Non sono nemmeno andato con altre donne da
quando mi sono sposato con mia moglie, e cio dal 1955. Per di
pi, nel 1971 sono stato operato, nel senso che sono stato sotto
posto ad una cistoscopla per rimuovere un calcoletto e da quel
momento non sono pi stato in grado di essere attivo sessual
mente, perch sentivo dei forti dolori.
Sapeva della passione di suo figlio per i coltelli?
S, certo. Lha sempre avuta. Quando tornato dal servizio
militare, ne aveva un numero che mi parso eccessivo e per
tanto glieli ho tolti tutti, riponendoli in una scatola custodita in
camera mia, Tutti ad eccezione di un paio del tipo Opinel a
lama, piccola.
Uninquilina dello stabile di via Visitazione, Renata Brami,
disse alla polizia che nel 1987 era stato trovato sul pianerottolo
daccesso alla soffitta dello stabile un coltello nero da cucina,
con una lama lunga venti centimetri circa. Lamministratore del
condominio, Pietro Carnbria, lo aveva consegnato proprio a Re
nato Bergamo, nella sua qualit di caposcala. Nessuno, a quan-

74
M arco B ergam o

(o le risaltava, aveva mai reclamato la restituzione del coltello.


Circostanza, questa, piuttosto strana.
Rispoli torn a fissare luomo.
Suo figlio lavorava alla Defranceschi. Quali erano i suoi
orari?
Iniziava alle sette del mattino. Per andare al lavoro si alzava
intorno alle sei, uscendo di casa tra le 6.20 e le 6.30. La giorna
ta di lavoro terminava alle 16.30. Faceva anche degli straordi
nari, dopo'le 16.30 oppure il sabato mattina. Da quel che mi ri
cordo, Marco non mai uscito di casa prima delle 6.20.
Ha mai parlato con suo figlio di problemi sessuali?
No, mai. Quando mia moglie ha trovato quelle riviste por
nografiche, gli ho detto in effetti che sarebbe stato meglio se si
fosse trovato una ragazza. Anzi, non gli ho mai detto di cercarsi
una ragazza, ma soltanto che spendere soldi in quelle riviste era
come buttarli via.
Sapeva ch( :uo figlio si masturbava?
No, non lho mai saputo, ma deve averlo scoperto sua ma
dre trovando qualche fazzoletto sporco.
Si dice che suo figlio si masturbasse davanti alla finestra...
Non ne so niente.
E della sparizione di biancheria intima femminile?
S, hanno detto che in passato sono scomparsi degli indu
menti, ma io non ho mai sospettato che fosse stato mio figlio.

Il professor Introna chiese a Bergamo di parlargli del suo


rapporto con laltro sesso. Poi riascolt i nastri delle registra
zioni e trascrisse i dati essenziali.
Ha cominciato ad interessarsi alle ragazze durante le scuole
medie, ma con scarso successo; era timido, grassoccio, si senti
va poco gradito dalle ragazze. Ha praticato quasi unicamente la
masturbazione, ed il primo rapporto sessuale lha avuto allini
zio di questanno (1992) con una prostituta. Intorno ai 14-15
anni ha cominciato ad avere forti stimoli sessuali, e li ha risolti

75
Paolo C agnan

solo con la masturbazione. La stessa cosa quando era militare.


Verso i 17 anni ha cominciato a comprare riviste pornografiche
(3-4 alla settimana) e a masturbarsi (2-3 volte alla settimana).
Talora si m asturbava alla finestra della sua cam era in pieno
giorno per farsi vedere da donne giovani vicine di casa. Su sug
gerimento, ammette che forse lo faceva per dimostrare che lui
non un impotente.
Nel 1987 o 1988 ha conosciuto una coetanea in occasione
di un concorso; gli piaceva, ma non riusc ad iniziare una rela
zione; quella ragazza era tutto meno che seria, e tuttavia non
voleva fare lamore con lui; gli dava indirizzi falsi e solo per
analtra via egli riusc a scoprire quello esatto; era poco seria
perch non era sincera; forse andava a letto con altri, ma non
con lui.
Quando era ragazzo (15-16 anni) conobbe una compagna di
sci ola che gli piaceva; le aveva fatto qualche proposta, ma lei
rifiutava perch preferiva altre com pagnie; lui non sapeva
scherzare n ridere, e quindi non piaceva a lei, che era anche un
po leggera. Ha pensato di fare amicizia con ragazze del suo
condominio, ma erano solo pensieri. Questa mancanza di co
municazione con le ragazze lo ha fatto soffrire molto.
Si confidava con la madre, la quale gli diceva che prima o
poi le cose sarebbero andate bene.
Il padre, invece, gli diceva di aspettare, e di sistemarsi pri
ma di mettersi con una donna. Tre quarti di lui stavano bene
con i genitori, un quarto avrebbe voluto mettere su famiglia.
Ammette che dallo stenditorio del condom inio prendeva
reggiseni e mutandine portandoli in camera sua; si masturbava
immaginando come potevano stare indosso alle ragazze.
Dice che faceva telefonate a diverse donne cercando i nu
meri a caso. Di solito diceva: Sei bella, mi piacerebbe uscire
con te. Se la donna sintratteneva a parlare finiva col dirle di
tutto.
Non ha mai tentato di palpeggiare donne.

76
M arco B ergam o

Guardate che ho solo avuto una grande fortuna, si scherm


il sostituto procuratore Guido Rispoli allindomani della cattura
di Bergamo. Era il magistrato di turno la sera in cui era stata
uccisa Marika Zorzi. Buttato gi dal letto, si era precipitato a
Bolzano - da Merano, dove vive - per coordinare la caccia al
mostro. Una notte insonne, trascorsa fra i messaggi gracchianti
delle radiotrasmittenti e la strenua volont di non gettare la spu
gna.
Vuole essere riaccompagnato a casa? gli avevano chiesto
alle quattro del mattino. Dellassassino non v era traccia. Or
mai erano trascorse molte ore, forse troppe. Nessuna notizia dai
posti di blocco. Niente di niente. Lomicida, probabilmente, era
riuscito a lasciare la citt eludendo ogni controllo.
No, aspettiamo ancora, aveva risposto Rispoli.
Quasi tre ore dopo, era giunto quel messaggio via radio sul
quale ormai non contava pi nessuno: lo abbiamo preso, lui.
Nel baule della macchina c erano ancora i vestiti macchiati di
sangue.
in trappola.
Aveva tirato un sospiro di sollievo, il giudice Rispoli, ma gi
sapeva cosa lo avrebbe atteso. Aveva catturato lassassino di
Marika Zorzi, ma anche il presunto responsabile di tutti gli altri
omicidi, a partire da quelli di Renate Rauch e Renate Troger. A
lui sarebbe spettato il compito di incastrarlo.
Su di lui si sarebbero appuntate le nevrosi dei superiori, le
invidie dei colleghi, le lamentele della moglie, le pressioni della
stampa e chiss cosaltro.
Ci prover, pens il giovane magistrato.
Trentun anni compiuti una settimana prima d incappare nel
mostro, Guido Rispoli era un ragazzone dallaria simpatica e
tranquilla. Aveva un modo di fare molto accattivante, che pia
ceva alle donne. Mai sopra le righe. Un bel viso, due occhi vi
spi dietro ad un paio di occhiali, fronte spaziosa e sguardo in
telligente. Era padre da poche settim ane. Pietro, suo figlio,
aveva anche un nonno famoso: Francesco Paolo Rispoli, il pro-

77
Paolo C agnan

fessore meranese divenuto celebre per aver brevettato una nuo


va protesi dellanca e per aver effettuato diversi trapianti alla
clinica Lorenz Bhler. Chiss se Francesco Paolo avrebbe
voluto che anche Guido diventasse medico.
Una carriera molto veloce, quella di Rispoli jr. Aveva fre
quentato con successo a Bolzano il liceo classico, poi si era tra
sferito a Innsbruck dove si era iscritto alluniversit, facolt di
giurisprudenza. Ce laveva messa tutta, aveva studiato sodo ed
era riuscito a laurearsi con il massimo dei voti, e per di pi in
ununiversit straniera. Tornato a Bolzano, aveva preso parte al
concorso per entrare in magistratura e lo aveva vinto. Lo aveva
no subito nominato sostituto procuratore.
Alla procura della repubblica di Bolzano era lultimo arriva
to, ed ora si trovava per le mani uno dei casi di cronaca nera pi
inquietanti degli ultimi anni. Del resto, il procuratore capo, Ma
rio Martin, io aveva incoraggiato. Di lui si fidava. Giovane e
ancora acerbo, certamente, ma con quellintuito e quel metodo
che Io avrebbero portato lontano. Martin se lo sentiva. Gli altri
magistrati, da parte loro, avevano ben volentieri delegato a Ri
spoli lingrato compito di cercare di dimostrare la colpevolezza
di Bergamo anche in ordine agli altri delitti.
Rispoli cap ben presto che M arco non avrebbe mai fatto
spontanee ammissioni di colpevolezza. Non era certo affetto da
delirio di grandezza. Non si sarebbe mai autoaccusato pur di ri
manere sulla scena. II giovane giudice dallaria tranquilla e ras
sicurante accett cos la raggelante sfida che lo stesso omicida
gli aveva lanciato.
Lei pensa che io abbia ucciso altre donne, oltre a Marika
Zorzi, non vero? Ma io non voglio fare da capro espiatorio
per delitti che non ho commesso. Guardi, le dir la verit: per
quello che ho fatto a quella ragazza ho provato dispiacere, e
non riesco ancora a capacitarmi. Ma io so bene che lei vuole in
castrarmi per gli altri omicidi. Lei non crede alla mia innocen
za. Beh, allora trovi le prove e me le porti, poi ne riparliamo.
M arco B ergam o

Sarebbe stato come una partita a poker.


Il giudice sapeva che avrebbe avuto bisogno di molta fortu
na. Ma sapeva anche che, come tutti i buoni giocatori, avrebbe
vinto se fosse riuscito a bluffare, a far credere al suo avversario
di avere in mano ottime carte.
Il giudice e lassassino avrebbero giocato una sola mano.
Delle cinque carte di Rispoli, una rappresentava il volto di Re
nate Rauch, laltra quello di Renate Troger. Le altre tre, il giu
dice and a ripescarle in archivio, sotto forma di vecchi fasci
coli impolverati. Portavano i volti di altre tre donne: Adele
Barsi Arena, Marcella Casagrande e Annamaria Cipolletti.
Cinque carte.
Tutte cos uguali, ma cos diverse.
Tutte decisive.
Nessuna poteva essere sprecata.

79
6

Tre gialli senza finale


In viaggio con la macchina del tempo - Lagguato di Monte Spal
liera - Marcella, tutto quello che avevo - Mirella 149, la professo-
ressa dalla doppia vita

Il sostituto procuratore della repubblica Guido Rispoli, il


capo della squadra mobile Alexander Zelger e il comandante
della compagnia carabinieri di Bolzano Mauro Valentini, si tro
vavano nel bel mezzo della piramide. Sotto di loro, una vera e
propria task-force composta da alcune decine di uomini, pronti
a scattare per assecondarli in ogni richiesta. Sopra, invece, ce
rano i diretti superiori, cui rendere quotidianamente conto del
proprio operato: il procuratore capo nel caso di Rispoli, il que
store per Zelger, il comandante del Gruppo provinciale per Va
lentini.
La soddisfazione di avere catturato l assassino di M arika
Zorzi non poteva in alcun modo prendere il sopravvento sulla
necessit di andare avanti, ad ogni costo. In un certo senso, bi
sognava ricominciare daccapo.
Ansia, speranza, paura e incertezza si alternavano in uno stil
licidio di stati d animo contrastanti.
Nella sua banale enunciazione, il teorema da dimostrare sem
brava davvero semplice: Un maniaco ha ucciso una donna. Al
tre donne sono state assassinate con lo stesso modus operandi.
Trova tutti gli elementi che concorrano ' dimostrare che an-
chesse sono state uccise da quelluomo.
Bergamo aveva dimostrato di non essere infallibile. Sinora
laveva sempre scampata, ma era possibile ed anzi probabile

81
P aolo C ag nan

che si fosse lasciato qualche indizio alle spalle, che avesse


commesso qualche errore anche in occasione degli altri delitti.
Bisognava solo rimboccarsi le maniche e mettersi al lavoro,
stando bene attenti a non seguire false piste, o fabbricare invo
lontariamente prove a suo carico. Non cera nessuna fretta: in
virt del mandato di cattura spiccato a suo carico, lomicida di
Marika Zorzi sarebbe rimasto in carcere per un bel po.
Come prima cosa, Rispoli decise di rileggere attentamente,
parola dopo parola, i fascicoli relativi a tre vecchi delitti irrisol
ti, avvenuti in provincia di Bolzano nel biennio 1984-85: i casi
Barsi Arena, Casagrande e Cipolietti.

Per favore, aiutatemi. Sono stata aggredita e accoltellata da


un uomo.

Venti luglio 1984, un venerd.


Una bella passeggiata corre lungo il sentiero che costeggia il
cimitero di guerra di Monte Spalliera, alla periferia di Brunico.
Vecchie croci in legno ricordano il sacrificio dei soldati au
stroungarici morti durante la prima guerra mondiale. Ma il pic
colo camposanto cos immerso nel bosco che non si nota nep
pure. Il sentiero si snoda sinuoso fra il sottobosco e le piante
dalto fusto. Senza strappi, n faticosi saliscendi, n improvvisi
ostacoli. Sembra quasi che si sia ricavato il suo spazio dopo
lunghi e meditati sopralluoghi. da sempre la meta preferita dei
turisti in cerca d aria fresca, ma anche degli amanti del footing
e di qualche madre con figlioletto. Un posto tranquillo, a due
passi da Brunico, deliziosa cittadina di montagna incastonata fra
le spettacolari cime dolomitiche della vai Pusteria. Il luogo
ideale per una vacanza spensierata. Un piccolo paradiso per chi
ama starsene da solo, senza scocciature n preoccupazioni.
M arco B ergamo

Suor Margareth tir dritto. A poca distanza dal sentiero vide


una donna che agitava le braccia al rallentatore, come inebetita.
Il suo corpo si era fermato contro un tronco dalbero, dopo es
sere rotolato per una decina di metri. La suora stava passeg
giando con una consorella. Il convento delle Orsoline era poco
lontano.
Laggi nel sottobosco, la donna tent invano di richiamare
lattenzione delle due suore.
Abbiamo pensato che fosse una drogata, o magari unubria
ca, diranno poi ai giudici, come se una giustificazione del ge
nere potesse davvero scagionarle dallaccusa di non ave." pre
stato soccorso alla poveretta.
Le due suore, fortuna lo volle, simbatterono poco dopo in
uninfermiera dellospedale del paese e le raccontarono di ave
re visto la donna. Anna Vido corse immediatamente a chiedere
aiuto.

Mancavano pochi minuti alle sette della sera. Adele Barsi


Arena, uninsegnante fiorentina di 47 anni, avrebbe voluto dire
lante cose alla donna che laveva soccorsa, ma non ne aveva
proprio la forza. Aveva perso molto sangue, era debolissima.
Per favore, aiutatemi. Sono stata aggredita e accoltellata da
un uomo.
Anna Vido non riusc a farsi dire altro. Non ve ne fu il tem
po. Linsegnante svenne subito dopo. D evessere qui da un pez
zo, pens linfermiera. Lallarme, lambulanza, lospedale, i
chirurghi. La drammatica corsa verso la salvezza. I carabinieri
setacciarono il bosco alla ricerca dellarma con la quale la don
na era stata accoltellata. Allospedale di Brunico, frattanto, la
sua vita correva sul filo.

Siegfried Jesacher, laiuto primario del reparto, scosse la te


sta alluscita della sala operatoria.

83
P aolo C ag nan

Le sue condizioni sono gravi. Abbiamo riscontrato unac


centuata sofferenza cerebrale. In altre parole, il cervello rima
sto per un certo periodo a corto di sangue e le cellule sono state
ossigenate e irrorate in maniera insufficiente. La conseguenza
pi grave dellaccoltellamento stata proprio lemorragia con
ischemia cerebrale.
Cinque coltellate.
La pi grave aveva reciso larteria vertebrale sinistra, le altre
avevano leso i tessuti interni delladdome, il fegato e il pan
creas. Se non fosse stata soccorsa per tempo, sarebbe morta dis
sanguata.

Fuori della porta, il maresciallo dei carabinieri attendeva con


malcelata impazienza il dottore. Era molto preoccupato, perch
nellaria cera una brezza inconfondibile, presagio di una tem
pesta in arrivo. Il capitano gli aveva delegato le indagini pi
che volentieri, e dal Gruppo di Bolzano, come se non bastasse,
continuavano a chiamare. Volevano sapere degli sviluppi, chie
devano se esistevano delle tracce precise, perch il magistrato
era decisamente poco entusiasta del nuovo caso.
Che diavolo poteva essere accaduto? Una donna era stata
brutalmente aggredita e accoltellata lungo un sentiero tuttaltro
che isolato, e anzi solitamente percorso da decine di persone.
Tentato omicidio.
Il maresciallo maledisse il dottore che non usciva pi da
quella porta e ripass mentalmente la vecchia lezione di tecnica
investigativa.
Aggressione a sfondo sessuale? Macch. La donna non era
stata violentata.
Rapina? Dalla sua borsetta non era sparito nulla, e dentro
cerano ancora 700 mila lire, oltre ad una collanina doro e un
diario.
Vendetta? Se la donna fosse stata accoltellata da qualcuno
che conosceva, probabilmente avrebbe cercato in tutti i modi di

84
M arco B ergam o

lame il nome. A meno che non intendesse coprirlo. E comun-


i|iie, laggressore avrebbe potuto simulare una rapina. Invece
niente.
Raptus omicida di un maniaco? Lipotesi pi probabile. Ma
anche la pi semplicistica. Quando non si riesce a trovare la so
luzione di un delitto, pens il maresciallo rivedendo un film gi
visto ma di cui non si ricordava il finale, c sempre lipotesi
del maniaco a risolvere tutto, almeno in teoria.
Troppe cose, per, non quadravano.
A partire dal fatto che a Brunico non era mai accaduto nulla
del genere.
Mi cercava, maresciallo?
Come? Ah s, mi perdoni, ero concentrato nei miei pensieri.
Lo sa, dottore, il nostro davvero un mestieraccio. Come sta la
professoressa?
Ce la stiamo mettendo tutta, ma sar molto difficile riuscire
a salvarla. Ha perso moltissimo sangue. Ha un ottimo cuore,
una fibra forte. La opereremo di nuovo, chiss che non si riesca
1 fermare lemorragia. perfettamente inutile che le dica che la

signora non in grado di parlare.


Certo, dottore. Capisco. Grazie lo stesso.

Adele Barsi Arena mor alle 14.45 di sabato 21 luglio, per


complicazioni renali e polm onari. Mor senza che il marito
giunto da Firenze fosse riuscito a parlarle, senza che i tre figli,
lutti in vacanza, avessero potuto vederla per lultima volta. E
senza che il maresciallo fosse stato in grado di chiederle notizie
sul suo aggressore.
Linsegnante fiorentina di scuola media era giunta a Brunico
da qualche giorno per un breve periodo di ferie assieme ad
unaltra insegnante sua amica, M aria De Luigi di 39 anni. Ave
vano prenotato da tempo due stanze singole allalbergo Castel
I ,ampo, poco distante dal sentiero di Monte Spalliera. La pas
seggiata tra i boschi, per le due donne, era unabitudine. La per

85
P aolo C a g n a n

correvano ogni sera, prima di cena. Rientravano puntualmente


alle 19. Quella sera, per, Adele era sola, Lamica se n era in
fatti tornata a casa il giorno prima, per un fastidioso raffreddore
che laveva spinta ad anticipare il rientro.
Il maresciallo si lasci docilmente cullare dal suo fiuto, che
continuava a ripetergli il solito ritornello. Bisognava scavare
nella vita della donna, la soluzione probabilmente era a Firenze. {
Non voleva credere alla tesi del maniaco. Forse perch sarebbe
costretto ad accettare lidea di un pazzo omicida che girava in
paese con il coltello in tasca, e la cosa non gli piaceva affatto.
Preferiva pensare che quel tranquillo e pacifico sentiero immer
so nel bosco fosse stato teatro di un episodio che con Brunico
non aveva nulla a che fare. La vittima era venuta da fuori, cos
come lassassino.
Ho fatto tutto il possibile, si ripet poco convinto.
Cinque coltellate.
La furia del maniaco, pens, potrebbe anche essere stata si
mulata. Il medico che aveva eseguito lautopsia diceva che la
donna probabilmente aveva guardato in faccia il suo assassino.
Non era stata assalita alle spalle. Gi, ma cosa significava? For
se conosceva il suo aggressore, forse gli stava tranquillamente
parlando quando lui aveva tirato fuori il coltello. E se invece si
fosse trattato proprio di un maniaco? Se Adele Barsi avesse in
crociato un uomo apparentemente normale, con il quale aveva
magari scambiato quattro chiacchiere innocue?

Era una bambina ancora tutta sogni, il cuore zeppo d amore


e di speranze. Tutta la mia vita.

Tre gennaio 1985.


Un giorno come tanti altri.
Allapparenza.

86
M arco B ergam o

Marcella Casagrande, come ogni gioved, dopo la scuola era


uidata dai nonni. Aveva pranzato con loro, poi si era piazzata
ilavanti alla tiv per seguire Deejay television. Italia Uno im
metteva tutti gli ultimi video dei migliori gruppi rock, la musi-
<a da discoteca, le classifiche. Marcella, quindici anni e tanta
voglia di vivere, non si perdeva una puntata. Poi, finito il pro
gramma, aveva salutato i nonni ed era tornata a casa. Viveva
( on la mamma in un appartamento allultimo piano di un con
dominio di via Visitazione, in un quartiere vivace ma lontano
l.il centro storico. I suoi erano separati gi da qualche anno. Si
erano entrambi rifatti una vita.
Mamma Maurizia, maestra d asilo, conviveva con un archi-
idlo dal quale aspettava un figlio. Anche pap Luciano era riu
nito a trovare una nuova compagna.
Maurizia e Luciano, al contrario di molte altre coppie separa
li;, erano rimasti in ottimi rapporti. Cos diceva chi li conosceva.
I . Marcella vedeva suo padre ogni giorno, perch terminata la
.cuoia andava sempre a pranzo da lui, e con lui faceva i compiti
prima di tornare a casa. Le lezioni dellistituto magistrale Pa
i o l i erano riprese, dopo la lunga pausa delle ferie natalizie.
Si era tanto divertita, Marcella, fra Natale e Capodanno. Era
lata con la mamma a Solda, sul ghiacciaio dellOrtles, per una
settimana bianca memorabile. Aveva sciato come una matta, ed
era tornata a Bolzano un po controvoglia. Lanno prima era
lata bocciata, e cos le era toccato frequentare di nuovo la pri
ma classe. In compenso, per tirarsi un po su di morale, si era
precipitata dalla parrucchiera, per farsi tagliare i capelli a ca-
schetto. Si era presa una cotta per Icio, un suo amichetto, ma
lui non lo sapeva neppure. Marcella si era confidata solo con la
.na amica del cuore, Katia. Erano i primi amori adolescenziali,
lutti sguardi languidi e pensierini mielosi sui diari.

Dieci minuti di strada a piedi, dalla casa dei nonni alla sua.
M arcella percorse il vialetto d ingresso al palazzo, sal in
ascensore sino al sesto piano ed entr in casa. Non cera nessu

87
Pa o lo C a g n a n

no. Erano le tre e un quarto del pomeriggio; la mamma sarebbe'


tornata dal lavoro verso le quattro, come sempre. Si tolse i
guanti di lana rossa e la mantella nera, chiuse la porta a doppia
mandata ed and nella sua stanza. Trascorsero una decina di
minuti.
Poi chiam al telefono lamichetta, che abitava nello stesso
palazzo, al secondo piano.
Pronto, sei tu Katia? Che ne diresti di venire allUpim con
me, oppure vieni su a casa mia...
No mi spiace, non posso. Devo portare dei documenti a mio
padre, che al lavoro. Ci sentiamo. Ciao.

Maurizia suon il campanello.


Marcella non apr.
Dove diavolo si sar cacciata? Forse sar in bagno, o magari
ancora dai nonni, pens mentre cercava la chiave nella borsa.
La trov, ruot lievemente il polso verso destra, e la porta si
apr subito. Non era stata chiusa daHintemo con due mandate,
come sempre avveniva.
Un passo verso il corridoio.
Un urlo straziante.

La polizia, il medico, i vicini, e poi i giornalisti che riusciro


no a superare il cordone, e tanta altra gente. Un viavai assurdo,
disumano, gravido di cinismo e d indifferenza. Marcella era l,
nel corridoio, ma non vedeva nessuno. Il medico, pietosamente,
le chiuse gli occhi e pos su di lei un lenzuolo bianco.
Era tutto finito. Non cera pi niente da fare.
Maurizia trov la sua bambina in un lago di sangue, riversa
sul corridoio a neppure un metro dalluscio. Le mani raccolte
vicino al capo, le gambe leggermente divaricate, la gonna bian
ca sollevata, le mutandine tagliuzzate.
Ventuno coltellate, dir il medico anatomopatologo. La pri
ma, probabilmente, sferrata alla schiena. Poi, lomicida aveva

88
M arco B ergam o

infierito su quel corpo profumato d innocenza con quella fero


cia feticistica, quasi scientifica che solo i sadici sembravano
possedere. Undici fendenti alla testa, sei alla mammella sini
stra, una in pieno petto, due sul collo. E poi quel macabro rito
finale, le mutandine tagliuzzate, senza che Marcella avesse pe
raltro subito violenza. Limene era integro.

Lomicida, o lo scopri nelle ore immediatamente successive


al delitto, oppure non lo trovi pi. Lo sapevano bene i giudici,
la polizia, i carabinieri. Certo, poteva sempre commettere un
imperdonabile errore, lasciare inavvertitam ente una traccia.
Lomicidio perfetto non esiste. Ma le ore passarono, e il giallo
anzich risolversi singarbugli. Tante piste, troppe. E molte
portavano lontano, confondevano le idee, depistavano gli inqui
renti. Il decalogo di ogni buon investigatore diceva che la prima
regola era quella di non spostare il cadavere, e di non toccare
nulla sino allarrivo del magistrato. Ma linchiesta era partita
gi con il piede sbagliato. C era un gran movimento nellappar
tamento al sesto piano, giornalisti e fotoreporter si muovevano
a proprio piacimento, e cera persino un andirivieni di curiosi e
vicini di casa. Qualcuno, involontariamente, poteva avere gi
cancellato ogni possibile prova.
I primi ragionamenti a tavolino, i primi interrogatori, le pri
me ricostruzioni.
Si part dal punto pi importante: la ricerca del movente.
Tempo perso. Allora si cerc qualcuno che avesse visto o senti
to qualcosa, e fu peggio che andar di notte. A ben guardare, pe
r, anche questo aspetto poteva essere considerato significativo.
Se nessuno aveva sentito rumori sospetti, e se era vero che la
prima coltellata era stata sferrata alla schiena, ci significava
che lomicida aveva aggredito la vittima di spalle, forse tappan
dole la bocca con una mano per impedirle di urlare. Sicuramen
te, Marcella era stata colta di sorpresa. Non sospettava nulla,
questo era certo.
Gi, ma chi e come aveva potuto introdursi a casa sua?

89
Paolo C agnan

Furono fatte due ipotesi: la prima era che lassassino si tro


vasse gi nellappartamento quando la ragazza era rincasata; la
seconda era che fosse stata proprio la studentessa ad aprirgli la
porta. Sulluscio non furono rinvenuti segni d effrazione. Era
quindi probabile che Marcella avesse accolto in casa il suo car
nefice. Le cose, per, si complicarono, perch tutti dissero che
la ragazza non avrebbe mai aperto la porta ad uno sconosciuto.
Anzi, chiudeva sempre a doppia mandata. La porta era sprovvi
sta di spioncino, e proprio questo particolare costituiva un vali
do motivo per ritenere che solo ad una voce amica sarebbe stato
concesso il lasciapassare. Ecco perch le indagini sindirizzaro
no subito nella cerchia familiare.
La scena del delitto, che tante cose avrebbe potuto suggerire
agli investigatori, non venne osservata con sufficiente attenzio
ne. Accanto al corpo di Marcella fu trovato il teleobiettivo di
una macchina fotografica, ma nessuno si preoccup di analiz
zarne il significato. Tutti pensarono ad un furto fallito per il ri
torno a casa della ragazza e per la sua reazione.
Si sbagliavano.

***

Una bella donna, la professoressa Cipolletti. Alla scuola me


dia Foscolo, dove insegnava, diversi ragazzini avevano finito
per innamorarsene. Un invaghimento tutto adolescenziale, an
che perch la professoressa era piuttosto severa. Sa tenere la
classe, ammettevano le colleghe. Ma da qualche tempo, su di
lei, si erano sparse strane voci. Non fra gli alunni, questo no.
Ma nei corridoi circolavano dicerie maliziose, cattive. Diceva
no che la professoressa Cipolletti avesse anche unaltra attivit.
Dicevano che facesse un secondo lavoro, ma il vero problema
non era quello. Tanti altri, per impinguare lo stipendio, faceva
no qualche lavoretto, qua e l. No, le chiacchiere si erano spinte
molto pi in l. Si diceva addirittura che la professoressa faces-

90
r

M arco B ergam o

,c la vita. S, in somma, in definitiva qualcuno pensava che si


fosse messa a fare la prostituta.
Un sospetto tremendo.

Il telefono squillava spesso, aHintemo 149 del civico 28/E di


via Brennero, nellappartamento di Mirella. Rispondeva la se
greteria telefonica: Sono Mirella 149. Ricevo dalle 17.30 su ap
puntamento il luned, marted e gioved, e poi gi una sfilza di
indicazioni su come raggiungere quel condominio posto a pochi
passi dal centro storico di Bolzano, nascosto fra tanti altri anoni
mi palazzoni che lo stringevano nelle loro spire di cemento.
Mirella, 41 anni, era una prostituta.
Una prostituta dalto bordo, nel senso che non batteva in stra
da, ma nel suo appartamento. Selezionava la clientela, fissava
gli appuntamenti proprio come facevano i dentisti o gli avvoca
li, si faceva pagare bene. Lavorava solo tre giorni alla settima
na, dopo le 17.30. Non perch la professione la sfiancasse, ma
perch durante gli altri giorni era impegnata altrove, a Verona e
qualche volta anche a Merano. Sempre per lavoro. A Bolzano
riceveva solo dopo le 17.30, perch nelle altre ore della giornata
doveva recitare la sua parte nella societ perbenista. Quella so
ciet che la conosceva come la professoressa Cipolletti.

Un destino strano, quello di Annamaria Cipolletti, l inse


gnante di lettere dalla doppia vita. Come professoressa non era
affatto male, disse chi laveva conosciuta. Ai tanti ragazzi che
si era vista sfilare davanti alla cattedra nel corso degli anni non
aveva certo insegnato solo la grammatica; aveva anche fatto ca
pire quanto la vita, a volte, possa essere difficile. Avevano solo
tredici o quattordici anni, i suoi alunni, ma erano gi in grado di
capire molte cose. Un matrimonio fallito che le aveva dato un
figlio, M assimiliano, ma anche tanti dispiaceri. Una vita che
non la soddisfava pi. Uno stipendio da statale, e i soldi non
bastavano mai. E poi, improvviso, quello strano impulso inte
riore.

91
Paolo C agnan

Cos, un giorno, Annamaria decise di lasciare la scuola. Se


ne and con il minimo dellanzianit professionale. Pochi soldi,
troppo pochi per vivere e non solo sopravvivere. Ma la profes
soressa, che aveva deciso di andare in pensione a 41 anni, non
avrebbe vissuto aspettando con ansia alla fine di ogni mese
laccredito in banca da parte dellInps. Aveva gi un altro lavo
ro. Ormai era una lucciola.
Per i suoi vicini di casa, in realt, era soltanto una professo
ressa in pensione. Viveva in un appartamento di novanta metri
quadrati in viale Europa. Un quartiere dormitorio, costruito ne
gli anni Settanta. M irella, invece, stava dallaltro capo della
citt, in via Brennero, a pochi passi sia dal centro storico, sia
dal quartiere a luci rosse di Dodiciville dove le colleghe meno
fortunate sfidavano ogni notte sul marciapiede le mattane dei
clienti.
Sullelenco telefonico, la signora Cipolletti compariva due
volte: con il nome intero (Annamaria) per il domicilio di viale
Europa e con quello separato (Anna Maria) per il monolocale
di via Brennero. Tutti, nel condominio, sapevano che al civico
149 cera una prostituta. E la cosa non era v istaci buon occhio.
Sarebbe stato impossibile non notare quel viavai, quando Mi
rella era al lavoro. Nellultima riunione condominiale, qualcuno
aveva anche proposto di scrivere allinquilina una lettera di
protesta: Alle volte si vedono certe facce... Prima o poi succe
de qualcosa.

Massimiliano, diciottanni, studente in lingue, non vedeva


sua madre da due giorni. A casa non cera, in via Brennero non
rispondeva nessuno.
Non sar mica successo qualcosa?
Uno strano presentimento. E un brivido ghiacciato lungo la
schiena.
Meglio avvisare la polizia.

Ventisei giugno 1985.

92
M arco B ergam o

Via Brennero, civico 28/E, interno 149.


