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Ricerca condotta nell'ambito delle attivit del master World Natural Heritage

Management della scuola Step di Trento.

Smart Land, Cooperative di Comunit e Contratti di Fiume

1. Inquadramento
L'idea di Smart Land (smart valley, smart territory ) riflette il passaggio in atto delle logiche di
gestione innovative di un luogo dalle esperienze accomulate, a volte consolidate a volte fallimentari,
della Smart City, verso il territorio diffuso. Roberto Masiero, attraverso le sue ricerche e attivit pi
recenti (a), descrive questo passaggio elaborando innanzitutto una attenta analisi degli elementi e
degli strumenti che compongono la Smart City, dei percorsi e processi che permettono di
realizzarla, focalizzandosi sull'importanza della governance come strumento funzionale di
integrazione organica delle diverse e complesse componenti. La migrazione dell'idea dalla citt al
territorio in corso d'opera, sia ad un livello spontaneo e dal basso, sia a livello di pianificazione da
parte di amministratori innovativi o di strategie europee (Economia Circolare (1)), seppur ancora di
carattere settoriale. Secondo Masiero questo passaggio sar comunque inevitabile, poich da pi
fronti ci si sta accorgendo che la pianificazione tradizionale non pi solo l'amministrazione
dell'esistente e del presente ma riguarda gli obiettivi di trasformazione del territorio proiettati ad un
termine temporale futuro di almeno 20 anni, con il conseguente cambiamento della struttura di
pianificazione top-down. Il percorso supportato dall'affermazione in tanti settori di nuove
tecnologie e dell'utilizzo massivo del digitale che permettono di creare infinite interrelazioni e
meccanismi di connessione e partecipazione. La rivoluzione del digitale diventa quindi una logica
collettiva (forse democratica) di gestione e governo del territorio, ottimizzando e semplificando
l'accessibilit a servizi, la diffusione di conoscenza, il trasferimento di saperi, la condivisione di
strumenti.
Di cosa si compone la Smart Land? Gli ambiti di intervento o assi strategici che devono essere
integrati nel governo innovativo del territorio sono, citando sempre Masiero: Cittadinanza, Sviluppo,
Energia, Mobilit, Economia, Identit, Saperi e Paesaggio. Un sistema di sistemi ad alta complessit
che pu essere indirizzato solamente da una nuova volont politica. (allegato 1)
Alcuni aspetti del discorso di Masiero, a mio parere, riservano delle problematicit. Il primo quello
della logica digitale: prendendo come riferimento alcuni esperimenti di smart city, analizzati
durante il periodo di studi universitari, non hanno portato ad una integrazione di politiche per la
citt e per tutti i cittadini, ma si sono focalizzati in alcuni campi d'azione escludendone altri, come
l'efficienza energetica, la mobilit pubblica, il ciclo dei rifiuti o l'offerta turistica, mancando i
principali e prioritari obiettivi di coesione sociale, diffusione della conoscenza e accessibilit
integrale della citt. Non vi quindi sempre una correlazione diretta tra l'utilizzo di sistemi
informativi territoriali e altre nuove tecnologie a supporto delle politiche urbane e gli obiettivi di
carattere organico promossi dalle stesse; possibile ottimizzare e rendere efficienti alcuni settori,
difficilmente uno scenario urbano nella sua complessit: in effetti il fattore dominante una nuova
politica che sappia implementare una governance innovativa. A questo punto arriviamo ad una
seconda perplessit, ovvero l'indefinizione del livello e dei processi di politica adeguata per una
smart land/city. Dalle parole di Masiero sembra emergere il riferimento di una rinnovata politica
pianificatoria, senza sottolineare l'importanza delle spinte e delle sempre pi frequenti forme di
autogoverno dal basso dei luoghi, le quali, grazie al supporto tecnologico, possono essere facilitate
nell'organizzazione e strutturazione dei propri programmi e azioni progettuali condivisi. La smart
community quindi forse il punto nodale e di riuscita per una smart land, dove quindi la politica
diffusa e meno gerarchizzata della prassi pianificatoria dall'alto e dove l'auto-organizzazione pu
talvolta sostituirsi o allearsi all'intervento dell'istituzione locale preposta alla regolamentazione di
una o pi componenti del territorio.
