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ALESSANDRO MANZONI

Nasce a Milano nel 1785 e studia sia in Italia che in collegi svizzeri.
Nel 1805 si reca a Parigi dove vive la madre e stringe amicizia con i teorici dell'Illuminismo.
Nel 1808 sposa Enrichetta Blondel da cui ebbe 10 figli, 8 dei quali morirono prematuramente.
Nel 1810, dopo una profonda crisi religiosa, si converte definitivamente alla fede cattolica. Questa cosa
influenz tutta la sua produzione letteraria successiva.
Nel 1822 inizia la prima stesura del suo romanzo pi famoso, inizialmente intitolato Fermo e Lucia che
venne poi pubblicato, dopo molti rifacimenti e correzioni, nel 1842 con il titolo I Promessi Sposi.
Nel 1827 Manzoni si trasferisce a Firenze per vivere "direttamente" la lingua fiorentina con la quale
intendeva scrivere il suo romanzo.
Con la morte della moglie Enrichetta, avvenuta nel 1833, inizia un periodo di gravi lutti per Manzoni: muoiono
8 dei suoi 10 figli e anche la sua seconda moglie, Teresa Borri.
Nel 1860 fu nominato Senatore del Regno.
Muore a Milano nel 1873.

Tra il 1840 e il 1842 diede alle stampe la stesura definitiva dei Promessi Sposi e
fu in questo periodo che si interess moltissimo alla questione della lingua italiana. Manzoni riteneva infatti
che il fiorentino potesse essere la lingua unica per tutto il popolo italiano. Lo scrittore lavor a lungo per
scegliere parole semplici che potessero esprimere i sentimenti e le emozioni dei personaggi.
Questo pu essere considerato un romanzo storico in quanto offre un quadro della societ che vi narrata
(la societ rurale del '600) e intreccia le vicende di personaggi appartenenti a diverse classi sociali. Oltre a
ci, I Promessi Sposi sono considerati il primo romanzo moderno della letteratura italiana. Fondamentale,
nell'opera, il ruolo della Provvidenza divina che non abbandona mai gli uomini, anzi li aiuta nel cammino
della vita e li consola nelle sventure.
CARATTERISTICHE DEI PROMESSI SPOSI
Sono considerati il primo romanzo moderno della letteratura italiana.

Le varie stesure dell'opera sono da attribuirsi alla grande attenzione di Manzoni


per la lingua italiana: egli lavor a lungo per scegliere parole semplici che potessero esprimere i sentimenti
e le emozioni dei personaggi.
Il romanzo considerato storico in quanto offre un quadro della societ dell'epoca, intrecciando le
vicende di personaggi appartenenti a diverse classi sociali.
Fondamentale in questo romanzo il ruolo della Provvidenza divina che non abbandona mai gli uomini,
anzi li aiuta nel cammino della vita e li consola nelle sventure.

SCHEMA SUL TEMPO NEI PROMESSI SPOSI

IL TEMPO NEI PROMESSI SPOSI


Ideazione, composizione, pubblicazione

Dal 1821 al 1840

Fruizione

Dal 1823 ad oggi

Tempo della scrittura

L anonimo nel
600 e

TEMPO DELLA REALTA

Manzoni nell800
TEMPO DELLA FINZIONE

Tempo dellavventura

Dal 7 Novembre 1628


al Novembre del 1630

Tempo della lettura

Successivo alla
scrittura

PROMESSI SPOSI MANZONI RIASSUNTO


TRAMA IN BREVE
La storia si svolge in Lombardia, durante l'occupazione spagnola, tra il 1628 e il 1630.
I due protagonisti, Lucia Mondella e Renzo Tramaglino, sono promessi sposi, ma a Don Abbondio, il prete
che deve celebrare il loro matrimonio, viene ordinato di non farlo: Don Rodrigo infatti, signorotto locale, si
invaghito di Lucia e non vuole che la giovane sposi Renzo.

Don Abbondio incontra i Bravi

Quest'ultimo chiede consiglio ad un avvocato l'Azzeccagarbugli che per rifiuta di aiutarlo per paura di
Don Rodrigo. Allora Renzo si rivolge a fra Cristoforo, un frate cappuccino che si reca al palazzo di Don
Rodrigo per farlo rinunciare al suo proposito.
Anche Fra Cristoforo fallisce e Renzo e Lucia, dopo alcune vicissitudini (tentativo di un matrimonio a
sorpresa, tentato rapimento di Lucia da parte degli scagnozzi di Don Rodrigo) sono costretti a fuggire dal
loro paese: Lucia andr in un convento a Monza, mentre Renzo si recher a Milano, presso i frati cappuccini,
sperando di trovare aiuto.
A Monza Lucia verr presa sotto l'ala protettrice di Gertrude (la Monaca di Monza), mentre Renzo si trover
coinvolto nei tumulti popolari di Milano, causati dall'aumento del prezzo del pane.
Nel frattempo Don Rodrigo, aiutato dalla Monaca di Monza, fa rapire Lucia dall'Innominato che la porta nel
suo castello. Quella stessa notte l'Innominato ha una fortissima crisi di coscienza e si converte: libera Lucia
e l'affida a due amici (Donna Prassede e Don Ferrante).
A questo punto della storia arrivano in Italia i Lanzichenecchi, soldati mercenari che diffondono il morbo
della peste: Don Abbondio, Agnese e altri trovano rifugio proprio nel castello dell'Innominato che diventato
d'animo caritatevole. Renzo, invece, come Don Rodrigo si ammala di peste. Ma, mentre Renzo guarisce, il
signorotto morir.
I due giovani infine si ritrovano e il matrimonio viene celebrato, quindi si trasferiscono nel bergamasco. Qui
Renzo acquista con il cugino una piccola azienda tessile e Lucia, aiutata dalla madre, si occupa dei figli.

SCHEMA PERSONAGGI

Protagonisti
Renzo Tramaglino=operaio tessile, fidanzato di Lucia Mondella
Lucia Mondella=operaia tessile, fidanzata di Renzo Tramaglino
Antagonista
Don Rodrigo=nobile, signorotto del luogo, prepotente, si incapriccia di Lucia e ne impedisce il matrimonio
Personaggi principali
Agnese=madre di Lucia, aiutante dei protagonisti
Don Abbondio= curato del paese, pavido e vile, aiutante di Don Rodrigo
Fra Cristoforo= frate cappuccino, impegnato nellaiutare gli umili (aiutante dei protagonisti), personaggio
storico reale
Monaca di Monza/Gertrude=ambigua suora di clausura, personaggio storico reale (aiutante prima dei
protagonisti e poi di Don Rodrigo)
Innominato=Nobile potente, violento e fuorilegge, personaggio storico reale (aiutante prima di Don Rodrigo e
poi dei protagonisti)
Personaggi minori
Perpetua=Serva di Don Abbondio, una popolana, schietta e pettegola
Azzeccagarbugli=avvocato avido e interessato, aiutante di Don Rodrigo
Cardinale Federigo Borromeo=buono e umile, aiutante dei protagonisti, personaggio storico reale
Griso=violento e opportunista, aiutante di Don Rodrigo
Divisione dei personaggi
AREA DEL BENE--->personaggi interpreti della morale cristiana (fede, carit, speranza)
Lucia
Renzo
Agnese
Cardinale Federigo Borromeo
AREA DELLA TRASFORMAZIONE--->la provvidenza interviene a cambiare la personalit di alcuni
personaggi che prima sono "cattivi" e dopo essersi convertiti interpretano correttamente il messaggio
cristiano

Ludovico/Fra Cristoforo
L'Innominato
AREA DEL MALE---->personaggi avidi di potere e ricchezza, che opprimono i deboli, che negano la morale
cristiana o ne interpretano il messaggio in chiave sbagliata
Don Rodrigo
Monaca di Monza
Conte Zio
Egidio
Padre Provinciale
Don Abbondio
Don Ferrante

CAPITOLO 1
Riassunto
Il primo capitolo dei Promessi Sposi, oltre a presentarci i luoghi e lo scenario da cui le vicende prenderanno
avvio, introduce una delle figure fondamentali del romanzo: Don Abbondio.
E' la sera del 7 Novembre 1628 e il curato sta tornando verso casa, camminando per un viottolo di
campagna, quando si imbatte in due loschi figuri: sono gli scagnozzi di Don Rodrigo, un signorotto locale,
che intimano all'uomo di non celebrare il matrimonio, previsto per l'indomani, fra Renzo Tramaglino e Lucia
Mondella e di non far parola con nessuno della loro conversazione.
Don Abbondio, cui non viene lasciata possibilit di replica, non pu far altro che tornarsene a casa mesto e
preoccupato. Qui lo attende Perpetua, la sua serva, che subito si accorge dello stato di agitazione dell'uomo
e, con un po' di insistenza, riesce infine a farsi raccontare l'accaduto dopo aver solennemente promesso di
non raccontare niente a nessuno.

