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Paolo Zatta - La 'nobile' gallina di Polverara http://www.gastrosofia.it/paolozatta/prodotti/gallina.

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La "nobile" gallina di Polverara


di Paolo Zatta e Gabriele Baldan

Un po' di storia letteraria e artistica

Della gallina di Polverara hanno parlato fior di scrittori, spesso fantasticando con licenze poetiche e
letterarie, ma come si dice, l'importante parlarne, e di lei se ne parla da oltre sette secoli e si
continuer a parlarne ancora per molto.

Le descrizioni letterarie sulle due razze avicole della provincia di Padova, la padovana dal gran ciuffo
e la Polverara, si sprecano senza tuttavia arrivare al bandolo della matassa di chi sia stata la
primogenita delle due. Secondo Jean Claude Priquet (1994, 1995), autorevole Presidente della
Fdration Franaise de Volailles, e vice-presidente della Socit Centrale d'aviculture de France, fu
Giovanni Dondi dell'Orologio che, verso la fine del XIV secolo, si innamor di una gallina dal ciuffo e,
com'era usanza del tempo, la import dalla Polonia per la sua bellezza, come curiosit estetico-
ornamentale, senza prevederne i futuri risvolti gastronomici. Di fatto, quello che import Dondi
dell'Orologio, oggi non ci dato sapere con certezza. I Dondi dell'Orologio, per la loro lunga amicizia
con la Polonia, vennero insigniti da re Giovanni III del titolo di marchesi, ed grazie a questa radicata
amicizia che arrivarono nel padovano i polli in questione che si diffusero poi in molti luoghi dell'Europa come nelle Fiandre e nel Brabante. Altre poss
importazioni dei "nostri" volatili ci rimandano al naturalista svizzero Conrad Gesner che fa menzione di alcune galline ciuffate che sarebbero state
regalate da un sultano turco a un ospite veneziano. Venezia e Padova sono citt logisticamente vicine e il collegamento del noto volatile col luogo d
veniva allevato non difficile da immaginare! D'altra parte realistico ritenere che le diverse razze ciuffate, quali la Sultana, la Pavlov, la Ciuffata
Olandese, e altre ancora come la Brabante, l'Uilebaard, la Breda, e la lista non finisce certo qui, siano state tutte, in origine, strettamente imparent
fra loro. Una questione tuttavia che rimane ancora senza soluzione per mancanza di precisi riscontri scientifici.

Secondo alcuni autori dell'800 i volatili dal caratteristico "ciuffo", furono introdotti nel Distretto francese della Loira da Stanislao Lecquincsky, genero
Luigi XV. Pi tardi i polli ciuffati-o pi generalmente volatili ciuffati noti come "Poulet Pompadour", dall'interesse che questi riscossero presso la favo
del re di Francia divennero poi per traslazione, "Poulet Padoues". Tale ipotesi trarrebbe sostegno dalle rappresentazioni dei "nostri" volatili in alcune
del XVIII secolo conservate al Louvre di Parigi (Giavarini, 1983; Pozzi, 1961). Non tutti per la pensano nello stesso modo, vero che Ferruccio Fanell
(1923) sostenne che tutti i polli delle campagne venete possedessero caratteristiche molto simili tra loro tali da derivare dalla "razza polacca" o
vera progenitrice della gallina di Polverara. Un assunto alquanto azzardato perch privo di sostanza nonostante il parere favorevole del prof. Alessan
Ghigi, autorevole specialista delle razze avicole.

