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CAPIRE LA SCIENZA

La scienza raccontata dagli scienziati

LA BIBLIOTECA DI REPUBBLICA
l -CAPIRE LA SCIENZA La scienza raccontata dagli scienziati
Pitagora, Euclide e la nascita del pensiero scientifico

PIERGIORGIO ODIFREDDI racconta Pitagora, Euclide e la nascita del pensiero scien


tifico c IN SINTESI di Piergiorgio Odifreddi sono tratti dalla collana in DVD
BEAliTIFUL MINDS.
Pubblicati su licenza di Digitai E s.r.l., Torino

Il brano di Euclide l principi della geometria> tratto da Gli Elementi, a cura di


A. Frajese c L. Maccioni
1970, Utet, Torino

Gli apparati dei testi della sezione di approfondimento sono tratti da:
E. Berti, C. Rossitto, F. Voi pi, Antologia difilosofia dall'antichit a oggi
2008, Gius. Laterza & Figli, Roma-Bari
Giusep e Cambiano, Massimo Mori, Lt sttil di Talcte
200 , Gius. Laterza & Figli, Roma-Bari

Gli articoli di P. Odifreddi e di I. Toth sono trani dalla rivista Le Scienze

Le biografie della sezione di approfondimento sono traue


dall' Enciclopdia Zanichlli a cura di Edigeo

Rcalizzn'l'.ione: Edigeo s.r.l., Milano

Design di copmina: Marco Sauro per Crornografica s.r.l.


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da foreste controllate e certificate, od rispetto delle normative vagenti.



racconta

e a nascita e ens1ero sc1ent1 1co


PIERGIORGIO ODIFREDDI racconta pag. 7
Pitagora, Euclide
e la nascita del pensiero scienti fico

APPROFONDIMENTI

Piragora pag. 45
Variazioni pitagoriche di P. Odifreddi pag. 47

Euclide pag. 57
lprincipi della geometria pag. 59
Variazioni: tm tema tzttreo di P. Odi freddi pag. 63
La geonlt'tria non euclidea prima di l:.tclide di I. T6th pag. 73

IN SINTESI di P iergiorgio Odifreddi pag. 91


PIERGIORGIO ODIF

racconta

1ta ora,. uc 1 e

e a nascita e ens1ero sc1ent1 1co


La nascita delpensiero scienti co

Duemilacinquecento anni fa, nelrltalia meridionale, i n


quella che oggi la Calabria, c pi i n particolare nella
citt di Crotone, un persoaggio, forse m i tologico, ma
forse realmen te esistito, di nome Pitagora si trov a fare
la scoperta costitutiva di quel1a che oggi noi chiamiamo
scienza. Ce lo racconta Giamblico, nella sua Vita di
Pitagora, dicendoci appunto che questi si era trasferito a
Crotone da Samo insieme alla sua scuola.
Un giorno Pitagora passeggiava nella citt seguito dai
suoi accoliti. E, mentre si trovavano a passare di fronte
alla bottega di un fabbro ferraio, udirono dalle finestre i
suoni dei martelli che battevano sulle incudini. Pitagora
si accorse che alcuni di questi suoni stavano bene i nsieme
(oggi li chiameremmo consonanti), altri invece stride
vano fra loro (e li chiameremmo dissonanti). Volendo
capire il perch di questa differenza, Pitagora entr nella
bottega del fabbro ferraio e fece alcuni esperimenti.
IO Pitagora, Euclitk la nascita d/ pmsiero scimtifico

lnnanzi tutto prese due martelli dello stesso peso, li


batt sull'incudine e si rese conto che ovviamente pro
ducevano lo stesso suono. Ma quando prese altri due
martelli, di cui il primo pesava il doppio del secondo, e
il secondo dunque la met del primo, e li batt sull'in
cudine, scopr che la nota prodotta era sempre la stessa,
per a due altezze diverse: precisatnente, a una distanza
che oggi i musicisti chiaanano di un'ottava, come per
esempio due do consecutivi sul pianoforte.
uesta un'osservazione interessante, e Pitagora si
disse: Chiss che cosa c' sotto, proviamo a fare ancora
qualche altro esperimento. uesta volta prese due
martelli, uno dei quali pesava una volta e mezzo l'altro,

quindi con un rapporto dei pesi di tre a due, e li batt


sull'incudine. I suoni che i martelli fecero furono diffe
renti, per l'intervallo corrispondente a questi suoni era
ancora riconoscibile dai musicisti: si trattava di quello
che oggi noi chiamiamo l'in tervallo di quinta, per
esempio fra un do e il sol successivo.
Pitagora disse: La prima volta era forse semplicemente
un caso, e la seconda una coincidenza. Vediaano se c'
anche una premeditazione: cio, se continuando a fare
esperimenti di questo genere si continua a scoprire qualcosa
di interessante. I n mneri che sono stati usati finora sono l,
2 e 3, perch i primi due martelli avevano un rapporto di
2: l (uno era doppio dell'altro), e i due avevano un
rapporto di 3:2 (uno era una volta e meno l'altro). Allora il
prossimo numero da usare ovviamente il4.
Pitagora prese dunque due martelli i cui pesi erano in
rapporto di 4:3, li batt sull'incudine e di nuovo si
udirono due note differenti: questa volta, a un intervallo
che oggi chiarnato di quarta, come fra un do e il fa
successivo. Ed ecco che a questo punto si comincia a
Pingiorgio Odifrtddi racconta Il

delineare nella mente di Pitagora un'idea. Da una parte


abbiamo il mondo fisico, il mondo della natura, il
mondo dei martelli, dei pesi, delle incudini. Dall'altra
parte c' un mondo completamente diverso, il mondo
delle arti, il mondo della musica. Ricordiamo, tra l'altro,
che per i greci musikera tutto ci che le muse protegge
vano, quello che per l'appunto noi chiamiamo arti.
E questi due mondi cos diversi, il mondo oggettivo
della natura al di fuori di noi, e il mondo soggettivo
dell'arte che proviene da dentro di noi, erano messi in
comunicazione da un ponte. E questo ponte era la mate
matica, le frazioni. Infatti le frazioni pi banali 2 su 1, 3
su 2, 4 su 3 riuscivano da una parte a descrivere i
rapporti fisici tra i pesi dei mar celi i, tra le lunghezze delle
corde c cos via, e dall'altra parte potevano descrivere i
rapporti armonici, gli intervalli musicali.
Pitagora cap che la matematica era un linguaggio
universale che poteva appunto servire sia alla scienza,
come la chiameremmo oggi noi, sia alle arti, e su questo
costru la sua filosofia. Il suo motto divenne: Tutto
numero. Ma poich i numeri che abbiamo usato finora
sono rapporti fra numeri interi, che oggi noi chiamiamo
numeri razionali, o frazioni, il motto di Pitagora diventa:
Tutto numero razionale . Oppure, se lasciamo cadere
la parolina <<numero: Tutto razionale.
La ragione riesce dunque a descrivere la natura da una
parte, e le ani dall'altra. E questo il mito costitutivo della
scienza e del suo linguaggio, che il linguaggio della
matematica. Ed anche il punto di inizio della nostra
storia. Una storia che risale a due millenni e mezzo fa,
quando, in un luogo preciso della Terra, l'antica Grecia
(ma non solo, perch poi vedremo che anche in altri
luo i contemporaneamente, o quasi, gli uomini pensa-
12 Pitagora, Euclide e la nascita del pmsiero scientifico

rono idee simili) inizia l'avventura della storia della scienza


e della matematica, che ora cercheremo di raccontare.

Spazio e tempo, geometria e aritmetica

La storia della scienza che stiamo per raccontare inizia


molti secoli addietro: almeno duemilacinquecento anni
fa, ma probabilmente molto di pi. E inizia contempora
nea mente alla storia della matematica, che il linguaggio
in cui si esprime la scienza durante i suoi primi passi.
Questo linguaggio teorico forse di natura divina, forse
di natura umana permette infatti di descrivere la natura
che si trova intorno a noi. N oi ci interesseremo quindi dei
primordi della matematica, pi o meno fino al 300 a.C.,
cio fino a quando si avr la prima grande sistematizza
zione per opera di Euclide, che molti di voi conosceranno
perch ha scritto un'opera fondarnentale, un monumento
della matematica antica, che si chiama gli Elementi.
Noi moderni possiamo guardare all'antichit con
occhi differenti dagli antichi. Siamo moderni anche per
ch abbian10 letto la Critica della ragion pura di t, e
sappiamo che nasciamo con degli a priori, mediante i
quali percepiamo il mondo esterno. Questi a priori,
secondo Kant, sono lo spazio e il tempo. Ebbene, lo spazio
e il tempo corrispondono alle due grandi branche della
matematica classica: da una pa te la geometria, la teoria
delle forme, e dall'altra l'aritmetica, la teoria dei numeri.
Lo spazio ovviamente studiato dalla geometria, che
si occupa delle figure elementari, delle propriet del
piano o dello spazio tridimensionale (anche se la geo
metria moderna arriver a occuparsi di spazi a pi di tre
dimensioni, addirittura infinite) .
Piergiorgio Odifreddi racconta
13

Il tempo invece collegato con l'aritmetica, in un


modo forse meno intuitivo. Dentro di noi, abbiamo
tutti un orologio che batte circa sessanta volte al nli
nuto: il nostro cuore. Dentro di noi c' dunque qual
cosa che pulsa in maniera ritmica, discreta, mentre la
percezione che noi abbiamo col tatto degli oggetti in
torno a noi continua. Probabilmente gli antichi hanno
astratto la nozione di numero da questi processi di
screti, che sembrano andare avanti all'infinito, e che
sono composti da un singolo passo dietro l'altro.
Il numero intero una formalizzazione, una visione
astratta, di questo battito continuo che l'analogo del
battito delle ore, dci minuti, dei secondi, e soprattutto
del nostro cuore. Da questa asimmetria tra il continuo e
il discreto, sono nate le due grandi branche della mate
matica: la geometria e l'aritmetica.
Vogliamo ora raccontare come sono nati gli studi
degli a priori kantiani dello spazio e del tempo: cio,
come sono nate la geometria, lo studio delle forme, da
una parte, e l'aritmetica, Io studio dei numeri, dall'altra.
Dovremo risalire anche pi indietro di quanto abbiamo
detto: non soltanto a duemilacinquecento anni fa, cio
agli inizi della storia scritta di questi argomenti, ma
anche a qualche millennio prima, per cercare di capire
come queste due discipline siano nate, e poi siano
diventate gradualmente il meraviglioso castello che co
stituisce la matematica classica.

Gli egizi e le gure solide

Una delle storie che pi affascina i bambini quando


incominciano i loro studi nelle scuole elementari ri-
14 Pitagora, Euclk e la nardta del pensiero scientifico

cordo di esserne rimasto affascinato anch'io il rac


conto dell'Egitto, di questo antico regno, con dinastie
risalenti a migliaia di anni fa. Un regno che si sviluppava
lungo un fiume che tutti conoscian1o, il Nilo, che perio
diGunente i nondava i campi e poi ritornava nel suo alveo
permettendo alla terra, resa fertile, di essere coltivata.
Tutto questo naturalmente molto affascinante, ma
c'era un problema tecnico dietro alle inondazioni del
Nilo perch i contadini, quando le acque del Nilo ritor
navano nel letto del fiume, volevano ovviatnente rien
trare in possesso dei propri catnpi. Ma come si potevano
ricostruire esattamente i confini dei catnpi di ciascuno?
Ci voleva una tecnica, ed la tecnica da cui sembra abbia
avuto origine quella che oggi noi chiatniamo geometria.
Geometria una parola geca composta da ge,
terra , e metrein, misurare. E dunque la misura
della terra : quella che potremmo chiamare agrimen
sura , la misura dei camp i. Sembra dunque che la
geometria sia nata da bisogni estremamente pratici, e
sar probabilmente nata anche in altri luoghi della
Terra per scopi simili, anche se differenti nei dettagli .
La geom etria ha dunque delle origini antichissime,
anche se generalmente fissiamo la sua nascita soltanto
verso il 600/500 a.C.
Chiunque abbia fatto una gita i n Egitto, o abbia
guardato i documentari su di esso, sapr che gli egizi
avevano in mente non soltanto la misura dei campi, ma
anche alcune figure geometriche che oggi sono diventate
assolutamente normali per la nostra pratica quotidiana.
Chi di noi non ha visto le immagini delle tre grandi
piramidi che si trovano a Giza, vicino al Cairo? Ebbene,
queste p irarnidi, se le osservate con un occhio matema
tico o astratto, puramente razionale, sono figure molto
Piergiorgin Odi.freddi racconta 15

regolari: hanno una base quadrata e quattro facce trian


golari, uguali fra loro, che convergono verso un vertice.
Le piramidi sono degli esempi molto interessanti e
molto antichi, naturalmente, perch risalgono a circa
3000 anni prima della nostra era: quindi, a 5000 anni
fa. Sono esempi di oggetti geometrici regolari, o semi
regolari. Gli egizi hanno cominciato a svil uppare l'idea
e il concetto di figura regolare, ma dal punto di vista
matematico la piramide non completamente regolare,
poich le sue facce sono triangolari, mentre la base
quadrata. E allora gli antichi egizi, e poi anche gli anti
chi greci , si sono posti il problema se non fosse possibile
costruire una piramide completamente regolare, con le
facce e la base tutte triangolari. Questo ancora pi
facile da fare del le piramidi a base quadrata, e una
piramide che abbia tre facce triangolari e una base
triangolare, tutte uguali fra di loro, si chiama tetraedro.
E uno dei solidi regolari , e sicuramente gli antichi egizi,
cos come gli antichi greci, lo conoscevano bene.
C' un altro solido abbastanza semplice da immagi
nare, un solido regolare in cui tutte le facce sono ugual i
fra di loro: il cubo. Come si vede nei bassoril ievi e nei
dipinti delle tombe egizie, il cubo costituiva spesso la
fo rma degli altari che venivano usati nei templi, e
quindi gli egizi sicuramente lo avevano presente. La
scoperta dei primi due solidi regolari (il tetraedro, con
quattro facce triangolari, e il cubo , con sei facce qua
drate) sono stati i primi vagiti di questa scienza che
abbiamo chiamato geometria, nata da bisogni pratici di
agrimensura, e che sta diventando, nel nostro racco nto,
una teana matematica a se stante.
. . '
16 Pitagora, Euclide e la nascita dei pensiero scientifico

L aritmetica, i numeri e lo zero

A fianco di queste origini eroiche e mitologiche della


geometria, ci sono analoghe origini per l'aritmetica. Essa
soddisfa bisogni completa nente diversi: come tutti sap
piamo, infatti, serve per contare. Agli inizi probabil
mente si contava con le dita, con dei bastoncini, facendo
segni per terra o tacche sul legno, sulle pietre o sulle ossa
di animali moni. E in questo modo si iniziato a capire
uno dei concetti fonda rnen tali dell'aritmetica, e cio che i
numeri sono delle astrazioni della quantit.
Se noi abbiamo di fronte insiemi di oggetti con un
certo numero di elementi, dobbiamo cercare di capire
quanti sono gli elementi di un insieme: questo ci serve,
per esempio, quando vogliamo scambiare pecore con
altri animali, quando vogl iamo contare monete in
cambio della merce che stiamo comprando o vendendo
al mercato ecc. Quindi l'aritmetica viene incontro al
bisogno del far di conto, un bisogno completamente
diverso da quello dell'agrimensura, soddisfatto dalla
geometria. Mentre quest'ultima era molto importante
presso il popolo egizio, l'aritmetica si pi sviluppata
i n altri popoli, in particolare gli assiro-babilonesi e gli
indiani.

Gli assiro-babilonesi ci hanno lasciato un numero


enorme di tavolette scritte in linguaggio cuneiforme.
Esse, dopo essere state tradotte negli ultim i secoli,
hanno rivelato i primi indizi della nascita dell'aritme
tica, cio i primi indizi della capacit di contare.
Ho accennato agli indiani, che fecero del far di conto
una vera arte. Essi hanno inventato o scoperto lo zero.
Dico inventato o scoperto, perch quando si parla di
matematica non mai ben chiaro quale dei due verbi si
Piergiorgio Odifteddi racconta 17

debba usare: probabilmente un po' uno e un po' l'altro,


a seconda delle situazioni.
Gli antichi greci non avevano lo zero, e neanche gli
antichi romani. Sono stati gli indiani a scoprirlo, fra il
500 e il l 000 d.C. E ci sono riusciti proprio perch per
loro l 'aritmetica era la scienza fondamentale. Gli indiani
erano commercianti, e per questo avevano bisogno di fare
i conti in modo efficiente. Hanno qui ndi elaborato l'idea
di segnare i numeri con due colori differenti, in nero e in
rosso, a seconda che le cifre fossero in positivo o i n
negativo; crediti o debiti, cio. uando diciamo:
Il nostro conto andato in rosso)), ancora ricordiamo
inconsciatnente questa abitudine degli antichi indiani,
anche se per loro il rosso era positivo e il nero era negativo.
Ma ci dev'essere qualcosa che divide 'i numeri rossi e quelli
neri, che divide il positivo dal negativo, e questa separa
zione appunto il numero zero.
I l far di con to il modo in cui gradualmente gli
uom ini, in tante parti del mondo (Babilonia, l'India,
l' erica precolombiana dei maya) hanno sviluppato
una tecnica che stata la base di quella che poi diven ne
l'aritmetica: la seconda branca della matematica antica,
a fianco della geometria.

