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8/2/2017 CortediCassazione,Sezione1civileSentenza17marzo2015,n.

5264Dataudienza11febbraio2015IntegraleAssessoreComunaleSpeselegali

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CORTE DI CASSAZIONE, SEZIONE 1 CIVILE


SENTENZA 17 MARZO 2015, N. 5264
DATA UDIENZA 11 FEBBRAIO 2015
INTEGRALE

ASSESSORE COMUNALE - SPESE LEGALI PER GIUDIZI DI RESPONSABILIT CIVILE, PENALE O AMMINISTRATIVA A CARICO DI DIPENDENTI DI
AMMINISTRAZIONI STATALI - RIMBORSO - ESTENSIONE A FAVORE DELL'AMMINISTRATORE COMUNALE - ESCLUSIONE - FONDAMENTO

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SALVAGO Salvatore - Presidente

Dott. NAPPI Aniello - Consigliere

Dott. GIANCOLA Maria Cristina - Consigliere

Dott. CAMPANILE Pietro - Consigliere

Dott. LAMORGESE Antonio - rel. Consigliere

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 18370/2007 proposto da:

(OMISSIS) (c.f. (OMISSIS)), elettivamente domiciliato in (OMISSIS), presso l'avvocato (OMISSIS), che lo rappresenta e
difende unitamente all'avvocato (OMISSIS), giusta procura in calce al ricorso;

- ricorrente -

contro

(OMISSIS) S.P.A. (P.I. (OMISSIS)), per fusione per incorporazione di (OMISSIS) S.P.A. e (OMISSIS) S.P.A., in persona del
legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in (OMISSIS), presso l'avvocato (OMISSIS), che la rappresenta
e difende unitamente all'avvocato (OMISSIS), giusta procura in calce al controricorso;

COMUNE DI TURBIGO (MI) - P.I. (OMISSIS), in persona del Sindaco pro tempore, elettivamente domiciliato in (OMISSIS),
presso l'avvocato (OMISSIS), che lo rappresenta e difende unitamente all'avvocato (OMISSIS), giusta procura in calce al
controricorso;

- controricorrente -

contro

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8/2/2017 CortediCassazione,Sezione1civileSentenza17marzo2015,n.5264Dataudienza11febbraio2015IntegraleAssessoreComunaleSpeselegali
(OMISSIS), (OMISSIS) S.P.A.;

- intimata -

sul ricorso 22795/2007 proposto da:

(OMISSIS) S.P.A. (C.F. (OMISSIS)), in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in
(OMISSIS), presso l'avvocato (OMISSIS), che la rappresenta e difende unitamente all'avvocato (OMISSIS), giusta procura in
calce al controricorso e ricorso incidentale condizionato;

- controricorrente e ricorrente incidentale -

contro

(OMISSIS), (OMISSIS), COMUNE DI (OMISSIS), (OMISSIS) S.P.A.;

- intimati -

avverso la sentenza n. 1170/2006 della CORTE D'APPELLO di MILANO, depositata il 13/05/2006;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 11/02/2015 dal Consigliere Dott. ANTONIO PIETRO
LAMORGESE;

udito, per il ricorrente, l'Avvocato (OMISSIS), con delega, che ha chiesto l'accoglimento del ricorso principale, il rigetto
dell'incidentale; udito, per la controricorrente e ricorrente incidentale (OMISSIS), l'Avvocato (OMISSIS) che ha chiesto il
rigetto del ricorso principale, l'accoglimento dell'incidentale;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. CAPASSO Lucio, che ha concluso per, riuniti i ricorsi, il
rigetto del ricorso principale e dell'incidentale condizionato, per l'assorbimento del ricorso incidentale.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Il sig. (OMISSIS) era stato convenuto in giudizio dall'avv. (OMISSIS) per il pagamento del compenso dovutogli per la difesa
nel procedimento penale nel quale era stato imputato dei reati, dai quali era stato infine assolto con formula piena, di
corruzione e truffa, per avere ricevuto -, nella qualita' di consigliere, assessore e poi sindaco del Comune di (OMISSIS),
dall'amministratore della societa' (OMISSIS) una somma di denaro per compiere atti contrari al proprio ufficio e a
vantaggio della predetta societa' nella quale egli aveva interessi come socio e amministratore.

