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EDIFICI ESISTENTI: DIAGNOSI E RECUPERO

LINTERVENTO DI RECUPERO.
DIAGNOSI AFFIDABILIT SOSTENIBILIT

Presentazione 3 Febbraio 2017


Prove sui materiali: accettazione e riciclo

Tecnolab srl Laboratorio sperimentale di ingegneria


Sede Legale Via Santella Parco La Perla - 81055 S. Maria Capua Vetere (CE)
Sede Laboratorio Napoli, Via S. Maria del Pianto, 80 - 80143 Napoli (NA)

Ing. Fabio DAngelo Iscrizione C.C.I.A.A. n 201023


Part. IVA 02856650615sito:
e-mail: 1tecnolab@virgilio.it
www.tecnolabnapoli.it
Aut. Min. n 51185 del 03/12/2003 Tel. 081.2507107 - Fax 081.19560514
I test per controllo e accettazione dei Tecnolab srl
Laboratorio sperimentale di ingegneria
materiali per il recupero

DEFINIZIONI
La vita utile il periodo durante il quale la struttura potr essere utilizzata
per gli scopi previsti, cio senza che risultino necessari sostanziali di
riparazione.

Sia che si decida di costruire, ristruttura o demolire e ricostruire, la struttura


deve essere durevole.
Ossia, che la probabilit di danneggiamento e quindi di una manutenzione
straordinaria sia modesto.
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materiali per il recupero

Regolamenti e Norme
DECRETO MINISTERO DELLE INFRASTRUTTURE E DELL'INTERNO 14/01/2008
NORME TECNICHE PER LE COSTRUZIONI.
Cap. 11: MATERIALI E PRODOTTI PER USO STRUTTURALE

REGOLAMENTO UE 305/11 Prodotti da costruzione (CPR)

NOVITA

I materiali ed i prodotti per uso strutturale, utilizzati nelle opere soggette alle NTC, devono
rispondere ai requisiti indicati nel seguito.

I materiali e prodotti per uso strutturale devono essere:

- identificati univocamente a cura del produttore, secondo le procedure applicabili;


- qualificati sotto la responsabilit del produttore, secondo le procedure applicabili;

- accettati dal Direttore dei lavori mediante acquisizione e verifica della documentazione di
qualificazione, nonch mediante eventuali prove sperimentali di accettazione.
test per qualifica del prodotto e controllo di Tecnolab srl
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produzione
I Materiali entrano in cantiere solo se:

Sono materiali e prodotti per i quali sia disponibile una norma europea armonizzata il cui riferimento sia
pubblicato su GUUE.
Il loro impiego nelle opere possibile soltanto se in possesso della Marcatura CE, prevista dal
REGOLAMENTO UE 305/11 Prodotti da costruzione (CPR).

Sono materiali e prodotti per i quali non sia disponibile una norma armonizzata ma una qualificazione
con le modalit e le procedure indicate nelle NTC.

Ne consegue

Per i materiali e prodotti recanti la Marcatura CE sar onere del Direttore dei Lavori, in
fase di accettazione, accertarsi del possesso della marcatura stessa e richiedere ad
ogni fornitore, per ogni diverso prodotto, la Dichiarazione di prestazione (DOP), che
sostituisce la vecchia Dichiarazione di Conformit,

Sar inoltre onere del Direttore dei Lavori verificare che tali prodotti rientrino nelle
tipologie, classi e/o famiglie previsti nella detta documentazione.

LA RACCOLTA DELLE DOCUMENTAZIONI ONERE DEL COSTRUTTORE


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Regolamenti e Norme
REGOLAMENTO UE 305/11 Prodotti da costruzione (CPR)

Il Regolamento riguarda tutti i prodotti (materiali, manufatti, sistemi, ecc.) che


sono realizzati per diventare parte permanente di opere di costruzione (edifici
ed opere di ingegneria civile), i quali devono assicurare il rispetto di almeno
uno dei seguenti requisiti, i primi sei previsti gi dalla precedente direttiva
CPD 89/106 a cui si aggiunge lultimo:

resistenza meccanica e stabilit;


sicurezza in caso di fuoco;
igiene, sicurezza e ambiente;
sicurezza in uso;
protezione contro il rumore;
risparmio energetico;
uso sostenibile delle risorse naturali per la realizzazione delle costruzioni.
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Regolamenti e Norme

REGOLAMENTO UE 305/11 Prodotti da costruzione (CPR)

Uso sostenibile delle risorse naturali per la realizzazione delle costruzioni.

Definizione del requisito: Le opere da costruzione devono essere concepite, realizzate


e demolite in modo che luso delle risorse naturali sia sostenibile e garantisca in
particolare quanto segue: a) il riutilizzo o la riciclabilit delle opere da costruzione, dei
loro materiali e delle loro parti dopo la demolizione; b) la durabilit delle opere da
costruzione; c) luso, nelle opere da costruzione, di materie prime e secondarie
ecologicamente compatibili.
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Regolamenti e Norme
Secondo il D.M. 14.01.2008 (N.T.C)
La durabilit definita come la capacit di conservare le caratteristiche fisiche e
meccaniche dei materiali e delle strutture durante lintera vita dell'opera.

Durabilit di un materiale: la capacit di durare nel tempo, resistendo alle


azioni aggressive dell'ambiente in cui si trova.
Durabilit di una struttura in calcestruzzo: la capacit di durare per l'intero
periodo di vita atteso, garantendo il servizio per il quale la struttura stessa stata
progettata, ossia la resistenza di un'opera a sopportare attacchi di agenti
aggressivi di diversa natura mantenendo inalterate le caratteristiche meccaniche
e funzionali.
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Il vantaggio economico di realizzare unopera durevole notevole.


