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LUTOPIA DI GERUSALEMME:

IL SOGNO DI UNA CONVIVENZA POSSIBILE


FRA RELIGIONI E CULTURE

Bologna, 18 maggio 2011

1. Liminare:
le mura e i muri di Gerusalemme

tuttaltro che semplice parlare di Gerusalemme. Per chi nutre una passione particolare
verso questa citt com capitato a me da pi di venticinque anni alla consapevolezza di
dover trattare un argomento complesso e difficile si aggiunge una emozione non piccola che
si fatica a tenere a bada. Quante volte mi sono detto, nel corso dei molti soggiorni fino a
quello pi lungo, un sabbatico durato quasi un anno fra 2009 e 2010, che non mi basterebbe
una vita per penetrare nelluniverso di Gerusalemme! Laffermazione sembrer di sicuro
iperbolica, ma non cos, se si tiene conto delle riflessioni che cercher di esporre.
A prima vista, un mondo piccolo e circoscritto, specialmente se guardiamo alle
dimensioni tutto sommato modeste della Citt Vecchia, il cuore vero e proprio della Citt
Santa, racchiusa da un circuito di mura lungo poco pi di 4 kilometri. Per rendere lidea,
Mark Twain, irridente compagno di viaggio in Terra Santa di un gruppo di suoi connazionali
tipicamente yankees nel 1867, osservava: uno che vada a passo veloce potrebbe camminare
attorno alle mura di Gerusalemme e compiere tutto il giro della citt in unora1.
Nei secoli scorsi, quando non esistevano ancora gli estesi quartieri della nuova
Gerusalemme ebraica e araba, disposti adesso su unarea metropolitana che si estende da nord
a sud per quasi una trentina di kilometri, limpressione della piccolezza del posto era ben pi
netta e la si pu leggere spesso nelle relazioni di viaggiatori e pellegrini. Ma essa si saldava
non meno frequentemente con un moto di ammirazione e commozione alla vista della citt e
al fiotto di ricordi biblici, storici e letterari che essa suscitava in colui che vi arrivava. Fra
le innumerevoli descrizioni merita di essere riletta quella di un celebre viaggiatore francese
agli inizi dellOttocento che anche un grande scrittore: Franois de Chateaubriand. Ecco
come descrive il suo arrivo da Giaffa a Gerusalemme in una mattina di ottobre del 1806:

Ben presto ogni vegetazione cess: anche il tappeto derba spar. Lanfiteatro delle montagne si tinse di un
colore rosso e ardente. Salimmo per circa unora queste regioni intristite per giungere ad un colle elevato che
vedevamo davanti a noi. Giunti a questo passaggio, camminammo per unaltra ora su un pianoro nudo,
cosparso di pietre rotolanti. Tutta un tratto, allestremit di questo pianoro, scorsi una linea di muri gotici
fiancheggiati da torri quadrate, dietro cui sinnalzavano le cuspidi di alcuni edifici. Ai piedi di queste mura
apparve un campo della cavalleria turca in tutta la sua pompa orientale. La guida grid: El-Qods!, La
Santa (Gerusalemme)! E si allontan al galoppo.
Ora capisco quello che gli storici e i viaggiatori raccontano della sorpresa dei crociati e dei pellegrini alla
prima vista di Gerusalemme. Posso assicurarvi che chiunque ha avuto come me la pazienza di leggere quasi
duecento fra le relazioni moderne sulla Terra Santa, le compilazioni rabbiniche e i passi degli antichi sulla
Giudea, non conosce ancora nulla. Restai cogli occhi fissi su Gerusalemme, misurando laltezza delle sue

1
A fast walker could go outside the walls of Jerusalem and walks entirely around the city in an hour. I do
not know how else to make one understand how small it is (The Innocents Abroad, with an Introduction by T.
QUIRK and Notes by G. CARDWELL, New York 2002, 422.
mura, ricevendo in un sol colpo tutti i ricordi della storia, da Abramo fino a Goffredo di Buglione, pensando
al mondo intero cambiato dalla missione del Figlio dellUomo e cercando vanamente quel tempio, di cui non
resta pietra su pietra (Mt 24, 2; Lc 19, 44). Quandanche vivessi mille anni, non dimenticher questo deserto
che sembra respirare ancora la grandezza di Geova e gli spaventi della morte2.

