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Il poeta ricorda un episodio avvenuto circa dieci anni prima: Teresa Fattorini, figlia

del cocchiere di casa Leopardi, era morta a ventun anni di tisi, una coetanea del poeta.
La ragazza nella poesia diventa uno specchio di Leopardi, che vede la sua
esistenza a Recanati come una morte in vita. Il poeta negli ultimi versi si interroga sul
senso della speranza, che rappresentata come una donna che da lontano indica la
morte e la tomba, una figura monumentale quasi scultorea, che, come dice
Cortellessa, sembra evocare i grandi monumenti funebri di Canova
sono, infatti, i primi esempi dell'invenzione formale di Leopardi, la canzone libera, in
cui i versi della poesia lirica italiana, gli endecasillabi e i settenari, non sono pi
vincolati in un sistema chiuso e in una struttura riconosciuta, ma si
alternano liberamente
Questi versi celeberrimi con i quali Leopardi torna alla poesia nel 1828 a Pisa,
inaugurano una nuova stagione lirica di Leopardi. L'episodio che generalmente si
associa a questo personaggio (Silvia, dal nome tassiano, preso dall'ecloga tassiana
"Aminta", molto amata da Leopardi), un episodio di quasi dieci anni prima. Teresa
Fattorini era la figlia del cocchiere di casa Leopardi, era morta di tisi a ventun anni
(nel 1818): una coetanea di Leopardi, una ragazza che sicuramente avr conosciuto,
avr ascoltato cantare, come ci dice in questi versi, ma che diventa improvvisamente
un emblema, forse il primo personaggio della poesia italiana che si trasforma in un
emblema, un'immagine quasi scultorea come quella degli ultimi versi, che sembrano
evocare i grandi monumenti funebri di Antonio Canova, come gi le poesie sepolcrali
che Leopardi aveva inserito nei Canti. Un destino di morte, un destino di
dissoluzione e soprattutto un'interrogazione sul senso della speranza: senso
della speranza che Leopardi indica essere concluso all'altezza di questa nuova
stagione poetica. La speranza di una felicit terrena che tanto pi
ingannevole, illusoria, quanto pi contemplata in un periodo successivo,
quando quelle speranze rivelano la loro vacuit, la loro impossibilit, quanto erano
solo parole, solo
un primo esempio di quella straordinaria invenzione formale di Leopardi,
che la cosiddetta canzone libera, in cui i versi della tradizione petrarchesca, i versi
della tradizione retorica italiana, l'endecasillabo ed il settenario, non sono pi
vincolati e stretti in un sistema chiuso, in un sistema che abbia delle forme e delle
strutture riconoscibili, ma si alternano liberamente e possono rilasciare, a seconda
di quelli che sono i moti del sentimento, dell'immaginazione, le loro diverse energie
ritmiche e prosodiche con somma libert
Il celebre idillio leopardiano composto a Recanati tra il 19 e il 20 aprile del 1828,
e compare poi nei Canti a cura delleditore Piatti di Firenze (1831). L'ultimo verso di
ogni strofa sempre un settenario in rima come uno dei versi precedenti. In questo
componimento Leopardi rievoca una figura femminile del sua giovinezza, Silvia, morta
prematuramente di tisi. Il poeta riflette quindi sull'inevitabile infelicit
dell'uomo e sul crollo delle speranze. La giovane, con la sua precoce morte,
diventa l'emblema della disillusione dell'et adulta.
Metro: Canzone di strofe libere, senza schema fisso. Anche lo schema rimico
libero; con lunico elemento ricorrente del verso che chiude ogni strofe che in rima
con uno dei precedenti.
lincipit di A Silvia si apre esplicitamente sullonda del ricordo malinconico, come
indicato dalla scelta del verbo (v. 1 rimembri), dalluso del vocativo con nome

personale e dal ricorso, volutamente sfumato, del pronome determinativo (v. 2


quel tempo). La funzione del ricordo

Il celebre idillio leopardiano composto a Recanati tra il 19 e il 20 aprile del 1828,


