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Montevenda Engineering International Association

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Gassificazione e Pirolosi
- Giornata di Studi -
Aosta, 18 giugno 2010

Arnèsis
PROCESSO PER LA CONVERSIONE DEI
RIFIUTI URBANI IN CARBURANTI DI SINTESI
E PRODOTTI CHIMI DI BASE

Montevenda Engineering International Association


Via Besso, 59 – 6906 Lugano (CH) – C.P. 416
tel. +41/91/966 33 66 ÷ 966 80 86 – fax +41/91/966 10 92
responsabile del progetto: Gualtiero A.N. Valeri, e-mail: valeri@montevenda.net

Reperire nuove fonti di materie prime ed energia


Uno dei grandi problemi degli ultimi quarant’anni, ovvero da quando si ci è resi conto che il
petrolio non era una fonte di energia e materie prime illimitata ed a basso prezzo, è stato di trovare
materie prime alternative, che fossero economiche, disponibili ovunque e pertanto la cui disponibili-
tà non fosse soggetta agli alterni umori della politica internazionale, possibilmente “pulite„ e rinno-
vabili.
La Montevenda Engineering International Association, associazione svizzera nata con lo scopo
di promuovere la ricerca applicata con la finalità principale di sviluppare tecnologie
“sostenibili„ non solo sotto il profilo ambientale, ma anche sociale, ha avuto sin dalle sue origini,
tra i suoi interessi principali, lo sviluppo dello sfruttamento di fonti di materie prime rinnovabili: tra
queste le biomasse ed i rifiuti.
Da ciò è nato, tre anni fa, l’accordo di collaborazione tra la Montevenda Engineering e la SPE
Promozioni Energetiche di Torino, quale partner industriale. Pochi mesi dopo veniva firmato un ac-
cordo di collaborazione scientifica anche tra la Montevenda Engineering e l’Universidad Central del
Ecuador, e, quasi contemporaneamente, con l’Universidad San Francisco de Quito, con le quali il
tema dello “sviluppo sostenibile„ è pure la linea-guida principale.
La Montevenda Engineering ha escluso la via della combustione per la valorizzazione di bio-
masse e rifiuti, optando per l’applicazione, con opportuni adattamenti, di processi tipici della petrol-
chimica. Ciò permette di ricavare non calore – la cui quantità è ridotta al minimo – ma materie pri-
me e biocarburanti, oltre agli off-gas di processo che possono comunque avere una “valorizzazione

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energetica„ . Ma questo consente anche di avere un processo assolutamente “pulito„ , che non dà
luogo ad alcun tipo di emissioni, e sopratutto di fumi.
In questi anni trascorsi, la collaborazione con la SPE Promozioni Energetiche sta portando allo
sviluppo di alcuni modelli di gasogeni a biomasse per soddisfare diverse esigenze: dalla “filiera„ del
gasogeno per la produzione di singas destinato alla sintesi di “biocarburanti„ (diciamo così, anche
se si tratta a tutti gli effetti di benzine di sintesi), si sono distaccati dei progetti paralleli per soddi-
sfare, ad esempio, le esigenze di piccole e medie aziende agroforestali, ma anche di utenze isolate
nei paesi in via di sviluppo.
Terminato che sia il lavoro sul tema delle biomasse, è in programma di affrontare il tema “rifiu-
ti„ , sempre con i medesimi principi, ma naturalmente rivisti sotto il profilo chimico per trattare dei
materiali con una composizione assai diversa, sì con un “contenuto energetico„ più elevato, ma an-
che più eterogenei e contenti sostanze che possono inquinare i prodotti ed essere fonte di problemi
tossicologici per i lavoratori e le popolazioni.
Tuttavia, sommando la disponibilità di biomasse di scarto sottoprodotto di attività agroforestali
ed industriali e la disponibilità di rifiuti, si scopre che con esse è possibile coprire almeno in gran
parte i fabbisogni energetici e di materie prime del mondo contemporaneo, e probabilmente a prezzi
competitivi con il “greggio„ , sempre meno disponibile, di sempre più difficile estrazione e sempre
più costoso. Per una gran parte di produzioni dell’industria chimica organica, dalle materie plastiche
ai carburanti, ciò che necessita è una fonte di carbonio ed idrogeno. Nella storia si sono usati via via
il legno, il carbone, il petrolio ed il metano. Ora noi vogliamo rivalutare come fonte di carbonio ed
idrogeno le biomasse vegetali di scarto ed, inoltre, i rifiuti.
Abbiamo, pertanto, completamente cancellato dal nostro operare il concetto di “smaltimento
dei rifiuti„ .

