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Dispensa di Micro/Macroeconomia

Edizione A.A. 2015/2016

A cura di:

Roberta Monasterolo Christian Ciniero Giuseppe Accogli

Rebecca Pastore Mario D. Russo

DOMANDA E OFFERTA

Domanda e offerta sono le parole probabilmente pi usate dagli economisti, esse infatti sono le
forze fondamentali che fanno muovere le economie di mercato. Ma cosa , innanzitutto un mercato?
listituzione attraverso cui gli agenti economici (che possono essere sia singoli individui che
imprese) effettuano scambi di beni e servizi. Volendo invece riferirci al libro un mercato
linsieme dei venditori e dei compratori di un determinato bene o servizio. Nel mercato quindi vi
sono sempre due individui, chi offre e chi acquista (o meglio, domanda) un bene. Analizziamo ora
per i diversi tipi di mercato, partendo da quelli concorrenziali:

MERCATI CONCORRENZIALI

Per spiegarli al meglio ci utile prendere un esempio. Immaginiamo un bene x, ebbene esso
inserito in un mercato concorrenziale quando verr offerto da vari venditori, sparsi per la citt, che
decideranno per se il prezzo del proprio bene x, cos come i compratori decideranno quanto
comprare di tale bene x in valore al prezzo. Sebbene non organizzati, essi in toto formano un
mercato, il prezzo e la quantit venduta non sono determinati dal singolo, ma dallunione di tutti i
venditori ed i compratori. Un mercato concorrenziale per definito da precise caratteristiche,
innanzitutto operano molti compratori e venditori, il venditore non controlla il prezzo poich molti
altri venditori propongono il suo stesso prodotto, analogamente nessun compratore, vista la minima
quantit acquistata pu influenzare minimamente il prezzo.

Il significato economico di concorrenza impersonale, come per esempio pu essere la concorrenza


ad un test per luniversit. Le caratteristiche che definiscono la concorrenza perfetta sono:
1) Vi sia molteplicit di venditori e compratori e che vi sia libert di entrata nel mercato, non vi
devono essere barriere, legali o tecnologiche, per lentrata nel mercato. Cio qualunque
persona interessata a quel mercato, pu accedervi. La barriera legale pu essere una licenza
o il copyright; la barriera di tipo tecnologico pu essere limpossibilit di procurarsi un certo
bene(es.: mercato della bauxite per lalluminio)
2) Lassenza di potere di mercato, abbiamo detto dei numerosi venditori e compratori sul
mercato, ciascuno di essi sa che essi non possono influire sul prezzo, anche se acquistasse
quantit enormi di tale bene non influenzerebbe il prezzo di tale bene, questa incapacit di
influire sul prezzo, si definisce appunto assenza di potere di mercato, la capacit del singolo
agente economico di influire sul prezzo. In questo mercato sia i venditori che i compratori
sono price-taker, il prezzo cio fisso.
3) Omogeneit dei prodotti, quindi pressoch identico per il consumatore, cio tutti i
venditori vendono lo stesso tipo di prodotto
4) Informazione perfetta, cio tutti gli operatori di mercato sono perfettamente informati sulla
qualit e sul prezzo del prodotto. Quando essa viene meno, nel caso per esempio delle
assicurazioni sulla vita, in cui una parte del mercato meno informata, questa si chiama
informazione asimmetrica il mercato non riesce ad allocare risorse in modo efficiente e si
verifica il fallimento di mercato.

La concorrenza perfetta il tipo ideale per studiare i mercati nella realt, e il mercato delle
merci primarie ne un esempio. Un esempio contrario invece quello delle assicurazioni.

LA DOMANDA

QUANTIT DOMANDATA

la quantit di quel bene che i compratori vogliono e possono acquistare ad ogni determinato
prezzo. Elemento fondamentale lanalisi del prezzo, se questo scende infatti la quantit domandata
sale; tale relazione viene definita LEGGE DELLA DOMANDA.
Solitamente si rappresenta su grafico il rapporto tra prezzo e QD: il prezzo misurato dallasse
delle ordinate e la QD da quello delle ascisse. La curva di domanda quindi una retta a pendenza
negativa dove le intersezioni con gli assi vengono definite intercette, verticali ed orizzontali.
Bisogna distinguere tra domanda di mercato e domanda individuale. Infatti, quella di mercato
corrisponde alla somma di tutte le domande individuali di un dato bene o servizio.

GLI SPOSTAMENTI DELLA CURVA

Uno spostamento della curva di domanda provocato da un fattore che influenza la domanda,
diverso per da una variazione del prezzo. I fattori che influenzano la domanda sono:
-Prezzo del bene
-Prezzi degli altri bene (sostituti e complementari)
-Reddito
-Preferenze e mode
-Livello e struttura della popolazione
-Pubblicit
-Aspettative dei consumatori

Se la domanda aumenta, la curva si sposta verso lalto a destra; se la domanda diminuisce, la


curva si sposta verso il basso, a sinistra.
Differente invece un movimento lungo la curva di domanda, e si verifica solo nel caso ci sia una
variazione del prezzo, tale movimento viene definito variazione della quantit domandata.

MOVIMENTI LUNGO LA CURVA DI DOMANDA

Ipotizziamo che il prezzo di un bene x diminuisca e che quindi la QD aumenta. Questo aumento
imputabile a due ragioni:
-Effetto di reddito: A parit di reddito i compratori possono permettersene di pi, vi un aumento
del reddito reale.
-Effetto di sostituzione: I compratori al diminuire del prezzo del bene x scelgono esso al posto di
altri beni.
3

Si dicono BENI SOSTITUTI tutti quei beni che avendo caratteristiche simili si sostituiscono ad altri
beni in casi particolari, come una diminuzione del reddito. Quando la diminuzione del prezzo di un
bene provoca una riduzione della domanda di un altro bene si dice che i due beni sono sostituti. Vi
sono poi i beni complementari, cio i beni che vengono consumati ed acquistati insieme, come
possono essere patatine e ketchup o cereali e latte. Si dicono, invece, BENI INFERIORI, tutti quei
bene la cui domanda diminuisce allaumentare del reddito.

REDDITO

Se il reddito diminuisce la QD cambia, se allaumentare del reddito la QD aumenta si dice che il


bene in questione un bene normale. Se al diminuire del reddito, la QD aumenta esso un bene
inferiore.

OFFERTA

La curva di offerta di un bene la quantit che i venditori vogliono e possono vendere a ogni dato
prezzo. Se il prezzo del latte elevato, i venditori vogliono vendere di pi. Questa relazione la
legge dellofferta:

A parit di altre condizioni, se il prezzo di un bene aumenta, aumenta anche la quantit


offerta, se il prezzo diminuisce, diminuisce anche la quantit offerta. La curva dellofferta ha
pendenza positiva.

Analogamente alla domanda, vale lo stesso per offerta individuale e di mercato.

GLI SPOSTAMENTI DELLA CURVA DI OFFERTA

Risulta semplicissimo capirli attraverso un esempio, se il prezzo del mangime per mucche
diminuisce, diminuir il costo di manutenzione delle mucche, e di conseguenza anche il prezzo di
un loro prodotto, quale il latte. Qualsiasi cambiamento che accresca la QO a ogni dato prezzo
provoca uno spostamento verso destra della curva di offerta. I fattori che influenzano la curva sono:
-Prezzo del bene
-Redditivit di altri beni in produzione e prezzi dei beni in offerta congiunta
-Tecnologia
-Shock naturali
-Costi di produzione
-Aspettative dei produttori
-Numero dei venditori.

LEQUILIBRIO

Definiamo CONDIZIONE DI STABILIT un punto nel quale non ci sono forze che agiscono a
favore di un cambiamento. Domanda e offerta infatti sono forze di mercato: il mercato in
equilibrio quando la quantit che i consumatori desiderano acquistare la stessa che i
venditori desiderano vendere. Questo punto nel grafico definisce la y come prezzo di equilibrio,
mentre la x come quantit di equilibrio, insieme formano il prezzo di equilibrio o mercato. Il
mercato rimane in equilibrio finch qualcosa non provoca uno spostamento delle curve.

ECCEDENZA:
O anche eccesso di offerta, i venditori non riescono a vendere e si trovano scorte sempre maggiori,
ci provoca un abbassamento del prezzo, labbassamento del prezzo unito alla riduzione
progressiva della quantit offerta riporta in equilibrio il mercato.

