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Premessa

SOCIOLINGUISTICA -> studio dei rapporti fra lingua e societ;

studio delle strutture del linguaggio nel suo contesto sociale e culturale.

La sociolinguistica studia la variet degli usi linguistici, attraverso lo spazio, attraverso il tempo, attraverso i gruppi
sociali, attraverso le situazioni sociali

Essa ha come ambito di studio le lingue e le organizzazioni sociali nelle quali gli uomini vivono.

Capitolo I : storie

Autobiografia linguistica -> la descrizione della propria vita, mettendo al centro dellattenzione il rapporto con le
lingue.

Su un piano differente, il genere autobiografico spesso stato utilizzato dai linguisti per riflettere su alcuni aspetti
della vicenda collettiva di una comunit attraverso il punto di osservazione privilegiato della propria storia personale.

Capitolo II: immagini di un recente passato. Dinamiche linguistiche e dinamiche sociali.

Nel 1861, data dellunificazione nazionale, la stragrande maggioranza della popolazione italiana non conosceva altro
idioma che il dialetto locale. A partire da questo momento il processo di diffusione dellitaliano come lingua di
comunicazione orale avr una sostanziale accelerazione ad opera di una serie di agenti diversi, fra i quali laumento
dellistruzione scolastica. Pi di recente, lascolto della radio e della televisione ha decisamente contribuito alla
drastica riduzione del numero degli italiani totalmente estranei alla lingua nazionale.

LA NASCITA DELLO STATO NAZIONALE

IL 18 febbraio 1861 si riunisce a Torino il primo Parlamento italiano; il 17 marzo il nuovo Stato assume con atto
formale il nome di Regno dItalia. Esistono da una parte larretratezza delle condizioni economiche, politiche e civili
dellItalia rispetto alle altre nazioni europee in cui il processo di unificazione si era concluso gi molti secoli prima,
dallaltra la persistenza di profonde fratture tra regione e regione e tra luna e laltra classe sociale.

Dal punto di vista economico il dato del reddito nazionale pu servire a mostrare la grande distanza fra lItalia e le
nazioni dellEuropa nord-occidentale. un divario che riguarda anzitutto il grado di sviluppo delle campagne, la
produzione industriale e i commerci. Si parla di molte Italie economiche con pesanti divari fra le une e le altre e fra
Nord e Sud. Uno squilibrio economico persistente attestato da tutti gli indicatori socioeconomici.

La situazione linguistica pu essere considerata la pi chiara manifestazione di questi elementi di arretratezza e di


frattura. La stragrande maggioranza della popolazione in Italia non conosceva altro idioma che il dialetto locale. Luso
pieno dellitaliano si trovava ristretto ai soli ceti colti nelle situazioni pubbliche e solenni.

Secondo lanalisi di Gravidazio Isaia Ascoli era questa la conseguenza del ristagno plurisecolare della vita economica,
sociale ed intellettuale del paese oltre che della mancanza di forze centripete che potessero assolvere al ruolo
esercitato, ad esempio, in Francia da Parigi. Infatti, la capitale francese era stata in grado di imporre il proprio idioma a
tutti i cittadini dello Stato.

La situazione del nuovo stato era in gran parte ignota: il nuovo governo fu costretto ad effettuare nel 1861 il 1
censimento della popolazione. La prima fotografia ufficiale dellItalia unita mostr quanto fosse ancora lungo il
cammino da percorrere per costruire una nazione moderna. Il quadro si mostr sconfortante per ci che riguardava il
terreno dellistruzione: i tre quarti della popolazione sopra i 5 anni non sapevano n leggere n scrivere.
Gli analfabeti erano individui ripartiti equamente in tutte le classi di et, ma con forti disuguaglianze territoriali (il Sud
mostrava tassi di analfabetismo pi elevati) e con una marcata differenza fra maschi e femmine (queste ultime
estranee alle aule scolastiche).

LITALIANO E LA SUA LENTA DIFFUSIONE

Si ha un ruolo assai marginale dellitaliano come lingua di comunicazione orale negli anni dellunificazione. Su questa
analisi concordavano anche gli intellettuali dellepoca, i quali si posero il problema dei mezzi con cui diffondere la
lingua nazionale. Le proposte avanzate furono assai divergenti:

1. Nel 1868 Alessandro Manzoni consegn al ministro Badoglio una Relazione dellunit della lingua e dei mezzi di
diffonderla. In essa proponeva come mezzi principali per diffondere il fiorentino al di l della Toscana lallestimento di
una grammatica e di un vocabolario. Il luogo individuato da Manzoni per il compito impegnativo di diffondere la lingua
era la scuola. La sua raccomandazione di utilizzare nelle scuole di tutta la penisola insegnanti toscani o educati in
Toscani.

2. Per Graziadio Isaia Ascoli lunificazione linguistica non pu avvenire semplicemente utilizzando il modello toscano,
bens ampliando il numero di operai della cultura, quindi colmando il vuoto fra i grandi intellettuali e il resto della
popolazione. Con ci Ascoli mostra che la soluzione a questi problemi stava nella circolazione del sapere,
nellorganizzazione della societ civile, nella modernizzazione delle istituzioni culturali, delle universit, delle scuole,
nel progredire della scienza e della tecnica.

Vi una fondamentale distinzione tra essere italiano e essere italianofono, cio fra nazionalit e capacit di usare
una lingua. Da essa prende avvio la Storia linguistica dellItalia Unita, scritto da Tullio De Mauro nel 1963. Fino a quegli
anni il numero degli italianofoni era considerato esiguo. Con questo testo questo assioma si sgretola definitivamente.
Il punto di partenza di De Mauro infatti che, per lassenza di un circuito della comunicazione orale in lingua
nazionale, allinterno del quale si potesse apprendere la lingua naturalmente per semplice immersione, negli anni
dellUnit italianofono poteva dirsi solo chi avesse avuto unistruzione scolastica prolungata.

Due realt linguistiche si differenziavano dal resto dItalia: Firenze e Roma, dove la capacit di comprendere e di
esprimere in italiano poteva ritenersi generalizzata. La ragioni di tali anomalie: a Firenze la vicinanza strutturale fra
fiorentino e italiano consentiva ai toscani, anche non istruirsi, di comprendere litaliano; a Roma, la citt, divenuta la
sede stabile del papato dalla met del 400, nei primi decenni del 500 sub una vera e propria rivoluzione demografica
che aveva portato la popolazione romana ad essere composta per il 75-80% da immigrati. Fra essi una parte
consistente era costituita da toscani. In sinergia con questo dato demografico e la crescente diffusione
dellalfabetizzazione che comincia a raggiungere quegli strati medio-bassi rimasti fino ad allora ai margini del mondo.
Si era determinato a Roma un ambiente linguistico nel quale anche i meno abbienti potevano avvicinarsi allitaliano
per semplice immersione.

Negli anni la situazione non ebbe dei sostanziali mutamenti; lobbligo allistruzione, previsto dalla legge Casati del
1859, rimase a lungo inattuato. Rispetto a tali drammatici punti di partenza, le varie regioni italiane percorreranno
traiettorie fortemente diversificate.

La crescita del numero degli italianofoni senza dubbio legata alla graduale discesa del tasso di analfabetismo e
allinnalzarsi dei generali livelli di scolarit. Ma il lento mutarsi della realt linguistica del paese e il diffondersi
dellitaliano in nuovi ceti e aree si devono anche ad agenti di diffusione esterni allistruzione formale. Ai processi di
alfabetizzazione e scolarizzazione si devono affiancare altri fenomeni economici e sociali che promossero nuove
necessit comunicative. I principali furono: lindustrializzazione, le migrazioni (interne ed esterne), lurbanesimo, la
formazione di un apparato burocratico e di un esercito nazionale, il sorgere di mezzi di informazione e di spettacolo di
massa, le esperienze legate ai conflitti mondiali.
Le migrazioni internazionali

Gli anni fra il 1840 e il 1890 furono contrassegnati da un enorme flusso che dallEuropa si diresse verso lAmerica.
Questo fenomeno migratorio di proporzioni vastissime coinvolse in maniera consistente a partire dagli anni 70 uomini
e donne provenienti da molte regioni italiane. Questo massiccio processo pu essere considerato come un poderoso
agente di italianizzazione da due diversi punti di vista. In primo luogo chi partiva apparteneva allesercito degli
analfabeti. Secondariamente gli immigrati agivano fortemente su chi restava sia con rimesse di denaro (rendendo
possibile la frequenza scolastica di figli e nipoti), sia introducendo elementi di progresso culturale.

Un chiaro indicatore di questa importante spinta dellemigrazione nel modificare gli atteggiamenti e i comportamenti
delle persone rimaste in patria viene delle lettere di parenti, amici e compaesani. Anche i flussi di ritorno in patria
agirono nella stessa direzione. Lesperienza migratoria pu essere vista come un grande fattore di trasformazione
degli individui, delle loro aspirazioni e dei modi di pensare, tali da rappresentare un potenziale di innovazione
economico e culturale, particolarmente significativo per alcune aree del paese.

Industrializzazione, urbanesimo e migrazioni interne

Il grande decollo industriale del paese appartiene agli anni 1896-1914. La nuova realt produttiva si concentr
soprattutto in Piemonte, Lombardia, Liguria e il richiamo delle fabbriche si fece particolarmente sentire nei grandi
centri urbani di quello che fin dallora si deline come il triangolo industriale. Lincremento della popolazione urbana
fu progressivo e costante. Il fenomeno va visto da due punti di vista: da una parte abbiamo il crearsi di una situazione
di contatto e osmosi che provengono da realt differenti e che devono trovare un idioma con cui comunicare fra loro;
in secondo luogo le grandi citt agiscono come fattori di italianizzazione in se stesse per la maggiore presenza di uffici
pubblici che direttamente diffondono la lingua nazionale.

La burocrazia e lesercito del nuovo stato

La nascita dello Stato nazionale ha avuto come conseguenza la creazione di un apparato burocratico unitario e di un
esercito composto di individui provenienti da tutte le regioni italiane. In particolare nellesercito, fino al momento
dellunificazione, litaliano era utilizzato raramente, anche da parte degli ufficiali.

La stampa periodica e il suo pubblico

Il legame fra lo sviluppo della stampa periodica e lunificazione politica sicuramente significativo. Gli elementi chiave
di questo rapporto vanno individuati nelle possibilit data a unelit di un dibattito politico, minori restrizioni alla
libert di stampa, accresciuta circolazione di persone e di idee, graduale avviamento di strutture industriali moderne.
Tutto ci consente e stimola una rifondazione della stampa periodica. Aumentano le testate e le tirature.

Da un punto di vista generale la stampa ha dato un sostanzioso contributo alla creazione di una prosa extraletteraria,
svincolata almeno in parte dal peso della tradizione colta. Negli ultimissimi anni dellOttocento e nei primi del
successivo si ha un ulteriore sviluppo in direzione di uno stile giornalistico rapido ed efficace.

La Grande Guerra

Il 24 maggio del 1915 lItalia entra in una guerra che gi da dieci mesi insanguinava lEuropa. Il tragitto conflitto
obbligando gli uomini di diversi parti diverse dItalia a vivere per mesi gli uni accanto agli altri, lontani da casa, impose
nuove urgenti necessit comunicative. La realt della guerra obblig uomini provenienti da aree, culture e idiomi
diversi a comunicare gli uni con gli altri e a mantenere i rapporti familiari. Le trincee funzionarono da luogo di
apprendimento dalle tecniche di scrittura e lettura, di pratica comunicativa. Esso non pi dialetto dei paesi di origine
e non ancora la lingua nazionale come poteva essere acquisita da un italiano colpo dellepoca. Gli studiosi hanno
coniato per questa lingua ricca di interferenze con vari dialetti, appresa sul campo, senza alcun tipo di guida scolastica,
letichetta di italiano popolare.
IL FASCISMO E LA SECONDA GUERRA MONDIALE

La politica linguistica del fascismo era un tipo di politica non organica, ma che ha come linea conduttrice
la italianizzazione forzosa. I nemici vengono individuati da un lato nei dialetti, dallaltro nelle parole straniere e nelle
minoranze linguistiche presenti nel territorio nazionale. Nel 1923 fu varata la riforma della scuola ad opera di Giovanni
Gentile. I programmi scolastici redatti erano fatti per il superamento della dialettofobia fino a quel momento
imperante nella scuola.

Giuseppe Lombardo Radice si impegna profondamente in un programma di lotta allanalfabetismo che ha come base il
metodo dal dialetto alla lingua.