Analisi del testo e dei personaggi


I primi periodi con cui si apre il romanzo sono lunghi, piuttosto complessi a livello sintattico e interamente
dedicati alla descrizione geografica dei luoghi presso cui ambientata inizialmente la vicenda. Siamo sulle
rive del lago di Como, immersi nella campagna lecchese--->cio luoghi molto familiari al Manzoni.
Dopo la presentazione dello scenario, ecco che entra in scena una figura fondamentale dell'opera, quasi il
motore da cui tutta la vicenda prende avvio: Don Abbondio.
Don Abbondio
L'autore, attraverso poche, efficaci parole, ci offre subito un quadro abbastanza preciso della personalit del
prete: egli "tornava bel bello", "diceva tranquillamente il suo ufizio", girava gli occhi "oziosamente intorno".
Si capisce quindi che Don Abbondio un uomo sostanzialmente pacifico, tranquillo, che non vuole pensieri e
noie. Si fatto prete pi per volere dei parenti che per vocazione religiosa, anche perch in quei tempi
appartenere al clero offriva protezione e qualche privilegio e a Don Abbondio questi parvero motivi pi che
validi per diventare uomo di chiesa.
Si pu quindi immaginare lo sconcerto dell'uomo nel trovarsi di fronte gli scagnozzi di Don Rodrigo.
I bravi

Alla figura dei bravi e ai molti editti emanati per contrastarne le dilaganti malefatte, Manzoni dedica parecchie
righe di questo primo capitolo. Vengono elencate le "grida" con cui i governatori della Lombardia avevano pi
volte tentato di mettere fuori legge il loro operato, ma l'autore infine ci fa capire che nonostante "gli sforzi
fatti" i bravi erano ancora presenti nel territorio lombardo e ancora in fiorente attivit da fuori legge.
I bravi vengono descritti fisicamente, con molti dettagli sul loro aspetto e sul loro abbigliamento. Anche il loro
atteggiamento nei confronti del curato ben chiaro al lettore: quello che parla per primo pi sicuro, pi
esperto. Usa l'arte della minaccia in modo sottile, e, probabilmente, anche quello che fa pi paura a Don
Abbondio. L'altro si lascia andare all'invettiva, bestemmia e grida contro il prete, prima di venir zittito dal suo
compare che, con molta calma, riprende il discorso in maniera fintamente gentile.
Perpetua
L'ultimo personaggio a fare la sua comparsa in questo primo capitolo Perpetua, la serva di Don Abbondio.
Manzoni la descrive efficacemente in poche battute: sappiamo che ha 40 anni (l'et fissata dal Concilio di
Trento per le governanti dei sacerdoti) e che non si mai sposata, forse per aver rifiutato tutti i suoi
pretendenti (come sostiene lei) o forse perch nessuno l'ha mai voluta veramente (come dicono, invece, le
sua amiche). E' poi nella conversazione con Don Abbondio che viene fuori meglio il carattere della donna:
devota e fedele al suo padrone, gli offre buoni consigli che l'uomo non ascolta per paura delle conseguenze.
Perpetua una voce "del popolo": ha buon senso, schietta e anche un po' pettegola.
CAPITOLO 2
Riassunto
Il secondo capitolo si apre con il risveglio di Don Abbondio: dopo aver passato una notte molto agitata, non
sapendo come fare per rimandare il matrimonio di Renzo e Lucia, adesso l'uomo ha un piano e si sente
pronto ad affrontare lo sposo. L'idea quella di prender tempo per qualche giorno senza scoprirsi e poi
rimandare le nozze per almeno due mesi a causa dell'Avvento, periodo in cui era proibito celebrare
matrimoni. Renzo arriva alla casa del curato, felice e baldanzoso come si pu esserlo a vent'anni, ma lo
attendono brutte notizie: il matrimonio non verr celebrato. Renzo sbalordito, non capisce, sa che era tutto
pronto e fissato proprio per quel giorno, ma Don Abbondio lo confonde con le sue parole, con l'uso del latino
e poi lo congeda con la promessa di aver pazienza ancora per una settimana.

Renzo esce dalla casa del curato, ma ancora confuso e sospettoso. In quel momento incontra Perpetua e
la donna, pur senza rivelare nulla, fa capire che sotto ci sia qualcosa di pi grosso. Allora Renzo rientra in
casa e, questa volta, messo alle strette Don Abbondio, riesce a farsi confessare il vero motivo per cui il
matrimonio non pu essere celebrato. Ancora pi sbalordito di prima, Renzo esce e si avvia verso casa di
Lucia, mentre il curato si mette a letto febbricitante. Giunto a casa della sposa, informa lei e sua madre,
Agnese, dell'accaduto. I tre, di comune accordo, decidono di spargere la voce che Don Abbondio
ammalato e per questo il matrimonio stato rimandato.
Analisi
Nel primo capitolo era stato presentato il personaggio di Don Abbondio, mentre questo quasi interamente
dedicato alla figura di Renzo. Di lui sappiamo che rimasto orfano fin dall'adolescenza e che era cresciuto
praticamente da solo. Ottimo filatore di seta, si era procurato un'altra occupazione coltivando un orticello,
cosicch pu essere considerato a tutti gli effetti un buon partito.
A livello caratteriale, Renzo in fondo un uomo che si fatto da se'. Magari un po' irascibile (mette spesso

mano al coltello) e impulsivo, ma in fondo buono e riflessivo: mentre cammina verso casa di Lucia si lascia
prendere dall'ira nei confronti di Don Rodrigo, ma poi basta il pensiero della sua sposa per ricondurlo "ai
migliori pensieri cui era avvezza la mente".
CAPITOLO 3
Se il primo capitolo era tutto dedicato alla figura di Don Abbondio e il secondo a quella di Renzo, il terzo
indubbiamente il capitolo di Lucia.
Renzo ha appena informato le due donne della decisione di Don Abbondio e Lucia confessa di aver
incontrato Don Rodrigo, e suo cugino Attilio, lungo la strada di ritorno dalla filanda. I due uomini avrebbero
richiamato la sua attenzione con tale insistenza da spaventarla e da indurla a parlarne con Padre Cristoforo
in confessionale. Il racconto suscita l'ira di Renzo, ma Agnese prende in mano la situazione e consiglia al
giovane di recarsi da un avvocato di gran fama, il dottor Azzecca-garbugli, e domandare a lui il da farsi.
Renzo si avvia verso Lecco portando con se' quattro capponi come omaggio per l'avvocato.