La soluzione razionale dei problemi

Abbiamo gi accennato alle origini pratiche della geo


metria e dell'aritmetica, che all 'epoca non erano ben
distinte dalle altre scienze (fisica, chi mica, biologia
ecc.), come accadr invece in seguito.
uesto vale anche per l'India, dove, per esempio, si
costruivano altari molto compl icati, spesso a forma di
18 Pitagora, Euclide e la nascita del pensiero scientifico

uccello. E si pensava che ogni tanti anni, o i n certe


particolari occasioni, bisognasse propiziarsi gli dei rad
doppiando il volume di questi altari. Non un problema
facile. Anzi un problema piuttosto difficile. Pensate di
avere un altare a forma, per esempio, di un grande
uccello: se volete raddoppiare il volume di questo altare,
dovete calcolare anzitutto il volume dell'altare di par
tenza, e poi capire come procedere per raddoppiarlo.
I greci ci hanno lasciato delle testimonianze di pro
blemi analo i, sia nel piano, sia nello spazio. La testi
monianza pi antica di problema matemaico greco ci
viene da un dialogo di Platone, il Menone. E un dialogo
che ha a che fare con l'anamnesi: Platone cerca di con
vincerci che i n realt noi non impariamo niente, ricor
diamo soltanto cose che abb i amo d i m enticato .
Il protagonista uno schiavo ignaro, che viene trascinato
sulla scena da Platone, e interrogato per estorcergli a sua
insaputa delle conoscenze che evidentemente doveva
avere, ma di cui non era cosciente.
Qual il problema matematico del Mef!.one, il primo
registrato della storia nella Grecia antica? E il problema
del raddoppio di un quadrato. Si chiede allo schiavo se sa
che cos' un quadrato, e naturalmente la risposta s. Poi
gli si chiede come si fa a raddoppiare questo quadrato, e la
prima soluzione che viene i n mente allo schiavo di
raddoppiare i lati. Ma quando raddoppiamo i lati di un
quadrato naturalmente quadruplichia rno la sua area:
quindi, quella non la risposta corretta!
Bisogna dunque prolungare i lati fino a una misura
che maggiore di quella di partenza, perch ovviamente
il quadrato dev'essere pi grande, ma minore del dop
pio del lato, perch altrimenti l'area di arrivo sarebbe
quattro volte quella di partenza. Attraverso un dialogo
Piagiorgio Odi.freddi racconta 19

serrato, alla fine lo schiavo capisce che la risposta cor


retta la diagonale del quadrato. Se noi costruiamo un
quadrato che ha come lato la diagonale di quello di
partenza, ci accorgiamo che il quadrato finale ha un'a
rea doppia di quello!
Il problema abbastanza semplice nel piano, ma i
greci ci hanno lasciato un mito che racconta di un
problema analogo nello spazio. S i raccon ta che ad
Atene scoppi un'epidemi a di peste e l'oracolo di
Apollo, interpellato sul da farsi, rispose che i l dio era
irritato con gli ateniesi, e pretendeva che l'altare cubico
nel suo tempio di Delo fosse raddoppiato . Gli ateniesi
fecero lo stesso errore dello schiavo del Menone: rad
doppiarono i lati del cubo, attenendone uno co n un
volume otto voi te maggiore di quello di partenza!
E poich non era quello che Apollo voleva, la peste non
cess. Platone poi comment che, forse, il vero scopo di
Apollo non era di raddoppiare l'altare, ma di insegnare
la matematica agli atenies i . . .
Con questi problemi la matematica incominci ad
acquistare una certa maturit ed entrare nella sua ado
lescenza. Anche perch le soluzion i dei problemi ai
quali abbiatno accennato, cio il raddoppio del qua
drato e il raddoppio del cubo, sono complicate, e ri
chiedono quelle che oggi noi chiamiamo la radice qua
drata di due e la radice cubica di due. Sono soluzioni
irrazionali: una parola che ancora non abbiamo intro
dotto, ma che tra poco comparir nella nostra storia.
E, nel caso del cubo, la soluzione non poteva essere
costruita con gli strumenti che i greci avevano a dispo
sizione e prediligevano, la riga e il compasso.
20 Pitagora, Euclide e la nascita del pensiero scientifico

Dalla pratica alla teoria

Abbiamo visto un esempio tipico di come nascono le


problematiche matematiche (o le problematemati
che): il raddoppio degli altari di forma semplice, per
esempio cubica, nell'antica Grecia, oppure di forma pi
complessa, p er esempio a uccello, nell'antica India.
Ma fu in Egitto che nacque quello che forse fu il
p rimo vero teorema della geometria, in genere associato
alla p ersonalit quasi mi tica di Talete. Gli egiziani del
600 prima della nostra era si chiedevano quale fosse
l'al tezza delle piramidi, che erano state costruite due
millenni e mezzo prima: un p roblema che potrebbe
sembrare banale, ma che invece non lo affatto.
Talete risolse anzitutto un problema pi semplice:
invece di calcolare l'altezza delle piramidi, prov a calco
lare l'altezza degli obelischi, che sono monumenti molto
stretti e alti. Come potremmo calcolare quant' alto un
obelisco? Potremmo arrampicarci fino in cima, buttare
gi una corda e poi misurarla, ma per farlo bisognerebbe
essere dei funamboli. E qui arriv il colpo di genio di
Talete. Egli pens di usare l'ombra dell' obelisco, e de
durne l'altezza dell'o beli sco stesso. Si pu per esempio
aspettare un momento in cui il Sole a 45 gradi, e quindi
l'altezza dell'obelisco esattamente uguale all'ombra che
esso produce sul terreno: in tale momento, basta misurare
l'ombra per conoscere l'altezza.
Ma se i l Sole non esattamen te a 4 5 gradi, cosa si pu
fare? Talete invent un metodo che gli permetteva di
calcolare l'altezza dell' obelisco in qualunque momento,
dovunque fosse il Sole. La sua idea fu di piantare per
terra un bastone di altezza nota, per esempio un metro,
e di confrontare le due ombre del bastone e dell'obeli-
Pier-giorgio Odifreddi racconta 21

sco. Poich il Sole molto lontano, i suoi raggi arrivano


paralleli al bastone e alr obelisco: dunque, i triangoli
costituiti dall'ombra c dal bastone in un caso, c dal
I' ombra e dall' obelisco nell' altro caso, sono si mili, nel
senso che hanno gli stessi angoli.
E allora, poich conosciamo esattamente uno di que
sti triangoli, in quanto sappiamo qual l'altezza del
bastone e possiamo misurare la sua ombra, basta nlisu
rare anche l'ombra dell' obel isco per dedurne l'al tezza
facendo le proporzioni fra i lati. Sembra una cosa ba
nale, perch oggi tutti sappiamo che nei triangoli sim ili
i lati corrispondenti sono proporzionali . Ma questo
appunto il famoso teorema di 1lete, che lui dovette
di mostrare per l'occasione!
Nel caso delle piramidi il problen1a pi complicato,
perch mentre l' obelisco si mile a un segmento li neare,
le piramidi sono invece dei solidi tridimensionali. L'al
tezza di una piramide sta al suo i nterno, e non possiamo
andare den tro a misurarla. Ma non possiamo nemmeno
m isurare direttamente l'ombra, perch non sappiamo
quanta di essa stia all' interno del la piramide: possiamo
solo vedere quanta ne esce. Talete riusc con1unque a
risolvere anche questo problema, aspettando particolari
momenti della giornata e dell'anno in cui il Sole era a 4 5
gradi e allineato con i lati della piramide.
Ma l'importante era mettere i n evidenza il fatto che
da problemi estremamente pratici , i n questo caso la
misura delle altezze di pi ramidi e obelischi, inizia a
nascere la tecnica della geometria, e della matematica
pi in generale, e si trovano i pri mi teorem i.
22 Pitagora, Euclitk e la nascita tkl pensin-o scientifico

La circon erenza della Terra

Naturalmente, l'ap petito vien mangiando. Nel mo


mento in cui Talete i nizia a capire come misurare l'al tezza
degli obelischi e delle piratnidi, viene voglia di fare altre
misure, a volte facendosi prendere da manie di grandezza.
Ci fu per esempio un famoso matemati co, Erato
stene, vissuto alcuni secoli dopo Talete, tra il III e il II
secolo prima della nostra era, che decise addirittura di
misurare la circonferenza terrestre! La cosa qui inizia a
farsi complicata, perch la Terra enorme, e non si pu
certo misurarla con un metro andandol e attorno.
Quello che fece Eratostene fu estendere l'idea di Talete.
Anche in questo caso si tratta di considerare dei
triangoli, e di fare misure con le ombre. L'idea venne a
Eratostene quando seppe che nel sud dell'Egitto, a
S iene (oggi Assuan), si trovava un pozzo dove, al solsti
zio d'estate, la luce del Sole a mezzogiorno entrava a
perpendicolo. Quello stesso giorno Eratostene piant
per terra ad Alessandria un bastone e ne misur l'om
bra,. calcolando qual era l'angolo con cui cadevano ad
Alessandria i raggi del Sole. La di fferenza di inclina
zione, dovuta alla sfericit della Terra, permise a Erato
stene di capire qual era la distanza in gradi tra Siene e
Alessandria. Conoscendo la distanza effettiva tra le due
citt, bastava fare una proporzione: questa distanza sta
all'angolo individuato dall'ombra, come la circonfe
renza terrestre sta all'angolo di 360 gradi.
'

E un'idea analoga a quella che aveva avuto Talete,


perch anche in questo caso si tratta di fare similitudini,
bench non pi tra triangol i rettilinei, ma tra triangoli
sferici. Ma per completare l'opera bisognava conoscere la
distanza tra Siene e Alessandria. Naturalmente Erato-
Piergiorgio Odifteddi racconta 23

stene non poteva partire con una jeep nel deserto, e


guardare il contachilometri. Ma sapeva all'incirca quanto
un cammello riusciva a percorrere in una giornata. Allora
egli and in cammello da Alessandria a Siene: ci mise
circa cinquanta giorni a percorrere tutto il tragitto, e
dedusse cos la distanza tra Siene e Alessandria.
Fatta la proporzione, Eratostene ottenne una misura
della circonferenza terrestre e del raggio terrestre. Non
siamo certi di quale fosse questa misura secondo le unit
odierne, ma secondo un'ipotesi sensata il raggio terre
stre trovato da Eratostene corrispondeva a 6320 .
E qual il risultato corretto? 6370 . Con mezzi
abbastanza rudimentali, e con le idee geniali degli anti
chi greci, si arriv dunque a un risultato che era prati
camente corretto!
Di nuovo, si vede come le idee cominciano ad acqui
stare una vita propria: da un semplice ragionamento sui
triangoli rettilinei, come quello di Talete, si estesa
l'idea ai triangoli curvilinei, e si arrivati a misurare
addirittura un oggetto enorme come la Terra.

Pitagora: un genio poliedrico

Eratostene, e soprattutto Talete, sono due dei grandi


nomi della matematica e della scienza antica. Ma ab
biamo iniziato questa nostra conversazione con il per
sonaggio pi celebre, e forse mitologico: Pitagora. Con
lui la scienza e la matematica arrivano verantente alla
maturit, con almeno due risultati fondamentali.
Il primo quello che ancora oggi si chi an1a teorema di
Pitagora: un teorema che tutti conoscono, tutti hanno
imparato fin dalle elementari , ma che quasi nessuno sa
24 Pitagora, Euclide e la nascita del pensiero scientifico

dimostrare, perch tra il dire e il fare c' naturalmente di


mezzo il mare (Egeo).
Che cosa dice il teorema di P i tagora? Anzitutto ha a
che fare con i triangoli rettangoli. Quali sono i triangoli
rettangoli? Sono quelli i n cui uno degli angoli un
angolo retto, di 90 gradi. Sono gli stessi con cui lavorava
Talete, quando faceva le sue misure con le ombre.
uindi, sono i triangoli con cui nata la geometria, ed
ovvio che a forza di pensare, a forza di lavorare con
essi, si cominciarono a scoprire propriet che a prima
vista non erano cos evidenti.
S i scopr, per esempio, che se si prende una corda e la
si tende intorno a tre paletti i n modo che la proporzione
tra i lati sia 3:4: 5 , essa forma un triangolo rettangolo.
Questa probabilmente una scoperta emp irica, ma poi
qualcuno osserv che questi n umeri avevano delle pro
priet strane. Perch se uno prende 3 e lo eleva al
quadrato, cio lo moltiplica per se stesso (3 3 9) , e fa =

lo stesso con 4 (4 4 1 6), la somma di 9 e 1 6 fa 25 .


=

Che, guarda caso, proprio il quadrato di 5 (5 5 25). =

Il mito associa al nome di Pitagora l'intuizione, sempre


vera nei triangoli rettangoli, secondo la quale il quadrato
dei due lati perpendicolari fra loro uguale al quadrato di
quel lato storto che i greci chiamavano hypotelnusa (ipo
tenusa), che significa sottesa, perch se si disegna il
triangolo con l'angolo retto in alto, il lato che veniva teso
sotto era, per l'appunto, Sotteso.

Questo i l primo grande teorema della storia della


,
matematica. E associato al nome di Pitagora, ma in realt
stato scoperto pi volte nel corso della storia. Lo cono
scevano i babilonesi. Lo conoscevano in parte gli egizi,
che usavano il trucco della corda con i lati 3:4:5. Lo
conoscevano i cinesi, che ne diedero delle dimostrazioni
Piergiorgio Odifteddi racconta 25
/

estremamente intuitive, semplicemente scomponendo i


quadrati costruiti sui cateti, e ricomponendoli in modo
da formare il quadrato costruito sull'ipotenusa.
Notate che abbiamo parlato finora di quadrati nel
senso di numeri (3 3, 4 4, 5 5), ma per i greci i

quadrati erano letteralmente dei quadrati. Cio, il


teorema di Pitagora veniva considerato in maniera pu
ramente geometrica, prendendo un triangolo rettan
golo, disegnando sui suoi lati e sull'ipotenusa dei qua
drati, e scoprendo che il quadrato costruito sulripote
nusa uguale, nel senso dell 'area, alla somma dei qua
drati, cio delle aree, costruiti sui cateti .
Questo un teorema fondamentale, che i matematici
usano quotidianamente ancora al giorno d'oggi, ma non
l'unica scoperta che viene attribuita a Pitagora nell'am
bito della geometria. Abbiamo parlato degli antichi egizi,
se ricordate, dicendo che avevano scoperto due solidi
regolari: il tetraedro, con quattro facce triangolari, e il
cubo, con sei facce quadrate. Ebbene, Pitagora ne scopr
altri due: uno con dodici facce pentagonali, chiamato
dodecaedro, e l'altro con venti facce triangolari, chiatnato
icosaedro. Sono due solidi in qualche modo imparentati,
poich si possono scambiare fra loro i vertici e i lati e
attenerne uno dall'altro, e viceversa.
Un dodecaedro fatto mettendo insieme dodici pen
tagoni, ma come si costruisce un pentagono? Non
affatto banale, e la sua costruzione fu veramente una
grande scoperta, perch necessario un passaggio attra
verso quello che in matematica si chiama sezione au
rea . Ci torneremo parlando di Euclide, perch lui che
per la prima volta riporta la costruzione attraverso riga e
compasso di un pentagono regolare, e del dodecaedro
che costruito attraverso dodici pentagoni regolari.
26 Pitagora, Euclide e la nascita del pensiero scientifico

La scoperta dell'irrazionale

Il nome di Pitagora non soltanto legato alla geometria,


ma anche all'aritmetica. Era un grande matematico, un
grande scienziato della sua epoca, e quindi immagina
bile che abbia lasciato le sue tracce non soltanto in uno
dei due grandi catnpi della matematica antica, bens in
entrambi.
Pitagora era quello che oggi chiameremmo un nu
merologo, oltre che un aritmetico. Giocava con i nu
meri, e fu lui che cominci a dar loro significati meta
fisici, per esempio alla contrapposizione fra numeri
pari e numeri dispari. E diede il nome a grandezze
come quadrati, cubi e cos via, che erano grandezze
aritmetiche che in qualche modo ricordavano le rispet
tive figure geometriche. I quadrati sono appunto i
numeri che corrispondono geometricainente ai qua
drati, i cubi i numeri che corrispondono ai cubi geome-
trtct ecc.

E che cosa scopr nel campo dell'aritmetica Pitagora?


