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I vari riferimenti alla DURATA ai GIUDIZI DI VALORE e alla UBICAZIONE

STEREOFONICA presenti nella guida allascolto vanno cos interpretati:


DURATA:
Per individuare una sezione del brano o un qualsiasi evento musicale al suo interno
vengono indicati i tempi (minuti e i secondi) misurati dallinizio del brano stesso. Sul
display del CD player potrete facilmente seguire il minutaggio riportato nel testo e nella
colonna a sinistra della GUIDA ALLASCOLTO. Alcuni esempi:

Il primo tema (1:22 / 1:48) si sviluppa .. notare lintervento del


clarinetto (2:33) .

GIUDIZI DI VALORE:
Le parti pi belle e significative di un brano vengono segnalate mediante le stellette:

* degno di nota **buono ***ottimo ****eccezionale

Laggiunta di un punto esclamativo (es: **!) segnala una particolare genialit dellautore.

CENTRO
UBICAZIONE STEREOFONICA:
Per facilitare lindividuazione di un particolare poco udibile 0
dellarrangiamento (lintervento di uno strumento, linserimento di
una nuova voce ecc) si segnala talvolta anche la sua ubicazione
nei 180 della stereofonia, secondo lo schema riprodotto sulla
destra. L 90 R 90
Ad esempio: L 20 indica la posizione sinistra a venti gradi
dal centro (chi usa la cuffia faccia attenzione a non
indossarla con gli auricolari invertiti).

Talk un disco che appartiene a pieno titolo al genere Post - Progressive Rock.
E stato chiamato PROGRESSIVE un tipo di Rock colto, complesso e raffinato, nato in Inghilterra alla fine degli anni 60 e
sviluppatosi fino ai giorni nostri. I pi celebri esponenti di questo stile sono i Genesis, gli Yes, i Marillion, E.L.&P.,una parte della
produzione dei Jethro Tull e una miriade di altri gruppi inglesi e solo saltuariamente statunitensi. Appartengono al genere Progressive
alcuni dei pi straordinari brani della musica rock ed assai probabile che molti brani progressive siano destinati ad essere studiati e
ricordati, nei secoli futuri, come la musica classica dellultimo quarto del Novecento.
Trattandosi di un Rock colto (fatto cio per un pubblico preparato e selettivo) il Progressive richiede unattenzione particolare
e va ascoltato con grande concentrazione. I brani, infatti, sono spesso molto lunghi e pieni di piccole idee e invenzioni musicali che
sfuggono al primo ascolto e vengono apprezzati un po alla volta. Inoltre, essendo una musica molto aperta alla sperimentazione
sonora e musicale in senso lato, non piace quasi mai al primo ascolto.
Il Post-Progressive Rock, invece, nascer allinizio degli anni Ottanta come reazione agli eccessi del Progressive che, a causa
della crescente farraginosa complessit delle composizioni, stava perdendo il favore del pubblico, attratto da nuovi gruppi come i Police
che, al contrario, avevano fatto della semplicit, spesso geniale, la loro bandiera.
Riportati su un piano stilistico pi misurato resuscitarono a nuova vita alcuni gruppi del progressive storico e tutta una serie di
singoli artisti spesso provenienti dalle formazioni dei gruppi pi famosi (Peter Gabriel, Trevor Rabin, Tony Banks)

