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VINCENZO DE LISO

DIRITTO PENALE
TESTO: FIORE

LA LEGGE PENALE:
IL PRINCIPIO DI LEGALITA:
il principio di legalit, di matrice illuministica, alla base del nostro ordinamento e ,in particolar modo, del nostro
diritto penale. Ci serve a vincolare alla legge lesercizio di ogni potere dello stato nella produzione e
nellapplicazione delle leggi penali. La funzione di garanzia della legge negli ordinamenti moderni si riassume, in
materia penale, nel principio di legalit dei reati e delle pene.
Nel principio di legalit dei reati e delle pene possiamo ravvisare tre determinazioni fondamentali:
-

La posizione di comando di un divieto penalmente sanzionato non pu derivare dalla consuetudine o da


un procedimento di interpretazione analogica
Le leggi penali devono essere formulate in modo tale che il contenuto del divieto o del comando e le
relative conseguenze di carattere sanzionatorio risultino in maniera chiara dalla norma di legge che li
prevede.
La legge penale non pu avere efficacia retroattiva.

Importante da dire che nel nostro ordinamento il principio di legalit formulato sia dalla legge ordinaria che
dalla costituzione stessa.
Lart 1c.p. sancisce che nessuno pu essere punito per un fatto che non sia espressamente preveduto come
reato dalla legge n con pene che non siano da essa stabilite.
Lart 2 c.p. sancisce che nessuno pu essere punito per un fatto che, secondo la legge del tempo in cui fu
commesso il fatto, non costituiva reato.
Il divieto di interpretazione analogica delle norme penali invece contenuto nellart 14 delle Preleggi.
La costituzione inoltre ha rafforzato la portata del principio di legalit attraverso larticolo 25 (gi esaminato
precedentemente).
Le determinazioni essenziali del principio di legalit sono:
1)
2)
3)
4)

la riserva di legge
La regola della tassativit e determinatezza della fattispecie penale
il divieto di interpretazione analogica
lirretroattivit della legge penale.

Esamineremo queste voci singolarmente.


1) LA RISERVA DI LEGGE IN MATERIA PENALE:
la riserva di legge , sappiamo, quel principio secondo cui i reati, le pene e le misure di sicurezza (ovviamente
stiamo parlando in ambito penale!) non possono avere altra fonte che non sia la legge. Essa la determinazione
pi ovvia del principio di legalit considerato nel suo aspetto formale.

VINCENZO DE LISO

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Occorre per far chiarezza su cosa si intende per legge dato che il moderno principio della riserva di legge vuole
che ogni atto normativo, suscettibile di determinare una restrizione dei diritti individuali di libert, scaturisca in
via esclusiva dalla volont popolare (che sappiamo si esprime attraverso la rappresentanza parlamentare).
Dobbiamo quindi chiederci nellesaminare il significato tecnico-giuridico del termine legge desumibile dallart 25
comma 2: se nel termine legge rientra soltanto la legge dello stato o anche le leggi regionali e quelle delle regioni
a Statuto speciale e se possono essere equiparate alla legge, in ambito penale, anche le leggi delegate e gli atti
aventi forza di legge.
Ci si domanda: si tratta di una riserva assoluta di legge o di una riserva relativa?
la dottrina maggioritaria ha optato per una riserva assoluta per quanto concerne gli elementi fondamentali del
precetto, con la possibilit di una integrazione da parte o di una norma di legge o di fonti normative secondarie
o addirittura provvedimenti della pubblica amministrazione. ESEMPIO: la legge vieta la detenzione degli
stupefacenti, poi rimette al ministero degli interni la classificazione delle sostanze ritenute stupefacenti.
Prendiamo in considerazione lart 650c.p. Chiunque non osserva un provvedimento legalmente dato dall'autorit per
ragione di giustizia o di sicurezza pubblica o d'ordine pubblico o d'igiene, punito, se il fatto non costituisce un pi grave reato,
con l'arresto fino a tre mesi o con l'ammenda fino a euro 206. Per chi sostiene il valore della riserva assoluta di legge la

norma INCONCEPIBILE in quanto si viene puniti per linosservanza di un provvedimento amministrativo.