Le magnificenze di un gallinaceo presente nel borgo di Polverara, l'antico Pulverario pago, furono descritte nel 1560 dallo storico Bernardino Scardeo
territorio (della Saccisica) ricco di frumento e di lino e oltremodo famoso per l'abbondanza di galline di straordinaria grandezza: in particolare nel
villaggio di Polverara ". Tale magnificenza venne confermata successivamente da altri autori quali Andrea Cittadella (1605). Nello stesso periodo an
medico e naturalista bolognese Ulisse Aldovrandi (1600)6 declamava i gallinacei padovani; tuttavia non ci dato sapere se quello che descrisse come
Gallinis Patavinis, pur somigliante alla gallina di Polverara, fosse realmente il nostro nobile volatile o un incrocio con qualche ricordo mendeliano
caratteristico proprio della razza in questione come ad esempio il tipico ciuffo. Su questa ipotesi sembra propendere, pur con delle perplessit lo ste
professor Alessandro Ghigi (1907).

L'ipotesi dell'incrocio di specie diverse acquista maggior valore se si considera che le descrizioni
storiche (Mazzon, 1890) sostengono che il colore dei tarsi (zampe) fosse olivastro, tonalit che d
dalla sovrapposizione dei pigmenti giallo e nero; ci induce a supporre a un incrocio tra le razze
zampe giallo-arancio (polli locali dell'epoca) con quelle a zampe grigio ardesia (come la Padovan
Tuttavia, al di l delle descrizioni, vere o fantasiose che fossero, la gallina di Polverara era
comunque arcinota almeno fin dal '600 quando venne descritta di dimensioni talmente esagerate
essere paragonata alle oche se non alle gru. Ad onor del vero, va ricordato che nessuno degli illu
letterati che citano la gallina di Polverara da Alessandro Tassoni (1622) ad Angelo Portenari (162
Jacopo Salomonio (1696) a Carlo Dottori (1652) era un esperto avicolo e, men che meno, era ma
passato molto probabilmente per il pago di Polverara.

Numerosi dipinti del XVII secolo rappresentano polli ornamentali, e fra questi, uno dei pi signifi
"L'aia" di Jan Steen del 1660 che si pu ammirare alla Mauritshuis de l'Aia in Olanda, che
rappresenta polli ciuffati in colorazioni a noi oggi ancora familiari, quali argento orlato nero. La cosa tuttavia pi sorprendente che vi sono dipinte
anche due belle galline di color fulvo a ciuffo nero, una colorazione che oggi non pi riconosciuta. risaputo comunque che i pittori dell'epoca
dipingevano animali in modo molto fedele alla realt. In questo senso degni di nota sono i dipinti di Melchior d'Hondecoeter, che in pi occasioni dipi
galline ciuffate, oggi esposti all'ammirazione degli appassionati del genere al Rijksmuseum di Amsterdam e al Centraal Museum di Utrecht, sempre in
Olanda. Il d'Hondecoeter in particolare riprodusse regolarmente gli stessi soggetti in diversi dipinti; come ad esempio, una ciuffata bianca con pulcin

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ricorre varie volte nelle sue opere, e lo stesso vale per un gallo perniciato a ciuffo bianco. E' ancora degno di menzione il pittore olandese
Kerckhoven e altri ancora che riproducono la gallina padovana e quella di Polverara nei loro dipinti. Dobbiamo in questo contesto ricordare che Vene
in quei tempi aveva floridi commerci con le Fiandre e i Paesi Bassi e quindi gli scambi da e per questi luoghi erano pi che possibili, certi. Galline mo
simili alla polverara e alla padovana sono ancor'oggi presenti perfino in alcune isole caraibiche, gi colonie olandesi e francesi, ma alcune continuan
essere possedimenti europei d'oltremare di Francia e Olanda.

