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MONET
Dalle collezioni del
Muse dOrsay
TORINO GAM - 2 ottobre 2015 31 gennaio 2016

Limpressione, leffimero che diviene immortale.


Testo critico di Paola Simona Tesio

Solo limpressione, per misera


che ne sembri la materia e inafferrabile la traccia, un criterio
di verit, e per questo lei sola merita dessere appresa dallintelletto, perch lei sola capace a
patto chesso sappia estrarne
quella verit di condurlo a una
perfezione maggiore e di dargli
una gioia pura scriveva Marcel
Proust in Le Temps retrouv.
C unintensa analogia tra il suo
pensiero ed il percepire di Claude
Monet. In questultimo il sentire
intimo si proietta e si traduce in
rifrazioni, si eleva verso la luce.
Egli pi di ogni altro ha suggellato lincontro tra il dentro ed il
fuori: pensieri, turbamenti, melanconia e felicit interiori coesistono a quel senso di vero che la
Natura restituisce allo sguardo.
Proust sinterroga sullopera
darte tentando di spiegarne emozioni ed autenticit, indagandone
le
reminiscenze,
la
memoria involontaria Ora quel
mezzo che mi pareva unico,
quale altro poteva essere se non
lopera darte? E gi le conseguenze si affollavano nella mia
mente; infatti, si trattasse di reminiscenze sul genere del rumore
della forchetta o del sapore della

madeleine, o di quelle verit


scritte con l'aiuto di figure di cui
cercavo il senso nella mia testa
dove, fossero campanili o erbacce, componevano un libro magico complicato e fiorito, la loro
principale caratteristica era che
non ero libero di sceglierle, che
mi venivano date cos com'erano.
E intuivo che era proprio questo il
loro marchio di autenticit. Il

modo fortuito, inevitabile con cui


mi ero imbattuto in quella sensazione, assicurava sulla verit del
passato che essa resuscitava,
delle immagini che scatenava,
poich sentiamo il suo sforzo per
riguadagnare la luce, sentiamo la
gioia della realt ritrovata. Essa
assicura inoltre l'autenticit dell'intero quadro fatto dimpressioni contemporanee che conduce

La pie (entre 1868 et 1869) - olio su tela - cm. 89 x 130


Paris, Muse dOrsay RMN-Grand Palais (muse dOrsay) - Herv Lewandowski

al suo seguito, con quellinfallibile proporzione di luce e d'ombra, di rilievo e domissione, di


ricordo e d'oblio che la memoria
e l'osservazione coscienti ignoreranno sempre .
Questo Monet bramava: trattenere quellelemento sensibile immediato, che allosservazione cosciente talvolta sfugge, congiungendolo con il pensiero e con la
verit che la Natura ed il mondo
in cui si gettati implicitamente
comunicano attraverso le figure
che si svelano allo sguardo: un
sasso, una nube, un fiore, una foglia, lo stagno adorno di ninfee,
un monumento, il villaggio, la
citt, le persone, ma persino la
pioggia, la neve, sono segni da tradurre mediante ci che la nostra
esperienza proietta su di loro. Ed
una scoperta continua che va aldil del mero visibile.
Per tutta la vita Monet ha cercato di inseguire leffimero del
tempo, le mutazioni ambientali
ed atmosferiche nel tentativo,
assai arduo, di trattenere questi
fenomeni e renderli immortali
sulla tela, quasi a fermare quellimpeto dellemozione che listinto ode ma che la coscienza
talvolta non riconoscendo fatica
ad intuire. Una ricerca ossessiva,
un ritornare nei luoghi con ogni
variazione climatica, dallalba al
tramonto, talvolta recandosi pi
volte a distanza di anni per rivedere ci che aveva visitato, intessendo sulla tela profumi e reminiscenze, presenze e ricordi. Egli
stesso restituisce questo intento
con emblematiche parole: Ho
sempre avuto orrore delle teorie...
Ho il solo merito di aver dipinto
direttamente, di fronte alla natura, cercando di rappresentare le
mie impressioni davanti agli effetti pi fuggevoli.
Possiamo immaginarci lartista
posizionare il cavalletto su di un
manto di neve, oppure su una distesa derba o persino su di unimbarcazione per cogliere da una
posizione privilegiata le rifrazioni

Le djeuner sur lherbe - (entre 1865 et 1866) - olio su tela - cm- 248,7 x 218
Paris, Muse dOrsay RMN-Grand Palais (muse dOrsay) /Benot Touchard

dellacqua
Prima di giungere a questo egli
ha percorso varie tappe partendo
da una sola ed unica certezza:
quella di voler tenacemente perseguire il proprio cammino artistico. Lo sottolinea lui stesso
nellintervista-biografia rilasciata
al cronista Franoise ThibaultSisson e pubblicata nel 1900 su
Le Temps: Sono un parigino di
Parigi. Vi sono nato, nel 1840,
sotto il regno del buon re Luigi Filippo, in un mondo tutto dedito
agli affari e dove le arti venivano
considerate con ostentato disprezzo.
La famiglia si trasfer a Le Havre quando lartista aveva solo
cinque anni: il padre entr nellazienda di Jacques Lecadre, zio
di Claude Monet, specializzata in
attivit commerciali e pertanto
appartenevano a quel mondo degli
affari lontano dal sentire creativo.
Non fu facile per lindomito Mo-

net imporre la propria passione e


quel talento che svilupp precocemente, incapace di sottomettersi
a disciplina ed imposizioni, percependo persino la scuola come
una prigione. Gli anni dellinfanzia erano stati sin dallinizio
una fuga dalle convenzioni, un vagabondare allaria aperta per respirare lanelata libert. Questa ricerca di spensieratezza prevalse
sulle regole, la sua istruzione si
ferm al livello di base: amava
riempire i libri di ghirigori ai margini del testo, decorando i quaderni con schizzi e disegni, ritraendo con una spiccata ironia i volti
degli insegnanti che divenivano
strabilianti caricature. Questo
autodidatta esistenziale manifest sin da subito una grande abilit nelluso del disegno, una
tecnica raffinata dal tratto deciso
e pungente senza alcuna esita-

