Sei sulla pagina 1di 14

Agl'inizi del 2006 uscir il volume Avvia- Indice

mento alla fonetica (Einaudi), che intende


sostituire il fortunato, ma ormai datato, volu-
me Introduzione alla fonetica, la cui prima edi-
zione risale al 1979 (pur se consegnato pi di
due anni prima: oggi, la stampa divenuta
pi celere, grazie all'editoria computerizzata,
anche, e soprattutto, per opere con simboli fo- p. Prefazione
netici e molti graci). Per approfondimenti successivi
Avvertenze generali per l'uso dell'AF

Qui anticipiamo alcune parti non centrali, Avviamento alla fonetica


n complete: l'indice, l'inizio della prefazione, 3 1. Introduzione
7 Il metodo fonetico
la ne dell'introduzione e la bibliograa. 19 Nota sulla terminologia

26 2. Apparato fono-articolatorio
28 Organi articolatri
32 Pliche vocali
37 3. Vocoidi
52 Vocoidi nasalizzati
53 Dittonghi
57 4. Contoidi: modi d'articolazione
58 Nasali
59 Occlusivi
60 Occlu-costrittivi
65 Costrittivi
68 Approssimanti
69 Vibranti
71 Laterali
71 Consonanti dell'IPA uciale
76 5. Contoidi: punti d'articolazione per l'italia-
no
88 6. Contoidi: punti d'articolazione per altre lin-
lingue (1)
6 avviamento alla fonetica (anticipazione dalcune parti) 7
p. 88 Componente labiale p. 186 15. Applicazioni guidate: francese e tedesco
89 Componente coronale 186 Francese
98 7. Contoidi: punti d'articolazione per altre lin- 188 Testo per il francese
gue (2) 189 Tedesco
98 Componente dorsale 192 Testo per il tedesco
106 Altri confronti articolatri 194 16. Applicazioni guidate: spagnolo e altre lingue
110 8. Particolarit fono-articolatorie 194 Spagnolo
113 Articolazioni non-pneumoniche 196 Testo per lo spagnolo
197 Altre lingue
119 9. Sillabe
122 Sillabazione 201 17. Applicazioni guidate: intonazioni a confron-
125 Sillabe e catena parlata fronto
127 Consonanti intense ("sillabiche&) 202 Intonazioni regionali italiane
205 Intonazioni di lingue straniere
129 10. Elementi prosodici
129 Durata 210 Bibliograa (essenziale ragionata)
131 Accento
133 Accento di frase 219 Indice analitico (selettivo, compresi gl'idiomi)
136 Toni
140 11. Enunciati
140 Cogeminazione
143 Ritmo
145 Pause
145 Intonazione
153 Parafonica
155 12. Applicazioni guidate: italiano (1)
155 Generalit
157 Pronuncia neutra
159 Dicolt degl'italiani
168 13. Applicazioni guidate: italiano (2)
168 Pronuncia "comunicativa& (essenziale)
169 Panoramica d'accenti regionali
170 Pronunce regionali
173 Due dialetti centrali: orentino e romanesco
174 Nota sull'importanza delle trascrizioni
175 14. Applicazioni guidate: inglese
175 Inglese
182 Testo per l'inglese
183 Sillabe deboli e forme ridotte
8 avviamento alla fonetica (anticipazione dalcune parti) 9

0. Tutte le altre lingue sono usate regolarmente, senza biso-


Prefazione gno di grafemi, e soprattutto sono usate in modo compe-
tente dai loro parlanti nativi. Questo signica che, per ap-
prenderle perfettamente, non serve aatto la scrittura o la
grammatica scolastica. Ogni parlante nativo ha appreso la
sua lingua perfettamente, semplicemente ascoltando (e
analizzando senza computer!) le persone che gli stavano at-
torno durante i primi anni di vita.

0.1. Questo libro vuol essere una guida alla fonetica na- 0.3. Quest'Avviamento alla fonetica tratta di fonetica na-
turale per tutti coloro che possono essere interessati a gio- turale, con uno scopo eminentemente pratico, ma non su-
care e divertirsi coi suoni linguistici, con le pronunce re- perciale; descrittivo, non senza una necessaria componen-
gionali, con gli accenti stranieri, con la vera pronuncia del- te teorica; e anche didattico, nel senso che conduce alla
le lingue e dei dialetti, prima d'esser portati a "decidere& consapevolezza e al confronto tra sistemi dierenti, ricor-
irrimediabilmente di doversi limitare unicamente a ci che rendo a diversi tipi di trascrizione e ad accurate gure arti-
pu venire dalla tecnologia (glottometria) o dalla fonologia colatorie.
(glottosoa), invece che dalla fonetica naturale (glottogra- Contrariamente a un'opinione molto diusa, "fare fone-
a). tica& non signica aatto dare un suono a una lettera (del-
Prima di rinunciare per mancanza di "capacit foneti- l'ortograa) o a combinazioni di lettere. Questo quanto
che& (per rinunciare, c' sempre tempo!), conviene vedere fanno ancora le grammatiche, dimostrando di non sapere
se davvero non c' un metodo adeguato, come per esem- cosa sia la fonetica vera. Infatti, assurdo procedere dai si-
pio il metodo fonetico. Infatti, fondamentale liberarsi al stemi ortograci, per sperare d'arrivare a una razionalizza-
pi presto dai limiti indotti dalla scuola e dalla societ, che zione dei rapporti tra lettere e fonemi.
impediscono di separare l'onnipresente (e tarpante) livel-
lo graco da quello fonico. 0.4. "Fare fonetica& non nemmeno dare un suono a un
simbolo, che se vogliamo gi un passo in avanti, perch
0.2. Basterebbe ricordare che la "vera lingua& quella almeno si fa riferimento a due aspetti diversi, che in qual-
parlata, basata sui suoni; non quella derivata e rappresen- che modo possono venire a convergere: fornendo, alla ne,
tata dai grafemi. La maggior parte delle lingue del mondo un'indicazione d'orientamento. Certo, questo non basta
(che ancora non siano state fatte morire) non ha una scrit- assolutamente per trasmettere e per emettere una pro-
tura uciale, e nemmeno pratica. nuncia passabile.
Su circa 6000 "lingue&, che ancora rimangono (erano Ovviamente, i risultati sono approssimativi e non im-
moltissime di pi, solo dieci anni fa), solamente il 10% ha mediati; infatti, ci che si fa, di solito, un certo numero
un tipo di scrittura (pi o meno insoddisfacente), mentre di tentativi, solo parzialmente orientabili, guidati da co-
solo un 5% si considera appartenere alle "lingue di cultura& noscenze ancora piuttosto lacunose, nch non si riesce a
(con una graa di solito ancora meno soddisfacente, per- sentire qualcosa d'accettabile, o pi probabilmente d'in-
ch risente dell'evoluzione linguistica, per cui, mentre la lin- tuibile e tollerabile.
gua vera quella orale cambia, quella scritta che una for-
ma ancillare e burocratica della lingua rimane imprigiona- 0.5. Invece, fare fonetica seriamente, o semplicemen-
ta nei carentissimi segni dei vari alfabeti esistenti). te fare fonetica tout court, tutt'altra cosa: signica dare
10 avviamento alla fonetica (anticipazione dalcune parti) 11

