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La Rivista di

THULE ITALIA
Percorsi di cultura

N3 - LA TERRA
Trimestrale, anno XI
Progetto grafico e impaginazione
Giacomo Tognacci
Immagine di copertina
Veronica Piu

e-mail
thule@thule-italia.org
SOMMARIO

Terra: madre e vita

di Monica Mainardi pag. 5

La materialit del reale

di Pasquale Piraino pag. 31

Limportanza della terra quale mito politico


e nella geopolitica contemporanea

di Gabriele Gruppo pag. 89

Agricoltura organica, Blut und Boden


e socialismo contadino nella riflessione
di Richard Walther Darr

di Maurizio Rossi pag. 116

Le opere del Demiurgo: la Terra

di Stefania Labruzzo pag. 129


Terra in cui sono nato,
Terra povera e nuda,
Il tuo suolo pietroso
Ed i tuoi campi ingrati;
Quando vi spingo
La mia vecchia carriola,
Sento il tuo dolce cuore
Battere fra le mie braccia.
Laggi il mio paese!
Terra in cui sono nato,
Terra povera e nuda,
Le tue cupe foreste
Piangono nel vento...

Otto Rahn, La corte di Lucifero, SEB, 1989, pag. 171

Se anche un giorno
Dio volesse
Per me, alla fine, una caduta mortale,
Non per questo rinuncerei a intraprendere
Con lo stesso sangue freddo e la stessa serenit
Quellultimo viaggio in montagna.
Che il ghiaccio e la pietra
Schiantino tanti nostri camerati:
Non questo a darci dolore:
Noi siamo i prncipi di questo mondo
E vogliamo restare prncipi nellAldil!

Otto Rahn, La corte di Lucifero, SEB, 1989, pag 159


Terra: Madre e Vita
di Monica Mainardi

La Terra per la sua estensione, la sua solidit, la variet dei suoi rilie-
vi e della sua vegetazione forma ununit cosmica viva e attiva popola-
ta di forze e satura di sacro. (Mircea Eliade)

La terra: la Madre, la Vita. Con i suoi tre regni minerale, vegeta-


le e animale la terra considerata da molte tradizioni il pi sacro e
divino tra gli elementi, in quanto simboleggia la materia primordiale.
materia pura (contrapposta allo spirito che laria, il cielo). La ter-
ra si oppone simbolicamente al cielo/aria come principio passivo al
principio attivo; aspetto femminile allaspetto maschile della mani-
festazione; oscurit alla luce; yin allo yang; tamas ossia la tenden-
za discendente a sattva la tendenza discendente. Secondo lo Yi
ching rappresenta lesagramma kun, la perfezione passiva che riceve
lazione del principio attivo chien. Essa sostiene, mentre il cielo co-
pre. In molte raffigurazioni antiche personificata solitamente da una
Dea Madre (Gaia, in Grecia; Tellus, in area latina; Nerthus, in area te-
desca; Papa: in Polinesia), pi di rado da un uomo (Geb, in Egitto). Le
nozze sacre (Hieros gamos) fra cielo e terra sono oggetto di molti
miti e riti arcaici, in particolare nei culti della fertilit e nei Misteri della
dea Demetra. Nella concezione cosmica della Cina, la terra un qua-
drato paragonato alla cassetta quadrangolare di un carro e il cielo
una volta circolare a baldacchino. Ai punti cardinali della terra ci sono
spesso quattro pilastri o alberi, protetti da custodi sovrannaturali per
esempio, presso i Maya nello Yucatan quattro alberi Ceiba o Kapok (Ya-
xch, Ceiba pentandra) e nel sacro centro un asse del mondo o un
albero cosmico. Le quattro regioni del mondo (o meglio cinque, visto
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che il centro un luogo sacro a se stante) vengono associate spesso a de-


terminati colori. Come punto cardinale essa simboleggia il Nord; come
stagione linverno. Quando la terra trema ci sempre visto come un
manifestarsi di forze divine ostili agli uomini, che mettono in pericolo
lordine cosmico e devono essere placate.

Tutti gli esseri viventi nascono da lei perch femmina e madre, ma


totalmente sottomessa al principio attivo del cielo. Rappresenta il grem-
bo indispensabile senza il quale nulla pu essere prodotto o riportato in
vita: la terra lunica vera casa delluomo. Le sue virt sono dolcezza e
sottomissione, fermezza pacata e duratura. Oltre che lumilt da cui
discende etimologicamente lhumus, verso cui essa declina e di cui
fatto luomo. Essa materna e al contempo nutriente, ma anche prati-
ca, concreta, solida e potente. Fertile e creativa, nutriente e rigogliosa,
racchiude in s le caratteristiche del ventre materno che accoglie la vita
e la nutre, e ha come sue peculiari qualit la costanza, la pazienza e la
forza. Essa rappresenta il luogo cosmico in cui si svolge la vita umana,
ed anche ci che permette la produzione dei mezzi di sussistenza (la
terra fertile).
La terra la sostanza universale, Prakriti, il caos primordiale, e, secon-
do la Genesi, la materia prima separata dalle acque; essa la materia con
cui il Creatore ha modellato luomo. Essa anche la vergine penetra-
ta dalla vanga o dallaratro, fecondata dalla pioggia e dal sangue, che
sono il seme del Cielo. La terra una matrice che concepisce le sorgenti,
i minerali e i metalli.
La terra rappresenta la funzione materna: Tellus Mater. Giobbe escla-
ma, prostrandosi al suolo: Nudo uscii dal ventre di mia madre e nudo
l ritorner (1.21), assimilando la terra al grembo materno.
Anche nella religione vedica essa simboleggia la madre, sorgente
dellessere e della vita, protettrice contro ogni forma di annientamento.
Secondo i riti funerari vedici, vengono recitate alcune frasi nel momen-
to in cui lurna cineraria viene messa nella terra: Va sotto questa Terra;
tua madre, dai vasti soggiorni, dai buoni favori! Morbida come lana a
chi seppe dare, che essa ti preservi dal Nulla! Forma una volta per lui e
non annientarlo; ricevilo, Terra, accoglilo! Coprilo con un lembo della
tua veste come una madre che protegge il figlio (Rig Veda, Grhyasutra,
4, 1).
Alcune trib africane hanno come consuetudine quella di mangiare la
terra, quale simbolo di identificazione. Il sacrificatore assaggia la terra;
La terra 7

la donna incinta la mangia. Dalla terra mangiata nasce il fuoco. Si dice


allora che il ventre si accende.

La Terra il simbolo della vita, di tutta la vita. Naturalmente anche gli


altri elementi aria, acqua e fuoco sono elementi molto importanti,
ma la Terra il legante di tutti. La terra incarna il concetto di casa, di ap-
partenenza, rappresenta la saggezza tribale e ancestrale, semplice ma
non semplicistica, profonda eppure cos luminosa e a portata di mano.
Paragonata alla madre, la terra simbolo di fecondit e di rigenerazio-
ne. Essa partorisce tutti gli esseri, li nutre, e poi ne riceve nuovamente
il germe fecondo (Eschilo, Coefore, 127-128). Il mito narra di unuma-
nit nata dai sassi (le ossa della terra) un mito diffuso in aree asso-
lutamente distanti tra loro, quali, per esempio, la Grecia antica e il Per
incaico. Secondo la teogonia di Esiodo, la terra (Gaia) partor anche tut-
ti gli di. Gli di imitarono questa prima ierogamia, poi gli uomini, gli
animali; la terra si rivel quindi allorigine di ogni vita, e cos le fu dato
il nome di Grande Madre.
Secondo le culture matriarcali, essa il principio femminile per eccel-
lenza sottoposto a una continua fecondazione da parte del fuoco (in-
terno ed esterno), dellacqua, delle influenze astrali. Nelle sue viscere,
accoglie e trasforma il seme del dio lelemento maschile , il seme al
quale la madre lelemento femminile d potenza. La terra quindi
dotata di potenza magica. Materia contrapposta allo spirito, ma con-
temporaneamente indispensabile allequilibrio delluniverso.
Essa nutre luomo fin dalla sua comparsa, umida e fertile, e sono
queste caratteristiche che lhanno fatta identificare dagli uomini come
elemento femminile. Nella stragrande maggioranza delle tradizioni
religiose, nelle cosmogonie, in essa viene posto il germe iniziale delle
cose di tutte le cose , che nel suo interno sono portate a maturazione:
il germe dei metalli (il mercurio vivo, padre di tutti i metalli), nel suo
ricettacolo sotterraneo pu maturare fino alla perfezione (loro). Agrip-
pa affermava che la terra racchiude le semenze dogni cosa e contiene
in s tutte le virt seminali, il che lha fatta chiamare animale, vegetale
e minerale. suscettibile dogni tipo di fecondit, nonch il punto di
partenza dun accrescimento illimitato dogni cosa. Purch le sia con-
cesso di ristorare le sue forze e di restare esposta allaria, non tarda a
ridiventare fertile e feconda.

Essa quindi lutero necessario allo sviluppo della vita, ma anche


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fredda tomba, che raccoglie i resti dei suoi figli. Essa inizio e fine. In-
fatti, associata alla morte, alla rinascita, alla sepoltura. Nella Bibbia
scritto che luomo viene dalla Terra e alla Terra ritorner come polvere,
simbolo della transitoriet di tutte le trasformazioni compresa quella
finale di tutti gli esseri viventi. Lessere umano tende a rivedere nei riti
funerari il ritorno al ventre della madre, sin dallantichit. Gli uomini
di Neanderthal seppellivano i morti in posizione fetale, con le gambe
e le braccia raccolte al petto. In questo modo si credeva che luomo po-
tesse ripercorrere la sua vita al contrario, trovando nel buio abbraccio
della terra il calore stesso che aveva conosciuto nellutero. E nellantica
simbologia celtica, la terra una forza unificante, tant che quando un
uomo/donna trapassava, lui/lei non si sarebbe riunito con il proprio
clan celeste a meno che lelemento terra (preferibilmente dal loro luogo
di nascita) non avesse toccato i loro corpi defunti. Il suolo natio era
quindi necessario per coprire i resti fisici del morto, e questo faceva
s che sintraprendessero dei viaggi dellultimo riposo per riportare i
defunti nelle loro terre (quando possibile) e dare loro in codesto modo
un eterno riposo. La terra consacra dunque ci che sostiene, riunisce e
ristabilisce tutte le cose che hanno bisogno del suo effetto equilibrante.

La terra, dimora e luogo dorigine dellumanit, stata spesso venera-


ta come un elemento simbolico, dotato di una propria valenza spiritua-
le, da diverse tradizioni di pensiero.
Nella ritualistica sciamanica, strettamente legata al simbolismo della
terra la cosiddetta capanna del sudore: si tratta di una costruzione
circolare in intelaiatura di rami intrecciati a cupola al cui centro viene
scavata una grossa buca che ospiter delle pietre incandescenti aggiun-
te man mano da un addetto al fuoco, che si premurer di mantenerle a
una temperatura molto elevata. I partecipanti al rito, dopo una breve
purificazione, sintroducono completamente nudi allinterno della ca-
panna, rivivendo una simbolica gestazione e il periodo passato allin-
terno del ventre materno. Questo rito palesemente legato alla terra, al
buio e al calore della sicurezza; e richiama le divinit ctonie della terra,
della morte e della rinascita.
Nelle attivit magiche, la terra ha sempre governato tutti gli incan-
tesimi e i rituali legati al lavoro, agli affari, alla stabilit e alla fertilit:
gli aborigeni australiani professano un rito per il quale gli uomini adul-
ti si stendono sulla terra e la fecondano con il loro seme, in segno di rin-
graziamento per i frutti che costantemente essa fornisce loro per vivere.
La terra 9

Nella tradizione magica pagana, un rituale legato a questo elemento


poteva essere quello semplice di seppellire un oggetto simbolico di un
determinato proprio bisogno o desiderio che si voleva si concretizzas-
se; o ancora gesti semplici e umili, come quello di tracciare simboli e
disegni nella polvere. Cos come accadeva con lacqua, si credeva che la
terra fosse in grado di trasportare linformazione e accogliere e conser-
vare in s le preghiere e i bisogni di chi la onorava nei rituali.

Ad arricchire il significato simbolico e iniziatico della terra contribui-


scono poi le forze naturali che fanno parte di essa. I principali elementi
esoterici della terra sono: la caverna, la valle, lerba, la montagna, la
foresta, gli alberi e i rami.
La caverna consente laccesso nelle viscere della terra ed quindi
un passaggio per loltremondo. Solitamente, le caverne sono luoghi
oscuri e talvolta pericolosi, dove la luce del sole non giunge e quin-
di pi a contatto con le potenze telluriche. Sono altres popolate dai
Nani, custodi delle ricchezze della Terra. Nella sua funzione di matrice
la caverna usata nei riti iniziatici di passaggio, dalloscurit alla luce,
dallignoranza alla conoscenza.
Limmagine della valle richiama lutero della terra, ricettacolo delle
forze celesti. Rappresenta dunque un luogo di fecondit e di trasfor-
mazione.
Lerba e la sua crescita esprimono lattivit delle forze vegetative della
terra che vengono raccolte e rese disponibili a fini medicamentosi e te-
rapeutici, oltre che magico-rituali.
La montagna la manifestazione dellimmobilit e dellimmutabilit:
un luogo che favorisce la calma e la contemplazione. Inoltre, un
luogo altamente sacro, dato che nelle tradizioni mitologiche abituale
dimora degli di. Simbolicamente, rappresenta lascensione spirituale.
Infatti, maggiore laltezza della montagna, maggiore la vicinanza ai
cieli.
La foresta luogo sacro e iniziatico per eccellenza. Legati a boschi e
foreste esistevano culti veri e propri, a tal punto che le leggi cristiane
nellUppland svedese ne proibirono il credo e le pratiche. Essa mostra
la natura nella sua straordinaria ricchezza, ma anche nella sua terribile
ostilit, in quanto un luogo oscuro dove non penetra la luce. Come
aspetto iniziatico, la foresta un luogo nel quale ci si ritira e ci si ap-
parta per incontrare spiriti e di, ma anche per un periodo di rigenera-
zione, in attesa di entrare nel nuovo ciclo di vita, dopo aver superato
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le difficolt interiori. Quindi la foresta rappresenta in modo allegorico


laccesso alla conoscenza, alla verit e ai misteri, che rendono liniziato
partecipe di una saggezza durevole nel tempo. Ma anche fonte di vita
e luogo di protezione, cos come si allude nel mito nordico nel quale Lif
e Lifthrasir trovano rifugio durante il Crepuscolo degli Di, nutrendosi
di rugiada in attesa dellinizio del nuovo ciclo.
Lalbero partecipa ai tre strati che costituiscono luniverso: il Mon-
do di Sotto, rappresentato dalle radici che sprofondano nella terra; il
Mondo di Mezzo, raffigurato dal tronco; il Mondo di Sopra, quello
degli di, con i rami che elevano verso il cielo. Correlato strettamente
con la concezione del cosmo, lalbero limmagine dellascesa vertica-
le verso lAlto e, come tale, un elemento fondamentale e di grandis-
sima importanza nelle civilt antiche. Lalbero assume in s i concetti
di saggezza, sacralit e potenza divina, oltre che mezzo di trasporto
attraverso gli stati dellessere e del cosmo. Nei miti nordici, il guerrie-
ro o leroe vengono spesso paragonati a un albero, a simboleggiare la
nobilt dellessere.
I rami nutriti dalla linfa che sale dalle radici, con i loro frutti, possie-
dono la forza vitale dellalbero stesso. Nel Carme di Sigrdrifa, allinter-
no dellEdda poetica, ai rami connessa la medicina delle rune, una
scienza che verr poi insegnata dalla Valkiria Sigrdrifa (solitamente
identificata con Brunilde) a Sigfrido. E a questo proposito, si noti che
spesso nella tradizione del Nord, cos come in molte altre tradizioni
antiche, la Conoscenza viene trasmessa dallelemento femminile a colui
che supera le prove iniziatiche che gli vengono poste dinnanzi.

La terra tra filosofia e mito

La terra uno dei quattro elementi della filosofia greca antica. Essa
comunemente associata alle qualit della praticit, dellapproccio ma-
terialista e della moderazione. Ed era attinente anche agli aspetti fisici e
sensuali della vita. Con Empedocle di Agrigento (495 - 435 a.C.), la terra
divenne uno dei quattro elementi classici, insieme al fuoco, allaria e
allacqua. Elementi che Empedocle chiamava radici. Platone (427-347
a.C.) accolse nella sua filosofia la dottrina dei quattro elementi di Em-
pedocle e nel Timeo, il suo dialogo cosmologico, associ la terra al cubo
che formato da sei facce quadrate e la colloc, allinterno dei cosid-
detti solidi platonici, tra il fuoco (costituito da quattro lati triangolari)
La terra 11

e laria (rappresentata da otto facce triangolari). Per Aristotele (384 - 322


a.C.) che forn nella sua Fisica una diversa spiegazione per i quattro
elementi, basata su coppie complementari, disposte concentricamente
intorno al centro delluniverso, a formare la sfera sublunare la terra
sia fredda sia secca, e fra le sfere elementari essa occupa un posto
intermedio tra il fuoco e lacqua. Ai suoi antipodi, posta laria.
Alchemicamente, lelemento Terra viene invece indicato con un trian-
golo equilatero con vertice verso il basso e tagliato da una linea oriz-
zontale, a indicare quindi che non un elemento dinamico. Indica la
riflessione. Tant che per i filoso-
fi mistici la terra era simbolo di
prudenza, che caratterizza la di-
sposizione particolare dellindi-
viduo di essere pronto e docile a
ricevere tutto ci che necessario
allilluminazione.
NellOpera Alchemica, allele-
mento terra corrisponde la prima
fase, ossia la nigredo, che cor-
relata alla materia, al nero, ed
assimilabile al piombo, alluomo
materiale
Le corrispondenze della terra
La Madre Terra da un testo alchemico del nel regno animale sono svariate.
XVII secolo. In molte culture la Terra poggia
sulle spalle o sul dorso di alcuni
animali: in Egitto, su uno scarabeo; nel sud-est dellAsia, sullepico ele-
fante; in Giappone, su un pesce gigante; nel Sudamerica e Centroame-
rica, su un serpente; in India, su una tartaruga. E i terremoti venivano
spiegati tramite il movimento improvviso di questi animali geofori.
E alla terra sono associati vari animali. Tutte le creature con gli zoccoli,
come i cervi, i cavalli, i bisonti, i tori, i buoi, oppure con possenti zampe
ungulate, come gli orsi e i lupi, sono sotto la sua tutela. E connessi a
essa sono anche tutti gli animali che strisciano, primi tra tutti i serpenti,
e i ragni.
Nel regno vegetale le correlazioni con lelemento terra sono invece con
il frassino, la quercia, il pino, il biancospino, il grano, lavena, il riso,
lerba medica, lorzo, il cotone, la serpentina, lartemisia, il vetiver.
La Terra stata spesso personificata come una divinit, il pi delle
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volte anche se non esclusivamente da una divinit femminile (pro-


babilmente in quanto considerata generatrice di vita). E a essa sono
correlati vari miti. Secondo la mitologia greca, Prometeo plasm su
ordine di Zeus i primi uomini dalla terra, a partire da un composto
fangoso, animandoli poi con il fuoco divino. Esattamente come dal fan-
go la Genesi racconta vengono modellati da Dio il primo uomo e anche
la prima donna.

La Grande Madre

Ma parlando del rapporto terra-divinit non


si pu non partire dalla Grande Madre, ossia
la divinit femminile primordiale, nella quale
vengono incarnati degli aspetti fondamenta-
li della vita umana la fertilit e la genera-
zione della vita, la terra nella sua capacit di
produrre cibo e acqua, e laspetto peculiare di
mediazione tra il divino e lumano e che
presente in quasi tutte le forme cultuali e le
mitologie conosciute. Il culto della Dea Madre
risale a tempi antichissimi: al Neolitico (dal
7000 al 3500 a.C.) e, forse, addirittura al Pa- La Venere di Willendorf
leolitico, se si interpretano in questo senso le (Paleolitico, 24.00022.000
tante statuette di donne panciute e con grandi A.C.).
seni che sono state ritrovate in tutta Europa.
A queste figure, che vengono definite steatopigie (cio dalle grosse
natiche, dal greco , grasso, e , natica), spesso stato
dato il nome di Veneri, proprio in connessione con il culto della dea.
Una delle pi celebri certamente la Venere di Willendorf, risalente a
25.000-26.000 anni fa e rinvenuta nel 1908 dallarcheologo Josef Szom-
bathy in un sito archeologico risalente al Paleolitico, presso Willendorf,
in Austria (e oggi conservata al Naturhistorisches Museum di Vienna).
Con levolversi della civilt, gli attributi e le caratteristiche che inizial-
mente erano raggruppati in una sola divinit femminile, cominciarono
a essere specializzati e moltiplicati attraverso divinit distinte. Cos ab-
biamo alcune dee pi tipicamente rappresentative dellamore di tipo
sessuale (come Ishtar, Astarthe, Afrodite o Venere), altre pi legate alla
fertilit (come Ecate), altre ancora legate alla caccia (Artemide, Diana),
La terra 13

e infine associate alla prosperit dei


campi e ai cicli delle stagioni (come De-
metra, Cerere, Persefone, Proserpina).
Persefone e Proserpina, al pari della
romana Bona Dea e delletrusca Mater
Matuta, sono anche collegate alloltre-
tomba e alla morte: questo perch il
ciclo di stagioni collegato a quello del-
la morte e della rinascita, cio il seme
ha bisogno di morire per generare una
nuova pianta, che al termine del ciclo
dar altri semi. Ecco perch la dea incar-
na spesso un aspetto notturno e lunare,
che in alcune culture stato travisato e
Diana cacciatrice, di Guillaume
reso come un aspetto negativo e male- Seignac (1870-1924).
fico. In realt, esso non rappresenta al-
tro che un principio fondamentale della
natura, e tutti i contadini sanno che il raccolto sar migliore se piantano
i semi nel periodo in cui la luna in fase di plenilunio.
Il culto della Grande Madre ha un carattere fortemente tellurico. La
terra, infatti, incarna da sempre laspetto femminile e sacro della di-
vinit, perch genera le piante, produce i frutti e permette alla vita di
perpetuarsi. E poich la madre anche grembo, molti dei culti tribu-
tati alla Grande Madre si svolgevano in cavit sotterranee (ipogei). E la
divinit era strettamente connessa con le energie telluriche sotterranee:
uno dei tanti simboli utilizzato per indicare queste correnti telluriche
quello del serpente, ed per questo motivo che in molte raffigurazioni
delle dee madri compare questo animale.
In quasi tutte le civilt preistoriche dEuropa vi erano numerosi boschi
sacri consacrati alla Grande Madre. Per i Latini era sacro il bosco di
Nemi, chiamato Nemus Dianae, o pi semplicemente Nemus (il termi-
ne latino Nemus, sottintende il luogo protetto dove avvenivano riu-
nioni collettive tra uomini e sacerdoti che rappresentavano gli di). E
per i Celti il bosco sacro era il nemeo, termine che deriva senza alcun
dubbio dalla radice nemus, a dimostrazione che il culto degli alberi
e dei boschi sacri era davvero diffuso capillarmente in tutta lEuropa.
Questi boschi sacri sono stati certamente i pi antichi santuari, i primi
veri templi dedicati alla Dea Madre, fondamentale per la sopravviven-
za delluomo e che egli cercava in tutti i modi di ingraziarsi attraverso
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rituali magici durante i quali la terra veniva ingerita o utilizzata per


mascherarsi o per tingere il corpo. Luso di consumare sacralmente un
tipo di pane composto di argilla come corpo di un dio era certamente
praticato nella Sardegna antica; forse in origine lo si impastava nella
forma di un idolo e veniva mangiato durante
celebrazioni che avevano componenti lunari
come la fecondit e la fertilit.
Un altro aspetto importante del culto della
Grande Madre quello della fertilit. E a esso
si connettono le cosiddette pietre della fertili-
t, ossia rocce la cui propriet era quella di as-
sicurare la fertilit alle donne che vi venissero
in contatto. La pi famosa roccia di questo tipo
il monolito di Baalbek, in Libano, che la pie-
tra lavorata dalluomo pi grande del mondo
e che in arabo viene chiamata Hajjar el-Hou-
ble, ossia la Roccia della Partoriente. Molte
altre pietre di questo tipo hanno la forma di Statua di marmo di Cibele,
proveniente da Nicea in
un uovo, proprio a significare simbolicamente Bitinia (Musei archeologici
la generazione della vita. Le donne bretoni gi di Istanbul).
in epoche preistoriche si strofinavano il ventre
con polvere raccolta sulla roccia dei dolmen o
con lacqua trattenuta dagli anfratti della pietra per propiziare le loro
capacit di generare, cos come si credeva che sedersi su certe pietre
calde potesse rinvigorire gli organi genitali di coloro che si appresta-
vano a mettere al mondo dei discendenti.
Infine, non bisogna dimenticare le pietre nere, del colore delle viscere
della terra (ispirato al limo che rendeva fertili le terre dEgitto dopo le
piene del Nilo). La dea Cibele, a Pessinunte, veniva adorata sotto forma
di una pietra conica di colore nero, che un Omphalos a tutti gli effetti
(e che divenne il Lapis Niger posto dai Romani al centro del Foro). Gli
stessi aspetti simbolici compaiono anche nei culti pagani di derivazione
celtica, dove troviamo le Sheela-Na-Gig, sculture rappresentanti del-
le donne nude che mostrano una vulva ingigantita. Queste immagini
sono diffuse soprattutto in Inghilterra e in Irlanda, e sono praticamente
inesistenti in altri Paesi, anche perch nella maggior parte dei casi lin-
transigente cultura cattolica ha provveduto alla loro rimozione o can-
cellazione (cos come stato fatto per le tante immagini falliche, che
non hanno nulla di osceno ma rappresentano laspetto fondamentale
La terra 15

delle generazione della vita, nella controparte


maschile). Nella cultura cristiana, laspetto del-
la fertilit incarnato in una variante peculiare
delliconografia mariana che quella delle Ma-
donne Nere che spesso si trovano in luoghi
che furono di culto della Grande Madre.
Sono molti i simboli associati alla Grande Ma-
dre, alla femminilit e altri aspetti a essa lega-
ti. Dal triangolo con la punta verso il basso e Il simbolo dellelemento
il trattino orizzontale che lo interseca (simbolo terra.
alchemico della Terra) al serpente (simbolo del-
le energie telluriche), dalluovo alla pietra nera, dalla Madonna Nera
alla Sheela-Na-Gig. A essi vanno poi ancora aggiunti: la caverna che
simbolicamente identificata con un glifo a forma di ferro di cavallo
(mantenuto persino nelle moderne legende
cartografiche) e lacqua simboleggiata da
una linea a zig-zag (una successione dei sim-
boli della Lama e del Calice) oppure ondulata,
o da un triangolo equilatero con la punta rivol-
ta verso il basso (molto simile al simbolo della
Terra). E ancora: la spirale che pu indicare
il vortice delle acque in movimento o quel-
lo, pi simbolico, delle energie telluriche nei
punti nodali e tutti i simboli da essa derivati,
come la doppia spirale, il Triskelion celtico e il
Labirinto. Vi infine la coppella, ossia un in-
cavo emisferico generalmente del diametro
La Sheela na Gig situata di pochi centimetri ricavato dalluomo sulla
nella chiesa SS Mary &
Davids di Kilpeck (Here- superficie di basi rocciose normalmente piane
fordshire). o poco ripide che si pu ritrovare nei pi an-
tichi petroglifi del Neolitico e che non altro
che lennesima metafora per indicare lutero e
il ventre. Questo simbolismo del ventre si successivamente tramutato
nella Coppa, nel Calice, nel Vaso (da cui poi seguita lallegoria del
Graal).
Tra gli altri animali sacri alle varie dee madri troviamo il leone (che era
sacro a Cibele: da qui deriva il significato delle tante bocche di fontane
foggiate come la testa di questo animale), la civetta (sacra a Minerva)
e gli animali simili, protagonisti della notte: il gufo, il barbagianni, la
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strige; lorso (sacro ad Artemide). Nel mondo animale sono poi da ri-
cordare tutti gli animali che hanno a che fare con lacqua, come la rana,
languilla (che ricorda il serpente di terra), gli uccelli acquatici (lanatra,
il cigno, la gru, loca). Inoltre, abbiamo il ragno al centro della sua tela
spiraliforme , lariete per le sue corna a forma di spirale , la chioc-
ciola per il guscio della stessa forma , la gallina (nel suo aspetto ma-
terno di chioccia, custode dei pulcini), la gatta, la leonessa, la pantera, e
ancora la mucca (per il latte), ma anche il toro e il bisonte (figure legate,
come il serpente, alle energie della terra, e che richiamano la falce luna-
re nella forma delle corna).
E cos come i simboli, sono tanti anche i nomi che la Grande Madre
ha assunto attraverso i luoghi e le culture, pur mantenendo sempre il
principio che ella rappresentava: fu Inanna per i Sumeri, Ishtar per gli
Accadi, Astarthe per i Fenici, Anahita per i Persiani, Anat presso Uga-
rit, Ninhursag in Mesopotamia (V millennio a.C.), Atargatis in Siria,
Iside in Egitto, Artemide/Diana a Efeso, Baubo a Priene, Afrodite/Ve-
nere a Cipro, Rea o Dictinna a Creta, Demetra a Eleusi, Orthia a Sparta,
Bendis in Tracia, Cibele a Pessinunte, Ma
in Cappadocia, Gea/Gaia e Atena per i
Greci, Brigit in Irlanda, Dana/Anu per i
Celti, Bellona o Bona Dea per i Romani,
Mater Matuta presso gli Etruschi, Vacu-
na per i Sabini, Tanit per i Cartaginesi,
Quan-Yin o Guan Yin in Cina, Kannon
o Kanzeon in Giappone, Gwan-eum o
Gwan-se-eum in Corea, Avalokitesvara
in Tibet, Durga (Kali/Parvati/Sarasva-
ti/Lakshmi) in India, Lada in Russia.

I mille nomi divini della terra

In Grecia, Gaia (o Gea) era la dea pri-


mordiale della terra. Nella Teogonia,
Esiodo parla di Gea come sorta dal
Caos, dando vita alle forze naturali del
mondo: mari, montagne e cielo (Urano). Gaia (1875), di Anselm Feuerbach.
Unendosi a Urano gener sei Titani e sei
La terra 17

Titanidi, seguiti dai Ciclopi e dagli Ecatonchiri.


Con il fratello, Tartaro, diede vita allorrenda fi-
gura di Tifone. Crono si rivolt contro il padre
e si alle con Gea, infliggendogli la mutilazione
dei genitali. Dal sangue che ne sgorg, nacque
una nuova generazione di mostri: nacquero i Gi-
ganti, le Erinni e Afrodite (nata dalla spuma del
mare dove erano precipitati gli organi maschili
di Urano). Gea e i suoi figli non si opposero sol-
tanto a Urano, ma anche agli di, simboleggian-
do lira della Terra per le offese compiute contro
di essa. Lantica Grecia traeva il suo sostenta-
mento dallagricoltura, ogni appezzamento di
terra coltivata e resa fertile si vedeva attribuire
un potere magico, da cui derivava questo culto
per la Madre Terra. Per tale motivo, Gea fu la
prima dispensatrice di oracoli. Quando Apollo
volle costituire il proprio oracolo a Delfi, fu co-
stretto a uccidere il simbolo di Gea, il serpente,
Proserpina (187377), di
Dante Gabriel Rossetti
che egli voleva soppiantare. Nelle opere omeri-
(Tate Gallery, London). che, Gea viene
presa a testi-
mone dei giu-
ramenti: a lei non pu sfuggire nulla
di quanto accada sulla terra. Conside-
rata madre di Zeus, Gaia ebbe grande
importanza anche ad Atene, in quanto
madre di Erittonio, progenitore della
gente dellAttica, e come protettrice
della crescita dei bambini; in epoca
storica poi fu considerata una divinit
politica, protettrice della terra intesa
come patria, luogo di nascita.
Ma in Grecia, Gaia-la Terra-la Gran-
de Madre, venne anche rappresentata
nella triplice forma di Persefone (fan-
ciulla/vergine), Demetra (madre/ge-
neratrice), ed Ecate (vecchia/morte), Il ritorno di Persefone (1891), di Frederic
dove troviamo una correlazione tra le Leighton.
18 Rivista Thule Italia

et della vita che queste tre dee rappresentavano. Persefone, (dal greco
, Persephn), detta anche Kore, (dal greco , giovinet-
ta), Kora, o Core, una figura della mitologia greca, fondamentale nei
Misteri Eleusini, che entrata in quella romana come Proserpina. Sposa
di Ade, era la dea minore degli Inferi e regina delloltretomba. Figlia di
Zeus e di Demetra, viene rapita giovinetta e vergine dal marito Ade e,
secondo il mito, nei 6 mesi dellanno (autunno ed inverno) che passa-
va nel regno dei morti, Persefone svolgeva la stessa funzione del suo
consorte Ade, cio governare su tutto loltretomba; negli altri 6 mesi
(primavera ed estate) ella andava sulla terra da sua madre Demetra, e
qui Persefone non svolgeva alcuna funzione. Ma chiaro che Persefo-
ne rappresentava il ciclo delle stagioni. Demetra (in greco: ,
Madre terra o forse Madre dispensatrice, probabilmente dal nome
indoeuropeo della Madre terra *dheghom mather), era sorella di Zeus,
e nella mitologia greca era la dea del grano e dellagricoltura, costante
nutrice della giovent e della terra verde, artefice del ciclo delle sta-
gioni, della vita e della morte, protettrice del matrimonio e delle leggi
sacre. Rappresenta la terra nella funzione di madre e negli Inni omerici
viene invocata come la portatrice di stagioni. Con la figlia Persefone,
Demetra (che nella mitologia romana diverr Cerere) una figura cen-
trale nelle celebrazioni dei Misteri eleusini. Ecate infine una dea della
religione greca e romana, ma di origine pre-indoeuropea. Era una divi-
nit psicopompa, in grado di viaggiare liberamente tra il mondo degli
uomini, quello degli di e il regno dei Morti. Spesso raffigurata con
delle torce in mano, proprio per questa sua capacit di accompagnare
anche i vivi nel regno dei morti (la Sibilla Cumana, a lei consacrata,
traeva da Ecate la capacit di dare responsi provenienti, appunto, dagli
spiriti o dagli di). Rappresentava la terra nella sua et senile e nel pas-
saggio alla morte, indispensabile per la rinascita.
Nellantica Roma, accanto a Proserpina, Cerere ed Ecate e ancor pri-
ma di loro troviamo Tellus, la dea della terra e protettrice della fe-
condit, dei morti e contro i terremoti. Il suo culto, probabilmente pi
antico della religione ufficiale romana, pare ricollegarsi direttamente a
quello della Grande Madre. Veniva celebrato il 15 aprile con la festa del-
le Fordicidia; con il tempo, tuttavia, venne associato a quello di Cerere
sino a fondersi con esso. Tellus sempre con Cerere citata da Ovidio
come una delle madri delle messi (frugum matres).

NellAntico Egitto, nel Pantheon degli di, il dio Ptah, il grande de-
La terra 19

miurgo, una divinit sia maschile che femminile; un testo proveniente


da Menfi, a riguardo dice: Ptah il padre e la madre degli dei ed il
suo soprannome La Donna. lui la matrice in cui si differenziano
i semi di ci che nasce, lui che fa spuntare
lorzo dalluomo e il grano dalla donna....
Pi tardi, fu Geb a diventare una dea madre,
raffigurazione dellargilla, della torba, della
materia primordiale, della terra nutrice, col-
tivabile e feconda. Geb, o Seb, era infatti il dio
della terra in contrasto con la maggior parte
delle altre mitologie, per le quali una perso-
La dea del cielo Nut sovrasta nificazione femminile. Egli figlio di Tefnut,
il marito, il dio della terra lumidit, e di Shu, laria, nonch marito di
Geb (con testa di serpente). Nut, il cielo, dalla quale ebbe quattro figli:
Osiride, Iside, Seth e Nefti. Nelliconografia
solitamente raffigurato disteso a terra, sor-
montato da Shu, che sostiene Nut inarcata su di lui. In altre immagini
un uomo barbuto, con lemblema di unoca sulla testa, che simboleggia
il geroglifico del suo nome (a volte infatti detto il grande starnaz-
zatore). Geb govern il mondo antico, ricco e fecondo, fin quando si
stanc di regnare, e il suo posto venne preso dai suoi figli litigiosi Osi-
ride e Seth. Geb venne associato anche al mondo degli Inferi, in quanto
si credeva che intrappolasse le anime per impedire loro di ascendere al
cielo. In et ellenistica, Geb venne identificato con il dio greco Crono.

In Cina la creazione della terra opera di Pan-


kou. Secondo il Chou Yi Ki, un testo risalente alla
fine del VI secolo d.C., questa la versione: Gli
esseri viventi cominciarono con Pan-kou, che
lantenato di 10.000 esseri delluniverso. Quando
Pan-kou mor, la sua testa divenne un picco sacro,
i suoi occhi divennero il sole e la luna, il suo adipe
i fiumi e i mari, mentre i suoi capelli e i suoi peli
divennero la vegetazione.
In India, la Terra a volte Lakshmi, dea della fe-
condit e della prosperit e comunemente consi-
derata consorte di Viu, e madre con lui di Kama,
la divinit dellamore , il cui simbolo loro, a
volte Kali, la dea nera e sanguinante dei sacrifici, La dea nera Kali.
20 Rivista Thule Italia

detta anche Bhumi, il seno materno.


Per i Maya, invece, la Terra era Itzam Cab,
liguana-terra, lo spirito-dellacqua-terra-coc-
codrillo. Mentre tra gli Aztechi troviamo Tla-
zolteotl, la dea protettrice della fertilit e della
sessualit, della nascita nonch dea-madre. Ve-
niva definita mangiatrice di ci che sporco
perch faceva visita alle persone che, giunte al
termine della loro vita, le confessavano i propri
peccati. Lei poi mangiava questa sporcizia (i
peccati). Secondo la mitologia azteca, Tlazol-
teotl madre di Centeotl, il dio del mais, ed
Lakshmi, la divinit
induista dellabbondanza, associata alla Luna. E accanto a lei non bisogna
della luce, della saggezza scordare Cihuacoatl, la donna serpente, dea
e del destino. della fertilit, protettrice delle madri, in parti-
colare delle donne che morivano di parto. Fu lei
che aiut Quetzalco-
atl, il dio serpente piumato, a dare origi-
ne alla attuale fase dellumanit macinando
le ossa delle generazioni umane precedenti
e mischiandole con il proprio sangue.
E nelle Ande era fondamentale il culto di
Pachamama, la dea della fertilit, che nutri-
va la terra e dispensava salute attraverso il
regno vegetale.

Nel paganesimo germanico la dea associa-


ta alla madre terra e alla fertilit Nertus,
come veniamo a sapere da un passaggio di Raffigurazione della dea azte-
Tacito, che in Germania racconta un rito reli- ca Tlazoteotl.
gioso dedicato a questa divinit dai popoli
germanici settentrionali:
Dopo i Longobardi vengono Reudigni, Auioni, Angli, Varni, Eudosi,
Suardoni e Nuitoni, tutti ben protetti da fiumi e foreste. Non c nulla
di importante da dire riguardo a questi popoli tranne il fatto che tutti
adorano Nerthus, che rappresenta la Madre-Terra. Credono che lei si
interessi degli affari degli uomini e che li guidi. Su unisola nelloceano
si trova un bosco sacro in cui si trova un santo carro coperto da un drap-
po. Solo a un sacerdote permesso di toccarlo. Egli in grado di sentire
La terra 21

la presenza della dea


quando si trova nel
santuario, e la accom-
pagna con grande
riverenza mentre si
muove sul carro trai-
nato da tori. Si festeg-
gia ovunque quando
decide di fare lonore
di presentarsi. Nessu-
no va in guerra, nes-
suno usa armi, si vive Nerthus (1905), di Emil Doepler.
in pace e quiete finch
la dea, avendone avuto abbastanza della compagnia degli uomini, vie-
ne infine riaccompagnata dallo stesso sacerdote presso il suo tempio.
Dopodich il carro, il drappo e, se mi credete, la divinit stessa fanno il
bagno in una misteriosa vasca. Questo rito viene svolto da schiavi che,
appena finito il compito, vengono affogati nel lago. In questo modo il
mistero viene mantenuto, e rimane la beata ignoranza riguardo al suo
aspetto, concesso solo a chi destinato a morire.
Nella mitologia norrena, la dea della terra Jr (Terra), una delle
dee della stirpe degli sir. Figlia di Ntt (la dea della notte, figlia del
gigante Nrfi) e di Annarr (nome dietro al quale si cela forse lo stesso
Odino), ebbe dal dio Odino il dio Thor. Era la personificazione della ter-
ra non civilizzata. E collegata alla terra, nel suo aspetto di fertilit trovia-
mo anche Freyja: figlia di Njrr (dio della stirpe dei Vanir, del vento e
dei naviganti) e della gigantessa Skai, sorella di Freyr (dio della bellez-
za e della fecondit)
e moglie di r, ha
molte manifestazioni
ed considerata la
dea dellamore, della
seduzione, della fer-
tilit, della guerra e
delle virt profetiche.

Freyja, di John Bauer (18821918).


22 Rivista Thule Italia

Gli incantesimi della Terra

La Terra veniva utilizzata soprattutto per incantesimi di guarigione, e


in generale si associavano a tale elemento capacit curative: era infatti
convinzione che si potesse trasferire la malattia a una sostanza, gene-
ralmente di origine organica, che poi veniva seppellita e il male veniva
cos neutralizzato dal potere della terra. Capitava cos che per eliminare
una malattia, o per risanare una ferita, si usasse sfregare la parte affetta
con una fetta di mela, di patata o di qualche erba ritenuta curativa e
tale rituale deve presumibilmente essere sorto per la casualit di aver
constatato dei miglioramenti per via di capacit disinfiammatorie di al-
cune piante utilizzate. Similmente, si faceva stendere il malato su zone
di terra fresca e smossa, e sono facilmente immaginabili le origini di tali
convinzioni: la terra era lelemento dal quale luomo vedeva sbocciare
la vita; tutto ci di cui luomo aveva bisogno per il suo sostentamento
spuntava dal terreno, sia il cibo sia le piante utilizzate per gli infusi e
le pozioni, e si credeva dunque che la terra possedesse forte vitalit e
che si potesse giovare delle sue vibrazioni positive e vitali entrando in
contatto con essa.
Per guarire e fortificare, o per compiere riti diniziazione, nellanti-
chit venivano praticati anche sotterramenti simbolici, analoghi allim-
mersione battesimale. Lidea era quella di rigenerarsi tramite il contat-
to con le forze della terra, morire a una forma di vita per rinascere in
unaltra.