I primi tentativi di recuperare e migliorare la razza di Polverara

Nel '700, l'imbastardimento della razza di Polverara con la gallina comune, e la conseguente acquisita suscettibilit dei volatili alla corizza
epizoozia, come riferiscono Andrea Gloria (1862) e Antonio Faggiani (1837), port alla quasi scomparsa del nobile volatile. Secondo Italo Mazzon (193
gi direttore del pollaio provinciale di Padova, all'impoverimento della razza di Polverara concorse di sicuro un certo tipo di commercio truffaldino d
capi spacciati per vera sc-iata, oltre all'ingordigia del guadagno e, non ultima, l'ignoranza di coloro che non sapevano distinguere "ebrei da samaritan
L'ignoranza non era solo quella del villico o dell'ignaro consumatore, ma anche quella di alcuni cosiddetti esperti, sempre secondo il Mazzon, come A
Gemignani (1885) e Onorato Cassella (1879) che descrissero in modo errato le razze padovane e le loro caratteristiche. Italo Mazzon caratterizzava
talvolta i suoi scritti con una vis polemica che rasentava la causticit soprattutto quando parlava della razza di Polverara: "Mi sono occorsi tali fatti,
questi ultimi tempi che davvero non posso tacermi... che mi hanno convinto in quale basso stato vada a tentoni la nostra misera avicoltura... Si censu
errata nomenclatura di polli forestieri- che meraviglia, se non si sa nemmeno dove i nostri abbiano la coda? Ma siamo per lo contrario scienziati quan
parla di Cocincinesi, di Langshan, di Crvecoeur, di Dorking: io vorrei sapere un po' chi conosce i dati caratteristici delle nostre razze celebrate- la
Polverara ad esempio... E ancora "Quanti conoscono il vero carattere tipico della nostra gallina padovana di Polverara? Nessuno e non esagero. Per i p
razza Polverara quel qualsiasi pollo che proviene dal paesello omonimo- per pochi una razza veramente pregiata, per pochissimi una razzaristrett
da destare vero timore non abbia sparire del tutto. Sento gi qualcuno che grida all'esagerazione. No, signori! Ho le mie ragioni, basate su fatti acc
a me, per poter asserire questo. Tutti si vantano di possedere dei veri polli Polverara, ma appartengono a tale razza gli animali che vengono spacciat
tali?_no, no! Assolutamente no! I caratteri della vera Polverara sono sconosciuti in tutt'Italia, e pi che tutto a Polverara..." Mazzon (1890). Beata la
schiettezza: aspra se vogliamo, ma davvero sincera.

Nel corso degli ultimi due secoli i tentativi di recuperare la purezza della gallina di Polverara si sono sprecati, ma purtroppo con scarsi risultati. Gero
Trevisani (1900), Presidente della Societ Italiana di Avicoltura, recuper alcuni esemplari "puri" della gallina di Polverara mantenuti gelosamente da
alcuni appassionati allevatori del Comune omonimo per iniziare l'impresa del recupero. Non tutti comunque condivisero l'operato del Trevisani, a pa
da Teodoro Pascal (1905) che fu fortemente critico, ironico e scettico sull'autenticit della purezza degli esemplari tanto da sfiorare la provocazione
che alla fine i fatti fossero dalla sua parte. I tentativi di far "risorgere" la Polverara continuarono tuttavia nel tempo a cominciare da quelli fatti dell
Luigi Luzzati che assieme all'allora Podest di Polverara Stanislao Zanon, promosse la costituzione di una cooperativa ad hoc, che ahim venne vanif
dallo scoppio del primo conflitto mondiale. Occorre quindi attendere il 1932 quando l'ingegnere padovano Antonio Zanon consegn alcuni capi selezio
al Podest di Polverara perch li consegnasse ad allevatori affidabili per iniziare una nuova impresa di salvaguardia dell'esistente e del recupero. La
cerimonia fu talmente importante che venne riportata come un evento "storico dal Gazzettino del 15 marzo del 1932.