un simbolo a un suono. Ma la cosa non cos banale come Prima di tutto, necessario essere in grado di percepi-
potrebbe pensare l'uomo della strada, e magari anche il fo- re sucientemente quel suono, no a ricondurlo a un fo-
netista acustico e pure il fonologo teorico. Non si tratta, no ben preciso, che lo possa rappresentare adeguatamente
infatti, di riuscire semplicemente a "pescare& un simbolo come si vedr presto (per cui bene prima arrivare alla -
(fra qualche misera decina), che possa alludere al suono in ne del presente libro e poi riprenderlo, anche sulla base
questione, senza essere decisamente assurdo, come si vedr d'altre letture, pur se non sempre "conciliabili&).
presto Sbito dopo, bisogna esser in grado di riprodurre quel
Per, ci che si trova indicato e, magari, trascritto an- suono, tramite il fono adeguato, soprattutto grazie all'imi-
che in libri e articoli sull'argomento (non solo di dialetto- tazione, anche immediata, cio sbito dopo averlo sentito.
logia, di glottocronistoria, di glottodidattica, di linguisti-
ca, di fonologia, d'acustica, ma anche di fonetica!), trop- 0.8. In terzo luogo, indispensabile riuscire a produr-
po spesso, sembra fatto senza una percezione adeguata dei re quel fono, sulla base della cinestesa (o consapevolezza
suoni, n con vero interesse. dei movimenti articolatri e fonatri necessari), anche in
assenza dello stimolo uditivo immediato; guidandosi, pe-
0.6. Troppo spesso si crede di fare fonetica "scientica&, r, con la memoria uditiva: particolare di quel suono d'u-
semplicemente ricorrendo ad alcuni simboli IPA, ma con- na lingua precisa, o generale, determinata dal confronto coi
siderandoli banalmente come dei grafemi. foni simili, sulla base dell'esperienza d'ascolto e produzio-
Per esempio, per le vocali, in certi libri e in certi siti In- ne di foni di molte lingue.
ternet, si pu trovare l'impiego del trapezio uciale nel In questo modo, possibile produrre un fono pure do-
quale, per, gli elementi vocalici non sono collocati nei po giorni, mesi, anni (e anche con buone probabilit
punti adeguati, all'interno del diagramma, secondo la pro- per una lingua non ancora sentita). Il segreto d'una buona
nuncia eettiva, ma esattamente nei punti delle "vocali notazione d'essere realistica e, quindi, davvero utile.
cardinali& (introdotte da Daniel Jones nella prima met
del secolo scorso, che hanno permesso d'arrivare a una 0.9. Il quarto punto fondamentale e denitivo pro-
maggiore precisione), indicate dai pallini neri lungo le ri- prio quello, come si diceva, di riuscire a simboleggiare
ghe periferiche! quel fono particolare, trovando il simbolo pi adatto, ma
Nel caso di lingue diverse, come basco, spagnolo, greco, non "pescando& solo fra qualche decina d'elementi.
ebraico, hausa, swahili, kunama, sioux/lakota, hawaiano e Fare tutto questo non minimamente confrontabile col
giapponese, con cinque vocali, rappresentate fonemica- cercar di far fare alle apparecchiature acustiche, o al com-
mente da /i, e, a, o, u/, ci fanno credere che siano tutte u- puter dotato di certi programmi, il lavoro d'analisi. C'
guali e tutte "cardinali& celando anche fatti importanti, una bella dierenza fra ci che possono fare le macchine,
come /u/ giapponese, che in realt /M/, senz'arrotonda- che non hanno discernimento, e ci che si pu fare coll'o-
mento labiale e pi avanzato (e spesso ignorano anche recchio e coll'apparato fono-articolatorio umano, quando
dierenze di durata distintiva). ci siano attenzione, abilit e passione.
>L'acustica non in grado di distinguere l'importanza
0.7. dare un simbolo a un suono presuppone alcune d'ogni singola caratteristica; perci, nisce col porre sullo
fasi successive e concatenate, che attivano l'udito, la mime- stesso livello ci che essenziale (: fondamentale e tipico),
si, la cinestesia, il confronto, l'aggiustamento e l'archivia- oppure complementare (: ugualmente abbastanza impor-
zione mnemonica. tante) e ci che, invece, accidentale (: di puro disturbo,
nel senso d'un banale appiattimento o, al contrario, d'u-
12 avviamento alla fonetica (anticipazione dalcune parti) 13

n'eccessiva dierenziazione acritica). ti diagrammi: vista, udito e cinestesia sono imprescindibili!


> pur vero che, a volte, conferme pi oggettive vengo-
no dall'analisi di buone interpretazioni acustiche; ma, nor- 0.11. Fare fonetica signica riuscire a entrare davvero
malmente, il fonetista naturale se la cava benissimo da so- nel sistema fonico d'una o pi lingue, anche grazie alla
lo. La stragrande maggioranza di coloro che s'occupano di ricchezza dei simboli impiegati. Quelli dell'IPA uciale
fonetica, per, parte da un'oggettiva situazione di depriva- non sono aatto sucienti e fanno illudere di riuscire a fa-
zione non solo produttiva, ma anche percettiva, causata e- re fonetica, mentre, al massimo, si fa un po' di fonologia
videntemente da una scuola-universit e una societ poco (troppo spesso, senza la minima consapevolezza di che co-
attente al "mondo dei suoni linguistici&. sa sia la struttura fonetica).
>Quindi, il ricorso al computer, con buoni programmi la fonologia che fa parte della fonetica; non il contra-
d'analisi acustica, senz'altro il modo pi consigliabile per rio, come si crede, a volte. Infatti, all'interno dell'analisi e
cominciare a recuparare le assopite capacit di chi decida descrizione fonetica, c' la componente funzionale. Perci,
di dedicarsi a una fonetica veramente utile (sperando che la fonetica funzionale (o fonologia) una parte indi-
non siano irrimediabilmente compromesse). In sguito, spensabile, ma solo una parte. Si farebbe ben poco solo con
anche per un notevole risparmio di tempo e di fatica, il ri- la fonologia, come si fa poco solo con l'acustica. Invece, ci
corso al computer si limiter, appunto, a certe veriche vuole una visione globale: articolatoria, uditiva, funziona-
speciche o particolari. le, descrittiva e contrastiva (con veriche acustiche).
>Solo allora, si gusteranno davvero i suoni, riuscendo a >Anche le "scoperte& della sociolinguistica vanno, neces-
sentirli nelle loro svariate componenti, non solo in modo sariamente, normalizzate; altrimenti, si rischia, irrimedia-
globale; e non ci sar pi il limite e la necessit di doverli bilmente, di confondere le idee, pur con dati "scientici&.
vedere acusticamente, sia per convincersi, sia per esser
semplicemente in grado d'avvedersene. L'aspetto visivo, 0.12. Ogni sistema fonico un organismo a s; comple-
perci, si trasformer semplicemente nel piacere e nella to e autonomo. Come si vedr, ha i suoi fonemi, con tutti i
soddisfazione non certo in un'"insoerente soerenza& tassofoni (o varianti contestuali), e ha i prosodemi, con le rea-
d'osservare i vari simboli fonetici, cogliendo relazioni e so- lizzazioni particolari (per durata, accento, toni e intonazio-
miglianze fra simboli e suoni; eventualmente, arrivando ne).
anche alla glottestesa (cfr. 0.1). Per fare un semplice esempio, un elemento vocalico d'un
idioma, per quanto simile a quello d'un altro idioma, dev'es-
0.10. La competenza fonologica dei nativi si basa soprat- sere in relazione solo con gli altri elementi vocalici (ma an-
tutto sull'essenziale; la competenza fonotonetica dell'anali- che consonantici e prosodici) del proprio sistema fonico, nel
sta utilizza anche il complementare; la "competenza& stru- proprio spazio fonico.
mentale non distingue l'accidentale dagli altri due (e, trop- Perci, se si deve codicare (: pronunciare, o trascrivere),
po spesso, confonde soltanto). ma anche decodicare (: ascoltare, o tras-leggere), bisogna
Non basta "credere di fare fonetica&: indispensabile riu- fare sempre riferimento costante solo a ci che fa parte del
scire a farla davvero, secondo il metodo della fonetica natu- sistema specico della lingua che si vuole usare.
rale o, semplicemente, metodo fonetico. Infatti, non ba- >Il termine tras-leggere va preso molto sul serio, giacch
sta percepire, bisogna recepire; non ci si deve accontentare di indica "lggere una trascrizione in modo adeguato&, ricor-
scorrere supercialmente, si deve osservare ed esaminare at- rendo ai veri foni (nonch toni e intonazione) che appar-
tentamente: non aatto suciente sentire e vedere, ne- tengono alla lingua trascritta. Non signica, al contrario,
cessario ascoltare e guardare bene le trascrizioni e gli svaria- "leggere una trascrizione alla buona&, semplicemente coi
14 avviamento alla fonetica (anticipazione dalcune parti) 15