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zione. Ancora adolescente coniug la sua passione creativa con


il gusto per gli affari; del resto proveniva da una famiglia di commerciati! Inizi a vendere le caricature, sempre pi richieste dai numerosi clienti e firmate con il
primo nome Oscar Monet. Talvolta nella vita accadono coincidenze significative che ne cambiano il corso ...
Allepoca a Le Havre vi era un
solo corniciaio che decise di esporre le caricature di Monet. Nel
1856 queste furono notate da Eugne Boudin che nel medesimo
negozio esponeva i propri quadri.
Considerato a ragione precursore
dellimpressionismo amava dipingere en plein air immortalando le
iridescenze di cui silluminava la
Natura in seguito ai cambiamenti
atmosferici. Una serie di coincidenze significative come le definirebbe Jung, portarono i due artisti a conoscersi e a confrontarsi.
Boudin in passato aveva gestito
quel negozio di cornici prima di
dedicarsi completamente alla pittura e nel notare i disegni di
Monet era rimasto folgorato dal
suo talento, ma lo voleva spronare affinch non si fermasse a
quello stadio iniziale: Li guardo
sempre con piacere i suoi schizzi;
sono divertenti, svelti, abili. Lei
ha talento, si vede al primo
sguardo. Spero per che non si
fermer qui. un ottimo inizio,
ma vedr, fra un po si stufer
della caricatura. Studi, impari a
vedere e a dipingere, disegni, faccia paesaggi. Sono talmente belli
i mari e i cieli, gli animali, le persone e gli alberi come la natura li
ha fatti, con il loro carattere, il
loro vero modo di essere, nella
luce, nellaria, cos come sono.
Tuttavia Monet, al contrario del
collega, non nutriva la medesima
ammirazione; peccando di superbia e forse un po dinvidia, riteneva che le opere di Boudin fos-

sero unombra alle sue: Nella


stessa vetrina, spesso proprio al
disopra delle mie creazioni, erano
appese delle marine che trovavo
rivoltanti. Ero molto seccato di
dover subire quel contatto e, dentro di me, non lesinavo imprecazioni contro lidiota, che credendosi un artista, aveva avuto la
sfrontatezza di firmarle, quell
imbecille di Boudin.
Alla fine Monet cedette sia alle
insistenze del corniciaio sia di
Boudin e decise, nellestate del
1858, di seguire il pittore allaria
aperta e cos, inizialmente scettico verso quella pittura che lo insospettiva, ne comprese ben presto lautentico valore: Mi si aprirono finalmente gli occhi. Capii
come poteva essere facile dipingere grazie allesempio di questo
pittore che esercitava con estrema indipendenza larte che amava. Si decise cos il mio destino di

pittore. Claude Monet indubbiamente deve molto a Eugne Boudin, non solo per gli insegnamenti
ma anche per quelle reminiscenze
che trapelano dai cieli o dalle
masse di colore, intessute nellespressione che, come si detto
in precedenza, una traccia, quel
criterio di verit che si sposa con
il sentire individuale trasformandosi in assoluta originariet.
A Boudin va il grande merito di
aver trasmesso a Monet limportanza di: Fissare la prima impressione, che sempre quella
giusta. Qualsiasi cosa dipinta direttamente sul luogo ha una
forza, una potenza, una vivezza
di tocco impossibile da ricatturare in studio.
Monet scopre la forza dirompente della Natura, che impara ad
amare.
Con i pochi soldi incassati negli
anni dai ritratti satirici, decise di

Londres, le Parlement. Troue de soleil dans le brouillard - (1904) olio su tela - cm. 81,5 x 92,5
Paris, Muse dOrsay RMN-Grand Palais (muse dOrsay) / Herv Lewandowski

trasferirsi a Parigi, accompagnato


da qualche lettera di presentazione presso coloro che sostenevano Boudin, osteggiato dai genitori che decisero di non sovvenzionarlo ma incoraggiato da una
zia, Madame Lecadre, che si dilettava anchessa nella pittura. Nonostante i contatti con Charles
Monginot, Constant Troyon e Amand Gautier limpeto di libert
di Monet lo spingeva a legare con
artisti che come lui percorrevano
strade indipendenti, come Pisarro,
sebbene allepoca questultimo non
avesse ancora operato una vera e
propria rivoluzione stilistica.
Port sempre nellanimo i consigli di Boudin, ma il suo sguardo,
che ormai si era aperto sul mondo, inizi ad illuminarsi di nuova
luce.
Giunto ai ventanni Monet non
volle accettare il compromesso
proposto dai genitori che si offrivano di pagargli riscatto per evitare il servizio militare a patto
che abbandonasse la pittura per
dedicarsi allattivit di famiglia.
Decise quindi di arruolarsi nel
prestigioso reggimento degli Chasseurs DAfrique e fu mandato in
Algeria (1861-1862). Qui, nonostante il clima sofferto, trov comunque grandi ispirazioni; le cavalcate interminabili in quegli
spazi infiniti, le lande desolate, le
notti trascorse in tenda nel deserto animarono il suo forte senso
di libert affinando la sua capacit
di vedere: Non me ne resi subito
conto. Le impressioni di luce e di
colore ricevute laggi le avrei
analizzate solo pi tardi, ma contenevano gi il germe delle mie
ricerche future.
Sarebbe dovuto rimanere in quei
luoghi per sette anni ma si ammal di febbre tifoidea e durante
la convalescenza si gett con rinnovato ardore a dipingere; questa
tenacia persuase il padre ad abbandonare ogni proposito nel costringerlo ad esercitare la profes-