LINVILUPPO DEL PIACERE DASCOLTO (cos la Lizard indica levoluzione del piacere dascolto nel tempo), nei brani progressive,
generalmente caratterizzato da un attacco lento, un sostegno lungo, un decadimento medio; basso, infine, il sostegno residuale presso
il grande pubblico (la carica innovativa non regge nel tempo) e probabilmente molto debole il cosiddetto picco di revival.
Gli YES nascono nel 1968; la prima formazione composta da Pete Banks (chitarra), Tony Kaye (tastiere), Bill Bruford (batteria),
Chris Squire (basso elettrico), Jon Anderson (voce). Due anni dopo la chitarra di Pete Banks verr sostituita con quella di Steve
Howe e lanno successivo Rick Wakeman sostituir alle tastiere Tony Kaye. Nel 1972, infine, Alan White sostituir alla batteria Bill
Bruford passato a far parte prima dei King Crimson e poi dei Genesis.
Questa formazione (Anderson, Squire, Howe, Wakeman, White) resister fino al 1980, anche se alle tastiere si alterneranno vari
musicisti per sostituire Wakeman spesso impegnato in progetti individuali. Nel 1980 gli Yes si sciolgono ed ognuno di loro intraprende
una carriera personale.
Ma nel 1983 Chris Squire, passando negli studi della Atlantic, ascolta per caso un provino contenente brani di Trevor Rabin, giovane
chitarrista sudafricano molto popolare nel suo paese dorigine come leader dei Rabbit. Nel provino si trova la celebre Owner of a lonely
heart che diventer uno dei brani pi famosi della storia del rock. Chris telefona a Trevor Rabin per congratularsi e tra i due nasce il
progetto di realizzare, insieme ad Alan White (anche lui reduce degli Yes), un disco. Per dedicarsi a questo lavoro Squire e White
abbandonano il progetto di un album che avrebbero dovuto incidere (sotto il nome XYZ) con Jimmi Page dei Led Zeppelin.
Rabin dunque inizia la collaborazione con entusiasmo ( un ammiratore di vecchia data degli Yes e di Chris Squire in particolare) e i tre
cominciano a lavorare decidendo di chiamarsi CINEMA. Durante la lavorazione vengono interpellati anche Jon Anderson e Tony
Kaye. Anderson accetta volentieri di far parte del progetto (si dichiara entusiasta dei brani di Trevor Rabin) ma pone come condizione
che venga abbandonato il nome Cinema e che si riesumi il nome Yes.
Trevor Rabin accoglie questa richiesta con molta riluttanza; si rende infatti conto che, alle condizioni poste da Anderson, egli rischier di
essere poi sempre considerato (come in effetti avverr) il sostituto di Stewe Howe come chitarrista degli Yes. Ma infine d il suo
assenso rendendosi conto che la voce ormai leggendaria di Anderson costituir un formidabile valore aggiunto. Nasce cos (nel 1983)
lalbum 90125 (il titolo non altro che il numero di catalogo della casa discografica, la ATCO); il disco, uno dei pi importanti e
significativi dellintera storia del rock, avr un successo mondiale rilevantissimo e riporter gli Yes alla ribalta della scena musicale, tra i
protagonisti del Rock degli anni 80. Gli arrangiamenti di questo disco, diventati leggendari per i cultori del rock pi colto, sono firmati da
Trevor Horn (anche lui gi transitato in precedenza negli Yes) ma, come tradizione del gruppo, sono in realt il frutto della
collaborazione di tutti. Le capacit compositive e chitarristiche di Trevor Rabin saranno una vera e propria rivelazione nel panorama
ormai declinante del Rock degli anni 80; solo i veri intenditori, tuttavia, gli riconosceranno il merito di aver donato, con i suoi brani, una
seconda giovinezza agli Yes e di aver sacrificato almeno in parte una carriera personale che avrebbe potuto vederlo autentico
protagonista.
Con la stessa formazione gli Yes, nel 1987, registreranno lalbum BIG GENERATOR, altrettanto importante e forse di un livello
artistico ancora maggiore del precedente; le vendite per non saranno altrettanto soddisfacenti, forse per la mancanza di una hit track
capace di raggiungere il successo presso un pubblico ormai sempre meno attratto dal progressive.
Infine , nel 1994 , arriva TALK, lalbum da cui tratto il brano omonimo che prendiamo in esame in questa Guida allascolto. Il disco,
insieme ai due precedenti, costituisce una splendida trilogia destinata ad essere ricordata come uno dei prodotti artisticamente pi alti
della musica Rock.
Deluso dai risultati delle vendite e dallo scarso successo di Talk, Travor Rabin (che gi nel 1989 aveva realizzato da solo lalbum Face
to face) lascier il gruppo per intraprendere unincerta carriera solista (prevalentemente come autore di colonne sonore: sua, ad
esempio, quella di Convoy).
Gli Yes da parte loro, tuttora in attivit, continuano a incidere dischi di valore discontinuo ma sempre di grande fascino; sono ormai un
gruppo cult seguito da un ristretto ma affezionato pubblico di intenditori.

TALK
(Rabin/Anderson. Tratto da YES Talk 1994)