Uno spettacolo raccapricciante.
Mirella era l, sdraiata sili letto, in un lago di sangue. M assa
crata a coltellate. Lispettore si sent rabbrividire, e non se ne
lupi affatto. Un altro delitto senza movente, almeno allappa-
renza. Lappartamento sembrava in ordine, non mancava nulla.
Lassassino non aveva neppure cercato di simulare una rapina.
L allora? Forse la vendetta di qualcuno. Gi, ma di chi? Mirella
Taceva il suo lavoro con discrezione. Pochi sapevano: suo fi
glio, gli inquilini del palazzo, i clienti. Le altre prostitute nep
pure la conoscevano. Ad ucciderla poteva essere stato lultimo
cliente, ma cera qualcosa che non quadrava, perch Mirella -
uccisa fra le 20 e le 20.30, e nessuno dei vicini aveva sentito
nulla - non riceveva mai il mercoled, nel monolocale di via
Brennerc) Aveva le sue abitudini, i suoi impegni, e non faceva
strappi ? .la regola.
Cose se ne poteva dedufre?
D icc nnove coltellate, tante ne cont il professor Daniele Ro-
drigu i d e llistituto di m edicina legale d e lluniniversit di
Pado\L. Trutte concentrate allaltezza del seno, del torace e del
cuore, tranne una alla schiena: la prima, quasi certamente. C a s
sassi aveva colpito Mirella quando lei gli voltava le spalle,
poi aveva infierito su quel novero corpo agonizzante, o forse gi
privo di vita. Una ferocia che assomigliava tanto a quella che
appena sei mesi prima si era abbattuta su Marcella Casagrande.
Analogie preoccupanti, anche se non bastava la brutalit dello
micidio a collegare due fatti di sangue cos lontani per let del
le vittime, la loro occupazione, le loro conoscenze.
La firma, per, sembrava la stessa.
Le indagini segnarono quasi subito 11 passo. Mancava il mo
vente, e in assenza di unipotesi verosimile era ben difficile la
vorare su unaccozzaglia di congetture. In bagno, su uno spec
chio e su un asciugam ano vennero trovate delle tracce di
sangue. Le aveva lasciate quasi certamente lassassino, che do
veva essersi macchiato su gran parte del corpo, e che prima di

93
Paolo C agnan

uscire dallappartamento, con estrema freddezza, si era accura


tamente lavato, sperando di non lasciare alcuna traccia.
Come quasi tutte le sue colleghe, Mirella aveva preso alcune
precauzioni per evitare possibili fastidi. Innanzitutto sceglieva 1
clienti, e sino ad allora non le era mai accaduto nulla. In mag
gio, a dire il vero, aveva denunciato alla questura di essere stata
minacciata di morte. Ma sembrava solo uno dei tanti inconve
nienti del mestiere, e nessuno aveva dato troppo peso alle sue
paure. Mirella aveva allora deciso di piazzare dietro alla spal
liera del letto un pulsante dallarme. Se lo avesse premuto, tutto
il palazzo sarebbe letteralmente sobbalzato.
Mercoled sera, per, non fece neppure in tempo a schiac
ciarlo. Forse perch si fidava, o forse solo perch lomicida la
veva colta alla sprovvista, mentre lei gli offriva inconsapevol
mente la schiena.
M irella 149, questa lindicazione sul campanello di via
Brennero, lavorava praticamente tutta la settimana. Tre giorni a
Bolzano, il resto a Verona, dove trascorreva quasi sempre il
week-end. Per farsi conoscere aveva fatto pubblicare alcuni an
nunci sui giornali locali, ma anche sul Corriere della sera e sul
la Gazzetta dello sport. Aveva anche provveduto a cambiare
nome: A Verona cartomante Cinzia riceve solo sabato luned
ore 15-20, telefonare 045-582940. Rispondeva la segreteria te
lefonica, come a Bolzano. Rispondeva Cinzia, alias Mirella,
alias Annamaria.
Le indagini si estesero a Verona, sino a quando gli inquirenti
si convinsero che la chiave del delitto fosse da ricercare a Bol
zano. Ma era come cercare un ago in un pagliaio. La squadra
mobile riusc a rintracciare alcuni dei suoi abituali frequentato-
ri, ma tutti avevano un alibi, e nessuno di loro fu in grado di
fornire una qualche indicazione utile. Nessuna ipotesi credibile
su chi e perch avesse interesse ad uccidere Mirella,, ed allora
non restava che una traccia, lunica possibile quando manca il
movente: era stato un maniaco. Meglio, il mostro.
Il mostro di Bolzano.

94
7

La svolta
S, ho ucciso la Rauch - Un messaggio sulla tomba - Le paure di
Jenny

Mi dispiace ma quello
che ho fatto d o v e v a
essere fatto e t u l o s a p e v i
Ciao Renate
M.M.
Dieci agosto 1992ore 17.
Rispoli lesse e rilesse il messaggio decine di volte. Aveva
una s.rana paura, come se quel foglietto di bloc notes a quadret
ti potesse bruciare da un momento allaltro, e scomparire senza
lasciare alcuna traccia di s. Lo gir e rigir, come se bastasse
toccarlo per convincersi della verit che nascondeva.
No, non cerano dubbi. Quella era proprio la scrittura di Ber
gamo. Non sarebbe neppure servita una perizia calligrafica. Era
persino troppo evidente, chiunque se ne sarebbe accorto. La
grafia era la stessa di quella degli appunti vari sequestrati a casa
dellomicida di Marika Zorzi. Per scrupolo, Rispoli aveva chie
sto il parere degli esperti del Cis, il Centro d investigazioni
scientifiche dei carabinieri di Roma, ''-he lo avevano rassicurato.
Davvero un bel colpo di fortuna, pens il giudice.
Ma subito dopo si rimprover.
Calma, soltanto il punto di partenza.
Prese il fogliettino e lo infil nel fascicolo intestato a Renate
Rauch. Era stato trovato sulla tomba della ragazza il 25 gen-

95
Paolo C agnan

naio, a quasi tre settimane di distanza dal delitto. Il biglietto era


contenuto in un mazzo di garofani avvolti nel cellofan ed a tro
varlo era stato proprio lex convivente di Renate, Bruno Maga
gna, che si era recato con sua madre al cimitero di Oltrisarco.
Aveva preso quel mazzo e lo aveva buttato da parte, per fare
spazio ai suoi fiori. Solo allora si era accorto del bigliettino, e
non aveva esitato ad aprire la busta e leggerlo. Poi era stato
chiamato il custode, e questi aveva avvertito la polizia.
A suo tempo, quellimportante ritrovamento non era servito
a nulla, ma ora cera la possibilit di confrontare quella scrittu
ra con la calligrafia del presunto omicida. Rispoli richiuse len
tamente il fascicolo. Chiam lautista, usc dal suo ufficio e si
fece accompagnare in carcere. Era ormai pronto a raccogliere la
sfida.

La sala colloqui della casa circondariale di Bolzano sembra


va fatta apposta per mettere in soggezione i detenuti. Era molto
piccola, tetra e buia, con una finestrella circondata dalle sbarre
che, sia pure controvoglia, facevano filtrare una tiepida luce a
scacchi. Fuori, sui prati che si affacciavano sul torrente Talvera,
i vecchietti portavano a spasso il cane e le coppiette correvano
in tuta da jogging o pedalavano spensieratamente sulle loro co
loratissime mountain bike.
Marco, sulle prime, non rispose. Non se laspettava. O forse
s. Forse aspettava solo quel momento.
Il giudice gli fece vedere quel messaggio, appoggi il fo-
gliettino sul tavolo della sala colloqui e lo mise accanto ad una
nota della spesa trovata a casa del ragazzo, scritta di suo pugno.
Calligrafie identiche. Poi gli ricord di avere trovato una giacca
a vento con alcune macchie di sangue rappreso, sostenne che
lalibi di Valles non reggeva, gli lesse le dichiarazioni della pro
stituta che diceva di avere visto unauto rossa, come la sua Seat
Ibiza, la sera del delitto; infine gli rifer di Bruno Magagna, che
sapeva di un biondino con i baffi che da qualche tempo impor
tunava Renate.

96
M arco B ergam o

Marco non apr bocca per cinque, lunghissimi minuti. Une


ternit. Poi si sblocc. Aveva lanciato una sfida, e aveva perso.
( )ra, da giocatore leale, doveva riconoscere il valore del suo av
versario.
Lagente verbalizzante annot burocraticamente: Lindaga
to, dopo avere brevem ente riflettuto, dichiara quanto segue:
Sono stato io a scrivere tale biglietto e sono io il responsabile
dellomicidio di Rauch Renate, ed ora le racconto come si sono
svolti i fatti.
Rispoli abbass per un attimo gli occhi.
fatta, pens.
Bergamo aveva accettato la sconfitta. Il magistrato lo aveva
incastrato, quel messaggio era una prova schiacciante. A quel
punto, doveva confessare tutto.
Allora, la settimana che va dal 4 al 10 gennaio del 1992,
come ho gi detto nellultimo interrogatorio, mi trovavo a Val-
les, per trascorrere un. settimana bianca. La sera del 7 gennaio
ho preso la mia macchina e dopo essermi fermato a Bressanone
sono arrivato sino a Bolz?no. Allincrocio fra via Raiffeisen e
via Crispi ho tirato su la R r .ch. Ci siamo diretti verso il distri
butore di via Renon, dove ho prrcheggiato. Dopo di che non ho
ricordi precisi. tutto frammentai'' ~ nonvsono in grado di ri
cordare quello che accaduto tra me e la Rauch aHiriterno del
distributore di benzina.
Sul sedile anteriore destro, dove si trovava la Rauch, cera
un piccolo cuscino di colore rosso. Lho fatto lavare da mia ma
dre circa tre settimane fa. Sul sedile posteriore della macchina
cera la mia giacca a vento verde e viola. Da quel che mi ricor
do, cerano tracce di sangue soltanto sul tappetino anteriore de
stro, nel posto dove era seduta la Rauch.
Rispoli non moll la preda.
Come lha uccisa? E quando?
Lagente verbalizz.

97
Paolo C agnan

Ribadisco di non ricordare nulla di come si sono svolti i fai


ti. Il mio primo ricordo successivo del giorno 8 gennaio,
quando ricordo di essermi trovato sulle piste da sci di Valles.
Un black out di almeno dodici ore, dalle 22 della sera prima
alle 10 del giorno dopo, pens Rispoli.
Bergamo ricordava distintamente tutto ci che aveva fatto
prima, ma aveva cancellato dalla memoria lomicidio. Questo,
almeno, era ci che sosteneva.
Marco si sforz di apparire credibile. Aveva deciso di con
fessare, nessuno poteva contestarlo. Non poteva dire come e
perch aveva ucciso Renate. Ma poteva sempre dimostrare la
sua furbizia. In che modo? Ad esempio, raccontando al giudice
di come era stato bravo a cancellare ogni traccia.
La sera dell8 gennaio, tornando dallo sci, sono andato in
macchina. Volevo togliermi gli scarponi e mettermi i doposci.
stato l che mi sono accorto delle macchie di sangue sul tappeti
no anteriore destro. Ricordo di averlo lavato, cos come gli in
dumenti che avevo la sera prima, e cio un paio di jeans e un
maglione che mi pare fosse verde. Quanc o sono rientrato allal
bergo la sera del 7 gennaio, avevo sia : l chiave dellentrata del
lalbergo che quella della camera. ~ a quel che so io, non do
vrebbe avermi visto nessuno.
Marco termin cos il sue ccconto.
C erano per ancora molte altre cose che il giudice avrebbe
voluto sapere. Ad esempio, perch aveva deciso di scrivere
quel biglietto e di metterlo sulla tomba di Renate? E perch
quella strana firma, una doppia emme puntata?
Marco non si scompose.
Ho portato il biglietto sulla tomba della Rauch con un maz
zo di fiori perch mi ero pentito di quello che avevo fatto. Non
so bene perch ho scritto il testo del biglietto. Quanto alle due-
iniziali M.M. posso dire che la prima M. potrebbe corrisponde
re alliniziale del mio nome; riguardo alla seconda, probabil
mente frutto della mia fantasia, o forse ho voluto rimarcare la

98
M arco B ergamo

mia iniziale. Io non ce lho con le prostitute, perch ognuno


libero di fare la propria vita.
E la borsetta di Renate?
Dov finita la borsetta?
Non ne so nulla, in macchina non lho trovata.
Rispoli si blocc.
Dunque l ha cercata, ma non lha trovata. Potrebbe anche
mentire, ma a quale scopo? E se dice la verit, dove finita la
borsetta?

Che la svolta fosse ormai vicina, i giornalisti lo avevano in


tuito la sera stessa del dieci agosto. Per tutto il pomeriggio ave
vano invano cercato di mettersi in contatto con il capo della
Mobile, Alexander Zelger.
fuori, ha lasciato detto che non ci sono novit, aveva ri
petuto stancamente il centralinista della questura.
Nessuno, per, ci aveva creduto. E cos, verso sera, i cronisti
si erano piazzati davanti alla cancellata della caserma di via
Marconi, in attesa di Zelger. Erano stati fortunati: il commissa
rio era arrivato poco dopo, con unespressione cos soddisfatta
da non poterla proprio nascondere.
Allora, dottore, dove stato?
Ragazzi, vi prego, non posso dirvi niente.
Ma ci sono novit? Cosa avete scoperto?
Mi spiace. Non posso dire niente. Domani mattina il procu
ratore capo terr una conferenza stampa.
Diavolo! Ma allora ci siamo! Per scomodare il procuratore in
persona, dovevano aver incastrato Bergamo per la seconda volta.
La prego, dottore. Ci dica cosa successo: avete trovato le
prove di un vecchio delitto?
Potete immaginarvelo.
Quale?
Mi spiace. Non posso dirlo.

99
P aolo C ag nan
fi

Rauch, Casagrande o Troger?
Non posso.
Allora ci dica solo qual la prova decisiva...
Mi spiace ragazzi. Davvero. Ci sentiamo domani.
Non c era stato verso di far parlare Zelger. Ed era anche
troppo tardi per contattare il procuratore che, oltretutto, non
avrebbe certo fatto anticipazioni. Non restava che andare per
ipotesi.
AVAlto A d ige ne avevano discusso per alm eno u n ora.
Avevano riletto gli articoli dei giorni precedenti, per cercare di
capire quale prova potesse avere inchiodato Bergamo, e in rela
zione a quale delitto. Avevano fatto molte telefonate, avevano
anche parlato con i parenti di alcune delle vittime, ma non ne
avevano cavato un ragno da un buco. Alla fine avevano deciso
di puntare sul delitto Rauch, quello che sembrava avere le mag
giori probabilit di essere addebitato a Bergamo. Avevano pen
sato allelemento pi intrigante: quello dei biglietti trovati sulla
tomba di Renate, di cui si vociferava da qualche giorno. Stando
alle indiscrezioni, ne erano stati trovati almeno un paio.
Avevano rischiato grosso, a ben vedere. Il giorno dopo, cen
tinaia di locandine avrebbero invaso i muri della citt con un
dubbio inquietante.
Forse sulla tomba di Renate la firma del delitto.
Era andata bene. Lavevano azzeccata.

Undici agosto, ore 11.30.


In questura, lagitazione era pari a quella del giorno della
cattura dellomicida. Il procuratore capo aveva delegato a Zel
ger il compito di annunciare trionfalmente la svolta nelle inda
gini. Anche Rispoli aveva declinato linvito a farsi bello. Forse
perch bisognava dare un contentino alla polizia, bisognava
gratificare coloro che avevano lavorato giorno e notte e che ora
avevano finalmente raccolto i frutti di tanta fatica.

100
M arco B ergam o

Zelger, si vedeva lontano un miglio, aveva una gran voglia di


raccontare a tutto il mondo che Bergamo era stato incastrato.
S, il mostro era proprio lui. Non cerano pi dubbi.
Ha ucciso anche Renate Rauch, annunci.
Poi spieg che Bergamo aveva confessato dopo essere stato
posto di fronte a due elementi schiaccianti.
Il primo era costituito da un biglietto trovato sulla tomba di
Renate parecchi giorni dopo il funerale. Quel foglietto di bloc
notes a quadretti era stato allegato agli atti del fascicolo. Poteva
averlo scritto chiunque. Lomicida, certo. Ma anche un mitoma-
ne. Sino a quando non si fosse trovato il presunto assassino,
quel messaggio sarebbe stato perfettamente inutile.
A casa di Bergamo abbiamo sequestrato diversi appunti
scritti a mano, ed abbiamo visto subito che la scrittura corri
spondeva, spieg Zelger.
La perizia calligrafica che solo per eccesso di zelo era stata
disposta non aveva fatto altro che confermare levidenza: quel
la era proprio la scrittura di Marco, che pur utilizzando i carat
teri maiuscoli, ogni tanto tracciava le e in minuscolo.
No, non c erano dubbi. E Bergamo era crollato.
La seconda prova era costituita da una giacca a vento verde e
blu, trovata in un armadio della sua stanza da letto. Sulla mani
ca cera ancora il talloncino di una lavanderia bolzanina. La di
m ostrazione che lindumento era stato lavato di recente, ma
non tutte le macchie erano venute via. Ce nera una allaltezza
della tasca destra, e unaltra pi piccola sotto il polsino della
manica destra. Tracce di sangue, almeno allapparenza. Lesa
me del Dna avrebbe dovuto confermare i sospetti. A meno che
lindumento non fosse stato lavato a secco, nel qual caso lin
tervento di agenti chimici avrebbe reso molto complessa lindi
viduazione della presenza di eventuali impronte genetiche.
Dal 4 al 10 gennaio, spieg Zelger, Bergamo si trovava a
Valles, in vai Pusteria, per una settimana bianca. Era solo. Il ge
store dellalbergo dove alloggiava ed alcuni turisti ci avevano

101
Paolo C agnan

detto che era solito allontanarsi la sera, al volante della sua Seat
Ibiza.
Il suo alibi non era perfetto.
La sera del 7 gennaio, quando la Rauch venne uccisa, Ber
gamo avrebbe avuto tutto il tempo di scendere a Bolzano, com
piere lomicidio e rientrare in albergo. E in quei giorni, sulle pi
ste da sci, indossava proprio quella giacca a vento sulla quale
sono state trovate tracce di sangue. Sangue che poteva apparte
nere solo alla Rauch, visto che Renate Troger venne uccisa in
marzo, quando ormai nessuno pi avrebbe indossato un indu
mento cos pesante.
Perch lha uccisa, e come? chiesero i giornalisti affamati
di particolari.
Questo non lha chiarito, rispose Zelger.
Ha detto di non ricordare nulla di quel momento. M a ha
tracciato uno schizzo della zona, indicando con esattezza il luo
go dove aveva fatto salire la ragazza sulla sua macchina.
La confessione, insomma, non faceva una grinza.
E gli altri delitti?
Per un istante, Zelger si spazient. Voleva gustarsi quel suc
cesso, e i giornalisti gi gli chiedevano notizie fresche sulle in
dagini sugli altri omicidi.
Una cosa per volta! Per oggi potreste anche accontentarvi,
non vi pare? Cosa credete, che sia cos facile? Stiamo facendo
un passo alla volta. Posso solo confermarvi che sono stati ria
perti due vecchi casi, oltre a quello della Troger. Si tratta dei
delitti Barsi Arena e Cipolletti. Del resto, ne avete gi scritto
abbondantemente in questi giorni. chiaro che stiamo cercan
do di trovare eventuali riscontri, ma non cos semplice, per
ch passato molto tempo.
I giornalisti se ne andarono soddisfatti, alla spicciolata, dopo
le interviste di rito e il vano tentativo di strappare qualche parti
colare sfuggito al racconto ufficiale.
passato molto tempo. Forse troppo, pens Zelger.

102.
M arco B ergam o

Quando aveva visto tutti quei giornalisti, le telecamere e i


flash aveva pensato di avere raccolto un primo, importante suc
cesso.
Ora che tutti se ne erano andati, sentiva dentro di s un fasti
dioso senso di frustrazione.
Troger, Casagrande, Barsi Arena.
E forse anche qualcunaltra.
Si ricomincia, pens.

Alla polizia fu affidato il compito di verificare eventuali pun


ti di contatto fra Bergamo e lomicidio Casagrande. I carabinie
ri, invece, tornarono ad indagare sul delitto Troger.
La squadra mobile and per cerchi concentrici, scartando le
ipotesi poco verosimili e concentrandosi sulle altre. Occorreva
innanzitutto verificare un teorema: Marco e Marcella si cono
scevano. Un punto di partenza ineludibile per unindagine co
munque estremamente difficile.
La rilettura delle dichiarazioni rese a suo tempo dai compa
gni di classe e dagli amici di Marcella non port ad alcun risul
tato: la differenza d et con Marco (tre anni) e le diverse scuole
frequentate non deponevano a favore del teorema. Marco, poi,
aveva gi terminato le superiori ed era in cerca di un lavoro, in
attesa di partire - ai primi di luglio - per il servizio militare.
Dichiar il dieci agosto del 1992:
Non conoscevo personalmente Marcella Casagrande, anche
se pu essere che la conoscessi di vista. Non sono mai stato nel
palazzo dove abitava.
I genitori, indirettamente, confermarono.
La madre: Per quanto ne so io, mio figlio non ha mai cono
sciuto quella ragazza. So che nel periodo in cui ha lavorato alla
M eccat sono arrivate a casa alcune telefonate di una ragazza
che lo cercava. Non so come si chiamasse. Queste telefonate

103
P aolo C agnan

sono durate circa una settimana e poi sono finite. Nel gennaio
del 1985 mio figlio era disoccupato, perch stava cercando un
lavoro. Lui mi diceva che andava in giro per la citt senza una
meta precisa. Il padre: Non sono in grado di dire se mio figlio
conoscesse Marcella Casagrande. Io, da parte mia, non lho mai
vista.
La polizia sper di poter considerare come indizio la presen
za, a casa del pluriomicida, di quegli strani ritagli di giornale
sulla morte di Marcella. In questo caso, per, furono proprio i
genitori di Marco a venirle in soccorso.
Dichiar la madre: Quei ritagli di giornale che avete trovato
a casa nostra fanno parte della collezione che teneva mio mari
to, che li raccoglieva da due o tre anni a questa parte.
E il padre conferm: I giornali e i ritagli che avete trovato
nella mia camera sono tutta roba mia. Non li ho scelti per moti
vi particolari, parlavano di vari argomenti. Diciamo che ho rita
gliato tutti gli articoli che in qualche modo m interessavano, a
partire da cinque o sei anni fa. Ho visto che tra i ritagli ce ne
sono anche un paio sul delitto Casagrande, ma adesso non so
bene se avevo ritagliato larticolo che riguardava la Casagrande
o quello retrostante. Per stabilirlo basta guardare quali colonne
sono state tagliate, anche perch io sono molto meticoloso. Mi
sono accorto che cerano degli articoli sulla Casagrande laltro
giorno a casa, perch in cucina c erano i poliziotti che li con
trollavano.
Due altre ipotesi tramontarono ben presto: la prima riguarda
va la possibilit che Marco avesse conosciuto Marcella sulle pi
ste da sci. Entrambi avevano frequentato i corsi di una societ
sportiva bolzanina, lAse Catinaccio, ma i tempi non coincide
vano: Marco aveva iniziato a sciare appena nel 1990, cinque
anni dopo il delitto di via Visitazione. La seconda traccia parti
va invece dallipotesi che nello stabile dove viveva Marcella
abitasse anche una parente di Bergamo. Lassassino sment, e le
sue dichiarazioni trovarono poi riscontro: In effetti, ho una cu
gina che si chiama Mara Vecchiato che abita in via Visitazione

104
M arco B ergam o

ma sia la mia casa, sia quella di mia cugina sono ben distanti da
niella dove abitava la Casagrande (...) Non so di preciso dove
abitasse. Credo, oltrepassato viale Europa, in una casa dietro un
distributore di benzina.
Alla polizia rest una sola traccia. Quella pi importante. Le
gata da un lato al misterioso significato del teleobiettivo trovato
il giorno del delitto nel corridoio dellabitazione, accanto al
corpo straziato di Marcella, e dallaltro alla grande passione di
Marco per la fotografia.
Era lunico possibile punto in comune.
Dichiar Bergamo il dieci agosto: Sono da sempre un ap
passionato di macchine fotografiche. Circa tre o quattro anni fa,
ho acquistato una macchina fotografica Minolta X/300 presso il
negozio SD di Corso Libert, con due teleobiettivi, uno 28
grandangolare ed un 50 millimetri. In seguito ho comperato un
mediotele e infine, un anno e mezzo fa, a Livigno, un teleobiet
tivo 70/210. E il padre Renato: In effetti, negli anni scorsi
siamo andati nel negozio Foto Marco di via Palermo, anche se
quando abbiamo comprato la macchina fotografica nuova, la
Minolta, e cio dopo il 1987, ci siamo rivolti ad altri fotografi,
mentre prima andavamo abbastanza spesso l. Abbiamo smesso
di andare da Foto Marco quando cambiata la gestione.
Il negozio Foto Marco di via Palermo distava pochi metri
dallo stabile dove viveva Marcella. I due potevano essersi co
nosciuti proprio l. Certo, non era una prova. Forse, non costi
tuiva neppure un debole indizio. Ma una traccia su cui poter la
vorare, magari anche di fantasia, questo s.

Non fu facile, per i carabinieri del capitano Valentini, scava


re nella vita di Renate Troger per cercare la chiave del suo as
sassinio. Le indagini, a suo tempo, erano state fatte con metico-

105
Paolo C agnan

losit, e la cattura di Bergamo a sei mesi di distanza da quel de


litto non aveva fornito nuova linfa allinchiesta.
Nei caso di Renate Rauch, il ritrovamento del bigliettino sul
la tomba aveva reso tutto pi semplice. Quanto al delitto Casa
grande, malgrado fossero ormai passati sette anni, qualche indi
zio era venuto fuori. Poca cosa per un accusa da ergastolo,
daccordo, ma sempre meglio di un pugno di mosche.
In citt, tutti si aspettavano che Bergamo confessasse da un
momento allaltro di avere ucciso anche la Troger. Quel delitto
doveva necessariamente averlo commesso lui, glielo si leggeva
in faccia.
Gi, ma le prove?
Gli investigatori ipotizzarono che i due potessero essersi co
nosciuti proprio a Valles: Renate frequentava la discoteca del
paese, Marco era stato l durante la settimana bianca infram
mezzata dal delitto Rauch. I clienti abituali del locale squadra
rono la foto di Marco, ma scrollarono desolatamente il capo:
quel ragazzo baffuto, in discoteca, non si era mai fatto vedere.
Diversa fu la reazione dei titolari del locale, i fratelli Mayr,
quando provarono a concentrarsi su quel volto. Disse uno di
loro: S, pu essere. Forse lho visto, non in discoteca, ma nel
la pizzeria. Se ne ricordava per un particolare: il labbro pen
dente. Anche F anziana madre dei due, Anna Gatterer, riconob
be Bergamo. Lei lavorava al guardaroba della discoteca, lui le
era passato davanti e laveva salutata. Aveva i baffi e i capelli
scuri con un ciuffo bianco in mezzo.
Il locale da ballo e la discoteca facevano parte dello stesso
complesso. Marco diceva di odiare il rumore e la confusione.
Forse non era mai stato al Gloria, ma poteva sempre aver co
nosciuto Renate in pizzeria. Mi pare di ricordare che fosse in
compagnia di una ragazza, ma non sono in grado di dire se si
trattasse della Troger, specific il gestore.
Era comunque una traccia interessante, che andava ricollega
ta alle affermazioni fatte da Brigitte, una delle due sorelle di
Renate: Mi ricordo che un giorno, circa due settimane prima

106
M arco B ergam o

dellomicidio, telefon a casa nostra un ragazzo. Risposi io.


Sono Marco, c Renate? disse in italiano. Restarono al te
lefono per parecchio tempo. Ricordo distintamente che mia so
rella parlava di un cane. Ecco una prima ipotesi: Marco aveva
conosciuto casualmente Renate in pizzeria, poi laveva rintrac
ciata e laveva chiamata. Si erano messi a parlare di un cane.
Lei ne aveva uno, ed anche Marco amava molto gli animali. La
mattina del 21 marzo, unora prima di essere uccisa, Renate era
a Bolzano, e stava cercando un passaggio per tornare a Millan.
Forse aveva telefonato a M arco, chiedendogli di darle uno
strappo. Ma a casa Bergamo, a quanto pare, nessuno aveva sen
tito squillare il telefono. Nella stanza di Renate a Millan fu rin
venuto un foglietto scarabocchiato, sul quale erano annotati di
versi nomi. Xuiti tedeschi, tranne uno: Marco.
N ellauto del bolzanino erano stati trovati due cordini da
montagna. Vincenzo Pascali, il noto genetista chiamato ad ese
guire la perizia sul Dna, pot fare ben poco: s, su una delle due
corde c era una macchiolina di sangue, ma la quantit di liqui
do ematico di cui fu riscontrata la presenza era talmente ridotta
che non si riusc neppure a stabilire se si trattasse di sangue
umano. Anche quella traccia, che poteva rivelarsi importantissi
ma - Renate infatti era stata strangolata, forse proprio con una
corda - anneg nel mare infinito delle deduzioni.

Il giudice sapeva bene di avere pochi elem enti d accusa.


Avrebbe dovuto giocare d astuzia, cercare d indurre Bergamo
in errore, magari facendogli credere di essere in possesso di
elementi schiaccianti.
Il primo interrogatorio avvenne il sei agosto, poche ore dopo
la cattura e la confessione del delitto Zorzi.
Lei ha conosciuto Renate Troger in discoteca, durante la
settimana bianca di Valles, azzard Rispoli.
No, nientaffatto, rispose Bergamo. Quando ho trascorso
la settimana bianca a Valles non sono mai andato in discoteca.
La sera sono sempre rimasto in albergo, tranne due volte che

107
P aolo C ag nan

sono uscito a mangiare la pizza: una volta da solo, e unaltra


con una coppia di ragazzi genovesi che ho conosciuto in alber
go. Se non ci credete, chiedetelo al proprietario.
Qual il suo alibi per la sera del 20 marzo scorso?
Sono sempre rimasto a casa, i miei genitori possono confer
marlo.
La mattina seguente, come spieg poi la madre, Marco lave
va aiutata a preparare i tortelloni, e pi tardi era uscito con il
padre per andare al mercato.
Il second interrogatorio avvenne quattro giorni pi tardi, il
10 agosto.
Rispoli torn alla carica. Anche questa volta, per, Bergamo
non mangi la foglia.
Ripeto quello che ho gi detto. Quella sera sono rimasto a
casa, a guardare la tiv con i miei genitori fino alle dieci circa,
dopo di che sono andato a letto.
Il giudice tent il tutto per tutto.
Renate Troger stata prima strangolata e poi accoltellata al
linterno della sua autovettura, nella quale, guarda caso, sono
state trovate due corde da montagna. Perch non si decide a
confessare?
Con quelle corde io non ho strangolato proprio nessuno, e
le ripeto per lennesima volta che la sera del 20 marzo sono ri
masto a casa. E non sono neppure mai stato in discoteca a Val-
les.
Dunque, non ha mai conosciuto la Troger?
No, mai.
Il terzo interrogatorio si svolse il 18 agosto.
Rispoli disse allomicida ohe su una delle due corde erano
state trovate tracce di sangue. Aggiunse poi che un testimone
aveva visto la Seat Ibiza lungo la 'statale del Brennero, in orario
compatibile con lomicidio.
Bergamo ripet il solito ritornello.

108
M arco B ergam o

Con lomicidio della Troger io non ho niente a che fare. Ri


peto che quella sera sono sicuro di essere andato a letto verso le
dieci e mezzo o le undici, dopo aver visto la televisione con i
miei genitori. Il giorno dopo mi sono alzato verso le sette e
sono uscito di casa non prima delle nove, per andare a compra
re il pane e il giornale.
Sua cognata dice che quella mattina era venuta a casa sua, a
prendere suo nipote, e ricorda bene di non aver visto la sua
auto. Dovera?
La m ia m acchina era sicuram ente parcheggiata vicino a
casa. Se anche non era proprio sotto casa, sicuramente lavevo
lasciata nel parcheggio a lato; quindi, quello che dice mia co
gnata non vero, perch l auto era parcheggiata proprio nel
cortile di fianco.

Lalibi fornito da Bergamo sembrava piuttosto fragile. Il de


litto era stato commesso in un orario piuttosto insolito, ma il
giovane carpentiere avrebbe potuto allontanarsi di casa allalba,
senza svegliare i genitori, per poi rientrare altrettanto silenzio
samente poche ore pi tardi. Si pens che avesse preso lauto
del padre, una Fiat Uno di colore azzurro. La macchina venne
perquisita da cim a a fondo e sottoposta ad un accuratissimo
controllo. Niente. Nulla che potesse essere ricollegato al delitto.
Le indagini portarono per alla scoperta di un interessante indi
zio, di cui Rispoli venne a conoscenza dopo avere interrogato
Marco: lundici aprile del 1992, tre settimane dopo il delitto
Troger, Bergamo si era recato presso ur. carrozziere per farsi
montare lo specchietto laterale destro della Seat Ibiza. Aveva
forse avuto un incidente? No, non risultava nulla del genere.
Perch, allora, aveva fatto sostituire lo specchietto?
Io non mi ricordo se si tratt di un montaggio ex novo o di
una sostituzione, disse il carrozziere, ma presumo che si fos
se rotto il vecchio specchietto, perch se un automobilista vuole
montarne uno nuovo, lo fa generalmente pochi giorni dopo ave
re acquistato la macchina, non a qualche anno di distanza.

109
Paolo C a g n a n

Rispoli prov a immaginarsi la dinamica del delitto. Renate


era scesa dalla macchina. Marco laveva raggiunta ed aveva
tentato di strangolarla con una corda. La ragazza aveva provato
ad opporre resistenza, come Marika Zorzi, e il vetro dello spec
chietto retrovisore era andato in frantumi. Poi, Bergamo laveva
accoltellata, squarciandole la gola. Renate era morta subito, pri
ma ancora che lassassino iniziasse ad infierire selvaggiamente
sul suo corpo.
Unipotesi, solo unipotesi.

Tocelyne Hovot, 44 anni, prostituta dorigine francese, venne


interrogata dalla polizia alle undici di sera, il 13 agosto. Si la
ment con gli agenti che la prelevarono al lavoro, nel piazzale
di viale Trento. Non batteva in strada. Munita di telefonino cel
lulare, se ne stava seduta al volante della sua Bmw bianca in at
tesa dei clienti. Odiava le ragazzine che si prostituivano solo
per racimolare i soldi per la droga. Non usavano il preservativo,
e il peggio era che molti clienti se ne fregavano altamente. I po
liziotti le stavano facendo perdere del tempo prezioso. Josy, che
aveva persino un suo biglietto da visita di colore marroncino
con lorario di lavoro (dalle undici di sera alluna di notte),
avrebbe voluto chiedere al questore un rimborso, per tutti quei
clienti che, non avendola trovata, se n erano andati via.
Affari sfumati.
Alla fine aveva acconsentito a collaborare, anche perch Ri
spoli non le dispiaceva; e poi, in quei giorni le sue colleghe fa
cevano a gara nel sostenere di avere sempre avuto Bergamo tra
i propri clienti, e lei sapeva bene che non era vero.
Tutte fandonie.
Marco era del suo giro.
Bergamo era mio cliente. Lho riconosciuto dalla foto tra
smessa dal telegiornale di una tiv locale, dichiar Jocelyne.