Infine, l'interessante invito alla prospettiva futura della pianificazione, a non occuparci pi
esclusivamente di gestire e sistemare le criticit presenti offre lungimiranti spunti da pi punti di
vista. Il pi importante a mio avviso, non accennato da Masiero, quello di anticipare la proiezione
verso il futuro prossimo, riscoprendo le buone pratiche e le conoscenze del passato secondo l'idea
affermata da qualcuno 'il futuro gi stato inventato' (citazione anonima). Su questo paradigma si
fonda inoltre la base di una smart land, ovvero l'applicazione di logiche innovative e sostenibili
accompagnate dalle tecnologie attuali, dove per innovazione e sostenibilit si intendono modalit
che recuperano le pratiche condivise da comunit, sviluppate attraverso l'adattamento al contesto e
al cambiamento sociale, naturale ed economico, sia esso molto lento o estremamente rapido.

2. Dai saperi tradizionali alle pratiche di cooperazione sociale, riflessioni ed esempi


L'ultimo punto discusso importante per introdurre alcune situazioni fondamentali e discutere di
possibili scenari passati, attuali e futuri di smart land. Lo studio delle pratiche e dei saperi
tradizionali quindi una particolare chiave di lettura ed anche l'esperienza di una persona che pu
contribuire a questa riflessione, l'architetto Pietro Laureano (2). Secondo Laureano Leredit
tradizionale un serbatoio inestinguibile di tecniche, ritrovati e soluzioni; indica percorsi di ricerca e
direzioni operative, cela possibilit affascinanti di ribaltamento di modelli desistenza ritenuti
consolidate e scontati. Ogni pratica tradizionale non un espediente per risolvere un singolo
problema, ma sempre un metodo elaborato, spesso polifunzionale e che fa parte di un approccio
integrato (societ, cultura, economia). Lapplicazione di una tecnica determina effetti a monte e a
valle nelluso delle risorse necessarie e ha conseguenze pi generali sullintero modello economico,
sociale e ambientale. Queste interazioni non sono considerate nellapplicazione di una tecnica
moderna basata su criteri di rendimento specifico e immediato. La loro efficacia va misurata proprio
nella validit a lungo periodo, nei benefici di contesto e nella sostenibilit complessiva. Inoltre le
tecniche tradizionali vengono riproposte attraverso ogni possibile uso innovativo, in associazione
cio con tecnologie moderne che possano agire nella stessa logica. Allinterno di questo processo il
sistema delle conoscenze tradizionali non nega linnovazione, ma la sviluppa continuamente o la
assorbe da altre situazioni. (Laureano, Atlante dell'acqua, 2001). Due esempi molto efficaci
individuati da Laureano di pratiche tradizionali olistiche e aperte alla contaminazione tecnologica
sono il terrazzamento e l'oasi (b). Un paesaggio terrazzato allo stesso tempo un modo per
proteggere un pendio, ricostruire i suoli, raccogliere lacqua. Ed qualcosa di pi. Ha un valore
estetico e funziona allinterno di una organizzazione sociale. Alla interazione di aspetti ambientali,
produttivi, tecnologici, sociali si aggiungono anche i valori estetici ed etici.; l'oasi divenuta
ecosistema urbano un insediamento umano che utilizza risorse rare, disponibili localmente, per
realizzare una nicchia ambientale fertile e autopoietica, capace cio di rigenerarsi continuamente,
dove le risorse idriche dipendono da speciali tecniche millenarie di captazione. E' linsieme di tutte
le componenti ambientali e architettoniche frutto di una sapiente organizzazione dello spazio, di
specializzazione sociale, di realizzazione costruttiva (esempi delle citt di Ghardaia in Algeria,
Shibam e Thula in Yemen, Matera in Italia). (allegato 2)
Parere personale, in base a questa visione, che siamo di fronte alla base teorico-pratica della
sostenibilit ma anche dell'innovazione, allargate alla dimensione territoriale, poich in questo
modo ogni luogo, caratterizzato dalle sue peculiarit, pu svilupparsi attraverso il sodalizio tra
pratiche tradizionali e tecnologie all'avanguardia. Premessa non fatta sulle idee di Laureano che
questi principi si applicano in particolare in territori marginali (attualmente considerati come tali) e
dalle difficolt ambientali, ma che sono allo stesso tempo terreno fertile per progettare una smart
land. Questo non toglie che gli stessi principi possano essere esportati in territori che riconsiderino
completamente la loro organizzazione economica e struttura gestionale. La base comune di questi
esempi riguarda l'organizzazione sociale di autorit locali formate da collettivit autonomamente
gestite, comunit autopoietiche che utilizzano lesperienza accumulata dal sapere tradizionale e
divengono centri di innovazione per lamplificazione e luso appropriato e condiviso delle risorse
locali.