L' (OMISSIS) si era costituito deducendo che il costo della sua difesa doveva essere sostenuto dal Comune di (OMISSIS)
poiche' il procedimento penale riguardava una vicenda correlata al suo ruolo di amministratore pubblico. Il Comune di
(OMISSIS) si era costituito in giudizio, deducendo l'infondatezza della domanda sotto diversi profili e chiedendo di essere
manlevato dalle compagnie assicuratrici (OMISSIS) e (OMISSIS), le quali si erano costitute in giudizio chiedendo il rigetto
di tutte le domande proposte.

Il Tribunale di Rho aveva condannato l' (OMISSIS) a corrispondere l'importo richiesto all'avv. (OMISSIS), ma aveva rigettato
la sua domanda nei confronti del Comune di (OMISSIS) e lo aveva condannato alle spese del giudizio sostenute dalle altre
parti.

Il gravame dell' (OMISSIS) e' stato rigettato dalla Corte d'appello di Milano, con sentenza 13 maggio 2006. La Corte ha
ritenuto che i fatti contestati all' (OMISSIS) non fossero connessi all'esercizio delle funzioni di pubblico ufficiale, in quanto
posti in essere con abuso delle funzioni di assessore comunale e per scopi contrari ai fini istituzionali dell'ente pubblico,
sicche' le spese da lui sostenute per la difesa nel giudizio penale trovavano nell'ufficio pubblico solo un'occasione e non la
causa; ha ritenuto che non vi fosse prova della preventiva designazione da parte dell'ente di un difensore di comune
gradimento e che vi fosse un conflitto di interessi con l' (OMISSIS), da valutare ex ante e a prescindere dall'esito assolutorio
del procedimento penale, che precludeva la possibilita' di riversare sul (OMISSIS) le spese della difesa.

L' (OMISSIS) ricorre per cassazione sulla base di cinque motivi. Resistono con controricorsi il Comune di (OMISSIS), l'
(OMISSIS) e l' (OMISSIS), quest'ultima propone ricorso incidentale condizionato. Il Comune di (OMISSIS) e l' (OMISSIS)
hanno presentato memorie.

MOTIVI DELLA DECISIONE

Si deve preliminarmente valutare se la norma invocata dal ricorrente (Decreto del Presidente della Repubblica 1 giugno
1979, n. 191, articolo 16, e Decreto del Presidente della Repubblica 15 maggio 1987, n. 268, articolo 67, successivamente
abrogati dal Decreto Legge 9 febbraio 2012, n. 5, conv. in legge 4 aprile 2012 n. 35), che pone a carico degli enti locali
"anche a tutela dei propri diritti ed interessi" l'onere delle spese per la difesa dei propri dipendenti nei procedimenti civili e
penali "per fatti o atti direttamente connessi all'espletamento del servizio e all'adempimento dei compiti d'ufficio... a
condizione che non sussista conflitto di interessi", sia applicabile nei confronti di coloro, come i consiglieri e gli assessori
comunali nonche' i sindaci, che non siano legati al Comune da un rapporto d'impiego pubblico.

Tale questione non e' stata affrontata direttamente dal Tribunale il quale ha ritenuto che "laddove si voglia ritenere

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estensibile analogicamente agli amministratori pubblici il principio contenuto nell'articolo 67" il Comune di (OMISSIS) non
potesse comunque essere chiamato a rispondere per le spese legali sostenute dall' (OMISSIS) nel processo penale che lo ha
riguardato. Analogamente, la Corte d'appello ha deciso la causa sulla base di altri e diversi profili impeditivi
dell'applicabilita' della norma, concernenti in particolare l'esistenza di un conflitto di interessi con l'ente e la mancanza di
concerto nella scelta del legale.

