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MODULO

FISICA
02

Edizione Settembre 2007 Licenza Manutentore Aeronautico - LMA


INDICE DEL CONTENUTO
MODULO 02 - FISICA

Edizione: Settembre 2007 Revisione: 0, 2007

02-01-00 - FISICA - MATERIA

02-02-01 - MECCANICA - STATICA

02-02-02 - MECCANICA - CINEMATICA

02-02-03 - MECCANICA - DINAMICA (A)

02-02-03 - MECCANICA - DINAMICA (B)

02-02-04 - MECCANICA - FLUIDODINAMICA (A)

02-02-04 - MECCANICA - FLUIDODINAMICA (B)

02-03-00 - FISICA - TERMODINAMICA (A)


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INDICE DEL CONTENUTO
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FISICA - MATERIA

1. INTRODUZIONE ................................................................................................................................................................ 5
1.1 NATURA DELLA MATERIA:
ELEMENTI CHIMICI, STRUTTURA DEGLI ATOMI, MOLECOLE .................................................................................... 6
1.2 LATOMO E LE SUE PARTI .............................................................................................................................................. 6
1.3 IL MODELLO ATOMICO DI BOHR .................................................................................................................................... 8
1.4 MATERIA ED ENERGIA .................................................................................................................................................. 16

2. COMPOSTI CHIMICI ....................................................................................................................................................... 16


2.1 NATURA CHIMICA DELLA MATERIA ............................................................................................................................. 16

3. STATI DELLA MATERIA, SOLIDO, LIQUIDO E GASSOSO.


CAMBIAMENTI DI STATO .............................................................................................................................................. 18
3.1 NATURA FISICA DELLA MATERIA ................................................................................................................................ 18
3.2 SOLIDI ............................................................................................................................................................................. 19
3.3 LIQUIDI ............................................................................................................................................................................ 19
3.4 GAS .................................................................................................................................................................................. 19
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4. FORZE DI COESIONE ED ADESIONE ........................................................................................................................... 20

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1. INTRODUZIONE trica, o pi in generale l'elettricit, allo scopo di svolgere diversi
lavori richiesti durante la complessa operazione del volo.
Questo principio abbastanza semplice seppur fondamentale,
Tutti sanno che lasciando un bicchiere d'acqua sotto la luce del
come si potr constatare, la base degli argomenti di studio
sole, l'acqua si riscalda.
durante tutto il corso. Una volta che questo concetto ben
La spiegazione del fenomeno la seguente: l'energia conte-
chiaro nella propria mente, apparir chiaro anche il funziona-
nuta nella luce del sole svolge un lavoro sulle piccolissime par-
mento di molti dispositivi complessi o di circuiti difficili da com-
ticelle d'acqua, dette molecole, costringendole ad agitarsi
prendere.
sempre pi velocemente.
Le due domande fondamentali che ci dobbiamo porre appre-
L'aumento di temperatura che noi percepiamo corrisponde pro-
standoci a studiare un particolare dispositivo o circuito sono le
prio a quest'aumento d'attivit dell'agitazione molecolare da
seguenti:
parte delle molecole d'acqua.
Esponendo l'acqua alla luce del sole, impieghiamo dell'energia
1. Come fa questo dispositivo o circuito ad utilizzare o control-
per svolgere del lavoro.
lare l'energia elettrica?
Di solito non si usa mettere un bicchiere d'acqua al sole per
riscaldarlo, al contrario molto spesso si utilizza e controlla
2. Come fa questo dispositivo o circuito a contribuire
l'energia per svolgere un lavoro, com' consuetudine nella
nell'impresa di far volare un velivolo?
nostra societ tecnologica.
Ad esempio si utilizza l'energia del sole, immagazzinata nelle
Il campo dell'elettronica applicata all'aviazione, od avionica,
piante cresciute milioni d'anni fa e trasformata in petrolio da
come di solito chiamata, nonostante sia applicata da non
enormi pressioni all'interno del sottosuolo, per far volare i
molto tempo, una delle branche specialistiche che richiede
moderni velivoli.
maggior conoscenza teorica e pratica da parte dello speciali-
Per questo motivo, il motore del velivolo pu essere conside-
sta.
rato come un dispositivo in grado di utilizzare, controllandola,
E' compito dello specialista avionico installare ed effettuare la
l'energia solare e geologica immagazzinata nel petrolio, appli-
manutenzione di diversi dispositivi elettronici dai quali pu
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candola per svolgere il lavoro sviluppato dalla potenza richiesta


dipendere l'incolumit e la vita dei passeggeri e del personale
per far volare il velivolo.
di bordo.
In modo del tutto analogo, anche le apparecchiature ed i circuiti
Il fatto di sottoporre al rischio le vite umane, unitamente al fatto
elettronici, dei quali si parler nei moduli successivi, sono
che l'avionica fa ancora parte dell'applicazione di un nuovo
dispositivi per prelevare, controllare ed applicare l'energia elet-

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concetto, utilizzando nuovi dispositivi, obbliga lo specialista Un secolo e mezzo dopo le scoperte di Boyle, Dalton ha fornito
avionico a comprendere profondamente la natura dell'energia la moderna teoria atomica.
con la quale egli lavora, ed anche i vari modi che si utilizzano Basandosi sull'accurato lavoro eseguito nelle analisi chimiche
affinch quest'energia svolga le funzioni richieste. svolte nei due secoli precedenti, Dalton fu in grado di dimo-
strare che ciascun elemento chimico doveva essere composto
1.1 NATURA DELLA MATERIA: da atomi tutti dello stesso peso, e che due differenti elementi
quali il rame e l'argento, tanto per fare un esempio, sono diversi
ELEMENTI CHIMICI, STRUTTURA DEGLI in quanto essi sono composti da atomi di peso differente.
ATOMI, MOLECOLE All'incirca nello stesso periodo in cui la chimica stava avan-
zando verso la teoria atomica, cominciato lo studio scientifico
1.2 LATOMO E LE SUE PARTI dell'elettricit.
Dai primi lavori del fisico tedesco Otto von Guericke, i cui
lavori con le pompe ad aria ispirarono le ricerche di Boyle, un
Il filosofo greco Democrito di Abdera ha parlato dell'atomo nel
lento progresso condusse fino a Benjamin Franklin, con il suo
430 a.C.
famoso aquilone.
Egli present l'idea che atomi indivisibili fossero la base di tutti i
Franklin pens che vi fosse un "fluido" elettrico, che poteva
corpi materiali, ma la sua idea rimase soltanto una specula-
essere aggiunto o tolto dalle cose, semplicemente strofinan-
zione filosofica fino al diciassettesimo secolo.
dole o con altre azioni.
Soltanto allora la ricerca sulla natura dei gas compressi, sul
L'aggiunta o la sottrazione di questo fluido elettrico si manife-
magnetismo, ed in seguito sull'elettricit statica, hanno gradual-
stava con una carica elettrica, dipendente dall'oggetto dal
mente accumulato un insieme di osservazioni che poteva
quale essa era sottratta oppure aggiunta.
essere chiaramente spiegato soltanto dalla presenza di atomi e
Franklin defin quegli oggetti sui quali riteneva che il fluido
di parti che costituiscono gli atomi.
fosse aggiunto, come carichi positivamente.

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Tra le prime ricerche in questo campo si ricordano quelle
Al contrario defin quegli oggetti dai quali riteneva che fosse
dell'inglese Robert Boyle, che pubblic nel 1661 "Il Chimico
stato sottratto il fluido, come ad esempio una bacchetta di
Scettico", dove riportava i risultati di alcuni suoi esperimenti sui
gomma strofinata con uno straccio di lana, carichi negativa-
gas e forniva la nozione di elemento chimico.
mente.
Gi secondo Boyle, l'elemento chimico era una delle sostanze
Egli not anche che gli oggetti che possedevano lo stesso tipo
semplici, delle quali era costituito il mondo, e non era possibile
di carica si respingevano, mentre al contrario esercitavano una
scinderla in elementi chimici pi semplici.

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forza di attrazione, che diminuiva rapidamente al crescere della il passaggio delle cariche, in quanto elettroni, dal corpo carico
distanza tra gli oggetti stessi, tutte le volte che possedevano negativamente verso il corpo carico positivamente; mentre con
cariche di genere opposto. flusso della corrente s'intende il passaggio (convenzionale)
Ne dedusse che lo spazio circostante un corpo carico elettrica- delle cariche dal positivo verso il negativo
mente in un certo qual modo cambiava caratteristiche e dimo- Prima degli esperimenti eseguiti dai fisici inglesi Thomson e
str questo fatto portando una seconda carica elettrica nei Rutherford all'inizio del ventesimo secolo, si riteneva che
pressi del corpo carico elettricamente. l'atomo fosse un corpuscolo solido ed indistruttibile.
In questo modo era nato il concetto di campo elettrico. Gli esperimenti dei due scienziati hanno fornito invece una
Franklin argu che collegando con un filo due corpi aventi cari- conoscenza assai diversa dell'atomo, ora composto da un
che di segno opposto, si sarebbe spostato il fluido elettrico dal nucleo, nel quale concentrata quasi tutta la massa dell'atomo,
corpo carico positivamente al corpo carico negativamente, pas- circondato da un brulichio di particelle pi leggere che vi ruo-
sando per il filo che collegava i corpi. tano attorno.
L'esperimento presupponeva il concetto di corrente, o in ogni Nonostante fosse in disaccordo con alcune teorie di allora, il
modo di flusso del fluido, dal positivo al negativo. concetto di atomo espresso da Rutherford ha reso possibile la
Oggi sappiamo che le teorie di Franklin contenevano degli spiegazione di molte osservazioni effettuate in campi differenti,
errori, infatti, quando si collegano tra loro, mediante un filo con- quali l'elettrotecnica, la chimica ed il magnetismo.
duttore, due corpi carichi elettricamente, il flusso degli elettroni
parte dal corpo carico negativamente per giungere sul corpo Rutherford not che l'atomo stava assieme a causa dei
carico positivamente; inoltre la carica negativa che si ottiene campi elettrici generati dal nucleo, caratterizzato da una
aggiungendo elettroni ad un corpo, mentre la carica positiva si carica positiva, e dagli elettroni che lo circondano, carat-
ottiene sottraendo elettroni dal corpo. terizzati da una carica negativa.
Sfortunatamente questa scoperta avvenuta dopo moltissime
altre importanti scoperte fatte nel campo dell'elettricit, perci La carica elettrica, fenomeno studiato sotto varie forme,
rimasta in uso la convenzione di Franklin, del flusso della cor- legata alle caratteristiche dell'atomo.
rente dal positivo al negativo, caposaldo delle teorie dell'elettro- Alcuni decenni fa, prima dell'enorme crescita dell'elettronica
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tecnica, a dispetto del fatto che la maggior parte dei circuiti allo stato solido, gli argomenti esposti da un normale libro di
elettronici si basi sul movimento degli elettroni. testo, si sarebbero esauriti dopo la presentazione del modello
Allo scopo di generare la minor confusione possibile, nel testo di atomo secondo Rutherford e dopo aver definito l'elettrone.
si distingueranno i due concetti: per flusso di elettroni s'intende

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La comprensione dell'elettronica allo stato solido richiede due 1.3 IL MODELLO ATOMICO DI BOHR
ulteriori passi: l'aggiunta del modello di atomo suggerita da
Niels Bohr, rispetto al modello di Rutherford, ed inoltre una Nel 1913, il fisico danese Niels Bohr, sugger un certo numero
spiegazione pi chiara del comportamento dei portatori di di aggiunte al modello di atomo secondo Rutherford.
carica, quando gli atomi sono organizzati tra loro per costituire Nonostante sia passato pi di mezzo secolo da quando Bohr
le sostanze. pubblic il suo modello di atomo, esso non stato ulterior-
mente migliorato, per quanto riguarda le conoscenze necessa-
rie ad un tecnico aeronautico.
Prese assieme, le teorie di Rutherford e di Bohr, parlano di un
nucleo atomico costituito da uno o pi corpuscoli carichi positi-
vamente, detti protoni.
Attorno a questo nucleo ruotano, a distanze ben determinate,
degli elettroni, carichi negativamente ed in numero eguale a
quello dei protoni che costituiscono il nucleo.
Gli elettroni sono molto pi leggeri dei protoni, ed approssimati-
vamente la loro massa 1850 volte minore di quella del pro-
tone.
La carica negativa degli elettroni, presenti in ciascun atomo,
bilancia l'eguale ed opposta carica positiva dei protoni; l'atomo,
preso da solo, non presenta all'esterno alcuna carica elettrica.

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Figura 1.

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Questi corpi, detti neutroni, hanno una massa circa eguale a
quella dei protoni, e sembra che funzionino da colla per tratte-
nere assieme il nucleo.
E' necessario che vi sia un numero minimo di neutroni, presenti
nel nucleo, per ogni determinato numero di protoni, altrimenti il
nucleo diventa instabile e si spezza liberando una notevole
quantit di energia, paragonata ad un corpuscolo cos piccolo.
Soltanto il nucleo dell'idrogeno, costituito da un unico protone
solitario, non necessita di alcun neutrone a fare da "colla".

Figura 2. Modello atomico di Bohr(semplificato)


Siccome i corpi che hanno carica eguale si respingono tra loro,
le forze repulsive tenderebbero a rompere il nucleo separan-
done le parti.
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Invece queste forze sono compensate dalla presenza di un


certo numero di corpuscoli privi di carica e residenti nel nucleo.

Figura 3. Modello atomico Litio (Li)

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Bohr ha suggerito che il percorso di ogni singolo elettrone Il guscio L possiede due livelli energetici: il livello s che pu
attorno al nucleo strettamente determinato dal numero di contenere al massimo 2 elettroni, ed il livello energetico p che
elettroni presenti nell'atomo e dal livello di energia di ciascuno pu contenere al massimo 6 elettroni; in totale il guscio L pu
degli elettroni dell'atomo. contenere 8 elettroni, 2 a livello s e 6 a livello p, poi si comincia
I percorsi sono organizzati all'interno di determinati "gusci". ad occupare il guscio successivo.
Ciascun guscio contiene un ben determinato numero di per-
corsi, detti livelli energetici. Ciascun livello energetico pu con-
tenere un determinato numero massimo di elettroni.
I gusci sono indicati con delle lettere maiuscole, K, L, M, N, a
partire dal guscio pi interno dell'atomo.
Il guscio K possiede soltanto 1 livello energetico, detto s, ed al
massimo pu contenere soltanto 2 elettroni.
L'atomo pi semplice, quello dell'idrogeno, il cui nucleo con-
tiene soltanto 1 protone, possiede 1 solo elettrone al livello
energetico s, orbitante nel guscio K.
Quest'affermazione vera, secondo quanto sar detto in
seguito, soltanto nel caso che non venga fornita ulteriore ener-
gia all'elettrone, ma per il momento si accetta per semplifica-
zione.
Il successivo atomo, quello dell'elio, gi pi complesso. Il suo
nucleo costituito da 2 protoni e da 2 neutroni, con 2 elettroni
orbitanti a livello energetico s, all'interno del guscio K. La mas-
sima capacit del livello energetico s di 2 elettroni.

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L'elemento successivo, il litio, possiede 3 protoni nel nucleo,
quindi ha anche 3 elettroni. I primi 2 elettroni completano il
livello energetico s all'interno del guscio K. Siccome il guscio K
possiede soltanto un livello energetico, il livello s, il terzo elet-
trone del litio, occupa il livello energetico s del secondo guscio,
ossia del guscio L. Figura 4. Litio orbitali e gusci

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La figura seguente mostra i livelli di energia presenti in cia- L'elemento il cui numero di elettroni riempie completamente il
scuno dei gusci, ed il numero massimo di elettroni che si pos- guscio L il neon, con 10 elettroni in totale, 2 a livello s nel
sono trovare in ciascun livello. guscio K, 2 a livello s nel guscio L e 6 a livello p sempre nel
guscio L.
E' un fatto interessante e importante che l'atomo dell'elio riem-
pia completamente, con i suoi elettroni, il guscio L, come rispet-
tivamente l'atomo di elio riempiva completamente il guscio K.
Entrambi gli elementi mostrano una scarsissima attivit chi-
mica, e si mantengono i loro elettroni ben stretti.
Il guscio pieno presenta uno stato di stabilit preferenziale.
D'altra parte, il litio, che ha il guscio K completo, ed 1 solo elet-
trone nel guscio L, presenta una notevole affinit chimica per
gli altri elementi.
Gli elettroni esterni, detti elettroni di valenza, possono essere
ceduti ad un altro atomo, al quale servono per completare il
proprio guscio.
Per esempio, il litio forma un composto con l'idrogeno, compo-
sto detto idruro di litio.
In questo composto l'elettrone esterno del litio si trasferisce nel
guscio K dell'atomo di idrogeno, rendendo la carica comples-
siva dell'atomo di litio pari a +1 (mancanza di 1 elettrone), e la
carica complessiva dell'atomo di idrogeno pari a -1 (aggiunta di
1 elettrone).
Queste cariche di segno opposto mantengono gli atomi
assieme per costituire una singola molecola del composto
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idrossido di litio. I composti che si mantengono uniti mediante


questo meccanismo sono detti elettrovalenti od uniti da legame
ionico.
Figura 5. Gusci - Livelli di energia

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In natura queste sostanze, tra le quali compreso il comune
sale da cucina (cloruro di sodio), generalmente si trovano sotto
forma di strutture cristalline costituite da atomi aventi una
carica, detti ioni, disposti alternatamente a costituire il cristallo.
Un altro genere di legame si pu verificare quando il guscio pi
esterno riempito soltanto in parte, come nel caso del carbone,
silicio e germanio, elementi di fondamentale importanza
nell'industria elettronica.
Per esempio, un atomo di carbonio in grado di riempire il suo
guscio esterno condividendo gli elettroni con altri atomi.
Nel caso del diamante, ciascun atomo di carbone condivide
due degli elettroni posti nel guscio esterno, con ciascuno dei tre
atomi di carbone a lui contigui, in modo da formare quello che
si definisce legame covalente.
Siccome il legame covalente porta a contatto tra loro i gusci
esterni degli atomi, il legame di solito molto pi stretto e robu-
sto del legame ionico od elettrovalente.
Come si appena visto nel caso del litio, il numero degli elet-
troni di valenza, ossia quelli presenti nel livello (o nei livelli)
energetico pi esterno dell'atomo, determina la maggior parte
delle caratteristiche fisiche e chimiche dell'elemento.

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Figura 6. Carbonio

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Queste caratteristiche sono riassunte nella tavola periodica Si noti che tutti questi elementi di transizione possiedono lo
degli elementi, costruita seguendo il numero progressivo dei stesso numero di elettroni di valenza.
protoni contenuti nel nucleo dell'elemento, numero che costitui- Il primo gruppo di questi elementi di transizione comprende la
sce il numero atomico. maggior parte di quegli elementi le cui caratteristiche li rendono
Le colonne, disposte in verticale, sono disposte secondo il preziosi per la realizzazione dei circuiti elettrici e magnetici.
numero degli elettroni di valenza, che al massimo pu raggiun- Quasi tutti gli elementi comunemente impiegati per trasportare
gere la quantit di otto elettroni. Per questo motivo ci si deve l'elettricit o per le loro caratteristiche magnetiche, si trovano in
aspettare che gli elementi di ciascuna colonna presentino delle una delle famiglie degli elementi di transizione.
caratteristiche chimiche simili. Si fa anche notare che i due elementi utilizzati per la costru-
Nella tavola periodica degli elementi, riportata nel seguito, cia- zione dei transistor, ossia il silicio, con numero atomico = 14,
scuna casella rappresenta un singolo elemento, e fornisce il ed il germanio, con numero atomico = 32, si trovano entrambi
nome dell'elemento stesso, la sua sigla utilizzata in chimica, nella colonna di quegli elementi che possiedono 4 elettroni di
che in genere corrisponde alle prime due lettere del nome valenza.
latino dell'elemento, il suo numero atomico, ossia il numero di Ci si pu domandare perch le orbite degli elettroni nei vari
protoni presente nel nucleo, ed infine il peso atomico, ossia la gusci sono chiamate livelli energetici.
somma del numero dei protoni e dei neutroni presenti nel La ragione di ci si trova nel concetto di atomo immaginato da
nucleo. Bohr.
In alcune tabelle presente pure la distribuzione degli elettroni Bohr ha pensato che il particolare percorso sul quale s'inseri-
nei gusci e rispettivi livelli energetici. sce un elettrone, non dipende soltanto dalle caratteristiche del
Osservando la tabella si pu notare che la distribuzione degli guscio che comprende l'orbita, ma anche dalla quantit di ener-
elettroni negli elementi che seguono l'argo, avente numero ato- gia posseduta dall'elettrone, e quell'energia, a livello degli
mico = 18, incomincia a diventare complicata. atomi, non varia in modo continuo, bens per quantit discrete,
Il diciannovesimo elettrone del potassio, avente numero ato- ossia gradini di un certo valore.
mico = 19, invece di inserirsi nel livello energetico d del guscio Il gradino di energia, ossia la quantit discreta di energia
M, occupa il livello energetico s del guscio N. detta "quanto".
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E' soltanto con l'elemento numero 21, detto scandio, che gli Se un elettrone colpito da un quanto di energia, esso assorbe
elettroni cominciano a riempire il livello energetico d del guscio l'energia e salta su di un percorso pi distante dal nucleo
M, formando una serie di elementi di transizione, aventi carat- dell'atomo.
teristiche fisiche e chimiche similari.