Le djeuner sur lherbe - (entre 1865 et 1866) - olio su tela - cm- 248,7 x 218
Paris, Muse dOrsay RMN-Grand Palais (muse dOrsay) /Benot Touchard

sione di commerciante. Fu la zia,


Madame Lecadre, a pagare il suo
riscatto, strappandogli per la promessa che in cambio avrebbe seguito gli studi a Parigi. Qui, ancora una volta, la strada di Monet
si discosta dal sistema accademico e per un periodo frequenta,
senza passione, lo studio dellartista Charles Gleyre che persegue
una rigida impostazione tradizionale, fornendogli comunque ottime nozioni di base. Consiglia di
ritrarre il bello piuttosto che il
vero lasciando Monet allibito: La

verit, la vita, la natura, tutto ci


che ai miei occhi costituiva lessenza stessa dellarte, la sua
unica ragione dessere, per questuomo non esisteva. Nello studio di Gleyre, sincrociavano le
vite degli artisti: alcuni giovani,
altri meno, qualcuno destinato al
successo, qualcun altro allanonimato e qui Monet fece la conoscenza di Frdric Bazille, Auguste Renoir, Alfred Sisley, animi ribelli, anchessi stufi di quellinsegnamento che soffocava il loro
audace impeto creativo. Monet

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era lo spirito indomabile per eccellenza e fu lui che li esort alla


rivolta. Bazille e Monet affittarono uno studio insieme.
Accaddero altre coincidenze significative nella vita di questo intrepido pittore. Un giorno mentre
tentava di ritrarre una mucca rincorrendola in una fattoria nei dintorni di Le Havre venne aiutato da
un inglese di passaggio che cerc
di fermare lanimale per farlo posare. Limprevista e buffa situazione capitata casualmente tra
due sconosciuti fece instaurare un
dialogo: entrambi erano ammiratori di Jongkind che linglese era
intenzionato a conoscere, invitando per quella futura occasione
Monet ad un pranzo. Cos i due
pittori si trovarono a Honfleur e
presero a frequentarsi anche a Parigi. Se a Boudin Monet doveva
esser grato per avergli illuminato
la strada nel cammino della scoperta di s, a Jongkind fu grato per
aver ampliato ulteriormente la
sua esperienza.
Nella Parigi dellepoca dominava
lcole des Beaux Arts
diretta dai membri dellaccademia che esercitavano una forte influenza
sia sulle scelte artistiche
culturali (anche a livello
governativo) sia su quelle del Salon, la cui ammissione rappresentava
per gli artisti la pi importante possibilit di
raggiungere fama e notoriet. Il Salon, sebbene
aperto a tutti in seguito
alla Rivoluzione Francese, rimaneva per molti
un miraggio a causa dei
rigidi criteri di selezione
ancorati alle scelte di
una giuria legata ai contesti accademici ed istituzionali. Poco spazio era
lasciato alla libert e

allinterpretazione personale e
Monet con il suo carisma dovette
ben presto scontrarsi contro quel
mondo.
Fu sempre un rapporto di amore
ed odio quello tra Monet ed il
Salon, perch se da una parte poteva offrigli fama, notoriet e acquirenti dallaltra non gli avrebbe
consentito di sperimentare. La pittura en plein air avrebbe suscitato
grandi critiche (pur non essendo
una novit, era praticata ancora in
maniera embrionale e spesso serviva ai pittori come tecnica di abbozzo per poi completare il quadro in studio) e lui lavrebbe resa
innovativa e personale. Monet si
discoster ben pesto dallo stile accademico del Salon, dalla perizia
dei particolari, da una pittura perfetta, piatta e senza accumulazioni, per evolversi verso limpressione e la ricerca del vero, adottando la scomposizione dei colori
(quasi sul modello della suddivisione della luce che passa attraverso un prisma), la tecnica del
frazionamento della pennellata, la
resa materica della stesura del colore. Nel 1865 due marine furono

accolte al Salon con entusiasmo


riscuotendo successo. Colazione
sullerba il magistrale tentativo
di Monet di produrre un quadro di
grandi dimensioni per il Salon del
1866, che si discosta dai canoni
dellepoca. Vi un esplicito riferimento allomonima opera di douard Manet (ispirata a sua volta al
Concerto campestre di Tiziano,
un tempo attribuito al Giorgione,
e allincisione il Giudizio di Paride di Marcantonio Raimondi
tratta da Raffaello) che aveva
creato scandalo a causa della figura femminile svestita che compare accanto a due uomini
elegantemente vestiti (il fratello
del pittore Gustave Manet e lo
scultore Ferdinand Leenhoff) e
pertanto era stata rifiutata al
Salon del 1863 ed esposta con il titolo Il Bagno al Salon des Refuss. La posizione dei personaggi,
tipica della cosiddetta pittura
storica, veniva sconvolta dalla
nudit di Victorine Meurent che
interrogava altres losservatore
con quello sguardo diretto e sensuale. Ai conservatori sembrava
una provocazione volta a deni-

Mditation. Madame Monet au canap - (vers 1871) - olio su tela - cm. 48,2 x 74,5
Paris, Muse dOrsay RMN-Grand Palais (muse dOrsay) / Grard Blot

