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Montevenda Engineering International Association

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Idrogeno verde: combustibile per il futuro


- Giornata di Studi -
Cairo Montenotte, 3 luglio 2010

Processo Thermochemurgy
DALLE BIOMASSE ALL'IDROGENO,
DALL'IDROGENO AI CARBURANTI DI SINTESI
ED AGLI INTERMEDI PER L'INDUSTRIA

Montevenda Engineering International Association


Via Besso, 59 – 6908 Lugano (CH) – C.P. 416
tel. +41/91/966 33 66 ÷ 966 80 86 – fax +41/91/966 10 92
responsabile del progetto: Gualtiero A.N. Valeri, e-mail: valeri@montevenda.net

Reperire nuove fonti di materie prime ed energia

Uno dei grandi problemi degli ultimi quarant’anni, ovvero da quando si ci è resi conto che il pe-
trolio non era una fonte di energia e materie prime illimitata ed a basso prezzo, è stato di trovare mate-
rie prime alternative, che fossero economiche, disponibili ovunque e pertanto la cui disponibilità non
fosse soggetta agli alterni umori della politica internazionale, possibilmente “pulite„ e rinnovabili.
La Montevenda Engineering International Association, associazione svizzera nata con lo scopo di
promuovere la ricerca applicata con la finalità principale di sviluppare tecnologie “sostenibili„ non
solo sotto il profilo ambientale, ma anche sociale, ha avuto sin dalle sue origini, tra i suoi interessi
principali, lo sviluppo dello sfruttamento di fonti di materie prime rinnovabili: tra queste le biomasse
ed i rifiuti.
Da ciò è nato, tre anni fa, l’accordo di collaborazione tra la Montevenda Engineering e la SPE
Promozioni Energetiche di Torino, quale partner industriale. Pochi mesi dopo veniva firmato un ac-
cordo di collaborazione scientifica anche tra la Montevenda Engineering e l’Universidad Central del
Ecuador, e, quasi contemporaneamente, con l’Universidad San Francisco de Quito, con le quali il
tema dello “sviluppo sostenibile„ è pure la linea-guida principale.
La Montevenda Engineering ha escluso la via della combustione per la valorizzazione di biomas-
se e rifiuti, optando per l’applicazione, con opportuni adattamenti, di processi tipici della petrolchimi-
ca. Ciò permette di ricavare non calore – la cui quantità è ridotta al minimo – ma materie prime e bio-

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carburanti, oltre agli off-gas di processo che possono comunque avere una “valorizzazione
energetica„ . Ma questo consente anche di avere un processo assolutamente “pulito„ , che non dà luo-
go ad alcun tipo di emissioni, e sopratutto di fumi.
In questi anni trascorsi, la collaborazione con la SPE Promozioni Energetiche sta portando allo
sviluppo di alcuni modelli di gasogeni a biomasse per soddisfare diverse esigenze: dalla “filiera„ del
gasogeno per la produzione di singas destinato alla sintesi di “biocarburanti„ (diciamo così, anche se
si tratta a tutti gli effetti di benzine di sintesi), si sono distaccati dei progetti paralleli per soddisfare, ad
esempio, le esigenze di piccole e medie aziende agroforestali, ma anche di utenze isolate nei paesi in
via di sviluppo.
Per una gran parte di produzioni dell’industria chimica organica, dalle materie plastiche ai carbu-
ranti, ciò che necessita è una fonte di carbonio ed idrogeno. Nella storia si sono usati via via il legno,
il carbone, il petrolio ed il metano. Ora noi vogliamo rivalutare come fonte di carbonio ed idrogeno le
biomasse vegetali di scarto ed, inoltre, in seguito, i rifiuti.
Condividiamo, pertanto, pienamente quanto ha esposto il Sig. Karl-Heinz Tetziaff nel suo libro
“Idrogeno Verde„ ed è nostra intenzione arrivare, in tempi brevi, a dare attuazione e seguito a tali pro-
poste tecnologiche.