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Eventualmente quest'elettrone ricede questo pacchetto di ener-
gia e salta nuovamente ad un livello energetico inferiore, pi
vicino al nucleo.
Il quanto di energia che si libera, pu essere assorbito da un
altro elettrone, il quale ripete anche lui il ciclo.
In alcuni casi, specialmente nel caso di atomi molto vicini come
sono quelli delle sostanze metalliche, un elettrone pu ricevere
sufficiente energia per saltare in una posizione tanto lontana
dal suo nucleo, che l'attrazione della carica opposta, da parte
del nucleo, non sia pi in grado di trattenerlo.
In questo caso si afferma che l'elettrone entrato nel livello
energetico di conduzione, od anche nella banda di conduzione,
diventando un elettrone libero, od anche un elettrone di condu-
zione.
Si ritorner su questi concetti quando si parler del comporta-
mento delle cariche elettriche e dei portatori di carica, nei pros-
simi Moduli.

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Figura 7. Tavola periodica degli elementi

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1.4 MATERIA ED ENERGIA 2. COMPOSTI CHIMICI

Per definizione, materia tutto ci che occupa uno spazio e 2.1 NATURA CHIMICA DELLA MATERIA
possiede una massa.
Quindi l'aria, l'acqua, il cibo necessario per vivere, il velivolo sul Per riuscire a capire meglio la natura della materia, si spez-
quale si fa manutenzione, sono tutte forme di materia. zettata in parti sempre pi piccole, fino agli elementi pi piccoli.
La Legge di Conservazione, stabilisce che la materia non pu La parte pi piccola di materia che esista l'atomo.
essere n creata n distrutta. Le tre particelle elementari esistenti all'interno dell'atomo e che
Possiamo soltanto cambiare le caratteristiche della materia. ne determinano le caratteristiche, formando tutti gli atomi, sono
Tutte le volte che la materia cambia di stato, vi uno scambio i protoni, i neutroni e gli elettroni.
d'energia, che la capacit della materia di eseguire un lavoro. I protoni con la loro carica positiva ed i neutroni che hanno
Per esempio, scaldando il carbone, esso cambia di stato, tra- carica neutra, coesistono assieme nel nucleo dell'atomo.
sformandosi da solido a gas combustibile in grado di produrre Invece gli elettroni con la loro carica negativa, orbitano attorno
energia termica, ossia calore. al nucleo lungo le loro orbite ordinate dette "gusci".
L'atomo dell'idrogeno l'atomo pi semplice che si conosca: il
nucleo costituito da un solo protone, senza alcun neutrone,
ed attorno vi orbita un solo elettrone.
L'atomo di ossigeno decisamente pi complesso.
Esso ha un nucleo costituito da otto protoni ed otto neutroni, ed
attorno al nucleo orbitano otto elettroni distribuiti su due gusci,
due su quello interno e sei sull'esterno, come rappresentato in
figura.

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Attualmente si conoscono 109 elementi od atomi diversi tra Ciascun atomo identificato dal proprio numero atomico e pos-
loro. Ciascuno di loro ha un numero ben preciso di protoni, siede la rispettiva massa atomica.
neutroni ed elettroni. Generalmente, quando gli atomi si "legano" tra loro, formano le
molecole.
In natura, le molecole formate da atomi della stessa specie
sono poche: due esempi che si possono incontrare nel campo
della manutenzione aeronautica sono l'elio e l'argo.
Tutte le altre molecole sono costituite da due o pi atomi diversi
tra loro.
Per esempio, l'acqua (H2O) costituita da due atomi di idro-
geno ed uno di ossigeno.
Quando gli atomi si legano assieme per formare una molecola,
essi si scambiano tra loro gli elettroni.
Nell'esempio dell'acqua H2O, l'atomo di ossigeno possiede sei
elettroni nel guscio esterno, detto guscio di valenza.
Tuttavia il guscio esterno pu contenere ed accettare otto elet-
troni.
Per questo motivo l'atomo di ossigeno si pu combinare, o
"legare" con due atomi di idrogeno "scambiando" i due elettroni
presenti nelle orbite esterne dei due atomi di idrogeno.
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Figura 8. Struttura Idrogeno e Ossigeno

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3. STATI DELLA MATERIA, SOLIDO, LIQUIDO
E GASSOSO.
CAMBIAMENTI DI STATO

3.1 NATURA FISICA DELLA MATERIA

La materia composta da moltissime particelle dette molecole.


Le molecole sono definite come le particelle pi piccole nelle
quali si pu ridurre una sostanza, particelle che tuttavia conser-
vano le caratteristiche chimiche e fisiche della sostanza. Inol-
tre, tutte le molecole di una determinata sostanza sono
esattamente eguali le une alle altre, e sono uniche per quella
sostanza.
Le molecole sono organizzate assieme tra loro, per cui la mate-
ria pu esistere in uno dei seguenti tre stati fisici: solido, liquido
e gassoso.
Tra le molecole esistono forze elettromagnetiche di attrazione e
repulsione che variano in funzione dello stato in cui la materia
si trova.
Le molecole di un qualunque materiale sono in continuo movi-
mento e la quantit di movimento o vibrazione dipende dalla

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temperatura alla quale il materiale si trova.
Tutta la materia si trova in uno dei precedenti tre stati. Lo stato
fisico si riferisce alle condizioni in cui si trova il composto e non
ha nessuna influenza sulla struttura chimica del composto.
In altre parole, il ghiaccio, l'acqua ed il vapore acqueo sono
sempre H2O: lo stesso tipo di materia che si presenta nei tre
Figura 9. Molecola acqua (H2O) stati.

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Tutti gli atomi e le molecole della materia sono costante- Quando un materiale si trasforma da solido a liquido, il volume
mente in movimento. del materiale non cambia di molto.
Per il materiale si adatta alla forma del contenitore. Il feno-
Questo movimento provocato dall'energia, sotto forma di meno si pu sperimentare fondendo un cubetto di ghiaccio.
calore, presente nel materiale. Anche i liquidi si possono considerare incompressibili.
La quantit di movimento determina lo stato fisico della mate- Nonostante le molecole di un liquido siano molto pi staccate
ria. tra di loro rispetto a quelle di un solido, esse non sono sufficien-
temente staccate da poter comprimere il liquido.
3.2 SOLIDI In un liquido le molecole sono ancora parzialmente legate tra
loro.
Questa forza di legame nota come tensione superficiale ed
Un solido caratterizzato da un ben determinato volume ed evita che il liquido si espanda spargendosi attorno in ogni dire-
una forma definita, indipendente dal recipiente che lo contiene. zione.
Per esempio, un ciottolo messo dentro una scodella non si ridi- La tensione superficiale si pu verificare riempendo un bic-
mensiona prendendo la forma della scodella. chiere appena oltre al bordo.
Il solido contiene poca energia termica e di conseguenza
le molecole o gli atomi non si possono allontanare dalla 3.4 GAS
loro posizione reciproca (relativa).
Continuando a fornire energia, sotto forma di calore, ad un
Per questo motivo il solido incompressibile. materiale, il movimento molecolare aumenta sempre pi, finch
il liquido raggiunge la condizione in cui la tensione superficiale
3.3 LIQUIDI non pi in grado di trattenere le molecole del materiale.
A questo punto le molecole si allontanano sotto forma di gas o
vapore.
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Fornendo energia sotto forma di calore ad un materiale solido, La quantit di calore necessaria per trasformare un liquido in
aumenta il movimento delle molecole. un gas, dipende dal tipo di liquido e dalla pressione alla quale il
Quest'energia costringe le molecole ad allontanarsi dalle loro liquido sottoposto.
posizioni fisse, caratteristiche del solido che possiede una Per esempio, ad una pressione inferiore all'atmosferica, l'acqua
forma determinata. bolle ad una temperatura minore di 100 Celsius.

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Il punto di ebollizione di un liquido direttamente proporzionale In un solido le molecole sono mantenute attorno a posizioni
alla pressione cui sottoposto. fisse durante la loro vibrazione.
I gas sono molto diversi dai solidi e dai liquidi, per il fatto che All'aumentare della temperatura del solido, aumenta l'effettiva
essi non hanno n forma n volume definiti. vibrazione delle molecole, e di conseguenza aumenta la velo-
Chimicamente le molecole di un gas sono identiche a quelle cit di vibrazione, ossia l'energia cinetica o di movimento delle
dello stato liquido e/o solido. La differenza si riscontra nel fatto molecole del corpo.
che i gas sono comprimibili perch le loro molecole sono Se la temperatura continua a crescere, si indebolisce il legame
sparse tutte attorno. che tiene assieme le molecole, quindi le molecole si possono
spostare dalle loro posizioni fisse che determinavano lo stato di
3.5 FORZE DI COESIONE ED ADESIONE corpo solido.
In queste condizioni la sostanza si trasforma in liquido, ossia
assume lo stato liquido.
Tra le molecole, siano esse allo stato solido, liquido, o gassoso, Aumentando ulteriormente la temperatura, si fornisce una mag-
esiste parecchio spazio vuoto. giore energia alle molecole, fino a quando si raggiunge un
Questo spazio vuoto consente di comprimere il materiale, secondo punto o livello di energia, nel quale il legame di attra-
costringendo le molecole a muoversi in posizioni pi vicine tra zione tra le molecole non pi in grado di mantenere le mole-
loro, quindi ad occupare un minore volume. cole unite tra loro, ed a questo punto il liquido si trasforma in
Man mano che si riduce il volume, gradualmente si deve gas.
aumentare la forza di compressione, e questo fatto indica che I cambiamenti di stato, sia quello tra solido e liquido, sia quello
esiste una forza di repulsione tra le molecole. tra liquido e gas, avvengono a temperature ben definite e
Al contrario, per produrre una graduale estensione di un corpo costanti.
solido a forma di barra, gli si deve applicare una forza di tra- Questo fenomeno dovuto al fatto che l'energia assorbita
zione o di tensione gradualmente crescente, e questo fatto durante la fase di trasformazione, utilizzata per rompere i

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indica che esiste anche una forza di attrazione tra le molecole. legami di attrazione.
La forza che mantiene assieme le molecole di una stessa Il calore necessario per effettuare la trasformazione dallo stato
sostanza detta forza di coesione. solido a quello liquido della sostanza, detto "calore latente di
La forza che mantiene assieme molecole di sostanze differenti fusione", mentre quello necessario per trasformare un liquido in
detta forza di adesione. un gas detto "calore latente di evaporazione".
Come si detto, la materia esiste allo stato solido, liquido e
gassoso.

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Al contrario, tutte le volte che l'energia assorbita provoca una
variazione di temperatura, allora il calore fornito si dice "calore
sensibile".
La figura seguente mostra i cambiamenti di stato che avven-
gono sul ghiaccio, ossia a partire da una temperatura inferiore
ai 0C, per trasformarlo in vapore acqueo.
Sovente il calore sensibile ed il calore latente sono detti "ental-
pia" ed "entalpia specifica", durante i rispettivi cambiamenti di
stato.
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Figura 10. Diagramma di stato dellacqua

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MODULO
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MECCANICA
STATICA
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PAGINA LASCIATA INTENZIONALMENTE BIANCA

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INDICE DEL CONTENUTO
MODULO - 02-02-01
MECCANICA - STATICA

1. FORZE MOMENTI E COPPIE ........................................................................................................................................... 5


1.1 FORZA ............................................................................................................................................................................... 5
1.2 MOMENTO DI UNA FORZA .............................................................................................................................................. 5
1.3 VANTAGGIO MECCANICO ............................................................................................................................................... 7
1.4 LA LEVA ............................................................................................................................................................................. 7
1.4.1 Leva di prima specie .......................................................................................................................................................... 8
1.4.2 Leva di seconda specie ...................................................................................................................................................... 8
1.4.3 Leva di teRza specie .......................................................................................................................................................... 9
1.5 PIANO INCLINATO .......................................................................................................................................................... 10
1.6 CARRUCOLE ................................................................................................................................................................... 11
1.7 INGRANAGGI .................................................................................................................................................................. 13
1.8 LA COPPIA ...................................................................................................................................................................... 17

2. RAPPRESENTAZIONI VETTORIALI DELLE FORZE .................................................................................................... 17


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2.1 QUANTIT SCALARI E QUANTIT VETTORIALI .......................................................................................................... 17

3. BARICENTRO ................................................................................................................................................................. 20
3.1 IL BARICENTRO .............................................................................................................................................................. 20

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3.2 BARICENTRO DEL VELIVOLO ....................................................................................................................................... 21

4. ELEMENTI DI TEORIA DELLA FATICA, ALLUNGAMENTI ED ELASTICITA':


TRAZIONE, COMPRESSIONE, TAGLIO E TORSIONE 23
4.1 LA RESISTENZA DEI MATERIALI .................................................................................................................................. 23
4.2 LE SOLLECITAZIONI ...................................................................................................................................................... 23
4.2.1 LA COMPRESSIONE ...................................................................................................................................................... 24
4.2.2 LA TORSIONE ................................................................................................................................................................. 24
4.2.3 LA FLESSIONE ................................................................................................................................................................ 24
4.2.4 SOLLECITAZIONE DI TAGLIO ........................................................................................................................................ 25
4.3 LE DEFORMAZIONI E LA LEGGE DI HOOKE ............................................................................................................... 26

5. NATURA E PROPRIET DEI SOLIDI, DEI FLUIDI E DEI GAS ..................................................................................... 29

6. PRESSIONE E GALLEGGIAMENTO NEI LIQUIDI (BAROMETRI) ............................................................................... 29


6.1 LA PRESSIONE ............................................................................................................................................................... 29
6.2 PRESSIONE INDICATA (PSIG) ...................................................................................................................................... 35
6.3 PRESSIONE ASSOLUTA (PSIA) .................................................................................................................................... 36

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6.4 PRESSIONE DIFFERENZIALE (PSID) ........................................................................................................................... 36
6.5 IL GALLEGGIAMENTO .................................................................................................................................................... 37

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1. FORZE MOMENTI E COPPIE Questo movimento richiede che la porta ruoti, in altre parole sia
incernierata, in una certa posizione, e che la forza sia applicata
ad una certa distanza dal punto di rotazione, come mostra la
1.1 FORZA figura.
L'effetto di rotazione della forza noto come "momento della
Quando necessario allungare, piegare, comprimere, torcere forza", e la sua intensit determinata dal prodotto dell'inten-
o rompere un corpo, ad esempio un pezzo di metallo, dob- sit della forza per la distanza tra la forza ed il punto di rota-
biamo applicare al corpo una forza. zione o cerniera.
L'applicazione di una forza necessaria anche per generare il In ogni modo si noti che la distanza presa sulla perpendico-
movimento di un corpo inizialmente fermo o per produrvi lare alla linea d'azione della forza, perpendicolare passante per
un'accelerazione od anche un rallentamento, oppure per cam- il centro di rotazione o cerniera.
biare la direzione del movimento di un corpo. Questa distanza forma sempre un angolo retto con la linea
Di solito, quando si prende in considerazione una forza, in d'azione della forza.
funzione degli effetti che avvengono sul corpo sul quale essa Quindi si definisce:
applicata.
Da questo punto di vista la forza definita come: "ci che cam- Momento della Forza, N x m = Ampiezza della forza N x m
bia o tenta di cambiare lo stato di quiete di un corpo od il suo distanza presa sulla perpendicolare alla linea d'azione
stato di moto uniforme su di una linea retta". della forza e passante per il punto di cerniera.
L'unit di misura di una forza, in tutti i suoi aspetti, il Newton,
(N). Quando si applica la forza in maniera tale che la sua linea
Il Newton, N, l'unit di forza nel sistema internazionale (SI), d'azione passi per il centro della cerniera, non si produce alcun
adottata in onore di Sir Isaac Newton; l'unit di misura abba- effetto di rotazione.
stanza piccola: si esercita la forza di un Newton quando si Per produrre un momento sono necessarie sia la forza, sia la
regge una mela del peso di circa un etto. distanza.
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1.2 MOMENTO DI UNA FORZA

Una forza pu essere impiegata anche per produrre una rota-


zione, ad esempio come avviene quando si apre una porta.

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Figura 1. Momento di una forza Figura 2. Momento di una forza - M=0

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1.3 VANTAGGIO MECCANICO dell'oggetto per la distanza dell'oggetto dal punto di rotazione
della trave o "fulcro" della leva.
Una leva bilanciata quando la somma algebrica dei momenti
Molte macchine, realizzabili in pratica, utilizzano il cosiddetto
uguale a zero. Per fare un esempio, un peso di 10 libbre
"vantaggio meccanico" per modificare la forza necessaria per
posto alla distanza di 6 piedi alla sinistra del fulcro, produce un
muovere un oggetto.
momento negativo di 60 foot-pound, mentre un secondo peso
I dispositivi pi semplici utilizzati per sfruttare il "vantaggio mec-
di 10 libbre posto alla distanza di 6 piedi alla destra, produce un
canico" sono: la leva, il piano inclinato, la puleggia e gli ingra-
momento positivo di 60 foot-pound. Siccome la somma alge-
naggi.
brica dei momenti zero, la leva rimane in equilibrio.
Il vantaggio meccanico (MA) si calcola dividendo il peso, o la
resistenza ( R ) di un oggetto per lo sforzo ( E ) necessario per
muovere l'oggetto.
Questo dato dalla formula:

MA = R / E

Un vantaggio meccanico pari a 4 indica che per ogni libbra di


forza applicata, si in grado di vincere 4 libbre di resistenza.

1.4 LA LEVA

La leva un dispositivo utilizzato per realizzare un vantaggio


meccanico.
Nella sua forma pi semplice, la leva costituita da una trave
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messa in bilico con i due pesi posti alle estremit.


Uno dei due pesi tende a ruotare la trave in senso antiorario,
mentre l'altro peso tende a farla ruotare in senso orario.
Ciascun peso genera un "momento" o forza di torsione. Il
momento di un oggetto si calcola moltiplicando il peso Figura 3. Leva

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1.4.1 LEVA DI PRIMA SPECIE

Esempio

La parte terminale di un'asta lunga 4 piedi posta al di sotto di


un peso del valore di 100 libbre, inoltre il fulcro a mezzo piede
dal baricentro del peso. In questo modo vi sono tre piedi e
mezzo tra il fulcro ed il punto dove applicata la forza o sforzo
di sollevamento. Quando si applica lo sforzo E, esso agisce nel
verso opposto a quello del movimento del peso. Per calcolare
lo sforzo richiesto per sollevare il peso, necessario calcolare i
momenti nei due lati opposti al fulcro. Questo si pu fare utiliz-
zando la seguente formula: L/I = R/E , dove: L la lunghezza
del braccio dove si applica lo sforzo; E lo sforzo applicato; R
la forza resistente; I la lunghezza del braccio di leva tra ful-
cro e forza resistente. Nel caso di figura la formula diventa: 3.5/
.5 = 100/E ossia 3.5 E = 50 da cui E = 14.28 .

Si noti che nonostante sia necessario uno sforzo minore per Figura 4. Leva di prima specie
sollevare il peso da 100 libbre, la leva non riduce la quantit di
lavoro necessario per il sollevamento.
Si ricorda che il lavoro il prodotto della forza per lo sposta- 1.4.2 LEVA DI SECONDA SPECIE

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mento, e se si prendono in considerazione gli spostamenti degli
estremi della leva attorno al fulcro, si trova che il braccio dello A differenza della leva di prima specie, la leva di seconda spe-
sforzo si deve muovere di 21 pollici per sollevare di 3 pollici il cie ha il fulcro ad un estremo della leva, mentre lo sforzo
peso resistente. applicato all'altro estremo.
Il lavoro eseguito dagli estremi della leva il medesimo, infatti: La resistenza, ossia il peso da sollevare, applicata sulla leva
3 in. 100 lbs. = 21 in. 14.28 lbs. e vicino al fulcro.
Ossia 300 in. lbs. = 300 in. lbs.

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L'esempio pi comune di leva della seconda specie la car- Lo sforzo necessario per ritrarre il carrello d'atterraggio appli-
riola. cato vicino al fulcro, mentre la resistenza applicata nella parte
Quando si adopera una carriola, la leva ossia i manici della car- opposta della leva.
riola, servono per acquisire un vantaggio meccanico e ridurre lo
sforzo necessario per trasportare un peso.
Per esempio, se su di una carriola vi sono 200 libbre di peso
concentrate a 12 pollici dall'asse della ruota e lo sforzo appli-
cato a 48 pollici dall'asse della ruota, sono necessarie soltanto
50 libbre di sforzo per sollevare il peso (alzare i manici della
carriola).
Lo sforzo necessario si pu calcolare utilizzando la stessa for-
mula della leva di prima specie.
Il vantaggio meccanico che si ottiene utilizzando una leva di
seconda specie lo stesso che si ottiene utilizzando una leva
di prima specie.
L'unica differenza costituita dal fatto che sforzo e resistenza
si muovono nella stessa direzione.

1.4.3 LEVA DI TERZA SPECIE

In campo aeronautico, la leva di terza specie si utilizza princi-


palmente per muovere una resistenza ad una distanza supe-
riore a quella dello sforzo applicato.
Questo si ottiene applicando lo sforzo tra il fulcro e la resi-
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stenza.
Tutte le volte che si fa questo si deve applicare uno sforzo
maggiore della resistenza per ottenere il movimento.
Un esempio di leva di terza specie fornito dal meccanismo Figura 5. Leva di seconda specie
che estende e ritrae il carrello.

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dove: L la lunghezza della rampa, I l'altezza della rampa, R
il peso o resistenza dell'oggetto da muovere, E lo sforzo
richiesto per sollevare od abbassare l'oggetto.

