Sei sulla pagina 1di 7

g

i Ricerca condotta nell'ambito delle attivit del master World Natural Heritage
Management della scuola Step di Trento.

o La dimensione simbolica del patrimonio naturale e del paesaggio

1_ Introduzione: beni naturali e paesaggio


Che cos' un bene naturale e come possiamo definire il paesaggio? Partiamo da questa domanda

,
per ragionare sulla questione della loro simbolizzazione. Una identificazione universale di bene e
paesaggio difficile incontrarla, ma ci possiamo avvicinare a livello concettuale partendo dalle
definizioni scientifiche affidate alle convenzioni e normative.
La convenzione Unesco per la Protezione sul piano mondiale del Patrimonio culturale e naturale
definisce il 'patrimonio naturale' come: i monumenti naturali costituiti da formazioni fisiche e
biologiche, le formazioni geologiche e fisiografiche, i siti o le zone naturali strettamente delimitate
costituenti lhabitat di specie animali e vegetali minacciate, di valore universale eccezionale
dallaspetto estetico, scientifico o conservativo. (1) Considera quindi una lista di 'oggetti' che
abbiamo nell'eccezionalit estetica, scientifica o conservativa una caratteristica fondamentale per
essere ritenuti patrimonio naturale (l'eccezionalit si confronta con la scala planetaria).
Una vera e propria definizione di bene o patrimonio naturale nella legislazione italiana non

l
riusciamo a trovarla, mentre nel 'Codice Urbani' D.lgs 142/2004 (2) si fa riferimento a bene
ambientale e bene paesaggistico (inserito all'interno del campo del patrimonio culturale): si ha
anche in questo caso attraverso una lunga lista di oggetti, partendo dagli artefatti antropici e
allargandosi ai beni ambientali, i quali si contraddistingono dal notevole interesse pubblico e dal
posseredere i caratteri di singolarit e bellezza non comune. Si conferma quindi la caratteristica di
valore estetico eccezionale a cui si aggiunge l'elemento di interesse pubblico: tutti e due sono valori

a
riconosciuti universalmente, non si tratta quindi di questioni soggettive.
In aggiunta necessario avvalersi della definizione di paesaggio presente nella Convenzione
europea del Paesaggio: designa una determinata parte di territorio, cos come percepita dalle
popolazioni, il cui carattere deriva dall'azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni.
Riguarda gli spazi naturali, rurali, urbani e periurbani. Concerne sia i paesaggi che possono essere
considerati eccezionali, che i paesaggi della vita quotidiana e i paesaggi degradati. (3) Grazie a
questa definizione si aggiungono elementi interessanti relativi all'azione comune di percepire un
territorio il quale non deve solo avere caratteri di eccezionale bellezza ma il concetto si estende al
paesaggio quotidiano che ci circonda, naturale, rurale o urbano, dando dignit e considerazione
anche al territorio degradato e marginale. Questo modo di identificare il paesaggio ha cominciato ad
avere ripercussioni positive nell'interpretazione e gestione delle dinamiche che insistono in tutti i
'tipi' di paesaggio. Un primo importante punto e forse un primo parziale cambiamento su come in

t
generale ci raffiguriamo il patrimonio naturale e il paesaggio, un problema che riguarda
l'assegnazione di significato e la consapevolezza dell'ambiente che abitiamo e fruiamo, ostacolati
dai limiti e dalle dinamiche intrinseche della nostra mente: si tratta a mio parere di un nuovo
approccio fondato sulla vivibilit dei luoghi intesi come spazi di vita quotidiana.
Da un lato quindi possiamo avere una idea comunemente accettata di bene naturale e paesaggio,

r
un'idea per oggettivata dalla conoscenza scientifica e dalle convenzioni. Un passaggio importante
quello di cercare di comprendere cosa avviene nella nostra esperienza personale e soggettiva nel
momento in cui ci confrontiamo direttamente con questi patrimoni. Un salto molto grande da
compiere, prima di tutto a livello individuale e poi in qualche forma collettiva, che prova ad eliminare
lo sguardo e la presenza distaccata dell'osservatore, per affrontare la questione attraverso una
relazione coinvolta tra la persona e il contesto paesistico, per non considerarne solo la materialit