grare i contenuti elevati dellarte,


mentre lo stesso Manet vi ironizzava definendo lopera Lo Scambio di coppie.
Monet non port tuttavia a
compimento la sua opera (avrebbe
dovuto misurare 465 x 620 cm);
alcuni bozzetti e studi furono prodotti nellimmaginifica foresta di
Fontainebleau, che lui e Bazille
avevano scoperto come suggestivo
scenario per le loro ispirazioni.
Nel realizzare La colazione sullerba Monet incontr sin da subito degli ostacoli: un incidente lo
costrinse a rallentare il lavoro
cos come la pioggia e forse linesperienza nel cimentarsi in tele di
siffatte dimensioni, oltre a commenti sgraditi. Di questopera esiste un accurato studio (Museo
Pukin, Mosca) che presenta alcune differenze sostanziali rispetto alla resa finale: lamico Bazille, ritratto in pi di una figura,
dona una certa dinamicit ed eleganza allensemble, mentre la grazia di Camille Doncieux presente in altri personaggi. Monet
traspose poi in atelier questo dipinto sulla tela di grandi dimensioni apportando le modifiche
rilevanti, come la sostituzione di
una delle figure maschili con
quella che riconduce a Courbet
(che nella fase di esecuzione sugger a Monet delle variazioni e secondo Gustave Geffroy anche
delle critiche che ne avrebbero decretato labbandono).
Monet non termin mai il dipinto per il Salon ed avendo problemi economici che gli impedivano di saldare laffitto della
casa di Argenteuil lasci in pegno
la grande opera al locatore Alexandre Flament: Dovevo pagare
laffitto al proprietario di casa e,
non potendo fare altrimenti, gli
ho dato in pegno la tela che costui ha tenuto avvolta in cantina.
Quando finalmente sono riuscito
a procurarmi la somma necessaria per riprenderla indietro, capi-

Un coin dappartement - (1875) - olio su tela - cm. 81,5 x 60


Paris, Muse dOrsay RMN-Grand Palais (muse dOrsay) / Martine Beck-Coppola

rete bene che la tela aveva avuto


tutto il tempo necessario per ammuffire. Nel 1884 Monet riacquista la tela da Flament e la
ritaglia in tre frammenti (di cui
uno oggi smarrito), che conserver
con sentimento nel suo studio.
Sul frammento sono ancora visibili le tracce di quel deterioramento, ma nonostante questi
segni, che hanno anche un valore
storico nel restituire i travagli dellepoca, dal dipinto trapela un sublime fascino sebbene sia stato
realizzato in atelier sulle reminiscenze dello studio inziale: la luce
filtra tra gli alberi ed illumina il
biancore ed i cromatismi degli
abiti, le trasparenze delle vesti
femminili lasciano trapelare lin-

nato e vengono evidenziati i particolari dei tessuti con alternanze


e contrasti. Le chiome degli alberi
non creano solo deliziosi coni
dombra ma si lasciano attraversare dai raggi del sole che attenuano la frescura dellaria, che
pare divenire tattile. Alcuni dettagli rimangono solo abbozzati,
come la mano della figura maschile che riconduce a Courbet,
ma la resa stilistica dellinsieme
non ne risente affatto. Anche se
non consegn Colazione sullErba al Salon del 1866, Monet
ne usc comunque vittorioso con
lopera Camille in abito verde
(Kunsthalle, Brema) che venne accettata; si tratta di una delle figure a grandezza naturale in cui

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lartista presenta una pittura in


linea con le tradizioni accademiche del tempo. Emerge lintensit
del volto della donna, seppur non
ritratta frontalmente, che Monet
conobbe per la prima volta in rue
Dante al Libraire Doncieux,
quando la fanciulla aveva soltanto
diciotto anni. Fu affascinato dai
lineamenti accentuati del viso
che ne denotavano una straordinaria espressivit e bellezza. Divenne la sua modella posando per
numerosi dipinti anche per altri
artisti e segu Monet in un sogno
di amore travagliato. Per lui tronc un fidanzamento promettente
e ne divenne prima amante e poi
moglie: fu da lui amata e tradita.
Quel vestito a righe, che emerge
con il suo sgargiante verde rievocando la lucentezza della seta,
non sufficiente a condensare su
di s tutta lattenzione del riguardante poich il volto ad attrarre
maggiormente con la sua struggente melanconia.
Questo quadro suscit
qualche dissapore in
Manet che durante linaugurazione del 1866
venne accolto allingresso dai complimenti
dei visitatori e rimase
stupito quando scopr
che quelle acclamazioni
non erano per una sua
tela ma per quella di un
autore dal nome simile
al suo, che spesso sarebbe stato confuso con
lui per tale assonanza. In
seguito Monet e Manet
avrebbero stretto amicizia, e Monet avrebbe incontrato, grazie a lui, al
Caf Guerbois, luogo simbolo per gli incontri dei
futuri impressionisti, personaggi come Fantin-Latour, il critico Duranty,
Degas, Czanne, mile
Zolaa cui si aggiunse
la compagnia di Sisley,

Bazille, Renoir: discussioni animate, divergenze di opinioni e incoraggiamenti reciproci animavano la vita di questi talenti.
Nel maggio del 1873, prendendo
ispirazione dalle corporazioni dei
fornai, venne fondata, su spinta di
Monet, anche in risposta ai rifiuti
del Salon, la Socit Anonyme
des Artistes, Peintres, Sculpteurs,
Graveurs, etc. che il 15 aprile
1874 diede vita alla prima mostra
degli Impressionisti al 35 di Boulevard des Capucines, dove aveva
sede lo studio di Nadar, definito
da Roland Barthes: Il pi grande
fotografo del mondo .
Vi venne esposta Impression,
soleil levant (1872, Muse Marmottan, Parigi), lopera di Monet
che diede impulso allimpressionismo; sebbene il termine non
fosse nuovo e in molti ne rivendicassero la paternit lui stesso dichiar: Quando mi fu chiesto un
titolo per inserire il dipinto nel

catalogo dissi Chiamatelo Impressione da qui venne poi il


termine Impressionismo. Tuttavia il significato venne travisato
dalla critica in modo negativo. La
recensione di Louis Leroy pubblicata su Le Charivari del 25
aprile 1874, intitolata LExposition des Impressionnistes, vede
il cronistapittore raccontare la
propria esperienza nel visitare
latelier di Nadar, ironizzando attraverso un ipotetico dialogo con
Joseph Vincent, paesaggista ed allievo di Bertin: Fu davvero una
giornata tre- menda quella in cui
osai recarmi alla prima mostra
degli impressionisti sul boulevard
des Capucines assieme a Joseph
Vincent. L'imprudente era andato
l senza pensarci. "Ah, eccolo, eccolo!" esclam dinanzi al n. 98.
"Che cosa rappresenta questa
tela? Guardate il catalogo". "Impressione, sole nascente". "Impressione, ne ero sicuro. Ci dev'essere

