Sei sulla pagina 1di 4

Breviarium ab urbe condita - Libro II

http://www.studiaremeglio.it/Latino/10003.php

Breviarium ab urbe condita - Libro II


Testo originale
Cap.1
Anno trecentesimo sexagesimo quinto ab urbe
condita, post captam autem primo, dignitates
mutatae sunt, et pro duobus consulibus facti
tribuni militares consulari potestate. Hinc iam
coepit Romana res crescere. Nam Camillus eo
anno Volscorum civitatem, quae per septuaginta
annos bellum gesserat, vicit et Aequorum urbem
et Sutrinorum atque omnibus deletis earundem
exercitibus occupavit et tres simul triumphos
egit.

Traduzione
Cap.1
Nell'anno 365 dalla fondazione della citt, il
primo dopo la presa di Veio, le cariche vennero
cambiate, e al posto dei due consoli vennero
eletti dei tribuni militari con potest consolare. A
partire da questo punto la potenza Romana inizi
a crescere. Infatti in quell'anno Camillo sconfisse
il popolo dei Volsci, che aveva portato guerra per
settant'anni, occup con gli eserciti le citt degli
Equi e dei Sutrini e annient tutti gli abitanti
delle medesime, e riport insieme tre trionfi.

Cap.2
T. etiam Quintius Cincinnatus Praenestinos, qui
usque ad urbis Romae portas cum bello venerant,
persecutus ad flumen Alliam vicit, octo civitates,
quae sub ipsis agebant, Romanis adiunxit, ipsum
Praeneste adgressus in deditionem accepit. Quae
omnia ab eo gesta sunt viginti diebus,
triumphusque ipsi decretus.

Cap.2
Anche T. Quinto Cincinnato, inseguiti a lungo,
sconfisse presso il fiume Allia i Presentini, che
avevano portato la guerra fino alle porte della
citt di Roma, annesse ai Romani otto
popolazioni, che agivano alle dipendenze di essi
stessi, avvicinatosi accett la resa della stessa
Preneste. Comp tutte queste imprese in venti
giorni, e per lui stesso venne decretato il trionfo.

Cap.3
Verum dignitas tribunorum militarium non diu
perseveravit. Nam post aliquantum nullos placuit
fieri et quadriennium in urbe ita fluxit, ut
potestates
ibi
maiores
non
essent.
Praesumpserunt tamen tribuni militares consulari
potestate iterum dignitatem et triennio
perseveraverunt. Rursus consules facti.

Cap.3
Tuttavia la carica dei tribuni militari non dur a
lungo. Difatti dopo alquanto tempo si decise che
nessuno fosse eletto ed in questo modo in citt
trascorse un quadriennio, affinch l non vi
fossero cariche pi importanti. I tribuni militari
tuttavia si arrogarono per la seconda volta la
carica con la potest consolare e continuarono
per un triennio. I consoli vennero eletti di nuovo.

Cap.4
L. Genucio et Q. Servilio consulibus mortuus est
Camillus. Honor ei post Romulum secundus Cap.4
delatus est.
Sotto il consolato di L. Genucio e Q. Servilio
Camillo mor. Gli fu concesso un tributo secondo
solo a quello per Romolo.
Cap.5
T. Quintius dictator adversus Gallos, qui ad
Italiam venerant, missus est. Hi ab urbe quarto Cap.5
miliario trans Anienem fluvium consederant. Ibi Il dittatore T. Quinto venne inviato contro i Galli,
nobilissimus de senatoribus iuvenis L. Manlius che erano giunti in Italia. Questi si erano
provocantem Gallum ad singulare certamen accampati oltre il fiume Aniene a quattro miglia
progressus occidit, et sublato torque aureo dalla citt. Il pi nobile dei senatori, il giovane L.
colloque suo inposito in perpetuum Torquati et Manlio, dopo essere avanzato uccise un Gallo
sibi et posteris cognomen accepit. Galli fugati che lo aveva sfidato ad un singolar tenzone, e
sunt, mox per C. Sulpicium dictatorem etiam dopo avergli strappato la collana e averla messa
victi. Non multo post a C. Marcio Tusci victi al suo collo, prese per sempre il soprannome di