Il miracolo delle noci

Giunto nello studio viene accolto prima dalla domestica e poi dall'uomo il quale, prima, si profonde in parole
che sanno di risolutezza e decisione, ma dopo, appena udito il nome di Don Rodrigo, caccia via Renzo in
malo modo, con la scusa di crederlo un bravo e, addirittura, restituendogli i capponi.
Nel frattempo a casa di Agnese arrivato Fra Galdino, un cappuccino che sta raccogliendo noci per il
convento. Il religioso intrattiene brevemente le due donne raccontando il miracolo delle noci, secondo cui
frate Macario, vedendo un uomo intento a tagliare una pianta di noce, gli consiglia di non farlo,
profetizzando che la pianta avrebbe dato tantissimi frutti. L'uomo, fidandosi, promette la met del raccolto al
frate e in effetti, giunta la stagione, l'albero si copre di noci. Purtroppo l'uomo muore e il figlio non tiene fede
all'impegno, negando a Padre Macario la met delle noci, salvo poi accorgersi che nel solaio, al posto dei
frutti, era rimasto soltanto un mucchio di foglie ingiallite.
Lucia si dimostra generosa, offrendo molte pi noci di quanto la sua condizione di povert permetterebbe, e
si raccomanda col frate affinch dica a Padre Cristoforo di passar presto da loro per un colloquio.
Renzo, che intanto tornato dallo studio dell'Azzecca-garbugli, racconta l'accaduto e rimprovera Agnese per
il suo cattivo consiglio, ma poi se ne va, in parte tranquillizzato, pensando che Fra Cristoforo sapr come
aiutarli.
Figura di Lucia
Lucia il personaggio pi corretto, sincero e leale di tutto il romanzo.
C' sempre un ideale di giustizia che la guida, un grande senso di dignit e fierezza in lei, seppur mitigati dal
pudore e dalla timidezza che la caratterizzano.
Il suo senso morale altissimo e ne' Agnese ne' Padre Cristoforo potranno scalfirne l'integrit.
E' la donna che parla forse di meno, ma che dice di pi per l'eloquenza dei suoi rossori e dei suoi silenzi.
Non per questo Lucia pu essere considerata una santa: ella brucia d'amore per Renzo, vuole sposarlo e
vivere con lui. Ma non vacilla mai, non tentenna mai. Sa sempre quello che deve fare e solo una volta si
piegher ad un volere non suo, acconsentendo al matrimonio di sorpresa, ma lo far per Renzo, per amore
suo e perch teme, dopo la sua sfuriata, che questi possa commettere qualche sciocchezza.
Azzecca-garbugli
E' un personaggio minore, ma ben tratteggiato dal Manzoni, che, gi dal soprannome, fa capire di che tipo

d'avvocato si tratti. Imbroglione e vile, l'Azzeccagarbugli, un po' come fa Don Abbondio, invece che coi
deboli, preferisce stare dalla parte dei potenti per non avere noie. Asservito il suo sapere a cause meno
nobili della giustizia (pi avanti nel romanzo lo si rincontrer proprio ad un banchetto nel palazzotto di Don
Rodrigo) figura negativa a cui va aggiunto qualche tocco di ridicolo, come quando Manzoni ce lo descrive
con indosso la toga che funge anche da veste da camera. Sembra un avvocato caduto in disgrazia, col vizio
del bere (ce lo dice la voglia di lampone che ha sul volto) e con uno studio che sembra apposta ingombrato
di carte per far colpo sulla povera gente.
CAPITOLO 4
Nel quarto capitolo ci viene presentata la figura di Lodovico/Fra Cristoforo e le circostanze della sua
conversione.
Il frate si sta recando presso la casa di Agnese e Lucia e Manzoni "approfitta" del cammino dell'uomo per
raccontarci la sua storia.
La parte iniziale del capitolo occupata dalla descrizione del paesaggio autunnale in cui il frate si muove per
raggiungere, pensieroso, la casa delle due donne.
Subito dopo Manzoni ci offre una breve descrizione fisica dell'uomo "pi vicino ai sessanta che ai
cinquanta", "il capo raso", "la barba bianca" per poi passare a tratteggiare moralmente la sua personalit.
Lodovico era un giovane di ottima famiglia e dal cuore buono e generoso, ma al quale si infiammava
facilmente il sangue di fronte alle angherie e ai soprusi. Proprio per questo lato del suo carattere un giorno,
correndo in difesa di un suo amico, uccide, con una coltellata, un signorotto locale.

Lodovico uccide il prepotente

La folla, radunatasi intorno al luogo della disputa, trasporta Lodovico, anch'egli ferito nello scontro, presso il
convento dei cappuccini; qui il giovane viene curato e qui matura la decisione di diventare frate.
Una volta guarito, Lodovico organizza un banchetto convocando la propria famiglia e quella del giovane
ucciso per scusarsi ufficialmente della propria azione delittuosa. Il perdono viene accordato, a patto che
Lodovico svolga il noviziato in una citt lontana.
CAPITOLO 5
Padre Cristoforo arriva a casa di Agnese e Lucia e, ascoltato il racconto di ci che era accaduto, cerca una
soluzione per aiutare i due giovani. Dopo aver scartato l'ipotesi di andare a parlare con Don Abbondio sia
quella di chiedere aiuto al Cardinale Borromeo, decide di recarsi direttamente da Don Rodigo.
Nel frattempo arrivato anche Renzo e i due uomini iniziano a parlare fra loro: il giovane adirato e deluso,
ma Padre Cristoforo lo invita ad avere fede in Dio e lo informa del suo proposito di andare a parlare con Don
Rodrigo.
Ottenuta la sua approvazione, e quella delle due donne, fa prima ritorno al convento e poi si reca al
palazzotto che per trova sbarrato, con due carcasse di avvoltoi inchiodate sui battenti: il momento del
pranzo e c' un banchetto in corso. Due bravi, sdraiati fuori, a guardia del palazzo, fanno entrare il frate per
poi affidarlo ad un servitore che lo introduce nella sala del banchetto.

Il banchetto al palazzo di Don Rodrigo

Al tavolo trova seduti il Conte Attilio, il Podest di Lecco, l'Azzeccagarbugli, Don Rodrigo e altri due uomini
impegnati in diverse discussioni: la prima, una disputa a tema cavalleresco, vede fronteggiarsi il conte Attilio
e il Podest; la seconda riguarda una questione politica a proposito della guerra di successione al ducato di
Mantova e anche in essa il conte e il Podest si trovano in disaccordo; la terza discussione, invece, viene
aperta dall'Azzeccagarbugli che, con un brindisi, dichiara bandita la carestia dal palazzo di Don Rodrigo
mettendo tutti d'accordo.
In tutto questo, Padre Cristoforo ha continuato a restare in silenzio e Don Rodrigo, capendo che non pu pi
evitare di sentire ci che ha da dirgli, saluta i propri ospiti e invita il frate in unaltra stanza.
CAPITOLO 6
E' questo il capitolo del dialogo, acceso e serrato, tra Padre Cristoforo e Don Rodrigo.
La scena si svolge in una sala del palazzotto di Don Rodrigo, e, almeno all'inizio, i toni sono abbastanza
pacati: Fra Cristoforo fa appello all'onore e al senso di giustizia dell'uomo che ha di fronte, chiedendogli che
non vengano posti altri impedimenti al matrimonio fra Renzo e Lucia.
Don Rodrigo si adira a sentire queste parole, afferma di non desiderare prediche dentro la sua casa e, dopo
un acceso scambio di battute col frate, lo caccia in malo modo insultandolo.
Mentre sta uscendo Fra Cristoforo viene trattenuto da un vecchio servitore il quale lo informa sulle cattive
intenzioni di Don Rodrigo. Rinfrancato, almeno, dall'aver saputo questo Padre Cristoforo torna dunque verso
casa di Lucia, dove, nel frattempo, si sta consumando un altro dramma: Agnese ha lanciato l'idea di un
matrimonio clandestino, ma, mentre Renzo si dimostra subito propenso, Lucia terribilmente combattuta e
indecisa. Il giovane corre a cercare Tonio, perch gli faccia da testimonio insieme a Gervaso, mentre le due
donne restano ad aspettare il ritorno di Padre Cristoforo, decise a non rivelar nulla del matrimonio a
sorpresa.
CAPITOLO 7
Nel settimo capitolo si raccontano i preparativi per due ardite imprese che dovranno essere compiute
nottetempo: il matrimonio a sorpresa e il rapimento di Lucia.
Il capitolo si apre con l'arrivo di Fra Cristoforo a casa di Agnese: l'uomo racconta il fallimento del suo
tentativo di convincere Don Rodrigo, ma lascia aperta una porta alla speranza, prospettando una soluzione
alla faccenda. Uscito il frate, Renzo ha un suo tipico momento d'ira che serve a convincere Lucia riguardo al
matrimonio a sorpresa: la giovane promette di recarsi dal curato pur di non sentire pi Renzo minacciare
gesti inconsulti. Il giorno dopo Agnese invia Menico, un suo giovane nipote, al convento di Fra Cristoforo per
sentire cosa ha pensato per loro. La donna, nel corso della mattinata, si allarma per un insolito viavai di
mendicanti e strani individui che passano, si fermano, domandano qualcosa, cercano di introdursi in casa...
Sono in pratica gli uomini di Don Rodrigo che, sotto la supervisione del Griso, tengono d'occhio la casa delle
due donne per imparare a conoscerla bene, cos da andare a colpo sicuro nel rapimento notturno di Lucia.
Nei giorni precedenti, per, nel palazzotto di Don Rodrigo, il vecchio, coscienzioso servitore, riuscito a
capire le intenzioni del nobiluomo ed riuscito ad avvisare Fra Cristoforo. Intanto Renzo si recato
all'osteria del paese per definire gli ultimi accordi con Tonio e Gervaso, poi, sul far della sera, torna a
prendere Lucia e Agnese e tutti insieme si recano a casa di don Abbondio dove Tonio si fa aprire la porta da
Perpetua con una scusa.
CAPITOLO 8
E' la famosa "notte degli imbrogli". Renzo, Lucia e Agnese sono nascosti nei pressi della casa di Don
Abbondio mentre Tonio si fa aprire la porta da Perpetua. Con la scusa di restituire del denaro, insieme a
Gervaso, sale nella stanza del curato. Agnese, fingendo di passare di l per caso e stuzzicandola con