a
ma anche la dimensione simbolica.
Esistono altre variabili che necessario considerare in questa relazione? Secondo me una
componente imprescindibile quella culturale-intangibile latente nei luoghi, che pu affiorare
grazie alla nostra conoscenza, in bilico tra razionalit ed affettivit. La cultura, intesa come
credenza consolidata, pu essere considerata come un insieme di significati condivisi assegnati ad
un oggetto, un bene naturale o un paesaggio nel nostro caso. E' sempre pi frequente
l'associazione del concetto di paesaggio alla cultura di un luogo (paesaggio culturale): se si tratta di
un paesaggio rurale o urbano (ma anche di un bosco coltivato) la mano dell'uomo ben visibile e
ci che si palesa il risultato di interventi di addomesticazione storici: quello che non si vede a
prima vista ma presente intangibilmente nel paesaggio sono le idee, i saperi, le pratiche
tramandate e le tecniche innovative che l'hanno trasformato e reso tale come lo si ammira
attualmente. Ma se si tratta di un paesaggio naturale, ovvero mai toccato dalla mano umana, fatto
estremamente difficile, la sua sola identificazione lo rende 'contaminato' perch depositario di un
significato attribuitogli e quindi culturalmente accessibile.
Prendendo l'esempio delle Dolomiti, un territorio complesso composto di aree pi o meno
antropizzate e forse alcune ancora 'naturali', ne stato riconosciuto dall'Unesco il valore
eccezionale del paesaggio e della storia geologica, ottenendo il titolo di Bene naturale. Prima
ancora, prima della scoperta del professor Dolomieu, le Dolomiti non erano chiamate e riconosciute
allo stesso modo, non le si dava il significato attuale. Attraverso questi momenti storici, le persone
che lo abitano, lo visitano o semplicemente lo attraversano, assegnano un significato personale al
luogo, condizionato dal contesto culturale locale e/o globale, dall'immaginario creato nel tempo o
dalla semplice ammirazione.

Fig.1 Locandine promozionali turistiche degli anni 50.

E' importante quindi tenere presente la forza del punto di vista nella fruizione estetica di un luogo,
un bene o un paesaggio, poich non esistono senza una mente umana che gli attribuisca un senso:
il significato poi modificabile dall'influenza culturale e dal riconoscimento collettivo o addirittura
istituzionale, come il caso del riconoscimento a Patrimonio dell'Umanit delle Dolomiti.
Ma l'attribuzione di significato, o simbolizzazione, dei beni naturali e del paesaggio, avviene in primo
luogo attraverso l'esperienza estetica soggettiva e affettiva di ognuno di noi.

2_ Esperienza estetica e simbolizzazione


Nel momento in cui fruiamo uno spazio, ma anche un oggetto, attiviamo una peculiare competenza,
propria dell'homo sapiens, per cui li rivestiamo di senso, attraverso un processo di simbolizzazione.
La competenza simbolica interviene in un percorso fatto di diversi fattori, definibile come esperienza
estetica. Lungo questo percorso non si esercita solo la razionalit della nostra mente, ma
l'emozione che assume una rilevanza fondamentale, infatti i fenomeni e gli oggetti della realt
attivano in noi delle emozioni di base, che sono espressione della nostra esperienza di base: questo
significa che quando ci relazioniamo con un qualsiasi tipo di stimolo ambientale, il corpo e la mente
producono uno stato emotivo di base, di piacere o dispiacere per semplificare (le categorie
individuate scientificamente sono pi numerose), e questo avviene a priori mediante sistemi
preconsci e automatici.
Arte e paesaggio sono campi che sollecitano la competenza simbolica. Se siamo di fronte e immersi
nelle Dolomiti, riconosciute per il loro outstanding universal value, lo sviluppo dell'esperienza
estetica inizier e sar costantemente filtrata da processi emotivi primordiali che precedono la
riflessione razionale e il giudizio culturale del luogo che ci circonda. L'attribuzione di significato
costantemente influenzata e arricchita dalle emozioni di base.

Fig.2 Opera del parco di Arte Sella.

Fig.3 L'immagine del Cervino.

