Sei sulla pagina 1di 5

Giovanni Boccaccio

L'infanzia fiorentina (1313-1327)


Giovanni Boccaccio uno di pi grandi scittori della literatura italiana. nato
nel 1313 fra il giugno e il luglio a Certaldo in Toscana. Boccaccio figlio di
una relazione illegittima tra Boccaccino di Chelino, un mercante, e una
donna ignota. Il padre si sposato con Francesca da Mardoli nel 1319. e un
anno dopo nasce il fratellastro Francesco: il matrimonio con Francesca
probabilmente sentito positivamente dal piccolo Boccaccio.

L'adolescenza napoletana (1327-1340)


Dopo la prima educazione a Firenze nel ambiente mercantile, Boccacio si
trasverisce insieme con padre a Napoli nel 1327. Gran parte della sua
giovinezza era qui. Lui ci per far pratica mercantile e bancaria, ma odi
questo lavoro. Ha costretto il padre a indirizzarlo al altri studi di diritto
canonico. Boccaccio all'universit segue per due anni (1330-31) le lezioni del
poeta e giurista Cino da Pistoia; grazie alla sua frequentazione approfondisce
gli studi accademici e si avvicina alla grande tradizione stilnovistica in lingua
volgare. Una parte della sua vita a Napoli stato spesso alla corte di
Roberto dAngi dove si interessato alla cultura latina, isotoria, la
mitologia, la letteratura e altre scienze sociali. Proprio qui le sue prime opere
hanno visto la luce.
Scriveva sia in latino, sia in volgare. Ha scritto opere come La Caccia di
Diana,Iil Filostrato, Il Filocolo e il Teseid. frequentato anche la
biblioteca reale e conosc Paolo da Perugia, che gli insegn la lingua greca.
^Era innamorto di una madonna fiammetta che era forse la filglia illegittima
di Roberto dAngi.

L'inizio del secondo periodo fiorentino (1340-1347)


Nell inverno 1340-1341 torner a Firenza dove era da poco iniziato un
periodo di crisi finanziaria. In questo periodo Boccaccio esprime rimpianto
per la vita di corte a Napoli nel romanzo in prosa Elegia di Madonna
Fiammetta e compone opere, come l'Amorosa visione e il Ninfale fiesolano,
legate alla tradizione fiorentina. Stava cercando di trovare un posto di lavoro
e ripetutamente ritornava a Firenze. Nel 1348 era a Firenza ma suo padre e
la matrigna mor per la peste nera, che governava Firenze. Subito dopo la
peste, ha scritto la sua opera pi famosa Decameron. Ha iniziato a ricevere
numerosi premi dal Comune di Firenze. Tranne Decameron, ha scrito molte

altre opere come Elegia di Madonna Fiammetta, l'Amorosa visione, il


Ninfale fiesolano. Boccaccio diventato pi famoso a causa del
Decameron.
______________________________________________________________________________
Era molto influente. Ha costruito una nuova autorit umanistica avviando
numerose iniziative culturali. Grande importanza in tutto questo ebbe il suo
rapporto con il Petrarca con cui era amico. Petrarca era il suo maestro. Tra
1341 e 1342 scriss una biografia di Petrarca.

Nel 1350 arriv a Ravena con il compito di consegnare di dieci fiorinia a figlia
di Dante, in riconoscimento del grande poeta di Firenze, che mor in esilio.
Petrarca ha rifiutato l'offerta di dirigere la nuova sedia dell'universit.
Boccaccio era un po' deluso, ma sono rimasti i buoni amici.
^^^

Boccacio aveva almeno cinque figli illegittimi; era molto triste quando
morta sua piccola figlia Violante.
Nel 1360. Innocenzo VI offre a Boccaccio un beneficio ecclesiastico ma i suoi
amici cercano di compiere un colpo di Stato e quindi non gli vengono pi
concesse le prebende.
Nel 1361. torna a Certaldo dove rimane fino al 1365. e qui scrive opere in
latino di matrice umanistica come la Genealogia Deorum Gentilium ed Il
Corbaccio. A certaldo iniziato un periodo di studio e meditazione.
La sua salute, tuttavia, sta peggiorando: il poeta infatti tormentato
dall'obesit, dalla scabbia e da una forma di idropisia che gli rende difficoltosi
i movimenti. Accetta tuttavia un ultimo incarico dal Comune di Firenze: inizia
infatti una lettura pubblica della Commedia dantesca nella Badia Fiorentina,
interrotta al canto XVII(diciassettesimo) dell'Inferno a causa del
peggioramento delle sue condizioni di salute.