foni del proprio accento personale. Altrimenti, il risultato (i), come si pu vedere, confrontando i vocogrammi (o
un ibrido incredibile e improponibile. quadrilateri vocalici) di queste lingue (per esempio, nel
MaP cfr. indice analitico). Lo stesso vale per gli altri ele-
0.13. Nella pronuncia d'una lingua particolare, si deve menti "corrispondenti&.
far molta attenzione a usare solo i foni e gli elementi proso-
dici di quella lingua. Non si devono utilizzare quelli della 0.15. Se, poi, consideriamo il tedesco e l'inglese, anche
propria lingua materna, aggiungendone qualcuno dell'al- senza scendere in troppi particolari (che si potranno trova-
tro idioma, quando sia inesistente nella propria. Certo, il re nei capitoli relativi del MaP), sbito dobbiamo fare i
principio grezzo quello di completare l'inventario, per conti con la durata fonemica (delle vocali); mentre, nelle
quanto riguarda ci che manca; ma, in realt, bisogna ope- lingue romanze viste, la durata vocalica praticamente
rare esclusivamente all'interno d'un unico sistema, anche solo fonetica (ma gi con dierenze notevoli, a seconda
per le parti che contengono elementi simili nelle due lin- delle lingue, ritrovabili sempre nei capitoli specici).
gue. In tedesco e in inglese, l'"/i/& ("i breve&) decisamente
In eetti, per quanto simili, gli elementi d'una lingua pi aperta che nelle lingue romanze, rispettivamente: (I)
non saranno mai esattamente come quelli dell'altra; alme- (ted.), () (ing.); ma ci che ancora di pi interessa il si-
no, per i rapporti diversi che intercorrono con gli altri ele- stema fonico che, nelle lingue germaniche, pertinente
menti. Per esempio, l'/i/ italiano simile a quello dello spa- (cio: fonemica, distintiva) anche l'opposizione di durata:
gnolo, o del portoghese (brasiliano o lusitano), o del fran- tedesco /I, i:/ (Schi schief /'SIf, 'Si:f/ ('SIf, 'Si:f)); inglese /I, Ii/
cese; per, l'/i/ spagnolo s'oppone solo ad altri quattro fo- (bit beat /'bIt, 'bIit/ ('bT, 'bIiT); noi preferiamo una nota-
nemi vocalici (/e, a, o, u/), quello brasiliano s'oppone ad zione meno astratta, rispetto a quella che ancora predomi-
altri sei (/e, E, a, O, o, u/), quello lusitano ad altri otto (/e, na e che meno utilmente continua a dare, per esempio,
E, a, , O, o, u, /) ovviamente, sempre oltre a /i/. "/i:/& anche per l'inglese, ).

0.14. A prima vista, il sistema brasiliano potrebbe sem- 0.16. Questo la dice lunga su quelle grammatiche e quei
brare esattamente uguale a quello italiano, con /i, e, E, a, corsi didattici che "descrivono& l'/I/ tedesco o, peggio an-
O, o, u/; invece, i due sistemi sono diversi, almeno perch cora, inglese dicendo: "i breve, come in tto& (se poi si
in brasiliano (e anche in lusitano, ma con ulteriori dieren- pensa che parecchie pronunce regionali italiane non han-
ze) sono previste pure realizzazioni nasalizzate ((i, e/, A, no aatto un'i breve, anche in parole come tto, l'assurdo
9/, u), e segute da (), cio da un elemento consonanti- glottodidattico palese!), o in vite francese, o in listo spa-
co nasale), senza le quali la pronuncia non sarebbe genui- gnolo. Naturalmente lo stesso quando si cerca d'insegna-
na. re ad anglofoni l'/i/ (i) chiuso e breve dell'italiano (o fran-
Per quanto riguarda il francese, poi, l'/i/ s'oppone ad al- cese o spagnolo), riportando l'onnipresente e fuorviante e-
tri quattordici fonemi vocalici (/e, E, a, O, o, u, y, , , sempio di machine inglese (che ha /Ii/ (Ii), senza considera-
, , ^/ e //, cio "//& della tradizione), compresi i quat- re le pi diverse realizzazioni regionali). Si tratta solo di ba-
tro nasalizzati (/, , , ^/), che sono veri e propri fonemi, nalissimi richiami visivi. Spesso, il silenzio d'oro
in francese, non semplici tassofoni (e pronunciati senza ele-
menti consonantici nasali). 0.17. Gli accenti stranieri e quelli regionali, in fondo,
Oltre a tutto ci, l'eettive realizzazioni fonetiche non altro non sono che pronunciare una lingua nazionale se-
sono esattamente le stesse, anche se usiamo lo stesso fono condo il sistema fono-tonetico d'una zona (e/o d'un grup-
po sociale) particolare, localizzabile e riconoscibile.
16 avviamento alla fonetica (anticipazione dalcune parti) 17

Perci, si dovrebbe cominciare in modo sistematico a e- 1.