e compare poi nei Canti a cura delleditore Piatti di Firenze (1831). L'ultimo verso di
ogni strofa sempre un settenario in rima come uno dei versi precedenti. In questo
componimento Leopardi rievoca una figura femminile del sua giovinezza, Silvia, morta
prematuramente di tisi. Il poeta riflette quindi sull'inevitabile infelicit
dell'uomo
Linfinito, composto nella nata Recanati nel 1819 (approssimativamente tra la primavera
e lautunno) viene inizialmente pubblicato sul milanese Nuovo Ricoglitore del dicembre
1825, per poi comparire nelledizione dei Versi del conte Giacomo Leopardi (Stamperia
delle Muse, Bologna, 1826) e successivamente nei Canti (Piatti, Firenze, 1831). Al poeta si
presenta una visione limitata dell'orizzonte, ostacolata da una siepe, posta sulla cima di un
colle. La vista impedita permette a Leopardi di fantasticare e meditare sull'infinito. L'idillio
si basa su un confronto continuo tra limite e infinito, tra suoni della realt e il
silenzio dell'eternit. Il componimento in endecasillabi sciolti, forma metrica che
Leopardi trova pi adatta per rendere il ritmo e i moti dell'animo.
1. Questo colle solitario mi sempre stato caro,
2. e anche questa siepe, che impedisce al mio sguardo
3. una gran fetta dellorizzonte pi lontano
4. Ma mentre siedo e fisso lo sguardo sulla siepe,
5. io immagino gli sterminati spazi al di l di quella,
6. i silenzi che vanno al di l dellumana comprensione
7. e la pace profondissima, tanto che per poco
8. il mio cuore non trema di fronte al nulla. Quando sento
9. le fronde delle piante stormire al vento, cos paragono
10. la voce del vento con quel silenzio infinito:
11. e istintivamente mi giunge in mente il pensiero delleternit,
12. le ere storiche gi trascorse e dimenticate e quella attuale
13. e ancor viva, col suo suono. Cos il mio ragionamento
14. si annega in questimmensit spazio-temporale,
15. e per me un naufragare dolcissimo.
L'infinito una delle pi celebri poesie di Leopardi: composta nel 1819, si trova nella
raccolta degli Idilli. Con il termine "idillio" l'autore si richiama alla tradizione poetica

classica di Teocrito e dei poeti alessandrini. L'idillio un'immagine piccola, ristretta e


limitata. Cos paradossalmente il senso del limite e la visuale ristretta sono alla
base dell'Infinito.
Nel componimento ci si trova davanti a una doppia immagine: quella degli occhi, limitata
e sbarrata, e un'immagine virtuale, che "nel pensier si finge". L'immagine creata dal poeta
cos forte e intensa che per poco il suo animo non si spaventa. In tutta la poesia
presente un passaggio tra ci che vediamo e sentiamo e ci che immaginiamo,
ricordiamo e presentiamo. Questo continuo spostamento tra piano reale e piano fittizio,
che Cortellessa esprime parlando di oscillazione tra "piano empirico" e "piano
virtuale", spinge il soggetto all'estremo limite delle sue facolt razionali. Ci ricorda a
Leopardi l'immagine di un naufragio o della morte stessa.

e sul crollo delle speranze. La giovane, con la sua precoce morte,


diventa l'emblema della disillusione dell'et adulta.
Metro: Canzone di strofe libere, senza schema fisso. Anche lo schema rimico
libero; con lunico elemento ricorrente del verso che chiude ogni strofe che in rima
con uno dei precedenti.
1. Silvia 1, rimembri ancora
2. quel tempo della tua vita mortale 2,
3. quando belt splendea
4. negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi 3,
5. e tu, lieta e pensosa, il limitare
6. di giovent salivi?
7. Sonavan le quiete
8. stanze, e le vie dintorno 4,
9. al tuo perpetuo canto,
10.allor che allopre femminili intenta
11.sedevi, assai contenta

12.di quel vago avvenir che in mente avevi.