Soprattutto in Oriente, vi era la tradizione di costruire le case intorno


ad alberi, e spesso la prima cosa che veniva fatta prima di edificare
unabitazione era quella di piantare il seme di una pianta. Le popolazio-
ni dellEuropa pagana che adoravano gli spiriti della natura solevano
affidare le proprie necessit e desideri al seme di un albero, che se accu-
dito da germoglio a fusto, avrebbe reso il desiderio realt. E, ancora, era
pratica ricorrente raccogliere in un fazzoletto verde della terra dovera-
no stati precedentemente tracciati simboli magici e rune, e portarlo con
s per protezione; similmente veniva fatto con delle bottiglie, poste in
seguito sui davanzali delle finestre, per impedire al male di entrare. E
la terra veniva gettata alle spalle dei bambini che giocavano, per evitare
che spiriti malvagi si insinuassero nei loro giochi (una tradizione che
ha probabilmente generato il rito superstizioso giunto fino a noi di
gettarsi alle spalle un pizzico di sale per scongiurare la malasorte). Nei
La terra 23

tempi passati, si credeva in sostanza che la terra confondesse gli spiriti


malvagi e i demoni, e che essi fossero costretti a dover contare ogni
singolo granello di terra posto davanti a unabitazione o attorno a un
essere umano, prima di poter penetrare nella casa o entrare in contatto
con la persona stessa.

La zolla e la donna sono spesso assimilate nella letteratura: solco semi-


nato/aratura rimandano alla penetrazione sessuale, le messi al parto, il
lavoro agricolo allatto generatore, la raccolta di frutti allallattamento,
il vomere dellaratro al fallo delluomo. Ecco quindi che anche alcu-
ne credenze sono strettamente legate a questo rapporto. In Africa cos
come in Asia, si crede infatti che le donne sterili rischiano di rendere
sterile la terra familiare, e il marito per questo motivo le pu ripudiare.
Le donne incinte se gettano i grani nei solchi arricchiscono i raccolti:
esse sono infatti sorgente di fecondit. Le vostre donne dice il Corano
sono per voi come i campi (11,233). E in un solco seminato, a prima-
vera, Giasone si un a Demetra (Odissea, V, 125).
Per gli Aztechi, la dea Terra ha due aspetti opposti: essa la Madre
Nutritrice che ci permette di vivere con la sua vegetazione; ma reclama
anche i morti di cui si nutre, e in questo caso distruttrice.
Presso i Maya, il glifo della terra la dea Luna, regina dei cicli e della
fecondit. Lantica dea Maya lunare e terrestre ha una funzione pri-
mordiale: presiede alla nascita, alle origini di tutte le cose, allinizio di
ogni manifestazione.

Per Giudei e Cristiani, la denominazione di Terra Santa si applica


alla Palestina; ma essa ha diversi omologhi anche in altre tradizioni,
dove riceve i nomi di: Terra dei Santi, Terra dei Beati, Terra dIm-
mortalit, eccetera. In tutti questi casi si tratta di centri spirituali che
corrispondono al Centro del Mondo proprio di ciascuna tradizione,
a sua volta riflesso del centro primordiale o del Paradiso terrestre. Si
possono quindi paragonare alla terra promessa ebraico-cristiana, ma
attraverso una ricerca di ordine spirituale, e alla Terra nera (Kemi) degli
Egizi.
La Terra pura di Platone corrisponde a quello che noi immaginiamo
come Terra Santa. Nel caso dellamidismo, la terra pura (in giappone-
se Jodo), detta dal monaco buddista Shinran Terra di retribuzione
(Hodo) il paradiso occidentale di Amida (ossia, il Buddha celestiale
particolarmente venerato nellamidismo), ed in definitiva anche
24 Rivista Thule Italia

una Terra dei Beati.


La terra non poi estranea alle origini. Cos quando un gruppo vuole
rigenerarsi spiritualmente pratica una sorta di ritorno verso la terra
natale. Da qui la tradizione dei vari pellegrinaggi nei luoghi sacri.

Con il suo carattere sacro e materno, la terra interviene spesso nelle


varie societ come garante dei giuramenti. Poich il giuramento il
legame vitale del gruppo, la terra madre e nutrice di ogni societ.
Lirlandese possiede, cos come il latino, due parole per designare la
terra: talamh che corrisponde a tellus e indica la terra in quanto
elemento contrapposto allaria e allacqua e tir ossia terra, che la
indica quale espressione geografica. Il druido aveva potere anche sulla
terra-elemento: prima della battaglia di Mag Tured, un druido dei Tua-
tha D Danann promette a Lug che getter una montagna sui Fomori e
che metter al suo servizio le prime dodici montagne dIrlanda. Nella
mitologia irlandese, la terra personificata da Tailtiu non come donna,
ma come nutrice di Lug, il dio celtico della luce, che veniva chiamato
dio delle mille arti e la cui festa ricorre il 1 agosto.
La terra fa anche parte dei garanti del giuramento celtico, che si pu
paragonare al giuramento dellangelo Ammaele a Iside: Te lo giuro
per il cielo, la terra, la luce e le tenebre, te lo giuro per il fuoco, lacqua,
laria e la terra, giuro per laltezza del cielo, per la profondit della terra
e del Tartaro; te lo giuro per Ermes, per Anubis, per gli ululati di Ker-
koros, per il serpente che custodisce il tempio; te lo giuro per la zattera
e il nocchiero di Acheronte; te lo giuro per le tre Necessit, per i Flagelli
e per la Spada. (Collection des Anciens Alchimistes Grecs, I, Parigi, 1887,
29-30).

Riti e miti della terra

La terra madre che accoglie, dalla quale si spera di ritornare e della


quale si porta nel cuore sempre quel qualcosa che fa sospirare di ma-
linconia quando si lontani. La terra quindi anche simbolo di affetto
culturale e di radici in senso lato. Non per niente si tende a parlare di
Albero genealogico quando si ricostruisce la storia di una famiglia.
E fin dagli albori per le varie genti la terra accoglie dentro s il pro-
fondo significato della fertilit; un aspetto facilmente comprensibile,
La terra 25

dato che il cibo prodotto dai campi il sostentamento base su cui tutti
i popoli di cultura agreste hanno basato il loro benessere. Un raccol-
to disastroso avrebbe causato con facilit una carestia. E labbondanza
delle messi andava propiziata. La fertilizzazione del terreno, in qualsia-
si modo essa potesse essere invocata, era quindi un rito fondamentale
nelle liturgie di origine agreste. Troviamo infatti moltissimi rituali por-
tati a favorire la fertilit mediante offerte di ogni tipo, prima tra tutte
quella del sangue, ma anche del latte o del miele.
Nel mito celtico, la festa rituale di Imbolc, che cadeva tradizionalmen-
te il 1 febbraio, nel punto mediano tra il solstizio dinverno e lequi-
nozio di primavera (anche se la celebrazione iniziava al tramonto del
giorno precedente, in quanto il calendario celtico faceva iniziare il gior-
no appunto dal tramonto del sole), strettamente legata allelemento
terra. Il termine in lingua gaelica significa Nel grembo, e si riferisce al
risveglio della primavera dopo il lungo e freddo inverno. Nel grembo,
il seme che ha atteso al caldo sotto lo strato di neve finalmente germina
e sboccia, dando vita a un nuovo ciclo.
Ma i riti per la fertilit dei campi si ritrovano anche in et contempo-
ranea: lo stesso rituale dei fuochi di Beltane a inizio maggio con i fal
accesi in cima ai colli attraverso cui far passare il bestiame del villaggio
per purificarlo e in segno di buon augurio, e il salto propiziatorio sul
fuoco di uomini e donne , il palo di maggio e la corona di fiori, oppure
le figure antropomorfe costruite con il grano che vengono intrecciate a
Lughnasadh la festa gaelica del 1 agosto, che celebra il raccolto e il
pane, e che ricorda il sacrificio (sotto forma di grano) del dio Lug, il dio
della luce: nel suo ciclo di morte (per dare nutrimento alla popolazione)
e di rinascita sono tutti sacrifici propiziatori per la fertilit dei campi.
Nel Medioevo appaiono poi anche le curiose figure dei ben andanti:
ossia, persone nate con il sacco amniotico sopra il volto (i cosiddetti
nati con la camicia) che sostenevano in particolari giorni dellanno
di recarsi nottetempo nei campi aperti, armati di mazze di finocchio, a
lottare contro misteriosi stregoni. Il tutto per salvare il raccolto dellan-
no in entrata. Questo fenomeno tipico delle zone del Friuli Venezia
Giulia, ma sotto altri nomi si possono trovare figure simili anche in altre
parti dEuropa.
La fertilit dunque uno degli aspetti fondamentali dellelemento ter-
ra, soprattutto in un mondo dove un raccolto povero poteva significa-
re la morte per centinaia di persone. Il simbolismo stesso della morte
creato nel Medioevo ossia, lo scheletro con la falce ha chiare origini
26 Rivista Thule Italia

di tipo agreste. La falce quella utilizzata per mietere il grano, e la


cupa morte diventa allora la mietitrice. Ma la stessa morte legata
a doppio filo con lelemento terra. La terra infatti colei che d e colei
che prende. Essa dispensa nutrimento con una mano, ma prende la vita
con laltra. Non a caso loscurit e il buio degli Inferi sono stati sempre
collegati a luoghi sotterranei.

Publio Virgilio Marone, nel sesto libro dellEneide, racconta il viaggio


che fece Enea nel regno degli Inferi. Virgilio ci parla di un enorme olmo
sotto le cui foglie sono gettati i sogni fallaci. Infatti, i miti greci parlano
degli Inferi come di un luogo sotterraneo dove soltanto i morti (e alcuni
simbolici eroi) possono accedere.
E uno dei miti pi vicini e strettamente legati alla terra quello di Ade
e Persefone. La giovane Kore, figlia di Demetra, dea del raccolto, stava
cogliendo dei fiori nei pressi di Enna, nel mezzo della Sicilia, assieme
ad alcune ninfe, quando vide correre verso di s la figura imperiosa e
inquietante del dio degli Inferi Ade, che, stanco delloscurit del pro-
prio regno sotterraneo, aveva deciso di aggirarsi alla luce del sole. A
nulla valse la fuga di Kore; le braccia dacciaio del dio la afferrarono
subito e la inchiodarono sulla biga trainata da cavalli di fuoco. Soltanto
una delle ninfe si oppose e tent di difendere la compagna, cercando di
frenare i cavalli: Ciane, che per questo affronto fu trasformata da Ade
in una fonte che tuttora fornisce lacqua al territorio di Siracusa. Dopo
la scomparsa della figlia, Demetra, dilaniata dal dolore, si aggir per il
mondo alla ricerca della giovane perduta. Cerc la figlia per nove gior-
ni e nove notti, vagando senza tregua fino ai confini del mondo. Solo il
decimo giorno Ecate, la dea della Notte, impietosita, rivel a Demetra
di aver assistito al rapimento della giovane Kore, ora divenuta Persefo-
ne regina degli Inferi. Demetra and allora da Elios, il dio del Sole, che
le rivel la complicit di Zeus, il padre degli di e dio del Cielo, nel ra-
pimento della giovane ragazza. Essendo la dea della fertilit e dellagri-
coltura, Demetra reag disperata allinganno e alla conseguente perdita
della figlia, rendendo la terra sterile e infruttuosa. Le persone e gli ani-
mali morirono come mosche. A niente valsero le suppliche e i sacrifici
degli uomini: Demetra era irremovibile. Zeus cos, per scongiurare la
carestia e lestinzione della razza umana, decise di intervenire e invi
Hermes a intercedere per la liberazione di Kore, una richiesta alla quale
Ade non si pot opporre. Lasciando andare la sposa, il dio le chiese
per di non mangiare nulla, dandole nel contempo un melograno tra le
La terra 27

mani. Uscendo la ragazza ignara del fatto che chi mangia i frutti negli
inferi costretto a rimanervi per leternit viol il patto, nutrendosi
di sei semi del frutto donatole. Ade, con linganno, aveva quindi legato
per sempre a s Persefone. Con lulteriore mediazione di Zeus, si giun-
se per a un accordo: visto che Kore/Persefone non aveva mangiato un
frutto intero, sarebbe rimasta nellOltretomba soltanto per un numero
di mesi equivalente al numero di semi da lei mangiati, potendo cos tra-
scorrere con la madre il resto dellanno. Cos Persefone avrebbe vissuto
sei mesi con il marito negli Inferi e sei mesi con la madre sulla Terra.
Demetra, da allora, accoglie
con gioia il periodico ritor-
no di Persefone sulla Terra,
facendo rifiorire la natura
in primavera e in estate.

Un altro aspetto della


terra la ricchezza celata,
misteriosa e segreta. Nelle
sue viscere, infatti, prendo-
no forma le gemme e nelle
sue profondit risiedono le
vene di minerale prezioso.
Per non parlare poi del pe-
trolio, il sangue nero della
Teseo e il Minotauro (1826), di tienne-Jules Ramey terra, che nel mondo attua-
(Giardino delle Tuileries, Parigi). le la pi grande fonte di
guadagno su larga scala
che lumanit abbia mai co-
nosciuto. La terra trattiene quindi dentro il suo grembo tesori inestima-
bili. E, infatti, proprio nella terra che in genere ci si sente pi al sicuro
nasconderli. Era nella terra che venivano sepolti i forzieri, e nella terra
venivano scavate le tombe, nascosti i tesori in antichit.
Nella favola Al Bab e i Quaranta Ladroni, contenuta nelle Mille e una
Notte, si narra di una grotta segreta dove era possibile accedere solo
mediante una parola dordine e dove i malvagi ladroni depositavano il
loro inestimabile bottino. Ecco che lelemento terra qui prende di nuo-
vo il sopravvento come grembo che accoglie tesori e che mantiene il
segreto degli stessi. Infatti, non era possibile accedere al tesoro se non
se ne conosceva la parola dordine. Ma anche nella favola di Aladino e
28 Rivista Thule Italia

la lampada incantata, sempre tratta da Le Mille e una Notte, il mago spa-


lanca con la magia una caverna che d nel sottosuolo, dove risiede un
tesoro di origini misteriose e nel quale invita Aladino a entrare a patto
di non toccare nulla, poich desidera che lui gli porti soltanto la vecchia
lampada magica.

La terra pu non solo contenere tesori ma pu anche custodire segreti


e misteri, come il labirinto fatto costruire da Minosse, dove il Mino-
tauro era confinato. Il mito narra che mentre Europa, figlia di Fenice
e di Telefassa, era intenta a giocare con le sue ancelle, le apparve un
torello candido come la neve che altri non era che Zeus. Questi, dopo
averla fatta montare sulla sua groppa, la port a Creta dove si un a lei
e poco dopo da questa unione nacquero Minosse, Radamanto e Sarpe-
done. Quando Zeus lasci Europa, questultima spos Asterione, re di
Creta e, poich le loro nozze si rivelarono sterili, Asterione adott i tre
figli di Europa e li nomin suoi eredi legittimi. Alla morte di Asterio-
ne, Minosse rivendic per s il trono di Creta, dichiarando che quello
era il volere degli di, e per essere certo di riuscire nellimpresa preg
Poseidone di fare uscire qualcosa dalle acque del mare con la promessa
di offrirlo poi in sacrificio al dio a testimonianza del volere degli di.
Ma Minosse non rispett i patti e cos il dio del mari, infuriato, lo pun,
instillando in Pasifae, la regina sua moglie, una passione sfrenata per il
toro bianco. Confessata questa sua morbosa attrazione a Dedalo, il fa-
moso architetto in esilio da Atene, questi la assecond, costruendo per
lei una vacca di legno cava ricoperta da una pelle bovina, entro la quale
la regina poteva introdursi per soddisfare il suo appetito. Dallunione
dei due venne generato il Minotauro, una creatura met uomo e met
toro. Minosse, esterrefatto, ordin a Dedalo di costruire un profondo la-
birinto al centro del quale fu confinato il mostro. Ogni anno, sette vergi-
ni e sette fanciulli venivano introdotti allinterno del labirinto, affinch
potessero fungere da sacrificio alla creatura. Al terzo anno, durante la
ricorrenza dei sacrifici, Teseo, re di Atene, giunse a Creta per ferma-
re questorrenda tradizione, spacciandosi per uno dei fanciulli desti-
nati al pasto del mostro. Sinnamor per della figlia del re Minosse,
Arianna, la quale, venuta a conoscenza dei suoi propositi nei riguardi
delluccisione del Minotauro, consult Dedalo per aiutarlo. Il proble-
ma, infatti, non era solo luccisione in se stessa, quanto uscire vivi dalle
profondit dellopera dellarchitetto ateniese. Dedalo consigli quindi
alla principessa di donare un rocchetto di filo al giovane, cos che po-
La terra 29

tesse srotolarlo mentre si aggirava nel labirinto per poter ritrovare la


strada verso luscita. Il labirinto di Cnosso, infatti, si snodava come un
budello contorto dal quale il nobile Teseo non poteva sperare di uscire
se non fosse stato per lintelligente trovata di Dedalo. Una volta ucciso
il mostro, riarrotolando il rocchetto riusc cos a riguadagnare luscita.
Un viaggio quello di Teseo allinterno del labirinto scavato nelle pro-
fondit di Cnosso che chiaramente di tipo iniziatico e che riconduce
allesplorazione dei misteri della superbia umana, nel momento in cui
decide di sfidare gli di.

La terra quindi mistero, oltre che viaggio e ricchezza. Il mistero delle


profondit, dei vulcani, fonti di distruzione, dei terremoti, delle voragi-
ni che si aprono fagocitando in s tutto ci che capita. Lo si vede bene
in Viaggio al centro della Terra di Jules Verne, che narra di una spedizione
basata sul ritrovamento di una pergamena in caratteri runici con un co-
dice cifrato scritta da un alchimista danese del XVI secolo, tal Arne Sa-
knussemm. Il viaggio conduce il professor Otto Lidenbrock e il nipote
Axel (lo scopritore della pergamena), insieme a una guida assunta per il
caso, fino al centro stesso della terra, e l incontreranno dinosauri e altre
creature misteriose e fantastiche. Nel romanzo, Verne cerca di svelare il
mistero che condiziona gli scienziati di tutto il mondo: lipotesi di che
cosa possa risiedere al centro della terra. E il cuore stesso infine lo
scranno dove siede lanima ancestrale del nostro pianeta: Gaia.

E la terra, nel suo misterioso dare quando lo desidera, si ritrova


nelle stesse rune. Che per i popoli del Nord non erano soltanto un al-
fabeto, ma anche un metodo divinatorio e un mezzo di comunicazione
con gli di. E che derivano dagli stessi di. Per acquisire la saggezza,
Odino viaggi infatti fino ai confini estremi del mondo, dove sorgeva il
frassino Yggdrasill, lalbero della vita che sostiene tra i suoi rami i nove
mondi. Ma prima di poter accedere ai misteri e alla conoscenza detenu-
ta da Yggdrasill, Odino dovette sottoporsi ad alcune prove, fra le quali
abbeverarsi dalla fonte che scaturiva dalle radici stesse dellAlbero del-
la Vita: Mmisbrunnr, nota anche come la fonte della Saggezza; e per
poterlo fare fu costretto a sacrificare un occhio. Poi, feritosi con la sua
lancia, Odino dovette restare impiccato a testa in gi allalbero per nove
giorni e nove notti, fino al momento in cui gli giunse infine in dono la
Saggezza nella forma delle rune, donate in seguito dal dio agli uomini.
La connessione tra la terra e le rune dovuta al fatto che per tradizione
30 Rivista Thule Italia

esse devono essere incise nella corteccia o nella pietra, ossia in alcuni
elementi tradizionalmente correlati alla Grande Madre.

A Demetra Eleusinia

Dea, madre di tutto, demone dai molti nomi,


augusta Demetra, che nutri i fanciulli, dispensatrice di felicit,
dea che doni la ricchezza, nutri le spighe, tutto doni,
che ti allieti della pace e dei lavori dalle molte fatiche,
protettrice della semina, accumulatrice di spighe, custode dellaia, dai
frutti verdeggianti,
che abiti nelle sante valli di Eleusi,
desiderabile, amabile, nutrice di tutti i mortali,
che per prima aggiogasti allaratro i buoi muscolosi
e ai mortali mandi la desiderabile vita molto felice,
che favorisci la vegetazione, vivi con Bromio, splendidamente onorata,
portatrice di fiaccola, santa, ti allieti delle falci estive,
tu ctonia, tu che appari, tu favorevole a tutti;
dalla bella prole, amante dei bambini, augusta, fanciulla che nutri i fan-
ciulli,
che hai attaccato il carro imbrigliando draghi
gridando evo intorno al tuo trono con volute circolari,
unigenita, dea dalla molta prole, venerabilissima per i mortali,
che hai molte forme di sacre fronde e ricche di fiori.
Vieni, beata, santa, carica di frutti estivi,
portando Pace e lamabile Legalit
e ricchezza che fa felici e insieme Salute sovrana.

(Inno Orfico n. XL, da Inni Orfici, ed. Lorenzo Valla)


La materialit del reale
di Pasquale Piraino

La terra insieme allaria lelemento di pi facile ricognizione, ma a


differenza di questultima (eterea e impalpabile) presenta delle caratte-
ristiche facilmente avvertibili dai sensi corporei. Tra tutti gli elementi
la terra probabilmente quello pi connesso alle riflessioni materiali:
basta prestare orecchio a quella fonte di conoscenza che sono i detti po-
polari a volte riflesso della sapienza vera e propria per rendersene
conto: si pensi allespressione stare con i piedi a terra, pi che indi-
cativa dellattitudine a considerare strettamente ci che i sensi sentono,
frenando la propensione alla riflessione verso quanto sta oltre le pure
informazioni captate senza fantasticare su lontani mondi sconosciuti
iperuranici . Se riflettiamo sullorigine delluomo narrata nellAntico
Testamento notiamo che Dio don allessere umano due nature: una ma-
teriale e laltra spirituale. La seconda costituita dallo spirito divino che
Dio infuse tramite il suo soffio per animare la seconda met delluomo:
il corpo. Mentre questultimo, strumento primo tramite il quale dato
alluomo il potere di conoscere e di osservare tutto il piano fisico del-
la realt, fu ottenuto sempre secondo la fonte veterotestamentaria
impastando proprio della terra. Nella visione fornita dalla Genesi,
il corpo umano , quindi, quanto di pi materiale esista, poich nato
dalla stessa terra che con i suoi grani simbolo di tutto quellinsieme di
particelle e corpuscoli che uniti formano il reale. Pertanto, seppur nella
visione giudaica la caratteristica materiale delluomo viene a incarnarsi
proprio nel corpo, il quale fatto della stessa materia di tutto il creato,
bisogna stare bene attenti a trarre le giuste conclusioni dopo la lettu-
ra di certe analisi, visto che la componente materiale rappresenta solo
una parte della diade, essendo laltra costituita proprio dalla dimen-
sione spirituale che lungi dallessere accessoria invece un dono che
Dio elargisce alluomo per renderlo a sua immagine e somiglianza
32 Rivista Thule Italia

ovvero a s eguale, un essere in potenza del tutto pari al Dio creatore.


Eppure, in quel particolarissimo testo che la Genesi, Dio, poco dopo
aver creato Adamo un essere a s eguale lo bandisce dallEden, in
seguito al noto Peccato originale, enunciando a lui e alla sua compagna
Eva la nota maledizione: Polvere siete e polvere ritornerete, negando
quindi allUomo ogni possibile immortalit e condannandolo, di fatto,
a disgregarsi interamente come la materia della quale formato. Non si
vuole qui trattare dei contrasti ideologici presenti nel Vecchio Testamen-
to, testo sicuramente problematico da analizzare visti i rimaneggiamen-
ti che ha subito nel corso dei secoli e i macroscopici errori di traduzio-
ne dallebraico, verso i quali oggi nessun Papa evidentemente risulta
interessato a far luce, ma bisogna per sottolineare che sar Cristo a
riportare una visione equilibrata allinterno della dottrina schizofreni-
ca e peccaminosa ebraica che bandisce come impura ogni aspirazione
verso la materialit dei sensi. In particolare egli ridar piena dignit
alla componente fisica umana identificando la natura delluomo come
unintima unione di corpo e spirito, perfettamente armonizzati tra loro
al punto che, nella visione escatologica che egli fornisce, alla fine dei
tempi i corpi, anche quelli decomposti, risorgeranno in gloria e splen-
dore, potenziati in tutte le loro capacit, tornando in unione con le ri-
spettive anime: in Luca, 20, 34-36 viene chiaramente detto che i corpi
nemmeno possono pi morire, perch sono uguali agli angeli.
La visione giudaica e quella cristiana non risultando comunque esau-
stive di tutto il panorama dei miti relativi alla creazione delluomo,
presentano delle costanti rilevabili anche in contesti culturali geogra-
ficamente molto distanti da quelli medio orientali. Analizziamo, per
esempio, il mito norreno: nellEdda luomo e la donna primordiali sono
creati da una triade divina. Come nel caso visto precedentemente, la
natura strettamente corporea dellessere umano nasce non solo dalla
stessa materia di cui consiste la terra, ma addirittura risulta figlia del
terreno stricto sensu: gli dei infatti creano i corpi umani servendosi dei
tronchi di due alberi, il frassino (che dar corporeit al primo uomo) e
lontano (che invece former la prima donna). Nel mito norreno quin-
di la parentela tra la componente materiale delluomo e la terra per
certi versi meno diretta che nellAntico Testamento, ma non per questo
meno forte, visto che lalbero pu svilupparsi solo se affonda le sue
radici in un confortevole terreno. Mentre nella Bibbia viene fornita una
visione fisica che rende luomo pari alla terra, poich fatto con essa,
lEdda fornisce un quadro diverso, indicando il corpo delluomo come
La terra 33

qualcosa che si generato dal grembo della terra (quasi come un seme
che prima di germogliare va sepolto nel terreno) e quindi non parte
di qualcosa di inanimato, ma figlio di un essere capace gi da solo di
creare la vita, anche se non propriamente senziente. Similmente al Dio
giudaico, la triade norrena fornir al corpo delluomo dei doni grazie ai
quali risulter differenziato dal restante regno animale, strumenti che
egli user per compiere lopera divina di studio e manipolazione del
mondo. Tutti e tre, allo stesso modo del Dio degli ebrei, soffiano la vita
nei due tronchi: Odino dona lo spirito, Hoenir lanima e Lodur il calore
vitale, inteso non solo come il calore fisico, ma come la capacit posse-
duta da un cuore capace di ascoltare la voce delle altre anime. Si vuole
inoltre qui riportare la versione di Snorri secondo la quale fu la triade
composta da Odino, Vili e V a creare luomo dopo avere smembrato il
gigante Ymir e ordinato luniverso. In particolare Odino don alluomo
lo spirito e la vita, Vili la saggezza, il movimento e la parola mentre V
la forma e i sensi fisici. Al di l delle leggere differenze il lettore noter,
tuttavia, la stretta concordanza che lega le due versioni del mito: se la
componente divina passa tramite il soffio e la voce, simboli dellaria
(elemento in qualche modo antagonista alla terra), quella umana vie-
ne generata a partire dalla materia e la terra che, pertanto, non solo
madre del corpo, ma anche simbolo della natura prettamente animale
a questo collegata.
Questo collegamento tra la terra e lessenza materiale delluomo per-
mane anche nel mito greco secondo cui la creazione dei primi esseri
umani attribuita non pi a un Dio, ma a un titano Prometeo ,
figura antagonista degli di olimpici. I titani rappresentano probabil-
mente lincarnazione di tutta una serie di credenze religiose a base na-
turalista che esisteva nellantica Grecia in un tempo precedente allin-
staurarsi del culto degli di olimpici. Lantagonismo tra queste due
forme di culti, quello naturalista e quello antropomorfo, testimoniato
in chiave simbolica nella Titanomachia, ovvero la guerra tra gli di e i
titani, alla fine della quale questultimi vennero confinati da Zeus nel
Tartaro, il baratro pi profondo delloltretomba, condannati a eterni
supplizi. Allinterno del vastissimo panorama mitologico greco si pos-
sono enumerare svariate figure di titani, ma si pu dire senza tema
di smentita che lessenza di ogni titano va ricollegata a una specifica
forza naturale che esso incarna. In particolare queste protodeit rap-
presentano le forze primordiali libere della natura nella loro essenza
pi caotica: non a caso Zeus che dopo la sconfitta dei titani imbriglia
34 Rivista Thule Italia

queste forze, dando forma e ordine al mondo che prima era caos in co-
stante mutamento. Quindi, mentre le divinit olimpiche rappresentano
forze ordinatrici (basti pensare ad Helios, che conducendo regolarmen-
te il carro del Sole nel cielo scandisce i ritmi del giorno), i titani sono il
simbolo delle forze primigenie e dello stato del mondo naturale prima
che a questo fosse impresso un ordine. Alla luce di quanto detto, risul-
ta perci interessante che la creazione delluomo non sia avvenuta per
mano di un dio, ma di un titano, Prometeo. Ancora una volta egli d
forma al corpo delluomo impastando il fango: ritorna quindi, pre-
potentemente il tema gi prima accennato dello stretto legame tra la
terra e la componente materiale delluomo; nel mito greco per vi un
quid in pi, rappresentato dal fatto che non un dio ordinatore, come
quello della Genesi, a creare il corpo, ma un essere superumano: il corpo
delluomo, pertanto, non pi visto solo come un legame con la terra e
il mondo sensibile della natura, ma addirittura come la casa di tutte le
componenti pi arcaiche della natura che rendono luomo una fiera tra
le fiere. Laddove il mito giudaico e quello norreno indicano sic et sim-
pliciter una matrice di provenienza dal mondo naturale, il mito greco,
tramite la mano plasmatrice del titano Prometeo, fornisce un quadro
pi completo che spiega la provenienza di tutte le caratteristiche che,
piaccia o meno, rendono luomo lanimale pi pericoloso dellecosi-
stema terracqueo: desiderio di dominio, aspirazione alla sottomissio-
ne dellaltro e volont plasmatrice. Tutto ci che collegato alla sfera
istintuale trova spiegazione nel collegamento tra il carattere umano e le
componenti titaniche del cosmo. Ma il titano non riusc comunque ad
animare luomo prima di infondergli il fuoco divino: ecco allora venir
rimarcato, ancora una volta, lo stretto collegamento tra le due compo-
nenti delluomo, quella naturale-animale e quella spirituale-divina, che
fa da contraltare alla prima e permette di trasmutare le forze caotiche
dellistinto in capacit e abilit messe al servizio dellintelletto, secon-
do un meccanismo per nulla dissimile dalla sublimazione psicanalitica.
Quindi, il mito greco, pur riconoscendo e dando base ontologica a tutte
le caratteristiche pi animali che coabitano nellanimo umano, rimar-
ca il fatto che lessere creato non poteva vivere senza essere bilanciato
dalle componenti opposte a quelle titaniche, rappresentate dal fuoco
degli di olimpici, incarnanti le forze ordinatrici presenti in quel mede-
simo animo umano.
Molto pi complicati da analizzare risultano i miti ind. Di fatto, lim-
mensa mole di testi filosofici e religiosi porta a unapparente suprema-
La terra 35

zia della componente spirituale sopra quella materiale e la componente


umana legata alla terra, lelemento simbolo del mondo che possiamo
conoscere tramite i sensi corporei, rappresenta un ostacolo al pieno svi-
luppo delle capacit umane. Tutto il mondo naturale viene riconosciu-
to come sasra, loceano delle esistenze delle vite materiali impernia-
te sulla sofferenza. Ci che luomo pu conoscere con le sue capacit
sensoriali corporee quindi il velo di Maya, una finta conoscenza che
distorce e rende incomprensibile quella vera: un velo appunto posto so-
pra la vera essenza delle cose per nasconderle alla vista. Appare che in
nessun altro mito, come in quello ind, il mondo fisico risulti tanto svi-
lito, venendo rappresentato quasi come una scoria della creazione. In
realt, a ben vedere, questi concetti si manifestano come estremamente
fallaci, giacch il mondo terreno, naturale, ha s una valenza negativa,
ma rappresenta lambiente in cui ogni uomo chiamato a sviluppare
la propria essenza spirituale, una vera e propria palestra nella quale
ogni essere deve migliorare s stesso tramite lo sforzo e la sofferenza.
Quindi, se da una parte i miti ind disconoscono il valore positivo della
diade spirito-materia, dallaltra tuttavia la ritengono un elemento es-
senziale al fine della corretta crescita dello spirito delluomo, pi di un
mero ambiente dove espiare i propri mali.
Quanto scritto fa quindi capire che lelemento terreno, fisiologica-
mente simbolico della componente materiale delluomo, non implica
nulla di materialistico, trovando invece piena realizzazione tramite la
riunione al suo opposto spirituale. Nel presente scritto analizzeremo
alcuni dei valori simbolici della terra proprio a partire dal suo stretto
collegamento con le filosofie pi materiali che per prime hanno cercato
di liberare luomo dalle catene di di dispotici in nome del ritorno ai
sani valori terreni e naturali, quindi guarderemo a questo simbolo nelle
sue valenze pi condizionatrici e vincolanti per la vita umana, non pri-
ma per di aver trattato della valenza simbolica che ha ricoperto nella
letteratura tardo romantica la terra vista come madre delluomo. Infine,
daremo qualche accenno alle energie che il nostro pianeta ci dona ogni
giorno.
Lelemento terra risulta strettamente collegato alla natura. Non sono
mancate, nel corso dello sviluppo storico e sociale dellumanit, corren-
ti culturali che hanno dipinto questultima come una madre amorevole
per luomo, un rifugio sempre disponibile per chi vuole evadere dalla
civilt, un regno nel quale poter ritrovare i ritmi appunto naturali
che venivano seguiti dalluomo prima dellorganizzazione sociale in
36 Rivista Thule Italia

centri abitativi sempre pi grandi. La natura quindi (insieme alla terra


per via ancora pi astratta) rappresentava linsieme dei valori salutari
e primordiali dellumanit, la madre dalla quale il bambino apprende
dapprima la sua identit culturale per poi, in seguito, durante la sua
crescita morale, creare la propria. Eppure, parallelamente a tale visione
ideale, la terra ha sempre rappresentato anche un aspetto pi mate-
riale teso a indirizzare lo sguardo delluomo verso la sfera dei valori
riguardanti la vita pratica, emancipandolo da ogni pensiero metafisi-
co e ultraterreno. come se lattaccamento al mondo naturale abbia
portato luomo ad allontanarsi dalla sfera divina, facendo degenerare
la sfera materiale in materialista. I primi
sviluppi di questa caratteristica del pen-
siero umano sono rintracciabili nel pa-
norama filosofico greco che costituisce la
base del pensiero occidentale. Trattando
di terra e di materialismo, non possiamo
non volgere lo sguardo al pensiero di
Epicuro, la cui base filosofica costituita
dalla dottrina atomista elaborata da un
altro filosofo greco, Democrito. Secondo
tale corrente filosofica la base fondante
della realt da ricercarsi nellatomo,
dal greco - tomos -, indivisibi-
le. Per il pensatore greco tutta la realt
era costituita, in ultima analisi, da par-
ticelle prime indistruttibili che si muo-
vevano nel vuoto, la cui alternanza tra
azioni di aggregazione e di disfacimento
creava tutto il mondo, uomo compreso.
Epicuro, copia romana dallori-
Democrito non era andato troppo lon-
ginale greco, presso il British tano dalla realt scientifica, poich oggi
Museum di Londra. ormai nota la struttura atomica della
materia. Daltronde, porgendo lo sguar-
do al mondo naturale, abilit nella quale
luomo greco era ineguagliabile, non si pu non notare come tutto sia
riconducibile a minuscole particelle: la stessa terra sulla quale luomo
cammina altro non che il risultato di unerosione, durata millenni,
di grandi rocce ridotte adesso in minuscoli grani. Da qui, pertanto, lo
stretto collegamento tra latomismo e la terra, visto che qualsiasi terre-
La terra 37

no, osservato da vicino, altro non che un insieme di minuscoli granelli


di polvere, che legandosi tra loro e impastandosi, creano conglomerati
pi grossi, che a loro volta si legano tra loro, creando aggregati sempre
pi grandi. La posizione atomista port Democrito a immaginare un
universo formato da soli atomi che seguivano le leggi del moto descritte
dalla fisica, quindi gi in questo pensatore si manifestava la prima vena
materialista, arrivando egli a negare finanche lumano libero arbitrio: se
luomo fatto da atomi che si muovono secondo leggi meccanicistiche,
allora lunica azione possibile quella di seguire i binari tracciati da
dette leggi. La strada tracciata da Democrito, qui brevemente riassunta,
quella che sar seguita e ampliata da Epicuro.
Epicuro nacque nel 342 a.C. a Samo, poco dopo la morte di Platone. Il
suo nome in greco significa soccorritore e gli venne imposto in onore
al dio Apollo. Gi giovanissimo, a soli quattordici anni, inizi lo studio
della filosofia: i suoi esordi risalgono ai primi rapporti con i platoni-
ci, in particolare con Panfilo, ma gi pochi anni dopo si registra il suo
avvicinamento alla scuola di pensiero di Democrito tramite il maestro
Nausifane. Nel 306 a.C. si trasfer ad Atene, dove fond la propria scuo-
la chiamata Giardino (Kpos in greco), che fungeva per lui anche da
casa. In realt la scelta di Atene non fu casuale: l Epicuro aveva svolto
il servizio militare obbligatorio (lefebato) e suo padre era un vecchio
colono ateniese inviato a Samo, quindi Epicuro, pur essendo nativo co-
lono, era un cittadino ateniese a tutti gli effetti. Inoltre a Samo si scaten
una rivolta che spinse i vecchi cittadini a esiliare i coloni ateniesi: cos
Epicuro fu costretto a ripiegare sulla vecchia patria paterna e torn ad
Atene. Le testimonianze del tempo, riconducibili agli scritti di Diogene
Laerzio e di Tito Lucrezio Caro, attestano lestrema apertura che con-
traddistinse la scuola di Epicuro. Di fatto egli pens il suo sistema filo-
sofico come una cura a tutti i mali che affliggono la vita delluomo e rese
disponibili le sue lezioni a chiunque fosse interessato alla conoscenza
del suo sapere, persino agli schiavi. Nel Giardino, infatti, egli non solo
insegnava la sua dottrina, ma viveva insieme a uomini e donne di ogni
censo: questa sua estrema apertura mentale viene giustificata dal fatto
che egli fu tra i primi filosofi a ideare un principio di egualitarismo tra
gli uomini. Nel Giardino insegn e visse per tutta la sua vita sino al
270 a.C., anno in cui mor allet di settantadue anni a causa delle
complicanze causate dai calcoli renali.
Il compito che Epicuro si pose, animante tutta la sua filosofia, era co-
stituito dallindicare alluomo una via che lo allontanasse dallinfelici-
38 Rivista Thule Italia

t: egli pensava pertanto alla sua filosofia come a una cura necessaria
per liberare luomo dal male. Da qui proviene la denominazione qua-
drifarmaco ovvero cura per i quattro mali, che lui intendeva attua-
re dimostrando che non sono da temere gli di, non cosa di cui si
debba stare in sospetto la morte; il bene facile da procurarsi; facile a
tollerarsi il male. La filosofia di Epicuro , quindi, tutta incentrata
primariamente sullo studio della Natura e secondo poi alla liberazione
delluomo da ogni preoccupante prospettiva ultraterrena, indirizzan-
do il suo sguardo verso la vita terrestre e liberandolo dalla morsa di
despoti del cielo che ne tengono lanimo in ostaggio. Il suo pensiero
notevole soprattutto perch risulta rappresentare il primo tentativo
atto a svincolare luomo dalle pesanti catene del metafisico in nome
di un ritorno alla frugalit del vivere comune , il tutto rimarcando
fortemente limpossibilit per luomo della vita immortale e sottoline-
andone la sua mortalit: in tal senso egli allora pu pienamente essere
definito un materialista.
Epicuro muove i primi passi del suo pensiero da tesi che ricordano la
filosofia di Parmenide. Non analizzeremo il pensiero di questo filosofo,
ma possiamo enunciare ci che da Epicuro ne venne assorbito: in parti-
colare, secondo il nostro filosofo, nulla deriva dal nulla e nulla pu dis-
solversi nel nulla. Questi presupposti rappresentano il noto principio
fisico che vieta la creazione e la distruzione dellenergia: in questo mon-
do siamo incapaci di creare o distruggere la materia (che altro non che
energia condensata o lenta), ma possiamo solo trasformarne la forma.
sempre interessante notare che laddove oggi sussiste la presenza di
individui davvero geniali che enunciano la possibilit di creare energia
a costo zero, luomo greco gi millenni fa conosceva il pi grande limite
posto alla capacit creativa umana. Da queste due premesse Epicuro
fa discendere la seguente conclusione: ovvero, poich dal nulla non si
pu generare niente e, inoltre, niente pu essere dissolto sino a scom-
parire nel nulla, allora sicuramente lessere eterno. Questa una vera
e propria dimostrazione per assurdo che implica come assunzione che
se il nulla non pu esistere, allora solo lessere presente nelluniverso
conoscibile. Cosa si intenda per essere va oltre i compiti del presente
scritto, ma basti sapere che la scienza dellessere, lontologia, rappre-
senta una branca a s del sapere filosofico. Possiamo per chiarire cosa
rappresenti lessere per Epicuro: egli sostiene sia il pensiero di Talete,
che distingueva tra essenza e sostanza, sia le riflessioni di Eraclito sul
divenire, ma arriva a fondere insieme questi concetti, pensando che
La terra 39

indubbiamente vero che il mutamento il meccanismo alla base della


realt e che questo si esplica nella generazione e nella corruzione ovve-
ro nelleterno alternarsi di vita e morte, ma essendo impossibile creare
dal nulla, quindi passare dal nulla allessere, deve esistere qualcosa che
permane sempre immutato, capace di attraversare tutti i cambiamen-
ti senza mai modificarsi: secondo Epicuro questo qualcosa proprio
lessere, che pu considerarsi come ci che sempre esistito e sempre
esister.
Il filosofo passa poi allosservazione dei corpi e, in particolare, egli
nota come questi siano in continuo movimento, mai troppo a lungo
fermi in un dato luogo. Egli pensa che, non potendo esistere il nulla,
necessariamente ogni corpo, per quanto possa essere diviso in piccole
parti sempre pi invisibili, non potendo dissolversi, deve essere for-
mato da realt non osservabili, ma comunque presenti e indivisibili,
dei mattoncini che unendosi danno origine ai corpi e che comunque,
quando questi si dissolvono disgregandosi, non spariscono, ma conti-
nuano a esistere. Proprio come Democrito, Epicuro chiama queste par-
ticelle atomi. Egli non pu dimostrare direttamente la loro esistenza,
ma pu comunque risalire a questi per via indiretta, un po come per
lessere: se gli atomi non esistessero, il mondo fisico sarebbe discontinuo
e frammentato e il nulla potrebbe esistere, ma per quanto scritto prima
il nulla non esiste e il mondo fisico fortemente coeso, quindi gli atomi
esistono. Il loro moto li porta a unirsi e questo infinito concentrarsi e di-
radarsi ovvero lalternarsi di unioni e scissioni causa la nascita e la
morte non solo di questo mondo, ma di tutti gli infiniti mondi esistenti
accanto al nostro. La teoria di Epicuro si mostra, pertanto, estremamen-
te allavanguardia ed egli, secoli fa, concepisce gi lesistenza non solo
degli atomi, ma del fatto che la loro aggregazione che crea le sostanze
(ci che lui designa generalmente come corpi) e soprattutto riconosce
come atomi diversi possano generare mondi (ed esseri viventi) diversi.
La straordinariet della fisica di Epicuro non consiste solo in questo,
ma anche nel fatto che egli ha letteralmente divorato i tempi storici del
progresso scientifico sostenendo con mezzi puramente logici non solo
lesistenza degli atomi, ma anche il fatto che essi debbano possedere
una natura diversa che li porta ad avere forma e pesi differenti a secon-
da dellelemento dappartenenza: il lettore si rende bene conto come il
passo dal pensiero di Epicuro alla moderna chimica sia effettivamente
davvero breve.
Il nostro filosofo cerca anche una spiegazione al meccanismo di aggre-
40 Rivista Thule Italia