1 of 4

26/01/2017 02:05

Breviarium ab urbe condita - Libro II

http://www.studiaremeglio.it/Latino/10003.php

sunt et octo milia captivorum ex his in Torquato per s e per i suoi discendenti. I Galli
triumphum ducta.
furono messi in fuga e ben presto anche vinti
grazie al dittatore C. Sulpicio. Non molto tempo
dopo gli Etruschi furono sconfitti da C. Marcio e,
di questi, ottomila prigionieri furono fatti sfilare
nel corteo trionfale.
Cap.8
Iam Romani potentes esse coeperunt. Bellum
enim in centesimo et tricesimo fere miliario ab
urbe apud Samnitas gerebatur, qui medii sunt
inter Picenum, Campaniam et Apuliam. L.
Papirius Cursor cum honore dictatoris ad id
bellum profectus est. Qui cum Romam rediret,
Q. Fabio Maximo, magistro equitum, quem apud
exercitum reliquit, praecepit, ne se absente
pugnaret. Ille occasione reperta felicissime
dimicavit et Samnitas delevit. Ob quam rem a
dictatore capitis damnatus, quod se vetante
pugnasset, ingenti favore militum et populi
liberatus est tanta Papirio seditione commota, ut
paene ipse interficeretur.
Cap.9
Postea Samnites Romanos T. Veturio et Sp.
Postumio consulibus ingenti dedecore vicerunt et
sub iugum miserunt. Pax tamen a senatu et
populo soluta est, quae cum ipsis propter
necessitatem facta fuerat. Postea Samnites victi
sunt a L. Papirio consule, septem milia eorum
sub iugum missa. Papirius primus de Samnitibus
triumphavit. Eo tempore Ap. Claudius censor
aquam Claudiam induxit et viam Appiam stravit.
Samnites reparato bello Q. Fabium Maximum
vicerunt tribus milibus hominum occisis. Postea,
cum pater ei Fabius Maximus legatus datus
fuisset, et Samnitas vicit et plurima ipsorum
oppida cepit. Deinde P. Cornelius Rufinus M.
Curius Dentatus, ambo consules, contra
Samnitas missi ingentibus proeliis eos confecere.
Tum bellum cum Samnitibus per annos
quadraginta novem actum sustulerunt. Neque
ullus hostis fuit intra Italiam, qui Romanam
virtutem magis fatigaverit.

Cap.11
Eodem tempore Tarentinis, qui iam in ultima
Italia sunt, bellum indictum est, quia legatis
Romanorum iniuriam fecissent. Hi Pyrrum, Epiri

2 of 4

Cap.8
A questo punto i Romani cominciarono ad essere
potenti. Infatti 113 miglia circa dalla citt si
conduceva una guerra presso i Sanniti, che si
trovavano al centro tra Piceno, Campania,e
Puglia. L.Papino Cursore con la carica di
dittatore part per quela uerra. Ritornando questi
a Roma ordin a Q.Fabio Massimo, comandante
della cavalleria, che lasci vicino all'esercito, di
non combattere in sua assenza. Egli, trovata
l'occasione, lott con esito positivo e anniento i
Sanniti. Per ci egli venne condannato a morte
dal dittatore poich egli aveva combattuto
nonostante il suo divieto, egli fu liberato dal
grande favore dei soldati e del popolo, essendo
scoppiata una rivolta contro Papirio cos grande
che per poco non venne ucciso.
Cap.9
Poi i Sanniti essendo consoli T. Veturio e Sp.
Postumio vinsero i Romani con somma vergogna
e li mandarono sotto il giogo. Tuttavia dal senato
e dal popolo fu rotta la pace che con quelli era
stata fatta per necessit. Poi i Sanniti furono vinti
dal console L. Papirio e settemila ne furono
mandati sotto il giogo. Papirio per primo celebr
il trionfo sui Sanniti. In quel tempo il censore
Ap. Claudio condusse l'acqua Claudia e selci la
via Appia. I Sanniti, rinnovata la querra, vinsero
Q. Fabio Massimo facendo a pezzi tremila
uomini. Poi essendogli stato dato come
luogotenente il padre Fabio Massimo, e vinse i
Sanniti e prese la maggior parte delle loro citt.
Quindi P. Cornelio Rufino, M. Curio Dentato,
ambedue consoli, mandati contro i Sanniti, in
grandi battaglie li finirono. Allora terminarono la
guerra coi Sanniti durata quaranta nove anni. N
alcun nemico ci fu entro l'Italia, che
maggiormente mettesse alla prova la virt
Romana.
Cap.11
Nel medesimo tempo fu dichiarata guerra contro
i Tarentini, che si trovano nell'estremit
dell'Italia, poich avevano recato offesa agli