Limpiego di un materiale durevole aumenta il costo del materiale di un
20%, mentre lintervento di recupero di unopera non durevole pu
raggiungere anche 100 volte il costo originale della stessa.

PRIMO INTERVENTO DI RECUPERO DI UNA STRUTTURA

EVITARE IL RECUPERO
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Esempio: il calcestruzzo
La prescrizione del calcestruzzo allatto del progetto deve essere caratterizzata
almeno mediante la classe di resistenza, la classe di consistenza ed il diametro
massimo dellaggregato.

Rck
Rck 25250 (Kg/cm
C 25/30 S4 D 22
(MPa =
2) 2
N/mm )
La classe di resistenza contraddistinta dai valori caratteristici delle resistenze misurate su
provini normalizzati e cio:

cilindrica (fck) su cilindri


D = 150 mm H = 300 mm

cubica (Rck) su cubi


spigolo 150 mm.
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SPECIFICHE PER IL CALCESTRUZZO
La Classe di consistenza del calcestruzzo fresco strettamente correlata alla lavorabilit,
ovvero definisce la capacit dellimpasto di essere costipato e lavorato.

Con la determinazione della consistenza, eseguita solitamente attraverso delle prove con il
cono di Abrams, si ha una precisa indicazione sul grado di lavorabilit del calcestruzzo; i
livelli di consistenza dellimpasto vengono indicati attraverso una misura (SLUMP): il livello
di slump inversamente proporzionale alla consistenza del calcestruzzo e direttamente
proporzionale alla lavorabilit, quindi pi alto sar lo slump minore sar la consistenza e
maggiore sar la lavorabilit.
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SPECIFICHE PER IL CALCESTRUZZO
Il diametro massimo (Dmax) indica la dimensione in mm del granulo pi
grande di aggregato impiegato nella composizione del calcestruzzo

Il Diametro Massimo nominale degli aggregati impiegati nel calcestruzzo sempre indicato
nei documenti di accompagnamento: la sua misura fondamentale in relazione al copriferro
ed allinterferro delle armature.
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SPECIFICHE PER IL CALCESTRUZZO
Secondo la norma europea ENV 206, recepita in Italia sotto forma di UNI 9858, gli ambienti
nei quali lopera in calcestruzzo destinata ad essere costruita vengono classificati in varie
tipologie (classi di esposizione), citate anche nel cap.4 della NTC 2008, per ciascuna delle
quali - a seconda del potenziale livello di aggressione per i ferri di armatura o per il
calcestruzzo stesso - la norma prevede il rispetto di alcuni vincoli in forma di rapporto
acqua/cemento (a/c), presenza di aria (dove c il rischio di gelo), e dosaggio di cemento.
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SPECIFICHE PER IL CALCESTRUZZO

Immagine presa dal sito www.enco-journal.com/moderno/19.html


I test per controllo e accettazione dei materiali per il recupero Tecnolab srl
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CONTROLLI
Valutazione preliminare Serve a determinare, PRIMA DELLINIZIO DELLA
della resistenza COSTRUZIONE DELLE OPERE, la miscela per produrre il
calcestruzzo con la resistenza caratteristica di progetto.
.
Controllo di produzione Riguarda il controllo da eseguire sul calcestruzzo DURANTE LA
PRODUZIONE del calcestruzzo stesso.

Controllo di Riguarda il controllo da eseguire sul calcestruzzo prodotto


Accettazione DURANTE LESECUZIONE DELLOPERA, con prelievo
effettuato contestualmente al getto dei relativi elementi strutturali.

Prove complementari Sono prove che vengono eseguite, ove necessario, a complemento
delle prove di accettazione.

Le prove di accettazione e le eventuali prove complementari, sono eseguite e certificate dai


laboratori di cui allart. 59 del DPR n. 380/2001.

Il costruttore, prima dellinizio della costruzione di unopera, deve effettuare idonee prove
preliminari di studio, per ciascuna miscela omogenea di calcestruzzo da utilizzare, al fine di
ottenere le prestazioni richieste dal progetto.

IL COSTRUTTORE RESTA COMUNQUE RESPONSABILE DELLA QUALIT DEL


CALCESTRUZZO, CHE SAR CONTROLLATA DAL DIRETTORE DEI LAVORI.
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GLI ONERI DEL DIRETTORE DEI LAVORI CAMBIANO IN FUNZIONE


DELLA PROVENIENZA DEL CALCESTRUZZO

1 CLS DA PRODUZIONE INDUSTRIALE


(centrali di betonaggio)

2 CLS DA PRODUZIONE TEMPORANEA E NON INDUSTRIALIZZATA


(in cantiere)
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Esempio: il calcestruzzo
Per calcestruzzo confezionato con processo industrializzato si intende quello prodotto mediante
impianti, strutture e tecniche organizzate sia in cantiere che in uno stabilimento esterno al
cantiere stesso.
Il produttore del CLS (NTC, capitolo 11.2.8) deve predisporre un sistema di controllo della
produzione di calcestruzzo confezionato con processo industrializzato coerente con la norma
UNI EN ISO 9001, facendo riferimento alle specifiche indicazioni contenute nelle Linee guida
sul calcestruzzo preconfezionato elaborato dal Servizio Tecnico Centrale del Consiglio
Superiore dei LL.PP.
Il sistema di controllo della produzione di calcestruzzo confezionato con processo
industrializzato (FPC) deve essere OBBLIGATORIAMENTE certificato da organismi terzi
indipendenti che operano in coerenza con la norma UNI CEI EN ISO/IEC 17021.
Ad autorizzare lorganismo di certificazione il STC.