pettegolezzi di paese, trattiene e allontana la serva, cosicch Renzo e Lucia riescono ad introdursi in casa.
Quando i due giovani si palesano a Don Abbndio, questi comprende le loro intenzioni e provoca un
parapiglia per evitare che riescano a pronunciare la formula di rito che li renderebbe valido il matrimonio.
Don Abbondio si rifugia in un'altra stanza dalla cui finestra riesce ad avvertire il sagrestano di un grave
pericolo che sta occorrendo in casa sua. L'uomo esce di corsa e si precipita a suonare le campane della
chiesa svegliando tutto il paese.
Nel frattempo anche il Griso, insieme ai suoi uomini, sta mettendo in atto in rapimento di Lucia: introdottosi in
casa delle donne, trova l'abitazione inspiegabilmente vuota. Ed ancora l quando Menico, di ritorno dal
convento di Fra Cristoforo, entra per riferire ci che il padre gli ha raccomandato. Il ragazzino viene
immediatamente afferrato e fatto tacere, ma si salva proprio grazie al suono delle campane che mettono in
allarme i bravi: temendo di essere stati scoperti, fuggono per i campi lasciando Menico spaventato, ma vivo.
L'allarme ha scosso dalle chiacchiere anche Perpetua che si precipita in casa a vedere ci che sta
succedendo proprio mentre ne escono Renzo, Lucia e i due testimoni. Agnese domanda loro se siano riusciti
nell'impresa, ma vengono raggiunti in quel momento da Menico che li guida verso il convento di
Pescarenico, dove li sta aspettando Fra Cristoforo. Una volta arrivati vengono informati dei piani di
rapimento di Don rodrigo e invitati a lasciare la citt per qualche tempo. Il frate ha gi organizzato i loro
spostamenti e i luoghi dove alloggeranno: Lucia e Agnese presso il convento di Monza e Renzo dai padri
Cappuccini a Milano.
I tre si avviano nella notte e abbandonano il paese attraversando l'Adda a bordo di una barca su cui Lucia
piange segretamente il suo dolore (Addio Monti).
CAPITOLO 9
La barca su cui Agnese, Renzo e Lucia hanno attraversato l'Adda, raggiunge la riva e qui, ad attenderli, c'
pronta una carrozza per condurli fino a Monza. E' ormai l'alba quando i tre si fermano in una locanda per
rifocillarsi. Da questo momento le loro strade si separano: Renzo si avvia a piedi verso Milano, mentre
Agnese e Lucia vengono accompagnate dal barrocciaio (il conducente della carrozza) al convento dei padri
cappuccini.
Il frate che apre loro la porta, dopo aver letto la lettera di raccomandazione di Padre Cristoforo, le conduce al
monastero dove avrebbero dovuto essere alloggiate.
Una volta arrivate vengono portate alla presenza della Monaca di Monza (Gertrude) la quale, dopo un breve
colloquio, accetta di ospitarle. A questo punto vi una lunga digressione (occupa il resto dell'ottavo capitolo
e tutto il nono) in cui Manzoni presenta il carattere di Gertrude raccontandocene la storia.
Figlia di signori molto ricchi, viene costretta a farsi suora - la stessa sorte toccher a tutti i suoi fratelli- in
modo che il patrimonio familiare andasse tutto nelle mani del primogenito. La giovane, che non ha alcuna
vocazione religiosa, vive e viene educata in convento fino all'et di 14 anni. Conoscendo il proprio destino
tenta di ribellarsi al volere paterno
scrivendogli una lettera dove manifesta la propria volont di "vivere il mondo", di sposarsi, partecipare a balli,
etc., ma la missiva viene intercettata dalla madre superiora che la ammonisce severamente.
Tornata a casa per un breve periodo, prima di prendere definitivamente i voti, la giovane si trova di fronte ad
un ambiente totalmente ostile: nessuno le parla, la guarda o la considera. La solitudine, la ricerca di un
contatto umano le fanno commettere un altro passo falso: scrive ad un paggio un biglietto che,
malauguratamente, finisce nelle mani del padre. Gertrude viene cos confinata nella sua stanza e guardata a
vista da una serva, ma l''isolamento e l'insopportabile guardiana la spingono a scrivere una lettera al padre
implorandone il perdono.

CAPITOLO 10
Anche il decimo capitolo quasi interamente dedicato alla figura di Gertrude - la futura Monaca di Monza.
La giovane, dopo aver chiesto perdono al padre, viene da questi convocata e, durante la conversazione, si
trova a dire un "s" che viene interpretato come accettazione ad entrare in convento. Da questo momento il
mondo intero sembra precipitare intorno ad una decisione che in realt Gertrude non ha mai preso. Tutti in
famiglia sono contenti per la sua scelta ed iniziano i festeggiamenti che coinvolgono parenti ed amici. Il
padre, adesso, ha verso di lei un atteggiamento amorevole che la trattiene, ogni volta, dal dire la verit.
Dopo una notte agitata, Gertrude viene portata al convento dove incontra la Badessa e le monache che
dovranno votare la sua ammissione. Pi tardi viene sottoposta ad un colloquio con un vicario che ha il
compito di accertare la fondatezza e la solidit della sua vocazione. Gertrude, per paura del padre, mente
anche a lui, dichiarando di scegliere liberamente la vita monacale. Niente, dunque, si frappone pi lei e il
monastero. Una volta presi i voti, Gertrude diviene maestra delle educande alle quali fa scontare la sua
rabbia e la sua frustrazione. Esse la temono e spesso non comprendono i suoi improvvisi sbalzi d'umore.
L'insopportabile giogo cui si costretta, trascina Gertrude prima ad un'insana relazione con Egidio, un