Champs de tulipes en Hollande - (1886) - olio su tela - cm. 65,5 x 81,5


Paris, Muse dOrsay RMN-Grand Palais (muse dOrsay) /Franck Raux

dell'impressione, l dentro. E che


libert, che disinvoltura nell'esecuzione! La carta da parati allo
stato embrionale ancor pi curata di questo dipinto". La nuova
tecnica di pittura, a quel tempo,
veniva derisa, tanto che i detrattori sostenevano che gli artisti per
dipingere avrebbero potuto ottenere lo stesso effetto caricando
unarma con tubetti di colore e
sparando alla tela. Curiosamente
un trattamento analogo lo ricevettero i macchiaioli che svilupparono, quasi contemporaneamente,
unesperienza simile: la pittura en
plein air, il discostarsi dai canoni
accademici per esaltare la natura
(il paesaggio come elemento privilegiato per lespressione dellio in
grado di restituire la coscienza sociale dellepoca) e la ricerca del
vero. Il 3 novembre 1862, in senso
dispreggiativo, il termine macchiaioli compare per la prima
volta a firma di un imprecisato
Luigi, sulla Gazzetta del Popolo: Ma cosa sono questi Macchiaioli? Son giovani artisti ad
alcuni dei quali si avrebbe torto
negando un forte ingegno, ma che
si son messi in testa di riformar
larte, partendosi dal principio
che leffetto e tutto. Cos dei
dettagli nei quadri dei macchiaioli. Nelle teste delle loro figure
voi cercate il naso, la bocca, gli
occhi, e le altre parti: voi ci vedete delle macchie senza forma:
il naso, la bocca e gli occhi ci
sono basta immaginarseli! Che
leffetto ci debba essere chi lo
nega? Ma che leffetto debba uccidere il disegno, fin la forma,
questo e troppo. Venivano accusati di scarabocchiare le tele,
tenendole alla distanza di alcuni
metri per ottenere quell effetto,
definito macchia priva di forma,
che dava allopera un carattere di
non finitezza. Invece la nuova
polifonia cromatica era quello
che per gli impressionisti poteva
essere limpressione, un impeto

Portrait de lartiste - (1917) - olio su tela - cm. 70,5 x 55


Paris, Muse dOrsay RMN-Grand Palais (muse dOrsay) /Jean-Gilles Berizzi

carico di emozioni. Vittorio Imbriani sentenzi: Se in uninchiostratura, se in una mosca schiacciata pu esservi il quadro vuol
dire che lessenziale, il costitutivo di esso quadro non ne
lespressione delle figure, ne la
prospettiva, ne la disposizione dei
gruppi. Lidea pittorica che costituisce il quadro dunque la
macchia, un accordo di toni,
cio di ombre e di luce, atto a suscitar nellanimo un qualsivoglia
sentimento esaltando la fantasia
fino alla produttivit. Anche Imbriani parla dimpressione: Il ritratto della prima impressione
lontana di un oggetto.
Lesposizione Monet. Dalle
collezioni del Muse dOrsay,
prodotta dalla Citt di Torino,
dalla Gam (Galleria Civica dArte

Moderna e Contemporanea di Torino) e da Skira editore, che ne ha


pubblicato anche il ricco e curato
catalogo, vede la presenza di trentanove tele dellartista che descrivono in modo emblematico il suo
universo pittorico e le intense tappe storiche del suo cammino estetico ed esistenziale. Tra le opere
presenti Entrata del villaggio di
Voisins (1872), di Camille Pissarro e Lisola Saint-Denis (1872),
di Alfred Sisley esposte nelleccezionale trittico insieme alla tela
di Monet Imbarcazioni da diporto, Argenteuil (1872), cos come
laveva composto Ernest May, uno
dei primi collezionisti degli impressionisti. La concessione da
parte del Muse dOrsay vede
opere mai presentate in Italia tra
cui il prezioso frammento cen-

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trale della Colazione sullerba


(1865-1866).
La citt allombra della Mole
viene per la prima volta illuminata dalle rifrazioni luministiche
di Monet che, come sottolinea
linsigne curatore Guy Cogeval,
occorre guardare: Con lo sguardo
che hanno i bambini, quellingenuit indispensabile per scoprire
unarte che deve impressionare
ed edificare ad un tempo.
Monet cambia il nostro modo di
vedere e percepire le cose: la Natura e la sua vastit appaiono cangianti presenze, le ombre smettono di essere monocromatiche e
sintensificano delle vibrazioni
coloristiche. Oggi come allora si
assiste al vociferare sommesso di
coloro che rimangono attoniti di
fronte alle tele per questo suo
modo ancor pulsante di leggere,
carpire, ed interpretare limpressione. Monet ancora vivo e fa interrogare suscitando emozioni.
La neve uno degli elementi su
cui il pittore sin dagli inizi esercita la propria ricerca. Ne Il calesse. Strada sotto la neve a
Honfleur (1867) si assiste ad una
veduta di tipo tradizionale con
evidenti influssi di Courbet. La
scena abitata dalla presenza
umana che sintuisce in quel calesse in lontananza disperso nella
vastit della silente e solitaria
campagna, ricoperta dallovattato
cangiante candore. La costruzione che sintravede alla sinistra riconduce alla fattoria di SaintSimon, crocevia dincontri per i
pittori del tempo (Troyon, Daubigny, Corot, Courbet, Boudin, Jongkind, Bazille, Monet) e quindi
reminiscenza di emozioni e ricordi. Alcune tele successive di
Sisley rimandano a questatmosfera: le figure di spalle, il viottolo, il cammino.
Ne La Gazza (1868-1869), la
presenza umana scompare del