Il direttore dei lavori recepisce le documentazioni di qualifica e ne verifica la validit

Il direttore dei lavori tenuto a verificare quanto sopra indicato e rifiutare le eventuali
forniture non conformi.

La verifica documentale non esclude le prove di accettazione (NTC, capitolo 11.2.5) che sono
OBBLIGATORIE.
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Numero di certificato,
presente in tutti i documenti di
marcatura in accompagnamento
alla fornitura.
(aggregati, cemento, additivi ecc.)

Stabilimento

Rifermento normativo

Numero di notifica dellorganismo


autorizzato dal STC
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Per produzioni di calcestruzzo inferiori a 1500 m3 di miscela omogenea, effettuata direttamente


in cantiere, mediante processi di produzione temporanei e non industrializzati, confezionate
sotto la responsabilit del costruttore.

Il direttore dei lavori, deve avere prima dellinizio della fornitura, evidenza documentale dei
criteri e delle prove che hanno determinato la resistenza caratteristica di ciascuna miscela
omogenea di conglomerato.

Il direttore dei lavori tenuto a verificare quanto sopra indicato e rifiutare le eventuali
forniture non conformi.

La verifica documentale non esclude le prove di accettazione(NTC, capitolo 11.2.5.) che sono
OBBLIGATORIE.
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COMPONENTI DEL CALCESTRUZZO

Il Direttore dei lavori deve accertarsi che tutti gli elementi utilizzati per la
costituzione del calcestruzzo siano accompagnati dalla relativa
documentazione che ne attesta la marcatura CE.
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Numero identificativo
dellorganismo notificato
che pu essere verificato
sul sito del NANDO (New
Approach Notified and
Designated Organisations)
Sito:
http://ec.europa.eu/enterpris
e/newapproach/nando/
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Rifermenti normativi

Numero identificativo
dellEnte
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PRELIEVO DEI CAMPIONI


Un prelievo consiste nel prelevare dagli impasti, al momento della posa in opera ed alla
presenza del Direttore dei Lavori o di persona di sua fiducia, il
calcestruzzo necessario per la confezione di un gruppo di 2 provini.

La media delle resistenze a compressione dei due provini di un prelievo rappresenta la


Resistenza di prelievo che costituisce il valore mediante il quale vengono eseguiti i controlli
del calcestruzzo.

Ai fini di un efficace controllo di accettazione di Tipo A, evidentemente necessario che il numero


dei campioni prelevati e provati sia non inferiore a 6 (3 prelievi), anche per getti di quantit
INFERIORE a 100 m3 di miscela omogenea.

Il prelievo dei provini per il controllo di accettazione

VA ESEGUITO ALLA PRESENZA DEL DIRETTORE DEI LAVORI O DI UN TECNICO DI


SUA FIDUCIA

che provvede alla redazione di APPOSITO VERBALE DI PRELIEVO e dispone lidentificazione


dei provini mediante sigle, etichettature indelebili, ecc.;

LA CERTIFICAZIONE EFFETTUATA DAL LABORATORIO PROVE MATERIALI DEVE


RIPORTARE RIFERIMENTO A TALE VERBALE.
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CONTROLLI
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Il controllo di tipo A riferito ad un quantitativo di miscela omogenea (GETTO) non maggiore di 300
m3. Ogni controllo di accettazione di tipo A rappresentato da tre prelievi, ciascuno dei quali eseguito
su un massimo di 100 m3 di getto di miscela omogenea.
Risulta quindi un controllo di accettazione ogni 300 m3 massimo di getto.
Per ogni giorno di getto va comunque effettuato almeno un prelievo.
Nelle costruzioni con meno di 100 m3 di getto di miscela omogenea, fermo restando lobbligo di
almeno 3 prelievi e del rispetto delle limitazioni di cui sopra, consentito derogare dallobbligo di
prelievo giornaliero.

Il controllo di tipo B previsto


nella realizzazione di opere
strutturali che richiedano
limpiego di pi di 1500 m3 di
miscela omogenea obbligatorio
il controllo di accettazione di
tipo statistico (tipo B).

Per ogni giorno di getto di


miscela omogenea va effettuato
almeno un prelievo, e
complessivamente almeno 15
prelievi sui 1500 m3.
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Circa i tempi di consegna dei campioni al laboratorio prove appena il caso di evidenziare
lopportunit che detta consegna in laboratorio avvenga intorno al 28 giorno di maturazione.
Qualora la consegna avvenga prima dei 28 giorni, il laboratorio deve provvedere alla corretta
conservazione dei campioni.

Al riguardo, ancorch la resistenza Rck sia convenzionalmente definita come resistenza a 28


giorni di stagionatura, tuttavia noto che alcuni giorni o settimane di ritardo non possano
influire in modo significativo sui risultati dei controlli di accettazione.

Si ritiene quindi opportuno, laddove le prove non possano essere eseguite esattamente al 28
giorno di stagionatura, che le stesse siano comunque eseguite, salvo motivati casi particolari,
entro un termine ragionevole non superiore a qualche settimana dal prelievo.

La norma precisa infine che le prove non richieste dal Direttore dei Lavori non possono fare parte
dellinsieme statistico che serve per la determinazione della resistenza caratteristica del materiale;
in tal caso, pertanto, il laboratorio effettua le prove ma, in luogo del Certificato ufficiale valido ai
sensi della legge n.1086/71, rilascia un semplice Rapporto di prova.