L'idea di paesaggio in passato sempre stata collegata alla bellezza e all'effetto stupore, ma come
suggerisce la convenzione europea il paesaggio il risultato di un insieme di percezioni e pu avere
carattere positivo ma anche negativo. E' quindi un punto di arrivo e non solo un'idea astratta che
provoca sentimenti, questa visione deve essere ribaltata: un patrimonio percepito attraverso le
emozioni di base e la conseguente simbolizzazione, poich vengono incorporati in maniera
spontanea dalla mente del fruitore. 'Immersione' e 'incorporazione' avvengono attraverso l'uso dei
nostri sensi (relazione multisensoriale), dove alla vista comunemente assegnato un ruolo
esclusivo, Si potrebbe qui ipotizzare che la mancanza di uno o pi sensi limiti la completezza di una
esperienza estetica, oppure, al contrario, la renda pi intensa poich concentra gli stimoli in un
campo pi ristretto di filtri emotivi: sarebbe interessante sviluppare una ricerca teorico-applicativa
sull'argomento con il supporto di un gruppo di fruitori ciechi o sordo-muti ad esempio.
Un elemento si aggiunge alla relazione multisensoriale, il movimento: conosciamo un luogo
muovendoci nello spazio in maniera empatica. La relazione con il mondo circostante non si basa
esclusivamente su sistemi mentali cognitivi e visivi, ma partecipa affettivamente a questo processo
anche il corpo. Le informazioni arrivano al cervello grazie alle emozioni (emotion) rese possibili dal
movimento percettivo (motion) che avviene dentro uno spazio, un paesaggio. Il 'walk artist' Hamish
Fulton ha spiegato in una della sue innumerevoli performance: the physical involvement of walking
creates a receptiveness to the landscape. I walk on the land to be woven into nature. A road walk
can transform the everyday world and give a heightened sense of human history.
La narrazione, ultimo step che conclude e avvalora l'esperienza estetica, un passaggio creativo di
traduzione del significato assegnato al bene/paesaggio. Attraverso la narrazione, sviluppiamo il
pensiero cognitivo e definiamo-rafforziamo il significato del bene (non si tratta di sola descrizione).
Bruce Chatwin racconta nel suo libro La terra deve prima esistere come concetto mentale. Poi la si
deve cantare. Solo allora si pu dire che esiste.(4) Cos la narrazione pu assumere molteplici
forme, dallo scambio di opinioni ad un libro, dalle tradizioni alla promozione turistica, dai progetti
culturali alla pianificazione territoriale. La forza della narrazione risiede sia nel rendere esplicito
una simbolizzazione soggettiva sia nell'indirizzare e orientare comportamenti futuri da parte dei
fruitori, abitanti del luogo o visitatori occasionali che siano.
Facendo riferimento a un paesaggio come le Dolomiti importante soffermarsi sul funzionamento
di queste dinamiche individuali e collettive poich, attraverso l'esperienza estetica individuale (che
pu essere essa stessa guidata e valorizzata) ci rendiamo conto che facciamo parte di un luogo e lo
incorporiamo nella nostra personalit; attraverso la narrazione definiamo la qualit e il valore di
uno spazio, rendendoli condivisi e di carattere collettivo, punto di partenza per una consapevolezza
dei patrimoni e delle loro modalit di fruizione appropriate. Il passaggio forse pi delicato avviene
proprio quando l'esperienza estetica individuale si confronta e integra in una visione collettiva, dove
possono nascere sinergie e conflittualit, che si traducono poi nella difficolt pratica di gestire le
esigenze e le ambizioni dei fruitori di un territorio.
A questo punto possiamo affermare che l'ipotesi per cui i beni naturali e il paesaggio siano fonti di
esperienze estetiche che fanno di loro dei beni simbolici parzialmente validata. E' comunque
valido in tutte le situazioni o ci sono variabili che alterano il percorso, anche se questo si
'concluso' a livello individuale?

3_ La dimensione simbolica come flusso: questioni aperte


Il mondo esterno esprime un paesaggio interiore. Le emozioni assumono la forma di una
topografia mobile. Attraversare quel territorio significa immergersi nel flusso e riflusso di una
psicogeografia personale e tuttavia sociale (5), Giuliana Bruno scrive nel suo libro.
L'attribuzione di significato di un bene non pu possedere caratteristiche immutabili, fisse,
nemmeno a livello soggettivo. La nostra personale simbolizzazione infatti influenzata da continui
rimandi culturali e immaginari collettivi, dalle modalit di narrazione con cui ci confrontiamo, dagli
strumenti che decidiamo di utilizzare per fruire un paesaggio naturale o antropizzato. Di
conseguenza, il bene simbolico Dolomiti che abbiamo costruito nella nostra mente muta in
continuazione, si aggiorna in forza di diversi stimoli e grazie al ripetersi delle esperienze di fruizione
dello stesso bene. Le Dolomiti non saranno mai scevre di un immaginario gi creato nella nostra
mente prima di conoscerle direttamente anche solo per la prima volta: l'esplorazione di un luogo
primigenio non avviene pi, quindi le emozioni di base che sviluppiamo durante l'esperienza estetica
dialogano in maniera costante con la nostra esperienza pregressa del mondo e/o di quel luogo.
Come avviene nel turismo contemporaneo dove il visitare e l'esplorare sono un atto di verifica delle
aspettative pi che di scoperta, grazie o a causa dell'accessibilit alla conoscenza offerta dalla rete
virtuale. Pensiamo al turismo etnico, al rapporto con comunit che vivono in maniera 'tradizionale':
spesso sono espressioni di autenticit rappresentata, poich rispondono ad una logica commerciale
di verifica di un immaginario, offrendo una messa in scena pre-confezionata per il turista.
Ritengo che in questi processi si determini una saturazione della dimensione simbolica sotto
l'azione di alcune dinamiche che intercorrono quasi incessantemente e che hanno come fattore
comune la crisi dell'esperienza autentica della realt. Queste dinamiche possono individuarsi nel:
- passaggio continuo dalla sfera individuale a quella collettiva e viceversa, nel quale avviene una
evoluzione rapidissima del simbolico ma soprattutto dell'immaginario che viene creato di
conseguenza;
- utilizzo di diversi strumenti che accompagnano la fruizione estetica;
- abuso e sfruttamento del bene, sia materiale ma soprattutto immateriale, attraverso interventi
distruttivi, commercializzazione, marketing, turismo inadeguato, tramite quindi logiche di valore
d'uso consumistiche e di conoscenza superficiale.
Fig.4 Mappa panoramica degli impanti Dolomiti Superski.