gazione degli atomi. Noi non abbiamo alcuna sua fonte che ci riferisca
la spiegazione da lui ideata, ma ne troviamo notizia negli scritti di Dio-
gene Laerzio, Cicerone, Plutarco e soprattutto Lucrezio. Egli concepisce
la teoria della parnklesis parola greca che sta per deviazione : que-
sta consiste nellosservazione che in virt del loro peso gli atomi sono
sempre impegnati in una continua discesa verso il basso. Non seguono
per traiettorie rette e, a causa di reciproche attrazioni, di tanto in tanto
subiscono delle deviazioni che li costringono ad urtarsi tra loro e a unir-
si in conglomerati sempre pi grandi. Per quanto questa teoria possa ri-
sultare fantasiosa, bisogna notare quanto, ancora una volta, sia davvero
mirabile e grande la capacit di immaginare una forza dattrazione tra
gli atomi da parte di uomini che (apparentemente) non avevano idea
alcuna di elettroni e protoni.
Epicuro enuncia che tutta la conoscenza del mondo naturale si fonda
sulle sensazioni visive, tattili e, in generale, su quelle che luomo racco-
glie tramite i sensi corporei. Queste, per, altro non sono che immagini
emesse dagli atomi (i quali vibrano ogni qual volta i nostri sensi entra-
no in contatto con loro) e poi conservate nella memoria. In questo modo
Epicuro spiega anche il manifestarsi nella mente dei ricordi, enuncian-
do che questi altro non sono che limmagine che ci stata trasmessa e
che noi abbiamo conservato, interiorizzandola. Proprio a partire dalle
sensazioni, Epicuro segue un semplice ragionamento volto a convali-
dare la possibilit per la mente umana di conoscere correttamente il
mondo. Egli, infatti, afferma contro coloro che credono che le sensa-
zioni siano illusorie, che queste sono invece sempre vere e mai fonte
dillusione. Una simile frase potrebbe cozzare pesantemente contro la
realt dei fatti basti pensare a un cucchiaino messo in un bicchiere
pieno dacqua: i nostri occhi lo vedranno storto e spezzato mentre in
realt questo perfettamente integro. Come conciliare laffermazio-
ne di Epicuro circa la veridicit delle sensazioni contro unesperienza
come questa? Il nostro filosofo risponderebbe che lerrore non sta nella
sensazione, ma nellinformazione che losservatore estrapola da essa
o meglio nellopinione che egli crea nella propria mente. Contro tutti
gli astrattismi volti a umiliare la natura organica e corporea delluomo,
Epicuro ancora una volta rimarca invece la validit delle sensazioni che
lessere umano raccoglie dal mondo naturale, sottolineando la stretta
connessione tra la sensazione e loggetto che lha provocata. Egli, per,
ammette che le sensazioni debbano essere sottoposte a controllo, cos da
poterne ricavare uninformazione esatta e non contraddittoria: tornan-
La terra 41

do allesempio precedente, una sana riflessione porter losservatore a


dire che il cucchiaino nel bicchiere non spezzato, ma che presente un
fenomeno di rifrazione che modifica laspetto delloggetto.
Epicuro, nella sua analisi volta alla riconferma della veridicit del
mondo fisico, compie unulteriore distinzione tra oggetti evidenti, con-
trollabili e nascosti. I primi sono quelli che forniscono uninformazione
corretta cos per come ci appaiono, senza bisogno di controllo alcuno;
i secondi sono invece costituiti da tutti quelli che generano sensazioni
sulle quali occorre indagare e riflettere prima di potere estrarre unin-
formazione esatta: il caso del cucchiaino rifratto di prima. Infine gli
oggetti nascosti: questi non possono essere percepiti direttamente dai
nostri sensi, ma se ne possono comunque cogliere degli indizi che, cor-
rettamente analizzati, conducono la ragione allosservazione della loro
esistenza e allinformazione che questa fornisce. il caso delle stelle,
per esempio, oppure degli atomi: Epicuro, con i mezzi del tempo, non
poteva mostrare direttamente la loro esistenza eppure, tramite una di-
mostrazione per assurdo (tutta consistente nella posizione che dalles-
sere non si produce il nulla), riuscito a farsi unidea cos vicina alla
realt della loro natura.
Quanto scritto basta per esporre la fisica epicurea, che affonda le sue
radici nel mondo naturale e lo studia con occhio amorevole e non con
larroganza di chi rigetta tutto ci che non in grado di capire. Pertan-
to, possiamo ora esporre il messaggio principale della sua filosofia: la
liberazione delluomo dallinfelicit. In realt, il primo passo che Epi-
curo vuole compiere quello di svincolare la mente umana dalle catene
costituite dai credi religiosi, che tolgono alluomo la libert intellettuale
ostacolandone la crescita morale. Egli per non annulla le divinit, ma
ne ridimensiona il campo dinfluenza: in particolare Epicuro sostiene
che Gli di esistono. Ne abbiamo di essi conoscenza evidente. Ma non
esistono nella forma in cui li concepisce il volgo; e questo toglie loro ogni
fondamento reale nella forma in cui uso concepirli. Empio non colui
che rinnega gli di del volgo, ma chi applica le opinioni del volgo agli
di (Epicuro, Lettera a Meneceo). Epicuro quindi non stravolge la cre-
denza nelle divinit, ma condanna lattribuire a queste comportamenti
antropomorfi come la benevolenza e liracondia. Egli sostiene che gli
di sono fatti della stessa materia degli uomini (gli atomi), ma possie-
dono in pi labilit di non disgregarsi che assicura loro limmortalit.
Essi vivono negli intermundia, spazi vuoti tra un mondo e laltro, nei
quali conducono una vita eterna e beata. Il punto principale dellanalisi
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epicurea che gli di, in virt della loro condizione felice, non si occu-
pano degli uomini n per il loro bene n per il loro male, disinteressan-
dosi del tutto degli esseri inferiori o persino essendo alloscuro della
loro esistenza. Quindi se esiste un essere divino questo deve trovarsi
in uno stato di beatitudine tale da non poter essere perturbato: ci vuol
dire che il dio non si occupa degli uomini e non pretende nulla da loro;
non allora sbagliato pensare che la paura degli uomini verso la divini-
t sia del tutto immotivata ed sciocco preoccuparsi di seguire uno stile
di vita tale da ingraziarsi il suo volere. Lunica strada verso la felicit
comincia con lasciarsi gli di alle spalle e amare la vita liberamente e
senza catene di sorta che blocchino lazione delluomo in precetti vuoti
e privi di significato.
La seconda componente del quadrifarmaco epicureo finalizzata alla
liberazione dalla paura della morte. Epicuro afferma che luomo do-
tato di unanima, ma questa essendo composta da atomi e non es-
sendo divina destinata a disgregarsi insieme al corpo. Ma la morte,
di per s, non qualcosa da temere: Abituati a pensare che la morte
non nulla per noi, perch ogni bene e ogni male risiede nella facolt
di sentire, di cui la morte appunto privazione. [] Stolto chi afferma
di temere la morte non perch gli arrecher dolore sopravvenendo, ma
perch arrecher dolore il fatto di sapere che verr: ci che non fa sof-
frire quando sopravviene, vano che ci addolori nellattesa . Epicuro
quindi sostiene che se la morte priva luomo delle sue capacit sensorie,
allora il suo sopraggiungere non pu essere avvertito, quindi il passag-
gio dalla vita alla morte non pu essere temibile, dato che non doloro-
so. Continua infatti cos: Essa non ha alcun significato n per i viventi
n per i morti, perch per gli uni non niente e, quanto agli altri, essi
non sono pi. In questo passo dellepistola a Meneceo erompe tutto
il materialismo epicureo: c una sola vita (quella sensibile) e non ne
esistono altre dopo la morte dalle quali attendersi premi o dannazioni
in base alla condotta terrena. Posto questo per Epicuro pi importan-
te quindi stare attenti al presente, godere appieno della vita, ricordan-
do di assaporare tutto, poich non esiste alcun mondo ultraterreno. La
transizione dalla vita alla morte inoltre non da temere, visto che non
conduce in alcun luogo pieno di dolore e neanche ci si rende conto del
momento in cui avviene. Risulta strettamente connesso a questo passo
del quadrifarmaco il terzo proposito di Epicuro: la liberazione dal dolo-
re. Non c nulla di pi facile secondo il filosofo greco che liberarsi dalla
paura verso il dolore: infatti, lesperienza assicura che questo solo
La terra 43

di due tipi ovvero intenso, ma di breve durata e debole, ma di lunga


durata. In ogni caso quindi il dolore facilmente sopportabile e data la
sua fisiologia non rappresenta nulla di temibile. Ci che invece bisogna
allontanare la paura, sentimento che acuisce il dolore, aumentandone
il potenziale e rendendolo intollerabile. Ecco allora il terzo consiglio
di Epicuro: accettare il dolore senza preoccuparsi anzitempo dei suoi
sviluppi e tenendo a mente che in ogni caso se intenso dura poco, se
duraturo invece poco intenso, non rappresentando mai nulla che una
mente ben preparata non sia in grado di gestire.
Infine, lultimo concetto che spiana la strada verso la felicit costitu-
ito dal riconoscere che il piacere semplice da procurasi. Epicuro sino
a questo punto del suo pensiero sostiene di avere liberato gli uomini
dalla paura del dolore, dimostrando che questo non pu essere causato
n dagli di incuranti, n dalla morte e neppure pu essere patito in
una futura vita ultraterrena e che, una volta vinta la paura, risulta es-
sere una sensazione facilmente dominabile. Il nostro filosofo nota poi
che tutti gli uomini hanno dei desideri, anzi sono proprio degli esseri
desideranti. Loggetto dei desideri secondo Epicuro , in ultima istan-
za, il piacere personale. A differenza delle filosofie platoniche e aristo-
teliche, quella di Epicuro identifica il soddisfacimento del desiderio,
quindi il piacere, come bene primo e scollega del tutto la ricerca di que-
sto dallesercizio della ragione: giusto per fare un esempio, per Plato-
ne lIdea del bene poteva essere vista solo dopo avere sviluppato una
ragione tale da permetterne la visione intellettiva. Per Epicuro, invece,
le cose non stanno cos e il bene una condizione del piacere: questo
quindi un fine e non un mezzo. Tutto ci comunque non implica che
luomo debba vivere smodatamente alla ricerca della soddisfazione di
tutti i suoi piaceri, giacch non tutti hanno la necessit di dover essere
soddisfatti. In particolare, egli distingue tra desideri naturali e vani: nei
primi egli inoltre differenzia i desideri necessari da quelli non necessa-
ri. Un tipico desiderio naturale e necessario quello dellalimentazio-
ne, che degenera in non necessario se si considera il desiderio per cibi
costosi e raffinati. Un desiderio vano invece quello verso il potere e la
ricchezza. Epicuro indica, seguendo una linea di pensiero estremamen-
te pratica, la nocivit intrinseca nei desideri vani: prendendo lesempio
del desiderio di ricchezza, il compimento di questo potrebbe provocare
tali contrasti, intrighi e contese da fare in modo che lindividuo, nella
sua ricerca, ne esca irrimediabilmente danneggiato. Similmente accade
per i desideri non necessari e, in generale, queste due categorie di desi-
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deri, con pesi diversi, rappresentano piaceri apparenti, di breve durata,


ma nefasti negli effetti. Quindi, conclude Epicuro, il piacere facile a
procurarsi se, riflettendo prima di agire, ci si abitua a evitare la ricerca
dei beni voluttuari e allettanti, ma di difficile appagamento, indirizzan-
do il proprio sguardo alla realizzazione dei propri desideri naturali e
necessari, i soli che provocano una sensazione di benessere duratura e
non dannosa.
Luomo tratteggiato da Epicuro una persona felice in quanto non
agitata dalle passioni , che vive nellequilibrio della ricerca di un pia-
cere che non lo assoggetta al desiderio stesso. Lepicureo quindi lon-
tano dagli astrattismi celesti, incentra il suo sguardo sulla terra dove
vive, dimentico degli di come questi lo sono di lui e scevro dalla paura
delloltretomba. Calcolando le sue azioni e prevedendo le reazioni sta
lontano dalla paura, lunica cosa che pu acuire il suo dolore. Qui sta
la saggezza epicurea e il nocciolo ultimo del suo quadrifarmaco, una
medicina capace di rinvigorire la natura materiale delluomo e di rial-
lacciarne il collegamento con la terra, dalla quale egli proviene.
Il contrasto tra la componente aerea e spirituale e quella terrena e ma-
teriale, aspetti costituenti entrambi la natura dellessere umano se-
condo quanto brevemente visto prima sotto la luce religiosa e, in segui-
to, sorto chiaramente per la prima volta nel pensiero di Epicuro ha
accompagnato la vita intellettuale delluomo, alternando fasi dove un
aspetto predominava ad altre dove lo stesso veniva ampiamente svi-
lito. come se la collettivit umana, o per meglio dire la massa, fosse
incapace di sviluppare una visione equilibrata che porti a una conce-
zione organica e pi armonica della vita, preferendo passare da una
posizione estrema, quindi fallace, allaltra. In ogni caso, nonostante la
schizofrenia delle masse, permane in alcuni singoli individui una certa
capacit di discernimento che li porta ad assumere, a volte in maniera
innata e talvolta come risposta allambiente sociale, degli atteggiamenti
estremamente critici e, al contempo, costruttivi. In questo senso, ovvero
nellottica di un pensatore che rispose vigorosamente al prevalere della
sfera religiosa su quella propriamente umana, vogliamo qui proporre
lesempio di un altro filosofo che ha indagato sui valori morali delluo-
mo: Friedrich Nietzsche. Non creda il lettore che lesempio di Nietzsche
non sia altamente costruttivo, poich una triste abitudine della ca-
rente scuola odierna ridurre il pensiero di questo illustre filosofo al
super uomo che uccide Dio e quindi pu tutto. Invero, il pensiero
di Nietzsche molto pi complesso di quel che possa sembrare e non
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andrebbe tanto studiato tramite il filtro didattico, ma letto direttamente


dalle sue opere, compito che viene lasciato alla sensibilit personale e al
proprio bisogno di crescita interiore. Noi analizzeremo il pensiero del
filosofo sottolineando quanto il concetto della morte di Dio non sia
assolutamente il messaggio di un
nuovo ateismo, ma un invito ad
abbandonare culti ormai morti
poich sviliti e corrotti in nome di
una nuova religione che inizia la
sua etica proprio dalluomo nuo-
vo, dalluomo che deve venire
(lbermensch) che ama la vita
e ricerca il senso della terra .
Friedrich Nietzsche nasce a
Rocken, una frazione della cit-
tadina di Lutzen in Sassonia, il
15 ottobre del 1844. Proviene da
una stirpe di pastori protestanti
e suo padre viene ricordato come
un uomo reazionario fortemente
amante del regime monarchico.
La giovinezza del filosofo tra-
scorre serena, senza grosse pro-
blematiche ed egli si occupa dello Friedrich Nietzsche fotografato da Walter
studio della filologia classica, se- Kaufmann nel 1882.
guendo dei corsi prima a Bonn e
poi a Lipsia. La sua carriera accademica tanto folgorante che nel 1869,
a soli 24 anni, riceve la cattedra di filologia classica presso luniversit
di Basilea. La carriera letteraria del filosofo inizia invece nel 1872 con la
pubblicazione de La nascita della tragedia. Nel 1879 per dichiarati motivi
di salute, ma in realt per il fatto che la carriera accademica non lo sod-
disfava pienamente, egli lascia linsegnamento ed inizia un lungo pelle-
grinaggio in giro per lEuropa che lo impegner per praticamente tutta
la vita. Durante il soggiorno a Rapallo, nel 1883, egli inizia la stesura del
suo capolavoro: Cos parl Zarathustra, testo che ultimer due anni pi
tardi a Roma. Occorre dire che il lavoro letterario e filosofico sostenuto
da Nietzsche fu veramente enorme, dato che in pochissimi anni egli
pubblic svariati testi e saggi, occupandosi di dare forma organica a
tutte quelle intuizioni interiori che nascevano nel suo spirito. A questa
46 Rivista Thule Italia

fatica intellettuale va aggiunta la fatica fisica insita nel sostenere tanti


viaggi e continui spostamenti da un luogo allaltro. Per terzo si consi-
deri poi la grande delusione damore che egli prov verso Lou Salom,
una giovane russa di 24 anni: Nietzsche si innamor di lei a tal punto
da volerla sposare, ma la slava rifiut la proposta di Nietzsche per spo-
sare Paul Re, un amico del filosofo. Il colpo fu tremendo e non stupisce
che, dopo questo avvenimento, il temperamento di Friedrich sub dei
notevoli cambiamenti. A questo quadro si aggiungano infine i grandi
sforzi economici che egli dovette sostenere per stampare i propri libri
(a causa della mancanza di finanziatori esterni) che purtroppo faticava-
no a riscuotere successo presso il pubblico europeo. Stanco e dai nervi
spossati a causa della faticosa vita che egli si ostinava a condurre si
trasferisce a Torino, dove sembra acquisire unapparente stabilit. Qui
egli comincia a comporre la sua ultima opera dal suggestivo titolo Vo-
lont di potenza, ma non riesce a portarla a termine: il 3 gennaio del 1889
cade infatti preda della pazzia. Le ipotesi circa il collasso della mente di
Nietzsche sono due e argomentano la prima un esaurimento nervoso
(giustificabile col tenore di vita eccessivamente sfibrante) e la seconda
un tumore cerebrale, malattia della quale potrebbe avere sofferto anche
il padre di Friedrich che mor in condizioni mentali simili a quelle del
figlio. Dichiarato incapace di intendere e di volere viene affidato alle
cure della sorella che lo porta a vivere con s a Weimar. Muore di pol-
monite il 25 agosto del 1900 e, a causa delle oscure tenebre della follia
nella quale caduto, non si rende conto che i suoi testi, sui quali tanto
aveva scommesso in termini di lavoro mentale e sacrificio economico,
riscuotono successo in tutta Europa.
Nietzsche durante la sua giovinezza lesse e rimase notevolmente im-
pressionato dallopera Il mondo come volont e rappresentazione del filo-
sofo tedesco Schopenhauer. Egli, in particolare, condivise la sua visione
pessimistica della vita, intesa come trionfo di dolore e pervasa da una
caotica irrazionalit. Nietzsche cerca quindi di sintetizzare le impres-
sioni filosofiche ricevute con i suoi studi riguardanti la filologia classica
e da questo intento vede la luce, nel 1872, La nascita della tragedia. Cos
come noi in questo testo abbiamo identificato i due poli antitetici, quello
terrestre e quello aereo, allo stesso modo egli ritrova questi allinterno
del mondo della tragedia greca. Per il lettore che non conosce il mon-
do tragico possiamo tracciare a grandi linee una piccola descrizione:
le tragedie erano rappresentazioni musicate in versi che raccontavano
delle storie a sfondo mitologico (ispirate a miti di base ampiamente
La terra 47

conosciuti, ma mutati dal tragediografo in base al messaggio che egli


voleva inviare al pubblico). La struttura basilare delle tragedie spesso
presentava inizialmente una situazione ideale, che rapidamente dege-
nerava, terminando appunto in maniera tragica. Tipica del mondo
narrativo delle tragedie greche lassenza di motivi razionali capaci di
spiegare il concatenarsi degli eventi, che invece si susseguono sempre
pi veloci sino alle conclusioni ultime; in questo ambiente si muove la
figura delleroe tragico, il protagonista della storia, che generalmente
assiste inerme alla distruzione del suo mondo (che pu essere la pro-
pria famiglia, la citt dappartenenza o il suo onore) senza poter fare
assolutamente nulla per fermare laccelerazione degenerativa che tutto
consuma: questa figura la perfetta incarnazione delluomo in bala
dei colpi del destino. Infine, un altro elemento fondamentale delle rap-
presentazioni tragiche la presenza di un coro che accompagna e com-
menta gli eventi. Spesso nei dialoghi
tra leroe tragico e il coro che il trage-
diografo sviluppa le tematiche morali
ed esistenziali della propria narrazione,
utilizzando questa forma di dialogo te-
atrale come strumento tramite il quale
inviare al pubblico il suo messaggio. Ri-
teniamo questi elementi sufficienti per
poter capire cosa Nietzsche elabor dal
mondo tragico greco, ma rimando il let-
tore interessato allapprofondimento di
un testo indicato in bibliografia.
Nietzsche osserv che lo sviluppo del-
la tragedia incarnata inizialmente
nella figura di Eschilo, ritenuto unani-
memente liniziatore del genere tragi-
co rappresent nel mondo greco dei
presocratici, ovvero nella Grecia antece-
dente alla nascita del pensiero filosofico
Busto di Eschilo
di Socrate, lesplosione del senso dac-
cettazione della vita, della comprensio-
ne della fragilit insita nella condizione umana e contemporaneamente
della sua esaltazione. Nella tragedia luomo greco riusciva a rendersi
conto della sua condizione esistenziale appunto perch poteva godere
di un punto di vista esteriore agli eventi narrati, riusciva a diventare
48 Rivista Thule Italia

spettatore di avvenimenti s esasperati, ma il cui nucleo rappresentava


emozioni con le quali spesso aveva a che fare. Cos, guardando certe
situazioni dallesterno, le poteva studiare, le interiorizzava e accettava,
uscendo dal teatro non con un senso di sconforto o di tristezza interio-
re, ma gioioso, perch capace di accettare la vita semplicemente cos
com, senza volont alcuna di recriminazione verso le sue ingiustizie,
ma anzi amando anche queste. Nietzsche vide in questo una scelta co-
raggiosa, un senso della terra (contrapposto allinseguimento degli di
e della loro benevolenza) che porta a unesaltazione dei valori vitali.
Egli, perci, riconobbe nel mondo greco presocratico la manifestazione
pi pura di un ideale (da noi definito appunto come senso della terra)
da lui chiamato spirito di Dioniso. In questo dio greco egli vede lim-
magine dellebbrezza, quindi della forza istintiva e fisica, della salute:
lesaltazione quindi poetica di tutti i valori materiali prima della loro
degenerazione in materialistici. Lo spirito di Dioniso pertanto marcava
unumanit che testimoniava una piena armonia tra la natura interiore
ed esteriore, capace di accettare luna e laltra senza desiderio di porvi
modifica alcuna. Accanto a questo spirito per Nietzsche trova quello
dellApollineo, che egli identifica come lispiratore delle visioni di so-
gno, eteree e metafisiche, una tendenza che porta luomo a essere mode-
rato e misurato, che lo spinge a negare s stesso nella ricerca del proprio
miglioramento; se il Dionisiaco si manifesta nel movimento caotico,
lApollineo si fissa in figure ferme ed equilibrate. Questi spiriti secondo
Nietzsche si manifestano pienamente nel mondo artistico, ma in forme
differenti: lapollineo nellarte figurativa, il dionisiaco in quella musi-
cale. Quindi egli denota che se da una parte vero che il loro contrasto
presente nel mondo greco, dallaltra bisogna assumere che la con-
trapposizione di questi due poli dialettici ha fatto da agente propulsivo
per tutto il panorama culturale ellenistico. Infatti, egli cos scrive: Lo
sviluppo dellarte legato alla dicotomia dellapollineo e del dionisiaco
[] nel mondo greco esiste un enorme contrasto, enorme per lorigine
e per il fine, tra larte figurativa, quella di Apollo, e larte non figurativa
della musica, che propriamente quella di Dioniso. I due istinti vanno
perlopi in aperta discordia [] fino a quando in virt di un miracolo
compaiono accoppiati luno con laltro: ci accade nella tragedia greca,
dove la musica viene combinata alla rappresentazione e lo spirito fer-
mo dellapollineo, figurativo, viene posto in movimento incarnandosi
nella figura dellattore al ritmo della musicalit dionisiaca. Lesposizio-
ne di Nietzsche prosegue oltre ed egli nota come la rottura di questo
La terra 49

equilibrio e la perdita dellamore per la vita siano dovuti allirrompere


sulla scena di uomini che hanno fatto dellapollineo la bandiera della
propria vita, giungendo alla mortificazione di quei valori vitali prima
esaltati. Il primo di questi fu il tragediografo Euripide, che elimin dal-
la tragedia lelemento dionisiaco in favore di riflessioni cervellotiche e
moraliste. Poi fu Socrate, la cui pretesa di dominare e capire tutto con la
sola ragione e di svilire lesperienza nel mondo fisico e le informazioni
procurate dai sensi (in perfetta opposizione con il pensiero di Epicuro)
port la vera decadenza, la morte del dionisiaco e lo sbilanciamento
verso la visione rarefatta, aerea ed immota apollinea. Infine Platone,
che svil la Terra e tutto luniverso a mera ombra di un mondo superio-
re, lIperuranio, il pi aereo di tutti, invisibile ai sensi fisici e godibile
solo con lo spirito. Il mondo greco, pertanto, si era del tutto distaccato
da quellaccettazione coraggiosa della vita che tanto laveva distinto,
abbandon s stesso e incominci a detestare il suo stesso riflesso in
nome della ricerca di un continuo perfezionamento interiore che per,
scevro dal contrappeso dionisiaco, diventava irrefrenabile incapacit
di accettare il mondo, distruggendo ci che legava luomo alla natura.
Scrive quindi Nietzsche che Socrate fu un equivoco. Tutta la morale
del perfezionamento fu un equivoco [] la razionalit a ogni costo []
era solamente una diversa malattia. Nel finale della sua prima opera,
Nietzsche alza lo sguardo verso gli orizzonti morali che lo terranno im-
pegnato per tutta la vita, conscio per di aver trovato sia la condizione
ideale per luomo sia la causa del decadimento che continua ad attana-
gliare la condizione umana: la negazione del dionisiaco.
A partire da questo momento, secondo Nietzsche, lumanit inizi
un processo di degenerazione, privandosi da sola della propria libert
per piegarsi a vuoti esseri del cielo, a divinit del tutto inesistenti. La
morale del perfezionamento, logica conseguenza del predominio dello
spirito apollineo, ha rappresentato in realt la morte dei valori positivi.
In questambiente declinante i deboli hanno giocato secondo Nietzsche
il ruolo delle volpi: nella Genealogia della morale, infatti, egli sottolinea
come gli schiavi, ovvero i deformi e i malriusciti, abbiano tradotto in
ipocriti ideali morali il loro odio per la forza, per la bellezza e la gioia
di vivere e, in generale, per tutto ci che veniva loro negato in virt
del loro status di malati. In questo modo ipocrita, svilendo il mondo
terrestre e tacciandolo per peccaminoso, essi riescono a dominare sui
forti, gli individui sani che sarebbero naturalmente portati ad amare la
natura, la vita in s e per s e lebbrezza, ma che invece incatenati
50 Rivista Thule Italia

da finti precetti morali si mettono da soli in ceppi riducendosi alla


stessa immobilit dei malati. Tale stato il diffondersi del degrado che
neanche lavvento di individui eccezionali, gli oltreuomini ovvero
personalit particolarmente ben disposte in spirito da liberarsi dalla
morale comune del risentimento per abbracciare il dionisiaco riu-
scito a riportare lequilibrio e a smascherare linganno della falsa mo-
rale degli schiavi. Tra questi, per esempio, vi Cristo, che Nietzsche
non esita a definire come un libero spirito e luomo pi nobile, ar-
rivando anche a scrivere che il simbolo della Croce il pi sublime
che sia mai esistito. Eppure, nonostante la presenza di queste menti
illuminate, qualcosa and storto nel processo dello sviluppo umano.
Nietzsche riesce a spiegare questo colossale errore, nel quale il mondo
occidentale caduto, spingendosi ben oltre dove era giunto Epicuro: se
il filosofo greco proclamava il disinteresse degli di verso gli uomini,
lui nella Gaia scienza proclama, per bocca di un folle: Che ne di Dio?
Io ve lo dir. Noi labbiamo ucciso; io e voi. In questo passo Nietzsche
proclama la morte di Dio e la fine dei valori ad esso collegati: luomo
perde ogni punto di riferimento e diventa come una zattera in bala
del mare in tempesta, solo con s stesso. Insieme a Dio, tuttavia, de-
stinato a morire anche luomo vecchio e a nascere un uomo che vada
oltre i vecchi valori, lbermensch, loltreuomo. Ma come morto Dio e
quale sar il nuovo spirito dellbermensch? Questo verr ampiamente
trattato da Nietzsche nella sua opera pi intrinsecamente costruttiva, il
Cos parl Zarathustra.
In questo testo, che rappresenta il suo capolavoro, Nietzsche non solo
chiarisce il significato della morte di Dio, ma si preoccupa anche di dare
una nuova etica per una rinata umanit capace di assorbirla: dove gli
scritti passati rappresentano la critica pi forte e distruttiva, lo Zarathu-
stra indica invece la parte positiva della filosofia di Nietzsche, ovvero
quella propriamente costruttiva. Il nome del libro (e del suo protago-
nista) non casuale: esistette infatti nel passato un filosofo persiano di
nome Zoroastro, il quale per primo riform il sistema religioso persia-
no individuando due profondi principi alberganti nellanimo umano,
quello del bene e quello del male. Nella finzione narrativa del testo, co-
stui ritorna per compiere la stessa operazione eseguita millenni prima,
ma rovesciando al contempo i criteri di giudizio. Dietro la figura di Za-
rathustra, un vero e proprio profeta delluomo nuovo, si cela la persona
dello stesso filosofo tedesco. La morte di Dio, secondo lui, un evento
di portata cosmica, del quale tutti gli uomini sono responsabili. Questo
La terra 51

per non indica il fatto che essi abbiano ucciso un essere immortale o
perfetto, bens che essi lo hanno dimenticato. Prima, nella Grecia antica,
il Dionisiaco imperava e gli uomini vivevano indifferenti ai despoti
celesti una vita felice sulla terra, poi vennero i grandi malati, primo
tra tutti Platone, a mortificare questo mondo in virt di eteree vette
invisibili, infine sinanche Cristo, un uomo che indic agli uomini la via
da seguire (quella del coraggio e dellazione) vide svilita tutta la sua
opera da parte della chiesa cattolica. Questa rappresent il vero anticri-
sto in quanto sovvert il messaggio iniziale di Cristo e trasform lui, il
pi libero di tutti gli uomini, in un simbolo di sofferenza e di malattia.
La chiesa non lasci nulla dintatto nel suo pervertimento, ha fatto di
ogni valore un disvalore e di ogni verit una menzogna, tanto arriva
a scrivere Nietzsche. Cos, in seguito, nacque la morale degli schiavi,
legittimata da basi metafisiche inventate e su mondi superiori (come il
paradiso o linferno) creati dai deboli solo per calunniare e insudiciare
questo mondo. Infine, nota Zarathustra, dopo questa fase delluma-
nit sorse la societ ottocentesca imbevuta di positivismo. Il Dio de-
gli schiavi e dei malfermi, quella sorta di grande paralitico universa-
le appeso alla croce, dovette cedere il passo a nuovi valori: la societ
imbevuta della filosofia positivista era diventata estremamente critica
verso la sfera religiosa e cos si era lasciata quel falso dio alle spalle,
ma continuava a manifestare ancora, dietro la maschera borghese, at-
teggiamenti pi che religiosi e umani, troppo umani: la ferma con-
vinzione nello sviluppo storico cre le nuove credenze nel progresso e
nel socialismo e, ancora una volta, gli uomini legavano il proprio sano
istinto alla vita dietro leggi e prassi sociali. Eppure, in virt di questi
valori il vecchio dio era stato ormai dimenticato e sepolto nel passato,
quindi era morto, sostituito dalla morale borghese. Zarathustra enun-
cia che luomo rimasto solo: esclusa la figura divina, che fungeva
da custode dellordine morale, ogni legge etica che lumanit accoglie
si fonda sul nulla, su una posizione presa oggi e possibilmente lasciata
cadere domani. La morte di Dio annuncia agli uomini da una parte
la loro nuova libert, ma dallaltra toglie lunico punto di riferimen-
to che ha orientato la loro vita. Occorre allora una trasmutazione dei
valori che implica un ritorno allo spirito dionisiaco della terra. Ma da
dove partire? Dove luomo deve porre lo sguardo per tornare a essere
s stesso e, al contempo, superarsi? Per rispondere a queste domande
basta osservare con occhio amorevole la natura: proprio il mondo ma-
nifesta ununica necessit, che Nietzsche vive come una vera e propria
52 Rivista Thule Italia

intuizione e non riesce bene a spiegare, che la ferma volont nel ri-
petere s stesso allinfinito, manifestazione di una forza che lo porta a
perpetuare nelleternit la propria stessa esistenza senza mai cambiare.
Proprio perch il mondo naturale (di cui luomo fa parte) la manife-
stazione fisica del dionisiaco e la sua incarnazione, esso dominato
dalla volont di amare s stesso, di accettarsi cos com, pertanto di
ripetersi allinfinito. Lo sviluppo storico per Zarathustra non quin-
di rettilineo: non esiste alcuna fine apocalittica (mera bugia religiosa)
n alcun progresso dellumanit (bugia ugualmente odiosa proclamata
da uomini falsi) poich tutte le cose eternamente ritornano e noi con
esse, e noi fummo gi eterne volte e tutte le cose con noi. Questa la
dottrina cosmologica delleterno ritorno e a questa si collega la prima
caratteristica dellbermensch, delloltreuomo, delluomo che deve ve-
nire: lamor fati, latteggiamento di chi accetta la vita entusiasticamente
in tutti i suoi aspetti, sino a quelli pi tragici, il carattere che marchia
luomo che ama a tal punto la terra e la natura da non provare alcun
desiderio di modifica o di cambiamento, ovvero di perfezionamento,
ma che abbraccia entusiasticamente la realt cos per come la osserva. Il
messaggio di Nietzsche, quindi, ancora pi radicale e forte di quello
di Epicuro: non solo Dio non esiste, non solo la felicit delluomo insi-
ta nel ricercare il necessario e nel sopportare il dolore, ma occorre anche
amare questo sinceramente. Zarathustra enuncia, perci, la trasforma-
zione delluomo in superuomo: questi ama la vita e crea il senso della
terra. La trasformazione, che altro non che un cambio di punto di
vista morale, viene spiegata tramite delle figure metaforiche: luomo
comune un cammello, simbolo della natura dello schiavo che lavora
pesantemente portando carichi sulla sua schiena; questuomo piega
le ginocchia, come il cammello, e vuol essere ben caricato. Ma il cam-
mello, nel deserto pi solitario, solo con s stesso muta e diviene leone,
che con aspra violenza lotta contro la morale convenzionale. Il leone al
grido di io voglio uccide il drago tu devi che incontra nel deserto,
simbolo di tutte le istituzioni, religiose e non, che pongono un freno alla
sua volont, araldo del dio inesistente. Nietzsche chiaro nello scrivere
che la calma della bestia da soma che a tutto rinuncia ed piena di ve-
nerazione non basta a liberarsi, poich serve la forza vitale e violenta
del leone per crearsi la libert per una nuova creazione. Infine, il leo-
ne ucciso il drago diviene bambino. Egli Innocenza, e oblio, un
nuovo inizio, un giuoco, una ruota ruotante da sola, un primo moto.
Il bambino finalmente libero rappresenta la nuova umanit che danza
La terra 53

allegramente, dimentica degli di falsi e amante di ogni sua esperienza,


che assapora come se dovesse ripetersi allinfinito. La volont del supe-
ruomo fanciullo potenza, perch libera da ogni precetto. Ecco allora
il messaggio di Zarathustra, il pi grande inno di gioia verso il mondo
che luomo vive giornalmente: Vi scongiuro fratelli, rimanete fedeli
alla terra e non credete a quelli che vi parlano di sovraterrene speranze!
Un tempo il sacrilegio contro il cielo era il massimo sacrilegio, ma Dio
morto, e cos sono morti anche tutti questi sacrilegi. Commettere il
sacrilegio contro la terra, questa oggi la cosa pi orribile.
Quanto scritto basta per dimostrare quanto costruttiva in realt sia la
filosofia di Nietzsche e come questa spinga con forza verso la rivalu-
tazione della vita terrena delluomo. Daltronde, il messaggio di Zara-
thustra consiste nello spingere oltre le ultime conclusioni i concetti visti
nascere in Epicuro, annullando del tutto la divinit e proclamando non
solo lamore per il necessario, ma per ogni cosa in generale, compreso
ci che causa dolore. Nelle pagine dello Zarathustra, anche nelle parti
pi scure dove il filosofo mostra senza riserve tutta la corruzione del
mondo, rimane una sorta di sottofondo idilliaco, una chiamata potente
alla natura che rappresenta la prima accogliente casa per luomo. Lo
stesso profeta giunge in citt per portare la nuova dottrina agli uomini,
ma egli ne ha avuto intuizione nella sua dimora, immersa nellambien-
te naturale e lontanissima dalla civilt umana: espresso chiaramente,
nella prima pagina del libro, che Zarathustra abbandon il paese natio
per vivere da solo in montagna. Per Nietzsche, quindi, la Natura non
solo rappresenta lambiente primo delluomo, ma soprattutto una fonte
di risposte capace di saziare le domande dello spirito delluomo e di
riempirne la sua essenza, depurandolo dalla corruzione della quale egli
si da solo avvelenato. In generale, nella millenaria storia umana, non
sono stati pochi i pensatori che hanno guardato al mondo naturale con
sguardo simile a quello del filosofo tedesco, ma occorre notare anche
lesistenza di notevoli correnti di pensiero che hanno spinto luomo in
una direzione del tutto opposta: a pensare alla Natura come un essere
s senziente, ma assolutamente insensibile alluomo, incapace o addirit-
tura negligente nel rispondere a ogni sua richiesta. Il lettore noti bene
che questa visione altamente pessimistica della natura, cio della con-
dizione umana, non volta a negare la componente fisica delluomo
in virt di unesaltazione di quella spirituale, ma invece focalizza la
sua attenzione sul fatto che proprio luomo in quanto animale intelli-
gente non pu trovare alcuna accoglienza nel mondo della natura, in
54 Rivista Thule Italia

quanto la sua condizione di apparente superiorit lo rende incapace di


vivere spensierato o meglio incosciente come tutti gli altri animali.
Da questo punto di vista la natura non pi madre per luomo, perch
egli in virt della sua condizione di
essere pienamente cosciente non fa
pi parte del regno naturale, essen-
do divenuto quasi un essere estra-
neo, se non sgradito. Proprio su
questi temi, i pensieri pi profondi
sono stati elaborati da Giacomo Le-
opardi.
Le riflessioni di Leopardi e, in ge-
nerale tutte le sue opere, manifesta-
no unattualit contenutistica tanto
forte da far quasi sentire una sorta
di vena pulsante di vita scorrere
lungo i testi. Provando a compiere
un azzardatissimo paragone con Giacomo Leopardi, di A. Ferrazzi, olio
Nietzsche, si nota come la riflessio- su tela.
ne sulla natura, la condizione arti-
ficiale in cui vive luomo moderno
e il bisogno della ricerca di nuovi valori, rappresentino le basi comuni
dalle quali questi due grandi maestri del sospetto hanno mosso le
loro riflessioni. Eppure le conclusioni ultime alle quali sono giunti sono
totalmente differenti: se Nietzsche, infatti, fornisce una risposta che
essenzialmente di natura ottimistica, quella di Giacomo Leopardi as-
solutamente negativa e manifesta una forza dialettica probabilmente
meno evidente, ma non per questo meno violenta: Leopardi non usa
frasi ad effetto, ma anzi scrive volutamente con uno stile artificioso e
morto che rispecchia lo stato che lui pi avvertiva nella societ civile.
Il vigore del pensiero di Leopardi si esprime nella fortissima carica di-
struttiva che annienta tutti i miti della civilt moderna e, proprio come
Nietzsche, abbatte brutalmente il falso idolo costituito dallidea del pro-
gresso. Egli elimina ogni velo di finzione per svelare la tragicit della
condizione umana, dimostrando come del tutto false siano le credenze
nei mondi spirituali. Laddove Nietzsche riconosceva lo spirito presente
nelluomo (cercandone la liberazione), Leopardi enuncia invece che il
corpo luomo. La critica di Leopardi per presenta un momento co-
struttivo (sarebbe errato scrivere una parte, data la sua presenza appena
La terra 55

accennata) nel quale luomo pu, nonostante tutto, realizzare s stesso:


questo si attua nella ricerca della conoscenza e del vero, che conduce
luomo a rendersi cosciente della sua misera condizione. Sarebbe del
tutto superficiale descrivere Leopardi come un nichilista o uno scettico,
poich egli pur notando linsensatezza della vita e di tutti i valori
che lumanit ha costruito come sovraimpalcature psichiche non si
arrende, ma continua nella sua personale ricerca di significato, dato che
la crisi dei valori, ieri come oggi, non deve rappresentare una giustifica-
zione per linedia, ma anzi una spinta a dare un significato a un mondo
che sembra non avere pi senso. Prima di proseguire oltre nellanalisi
del pensiero di Leopardi occorre per fornire qualche notizia biografica
sulla sua vita.
Giacomo Leopardi nasce a Recanati il 29 giugno del 1798, figlio pri-
mogenito del conte Monaldo e della marchesa Adelaide Antici. Vive
uninfanzia ritirata e secondo luso nobiliare dellepoca non frequenta
scuole pubbliche, ma riceve unistruzione privata da dei precettori cat-
tolici, i cui insegnamenti da una parte soddisfano lamore per il mondo
classico che Monaldo voleva trasmettere ai figli e dallaltra il freddo
bigottismo religioso della contessa Adelaide. Durante questi primissi-
mi anni di studio lamore per la conoscenza porter Giacomo ad ap-
profittare della vastissima biblioteca paterna ricca di classici, testi let-
terari italiani e stranieri, fornita anche di molte opere degli illuministi
francesi, grazie alla quale Giacomo riesce a conquistare una sicurezza
intellettuale e una vastit di conoscenze davvero impressionante. Gi a
soli dieci anni egli riesce a scrivere non solo in italiano, ma anche in la-
tino e dimostra di sapere padroneggiare la riflessione filosofica al punto
da scrivere dei piccoli trattati. Tra il 1809 ed il 1816 viene inquadrato il
periodo nel quale Leopardi dedicher sempre pi tempo allo studio,
stressandosi (fisicamente e mentalmente) al punto da patire i primi sin-
tomi dei disturbi fisiologici che lo accompagneranno per tutta la vita.
Nel frattempo comincia le prime traduzione dei classici (come Omero
ed Orazio) e d inizio ai primi tentativi di scrittura poetica, ma il suo
amore rimane essenzialmente legato alla filologia. Il 1816 rappresenta
per lanno della svolta per Leopardi: egli infatti comincia ad avverti-
re la ristrettezza culturale dellambiente familiare, la sua insufficienza
affettiva e larretratezza (sotto ogni punto di vista) dei genitori: questa
presa di coscienza lo porta a riconsiderare la stessa conoscenza che egli
ha acquisito in questi anni e Giacomo capisce bene come quella che lui
ha accumulato altro non rappresenti se non mera erudizione ovvero
56 Rivista Thule Italia