I capisaldi di tale sistema di insegnamento sono:

1 Partire dal retroterra linguistico e culturale e dellalunno;

2 Pervenire allapprendimento dellitaliano per mezzo della traduzione dei testi di letteratura

Nei successivi programmi degli anni Trenta (Programmi Ercole) il dialetto viene preso in considerazione solo come
possibile fonte di errori e fortemente sanzionato secondo una impostazione che durer nella scuola italiana fino agli
anni Sessanta. Lavversione al dialetto appare motivata dal timore che la conservazione delle tradizioni locali potesse
rinforzare spinte automobilistiche.

La politica linguistica fascista, quindi, ha come linee conduttrici laffermazione della lingua nazionale contro i nemici
sul piano interno ( i dialetti e le lingue di minoranza) ed esterno (le lingue straniere). Tale lotta contro il barbaro
dominio si accentua con la conquista dellEtiopia (1936). di quegli anni anche il tentativo di italianizzare i cognomi.
Nel 1940 il divieto di forestierismi viene accompagnato da sanzioni che potevano giungere fino alla detenzione,
mentre si incarica lAccademia dItalia di stendere degli elenchi di barbarismi da bandire, con i relativi sostitutivi.

Una terza direttrice della politica linguistica del fascismo rintracciabile esaminando la realt del Tirolo meridionale,
territorio di tradizione linguistica tedesca. A partire dal 1923 il fascismo concepisce e in parte attua un programma di
italianizzazione linguistica. Il periodo della dittatura fascista segn una stasi nella regressione dellevasione allobbligo
scolastico che addirittura aument negli anni della guerra.

Strumenti di comunicazione (orale) di massa: la radio e il cinema

Nei primi decenni del 900 radio e cinema assolvono allo stesso ruolo che sar proprio della televisione a partire dagli
anni Sessanta. Il decollo radiofonico avviene in Italia solo negli anni 30. Dal 33 in poi ci si avvia alla sperimentazione
anche della radio rurale: si tratta di un progetto volto a favorire lascolto della radio al di fuori degli ambienti urbani
che erano stati gli utenti privilegiati del nuovo mezzo. Tale politica, insieme alla nascita di un palinsesto nazionale con
un mix di trasmissioni leggere e di programmi giornalistici, fece s che il mezzo radiofonico consentisse alla lingua
nazionale di espandersi oltre i confini di classe sociale fino a quel momento invalicabili.

Accanto alla radio un secondo mezzo di comunicazione orale si diffondeva: il cinema. Alla fine degli anni 20 inizia la
grande stagione del cinema come veicolo di diffusione della lingua nazionale. Le caratteristiche dello spettacolo
popolare assunte dal cinema dagli anni 30 fino alla met degli anni 50 sono rese evidenti dai numeri degli spettacoli e
degli schermi. Dal punto di vista linguistico, almeno fino alla guerra, film italiani e film stranieri doppiati diffonderanno
un italiano medio.

La guerra totale

Nel 1940 pochissimi italiani avevano la percezione di quanto la loro vita sarebbe stata sconvolta dagli avvenimenti dei
mesi e degli anni seguenti. Al ritorno in patria nellestate del 1945, reduci da esperienze radicalmente differenti da
quelle della comunit nelle quale avevano vissuto, la ritrovavano anchessa profondamente mutata. Il coinvolgimento
della popolazione civile nella guerra era stato tale da superare ampiamente quello avutosi in qualsiasi altro evento
bellico. Tutto questo sul piano linguistico ha significato che lo spazio linguistico ancora rigidamente monolingue di
molti contadini e operai si amplia in direzioni differenti tra le quali compaiono anche lingue straniere.

LITALIA DEL SECONDO DOPOGUERRA FINO AI PRIMI ANNI SETTANTA

LItalia che esce dalla guerra una nazione che ha bisogno di costruire nuovi punti di riferimento civili e culturali,
anche in relazione alle politiche linguistiche. La costituzione rappresenta una grande svolta. Lidea di uguaglianza
linguistica, la scuola obbligatoria e gratuita per otto anni, la nozione di tutela delle minoranze linguistiche ne
costituiscono altrettanti punti cardine.

La riorganizzazione dei partiti e sindacati di massa un elemento essenziale delle profonde novit che
contraddistinguono la vita civile, culturale dellItalia dei primi decenni del secondo dopoguerra. La vita politica
quotidiana ha determinato un processo di acculturazione per uomini che fino a quel momento erano vissuti allinterno
di mondi fortemente chiusi. Il volto complessivo della nazione cambia rapidamente con lavvio di grandi
trasformazioni economiche e demografiche. In pochi decenni il quadro dellItalia come paese essenzialmente agricolo
svanisce. Si dimezza la popolazione addetta alle attivit primarie mentre i lavoratori delle industrie e dei servizi
aumentano. Questo importante processo di cambiamento economico e sociale del paese, insieme al carattere
accentrato della grande industria italiana ha comportato una migrazione di proporzioni ingenti dalle campagne e dalle
zone montane verso le grandi citt da una parte, e dal Sud verso Roma e verso le regioni del Nord; ha comportato
linizio dellurbanizzazione, ovvero un rapido dislocarsi di una parte consistente degli italiani che lasciano i centri medi
e piccoli per le citt di grandi dimensioni. Si ha la meridionalizzazione del Nord.

Andare a scuola e ascoltare la televisione: due fattori unificanti

Alla fine del conflitto il livello distruzione degli italiani continua a essere assai distante da quello delle altre nazioni
europee. Alcuni fatti nuovi intervengono a mutare questo quadro. Nel 1955 un decreto cancella la legge fascista
sullanticipato proscioglimento dallobbligo scolastico nelle campagne. Sette anni pi tardi, nel 1962, si pone fine alla
divisione della scuola post-elementare in due tronconi (media inferiore ed avviamento) e viene istituita la scuola
media unica e obbligatoria per otto anni. Vi unaccelerazione della dinamica della crescita dellistruzione degli
italiani. Il tema dellistruzione diviene progressivamente parte del dibattito politico. A partire dal 1968, con lemergere
sulla scena di un nuovo soggetto, il movimento studentesco, la focalizzazione sar sempre pi rilevante. In Italia le
agitazioni studentesche danno voce al disagio della prima generazione frutto della scuola di massa, che riflette sui
limiti e le contraddizioni di questa istituzione.

Il bacino di utenza della radio era costituito da circa 18 milioni di persone, delle quali oltre un terzo appartenenti alle
classi popolari. Lascolto della tv si diffonde in modo omogeneo in tutte le classi sociali. Il rito dellascolto collettivo si
diffuse largamente specie nelle aree rurali, permettendo anche a chi fino a quel momento non era uscito dal recinto
del dialetto di affacciarsi ad un altro mondo. Una nazione nella quale, accanto alla scuola, sono allopera nuove grandi
forze centripete che spingono in direzione di una diffusione almeno della competenza passiva della lingua nazionale.

Capitolo III: LItalia contemporanea: un primo sguardo dinsieme

QUESTIONI DI METODO

Una serie di strumenti di conoscenza diversificati ci consente di avere un quadro di analisi ampio e dettagliato della
realt linguistica dellItalia contemporanea. Sono indagini di varia tipologia rivolte a tutto quanto il territorio nazionale
o a sue porzioni limitate. Tali indagini possono essere suddivise in due macrocategorie.

1. il primo gruppo costituito da ricerche volte ad accertare direttamente il comportamento e la competenza


linguistica degli individui attraverso una osservazione pi o meno sistematica.

2. un secondo gruppo di ricerche costituito da indagini autovalutative. Esse non prevedono un'osservazione diretta
del comportamento linguistico: lo stesso soggetto intervistato che dichiara di usare un determinato codice in una
particolare situazione linguistica, di avere un determinato livello di conoscenza di uno o pi idiomi, ecc. Le risposte
possono essere filtrate dalle intenzioni degli individui e dalle loro propensioni ideologiche. I comportamenti linguistici
sono legati alle aspettative, rappresentazioni, idee e speranze dell'uomo.

Per questo le indagini autovalutative non possono essere viste come fotografie oggettive e fedeli in ogni dettaglio
della realt linguistica.

COME PARLANO GLI ITALIANI?

DIALETTOFONI MONOLINGUI o ESCLUSIVI -> persone che affermano di parlare "solo o prevalentemente in dialetto"
anche nelle relazioni con estranei. Essi posseggono una competenza dell'italiano insufficiente o nulla.

ITALIANOFONI MONOLINGUI o ESCLUSIVI -> individui che hanno adottato l'italiano in tutte quante le situazioni
comunicative, anche quelle pi informali e familiari.

MONOLINGUI ALLOGLOTTI -> chi parla solo di unaltra lingua.

Come parlano gli italiani oggi? La stragrande maggioranza (93%) dichiara di avere una competenza attiva dellitaliano
mentre i dialetti sono ancora, allinterno della famiglia e delle relazioni amicali, un codice di comunicazione vitale.

ITALIA DELLE ITALIE

Italia delle regioni

I comportamenti linguistici degli italiani si differenziano per il livello di istruzione, let e il luogo in cui si vive. Diversa
infatti la vitalit del dialetto passando da unarea geografica a unaltra. Il dialetto appare meno diffuso nellItalia del
Nord-Ovest, mentre assai vitale nellItalia del Nord-Est e nellItalia meridionale. Fra le regioni in cui luso dellitaliano
appare prevalente si segnalano larea del triangolo industriale, la Toscana e il Lazio.

Italia delle citt

Un ulteriore elemento che caratterizza la realt sociolinguistica dellItalia contemporanea il divario fra i grandi centri
e altre realt insediative.

1 Aree di grande urbanizzazione -> la grande maggioranza degli individui adotta litaliano in tutte quante le relazioni
comunicative.

2 Piccoli centri -> luso del dialetto, da solo o in alternanza con litaliano, di gran lunga il codice prevalente.

Le aree di grande urbanizzazione sono caratterizzate dalla forte presenza di servizi. La quantit e la qualit di questi
luoghi pubblici ha degli evidenti correlati sul piano linguistico in quanto determina la quantit e la qualit delle
relazioni pubbliche formali o semiformali a cui, potenzialmente, ogni individuo pu avere accesso. Tutto questo
favorisce enormemente il processo di adozione della lingua nazionale.

Italia delle altre lingue

Quando parliamo di parlare unaltra lingua ci riferiamo alle minoranze linguistiche storiche tutelate dalla legge 482
del 15 dicembre 1999.

La presenza di queste altre lingue differente da regione a regione e comprende idiomi con storia e status
sociolinguistico assai diverso. Accanto ad esse sono presenti gli idiomi parlati dagli stranieri residenti in Italia.

QUALE ITALIANO?

La caratteristica pi rilevante della situazione sociolinguistica dellItalia contemporanea data dalla recente
convergenza verso ununica lingua da parte della grandissima maggioranza degli italiani.
DISUGUAGLIANZA STRETTAMENTE LINGUISTICA o OGGETTIVA -> possibilit di trovare differenze fra persone che
parlano lo stesso idioma relativamente, ad esempio, alla ricchezza del vocabolario, o alle abilit di lettura e scrittura o
altro ancora.

I sondaggi che hanno riguardato aspetti del lessico e anche categorie particolari di parlanti hanno dato come frutto
lindividuazione di un nucleo essenziale di termini che sono conosciuti da tutti coloro che parlano italiano oggi: il
cosiddetto vocabolario di base della lingua italiana.

Unaltra tipologia di indagini quella che tende ad accertare i reali livelli di alfabetizzazione degli individui. I risultati
conseguiti dagli italiani sono in generale assai poco confortanti: il 38% del campione ha grandissima difficolt nella
decodifica di testi scritti anche assai elementari.

Capitolo IV: Come funzionano e come si apprendono le lingue

INTRODUZIONE

LItalia una nazione plurilingue con un ampio numero di dialetti accanto alla lingua nazionale. Un plurilinguismo reso
ancora pi ricco dalle lingue di origine della nuova immigrazione. Questa realt fa si che oggi moltissimi italiani
conoscano pi di un idioma.
Per comprendere come le lingue funzionino nella quotidianit della vita degli individui e nellintera comunit
importante prendere in considerazione almeno queste dimensioni:

Luso della lingua;

Il prestigio della lingua;

Le circostanze dellapprendimento;

La competenza delle lingue;

Lidentit che le due (o pi) lingue comportano.

