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BENEDETTOXVI

GLIAMICI DIGES
Introduzione di Julin Carrn

Licenza edgt-77-108027-216832 rilasciata il 23 aprile 2016 a


Magda Cruz - mcruzgomez@gmail.com - 23/04/2016

BENEDETTOXVI

GLIAMICI
DIGES
Brani dalle Udienze generali del Santo Padre
dedicate ai dodici Apostoli e a san Paolo

I testi presenti in questa pubblicazione


sono brani tratti dalle
Udienze generali di Benedetto XVI
dedicate agli Apostoli e a san Paolo.
Copyright 2010 - Libreria Editrice Vaticana
per i testi di Benedetto XVI
Copyright - Fraternit di Comunione e Liberazione
per il testo di Julin Carrn
Copyright 2013 - Piccola Casa Editrice
per la presente pubblicazione

Copyright 2010 - Libreria Editrice Vaticana

Introduzione di Julin Carrn


Illustrazioni di Franco Vignazia

Direttore editoriale: Davide Cestari


Coordinamento: Lorenzo Murnigotti
Via del Tecchione, 36
Sesto Ulteriano, San Giuliano Mil. (Mi)
Tel. + 39 02 98287410
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Un incontro che cambia la vita

Venite a vedere
di Julin Carrn

un piccolo gruppo di uomini che un giorno,


duemila anni fa, incontr un giovane che camminava per le strade della Galilea, in Medio
Oriente. Ognuno aveva il proprio lavoro e la
propria famiglia, ma ci fu un istante in cui
tutta la loro vita cambi. Si chiamavano Andrea e Giovanni, Pietro, Matteo, Tommaso Erano dodici e noi oggi
li conosciamo come gli apostoli. Uno di loro, poi, lo trad e al suo posto fu scelto Mattia.
A quellepoca a Gerusalemme tutti sapevano che erano gli amici
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Introduzione

Venite a vedere

di Ges. Li vedevano andare di villaggio in villaggio, seguendo sempre


il loro Maestro in tutto quello che faceva.

primi compagni di Cristo, come Lo incontrarono e come furono conquistati da Lui fino a decidere di non abbandonarLo mai pi.
Il Papa ci porta indietro di duemila anni e ci fa diventare testimoni
di ci che Ges disse e fece con quegli uomini: ci fa trovare sulla riva
del fiume Giordano insieme a Giovanni il Battista che battezza Ges,
quando Andrea e Giovanni gli chiedono dove sta di casa e si sentono
rispondere: Venite a vedere. Oppure ci trasporta in un mattino di
primavera, sulle sponde del lago di Tiberiade, dove Ges domanda a
Pietro: Mi ami tu?, e ci fa ascoltare la sua risposta, ripetuta per tre
volte: Signore, tu sai tutto, tu sai che ti voglio bene.

Ad essi va aggiunto Paolo. Il suo incontro avvenne in un modo


molto strano: mentre viaggiava verso la citt di Damasco, sent la voce
di Ges che gli domandava: Perch mi perseguiti?. Ne fu cos colpito
che cadde da cavallo; da quel momento la sua vita cambi totalmente
e da persecutore dei cristiani divenne il pi grande testimone di Ges.
Viaggi tantissimo per raccontare a tutti quello che gli era accaduto.
Benedetto XVI il successore di Pietro, al quale Ges ha dato il
compito di guidare la Chiesa come primo Papa. Questo libro illustrato
raccoglie alcuni brani dei suoi incontri del mercoled a Roma coi pellegrini, che si chiamano Udienze generali, dedicate ai dodici Apo-stoli
e a san Paolo.
Il Papa ci prende per mano e ci accompagna a scoprire chi erano i

Dice Benedetto XVI parlando di Giovanni, il discepolo pi giovane


e il prediletto, quello che nellUltima Cena ha il capo appoggiato sul
petto di Ges: Il Signore ci aiuti a metterci alla scuola di Giovanni cos
da sentirci amati da Cristo fino alla fine e spendere la vita per Lui.

