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Ohmak era piccola cittadina vicino la grande Tokyo.

Uno di quei paesi medievali situati sopra i monti per


proteggersi dagli attacchi nemici e immersi nel dolce
verde della natura. La natura Si, forse lunica nota
positiva del piccolo borgo, abitato ormai solo da vecchi
e bigotti, lontano dal resto del mondo e dalle
aspirazioni a cui Henkan ambiva. Non era un vero
giapponese, bench la madre fosse di Hokkaido, suo
padre era un europeo, svedese per la precisione. Non
lo aveva mai conosciuto, scappato via al momento del
parto, o meglio, cos diceva sua madre. Insopportabile,
stupida, questi erano gli aggettivi corretti per
descriverla, una nulla facente che diceva fesserie al sol
aprir bocca. Mai avuto un lavoro, si faceva mantenere
dal fidanzato pensionato. Altro che amore. Ma tutti in
quello stupido paese erano degli ipocriti ignoranti.
Lunica vera attivit che svolgevano era andare in
chiesa, a pregare un fantomatico Dio a cui credevano
solo per tradizione. Comera possibile che nel 2097
esistessero ancora persone che non riuscissero ad
usare un minimo di cervello? Per gli altri era lui il
disadattato, che rimaneva la sera a casa a leggere e a
scoprire le bellezze del cosmo, o che ascoltava i grandi
compositori moderni al posto delle popstar del
momento, che non duravano pi di qualche mese
Odiava tutti e tutto, ma ancora qualche giorno e
sarebbe diventato maggiorenne. Aveva gi da tempo
deciso che nellistante esatto il cui il governo gli
avesse riconosciuto lautonomia sarebbe scappato di
casa, come un uccello che riesce finalmente ad aprire
la gabbia e volare. Non aveva idea su dove andare, e
forse era questo senso davventura ad eccitarlo ancor
pi. Le sue grandi passioni erano la scienza e la
musica, cui voleva dedicare la propria esistenza. Era
un tipo abbastanza solitario, a cui piaceva stare solo,
riflettere e contemplare la natura. Questo gli bastava,
e avrebbe voluto vivere in posti solitari ma spettacolari
immersi nella natura come il Canada, la Norvegia o le
desolate lande russe e cinesi. Fantasticava di
percorrere lHimalaya e conoscere i saggi monaci e un
giorno di visitare pianeti sconosciuti. Laggettivo
sognatore non bastava per descriverlo, aveva cos
tanti sogni che una vita non gli sarebbe bastata. Per
questo aveva il desiderio di vivere pi di chiunque
altro Ma non voleva ancora pensarci, la sua vita
stava appena iniziando, non voleva gi pensare alla
morte. Henkan era dotato di una straordinaria
intelligenza, e nonostante fosse pigro raggiungeva
risultati incredibili. Le sue capacit logiche gli avevano
permesso di arrivare alle finali giapponesi delle
olimpiadi di matematica, che si disputavano a Tokyo.
Quella fu loccasione in cui vide per la prima volta la
capitale. Scintillante, tecnologica e culturalmente
piena di vita. Aveva deciso che da grande avrebbe
lavorato in qualcuna di queste citt, ed avrebbe
vissuto al massimo delle proprie capacit. Erano quasi
le nove di sera, ed era sceso il buio su Ohmak. Dalla
finestra della sua camera poteva vedere solo poche
luci soffuse. La citt gi dormiva, ma a lui piaceva
passare del tempo a scrutare la Luna, cos bella e
misteriosa. Era la sua migliore amica, a lei chiedeva
consiglio, le parlava per ricevere conforto. La Luna non
lo giudicava, era immobile, e gli sembrava che, nella
sua immobilit, sapesse e guardasse tutto. Sperava un
giorno di poter toccare quel suo candido suolo bianco e
guardare la Terra da l. Sembrava, o forse lo era, un
innamorato. Tolse lo sguardo dal cielo e pos gli
occhiali sul comodino accanto al suo letto, su cui era
appoggiata un piccola lampada, che spense. Aveva
lasciato la finestra aperta per farsi coccolare dal
leggero venticello che entrava, cosicch ci fosse la
giusta temperatura per potersi rimboccare le coperte,
cosa che lo faceva sentire al sicuro. Il sonno
incombeva, e i sogni cominciavano a prendere forma,
bei sogni, di pace e damore. Non sapeva per, che
quella notte, il 13 ottobre, giorno del suo compleanno,
non sarebbe stato un giorno di pace e damore. Ore
3:33, la Luna che scrutava solitaria non sorrideva al
Giappone. La Terra era euforica, chiss per quale
motivo, e si mise a ballare. Epicentro a Tokyo, grado 10
della scala Richter. Nessuna casa di Ohmak rest in
piedi. Neanche una. Una tragedia senza precedenti
nella storia del giappone, e forse anche dellintero
globo. Centinaia di citt rase al suolo dal terremoto e
conseguente maremoto, grattacieli che cadevano nei
grandi centri. Un apocalisse. Centinaia di milioni di
morti in tutto il Giappone e nelle vicine coste cinesi e
coreane. Solo pochi milioni invece i sopravvissuti,
soprattutto chi si trovava in luoghi lontani dai centri
urbani. E poi, in quel piccolo borgo di Ohmak, cera
qualcuno che era rimasto vivo, anche se sepolto da
metri di macerie e senza neanche un graffio.