LINGUA VS. DIALETTO

Fra lingua e dialetto non vi alcuna differenza interna, relativa alla loro struttura. Sulla base delle sole caratteristiche
linguistiche non mai possibile dire se un certo sistema linguistico sia un dialetto o una lingua. Tutte quante le lingue
sono storico-naturali (diverse dalle lingue artificiali come il codice Morse) con le quali possiamo esprimere la totalit
della nostra esistenza. Esse condividono le propriet semiologiche costitutive di ogni sistema linguistico.
La distinzione fra lingua e dialetto si basa unicamente su criteri di tipo sociale. Essenziali sono le funzioni sociali a cui
assolve, le regole di uso allinterno della comunit e il prestigio di cui gode presso i parlanti.

Esiste un rapporto gerarchico fra lingua e dialetto basato su criteri esterni agli stessi idiomi. Il rapporto reciproco
lingua vs dialetto pu cambiare nel tempo. Tutti i volgari romanzi formatesi a partire dalle differenti variet di latino
parlate in aree diverse dellImpero romano, hanno convissuto a lungo accanto al latino, lingua scritta e dotata di pi
alto prestigio. Fra tutti questi dialetti emerso progressivamente, per ragioni culturali, letterarie, storiche,
economiche, il volgare fiorentino. Tale idioma nel Cinquecento stato riconosciuto dagli intellettuali come lingua
italiana ed ha quindi subito un processo di standardizzazione. Attraverso una serie di grammatiche e vocabolari
stata stabilita in maniera alquanto dettagliata la norma linguistica e qual il corretto parlato (e scrivere).

La codifica e la standardizzazione sono dei processi essenziali attraverso i quali un dialetto acquisisce lo statuto di
lingua. Allinterno di unampia gamma di variet differenti, viene selezionata la lingua standard.
LE DIVERSE CONFIGURAZIONI DEL REPERTORIO LINGUISTICO DEGLI ITALIANI

Variet di lingua sinonimo di idioma. Quando c rigida distinzione fra domini e situazioni comunicative, per alcune
delle quali le regole della comunit linguistica prescrivono luso dellidioma di maggiore prestigio sociale (variet A) e
altre in cui invece questa variet non presente, viene indicata genericamente con il nome di diglossia.
In una situazione classicamente diglottica vi una variet bassa (B) impiegata nella socializzazione primaria (lingua
materna) che viene utilizzata nel parlato ordinario della vita quotidiana. Una rigida divisione di funzioni e ruoli fra
variet A e variet B contraddistingue linsieme dei mezzi espressivi a disposizione della comunit, cio il suo
repertorio. Il repertorio linguistico dunque linsieme delle lingue ( o delle variet di una stessa lingua) e delle loro
norme di uso, impiegate da una comunit.
La nozione di repertorio pu riferirsi anche al singolo individuo: parleremo quindi di repertorio linguistico del parlante
X, cos come di repertorio del parlante Y.

In alcuni decenni sono mutati in profondit i rapporti tra lingua e dialetto sia dal punto di vista numerico sia dal punto
di vista delle funzioni reciprocamente assolte. Vi una nuova situazione che viene definita dilalia, terminologia
proposta da Gaetano Bruno. Un repertorio dilalico contrassegnato dal fatto che entrambe le variet, sia la A che la B,
possono essere utilizzate nel parlato quotidiano, nella conversazione intrafamiliare. In tale repertorio continua a
esservi una chiara differenziazione funzionale tra variet A e variet B. Nel caso italiano ci sono sempre domini o
funzioni esclusivi dellitaliano (i domini pubblici e formali), mentre non vi sono domini o classi di situazioni in cui
obbligatorio servirsi del dialetto. Litaliano dunque prescritto dalle norme sociolinguistiche della comunit in
unampia gamma di situazioni, il dialetto non lo mai. Vi sono ancora domini nei quali tale idioma pi funzionale. Si
in queste situazioni riconosciuti come membri della stessa comunit rispetto a chi, parlando italiano, viene sentito
altro, estraneo.

LINGUA PRIMA, LINGUA SECONDA, LINGUA STRANIERA

I dialetti sono stati per lungo tempo la lingua materna della stragrande maggioranza della popolazione, mentre
litaliano era appreso sui banchi di scuola. Siamo di fronte a modalit diverse di sviluppare una competenza linguistica,
in relazione anche a momenti diversi dellesistenza. Nel primo caso (lacquisizione del dialetto come lingua madre
allinterno della famiglia), si tratta di un processo totalmente naturale che avviene fin dalle primissime fasi
dellesistenza. Non cosi per lapprendimento dellitaliano a scuola oppure in situazione di emigrazione. In entrambi i
casi sono fenomeni che interessano persone che hanno gi acquisito una lingua (L1) e che, attraverso modalit diverse
(guidate o spontanee), acquisiscono una seconda lingua (L2) al di fuori dellambito familiare.
Le diverse nelle modalit di apprendimento ha profonde ripercussioni anche sullidioma che effettivamente si parla
(cio il prodotto, la competenza acquisita).
Nel primo caso questa sar sostanzialmente identica, o molto simile, a quella dei genitori e della comunit linguistica
in cui si vive, mentre nel caso in cui si impara una seconda lingua il risultato del processo di apprendimento potr
essere anche radicalmente differente dalla lingua obbiettivo (cio lidioma che si vuole imparare).

Lacquisizione della lingua materna

Lapprendimento della lingua materna segue un percorso estremamente regolare. Ogni bambino comincia
gradualmente a parlare.

Il bambino non una tabula rasa sulle quali le esperienze linguistiche iscrivano la competenza, ma dispone di una
dotazione di partenza, cio di strutture che interagiscono con lesperienza; Le esperienze linguistiche sono
indispensabili;

Ogni bambino attraversa le stesse fasi nellacquisizione linguistica: la lallazione, le parole singole, le combinazioni di
parole, ecc.;
Gli errori dei bambini sono il risultato del tentativo di costruire le regole del funzionamento della lingua. Il linguaggio
umano dunque un intreccio fra innato e acquisito.

Le lingue seconde

Per lingua seconda (L2) si intende una lingua che una persona impara dopo che si stabilizzata la prima lingua (lingua
materna, L1).

Da un punto di vista generale i criteri che differenziano una L2 da una L1 sono:

la cronologia (si impara prima la L1 e poi la L2);

la competenza (la si conosce meno bene);

l'uso (la L2 si parla meno della L1).

E' utile distinguere fra L2 e lingue straniere, intendendo nel secondo caso che l'apprendimento avviene in un contesto
in cui la lingua non utilizzata nella pratica comunicativa orale o scritta dai parlanti di quella comunit. le lingue
straniere sono idiomi appresi tipicamente in contesti scolastici attraverso un percorso di studi guidato. Intenderemo
quindi per L2 solo le lingue frutto, almeno in parte, di un apprendimento naturale, cio senza insegnamento esplicito.

INTERLINGUA -> con tale termine s'intende il fatto che le produzioni di un apprendente non sono un'accozzaglia di
frasi pi o meno devianti e zeppe di errori, ma un sistema governato da regole ben precise che per corrispondono
solo in parte a quelle della lingua di arrivo.

FOSSILIZZAZIONE -> fenomeno per cui una persona non progredisce pi nella conoscenza di una lingua.

INTERLINGUA FOSSILIZZATA -> quando uno stadio di apprendimento, governato da regole anche molto distanti da
quelle della lingua obbiettivo, diviene definitivo.
Le dinamiche storico-linguistiche precedenti hanno permesso il graduale passaggio da una situazione di generale
monolinguismo dialettale (o di lingua di minoranza), a un diffuso bilinguismo italiano-dialetto (o lingua di minoranza).

COMPETENZA/COMPETENZE

LIVELLI DI COMPETENZA -> cio di come, in quali contesti, in quali situazioni, sappiamo servirci efficacemente di
quell'idioma.

Capire/farsi capire sono i due versanti fondamentali della competenza linguistica, e, al loro interno, anch'essa
essenziale, la distinzione fra le quattro abilit: parlare/ascoltare, scrivere/leggere.
La distinzione si riferisce in primo luogo alla natura del canale uditivo o visivo attraverso cui viene comunicato il
messaggio: due abilit sono orali (ascoltare, parlare) e due sono scritte (leggere, scrivere). In secondo luogo presa in
considerazione la direzione della comunicazione: la ricezione (ascoltare, leggere) viene opposta alla produzione
(parlare, scrivere).
SEMI-SPEAKERS -> quei parlanti che non riescono pi a gestire la variet nativa dei loro genitori e mostrano di averne
una competenza limitata e frammentaria. Questo accade in tutte le situazioni in cui si ha una perdita sociale massiccia
di una lingua.

VARIAZIONE, VARIABILE, VARIANTE

I segni linguistici che gli individui si scambiano si caratterizzano per la presenza di un enorme numero di oscillazioni e
fluttuazioni, una infinita quantit di variazioni, non solo per ci che attiene al versante fonico, ma anche per ci che
attiene al mondo dei significati. Parliamo della variabilit delle pratiche linguistiche.
Uno degli strumenti utilizzati dalla ricerca linguistica per analizzare queste molteplici forme di diversit la nozione di
variabile. Le variabili linguistiche possono essere considerate come insieme di modi alternativi di dire la stessa cosa e
ricorrono a tutti i livelli dell'analisi (lessicale, fonologico, morfologico, sintatico). Le differenti realizzazioni di una
variabile da parte di individui diversi o dello stesso individuo, sono chiamate varianti.

VARIABILE SOCIOLINGUISTICA -> variabile linguistica che assume valori diversi in rapporto a fattori extralinguistici.

L'individuazione delle variabili sociolinguistiche costituisce il punto di partenza e il di punto di arrivo dell'intera
indagine. Tale approccio scientifico viene correntemente chiamato sociolinguistica correlativa (o correzionale).

Capitolo V: Comunit plurilingui fra vecchie e nuove presenze

LUOGHI, REPERTORI, COMUNITA'

Il repertorio linguistico dell'Italia contemporanea costituito da tendenze comuni ma anche da notevoli


differenziazioni interne. L'italiano sembra penetrare in aree sociali e domini ai quali era stato per secoli quasi del tutto
estraneo. Ma accanto a questo processo generale che accomuna l'intera penisola, permangono diversit negli usi e
negli atteggiamenti lnguistici dei parlanti. La presenza di pi idiomi, l'italiano e il dialetto, a cui si aggiungono in un pi
di un caso lingue di vecchie e nuove minoranze, assume contorni assai diversificati.

LA COMUNITA' LINGUISTICA: CONFINI NAZIONALI, AMMINISTRATIVI, IDENTITARI

COMUNITA' LINGUISTICA -> i comportamenti e gli atteggiamenti linguistici di un singolo individuo sono comprensibili
solo all'interno del sistema di norme della collettivit a cui egli fa riferimento.
L'importanza di proiettare le produzioni linguistiche dei parlanti su un quadro pi vasto una esigenza che ha forti
motivazioni teoriche ed empiriche. Esiste un dibattito relativo alla definizione di comunit linguistica.

Servendosi della nozione di comunit, Benvenuto Terracini, parlando di comunit linguistica si riferisce a un'entit
amministrativa, un nucleo abitato di ridotte dimensioni, quello che lui chiama "centro linguistico minimo". La nozione
geografico-amministrativa di Comune gioca un ruolo centrale nella ricerca linguistica che, negli ultimi decenni dell'800
e nei primi del secolo successivo, tendeva a far emergere le diversit sussistenti all'interno di uno spazio geografico
vasto. In Francia, cosi come in Germania, si portavano avanti progetti di ricerca con il fine di costruire degli atlanti
linguistici, strumenti di analisi della diversit linguistica costituiti da un insieme di carte sulle quali rappresentata la
variet delle forme linguistiche in uno spazio geografico coincidente o meno con un'entit nazionale. In tutte queste
riceche le unit di base della comparazione veniva individuata nel singolo centro, il Comune in senso amministrativo,
di cui solo progressivamente si pone in evidenza la non omogeneit interna. Terracini ci indica la direzione verso cui
guardare per scoprire quali forze centripete fanno si che le lingue dei singoli individui, gli idioletti, non si allontanino
all'infinito l'una dall'altra. Si ha la definizione del termine "sentimento linguistico" ovvero il sentimento di appartenere
ad una comunit linguistica distinta da ogni altra.