Attualmente una nuova vitalit ritrovano le pratiche di cooperazione sociale che nella tradizione
assicuravano le gestione comune di intere aree territoriali: nuova vitalit intesa come riscoperta
scientifico-politica nei confronti di sistemi antichi ma ancora funzionanti da una parte, e la
sperimentazione contemporanea pi spontanea e di piccola scala di forme d'impresa civile
dall'altra. Secondo Annibale Salsa (3), le forme di autonomia storica dell'arco alpino hanno
permesso attraverso l'autogoverno di arginare la crisi strutturale e congiunturale contemporanea
della montagna, mitigando gli effetti di spopolamento, degrado e abbandono: forme che hanno
permesso e permettono tutt'ora una partecipazione al governo e alla gestione stessa del territorio,
sviluppando un senso di responsabilit individuale e collettiva. Le condizioni ottimali di vivibilit, la
gestione appropriata delle risorse, l'offerta di servizi attualmente praticate nelle valli del Trentino e
dell'Alto Adige sono il riflesso dello sviluppo di modelli di governance che partono dal medioevo con
la creazione delle propriet collettive dei boschi, delle Regole di Spinale e Manez, dalle Magnifiche
Comunit di Fiemme e Fassa a quelle dAmpezzo, Cadore e Carnia. Negli Appennini vi sono state
esperienze di autogoverno delle risorse ambientali simile alle Regole alpine, i Popoli, ma non si
sono evolute fino al periodo attuale e di cui anche stata persa la memoria. In una situazione di
spopolamento e abbandono dei territori ancora pi grave del contesto generale delle Alpi si stanno
sviluppando e consolidando esperienze 'dal basso' di Cooperative di Comunit, in particolare
nell'Appennino Tosco-Emiliano ma diffuse capillarmente nel centro-sud Italia e con diversi presidi
in Liguria (4-5). Si tratta, in un tentativo di fare sintesi nella ricchezza e diversit delle esperienze
nate negli ultimi anni, di imprese sociali che si autorganizzano in forma partecipativa per sviluppare
servizi e gestire beni comuni, con il principale obiettivo del mantenimento delle comunit locali,
attraverso progetti di recupero di produzioni tradizionali e antichi mestieri, di ripristino di beni
ambientali e di restauro del patrimonio architettonico.
Non sono mai mancate in Italia forme cooperative il cui settore d'attivit era incentrato nella
gestione di servizi come l'energia elettrica, l'acqua o il ciclo dei rifiuti: l'oggetto di interesse delle
cooperative di comunit non pi solo settoriale, ma si espande in attivit e progetti che vanno a
favorire un determinata luogo e relativa comunit, molto spesso riguardanti piccoli centri storici
rurali di media o alta montagna, portando ad una crescita del territorio in termini sociali ed
economici sotto il profilo della co-produzione, infatti i membri di queste imprese partecipano alla
produzione degli stessi servizi o beni che poi acquistano. I progetti di queste cooperative sono
multisettoriali, ovvero integrano attivit di cura del paesaggio, ri-forestazione, agricoltura biologica
e vendita al dettaglio, servizi di trasporto condivisi, riciclo materiali, riutilizzo e restauro del
patrimonio architettonico minore e diverse forme e livelli di turismo: rurale, educativo, agriturismo,
albergo diffuso ecc.. (allegato 3) Per organizzare e favorire la condivisione delle attivit e dei servizi
offerti, l'utilizzo di strumenti tecnologici e applicazioni sono di fondamentale importanza, come la
presenza di internet nei borghi e nei territori gestiti che permette di annullare la distanza fisica e
'digitale' nei confronti dei centri maggiori, della pianura e dell'economia globalizzata. Il successo
ottenuto dalle prime operazioni pilota un segnale di cambiamento silenzioso, con una presa di
coscienza dal basso e da parte di giovani che si muovono autonomamente in contesti di
spopolamento o di bassa densit demografica dove anche relativamente pi semplice poter
realizzare forme di auto-organizzazione in risposta a certi bisogni. Se l'inizio di questo movimento
stato spontaneo, alcune regioni (Puglia, Emilia-Romagna, Basilicata, Liguria) si stanno impegnando
nel riconoscimento giuridico delle Cooperative di Comunit e in alcuni casi (Puglia) si sta
promuovendo questa realt con incentivi economici. Le cooperative di comunit possono quindi
essere considerate degli istituti (imprese sociali) che si ispirano ai principi di sostenibilit sociale e
ambientale creati per rispondere a interessi collettivi. Si tratta sicuramente di un approccio smart al
territorio grazie alle logiche mutualiste e di co-produzione adottate, dove la tecnologia uno
strumento efficace ma non necessariamente strutturante per la creazione di reti e la condivisione
(fondamentale invece per rimanere connessi con altri territori meno marginali).