Inoltre, qualora il numero dei campioni di calcestruzzo consegnati in laboratorio sia inferiore a
6, il laboratorio effettua le prove e rilascia il richiesto Certificato, ma vi appone una nota con la
quale segnala al Direttore dei lavori che:
il numero di campioni provati non sufficiente per eseguire il controllo di Tipo A previsto dalle
Norme Tecniche per le Costruzioni.
Controllo di tipo A Tecnolab srl
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PROVE DI
ACCETTAZIONE IN
CANTIERE
Ogni prelievo consiste in una
COPPIA di cubi, per la quale
deve essere dichiarata la data di
getto e la posizione in opera

In questa colonna riportato il


valore della
di rottura utile per il controllo di
accettazione

Affinch il certificato sia valido


per la stesura della R.S.U. la
richiesta deve essere sottoscritta
dal D.L
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Recupero del materiale da costruzione e demolizione Laboratorio sperimentale di ingegneria

Da uno studio sullevoluzione normativa inerente: urbanistica, norme


tecniche per le strutture in zona sismica, risparmio energetico e
sicurezza degli impianti, si determina che nel nostro Paese il
patrimonio di edilizia residenziale costituito, per pi del 70%, da
costruzioni realizzate in assenza di normative specifiche o in
osservanza a norme ormai obsolete.

Con riferimento ai dati del censimento Istat


del 2001, il 60% delle case stato
costruito prima del 1971.
E quindi, prendendo in considerazione un
solo dei parametri citati in precedenza,
possiamo dire, senza rischio di smentita
alcuna, che gran parte del patrimonio
residenziale italiano non risponde ai
moderni requisiti di progettazione
antisismica.
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In fase di ristrutturazione nasce uno degli


interrogativi mainstream del tecnico moderno:

demolire e ricostruire o ristrutturare?


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IL DILEMMA DEI TECNICI:


DEMOLIRE O RISTRUTTURARE?
La normativa vigente non fornisce suggerimenti di sorta, visto che il Testo Unico dellEdilizia
(art. 3, comma 1, lett. d del Dpr 380/2001) equipara entrambe le soluzioni, facendo rientrare
negli interventi di ristrutturazione edilizia anche quelli di demolizione e successiva
ricostruzione, purch venga rispettato un concetto di fedelt: ricostruire un fabbricato
(ovviamente migliorato simicamente) identico a quello precedente (stessa sagoma, stessi volumi).

Equiparazione della demolizione e ricostruzione alla ristrutturazione

Purch le ricostruzioni rispettino volumetria e sagoma preesistenti


Lammissibilit di interventi demolitori rientrano nei concetti normativi di restauro e risanamento
conservativo qualora siano resi indispensabili per la salvaguardia del complesso della struttura
edilizia esistente. In altre parole, risultano ammissibili interventi di demolizione e ricostruzione
che non pregiudichino il complesso edilizio come tale riconoscibile ma siano preordinati al :

ripristino e il rinnovo degli elementi costitutivi dell'edificio.


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IL DILEMMA DEI TECNICI:


DEMOLIRE O RISTRUTTURARE?
Negli anni successivi, il concetto di fedelt stato rimodulato, e con il decreto del
fare (D.L. 69/2013), convertito in legge il 21 agosto 2013 (legge n.98/2013). Il campo
degli interventi di ristrutturazione si allarga, equiparando la ristrutturazione edilizia
con la demolizione di un fabbricato seguita dalla sua ricostruzione a parit di
volumetria anche se con sagoma differente.

Rimangono, ovviamente, le limitazioni del buon senso:


si potranno demolire vecchi edifici e ricostruirli conservando superfici, altezza
e destinazione d'uso, ma non si potr trasformare i capannoni in case.
non si potr operare con la logica della demolizione e fedele ricostruzione sugli
immobili soggetti a vincolo ai sensi del D.Lgs. 42/2004 o su quelli ricadenti nei
centri storici.
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Un aiuto che supporti il tecnico nellanalisi costi benefici potrebbe arrivare dallimpostazione
procedurale basata su innovativi parametri oggettivi, quali ad esempio quelli messi a disposizione
dai concetti di sostenibilit e vita utile dellintervento.

Per vita utile si intende il periodo durante il quale la struttura potr essere utilizzata per gli scopi
previsti, senza che risultino necessari sostanziali interventi di manutenzione straordinaria

Sia che si decida di ristrutturare o demolire e ricostruire, lintervento deve essere utile e durevole
o, per dirlo in termini pi affini alle terminologie di ultima generazione: lintervento deve
restituire una struttura ROBUSTA, VIVIBILE e REALIZZABILE ovvero SOSTENIBILE.

Lanalisi su un investimento non deve limitarsi al costo di costruzione o ristrutturazione, ma deve


tenere conto anche del contesto urbanistico nel quale viene realizzato lintervento, delleffettivo
utilizzo sociale dellimmobile, delle previsioni di costo relative a manutenzioni e riparazioni. Cos,
la stima della vita utile diventa il parametro fondamentale a cui affidarci, consentendo al tecnico
di pesare sui piatti della bilancia i pro e i contro di una scelta che risponder inevitabilmente alla
seguente domanda: NE VALE LA PENA?
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IL DILEMMA DEI TECNICI:


DEMOLIRE O RISTRUTTURARE?