saminare la propria pronuncia, per puntare a quella cui si mi- Introduzione
ra. Bisogna imparare ad analizzare i suoni che s'emettono, per
identicarli in foni precisi (trascrivendoli con simboli ade-
guati), che naturalmente rientrano in particolari fonemi.
Poi, si deve avere a disposizione una descrizione attendi-
bile e accurata del sistema della lingua che si vuole ap-
prendere, per iniziare a fare tutti i confronti necessari, in
modo oggettivo e sistematico. Ovviamente, non si pu
prescindere da un congruo numero d'esercitazioni, mirate Nota sulla terminologia.
e controllate, ascoltando buone registrazioni (e registran-
dosi per veriche "impietose&, senza barare, altrimenti 1.2.26. Avvertiamo sbito che usiamo termini rigorosi
tutto inutile). e non ambigui. Per essere chiari ed ecaci n dall'inizio,
ricordiamo che il termine suono sar usato poco, perch
troppo generico: gli preferiamo il termine fono, che indi-
ca un suono identicabile e catalogabile, dotato d'un suo
simbolo particolare, che lo distingue da tutti gli altri, ma
mostra simultaneamente anche i suoi legami con gli altri fo-
ni; per esempio: (a). Si pu parlare del fono (a) italiano,
oppure di quello spagnolo, che sono abbastanza simili fra
loro, tant' vero che si rappresentano con lo stesso simbo-
lo, anche se, nella gura scientica denita vocogram-
ma che usiamo per mostrare i "suoni linguistici& d'un i-
dioma particolare, hanno una collocazione leggermente di-
versa.
Un suono, invece, qualsiasi elemento fonico, indipen-
dente da qualsiasi interpretazione consapevole: un qualco-
sa di non ancora considerato scienticamente. Appena una
lingua viene analizzata e descritta fonicamente, i vari suo-
ni sfuggenti diventano dei foni ben precisi, che necessaria-
mente appartengono a uno dei fonmi particolari di quel-
la lingua. Solo cos si possono fare comparazioni utili per
descrivere lingue e dialetti, rendendone possibile anche
l'apprendimento e l'insegnamento, in modo serio, senza
dannose improvvisazioni e senza rovinosi pressappochismi.

1.2.27. Il fonema in grado di far cambiare signicato


a due parole simili d'una stessa lingua (dando, quindi, due
concetti dierenti); quando la dierenza di suono coincide
con una dierenza semantica, abbiamo un fonema diverso.
18 avviamento alla fonetica (anticipazione dalcune parti) 19

Questo pu essere accompagnato da una dierenza orto- quelle basate sulla posizione dell'accento di parola: princi-
graca, come in cane e lane, cio /'kane, 'lane/, che forma- pi /'principi/ (o prncipi da principe) e /prin'cipi/ (o prin-
no, perci, una coppia minima, sia dal punto di vista fo- cpi da principio), oppure ancora /'ankora/ (o ncora so-
nico che graco; oppure, possiamo avere degli omgra, stantivo o verbo) e /an'kora/ (o ancra avverbio).
come botte: /'botte/ "recipiente& e /'bOtte/ "percosse&. Nel
caso di porto, siamo di fronte a una coppia d'omfoni, con 1.2.28. Normalmente, i foni sono dati fra parentesi qua-
pronuncia e scrittura uguali, ma signicati diversi, come dre: (a, m); mentre i fonemi sono posti fra barre oblique:
in io porto e il porto /a, m/. I grafemi sono indicati in corsivo: a m, oppure fra
Sono coppie minime anche china /'kina/ e Cina /'cina/, parentesi angolari: >a, m. Nelle gure (che abbondano nei
o anche vano /'vano/ e vanno /'vanno/, o rima /'rima/ e pri- trattati rigorosi di fonetica) si possono tralasciare le paren-
ma /'prima/, o torno /'torno/ e tornio /'tornjo/, oppure ali tesi quadre o le barre oblique, quando non ci sia ambigui-
/'ali/ e mali /'mali/. t, per non appesantire le immagini. Quando uno stesso
Quindi, se partiamo da un esempio come care /'kare/, simbolo indica sia il fono che il fonema, infatti pi con-
possiamo cambiare in gare /'gare/ (per il solo tratto di so- veniente tralasciare / /, mentre ( ) indicano solo i tassfoni
norit); oppure, in pare /'pare/ (per il solo punto d'artico- (o foni contestuali, o varianti combinatorie). Per esempio,
lazione), o in fare /'fare/ (per il modo d'articolazione); inol- per trascrivere adeguatamente l'italiano, servono almeno
tre, possiamo avere giare /'Gare/, dare /'dare/, rispetto a ca- sette tassofoni segmentali in pi, rispetto ai 30 fonemi (ol-
re /'kare/ (per pi tratti simultanei). Per cane /'kane/, o ca- tre a /'/ e (&), (:), (;)), come in un bambino, un gatto /um-
de /'kade/, cambia un solo tratto. bam'bino, un'gatto/ (&umbam'bi:n, u'gat:to).
Se, ora, consideriamo care /'kare/ e are /'are/, abbiamo >Nel primo esempio, vediamo che gi la graa usa m al-
un segmento in meno, quindi un elemento "zero&, che for- l'interno di parola (in rimbambito, ovviamente due volte),
ma ugualmente una coppia minima (volendo richiamare giacch m un elemento normale nell'ortograa italiana.
attenzione su questo fatto, potremmo notare are /'`are/). Dato che /m/ un fonema dell'italiano, la trascrizione fo-
Lo stesso vale nel caso di care /'kare/ e chiare /'kjare/, in cui nemica adeguata proprio /umbam'bino/. Per, l'italiano
c' un segmento in pi, come avviene anche in cane /'ka- non ha un fonema nasale velare, perci, nell'esempio un
ne/, canne /'kanne/ (con una doppia ricorrenza dello stes- gatto, si ricorre al fonema nasale non-marcato, cio pi
so fonema). Questa non un'opposione fra un fonema normale, /n/, come fa anche l'ortograa. Nelle trascrizio-
"semplice& o "breve& e uno "lungo& (meno bene indicato ni antiquate, che separavano le parole come nella graa
con "/n:/&, come qualcuno fa ancora), ma fra un solo fo- corrente, la prassi abituale era quella di ricalcare l'uso or-
nema e due fonemi. tograco, producendo "/un bam'bino, un 'gatto/&.
Si potrebbe continuare, con altre sostituzioni d'un solo Eventuali parentesi tonde in tabelle consonantiche
fonema, come per carne /'karne/, carte /'karte/, sarte /'sar- indicano fonemi marginali, rari o stranieri (questi ultimi
te/. Nel caso di sartie /'sartje/, abbiamo l'aggiunta d'un altro si deniscono meglio xenofonmi, e sono usati nei prestiti
fonema (non considerando, qui, la variante /sar'tie/, molto linguistici da altre lingue).
diusa, ma condannata dai puristi).
Fonicamente, non sono coppie minime forme come 1.2.29. Anche i termini tradizionali, vocale e consonante,
vanno e v'hanno, entrambe corrispondenti a /'vanno/, seb- saranno usati meno, e soprattutto con valori particolari,
bene nel secondo caso si possa avere anche vi hanno /'vjan- non generici; infatti, indicano solo: (1) lettere dell'alfabeto,
no, vi'anno, 'vanno/. come a, m; oppure (2) fonemi di lingue particolari (che
Invece, sono coppie minime, legittimamente, anche vanno sempre indicate, altrimenti si fanno discorsi penieni).
20 avviamento alla fonetica (anticipazione dalcune parti) 21