Le biomasse “di scarto„

Nella maggior parte delle produzioni agricole una frazione considerevole della pianta costituisce
un sottoprodotto inutilizzato, che al più viene compostato o reinterrato in campo (cosa che può anche
provocare asfissia del terreno), o bruciato in apposite caldaie per la produzione di calore.
Altre enormi quantità di materiali lignocellulosici di risulta si hanno nell’ambito delle coltivazioni
agroforestali.
L’utilizzo delle biomasse in sostituzione delle fonti fossili per la produzione di combustibili per
autotrazione come di intermedi per l’industria chimica (utilizzi non-energetici), svincolerebbe in misu-
ra rilevante molti paesi dalla necessità di importare petrolio, carbone e metano (chiudendo peraltro il
ciclo dell’anidride carbonica nell’atmosfera). Ma non solo: aprirebbe nuove possibilità economiche al-
l’agricoltura ed all’industria forestale, consentendo di fatto un’utilizzazione integrale dei prodotti.
Le biomasse di risulta prodotte al mondo si stimano essere in quantità pari a 5÷10’000’000’000

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t/a, per cui, calcolando che 1 t di biomassa corrisponde grosso modo a 0,3 t.e.p., ne risulta che possia-
mo giudicare il contributo delle sintesi chimiche a partire da biomasse di
1’500’000’000÷3’000’000’000 di t.e.p. Anche considerando che il “contenuto entropico” delle bio-
masse è più elevato di quello delle fonti di carbonio ed idrogeno fossili, vediamo che si potrebbero
con le biomasse ottenere probabilmente tutti i combustibili liquidi di cui abbiamo bisogno, tutti i pro-
dotti chimici di base e coprire, probabilmente anche solo utilizzando il gas sottoprodotto di tali produ-
zioni, buona parte del fabbisogno puramente energetico.
Abbiamo ancora il vantaggio che il 25÷50% della biomassa di scarto è recuperabile in Europa,
per cui in una delle aree dove l’assorbimento di derivati del petrolio e di energia è più elevato, e che è
potenzialmente enorme la possibilità di ottenere biomassa di scarto secondaria alle produzioni agricole
e forestali nei paesi emergenti, spesso con un clima che favorisce una effervescente produzione di bio-
massa. Sono questi dati facilmente interpretabili su base socioeconomica.
Inoltre tali biomasse si rinnovano con ciclo annuale, e pressoché si annulla l’effetto dell’introdu-
zione di anidride carbonica in atmosfera, in quanto tanto è quella che sarebbe introdotta che quella
consumata dai processi fotosintetici.
La produzione di biomassa di scarto non sottrae territorio all’agricoltura né comporta la distruzio-
ne di foreste, perché essa è sottoprodotto inutilizzato o poco utilizzabile delle altre produzioni agrofo-
restali.
Il Sig. Karl-Heinz Tetziaff ha calcolato che la sintesi di carburanti diviene interessante già quando
il prezzo del petrolio greggio sale oltre i 40 $/barile, limite che oggi si è abbondantemente superato,
anche perché i costi di estrazione si attestano oramai a 20÷40 $/barile, contro i 10÷20 $/barile di qual-
che anno fa.
Si rileva, inoltre, che il petrolio è una risorsa importante, ma sempre meno disponibile e sempre
più difficoltosa da estrarre. Si estrae il petrolio da profondità sempre maggiori (aumentando la profon-
dità i costi di estrazione – ed i pericoli connessi – aumentano quadraticamente, ed anche questo spiega
il vertiginoso incremento del prezzo del petrolio), molto spesso si perforano pozzi in luoghi tanto ino-
spitali che una volta nemmeno si prendevano in considerazione (ed anche in questo caso con pericoli
sempre maggiori, come nei campi dell’isola di Sakhalin: territorio sismico, vulcanico e battuto dai
venti polari, o le estrazioni off-shore a molte centinaia di metri sotto il livello del mare) e si ricorre

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sempre di più allo sfruttamento di petroli che un tempo non erano presi in considerazione, come gli
scisti bituminosi del Venezuela e del Canada (il 90% dei petroli esistenti sono petroli “densi„ , cioè
del tipo detto, ma un tempo si consideravano utili solo i petroli relativamente “leggeri„). Di qui la ne-
cessità di studiare delle alternative serie al petrolio.