Oggi il Montjoie, il Monte della gioia da cui i pellegrini come Chateaubriand potevano
ammirare la prima veduta di Gerusalemme, rievocato anche dal Tasso ne La Gerusalemme
liberata3, stato quasi inglobato dai nuovi quartieri occidentali ebraici ed prossimo alla
linea di demarcazione fra Israele e i Territori Palestinesi, segnata da un nuovo muro difensivo
eretto dagli israeliani. Molti viaggiatori hanno occasione di vederlo, quando percorrono una
delle due strade che conducono dallaeroporto a Gerusalemme, prima ancora di scorgere le
mura della Citt Vecchia. Limpatto del nuovo muro, soprattutto per chi non conosce bene le
tragiche circostanze che hanno concorso ad erigerlo, sicuramente negativo se non sinistro.
Ma non bisogna dimenticare che solo uno dei tanti muri e steccati, visibili ed invisibili che
dividono la citt al suo interno.
Anzi, le mura esteriori sono molto meno impenetrabili dei muri interiori; ma nelluno e
nellaltro caso si pu tuttavia guardare ad essi con un atteggiamento partecipe, cio con
lintento di capire il confine tracciato, di comprendere le ragioni della barriera innalzata, di
conoscere chi sta da una parte e chi dallaltra, di scoprire se c qualcosa che li unisce al di l
di ci che li separa e cercare i varchi accessibili. Lautore della guida archeologica di maggior
successo, il domenicano Jerome Murphy-O Connor, professore alla celebre cole
Biblique, incoraggia a considerare i muri in questa prospettiva pi fiduciosa e ottimistica,
allorch scrive cos delle mura ottomane costruite da Solimano il Magnifico, che da quasi
cinquecento anni circondano interamente la Citt Vecchia:

Le mura della Citt Vecchia racchiudono senza dominare, limitano ma non definiscono. Limpressione di
forza unillusione; la citt non una fortezza e le sue mura non sono una barriera ma un velo. Il visitatore
attratto in avanti, provocato e finalmente abbracciato. La citt ispira passione...4.

La memoria biblica ci riporta prepotentemente limmagine di queste mura con le parole


del Salmo 121 (122), uno dei canti delle ascensioni, cio un cantico dei pellegrini che
salivano gioiosamente a Gerusalemme. Ma le sue porte, torri, baluardi e palazzi
vengono evocati qui per un auspicio di pace, di sicurezza e prosperit:

Chiedete pace per Gerusalemme: vivano sicuri quelli che ti amano; / sia pace nelle tue mura, sicurezza nei
tuoi palazzi (Sal 121 [122], 6-7)5.

Allora non fuori luogo concludere la mia introduzione con il linguaggio della preghiera,
che si adatta molto bene a quella che , non solo ai miei occhi, una citt della preghiera per
eccellenza. Come vedremo nel seguito, senza assorbire interamente la vita di una citt
2
Itinraire de Paris Jrusalem et de Jrusalem Paris, d. par J.-C. BERCHET, Paris 2005, 297-298.
3
il celebre passo del canto III (3): Ali ha ciascuno al core ed ali al piede, / n del suo ratto andar per
saccorge; / ma quando il sol gli aridi campi fiede / con raggi assai ferventi e in alto sorge, / ecco apparir
Gierusalem si vede, / ecco additar Gierusalem si scorge, / ecco da mille voci unitamente / Gierusalemme salutar
si sente.
4
The Holy Land. An Oxford Archaeological Guide from Earliest Times to 1700, Fifth Edition revised and
expanded, Oxford 2008, 11.
5
Il testo dei LXX suona: Domandate ci [che giova] per la pace di Gerusalemme! E sia prosperit
(eujqhniva) per quelli che ti amano! / Venga la pace nelle tue schiere e la prosperit nei tuoi baluardi; quello
della Vulgata: Rogate quae ad pacem sunt Ierusalem, et abundantia diligentibus te. / Fiat pax in virtute tua et
abundantia in turribus tuis.