Figura 6. Leva di terza specie

1.5 PIANO INCLINATO


Figura 7. Piano inclinato

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Un altro modo di ottenere vantaggio meccanico quello di uti- Esempio
lizzare un piano inclinato. Il piano inclinato fornisce il vantaggio
meccanico consentendo di muovere una gran resistenza con Si determini lo sforzo richiesto per far rotolare un barile del
piccolo sforzo su di una lunga distanza. peso di 500 libbre su di un piano inclinato lungo 12 piedi, fino a
Lo sforzo richiesto fornito dalla formula: raggiungere una piattaforma alta 4 piedi.
Si scrivono i dati per applicare la formula.
L/I = R/E

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L = 12 piedi; I = 4 piedi; R = 500 libbre il vantaggio meccanico di una singola carrucola affrancata
ad un punto fisso = 1.
Si risolve per ottenere lo sforzo la seguente equazione: 12/4 =
500/E ossia 12 E = 2000; E = 166.7 libbre. Quando si utilizza una carrucola collegata in questa maniera, lo
sforzo richiesto per sollevare un oggetto eguale al peso
Con l'uso del piano inclinato, le 500 libbre di resistenza sono dell'oggetto.
mosse con uno sforzo pari a 166.7 libbre. Se invece la carrucola non fissa, allora essa si comporta
come una leva di seconda specie, in altre parole sia lo sforzo
Il cuneo un'applicazione speciale del piano inclinato, costitu- sia il peso sono diretti nello stesso verso.
ito in pratica da due piani inclinati, (cuneo e ralla), posti uno Quando una carrucola utilizzata in questo modo, essa offre
contro l'altro. un vantaggio meccanico pari a 2.
Facendo penetrare un cuneo per tutta la sua lunghezza dentro Un metodo molto utilizzato per determinare il vantaggio mecca-
un materiale, si forza il materiale a separarsi per una distanza nico dei sistemi a carrucole, quello di contare il numero di funi
eguale alla larghezza del cuneo. che si muovono o reggono una carrucola mobile.
Il vantaggio meccanico maggiore si riscontra nei cunei sottili e Un'altra cosa da ricordare quando si utilizzano carrucole che
lunghi. quanto pi si guadagna in vantaggio meccanico, tanto pi
aumenta la distanza lungo la quale si deve applicare lo sforzo.
1.6 CARRUCOLE In altre parole, se si ottiene un vantaggio meccanico di 2, per
ogni piede di spostamento della resistenza, si deve applicare lo
sforzo per 2 piedi di fune.
Le carrucole sono un altro tipo di macchina semplice che con- Questa relazione vera tutte le volte che s'impiegano sistemi
sente di ottenere un vantaggio meccanico. di carrucole per guadagnare un vantaggio meccanico.
Una singola carrucola collegata ad un punto fisso equivale ad
una leva di prima specie.
Il fulcro il centro della carrucola, mentre i bracci, che si esten-
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dono lungo le due parti opposte del fulcro, risultano d'eguale


lunghezza (raggi della carrucola).
Ne segue che:

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Figura 8. Carrucole

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1.7 INGRANAGGI Poich per ogni giro dell'ingranaggio conduttore, l'ingranaggio
condotto esegue soltanto mezzo giro, (50 denti), il rapporto giri
di 2 : 1.
Una delle applicazioni delle macchine semplici pi utilizzata in
meccanica sono gli ingranaggi.
Gli ingranaggi sono utilizzati negli orologi da muro e da polso,
nelle auto e negli aerei, ed in quasi tutti i dispositivi meccanici.
Gli ingranaggi possono essere utilizzati per fornire un vantag-
gio meccanico ed anche per cambiare la direzione del movi-
mento.
Per acquisire il vantaggio meccanico utilizzando gli ingranaggi,
il numero di denti dell'ingranaggio conduttore diverso da
quello dell'ingranaggio condotto.

Esempio

Se l'ingranaggio conduttore e l'ingranaggio condotto hanno lo


stesso numero di denti, non si ottiene un vantaggio meccanico;
se invece l'ingranaggio conduttore possiede ad esempio 50
denti, mentre l'ingranaggio condotto ha 100 denti, si ottiene un
vantaggio meccanico pari a 2. Detto in altre parole, la forza
richiesta per far ruotare l'ingranaggio conduttore si riduce alla
met di quella necessaria per far ruotare l'ingranaggio con-
dotto. Un altro fatto da tenere presente il seguente: il rapporto
dei giri tra i due ingranaggi l'inverso del rapporto tra i loro
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denti. Riferendoci sempre all'esempio precedente,


dell'ingranaggio conduttore con 50 denti e dell'ingranaggio con-
dotto con 100 denti, si ottiene che il rapporto tra i denti di 1 :
2. Figura 9. Ingranaggi - Esempi

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Nella pratica si utilizzano molti tipi differenti d'ingranaggi. La riduzione epicicloidale consente al motore di sviluppare tutta
Per esempio gli ingranaggi a denti diritti, (spur), hanno i denti la sua potenza al numero di giri ottimale, adattandola al numero
tagliati ad angolo retto lungo tutta la circonferenza, e sono uti- di giri ottimale per l'elica.
lizzati per collegare due alberi tra loro paralleli. Nel sistema d'ingranaggi epicicloidale, l'elica mossa da una
Quando entrambi gli ingranaggi hanno i denti all'esterno, gli gabbia a forma di ragno, detta ruota satellite (planetario e che
alberi ruotano in senso opposto. alloggia gli ingranaggi planetari, che ruotano attorno all'ingra-
Se al contrario necessario che entrambi gli alberi ruotino nello naggio centrale detto sole (o solare).
stesso senso, allora uno degli ingranaggi deve avere i denti In diversi sistemi di riduzione epicicloidale, l'ingranaggio solare
all'interno. l'ingranaggio conducente, mentre l'ingranaggio a corona che
Se i due alberi, quello conduttore e quello condotto, non sono costituisce l'anello esterno solidale con la parte frontale del
paralleli tra loro, allora si utilizzano gli ingranaggi conici (beve- motore, come nel caso dei velivoli ad elica, oppure fa parte
led). della scatola di trasmissione principale, come nel caso degli eli-
Siccome i denti degli ingranaggi conici sono esterni, la dire- cotteri.
zione del moto di un albero sempre opposta a quella dell'altro In queste situazioni gli ingranaggi montati sul planetario sono
albero. ingranaggi "oziosi", senza alcun albero, ma con il compito di
Un esempio tipico d'impiego degli ingranaggi conici la scatola trascinare il castello sul quale sono montati.
ingranaggi rotore di coda negli elicotteri. In questo caso, il rapporto di trasmissione tra ingranaggio
Quando necessario avere un vantaggio meccanico molto ele- solare e planetario il rapporto tra i denti dell'ingranaggio a
vato, si pu utilizzare una vite senza fine (worm). corona, esterno e fisso, e l'ingranaggio centrale o solare.
La vite senza fine costituita da un albero contornato da un
riscontro a spirale (detto verme), come una vite, e dall'ingra-
naggio che si adatta al verme.
Generalmente i due alberi, della vite senza fine e dell'ingranag-

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gio, sono disposti ad angolo retto.
Se la vite senza fine ad un solo principio, la vite senza fine fa
avanzare l'ingranaggio di un solo dente per ogni giro.
Nei velivoli ad elica, dotati di potenti motori, per ridurre la velo-
cit dell'albero dell'elica, si utilizza una riduzione epicicloidale
(planetary).

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Figura 10. Ingranaggi conici Figura 11. Scatola ingranaggi rotore di coda

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Figura 12. Vite senza fine Figura 13. Ingranaggi epicicloidali

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1.8 LA COPPIA 2. RAPPRESENTAZIONI VETTORIALI DELLE
FORZE
In alcuni casi, per esempio quando si stringe od allenta una vite
a farfalla od un galletto, si applicano le due forze di serraggio 2.1 QUANTIT SCALARI E QUANTIT VETTO-
con eguale intensit, ma in versi opposti.
In questo caso la forza risultante sul centro di rotazione nulla,
RIALI
perch rimane presente soltanto la forza di rotazione, con nes-
suna tendenza, da parte del centro di rotazione, a spostarsi Tutte le quantit si possono descrivere come quantit "scalari"
altrove. oppure come quantit "vettoriali"
Il valore del momento risultante, P x D, produce soltanto la rota- Una quantit scalare caratterizzata dalla sola grandezza od
zione, come mostrato in figura. ampiezza, e per definirla non serve nient'altro.
Questa disposizione delle forze detta "coppia", ed il momento In quanto tale, essa si pu rappresentare come una lunghezza
risultante di questa coppia detto "coppia di torsione". tracciata su di una linea retta che riporti una scala.
Esempi di quantit scalari sono: il tempo, la massa, la tempera-
tura e la rapidit.
Per esempio, un intervallo di 20 secondi si pu rappresentare
come in figura, dove riportata una scala (intervallo tra una
divisione e la successiva) di 2 secondi.
Analogamente una temperatura di 60C si pu rappresentare
su di una scala ove 1 cm = 10 C
Una quantit vettoriale, al contrario, non possiede soltanto una
grandezza ma anche una direzione ed un verso o senso.
Esempi di quantit vettoriali sono: le forze, le velocit e le acce-
lerazioni.
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Una forza di 5 N (Newton), applicata ad un corpo come mostra


la figura che segue, deve possedere tutti e tre i requisiti, per
essere un vettore: la linea (retta) d'azione, la lunghezza (che ne
rappresenta la grandezza), quindi se ne deve conoscere
Figura 14. Coppia l'angolo rispetto ad un riferimento per poterne rappresentare la

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direzione, ed inoltre vi il simbolo della punta di freccia, che ne
indica il verso, in su od in gi.

Figura 15. Quantit vettoriali


Le quantit vettoriali hanno un pregio, rispetto alle quantit sca-
lari: infatti i vettori si possono sommare graficamente, e questa
caratteristica fornisce una semplificazione in molti problemi.
Per esempio consideriamo il caso di due forze applicate ad un Figura 16.
corpo, come mostrato in figura. Utilizzando una scala in cui 1 cm = 2 N, e partiamo con la forza

M02-S01-00002a-1.fm
Ci si chiede in che direzione si muova il corpo e con quale forza corrispondente a 20 N, come mostrato nella figura che segue.
sia spinto. La linea che congiunge il punto di partenza al punto finale del
In questo, caso non ha importanza quale sia la prima forza che diagramma il vettore che rappresenta la risultante delle forze
si deve disegnare come vettore, ma qualunque forza si scelga, che agiscono sul corpo, combinate tra loro.
ad essa si deve sommare l'altro vettore, vale a dire che il
secondo vettore deve iniziare dove termina il primo.

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Normalmente necessaria una sola forza per mantenere in
equilibrio il sistema di forze applicato in origine. Questa forza
nota come forza equilibrante.
Essa possiede la stessa ampiezza e direzione della forza risul-
tante, ma diretta in senso o verso opposto. Quindi per mante-
nere in equilibrio il sistema di forze applicato inizialmente
necessario applicare la forza equilibrante.
Vale la pena far notare che, come mostrato in precedenza,
affinch un sistema interessato da tre forze complanari, (ossia
agenti sullo stesso piano), sia in equilibrio, necessario che le
linee d'azione delle forze passino per uno stesso punto, (ossia
le forze siano concorrenti), ed una volta rappresentate come
vettori e disegnate una di seguito all'altra, esse formino un
triangolo chiuso.
Questa disposizione nota come "triangolo delle forze".
Applicando il sistema di somma dei vettori ad un numero mag-
giore delle precedenti tre forze, si possono risolvere in modo
simile al precedente problemi pi complessi.
Figura 17. Risultante Prendiamo in esame il sistema di forze che agiscono sul corpo
Utilizzando la scala del disegno se ne trova l'ampiezza, (equi- presentato nella figura che segue.
valente a 23,3 N), corrispondente alla lunghezza della risul- Ci si chiede in che maniera probabile che si muova il corpo.
tante; la direzione si trova utilizzando un goniometro per Detto in altri termini si vuole sapere quale sia la risultante.
misurarne l'angolo (che di 31) formato con il piano orizzon- A questo punto si pu iniziare la composizione con una qualsi-
tale preso come riferimento; infine la direzione data dal sim- asi delle forze, ma nel precedente disegno si iniziato con la
bolo della freccia sulla risultante.
M02-S01-00002a-1.fm

forza verticale da 2 N.
La risultante il nome che si d a questo vettore, che rappre- Si disegnata la forza accuratamente sulla scala verticale,
senta un'unica forza che sostituisce il sistema iniziale delle quindi si sommata la forza da 5 N, disposta in orizzontale,
forze, essendo in grado di, produrne gli stessi effetti sul corpo. quindi la forza da 3 N, sempre in scala e con il corretto angolo,
seguita la forza da 2 N ed infine la forza da 10 N.

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La risultante congiunge l'inizio del primo vettore che si dise- 3. BARICENTRO
gnato, con la fine dell'ultimo vettore, quello da 10 N nel caso in
questione.
La risultante rappresenta la direzione e l'ampiezza della forza
3.1 IL BARICENTRO
che pu sostituire tutte le altre producendo sul corpo lo stesso
effetto o risultato. Il baricentro, (C o G), definito come il punto nel quale
potrebbe essere o "sembra" concentrata tutta la massa di un
corpo.
Quando il corpo interessato dal campo gravitazionale, tutto il
peso del corpo "sembra" agire in questo punto, indipendente-
mente dalla posizione od "assetto" assunto dal corpo.
E' molto importante dire "appare", perch nel caso di un corpo
cavo, il baricentro capita in un punto esterno al corpo: basti
pensare ad un ferro da cavallo, nel quale il baricentro situato
nello spazio che intercorre tra i due bracci del ferro.
In figura sono indicati i baricentri d'alcuni solidi che si incon-
trano frequentemente.
Attenzione a non confondere il baricentro con il baricentro di
una figura piana, (centroid), infatti un corpo, per possedere una
massa, deve necessariamente avere tre dimensioni.
Al contrario una superficie ha soltanto due dimensioni, quindi
ha massa nulla.
La posizione del baricentro di una figura piana pu essere utile

M02-S01-00002a-1.fm
per individuare il baricentro in un lamierino.

Figura 18.

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Un piccolo velivolo ha un peso complessivo di 70 KN (chiloNe-
wton). Il ruotino anteriore del triciclo posto 3 metri davanti al
carrello principale. Determinare la posizione del baricentro a
partire dal ruotino anteriore, nella seguente condizione: il peso
sul carrello principale di 60 KN. Poniamo per ipotesi che il
baricentro (C o G) del velivolo si trovo alla distanza di x metri
dal ruotino anteriore e sulla mezzeria del velivolo, ossia
sull'asse longitudinale. Come si affermato in precedenza, il
baricentro un punto di bilanciamento (delle coppie). Trattiamo
ora il velivolo alla stessa stregua della trave di una bilancia: se
esso deve rimanere in bilico sul punto del baricentro, la reazi-
one verso l'alto, equivalente al suo peso, necessaria per
fornire l'equilibrio allo spostamento del velivolo verso l'alto od il
basso. Con riferimento alla figura, calcoliamo l'equilibrio alla
rotazione. Prendiamo in considerazione i due momenti a partire
dal ruotino anteriore.

Somma dei momenti antiorari = Somma dei momenti orari.


Figura 19. Baricentro
60 KN x 3 m = 70 KN x x m.

3.2 BARICENTRO DEL VELIVOLO x = 180/70 = 2,57 m.

E' particolarmente importante conoscere la posizione del bari- In questo esempio stato calcolato il baricentro lungo l'asse
M02-S01-00002a-1.fm

centro di un velivolo. longitudinale del velivolo.


La posizione del baricentro si ottiene calcolando i momenti, Al contrario, trovarne la posizione all'interno del corpo del veli-
come indicato nell'esempio e presentato nella figura che segue. volo, richiede il calcolo d'ulteriori momenti lungo gli assi laterale
e verticale.
Esempio.

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In altre parole, per individuare il baricentro reale del velivolo, si
devono prendere in considerazione i tre piani del velivolo: il
piano longitudinale, quello laterale e quello verticale.
In realt, durante la pesata di un velivolo, si prende in conside-
razione solo l'asse longitudinale, tenendo conto delle tolleranze
ammesse per l'asse laterale, vale a dire la differenza in peso
che si riscontra tra la ruota sinistra e quella destra del carrello
principale.
Avviene molto di rado che si richieda allo specialista di calco-
lare il baricentro sull'asse verticale.
Domanda: Come si definiscono gli assi longitudinale, laterale e
verticale di un velivolo?
Risposta: Gli assi sono delle linee rette immaginarie che pas-
sano per il baricentro del velivolo e formano angoli retti le une
con le altre.
L'asse longitudinale si estende dal muso alla coda, mentre
l'asse laterale corre dall'estremit di un'ala all'estremit
dell'altra, o comunque una retta parallela a questa, infine
l'asse verticale si estende ad angolo retto rispetto alle due linee
precedenti. Figura 20.

M02-S01-00002a-1.fm
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4. ELEMENTI DI TEORIA DELLA FATICA, Se invece la forza supera un determinato valore, allora il mate-
ALLUNGAMENTI ED ELASTICITA': riale cambia forma permanentemente, ossia si deforma.
Quando un materiale cambia forma, sia elasticamente sia
TRAZIONE, COMPRESSIONE, TAGLIO E deformandosi permanentemente, si dice che il materiale si stira
TORSIONE od soggetto ad allungamento.

4.1 LA RESISTENZA DEI MATERIALI 4.2 LE SOLLECITAZIONI

Tutte le volte che si applica una forza ad un solido, si verifica Tutte le volte che una forza esterna agisce su di un corpo, la
una deformazione. forza esterna contrastata da una forza interna al corpo, detta
A volte questa deformazione risulta permanente, come quando sforzo.
si piega un filo di frenatura. La misura inglese per le sollecitazioni la libbra per piede qua-
Altre volte la deformazione temporanea e, quando termina dro o la libbra per pollice quadro.
l'azione della forza, il solido ritorna nella forma che aveva prima La sollecitazione data dal seguente rapporto:
dell'applicazione della forza, come avviene con le molle.
Quando la deformazione del materiale temporanea, si dice Sforzo = Forza Esterna / Area Applicazione Forza
che il materiale si trova nel campo d'elasticit, e si afferma che La meccanica distingue tra cinque differenti tipi di sollecitazioni
la risposta del materiale una risposta elastica. esercitate sui corpi.
La risposta di un materiale all'applicazione di una forza, Esse sono: Tensione, Compressione, Torsione, Flessione e
dipende dall'intensit e direzione della forza ed anche dall'inter- Taglio.
vallo durante il quale essa agisce, dal tipo di materiale sottopo- La Tensione
sto alla forza e dalla sezione sulla quale la forza agisce. La tensione descrive le forze che tendono a separare un
Il materiale tenta di neutralizzare l'effetto della forza applicata, oggetto. Un cavo flessibile in acciaio, utilizzato per il comando
esercitando una forza opposta di reazione. Se la forza appli- nell'impianto di un velivolo, l'esempio di un elemento proget-
M02-S01-00002a-1.fm

cata supera quella di reazione, il materiale soggetto a rottura tato per sopportare dei carichi di tensione.
(si spezza). I cavi in acciaio si possono piegare facilmente e presentano
Applicando una forza moderata alla maggior parte dei materiali, poca resistenza alle altre sollecitazioni, ci nonostante sottopo-
essi si comportano elasticamente alla rimozione della forza. sti alla sola tensione si comportano in modo egregio.

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4.2.1 LA COMPRESSIONE 4.2.2 LA TORSIONE

La compressione la caratteristica di resistere ad una forza La sollecitazione a torsione applicata ad un materiale quando
esterna che tenta di spingere l'oggetto al suo interno. viene ritorto.
I rivetti aeronautici sono inseriti impiegando una forza di com- La sollecitazione a torsione costituita da due sollecitazioni
pressione. Quando si sollecita a compressione un rivetto, si contemporanee, la tensione e la compressione. Per esempio,
provoca l'espansione del suo gambo, finch esso riempie tutto quando un corpo viene sollecitato a torsione, in esso si creano
il foro formando la chiodatura che mantiene uniti i pezzi nei delle sollecitazioni a tensione che si sviluppano in diagonale
quali inserito. attraverso l'oggetto, mentre le sollecitazioni a compressione
agiscono ad angolo retto rispetto agli sforzi provocati dalla ten-
sione.
L'albero a gomiti di un motore un pezzo la cui sollecitazione
principale la torsione. I pistoni che spingono sulle bielle fanno
ruotare l'albero a gomiti che contrastato, nel suo movimento,
dall'elica.
La sollecitazione che ne risulta tende a ritorcere l'albero a
gomiti.

4.2.3 LA FLESSIONE

Durante il volo, le forze di portanza spingono le ali del velivolo a


flettersi verso l'alto.

M02-S01-00002a-1.fm
Quando avviene questa sollecitazione, la superficie superiore
dell'ala sollecitata a compressione, mentre quella inferiore
sollecitata a tensione.

Figura 21. Compressione

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Al contrario, quando il velivolo a terra, la forza di gravit
inverte le sollecitazioni: la parte superiore dell'ala sollecitata a
trazione, mentre l'inferiore lo a compressione.

Figura 23. Flessione

4.2.4 SOLLECITAZIONE DI TAGLIO


Figura 22. Torsione

La sollecitazione di taglio tende a dividere in fette il corpo. Un


bullone sollecitato a taglio, (clevis bolt), inserito in un sistema di
M02-S01-00002a-1.fm

comando di un velivolo, progettato per sopportare le sollecita-


zioni a taglio.
I bulloni a taglio sono realizzati in acciaio ad alta resistenza, e
sono installati utilizzando un sottile dado a castello mantenuto
in posizione da una coppiglia. Tutte le volte che si muove il

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cavo di comando, al bullone sono applicate delle sollecitazioni 4.3 LE DEFORMAZIONI E LA LEGGE DI HOOKE
a taglio.
Quando invece non sono applicate forze di trazione al cavo di Come gi detto, le sollecitazioni sono costituite da forze che
comando, il bullone a taglio libero di ruotare nel suo foro. risiedono all'interno dei corpi e che si oppongono alle forze
esterne applicate a quei corpi.
La deformazione il cambiamento delle dimensioni dell'oggetto
in seguito ad una sollecitazione.
Soggetti al carico di una sollecitazione, molti materiali si com-
portano inizialmente come se fossero elastici, ma all'aumentare
del carico alla fine acquisiscono una deformazione perma-
nente.

M02-S01-00002a-1.fm
Figura 24. Taglio

Figura 25.