tutto sostituita da quella del corvide che, posto alla sinistra del
quadro, indica un senso di solitudine ma anche di riflessione esistenziale. Nel giugno del 1868
lartista, sconfortato per numerose difficolt, aveva confessato
allamico Bazille di volersi gettare
nella Senna. Alcune ristrettezze
economiche lavevano persino costretto a riusare tele gi dipinte,
coprendo irrimediabilmente precedenti lavori, come nel caso di
questopera, realizzata dal vero
nella regione di Etretat, che restituisce rifrazioni innovative, e coloristiche ombre sulla neve.
Nel 1895 Monet, sempre affascinato dallo studio della neve e
delle suggestive luminescenze, si
reca in Norvegia per raggiungere a
Oslo Jacques, il figlio della seconda moglie Alice Hosched.
Qui dipinse una straordinaria e
poetica tela dedicata al monte
Kolsaas, che gli ricordava il Fuji,
le cui vedute aveva ammirato
nelle stampe giapponesi di Hiroshige e Hokusai che amava collezionare. In quel periodo scrive a
Geffroy: Oggi ho dipinto buona
parte della giornata, sotto la neve
che cade senza posa; avreste riso

nel vedermi completamente bianco, con la barba piena di ghiaccioli a stalattite. Linfluenza
delle stampe giapponesi pervade
in modo implicito la pittura di
Monet e si esplicita in tutta la sua
cinetica poetica nellopera Camille in costume giapponese
(1876, Museum of Fine Arts, Boston), straordinariamente innovativa non solo per i colori brillanti
ma per leffetto di tridimensionalit; basti pensare alla figura maschile che emerge dalla tipica
veste Uchikake.
Interessanti le tele Effetto di
neve a Vtheuil (1878-1879), e
Chiesa di Vtheuil (1879), per le
particolari inquadrature simili
alle angolazioni ottenibili con il
mezzo fotografico; lartista con
occhio attento restituisce emozioni e visioni completamente diverse: dal pi ampio paesaggio
orizzontale il focus passa magistralmente al primo piano verticale della chiesa e viceversa.
Lacqua laltro elemento che
affascina Monet e a cui dedica innumerevoli tele e unintera vita di
studi, osservando i movimenti
fluttuanti, i riverberi, i riflessi.
Come Daubigny con il suo bo-

Le mont Kolsaas en Norvge - (1895) - cm. 65,5 x 100,5


Paris, Muse dOrsay RMN-Grand Palais (muse dOrsay) / Herv Lewandowski

tin e Turner sul Tamigi, Monet


dipinse su di un atelier galleggiante (che rimane immortalato
in una sua opera): una vicinanza
allacqua da cui restituir paesaggi
caratterizzati da un punto di osservazione privilegiato data la vicinanza con il vero. Per mile
Zol Monet dipingeva senza riflessi menzogneri.
Il disgelo a Vtheuil (1880)
mostra la dbcle della Senna
stretta dalla morsa del ghiaccio.
Furono giorni taglienti e rigidi (si
registrarono -23C il 10 dicembre 1879) a cui seguirono temperature pi miti: tuttavia il disgelo
caus lingrossamento del fiume
che esondando fer il territorio.
Gli alberi piegati in lontananza lasciano percepire la drammaticit
di quel periodo. Nei colori dellacqua pesanti pennellate purpuree
riescono quasi a riportare i suoni
del fragore dovuti ai distacchi e al
crepitio del ghiaccio. Quel freddo
inverno venne impresso da Monet
su alcune tele, quasi avesse un
assonanza con il gelo del suo
cuore, con la desolazione provocata dalla perdita dellamata Camille scomparsa nel settembre di
quellanno. La Natura un punto
di vista privilegiato e quella desolante solitudine che si svelava dinanzi ai suoi occhi rappresentava
altres la fragilit della condizione
umana.
Maestosa lopera La Senna a
Vtheuil, effetti di sole dopo la
pioggia (1879) in cui le fronde
degli alberi paiono tremare pesanti nel tentativo di liberarsi
dalle gocce dellacquazzone. Il
cielo azzurro e calmo sintravede
tra le ormai rosee nubi divenute
quieti e contrasta con il movimento sottostante del quadro che
restituisce ancora la potenza scrosciante del trascorso tumulto.
La forza e limpeto dellacqua
sono presenti anche in Gli scogli
di Belle-Ile, la costa selvaggia
(1886), qui il plumbeo addensarsi

Camille sur son lit de mort en 1879 - (1879) - cm. 90 x 78 - olio su tela
RMN-Grand Palais (Muse d'Orsay) - Christian Jean

di nubi allorizzonte crea intensi


contrasti con il fragore del mare
che grida possente infrangendosi
sulle rocce. Quanta energia traspare da queste vigorose pennellate.
La Senna a Vtheuil (18791880) un altro sublime esempio
nellutilizzo della pennellata frammentata. La tela, con il fondo
color crema, apparve nuda agli occhi dei contemporanei di Monet,
ancora troppo legati allaccademismo, che la criticarono per lincompiutezza. Eppure quellapparente indefinitezza cela una strabiliante maestria: tratti netti, liberi, puri, restituiscono abilmente
la complessit e la vastit dellacqua in tutte le sue indecifrabili
striature. Anche il cielo reso con

poche decise pennellate. Questa


tela magistrale anticipa la tecnica
di Van Gogh che lasciava spazi
vuoti tra il colore.
Monet dipingeva leffimero rendendolo immortale sotto ogni
condizione di luce e di tempo, attraverso corsi e ricorsi storici, nel
rivedere luoghi e rivivendone i ricordi. Nel 1886 ritorna in Olanda
e dipinge Campo di tulipani
anticipando nelleffetto non solo
artisti come Van Gogh ma anche
a venire: le nubi del cielo risultano lievi e al contempo compatte, mentre lo sgargiante rosso
accesso vivifica quei tulipani appena accennati, grazie alle forze
dei possenti colori stesi sul supporto con vigore e spessore materico. C gi in questopera il

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futuro germe dellespressionismo.