2
moderna e proiettata nel futuro, questa dimensione orante cos onnipresente nel suo
orizzonte che mi sento di definirla senzaltro come la sua caratteristica principale. Se questa
percezione riflette dunque la natura pi autentica di Gerusalemme, proprio nelle
manifestazioni della preghiera vedo la premessa essenziale per giustificare quella che ho
definito, nel mio titolo, lutopia di Gerusalemme. Ma prima di arrivare a chiarire tale
aspetto, vorrei sospendere un istante il mio discorso e affiancarlo con una prima serie di
immagini che vuole avere un significato simbolico e insieme riassumere litinerario che mi
propongo di seguire nella mia esposizione: dalla visione a distanza della citt a quella delle
mura e delle loro porte, fino a varcarne la soglia e penetrare allinterno, per poi uscirne
arricchiti in tutte le direzioni.

Fig. 1 Gerusalemme vecchia e nuova vista dal Monte degli


Ulivi
Fig. 2 Veduta della parte occidentale delle mura
Fig. 3 La Cittadella e la Porta di Giaffa
Fig. 4 Lato sud delle Mura verso la Porta di Sion
Fig. 5 Lato nord delle Mura verso la Porta di Damasco
Fig. 6 Porta di Sion
Fig. 7 Porta di Damasco (esterno)
Fig. 8 Porta di Damasco (interno)
Fig. 9 Vista dallinterno della Citt Vecchia verso il Monte
degli Ulivi
Fig. 10 Vista sul Quartiere cristiano e il S. Sepolcro

2. Ingresso:
Mondi separati, vocazioni universali

Quando ci si immerge nella realt di Gerusalemme non si pu fare a meno di scontrarsi con
un paradosso: ci troviamo di fronte a mondi separati, che tendenzialmente convivono
ignorandosi a vicenda (quando non hanno, purtroppo, motivo per scontrarsi luno con laltro)
ma che alimentano ciascuno a suo modo una vocazione di universalit. Basterebbe osservare i
flussi della gente che entra nella Citt Vecchia in occasione delle feste, per rendersene
immediatamente conto. Anche nel ritmo settimanale, chi si ritrovi di venerd intorno alla
spianata delle Moschee, dopo aver sentito gli echi del sermone tramite gli altoparlanti, vedr
verso la fine un accorrere di uomini e donne, giovani e vecchi, che avanzano a passo veloce
sulle stradine che portano al nobile santuario (Haram al-Sharif), sotto lo sguardo incuriosito
di turisti e pellegrini e lapparente indifferenza degli ebrei ortodossi che, da parte loro, vanno
e vengono dal Muro Occidentale dellantico Tempio. Alluscita dalla Moschea di Al-Aqsa, la
folla diventa a volte un vero e proprio fiume che avanza lentamente verso la Porta di Damasco
inglobando tutti: visitatori stranieri; palestinesi e israeliani; ebrei, cristiani e musulmani. Per
un momento, in questo abbraccio di massa, sembrerebbero annullarsi le differenze. Ma a sera
dello stesso giorno di venerd, quando inizia Shabbat, si pu di nuovo osservare una
processione ininterrotta di ebrei, ortodossi o comunque religiosi, che si recano a pregare al
Muro Occidentale sotto gli occhi degli avventori musulmani dei caff o di quelli che tornano
dopo aver fatto acquisti nel suq nel giorno di festa. Scene come queste sono allordine del
giorno e per un visitatore che venga da fuori, anche dopo anni, sorge sempre la domanda se
questa realt non racchiuda germi nascosti o poco appariscenti di un contatto e uninterazione
possibile fra tali mondi separati, al di l della loro apparente estraneit.

3
In pratica, per, gi a considerarli singolarmente, questi mondi separati contengono una
promessa o preannuncio di universalit, anche se esso opera anzitutto entro la sfera distinta di
ciascuna delle tradizioni religiose e delle culture che gravitano su Gerusalemme. Anche quello
spettatore disincantato che era Mark Twain se ne rese conto, tanto da dichiarare:

Mi sembra che tutte le razze, i colori e le lingue della terra debbano essere rappresentate fra le 14.000 anime
che dimorano a Gerusalemme6.