In questo libro di fonetica, pi logico parlare in gene- stici esistono indipendentemente dalla consapevolezza dei
rale di foni, vocoidi e contoidi (per quanto riguarda gli ele- parlanti stessi. Se cos non fosse, noi umani non potrem-
menti segmentali, appunto, che sono diversi da quelli pro- mo davvero capirci.
sodici, come accento, durata, tono, intonazione). Quando,
invece, si fanno esempi di lingue particolari, altrettanto 1.2.30. Quindi, la fonetica naturale si compone ine-
logico parlare di fonemi, vocali e consonanti. Generalmen- vitabilmente di tre parti: fonetica articolatoria, uditiva e
te, in aggiunta all'ortograa corrente (o alla traslitterazio- funzionale. Sono tutte componenti naturali, che non han-
ne, per lingue scritte con alfabeti diversi da quello latino), no bisogno di nessuna tecnologia extracorporea. Sono sem-
abbiniamo le trascrizioni fonemiche e quelle fonetiche, pre con noi, anche quando dormiamo, o siamo sotto la
proprio per evidenziare le dierenze fra la struttura fone- doccia, o quando viaggiamo, o ci dedichiamo a qualsiasi
mica e quella fonetica. lavoro (o gioco), da soli o in compagnia, in patria o all'e-
La struttura fonemica, ovviamente, indica solo i fonemi, stero.
per render conto delle dierenze foniche a livello funziona- La fonetica articolatoria, ci permette di produrre i foni
le. La struttura fonetica mostra maggiori particolari, che (che realizzano i fonemi della nostra lingua), che abbiamo
sono necessari per rendere la pronuncia reale ed eettiva, imparato da bambini, grazie alla fonetica uditiva. Infatti,
non meramente teorica. Spesso, le due trascrizioni coinci- prima si devono riconoscere i foni (e le intonazioni) che
dono, pur essendo racchiuse fra diversi tipi di parentesi, sentiamo attorno a noi da bambini, che poi riusciamo a ri-
come in dir /di'ra/ (di'ra). Non sono, per, un inutile dop- produrre in modo naturale e fedele, tanto che acquisiamo
pione, come si vede gi considerando l'esempio rid /ri'da/ anche tutte le peculiarit regionali che contraddistinguo-
(Ri'da). A guardar bene, anche nel caso precedente, una tra- no la pronuncia eettiva delle varie localit.
scrizione fonemica pi completa dir /di'ra*/ (di'ra), che Tutto questo reso possibile dalla fonetica funzionale,
mostra anche la cogeminazione (cfr. 11.1-6) pure per le che ci permette di ricavare il valore dei singoli fonemi (e
parole isolate, giacch si tratta di qualcosa di funzionale. intonazioni comprese le sovrastrutture parafoniche,
Per, in un contesto, come in dir tutto, abbiamo /dirat- 11.26-7). I fonemi non hanno una vera sostanza: la loro es-
'tutto/ (&diRat'tut:t), giacch pi scientico e moderno senza quella di non essere nessuno degli altri elementi
mostrare i gruppi ritmico-accentuali, o ritme, piuttosto di dello stesso sistema fonologico, piuttosto che suoni parti-
semplici parole isolate (che, a volte, verrebbero indebita- colari. Questo permette d'identicare il valore d'ogni fo-
mente deformate, visto che la struttura fonica ben diver- nema, anche se le realizzazioni eettive siano peculiari.
sa dalla struttura graca). Pensiamo ai vari difetti di pronuncia: non ha impor-
Infatti, uno degli obbiettivi pi importanti della foneti- tanza che l'r sia prodotta esattamente come previsto; l'im-
ca naturale quello di liberare mentalmente i lettori dalla portante che resti un "suono& diverso da tutti gli altri, al-
schiavit dell'ortograa, coi suoi nefasti inussi sulla pro- l'interno dello spazio fonico appartenente a ogni sistema fo-
nuncia delle lingue straniere e anche della propria lingua. nologico, che crea opposizioni e relazioni fra i vari elemen-
Per questo, insisteremo molto sull'importanza fondamen- ti. I diversi tipi d'"r moscia& (dai labiodentali (V, ), a
tale della separazione dei due livelli: graco, che inevitabil- quelli uvulari (K, , , r)), oppure l'"s blesa& ((, )) o la
mente troppo statico, e fonico, che quello della vera lin- "lisca& ((!, )) che trasformano l's di sasso (/s/, ma anche
gua, che (prima d'essere scrittura) suono! Quante lingue quella di causa /z/, o la zeta di stanza /q/, o di zanzara /Q/),
e dialetti non hanno (ancora) una scrittura? Eppure han- restano pur sempre diversi da tutti gli altri fonemi dell'ita-
no tutti i loro fonemi e foni (nonch intonazioni), anche se liano, evitando le confusioni.
non sono ancora stati identicati e descritti. I suoni lingui- In fondo, anche quando il fonema /r/ diventa (V) (ap-
22 avviamento alla fonetica (anticipazione dalcune parti) 23

prossimante labiodentale sonoro), rimane abbastanza di- cali, ma la voce) preferibile a "corde vocali&, perch si
verso, comunque, dal fonema /v/ (realizzato dal costrittivo tratta di (due) membrane, non di cordicelle.
labiodentale sonoro, (v)), anche se certi ascoltatori posso-
no essere tratti in inganno, come denuncia l'espressione 1.2.32. Altri termini verranno indicati e commentati,
popolare "parlare con l'evve& (paV'la;Ve kol'lEV:Ve). presentandosene l'occasione (ma si possono trovare, pi e-
stesamente, nel MaF). Per esempio, ci pare meglio parlare
1.2.31. Ci sono altri termini che noi non useremo, per- di sillaba caudata e non-caudata (non pi "chiusa& o "aper-
ch meno chiari o fuorvianti. Per esempio, una sillaba ta&).
accentata, come la prima di sillaba /'sillaba/, semplice- Inoltre, il termine neutro decisamente migliore di
mente accentata, non "tonica&, giacch il termine tonico si "standard&, giacch spesso si fa un uso peculiare di que-
riferisce giustamente a tono (cio la tonalit, altezza melo- st'ultimo, come quando lo si riferisce alla pronuncia "set-
dica, su cui una sillaba pronunciata), non ad accento Il tentrionale standard&, o "centrale standard&, o "meridio-
problema originato dai latini che presero dal greco il ter- nale standard&. Infatti, o una pronuncia davvero "stan-
mine tnos (che indicava un accento tonale), per indicare dard&, cio neutra, oppure non lo aatto, essendo perci
invece l'accento intensivo, come in italiano. Quindi, per "non-standard&, cio non-neutra, vale a dire pi o meno re-
coerenza e rigore, si parler d'accento e di sillaba accenta- gionale. Quindi, il signicato aberrante di pronuncia "stan-
ta, non di "sillaba tonica& o di "vocale tonica&. dard& accompagnato da un altro aggettivo, in realt, signi-
> curioso osservare che i giapponesi hanno preso dal- cherebbe semplicemente o "setten./centr./merid. meno mar-
l'inglese il termine accent (divenuto akusento /akMseto/ cata&, oppure addirittura "setten./centr./merid. decisamen-
(23k{}s3t) la trascrizione data per i curiosi e appas- te marcata&.
sionati, non per spaventare qualcun altro), per indicare il
loro accento tonale, giacch il termine inglese stress indica 1.2.33. Concludiamo con alcune parole contro la trascu-
solo l'accento intensivo. ratezza e pigrizia linguistica, in generale, ma soprattutto
Ugualmente, evitiamo termini uditivi, decisamente me- per quanto riguarda la scrittura e l'uso subnormale del com-
no perspicui, come "fricativo& e "aricato&, preferendo puter, anche da parte di molti editori. Non aatto "civi-
senz'altro i termini articolatri costrittivo e occlu-costritti- le& usare l'apice (o la virgoletta d'apertura) al posto dell'a-
vo, come sar pi chiaro quando li vedremo, in sguito. postrofo: non "l{apice, l{apostrofo&, o "il 900& (invece che
Con questo senso (d'occlu-costrittivo), abbandoniamo an- il '900), determinati dai pigroneschi correttori ortograci!
che il termine "semiocclusivo&, che ora serve per indicare L'apostrofo, poi, va usato di pi: l'ultima l'ascolto l'in-
un occlusivo con contatto parziale, anche se non apparir terpreto non "la ultima, lo ascolto, la interpreto&; pure
in questo libro; ma c' nel MaF Manuale di fonetica, e nel in d'un'altr'annata piuttosto che "di una altra annata&
MaP Manuale di pronuncia (e ci sar, quando necessario, Inoltre, il fanatismo da "burocrati& irresponsabili e im-
negli altri volumi in elaborazione). ponderanti (che porta a complicare, inutilmente, le cose),
Lo stesso vale per il termine "sordo& (gi sostituito a suo facendo togliere il legittimissimo accento a s quando se-
tempo all'ancora pi sorpassato "muto& {che, nella tradi- guto da stesso o medesimo, porta a eliminarlo anche in a s
zione classica, indicava, invece, occlusivo}), cui preferiamo stante, o in tutte le ricorrenze di s. Invece, viva s stesso!
non-sonoro, giacch si tratta proprio del contrario di sono- C', poi, l'assurdit di "e non, o non&, invece dei nor-
ro, che indica i foni prodotti con la vibrazione delle pliche mali e no o no; giacch, in italiano, la negazione non deve
vocali, che d la voce. Anche il termine pliche vocali (per sempre essere seguta da ci che nega; mentre no una ne-
inciso, non certo "vocaliche&, giacch non c'entrano le vo- gazione assoluta: italiani e no. Vittorini scrisse Uomini e
24 avviamento alla fonetica (anticipazione dalcune parti) 25