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Julin Carrn

PIETRO

ietro il personaggio pi noto: viene menzionato 154 volte


con il nome di Ptros, pietra, roccia. Figlio di Giovanni, era
di Betsaida, una cittadina a
oriente del mare di Galilea.
Anchegli, come il fratello
Andrea, era pescatore. Con
la famiglia di Zebedeo, padre di Giacomo
e Giovanni, conduceva una piccola azienda
di pesca sul lago di Genezaret.
Doveva perci godere di una certa agiatezza economica ed era animato da un sincero interesse religioso, da un desiderio di Dio che lo spinse a recarsi con il fratello in Giudea per seguire la
predicazione di Giovanni il Battista. Era un ebreo credente e osservante.
Appare nei Vangeli con un carattere deciso e impulsivo. Al tempo
stesso, a volte anche ingenuo e pauroso, e tuttavia onesto, fino al pentimento pi sincero.
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Benedetto XVI | Gli amici di Ges | Pietro

Pietro ha seguito Ges con slancio, abbandonandosi a Lui. Viene tuttavia il momento in cui anche lui cede alla paura e cade: tradisce il Maestro. Anche Pietro deve imparare a essere debole e bisognoso di perdono.
In un mattino di primavera, sulle sponde del lago di Tiberiade, Ges
domanda a Pietro: Mi ami tu con questo amore totale e incondizionato? Prima dellesperienza del tradimento lApostolo avrebbe certamente detto: Ti amo incondizionatamente. Ora che ha conosciuto
lamara tristezza dellinfedelt, il dramma della propria debolezza, dice
con umilt: Signore, ti voglio bene, cio ti amo del mio povero amore
umano. Cristo insiste: Simone, mi ami tu con questo amore totale che
io voglio?. E Pietro ripete la risposta del suo umile amore umano,
Signore, ti voglio bene come so voler bene. Alla terza volta Ges dice:
Mi vuoi bene?. Pietro comprende che a Ges basta il suo povero
amore e gli risponde: Signore, tu sai tutto, tu sai che ti voglio bene.
Da quel giorno Pietro ha seguito il Maestro con la precisa consapevolezza della propria fragilit; ma questa consapevolezza non lha scoraggiato. Egli sapeva infatti di poter contare sulla presenza accanto a
s del Risorto.
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ANDREA

antAndrea era fratello di Pietro. La prima caratteristica


che colpisce in Andrea il nome: non ebraico, ma greco,
segno non trascurabile di una certa apertura culturale della
sua famiglia. Egli godeva sicuramente di grande prestigio
allinterno delle prime comunit cristiane. In un primo
momento, Andrea era discepolo di Giovanni Battista; e
questo ci mostra che era un
uomo che cercava, che condivideva la speranza di Israele,
che voleva conoscere pi da
vicino la parola del Signore,
la realt del Signore presente.
Era veramente un uomo di
fede e di speranza; e da Giovanni Battista un giorno sent
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Benedetto XVI | Gli amici di Ges | Andrea

proclamare Ges come lagnello di Dio; egli


allora si mosse e, insieme a un altro discepolo,
segu Ges: essi videro dove dimorava e quel
giorno dimorarono presso di Lui. Andrea fu
il primo degli Apostoli a essere chiamato a seguire Ges.
Lapostolo Andrea ci insegna a seguire Ges
con prontezza, a parlare con entusiasmo di Lui
a quanti incontriamo, e soprattutto a coltivare
con Lui un rapporto di vera familiarit, ben
coscienti che solo in Lui possiamo trovare il
senso ultimo della nostra vita.

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GIACOMO
il Maggiore

iacomo fratello di Giovanni. Insieme con Pietro e


Giovanni ha potuto partecipare al momento dellagonia di Ges nellOrto del Getsemani e allevento della Trasfigurazione di Ges. Si tratta di
situazioni molto diverse luna dallaltra: in un caso,
Giacomo con gli altri due Apostoli sperimenta la
gloria del Signore; nellaltro si trova di fronte alla sofferenza e allumiliazione, vede con i propri occhi come il Figlio di Dio si umilia facendosi obbediente fino alla morte.
Secondo una tradizione il suo corpo sarebbe stato trasportato in
Spagna, nella citt di Santiago di Compostela. Quel luogo divenne
oggetto di grande venerazione ed tuttora meta di numerosi pellegrinaggi.
cos che si spiega la rappresentazione iconografica di san Giacomo
con in mano il bastone del pellegrino e il rotolo del Vangelo, caratte14