Nel 1933 il linguista statunitense Leonard Bloomfield si pone il problema di caratterizzare una comunit linguistica
(definita come "un gruppo di persone che interagisce per mezzo del linguaggio") sulla base della densit della
comunicazione. A tal fine propone la nozone di rete relazionale. Bloomfield parte dalla constatazione che gli individui
sono collegati gli uni agli altri da rapporti comunicativi. Tracciando un diagramma di tali reti di relazioni potremo
individuare la quantit di legami che sussiste all'interno di un qualsiasi spazio, cio la densit della comunicazione.
Utilizzando questa linea di riflessione, Lesley Milroy cinquant'anni pi tardi, dopo aver enunciato la formula che
permette di calcolare la densit di relazione in rete di persone che interagiscono per mezzo del linguaggio (densit =
numero dei contatti possibili / numero dei contatti realizzatisi), ritiene che il concetto di comunit possa risolversi in
quello di rete ad alta densit: "reti relativamente dense generalmente si considerano come meccanismi di rinforzo
delle norme, e sono caratteristici di quelle unit sociogeografiche che noi abbiamo definito come comunit".
Il criterio della densit di comunicazione permette di evidenziare la presenza di una comunit. Per questa via Rosanna
Sornicola definisce il "concetto di comunit risolto in quello di gruppo che contrae relazioni locali attraverso
interazioni faccia a faccia".
John Lyons sostiene che una comunit composta da tutte le persone che usano la stessa lingua o lo stesso dialetto.
Ma tale criterio non basta per far parte di una medesima collettivit.
Una definizione che evita per i problemi a cui abbiamo appena accennato quella di Kloss, il quale afferma che
"comunit linguistica l'unione delle persone a cui comune come lingua materna un particolare diasistema
linguistico nelle sue varianti dialettali, sociodialettali e cosi via". Per far parte di una comunit linguistica necessario
essere:
PARLANTE NATIVO DI UNA LINGUA -> il parlante nativo colui che si identifica in una lingua, e che da questa viene
identificato. Il parlante nativo conosce, della lingua, le convenzioni pragmatiche, prossemiche, i valori aggiunti, i doppi
sensi, sa meglio quando parlare "bene" e quando parlare "male".

In sostanza ci che importa ai fini della costituzione o del mantenimento di una comunit linguistica la condivisione
di insieme di usi linguistici estremamente raffinati, tali che non possono essere appresi se non attraverso un comune
modo di vivere. I membri di una comunit linguistica hanno in comune la prima lingua, una lingua quindi che stata
appresa insieme a un modo di vivere, a una cultura. La nozione di comunit linguistica si gioca pi a livello
strettamente linguistico o meglio si pone sempre in primo piano il fatto linguistico come fatto socioculturale.
William Labov ai fini della costituzione di una comunit linguistica, non bisogna prendere in considerazione il livello
degli usi effettivi ma la presenza di un comune codice di valutazione dei comportamenti linguistici.

Realt assai diverse possono essere viste come una comunit linguistica nel momento in cui sono un sistema di
rifermento per il comportamento linguistico dei singoli individui e, nello stesso tempo, hanno nella lingua uno dei ftori
essenziali di coesione sociale. Un aspetto che deve essere attentamente valutato proprio che le lingue sembrano
essere uno dei luoghi fondamentali attorno a cui si formano sentimenti comunitari da parte degli individui.
Riconoscersi come linguisticamente uguali, come mezzo per creare e consolidate comunit ai livelli pi diversi. Ogni
individuo fa parte di pi comunit linguistiche. Questi sistemi di riferimento multipli costruiscono l'impalcatura sociale
e linguistica all'interno della quale si muove ogni soggetto.

IL REPERTORIO FRA FATTORI SOCIALI E FATTORI INDIVIDUALI

Le comunit linguistiche sono caratterizzate da repertori plurilingui; tuttavia diverso appare in ognuna di esse il
numero dei codici compresenti, la percentuale di popolazione che mostra una competenza attiva (o passiva) di pi
lingue, le situazioni sociocomunicative in cui i diversi codici vengono abitualmente usati, il loro prestigio sociale.
All'interno di ognuna di tali comunit i diversi gruppi sociali si definiscono anche in relazione ai differenti rapporti con
il repertorio locale e con le ricerche semiotiche a disposizione della collettivit. Se dai diversi aggregati sociali fin qui
presi in considerazione ci spostiamo ad analizzare il comportamento del singolo individuo dobbiamo subito rilevare
come esso non rifletta semplicemente le regolarit e la struttura del repertorio. Il linguaggio viene associato a
determinati gruppi di parlanti e di contesti situazionali, rivestendo cos profondi significati sociali. Il parlante pu
utilizzare il linguaggio per comunicare informazioni sulla proprio identit o sulla relazione tra se stesso e gli altri.
Osservando il parlante nelle sue concrete interazione quotidiane vediamo infatti come egli costantemente si muova
tenendo presente da una parte le norme sociolinguistiche (esplicite ed implicite) delle comunit in cui si trova, e che
definiscono l'associazione abituale fra le lingue e i contesti situazionali, dall'altra i significati sociali che intende
comunicare.
Capitolo VI: Gli italiani, i dialetti. Le classificazioni dei linguisti e quelle dei parlanti.

IL REPERTORIO COME INSIEME DI VARIETA'

REPERTORIO -> l'insieme delle lingue, o delle variet di una stessa lingua, e delle loro norme di uso, impiegate in una
comunit.
Quando parliamo di italiano e dialetto, facciamo volutamente atrazione delle diversit fra i modi di parlare ( e di
scrivere) dei differenti parlanti nelle varie situazioni comunicative. Per riferirci a questi differenti modi di parlare ( e di
scrivere) utilizzeremo d'ora in avanti il termine di variet. Con tale nozione si intende un'entit linguistica definita da
un insieme di tratti (testuali, sintattici, lessicali, fonetici) che concorrono sistematicamente con caratteristiche legate
al parlante o alla situazione comunicativa. Ognuna di queste variet quindi strettamente correlata a parametri
extralinguistici, in gran parte riconducibili dagli stessi parlanti.
SITUAZIONE COMUNICATIVA -> intendiamo riferirci alla presenza contemporanea di due (o pi) interlocutori che sono
in una determinata relazione fra di loro e che parlano di un determinato argomento in un determinato ambiente.

E' la situazione a richiedere una modifica della variet linguistica scelta. I parlanti generalmente sanno quando la
situazione pretende tale modifica.

DIMENSIONI DELLA VARIAZIONE E SPAZIO LINGUISTICO DI OGNI PARLANTE

Ogni variet si caratterizza per il suo rapporto con determinati parametri extralinguistici: gli assi della variazione. La
distinzione fra parlare e scrivere occupa un posto centrale in quella che viene chiamata architettura variazionale della
lingua. Una serie di caratteristiche generali legate anche alla modalit fisica di trasmissione del messaggio fanno si che
in tutte le lingue storico-natueali vi siano profonde differenze fra parlare e scrivere. Si parler di variazione diamesica
(relativa al mezzo fisico con cui viene trasmesso il messaggio), variazione diafasica (relativa alla situazione
comunicativa) e variazione diatopica (in riferimento alle cartteristiche linguistiche relative all'area di provenienza del
parlante. Nel nostro caso avremo variet di lingua genericamente chiamati dialetti e variet di lingua definite italiani
regionali) e di variazione diastratica (in rapporto alle caratteristiche sociali del parlante).

Le considerazioni appena fatte e la definizione dei parametri della definizione guardano a un repertorio linguistico
visto in un dato momento storico (cio in sincronia). A tali parametri va dunque aggiunto il tempo. Tutte le lingue
variano, in modalit pi o meno rapide, con il trascorrere del tempo. L'osservazione di questa forma di cambiamento
(variazione diacronica) richiede la comparazione di dati ricavati da fasi temporali differenti. Molto spesso i
sociolinguisti, non avendo dati di questo tipo ricorrono a un artificio: intervistare in uno stesso momento pi fasce
generazionali di individui. Le differenze fra il modo di parlare delle generazioni sono interpretate come una sorta di
diacronia virtuale, che pu dare indicazioni sul cambiamento linguistico nel tempo. Questa modalit di utilizzo di dati
sincronici in funzione diacronica viene definita come il "tempo apparente della variazione generazionale". Noi
acquisiamo una parte rilevante delle nostre caratteristiche linguistiche in una prima fase della nostra esistenza.
L'ipotesi di fondo che alcuni cambiamenti linguistici possano essere seguiti molto da vicino utilizzando il tempo
apparente della variazione generazionale, cio parlanti di et diversa.

E' importante riflettere sul rapporto tra variet della lingua e funzioni sociocomunicative a cui esse sono legate. Nella
pratica sociale accade una infinit di volte che, non per scelta consapevole, ma per mancato possesso degli strumenti
linguistici, i parlanti non rispettino il rapporto fra variet della lingua e contesti situazionali o relazioni sociali. Ogni
parlante si muove infatti diversamente all'interno dell'architettura variazionale della lingua. Possiamo infatti a questo
punto distinguere i cittadini italiani non solo in base al numero di lingue che parlano e comprendono, ma anche in
rapporto alle variet di una stessa lingua che sono in grado di utilizzare, e al peso socio-culturale, cio al prestigio, che
ciascuna di esse ha.

SVANTAGGIO LINGUISTICO -> possedere una gamma ridotta di variet funzionali contestuali della lingua.
VARIETA' DELL'ITALIANO E LORO RUOLO SOCIOLINGUISTICO

Si rivelano del tutto insufficienti i modelli che prevedono un'unica norma in rapporto alla quale si dislocano
gerarchicamente le diverse classi sociali. Molti dati convergenti ci mostrano infatti che la societ italiana non
composta da individui proiettati verso una norma unica bens da soggetti che si orientano all'interno di norme di
riferimento molteplici, attorno alle quali vengono anche costruiti complessi sistemi di autoidentificazione sociale.
La stigmatizzazione (o all'opposto la considerazione come variet prestigiosa) non deriva certamente dalle
caratteristiche linguistiche in quanto tali, ma dalle funzioni sociali a cui una variet assolve e dalle caratteristiche
attribuite ai parlanti.
INVESTIMENTO IDENTITARIO -> il fatto che una determinata variet venga sentita come elemento della propria
identit di individuo o di gruppo, come fattore attivo di riconoscimento.

La nozione di italiano standard

Prendendo in esame le categorie di italiano popolare e di italiano regionale ci riferiremo a gruppi specifici di locutori e
alle loro caratteristiche socioculturali o areali. Ci che faremo non descrivere i tratti linguistici (fonetici, morfologici,
sintattici) di tali variet di lingua, bens focalizzare l'attenzione sul ruolo che essi giocano nel repertorio italiano nel suo
complesso. I due diversi punti di vista (descrittivo vs. linguistico) devono essere a maggior ragione tenuti distinti
quando si prende in esame la nozione di standard e di lingua standard.
La nozione di standard viene utilizzata in primo luogo per indicare uan variet di lingua non marcata su nessuno degli
assi della variazione.

Tullio Telmon scrive che l'Italia era priva di una variet standard, in quanto tutte le variet di lingua effettivamente
utilizzate nella pratica comunicativa sono connotate socialmente o diafasicamente o diatopicamente. In questa variet
diamesa l'origine regionale dei parlanti traspare quasi sempre. Fanno eccezione solo alcune categorie di professionisti
della parola "in particolare attori e speakers, specie quando recitano o leggono testi scritti" Tale italiano standard si
sente dunque "a teatro, nel doppiaggio di telefilm, soap-operas e telenovelas, nei notiziari nazionali, nella pubblicit.
La nozione di standard indissociabile da quella di norma.

Nella concreta dinamica dell'Italia linguistica di oggi (e di ieri) vi un punto di riferimento normativo, codificato dai
vocabolari, dalle grammatiche e dall'intera tradizione scolastica e che, in quanto tale, viene accettato come corretto. Il
riferimento esplicito alle grammatiche e ai vocabolari non casuale; ad essi destinato il compito di codificare un
determinato idioma (cio di stabilire quali siano le forme corrette). La nozione di lingua standard quindi da
intendersi come un'entit linguistica astratta, presente obbligatoriamente nelle grammatiche e nei vocabolari, e
diffusa da differenti istituzioni sociali ma che pu anche essere utilizzata da una minoranza estrema di individui in
pochi contesti sociali. Secondo la prospettiva qui adottata la nozione di standar deve essere tenuta ben distinta da
quella di italiano delle classi colte in quanto una loro sovrapposizione lascerebbe intendere che le pratiche linguistiche
di queste classi sociali siano non solo assolutamente omogenee ma anche corrispondenti al punto d i riferimento
normativo. Lo stesso riferimento normativo subisce oggi dei processi di riassestamento.

L'italiano popolare (o dei semicolti)

Tullio De Mauro definiva la nozione di italiano popolare "modo d'esprimersi di un incolto che, sotto la spinta di
comunicare e senza addestramento, maneggia quella che, ottimisticamente, si chiama la lingua nazionale". Manlio
Cortelazzo, invece, il tipo di italiano imperfettamente acquisito da chi ha per madre lingua il dialetto".