13.Era il maggio odoroso: e tu solevi
14.cos menare il giorno.
15.Io gli studi leggiadri
16.talor lasciando e le sudate carte 5,
17.ove il tempo mio primo
18.e di me si spendea la miglior parte,
19.din su i veroni

del paterno ostello

20.porgea gli orecchi al suon della tua voce,


21.ed alla man veloce
22.che percorrea la faticosa tela 7.
23.Mirava il ciel sereno,
24.le vie dorate e gli orti,
25.e quinci il mar da lungi, e quindi il monte.
26.Lingua mortal non dice
27.quel chio sentiva in seno 8.
28.Che pensieri soavi,
29.che speranze, che cori, o Silvia mia!
30.Quale allor ci apparia
31.la vita umana e il fato!
32.Quando sovviemmi di cotanta speme,
33.un affetto mi preme
34.acerbo e sconsolato,
35.e tornami a doler di mia sventura.
36.O natura, o natura,
37.perch non rendi poi
38.quel che prometti allor? perch di tanto

39.inganni i figli tuoi?


40.Tu pria che lerbe inaridisse il verno,
41.da chiuso morbo

combattuta e vinta,

42.perivi, o tenerella. E non vedevi


43.il fior degli anni tuoi;
44.non ti molceva il core
45.la dolce lode or delle negre chiome,
46.or degli sguardi innamorati e schivi;
47.n teco le compagne ai d festivi
48.ragionavan damore.
49.Anche peria fra poco
50.la speranza mia dolce: agli anni miei
51.anche negaro i fati
52.la giovanezza. Ahi come,
53.come passata sei,
54.cara compagna dellet mia nova,
55.mia lacrimata speme!
56.Questo quel mondo? Questi
57.i diletti, lamor, lopre, gli eventi
58.onde cotanto ragionammo insieme?
59.Questa la sorte dellumane genti?
60.Allapparir del vero
61.tu, misera, cadesti

10

: e con la mano

62.la fredda morte ed una tomba ignuda


63.mostravi di lontano.
1. O Silvia, ti ricordi ancora
2. quel periodo della vita terrena,

3. quando la bellezza splendeva


4. nei tuoi occhi felici e furtivi
5. e tu, serena e riflessiva, ti avvicinavi
6. alla soglia della giovinezza?
7. Le stanze silenziose
8. e le vie circostanti risuonavano
9. per il tuo canto ininterrotto e spontaneo,
10.quando sedevi, dedita
11.ai lavori femminili, e assai felice
12.di quellindeterminato futuro che avevi in mente.
13.Era il mese di maggio pieno di profumi primaverili:
14.e tu eri solita trascorrere cos le tue giornate.
15.Io abbandonando talvolta i miei
16.amati componimenti e i testi di studio su cui faticavo,
17.dove si spendeva la miglior parte
18.di me stesso e della mia adolescenza,
19.dai balconi della casa paterna
20.porgevo ludito al suono della tua voce,
21.e a quello della mano che
22.scorreva veloce sulla tela.
23.Perdevo lo sguardo nel cielo sereno,
1. per le strade invase dal sole e per gli orti,
2. e di qui il mar che appare allorizzonte, e quindi
3. gli Appennini. Il linguaggio umano non pu esprimere
4. quel che allora io sentivo nel mio cuore.
5. Che pensieri delicati ed indecifrabili,
6. che speranze, che passioni, o Silvia mia!

7. Quanto felice ci appariva allora


8. la vita umana e il suo destino!
9. Quando mi torna in mente di tali fiduciose illusioni,
10.un moto dellanimo mi stringe
11.in modo acerbo e senza consolazione possibile,
12.e torno a soffrire per la mia sorte sventurata.
13.O natura, o natura,
14.perch non dai nellet della maturit
15.ci che hai promesso durante la giovinezza? Perch
16.inganni cos tanto i figli tuoi?
17.Tu, tormentata e sconfitta da un male incurabile,
18.prima che linverno inaridisse i campi,
19.ti spegnevi, o tenerella. E non potevi cos vedere
20.il fiore degli anni tuoi;
21.non ti addolciva il cuore
22.ora la lode dei tuoi capelli corvini
23.ora gli sguardi innamorati e pudici;
24.n con te le compagne nei giorni di festa
25.discutevano damore.
26.In modo simile periva di l a poco
27.la mia dolce speranza: il destino ha negato
28.ai miei anni anche
29.la giovinezza.
30.Ah mia speranza fonte di lacrime,
31.cara compagna della mia giovent,
32.come sei trascorsa!
33. questo quel mondo che avevamo sperato?