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Il primo collegamento tra carico ed estensione stato fatto da La tabella riporta alcuni valori del modulo di Young.
Robert Hooke nel 1676. La legge da lui trovata afferma che:
"l'estensione prodotta da un materiale elastico direttamente Materiale E (Giga Newton / m2)
proporzionale al carico che la ha prodotta".
Rappresentando con un grafico questa affermazione si ottiene Alluminio 70
una linea retta che si estende fino ad un certo punto, noto come
Ferro da fusione 120
"limite di proporzionalit". Proseguendo oltre questo punto, si
ha una deformazione che non pi proporzionale alla forza Acciaio dolce 200
applicata, ed il grafico comincia a curvarsi come in figura.
Il punto nel quale il materiale perde la sua elasticit detto Tungsteno 410
"limite elastico" del materiale. La sua posizione dipende dal
materiale in prova. La legge di Hooke stabilisce che: se la deformazione non
In alcuni materiali il punto coincide con il "limite di proporziona- supera il limite d'elasticit del corpo, essa direttamente pro-
lit", ma in altri si verifica nella parte curva e non pi proporzio- porzionale alla sollecitazione applicata.
nale del grafico. Questo principio consente di utilizzare come strumenti di
Dovunque avvenga il "limite d'elasticit", qualora lo si superi, il misura le molle e le travi.
materiale non ritorna pi alla lunghezza che aveva in origine, Per esempio, applicando una forza ad una chiave torsiometrica
perch acquisisce permanentemente una nuova forma o a mano, la sua deformazione o flessione direttamente propor-
dimensione. zionale alla sollecitazione alla quale sottoposta.
Tracciando il diagramma degli sforzi e delle deformazioni, la Ne segue che si pu misurare la deflessione della chiave
forma del diagramma segue inizialmente quella del diagramma dovuta alla torsione, per utilizzarla come indicazione della sol-
carico - estensione. lecitazione applicata al bullone che si sta serrando.
Questo avviene fino al limite d'elasticit. Si pu affermare che: Tutte le volte che si esegue una riparazione sulla struttura di un
Sollecitazione/Deformazione = E = costante. velivolo, importante non realizzare delle variazioni repentine
nella sezione degli elementi strutturali, perch nei punti dove
M02-S01-00002a-1.fm

La costante "E" nota come "modulo d'elasticit di Young", ed


ha le stesse dimensioni delle sollecitazioni, ossia Pascal = (N/ cambia improvvisamente la sezione si concentrano le sollecita-
m2). zioni, con conseguenti probabili rotture della struttura.
Questo modulo una costante caratteristica di ciascun mate-
riale. Esempio

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Un'asta da traino, avente sezione rettangolare di 10 mm 60
mm, lavora a trazione con un carico di 30 KN. Calcolare lo
sforzo di trazione in N/mm2.

Risposta. La sollecitazione a trazione :

s = Carico/Area = (30 x 103 N)/(60 x 10 mm2) = 50 N/mm2

Esempio

Altro esempio. Quale deve essere il diametro di una barra cir-


colare per sopportare un carico (f) di 38,5 KN, se lo sforzo sop-
portabile di 40 N/mm2?

Risposta:

s = Carico/Area = (f)/( x d2/4)


quindi
40 = (4 x 38,5 x 193)/( x d2).

Ricavo d

M02-S01-00002a-1.fm
d = V--(4 x 38,5 x 193)/(40 x x 106)

d = 35 mm
Figura 26.

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5. NATURA E PROPRIET DEI SOLIDI, DEI 6. PRESSIONE E GALLEGGIAMENTO NEI
FLUIDI E DEI GAS LIQUIDI (BAROMETRI)

Fare riferimento al modulo xxx 6.1 LA PRESSIONE

Nella vita quotidiana, sovente il concetto di pressione inteso


come una forza applicata costantemente, ma dal punto di vista
scientifico, la pressione definita come forza per unit di
superficie, ed espressa dalla seguente formula:
Pressione = Forza/Area = Newton/m2 = Pascal (Pa).
Nel sistema inglese la pressione definita come libbre/pollice
quadro = psi; questa unit di misura molto impiegata in aero-
nautica.
Si fa subito notare che 1 psi = 6894 Pa.
Per avere un senso della misura, la tipica pressione di un pneu-
matico d'automobile si aggira sulle 2,05 atmosfere, corrispon-
denti a circa 30 psi, che equivalgono a 206.820 Pa.
Il tecnico, che generalmente ragiona in atmosfere, non si deve
spaventare se vede dei valori enormi di pressione, semplice-
mente perch espressa in Pascal.
Si fa notare che la pressione ha le stesse dimensioni od unit di
misura delle sollecitazioni dei materiali: la misura in Pascal
(Pa).
M02-S01-00002a-1.fm

E' probabile che di sovente si incontri un'altra unit di misura


della pressione: il bar.
Di seguito sono riportati i fattori di conversione tra bar e Pascal.
1 Pascal = 1 N/m2
1 bar = 105 N/m2

AGUSTAWESTLAND PROPRIETARY/FOR TRAINING PURPOSE ONLY 02-02-01 Pagina 29


Rev 0 ,2007
Di particolare interesse la pressione nei fluidi.
Per "fluidi" si intendono sia i liquidi, sia i gas; un fluido ha la
capacit di scorrere e di occupare uno spazio di qualsiasi
forma.
Un fluido, sia che si trovi allo stato liquido oppure allo stato gas-
soso, possiede le seguenti propriet:

1. La pressione esercitata in un punto, all'interno del fluido, la


stessa in tutte le direzioni.

2. La pressione esercitata da un fluido sempre diretta in


senso perpendicolare alle pareti del recipiente che contiene
il fluido.

3. Per quanto riguarda gli scopi pratici, un fluido in pressione


esercita la stessa pressione, senza rilevanti perdite, in tutti i
punti del fluido.

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Figura 27. Pressione

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Le soluzioni pratiche che sfruttano la trasmissione della pres-
sione di un fluido per il loro funzionamento, spesso impiegano
dei cilindri collegati tra loro, come raffigurato nella figura che
segue.
Appena il pistone del cilindro piccolo, "A", comincia a muoversi,
in tutto il fluido si viene a creare la pressione "P".
Questa pressione trasmessa dal fluido, di conseguenza
anche il cilindro "B" soggetto alla stessa pressione che si
creata nel cilindro "A".
Tuttavia, siccome la superficie del pistone nel cilindro "B"
molto maggiore della superficie del pistone che si trova nel
cilindro "A", la forza "F" esercitata dal pistone del cilindro "B"
molto maggiore della forza "f" che spinge il pistone nel cilindro
"A".
Se il fluido un liquido, si pu ritenere che nel campo delle
pressioni non molto elevate, sia incompressibile, ossia man-
tenga il suo volume indipendentemente dalla pressione appli-
cata.
In queste condizioni, il volume spostato nel cilindro "A" lo
stesso del volume che si sposta nel cilindro "B". La conse-
guenza che il pistone del cilindro "B" si sposta molto meno di
quello del cilindro "A".
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Figura 28.

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Variazione della Pressione con la Profondit La formula che consente di calcolare la pressione in funzione
In tutti i fluidi, la pressione dipende pure dalla profondit della profondit la seguente:
all'interno del fluido, perch il fluido soggetto al campo gravi- Pressione = P = x g x h;
tazionale. dove:
Questo fatto evidente quando si considera la profondit = densit del fluido;
dell'atmosfera alla quale si verifica una pressione di circa g = 9,81 = accelerazione di gravit;
101,32 KN/m2 (1013,2 mb, ossia 14,7 psi), ossia al livello del h = altezza o profondit del fluido.
mare. Un esempio serve a chiarire quanto asserito in precedenza.
Nei liquidi, la pressione creata con la profondit forse pi evi- Si conosce la densit del mercurio, eguale a 13.000 Kg/m2, e
dente; molti strumenti di misura sfruttano questo principio per
l'accelerazione di gravit pari a 9,81 m/s2; calcolare l'altezza
funzionare: un buon esempio la colonnina di mercurio di un
della colonna di mercurio quando la pressione atmosferica
barometro.
Questo strumento costituito essenzialmente da un tubo di eguale a 101,3 KN/m2, corrispondente a 1013,2 millibar.
vetro lungo 1 metro e sigillato ad un'estremit. Con riferimento alla figura si ha:
Si fa uscire l'aria dal tubo immergendolo completamente in un Pressione = P = x g x h,
bagno di mercurio. da cui h = P/ g = (101,3 103 N/m2) /(13600 9,81) =0,759 m =
Quindi si capovolge il tubo mantenendo l'estremit aperta 75,9 cm.
immersa nel bagno di mercurio, e si nota che il mercurio Si noti che la pressione misurata rispetto al vuoto detta pres-
all'interno del tubo scende di un poco al di sotto dell'estremo sione assoluta, mentre la pressione misurata da un manometro
sigillato, generando in quella zona un "vuoto". rispetto alla pressione atmosferica detta pressione relativa.
La colonna di mercurio presente nel tubo sorretta dalla pres- Il seguente esempio serve a chiarire i due concetti.
sione che l'aria esercita sulla superficie del bagno di mercurio. Quando si legge la pressione di un pneumatico con un mano-

M02-S01-00002a-1.fm
Il salire e lo scendere della colonna di mercurio, come conse- metro, sulla sua scala si leggono ad esempio 30 psi, ossia il
guenza delle variazioni di pressione dell'aria, consente la let- valore letto dal manometro.
tura diretta della pressione dell'aria e, tra le altre cose, di fare le Ma il pneumatico si trova in un ambiente, l'aria, che alla pres-
previsioni del tempo. sione atmosferica di 14,7 psi.
Generalmente una bassa pressione atmosferica indica la pre- Quindi la pressione assoluta, rispetto al vuoto, 30 + 14,7 =
senza di un tempo umido o piovoso, mentre l'alta pressione 44,7 psi.
indice di bel tempo.

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Rev 0 ,2007
Un altro semplice strumento che impiega una colonna di liquido
per indicare la pressione il piezometro, rappresentato nella
figura seguente.
Lo strumento costituito da un tubo inserito nella condotta che
trasporta il liquido in pressione.
Il liquido sale lungo il tubo, finche la pressione dovuta alla sua
colonna eguaglia la pressione nella condotta.
Il piezometro ha dei limiti: innanzi tutto pu essere utilizzato
soltanto con i liquidi, inoltre se i liquidi hanno bassa densit, la
lunghezza del tubo di misura deve essere spropositata.

Esempio

A quale altezza sale l'acqua in un tubo piezometrico, quando la


pressione indicata dal manometro inserito nella condotta
indica: 19,62 KN/m2?

Si ricorda che la densit dell'acqua : = 1000 Kg/m2.

Soluzione. La pressione indicata dal manometro :


Figura 29.
La lettura della pressione sul manometro, psig, si pu trasfor- PIndicata = x g x h;
mare in pressione assoluta, psia, aggiungendovi la pressione
atmosferica. ricavo h:
M02-S01-00002a-1.fm

Pressione assoluta = Pressione indicata + Pressione


h = PIndicata /g = (19,62 103)/(1.000 9,81) = 2 metri.
atmosferica

AGUSTAWESTLAND PROPRIETARY/FOR TRAINING PURPOSE ONLY 02-02-01 Pagina 33


Rev 0 ,2007
produce una pressione che equilibra quella presente nella con-
dotta, vale a dire che la pressione nel punto, od alla quota "x" di
figura, la medesima nei due rami del tubo ad "U".
Quando nella condotta scorre un gas, la pressione nel punto
"x" si pu considerare eguale alla pressione nella condotta; se
invece nella condotta scorre un liquido, allora si deve fare una
correzione per la colonna di liquido che va dal punto "x" alla
quota corrispondente al centro della condotta.

Figura 30.
L'impiego di un tubo a forma di "U" pu risolvere i problemi deri-

M02-S01-00002a-1.fm
vanti dall'applicazione del piezometro.
In figura rappresentato il tubo ad "U", collegato ad una con-
dotta che trasporta il fluido in pressione.
Il tubo ad "U", contiene un liquido che non reagisce chimica-
mente con il gas od il liquido presente nella condotta.
La pressione del fluido nella condotta spinge il liquido nel tubo
ad "U", costringendolo a salire fintanto che la sua altezza "h" Figura 31.

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Rev 0 ,2007
La pressione la misura della forza esercitata su di una deter-
minata area e di solito espressa in libbre per pollice quadro,
in forma abbreviata psi.
La pressione atmosferica invece si misura in pollici o millimetri
di mercurio, e rappresenta l'altezza raggiunta da una colonna di
mercurio all'interno di un tubo di vetro in cui stato creato il
vuoto, come si vede in figura. La colonna di mercurio sale a
quell'altezza perch la superficie del mercurio contenuto nella
bacinella sottoposta alla pressione atmosferica.
Viene definita una "pressione atmosferica standard" come
segue:

La pressione atmosferica standard al livello medio del


mare ( m.s.l. ) ed alla temperatura di 59F, equivale ad una
colonna di mercurio alta 29.92 pollici oppure a 14.7 libbre
per pollice quadro ( p.s.i. ).

Nel sistema metrico, la pressione si esprime in millibar.


Un millibar equivale a circa 0.02953 pollici di mercurio.
Nel sistema metrico, la pressione atmosferica standard a livello
del mare ed a 15C equivale a 1013.2 millibar.

Figura 32.
M02-S01-00002a-1.fm

6.2 PRESSIONE INDICATA (PSIG)

Come dice il nome, la pressione indicata dallo strumento, o


psig, la pressione che si legge direttamente sul quadrante

AGUSTAWESTLAND PROPRIETARY/FOR TRAINING PURPOSE ONLY 02-02-01 Pagina 35


Rev 0 ,2007
dello strumento, e rappresenta la pressione che supera quella 6.4 PRESSIONE DIFFERENZIALE (PSID)
atmosferica.
Questo si verifica ad esempio tutte le volte che si apre la val- La pressione differenziale, indicata con la sigla "psid", non
vola di una bombola d'ossigeno. In seguito a questa azione, altro che la pressione equivalente alla differenza tra due pres-
l'ossigeno della bombola fuoriesce rapidamente fino a quando sioni.
la pressione all'interno della bombola eguaglia quella atmosfe- Uno dei manometri differenziali pi noti, a bordo di un velivolo,
rica, ossia 14.7 psi. l'anemometro.
Quando le due pressioni, quella interna alla bombola e quella Lo strumento misura la differenza tra la pressione d'impatto
atmosferica si eguagliano, il manometro indica 0 (zero). dell'aria sulla bocca del tubo di Pitot e la pressione statica
dell'aria.
6.3 PRESSIONE ASSOLUTA (PSIA)

Quando la pressione riferita al vuoto, ossia all'assenza di


pressione, anzich alla pressione atmosferica, allora si parla di
pressione assoluta ossia di psia.
Per definizione, la pressione assoluta equivale alla somma
della pressione indicata pi quella atmosferica.
Nei laboratori, la pressione assoluta si misura con un barome-
tro a mercurio; a bordo, la pressione assoluta che si ha ad
esempio nei condotti d'aspirazione del motore, si misura con il
manometro della pressione del collettore d'aspirazione.
Quando il motore fermo, questo manometro misura la pres-

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sione atmosferica attuale.

Figura 33. Pressione differenziale

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6.5 IL GALLEGGIAMENTO Nel caso che si debba fare un paragone tra la densit di una
sostanza e quella dell'acqua, si utilizzano delle quantit dette
"densit relativa" e "peso specifico".
Ponendo un corpo nell'acqua, esso pu sprofondare oppure
Detto in termini matematici:
galleggiare, ma qualunque cosa esso faccia, riceve in ogni
caso una spinta verso l'alto: la spinta eguale al peso
Densit Relativa = Densit della Sostanza/Densit
dell'acqua spostata dal corpo.
dell'Acqua.
L'asserzione nota come "Principio d'Archimede".
Se il corpo va a fondo, significa che la forza peso del corpo
Si ricorda che la densit dell'acqua pura a 4 C pari a 1.000
supera quella della spinta verso l'alto.
Kg/m3.
Se invece il corpo galleggia, significa che la forza verso l'alto,
Il densimetro, (hydrometer), uno strumento che sfrutta il prin-
dovuta al liquido spostato dalla parte del corpo immersa, equili-
cipio d'Archimede per fornire una lettura diretta della densit
bra il peso del corpo.
relativa di un liquido, come mostra la figura.
In quest'ultimo caso, la risultante tra la forza peso del corpo e la
spinta verso l'alto, nulla. Lo strumento costituito da un tubo zavorrato che termina con
un'estremit calibrata, in maniera da fornire la lettura diretta.
Si pu enunciare il "principio del galleggiamento": un corpo che
Il densimetro galleggia in posizione verticale come in figura, e
galleggia, occupa o "sposta" una quantit di fluido pari al pro-
la parte immersa sposta una massa di liquido, il cui peso
prio peso.
eguale al peso del densimetro.
Naturalmente questo principio vero non solo per i corpi che
Maggiore la densit del liquido, minore sar la massa di
galleggiano sui liquidi, ma anche per i corpi che "stanno
liquido necessaria per bilanciarne il peso, quindi minore risul-
sospesi in aria".
ter la parte immersa: le densit maggiori sono verso la parte
Per esempio, un aerostato o "pallone", durante il volo sposta il
inferiore della scala.
suo volume d'aria, e per questo riceve una spinta verso l'alto
eguale al peso dell'aria spostata.
Se la mongolfiera in grado di ridurre la propria massa, ossia
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di ridurre la densit della massa d'aria racchiusa all'interno del


pallone, per esempio scaldandola, allora la mongolfiera comin-
cia a salire.

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Figura 34. Galleggiamento

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MODULO
02-02-02
MECCANICA
CINEMATICA
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INDICE DEL CONTENUTO
MODULO - 02-01-00
MECCANICA - CINEMATICA

1. MOTO, TRAIETTORIA E SPOSTAMENTO ...................................................................................................................... 5


1.1 IL MOTO RELATIVO .......................................................................................................................................................... 5
1.2 GRANDEZZE SCALARI E VETTORIALI ........................................................................................................................... 5

2. VELOCITA' E ACCELERAZIONE ..................................................................................................................................... 8


2.1 VELOCIT ......................................................................................................................................................................... 8
2.2 ACCELERAZIONE ............................................................................................................................................................. 9

3. MOTO RETTILINEO UNIFORME ...................................................................................................................................... 9

4. MOTO UNIFORMEMENTE ACCELERATO .................................................................................................................... 11


4.1 CADUTA LIBERA ............................................................................................................................................................. 15

5. MOTO CIRCOLARE ........................................................................................................................................................ 16

6. MOTO PERIODICO ......................................................................................................................................................... 18


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1. MOTO, TRAIETTORIA E SPOSTAMENTO 1.2 GRANDEZZE SCALARI E VETTORIALI

La cinematica studia il movimento dei corpi da un punto di vista Fissato un sistema di riferimento, consideriamo la posizione di
geometrico senza porsi il problema delle cause che lo produ- un corpo in due istanti differenti t0 e t1.
cono (oggetto questo della Dinamica). All' istante t0 il corpo si trova nel punto A e all'istante t1 nel
punto B. La distanza tra i punti A e B detta spostamento.
1.1 IL MOTO RELATIVO Ovviamente il fatto che un corpo abbia effettuato lo sposta-
mento AB nell'intervallo di tempo T=t1-t0 non ci dice nulla sul
Due persone, A e B, si trovano sopra un treno che sta pas- percorso o sulla traiettoria reale che il corpo ha effettuato per
sando per una stazione. compiere quello spostamento.
Il capostazione C, fermo sul marciapiede vede passare il treno;
per lui A e B si muovono con il treno, quindi con la stessa velo-
cit, direzione e verso.
Siccome A e B sono fermi l'uno rispetto l'altro sul treno, A vede
B fermo e viceversa.
Un oggetto pu quindi essere in movimento rispetto ad un
osservatore e fermo rispetto ad un altro.
Il movimento di un oggetto ma mai assoluto, ma relativo.
Per studiare il movimento di un corpo necessario stabilire un
sistema di riferimento (ad esempio una terna di assi cartesiani)
rispetto al quale specificare le posizioni.
Inoltre bisogna disporre di un orologio per registrare le diverse
posizioni del corpo in istanti differenti.
La linea descritta da un corpo durante il suo moto detta traiet-
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toria.
Figura 1.
Osservazione: ovviamente anche la traiettoria di un oggetto
dipender dal sistema di riferimento che si scelto di adottare
e secondo cui visto il movimento.

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Lo spostamento infatti unisce semplicemente due punti nello
spazio e quindi sempre rappresentato da un segmento, men-
tre la traiettoria pu essere una curva qualsiasi.
Se uno spostamento avviene nello spazio generico non suffi-
ciente dire di quanto si spostato il corpo (distanza AB) ma
anche in quale direzione si spostato e in quale verso.
Le grandezze come gli spostamenti che sono espressi da un
numero (lunghezza del segmento AB), da una direzione e da
un verso sono dette vettoriali.
Il numero che definisce la 'lunghezza' del vettore prende il
nome di modulo.
Sono, per esempio, grandezze vettoriali, oltre allo sposta-
mento, la velocit, l'accelerazione e le forze.
Le grandezze vettoriali vengono rappresentate graficamente
con delle frecce, in cui la lunghezza della freccia corrisponde al
modulo del vettore.
Per distinguere una grandezza vettoriale si usa sovrapporre Figura 2.
alla lettera che la identifica una freccia o un trattino (a). Le grandezze che invece sono espresse semplicemente da un
Nel testo verr utilizzata la notazione con il trattino. numero sono dette scalari.
Sono scalari grandezze come il tempo, la temperatura e la
massa.
Una grandezza scalare pu essere rappresentare come una

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lunghezza tracciata su di una scala opportuna.
Per esempio, un intervallo di 20 secondi si pu rappresentare
come in figura, dove riportata una scala (intervallo tra una
divisione e la successiva) di 2 secondi.
Analogamente una temperatura di 60C si pu rappresentare
su di una scala dove 1 cm = 10 C

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Figura 3. Figura 4.
La differenza tra grandezze vettoriali e scalari del tutto evi-
Esempio
dente quando si devono sommare (o effettuare altre opera-
zioni) due grandezze scalari piuttosto due grandezze vettoriali.
Mentre per le grandezze scalari sufficiente effettuare una Un aereo compie un volo verso Est di 100 Miglia nautiche e poi
vira verso Nord volando ancora per 100 miglia.
semplice somma aritmetica, per i vettori si deve effettuare una
somma vettoriale che tenga conto delle loro direzioni e dei
versi. Il percorso effettivo viene rappresentato con il metodo prima
descritto (il percorso effettivo sar di circa 141 miglia.
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Consideriamo due vettori A e B con direzioni differenti: il


metodo pi semplice di effettuare la somma vettoriale quello
In altri casi i vettori da sommare non sono consecutivi e si deve
disegnare i vettori in maniera consecutiva e tracciare il vettore
ricorrere alla regola del parallelogramma.
risultante unendo con un segmento orientato la coda del primo
spostamento con la coda del secondo.