PENURIA:
O anche eccesso di domanda, quando la quantit domandata di un bene supera la quantit offerta al
prezzo corrente, con troppi compratori i venditori alzano i prezzi, allaumentare di questi la richiesta
diminuisce, questo processo continua fino al nuovo equilibrio.

Questi fenomeni vengono definiti come legge della domanda e dellofferta.

ELASTICIT ()

Lelasticit una misura della reattivit della quantit domandata o della quantit offerta a
variazioni di una delle sue determinanti. Lelasticit, quindi, misura la reattivit di venditori e
compratori alle variazioni delle condizioni di mercato e permette di analizzare la domanda e
lofferta con maggiore precisione. Usiamo lelasticit per valutare diversi tipi di reattivit.

ELASTICIT DELLA DOMANDA AL PREZZO ( ), misura la variazione della quantit


domandata rispetto al variare del prezzo.

METODI PER CALCOLARE L

1. COME RAPPORTO TRA % e %


Il metodo pi utilizzato per calcolare lelasticit della domanda al prezzo la seguente formula:

%
=
%
Dove:

, lelasticit della domanda al prezzo


% la variazione percentuale della quantit domandata
% la variazione percentuale del prezzo
importante utilizzare il valore assoluto perch le variazioni percentuali della quantit domandata
hanno sempre segno opposto a quelle del prezzo e quindi il rapporto avrebbe sempre segno
negativo.

COME SI CALCOLANO LE VARIAZIONI PERCENTUALI?

Calcoliamo le variazioni percentuali con la seguente formula:


12 3
%/ = 100%
3

Dove:

1 il valore finale di prezzo/ quantit


3 il valore iniziale di prezzo/ quantit

2. METODO DEL PUNTO MEDIO, pi preciso ed utilizza le formule seguenti per trovare
le coordinate del punto medio della curva di domanda:
<= > <? A= >A?
A= (7 ; : ) ; = B= (: ; : ) ; =
@ @

Le DETERMINANTI dell sono:

1. DISPONIBILIT DI BENI SOSTITUTI: I beni che hanno stretti sostituti tendono ad


avere una domanda pi elastica, perch per i consumatori facile sostituirli con altri beni
che soddisfano lo stesso bisogno. Ex. Burro e margarina sono beni sostituti. Se il prezzo del
burro diminuisce sensibilmente e quello della margarina rimane invariato, la quantit di
burro diminuisce modestamente. La domanda di burro elastica.
2. BENI NECESSARI E BENI DI LUSSO: I beni necessari tendono ad avere una domanda
anelastica, quelli di lusso una domanda elastica. Tuttavia, ci non significa che, per quanto
riguarda i beni necessari, i consumatori continuino a domandare una quantit stabile del
bene per sempre: questi modificano il loro comportamento di consumo, ma in maniera pi
lenta. Ex. confrontiamo la domanda di insulina e quella di barche a vela. Se raddoppia il
prezzo dellinsulina, essendo questo un farmaco salvavita, la quantit domandata non
diminuisce in misura marcata. Se raddoppiasse, invece, il prezzo delle barche a vela, la
quantit domandata diminuirebbe in misura drastica, perch un bene di lusso non
necessario.
3. DEFINIZIONE DEL MERCATO: Lelasticit della domanda in qualunque mercato
dipenda da come sono tracciati i confini del mercato stesso: un mercato delimitato in
maniera molto precisa tende ad avere una domanda pi elastica di uno i cui confini
affondano nel vago, poich pi facile trovare sostituti per beni specifici. Ex. Il mercato del
cibo ha una domanda anelastica perch non possibile trovare sostituti. Il mercato del gelato
invece ha una domanda pi elastica perch possiamo trovare dei dessert sostitutivi. Il
mercato del gelato alla vaniglia ha una domanda ancora pi elastica perch non solo posso
trovare dei dessert sostitutivi, ma addirittura dei gusti di gelato che possono sostituire
perfettamente la vaniglia.
4. ORIZZONTE TEMPORALE: La domanda di un bene tende ad essere pi elastica nel
lungo periodo che nel breve, perch il consumatore deve trovare soluzioni alternative per
sopperire alla mancanza del suddetto bene il cui prezzo aumentato. Ex. Se il prezzo del
petrolio aumenta, nel primi 6 mesi non ci saranno riduzioni significanti della quantit
domandata. Dopo 2 anni invece, il consumatore potrebbe essersi trasferito vicino al luogo di
lavoro, potrebbe aver deciso di acquistare unauto ibrida e quindi la quantit di petrolio da
lui domandata diminuirebbe in modo drastico.
5. PORZIONE DEL REDDITO DESTINATA AL BENE: Quanto maggiore la quota di
reddito destinata allacquisto di un bene, tanto maggiore tende ad essere lelasticit della
domanda al prezzo. Ex. Una famiglia con reddito medio-alto decide di programmare una
vacanza alle Maldive. Il prezzo della vacanza aumenta del 25% a causa di una serie di fattori
e la famiglia obbligata a cambiare meta, propendendo per una localit meno costosa.
Supponiamo che aumenti invece del 25% il prezzo del sale da cucina. La famiglia
precedentemente presa in considerazione, continua comunque ad acquistare la stessa
quantit di sale che comprava prima dellaumento del prezzo. Il sale da cucina ha un prezzo
decisamente pi basso della vacanza alle Maldive, che incide pochissimo sul reddito
familiare, quindi la sua domanda decisamente meno elastica di quella della vacanza.

Il valore dellelasticit pu essere compreso tra 0 ed .

DOMANDA ANELASTICA DOMANDA ELASTICA LA DOMANDA HA


(la quantit domandata reagisce (la quantit domandata reagisce ELASTICIT UNITARIA
modestamente alla variazione di notevolmente alla variazione di
prezzo) prezzo)
Valore dellelasticit compreso Valore dellelasticit maggiore di Valore dellelasticit uguale ad
tra 0 e 1 1 1
La variazione della quantit La variazione della quantit pi La quantit domandata varia
meno che proporzionale alla che proporzionale alla variazione nella medesima porzione del
variazione del prezzo del prezzo prezzo
Data una generica curva di Data una generica curva di Data una generica curva di
domanda, il tratto dallintercetta domanda, il tratto dal punto domanda, l uguale ad 1 in
orizzontale al punto medio viene medio allintercetta verticale corrispondenza del punto
definito INELASTICO viene definito ELASTICO medio.
Ex. Ex.
1. Domanda di carne la 1. Domanda di carne tra 10
prossima settimana anni
2. Domanda di frutta 2. Domanda di mandarini
3. Domanda di insulina 3. Domanda di vitamine

Esistono curve PERFETTAMENTE ELASTICHE E ANELASTICHE, ma sono casi limite.

Una curva PERFETTAMENTE ANELASTICA si presenta come una retta verticale. Lelasticit
della domanda al prezzo pari a 0. il caso della domanda di un farmaco salvavita, nel breve
periodo.
Una curva PERFETTAMENTE ELASTICA si presenta come una retta orizzontale. Lelasticit
della domanda al prezzo pari a . il caso di un mercato perfettamente concorrenziale.

Curva perfettamente Curva perfettamente ELASTICA


ANELASTICA
3,5
18
3
16
14 2,5
12 2
10
1,5
8
6 1
4
0,5
2
0 0
0 1 2 3 4 0 5 10 15 20

Intendiamo il RICAVO e la SPESA TOTALE come il prodotto tra la QUANTIT e il PREZZO.

P2 A
a
B
P1
b c
Q2 Q1

Spesa totale di P1 = P1 Q1= somma aree rettangoli A+B

Spesa totale P2 = P2 Q2= somma aree rettangoli A+C

Se il prezzo aumenta si perde larea del rettangolo B, ma si aggiunge larea del rettangolo C. Per
calcolare le aree usiamo lelasticit:

Se siamo nel tratto elastico dove , >1, la variazione percentuale della quantit domandata (
%) pi che proporzionale rispetto alla variazione percentuale del prezzo (%).
Dunque se il prezzo aumenta di una certa percentuale, la quantit diminuir di una
percentuale maggiore, quindi la spesa totale diminuir. Diremo che la variazione della
quantit domina sulla variazione del prezzo.
Se siamo nel tratto anelastico dove , <1, se il prezzo aumenta di una data percentuale, la
quantit diminuisce di una percentuale inferiore e quindi la spesa totale aumenta.
Se siamo in corrispondenza del punto medio della curva di domanda sappiamo che , =0,
quindi se il prezzo aumenta di una certa percentuale, allora la quantit diminuisce della
stessa percentuale. La spesa totale resta invariata perch Q e P si compensano perfettamente

ELASTICIT DELLA DOMANDA RISPETTO AL REDDITO ( )

Definiamo lelasticit della domanda rispetto al reddito come la variazione percentuale della
quantit domandata, rispetto alla variazione percentuale del reddito che lha provocata. Dal punto di
vista grafico parliamo di movimenti della curva nel piano, e non lungo la curva.