Benedetto XVI | Gli amici di Ges | Giacomo il Maggiore

GIOVANNI

ristiche dellapostolo itinerante e dedito allannuncio


della buona notizia.
Da san Giacomo, dunque,
possiamo imparare molte cose: la
prontezza ad accogliere la chiamata del Signore anche quando ci
chiede di lasciare la barca delle nostre sicurezze umane, lentusiasmo nel
seguirlo sulle strade che Egli ci indica
al di l di ogni nostra illusoria presunzione, la disponibilit a testimoniarlo
con coraggio, se necessario, fino al sacrificio supremo della vita.
Cos Giacomo il Maggiore si pone
davanti a noi come esempio eloquente
di generosa adesione a Cristo.

iovanni figlio di Zebedeo e fratello di Giacomo.


Il suo nome significa il Signore ha fatto la grazia.
Stava riassettando le reti sulla sponda del lago di
Tiberiade, quando Ges lo chiam insieme al fratello. Giovanni fa sempre parte del gruppo ristretto,
che Ges prende con
s in determinate occasioni. Gli accanto
sul Monte degli Ulivi, gli vicino quando
nellOrto del Getsemani si ritira per pregare il Padre prima della Passione. Poco
prima della Pasqua, quando Ges sceglie
due discepoli per mandarli a preparare la
sala per la Cena, a lui e a Pietro affida tale
compito. Allinterno della Chiesa di Gerusalemme, Giovanni occup un posto di
rilievo nella conduzione del primo rag-

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Benedetto XVI | Gli amici di Ges | Giovanni

gruppamento dei cristiani. Paolo lo annovera tra quelli che chiama le colonne di questa comunit. Secondo la tradizione, Giovanni il discepolo prediletto, che poggia il capo sul petto del Maestro durante lUltima
Cena, si trova ai piedi della Croce insieme alla Madre di Ges ed infine
testimone sia della Tomba vuota che della stessa presenza del Risorto.
Il Signore desidera fare di ciascuno di noi un discepolo che vive

una personale amicizia con Lui. Per realizzare questo bisogna vivere con
Lui e come Lui. Ci possibile soltanto nel contesto di un rapporto di
grande familiarit.
Il Signore ci aiuti a metterci alla scuola di Giovanni per imparare
la grande lezione dellamore cos da sentirci amati da Cristo fino alla
fine e spendere la propria vita per Lui.
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TOMMASO

l nome Tommaso deriva da una radice ebraica che significa


appaiato, gemello. Notissima la scena di Tommaso incredulo, avvenuta otto giorni dopo la Pasqua. In un primo
tempo, egli non aveva creduto a Ges apparso in sua assenza.
Otto giorni dopo Ges ricompare in mezzo ai suoi discepoli,
e questa volta Tommaso presente. E Ges lo interpella:
Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la mano e mettila
nel mio costato; e non essere pi incredulo, ma credente. Tommaso
reagisce con la pi splendida professione di fede di tutto il Nuovo Testamento: Mio Signore e mio Dio!.
Il caso dellapostolo Tommaso importante per noi per almeno tre
motivi: primo, perch ci conforta nelle nostre insicurezze; secondo, perch ci dimostra che ogni dubbio pu approdare a un esito luminoso
oltre ogni incertezza; e, infine, perch le parole rivolte a lui da Ges ci
ricordano il vero senso della fede matura e ci incoraggiano a proseguire,
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Benedetto XVI | Gli amici di Ges | Tommaso

MATTEO
nonostante la difficolt, sul nostro cammino di adesione a Lui. Tommaso evangelizz prima la Siria e la Persia, poi si spinse fino allIndia occidentale, da dove infine raggiunse anche lIndia meridionale.

l suo nome ebraico significa dono di Dio. Il primo Vangelo,


che va sotto il suo nome, ce lo presenta nellelenco dei Dodici
con una qualifica ben precisa: il pubblicano. In questo
modo egli viene identificato con luomo seduto al banco delle
imposte, che Ges chiama alla propria sequela: Andando via
di l, Ges vide un uomo seduto al banco delle imposte, chiamato Matteo, e gli disse: Seguimi!.Ed egli si alz e lo segu. Anche
Marco e Luca raccontano la chiamata delluomo seduto al banco delle
imposte, ma lo chiamano Levi.
Ges accoglie nel gruppo dei suoi intimi un uomo che, secondo le concezioni
in voga nellIsraele del tempo, era considerato un pubblico peccatore. Matteo, infatti, maneggiava denaro ritenuto impuro
a motivo della sua provenienza da gente
estranea al popolo di Dio.
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Benedetto XVI | Gli amici di Ges | Matteo

