Sei sulla pagina 1di 6

TESTO 1 - DAI FRAMMENTI DI ERACLITO

IL LOGOS CHE UNISCE LE COSE


I frammenti
Il logos, come lo concepisce Eraclito, pi vicino al significato originario del verbo lgein, che
significa "raccogliere e pone in relazione le cose, ribalta le une nelle altre, scoprendone la radice
condivisa, l'unit reciproca, l'armonia nascosta. Il tipo di espressione e di ragionamento che
predilige l'analogia: dar voce e percorrere con il pensiero l'affinit universale di tutte le cose,
che riposa sulla fonte e sulla legge comune del loro essere e accadere. Eraclito di Efeso scrisse in
un'epoca in cui la diffusione della filosofia non era totalmente affidata alla scrittura e alla lettura
di libri. La sua opera non costituiva, in effetti, un trattato, ma una raccolta di aforismi in stile
oracolare, che non ci giunta per intero, anche se i frammenti tramandati non sono pochi. In essi
muta la stessa concezione di logos, sempre in divenire, a seconda dei tanti e diversi significati
attribuitigli dal filosofo.
Lo schema dell'argomentazione
[ i ] il logos parola ed razionalit, nell'uomo, e nel tutto;
[ii] il logos radice comune, governo, legge e ordine razionale di tutte le cose;
[iii] il logos rende tutto uno, armonizzando e facendo coincidere, in se stesso e in tutte le cose,
differenze e contrariet.



, ,

,
. (Eraclito fr. 1) Di questo logos che sempre gli uomini non
hanno intelligenza, sia prima di averlo ascoltato sia subito dopo averlo ascoltato;
bench infatti tutte le cose accadano secondo questo logos, essi assomigliano a
persone inesperte, pur provandosi in parole e in opere tali quali sono quelle che io
spiego, distinguendo secondo natura ciascuna cosa e dicendo com'. Ma agli altri
uomini rimane celato ci che fanno da svegli, allo stesso modo che non sono
coscienti di ci che fanno dormendo.
, .
(Eraclito, fr.
2) Bisogna dunque seguire ci che comune. Ma pur essendo questo logos
comune, la maggior parte degli uomini vivono come se avessero una loro propria e
particolare saggezza.
, ,
. (Eraclito fr. 41) Un'unica cosa la saggezza, comprendere la ragione
(logos) per la quale tutto governato attraverso tutto.
,
(Eraclito, fr. 50) Ascoltando non me, ma il logos, saggio ammettere che
tutte le cose sono un'unit.

. (Eraclito, fr.51) Non comprendono come, pur
discordando con se stesso, concorde: armonia contrastante, come quella dell'arco
e della lira.
. (Eraclito, fr.84a) Mutando riposa.
. . (Eraclito, fr.103)
Comune infatti il principio e la fine nella circonferenza del cerchio.
, ,
.
.
(Eraclito, fr.114) necessario che coloro che parlano adoperando la mente si
basino su ci che comune a tutti, come la citt sulla legge, ed in modo ancora pi
saldo. Tutte le leggi umane infatti traggono alimento dall'unica legge divina:
giacch essa domina tanto quanto vuole e basta per tutte le cose e ne avanza per di
pi.
Ed anche questo sembrerebbe del tutto irrazionale (alogon), se il cielo nella
sua totalit e tutte le sue parti fossero nell'ordine e secondo ragione, forme, potenze
e periodi, mentre niente di simile vi fosse nei principi, ma "come un mucchio di
rifiuti sparsi a caso", per dirla con le parole di Eraclito, "fosse l'ordine pi bello".
(Eraclito, 22 B 1, 2, 41, 50, 51, 84a, 89, 103, 114, 124 Diels-Kranz,)