SOSTENIBILIT DELLINTERVENTO DI
RECUPERO EDILIZIO

COME SI RENDE SOSTENIBILE


LINTERVENTO DI RECUPERO ?
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EDILIZIA RESIDENZIALE

ECONOMIA

AMBIENTE &
VIVIBILE ROBUSTA
TESSUTO SOCIALE
(IMPIANTISTICA)

SOSTENIBILE

URBANISTICA SICUREZZA
STRUTTURALE

REALIZZABILE
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DEMOLIRE O RISTRUTTURARE?
Demolizione e ricostruzione Ristrutturazione: Lanalisi dei
Lanalisi dei pro e contro pro e contro presenta come
presenta come beneficio beneficio un iter procedurale
lottenimento di una struttura tendenzialmente pi snello, una
moderna (adeguata previsione di minore invasivit. Il
urbanisticamente, sismicamente, costo, per contro, rappresentato
termicamente e acusticamente
alle nuove normative), e come
dal mancato ottenimento di una
costo quello derivante non solo struttura completamente adeguata
dalla costruzione, ma dalla alle norme cogenti (oltre ai costi
produzione di polveri, dal derivanti dallacquisto di materiali
consumo di CO2 e soprattutto e dallutilizzo di tecniche di
dallo smaltimento del materiale restauro o innovative).
ottenuto dalla demolizione, forse .
liter burocratico pi complesso
se lintervento non rientra nei
limiti di ristrutturazione fissati
dalla legge
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A fare da ago della bilancia spesso il fatto che in


Italia, per cultura e vocazione, lo stile di vita che
si persegue quello della conservazione. Un
edificio assume sul territorio una valenza sociale
che deriva dallabitudine al suo utilizzo, dalla sua
forma estetica e dalla valenza culturale, aspetti
cui spesso impossibile rinunciare.

la tradizione spesso determinante e fa pendere


lago della bilancia tendenzialmente dalla parte
della ristrutturazione, anche quando ci si accorge
che tali posizioni potrebbero cambiare. Infatti, in
assenza di unadeguata manutenzione ordinaria,
lideale della conservazione vacilla
pericolosamente e quello che segue un
intervento di manutenzione straordinaria che
assomiglia tanto a un tentativo disperato di
rianimazione, spesso tardivo.
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Lideale di vita la conservazione.

Un piano di manutenzione ordinaria allunga la


vita utile e favorisce la conservazione

La manutenzione evita interventi di


ristrutturazione che assomigliano sempre pi a
tentativi disperati di rianimazione
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A New York, dopo


quattro anni di vita ho
raggiunto questa
conclusione: dentro
Manhattan
impossibile abitare o
lavorare a pi di 50
metri da un martello
pneumatico.

Per lamerica,
frastuono e polveri
sono prove di
uneconomia che
funziona. New York
non cessa mai di
ricostruire se stessa.
Per i miei vicini
camoglini lideale di
vita la
conservazione.
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Esempio:
CHE COSA FARE DELLE STRUTTURE ESISTENTI?
In linea di principio, si preferisce ristrutturare edifici gi
esistenti. Quando per si scende nel dettaglio, le posizioni
possono cambiare.
Operare ristrutturazioni in ospedali esistenti, unoperazione
alquanto complessa. Il lavoro di ristrutturazione ha un tale
impatto sull'attivit dell'ospedale tale da rallentarla
notevolmente, tutto a scapito del servizio.
In molti altri Paesi la vita utile di un ospedale di trentanni,
perch ci vuole quel tempo per realizzare una nuova struttura
che possa sostituire in toto quella esistente.
SUPPONIAMO QUINDI CHE LA SOLUZIONE SIA: ABBATTIMENTO E RICOSTRUZIONE
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CLASSIFICAZIONE RIFIUTI CDW


I prodotti derivanti dalla costruzione e demolizione, detti anche CDW (Construction Demolition
Waste), sono costituiti principalmente da calcestruzzo, laterizi, legno, metalli e vetro. Essi sono
identificati con la macrocategoria 17 del Catalogo Europeo dei Rifiuti (CER).

La classe 17 relativa ai rifiuti da C&D si suddivide nelle seguenti sottoclassi:

1701 cemento, mattoni, mattonelle e ceramiche;


1702 legno, vetro e plastica;
1703 miscele bituminose, catrame di carbone e prodotti contenenti catrame;
1704 metalli (incluse le loro leghe);
1705 terra, rocce e fanghi di dragaggio;
1706 materiali isolanti e materiali da costruzione contenenti amianto;
1708 materiali da costruzione a base di gesso;
1709 altri rifiuti dell'attivit di costruzione e demolizione.
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CLASSIFICAZIONE RIFIUTI CDW


(Construction Demolition Waste rifiuto da demolizione di costruzione)
Allinterno di questa macrocategoria possiamo distinguere 3 categorie:

TERRE E ROCCE RIFIUTI DI CDW TERRE E ROCCE


COMPRENSIVE DI COMPRENSIVE DI
MATERIALI MATERIALI
DERIVATI DA DERIVATI DALLA
ESCAVAZIONE COSTRUZIONE DI
STRADE
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Il Decreto Ronchi del 1997


(D.L. 5/02/97 abrogato dall'art. 264, c. 1, lett. i del d.Lgs n. 152 del 3 aprile 2006 che ne ricalca le
linee e noto come TESTO UNICO DELLAMBIENTE), offre per la prima volta un quadro
organico sulla normativa di questo settore, prevedendo precisi obblighi di indirizzo, di pianificazione
e di attuazione della politica di gestione dei rifiuti.
Il Decreto Ronchi, in linea con le direttive dellUnione Europea, mirava a favorire la creazione di un
sistema chiuso del processo di uso e trasformazione continuo dei materiali da rifiuto in prodotto. In
questottica da green building, la demolizione diventa lo stadio iniziale del processo di recupero.