Il Processo Arnesìs

I rifiuti sono costituiti, in larga parte, da due classi di sostanze: organiche di sintesi ed
organiche naturali, oltre ad una parte di sostanze inorganiche (parti metalliche, vetro ed iner-
ti diversi, ceneri).
Le sostanze organiche naturali contenute nei rifiuti sono, in pratica, biomassa. Le so-
stanze organiche di sintesi sono non dissimili, per costituzione, dalle fonti fossili di carbo-
nio, anche se spesso contengono eteroatomi (in primis, cloro) che creano i problemi noti

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nella combustione.
Circa la parte di biomassa, è ovvio che per effetto termico essa va incontro a carboniz-
zazione con sviluppo di gas (CO, CO2, H2, CH4, ecc.) e sostanze volatili a maggior peso mo-
lecolare, lasciando un residuo carbonioso.
Circa le sostanze organiche di sintesi (materie plastiche), per effetto del calore esse su-
biscono un processo di depolimerizzazione. In pratica, un cracking analogo a quanto si ope-
ra sui petroli pesanti (scisti bituminosi, quali quelli estratti in Canada e Venezuela), produ-
cendo soprattutto idrocarburi leggeri gassosi ed idrocarburi a catena più lunga, e lasciando
un residuo carbonioso.
In effetti, in opportune condizioni di processo, non si ha la formazione di specie idrocar-
buriche aromatiche clorurate, in quanto gli alogeni evolvono sotto forma di gas alogenidrici
prima che esse si possano formare; quanto rimane può crackizzarsi senza alcun pericolo di
dare luogo alla formazione di sostanze pericolose.
Il Processo Arnesìs, derivato da un attento studio degli effetti del calore sulle sostanze
costituenti i rifiuti alla luce della carbochimica e della petrolchimica, consente la decompo-
sizione termica controllata delle specie chimiche presenti nei rifiuti, a temperature contenute
ed in ambiente riducente.
Da qui, si ha la produzione di gas, una frazione liquida ricca in acido acetico ed altri
composti, una frazione idrocarburica e catramica, e quindi di un residuo carbonioso che è
gassificato con ossigeno e vapore nello stesso reattore, fornendo la piccola quantità di calore
e la corrente di gas (CO, CO2, H2) che sostengono il processo. Le temperature sono modeste,
si innalzano progressivamente e non superano i 500°C nella zona di craking, per salire poi
agli 800÷1’100°C nella zona di gassificazione (nella zona tra i 500 ed gli 800°C, in pratica,
avviene una decomposizione finale della massa carboniosa con il rilascio di CO ed H 2).
I prodotti che evolvono sono allontanati dal reattore man mano che si formano, e quindi
condensati e separati. Ciò ne impedisce l’ulteriore degradazione a specie chimiche più sem-
plici, e permette di ricavare la massa idrocarburica semisolida; non permette, inoltre, la per-
manenza nell’ambiente di reazione degli alogeni che darebbero luogo alla formazione di
idrocarburi aromatici clorurati.