Scopr che il suo motto, il motto che sosteneva che
tutto numero, tutto numero razionale, tutto

razionale)), in realt non era corretto! C'erano infatti


degli esempi, o meglio dei controesempi, molto banali,
a uno dei quali abbiamo gi accennato.
Ricordiamoci del dialogo platonico del Menone,
quando lo schiavo cerca di capire come si fa a raddop
piare l'area di un quadrato, e si accorge che deve pren
dere la diagonale. Il fatto che un quadrato di area
doppia di un altro abbia un lato lungo come la diago
nale del primo, fa s che la diagonale sia praticamente
quello che oggi chiameremmo la radice di 2 (ponendo
uguale a l il lato del quadrato pi piccolo).
Piergiorgio Odifreddi racconta 27

Pitagora scopr che la diagonale incommensurabile


col lato, nel senso che questi due segmenti non possono
essere misurati dalla stessa unit di misura. Cosa signi
fica tutto ci? Significa che, se p rendiamo un'unit di
misura che sta un numero intero di volte dentro a un
lato, essa non star un numero intero di volte dentro la
diagonale: sar o un po' pi l unga o un po' pi corta del
necessario. E se prendiamo un'unit di misura che sta
un numero intero di volte dentro la diagonale, e cer
chiamo di misurare con quell'unit di misura il lato, ci
scontriamo con lo stesso problema. Questa impossibi
lit di misurare con una stessa unit di misura il lato e la
diagonale del quadrato una forma primordiale del
famoso principio di indeterminazione di Heisenberg.
Si racconta che questa scoperta fu cos traumatica per
Pitagora e per i pitagorici, che essi decisero di non
divulgarla, di conservarne il segreto all'i nterno della
confratern ita, senza farla conoscere al mondo esterno .
Ma ci fu qualcuno, di nome lppaso di Metaponto, che
secondo la leggenda rivel la notizia della scoperta.
I pitagorici si seccarono moltissimo e chiesero a Zeus
di far perire il trad itore. Sembra che, addirittura, gli
abbiano costruito una tomba quand'egli era ancora
vivo, tanto per fargli capire come sarebbe finito.
Leggende a parte, in questo modo croll la filosofia
pitagorica: cio, la speranza di poter descrivere tutte le
grandezze fisiche e le grandezze scientifiche solo attra
verso i numeri interi e i loro rapporti. In realt ci sono
grandezze, come appunto la diagonale e il lato del
quadrato, il cui rapporto no n descrivibile mediante
un rappo rto di numeri interi. E questo il grande
lascito di Pitagora nel campo dell'aritmetica.
28 Pitagora, Euclide e la nascita tk/ pensiero scimtifco

Le gure per rappresentare il mondo

Abbiamo gi parlato di solidi regolari, dicendo che gli


egizi ne scoprirono due tipi: le piramidi a base triango
lare (tetraedri) e i cubi. In realt ne scoprirono anche un
altro, perch se si p rendono due piramidi e si incollano
le basi quadrate, si ottiene una doppia piramide, in cui
tutte le facce sono triangolari . E se si dispongono gli
angoli nella maniera giusta si ottiene un solido regolare
che si chiama ottaedro, perch ha otto facce triangolari.
Questi sono i tre solidi regolari che gli egizi avevano
scoperto. Abbiamo gi detto che i pitagorici e Pitagora ne
scoprirono altri due: il dodecaedro, formato da dodici
facce pentagonali, e l'icosaedro, costituito da venti facce
triangolari. Sorge ora un problema: quanti altri solidi
regolari ci sono? Magari la lista infinita. Oppure finita,
ma contiene altri esemplari oltre ai cinque citati.
Il problema fu risolto da un matematico, il cui nome
diventato famoso per un altro motivo: perch Platone gli
dedic un intero dialogo, che prende per l'appunto il suo
nome, il Teeteto. Questo matematico dimostr uno dei
grandi teoremi dell'antichit, secondo il quale i solidi
regolari sono solo quei cinque: i tre scoperti dagli egizi, e i
due scoperti dai pitagorici. N on ce ne sono altri.
ui interviene un tipo diverso di matematica, che
dimostra risultati negativi. Cio fa vedere non soltanto
che cose di un certo tipo esistono, ma anche che non ce
ne sono altre di quello stesso tipo. Il teorema di Teeteto,
la classificazione dei solidi regolari, appassion m o l tis
simo i greci. Addirittura nel Timeo, che un dialogo
pitagorico-co smolo gico, Platone us questi solidi, che
oggi vengo no chiam ati platonici propr io perch usati in
q uel dialo go, com e costituenti dell' universo.
Piergiorgio Odifteddi racconta 29

Il Timeo presenta una prima applicazione non banale


della matematica, e in particolare della geometria, alla
,
struttura del mondo. E quello che poi far la chimica,
quando ci dir che le molecole sono disposte in forme
che hanno una figura geometrica pi o meno, e a volte
molto, complessa. Secondo l'idea di Platone, quattro
dei solidi platonici costituiscono l'essenza del mondo.
Addirittura, in un certo senso Platone ha scoperto la
formula dell'acqua. Oggi noi tutti sappiamo che essa
H20, cio che combina due atomi di idrogeno e un atomo
di ossigeno. Ebbene, le controparti antiche di questi ele
menti moderni erano l'aria (ossigeno), il fuoco (idrogeno)
e l'acqua. E a ognuno di essi Platone associava un solido:
all'acqua l'icosaedro, che ha venti facce triangolari; all'aria
il tetraedro, che ha quattro facce triangolari; e al fuoco
l'ottaedro, che ha otto facce triangolari. Prendendo due
ottaedri, l'analogo deii'H2, e un tetraedro, l'analogo del
l'O, che cosa si ottiene? 8 + 8 + 4= 20, cio venti facce
triangolari. L'idea di Platone era dunque che, mettendo
insieme due atomi di fuoco (idrogeno) e un atomo di
aria (ossigeno), si otteneva una molecola d'acqua.
Scopriamo dunque che le idee dell'antichit sono state
riformulate e precisate dalla scienza moderna. E il Timeo
anche il momento in cui si comincia a capire che non
soltanto l'aritmetica, ma anche la geometria, J?U servire a
descrivere la struttura intima del mondo. E in questo.
momento storico che nasce la chimica moderna, anche se
poi per arrivare alla sue vere configurazioni geometriche
passeranno millenni.
Questo modo di reinterpretare i greci, di rileggere
quello che Platone sosteneva nei suoi dialoghi, si deve a
uno dei grandi fisici moderni, uno dei padri della mec
canica quantistica, Werner Heisenberg, che si dilettava
30 Pitagora, Euclide e la nascita del pensiero scientifico
'

di filosofia. E in un suo libro, intitolato appunto Fisica e


!oso a, che si trovano queste osservazioni, e si legano la
geometria e la metafisica di Platone con la fisica e la
chim ica moderna.

Abbiamo scoperto come, un p asso dopo l'altro, un'in


tuizione e una dimostrazione dopo l'altra, la matema
tica e la scienza antiche stavano i niziando a crescere e a
diventare mature. E i filosofi subito si cominciarono a
chiedere quali fossero gli oggetti di cui parlava la mate
matica, e quale fosse il metodo che usava. Le due grandi
filosofie dell'antichit, quella di Platone e quella di
Aristotele, in fondo volevano appunto rispondere a
queste due domande: Quali sono gli oggetti del la
matematica? Qual il metodo della matematica?
Alla domanda su cosa sono gli oggetti del la matema
tica, e in p articolare cosa sono gli oggetti della geome
tria, rispose Platone con la sua famosa teoria delle idee.
Oggi noi traduciamo efdos con idea, ma per i greci
efdos era la forma: quindi, la teoria delle idee non era
nient'altro che una teoria delle forme. Platone costru
una fi losofia per cercare di spiegare che cosa fossero le
forme, le figure di cui parlava la geometria.
La sua osservazione fu che le cose sono imperfette,
hanno delle forme che assomigliano a quelle di cui parla
la geometria, ma che non coincidono mai perfetta
mente con esse. Nel nostro mondo non esistono trian
goli, quadrati, cerchi perfetti, come l i intende la geome
tria: esistono solo delle approssimazioni. Secondo Pla
tone le forme geometriche sono ideali, si trovano in
Pirgiorgio Odifrddi racconta 31

un iperuranio, in un mondo ideale che sta fuo ri dal


mondo reale, da dove vengono in qualche modo proiet
tate sul nostro mondo. E gli oggetti del nostro mondo
costituiscono proiezioni imperfette di queste idee c di
queste forme generali e astratte.
La teoria platonica si pu dunque capire bene solo se
la si situa storicamente, come un tentativo di rispondere
in maniera filosofica alla domanda Che cosa sono gli
oggetti della matematica?, e i n particolare Cosa sono
gli oggetti e le figure della geometria? La risposta di
Platone che sono oggetti ideali, di cui noi vediamo
sempre e soltanto delle proiezioni, reali ma imperfette.

L'altro grande sistema filosofico dell'antichit quello


di Aristotele, che tenta di rispondere alla domanda
complementare a quella cui risponde Platone. Non
Cosa sono gli oggetti della matematica?, ma Qual
il metodo che viene usato nella matematica?.
I greci scoprirono di avere tra le mani un metodo
completamente diverso da quello che si era usato in
altre forme di pensiero: per esempio, nell'arte, nella
letteratura, nella musica e nella stessa filosofia. Il nuovo
'

metodo oggi lo chiamiamo logico-deduttivo. E un me-


todo razionale, che parte da ipotesi, fa ragionamenti
estremamente precisi seguendo le leggi della logica, e
arriva a conclusioni. Ipotesi qualcosa che si prende
come punto di partenza, tesi il punto di arrivo, e in
mezzo sta la dimostrazione .
Per i greci questa fu una vera e propria scoperta. Agli
inizi parole come teoria e teorema, che hanno la stessa
32 Pitagora, Euclide e la nascita del pensiero scientifico

radice linguistica, derivavano da theorein (guardare), e


significavano semplicemente visioni>>. Le teorie e i
teoremi erano visioni che i matematici vedevano con
l' occhio della mente. Questo molto p roblematico,
perch le visioni spesso possono non essere veritiere e
possono illudere, ma i greci scoprirono che c'era un
modo per verificare queste visioni tramite le dimostra
zioni logico-matematiche.
Aristotele scrisse addirittura sei libri in proposito,
un'opera collettiva oggi chiamata Organon, che significa
metodo o strumento, e che caratterizza il procedi
mento matematico e scientifico che continuiano a usare
anche oggi. L'idea di Aristotele che da un lato si parla di
concetti, e dall'altro si dimostrano delle affermazioni.
Si parte da concetti che non sono definiti, le cosid
dette idee primitive, e si definiscono idee via via pi
complesse. uindi l'oggetto del discorso costituito da
concetti non definiti, e poi da concetti definiti a partire
da quelli. Per quanto riguarda le affermazioni, si ha la
stessa struttura: si parte da affermazioni non dimo
strate, i cosiddetti assiomi, e si procede attraverso
ragionamenti per dimostrare affermazioni via via pi
complesse, i teoremi.
Nella Meta sicaAristotele cominci a chiedersi quali
fossero le leggi della logica che ci permettono di fare
ragionamenti corretti. Alcune di queste leggi erano state
scoperte in parte da Platone, e da altri greci dell' anti
chit: sono le famose leggi della logica classica, quali il
principio del terzo escluso, il principio di non contrad
dizione e cos via. Ma Aristotele port a maturit questa
scienza, la scienza della logica.
Agli inizi, du nque, dapprima si dimostrarono i primi
grandi risultati: il teorema di Pitagora, l'irrazionalit
Pirgiorgio Odifreddi racconta 33

della radice di 2, la classificazione dei solidi regolari ecc.


Poi si caratterizzarono dal punto di vista filosofico gli
oggetti della geometria come idee platoniche. E infine si
stabil quale fosse il metodo scientifico , logico-dedut
tivo, che veniva usato nella matematica. I tempi erano
dunque ormai maturi perch qualcuno potesse fare una
sintesi di tutto ci che era stato scoperto in tre o quattro
secoli di ricerche e di scoperte.

Euclide: la riga e il compasso

'

E Euclide colui che noi associamo alla grande sintesi del


pensiero logico-deduttivo, del pensiero matematico del
l'antica Grecia. E il motivo che egli fu l'autore di
un'opera monumentale in tredici libri intitolata Elementi.
A dire il vero , anche in precedenza c'erano stati
tentativi parziali di sistematizzare quello che via via si
stava facendo. Per esempio, i primi quattro libri degli
Elementi, forse i pi famosi, in cui tra l'altro viene
dimostrato il teorema di Pitagora, sono in realt un
rifaci mento, una specie di versione riveduta e corretta,
di libri analoghi scritti da un grande matematico che si
chiamava Ippocrate, un omon imo del celebre medico.
Ma dopo che Eucl ide costru il suo grande monu
mento, i quattro libri di Ippocrate andarono perduti, e
oggi possiamo solo im maginare che fossero una pri ma
versione, forse incompleta, dei primi quattro libri di
Euclide.
Che cosa c' in quel grande monumento deWanti
chit classica? C' quasi tutta la matematica greca. Dico
((quasi, perch ci sono varie parti della matematica che
non vengono considerate da Eucl ide: in particolare
34 Pitagora, Euclide la nascita tkl pnsi"o scimtifico

quelle che non rientravano nei canoni estetici che Pla


tone aveva deciso dovessero essere segui ti.
Infatti, per motivazioni filosofiche, Platone riteneva
che ci fossero soltanto due figure perfette nella geome
tria, la linea retta e il cerchio, mentre tutte le altre erano
imperfette: magari regolari, come i triangoli equilateri,
i quadrati, i pentagoni regolari ecc. , per imperfette.
Retta e cerchio sono perfette, perch simili a ciascuna
delle loro parti.
Di conseguenza, secondo Platone, la geometria do
veva essere fondata soltanto sugli strumenti che per
mettono di descrivere e disegnare queste due figure
perfette: la riga, con cui si tirano delle linee rette, e il
compasso, con cui si disegnano dei cerch i. Seguendo
questa impostazione, gli Elementi di Euclide sono co
struiti usando soltanto la riga e il compasso.
Naturalmente, gi all'epoca si erano trovati altri ri
sultati che non si limitavano all'uso di questi due stru
menti. Ma essi. rimasero fuori dal trattato di Euclide,
anche se in segui to furono ripresi e inglobati nella
matematica moderna.

Gli Elementi

enti di Euclide comprendono sostanzialmente


costruzioni e dimostrazioni: costruzio ni di oggetti geo
metrici e dimostrazioni di teorem i geometrici. Per le
costruzioni sono usati, come abbiamo detto, solo la riga
e il compasso, mediante i quali vengono realizzate fi
gure via via pi complicate.
Nella prima proposizione del primo libro si costrui
. sce un triangolo equilatero. S i prende la riga e si traccia
Pingiorgio Odifteddi racconta 35

un lato. Poi si punta il compasso a una delle sue estre


mit, lo si allarga fino a raggiungere l'altro estremo e si
traccia un arco di circonferenza. Si fa lo stesso puntando
il compasso all'altra estrem it. Si unisce con la riga il
punto in cui i due archi si incontrano, con i due estremi
del segmento di partenza. Ed ecco costruito un trian
golo equilatero.
Questa ovviamente la costruzione pi semplice, il
punto di partenza. Ma usando la riga e il compasso, si
possono costrui re anche quadrati , esagoni ecc. Per
esempio, molto semplice costruire l'esagono. S i fa un
cerchio. Poi, usando il compasso con un'ampiezza pari
al raggio, per sei volte si individuano dei punti su!}a
circonferenza. S i uniscono questi punti, e si ottiene un
esagono regolare.
Notate che ho citato il triangolo, il quadrato e l'esa
go no, ma ho tralasciato il pentago no. Costruire un
pentagono, i nfatti, non affatto sempl ice, perch la
sua costruzione richiede la conoscenza della sezione
aurea. Si tratta di una proporzione scoperta dai greci
che, come dice il nome, la presero come esempio della
perfezione estetica della matematica, perch ritenevano
esprimesse matematicamente e geo metricamen te le
proporzioni perfette.
La sezione aurea si pu ottenere prendendo un ret
tangolo tale che, se si elimina la parte che eccede il
quadrato costruito sul lato minore, la parte rimanente
un altro rettangolo simile a quello di partenza. C'
sol tanto una forma che permette di arrivare a un simile
risultato, perch se si prende un quadrato, non si pu
tagliar via niente. Se si prende un rettango lo di forma
molto vicina a un quadrato, si ottiene un rettangolo
molto sottile, che non assolutamente simile a quello di
36 Pitagora, Euclide e la nascita del pensiero scientifico

partenza. Ma continuando a modificare le proporzioni


del rettangolo di partenza, a un certo punto, dopo avere
eliminato il quadrato costruito sul lato minore, si ot
tiene un altro rettangolo simile al rettangolo di par
tenza. Questo fenomeno di autosomiglianza quello
che caratterizza la sezione aurea.
La sezione aurea interviene anche nel pentagono
regolare, perch i l rapporto fra la diagonale e il suo lato
corrisponde esattamente al rapporto fra il lato lungo e il
lato corto del rettangolo di cui abbian1o parlato, chia
mato rettangolo aureo. Ed questo il motivo per cui,
per poter costruire il pentagono regolare, bisogna sa
pere costruire la sezione aurea.
Nella parte degli Elementi dedicata alle dimostrazioni
di teorem i troviamo, primo fra tutti, il teorema di
Pitagora. Esso viene dimostrato due volte, in maniera
diversa e usando strumenti diversi. E alla prima di
queste dimostrazioni dedicato addirittura l'intero li
bro I dell'opera di Euclide. I l teorema di Pitagora e il
suo inverso sono infatti le ultime due proposizioni di
questo libro, e leggendolo all'indietro si riscopre il
percorso che Euclide, o Ippocratc pri ma di lui, hanno
seguito per risalire alle verit matematiche pi evidenti,
che permettono di dimostrare i l teorema di Pitagora.
Queste verit di partenza sono i famosi assiomi, da
cui gi Aristotele aveva detto bisognasse partire per
dimostrare i teoremi della matematica e della geome
tria. Sono cinque, e oggi vengono chiamati i cinque
postulati (o assiomi) di Euclide.
I prim i quattro sono molto semplici. Dicono, per
esempio, che tra due punti passa una e una sola retta, nel
senso che si possono unire due punti in un unico modo,
attraverso la riga. Oppure che, dati un punto e un
Piergiorgio Odifteddi rllCconta 37

segmento, si pu costruire una circonferenza che ha


quel punto come centro e quel segmento come raggio .
Poi c' un assioma secondo il quale ogni segmento si
pu estendere in modo da farlo diventare sempre pi
lungo in una direzione o nell'altra, e quindi sempre pi
simile a una retta infi nita. E ce n' un altro che postula
l'uguaglianza di tutti gli angoli retti .
Infine si giunge al qui nto postulato, che oggi noi
chiameremmo assioma delle parallele. Eucl ide non lo
enuncia nel modo in cui lo far io, che un po' pi
moderno, ma equivalente. Se prendiamo una retta e un
punto fuori di essa, Eucl ide di mostra che c' sempre
una parallela alla retta data che passa per quel punto:
basta costruire prima la perpendicolare alla retta, e poi
la perpendicolare alla perpendicolare, c quella una
paral lela. Ora, il qui nto postul ato ci dice che c' un 'u
nica parallela alla retta data che passa per il punto che sta
fuo ri di essa, e quel l'unica appunto la perpendicolare
alla perpendicolare.
Il quinto postulato una caratteristica della geome
tria euclidea, e oggi si sa che senza quel postulato non si
potrebbe dimostrare il teorema di Pi tagora: anzi, il
teorema di Pitagora equivalente a quel postulato ! Ci
sono geometrie, chiamate per ovvi motivi non eucli
dee , che differiscono da quella studiata da Euclide:
sono geometrie in cui, di paral lele a una retta data che
passano per un punto fuori di essa, cc ne sono pi di
una: in tal caso , si pu dimostrare che ce ne devono
essere infinite. Ma in quelle geometrie il teorema di
Pitagora non vale!
Questo , naturalmente per sommi capi, quello che
contenuto nel libro di Euclide: costruzioni geometriche
da una parte, e dimostrazioni di teoremi geometrici dal-
38 Pitagora, Euclide e la nascita rkl pmsin-o scimtifico

l'altra. Ma in realt c' ancora qualcosa ne i E enti sul


quale dobbiamo fermarci a meditare per un momento.

l ondamenti della matematica


Abbiamo detto che gli elementi di Euclide sono un


monumento della geometria, ma naturalmente non
bisogna dimenticarsi l'altra faccia della medaglia mate
matica dell'antichit classica, che era l' aritmetica.
Come mai l'aritmetica sembra essere scomparsa in que
sta trattazione di Euclide?
'

E successo perch, quando si scopr l'esistenza degli


irrazionali, i greci rimossero parzialmente l'aritmetica.
L'i rrazionale non piaceva, e in fondo anche oggi noi
definiamo irrazionale qualcosa che va contro la ra
gione {dove per noi ragione non soltanto intesa nel
significato di frazione, ma come capacit conoscitiva,
capacit raziocinante) . Ebbene, i greci rimossero gli
irrazionali, ma la matematica dell'aritmetica natural
mente rimaneva. E allora Euclide cerc di ricostruire
tutta l'aritmetica su basi geometriche.
Si pu per esempio ricostruire l'aritmetica conside
rando, invece dei numeri, i segmenti. La somma di due
segmenti un segmento pi lungo, che corrisponde
all'unione delle loro lunghezze. Si pu parlare di pro
dotti i n maniera indiretta, considerando, invece dei
prodotti di due numeri, l'area di un rettangolo che ha
quei due numeri come lunghezza dei lati e cos via. In tal
modo, si pu ricostituire tutta l'aritmetica in linguag-
g1o geo metnco.