110
M arco B ergam o

Poi lho riconosciuto anche dalle foto sui giornali, per due
particolari: un ciuffo biondo che pi chiaro del resto dei c a
pelli e il labbro inferiore, che sporgente.
Da quanto tempo conosce Bergamo?
Saranno circa tre anni, rispose Jocelyne. Ci siamo incon-
(rati diverse volte a Bolzano, inizialmente nella zona di Dodici-
ville e poi anche in viale Trento. E sempre tra le dieci di sera e
luna di notte, cio quando io lavoro.
Avete mai avuto rapporti sessuali?
No. Bergamo mi chiedeva solo di spogliarmi. Gli bastava
osservare la biancheria intima che io indossavo. Mentre mi spo
gliavo, lui si toccava i genitali e restava l a guardarmi. Il tutto
durava di solito una ventina di minuti.
Quella della biancheria intima era proprio una sua fissazione,
pens il viceispettore Lazzara. Jocelyne gli lesse nel pensiero e
soddisfo la sua residua curiosit.
Un paio di volte, Bergamo mi ha anche chiesto di poter ac
quistare qualche pezzo della biancheria intima che indossavo.
In unoccasione, in effetti, gli ho venduto un paio di mutandine
nere di pizzo per ventimila lire.
Jocelyne vide la crescente curiosit dellispettore. Sapeva
dosare bene le parole. Ed era lei a decidere cosa dire e cosa non
dire. Amava condurre il gioco.
Lo sa che la sera prima dellomicidio della Troger, Berga
mo venne con me?
Lispettore la guard con stupore.
Un momento, calm a... E me lo dice cos? Aspetti, che dob
biamo verbalizzare tutto. Mi spieghi b en e...
Jocelyne non si fece pregare.
Tutto a verbale.
Dichiaro di avere incontrato Bergamo e di essermi appartata
con lui a bordo della sua autovettura di colore rosso in data 20
marzo 1992, alle 23 circa. In detta circostanza ho comunicato
telefonicamente il numero di targa BZ 446047, corrispondente
Paolo C a g n a n

alla targa posta sul veicolo utilizzato dal citato Bergamo, alla
mia amica Mascher Anna che si trovava a Merano. Preciso che
io e la mia amica attuiamo un cosiddetto sistema di autotutela
dallotto gennaio scorso, a seguito dellom icidio di Renate
Rauch.
Anna Mascher, sua sorellastra, conferm tutto.
Jocelyne si ricord anche dellagendina sulla quale segnava
tutti i numeri di targa dei suoi clienti occasionali. Era nel suo
appartamento a Nalles, alla periferia di Bolzano. Gli agenti, se
volevano, potevano andare a prelevarla e verificare quel parti
colare. Anzi, avrebbero potuto fare di pi: mettere a confronto
Marco e le due prostitute. Il riconoscimento allamericana av
venne nel carcere di Bolzano. Bergamo disse di non avere mai
visto quelle due signore. Anna e Josy gli si scagliarono contro,
dandogli del bugiardo.

Le rivelazioni di Jocelyne cozzavano contro le dichiarazioni


rese dallassassino al giudice. Tre giorni prima dellinterrogato-
rio della prostituta, il dieci agosto, Marco aveva detto di non es
sere mai andato con altre prostitute oltre alla Zorzi, alla Rauch
e ad una terza lucciola - peraltro mai identificata - con la quale
si era appartato il due agosto, quattro giorni prima dellultimo
omicidio: Sono frottole che io mi sia accompagnato a delle
prostitute accontentandomi di stare un po con loro senza con
sumare alcun rapporto.
Annot nella sua relazione il professor Introna: Alla lettura
delle dichiarazioni della Mascher e della Hovot, Bergamo rea
gisce con ira e pianto. Dice che sono tutte falsit. Per la prima
ed unica volta nel corso dei colloqui si alza e cammina per la
stanza. Perde il controllo e respinge quelle testimonianze come
se esse costituiscano una grave offesa per lui. Le considera fal
se e diffamatorie. Le due prostitute avrebbero potuto dire il
falso per aggravare la posizione dellomicida, e vendicare cos
le loro colleghe assassinate. Questa ipotesi, concluse Introna,
appare poco verosimile: la vendetta sarebbe stata pi efficace

112
M arco B ergam o

se le due donne avessero accusato Bergamo di violenza e sevi


zie, e se avessero detto di essersi salvate a stento dalle aggres
sioni con il coltello subite da parte del bolzanino.
Diverse lucciole si vantarono a pi riprese di avere avuto il
mostro fra i propri clienti. Tiziana, prostituta di 25 anni, no
me d arte Jenny, passata dal marciapiede alle riunioni dei te
stimoni di Geova, soddisfo lansia di scoop del settimanale Og-
gi con unintervista a tinte forti. Bergamo era un mio cliente
fisso, dichiar il 31 agosto del 1992. Lo conoscevo sin troppo
bene. Aveva una vera e propria fissazione: voleva farmi indos
sare ogni volta un abito sadomaso nero, completo di frusta. S,
aveva una spiccata predilezione per i rapporti violenti, almeno
a parole. Salvo il fatto che lui si limitava a guardare. E venuto
da me parecchie volte. Solo adesso mi rendo conto di ci che
ho rischiato. Forse sarebbe bastato sbeffeggiarlo, dirgli una pa
rola di troppo, per ritrovarmi con un coltello alla gola. E tre
mendo.

113
8

Morte a domicilio
Lincontro maledetto di Marcella - 11 coltello sotto la cintola - Il
giallo del teleobiettivo - Fine di un incubo

Pochi giorni dopo la cattura di Bergamo, Luciano Casagran


de si rec dai carabinieri. Stavano indagando sullomicidio di
sua figlia. Avevano riaperto linchiesta, stavano faticosamente
scavando nel passato di M arcella e di Marco. Non era facile,
ma ci stavano provando. A pap vennero mostrate alcune foto
che ritraevano lomicida. Vecchie immagini: non aveva i baffi,
a quel tempo. Se li era fatti crescere subito dopo aver fatto il
militare. Diciotto anni, tre in pi di Marcella. Luciano Casa
grande si sforz. Guard quelle foto una dopo laltra. Aveva
sperato, in cuor suo, di riconoscere quel volto.
Scroll il capo.
No, mi spiace. Non lho mai visto.
Alluscita della caserma trov ad attenderlo una giornalista
dellAlto Adige. Accett di parlare con lei, anche se ne avrebbe
volentieri fatto a meno.
Sono passati sette anni, ma come se fosse accaduto ieri.
Mi ricordo tutto alla perfezione. In un primo momento si era
sospettato di un vicino di casa che soffriva di problemi psichici,
ma poi nel corso delle indagini era stato appurato che il tre gen
naio luomo era ricoverato presso il reparto psichiatrico dello
spedale di Bolzano e che non lo aveva lasciato tra le 15 e 30 e
le 16, la m ezzora durante la quale mia figlia era stata ammaz
zata. Quindi, lattenzione si era spostata sul fratello. Lui non
abitava l, qualche volta per passava a trovare il fratello, che

115
Paolo C a g n a n

viveva per lappunto nel condominio di via Visitazione. Anche


quella indagine, per, non diede frutti. Due anni dopo la morte
di Marcella, luomo si tolse la vita.

Sette anni. Ne era passato del tempo, pens lispettore Vitto


rio Lo Cicero. Eppure, i suoi ricordi non erano sbiaditi. Nessu
no si era dimenticato di Marcella. N poteva dimenticare pro
prio lui, che aveva passato notti insonni segnate da incubi e
strani presagi. Lui che, preso dallo sconforto, si era persino ri
volto ad una chiaroveggente, che dopo aver osservato le foto
della studentessa aveva sentenziato: stato un giovane ad uc
ciderla. alto e robusto. furbo, ma riuscirete a catturarlo.
A ondate, i ricordi affioravano da soli sotto forma di rabbia,
delusione o inquietudine.
Tre gennaio 1985. La polizia era accorsa sul luogo del delit
to. Poco dopo era arrivato anche il magistrato di turno, il sosti
tuto procuratore Alois Klammer. Erano stati comm essi tanti
piccoli errori, quel giorno. Si stupirono non poco, i giornalisti
che riuscirono senza eccessive difficolt a superare gli inesi
stenti cordoni di polizia e ad entrare nellappartamento dove si
era consumato lomicidio, con il corpo di Marcella ancora l,
steso nel corridoio, ancor prima che la polizia scientifica ini
ziasse il suo lavoro.
La squadra mobile chiese al magistrato lautorizzazione a
perquisire tutti gli appartamenti dello stabile. Klammer scroll
la testa.
No, mi spiace, non si pu fare. un provvedimento troppo
grave, non giustificato. Non ci sono elementi che vi consenta
no una perquisizione di massa. Portatemi degli indizi, ed io
firmo il mandato.
Lispettore era convinto che l assassino potesse essere un in
quilino di quello stesso stabile, magari un vicino di casa, amico
intimo della famiglia. M aurizia Mazzotta, madre di Marcella,
conviveva con un architetto di Silandro, dal quale stava aspet
tando un figlio. Forse, in uno di quegli appartamenti si nascon

116
M arco B ergam o

deva la chiave del delitto. O magari addirittura l arma. M a


Klammer respinse la richiesta.

D rin...
S? Chi ?
Polizia. Apra.
Perch? Cosa volete?
Una ragazza stata uccisa a pochi passi da qui. Avanti,
apra, vogliamo farle solo qualche domanda.
Mi spiace, non posso aprire la porta, altrimenti il micio mi
scappa gi per le scale.
Apra, e faccia meno lo spiritoso!
Mi spiace, davvero, non posso. A meno che non abbiate un
mandato di perquisizione... Lo avete?

Lappartamento posto a fianco di quello di M aurizia Mazzot-


ta, madre di M arcella, non venne mai perquisito. La squadra
mobile fu costretta a fermarsi, perch quel maledetto mandato,
il magistrato non aveva voluto firmarlo. Per diverso tempo, i
sospetti si appuntarono su quelluomo di quarantanni che non
aveva voluto aprire la porta di casa per timore che il gatto uscis
se. Era uno dei vicini di casa della signora Mazzotta. Di pi:
era un amico di famiglia. Conosceva bene sia la madre, sia la
figlia. La polizia era venuta a sapere anche che possedeva le
chiavi di casa. Un particolare importante, perch sin dallinizio
si era pensato che lomicida avesse atteso a casa il rientro della
ragazza.
Marcella non avrebbe mai aperto la porta ad uno sconosciu
to. Ad uno sconosciuto no, ma ad un vicino di casa, forse s.
Non si riusc mai ad accertare se quelluomo avesse davvero
posseduto le chiavi dellappartamento. Qualcuno disse che la
signora M azzotta era solita consegnargliene un doppione, per
annaffiare le piante quando loro andavano in vacanza, e che poi
gliele aveva lasciate, per ogni evenienza. Tanto, si fidava. La

117
P aolo C a g n an

polizia pass molti giorni a chiedersi perch luomo non avesse


voluto aprire la porta. Confidenzialmente, si verme anche a sa
pere che aveva qualche scompenso di tipo sessuale. Cos, un al
tro importante tassello sembr aggiungersi ai mosaico. Luomo
poteva avere tentato un approccio sessuale con Marcella. Dopo
tutto, le sue mutandine non erano state ritrovate tagliuzzate? E
non era forse questo un gesto altamente simbolico? Marcella
poteva avere rifiutato le profferte delluomo, che in preda ad un
raptus incontrollabile laveva uccisa. Un ipotesi tutto sommato
credibile, se non fosse per un paio di particolari.
Primo, se davvero il vicino di casa aveva compiuto l omici
dio in un momento di delirio, perch non era mai stato trovato
il coltello da lui utilizzato? Larma del delitto non proveniva da
casa Mazzotta. Lassassino doveva averla portata con s. Quin
di, lomicidio era premeditato. No, nessuna cieca esplosione di
violenza.
Secondo, se si fosse trattato di un delitto a sfondo passionale,
lomicida avrebbe potuto simulare il furto. E invece, da quel
lappartamento non era sparito proprio nulla. vero per che a
terra, accanto al corpo straziato di Marcella, era stato trovato il
teleobiettivo di una macchina fotografica, e cos si pens che
lassassino avesse in qualche modo voluto fingere una rapina,
maldestramente fallita.
La polizia interrog luomo nella veste di testimone. Non
pot fare altrimenti, i sospetti erano tanti ma di prove neppure
lombra. Cadde pi volte in contraddizione, il vicino di casa.
Sembr addirittura sul punto di crollare. Ma forse era solo la
presunzione di colpevolezza che spinse lispettore a quella inti
ma convinzione. In realt, luomo non forn nessun elemento di
riscontro ai sospetti nei suoi riguardi. Gli venne chiesto lalibi.
Rispose che quel giorno era andato a prendere il figlio a scuola e
lo aveva portato dal suocero. Lalibi venne subito verificato. Ci
che aveva detto era vero, ma non era certo inattaccabile. La poli
zia fece i suoi calcoli, e ne dedusse che, anche se i tempi sareb
bero stati molto stretti, il vicino di casa avrebbe comunque avuto

118
M arco B ergamo

1 tempo di compiere il delitto. Nellappartamento venne anche


trovata unimpronta papillare (ovvero la traccia del polpastrello
di un dito), ma il gabinetto di polizia scientifica della questura di
Padova accert che essa non apparteneva al vicino di casa. Ven
ne anche informalmente sentito il prete della sua parrocchia,
nella speranza che questi, in preda ad un profondo senso di ri
morso, avesse confessato almeno a Dio il suo orrendo crimine.
Tutto tempo sprecato.
Don Giuseppe Rauzi, per, pronunci una frase che rimase
scolpita nella mente dellispettore, che la giudic molto sibillina.
La cosa pi grave disse il parroco, che insegnava religione
al Liceo classico della citt, sar quando sapremo il nome del
colpevole.

La pista del vicino di casa si perse in un mare di sospetti mai


provati. Chi indag allora, forse per tacitare la propria coscien
za, rimase a lungo convinto che lomicida fosse proprio quel
luomo. Si convinse di avere fatto tutto il possibile e si arrese di
fronte alla dabbenaggine di chi aveva intralciato le indagini, sin
dal primo momento. Altri, invece, si imposero di scordare la
taccia e il nome di quelluomo, e inventarono nuove piste.
Vennero rintracciati e interrogati due calabresi, amici della
signora Mazzotta (il padre viveva a SantAndrea, in provincia
di Catanzaro), che li aveva ospitati pochi giorni prima a casa
sua. Avevano un alibi di ferro, e poi non c era il movente. La
cosa fin l.
Un altro sospetto, molto pi inquietante, si appunt su un no
to professionista della Bolzano bene. Un uomo del quale, tanti
anni prima, si era parlato in relazione ad un orrendo delitto che
aveva scosso tutta la citt. Ora, quel nome riaffiorava per lomi
cidio Casagrande. Riaffiorava per legami di parentela indiretta
con il convivente di Maurizia Mazzotta. E fu proprio questulti
mo a chiudere la partita: quel giorno, il professionista era pro
prio con lui. Un altro sospetto infondato, unaltra pista sbagliata.

119
P a o l o CJa g n a n

Nel corso degli anni, investigatori e magistrati impedirono al


fascicolo d im polverarsi. Le indagini passarono al sostituto
procuratore Vincenzo Luzi, che caparbiamente torn a concen
trarsi sul giallo di via Visitazione. Si scopr che Maurizia Maz-
zotta, mamma di M arcella, non era stata neppure interrogata
come testimone. Era incinta, si temeva che potesse perdere il
bimbo a causa dello shock, e cos nessuno trov il coraggio di
verbalizzare la sua deposizione, che pure rese confidenzialmen
te ad unispettrice sua conoscente.
Al vertice della squadra mobile arriv nel settembre del 1986
Giuseppe Macr, reduce dal corso romano per ispettori. Fresco
di nomina, volle subito vedere i fascicoli relativi ai delitti senza
nome. Gi, perch nel frattempo, oltre a Marcella era state as
sassinate anche linsegnante fiorentina Adele Barsi - a Brunico
- e la prostituta dalto bordo Annamaria Cipolletti, a Bolzano.
Tre donne uccise a coltellate.
Tre gialli.
Forse, ununica soluzione.
Macr si concentr sul delitto Casagrande. La presenza di
quel teleobiettivo accanto al cadavere era davvero inspiegabile.
Anche una cassetta di musica della madre era stata trovata fuori
posto, ma poteva essere un elemento del tutto insignificante.
Ma il teleobiettivo, quello no. Doveva avere un senso, la sua
presenza. Il problema, quello vero, era per un altro: la man
canza di un movente. Aggressione a sfondo sessuale? No, Mar
cella non aveva subito violenza carnale. Rapina? Nemmeno,
dallappartamento non era sparito un solo capello.
Fra tanti dubbi, almeno una certezza: lassassino doveva co
noscere bene Marcella. Sapeva che da l a poco la madre sareb
be rientrata a casa. Questione di qualche minuto al massimo. E
sapeva anche che Marcella era appena tornata in citt, dopo la
settimana bianca trascorsa con la madre sullOrtles.
La soluzione del giallo sembr nuovamente vicina quando si
scopr che nello stesso stabile di via Visitazione abitava un tizio
strano, con qualche rotella fuori posto. Per di pi, anche suo

120
M arco B ergam o

fratello aveva non pochi problemi psichici. E lo andava a trova


re spesso. Due fratelli, due sospetti. Il primo, quello che viveva
poco distante dallappartamento della famiglia Mazzotta, forn
un alibi inoppugnabile: il giorno del delitto, come ricordava be
ne Luciano Casagrande, si trovava allospedale. Era stato rico
verato nel reparto psichiatrico per seguire delle cure, e i medici
avevano confermato alla polizia che luomo non avrebbe mai
potuto allontanarsi senza essere visto. In passato gli erano stati
concessi dei permessi per recarsi dalla sua psicoioga, ma quel
pomeriggio non si era proprio mosso.
Suo fratello, che lavorava come cameriere in un albergo di
Piazza Walter e che aveva vissuto nellappartamento di via Vi
sitazione per sette anni, dal 1968 al 1974, venne trovato morto
nel suo piccolo appartamento nel quartiere di SantOsvaldo,
due anni dopo la morte di Marcella. Si era impiccato al lampa
dario. Viveva solo, il suo cadavere venne trovato una ventina di
giorni pi tardi nelle stesse pietose condizioni dellabitazione.
La polizia cerc freneticam ente una prova del suo possibile
coinvolgimento nellomicidio. Si pens che avesse potuto to
gliersi la vita perch colto dal rimorso, ma non salt fuori nes
sun messaggio. Non c erano biglietti, n altro che potesse far
pensare ad un collegamento.
Del resto, interrogato il giorno stesso dellomicidio dai cara
binieri del maggiore Giulio M engotti, aveva fornito un alibi
credibile: Ho lavorato sino alle 15, poi ho preso lautobus e mi
sono recato presso lagenzia ippica di via Palermo, dove sono
rimasto fino alle sei di sera. Mi ha visto un sacco di gente, pote
te tranquillamente verificarlo.
Nel suo appartamento di via Malles, i militari trovarono un
coltello che poteva essere quello del delitto, tracce di sangue su
un asciugamano ed altre strane macchie su un paio di guanti di
gomma. Luomo disse di aver perso sangue dal naso.

Maurizia M azzotta lasci l appartamento di via Visitazione


per trasferirsi in via Rosmini. Le cronache si dimenticarono di

121
P aolo C a gnan

lei, ma ad ogni anniversario della morte di Marcella, sui quoti


diani locali ricomparve lannuncio della Santa messa di com
memorazione. E ogni anno, i giornali riaprivano vecchie ferite,
tornando a parlare della morte di Marcella, e di quel giallo sen
za il capitolo finale. Maurizia ricevette diverse telefonate anoni
me e anche qualche biglietto. Un messaggio, in particolare, at
tir lattenzione degli investigatori. Era contenuto in una busta
bianca senza indirizzo n francobollo, infilata nella buca delle
lettere dello stabile dove la donna si era trasferita. Il contenuto
era misterioso e farneticante, ma chi laveva scritto poteva for
se sapere pi di quanto non avesse dato a intendere. Per questo
lanno seguente, due giorni prima dellanniversario, il commis
sario Macr predispose il piantonamento della casa. Agenti in
borghese si alternarono giorno e notte a sorveglianza della pa
lazzina, nella speranza che lomicida tornasse a depositare uno
dei suoi lugubri messaggi di morte.
Tempo sprecato.
Il caso di Marcella Casagrande venne archiviato.

Per sette lunghi anni, Luciano Casagrande aveva cercato di


capire chi potesse essere lassassino di sua figlia. E ora che era
stato catturato Bergamo, il lungo incubo era ricominciato. Una
nuova speranza, ma anche nuove angosce, ricordi che straccia
no il cuore riaprendo ferite mai cicatrizzate.
Ipotesi ne sono state fatte centomila. Solo ipotesi, per. Di
concreto niente.
Marcella, per, potrebbe avere conosciuto Bergamo...
E possibile, in questi anni ho imparato che non si pu mai
escludere nulla. Anche se mi sembra piuttosto strano: mia figlia
allora aveva quindici armi e conduceva una vita normalissima.
Frequentava ragazzi della sua et, Bergamo era pi vecchio.
C un altro particolare: gli ultimi tre omicidi sono maturati in

122
M arco Bergam o

ambienti completamente diversi da quello in cui viveva M ar


cella.
E lassassino di sua figlia. Come se lo era immaginato pap
Luciano?
Ho pensato a tutto. Ho cercato di fare ogni ipotesi, non
servito a nulla. Quello che successo il pomeriggio del tre gen
naio del 1985 assurdo. Non sono riuscito a farmi unidea: po
trebbe essere lo squilibrato, il maniaco, come il conoscente dal
la doppia personalit. In questa situazione si sospetta di tutti. E
terribile. Per questo ho cercato di ricominciare a vivere: non ho
dimenticato ovviamente, perch una figlia di quindici anni non
si dimentica. Mai.

Carcere di Bolzano, 18 agosto 1992, ore 10.55.


Forse la volta buona, pens Rispoli.
Era pronto a giocarsi il tutto per tutto. Per dimostrare la col
pevolezza di Bergamo anche in relazione al delitto Casagrande.
E per restituire alla citt ferita quel senso di giustizia che le era
stato negato per sette lunghi anni.
Che Dio mi assista, sussurr prima di entrare nella sala
colloqui.
Qualche domanda sullomicidio Troger, tanto per riannodare
il filo dei precedenti interrogatori. Bergamo, per, non cedette.
No, non centro. Non sono stato io.
Rispoli era pronto a recitare la sua parte.
Lei ha ucciso M arcella Casagrande, e ora le dir come e
perch...
Marco lo ascolt con attenzione.
Il giudice gli disse di avere raccolto diverse prove a suo cari
co. C erano innanzitutto una seria di impronte digitali rinvenute
allinterno dellabitazione, di cui una in particolare, trovata sul
la porta d ingresso. Poi ricostru lo scenario che si era prefigu
rato: gli parl di quel negozio di foto dove i due si erano cono
sciuti, del loro appuntam ento a casa di lei, d e llapproccio

123
Paolo C a g n an

tentato ma fallito, della rabbia improvvisa che gli aveva fatto


afferrare il coltello e poi colpire ripetutamente la ragazza, dalla
testimonianza - inattesa e insperata - di una donna che lo aveva
visto mentre usciva dallo stabile, e di sua madre che nel corso
dellinterrogatorio aveva parlato di quel suo strano atteggia
mento tenuto dopo il delitto.
Aveva dichiarato lundici agosto Maria Zerbini:
Ricordo bene che la sera del 3 gennaio 1985 mio figlio era
strano e che, steso sul divano davanti alla televisione, quando
ha appreso la notizia della Casagrande non ha aperto bocca per
commentare. Trattandosi di un fatto tanto eclatante, avvenuto
per di pi vicino a casa nostra, mi parso strano che mio figlio
non aprisse bocca. Gli ho chiesto spiegazione del suo compor
tamento, e lui non mi ha detto nulla (...) Un comportamento
taciturno del tutto simile, Marco lo aveva tenuto subito dopo
essere tornato dalla settimana bianca a Valles. Anche in quel
loccasione, dopo aver sentito la notizia dellomicidio che era
avvenuto in citt quando lui si trovava in settim ana bianca
(quello di Renate Rauch), non aveva aperto bocca.
Forse sta solo bluffando, pens Marco fissando Rispoli con
aria apparentemente distaccata.
No, ha capito tutto. Di nuovo. Non c dubbio. La sua rico
struzione non fa una piega. A questo punto, tanto vale dirglielo.
Aveva accettato la sfida, il giudice. Pensa davvero che sia
stato io? gli aveva chiesto beffardamente Marco. E allora mi
fornisca le prove.
Rispoli aveva vinto la sfida.
Marco, da giocatore leale quale si riteneva, doveva ammet
terlo. Lagente verbalizz: Ammetto di essere responsabile
dellomicidio di Casagrande Marcella e spiego come avvennero
i fatti.

Dal verbale dinterrogatorio: Io conoscevo Marcella Casa-


grande soltanto di vista, per esserci incontrati ogni tanto per ca
so, per strada. Ricordo che la mattina del 3 gennaio del 1985,

124
M arco B ergam o

verso le ore 12, mi pare di ricordare, ho incontrato Marcella in


via Draso e, per la prima volta, ci siamo fermati a parlare per
un po. Ricordo che Marcella mi disse che si era appena taglia
ta i capelli. Dopo avere parlato un po, io le chiesi se ci poteva
mo vedere nel pomeriggio senza specificare alcun orario. Ri
cordo pure che la Casagrande mi disse che ci potevamo vedere
a casa sua, intorno alle 14, 14 e 30. successo allora che nel
pomeriggio, tra le 14 e le 14 e 30, mi sono recato in effetti a
casa della Casagrande. Non ho avuto alcuna difficolt, in quan
to il mattino avevamo percorso un tratto di strada insieme e lei
mi aveva fatto vedere il condominio in cui abitava, dicendomi
che il suo appartamento era allultimo piano. Al pomeriggio ri
cordo di non avere avuto bisogno di suonare alla porta d acces
so al condominio, in quanto la porta era semichiusa (accostata).
Ricordo, altres, di avere salito le scale a piedi, senza prendere
lascensore, poich mi era sembrato che per prendere lascenso
re sei/isse la chiave. Io comunque lascensore non lo prendo
mai, perch non mi piace restare in spazi angusti, e in particola
re non mi piace prendere lascensore. Salendo le scale, ricordo
di non aver incontrato nessuno.
Marco mise a fuoco.
Ricordava tutto alla perfezione, come se fosse accaduto il
giorno prima.
Rispoli lo ascoltava con attenzione.
C era per qualcosa che non lo convinceva.
Ad esempio, il fatto che M arcella avesse davvero invitato
Marco a casa sua.
Mi sembra che lappartamento della Casagrande fosse sulla
destra, una volta salite le scale. Ricordo di avere suonato il
campanello. Dopo avere chiesto chi fosse e dopo avere sentito
il mio nome, M arcella apr la porta.
Il giudice guard il verbalizzante.
E il verbalizzante guard il giudice.
Marcella non avrebbe mai aperto la porta a nessuno.

125
P aolo C a g n an

Un ritornello, da quel tre gennaio del 1985.


Marcella non avrebbe mai aperto la porta a nessuno.
Lo avevano ripetuto tutti, con monotona insistenza, quasi che
ripeterlo allinfinito potesse servire ad allontanare qualche catti
vo presagio.
Come potevano per esserne cos sicuri?
La porta era chiusa a pi mandate, ma non ricordo quante.
Sono entrato in casa e la Casagrande mi ha invitato ad andare
con lei nella sua camera. Mi sembra che si trovasse in fondo al
corridoio, proprio di fronte alla porta dingresso. Una volta en
trati nella sua camera abbiamo iniziato a parlare del pi e del
meno. A un certo punto ho notato che sul letto c era una mac
china fotografica. Ricordo bene che nella stanza cerano diversi
poster. Abbiamo quindi iniziato a parlare della macchina foto
grafica, e io le ho chiesto se aveva solo lobiettivo montato sul
la macchina, oppure se ne avesse anche degli altri. Marcella mi
ha detto che non era una grande esperta di macchine fotografi
che e che faceva solo delle foto amatoriali. Poi ha aggiunto che
un altro obiettivo era nella camera di l, e che sarebbe andata a
prenderlo per farmelo vedere. Cosa che in effetti ha fatto e, di l
a poco, tornata con in mano un obiettivo abbastanza grosso.
So per che non ha portato con s la custodia e che aveva in
mano soltanto lobiettivo. Non mi ha fatto vedere il flash, anche
perch io non glielo avevo chiesto.
La telefonata di Marcella a Katia, lamica del cuore. Forse,
la scusa per scaricare Marco.
Ma lui laveva capito?
Ad un certo punto, Marcella si allontanata una seconda
volta per parlare al telefono. Non mi ricordo se aveva ricevuto
una telefonata o se l aveva fatta lei. Dopo di che tornata in ca
mera e mi deve aver detto di andarmene, perch doveva uscire.
Allora io le ho chiesto se ci potevamo vedere quella sera stessa,
e lei ha risposto di no. Le ho domandato il motivo, e la Casa
grande mi ha risposto semplicemente perch no. iniziata co
s una discussione molto accesa, nel senso che io chiedevo il

126
M arco B ergam o

perch dovessi andare via e lei insisteva nel dire che me ne do


vevo andare, senza dare spiegazioni. Mi ricordo allora che mi
ha messo una mano sulla spalla, iniziando a spingermi verso la
porta. In quel momento io avevo in mano ancora lobiettivo che
mi aveva mostrato poco prima. Mentre mi spingeva ho perso il
controllo ed ho tirato fuori dalla tasca dei pantaloni il coltello a
scatto. Anzi, non sono sicuro che fosse a scatto. Credo di averlo
tirato fuori dal fianco, perch lo nascondevo sotto i jeans. A
quel tempo io ero gi appassionato di coltelli, e ne portavo
sempre uno con me. Pu essere che quello che avevo con me
quel giorno fosse un pugnale.
Gli venne allora mostrata la fodera nera di un pugnale, trova
ta dalla polizia a casa sua.
E Marco ricord.
S, il coltello proprio quello. Lo avevo appeso alla cintura,
tenendo per la lama verso lalto, cosicch il manico del pugna
le sbucava solo poco fuori dal maglione, non si vedeva e se fos
se stato necessario avrei potuto impugnarlo rapidamente.
Dunque, era perfettamente lucido. Sapeva che avrebbe usato
il coltelo, pens Rispoli. Un elemento che poteva far pensare
ad un de Jtto premeditato.
A quel punto ho iniziato a colpire con il coltello la Casa^
grande. Mi pare che il primo colpo glielho inferto sul fianco, e
poi successivamente lho colpita con una serie di coltellate, non
mi ricordo quante.
Strano.
Perch Bergamo sosteneva di non ricordare nulla dellomici
dio di Marika Zorzi, avvenuto poche ore prima, mentre si ricor
dava persino di avere inferto a Marcella la prima coltellata al
fianco?
Allora il black out era una finzione, pens Rispoli.
Ricordo che la Casagrande era a terra, e so di averle lacerato
con il coltello una calzamaglia scura e anche la mutandina. Non
mi ricordo di che colore fosse. Non so perch lho fatto, proba

127
Paolo C ag n an

bilmente perch ero preso dalla foga. Sopra la calzamaglia cera


sicuramente una gonna. Dopodich sono stato preso dal panico
e sono scappato. Indossavo un paio di jeans e un maglione di
lana, oltre ad un giaccone che aveva la cerniera davanti.
Ci sta fornendo molti particolari, pens Rispoli.
Vuole dimostrare la sua credibilit. Forse teme di non essere
creduto. O forse quel delitto gli rimasto talmente impresso
nella mente e nella memoria che come se la uccidesse di nuo
vo, ricordando ogni istante.
So che nella fuga ho preso il giaccone che si trovava o in
camera della ragazza oppure sullattaccapanni. Sono sceso per
le scale di casa senza incontrare nessuno. Quando sono uscito
dal condominio devo aver visto una persona nel cortile che for
se era seduta sulla panchina.
Rispoli ebbe un impercettibile sussulto.
S, tutto quadra.
Agli atti, il magistrato aveva allegato la deposizione di Do-
liana Paulato, una bambinaia che quel giorno aveva notato Ber
gamo mentre si allontanava trafelato dal condominio.
Il coltello lho rimesso nella fodera. Avevo le mani mac
chiate di sangue, anzi, erano le dita di una mano ad essere in
sanguinate. Sono andato verso casa e a met strada tra casa mia
e quella della Casagrande ho buttato via il coltello in un casso
netto delle immondizie.
Rispoli scroll il capo.
Non era poi cos diffcile.
Non era abituato a ragionare a posteriori, con il senno di poi.
Ma rivide la scena del delitto. A quellepoca non era neppure
un praticante. Ma ripens a quel suo collega di turno. Il coltello
non venne mai trovato. Sarebbe forse bastato setacciare tutti i
bidoni delle immondizie posti nelle immediate vicinanze della
casa di Marcella, e larma sarebbe saltata fuori.
Gi, il senno di poi.