l Le tre dimensioni fondamentali del logos. In questo primo frammento di Eraclito il logos
presentato nelle sue tre dimensioni fondamentali: 1) la dimensione noetica dell'intelligenza; 2) la
dimensione linguistica della parola ascoltata; 3) la dimensione ontologica universale, come
criterio razionale di tutto ci che accade. In Eraclito ricorrente la metafora degli uomini desti e
di quelli dormienti: desto chi capisce e ascolta il logos universale; dorme chi crede che le cose
vadano altrimenti.
2 Prima tesi: il logos comune. Del logos come criterio razionale di tutto ci che accade si
sottolinea che qualcosa di comune: ce n' uno solo, uguale per tutti; anche la saggezza, dunque,
in quanto intelligenza e ascolto del logos comune, dovrebbe essere comune e uguale per tutti.
3 Seconda tesi: il logos governa tutto. La saggezza consiste nel comprendere razionalmente che
il logos la regola secondo cui tutto accade, perch tutto governa.
4 Terza tesi: il logos rende tutto uno. Essendo unico e uguale per tutto e tutti, il logos induce ad
ammettere che tutto uno.
5 Quarta tesi: l'unit armonia dei contrari. Il logos governa tutto e rende tutto uno, non
annullando differenze e contrasti, ma armonizzando contrari. Esso stesso "concordia discorde",
e ci che esso governa ha in s un"armonia contrastante" simile a quella rappresentata da
Apollo, che in una mano tiene l'arco con le frecce, nell'altra lo strumento musicale a corda che si
chiamava "lira". Occorre ricordare, a questo proposito, che fra i diversi significati di logos
compare anche quello di "proporzione"; dunque di un rapporto ordinato fra grandezze diverse,
ma paragonabili.
6 Esempio di armonia dei contrari. Un esempio della "concordia discorde" che attraversa lo
stesso logos dato dal suo mutare riposando. Come si visto altrove, Eraclito identifica il logos
con il fuoco, a cui attribuisce come tratto caratteristico la capacit di trasformarsi restando fermo.
7 Ulteriore esempio di armonia dei contrari. Qui i contrari, addirittura, vengono a coincidere.
8 Quinta tesi: il logos legge. In questo frammento emerge anche una dimensione politica del
logos, che apparir pi chiara nella versione stoica della dottrina del logos.
9 Sesta tesi: il logos come ordine. Il frammento, contenuto nella Metafisica di Teofrasto,
suggerisce che il logos ordine razionale, in quanto principio, e nelle cose di cui principio.

TESTO 2 DAI FRAMMENTI DI ERACLITO


L'ALTERNANZA TRA I CONTRARI
I frammenti
L'idea dello scorrere del tempo come incessante alternanza di determinazioni opposte (vita e
morte, giorno e notte, secco e umido, caldo e freddo ecc.) ricorre nei frammenti di Eraclito di
Efeso (550 ca. a.C. 480 ca. a.C.), che tuttavia sembra concepire il tempo come aon. Egli
afferma infatti che i momenti attraverso i quali procede il divenire si caratterizzano in virt della
loro unicit e non-rinnovabilit, oltre che per il fatto di non ubbidire a un ordine predefinito.
Spiccano come a s stanti, e in questo senso sono assoluti, separati, o meglio distinti, in quanto
unici e irripetibili, da tutti gli altri.
Lo schema dell'argomentazione
[ i ] lo scorrere del tempo una successione in cui ogni cosa lascia il posto al suo contrario;
[ii] questo processo di alternanza non libero n casuale, ma regolato da una legge necessaria.