Questo obiettivo si persegue nel


campo delle costruzioni con
lottimizzazione di alcune fasi
del processo edilizio, per cui:

fase di progetto in funzione


dellintero ciclo di vita del prodotto
edilizio;
fase di demolizione come
stadio iniziale del processo di
recupero;
fase della raccolta differenziata
per valorizzare il prodotto finale.
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E importante dire che i rifiuti CDW hanno una composizione delle macerie
estremamente variabile che dipende fortemente dalla localizzazione territoriale. Ci
nonostante, la progressiva diffusione della tecnologia del calcestruzzo armato ha ridotto
drasticamente queste differenze, determinando sul prodotto un aumento generalizzato
delle percentuali di frazioni di inerti con conseguente aumento del potenziale di riciclo.
In Figura 3.a illustrata la composizione dei rifiuti di CDW italiani nel 1992, secondo i
dati raccolti dalla E.D.A..
Recupero del materiale da costruzione e demolizione Tecnolab srl
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I rifiuti CDW rappesentano una voce nella gestione rifiuti significativa, sia dal punto di vista
quantitativo (al tempo del decreto Ronchi, la quantit di rifiuti prodotta in Italia era stimata dallAPAT
in circa 20 milioni di tonnellate). Sia dal punto di vista qualitativo, per la presenza in alcuni casi di
sostanze pericolose quali lamianto.
Riutilizzo /riciclaggio Smaltimento in discarica
Paese Il maggior quantitativo di rifiuti da
103 t/a % 103 t/a %

Germania 10,03 17 48,97 83


CDW rappresentato da frazioni di
Regno Unito 13,50 45 16,50 55 inerti che hanno elevate possibilit di
Francia 3,54 15 20,06 85 recupero e riutilizzo.
Italia 1,81 8,9 18,59 91,1

Spagna 1,13 8,8 11,67 91,2

Olanda 10,16 91 1 9

Belgio 6,18 91,5 0,57 8,5

Austria 1,93 41 2,77 59

Grecia 0,07 4 1,73 96

Portogallo 0,13 4 3,07 96

Danimarca 2,22 84 0,42 16

Svezia 0,64 38 1,05 62

Finlandia 0,93 69 0,42 31

Irlanda 0,02 4 0,55 96

Lussemburgo 0,05 17 0,23 83

Totale UE 52,34 29,1 127,61 70,9


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Nel D.M. 5/2/98 (individuazione dei rifiuti non pericolosi sottoposti alle procedure
semplificate di recupero, ai sensi degli articoli 31 e 33 del decreto legislativo 5 febbraio
1997, n.22), poi modificato dal Decreto 5/4/06 n. 186 (Regolamento recante modifiche al
decreto ministeriale 5 febbraio 1998),sono contenute tutte le indicazioni per lo
svolgimento dellattivit di recupero in regime semplificato dei rifiuti da costruzione e
demolizione

La Circolare 15/7/05 n. 5205, emanata per lapplicazione, relativamente al settore edile,


stradale e ambientale, del D.M. 8/5/2003 n. 203 sul Green Public Procurement (GPP),
prevede lobbligo di copertura del fabbisogno annuale di manufatti e beni da parte degli
enti pubblici e delle societ a prevalente capitale pubblico, con una quota di materiali
riciclati non inferiore al 30% (importo annuo). Tale obbligo rivolto anche alle opere
pubbliche e si impone alle P.A. di prevedere, nei capitolati dappalto, limpiego di materiali
riciclati.
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Le caratteristiche prestazionali degli aggregati riciclati sono definite in maniera differente a


seconda delle destinazioni duso, di seguito elencate e identificate con lettera C e numero
progressivo, nell allegato C della Circolare 15/7/05 n. 5205:

C1: corpo dei rilevati;


C2: sottofondi stradali;
C3: strati di fondazione (delle infrastrutture di trasporto e di piazzali civili e
industriali);
C4: recuperi ambientali, riempimenti, colmate;
C5: strati accessori aventi funzioni antigelo, anticapillare, drenante, ecc..
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Buona parte del rifiuto da costruzione


viene ancora oggi smaltito in discarica
oppure smaltito illegalmente lungo
strade, terreni o fossi.

La soluzione pu essere fornita


dallenorme capacit degli aggregati da
calcestruzzo di essere riciclati.

I vantaggi potrebbero essere notevoli,


basti pensare alla riduzione dei prelievi
di inerti da cava e quella conseguente
sullimpatto ambientale che lattivit
estrattiva produce, nonch il risparmio
energetico, la riduzione dei rifiuti e
quella relativa ai costi di smaltimento.
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CICLO VITA STRUTTURA CLS

Manca ovviamente un trattamento adeguato di riciclo, che abbia come finalit quella di avere
un materiale di qualit e con un prezzo paragonabile a quello ottenuto mediante la normale
filiera industriale. Linteresse alto, visto che stiamo parlando di una fetta consistente di rifiuto
(in Italia, la produzione di rifiuti CDW da sola stimata intorno al 40% del totale).
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La qualit del prodotto da riciclo


Esempio: produzione di Cls
Nel paragrafo 11.1.9.2 Aggregati del Decreto Ministeriale del 14 gennaio 2008 Norme
Tecniche per le Costruzioni, viene ribadito quanto affermato nella UNI EN 12620 e cio che
sono idonei alla produzione di conglomerato cementizio gli aggregati ottenuti dalla
lavorazione di materiali naturali e artificiali, ovvero provenienti da processi di riciclo purch
siano conformi alla suddetta norma europea.
REGOLAMENTO
UE 305/11
FPC
dop
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Il riutilizzo degli aggregati consentito solo per quelli grossi in percentuali differenti a seconda
dellorigine della materia di riciclo e della resistenza meccanica che si vuole ottenere, a patto che
le miscele confezionate vengano qualificate attraverso adeguate prove.

I parametri che danno maggiori problemi e influenzano la qualit dei prodotti finali sono:
qualit dei fini (si valuta mediante lEquivalente in sabbia): la presenza di fini dannosi (tipo limi
e argille) provoca comportamenti plastici della miscela;
indice di forma: bisogna evitare la presenza di granuli allungati;
resistenza a frammentazione (prova Los Angeles): per avere un prodotto di qualit bisogna
evitare la presenza di elementi teneri, quali ad esempio i laterizi.
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Ad ogni modo, non ancora possibile lutilizzo di aggregati di riciclo per la produzione di
calcestruzzo strutturale se non per frazioni mediamente inferiori al 50%.