Dopo uneterea introduzione di pianoforte solo (0:00 / 0:15) entra la voce con un bel tema*** che ricorda in modo
inequivocabile, nello spirito e nellatmosfera, Shes leaving home dei Beatles (Beatles, Sgt. Peppers). Definirlo un
plagio sarebbe assolutamente fuori luogo (sono proprio gli ascoltatori pi superficiali che sentono plagi
dappertutto); non si pu neanche parlare di citazione; solo una reminiscenza, forse anche inconsapevole (quale
musicista rock non custodisce i Beatles in qualche scrigno della sua memoria!).
La voce che canta questo primo tema (0:16 / 0:42) quella del chitarrista Trevor Rabin (aggregatosi, come
abbiamo visto, nel 1983), processata (come Rabin ha fatto altre volte nei suoi dischi personali) in modo da renderla
metallica e quasi irriconoscibile. Leffetto ottenuto con un flanger digitale stereofonico (con il parametro della
rigenerazione regolato molto alto), spesso usato nel rock sulla chitarra elettrica, quasi mai sulle voci.
Finito il primo tema vocale rimane la coda di un bellissimo arpeggio*** di pianoforte (0:43 / 0:58), suonato da Trevor
Rabin stesso, il quale, oltre che chitarrista anche valente tastierista ( anzi stato un pianista prodigio fin da bambino,
in Sudafrica dove nato), oltrech arrangiatore.
Poi di nuovo il primo tema vocale (ma con una voce in pi, appena udibile, che esegue un controcanto che vale
la pena di ascoltare per la sua raffinatezza) (0:59 / 1:24) e di nuovo la stessa coda arpeggiata, qui allungata e
arricchita, eseguita sul pianoforte (1:25 / 1:53).

Facciamo un passo indietro per segnalare alcuni brevi ma gustosi inserimenti strumentali che sono avvenuti in
questi primi due minuti: 0:37 LEFT 70 chitarra elettrica clean**; 1:03 RIGHT 90 Pedal steel guitar *; 1:16 LEFT
90 chitarra elettrica*; 1:27 LEFT 70 pedal steel guitar ritmica**; 1:37 RIGHT 70 sintetizzatore*, ripetuto poi a
1:48. Inoltre altri suoni di tastiera sintetizzata sparsi sapientemente qua e l. Notate anche a 1:45 il piccolo
inserimento (interessante perch inatteso) di tre note basse in scala (Fa#, Sol# , La, Si) eseguite con la mano sinistra
del pianoforte.
Sarebbe uninutile pedanteria continuare questa guida allascolto segnalando, come abbiamo fatto finora, ogni
intervento ed ogni idea di arrangiamento degni di nota; quanto abbiamo detto finora sufficiente a mettere in risalto
quanto raffinato e meticoloso lavoro ci sia in questi arrangiamenti costellati di tante piccole idee; alcune davvero
deliziose, altre solo divertenti, altre semplicemente esornative; comunque mai banali e sempre discrete e calibrate.
Dora in poi segnaleremo solo le migliori.

Dopo linizio di un nuovo accompagnamento di pianoforte (1:56) arriva la magica voce di Jon Anderson (2:09),
come al solito impostata sul registro alto (lunico che egli sembra possedere, o voler usare), che costringe lintero
gruppo a comporre ed eseguire brani con le melodie posizionate nella sua estensione vocale. Essa tutta spostata,
rispetto ad una normale voce maschile, verso lalto; da qui la suggestione del suo timbro vocale un po efebico,
celestiale, quasi da voce bianca. A questo inconfondibile timbro vocale corrisponde un modo di cantare privo di
qualsiasi abbellimento superfluo, senza vibrato, senza sforzato, senza falsetto, sempre signorile, composto,
limpido e tagliente; questo il segreto dellinimitabile fascino di Jon Anderson, riconoscibile tra mille, dotato di una
personalit cos forte da mettere tutti, soprattutto dal vivo, in secondo piano. Non c da stupirsi che Trevor Rabin
abbia in pratica sacrificato (come abbiamo detto) le sue ambizioni pur di non rinunciare alla magia di quella voce.
Anderson entra dunque intonando il secondo tema ** (2:09 / 2:37), quello principale, che svilupper fino a 3:04
spostando per due volte (2:37 e 2:52) di una terza minore in avanti la progressione armonica I / IIIm / V7 / I / IIIm /
VIm / V7. Una normale voce maschile gi al limite superiore della sua estensione prima del primo dei due
spostamenti. La voce di Anderson invece esegue tutto senza sforzo, anche dopo il secondo spostamento.

Alla fine di questo secondo tema (che conviene riascoltare per seguire anche la pregevole parte del pianoforte) un
rumore che ricorda lavvio del rotore dellHammond (3:04) interrompe bruscamente latmosfera fin qui dolce, angelica
e rarefatta del brano e mette in moto lintero gruppo; il rock duro irrompe prepotentemente e sembra voler divampare
inarrestabile.