1
A causa della malattia, si ritirato dal pubblico. Muore il 21 dicembre 1375 nella
sua casa di Certaldo. Muore di scabbia e diabete. Sulla sua tomba ha voluto che
venisse ricordata la sua passione dominante, con la frase Patria Certaldum,
studium fuit alma poesis che significa: Natio di Certaldo, la sua passione fu la
nobile poesia.

Decameron
Decameron deriva dal greco e letteralmente significa "dieci giorni"
Decameron una raccolta di novelle. considerata una delle opere pi
importanti della letteratura italiana. Il libro narra di un gruppo di giovani,
sette donne e tre uomini, che per dieci giorni si trattengono fuori da Firenze
per sfuggire alla peste nera che in quel periodo imperversava nella citt, e
che a turno si raccontano delle novelle di taglio spesso umoristico e con
frequenti richiami all'erotismo bucolico del tempo. Per quest'ultimo aspetto, il
libro fu tacciato di immoralit o di scandalo, e fu in molte epoche censurato o
comunque non adeguatamente considerato nella storia della letteratura. Il
Decameron fu anche ripreso in versione cinematografica da diversi registi,
tra cui Pier Paolo Pasolini e i fratelli Taviani.
Il libro si apre con un proemio che delinea i motivi della stesura dell'opera.
Qui questi dieci giovani trascorrono il tempo secondo precise regole, tra canti, balli
e giochi. Ogni giorno, i giovani eleggono un re o una regina che ha il compito di
scegliere largomento privilegiato su cui raccontare novelle. La concezione della vita
morale nel Decameron si basa sul contrasto tra Fortuna e Natura, le due ministre
del mondo. Nel Decamerone le cento novelle, pur avendo spesso in comune il tema,
sono diversissime l'una dall'altra, poich l'autore vuol rappresentare la vita di tutti i
giorni nella sua grande variet di tipi umani, di atteggiamenti morali e psicologici, di

virt e di vizio; ne deriva che il Decameron offre una straordinaria panoramica della
civilt del Trecento: in quest'epoca l'uomo borghese cercava di creare un rapporto
fra l'armonia, la realt del profitto e gli ideali della nobilt cavalleresca ormai finita.
La lingua del Decameron
Alla multiforme variet degli ambienti, dei personaggi e dei luoghi si adegua la
lingua usata dal Boccaccio in quest'opera. Il periodare talvolta ampio e solenne,
ricco di subordinate, di incisi, di inversioni e costrutti latineggianti; altre volte
invece pi rapido. Il lessico varia da una scelta aulica ed elegante, a un dire
pittoresco e gergale.

Temi

Prima giornata: la prima giornata cade di mercoled. Essa retta da Pampinea che
non stabilisce nessun tema. Ci nonostante, le novelle sono prettamente religiose

Seconda giornata: la seconda giornata cade di gioved. Essa retta da Filomena


che per la prima volta stabilisce un tema al novellare, quello di avventure a lieto
fine. Dioneo manifesta la volont di chiedere licenza dal tema quotidiano e che da
allora, perch la sua richiesta non sembri dettata da scarsa conoscenza di novelle,
possa essere l'ultimo a chiudere con una novella le giornate. La sua richiesta viene
accolta dalla regina e dagli altri.
Terza giornata: la terza giornata cade di domenica, perch il venerd e il sabato
non si novella. Essa retta da Neifile che impone come tema che si narri di chi una
cosa a lungo desiderata ottiene o ritrova.
Quarta giornata: la quarta giornata cade di luned, il re Filostrato e il tema
dato dagli amori infelici.
Quinta giornata: la quinta giornata cade di marted e regna Fiammetta. Il tema
felicit raggiunta dagli amanti dopo avventure a casi straordinari.
Sesta giornata: la sesta giornata cade di mercoled. Essa retta da Elissa. Si narra
di motti spiritosi o pronti che ti tolgono dai guai
Settima giornata: la settima giornata cade di gioved; regna Dioneo che stabilisce
come tema le beffe fatte per amore o per paura dalle donne ai loro amanti.

1
Ottava giornata: l'ottava giornata cade di domenica. Regna Lauretta e si narra di
tutte le beffe fatte, di ogni genere.
Nona giornata: la nona giornata cade di luned. Essa retta da Emilia e si parla di
ci che pi gli piace.
Decima giornata: la decima giornata cade di marted ed sotto il regno di Panfilo.
Si narra di chi, con cortesia e magnanimit ha avuto avventure d'amore o di altro
genere