amore per ci che stato creato da altri; a questo egli vuole sostituire la
ricerca di una pi forte consapevolezza dei valori artistici che non sia
una semplice lezione appresa da un libro. I rapporti con i familiari co-
minciano da questo momento a incrinarsi sempre di pi, sino a culmi-
nare in una crisi costituita nel tentativo di fuga da Recanati sventato dal
padre allultimo momento. Giacomo vorrebbe a tutti i costi sottrarsi al
cupo ambiente recanatese, ma loccasione per assaporare la libert non
giunger prima del 1823, anno nel quale gli permesso di trasferirsi a
Roma dal fratello di sua madre. Rimane deluso dalla citt ed costretto
a far ritorno per breve tempo a Recanati, ma subito dopo riparte e co-
mincia a muoversi tra Milano e Bologna, fermandosi infine a Firenze.
Nel 1827 vengono pubblicate le Operette morali, una raccolta formata da
ventiquattro racconti a tema filosofico-esistenziale. In seguito torna per
lultima volta a Recanati dove affronta dei mesi fatti s di depressione,
ma anche densi di lavori: pubblica infatti altri quattro grandi canti, tra i
quali ricordiamo il Canto notturno di un pastore errante dellAsia, sul quale
torneremo nel prosieguo di questo scritto. Nel frattempo, grazie alle
numerose amicizie che egli aveva stretto, riesce a ottenere una somma
di denaro che gli permette di lasciare di nuovo Recanati e di trasferirsi a
Firenze, dove nel 1831 esce la prima edizione dei Canti. Nel 1833 si tra-
sferisce infine insieme allamico Ranieri a Napoli, ma le sue condizioni
fisiche cominciano pian piano a peggiorare, sino a divenire critiche. Ep-
pure Leopardi sente di dover intervenire nella vita culturale dellepoca:
lungi dallessere un uomo ritirato, egli vuole imprimere la sua firma
nel mondo sociale, anzi lo vuole cambiare e. a tal scopo, scrive dei te-
sti nei quali si scaglia con violenza contro il mito del progresso (nella
Palinodia al marchese Gino Capponi), contro il vuoto mondo sociale
(nei Pensieri) e, infine, contro le lotte liberali (nei Paralipomeni della
Batracomiomachia). Compone infine lultimo canto, La ginestra o il fiore
del deserto che rappresenta il suo ultimo messaggio inviato allumanit.
Muore a Napoli il 14 giugno del 1837, a soli trentanove anni, a causa di
un peggioramento dei suoi problemi polmonari.
Leopardi espresse buona parte delle sue speculazioni filosofiche nelle
Operette Morali, una raccolta composta da ventiquattro testi in prosa
dargomento filosofico, espressi in forma di racconto o di dialogo. Di
questi noi analizzeremo il Dialogo della natura con un Islandese, testo che
ben si collega ai temi trattati in questo scritto, riprendendo sia le rifles-
sioni circa il disinteresse degli di verso gli uomini e la loro condizione
viste in Epicuro sia la sorta di divinizzazione della Natura che si intui-
La terra 57

sce nel pensiero di Nietzsche culminante nellepisteme costituito


dallintuizione dellEterno Ritorno, nel quale per le conclusioni ulti-
me, pur partendo da premesse simili, risultano del tutto antitetiche. Gi
nel titolo Leopardi vuole dare un chiaro messaggio: quello che andre-
mo a leggere non un dialogo tra un essere onnipotente (la Natura) e
un suo eguale, ma riguarda invece un uomo qualunque, del quale non
si specifica altro che la sua nazionalit perch, per lappunto, non c
altro che lo identifichi, non avendo nemmeno un nome: luomo asso-
lutamente comune e per questo la sua esperienza pu essere universa-
lizzata a tutto il genere umano. Eppure lautore ci manda un chiaro
messaggio: pur nella sua assoluta normalit questuomo possiede una
caratteristica peculiare, egli un islandese, un abitante di unisola carat-
terizzata dalle condizioni di vita estremamente proibitive a causa della
conformazione del territorio (noto per la presenza di geyser e vulcani)
e dal clima estremamente freddo. Egli ha vissuto, quindi, sin dalla sua
nascita, in un ambiente naturale per nulla confortevole, anzi estrema-
mente disagevole, imparando a conoscere sin da subito la vita precaria
che gli uomini conducono. Il testo inizia proprio con il racconto del
viaggio intorno al mondo che lIslandese ha compiuto e di come, una
volta giunto allinterno del continente africano, egli abbia incontrato un
gigante, di proporzioni simili alle sculture dellisola di Pasqua, ma
dallaspetto femminile. Risulta importantissima la descrizione del vol-
to di questo gigante, mezzo tra il bello ed il terribile: proprio come la
Natura, capace di fornire alluomo i pi sublimi paesaggi, ma al con-
tempo di spazzare via la sua vita per mezzo di cicloni e altre calamit.
Luomo si presenta al gigante enunciando di essere fuggito, per tutta la
sua vita, dalla natura. Possiamo immediatamente identificare il primo
capovolgimento di senso: laddove, specie nellera del progresso, luo-
mo ricercava rifugio nella natura, un luogo dove riscoprire s stesso, il
nostro Islandese invece la fugge, ne ha paura. Verrebbe da domandarsi
il motivo di tanto terrore e, in effetti, la Natura chiede alluomo, con
fare vago, perch egli scappasse da lei. La risposta dellIslandese costi-
tuisce la maggior parte del dialogo e rappresenta un vero e proprio
grido daccusa verso la Natura. Egli esordisce dicendo che sin dalla
prima giovent fui persuaso e chiaro della vanit della vita, e della stol-
tezza degli uomini; i quali combattono continuamente gli uni contro gli
altri per lacquisto di piaceri che non dilettano. Il significato di queste
parole sin troppo chiaro e daltronde chi meglio di un abitante
dellIslanda, isola gi identificata da Voltaire come estremamente pro-
58 Rivista Thule Italia

vante per gli uomini, pu conoscere bene questi pensieri. Cos lui deci-
se di tirarsi fuori dalla lotta per la sopravvivenza e di non recare danno
a nessun uomo, in modo da non attirare su di s alcuna ritorsione da
parte degli altri esseri umani e di non ricercare pi alcun piacere, dato
che questo conduce inevitabilmente al dolore. Egli specifica che non
vuole vivere in ozio, astenersi dalle fatiche corporali, ma semplicemen-
te vivere in quiete. Letica epicurea risulta schiacciata sotto il peso
della dura realt: tuttaltro che facile a procurarsi, il piacere porta in s
la sofferenza. Non bisogna daltronde pensare a nulla di fuori dal co-
mune per giustificare questa posizione di Leopardi, si pensi gi a quan-
to oggi possa essere difficile il solo alimentarsi e quanto sia fortunato
chi vi riesce senza grande fatica. Daltronde, sin dallinizio del testo,
Leopardi crudelmente chiaro: mentre per alcuni uomini il soddisfaci-
mento dei propri desideri vitali sofferenza, altri lottano per accapar-
rarsi oggetti che non danno alcuna soddisfazione. Torniamo per al
nostro Islandese. Dopo che egli decise di vivere tramite il sudore della
propria fatica accontentandosi solo del minimo, si accorse come il disa-
gio non passava e come proprio lambiente naturale gli fosse profonda-
mente ostile: io non poteva mantenermi per senza patimento: perch
la lunghezza del verno, lintensit del freddo e lardore estremo della
state [] mi travagliavano di continuo [..] N anche potea conservare
quella tranquillit della vita, alla quale principalmente erano rivolti i
miei pensieri: perch le tempeste spaventevoli di mare e di terra, i rug-
giti e le minacce del monte Ecla [il vulcano Hekla,nellIslanda meridio-
nale, ndt], il sospetto deglincendi, frequentissimi negli alberghi, come
sono i nostri, fatti di legno, non intermettevano mai di turbarmi. Vita
infelice quella dellIslandese, al punto da convincerlo a lasciare la sua
inospitale terra: egli pens che forse doveva esistere un qualche luogo
destinato dalla Natura alla vita degli uomini. Allora ci che vale per gli
altri animali, ovvero il fatto che alcuni vivano bene in certi habitat e
male in altri, doveva valere in egual modo per luomo: forse la difficol-
t e la miseria della vita erano soltanto delle conseguenze dovute a er-
rori commessi dallumanit, una giusta risposta alla sua ubris che la
condusse ad allontanarsi dal luogo a lei predestinato. LIslandese, gui-
dato da questi pensieri, cominci un lungo viaggio alla ricerca della
patria eletta per lumanit; eppure, dopo le sue lunghe peregrinazioni,
egli testimonia che: io sono stato arso dal caldo fra i tropici, rappreso
dal freddo verso i poli, afflitto nei climi temperati dallincostanza
dellaria, infestato dalle commozioni degli elementi in ogni dove. Pi
La terra 59

luoghi ho veduto, nei quali non passa un d senza temporale: che


quanto dire che tu dai ciascun giorno un assalto e una battaglia formata
a quegli abitanti, non rei verso te di nessuningiuria. LIslandese non
trov in tutta la terra nessun luogo fatto apposta per assicurare una
serena esistenza alluomo, ma ovunque osserv solo una continua lotta
tra uomo e Natura, dove la prima attaccava anche quelle civilt che,
ancora allo stato tribale, alcun danno le avevano arrecato. La lunga
esposizione dellIslandese rappresenta un climax ascendente, il cui ini-
zio rappresentato dallesposizione del suo pensiero, ma che degenera
velocemente in un elenco e in un accumulo di sofferenze e di disgrazie.
LIslandese proseguir nella sua lunga requisitoria elencando tutte le
calamit naturali che ha visto ed affrontato: terremoti, esplosioni vulca-
niche, straripamento dei fiumi; infine, far tristemente notare come, a
causa dellambiente circostante, la condizione umana sia estremamente
fragile: In qualunque modo, astenendomi quasi sempre e totalmente
da ogni diletto, io non ho potuto fare di non incorrere in molte e diverse
malattie. Il tono dellIslandese diventa infine accusatorio quando,
dopo avere compreso che sulla terra non esiste alcun luogo pienamente
confortevole per luomo e come non ci sia verso di vivere senza disagi,
esclama che mi risolvo a conchiudere che tu sei nemica scoperta degli
uomini. unaccusa fortissima questa che Leopardi scaglia contro la
Natura e, seppur ampiamente motivata, suona quasi come un grido di
disperazione da parte di chi si accorto che luomo in realt condan-
nato alla sofferenza. La risposta della Natura allIslandese assoluta-
mente semplice e diretta, ma incredibilmente spiazzante. Ella infatti
risponde: Immaginavi tu forse che il mondo fosse fatto per causa vo-
stra? [] Quando io vi offendo in qualunque modo e con qual si sia
mezzo, io non me navveggo. In queste poche righe si esprime tutta la
mordente critica leopardiana: di fronte alle concezioni antropocentri-
che del mondo, ai miti titanici e luciferini che dipingono lessere umano
come un dio, un ordinatore del caos e, addirittura, come la ragione per
la quale il mondo stato creato, Leopardi sottolinea come luomo, alla
vista della Natura, nulla. La prospettiva di Epicuro (quella rappresen-
tante gli di come esseri beati e per questo disinteressati alle condizioni
degli uomini) stata portata alle ultime conseguenze: la Natura, sorta
di divinit panteista, non si accorge degli uomini e per questo li di-
strugge in maniera non affatto dissimile da quella di un uomo che cam-
minando sul terreno schiaccia delle formiche: lui neanche si accorge di
loro, stava semplicemente proseguendo per la sua strada. Ecco allora
60 Rivista Thule Italia

che luomo gioca la parte della formica ogni qual volta la Natura si sca-
tena ed in questo modo che Leopardi rappresenta le vittime delle ca-
tastrofi naturali. Di fronte al progressismo borghese e al mito dello svi-
luppo, la risposta di Leopardi ancora pi tagliente: il mondo non
assolutamente stato creato per luomo. Tutto il dialogo dellIslandese
assume pertanto un nuovo tono: laddove prima della risposta della Na-
tura questo sembrava unaccusa, esso rappresenta in realt una chiara
esposizione di come la terra sia apatica (sino a essere avvertita come
ostile) allumanit e di quanto la sua condizione sia precaria, nucleo
tematico rafforzato dalla terribile sentenza esclamata dal gigante-Natu-
ra. Leopardi per manifesta una continua tensione alla ricerca pure da-
vanti a intuizioni tanto preoccupanti. La filosofia dello scrittore infatti
non si adagia, oziosa, su di un nichilismo puro, ma manifesta un senso
del sospetto che non si ferma nemmeno davanti alla scoperta di verit
tanto agghiaccianti. LIslandese allora chiede perch la Natura ha crea-
to luomo per porlo in una simile condizione, dato che egli non ha mai
chiesto di essere creato. Lui paragona s stesso e lumanit a un ospite
invitato in casa di un amico per il solo fine di essere ignorato e trattato
in cattiva maniera: vero che la casa dellamico non stata fatta per lui,
ma dovere dellospitante fare in modo che il suo ospite non abbia
problemi durante il soggiorno. Arguisce allora: non egli dunque uf-
ficio tuo, se non tenermi lieto e contento in questo tuo regno, almeno
vietare che io non vi sia tribolato e straziato, e che labitarvi non mi
noccia?. La risposta, lultima che La Natura dar allIslandese, anco-
ra pi terrificante della precedente: essa gli dice che Tu mostri non
aver posto mente che la vita di questuniverso un perpetuo circuito di
produzione e distruzione. Ecco allora cosa lEterno Ritorno secondo
Leopardi, ecco a cosa legata la condizione di ogni essere vivente: a un
eterno ciclo di morte e resurrezione, una spirale infinita che ruota attor-
no al perno della sofferenza. In questa spirale il mondo si conserva,
sempre uguale a s stesso, e la condizione delluomo di dolore perch
risulterebbe in suo danno se fosse in lui cosa alcuna libera da patimen-
to. A questo punto Leopardi ha esposto pienamente lilluminazione
alla quale era giunto: la Natura, questa sorta di enorme dea-gigante,
non nutre alcun interesse verso luomo e questo la porta a causargli
infinite sofferenze senza neanche accorgersene; non c quindi alcun
progresso nella condizione umana e alcuna giustizia, queste sono mere
illusioni create dalluomo, nientaltro che vuote sublimazioni ovvero
bugie. Daltronde come dare torto a Leopardi? Senza volere scadere in
La terra 61

fantasie apocalittiche, proprio mentre lumanit conduce le sue stupide


lotte giornaliere potrebbe essere annientata del tutto e non per questo il
mondo cesserebbe di esistere: ecco allora che lantropocentrismo e
lidea borghese di progresso sono solo delle colossali menzogne. Allo
stesso modo lo scrittore previene Nietzsche, facendo notare che lEter-
no Ritorno esiste, si pu facilmente constatare, ma lungi dallessere
qualcosa in cui compenetrarsi rappresenta solo una tensione negativa
tra due poli (quello creativo e quello distruttivo) che schiaccia luomo
come un elastico perennemente teso e compresso tra la morte e la vita,
il cui movimento solo sofferenza. Eppure, nonostante la sua critica
allintera condizione umana sia tanto forte, Leopardi non si appiattisce
su una posizione rinunciataria, ma continua a cercare un senso, a porsi
delle domande: come se, nonostante egli avesse espresso questa sua
verit esistenziale, egli sentisse di non doversi fermare, ma di continua-
re nella sua ricerca. Il dialogo cos continua con lIslandese che erompe
in unultima, disperata, domanda: A chi piace o a chi giova cotesta vita
infelicissima delluniverso, conservata con danno e con morte di tutte le
cose che lo compongono?. Questa richiesta di senso verr ricambiata
non con una risposta, ma con una conferma dei meccanismi prima
espressi: la Natura, disinteressata, lascer che egli soccomba travolto da
un turbine di sabbia (oppure sbranato da dei leoni, in ogni caso sar
sconfitto da un evento naturale) e il povero Islandese cos entrer a
far parte di quella ruota fatta di produzione e distruzione. Dopo ave-
re terminato la lettura dellOperetta rimane nel lettore una sorta di ten-
sione interiore, causata proprio dal fatto che questa ricerca di senso non
trova risposta e rimane sospesa in una tensione che non trova sfogo.
Leopardi, proprio alla fine dello scritto esposto, si distacca profonda-
mente dal materialismo di stile settecentesco: vero che egli non rinun-
cia a questa prospettiva filosofica, ma ugualmente va oltre, cercando
delle alternative alle leggi meccanicistiche della fisica, per lui non suffi-
cienti. Questo perch laddove i materialisti vedevano la natura come
un regno retto da leggi ponderabili dalla mente umana, per lui questa
solo il dominio dellindifferenza e dellinsensatezza. Alluomo allora,
secondo Leopardi, non resta altra possibilit che esprimere la propria
dignit in una vigorosa denuncia della drammatica verit e continuare
la ricerca non con la presunzione di chi crede di potere risolvere lenig-
ma e trovare ci che non esiste, ovvero il senso dellesistenza, ma con la
dignit che nasce dallo sfidare la natura mediante la propria ricerca e le
proprie capacit intellettuali.
62 Rivista Thule Italia

La stessa tensione intellettuale si avverte chiaramente anche nel Canto


notturno di un pastore errante dellAsia. Questo componimento poetico
fa parte della serie dei canti pisano-recanatesi ed datato tra lottobre
del 1829 e laprile del 1830. Risulta particolare in quanto Leopardi sce-
glie di affidare lesposizione del suo pensiero non a s stesso (come nei
precedenti canti), ma a un personaggio generico (un pastore girovago)
cos da fare in modo che il messaggio che egli vuole comunicare non
sia espresso solo sulla base della sua personale esperienza, ma che par-
tendo da questa riesca a mantenere un valore universale. Il canto, che
collocato in un intervallo temporale successivo alla composizione del
Dialogo, si riaggancia a questo per le tematiche trattate, ma presenta
una situazione ancora pi esasperata: descrive infatti un pastore che,
di notte, interroga la Luna circa la precariet della condizione umana.
La Luna rappresenta chiaramente la natura, lambiente esterno alluo-
mo ovvero la biosfera della quale egli fa parte; il testo comincia pro-
prio con delle domande incalzanti: Che fai tu, luna, in ciel? Dimmi,
che fai/ silenziosa luna?. Questa non una domanda oziosa, un mero
esercizio filosofico, ma rappresenta invece una struggente richiesta di
significato, una domanda di senso indirizzata direttamente al paesag-
gio naturale impersonato nel simbolo pi classico di tutti, la Luna. La
domanda per, ridondante in tutto il testo, non avr alcuna risposta.
La luna muta, non risponde, si limita a osservare: gi dallinizio del
testo essa descritta come silenziosa, quindi indifferente. Essa quindi
rappresenta la natura, fredda e muta verso luomo moderno che inca-
pace di analizzarla per trovare risposte ai suoi interrogativi esistenziali.
In questo lungo monologo il pastore avanzer delle proprie riflessioni,
che egli da solo confuter mettendole a raffronto con lesperienza di-
retta, elencando i lunghi dolori e le sofferenze che senza giustificazione
alcuna affliggono la vita delluomo. Leopardi diretto nel rappresen-
tare la vita come una lunga rincorsa verso quella grande illusione che
il premio divino, atteso nelloltretomba; la realt per che dopo il
tanto affaticar ci che aspetta luomo abisso orrido, immenso,/ovei
precipitando, il tutto obblia. Egli non utilizza termini risonanti o fra-
si a effetto, ma non di meno la sua critica meno violenta: lascia che
siano i fatti a esprimere da soli il vero, sostituendo alle fantasticherie
religiose la deduzione rigorosa dellesperienza. Anche in questo testo
la ricerca leopardiana non si ferma, ma rimane aperta, in maniera an-
cora pi marcata rispetto al Dialogo a causa del fatto che la Luna non
risponde, anzi probabilmente neanche si accorge del pastore. Eppure
La terra 63

Leopardi non si ferma comunque a un semplice nichilismo e, proprio


nel finale del testo, lancia un potente messaggio al lettore. Va notato in-
nanzitutto che nonostante il canto presenti una critica tanto aggressiva
verso la condizione umana da annullare anche lidealizzazione divina,
il pastore (quindi Leopardi) si ostina a ricercare delle alternative vali-
de al pessimismo suggerito dalla speculazione intellettuale. Inoltre egli
trova due esempi di vita beata, due possibilit di non dolore: la vita
del gregge e quella degli astri. Entrambe potrebbero essere allettanti,
il gregge infatti vive nellassenza di bisogni, in una pace che deriva
dal semplice seguire listinto: questa forse una finta pace, nascente
dallinconsapevolezza del lasciarsi vivere senza ragionare o riflettere
che la miseria tua, credo, non sai, ma di fatto assicura una vita sere-
na perch incosciente; gli astri invece rappresentano una condizione
beata perch dotati del perfetto sapere, simboleggiati tutti nella Luna
alla quale il pastore dice tu per certo,/ giovinetta immortal, conosci il
tutto, guarda tutto dallalto perch grazie al sapere assoluto ha guada-
gnato questa esistenza di vita beata. Eppure la condizione di Leopar-
di, anzi in generale quella delluomo pienamente consapevole, non si
incarna in nessuno dei due esempi: entrambi rappresentano una vita
volutamente comoda e due casi comunque oziosi, quindi negativi. Ecco
allora il messaggio pi forte e costruttivo che Leopardi invia al lettore:
luomo pienamente cosciente di s, della propria dignit e della propria
intelligenza, pur conoscendo lassenza di senso di una vita alla quale
chiamato solo per lottare contro una terra a lui indifferente, non deve
fermare la propria ricerca, tacere il dovere di interrogarsi circa il senso
della sua vita, compiendo il gesto tracotante di paragonare s stesso
alla pienezza degli astri o abbassando la sua condizione al rango delle
pecore, negando in entrambi i casi (per presunzione nel primo, per ine-
dia nel secondo) lesistenza di domande che necessitano una risposta.
Probabilmente la conclusione definitiva in questo percorso di ricerca
di significato esistenziale non verr mai raggiunta, perch non esiste.
Risulta comunque ontologicamente doveroso scrivere che luomo sia
cosciente che la sua vita ha una via di realizzazione, una possibilit
remota di riscatto: questa la ricerca del Sapere. Cos, alla fine di que-
sto canto, sembrano risuonare nei secoli i versi di Dante Considerate
la vostra semenza:/ fatti non foste a viver come bruti,/ma per seguir
virtute e canoscenza.
A questo punto dellanalisi tra il simbolismo della terra e la cultu-
ra umana, la tematica appena trattata, inerente al vastissimo mondo
64 Rivista Thule Italia

letterario italiano, risulta davvero interessante in quanto sembra quasi


inglobare in s e dare nuove risposte agli interrogativi posti da Niet-
zsche ed Epicuro, lasciando comunque aperti nuovi campi di ricerca.
Spostiamo adesso il nostro sguardo verso il mondo scientifico: secondo
la teoria dellevoluzionismo, elaborata da Charles Darwin, lambiente
naturale condiziona le specie viventi sino al punto da indurre i loro
organismi a un lento e graduale cambiamento, atto a renderle pi abili
a operare nellambiente di riferimento. Non approfondiremo oltre una
teoria scientifica sin troppo nota e abusata (che inoltre non manca di
lasciare dei grandi interrogativi senza risposta), ma ragioniamo circa
leventualit che lambiente condizioni effettivamente lorganismo di
un essere vivente: basta prendere un po di sole per indurre il proprio
corpo a produrre quelle sostanze che inscuriscono la pelle, provocan-
do labbronzatura. Analizziamo quindi un caso meno banale: si pensi
al fatto che, quando un uomo si trasferisce in una localit montuosa,
ad alta quota, il suo organismo aumenta il numero di globuli rossi del
sangue, cos da compensare la minore presenza di ossigeno nellaria
tramite un maggior numero di operai ematici pronti a trasferire il gas
vitale dai polmoni a tutte le zone periferiche del corpo. Adesso si riflet-
ta su questa domanda: il fatto che lambiente influisca sullorganismo
delle persone non potrebbe anche ripercuotersi sul loro comportamen-
to? Sino a che punto la nostra linea dazione libera dai condiziona-
menti e dagli stimoli che lambiente ci invia e quando questo diventa il
fattore determinante della nostra condotta? La linea di pensiero di chi si
appresta ad analizzare i comportamenti delle persone non deve essere
guidata da idee fantascientifiche (ipotizzando, per esempio, una sorta
di controllo mentale delle persone in base al movimento delle stelle nel
cielo), ma deve guardare invece alle circostanze pi comuni per consta-
tare se lipotesi espressa sia corretta. In questo caso facile notare come
un clima eccessivamente caldo possa mutare il comportamento di un
individuo solitamente pacato sino a renderlo nervoso ed irascibile. Si
potrebbero enunciare svariati esempi relativi a modificazioni compor-
tamentali dovute a condizioni ambientali fuori dalla consuetudine del
soggetto, ma resta il concetto di base: lambiente condiziona pesante-
mente la condotta umana. Volendo continuare questo genere di analisi,
distaccandoci per dal campo freddamente scientifico, torna di nuovo
utile lo studio della letteratura italiana e, in particolare, di una corrente
sviluppatasi nel corso dellOttocento: il verismo.
Lo spirito di questo canone letterario si pone, in un certo senso, a met
La terra 65

tra le due visioni dellelemento sinora trattate. Esso infatti risulta tanto
distante dalle serene analisi di Epicuro e dalla gioiosa accettazione di
Nietzsche quanto dal disilluso pessimismo di Leopardi. Se con il ter-
mine terra si intende non solo lelemento materiale per eccellenza,
legato quindi al vivere corporeo delluomo, ma tutto lambiente che lo
circonda, allora il verismo si pone in un prospettiva esattamente me-
diana che si prefigura lo scopo di rappresentare proprio la componente
materiale della vita, quella non bassa (popolare nel senso negativo del
termine), ma comune, ovvero scene o racconti di semplice vita vissuta,
senza per rinunciare a una fredda e distaccata analisi. Sul piano filoso-
fico il verismo presenta aspetti comuni al positivismo, al materialismo
e al determinismo: dalla prima corrente di pensiero esso trae la convin-
zione che la verit sia oggettiva e scientifica. Lo studio dei fenomeni e
degli accadimenti mondani quindi non deve essere eseguito in base alle
proprie emozioni personali, ma con il freddo e distaccato occhio dello
studioso che si limita a registrare i fatti studiandoli nella loro crudez-
za. Gli influssi materialistici sono quelli che emergono dalle riflessioni
che lautore fa seguire allesposizione dei fatti: se ne ricava, infatti, un
ritratto delluomo che lo porta a coincidere con un animale (sociale, ma
pur sempre tale) visto in dipendenza del suo egoismo e dei suoi bisogni
materiali. Infine, questa corrente letteraria determinista perch non
riconosce lesistenza del libero arbitrio, ma constata il ruolo di arbitro
svolto da precise leggi che vincolano il soggetto, il quale di fatto vitti-
ma dellambiente che lo circonda. particolare, inoltre, linfluenza che
il darwinismo ha assunto in questa corrente letteraria: i veristi, sulla
scia dello stesso pensiero di Darwin, per quanto esposto prima fanno
coincidere lessere umano allanimale, quindi come tale lo vedono vin-
colato non solo dallambiente circostante, ma anche dalle leggi della
razza e dellereditariet. Essi quindi strutturano i nuovi canoni letterari
rifiutando innanzitutto la poetica romantica (la quale stata portatri-
ce di una conoscenza basata sul sentimento e non sullanalisi fredda
e oggettiva) e trattano le loro narrazioni come esposizioni di carattere
scientifico, affermando il metodo dellimpersonalit della narrazione;
questo consiste nel fatto che lautore non debba fare sentire il proprio
intervento nella narrazione, ma solamente riportare nella maniera il
pi verosimile e distaccata possibile lesposizione dei fatti. Nellanali-
si verista viene anche del tutto modificata lidea del Bello: questo non
pu essere identificato dai canoni tradizionali, ma solo dalladerenza
di un dato racconto alla realt. Il Vero quindi sempre nobile e morale,
66 Rivista Thule Italia

anche se rivoltante o volgare. A partire da queste posizioni ideologiche


viene radicalmente modificata anche la figura dello scrittore, che viene
a coincidere con quella di uno scienziato sociale.
Queste premesse ideologiche si traducono sul piano della narrazione
in uno stile molto particolare. Innanzitutto, le vicende narrate non sono
mai estremamente fantasiose o incredibili, ma si pongono su un livello
di grande vicinanza alla realt. Inoltre, i contenuti veristi rappresenta-
no tutti i livelli della societ, soffermandosi spesso sulla descrizione dei
ceti sociali pi bassi in quanto ritenuti pi genuini nei loro comporta-
menti. Dovendo lo stile letterario descrivere queste classi con aderenza
al vero ne deriva un linguaggio che imita quello parlato e che non ri-
fugge dalluso del dialetto o del gergo popolare. Viene altres posta una
particolare attenzione alla psicologia dei personaggi: questa non spie-
gata, ma analizzata dallesterno e sta al lettore dedurla dai loro gesti e
dalle loro azioni; quindi suo il compito dello studio della mentalit
dei personaggi, dato che lautore non la spiegher mai: egli diviene cos
assolutamente neutrale, un mero registratore di eventi.
Dati questi contenuti ideologici resta da definire quale sia il migliore
campo a partire dal quale lautore debba cominciare il proprio studio.
stato scritto come locchio vada indirizzato verso i ceti meno abbienti:
questo perch il verismo voleva cogliere e studiare le cause e gli effetti
dellambiente naturale (e sociale) che vincolano le scelte delluomo, ren-
dendo di fatto illusorio il libero arbitrio; ecco allora che questa analisi
pi facile da condursi nelle classi meno agiate, giacch esse, vivendo
a stretto contatto con lambiente naturale ed eseguendo lavori manuali
che li obbligano a maneggiare la materia, riescono pi agevoli ed in-
tuitive da analizzare. Secondo uno scrittore siciliano, Giovanni Verga,
esse sono anche pi genuine, poich a parer suo maggiore lo sviluppo
civile che un uomo raggiunge, pi rilevante diviene quindi la sua atti-
tudine a nascondere i reali sentimenti e dissimulare le radici materiali
che li determinano. Ecco che nelluomo volgare, incivile, si palesa pie-
namente quellinfluenza naturale dellambiente esterno che lo scrittore
verista vuole studiare e rendere manifesta, non come qualcosa da teme-
re (come lanalisi leopardiana suggeriva) o come una fonte dispirazio-
ne (come indicato da Zarathustra), ma semplicemente per quello che :
una sorgente di freni che limita e costringe la volont umana.
Queste idee, specialmente la mancanza di libert insita nellessere
materiale ovvero animale delluomo e la sua consequenziale con-
dizionabilit da parte dellambiente esterno, si palesano chiaramente
La terra 67

nel romanzo verista. Qui, tra le va-


rie e notevoli opere prodotte dagli
scrittori italiani analizzeremo quello
considerato come il capolavoro di
Verga, I Malavoglia. Prima di prose-
guire per forniamo qualche notizia
biografica dellautore.
Giovanni Verga nasce a Catania il
2 settembre del 1840, rampollo di
una famiglia di proprietari terrieri
e di ascendenze nobiliari (suo pa-
dre godeva del titolo di cavaliere).
Giovanissimo, appena sedicenne,
prova a scrivere un primo romanzo
che rispecchia latmosfera culturale
romantico-risorgimentale italiana,
intitolato Amore e Patria. Appena
ventenne egli testimone di un
evento che influenzer tutta la sua
Giovanni Verga in et matura.
vita potendo assistere al passaggio
delle truppe garibaldine. Episodio
questo che eserciter su di lui un magnetismo tanto potente da render-
lo un fervente sostenitore dei valori del tardo romanticismo italiano e
del Risorgimento. Dopo gli anni siciliani, caratterizzati dalla stesura di
romanzi principalmente incentrati sul tema patriottico, inizia per Verga
una fase che lo porter ad allontanarsi dagli ambienti meridionali verso
il nord Italia. Egli prima a Firenze, dove compone il romanzo episto-
lare Storia di una capinera, nel quale ancora rimangono forti i temi della
letteratura romantica e un atteggiamento narrativo volto a fini morali-
sti, ma si comincia a delineare un interesse per lanalisi delle situazioni
sociali pi difficili e particolari. In seguito, si trasferisce a Milano, che
allora era non solo la capitale culturale dItalia, ricchissima di salotti
letterari presso i quali gli intellettuali del tempo potevano confrontarsi
e accrescere la loro formazione, ma anche la capitale economica: egli
cos, lontano dalleconomicamente arretrata Sicilia, pu studiare i mec-
canismi finanziari, le leggi del mercato e del lavoro che tanto influen-
zano la condotta e le attitudini delle persone, cercando di analizzare il
comportamento da queste assunto in base agli andamenti del mondo
delleconomia. Egli ha unintuizione che lo conduce ad abbandonare
68 Rivista Thule Italia

definitivamente i precedenti schemi romantici ai quali era ancora vicino


e, in particolare, capisce che lideale darte, in un mondo dominato dal
denaro e popolato da uomini che vivono per accumularlo laddove
predominano le banche e le imprese , ormai un lusso inutile. Il pun-
to di svolta definitivo marcato dallincontro con Luigi Capuana, altro
intellettuale siciliano che a Milano cercher di costituire un gruppo di
nuove menti capaci di creare il romanzo moderno, seguendo i principi
ispiranti la letteratura Naturalista francese. Questa corrente letteraria
presenta molte assonanze con il verismo italiano, ma di fatto questul-
timo se ne distacca grazie agli originali contributi che gli intellettuali
italiani hanno apportato. Sulla scia di queste nuove spinte ideologiche
Verga decide di riscrivere di sana pianta un romanzo sul quale aveva
lavorato in quegli anni, intitolato Padron Ntoni. Egli unendo le sugge-
stioni nate dai canoni naturalisti alle proprie intuizioni scriver cos I
Malavoglia, primo romanzo verista e, insieme al Mastro-don Gesualdo,
il testo pi contenutisticamente ricco della sua produzione letteraria.
Verga per risulta un personaggio difficilmente inquadrabile sotto ogni
punto di vista: era una persona schiva, piuttosto solitaria e malinconi-
ca, eppure si trovava al centro dellattivit dellavanguardia letteraria
italiana. Egli cercava (e probabilmente vi riusc) di creare il romanzo
nuovo, ma al contempo, capendo che questo non poteva essere apprez-
zato dal grande pubblico, continuava a scrivere nellambito di un se-
condo filone narrativo, pi digeribile dal mondo alto-borghese: un
po come se egli patisse lo stesso potente condizionamento da parte
dellambiente esterno che i suoi personaggi sono costretti a subire e su
questa scia egli, pur conoscendo tutte le negativit derivanti dal mondo
economico, non riuscisse comunque a distaccarsi dallinteresse verso i
beni materiali. Da qui ladesione al programma proposto dalla Destra
Storica volto al potenziamento del piano agrario cos da ideare una va-
lida alternativa allo strapotere del capitale degli industriali del Nord, a
tutto vantaggio dei nobili proprietari terrieri meridionali, classe della
quale Verga faceva parte. In seguito comunque egli si ritira dalla vita
politica, torna a Catania e si cristallizza su posizioni reazionarie, apren-
dosi comunque allo schema di un nazionalismo antisocialista. Ancora
una volta si legge un contrasto nella biografia di Verga: da una parte egli
vuole finire il grande lavoro di analisi del panorama sociale dellItalia
moderna in chiave verista terminando il ciclo dei Vinti, gruppo di
cinque romanzi, i cui primi due sono I Malavoglia e Mastro-don Gesualdo,
ma senza neanche avere terminato il terzo (La duchessa di Leyra) scrive
La terra 69

un romanzo ambientato nelle zolfatare siciliane (intitolato Dal tuo al


mio) nel quale abbandona i canoni veristi per rappresentare la lotta di
classe sotto una chiave dinterpretazione antisocialista. Nel 1920 viene
nominato senatore ed a Catania assiste a un roboante discorso nel quale
Pirandello lo contrappone a DAnnunzio. Muore il 24 gennaio del 1922,
mentre le sue opere veriste stanno cominciando a riscuotere i favori
della critica e del pubblico.
Nellottica del romanzo verista, di cui Verga rappresenta non solo un
ideatore, ma anche il maggiore esponente, un esempio tipico quello
de I Malavoglia. La genesi di questopera viene datata al 1875, anno in
cui Verga comunica alleditore Treves di stare scrivendo una nuova no-
vella ambientata nel mondo dei marinai intitolata Padron Ntoni. Questa
novella probabilmente seguiva lo stesso filone ideologico (di tipo filan-
tropico-sociale) che aveva caratterizzato un precedente lavoro, Nedda,
di ambientazione rurale. Probabilmente volendo cavalcare il successo
che la novella aveva raccolto Verga voleva proporre una nuova opera
tematicamente legata alla precedente. Nel 1878 per si registra linte-
resse dellautore per il Naturalismo francese e questo lo porter a ideare
una nuova poetica, quella Verista, che di fatto si realizza nei Malavo-
glia, romanzo che nasce a partire dal Padron Ntoni, ma che stravolse
completamente i canoni letterari del tempo.
Il titolo del romanzo rappresenta gi un primo messaggio indirizzato
dallautore al lettore: questo infatti una ngiuria siciliana ovvero un
soprannome dato per contrasto a una persona o un gruppo da parte
della societ. Il termine Malavoglia infatti identifica la famiglia dei To-
scano di Aci Trezza, che a dispetto del soprannome sono invece una
laboriosissima famiglia di pescatori. Lautore cos sin dal primissimo
principio dellopera chiaro nel voler assumere non lottica superiore
dello scrittore onnisciente, ma quella culturale e linguistica dei perso-
naggi che animano la storia: tipico della tecnica narrativa verghia-
na il far sparire il giudizio etico e morale dellautore per far emergere
solo quello dei personaggi. Nella prefazione che Verga antecedette al
romanzo vero e proprio si riscontrano i punti principali del nuovo pro-
getto letterario che egli, con I Malavoglia, voleva iniziare. Verga crede
che la forma letteraria attuale sia ormai da considerarsi superata poich
non esiste pi, nel mondo meccanicistico dominato dalla banche e dal-
le imprese, unetica assoluta, da qui pertanto la necessit di ricercare
non una, ma svariate soluzioni stilistiche, ognuna adatta a rendere il
soggetto trattato e le varie forme che i fatti assumono. Da questa pri-
70 Rivista Thule Italia

ma assunzione deriva inoltre il successivo sfumare della persona del


narratore nelle voci dei diversi personaggi, che di fatto tramite il loro
punto di vista raccontano a turno la propria storia, contribuendo ognu-
no allo svolgersi del romanzo. Le posizioni filosofiche veriste sono gi
state precedentemente chiarite ed naturale che essendo morta la
figura del narratore onnisciente romantico, che segue gli avvenimenti
dallalto, il nuovo narratore non pu che essere interno alla narrazione,
quindi costituirsi tramite le plurime voci dei protagonisti della vicenda
narrata. Dalla morte del narratore derivano poi delle importanti scel-
te stilistiche: i personaggi non verranno pi descritti tramite la voce
dellautore, ma a mezzo delle discussioni corali o dei dialoghi tramite i
quali, pian piano, il lettore imparer a riconoscerli ancora prima di sen-
tire il loro nome. Quello che Verga vuole ottenere un effetto essenzial-
mente realistico e tipico della vita comune: di solito nessuno conosce
immediatamente una persona, ma impara di lei tramite i suoi discorsi
o quello che ne dicono gli altri, arrivando sinanche a capire il sogget-
to del quale due persone stiano parlando grazie al solo intuito, senza
dovere accertarsi del suo nome. Dal punto di vista linguistico invece
lassunzione degli occhi dei personaggi determina il dovere svilup-
pare il testo secondo uno stile opportuno che riproduca la prospettiva
popolare: si giustifica quindi lampio uso di metafore e proverbi sicilia-
ni che lautore fa durante il racconto. Verga conclude queste riflessioni
esprimendo la consapevolezza di compiere unazione di rottura, quasi
avanguardista, volta alla creazione di un nuovo genere di romanzo. Per
raggiungere questo obiettivo egli rinuncia a un successo facile tramite
lofferta al pubblico delle solite frasi lisciate da cinquantanni (come
egli stesso scrisse) per realizzare unopera capace di rompere con un
passato ormai morto e di mostrare al pubblico la direzione presa dallo
sviluppo storico. Un altro letterato, Oscar Wilde, scrisse che Calibano
odia vedere il suo riflesso nello specchio: ugualmente I Malavoglia, nella
fase iniziale della sua ricezione, non sar per nulla apprezzato dal pub-
blico letterario italiano.
Il romanzo comincia con queste parole: Questo lo studio sincero e
spassionato del come probabilmente devono nascere e svilupparsi nelle
pi umili condizioni, le prime irrequietudini pel benessere. Esso rac-
conta, infatti, le vicissitudini della famiglia Toscano di Aci Trezza e di
come, a causa di uno scherzo della natura e di una societ fortemente
chiusa, questa piombi nella rovina pi totale, salvo riscattarsi alla fine.
Ma procediamo con ordine. I Toscano vengono chiamati dai compae-
La terra 71