C i sono per dei risultati aritmetici nel libro di


Euclide, tradotti ovviamente in linguaggio geometrico,
Piergiorgio Odifrddi racconta 39

che noi non conoscevamo prima di Euclide: quindi,


potrebbe anche essere stato Eucl ide stesso a di mostrarli.
Sono risultati che hanno a che fare con i numeri pri mi
(cio numeri divisibili solo per l e per se stessi) .
Sappiamo che un numero si pu scomporre in ad
dendi . Cio, che si possono trovare numeri pi piccoli, i
quali, sommati fra di loro, danno il numero di partenza:
per esempio 5 l + 4. Per non c' un'unica scompo
=

sizione in addendi di un 1'\umero possibile: per esempio,


abbiamo anche 5 2 + 3. E quindi possibile, in generale,
=

scomporre un numero in altri numeri pi piccoli che,


sommati fra di loro , danno il numero di partenza, ma le
scomposizioni non sono necessariamente uniche.
Se vogliamo rifare lo stesso gioco con i prodotti, si
pu avere lo stesso problema: per esempio, 1 2 si p u
ottenere moltiplicando 4 per 3, oppure 6 per 2. uindi,
la scomposizione non univoca nemmeno nel caso
della moltiplicazione. Quello che i greci scoprirono
che, se si prendono come fattori di un numero (cio
numeri che dividono un altro numero) solo dei numeri
primi, allora la scomposizione di quel numero in fattori
primi unica. E questo dimostrato per la prima vo lta
negli Elementi di Euclide.
Non soltanto, in quest'opera si trova anche un altro
grande risultato, che in genere viene chiamato teorema di
Euclide, sempre legato ai numeri primi. Per parlarne
facciamo un esempio, partendo dalla chimica moderna:
quando vogliamo scomporre un corpo macroscopico nei
suoi pi minuti componenti, arriviamo soltanto a un
numero finito di atomi, corrispondenti agli elementi
fondanlentali della tavola periodica di Mcndeleev, che
costituiscono tutte le molecole e i corpi macroscopici del
nostro mondo. Se scendiamo a livello della fisica dei
40 Pitagora, Euclide e la nascita del pensiero scientifico

quanti, abbiamo di nuovo soltanto un numero finito di


questi costituenti essenziali: i quark sono sei, per esempio.
Tornando ai numeri, si poteva immaginare che i
costituenti essenziali dei numeri interi, cio i mattoni
che, moltiplicati fra di loro, permettono di costituire
ogni numero, fossero soltanto un numero finito. Con
un argomento molto elegante e molto ingegnoso, Eu
clide dimostra che questo non vero, perch dato un
numero qualunque di numeri primi, sempre possibile
trovare un numero primo maggiore di quelli. Dunque,
cc ne sono infiniti .
Questi due grandi teoremi, l'infinit dei numeri
primi e la scomposizione unica in fattori primi, sono i
due grandi capolavori dell'aritmetica greca. E, come
abbiamo detto, per la prima volta si trovano enunciati e
dimostrati negli Elementi di Euclide.

Oltre la geometria euclidea

Abbiamo parlato a lungo del contenuto degli Elementi


di Euclide, dicendo che riportano praticamente tutto
quello che era stato fatto nel campo della geometria e
dell'aritmetica, purch ci si lim itasse agli strumenti
platonici, cio la riga e il compasso. Naturalmente in
quest'opera non troviamo quello che va oltre queste
restrizioni, e quello che non fa parte della geometria
euclidea.
Non compaiono negli Elementi le figure che furono
studiate in seguito da un altro grande matematico del
l 'antichit, Apollonio. Cio, le famose sezioni coniche,
ossia le figure che si ottengono prendendo un cono e
cagliandolo in vari modi. Se lo tagliarno come un cono
Piergiorgio Odifreddi racconta 41

gelato, vediamo che la sua sezione un cerchio. Ma se lo


tagliamo leggermente di sbieco , ci accorgiamo che la
sezione una specie di cerchio un po' schiacciato,
un' ellisse. Se tagliamo il cono parallelo a uno dei lati,
otteniamo una parabola. Se infine prendiamo due coni
uniti per il vertice e li tagl iamo in verticale, la sezione
composta da due parti e corrisponde a un' iperbole.
Queste tre figure ellisse, parabola e iperbole sono
oggi importantissime, dalla fisica all'astronomia. Ri
cordiamo per esempio la prima legge di Keplero, se
condo la quale i pianeti girano intorno al S ole secondo
orbite ellittiche di cui il Sole occupa uno dei fuochi. La
geometria euclidea non era sufficiente per descrivere
queste applicazioni, mentre lo era per la teoria tole
maica, in cui i pianeti giravano intorno alla Terra se
condo orbite circolari .
Questo l'esempio pi classico che in genere viene
fatto, per mostrare come la matematica venga svilup
pata per fini puramente teoretici e poi, magari dopo
duem ila anni, come nel caso di Apollonio, trovi delle
applicazioni pratiche. Quindi non bisogna mai dire a
un matematico: Non fare queste cose, perch non
servono, perch egli risponderebbe: Non servono
oggi, ma magari tra qualche secolo, o tra qualche mil
lennio, potrebbero servire .
Negli Elementi di Euclide manca anche, ovviamente,
la geometria non euclidea. Abbiamo accennato al fatto
che il quinto postulato di Euclide, il postulato delle
parallele, dice che data una retta e un p unto fuori di
essa, c' un'unica parallela alla retta data che passa per
quel punto. Ma un assioma non viene dimostrato: un
punto di partenza, qualcosa che si prende per buono per
poi dedurne i teoremi. E pu anche essere negato.
42 Pitagora, Euclide e la nascita dei pensiao scientifico

'

. Se si nega l'assioma delle parallele, e si dice che data


una retta e un punto fuori di essa c' pi di una parallela
alla retta data che passa per quel punto, si ottiene una
geometria alternativa, una geometria cosiddetta iper
bolica, che stata studiata nell'Ottocento. In totale le
geometrie fondamentali possibili sono tre. C' ovvia
mente quella euclidea, in cui per un punto al di fuori di
una retta data passa un'unica parallela. C' quella iper
bolica, in cui per un punto al di fuori di una retta data
passano infinite p arallele. E ce n' una terza, quella
-erica, in cui per un punto al di fuori di una retta data
non passa nessuna parallela, e le rette si incontrano
sempre. La Terra un esempio di geometria sferica.
I greci, dunque, inaugurarono un enorme campo di
ricerca, ma esso non comprendeva tutta la ricerca p os
sibile, e soprattutto non era sufficiente per la descri
zione del mondo fisico, cio per le applicazioni alle
scienze. Come gli studi sulle co niche, infatti, anche le
geometrie non euclidee divennero infatti fonda1nentali
in seguito. Per esempio nella teoria di Einstein, la quale
usa delle geometrie ancora pi complesse di quelle alle
quali abbiatno accennato, ma costruite a partire da esse.
La storia della matematica naturalmente continuer a
lungo, e qui abbian1o soltanto iniziato a muovere i
primi passi e a capire come sono nati il concetto di
numero e il concetto di figura. Come si sono sviluppate
le prime teorie aritmetiche e quelle geometriche. E come
queste teorie sono fiorite, generando teoremi e risultati
assolutamente nuovi e di alto valore estetico, stimo
lando nel contempo ricerche ed estensioni che gradual
mente sono arrivate a costituire la matematica moderna
e le sue applicazioni alle varie scienze.
Nato a Samo intorno al 570 a C dopo aver viaggiato in
. . ,

Egitto e Babilonia si stabil a Crotone ( 5 30 a.C. circa)


dove diede inizio a una setta filosofico-politica, che
ebbe notevole influenza in Magna Grecia e la cui cono
scenza limitata dal carattere iniziatico della stessa, e
dalla mancanza di una letteratura pitagorica precedente
a Platone, che ne svilupp le teorie principali. Basata su
principi gerarchici, la setta fu violentem ent e persegui
tata dai governi democratici affermatisi verso la met
del V secolo a.C. ; Pitagora stesso fu costretto a rifugiarsi
a Metapo n to e molti dei suoi seguaci emigrarono in
G recia. Alla base della sua co ncezione filosofica sta la
nozione di cosmo come sostanza divina, universale ed
eterna, un frammento della quale costituisce l'anima
del l'uomo, destinata a liberarsi del corpo mortale e a
riunirsi alla sua origi ne universale. Compito della fi lo
sofia favorire la progressiva purificazione del l'anima,
attraverso la conoscenza dell'ordine superiore dell'uni
verso. Cen trale fu nel p e nsiero di Pitagora la riflessione
sui numeri, che egl i riteneva in grado di spiegare la
46 Pitagora, Euclide e la nascita del pensiero scientifico

struttura armonica dell' universo; con tale impostazione


studi i suoni elementari e le armoniche, riconoscendo
gli intervalli di ottava e quelli di quinta (sui quali
basata la scala m usicale pi tagorica, poco distante da
quella naturale) . Cos come per il pensiero cosmolo
gico, difficile definire i confini dell'opera matematica
di Pitagora distinguendone il contributo da quello dei
pitagorici; gli si attribuisce il merito del teorema sui
triangoli rettangoli che porta il suo nome, del teorema
secondo cui la somma degli angoli interni di un trian
golo un angolo piano, la scoperta dell'incommensu
rabilit tra la diagonale e il lato del quadrato (e quindi
dei numeri irrazionali) , i primi elementi della teoria
delle proporzioni e delle similitudini, la risoluzione
geometrica delle equazioni di secondo grado, ma so
prattutto l'aver impostato una geometria razionale,
operando una netta divisione tra le pratiche di calcolo
(logistica) e la scienza dei numeri (aritmetica) . Mor a
Metaponto nel 496 a.C.
e

di Piergiorgio Odifreddi

Le Scienze n. 428, aprile 2004

Cos parl Proclo nel suo Commento al libro I di Eu


clide, riferendosi a quello che certamente il p i fa
moso teorema della matematica di ogni tempo: ((Se
diamo retta a coloro che raccontano la storia antica, ne
troviamo di quelli che lo attribuiscono a Pitagora, e
riportano che egli sacrific un bue per onorarne la
scoperta. Da parte mia, pur ammirando i suoi primi
scopri tori, io sono pi impressionato dall'autore degli
Elementi, non solo perch ne ha dato una chiara dimo
strazione, ma perch l'ha generalizzato mediante gli
incontrovertibili argomenti del suo libro VI .
In queste poche righe compressa una lunga vicenda
iQ.tellettuale, le cui origini si perdono nel mito. Non
sappiamo infatti chi per primo abbia scoperto il teo
rema che la tradizio ne unanimemente attribuisce a
Pitagora, forse perch egli fu il primo a trovarne una
qualche dimostrazione. Dice infatti ancora Proclo: Pi
tagora trasform lo studio della geometria in un'arte
liberale, esaminando i princpi di questa scienza dai
48 Pitagora. Euclitk t la nascita dtl pmsitro scimtifico

fondamenti c mettendo alla prova i teoremi in modo


immateriale e intellettuale: fu infatti lui a scoprire la
teoria delle proporzioni, e la costruzione delle figure
cosmiche.
La teoria delle proporzioni appena citata, di cui tratta
il libro VI di Euclide, sta appunto all'origi ne della
geometria. Problemi relativi al calcolo delle propor
zioni del le pi ramidi compaiono gi nel Pap iro di
Rhind, risalente al 1 700 a.C. , ma copia di un originale
del 2200 a.C. E il mito di formazione della geometria
greca, riportato in varie versioni da Diogene Lacrzio
nelle Vite e opinioni dei /oso illustri, da Plinio nella
Storia naturale, e da Plutarco nelle Conversazioni dei
sette saggi, narra che Talete misur l'altezza delle pira
midi (il cui nome deriva da piremus o peremus, che
significa appunto altezza i n egiziano) osservando che
in triangoli retti simili i lati corrispondenti sono pro
porzionali.

Nella versione pi antica del mito Talete si limit a


usare triangoli retti isosceli (da isos, uguale, e sklos,
gamba) , aspettando un momento in cui il Sole fosse a
45 gradi, e un bastone piantato perpendicolarmente al
terreno gettasse dunque un'ombra uguale alla sua lun
ghezza. Ma una volta notato il risultato per triangoli
retti qualunque, il teorema di Pitagora si pu dimo
strare facilmente, tracciando l'altezza relativa all'ipote
nusa, e notando che essa divide il triangolo originario in
due triangoli a esso simili.
Euclide prova i risultati su cui si basa questa dimo
strazione nel suo libro VI, pi precisamente nelle pro
posizioni VIA e VI.8, ma aveva gi dato una diversa
dimostrazione del teorema di Pitagora nella proposi-
Approfondimenti 49

zione 1. 47, basandosi su una teoria della scomposizione


delle aree di probabile origine pitagorica. Questa nuova
dimostrazione fu probabilmente in parte ispirata dalla
precedente, che dimostra come il quadrato costruito
sull' ipotenusa ( sottesa>> , da hypo, so tto, e teinein,
tendere) scomponibile in due rettangoli equivalenti
ai due quadrati costruiti sui cateti (in verticale , da
kathiemi, lasciar cadere) .
Ancora una vol ta, probabilmente, il primo passo fu
fatto considerando triangoli retti isosceli e usando la
figura resa popolare dal Menone di Platone, nel quale si
dimostra appunto questo caso particolare del teorema
di Pitagora, e che costituisce la prima testimonianza
storica che ci sia pervenuta di una qualunque dimostra
zione matematica. Generalizzando la figura a triangoli
retti qualunque, come fa Euclide nella proposizione
11.4, che traduce geometricamente la formula algebrica
per il quadrato di un binomio, si ottiene una dimostra
zione alternativa del teorema di Pitagora, che si basa
implicitamente su assunzioni qual i resistenza di qua
drati e la possibilit del moto rigido di figure.
Da questa seconda dimostrazione si ricava di nuovo, in
maniera meno immediata che nella precedente, ma pi
vicina allo spirito della dimostrazione di Euclide della
proposizione 1.47, che il quadrato costruito sull'ipote
nusa scomponibile in due rettangoli equivalenti ai due
quadrati costruiti sui cateti: basta infatti considerare due
coppie consecutive di parallelogram mi aventi la stessa
area, perch aventi la stessa base e la stessa altezza.
La dimostrazione del fatto, provato da Euclide nella
proposizione 1.3 5 , che due parallelogrammi con la
stessa base e la stessa altezza hanno la stessa area, si
ottiene facilmente basandosi sul criterio di uguaglianza
so Pitagora, Euclide e la nascita del pensiero scientifico

per triangol i aventi due lati (L) e l' angolo (A)


I .AI .
compreso uguali, che Euclide dimostra come propo
sizione 1.4. E per bisezione si ottiene facilmente anche la
proposizione 1.4 1 , secondo la quale l'area di un trian
golo met dell'area di un parallelogramma avente la
stessa base e la stessa altezza.
A questo punto abbiamo tutti gli ingredienti per la
dimostrazione di Euclide del teorema di Pitagora, che
anche la prima che ci sia pervenuta. Essa scompone
l'area del quadrato costruito sull'ipotenusa i n due ret
tangoli, che risultano avere la stessa area dei quadrati
costruiti sui cateti, perch di area doppia di due coppie
di triangoli con le loro stesse basi e altezze, e che a loro
volta sono uguali fra loro per il criterio I .AL .
Leggendo il libro I degli Elementi, che si conclude
appunto con la dimostrazione del teorema di Pitagora
e del suo inverso (il fatto, cio, che se in un triangolo il
quadrato costruito su un lato equivale alla somma dei
quadrati costruiti sugli altri due, allora il triangolo
rettangolo) , si intuisce che Euclide deve aver costruito il
libro a ritroso, riducendo via via le propriet usate ad
altre pi elementari, e arrivando infine a isolare i suoi
famosi cinque postulati:
l ) per due punti passa un segmento;
2) ogni retta illimitata, nel senso che ogni segmento
estendibile;
3) con centro in un punto, si pu costruire un cerchio di
raggio dato;
4) gli angoli retti sono tutti uguali fra loro;
5) se due rette formano, da una parte di una trasversale,
angoli coniugati interni la cui somma minore di due
retti, esse si incontrano da quella parte della trasversale.
Approfondimenti 51

Infatti, tutte le proposizioni precedenti il teorema di


Pitagora o sono usate nella sua dimostrazione, o sono
state aggiunte per completezza e simmetria, in quanto
inversi logici di proposizioni usate nella dimostrazione.
La trattazione di Euclide il punto di arrivo di un
millenario processo storico, le cui tappe salienti sono
state lo sviluppo egizio della geometria quale agrimen
sura (da ge, terra, e metrein, misurare) a partire
almeno dal 2300 a.C., l'i nvenzione greca della dimo
strazione da parte di Talete e Pi tagora nel VI secolo a.C.
e la prima sistematizzazione dei fondamenti negli Ele
menti di Ippocrate di Chios nel V secolo a.C. Ma la
trattazione di Euclide anche il punto di partenza di
successivi e altrettanto millenari sviluppi, ai quali ora
rivolgiarno la nostra attenzione, e che riguardano tutti
gli aspetti logici della dimostrazione del teorema di
Pitagora: cio, le definizioni delle nozioni, la necessit
e la sufficienza degli assiomi, e la co rrettezza delle
dimostrazioni delle proposizioni ausiliarie.