CALCOLARE L COME RAPPORTO TRA % e %


Il metodo pi utilizzato per calcolare lelasticit della domanda al prezzo la seguente formula:

%
=
%

Dove lelasticit della domanda al prezzo, % la variazione percentuale della quantit


domandata e % la variazione percentuale del reddito.
9

Nel caso dellelasticit della domanda al reddito molto importante il segno del quoziente
soprascritto:

BENI NORMALI, (la cui domanda aumenta allaumentare del reddito) Se il reddito
aumenta la quantit aumenta, o viceversa. Il numeratore e denominatore hanno uguale
segno e quindi in termini di variazioni percentuali complessivamente l positiva.
BENI INFERIORI, (la cui domanda diminuisce allaumentare del reddito) Se il reddito
diminuisce la quantit aumenta, o viceversa. Il numeratore e il denominatore hanno segno
diverso e quindi in termini di variazioni percentuali complessivamente l negativo.

ELASTICIT INCROCIATA DELLA DOMANDA RISPETTO AL PREZZO ( )

Misura quanto varia la quantit domandata di un bene rispetto alla variazione del prezzo di
un altro.

CALCOLARE L COME RAPPORTO TRA % e %


Il metodo pi utilizzato per calcolare lelasticit della domanda al prezzo la seguente formula:

%
=
%

Dove lelasticit della domanda incrociata al prezzo, % la variazione percentuale della


quantit domandata e % la variazione percentuale del reddito.

Anche in questo caso, piuttosto importante il segno del rapporto soprascritto:


BENI SOSTITUTI, (se Px aumenta, allora Qx diminuisce e Qy aumenta, o viceversa) Se il
prezzo di un bene sostituto aumenta, la quantit dellaltro bene aumenta; se il prezzo di un
bene sostituto diminuisce, la quantit dellaltro bene diminuisce. Lelasticit ha sempre un
valore positivo, perch i valori sono entrambi positivi o negativi.
BENI COMPLEMENTARI, (se Px aumenta, allora Qx diminuisce e Qy diminuisce, o
viceversa) Variazione di prezzo e quantit hanno segno opposto, quindi lelasticit sar un
valore negativo. Se lelasticit zero, siamo davanti a due beni NON CORRELATI, nel
consumo in base alle preferenze del consumatore in questione.
ELASTICIT DELLOFFERTA ( )

Definiamo lelasticit dellofferta, come la variazione percentuale della quantit offerta, rispetto alla
variazione percentuale del prezzo.

CALCOLARE L COME RAPPORTO TRA % e %

%
=
%

Dove lelasticit della domanda al prezzo, % la variazione percentuale della quantit


domandata e % la variazione percentuale del prezzo.

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LE DETERMINANTI DELL SONO:

1. VELOCIT CON CUI LIMPRENDITORE PUO INCREMENTARE LA


QUANTIT OFFERTA
2. AUMENTO DEL PREZZO SUL MERCATO DEGLI IMPUT PRODUTTIVI, se il
mercato degli stuzzicadenti aumentasse, servirebbe pi legno. Ora consideriamo il mercato
del parquet per rivestire il pavimento di abitazioni familiari e supponiamo che la domanda di
ville aumenti. Accade che aumenta anche la domanda di parquet e la quantit di legname
che mi occorre molto pi elevata di quella derivante dallaumento del mercato degli
stuzzicadenti. Quindi lofferta di parquet anelastica, mentre quella di stuzzicadenti
elastica.
3. MOBILIT DEI FATTORI DI PRODUZIONE, prendiamo in considerazione un
coltivatore di miglio ed immaginiamo che sul mercato il prezzo della soia aumenti molto. Il
contadino per guadagnare di pi pu smettere di coltivare miglio per far crescere soia, dato
che il fattore terra elastico.
4. FACILIT DI IMMAGAZZINAMENTO E ACCUMULAZIONE DELLE SCORTE,
Nei settori in cui laccumulazione pi agevole e poco costosa, lelasticit dellofferta
maggiore. Prendiamo il caso della frutta fresca e quello della frutta secca: conservare la
prima ben pi costoso di conservare la seconda, quindi lofferta della frutta secca sar
molto pi elastica della frutta fresca.
5. DIMENSIONE DELLIMPRESA E DEL SETTORE, le imprese pi piccole hanno
unofferta molto pi elastica di grandi imprese. Lo stesso avviene se parliamo di settori.
6. ORIZZONTE TEMPORALE, lofferta, come la domanda pi elastica nel lungo
piuttosto che nel breve periodo.

Come nel caso della domanda, anche lofferta varia lungo la curva: in corrispondenza di bassi
valore di produzione, la curva di offerta pi elastica. Quando aumenta il quantitativo di output
offerto allora diminuisce lelasticit. Se produco di pi diventa pi costoso produrre una quantit
aggiuntiva del bene.

Ugualmente per la domanda, anche nellelasticit dellofferta abbiamo curve ANELASTICHE e


ELASTICHE (vedi elasticit della domanda).

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CONSUMATORI, PRODUTTORI ED EFFICIENZA DEI MERCATI

Innanzitutto occorre introdurre il tema delleconomia del benessere e definire il concetto stesso di
benessere economico. Il termine benessere utilizzato molto spesso dagli economisti. Per tale
motivo ne hanno dato una definizione esatta scindendolo in due componenti:
- Benessere soggettivo: si riferisce al modo in cui i singoli individui valutano la propria
felicit;
- Benessere oggettivo: si riferisce alla misura della qualit della vita;
In definitiva il benessere economico la felicit o la soddisfazione, come riferite dai singoli
individui.
Leconomia del benessereutilizza alcune tecniche microeconomiche per stimare lefficienza
allocativa: una misura dellutilit derivante dallallocazione delle risorse. Sapendo che i compratori
attribuiscono un valore al consumo, si ha efficienza allocativa quando il valore del prodotto delle
imprese (il beneficio dei venditori) corrisponde al valore attribuitogli dai consumatori (il beneficio
dei compratori).

Per misurare il benessere dei partecipanti al mercato occorre introdurre il concetto di surplus:
- Surplus del consumatore (SC): misura il benessere che il consumatore trae dal mercato;
- Surplus del produttore (SP): misura il benessere dal punto di vista dei compratori.

Il surplus del consumatore

Il surplus del consumatore strettamente correlato con la curva di domanda. La curva di domanda
riflette la disponibilit a pagare dei compratori, quindi pu essere utilizzata per misurare il surplus
del consumatore. Immaginiamo una curva di mercato in cui vi siano quattro consumatori (Monica,
Ivano, Filippo ed Elena): per un determinato bene Monica disposta a pagare 100, Ivano 80,
Filippo 70 ed Elena 50. I prezzi appena indicati sono i prezzi massimi che ciascuno dei consumatori
disposto a pagare. Il prezzo massimo di ciascun potenziale acquirente la sua disponibilit a
pagare, ovvero il valore che egli attribuisce al bene. La disponibilit a pagare una misura
monetaria indiretta dei benefici (o utilit o benessere) che il compratore ottiene partecipando allo
scambio.

Dunque:
- se P > 100 Q = 0
- se 81 < P < 100 Q = 1
- se 71 < P < 80 Q = 2
- se 51 < P < 70 Q = 3
- se P < 50 Q = 4

La larghezza di ogni gradino indica lunit. Ogni gradino indica un consumatore. Ipotizziamo che il
prezzo di mercato sia 81. Se il prezzo di mercato 81, la quantit domandata 1 ed acquister solo
Monica, in quanto lei lunica disposta a pagare una tale cifra per lacquisto di una unit del bene
considerato. Gli altri consumatori, avendo una disponibilit a pagare minore rispetto al prezzo di
mercato, sono usciti dal mercato stesso. Monica era disposta a pagare 100, ma acquista il bene a 81;
si dice quindi che Monica ha un surplus del consumatore pari a 19 (SC = 100 81 = 19). Il surplus
del consumatore la differenza tra il prezzo che un consumatore disposto a pagare per lacquisto
di un bene e il prezzo che paga effettivamente; dunque il SC misura il beneficio netto che il
consumatore ricava dal mercato.
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Se invece il prezzo di mercato fosse pari a 80, la quantit domandata sarebbe pari a 2;
consequenzialmente acquisteranno sia Monica sia Ivano. Ora calcoliamo il surplus del consumatore
per Monica e per Ivano:
- SC (Monica) = 100 80 = 20
- SC (Ivano) = 80 80 = 0
Il surplus totale dei due consumatori dato dalla somma dei singoli surplus di ciascun acquirente;
SC (Monica) + SC (Ivano) = 20 + 0 = 20.