Ognuna di questi punti potrebbe aprire una discussione molto ampia. Un punto su cui vorrei
ragionare riguarda la forte influenza, sia positiva che negativa, che uno strumento percettivo pu
avere nella simbolizzazione del bene, introducendo degli esempi per comprendere meglio la
questione.

strumento Mappa
Per molte persone le mappe sono solo un'insieme di dati, se sono chiare e leggibili allora assolvono
alla loro funzione. Perch la mappa pu essere considerata uno strumento che valorizza
l'esperienza estetica del luogo? Certe mappe hanno la capacit di veicolare ed esprimere delle
emozioni interiori, non obbligando la scelta di percorsi ma lasciando la libert di esprimere la
propria personalit nello scoprire il territorio. Pensando ai molteplici aspetti tangibili che possono
essere rappresentati delle Dolomiti, dalla geologia alla storia, dalle tradizioni alle risorse naturali,
esistono numerose possibilit per cui una mappa diventi un fattore di arricchimento di fruizione
estetica del paesaggio, anche solo limitatamente agli aspetti materiali del territorio. Diversi
esperimenti inoltre mirano a mappare contenuti intangibili come le emozioni e la memoria di un
luogo e della sua comunit, diventando delle complesse narrazioni: geografie emozionali che
possono essere ripercorse soggettivamente e che creano esse stesse degli immaginari simbolici,
lasciando la libert di confronto percettivo e cognitivo del reale al fruitore.
La lettura di una mappa e il muoversi conseguente in uno spazio si situano in una dimensione a
met tra il soggettivo e l'oggettivo. Ragionare creativamente sulla forma della rappresentazione e a
come trascrivere un dato significa valorizzare i sensi e le opportunit di movimento e percezione del
fruitore: allo stesso tempo, saper leggere e lasciarsi trasportare da una mappa permette di
arricchire i significati che attribuiamo alle realt incontrate nelle esperienze di fruizione.

Fig.5 Esperimenti di cartografia emozionale, 'Atlas of Design'.


strumento Simulazione virtuale
La simulazione virtuale in questo caso si concentra sull'esperienza 'fruitiva' che possibile
effettuare attraverso software tecnologici di comune accesso: uno di questi Google Street View e
nello specifico il progetto di mappatura dei sentieri all'interno delle Dolomiti patrimonio Unesco.
Non si tratta di realt aumentata, come spesso viene definita a livello tecnologico, ma pi
semplicemente di un utilizzo simulato della vista e del movimento in forma remota, ovvero senza la
presenza diretta in loco.
Evitando di banalizzare a priori la tipologia esperenziale, si pu affermare che il fruitore ha la
possibilit di sviluppare un'attribuzione di significato diversa dall'atto di presenza e movimento nel
luogo reale e la sua percezione attraverso i sensi. Guardando le Dolomiti attraverso l'occhio di
Google Street View si limita l'esperienza estetica ad una conoscenza fittizia, senza la possibilit di
sviluppare l'interazione di sensi e sociale, senza mettere in gioco il fattore corpo/movimento
fondamentale per il coinvolgimento e la definizione di emozioni. Questo non significa che non
avviene una simbolizzazione del bene, ma certo che il paesaggio filtrato virtualmente attraverso
le scelte visive di un altro fruitore: non permette infatti la libert di immaginazione, come pu
avvenire leggendo un racconto, poich l'immagine trasmessa esattamente quella del monitor, che
non pu essere influenzata da altre sensazioni.