Una prima serie di problemi degli Elementi riguarda la


nozione di area, che interviene direttamente nell' enun
ciato del teorema di Pitagora. Euclide non ne d alcuna
definizione, ma le sue cinque nozioni comuni mostrano
che egli postulava per l'uguaglianza la transitivit (cose
uguali a una terza sono uguali fra loro) , l 'additivit e la
sottraibilit (se si aggiungono o si sottraggono cose
uguali da cose uguali, si ottengono cose uguali), l'inva
rianza rispetto a coincidenza (cose coincidenti sono
uguali) e la monotonicit rispetto all'inclusione (il tutto
maggiore della parte) .
Inoltre, la dimostrazione della fondamentale propo
sizione 1.35 mostra che per Euclide esistono due no-
52 Pitagora, Euclitk e la nascita del pmsiero scientifico

zioni di uguaglianza di area: la equidecomponibilit, che


si ottiene suddividendo un poligono in uno stesso nu
mero di triangoli, a due a due congruenti; e la equicom
plementabilit, che l' equidecomponibilit non dei
poligoni stessi, ma di estensioni ottenute aggiungendo
loro uno stesso numero di poligoni equidecomponibili.
La seconda nozione ovviamente pi complicata: essa si
riduce alla prima in presenza dell assioma di Archimede,
'

che afferma che riportando un numero di volte suffi


ciente un segmento si pu eccederne qualunque altro,
ma non altrimenti. D unque, Euclide fa bene a usare la
seconda nozione nella sua trattazione.
Per la dimostrazione del teorema di Pitagora basta la
nozione di uguaglianza di area, e non necessario defi
nirne una misura, come a prima vista invece sembre
rebbe: la gi citata proposizione 1.4 1 dice infatti che l'area
di un triangolo met dell'area di un parallelograrnma
con stessa base e altezza; a sua volta, essa si basa sulla
proposizione 1.34, secondo la quale una diagonale divide
un parallelogramma in due triangoli di met area. Ma
facile aggirare il problema, dimostrando direttatnente
che un triangolo equidecomponibile con un parallelo
gramma che ha la stessa base e met altezza: la bisezione
dell'area di un poligono viene in tal caso ridotta alla
bisezione di un segmento, che non problematica.
Il problema della misura dell'area non si pu per
eludere oltre, se si vuole per esempio dimostrare, come
fa appunto Euclide nelle proposizioni 1.37 e 1.39, che due
triangoli con la stessa base hanno la stessa area se e solo se
hanno la stessa altezza. O, pi in generale, che due
poligoni hanno la stessa area se e solo se sono equicom
plementabili (teorema di Bolyai). Una soluzione del pro
blema possibile anche nell'ambito della geometria eu-
Approfondimmti 53

clidea, ma non stata ottenuta che da David Hilbert nel


1 899, nei suoi ormai classici Fo menti della geometria.
Sostanzialmente, si tratta di assegnare a un poligono,
come misura della sua area, non un numero, ma un
segmento, ottenuto in due passi : scomponendo il poli
gono in triangoli, e sommando le aree dei triangoli.
L'area di un triangolo viene definita come base per
altezza diviso due, e si dimostra facilmente, mediante
la proposizione VI.4 della teoria delle proporzioni, che
essa indipendente dalla base scelta. Meno facil mente,
ma in maniera elementare, si dimostra che l'area di un
poligono indipendente dalla triangolazione scelta.
Naturalmente la cosa richiede lo sviluppo di un'alge
bra di segmenti , che permetta di addizionarli, sottrarl i,
moltipl icarli e dividerli . Le prime due operazioni sono
immediate, ed erano gi state definite da Euclide me
diante riporti di segmenti su una stessa retta, nei due
versi. Le ultime due operazioni sono invece pi delicate:
Euclide definiva il prodotto di due segmenti come l'area
di un rettangolo, ma la cosa circolare, se si vuole
definire l'area mediante l'algebra dei segmenti.
Hilbert usa i nvece il teorema di Pappo, p rovato verso
il 300 a.C. nella Collezione matematica, che una forma
degenere del teorema di Pasca/, provato nel 1 639 nel
Saggio sulle coniche. Il teorema di Pascal afferma che in
un esagono inscri tto i n una con ica i lati opposti si
incontrano in punti che sono collineari. Il teorema di
Pappo il caso speciale quando la conica degenere e si
riduce a due rette, e i lati opposti sono paralleli e si
incontrano all'infinito. Il teorema viene usato per di
mostrare la commutativit e l'associativit del prodotto
di segmenti. E il prodotto, a sua volta, definito geo
metricamente rispetto a due assi cartes iani in base alla
54 Pitagora, Euclide e la nascita del pensiero scientifico

teoria delle proporzioni, sfruttando il fatto che un pro


dotto sta a uno degli addendi come l'altro degli addendi
sta all'unit.
La chiarificazione del ruolo del teorema di Pappo negli
E enti di Euclide data da due teoremi di Hilbert, che
dimostrano rispettivarnente che esso equivalente sia alle
proposizioni 1.37 e 1.39, cio al fatto che triangoli con la
stessa base sono equicomplementabili se e solo se hanno
la stessa altezza, sia alle proposizioni VI.4 e VI.S, cio al
fatto che due triangoli sono simili se e solo se hanno i lati
corrispondenti proporzionali.
A proposito della proposizione VI .4, cio del fatto
che due triangoli simili hanno lati corrispondenti pro
porzionali, l'abbiamo gi usata per affermare l'indipen
denza della definizione di area di un triangolo dalla base
scelta. E il suo ruolo centrale confermato da un ulte
riore teorema di Hilbert, che dimostra che essa equi
valente all'esistenza di una misura di area per i poligoni,
cio di una funzione che assegni aree uguali a triangoli
uguali, e che sia addi tiva.
Quanto allunicit della misura, la si pu ottenere in
vari modi, tutti gi noti fin dal Papiro di Rhind: per
esempio, definendo l'area di un triangolo come base
per altezza diviso due; o quella di un rettangolo come
base per altezza ; o quella di un quadrato come lato
per lato . Se invece ci si limita a definire l'area di un
quadrato di lato unitario come uno, allora si misu
rano tutti e soli i poligoni di area razionale. Per misurare
anche quelli di area irrazionale necessario aggiungere
la condizio ne che la funzione di misura sia anche mo
notona rispetto all'inclusione, come d'altronde neces
sario fare anche per estendere la misura dai poligoni alle
figure qualunque, a partire dal cerchio.
Approfondimenti 55

Una seconda serie di problem i degli Elementi riguarda


le assunzioni necessarie per la validit del teorema di
Pitagora, a partire dal quinto postulato, che interviene
sia direttamente sia i ndirettatnente nella di mostrazione
di Euclide: in particolare, nella costruzione dei quadrati
sui tre lati, e nella proposizione 1.35 relativa all' ugua
glianza dell'area di parallelogrammi aventi la stessa base
e la stessa altezza (attraverso il fatto, usato per poter
applicare il criterio I .Al., che gli angoli corrispondenti
formati da due rette parallele tagl iate da una trasversale
sono uguali) .
Ora, come scoprirono Gerolamo Saccheri e Adrien
Marie Legendre nel Settecento, nel loro protostudio
della geometria iperbolica, il postulato delle parallele
non solo permette la costruzione di un quadrato, ma
equivalente all'esistenza di un quadrato (o, pi in gene
rale, di un rettangolo) ! Senza questo postulato, dunque,
il teorema di Pi tagora non solo non si pu dimostrare,
ma non si pu neppure enunciare nella versione geome
trica, che fa appunto riferimento ai quadrati costruiti sui
lati di un triangolo retto.
Si potrebbe pensare di aggirare la questione enun
ciando il teorema di Pitagora in versione algebrica,
riferendosi cio ai quadrati dei lati di un triangolo retto ,
e dimostrandolo mediante la teo ria delle p roporzioni,
come abbiamo fatto agli inizi. Ma anche questa volta il
postulato delle parallele non solo permette di dimo
strare il teorema, ma equivalente a esso!
Il teorema di Pitagora dunque caratteristico della
geometria euclidea, e non pu essere dimostrato senza il
postulato delle parallele. E neppure senza il cri te rio
I.AI., che Euclide cerc invano di provare come p ropo
sizione 1.4, mediante un inconcludente argomento per
56 Pitagora, Euclide e la nascita tkl pensiero scientifico

sovrapposizione mediante moto rigido, ma che a partire


da H ilbert viene invece esplicitamente assunto come
assioma, e permette appunto di giustificare il moto
rigido. Per mostrare il legame necessario fra il criterio
LAL e il teorema di Pitagora basta esibire un modello
della geometria euclidea i n cui entrambi falliscono,
mentre tutti i rimanenti assiomi sono soddisfatti.
Il pi semplice la cosiddetta geometria del taxi,
introdotta da Karl Menger e ripresa da Hermann Min
kowski, in cui la distanza fra due punti viene calcolata
non i n linea d'aria, ma sommando le distanze orizzon
tali e verticali, come fa appunto il contachilometri in
una citt con le strade a scacchiera. In questa singolare
geometria un quadrato euclideo pu diventare un cer
chio; un triangolo retto isoscele pu risultare equila
tero, non avere gli angoli alla base uguali, e avere diversi
prodotti base per altezza; e sia il criterio LAL che il
teorema di Pitagora falliscono.
Altrettanto singolare la geometria della ri -azione,
introdotta da Forest Moulton, in cui le rette con coeffi
ciente angolare positivo vengono rifratte di met coef
fi ciente quando passano attraverso l'asse Y. Questa
volta, oltre al criterio I.AI ., fallisce anche il teorema di
Pappo, e dunque cadono entrambe le teorie dell'area e
delle proporzioni. L'apparentemente i nnocuo criterio
I .AI . risulta dunque essere cruciale per il trattamento
non solo del teorema di Pitagora, ma anche degli stru
menti usati per le sue varie dimostrazioni, da cui ave
vano preso le mosse sia la geometria greca sia, pi
modestamente, le nostre variazioni sul suo tema pi
fa ntoso: il teorema di Pitagora.
..

Della vita di Euclide non si sa molto, se non che visse nel


III secolo a.C. Dopo aver studiato probabilmente ad
Atene, fond ad Alessandria una scuola cui fecero rife
ri mento per due millenni matematici e geometri . Sua
l'opera scientifica pi famosa dell' antichit: i 1 3 li bri
degli Elementi cui se ne aggi unsero due, forse scritti da
geometri posteuclidei. L'opera non contiene particolari
scoperte, piuttosto rielaborazio ni complete di teo rie
incompi ute formulate da altri (Eudosso, Teeteto) , ma
segna la nascita della geometria come scienza auto
noma, i n tutto il suo rigore, chiarezza e precisio ne
formale. Il sistema euclideo, rigorosamente deduttivo,
muove i passi da tre principi espositivi: la definizione
dei termini, i postulati e gli assiomi (o "nozioni co
muni") . I primi 4 libri degli Elementi presentano gli
enti geo metrici di base {punto, retta, angolo ecc. ) , i 5
postulati fondamentali, i teoremi e le dimostrazioni
della geometria piana generate dal metodo deduttivo;
nei libri V e VI vengono trattate la similitudine delle
figure e la teoria delle proporzioni con riferimento ai
58 Pitagora, Euc!itk e la nascita del pensiero scientifico

numeri incommensurabili; i libri VII, VIII e IX trattano


dell'aritmetica dei n umeri interi in forma geometrica:
da tali nozioni deriva la formulazione dell'algoritmo
euclideo; il libro X espone la teoria degli incommensu
rabili e dei numeri irrazional i; gli ultimi tre libri svilup
pano la geometria dello spazio, con lo svil uppo dei
metodi geometrici applicati allo studio della propaga
zione dei raggi luminosi ( Ottica e Catottrica) e della
sfera celeste (Fenomeni) . Euclide scrisse anche di mec
canica e di m usica. L'influenza che gli Elementi ebbero
nello studio della geometria in tutto il mondo non ha
paragoni; numerose le traduzioni in latino e in arabo; la
prima edizione completa a stampa in latino si deve a
B . Zamberti ( 1 5 0 5 ) , quella italiana a N . Tartaglia
( 1 545) ; tra le versioni moderne, possiamo ricordare
Gli elemen ti d'Euclide e la critica antica e moderna di
F. Enriques ( 1 930) . Alcune proposizioni geometriche
portano tutt'oggi il suo nome. I teoremi di Euclide sono
relativi ai triangoli rettangoli: il primo afferma che il
quadrato costruito su un cateto equivale al rettangolo
dell'ipotenusa e della proiezione normale del cateto
stesso sull'ipotenusa; il secondo che il quadrato co
struito sull'altezza relativa all'ipotenusa equivale al ret
tangolo delle proiezioni normali dei cateti sull'ipote
nusa. Il postulato 5 di Euclide o delle rette parallele,
secondo cui per u n punto in un piano si pu condurre
una e una sola retta parallela a una retta data, stato
motivo, fino all'Ottocento, di accese discussioni fra i
matematici data l a sua deducibilit, ma non l'indipen
denza, dagli altri 4 postulati; ogni spazio i n cui esso
soddisfatto acquisisce l'attributo "euclideo" e la sua
negazione costituisce il punto di partenza nella formu
lazione delle geometrie non euclidee.
..

All'inizio del primo dei tredici libri che vrmano gli Ele
menti, risalenti probabilmente al 300 a. C., Euclide enun
cia, senza dimostrazione, i principi della geometria, ossia le
assunzioni preliminari che egli ritiene indispensabili per
poter costruire l'edi cio della geometria. A questo proposito,
egli distingue tre tipi di principi: i termini sono de nizioni
di enti e gure geometriche, che entreranno nella trattazione
successiva (punto, linea, supe cie, angolo ecc.}; i postulati
sono, letteralmente, ci che si richiede di ammettere: per
esempio, occorre ammettere la possibilit di -ettuare deter
minate operazioni (tracciare e prolungare una .retta, descri
vere un cerchio) oppure quelle proposizioni che enunciano
determinate propriet di enti geometrici; il pi celebre dei
postulati il quinto, detto anche <postulato delleparallele)):
dalla negazione di esso che nasceranno in epoca moderna le
cosiddette geometrie non euclidee)); in ne, le nozioni co
muni, che Aristotele aveva chiamato assiomi, sono comuni a
pi scienze, non alla sola geometria: per esempio la prima,
secondo cui cose uguali a una stessa sono anche uguali tra
loro, valida sia per le grandezze geometriche, sia per i
numeri, sia per altri tipi di entit.
60 Pitagora, Euclide e la del pensiero scientifico

Elementi, libro I

Termini
l . P unto ci che non ha parti.
2. Linea lunghezza senza larghezza.
3. Estremi di una linea sono p unti.
4. Linea retta quella che giace egualmente rispetto ai
punti s u essa.

5 . Superficie ci che ha soltanto lunghezza e larghezza.


6. Estremi di una superficie sono linee.
7. Superficie piana quella che giace egualmente ri
spetto alle rette su essa.
8 . Angolo piano l'inclinazione reciproca di due linee
su un piano, le quali si incontri no tra loro e non giac
ciano in linea retta.
9. Quando le linee che comprendono l'angolo sono
rette, l'angolo si chiama rettili neo.
1 0 . Quando una retta innalzata su una [altra] retta
forma gli angoli adiacenti eguali tra loro, ciascuno dei
due angoli eguali retto, e la retta innalzata si chiama
perpendicolare a quella su cui i nnalzata.
1 1 . Angolo ottuso quello maggiore di un retto.
1 2. Angolo acuto quello minore di un retto.
1 3. Termine ci che estremo di qualche cosa.
14. F igura ci che compreso da uno o pi termini.
1 5 . Cerchio una figura piana compresa da un'unica
linea [che si chiama circonferenza] tale che tutte le rette,
le quali cadano sulla [stessa] linea [, cio sulla circonfe
renza del cerchio,] a partire da un punto tra quelli che
giacciono internamente alla figura, sono eguali tra loro.
1 6. Quel punto si chiama centro del cerchio.
1 7. D ianetro del cerchio una retta condotta per il centro
Approfondimenti 61

e terminata da ambedue le parti dalla circonferenza del


cerchio, la quale retta taglia anche il cerchio per met.
1 8 . Semi-cerchio la figura compresa dal diametro e
dalla circonferenza da esso tagliata. E centro del semi
cerchio quello stesso che ancora centro del cerchio.
1 9. Figure rettilinee sono quelle comprese da rette, vale
a dire figure trilatere quelle comprese da tre rette, qua
drilatere quelle comprese da quattro, e multilatere
quelle comprese da pi di quattro rette.
20. Delle figure trilatere triangolo equilatero quello
che ha i tre lati eguali, isoscele quello che ha soltanto
due lati eguali, e scaleno quello che ha i tre lati diseguali.
2 1 . I nfine, delle figure trilatere triangolo rettangolo
quello che ha un angolo retto, ottusangolo quello che ha
un angolo ottuso, e acutangolo quello che ha i tre angoli
acutt .

22. Delle figure quadrilatere quadrato quella che


insieme equilatera e ha gli angoli retti, rettangolo quella
che ha gli angoli retti, ma non equilatera, rombo
quella che equilatera, ma non ha gli angoli retti ,
romboide quella che ha i lati e gli angoli opposti eguali
fra loro, ma non equilatera n ha gli angoli retti. E le
figure quadrilatere oltre a queste si chiamano trapezi.
23. Parallele sono quelle rette che, essendo nello stesso
piano e venendo prolungate illimitatamente dall' una e
dall'altra parte, non si incontrano tra loro da nessuna
delle due parti.