giovane nobile e scellerato che vive accanto al monastero, e poi alla pi grave delle sue colpe: l'omicidio di
una consorella che, avendo scoperto la relazione amorosa fra i due, minaccia di rivelare tutto alla Badessa.
CAPITOLO 11
In questo capitolo Manzoni lascia momentaneamente le vicende di Lucia e Agnese in quel di Monza per
ritornare al "paesello" dove Don Rodrigo, in ansia per ritorno del Griso, sta facendo congetture sulla gravit e
sulle conseguenze del rapimento di Lucia. Quando i bravi rientrano senza la giovane, la delusione cocente.
Ai due viene subito l'idea che ci sia una spia all'interno del palazzo e il Conte Attilio, informato degli
avvenimenti, sospetta immediatamente di Padre Cristoforo. Il Griso si reca in paese per cercare di capire
cosa sia successo la notte precedente. Fra la gente del villaggio le voci sono molte e disparate, ma alla fine
il Griso potr riferire che Renzo e Lucia sono scappati insieme verso Pescarenico e viene incaricato di
andare l a cercare notizie pi certe. L'uomo accetta, nonostante il rischio di trovarsi in zone dove
maggiormente ricercato, e grazie alle chiacchiere del barrociaio passate di bocca in bocca, riesce a scoprire
la vera destinazione dei due giovani: Lucia si trova a Monza con la madre, mentre Renzo andato a Milano.
Alla notizia di questa separazione Don Rodrigo si rallegra e inizia a pensare al modo di dividere per sempre i
due giovani.
Intanto Renzo giunto alle porte di Milano. Dopo aver chiesto informazioni, arriva al convento dei frati
cappuccini, ma, pur avendo esibito la lettere di Padre Cristoforo al guardiano, viene fatto attendere fuori. A
quel punto, avendo gi notato il clima di fermento intorno a lui, il giovane si lascia attrarre dagli insoliti
avvenimenti che stanno accadendo in citt e si allontana dalle porte del convento.
CAPITOLO 12
Il dodicesimo capitolo de I Promessi Sposi si svolge interamente nella citt di Milano e racconta l'inizio della
"rivolta del pane" in cui si trover coinvolto Renzo.
Inizialmente Manzoni presenta il quadro economico e sociale in cui versa il territorio milanese da un paio
d'anni: a causa della carestia, dell'abbandono delle terre, delle guerre che sono in corso (successione del
ducato di Mantova) e delle imposte troppo alte, il prezzo del pane lievitato enormemente. I cittadini sono
alla fame e, per cercare di risolvere la situazione, il cancelliere Ferrer stabilisce un prezzo fisso a cui il pane
deve essere venduto. Questo aiuta la popolazione, ma scontenta i fornai che continuano a pagare la farina
molto cara, ma poi devono vendere il pane ad un prezzo molto basso. In seguito alle loro proteste, il prezzo
del pane viene alzato di un po', ma, a questo, punto gli animi dei cittadini sono talmente eccitati che, la
mattina in cui Renzo giunge a Milano, scoppia la rivolta. Tutto nasce da un primo assalto ad un garzone che
trasporta una cesta di pane: il ragazzo viene aggredito e costretto a cedere alla folla il suo prezioso carico.
Dopo quest'azione, dilaga la protesta: altri garzoni vengono assaliti finch si arriva a depredare i forni. Il
primo a subire il saccheggio il famoso "Forno delle Grucce" che viene assaltato dalla gente e da cui viene
rubato tutto: pane, soldi, farina e perfino gli utensili di legno, che vengono bruciati in un grande fal in Piazza
Duomo.
Renzo segue le vicende che accadono intorno a lui sempre un po' discosto, ma curioso e attento. Il giovane
si fa trascinare dai movimenti della folla che lo portano ora al forno delle grucce ora in Piazza Duomo, finch,
indeciso se tornare al convento dei cappuccini o meno, si lascia ancora una volta trasportare dagli
avvenimenti e si dirige coi rivoltosi verso la casa del vicario.
CAPITOLO 13
I rivoltosi si stanno dirigendo alla casa del vicario e Renzo con loro: ora non pi trascinato dalla folla, ma
volontariamente al centro del tumulto. Il vicario, che sta facendo colazione, viene avvisato delle intenzioni dei
manifestanti e, insieme ai servi, ha appena il tempo di sprangare le porte e chiudere le finestre, che gi le
urla in fondo alla via gli preannunciano quello che sta per accadere. Di l a poco, infatti, la casa viene
circondata dai rivoltosi, che tentano di penetrare all'interno, scardinando porte e finestre. Arrivano anche i
soldati spagnoli, ma, la folla troppo numerosa per potervisi opporre e si vedono costretti a non intervenire,
destando cos lo scherno della gente. Renzo, che si trova proprio vicino alla casa del vicario, sconvolto
dalle intenzioni bellicose dei manifestanti e, accorgendosi di un uomo che vorrebbe inchiodare il vicario al
portone, afferma ad alta voce il proprio disappunto. Viene per questo scambiato per una spia, un
favoreggiatore e rischia a sua volta di essere linciato. Viene per aiutato da alcune persone e dalle
circostanze: in quel momento, infatti, si vede arrivare la carrozza del cancelliere Ferrer venuto a portare
soccorso al vicario. La folla si divide per lasciar passare la carrozza e Renzo riesce a sottrarsi alla furia che
gli si era rivolta contro.
Ferrer, procede lentamente, aiutato in questo dalla "parte buona" della folla che si adopera per fargli strada,
e nel farlo parla con la gente, promettendo pane e abbondanza per loro e prigione e castighi per i colpevoli.
Finalmente giunge presso la casa del vicario, che riesce a salire a bordo e a mettersi in salvo. Attraversato

nuovamente il corridoio umano, la carrozza si lancia a gran velocit lontano dalla calca, mentre il cancelliere
si dichiara intenzionato a vivere il resto della sua vita da eremita.
CAPITOLO 14
Dopo che la folla si dispersa, Renzo, affamato e desideroso di trovare presto una locanda dove riposare, si
accosta ad un crocchio di persone rimaste a commentare i fatti della giornata.
Il giovane, dimostrando la propria sprovvedutezza, non riesce a trattenersi dal manifestare apertamente il
suo pensiero con un discorso tanto deciso quanto ingenuo sullingiustizia e sui provvedimenti che
andrebbero adottati per risolvere la situazione. Dopo aver ricevuto qualche applauso, e anche qualche
critica!, Renzo chiede indicazioni su una locanda in cui poter mangiare qualcosa e un uomo, rimasto in
disparte ad ascoltare il suo accalorato sermone, si offre di accompagnarlo in un posto che conosce. Fatti
pochi passi, per, Renzo di fermarsi in unosteria che reca linsegna della luna piena e invita la sua guida a
fargli compagnia per la cena. La locanda piuttosto losca e piena di gentaglia ancora eccitata per gli
avvenimenti della giornata. Loste, riconoscendo nel compagno di Renzo una spia della polizia, lo maledice
silenziosamente. Renzo chiede una stanza per la notte, ma entra in forte contrasto con loste perch non
vuole rivelare le proprie generalit, come invece richiede la legge. Il giovane comincia a bere un bicchiere
dietro l'altro e, dopo poco tempo, perde la sua lucidit. Laccompagnatore di Renzo riesce con uno
stratagemma a sapere il suo nome e cognome, dati indispensabili per denunciarlo alla polizia come uno dei
capi della rivolta. Renzo continua a bere, fino ad ubriacarsi in modo indecoroso e a diventare lo zimbello di
tutti gli altri clienti
CAPITOLO 15
Renzo, ormai ubriaco, viene accompagnato in camera dall'oste che, dopo averlo aiutato a mettersi nel letto e
aver chiuso la porta a chiave, lascia l'osteria nelle mani della moglie e si dirige immediatamente al palazzo di
giustizia per denunciarlo. Una volta giunto davanti al notaio-l'ufficiale addetto alla giustizia criminale-, scopre
che sono gi al corrente della presenza del sedizioso forestiero nella sua locanda e, dopo qualche domanda
a cui riesce abilmente a non rispondere, l'oste viene congedato con la raccomandazione di non lasciar
scappare il giovane durante la notte.
Al mattino Renzo viene bruscamente svegliato da due gendarmi che cercano di tirarlo gi dal letto.
Il giovane sbalordito e non capisce cosa stia accadendo, ma il notaio l presente, incaricato di condurlo in
caserma, cerca di rabbonirlo spiegandogli che non c' nulla da temere: sbrigate poche formalit egli potr di
nuovo essere libero. Renzo si veste e, prima di uscire dalla locanda, viene anche ammanettato. Una volta in
strada cerca di attirare lo sguardo dei passanti per creare un diversivo che lo aiuti a fuggire. E cos avviene:
ottenuta l'attenzione di un gruppetto di persone si mette a gridare dicendo di essere un povero innocente,
ammanettato solo per aver reclamato pane e giustizia per il popolo. A sentire quelle parole molte altre
persone si radunano intorno a Renzo e, mentre i birri cercano inutilmente di far sgomberare la folla, il notaio,
impaurito, esce dalla ressa fingendo di essere capitato l per caso.
CAPITOLO 16
Dopo essere riuscito a sfuggire ai gendarmi che volevano portarlo in caserma, Renzo scarta quasi subito
lipotesi di domandare asilo nel convento presso cui avrebbe dovuto fermarsi il giorno precedente. Milano
troppo pericolosa per lui adesso, meglio recarsi da suo cugino Bortolo, nel bergamasco. Non sapendo
orientarsi, decide di chiedere informazioni sulla giusta direzione da prendere per uscire dalla citt e, dopo
avere esaminato attentamente alcuni passanti, si rivolge ad uno di essi che gli ispira fiducia. Ricevute le
indicazioni necessarie, riesce infine a superare un presidio di soldati allingresso delle mura cittadine e lascia
definitivamente Milano. Adesso che si trova in aperta campagna, Renzo ben deciso ad allontanarsi quanto
pi possibile dai gendarmi che a quellora avranno sicuramente lanciato lallarme sulla sua fuga.
Il giovane, evitando di percorrere le strade principali e non fidandosi a chiedere informazioni, si trova quindi a
sbagliare spesso direzione. Dopo essersi fermato nella locanda di un'anziana ostessa, prende finalmente la
via giusta e, arrivato nei pressi di Gorgonzola, si ferma in unosteria per rifocillarsi. Qui, dopo aver cercato di
sapere dalloste quale fosse la strada per attraversare lAdda, si trova suo malgrado ad ascoltare le
chiacchiere di un gruppo di avventori che discorrono sui tumulti di Milano. Uno di questi, un mercante che
appena tornato dalla citt, racconta che i rivoltosi sono stati tutti arrestati tranne uno che riuscito a fuggire.
A questo punto Renzo decide di lasciare la locanda e, dopo aver pagato il conto, si incammina nella
direzione opposta di quella da cui era arrivato.
CAPITOLO 17