Anche Autoritratto (1917) anticipa le dinamiche espressioniste, lo sguardo sullinteriorit. Il
volto sembra fuoriuscire dal vuoto sfondo crema della tela, violacei e purpurei sincontrano nelle
pieghe del viso di un uomo ormai
non pi giovane ma giunto alla
saggia maturit dellesistenza.
Lesigente Monet deve aver realizzato altri autoritratti: quelli a lui
attribuiti sono sorprendentemente non finiti come se le fugaci
pennellate inseguissero una continua investigazione del s in costante divenire.
Illuminante la ricerca seriale: il
dipingere pi tele contemporaneamente per non farsi sfuggire leffimero fluttuante. Della sola Cattedrale di Rouen pare abbia creato
trentun dipinti (alcune fonti ne
attestano una cinquantina tra
1892 e il 1894), studiandone i
molteplici effetti nelle differenti
ore del giorno. Unindagine particolareggiata di variazioni, luminescenze, rifrazioni, sottrazioni e
moltiplicazioni cromatiche. Se si
potessero osservare insieme tutte
le sue incredibili cattedrali si
avrebbe un esito simile a quello
dei moderni effetti digitali, che
mai potranno per raggiungere
quella presenza dellanima che vi
scolpiva il pittore. La Cattedrale
di Rouen. Il portale e la torre
Saint-Romain in pieno sole (1893)
una versione dominata da un
terso cielo azzurro, ma soprattutto davanti a La Cattedrale di
Rouen. Il portale con tempo grigio(1892) che si resta attoniti:
pi ci si avvicina allopera pi si
viene estasiati dalle materiche
pennellate, stese come fossero colate di magma vulcanico e cemento. Trame di colore che si
fanno architettura, tensioni emotive, impronte. stato arduo restituire al mondo le emozioni-pulsioni, le luci ed ombre nonch la
drammaticit della struttura gotica della cattedrale. La ritrasse
innumerevoli volte dal medesimo
punto di vista rendendola sempre
meravigliosamente differente e

unica: Non posso che ripetere


questo: pi vado avanti, meno
riesco a rendere ci che sento e
lavoro continuamente senza progredire, cercando, tentennando,
senza ottenere un granch.
Nel 1900 Monet torna a Londra.
Vi era gi stato nel 1870 quando si
era rifugiato in Inghilterra in seguito alla guerra franco-prussiana:
in quellepoca aveva abitato nel
villaggio degli artisti a Kensington;
aveva conosciuto il mercante darte Paul Durand-Ruel e dipinto
opere struggenti e melanconiche.
Proprio nel 1870 la National Gallery espose molti lavori di Turner
tra cui Rain, Steam and Speed e
The Fighting Temeraire; sebbene Monet espresse pareri critici
sulla tecnica del collega e non vi
sia certezza che visit la mostra,
delle assonanze cromatiche emergono in alcune sue tele successive
come quelle che raffigurano Venezia o in Londra, il Parlamento,
effetto di sole nella nebbia (1904).
Pervenne tuttavia ad esiti diversi,
restituendo al riguardante la realt emotiva e latmosfera in
unarmonia carica di sensazioni.
Di lontano larchitettura diviene
unaulica apparizione cinta da una
rosea nebbia gravida di rifrazioni
che cosparge cielo ed acqua con le
medesime avvolgenti tonalit.
Nella penombra si riconoscono le
guglie neogotiche del Parlamento
ed i cromatismi caldi e freddi s incontrano disperdendosi tra la
bruma. Questi riflessi, che rammentano i cieli rossi delle albe e
dei tramonti che abbiamo amato
sin dallinfanzia, si ritrovano anche in Il Canal Grande (1908,
Museum of Fine Arts, Boston); del
resto lo stesso Monet aveva paragonato il palazzo Ducale di Venezia ad architetture impressioniste:
Lartista che concep questo palazzo fu il primo degli impressionisti. Lo lasci galleggiare sullacqua, sorgere dallacqua e risplendere nellaria di Venezia come il
pittore impressionista lascia risplendere le sue pennellate sulla
tela per comunicare la sensazione
dellatmosfera. Quando ho di-

pinto questo quadro, latmosfera di Venezia che ho voluto dipingere. Il palazzo che appare
nella mia composizione stato
per me soltanto un pretesto per
rappresentare latmosfera. Tutta
Venezia immersa in questa atmosfera. Nuota in questa atmosfera. Venezia limpressionismo
in pietra. Ed la sensazione dellatmosfera che Monet mirabilmente restituisce con nostalgia,
amore e pathos.
Egli rende eterne altres alcune
scene di vita famigliare in cui
spicca la figura di Camille Doncieux. Meditazione. La signora
Monet sul divano (1871) unopera che non si discosta completamente dai canoni accademici dellepoca, anche se contiene in nuce
quellinvestigazione peculiare del
vero, infatti, ci che maggiormente attira lattenzione limpressione di quel determinato istante.
La luce penetra dalla finestra ma,
pur essendo giorno, non in grado
di illuminare appieno linterno
della stanza che rimane intriso
della penombra che vi aleggia. Immediatamente siamo gettati in un
attimo sospeso in cui il nostro
sguardo si sofferma tra le anse del
passato, tra gli arredi antichi e le
pesanti stoffe. Percepiamo il profumo vetusto, ma lanimo si arresta nel contemplare quel volto,
che, seppur rischiarato dalla luce
che perviene dallesterno, rimane
immoto, perso nella contemplazione dei pi intimi pensieri ed affanni. La lettura si fermata, la
donna tiene il libro fra le mani, la
sua espressione assorta, intensamente assorta. di una melanconica, straordinaria, enigmatica bellezza.
Un angolo di appartamento
(1875) tra le opere dinterni pi
maestose di Monet, dove luce e
penombra si sfiorano scaturendo
scintillanti vibrazioni. La scena
trasmette leleganza delle abitazioni dellepoca ma anche loscurit e la magnificenza degli spazi.
Pur essendo leggermente laterale,
la figura del piccolo Jean, il primogenito di Monet, che si ricono-