sani col soprannome Malavoglia: fortemente antifrastico, in quanto


questa una famiglia costituita da indefessi lavoratori. formata dal
nonno, padron NToni, proprietario di una masseria (chiamata la casa
del Nespolo) e di una barca, utile per esercitare il mestiere di pesca-
tore (chiamata Provvidenza, in quanto necessaria al soddisfacimento
dei bisogni della famiglia), dal figlio Bastianazzo, dalla nuora Maruzza
(chiamata dai compaesani la Longa e cos identificata dallautore) e dai
cinque nipoti NToni, Luca, Alessi, Mena e Lia. La vicenda viene messa
in moto dal matrimonio di Mena: per poterle procurare una dote Bastia-
nazzo e padron NToni decidono di investire del denaro su di un grosso
carico di lupini, da trasportare in barca. Non possedendo la somma ne-
cessaria per comprare tutto il carico, i Malavoglia decidono di chiedere
il denaro in prestito a un usuraio del paese, zio Crocifisso (in Sicilia il
termine zio non identificativo solo di un grado di parentela, ma
anche di una forma di rispetto) detto Campana di Legno per la sua
incapacit di ascoltare le condizioni di miseria nelle quali la sua stessa
opera di prestito a usura conduce le persone. La barca per, durante
il trasporto del carico, incappa in una tempesta e naufraga, perdendo
tutta la merce e causando la morte di Bastianazzo. Comincia cos per i
Malavoglia un triste periodo fatto di estrema miseria, dal quale sem-
brano non potere uscire nonostanteil forte impegno di padron NToni
di tenere unita la famiglia sotto i due simboli della Casa del Nespolo,
rappresentante lunit degli affetti e quasi una religione familiare, e
della barca Provvidenza, emblema primo di quellattaccamento per il
lavoro e per i frutti che da questo derivano. Padron NToni un vero e
proprio polo ideale contro il quale si scontra il suo opposto, lusuraio
Campana di Legno, che rappresenta invece i valori dellutile economi-
co, del guadagno e dellegoismo cinico. Questi due poli rappresentano
in qualche modo uno i valori antichi, quelli sui quali si basava lesisten-
za non solo della Sicilia, ma dellItalia tutta, laltro i nuovi valori del
mondo moderno, che Verga tanto bene aveva visto e registrato nello
sviluppo industriale del Nord.
Nonostante la presenza di questo polo positivo interno alla famiglia le
cose per i Malavoglia non vanno per niente bene e i disvalori moderni
si incuneano nella vita di queste persone, modificandone la condotta
a causa di una vaga bramosia dellignoto come scrive Verga nellin-
troduzione, ovvero di un desiderio di mutare, di non accontentarsi
della propria posizione per andare in cerca daltro. Luca infatti, pieno
di amore patriottico, muore nella battaglia di Lissa e soprattutto NTo-
72 Rivista Thule Italia

ni incapace di amare il mondo dei valori tradizionali incarnato dal


nonno e animato da un desiderio di evasione cercher fortuna nelle
grandi citt, entusiasmato dal progresso, dalla modernit e dai grandi
complessi industriali: lascer la sua famiglia per tornare pi povero di
prima. Lambiente esterno non rimane muto alle disavventure di que-
sta famiglia e da una parte la societ di Aci Trezza non avr piet alcuna
nel criticare la condotta dei Malavoglia, tacciandoli quasi come degli
arrampicatori sociali che giustamente sono caduti in miseria, dallal-
tra la stessa natura influir pesantemente sulla condizione familiare,
arrecando anzi il colpo di grazia: a causa di una tempesta si verifica
un secondo naufragio della Provvidenza che aggrava la salute del vec-
chio padron NToni, il quale per saldare il debito costretto a vendere
la casa del Nespolo. Le sfortune della famiglia non terminano qui, in
quanto Lia viene insidiata dal brigadiere don Michele mentre NToni
peggiora la reputazione della sua famiglia praticando le bettole e gli
ambienti tipici della malavita di Aci Trezza. In particolare, sorpreso da
don Michele durante uno scarico di merce di contrabbando, egli accol-
tella il brigadiere, il quale durante il seguente processo render a tutti
nota la relazione con la giovane Lia. Cos NToni verr condannato a
cinque anni di carcere mentre Lia, ormai disonorata, fuggir da casa e
si perder in citt (probabilmente lautore allude alla prostituzione
della ragazza a Catania). Mena, considerandosi non rispettabile a causa
della condotta del fratello e della sorella, rifiuter definitivamente la
proposta di matrimonio avanzatale da Alfio, sacrificando il suo amore
per non macchiare la reputazione del giovane. Possiamo considerare
chiusa la seconda parte del romanzo con la morte di padron NToni, il
quale ormai stremato trapassa in ospedale.
Lultima parte del racconto si svolge in un arco di tempo lungo molti
anni, ma questi vengono quasi condensati in poche pagine. Sembra che
tolti gli elementi disturbanti lequilibrio familiare, ovvero Campana
di Legno e NToni, entrambi rappresentanti i valori nocivi del progres-
so (accanto alla fredda ragione calcolatrice dellusuraio sembra quasi,
almeno allinizio, di avvertire gli ideali del borghese che si fa da solo,
tanto vagheggiati anche dal giovane Malavoglia), la famiglia Toscano
riesca a trovare un certo equilibrio. Il giovane Alessi infatti arriva a
riscattare la Casa del Nespolo e a sposare una vicina, Nunziata. Egli
riesce quindi a ricostituire lambiente familiare, creando quasi un colle-
gamento con i valori del nonno padron NToni. Il romanzo termina con
NToni che, uscito dal carcere, si reca per unultima volta nella vecchia
La terra 73

casa dove cresciuto, conscio del fatto di doverla abbandonare a causa


della sua condotta profondamente scorretta.
Tutto il romanzo si svolge quindi attorno allanalisi di come la ricerca
di una condizione di vita ritenuta migliore possa sconvolgere lassetto
familiare e di quanto la natura, vista non solo come lambiente natu-
rale, ma anche nellinsieme dellambiente sociale, possa influenzare il
comportamento degli individui sino a causarne una totale deviazione
dalle loro normali abitudini. Infatti vero che il primo naufragio del-
la Provvidenza (causa anche della morte di Bastianazzo Malavoglia) a
mettere in moto gli eventi, ma gli accadimenti che conseguono a questa
disgrazia sono notevolmente influenzati dallambiente sociale dove i
personaggi si muovono. Invero le azioni dei Toscano/Malavoglia ven-
gono notevolmente influenzate, anzi quasi del tutto determinate, dalle
loro relazioni con gli altri abitanti del paese: non un caso infatti che
labbandono da parte del giovane NToni della morale e del sistema eti-
co impersonato dal nonno si concretizzi proprio quando egli comincia a
praticare i bassi ambienti della cattiva giovent di Aci Trezza. E rafforza
quanto scritto il fatto che NToni arrivi a falsi plasmare dal contrabban-
diere Rocco Spatu al punto da divenire egli stesso contrabbandiere. Se
vero che questo condizionamento a dir poco lampante proprio nel
personaggio di NToni, occorre rimarcare che simili influenze (in nega-
tivo, ma anche in positivo) si trovano in tutti i Malavoglia: se il carabi-
niere don Michele non lavesse oltraggiata in pubblico, probabilmente
la giovane Lia non sarebbe divenuta una prostituta e, allo stesso modo,
la Nunziata che incarnando ella stessa i valori familiari e tradizionali
funge quasi da sostegno per Mena, la quale rappresenta quella parte
della famiglia Toscano ancora fedele al sistema di valori incarnato da
padron NToni. Possiamo scrivere che tutta la vita di Aci Trezza risulta
mossa dallinterazione tra due poli, manifestanti da una parte gli ideali
del guadagno e della vita moderna (via seguita, per esempio, da perso-
naggi come Rocco Spatu e dal sensale Piedipapera) e laltra i valori del
lavoro e dellattaccamento alle tradizioni. Questo stesso bipolo viene
poi trasferito allinterno della famiglia Toscano e di fatto la tensione
derivante porta a una netta scissione tra i nipoti: Alessi e Mena da una
parte, Lia e NToni dallaltra. In questo sistema bipolare spiccano, come
scritto sopra, le due figure di padron NToni e dellusuraio Campana
di Legno. Verga riesce quindi, con grande maestria, nella fredda analisi
degli eventi, studiando una storia per come i canoni veristi impongono,
ma nonostante tutto proprio nella scelta dello stile letterario la-
74 Rivista Thule Italia

sciando trapelare la sua posizione a favore del sistema etico della Sici-
lia tradizionale: ogni qual volta egli rappresenta e racconta degli stati
danimo dei personaggi positivi utilizza un registro lirico-simbolico,
mentre quando descrive il mondo di Trezza e i comportamenti dei per-
sonaggi pi meschini adotta uno stile grottesco, potremmo dire comico
e caricaturale.
Il lettore, per quanto esposto sopra, non si lasci ingannare dalla con-
clusione del romanzo: vero infatti che NToni, che pu essere visto
come un traditore dei valori della sua famiglia, abbandona Trezza e che
Alessi riesce a recuperare una sana condizione economica e a costruire
un proprio nucleo familiare che si pone in unottica contigua a quella
del nonno, ma questo non lascia comunque spazio a finali positivi.
Il capitolo finale nel quale si concretizza laddio finale di NToni al
suo paese e a quanto rimane della sua famiglia , infatti, altamente
significativo e sembra quasi capovolgere lidea che il lettore si fatto di
questo ragazzo. La nostra analisi potrebbe portare il lettore a vederlo
come un personaggio negativo, ma le cose non stanno assolutamente
cos: egli a differenza dellusuraio, di don Michele o di Rocco Spatu
una persona traviata, che avverte profondamente la scissione tra
i valori che hanno animato la sua giovinezza, cardini della sua educa-
zione e i nuovi disvalori del mondo moderno che si stanno delineando
gi nelle grandi citt lontane dalla Sicilia. Egli, inoltre, non fiero delle
sue scelte, anzi la profonda vergogna che lui avverte, nascente dalla
consapevolezza che il suo agire ha violato la legge morale della sua
famiglia, che lo porta a capire che per lui, anche dopo avere saldato il
suo conto con la societ tramite gli anni trascorsi in carcere, non c pi
spazio in quellambiente, in quellordine arcaico che Trezza rappresen-
ta. Qui non posso pi starci. Addio, perdonatemi tutti: queste sono le
parole che rendono NToni non un uomo fiero delle sue azioni, ma un
essere scisso a causa dal moto del progresso, il quale viene quasi ma-
terializzato dal mare in tempesta che per due volte la Provvidenza ha
dovuto affrontare, le cui onde arrivano sino ad Aci Trezza, trascinando
al largo anche Ntoni. Ecco, dunque, che nella sua persona possiamo
scorgere lautore, il quale fu anche lui costretto ad abbandonare la Sici-
lia per vivere in quel mondo moderno che alla fine gli ha portato tanta
delusione e nellesclusione di NToni dalla vita di Trezza si materializ-
za lisolamento del nuovo intellettuale, che nel mondo mercantilistico
delleconomia e del denaro non riesce pi, come accadeva in epoca tar-
do romantica, a influire sullo sviluppo della nazione, ma pu solo regi-
La terra 75

strare il succedersi degli eventi: da qui nasce quindi la posizione veri-


sta. Questa chiave di lettura trova piena conferma se si riflette sul fatto
che laddio di Ntoni alla sua famiglia o di Verga al mondo siciliano rap-
presenta ancora di pi il momento in cui il mondo tutto si distacca dal
suo passato per abbracciare qualcosa di nuovo e distruttivo allo stesso
tempo: non deve quindi sorprendere che laddio di NToni, in chiusura
di romanzo, sia dipinto quasi a tinte lugubri, una sorta di commiato che
richiama un funerale, come sottolinea lautore scrivendo che: Ntoni
si ferm in mezzo alla strada a guardare il paese tutto nero. allora
corretto chiudere questa parte dellesposizione con unanalisi elaborata
da Romano Luperini: In Verga manca la fiducia romantica nella storia
e nelluomo che pu costruirla e determinarla. Luomo infatti e sar
sempre dominato dagli istinti e dagli interessi materiali. Questi ultimi
isolano ogni individuo dai proprio simili: se si eccettua la solidariet fa-
miliare (presente peraltro solo nella famiglia dei Malavoglia) ciascuno
solo con il proprio egoismo. La solidariet di classe non esiste, e nep-
pure esiste la possibilit di un futuro radicalmente diverso. Chi tenta di
mutare stato un illuso destinato alla sconfitta.
Lelemento terra porta lo stesso nome del pianeta che costituisce la
casa dellumanit. quantomeno curioso che gli antichi abbiano de-
ciso di identificare il pianeta con lelemento terreno, laddove invece la
superficie di questo pianeta costituita per circa il 71% dallacqua. La
causa di questo probabilmente spiegabile tenendo a mente che nei se-
coli passati si credeva che la superficie terrestre fosse piatta e che le ter-
re emerse fossero semplicemente circondate dal mare. Questo pianeta
risulta essere molto particolare allinterno del sistema solare, dato che
si pu ragionevolmente assumere (allo stato attuale degli studi) che sia
lunico al momento ospitante forme di vita intelligenti. Tale peculiarit
stata permessa da un insieme di fortunati fattori (come la distanza dal
Sole, la velocit di rotazione, linclinazione dellasse e il particolare in-
sieme di gas che formano latmosfera) che si sono combinati in maniera
tale da permettere prima linstaurarsi e poi lo sviluppo delle prime for-
me di vita, le quali hanno trovato non solo gli elementi necessari per la
loro crescita, ma anche le migliori condizioni ambientali. Dal punto di
vista scientifico il pianeta costituito da un nucleo centrale caldissimo,
nel quale avvengono delle reazioni termonucleari che rilasciano una
grande quantit di calore ad altissima temperatura che mantiene allo
stato fuso tutto il materiale al di sotto della crosta terrestre, che il lettore
pu immaginare come un insieme di zolle solide che galleggiano sopra
76 Rivista Thule Italia

un mare di magma. Proprio per la sua conformazione fisica lelemento


terreno risulta strettamente connesso al fuoco e, allora, non casuale
che la Terra, grazie a trasformazioni lunghe milioni di anni, abbia crea-
to il pi grande e potente vettore energetico che ha permesso alla civilt
umana di assurgere sino al livello odierno: gli idrocarburi o combusti-
bili fossili, generalmente inquadrabili sotto la forma di petrolio e gas
naturale. Il lettore attento ricorder che un articolo sugli idrocarburi
gi comparso nel precedente numero di questa rivista dedicato al fuo-
co: bene allora rimarcare che questa parte dello scritto si pone in con-
tinuit tematica con il precedente elaborato, pur posando lo sguardo su
simili analisi iniziali sposta poi lattenzione del lettore verso altri dati.
Gli idrocarburi sono delle molecole formate generalmente da atomi
di idrogeno e di carbonio: un esempio comune il gas metano (CH4)
formato da un atomo di carbonio legato a 4 atomi di idrogeno. Queste
sostanze devono il loro pregio al fatto che la loro combustione capa-
ce di produrre una grande quantit di energia termica. In generale si
pu dire che la qualit di un idrocarburo (quindi la quantit di calore
ottenibile dalla sua combustione) aumenta allaumentare del numero
degli atomi idrogeno (i responsabili della generazione del calore) men-
tre diviene tanto pi dannoso tanti pi atomi di carbonio sono presenti
(dato che da questi si genera la CO2 , noto gas inquinante): il pregio di
un idrocarburo quindi dato dal rapporto H/C che dovrebbe essere il
pi alto possibile.
Gli idrocarburi, da un punto di vista naturale, vengono generati dalla
stratificazione di sostanza organica (come, per esempio, resti animali
o vegetali) nel sottosuolo e dalla successiva decomposizione e sintesi
dei nuovi prodotti ad altissime pressioni e temperature. Il processo di
formazione di questi vettori energetici si svolge su di una scala tempo-
rale millenaria, quindi, pur essendo delle fonti energetiche rinnovabili,
queste non risultano essere sostenibili, dato che vero che nel tempo si
ricostituiscono rendendosi disponibili al loro sfruttamento, ma non in
intervalli temporali tali che un loro utilizzo odierno non infici la capaci-
t di sfruttamento delle future generazioni. Non porremo qui la nostra
attenzione agli idrocarburi in s e per s, ma li analizzeremo nellotti-
ca critica finalizzata alla conoscenza della quantit di petrolio e di gas
naturale che la Terra ha da offrirci dal suo grembo, dando un rapido
sguardo alle possibili alternative.
Nellanalisi quantitativa delle fonti energetiche sopra enunciate bi-
sogna necessariamente affidarsi ai dati forniti dalle grandi compagnie
La terra 77

petrolifere e
del gas. Nel
prosieguo di
questo scritto
noi ci affide-
remo alla Eni
World Oil and
Gas Review,
rapporto gra-
tuitamente sca-
ricabile dal sito
dellENI. Prima
dellanalisi oc-
corre chiedersi Andamento delle riserve mondiali di Petrolio (fonte Eni World Oil
se questi dati and Gas Review.
siano o meno
affidabili. Una brutale risposta porterebbe a pensare che purtroppo il
cittadino pu accedere solo a questi dati (o a simili diramati da altre
compagnie), pertanto la sua analisi pu essere viziata dalluniformit
delle fonti. Inoltre, viste le note leggi di domanda-offerta che regolano
in parte landamento del mercato del greggio, la diffusione di informa-
zioni totalmente contrastanti con la realt causerebbe danni monetari
alle stesse compagnie. Il mercato dei derivati, infatti, si regge nel bre-
ve termine sulle intuizioni o meglio sui presentimenti provocati negli
azionisti e nei compratori dalle informazioni circolanti, dai dati puri ai
quali ognuno riesce ad accedere (e in questi frangenti la conoscenza di
informazioni dona un grande potere), ma alla lunga il mercato reale,
quello fisico, che detta le sue leggi. Quindi sarebbe sciocco dire che un
pozzo di petrolio vicino allesaurimento invece ancora ricco, perch
uninformazione del genere precluderebbe laumento del prezzo del-
la fonte (tipico dei pozzi in esaurimento) e il successivo (e fisiologico)
esaurimento di detto pozzo provocherebbe delle perdite economiche
al proprietario. Non si pensi, comunque, che i dati che gratuitamente
questi enti ci forniscono siano assolutamente veri, poich per quanto
scritto prima i mercati sono ampiamente influenzati dalle informazioni
circolanti: questi elementi quindi rappresentano una piccola leva che
le grandi industrie del petrolio possono utilizzare per variare legger-
mente lo stato delle cose. Il lettore allora sia scaltro nellinterpretare i
dati solo riguardo agli andamenti della fonte che essi forniscono ovvero
78 Rivista Thule Italia

se la sua disponibilit sia in aumento o in diminuzione, diffidando al


contempo delle quantit che, oltre a essere spesso ingegneristicamente
inesatte, risultano anche ben camuffate cos da orientare landamento
dei mercati internazionali.
Il petrolio ed il gas naturale sono non solo due fonti denergia asso-
lutamente insostituibili, ma anche due veri e propri beni primari, vista
linfluenza assoluta e unica che essi esercitano sul grado di sviluppo
della civilt umana. La Terra sembra quasi avere incubato nel suo ven-
tre per milioni di anni queste particolari sostanze in attesa che luomo,
una volta giunto a piena maturazione, potesse impiegarle al meglio
per stabilire un suo primato incontrastato quale dominatore del mon-
do naturale tutto. Non un caso che noi abbiamo utilizzato il termine
insostituibile, dato che nel prosieguo verr ampiamente dimostrata
la totale insostenibilit delle fonti rinnovabili, meglio conosciute come
energie verdi .
Dobbiamo innanzitutto chiarire come vengano distinte le fonti fossili
sopra citate: la quantit totale di petrolio e gas naturale viene divisa in
riserve, produzione e consumi. Il primo termine viene definito come
la quantit di petrolio/gas tecnicamente ed economicamente estrai-
bile: questo implica, quindi, che le cosiddette riserve siano costituite
da ci che noi siamo in grado di estrarre dal sottosuolo a un costo non
eccessivo, capace di rendere la vendita competitiva sul mercato. Il se-
condo termine invece indica la quantit di petrolio/gas estratta dal
sottosuolo e successivamente rivenduta nei mercati: questa definizio-
ne introduce quindi un concetto che spiega come non tutto il petro-
lio disponibile allestrazione (le riserve) venga effettivamente estratto,
poich questoperazione pertiene solo a una piccola parte di questo,
ovvero alla porzione che viene integralmente venduta sul mercato. Il
terzo termine indica la quantit di petrolio/gas naturale comprata e
successivamente immessa nel settore industriale: si parla quindi di
quella parte che viene effettivamente utilizzata dalle industrie nazio-
nali per i vari settori produttivi, quali per esempio la produzione di
energia elettrica.
I dati Eni forniscono alcune informazioni molto particolari. Guardia-
mo per prima cosa il gas naturale: secondo un dato ampiamente diffuso,
questa fonte fossile ormai satura, ovvero il livello delle riserve mon-
diali non in aumento, bens in calo. Questo perch il gas naturale una
fonte tale che lo sfruttamento di qualsiasi giacimento non mai stato
tecnicamente o economicamente svantaggioso, quindi gi da alcuni anni
La terra 79

abbiamo saturato la nostra capacit destrazione. Discorso ben diverso,


invece, va fatto per il petrolio: la notizia che gli ambientalisti diffondo-
no circa il suo prossimo
esaurimento sostan-
zialmente uninforma-
zione falsa e fuorviante.
Infatti i dati mostrano
chiaramente come le
riserve mondiali mani-
festino un andamento
nel tempo monotno
crescente: se vogliamo
dar retta ai numeri, si
Trivellazioni petrolifere nellArtico.
passati dai 956.823 mi-
lioni di barili nel 1995 ai
1.401.525 milioni di barili nel 2012. Visti i tempi lunghissimi necessari
alla formazione del petrolio e i motivi sopra elencati, bene si compren-
der come questandamento crescente sia dovuto al fatto che lavanza-
mento della tecnica ingegneristica permette lo sfruttamento di pozzi
prima non competitivi sul mercato e date le odierne informazioni
e le attuali trivellazioni (specie nellArtico) non abbiamo pertanto
motivo di temere una prossima saturazione della fonte. Per motivi
prettamente euristici, tecnici e fisici siamo quindi sicuri che, almeno
per molti anni, la quantit di petrolio sar pi che sovrabbondante per
tutti coloro che potranno acquistarla. Il problema inerente le fonti fossili
proprio quello relativo al costo: per il gas naturale possiamo dire che
gli andamenti mondiali (quindi su larghissima scala) sono pi preve-
dibili rispetto a quelli relativi al greggio. Sino a molti anni fa, infatti,
il gas veniva trasmesso solo lungo grandi tubature, dette gasdotti, che
per motivi economici e tecnici potevano collegare solo produttori e im-
portatori relativamente vicini. Guardando il caso di studio italiano, la
penisola era prima approvvigionata in gas naturale esclusivamente da
paesi sudafricani e nordeuropei. Grazie allo sviluppo delle tecnologie
di liquefazione e rigassificazione del gas (che permettono di liquefare
il gas presso la zona destrazione cos da poterlo trasferire tramite navi
metaniere in tutto il mondo senza vincolo alcuno) questa fonte stata
del tutto svincolata dalle limitazioni geografiche e soprattutto politi-
che tipiche dei gasdotti. Da questa succinta analisi circa la mancanza
(al momento prettamente virtuale) di vincoli geopolitici e data la sa-
80 Rivista Thule Italia

turazione della fonte, deriva una certa debolezza dei venditori del gas
naturale sul mercato. Questi infatti hanno poco potere economico nei
confronti di una fonte che s molto sfruttata nel mondo, ma di cui
noto che la quantit non risulta in aumento. Ecco allora che paesi come
il Qatar (primo al mondo nel settore delle riserve, ma praticamente as-
sente dal punto di vista della produzione a causa della sua incapacit di
imporsi sul mercato) hanno dovuto abbassare notevolmente le loro ri-
chieste per potere vendere la loro fonte sul mercato mondiale. Si spiega
cos come, dal lato gas, i compratori europei e nordamericani riescono
a far valere una piccola leva, grazie specialmente al fatto che i paesi
produttori possono interloquire quasi esclusivamente (perlomeno per
quello che riguarda le grosse quantit) con loro, poich i Paesi econo-
micamente emergenti (Cina prima tra tutti) risultano utilizzare general-
mente impianti industriali non a gas ovvero a peggiore rendimento, ma
a minore costo dimpianto. Tutto ci, sinora, ha fatto in modo che non
si verificassero grosse criticit lato gas, perlomeno a livello mondiale. Il
condizionale risulta per dobbligo, dato che specie in ambito europeo
si ancora molto dipendenti dai gasdotti, condizione che ha portato a
un certo immobilismo politico anche di fronte ad azioni politiche piut-
tosto spregiudicate.
Molto diverso invece lo stato delle cose dal lato del petrolio. Questa
fonte risulta influenzare non solo gli interi mercati economici, ma an-
che la stabilit politica di molti Paesi e, in generale, la vera e propria
sopravvivenza di una nazione. Innanzitutto occorre dire che gi solo
latto dacquisto della fonte presso un Paese piuttosto che un altro
una conseguenza di ben ponderate decisioni politiche. A riguardo ha
del clamoroso il caso del Venezuela, Paese che risulta essere il primo al
mondo dal punto di vista delle riserve possedute, ma che non riesce a
imporsi sul mercato; ci per motivazioni geografiche e politiche, infatti
la posizione del Venezuela lo porta a poter interloquire principalmente
con gli U.S.A., ma questi ultimi, per motivi politici, preferiscono com-
prare la fonte loro necessaria da altri (anche a prezzo maggiore), pur
di non mettersi in una posizione di debolezza verso uno stato non-
amico. Naturalmente alla lunga questo Stato sudamericano riuscir
a vendere il suo petrolio (che al momento pu stare ben al sicuro sotto
terra), ma al momento la popolazione venezuelana non gode di tutti
quei vantaggi che potrebbe ottenere in termini di benessere e di ricchez-
za da una fonte tanto ricca.
Non si creda, tuttavia, che nel mercato del petrolio i Paesi compratori
La terra 81

godano dello stesso potere decisionale che si (almeno virtualmente)


riscontrato nel mercato del gas naturale. Bisogna dire che i produttori
cercano, a tuttoggi, di assecondare gli andamenti delleconomia mon-
diale facendo scendere il costo della fonte durante i periodi di reces-
sione economica e mantenendolo costante (o addirittura provocando-
ne un rialzo) durante i periodi di crescita del PIL mondiale. Perch i
produttori si comportano cos? Sicuramente non per fini umanitari, ma
esclusivamente per motivazioni che riguardano la loro sopravvivenza
economica. Infatti, essi seguono landamento economico mondiale solo
per potere fare in modo che le vendite della loro fonte non subiscano
cali: i produttori anzi guardano positivamente a un aumento del PIL
mondiale solo perch questo permette loro di vendere il petrolio a un
prezzo maggiore. Ci si potrebbe chiedere perch, nonostante quanto
scritto sopra, il prezzo del greggio sia in costante aumento a dispetto
della crisi economica che ha investito lEuropa occidentale e lAmerica
del Nord: la risposta assolutamente semplice. Prima il PIL mondiale
vedeva come uniche due forze motrici proprio queste due macrozo-
ne geografiche, ma dagli ultimi 10 anni circa a oggi si sono introdotte
nuove realt nel panorama economico mondiale che, grazie allespo-
nenziale crescita dei loro mercati, hanno del tutto soppiantato il ruo-
lo di guida dei mercati mondiali prima tenuto da queste macrozone.
Oggi, nonostante lAmerica e lEuropa siano in piena recessione, il PIL
mondiale in crescita grazie allo sviluppo dei paese emergenti e cos i
paesi venditori non solo non calmierano i prezzi, ma addirittura li au-
mentano, potendo contare su acquirenti che, in virt dei loro mercati in
espansione, possono permettersi lacquisto.
La grande e futura abbondanza di petrolio comporter cos che il greg-
gio sar, per moltissimo tempo, qdisponibile per chi avr la capacit
dacquisto. Si verificher quindi nel mondo una vera e propria lotta per
la sopravvivenza, che vedr il petrolio al centro dei contendenti e non
temiamo di scrivere che la mancata disponibilit condurrebbe, istan-
taneamente o quasi, uno Stato alla rovina. Il problema dellapprovvi-
gionamento per non riguarda tutti gli Stati importatori, ma solo una
particolare fetta. Uno Stato, infatti, pu soddisfare la propria richiesta
energetica in diversi modi: utilizzando i propri giacimenti (una nazione
potrebbe per esempio possedere riserve troppo esigue verso lesporta-
zione, ma sufficienti per il proprio approvvigionamento) oppure com-
prando tutta la quantit necessaria dallestero. In mezzo a questi due
contesti estremi vi sono quegli Stati che in parte sfruttano giacimenti
82 Rivista Thule Italia

endogeni e, in parte, si riforniscono presso i mercati. Una decisione su


quale percorso intraprendere per affrontare il piano energetico nazio-
nale fortemente politica e influenza la comunit nazionale in tutta la
sua sfera. Decidere cos di prosciugare le fonti endogene in breve tem-
po, senza comprare nulla dallestero (dove possibile) comporta sul bre-
ve termine una bassa pressione fiscale sulla comunit, ma provoca alla
lunga un rialzo immediato della tassazione di difficile sopportazione
e sostenibilit non appena occorre approvvigionarsi dallestero. Vice-
versa unottica volta allacquisto dallestero e al risparmio delle fonti
endogene porta sicuramente a degli oneri maggiori sulla popolazione,
ma assicura allo Stato una certa indipendenza dalle situazioni economi-
che congiunturali: per esempio, se il prezzo del petrolio diventa troppo
alto o lapprovvigionamento diviene difficile per motivi politici, allora
si pu ricorrere ai propri pozzi.
La prima situazione quella tipica degli U.S.A. che hanno deciso di
comprare quantit veramente esigue dallestero e di sfruttare subito
i propri giacimenti (di petrolio e gas naturale). Secondo i dati forniti
dal report in questione lAmerica potr continuare a sostenere questo
piano per un periodo di tempo compreso tra i 10 ed i 20 anni. Questo
significa che il governo statunitense passer a breve da una situazione
nella quale compra poco dallestero a unaltra che lo vedr impegnato a
dover acquistare tutta la fonte necessaria per il suo sostentamento ener-
getico, con conseguenza che la sua gi disastrata economia possa subire
un vero e proprio colpo ferale destinato ad abbattere definitivamente il
Paese tutto e provocando la definitiva fine degli U.S.A. cos per come
oggi li conosciamo. Allora il lettore deve capire che un estremo atto di
responsabilit di un governo verso la popolazione quello di stabilire un
piano energetico sostenibile e improntato verso il risparmio delle fonti,
dato che innanzitutto viviamo in un mondo dove lo strapotere europeo
e soprattutto americano (sul piano economico) ormai definitivamente
tramontato e non si possono assolutamente incolpare i Paesi produttori
di petrolio se si disinteressano delle condizioni di queste due macro-
zone mondiali: il loro unico bisogno, strettamente correlato alla loro
lotta per la sopravvivenza, di trarre il massimo guadagno possibile
dallunico bene che possiedono e di fare in modo che, quando questo
sar esaurito, avranno sviluppato soluzioni adatte per il loro sosten-
tamento. Noi europei non trovando solidariet dal punto di vista dei
venditori non ne troveremo neanche tra i compratori, poich fisiolo-
gico che Paesi come la Cina, che hanno per secoli sopportato la forza
La terra 83

del capitale occidentale, una volta che gli equilibri siano cambiati non si
facciano scrupoli dei danni che il loro potere economico sta provocando
negli altri Stati. Ugualmente allora si capir come le azioni di certi Stati
che cercano di creare zone dinfluenza in determinate aree geografiche
non rispondono che a un bisogno di sopravvivenza, nellimpossibilit
di agire secondo le leggi del mercato. normale che uno Stato in dif-
ficolt pensi al suo futuro e per questo non esiti nellutilizzare mezzo
alcuno; deve invece provocare sdegno il fatto che il tutto si svolga sotto
il mantello della bugia e della menzogna, sotto ragioni che poco hanno
dellumanitario e molto dellinfame e del bugiardo.
Per lo stato delle cose viene quindi da chiedersi se la Terra non offra
alluomo altre fonti energetiche per il suo sostentamento. Purtroppo,
nonostante le tendenziose notizie messe in giro dai cosiddetti verdi,
al momento la dipendenza energetica da petrolio e gas naturale as-
solutamente ineludibile. Ci non solo a causa dellimmensa quantit
di energia della quale luomo ha giornalmente bisogno, ma anche per
motivi di natura tecnica ed economica che analizzeremo a breve.
Bisogna innanzitutto notare laleatoriet tipica delle fonti cosiddette
verdi, come lenergia solare, leolica o lidroelettrica. A causa della loro
indeterminatezza non siamo in grado di sapere con assoluta certezza
quando e come un certo impianto possa produrre energia. Prendiamo,
per esempio, il caso di un sistema eolico. La velocit del vento (parame-
tro fondamentale nella produzione di energia elettrica a partire da quel-
la eolica) non un dato il cui valore giornaliero noto con esattezza,
ma risulta seguire una distribuzione di probabilit, in particolare quella
denominata Weibull. Questo significa che il vento potrebbe soffiare, in
un dato giorno, con unintensit che risulta essere la pi probabile, ma
non la pi certa. Nonostante vengano sostenute, localmente, accura-
te campagne sperimentali volte alla raccolta dei dati utili per ricava-
re landamento statistico delle velocit del vento, si rimane comunque
allinterno del campo delle probabilit, ovvero non si ha mai lassoluta
certezza che le cose vadano per come era previsto. Poniamoci allora la
domanda se siamo sicuri di volere dipendere in questo modo da una
fonte tanto capricciosa. Lo stesso ragionamento seguito per leolico
pu essere fatto per la maggior parte delle altre fonti, come il solare o
lidroelettrico. Vogliamo, inoltre, sottolineare che una delle principali
caratteristiche di una fonte denergia proprio la sua disponibilit a
essere sfruttata in un momento qualsiasi e da questo punto di vista gli
idrocarburi hanno dominato tanto a lungo la civilt umana grazie al
84 Rivista Thule Italia

loro facile stoccaggio e alla grande densit denergia in essi racchiu-


sa. Saremo chiari nel dire che non bisogna cadere in sciocche fantasie:
lattuale civilt umana abbisogna di energie sempre presenti e pronte
per lutilizzo. Poniamoci una domanda provocatoria: siamo disposti a
ritardare di un paio dore una nostra qualsiasi attivit a causa del fatto
che per esempio un cielo eccessivamente nuvoloso non permet-
te al pannello fotovoltaico di produrre energia elettrica? E quali effetti
avrebbe questa aleatoriet delle fonti sui processi industriali? Ancora
prima di queste due domande occorre porsi un quesito ancora pi im-
portante: siamo noi in grado di gestire una produzione energetica tanto
discontinua?
Bisogna infatti fare i conti con la realt rappresentata dalla rete elettri-
ca nazionale, ovvero dallinsieme di elettrodotti che si occupano della
trasmissione di energia elettrica lungo tutto il territorio nazionale.
ben noto che, al pari di un tubo percorso dacqua, anche i fili condutto-
ri dove scorre lenergia elettrica presentano delle ben precise capacit
che se superate portano alla rottura del conduttore (si pensi a un tubo
dove scorre troppa acqua: appena superato il limite questo si rompe,
per esempio bucandosi). Una rete elettrica, dovendo essere in grado
di assicurare la fornitura denergia a tutte le utenze, occorre che sia di-
mensionata in modo tale da poter permettere il transito della massima
energia elettrica possibile. Una rete ideale quindi come un tubo nel
quale possiamo far passare tutta lacqua che vogliamo senza il perico-
lo di danneggiarlo. Naturalmente costruire un elettrodotto di capacit
infinita tecnicamente impossibile, mentre realizzarlo con una capa-
cit eccessivamente sovrabbondante rispetto ai reali utilizzi diventa
economicamente insostenibile. Le energie verdi in relazione alla rete
di elettrodotti diventano scomode per alcuni motivi. Il primo motivo
legato alla loro natura aleatoria che causerebbe un dimensionamento
tecnico ed economico dellelettrodotto estremamente difficile, se non
impossibile. Infatti, da una parte dovremmo dimensionare questo sulla
potenza massima prodotta dalle centrali alimentate da energia verde,
ma vista la natura stocastica di queste fonti tale picco non si verificher
mai ( difficile che in un dato istante in tutto il territorio nazionale per
esempio ci sia un bel sole o un forte vento), al contempo per dovrem-
mo pensare che il dimensionare questo sulla potenza media ci portereb-
be immediatamente in una posizione di rischio, dato che potrebbe ac-
cadere che per pi ore consecutive la potenza elettrica prodotta superi
la capacit dellelettrodotto e questo porterebbe al suo danneggiamento
La terra 85

e a problematiche per nulla secondarie o marginali, come il rischio di


black out.
Ancora una volta, prima di chiederci se siamo in grado di costruire
un elettrodotto sovradimensionato che sar sottoutilizzato per quasi
tutta la sua vita utile e quindi rappresenter un insensato esborso eco-
nomico , dobbiamo fare i conti con la realt nostrana, la quale ci dice
che gli elettrodotti italiani risultano gi ampiamente precari nel loro
banale funzionamento di collegamento tra centrali canoniche (dalla
potenza nominale certa e assoluta) e le utenze gi senza laggravarsi
di variabili stocastiche. La nostra rete risulta essere dimensionalmente
ridotta rispetto al picco e non siamo in grado di gestire eventuali sbalzi
nella produzione elettrica senza pagare (a spese della comunit) oppor-
tune centrali affinch fermino la produzione cos da diminuire il cari-
co localmente transitante, permettendo il passaggio della capacit in
esubero. completamente fuori da ogni pensiero razionale sognare un
Paese servito esclusivamente da parchi di generazione elettrica alimen-
tati a fonti rinnovabili. Rasenta poi il puro delirio ragionare nellottica
di tanti piccoli impianti domestici, ciascuno dei quali dovrebbe essere
teoricamente autosufficiente, ma realmente pronto ad assorbire o cede-
re alla rete la quantit denergia in esubero o in deficit: noi italiani, ma
in generale la gran parte del mondo, non siamo assolutamente pronti a
gestire questo tipo di utenze elettriche.
necessario, infine, ragionare su un ultimo aspetto del problema, che
riguarda prettamente il nostro territorio nazionale, relativo alle politi-
che energetiche. Da tempo chi produce energia elettrica tramite impian-
ti alimentati a fonti sostenibili e rinnovabili viene premiato, ovvero in-
centivato tramite una remunerazione economica. Questa pratica viene
universalmente seguita per rendere linvestimento pi invitante ai pri-
vati e trova la sua giustificazione nel fatto che la produzione denergia
da fonti verdi provoca delle ricadute positive su tutta la collettivit: di-
minuisce la percentuale dinquinanti prodotti, diversifica i bacini dap-
provvigionamento energetico (rendendo uno stato meno vincolato ver-
so lestero) e migliora il rendimento energetico nazionale. Queste sono
tutte motivazioni sin troppo sponsorizzate, ma che spiegano linteresse
collettivo verso lo sviluppo di impianti alimentati a fonti rinnovabili.
Il piano energetico italiano presenta per delle notevoli criticit, che
portano in pratica a uneccessiva incentivazione per i grossi impianti,
mentre per i piccoli impianti non finalizzati alla produzione di energia
elettrica di fatto i bonus sugli investimenti sono trascurabili o addirit-
86 Rivista Thule Italia

tura inesistenti. Si consideri che lincentivo viene monetizzato sotto


forma di un maggiore prezzo di vendita unitario dellenergia: ci signi-
fica che chi produce da rinnovabili vende la propria energia allautorit
competente (in Italia il GSE, Gestore dei Servizi Elettrici) a un prezzo
notevolmente maggiore rispetto a quello standard che si viene a for-
mare sul mercato nazionale. Il GSE vende lenergia elettrica acquistata
dai produttori rinnovabili sul mercato elettrico, ma a un prezzo pari a
quello di mercato: que-
sto vuol dire che lente
ricava una perdita, in
quanto vende qualco-
sa a un prezzo minore
di quello dacquisto.
Lente, allora, rientra da
questo deficit caricando
la perdita (quindi il va-
lore dellincentivo) sulle
componenti aggiuntive
del costo dellenergia
elettrica pagate dal Oneri dei meccanismi dincentivazioni sulla comunit
singolo contribuente (il nazionale (da fonte GSE)
lettore interessato po-
trebbe controllare nella
sua bolletta il costo dellincentivo gravante su di lui leggendo limpor-
to riportato alla voce A3). Giusto per fornire qualche cifra, laddove in
Francia il costo per kWh di energia elettrica si pu assumere pari a 5
c , in Italia gi nei prossimi anni (a causa dellinstallazione di nuovi
impianti alimentati a rinnovabili) 8 c rappresenteranno solo una parte
del costo unitario del kWh, il cui totale potrebbe anche essere tre vol-
te superiore a quello pagato dai vicini francesi. Si comprende che tale
sistema dincentivazione, che pesa annualmente sul bilancio nazionale
per cifre dellordine del centinaio di milioni di euro, non economica-
mente sostenibile e che lattuale piano energetico ha perso ogni inte-
resse comunitario, finendo per privilegiare e gonfiare sino allinvero-
simile gli interessi privati. Il lettore sappia che un imprenditore capace
di investire, per esempio, 1 milione di euro per la costruzione di una
centrale eolica, gi nel giro di 12 mesi avr pienamente recuperato lin-
vestimento eseguito e per la restante vita utile dellimpianto non far
altro che intascare denaro senza dovere svolgere, di fatto, alcun lavoro:
La terra 87

in questa maniera investendo egli potrebbe ottenere una somma pari


a 10-15 volte lesborso iniziale, tutto a spese della comunit nazionale.
Il meccanismo dincentivazione , senza tema di smentita, fallito poi-
ch linteresse e il guadagno del privato ha di gran lunga superato e
oscurato il beneficio per la collettivit, giungendo al paradosso per il
quale una fonte fisicamente sostenibile e rinnovabile risulta economi-
camente dannosa e insostenibile per tutta la comunit.
I motivi sopra esposti sono ritenuti pi che sufficienti per dimostrare
che, allo stato attuale delle cose, la fonte denergia principale che la
terra ci offre rappresentata dai combustibili fossili che essa ha curato
nel suo ventre nella sua storia millenaria e che questi sono pi che suf-
ficienti per saziare la domanda mondiale, almeno sul lungo termine,
ma solo in chiave teorica, date le limitazioni economiche a contorno.
Risulta allora utile lo studio di fonti energetiche alternative, a patto
per che queste siano analizzate alla luce del contesto nel quale devono
agire e che non vengano considerate ottime a prescindere da ogni
analisi che non tenga conto delle problematiche tecniche delle reti e dei
meccanismi dincentivazione degli investimenti per i privati; un breve,
ma corretto studio, consente di dire allo scrivente che allo stato attuale
delle cose si potrebbe giungere, con i corretti investimenti, a un notevo-
le risparmio di fonti fossili, quindi dindipendenza dallestero (effetto
ampiamente positivo per tutta la comunit nazionale), ma non alla loro
completa sostituzione.
Vogliamo allora concludere questo scritto con una frase dello scrittore
Thich Nhat Hanh, tratta dal suo libro Il miracolo della presenza men-
tale , che ben si adatta al tema trattato:
Mi piace camminare da solo per i viottoli di campagna, fra piante
di riso ed erbe selvatiche, poggiando un piede dopo laltro con atten-
zione, consapevole di camminare su questa meravigliosa terra. In quei
momenti, lesistenza qualcosa di prodigioso e misterioso. Di solito si
pensa che sia un miracolo camminare sullacqua o nellaria. Io credo
invece che il vero miracolo sia poter camminare sulla terra.