128
M arco B ergam o

Sono ritornato a casa dove cerano i miei genitori. Non so se


hanno notato che ero molto scosso. Non credo neppure che abbia
no visto che avevo le mani sporche di sangue. Dopo averli salutati
a voce sono subito andato in camera mia a togliermi il giaccone,
poi sono corso in bagno a lavarmi le mani. Non so se abbiano no
tato qualcosa, so per che non mi hanno chiesto nulla.
Bergamo era credibile. La sua ricostruzione, precisa e detta
gliata su molti punti. I riscontri c erano. Ma qualcosa non qua
drava, e poteva anche essere decisivo.
Lei dice di avere incontrato M arcella il giorno del delitto
verso mezzogiorno, ma non possibile. A quellora, Marcella
era a scuola. uscita dopo luna, poi andata direttamente a
casa dei nonni, incalz Rispoli.
Come ho detto allinizio, non sono sicuro che il primo col
loquio tra me e la Casagrande sia avvenuto la mattina del 3
gennaio o il giorno prima, anche perch ormai sono passati set
te anni.
Gi, sette anni.
Eppure, Marco ricordava quasi ogni particolare. Mentiva, in
vece, sulle circostanze che lo avevano portato a conoscere Mar
cella per la prima volta. Perch?
Sono convinto che il dialogo tra noi sia avvenuto o il 2 o il
3 gennaio, anche perch - e di questo sono certo - stata Mar
cella, dopo che io le ho chiesto se potevamo vederci, ad indi
carmi casa sua e a dirmi di andare da lei tra le 14 e le 14 e 30.
anche andato al funerale?
S, ci sono andato, ma non mi sono messo fra la gente, sono
rimasto in disparte. Ho anche messo un mazzo di fiori sulla
tomba di Marcella, senza alcun biglietto. Voglio comunque fare
presente che dopo quellomicidio, la mia vita iniziata ad esse
re un tormento e dentro di me quasi speravo di essere preso, an
che se non ho mai avuto il coraggio di autodenunciarmi.
Rispoli non chiese altro.

129
Paolo C a g n an

Poteva bastare. Anzi, era pi che sufficiente. Un successo in


parte inatteso. Ce laveva fatta. Bergamo aveva confessato di
avere ucciso Marcella, ed aveva fornito una versione pi che al
tendibile.
Ripens a quellultima frase.
Speravo di essere preso.
S, quello stato davvero il suo primo delitto, si convinse il
giudice. Era qualcosa di pi di un semplice presentimento. Era
una certezza. Epidermica, ma pur sempre una certezza. Da allo
ra qualcosa si era irreparabilmente rotto. Chiss, forse anche
dopo avere ucciso Marika Zorzi, sperava di essere catturato. K
chiss cosa aveva pensato quando era stato fermato dalla poli
zia, con lauto ancora inzuppata di sangue.
Ce lho fatta, si disse Rispoli, cercando malcelatamente di
nascondere a se stesso la propria soddisfazione. Ora, ad atten
derlo fuori dal carcere avrebbe trovato i giornalisti. Avrebbe
detto loro soltanto lo stretto indispensabile. E cio che Bergamo
aveva confessato, e che la sua confessione era credibile.
Gi si pregustava i titoli in prima pagina.
Lincubo era finito.
Lassassino di Marcella aveva finalmente un nome.

1 giornali, il giorno dopo, andarono a ruba nel giro di poche


ore. Nessuno parlava d altro gi dalla sera prima, quando i tele
giornali avevano dato la notizia inattesa: Bergamo aveva ucciso
anche Marcella.
L a f i n e d i u n i n c u b o , ti to l Y Al t o Ad i g e .
A Francesco Palchetti, uno dei cronisti che sette anni prima
aveva seguito da vicino le indagini, era stato affidato il compito
di fare un salto nel passato.
Sostenemmo la tesi del delitto compiuto da un maniaco, ma
venimmo accusati di voler creare il mostro per esigenze di cas
setta, ovvero per incrementare la diffusione del giornale. Li
dea che un assassino inafferrabile avesse potuto aggirarsi per

130
M arco B ergam o

Bolzano cre comunque veramente la psicosi del mostro: per


giorni e giorni i telefoni della polizia, dei carabinieri e dei gior
nali vennero tem pestati di segnalazioni. La gente comune
convinta che i mostri abbiano scritto in faccia la loro perversio
ne. Liconografia quella esaltata dai film del terrore. Limpres
sione, con il passare del tempo, lievit a tal punto che si pens
ad un fenomeno irreversibile. Gli inquirenti in quei giorni senti
rono aumentare a dismisura il peso del loro compito, che era
appunto quell di catturare lomicida, di dare presto un nome al
mostro. Una mattina una ragazza, convinta di avere di fronte
il maniaco, con uno spintone gett gi dalle scale un uomo che
rimase ferito. Accorsero le pattuglie ma gli agenti si trovarono
di fronte il postino del quartiere, non lassassino servito su un
piatto dargento.
La confessione di Marco Bergamo crea, diciamolo, un sen
so di sollievo. Sette anni di sospetti, paure, diffidenze, maldi
cenze e anche ingiuste accuse, cancellati in un solo colpo. Il
mostro oggi non fa pi paura.
Anzi, quasi pena.
'
9
Vuoti di memoria
Il buco nero - Un fax allItalia - Parigi e Innsbruck: la pista del mo
stro in trasferta - Lassegno mai incassato - Quel sonnambulo dallo
sguardo fisso

Un buco nero di sette lunghi anni.


Tanti sospetti, tanti quanti erano i delitti rimasti impuniti.
Sette anni: dal tre gennaio del 1985, data dellomicidio di
Marcella Casagrande, al sei agosto del 1992, quando era stato
ritrovato il corpo senza vita di Marika Zorzi. Annamaria Cipol-
letti era stata uccisa sette mesi dopo il delitto Casagrande; Re
nate Troger era stata sgozzata e massacrata a coltellate neppure
tre mesi dopo lorrenda fine di Renate Rauch.
Anche amm ettendo che Bergamo avesse ucciso le cinque
donne, resterebbe comunque un buco di oltre sei anni, dal 26
giugno del 1985 - delitto Cipolletti - al 7 gennaio del 1992,
quando avvenne il delitto Rauch.
Quanto ad Adele Barsi Arena, uccisa nei boschi di Brunico
nel luglio del 1984, il giudice Rispoli era ormai convinto delle
straneit di Bergamo. Aveva cercato possibili analogie, even
tuali punti di contatto con gli altri fatti di sangue, ma senza
ricavarne alcunch. La modalit di quellomicidio era ben di
versa da quella dei delitti attribuiti al bolzanino, che a quelle
poca aveva solo diciassette anni, e non avrebbe quindi neppure
potuto raggiungere Brunico in macchina. D allautopsia sulla
salma dellinsegnante, poi, risultava che lomicida si era servito
addirittura di una scimitarra, o unarma simile. Cos, Rispoli si

133
P aolo C agnan

convinse che la prima vittima di Bergamo fosse stata proprie


Marcella. Da l era nato tutto.
Sei anni, forse sette.
("osa aveva fatto Bergamo dal 1985 al 1992? Dove era stato,
chi aveva frequentato?
Gli psichiatri sostenevano che una pausa del pluriomicida
era da ritenersi se non probabile, quantomeno possibile. Sareb
be forse stato utile ricorrere anche al metodo della personalit
simulata, tanto in voga negli Stati Uniti. Si trattava d immagi
nare di possedere la personalit del pluriomicida, e di risponde
re ad una serie di domande che avrebbero potuto aiutare gli in
quirenti ad intuire i suoi prossimi passi. In tutti quegli anni, il
serial killer aveva forse riflettuto sul suo gesto, cercando di
analizzarlo e di comprendere la reazione del mondo esterno.
Poteva anche averne ricavato la sensazione di essere invincibi
le, che diminuiva il suo senso di colpa rispetto al crimine com
messo e lo portava inevitabilmente al delirio di grandezza, ine
quivocabile sintomo di schizofrenia.
La sequenza temporale dei delitti, apparentemente irregolare,
poteva sembrare davvero strana, tale da indurre non pochi so
spetti, ma un precedente c era.
Quello del mostro di Firenze.

La prima coppietta era stata uccisa a colpi di pistola il 21


agosto del 1968 in un canneto a venti chilometri da Firenze.
Solo molti anni pi tardi, gli inquirenti avevano scoperto che
quella era stata la prima volta in cui il mostro era entrato in
azione. Il secondo, duplice delitto era avvenuto sei anni dopo, il
14 settembre del 1974, nelle campagne del Mugello. Il terzo si
era verificato a. Scandicci il 6 giugno del 1981: sette anni dopo.
Poi, il mostro aveva colpito a date ravvicinate: il 23 ottobre del
1981 vicino a Calenzano, il 19 giugno del 1982 a Montesperto-
li, il 9 settembre del 1983 al Galluzzo - sempre alla periferia di
Firenze - il 29 luglio 1984 a Vicchio del Mugello, il 7 settem
bre del 1985 a San Casciano. Sedici morti, dal 1968 ai 1985.

134
r

M arco B ergam o

Una scia di sangue e di dolore lunga diciassette anni. E il caso


italiano di cronaca nera pi clamoroso e inquietante dal dopo
guerra ad oggi.
Un vero e proprio serial killer, il mostro di Firenze, armato
tli unincredibile crudelt e ben deciso a non farsi prendere. Un
uomo che per i criminologi doveva appartenere ad una fascia
sociale medio-alta. Tranne che nel primo delitto, aveva sempre
infierito con incredibile ferocia sulle sue vittime, e sulle donne
in particolare. Ma non rientrava nella categoria dei sadici. Que
sto, almeno, dicevano i criminologi.
No, il mostro aveva deviazioni di altro tipo. Legate forse al
voyeurismo, e a qualche delirante aspirazione moralistica o re
ligiosa. Per sette anni, dal settembre del 1974 al giugno del
1981, se ne era stato tranquillo. Cos almeno pareva. Del resto,
in quel lasso di tempo non si erano verificati delitti che potesse
ro essergli in qualche modo attribuiti. E la sua firma era in
confondibile.

Per Bergamo, le cose stavano in maniera diversa.


Al contrario di Piero Pacciani - lultimo dei tanti, presunti
mostri di Firenze - che continuava a proclamarsi vittima inno
cente di unoscura macchinazione, il bolzanino era reo confesso
di tre omicidi. E poi cerano almeno un paio di casi irrisolti. Il
fiuto diceva agli investigatori che Marco dovesse saperne qual
cosa. Troppe analogie, troppe circostanze quantomeno singolari.
Ma c era anche il rischio di farsi prendere la mano, di tra
sformare Bergamo in una sorta di capro espiatorio di debolezze
ed errori altrui. Alle volte bastava davvero convincersi tenace
mente della validit di unipotesi per poi riuscire a trovarne
conferma anche laddove non ve ne era traccia. Era questo il ri
schio. Occorreva procedere con cautela, senza certezze preco
stituite. M a soprattutto, bisognava verificare ogni suo sposta
mento negli ultimi anni. Fu cos che nel settembre del 1992
nacque la pista del mostro in trasferta.

135
P aolo C ag n an

Ai giornali locali furono spedite delle lettere di protesta


Basta, lasciatelo stare. Non capite che quel ragazzo malato?
Smettetela, voi e i giudici, di scavare nel suo passato. A cosa
serve? Avete forse intenzione di attribuirgli tutti i delitti di que
sto mondo?
Il giudice R ispoli, per, era deciso ad andare in fondo.
Avrebbe ricostruito ogni istante della vita dellomicida. Berga
mo poteva avere colpito anche fuori dellAlto Adige: doveva
essere appurato. Alcune settimane dopo la cattura, dallufficio
del magistrato partirono alcune decine di lettere in fotocopia,
inviate ai colleghi delle procure di mezza Italia.
Lo scopo?
Un viaggio con la macchina del tempo, per scoprire leven
tuale esistenza di delitti insoluti che potessero presentare forti
analogie con quelli compiuti e confessati da Bergamo.
Lesito, per, fu deludente.
Non per negligenza, questo no. Molti magistrati sarebbero
stati ben lieti di ricollegare finalmente i fili di vecchie indagini
e di rispolverare fascicoli da tempo morti e sepolti nella pom
posa ma spesso sterile eternit degli archivi dei palazzi di giu
stizia.
Il fatto era che delitti simili, nel resto dItalia, non erano stati
commessi. Oppure, caso pi raro, i colpevoli - o presunti tali -
erano gi in galera. O ancora, appariva chiaro che il bolzanino
non avrebbe potuto commetterli materialmente, per svariate ra
gioni.
Fu cos che si pass dallItalia allestero: Marco aveva com
piuto alcuni viaggi in Austria, nella vicina Innsbruck (poco pi
di unora di macchina da Bolzano) e in Francia, a Parigi e Lione.
Il primo viaggio nella capitale francese della famiglia Berga
mo - pap Renato, mamma Maria e Marco, sempre assieme -
risaliva allestate del 1989; il secondo era avvenuto nel Natale
del 1990. NeHaprile del 1992, quattro mesi dopo avere ucciso
Renate Rauch e altrettanti prima dellassassinio di Marika Zor-
zi, Marco si era recato a Lione, sempre con la famiglia. Anche

136
M arco B ergam o

a Innsbruck era stato nella primavera del 1992. Forse, pensaro


no in molti, quel buco di sette anni durante il quale Bergamo
non aveva presum ibilm ente colpito sarebbe stato ben presto
riempito con la confessione di un nuovo delitto.
Ad assumersi il delicatissimo compito di difendere lomicida
fu un avvocato bolzanino, Giuseppe Piccoli, alle spalle una di
screta esperienza come penalista. Rilev Vincarico da Alessio
Cuccurullo, il collega che aveva assistito limputato nei primi
interrogatori. Furono i genitori di Marco, che lo conoscevano
da tempo, a chiedergli aiuto.
Dichiar Piccoli ai giornali: Anche se intendiamo dare fidu
cia alla professione d innocenza del ragazzo, siamo ben lungi
dal poter escludere altre responsabilit da parte sua. Pertanto la
famiglia, pur nel dolore di questa tragedia, sta collaborando ap
pieno con il magistrato. Posso assicurare che in casa Bergamo
si vuole sapere tutta la verit.
A Rispoli venne consegnato il diario di viaggio scritto da
Marco e dal padre Renato in occasione della seconda trasferta
parigina, dal 17 dicembre del 1990 al 4 gennaio del 1991. Si
trattava di una ventina di fogli di un quaderno a quadretti, nei
quali il giovane saldocarpentiere appassionato di castelli e lan
ziano genitore avevano annotato scrupolosam ente ogni loro
passo: dalle spese di ogni genere alle distanze in macchina, agli
orari del metr; dalla riproduzione in scala d interi quartieri
della capitale al dettaglio dei consumi di carburante.
Ai confini della maniacalit.
Non sono pignolo, ma preciso e ordinato, aveva detto Mar
co al professor Introna.
Le piantine con le principali vie di Parigi, per, parlavano
chiaro: aveva ormai assorbito tutta la meticolosit paterna. Re
nato Bergamo era un uomo preciso: a Reims in Francia aveva
cambiato 125 franchi per complessive 28.125 lire, il viaggio di
andata in macchina era costato 109.304 lire, le spese autostra
dali erano pari a 51.910 lire, e via di questo passo, con una pre
cisione sconosciuta anche al pi pignolo dei ragionieri.

137
Paolo C a g n a n

Marted 25 dicembre, il giorno di Natale, Marco aveva anno


tato sul diario acquisto fiori per mamma, mentre il due gen
naio si era recato in un negozio di giocattoli per acquistare un
trenino che gli piaceva tanto, e che la polizia aveva poi rinve
nuto nel suo armadio, quando labitazione era stata perquisita
dopo la sua cattura.
Lestrema puntigliosit con la quale il ragazzo aveva registra
to ogni suo passo avrebbe dovuto aiutare gli inquirenti nella
verifica dei suoi stessi spostamenti. Ma si trattava pur sempre di
svolgere accertamenti in uno stato estero. Cos, Rispoli chiese
allinterpol di accertare se nei periodi corrispondenti alle tra
sferte di Bergamo fossero avvenuti a Parigi, Lione o Innsbruck
omicidi di prostitute, o comunque delitti a sfondo sessuale.
LInterpol si disinteress quasi completamente degli accerta
menti, visto che nella risposta - totalmente negativa - inviata
qualche mese pi tardi alla procura di Bolzano, lo stesso nome
del bolzanino era stato incomprensibilmente storpiato in Mar
co Dolcetta. Che ricerche potevano essere state compiute con
un nominativo sbagliato? Il colmo, per, era che Rispoli si sa
rebbe aspettato di ricevere una lunga lista di delitti insoluti,
mentre secondo il massimo organismo di polizia internazionale,
a Parigi non erano neppure avvenuti omicidi a sfondo sessuale.
Anche gli accertamenti compiuti a Innsbruck e in tutto il Tirolo
non portarono ad alcun risultato concreto, e vi fu chi segnal
addirittura il rischio che a Bergamo venissero attribuiti alcuni
dei delitti compiuti da Jack Unterweger, il mostro di Vienna, lo
spietato serial killer con spiccate propensioni letterarie.
Nato nel 1950 a Judenburg nella Stiria dallunione fra una
prostituta austriaca, Theresia Unterweger, e un ufficiale ameri
cano di stanza a Vienna, Frank Van Blarcom, Jack trascorse
uninfanzia disperata, fra galere e riformatori. Nel 1974, allet
di ventiquattro anni, uccise in Germania una prostituta diciot
tenne. Catturato a Salisburgo, venne condannato allergastolo
due anni dopo, nel 1976. Recluso nel manicomio criminale di
Stein, nellAustria Inferiore, Jack Unterweger si mise a studiare,
scrisse un romanzo autobiografico (Purgatorio, ovvero il viag-

138
M arco B ergam o

ffio in carcere ) dal quale venne persino tratto un film, fond una
piccola casa editrice e divenne improvvisamente famoso.
Il suo caso fu portato ad esempio di riuscita rieducazione,
tanto che, su pressione di un folto gruppo di intellettuali e arti
sti, il 23 maggio del 1990 fu rimesso in libert, dopo avere
scontato quattordici anni di reclusione. Divenne ben presto lo
spite fisso dei pi ambiti salotti letterari del Paese, scrisse su in
carico d & W O rf- la televisione di Stato austriaca - diverse no
velle per bambini e tenne conferenze in molte scuole. Cinque
mesi dopo la sua liberazione, per, inizi una lunga catena di
omicidi. A Vienna, Graz e Bregenz, una mezza dozzina di pro
stitute vennero strangolate con i collant fra lottobre del 1990 e
il maggio del 1991.
Unterweger, sospettato numero uno dagli investigatori che
non avevano lai creduto alla sua redenzione, riusc a volatiliz
zarsi, e la catena di delitti si arrest soltanto nella primavera del
1992, quando venne catturato in America. Nellagosto del 93,
a conclusione di una complessa indagine, la procura di Graz
(capoluogo della regione della Stiria) lo accus di avere ucciso
undici prostitute, non solo in Austria ma anche in Cecoslovac
chia e negli Usa, in occasione dei suoi viaggi.
Sfumata anche la pista internazionale, a Rispoli non rest
che tornare con i piedi per terra. Tre omicidi erano stati ampia
mente confessati. Il delitto di Adele Barsi Arena non presenta
va alcuna analogia con gli altri fatti di sangue; per la morte di
Renate Troger, le indagini non avevano consentito di incastrare
Bergamo. Non restava che rispolverare lultimo fascicolo: quel
lo relativo alluccisione di Mirella 149, alias Annamaria Ci-
polletti.

Lex insegnante dedita alla prostituzione era stata uccisa il 26


giugno del 1985. Bergamo aveva diciottanni. Sei mesi prima, il
3 gennaio, aveva massacrato a coltellate Marcella Casagrande.

139
Paolo C ag n an

Possibile che nel giro di cos poco tempo, quellimpaccialo


giovanotto alle prime armi, bruscamente respinto dalla studeu
tessa quindicenne, fosse divenuto un assiduo frequentatore del
lambiente della prostituzione?
La Cipolletti aveva 41 anni. Poteva essere sua madre.
Interrogato il 6 agosto del 1992, poche ore dopo avere ucciso
Marika Zorzi, Bergamo respinse ogni accusa.
Con prostitute sono andato soltanto due volte in tutta la mia
vita. Una volta domenica scorsa, il due agosto, con una ragazza
alta poco meno di un metro e settanta, abbronzata e con i capei
li scuri tirati indietro con brillantina e raccolti a cipolla. Con lei
ho avuto un rapporto sessuale senza alcun problema, perch si
dimostrata comprensiva della mia menomazione. Quella ra
gazza aveva scampato la morte senza saperlo.
Quattro giorno dopo, Bergamo ripet la sua versione, con
una significativa aggiunta: le lucciole con le quali era stato era
no nel frattempo diventate tre.
Non sono mai andato con prostitute altre volte rispetto ai
due casi della Zorzi e dalla Rauch ed alla volta relativa alla do
menica 2 agosto 1992.
Rispoli si ricord delle dichiarazioni di Maria Zerbini, madre
dellomicida, che si era accorta di una strana reazione del figlio
quando il telegiornale aveva dato notizia dei delitti Casagrande
e Rauch. Sper che avesse notato qualcosa di anomalo, nellat
teggiamento di Marco, anche la sera del 26 giugno del 1985,
ma cos non fu.
Dichiar M aria Zerbini il 18 agosto: Lomicidio della Ci
polletti non mi dice nulla. Non ho alcun ricordo.
Una settimana pi tardi, il 26 agosto, Rispoli decise di gioca
re le sue carte, contestando formalmente a Bergamo lomicidio
di via Brennero. Il pubblico ministero consult i rapporti su
quel fatto di sangue, alla ricerca di un elemento che potesse far
crollare lassassino per la quarta volta. Scelse di puntare tutto
su un particolare di cui la stampa non aveva ancora parlato, e
che lomicida non poteva quindi conoscere.

140
M arco B ergam o

Su un cuscino posto sul letto dove era stato trovato il corpo


della vittim a furono rinvenute diverse tracce di sangue del
gruppo A-Rh positivo, piuttosto comune. Era il gruppo sangui
gno della vittima. Ma anche quello di Marco. Il professor Vin
cenzo Pascali delluniversit Cattolica di Roma, cui era stata
affidata la prova del Dna, non aveva potuto stabilire se quella
iraccia appartenesse alla vittima o allomicida.
Ma questo, Bergamo non poteva certo saperlo.
Rispoli gli mostr le macabre foto che ritraevano il corpo
della Cipolletti, con i segni delle coltellate.
La stessa dinamica degli omicidi che lei ha confessato, lo
provoc il Pm.
Poi tir fuori lasso dalla manica.
Guardi la foto. Su questo cuscino stata trovata una mac
chia di sangue del suo gruppo sanguigno.
La mossa, per, non funzion.
Non ho niente a che fare con lomicidio della Cipolletti. So
no innocente, e per dimostrarlo sono pronto sin dora a sotto
pormi agli esami del sangue. Anzi, se siete davvero cos con
vinti che io sia colpevole, perch non fate anche il confronto
delle impronte?
Al giudice era andata male.
Al professor Introna, del resto, non era andata meglio.
Annot nella sua perizia: Per il caso Cipolletti, Bergamo
tranquillo perch in quel periodo non aveva labitudine di usci
re di casa alla sera. Ha preso questa abitudine dopo il servizio
militare.

Venti agosto 1985.


Il professor Daniele Rodriguez dellTstituto di medicina lega
le delluniversit di Padova, incaricato di eseguire lesame ne
croscopico sul corpo della Cipolletti, riemp 54 pagine dattilo-
scritte per cercare di illustrare esaurientemente le modalit di
quellomicidio.

141
P aolo C agnan

La vittima era stata colpita con unarma da taglio e punta pi i


ma alla schiena, a sorpresa, e successivamente allemitorace
destro. La morte non era comunque sopraggiunta dopo il primo
colpo. Annamaria Cipolletti era stata assalita e accoltellata all
spalle. Lassassino aveva approfittato della sua stessa insospel
tabilit. Alcune ferite dimostravano che la donna aveva cercato
in tutti i modi di difendersi, dopo il primo fendente alla schiena
Scopr due altre cose interessanti, il professor Rodriguez. Lag
gressore aveva cercato di strangolare la donna, presumibilmen
te prima di afferrare il coltello. E fra le tante ferite sul corpo
della vittima ve nera una che faceva pensare ad uno strumento
a due punte. Una forbice, ad esempio.
Larma del delitto, per, non salt mai fuori. Nessuna traccia
neppure della forbice che, secondo il professor Rodriguez, po
teva aver prodotto una delle ferite. Macchie di sangue vennero
trovate dalla polizia scientifica nel bagno, sullo specchio e sii
un asciugamano. Dopo aver commesso il delitto, lassassino si
era rapidamente ricomposto, lavandosi e - se era nudo - rive
stendosi. Tutti elementi che deponevano in favore della tesi del
lomicidio premeditato.
Qualcosa per, nelle modalit del delitto, non convinceva gli
investigatori. La Cipolletti era stata ritrovata nel letto, comple
tamente nuda. Dunque, lassassino era un suo cliente. Perlome
no, tutto lasciava presumere che lo fosse. Accanto al cadavere
era stato trovato anche un preservativo, scartato dalla custodia
ma non utilizzato. Inoltre, lautopsia accert che la donna non
aveva avuto un rapporto sessuale poco prima della morte. Lul
timo cliente, il suo assassino, laveva quindi aggredita prima di
congiungersi con lei.
Dove aveva nascosto il coltello? Di certo lo aveva portato
con s, anche perch il monolocale era privo di cucina. Lunica
ipotesi verosimile era che lomicida avesse atteso che la donna
si spogliasse, per poi approfittare di un suo momento di disat
tenzione, tentare di strangolarla, afferrare il coltello e colpirla.
Come Renate Troger.

142
M arco B ergam o

La polizia cerc ovviamente di scoprire chi fosse stato lulti


mo cliente di M irella. Fu rintracciato un uomo che ammise di
essere stato con la prostituta il giorno dellomicidio. Riusc pe
ro a dimostrare che i tempi non coincidevano. Il suo alibi reg
geva. Probabilmente, se n era andato via poco prima che las
sassino bussasse alla porta della donna.
La sua testimonianza non fu comunque del tutto inutile. An
zi, gli inquirenti sperarono ad un certo punto di avere per le
mani la chiave del giallo. Luomo disse di avere lasciato sul co
modino accanto al letto un assegno di 200 mila lire, destinato
ovviamente a M irella, ma non intestato. Q uellassegno era
stato rubato dallomicida. Non poteva essere altrimenti. Venne
ro cos allertate tutte le banche d Italia, nella speranza che lau-
lore del delitto potesse compiere un passo falso, presentandosi
in un qualunque istituto di credito per lincasso. Ma lassassino
non commise quellimperdonabile leggerezza. Doveva aver ca
pito che gli sarebbe costato assai caro.

Rischi comunque grosso, il maniaco omicida.


Non poteva certo sapere che da qualche tempo, sentendosi
minacciata, M irella aveva adottato una serie di precauzioni.
Non solo aveva denunciato alla questura di essere stata minac
ciata di morte da uno sconosciuto. Non solo aveva provveduto
a far installare dietro alla spalliera del letto un pulsante d allar
me. Aveva anche escogitato un singolare sistema di protezione:
pagava un suo conoscente affinch se ne restasse chiuso nel ba
gno, a vigilare sulla sua incolumit.
M irella lavorava in uno stanzone di una quarantina di me
tri quadrati. La polizia rintracci quelluomo che, sia pure ar
rossendo, ammise quella che sino a quel momento era soltanto
una singolare indiscrezione: Annamaria Cipolletti lo pagava af
finch rimanesse chiuso nel bagno negli orari di lavoro, pron
to a intervenire se qualche cliente lavesse aggredita.
Il 26 giugno del 1985, per, quelluomo aveva altro da fare.
Del resto, M irella di solito non lavorava il mercoled sera.

143
P aolo C a g n an

Sfumata anche la pista che portava a quello strano custode'


- che aveva un alibi di ferro - la polizia non seppe pi che pe
sci pigliare. Fu cos che qualcuno propose di ricorrere a metodi
non propriamente ortodossi.
La magia.
Un poliziotto disse di conoscere una chiaroveggente di Ro
vereto, nel Trentino, che avrebbe forse potuto fornire lidentikii
dellassassino.
Cosa accadde realmente, nellestate del 1985, probabilmente
non si sapr mai. Ma da anni circola una voce, confermata sot
tovoce dai funzionari dellepoca.
Eccola.
In questura si tenne una seduta spiritica, o qualcosa del gene
re. Alla maga, fatta giungere appositamente da Rovereto, ven
nero mostrate alcune foto di Mirella. La donna cerc la con
centrazione.
Rimase muta per alcuni lunghi istanti.
Poi disse: Vedo una cassapanca che brucia. Al suo interno
c il coltello usato dallassassino.
I poliziotti, eccitati dalla rivelazione della chiaroveggente, si
misero spasmodicamente a cercare la conferma di quanto la
donna aveva sentenziato, sino a quando la trovarono. S, quello
che aveva detto la maga era vero. In via Roma aveva preso fuo
co un magazzino che apparteneva allex amante della Cipollet-
ti. Era un appassionato di coltelli, e nel magazzino era stato si
stemato anche un vecchio baule che, guarda caso, tra le altre
cose conteneva diversi coltelli. Luomo era stato inserito nella
cerchia dei sospettati, ma non erano stati trovati indizi a suo ca
rico. Qualcuno, ormai in preda ad una strana eccitazione, so
stenne che lex amante di Mirella conosceva anche la fami
glia Casagrande.
Si parl di messe nere. Prima sottovoce, poi sempre pi aper
tamente. Gli investigatori, certamente delusi dallesito delle in
dagini, decisero di non sprecare nessuna cartuccia, e si misero a

144
M arco B ergam o

frugare fra le pieghe dellesoterismo bolzanino. Scoprirono una


setta a Frangarto, un paesino alle porte di Bolzano. Accertarono
anche che in via Cassa di Risparmio, nel centro storico cittadi
no, distinte signore ingioiellate e al di sopra di ogni sospetto si
ritrovavano ogni settimana per le loro sedute medianiche.
Emerse un mondo sotterraneo di ritualit e magia, che per
non fece altro che confondere le idee agli inquirenti. Forse,
qualcuno pens di poter nascondere linsuccesso delle indagini
facendo credere allopinione pubblica che il delitto di M irella
fosse maturato in un ambiente misterioso e insondabile.

Una settimana dopo lomicidio di via Brennero, il 3 luglio,


Bergamo part per il servizio militare. Svolse il Car a Belluno
sino al 29 luglio, poi venne trasferito a San Candido presso il
battaglione Bassano. Si conged nel luglio del 1986.
Il professor Introna era molto interessato a sapere come M ar
co avesse vissuto quellesperienza. E lui rispose a tutte le do
mande con apparente sincerit.
Ebbe difficolt iniziali di adattamento - annot Introna nel
febbraio del 1993 - per lobbligo di sottostare alla disciplina.
Ricorda un capitano con il pallino del comando, e quindi molto
severo e facile alle punizioni. Ha avuto solo venti giorni di pu
nizione semplice, per barba lunga e scarpe sporche. Durante il
servizio militare cominci a diventare pi aperto verso gli altri
e a fare amicizie. Fu unesperienza abbastanza bella perch
era una novit.
La vita militare - aveva spiegato Bergamo allo psichiatra -
ha aspetti positivi e aspetti negativi. I primi sono lordine, la di
sciplina e la conoscenza di altre persone. I secondi sono le pi
gnolerie e certe esagerazioni. In quellepoca cominci a soffrire
di sonnambulismo. Quando lo apprese dagli altri, rimase sor
preso, perch non sapeva di che cosa si trattasse. Allinfermeria
dissero che era una specie di simulazione. Non crede di avere
commesso gli omicidi in corso di sonnambulismo, ma non sa
spiegarne il perch.

145
Paolo C a g n an

Su delega del magistrato, i carabinieri rintracciarono e inter


rogarono molti ex commilitoni di Bergamo, praticamente tutti i
suoi compagni di camerata sia a Belluno, sia a San Candido.
Furono diciotto deposizioni in fotocopia, o quasi. Gli ex
commilitoni non avevano particolari ricordi. Tutti ad eccezione
di Fabio Bertoni.
Marco - disse ai carabinieri - mi confid di essere in crisi,
perch prima di partire per il servizio militare era stato lasciato
da una ragazza molto pi grande di lui.
Unaffermazione molto interessante. Bergamo aveva sempre
ammesso di non avere mai avuto una ragazza. Chi poteva esse
re quella donna molto pi grande di lui che laveva lasciato
poco prima? Rispoli pens che Marco stesse parlando proprio
di Annamaria Cipolletti.
Laudizione degli altri ex compagni di camerata non riserv
particolari sorprese. Nessuno sembrava avere particolari ricordi
su Bergamo, a parte due aspetti: il sonnambulismo e lestrema
irritabilit.
Dichiar M assim iliano M ascalaito: Diverse volte venne
scoperto di notte mentre si aggirava per i corridoi delle camera
te della caserma.
Aldo Bedin: Reagiva in malo modo agli scherzi, per questo
era stato progressivamente isolato.
Guglielmo Sguotti: Una notte lo svegliai per andare allo
spaccio, ma lui si sedette sul letto restando immobile con gli
occhi sbarrati. Alle volte, quando era affetto da sonnambuli
smo, cadeva dal letto, senza per ferirsi. Ricordo anche che di
notte si alzava per affacciarsi alla finestra. Tornava a letto dopo
venti minuti
Mauro Frapporti: Il suo armadietto era tappezzato di foto ri
cavate da giornali pomografici. Agli scherzi reagiva innervosi
to, urlando ti ammazzo. Parlava spesso di sesso, dando per
limpressione di uno che Io aveva praticato poco.
Luca Dalle Ave: Diceva che quelle foto nellarmadietto ap
partenevano a ragazze del suo paese.

146
M arco B ergam o

Rispoli fece chiamare un impiegato e gli chiese di rintraccia


re nellarchivio del tribunale i diari di Annamaria Cipolletti.
Anzi, di Mirella. Quelli nei quali la prostituta ex insegnante
teneva con precisione ragionieristica la sua particolare contabi
lit del sesso: orari, appuntamenti, cifre, incassi giornalieri e
nominativi dei clienti. Perse qualche ora, il giudice, per rilegge
re quei diari che si concludevano senza un apparente motivo al
linizio del 1985, sei mesi prima del delitto di via Brennero.
Perse del tempo, ma ne valse la pena. M irella era solita anno
tare il solo nome di battesimo per quelli che, a rigor di logica,
dovevano essere i suoi clienti fissi; di quelli occasionali, invece,
registrava il nome e il cognome. La pazienza del magistrato fu
premiata. Rispoli trov due interessanti annotazioni: M arco e
Marco mandato via. Certo, quello era un nome comune, farsi
troppe illusioni sarebbe stato terribilmente ingenuo. Se almeno
lassassino si fosse chiamato Adalgiso, o Fiorenzo, o qualche
altro nome insolito...
Ma perch Marco era stato mandato via? Laveva importuna
ta? Oppure non era riuscito a fare lamore con lei? Era forse un
impotente?
Il giudice continu a sfogliare, sino a quando trov unaltra
annotazione: Marco piede rotto. Poteva essere la traccia buo
na. Per un attimo, Rispoli sper davvero di avere per le mani la
soluzione del delitto. Provvide subito a far verificare se Berga
mo, nel giugno del 1985, avesse subito la frattura di un piede.
Esito negativo.
Un gran.peccato. Sarebbe stato troppo bello. Lassassino ser
vito su un piatto dargento. Succedeva solo nei film, pens rim
proverandosi per quelleccesso dingiustificato entusiasmo.
Lo stesso che simpadron di lui quando fece sequestrare un
paio di scarpe Clark che presentavano una traccia di sangue,
per quanto debole, e che Marco calzava proprio in quellestate
del 1985.
Il perito scroll il capo, proprio come aveva fatto dopo lana
lisi del cordino da montagna con il quale Bergamo poteva aver
tentato di strangolare Renate Troger prima di tagliarle la gola.