34.Questi i piaceri, lamore, le opere, gli accadimenti


35.di cui tanto discutemmo insieme?
36.Questa la sorte dellumanit?
37.Al disvelamento della verit
38.tu, misera, sei caduta: e con la tua mano
39.indicavi da lontano la fredda morte
40.e la tomba ignuda.
41.
42.Silvia, ti ricordi ancora quel periodo della tua vita terrena quando la bellezza
risplendeva nei tuoi occhi sorridenti e sfuggenti e tu, felice e pensierosa, eri sul
punto di superare la soglia della giovent?
43.Risuonavano le stanze tranquille e le strade circostanti al tuo canto ininterrotto,
quando tu, intenta alle attivit tipicamente femminili, sedevi, molto felice di
quel futuro indeterminato e desiderato che avevi in mente. Era il mese di
maggio, pieno di profumi, e tu eri solita passare cos le giornate.
44.Io, abbandonando di tanto in tanto gli studi piacevoli e le carte che mi
affaticavano, nei quali si consumavano il tempo della mia giovinezza e la parte
migliore di me, dai balconi della casa di mio padre porgevo le orecchie al suono
della tua voce e a quello della tua mano veloce che con fatica tesseva la tela.
Contemplavo il cielo sereno, le vie illuminate dal sole e i giardini e da una parte
il mare da lontano, dallaltra la montagna. Le parole di un uomo non possono
esprimere ci che io provavo nel cuore.
45.Che pensieri stupendi, che speranze, che sentimenti, o mia Silvia! Come ci
sembravano allora la vita umana e il destino! Quando mi ricordo di una
speranza cos grande, mi opprime un sentimento insopportabile e sconsolato, e
mi torno a rattristare per la mia sfortuna. Natura, natura, perch non restituisci
dopo quello che hai promesso prima? Perch inganni cos tanto i tuoi figli?
46.Tu prima che linverno inaridisse le erbe, consumata e uccisa da una malattia
interna, morivi, o mia tenera. E non vedevi la parte migliore dei tuoi anni; non ti
addolciva il cuore la dolce lode o dei tuoi capelli neri, o degli sguardi innamorati
e pudichi; n le compagne nei giorni festivi parlavano damore con te.Tra poco si
estinguer anche la mia dolce speranza: il destino neg la giovinezza anche alla
mia vita. Ahim, come sei svanita, cara compagna della mia giovinezza, mia
compianta speranza!
47. dunque questo quel mondo (cos desiderato)? Sono questi i piaceri, i
sentimenti, le attivit, gli avvenimenti di cui parlammo tanto insieme? questo

il destino degli uomini? Al rivelarsi della verit, tu sei miseramente svanita: e


indicavi con la mano la fredda morte e una tomba spoglia.

48.Nel 1828 Leopardi torna alla poesia, dopo l'intervallo prosastico delle Operette
Morali; proprio i versi di A Silvia inaugurano la sua nuova stagione lirica. Il poeta
ricorda un episodio avvenuto circa dieci anni prima: Teresa Fattorini, figlia del
cocchiere di casa Leopardi, era morta a ventun anni di tisi, una coetanea del poeta.
La ragazza nella poesia diventa uno specchio di Leopardi, che vede la sua
esistenza a Recanati come una morte in vita. Il poeta negli ultimi versi si interroga
sul senso della speranza, che rappresentata come una donna che da lontano
indica la morte e la tomba, una figura monumentale quasi scultorea, che, come dice
Cortellessa, sembra evocare i grandi monumenti funebri di Canova.
49.
50.Questo canto funebre si presenta anche come un'"elegia sulla fine di un modo
poetico": A Silvia e i grandi canti pisano-recanatesi sono, infatti, i primi esempi
dell'invenzione formale di Leopardi, la canzone libera, in cui i versi della poesia lirica
italiana, gli endecasillabi e i settenari, non sono pi vincolati in un sistema
chiuso e in una struttura riconosciuta, ma si alternano liberamente. Questa
libert negata all'individuo nella vita reale viene vissuta dal poeta nella sua
scrittura, come dissoluzione dei legami e delle forme chiuse della poesia
tradizionale.
51.