Sulla base delle nozioni di linguistica acquisizionale possibile considerare questa variet alla stregua di una variet di
apprendimento (o interlingua) dove la L1 costituita dal dialetto e la L2 (o lingua di arrivo) costituita dall'italiano.
Uno degli elementi pi significativi di questa variet la sua marcata fossilizzazione, cio il fatto che non pi in
evoluzione nel parlante. tale mancanza di movimento riscontrabile non solo in diacronia ma anche in sincronia. La
caratteristica essenziale della variet di italiano quella di essere l'unico strumento linguistico a disposizione del
parlante nei contestio che richiedono l'uso di un registro alto. Gli estensori oltre ad utilizzare quasi sempre come
lingua della comunicazione ordinaria il dialetto non hanno altra variet diafasica medio-alta se non l'italiano popolare.
Appare chiara la forte stigmatizzazione di cui oggetto questa variet di italiano.

L'italiano regionale fra interferenza e norma endogena

Tullio Telmon ci suggerisce che "ogni italiano capace di riconoscere la provenienza regionale del proprio
interlocutore. Talvolta la scelta delle parole a svelare la provenienza della persona; talvolta la sintassi; ma il pi
delle volte l'uso di certe caratteristiche fonetiche o l'intonazione." Appare del tutto ovvio collegare questo
significativo tratto di arealit con la forte e articolata presenza di idiomi locali che costituisce il tratto caratteristico
dell'intera storia linguistica italiana. Da questo punto di vista l'italiano regionale non pu che essere visto in stretta
linea di continuit con quella realt dialettale. Esaminando caratteristiche linguistiche, etc., individuiamo
immediatamente una corrispondenza pi o meno stretta con precisi tratti del dialetto.
ITALIANO REGIONALE -> una interlingua, una variet di apprendimento di parlanti che hanno per madrelinua il dialetto
e che trasferiscono nell'italiano tratti lessicali, sintattici, morfologici e fonetici della loro lingua materna.

Da questo punto di vista il confine tra italiano popolare e italiano regionale appare assai sfumato: si tratta in entrambi
i casi di variet di contatto generate dal processo di acquisizione dell'italiano che ha coinvolto una vasta fetta degli
italiani provenienti da una realt sociale, familiare, geografica prevalentemente dialettofona. Non tutti i fenomeni
legati all'arealit di cui la grande maggioranza degli italiani sono portatori vanno collocati sotto la categoria dei
fenomeni di interferenza fra prima lingua e lingua seconda. Infatti in un gran numero di casi l'italiano connotato in
senso regionale costituisce la lingua materna di parlanti per lo pi giovani che possono acquisire il dialetto in una
seconda fase della vita (o non acquisirlo mai). Un secondo dato da tenere presente: arealit non coincide sempre con
dialettalit.

Qualsiasi sia la loro lingua materna, riconosceremo un individuo proveniente da una determinata regione da precise
caratteristiche lessicali, fonetiche, intonative, morfologico-sintattiche. La regionalit ha una forza maggiore o minore
in diverse aree della penisola. Alcuni tratti areali sono condivisi pienamente anche dalle classi alte di determinate
regioni: siamo quindi in presenza di quelle che possiamo definire norme endogene concorrenti alla norma dell'italiano
standard.
Da un punto di vista sociolinguistico la categoria di "italiano regionale", quindi di variet attraverso cui riconoscere la
provenienza areale del parlante, dunque profondamente articolata al proprio interno. Fortemente stigmatizzati in
alcuni casi, per nulla stigmatizzati in altri. La regionalit pu essere un tratto addirittura esibito e accennato a fini
identitari.

LE VARIETA' DEL DIALETTO

Laltra met del repertorio dellItalia contemporanea costituito dal dialetto e dalle sue variet. Anche in questo caso
ci troviamo in presenza di una realt assai dinamica che difficilmente si pu ricondurre ad un unico modello.
Ponendosi dal punto di vista del parlante il parametro della variazione che viene pi spesso riconosciuto quello
spaziale. Tutti i paesi hanno un proprio dialetto e i parlanti distinguono tra dialetto arcaico e moderno.. I due criteri,
spaziale e temporale, spesso si sovrapongono: il dialetto arcaico pi parlato in campagna, quello moderno in citt.
Nella rappresentazione dellarchitettura variazionale del dialetto effettuata dai linguisti, il parametro utilizzato
quello spaziale. Lo schema pi largamente utilizzato quello che vede una tripartizione:

koin dialettale

dialetto urbano

dialetto locale (rustico)


KOINE -> variet dialettale condivisa da un territorio abbastanza ampio, quale pu essere una provincia e in certi casi
una regione.

I processi di italianizzazione hanno investito in primo luogo e con pi forza le citt. E qui che litaliano ha penetrato il
territorio dei rapporti familiari e nei contesti pi informali causando processi di innovazione nei dialetti locali. In
alcune aree i linguisti segnalano il processo di formazione di una koin dialettale, cio di una variet tendenialmente
unitaria che ha coe base il dialetto del centro urbano egemonico.

Capitolo VII: Lingue e identit sociali

IDENTIFICARE E IDENTIFICARSI

COMUNITA' -> unit sociale a cui deve essere ricondotto l'intero comporsi e ricomporsi del linguaggio e dove si
costruisce anche il significato sociale della variazione. All'interno dei gruppi dove si organizza la vita degli individui la
variazione linguistica assume la forma di contrassegno di riconoscimento. Tale contrassegno viene utilizzato,
consapevolmente o meno, per identificare i nostri interlocutori e posizionarli in una determinata categoria sociale.
Allo stesso tempo, esse costituiscono lo spazio linguistico all'interno del quale il parlante si muove, colloca se stesso, il
suo messaggio e la sua relazione con gli altri. I due poli da guardare sono da un lato l'atto enunciativo e gli
atteggiamenti linguistici del singolo, dall'altra la comunit nella sua interezza e il suo sistema di regole e norme
linguistiche e sociali insieme.
LINGUAGGIO -> usato dagli uomini sia per trasmettere informazioni, sia per produrre informazioni su se stessi, sui
propri gruppi di riferimento, sulle proprie relazioni sociali, e su come si considera l'evento linguistico nel quale si
impegnati.
I processi di interazione verbale attraverso il linguaggio si fondano costantemente su un complesso gioco
interpretativo di proiezioni verbali e di negoziazioni in cui elemento centrale l'identit dei partecipanti.

COMPORTAMENTI VERBALI E ATTI DI IDENTITA'

I parlanti utilizzano la lingua come sistema di norme di riconoscimento e quindi come veicolo e strumento di
identificazione degli altri ma, nello stesso tempo, compiono, attraverso la lingua, degli atti di identit (ogni parlante
crea dei sistemi del suo comportamento verbale in modo tale che essi somiglino a quelli del gruppo o dei gruppi con i
quali di volta in volta potr essere identificato). E' proprio questo continuo processo di riconoscere e riconoscersi che
fonda l'esistenza stessa di una comunit linguistica. Sulla base di una prolungata interazione, il parlante sviluppa
sistemi di classificazione degli altri parlanti a seconda di determinate differenze linguistiche. Solo dopo che tale
processo avvenuto, si adatta il proprio comportamento verbale a quello del gruppo di riferimento.
La sociolinguistica ha sviluppato strumenti di analisi volti da un lato ad analizzare gli atteggiamenti degli ascoltatori (i
loro diversi sistemi di classificazione), dall'altra le forme linguistiche di cui ci si serve x veicolare la propria identit
sociale.

VARIETA' DI LINGUE E ATTEGGIAMENTI DEGLI ASCOLTATORI

Un primo gruppo di ricerche utilizza diverse verisioni della tecnica delle voci nascoste o "travestimenti di voci a
confronto" che prevede che lo stesso parlante venga registrato mentre parla in due diverse lingue o variet della
stessa lingua. Tali registrazioni vengono fatte ascoltare ad individui che, ritenendole voci di persone diverse, devono
valutare le differenti "voci". Quando lo stesso individuo d giudizi differenti sulla stessa voce, il ricercatore attribuisce
tale difformit alla presenza (o all'assenza) di una particolare variabile linguistica in una delle diverse produzioni
verbali. Punti deboli di questa metodologia di ricerca sono:
si basa sulla creazione di una situazione da laboratorio (artificiale);
difficolt nell'isolare le variabili sociolinguistiche portatrici di significato sociale.
POTERE, SOLIDARIETA' E SCELTE LINGUISTICHE

I criteri che utilizziamo per giudicare un'idioma, o una variet dello stesso idioma, sono legati sia alla dimensione del
potere (es. status sociale), sia a quella della solidariet (cio della vicinanza, lontananza, della lealt ad un gruppo o
comunit). Il prevalere dell'uno o dell'altro dipende dalla situazione in cui il linguaggio viene usato.

CONVERSARE IN PIU' LINGUE

COMMUTAZIONE DI CODICE -> i linguisti chiamano cos chi passa dall'italiano al dialetto all'interno dello stesso
contesto comunicativo.

In una situazione di bilinguismo con dilalia i parlanti usano l'uno o l'altro idioma, dentro il medesimo evento
linguistico, per esprimere aspetti di un'identit sociale fluida e per soddisfare una pluralit di funzioni comunicative
contestuali. Un parlante bilingue ha a disposizione tre modi di comunicazione:

a) parlare una lingua;

b) parlare l'altra lingua;

c) usare, mescolandole in forma diversa, sia l'una che l'altra.

Il fenomeno della CS (code switching) aumentato esponenzialmente nell'Italia degli ultimi decenni per quantit e
variet di forme assunte: dal passaggio funzionale di lingua in corrispondenza di un'intera frase (commutazione di
codice o code switching), al mescolamento di pi idiomi all'interno della stessa frase (enunciato mistilingue o code
mixing), all'inserzione di elementi isolati all'interno della frase (commutazione exstrafrasale o tag switching).

La scelta di passare da un codice all'altro condizionata da una pluralit di fattori di ordine grammaticale e sociale.
Sulla base della teoria dell'accomodamento vi una scelta di convergenza e divergenza tra i parlanti che, desiderando
la reciproca approvazione, adattano il proprio linguaggio all'altro per diminuirne o aumentarne, all'inverso, la distanza
sociale.
Conversare in pi lingue dentro il medesimo evento comunicativo determina dei pastiche compositi,
consapevolmemte utilizzati, con le connotazioni funzionali e identitarie pi varie.

L'IDENTITA', LE IDENTITA'

IDENTITA' -> risultato di un processo di negoziazione, sia in termini individuali che collettivi.
Vista sotto la prospettiva linguistica tale nozione non pu che diventare plurale: le identit dell'individuo. Gli individui,
solitamente fanno parte di pi comunit e all'interno di ognuna di esse posizionano se stessi e gli altri in un processo
continuo di inclusione ed esclusione.
Capitolo VIII: Parlare in citt, parlare della citt

IN CERCA DELLA CITTA'

Una nozione proteiforme

Non vi una definizione univoca per il termine citt. Si possono distinguere almeno tre principali filoni di riflessione:

riferirsi al criterio della dimensione spaziale e della densit di popolazione


definiamo come urbano un agglomerato che supera una determinata soglia di concentrazione dell'insediamento e
delle attivit.

focalizzare l'attenzione sul suo ruolo di dominanza/controllo del territorio circostante in base ad una gerarchia di
luoghi e funzioni.

riferirsi ad un sistema di valori, di modi di vita, di atteggiamenti definito come cultura urbana.

DALLA GEOLINGUISTICA ALLA SOCIOLINGUISTICA

Le citt come centro di diffusione delle innovazioni linguistiche


Le prime ricerche dialettologiche e geolinguistiche di fine '800 - inizio '900 concentrarono la loro attenzione su piccoli
centri, considerato gli ambienti urbani troppo complessi ed eterogenei per essere analizzati. Il superamento di questa
esclusione si ha nei primi del 900 con l'Atlante Italo-Svizzero (AIS) di Jaberg e Jud e, successivamente, con l'Atlante
Linguistico Italiano (ALI), dove la rete dei punti di inchiesta centri massimi, centri medi e centri minimi. Partendo dal
presupposto che le innovazioni linguistiche si irradiano pi spesso dalle grandi citt mentre la campagna il centro
irradiato. Lingue urbane e lingue rurali sono in un rapporto unidirezionale di innovazione/conservazione.

New York: stratificazione linguistica e stratificazione sociale

Una delle prime indagini compiute fu condotta a New York da William Labov. Utilizzando un campione di parlanti di
diverso ceto sociale e di tre fasce generazionali, egli dimostra che ci troviamo di fronte a una variazione con regole
precise.