Sottolineiamo ,per, che il provvedimento di cui parla la norma legittimo e limitato a varie materie. La corte
costituzionle, chiamata a pronunciarsi sulla legittimit costituzionale di questa norma, non ne ha dichiarato
lincostituzionalit in quanto la riserva da intendersi parziale purch il legislatore indichi la pena e i
parametri generali in base ai quali la etero integrazione acquista il requisito di tassativit e certezza. Questo
il fenomeno della norma penale in bianco. La norma penale in bianco ha una sanzione ben
determinata ma il precetto generico e deve essere specificato da altre fonti del diritto (es. norma in materia
di stupefacenti).
Per quanto riguarda la potest legislativa delle Regioni in materia penale, la recente riforma del titolo V ha risolto
il problema che fino a pochi anni fa ci si poneva riguardo un eventuale potest legislativa delle regioni in materia
penale. Lart 117 riformato, infatti, sancisce la potest legislativa esclusiva dello Stato in materia di ordinamento
civile e penale.
Per quanto concerne invece le leggi delegate e decreti legge, in quanto atti normativi aventi la stessa forza della
legge, la Costituzione riconosce efficacia pari agli atti normativi a cui compete la qualifica di legge in senso
formale e sono quindi ritenute fonti legittimi di produzione di norme penali. Per i decreti legislativi sappiamo
che il parlamento tenuto a formulare in una legge quadro i criteri direttivi che lesecutivo dovr seguire per la
concretizzazione del precetto penale. Un po pi problematica la questione del decreto legge dato che poco si
riesce a dimostrare la straordinaria necessit ed urgenza dellemanazione di un decreto legge in materia
penale. In realt alla base di ci vi il dato storico dellabuso dei decreti legge.
In virt del principio della riserva di legge unaltra domanda da porsi che rapporto ha il diritto penale con la
legislazione internazionale?. In teoria , come sappiamo, essendo lordinamento europeo sovraordinato
allordinamento nazionale vige il principio del primato dellordinamento internazionale per cui le norme
interne che non sono conformi alle norme comunitarie devono essere disapplicate dal giudice nazionale. Inoltre
sappiamo che sia il Consiglio che la Commissione sono privi di un adeguata rappresentativit popolare per cui
manca loro la legittimazione democratica necessaria per lemanazione di nome penali. Per questo motivo in
teoria lordinamento internazionale non pu creare nuove incriminazioni ma ha la possibilit di limitare
(pensiamo ai casi di incompatibilit) o neutralizzare (incompatibilit totale) lefficacia di una norma penale statale
che contrasti con la normativa comunitaria. Tuttavia una recente sentenza della Corte di Giustizia Europea ha , in
un certo senso, riconosciuto uno sconosciuto principio di necessit penale in capo allordinamento
internazionale facendo saltare lo schermo della riserva di legge. Infatti, in questa sentenza del 2005 la Corte di
Giustizia Europea riconosce come valida la possibilit data al legislatore comunitario di intervenire attraverso
sanzioni penali effettive purch esse siano proporzionate e dissuasive e indispensabili per il perseguimento
degli interessi che lordinamento giuridico internazionale si posto a salvaguardia (nella fattispecie concreta si
parlava di salvaguardia ambientale.Gli stati membri venivano invitati ad adottare in relazione a determinati
comportamenti illeciti sanzioni di natura penale.)

