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Il Teatro Canzone di Giorgio Gaber

di Giovanni Arledler S.I. e Claudio Zonta S.I.


[sunto: I 10 anni dalla scomparsa di Giorgio Gaber ci fanno rimpiangere,
oltre al cantante e allautore di successo, non tanto un conduttore
televisivo tra i pi richiesti, ma chi ha saputo portare la canzone a teatro
per un arco di tempo di circa trentanni, parlando sempre degli
avvenimenti italiani pi significativi e della condizione, non certo felice,
delluomo del nostro tempo, con il quale lautore si identificato con
convinzione, con lappellativo affettuoso di Signor G..]
I 10 anni dalla scomparsa di Giorgio Gaber Gaberscik (Milano, 29
gennaio 1939 Montemagno di Camaiore, 1 gennaio 2003) hanno messo
in luce oltre al cantante e autore di successo, al conduttore televisivo tra i
pi richiesti, almeno fin allinizio degli anni 70, chi ha saputo portare la
canzone a teatro, segnando tutta la seconda e pi importante parte della
sua carriera, in un arco di tempo di circa trentanni, parlando sempre degli
avvenimenti italiani pi significativi e della condizione, non certo felice,
delluomo del nostro tempo, nel quale si identificato con convinzione,
accettando lappellativo, per altro anche affettuoso, di Signor G. o di
un non so, nel quale, a loro volta, anche molti altri si sono riconosciuti.
Per una grave infortunio
Un grave infortunio al braccio sinistro, con conseguenze di una lieve
paralisi alla mano, attorno agli otto-nove anni, lo invogliarono,
sullesempio del fratello, a imbracciare una chitarra a scopo terapeutico,
casualit poi sempre ricordata con simpatia. Giorgio nasce dunque come
strumentista e diviene abbastanza bravo da imitare prima chitarristi jazz
statunitensi (Barney Cassel, Billy Bauer, Tal Farlow), e ad ascoltare dal
vivo Franco Cerri, chitarrista e uno dei pi rinomati jazz man italiani, che
si esibisce a Milano alla taverna Messicana.
Dal 1954 inizia a suonare, anche per guadagnare qualche soldo, ed entra
nel gruppo di Ghigo Agosti ed esordisce al festival del jazz. Dopo due
anni fa parte dei Rock Boys, il complesso di Adriano Celentano, dove
Enzo Jannacci suona il pianoforte. Nel 1957 il gruppo compare in
televisione nella trasmissione abbinata alla Lotteria Italia Voci e volti della
fortuna. Tra il 1958 e il 1960, si afferma come uno dei primi interpreti del

rock and roll italiano, ma non pensa ancora a cantare e non ha preso
ancora il suo nome darte.
Con Luigi Tenco
In questo primo periodo importante ricordare la conoscenza e la
collaborazione con Luigi Tenco, che da Genova si era trasferito a Milano.
Con Luigi Tenco forma il suo primo gruppo cos composto: Jannacci al
piano, Tenco e Paolo Tomelleri ai sax, Gaber e Gianfranco Reverberi alla
chitarra. I Rocky Mountains Old Times Stompers (questo il nome completo
del gruppo) si esibiscono nel celebre club milanese Santa Tecla. Gaber e
Tenco compongono insieme alcuni brani sviluppando parallelamente una
grande amicizia. Tra il 1957 e il 1958 Gaber, Tenco, Jannacci. Tomelleri e
Reverberi partecipano a una tourne di Adriano Celentano in Germania.
Nel 1958 a 19 anni Gaber si diploma ragioniere. In estate compie un giro
di concerti nei locali genovesi, suonando in trio (chitarra, pianoforte,
basso), sperimentando per la prima volta le sue doti di cantante. In
autunno si iscrive allUniversit Bocconi di Milano.
Viene notato da Gianni Ricordi, che vuole portare la famosa casa editrice,
nel mondo della musica leggera. Dopo un provino incide un 45 giri con
due brani in italiano e due successi americani. Sulletichetta del disco si
legge per la prima volta il suo nome darte: Giorgio Gaber e la sua
Rolling Crew. La Crew non , in realt, la sua, ma un gruppo formato
da artisti rinomati sotto contratto con la Ricordi come Franco Cerri, il
celebre chitarrista gi citato, e Gianni Basso (1931-2009) al sax. Nel disco
si ascolta Ciao ti dir, firmata da Giorgio Calabrese e Gianfranco
Reverberi, che rappresenta uno dei primi brani rock in italiano. Questo
stesso disco frutter a Gaber unapparizione tv nel fortunato Il Musichiere
condotto da Mario Riva (1959).
Con Enzo Jannacci
Nella primavera del 1959 Gaber partecipa, con tutti i nuovi artisti del
momento tra cui Mina, Celentano e Little Tony a una serata rock al
Palazzo del Ghiaccio a Milano. Nello stesso anno forma con Enzo
Jannacci un duo buffo, I due Corsari, che debutta con il 45 giri
Ehi!/Stella. I Corsari, incidono altri 45 giri: Una fetta di limone (1960)