Tali limiti possono essere


superati solo attraverso un
processo di demolizione pi
sofisticato, di tipo selettivo, che
consenta di differenziare gi in
cantiere le frazioni omogenee.
Non pi una brutale
demolizione, quindi, ma un
sistema che tenga conto delle
fasi di selezione e smontaggio.

Il prodotto omogeneo cos ottenuto potr essere inviato, ad esempio, in un impianto di separazione
di tipo R.O.S.E.
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R.O.S.E. ( Recupero Omogeneizzato degli Scarti in Edilizia)

Viene presa in esame una particolare categoria di impianti fissi di riciclaggio, ovvero quelli che
utilizzano la tecnologia R.O.S.E. (acronimo che sta per Recupero Omogeneizzato degli Scarti in
Edilizia); si tratta di una tecnologia relativamente recente capace di garantire, a tutt'oggi, il miglior
livello qualitativo dell'aggregato riciclato prodotto. Per quanto concerne il bilancio di massa di tali
impianti, si pu affermare che il rendimento molto elevato; infatti, per ogni tonnellata di
materiale rifiuti da CDW in ingresso, si hanno mediamente in uscita pi di 990 kg di
inerte riciclato.
Il materiale ottenuto dal recupero omogeneizzato pu essere impiegato in vari modi: le frazioni con
diametro massimo maggiore di 15 mm possono essere riutilizzate come riempimento per rilevati e
sottofondi stradali; le frazioni 5-15 mm e 0-5 mm, opportunamente combinate, possono trovare
impiego come inerte per calcestruzzi strutturali di resistenza caratteristica fino a 35 MPa e la frazione
fine (0-5 mm) pu ulteriormente essere impiegata per produrre malte premiscelate o come aggiunta al
terreno di riempimento degli scavi. Infine, la polvere finissima generata durante le fasi di macinazione
pu trovare impiego come filler nella produzione di calcestruzzi autocompattanti.
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R.O.S.E. ( Recupero Omogeneizzato degli Scarti in Edilizia)


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Regolamento UE 305/11: tutti i prodotti (materiali, manufatti, sistemi, ecc.) che


sono realizzati per diventare parte permanente di opere di costruzione (edifici ed
opere di ingegneria civile) devono assicurare il rispetto di almeno uno dei
seguenti requisiti:

resistenza meccanica e stabilit; Uso sostenibile delle risorse naturali per la


sicurezza in caso di fuoco; realizzazione delle costruzioni: Le opere da
igiene, sicurezza e ambiente; costruzione devono essere concepite, realizzate e
sicurezza in uso;
demolite in modo che luso delle risorse naturali
protezione contro il rumore;
sia sostenibile e garantisca in particolare quanto
risparmio energetico;
uso sostenibile delle risorse naturali per segue: a) il riutilizzo o la riciclabilit delle opere
la realizzazione delle costruzioni. da costruzione, dei loro materiali e delle loro parti
dopo la demolizione; b) la durabilit delle opere da
costruzione; c) luso, nelle opere da costruzione, di
materie prime e secondarie ecologicamente
compatibili.
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IN TERMINI NUMERICI
Attualmente in Italia si producono circa
50 milioni di tonnellate allanno di
rifiuto da costruzione e demolizione.
(Dati ISPRA)
90 milioni di tonnellate di inerti ne 2010

Se si riuscisse a recuperare attraverso il


riciclo il 50% del rifiuto prodotto, UN RISPARMIO IN TERMINI
ovvero circa 25 milioni di tonn. AMBIENTALI DI QUASI IL 10%

Considerato che la norma prevede un


riutilizzo max del 30% nel ciclo di
produzione del cls ex Rck 300

Avremmo a disposizione circa 7-8 miloni


di tonnellate di aggregato.
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Esempio: Calcestruzzo autocompattante (SCC)


I calcestruzzi autocompattanti rappresentano
una categoria di conglomerati che non
necessita, durante la posa in opera, di alcuna
forma di compattazione o vibrazione in quanto
sono in grado di riempire completamente la
cassaforma, consentendo nel contempo una
efficace espulsione dellaria intrappolata in
eccesso rispetto a quella fisiologica e, quindi,
capaci di garantire valori della resistenza in
opera sostanzialmente coincidenti con quelli
conseguibili sui provini prelevati a bocca di
betoniera e compattati a rifiuto. Da questo
punto di vista, quindi, i calcestruzzi
autocompattanti possono ritenersi una naturale
evoluzione di quelli superfluidi (classe di
consistenza S5) e sono stati sviluppati per
esasperare la possibilit di rendere la qualit
del conglomerato in opera sostanzialmente
indipendente dalle operazioni di posa e
compattazione oltre che per accelerare le
operazioni di betonaggio per la realizzazione
di strutture in cui siano rilevanti i volumi di
calcestruzzo impiegati.
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Esempio:
Calcestruzzo autocompattante (SCC)

La fluidit solo uno dei parametri che concorrono allottenimento dellautocompattabilit di un


calcestruzzo.