147
Paolo C ag n an

Il reperto, disse, ha fornito un risultato debolmente positi


vo alla diagnosi generica di sangue e negativo alla diagnosi
specifica di sangue umano.
Leggendo e rileggendo i rapporti di polizia giudiziaria conte
nuti nel vecchio fascicolo intestato a M irella. Rispoli trov
per uno spunto interessante: dallappartamento erano sparite le
mutandine della donna. La Cipolletti era stata trovata riversa nel
letto, completamente nuda. Ma dellindumento intimo che si era
appena tolta, nessuna traccia. Il giudice si ricord delle mutan
dine tagliuzzate di M arcella Casagrande, della sparizione di
biancheria intima dallo stenditoio del condominio dove Marco
viveva, della deposizione di quella prostituta che aveva detto di
avergli venduto un paio di slip di pizzo nero per ventimila lire.
La sparizione dellindumento dal monolocale di via Brenne
ro doveva per forza avere qualcosa a che fare con il feticismo.
Proprio quel feticismo che Bergamo aveva dimostrato di posse
dere in dosi massicce.
Ci fu poi una prostituta che chiese di poter parlare con la po
lizia, perch aveva unimportante dichiarazione da fare. Era
stata con Bergamo, tempo addietro, e ad un certo punto lui le
aveva detto: Mi ricordi Annamaria Cipolletti. Il giudice ci
and cauto, sapeva che quella asserzione doveva essere presa
con le molle. Sper in cuor suo che la prostituta non mentisse,
dispose unimmediata verifica e scopr purtroppo che si trattava
solo di un triste tentativo di vendetta trasversale.

Le dichiarazioni dellex commilitone, quel nome sui diari e


la sparizione delle mutandine: gli elementi d accusa non erano
certo molti, n tantomeno schiaccianti. Rispoli si consol rileg
gendo le due perizie psichiatriche finite sulla sua scrivania: il
professor Introna e il dottor Conciatore erano giunti a conclu
sioni diametralmente opposte sulle condizioni mentali dellas
sassino, ma su un unico, importantissimo aspetto avevano con
cordato: Marco Bergamo non aveva ucciso solo tre volte. Tutto

148
M arco B ergamo

faceva presupporre che anche i delitti Troger e Cipolletti fosse


ro il frutto perverso della sua mente malata.

149
10
Il malato
Periti contro - Quelle strane amnesie - L impotenza psicogena -
Torner ad uccidere

Giuseppe Piccoli si chiese quali carte avrebbe potuto gioca


re. Ripens a quante volte si fosse pentito di avere assunto
queir incarico, perch conoscente dei genitori, e a quante volte
ancora lo avrebbe fatto. Legale di fiducia di Marco Bergamo,
il mostro di Bolzano, recit a bassa voce con un tono che sa
peva di autocompatimento. Ed era indeciso se esserne disgusta
lo o onorato. Certo, un bel caso, dal punto di vista professiona
le. Avrebbe dovuto essere pi distaccato, vedere le cose in
maniera diversa. Non poteva permettersi di provare compassio
ne per quel ragazzo, vittima finale di se stesso forse non meno
delle sue prede.
Non ti lasciare condizionare, si disse.
Ma poi si convinse che quel suo atteggiamento, tutto somma
lo, non era poi cos sbagliato. I grandi avvocati, in fin dei conti,
vivevano tutte le cause come se fossero loro stessi a rischiare la
galera. Imm edesimarsi nello stato d animo dellimputato, in
certi casi, non poteva che fare bene. Serviva a porsi nella giusta
ottica, per leggere ogni evento con la prospettiva di chi deve
aggrapparsi a tutto pur di difendersi.
Tutte cose giuste, pens. Ma il suo caso era ben diverso. Ber
gamo era reo confesso. Si era macchiato di orrendi delitti, e al
lavvocato capitava spesso di pensare a quando, un giorno, il
suo sguardo avrebbe incrociato quello dei genitori delle vittime.
Avrebbe socchiuso gli occhi per un istante, e si sarebbe istinti

vi
P aolo C a g n an

vamente sentito dalla loro parte. Ma lui rappresentava la difesa,


e non poteva certo permetterselo.
Lavvocato inspir profondamente, come per cercare di rior
ganizzare le idee. Poi respir lentamente, allargando le narici
cercando quella rilassatezza d animo che lo avrebbe aiutato a
concentrarsi.
C a r c e r e o m a n ic o m io ?
L'Alto Adige aveva scelto un titolo a sei colonne per attirare
lattenzione dei suoi lettori sullarticolo nel quale si disquisiva
sulla sorte di Bergamo. Il perito psichiatrico d ufficio aveva
tratto la sua conclusione, che portava ad una sola prospettiva:
manicomio giudiziario. Una manna dal cielo per lunica strada
percorribile, quella della difesa per infermit mentale. Laccusa,
per, non si era arresa, ed aveva ottenuto - sotto forma di con
sulenza di parte -- una seconda perizia psichiatrica che portava
ad unaltra possibilit: carcere a vita.
Carcere o manicomio? si chiese lavvocato.
Avrebbe dovuto lottare perch Marco venisse ricoverato in un
ospedale psichiatrico giudiziario. Era malato, aveva bisogno di
cure. Un giorno, forse, sarebbe guarito, e sarebbe tornato ad una
vita normale, sempre ammesso che ne avesse mai avuta una.
Il carcere a vita, invece, non gli avrebbe dato alcuna possibi
lit. Bergamo si sarebbe suicidato. Lavvocato se lo sentiva. Un
altro detenuto avrebbe potuto sperare nella clemenza dei giudici,
nella farraginosa macchina della giustizia italiana che regalava
inaspettati e inaspettabili sconti di pena anche ai criminali pi
incalliti. Ma Bergamo no, non avrebbe potuto contare su niente
e su nessuno. Solo su di lui, sul suo avvocato, che di fronte
allenormit di quei delitti si sentiva come una formichina.

La capacit dintendere la capacit di usare le funzioni in


tellettive, di comprendere la realt esterna, di valutare i motivi
per cui agire o non agire, di valutare la convenienza di agire o
non agire, di prevedere le conseguenze della propria condotta.

152
M arco B ergam o

La capacit di volere invece la capacit di usare le funzioni


volitive e di autocontrollo, di inibirsi oppure di spingersi ad
agire. Sostanzialmente, la capacit di volere in modo libero
quello che la capacit di intendere ha programmato.

La perizia psichiatrica dufficio su Marco Bergamo era stata


affidata al professor Francesco Introna, direttore dellistituto di
medicina legale e delle assicurazioni dellUniversit di Padova.
Unautorit indiscussa, nel suo campo. Il 25 febbraio del 1993
consegn al GIP Edoardo Mori la sua relazione: 250 cartelle
dattiloscritte, e una tesi finale.
Bergamo, aveva concluso il professore, doveva essere consi
derato incapace d intendere e di volere, e quindi non punibile
sotto il profilo penale. Niente processo, ma ricovero coatto in
un manicomio giudiziario.
Il giudice Rispoli non si sforz neppure di nascondere il suo
disappunto. Le conclusioni alle quali era giunto Introna cozza
vano contro i risultati delle indagini. I delitti di Bergamo sem
bravano essere stati premeditati e lucidamente eseguiti. Rispoli
convoc il dottor Enzo Conciatore, uno psicologo bolzanino
che aveva seguito da vicino il lavoro di Introna, e gli chiese una
seconda perizia psichiatrica. Tecnicamente, si sarebbe trattato
di una consulenza di parte.
Conciatore svolse il suo lavoro basandosi sulla stessa docu
mentazione in possesso di Introna, ma giunse a conclusioni op
poste: Bergamo, sentenzi, era perfettamente capace d intende
re e di volere.
La prospettiva? Carcere a vita.
Ancora una volta, la psichiatria si sarebbe rivelata fertile ter
reno per un acceso scontro giudiziario.

Il detenuto venne trasferito dalla casa circondariale di Bolza


no a quella di Padova. Fu l, nella sala colloqui del carcere ve

153
P aolo C agnan

neto, che venne interrogato da Introna e Conciatore, il 5 diceni


bre del 1992.
Annot il professor Introna:
Bergamo si presenta ai colloqui discretamente ordinato nel
la persona. disponibile. Collabora senza difficolt quando si
parla di questioni generali. Intelligenza nei limiti della norma.
Nellautodescrizione si definisce chiuso, solitario, talora ir
ritabile, poco portato a fare amicizie, poco o affatto allegro; in
passato non soffriva di disturbi del sonno; in genere non soffre
di paure immotivate e di fobie; rifugge dai luoghi affollati e ru
morosi; tollera male provocazioni ed ingiustizie. Insiste spesso
sul fatto che egli una persona ordinata, e non un pignolo.
Nei riguardi delle due figure parentali non manifesta osti
lit, ma neppure particolare movimento affettivo; non sembra
che i genitori abbiano assunto valore di modelli per lui.
Le impressioni di Conciatore furono diverse, a dimostrazione
di come sia difficile definire la psichiatria una scienza esatta.
Bergamo veste con trasandatezza e con scarsa cura generale
della persona. Mimica spontanea ipomobile ed atteggiata ad an
sia. Contenuta la gestualit. Siede compostamente. Lo sguardo
vivace e mobile. Talvolta, per alcuni istanti, assume una fissi
t abnorme. Correttamente orientato nel tempo e nello spazio.
Consapevole della natura delle imputazioni e del motivo (per
vedere se io sono sano di mente) dellindagine peritale. La cri
tica di fondo ben esercitata. Le risposte sono quelle di una
persona lucida, consapevole, dotata di normali funzioni percet
tive della realt.

Rispoli rilesse attentamente le due perizie. Prima una, poi


laltra, sottolineando le frasi pi significative, le annotazioni
pi interessanti, gli spunti che erano sfuggiti alla burocrazia
delle indagini, cos poco attenta ad esplorare lanimo umano.
Per un attimo s chiese se Introna e Conciatore avessero dav
vero avuto di fronte la stessa persona. Sem brava quasi che

154
M arco B ergam o

avessero osservato due sosia, e si fossero poi convinti un po


controvoglia di avere esaminato la stessa persona. Era tutto un
problema di prospettive, pens il giudice. Di preconcetti e di
condizionamenti.
Aveva passato molto tempo a chiedersi se davvero, come ri
sultava dai verbali d interrogatorio, Bergamo non ricordasse gli
istanti in cui la sua furia omicida si era scatenata. Non sapeva
come valutare quei vuoti di memoria. Forse erano solo un nor
male tentativo di autodifesa. Ma potevano anche rappresentare
il chiaro sintomo della malattia mentale del pluriomicida.
Disse Introna:
Quando si esplora la sfera sessuale Bergamo si chiude, non
ne vuole parlare, si vergogna.
Il cardine della condotta criminosa costituito da un grave
sentimento di insufficienza sessuale che provoca sofferenza, in
capacit di contatto con gli altri, tendenza allisolamento e di
pendenza passiva dai genitori.
Lorigine dellinsufficienza sessuale risale probabilmente a
dominanza della figura materna (la madre lo chiamava con di
minutivi) e ad insuccessi nei primi tentativi in et puberale. E
probabile che a questi insuccessi abbia concorso la malattia cu
tanea costituita dalla psoriasi, che suscitava reazioni negative
nelle donne.
Conciatore, al contrario, concluse che Bergamo soffriva di
un disturbo di personalit di tipo sociopatico, senza compro
missione delle capacit generiche di adattamento allambiente
socioeconomico. Un quadro morboso caratterizzato da parafilie
- ovvero perversioni sessuali - come lesibizionismo e il fetici
smo.

Marco diceva di non ricordare nulla dei delitti.


Ma era davvero cos?
E il pentimento: cosa significava per lui quella parola? Si era
mai pentito per quello che aveva fatto?

155
Paolo C ag n an

Introna:
Il sentimento di colpa presente ma poco marcato: quelle
che ha compiuto come se fosse stato compiuto da un altro. Gli
si chiede se pentito per i tre omicidi. Sembra un po attonito.
Pare che non riesca a pentirsi per cose delle quali non si rendi
conto, ma che tuttavia ammette. stato lui, ma non sa perch.
Dimostra una buona capacit di difesa; se non vi sono prove a
suo carico non fa ammissioni di colpevolezza. Comunque si ri
torni sui tre omicidi, costante il vuoto relativo ai momenti
culminanti.
Conciatore:
Finge di non ricordare, ma non cos. noto quanto spesso
il non so e il non mi ricordo siano utilizzati come tecnica
difensiva da parte di un imputato. Le amnesie dellomicida ri
sultano contraddette dai dati circostanziati emersi dalla lettura
degli atti relativi ai tre delitti confessati. Non solo. C un ele
mento che depone decisamente contro i vuoti di memoria di
Bergamo, ed il testo del biglietto rinvenuto sulla tomba di Re
nate Rauch: Mi dispiace ma quello che ho fatto doveva essere
fatto e tu lo sapevi. Ciao Renate. M.M .
Il biglietto era stato deposto sulla tomba della Rauch assieme
ad un mazzo di garofani a diciannove giorni di distanza dallo
micidio.
Spieg Conciatore:
Bergamo simula lamnesia dei vissuti relativi alla sua con
dotta omicidiaria e delle sequenze comportamentali dopo di es
sa sino al pomeriggio del giorno successivo. Infatti se, come af
ferma, avesse appreso del delitto Rauch dal giornale e dalla
scoperta del sangue sul tappetino dellauto, il contenuto del suo
m essaggio alla vittim a sarebbe stato ovviam ente diverso.
Luso delle locuzioni dovere e dispiacere, invece, testimo
niava inequivocabilmente la piena conoscenza delle proprie
pulsioni omicide e la consapevolezza del disvalore etico e giu
ridico deiratto commesso. Sapeva ci che faceva, e sapeva di
sbagliare. Era insomma capace sia di intendere, sia di volere.

156
M arco B ergam o

Lomicida venne sottoposto agli esami psicodiagnostici. Su


quel genere di accertamenti, comuni a tutte le perizie psichiatri-
che e tanto amati dagli strizzacervelli americani, erano in
molti a nutrire seri dubbi.
In Italia, ormai, cercare di dimostrare la propria follia di
ventato per molti criminali lunico sistema possibile per sfuggi
re al carcere. Limportante farsi dichiarare infermi di mente,
del tutto o solo in parte. Poi si viene ricoverati in un ospedale
psichiatrico. Si passano dei momenti terribili, ma il giusto
prezzo da pagare. Ci si finge matti per qualche mese, o forse
anche per qualche anno. Poi ci si toglie la maschera, i medici
salutano esultanti lavvenuta guarigione e si torna in libert.
In carcere, in tutte le carceri, i detenuti sanno bene cosa sia
no gli esami psicodiagnostici. Sanno ad esempio che sarebbe
utile vedere la forma e le sembianze del membro virile in ogni
oggetto, cos come conoscere un solo colore, il rosso: il lascia
passare per essere dichiarati affetti da evidenti turbe sessuali e
spinti allazione da una forte carica di aggressivit.
Lunico sistema per uscirne fuori.

La dottoressa Carla Bianchera, collaboratrice del professor


Introna l universit di Padova, cominci col sottoporre il pa
ziente/detenuto al test di Rorschach.
Il livello intellettivo nella norma, disse.
Laffettivit piuttosto ricca, ma estremamente immatura
ed impulsiva con controllo discontinuo delle pulsioni aggressi
ve. evidente, inoltre, un forte complesso di castrazione ed un
profondo complesso edipico. Infine, il soggetto dimostra un no
tevole narcisismo.
Il test di Lscher aggiunse un altro tassello al mosaico sulla
personalit dellassassino.
Linsicurezza in se stesso, vissuta come debolezza, viene
nascosta. Cerca di vincerla con unapparente risolutezza: elim i
na, cio, la paura di rendersi ridicolo con una disinvoltura solo

157
Paolo C ag nan

apparente, affrontando con indifferenza sprezzante chiunque


voglia criticare il suo comportamento.
Fu poi la volta del test WAIS ( Wechsler Adult Intelligence
Scale , ovvero Scala Wechsler dintelligenza per adulti).
Sotto il profilo delle informazioni generali, Bergamo diede
21 risposte esatte su 29 quesiti. Non seppe fornire alcuna asso
ciazione mentale rispetto a quattro voci: Festa del lavoro,
Roma-New York, Faust e Scritti apocrifi. Forn risposte
errate ad altre quattro voci del test: Stella polare, gli disse la
dottoressa, e Bergamo rispose: Riferimento verso il sud per i
marinai. E ancora: Ebollizione? Risposta: Sessanta gradi.
Ecologia? Salvaguardia della natura. Essere o non essere?
Risposta: Otello.
Nei test relativi alla comprensione, Bergamo totalizz 17
punti su 28. Diede sei risposte esatte, cinque risposte sufficienti
e tre risposte errate ad altrettante parole.
Tasse?
Perch hanno sempre bisogno di soldi, rispose.
Ma chi non avrebbe detto la stessa cosa?
Essere sordi?
un fatto congenito, disse.
Cosa gli diceva la parola lingua?
Rinfacciare qualcosa a qualcuno.
Nella prova delle analogie, ^ergamo ottenne 13 punti su 26.
Alla voce lode-punizione rispose erroneamente: Regole di
vita. La prova di vocabolario dimostr non poche lacune: 26
punti su 52. Bergamo diede una definizione errata di 12 voca
boli su 26, quasi la met.

Per stabilire se M arco fosse pazzo o lucido, i periti non


avrebbero certo potuto prescindere dallanalisi dei suoi com
portamenti e dallindividuazione del disturbo di cui soffriva.
Non si trattava di capire se il pluriomicida dovesse essere
considerato una persona come tante altre. Negare le deviazioni

158
M arco B ergam o

della sua sfera sessuale sarebbe stato impossibile, per chiunque.


11 problema, in effetti, era un altro: quello di stabilire se i distur
bi di cui sicuramente soffriva - e che lo avevano portato a tra
sformarsi in un vero e proprio serial killer - rientravano o meno
fra quelli per i quali, secondo la dottrina, era contemplata l in
capacit di intendere e di volere.

Il professor Introna scelse gli aspetti del caso Bergamo che


gli sembravano pi importanti e ne fece altrettanti capitoli della
sua relazione finale, prima di formulare le conclusioni.
Il sonnambulismo. Bergamo ne aveva sofferto soltanto du
rante il servizio militare, e comunque il disturbo del sonno non
poteva essere considerato pericoloso, se non per gli eventuali
incidenti. In corso di sonriambulismo non vengono mai com
piuti atti violenti, anche se esso collegato a fenomeni epiletti
ci ps.comotori che potrebbero in effetti generarli. Per 24 ore,
al bc lzanino fu applicata una speciale apparecchiatura che, mi
suri ndo lelettroencefalogramma sia in fase di veglia sia duran
te L sonno, diede esito negativo.
^a psoriasi. Questa m alattia della pelle, che poteva certa
mente suscitare negli altri sensazioni di disgusto, era insorta per
Bergamo fin dallinfanzia e gli aveva creato importanti proble
mi psichici e fisici, ed probabile che avesse anche suscitato le
reazioni negative delle donne con le quali aveva tentato i primi
approcci, creando in lui uninferiorizzazione sessuale.
Il tumore al testicolo. Introna disse di non avere elementi per
precisare le probabilit di sopravvivenza di Bergamo, ma la
prognosi doveva comunque essere considerata riservata e pessi
mistica.
Limpotenza psicogena. La maggior parte delle impotenze
maschili di tipo psicogeno, dovuta cio alla preoccupazione
per il successo e alla conseguente ansia di fallimento, che di
fatto rende impossibile il godimento e quindi la riuscita del
latto. Due i fattori sui quali si basa: da un lato l atteggiamento
culturale che richiede alluomo virilit sessuale come premessa

159
Pa o lo C a g n a n

di una valida identit sociale, dallaltra la struttura della singola


personalit maschile. Nel caso di Bergamo, Introna spieg clir
esisteva, alla base, unimpotenza al coito, ma non avendo avuto
la possibilit di analizzare le due figure parentali (paire e ma
dre) non era stato in grado di identificare con certezza lorigine
di quella forma dimpotenza.
Il disturbo sessuale. Nel corso dei colloqui, Bergamo aveva
formulato un giudizio negativo e ostile verso tutte le donne.
Persino Marcella Casagrande, che lo aveva invitato a casa sua
ma poi riceveva telefonate e lo voleva scaricare per uscire con
unamica, era poco seria . Dallostilit allaggressivit, com
ment Introna, il passo era molto breve. Il professore riassunsi-
le modalit parafiliache - ovvero sostitutive - con le quali lo
micida rimediava allimpotenza: la masturbazione, lesibizioni
smo, il voyeurismo, il feticismo, la coprolalia telefonica (ovve
ro le telefonate oscene a donne scelte a caso) e il sadismo,
indicato dalleccesso di lesioni provocate nelle vittime, e che
secondo Introna autorizzava a ritenere che vi fosse stata una to
tale perdita di controllo.
Lomicida consapevole sa raggiungere lo scopo con pochis
simi colpi d arma e non ha motivo di infierire con decine di
fendenti.
Introna ravvis poi una forte dissociazione fra quel ragazzo
che aveva ucciso a coltellate tre (o cinque) donne, e la sua
controfigura che andava in gita con pap e mamma, e che sul
diario scriveva di avere regalato dei fiori a questultima. Il pro
fessore ricord anche di avere chiesto a Bergamo di tentare una
spiegazione del fatto che non ricordasse nulla degli omicidi
commessi, e a Marco venne in mente un film dove il dottor
Jekyll e mister Hyde erano la stessa persona, ma agivano come
due persone diverse.

Secondo Conciatore, i comportamenti tenuti da Bergamo in


occasione dei tre delitti confessati dovevano essere classificati

160
M arco B ergam o

come sintomi di sadismo sessuale sotto forma di omicidi per


libidine.
Diversi elementi deponevano in favore di questa interpreta
zione: i preliminari organizzativi (predisposizione dellarma,
scelta delle vittime e delle circostanze favorevoli per impedirne
la difesa); i peculiari rapporti fra omicida e vittima; le caratteri
stiche intrinseche delle situazioni omicidiarie; la loro ripetiti
vit e ritualit d esecuzione; la particolare ed efferata trauma-
tizzazione sui corpi privi di vita; la manipolazione feticistica
linale delle mutande delle vittime.
Questi delitti sono solo latto terminale di una serie, logica
mente interconnessa, di azioni pregresse che nel loro sviluppo
hanno determinato quelle determinate situazioni da omicidio
di tipo volontario e da motivazione sadica.

Introna si pose tre domande.


Chi Bergamo?
Risposta: una persona che soffre di un grave e cronico distur
bo della sfera psicosessuale.
Perch ha ucciso?
Risposta: come in ogni azione umana, anche nel crimine si
persegue uno scopo di vantaggio personale. Ma quale vantag
gio poteva avere avuto Bergamo dalluccisione di quelle tre
donne? Nessuno: quei delitti non avevano nulla di razionale.
Come ha ucciso?
Risposta: una persona sana di mente non ha alcun bisogno di
sprecare decine di coltellate.
Era ormai tempo di tirare le conclusioni:
Al momento dei tre omicidi, analoghi sotto il profilo crimi-
nodinamico agli altri due per i quali non esistono prove a cari
co, linfermit poneva Bergamo in tale stato di mente da esclu
dere la capacit di intendere e di volere. La grave patologia
persiste, non in alcun modo emendabile, profondamente ra
dicata ed molto probabile che dia luogo ad altri ed analoghi

161
P aolo C ag nan

reati. Ovvero, ci che viene definita pericolosit sociale pi-


renne .

Conciatore contest con vivacit le conclusioni di Introna


Si tratta di semplici opinioni, che tra laltro non trovano nep
pure riscontro in dottrina.
I sacri testi di psicopatologia e psichiatria forense sosteneva
no infatti che i disturbi psicosessuali che si traducono e si
accompagnano a comportamenti criminosi non incidono nel
limputabilit dellautore del reato (...) se non quando possono
essere ritenuti sintomatici ed espressivi di un quadro psicopato
logico in riferimento al quale assumono valore di malattia.
La conclusione di Conciatore non poteva che essere una: Al
momento dei fatti presi in esame, Bergamo possedeva i requis
ti psichici dellimputabilit.
La violenza con la quale aveva infierito sulle sue vittime do
veva essere classificata come espressione di sadismo sessuale*
con componenti feticistiche.
Nonostante i loro caratteri di efferatezza e di straordinaria
energia criminale francamente abnormi e suggestivi, queste ma
nifestazioni di sadismo non possiedono i requisiti indicati dalla
dottrina per assurgere a valore di malattia rilevante ai fini fo
rensi.
Una anomalia strutturale stabile della personalit: ecco
qualera il vero problema di Bergamo. Unanomalia che non in
terferiva sulle funzioni di valutazione della realt, del lecito e
dellillecito, e sulle conseguenti motivazioni delle sue scelte.
Per Bergamo si poteva parlare di maniera stabile di vivere
questo tipo di perversione sessuale con lucida organizzazione
cognitiva e volitiva.

162
11

Delitti in fotocopia
Processatemi subito - Tre certezze, due incognite - Il dolore di
una madre - Rinvio a giudizio

convinto che la vicenda giudiziaria andr male per lui e che ri


schia lergastolo. Ma si toglier la vita. Appare sincero come co
lui che si trovi in una situazione della quale non riesce a trovare
la causa.
Dalla perizia psichiatrica del prof. Introna

Bolzano, Trento, Padova, Belluno e Pordenone.


Il detenuto Bergamo Marco conobbe molte carceri.
Veniva trasferito spesso, molto pi spesso di molti altri dete
nuti. Avrebbe voluto tornare a Bolzano.
Lo confid anche al professor Introna, che lo sottopose a pe
rizia psichiatrica.
Vorrebbe tornare presto al carcere di Bolzano, perch sareb
bero pi facili gli incontri con i genitori, annot il perito. In
siste su questo punto, e toma a manifestare commozione. Il suo
compagno di cella gi di nervi, e ci peggiora la situazione.
Ripete che pi volte ha chiesto la tiv, ma senza successo. Il
tempo scorre troppo lentamente. Cerca di leggere, ma ci non
basta a riempire il tempo.
Nellaprile del 1993, nove mesi dopo il suo arresto, Bergamo
chiese tramite il suo legale di poter parlare con Rispoli. Il magi
strato, che non lo interrogava ormai da diverso tempo, non
sper neppure per un istante che il pluriomicida intendesse la
varsi la coscienza, e confessare qualche altro orrendo crimine.

163
Paolo C agnan

No, non era il tipo che provava gusto ad autoaccusarsi, n tau


tomeno a collaborare. Lanciava le sue sfide da bullo di quartic
re, ammetteva le proprie responsabilit soltanto se gli venivano
sbattute in faccia prove inoppugnabili e si chiudeva in un cupo
mutismo se si accorgeva dellinconsistenza delle argomentacio
ni accusatorie.
Rispoli si rec a Pordenone lotto aprile del 1993.
Marco si present in ciabatte e tuta da ginnastica, la divisa di
quasi tutti i detenuti. Disse al magistrato di averlo convocato"
per una richiesta molto semplice.
Voglio essere processato al pi presto, disse. Prima fini
sce questa storia, meglio per tutti.
Rispoli non promise nulla e torn a Bolzano.

Lesame del Dna, affidato al professor Vincenzo Pascali, non


diede i risultati che laccusa si attendeva, nonostante le indub
bie conoscenze del docente universitario della Cattolica di
Roma. Pascali, uno dei pi noti genetisti italiani, venne scelto
fra tanti esperti anche per ia sua frequentazione delle aule dei
tribunali: proprio a lui si erano rivolti i magistrati della capitale
che indagavano sul delitto di via Poma (7 giugno 1990), spe
rando - invano - che la scienza confermasse la validit dei so
spetti su Pietrino Vanacore, il custode del palazzo dove la bella
e giovane Simonetta Cesaroni era stata massacrata con ventino
ve coltellate. E unaltra perizia compiuta dal professor Pascali
aveva scagionato anche il secondo superaccusato: Federico Val
le, un giovane tanto fragile quanto enigmatico.
Le ricerche volte ad identificare eventuali impronte geneti
che lasciate su ventiquattro oggetti e indumenti appartenenti a
Bergamo non consentirono di riscontrare tracce di sangue com
patibili con lassetto del Dna di quattro delle presunte vittime
del bolzanino.
Per tre di esse (Cipolletti, Rauch e Casagrande), il cosiddetto
profilo polimorfo era stato dedotto da quello di alcuni con
giunti, che avevano deciso di collaborare allanalisi acconsen

164
M arco B ergam o

tendo al prelievo di un campione del loro sangue per i necessari


raffronti.
Solo dieci macchie risultarono positive: quelle presenti su un
paio di calzoni beige, su un lenzuolo bianco e su una camicia
azzurra a righe appartenevano a Bergamo; due tracce di sangue
(rinvenute sullo specchietto retrovisore della Seat Ibiza e su un
coltello da cucina) possedevano un assetto genetico complesso,
frutto della combinazione fra il Dna di Bergamo e quello di
Marika Zorzi, la sua ultima vittima. Tutte le restanti tracce di
sangue appartenevano alla stessa Zorzi.
La probabilit di ricorrenza del genotipo complesso che le
tracce hanno in comune, concluse Pascali, pari a tre indivi
dui su centomila.
Quanto agli altri delitti, tutte le tracce di sangue risultarono
incompatibili con il possibile o i possibili assetti genetici attri
buiti a Marcella Casagrande, Renate Troger, Annamaria Cipol-
letti e Renate Rauch.
Incompatibili anche quelle macchioline trovate sulla giacca a
vento di Bergamo, che avevano portato - assieme al ritrova
mento del biglietto sulla tomba della vittima - alla confessione
del bolzanino per il delitto Rauch.
E la corda con la quale Bergam o poteva aver cercato di
strangolare Renate Troger?
Il reperto ha fornito risultato debolmente positivo alla dia
gnosi generica di sangue e negativo alla diagnosi specifica di
sangue umano.

Il tre giugno del 1993, il dottor Edoardo Egarter consegn al


pubblico ministero una relazione di quindici cartelle dattilo-
scritte. Lincarico di consulente tecnico gli era stato conferito
una quarantina di giorni prima, il 23 marzo. Al professionista,
medico anatomopatologo dellospedale regionale di Bolzano,
era stato chiesto di eseguire una perizia medico-legale compa
rativa per individuare, sotto il profilo delle modalit, della
condotta e dei colpi inferii, aspetti di collegamento fra i cinque

165
P aolo C a g n an

delitti al centro dellinchiesta: Casagrande, Cipolletti, R&udt,


Troger e Zorzi.
Rispoli attendeva con molto interesse lesito di quella pcn
zia. Se il medico avesse riscontrato forti analogie fra i tre deliin
confessati da Bergamo e i due omicidi di cui aveva pervicace
mente negato la paternit, le tesi accusatorie ne sarebbero usci
te fortemente rafforzate.
II dottor Egarter rilesse le relazioni medico legali sui cinque
fatti di sangue, studi attentamente le foto allegate ai fascicoli
ed esamin le caratteristiche delle cinque donne assassinate.
Emersero molti aspetti interessanti.
Let. Tutte le vittim e, ad eccezione della C ipolletti (41
anni), erano giovani: 15 anni la Casagrande, 24 la Rauch, 18 l;i
Troger, 18 la Zorzi.
La statura. Tutte erano piuttosto piccole: 160 centimetri la
Casagrande, 154 la Cipolletti, 157 la Rauch, 160 la Troger, 159
la Zorzi.
La corporatura. Tutte erano piuttosto esili e relativamente
magre. Pesavano intorno ai cinquanta chili, ad eccezione della
Cipolletti che, anche per la diversa et, ne pesava 62.
I capelli. La Casagrande aveva capelli ondulati, castani di
media lunghezza; la Cipolletti aveva capelli di tonalit bruno
rossastra; la Rauch aveva capelli di media lunghezza di colore
bruno scuro lievemente ondulati; la Troger portava capelli di
colore bruno scuro con tonalit sul nero; la Zorzi aveva capelli
di mezza lunghezza di colore bruno scuro.
Un dato interessante annot Egarter perch su una popola
zione femminile in cui i colori pi frequenti dei capelli sono il
biondo e il castano scuro, che si dividono in misura approssima
tivamente uguale il 90 per cento dei soggetti, le cinque vittime
appartengono tutte allo stesso colore o a colori di tonalit simili.
Le date degli omicidi. Egarter non riscontr alcun elemento
concordante, n per le stagioni, n per il giorno della settimana
o del mese.