uno dei loro maggiori successi. Alla fine del 1959 Gaber si iscrive alla
Societ Italiana Autori ed Editori (SIAE) come melodista e paroliere.
Dopo questi primi 45 giri, Gaber nel 1960 raggiunge il suo primo grande
successo con il lento Non arrossire, scritto in coppia con Maria Monti,
alla quale in quel periodo era anche sentimentalmente legato. Con Non
arrossire partecipa alla Sei Giorni della Canzone. Nello stesso anno
appare La ballata del Cerutti (testo di Umberto Simonetta) che
decisamente la canzone pi conosciuta ancor oggi tra quelle del suo primo
periodo.
Lanno precedente, ha incontrato Sandro Luporini, pittore viareggino e
appassionato di letteratura, che diventer il coautore di tutto la sua
produzione musicale e teatrale pi significativa. Tra le prime canzoni
scritte insieme, Cos felice e Barbera e champagne, che una di
quelle entrate nei canzonieri giovanili. Negli anni 60 molte delle sue
canzoni sono su testi di Umberto Simonetta. Tra i molti successi come
Porta romana (1963), alcuni rammentano qualcosa di fine come Le
strade di notte (1961) con la quale Gigliola Cinquetti vince al Festival di
Castrocaro, prima di affermarsi a Sanremo1. A Sanremo Gaber partecipa
quattro volte dal 61 al 67. La canzone del 61 Benzina e cerini e lha
scritta ancora con Enzo Jannacci.
Il 12 aprile 1965 a Chiaravalle di Milano sposa Ombretta Colli. Un anno
dopo nasce la loro unica figlia, Dahlia Deborah, conosciuta semplicemente
come Dalia. Nel 1965 lascia la Ricordi per incidere con la Ri-Fi un album
intitolato Mina & Gaber. Nel 1966 ospite addirittura del 14 Festival
della Canzone Napoletana e si classifica secondo, in coppia con Aurelio
Fierro, cantando A Pizza. Suona e canta ancora con i Rocky Mountains
e contribuisce a lanciare il giovane Franco Battiato, con il quale scrive
Eppure sembra un uomo, che rappresenta uno dei tasselli per
ledificazione del suo Teatro Musica. Molti hanno dimenticato che era un
conduttore televisivo assai richiesto. Nel 68 fa la parte in tv di Idaho
Martin, un cantastorie, nella commedia western musicale Non cantare,
spara, animata dal Quartetto Cetra e cambia ancora etichetta discografica
passando alla Vedette.
1970: lanno della svolta

Una clip di rara finezza mostra in internet questa simpatica collaborazione con Gaber alla chitarra.