Dopo pochi secondi arriva (3:24) una parentesi sonora supertecnologica e robotica, un assolo ritmico***! che
un piccolo prodigio del mago Trevor Rabin. Vale la pena ascoltarlo con attenzione; questo suono di chitarra
processata (pi sintetizzatore) un vero spettacolo pirotecnico, fatto di suoni anzich di luci, ottenuto con luso
iperreale ed esasperato della stereofonia;

a 4:01 potete ascoltare il celebre suono del basso di Chris Squire, considerato uno dei migliori bassisti del rock. Non
tutti sono daccordo su questa definizione ma certo che il suono rauco del suo basso Rickenbacker stato fin
dallinizio uno degli ingredienti fondamentali del sound degli Yes. Travor Rabin dichiar una volta a proposito degli
Yes :The thing that really intrigued me from day one was that dirty, weird, amazing crude bass sound (quello
sporco, magico e incredibilmente crudo suono del basso); una definizione perfetta per descrivere quel modo di
suonare e quel suono cos cattivo che spesso negli Yes ha fatto da contraltare alla voce dolce e angelica di Jon
Anderson.

da 5:45 a 6:30 si sviluppa un suggestivo e poetico intermezzo pseudo -orchestrale*** di sapore


pastorale. Si tratta di uno stile di arrangiamento poco usuale nel rock e che ricorda invece in modo chiarissimo la
tecnica orchestrale usata tradizionalmente per le colonne sonore; assai probabile che sia frutto della fantasia di
Trevor Rabin che, pochi anni dopo, uscito dagli Yes, si dedicher appunto alla composizione di colonne sonore per
film.
dopo un secondo intermezzo strumentale* (6:30 / 8:14) , per la verit un po fiacco, riprende il secondo
tema (8:32) con alcune raffinate variazioni**.
9:00 inizia il terzo tema** eseguito dal coro.
9:27 bellissimo inciso*** che si ricongiunge ad una nuova ripresa del secondo tema (9:57) :alla fine del
tema il momento pi avvincente di tutto il brano (10:25 )****! ;soffermiamoci a parlarne per qualche rigo:
il momento in cui la voce di Jon Anderson, alla fine del tema, si ferma, tagliente come una lama, sulla nota Re
diesis (la pi alta raggiunta dalla voce in tutto il brano) e proprio come una lama si inserisce nel quarto tema ***,
anchesso straordinariamente bello, cantato dal coro. E un momento di commozione struggente, davvero
entusiasmante.

A 10:53 un bellassolo *** di pedal steel guitar, perfettamente confezionato su misura come un vestito di alta
sartoria (i veri chitarristi rock compongono i loro assoli , non li improvvisano; e lassolo composto nello stile del
brano, non nello stile del chitarrista!). Da notare che qui la pedal steel suonata con stile e suono chitarristico (e di un
chitarrista rock!) e non con il suono clean e la tecnica di sapore Country tipica dei tradizionali suonatori di pedal steel.

Lassolo termina con una lunga nota tenuta (11:22 / 11:39) - del tutto analoga a quella memorabile lama di Jon
Anderson - che si inserisce anchessa, come la voce di Jon, nello stesso tema del coro (che qui si ripete), ma per una
lunghezza maggiore: contateli: ben 17 interminabili secondi! Un record per una nota sola (c per un trucco di
registrazione, che si chiama punch in, a 11:22; una specie di cucitura tra il glissato della chitarra e la nota finale,
verosimilmente campionata e messa in loop). Viene da pensare che, cos facendo, Trevor Rabin abbia voluto
rendere omaggio al suo grande cantante imitando con la chitarra proprio il momento in cui la sua voce ha dato prova
del suo massimo splendore; come per dire: in quel momento sei stato grande!.
11:22 Inizia qui un arpeggio di chitarra elettrica * che si protrae fino a 11:46 diventando via via sempre pi
udibile. Serve a ricordarci che Trevor Rabin ha composto almeno due tra gli arpeggi pi memorabili della storia del
rock: il primo si trova nella celebre Owner of a lonely heart **** (in YES 90125) ed un arpeggio talmente
importante da costituire (caso unico, per quanto mi ricordi) l assolo strumentale del brano; per la precisione
costituisce la seconda parte dellassolo e il suo arrivo forse il momento pi emozionante di quel brano (chi ha visto
gli Yes di quegli anni dal vivo sa che allarrivo di quellarpeggio scattava spesso tra il pubblico lapplauso a scena
aperta; un onore davvero pi unico che raro per un arpeggio). Il secondo arpeggio memorabile di Rabin quello
utilizzato come riff iniziale (dopo lintroduzione in quartetto darchi) in Love will find a way *** (YES Big generator).