166
M arco B ergam o

interessante per che due degli omicidi siano avvenuti nel


1985 (di cui uno confessato), mentre gli altri tre sono avvenuti
Ira i mesi di gennaio ed agosto del 1992 (due confessati).
Lora dellomicidio. Nessuna analogia: la Casagrande fu uc
cisa verso le 15, la Cipolletti alle 18, la Rauch alle 22, la Troger
alle 6, la Zorzi alle 24.
Il luogo del delitto. In quattro casi, il luogo di ritrovamento
del cadavere corrispondeva a quello dove era avvenuto lomici
dio. La Casagrande e la Cipolletti erano state uccise nei rispetti
vi appartamenti. Altri due delitti erano stati commessi in luogo
pubblico: presso un distributore di benzina (Rauch) e in un
piazzale sulla statale del Brennero (Troger). La Zorzi, trovata
lungo la strada che saliva al Colle, era stata invece uccisa in un
parcheggio, comunque a poca distanza.
La macchina. Lomicida si serv sicuramente di unauto per i
delitti Rauch, Zorzi e Troger. Nei primi due casi, poi, si pre
sent alle prostitute come cliente.
Larma del delitto. Per il delitto Troger, il dottor Egarter non
fu in grado di stabilire se la morte fosse avvenuta per strangola
mento o per strozzamento. In tutti i cinque casi, comunque, era
no stati utilizzati coltelli e pugnali con lame di lunghezza varia.
E in tutti i casi era stata utilizzata unarma tagliente con la lama
ben affilata: lassassino curava con molta attenzione i suoi col
telli.
I tentativi di difesa. Tutte le vittime, ad eccezione della Tro
ger, non erano state uccise dalla prima coltellata.
Nel caso Casagrande in misura minore, Cipolletti in misura
maggiore ma soprattutto nei casi Rauch e Zorzi sono stati ri
scontrati i chiari segni di difesa con ferite pi o meno gravi sul
le estremit superiori. Specialmente nel caso Zorzi, tra la vitti
ma e lomicida deve essere avvenuta una violentissima lotta.
Le violenze sessuali. Tutti i delitti erano avvenuti sullo sfon
do di una deviazione psichica di tipo sessuale. Eppure, nessu
na delle vittime presentava segni di violenza sessuale.

167
P a o l .o C a g n a n

La distribuzione delle ferite. Tutte le vittime erano state rag


giunte da un gran numero di coltellate, orientate soprattutto al
collo e al torace. Mai un colpo al ventre, al bacino, alle cosce
o alla sfera genitale, annot il dottor Egarter. La Casagrande,
la Cipolletti e la Rauch erano state attinte alla schiena.
Il dottor Egarter rilesse la sua relazione.
Il quadro tracciato era sufficientemente chiaro.
Aveva ridotto a dati e cifre la vita di cinque donne, unite dal
lo stesso destino. Non c era modo di misurarne la giovinezza,
lentusiasmo, il futuro.
Il confronto fra i tre delitti gi confessati (Casagrande, Ra
uch e Zorzi) fa emergere le stesse analogie e le stesse diversit
del confronto a cinque.
Le analogie erano davvero molte.
Quanto alle diversit, rappresentate dalle professioni e le
estrazioni sociali, i luoghi, le stagioni, le date e gli orari diversi
dei delitti, non si trattava in definitiva di elementi cos impor
tanti da demolire la tesi dellaccusa: cinque delitti compiuti dal
la stessa mano.

Sei giugno 1993.


Tre giorni dopo aver ricevuto la relazione del dottor Egarter
e a dieci mesi di distanza dalla cattura di Bergamo, il sostituto
procuratore Rispoli chiese al giudice delle indagini preliminari
il rinvio a giudizio del bolzanino per cinque delitti. Cinque de
litti da ergastolo. Laggravante della premeditazione, per il pub
blico ministero, era risultata pi che evidente.
E le prove?
Rispoli le riassunse in una serie di punti.

Omicidio Marika Zorzi:


1) confessione resa al Pm dallimputato;
2) accertamenti compiuti nella quasi flagranza dalla polizia giu
diziaria sull5autovettura e nellabitazione dellimputato;
3) esito perzia ematica.

168
M arco B ergam o

Omicidio Renate Rauch:


1) confessione resa al Pm dallimputato;
2) biglietto rinvenuto sulla tomba della Rauch, scritto da Berga
mo;
3) modalit dellomicidio;
4) esito perizia comparativa.

Omicidio Marcella Casagrande:


1) confessione resa al Pm dallimputato;
2) modalit dellomicidio;
3) obiettavo di macchina fotografica rinvenuto nei pressi della
vittima;
4) esito perizia comparativa.

Omicidio Annamaria Cipolletti:


1) esito perizia comparativa;
2) appunti rinvenuti nelle agende della vittima;
3) deposizione resa da Fabio Bertoni;
4) mancato rinvenimento allinterno dellappartamento del por
tafoglio e di indumenti intimi della vittima.

Omicidio Renate Troger:


1) modalit dellomicidio;
2) esito perizia comparativa;
3) dichiarazione testi Hovot e Mascher e annotazioni sulla loro
agenda personale;
4) presenza di sangue sulla corda rinvenuta allinterno dellau
tovettura di Bergamo.

Giuseppe Piccoli, non era certo quel che si suole definire un


penalista di grido. Una schiera di avvocati irriducibili e pronti a
tutto, disposti anche a passare sopra i corpi delle vittime, sareb
bero forse riusciti ad alleviare la posizione del pluriomicida.
Come prima cosa, gli avrebbero sconsigliato di confessare. Poi,

169
Paolo C agnan

in aula, con le loro arringhe non prive di un fascino perverso,


avrebbero tentato di convincere i giudici popolari dellinsussi
stenza delle prove raccolte. Processo indiziario, avrebbero
tuonato, e qualcuno, cogliendo il rischio di spedire per sempre
in galera un innocente vittima della psicosi generale, avrebbe
anche potuto fare il gioco della difesa.
Piccoli si limit ad assecondare la volont del suo assistito
Accett di parlare con la stampa solo a conclusione delle inda
gini preliminari.
estremamente difficile, disse, dare una definizione sin
tetica di Bergamo. Si tratta sicuramente di un ragazzo che ha
avuto una vita sofferta, ma che ha anche cagionato molta soffe
renza agli altri, e tra questi vorrei ricordare i suoi familiari. Trop
pe volte si dimenticato che non esiste solo la sofferenza dei
familiari delle vittime, della quale ho profondo rispetto, ma an
che quella - forse peggiore - dei familiari del colpevole. I geni
tori di Marco, a differenza degli altri, non hanno alcuna conso
lazione per ci che ha commesso loro figlio e vivono in una
situazione di sconforto umano profondissimo.
Maria e Renato Bergamo caddero ben presto in uno stato di
profonda depressione. Ad ogni occasione - e ve ne furono dav
vero parecchie - i giornali sbattevano impietosamente il mostro
in prima pagina, mentre la televisione riproponeva le macabre
imm agini delle vittim e straziate. Lotto giugno del 1993, il
giorno dopo la fissazione delludienza preliminare, la madre di
M arco non resse la tensione e tent il suicidio. Si barric in
casa lasciando fuori il marito, prese dallarmadietto del bagno
decine di compresse di Aspro e le inger una ad una. Sessanta
in tutto. Arrivarono la polizia, i pompieri, la croce bianca. Si te
mette il peggio. Poi, dopo un lungo ed estenuante colloquio a
distanza, la donna venne tranquillizzata e convinta ad aprire la
finestra, consentendo ad un vigile del fuoco di entrare nel sog
giorno ed aprire la porta sbarrata. Fu precauzionalmente ricove
rata in ospedale, Venne dimessa due giorni dopo, e presa in cu
ra da uno psichiatra dell5USL.

170
M arco B ergam o

Quanto a Marco, nessuno sarebbe stato in grado di dire quali


sentimenti lo accompagnassero ogni giorno, neirattesa di cono
scere la propria destinazione finale: carcere a vita o manicomio
criminale.
Nessuno, neppure il suo stesso avvocato.
Sono aspetti umani - disse Giuseppe Piccoli - che non co
nosco bene. Nei dialoghi con me appare estremamente sereno,
quasi si fosse liberato di un peso e di un blocco mentale che in
dubbiamente aveva, e che derivava dalla sua anomalia psicolo
gica. Del resto, lo stesso professor Introna ha ritenuto credibile
unafferm azione fatta da Bergamo: A partire dal momento
dellomicidio Casagrande la mia vita iniziata ad essere un tor
mento e dentro di me quasi speravo di essere preso, anche se
non ho mai avuto il coraggio di autodenunciarmi.
In carcere, Marco aveva trovato la pace interiore. Cos alme
no sembrava di capire, anche se le prime settimane di detenzio
ne non erano certo state tranquille. Il giorno dopo il suo arresto
(6 agosto 1992), recluso in una cella disolamento del carcere
di Bolzano, aveva rotto una lampadina e si era servito di un
pezzo di vetro per tagliarsi il oolso destro, riuscendo per a
provocarsi soltanto una feri:a superficiale.
\
Nei giorni successivi, la cartella clinica delFinfermieria della
casa circondariale si riemp di annotazioni come stato di agita
zione, crisi ansiosa, lam enta capogiri, crisi depressiva
con pianto e tremori.

Ventidue luglio 1993.


Rispoli avrebbe voluto piazzare delle microspie nella sala
colloqui del carcere di Bolzano, per registrare lincontro di
Marco con i suoi genitori. Ormai, le cosiddette intercettazioni
ambientali erano una realt consolidata nella tecnica investiga
tiva, e nessuno pi parlava pomposamente di alta tecnologia
e sofisticatissime apparecchiature.
Chiss cosa si sarebbero detti, Marco, Renato e Maria.

171
P aolo C ag nan

Il giudice prov a immaginarsi gli occhi con i quali il padre c


la madre avrebbero guardato quel figlio che da molto tempo or
mai vedevano pi spesso sui giornali e alla tiv che non di per
sona. Poi decise di rinunciare. Marco non avrebbe mai ammes
so di fronte ai genitori di avere ucciso anche Renate Troger e
Annamaria Cipolletta n loro avrebbero probabilmente osato
chiedergli qualcosa di quel suo lungo incubo, del quale diceva
no di non aver avuto alcun segno premonitore. Inoltre, il codice
di procedura penale definiva con assoluta precisione i limiti di
ammissibilit delle intercettazioni. E in quel caso, la presenza
delle famigerate cimici sarebbe stata considerata arbitraria e
illegale.

Lindomani, Bergamo si alz di buonora. Sveglia alle cin


que del mattino. La cella disolamento era stretta e angusta. Fa
ceva a pugni con il vestito elegante che si era portato dal carce
re di Belluno, con la cravatta, le scarpe lucide e tutto il resto.
Era contento di essere tornato a Bolzano, sia pure per un giorno
solo. Marco si pass il gel sui capelli, si pettin, fece tre volte il
nodo alla cravatta prima di essere soddisfatto del risultato, la
sci la cella e fu portato dagli agenti carcerari nella piccola sala
dattesa, dove i carabinieri lo prelevarono, lo perquisirono e lo
fecero salire sul cellulare che lo avrebbe trasferito in tribunale.
Dieci minuti dimmersione nel caotico traffico cittadino, poi
il furgone blu scuro fece il suo ingresso nel cortile interno del
palazzo di giustizia. I carabinieri avevano approntato misure di
sicurezza degne di questo nome: il Nucleo Traduzioni era pre
sente al gran completo. Cinque militari lo circondarono. Gli fu
rono messi gli schiavettoni. Tutto era pronto. Sul corridoio che
conduceva alla sala delle udienze preliminari, Bergamo venne
accecato dai flash dei fotografi e dalle luci delle telecamere.
Una sensazione che aveva gi provato un anno prima, il 6 ago
sto, quando era stato catturato e la polizia lo aveva fatto sfilare
davanti alla stampa: il defil obbligatorio per tutti i criminali di
un certo peso.

172
M arco B ergam o

N ella ressa, quella m anciata di secondi dur uneternit.


Marco cammin speditamente, con la testa che ciondolava lie
vemente, lo sguardo assente, laria noncurante di un tranquillo
impiegato statale che si reca al lavoro senza troppo entusiasmo.
Il vestito elegante, la barba appena fatta, i baffi ben curati e il
taglio di capelli alla moda gli conferivano unimmagine ben di
versa da quella che i giornalisti ricordavano. Un anno prima
avevano visto un ragazzne goffo, vestito con pantaloncini cor
ti e polo azzurra. Sembrava appena tornato dalla piscina, e in
vece poche ore prima aveva massacrato a coltellate una ragazza
di diciotto anni. Una sola impressione si ripet con la stessa in
tensit: Bergamo sembrava molto pi vecchio di quanto fosse
veramente.
Stretto fra i carabinieri, intenzionato a non lasciar trasparire
in alcun modo la propria curiosit, Marco non vide un signore
che se ne stava in disparte. Era Luciano Casagrande, il pap di
Marcella. Unico dei parenti delle vittime ad essersi presentato
alludienza. Gli altri avevano preferito rinunciare, e delegare il
compito ai rispettivi avvocati.
Ludienza preliminare davanti al giudice Edoardo Mori dur
una ventina di minuti, non di pi. Giuseppe Piccoli, lavvocato
di fiducia del pluriomicida, ne chiese il proscioglimento.
In base a quali elementi? gli domand il gip.
Piccoli ricord che la perizia psichiatrica del professor Intro
na aveva decretato lincapacit d intendere e di volere del plu
riomicida, per cui limputato doveva essere prosciolto per totale
infermit di mente, con lapplicazione di una misura di sicu
rezza temporanea, ovvero il ricovero coatto in un manicomio
giudiziario. La difesa, era sin troppo chiaro, intendeva ottenere
il riconoscimento della non imputabilit sotto il profilo penale.
Ritirare le circostanziate ammissioni di colpevolezza rese da
Bergamo non avrebbe avuto alcun senso. A tutti apparve subito
chiaro che lunico punto di forza di Piccoli sarebbero state pro
prio le condizioni mentali del suo assistito. Ma chi si sarebbe
assunto la responsabilit di affidare Bergamo alle cure degli

173
P aolo C ag n an

psichiatri, con il rischio che un giorno, considerandolo guarito,


potessero rimetterlo in libert, nonostante la sua pericolosil;i
sociale perenne?
Rispoli si oppose energicamente alla richiesta del difensore c
chiese al giudice Mori il rinvio a giudizio. Spieg che la perizili
di Introna aveva lasciato parecchi dubbi, ramment che nell.i
sua consulenza di parte, il dottor Conciatore era pervenuto ad
una tesi opposta e concluse, pertanto, che sarebbe stato neces
sario richiedere un terzo, decisivo parere sulle condizioni men
tali del pluriomicida. Inoltre, sostenne Rispoli, non sarebbe co
munque stato possibile ricorrere al rito abbreviato, trattandosi
di reati per i quali era previsto lergastolo.
Osserv il giudice Mori: Il caso non risulta definibile allo
stato degli atti, sia perch limputato non ha confessato tutti i
reati, sia perch la perizia psichiatrica d ufficio stata contesta
ta dal consulente tecnico del pubblico ministero con valide ar
gomentazioni.
Introna aveva sostenuto che Bergamo ag in preda a raptus,
mentre dalle indagini era chiaramente emerso che la sua con
dotta era premeditata.
Del resto, scrisse Mori, lo studio criminologico di casi
analoghi di maniaci sessuali che commettono serie di omicidi
dimostra che il maniaco sessuale, una volta iniziato a delinque
re, continua ripetitivamente con una ricerca delle occasioni fa
vorevoli, con attenzione a non farsi catturare e con predisposi
zione di mezzi idonei, tutte attivit che non si conciliano con
condotte derivanti da raptus.
In quasi tutti i casi giudiziari che riguardavano maniaci ses
suali macchiatisi di omicidi, i periti avevano accertato che gli
accusati erano affetti da ogni sorta di psicopatia sessuale (so
prattutto sadismo e feticismo), arrivando per a concludere che
essi non erano affetti da malattia mentale.
Mori prese atto della confessione di Bergamo in ordine a tre
dei cinque delitti che gli venivano contestati. Per gli altri due
casi (Cipolletti e Troger) convenne che cerano elementi a sui-

174
M arco B ergam o

fcienza per disporre il rinvio a giudizio. Il compito di stabilire


linnocenza o la colpevolezza del pluriomicida per i due delitti
insoluti sarebbe spettato alla corte d assise di Bolzano.
Prima udienza del processo, il 27 settembre.

175
. '
12

Il processo
Va in onda la tragedia - come Dracula - Le inconfessate paure
di un padre - La sentenza

Bolzano, 27 settembre 1993, ore 9.30.


Giovani e vecchi, uomini e donne, alunni e insegnanti si mi
sero pazientemente in fila davanti alla maestosa porta in legno
che introduceva nellaula della corte dassise. Arrivarono giudi
ci e avvocati e superarono alla spicciolata l ingresso a loro riser
vato. Un assistente del pubblico ministero pass spingendo un
carrello pieno zeppo di fascicoli e incartamenti. I giornalisti
chiacchieravano tra loro. Poi la porticina laterale si apr e come
per incanto apparve limputato, accompagnato da due carabinie
ri con le divise fresche di bucato. Prese posto sulla panca degli
imputati, circondata da una balaustra in legno sulla quale era
stata montata una gabbia di ferro. I flash gli fecero socchiudere
gli occhi, ma solo per un istante. Lasciatemi in pace, fu luni
ca cosa che disse ad un giornalista che aveva timidamente pro
vato ad intervistarlo. Era elegante e curato nellaspetto. Vennero
aperte le porte dello spazio riservato al pubblico, e fu subito res
sa per assicurarsi i primi posti in piedi, aggrappati alla balaustra.
Il mostro, bisognava vederlo da vicino.
Gli sguardi curiosi e morbosi di quella che qualcuno avrebbe
pomposamente definito opinione pubblica si mischiarono a
quelli carichi di rabbia e di dolore delle parti offese: i genitori
di Renate Rauch, quelli di Marika Zorzi, il padre di Marcella
Casagrande. Marco Bergamo lasci la gabbia degli imputati e
fu fatto sedere accanto al suo avvocato. Per esigenze televisive,

177
P aolo C ag n an

pi che per un impeto di umanit. C erano cavi e microfoni


dappertutto: quelli di Un giorno in pretura , ia trasmissione di
Raitre che avrebbe ripreso tutto il processo per trasmetterne poi
una sintesi, avevano da tempo chiesto il permesso, che era stato
loro accordato. Ci nonostante, sul piano formale, la decisione
sarebbe spettata alla corte. Dopo una breve camera di consiglio,
il nulla osta venne concesso. Il presidente Felix Martinolli e il
giudice a latere M argit Fliri lessero i nomi dei cittadini che
avrebbero composto la giuria popolare. Piccoli ebbe un sussul
to: cinque donne e un solo uomo. Per un processo del genere,
quasi una condanna anticipata.
Ludienza si apr con le costituzioni di parte civile: lavvoca
to Roberto Beccaro per la famiglia Zorzi, Alberto Valenti per la
famiglia Rauch, Arnaldo Loner per conto di M aurizia Mazzot-
ta, Flavio Moccia per Luciano Casagrande. Nessun avvocato
per Renate Troger e Annamaria Cipolletti.
Ventisette settembre 1993.
Il grande giorno era arrivato.
Bene, disse il presidente, che aveva 68 anni e di processi
ne aveva celebrati a decine. Possiamo iniziare. Il pubblico mi
nistero esponga i fatti.
Rispoli impieg meno di dieci minuti a ricostruire un anno
d indagini. Concluse fornendo lelenco dei suoi quaranta testi
moni e spiegando che avrebbe cominciato con la ricostruzione
del delitto Zorzi, l ultimo in ordine di tempo. La difesa aveva
rinunciato a presentare testi a discarico. Avrebbe condotto sol
tanto alcuni controinterrogatori. Il capo della Mobile Alexander
Zelger, primo a deporre, ricord sinteticamente i convulsi avve
nimenti della notte del 6 agosto 1992: la scoperta del cadavere
sulla strada del Colle, la ricerca di testimoni, la caccia allassas
sino, la sua cattura, infine la confessione.
Barbara Staffler, una signorina minuta dai modi gentili, rias
sunse quanto aveva gi detto alla polizia: Quella notte, toman
do a casa assieme a mia sorella, vidi una Seat Ibiza mentre
faceva inversione di marcia nei pressi del tornante. La notai

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M arco B ergam o

perch quello era un posto troppo stretto per fare manovra, e


subito dopo la curva vidi il cadavere in un lago di sangue.
Una prostituta tossicomane conferm di essersi trovata a po
chi passi dal luogo del delitto. Ero con un cliente, ho sentito
delle urla. Una ragazza che gridava aiuto. Mi sembrato an
che di sentire come delle falsiate. Io e il cliente siano andati a
vedere, ma la macchina si era gi allontanata. Poi fu la volta
dellagente capopattuglia Alessandro Arervo, di tre anni pi
vecchio dellassassino. Era stato lui ad ammanettarlo.
Com era Bergamo? Tranquillo, agitato, normale? gli chie
se il presidente.
Quando lo abbiamo fermato, io lho fatto scendere dalla
macchina. sbiancato, nel vero senso della parola. E tremava
leggermente. Poi gli ho fatto delle domande per la presenza di
alcuni graffi sulle sue braccia e per le condizioni della sua mac
china. Mi parso tranquillo, non sembrava pi di tanto agitato.
Ludienza venne rinviata al pomeriggio.
Quattro poliziotti e un altro reste completarono succintamen
te il quadro delle prove a carico di Bergamo, dalle macchie di
sangue trovate nellauto allarma del delitto, un coltello taglia-
pane lungo trenta centimetri, nascosto in un armadio nella stan
za da letto dellomicida e ancora sporco di sangue. E poi il cla
moroso rinvenimento, nella camera da letto dei genitori, di una
scatola di cartone contenente quattordici coltelli: quelli sottratti
a Marco dal padre Renato, che evidentemente qualche cattivo
presagio doveva averlo avuto.
Prima che si concludesse l udienza, chiese di poter prendere
la parola Bertilla Zorzi, madre di Marika. Disse che la figlia la
vorava per unimpresa di pulizie. Non vero che si prostitui
va, uninfamia che hanno scritto i giornali. Quella sera, Mari
ka era uscita assieme alla sorella. Aveva detto che sarebbero
tornate presto.
Il presidente dichiar chiusa la prima udienza; i giornalisti si
avvicinarono alla donna ed ottennero quello che cercavano: una
frase a sensazione, per il titolo in prima pagina. Dichiar Bertil-

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Paolo C agnan

la Zorzi: Dicono che matto, ma io non ci credo. Il giorno in


cui ha ucciso Marika, quello l compiva ventisei anni. partito
di casa armato e ha voluto farsi un regalo di compleanno: la
mia povera bambina.
La seconda giornata del dibattimento, il 28 settembre, venne
interamente dedicata alla ricostruzione dei delitti Rauch e Ci-
polletti. Sfilarono per primi davanti ai giudici il sovrintendente
che scopr il cadavere di Renate Rauch nel piazzale di via Re
non e il poliziotto che trov il biglietto lasciato da Bergamo
sulla tomba della vittima, contenuto allinterno di un mazzo di
garofani avvolti nel cellofan. Abbiamo subito fatto una ricerca
tra i fiorai, ma sia il cellofan sia i garofani erano molto comuni.
E stato poi predisposto un servizio di avvistamento sulla tomba,
ma senza esito, spieg lispettore Pasquale Quercia. Il mare
sciallo dei carabinieri Eros Sto, uno degli elementi pi attivi
della task force che indag sui delitti, disse che il Centro di in
vestigazioni scientifiche dellArma aveva confermato lidentit
fra la scrittura di Bergamo e il messaggio trovato sulla tomba.
Spieg che la Rauch era solita appartarsi in via Renon con i
clienti sconosciuti, mentre con quelli abituali si recava ai Piani,
in una zona pi isolata e quindi meno sicura.
Poi fu la volta del professor Carlo Crestani dellistituto di
medicina legale dellUniversit di Padova. Era stato lui ad ese
guire lesame necroscopico.
Le ferite da arma da taglio riassunse consultando i suoi ap
punti sono localizzate sulla regione sinistra nel capo e nel col
lo, sulla regione posteriore del torace nonch al braccio sinistro
ed alla mano destra. Queste ultime sono ferite da difesa, e il
loro numero limitato indica che anche la difesa della vittima
stata limitata.
La causa di morte? chiese Rispoli.
Il collasso di entrambi i polmoni, che ha determinato uno
shock. Le ferite localizzate al dorso sono tutte penetrate nei
polmoni. I colpi sono stati sicuramente inferti con notevole vio
lenza.

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M arco B ergam o

Crestani disse anche di avere individuato dodici ferite super


ficiali non penetranti nella cavit toracica. Sembrava quasi che
lassassino si fosse divertito a punzecchiare la sua vittima, pri
ma di affondare il coltello. Un particolare rilevante per chi, co
me il dottor Conciatore, aveva sempre parlato di delitti a sfondo
sadico. Lavvocato Valenti, parte civile della famiglia Rauch,
chiese lumi a Crestani.
Se dico che quelle dodici microlesioni sono in dissonanza
con le produzioni delle ferite trapassanti dico cosa esatta?
La distanza tra i corpi era tale da non permettere che la lama
affondasse nel corpo, o forse laggressore non aveva la forza
per affondare la lama. Mi sembra impossibile che per dodici
volte consecutivamente sia riuscito a calibrare i suoi colpi.
Ma la distanza che c era fra i due allinterno della macchina
era minima, conferma?
S.
E lei esclude che si sia trattato di unattivit di tipo sadico?
chiese Rispoli.
improbabile.
Allora sono colpi andati a vuoto?
Qui c una vittima che tenta di difendersi. Se i colpi fosse
ro stati due o tre si potrebbe anche ipotizzare che siano andati a
vuoto, ma sono dodici, e allora pensare che laggressore per do
dici volte volesse solo infierire leggermente e poi colpirla ripe
tutamente con molta violenza improbabile.
La deposizione pi clam orosa sul delitto Rauch fu per
unaltra: quella di Konrad Fischnaller, il proprietario dellalber
go di Valles dal quale l im putato si era allontanato la sera
dellomicidio, per poi farvi ritorno poche ore pi tardi. Chiese
Rispoli: Quando lei fu interrogato dai carabinieri, disse che
Bergamo aveva uno strano aspetto: pu spiegare meglio cosa
intendeva dire?
Beh, io non sapevo che la sera prima aveva compiuto un
omicidio, e quindi non potevo giudicare esattamente. Il giorno

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P aolo C a g n a n

dopo, comunque, appariva stanco ed aveva unespressione co


me se durante la notte avesse festeggiato.
I genitori di Renate Rauch scrollarono il capo, increduli e al
territi. La cosa pi atroce stato vedere mia figlia in quello
stato, e non poterla neppure toccare perch avrebbero dovuto
fare lautopsia, disse il padre, Franz Rauch, avvicinato dai
giornalisti dopo la deposizione di Fischnaller. Lui come Dra
cula, vuole vedere il sangue perch gli piace, singhiozz la
madre, Maria. E poi, quasi rivolta a se stessa: Sapeva quello
che stava facendo.

Ludienza pom eridiana fu incentrata sulla tragica fine di


Mirella, alias Annamaria Cipolletti. Lispettore di polizia Al
fredo Baldini ricord la scena del delitto: Il locale era costitu
to da una stanza e un bagno. Sul letto giaceva il corpo della
donna, il volto coperto da un cuscino. Era in posizione supina c
nuda. Lappartamento era in ordine, ma non furono rinvenute
somme di denaro n oggetti doro.
Avete trovato anche la biancheria intima, ovvero reggiseno
e mutandine? chiese Rispoli.
No.
E la borsa?
S, quella labbiamo trovata. A llinterno cera un blocchetto
dassegni, ma non stata rinvenuta la carta didentit, n altri
documenti.
Nel portacenere v erano mozziconi di sigarette?
S, di diverse marche. Inoltre, alcuni profilattici usati ed uno
che era stato svolto ma non utilizzato.
Intervenne Piccoli: Lei sa quanto si facesse pagare?
Fra le 100 e le 150 mila lire a prestazione, rispose Baldini,
segnando indirettam ente un punto in favore della difesa. A
quellepoca, Bergamo aveva solo diciottenni, era disoccupato
e ben difficilmente avrebbe potuto procurarsi una simile somma
senza laiuto dei genitori.

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M arco B ergam o

Perse consistenza anche ia preziosa traccia delle agende sulle


quali la prostituta annotava nomi, date e importi incassati. Ven
nero portate in aula e mostrate alla corte. S, cera l annotazio
ne Marco mandato via, ma risultava nellagenda del 1983,
alla pagina del 21 novembre. Allora, Bergamo aveva appena
sedici anni. Anche se vero che M irella non faceva distinzio
ni d et: il 3 marzo del 1984 aveva annotato semplicemente:
diciotto anni. Marco, per, a quel tempo di anni ne aveva so
lo diciassette.
Rispoli cerc di rifarsi con il professor Daniele Rodriguez,
autore dellautopsia che avrebbe dovuto confermare la straordi
naria somiglianza del m odus operandi con quello dei delitti
confessati da Bergamo.
Ho riscontrato diciannove lesioni, ricord Rodriguez ai
giudici. Sono tutte localizzate nella parte toracica. Cinque
hanno sicuramente oltrepassato la gabbia toracica. Due di esse
sono penetrate nel cuore, due in un polmone, e lultima ha inte
ressato la regione cardiaca.
Conferma che lassassino non ha consumato rapporto ses
suale con la vittima?
Non ho trovato tracce positive di un rapporto. Le indagini
di laboratorio hanno poi escluso la presenza di materiale biolo
gico sul preservativo situato a sinistra sul comodino.
Pu tentare di ricostruire la dinamica?
La distribuzione regolare del gruppo di lesioni dimostra che
la vittima stata attinta in un momento in cui non aveva pi
tante possibilit n di divincolarsi, n di muoversi. perci
convincente immaginare una prima lesione posteriore, anche
perch nel caso della ferita alla schiena, larma bianca pene
trata fino alla sua impugnatura, perch c unimpronta dovuta
allimpatto del manico contro la pelle.
Quindi c stata particolare violenza sul primo colpo? sug
ger Rispoli.
S, esatto. Questo quadra con lipotesi di una vittima colta
di sorpresa. Il colpo posteriore arriva al cuore, a quel punto la

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Paolo C a g nan

vittima cade e viene facilmente trascinata sul letto. Una lesioni-


sola a soggetto in piedi pu essere compatibile con la presenz;i
di pochi spruzzi di sangue sulle pareti.
Il professor Rodriguez rimise i suoi appunti nella borsa di
cuoio e lasci laula. Sul banco dei testimoni sedette Fabio Bei
toni, uno degli ex commilitoni di Bergamo.
Mi ha detto che prima di partire per il servizio militare ave
va avuto una ragazza pi vecchia di lui di non so quanti anni, r
che laveva lasciata. Anzi, ora non ricordo pi se lui aveva hi
sciato lei o viceversa.
Riferimento indiretto alla Cipolletti o pura fantasia? Bertoni
aggiunse un particolare che deponeva in favore della seconda
ipotesi: Bergamo ha detto anche che prima del servizio milita
re lui portava i capelli lunghi, e questo non piaceva ai genitori
di lei.
Soffriva di sonnambulismo?
S.
vero che una volta, svegliandosi di notte, ha attraversato
lintera piazza darmi?
Lho sentito dire, ma non lho visto di persona.
Fu poi la volta di Luca Dalle Ave, un altro ex commilitone
citato da Rispoli.
E vero che tra voi, Bergamo era conosciuto come uno dalle
mani lunghe?
S.
Ed vero che una volta lo coglieste nella flagranza del furto
in un armadietto o sulla tuta mimetica?
S, ma abbiamo lasciato perdere.
Rispoli non nascose unaria soddisfatta. Avrebbe avuto un
elemento in pi per sostenere che era stato proprio Bergamo a
far sparire gli indumenti intimi e il denaro di Annamaria Cipol
letti, dopo averla uccisa.
Ricorda se allinterno dellarmadietto avesse appeso delle
foto di donne in abiti succinti?

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M arco B ergam o

S, erano foto Polaroid di due o tre ragazze giovani. Lui di


ceva che una era una vicina di casa, o unamica.
Intervenne lavvocato Piccoli.
Lasciava intendere che fosse la ragazza con cui aveva avuto
rapporti sentimentali e se ne vantava?
Non si pu dire che se ne vantasse. Comunque, diceva che
erano state sue ragazze.

Secondo il nuovo codice di procedura penale, durante il pro


cesso a suo carico limputato pu intervenire in ogni momento,
qualora lo ritenga opportuno. Bergamo non solo non interven
ne, ma sembr quasi essersi ritrovato in quellaula per puro ca
so. Non tradiva alcun segno di nervosismo, anche se ogni tanto
giocherellava con il ponpon di una toga. I membri della corte, il
pubblico e i giornalisti lo fissavano intensamente nei momenti
pi drammatici della ricostruzione dei delitti da lui stesso con
fessati, ma Bergamo restava im m obile come una statua. Lo
sguardo apparentemente assente, come se stesse sempre pen
sando a qualcosaltro. Ogni tanto scambiava qualche parola con
il suo avvocato, e i fotografi subito si avventavano su di lui, per
catturare unimmagine diversa. Quella sua totale estraniazione
suscitava reazioni opposte fra il pubblico: chi la interpretava
come il sintomo pi evidente della sua malattia, chi invece rite
neva che provasse inequivocabilmente la sua freddezza, la sua
lucidit, la sua capacit dintendere e di volere.

Ventinove settembre.
Terzo giorno di processo.
Il professor Barbareschi strinse il braccio sinistro al collo
della sua vittima, per immobilizzarla ed impedirle di urlare. Poi
impugn larma e mim il movimento dellassassino. I camera-
men e i fotografi piombarono a pochi passi, per non perdersi
neppure u n istante di quello spettacolo. Il pubblico, stipato
come non mai, segu la cruda dimostrazione con un interesse

185
Paolo C ag nan

che consentiva di superare anche le comprensibili difficolt di


concentrazione e le astrusit del linguaggio tecnico. Bergamo, a
pochi passi di distanza, non fece una piega.
uno dei peggiori delitti che abbia visto nella mia vita,
sentenzi il professore, che pure di autopsie ne aveva effettuate
a decine. Tra laltro, una ragazza cos giovane... Davvero, io
stesso sono rimasto impressionato per diverso tempo.
Terminata la deposizione dello specialista, sospesa ludienza
per qualche minuto, Piccoli usc dallaula, si accese una sigaret
ta e comment: Datemi una zappa, che mi scavo la fossa.
Una testimonianza che inchiodava, quella del professor Giu
seppe Barbareschi, autore dellautopsia sulla salma di Marcella
Casagrande. La mattina di mercoled 29 settembre, interamente
dedicata alla ricostruzione del delitto della studentessa quindi
cenne, lanatomopatologo d origini piemontesi fu il protagoni
sta assoluto della scena. Teatrale sino al parossismo, estrema-
mente efficace, cinico verso ogni form a di dolore: dalle sue
parole, lomicidio di via Visitazione apparve ancora pi crudele
di quanto lopinione pubblica non avesse gi potuto immagina
re dalla confessione resa da Bergamo.
La dinamica di questo delitto dovrebbe essere definita luci
da, intelligente e razionale, da parte di una persona che conosce
molto bene luso del coltello e lanatomia umana, spieg.
una dinamica intelligente perch stata probabilmente studiata
per evitare determinati effetti indesiderati, come lestrema mo
bilit del bersaglio e lurlo della vittima. quella che noi defi
niamo la manovra a cravatta: si attacca la vittima alle spalle e si
aggancia il collo con il braccio sinistro, ottenendo il duplice ef
fetto d immobilizzarla e di impedirle di urlare.
Manovra a sorpresa, dunque?
A sorpresa, ma con vittima in fuga, direi. Il bersaglio fissato
permette - questo altrettanto importante - una concentrazione
mirata dei colpi. Il primo stato vibrato in regione toraco-lom-
bare sinistra, ma se volete ve lo faccio vedere...