Questo modello di ricerca, per, non riesce ancora a centrare la propria attenzione sulla specificit dei grandi spazi
urbani. La citt vista come una realt del tutto isolata, priva di rapporti e di influenze reciproche con altre comunit
che possono condurre all'adozione di nuovi modelli linguistici. Il principio ordinatore che struttura tutta quanta la vita
del centro metropolitano la stratificazione sociale.

Tale modello di Labov stato utilizzato in una serie di ricerche che si caratterizzano per la dimensione urbana. Si tratta
di una sociolinguistica in cui la citt intesa sostanzialmente come luogo in cui viene svolta l'inchiesta, dunque di una
sociolinguistica nella citt, pi che della citt.

Belfast: reti sociali e comportamenti linguistici

Negli anni '70, Lesley Milroy conduce una ricerca a Belfast, mettendone in luce le norme territoriali, sociali e
linguistiche attraverso strumenti diversi. Tale pluralit di tecniche collegata direttamente alla necessit di utilizzare
diversi modelli concettuali x cercare di raggiungere il proprio obbiettivo: lo studio del linguaggio all'interno di una
comunit. Particolare rilevanza assume l'utilizzo di modelli sviluppati dalla network analysis, all'interno dei quali
centrale il concetto di rete. Una rete definita dalle relazioni che ciascun individuo tesse attorno a s.
Caratteristiche essenziali sono la sua densit (relativa al numero delle relazioni che sussistono fra gli individui che
fanno parte di una stessa rete) e la sua molteplicit (data dalla quantit di relazioni plurime che si instaurano tra i
membri della rete).
Nell'indagine di Milroy emerso che le reti dense e molteplici tendono a funzionare come meccanismo di rinforzo. Ci
significa che un individuo inserito in una rete di questo tipo meno vulnerabile e si rivela particolarmente capace di
mantenere norme linguistiche del proprio gruppo, mentre reti a maglie larghe con legami pi deboli tendono a essere
vettori del cambiamento lignuisitico. Le reti dense e molteplici sussistenti in alcune aree di Belfast vanno di pari passo
con relazioni di forte solidariet e con la forza dei legami di lealt reciproca. La conseguenza l'adesione a norme e
comportamenti linguistici lontani dallo standard.

Rouen: confini spaziali e confini linguistici

Un terzo modello di ricerca quella condotta da Thierry Bulot in Francia, nella citt di Rouen. Il quadro di riferimento
teorico ingloba il concetto di identit urbana. Secondo Bulot gli abitanti di una citt hanno coscienza della loro
appartenenza a un'entit che uniforme e isolabile, ma nello stesso tempo complessa e differenziata al proprio
interno. Vi una costante costruzione/decostruzione all'interno dello spazio urbano. L'identit urbana si riferisce in
rapporto a tale processo dialettico. Di grande importanza, per far emergere questo processo, sono le multiformi
fratture urbane (linguistiche, sociali, geografiche, politiche).
La ricerca sociolinguistica, condotta sia con metodi quantitativi che qualitativi, mostra come nella coscienza collettiva
esista un'entit, definibile come il modo di parlare, attorno alla quale si struttura un'appartenenza identitaria.

PER UNA SOCIOLINGUISTICA DELLA CITTA'

Plurilinguismo e polifonia

Il plurilinguismo urbano tende a configurarsi non solo come presenza nello stesso territorio di pi modelli linguistici,
ma come compresenza nello stesso parlante di pi competenze e di pi saperi linguistici che si confrontano con una
pluralit di diversi saperi e competenze, a loro volta compresenti in altri individui con cui si vive fianco a fianco.
Plurilinguismo e mobilit linguistica sono caratteristiche di ogni individuo che, nell'arco della sua vita, riconfigura il suo
modello di repertorio pi e pi volte in rapporto a nuove esperienze sociali e spaziali.
LOCUTORE PLURILINGUE -> parlante che si muove fra pi identit, fra collettivit di riferimento o di appartenenza, fra
una molteplicit di luoghi e realt che possono anche trovarsi in relazione conflittuale l'una con l'altra. Si tratta di una
molteplicit interrelata fatta di compresenze e intersezioni, che rende possibile, fra l'altro, la crescita delle differenze
interindividuali fra le persone.

Pi un luogo urbano, maggiore la variet culturale e dei modi di vita a causa sia di fenomeni di differenziazione
sociale dovuti all'aumento della popolazione, sia dei processi immigratori. Si ha l'aumento delle fonti e degli strumenti
di diffusione delle diverse articolazioni culturali e sociali di cui composto l'aggregato urbano. Il processo di crescit di
dimensione e di accentramento di funzioni e di servizi fa dunque di pari passo con quello di progressiva
differenziazione interna secondo una molteplicit di fattori.

Diversit, accessibilit, anonimato

La citt consente ad un numero enorme di individui di accedere quotidianamente all'esperienza della diversit
culturale, linguistica, sociale, e di esserne in larga misura consapevoli, cosa questa che ha delle conseguenze sociali e
linguistiche di portata molto vasta. Vivere in una grande citt significa vivere interazioni di breve durata, in cui la
personalit degli individui poco o nulla coinvolta ma in cui lindividuo viene molto spesso identificato non associando
un nome al suo volto, ma attraverso i segni che egli esibisce. La quantit di volti noti o sconosciuti con cui un abitante
della citt entra ogni giorno in contatto dipende da molteplici fattori. Quale che sia il ruolo o il luogo in cui si vive,
per indubitabile che labitante della citt non ha modo di evitare le relazioni fra estranei. In tali relazioni fra estranei,
la variazione linguistica assume una grande importanza in quanto unit di misura per valutare le persone.
Capitolo IX: Nuovi utenti, nuovi usi e nuove forme

L'ITALIANIZZAZIONE: ASPETTI QUANTITATIVI E QUALITATIVI

Vi sono due importanti cambiamenti:

Il numero degli individui che utilizzano solo o prevalentemente il dialetto nell'ambito familiare scende al 16%. Ci
indica che l'italiano ormai una presenza costante, da solo o in alternanza col dialetto.

la lingua nazionale divenuta idioma di primo apprendimento per una parte rilevante delle giovani generazioni.

Tutto questo ha condotto l'italiano ad occupare anche nello spazio dell'oralit primaria insieme alla quale, e attraverso
la quale, si sviluppa, fin dalla nascita, il sistema di concettualizzazione e organizzazione dell'esperienza. Le modalit e i
caratteri di questa italianizzazione del paese, differente da situazione a situazione, insieme alla presenza di lingue di
minoranza con diverso ruolo e prestigio, fa s che il repertorio linguistico degli italiani sia assai varegato.

Un altro senso di lettura pu essere l'italianizzazione dei dialetti, ovvero un significativo fenomeno di avvicinamento
strutturale all'altro codice, da cui vengono assunte forme, tratti, costrutti.

IL DIALETTO FRA MORTE (ANNUNCIATA) E RESURREZIONE (INTRAVISTA)

Negli anni '80 e '90 si poteva pensare che, nel volgere di qualche generazione, i dialetti sarebbero scomparsi, in qualit
di idiomi autonomi, dal repertorio italiano. Il modello generalmente adottato per leggere questa dinamica quello
del decadimento linguistico. In tali processi (il cui esito finale la morte della lingua) si ha una progressiva perdita di
parlanti nativi, di funzioni svolte, di domini d'impiego, di ricchezza e produttivit strutturale dello stesso idioma.

LANGUAGE SUICIDE -> la scomparsa della lingua avviene lentamente, con il confluire della lingua in via di sparizione
nelle strutture della lingua che domina.

Da pi parti stato segnalato l'emergere di una nuova dialettalit in ambiti quali sms, nella comunicazione mediata
dal computer, nella publicit, nelle lingue esposte, nella musica giovanile. Si tratta di fenomeni che vanno interpretati
come segnali di una definitiva italianizzazione della nazione, tale da consentire anche una nuova collocazione del
dialetto, non pi considerato soltanto sintomo di ignoranza e ostacolo ala promozione sociale.

Berruto ha proposto di distinguere quattro categorie di valori principali da attribuire al dialetto:

valore comunicativo effettivo come lingua d'uso funzionale dell'impiego quotidiano;

valore di risorsa espressiva con funzione principalmente ludica;

valore di rappresentazione e sottolineatura simbolica ed ideologica di mondi di riferimento e di valori socioculturali;

valore di mera raccolta di materiali e tradizioni con intenti folkloristici e museografici.

Le quattro categorie si rapportano in maniera assai diversa alla vitalit di un repertorio linguistico. Sotto l'etichetta
di nuova dialettalit o di risorgenze dialettali rischiano di essere collocate realt sociolinguistiche che hanno
pochissimo in comune.

FORME DI ORALE SCRITTO -> o scrittura faccia a faccia; tali modalit comunicative favoriscono il contatto e la
mescolanza linguistica. Si tratta di contaminazione fra caratteristiche proprie dell'oralit e della scrittura ma anche
della corposa presenza di prestiti, ibridismi, alteranza di codice. Tali lingue "meticce" traggono la loro originalit sia dal
substrato tecnologico, sia dalla situazione della comunicazione, oltre che dalla biografia sociolinguistica dei soggetti
coinvolti.
MOVIMENTI CENTRIPETI E CENTRIFUGHI

La dinamica della variazione di una variet linguistica sia una realt fluida e constantemente instabile. In essa vi
un'ininterrotta tensione fra spinte centrifughe e centripete. Le forze che tendono alla stabilit e alla standardizzazione
sono nei poteri pubblici e istituzionali. Essi favoriscono la creazione e la diffusione della norma linguistica.
Insegnamento scolastico, grammatiche, vocabolari, atti ufficiali: sono questi o luoghi e gli strumenti che agiscono in
direzione della normalizzazione. Un potere pi pervasivo della scuola lo hanno acquisito i nuovi mezzi di
comunicazione di massa.

Insieme alle spinte che dirigono i parlanti verso un centro comune, movimenti opposti conducono alla creazione di
norme divergenti, rappresentative di gruppi generazionali, sociali, etnici. Questi usi linguistici possono essere visti
anche come strategie per la creazione di identit sociali.

LINGUA DEI GIOVANI -> denominata cos per il suo legame con una determinata fascia generazionale. Si tratta della
fase della vita in cui gli individui mettono in discussione linfluenza della scuola e della famiglia e si formano valori etc.
relativi alla sfera sociale e politica, destinati a rimanere relativamente stabili. Ma ci non deve far pensare ad una
realt unitaria, infatti ogni generazione risulta composta da pi unit di generazione che riflettono larticolazione e
le fratture che caratterizzano la societ nel suo complesso rispoponendo distinzioni di classe, etniche e culturali.

Tale variet non solo legata a una determinata fase della vita, ma anche ad un ambito preciso: la comunicazione fra
coetanei. Allinterno delle relazioni fra il gruppo e il singolo vanno viste le molteplici funzioni assolte dal linguaggio
giovanile:

funzione ludica;

funzione identitaria, permette di sancire lesistenza di un gruppo che si distingue sia dal gruppo degli adulti, sia da altri
gruppi giovanili;

funzione di autoaffermazione.

Tale linguaggio caratterizzato da una incessante trasformazione.

Unaltra lingua emergente da individuare nel mondo delle nuove forme di organizzazione del lavoro. Si parla di
azienlandalese come di un microlinguaggio che risponde soprattutto a un bisogno identitario: si parla e si scrive in
un certo modo per mostrare lappartenenza ad una determinata comunit. La costruzione di un senso comune di
appartenenza viene ottenuta sia attraverso il linguaggio sia con altri riti. Questa microlingua si caratterizza anzitutto
per il ricorso a frasi e moduli stereotipati.

Una terza area in cui cercare lemergere di nuove variet linguistiche rappresentata dalle nuove comunit
immigrate.

Capitolo X: I problemi linguistici come problemi sociali

DIRITTI LINGUISTICI E COSTITUZIONE

Nella storia dello Stato italiano si sono succeduto modelli differenti di politica linguistica. In una prima fase che va dal
1861 agli anni del fascismo, prevale unimpostazione di tipo monolingue. Per quanto riguarda la politica scolastica, i
dialetti vengono generalmente visti come una malerba da sradicare, con pochi atti di segno opposto come i
programmi scolastici di Radice. Sul fronte delle lingue minoritarie, gli anni del fascismo vedono, oltre alle iniziative
volte allitalianizzazione forzosa dellAlto Adige, anche iniziative analoghe per la Val DAosta.