Per ogni data quantit, il prezzo definito dalla curva di domanda uguale alla disponibilit a pagare
del compratore marginale, cio del compratore che per primo abbandonerebbe il mercato se il
prezzo fosse marginalmente pi elevato; nel nostro caso, se il prezzo di mercato dovesse aumentare
da 80 ad 81, Ivano non sarebbe pi disposto ad acquistare il bene ed uscirebbe dal mercato, anche
se la differenza tra un prezzo e laltro pari a 1. Occorre constatare che se il prezzo diminuisce
ulteriormente e si abbassa, ad esempio, a 70 (con lentrata nel mercato anche di Filippo, oltre a
Monica e Ivano), il surplus del consumatore aumenta:
- SC (Monica) = 100 70 = 30
- SC (Ivano) = 80 70 = 10
- SC (Filippo) = 70 70 = 0

Dunque, al diminuire del prezzo, il surplus del consumatore aumenta.

Nel grafico il surplus del consumatore misurato dallarea compresa tra la curva di domanda, il
prezzo di mercato e lasse delle ordinate.

- Se P(1) SC = ABC
- Se P(2) SC = ADF

Il surplus il risultato di due fenomeni diversi:


nel rettangolo BCDE abbiamo il SC aggiuntivo
dei vecchi consumatori, ossia di quei
consumatori che gi acquistavano il bene
prima dellabbassamento del prezzo; il
triangolo CEF indica il SC per i nuovi
compratori, ossia quei compratori che hanno
iniziato ad acquistare il bene dopo
labbassamento del prezzo. Il numero dei
consumatori aumenta man mano che il prezzo
diminuisce; quindi il surplus del consumatore
aumenta con labbassarsi del prezzo.
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IL SURPLUS DEL PRODUTTORE

Il surplus del produttore (SP) il beneficio che il produttore trae dal partecipare al mercato. Il
surplus del produttore strettamente correlato con la curva di offerta. Infatti la curva di offerta
indica le diverse quantit che il venditore vuole e pu offrire sul mercato ai diversi prezzi. Ogni
produttore che si muove nel mercato disposto a vendere un bene o un servizio solo se il compenso
che riceve superiore al costo che sostiene per produrlo od eseguirlo. Il termine costo deve essere
interpretato come il costo-opportunit per il produttore: deve dunque includere sia i costi diretti sia
il valore che il produttore attribuisce al proprio tempo. La disponibilit a vendere corrisponde al
prezzo pi basso che ciascun produttore disposto ad accettare per il proprio lavoro o per offrire sul
mercato una certa unit di bene, ed quindi una misura della rispettiva disponibilit a vendere il
proprio servizio. La curva di offerta, al contrario della curva di domanda, crescente; dunque il
costo-opportunit dellultima unit prodotta (c.d. unit marginale) aumenta al crescere dellofferta;
la disponibilit a vendere diminuisce al crescere della quantit offerta. Come il surplus del
consumatore per il consumatore, cos il surplus del produttore misura il beneficio netto che il
venditore ricava dal partecipare al mercato.
Il SP pari alla differenza tra la somma totale
incassata dal venditore ed il costo di produzione. Il
surplus del produttore aumenta allaumentare del
prezzo perch la curva dofferta ha pendenza
positiva.

Nel grafico, il surplus del produttore (SP) misurato


dallarea compresa tra il prezzo di mercato, la curva
di offerta e lasse delle ordinate.

Al variare del prezzo varia anche il surplus dei


produttori.
- Se P(1) SP = ABC
- Se P(2) SP = AZF

Il surplus il risultato di due fenomeni diversi: nel rettangolo BCZE abbiamo il SP aggiuntivo per i
vecchi produttori, ossia di quei produttori che gi vendevano il bene o eseguivano il servizio
prima dellaumento del prezzo; il triangolo CEF indica il SP per i nuovi produttori, ossia quei
produttori che hanno iniziato a vendere il bene dopo laumento del prezzo. Il numero dei produttori
aumenta man mano che il prezzo aumenta; quindi il surplus del produttore aumenta con laumentare
del prezzo.
Il surplus totale (ST) dato dalla somma del surplus dei consumatori e del surplus dei produttori.
Dunque, quando il mercato raggiunge la situazione ottimale
o efficiente? Quando le risorse sono allocate in modo da
massimizzare il surplus totale (ST). Il surplus totale
massimo quando il mercato si trova in una situazione di
equilibrio.

SC = valore per i compratori prezzo pagato


SP = prezzo pagato costo per i produttori
ST = valore per i compratori costo per i produttori
In corrispondenza dellequilibrio concorrenziale, il ST
(area ACE*) massimo:
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acquistano il bene i consumatori che lo valutano di pi (= disponibilit a pagare pi alta)


vendono i produttori capaci di offrire il bene al costo pi basso
AE* sono i consumatori che comprano il bene, mentre E*D sono i consumatori che non comprano
il bene; dunque compreranno il bene tutti quei consumatori che avranno una disponibilit a pagare
pi elevata. Altres il mercato premia i produttori con costi di produzione pi bassi (CE*) e
danneggia i produttori con costi di produzione pi elevati (E*O).
Occorre altres precisare che:
- Se si scambiasse una quantit minore di quella di equilibrio, rimarrebbero non sfruttate delle
opportunit di scambio mutuamente vantaggioso;
- Se si scambiasse una quantit maggiore di quella di equilibrio, si realizzerebbero scambi che
riducono il benessere sociale.
Uno scambio mutuamente vantaggioso per entrambe le parti (e quindi tale da accrescere il ST) se
la disponibilit a pagare maggiore della disponibilit a vendere. Viceversa se la disponibilit a
pagare minore della disponibilit a vendere non avverr alcuno scambio.
Ma perch in presenza di equilibrio di mercato il surplus totale massimo? Dire che il ST
massimo vuol dire che avvengono scambi vantaggiosi e non vi spreco di risorse (dal punto di vista
del consumatore spendere denaro per un bene che non offre valore pu essere uno spreco; allo
stesso modo per un produttore spendere denaro nella produzione di un bene che i consumatori non
desiderano acquistare, oppure in una combinazione di fattori che, organizzati in maniera diversa,
permetterebbero di ridurre i costi, rappresenta uno spreco).

Scambiare solo fino a Q non massimizza il benessere sociale. Infatti, se aumentiamo lo scambio di
una unit (da Q a Q+1), la disponibilit a pagare rimane maggiore della disponibilit a vendere. Si
trattaquindi di uno scambio mutuamente vantaggioso che incrementa il benessere sociale. Lo
stessoragionamento pu essere ripetuto aumentando lo scambio, sempre di una unit alla volta, fino
a Q*. PerQ* la disponibilit a comprare eguaglia quella a vendere: ulteriori scambi non sarebbero
pi vantaggiosi.

Scambiare oltre Q* non massimizza il benessere sociale. Infatti, se partiamo da Q e riduciamo lo


scambio di una unit (da Q a Q 1), la disponibilit a pagare rimane minore della disponibilit a
vendere. Si tratta quindi di uno scambio che non pu realizzarsi perch ridurrebbe il benessere
sociale. Lo stesso vale se diminuiamo lo scambio, sempre di una unitalla volta, fino a Q*. Dato che
abbiamo dimostrato che scambiare meno di Q* efficiente, concludiamo che il benesseresociale
massimo per Q*.

Per quantit inferiori a quelle di equilibrio, il valore per il consumatore supera il costo del
produttore; per quantit superiori, il costo per il produttore supera il valore per il consumatore. Ne
consegue che lequilibrio del mercato massimizza la somma del surplus del consumatore e del
produttore.