Ai nostri giorni lo spettro si fatto decisamente pi variegato e forse mai come a


Gerusalemme si d unesperienza altrettanto concentrata ed intensa di cosmopolitismo
religioso, etnico e culturale. Il fenomeno evidentissimo a partire dal gruppo maggioritario
della popolazione che oggi domina la citt dal punto di vista politico e religioso. Gli stessi
ebrei, infatti, sono lungi dallessere una realt omogenea. A parte le principali differenziazioni
tra ashkenaziti, sefarditi e falasci rispettivamente gli ebrei di origine europea/occidentale,
magrebina/orientale ed etiopica si deve ricordare che essi provengono da pi di un centinaio
di nazioni diverse. Ci significa, tra laltro, una compresenza di lingue che, lungi dallessere
sempre soppiantate dallebraico moderno, la lingua del nuovo Israele, continuano in parte a
vivere, sia pure con diversa fortuna, a seconda dellentit dei gruppi di parlanti. Se lo jiddisch,
dopo aver rivaleggiato in passato con lebraico quale possibile lingua nazionale, risulta ormai
confinato alla popolazione ortodossa di Gerusalemme, in particolare nel quartiere di Mea
Shearim, il russo parlato dalla maggior parte degli immigrati dellex-Unione Sovietica a tutti
gli effetti, con ebraico, arabo ed inglese, la quarta lingua della citt. N solo questione di
lingua, perch le diverse provenienze comportano anche costumi e usanze diverse, ultima in
ordine di tempo la festa di Sigd introdotta dagli ebrei etiopici in ricordo del dono della Torah
e delle vicende di Bta Israel, la casa dIsraele come essi chiamano la loro comunit,
trapiantata non molti anni orsono dallEtiopia alla Terra dIsraele.
Come se le diversit etniche e culturali non bastassero, occorre considerare anche il
ventaglio di atteggiamenti riguardo alla religione e alla sua pratica. Infatti, la visibilit
accentuata della popolazione religiosa, chiaramente distinguibile anche per il modo di vestire
di uomini e donne, non deve trarre in inganno sul fatto che pure a Gerusalemme (sebbene non
come a Tel Aviv) vi una vasta componente di ebrei secolarizzati, per i quali la religione
riveste tuttal pi valore come patrimonio culturale e coagulante etnico o nazionale sul piano
storico-politico, senza implicare alcuna adesione di fede. Inoltre, fra gli stessi osservanti si
riscontra una vasta gamma di posizioni diverse: ad esempio, sul rispetto integrale o meno dei
precetti relativi al riposo sabbatico, come si vede dal fatto che i quartieri ultraortodossi sono
chiusi di sabato al traffico di auto, mentre altri quartieri, abitati anchessi in maggioranza da
religiosi, non lo sono.
Nellinsieme una frammentazione che a volte pu dare lidea di una conflittualit pi o
meno latente allinterno dello stesso mondo ebraico, senza aggiungere qui i dissidi che
dividono gli ebrei dIsraele sulle scelte politiche (basti pensare allantisionismo dei Chassidim
ultraortodossi di Mea Shearim, spesso identificati spregiativamente dagli ebrei secolari come i
neri, ha-shkhorim). Ma il quadro complessivo che queste varie componenti arrivano a
tracciare si presenta in fin dei conti come un mosaico oltremodo ricco ed attraente per
losservatore appassionato. Inoltre, anche in questo caso i tratti di separazione e distinzione
sono compensati da intrecci sotterranei, combinazioni inattese e dinamiche interattive che
richiedono un occhio avvertito per poterle riconoscere. quanto avviene allorch ci si trova in
quellosservatorio privilegiato che il Muro Occidentale, il luogo pi santo dellebraismo,
6
The Innocents Abroad, cit., 423.

4
epicentro della memoria religiosa e nazionale e fulcro del quartiere ebraico della Citt
Vecchia.

Fig. 11 Muro occidentale: settore degli uomini


Fig. 12 Sinagoga dellArco di Wilson
Fig. 13 Veduta del Muro occidentale e della Spianata delle
moschee
Fig. 14 Sinagoga Hurva
Fig. 15 Ebreo ortodosso di Mea Shearim
Fig. 16 Jews Hate Sionists
Fig. 17 Riposo di Yom Kippur
Fig. 18 Festa di Purim
Fig. 19 Festa di Sukkot: Porta di Giaffa
Fig. 20 Festa di Sukkot: la Tenda del Municipio
Fig. 21 Pessach 2011: eliminazione del Chametz
Fig. 22 Yom Yerushalaim nella Via Dolorosa