26/01/2017 02:05

Breviarium ab urbe condita - Libro II

3 of 4

http://www.studiaremeglio.it/Latino/10003.php

ambasciatori romani. Questi chiesero aiuto


contro i Romani a Pirro, re dell'Epiro il quale
traeva origine dalla stirpe di Achille. Egli venne
subito in Italia e allora i Romani cobatterono per
la prima volta con un nemico d'oltremare. Inviato
contro di lui il console P.Valerio Levino, che
avendo catturato gli ambasciatori di Pirro, ordin
che
venissero
condotti
attraverso
l'accampamento, che venisse mostrato loro tutto
l'esercito e poi che venissero congedati affinch
riferissero a Pirro tutto quello che facevano i
Romani. Attaccata ben presto battaglia, mentre
ormai Pirro fuggiva, vinse con l'aiuto degli
elefanti dei quali ebbero paura i Romani perch
sconosciuti. Ma la notte pose fine al
combattimento, tuttavia Levino fugg durante la
notte, Pirro cattur milleottocento Romani, li
tratt con sommo onore e seppell gli uccisi.
Avendo visto questi giacere anche da morti con
la ferita sul petto e con il volto minaccioso si
Cap.12
Postea Pyrrus, coniunctis sibi Samnitibus, dice che abbia levato le mani al cielo dicendo
Lucanis, Brittiis, Romam perrexit, omnia ferro che avrebbe potuto essere padrone di tutto il
ignique vastavit, Campaniam populatus est atque mondo se gli fossero toccati in sorte tali soldati.
ad Praeneste venit, miliario ab urbe octavo
decimo. Mox terrore exercitus, qui eum cum Cap.12
consule sequebatur, in Campaniam se recepit. Poi Pirro uniti a s i Sanniti, i Lucani e i Bruzi, si
Legati ad Pyrrum de redimendis captivis missi diresse verso Roma e mise tutto a ferro e a
ab eo honorifice suscepti sunt. Captivos sine fuoco, saccheggi la Campania e giunse nei
pretio Romam misit. Unum ex legatis pressi di Preneste a diciotto miglia da Roma. Ben
Romanorum, Fabricium, sic admiratus, cum eum presto, per terrore dell'esercito che lo seguiva
pauperem esse cognovisset, ut quarta parte regni con il console, si rifugi in Campania. Gli
promissa sollicitare voluerit, ut ad se transiret, ambasciatori mandati da Pirro per trattare il
contemptusque est a Fabricio. Quare cum Pyrrus riscatto dei prigionieri furono accolti da lui
Romanorum ingenti admiratione teneretur, onorevolmente. Mand a Roma i prigionieri
legatum misit, qui pacem aequis condicionibus senza riscatto. Ammir uno degli ambasciatori
peteret, praecipuum virum, Cineam nomine, ita romani Fabrizio, cos che, essendo venuto a
ut Pyrrus partem Italiae, quam iam armis sapere che egli era povero, volle indurlo con la
promessa della quarta parte del regno a passare
occupaverat, obtineret.
dalla sua parte ma fu disprezzato da Fabrizio.
Perci, essendo Pirro preso da grande
Cap.13
Pax displicuit remandatumque Pyrro est a senatu ammirazione per i Romani, invi come
eum cum Romanis, nisi ex Italia recessisset, ambasciatore per chiedere la pace a condizione
pacem habere non posse. Tum Romani iusserunt eque, un uomo insigne di nome Cinea, cos che
captivos omnes, quos Pyrrus reddiderat, infames Pirro conservasse la parte d'Italia che aveva gi
haberi, quod armati capi potuissent, nec ante eos occupato con le armi.
ad veterem statum reverti, quam si binorum
hostium occisorum spolia retulissent. Ita legatus Cap.13
Pyrri reversus est. A quo cum quaereret Pyrrus, La pace non fu ratificata e fu risposto a Pirro dal
qualem Romam comperisset, Cineas dixit regum Senato con i Romani che egli non poteva trattare
se patriam vidisse; scilicet tales illic fere omnes la pace se non se ne fosse andato dall'Italia.
esse, qualis unus Pyrrus apud Epirum et reliquam Allora i Romani ordinarono che tutti i prigionieri
regem, contra Romanos in auxilium poposcerunt,
qui ex genere Achillis originem trahebat. Is mox
ad Italiam venit, tumque primum Romani cum
transmarino hoste dimicaverunt. Missus est
contra eum consul P. Valerius Laevinus, qui cum
exploratores Pyrri cepisset, iussit eos per castra
duci, ostendi omnem exercitum tumque dimitti,
ut renuntiarent Pyrro quaecumque a Romanis
agerentur. Commissa mox pugna, cum iam
Pyrrus fugeret, elephantorum auxilio vicit, quos
incognitos Romani expaverunt. Sed nox proelio
finem dedit; Laevinus tamen per noctem fugit,
Pyrrus Romanos mille octingentos cepit et eos
summo honore tractavit, occisos sepelivit. Quos
cum adverso vulnere et truci vultu etiam mortuos
iacere vidisset, tulisse ad caelum manus dicitur
cum hac voce: se totius orbis dominum esse
potuisse, si tales sibi milites contigissent.