Renzo lascia Gorgonzola e sente rintoccare la mezzanotte. Non sa esattamente se la direzione che ha preso
lo condurr verso il territorio bergamasco, ma confida di udire presto il rumore dellAdda, vero e proprio
spartiacque fra lo stato milanese e la Repubblica di Venezia.
Nel cammino rimugina sugli avvenimenti accaduti a Milano e man mano sente sempre pi la stanchezza di
quella lunga giornata. Anche i luoghi non gli sono daiuto: scomparse le poche case e i campi coltivati, il
giovane si trova ad attraversare un bosco buio e impervio che gli mette inquietudine, ma, proprio mentre si
quasi deciso a tornare indietro, sente finalmente il gorgoglio del fiume poco distante. Raggiunta la riva, non
vedendo alcuna barca l intorno, decide di trascorrere la notte in una casupola che aveva intravisto poco pi
indietro e di provare ad attraversare lAdda il mattino dopo. Nonostante la stanchezza, il sonno non giunge
subito: Renzo ha freddo e mille pensieri si affacciano alla sua mente, primo fra tutti quello di Lucia.
Quando riesce finalmente ad assopirsi il rintocco della campana lo sveglia e il giovane si alza
immediatamente per dirigersi alla riva del fiume dove trova un barcaiolo disposto a portarlo dallaltra parte.
Una volta giunto in territorio bergamasco, l'impressione che ha Renzo di quei luoghi non lo conforta: vede
tanta miseria, tanta povera gente che chiede lelemosina lungo la strada e per questo pensa che nemmeno
Bortolo, forse, potr aiutarlo a trovare un lavoro. Raggiunta la filanda dove lavora il cugino, Renzo gli si fa
incontro e gli racconta tutta la storia. Bortolo lo accoglie e lo conforta, confidando di riuscire a trovargli una
sistemazione presso la filanda

CAPITOLO 18
In questo capitolo si conclude momentaneamente la vicenda di Renzo e si riapre quella di Lucia.
Il podest ha ricevuto lordine di perquisire la casa del giovane per vedere se ci siano segni di un suo
passaggio recente. A poco a poco tutto il paese viene a sapere della vicenda che ha coinvolto Renzo a
Milano e tutti i suoi conoscenti vengono chiamati a testimoniare sulla sua condotta abituale.

I conoscenti di Renzo vengono invitati


a deporre

Don Rodrigo, saputo laccaduto, contento della piega che hanno preso gli eventi, ma anche attraversato
da qualche timore nel portare avanti la questione con Lucia. Alla fine, per, soprattutto per tenere alta la sua
reputazione e per non venir canzonato dal cugino Attilio, si convince ad andare avanti col suo disegno
malvagio anche perch le circostanze sembrano adesso pi favorevoli che mai.
Attilio, infatti, si recato a Milano per chiedere al conte zio di far allontanare Fra Cristoforo da Pescarenico;
Renzo fuggito e non si sa dove sia; Agnese tornata in paese lasciando sola Lucia a Monza, proprio dopo
aver saputo di quanto capitato a Renzo e dopo aver cercato invano Fra Cristoforo al convento di
Pescarenico.
A Don Rodrigo sembra proprio il momento giusto per portare a termine il suo piano e rapire Lucia.
CAPITOLO 19
E' il capitolo del dialogo fra il conte zio e il padre provinciale dei cappuccini.Il conte, imbeccato dal nipote
Attilio, vuole chiedere il trasferimento di Fra Cristoforo e, per questo, invita a pranzo il potente uomo di
chiesa. Insieme a loro siedono a tavola alcuni ospiti di nobile casata e altri dalla dubbia fama, tutti chiamati
appositamente per fare impressione sul reverendo.

Dopo aver pranzato, i due si appartano per conversare liberamente.


Il conte zio, per spiegare le ragioni della sua richiesta, inizia ad elencare i demeriti di Fra Cristoforo,
denunciando tra l'altro il fatto di aver aiutato e coperto Renzo, divenuto poi un fuorilegge.
Il padre dei cappuccini, capendo che dietro a questa richiesta ci sono motivazioni pi profonde, deciso a
non cedere e si oppone, sostenendo di volersi accertare della veridicit di quanto successo a Renzo.
A questo punto il conte zio vuole concludere la questione e tira in ballo il conflitto tra Don Rodrigo e Fra
Cristoforo, ricordando al padre questioni di onore, di "amicizia" fra la casata il convento, minacciandolo pi o
meno velatamente di gravi conseguenze se il frate non verr allontanato.
Il padre provinciale, in nome di una pacifica convivenza tra potere politico e potere religioso, alla fine si
dimostra disposto ad allontanare il suo sottoposto.
Fra Cristoforo, infatti, qualche giorno dopo riceve l'ordine di recarsi a Rimini e parte a piedi in compagnia di
un altro frate, senza protestare per quell'improvviso provvedimento, ma con una grande preoccupazione per
Renzo, Agnese e Lucia che rimarranno senza il suo appoggio.
Il racconto riprende poi con Don Rodrigo deciso a chiedere aiuto ad un personaggio temutissimo e molto
potente di cui Manzoni non rivela il nome. L'uomo, macchiatosi di ogni delitto e nefandezza, cacciato perfino
dal ducato lombardo, ha stabilito la sua dimora in un castello inaccessibile, situato s in territorio veneto, ma
proprio al confine e in posizione dominante, per poter controllare tutto il territorio circostante.
Don Rodrigo, dunque, parte a cavallo per recarsi al castello dell'Innominato, in compagnia del Griso e di altri
quattro bravi.
CAPITOLO 20
E' il capitolo del rapimento di Lucia e dei primi segnali di turbamento da parte dell'Innominato.