no, certamente non "Uomini e non&! Ugualmente, non va Bibliograa (essenziale ragionata)
aatto bene scrivere "certamente no cos&
Terminiamo, con una campagna contro il burocraticis-
simo uso della "d eufonica&, che va usata ormai soltanto
davanti a vocale assolutamente uguale fonicamente. Quin-
di: ad Ancona ed eliminare; ma e Elena e era vero con /e'E-
lena, eEra'vero/; evitando pure vere cacofonie come "ed e-
ducazione, ad Adamo&, per e educazione a Adamo

Potr meravigliare di trovare solo pochi titoli in questa biblio-


graa; per, non ce la sentiamo d'indicarne altri. Si spera che il let-
tore, che sia arrivato no alla ne di questo libro, sappia capire da
solo se altri libri valgano la pena d'esser visti o no. Chi cercasse co-
se (pi) semplici potr/dovr accontentarsi, dopo approfondita va-
lutazione, di ci che pu trovare in giro.
Chi, invece, cercasse trattazioni pi complete e fosse d'accordo
con la posizione dell'autore (oltre ai dizionari di pronuncia indica-
ti, che sono assolutamente indispensabili), si pu riferire soprattut-
to alle sue opere pi recenti (e a quelle in elaborazione, per le lin-
gue: inglese, francese, tedesca, spagnola e portoghese), dove ci sono
anche indicazioni per altre lingue (oltre a ulteriori progetti, per cui
si pu consultare il sito http://venus.unive.it/canipa/).
Purtroppo, nel Journal of the International Phonetic Association
(2004, 117-21, organo uciale dell'Associazione Fonetica Interna-
zionale), apparsa previa approvazione di ben quattro "esperti&
italiani un'incredibile "descrizione& dell'italiano, che presenta si-
multaneamente (e incoerentemente, con oscillazioni assolutamen-
te implausibili per un nativo, per quanto compsito) sia caratteri-
stiche settentrionali, centrali e meridionali, sia caratteristiche stra-
niere (a parte stranezze trascrittorie). Il testo stesso de La tramonta-
na e il sole una "nuova& traduzione dall'inglese, con il vento del
nord. L'unica registrazione usata per la trascrizione solo in parte
migliore (comunque, meno "spiritata&).
N migliore il/l'Handbook of the International Phonetic Asso-
ciation. A Guide to the Use of the International Phonetic Alphabet
Cambridge: C. Univ. Press (1999) che mostra la posizione uciale
dell'IPA, con tutti i suoi problemi intrinseci (dopo la mancata "ri-
forma& del 1989-96), sommati a quelli dei singoli contribuenti. Qui
viene indicato solo per segnalarne i difetti, sia per i testi e le trascri-
zioni, sia per le registrazioni scaricabili dal sito: incoerenza, asiste-
maticit, inadabilit; uomo avvisato Era stato chiesto allo scri-
vente di curarne l'edizione italiana, ma il riuto fu decisissimo!).
Sar bene evitare accuratamente opere come Suoni, accento e in-
26 avviamento alla fonetica (anticipazione dalcune parti) 27