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Si costruisce il parallelogramma che ha per lati i due vettori e si 2. VELOCITA' E ACCELERAZIONE
disegna la diagonale maggiore che rappresenta il vettore risul-
tante.
2.1 VELOCIT

Se x la misura dello spostamento di un corpo e T il tempo


impiegato ad effettuarlo, possiamo definire la velocit media
come il rapporto tra lo spostamento x ed il tempo T.
Velocit media = Spostamento/Tempo Impiegato = x/t (in metri/
secondo).

S
VM =
T

Nel SI l'unit di misura della velocit il metro al secondo


(m/s).
Poich spesso la velocit espressa in chilometri all'ora
opportuno imparare subito questa conversione.

Km 1000 m 1 m
1 = =
h 3600 s 3,6 s

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Quindi per trasformare una velocit da Km/h in m/s basta divi-
derla per 3,6.
Viceversa, moltiplicher per 3,6 per passare da m/s a Km/s.
Per come stata definita, la velocit vista precedentemente
solo una velocit media.

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Se percorriamo il tragitto Roma-Milano alla velocit media di 3. MOTO RETTILINEO UNIFORME
120 Km/h ovviamente non significa che in ogni istante abbiamo
viaggiato a 120 Km/h. Osservazione: poich la velocit un vettore, per avere un
La velocit istantanea pu essere ottenuta considerando inter- moto uniforme devono mantenersi uguali il modulo del vettore
valli di tempo (e quindi di spostamento) molto piccoli. cos come la direzione e il verso; se il vettore velocit avesse
Se la velocit istantanea si mantiene costante per tutto il tempo sempre lo stesso modulo ma cambiasse continuamente di dire-
considerato questa coincider con la velocit media e si parla zione (come su un percorso curvo), tale cambiamento determi-
di moto uniforme. nerebbe un'accelerazione.
Se il vettore velocit si mantiene costante in modulo, direzione
2.2 ACCELERAZIONE e verso si ha quindi un moto rettilineo uniforme.

Se la velocit istantanea non costante ma varia nel tempo si S


ha un'accelerazione. VM = = cos t.
T
L' accelerazione media si pu definire come la variazione di
velocit (istantanea) in un intervallo di tempo.
Consideriamo un oggetto che si muove di moto rettilineo uni-
Accelerazione media = variazione di velocit/tempo conside-
forme, con velocit di 10 m/s;.
rato = v/t (in m/s2). Dalla definizione di velocit posso scrivere quella che viene
chiamata legge oraria del moto, la quale fornisce gli spazi per-
V corsi al variare del tempo.
aM =
T
S = V T
Nel SI l'unit di misura dell'accelerazione il metro al secondo
quadrato (m/s). Nel nostro caso:
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Allo stesso modo di come abbiamo introdotto la velocit istan-


tanea si pu introdurre una accelerazione istantanea.
S = 10 T
Evidentemente, se un corpo sta rallentando, ossia decelera, si
ha un valore negativo di accelerazione.

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raccogliamo in una tabella gli spazi percorsi da questo oggetto
ad intervalli di tempo regolari

Tempo (s) Spazio (m)

0 0

1 10

2 20

3 30

4 40

5 50

... ...

Ora rappresentiamo questi dati utilizzando un grafico carte-


Figura 5.
siano: sull'asse orizzontale posizioniamo i tempi, su quello ver-
ticale gli spazi percorsi. Un grafico di questo tipo detto grafico spazio-tempo.
Si nota che la curva che rappresenta un moto rettilineo uni-
forme in un grafico spazio-tempo una retta.
La pendenza di tale retta indica la velocit del moto.
Ci significa che pi veloce il moto di un oggetto, maggiore

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sar la pendenza della retta che lo rappresenta in un grafico
spazio-tempo.

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ATTENZIONE 4. MOTO UNIFORMEMENTE ACCELERATO

Non bisogna confondere la rappresentazione del Quando la velocit non costante nel tempo si ha una accele-
moto nel grafico spazio-tempo con la traiettoria razione, che pu essere a sua volta varia o costante.
dell'oggetto, Quando l'accelerazione in un moto costante di ha un moto
uniformemente accelerato.

V
a= = cos t.
T

Se l'accelerazione costante l'accelerazione media coincider


con l'accelerazione istantanea.
Utilizzando la definizione di accelerazione possibile ricavare
la legge delle velocit:

V = a T

Nel caso di un moto uniformemente accelerato questa legge mi


dice che le variazioni di velocit (accelerazioni) sono proporzio-
nali agli intervalli di tempo.; quindi in intervalli di tempo uguali
avremo variazioni di velocit (accelerazioni) uguali.
La rappresentazione grafica della legge delle velocit in un gra-
fico velocit-tempo ci porta nuovamente ad una retta, la cui
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pendenza indica l'accelerazione costante; maggiore l'accele-


razione del moto e maggiore sar la pendenza della retta.

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Figura 6. Figura 7.
Nel caso in cui l'oggetto in movimento non parta da fermo ma Supponiamo che l'oggetto in moto con velocit Vo a partire da
inizi ad accelerare quando possiede una certa velocit, V0, un certo istante diminuisca la propria velocit; si ha quindi un
allora la legge della velocit va modificata opportunamente. moto decelerato.
Se tale diminuzione di velocit costante avremo quindi un
moto uniformemente decelerato.
V = V0 + a T

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In questo caso la pendenza della retta che rappresenta la legge
della velocit in un grafico velocit-tempo sar negativa, ovvero
Nel grafico tale condizione porta ad uno spostamento della la retta sar orientata verso il basso.
retta lungo l'asse delle velocit.

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Figura 8. Figura 9.
I grafici velocit-tempo ci permettono di determinare lo spazio Osservando che la legge oraria per il moto rettilineo uniforme
percorso durante un moto uniformemente accelerato (o decele- era data da:
rato).
Rappresentiamo in un grafico velocit-tempo la velocit di un S = V T
moto rettilineo uniforme.
Questa sar data da una retta orizzontale corrispondente alla
Possiamo verificare facilmente che lo spazio percorso dato
velocit costante.
dall'area compresa dalla semiretta rappresentante la velocit,
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l'asse dei tempi e un segmento verticale tracciato in corrispon-


denza dell'istante finale del moto.

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Figura 10. Figura 11.
Lo stesso vale per il moto uniformemente accelerato. La legge oraria per un moto uniformemente accelerato vale
quindi
:

1
S = V0 T + aT 2

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2

Per poter rappresentare questa legge costruisco una tabella


con i valori del tempo e dello spazio percorso, con velocit ini-
ziale 0 e accelerazione, per esempio di 2 m/s2:

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Tempo (s) Spazio (m)

0 0

1 1

2 4

3 9

4 16

5 25

6 36

7 49

8 64
Figura 12.
La rappresentazione della legge oraria sar:
4.1 CADUTA LIBERA

Un caso particolare di moto uniformemente accelerato si ha per


un oggetto in caduta libera.
In questo caso l'accelerazione del moto data dall'accelera-
zione di gravit g, che vale approssimativamente 9,81 m/s2.
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Per un oggetto in caduta libera le relazioni viste diventano

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5. MOTO CIRCOLARE

V = g T Un oggetto che si muova lungo una circonferenza compie un


moto circolare.
1 2 Se tale movimento di compie con velocit di modulo costante si
S= gT
2 ha un moto circolare uniforme.

Dalla seconda espressione si pu ricavare il tempo impiegato


da un oggetto per cadere da un'altezza h.

2h
T=
g

Inoltre, mettendo in relazione entrambe le leggi, si pu ricavare


la velocit con la quale arriver a terra un oggetto che cada da
un altezza h.
Sar sufficiente sostituire al tempo nella seconda espressione il
valore T = V/g ricavato dalla prima

V = 2 gh Figura 13.

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Per il moto circolare uniforme definiamo alcune grandezze.
Si chiama periodo, T, del moto circolare uniforme il tempo che
l'oggetto impiega a percorrere un giro completo sulla circonfe-
renza.
Si definisce frequenza, f, del moto il numero di giri che l'oggetto
compie in un secondo (unit di tempo).

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Nel SI la frequenza si misura in hertz (simbolo Hz) zione determina un' accelerazione, detta accelerazione
centripeta diretta sempre verso il centro della circonferenza.
1giro Tale accelerazione vale:
1Hz =
1sec ondo
V2
ac =
Un oggetto che si muove su una circonferenza con una fre- r
quenza di 50 Hz compie quindi 50 giri al secondo.
La frequenza uguale al reciproco del periodo. Spesso per i moti circolari viene utilizzata anche un altro tipo di
Per definire la velocit di un moto circolare si utilizza ancora la velocit.
relazione V = S/T, ma visto che l'oggetto si muove su una cir- Mentre un punto si muove su una circonferenza con velocit
conferenza lo spostamento descriver archi di circonferenza. costante il raggio che unisce tale punto al centro descrive un
Se la velocit si mantiene costante l'oggetto compir un giro certo angolo 2; ovviamente tale angolo sar proporzionale
completo (quindi un percorso di 2r ) nel tempo corrispondente all'arco descritto dal punto. Per cui possiamo riferire la velocit
ad un periodo (secondo la definizione data), quindi: all'angolo descritto dal raggio invece che all'arco percorso dal
punto.
2 r La velocit angolare il rapporto tra l'angolo descritto e il
V= tempo impiegato a descriverlo.
T
Nel SI la velocit angolare si misura in radianti al secondo (rad/
s).
O, equivalentemente: Il radiante la misura dell'angolo al centro di una circonferenza
sotteso da un arco uguale al raggio.
V = 2 r f Poich la circonferenza di raggio r vale 2r, cio 2 volte il rag-
gio l'angolo giro equivale a 2 radianti.
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Tale velocit detta velocit tangenziale, proprio perch la Pertanto la velocit angolare pu essere scritta:
direzione del vettore velocit si mantiene tangente alla circon-
ferenza. 2
Poich il vettore della velocit tangenziale cambia continua- =
T
mente direzione (anche se il modulo resta costante), tale varia-

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Confrontando il valore della velocit angolare con quello della 6. MOTO PERIODICO
velocit tangenziale si pu ricavare una relazione che lega le
due grandezze. Un moto periodico un moto che dopo un certo periodo T,
torna al punto di partenza.
V = r Un esempio di moto periodico il movimento del pistone
all'interno della camera di combustione di un motore.
possibile inoltre scrivere l'accelerazione centripeta serven- Mentre l'albero a gomiti sta girando con velocit angolare
dosi della velocit angolare: costante, il pistone si muove avanti ed indietro all'interno del
cilindro.
La sua velocit lineare, durante un giro completo dell'albero a
V 2 ( r ) 2 2 r 2
ac = = = = 2r gomiti, varia dal valore zero, corrispondente ai punti morti
r r r superiore ed inferiore (ossia ad entrambi i limiti del cilindro) al
valore massimo di velocit, in corrispondenza del valore inter-
medio del suo percorso; di conseguenza la velocit lineare
varia continuamente, ossia non mai costante.
Anche l'accelerazione del pistone varia continuamente durante
tutta la sua corsa.
Agli estremi del suo percorso, vale a dire nei punti morti supe-
riore ed inferiore, l'accelerazione risulta essere la massima,
proprio in corrispondenza dei valori nulli di velocit.
Consideriamo un punto P che si muove di moto circolare uni-
forme su una circonferenza di raggio r.

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Il moto armonico un moto periodico; tutti i moti periodici pos-
sono essere rappresentati come moti armonici.
Altri sistemi che approssimano un moto armonico e che quindi
sono periodici.
Considero una massa appesa ad una molla.
Se io tiro la massa verso il basso (o la spingo verso l'alto) que-
sta comincer ad oscillare verticalmente attorno ad un punto di
equilibrio, muovendosi di moto periodico.
Altro esempio ancora pi comune il moto del pendolo.
Esso pu essere costituito da un corpo avente una massa "m"
collegata ad un capo di una corda o di un asta.
La corda o asta fissata ad un punto fisso.
Spostando la massa di un poco, quindi lasciandola libera di
oscillare avanti ed indietro, si realizza con buona approssima-
zione un movimento armonico.
Questi ultimi esempi si possono considerare solo in prima
approssimazione come moti periodici un quanto nei sistemi
fisici reali le forze di attrito smorzano il moto e quindi dopo un
Figura 14. certo tempo la massa si ferma.
Tracciamo la proiezione del punto P sul diametro orizzontale. Per mantenere in movimento un pendolo necessario fornirgli
Come si pu notare tale proiezione massima quando il punto un spinta continua o ridurre al minimo tali attriti.
si trova in A (equivalente ad r), si annulla quando passa per B,
diventa -r in C e si annulla nuovamente in D.
Raccogliamo questo andamento in un grafico cartesiano;
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sull'asse orizzontale posizioniamo l'andamento del tempo,


come frazioni o multipli del periodo T; sull'asse verticale la lun-
ghezza di tale proiezione.
Quello che otteniamo un moto armonico.

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MODULO
02-02-03
MECCANICA
DINAMICA (A)
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INDICE DEL CONTENUTO
MODULO - 02-02-02
MECCANICA - DINAMICA (A)

1. PRIMI PRINCIPI DELLA DINAMICA ................................................................................................................................. 5


1.1 PRINCIPI DINERZIA ......................................................................................................................................................... 5
1.2 IL SECONDO PRINCIPIO DELLA DINAMICA ................................................................................................................... 6
1.3 IL TERZO PRINCIPIO DELLA DINAMICA ......................................................................................................................... 8

2. LAVORO ............................................................................................................................................................................ 9
2.1 DEFINIZIONE DI LAVORO ................................................................................................................................................ 9

3. POTENZA ........................................................................................................................................................................ 10
3.1 LAVORO E TEMPO IMPIEGATO .................................................................................................................................... 10
3.2 LA DEFINIZIONE DI POTENZA ...................................................................................................................................... 10
3.3 POTENZA E VELOCIT .................................................................................................................................................. 11
3.4 IL CONCETTO DI MACCHINA ........................................................................................................................................ 11

4. ENERGIA ......................................................................................................................................................................... 12
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4.1 ENERGIA CINETICA ....................................................................................................................................................... 12


4.2 ENERGIA POTENZIALE .................................................................................................................................................. 13
4.3 ENERGIA MECCANICA .................................................................................................................................................. 13
4.4 LA CONSERVAZIONE DELLENERGIA MECCANICA ................................................................................................... 14

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1. PRIMI PRINCIPI DELLA DINAMICA

1.1 PRINCIPI DINERZIA

Aristotele (384-322 a.C.) pensava che lo stato naturale dei


corpi fosse la quiete e che per mantenere costante la velocit
di un corpo fosse necessaria una forza.
L'esperienza quotidiana ci fa credere erroneamente che l'idea
di Aristotele fosse corretta.
Un ciclista deve pedalare, cio applicare una forza, per mante-
nere la velocit costante.
Un automobilista deve tenere il pedale sull'acceleratore, in
modo che il motore applichi una forza per evitare che l'auto si
fermi.
All'inizio del XVII secolo, Galileo Galilei (1564-1642) contest
l'intuizione di Aristotele, sostenendo invece che un corpo man- Figura 1.
tiene la propria velocit solo se su di esso non agiscono forze. Consideriamo una pallina che scende lungo un piano inclinato
Secondo Galileo, la forza necessaria per vincere l'attrito che per poi risalire su in altro piano inclinato con identica inclina-
un corpo incontra mentre si muove; per, se si riuscisse a eli- zione.
minare l'attrito, il corpo in moto continuerebbe a muoversi con Durante tale discesa la pallina accelera e risale sul piano di
moto rettilineo uniforme. destra diminuendo man mano la propria velocit fino ad arri-
Le intuizioni di Galileo sul moto dei corpi derivano da alcuni vare alla stessa altezza iniziale.
esperimenti. Ripetendo l'esperimento diverse volte si constata che:
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qualunque sia l'inclinazione del secondo piano, la sfera rag-


giunge sempre la stessa altezza da cui stata abbandonata;

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quando l'angolo di inclinazione minore, la sfera percorra L'inerzia una quindi una propriet intrinseca di tutti i corpi ed
una maggior distanza lungo il piano prima di fermarsi: tanto maggiore, quanto pi grande la massa del corpo.
OC > OB > OA;
1.2 IL SECONDO PRINCIPIO DELLA DINAMICA
a perdita di velocit avviene tanto pi lentamente, quanto
minore l'inclinazione del piano.
Il primo principio afferma inoltre che una forza applicata ad un
In base a queste osservazioni Galileo concluse che se il corpo genera un'accelerazione.
secondo piano inclinato fosse orizzontale la sfera continue- Sperimentalmente possibile verificare, potendo ridurre al
rebbe a muoversi con la stessa velocit raggiunta alla base del limite le forze d'attrito, che Forza applicata e accelerazione pro-
primo piano inclinato. dotta sono direttamente proporzionali.
Pot quindi affermare che un corpo in moto, se non viene osta- Applicando infatti forze di diversa intensit sullo stesso corpo,
colato, continua a muoversi con velocit costante. si otterr un grafico simile a quello seguente.
A chi gli faceva notare che un corpo lanciato su un piano oriz-
zontale con una velocit rallenta fino a fermarsi, Galileo rispon-
deva che ci dipendeva da cause esterne, come gli attriti.
Sulla base delle idee di Galileo Newton enunci il primo princi-
pio della dinamica:
Un corpo rimane nel suo stato di quiete o di moto rettilineo uni-
forme, finch interviene una causa esterna a variare il suo
stato.
Secondo questo enunciato se un corpo fermo e tutte le forze
che agiscono su di lui hanno risultante nulla allora rester

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fermo; se si trova in moto rettilineo uniforme manterr tale
moto.
La tendenza di un corpo a mantenere invariato il suo stato di
moto viene chiamata inerzia.
Per questo motivo, il primo principio della dinamica viene chia-
mato anche principio di inerzia.
Figura 2.

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Mantenendo invece costante la forza applicata ma variando la Ovvero:
massa del corpo, l'accelerazione prodotta risulter inversa-
mente proporzionale alla massa del oggetto, con un grafico F = ma
come quello seguente.
Facciamo subito notare che il secondo principio della dinamica
contiene il primo principio come caso particolare; se la forza
risultante uguale a zero anche l'accelerazione sar nulla e
quindi il corpo manterr il proprio stato di moto.
Applichiamo il secondo principio della dinamica ad un caso
molto semplice, quello di un corpo in caduta libera.
Nella caduta libera l'unica forza che agisce sul corpo quella di
gravit, cio il peso P. L'accelerazione del corpo l'accelera-
zione di gravit g.
Poich per il secondo principio della dinamica la forza risultante
uguale al prodotto della massa per l'accelerazione, possiamo
scrivere:

P=mg

Figura 3. Il peso di un corpo si ottiene moltiplicando la sua massa


Queste due relazione possono riassumersi in un'unica legge, il (espressa in kg) per l'accelerazione di gravit (espressa in m/
secondo principio della dinamica: s).
La risultante delle forze applicate ad un corpo uguale al pro-
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dotto della massa del corpo per l'accelerazione che esso acqui-
sta

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1.3 IL TERZO PRINCIPIO DELLA DINAMICA Misurando sperimentalmente queste forze si pu verificare che
ogni magnete esercita sul l'altro una forza di uguale intensit e
Consideriamo due magneti posti, come in figura, su due car- direzione ma di verso opposto.
relli.
F1, 2 = F2,1

La stessa cosa di pu verificare con corpi che interagiscono


mediante un contatto.
Se un pattinatore A spinge un altro pattinatore B questi inizier
ad allontanarsi da A ma contemporaneamente A si muover in
verso opposto.
Anche in questo caso le due forze sono uguali e opposte.

Figura 4.
Un filo mantiene uniti i due carrelli che altrimenti, poich i due
magneti si respingono, si allontanerebbero l'uno dall'altro.

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Se infatti spezziamo il filo, i carrelli, che sono solidali con i
magneti, si mettono in moto simultaneamente.
Poich i magneti si muovono in verso opposto, possiamo con-
cludere che sono soggetti a forze che hanno verso opposto.

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2. LAVORO In questi due esempi, la forza agente ha una componente non
nulla lungo la direzione dello spostamento e produce la varia-
Consideriamo un corpo di massa m in caduta libera. Respon- zione del modulo della velocit.
In un moto circolare uniforme, invece, la forza centripeta
sabile della sua accelerazione la forza di gravit P, che ha la
stessa direzione dello spostamento. sempre perpendicolare allo spostamento del corpo e la velocit
mantiene un modulo costante.
Le considerazioni fatte ci suggeriscono di definire una nuova
grandezza fisica, il lavoro, che dipenda dalla direzione relativa
della forza e dello spostamento.