Un'altra realt relativamente recente e in via di rafforzamento in Italia rappresentata dai Contratti
di Fiume (di lago, di foce, di falda..), anch'essi caratterizzati da una visione olistica e da principi di
tutela dei valori e delle risorse legati ai paesaggi fluviali. In questo caso il progetto territoriale parte
da una risorsa collettiva quale il fiume e l'acqua, risorsa vitale per tutte le attivit antropiche, su cui
creare una rete di strategie che superino la dimensione del solo bene comune ed implementare
azioni dirette sul fiume e sul territorio-paesaggio contestuale (6). Si identificano quindi come
strumenti di programmazione territoriale che si integrano nella pianificazione e a volte la
sostituiscono, dove essa carente o non applicata. L'avvio di un contratto risponde spesso a una
richiesta volontaria di un gruppo di cittadini o associazioni, a cui si associano soggetti pubblici
(amministrazioni locali, enti sovraordinati) e privati. Attraverso la co-pianificazione vengono
programmati interventi di prevenzione in ambito di consumo di acqua e suolo, di rischio
idrogeologico, di inquinamento, di manutenzione dell'ecosistema. Le azioni inoltre possono
interessare aspetti di uso e fruizione (agricoltura e urbanistica), di accessibilit al fiume (fruizione e
turismo), di servizi ecosistemici, di educazione ambientale e alimentare. Si pu intuitivamente
intendere che il fine principe di un contratto di fiume quello di integrare la complessit dei diversi
ambiti di intervento citati, attraverso la continua concertazione dei numerosi possibili soggetti
coinvolti. Nella Carta Nazionale (7) si possono analizzare nel dettaglio i principi ispiratori e le fasi
del processo che conducono alla costruzione di un contratto di fiume.
Le esperienze condotte in Italia, importate da altre realt europee (i Contrat de Rivire in Francia
per esempio), promuovono una nuova visione di intervento e contribuiscono a sperimentare un
nuovo sistema di governance per un reale percorso di sviluppo sostenibile, che non pu che passare
attraverso un approccio integrato tra politiche di sviluppo e tutela ambientale. (Bastiani, Contratti
di Fiume, 2011) Un prezioso impulso verso i contratti di fiume e altre forme innovative di governance
del rapporto risorsa acqua-territorio-comunit deriva dalla Direttiva Acque della Comunit Europea
(Direttiva 2000/60 CE), secondo la quale la partecipazione lunica modalit di interrelazione capace
di cogliere le peculiariet territoriali e trasferirne i caratteri distintivi nelle scelte strategiche di
sviluppo locale, stimolando le responsabilit individuali e collettive nella valorizzazione del proprio
territorio. Il recepimento in Italia di tale direttiva attraverso il D.Lgs. 152/2006 (TUA Testo Unico
sull'Ambiente) ha avviato il processo di ristrutturazione degli enti e delle competenze in materia di
pianificazione delle acque, considerando i bacini idrografici piuttosto che i confini amministrativi: si
sono venuti a creare di conseguenza 9 distretti idrografici a livello nazionale, e in particolare il
Distretto Idrografico Pilota del fiume Serchio (Toscana). Lo si sottolinea perch il distretto del fiume
Serchio diventato un interessante laboratorio sperimentale, a livello amministrativo, scientifico e
di applicazione di buone pratiche, tra cui l'esperienza del Contratto di Fiume del Serchio (8).