tonazione (2000, con 5 costosissimi audio con pronunce smacca- Venezia Giulia; Toscana, Umbria, Marche, Lazio; Abruzzo, Mo-
tamente regionali, stranezze personali e intonazioni completamen- lise, Campania, Lucania, Puglia; Salento, Calabria, Sicilia, Sar-
te innaturali; sarebbero materiali destinati agli stanieri, che rischia- degna; "il MaPI& /il'mapi/; canIPA]
no d'aggiungere alle proprie peculiarit le ridicolezze propinate in (2005) Manuale di fonetica Fonetica "naturale&: articolatoria,
quei ); ugualmente Speaker (2000, che esibisce "trascrizioni& che uditiva, funzionale. Mnchen: Lincom Europa ("il MaF& /il-
mescolano caoticamente grafemi minuscoli e maiuscoli! con sim- 'maf/; nella seconda met, presenta in modo sintetico, ma accu-
boli fonemici e assurdi spropositi). rato la struttura fonotone{ma}tica d'oltre 300 idiomi di tutto il
mondo, compresi 63 dialetti parlati sul territorio italiano e 72
Aussprachewrterbuch (2000[, 1962) Mannheim: Bibliographisches lingue morte {cfr. qui 0.22 e 0.28}; canIPA).
Institut F. A. Brockhaus AG ("il duden&; contiene anche no- (2005) Manuale di pronuncia Italiana, inglese, francese, tede-
mi, cognomi e toponimi di varie lingue con la pronuncia origi- sca, spagnola, portoghese, russa, araba, hindi, cinese, giapponese,
naria; IPA con /a, a:/, ma /r/, comunque, ora, nalmente, acco- esperanta. Mnchen: Lincom Europa ("il MaP& /il'map/; cfr. qui
glie la "vocalizzazione& di /r/ (indicata con "(W )&!) anche dopo 0.23-27 per la trentina di varianti trattate; canIPA).
vocali brevi, pur continuando a trascrivere solo /r/). (2005) A Handbook of Phonetics: "Natural& phonetics articula-
barberis, p. sarnow, a. (2000) Phonetik lehren und lernen Bei- tory, auditory, functional. Mnchen: Lincom Europa (traduzio-
heft Italien Torino: Paravia (con tre audiocassette; IPA] ne inglese e adattamento della versione pi recente del "MaF&,
BBC Pronouncing Dictionary of British Names (1983, 1971) Ox- gi con qualche ulteriore modica e aggiunta; "l'HPh& /lakkapi-
ford: O. Univ. Press (britannico; anche IPA). 'akka/ canIPA).
boch, r. (1995) Dizionario francese {it. e it.fr.}. Bologna: Zani- (2005) A Handbook of Pronunciation: English, Italian, French, Ger-
chelli (le trascrizioni sono state riviste da L. Canepari e "conte- man, Spanish, Portuguese, Russian, Arabic, Hindi, Chinese, Jap-
nute& dalla redazione, comunque c' l'innovazione di /, / anese, Esperanto Mnchen: Lincom Europa (traduzione inglese
"neutri moderni& invece dei vecchi e superati /, /; IPA] e adattamento della versione pi recente del "MaP&; "l'HPr&
bruguera i talleda, j. (2004, 1990) Diccionari ortogrc i de pro- /lakkapi'Erre/; canIPA).
nncia Barcelona: Enciclopdia Catalana (la prima edizione, (in prep.) English Pronunciation*. Mnchen: Lincom Europa
pur se tipogracamente meno felice, era pi soddisfacente e ana- (con 2 pronunce neutre e 2 mediatiche {americana e britanni-
litica; IPA). ca}, quella internazionale e altre 5 neutre, oltre a decine d'ac-
canepari, l. (1983) Phonetic Notation _ La notazione fonetica Ve- centi regionali nativi di tutto il mondo e d'accenti stranieri mar-
nezia: Cafoscarina (con 2 audiocassette allegate; quasi canIPA). cati; "l'EPs& /leppi'Esse/; canIPA probabile che se ne faccia an-
(2000 {rist. emend. modif.} 1999) Dizionario di pronuncia i- che la versione italiana Le pronunce dell'inglese].
taliana. Bologna: Zanichelli (60.000 forme con trascrizione e va- (in prog.) French Pronunciation*. Mnchen: Lincom Europa
rianti di pronuncia, corrispondenti almeno al triplo di vocaboli (con 4 pronunce neutre nazionali, 1 mediatica e 1 internaziona-
eettivi; oltre alla pronuncia neutra moderna, tradizionale, accet- le, oltre a un buon numero d'accenti regionali nativi d'Europa
tabile, tollerata, trascurata, intenzionale e aulica, sono mostrate e Canada e qualche accento straniero marcato; "l'FPs& /lEffepi-
le variazioni interne del Centro d'Italia: Toscana, Umbria, Mar- 'Esse/; canIPA probabile che se ne faccia anche la versione ita-
che, Lazio e Roma; "il DPI& /il'dipi/; canIPA] liana Le pronunce del francese e quella francese Les prononciations
(2004 {rist. emend. modif.} 1999) Manuale di pronuncia i- du franais).
taliana Bologna: Zanichelli (con 2 audiocassette allegate, che (in prog.) German Pronunciation*. Mnchen: Lincom Europa
contengono anche brani letterari; molto aumentato e cambiato (con 4 pronunce neutre nazionali, oltre a un buon numero d'ac-
rispetto alla prima edizione del 1992: introduce la pronuncia centi regionali nativi e qualche accento straniero marcato; "il
neutra moderna, oltre a quella tradizionale accanto ad altri tipi GPs& /ilGippi'Esse/; canIPA possibile che se ne faccia anche la
{indicati nel titolo precedente}, e alle ventidue coin regionali, versione italiana Le pronunce del tedesco e quella tedesca Die Aus-
con suddivisioni interne: Piemonte e Val d'Aosta, Liguria, Lom- sprachen des Deutschen Probabilmente con F. Tassetto come co-
bardia, Emilia-Romagna; Alto-Adige, Trentino, Veneto, Frili, autore).
28 avviamento alla fonetica (anticipazione dalcune parti) 29

(in prog.) Portuguese Pronunciation*. Mnchen: Lincom Euro- sebbene inferiore a quelle del MaP; comunque, il primo dizio-
pa (con le pronunce neutre {brasiliana e lusitana}, una interna- nario che unichi "/:, , 0/& con "//& per "uniformit&
zionale, oltre a un buon numero d'accenti regionali nativi d'Eu- con altre pubblicazioni invece di dare, pi complessamente,
ropa, America e Africa e qualche accento straniero marcato; "il "/:, K, /& per /:, , 0/ o, come qui, /:K, K, 0/ (:,
PPs& /ilpippi'Esse/; canIPA probabile che se ne faccia anche la , 0); IPA).
versione italiana Le pronunce del portoghese e quella portoghese Groes Wrterbuch der deutschen Aussprache (1982) Leipzig: Biblio-
As pronncias do portugus). graphisches Institut ("il gwda&; IPA ma con /a, A:, r/, e /Y/ di
(in prog.) Spanish Pronunciation*. Mnchen: Lincom Europa "fonticazione& sovietica, per /Y/).
(con 6 o 7 pronunce neutre e una internazionale, oltre a un nu- heemskert, j. zonneveld, w. (2000) Uitspraakwoordenboek
mero d'accenti regionali nativi d'Europa e America e qualche ac- Utrecht: Het Spectrum (d pochi nomi propri; IPA).
cento straniero marcato; "l'SPs& /lEssepi'Esse/; canIPA Conterr jones, d. (2003, 1917) English Pronouncing Dictionary Cam-
anche un "pronunciario& selezionato, con le parole che posso- bridge: C. Univ. Press (l'edizioni attuali, curate da P. Roach J.
no sollevare d'accentazione, avere varianti correnti, e parole stra- Hartman J. Setter, oltre alla pronuncia britannica danno quel-
niere. possibile che se ne faccia anche la versione italiana Le la americana; IPA).
pronunce dello spagnolo e quella spagnola Las pronunciaciones del kalenCuk, m. l. kasatkina, r. f. (1997) Clobap tpydnocte=
espaol Probabilmente con R. Miotti come coautore] pycckogo po$nowen$r. Mockba: Pycck$= rvk (graa ipodia-
catford, j. c. (1977) Fundamental Problems in Phonetics Edin- critica per l'accento e l'eccezioni notevoli, che non indica neu-
burgh: E. Univ. Press (IPA). tralizzazioni n assimilazioni).
(1988) A Practical Introduction to Phonetics Oxford: Clarendon kenyon, j. s. knott, t. a. (1953) A Pronouncing Dictionary of
Press (con esercitazioni guidate, per sviluppare la cinestesa fone- American English Springeld, .: Merriam (americano; nel
tica, da eseguire accuratamente; evitare, per, l'edizione del frattempo, certe pronunce sono cambiate, ma merita sempre
2001 per i troppi problemi tecnici d'aggiornamento non riusci- d'esser consultato; IPA {mentre, incredibilmente nel 3 millen-
to; IPA). nio, soprattutto in America, si continuano a pubblicare dizio-
costamagna, l. (1996) Pronunciare l'italiano Manuale di pronun- nari non-IPA!}).
cia italiana per stranieri. Perugia: Guerra (con 4 audiocassette e kindaichi, h. akinaga, k. (2001) Shinmeikai Nihongo Akusento
un ; canIPA] Jiten Tokyo: Sanseido (non-IPA\ katakana tonetico e diacritico,
(2000) Insegnare e imparare la fonetica. Torino: Paravia (con u- con varianti).
n'audiocassetta, contenente anche brani presi dal MaPI, per, lerond, a. (1980) Dictionnaire de la prononciation Paris: Larous-
con distorsione delle voci per un aumento della velocit; canIPA] se (scomodamente divide le parole comuni dai nomi propri in
Dicionrio da lngua portuguesa contempornea (2001), Lisboa: Edi- due sezioni; IPA con qualche aggiunta).
torial Verbo (lusitano; troppo ostentatamente presentato come migliorini, b. tagliavini, c. fiorelli, p. (1981) Dizionario
l'"impresa editoriale degl'inizi del 21 secolo e del 3 millennio&, d'Ortograa e di Pronunzia. Torino: ("il DOP& /'dOp/, con-
cominciata prima della Rivoluzione Francese e conclusa con tiene anche cognomi e toponimi; 1a ed. 1969 con 1 disco di vini-
questo dizionario in due volumi; indica la metafonia, ma non le; con I e J {ancora} mescolate insieme; non-IPA).
sistematicamente, purtroppo, e "nascondendo& i plurali alla ne molbk hansen, p. (1990) Udtaleorbog Kbenhavn: Gyldendal
dell'intera voce, invece di mostrarli sbito dopo il lemma, assie- (IPA fonemicamente alquanto "largo&, rispetto ai veri valori fo-
me alle altre trascrizioni, che comprendono i femminili; sconcer- netici).
ta, inoltre, non poco, perch nel 3 millennio esibisce cose co- ragazzini, g. (1995) Dizionario inglese {it. e it.ing.}. Bologna:
me "/, g, R, ], l/&, invece di /, g, K, , L/, e perno "/, , /& Zanichelli (britannico con macro-dierenze americane; le tra-
invece di /E, , O/; semi-IPA). scrizioni sono state riviste da L. Canepari e A. Venturi e "conte-
Dizionario Garzanti di tedesco (1994) Milano: Garzanti (trascrizio- nute& dalla redazione, comunque c' l'innovazione di /E/ invece
ni impostate da L. Canepari, preparate da P. Paschke e "conte- di /e/ e moltissime "forme ridotte&, pi che nei dizionari di pro-
nute& dalla redazione; d un buon numero di "forme ridotte&, nuncia, anche se meno che nel MaP; IPA).
30 avviamento alla fonetica (anticipazione dalcune parti) 31