Ma torniamo a Talk: il brano finisce con la ripresa del terzo tema (quello introdotto al 9:00) cantato dal coro in una
versione questa volta pi solenne, da gran finale. Ma un coro non solenne se manca la voce bassa o baritonale; e
poich nessuno degli Yes ha una voce capace di coprire quellestensione, la parte pi bassa eseguita con un
sintetizzatore, regolato su un timbro sonoro simile alla voce umana.
Il tema ripetuto due volte. E quelle quattro note (Sol Do Si La) di clarinetto campionato o sintetizzato*** suonate
prima dellinizio della seconda ripetizione rappresentano lultima perla di questo brano.

GLI STUMENTI UTILIZZATI IN QUESTO


BRANO:

A parte la Pedal steel guitar e lorgano


Hammond, di cui parleremo tra poco, gli altri
strumenti sono abbastanza tradizionali per un
gruppo rock. Su di essi abbiamo potuto
raccogliere solo poche e incomplete notizie:
sappiamo che sono state utilizzate tastiere
Korg, chitarre Alvarez (ma sicuramente anche
la Fender Stratocaster che Rabin usa
normalmente) Il solito basso Rickenbacker di
Chris Squire, la batteria Ludwig per Alan White,
amplificatori Ampeg.
Gli Yes nella formazione di Talk. Da sinistra a destra: Trevor Rabin,
Alan White, Jon Anderson, Chris Squire, Tony Kaye. Due parole, infine sullHammond e sulla
Pedal Steel Guitar:

LORGANO HAMMOND
Introdotto sul mercato nel 1935 dal suo inventore Laurens
Hammond, lorgano che ancora oggi porta il suo nome basa il
suo funzionamento su un principio costruttivo gi messo a punto
nel 1902 da Thaddeus Cahill. Esso utilizzava generatori costituiti
da ruote dentate fatte girare allinterno di campi magnetici
prodotti da magneti permanenti. I denti delle ruote generavano
un flusso magnetico in una bobina di rame avvolta intorno al
magnete stesso. La novit introdotta da Hammond consistette
nellamplificare la debole corrente cos prodottasi mediante
unamplificazione valvolare, non ancora possibile ai tempi di
Cahill (la valvola fu inventata nel 1906). Il sistema delle ruote
dentate permette di regolare separatamente lintensit di ogni
armonica che concorre a creare il timbro del suono. Si tratta
quindi di un sistema a sintesi additiva; esso cio sintetizza
(crea) i suoni addizionando (sommando) le varie armoniche
nellintensit voluta. Hammond intendeva creare cos un organo
per uso liturgico che sostituisse i costosissimi organi a canne
(nel 1937, due anni dopo la commercializzazione, oltre 3000
chiese negli Stati Uniti si erano dotate di un organo Hammond).
E curioso osservare che Hammond si rammaric a lungo di non essere riuscito ad eliminare quel
fastidioso rumore dattacco udibile ad ogni nota, un inconveniente assente negli organi a canne.
In realt proprio quel fastidioso inconveniente fece la fortuna dellorgano Hammond che si diffuse tra i
jazzisti prima e poi tra i tastieristi Rock proprio grazie a quellaggressivo e inconfondibile rumore dattacco.
Tra i musicisti rock baster citare Steve Winwood e Rick Wakeman; ma sono stati soprattutto i Deep Purple
a rendere popolare lHammond nel mondo del Rock. I loro indimenticabili riff (ottenuti appunto con
Hammond, chitarra distorta e basso elettrico suonati allunisono) hanno segnato unepoca e uno stile.

(Nella foto un organo Hammond degli anni Sessanta)

LA PEDAL STEEL GUITAR


La PEDAL STEEL GUITAR nasce nel 1948,
modificando una steel guitar (chitarra hawaiana).
Laggiunta dei pedali consentiva di variare lintonazione
di ogni corda mentre si suonava lo strumento. Continue
modifiche verranno apportate negli anni successivi, fino
ai pi complessi modelli attuali, che arrivano ad avere
otto pedali di intonazione, un pedale del volume, nove
leve da ginocchio e due tastiere: la prima accordata in
E9 viene utilizzata prevalentemente per il country, la
seconda in C6 per il jazz.
Recentemente la PEDAL STEEL GUITAR entrata
anche nel rock; i Dire Straits, ad esempio, hanno
arruolato Paul Franklin, forse il pi grande suonatore
di pedal steel guitar vivente; tra gli assoli di pedal steel
pi famosi si ricorda quello di Jerry Garcia in Teach
your children di Crosby, Stills, Nash & Young.

(nella foto una Pedal Steel Guitar Sho Bud modello 6166 con doppia tastiera, da 10 corde, 8 pedali e 6 leve
da ginocchio)