Bibliografia

Edda, Snorri Sturluson, Adelphi.


La felicit duratura, Epicuro, Mondadori.
Viaggio nella filosofia, volume primo, Mauro Imbimbo, Palumbo Edito-
88 Rivista Thule Italia

re.
Storia della filosofia, volume terzo, tomo terzo, Giovanni Reale, editrice
La scuola.
Letteratura greca, volume secondo, Dario del Corno, Principato.
Cos parl Zarathustra, Friedrich Nietzsche, Oscar Mondadori.
La scrittura e linterpretazione, tomo terzo volume primo, Romano Lupe-
rini, Palumbo Editore.
La scrittura e linterpretazione, tomo terzo volume secondo, Romano Lu-
perini, Palumbo Editore.
Operette morali, Giacomo Leopardi, Nuovi Oscar classici Mondadori
I malavoglia, Giovanni Verga, Einaudi.
Per i dati su petrolio e gas naturale: http://www.eni.com/it_IT/azien-
da/cultura-energia/world-oil-gas-review/world-oil-gas-review-2013.
shtml (aggiornati al 31 dicembre 2013).
Limportanza della terra quale mito politico e
nella geopolitica contemporanea

di Gabriele Gruppo

Un compito veramente importante c stato affidato nel redigere que-


sto articolo. In quanto esso si dovr offrire, secondo il nostro fine, una
sintesi esaustiva di quelle dinamiche che legano la terra, sia nella sua
accezione materiale sia in quella metapolitica, a quei fenomeni storici
e ideologici che riteniamo pregni di significato per quella che potrebbe
ben essere definita una vera cultura alternativa e identitaria, rispetto a ci
che oggi impera in tutta la sua grossolana superficialit. Infatti, nella
visione dellattuale epoca postmoderna, la terra vista come un mero
oggetto economico, o tuttal pi come lambiente, lhabitat, da preser-
vare in modo puramente meccanico e materiale, visione questa che
contraddistingue tutte le forme di ecologismo pi o meno militante.

Pur non volendo in questo articolo addentrarci, in modo troppo spe-


cifico, negli aspetti metafisici pi complessi dellantichit riguardanti
il concetto terra, non possiamo che constatare quanto esso nellepoca
odierna abbia perso ormai completamente ogni ancoraggio con dei
principi superiori, che ne davano in passato unimportanza pregna di si-
gnificati, caratterizzante e unica per i popoli e le nazioni. Basti pensare
alla disinvoltura con cui luomo del XXI secolo trasforma radicalmente
il proprio spazio ambientale, in base a delle necessit materialistiche
contingenti, senza badare alle ripercussioni nel lungo termine di tali
scelte. Lurbanizzazione dei popoli, e lo sviluppo infrastrutturale dei
territori, rappresentano indici di crescita economica e di progresso, poco
si considerano per formule di intervento meno invasive, volte anche a
un pi equilibrato rapporto uomo/terra. Molto pi che nellantichit,
90 Rivista Thule Italia

nellera della globalizzazione non sembrano dover essere posti dei limi-
ti ai mutamenti cui sottoposto lambiente che ci circonda, destinato a
essere plasmato secondo criteri utilitaristici incalzanti, che non tengono
minimamente in considerazione quanto anche la terra (o lo spazio ter-
restre) non sia un bene infinito, ma destinato a esaurire le proprie ca-
pacit di soddisfare i bisogni della popolazione mondiale cui, secondo
noi, dovrebbe essere posto un freno prima che si avveri lirreparabile
discesa agli inferi della lotta per un pezzo di pane.

Non siamo certo dei beceri oscurantisti, avversi al progresso o alla


modernit, e nemmeno degli ecologisti da salotto, esegeti di una na-
tura immutabile e intoccabile. Tuttavia, riteniamo che nellantichit, e
financo nel pi recente passato, lapproccio tra uomo e terra fosse non
soltanto pi equilibrato e simbiotico, ma anche maggiormente volto a
degli aspetti trascendenti che permeavano, in modo a volte perfino in-
conscio, tale rapporto.

La politica e la geopolitica delle grandi civilt dEuropa, di cui do-


vremmo essere gli eredi diretti, riflettevano nelle epoche antecedenti
sicuramente tale importante condizionamento, cos come il sorgere del-
la nobilt feudale o la costituzione di quella kultur contadina che ca-
ratterizz il Vecchio Continente per secoli. Lo sfruttamento della terra,
dunque, era certamente pratico ma anche rivolto alla sua conservazio-
ne e preservazione. Ritenere tale questione quale semplice richiamo al
passatismo o una sorta di nostalgismo tradizional/ecologista per
ci che non s vissuto, e non come un valido punto di riferimento per
unalternativa concreta al declino che sta attraversando lEuropa con-
temporanea, rappresenta pura e semplice miopia suicida. Rincorrere
perci lutopia di un progresso senza limiti, cos come pi volte detto
in vari modi negli articoli di questanno, non pu che condannare noi e
la nostra progenie alla distruzione della civilt europea e al servilismo
nei riguardi di dogmi e assiomi portati dal neoliberismo e dal mondia-
lismo.

Per far fronte a tale nefasta prospettiva non basta per la mera di-
fesa del folklore, o perseverare in battaglie di retroguardia portate in
auge da un certo tipo di populismo, difensore degli interessi economici,
seppur legittimi, delle nazioni, o attraverso proposte fondate su argo-
menti di natura socio/economica, anchessi legittimi, tuttavia spesso
La terra 91

privi di una visione del mondo veramente rivoluzionaria e realmente


identitaria. Tali fenomeni possono essere certamente dei punti di par-
tenza, validi nellimmediato, ma la loro superficialit li rende deboli e
alla lunga inefficaci.
Per dar vita a dei veri progetti che possano liberare lEuropa da certe
illusioni, serve quindi pianificare una rieducazione dei popoli a quei
principi che erano fonte di ordine e di vita. Per far ci, appare evidente
la necessit di riproporre un equilibrio tra terra e organizzazione dei
popoli europei, tra terra ed economia europea, e anche tra terra e iden-
tit delle nazioni dEuropa. Aspetti fondamentali e concreti nella loro
essenza, che non possono essere relegati a un semplice passato stori-
cizzato, ma ritornare vivi e vitali, se vogliamo salvarci da un genocidio
prima di tutto culturale, e anche da un dissolvimento fisico delle nostre
caratteristiche peculiari.

Alcune delle proposte offerte dal Programma del Movimento di Tran-


sizione Nazionale, non ancora purtroppo comprese da molti nella loro
portata realmente radicale e rivoluzionaria, offrono in tal senso uno
spunto validissimo da cui partire, per offrire ad esempio, al popolo ita-
liano, un approccio allo stesso tempo nuovo e antico con il territorio di
cui dispone. Un territorio che si dimostra sempre pi fragile, per via
degli abusi cui stato sottoposto negli anni ruggenti del benessere
diffuso e della crescita economica priva di lunga prospettiva.

Dal Programma del MTN: In materia economica

9. Razionalizzazione territoriale. Dovranno essere poste in essere ini-


ziative a carattere sociale ed economico, che incentivino il ripopola-
mento di quei territori che soffrono per leccessiva urbanizzazione delle
forze lavoratrici giovanili. Servir unarticolata iniziativa statale di lun-
go raggio temporale, che renda adeguatamente vivibili da un punto di
vista occupazionale e di servizi di pubblica utilit, localit provinciali o
comunque lontane dai grandi centri urbani. La finalit di tale progetto
avr i seguenti obiettivi:

a. rendere pi armonica la dislocazione della popolazione italia-


na lungo lasse della penisola;
b. smantellare parte delle attuali periferie e attuare una loro ri-
conversione in polmoni naturali per i grandi centri urbani;
92 Rivista Thule Italia

c. creazione di microbacini occupazionali diversificati, ad uso


delle necessit territoriali.

Dal Programma del MTN: In materia di lavoro

12. Lavoro agricolo. Assecondare la naturale aspirazione di molti gio-


vani per il ritorno al lavoro sulla terra. Lo Stato agevola e defiscalizza
il lavoro agricolo e dota le aziende agrarie di nuova costituzione di un
adeguato capitale in impianti e macchinari. Verr istituita unapposita
Cassa Rurale per la concessione di crediti senza interesse (e in parte a
fondo perduto) alle aziende agricole.

Dal Programma del MTN: In materia di politica ambientale

1. La salvaguardia del territorio quale bene comune dovr essere una


delle priorit.
2. Verificare qualsiasi struttura abusiva costruita prima dellentrata in
vigore del Programma e intervenire a seconda dei casi:

a. allabbattimento, qualora trattasi di seconda casa, senza inden-


nizzo alcuno;
b. allabbattimento, qualora trattasi di prima casa, con indenniz-
zo parziale.

3. Controllo delle attivit industriali e dei loro scarichi. Qualora non in


regola ci sar un tempo per porsi in regola superato il quale senza aver
adempiuto alle azioni richieste lattivit verr confiscata.
4. Lincendio doloso, linquinamento delle acque, lo sfruttamento ille-
gale del territorio verr perseguito con pene esemplari.
5. La raccolta differenziata dei rifiuti dovr essere applicata sullintero
territorio.
6. Costruzione dimpianti di termovalorizzazione e di conversione
affiancati dallapertura di nuove discariche in luoghi senza vincolo pa-
esaggistico.
7. Sar prioritaria lopera di rimboschimento, sia quale barriera na-
turale per prevenire alcune catastrofi ambientali (es. frane), sia per la
produzione di carta che dovr tornare ad avere un ruolo privilegiato
La terra 93

rispetto allabuso della plastica.


8. Dovr essere prioritaria la ricerca e lo sfruttamento di fonti energe-
tiche pulite (solare, eolica, idroelettrica).
9. Dovr essere compiuto ogni sforzo per ridurre linquinamento at-
mosferico e in tale ottica dovr essere fortemente limitato il trasporto
su gomma a favore del trasporto su rotaia. Su strada dovranno circolare
solo mezzi che compiono brevi tratti, mentre i TIR e altri veicoli com-
merciali verranno caricati sui treni. Eccezione potrebbe essere rappre-
sentata dai deperibili.

LItalia, la sua struttura idrogeologica, le sue peculiarit territoriali, e


leffettivo impatto che le attivit umane hanno sia in ambito di sviluppo
delle risorse, sia di tutela dai rischi di una loro errata amministrazione,
necessita quindi di un vero e proprio progetto articolato di lungo termi-
ne, che garantisca allo stesso tempo quel carattere utilitaristico fonda-
mentale per le popolazioni che vi abitano, ma ne fornisca soprattutto il
giusto approccio conservativo, senza le sperequazioni viste negli ultimi
cinquantanni.
Siamo convinti che molte delle criticit presenti nel territorio italiano
possano essere gestite senza nulla togliere alle ambizioni di sviluppo
economico e sociale dei territori, o dello Stato che li amministra. Affi-
dandosi soprattutto a una vera rieducazione generazionale, che ponga
in auge la necessit di ripristinare un corretto rapporto uomo/ambien-
te, attraverso principi che gi furono propri alle nostre genti. Oltre che
con lelaborazione di un impianto legislativo che sia chiaro nelle fonti
e altrettanto chiaro nelle finalit. Una proposta che abbia una valen-
za organizzativa nuova e forte, in cui non debbano essere contemplate
scappatoie o lassismo di alcun genere, fattori che, invece, sembrano
aver favorito sia la diseducazione del popolo italiano nei confronti del
proprio territorio di pertinenza, sia il sorgere di quelle disarmonie ge-
stionali e di amministrazione, che molti danni hanno causato; sia in
termini economici, sia etici e valoriali.
Quel che affermiamo stride molto con lapproccio diffuso verso tali
tematiche, e comunque non risulta in sintonia nemmeno rispetto a un
certo ecologismo alla moda.
Qui non si tratta pi di semplice organizzazione utilitaristica, in sen-
so stretto, e nemmeno nostra intenzione proporre idilliaci sogni di
una natura incontaminata entro riserve turistiche o di folklore. Parlare
di etica e di principi che coinvolgano il territorio e le popolazioni che ne
94 Rivista Thule Italia

fruiscono, tocca punti poco noti o bistrattati. Parlare di etica e di principi


vuol dire responsabilizzare la nazione intera e le sue articolazioni stata-
li, in una gestione consapevole dellItalia, quale spazio geografico e di
destino, su fondamenta valoriali che traggono spunto dalla tradizione
e dagli insegnamenti gi presenti nella nostra storia, attraverso un do-
veroso adattamento di tempi e modalit, indispensabile per renderne
fruibile alla comunit nazionale limportanza intrinseca.

Per questo motivo il presente articolo parte con quella che potremmo
ben definire una pars construens, capace di offrire un quadro di sintesi
della visione del mondo che anima le nostre proposte in merito. Senza
tale doverosa premessa ideologica non potrebbero spiegarsi i punti che
tratteremo di seguito.
Il legame tra terra e popolo va per noi oltre le questioni di natura po-
litica o economica. Tale legame deve anche trascendere verso una sfe-
ra superiore, e al contempo essere capace di soddisfare la necessit di
affermare lidentit di un territorio e dei suoi abitanti, in una scala ge-
rarchica che coinvolge prima di tutto laspetto che potremmo definire
locale, per arrivare alla complessit dellideale di nazione. Nella visio-
ne ideologica che ci contraddistingue lo Stato, organico e gerarchico,
per noi essenziale nel raggiungimento dellarmonia tra terra e popolo, in
quanto a esso spetta il compito, difficile ma nobilissimo, di preservare
e sviluppare la consapevolezza nazionale verso il territorio dapparte-
nenza, fornire gli strumenti per la realizzazione di tale simbiosi, e per
approntare le dovute difese contro ogni formula inquinante, culturale o
ideologica, che possa risultare disgregativa o universalistica.

Non si pu pi immaginare uno sviluppo senza dei precisi limiti. Limi-


ti che non andrebbero certo a intaccare il diritto alla prosperit cui anela
ogni popolo. Tuttavia secondo noi, come sempre affermato in modo
coerente, a ogni diritto deve essere per prima cosa affiancato un dovere,
da compiere quale strumento per ottenere un diritto.
Il dovere delle classi dirigenti di preservare il territorio da minacce e
sprechi, e il dovere di ogni famiglia nelleducare le future generazioni al
rispetto per quel che lItalia naturalmente offre, sono per noi i primi pi
importanti cardini etico/ideologici che lo Stato nuovo, che auspichiamo
sorga dalle macerie della democrazia rappresentativa, possa fornire al
nostro popolo quale formula di responsabilit politica ed educativa to-
talitaria.
La terra 95

LItalia contemporanea non semplicemente piegata dalla crisi eco-


nomica, o dal declino del benessere diffuso. Manca ormai completa-
mente il senso di morigeratezza nello sfruttamento di quel che la peni-
sola offre in termini materiali. Manca una visione superiore della terra e
della sua importanza quale viatico identitario. Ci a causa di una cultu-
ra che predilige produrre il superfluo, sfruttare ogni cosa, e consumare
nellimmediato.
Guardando con attenzione anche al quotidiano, semplice e banale
quanto si vuole, ma che specchio fedele della nostra civilizzazione,
non possiamo che constatare con preoccupazione quanto scarsa sia la
consapevolezza generale nellavvertire il pericolo imminente, tanto
nellimmediato, quanto per il futuro.
Ogni nuova speculazione edilizia, ogni grande opera inutile nella so-
stanza, se non addirittura finalizzata a soddisfare unicamente consor-
terie di potere economico, ogni degrado ambientale portato sia dalla
malavita, sia dalla deriva consumistica della nostra societ, ognuno di
questi fattori rappresenta uno dei chiodi che serviranno per chiudere il
coperchio della bara che stiamo pi o meno consapevolmente edifican-
do al posto della nostra patria.
Essere fieri della propria terra non deve pi essere un vacuo esercizio
di retorica, per qualche solone petulante e ignorante, impegnato a rac-
cogliere voti durante i ludi elettorali.
Essere fieri della propria terra deve rappresentare la parte integrante
di una visione tanto superiore quanto materiale di essa, coagulata in un
progetto politico che non contempli pi linteresse particolare, ma ab-
bia quale punto di riferimento la comunit nazionale, e la partecipazio-
ne del singolo a unarmonica condivisione di responsabilit e diritti.
In fondo questo il punto saliente, se veramente intendiamo ridare al
nostro territorio una dignit e unimportanza organica, sentita in tutti i
livelli della societ italiana.
Non appaia dunque fuori tema questa nostra premessa. In quanto
senza una consapevolezza condivisa di quel che stato presso i nostri
antenati il territorio, e di quel che deve essere lapproccio che dovremo
tenere in quanto comunit nazionale, saranno inutili i tentativi di redi-
gere nuove leggi, o di far applicare regolamenti diversi da quelli oggi in
vigore; sar tempo perso, in quanto rester tutto lettera morta presso il
popolo, che manterr inalterati certi infausti e deleteri atteggiamenti.

Deve, dunque, essere tracciato un limes chiaro e invalicabile su questo


96 Rivista Thule Italia

tema, da chi vorrebbe sostituire lattuale sistema di governare e guidare


il popolo, attraverso una vera proposta che comprenda quali siano i
rischi insiti nellepoca attuale, e che fornisca gli strumenti per elaborare
unantitesi costruttiva a quel che impera quale visione del mondo e,
anche nella pi banale quotidianit, dovr essere posto tale obbiettivo.

Partendo dal passato tracceremo quindi un filo logico che dimostri


quanto errate siano le attuali condizioni e orientamenti volti a rendere
la terra solamente un luogo da sfruttare, una merce come tante il cui
valore deve essere solamente dettato dal mercato e non dai popoli che vi
abitano. Quel che andremo a trattare di seguito non sar dunque sem-
plicemente storia erudita, o geopolitica, di per s gi molto importanti,
quanto una pietra di paragone positiva, se si vorr affrontare con forza
la lotta per riappropriarci della nostra terra; quale entit fisica, e quale
fonte di vita e di identit.

Il nostro popolo tiene nelle sue mani il proprio destino. Ma questa scelta
esige una decisione chiara e netta che non lasci posto a nessun equivoco.

Walther Darr, La nuova nobilt di sangue e suolo.

Quel che stato: Europa, terra, identit

La storia dEuropa, fin dagli albori, stata segnata da un profondo


radicamento dei suoi popoli, e delle lite che li governavano, con la
terra.
Partendo dalla pi remota antichit troviamo come i miti fondativi
di grandi civilt quali Atene, Sparta e Roma, poggiavano sul concetto
di terrigenia, ovvero sul legame intercorso tra la nascita di unidentit
specifica e il suo essere legato a un connubio sangue/suolo.
Le poleis di Atene e Sparta definivano lidentit dei loro popoli non
soltanto dallessere autoctoni del territorio che abitavano, ma anche
dalla loro nascita, o formazione, tramite un intervento divino sul ter-
ritorio stesso.
I dori, progenitori degli spartiati, discendenti diretti di Eracle secondo
il mito pi diffuso, nel conquistare la regione in cui sarebbe sorta la loro
polis, e soggiogando popolazioni gi presenti (successivamente portan-
La terra 97

do per esse alla definizione di iloti) avrebbero semplicemente fatto vale-


re i loro diritti divini, tornando nelle terre che Zeus aveva loro concesso
attraverso Eracle. Ci in un connubio che caratterizz tutta la storia di
tale stirpe guerriera, che si sentiva portatrice di un compito, che non era
semplicemente la conquista della terra, ma una conferma del suo lega-
me intrinseco con precetti metafisici e metapolitici, cos come prefigura
tutta la struttura organizzativa di Sparta.

Il mito della fondazione di Atene appare ancor pi esemplificativo.


Il mito racconta infatti che,
quando la citt che sarebbe
poi divenuta Atene era sta-
ta appena fondata, il Fato
supremo aveva stabilito
che sarebbe diventata ricca,
prospera e la pi potente di
tutta la Grecia. Atena decise,
quindi, di prenderla sotto
la sua custodia. Tuttavia,
anche Poseidone la voleva
sotto la sua protezione, poi-
ch la cittadina era molto
vicina al mare, indi soggetta
anche a suoi favori. Atena e Il mito della fondazione di Atene.
Poseidone entrarono in un
conflitto insanabile, in quan-
to nessuno dei due voleva concedere la giovane citt allaltra divinit.
Pur interpellando Zeus, nemmeno egli riusc a metterli daccordo. Cos
Atena propose di lasciar decidere ai cittadini chi ne avrebbe preso la cu-
stodia. Atena e Poseidone riunirono il popolo della citt sullAcropoli
e dissero che ciascuno dei due avrebbe concesso un dono: il regalo giu-
dicato migliore avrebbe fatto vincere la rispettiva divinit. Poseidone
fece comparire un magnifico cavallo, mentre Atena fece nascere dal ter-
reno un ulivo. A quel punto dalla folla si fece avanti uno degli anziani
pi autorevoli, cui spettava il compito di decidere. Egli sentenzi che
entrambi i doni erano degni di essere scelti e avevano un significato.
Il cavallo rappresentava la forza, il coraggio e la guerra. Mentre luli-
vo la prudenza, la serenit e la sapienza. Lanziano disse che la guerra
poteva portare ricchezze e potere, ma era incerta nei suoi effetti finali;
98 Rivista Thule Italia

la sapienza, invece, sebbene concedesse beni meno immediati, questi


risultavano alla lunga essere pi sicuri e duraturi. Tutti i cittadini con-
cordarono con le parole dellanziano e scelsero il dono di Atena, che
diede infine il suo nome alla citt.
Lulivo, quindi, fu scelto, simbolo di prosperit che nasce dalla terra e
che, con le sue radici, pone stabilit e floridezza durature se ben ammi-
nistrate. Tale sodalizio sarebbe stato portatore per il popolo ateniese di
quel carattere specifico che ne avrebbe garantito la supremazia.
Anche in questo caso la simbiosi tra identit e terra si palesa in tutta
la sua evidenza. Non solo, il carattere trascendente della scelta del
popolo ricaduta sullulivo che preferisce una connotazione stanziale,
rispetto a quella nomade, questultima rappresentata tanto dal cavallo
quanto dalla divinit dei mari rende ancora meglio lidea di come
tale mito sia frutto della mutazione delle stirpi dAttica, giunte, quale
antica migrazione indoeuropea, a un punto di arrivo similare a quello
degli spartiati della Laconia, seppur con differenti e, spesso, divergenti
approcci politici e di kultur.
Altro mito interessante quello della fondazione di Tebe nella regione
di Beozia. Leroe Kadmos gener letteralmente i tebani dai denti strap-
pati a un drago sacro al dio Ares da lui ucciso, e seminati in terra, su
consiglio di Atena. Anche in questo caso lautoctonia dei tebani trae la
sua origine da un connubio tra sangue e suolo, in cui lintervento divino
quello di Atena doner un alone metafisico indissolubile, che por-
ter al rafforzamento dellidentitarismo della polis tebana lungo tutta la
sua storia, nel tentativo di rivaleggiare sia con Sparta che con Atene per
legemonia su tutta la Grecia.

Il rapporto poi tra Roma, la sua fondazione, e il complesso intreccio


di miti e di mitologhmi che la riguardano, rappresenta un ulteriore
valido supporto alle nostre convinzioni.
LUrbe ha nella terra la sua matrice dorigine, intrecciata con quegli
eroi che fin da Enea avevano gettato i semi della sua comparsa, insieme
con le divinit che svolgono in tutti questi miti funzioni di supporto
metafisico.
Romolo e Remo hanno nella terra la loro fonte di salvezza, sia attraver-
so il Ruminal, lalbero di fico sacro a Giove, sia grazie alla ben pi famo-
sa lupa, i cui connotati simbolici rappresentano senza alcun dubbio la
terra, nella sua forma selvaggia e in quella positiva, in una dualit tipica
del mondo antico. Gli stessi gemelli divini hanno poi in due colli di
La terra 99

Roma la loro rappre-


sentazione territoria-
le; Romolo presiede
il Palatino, mentre
Remo lAventino.
Lo scontro tra i due
dunque altrettanto
rappresentativo.
Romolo, che inten- Romolo nellatto di tracciare il limes della sua citt.
de stanziarsi stabil-
mente l dove gli Dei
hanno concesso, traccia un solco con laratro, indicando con ci la sua
volont di fondare una nuova identit su basi solide. Remo, che forse
rappresenta ancora lo spirito nomade, cerca di violare il limes della fu-
tura comunit di popolo voluto dal fratello, trovando cos la morte in
uno scontro altamente simbolico.
Roma ha portato lungo tutti i secoli della sua parabola di grandezza
i tratti distintivi di questo mito fondativo, capace di coagulare la forza
delle gens latine attraverso un rapporto stretto tra autoctonia e identita-
rismo. Il connubio tra Roma, il suo popolo primigenio, e la sua storia di
potenza e di conquista, andato dissolvendosi di pari passo con il ve-
nir meno di quelle fondamenta che ne erano state la forza propulsiva.
Labisso esistente tra i principi, che muovevano la Repubblica delle gens
latine, e luniversalismo, presente in gran parte del periodo imperiale,
pu essere ascritto tra le cause del declino cui Roma and incontro in
modo irreversibile. Quando Roma divenne una sorta di idea, e non
pi forza viva e vitale legata insieme attraverso il connubio sangue/suo-
lo, perse la sua identit, prima ancora di essere sostituita da altre capitali
imperiali; come Bisanzio, Ravenna, Milano e Treviri, durante lultima
fase dellImpero.

Nellalveo etnico germanico, invece, il legame tra terra e identit si svi-


luppa in modo diverso.
Le stirpi di Germania, che non travolsero lImpero di Roma, cos come
troppo spesso si pensa, ma ne soppiantarono llite politico/guerriera
ormai scomparsa tra il IV e il V secolo d.C., furono gli ultimi rappre-
sentanti di quel nucleo indoeuropeo delle origini, collocato nellarea
dellUrheimat; una regione comprendente la Germania settentrionale,
fino a lambire la Polonia ad est, e lOlanda a ovest, la Danimarca e la
100 Rivista Thule Italia

Svezia meridionale.
Il retaggio mitico di questa terra delle origini, lo si riscontra in tutto
il panorama della kultur indoeuropea, forte e votata alla dominazione,
tratti distintivi di cui abbiamo fatto cenno anche nei precedenti esempi
riguardanti lautoc-
tonia e la terrigenia
di elleni e romani, e
che giunse financo
nelle pi ancestrali
migrazioni che toc-
carono lIran e lIn-
dia. Essa ha carat-
terizzato una sorta
di unit metafi-
sica e di religiosit,
che comprendeva
s laspetto pretta-
mente spirituale,
I germani e lUrheimat. ma soprattutto il
tratto distintivo di
fierezza di quei po-
poli giunti dallUrheimat, che andarono spesso a soggiogare civilt ante-
cedenti, influenzandone cos ogni aspetto organico, politico e culturale,
che sarebbe giunto successivamente a noi.
La comparsa poi dei germani sulla scena della storia europea tra la
tarda antichit e lAlto Medioevo, ha favorito pi di ogni altro la for-
mazione delle attuali differenziazioni etniche presenti soprattutto negli
Stati/nazione dellEuropa occidentale. E il loro radicamento territoriale
stato il frutto di tutta una serie di concessioni allinterno delle pro-
vince gi romane, che gli ormai effimeri Imperatori dellUrbe offrivano
alle trib barbare, e ai loro re, che di fatto ingrossavano le fila delle vec-
chie legioni, o che si sostituivano a esse in tutto e per tutto.
La nascita della nobilt europea, e le origini etniche di gran parte
dellEuropa occidentale, non sono altro che il frutto di un accordo poli-
tico tra un potere in declino e un altro in ascesa, dove la terra rappresen-
tava il punto dincontro tra queste due realt, capaci di compenetrarsi
e di divenire alla fine un tuttuno. Con il prevalere del monoteismo cri-
stiano and poi ad aggiungersi anche una connotazione religiosa a tale
mutamento continentale, che andr per giunta a rafforzare il ruolo della
La terra 101

nuova lite dominante, desiderosa di porre termine al caos migratorio


entro i confini dellantico Impero, rendendo stanziali tutte le popola-
zioni presenti nei cos detti Regni romano/barbarici. La terra dunque
quale fonte di stabilit politica, oltre che indirizzata alla formazione
identitaria dei popoli; in quanto solamente attraverso di essa luomo
pu stabilire in maniera certa e ben definita la propria organizzazione
politica, lo sviluppo di una kultur vitale, e il ripristino del connubio con
principi e valori sia trascendenti che secolari.

Spesso la terra e i suoi simboli furono utilizzati per lincoronazione


dei sovrani dEuropa; come nel caso della Pietra di Scone o Pietra del
Destino per i Re inglesi, o latto di consacrazione delle terre del Regno
dUngheria da parte di ogni nuovo sovrano che ascendeva al trono di
Stefano I. Esempi di come non si debba sottovalutare il ruolo identitario
e unificante portato dalla terra. Capace di essere non soltanto materia
e risorsa da sfruttare, ma soprattutto collante essenziale tra i popoli
e le loro lite/guida.

LEuropa sembrava aver perduto nel corso dei secoli e fino allepoca
moderna questa forza vitale, in s politica e spirituale, la quale rimase
sottotraccia comunque, pronta a essere rivalutata da chi aveva ancora
in s quel carattere ideologico capace di richiamare principi e valori an-
cestrali. Solamente nel XX secolo il Nazionalsocialismo ha tentato di
ripristinare il legame terra/popolo in tutta la sua efficacia, grazie a una
straordinaria capacit di comprensione e intuizione dei suoi capi e dei
suoi intellettuali, i quali avevano compreso quale era il fatidico anello
mancante, che legasse ancora una volta il popolo tutto il popolo
intorno a una grande idea unificatrice e identitaria, che aveva proprio
nella terra la sua fonte di forza e di legittimazione storica.
Lopera compiuta da Walter Darr in tal senso rappresenta un esem-
pio di come si potesse riportare la terra a un ruolo non soltanto mera-
mente materiale, ma di collante fondamentale per lidentitarismo etni-
co e culturale. In quanto solamente attraverso il suo essere nuovamente
soggetto identitario e non pi oggetto economico, finalizzato allo sfrut-
tamento delle sue risorse, poteva offrire al popolo (il Volk) lopportunit
di mantenere inalterate le proprie caratteristiche peculiari e tramandar-
le alle generazioni future.
Il Nazionalsocialismo ha avuto senza dubbio il merito di riportare in
auge tale tematica, seppur nel paradossale contesto di una nazione alta-
102 Rivista Thule Italia

mente industrializzata quale era, ed ancora,


la Germania.
Eppure proprio il connubio sangue/terra
rappresentava larchitrave ideologico di tale
visione del mondo, in cui accanto alla tecno-
logia pi raffinata poteva, e doveva, trovare
posto un ruolo nuovo per il contadinato, che
della terra sempre stato custode. Per que-
sto motivo non pu dirsi impossibile anche
nellattuale epoca un reintegro valoriale at-
traverso di essa, seppur le condizioni in cui
versa lEuropa, da un punto di vista etico, e
spesso anche etnico, siano ben pi carenti ri-
spetto al fattore umano con cui si doveva con- Walther Darr.
frontare il Nazionalsocialismo.

Nel prossimo capitolo forniremo un valido esempio di come, attraver-


so il prevalere di certe forze e di una visione del mondo prettamente
materialistica, la terra sia ormai degradata a passiva merce di scam-
bio, nella logica della domanda e dellofferta tipica del liberismo pi
radicale.

Riferimenti bibliografici

Enrico Montanari: Il Mito dellAutoctonia.


Julius Evola: La Tradizione di Roma.
Karl Ferdinand Werner: La nascita della Nobilt.
Walter Darr: La nuova Nobilt di Sangue e Suolo.

La fame di terra del XXI secolo: il land grabbing

Laccaparramento di terre nei Paesi in via di sviluppo e nelle nazioni


cos dette emergenti, che hanno una rilevanza strettamente regionale,
e anche quale fenomeno recente in aree dEuropa, in particolare nella
parte orientale di essa, definito land grabbing, una forma di investi-
mento che consiste nellacquisizione o nel leasing di terreni a uso agri-
colo e pastorale da parte di soggetti che operano a livello globale. Tale
La terra 103

fenomeno vede la sua intensit straordinariamente aumentata negli ul-


timi anni, in particolare a seguito della crisi finanziaria del 2007/2008,
che non ha coinvolto soltanto il settore finanziario/speculativo puro,
ma anche quello delle commodities alimentari, incentivando molti attori
economici, sia di Stati con grandi risorse finanziarie (Cina, monarchie
del Golfo Persico, ecc.) sia di multinazionali private, a cercare una for-
mula adatta per stabilizzare i prezzi di tali beni sui mercati.
Gli investimenti di Fondi sovrani e di gruppi privati nelle nazioni pi
appetibili, localizzate in Africa, America latina e Sud-Est asiatico, sono
fondamentali nellottica neoliberista per lo sviluppo delle economie lo-
cali e per linnestarsi di nuove formule di consumo presso popoli anco-
ra vergini, tali fini giustificano in questottica gli sforzi da parte dei
governi di queste nazioni ad attrarre quanti pi investitori possibili,
senza tuttavia badare al rischio insito in tali rapporti economici. Questi
ultimi, infatti, rappresentano una sorta di colonialismo posto in vesti
nuove maggiormente accettabile poich non viola formalmente
lindipendenza delle nazioni soggette al land grabbing, ma rientra nella
filosofia della domanda/offerta di beni e servizi insita nelle logiche del
libero mercato.

Land grabbing.
104 Rivista Thule Italia

Esistono ormai gi da tempo molte informazioni dettagliate e report,


sui volumi di denaro e sulle modalit di questi investimenti, e i dati
che abbiamo scoperto offrono una panoramica complessiva di un feno-
meno in grande ascesa, le cui ricadute tuttavia non sono ancora state
correttamente quantificate, in quanto esse tendono a svilupparsi nella
loro pienezza nel medio/lungo termine.
Le transazioni sulla terra nelle nazioni in via di sviluppo, riguar-
dano delle considerevoli quantit di terreni inutilizzati o sfruttati per
lagricoltura di sussistenza delle popolazioni locali, e favoriscono di
condizioni climatiche ottimali alla crescita di molte colture o per il pa-
scolo di immense mandrie di bestiame.

Il land grabbing, e in generale tutti gli investimenti dei principali pla-


yers economici in nazioni in fase di sviluppo, sono triplicati nellultimo
decennio raggiungendo lapice di circa 630 miliardi di dollari nel 2008,
poco prima che gli effetti della crisi finanziaria statunitense contagias-
sero tutto il sistema globalizzato, rendendo necessarie politiche pi pru-
denti, in particolare da parte di nazioni e attori privati che avevano
subito solo parzialmente il tracollo partito dallAtlantico. Prendendo in
considerazione soltanto gli investimenti in agricoltura, notiamo come
essi siano ormai assurti concretamente ad alternativa dinvestimento
al riparo dai rischi di tracolli o bolle speculative, in quanto la nazione
investitrice o la multinazionale investitrice pone i propri capitali in beni
certi e durevoli, che possono essere migliorati attraverso una valorizza-
zione tecnologica e logistica, e unimplemento della redditivit. Inoltre,
non sempre gli investitori sono rappresentati da imprese specializzate
nel settore agricolo, ma possono essere societ a elevata capitalizzazio-
ne che cercano di diversificare le proprie opportunit di guadagno. Il
principale investitore agricolo cinese, per esempio, non altro che una
costola del Ministero della Difesa di Pechino, cui stato affidato il com-
pito di specializzarsi in questo tipo di transazioni finanziarie.
C poi da considerare il lato politico dei rapporti che intercorrono
nellambito del land grabbing.
Infatti, sono le principali nazioni emergenti, come Cina, Corea del Sud,
Malaysia, Brasile, Emirati Arabi e Arabia Saudita, a detenere il primato
di questo fenomeno, rispetto a un Occidente partito decisamente in ri-
tardo, forse per via della sua condizione di rallentamento economico, e
di forte necessit di attrarre capitali.
In pi occasioni, nei nostri passati articoli su questa rivista, abbiamo
La terra 105

posto molta attenzione sulla presenza della Cina come investitore in


Africa. Una presenza esponenziale che stata frutto degli stretti legami
economici e politici tessuti negli ultimi decenni da Pechino, in partico-
lare in Sud Africa e Sudan, ma anche in molti Stati sub sahariani quali
Zambia, Nigeria, Etiopia, Angola, Mozambico e il Congo, il cui stato di
guerra civile endemica riflette lo scontro in atto tra diversi attori geo-
politici extra africani.
Le ragioni di questo successo sono da ascriversi a una sorta di neo-ter-
zomondismo pragmatico, in cui non pi laspetto ideologico a preva-
lere, bens linstaurarsi di rapporti economici privilegiati, in cui la Cina
rappresenta per queste realt un modello vincente dietro cui accodarsi, e
un esempio di sviluppo in antitesi con ci che lOccidente aveva propo-
sto, e a volte imposto, durante lultima parte del XX secolo.

Due sono le ragioni principali in grado di spiegare laccaparramento


di terra in aree appetibili; la necessit di attuare strategie che assicurino
lapprovvigionamento alimentare nel medio/lungo termine, fornen-
do una barriera contro le speculazioni finanziarie di questo settore, e
dallaltro nellaumentata richiesta di derrate agricole da destinare alla
produzione agroenergetica (biodiesel e olio di colza).

Le due crisi sullofferta di molte commodity agricole nel 2008 e nel 2012,
con la relativa impennata dei prezzi tra Stati produttori e Stati consu-
matori, di fronte allincremento demografico, la crescita economica dei
nuovi Stati consumatori (e conseguente incremento della domanda e
cambiamento delle preferenze alimentari cos come avviene in Cina gi
da anni), lesaurimento delle risorse naturali, il continuo degrado dei
suoli e la ridotta disponibilit di fonti idriche, hanno nellinsieme incre-
mentato la necessit di molti Stati importatori di rafforzare le proprie
politiche di sviluppo e commercio agricolo, per assicurarsi lautosuffi-
cienza alimentare. Per queste ragioni tali governi mirano ad aumentare
le proprie disponibilit di terre extranazionali da mettere in produzio-
ne, al fine di incrementare e stabilizzare la propria offerta alimentare
interna. Ci anche in conseguenza alla volont annunciata da molti Sta-
ti esportatori di seguire politiche protezionistiche, che meglio tutelino
i loro interessi, incoraggiando pertanto gli Stati importatori a trovare
alternative al commercio internazionale mediante lacquisizione diretta
di terre, attraverso una filiera corta e senza pi intermediazioni di
sorta.
106 Rivista Thule Italia

Un importante ruolo nel favorire il land grabbing giocato anche dai


rendimenti futuri attesi per i sussidi previsti dal Protocollo di Kyoto al
fine di sviluppare serbatoi di carbone vegetale, mediante processi di
afforestazione e di riforestazione, o per incentivare nuove politiche di
sviluppo sostenibile, capace sia di fornire una stabilit economica, sia
il rispetto dei Protocolli di Kyoto, cos come, ad esempio, sta avvenen-
do in Germania, dove il Governo Merkel ha gi da tempo posto in es-
sere un ambizioso piano chiamato Energiewende, nato ufficialmente
nel 2003, che ha come obbiettivo di promuovere un modello incentrato
sullutilizzo delle fonti rinnovabili.

Per quanto riguarda le nazioni in via di sviluppo direttamente coin-


volte negli investimenti in terra, il loro interesse focalizzato sulle po-
tenziali ricadute economiche, non soltanto in termini di sviluppo rura-
le, ma soprattutto infrastrutturale, occupazionale ed economico.
Infatti, non sono tanto le rendite affittuarie, o derivanti dalla vendita
fondiaria, al centro dei benefici attesi, quanto le attese sui progetti di
investimento consequenziali alla transazione. Spesso gli stessi contratti
stipulati contengono come clausola fondamentale lo sviluppo di qual-
che infrastruttura, come per esempio avvenuto nellaccordo intergo-
vernativo tra Siria e Sudan, prima che in Siria scoppiasse la guerra civi-
le, dove in cambio di una superficie di quasi 13 mila ettari (in affitto per
50 anni), lo Stato arabo si era impegnato a sviluppare un efficiente siste-
ma irriguo in territorio sudanese, posto al di fuori dellarea interessata
dalla transazione. O in Kenya, dove lo Stato del Qatar ha negoziato una
concessione per unarea di 40 mila ettari, impegnandosi con Nairobi a
costruire un porto nellisola di Lamu.

Il trasferimento dei diritti duso e/o di propriet sulla terra a favore


degli investitori esteri, potrebbe avere svariate conseguenze negative
in futuro, rispetto ai benefici immediati. Queste, per esempio, possono
essere rappresentate dagli impatti sullambiente per il cambio della de-
stinazione duso verso sistemi produttivi intensivi, o al rischio concreto
del peggioramento delle condizioni di accesso al cibo per le popolazio-
ni locali in conseguenza alla perdita del controllo diretto sulle attivit
agricole produttive di sussistenza e alla possibilit di produzioni con
metodi meno invasivi.
Questi aspetti attualmente non sembrano destare preoccupazioni ec-
cessive, e non hanno ancora portato a una considerazione reale relativa
La terra 107

ai pericoli di una nuova forma di colonialismo in cui sono gli Stati a


economia emergente ad assumere il ruolo di nuovi conquistatori.