Ci sono alcuni segni premonitori che lasciano intravedere la svolta di


Giorgio Gaber che si pu fissare attorno al 1970. Assieme alle canzoni di
successo sue tipiche, quali Torpedo blu (1968), o addirittura delle
canzoncine divertenti come Snoopy contro il Barone Rosso (1967),
compaiono dei brani sullo stile di Come bella la citt (1969) che, pur
in maniera leggera, guardano apertamente alla situazione sociale. Non si
possono a questo punto dimenticare le frequentazioni passate con Dario
Fo, linteresse per Jacques Brel, la lettura dellAntologia di Spoon River
(che ispir anche De Andr) ecc. Nella stagione 1969-70, Gaber propone
un recital in molte citt italiane, esibendosi nel primo tempo, mentre Mina
compare nel secondo tempo. Circa dieci anni prima aveva fatto qualcosa
di simile con Maria Monti.
Nel 1970 esce lalbum Sexus et politica, realizzato con Antonio Virgilio
Savona del Quartetto Cetra in cui Gaber esegue canzoni su testi di autori
latini. Allapice della popolarit presenta il suo ultimo variet televisivo, E
noi qui, prima di dedicarsi completamente al palcoscenico teatrale, un po
per saturazione del gi fatto, un po per cogliere i segni dei tempi, un po
per avere il privilegio di non dover guadagnare una lira in pi di quella
necessaria per vivere.
Il primo titolo di quello che sar il Teatro Canzone Il signor G in cui
Gaber e Sandro Luporini nascondono se stessi, ma anche un personaggio,
non troppo ipotetico, in cui molti si possono identificare. Lo spettacolo
bench acerbo, spesso non consequenziale, con pochi tratti parlati, non
ebbe un successo clamoroso, ma fu appoggiato da Paolo Grassi e da Nina
Vinchi per il Piccolo Teatro. Il Piccolo Teatro di Giorgio Strehler si
interessava anche alla canzone e a spettacoli di genere misto. Il famoso
Milanin Milanon, con Tino Carraro e Milly, e con la partecipazione di
Enzo Jannacci, aveva debuttato nel dicembre 1962 ed era apparso anche in
lp.
Questa nuova tappa della carriera contrassegnata da una nuova etichetta,
la Carosello che, con poche eccezioni, lo accompagner da qui in avanti.
Il signor G.
Ripreso nella stagione successiva, con aggiunte o immissioni di brani
precedenti quali Come bella la citt, convince Gaber e Luporini a
continuare lesperienza con un ritmo biennale. La formula si costruisce e
perfeziona pian piano. Due tempi di dieci-dodici brani ciascuno, compresi

alcuni monologhi. Dallaccompagnamento con la sola chitarra ad


arrangiamenti sempre pi non tanto sofisticati (gli strumentisti sono
cinque o sei) quanto efficaci. Quelli di Polli di allevamento sono firmati
da Franco Battiato e Giusto Pio. Alcune canzoni passano da uno spettacolo
allaltro e, pur non potendosi considerare dei singoli, hanno una
efficacia propria: I borghesi, La Chiesa si rinnova, La libert,
Chiedo scusa se parlo di Maria, La nave, Buttare l qualcosa, C
solo la strada ecc. ecc. Gli spettacoli si intitolano: Dialogo tra un
impegnato e un non so (1972), Far finta di essere sani (1973), Anche per
oggi non si vola (1974), Libert obbligatoria (1976), Polli di allevamento
(1978), che costituiscono una prima parte di tutta lesperienza, che dopo
tre anni riprender con una consapevolezza maggiore. Come facile
immaginare, gli autori preferiscono Polli di allevamento, considerandolo
come un primo punto di arrivo ed espressione critica verso un processo di
omologazione e massificazione della persona che continuer ad essere
sempre pi evidente negli anni futuri2. I fruitori e una parte della critica
accorda invece una certa preferenza ad altri titoli.
Anche per oggi non si vola
Quelli che preferiscono Anche per oggi non si vola, titolo scelto da Sandro
Luporini per unespressione usata come tormentone da un giornalaio che
conosceva, possono accordare le loro preferenze anche per motivi curiosi.
A quel tempo gli spettacoli, che oggi troviamo contenuti in due cd, si
trovavano in due lp, ma anche nelle cassette musicali, molto pi comode
da duplicare, da prestare, da far girare. La seconda cassetta e seconda parte
di Anche per oggi non si vola, divenne un simpatico successo autonomo,
come se contenesse il meglio3, anche dal punto musicale e dei generi
diversificati, che Gaber avesse composto fino a quel momento: La nave
cio la metafore di una societ con le sue classi che tende a sbandare e ad
andare a fondo; Lanalisi, un monologo di uno stato confusionale; La
leggerezza, che ci vorrebbe per innalzarsi(con lespressione Anche per
oggi non si vola); La realt un uccello ovvero la difficolt di leggere
i segni dei tempi; la bellissima Buttare l qualcosa: evocazione di varie
manifestazioni di un genuino amore disinteressato; I gag-man, prosa sui
politici che non dicono nulla; La peste e le nere dittature omicide;
2
3

Cfr S. LUPORINI, Vi racconto Gaber, Milano, Mondadori, 2012, 131s


Della prima non si possono dimenticare i monologhi Angeleri Giuseppe e Giotto da Bondone.