Ges non esclude nessuno dalla propria amicizia. Anzi, proprio mentre si trova a tavola in casa di Matteo-Levi, in risposta a chi esprimeva
scandalo per il fatto che egli frequentava compagnie poco raccomandabili, pronuncia limportante dichiarazione: Non sono i sani che hanno
bisogno del medico, ma i malati: non sono venuto a chiamare i giusti ma
i peccatori.
Unaltra riflessione, che proviene dal racconto evangelico, che alla chiamata di Ges, Matteo risponde allistante: Egli si alz e lo segu. La stringatezza della frase mette chiaramente in evidenza la prontezza di Matteo nel
rispondere alla chiamata. Ci significava per lui labbandono di ogni cosa, soprattutto di ci che gli garantiva un guadagno sicuro.
Anche oggi non ammissibile lattaccamento a cose incompatibili con
la sequela di Ges, come il caso delle ricchezze disoneste. Una volta Egli
ebbe a dire senza mezzi termini: Se vuoi essere perfetto, va, vendi quello
che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel regno dei cieli; poi vieni
e seguimi. proprio ci che fece Matteo: si alz e lo segu! Ascoltiamo
questo messaggio di san Matteo, meditiamolo sempre di nuovo per imparare anche noi ad alzarci e a seguire Ges con decisione.
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FILIPPO

ilippo proveniva dallo stesso luogo dorigine di Pietro e


di Andrea, cio Betsaida. Le notizie che abbiamo di lui ci
vengono fornite dal Vangelo di Giovanni. Durante lUltima Cena, avendo Ges affermato che conoscere Lui
significava anche conoscere il Padre, Filippo quasi ingenuamente gli chiese: Signore, mostraci il Padre, e ci
basta. Ges gli rispose con un tono di benevolo rimprovero: Filippo,
da tanto tempo sono con voi e ancora non mi conosci? Colui che vede
me, vede il Padre! Come puoi tu dire: Mostraci il Padre?. Non credi
che io sono nel Padre e il Padre in me?.
Possiamo ben dire che Dio si dato un volto umano, quello di Ges,
e per conseguenza dora in poi, se davvero vogliamo conoscere il volto
di Dio, non abbiamo che da contemplare il volto di Ges! Nel suo
volto vediamo realmente chi Dio e come Dio! Levangelista non ci
dice se Filippo cap pienamente la frase di Ges. Certo che egli dedic interamente a Lui la propria vita.
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Benedetto XVI | Gli amici di Ges | Filippo

BARTOLOMEO
Secondo alcuni racconti posteriori (Atti di Filippo e altri), il nostro Apostolo avrebbe evangelizzato prima la Grecia e poi la Frigia e l avrebbe
affrontato la morte, a Gerapoli.
Vogliamo concludere la nostra riflessione richiamando lo scopo cui deve tendere la nostra
vita: incontrare Ges come lo incontr Filippo,
cercando di vedere in lui Dio stesso, il Padre celeste. Se questo impegno mancasse, verremmo rimandati sempre solo a noi come in uno specchio,
e saremmo sempre pi soli! Filippo invece ci insegna a lasciarci conquistare da Ges, a stare con
Lui e a invitare anche altri a condividere questa
indispensabile compagnia. E vedendo, trovando
Dio, trovare la vera vita.

artolomeo, bar Talmay, significa


figlio di Talmay. Di Bartolomeo
non abbiamo notizie di rilievo.
Tradizionalmente, per, egli viene
identificato con Natanaele: un
nome che significa Dio ha dato.
A Natanaele, Filippo aveva comunicato di aver
trovato colui del quale hanno scritto Mos nella
Legge e i Profeti: Ges, figlio di Giuseppe, da Nazaret. Come sappiamo, Natanaele gli oppose un
pregiudizio piuttosto pesante: Da Nazaret pu
mai venire qualcosa di buono?. Questa sorta di
contestazione , a suo modo, importante per noi.
Pone in evidenza la libert di Dio, che sorprende
le nostre attese facendosi trovare proprio l dove
non ce lo aspetteremmo.