Passando alluniverso cristiano della Citt Santa, il caleidoscopio religioso si riverbera qui
nella pluralit di confessioni e riti che trova il suo luogo di massima concentrazione ed
esposizione nel Santo Sepolcro, il tempio pi venerando della cristianit. Queste comunit,
vissute per la maggior parte della loro storia sotto dominazione non-cristiana (le sole
eccezioni sono state il periodo bizantino, quello crociato e il mandato britannico), hanno
coltivato in passato tenaci od e rivalit, sfociate a volte in aperti conflitti. Qualche rigurgito
dei conflitti confessionali di un tempo si avuto perfino in anni recenti, sebbene oggi
latmosfera sia in generale pi irenica se non ancora dichiaratamente ecumenica. La
necessit di trovare un accordo sul possesso dei Luoghi Santi ha prodotto la paradossale
situazione di uno status quo, fissato nellOttocento sotto tutela ottomana e vincolante fino ad
oggi, non essendosi trovato altro modus vivendi. A seguito di esso, una nota famiglia arabo-
musulmana di Gerusalemme continua a detenere le chiavi del S. Sepolcro, che apre e chiude
ogni giorno con una pittoresca cerimonia, mentre i riti delle diverse confessioni sono regolati
da una rigida agenda gelosamente rispettata.
Nonostante questo regime di convivenza forzata, che di solito sconcerta, se non
scandalizza il visitatore come avviene, per esempio, con la cacofonia risultante a volte da
celebrazioni contemporanee di riti diversi , il S. Sepolcro racchiude un tesoro unico di storie
e tradizioni che rimandano alle vicende secolari delle tre comunit detentrici dei Luoghi Santi:
Ortodossi, Latini e Armeni. Gli Ortodossi del Patriarcato greco, fautori a Gerusalemme di un
ellenismo daltri tempi, comprendono in realt una maggioranza di fedeli arabi in frequente
dialettica o, per meglio dire, tensione coi correligionari greci veri e propri (che sono perlopi i
monaci e lalto clero). Ad essi si associano le varie chiese dellortodossia bizantino-slava, fra
le quali quella russa occupa un posto assolutamente debordante. Il pellegrinaggio russo ai
Luoghi Santi che attirava migliaia e migliaia di poveri mugiki dalla fine dellOttocento alla
vigilia della Rivoluzione , dopo essersi interrotto col comunismo, ripreso ormai su larga
scala e attualmente lafflusso massiccio di pellegrini russi, con le loro devozioni particolari,
uno dei fenomeni pi vistosi nellorizzonte cristiano di Gerusalemme, intersecandosi talvolta
in maniera inattesa con limmigrazione ebraica dai paesi dellex-URSS, per ragioni familiari o
appartenenze culturali.
A loro volta i cattolici del Patriarcato latino, identificati in primo luogo al S. Sepolcro coi
francescani della Custodia di Terra Santa, presenti pressoch ininterrottamente dallepoca di
San Francesco, ricomprendono anchessi una serie di presenze distinte. Accanto a quelli di
rito latino, ci sono i cattolici di rito orientale, come i Melkiti, i Maroniti, i Caldei (o Assiri