sce immediatamente e compare


con quellespressione curiosa tipica dellinfanzia. Camille, sulla
sinistra, appena percettibile poich defilata rispetto alla luce che
proviene dalla centrale finestra;
tuttavia osservando la sua fisionomia nellombra possiamo accorgerci che il viso, appena accennato, proteso nellinseguire amorevolmente i movimenti del bambino e si percepisce un profondo
sentimento che li lega entrambi
verso colui che li ritrae. Le piante
e le tende dai colori sgargianti incorniciano la scena famigliare.
Nessuna illuminazione artificiale
rischiara lambiente e la lampada
ad olio in controluce contribuisce
a creare una magica atmosfera.
Straordinario il parquet restituito con colori surreali dominati
da pennellate azzurre ed argentee.
Ed proprio leffetto dellargento
che fa s che questo quadro assuma diverse luminescenze a seconda del punto da cui lo si osserva, a seconda di come lo illumina la luce o come il buio lo cela.
Studio di figura en plein air:
donna con parasole girata verso
destra (1886) ritrae Suzanne, la
terza figlia della seconda moglie
di Monet, Alice Hosched. Vi
unaltra versione con la modella
girata verso sinistra; lartista, alquanto esigente, la fece posare
fino allo sfinimento. Questopera
ricorda La Passeggiata o Donna con il parasole (1875) che
Monet dedic alla prima moglie
Camille, ritraendola insieme al figlio Jean in unaulica atmosfera:
sintuisce la brezza in quelle pennellate di cielo che accarezzano il
volto soave della donna. In confronto lopera che ritrae Suzanne
rimane uno studio: il viso ano-

nimo ed indistinto incapace di


restituire la belt dellamata essendo soltanto lombra di quelle
felici reminiscenze, una proiezione di nostalgici ricordi.
Camille era stata Madame Monet, ma anche la pi amata tra le
modelle impressioniste: Renoir ne
ritrasse la dolcezza attraverso la
sua aulica dissoluzione delle forme. Un fiore aggraziato e delicato,
che il destino fece appassire in
fretta, stringendolo nella gelida
morsa della morte quando aveva
soltanto trentadue anni. Ci che
far qui avr almeno il merito di
non essere diverso da ci che
fanno tutti gli altri, o almeno lo
spero. Perch sar esclusivamente
l'espressione di quello che io, e
solo io, sento, sosteneva Monet.
Nel 1876 Monet conosce Alice
Hosched, che poco dopo diventer sua amante. Il marito di lei,
Ernest Hosched, mercante darte,
aveva commissionato ed acquistato molti lavori dellartista, tra
cui I tacchini (1877), ma nel
1878 cadde in una crisi finanziaria
e Monet invit i coniugi a vivere
insieme a lui e Camille a Vtheuil, destando delle critiche per la
promiscua situazione. Camille era
malata sin dal 1875 ma dopo la
nascita del secondo figlio Michel,
avvenuta nel 1878, le sue condizioni di salute si aggravarono inesorabilmente, fino alla prematura
scomparsa, avvenuta il 5 settembre del 1879 . Camille sul letto
di morte lopera pi drammatica ed intensa del pittore, in cui
si fondono sentimenti contrastanti, amore, sofferenza, sensi di
colpa. Lo stesso Monet, tempo
dopo, confidandosi con un amico,
descrisse le dinamiche che avevano guidato la sua mano nel de-

lineare il ritratto: Un giorno,


allalba mi sono trovato al capezzale del letto di una persona che
mi era molto cara e che tale rimarr sempre. I miei occhi erano
rigidamente fissi sulle tragiche
tempie e mi sorpresi a seguire la
morte nelle ombre del colorito
che essa depone sul volto con sfumature graduali. Toni blu, gialli,
grigi, che so. A tal punto ero arrivato. Naturalmente si era fatto
strada in me il desiderio di fissare
limmagine di colei che ci ha lasciati per sempre. Tuttavia prima
che mi balenasse il pensiero di dipingere i lineamenti a me cos
cari e familiari, il corpo reag automaticamente allo choc dei colori. Cos come aveva cercato di
fermare ossessivamente sulla tela,
per unintera esistenza, luci, rifrazioni, colori, inseguendo quellineffabile traccia dellimpressione, Monet cerca di inseguire le
ombre dellultimo sospiro, tentando di immortalare le variazioni
della vita che a poco a poco si affievolisce. Quel volto che come
un fiore appassisce e si fa ceruleo,
si confonde tra il biancore del
letto che sembra avvolgere la donna come un velo da sposa. Sul gracile corpo, fra il magma delle pennellate che sgorgano come acqua
e vibrano come cielo, sintuiscono
delle rose. Forse il pittore, insieme alla morte, voleva ricordare il
matrimonio religioso tanto desiderato dallamata e celebrato
pochi giorni prima. Sul margine
sinistro del quadro appare la firma
curata ed aggraziata di Monet, la
pi delicata che in qualunque
altra opera. La lettera finale, pi
che con uno sbuffo di colore, pare
terminare con un cuore.

MONET
Dalle collezioni del
Muse dOrsay
TORINO GAM - 2 ottobre 2015 31 gennaio 2016

www.mostramonet.it
www.gamtorino.it
www.skiragrandimostre.it