Nel 1916, l' erudito parroco di Polverara Fortunato Giacomello, riportava che nel maggio del 1913 il Sen. Giacomo Miari de' Cumani, Stanislao Zanon
sindaco di Polverara e Remigio Paganini promossero a Polverara una cooperativa allo scopo di ripristinare la razza omonima, che non ebbe tuttavia
successo. Successivamente, per l'impegno di Luigi Camillotti, Antonio Barettoni e soprattutto di Antonio Zanon, inizi un nuovo tentativo di ricostituz
della razza Polverara con un gallo e due galline raccolti nei loro stessi pollai.Sembra tuttavia che gli animali utilizzati nella ricostruzione della
(razza) di Polverara fossero costituiti da esemplari di razza padovana gran ciuffo, posseduti da GianAntonio Fracanzani di Este, laureando in Scienze
Agrarie e autore di una tesina sulla gallina padovana, redatta sotto la supervisione del prof. A. Chigi. Tale ricostituzione part quindi dall'incrocio del
"Italiana locale" con la gallina padovana gran ciuffo e sembra che da questo connubio possa aver avuto origine questa pregiata razza. Consultato a q
proposito il dr Gian Antonio Fracanzani, nipote dell'omonimo Fracanzani gi citato, pur ritenendo possibile che lo zio abbia potuto cedere dei sogget
qualche allevatore di Polverara per la ricostituzione della razza, tuttavia non si sentito in grado di dare certezze a questo proposito. La sfortuna
tuttavia continuava a perseguitare il nostro nobile pennuto con l'avvento del secondo conflitto mondiale, e cos, il progetto dello Zanon dovette atte
tempi migliori. E dato che la speranza l'ultima a morire ecco che intorno agli anni '60 del secolo scorso giunsero i primi risultati con una tappa
importante come quella del riconoscimento da parte del Ministero dell'Agricoltura della gallina di Polverara tra i prodotti tipici del padovano.

Il dibattito sull' origine della razza di Polverara

Il dibattito sull'origine della razza di Polverara anim non pochi esperti tra il XIX e il XX secolo infiammando spiriti pugnaci come Italo Mazzon, Presid
del Pollaio Provinciale di Padova, che di peli sulla lingua ne aveva davvero pochi. Il Marchese Girolamo Trevisani (1919), nel suo celebre manuale di
pollicoltura, solleva la questione sull'origine della gallina di Polverara: "Non si pu dire se la gallina Polverara che ha prodotto la polacca che Darwi
classifica quale tipo di una razza a parte; o se la gallina Polverara il prodotto della polacca. Comunque sia il rapporto di parentela tra la polacca e
Polverara certo che quest' ultima migliore dell'altra". Fra i nomi illustri da citare sull'origine della sc-iata di Polverara troviamo addirittura l'Arcid
Luigi Salvatore d'Austria, noto viaggiatore e profondo conoscitore delle scienze naturali, oltre che appassionato di ornitologia, che in uno scambio di
notizie col dr Giuseppe Peterlin parroco di Polverara (1871-1896) nonch esperto avicoltore, disse di aver riscontrato durante i suoi numerosi viaggi
intorno al mondo moltissima somiglianza della gallina di Polverara con quelle di Sumatra e Java. La cosa di per s non cos sorprendente vista la
diffusione dei polli col ciuffo in vari angoli della terra. Secondo l'opinione del dr Angelo Cezza, appassionato pollicoltore, in occasione della Esposizio
Nazionale Italiana di Torino del 1884 ebbe a scrivere: "per tutti i caratteri che la distinguono (la razza Polverara) essa concorda perfettamente colla
Crvecour, talch, vedendo questa si dice: ecco la Polverara. ...ne viene per necessaria deduzione che la nostra razza Polverara od una importazion
della Crvecour dalla Normandia, ove esiste da moltissimo tempo, o la Crvecour dei Francesi veramente la nostra razza di Polverara trapiantata i
Francia in epoche remote". Tale opinione venne suffragata dal dr Callisto Ghigi secondo il quale la Crvecour una vera polverara ingrandita e
migliorata. Sempre secondo l'opinione del Ghigi, da non confonderlo con un suo omonimo Alessandro, la grande differenza della statura e del ciuffo,
volte grandissimo, glielo fanno piuttosto credere derivato dal Padovano-Polacco. Cos pure gli Houdon avrebbero- ancora il Callisto Ghigi a sostener
per progenitore proprio il Padovano-Polacco, ma sembrerebbero stati migliorati da una razza che li dot di un dito addizionale. Per Francesco Crovat
razza di Polverara discende invece dall'antico gallo padovano noto nel secolo scorso in Francia come Gallo di Caux descritto dall'Aldovrandi, dal Buff
dal Rozier. E' ancora C. Ghigi che afferma che la razza di Polverara il vero padovano, mentre dall'accoppiamento del vero padovano colla razza
cosiddetta polacca si sia ottenuta la razza detta Padue, o Padovana, o Podolia, o anche Polacca (Esposizione Nazionale Italiana, Torino, 1884; Crovat
1881a,b). Come si vede la confusione regna sovrana, ma si riportano comunque le varie opinioni come cronaca storica all'interno di un complicato
dibattito tanto enfatico quanto pseudoscientifico.