2.1 DEFINIZIONE DI LAVORO

Il lavoro compiuto da una forza F il prodotto fra l'intensit


della componente della forza parallela allo spostamento e lo
spostamento stesso
.

L = Fp s

Figura 5. Nel SI, il lavoro si misura in newton-metro. Questa unit di


Se lo stesso corpo scende lungo un piano inclinato (senza misura chiamata joule (si pronuncia "giaul") e viene indicata
attrito), anche se la forza peso P sar sempre diretta lungo la con il simbolo j: 1 j = (1 N) x (1 m).
verticale, il corpo accelera in direzione parallela al piano. Dalla definizione vista discende che il lavoro compiuto da una
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La forza responsabile della sua accelerazione la componente forza dipende dall'angolo compreso fra il vettore spostamento e
del peso parallela al piano. il vettore forza.
Ne deriva ovviamente che un lavoro pu essere positivo, nega-
tivo o nullo.

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3. POTENZA

3.1 LAVORO E TEMPO IMPIEGATO

Una persona del peso di 800 N che si trova al piano terra di un


edificio pu salire all'ultimo piano, alto 20 m, usando le scale o
l'ascensore. Nel primo caso lavorano i muscoli della persona,
nel secondo il motore dell'ascensore. Il lavoro compiuto
dall'uomo o dall'ascensore identico al lavoro compiuto dalla
forza-peso cambiato di segno:
L = A = (800 N) x (20 m) = 16 000 j.
La differenza sostanziale fra il lavoro compiuto dall'uomo e il
lavoro compiuto dall'ascensore sta nel fatto che l'ascensore
compie lo stesso lavoro in un tempo minore; perci diciamo che
l'ascensore pi potente dell'uomo.
Figura 6. Per tenere conto del tempo che una forza impiega a compiere
Un lavoro positivo si chiama lavoro motore, mentre quello un certo lavoro, necessario introdurre una nuova grandezza
negativo viene detto lavoro resistente. fisica, la potenza.
Nel caso particolare in cui l'angolo fra la direzione della forza e
la direzione dello spostamento 90 la componente parallela 3.2 LA DEFINIZIONE DI POTENZA
allo spostamento nulla, quindi anche il lavoro nullo.

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La potenza il rapporto fra il lavoro compiuto e l'intervallo di
tempo impiegato per compierlo.

L
P=
t

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L'unit di misura della potenza il joule al secondo, detto watt 3.3 POTENZA E VELOCIT
(simbolo W).
Un watt quindi la potenza di un dispositivo che compie il Sapendo che L = Fs possibile dare un'altra definizione della
lavoro di 1 joule in 1 secondo. potenza spesso molto utile:
Esempio.
L s
P= = F = F v
Se il motore di un ascensore deve sollevare un peso comp- t t
lessivo di 5000 N per un tratto di 20 m in 40 secondi, deve svi-
luppare una potenza pari a: La potenza che una forza deve fornire per far muovere un
corpo a velocit costante uguale al prodotto tra la forza e la
P = (5000 N) x (20 m) / 40 s = 2500 W. velocit.

Poich il watt un'unit di misura piuttosto piccola, in genere si Esempio


usano anche alcuni suoi multipli:
Per vincere gli attriti e mantenere una velocit costante, il
kilowatt (kW): 1 kW = 1000 W= 1 X 103 W; motore di un'automobile deve esercitare una forza motrice. Se
la forza di 2700 N, la potenza sviluppata per mantenere una
megawatt (MW): 1 MW= 1000000 W= 1 X 106 W; velocit costante di 120 km/h data da:

P = (2700 N) x (33,33 m/s) = 90 000 W = 90 kW


gigawatt (GW): 1 GW = 1000 000 000 W = 1 x 109 W.

Il kilowatt , probabilmente, il multiplo pi noto del watt; la 3.4 IL CONCETTO DI MACCHINA


potenza degli elettrodomestici, infatti, espressa in kilowatt.
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Con il termine macchina indichiamo qualsiasi dispositivo


capace di compiere un lavoro. Un'automobile, un ascensore,
una gru, un trapano, un frullatore, un sollevatore idraulico, una
pompa sono tutti esempi di macchine. In accordo con la defini-

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zione che abbiamo dato, anche il corpo umano deve essere 4. ENERGIA
considerato una macchina.
Ogni macchina caratterizzata da una potenza, cio dalla
quantit di lavoro che pu compiere nell'unit di tempo. Una
4.1 ENERGIA CINETICA
macchina pi potente di un'altra dello stesso tipo se compie
lo stesso lavoro in un tempo minore. Consideriamo due casi: un carrello in movimento che urta una
pallina e la fa muovere; lo stesso carrello che urta contro una
molla e la comprime.
In entrambi i casi il carrello in moto compie un lavoro
sull'oggetto che urta; perci diciamo che possiede energia.
L'energia la capacit di compiere un lavoro.
Nei casi visti questa energia chiaramente legata al movi-
mento del carrello; se questo fosse fermo non sarebbe
capace n di spostare oggetti, n di deformarli.
La capacit di compiere lavoro, cio l'energia, posseduta da un
oggetto in movimento si chiama energia cinetica.
L'energia cinetica definita attraverso la relazione:

1
Ecin = m v2
2

Da questa relazione segue che pi alta la velocit di un

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oggetto maggiore sar la sua energia cinetica e quindi la capa-
cit di compiere lavoro; ne risulta anche l'energia cinetica cre-
sce al crescere della massa del corpo.
Nel SI l'energia cinetica si esprime in joule, come il lavoro.
Infatti, l'unit di misura dell'energia cinetica il prodotto fra
l'unit di misura della massa (kg) e il quadrato dell'unit di
misura della velocit (m/s)2.

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Esempio L'energia potenziale gravitazionale si pu scrivere come:

Un'automobile di 1000 kg che si muove alla velocit di 10 m/s E pot = P h


ha una energia cinetica:

L'energia potenziale, come il lavoro e l'energia cinetica si


misura in Joule.
1
Ecin = m v2
2 Esempio

= 1/2 x (1000 kg) x (10 m/s)2 = 50000 J = 50 kJ L'energia potenziale di un sasso di massa 500 Kg, che si trova
su una roccia alta 20 m, vale:
La stessa automobile che si muove alla velocit di 20 m/s ha un
energia cinetica di 200 kJ. EP = Ph = (0,5 kg) x (9,8 m/s2 ) x (20 m) = 98 J

4.2 ENERGIA POTENZIALE 4.3 ENERGIA MECCANICA

Come abbiamo gi visto un oggetto che cade da una certa Un sasso fermo a una certa altezza rispetto al suolo possiede
altezza, compie un lavoro, poich la forza peso e lo sposta- energia potenziale, ma non energia cinetica. Durante la caduta,
mento hanno la stessa direzione. l'altezza diminuisce e la velocit aumenta.Dunque, l'energia
Qualsiasi oggetto per compiere un lavoro deve possedere potenziale diminuisce e l'energia cinetica aumenta. In prossi-
energia. mit del suolo l'altezza zero; perci il sasso non possiede
In questo caso non si tratta di energia cinetica ma di energia energia potenziale ma solo energia cinetica.
potenziale.
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La somma dell'energia cinetica e dell'energia potenziale di un


In generale, un oggetto posto ad una certa altezza possiede corpo si chiama energia meccanica e si misura in joule.
un'energia potenziale dovuta alla sua posizione.
EMec = E pot + Ecin

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Esempio 4.4 LA CONSERVAZIONE DELLENERGIA
MECCANICA
Calcoliamo l'energia meccanica iniziale e finale di un sasso,
supponendo che la massa sia 1 kg e l'altezza iniziale 20 m.
Questo fatto si traduce in una legge di carattere generale.
Durante il moto di un corpo la somma dell'energia cinetica e
Energia meccanica iniziale: Emec = 0 + Ph = (1 kg) x (9,8 m/s2) dell'energia potenziale si mantiene costante, cio l'energia
x (20 m)=196 J. meccanica si conserva.
Tale legge vale ovviamente fino a quando possibile trascu-
In assenza di attrito il sasso arriva al suolo con velocit v tale rare gli attriti che agiscono durante il moto.
che:

V2 = 2gh = 2 x (9,8 m/s2) x (20 m) = 392 (m/s)2

Quindi l'energia cinetica sar:

Ecin= 1/2 x (1 kg) x (392 (m/s)2) = 196 J;

Emec = E, + 0 = 196 J.

Questo risultato ci permette di verificare un fatto importante:


l'energia meccanica finale del sasso che cade liberamente
uguale all'energia meccanica iniziale.

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L'energia meccanica del sasso si conserva quindi durante la
caduta

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MODULO
02-02-03
MECCANICA
DINAMICA (B)
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PAGINA LASCIATA INTENZIONALMENTE BIANCA

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INDICE DEL CONTENUTO
MODULO - 02-02-02
MECCANICA - DINAMICA (B)

1. IMPULSO E QUANTIT DI MOTO ................................................................................................................................... 5


1.1 DEFINIZIONE DI IMPULSO ............................................................................................................................................... 5
1.2 DEFINIZIONE DI QUANTIT DI MOTO ............................................................................................................................ 5

2. PRINCIPI GIROSCOPICI ................................................................................................................................................... 7


2.1 LE PROPIETA DEL GIROSCOPIO ................................................................................................................................... 8
2.2 LA PRECESSIONE ............................................................................................................................................................ 8

3. ATTRITO, NATURA ED EFFETTI DELLATTRITO .......................................................................................................... 9


3.1 LATTRITO ......................................................................................................................................................................... 9
3.2 COEFFICIENTE D'ATTRITO RADENTE ......................................................................................................................... 11

4. LATTRITO DI ROTOLAMENTO ..................................................................................................................................... 12


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PAGINA LASCIATA INTENZIONALMENTE BIANCA

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1. IMPULSO E QUANTIT DI MOTO 1.1 DEFINIZIONE DI IMPULSO

Riscriviamo il secondo principio della dinamica, F = ma, sosti- L'impulso di una forza il prodotto della forza per l'intervallo di
tuendo ad a la definizione di accelerazione media si ottiene:: tempo in cui essa agisce.

v I = F t
F =m
t
Nel SI l'impulso viene misurato in Nxs (si legge "newton per
moltiplichiamo entrambi i membri dell'equazione per t otte- secondo").
niamo: Poich il prodotto tra un vettore e uno scalare, l'impulso un
vettore che ha la stessa direzione e lo stesso verso della forza.
Una pallottola di massa piccola e grande velocit, e un sasso di
F t = m v massa grande e piccola velocit possono provocare lo stesso
danno, urtando contro un oggetto. Ci significa che gli effetti
Osservando questa relazione si pu osservare che la varia- prodotti da un corpo in movimento dipendono sia dalla massa
zione di velocit di un oggetto dipende non solo dalla forza, ma sia dalla velocit.
anche dall'intervallo di tempo in cui la forza viene applicata. Per tenere conto di questo fatto introduciamo la quantit di
Per esempio, per fermare un corpo in movimento possiamo moto di un corpo.
applicare una forza grande per un intervallo di tempo piccolo
oppure una forza piccola per un intervallo di tempo grande. 1.2 DEFINIZIONE DI QUANTIT DI MOTO
Per tenere conto sia della forza sia dell'intervallo di tempo in cui
essa agisce, conviene introdurre una nuova grandezza fisica:
l'impulso della forza. La quantit di moto di un corpo il prodotto fra la massa e la
velocit
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Indicando con p la quantit di moto, possiamo esprimere la


definizione in modo sintetico con la formula:

p = mv

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La quantit di moto si misura in kg x m/s (si legge "chilogrammi I = (1000 kg) x (25 m/s) - (1000 kg) x (15 m/s) =10000 kg x m/s
per metri al secondo").
Come l'impulso, anche la quantit di moto un vettore. Il teorema dell'impulso un modo diverso di esprimere il
Riprendiamo la formula: secondo principio della dinamica; invece di parlare di forza e di
accelerazione, si parla di impulso e di quantit di moto.
F t = m v L'importanza di questo teorema deriva dal fatto che esso ci per-
mette di analizzare situazioni in cui non facile conoscere la
forza che agisce.
Poich v = (vf - vi) , operando le opportune sostituzioni otte- Per esempio, certi fenomeni come le esplosioni, gli urti, le
niamo: implosioni sono difficili da studiare, perch le forze che inter-
vengono sono complesse e agiscono in tempi molto brevi.
I = m (v f vi ) = m v f m vi Il teorema dell'impulso ci permette inoltre di formulare il princi-
pio di conservazione della quantit di moto.
Prima vediamo alcune definizioni riguardanti il sistema di corpi.
Quindi: Un sistema di corpi (in breve un sistema) un insieme di corpi
che ci interessa considerare come un corpo unico.
I = p f pi Per esempio, due biglie che stanno per urtarsi costituiscono un
sistema formato da due soli corpi, che possiamo pensare come
un corpo unico.
In definitiva si trova il teorema dell'impulso: Il sistema, cio questo immaginarlo corpo unico, si muove con
L'impulso di una forza applicata a un corpo in un certo intervallo una quantit di moto p, che uguale alla somma vettoriale
di tempo uguale alla variazione della quantit di moto del delle quantit di moto p1 e P2 dei singoli corpi appartenenti al
corpo nello stesso intervallo di tempo
sistema.

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Tutte le forze che non fanno parte del sistema stesso costitui-
Esempio
scono forze esterne.
Un sistema si dice isolato, quando non agiscono forze esterne
Se un'auto d massa 1000 kg passa dalla velocit di 54 km/h
oppure quando la risultante delle forze esterne zero.
(15 m/s) alla velocit d 90 km/h (25 m/s), riceve un impulso:

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Nel caso di due biglie che si muovono su un tavolo orizzontale 2. PRINCIPI GIROSCOPICI
il sistema isolato (se l'attrito trascurabile); nell'urto agiscono
solo forze interne al sistema. Qualunque massa in rotazione intorno ad un asse acquisisce
Consideriamo quindi un sistema isolato. Poich la risultante determinate propriet, dette giroscopiche.
delle forze esterne nulla, anche l'impulso uguale a zero. Qualunque massa rotante progettata e montata in modo da
Per il teorema dell'impulso cio la quantit di moto finale sfruttare questa propriet, costituisce quindi un giroscopio.
uguale alla quantit di moto iniziale. Un giroscopio formato da un disco di massa notevole rotante
Se su un sistema agiscono non agiscono forze esterne, il ad alta velocit (almeno 20.000 rpm) intorno all'asse di rota-
sistema pu evolvere da uno stato iniziale ad uno finale, ma la zione X, montato su un sistema cardanico che gli permette
sua quantit di moto resta costante. libert di movimento intorno ad un asse verticale Z e ad un
Il principio di conservazione della quantit di moto permette di asse orizzontale Y.
studiare fenomeni che avvengono in tempi brevi e in cui agi-
scono solo forze interne al sistema, come le esplosioni e gli
urti.
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Figura 1.

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Quando un giroscopio libero di ruotare intorno ai suoi tre assi, 2.2 LA PRECESSIONE
si dice che ha tre gradi di libert.
Se si blocca lo snodo cardanico intorno ad uno dei due assi Z o Quando un giroscopio a tre gradi di libert perturbato da una
Y, al giroscopio rimangono due gradi di libert: come vedremo forza esterna che tenta di spostare il disco dal piano in cui
la soppressione di un grado di libert serve per sfruttare la pre- giace, spingendolo a ruotare intorno all'asse Y (o all'asse Z), il
cessione del giroscopio. disco reagisce con una rotazione intorno all'asse Z (o all'asse
Nel caso, poi, che fossero bloccati entrambi gli snodi sugli assi Y), detta rotazione di precessione, avente senso tale da portare
Z e Y, il giroscopio rimarrebbe con un solo grado di libert: il la rotazione del disco intorno all'asse X, in concomitanza con
caso dell'elica, della Terra, della ruota della bicicletta, ecc..., quella indotta dalla forza perturbatrice intorno all'asse Y.
che costituiscono altrettanti sistemi giroscopici ed un solo
grado di libert, soggetti a movimenti di precessione ogni volta
che gli assi di rotazione subiscono spostamenti.

2.1 LE PROPIETA DEL GIROSCOPIO

La propriet fondamentale del giroscopio la rigidit o inerzia


giroscopica grazie alla quale l'apparato pu essere proficua-
mente impiegato nelle molteplici applicazioni aeronautiche.
La rigidit giroscopica una conseguenza dell'inerzia accumu-
lata dal disco, proporzionale alla sua massa e alla sua velocit.
Grazie alla rigidit, il giroscopio a tre gradi di libert, una volta
messo in rotazione, si mantiene nello stesso piano in cui si tro-

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vava al momento dell'inizio della rotazione, indipendentemente
dalla posizione assunta dal sistema.
In altre parole, una vola messo in rotazione il disco, pur Figura 2.
facendo ruotare il sistema in qualsiasi direzione, l'asse di rota- La precessione pu, in un certo senso, essere vista come una
zione X rimane costantemente rivolto nella direzione iniziale. "difesa" o una "compensazione" del giroscopio nei confronti
della forza perturbatrice.

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La precessione, infatti, cessa nel momento in cui il piano di 3. ATTRITO, NATURA ED EFFETTI
rotazione del disco si porta a coincidere col piano in cui agisce DELLATTRITO
la forza perturbatrice, cosicch la forza stessa, non avendo pi
componenti devianti, pu solo accelerare il moto di rotazione
del disco. 3.1 LATTRITO

L'attrito esiste tutt'intorno: esso fa parte della nostra vita, e pro-


babilmente senza attrito non potremmo neppure esistere.
Tutte le azioni che implicano un movimento, come ad esempio
il camminare, il guidare una macchina o far volare un aereo,
richiedono che la forza d'attrito sia presente tra la persona od il
veicolo e la superficie sulla quale ci si muove.
In molti casi si realizzano dei sistemi per aumentare la forza
d'attrito, per esempio aumentando la rugosit della superficie
interessata dall'attrito, come ad esempio nel caso delle frizioni
meccaniche, dei freni, dei pneumatici, delle impugnature e dei
fermagli.
In altri casi, al contrario, si sono spesi molti soldi in ricerche, nel
tentativo di ridurre l'attrito, come ad esempio nei cuscinetti a
sfere, nei pistoni all'interno dei cilindri, ed altro ancora.
Il motivo il seguente: l'attrito assorbe energia, che di solito
dissipata sotto forma di calore. Inoltre l'attrito provoca l'usura,
perch le superfici si strofinano assieme, diminuendo il rendi-
mento.
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Gli accorgimenti principali adottati per ridurre l'attrito sono:


l'impiego di superfici molto levigate nei punti dove esse ven-
gono a contatto, e soprattutto l'impiego di lubrificanti che, insi-
nuandosi tra le superfici, le mantengono staccate tra loro.

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Perfino le superfici lisciate accuratamente, osservate al micro-
scopio presentano una superficie con "colline e valli".
Quando due superfici di questo genere si affacciano l'una con-
tro l'altra, come se si sovrapponesse una mappa in rilievo
delle Alpi alla corrispondente mappa dell'Himalaya.
Il contatto avviene soltanto in alcuni punti, dove si sviluppa
un'enorme pressione, e se i materiali non sono adatti, pu addi-
rittura avvenire che i due metalli si saldino a freddo tra loro, nel
momento che le due superfici scorrono tra loro, ed il processo
continua a ripetersi quando nuovi "picchi" di materiale vengono
a contatto.
Facendo scorrere una superficie sull'altra, non solo si rompono
inizialmente queste saldature che avvengono a freddo, ma nel
movimento successivo si hanno delle notevoli lacerazioni e
strappi di queste guglie microscopiche.

Figura 3.
Sono proprio queste deformazioni che assorbono l'energia pro-
ducendo calore come conseguenza.
In altre superfici portate a contatto durante il movimento, non
avviene questa saldatura a freddo tra di loro, ma si genera
egualmente calore, in conseguenza della deformazione dei

M02-S01-00003b-1.fm
"picchi" durante il movimento.
Sono state presentate diverse "leggi" che riguardano l'attrito di
due superfici che scorrono tra loro "a secco", ossia in assenza
di lubrificazione, queste leggi, nonostante la dimostrata veridi-
cit, sono piuttosto semplificative, e sono utilizzate da tecnici e
ricercatori per risolvere i loro problemi.

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3.2 COEFFICIENTE D'ATTRITO RADENTE forza d'attrito (F), necessaria per far scivolare tra loro le super-
fici, e la forza di reazione del peso (RN) normale alla superficie,
Le quattro leggi pi note sull'attrito sono le seguenti: costante.
Esempio. Ammettiamo che rimanga costante la composizione
1. La forza d'attrito rivolta sempre in direzione opposta a dei materiali interessati, perci la gomma e l'asfalto forniscono
quella del movimento del corpo, o del corpo che sta per sempre lo stesso coefficiente d'attrito.
muoversi. Anche l'acciaio ed il ghiaccio forniscono il loro coefficiente
d'attrito, che molto minore del precedente, per rimane lo
2. La forza d'attrito presente sulle superfici che stanno scor- stesso in tutti i casi in cui l'acciaio scorre sul ghiaccio.
rendo tra loro, direttamente proporzionale alle forze che Questa costante nota con il termine: "Coefficiente d'attrito
nel momento stanno agendo ad angolo retto rispetto alle radente", e s'indica con la lettera greca "mu" = .
superfici a contatto. Si pu affermare che "F" direttamente proporzionale ad "RN
". Ne segue che:
3. La forza necessaria a far scorrere le superfici indipendente F = RN * Cost , quindi (F / RN) = Cost. = = coefficiente d'attrito
dall'area delle superfici a contatto, a parit delle forze appli- radente.
cate e perpendicolari alle superfici. Siccome un rapporto, esso non ha dimensioni.
La tabella riporta alcuni coefficienti d'attrito.
4. La forza d'attrito indipendente dalla velocit.
MATERIALE COEFF. DATTRITO
Quest'ultima legge vera in un ampio campo di velocit,
quando ogni ulteriore aumento di velocit non in grado di svi- Metallo con Metallo (A Secco) Circa 0,25 - 0,15
luppare calore sufficiente per provocare un'alterazione delle Metallo con Metallo (Lubrificato) Pu ridursi a 0,05
superfici.
L'effetto dell'attrito molto diverso secondo il tipo di superfici Freno Allineato Su Metallo Circa 0,5 - 0,7
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che vengono a contatto.