Il Processo Thermochemurgy
Il processo Thermochemurgy è un processo di gassificazione a bassa temperatura sviluppato dalla
Montevenda Engineering International Association, appositamente per ottenere singas (miscela di
idrogeno ed ossido di carbonio) ad alta purezza dalle biomasse di scarto.
Il processo è attuato per tramite della gassificazione con una miscela di ossigeno e vapore a – ap-
punto – bassa temperatura, il che permette di minimizzare la coproduzione di anidride carbonica e
massimizzare la resa del processo. La particolare struttura del gasogeno permette, appunto, l'uso di
biomasse “incoerenti” (ovvero leggere ed in piccole pezzature, quali molti residui agroforestali), ed un
reforming spinto del gas, oltre a limiti molto ampi riguardo al contenuto di umidità del materiale im-
piegato. Le ceneri prodotte sono completamente mineralizzate e non contengono residui carboniosi: in
tale forma esse sono utilizzabili per vari impieghi, tra cui la produzione di cemento, supplendo in parte
al fabbisogno di materie prime minerali di questo processo.
Dato che si impiega ossigeno nel processo anziché aria, il volume delle apparecchiature è ridotto
di molte volte rispetto ai processi ad aria. Ciò è in linea con le attuali tendenze della chimica industria-
le di processo.
Per giungere ad un effettivo utilizzo industriale delle biomasse di scarto (materiali, come abbiamo
visto, “ad alto contenuto entropico”), l'efficienza è la chiave del processo, per questo è fondamentale
l'impiego dell'ossigeno anziché dell'aria. Gas oggi ottenibile in grandi quantità ed a costi minimi, oltre
che manipolabile in condizioni di assoluta sicurezza.
Per un confronto, processi che utilizzano aria ed alte temperature, comportano la formazione di
ossidi di azoto (NOX) che poi devono essere rimossi dai gas ottenuti, devono sacrificare molta energia
per mantenere le temperature necessarie alla reazione ed hanno grandi dispersioni termiche.
Il processo globale si articola fondamentalmente in quattro sottoprocessi:
• La gassificazione delle biomasse con ossigeno e vapore.

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• Le sintesi da ossido di carbonio ed idrogeno (Fischer-Tropsch) a benzine ed alcooli.


• Il recupero e la purificazione dell’anidride carbonica.
• Il recupero e purificazione dell’idrogeno.

I carburanti di sintesi, una alternativa all’utilizzo diretto dell’idrogeno in autotrazione

