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Padova, 16 febbraio 1994

L'EX-OSPEDALE PSICHIATRICO DI BRUSEGANA A PADOVA : STORIA E


DESCRIZIONE DEL COMPLESSO
Introduzione

Ad est della città di Padova, nella zona di Brusegana, lungo la Via


Dei Colli, a destra procedendo verso Abano Terme, sorge un importante
complesso di edifici immersi nel verde : l'ex-Ospedale Psichiatrico
di Brusegana.

Esso, oltre a essere un interessante esempio di architettura


dell'inizio del nostro secolo, ed il parco una splendida area verde
poco distante dal centro di Padova, estremamente rilevante anche sul
piano naturalistico per la varietà di specie arboree presenti,
costituisce una importante testimonianza di una fondamentale svolta
della storia della psichiatria, e del ruolo di protagonista in essa
avuto dalla medicina padovana. Non per nulla esso è particolarmente
noto tra gli studiosi di psichiatria e di medicina sociale.

Cerchiamo di inquadrare brevemente l'ex-complesso ospedaliero di


Brusegana sul piano storico-scientifico.

Philippe Pinel, divenuto medico responsabile del manicomio di Bicétre


nel 1792 e nel 1794 di Salpétrière, liberò gli alienati dalle catene
(sostituendole con le camicie di forza), ed il suo il suo venne
considerato un atto altamente umanitario.

A Padova, 110 anni dopo, con l' istituzione dell'Ospedale


Psichiatrico di Brusegana, si compie un ulteriore, fondamentale,
passo in avanti: dalla repressione della malattia mentale, in quanto
"male morale" potenzialmente "corruttore" nella società, si passa
alla sua terapia, il malato mentale da oggetto di studio per la
scienza medica, diviene soggetto da curare.

E l'Ospedale Psichiatrico di Brusegana è ancora un attivo centro di


ricerca e sperimentazione quando, dopo il secondo conflitto mondiale,
il senso del disturbo mentale e della psicosi perde quella
determinatezza semantica che possedeva ai tempi in cui Pinel, Morel,
Esquirol producevano la nosologia scientifica delle malattie mentali,
facendo si che la psichiatria spostasse sensibilmente il significato
della salute situandolo in una libera soggettività che trova, nel
progetto pratico e teorico, la sua effettiva espressione umana.

Oggi, l'Ospedale Psichiatrico di Brusegana ed il suo parco sono in


gran parte abbandonati, dopo che tali strutture sono state reputate
non più rispondenti alle necessità della moderna pratica terapeutica,
mentre la psichiatria sta faticosamente cercando di riorganizzare
secondo gli attuali indirizzi le sue strutture operative sociali.

Proprio in questo momento, al termine di un secolo di profonde


innovazioni, che hanno portato la psichiatria agli attuali traguardi
scientifici ed umani, si deve far si che i luoghi ove tali
innovazioni partirono siano attentamente conservati, giacché solo
considerando la storia passata possiamo individuare la giusta
direzione per gli sviluppi futuri.

Storia dell'Ospedale Psichiatrico di Brusegana

Negli anni a cavallo tra la fine del XIX secolo ed il XX, venne
condotta un'accurata inchiesta sulle condizioni di vita dei malati di
mente ricoverati presso i manicomi italiani.

Dall'indagine emersero le inumane condizioni in cui vivevano i


ricoverati (o meglio, "gli internati") presso queste strutture, e
l'arretratezza delle pratiche terapeutiche ancora in uso : pratiche,
in verità, più repressive che terapeutiche.

Non è esagerato dire che allora, nel nostro Paese, la pratica


psichiatrica, almeno presso le strutture pubbliche, era arretrata di
quasi un secolo rispetto che al resto dell'Europa.

Ciò condusse, in breve tempo, al varo, da parte del Governo, della


prima legge italiana per la riforma della sanità psichiatrica.

Esattamente in quel periodo, a Padova, era di viva attualità il


problema di dare una nuova ed adeguata sistemazione ai malati di
mente ricoverati presso l'ospedale cittadino.
Il problema venne sollevato dall'Amministrazione Provinciale, che il
23 ottobre 1897, con una lettera al Consiglio di Amministrazione
dell'Ospedale, disponeva il trasferimento dei "maniaci" dall'Ospedale
ai nosocomi della provincia, giudicate inumane le condizioni in cui i
malati di mente vivevano, e troppo elevate le rette richieste
dall'Ospedale.

Dopo lunghe discussioni con l'Ospedale e l'Università (che non voleva


perdere il "materiale di studio" costituito dai malati di mente, e
nessun interesse dimostrava per le condizioni di vita dei
ricoverati), il 28 giugno 1901 la Provincia presentava il progetto
del nuovo Ospedale Psichiatrico Provinciale, firmato dall'ing.
Francesco Sansoni, Ingegnere Capo dell'Ufficio Tecnico Provinciale di
Padova (affiancato da una apposita commissione di cui faceva parte,
tra gli altri, anche il prof. Ernesto Belmondo, che era anche stato
membro della "Commissione d'inchiesta sui manicomi", la cui relazione
aveva determinato il varo della citata legge di riforma della sanità
psichiatrica, ed era presidente della Commissione Provinciale di
Vigilanza sui Manicomi, e l'ing. Giacinto Turazza), da situarsi al di
fuori delle mura di Padova, a 2 Km da Porta S.Giovanni, lungo la
strada dei Colli, nella zona di Brusegana : in zona, dunque,
facilmente raggiungibile dalla Città, ma ampia e aperta.