5
cattolici), gli Armeni cattolici, senza dimenticare la Kehillah, la piccola comunit che riunisce
i fedeli di lingua ebraica. Questultima, pur rispettando in sostanza il calendario liturgico
cattolico, arricchisce le sue celebrazioni con una sensibilit molto viva per le feste e gli usi
giudaici, a cominciare dallaccensione delle candele allinizio della messa da parte di una
donna, ripresa dallusanza ebraica di Shabbat. La piccola minoranza cattolica cos suddivisa
trova poi il rincalzo costante, seppure sempre momentaneo, dei gruppi di pellegrini che
giungono praticamente da tutte le parti del mondo riempiendo i Luoghi Santi dei loro canti e
delle loro preghiere. N si possono dimenticare in questo quadro composito del cattolicesimo
gerosolimitano le istituzioni accademiche e le scuole, che assicurano la formazione esegetica
e teologica secondo le diverse sensibilit nazionali: oltre alla gi menzionata cole Biblique,
la scuola francese di studi biblici e archeologici che ha dato vita, fra laltro, alla Bibbia di
Gerusalemme, vanno ricordati lo Studium Biblicum della Flagellazione, dove linsegnamento
ancora impartito in italiano, e poi il Pontificio Istituto Biblico dei Gesuiti. Queste scuole
com avvenuto specialmente in questultimo, durante il soggiorno del card. Martini
possono divenire anche luoghi di interscambio con altre culture e tradizioni religiose della
citt, in primo luogo col mondo ebraico.
Quanto agli Armeni, che dispongono tuttora di uno dei quattro quartieri storici della Citt
Vecchia, a testimonianza della loro presenza ininterrotta fin dallepoca bizantina, fanno capo
ad essi dal punto di vista dello status quo le antiche chiese apostoliche orientali dei Copti,
dei Siriani e degli Etiopi. Ciascuna di queste comunit segue i propri riti distinti, pur
attingendo ad un patrimonio liturgico e dottrinale in larga parte comune. Sono i cristiani che
colpiscono pi di tutti i visitatori occidentali, con i colori dei loro paramenti (i pi sgargianti
sono senzaltro quelli dei Siriani) e i loro canti che seguono melodie assai diverse anche dalla
grande famiglia dellOriente bizantino-slavo e sono accompagnati pure da cembali o tamburi,
come nel caso degli Etiopi. Questa comunit, in particolare, sia per le sue forme di intensa
devozione (eguagliate forse solo dai russi) sia per le danze gioiose nei momenti di festa
quella che di norma tende ad attirarsi le maggiori simpatie.
Esclusi dal Santo Sepolcro, a causa dello status quo, i cristiani di fede protestante non sono
per questo meno presenti ed attivi a Gerusalemme, con le loro chiese, ospedali e scuole. Non
si tratta pi, comera nellOttocento, di presenze latamente coloniali, al seguito delle potenze
straniere che cercavano di ampliare la loro sfera dinfluenza nel regime ottomano ormai
vacillante, perch nel frattempo hanno messo radici nel territorio in particolare con Luterani
e Anglicani divenendo un punto di riferimento per molti arabi palestinesi di fede cristiana.
Questo variopinto universo cristiano, in parte riconoscibile anchesso dal modo di vestire
distinto (com soprattutto nel caso dei cristiani di origine russa o etiopica), si presta oggi ad
essere visto non pi semplicemente nel segno della frammentazione e della lacerazione
conflittuali, bens come auspicio sempre pi urgente di una unit nella diversit. Un
osservatore attento come il biblista Daniel Attinger, da trentanni abitante della Gerusalemme
terrena con lo sguardo rivolto nello stesso tempo (da buon monaco) alla Gerusalemme celeste,
ci invita a superare limpressione negativa dello scandalo delle divisioni per apprezzare
invece quanto c di positivo nella difficile convivenza tra cristiani:

Piuttosto che inorridire davanti a quanto si vede a Gerusalemme, dovremmo stupirci della capacit che c
stata di condividere gli stessi luoghi di culto fra Chiese che si sono odiate a vicenda fino a scomunicarsi le
une le altre e a mandarsi reciprocamente allinferno; nonostante quelle teologie, queste Chiese hanno cercato
un modus vivendi fra di loro...7

7
D. A TTINGER, Vivere oggi a Gerusalemme, in Gerusalemme patria di tutti, Bologna 1995, 80.

6
Le immagini che seguono offrono solo unidea essenziale di questa grande variet di
comunit ecclesiali, tradizioni, consuetudini e riti che caratterizzano il volto cristiano di
Gerusalemme in tutto larco delle sue manifestazioni.

Fig. 23 Veduta del S. Sepolcro e del Quartiere cristiano


Fig. 24 Venerazione della Pietra dellUnzione da parte di una
fedele etiope
Fig. 25 Armeni alla Pietra dellUnzione
Fig. 26 Festa del Corpus Domini al S. Sepolcro
Fig. 27 Processione armena alla Prigione di Cristo
Fig. 28 Maskal: festa etiopica della Croce al S. Sepolcro
Fig. 29 Processione etiopica per Maskal
Fig. 30 Chiesa Etiopica della Citt Nuova
Fig. 31 Nozze etiopiche