In corrispondenza dellequilibrio di questo mercato, ST massimo ma SP > SC. Il libero mercato


garantisce lefficienza, ma non lequit.

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IL SISTEMA TRIBUTARIO ED IL COSTO DELLA TASSAZIONE

Un sistema fiscale pi efficiente di un altro se riesce a garantire lo stesso livello di entrate a un


costo inferiore per il contribuente e per il governo. I costi che il contribuente deve assumersi per la
tassazione sono 2: lesborso generato dalle imposte stesse e lonere amministrativo.
Per quanto riguarda il primo costo, il trasferimento di denaro dal contribuente al fisco una
caratteristica necessaria e inevitabile di qualsiasi sistema fiscale. Ma le imposte comportano anche
altre conseguenze come la PERDITA SECCA, cio la riduzione del surplus totale che si
produce in un mercato a seguito dellintroduzione di un imposta. La perdita secca costituisce
uninefficienza, in quanto gli individui sono spinti ad allocare le risorse in risposta a un
incentivo fiscale invece che ai reali costi dei benefici dei beni e dei servizi scambiati nel
mercato.
Lintroduzione di una tassa su un bene penalizza sia i compratori che i venditori, perch accresce il
prezzo pagato dai primi e riduce quello incassato dai secondi. Entrambi in ogni caso sopportano
lintroduzione dellimposta. Questultima poi crea un divario tra il prezzo pagato dai compratori e
quello incassato dai venditori, che fa si che le dimensioni del mercato si riducano.

EFFETTI DELLA TASSAZIONE SUI PARTECIPANTI AL MERCATO


Qual leffetto dellimposta sullo Stato? Chiamiamo T lammontare dellimposta e Q la
quantit venduta del bene, le entrate fiscali saranno pari a T x Q. Queste possono essere
utilizzate per fornire servizi ai cittadini o per aiutare le categorie pi deboli con sussidi: i cittadini
pagano delle tasse che entrano nelle casse dello Stato, ma questultimo le impiega per migliorare il
benessere del primo.

Gli EFFETTI DELLIMPOSTA sono due:

1. La tassazione danneggia compratori e venditori a vantaggio dello Stato, poich provoca una
diminuzione del surplus del consumatore e di quello del produttore. Le entrate fiscali per
da 0 aumentano.
2. Le perdite subite dai compratori e dai venditori a causa dellintroduzione di una tassa sono
maggiori del beneficio che lo Stato ne ricava, poich il benessere totale diminuisce.

Tutto ci giustificato dal fatto che gli individui rispondono a degli incentivi: il mercato
normalmente alloca le risorse in maniera efficiente, ovvero che lequilibrio tra la domanda e
lofferta massimizza il surplus totale di cui godono i compratori ed i venditori che partecipano al
mercato. Un imposta che fa aumentare il prezzo pagato dai compratori e diminuire quello
incassato dai venditori d ai compratori lincentivo ad acquistare meno e ai venditori un
incentivo a produrre meno di quanto farebbero in alternativa.

DETERMINANTI DELLA PERDITA SECCA

Lentit della perdita secca determinata DALLELASTICIT DELLA DOMANDA E


DELLOFFERTA AL PREZZO. La perdita secca, in particolare, maggiore in corrispondenza
della curva di offerta pi elastica. Quindi diremo che: QUANTO MAGGIORI SONO I VALORI
DELLA ELASTICIT AL PREZZO DI DOMANDA E OFFERTA, TANTO MAGGIORE
LA PERDITA SECCA ASSOCIATA ALLIMPOSIZIOINE FISCALE.

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ONERE AMMINISTRATIVO
Si tratta del secondo costo della tassazione, ed uninefficienza che purtroppo affligge ogni sistema
fiscale, non si tratta solo del tempo passato a compilare scartoffie ma anche del tempo perso nel
conservare, classificare e archiviare i documenti necessari per la dichiarazione dei redditi, oltre che
le normali risorse spese.

STRUTTURA DEL SISTEMA TRIBUTARIO


Per Adam Smith un buon sistema tributario doveva rispondere a 4 principi
Equit, cio ricchi pagano pi dei poveri
Certezza, cio no evasione fiscale, no tasse che spuntano dal nulla
Comodit, pagare le tasse deve essere agevole
Convenienza, il costo del raccogliere ed amministrare le imposte deve essere inferiore
allammontare delle entrate fiscali

Aliquote marginali e aliquote medie


Laliquota media il rapporto tra il totale delle imposte pagate e il debito individuale totale, e pu
essere espressa con:

Aliquota media=debito di imposta/reddito imponibile

Dove il debito di imposta lammontare dovuto alle autorit fiscali, ovvero il totale dellimposta.
Laliquota marginale limporto aggiunti di imposte da pagare sullunit addizionale di reddito e
pu essere espressa dalla formula:

Aliquota marginale= variazione del debito di imposta/variazione del reddito imponibile

Se si vuole valutare il carico fiscale ci avvaliamo dellaliquota media, mentre se si vogliono


valutare le distorsioni degli incentivi prodotte dal sistema fiscale.

Le imposte in somma fissa


Un imposta in somma fissa la somma che ci troviamo a pagare indipendentemente dalle azioni
che intraprendiamo o dal comportamento che teniamo. Un imposta in somma fissa la forma di
tassazione pi efficiente, ma chiaramente applicando lo stesso metro a ricchi e poveri crea dei
problemi e ci ci impedisce di applicarla in ogni occasione.

IMPOSTE ED EQUIT
Il principio fondamentale della tassazione chiamato principio delle prestazioni e
controprestazioni, dice che un individuo dovrebbe pagare le imposte in misura pari ai vantaggi che
traggono dai beni o dai servizi forniti dallo Stato.
Il secondo principio per valutare lequit di un sistema il principio della capacit contributiva,
secondo il quale gli individui dovrebbero pagare le imposte in funzione della propria capacit di
sopportarne il carico.
Vale la pena definire anche il principio di equit verticale, i cittadini con una capacit contributiva
superiore dovrebbero pagare pi tasse; ed il principio di equit orizzontale, tutti i cittadini dotati
della medesima capacit contributiva dovrebbero pagare tasse nella stessa misura.

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Per concludere analizziamo i tre tipi di imposta:


Imposta proporzionale o ad aliquota fissa, tutti i contribuenti pagano la stessa quota
Imposta regressiva, i ricchi pur versando un importo superiore in valore assoluto pagano una
quota proporzionalmente inferiore del proprio reddito
Imposta progressiva, i ricchi pagano tasse per un importo superiore in valore assoluto e per
una quota proporzionalmente maggiore del proprio reddito.

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COMMERCIO INTERNAZIONALE
Parlando di scambi dobbiamo introdurre la FRONTIERE DELLE POSSIBILIT DI
PRODUZIONE e cio un grafico nel quale si mostrano le possibili combinazioni di beni capitali e
beni di consumo, quindi un grafico che ne rappresenti lallocazione delle risorse.

Tutti i punti della frontiera (A), o allinterno di essa (B), sono raggiungibili dal sistema economico
con i mezzi che sono a disposizione. I punti al di fuori (C) invece non sono raggiungibili dal sistema
economico viste le risorse a disposizione. Le INTERCETTE rappresentano le 2 possibilit estreme.
Una combinazione di produzione detta efficiente se il sistema sfrutta completamente le risorse
disponibili (che sono rappresentati graficamente come i punti sulla FPP). La FPP quindi mostra il
COSTO OPPORTUNIT di un bene x misurato in termini di un altro bene y. Il costo opportunit
il costo espresso nei termini della migliore alternativa possibile a cui si deve rinunciare per ottenere
qualcosa. Come principio generale definiamo il costo opportunit come il rapporto tra la quantit
sacrificata di un bene x e la quantit cos ottenuta di un altro bene y.

Possiamo quindi sintetizzare in 2 passaggi il procedimento per calcolare il C-O di 1 unit aggiuntiva
di beni di consumo :

1. Scrivo la quantit dei beni di consumo in relazione ai beni capitali.


2. Divido entrambe le quantit ottenute per il numero di beni di consumo.

SPOSTAMENTI DELLA FRONTIERA DELLA POSSIBILIT DI PRODUZIONE

Il trade-off tra la produzione di beni diversi in un determinato periodo di tempo non detto che sia
fisso, ma le cose possono cambiare nel tempo. In particolare la FPP si pu spostare in 4 diversi
modi:

1. La FPP si spostata verso destra: possibile produrre una maggiore quantit di entrambi i
beni presi in considerazione. Il costo-opportunit rimane invariato, perch la FPP si
spostata verso destra parallelamente alla curva originaria.
2. La FPP si spostata verso destra in modo non parallelo alla curva dorigine: laumento
della produttivit maggiore per uno dei due beni. Il costo-opportunit non invariato.