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Italo Mazzon, dopo le polemiche sopra riportate, a distanza di decenni conferma le sue convinzioni sulla qualit della gallina di Polverara:
nuove critiche da parte di gente che forse si crede menomata nelle proprie cognizioni, o toccata nei propri interessi, riporter quanto ne scrivono i si
Blanchon e Delamarre nel loro volume "Toutes le poules" (1924), che so essere la fonte scientifica a cui si abbeverano molti dei nostri amatori, anche
non sono allevatori. I prefati signori dicono proprio cos: Polverara, in provincia di Padova, ne il luogo d'origine e, al contrario della padovana dal gr
ciuffo, che razza di lusso, la Polverara una gallina da prodotto rustica, precoce, e di facile acclimatamento. Questa razza produce carne eccellent
bianca: buona ovaiola anche d'inverno e cova molto di rado. Come si vede anche all'estero, la Polverara stimata assai" (Mazzon, 1934).

Differenze tra la gallina polverara e la padovana

L'origine del pollo sembra risalire a circa ottomila anni fa. Secondo alcuni studiosi i polli domestici,
appartenenti alla famiglia dei Fasianidi, derivano dai galli selvatici della giungla, presenti in vaie zone
del sud-est asiatico dove pare abbia avuto origine la pollicoltura. Ancora oggi in estremo oriente vive
allo stato selvatico il Gallus javanicus (ex Bankiva), progenitore del nostro pollo. Dall'estremo oriente
il pollo si diffuse successivamente in Cina, in Asia Minore., in Egitto, in Grecia, a Roma e quindi in
tutta Europa.

In quasi tutte le civilt antiche, il polli vennero impiegati dapprima come elemento ludico nei
combattimenti fra galli: celebre l'opera di Alessandro Cassana conservata ai Musei Eremitani di
Padova. Successivamente il pollo assunse un significato religioso ancor'oggi presente in alcune
cerimonie animistiche e nel Vud, solo per citare qualche esempio, fino a diventare una preziosa
risorsa alimentare. Gli antichi Romani curavano molto l'allevamento del pollame e sceglievano
accuratamente il mangime, composto per lo pi di farina d'orzo impastata con acqua o con pane
bagnato con vino diluito. E' tuttavia nel '400, il cosiddetto "Secolo dei banchetti" che la tavola abbonda di pollastri in brodo, ripieni, conditi con salse
cucinati nelle pi svariate ricette, alcune giunte fino a noi nei trattati dei grandi scalchi dal '500 al '700.

Molti sono stati i tentativi, seppure senza approdare a nulla, di derimere il conflitto della primogenitura tra la gallina padovana e la gallina di Polver
come varie sono state le tenzoni gastronomiche per stabilire chi esprimesse il meglio a tavola, ma si sa che spesso il conflitto, anche a tavola, stimo
sapori, oltre che la curiosit.