Le caratteristiche reologiche di un SCC sono definite da tre propriet:


1. deformabilit allo stato fresco: rappresenta la capacit del calcestruzzo di fluire all'interno
delle casseforme e di riempire tutti gli spazi disponibili per effetto della sola forza
gravitazionale;
2. mobilit in spazi ristretti: rappresenta la capacit di fluire attraverso spazi ridotti e in presenza
di ostacoli senza bloccarsi e senza che si possano verificare fenomeni di segregazione, per effetto
del solo peso proprio;
3. resistenza alla segregazione: rappresenta la capacit di realizzare elementi in calcestruzzo
armato il cui volume costituito interamente da materiale di caratteristiche omogenee. Questo
significa, in sostanza, che la massa volumica e, quindi, le propriet elasto-meccaniche del
calcestruzzo in opera risultino sostanzialmente identiche in tutto il volume dellelemento
strutturale realizzato.
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Esempio: Calcestruzzo autocompattante (SCC)


Lautocompattabilit il risultato del soddisfacimento di diverse propriet reologiche del
conglomerato che comprendono le capacit di scorrimento in assenza di ostacoli, la mobilit in
sezioni congestionate di armatura e la resistenza alla segregazione dellimpasto durante la posa e a
riempimento avvenuto dei casseri.
Quindi, contrariamente a quanto avviene per i calcestruzzi tradizionali, dove la misura della
lavorabilit sufficiente per avere un quadro abbastanza esaustivo delle propriet reologiche del
materiale, per i calcestruzzi autocompattanti , invece, necessario ricorrere a diverse metodologie di
indagine per poter apprezzare i vari aspetti legati allautocompattabilit.
Prove richieste:
1. il cono di Abrams (Slump-flow UNI 12350-8): valutare la capacit di scorrimento del
calcestruzzo autocompattante in assenza di ostacoli;
2. J ring test (UNI 12350-12): misura la capacit di spandimento del CLS attraverso un anello di
armature disposte verticalmente (Mobilit in spazi ristretti);
3. la scatola ad L (L-box UNI 12350-10 ): misura la capacit del CLS di fluire allinterno di un
graticcio costituito da due oppure da tre armature disposte verticalmente (Mobilit in spazi
ristretti);
4. la scatola ad U (U-Box UNI 11044) misura la capacit del CLS di fluire allinterno di un tubo a
sezione scatolare (Mobilit in spazi ristretti);
5. limbuto a forma di V (V-funnel UNI 12350-9): misura la resistenza alla segregazione, ossia la
separazione dei diversi componenti del conglomerato cementizio (acqua, cemento e aggregati,
ecc.) costituenti la miscela, dovuta alla differenza di peso specifico dei diversi costituenti.
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Esempio: Calcestruzzo autocompattante (SCC)

1 2

4 1) Cono di Abrams
3
2) J Ring Test
3) scatola ad L (L-box)
4) Scatola ad U (U-Box UNI 11044)
5) Imbuto a forma di V (V-funnel)

5
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Esempio:
Calcestruzzo autocompattante (SCC)

Vantaggi CLS autocompattante:


il risparmio dell'energia di mescola, di vibrazione e di pompaggio;
il risparmio di mano d'opera per le operazioni di costipamento e minore tempo di posa in opera del
calcestruzzo;
maggiore durabilit: A pari rapporto a/c (0.40) gli autocompattanti presentano un minor
coefficiente di diffusione dei gas. In particolare, il coefficiente di diffusione del cloruro diminuisce
negli SCC rispetto ai calcestruzzi convenzionali di pari rapporto a/c. Inoltre, con i CLS SCC si
evita l'insorgere dei difetti dovuti ad una non adeguata compattazione quali la segregazione, i nidi
di ghiaia.
diffusione omogenea anche in presenza di strutture fittamente armate;
maggiore adesione del calcestruzzo ai ferri di armatura;

Svantaggi:
Il calcestruzzo SCC presenta un maggior costo rispetto ad un calcestruzzo ordinario ( impensabile
produrre un calcestruzzo di questo tipo senza un adeguato sistema industriale).
Il ritiro plastico accentuato senza la presenza di adeguate percentuali di additivo.
La spinta provocata sui casseri fortemente accentuata (il SCC si comporta come un fluido ma con
un peso specifico maggiore).
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FUTURO
La Direttiva europea quadro sui rifiuti (la 98/2008/CE) ha
recentemente introdotto due importanti novit che potenzialmente
potrebbero determinare una svolta decisiva nel settore del
riciclaggio dei rifiuti da costruzione e demolizione.

Essa infatti definisce un target di recupero dei rifiuti inerti pari al


70% da raggiungere entro il 2020.

Obiettivi analoghi sono espressi in FIB Model Code 2010


.
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Concetto di end of waste.


Per cui il prodotto ricavato da operazioni di riciclo deve:
a) offrire un utilizzo comune per determinati scopi specifici;
b) avere un mercato o una domanda;
c) soddisfare i requisiti tecnici per gli scopi specifici cui
destinato e rispettare la normativa e gli standard esistenti
applicabili ai prodotti;
d) non comportare con il suo utilizzo degli impatti
complessivi negativi sullambiente o sulla salute umana.
Si focalizza lattenzione sulle caratteristiche del prodotto
finale, in modo da escludere dal mercato i prodotti scadenti e
permettere un pi semplice ed efficace confronto tra i
materiali di diversa natura sulla base delle loro caratteristiche
e non della loro origine, consentendo un pi razionale utilizzo
delle risorse naturali (aggregati).
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Conclusioni

La nuova mentalit sullo sviluppo sostenibile ha ormai


contagiato tutti gli ambienti delledilizia. Ignorare quella che
oggi sembra linevitabile evoluzione del sistema progettuale,
significherebbe impedire lo stesso procedere delle
innovazione.Sembra quindi utile in conclusione riportare
lautorevole punto di vista della F.I.B. (Federation
Internationale d Beton) sullutilizzo sostenibile del CLS

Lo scopo della progettazione sostenibile quello di


ridurre gli impatti sull'ambiente, sulla societ e
sull'economia, attraverso la valutazione e verifica delle
prestazioni del CLS, di elementi strutturali e di strutture in
CLS"