L’idrogeno è un combustibile interessante per l’autotrazione: non forma anidride carbonica ed os-
sidi di zolfo; forma però egualmente ossidi di azoto. Non forma, inoltre, monossido di carbonio né
idrocarburi incombusti.
Ha però il limite del basso potere calorifico (3’080 kcal/Nm 3, meno di 1/3 del metano, che è inve-
ce di 9’494 kcal/Nm3), ed è un gas permanente, pertanto necessita di serbatoi ove essere immagazzina-
to ad alte pressioni, oppure liquefatto portandolo e conservandolo a temperature criogeniche (20 K =
-253°C).
Una alternativa è trasformare l’idrogeno in carburanti di sintesi, liquidi ed identici ai carburanti
ordinari, ma molto più puri, assolutamente privi, ad esempio, di composti solforati.
Si nota, in tal proposito, che è ancora possibile migliorare la combustione nei motori, riducendo
drasticamente gli incombusti ed aumentandone il rendimento, ed anche su questo la Montevenda En-
gineering sta concentrando la sua attenzione.
I vantaggi pratici dei carburanti di sintesi sono la vettoriabilità, la possibilità di usare le comuni
stazioni di rifornimento, l’assoluta non necessità di modificare in alcun modo i veicoli esistenti.
Inoltre, derivando i carburanti di sintesi dalle biomasse, si chiude completamente il ciclo dell’ani-
dride carbonica in atmosfera.
La sintesi di carburanti non è certo cosa nuova. Sin dagli anni ’30 è possibile ottenere dal singas
benzine di sintesi (processo Fischer-Tropsch), singas che allora si produceva gassificando il carbone.
Oggigiorno esistono catalizzatori che consentono di effettuare tali processi a pressioni molto contenu-
te, sull’ordine dei 20 bar.
Analogamente è possibile la sintesi di alcooli (tipicamente il metilico, ma non solo) ed altre so-
stanze, come gli alcheni necessari alla produzione di importanti materiali plastici.
È inoltre possibile convertire il singas in metano (“metanazione”), “concentrandone” il potere ca-

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lorifico (dalle circa 3’080 kcal/Nm3 del singas alle 9’494 kcal/Nm 3 del metano puro) ed ovviando al
problema dell’ossido di carbonio, tossico, che non permetterebbe al singas di essere immesso tal quale
nella rete cittadina. Il processo è semplice e con rese altissime, per cui impianti di conversione delle
biomasse a metano “di sintesi„ potrebbero alimentare le utenze cittadine.
Abbiamo fatto cenno alla possibilità di produzione di alcoli, citando, tra l’altro, l’alcool metilico.
Tale composto è interessante per la sua possibilità di utilizzo per l’alimentazione delle celle a
combustione, una delle vie più promettenti per giungere all’autotrazione elettrica senza utilizzare gli
accumulatori (che necessitano la ricarica, hanno una limitata autonomia ed un costo importante, attor-
no a 10’000 € per una automobile).
Ancora, separato l’idrogeno dal singas, esso è suscettibile di essere impiegato per la sintesi, ad
esempio, dell’ammoniaca, fondamentale per molte produzioni industriali (è una delle sostanze, o la
sostanza, maggiormente prodotta oggi dall’industria chimica), tra cui l’industria dei fertilizzanti, ma
anche di materie plastiche come il nylon.

Il recupero e l’utilizzo dell’anidride carbonica

Nel gas uscente dal processo, è contenuta anche anidride carbonica nella misura circa del 18%.
Altra anidride carbonica si produce nella conversione dell'ossido di carbonio ad idrogeno con vapore.
Dato che è possibile separarla senza difficoltà ad un altro grado di purezza, essa non è più un gas
che viene scaricato in atmosfera come nei processi di combustione, ma è possibile raccoglierla facil-
mente allo stato liquido e puro, e renderla suscettibile così di molti impieghi industriali “puliti”. Per
citarne solo alcuni:
• Neutralizzazione dell'acqua negli impianti di depurazione, in sostituzione dell'acido clori-
drico;
• Utilizzo in agricoltura, per arricchire l'atmosfera delle colture protette onde incrementar-
ne la produzione;
• Estrazione di oli e grassi, in sostituzione dei solventi, preservandone anche il valore nu-
trizionale;
• Carbonatazione delle bevande ed altri impieghi nell'industria alimentare (conservazione
degli alimenti);
• Estrazione del petrolio da giacimenti esausti, in cui una parte dell'anidride carbonica ri-
mane naturalmente intombata senza ulteriori costi;

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• Propellente per bombolette spray;