Il rapimento di Lucia

Il capitolo inizia con una descrizione del luogo impervio in cui si trova il castello dell'Innominato che Don
Rodrigo sta raggiungendo a cavallo. Dopo aver lasciato il cavallo, le armi e alcuni denari all'osteria della
Malanotte, Don Rodrigo si avvia col Griso su per il pendio che conduce al castello. Qui incontra l'Innominato
e gli spiega il suo intento di rapire Lucia, presentandogli l'affare come molto difficile per via del fatto che
Lucia custodita presso il monastero di Monza. Proprio l'idea di un'impresa difficile porta l'Innominato ad
impegnarsi precipitosamente nell' aiutarlo, ma appena Don Rodrigo se ne andato, l'Innominato inizia a
sentire dentro di se' qualche moto di ripensamento ed esitazione. Per scacciare queste sensazioni, invia il
pi valente tra i suoi bravi, il Nibbio, affinch coinvolga Egidio (l'amante di Gertrude) nel rapimento. Quando
Egidio informa Gertrude di ci che devono fare, la donna vorrebbe opporsi, ma non ha la forza di farlo e alla
fine acconsente a dare il suo aiuto. Il giorno stabilito Gertrude manda Lucia in paese con una scusa, ma
durante il cammino una carrozza con gli uomini dell'Innominato la sta aspettando per rapirla. La giovane
viene caricata a forza sulla vettura e portata al castello. Quando l'Innominato vede arrivare la carrozza
manda a chiamare una vecchia servitrice perch assista Lucia nella prigionia, le faccia compagnia e,
possibilmente, coraggio.
CAPITOLO 21
La vecchia serva, su ordine dell'Innominato, si reca all'osteria della Malanotte per aspettare l'arrivo della
carrozza su cui si trova Lucia. Dopo essere salita a bordo cerca di farle coraggio, cos come le era stato
richiesto, ma la giovane spaventata, piange e prega disperata.
Il Nibbio, che nel frattempo ha raggiunto il castello, confessa all'Innominato di aver provato compassione per
Lucia e, udite queste parole, l'Innominato vorrebbe che Don Rodrigo venisse subito a portar via la giovane.
Poi cambia idea, incuriosito, e decide di andare a conoscerla.

Arrivato nella stanzetta dove rinchiusa Lucia, i due hanno un breve colloquio. Lucia si getta in ginocchio e
pronuncia parole accorate che sembrano muovere qualcosa nel cuore dell'uomo. La prigioniera fa appello a
Dio e alla sua misericordia, capace di perdonare qualsiasi scelleratezza. L'Innominato scosso, promette di
andare a trovarla il mattino dopo e la lascia in compagnia della vecchia raccomandandole di mangiare
qualcosa e di riposarsi. Le donne restano sole; Lucia continua a non voler mangiare e resta accucciata in un
angolo mentre la vecchia approfitta del cibo che stato portato e si mette a dormire nel letto destinato alla
prigioniera.

Lucia trascorre la notte praticamente in uno stato confusionale, fra il sonno e la veglia. Presa dall'angoscia
della sua situazione non trova altro conforto che la preghiera e, con la speranza di essere salvata, fa voto di
castit alla Madonna. Soltanto dopo riesce finalmente a prendere sonno.
L'Innominato, nel frattempo, sta vivendo anch'egli una notte profondamente angosciosa: molto turbato
dalla presenza di Lucia, vorrebbe liberarla l'indomani, ma sa di aver preso un impegno con Don Rodrigo e
non sa come risolvere la situazione. Ripensa alla sua vita, alle tante malefatte e a cosa sar di lui una volta
al cospetto di Dio. Le parole di Lucia hanno mosso qualcosa dentro di lui, si sente cambiato, in bilico fra
l'uomo che era e quello che avrebbe potuto diventare da quel giorno in poi. Ad un certo punto medita
addirittura di farla finita, prende una pistola, ma poi desiste dal proposito. Alle prime luci dell'alba ancora
preso dai tormento, quando sente voci festose provenire dalla strada e manda a chiedere cosa stia
succedendo nel villaggio.
CAPITOLO 22
Questo capitolo quasi interamente dedicato alla figura del Cardinale Federigo Borromeo.
Dopo la notte insonne, lInnominato viene a sapere che nel paese vicino arrivato il cardinale Federigo
Borromeo, arcivescovo di Milano, e che lo scampanio e il viavai che vede in strada sono appunto dovuti alla
presenza del religioso.
Tutto ci lo porta a riflettere su quanto buono deve essere un uomo per attirare tanta gente e decide di
andare a trovarlo, per capire se anche per lui ci saranno parole caritatevoli.
Dopo essersi vestito e aver preso con s alcune armi, lInnominato esce dal castello non prima di essersi
raccomandato con la vecchia che ogni richiesta di Lucia venisse soddisfatta.
Arrivato in strada chiede dove si trovi il cardinale, suscitando grande stupore fra la gente, sia per il fatto di
non essere scortato dai bravi come al solito sia per il timore che tutti avevano di lui.
Arrivato alla canonica chiede di essere ricevuto dal cardinale e un cappellano piuttosto intimorito si reca nella
stanza vicina ad annunciare la sua presenza.

A questo punto Manzoni interrompe la narrazione degli eventi e inizia una lunga digressione sulla figura del
cardinale Federigo, cugino del pi famoso Carlo Borromeo.
Fin dallinfanzia Federigo aveva mostrato una grande umanit e un forte desiderio di dedicarsi agli altri.
Dopo aver intrapreso la carriera ecclesiastica, per le sue doti intellettuali, per la fama del suo nome e per la
piet dimostrata verso i pi poveri viene nominato arcivescovo di Milano.
Nonostante lalto titolo Federigo continua a comportarsi in modo umile e dimesso, non trascurando, per,
limportanza della cultura. E a lui, infatti, che si deve la realizzazione della biblioteca ambrosiana: una
raccolta di circa 30 mila volumi stampati e 14 mila manoscritti.
La biblioteca da lui voluta era molto diversa da quelle del suo tempo: era aperta agli studiosi, i volumi
potevano essere consultati e utilizzati per la conoscenza.
Tutta la vita di Federigo, insomma, fu dedicata agli altri, a portare conforto, carit e amore presso coloro che
meno possedevano in beni materiali e che, quindi, potevano avere maggiormente bisogno della sua opera di
carit.
CAPITOLO 23
VERIFICA SUI PROMESSI SPOSI
1.

E' considerato un romanzo storico. Per quale ragione?


1.

Perch le vicende narrate sono ambientate nel passato

2.

Perch nel romanzo viene tratteggiata la storia d'Italia dal Medioevo in avanti

3.

Perch il romanzo racconta "una storia", cio quella di Renzo e Lucia

2. E' considerato un romanzo storico. Per quale ragione?


1.

Perch le vicende narrate sono ambientate nel passato

2.

Perch nel romanzo viene tratteggiata la storia d'Italia dal Medioevo in avanti

3.

Perch il romanzo racconta "una storia", cio quella di Renzo e Lucia

3. E' ambientato in quale periodo?


1.

Tra il 1700 e il 1714. Ricostruisce gli anni del dominio asburgico a Milano

2.

Tra il 1628 e il 1630. L'epoca della dominazione spagnola

3.

? Tra il 1789 e il 1794. Affronta le ripercussioni sull'Italia delle guerre d'indipendenza


americane

4. Cosa dice il Manzoni al lettore nell'Introduzione al romanzo?


1.

? Finge di aver trovato un manoscritto anonimo del '600 che racconta una vicenda
realmente accaduta e che lui ha semplicemente rielaborato

2.

? Ammonisce il lettore circa le azioni malvagie che vengono raccontate nel romanzo e
ricorda l'importanza della Provvidenza e della Fede

3.