Si deve quindi ritenere che entrambi i giudici di merito abbiano fatto applicazione del principio della c.d. "ragione piu'
liquida", avendo rigettato la domanda sulla base della soluzione di una o piu' questioni assorbenti, senza avere esaminato
specificamente e direttamente la questione dell'applicabilita' della norma agli amministratori locali. Su tale questione di
diritto non si e' formato un giudicato neppure implicito, il quale infatti non si forma sugli aspetti del rapporto che non
abbiano costituito oggetto di specifica disamina e valutazione da parte del giudice, cioe' di un accertamento effettivo,
specifico e concreto (v. Cass. n. 11356/2006, n. 21266/2007).

Di conseguenza, la questione dell'ambito soggettivo di applicabilita' del citato Decreto del Presidente della Repubblica del
1987, articolo 67, non trattata dal Tribunale ne' rilevata dalla Corte d'appello, non puo' essere considerata nuova e il suo
esame non e' precluso a questa Corte, dal momento che sono nuove e quindi inammissibili in sede di legittimita' solo le
questioni che presuppongano o comunque richiedano un nuovo accertamento o apprezzamento in fatto e non quelle che
lascino immutati i fatti controversi come accertati dai giudici di merito, sempre che non siano state decise, nei termini
anzidetti, dal giudice di primo o di secondo grado senza essere riproposte in fase di impugnazione sino a quella di
legittimita' (v. Cass. n. 9297/2007), ipotesi questa che non ricorre nella fattispecie in esame. Il giudice ha l'obbligo di
rilevare d'ufficio l'esistenza di una norma di legge idonea ad escludere, alla stregua delle circostanze di fatto gia' allegate ed
acquisite agli atti di causa, il diritto vantato dalla parte, e cio' anche in sede di legittimita', senza che abbia rilievo la
circostanza che, nei gradi di merito, le questioni controverse abbiano investito altri e diversi profili di possibile
infondatezza della pretesa in contestazione e che la statuizione conclusiva del giudizio di merito si sia limitata solo a tali
diversi profili, atteso che la disciplina legale inerente al fatto giuridico costitutivo del diritto e' di per se' sottoposta al
giudice di grado superiore.

Al quesito circa l'applicabilita' del citato Decreto del Presidente della Repubblica n. 268 del 1987, articolo 67, agli
amministratori degli enti locali deve darsi risposta negativa, conformemente alla giurisprudenza di questa Corte. Infatti il
diritto al rimborso delle spese legali relative ai giudizi di responsabilita' civile, penale o amministrativa a carico di
dipendenti di amministrazioni statali o di enti locali per fatti connessi all'espletamento del servizio o comunque
all'assolvimento di obblighi istituzionali, conclusi con l'accertamento dell'esclusione della loro responsabilita', non
compete all'assessore comunale, ne' al consigliere comunale o al sindaco, non essendo configurabile tra costoro (i quali
operano nell'amministrazione pubblica ad altro titolo) e l'ente un rapporto di lavoro dipendente, non potendo estendersi
nei loro confronti la tutela prevista per i dipendenti, ne' trovare applicazione la disciplina privatistica in tema di mandato
(v. Cass. n. 25690/2011, n. 20193/2014).

In tal senso la motivazione in diritto della sentenza impugnata dev'essere corretta, a norma dell'articolo 384 c.p.c., comma
4, ma il ricorso e' rigettato, essendo il dispositivo conforme a diritto. Il ricorso incidentale condizionato di (OMISSIS) e'
assorbito.

Le spese del giudizio seguono la soccombenza e si liquidano in dispositivo.

P.Q.M.

La Corte, riuniti i giudizi, rigetta il ricorso principale e dichiara assorbito il ricorso incidentale; condanna il ricorrente
principale a rifondere le spese processuali in favore del Comune di (OMISSIS) e di (OMISSIS), liquidate per ciascuno in euro
5200,00, di cui euro 5000,00 per compensi, e in favore di (OMISSIS), liquidate in euro 4200,00, di cui euro 4000,00 per
compensi, sempre oltre spese forfettarie e accessori di legge.

Da: Pubblica Amministrazione 24

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