Un'altro progetto - fatto eseguire dall'Amministrazione Ospedaliera e


a firma dell'ing. Sacerdoti - venne respinto dalla Provincia con
lettera del 4 novembre 1897 perché "compilato su un'area
assolutamente insufficiente, mancando un appezzamento di terra
abbastanza ampio per far muovere i mentecatti, occupandosi anche di
qualche lavoro". L'area in questione era quella sulla riva
dell'adesso tombinato canale Alicorno, a fianco di Via Giustiniani,
area oggi occupata dal Monoblocco Ospedaliero.

Il nuovo Ospedale Psichiatrico venne progettato dall'ing. Sansoni


secondo una concezione avanzatissima. Gli edifici - vari : il corpo
centrale per gli uffici, i laboratori e gli alloggi dei medici, altri
riservati alle cure, le infermerie, un padiglione per gli infettivi,
i padiglioni per i degenti (divisi tra uomini e donne, e, a loro
volta, tra convalescenti e lavoratori o tranquilli, dozzinanti
sistemati in due eleganti palazzine dotate di camere singole arredate
- 35 camere per palazzina -, in osservazione, epilettici, alcolisti,
deliranti gravi) - sono immersi in un parco di ben 90 000 m2, con
viali alberati e giardini; lontano e invisibile dai padiglioni dei
ricoverati è il muro di cinta. I padiglioni dei ricoverati erano ad
un solo piano, o comunque posti al piano terra, al fine di evitare
del tutto l'uso di inferriate; ognuno era dotato di alcune camere
singole, per i degenti che non fosse opportuno lasciare a contatto
con gli altri.

A fianco una colonia agricola di 170 000 m2, con vari alloggi
disseminati per la campagna per i malati tranquilli, che non
necessitano di particolare sorveglianza e che possono attendere a
qualche lavoro.

Straordinaria, per quell'epoca, la dotazione impiantistica :


riscaldamento centralizzato, centrale elettrica autonoma, telefoni,
cucine pure notevolmente meccanizzate, panificio, lavanderia con
impianti di sterilizzazione della biancheria, servizi igienici con
acqua calda e fredda, impianto fognario con - persino ! - un impianto
di depurazione; l'acqua proveniva dall'acquedotto che riforniva
Padova, alimentato dalle sorgenti di Dueville.
Il vapore, fornito da quattro caldaie tipo Cornovaglia, serviva a far
funzionare i vari impianti : il riscaldamento, l'acqua calda per i
bagni, la centrale elettrica, le cucine, la lavanderia.
Di fatto, l'Ospedale Psichiatrico era una vera cittadella autonoma,
comprensivo pure di Chiesa e servizi necroscopici.

La prima pietra del nuovo complesso venne posta nel novembre 1902, e
fu inaugurato il 16 giugno 1907 : sarà il primo ospedale psichiatrico
moderno in Italia, ed uno dei più avanzati d'Europa.

Venne chiamato a dirigerlo il prof. Belmondo.


Sotto la sua direzione, nel nuovo Ospedale Psichiatrico, ogni mezzo
di costrizione viene abolito, e viene particolarmente valorizzato il
lavoro come strumento terapeutico (oltre alla colonia agricola,
all'interno del complesso vi sono molti laboratori, dove i ricoverati
possono attendere all'esecuzione di lavori manuali). Particolare
attenzione sarà prestata al problema del reinserimento.

Negli anni successivi, accanto all'attività terapeutica, si


svilupperà una intensa attività di ricerca, di cui rimangono ancora
oggi, nel complesso dell'ex-Ospedale, molte testimonianze (la
cerebroteca, una biblioteca ricca di 2000 opere di medicina e
psichiatria dal 1900 ai giorni nostri, i laboratori; una macchina
elettrostatica a dischi, databile al 1910-1915, fa supporre che qui
fossero stati compiuti degli esperimenti di elettroshock ben prima
dell'ideazione "ufficiale" di tale terapia da parte del prof. Ugo
Cerletti, nel 1938).

Il giardino si è ulteriormente arricchito di piante pregiate sotto


l'ultimo direttore, il prof. Ferdinando Barison, che caldeggiava
l'apertura del parco dell'Ospedale al pubblico, onde favorire il
contatto tra gli ammalati e la gente, ed evitare al massimo il
tradizionale isolamento del malato di mente. In quel periodo,
all'interno del perimetro dell'Ospedale, viene costruito pure un
teatro.

La validità di quel complesso e dei metodi terapeutici lì adottati è


facilmente verificabile ancor oggi : ex-ricoverati conservano ancora
oggi un ricordo particolarmente positivo del periodo trascorso in
quella struttura.

Alla fine degli anni '70, in seguito alla legge n° 180 di riforma
della sanità psichiatrica, il vasto e splendido complesso cade in
gran parte in disuso (rimangono oggi all'interno alcune decine di
cronici che non è stato possibile sistemare in altre strutture).

La tutela del complesso dell'ex-Ospedale Psichiatrico di Busegana

E' stato qui sottolineato il particolare valore sul piano storico-


scientifico ed architettonico dell'Ospedale, e il valore ambientale e
naturalistico del parco circostante, un grande polmone verde a poca
distanza dal centro di Padova, in una zona che si avvia rapidamente a
divenire urbanisticamente congestionata.

La progressiva cessazione dall'uso originario del complesso lo stà


condannando al degrado ed alla rovina : e non è solo un'ipotesi che
tale situazione possa indurre a dare all'area destinazioni d'uso che
ne sconvolgerebbero le originarie strutture, determinando la perdita
di un'importante testimonianza storica e di un complesso di notevole
bellezza.

A tal fine si propone di porre il complesso (edifici e parco) sotto


il vincolo di tutela ai sensi della legge n° 1089 del 1939,
riconoscendone la dignità di monumento nazionale, e salvaguardandolo
da ogni alterazione.

Gualtiero A.N.Valeri