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Benedetto XVI | Gli amici di Ges | Bartolomeo

Benedetto XVI | Gli amici di Ges | Bartolomeo

Unaltra riflessione ci suggerisce la vicenda di Natanaele: nel nostro rapporto con Ges non dobbiamo accontentarci delle sole parole. Filippo, nella sua replica, fa a Natanaele un invito significativo:
Vieni e vedi!. La nostra conoscenza di Ges ha bisogno soprattutto
di unesperienza viva.
Tornando alla scena della vocazione, quando Ges vede Natanaele
avvicinarsi esclama: Ecco davvero un Israelita, in cui non c falsit.
Suscita la curiosit di Natanaele, il quale replica con stupore: Come
mi conosci?. Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri
sotto il fico. Da queste parole di Ges egli si sente toccato nel cuore,
si sente compreso e capisce: questuomo sa tutto di me, a questuomo
posso realmente affidarmi.
La figura di san Bartolomeo resta davanti a noi per dirci che ladesione a Ges pu essere vissuta e testimoniata anche senza il compimento di opere sensazionali. Straordinario e resta Ges stesso, a cui
ciascuno di noi chiamato a consacrare la propria vita.

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GIACOMO
il Minore

ccanto alla figura di Giacomo il Maggiore, figlio


di Zebedeo, nei Vangeli compare un altro Giacomo, che viene detto il Minore. Anchegli fa
parte delle liste dei dodici Apostoli scelti personalmente da Ges, e viene sempre specificato come
figlio di Alfeo.
Gli Atti degli Apostoli ci mostrano che un Giacomo ha svolto un
ruolo molto importante, dopo la risurrezione di Ges, allinterno della
Chiesa primitiva.
Al nome di questo Giacomo particolarmente legata la Lettera che
reca il suo nome. Si tratta di uno scritto assai importante, che insiste
molto sulla necessit di non ridurre la propria fede a una pura dichiarazione verbale o astratta, ma di esprimerla concretamente in opere di
bene. Tra laltro, egli ci invita alla costanza nelle prove gioiosamente accettate e alla preghiera fiduciosa per ottenere da Dio il dono della sa32
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Benedetto XVI | Gli amici di Ges | Giacomo il Minore

pienza, grazie alla quale giungiamo a comprendere che i veri valori della
vita non stanno nelle ricchezze transitorie, ma piuttosto nel saper condividere le proprie sostanze con i poveri e i bisognosi.
Cos la Lettera di san Giacomo ci mostra un cristianesimo molto concreto e pratico. La fede deve realizzarsi nella vita, soprattutto nellamore
del prossimo e particolarmente nellimpegno per i poveri. San Giacomo
parla delle opere come frutto normale
della fede: Lalbero buono produce
frutti buoni, dice il Signore. E san
Giacomo lo ripete e lo dice a noi.

SIMONE
il Cananeo
e GIUDATADDEO

Da ultimo, la Lettera di Giacomo


ci esorta ad abbandonarci alle mani
di Dio in tutto ci che facciamo,
pronunciando sempre le parole: Se il Signore vorr. Cos egli ci insegna a non presumere di pianificare la nostra vita in maniera autonoma e interessata, ma a fare spazio alla volont di Dio, che conosce il
vero bene per noi.

rendiamo in considerazione due dei dodici


Apostoli: Simone il Cananeo e Giuda Taddeo
(da non confondere
con Giuda Iscariota).
Matteo e Marco (gli evangelisti) qualificano Simone cananeo, Luca
invece lo definisce zelota. In realt, le due qualifiche si equivalgono:
un ardente zelo per Dio, per il suo popolo e per la Legge divina. Simone si pone agli antipodi di Matteo, che al contrario, in quanto pub-

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Benedetto XVI | Gli amici di Ges | Simone il Cananeo e Giuda Taddeo