In forte discontinuit con tale modello di politica linguistica si pongono le scelte dello stato repubblicano. Esse
vengono delineate gi nella Costituzione del 48. In particolare larticolo 3 (Tutti i cittadini hanno pari dignit sociale e
sono uguali davanti alla legge senza distinzione *+ di lingua), 6 (la Repubblica salvaguarda con apposite norme le
minoranze linguistiche) e 21 (Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto
e ogni altro mezzo di diffusione). Dallinsieme di questi articoli deriva un modello di politica linguistica nel quale le
diversit linguistiche costituiscono un patrimonio culturale da tutelarsi e non un pericolo per lunit nazionale.
stabilito il diritto ad usare la propria lingua ma, nello stesso tempo, il diritto a partecipare pienamente alla vita sociale,
cosa che pu realizzarsi solo atraverso lacquisizione piena degli strumenti espressivi nella quale essa si svolge.

EDUCAZIONE LINGUISTICA DEMOCRATICA E PROGRAMMI SCOLASTICI

Questi principi costituzionali vengono richiamati esplicitamente da pi parti, quando nel mondo della scuola e della
ricerca linguistica matura progressivamente la consapevolezza della centralit del linguaggio ai fini della piena ed
effettiva eguaglianza di tutti i cittadini.

Nel 62 viene istituita la scuola media unificata e lobbligo scolastico esteso dai 10 ai 13 anni. Ci comporta che alla
scuola siano avviati i ragazzi di ogni estrazione sociale. Ma un netto fallimento, in termini di bocciature e abbandono
scolastico, ha gravato sullItalia degli anni 60 e 70. Vi unaccusa sostanziale verso la scuola tradizionale: quella di
essere un luogo in cui le disuguaglianze, lungi dallessere colmate, vengono al contrario acuite. Il mezzo individuato
per colmare tali disuguaglianze il pieno possesso della lingua perch la lingua che fa uguali. infatti nella lingua
che risiede il principale ostacolo al raggiungimento del diritto costituzionale delluguaglianza. Il fine primario della
scuola deve essere quello di mettere tutti gli allievi nelle condizioni di utilizzare la lingua comune per gli scopi richiesti
dalla vita associata, affinch possano divenire cittadini a pieno diritto.

Esperienze diverse di scuola rinnovata e di sperimentazione di metodi didattici si svolgono in aree diverse dellItalia.
Sono questi gli anni che vedono il sorgere di nuove associazioni degli insegnanti. Ad opera di queste associazioni viene
redatto un importante documento, le Dieci tesi per uneducazione linguistica democratica in cui vengono enunciati i
principi teorico-operativi a cui ogni insegnante deve attenersi:

limportanza del linguaggio verbale nella vita sociale e individuale;

la molteplicit delle capacit cui il linguaggio verbale costituito;

lo stretto legame fra educazione linguistica democratica e attuazione dei principi fondamentali della Costituzione.

LIVELLI DI SCOLARITA E QUALITA DELLISTRUZIONE

Grazie a quegli interventi la scuola assolve a nuovi compiti: in primo luogo la crescita significativa dei liveli di scolarit
della popolazione. Vi una drammatica diseguaglianza reale fra gli individui e i diversi gruppi, al di la del livello di
istruzione formalmente raggiunto.

LITALIANO PER COMUNICARE, LITALIANO PER ESCLUDERE

La riflessione sulle abilit linguistiche effettivamente possedute e sulle difficolt, incontrata da una quota assai
rilevante degli italiani, di comprendere testi di media difficolt, rischia di avere effetti assai pesanti se collegata ad un
altro problema della realt italiana: i gravi ritardi con cui si sta procedendo alla costruzione di una comunicazione
comprensibile ed efficace, rivolta a tutti quanti i cittadini. Il diritto di capire e di essere informati stato per lo pi
ignorato fino alla met degli anni Sessanta, quando da pi parti venne denunciata linaccessibilit dei documenti
redatti dalle istituzioni. Tali documenti, sebbene indirizzati a tutta la cittadinanza, erano scritti in una lingua complessa
e oscura, una antilingua che, di fatto, ne impedivano la comprensione alla maggiornanza dei cittadini. Sul versante
della ricerca scientifica, comincia negli anni Settanta una riflessione sia sulle procedure di redazione di testi rivolti ad
un vasto pubblico, sia sul processo che porta alla comprensione dei testi scritti e parlati. I risultati teorici che ne sono
scaturiti hanno trovato importanti campi di applicazione nel settore della comunicazione pubblica e istituzionale da un
lato e in quello delle situazioni di svantaggio linguistico dallaltro.
LE NUOVE MINORANZE. I DIRITTI DELLE PERSONE FRA LINGUE DI PARTENZA E DI ARRIVO

In questi ultimissimi anni la costruzione di una comunicazione pubblica rivolta a tutti quanti i cittadini sta richiedendo
un ulteriore confronto con altre esperienze europee. Infatti lItalia divenuta meta di consistenti flussi di popolazione
che pongono istanze non solo di estrema semplificazione del linguaggio ma di un consapevole plurilinguismo anche da
parte delle istituzioni. Si pone un problema pressante di accesso ai servizi pubblici e di capacit delle istituzioni di
rispondere ai bisogni di una nuova fetta della popolazione. Molte iniziative si stanno sviluppando in varie realt
italiane. Sono le aule scolastiche il luogo dove si gioca maggiormente la capacit di garantire uguali diritti a tutti,
qualsiasi sia la lingua e la cultura di provenienza. In pochissimi anni le scuole di ogni ordine e grado hanno dovuto
affrontare una realt del tutto nuova. La novit numerica pi rilevante riguarda le scuole superiori. qui che
listruzuione scolastica incontra le maggiori difficolt a rispondere positivamente alle richieste di questi utenti
portatori di nuova realt linguistica, culturale, sociale.

Il quadro in cui si inscrive il documento redatto dal dipartimento dellIstruzione del ministero nel marzo del 2006
quello di una scuola che mette al centro della propria azione educativa linsegnamento delle lingue, riconoscendone la
straordinaria importanza ai fini dello sviluppo della potenzialit di tutti gli allievi. Lorizzonte del plurilinguismo attivo
quello auspicato dalla Commissione dellUnione europea che nel 2003 ha varato il programma Lingua materna pi
due e che nel 2004 ha inserito i diritti linguistici come uno dei punti cemtrali della propria Carta Costitutiva.

MINORANZE LINGUISTICHE -> come quelle costituite dagli emigranti

MINORANZE LINGUISTICHE STORICHE -> quelle costituite da popolazioni di antico stanziamento

LA TUTELA DELLE MINORANZE LINGUISTICHE STORICHE

Successivamente allapprovazione della Costituzione alcune aree regionali, contraddistinte dalla presenza di forti
minoranze linguistiche propongono ed attuano precise scelte di politica linguistica. Si tratta di realt linguistiche con
un preciso riferimento extraterritoriale. Gli Statuti Speciali delle regioni autonome Val dAosta e Trentino Alto-Adige
hanno stabilito alcuni principi essenziali sui quali si basa la legislazione in materia linguistica di tali aree. La realt
italiana presenta, accanto a queste, un ampio numero di altre situazioni di multilinguismo che vengono prese in esame
con una legge organica che stata infine approvata nel 1999. La legge n. 482 reca il titolo Norme in materia di tutela
delle minoranze linguistiche storiche. Tale legge in realt ha suscitato una serie di dubbi e perplessit. Gi in sede di
formulazione appare discutibile la presenza del termine storiche che intende limitare espressamente lambito di
applicazione della legge a comunit di antico stanziamento, tagliando fuori le realt multilingui determinate dai
recenti flussi immigratori. Non appare neanche chiara il duplice criterio di identificazione: il primo su base etnica e il
secondo su base linguistica. Ancora discutibile laver posto allinterno della stessa normativa friulano e sardo, oltre
che il ladino.

IL DIALETTO OGGI TRA RIVENDICAZIONI POLITICHE E ANTICHI PREGIUDIZI

Appaiono particolarmente discutibili le proposte tendendi a considerare determinate variet dialettali come lingue
regionali, dunque tendenzialmente in competizione con litaliano. La storia linguistica dellItalia stata
contraddistinta dal continuo e reciproco contatto fra dialetti e italiano che ha determinato, nelluna e nellaltra
direzione, influssi e cambiamenti profondi. Tali dialetti, ma ovviamente anche litaliano, sono oggi il risultato di questa
storia e di quegli apporti reciproci. Proposte che non partono da questa realt di fatto e che invece guardino ai dialetti
come depositari di una qualche purezza originaria, appaiono quantomai discutibili.

Daltra parte, la pretesa, che a volte emerge anche in ceti colti rivela come il termine dialetto non abbia cessato del
tutto di avere connotati negativi, e venga ancora ritenuto come un marchio di inferiorit da cui voler riscattare il
proprio idioma. Su un piano apparentemente opposto, ma che a ben vedere rileva la stessa incapacit di guardare a
lingua e dialetto come idiomi di pari dignit, ma con funzioni comunicative differenti, il pregiudizio antidialettale che
persiste in alcune realt scolastiche della penisola.
Il dialetto stato visto frequentemente come lostacolo principale allapprendimento dellitaliano, come una
deviazione dalla norma corretta, una lingua inferiore, e di conseguenza deviante e inferiore stato considerato chi lo
parla. Dal punto di vista della linguistica scientifica non vi alcuna differenza fra lingua e dialetto, essendo entrambi
dei codici comunicativi completi, con un inventario fonologico, un lessico e una grammatica propri.

DIRITTI LINGUISTICI E UNIONE EUROPEA

La carta dei diritti fondamentali dellUnione Europea prende in considerazione in pi punti queste tematiche. Diversi
articoli convergono verso lobbiettivo di salvaguardare e promuovere le diverse lingue e culture, cio di salvaguardare
il carattere multilinguistico e multiculturale della societ europea. La carta dei diritti fondamentali dellUnione
Europea, insieme ad altri documenti, mostra di recepire pienamente lidea che le differenze linguistiche si situino alla
base di uno sviluppo completo ed equilibrato di ogni individuo e che forme diverse di bilinguismo/multilinguismo
siano da promuovere ed incoraggiare.

LETA DEI DIRITTI

Si tratta di principi generale che, per trovare applicazione concreta, hanno bisogno di adeguate politiche scolastiche,
di interventi nel campo della comunicazione pubblica, nel sistema dei media. comunque importante collocare il
testo della Carta europea allinterno del processo di progressivo allargamento e generalizzazione di ci che pu e deve
divenire oggetto di diritto. Anche nel campo dei diritti linguistici possiamo cogliere questo importante movimento in
avanti. Il diritto alla conservazione della lingua materna essenzialmente ma accanto ad esso si colloca il diritto, per
ogni uomo, di prendere parte attivamente a circuiti comunicativi ampi e sovralocali.

Capitolo XI: Progettare una ricerca

FENOMENI E DATI LINGUISTICI

utile per la ricerca di stampo variazionistico partire dal presupposto che lindagine non si rivolge mai alla realt in
quanto tale, ma piuttosto ad una sua sezione finita che losservatore ha selezionato (in base a criteri di rilevanza che
cambiano di volta in volta) dallinfinit priva di senso dellaccadere del mondo. Dalla complessit infinita
dei fenomeni linguistici, che in quanto tali non possono essere considerati oggetto della ricerca, il compito del
ricercatore quello di far emergere alcuni frammenti della realt, quindi dei dati linguistici, per porre ad essi le sue
domande. La ricerca non pu che nascere da un bosogno di conoscenze, di natura essenzialmente descrittiva o tale da
porsi, pi ambiziosamente, su un piano interpretativo.

La fase preliminare di ogni indagine dovr chiarire gli obbiettivi e formulare gli interrogativi ai quali ci si propone di
rispondere. in tale momento che si debbono esplicitare il pi chiaramente e dettagliatamente possibile le domande
generali, e larticolazione dei quesiti di natura pi specifica, che costituiscono quello che viene generalmente
chiamato disegno di ricerca.

Solo dopo questa prima fase si progetteranno le operazioni successive. Si porr qui una prima scelta essenziale fra due
possibili strategie di reperimento del nostro corpus, cio dellinsieme dei materiali, dati, documenti sui quali verter
lanalisi:

individuare le fonti, preesistenti allindagine, in cui reperire i nostri dati

definire le procedure di rilevazione che, attraverso uninchiesta sul campo, consentiranno la produzione di un insieme
di dati.