Fig.6 Un frammento delle Dolomiti Unesco da Google Street View.

4c_ strumento Piedi


Come si costruisce una traccia, un sentiero? Con il passaggio ripetuto, con il camminare. L'azione
del camminare modifica la superficie e il tempo, segna un percorso che suggerisce una visione,
qualifica lo spazio e lo dota di senso, crea quindi una nuova forma materiale e simbolica per
interiorizzare il paesaggio, grazie al contatto con la terra. L'azione istintiva dell'errare diventa una
pratica estetica di trasformazione del territorio, uno strumento per coglierlo approfonditamente.
L'escursionismo non deve essere trattato solo come una moda, ma come una riscoperta di modalit
che ci riconnettono con il paesaggio, ci permettono di avere una relazione empatica con la natura.
Spostarsi a piedi esplorando un territorio un atto che possiede, per chi lo compie, le pi disparate
finalit e significati; la fatica fa parte di questo processo e accompagna, o modifica, i sensi nella
percezione. L'esperienza dell'attraversamento legata infatti alla percezione diretta; pu essere
assimilitata ad una forma d'arte democratica che coinvolge tutte le sensazioni, vista, udito, olfatto,
tatto: la natura e il paesaggio comprendono tutto questo.
La simbolizzazione e la conoscenza delle Dolomiti avviene anche e soprattutto attraverso il loro
attraversamento, la registrazione di immagini, situazioni, testimonianze che celano i saperi di quel
luogo: una pratica che ci pone in diretto ed umano rapporto sia con gli aspetti positivi ma anche
con le problematiche e dinamiche di questi luoghi, delle montagne e delle loro trasformazioni, e pu
essere fonte di opportunit di scambio.
Personalmente ritengo che il camminare sia un processo legato profondamente alla nostra
esistenza, favorisce lavvicinamento alla natura e alle altre persone, con il risultato di poter
condividere significati e forse collaborare nella cura dei luoghi.

Fig.7 'A line made by walking' by Richard Long, deserto di Nazca in Per.

Per concludere, confermando l'ipotesi che attraverso l'esperienza estetica possibile giungere alla
simbolizzazione di un bene, interessante chiedersi in che momento sarebbe pi opportuno
intervenire per guidare e valorizzare tale processo, mediante strumenti mentali e pratici. La risposta
non ovviamente univoca, ma ritengo sia prioritario trovare delle modalit per accompagnare
l'esperienza individuale, rafforzando le capacit di coinvolgimento emotivo con i luoghi e il
paesaggio ed estendendo la consapevolezza dei patrimoni verso un cambiamento dei
comportamenti fruitivi: ragionare quindi in primo luogo sull'immaginario simbolico di ognuno di noi
piuttosto che cercare strategie di gestione di attribuzioni di significato e comportamenti a livello
collettivo.
Martino Correggiari

riferimenti
1. dalla Convenzione per la protezione sul piano mondiale del Patrimonio Culturale e Naturale , Parigi, 16
novembre 1972
2. dal Codice dei beni culturali e del paesaggio, DLgs 22 gennaio 2004, n. 42
3. dalla Convenzione Europea del Paesaggio, Firenze, 20 ottobre 2000
4. tratto dal libro Le vie dei Canti di Bruce Chatwin
5. tratto dal libro Atlante delle Emozioni di Giordana Bruno

bibliografia
- Bruno G. (2006), Atlante delle emozioni. In viaggio tra arte, architettura e cinema, Mondadori
- Careri F. (2006), Walkscapes. Camminare come pratica estetica, Piccola Biblioteca Einaudi
- Chatwin B. (1995), Le vie dei Canti, Adelphi
- Mallgrave H. F. (2015), Lempatia degli spazi. Architettura e neuroscienze, Raffaello Cortina
- Morelli U. (2011), Mente e paesaggio. Una teoria della vivibilit, Bollati Boringhieri
- Morelli U., Cepollaro G. (a cura di) (2013), Paesaggio lingua madre, Erickson
- Venturi Ferriolo M. (2009), Percepire paesaggi. La potenza dello sguardo, Bollati Boringhieri
- Turri E. (1998), Il paesaggio come teatro. Dal territorio vissuto al territorio rappresentato , Marsilio
- Zanini P. (1997), Significati di confine: i limiti naturali, storici, mentali , Mondadori