[A108] Le cose fredde si riscaldano, il caldo si raffredda, l'umido si dissecca, il


riarso si inumidisce.
[B52] Il tempo [aon] un
fanciullo che gioca spostando i dadi: il regno di un fanciullo.
[A107] Proprio come un mucchio di rifiuti gettati a caso il pi bello dei mondi.
[A45] Nello stesso fiume, invero, non possibile entrare due volte.
[A20] La trama nascosta pi forte di quella manifesta.
[A11] Coloro che parlano con l'aiuto dell'intuizione, bisogna che traggano forza da
ci in cui si concatenano tutte le cose, proprio come la citt trae vigore dalla legge,
e assai pi fortemente ancora.
Tutte le leggi umane, invero, vengono nutrite da una sola legge, quella divina: essa
prevale, difatti, tanto quanto vuole, e basta a tutto, e superfluamente emerge.
(Eraclito, fr. 14 [A 108], fr. B 52, fr. 14 [A107, A45, A20 e Al l )

1 Tesi. Tutto muta, nulla permane, il presente gi passato, l'acqua del fiume nel quale torno a
immergermi non pi la stessa di un momento fa, quando mi sono tuffato la prima volta: si tratta
sempre dello stesso fiume, cos almeno siamo portati a dire; eppure esso certamente cambiato,
anche se passato pochissimo tempo. E questo avanzare senza sosta imprevedibile, il corso e la
foce del fiume sono sconosciuti.
2 La "trama nascosta". Si tratta del logos che come un filo unisce i tanti particolari che sembrano
isolati tra loro, ma non visibile in superficie. Tutti i passaggi attraversati nel cammino del
divenire sono tenuti assieme da una ragione, da un logos che li collega. Questo per potr essere
riconosciuto soltanto dopo che il cammino - o una parte di esso - sar stato compiuto, andando a
ritroso con il pensiero e rimeditando momenti che, mentre erano attuali e presenti, non potevano
che essere avvertiti come a s stanti.
3 Il logos come legge. Viene ribadito qui il tema del logos come unione di particolari disparati in
un insieme coerente e significativo, rendendo esplicito un aspetto importante del logos, che
legge, cio regolarit generale e permanente.
4 Tesi. Nel logos come legge nascosta che governa permanentemente tutti gli eventi manifesti
torna il concetto di tempo come chronos: sotto quello che sembrava l'imponderabile, quasi
capriccioso, avvicendarsi di istanti compiuti in se stessi, "perfetti" ed "eterni" (aon), si scopre un
ordine (chronos), ancorch profondo e non accessibile a tutte le menti, che in realt vincola e
unisce quegli istanti. Ma la ragione, il logos, essa stessa eterna e permanente: ecco che a sua
volta il chronos si rivela come aon. In altre parole: l'essenza permanente della realt il
mutamento e la transitoriet. Il mutamento e la transitoriet per ricevono dal logos un senso: gli
eventi, anche se in continuo divenire, non sono casuali, ma obbediscono a una legge.

TESTO 3 DAI FRAMMENTI DI ERACLITO


IL FUOCO E L'ARMONIA NASCOSTA
I frammenti
"Ai nottivaghi ai magi ai posseduti da Dioniso alle menadi agli iniziati" (fr. 1 = 22 B 14 DK): a
costoro sono dedicati i vaticini di quella sorta di "libro sacro" scritto da Eraclito di Efeso, opera
che raccoglie una serie di massime enigmatiche, paradossali e "oscure".
Nella sua prosa inimitabile, che intesse con straordinario senso ritmico - e, a quanto sembra,
originariamente senza alcuna punteggiatura - espressioni quotidiane e sentenze oracolari,
ambiguit lessicali e illuminazioni poetiche, egli non soltanto espresse la propria profonda
speculazione, ma si fece portavoce di una sapienza antichissima. I suoi frammenti risentono
infatti di varie tradizioni filosofiche, religiose e metafisiche: sia di quella greca orfica e
dionisiaca, sia di quella indiana presente nella cultura sciamanica portata in Grecia e in Magna
Grecia da trib indoeuropee sopraggiunte nella Tracia e nella Ionia, e influente in modo profondo
sugli stessi culti iniziatici e misterici, e sugli scritti di pensatori quali Pitagora di Samo,
Parmenide di Elea, Empedocle di Agrigento e appunto Eraclito.
Lo schema dell'argomentazione
[ i ] la natura si manifesta come molteplicit conflittuale di fenomeni;
[ii] il conflitto nasconde per un'unit, anzi un'ulteriore natura, invisibile e pi potente, di cui il
logos istituisce e descrive l'orizzonte visibile;
[iii] d'altro lato la physis, nell'espressione deI suo principio e conformemente alla sua legge, non
pu fare a meno degli opposti che si trasformano continuamente l'uno nell'altro, delle loro
metamorfosi, inversioni e "congiungimenti";
[iv] principio della physis il "fuoco'; elemento che meglio rappresenta il fluire e trasformarsi
perenne di ciascun fenomeno sensibile nel proprio opposto.