Postulati
l. Risulti postulato che si possa condurre una linea retta
da un qualsiasi punto a ogni altro p unto.
2. E che una retta terminata (= finita) si possa prolun
gare conti nuamente in linea retta.
62 Pitagora, Euc/itk e la nascita de/ pmsiero scientifico

3. E che si possa descrivere un cerchio con qualsiasi


centro e ogni distanza.
4. E che tutti gli angoli retti siano eguali fra loro.
5 . E che, se una retta venendo a cadere su due rette
forma gli angoli interni e dalla stessa parte minori di due
retti (= tali che la loro somma sia minore di due retti) , le
due rette prolungate illimitatamente verranno a incon
trarsi da quella parte i n cui sono gli angoli minori di due
retti ( = la cui somma minore di due retti) .

Nozioni comunt1
l . Cose che sono eguali a una stessa sono eguali anche
tra loro.
2. E se cose eguali sono addizionate a cose eguali, le
totalit sono eguali .
3. E se da cose eguali sono sottratte cose eguali, i resti
sono eguali.
4. E cose che coincidono tra loro sono tra loro eguali.
5 . E il tutto maggiore della partel.

Euclide, Elementi, libro l, in Gli Elementi, a cura di A. Frajese e L.


Maccioni, Utct, Torino 1970

1 Nel testo greco di Euclide compaiono in realt nove nozioni comuni,


ma ben quattro sono ritenute dagli stu diosi aggiunte po steriori; inoltre,
sono stati avanzati dubbi anche su uelle che sono qui indicate come
quarta e uinta. Sco o primario dc le nozioni comuni sembra essere
quello di are una de nizione implicita di uguaglianza. La prima, per
esempio, enuncia la propriet transitiva dell'uguaglianza: si tratta,
naturalmente, dell'u guaglianza tra grandezze geometriche, cio di
estensione. In questo senso, la quarta nozione comune fa riferimento
anche al concetto di coincidenza o sovrapposizione.
2 Questa nozione comune riguarda gli in siemi finiti, mentre per quelli
infiniti non vale: per e sempio, l'insieme dei numeri pari una parte
dell'insieme dei numeri naturali (che contiene anche i dispari), ma
entrambi sono infiniti e, quindi, non si pu dire che uno sia maggiore
dell'altro.
Variazioni: un tema aureo
di Piergiorgio Odifreddi

Le Scienze n. 436, dicembre 2004

Cos parl Keplero nel 1 6 1 9, nel! 'Armonia del mondo,


riferendosi a quello che certamente uno dei pi famosi
numeri della matematica di ogni tempo:

La geometria ha due grandi tesori: uno il teorema di Pita


gora, e l'altro la divisione del segmento in rapporto estremo e
medio. Ilprimo lo possiamoparagonare a un lingotto d'oro, e il
secondo lo possiamo chiamare un gioiello prezioso.

L'enorme successo del pastiche di Dan Brown Il codice da


Vinci ha riproposto all'attenzione del pubblico questo
nmnero, chiamato appunto da Euclide, nel III secolo
a.C. , rapporto estremo e medio, nel 1 509 da Luca
Pacioli divina proporzione, nel 1 835 da Martin Ohm
sezione aurea, e nel l 909 da Mark Barr <l> o Phi.
La storia di questo numero costituisce forse la migliore
esemplificazione della pratica inaugurata da Pitagora, di
insegnare a ciascuno ci che si merita: la conoscenza
esoterica e profonda agli addetti ai lavori, in grado di
64 Pitagora, Euc/itk la nascita del pensiero scientifico

capire come stanno effettivamente le cose; e la mitologia


essoterica e superficiale ai curiosi, interessati principal
mente o soltanto agli aspetti folcloristici o ciarlataneschi.
Il libro di Brown, che si indirizza naturalmente alla
seconda categoria, non che l'ultima aggiunta a una
sterminata lista di lavori stregati dalla finta magia della
sezione aurea: quella, cio, costretta a guardare all'e
sterno della matematica per trovare motivi di interesse
che sono, invece, squisitan1ente interni. Noi ci concen
treremo, al contrario, sulla vera magia di questo nu
mero: the rest is dross, il resto scoria, come disse Ezra
Pound nei Canti pisani.

La sezione aurea non altro che il medio proporzionale


di un segmento. Pi esplicitantente, un punto C seziona
in maniera aurea un segmento se il rapporto tra e
la sua sezione A C uguale al rapporto tra la sezione
AC e la parte restante CB.
La definizione geometrica si pu facilmente tradurre
in termini aritmetici, chiamando x la sezione aurea da
determinare, e considerando la parte rimanente del
segmento come l'unit di misura. L'intero segmento
viene allora ad avere lunghezza x + 1 e la proporzione
precedente si riduce all'equazione X + 1 1x = x.
L'equazione ha due soluzioni reali, una positiva e
l'altra ne ativa, che valgono rispettivamente l + 5 2
el 5 2. Esse vengono indicate con <l> e <l> ' (dall'i
niziale di Phidias) , oppure con t e t' (dall'iniziale di
tom, sezione o taglio), e la loro somma e il loro
prodotto valgono rispettivam ente l e l .

Negli Elementi (11. 1 1 e VI.30), Euclide mostra come


sezionare un segmento dato in maniera aurea : nel trian-
Approfondimenti 65

golo rettangolo i cui cateti sono il segmento dato e una


sua met, basta successivamente riportare il cateto corto
sull'ipotenusa da un vertice, e la sezione dell'ipotenusa
sul cateto lungo dall'altro vertice. La cosa funziona
perch in un triangolo rettangolo i cui cateti hanno
lunghezza l e 2 l'ipotenusa ha lunghezza 5 .
Il problema inverso, di estendere un segmento dato in
maniera che esso diventi la sezione aurea dell'estensione, si
risolve analogamente: nel quadrato il cui lato il seg
mento dato, basta riportare il lato verticale sul lato
orizzontale, a partire dal punto medio di questo.
Completando la figura p recedente, si ottiene un ret
tangolo aureo: tale, cio, he il rapporto fra il lato lungo e
quello corto sia aureo. E su questo rettangolo, definito
univoca1nente a meno di similitudine o di scala, che si
basano molte delle speculazioni estetiche sulla sezione
aurea: per esempio il fatto che esso sia stato considerato
dagli antichi il pi perfetto tra tutti i rettangoli , bench
recenti test psicologici non abbiano confermato la cosa
per i moderni.
Le dubbie consonanze con le proporzioni di forme
rettangolari di ogni genere, dalle facciate del Partenone
alla Vergine delle rocce di Leonardo, in genere verificate
solo tirando per i capelli (o i lati ... ) i rettangoli aurei che
dovrebbero loro sovrapporsi, tendono a distrarre dal
vero miracolo estetico: il fatto, cio, notato da Luca
Pacioli in La divina proporzione, che i dodici vertici di
tre rettangoli aurei incastrati nel modo ovvio in maniera
tridimensionale costituiscono i vertici di un icosaedro
regolare, costruito in maniera diversa da Euclide negli
htementi (XIII. l 6) . Il miracolo si simula facilmente con
tre cartoline, o tre carte di credito, la cui forma di
solito un rettangolo {quasi) aureo.
66 Pitagora, Euclide e la nascita del pmsiao scirotifico

La propriet caratteristica del rettangolo aureo, illu


strata da Piero della Francesca nella suddivisione in due
scene della Flagellazione di Cristo, che se si sottrae da
esso un quadrato di lato uguale al lato minore del
rettangolo di partenza, se ne ottiene uno simile, e dun
que ancora aureo: detto alla greca, il quadrato lo
gnomone del rettangolo aureo, nel senso che sottratto o
aggiunto a uno, ne produce un altro. Il procedimento si
pu dunque ripetere, e genera una successione telesco
pica di rettangoli aurei che converge a un punto che sta
sull'incontro delle diagonali dei vari rettangoli. Il trian
golo aureo invece definito dalla propriet di essere un
triangolo isoscele con i due angoli alla base, di 72 gradi,
doppi dell'angolo al vertice, di 36 gradi. Lo si p u
costruire alla maniera degli Elementi (IV. l l ) di Euclide:
partendo da un segmento dato, estendendolo in ma
niera che esso diventi la sezione aurea dell'estensione, e
costruendo sulla parte aggiunta un triangolo isoscele di
lato uguale al segmento dato.
La propriet caratteristica, in questo caso, che se si
sottrae da un triangolo aureo uno gnomone aureo, cio
un triangolo isoscele coi lati uguali alla sezione aurea del
lato maggiore del triangolo di partenza, si ottiene un
triangolo aureo. Anche qui il procedimento si pu
dunque ripetere, e genera una successione telescopica
di triangoli aurei che converge a un punto che sta
sull'incontro delle mediane dei vari triangoli.
E anche questa volta si produce un miracolo estetico: il
fatto, cio, che la costruzione di un triangolo aureo pro
duca in realt due lati consecutivi di un pentagono regolare,
perch 1 80 72 l 08 gradi. Alternativatnente, cinque
=

triangoli aurei disposti come tessere di un puzzle circolare


formano un pentagono regolare, in due modi diversi, e i
loro lati giacciono sulle diagonali del pentagono.
Approfondimemi 67

Le diagonali di un pentagono regolare, oltre a essere a


loro volta in rapporto aureo coi lati, formano la cosid
detta stella pitagorica o pentagramma: una figura che
appare nei luoghi pi impensati, dal Faust di Goethe ai
volantini delle Brigate Rosse. La stella si pu anche
vedere come un pentagono stellato, alla maniera del
l'Armonia del mondo di Keplero, e chiudendola nello
spazio si ottiene una piramide a base pentagonale rego
lare c facce triangolari auree, la cui altezza in rapporto
aureo con i lati della base.
La differenza fra la stella pitagorica c il pentagono
circoscritto di cinque gnomoni aurei. E l'intera figura,
cio il pentagono pi la stella pitagorica, contiene al
meno venti triangoli aurei: i quindici dei qual i abbiamo
gi parlato , pi i cinque aventi per base uno dei lati del
pentagono, c per lati le due diagonali che si incontrano
nel vertice opposto. Questi ultimi cinque triangoli sono
naturalmente sovrapposti, e la loro intersczione co
mune il pentagono centrale.
Ma i miracoli non sono finiti, perch nel 1 974 Roger
Penrose ha notato che se si raddoppiano lo gnomone
aureo e il triangolo aureo rispetto alle basi o ai lati uguali,
si ottengono due coppie diverse di poligoni, gi presenti
in eri nella stella pitagorica, che permettono di coprire
completamente il piano, ma soltanto in maniera aperio
dica: tra l'altro, e in entrambi i casi, con un rapporto aureo
tra le quantit dci due tasselli usati. Un tale ricoprimento,
bench non periodico, esibisce comunque una simmetria
pentagonale che nel 1 984 Daniel Schcchtman ha ritro
vato anche in natura, in una lega di alluminio e manga
nese, scoprendo cos il primo esempio di quasicristalli.
68 Pitagora, Euclide e la nascita del pensiero scimtifico

La stella pitagorica mostra che, partendo da un penta


gono regolare e tracciando le sue diagonali, si ottiene al
centro un altro pentagono regolare pi piccolo. Chia
mando con L e D, il lato e la diagonale del pentagono
maggiore, e con l e d, il lato e la diagonale del pentagono
minore, dalla f a si nota che le quattro grandezze sono
legate dalle due relazioni D = 2L l e D = L + d
Se la sezione aurea fosse un numero razionale, esiste
rebbe un' unit di misura rispetto al la quale L e D
sarebbero misurati da due interi. Dalle due relazioni
precedenti si otterrebbero allora due interi pi piccoli,
l = 2L D e d = D L, che misurerebbero l e d rispetto
alla stessa unit di misura. Ripetendo il procedimento a
partire dal pentagono minore e dalle sue diagonali e cos
via, si produrrebbero due impossibili successioni infi
nite decrescenti di numeri interi.
Questa potrebbe essere stata la prima dimostrazione
delr esistenza dei numeri irrazionali, dalla quale scatur
la crisi del pitagorismo simbolizzata dal famoso episo
dio di Ippaso di Metaponto narrato da Giamblico nella
Vita di Pitagora. La successione telescopica di penta
goni generata dalle diagonali infatti molto pi imme-
diata da interpretare, in tal senso, di quella di quadrati
relativa alla radice di 2.
Naturalmente, rirrazionalit della sezione aurea si
pu anche dimostrare aritmeticamente. Per esempio,
riscrivendo r equazione che determina il rapporto aureo
come x = l + l l x, e notando che se x l fosse un
numero razionale a/b, con a necessariamente minore di
b, allora sarebbe anche uguale al numero razionale ( b
a )l a, con un denominatore pi piccolo del precedente e
cos via. Oppure, dimostrando l'irrazionalit della ra
dice di 5 in maniera analoga a quella della radice di 2.
Approfondimenti 69

L'irrazionalit della sezione aurea impedisce di de


scriverla in aniera finita, usando soltanto le quattro
operazioni. E dunque necessario o andare oltre le quat
tro operazioni, per esempio usando 5, o usare espres
sioni infinite come quella che si ottiene dall'equazione
precedente, continuando a sostituire alla x il suo valore:
x = l + I l x = l + l l ( l + l lx) = .
. + l l ( l + I l ( l + l l . . . ))
. = .

Il risultato una cosiddetta 'azione continua perio


dica, tipica di qualunque numero che sia la soluzione di
un'equazione quadratica.
Bench irrazionale, la sezione aurea comunque il
numero meno irrazionale possibile. Il grado di irrazio
nalit di un numero si pu infatti misurare dal grado
delle sue possibili approssimazioni razionali: i numeri
trascendenti si possono approssimare molto bene (po
linomialmente) , i numeri irrazionali algebrici cos cos
(quadraticamente) , e i numeri razionali molto male
(linearmente). Di tutti i numeri irrazionali algebrici, la
sezione aurea la peggio approssimabile: la sua frazione
conti nua, essendo composta di soli l , converge infatti il
pi lentamente possibile al suo limite.

Le prime approssimazioni della sezione aurea sono state


calcolate nel 1 597 da Michael Maestlin, che in una
lettera a Keplero arriv a cinque decimali corretti:
l ,6 1 803. Come abbiamo notato poco fa, in generale
non sar possibile ottenere buone approssimazioni ra
zio nali er 43, come 2217 per n, o anche solo come 715
per 2 . Ma l'equazione usata nella dimostrazione di
irrazionalit mostra che se alb un'approssimazione
razionale della sezione aurea, allora lo anche (a + b )l a.
Partendo da 1 1 1 come prima approssimazione, si ot
tiene allora la sequenza: I I I 21 l 312 513 815 1 318 . . .
70 Pitagora, Euclide e la nascita del pensiero scientifico

Ogni approssimazione dunque il rapporto fra due


numeri consecutivi dalla successione di Fibonacci, in cui
ciascun termine (dal terzo in poi) ottenuto sommando
i due precedenti: l 2 3 5 8 1 3 . . .
La successione prende il nome da Leonardo da Pisa,
detto Fibonacci, che nel 1 20 l la introdusse in Europa
nel Libro dell'abaco, come soluzione di un problema
relativo alla riproduzione dei conigli. Ma essa era gi
stata considerata secoli prima in India da Virahanka, e
descritta esplicitamente nel 1 1 33 da Gopala, come
soluzione di un problema relativo alla metrica di poesie
( matra-vitta) con un numero costante di sillabe ma un
numero arbitrario di lettere.
La connessione precedente fra le approssimazioni
della sezione aurea e la successione di Fibonacci stata
notata nel 1 6 1 1 da Keplero, nella Strenna sul occo di
neve esagonale. Una connessione complementare, la
vrmula di Binet, stata invece scoperta nel 1 7 1 8 da
Abraham de Moivre, e riscoperta nell'Ottocento da
Jacques Binet: il fatto, cio, che l' n-esimo termine della
successione di Fibonacci uguale alla differenza delle n
esime potenze di et> e et>', divisa per 5. I due soggetti
sono dunque legati fra loro a filo doppio.
Un modo per rappresentare graficamente la succes
sione di Fibonacci consiste nel partire da due quadrati
affiancati di lato l , e nel continuare ad aggiungere
quadrati: si ottiene cos una successione di rettangoli
aventi come rapporti dei lati le varie approssimazioni
precedenti, e che si avvicinano dunque sempre pi a
quello aureo. Al p rocesso inverso , che parte da un
rettangolo aureo e continua a togliere quadrati, defi
nendo una successione telescopica di rettangoli aurei,
abbiamo gi accennato in precedenza. Similmente per il
processo analogo con i triangoli aurei.
Approfondimenti 71

Inserendo archi di cerchio nei vari quadrati si otten


gono approssimazioni di due spirali auree, che sono un
tipo particolare di spirali logaritmiche, o equiangole, o
mirabili. L'attributo logaritmico deriva dal fatto che
quando gli angoli si sommano le lunghezze delle corde si
moltiplicano: le spirali logaritmiche hanno dunque un'e
quazione esponenziale, che nel caso delle spirali auree ha
base Cl>. L'attributo equiangolo deriva dal fatto che le
tangenti alla spirale formano sempre lo stesso angolo
rispetto alle corde polari: il che spiega perch il falcone,
che ha gli occhi sui lati della testa e ne tiene uno fisso sulla
preda, segua questa traiettoria quando si abbatte su di
essa. L'attributo mirabile, dato da Jakob Bernoulli, si
riferisce invece alla propriet di autosomiglianza che fa
risorgere l'immagine della spirale immutata dopo una
qualunque zoomata: il che spiega perch il Nautilus, che
cresce mantenendo la stessa forma, costruisca una con
chiglia con questa sezione.
Come descrivono i classici Le curve della vita di Theo
dore Cook e Crescita e orma di D'Arcy Thompson, in
natura si ritrovano i pi disparati esempi di spirali loga
ritmiche, dalle chiocciole alle galassie. In generale non si
tratta di spirali auree, Nautilus compreso. Ma a volte si ha
una connessione con la sezione aurea, attraverso l'angolo
aureo di circa 1 37,5 gradi, che si ottiene dividendo i n
maniera aurea l'angolo giro di 360 gradi.
Come scoprirono nel 1 837 i fratell i Auguste e Louis
Bravais, l'angolo aureo infatti quello della llotassi,
cio della disposizione a spirale delle foglie sui virgulti,
o delle squame sugli ananas, o dei semi nel girasole. Per
la connessione fra la sezione aurea e la successione di
Fibonacci, a ogni gi ro completo si aggiungono 2, 3 , 5 ,
8, . . . foglie, squame o semi. Nel l 907 G . van !terso n ha
72 Pitagora, Euclitk ( la 11ascita tkl pmsirro scimtifico

poi mostrato come una spirale di punti disposti secondo


un angolo aureo venga visivamente percepita come una
coppia di famiglie di volute a spirale, le une orarie e le
altre antiorarie, in quantit pari a due nu meri di Fibo-
nacc1 consecutiVI.