Fra le principali differenze tra i due gallinacei padovani va sottolineata la mancanza dell'ernia craniale nella gallina di Polverara che presenta il solo
ciuffo come descritto da Vincenzo Tanara (1687). L'ernia una struttura cranica, comparsa probabilmente in seguito a una mutazione teratogena: in
termini pi semplici una cupoletta ossea che si sovrappone al normale cranio dei polli modificandone i volumi che ospitano il cervello, oltre ad alte
molti tratti comportamentali. G. Ghigi (1878) dice testualmente: "Fra le razze padovane dei giardini di acclimatazione di Parigi e Firenze e quelle da
possedute, ho trovato questa sola differenza (l'ernia cervicale) non trovarsi nella razza comune di Padova... La razza di Padova poi si raccomanda pe
docilit e la bellezza non comune di cui fornita". Contraddittoriamente Rodolfo Melati (1880) riporta testualmente: "Consultati i migliori trattati d
pollicoltura, tra i quali parvero preferibili quello del sig. Ch. Iaque e l'altro del Mariot-Didieux, dopo acurate (sic) indagini desunte non solo da teorici
da chi alla teorica univa la pratica esperienza, abbiamo cominciato a popolare il nostro pollaio nel mese di settembre dell'anno scorso; ed in breve or
abbiamo portato a mille il numero di galline atte alla produzione delle uova: tutte di razza padovana". Tuttavia nei buoni propositi del Melati trovia
impegno progettuale che, come dice testualmente "...l'opera nostra intesa a fare in modo che l'anno venturo il pollaio sia popolato unicamente di g
di razza Polverara da noi allevate". Questo intento probabilmente deriva dall'osservazione che durante una epidemia invernale nessun volatile Polve
ebbe a morire, e , dice sempre il Melati: "Siamo quindi entrati nella convinzione che questa razza, tanto e giustamente apprezzata anche all'estero,
fra tutte le nostre, quella che meriti la preferenza, prescindendo da altre considerazioni". Se i fatti poi gli dettero ragione non ci dato di saperlo. A
aggiungere parere su parere ecco un'altra opinione sulla polverara espressa da un coevo del Melati: "Havvi un'altra razza che tenuta in grande preg
nel vicino Comune di Polverara (Distretto di Piove). Il gallo ha un aspetto ardito, robusto, alto di gambe, raggiunge ordinariamente il peso di 4 kilog;
cuscinetto carnoso s'erge sul cranio serve di base a un ricco ciuffo di penne che tiene il luogo della cresta; la femmina buona produttrice di uova , m
poco buona covatrice. E' questa la migliore razza italiana la si trova seminata qua e l in qualche fattoria, ma veste i caratteri di razza incrociata
anzich di razza pura. Razza Polverara veramente pura non la si ha che presso qualche famiglia del Comune omonimo" (Inastasi, 1880).

Opinioni a parte stiamo ora ai fatti! Le due razze portano un ciuffo di penne che testimonia un aspetto della mutazione, questo s condiviso, e cio la
regressione dei tessuti che originano la cresta a favore di quelli che generano le penne. La regressione tuttavia non significa eliminazione, e questo l
deduce dalla scomparsa pi o meno marcata di residui di cresta che s'insinuano, dove possono, tra la fronte e il becco o uscendo dalle narici spesso
carnose, avendo queste perso parte della struttura ossea sottostante. Infatti l'assenza delle ossa nasali pi evidente nella padovana e meno nella
Polverara. Ancora, le due razze conservano di quella mutazione la barba, le basette, che insieme formano la evocativa gorgiera delle armature, va d
che anche sulla gola sia avvenuto quanto si detto per il ciuffo: regressione di tessuti a favore di altri, anche qui i residui di bargigli attestano quest
"conflitto". Tutto ci riconduce a un'origine comune, ma nello stesso tempo allontana le probabilit di scoprire la fonte: la mutazione ha prodotto er
ciuffo? E' comparso prima il ciuffo, e l'ernia ne seguita per selezione antropica? Oppure la selezione ha condotto alla regressione dell'ernia conserva
ciuffo?