La natura ama nascondersi (fr. 116 = DK, 22 B 123)


(Eraclito, fr. 54) armonia non visibile, di
quella manifesta pi potente (fr. 117 = DK, 22 B 54)
, , ,

. Questo cosmo non lo fece alcuno degli dei n degli uomini, ma sempre era,
ed , e sar, fuoco sempre vivente, che con misura divampa e con misura si spegne
(fr. 2 = DK, 22 B 30)
, ,
. . . ,
. metamorfosi del fuoco: dapprima mare, e met del mare
terra, l'altra met aria infuocata (fr. 4 =DK 22 B 31)
, , , .
, , .
(Eraclito fr.67) Il dio: giorno notte, inverno estate, guerra pace, saziet fame; muta
come il fuoco, quando vi si mescolano aromi, prende nome secondo il gusto di
ciascuno (fr. 16 = DK, 22 B 67)
(tra parentesi indicata con la sigla DK [Diels-Kranz] la collocazione
del frammento citato secondo lordine della raccolta canonica)

1 Prima tesi: la natura nascosta. Questa "natura" non va intesa in senso fisicalistico, come la
realt oggettiva che conosciamo con i sensi ed tutt'altro che nascosta. La natura (physis) che
"ama nascondersi" la natura che permane oltre e prima della realt oggettiva ed esperibile, a cui
d origine. Questa natura originaria si manifesta nelle cose, eppure nella sua propria essenza
resta nascosta. in tal senso una natura allo stesso tempo "immanente" (presente all'interno dei
fenomeni a cui d origine) e "trascendente" (in quanto procede da un'ulteriorit indipendente e
superiore rispetto ai limiti e alle determinazioni sensibili dell'esperienza). La natura ci che,
mentre origina e dischiude le determinazioni rendendosi cos visibile attraverso di esse, si
mantiene in s indeterminata e invisibile, e dunque "nascosta" nella sua inesauribile potenza
generatrice.
2 Potenza dell'invisibile. La natura manifesta ovunque conflitto. Il sapiente va oltre i fenomeni,
penetra la legge della contesa perenne e sa che "pi potente" della discordia l'armonia composta
dai "discordanti". Con le parole di un altro celebre frammento eracliteo: ci che si oppone
converge, e dai discordanti bellissima armonia (fr. 11 = DK, 22 B 8). Larmonia invisibile la
pi potente e pi bella perch esprime la legge che congiunge i fenomeni e ne dispone la trama
osservabile.
3 Seconda tesi: il mondo eterno. Il cosmo, ossia il mondo ordinato cos come si presenta
"naturalmente" alla nostra esperienza, non ha inizio n fine, ma da sempre e per sempre,
eterno. Le forme temporali sono soltanto gli opposti, i "discordanti" in cui si manifesta il
principio inesauribile della sua originaria potenza generatrice. Questo mondo, cos com',
eterno e identico al fuoco che, ritmicamente ("con misura"), divampa e s'estingue ma restando
"sempre vivo". Per Eraclito il fuoco rappresenta appunto l'arch, il principio dal quale derivano e
nel quale possono trasformarsi tutte le cose.
4 Trasformazioni del fuoco. Affine all'elemento primordiale (l'acqua, l'aria) posto dagli ionici
quale principio immanente delle cose, il fuoco si trasforma - secondo le fasi misurabili cui
accenna il frammento precedente - in mare, terra e luminosa "aria infuocata", cio nei tre
elementi che costituiscono l'universo. Indipendentemente dalle sue metamorfosi, il fuoco
eracliteo ha indubbiamente la valenza rappresentativa del logos che fissa modi e termini delle