Il meccanismo della fillotassi in un certo senso


ottimale. Infatti, poich l'angolo aureo una porzione
irrazionale dell'angolo giro, le foglie precedenti non
sono mai periodicamente coperte dalle successive, per
ci tutte possono ricevere luce e acqua. E poich la
sezione aurea il numero meno irrazionale possibile, il
risultato si raggiunge col minimo sforzo matematico:
come esso venga realizzato fisicamente un'altra storia,
non ancora perfettamente compresa.
Facilmente comprensibile, c sintetizzabile in una
regola aurea, invece l'insegnamento dato dalla natura
attraverso la fillotassi: nella vita un po ' di irrazionalit
necessaria, ma un minimo su ciente. Se lo ricordino sia
gli scicntisti, che vo rrebbero usare sempre la ragione
come metro di tutte le cose, sia gli antiscientisti, che non
vorrebbero usarla mai.
ea
e

di lmre Toth

<.C Scienze>> n. 1 7 , gennaio 1 970

L'invenzione del la geometria non euclidea un iversal


mente riconosciuta come una delle grandi conquiste
intellettual i del XIX secolo. Questa scoperta, a cui
giunsero indipendentemente Carl Friedrich Gauss, Jo
hann Bolyai e Nikolaij lvanovic Lobacevskij , distrusse
l'antica idea della matematica come fo nte di veri t
assolute mostrando che le verit matematiche pi
venerabili di tutte, la geometria di Euclide, potevano
venire negate in un sistema non contradd itto rio di
teoremi matematiCI.

All'origine di questa rivoluzione era l' an tico pro


blema delle parallele. Lo scopo di questo articolo di
descrivere alcune ricerche sul problema condo tte
prima di Euclide, teoremi non euclidei che sinora sono
rimasti sepolti in alcuni testi preeuclidei. Prima, per,
necessario descrivere il problema delle paral lele cos
come si presentato dall'epoca di Eucl ide sino all'era
moderna.
74 Pitagora, Euclide e Ja nascita del pmsiero scientifico

In breve, il problema delle parallele quello di dimo


strare che il quinto postulato d'Euclide non affatto un
postulato (cio un asserto non dimostrabile) ma piut
tosto un teorema che pu essere dimostrato usando i
soli assiomi di quella che Bolyai chiamava geometria
assoluta.
Bolyai dava questo nome ai teoremi che potevano
venir dimostrati senza usare il quinto postulato. Se il
postulato 5 viene negato si ottiene una geometria non
euclidea. Qui ndi la geometria assoluta consiste di
quelle proposizioni che sono vere indipendentemente
dal fatto che il postulato 5 lo sia o meno. In altre parole,
la geometria assoluta quella vera tanto nella geometria
euclidea che in quella non euclidea. Le prime 28 pro
posizioni appartengono alla geometria assoluta. Come
ora siamo i n grado di vedere facilmente, il grande
contributo di Euclide sta .proprio nell'aver capito che
era necessario un postulato per specificare la natura
delle rette parallele. Per molti dei suoi successori, per,
la presenza di questo asserto nell'insieme dei postulati
non dimostrabili era una pecca della teoria che andava
eliminata.

Se i l problema delle parallele si potesse risolvere, si


sarebbe dimostrato che il quinto postulato un teorema
della geometria assoluta. Ne seguirebbe allora che la
geometria assoluta i nclude tutta intera la geometria
euclidea. Sarebbe allora impossibile una geometria
non euclidea consistente. Dalla nostra posizione privi
legiata di persone che sanno che la geo metria non
euclidea possibile, divertente e insieme preoccu
pante elencare i matematici dei tempi passati che pen
sarono d'aver dimostrato il quinto postulato. L'elenco
Appro
._.!....!.
___::_
__
fondimenti
__________ _________
75

ha inizio con Claudio Tolomeo ( 1 50 d.C. circa) autore


della summa del sapere astronomico greco. L'errore di
Tolomeo fu individuato nel quinto secolo da Proda che
dette a sua volta una dimostrazione, basata su un
argomento che si rivel un circolo vizioso quanto quello
di Tolomeo. La cosa and avanti con Nasr-ed-din
(astronomo persiano, 1 20 1 - 1 274) e John Wallis (ma
tematico inglese, 1 6 1 6- 1 703) .
Nel 1 889, quando ormai la geometria non euclidea
era stata edificata, si scopr un capitolo dimenticato
della storia del problema delle parallele. Eugenio Bel
trami (matematico italiano, 1 8 3 5- 1 900, autore di im
portanti contributi alla geometria non euclidea) riport
alla luce gli scritti del suo compatriota ormai dimenti
cato Girolamo Saccheri ( 1 667- 1 733) . Saccheri era un
professore gesuita che, come logico, si era specializzato
nello studio della reductio ad absurdum: il metodo di
mostrativo in cui si mostra che se la conclusione desi
derata non fosse vera, ne segui rebbe una contraddizione
(absurdum) . Saccheri scopr gli errori nei tentativi di
Nasr-ed-din e Wallis di dimostrare in modo diretto il
quinto postulato. In un libro inti tolato Euclides ab omni
naevo vindicatus egli tent quindi l'impresa in cui que
sti erano falliti. Sacchcri us il metodo indiretto e cerc
di dimostrare il quinto postulato facendo vedere che la
sua negazione portava a un'assurdit, una contraddi
zione. Naturalmente, come oggi sappiamo, non era
possibile giungere a una contraddizione; quello cui
Saccheri poteva giungere e a cui di fatto giunse (senza
rendersene conto) fu la geometria non euclidea.

Saccheri partiva dalle prime 28 proposizioni d'Euclide


che, come abbicuno detto, non fanno uso del postulato 5 .
76 Pitagora, Euclide e la nascita dd pensiero scientifico

Considerava quindi [un quadrilatero ABCD in cui i] lati


A C e BD sono paralleli e gli angoli A e B sono retti. Ne
segue facilmente, facendo uso delle prime 28 proposi
zioni di Euclide che l'angolo C uguale all'angolo D. Ma
eguale, maggiore o minore di un angolo retto? Il primo
caso, l' ipotesi dell'angolo retto equivalente al quinto
postulato e anche alla proposizione euclidea che la
somma degli ango,l i interni di ogni triangolo eguale a
due angoli retti. E questo il caso che Saccheri voleva
dimostrare. Per far questo doveva ridurre all'assurdo il
caso opposto, quello in cui l'angolo non eguale a un
angolo retto. Chiara1nente questa ipotesi antieuclidea
si riduce a due casi: l'ipotesi dell'angolo acuto (minore
di 90 gradi) e l'ipotesi dell'angolo ottuso (maggiore di
90 gradi). Qui uso il termine antieuclidea per una
ipotesi che si fondi sul presupposto filosofico che sia
possibile una sola geometria, la euclidea o la sua opposta.
Il termine geometria non euclidea vale solo per sistemi
fondati sull'idea che si possano accettare simultanea
mente entra rnbi i sistemi.
Saccheri riusc di fatto a dimostrare che l'ipotesi
dell'angolo ottuso impossibile. Per far questo dovette
usare la tacita assunzione che una retta ha lunghezza
infinita. (Nella geometria ellittica di Bernhard Rie
mann si accetta l'ipotesi dell'angolo ottuso, ma le rette
hanno lunghezza totale finita.) In realt quello che
Saccheri dimostr era che l'ipotesi dell'angolo ottuso
era inconsistente con la geometria assoluta di Bolyai.
Questo teorema equivalente al teorema assoluto per il
quale la somma degli angoli interni di un triangolo non
pu essere maggiore di quella di due angoli retti.
In questa forma esso fu riscoperto da Adrien Marie
Legendre (matematico francese, 1 752- 1 833) dal mo-
Approfondimenti 77

mento che il libro di Saccheri , stampato a Milano nel


1 733 pochi mesi prima della morte dell 'autore, era stato
dimenticato e fu riscoperto solo da Beltram i.
Saccheri non riusc a eliminare la terza possibilit,
l'ipotesi deWangolo acuto. L'assurdit cui egli fa ap
pello in questo caso un argomento poco convincente
basato su vaghi concetti riguardanti gli elementi all'in
finito. L' ipotesi dell'angolo acuto precisamente l'ipo
tesi di Lobacevskij e Bolyai. Beltrami, colui che aveva
riscoperto Saccheri, mostr che una certa superficie
nello spazio euclideo tridimensionale, la pseudosfera,
soddisfa la geometria non euclidea fondata sull' ipotesi
dell'angolo acuto. Questo significava che se la geome
tria non euclidea fosse contraddittoria, lo sarebbe anche
quella euclidea. Se Saccheri fosse riuscito a elim inare la
macchia di Euclide, questo avrebbe significato allo
stesso tempo la distruzione dell'intera geometria eucli
dea! La cosa non avrebbe certo fatto piacere a Saccheri.
Dal punto di vista attuale la conquista reale di Sac
cheri sta nell'aver dimostrato un certo numero di im
portanti teoremi di geometria non euclidea. Il suo
grande difetto sta nell'aver insistito nel considerarli
assurdi. Cercando di difendere Euclide, divenne un
involontario precursore dei non euclidei.

In generale si pensa che sia stato Saccheri il primo


matematico a compiere questa distinzione. La cosa
straordinaria che indagini del genere furono condotte
da matematici greci una generazione prima di Euclide!
Chiari riferimenti a queste ricerche si trovano nelle
opere filosofiche di Aristotele, dove sono rimaste se
polte per pi di 2000 anni senza destare a quanto
sembra l'attenzione dei matematici.
78 Pitagora, Euclide t la nascita del pmsirro scimtifico

Seguendo a ritroso la storia dell'approccio indiretto


al problema delle parallele, possiamo trovare riferi
menti a esso in Gersonide (XIV secolo), Nasr-ed-din
(XIII secolo) , Ornar Khayam (XI secolo) , Al-hazen (X
secolo) e addirittura in Tolomeo (II secolo), a quanto
viene riferito nel Commentario di Proclo risalente al V
secolo (la fonte pi antica su questo problema). Solo
Saccheri e il tedesco J.H. Lambert posero le basi di un
ben connesso sistema di proposizioni antieuclidee; gli
altri rapidamente scartarono con qualche errore pi o
meno banale l'ipotesi antieuclidea. L'origine dell'idea,
per, va ricercata in tempi di molto anteriori. Infatti,
l' ipotesi dell'angolo acuto fu esplicitan1ente formulata
da Euclide stesso, nella dimostrazione della proposi
zione 29 nel libro I dei suoi Elementi.
Euclide affronta la dimostrazione di questo teorema
applicando il metodo indiretto. Contro r enunciato
della proposizione 29 del libro l, formula sulle prime
l'ipotesi antieuclidea generale: Se a e b sono parallele,
allora l'angolo interno a diverso dall'angolo alterno
* **
a , quindi dall'angolo esterno a e la somma dei due
angoli interni a, e anch'essa diversa da 2R (due
angoli retti). Questo chiaramente un tentativo di
*
ridurre all'assurdo l'ipotesi. Ma se a diverso da a
[continua Euclide] , allora uno dei due maggiore del
*
l' altro. Sia a , l'angolo alterno, il maggiore; ma allora si
** *
ha anche a > a ; quindi a + < 2R. Quest'ultima
conclusione pu essere formulata esplicitarnente come
segue: Due rette a e b, intersecate dalla secante c e
formanti gli angoli interni a e nello stesso semipiano
generato da c, non s'incontrano; in particolare, non si
incontrano in quella parte del piano in cui la somma
degli angoli a + minore di 2R. Questa, d'altronde,
Approfondimmti 79

non niente altro che l'ipotesi dell' angolo acuto . Eu


clide le contrappone il quinto postulato che dice: se a +
< 2R, al lora le rette a e b s'incontrano>> . Ma esse sono
anche parallele! Questa una contraddizione formale e
Eucli de ne deduce immediatamente questa conclu
sione: L'angolo a non pu allora essere diverso dal
l'angolo a* ; quindi questi angoli sono eguali c abbiamo
anche a = a** e a + = 2R; Q.E.D.3.
Tolomeo giustamente critic la formulazione del
postulato data da Euclide, osservando che viene cos
specificato il semipiano nel quale le rette a c b devo no
incontrarsi, cosa i nutile dal momento che, in se stessa,
un teorema assoluto. Se la proposizione compare per
com e conseguenza di una catena d'argomentazioni de
dotte dalla ipotesi dell 'angolo acuto, allora necessario
specificare che l'intersezione si verifica nello stesso se
mipiano in cui si era supposto in izialmente che le rette
non s'incontrassero . In caso contrario, non ci sarebbe
contraddizione formale. Tutto questo fa pensare che il
postulato delle parallele sia stato origi nariamente una
proposizione che i predecessori di Euclide avevano
tentato di dedurre dall'ipotesi dell'angolo acuto , ridu
cendo all'assurdo l'ipotesi stessa. La cosa che colpisce di
pi nell'argomentazione di Eucl ide, per, il fatto che,
da un punto di vista strettamente formale, essa com
pletamente sbagliata. Infatti, l ' ipotesi anticuclidea
generale che uno dei due angoli a e a* s ia tnaggiore
dell'altro che viene avanzata da Euclide. Egl i dimostra
che l'angolo a* (e, natural mente, anche a**) non pu

3 Quod erat tmonstrandum, espress ione latina equivalente all'ital iano


Cos volcvasi dimostrare.
80 Pitagora, Euclid la nascita tkl pnsino scientifico

essere maggiore di a, ma questo non dimostra affatto


che a* non pu essere minore di a. Per far questo,
Euclide avrebbe dovuto dimostrare che neanche l'an
golo interno a pu essere maggiore dell'angolo esterno
a** . uesta ipotesi, l'ipotesi dell' angolo ottuso,
chiaro, menzionata all'inizio ma nessun tentativo di
scartarla viene fatto negli Elementi. Questa una mac
chia, e una macchia reale, che deturpa lo splendido
corpo degli Elementi. Ancora pi singolare dell'errore
stesso il fatto che entro una schiera di spietati e iper
critici commentatori nessuno l'abbia mai notato, mal
grado che la critica si sia sempre concentrata sulla
proposizione 29 del libro l .

L'anello mancante di Euclide si trova sepolto in uno


strato geologico dello spirito pi antico di mezzo secolo
circa, negli Analitici di Aristotele. La stessa conclusione
assurda "Le parallele s'incontrano" scrive Aristotele si
pu ottenere o dalla premessa "l'angolo interno mag
giore dell'angolo esterno" [senza dubbio si riferiva agli
angoli a e a**] o dalla premessa "la somma degli angoli
interni di un triangolo maggiore di 2R ". (La formula
zione di Aristotele elli ttica e allusiva; ne do una trascri
zione che colma le lacune. Il significato del passo, in ogni
modo, fuori d'ogni dubbio.) Questo passo riduce al
l'assurdo il secondo caso particolare dell'ipotesi antieu
clidea generale, menzionato da Euclide ma rimasto inso
luto: Sia a > a**. Questa non nient'altro che l'ipotesi
dell'angolo ottuso, in una formulazione perfettatuente
simmetrica a quella dell'angolo acuto data da Euclide,
ipotesi che viene ridotta all'assurdo mediante la stessa
concl usione contraddittoria: le parallele a e b s'incon
trano. Il testo di Euclide si adatta a quello di Aristotele
Approfondimenti 81

come l'osso della mascella di un o mini de fossile si adatta


a un cranio scoperto altrove. Siamo qui giunti a un punto
della storia i n cui il pensiero umano , che ha appena
iniziato a procedere su due gambe invece che su quattro,
cerca di innalzarsi immediatan1ente negli spazi interpla
netari della mente. La prima parte del frammento aristo
telico qualcosa che manca i n Euclide, ma la seconda
parte presente in Saccheri ed la proposizione 14 del
suo Euclides ab omni naevo vindicatus. In altre parole, dei
geometri greci prima di Euclide avevano gi avanzato
l'ipotesi dell'angolo ottuso e gi avevano trovato la pro
posizione fondamentale che permetteva di scartarla.
Questa proposizione, che manca anche in Euclide, com
pare solo in Saccheri. La formulazione data da Saccheri
identica a quella di Aristotele nel passo sopra citato, per
quanto sia quasi certo che Saccheri non conoscesse il
passo in questione. I geometri preeuclidei devono essere
stati condotti alla formulazione di questa ipotesi anti
euclidea dopo che i tentativi per dimostrare in modo
diretto l'equivalente della proposizione 29 del libro I
erano falliti. Evidentemente erano caduti in un circolo
vizioso, proprio come faranno Nasr-ed-din e Wallis se
coli pi tardi; tanto vero che Aristotele scelse proprio
questi tentativi di dimostrare il problema delle paral
lele per chiarire il significato della petitio principii (cir
colo vizioso).
L'ipotesi dell'angolo ottuso compare in altri quattro
passi delle opere di Aristotele oltre a quello gi menzio
nato . L' ipotesi dell'angolo acuto compare solo una
volta, e di passaggio. Tutti e cinque i passi in cui appare
l'ipotesi dell'angolo ottuso menzionano l'ipotesi anti
euclidea generale: la somma degl i angoli interni di un
triangolo non eguale a 2R .
82 Pitagora, Euclide la nascita del pmsiuo scimtifico