Benedetto XVI | Gli amici di Ges | Simone il Cananeo e Giuda Taddeo

blicano, proveniva da unattivit considerata del tutto impura. Segno


evidente che Ges chiama i suoi discepoli e collaboratori dagli strati sociali e religiosi pi diversi, senza alcuna preclusione. A Lui interessano
le persone, non le categorie sociali o le etichette! E la cosa bella che
nel gruppo dei suoi seguaci, tutti, bench diversi, coesistevano insieme,
superando le immaginabili difficolt:
era Ges stesso, infatti, il motivo di
coesione, nel quale tutti si ritrovavano uniti.

cose. Giovanni segnala una sua richiesta fatta a


Ges durante lUltima Cena. Dice Taddeo al
Signore: Signore, com accaduto che devi
manifestarti a noi e non al mondo?. una
questione di grande attualit, che anche noi
poniamo al Signore: perch il Risorto non si
manifestato in tutta la sua gloria ai suoi avversari per mostrare che il vincitore Dio? Perch si manifestato solo
ai suoi discepoli? La risposta di Ges misteriosa e profonda. Il Signore dice: Se uno mi ama osserver la mia parola e il Padre mio lo
amer e noi verremo a Lui e prenderemo dimora presso di Lui. Questo vuol dire che il Risorto devessere visto, percepito, anche con il
cuore, in modo che Dio possa prendere dimora in noi. Il Signore vuole
entrare nella nostra vita e perci la Sua manifestazione una manifestazione che implica e presuppone il cuore aperto.

Per quanto riguarda poi


Giuda Taddeo, di lui si
tramandano poche

Tanto Simone il Cananeo quanto Giuda Taddeo ci aiutino a riscoprire sempre di nuovo e a vivere instancabilmente la bellezza della fede
cristiana, sapendone dare testimonianza forte e insieme serena.
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GIUDAISCARIOTA
e MATTIA

erminando di percorrere la galleria dei ritratti degli


Apostoli chiamati direttamente da Ges durante la
sua vita terrena, non possiamo omettere di menzionare Giuda Iscariota. A lui vogliamo qui associare
la persona che venne poi eletta in sua sostituzione,
cio Mattia.
Gi il semplice nome di Giuda suscita tra i cristiani unistintiva reazione di condanna. Il tradimento in quanto tale avvenuto in due
momenti: innanzitutto nella progettazione, quando Giuda saccorda
con i nemici di Ges per trenta monete dargento, e poi nellesecu38
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Benedetto XVI | Gli amici di Ges | Giuda Iscariota e Mattia

zione con il bacio dato al Maestro nel Getsemani. In ogni caso, gli
evangelisti insistono sulla qualit di apostolo, che a Giuda competeva a tutti gli effetti: egli ripetutamente detto uno dei Dodici.
Il tradimento di Giuda rimane, in ogni caso, un mistero. Ges
lo ha trattato da amico, per, nei suoi inviti a seguirlo sulla via delle
beatitudini, non forzava le volont n le premuniva dalle tentazioni,
rispettando la libert umana. In effetti, le possibilit di perversione
del cuore umano sono davvero molte. Lunico modo di ovviare ad
esse consiste nel mettersi sempre di nuovo dalla parte di Ges.
Teniamo quindi presenti due cose. La prima: Ges rispetta la nostra libert. La seconda: Ges aspetta la nostra disponibilit al pentimento ed alla conversione; ricco di misericordia e di perdono.
Vogliamo anche ricordare colui che dopo la Pasqua venne eletto
al posto del traditore. Nella Chiesa di Gerusalemme furono due ad
essere proposti dalla comunit e poi tirati a sorte: Giuseppe detto
Barsabba, soprannominato Giusto, e Mattia. Proprio questultimo
fu il prescelto, cos che fu associato agli undici Apostoli. Di lui
40

non sappiamo altro, se non che


anchegli era stato testimone di
tutta la vicenda terrena di
Ges, rimanendo a Lui fedele
fino in fondo. Alla grandezza di
questa sua fedelt si aggiunse
poi la chiamata divina a prendere il posto di Giuda, quasi
compensando il suo tradimento.
Ricaviamo da qui unultima
lezione: anche se nella Chiesa
non mancano cristiani indegni
e traditori, spetta a ciascuno di
noi controbilanciare il male da
essi compiuto con la nostra limpida testimonianza a Ges Cristo, nostro Signore e Salvatore.
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Disse loro Ges:


Chi crede in me,
compir le opere
che io compio
e ne far
di pi grandi!.
Giovanni 14,12