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3. La FPP si spostata verso sinistra ( la situazione opposta al punto 1) : la produttivit


diminuisce per entrambi i beni presi in considerazione. Il costo-opportunit rimane
invariato, perch la FPP si spostata verso sinistra parallelamente alla curva originaria.
4. La FPP si spostata verso sinistra in modo non parallelo alla curva dorigine ( la
situazione opposta al punto 2): la produttivit diminuisce maggiormente nella produzione
di uno dei due beni. Il costo opportunit non invariato.

LO SCAMBIO

Ogni societ formata da persone che hanno dei bisogni di consumo che possono essere soddisfatti
in 2 modi:
1. LAUTARCHIA, provvedo da solo a produrre ci di cui ho bisogno, ma consumo solo ci
che produco.

2. IMPORTAZIONE (beni prodotti allestero e venduti nel nostro paese) ED


ESPORTAZIONE ( beni prodotti internamente e venduti allestero) di prodotti che non
sono in grado di produrre, o che altri producono meglio, ovvero scambiare dei beni,
iniziando a dipendere da altri individui, imprese o nazioni. Quindi consumo ci che ho
ottenuto in scambio.

Nella maggior parte di casi gli agenti economici propendono per la seconda alternativa, perch
possono ottenere molti pi vantaggi, ed anche uno dei 10 principi cardine delleconomia afferma
che lo scambio pu essere vantaggioso per tutti.

Quali sono i vantaggi dello scambio ?


1. Lo scambio permette ai produttori di specializzarsi in ci che sanno fare meglio.

2. I produttori che si specializzano, scambiando con gli altri agenti, riescono a consumare di
pi e dunque migliorano il proprio benessere.

La specializzazione in particolare dipende dalle DIFFERENZE NEI COSTI DI PRODUZIONE,


che possiamo calcolare analizzando alternativamente:

1. IL COSTO DI PRODUZIONE , cio la quantit di input necessaria per produrre


ununit di output. In questo caso dobbiamo introdurre il concetto di VANTAGGIO
ASSOLUTO che la capacit di produrre un bene usando una minore quantit di fattori di
produzione rispetto ad un altro produttore.

2. IL COSTO OPPORTUNIT di un bene. In questo caso dobbiamo introdurre un concetto


che prende il nome di VANTAGGIO COMPARATO, definibile come la capacit di
produrre un bene a un costo-opportunit inferiore rispetto a un altro produttore.

Quanto maggiore il vantaggio di un Paese nella produzione del bene x, tanto pi il costo
opportunit della produzione del bene y. Quando ogni individuo si specializza nella
produzione di un vantaggio comparato, la produzione totale delleconomia cresce.
Dobbiamo precisare che possibile che un solo individuo goda di un vantaggio assoluto
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nella produzione di entrambi i beni, ma non possibile che un individuo abbia un vantaggio
comparato in entrambi: infatti il costo-opportunit di un bene il reciproco di quello
dellaltro e, quindi, se uno basso in termini relativi, laltro non potr che essere altro,
sempre in termini relativi.

Per rapportarsi con il mercato globale, un paese deve stabilire se per lui conveniente essere
esportatore o importatore di un determinato bene.

Se il prezzo interno di un bene x basso, allora produrlo avr un costo contenuto e si potr
ipotizzare che il paese produttore avr un vantaggio comparato nella sua produzione, rispetto al
resto del mondo. Il paese guadagna esportando quel determinato bene.

Se invece, il prezzo interno di un bene x alto, allora molto costoso produrlo e ipotizziamo che gli
altri paesi abbiano un vantaggio comparato nella produzione di quel bene. Il paese guadagna
importando il bene x, scambiandolo con un bene y prodotto internamente.

Quindi diremo che: SE P.I < P.M SI ESPORTA

SE P.I > P.M SI IMPORTA

Dove P.I = prezzo interno P.M = prezzo mondiale

EFFETTI DELLESPORTAZIONE

Aumenta il PREZZO INTERNO poich si allinea a quello mondiale dal momento che
nessun venditore accetterebbe un prezzo minore di quello mondiale e nessun compratore
sarebbe disposto a pagare uno maggiore.
Si riduce il SURPLUS DEL CONSUMATORE.
Aumenta il SURPLUS DEL PRODUTTORE, il commercio internazionale incrementa e
ridistribuisce il benessere sociale a vantaggio dei produttori.

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EFFETTI DELLIMPORTAZIONE

Diminuisce il PREZZO INTERNO poich si allinea a quello mondiale


Aumenta il SURPLUS DEL CONSUMATORE.
Diminuisce il SURPLUS DEL PRODUTTORE, il commercio internazionale migliora le
condizioni vedono migliorare le proprie condizioni a discapito dei produttori

LE RESTRIZIONI DEL COMMERCIO INTERNAZIONALE

Il DAZIO unimposta sui beni importati (quindi rilevante solo per i paesi che importano).
Esso spinge al rialzo il prezzo di un prodotto importato, rispetto al prezzo mondiale: i produttori
interni possono ora vendere il proprio bene ad un prezzo pari alla somma del dazio e del prezzo
mondiale. Il cambiamento del dazio condiziona il comportamento dei compratori e dei venditori
interni: dato che il dazio fa aumentare il prezzo del bene x, la Q domandata interna si contrae,
mentre la Q offerta aumenta. Quindi il dazio riduce le importazioni e fa muovere il mercato
interno verso una posizione pi vicina allequilibrio in assenza di scambi, ma genera introiti per lo
Stato.

Il CONTINGENTAMENTO un limite imposto alla quantit di un bene prodotto allestero


che pu essere venduto e acquistato allinterno (licenza di importazione). Il contingentamento
spinge il prezzo interno al di sopra del prezzo mondiale; la quantit domandata si contrae, mentre la
quantit offerta si espande. Quindi, essendo aumentato il prezzo interno, i venditori nazionali sono
avvantaggiati e i compratori nazionali danneggiati; anche i detentori di licenze di importazione
sono avvantaggiati, perch realizzano un profitto acquistando il bene al prezzo mondiale e
rivendendolo ad un prezzo interno pi elevato.

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DIETRO LOFFERTA: LE IMPRESE IN UN MERCATO CONCORRENZIALE

Un mercato concorrenziale se venditori e compratori hanno dimensioni irrilevanti rispetto a


quelle del mercato stesso e, di conseguenza, non possono influenzare i prezzi.

I COSTI DI PRODUZIONE

Tutte le imprese, dalle pi grandi alle pi piccole, devono sostenere dei costi per produrre il bene o
il servizio che offrono nel mercato. I costi, dunque, risultano essere un fattore determinante delle
decisioni di produzione e di prezzo. Ma cos un costo? Per dare una risposta alla precedente
domanda occorre rifarsi alla definizione di costo-opportunit: il costo di un bene ci a cui si deve
rinunciare per ottenerlo/per poterne disporre. I costi, a seconda della loro natura, si distinguono in:
- Costi espliciti: i costi che richiedono un esborso di denaro da parte dellimpresa;
- Costi impliciti: i costi che non richiedono un esborso di denaro da parte dellimpresa. Un
costo implicito molto importante in quasi tutte le imprese il costo-opportunit del
capitale finanziario investito nellattivit. Supponiamo che Tizio abbia impiegato 300000
euro dei suoi risparmi per acquistare una fabbrica di scarpe; se Tizio avesse depositato
quella somma di danaro in banca, ad un tasso del 5%, avrebbe guadagnato 15000 allanno. I
15000 euro rappresentano il mancato guadagno a cui Tizio ha dovuto rinunciare per dare
inizio alla sua attivit imprenditoriale; dunque rappresentano il costo-opportunit del
capitale finanziario investito nellattivit.
Dunque, nellanalizzare il comportamento delle imprese, importante tenere in considerazione tutti
i costi-opportunit della produzione: alcuni di questi (come i salari che vengono corrisposti ai
dipendenti) sono espliciti; altri (come il reddito a cui limprenditore rinuncia per dedicarsi alla
propria attivit) sono impliciti.