upton, c. kretzschmar, w. a. jr. konopka, r. (2001) e Ox- guistiche, senza fonderle armoniosamente assieme. Poi il compi-
ford Dictionary of Pronunciation for Current English Oxford: O. to stato lasciato in altre mani, imperite e disaezionate, che non
Univ. Press (pur essendo il progetto pi recente, resta ben lonta- hanno saputo fondere le nuove acquisizioni annuali, non seguen-
no dai suoi predecessori. Inoltre, esattamente l'opposto delle do adeguatamente il metodo usato (e spiegato all'inizio)
convenientissime trascrizioni diafonemica e interfonemica: in- Inoltre, ha aggiunto la duplice variante di -s-, indicata con {,
fatti, oltre a ripetere, inutilmente, anche le forme "uguali&, non- come in c{a (= /'kaza, -sa/), aggiungendo anche tante altre va-
ch quelle con resa fonetica leggermente diversa, per ogni va- rianti, ampliando molto pure le duplici possibilit per /e, E o, O
riante messa, ripete tutta la trascrizione {e non di sguito, ma q, Q/ (quest'ultima anche iniziale), pur senza arrivare alla ricchez-
andando a capo}, invece d'indicare pi chiaramente la sola za delle pronunce messe nel DiPI, con le sue varianti moderna,
dierenza {non riuscendo, quindi, a dare la fondamentale im- tradizionale, accettabile, tollerata, trascurata, intenzionale e ulica
mediatezza}. Perdipi, utilizza criteri e simboli diversi per i due (spiegate pure nel MaPI] Si tratta d'un'innovazione importante,
accenti {britannico e americano}, lasciando credere che ci siano che nalmente descrive la vera pronuncia italiana attuale (e mo-
dierenze pure dove, in realt, non ce ne sono aatto, come, per derna). Tutti gli altri dizionari, invece, continuano anacronistica-
esempio, anche nell'indicazione degli accenti secondari dopo mente a indicare quasi solo una pronuncia per ogni parola, ma so-
quello primario, segnati in americano, ma non in britannico, prattutto ancora /s/ per casa, mentre i orentini stessi ormai la so-
per forme che, invece, sono assolutamente uguali, come teacake stituiscono sempre pi con /z/ (tranne che, ovviamente, nella ve-
Perci, fra spazio bianco, che abbonda, e trascrizioni inutili, im- ra composizione lessicale, mentre disegno non pi sentito come
piega il doppio delle pagine rispetto al necessario: per es., per composto); infatti, riconoscono che si tratta d'una caratteristica
l'articolo a impiega 10 righe {dieci!} per dare, in sostanza, "a locale, sulla via della regionalit, sebbene un tempo decisamente
/'EI, /&; mescola con le pronunce neutre altre, che non lo sono prestigiosa.
(ancra), per es. dune con variante britannica uguale a June, Anche per le parole straniere, pure dizionari specici, anche
"/dZu:n/&, oppure latter dato, in americano, esattamente come recenti, sembrano brancolare nel buio della casualit, se si guar-
ladder, "/'ldr/&, neanche come variante; IPA "mischiato&). dano le "indicazioni& (anche pi o meno IPA) che forniscono
warnant, l. (1987) Dictionnaire de la prononciation franaise dans
sa norme actuelle Paris/ Gembloux: Duculot (impaginazione Non aatto chiaro perch in tutto il mondo editori e lessico-
gonata; scomodamente divide le parole comuni dai nomi pro- gra continuino a produrre dizionari (monolingui e bilingui) in cui
pri in due sezioni; IPA] non si d la minima attenzione all'aspetto ortoepico della lingua
(1996) Orthographe et prononciation en franais Gembloux: Du- come produrre scarpe senza suole o padelle senza manico, per ri-
culot (derivato dal precedente, d le 12.000 parole che non si manere nel concreto; come se la lingua non fosse, prima di tutto,
pronunciano secondo la graa; ma non d nomi propri che, suono!
spesso, sono ancora pi problematici; IPA]
wells, j. c. (2000) Longman Pronunciation Dictionary Harlow: Indichiamo, inne, alcuni titoli che, sicuramente, potranno esse-
Longman (con pronuncia britannica americana; assieme al re pi utili d'altre letture, pure per anare meglio il gusto e l'osser-
"Jones&, d una panoramica attendibile, soprattutto per il bri- vazione, a tutto vantaggio anche della fonetica stessa (che precisio-
tannico; per l'americano, dalla prima edizione {1990} stato tol- ne e concretezza, non certo inutile pedantera o saccentera). Il libro
to /:/, che era pi utile di /r/, che rimasto, mentre /o:r/ di- pi agile il primo (per cominciare); gli altri potranno seguire.
ventato /oUr/, pi "economico&, ma meno adeguato; IPA).
zingarelli, n. (1997) Vocabolario della lingua italiana. Bologna: bandinelli, a. lussu, g. iacobelli, r. (1990) Farsi un libro
Zanichelli (non ha pi trascrizioni IPA, se non per buona parte Roma: Stampa Alternativa.
delle parole straniere, per le quali, chi scrive ha messo, nell'edi- bringhurst, r. (2001) Gli elementi dello stile tipograco Milano:
zione "millesimata& del 1997, la trascrizione interfonemica {per Bonnard.
evitare che suoni simili fossero indicati con simboli diversi, ma bryan, m. (1998) pograa digitale. Evoluzione tecnica dei caratte-
anche suoni diversi, con simboli uguali}, come succedeva quan- ri Milano: McGraw-Hill (con un ).
do s'impiegavano, nella stessa opera, solo trascrizioni intralin- fioravanti, g. (1993) Il dizionario del graco Bologna: Zanichelli.