Resta luniverso musulmano, il pi omogeneo tendenzialmente ma anche il pi


impenetrabile al visitatore occidentale fra i tre mondi religiosi che si dispiegano a
Gerusalemme, sebbene il periodo del Ramadan impronti di s latmosfera della Citt Vecchia
e della parte est della citt per parecchie settimane. Lesclusione ormai generalizzata dalla
visita delle moschee, non solo per effetto del settembre 2001 ma soprattutto per il conflitto
sempre aperto fra israeliani e palestinesi, contribuisce a rendere pi difficile laccostarsi alla
vita di questa comunit religiosa. Eppure, aldil della preghiera del venerd, la sua presenza si
materializza pi volte al giorno con gli inviti alla preghiera che scandiscono la giornata del
pio musulmano. Molti dei pellegrini cristiani o turisti occidentali sentono per la prima volta
proprio a Gerusalemme i richiami dei muezzin. Quando le loro voci portate dal vento
sintrecciano e si sovrappongono tra la Citt Vecchia e il Monte degli Ulivi, sulle prime
potremmo avere di nuovo unimpressione cacofonica, se non fosse invece che questo
intreccio, ad ascoltarlo con pi attenzione, suscita uneco articolata e alla fine
sorprendentemente armonica della stessa preghiera ripetuta, nonostante gli stili diversi della
cantillatio. sintomatico per me che luniverso religioso musulmano, forse pi ancora di
quello giudaico o cristiano sidentifichi soprattutto con lesperienza della preghiera, quasi a
ribadire la caratteristica pi saliente della Citt Santa. Ma come avvenuto nel passato, con le
sue scuole teologiche, gli ospizi, gli ospedali di cui si possono ancora ammirare alcuni tra
gli edifici pi belli di Gerusalemme , la comunit musulmana inserisce la sua vita di
preghiera in un contesto sociale e culturale sempre molto vivo.

Fig. 32 Il Duomo della Roccia, sullo sfondo del Monte degli


Ulivi
Fig. 33 Il giardino dello Haram al-Sharif e il Duomo della
Roccia
Fig. 34 Il Suq el-Qattanin (Mercato dei mercanti di cotone)
Fig. 35 Scuola di teologia musulmana (arte mamelucca del
sec. XIV) e posto di polizia
Fig. 36 Donna nel quartiere musulmano della Citt Vecchia
Fig. 37 Quartiere musulmano: campi di gioco

7
Congedo:
Citt della preghiera, visione di pace

Quanto ho detto fin qui avr forse permesso di comprendere il significato che annetto
allespressione utopia di Gerusalemme. Certo la sottolineatura delle distinzioni, separazioni
o fratture sembrerebbe voler ribadire il valore soprattutto negativo del termine utopia,
inducendo a pensare che cos tanti elementi di differenziazione siano dintralcio alla
convivenza e rendano in pratica impossibile il dialogo. Senza dubbio lelemento negativo
incide e pesa, ma esso non esclusivo gi a cominciare dalle singole tradizioni religiose, dove
le evidenti pulsioni identitarie presenti in maniera pi o meno sensibile in ciascuna di esse
non escludono comunque aperture allaltro, al diverso, allinterno come pure allesterno
della rispettiva comunit. Letimologia tradizionale di Gerusalemme come visione di pace,
pur avendo ricevuto innumerevoli smentite nel corso della storia, non poi cos campata per
aria come sembra8.
Torniamo, ad esempio, ai Luoghi Santi e alle dinamiche dinterazione che essi si prestano
per la loro stessa natura a suscitare sia in positivo sia in negativo. Se guardiamo di nuovo al S.
Sepolcro, i suoi visitatori non sono affatto soltanto i cristiani o i turisti secolarizzati che non
possono mancare questa tappa del tour. Non di rado si sente parlare ebraico, con gruppi in
visita guidata o con singoli visitatori che assistono alle celebrazioni ed entrano nelledicola
del Sepolcro. E non mancano neppure i pellegrini musulmani, che vengono a rendere
omaggio al loro profeta Isa. Tra i visitatori di origine ebraica, poi, non infrequente
incontrare famiglie di appartenenza religiosa mista o persone legate per varie ragioni alle
tradizioni cristiane. La notte di Natale le chiese di Gerusalemme sono letteralmente invase
dagli israeliani che intendono partecipare anchessi allatmosfera della festa cristiana. Se in
molti casi pu essere una forma di esotismo religioso, ci non toglie che in tal modo si
acquisisca un rapporto pi diretto e potenzialmente pi simpatetico con una tradizione diversa
dalla propria. quanto succede spesso, a loro volta, per i cristiani che giungono al Muro
Occidentale e vedono gli ebrei pregare in forme e modi cos diversi da quelli a loro pi
consueti, sebbene spesso si tratti di testi e preghiere come i Salmi che anchessi fanno
propri. N sono respinti dallinserirsi nella folla in preghiera da spettatori curiosi ma anche
condividendo i medesimi gesti degli oranti ebrei come laccostarsi alle pietre del muro per
manifestare la propria venerazione o inserire un foglietto con un preghiera tra le loro fessure,
come fece anche Giovanni Paolo II in occasione della sua venuta a Gerusalemme.
Le fessure tra le pietre del Muro sono unimmagine simbolica di come, a ben vedere,
possano darsi interstizi di convivenza e spazi di condivisione nel segno di un rispetto
reciproco. Lutopia di Gerusalemme dunque in primo luogo questa chance unica che offre
la Citt Santa come citt della preghiera per le tre grandi religioni monoteistiche. I suoi
Luoghi Santi, le sue feste e i suoi riti, nel ritmo giornaliero come nelle ricorrenze pi solenni,
porgono sempre una fessura, unapertura su universi religiosi e culturali diversi, purch si sia
disposti ad allargare il cuore e la mente, senza abbarbicarsi sulle proprie convinzioni e
rimanere con diffidenza sulle difensive. E lo stesso si potrebbe dire dal punto di vista
culturale, per cui tanto per dare un esempio chi ha vocazione di poliglotta, non potr non