186
M arco B ergam o

Barbareschi prese la matita dellavvocato Loner per simulare


il coltello, e il dottor Conciatore si offr come manichino.
Dunque, ora vi faccio vedere. Ecco, io arrivo dietro la vitti
ma, la aggancio, d il colpo in maniera tale che penetrando dal
linterno risale leggermente da sinistra verso destra. Cos, vede
te? 1 colpi successivi sono stati sferrati ad alta velocit, come
dei proiettili. Uno di questi ha raggiunto la colonna vertebrale
incidendo e sezionando una vertebra, la decima. Grazie, dottor
Conciatore, il suo aiuto non pi necessario. Poi la vittima
caduta, stata afferrata per i capelli in maniera da immobilizza
re il collo ed operare lo scannamento.
Dunque, anche Marcella era stata sgozzata.
Come Renate Troger.
Bergamo si mosse sulla sedia. Per la prima volta dallinizio
del dibattimento, chiese d intervenire. Dopo due giorni di ag
ghiaccianti silenzi. La grande aula fu subito pervasa da un sen
so generale d agitazione. Il presidente riport a fatica lordine,
poi disse a Bergamo di avvicinarsi e lo fece sedere davanti a s.
Io posso dire che in merito alle coltellate, mi ricordo esclu
sivamente della prima alla schiena.
Di quale omicidio? chiese il presidente con tono da finto
ingenuo.
Casagrande. Non ricordo di averla presa per il collo, n le
altre coltellate. Volevo dire solo questo.

Ludienza si era aperta con laudizione dellispettore Eusta


chio Quatraro, che aveva preso parte al sopralluogo compiuto il
3 gennaio di otto anni prima.
Come si presentava la vittima?
Era supina, con la gonna leggermente alzata, a circa un me
tro e mezzo o due dalla porta d ingresso. La porta non presenta
va segni d effrazione. A fianco del cadavere c erano delle chia
vi.
Della porta di casa?

187
Pa o l o C a g n a n

S. A poca distanza dal corpo cera un teleobiettivo, a terra


nei pressi di uno scaffale. Nella stanza da letto della madre ce
rano la custodia del teleobiettivo e vari oggetti d oro, mentre la
macchina fotografica era nella stanza della ragazza, nei pressi
del tappeto scendiletto. Il flash era invece nella camera della
madre, tra il cuscino e le coperte.
Cercaste larma del delitto?
S, certo. Ma senza risultato. Dalla cucina dellappartamen
to non erano stati sottratti coltelli.
Due ex compagne di classe e la nonna, Lilia Casagrande, ri
costruirono in aula le ultime ore di vita di Marcella. La studen
tessa era molto abitudinaria. Ogni gioved andava a pranzo dai
nonni e rientrava a casa sempre fra le 15 e le 15.30. Katia Ca
puto, lamica del cuore, conferm di avere ricevuto la telefona
ta verso le 15.20.
Era tranquilla, non ho notato niente di strano.
Pochi minuti dopo, il delitto.
Quel maledetto pomeriggio una bambinaia, Doliana Paulato,
aveva visto in faccia lassassino. Un particolare incredibilmente
sottovalutato o sottaciuto per sette, lunghi anni. Stavo entrando
nello stabile quando ho visto un ragazzo sui ventanni, che usci
va di corsa. Quando mi ha notato ha cambiato direzione ed en
trato nel parcheggio. Aveva capelli corti e scuri, camminava in
gobbito con il bavero del giaccone alzato e le mani in tasca.
Alla donna vennero mostrati due giacconi: uno di colore
marrone, laltro verde scuro.
Quale dei due?
passato molto tempo. Non sono sicura.
Bergamo si alz.
Volevo soltanto dire che il giaccone che portavo questo,
disse indicando uno dei due. Poi si risiedette.
Pochi minuti pi tardi, in aula fece il suo ingresso Maurizia
Mazzotta, la mamma di Marcella.

188
M arco B ergam o

Non degn di uno sguardo limputato e come tutti gli altri te


stimoni, si sedette dandogli le spalle.
Depose in un silenzio di tomba.
Sua figlia ha mai invitato dei ragazzi a casa?
No, mai.
Marcella era timida e riservata oppure estroversa?
Era una ragazza molto semplice, allegra, fiduciosa, ma an
che timida e riservata. Non scherzava, non esternava i suoi sen
timenti. Aveva quindici anni, stiamo parlando di una bambina.
Quando usciva lasciava dei messaggi scritti?
S, sempre. Diceva dove andava, a che ora era uscita, quan
do tornava.
Restava spesso da sola in casa?
Sino a quando arrivavo io, cio verso le 16.
Luciano Casagrande, che sfidando se stesso aveva assistito a
tutta ludienza, consegn ai giornalisti una lettera aperta a M ar
cella: Chi ti conosce morto con te, mentre chi ti ha ucciso
non ti ha mai conosciuto. Un corpo, un gioco, un regalo come
qualcunc ha detto, per chi ti ha ucciso nellillusione di posse
derti. Ncn vendetta, quindi, si chiede, n perdono, ma giustizia,
che alloi tani dalla societ civile un individuo che con lucidit e
intelligenza ha ucciso barbaramente pi donne.

Il dibattimento riprese nel pomeriggio con il delitto Troger.


Venne riconvocato il maresciallo Sto, che ricostru le ultime ore
di vita di Renate. La notte tra il 20 e il 21 marzo, dopo avere
trovato chiusa la porta di casa, aveva ripreso a fare autostop ed
era stata caricata da quattro ragazzi che lavevano portata con
s a Bolzano, in un appartamento di via Dante, e con i quali era
poi rimasta dalle tre e mezzo di notte alle cinque del mattino.
Uscendo a quellora, aveva incrociato un appuntato che laveva
vista dirigersi verso piazza Verdi, dove aveva chiesto un pas
saggio al ragazzo del trasporto giornali, prima di scomparire
per sempre. Erano le 5 e 20.

189
P aolo C agnan

Come secondo teste d accusa fu chiamato lispettore Renato


Scanferla: Io ho svolto alcuni accertamenti per stabilire se
Bergamo avesse frequentato la pizzeria-discoteca Gloria. Ho
mostrato ai titolari, i fratelli Mayr, la sua foto, e loro hanno det
to di averlo notato: specialmente un fratello ricordava il parti
colare del labbro pendente. Anche la loro madre, Anna Gatte-
rer, era sicura di averlo visto durante il Natale del 92.
Lanziana donna conferm: Solitamente io lavoro al guarda
roba. Lho visto una sera in discoteca. Ce lavevo proprio di
fronte. Aveva i capelli neri, i baffi e un ciuffo bianco nei capelli
davanti.
in grado di dire se oggi questa persona presente in au
la? domand il presidente.
La donna si gir verso il pubblico, poi vide Bergamo ed e-
sclam: Eccolo, lui! Sono sicura al cento per cento.
certa di averlo visto in discoteca e non in pizzeria? chie
se Piccoli, forte del fatto che Bergamo aveva sempre dichiarato
di odiare le discoteche.
S, sono sicura, io non sono mai in pizzeria.
Brigitte Troger ricord la telefonata di un giovane di nome
Marco che chiedeva di sua sorella Renate.
Hanno parlato di un cane, specific.
Due settimane prima del delitto.
Il sovrintendente De Gennaro rifer degli accertamenti svolti
presso i vicini di casa: Sino a due o tre anni fa, la famiglia
Bergamo aveva un cane di colore nero, una femmina, e la mag
gior parte delle volte era Marco che la portava fuori.
Poi si parl della misteriosa sostituzione dello specchietto la
terale destro della Ibiza dellimputato, avvenuta il 13 aprile del
1992, ovvero tre settimane dopo il delitto Troger. Il capofficina
della concessionaria Seat disse che quellautovettura non mon
tava di serie lo specchietto esterno. A rigor di logica, doveva
essere stato sostituito perch rotto. Magari nel corso della col
luttazione fra M'arco e Renate nel piazzale di Campodazzo,

190
M arco B ergam o

pens Rispoli. Piccoli ricord la pignoleria e la meticolosit


con cui il padre dellimputato conservava ogni documento. Fra
le carte sequestrate relative alla Ibiza non figuravano fatture o
ricevute che comprovassero il montaggio del primo specchiet
to: quello che secondo laccusa, era stato rotto e quindi sostitui
to. Fu poi la volta delle due prostitute che lavoravano in tan
dem, in perenne contatto tramite un cellulare.
Jocelyne Hovot non tentenn neppure un istante.
Conosce Bergamo?
S.
sicura?-
S.
Da quanto suo cliente?
Circa cinque o sei anni.
Quale condotta teneva limputato quando si appartava con
lei, che tipo di desideri aveva?
Nessun rapporto sessuale.
Cosa L chiedeva quindi?
Di vedere la biancheria intima.
Ha mai usato atteggiamenti violenti?
No, Mai.
Lei conferma di avere avuto un incontro con lui la sera del
20 marzo 1992?
S, confermo tutto.
Anna Mascher, sua sorellastra e collega, apparve molto inti
morita. Si sedette davanti al presidente, dando le spalle a Ber
gamo, e si guard bene dal girarsi.
Lo conosco da sette anni. I primi tre anni veniva ogni mese,
poi ogni quattro o cinque mesi.
Che richieste aveva?
Spogliarmi e basta. Al resto, diceva, ci pensava lui. Mi ha
chiesto spesso di vendergli la biancheria intima ma non potevo,
altrimenti sarei andata a casa nuda.

191
Paolo C agnan

E la sera del 20 marzo?


Jocelyne mi telefon, comunicandomi il numero di targa
dellimputato, con il quale si era appartata, come risulta del re
sto dalla mia agendina.
Lultimo teste d accusa per il delitto Troger fu il dottor Gio
vanni Bonan, specialista di medicina legale delluniversit di
Padova e autore dellautopsia.
La dinamica va suddivisa in tre fasi. La prima rappresen
tata dal meccanismo di strangolamento, in quanto si rilevato
un solco cutaneo al collo. La seconda fase quella dello scan-
namento, per cui si suppone che lassassino si trovasse alle
spalle della vittima.
La morte della vittima quando si colloca?
Ritengo principale la morte per strangolamento. Poi c sta
to lo scannamento, infine sono stati inferti quattordici colpi. Al
cuni di essi hanno toccato i polmoni.
Quattordici coltellate inutili, sopraggiunte dopo il decesso
della vittima. Ancora lombra del sadico.
Rispoli mostr a Bonan il cordino trovato nellauto di Berga
mo. Venne misurato in aula, davanti ai giudici: era largo otto
millimetri.
Il segno dello strangolamento compatibile con questa cor
da? domand.
Il solco era di larghezza intorno ai sette millimetri. S, direi
che come materiale compatibile.
Intervenne Piccoli: Se lautore utilizza una corda molto ru
vida o con una tramatura a treccia o una corda liscia, se ne con
serva traccia?
No, il solco sempre quello, non si riesce a distinguere. Si
pu solo dire se il cingolo fatto di materiale morbido, tipo
fazzoletto, o di materiale ruvido, tipo questa corda. In definiti
va, Renate poteva essere stata strangolata con quella corda, ma
anche con una corda diversa, avente per lo stesso spessore.

192
M arco B ergam o

La mattina del 30 settembre, al quarto giorno del processo, il


maresciallo Sto rifer degli impieghi avuti da Bergamo. Con
clusi gli studi, rimasto senza occupazione dal giugno del 1984
al maggio 1985. Ha presentato diverse richieste dassunzione,
ma senza successo. Per due mesi, dal 6 maggio al 30 giugno
1985, ha lavorato come apprendista idraulico presso la ditta
Montel. Risulta unassenza ingiustificata due giorni prima del
delitto Cipolletti. Poi partito per il servizio militare, dal 3 lu
glio 1985 al 29 luglio 1986. Il primo settembre del 1986 stato
assunto dalla ditta Meccat, che lo ha licenziato il 4 luglio del
1988. Assenze ingiustificate, scarsa cura dei materiali, indiffe
renza verso i rimproveri che gli venivano rivolti: erano queste
le motivazioni addotte. Dal 25 luglio del 1988 allundici mag
gio del 1990 ha lavorato come manovale per la ditta Edilfrank.
E stato quindi assunto come congegnatore meccanico alla De-
franceschi di Laives, dove ha lavorato sino al giorno dellarre
sto, accumulando diverse assenze ingiustificate. I genitori non
ne erano a conoscenza: Bergamo rientrava a casa normalmente,
come se avesse lavorato.
E le prostitute?
Il viceispettore Lazzara rifer che oltre alla Hovot ed alla
Mascher, due altre lucciole avevano notato spesso limputato
nella zona di Dodiciville, in macchina ma anche a piedi. In un
caso aveva chiesto solo il prezzo della prestazione.
Il professor Vincenzo Pascali dellUniversit Cattolica di
Roma riassunse lesito dellesame del Dna. Rispoli gli ricord
che gli accertamenti compiuti sulla corda forse utilizzata per
strangolare Renate Troger avevano dato un risultato debolmen
te positivo alla diagnosi generica. Voleva forse dire che la mac
chia trovata sul reperto non era di sangue?
La diagnosi positiva, spieg il professore, indica che pu
essere sangue, che ci sono delle probabilit che lo sia, ma si
tratta di una diagnosi di orientamento, e il suo valore indiziario
abbastanza debole.
Se non fosse sangue, cosaltro potrebbe essere?

193
Paolo C ag nan

Erba.
E darebbe risultato positivo?
S.
Piccoli si alz, per ricordare ai giurati che era stato proprio
Bergamo a chiedere di essere sottoposto allesame del Dna, per
chiarire la propria estraneit ai delitti Cipolletti e Casagrande.
Questa corda, concluse Pascali, un reperto molto diffici
le e non ritengo si potesse sottoporre ad analisi, o almeno rica
varne qualche cosa.
Il pubblico, num erosissim o come sempre, non segu con
grande attenzione le argomentazioni del professore. La concen
trazione doveva essere mantenuta vigile per il clou del proces
so, che sarebbe arrivato di l a poco: prima con linterrogatorio
dei genitori dellassassino, poi con la sua stessa deposizione.

Maria Zerbini, madre di Marco, arriv a palazzo di giustizia


accompagnata dal marito e da una suora. Sorretta da entrambi,
imbottita di tranquillanti, smarrita e spaventata. Il presidente al
lontan fotografi e cameramen, poi fece entrare la donna e nel
laula cal subito un silenzio di piombo.
Se vuole, come madre dellimputato ha la facolt di non de
porre, le sugger Martinolli.
No, no, rispose lei sommessamente, con voce flebile, per
ch non dovrei rispondere?
Rispoli ebbe il tempo di farle qualche veloce domanda sul
carattere del figlio e sulle sue abitudini. Poi, una giudice popo
lare si sent improvvisamente male, e il presidente fu costretto a
sospendere ludienza. Lattesa della ripresa del dibattimento si
rivel lunga e snervante. Quando fu riammessa in aula, dopo la
sostituzione del giudice dichiarato non idoneo al proseguimen
to del suo ruolo per motivi di salute, M aria Zerbini sembr sul
punto di scoppiare in una violenta crisi di nervi: Non me la
sento proprio di continuare, confermo tutto quello che scritto
nei verbali.

194
M arco B ergam o

Troppo tardi, ribatt il presidente.


Linterrogatorio riprese.
Domanda, risposta. Altra domanda, altra risposta.
Gli preparavo sempre dei panini per lora del pranzo, quan
do non poteva tornare a casa.
Aveva un solo amico.
Il sabato e la domenica andavamo a fare delle gite assieme,
in montagna e ai castelli.
Le ragazze non gli interessavano.
Quando ha fatto la settimana bianca a Valles, era la prima
volta che andava via da solo.
Quando mi diceva di lavare qualcosa io lo facevo e non
chiedevo niente. Non sono mai stata curiosa. A volte si sporca
va con il t o con il latte.
Tante volte gli dicevo di uscire, ma lui rispondeva che pre
feriva stare con noi. Spesso usciva in macchina e tornava indie
tro dicendoci: Perch non volete venire? Dai, venite con me,
che una bella giornata.
Con me sempre stato gentile, ha sempre avuto un mucchio
di riguardi. Non mai stato sgarbato.
Il presidente licenzi la donna e fece entrare il padre dellim
putato, Renato Bergamo. Tanto Maria Zerbini era apparsa inge
nua, spaurita, inconsapevole, tanto luomo sembr reticente, se
non addirittura complice di quel figlio che, seduto poco pi in
l, lo squadrava di sottecchi.
Inizialmente, Rispoli concentr la sua attenzione su un punto
ben preciso: la passione di Marco per i coltelli. Renato Berga
mo disse che era nata verso i tredici anni e si era poi sviluppata
e ingigantita.
Ad un certo punto lei ha deciso di portargli via la scatola
con i coltelli. Perch, visto che aveva sempre avuto questa pas
sione? C stato un episodio, un momento in cui ha preso que
sta decisione?
Glieli ho presi quando li ho trovati.

195
Paolo C ag n an

Li teneva nascosti?
In un cassetto.
E voi non lo sapevate?
No. Lho saputo quando li ho visti.
Nellagosto del 1992, quando lei andato in vacanza con
sua moglie a Isola Verde, ha portato via a suo figlio un coltello
a serramanico. E per compiere il delitto Zorzi, Marco stato
costretto a ripiegare su un coltello tagliapane. Allora io le chie
do: per quale ragione? Perch se lo fatto consegnare?
Non ricordo di averglielo sottratto. Utilizzavamo quel col
tello quando andavamo in gita, per tagliare i panini.
Intervenne lavvocato Valenti: Lei pensava che lasciare qual
coltello a suo figlio fosse pericoloso...
I coltelli sono sempre pericolosi, ma io non immaginavo as
solutamente che lui li adoperasse per quello che ha fatto. Era
una semplice mania da collezionista.
Si rende conto che fiammiferi e coltelli si tolgono ai bambi
ni, non agli adulti?
Pensavo che togliendoli lo avrei messo in condizione di non
disporne.
E lavvocato Loner: Dove aveva messo la scatola con i col
telli sequestrati a suo figlio?
Li tenevo io nel mio comodino, nel cassetto vicino al letto.
Cos li avevo sempre sotto controllo.
Sentiva dunque il bisogno di averli sotto controllo? Poteva
vedere se suo figlio li prendeva, questo che intende dire?
Renato Bergamo si arrese.
La stenografa annot: Il testimone non risponde.
Rispoli torn alla carica sullalibi di Marco per il delitto Tro-
ger, il 21 marzo del 1992.
Lei dice di non ricordare se quella mattina, quando si alz,
suo figlio era presente in casa. Eppure lappartamento non
grande. Suo nipote ha detto di non avere visto lo zio, la nuora
ha aggiunto che la Ibiza non era parcheggiata davanti a casa.

196
M arco B ergam o

Inoltre era una giornata particolare, il compleanno di sua nuora,


e voi avreste festeggiato tutti assieme.
Se anche Marco fosse uscito quel sabato mattina, lo avrebbe
fatto per andare a lavorare.
Renato Bergamo disse che suo figlio faceva spesso gli straor
dinari il sabato, una o due volte al mese. Rispoli replic che la
circostanza non risultava, e che anzi spesso Marco non si era
presentato al lavoro, senza peraltro dirlo ai genitori. Concluse
che gli straordinari erano soltanto un pretesto.
Solo cos poteva fare le cose che voleva, senza che voi lo
sapeste.
Come quella mattina del 21 marzo 1992.

Allora, io ammetto quello che ho gi ammesso. In particola


re io confermo quello che ho commesso, cio i tre omicidi. In
merito agli altri due io continuer a dichiararmi innocente, in
quanto sono totalmente estraneo. Queste sono le dichiarazioni
che voglio rilasciare.
Bergamo guard dritto negli occhi il presidente Martinolli,
poi si gir per osservare Rispoli che, ritto in piedi con gli ap
punti in mano, attendeva solo d interrogarlo. La sfida si ripete
va, questa volta in pubblico. Il giudice e lassassino, luno di
fronte allaltro. Di nuovo. Del resto, che il processo sarebbe
stato una partita a due lo avevano intuito tutti alla vigilia, e i
fatti lo avevano ampiamente confermato. La corte, le parti civi
li, il pubblico, lo stesso avvocato difensore sembravano avere
una mera funzione complementare. Nei primi tre giorni di pro
cesso, Rispoli e Bergamo avevano calamitato lattenzione su se
stessi. Il primo con la sua puntigliosit nella ricostruzione di
ogni tessera del m osaico accusatorio, il secondo con i suoi
sconcertanti silenzi.
Linterrogatorio inizi con le dom ande sul delitto Zorzi.
Limputato conferm le dichiarazioni gi rese e insistette sulla
tesi della provocazione: A un certo punto, dopo avere visto
che avevo un solo testicolo, la Zorzi disse che non voleva pi

197
Pa o lo C a g n a n

continuare, io allora le ho chiesto di ridarmi i soldi, ma lei ha


iniziato a urlare. Ho provato a calm arla dandole un paio di
schiaffi, ma non ci. sono riuscito. Lei mi ha aggredito dandomi
del figlio di puttana, e questo lultimo ricordo che ho, dopo di
che tutto frammentario.
Ricostruendo il delitto Rauch, limputato conferm di avere
fatto tappa a Bressanone prima di scendere a Bolzano, la sera
del 7 gennaio 1992: Ci sono andato solo per fare un giro, per
uscire dalla monotonia. Rispoli non lo disse, ma pens che
quella sera Bergamo avesse incontrato Renate Troger e che si
fosse offerto di darle un passaggio. La ragazzina di Millan po
teva essere scampata una prima volta alla morte senza saperlo.
Il pm chiese allimputato se anche Renate Rauch, come la Zor-
zi, lo avesse in qualche modo provocato, scatenando la sua rea
zione. Risposta: Che io mi ricordi no, almeno in quei pochi
momenti in cui mi ha parlato.
Poi si pass al delitto Casagrande e ancora una volta, come
gi aveva fatto in occasione degli interrogatori in carcere, Ber
gamo modific la sua versione dei fatti e cadde pi volte in
contraddizione. A nessuno sfuggi il patetico tentativo di smi
nuire lenormit di quel brutale assassinio, cos ben descritto il
giorno prim a dal professor Barbareschi. Disse che era stata
Marcella a invitarlo a casa sua, quel pomeriggio. Descrisse con
precisione l appartamento, ricostru i suoi dialoghi con la ra
gazza e forn una nuova versione sugli attimi che precedettero
il delitto: Marcella mi invit ad andarmene, dicendomi che do
veva uscire. Alzandomi dal letto, ho fatto cadere la macchina
fotografica e lei mi ha sgridato. Da l nata una discussione che
si ben presto animata. Ci siamo spostati verso la porta d en
trata. Durante la discussione mi sembra che sia volato qualche
schiaffo.
Ricevuti o dati?
Non ricordo.
Quando ha estratto il coltello?
Presumo verso la fine della discussione.

198
r

M arco B ergam o

Ha qualche ricordo oltre alla prima coltellata?


Ricordo solamente che avevo le punte delle dita sporche di
sangue. Mi sono alzato e sono uscito di casa.
Poi neg di avere lacerato le mutandine, gesto feticistico che
aveva ampiamente ammesso in precedenza.
Dopo il delitto and direttamente a casa.
Come al solito ha bevuto il caff con i suoi?
S.
Non era agitato?
S, e p nso che si sia visto.
Non le hanno chiesto nulla?
No.
Bergamo ammise di avere pi volte mentito ai genitori, rac
contando loro di essere andato a lavorare: Non era vero, anda
vo alla pineta di Monticolo, nel bosco, per rilassarmi. Ai miei
genitori non lo dicevo, perch mi sarei trovato in disaccordo
con loro.
Poi ripet la sua estraneit ai delitti Cipolletti e Troger. Ri-
spoli insistette.
vero che poco prima del servizio militare stato lasciato
dalla sua ragazza?
No, non ho mai avuto una ragazza.
Come giudica questa frase, detta in udienza dal suo commi
litone Bertoni?
Lavr sentita da altre persone, non da me.
Va bene, come vuole lei, disse Rispoli. Io ho finito.
Intervennero gli avvocati di parte civile.
Beccaro, per conto della famiglia Zorzi, fece notare che Ber
gamo aveva dichiarato di avere dato a Marika Zorzi 50 mila lire
per la prestazione concordata. Il portafoglio della vittima era poi
stato ritrovato nellauto dellomicida, ma i soldi erano spariti.
Chi altri, se non lomicida stesso, poteva essersene appropriato?

199
Paolo C agnan

Gli avvocati Loner, Moccia e Valenti insistettero su alcune


delle contraddizioni nelle quali era incorso limputato e misero in
evidenza il profondo contrasto fra le presunte amnesie e la rico
struzione del prima e del dopo: lucida, puntuale e dettagliata.
Poi tocc a Piccoli, che condusse un controinterrogatorio tut
to teso a sostenere la difesa per infermit mentale. Lavvocato
condusse Bergamo attraverso il riconoscim ento palese della
propria malattia, cercando di far emergere quella doppia perso
nalit di cui il dottor Di Fiorino, consulente di parte della dife
sa, aveva diffusamente parlato nella sua perizia psichiatrica per
dimostrare la schizofrenia dellimputato.
Il coltello era per te come un secondo fratello?
S.
Ti dava senso di protezione?
S.
Puoi parlare dei tuoi momenti di vuoto?
Capita certe giornate che faccio delle cose senza renderme
ne conto, o non ricordo ci che faccio.
Per te la vita quotidiana era uno stress?
S.
Ti costava sforzo stare nella tua famiglia?
No. Forse stare nella famiglia era una delle poche cose che
non mi pesava.
Dentro di te cosa sentivi?
Una specie di seconda persona che dovesse uscire fuori, ca
pisce? come avere un doppio rivestimento allinterno: una
parte che vorrebbe reagire e unaltra che imprigiona tutto.
Diede persino delle percentuali.
Un venti per cento voleva reagire, ma un ottanta per cento
sopprimeva questo venti per cento.
Dopo avere ucciso Marcella Casagrande si sent male. Sper
di essere catturato, disse, ma non si costitu per timore di finire
in carcere. Poi accadde di nuovo, e allora si accorse di non es
sere riuscito a smettere.

200
M arco B ergam o

Ora come ora, a distanza di un anno dal mio arresto, penso


che io debba in qualche modo essere tenuto sotto controllo.
Il presidente Martinolli gli chiese perch avesse confessato
due dei tre delitti solo in un secondo tempo, visto che avrebbe
potuto subito liberarsi di un peso.
Ho confessato dopo per via delle prove che laccusa aveva
raccolto.
Una dichiarazione grave.
Rispoli colse il momento.
A llinizio lei negava. Lo ricorda, vero? Perch continuare a
negare?
Non so.
Ha avuto bisogno di elementi schiaccianti per dirlo?
S.
I riflettori si spensero su quella frase.
II processo fu rinviato alla settimana successiva. E lotto ot
tobre, come previsto, si svolse q ir a che i giornali definirono
la guerra delle perizie. Di sce~?\ gli strizzacervelli incaricati
di stabilire le condizioni m ertali dellimputato.

Il professor Introna non si accorse nemmeno della presenza


di Bergamo. Meglio, se ne disinteress completamente. Entr
nellaula stringendo una copia della sua corposa relazione, si
sedette davanti ai giudici e per tutta la durata della sua deposi
zione e del successivo confronto con i consulenti di parte fiss
dritto negli occhi linterlocutore di turno. La sua barba bianca
incuteva rispetto, lo sguardo mobile e a tratti intensissimo tradi
va il malcelato disappunto di chi non abituato ad essere messo
in discussione. Convinto forse di essere stato convocato per una
lezione di psicologia criminale davanti ad un uditorio certo non
troppo qualificato, si accorse ben presto dellostilit che lo cir
condava. A nessuno piaceva lidea che Bergamo fosse infermo
di mente: pubblico ministero e parti civili avrebbero fatto di
tutto per demolire le sue argomentazioni.

201
Pa o l o C a g n a n

Allora, io ho spiegato nella mia relazione che il problema di


base, patologico, dellimputato costituito da u n impotenza
psicogena, enunci Introna. Sarebbe il caso di indagare come
si sia instaurata e perch, ricostruendola nellinfanzia e nei rap
porti con i genitori. Si visto poi che Bergamo manifestava di
sturbo o irritazione nelle sfere sessuali, voyeurismo, esibizioni
smo, feticismo: una costellazione inequivocabile di sintomi che
orienta verso la diagnosi di infermit. E che dire poi della meti
colosit di certi appunti, del fatto che anche da adulto stesse
sempre con i genitori, di quella spaventosa collezione di coltel
li? Questo quello che c a monte. Le stranezze di questa per
sona sono impressionanti. Pu essere definito intelligente al di
fuori del momento dei fatti. Ecco perch ha ammesso solo din
nanzi allevidenza, ecco perch non confessa gli altri due delit
ti: non ci sono prove, non li ammetter mai.
Rispoli chiese a Introna perch fosse cos convinto che Ber
gamo avesse ucciso anche la Cipolletti e la Troger.
Per il modus operandi e per la tipologia della vittima. C
una perfetta analogia.
E prosegu: Dopo avere ucciso la Casagrande ha scoperto in
s qualcosa di cui forse ha avuto anche paura. Si spaventato
di se stesso. tipo dottor Jekyll e mister Hyde: lui cambia, si
spaventa di essere cambiato, poi ritorna quello che era.
Ma perch Bergamo era tornato ad uccidere a distanza di set
te anni dal primo delitto? Rispoli riflett ad alta voce: Lui par
te per il servizio militare, quando tom a non ha la possibilit di
muoversi da solo: perennemente al lavoro, o in compagnia dei
genitori. La prima settimana in cui torna ad avere uno spazio
tutto per s, senza essere controllato, commette un nuovo delit
to, uccidendo la Rauch. Tutti noi abbiamo il dubbio che difficil
mente nel 1985 i genitori non si sarebbero resi conto di uno o di
due omicidi commessi in quel modo. I genitori, insomma, lo
hanno tenuto sotto controllo a lungo, sino al 1992, e quando
hanno auspicato che potesse essere normale, gli hanno conces

202
M arco B ergam o

so quella settimana bianca a Valles, e lui ha commesso un nuo


vo omicidio.
Rispoli e gli avvocati di parte civile ricordarono ad Introna
tutti gli elementi che deponevano a favore della piena capacit
d intendere e di volere dellimputato. Il professore reag a que
ste controsservazioni in modo alquanto stizzito, disturbato dal
fatto che qualcuno stesse cercando di mettere in discussione le
sue conclusioni e, indirettamente, la sua autorit in materia.
Io ho gi spiegato perch si debba parlare del vizio totale di
mente. Un omicidio deve avere un motivo razionale, perch
un atto umano e come tutti gli atti umani motivato. Allora, io
voglio sapere quale interesse aveva Bergamo per uccidere: un
motivo io non lho trovato. Perch, come nel caso della Casa
grande, uno entra in casa, ammazza una ragazza e se ne va?
Perch? Quale movente aveva? E perch dieci, venti o trenta
coltellate? uno spreco. Non servono. Allora patologico. Il
sadismo patologia. Bisogna anche tenere presente che salvo
casi spaventosi, come schizofrenie folli, il malato di mente sa
quello che fa. Anche lui vuole, ma vuole a suo modo.
Il primo consulente di parte convocato in aula fu il dottor
Enzo Conciatore, che per conto dellaccusa aveva esaminato
limputato arrivando a conclusioni ben diverse da quelle del pe
rito d ufficio: Bergamo, sentenzi, affetto da una psicopatia
sessuale sotto forma di parafilia e di pluriomicidi sadici con
condotte feticistiche che non influiva affatto sulla capacit
dintendere e di volere, e quindi sulla sua imputabilit.
Conciatore non and tanto per il sottile: Nella sua relazione,
il professor Introna ha citato solo se stesso. E poi non possibi
le pendere dalle labbra dellimputato e credere a tutto quello
che ci dice, come fa jntrona. Il quale esclude che si tratti di
omicidi sadici, ma poi non spiega il perch. Le sue sono solo
congetture. La verit che dopo avere scannato la Casagrande
perch gridava, Bergamo l ha colpita tutte le volte che ha volu
to. E le microlesioni sul corpo della Rauch sono tipiche di un
sadico che si diverte a punzecchiare la sua vittima. Quanto alla

203
Paolo C ag n an

Zorzi, molto probabilmente limputato ha scelto un coltello ta-


gliapane proprio perch pi traumatizzante, d pi soddisfa
zione nelluccidere la vittima.
Tocc quindi al dottor Antonio Godino, professore a contrat
to presso il corso di laurea in psicologia delluniversit di Bolo
gna, consulente di parte di Luciano Casagrande, padre di Mar
cella. Godino, che non aveva partecipato ai colloqui degli altri
periti e consulenti con limputato, prepar una relazione a tavo
lino, la cui conclusione era che Bergamo fosse sano di mente.
La sua prestazione intellettiva perfettamente adeguata al
suo livello culturale, il suo modo di collaborare alle indagini
adeguato ad un normale modo di rapporto con la realt. Non
uno psicotico. Limputato ha dimostrato di essere un simulato
re, rispetto alle sue amnesie ed alle numerose contraddizioni in
cui incorso durante gli interrogatori. Probabilmente simula
anche alcune motivazioni dei suoi omicidi, ovvero le provoca
zioni in rapporto alla sua impotenza, che lui sente come un ar
gomento forte, e che pu quindi portare a sua difesa.
Infine depose il professor Mario Di Fiorino, primario psi
chiatra dellospedale giudiziario di Castiglione delle Stiviere,
consulente di parte della difesa.
Io ho emesso una diagnosi di psicosi, esord. Sul fatto che
siano stati commessi delitti con forti implicazioni sessuali siamo
tutti daccordo. Il problema, semmai, stabilire se essi proven
gano da una persona per altro apparentemente abbastanza nor
male, o se questi comportamenti siano solo sintomatici di una
patologia pi profonda. Ora, tutte le testimonianze parlano ine
quivocabilmente di una persona strana, con disturbi del compor
tamento e del carattere. Lo stesso psichiatra del carcere gli ha
prescritto farmaci neurolettici antipsicotici a dosaggio pieno.
Bergamo affetto da una schizofrenia a sintomatologia negati
va, che presenta sintomi come lappiattimento affettivo, la per
dita delliniziativa e lasocialit. Il fatto di trovarsi di fronte ad
atti di sadismo non deve trarre in inganno: in questi casi, la per
versione solo un epifenomeno, che esprime un disturbo pi

204
M arco B ergam o

profondo che riguarda il contatto con la realt. Sinceramente,


non mi sembra che Bergamo abbia mai voluto recitare la parte
del malato. Ha pi volte cambiato versione, dimostrando di es
sere in grado di inventare, ma non c contraddizione in tutto
questo, perch anche lo schizofrenico delirante non un alieno:
ha una grave patologia che pu condizionarlo ai fini della capa
cit d intendere e di volere, ma riesce comunque a prendere po
sizione verso i suoi disturbi e pu quindi cercare di utilizzare la
strategia che ritiene pi opportuna.
In definitiva: quattro specialisti, quattro opinioni diverse, e
una corte comprensibilmente disorientata. Poco pi di una rap
presentazione fine a se stessa, se quello che avevano scritto i
giornali quella mattina era vero: il presidente Martinolli aveva
gi deciso di disporre una nuova perizia psichiatrica, questa
volta collegiale. E c erano gi anche i tre nomi.
Rispoli chiese un nuovo esame sulla corda, per stabilire se
fosse macchiata di erba o di sangue. Gli avvocati di parte civile
parlarono di contrasti abissali fra le conclusioni del perito e
quelle dei consulenti di parte e si associarono alla richiesta
avanzata dal pm circa una superperizia psichiatrica. Piccoli si ri
mise alla decisione della corte. Tutti i consulenti, disse, han
no riconosciuto che Bergamo una persona malata di mente. Il
problema solo la qualificazione giuridica di questa malattia.
La corte si ritir in camera di consiglio e ne usc poco dopo
con lordinanza che tutti si attendevano: la richiesta di una peri
zia psichiatrica collegiale era stata accolta. Non solo: i tre spe
cialisti incaricati di stabilire in via definitiva lo stato mentale di
Bergamo rappresentavano probabilmente il top a livello italia
no. Dal suo cilindro, il presidente Martinolli estrasse i nomi di
Francesco Bruno, Ugo Fornari e Gianluigi Ponti. Tre luminari:
Bruno era associato di psicopatologia forense alluniversit La
Sapienza di Roma, Fornari era ordinario di psicopatologia fo
rense e docente di criminologia alluniversit di Torino, Ponti
era ordinario di psicopatologia forense e docente di criminolo
gia alluniversit di Milano. Lincarico fu loro ufficialmente as

205
P aolo C agnan

segnato il 12 novembre. 1 tre simpegnarono a consegnare la


propria relazione entro una cinquantina di giorni.
Ludienza fu aggiornata al 17 gennaio del 1994.