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I prodotti ottenuti sono quindi ulteriormente lavorati come si farebbe con il catrame di
carbone o con un petrolio bituminoso, mentre dalle frazioni acquose sono recuperati prodotti
chimici ossigenati come l’acido acetico, nonché l’acido cloridrico. I gas sono costituiti da
singas più idrocarburi leggeri, e possono essere lavorati, ad esempio, ad ottenere carburanti
di sintesi. L’anidride carbonica è recuperata allo stato liquefatto per essere impiegata in altri
processi industriali, nella depurazione delle acque, come anche nell’estrazione del petrolio.
Si tratta, dunque, di qualcosa di molto diverso dalla “pirolisi e gassificazione„ entrate
nel linguaggio normale delle tecnologie di trattamento dei rifiuti, che sono, in pratica, solo
processi di combustione in due stadi.
Il Processo Arnèsis di pirolisi e gassificazione, finalizzato alla produzione di materie
prime, si affianca tecnologicamente non ai tradizionali processi di termodistruzione dei ri-
fiuti, ma ai processi volti ad ottenere materie prime per l’industria chimica.
Con il Processo Arnèsis tali materie prime, anziché da fonti fossili non rinnovabili
come il carbone, il petrolio ed il gas naturale, sono ricavate da una fonte rinnovabile, indi-
pendente dai mercati internazionali ed inesauribile: i rifiuti.
Per cui il Processo Arnèsis consiste nella totale conversione termochimica dei rifiuti ur-
bani in prodotti chimici di base, senza la produzione d’alcun residuo solido, liquido o gasso-
so, dannoso od innocuo, che si debba smaltire. Non si ha inoltre formazione di policloro-
diossine e/o di prodotti chimicamente simili, e comunque inquinanti.

I prodotti

Essi si ottengono nelle proporzioni seguenti (le percentuali sono riferite al rifiuto pre-
trattato, ovvero essiccato, devetrificato e demetallizzato, che è pari al 66% del rifiuto vergi-
ne):
 Gas 70÷80%
 Soluzione acetica 9÷16%
 Cere 8,5÷9%
 Solidi minerali 4÷7%

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Miscela gassosa

Ossido di carbonio 34÷64%


Metano 5÷6%
Anidride carbonica1 9÷30%
Miscela C2 ÷ C4 8÷10%
Idrogeno 12÷30%
Anidride solforosa 0÷0,4%
Formaldeide Tracce
Azoto Tracce
Ossigeno Tracce

Soluzione acetica

Acido acetico ≤ 7,5%


Furfurolo ≤ 5%
Metanolo ≤ 2,8%
Fenolo 2÷7%
Acetone < 1%
Acido cloridrico 0÷5%
Furani Presenti
Fenoli Presenti
Alchilbenzeni Presenti
Acido formico Presente
Acido propionico Presente
Etanolo Presente
Idrocarburi pesanti Tracce
Acqua Rimanente

Cere

Campo di concentrazione > 10%:


 Idrocarburi alifatici (generalmente a catena lineare);
 Esteri dell’acido ftalico (minimo 5÷15%).
Campo di concentrazione 1÷10%:

1
Una quantità variabile d’anidride carbonica (per un massimo di 95 Nm 3/t di rifiuto pretrattato trasformato) è riutiliz-
zata nel processo.

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 Naftalene (abbondante);
 Antracene;
 Fenantrene.
 Cicloparaffine e derivate (alchilciclopentani e alchilcicloesani);
 Alchilnaftalene;
 Alchilbenzeni.
Campo di concentrazione < 1%:
 Fenolo;
 Cresoli.
Compaiono, talvolta, nel campo di concentrazione 0÷10%:
 Aldeidi ad alto peso molecolare;
 Acidi organici ad alto peso molecolare;
 Esteri degli acidi organici.

Ceneri

Esse sono composte da:


 Silicati;
 Ossidi inorganici;
 Alogenuri alcalini;
 Tracce di cloruri e solfati.
Essi si presentano sotto forma di polveri di colore bianco oppure chiaro, sciolte, prive di
qualunque traccia di sostanza organica o carbonio. Sono adatte all’impiego, ad esempio, in
cementeria.

Il Presidente
Gualtiero A.N. Valeri

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