Acciaio e ferro si comportano in modo assai diverso che la Minore il valore di "", minori sono le forze d'attrito durante il
gomma con il cemento, od un metallo su di un altro. movimento.
Si scoperto che per ogni coppia di superfici a contatto, in
accordo con la precedente seconda legge, il rapporto tra la

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Si noti che durante il trascinamento, la forza d'attrito sempre Poich (F / RN). = , si pu scrivere:
minore di uno. = (W sen .) / (W cos ).= tan .
Sono di particolare interesse le forze d'attrito di un corpo che
scivola su di un piano inclinato: questo caso simile al decollo
od alla planata di un velivolo.
Prendiamo in considerazione ciascuno dei seguenti casi, nei
quali il corpo si muove a velocit costante.
Con riferimento alla figura, innanzi tutto si scompone il peso
(W), secondo la componente parallela al piano inclinato, (W
sen ), e la componente normale al piano inclinato (W cos ),
ottenendo due equazioni.
Si noti che per semplicit, si considerano le quattro forze appli-
cate al corpo in un unico punto.
Lungo il piano inclinato sono presenti le forze indicate nella
figura a fianco.
Se a velocit costante, allora vi equilibrio tra queste forze,
quindi: P = F + W sen.
Le forze normali al piano inclinato sono raffigurate nella figura
che segue; esse sono:
RN = W cos . E siccome (F / RN). = , allora si pu scrivere:
= (P -W sen .) / (W cos ).
Consideriamo il caso in cui il corpo stia scivolando lungo il

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piano inclinato, senza incontrare nessun intoppo, come in
figura.
Nelle due figure che seguono sono riportate rispettivamente le
forze parallele al piano inclinato:
F = W sen ,
e le forze normali al piano inclinato: RN = W cos.

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4. LATTRITO DI ROTOLAMENTO

Quando un veicolo si deve muovere, spinto dalle sue stesse


ruote, esso si muove soltanto se esiste una forza d'attrito tra le
sue ruote e la superficie sulla quale si trova il veicolo.
Questa forza agisce in modo tale da opporsi allo scorrere o sci-
volare delle ruote.
Se manca questa forza, le ruote si mettono semplicemente a
girare, come a volte avviene su di una superficie ghiacciata.
Prendiamo in considerazione i due esempi che seguono.
Nel primo esempio, presentato in figura, la ruota trainata da
una fune in direzione della forza applicata.
Per far girare la ruota in senso orario, la forza d'attrito "F" deve
agire in direzione opposta al moto dell'asse, come mostrato in
figura.
Nel secondo esempio, la ruota mossa da una coppia "T"
applicata al suo asse.
Di conseguenza la forza d'attrito "F" agisce nella stessa dire-
zione del moto.
Se il raggio della ruota "r", per avere l'equilibrio deve valere la
relazione: T = F*r.
Si noti che in entrambi i casi l'attrito tra la ruota e la superficie
sulla quale essa si muove, agisce esclusivamente per opporsi
allo scivolare.
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Questo tipo d'attrito non una resistenza al movimento del vei-


colo
L'attrito volvente si ha in concomitanza di una deformazione
(elastica) della ruota, e si manifesta come una coppia che si
oppone al rotolamento.

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MODULO
02-02-04
MECCANICA
FLUIDODINAMICA (A)
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INDICE DEL CONTENUTO
MODULO - 02-02-04
MECCANICA - FLUIDODINAMICA (A)

1. DENSIT E PESO SPECIFICO ......................................................................................................................................... 5


1.1 DENSIT RELATIVA ......................................................................................................................................................... 5
1.2 DENSIT ASSOLUTA ....................................................................................................................................................... 5
1.3 PESO SPECIFICO RELATIVO .......................................................................................................................................... 6
1.4 PESO SPECIFICO ASSOLUTO ........................................................................................................................................ 9
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1. DENSIT E PESO SPECIFICO 1.2 DENSIT ASSOLUTA

Le due grandezze che si introducono nel discorso, la densit La densit assoluta, indicata con la lettera greca rho " ", ci
ed il peso specifico, sono necessarie per caratterizzare un che si intende usualmente per "densit". Essa definita come:
sistema materiale supposto continuo ed omogeneo.
Si distinguono quattro diverse grandezze: rapporto tra la massa m del corpo ed il suo volume V

1. densit relativa La densit assoluta , a differenza di quella relativa , dipende


dalle unit di misura scelte per esprimere la massa ed il
2. densit assoluta volume.
In particolare, se misuriamo la massa in Kg ed il volume in litri l,
3. peso specifico relativo la densit dell'acqua, (distillata ed alla temperatura di 4 C),
risulta eguale all'unit, perch il volume di 1 Kg - massa
4. peso specifico assoluto. d'acqua giusto 1 litro, essendo 1 lt = 1 dm3.
Nel SI, cambiando le unit di misura si ha invece che la densit
1.1 DENSIT RELATIVA dell'acqua : 103 Kg / m3.
Combinando tra loro la densit relativa e la densit assoluta si,
La densit relativa, indicata con la lettera greca delta "", defi- ottiene la relazione:
nita dal rapporto tra la massa mS di un certo volume di = x mA / V
sostanza e la massa mA di un egual volume di acqua distillata nella quale la quantit:
alla temperatura di 4C. mA / V
la densit dell'acqua.
Densit relativa = mA / mS
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Poich la densit relativa il rapporto tra due grandezze omo-


genee, espressa da un numero puro, quindi non dipende dal
luogo e dalle unit scelte per misurare le masse.

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1.3 PESO SPECIFICO RELATIVO Le formule che seguono si impiegano per determinare il peso
specifico relativo dei liquidi e dei solidi.
Il peso specifico relativosi indica con il simbolo "pR", ed defi-
nito dal rapporto tra il peso "p" di un corpo ed il peso "pA" di un Peso specifico relativo = peso sostanza / peso uguale vol-
eguale volume di acqua distillata, alla temperatura di 4 C. ume acqua * densit relativa

Peso specifico relativo = pR = P / pA quindi

Si fa osservare che i pesi dei due corpi sono proporzionali alle Densit sostanza / Densit acqua
rispettive masse, per cui vale la proporzione:
p / pA = m / mA; Le stesse formule si utilizzano per trovare la densit relativa dei
gas, una volta sostituita l'aria all'acqua.
si pu quindi affermare che: Il peso specifico relativo non ha nessuna unit di misura perch
pR = un numero puro.
Quindi peso specifico relativo e densit relativa sono misurate
dallo stesso numero. Esempio
A volte necessario fare dei confronti tra la densit di una
sostanza e quella di un'altra. Per questo motivo necessario Un certo liquido idraulico ha un peso specifico relativo di 0.8:
avere uno standard di riferimento, al quale si possono parago- vuol dire che un piede cubo di liquido idraulico pesa 0.8 volte il
nare tutte le altre sostanze. peso di un piede cubo d'acqua.
Lo standard al quale si paragonano le densit relative di tutti i
liquidi e solidi, l'acqua pura (distillata) alla temperatura di 4C. Il peso specifico indipendente dalle dimensioni del campione

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Invece. lo standard per tutti i gas l'aria. di misura, perch dipende soltanto dalla sostanza che costi-
In fisica il termine "specifico" si riferisce ad un rapporto tra le tuisce il campione.
stesse unit di misura.
Allora il peso specifico relativo di una determinata sostanza, si
calcola come rapporto tra il peso di un determinato volume
della sostanza ed il peso di un eguale volume d'acqua.

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Figura 1. Pesi specifici relativi

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Per misurare il peso specifico relativo dei liquidi si utilizza il Se l'elettrolito si trova ad una temperatura differente, si applica
densimetro. una correzione sulla lettura.
Esso costituito da un tubo di vetro al cui interno vi un galleg-
giante che termina con un tubicino graduato.
Il galleggiante zavorrato e la parte di scala che si legge sopra
il liquido indica la densit (od il peso specifico).
Una lettura corrispondente a 1,000 indica che il galleggiante
immerso in acqua distillata od un liquido di pari densit.
Misurando un liquido avente un maggior peso specifico di
quello dell'acqua distillata, il galleggiante rimane immerso di
meno, e la lettura indica un maggiore peso specifico. Immer-
gendo il galleggiante in liquidi di minor peso specifico
dell'acqua distillata, esso sprofonda di pi e la lettura del peso
specifico inferiore a 1,000.
Un esempio di misura del peso specifico che interessa il tec-
nico avionico di manutenzione aeronautica, quello della
misura dell'elettrolito in una batteria al piombo.
Immergendo il galleggiante calibrato nell'elettrolito di una batte-
ria scarica, si ottiene un'indicazione corrispondente a circa
1,150.
Al contrario, quando la batteria carica, l'indicazione che si
ottiene cade nell'intervallo di densit compreso tra 1,275 e
1,300.

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Siccome il peso specifico si misura attraverso la densit
dell'elettrolito, si deve prendere inconsiderazione la tempera-
tura.
Come norma, la densit dell'elettrolito della batteria misurata
alla temperatura di 80 Fahrenheit, corrispondenti a circa 27
Celsius. Figura 2. Densimetro

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1.4 PESO SPECIFICO ASSOLUTO Il peso specifico dei gas varia al variare della temperatura e
della pressione.
Per determinare il peso specifico di una sostanza, si divide il
Per peso specifico assoluto si intende ci che usualmente si
peso della sostanza per il suo volume.
intende per peso specifico.
Il risultato ha le dimensioni di un peso per unit di volume.
Esso si indica con il simbolo " pA ", ed definito dal rapporto tra
il peso "p" ed il volume "V" di un corpo. Peso specifico = Peso / Volume
Peso specifico assoluto = pA = P / V Esempio

Nel S.I. la misura si effettua in N / m3 ; mentre nel sistema CGS Il peso del liquido che riempie un certo contenitore, 1.497,6
esso si misura in "dine / cm3 . libbre. Il contenitore lungo 4 piedi, largo 3 piedi e profondo 2
Dividendo per V la relazione: piedi.
p=mxg
si ottiene: Quindi il suo volume 24 piedi cubi, (4 ft 3ft 2ft ).
pA = m x g / V = x g
Si pu affermare che il peso specifico del liquido di 62.4 lbs./
Nota ft3 , infatti 62.4 libbre per piede cubo sono il risultato della divi-
sione: 1.497,6 lbs./24 ft3 .
Il peso specifico assoluto dipende dal valore di g e
quindi dal luogo in cui si trova il corpo considerato. Siccome il peso specifico dei solidi e dei liquidi varia al variare
della temperatura, generalmente si assume una temperatura
Si presti attenzione, nel leggere le tabelle dei pesi specifici e standard di 4C quando se ne misura la densit.
densit, alle unit di misura con cui espressa la quantit. Le variazioni di temperatura non influenzano il peso della
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Si detto che il peso specifico di una sostanza il peso sostanza, per ne influenzano il volume, a causa della dilata-
dell'unit di volume di quella sostanza. zione oppure della contrazione termica.
Il peso specifico dei solidi e dei liquidi varia al variare della tem- Questa dilatazione fa cambiare il peso per unit di volume.
peratura.

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Come si gi detto, quando si misura il peso specifico di un
gas, si deve prendere in considerazione la pressione e la tem-
peratura.
Le condizioni standard per la misura del peso specifico di un
gas sono: una temperatura di 0C. ed una pressione di 29.92
pollici di mercurio equivalenti a 1,013.2 millibar, ossia la pres-
sione, (in condizioni standard), dell'aria al livello del mare.

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MODULO
02-02-04
MECCANICA
FLUIDODINAMICA (B)
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INDICE DEL CONTENUTO
MODULO - 02-02-04
MECCANICA - FLUIDODINAMICA (B)

1. VISCOSIT, RESISTENZA DEL FLUIDO, EFFETTI DELLA TURBOLENZA ................................................................. 5


1.1 MECCANICA DEI FLUIDI .................................................................................................................................................. 5

2. EFFETTI DELLA COMPRESSIBILIT DEI FLUIDI .......................................................................................................... 8


2.1 COMPRESSIBILIT DEI FLUIDI ....................................................................................................................................... 8

3. PRESSIONE STATICA, PRESSIONE DINAMICA E PRESSIONE TOTALE ................................................................... 8


3.1 LA PRESSIONE NEI FLUIDI ............................................................................................................................................. 8
3.2 PRINCIPIO D'ARCHIMEDE E GALLEGGIAMENTO ....................................................................................................... 10
3.3 LEGGE DI PASCAL ......................................................................................................................................................... 11

4. TEOREMA DI BERNOULLI ............................................................................................................................................. 13


4.1 PRINCIPIO DI BERNOULLI ............................................................................................................................................. 13

5. TUBO DI VENTURI .......................................................................................................................................................... 16


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1. VISCOSIT, RESISTENZA DEL FLUIDO, La viscosit la resistenza allo scorrere del fluido
EFFETTI DELLA TURBOLENZA
Maggiore la viscosit, tanto pi il fluido agir in modo pigro e
lento.
1.1 MECCANICA DEI FLUIDI La viscosit una caratteristica molto importante per l'olio
impiegato nei motori e negli impianti idraulici.
Per fluido s'intende una qualunque sostanza che sia in grado di Un grado di viscosit troppo elevato genera un'elevata resi-
scorrere od adattarsi al profilo del contenitore. stenza allo scorrere del fluido.
Sia i liquidi sia i gas, sono dei fluidi e seguono molte leggi simili Un grado di viscosit troppo basso consente al fluido di scor-
od uguali. La distinzione principale la seguente: i liquidi si rere pi facilmente, ma pu indurre a perdite di fluido dal cir-
considerano incompressibili, mentre i gas si possono compri- cuito e pu risultare insufficiente per garantire una buona
mere. protezione contro gli attriti delle superfici che scorrono tra loro.
L'aerodinamica, che consente il volo dei velivoli, si basa sulla Si affermato che la viscosit varia al variare della tempera-
meccanica e sulla dinamica dei fluidi. Per fare un esempio, tura: maggiore la temperatura, minore la viscosit, ossia
tanto l'aria che sostiene i velivoli durante il volo, quanto il l'olio scorre pi facilmente. La variazione della viscosit detta:
liquido che scorre in un impianto idraulico, sono in grado di tra- "Indice di viscosit", e molti oli sono prodotti in modo da mini-
smettere delle forze che si studiano nella meccanica dei fluidi. mizzare queste variazioni dovute alla temperatura.
Dallo studio precedente si appreso che le molecole di una Gli oli impiegati nei motori sono del tipo "viscostatic", ossia in
sostanza, sia essa allo stato liquido sia allo stato solido, sono in grado di mantenere quasi lo stesso indice di viscosit su di un
grado di spostarsi l'una rispetto all'altra, con relativa facilit, elevato campo di temperature che incontra il motore durante il
vale a dire possono scorrere tra loro. suo funzionamento.
Tuttavia in qualunque fluido esiste una forza d'attrito interna, La viscosit dei liquidi molto maggiore di quella dei gas, che
presente tra gli strati di molecole, strati che possono scorrere possiedono una bassissima viscosit a causa dell'elevato
l'uno sull'altro. Questa resistenza interna detta "viscosit", ed grado di libert caratteristico delle molecole di un gas.
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in molti fluidi dipende dalla temperatura e diminuisce al cre- Il flusso di un fluido pu avvenire in due modi diversi.
scere della temperatura del fluido. Il primo modo corrisponde ad un flusso nel quale il fluido si
Questo fenomeno avviene in seguito all'espansione delle mole- muove su strati paralleli, noto come "flusso laminare", simile
cole con la temperatura: l'allontanarsi delle molecole lascia pi al far scorrere le pagine di un libro le une sulle altre: non
spazio libero per il loro movimento.

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avviene alcuno scambio delle pagine, le une con le altre, ma Osservando il flusso da un punto fisso, si vede scorrere una
scorrono soltanto le une sulle altre. lunghezza di v metri di fluido per ogni secondo, corrispondenti
In queste condizioni, ciascuno strato presenta una resistenza ad un volume a * v metri cubi di fluido al secondo, detto "por-
sugli strati adiacenti, di conseguenza si produce un "gradiente" tata".
di velocit attraverso il fluido: lo strato pi lento quello che si Siccome la velocit del flusso o portata "Q" definita come il
muove a contatto con la superficie del condotto, mentre lo volume che passa per una determinata sezione nell'unit di
strato pi veloce quello che si trova al centro del condotto. tempo, ossia ogni secondo, si ha:
Il secondo modo corrisponde ad un flusso turbolento, nel
quale lo scorrere del fluido crea dei turbini al suo interno, e vi Portata Q = a v (m3/s)
un miscuglio completo tra gli strati del fluido, con punti nei quali
il fluido scorre addirittura all'indietro, come avviene nei mulinelli Se il flusso incanalato in un tubo che si restringe, come
creati dalla corrente di un fiume. mostra la figura, la quantit di liquido che entra nel tubo, rite-
Il flusso turbolento un movimento caotico puramente casuale, nuto il liquido incompressibile, deve essere la stessa del liquido
nel quale il moto delle particelle varia continuamente in modo che esce.
imprevedibile.
Certamente il regime laminare ha un rendimento migliore del
regime turbolento, per questo motivo il flusso laminare si prefe-
risce sia in idrodinamica (nell'impiego dei liquidi) sia in aerodi-
namica (ossia nell'utilizzo dei gas).
Per esempio, quando l'aria scorre sulla superficie del velivolo,
durante il volo, si riduce la resistenza all'avanzamento o "drag",
quando il flusso dell'aria laminare, ed anche la forza di
sostentamento o "lift" generata dai profili alari, maggiore se

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l'aria scorre sulle ali con regime laminare.
Il flusso di un fluido generalmente si misura in metri cubi al
secondo.
Con riferimento alla figura seguente, il fluido esce da un tubo di
sezione a (m2), con una velocit v (m/s).
Figura 1.

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Se il flusso incanalato in un tubo che si restringe, come
mostra la figura, la quantit di liquido che entra nel tubo, rite-
nuto il liquido incompressibile, deve essere la stessa del liquido
che esce.
Perci:

P = a1 * v1 = a2 * v2

a1 = sezione d'ingresso (m2),

a2 = sezione d'uscita (m2),

v1 = velocit d'ingresso (m/s),

v2 = velocit d'uscita (m/s).

L'equazione:

P = a1 * v1 = a2 * v2

nota come: "equazione di continuit del flusso".


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Figura 2.

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2. EFFETTI DELLA COMPRESSIBILIT DEI 3. PRESSIONE STATICA, PRESSIONE DINA-
FLUIDI MICA E PRESSIONE TOTALE

2.1 COMPRESSIBILIT DEI FLUIDI 3.1 LA PRESSIONE NEI FLUIDI

La compressibilit si verifica in tutti i fluidi, ma per comprimere i La pressione esercitata da una colonna di liquido determinata
liquidi in modo rilevabile si devono impiegare delle elevatissime dall'altezza della colonna e non influenzata dal volume del
pressioni. liquido.
Nella maggior parte degli impianti idraulici, i liquidi si possono Per fare un esempio, l'acqua pura pesa 62.4 libbre per piede
ritenere incompressibili, e la loro densit influenzata soltanto cubo, ossia 0.0361 libbre per pollice cubo.
dalla temperatura. Se si mettono in pila 1000 pollici cubi d'acqua, si forma una
Al contrario i gas si possono comprimere facilmente, pur colonna verticale che ha per base un pollice quadro, la colonna
essendo pure loro influenzati dalla temperatura. alta 1000 pollici e pesa 36.1 libbre.
L'aria un gas e si pu comprimere, come avviene in una Questa colonna esercita anche una pressione, ossia una forza
pompa, oppure quando un corpo, come ad esempio un aero- per unit di superficie, che equivale a 36.1 libbre per pollice
plano, si muove al suo interno. quadro alla base della colonna.
Tuttavia quando il corpo si muove nell'aria a bassa velocit, Come si nota in figura, la quantit di liquido non ha alcun effetto
come pu essere nel volo a bassa velocit, la compressione sulla pressione alla base della colonna.
dell'aria talmente piccola che la maggior parte dei calcoli La benzina ha un peso specifico uguale a 0.72, ossia significa
viene eseguita ritenendo l'aria incompressibile. che il suo peso il 72% di quello dell'acqua, quindi essa pesa
Quando invece ci si avvicina alla velocit del suono, che al 0.026 libbre per pollice quadro.
livello del mare di 762 mph, corrispondenti a 1226 Km / h, Perci una colonna di un pollice quadro di base ed alta 1000

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allora i fenomeni di compressione ed espansione dell'aria pollici, produce una pressione di 26 libbre per pollice quadro.
hanno un effetto predominante nei calcoli, quindi non possono Per produrre la pressione di un psi, la colonna deve essere alta
essere trascurati. 38.5 pollici.
L'esempio pratico di come si utilizza quest'informazione si ha
quando si regola il livello del galleggiante in un carburatore.

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Poniamo per ipotesi che le specifiche del carburatore richie-
dano una pressione di 3 psi nel tubo di mandata del carburante.
Come si detto prima, se una colonna d'acqua di 1000 pollici
esercita una pressione di 36.1 psi, allora una colonna di 83.1
pollici eserciter una pressione di 3 psi.
Siccome si sta lavorando con un carburatore, meglio utiliz-
zare benzina anzich acqua, ed essendo il peso specifico della
benzina uguale a 0.72, si deve calcolare l'altezza della colonna
di benzina che produce 3 psi di pressione all'ingresso del car-
buratore.
Si divide quindi l'altezza della colonna d'acqua richiesta per
produrre i 3 psi, per il peso specifico della benzina che 0.72.
La colonna di benzina deve essere alta 115.4 pollici, infatti:
(83.1 in.) / 0.72 = 115.4 in.
Trovato questo, si collega un piccolo serbatoio di benzina al
carburatore mediante un tubetto (di piccolo diametro) mante-
nendo in alto il serbatoio, in modo che il livello del liquido nel
serbatoio si trovi a 115.4 pollici al di sopra della valvola
d'ingresso del carburatore.
Questa disposizione fornisce la corretta pressione d'alimenta-
zione del carburatore.
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Figura 3.