La configurazione dei diritti sulla propriet fondiaria nelle nazio-


ni soggette al land grabbing risulta essere piuttosto complessa e varia
allinterno dei singoli Stati, o addirittura diversificata allinterno di essi.
La propriet pu riguardare diversi soggetti privati, comunit, trib,
e gli stessi Governi, oppure si pu presentare una situazione di libero
accesso, priva di vincoli specifici. Gli accordi sulle acquisizioni di terra
sono strettamente dipendenti dalla forma di propriet, e generalmente
si sviluppano su una serie di contratti multipli che vedono coinvolti
diversi attori, caratterizzando uno scenario altamente burocratico, se
non di vero e proprio caos legislativo. Questo porta a delle asimmetrie
del potere contrattuale, spostandolo a favore degli investitori esterni,
spesso rappresentati da una singola entit legale e quindi con ununica
strategia negoziale. A ci, inoltre, si aggiunge la mancanza di traspa-
renza che spesso caratterizza questi accordi, aggravata dalla mancanza
di dati ufficiali sulle trattative effettuate e di registri specifici della pro-
priet fondiaria, alimentando i gi forti rischi di corruzione che caratte-
rizzano molti Stati sia in Africa sia in Asia o in America latina.
In alcuni contesti per, diverse organizzazioni internazionali hanno
approfondito gli elementi di rischio, in grado di favorire una situazione
paritetica tra domanda e offerta, al fine di minimizzare le eventuali
ricadute negative del fenomeno.
Porre il land grabbing in unottica paritetica, infatti, potrebbe riconosce-
re le grandi opportunit di sviluppo per i territori coinvolti, attraverso
la sottoscrizione di accordi bilaterali e multilaterali tra Stati finanzia-
tori e Stati in via di sviluppo, istituendo alcuni strumenti specifici in
sede contrattuale, basati su un codice di condotta. Nel settembre del
2009, per esempio, il Governo giapponese, in cooperazione con la Ban-
ca Mondiale, la FAO, il Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo
(IFAD) e la conferenza delle Nazioni Unite per lo sviluppo e il commer-
cio (UNCTAD), hanno delineato sette principi fondamentali per garan-
tire investimenti internazionali per unagricoltura responsabile.
Tuttavia questo episodio non stato praticamente imitato in nessun
altro caso. Forse perch attori come la Cina o le nazioni del Golfo Per-
sico non temono nessun tipo di rimostranza internazionale, o di critica
interna, per quanto concerne i loro rapporti economici con altre nazioni
geopoliticamente pi deboli.
108 Rivista Thule Italia

Sempre in Africa, tra il 2010 e il 2013, circa 20 milioni di ettari sono


stati oggetto di contrattazioni estere, e in particolare nelle regioni sub-
sahariane.
LAfrica rappresenta il continente con la pi alta percentuale al mon-
do di terre fertili coltivabili, le quali spesso sono sottoutilizzate o inuti-
lizzate. Il Continente Nero poi destinatario della maggior parte degli
investimenti relativi al land grabbing, che coprono ormai il 70% di tali
transazioni su scala mondiale.
Va poi aggiunto che circa la met del territorio subsahariano caratte-
rizzato da suoli aridi in cui prevalgono sistemi di agricoltura estensivi,
che in molti casi rappresentano la principale occupazione delle popo-
lazioni residenti.
Sulla base delle informazioni che abbiamo raccolto, quindi, conside-
rando soltanto gli investimenti in terra superiori ai 1000 ettari, tra il
2004 e il 2009, Etiopia, Ghana, Madagascar, Mali e Sudan, hanno siglato
con nazioni estere progetti di investimento per quasi 3 milioni di ettari,
per un totale di 920 milioni di dollari, la maggior parte dei quali imple-
mentati successivamente da compagnie private, legate comunque alle
nazioni acquirenti.
Questa tendenza sembra confermata anche in altri Stati africani, cos
come in tutto il Sud/Est asiatico, in Argentina e in Ucraina, facendo
diventare tale fenomeno estremamente globalizzato.

Sempre considerando lAfrica come esempio saliente, troviamo che le


destinazioni duso dei suoli riguardano sia colture agroalimentari (1,36
milioni di ettari), che agroenergetiche (1,1 milioni di ettari), anche se
esiste una forte variabilit tra i diversi casi. In Etiopia ad esempio il
98% dei progetti registrati riguarda le produzioni agroalimentari, e solo
il 2% le bioenergetiche, mentre in Mozambico e in Tanzania sembrano
prevalere i progetti riguardanti produzioni destinate alla conversione
in biocarburanti. Tuttavia, il confine non cos netto se si pensa che
la destinazione energetica possa riguardare anche le stesse colture ali-
mentari (per esempio il mais, il frumento e la canna da zucchero).
Infine, per quanto concerne lo sbocco sui mercati, sembra che la via
principale sia quella dellesportazione, questo in particolare in Ghana,
dove i terreni sono quasi esclusivamente coltivati per produzioni desti-
nate allesportazione (oltre il 75%), mentre in Madagascar e in Etiopia
cresce la quota di terra che ospita le produzioni destinate ai mercati
locali e regionali.
La terra 109

Nel caso del Sudan, i dati sono eccessivamente discordanti e imprecisi


anche se pure in questo caso sembra confermata una certa tendenza
verso lesportazione. In termini sintetici le esportazioni dominano nel
caso di produzioni agroenergetiche mentre sono meno pronunciate per
quelle alimentari. Lespansione del comparto dei biocarburanti un
tema di grande attualit, soprattutto in conseguenza agli effetti scatu-
riti negli ultimi anni dallincremento dei prezzi del petrolio e dellinfla-
zione alimentare e alle attese future riguardanti la loro produzione.
Secondo le previsioni dellAgenzia Internazionale per lEnergia, nel
2014 prevista una crescita sostenuta di combustibili alimentari, che
porter alla produzione mondiale di quasi 2 milioni di barili al giorno
(circa 125 miliardi di litri annui).

I principali produttori mondiali di bioetanolo sono il Brasile e gli USA


(la cui produzione orientata principalmente al consumo domestico),
con una quota pari al 75% circa, mentre per quanto riguarda il biodie-
sel, la produzione maggiormente concentrata nellUnione Europea,
con la Germania e la Francia in testa, seguite da Spagna e Polonia, cui
si aggiungono gli Stati Uniti, lIndonesia, la Malaysia e lArgentina. Sul
piano internazionale, i principali esportatori sono il Brasile e la Cina
per letanolo, gli USA, lIndonesia, la Malaysia e lArgentina per il bio-
diesel. Tra i principali importatori compaiono lUE e il Giappone per
il biodiesel; gli Usa, il Giappone, la Corea del Sud, il Canada e lUE
per letanolo. Per quanto riguarda le materie prime utilizzate, queste
dipendono principalmente dalle disponibilit domestiche degli stessi
produttori, cos per esempio nel caso delletanolo in Brasile si utilizza
quasi esclusivamente canna da zucchero, mentre negli USA il mais. La
produzione in Europa di biodiesel deriva principalmente dallolio di
colza, anche se negli stabilimenti stanno progressivamente aumentan-
do gli usi di olio di palma e altre oleifere provenienti da paesi tropicali,
tendenza dimostrata anche dalle sempre pi consistenti importazioni.
In questo momento il commercio internazionale dei biocarburanti
ancora poco sviluppato, anche se prevista in futuro una crescita dei
flussi commerciali soprattutto in quei paesi come lUE e gli USA che
hanno implementato specifiche politiche energetiche orientate alluti-
lizzo su larga scala dei biocombustibili. In questottica il commercio
potr riguardare non solo il prodotto finito, ma anche la ricerca della
materia prima pi competitiva consentendo a uno Stato lutilizzo di
agroenergie anche senza aver sviluppato una filiera bioenergetica in-
110 Rivista Thule Italia

terna o viceversa, di sviluppare una specifica filiera agroindustriale per


la produzione di materia prima. Su questa base diversi Stati delle fasce
tropicali, e in generale dellemisfero meridionale, possiedono molti pi
vantaggi comparati sotto laspetto climatico e della disponibilit di ter-
ra, oltre che per il basso costo del lavoro.
Questa consapevolezza ha incoraggiato molti governi di nazioni tro-
picali ad attivare tutta una serie di misure orientate a incoraggiare in-
vestimenti per le produzioni agroenergetiche.
Lespansione del comparto agroenergetico degli ultimi anni ha inte-
ressato principalmente gli Stati avanzati per ragioni legate a specifiche
scelte politiche volte a incentivare la crescita di questo comparto.
Tuttavia, molti sono i progetti pilota varati negli Stati emergenti come
in Brasile, Cina, India e Tailandia.
Nello specifico, il land grabbing interseca la politica commerciale delle
materie prime alimentari, nel momento in cui gli investitori intendo-
no esportare i beni agricoli prodotti nei loro paesi di origine. In am-
bito WTO gli investimenti diretti che incidono sugli scambi commer-
ciali sono disciplinati dalle misure previste nei TRIM (Trade Related
Investment Measures) che prevedono limpossibilit di accordi che
possono entrare in contrasto con quanto prescritto da diversi capitolati
del GATT sulle restrizioni temporanee alle esportazioni domestiche in

Stati africani in cui si sviluppa il biodiesel.


La terra 111

caso, ad esempio, di crisi alimentari. Alcuni Stati per, sembra siano di-
sposti a rinunciare a questi diritti bypassando le norme WTO. Ci pone
lattenzione su quelle tematiche di sviluppo delle nazioni pi povere,
e non soltanto sullattrazione di investimenti diretti (compresi quelli in
terreni agricoli), ma soprattutto sulla effettiva capacit che questi sog-
getti hanno di capitalizzare gli effetti di ricaduta positiva.

Questo, in particolare nel caso delle produzioni agroenergetiche, e


pi in generale di tutto il settore agricolo, impone la formulazione e
limplementazione di politiche di sviluppo rurale al fine di garantire
benefici ai sistemi locali.
Su questa base, la configurazione dei diritti sulla terra gioca forse il
ruolo pi importante. In particolare, un aspetto determinante lecces-
siva complessit della propriet fondiaria che in molti Stati in via di svi-
luppo spesso consequenziale alla precedente storia coloniale, richia-
mando lesigenza di una riforma fondiaria, che nessun Governo locale
sembra tuttavia essere intenzionato a intraprendere. Nel caso specifico
dellAfrica subsahariana, per esempio, non esiste una specifica politica
fondiaria e in molti Stati i diritti di propriet sono allocati mediante un
processo consuetudinario che riconosce il possesso o a pochi individui
legittimati (per ragioni religiose, dinastiche, ecc.), oppure appartengo-
no direttamente ai governi centrali.
Questi a loro volta hanno un interesse strategico nel mantenimento
in produzione dei terreni agricoli, per il quale sono disposti anche al
trasferimento della propriet. Ci in parte spiega alcune politiche fon-
diarie seguite, orientate pi a riforme tecniche piuttosto che a riforme
agrarie vere e proprie, consentendo laccesso alla terra soltanto a chi
fosse in grado di garantire una continuit produttiva e uno sviluppo su
larga scala. Senza alcun dubbio il processo di accaparramento da parte
di investitori esteri rispecchia questo atteggiamento, e cio linteresse
alla messa in produzione delle terre e le ricadute positive attese dagli
investimenti infrastrutturali.

Alla luce di quanto esposto e giungendo alla conclusione del ragiona-


mento iniziale, laumento di interesse verso gli investimenti in terreni
agricoli pu essere letto in parte come una conseguenza delleccessivo
grado di liberalizzazione dei mercati agricoli mondiali, che vedono da
un lato la virtualizzazione del valore intrinseco dei prodotti agri-
coli, e dallaltro molti Stati emergenti e in via di sviluppo competere
112 Rivista Thule Italia

per la conquista di una sicurezza concreta nellapprovvigionamento


di derrate alimentari, in uno scenario decisamente caotico. A questo
poi, va anche ad aggiungersi laumentata richiesta di derrate agricole
orientate per la produzione agroenergetica, fattore che probabilmente
ha incoraggiato molti Stati importatori ad assicurare le proprie riser-
ve adottando politiche di espansione fondiaria allestero, piuttosto che
affidarsi al commercio internazionale. In particolare questa strategia
sembra essere seguita da molti Stati emergenti, avvantaggiati non solo
dai rapporti preferenziali consolidati con le nazioni in via di sviluppo,
nellambito di una cooperazione Sud-Sud, ma anche dal loro diverso
approccio nellimplementare accordi bilaterali, incentrati sulle ricadute
di sviluppo di infrastrutture sociali ed economiche nel breve/termine
con gli Stati ricchi di terreni privi di utilizzo, oltre che sui benefici deri-
vanti dal consolidamento di rapporti commerciali e sul controllo di ri-
sorse naturali strategiche (per esempio petrolio, miniere, terreni, risorse
idriche), derivanti da tali rapporti. Cosa che surclassa ormai i datati
sistemi di approccio tenuti dallOccidente.
Servirebbe, secondo noi, affrontare quindi la questione sul piano in-
ternazionale, soprattutto sulle conseguenze che questo nuovo modello
di espansione pu avere nella futura geoeconomia, e sulleffettivo
impatto sociale negli Stati in via di sviluppo, considerando che questi
accordi difficilmente seguono regole poggianti su dei principi ideologi-
ci, ma puramente economici.
Provando allora a ipotizzare una possibile soluzione, che possa ri-
lanciare lOccidente quale interlocutore credibile, certamente sarebbe
utile stabilire un quadro paritetico definito dallimplementazione di
un codice di condotta responsabile negli investimenti, di cui abbiamo
fatto cenno, che potrebbe essere gi importante ma insufficiente se non
affiancato da una visione del mondo realmente alternativa a quella
vigente.

Fonti del capitolo

Transnational Institute: Political Dynamics of Land Grabbing.


Ejolt Report: The Many Face of Land Grabbing.
La terra 113

Uno sguardo al presente e al futuro

Chi sensibile a certe tematiche non potr non aver gi notato il con-
trasto esistente tra quel che stato, e quello che oggi il carattere
della terra nellambito della postmodernit. Un contrasto insanabile,
senza possibilit di mediazione alcuna, se non per quella che pu esse-
re una flebile speranza che, nellambito del mondo globalizzato, si pos-
sa comprendere quanto pericolosa sia la china intrapresa, non soltanto
in ambito europeo, cosa gi di per s gravissima, ma coinvolgente tutti
i popoli del mondo.
Laver ceduto alle invasive istanze del mercato, dei suoi apostoli e delle
sue effimere divinit, ha portato un colpo duro a quel legame che la
terra offriva alle diverse culture, alla diversit tra le gens che popolano
il globo, gettando una fosca ombra sul futuro.

Se dovessimo scegliere tra i promettenti rischi insiti, per esempio, nel


fenomeno del land grabbing e il tentativo, anchesso avventuroso, di ri-
portare almeno in Europa quella forza identitaria portata dalla terra, la
nostra decisione cadrebbe senza indugio su quel che pu rappresentare
un percorso duro, difficile, ma dallimportanza fondamentale.
Cos come gli ateniesi del mito scelsero lulivo, simbolo di radicamen-
to, al cavallo, simbolo del vagare senza sosta, anche noi riteniamo che
solamente attraverso il radicamento, o meglio, a un nuovo radicamento
dei popoli, si potr offrire una valida alternativa alla china cui siamo
fatalmente destinati se-
guendo i miraggi del li-
berismo.

Il problema che lo spi-


rito di autoconservazio-
ne, che anima i singoli
individui, viene confuso
con le condizioni di be-
nessere diffuso in cui gli
occidentali sono vissu-
ti dalla met del secolo
scorso a oggi, e che sta
coinvolgendo altre realt
Dal passato il futuro. mondiali. Questo pro-
114 Rivista Thule Italia

voca un verace e automatico conservatorismo spicciolo generalizzato.


Le proposte di eventuale soluzione alle problematiche contemporanee
risentono di questa condizione esistenziale. Proposte che mirano so-
stanzialmente a trovare consenso allinterno del sistema, utilizzando i
suoi strumenti e attraverso le sue strutture. Nulla di nuovo; sovente
capitato nella storia moderna che a una criticit si sia risposto in que-
sto modo. Quel che per mutato risulta essere proprio lo spazio di
manovra, in via di esaurimento, di questa filosofia e della conseguente
prassi.
Quindi non si tratta di accettare o meno un ritorno al feudalesimo o
al Medioevo da parte delleuropeo del XX secolo, quanto arrivare con-
sapevolmente a capire, e far capire, che non ci sono vie di fuga facili,
o semplicistici richiami a quello che stata per il pianeta la concezione
della terra, capaci di modificare il processo di decadenza in corso, sen-
za prima una presa di coscienza del loro intrinseco valore. Per dirla
con termini semplici: nessuno oggi vuol pi dare credito allipotesi che
principi e valori ancestrali possano trovare applicazione nel XXI seco-
lo, ma solamente essi ci salveranno dalla catastrofe. In quanto, viste le
condizioni di criticit in cui versa il nostro sistema, il mondo intero sta
diventando semplicemente mercato. E ci dovrebbe spaventare chiun-
que.
Chi oggi ha maturato prima di altri la visione del difficile avvenire
che ci attende, pu solo apparire quindi un pessimista agli occhi delle
masse, e contare semplicemente sul fatto che nelle condizioni di stasi
attuale potr ambire a un seguito circoscritto. Poco importa per, non
sar nellimmediato che i frutti di una semina come la nostra potranno
essere raccolti.
Non serve scomodare Platone e il mito della caverna per trovare da
parte nostra delle motivazioni alla presa di posizione che in questo ar-
ticolo abbiamo cercato di sintetizzare, quanto piuttosto avere e mante-
nere forza nellagire in un quadro ancora dai contorni sfuocati, dove la
maggior parte di coloro che ci circondano si rifiutano di accettare una
realt forse gi percepita, ma coscientemente, appunto, rifiutata per
via della sua difficolt nellessere coraggiosamente accolta. Il coraggio
presso le masse si concretizza nei momenti di maggior tensione. Masse
ancora fiduciose nellavvenire, forse pi per pigrizia che per consape-
vole adesione, non vorranno nemmeno contemplare leventualit che
possano concretizzarsi contingenze storiche in cui saranno messi in
gioco non tanto gli orpelli del benessere e dello sviluppo infinito, quan-
La terra 115

to i fondamentali stessi di esso, attraverso una radicale involuzione del


sistema che lha sviluppato e garantito.

Non intendiamo cercare dinventare nulla di nuovo, elaborando piro-


tecniche idee belle, appunto, come un fuoco dartificio, ma altrettanto
limitate nelleventuale fase applicativa. Occorreva basarsi su quel che
c, e non su quel che vorremmo ci fosse (non ci stancheremo mai di
ripeterlo), per questo abbiamo calibrato le nostre proposte, preceden-
temente esposte, sulleventualit di doverle sviluppare in un quadro
storico non certo ottimale.
Se vogliamo ambire a un futuro che non sia delegato a potenze prive
di radici, apolidi, sprezzanti ogni valore superiore insito nella natura e
nelluomo, allora serve riappropriarsi prima di tutto di quel che pi
prossimo alla nostra identit: quella terra che ogni popolo e ogni singolo
deve sentire come propria, come unica, come portatrice di vita e pro-
sperit, sia materiale che immateriale.

Senza questa consapevolezza, non soltanto la terra sar degradata a


merce di scambio, ma anche noi, uomini e popoli, non saremo altro che
una voce in un bilancio di qualche tecnocrate globalizzato.
Agricoltura organica, Blut und Boden
e socialismo contadino nella riflessione di

Richard Walther Darr


prefazione di Maurizio Rossi
al libro edito dalla Ritter La nuova Nobilt di Sangue e Suolo

Il suolo forma una parte del diritto familiare, cui occorre accordare la prote-
zione dello Stato. Questa una concezione che interessa sia il piccolo contadino
sia il medio coltivatore o il grande proprietario terriero, secondo le particolarit
della regione ed i bisogni delleconomia del popolo. Essa ha cura che le famiglie
possano ambientarsi e radicarsi nel territorio. la concezione che permette,
ad esempio, di lasciare in vita il vecchio viale alberato perch la sua veduta
pittoresca piaceva gi al padre o al nonno, pur se dal punto di vista economico
il permanere di tale viale non giustificato. Per sua essenza, questa concezione
in grado di subordinare ogni innovazione tecnica alle leggi vitali dellesi-
stenza; essa ha tale sentimento e tale comprensione delle forme e dello stile, che
nessuna dissonanza pu distruggere la sua immagine delle forme della vita.
Considerata nel complesso, questa una concezione che, di nuovo, si rivela
utile alle leggi della vita e agli uomini e che, per il sentimento che essa ha delle
condizioni della nostra vita, rimane ancorata al terreno delle realt terrestri,
appunto perch considera il denaro e leconomia semplicemente come i suoi
servitori, i servitori della famiglia e del popolo.
Richard Walther Darr

Argomenti quali il destino storico del Contadinato e il futuro asset-


to del complesso universo dellagricoltura sono diventati quanto mai
di scottante attualit nelle coscienze dellopinione pubblica europea e
mondiale, soprattutto quando emergono, in tutta la loro disarmante
evidenza, le incapacit politiche croniche manifestate, in merito, dalle
La terra 117

amministrazioni politiche dei singoli governi nazionali sui provvedi-


menti da adottare per tutelare il comparto e garantirne un armonico
sviluppo. Soprattutto, poi, quando i popoli si trovano a scoprire che,
loro malgrado, le risorse essenziali per la loro sopravvivenza alimenta-
re vengono costantemente sottoposte alla ormai collaudata e perversa
logica dellesasperato profitto capitalista, il tutto ad opera di una raffi-
nata e potente consorteria di oligarchie affaristiche transnazionali che
le controllano a livello glo-
bale.
In questo drammatico
scenario, la produzione e
la commercializzazione
mondiale degli alimenti,
la stessa organizzazione
della vita agricola, appa-
re pi che evidente che
non sono pi da tempo
vincolate alla naturale
applicazione dei dettami
relativi al perseguimento
del bene comune e quindi
del bene sociale dei popoli
e delle nazioni, ma inve-
ce alla pi cruda logica
dellaccumulo di un sem-
pre maggiore profitto ca-
pitalista. Secondo recenti
e pi che note statistiche
prodotte dallorganismo
della FAO (lorganizzazio-
ne dellONU per lalimen-
tazione e lagricoltura),
solamente poche grandi
Holding mondialiste controllano e manipolano la maggior parte della
distribuzione mondiale degli alimenti primari, accentuando in questa
maniera quei feroci processi speculativi che sono tra le principali cau-
se della fame che si sta estendendo in tutto il pianeta. Insomma delle
autentiche piovre transnazionali dellalimentazione, che capeggiano
mondialmente la commercializzazione degli alimenti e che, oltre a con-
118 Rivista Thule Italia

trollare la distribuzione e le fonti di produzione dei prodotti, possiedo-


no anche tutti i diritti, su scala mondiale, sulle semenze e sulle materie
agricole. Dietro questa favolosa e redditizia speculazione, attuata con
la rapina indiscriminata delle risorse essenziali per la sopravvivenza
alimentare dei popoli, si trovano inoltre i principali organismi bancari
e finanziari di Wall Street, che da sempre svolgono un ruolo determi-
nante nella speculazione nei mercati agricoli. In questo fronte dellaffa-
rismo agro-alimentare e finanziario (causa diretta della crisi economica,
della fame e dellinflazione mondiale) si trovano contemporaneamente
in prima linea anche le tristemente note Goldman Sachs e Morgan Stan-
ley, ovvero i gioielli di famiglia della pi grande speculazione finan-
ziaria istituzionalizzata del capitalismo mondialista di matrice sionista,
con appunto sede in Wall Street. Sono proprio costoro ad adoperarsi
con ogni mezzo a loro disposizione affinch i prezzi dei prodotti non
vengano fissati solo per rispondere alla domanda al consumo, ma prin-
cipalmente per assolvere alle illecite pretese economiche di profitto e
alla domanda speculativa dei mercati finanziari agro-alimentari, stran-
golando di conseguenza le economie nazionali sempre pi prostrate,
avvilendo i popoli e portando cos allimpoverimento progressivo del
mondo contadino continuamente umiliato.
A fronte di questa preoccupante situazione ci appare, quindi, pi che
meritevole dattenzione liniziativa di contro-potere culturale e di con-
tro-informazione intrapresa dalle Edizioni Ritter nel volere ripubblica-
re un classico della letteratura politica nazionalsocialista riguardante
la politica rurale e lorganica natura del contadinato, La nuova nobilt
di sangue e suolo, di Richard Walther Darr, il Reichbauernfhrer della
Germania Nazionalsocialista. Uninteressante e stimolante opera che
torna finalmente a disposizione dei lettori a distanza di ben trentadue
anni dalla prima edizione italiana che venne pubblicata a cura delle
Edizioni di Ar.
Ancora oggi, gli scritti politici di colui che volle essere il difensore
della dignit dei contadini e della cui grande levatura etica e ricono-
sciuta onest intellettuale nessuno ha mai potuto dubitare, si presen-
tano quanto mai di pressante attualit, mantengono inalterati quei ca-
ratteri di freschezza idealistica e di una formidabile e lucida chiamata
alla mobilitazione, stimoli quanto mai necessari per non soccombere
impotenti, inesorabilmente schiacciati dalla sterilit di questa socie-
t consapevolmente votata al suicidio, del suo pensiero debole che
desertifica le menti e inaridisce i cuori. Il pensiero politico di Walther
La terra 119

Darr torna a parlarci di critica alla civilizzazione urbana, industriale e


totalmente meccanizzata, distruttrice dellanima del popolo, di severa
critica alla societ borghese e della spazzatura etnica che la componeva,
dellascesa delleconomia capitalistica mondiale che ebbe conseguenze
drammatiche su tutto il mondo contadino. Tornano, attraverso i suoi
scritti, i richiami alla storica lotta anti-plutocratica che i ceti contadini,
da sempre, avevano portato avanti contro le potenti oligarchie dellusu-
rocrazia bancaria e finanziaria allinsegna dellindissolubile comunione
organica fra la Stirpe, la cultura popolare, il sangue e il suolo, della rivo-
luzionaria strategia di accerchiamento delle campagne sulle citt, della
prospettiva di uneconomia autarchica volta al benessere del popolo e
della Comunit e non al profitto capitalista e di unagricoltura risanata
a livello umano e spirituale, di rinnovati entusiasmi e legami comunita-
ri, di tradizioni tramandate e di concrete e fattive solidariet cementate
dalla consapevolezza di avere radici certe e profonde e quindi un desti-
no di lotta e di vittoria. Quella vittoria che i contadini tedeschi, guidati
dal loro Reichbauernfhrer Walther Darr, conseguirono nel 1933, con la
nascita di quella nuova realt politica e istituzionale che la propaganda
di allora soleva definire come la Volksgemeinschaft nazionalsocialista dei
lavoratori, dei contadini e dei soldati.
Richard Walther Darr nacque il 14 luglio 1895 in Argentina, in un
quartiere di Buenos Aires, dove frequent la locale scuola tedesca per
listruzione primaria, successivamente nel 1905, per volont della fa-
miglia verr inviato in Germania a proseguire gli studi, affinch po-
tesse ricevere una vera educazione tedesca e non rischiasse di subire,
rimanendo in Argentina, le pericolose fascinazioni di un americanismo
culturale di matrice statunitense che gi si faceva fortemente sentire nel
continente sud-americano.
Si ritrov quindi a frequentare il Deutsche Kolonialschule a Witzenhau-
sen, almeno fino allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, avveni-
mento che lo vedr partire come volontario nellesercito e destinato a
battersi sul fronte occidentale per tutta la durata del conflitto, guada-
gnandosi la Croce di Ferro. Come molti altri combattenti di rientro
dalle trincee sar costretto poi a misurarsi con lumiliazione cocente
della sconfitta e le conseguenze politiche del disonorevole trattato di
pace di Versailles. Circostanze che lo segneranno nellanima e contri-
buiranno non poco a far maturare in lui una diversa percezione della
vita e della politica e soprattutto una radicale critica del sistema libe-
ral-democratico istaurato dalla Repubblica di Weimar. Avr anche la
120 Rivista Thule Italia

possibilit di far parte a Berlino di unit dei Freikorps impegnate nella


repressione dellinsurrezione spartachista.
Smobilitato e ritornato alla vita civile terminer gli studi presso il
Deutsche Kolonialschule e si iscriver alla facolt di scienze naturali
dellUniversit di Halle per intraprendere gli studi in agronomia e zoo-
tecnia e dove conseguir la laurea in agraria. In questo periodo avr an-
che modo di poter approfondire le sue conoscenze sulla politica sociale
e sulle concezioni economiche del liberalismo e del marxismo, sugli
influssi della filosofia sul pensiero razziale, sulla storia moderna e sul
pensiero filosofico e politico di Platone,
con un particolare occhio di riguardo nei confronti dellordinamento
politico, della forma della vita pubblica e della fisionomia spirituale
della Sparta dorica. Walther Darre era rimasto particolarmente im-
pressionato e interessato dalla ferma volont politica manifestata dagli
spartani nel volere preservare nel tempo la loro omogeneit razziale
attraverso ladozione di severe norme comportamentali ed educative,
che ebbero il merito di connotare in seguito Sparta come il primo Stato
razziale a base eugenetica della Storia e che consentirono, agli sparta-
ni, di conservare gelosamente un grado di purezza razziale maggiore
che altrove, in pi la stessa organizzazione agricola voluta dallo Stato
spartano, che suddivideva gli appezzamenti di terra coltivabile in pos-
sesso degli spartani in poderi ereditari, i Kleroi, di eguali dimensioni
e assolutamente non soggetti a commercializzazione, rappresentava
un autentico valore aggiunto, poich poteva garantire socialmente la
stabilit e il sostentamento delle famiglie, promuovere la procreazio-
ne di una discendenza numerosa e soprattutto sana e contribuire cos
efficacemente alla salvaguardia della tenuta razziale dello Stato. Nella
concezione storica di Walther Darre, lesempio luminoso rappresentato
dallordinamento di Sparta trovava anche una sua logica corrisponden-
za nelletica prussiana del dovere e nello spirito di abnegazione al ser-
vizio dellautorit statale, ambedue non erano state altro che differenti
manifestazioni della medesima immagine di una civilt aristocratica
costruita su fondamenta contadine e guerriere: Si pu dire che il na-
zionalsocialismo sia la continuazione nei compiti del nostro secolo dellidea
prussiana di Stato. Con ci diventa per anche di nuovo attuale per il nazio-
nalsocialismo lo Stato spartano, poich luguaglianza tra il concetto di Stato
prussiano e quello spartano sulla base delleroismo e nella sovrapposizione del
Tutto ali individuo singolo troppo evidente per non essere gi stata notata.
Unanaloga interpretazione di natura biologico-razziale delle vicen-
La terra 121

de storiche venne, da Darr, applicata anche nella rivisitazione della


civilt romana, considerata non pi nel suo insieme, ma come lespres-
sione di due momenti ben distinti, vennero quindi analizzati e posti
in contrapposizione fra loro, alla luce di tale interpretazione, la Roma
repubblicana, magnificata come nordico-contadina e la Roma impe-
riale vista invece come semitico-capitalista.
Il periodo della Roma repubblicana appariva come il depositario di
una originaria purezza razziale di matrice nordica radicata nel ceto
contadino e legittimata da vincoli sacrali, dove la stessa ripartizione
della terra ricalcava quella in uso a Sparta, dove la famiglia contadina
rappresentava il centro dellorganizzazione sociale, culturale e spiritua-
le, dove il cittadino romano rivestiva contemporaneamente il duplice
ruolo di contadino e di soldato: Ai penati, non al padrone della casa, ap-
partiene il focolare con i suoi dintorni, il suolo su cui la famiglia ha la sua casa,
i suoi campi, i suoi pascoli. Da ci si deduce automaticamente lesistenza, in
origine, dellinsediamento separato dei romani antichi, analogo a quello os-
servato da Tacito per i germani del suo tempo. Lintero territorio di questo
insediamento familiare era inalienabile.
Le trasformazioni negative della societ romana avvennero, per Darr,
al momento in cui progressivamente incominciavano limmiserimen-
to del ceto contadino e, al contempo, il crescente arricchimento della
nobilt senatoria. Le guerre puniche rappresentarono una drammatica
chiave di svolta, perch il Contadinate pur avendo sostenuto con disci-
plina le imprese belliche si ritrov esausto, dissanguato e sempre pi
impoverito, mentre la nobilt senatoria si trov ad arricchirsi sempre
pi con lacquisizione di nuovi possedimenti e laccrescimento del suo
potere attraverso lintroduzione dei latifondi ad economia schiavistica:
La denordicizzazione comincia nel momento in cui Roma, dopo la vittoria
su Cartagine, abbandona le sue fondamenta contadine per trasformarsi in un
popolo che pensa in termini di economia mondiale e di commercio, con tutti i
lati oscuri connessi ad una struttura statale capitalistica.
Pertanto, anche in virt di tali valutazioni a carattere storico, da cui ne
trarr un grande insegnamento, lentusiasta sostenitore della centralit
del ruralismo politico ci terr a precisare che: Noi vogliamo mantenerci
fermi soprattutto al principio che la specificit del nostro Stato non deve essere
determinata n da territori stranieri, come nel caso dei grandi imperi coloniali,
n da popolazioni estranee al nostro popolo e legate al potere dello Stato solo
da un rapporto di dipendenza. Noi vogliamo che il nostro Stato abbia il suo
centro nella sua terra e nel suo popolo e che su questa base sviluppi la sua
122 Rivista Thule Italia

autoconcezione.
Da questi approfondimenti e dalle conseguenti riflessioni, nascer in
Walther Darr la ferma decisione di apportare il proprio contributo alla
rinascita politica e spirituale della Germania e soprattutto al riscatto del
mondo contadino, la cui dignit storica e il cui divenire politico avverti-
va pericolosamente minacciato da perniciosi processi di snaturamento
e di omologazione volti a cancellare i tanti valori che, nonostante tutto,
ancora resistevano in termini di usi, costumi e tradizioni comunitarie e
familiari allassalto del mondo liberale e alla rapacit capitalistica che
ne proveniva. Unaggressione mirata ad introdurre nelluniverso con-
tadino nuovi e disgreganti modelli comportamentali ed economici e
scelte mercantilistiche di consumo funzionali al ruolo subalterno che il
contadinato e lintera agricoltura avrebbero dovuto assumere per esse-
re infine totalmente inglobati nellarea di mercato e di profitto gestita
dai monopoli capitalistici e regolamentata dalle speculazioni dellAlta
finanza. Il liberalismo. Il capitalismo e il marxismo, che nel frattempo
cercava di incunearsi strumentalizzando le miserie dei contadini, erano
i nemici mortali delle masse contadine tedesche. Partendo da una con-
cezione organicistica, ed anti-utilitaristica della comunit popolare e
del mondo contadino, le cui radici affondavano nella migliore tradizio-
ne tedesca del socialismo nazionale coniugato con il pensiero razzista,
Walther Darr inizi un percorso politico il cui radicalismo non poteva
che portarlo poi alladesione convinta al movimento nazionalsocialista
e quindi alla formulazione di un programma agricolo-socialista volto
alla rinascita del ceto contadino, architrave bio-politica della comunit,
e al rilancio dellagricoltura, con la netta consapevolezza che: Morte dei
contadini significa morte del popolo! Se non le riesce di mantenere in un conta-
dinato fiorente la sorgente d vita del popolo, la Germania condannata senza
speranza ad una lenta estinzione. Sotto linflusso del liberalismo, cio della
lotta sfrenata di tutti contro tutti in conseguenza di una concezione egoistica
della vita, la Germania si trasformata sempre pi in un popolo morente, oggi
gi in un popolo senza giovent.
I suoi convincimenti politici lo spingeranno pertanto a frequentare ini-
zialmente gli ambienti Vlkisch del Bund Artam, la Lega degli Artamani,
unorganizzazione fondata, nel 1923, da Willibald Wentschel che pro-
pagandava il progetto della costituzione di una corporazione eroica dei
lavoratori dei campi. Un progetto che era caratterizzato dalladozio-
ne di una concezione del mondo di matrice nazionalpopolare, talvolta
pervasa da sfumature romantiche, che incentivava il ritorno alla terra, il
La terra 123

rigetto del mercantilismo borghese e lallontanamento dalla dimensio-


ne cittadina, la riscoperta delle virt razziali del contadinata, i principi
del sangue e del suolo e lo sviluppo per la giovent di un servizio di
lavoro volontario nellagricoltura da compiersi in comunit rurali il pi
possibile autarchiche.
In particolare, Walther Darr apprezzer molto le critiche che veniva-
no mosse dagli Artamani nei confronti della dimensione cittadina,
anche lui nutriva una profonda avversione nei confronti della mentalit
borghese e dellagglomerato metropolitano che non esitava a definire
come un luogo parassitario, umanamente alienante, demograficamente
sterile e debilitante della forza popolare: Se ci consentito usare questa
similitudine, si pu dire che il sangue del popolo sgorga dai poderi contadini
come da una fonte, per andare presto o tardi a disseccarsi nelle citt. Questa
legge non vale per quei popoli che, al pari del popolo ebreo, hanno caratteri di
tipo nomadico. Per il sangue germanico, invece, essa ha validit assoluta e pu
essere definita come la ferrea legge del destino dellumanit germanica.
Conoscer inoltre gli intellettuali nazionalsocialisti Paul Schultze-
Naumburg e Hans Friedrich Gnther che lo avvicineranno ad Hein-
rich Himmler, ed infine avverr lincontro che rappresenter la svolta
decisiva della sua vita e lingresso definitivo nella militanza politica, il
colloquio con Adolf Hitler.
Il Capo del movimento nazionalsocialista riconoscer immediatamen-
te il valore di Walther Darr, le sue evidenti qualit politiche e culturali,
la sua profonda onest intellettuale e soprattutto le sue qualificate e
specifiche competenze riguardo alla questione contadina, conferendo-
gli ufficialmente lincarico della creazione dellAgrarpolitischer Apparat
del Partito Nazionalsocialista, la branca propagandistica deputata alla
conquista ideologica e politica del mondo rurale. Entrer poi anche nei
ranghi della SS, dove assumer la direzione del Rasse und Siedlungshaup-
tamt, lUfficio centrale per la Razza e linsediamento. Sorsero, grazie al
dinamismo organizzativo manifestato da Walther Darr, pubblicazioni
specifiche rivolte alle popolazioni delle campagne come il settimanale
Nationalsozialistische Landpost capillarmente diffuso fra gli agricol-
tori, una pubblicazione di buon livello che riscosse unenorme gradi-
mento per la vastit degli argomenti trattati e la rivista mensile a ca-
rattere ideologico Deutsche Agrarpolitik, Monatsschrift fur Deutsches
Bauertum, che cambier poi la denominazione in quella pi famosa di
Odal, Monatsschrift fur Blut und Boden, e che rappresenter lautore-
vole voce ufficiale, dopo il 1933, del Ministero dellAgricoltura. Anche
124 Rivista Thule Italia

nella sua numerosa produzione giornalistica, il capo della propaganda


agraria, non verr mai meno al compito di illustrare costantemente e
dettagliatamente i motivi ideologici e programmatici che sostanziava-
no la politica nazionalsocialista rivolta ai contadini, come nel caso della
presentazione ufficiale della rivista, dove rimarcher la sua ferma op-
posizione ai principi dellIlluminismo e alle idee liberali: Vogliamo far
diventare di nuovo il sangue e il suolo il fondamento di una politica agraria
tedesca e inserire cos questo mensile nella grande lotta per il sangue e il suolo,
chiamata a far risorgere il contadinato e con ci superare le idee del 1789, cio
le idee del liberalismo. Perch le idee del 1789 rappresentano una Weltanschau-
ung che nega la razza, ladesione al contadinato invece il nucleo centrale di
una Weltanschauung che riconosce il concetto di razza. Intorno al contadinato
si scindono gli spiriti del liberalismo da quelli del pensiero vlkisch.
I risultati concreti non si fecero attendere, a seguito delle capillari ed
efficaci campagne propagandistiche, spesso e volentieri condotte con
iniziative di sensibilizzazione svolte porta a porta, da parte degli uomi-
ni dellAgrarpolitischer Apparat, consensi sempre pi massicci affluirono
verso il NSDAP realizzando cos quella necessaria saldatura fra istan-
ze politiche, mobilitazione ideologica e consenso radicato nel territorio
e contribuendo, altres, ad accrescere il prestigio di Walther Darr nei
confronti dei vertici del partito e soprattutto nei confronti delle moltitu-
dini di contadini che lo avevano gi eletto come il loro rappresentante
di fiducia, ma il riconoscimento maggiore e definitivo, per limpegno e
le capacit profuse nella conquista del mondo contadino al Nazionalso-
cialismo, lo ricevette direttamente da Adolf Hitler: Linserimento di mi-
lioni di contadini nel nostro movimento stata in primo luogo opera Sua. Lei
ha cos contribuito in modo sostanziale a creare i presupposti per la conquista
legale del potere in Germania da parte del nazionalsocialismo.
Allindomani della presa del potere per Walther Darr si concretizze-
ranno finalmente le possibilit per tradurre in fatti concreti tutto quello,
che in precedenza, aveva potuto solamente teorizzare e propagandare,
primo fra tutti portare fino in fondo loffensiva contro i proprietari ter-
rieri e i latifondisti. Gradualmente presero corpo i progetti relativi ad
una agricoltura organica, le battaglie per il potenziamento della pro-
duzione agricola, le innovative e assolutamente davanguardia misure
adottate per la tutela sociale e giuridica del contadinate, i provvedi-
menti legislativi promulgati a salvaguardia dei poderi contadini che
divennero, grazie a questi, inalienabili, impignorabili e indivisibili.
Nella concezione nazionalsocialista, lagricoltura non doveva pi
La terra 125

essere concepita come un comparto produttivo ed economico scolle-


gato ed avulso dal resto della societ, ma come una superiore sintesi
costruttiva integralmente partecipe del destino storico, culturale, socia-
le e razziale dellintera comunit popolare, quindi una sintesi valida
anche nel fondamentale contesto economico, di culture tradizionali ar-
caiche e di moderne discipline storiche, scientifiche, sociali e razziali
che avrebbero trovato il loro compaginamento in una concezione del
mondo totale e olistica, dove tutti gli aspetti pi articolati e complessi
che esse comprendevano ed esprimevano si sarebbero dovuti natural-
mente riassumere in una complessiva immagine generale e organica
rappresentata dalla univoca ed unanime volont che promanava dalla
Volksgemeinschaft nazionalsocialista, dove la secolare lotta allimprodut-
tivit speculativa del latifondo e le vitali esigenze di emancipazione
dallo sfruttamento del contadi-nato da parte del capitalismo agrario
sarebbero state armonicamente ricondotte al recupero della mistica sa-
crale della comunione organica tra il ceppo razziale ereditario e il suolo
inteso come luogo di trasmissione della originaria memoria degli ante-
nati della stirpe, il tutto attraverso ladozione delle fortunate formule
politiche che ri-conducevano ad una riscoperta aristocrazia popolare
e contadina e nelle mobilitanti parole dordine del Blut und Boden, del
Sangue e Suolo, il tutto salvaguardato altres attraverso le pratiche or-
ganizzative proprie di un innovativo e moderno socialismo contadino
coniugato a sua volta con una riattualizzazione politica di radicate te-
matiche culturali ed identitarie che rappresentavano un vero anello di
organica e spirituale congiunzione fra tatti coloro che possedevano e
lavoravano la terra e che, con il sudore versato, con le lacrime spese, gli
indicibili sacrifici compiuti e il sangue generosamente donato dalle ge-
nerazioni precedenti, avevano fatto in modo che la terra, il suolo nativo
della stirpe, diventasse parte indissolubile del loro essere e il loro stesso
essere parte integrante della terra.
Lorganizzazione pratica del socialismo contadino, fortemente voluta
dal Nazionalsocialismo e in primo luogo da Walther Darr e risponden-
te alle priorit strategiche e alle necessit vitali della Volksgemeinschaft,
ebbe il suo sviluppo principale nella creazione di ununica grande cor-
porazione agraria, il Reichsnhrstand che incorporava e disciplinava gli
interessi e gli obbiettivi della totalit dei contadini e delle aziende agri-
cole, e di conseguenza attraverso la promulgazione di leggi e provvedi-
menti che regolamentavano i premi di produzione, i prezzi della merce,
la qualit dei prodotti, disciplinavano i consorzi dei produttori e infine
126 Rivista Thule Italia