? Introduce alcuni personaggi del romanzo, evidenziandone i tratti caratteristici e


l'importanza ai fini narrativi

5. Quale grande scrittore inglese (molto noto al Manzoni) considerato il padre del romanzo storico?
1.

Daniel Defoe

2.

Henry Fielding

3.

Walter Scott

6. Si pu dire che i protagonisti del romanzo siano le "genti meccaniche, e di piccol affare". Che cosa
significa questa espressione?
1.

? Che i protagonisti del romanzo sono piccoli truffaldini, gente losca (mecanica) come i
Bravi di Don Rodrigo o l'Egidio della Monaca di Monza.

2.

? Che i protagonisti del romanzo sono "gli umili", cio la gente del popolo, semplice e
fiduciosa.

3.

? Che i protagonisti sono non solo Renzo e Lucia, ma tutto il popolo lombardo (gente
operosa=meccanica) sempre presa nei suoi piccoli affari

7. Quali personaggi incarnano maggiormente il sentimento religioso di Manzoni?


1.

Fra Cristoforo e il cardinale Federigo Borromeo

2.

Don Abbondio e Agnese

3.

Renzo e Lucia

8. E quali sono invece i personaggi psicologicamente pi complessi?


1.

Lucia, Donna Prassede e Don Abbondio

2.

Gertrude, Agnese e Don Rodrigo

3.

Don Rodrigo, l'Innominato e Gertrude

9. La storia di Gertrude (la Monaca di Monza) ricostruita sulla base di una storia vera? Maria Virginia
de Leyva
1.

Si

2.

No

10. Il Manzoni, oltre a parlarci del Lago di Como, indica con precisione il paese in cui ambientata la
vicenda?
1.

Si

2.

No

11. La domestica di Don Abbondio si chiama


1.

Perpetua

2.

Agnese

3.

Donna Prassede

12. Agnese
1.

La madre di Renzo

2.

La madre di Lucia

3.

Un'amica del Cardinale Borromeo (moglie di Don Ferrante)

13. Fra Cristoforo un frate


1.

Benedettino

2.

Francescano

3.

Cappuccino

14. L'Addio ai Monti (la fuga dei giovani verso Monza e Milano) avviene
1.

Nel tardo pomeriggio

2.

Di notte

3.

Alle prime luci dell'alba

15. I tumulti di Milano in cui viene a trovarsi coinvolto Renzo, erano dovuti a
1.

Aumento del prezzo del pane

2.

Invasione della citt da parte dei soldati francesi

3.

Barricate sorte spontaneamente contro gli spagnoli

16. Quale personaggio si converte durante una notte tormentata, diventando buono e caritatevole?
1.

Il Cancelliere Ferrer

2.

L'Innominato

3.

Don Rodrigo

17. Chi erano i Lanzichenecchi che diffusero il morbo della peste?

1.

Soldati lombardi che combattono contro gli spagnoli

2.

Mercenari tedeschi che combattono nella guerra di successione al Ducato di Mantova

3.

Soldati spagnoli venuti a difendere Milano

18. Quali personaggi muoiono per la peste?


1.

Egidio e Agnese

2.

Don Rodrigo e Fra Cristoforo

3.

Il Cardinale Borromeo e Don Abbondio

19. Alla fine del romanzo cosa succede a Renzo e Lucia?


1.

? Rinunciano a sposarsi: Renzo va a Bergamo dal cugino, mentre Lucia entrer in


convento a Monza

2.

Si sposano e si trasferiscono nel bergamasco

3.

Si sposano, restando nel paese sulle rive del Lago di Como

Lucia finalmente ritorna al suo paesello. Don Abbondio si decide finalmente a sposare i
due giovani, ma soltanto quando viene a sapere che il palazzo di don Rodrigo ora
occupato dall'erede di lui, un marchese, bravissim'uomo che ha saputo della storia
di Lucia e di Renzo, e disposto ad acquistare ad alto prezzo le loro casette e a
liberare Renzo dall'imbroglio di Milano.
I due sposi, con Agnese, si trasferiscono a Bergamo, dove la famiglia e gli affari
prosperano. Il romanzo termina con la celebre morale messa in bocca a Lucia: ...lo
non sono andata a cercare i guai: sono loro che sono venuti a cercar me... i guai
vengono bens spesso perch ci si dato cagione; ma la condotta pi cauta e pi
innocente non basta a tenerli lontani....
Terminato il periodo di quarantena, Lucia fa ritorno al suo paesello accompagnata
dallamica mercantessa e pu cos finalmente ritrovare la madre Agnese ed il
promesso sposo Renzo. Dopo i primi gioiosi festeggiamenti, il ragazzo va poi subito a
fare visita a Don Abbondio e chiede nuovamente al religioso di celebrare il matrimonio,
ironizzando anche sul mal di testa finto dal prete il giorno in cui si rifiut di celebrare il
rito. Don Abbondio non dice espressamente di no ma continua ancora a proporre scuse
per non compiere il proprio dovere, puntando soprattutto sul mandato pendente su
Renzo e sulla sconvenienza di celebrare pubbliche nozze nel territorio di Milano. Capita
la situazione, il giovane fa ritorno alla casa di Lucia e racconta lesito della missione
alle donne. Nel pomeriggio dello stesso giorno Agnese, Lucia e la mercantessa tentano
nuovamente di convincere il curato a svolgere il matrimonio. Lesito sarebbe stato
ancora lo stesso se Renzo prima ed il sagrestano Ambrogio poi non avessero
comunicato a tutti loro che la casa di Don Rodrigo stata occupata da un marchese
parente del tiranno e molto famoso per la sua bont. La notizia rende certa la morte di
Don Rodrigo e don Abbondio, venuta meno la sua fonte di terrore, cambia
completamente atteggiamento si dichiara disponibile a celebrare il matrimonio e
scherza amorevolmente con tutti sulle vicende appena vissute. Il giorno dopo il curato
riceve anche una visita dallo stesso marchese e saputo che luomo vuole risarcire
Renzo e Lucia per i danni causati loro dal suo parente deceduto, consiglia lui di
comprare a buon prezzo le case dei giovani e di attivarsi per fare annullare il mandato
di cattura pendente sul ragazzo. Renzo e Lucia diventano cos sposi per bocca di don

Abbondio e ricevono in dono anche lassoluzione di Renzo ed unaltra sostanziosa


donazione di denaro (la compravendita delle case avviene per mano di un dottore, non
per di Azzecca-garbugli, morto di peste). Dopo un doloroso addio a tutti gli amici ed i
conoscenti, Renzo, Lucia ed Agnese lasciano infine anche il paese ed il territorio di
Milano per raggiungere Bortolo nel territorio bergamasco. La vita nella loro nuova
residenza non per felicissima per Renzo: sapute le vicende dei due giovani,
laspettativa in paese per larrivo di Lucia altissima e non mancano i commenti
negativi quando tutti si accorgono che si tratta comunque di una semplice contadina.
Quando viene messo in vendita filatoio a buon prezzo alle porte di Bergamo, il giovane
non esita a comprarlo in co-propriet con il cugino ed a lasciare cos anche questo
paese. Aspettative per Lucia non ce ne sono pi ed i due sposi possono finalmente
godersi la pace del matrimonio, dando anche alla luce numerosi figli, la prima dei
quali, come promesso, viene chiamata Maria.
Il romanzo termina con la celebre morale: i guai vengono bens spesso, perch ci si
dato cagione; ma che la condotta pi cauta e pi innocente non basta a tenerli
lontani; e che quando vengono, o per colpa o senza colpa, la fiducia in Dio li
raddolcisce, e li rende utili per una vita migliore. Molte volte siamo noi stessi lorigine
dei nostri mali, ma la massima cautela non basta comunque a tenerci lontani da loro.
In ogni caso solo grazie alla fiducia in Dio che possono essere rese pi sopportabili le
loro pene e si pu anche ottenere un insegnamento da guai passati