Dove lho messa esprime la ricerca delle cose pi care; Chiedo scusa
se parlo di Maria, sotto forma di una canzone damore, un inno che
inneggia alla libert, alla rivoluzione, al contatto con la realt; C solo la
strada (perch in casa non si sentono le trombe del giudizio universale),
infine, che una marcia coinvolgente per tutti quelli che sperano di
cambiare un po il mondo.
Il teatro canzone
Lattivit discografica del cantautore milanese negli anni 80 e 90
caratterizzata soprattutto dalla pubblicazioni di registrazioni live4 di
spettacoli in formato di teatro-canzone, secondo quella modalit che
abbiamo visto sempre pi perfezionarsi, la cui caratteristica principale
costituita dallalternanza di intensi monologhi e canzoni arrangiate da
gruppi e collaboratori fidati e che riecheggiano atmosfere jazz e rock. I
titoli degli spettacoli che, dopo due anni di pausa, seguono Polli di
allevamento sono Io Se fossi Gaber (1984-85), Il teatro canzone di
Giorgio Gaber (1991-92), E pensare che cera il pensiero5 (1995-96) sono
itinerari che inchiodano le tante nevrosi, tipicamente italiane (Far finta
di essere sani), descrivono con sguardo impietoso i comportamenti dei
potenti (Gli omini), ironizzano, ma con amorevole comprensione, gli
atteggiamenti delle persone comuni (La paura), e rileggono con
profonda lucidit le nostalgie dei tempi passati (Qualcuno era
comunista).
Giorgio Gaber ritorna in studio di registrazione solamente nellultima fase
della sua vita, e i suoi ultimi lavori rappresentano lapice del suo pensiero,
che si spinge verso una antropologia complessa e sempre pi disincantata.
Il dubbio diviene elemento costante della sua scrittura, e pare mettere in
scacco luomo e il suo pensiero. Ma le composizioni di Gaber non
ricadono mai in un nichilismo6 o in una dimensione caotica dellesistenza:
uno sguardo ironico unito ad una tensione costante verso la fragilit
delluomo, sembra essere lunica certezza in grado di affrontare la storia e
il suo deserto esistenziale.
La mia generazione ha perso
4

Vedi anche i quattro doppi dvd di tutti i video che riguardano Giorgio Gaber a cura della fondazione che porta il suo
nome.
5
A questi titoli occorre aggiungere Anni affollati (1981-82) e Unidiozia conquistata a fatica (1997-2000).
6
Unantologia abbastanza esaustiva, spesso in forma di aforismi, Quando parla Gaber (Milano, Chiarelettere, 2011)
a cura di G. Harari.

La mia generazione ha perso (2001) album in studio uscito dopo ben 14


anni da Piccoli spostamenti del cuore e, sempre con la collaborazione di
Sandro Luporini, contiene canzoni nuove e alcune scritte in passato. Il
titolo sottolinea una dimensione esistenziale e politica: Gaber, che ha
vissuto nella musica e nella poetica le profonde lotte del 68, abbracciando
unideologia ben definita, sembra gettare la spugna davanti alla realt,
allincedere di una storia che contraddice costantemente i valori e le
conquiste acquisite. Attraverso il titolo Gaber sembra dire che la
generazione, alla quale appartenuto e con la quale ha affrontato la
quotidianit dellesistenza, non stata capace di gestire - e soprattutto
trasmettere - quei valori fondamentali di libert e di uguaglianza. La
responsabilit non ricade solamente sugli altri, come viene enfatizzato
dallaggettivo possessivo mia, che mette in evidenza la propria
appartenenza alla generazione contestata.
La canzone La mia generazione ha perso un incalzante descrizione di
incomprensioni storiche e sociali, un racconto di disillusione e sconfitte; il
brano d un verdetto inappellabile su un periodo storico e su un
movimento di classe molto preciso. Tuttavia Gaber, con ostinata coerenza,
non ricade in atteggiamenti nostalgici di tempi passati, assumendo la resa
di fronte ad una realt che non pi comprensibile.
Anche il concetto di libert, a cui Gaber dedica diversi brani durante la sua
vita, diviene ambiguo, evanescente, come viene enunciato nella canzone
Si pu, in cui le molteplici libert acquisite concorrono a produrre una
vertigine di onnipotenza.
La libert di un potere sfrenato, il desiderio di una emancipazione radicale,
la corsa infinita per una autodefinizione del proprio destino allinterno di
una serie di miserie tipicamente umane conduce luomo ad allontanarsi
dalla propria umanit. La realt, in tal modo, costringe luomo a condurre
unesistenza finalizzata a raggiungere una libert obbligatoria, che si
rivela essere una dittatura imposta dal mercato. Il brano si conclude con
una domanda paradossale, che pone in questione il concetto stesso di
libert: Ma come, con tutte le libert che avete, volete anche la libert di
pensare?. La risposta, che chiude la canzone, costituita dalla ripetizione
di due vocaboli cari al lessico di Gaber, utopia /libert, che lasciano cos
in sospeso uneventuale risposta definitiva.
Unaltra aspra critica alla societ costituita dal brano Il conformista,
che descrive una nuova categoria umana che non ha n unidentit propria,