PRODUZIONE E COSTI

Le imprese sostengono costi per acquistare i fattori necessari alla produzione dei beni e dei servizi
che vendono. Lipotesi da cui muove lanalisi che segue sulla funzione di produzione la seguente:
la dimensione dellimpresa di Tizio fissa e Tizio pu modificare la quantit offerta del bene
prodotto o del servizio offerto solo aumentando o riducendo il numero di addetti; tale ipotesi per
realistica solo nel breve periodo ossia lorizzonte temporale entro il quale alcuni fattori di
produzione non possono essere variati. La relazione che intercorre tra la quantit di fattori
produttivi e la quantit di prodotto detta funzione di produzione. La funzione di produzione pu
essere rappresentata mediante una funzione matematica nella quale il livello di produzione (Q)
dipendente da due fattori di produzione, capitale (K) e lavoro (L):
Q = f (K, L)
Al fine di comprendere come unimpresa determini il numero di lavoratori da assumere e la quantit
da produrre occorre introdurre il c.d. prodotto marginale. Il prodotto marginale di un fattore di
produzione (PF) laumento di produzione che si ottiene impiegando una unit addizionale del
fattore stesso, e pu essere rappresentato come:

WXY3XZ3[\] ^]__X `Y[^aZ3[\] b[bX_]


PF =
WXY3XZ3[\] ^]__X caX\b3b ^]_ 1Xbb[Y] ^3 `Y[^aZ3[\]

Il prodotto marginale del lavoro, quindi, pu essere indicato come:


ef
PL =
eg
Se utilizziamo il calcolo differenziale, il prodotto marginale corrispondente a una variazione
infinitesimale della quantit di lavoro impiegata sarebbe dato dalla derivata parziale:
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hf
PL =
hg

In questo caso utilizziamo le derivate parziali perch la funzione di produzione ha pi di una


variabile indipendente (capitale e lavoro). Ci interessa calcolare il tasso di variazione di Q (quantit
di bene prodotto) al variare di K (capitale) ed L (lavoro), tenendo costante laltra variabile: di
conseguenza, per determinare il prodotto marginale del lavoro, differenziamo Q rispetto a L
tenendo K costante. Dopo aver calcolato il prodotto marginale del lavoro per ogni aumento di una
unit al numero totale di lavoratori si nota che al crescere del numero degli addetti alla produzione,
il prodotto marginale diminuisce. Questa caratteristica viene detta prodotto marginale
decrescente: essa la propriet per la quale il prodotto marginale di un fattore di produzione
diminuisce allaumentare della quantit del fattore stesso. Nellimpresa tipo la funzione di
produzione diventa progressivamente pi piatta allaumentare della quantit prodotta, a causa del
fatto che il prodotto marginale decrescente; di conseguenza, la curva di costo totale di unimpresa
tipo diventa progressivamente pi ripida allaumentare della quantit prodotta. Infine il costo totale
per produrre la quantit Q pari alla somma dei costi di tutti i fattori di produzione: C(Q) = PL x
L(Q) x+ PK x K(Q) dove PL il prezzo
orario del lavoro, PK il prezzo del capitale, e L(Q) e K(Q) sono, rispettivamente, il numero di ore
di lavoro e lammontare del capitale impiegati per produrre Q unit di prodotto.

LE DIVERSE MISURE DI COSTO

Dai dati del costo totale di una impresa si possono dedurre altre misure di costo che possono essere
utili nellanalisi delle decisioni di produzione e di prezzo: costi fissi e costi variabili; costo medio
(totale, fisso e variabile) e costo marginale.
Il costo totale di unimpresa uguale alla somma dei costi fissi e dei costi variabili:
CT(Q) = CV(Q) + CF
Alcuni costi, detti costi fissi, sono indipendenti dalla quantit prodotta: possono variare, ma non in
funzione del livello di produzione, e permangono anche se la quantit prodotta pari a zero. Altri
costi dellimpresa, detti costi variabili, variano in funzione della quantit prodotta.
Un ruolo fondamentale nella decisione della quantit di un certo bene da produrre giocato dal
modo in cui i costi variano al variare del livello di produzione. Per decidere tale quantit entrano in
gioco due tipi di costo:
- Costo medio totale: il costo medio dellunit prodotta dato dividendo il costo totale per la
quantit prodotta (CMT = CT/Q). Poich il costo totale non che la somma di costi fissi e
costi variabili, il costo medio totale pu essere espresso a sua volta come la somma del costo
medio fisso e del costo medio variabile. Il costo medio fisso pari al totale dei costi fissi
(CF) diviso per la quantit prodotta (CMF = CF/Q) e il costo medio variabile pari al totale
dei costi variabili diviso per la quantit prodotta (CMV = CV/Q);
- Costo marginale: laumento del costo totale provocato da un incremento della produzione di
una unit, pari al costo dellunit incrementale di prodotto.
Per limpresa tipo il costo marginale una funzione crescente della quantit prodotta; il costo medio
totale, invece, prima decresce e poi cresce allaumentare della produzione. La curva di costo
marginale interseca la curva di costo medio totale sempre nel punto di minimo.

I COSTI NEL BREVE E LUNGO PERIODO

Per molte imprese la suddivisione dei costi tra costi fissi e costi variabili dipende dallorizzonte
temporale di riferimento. Poich molte decisioni sono fisse nel breve periodo ma variabili nel lungo
periodo, la curva di costo di lungo periodo di unimpresa diversa da quella di breve periodo. Molti
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costi fissi nel breve periodo diventano variabili nel lungo periodo. Di conseguenza, quando
unimpresa modifica il proprio livello di produzione, laumento del costo totale pu essere pi
marcato nel breve periodo che nel lungo periodo.

I RENDIMENTI DI SCALA

Lanalisi condotta sino ad ora ha rivelato che nel breve periodo limpresa pu espandere la
produzione modificando limpiego di alcuni fattori di produzione, per esempio assumendo nuovi
lavoratori o riorganizzando i processi produttivi. Nel lungo periodo limpresa pu usare maggiori
quantit di tutti i fattori di produzione, modificando cos la propria capacit produttiva.
I risultati che possono scaturire da un aumento della scala di produzione sono tre:
- Rendimenti di scala costanti: la propriet per la quale il costo medio totale di lungo
periodo resta invariato al variare della quantit prodotta;
- Economie di scala: la propriet per la quale il costo medio totale di lungo periodo
diminuisce al crescere della quantit prodotta;
- Diseconomie di scala: la propriet per la quale il costo medio totale di lungo periodo
aumenta allaumentare della quantit prodotta.
Quando parliamo di economie di scala ci riferiamo ai costi unitari (o costi medi). Se unimpresa
espande la propria capacit produttiva costruendo un nuovo impianto e impiegando nuovi lavoratori
e nuovi macchinari, il suo costo totale aumenta; ma se laumento relativo della quantit prodotta
maggiore dellaumento relativo del costo totale, il costo unitario (o medio) diminuisce. Inoltre, il
concetto di scala si riferisce a un aumento proporzionale di tutti i fattori di produzione e alla
conseguente variazione della produzione.
Le economie di scala spesso si generano perch volumi pi elevati di produzione consentono di
sfruttare la specializzazione del lavoro e di usare pi efficacemente la tecnologia, permettendo a
ciascun lavoratore di migliorare la propria produttivit in una specifica mansione. Inoltre
unimpresa operante su grande scala gode della possibilit di negoziare tassi di finanziamento pi
favorevoli o di assicurarsi prezzi pi bassi presso i propri fornitori grazie allacquisto di quantit
elevate.
Le diseconomie di scala possono insorgere a causa dei problemi di coordinamento e di
comunicazione tipici delle grandi organizzazioni.

COS UN MERCATO CONCORRENZIALE?

Il termine concorrenza si riferisce a una situazione nella quale la presenza di pi produttori rivali
permette al consumatore di operare una scelta. Vi concorrenza se pi di una impresa:
- offre un prodotto identico o simile;
- offre beni sostituti; inoltre quanto maggiore il grado di sostituibilit dei beni, tanto
maggiore la concorrenza;
- costruisce o consolida i rapporti con i consumatori.
A un estremo della scala della concorrenza si trova il mercato perfettamente concorrenziale, che si
distingue per alcune caratteristiche:
- nel mercato presente una moltitudine di venditori e di compratori;
- i beni offerti dai venditori sono perfetti sostituti;
- compratori e venditori sono perfettamente informati;
- non esistono restrizioni allingresso e alluscita dal mercato;
- le imprese devono subire il prezzo.