Attraverso la co-pianificazione tra soggetti pubblici e privati stato avviato un programma di
interventi comprendente 44 progetti, in itinere, relativi a diversi ambiti integrati tra loro: contrasto al
degrado dei suoli a livello di sottobacino e incentivi ad attivit agro-forestali, controllo e prevenzione
dei flussi e protezione della qualit delle acque, manutenzione e pulizia dei corsi minori, educazione
ambientale e attivit turistiche sostenibili, per citarni alcuni. Il Serchio uno dei tanti esempi che si
possono nominare di contratto di fiume, basti pensare che solo nel bacino idrografico del Po
esistono, attivi o in processo di avviamento, 16 CdF: per approfondire di cosa si tratta, si scelto di
descrivere nel prossimo paragrafo un caso, tra i pi avanzati e maturi, nonch il primo contratto
italiano sottoscritto nel luglio 2004: il CdF Olona-Bozzente-Lura, in Lombardia.
Anche per questa realt vale, come espresso in precedenza, l'idea per cui gli strumenti tecnologici e
digitali sono un validissimo strumento ma non essenziale per la completezza del progetto.
Comunque da segnalare una interessante iniziativa (promossa e co-finanziata dalla commissione
Europea) rivolta ad ovviare i principali ostacoli per la realizzazione di un CdF, ovvero la mancanza di
consapevolezza da parte delle comunit e delle amministrazioni sul potenziale dei processi
partecipativi, e la mancanza di coordinamento/interazione efficace tra gli attori: la piattaforma
Smarty (9), una piattaforma interattiva per la governance partecipata e condivisa dell'acqua.

3. Caso studio: Contratto di Fiume Olona-Bozzente-Lura e Progetto strategico di


sottobacino del torrente Lura
La Regione Lombardia ha da diverso tempo intrapreso un percorso di tutela e gestione del suo
patrimonio idrico ed in prima linea, assieme alla regione Piemonte, nella promozione e
accompagnamento dei processi di accordi territoriali come i contratti di fiume: sicuramente si deve
al fatto che il territorio associa una grande ricchezza di corpi idrici (grandi fiumi come il Ticino,
l'Adda, il Mincio, i laghi maggiori e minori, la rete di canali artificiali in pianura, i fiumi regionali
minori come l'Olona, il Lambro, il Serio) con una pesante densit di insediamenti antropici e attivit
produttive, strettamente legate alla risorsa acqua ma dal rapporto conflittuale e da situazioni di
emergenza idrogeologica. Anticipando il recepimento della direttiva europea la Regione ha avviato
numerose attivit e incentivato l'avviamento di accordi e partenariati: sotto la guida regionale i 79
comuni del bacino dell'Olona hanno sottoscritto insieme a molti altri soggetti istituzionali
(Province , ATO, Parchi Regionali e PLIS) e privati l'Accordo Quadro di Sviluppo Territoriale, il CdF
Olona-Bozzente-Lura.