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PAOLO

an Paolo brilla come stella di prima grandezza nella storia


della Chiesa. Dopo Ges, egli il personaggio delle origini
su cui siamo maggiormente informati. Infatti, possediamo
non solo il racconto che ne fa Luca negli Atti degli Apostoli, ma anche un gruppo di Lettere che provengono direttamente dalla sua mano.
Luca ci informa che il suo nome originario era Saulo, anzi in ebraico
Saul, come il re Saul, ed era un giudeo della citt di Tarso situata tra
lAnatolia e la Siria.
Fu decisivo per lui conoscere la comunit di coloro che si professavano discepoli di Ges. Da loro era venuto a sapere di una nuova fede
che poneva al proprio centro non tanto la Legge di Dio, quanto piuttosto la persona di Ges, crocifisso e risorto, a cui veniva ormai collegata la remissione dei peccati. Come giudeo zelante, egli riteneva questo messaggio inaccettabile, anzi scandaloso, e si sent perci in dovere
44

Benedetto XVI | Gli amici di Ges | Paolo

di perseguitare i seguaci di Cristo anche fuori da Gerusalemme. Fu proprio sulla strada di Damasco che Saulo, secondo le sue parole, venne
ghermito da Cristo. Mentre Luca racconta il fatto con dovizia di dettagli - di come la luce del Risorto lo ha toccato e ha cambiato fondamentalmente tutta la sua vita -, egli nelle sue Lettere va diritto allessenziale e parla non solo di visione, ma di illuminazione e soprattutto
di rivelazione e di vocazione nellincontro con il Risorto.
Infatti, si definir esplicitamente
apostolo per vocazione o apostolo per
volont di Dio, come a sottolineare che
la sua conversione era non il risultato di
uno sviluppo di pensieri, di riflessioni,
ma il frutto di un intervento divino, di
unimprevedibile grazia divina. E da quel momento tutte le sue energie furono poste al servizio esclusivo di Ges. Ormai la sua esistenza sar
quella di un Apostolo desideroso di farsi tutto a tutti senza riserve.
Di qui deriva per noi una lezione molto importante: ci che conta
porre al centro della propria vita Ges Cristo.
47

INDICE
Un incontro che cambia la vita. Venite a vedere
di Julin Carrn

BENEDETTO XVI
PIETRO
(Udienza generale - 17 e 24 maggio 2006)

ANDREA
(Udienza generale - 14 giugno 2006)

GIACOMO IL MAGGIORE
(Udienza generale - 21 giugno 2006)

GIOVANNI
(Udienza generale 5 luglio 2006)

TOMMASO
(Udienza generale - 27 settembre 2006)

MATTEO
(Udienza generale - 30 agosto 2006)

FILIPPO
(Udienza generale - 6 settembre 2006)

BARTOLOMEO
(Udienza generale - 4 ottobre 2006)

GIACOMO IL MINORE
(Udienza generale - 28 giugno 2006)

SIMONE IL CANANEO e GIUDA TADDEO


(Udienza generale - 11 ottobre 2006)

GIUDA ISCARIOTA e MATTIA


(Udienza generale - 18 ottobre 2006)

PAOLO
(Udienza generale - 25 ottobre 2006)


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Benedetto XVI il successore di Pietro, al quale Ges ha


dato il compito di guidare la Chiesa come primo Papa. Questo libro illustrato raccoglie alcuni brani dei suoi incontri del
mercoled a Roma coi pellegrini, che si chiamano Udienze generali, dedicate ai dodici Apostoli e a san Paolo.
Il Papa ci prende per mano e ci accompagna a scoprire chi
erano i primi compagni di Cristo, come Lo incontrarono e
come furono conquistati da Lui fino a decidere di non abbandonarLo mai pi.
Dice Benedetto XVI parlando di Giovanni, il discepolo pi
giovane e il prediletto, quello che nellUltima Cena ha il capo
appoggiato sul petto di Ges: Il Signore ci aiuti a metterci alla
scuola di Giovanni cos da sentirci amati da Cristo fino alla
fine e spendere la vita per Lui. (Julin Carrn)

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Magda Cruz - mcruzgomez@gmail.com - 23/04/2016

Gli amici di Ges


Benedetto XVI Benedetto XVI
ISBN: 9788897086710

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