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IL RICAVO DI UNIMPRESA IN CONCORRENZA E MASSIMIZZAZIONE PROFITTI

Limpresa che opera in un mercato concorrenziale subisce il prezzo, per cui il suo ricavo
proporzionale alla quantit offerta. Il prezzo del bene dunque identico sia al ricavo medio sia al
ricavo marginale dellimpresa. Il ricavo medio dato dividendo il ricavo totale per la quantit
venduta, mentre il ricavo marginale laumento del ricavo totale associato a un incremento unitario
della quantit venduta. Un obiettivo delle imprese massimizzare il profitto, che uguale alla
differenza tra il ricavo totale e il costo totale ( = RT CT). Per massimizzare il profitto, limpresa
produce la quantit in corrispondenza della quale il ricavo marginale uguale al costo marginale;
ma poich per limpresa in un mercato concorrenziale il ricavo marginale uguale al prezzo, la
quantit prodotta sar quella per cui il costo marginale uguale al prezzo. Da ci consegue che la
curva di costo marginale la curva di offerta dellimpresa.Nel breve periodo unimpresa non pu
evitare i costi fissi, quindi sospende la produzione se il prezzo minore del costo medio variabile.
Nel lungo periodo limpresa pu evitare sia i costi variabili sia i costi fissi, quindi esce dal mercato
se il prezzo minore del costo medio totale.

LA CURVA DI OFFERTA IN UN MERCATO CONCORRENZIALE

Affrontiamo ora due casi distinti: un mercato con un numero determinato di imprese; e un mercato
nel quale il numero di imprese pu variare per effetto delle dinamiche di entrata e di uscita dal
mercato. Tali due casi riflettono due orizzonti temporali diversi: nel breve periodo spesso difficile
per unimpresa decidere di uscire dal (o entrare nel) mercato, e quindi lipotesi di numero
determinato di imprese plausibile; viceversa, nel lungo periodo gli ostacoli allentrata o alluscita
sono meno vincolanti e il numero delle imprese pu adattarsi alle condizioni del mercato.
In un mercato con libert di entrata e di uscita, nel lungo periodo i profitti tendono a zero.
Nellequilibrio di lungo periodo le imprese producono la quantit corrispondente alla propria scala
efficiente, il prezzo uguale al costo medio totale e il numero delle imprese presenti nel mercato si
aggiusta in modo da soddisfare la quantit domandata a quel prezzo.
I cambiamenti della domanda hanno effetti diversi in corrispondenza di diversi orizzonti temporali.
Nel breve periodo un aumento della domanda provoca un aumento del prezzo, generando profitti;
mentre una contrazione della domanda determina un abbassamento del prezzo, provocando perdite.
Ma se le imprese possono liberamente entrare nel (o uscire dal) mercato, nel lungo periodo il
numero delle imprese attive nel mercato si aggiusta in modo da riportare il mercato allequilibrio di
profitto nullo.

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IL MONOPOLIO
Il monopolio un regime di mercato in cui vi un solo venditore. Non essendoci concorrenza
nel mercato, limpresa ha potere di mercato e, diversamente da quello che accade in concorrenza
perfetta, pu incrementare il proprio profitto fissando un prezzo maggiore dei costi marginali.
Diremo quindi che il monopolista un price maker e non un price taker come sono gli attori
economici del mercato perfettamente concorrenziale. Ci significa banalmente che il monopolista
in grado di aumentare il prezzo del prodotto/servizio senza azzerare le vendite; in un mercato
perfettamente concorrenziale, se un venditore alzasse il prezzo le vendite si azzererebbero perch i
consumatori, essendo il prodotto omogeneo, si rivolgerebbero ad altri venditori.

Come tutte le imprese anche il monopolista persegue la regola di massimizzare i profitti. Il


problema dellimpresa in monopolio quindi scegliere se produrre, quanto produrre in modo da
massimizzare i profitti. Una volta deciso quanto produrre, limpresa avendo potere di mercato,
fisser un prezzo di vendita pari alla massima disponibilit a pagare dei consumatori per le unit
prodotte sulla base della funzione di domanda di mercato.

Le cause fondamentali del monopolio sono le barriere dentrate: il monopolista lunico


venditore presente sul mercato perch altre imprese non possono entrarvi e competere con lui.
Quanto pi le barriere di mercato sono forti, tanto pi difficile per un impresa entrare nel
mercato e tanto pi potere il monopolista in grado di esercitare.

Le barriere dentrata vengono generate da 4 principali cause:

1. MONOPOLIO DELLE RISORSE, il modo pi semplice per creare un monopolio e si


verifica quando una risorsa chiave detenuta da ununica impresa. Il monopolista ha un
potere di mercato ben pi grande di quello della singola impresa operante in un mercato
concorrenziale. Nella pratica sono pochi i monopoli che nascono per questa ragione: le
economie reali sono molto grandi e le risorse sono di molti attori economici.
2. MONOPOLIO DI STATO, il caso in cui lo Stato concede a ununica impresa il diritto
esclusivo di produrre e vendere un determinato servizio o bene. A volte accade ci per
linfluenza politica che ha il monopolista. A volte invece i governi concedono un monopolio
perch ritengono che sia nellinteresse della salute pubblica controllare la vendita di un
determinato bene. (ex. Vendita dellalcol in Svezia). Altri esempi di monopolio di stato sono
il brevetto o il diritto dautore.
3. MONOPOLIO NATURALE, un monopolio che sorge perch una sola impresa in grado
di fornire al mercato un bene o un servizio a costi pi bassi de quelli di due o pi imprese.
Quando gode di monopolio naturale unimpresa non teme che nuovi concorrenti possano
entrare nel mercato ed erodere il suo potere monopolistico. Infatti generalmente, il profitto di
un monopolista molto attraente per i potenziali entranti e le nuove entrate rendono il
mercato molto concorrenziale. Ma entrare in un mercato in cui limpresa dominante ha un
monopolio naturale, non affatto allettante per le nuove industrie: i potenziali entranti sanno
che non potranno mai raggiungere lo stesso livello di costo del monopolista perch ad ogni
nuova entrata ogni nuova impresa pu contare su una quota di mercato sempre pi ridotta. In
alcuni casi, la dimensione del mercato una delle determinanti del monopolio naturale.
4. CRESCITA ESTERNA, molte delle pi grandi imprese al mondo sono cresciute tramite
acquisizioni, fusioni o offerte pubbliche dacquisto di altre societ. Il settore in cui operano
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le imprese diventa dunque pi concentrato poich il numero di imprese che operano nel
settore diminuisce. Uno degli effetti di questo fenomeno che unimpresa pu acquistare un
potere monopolistico sui concorrenti e ad erigere barriere allentrata epe rendere pi difficile
lingresso di nuove imprese nel settore.

DECISIONI DI PRODUZIONE E PREZZO IN REGIME DI MONOPOLIO

Abbiamo gi detto che la differenza fondamentale tra il monopolio e la concorrenza la capacit


della prima di influenzare il prezzo di mercato del proprio prodotto. Un modo per evidenziare
questa differenza considerare la curva di domanda con la quale esse interagiscono. Analizzando la
massimizzazione del profitto dellimpresa concorrenziale, abbiamo descritto graficamente il prezzo
di mercato come una retta orizzontale. Dato che limpresa concorrenziale pu vendere qualsiasi
quantit a quel prezzo, la sua curva di domanda orizzontale. Se limpresa applicazze un prezzo
superiore a P0, perderebbe le proprie vendite a favore dei concorrenti dato che il bene
perfettamente sostituibile con quello delle altre imprese attive sul mercato.

Limpresa monopolistica invece essendo lunico produttore ha una curva di domanda che
corrisponde alla domanda di mercato. La curva di domanda del monopolista avr dunque pendenza
negativa: se il monopolista aumenta il prezzo del bene, i consumatori ne acquisteranno in
proporzione inferiore, se riduce la quantit offerta il prezzo tende a salire. Se potesse il monopolista
preferirebbe vendere enormi quantit del bene prodotto a prezzi esorbitanti; ma ci impossibile
data la struttura della domanda di mercato. Infatti la curva di domanda di mercato descrive le
combinazioni di prezzo e quantit che il monopolista ha a disposizione: modificando la quantit
prodotta il monopolista pu scegliere di collocarsi in qualsiasi punto della curva di domanda, ma
mai al di fuori di quella.

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