A che punto si sia giunti nella ricerca delle conseguenze


dell'ipotesi antieuclidea ci viene rivelato dalla seguente
affermazione di Aristotele nel De Coelo: Se impossi
bile che il triangolo abbia angoli interni con somma
eguale a 2R, allora il lato del quadrato commensura
bile con la diagonale. Ecco un potente e bellissimo
teorema che non si trova n in Saccheri n in Lambert e
neppure nei moderni creatori della geometria non eu
clidea. Dall'ipotesi antieuclidea generale segue che la
diagonale del quadrato commensurabile al lato. Non
riuscendo a trovare tra le conseguenze dell'ipotesi an ti
euclidea generale la conclusione assurda le parallele
s'incontrano, i geometri greci probabilmente tenta
rono di ottenere dalla stessa ipotesi un'al tra conci usione
assurda: La diagonale del quadrato commensurabile
con il lato del quadrato. (Il che significa che il rapporto
della diagonale al lato un numero razionale.) Essi
sapevano che da questo sarebbe scesa la contraddizione
che uno stesso numero sia pari e dispari. Disgraziata
mente, per dedurre la conclusione impossibile <<il di
spari pari necessario far ricorso alla proposizione
euclidea cela somma degli angoli interni di un triangolo
2R. uindi la conclusione assurda il dispari pari
non si ha dalla sola ipotesi antieuclidea.
Che impressione si ricavava da questa serie di controi
potesi che non si potevano demolire in quanto, malgrado
il loro carattere ovviamente patologico, non si riusciva a
dedurne nessuna contraddizione interna? Alcuni passi
delle opere di Aristotele Magna moralia e Ethica ad

4 Due grandezze si dicono commensurabili>) se ammctcono un sotto


multiplo comune.
Approfondimmti 83

Eudemum gettano luce sulla situazione. In questi passi


Aristotele avanza la concezione seguente: l'uomo, unico
tra tutti gli esseri, libero. Egli libero di scegliere tra il
bene e il male. Se il valore etico delle azioni cambia,
questo non pu che essere conseguenza di un muta1nento
nei principi; se il principio delle azioni rimane immutato,
le azioni generate non possono avere valori etici opposti.
Nel dominio della geometria incontriaino la stessa situa
zione, in particolare la possibilit di scelta tra due principi
opposti. Ciascuno dei sistemi generati da questi principi
deve essere consistente; in nessuno dei due possono coe
sistere due proposizioni contraddittorie, poich esse si
distruggerebbero reciprocamente.
Da questi passi chiaro che per Aristotele l'essenza delle
proposizioni geometriche sta nel loro essere euclidee o
non euclidee. La euclidicit e la non euclidicit dei
'

pnnctpt sono propneta tnvanantt e sono trasmesse come


. . . . . . .

tali alle loro conseguenze. Come Aristotele scrive nella


Ethica ad Eudemum : Cos se la somma degli angoli
interni del triangolo eguale a 2R, allora la somma degli
angoli interni del quadrangolo necessariamente eguale a
4 R ; ma se il triangolo [cio la sua essenza geometrica]
carnbia, allora anche il quadrangolo [la sua essenza geo
metrica] deve cambiare. Per esempio, se la somma degli
angoli interni di un triangolo fosse eguale a 3 R o a 4R, la
somma degli angoli interni del quadrangolo sarebbe
6R o BR. Per converso, come Aristotele scrive nei Ma
gna moralia, Se la somma degli angoli interni del qua
drangolo non eguale a 4R, allora neanche la somma
degli angoli del triangolo sar eguale a 2R. Nel passo
sopra citato dall'Ethica ad Eudemum appare la strana
immagine di un quadrangolo la somma dei cui angoli
interni raggiunge il massimo valore possibile di otto
84 Pitagora, Euclide e la nascita dei pensiero scientifico

angoli retti. L'esistenza di una simile figura discende


dall'ipotesi dell'angolo ottuso. Oggi noi sappiarno che la
sfera ordinaria fornisce un modello per questa geometria.
No n c' per alcuna ragione di supporre che i geometri
greci abbiano r iunto queste conseguenze dell'ipotesi
dell'angolo ottuso studiando il modello sferico. La geo
metria della sfera si svilupp molto pi tardi e l'idea di
considerare un cerchio massimo come una linea retta era
estranea allo spirito della geometria ellenica. In ogni
modo, il livello estrematnente elevato raggiunto nella
tecnica delle dimostrazioni puratnente sintetiche ci per
mette di spiegare questi risultati senza far ricorso al
modello sferico.
In ogni caso, i geometri greci andarono abbastanza
avanti nella ricerca delle conseguenze dell'ipotesi dell'an
golo ottnso. Infatti, considerando la proposizione sulla
somma degli angoli interni del triangolo come un princi
pio, l'essenza stessa del triangolo, Aristotele atnmette la
possibilit di due opposti principi. In un altro passo
ancora egli dice che l'essenza del triangolo la somma
dei suoi angoli interni che pu essere eguale, maggiore o
minore di 2R. Questo l'unico passo in cui viene espli
citamente menzionata l'ipotesi dell'angolo acuto e mi pare
giusto sottolineare la notevole impa zialit mostrata nei
confronti delle tre ipotesi saccheriane. La proposizione
euclidea viene considerata ipotetica come le altre due:
tutte e tre sono presentate come egualmente possibili.

Ma la libera scelta possibi le nella matematica come


nell'etica? N el suo accurato paragone tra etica e geome
tria Aristotele sottolinea espii cita tu ente l'esis tenza della
libera scelta solo per l'etica. Per la geometria, la poss i
bilit della libera scelta suggerita dal mod o stesso in
Approfondimmti 85

cui viene presentata la questione. Comunque stiano le


cose, notevole la serenit con cui presenta la possibilit
di una metamorfosi del triangolo, tenuto conto del fatto
che il teorema euclideo sulla somma degli angoli interni
viene frequentemente citato come un esempio di verit
esterna, immutabile. Questa situazione confusa si ri
flette in un'osservazione che Aristotele fa a proposito
del parallelo tra etica e geometria. Di queste cose
- scrive Aristotele nell Et hica ad Eudemum al mo
'

mento presente non si pu parlare con precisione, ma


nepp ure lecito passarle sotto silenzio. >> Questo un
genere di confessione raro in Aristotele. Forse, il suo
interesse per la matematica del suo tempo non era cos
marginale co me in generale si pensa.
Ma, am messo che in geometria esista, co e sarebbe
possibile esprimere una simile libera scelta? E possibile
accettare che il concetto astratto, indeterminato di trian
golo>> ammetta simultaneamente i due predicati la
somma degli angoli interni eguale a 2R>> e la somma
degli angoli interni non eguale a 2 R ? L'idea in certa
misura viene scartata da Aristotele nella Metaphysica,
dove afferma (con cautela) : Se dovessimo accettare l'o
pinione per cui il triangolo ha essenza immutabile, non
potremmo ammettere che a volte la somma degli angoli
interni sia eguale a 2Re a volte diversa da 2R>>.
Saccheri parla della ipotesi nemica dell'angolo acuto
come se si trattasse di un nemico personale; egli certo
della vittoria ma si rende conto che essa verr solo dopo
una lotta lunga e disperata. Aristotele d l'impressione
di assistere a una contesa tra due ipotesi rivali; egli mostra
l'assoluta imparzialit di un arbitro che sa che entrambi i
contendenti hanno diritto di vincere. Nella Ethica Nico
machea leggiamo che questa controversia speculativa
86
Pitagora, Euclide e la nascita del pmsin-o scientifico

(la somma degli angoli interni di un triangolo o non


eguale a 2R) non pu essere turbata o eliminata da cause
emozionali, da preferenze o antipatie, come spesso si
verifica nelle controversie etiche. Anche se entraanbe le
possibilit hanno eguali diritti, la decisione non dipende
da noi; questa lotta completamente diversa da altre
battaglie e competizioni. Come Aristotele scrive nei Pro
h ata: Se ricordiaano, per esempio, la battaglia di
Salamina, ci sentian1o felici di aver vinto. Sia ano contenti
anche quando ricordia1no o speriamo di riuscir vincitori
nei giochi olimpici. Ma non ci d particolare piacere il
contemplare il fatto che il triangolo ha angoli interni la
cui somma eguale a 2R, cos come non ci d pa rcicolare
piacere lo sperarlo. Se arniano sincerantente la specula
zione ci d piacere eguale il fatto che la somma degli
angoli sia eguale a 2R o, per esempio, a 3R ancora pi
grande. Seguian1o una battaglia o un incontro di lotta
libera con passione dichiarata e con parzialit, ma nello
scontro tra due opposti enunciati geometrici (siano an
che principi) la mente umana che in gioco nel suo
doppio ruolo di attrice e di spettatrice. Qui, nel dominio
del pensiero, continua Aristotele, le cose si verificano
secondo la loro natura; in questo campo solo la contem
plazione del reale stato di cose d piacere.
Come era possibile risolvere la questione? Non con
dimostrazioni ordinarie, pensava Aristotele. La propo
sizione euclidea la somma degli angoli interni del
triangolo eguale a 2R esprime l'essenza stessa del
triangolo ed indimostrabile. L'argomentazione ordi
naria che viene considerata una dimostrazione non
che una quasi dimostrazione. L'enunciato come un
principio e la verit di una simile proposizione non pu
essere determinata con una dimostrazione. Come nel-
Approfondimenti 87

l'etica il senso etico che decide cosa giusto e cosa


ingiusto, cos nella geometria la scelta tra principi
ompiuta dal nous, dall 'intuizione intellettuale sola.
E molto probab ile che questa concezione fesse una
giustificazione teoretica del punto morto a cui erano
giunti i tentativi di dimostrare questa proposizione
fondamentale della geometria euclidea come teorema
di quella assoluta. In ogni caso, l'idea che la geometria
sia in cerca di un principio (un nuovo postulato) negli
scritti di Aristotele gi presente. La saturazione si
verifica nella generazione successiva e l' idea precipita
nel postulato delle parallele.
La comparsa del la geometria euclidea vera e propria
fu preceduta da un periodo simile a quello che prece
dette la geometria non euclidea all 'i nizio del se
colo. La scelta finale della variante eucl idea senza dub
bio fu determinata dal fatto che l' ipotesi an tieuclidea
non conforme alle figure geometriche quali com
paiono nei disegni fatti correttamente. Se questa la
linea retta disse Aristotele nella Physica (probabil
mente mostrando all' uditorio una retta tracciata con
una riga) allora necessariamente la somma degl i an
goli del triangolo eguale a 2R ; per converso, se la
somma non eguale a 2R allora neanche il triangolo
rettili neo. Questo l' unico passo il cui carattere etero
dosso abbia colpito sir Thomas H eath. Nel suo lavoro
Mathematics in Aristotle ( 1 949) Heath concluse co
munque che il passo si presentava come un esempio ad
hoc, nato probabilmente da un gioco puramente dialet
tico. Non gli sembr possibile che Aristotele potesse
avere una simile idea non euclidea.
Questa filosofia empirista si acco rda nondi meno
egregiamente con la concezione etica di Aristotele se-
88 Pitagora, Euclide e la nascita dei pensiero scientifico

condo la quale tutto quello che in accordo con la


natura bene e tutto quello che vi si oppone male. Una
proposizione si pu dire non geometrica afferma
Aristotele se non contiene nulla di geometrico, per
esempio una proposizione su un tema musicale [caso
banale] , o se consiste di una semplice fallacia [caso
irrilevante in quanto raro in matematica] o [l'unico
caso interessante] se contiene elementi geometrici in
modo erroneo e distorto come per esempio la proposi
zione "le parallele si incontrano" .
Una simile geometria non geometrica poich
erronea e degenere. E notevole che Aristotele non dica
mai che le proposizioni antieuclidee sono false. La propo
sizione le parallele si incontrano, per esempio, assurda,
ciononostante corretta poich non frutto di un errore
logico. (Tant' vero che un teorema della geometria di
Riemann dice: Le parallele non esistono; tutte le rette
complanari s'incontrano.) La libera scelta tra queste due
geometrie appare a Aristotele come un dilemma etico: si
pu scegliere la geometria buona (quella in accordo con la
natura) come quella cattiva (contro natura).

Scavando in questi strati della storia delle idee, siamo


giunti a un numero di frammenti sufficiente a farci
pensare che essi siano resti di un unico vaso ateniese.
Sono propenso a credere che tutto questo sia frutto del
lavoro congiunto di una eccezionale squadra di geome
tri in contatto o all'interno dell'Accademia platonica.
Questi matematici erano contemporanei di Aristotele e
furono particolarmente influenzati da Eudosso, che,
come Aristotele dice nell'Ethica Nicomachea, era parti
colarmente rispettato e onorato per la sua saggezza e
integrit. Sulla superficie di questo vaso antico distin-
Approfondimenti 89

guiamo il profilo di uno strano capolavoro: figure che


hanno a che fare con una geometria opposta a quella che
pi tardi fu edificata da Euclide.

Irnre T6th ( 1 92120 1 0), matematico romeno, fu docente di filosofia e


storia della matematica presso le universit di Bucarest (dal 1 948), di
Francoforte sul Meno ( 1 9697 1), di Bochum ( 1 97172); fino al 1 990 ha
tenu to la cattedra di sroria della scienza presso l'universit di Ratisbona.
IN SINTESI

l
...

Poco pi di cinquaneanni fa, nel 1 9 59, C.P. Snow


scrisse un famoso libro, che si intitolava Le due
culture. Le due culture erano, allora come oggi,
l' umanesimo e la scienza.
L'umanesimo comprende, come sappiamo, la let
teratura, la musica, la pittura, le arti: quello che i
greci chiamavano musik, ovvero tutto ci che era
protetto dalle muse. L' umanesimo legato al tempo
e allo spazio. Se noi ci muoviamo attraverso la storia,
oppure se andiamo in luoghi differenti della Terra, ci
accorgiamo che la musica, la pittura, la filosofia, la
letteratura, la religione sono diverse, perch ogni
popolo ha le sue. Naturalmente ci significa che
l 'umanesimo soggettivo: dipende da chi lo fa,
dipende da dove si , dipende da quando si .
La scienza l'al tra facia della medaglia, ed
completamente diversa. E atemporale e oggettiva,
bench abbia una sua storia. E non dipende dal luogo
94 Pitagora, Euc/Uk e la nascita del pmsiero scimtifico

in cui la si fa: in Cina, in Sudatnerica, in rica, in


Europa , o negli Stati Uniti, la scienza sempre la
stessa. E quello che cercheremo di raccontare in
queste nostre conversaztont, 1n queste venti puntate.

Spesso i personaggi che costituiranno il filo con


duttore del nostro discorso saranno occidentali:
legati, dunque, alla nostra cultura Non b isogna
per fare l'errore di credere che la scienza sia un'im
p resa tipicamente occidentale: come ho appena
detto, la stessa dovunque. Anzi, le origini della
scienza possono essere ritrovate in tutto il mondo .
Le grandi culture dell'antichit i babilonesi, gli
egizi, i cinesi, gli indiani, e naturalmente gli euro
pei , hanno tutte dato avvio alla ricerca scientifica,
ciascuna a suo modo.
Abbiamo cominciato, in questa prima conversa
zione, parlando della scienza greca. Spesso si crede
che la scienza sia appunto nata in Grecia, in un
periodo che va tra il 600 e il 500 prima della nostra
era. In realt, questa semplicemente una conven
zione, perch la scienza nata molto prima. I greci
l'hanno ereditata, perlomeno in parte, dagli egizi,
dai sumeri e dai babilonesi. Non conoscevano ov
viamente gli indiani, ma quando Alessandro Ma
gno intraprese le sue conquiste e giunse fino in
India, i greci scoprirono che anche gli indiani ave
vano una loro scienza. E quando in seguito si entr
in contatto con la civilt cinese, ci si accorse che
anche l la scienza era gi stata scoperta.

Un esempio fra tutti il famoso teorema di


Pitagora, legato formalmente al suo nome: il nome
bz sintesi di Piergiorgio Odifreddi
----=------------ ---
95

di un matematico e scienziato che forse mitolo


gico, perch di lui non sappiamo nemmeno se sia
mai esistito. Ma il teorema di Pitagora certamente
stato scoperto, e lo si scoperto un po' dovunque,
in tempi e in periodi differenti della storia. uesto
testimonia l'u niversalit, il Cattolicesimo, nel
senso letteral e di universalit, che permea la
sctenza.
o

M a poich da qualche parte bisogna cominciare,


noi lo facciamo convenzio nalmente dal periodo
greco , anche perch in quel momento che la
sctenza acquista una nuova connotazione.

Fi no ad allora, per esempio nelr antico Egitto,


certamente si conosceva la bene la matematica. S i
erano studiati molti pol igoni regolari e scoperti
alcuni dei solidi regolari. Ci restano papiri pieni di
problemi: il pi famoso il pap iro di ind, con
servato a Mosca, che contiene un lungo elenco di
problemi matematici con le relative soluzioni. Ma
tra l'enunciato del problema e la sua soluzione, non
c'era nulla. S i potrebbe dire che la matematica
egizia era totalitaria, i mpositiva: si annunciava un
risultato, in maniera oracolare, senza dire come lo si
fosse trovato, n perch fosse corretto.
La vera novit introdotta dal la scienza greca,
quello che oggi noi ch iamiamo la dimostrazione.
I greci, che non erano un popolo totalitario, e
avevano inventato tra le tante cose la democrazia,
misero quest'ultima al servizio anche della mate
matica e delle scienze. E lo fecero stabilendo che
non bastava ann unciare un risultato : bisognava
96
- ----- -
Pitagora, Euclide t la nascita del pmsitro scientifico

dare, allo stesso tempo, le motivazioni precise che


permettevano di credere che esso era corretto .
orse il motivo per cui il home di Pitagora asso
ciato al suo famoso teorema, proprio perch fu lui,
o qualcuno della scuola che a lui si isp irava, a trovare
una prima dimostrazione dell'enunciato. E la stessa
cosa vale per Talete, e per i suoi altrettanto famosi
teoremi. Da questi due grandi nomi parte la storia
che raccontiarno in questa prima puntata.
Una storia che si conclude, all 'altro estremo, con
Euclide: l'autore degli Elementi, che furono il ca
polavoro della matematica greca. Un'opera stermi
nata, in tredici capitoli o, come si diceva allora, in
tredici libri) , che racchiude tutto ci che i greci
erano riusciti a scoprire in matematica, a parti re da
Pitagora e Talete.
'

E da qui che comincia questo nostro lungo cam-


mino, che in venti puntate ci condurr attraverso le
tappe principali della storia della scienza.