Nel processo attivatosi con la sottoscrizione dell'accordo e all'interno del programma d'azione
approvato nel 2010, su richiesta della comunit insediata, si stabilito di implementare unAzione
Pilota per la riqualificazione del sottobacino del torrente Lura, e una volta consolidata la
metodologia, replicarla in altri territori del bacino Lambro-Olona. L'azione pilota inoltre
considerata, dal punto di vista degli strumenti di pianificazione, come Piano stralcio del Piano di
Gestione del Distretto Idrografico. In realt necessario sostituire la concezione di un piano statico
con lidea di un programma che prevede progetti e azioni concrete, individuate sia attraverso
l'esplorazione delle risorse progettuali del territorio e potenziali attivit di rilancio di forme
ecocompatibili di economia. La priorit quindi la costruzione di una visione condivisa del territorio,
dove il fiume funge in primo luogo da infrastruttura territoriale attraverso i suoi vincoli geologici, la
naturalit e il paesaggio; un secondo aspetto invece si rifesce al fiume come occasione di ripresa
dell'economia locale, sia con il diretto impiego di risorse in opere necessarie al recupero del
sistema fluviale, sia indirette, come nuove opportunit imprenditoriali a livello turistico-ricreativo-
sportivo, per attivit agricolo-forestali o nel settore energetico.(allegato 4)
A partire dal 2010 sono stati effettuati 50 incontri e nello specificio tavoli di lavoro e workshop di co-
progettazione che hanno accompagnato le fasi di elaborazione, attuazione e aggiornamento dei
contenuti di indirizzi, misure e azioni del Progetto di Sottobacino. La governance espressa nel
processo di condivisione con gli attori locali intende costituire la base per una nuova idea di sviluppo
della valle, attraverso sinergie tra i progetti di riqualificazione e le forme aggregative tra enti locali,
con lottica di ottimizzare le risorse disponibili sia in termini di capitale umano che di risorse
finanziarie. L'attenzione posta sia alla realizzazione di opere e interventi correlata al monitoraggio
ambientale e sociale degli effetti, sia ad azioni volte alla consapevolezza e al miglioramento dei
comportamenti della popolazione rispetto alla cultura dell'acqua, e non ultimo all'adeguamento dei
documenti di pianificazione comunale. La sezione operativa del progetto costituita da un insieme
di misure, declinate in obiettivi specifici in base alle diverse peculiariet del territorio. Le misure si
adeguano a quelle espresse in sede di direttive europee (60/2000 Direttiva Acque, 60/2007 Direttiva
Alluvioni) e sono un riferimento quadro che interessa l'intero bacino; nella fase di identificazione i 46
km del torrente Lura sono stati suddivisi in sezioni funzionali: dalle sorgenti nelle colline boscose di
Como alla confluenza con il fiume Olona nel territorio fortemente insediato e industriale di Rho in
provincia di Milano, passando per le persistenze storiche nelle colline agricole, il paesaggio agrario
affacciato alle colline e le conurbazioni del settore centrale.
Molte delle misure e delle azioni intraprese in questo progetto sono di carattere tecnico-
ingegneristico legate alla riqualificazione fluviale e alla riduzione dell'inquinamento, necessarie per
la salute generale e bonifica del torrente, ma di interesse relativo nello scrivere questo ricerca. Gli
aspetti pi significativi, perch includono attivit di costruzione di reti di soggetti e opportunit
economico-sociali locali, rispondono alle misure cos definite nel documento di progetto:
_ il recupero delle aree degradate con finalit anche di tipo ecologico, paesaggistico e ricreativo;
_ la tutela, valorizzazione e potenziamento dei sistemi verdi, con la creazione o il ripristino di aree di
collegamento ecologico-funzionale (ad esempio aree a vegetazione autoctona, habitat tipici o aree
ad elevata naturalit), anche in relazione al progetto di Rete Ecologica Regionale;
_ la salvaguardia e valorizzazione del sistema di beni e opere di carattere storico insediativo e
testimoniale che connotano il corso dacqua. (10)
Una macro-azione nata all'interno del programma, da ritenersi esemplificativa e importante da
sottolineare e descrivere invece il Parco della Valle del torrente Lura. Il Parco, divenuto un PLIS
(Parco Locale di Interesse Sovracomunale) si estende su circa 1500 ettari fra le province di Como,
Varese e Milano ed stato realizzato mediante la sinergia tra 9 comuni e le associazioni locali di
cittadini: attraverso la gestione di un piccolo ente, il Consorzio del Parco Lura, il parco continua ad
espandersi, aggregando altre amministrazioni e conformandosi come un corridoio ecologico con
funzioni anche ricreative che unisce altri parchi e aree protette limitrofe. Alcune delle operazioni
effettuate e in corso lungo il tracciato del parco-torrente e nel suo contesto paesistico, esclusi gli
interventi di ingegneria ambientale convenzionale, riguardano:
_ i rimboschimenti, la riattivazione delle aree umide, le aree di fitodepurazione in prossimit di
scarichi insieme al ripopolamento di specie animali e vegetali autoctone;
_ il ripristino del reticolo idrografico minore collegato alle aree agricole in cui si interviene con usi
appropriati attraverso incentivi (tipologia di colture e vegetazione filtrante);
_ opere di mitigazione delle infrastrutture che attraversano il lungo parco lineare e la demolizione di
edifici prossimi al torrente supportata da meccanismi perequativi;
_ il recupero e restauro di edifici e strutture prossime al torrente con nuove attivit economiche di
piccola scala (legate alla manutenzione e alle attivit ricreative);
_ l'installazione di attrezzature leggere (giochi per bambini, aree di sosta, dispositivi informativi di
carattere ambientale) e piste ciclabili lungo le sponde del fiume e all'interno del parco collegate con
la reti urbane.