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3.2 PRINCIPIO D'ARCHIMEDE E GALLEGGIA- I palloni ad aria calda, (mongolfiere), sono in grado di salire
MENTO perch sono pieni d'aria calda che meno densa dell'aria
(fredda) che essi spostano.
Il principio d'Archimede stabilisce che, quando un oggetto
immerso in un liquido riceve una spinta verso l'alto uguale al
peso del liquido che ha spostato.
La forza che regge l'oggetto nota come "forza di galleggia-
mento" del liquido.
Un esempio chiarisce il concetto: colleghiamo un oggetto
avente un peso di 9.7 libbre ed un volume di 100 pollici cubi ad
un dinamometro mediante uno spago, quindi lo immergiamo
completamente in un vaso contenente acqua a livello di un foro
di troppo pieno.
Mentre immergiamo il corpo, 100 pollici cubi d'acqua fuorie-
scono dal foro di troppo pieno andando nella bacinella sulla
bilancia, come in figura, che indicher il peso dell'acqua, pari a
3.6 libbre. Osservando la scala del dinamometro possiamo
notare che il peso del corpo, inizialmente di 9.7 libbre, ad
oggetto immerso di 6.1 libbre.
Le 3.6 libbre mancanti equivalgono alla forza di galleggiamento
dell'acqua spostata dall'oggetto, secondo il principio d'Archi-
mede.

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Se l'oggetto che immergiamo ha un peso specifico inferiore a
quello del liquido, allora l'oggetto affonda sino a spostare una
quantit di liquido equivalente al proprio peso. Questa quantit
pi piccola del volume dell'oggetto il quale non affonda com-
pletamente e quindi galleggia. Il fenomeno del galleggiamento
non si verifica soltanto nei liquidi, ma anche nei gas.
Figura 4. Principio di Archimede

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3.3 LEGGE DI PASCAL Poich la forma del contenitore non ha alcuna influenza sulla
pressione, collegando un cilindro munito di pistone ad un altro
cilindro di sezione molto maggiore, si ottiene l'amplificazione
La legge di Pascal afferma che, quando si ha un liquido in pres-
della forza, ossia il vantaggio meccanico.
sione racchiuso in un contenitore, il liquido esercita sulle pareti
del contenitore la stessa pressione, diretta secondo le perpen-
Esempio
dicolari alle superfici del contenitore.
Un esempio aiuta a chiarire il concetto: ammettiamo di avere
Colleghiamo idraulicamente un cilindro avente il pistone di un
un cilindro pieno di liquido e munito di un pistone da un pollice
pollice quadro di sezione ad un cilindro avente 10 pollici quadri
quadro.
di pistone.
Applicando al pistone la forza di una libbra, la risultante pres-
sione del liquido racchiuso nel cilindro uguale ad una libbra
Applicando una libbra di forza sul pistone pi piccolo, si crea
per pollice quadro, e questa pressione si esercita su tutte le
all'interno del sistema una pressione di 1 psi.
pareti del cilindro per il principio di Pascal.
Si pu trovare anche la forza complessiva (F), prodotta da un
Questo significa che sul pistone del cilindro pi grosso, che ha
pistone idraulico, moltiplicando la superficie (A) del pistone per
una superficie di 10 pollici quadri, la stessa pressione di 1 psi
la pressione (P) esercitata dal fluido, secondo la seguente for-
agisce per ognuno dei 10 pollici quadri, generando una forza
mula:
complessiva di 10 libbre sul pistone.
F=A*P
E' importante notare che quando si guadagna vantaggio mec-
Esempio canico in questa maniera, i due pistoni non effettuano lo stesso
spostamento. Muovendo di 5 pollici verso l'interno il pistone pi
Fornendo ad un cilindro munito di pistone, la cui area 10 pol- piccolo, esso sposta 5 pollici cubi di fluido, che spingono verso
lici quadri, un fluido alla pressione di 800 psi, si genera sul l'esterno il pistone da 10 pollici quadri, di conseguenza il
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pistone una forza di 8000 libbre. pistone pi grande si deve muovere di solo mezzo pollice,
come indicato in figura.
Per determinare la superficie necessaria a produrre una certa
pressione, si divide la forza applicata al pistone per la pres-
sione che si deve applicare.

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Nota

Come si detto in precedenza, la forza prodotta da


un pistone calcolata moltiplicando l'area del
pistone per la pressione del fluido applicato.

Esempio

Consideriamo ora un pistone al quale sia applicata la pressione


ad entrambe le facce.

Ad esempio un cilindro possiede un pistone avente l'area di 4


pollici quadri da un lato, mentre sull'altra faccia collegata
l'asta di comando avente la sezione di un pollice quadro.

Applicando 1000 psi alla faccia del pistone priva dell'asta di


comando, si producono 4000 libbre di forza: 4 pollici quadri
1000 psi = 4000 libbre.

Applicando la stessa pressione sulla faccia opposta, essa agi-


sce soltanto sui tre pollici quadri attorno all'asta di comando, di
conseguenza si producono soltanto 3000 libbre di forza.

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Infatti 3 pollici quadri 1000 psi = 3000 libbre.

Figura 5. Esempio

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4. TEOREMA DI BERNOULLI

4.1 PRINCIPIO DI BERNOULLI

Si pu affermare che se non eseguito nessun lavoro su di un


fluido che si muove da un punto ad un altro, il livello d'energia
complessiva del fluido, in un qualunque punto del percorso,
rimane costante. Il fisico matematico svizzero Daniel Bernoulli
ha sviluppato questo principio che spiega le relazioni esistenti
tra energia potenziale ed energia cinetica in un fluido.
Come si gi detto, tutta la materia contiene energia poten-
ziale e/o energia cinetica.
In un fluido, l'energia potenziale quella legata alla pressione
ed alla quota del fluido, mentre l'energia cinetica quella legata
al movimento del fluido.
Se per un verso vero che non si pu n creare n distruggere
l'energia, d'altra parte invece possibile trasformare l'energia
potenziale in energia cinetica e viceversa.
Mentre un fluido scorre, generalmente si prendono in conside-
razione tre tipi d'energia:

Energia di Pressione

Energia Cinetica
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Energia Potenziale.
Figura 6. Esempio
Consideriamo separatamente questi tre tipi d'energia.

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Energia di Pressione Energia Potenziale = Energia dipendente dalla Quota del
Nell'impianto idraulico di bordo, l'energia fornita dalla pressione Fluido = mgh (Joules).
ha un valore cos grande, rispetto alle altre energie
dell'impianto, che di solito le altre energie si possono trascu- Nella relazione:
rare.
m = massa (kg);
Energia di pressione = mp / (Joule)
g = accelerazione di gravit (m/s2);
Nella relazione:
h = quota rispetto a quella di riferimento (m).
m = massa (kg);
Consideriamo un condotto che si assottiglia, come in figura.
p = pressione (N/m2); Applichiamo al condotto l'equazione di Bernoulli:

= densit (kg / m3). Energia complessiva in ingresso = Energia complessiva in


uscita.
Energia Cinetica
Quindi:
Energia Cinetica = Energia Immagazzinata in un Corpo in
[energia di pressione + energia cinetica + energia poten-
Movimento = 1/2mv2 (Joule).
ziale]1 = [energia di pressione + energia cinetica + energia
Nella relazione: potenziale]2.

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Trascurando le perdite tra 1 e 2, si pu allora scrivere:
m = massa (kg);

v = velocit del fluido (m/s). (mp1 / 1) + (1/2mv12) + (mgh1) = (mp2 / 2) + (1/2mv22) +


(mgh2);
Energia Potenziale

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Siccome la massa comune a tutti i fattori, si divide per "m", L'importante conclusione del discorso la seguente: "tutte le
inoltre ritenendo costante la densit " " rho, si moltiplica per la volte che un fluido aumenta la sua velocit, nel fluido si verifica
densit tutta l'equazione, ottenendo la forma utilizzata di solito una diminuzione di pressione".
per i calcoli aeronautici: la pressione espressa in Pascal (N/
m2).

p1 + 1/2 (v12) + gh1 = p2 + 1/2 ( v22) + gh2;

Il termine "p" di solito corrisponde alla "Pressione Statica",


mentre il termine "1/2 (v2)" rappresenta la "Pressione Dina-
mica".
Ponendo il condotto in modo che la linea di mezzeria sia oriz-
zontale, si pu trascurare l'effetto dell'energia potenziale, infatti:

gh1 = gh2
essendo eguali le quote "h".
A questo punto, perch l'equazione sia soddisfatta, dove si
riduce la sezione deve aumentare la velocit del fluido.
Di conseguenza l'energia cinetica in uscita maggiore di quella
in ingresso.

Siccome l'energia complessiva in qualunque punto del


sistema deve rimanere costante, ne segue che la pres-
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sione statica in uscita, p2, deve essere inferiore di quella


all'ingresso, ossia la pressione p1.

Figura 7. Principio di Bernoulli

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5. TUBO DI VENTURI Il tubo di Venturi presenta una strozzatura della sezione o
"gola", a partire dalla bocca d'ingresso, per poi ritornare gra-
dualmente alla sezione iniziale in corrispondenza della bocca
Il tubo di Venturi un tubo di forma particolare, con la parte
d'uscita: quest'accorgimento consente di evitare la turbolenza.
centrale pi stretta delle estremit.
Quando un fluido entra nel tubo, esso si muove ad una deter-
minata velocit e possiede una determinata pressione.
Quando il fluido entra nella parte pi stretta, esso deve aumen-
tare la velocit, quindi aumentare l'energia cinetica.
Siccome l'energia complessiva rimane costante, aumentando
l'energia cinetica deve diminuire l'energia legata alla pressione.
Quando poi il fluido, continuando lungo il tubo, raggiunge l'altra
bocca, sia la velocit sia la pressione tornano ai loro valori ini-
ziali.
Il principio di Bernoulli sfruttato nel carburatore per far salire
la benzina al di sopra del livello determinato dal galleggiante.
L'ugello di distribuzione del carburante disposto nella parte
pi stretta del tubo di Venturi, ed al passaggio dell'aria nel tubo
di venturi, la pressione dell'aria diminuisce attorno all'ugello di
distribuzione. Quando avviene questo, la pressione atmosfe-
rica sulla superficie della benzina regolata dal galleggiante, la
fa salire e defluire dall'ugello.
Si pu affermare che il tubo di Venturi una delle applicazioni

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pratiche del teorema di Bernoulli.
In origine il tubo di Venturi era utilizzato come sonda per la
misura della portata "Q" di un liquido che scorreva lungo un
condotto.
Il tubo di Venturi ha fornito lo spunto per la teoria del sostenta-
mento o "lift" di un profilo aerodinamico, quali le ali dei velivoli.
Figura 8. Tubo di venturi

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Quando si utilizza il tubo di Venturi per misurare le pressioni, si Quando si effettuano le misure sui gas, le prese sono collegate
collegano le prese di pressione dei manometri, una alla bocca a dei tubi ad "U", che di solito sono riempiti con del mercurio.
d'ingresso ed una nella gola, come mostrato in figura. Mentre il fluido scorre nel tubo di Venturi, si nota che la lettura
del manometro collegato nella gola del tubo, indica una pres-
sione inferiore di quello collegato alla bocca del tubo, rispet-
tando completamente il principio di Bernoulli.
La precedente figura mostrava schematicamente il principio di
misura del flusso o della portata di un fluido, ottenuto impie-
gando un tubo di Venturi.
Osservando la figura, si pu notare a cosa corrisponda il profilo
alare di un velivolo.
La maggiore velocit che si ottiene sulla superficie superiore
dell'ala, produce una diminuzione della pressione o "depres-
sione", che risucchia l'ala verso l'alto, producendo la forza di
sostentamento o "lift" del velivolo.
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Figura 9.

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Figura 10.

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MODULO
02-03-00
FISICA
TERMODINAMICA (A)
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PAGINA LASCIATA INTENZIONALMENTE BIANCA

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INDICE DEL CONTENUTO
MODULO - 02-03-00
TERMODINAMICA - TERMODINAMICA (A)

1. TEMPERATURA,TERMOMETRI E SCALE TERMOMETRICHE (SCALE CELSIUS, FAHRENHEIT E KELVIN) .......... 5


1.1 LA TEMPERATURA ........................................................................................................................................................... 5

2. DEFINIZIONE DEL CALORE ............................................................................................................................................ 8


2.1 IL CALORE ........................................................................................................................................................................ 8
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PAGINA LASCIATA INTENZIONALMENTE BIANCA

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1. TEMPERATURA,TERMOMETRI E SCALE di mercurio oppure d'alcool colorato, prima di sigillare l'altra
TERMOMETRICHE (SCALE CELSIUS, estremit del tubicino.
Siccome i liquidi si espandono molto pi dei solidi, il riscalda-
FAHRENHEIT E KELVIN) mento del bulbo provoca una maggiore attivit molecolare, con
la conseguente espansione del liquido che risale lungo il tubi-
1.1 LA TEMPERATURA cino.
L'altezza della colonna di liquido corrisponde all'indicazione
E' noto che la materia costituita da molecole, le quali si tro- della temperatura.
vano in uno stato di continuo movimento, perci le molecole Nello stabilire la scala delle temperature si utilizzano due condi-
possiedono energia cinetica. zioni particolari come riferimenti: necessario che queste con-
Il calore la forma d'energia che provoca l'agitazione moleco- dizioni siano facilmente riproducibili.
lare all'interno dei materiali. La differenza tra le colonne di liquido raggiunte in queste due
Il grado d'agitazione molecolare si misura in termini di tempera- condizioni, si suddivide in un determinato numero di divisioni,
tura: maggiore l'energia cinetica delle molecole di un mate- dette "gradi".
riale, maggiore la sua temperatura. La temperatura la Nel passato sono state impiegate diverse scale termometriche;
misura dell'energia cinetica posseduta dalle molecole. le scale maggiormente utilizzate attualmente sono le seguenti.
Se fosse possibile misurare l'energia cinetica delle molecole, Nella scala "Centigrada" o "Celsius", queste condizioni sono i
sarebbe possibile misurare direttamente la temperatura di cia- punti nei quali l'acqua pura ghiaccia a 0C e bolle a 100C, al
scuna molecola. livello del mare, alla pressione di 760 mm di mercurio.
Ovviamente questo non possibile, tuttavia l'effetto Nella scala "Fahrenheit" l'acqua gela a 32F e bolle a 212F.
dell'aumentare dell'energia cinetica o vibrazione delle mole- Il nome deriva dal fisico tedesco Gabriel Daniel Fahrenheit, che
cole, si manifesta con un'espansione del materiale, e l'espan- nel 1709 invent il termometro ad alcool.
sione si pu misurare. La differenza tra questi due punti divisa in 180 intervalli
Il termometro uno strumento in grado di misurare l'energia eguali, detti "gradi".
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cinetica media delle molecole, in funzione dell'espansione di Una suddivisione pi razionale si riscontra nella scala Centi-
materiali quali il mercurio o l'alcool. grada. Essa suddivisa in 100 intervalli graduati, con il punto di
Il termometro in se stesso costituito da un bulbo di vetro e di congelamento dell'acqua corrispondente a 0C, ed il punto
piccolo diametro, rigonfiato ad un'estremit. Il bulbo riempito d'ebollizione in corrispondenza dei 100C.

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La scala Centigrada stata ridenominata scala Celsius in Nota
onore dell'astronomo svedese Anders Celsius che ha descritto
per primo la scala centigrada nel 1742. Le due scale termometriche maggiormente utiliz-
Per convertire i gradi Celsius in gradi Fahrenheit, basta ricor- zate, la scala Celsius e quella Fahrenheit, utilizzano
dare che un salto di temperatura di 100 gradi Celsius corri- come punti fissi il punto d'ebollizione e quello di con-
sponde ad un salto di temperatura di 180 gradi Fahrenheit. gelamento dell'acqua pura alla pressione di 760 mm
Quindi sufficiente moltiplicare la temperatura in gradi Celsius di mercurio.
per 1.8 od anche per 9/5 ed aggiungere 32 gradi al risultato.
Detto in formula, Questo fatto non un caso, perch le due condizioni adottate,
sono facilmente riproducibili in laboratorio, senza l'impiego
F = ( 1.8 C ) + 32. d'attrezzature complicate.
Entrambe le precedenti scale dipendono dalle caratteristiche
o anche
della sostanza utilizzata.
F = 9/5 C + 32. Nel 1802, il chimico e fisico francese Joseph Louis Gay Lussac
scopr che aumentando di un grado Celsius la temperatura di
Per convertire invece i gradi Fahrenheit in Celsius, prima si un gas, il gas si espandeva di 1/273 del suo volume originario.
devono sottrarre 32 dalla temperatura espressa in gradi Basandosi su quest'esperienza, ne dedusse che se un gas
Fahrenheit e quindi dividere il risultato per 1.8 oppure moltipli- veniva raffreddato, il suo volume si sarebbe contratto della
carlo per 5/9. stessa quantit.
Detto in formula, Di conseguenza, se si fosse diminuita la temperatura di 273
gradi al di sotto dello zero, il volume del gas si sarebbe ridotto a
C = ( F 32 ) 1.8. zero e non vi sarebbe stata pi alcun'attivit molecolare.

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E' stato William Thomson Kelvin, 1824 - 1907, a dimostrare che
o anche si poteva utilizzare una scala delle temperature indipendente
dalle caratteristiche del materiale impiegato.
C = 5/9 ( F 32 ). La temperatura alla quale non si riscontra pi agitazione mole-
colare detto lo zero assoluto. Sulla scala Celsius lo zero
assoluto corrisponde a 273,15C, mentre sulla scala
Fahrenheit esso corrisponde a 460F.

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Molte delle leggi sui gas, nelle quali compare il calore come Per convertire i gradi Fahrenheit in gradi Rankine, si somma
quantit, si riferiscono al concetto dello zero assoluto, in parti- 460 alla temperatura letta in gradi Fahrenheit, detto in formula:
colare le leggi di Charles per i gas.
La precedente temperatura detta "Temperatura dello Zero R = F + 460
Assoluto", e porta alla "Scala delle Temperature Termodinami-
che" o di Kelvin.
L'ampiezza delle divisioni, ossia i gradi della scala Kelvin, la
stessa della scala Celsius, in modo che 0C corrisponda a
273K, e 100C corrisponda a 373K.
Si noti che i gradi espressi in Kelvin sono privi del simbolo ""
indicante i gradi.
Si ricorda che "zero K", (0 K = - 273C), corrisponde alla tem-
peratura dello zero assoluto, al di sotto della quale non possi-
bile scendere ulteriormente, perch un limite fisico, come la
velocit della luce.
Per facilitare il lavoro quando si lavora sui gas, vengono utiliz-
zate due scale assolute per le temperature.
Esse sono: la scala dei gradi Kelvin, che basata sulla scala
dei gradi Celsius, e la scala Rankine, basata sulla scala
Fahrenheit.
Sulla scala Kelvin, l'acqua pura gela a 273 gradi Kelvin e bolle
a 373 gradi Kelvin.
Invece sulla scala Rankine, l'acqua pura gela a 492 gradi
Rankine e bolle a 672 gradi Rankine.
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Per convertire i gradi Celsius in gradi Kelvin, si somma 273 alla


temperatura letta in gradi Celsius, detto in formula:

K = C + 273
Figura 1.

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2. DEFINIZIONE DEL CALORE

2.1 IL CALORE

Il "calore" non altro che "energia in transito", ossia passaggio


d'energia.
Il calore presente in un sistema, soltanto se nel sistema esi-
ste uno sbilanciamento nei livelli d'energia termica, rilevabile
come differenza di temperatura tra punti distinti.
Prendiamo in considerazione i due corpi presentati in figura, i
quali si trovano a temperature differenti.
Il calore passa dal corpo pi caldo al corpo pi freddo, e cos
facendo, il livello d'energia del corpo pi caldo si abbassa,
mentre quello del corpo pi freddo s'innalza.
Il calore continua a fluire fintanto che si raggiunge lo stato
d'equilibrio, caratterizzato dal fatto che i due corpi hanno lo
stesso livello d'energia termica, ossia la stessa temperatura.
Il calore una delle pi utili forme d'energia perch in stretta
relazione con il lavoro che pu essere eseguito. Ad esempio, Figura 2.
per rallentare un velivolo dopo aver toccato terra, si applicano i Nel sistema di misura inglese, il calore messo in relazione al
freni. lavoro dalla BTU (British Thermal Unit) od Unit d'Energia Ter-
Facendo questo, l'energia cinetica del velivolo in movimento mica Inglese.

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viene trasformata in energia termica dall'attrito delle pastiglie Una BTU equivale a 778 piedi per libbre di lavoro.
dei freni sui dischi. Nel sistema metrico, la relazione tra energia termica e lavoro
Quest'attrito rallenta le ruote generando un ulteriore attrito tra i fornita dalla caloria, equivalente ad un lavoro di 0.42 chilo-
pneumatici e la pista: questo meccanismo rallenta il velivolo. grammi per metro ossia a 3.09 libbre per piede, come mostrato
in tabella.

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Unita termica Lavoro
Unita termica
equivalente equivalente
1 BTU = 252 calorie = 778 ft * pounds
= 1055 Joules = 195,59 kg * m
1 caloria = 0,00397 BTU = 3088 ft * pounds
= 4186 Joules
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