Nota la probabile identificazione della fanciulla con Teresa Fattorini, figlia di un


cocchiere di casa Leopardi morta di tisi nel 1818, il cui nome poetico tratto
dallAminta di Torquato Tasso; alla figura rimanda anche un importante passo dello
Zibaldone del giugno del 1828 in cui Leopardi descrive e trasfigura una giovane dai
sedici ai diciotto anni che ha nel suo viso, ne suoi moti, nelle sue voci, salti ec, un
non so che di divino, che niente pu agguagliare. [...] quel fiore purissimo, intatto,
freschissimo di giovent, quella speranza vergine, incolume che gli si legge nel viso e
negli atti, o che nel guardarla concepite in lei e per lei; quellaria di innocenza, di
ignoranza completa del male, delle sventure, de patimenti; quel fiore insomma, quel
primissimo fiore della vita.
2

vita mortale: lincipit di A Silvia si apre esplicitamente sullonda del ricordo


malinconico, come indicato dalla scelta del verbo (v. 1 rimembri), dalluso del
vocativo con nome personale e dal ricorso, volutamente sfumato, del pronome
determinativo (v. 2 quel tempo). La funzione del ricordo - cruciale per buona parte
della poetica leopardiana - sottolineata anche in un celebre passo dello Zibaldone
del 14 dicembre 1828: La rimembranza essenziale e principale nel sentimento
poetico, non per altro, se non perch il presente, qual chegli sia, non pu esser
poetico; e il poetico, in uno o in altro modo, si trova sempre consistere nel lontano,
nellindefinito, nel vago.
3

ridenti e fuggitivi: i due termini, quasi in endiadi come lieta e pensosa al v. 5,


indicano sia la giovanile attesa della bellezza della vita sia la percezione,

oscuramente percepita, della sofferenza che lattende; di qui la speranza e il timore


nello stesso sguardo. Il tutto contribuisce alla caratterizzazione psicologica assai
puntuale della figura femminile.
4

La costruzione sintattica con la pausa dettata dalla virgola al verso 7 e la scansione


tra lo spazio interno (le quiete | stanze) e quello esterno (le vie dintorno) quasi
riproduce la propagazione ad eco del canto della fanciulla.
5

Tra gli studi leggiadri e le sudate carte forse ravvisabile la distinzione tra la
passione leopardiana per la poesia e gli studi di erudizione su cui Leopardi stesso
spende la propria adolescenza. Da notare la figura retorica del chiasmo studi
leggiadri - sudate carte.
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veroni: aulicismo per balconi.

Nellimmagine di Silvia intenta a lavori di cucito si noti la figura retorica della


metonimia, che sostituisce alleffetto (il suono) la sua causa (appunto, la man
veloce).
8

Pi che uneffettivo sentimento damore, Leopardi intende qui la


compartecipazione di una stessa situazione esistenziale, quella appunto della
giovinezza speranzosa e serena, non ancora turbata dalle sofferenze e dalle
inquietudini della vita.
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chiuso morbo: la tisi, o mal sottile.

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Il soggetto della frase la speranza mia dolce del v. 50; alla figura di Silvia si
sovrappone dunque, nellamarissimo finale, la speranza stessa, che indica la tomba
come destino comune dellumanit. Lapparir del vero (v. 60) insomma il
crollo delle illusioni nutrite in giovent, e che le sofferenze della vita adulta
hanno smontato pezzo per pezzo.
La lirica, composta a Pisa nel 1828, quella che inaugura la stagione dei
cosiddetti grandi idilli: Leopardi torna alla poesia, dopo lintervallo di sei anni
delle Operette morali. Queste poesie, a differenza degli idilli giovanili, sono pervase
dalla consapevolezza dellarido vero, causata dalla fine delle illusioni giovanili.
Titolo dell'Opera Canti
Prima edizione dell'opera La prima edizione l'edizione Piatti uscita nel 1831, ma
l'edizione definitiva e completa quella del 1835
Genere Poesia lirica
Forma metrica Strofe libere con alternarsi irregolare di endesillabi e settenari e rime
libere. Vi sono anche diverse assonanze: mortale - il limitare ; core chiome;
rimembri ridenti; sedevi rimembri; sedevi ridenti; avvenir ridenti; avvenir
rimembri; avvenir sedevi; avevi rimembri; avevi ridenti; avevi avvenir;
solevi rimembri; solevi ridenti; solevi avvenir e consonanze: mortale lieta
(incrociata); mortale tela; tela lieta (incrociata); fato fati