In conclusione, il Parco del Lura, il pi ampio Progetto di Sottobacino e infine il Contratto di Fiume
Olona-Bozzente-Lura rappresentano nella loro completezza una esperienza efficace di
riprogettazione di un intero territorio e di riscatto della risorsa acqua degradata da decenni di
noncuranza: la comunit di progetto che si crea nel tempo, con soggetti in grado di svolgere ruoli
intermedi di governo locale e di coordinamento, e la concreta trasformazione dei luoghi diventano le
chiavi di svolta che alimentano il programma e la sua attuazione, ripensando in modo alternativo il
problema delle risorse economiche. Sono anche le chiavi che definiscono l'approccio 'smart'
caratterizzante lo sviluppo di un contratto di fiume in cui tutela e trasformazione del territorio (non
esclusivamente fluviale) si basano nelle funzioni naturali ecosistemiche di un fiume come strumenti
per limitare la vulnerabilit e generare attivit.
Martino Correggiari

riferimenti bibliografici
a _ Masiero R., Bonomi A. (2014), Dalla smart city alla smart land, Marsilio Editore
b _ Laureano P. (1996), La piramide rovesciata: il modello dell'oasi per il pianeta Terra , Bollati Boringhieri
c _ a cura di Bastiani M. (2011), Contratti di fiume. Pianificazione strategica e partecipata dei bacini idrografici ,
Dario Flaccovio Editore

altri riferimenti web


1 _ Circular Economy Strategy, Unione Europea
http://ec.europa.eu/environment/circular-economy/
2 _ Pietro Laureano, Preservare le conoscenze
http://www.ipogea.org/site2/index.php/it/rassegna-stampa/rassegna-stampa-nazionale/104-slow-food-preservare-le-conoscenze
3 _ Annibale Salsa, Le Autonomie speciali alpine fra tradizione e modernita
http://www.accademiamontagna.tn.it/autonomie%20speciali
4 _ Guida alle Cooperative di Comunit, LegaCoop
http://www.legacoop.coop/wp-content/uploads/2013/03/CoopComunita%CC%80.pdf
5 _ Territorio e persone come risorse: le cooperative di comunit, Impresa Sociale
http://www.rivistaimpresasociale.it/rivista/item/117-cooperative-comunita/117-cooperative-comunita.html?limitstart=0
6 _ Massimo Bastiani, I contratti di fiume nella gestione del territorio
http://www.rieti-lab.it/files/Bastiani.pdf
7 _ Carta nazionale dei Contratti di Fiume
http://nuke.a21fiumi.eu/Home/tabid/36/Default.aspx
8 _ River contracts for sustainable development in the Italian context: The Serchio River case study, Facing the
Challenge, UNESCOs contribution to The United Nations World Water Development Report 2015
http://unesdoc.unesco.org/images/0023/002321/232179E.pdf
9 _ SMARTY - SMArt Rivers communiTY
http://ideas.chest-project.eu/?q=node/163
10 _ Progetto strategico di sottobacino del torrente Lura, Regione Lombardia
http://www.contrattidifiume.it/2448,Pubblicazione.html
allegato 1
Smart Land, R. Masiero e F. della Puppa, Laboratorio Politico della Fondazione Francesco Fabbri, 2013
allegato 2
L'ecosistema urbano di Matera, P. Laureano, in The Water Atlas, 2001

allegato 3
Dati sulle cooperative di comunit in Italia, immagini tratte da 'Territorio e persone come risorse: le
cooperative di comunit', F. Bandini, R. Medei, C. Travaglini, saggio in Rivistaimpresasociale.it del 6/12/2015
allegato 4
Infografica sul sistema della Valle del torrente Lura, tratta da 'Contratti di Fiume: costruzione di comunit
fluviali resilienti' ricerca presentata al Forum delle Pratiche di Resilienza 2016