In un caso o nellaltro si tratta di fissare parametri certi su cosa potr essere utilizzato come evidenza empirica, cio su
quello che, nellambito di quellindagine, un dato linguistico. I dati linguistici quindi vanno cercati e prodotti o
costruiti attraverso una serie di procedimenti che devono essere di volta in volta dichiarati e resi espliciti.
LINGUISTICA SUL TERRENO -> costituisce la modalit fondamentale di raccolta dei dati nellambito della
sociolinguistica

OSSERVARSI, OSSERVARE

Una terza modalit di costruzione del dato prevede che sia il linguista stesso a fornire la base empirica della sua
ricerca attraverso un procedimento di autointrospezione. Non diverso il ruolo del linguista nel momento in cui
produce giudizi di grammaticalit cio considera non grammaticale una frase basandosi sulla propria competenza di
parlante nativo di italiano. In entrambi i casi il linguista si serve di nullaltro che del proprio sapere e non ha bisogno di
rivolgere lattenzione verso altre realt o saperi. Lindagine sociolinguistica ha in generale un forte orientamento
empirico. La stragrande maggioranza dei suoi dati infatti prodotta non dallintrospezione del linguista, ma
dallosservazione del comportamento linguistico di parlanti reali in situazioni reali. Vi una strettissima
interdipendenza tra le procedure di raccolta/costruzione del dato e il tipo di dato linguistico che sar successivamente
oggetto di riflessione. Posto che il nostro oggetto di osservazione sono proprio gli elementi variabili del
comportamento linguistico di una serie di individui o di una collettivit intera, e posto che le produzioni di ogni singolo
parlante devono essere considerate un universo fortemente diversificato, con continui movimenti consapevoli e
inconsapevoli attraverso lingue e variet di lingue, i risultati della nostra analisi dipenderanno da quale segmento
delluniverso comunicativo di un singolo individuo sceglieremo di analizzare.

Losservazione sistematica del nostro o dellaltrui comportamento linguistico non pu che partire dalla constatazione
che la ricchezza e complessit dei repertori individuali costringono a rapportare ogni produzione linguistica non a
questo o a quel parlante, ma a quel parlante in quella determinata situazione, che sar diversa da quella dello stesso
parlante in altro momento o situazione.

Il paradosso dellosservatore

La presenza di un estraneo pu modificare in profondit il tipo di interazione. Il forte elemento di perturbazione


stato focalizzato da William Labov che ha efficacemente sintetizzato cos il paradosso dellosservatore : scopo della
ricerca linguistica su una comunit di parlanti scoprire come la gente parla, quando non sottoposta ad una
osservazione sistematica; ma solo con unosservazione sistematica possiamo raccogliere questi dati.

In questo tipo di riflessione il ricercatore e i procedimenti di ricerca sono visti come fonti di distorsione dei dati. Le
soluzioni proposte per minimizzare questo effetto sono di vario tipo:

procedimenti di osservazione occulta

osservazione partecipante

Losservazione occulta

Una possibilit per evitare che i nostri strumenti di lavoro influiscano pesantemente sulloggetto di studio consiste
nelloccultarne la presenza e nel non palesare il ruolo del ricercatore. Una forma particolare di osservazione nascosta
si ha quando uno dei partecipanti allinterazione, di cui si chiede la collaborazione, conosce gli scopi dellindagine,
mentre gli altri ne sono alloscuro. Questa forma di osservazione (chiamata osservazione controllata) non garantisce di
per se stessa la naturalezza dellinterazione, in quanto il comportamento dellattore consapevole pi o meno
profondamente alterato. Queste due tecniche pongono sempre problemi di ordine deontologico e legali.

Osservazione partecipante

Il ricercatore si inserisce in maniera diretta, e per un periodo di tempo relativamente lungo, in un determinato gruppo
sociale instaurando un rapporto di interazione personale con i suoi membri allo scopo di descriverne le azioni e
comprenderne, mediante un processo di immedesimazione, le motivazioni. Ladozione di tale metodo di indagine
sembrerebbe presentare particolari vantaggi nel caso in cui ci interessi ottenere un gran numero di dati linguistici
tratti da interazioni naturali. Un caso particolare di osservazione partecipante si ha quando il ricercatore fa gi parte
del gruppo giacch lindagine condotta allinterno della sua cerchia familiare o amicale.

OSSERVARE IL LINGUAGGIO, OSSERVARE IL PARLANTE

Possiamo distinguere a grandi linee fra strumenti che ci consentono di scrivere ed analizzare concrete produzioni
linguistiche e strumenti che siano rivolti a sondare ci che i parlanti pensano delle loro e delle altrui produzioni
linguistiche. In realt nelluno e nellaltro punto di osservazione quello che appare centrale che il linguaggio viene
visto insieme alla realt sociale dei parlanti. In maniera diametralmente opposta al parlante-ascoltatore ideale su cui si
basano i modelli sviluppati dalla grammatica generativa di Chomsky, nellapproccio sociolinguistico si guarda ad un
parlante-ascoltatore reale che interagisce con altri parlanti-ascoltatori reali, allinterno di una situazione spazialmente
e temporalemente definita.

RACCOGLITORE E CAMPIONE

Vi una differenza fra chi osserva (il raccolgitore) e su come scegliere chi osservare (il campione). La figura del
ricercatore non coincide sempre con chi ha ideato lindagine e pu essere totalmente estranea agli obbiettivi della
ricerca. Oggi luso diffuso del registratore che sposta ad una fase successiva la trascrizione fa si che siano reputate
essenziali caratteristiche quali

essere cosciente che le regole della comunicazione sono profondamente diverse da comunit a comunit e da
situazione a situazione

requisito indispensabile non solo conoscere la lingua o le lingue su cui sta indagando, non solo dominare
pienamente le aree di sapere oggetto di indagine, ma avere la piena consapevolezza che il dato linguistico raccolto
sar frutto di una specifica interazione comunicativa da lui gestita e controllata in quasi tutte le fasi.

Il processo di costruzione dei dati linguistici sempre un momento in cui il ricercatore si serve di una molteplicit di
strumenti verbali e non, nessuno dei quali pu, a priori, essere considerato neutro, ininfluente, rispetto al dato
racolto. In molti casi anche losservazione di un solo soggetto in un determinato momento della sua vita pu dare
informazioni preziose per comprendere aspetti della dinamica linguistica di una collettivit, in moltissimi altri
indispensabile raccolgiere materiale che evidenzi la differenza fra un parlante e un altro, ecc. in tutti questi casi si
pone il problema del campionamento, cio della scelta di un determinato numero di unit che costituiscono i casi
effettivamente indagati. Lobbiettivo estendere allintero universo i risultati ottenuti sul campione.

LINTERVISTA E LE SUE REGOLE

La modalit pi diffusa di raccolta sistematica ed esplicita di dati linguistici lintervista faccia a faccia. Lintervista un
dialogo fra lintervistatore e lintervistato al quale viene chiesto di rispondere ad una serie di domande fissate in tutto
o in parte in precedenza. Normalmente lintervistatore si reca nellabitazione del soggetto o in altro luogo e dopo una
fase pi o meno lunga di preliminari d inizio alla stessa, quasi sempre in presenza di un registratore. Le molteplici
strategie che possono essere utilizzate nel corso dellintervista si distinguono sia per il grado di profondit raggiunto
dalla comunicazione sia per il grado di libert della risposta. In particolare possiamo distinguere fra interviste non
strutturate, interviste semistruturate e interamente strutturate.

Nel corso di una stessa indagine spesso necessario usare diverse tipologie dintervista. Nellintervista vi un
controllo asimmetrico del mccanismo della parola. Durante le interviste la distinzione fra chi pone le domande e chi
fornisce le risposte netta e dipende da chi ha il ruolo di intervistato e chi quello di intervistatore. Lintervista ha una
problematicit nella raccolta di dati linguistici; mentre il vantaggio di rendere i dati di un individuo confrontabili con
quelli di un altro soggetto.
Lintervista non strutturata

Lintervista non ha una griglia preordinata di domande da porre. In questa categoria possono essere colocate
interazioni linguistiche assai differenziate. Questa tipologia si utilizza quando lobbiettivo raccogliere ampie
produzioni linguistiche del soggetto intervistato, il cosidetto parlato spontaneo. Il tema proposto ha essenzialmente
una funzione di stimolo per avviare lintenzione e pu essere mutato a seconda delle caratteristiche del soggetto.
Lobbiettivo coinvolgere emotivamente lindividuo. Essenziale la capacit dellintervistatore di entrare in relazione
con lintervistato facendogli abbassare le sue barriere difensive. Lintervistatore deve essere addestrato a limitare il
pi possibile le interruzioni e a servirsi di una serie di stimoli che possono indurre il soggetto a proseguire nella sua
esposizione.

Lintervista semistrutturata

Lintervistatore ha a disposizione una traccia di cui servirsi nel corso dellintervista. lintervistatore che decide come
articolare gli argomenti. Si usano per casi che hanno come oggetto lacquisizione di dati sulle abitudini linguistiche dei
soggetti intervistati, o altri dati di tipo metalinguistico.

Lintervista strutturata e il questionario

Si basa sun un questionario che contiene domande da porre sempre nello stesso ordine e con gli stessi termini a tutti
gli intervistati. Le domande possono essere a risposta aperta o a risposta chiusa. Nel primo caso non previsto
lelenco delle risposte, nel secondo rigidamente prefissata non solo la struttura della domanda ma anche la
possibilit di risposta. Spesso nei questionari linguistici si alternano domande chiuse e domande aperte.

Ancora sullintervista: verso il superamento del paradosso dellosservatore

Lintervista pu e deve divenire, essa stessa, oggetto di analisi. La descrizione dellintervista viene a far parte del
sapere prodotto e non separabile da esso. Osservatore e osservato sono visti come due individui che costruiscono
una sequenza di atti di discorso di cui fanno parte malintesi e reticenze, riparazioni e conflitti. Losservazione della
situazione empirica dellinterazione viene a fare piemnamente parte della ricerca, portando in definitiva a un
superamento del paradosso dellosservatore.

REGISTRAZIONE E VIDEOREGISTRAZIONE

Lesigenza di registrazione di produzioni linguistiche naturali, o create attraverso forme diverse di intervista, si impone
oggi come una necessit ineludibile per preservare caratteristiche del dato linguistico sulle quali occorre ritornare
successivamente. La registrazione deve vista essa stessa come uno stadio di elaborazione del dato linguistico.
Lobbiettivo da raggiungere quasi sempre una qualit della registrazione molto elevata, tale da consentire in ogni
caso ulteriori momenti di elaborazione e manipolazione del dato. In molti casi utile affiancare al suono le immagini,
che a volte danno informazioni essenziali sullo svolgimento della interazione permettendo la visualizzazione di tutti gli
elementi non verbali.

TRASCRIVERE IL PARLATO

Un vasto numero di discipline diverse e di pratiche sociali si serve costantemente di pratiche di trascrizione di testi
orali. La trascrizione fa parte delle procedure che permettono di collocare i dati allinterno di un nuovo contesto e di
sfruttare pienamente le tecniche di analisi che possono essere applicate ai testi scritti. Consente lapparizione di una
prima forma di organizzazione dei dati. Ogni forma di trascrizione implica decisioni a due distinti livelli: cosa
trascrivere e come trascrivere. Tali piani sono fortemente connessi luno allaltro e le scelte ad ognuno di questi livelli
dipendono dagli scopi che ci si prefigge. Ogni pratica trascrittoria una pratica interpretativa in cui il trascrittore si
assume delle responsabilit sulle scelte via via adottate. Quale che sia il sistema adottato, fondamentale che sia
internamente coerente, cio che ogni simbolo sia usato per rappresentare sempre lo stesso fenomeno; una
trascrizione deve sforzarsi sempre di essere chiara; leggibile; comprensiva (che voglia dare conto di un grande numero
di fenomeni); flessibili (che permettano linserimento o leliminazione di simboli in rapporto agli scopi e alle necessit
della ricerca).

La trascrizione conversazionale

La trascrizione conversazionale largamente utilizzata perch rende manifesti aspetti dellevento linguistico
significativi per una sua decodifica pi puntuale. In questa forma di trascrizione per prima cosa si distinuguono
nettamente i partecipanti allevento comunicativo. Si notano variamente i momenti in cui parlante e interlocutore si
sovrappongono; ancora variamente notati sono i fenomeni legati al ritmo e alla sincronizzazione e alle interruzioni o
autocorrezioni. Infine si segnalano anche gli aspetti prosodici, cio legati allintonazione e allattivit non verbale.

La trascrizione fonetica

I linguisti distinguono due tipi di trascrizione: si parla di trascrizione stretta quando si vuole avere la massima
precisione possibile indicando in dettaglio le modalit di articolazione; di trascrizione larga quando invece si ha una
maggiore approssimazione. Esiste una ampia gamma di sistemi differenti: quello generalmente utilizzato oggi
lalfabeto fonetico internazionale (IPA).