26/01/2017 02:05

Breviarium ab urbe condita - Libro II

Graeciam putaretur. Missi sunt contra Pyrrum


duces P. Sulpicius et Decius Mus consules.
Certamine commisso Pyrrus vulneratus est,
elephanti interfecti, viginti milia caesa hostium,
et ex Romanis tantum quinque milia; Pyrrus
Tarentum fugatus.

che Pirro aveva restituito fossero ritenuti


disonorati perch si erano lasciati prendere con
le armi in mano e che non potessero ritornare
alla condizione precedente se prima non avessero
restituito ciascuno le spoglie di due nemici
uccisi. Cos il legato di Pirro ritorn.
Chiedendogli Pirro in quali condizioni avesse
trovato Roma, Cinea disse di aver visto la patria
dei re e cio che l quasi tutti erano tali quale il
solo Pirro era ritenuto nell'Epiro e nella restante
Grecia. Furono inviati contro Pirro come
comandanti i consoli Sulpicio e Decio Mure.
Intrapreso il combattimento Pirro fu colpito, gli
elefanti furono uccisi, furono massacrati
ventimila nemici e tra i Romani soltanto
cinquemila. Pirro fu messo in fuga a Taranto.

Cap.19
Insequenti anno Valerio Marco et Otacilio Crasso
consulibus in Sicilia a Romanis res magnae
gestae sunt. Tauromenitani, Catinenses et
praeterea quinquaginta civitates in fidem
acceptae. Tertio anno in Sicilia contra Hieronem,
regem Siculorum, bellum paratum est. Is cum
omni nobilitate Syracusanorum pacem a
Romanis impetravit deditque argenti ducenta
talenta. Afri in Sicilia victi sunt et de his secundo
Romae triumphatum est.

Cap.19
Non ancora disponibile

Cap.20
Quinto anno Punici belli, quod contra Afros
gerebatur, primum Romani C. Duillio et Cn.
Cornelio Asina consulibus in mari dimicaverunt
paratis navibus rostratis, quas Liburnas vocant.
Consul Cornelius fraude deceptus est. Duillius
commisso proelio Carthaginiensium ducem vicit,
triginta et unam naves cepit, quattuordecim
mersit, septem milia hostium cepit, tria milia
occidit. Neque ulla victoria Romanis gratior fuit,
quod invicti terra iam etiam mari plurimum
possent. C. Aquilio Floro L. Scipione consulibus
Scipio Corsicam et Sardiniam vastavit, multa
milia inde captivorum adduxit, triumphum egit.

4 of 4

http://www.studiaremeglio.it/Latino/10003.php

Cap.20
Nel quint'anno della prima guerra che si faceva
contro gli Africani, essendo consoli C. Duilio e
Cn. Cornelio Asina, per la prima volta i Romani
combatterono per mare apprestando le navi
rostrate che chiamano Liburne.
Il console Cornelio fu sorpreso in un agguato.
Duilio, attaccata battaglia, vinse il duce
Cartaginese, prese trentuna nave, ne affond
quattordici, cattur settemila nemici, tremila ne
uccise. N alcuna vittoria fu pi grata ai Romani,
giacch inviti in terra ormai avevano pure gran
potenza sul mare.
Essendo consoli C. Aquilio Floro e L. Scipione,
Scipione devast la Corsica e la Sardegna, ne
trasse molte migliaia di prigionieri, celebr il
trionfo.

26/01/2017 02:05