n un pensiero definito ma, in maniera camaleontica, si confonde e si


adegua allambiente in cui vive. Lopinione prende il posto delle idee,
lopposto diviene uguale, la maggioranza ingloba lindividualit, cos da
destrutturare la bellezza del pensiero e dellargomentazione. Il comico
Antonio Albanese7, qualche anno pi tardi, attraverso la creazione dei
personaggi gli ottimisti, far eco proprio a questa canzone.
In questo periodo storico in cui sembrano non esserci limiti e confini,
Gaber prova a ridefinire il concetto di ideologia mediante la canzone
Destra e sinistra. Il cantante milanese, attraverso una pungente ironia,
riprende una serie di luoghi comuni, che nel tempo si sono radicati nelle
differenti ideologie, conducendo lascoltatore verso la presa di coscienza,
che lideologia stessa rimane parte costitutiva dellessere umano. Gaber
canta: Ideologia malgrado tutto credo ancora che ci sia, il continuare ad
affermare un pensiero e il suo perch, con la scusa di un contrasto che non
c, se c, chiss dov. Lesistenza delluomo sembra sia definita
dallideologia, che nella contemporaneit, non si esplica pi attraverso la
contrapposizione destra-sinistra, ma in forme forse non ancora
storicizzate, dai contorni ancora velati e non interiorizzati.
Io non mi sento italiano
Lultimo album di Gaber, uscito postumo, dal titolo lapidario Io non mi
sento italiano in stretta relazione al cammino gi intrapreso con La
mia generazione ha perso. Contiene sei brani inediti Il tutto falso,
Non insegnate ai bambini, Io non mi sento italiano, I mostri che
abbiamo dentro, Il corrotto e La parola io i cui titoli esprimono
una caratterizzazione ben definita del pensiero dellautore; il tema che lega
le canzoni sembra essere la fatica a comprendere una societ che si sta
distaccando da quelle istanze che rendono luomo mistero e bellezza. Nel
brano che d il titolo allintero album, anche listituzione, nella figura del
Presidente della Repubblica, diviene vuoto contenitore di principi e
simbolo di un profondo iato tra cittadino e patria.
Non tuttavia lultima parola: esiste una piccola fiammella che resiste nel
cuore del cantautore che lo lega ancora alla patria, alla storia, alle radici
pi nobili dellItalia come dimostra anche lultimo ritornello in cui viene
ribadita lappartenenza al paese: Io non mi sento italiano, ma per fortuna
7

Una vasta antologia in tre cd o due dvd raccoglie, alla fine del 2012 gli omaggi, che circa 60 artisti, molto diversi tra
loro, hanno reso a Gaber rivisitando molte sue canzoni. La pubblicazione intitolata Per Gaber io ci sono ed edita
dalla Sony.

o purtroppo lo sono./ Io non mi sento italiano, ma per fortuna... per fortuna


lo sono.
un album, dunque, dalle tinte forti, come dimostra anche il brano Non
insegnate ai bambini, una accusa di fallimento esistenziale nei riguardi
degli adulti, ormai incatenati ad ideologie e morali anacronistiche. Lunica
speranza sembra esser la libert dellincertezza, la fragilit di una scelta
intima e personale; Gaber afferma che lesistenza non pu essere
insegnata, forse la si pu suggerire stando accanto allaltro, ma se proprio
volete, insegnate soltanto la magia della vita, ma con pudore e
discrezione: coltivate voi stessi il cuore e la mente, stategli sempre vicini,
date fiducia allamore, il resto niente.
Il pensiero dellultimo Gaber abbraccia la totalit del fallimento di una
generazione che non riuscita a portare a termine il proprio progetto di
vita, ma anche una consapevolezza che il senso pi profondo delluomo si
spinge oltre il fallimento, andando oltre la storia stessa.