trasformazioni: principio "razionale", misura e regola, "legge" che ritma mutamenti e
trasformazioni.
5 Il dio. Divino il principio unitario degli opposti, dove s'intenda che la prima opposizione
quella tra il fuoco considerato nella sua unit in s e considerato invece come immanente nelle
cose, e in tal senso "fuori di s". Eraclito menziona le coppie degli opposti disponendole secondo
la figura retorica del chiasmo: il giorno e la notte (positivo e negativo), l'inverno e l'estate
(negativo e positivo), la guerra e la pace (negativo e positivo), la saziet e la fame (positivo e
negatvo). Tutto ci serve a stabilire una concezione fondamentale della realt che possiamo
riassumere nella coincidenza degli opposti e nella loro unit con il dio.
TESTO 4 DAI FRAMMENTI DI ERACLITO
GLI UOMINI E GLI DI
Presentiamo un gruppo di frammenti di Eraclito che riguardano la divinit e i suoi rapporti con
l'uomo. Il distacco del filosofo dalla religiosit tradizionale evidente: il divino inteso come
unit di opposte determinazioni e nessuna concezione antropomorfica degli dei adeguata. Una
distanza incolmabile separa infatti umano e divino.
Framm. 67 Una sola cosa, la sapienza, vuole e non vuole essere chiamata col nome
di Zeus.
Framm. 68 Il pi di quello che fanno gli di, gli uomini non lo conoscono per la
incredulit loro.
Framm. 69 Per la divinit tutte le cose sono belle e buone e giuste: gli uomini
alcune le considerano giuste, altre ingiuste.
Framm. 70 Costume umano non ha consiglio che valga, il divino lo ha.
Framm. 71 L'uomo ha nome d'infante al cospetto del dio come il bimbo al cospetto
dell'uomo.
Framm. 72 La pi bella delle scimmie brutta al confronto dell'uomo e l'uomo pi
sapiente avr sembianza di scimmia al confronto del dio.
(Eraclito, Frammenti e testimonianze; - Mondadori, 1989, pp. 33-35)

Guida allanalisi
Dio sapienza. Il frammento 67 fa riferimento al divino come sapienza e come unit di opposte
determinazioni (vuole e non vuole). Se la sapienza Zeus, perch, secondo la tradizione
mitologica, il pi sapiente tra gli di, si deve anche dire che la sapienza non Zeus, in quanto,
se cos fosse, ci si riferirebbe a una divinit particolare, a un singolo dio. Come unit del molte-
plice, la sapienza non pu identificarsi con un singolo aspetto di tale molteplicit.
L'inadeguatezza della conoscenza umana. I frammenti 68, 71 e 72 mostrano la distanza tra gli
uomini e gli di per quanto riguarda il conoscere. Gli uomini non conoscono gran parte di ci che
gli di fanno e il rapporto che sussiste tra uomo e dic paragonabile, in riferimento al grado di
conoscenza, a quello tra un infante e un uomo adulto o tra la scimmia e l'uomo.
Etica umana ed etica divina. I frammenti 69 e 70 segnalano che l'etica degli di non coincide con
quella degli uomini. Anche gli uomini possono stabilire ci che bene e ci che male, ci che
giusto e ci che ingiusto, ma i lorc giudizi non coincidono con i giudizi divini, che risultano in
ultima analisi decisivi.
Verifica della comprensione
1 Perch si dice che la sapienza e non Zeus? 2 Perch la giustizia non uguale per gli di e
per gli uomini? 3 possibile paragonare la conoscenza umana a quella divina?