• Conservazione e disinfestazione cereali;
• Disinfestazione biblioteche ed archivi;
• Estintori;
• Saldatura;
• Enologia (polmonazione serbatoi di stoccaggio);
• Sabbiatura con ghiaccio secco, senza produzione di sabbie esauste;
• Eliminazione dei “fumi rossi” nel processo di fusione della ghisa;
• Pulizia dei componenti nel ciclo di produzione dei semiconduttori;
• Sgrassaggio delle pelli, senza produzione di reflui;
• Sgrassaggio della lana, senza produzione di reflui e recupero della lanolina;
• Produzione di carbonato di sodio e bicarbonato di sodio da soda caustica elettrolitica per
carbonatazione;
• Produzione di urea (importante fertilizzante azotato e base per materie plastiche), per
reazione tra l'anidride carbonica e l'ammoniaca.
Alcuni degli utilizzi citati, sono stati ipotizzati e sono in fase di studio direttamente da parte della
Montevenda Engineering.
Dunque, questo gas, se sfruttato correttamente, anziché essere una causa dell'effetto serra, può di-
venire la base di una serie di innovative tecnologie industriali “pulite”, essendo essa non tossica, non
infiammabile e non inquinante.

Le ceneri del processo

Dalla gassificazione delle biomasse, come abbiamo visto, si forma una certa quantità di ceneri,
variabile a seconda delle specie vegetali di partenza, dei luoghi di provenienza e delle stesse parti del-
la pianta.
Ma, a differenza della “cenere„ che tutti conosciamo, le ceneri del processo Thermochemurgy
sono completamente mineralizzare, per l’azione dell’ossigeno puro che elimina ogni particella di car-
bonio.
Esse si presentano pertanto sotto forma di polveri di colore bianco oppure rosa chiaro, sciolte, pri-
ve di qualunque traccia di sostanza organica o carbonio.
Ciò le rende suscettibili di svariati impieghi, per cui, anziché rappresentare un problema per lo

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smaltimento, esse divengono una risorsa.


Si ricorderà come, nell’Odissea, quando la Principessa Nausicaa si reca sulla spiaggia per lavare il
suo corredo matrimoniale, spiaggia sulla quale poi incontrerà Ulisse naufrago, essa con le sue ancelle
usi la cenere per fare il bucato, processo che utilizzavano anche le nostre nonne.
La cenere vegetale ha infatti un elevato contenuto di alcali, come il carbonato di potassio, facil-
mente solubile in acqua e con proprietà simili alla soda Solvay.
Gli alcali producibili dalle ceneri vegetali, inoltre, non comportano la coproduzione di cloro, sem-
pre più difficile da circuitare nell’industria, oggi sottoprodotto della produzione elettrolitica degli alca-
li da acqua marina.
Per questo le ceneri erano anche impiegate come fonte di alcali per l’industria vetraria, sin da
tempi remoti.
Possiamo dunque pensare ad utilizzare le ceneri vegetali per il recupero di molte sostanze utili, ed
il residuo, ad esempio, utilizzarlo per la produzione di cemento riducendo l’uso di pietra da cemento.
In Giappone, dove la disponibilità di materie prime di origine geologica per produrre il cemento è
limitata, si stanno via via sostituendo le rocce con le ceneri dei rifiuti urbani.
Le ceneri vegetali sono anche meno problematiche, perché il loro contenuto di metalli pesanti è
considerevolmente più basso, e pongono meno problemi per il loro impiego a tali scopi.

Come abbiamo visto, il nostro impegno non si esaurisce all’utilizzo delle biomasse per ottenere
l’idrogeno ed i prodotti da questo derivabili, ma di utilizzare quella parte di biomassa che normalmen -
te non è utilizzata a fini energetici o similari perché scadente, difficile da trattare e con basso potere
calorifico. E non solo, ma è anche nostro primario obiettivo la chiusura del ciclo, imitando i processi
della Natura e tenedo conto non solo delle necessità dell’Ambiente, ma anche sociali e dello sviluppo
socioeconomico.

Il Presidente
Gualtiero A.N. Valeri

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