Nessun impulso irrefrenabile.


Nessuna traccia dinfermit mentale.
Nessuna psicosi, nessuna nevrosi.

I professori Ponti, Fornari e Bruno non avevano dubbi in


proposito. Scrissero nella loro perizia: Bergamo giunto alla
perversione estrema: lomicidio per godimento. Dopo il primo
assassinio ha scoperto che uccidendo appagava il suo piacere, e
nello stesso tempo distruggeva loggetto temuto e odiato: la
donna.
Un sadico, il giovane carpentiere bolzanino. Il dottor Concia
tore, consulente del pm, aveva visto bene. Lesito della super-
perizia risult di una chiarezza esemplare: per i tre luminari,
lindagato doveva essere considerato capace d intendere e vole
re, e quindi pienamente imputabile. Nessuna infermit menta
le, sentenziarono i tre, e ne spiegarono le ragioni ai giudici con
una vera e propria lezione di psichiatria forense ad altissimo li
vello. Tramontata lipotesi del ricovero coatto in un ospedale
psichiatrico, per Bergamo si profilava ormai il rischio concreto
del carcere a vita.
Ergastolo.
Fornari, Bruno e Ponti spiegarono innanzitutto perch erano
giunti a ritenere che Bergamo fosse pienamente capace d inten
dere e di volere:
II prim o dato quello relativo alla sicura assenza nellindagato di
inferm it quali psicosi (schizofrenica o di altro tipo), nevrosi, ce
rebropatie, deficienze intellettive o qualsivoglia altro tipo di in
fermit. In pratica, non sono mai intervenuti m eccanism i tali da

206
M arco B ergam o

alterare il rapporto con la realt, da com prom ettere la consapevo


lezza di quanto Bergam o stava facendo, e la volont di farlo.
E ra ed tu ttora capace d intendere perch h a un intelligenza di
buon livello, aveva co n sap ev o lezza della illeicit di quel che
com piva, aveva pensiero lucido, logico e consequenziale, e for
se - alm eno oggi - coltiva anche qualche vago sprazzo di p e n ti
m ento. E ancora lo era - un solo esem pio - perch ha saputo
deviare le indagini dalla propria persona con lartifizio del b i
glietto sulla tom ba della Rauch.
E ra capace di volere perch il suo progetto e il suo intento erano
proprio di uccidere, perch si prefigurava dentro di s quel che
voleva fare, perch proprio il distruggere la donna era lobietti
vo che andava cercando: basti pensare - p er fare solo qualche
esem pio - che uccideva proprio quando i genitori erano assenti,
e che studiava i tem pi, i luoghi e i m om enti.

Come nasce un serial killer?


Perch quel ragazzone baffuto con il mento sfuggente era di
ventato un pericoloso criminale? I periti chiarirono di non aver
individuato un elemento scatenante - tipico di disturbi mentali
come la schizofrenia - ma di avere diagnosticato quello che in
termini specialistici viene definito come disturbo misto di per
sonalit, ovvero una serie di perversioni che, sviluppatesi
nellarco dellesistenza dellimputato, lo avevano condotto per
mano sino alla loro forma estrema: lomicidio in serie.
Fomari, Ponti e Bruno non ebbero alcuna difficolt ad indica
re la personalit di Bergamo, dal momento che essa emergeva
inequivocabilmente da tutte le feriti: un individuo con spiccata
tendenza allisolamento, senza amicizie, solitario, scontroso,
permaloso e molto suscettibile. Un soggetto egosintonico, ovve
ro in sintonia con se stesso, senza conflittualit interne. Berga
mo, spiegarono i tre, si accetta per quello che , non si pone in
discussione, non si critica e non soffre per come fatto.
Per fugare ogni dubbio, il pluriomicida venne anche sottopo
sto presso il carcere milanese di San Vittore allesame psicome
trico - un accertamento eseguito dopo la somministrazione di

207
P aolo C ag n a n

alcuni reattivi mentali - che conferm pienamente le impressio


ni gi ricavate dagli esperti sulle sue caratteristiche intrinseche:
elevata quantit d ansia, depressione, aggressivit incontrollata
e fortemente temuta, scarsa capacit di controllo delle istanze
impulsive e emotive, gravi forme di inibizione legate a profon
di problemi riguardanti la sfera della psicosessualit, immatu
rit affettiva, problemi di relazione interpersonali.
1 problemi di Bergamo risalivano allinfanzia. Sin da allora,
infatti, si sentiva deriso un po da tutti. A scuola, i compagni lo
chiamavano ciccione. Poi ebbe un fastidioso ed antiestetico
eczema alle mani, seguito dalla psoriasi e dalla asportazione del
testicolo: tutti fattori che contribuirono a determinare il suo
senso di inferiorit, soprattutto sul piano fisico.
Nei confronti di tale sentimento, scrissero i periti, Berga
mo ha messo in atto meccanismi di difesa fondati sullevitare
gli altri e sulla fuga: da qui il suo vivere isolato e schivo.
Quanto al suo rapporto con laltro sesso, i meccanismi di di
fesa si erano manifestati attraverso un consolidamento progres
sivo. Latteggiamento psicologico verso la donna stato carat
terizzato da una svalutazione sempre maggiore, passando dalla
paura allodio, e quindi al disprezzo, per giungere infine alla di
struttivit.

Marco confid ai periti di avere avuto una sola relazione con


laltro sesso. Era avvenuta a cavallo fra il 1990 e il 1991, ed era
durata sei o sette mesi.
Lei si chiamava Antonella. Lho conosciuta che aveva 23 o 24
anni, durante un concorso per il Comune di Bolzano. Lavevo
gi vista, e le avevo parlato qualche volta quando ancora avevo il
mio cane (1984-85). Erano incontri saltuari, si chiacchierava del
pi e del meno. In occasione del concorso di cui dicevo, ci siamo
nuovamente incontrati, verso la fine del 1989. Abbiamo parlato
un po, e lei mi ha dato appuntamento per la sera stessa. Abbia
mo cominciato a frequentarci e la cosa andata avanti per cinque
o sei mesi.

208
M arco B ergam o

A bitava con i suoi genitori e suo fratello. Io andavo a prenderla


sotto quella che lei diceva essere casa sua. Poi, un p o per volta,
ho scoperto che stava prendendom i per il naso. Il suo num ero di
telefono lho saputo attraverso il 12, lindirizzo tram ite un m io
am ico. M i sono accorto che non era un rapporto sincero fin dalla
prim a settim ana. Sono andato avanti lo stesso, perch speravo
che le cose cam biassero. Lei mi p iaceva soprattutto per il viso:
di corpo era un p o grassa. N on ci sono mai stati rapporti ses
suali tra di noi, a parte baci e toccam enti. Lei non mi ha mai toc
cato nelle parti intim e e io neppure, perch avevo paura di un
suo rifiuto (lei mi aveva detto che lo avrem m o fatto solo dopo
un eventuale m atrim onio) e poi per rispetto. Lei, dopo la diffi
denza, passata al rifiuto, nel senso che dopo due o tre m esi
avevo la sensazione di essere rifiutato anche da lei.
M am m a era contenta che io avessi una ragazza, m a per m e era
com e un banco di prova. Forse non mi sar com portato m olto
bene con lei, m a lei si com portata m ale con me. A bbiam o d i
scusso pi volte per la sua falsit. E ra venuta fuori una situazio
ne di diffidenza reciproca e alla fine, di com une accordo, ci sia
mo lasciati.
L a storia con A ntonella stata la conferm a della m ia ipotesi:
che la donna proprio un essere ignobile, egoista, una persona
che u sa l uom o com e l uom o fu m a le sigarette: lo usa e poi
quando consum ato lo butta via. Io non sono mai stato favore
vole al m atrim onio proprio per questo m otivo: la donna consu
m a luom o, gli taglia la testa e poi se lo m angia. Sono passato
dalla paura allodio con qualche riserva e poi allodio pi p ro
fondo e radicale: se allinizio il valore della donna era ancora
del 50 per cento, poi passato al 10 per cento e infine allo 0 per
cento, se non addirittura sottozero.

Come aveva trascorso quei lunghi sette anni tra il 1985 e il


1992, dallomicidio Casagrande al delitto Rauch?
Sono stati anni carichi di ansia e di paura. A vrei voluto che mi
scoprissero, m a avevo paura di consegnarm i. Sentivo il rischio
che una cosa com e la C asagrande si ripetesse. U n arresto avrebbe
avuto lo scopo di bloccarm i. C era una m et di m e che voleva
uccidere, e u n altra che non voleva: forse questa che mi ha

209
Paolo C a g n an

bloccato. anche probabile che lo stretto controllo che hanno


fatto i m iei in quegli anni abbia contribuito a controllarm i.

Poi si torn a parlare dellinfanzia.


Fin dalle elem entari ho avuto difficolt espressive, legate al m io
carattere isolato e solitario. Preferisco stare da solo. L a gente la
sopporto, m a a fatica. difficile stare con gli altri, mi danno fa
stidio. I colleghi di lavoro e i com m ilitoni mi trovavano strano
per questo, perch evitavo le com pagnie. D a certe persone veni
vo scartato, perch ero am ante del silenzio; ho litigato parecchie
volte con questa gente. L e assenze dal lavoro, pi num erose nel
corso dellultim a attivit, erano una valvola di sfogo: stavo a ca
sa o andavo in giro per i boschi o per le montagne.
D a piccolo mi sentivo un p o com plessato, pi che altro perch
ero sovrappeso: i m iei com pagni erano pi prestanti di me. E
durata fino alla fine delle medie. Q uesto senso di inferiorit fisi
ca si riflesso anche sulla psiche e si sono costruite m an m ano
delle paure, soprattutto quella di sbagliare e di non essere allal
tezza, in tutti i campi. La paura si un po attenuata con il lavo
ro, m a m i sem pre rim asta. A nche nel rapporto con gli altri,
sono stati pi gli insuccessi che i successi.
H o avuto un am ico alle elem entari. Fino al 1984 siam o rim asti
am ici per la pelle, eravam o sem pre insiem e: poi lui andato ad
abitare in un paese vicino a B olzano e le cose sono cam biate,
fino al giorno in cui sua m adre morta. E ra il 1986 o il 1987. Io
sono andato ai funerali e lui non m i ha neppure dato la mano. Ci
sono rim asto m olto m ale e m e la sono legata a un dito. N on lho
m ai pi cercato.

Nessuna amicizia, nessuna fidanzata.


Niente di niente.
M i sono sempre sentito rifiutato dalle m ie com pagne di scuola,
gi alle elem entari. C era anche rin esp e rien z a nel com unicare:
mi facevano paura, loro mi sem bravano pi spigliate m entre io
m i sentivo imbranato. Ero attratto dalle ragazze, m a non sapevo
bene com e affrontarle. V edevo i m iei com pagni che ci riusciva
no, e io no. Un p o per volta ci ho fatto labitudine. N on ho mai

210
M arco B ergamo

fatto il filo a una ragazza, preferivo andare in giro da solo, I gior-


nalini pornografici, la masturbazione e gi indumenti intimi sono
diventati il sostituto del rapporto con laltro sesso, ma il mio in
cubo stata pi la donna che la vagina. La donna mi ha sempre
fatto paura: paura di non essere allaltezza. Questa paura si tra
sformata in odio, quando ho pensato che una donna mi avesse
avvelenato il cane. Sar stato il 1986. Un sospetto, non una cer
tezza, ma vicino a noi abitava una donna che odiava i cani e i
gatti. Odio perch una donna mi ha tolto il cane, che per me era
la cosa pi cara dopo i miei genitori, mio fratello e mio nipote.
Era il mio compagno di solitudine, lamico che non ho mai avu
to. La morte del mio cane mi ha sconvolto. Cos ho cominciato
ad odiare tutte le donne.

Avrebbe avuto un senso individuare nella morte del cane le


lemento scatenante dei delitti in serie? I periti non diedero mol
to credito a questa ipotesi: Bergamo non si ricordava neppure
quando ci fosse avvenuto, e questo significava che certo la sua
mente non ne era rimasta sconvolta.
Una cosa, invece, apparve chiara: quel meccanismo di dife
sa nato dal profondo senso di inferiorit aveva generato il nu
cleo di paura, odio e disprezzo per la donna, che a sua volta
aveva scatenato limpotenza psicogena - dovuta cio a proble
mi di natura non fisica ma psicologica (timore di un fallimento,
attesa eccessiva, esaurimento transitorio ecc.) - che costituiva
la vera chiave di volta degli omicidi.
Per ovviare allimpotenza, Bergamo aveva cos fatto ricorso
alle cosiddette parafilie, ovvero una serie di atteggiamenti per
versi che gli consentivano di ripiegare verso una sessualit
meno gratificante, ma pi rassicurante di quella orientata sulla
figura della donna, nemica e terrificante.
Ecco la collezione di riviste pornografiche, lesibizionismo ma
sturbatorio dalla finestra della sua abitazione, il feticismo pola
rizzato sugli indumenti intimi femminili, le telefonate oscene a
donne conosciute o scelte a caso, il voyeurismo adottato nei con
fronti delle prostitute.

211
Paolo C ag n an

Un tunnel senza uscita.

Sintetizzarono i periti: Per Bergamo, uccidere rappresentava


oramai lestrema perversione sadica, la modalit pi forte per
possedere la donna.
Una diagnosi ben diversa da quella formulata dal professor
Introna, primo perito dufficio. Il suo errore fondamentale, se
condo i tre illustri colleghi, era stato quello di aver considerato
gli omicidi quale diretta espressione di patologia mentale, sen
za tener conto che la psichiatria forense sarebbe del tutto super
flua se ogni delitto orrendo o ripetuto dovesse venir considerato
sintomo di vizio di mente. Aveva a suo tempo sentenziato In
trona: La pluralit in eccesso di coltellate autorizza a ritenere
che vi sia stata una totale perdita di controllo. Un ragionamen
to del tutto inaccettabile, ribatterono i tre superperiti. Per alme
no tre motivi: primo, sbagliato ritenere che lomicida sano di
mente agisca sempre con una razionalit da ragioniere; secon
do, il principio dell irresistibile impulso apparteneva alla
psichiatria ottocentesca ed era considerato abbondantemente
superato dalle nuove acquisizioni in questo campo; terzo, i mo
venti che secondo Introna non esistevano erano invece stati
successivamente individuati. In altri termini, lo specialista pa
dovano aveva fatto propria la convinzione di senso comune -
diffusa ma erronea -- che solo un pazzo pu compiere delitti di
tale gravit. Quanto alla diagnosi del consulente della difesa
Di Fiorino, che aveva parlato di una schizofrenia con sintoma
tologia negativa, Fomari Bruno e Ponti dissero semplicemente
che essa era contraddetta dalla mancanza dei sintomi fonda-
mentali: lassenza di affettivit e lanedonia, ovvero lincapa
cit di provare la gioia del vivere.
A Bergamo venne fatto notare che la costante dei tre delitti
che aveva confessato era costituita dal rifiuto oppostogli dalle
donne.
vero, rispose. Davanti al rifiuto come se fossi in un
pozzo, un tunnel, come se non vedessi assolutamente niente,

212
M arco B ergam o

come un rifiuto che non ha una giustificazione. Per me una


cosa assurda. Mi incazzo come una bestia. Il rifiuto da parte di
un uomo come un fulmine che si scarica a terra. Il rifiuto da
parte di una donna come un fulmine che si scarica lentamen
te, che fa soffrire, fa stare male.
Dunque, aveva ucciso nella speranza di cancellare quellan
goscia cos opprim ente...
probabile. Tolto il dente, tolto il dolore, anche se solo prov
visoriamente. Ci deve essere qualcosa, dentro di me, che non
del tutto perfetto; come qualche cosa che mi fa andare in tilt.
Si era mai domandato perch avesse lasciato le sue vittime
nude dalla cintola in gi?
S, me lo sono chiesto mille volte, ma non sono mai riuscito
a darmi una spiegazione: le ho lasciate nude come in un rituale
mistico, ma non so cosa voglia dire...
Perch, si chiesero i periti, in tutti gli omicidi Bergamo ave
va accuratamente evitato di penetrare con il coltello proprio la
regione genitale?
Verosimilmente perch egli uccide loggetto (nella sua psi
che, la donna ormai oggetto, e non pi persona) che detiene e
custodisce la vagina, ma la vagina non la tocca anche se la don
na morta. Spoglia la vittima per poter guardare la parte pu
denda, illudendosi cos di non aver paura della vagina (signifi
cato dissacratorio), ma nello stesso tem po non osa toccarla
nemmeno con il coltello (o meglio, non osa penetrare nella va
gina proprio con il coltello, se esso il sostitutivo del pene)
perch impedito dalla paura e dal ribrezzo.
Quanto alle sue amnesie, due erano le ipotesi: o Bergamo si
mulava per difendersi meglio, come aveva sostenuto Conciato
re, oppure metteva in atto un meccanismo inconscio che gli im
pediva di ricordare gli aspetti pi truculenti dei suoi delitti:
unamnesia psicogena non apertamente voluta.

La superperizia non trascur un aspetto fondamentale nella


genesi del serial killer, lambente familiare nel quale era vissu

213
Paolo C agnan

to. I rapporti col padre e la madre vennero analizzati con la len


te dingrandimento. Del resto, era stato lo stesso omicida a ve
nire incontro ai suoi esaminatori: In pratica si fatto la perizia
da solo, comment Fornari in aula.
Disse Marco sul pap e sulla mamma:
Sono stati genitori m olto prem urosi, sia nei confronti m iei che
di m io fratello: ci hanno sem pre detto di stare attenti. M am m a
stata pi protettiva di pap, che ha avuto u n infanzia abbastanza
dura: pur essendo il pi piccolo, quello che ha fatto le veci del
padre. un uom o che vede e provvede a tutto. N on ha mai la
sciato niente al caso. Ci ha sem pre aiutati m olto. A nche nelle
cose m ateriali, ha sem pre provveduto lui. Ci stava un p o con il
fiato sul collo, per esem pio nelle spese, non n elluso del tem po
libero. Mi diceva solo di non allontanarm i troppo, quando anda
vo in giro a fare fotografe. A noi piace andare un p o allavven
tura, siamo un p o tem erari, e allora lui faceva le solite racco
m a n d az io n i che fan n o tu tti i g en ito ri. N e g li u ltim i an n i mi
sorvegliava un p o di pi, m a non lo faceva pesare. D a piccolo
mi faceva soggezione: dall84 in poi, ho avuto con lui am pio d i
scorso; avevam o pi o m eno gli stessi interessi, ci piacevano le
stesse cose: sono pi sim ile io a m io p adre che m io fratello.
M am m a sem pre stata un p o tim ida, con la paura di chiedere
le cose. T em eva u n eventuale reazio n e di m io p ad re, p erch
pap, quando si arrabbia, alza la voce. una don n a abituata al
fatto che m io padre provvede a tutto, m a non sottom essa.

Commentarono Ponti, Bruno e Fornari: Il legame con il pa


dre ammesso come dominante, senza alcuna nota di conflit
tualit: lui, chiaramente, il modello con il quale ha cercato di
identificarsi. Pi sfumato il rapporto con la madre, anche se
questa emerge come il suo ideale di donna, lunica con la quale
si sia sempre trovato bene. La donna ideale anche da sposare:
fedele, leale, rispettosa e altruista.
Nessuno, prima dora, aveva provato ad esplorare cos acuta
mente i rapporti fra Marco e la sua famiglia. I periti convocaro
no Luigi, 37 anni, fratello del pluriomicida. Ecco, in sintesi,
cosa disse:

214
M arco B ergam o

M arco sem pre stato un ragazzo m olto chiuso; ha sem pre avuto
problem i di inserim ento in m ezzo agli altri; ha parlato bene solo
a tre, quattro anni; sem pre stato incredibilm ente tim ido e intro
verso, con una grande paura di scoprirsi. H a sem pre avuto paura
di nostro padre, un uom o direttivo con la netta tendenza ad affer
m are le proprie idee, anche prevaricando gli altri. M io padre
uno che parla molto, il classico cane che abbaia m a non morde.
M ia m adre esattam ente l opposto: ha sem pre subito pap, non
l ho m ai se n tita c o n tro b a tte re , non li ho m ai sentiti litig are.
M am m a non ha mai detto no a pap, non si mai ribellata.
A desso le cose stanno cam biando, perch pap sta vivendo di an
gosce e paure, e m am m a sta riafferm ando se stessa.
M arco un ragazzo intelligente e con m olti interessi culturali,
che per non mai riuscito ad afferm arsi pi di tanto: ha sem pre
avuto p aura di essere grasso e goffo. H a sem pre avuto m olte
paure. Di fronte alle paure che lo assillavano, la sua tendenza
stata quella di rinchiudersi in se stesso. Si chiuso nel suo m on
do sin d allet di dieci anni. N on ha m ai corso rischi, non mai
uscito dal guscio. sem pre stato m olto solo. N on ha m ai avuto
m anifestazioni d affetto con la m am m a. L oro hanno percepito
m olto presto che M arco doveva essere protetto. M arco, secondo
me, sem pre stato cos: non ha mai avuto alti e bassi tali da di
scostarlo da com e era ed . Parlo per quello che conosco io, per
ch d a dodici anni sono fuori casa e quando ero in casa delle
cose personali non si m ai parlato. A d esem pio, di sesso in casa
m ia non si mai parlato; con me M arco non si mai confidato;
con lui non ho m ai com unicato. P ensate che n lui, n i miei mi
hanno inform ato d elloperazione al testicolo. R icordo anche che
M arco m olto spesso reagiva in casa, com e se avesse d ellastio;
lo faceva solo con m ia m am m a, forse per adeguarsi al m odello
paterno: M arco lo esaltava nel contesto fam iliare. Lui percepiva
che si doveva reagire in m odo violento di fronte a contrariet
anche di p oca entit: sar successo, che io fossi presente, due o
tre volte durante lora dei pasti.

Ho scritto una lettera a Marco Bergamo il 30 novembre del


1993. Gli stata recapitata soltanto il 10 gennaio 1994, perch
dal carcere di Trento era stato nel frattempo trasferito in quello

215
P aolo C ag n an

di Torino, da Torino a Milano, da Milano nuovamente a Trento.


In essa gli chiedevo di aiutarmi a capire alcuni aspetti della sua
personalit e della sua tragica storia.
Ecco la sua risposta:

Egregio Paolo Cagnan,


con ritardo ho ricevuto oggi la tua lettera datata 30-11-90'- Un ri
tardo dovuto al fatto che la mia permanenza a Milano si pro
tratta solo per venti giorni, infatti in data 27-12-93 sono stato tra
sferito presso la Casa Circondariale di Trento via Pilati 6.
Inizier con il darti del tu cos le nostre eventuali prossime let
tere ce le possiamo scrivere con facilit senza crearci inutili pro
blemi di linguaggio, problemi che da parte mia non sussistono in
quanto sono stato abituato a parlare schiettamente e a dire ci
che penso.
Per prima cosa ti devo dire che in data 20/11/93 sono stato con
tattato da un periodico di Milano il quale, in cambio di un com
penso, mi ha chiesto di rilasciargli unintervista in esclusiva.
Ora con larrivo della tua lettera mi si creato un problema in
quanto come tu saprai se ti concedo unintervista rischio di inter
rompere bruscamente il rapporto iniziato con il periodico di Mi
lano.
Rapporto oltrech legato a! fatto di rilasciare le dichiarazioni
anche motivato da un compenso pi o meno alto che potrei per
cepire, compenso che verrebbe ad alleviare la mia attuale situa
zione finanziaria.
Situazione finanziaria precaria dettata dal fatto di essere figlio di
pensionati la cui pensione misera e basta a malapena a soddi
sfare i bisogni dei miei cari genitori, ogni qualvolta, mio malgra
do, sono costretto a chiedergli soldi il mio io si ribella in quanto
so che li privo di soldi che fanno pi comodo a loro che a me.
Ecco perch mi seccherebbe molto interrompere i contatti con il
periodico milanese a meno che il tuo giornale, e di riflesso tu,
non intendiate sostituirvi in tutto e per tutto a tale periodico. Ti
faccio presente che tale compenso non intendo percepirlo a sco
po di lucro ma bens intendo percepirlo come soluzione ai miei

216
M arco B ergam o

attuali problemi sopracitati. In occasione della tua prossima lette


ra fammi sapere la tua decisione in merito alla mia proposta.
Cambiando discorso vedo che anche tu hai usato nei miei con
fronti lappellativo di mostro, appellativo che odio e che ritengo
sia usato spesso e volentieri in maniera eccessiva e sproposita
ta sia da voi giornalisti che dallopinione pubblica senza tener
conto che spesso il mostro altro non che una persona malata
che non deve essere criminalizzata ma bens aiutata, curata e
soprattutto capita.
Altro punto che voglio chiarire riguarda gli omicidi da me com
messi e quelli che ostinatamente mi vogliono accusare. IO SOT
TOSCRITTO BERGAMO MARCO HO COMMESSO SOLO TRE
OMICIDI E LI HO CONFESSATI, gli omicidi Troger e Cipolletti li
ha commessi una seconda persona potenzialmente pi pericolo
sa di me e io mi dichiaro totalmente innocente e continuer a di
chiararmi innocente fino alla morte.
Lostinazione degli organi investigativi nel ritenermi colpevole di
questi due omicidi dovuta ad una stupida cieca volont di non
arrendersi allevidenza dei fatti e alla totale assenza di una ben
che minima prova che possa inchiodarmi alle mie responsabilit
perch prove non ce ne sono e MAI CE NE SARANNO IN
QUANTO SONO TOTALMENTE ESTRANEO DA QUALSIASI
FATTO DI SANGUE OLTRE A QUEI TRE DA ME A SUO TEM
PO CONFESSATI. Concludo questa mia lettera con il ringraziarti
per la lettera che mi hai scritto, confidando in una tua positiva ri
sposta in merito alla mia proposta colgo loccasione per porgerti
i miei pi sinceri saluti.
Bergamo Marco

Ludienza del 17 gennaio 1994, dedicata quasi interamente al


la relazione dei tre periti psichiatrici, riserv anche una delusione
per laccusa: incaricato dalla corte di compiere unanalisi emati
ca sul cordino che Bergamo poteva aver utilizzato per strangola
re Renate Troger, il dottor Paolo Coser dellospedale regionale di
Bolzano disse di non aver trovato alcuna traccia di sangue.
Il processo venne aggiornato al 7 marzo. La discussione fina
le, che dur due giorni, ebbe inizio con la requisitoria del Pm e

217
P aolo C ag n an

prosegu poi con lintervento delle parti civili e larringa della


difesa, Rispoli chiese alla corte di condannare Bergamo aller
gastolo, per aver commesso con premeditazione i cinque delitti
dei quali era accusato. Piccoli replic che mentre la responsabi
lit del suo assistito era da considerare pacifica per i delitti Ca
sagrande, Rauch e Zorzi, non altrettanto si poteva dire per gli
omicidi di Annam aria Cipolletti e Renate Troger: Bergamo
aveva sempre sostenuto la propria innocenza, e non c era una
sola prova concreta che facesse pensare il contrario. Quanto ai
tre delitti confessati, laggravante della premeditazione - soste
neva la difesa - non sussisteva. In caso di un parere diverso da
parte dei giudici, tale aggravante avrebbe dovuto essere quanto
meno considerata equivalente alle attenuanti generiche.
Piccoli punt comunque le sue residue speranze sullincapa
cit di intendere e di volere dellimputato, chiedendo alla corte
di riconoscere il vizio di mente, totale o quantomeno parziale.
I giudici della corte dassise di Bolzano si riunirono in came
ra di consiglio la sera dell8 marzo.
Ad oltre nove anni di distanza dallomicidio di Marcella Ca
sagrande, la prima vittima, lora della verit era ormai giunta.

218
Epilogo

IN N O M E D E L P O P O L O IT A L IA N O
L a C o r t e d A s s is e d i B o l z a n o

NEL PROCEDIMENTO PENALE A CARICO DI

MARCO BERGAMO
ALLUDIENZA DIBATTIMENTALE DELL 8 MARZO 1994
DICHIARA
B ergam o M arco

COLPEVOLE DEI REATI A LUI ASCRITTI

ESCLUSA LAGGRAVANTE DELLA PREMEDITAZIONE

IN RELAZIONE AL DELITTO CASAGRANDE

E LO CONDANNA

ALLA PENA DELLERGASTOLO

CON ISOLAMENTO DIURNO PER ANNI TRE.

Ergastolo.
Le ha uccise tutte e cinque.
Questo dicono i giudici.
Otto marzo: il giorno della condanna.
Otto marzo: la giornata della donna.
Uno scherzo del destino.

219
Illustrazioni
Il referto d ellautopsia su una delle vittim e dellassassino di
B olzano. D a notare il num ero delle ferite, che secondo alcuni
periti sintom o di accanim ento sadico.
Il biglietto lasciato da B ergam o sulla tom ba di R enate Rauch.
A lcune lettere sono state evidenziate dai periti per provare
lidentit tra questa scrittura e quella di B ergam o.
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/< k fS ss /? 7 o /3
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. ... 2^v <2


i/<? Ct/s /?o'/?g.o<WA>r

U na pagina del diario di B ergam o, scritta durante un viaggio a Parigi. O ltre


che p er confrontare la scrittura con quella del biglietto a fianco, i diari di
B ergam o servirono anche ad illustrare la sua natura estrem am ente m eticolosa
(notare lelenco delle stazioni del m etr ricopiato in bella calligrafia).
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S V / t P / s ? A ~ / ' 7 7 6
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. / 3 e / - ' / ' i' ? v i a cf e
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7
. A /e s z ' ? , <^- y f y
4*S 7
... /V a /p c / , . . 7 c~ /
si
/ 3 / c?
/^ /^ > C < 9 d cf . f

A ncora una pagina dagli appunti di Bergam o, con parte di un astruso elenco
delle distanze da Parigi alle m aggiori citt m ondiali.
Foto Centrale Alberti, Bolzano
Foto Centrale Alberti, Bolzano

Due immagini del processo:


In alto: la scatola con i coltelli sequestrati a Bergamo dal padre; in basso:
Enzo Conciatore, perito psichiatrico dellaccusa, mostra una foto di Marcella
Casagrande che, a suo dire, dimostrerebbe il carattere sadico dellimputato.
Foto Centrale Alberti, Bolzano

Unaltra immagine del processo: il dott. Barbareschi, autore dellautopsia su


Marcella Casagrande, dimostra con laiuto del dott. Conciatore il modo in cui
Bergamo ha ucciso la studentessa.
Foto Centrale Alberti, Bolzano
Foto Centrale Alberti, Bolzano
Foto Centrale Alberti, Bolzano

Marco Bergamo al processo: in alto, il sorriso beffardo rivolto agli operatori


della televisione; in basso: Bergamo giocherella con la toga del suo avvocato.

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