La seconda evidente caratteristica che distingue le due razze il colore dei tarsi (zampe). La padovana infatti ha i tarsi grigi con variazioni cromatic
dal chiaro all'ardesia o con toni bluastri, mentre la Polverara li deve presentare verde salice (dal colore della corteccia dei germogli di salice bianco
pu ricordare anche il verde dell'oliva, uso il verbo deve perch attualmente un carattere di difficile manifestazione: compaiono spesso sia il giallo
il nero, ci pu trovare giustificazione nel fatto che la razza ancora in una fase di recupero dopo gli anni di abbandono in cui era caduta nel secolo
scorso.

Una panoramica sulle razze tradizionali italiane ci mostrerebbe che esistono tarsi gialli (livornese, ancona, razze minori romagnole, piemontesi, ven
di altre regioni), tarsi neri (Valdarno nera), tarsi grigi (padovana), tarsi verdi (siciliana e Polverara). affermabile che il colore verde si crea a seguit
un giusto dosaggio di pigmenti giallo e nero negli strati del derma che li ospitano, ci induce a pensare che la Polverara abbia come antenati polli co
tarsi di colore nero e altri di colore giallo. Il colore verde dei tarsi, insieme a quello dell'assenza dell'ernia, fornisce indiscutibilmente un'identit pro
di razza. D'altra parte quello dei tarsi uno degli anelli che sono deboli o mancano per ricostruire la storia, ci perch la condizione attuale present
appunto delle ampie variazioni che invece non si riscontrano nella siciliana dove il colore verde salice si ripropone invariabilmente nelle generazion

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Con il colore dei tarsi si deve trattare anche di quello della pelle perch costituisce un'ulteriore diversit tra le razze. La ragione sta sempre nella
predisposizione del derma ad accumulare o meno il pigmento giallo, se tale condizione esiste si hanno allora soggetti di Polverara dalla pelle gialla,
perch ricordo che il giallo componente del verde dei tarsi, diversamente dalle padovane che non possedendola hanno la pelle bianca. Uguale
considerazione deve essere fatta per il grasso sottocutaneo delle due razze dato che anche questo tessuto meno attrezzato a accumulare il giallo.
Andando ancora in profondit, cio al tessuto muscolare, si entra nel campo delle ricerche ancora da compiere. Il Mazzon (1892) descrive la carne de
gallo di Polverara come "buona assai e di tinta scura", e quella della gallina "anche migliore che non nel gallo, ma sempre di tinta scura"; per la pado
scrive: "estremamente fina, saporita e rosea", "deliziosa, estremamente delicata e bianco rosea". La muscolatura della padovana, sottoposta ad inda
di laboratorio, ha confermato la sua colorazione rosata. Resta ancora da indagare tecnicamente, per confrontare compiutamente le due razze, la
muscolatura della polverara.

Le livree, ossia il disegno e i colori del piumaggio, forniscono altre differenze tra le due razze. La polverara oggi ha due tipi di piumaggio in tinta uni
bianco e il nero, e ad essi sono correlate le variazioni di colore dei tarsi tendenzialmente giallo-verdi nella prima e neri nella seconda. La padovana,
alle stesse due colorazioni, ne presenta altre e con disegni diversi: orlature nere su fondo fulvo o bianco, orlatura bianca su fondo fulvo, barrature gr
bianco, piumaggio tricolore; questa pi ampia dotazione dovuta al maggior interesse che la razza ha trovato presso gli allevatori nel corso dei seco
ci quindi lascia presupporre che anche per la gallina di Polverara si possa acquisire di un guardaroba pi fornito. La pelle bianca e i tarsi colorano
ardesia (Pochini, 1905).

Purtroppo gli autori del passato non possedevano n i metodi n gli strumenti di ricerca attuali, n tanto meno c'era l'interesse a indagare la psicolog
animale come finestra per accedere alla conoscenza sul comportamento. Al massimo ci si limitava a descrivere qualche elemento del portamento ch
essere correlato in qualche modo al comportamento. Il Mazzon (1892) definisce il portamento della Polverara "fiero e provocante", molto diverso dal
"maestoso" della padovana. E' quindi possibile che il futuro ci riserver delle piacevoli sorprese scientifiche.

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