8
Fra i tanti testimoni delletimologia tradizionale si veda Gerolamo, che nellEp. 46 lintroduce dopo quella
degli altri due nomi, Gebus e Salem: In tribus nominibus trinitatis demonstrat fidem: Iebus et Salem et
Hierusalem appellatur. Primum nomen calcata, secundum pax, tertium visio pacis. Paulatim quippe
pervenimus ad finem et post conculcationem ad pacem visionis erigimur (3, 3). I tre nomi sono visti
allegoricamente come un compendio dellitinerario di perfezione.

8
trovare la propria citt ideale nella Gerusalemme multilingue, che non a caso nella Basilica
dellEleona porge il testo del Pater noster in 150 lingue.
Non quindi per nulla irrealistico o utopico questo sogno di una convivenza possibile fra
religioni e culture, specie se essa posta nel segno della preghiera al Padre di tutti. Siano
fessure o magari fiammelle che illuminano il buio della notte come avviene nella suggestiva
cerimonia che si tiene nella cattedrale armena di S. Giacomo durante la settimana di preghiera
per lunit fra i cristiani , esse danno ragione di sperare a coloro che amano (Sal 121 [122],
6) Gerusalemme. Shemuel Yosef Agnon, il pi grande scrittore della moderna letteratura
ebraica, ha saputo descrivere come pochi queste disposizioni di spirito e la speranza che la
Citt Santa tiene in serbo, allorch narra nel suo romanzo Appena ieri il ritorno del
protagonista dallaltro mondo di Giaffa allabbraccio di Gerusalemme:

Ancor prima di arrivare a Gerusalemme, Isacco aveva completamente dimenticato Giaffa: tutto quel che
aveva visto laggi era sparito, quasi non fosse stato reale. Appena si ritrov a Gerusalemme, poi, il suo
spirito si risvegli e il cuore prese a battere forte. Questa la citt in cui ogni momento ha in s qualcosa
della vita nel mondo a venire. Isacco non bad alla polvere che ti entra negli occhi, e davanti a lui apparve la
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Citt Santa, come la vede chi la ama .

Fig. 38 Pellegrini indiani musulmani al S. Sepolcro


Fig. 39 Domenica delle Palme (2010)
Fig. 40 Domenica delle Palme 2010: Band
Fig. 41 Domenica delle Palme 2010: Scouts siriani
Fig. 42 Domenica delle Palme 2010: Scouts
Fig. 43 Domenica delle Palme 2010: Scouts
Fig. 44 Via Crucis degli Etiopi: Venerd Santo 2011
Fig. 45 Via Crucis degli Etiopi: Venerd Santo 2011
Fig. 46 Via Crucis dei Russi: Venerd Santo 2011
Fig. 47 Via Crucis dei Russi: Venerd Santo 2011
Fig. 48 Cattedrale Armena di S. Giacomo: preghiera per
lunit dei cristiani (2011)

Lorenzo Perrone
Alma Mater Studiorum Universit di Bologna
Dipartimento di Filologia Classica e Italianistica
Via Zamboni 32 40126 Bologna
<lorenzo.perrone@unibo.it>

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S.Y. AGNON, Appena ieri, tr. di E. Loewenthal, Torino 2010, 622: hb h(# lk Ny)# ry(h t)z
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