pianificavano limpostazione complessiva della produzione agricola. Il


tutto avente come obbiettivi la realizzazione della piena giustizia socia-
le, lautonomia alimentare della nazione e lirrobustimento della forza
popolare e razziale, proprio nella direzione anti-plutocratica voluta da
Walther Darr e da lui stesso illustrata: Noi riconosciamo liniziativa pri-
vata, riconosciamo il diritto di propriet del lavoro contadino e creiamo il socia-
lismo pratico garantendo lalimentazione del popolo per mezzo del regolamento
del mercato dei generi alimentari.
Linsieme, comprensibilmente, veniva stabilito sulle base della Pro-
grammazione statale e delle direttive politiche e contemporaneamente
corroborato da robuste iniezioni di richiami ad un cameratismo comu-
nitario e socialista contadino che propagandava lidea di un organico
autogoverno del contadinato, avendo in tutto questo un chiaro esempio
di come il Nazionalsocialismo riuscisse egregiamente a far convivere,
al suo interno, la dottrina rivoluzionaria di un moderno dinamismo
attivistico e socialista, conosciuto come Deutscher Sozialismus, la cui ori-
ginale sostanza politica venne felicemente riassunta da Gregor Strasser:
Dalla destra prenderemo il nazionalismo che per sua disgrazia ha sposato il
capitalismo, dalla sinistra prenderemo il socialismo, la cui unione con linter-
nazionalismo disastrosa. Cos formeremo questo socialismo nazionale, forza
motrice di una nuova Germania e di una nuova Europa con la volont di
restaurazione dei valori e dei principi che contraddistinguevano lar-
caica e tradizionale dimensione contadina.
Pertanto una visione tradizionale del ruralismo politico e della di-
mensione contadina che veniva nuovamente interpretata come il fon-
damento granitico della Comunit del Popolo, il suo baricentro razziale
destinato a perpetuarsi nelle generazioni a venire. Una insostituibile
sorgente vitale del popolo destinata a combattere, per salvaguardare il
benessere sociale e la tenuta razziale e politica del popolo e dello Stato,
contro le degenerazioni societarie e culturali partorite da una moder-
nit malsana e anarchica e contro le ideologie pervertitrici del liberali-
smo, del capitalismo e del marxismo che nei loro programmi avevano
deciso lestinzione definitiva del mondo contadino e laffermazione di
una concezione utilitaristica ed egoistica della vita. In pratica, nellac-
cezione nazionalsocialista, il ceto contadino essendo il trasmettitore di
virt etiche insostituibili doveva rappresentare il severo custode della
dimensione biologica e del costume razziale trasmesso dalle generazio-
ni precedenti e tramandato fin dalle pi remote origini, linsostituibile
e responsabile detentore del fondamentale compito di garantire il so-
La terra 127

stentamento del popolo, perch anche nellautonomia alimentare, che


solamente una sana agricoltura nazionale organizzata secondo i nuovi
principi stabiliti dal diritto agrario nazionalsocialista poteva garantire, si
esprimeva il significato di una economia organica finalmente affrancata
dai condizionamenti e dalle pressioni della plutocrazia internazionale,
una condizione essenziale che venne ulteriormente e autorevolmente
confermata da Hans Frank, il decano della nuova giurisprudenza na-
zionalsocialista: In questo diritto agrario sta il vero socialismo. Socialismo
vuol dire assicurare ad ogni membro del popolo la partecipazione ai beni, frutto
del cameratesco lavoro della comunit popolare. La terra la parte pi impor-
tante della produzione nazionale. E merito di Walther Darr di avere elabo-
rato questo concetto con irrefutabile chiarezza. Ed infine il ceto contadino
doveva costituire la fonte perenne del ringiovanimento del sangue nor-
dico del popolo, quel preziosissimo patrimonio genetico che era stato
lelemento germinale della Civilt europea le cui radici affondavano
nella lontana Grosse Wanderung, nel complesso di valori, di credenze, di
costumi e di simboli che venne innestato nel tessuto europeo dalla mi-
grazione dei popoli indo-europei dellantichit e, di conseguenza, nel
mito delloriginaria unit nordica delle popolazioni indo-europee.
Il lascito di Walther Darr rimane a tuttoggi una preziosissima eredit
a beneficio dei popoli europei, un giacimento di idee-forza a disposi-
zione degli spiriti liberi che non vogliono vedere consumata la loro esi-
stenza nel frullatore omologante del Villaggio Globale, un patrimonio
carico di significati e di responsabilit che non cesser di testimoniare
nel tempo la grandezza epocale della gigantesca e rivoluzionaria opera
svolta dal carismatico difensore dellonore contadino e il cui messaggio
culturale e politico pu ancora costituire motivo di insegnamento, di
formazione e di riflessione.
In fondo i problemi a cui i popoli europei dovranno fare fronte sono
sempre i medesimi, proprio come avvenne nella Germania degli anni
precedenti allavvento del Nazionalsocialismo, lagricoltura e quindi il
Contadinate sono stati privati della loro condizione prioritaria di essen-
ziale componente organica della nazione, e sono stati riconvertiti in una
volgare merce di profitto capitalistico con un valore stabilito a priori
dalla speculazione del libero mercato, pertanto la commercializzazione
internazionale delle risorse alimentari, necessarie per la sopravviven-
za, non si sviluppa pi da tempo prestando attenzione alle priorita-
rie necessit della comunit, dalle cui terra provengono, ma prestando
solamente attenzione alla perversa e incontrollata logica di profitto li-
128 Rivista Thule Italia

berista delle Holding che interamente le controllano, quando Walther


Darr invece, estremamente sensibile a queste problematiche, esaltava
la centralit della dimensione umana nellambito economico e voleva
eliminare il concetto dl profitto individuale per sostituirlo con quello di
ricompensa per u lavoro svolto a favore della comunit popolare, viep-
pi convinto che il Contadinate doveva essere salvato dalle preoccu-
pazioni di natura prettamente economicistica: Ci deve essere del tutto
chiaro che lagricoltore non un imprenditore nel senso comune del termine. Il
ceto alimentare non pu e non deve partecipare al gioco della libera formazione
dei prezzi; esso non deve essere esposto ai pericoli che vi sono collegati, perch
la sua funzione per la nazione straordinariamente importante.
Ne risulta, per forza di cose, che la soluzione della crisi dellagricol-
tura e del declino del mondo contadino si potr trovare solamente nel
superamento del meccanismo liberista di produzione fondato sul li-
bero mercato e sul profitto incontrollato e nella sua sostituzione con
un nuovo modello di sviluppo economico auto-centrato, gerarchico,
popolare e socialista, proprio come venne genialmente prefigurato da
Walther Darr, fondato su una produzione agricola autarchica, assolu-
ta ed esclusivamente atta ad assolvere principalmente alle prioritarie
necessit della comunit popolare e, soprattutto, nel riportare il mondo
contadino ad essere la pietra angolare per la rieducazione culturale e la
rinascita spirituale e politica del popolo, affinch possa portare a com-
pimento la sua straordinariamente importante funzione.
Le opere del Demiurgo: la Terra
prefazione e traduzione di Stefania Labruzzo

Col presentare al lettore il seguente lavoro, opera di quello che stato


probabilmente uno dei pi eminenti studiosi nellambito esoterico-
religioso degli ultimi secoli Ren Gunon per lappunto lavoro
apparso suddiviso in quattro articoli
sulla rivista mensile La Gnose tra
il 1909 e il 1910 (nello specifico nel
numero 1 del novembre 1909, 2
del dicembre 1909, 3 del gennaio
1910 e 4 del febbraio dello stesso
anno), non si vuole che aggiungere
una tessera allampio mosaico che
costituisce e descrive il tema stavolta
qui trattato, la terra; una tessera in s
e per s lapalissianamente assai poco
empirica, visto che al centro non vi
si trover certo unanalisi scientifica
del soggetto in questione, ma non per
questo non di primaria importanza,
dal momento che secondo vari
sistemi filosofico-religiosi tutto ci
che materialmente esiste non pu
che avere un inizio, e un inizio non
pu che avere un Principio, un Ente
da cui aver luogo; quindi proprio sul celeberrimo Ex nihilo nihil fit
di lucreziana memoria che possiamo asserire, large loquendo, si stagli
la figura del Demiurgo.
Creatore del mondo e di tutto quanto lo abita e lo costituisce,
130 Rivista Thule Italia

dunque anche della terra, nonch di tutto quanto ad esso collegato,


quindi di tutto ci che per natura, gnosticamente parlando, si oppone
tragicamente alla perfezione del Pleroma, da cui egli stesso separato,
artefice e sovrano di quel mondo che non che il regno del molteplice,
dellillusione, fulcro della nefasta e inevitabile scissione tra il Bene e il
Male, dellesiziale turbamento della superna Quies, possiamo a buon
ragione affermare che il Demiurgo sia una delle immagini pi complesse
e controverse di tutta quanta la cultura gnostica, e non solo. Proprio in
nome di questa complessit, non possiamo, quindi, che volontariamente
limitarci, in tal sede, a questo esile schizzo introduttivo, dal momento
che una ricostruzione per cos dire soddisfacente di una simile figura
richiederebbe non solo pagine e pagine, ma interi tomi; questo esile
schizzo non vuole che rappresentare, dunque, in vista della lettura
della seguente riflessione gunoniana, un pi che esiguo trait dunion
tra la terra e il suo creatore.
La terra 131

Ren Gunon

La Gnosi, novembre 1909, n 1

IL DEMIURGO

C un certo numero di problemi che hanno costantemente preoccu-


pato gli uomini, ma non ve n forse uno che sia generalmente sem-
brato pi difficile da risolvere di quello dellorigine del Male, con cui
si sono scontrati, come contro un
ostacolo insormontabile, la maggior
parte dei filosofi, e soprattutto i teo-
logi: Si Deus est, unde Malum? Si non
est, unde Bonum?. Questo dilemma ,
infatti, insolubile per coloro che con-
siderano la Creazione come lopera
diretta di Dio, e che, di conseguenza,
sono obbligati a renderlo ugualmente
responsabile del Bene e del Male. Si
dir indubbiamente che tale respon-
sabilit sia in una certa misura atte-
nuata dalla libert delle creature; ma
se le creature possono scegliere tra il
Bene e il Male perch luno e lal-
tro esistono gi, almeno in linea di
principio, e, se talvolta sono capaci di
decidersi a favore del Male invece di
essere sempre inclini al Bene, per-
ch sono imperfette: come dunque ha potuto Dio, se perfetto, creare
esseri imperfetti?
evidente che il perfetto non pu generare limperfetto, perch, se
fosse possibile, il Perfetto dovrebbe contenere in s limperfetto allo
stato di principio, e allora non sarebbe pi il Perfetto. Limperfetto non
pu dunque procedere dal Perfetto mediante emanazione; non potreb-
be allora che risultare dalla creazione ex nihilo; ma come ammettere
che qualcosa possa venire dal niente, o, in altri termini, che possa esiste-
re qualcosa che non abbia affatto un principio? Daltronde, ammettere
la creazione ex nihilo sarebbe ammettere di conseguenza lannienta-
mento finale degli esseri creati, perch ci che ha avuto un inizio deve
132 Rivista Thule Italia

anche avere una fine, e niente pi illogico che parlare, in una simile
ipotesi, dimmortalit; ma la creazione cos intesa non che unassur-
dit, poich contraria al principio di causalit, che impossibile per
ogni uomo ragionevole in buona fede negare, e possiamo dire con Lu-
crezio: Ex nihilo nihil, ad nihilum nil posse reverti.
Non pu esserci niente che non abbia un principio; ma qual questo
principio? E non c, in realt, che un unico Principio di tutte le cose?
Se si esamina lUniverso totale, evidente che contenga tutte le cose,
perch tutte le parti sono contenute nel Tutto; daltra parte, il Tutto ne-
cessariamente illimitato, perch, se avesse un limite, ci che sarebbe al
di l di questo limite non sarebbe compreso nel Tutto, e questa suppo-
sizione assurda. Ci che non ha limite pu essere chiamato lInfinito,
e, siccome contiene tutto, questo Infinito il principio di tutte le cose.
Daltra parte, lInfinito necessariamente uno, perch due Infiniti che
non fossero identici si escluderebbero a vicenda; ne consegue, quindi,
che non ci sia che un Principio unico di tutte le cose, e questo Principio
il Perfetto, perch lInfinito non pu essere tale che se il Perfetto.
Cos, il Perfetto il Principio supremo, la Causa prima; contiene tutte
le cose in potenza e ha prodotto tutte le cose; ma allora, poich non c
che un Principio unico, cosa divengono tutte le opposizioni che si os-
servano abitualmente nellUniverso: lEssere e il Non Essere, lo Spirito
e la Materia, il Bene e il Male? Ci troviamo qui dunque di fronte alla do-
manda posta fin dallinizio, e possiamo adesso formularla in un modo
pi generale: come ha potuto lUnit creare la Dualit?
Alcuni hanno creduto di dover ammettere due principi distinti, op-
posti luno allaltro; ma tale ipotesi scartata da quanto abbiamo pre-
cedentemente detto. Questi due principi, infatti, non possono essere
ambedue infiniti, perch allora si escluderebbero a vicenda o si confon-
derebbero; se uno solo fosse infinito, sarebbe il principio dellaltro; se,
infine, ambedue fossero finiti, non sarebbero veri principi, perch dire
che ci che finito possa esistere di per se stesso dire che qualcosa
possa venire dal niente, poich tutto ci che finito ha un inizio, logica-
mente, se non cronologicamente. In questultimo caso, di conseguenza,
essendo entrambi finiti, devono procedere da un principio comune, che
infinito, e siamo cos ricondotti alla considerazione di un Principio
unico. Molte dottrine che si considerano abitualmente come dualiste
non sono, daltra parte, tali che in apparenza; nel Manicheismo, come
nella religione di Zoroastro, il dualismo non era che una dottrina pu-
ramente essoterica, che ricopriva la vera dottrina esoterica dellUnit:
La terra 133

Ormuzd e Ahriman sono generati da Zurvan Akarana, e devono con-


fondersi in lui alla fine dei tempi.
La Dualit dunque necessariamente prodotta dallUnit, poich essa
non pu esistere di per s; ma come pu essere prodotta? Per capirlo,
dobbiamo in primo luogo considerare la Dualit sotto il suo aspetto
meno particolaristico, vale a dire lopposizione tra lEssere e il Non Es-
sere; daltronde, poich luno e laltro sono necessariamente contenuti
nella Perfezione totale, innanzitutto necessario che tale opposizione
non possa essere che apparente. Sarebbe dunque preferibile parlare so-
lamente di distinzione; ma in cosa consiste tale distinzione? Esiste in
realt indipendentemente da noi o non semplicemente che il risultato
del nostro modo di considerare le cose?
Se per Non Essere non sintende che il puro niente, inutile parlarne,
poich cosa si pu dire di ci che niente? Ma del tutto diverso se si
considera il Non Essere come possibilit di essere; lEssere la manife-
stazione del Non Essere cos inteso, ed contenuto allo stato potenziale
in questo Non Essere. Il rapporto del Non Essere nei confronti dellEs-
sere allora il rapporto del non manifestato nei confronti del manife-
stato, e si pu dire che il non manifestato sia superiore al manifestato di
cui il principio, poich contiene in potenza tutto il manifestato, oltre
a ci che non , non mai stato e non sar mai manifestato. Allo stesso
tempo, evidente che sia impossibile parlare qui di una distinzione re-
ale, poich il manifestato contenuto in principio nel non manifestato;
non possiamo, tuttavia, concepire il non manifestato in maniera diret-
ta, ma solo attraverso il manifestato; tale distinzione esiste dunque per
noi, ma non esiste che per noi.
Se cos per la Dualit sotto laspetto della distinzione dellEssere e
del Non Essere, deve essere, a maggior ragione, lo stesso per tutti gli
altri aspetti della Dualit. Gi con questo si vede quanto sia illusoria la
distinzione tra lo Spirito e la Materia, su cui si tuttavia, soprattutto
nei tempi moderni, costruito un cos gran numero di sistemi filosofici,
come su una base incrollabile: se tale distinzione sparisse, non restereb-
be niente di tutti questi sistemi. Possiamo inoltre osservare per inciso
come la Dualit non possa esistere senza il Ternario, perch se il Prin-
cipio supremo, differenziandosi, d origine a due elementi, che, daltra
parte, non sono distinti che in quanto li consideriamo come tali, questi
due elementi e il loro Principio comune formano un Ternario, in modo
che, in realt, il Ternario e non il Binario a essere immediatamente
prodotto dalla prima differenziazione dellUnit primordiale.
134 Rivista Thule Italia

Torniamo adesso alla distinzione tra il Bene e il Male, che non ,


anchessa, che un aspetto particolare della Dualit. Quando si oppone
il Bene al Male, si fa generalmente consistere il Bene nella Perfezione, o
almeno, a un livello inferiore, in una tendenza alla Perfezione, e allora il
Male non altro che limperfetto; ma come potrebbe limperfetto oppor-
si al Perfetto? Abbiamo visto che il Perfetto il Principio di tutte le cose,
e che, daltra parte, non possa produrre limperfetto, risulta quindi che
in realt limperfetto non esista, o che almeno non possa esistere che
come elemento costitutivo della Perfezione totale; ma allora non pu
essere realmente imperfetto, e ci che chiamiamo imperfezione non
che relativit. Cos, ci che chiamiamo errore non che verit relativa,
perch tutti gli errori devono essere compresi nella Verit totale, senza
cui questa, essendo limitata da qualcosa che sarebbe al di fuori di essa,
non sarebbe perfetta, cosa che equivarrebbe a dire che non sarebbe la
Verit. Gli errori, o piuttosto le verit relative, non sono che frammenti
della Verit totale; dunque la frammentazione che produce la relati-
vit, e, pertanto, si potrebbe dire che sia la causa del Male, se relativit
fosse realmente sinonimo di imperfezione; ma il Male non tale che se
lo si distingue dal Bene.
Se si chiama Bene il Perfetto, il relativo non ne affatto realmente
distinto, poich vi contenuto in principio; dunque, dal punto di vista
universale, il Male non esiste. Esister solamente se si considerano tutte
le cose sotto un aspetto frammentario e analitico, separandole dal loro
Principio comune, invece di considerarle sinteticamente come contenu-
te in tale Principio, che la Perfezione. cos che creato limperfetto;
distinguendo il Bene dal Male, li si crea entrambi mediante questa stes-
sa distinzione, perch il Bene e il Male non sono tali che se li si oppone
luno allaltro, e, se non c affatto Male, non pi opportuno parlare
di Bene nel senso ordinario di questo termine, ma solo di Perfezione.
dunque la fatale illusione del Dualismo che realizza il Bene e il Male, e
che, considerando le cose da un punto di vista particolare, sostituisce
la Molteplicit allUnit, e chiude cos gli esseri su cui esercita il suo
potere nel dominio della confusione e della divisione; tale dominio
lImpero del Demiurgo.
La terra 135

Ren Gunon

La Gnosi, dicembre 1909, n 2

IL DEMIURGO

Quanto abbiamo detto a proposito della distinzione tra il Bene e il


Male permette di comprendere il simbolo della Caduta originale, al-
meno nella misura in cui queste cose possono essere espresse. La
frammentazione della Verit totale, o del Verbo, perch in fondo la
stessa cosa, frammentazione che produce la relativit, identica alla
segmentazione dellAdamo Kadmon, le cui separate particelle costitu-
iscono lAdamo Protoplastes, vale a dire il primo formatore; la causa
di tale segmentazione Nahash, lEgoismo o il desiderio dellesistenza
individuale. Questo Nahash non affatto una causa esteriore alluo-
mo, ma in lui, inizialmente allo stato potenziale, e non diviene a lui
esteriore che nella misura in cui luomo stesso la esteriorizza; questo
istinto di separabilit, per la sua natura che di provocare la divisione,
spinge luomo a gustare il frutto dellAlbero della Scienza del Bene e
del Male, vale a dire a creare la distinzione stessa tra il Bene e il Male.
Allora gli occhi delluomo si aprono, perch ci che gli era interiore
divenuto esteriore in seguito alla separazione che si prodotta tra gli
esseri; questi sono adesso rivestiti di forme che limitano e definiscono
la loro esistenza individuale; e cos luomo stato il primo formatore.
Ma anchegli si trova ormai soggetto alle condizioni di questa esistenza
individuale ed anchegli rivestito di una forma, o, secondo lespres-
sione biblica, di una tunica di pelle; rinchiuso nel dominio del Bene e
del Male, nellImpero del Demiurgo.
Da questa esposizione, daltra parte molto sommaria e assai incomple-
ta, risulta che il Demiurgo non affatto una potenza esteriore alluomo;
non , in principio, che la volont delluomo, in quanto realizza la di-
stinzione tra il Bene e il Male. Ma poi luomo, limitato in quanto essere
individuale da quella volont che la sua, la considera come qualcosa
di esteriore a lui, e cos essa diviene distinta da lui; inoltre, siccome essa
si oppone agli sforzi che egli compie per uscire dal dominio in cui si
egli stesso rinchiuso, la guarda come una potenza ostile e la chiama
Shathan o lAvversario. Osserviamo, daltra parte, che questo Avversa-
rio, che noi stessi abbiamo creato e che creiamo a ogni istante, poich
questo non deve affatto essere considerato come verificatosi in un tem-
136 Rivista Thule Italia

po determinato, che questo Avversario, diciamo, non affatto malvagio


in se stesso, ma solamente linsieme di tutto ci che ci contrario.
Dal punto di vista pi generale, il Demiurgo, divenuto una potenza
distinta e considerato come tale, il Principe di questo Mondo di cui si
parla nel Vangelo di Giovanni; anche qui non , strettamente parlando,
n buono n malvagio, o piuttosto luno e laltro, poich contiene in s
il Bene e il Male. Si considera il suo dominio come il Mondo inferiore,
che si oppone al Mondo superiore o allUniverso principale da cui
stato separato; ma occorre prestare attenzione a osservare che tale sepa-
razione non mai assolutamente reale; non reale che nella misura in
cui la realizziamo, perch questo Mondo inferiore contenuto allo stato
potenziale nellUniverso principale, ed evidente che nessuna parte
possa realmente uscire dal Tutto. peraltro quanto impedisce che la
caduta continui indefinitamente; ma questa non che unespressione
del tutto simbolica e la profondit della caduta misura semplicemente
il grado di separazione. Con questa restrizione, il Demiurgo si oppone
allAdamo Kadmon o allUmanit principale, manifestazione del Ver-
bo, ma solamente come un riflesso, perch non affatto unemanazione
e non esiste che di per s; quanto rappresentato dalla figura dei due
vegliardi dello Zohar, e anche dai due triangoli opposti del Sigillo di
Salomone.
Siamo dunque portati a considerare il Demiurgo come un riflesso te-
nebroso e invertito dellEssere, perch in realt non pu essere altra
cosa. Non dunque un essere; ma, in base a quanto abbiamo preceden-
temente detto, pu essere considerato come la collettivit degli esseri
nella misura in cui essi sono distinti, o, se si preferisce, in quanto hanno
unesistenza individuale. Siamo esseri distinti in quanto creiamo noi
stessi la distinzione, che non esiste che nella misura in cui la creiamo;
in quanto creiamo tale distinzione, siamo elementi del Demiurgo, e, in
quanto esseri distinti, apparteniamo al dominio di quello stesso De-
miurgo che quanto chiamiamo la Creazione.
Tutti gli elementi della Creazione, vale a dire le creature, sono dunque
contenuti nel Demiurgo stesso, e infatti non pu che trarli da se stesso,
poich la creazione ex nihilo impossibile. Considerato come Creatore,
il Demiurgo produce prima la divisione, e non ne affatto realmente di-
stinto, poich non esiste che in quanto la divisione stessa esiste; inoltre,
siccome la divisione la fonte dellesistenza individuale ed definita
dalla forma, il Demiurgo deve essere considerato come formatore e al-
lora egli identico allAdamo Protoplastes, cos come abbiamo visto. Si
La terra 137

pu anche dire che il Demiurgo crei la Materia, intendendo con questo


termine il caos primordiale che il coacervo di tutte le forme; poi orga-
nizza tale Materia caotica e tenebrosa dove regna la confusione facendo
scaturire le molteplici forme il cui insieme costituisce la creazione.
Si deve adesso dire che la Creazione sia imperfetta? Sicuramente non
la si pu considerare perfetta; ma, se ci si pone dal punto di vista uni-
versale, essa non che uno degli elementi costitutivi della Perfezione
totale. Non imperfetta che se la si considera analiticamente come se-
parata dal suo Principio, ed daltronde nella stessa misura che il
dominio del Demiurgo; ma se limperfetto non che un elemento del
Perfetto, esso non veramente imperfetto, e risulta quindi che in realt
il Demiurgo e il suo dominio non esistano dal punto di vista universale,
non pi della distinzione tra il Bene e il Male. Ne consegue anche che,
dallo stesso punto di vista, la Materia non esista: lapparenza materiale
non che illusione, pertanto non sarebbe daltra parte necessario con-
cludere che gli esseri che hanno questa apparenza non esistano, perch
sarebbe cadere in unaltra illusione, che quella di un idealismo esage-
rato e mal compreso.
Se la materia non esiste, sparisce quindi anche la distinzione tra lo Spi-
rito e la Materia; tutto deve essere in realt Spirito, ma intendendo que-
sto termine in un senso del tutto diverso da quello che gli ha attribuito
la maggior parte dei filosofi moderni. Questi, infatti, pur opponendo
lo Spirito alla Materia, non lo considerano affatto come indipendente
da ogni forma, e si pu allora chiedersi in cosa esso si differenzi dalla
Materia; se si dice che sia inesteso, mentre la Materia estesa, come pu
essere rivestito di una forma ci che inesteso? Perch, daltra parte,
voler definire lo Spirito? Che sia con il pensiero o altrimenti, sempre
attraverso una forma che si cerca di definirlo, e allora non pi lo Spiri-
to. In realt, lo Spirito universale lEssere, e non questo o quellessere
particolare; ma il Principio di tutti gli esseri, e cos li contiene tutti;
per questo che tutto Spirito.
Quando luomo giunge alla conoscenza reale di questa verit, iden-
tifica se stesso e tutte le cose con lo Spirito universale, e allora per lui
scompare ogni distinzione, cos da contemplare tutte le cose come in
se stesso, e non pi come esteriori, perch lillusione svanisce di fronte
alla Verit come lombra di fronte al sole. Cos, attraverso questa stessa
conoscenza, luomo affrancato dai vincoli della Materia e dellesisten-
za individuale, non pi sottomesso alla dominazione del Principe del
Mondo, non appartiene pi allImpero del Demiurgo.
138 Rivista Thule Italia

Ren Gunon

La Gnosi, gennaio 1910, n 3

IL DEMIURGO

Da quanto precede risulta che luomo possa, fin dalla sua esistenza
terrestre, affrancarsi dal dominio del Demiurgo o del Mondo ilico e che
tale affrancamento si operi mediante la Gnosi, vale a dire mediante la
Conoscenza integrale. Osserviamo,
daltronde, come tale Conoscenza non
abbia niente in comune con la scienza
analitica e non la presupponga affatto;
unillusione troppo diffusa ai nostri
giorni credere che non si possa giun-
gere alla sintesi totale che attraverso
lanalisi; la scienza ordinaria, invece,
del tutto relativa e, limitata al Mondo
ilico, non esiste pi di esso dal punto
di vista universale.
Daltra parte, dobbiamo anche osser-
vare che i diversi Mondi, o, secondo
lespressione generalmente ammessa,
i diversi piani dellUniverso, non sia-
no affatto luoghi o regioni, ma moda-
lit dellesistenza o stati dellessere.
Questo permette di capire come un
uomo che vive sulla terra possa in re-
alt appartenere non al Mondo ilico, ma al Mondo psichico o anche al
Mondo pneumatico. questo che costituisce la seconda nascita; que-
sta, tuttavia, non , strettamente parlando, che la nascita del Mondo
psichico, tramite cui luomo diviene cosciente su due piani, ma senza
raggiungere ancora il Mondo pneumatico, vale a dire senza identificar-
si con lo Spirito universale. Questultimo risultato non ottenuto che
da chi possiede integralmente la triplice Conoscenza, mediante la qua-
le viene per sempre liberato dalle nascite mortali; ci che si esprime
dicendo che solo i Pneumatici vengono salvati. Lo stato degli Psichici
non , insomma, che uno stato transitorio; quello dellessere che gi
La terra 139

pronto a ricevere la Luce, ma che non la percepisce ancora, che non ha


preso coscienza della Verit una e immutabile.
Quando parliamo di nascite mortali, intendiamo con questo le modi-
ficazioni dellessere, il suo passaggio attraverso forme molteplici e mu-
tevoli; non vi niente che rassomigli alla dottrina della reincarnazione
come la ammettono gli spiritisti e i teosofisti, dottrina riguardo alla qua-
le avremo un giorno loccasione di spiegarci. Il Pneumatico liberato
dalle nascite mortali, cio affrancato dalla forma, dunque dal Mondo
demiurgico; non pi sottoposto al cambiamento, e, di conseguenza,
privo di azione; questo un punto su cui torneremo successivamente.
Lo Psichico, invece, non va oltre il Mondo della Formazione, che sim-
bolicamente designato come il primo Cielo o la sfera della Luna; da l
torna al Mondo terrestre, il che non significa che in realt assumer sul-
la Terra un nuovo corpo, ma semplicemente che debba rivestire nuove
forme, qualunque esse siano, prima di ottenere la liberazione.
Quanto abbiamo appena esposto mostra laccordo, potremmo anche
dire la reale identit, malgrado alcune differenze nellespressione, tra
la dottrina gnostica e le dottrine orientali, e pi in particolare con il
Vednta, il pi ortodosso di tutti i sistemi metafisici fondati sul Brah-
manesimo. per questo che possiamo completare quanto abbiamo in-
dicato a proposito dei diversi stati dellessere traendo alcune citazioni
dal Trattato della Conoscenza dello Spirito di Shankaracharya.
Non vi alcun modo di ottenere la liberazione completa e finale che
la Conoscenza; essa il solo strumento che sciolga i vincoli delle passio-
ni; senza la Conoscenza, la Beatitudine non pu essere ottenuta.
Non essendo lazione opposta allignoranza, non pu allontanarla;
ma la Conoscenza dissipa lignoranza, come la Luce dissipa le tene-
bre.
Lignoranza, qui lo stato dellessere avvolto nelle tenebre del Mondo
ilico, legato allapparenza illusoria della Materia e alle distinzioni indi-
viduali; attraverso la Conoscenza, che non appartiene affatto allambi-
to dellazione, ma gli superiore, tutte queste illusioni, come abbiamo
detto precedentemente, scompaiono.
Quando lignoranza che nasce dagli attaccamenti terrestri viene al-
lontanata, lo Spirito, col suo stesso splendore, risplende in lontananza
in uno stato indiviso, come il Sole diffonde il suo chiarore quando le
nubi sono disperse.
Ma prima di giungere a questo livello, lessere passa attraverso uno
stadio intermedio, quello che corrisponde al Mondo psichico; crede al-
140 Rivista Thule Italia

lora di essere non pi il corpo materiale, ma lanima individuale, per-


ch per lui non scomparsa alcuna distinzione, poich non ancora
uscito dal dominio del Demiurgo.
Immaginandosi di essere lanima individuale, luomo colto da spa-
vento, come una persona che scambia per errore un pezzo di corda per
un serpente; ma la sua paura viene allontanata dalla percezione che egli
non lanima, ma lo Spirito universale.
Colui che ha preso coscienza dei due Mondi manifestati, vale a dire
del Mondo ilico, linsieme delle manifestazioni grossolane o materiali,
e del Mondo psichico, linsieme delle manifestazioni sottili, nato due
volte, Dwidja; ma colui che cosciente dellUniverso non manifestato
o del Mondo senza forma, vale a dire del Mondo pneumatico, e che
giunto allidentificazione di se stesso con lo Spirito universale, tman,
solo questi pu essere detto Yogi, vale a dire unito allo Spirito univer-
sale.
Lo Yogi, il cui intelletto perfetto, contempla tutte le cose come re-
stando in se stesso, e cos, attraverso locchio della Conoscenza, perce-
pisce che ogni cosa Spirito.
Notiamo per inciso che il Mondo ilico paragonato allo stato di veglia,
il Mondo psichico allo stato di sogno e il Mondo pneumatico al sonno
profondo; dobbiamo ricordare, a tal riguardo, che il non manifestato
superiore al manifestato, poich ne il principio. Al di sopra dellUni-
verso pneumatico, secondo la dottrina gnostica, non vi che il Pleroma,
che pu essere considerato come costituito dallinsieme degli attributi
della Divinit. Non un quarto Mondo, ma lo Spirito universale stesso,
Principio supremo dei Tre Mondi, n manifestato n non manifestato,
indefinibile, inconcepibile e incomprensibile.
Lo Yogi o Pneumatico, perch in fondo la stessa cosa, si percepi-
sce non pi come una forma grossolana n come una forma sottile, ma
come un essere senza forma; sidentifica allora con lo Spirito universa-
le, ed ecco in quali termini tale stato descritto da Sankaratcharya.
Egli Brahma, dopo il cui possesso non c niente da possedere; dopo
il godimento della cui felicit non c alcuna felicit che possa essere
desiderata; e dopo lottenimento della cui conoscenza non c alcuna
conoscenza che possa essere ottenuta.
Egli Brahma, la cui vista elimina quella di qualsiasi altro oggetto,
lidentificazione con il quale impedisce ogni ulteriore nascita; dopo la
cui percezione, non vi pi niente da percepire.
Egli Brahma, che diffuso ovunque, in tutto: nello spazio mediano,
La terra 141

in ci che sopra e in ci che sotto; il vero, il vivente, il felice, senza


dualit, indivisibile, eterno e uno.
Egli Brahma, che senza grandezza, inesteso, increato, incorruttibi-
le, senza forma, senza qualit o carattere.
Egli Brahma, da cui tutte le cose sono illuminate, la cui luce fa ri-
splendere il Sole e tutti i corpi luminosi, ma che non affatto reso ma-
nifesto dalla loro luce.
Penetra egli stesso la sua stessa essenza eterna e contempla il Mondo
intero apparendo come Brahma.
Brahma non assomiglia affatto al Mondo, e al di fuori di Brahma non
c niente; tutto ci che sembra esistere al di fuori di lui unillusione.
Di tutto ci che viene visto, di tutto ci che viene sentito, niente esiste
che non sia Brahma, e, attraverso la conoscenza del principio, Brahma
contemplato come lEssere vero, vivo, beato, senza dualit.
Locchio della Conoscenza contempla lEssere reale, vivo, felice che
penetra tutto; ma locchio dellignoranza non lo scopre affatto, non lo
vede affatto, come un uomo cieco non vede affatto la luce.
Quando il Sole della Conoscenza spirituale si leva nel cielo del cuore,
caccia le tenebre, penetra tutto, abbraccia tutto, e illumina tutto.
Osserviamo che il Brahma di cui si parla qui il Brahma superiore;
necessario fare attenzione a distinguerlo dal Brahma inferiore, perch
questo non altro che il Demiurgo, considerato come il riflesso dellEs-
sere. Per lo Yogi, non c che il Brahma superiore, che contiene tutte le
cose, e al di fuori del quale non c niente; il Demiurgo e la sua opera di
divisione non esistono pi.
Colui che ha compiuto il pellegrinaggio del suo stesso spirito, un
pellegrinaggio che non ha niente a che fare con la situazione, il posto
o il tempo, che si svolge ovunque, in cui non si provano n il caldo n
il freddo, che accorda una felicit perpetua e una liberazione da ogni
pena; costui senza azione; conosce tutte le cose e ottiene leterna Be-
atitudine.
142 Rivista Thule Italia

Ren Gunon

La Gnosi, febbraio 1910, n 4

IL DEMIURGO

Dopo aver caratterizzato i tre Mondi e gli stati dellessere che vi cor-
rispondono, ed aver indicato, per quanto possibile, cosa sia lessere
affrancato dalla dominazione demiurgica, dobbiamo tornare di nuovo
alla questione della distinzione tra il Bene e il Male, per trarre alcune
conseguenze dallesposizione precedente.
Inizialmente si potrebbe essere tentati di dire questo: se la distinzione
tra il Bene e il Male del tutto illusoria, se in realt non esiste, deve
valere lo stesso per la morale, perch evidente che la morale si fon-
di su questa distinzione, che essenzialmente la presuppone. Sarebbe
andare oltre; la morale esiste, ma nella stessa misura della distinzione
tra il Bene e il Male, vale a dire per tutto ci che appartiene al dominio
del Demiurgo; dal punto di vista universale, [essa, ndt] non avrebbe
pi alcuna ragione di essere. La morale, infatti, non pu applicarsi che
allazione; ora lazione presuppone il cambiamento, che non possibile
che nel formale o il manifestato; il Mondo senza forma immutabile,
superiore al mutamento, dunque anche allazione, ed per questo che
lessere che non appartiene pi allImpero del Demiurgo senza azio-
ne.
Ci dimostra che occorre prestare attenzione a non confondere mai
i diversi piani dellUniverso, perch quanto si dice delluno potrebbe
non essere vero per laltro. Cos, la morale esiste necessariamente nel
piano sociale, che essenzialmente lambito dellazione; ma non se ne
pu pi parlare quando si considera il piano metafisico o universale,
poich allora non c pi azione.
Stabilito questo punto, dobbiamo far notare che lessere che superio-
re allazione possiede tuttavia la pienezza dellattivit; ma unattivi-
t potenziale, dunque unattivit che non agisce affatto. Questo essere
non affatto immobile, come si potrebbe a torto dire, ma immutabile,
vale a dire superiore al mutamento; sidentifica, infatti, con lEssere,
che sempre identico a se stesso: secondo la formula biblica, lEssere
lEssere. Questo deve essere accostato alla dottrina taoista, secondo
cui lAttivit del Cielo non-agente; il Saggio, che abbiamo designato
La terra 143

come il Pneumatico o lo Yogi, pu avere le parvenze dellazione, come


la Luna ha le parvenze del movimento quando le nuvole le passano
davanti; ma il vento che caccia le nuvole non ha alcuna influenza sulla
Luna. Analogamente, lagitazione del Mondo demiurgico priva din-
fluenza sul Pneumatico; a tal riguardo, possiamo ancora citare quanto
dice Sankaratcharya.
Lo Yogi, avendo attraversato il mare delle passioni, si unisce alla
Tranquillit e gioisce nello Spirito.
Avendo rinunciato a quei piaceri che nascono dagli oggetti esterni
perituri e godendo le delizie spirituali, calmo e sereno come la fiam-
ma di una lampada e gioisce nella sua stessa essenza.
Durante la sua permanenza nel corpo, non influenzato dalle sue
propriet, come il firmamento non influenzato da ci che fluttua al
suo interno; conoscendo tutte le cose, rimane non-influenzato dalle
contingenze.
Possiamo cos comprendere il vero significato del termine Nirvana,
di cui si sono date tante false interpretazioni; questa parola significa
letteralmente cessazione del respiro o dellagitazione, dunque lo stato
di un essere libero che non pi soggetto ad alcuna agitazione, che
definitivamente liberato dalla forma. un errore molto diffuso, almeno
in Occidente, quello di credere che non ci sia pi niente quando non
ci sia pi forma, mentre in realt la forma che niente e linformale
che tutto; cos, il Nirvana, ben lungi dallessere lannientamento come
hanno sostenuto alcuni filosofi, invece la pienezza dellEssere.
Da tutto quanto precede, si potrebbe concludere che non affatto ne-
cessario agire; ma sarebbe anche inesatto, se non in linea di principio,
almeno nellapplicazione che si vorrebbe farne. Lazione, infatti, la
condizione degli esseri individuali appartenenti allImpero del Demiur-
go; il Pneumatico o il Saggio in realt senza di azione, ma in quanto
risiede in un corpo, ha le parvenze dellazione; esteriormente del tutto
simile agli altri uomini, ma sa che questo non che unapparenza illuso-
ria e questo basta perch sia realmente affrancato dallazione, poich
attraverso la Conoscenza che si ottiene la liberazione. Con il fatto stesso
che sia affrancato dallazione, non pi soggetto alla sofferenza, perch
la sofferenza non che un risultato dello sforzo, dunque dellazione, ed
in questo che consiste ci che chiamiamo imperfezione, sebbene non
ci sia in realt niente dimperfetto.
evidente che lazione non pu esistere per colui che contempla tutte
le cose in se stesso come esistente nello Spirito universale, senza alcuna
144 Rivista Thule Italia

distinzione di oggetti individuali, come lo esprimono queste parole dei


Veda: Gli oggetti differiscono semplicemente per designazione, acci-
dente e nome, come gli utensili terrestri ricevono diversi nomi sebbene
siano solamente diverse forme di terra. La terra, principio di tutte le
forme, essa stessa senza forma, ma le contiene tutte in potenza; tale
anche lo Spirito universale.
Lazione implica il mutamento, vale a dire la distruzione incessante
di forme che spariscono per essere sostituite da altre; sono le modifica-
zioni che chiamiamo nascita e morte, i molteplici cambiamenti di stato
che deve attraversare lessere che non ha ancora raggiunto la liberazio-
ne o la trasformazione finale, usando la parola trasformazione nel suo
significato etimologico, che quello di passaggio al di l delle forma.
Lattaccamento alle cose individuali, o alle forme essenzialmente tran-
sitorie e periture, la caratteristica dellignoranza; le forme non sono
niente per lessere che liberato dalla forma, ed per questo che egli,
anche durante la sua permanenza nel corpo, non affatto influenzato
dalle sue propriet.
Cos si muove, libero come il vento, perch i suoi movimenti non
sono affatto ostacolati dalle passioni.
Quando le forme sono distrutte, lo Yogi e tutti gli altri entrano nelles-
senza che tutto penetra.
Egli senza qualit e senza di azione; imperituro, privo di volizione;
felice, immutabile, senza figura; eternamente libero e puro.
Egli come letere, che diffuso ovunque, e che penetra allo stesso
tempo lesterno e linterno delle cose; incorruttibile, imperituro, lo
stesso in tutte le cose, puro, impassibile, senza forma, immutabile.
Egli il grande Brahma, che eterno, puro, libero, uno, incessante-
mente felice, non due, esistente, percipiente e senza fine.
Questo lo stato cui lessere perviene attraverso la Conoscenza spiri-
tuale; cos [egli, ndt] liberato per sempre dalle condizioni dellesisten-
za individuale, liberato dallImpero del Demiurgo.