VINCENZO DE LISO

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Consuetudine e diritto penale:dai postulati elementari del principio di legalit va esclusa la consuetudine dalle
fonti del diritto penale. In nessun caso la criminalizzazione di un comportamento umano pu essere fondata sulla
consuetudine (nullum crimen sine lege scripta).
Infine ,ultima considerazione da fare, occorre ribadire il principio nulla poena sine lege: chiaro che in ambito
di riserva di legge acquisisca un valore importantissimo la predeterminazione legislativa ossia che , oltre al fatto
previsto come reato, vi sia indicata anche la sanzione ad esso applicabile.
2) PRINCIPIO DI TIPICITA DELLAZIONE PUNIBILE:
la riserva di legge assicura sul piano formale il realizzarsi del principio di legalit. Tuttavia la riserva di legge non
avrebbe alcun significato pratico se non fosse integrata dal principio di tipicit delle azioni penalmente
rilevanti. Ci implica che il legislatore, nel prevedere un reato, descriva , sulla base dellesperienza comune, un
processo della realt, in moto tale che ,quando esso in concreto si verifichi, sia agevolmente riconoscibile la sua
corrispondenza allazione vietata dalla legge sotto la minaccia della pena. In questo modo si scongiura, quando
possibile, larbitrio del giudice e dellinterprete. La norma penale insomma deve fornire una descrizione pi o
meno dettagliata del fatto punibile mediante la previsione, astratta e generale, dei suoi caratteri essenziali.
Quindi, perch il principio di legalit adempia a una reale funzione di garanzia, necessario che la fattispecie
legale del reato sia delineata secondo i criteri di tassativit e determinatezza che rendano possibile la
riconduzione del singolo fatto punibile al modello astratto delineato dal legislatore (sussunzione).
Per determinatezza si intende la caratteristica attinente alla formulazione della fattispecie;
per tassativit si intende il momento applicativo , avendo la funzione di impedire al giudice lestensione
dellincriminazione oltre i casi da essa espressamente previsti.
Tassativit e determinatezza della fattispecie legale , in materia penale, sono assunte dalla Corte Costituzionale
come requisiti di validit delle norme incriminatrici.
quindi:
determinatezzaindirizzata al legislatore che deve produrre norme PRECISE(in diritto penale non pu esserci
una norma non chiara!)
tassativitindirizzato al giudice che deve applicare la norma solo nei casi previsti dalla legge. [qst si lega al
divieto di analogia che vedremo a breve!]
RATIO COMUNE: certezza del diritto penale, intesa come massima predeterminazione della legge.
E evidente che maggiore la precisione della formulazione legislativa del reato, tanto pi il giudice risulta
vincolato al contenuto del precetto e tanto pi il messaggio legislativo sar efficace.
E ovvio che sono molti i fattori dai quali dipende la maggiore o minore tassativit e determinatezza di una norma
penale. La natura del bene protetto, la sua importanza nel sistema degli interessi, il grado di prossimit
dellazione vietata ecc. giocano un ruolo fondamentale. I beni materiali, ad esempio, hanno un maggior grado di
afferrabilit,dal punto di vista della descrizione normativa, di quanta non ne abbiano beni, pur assai importanti,
come il buon funzionamento della giustizia, lordine pubblico ecc. Si pensi alle valutazioni interpretative che
possono evocare quelle norme che incriminano loffesa al comune sentimento del pudore rispetto ad una
norme che incrimina il furto. Sembra ovvio che nel primo caso vi un ampio ambito interpretativo lasciato al
giudice. Ne consegue ,quindi, in misura pi o meno amia, una maggiore o minore tassativit e determinatezza
della previsione normativa.
Dal punto di vista classificatorio possibile distinguere tra fattispecie a forma vincolata, quelle in cui il legislatore
descrive in modo pi o meno dettagliato quali sono le modalit di condotta rilevanti per il diritto penale (es art
624c.p. il furto) e fattispecie a forma aperta, in cui il legislatore appare indifferente alle specifiche modalit del
comportamento, imperniando invece la previsione sul risultato dellazione, in termini di lesione o messa in
pericolo del bene protetto.
Da un altro punto di vista si pu distinguere fra elementi descrittivi della fattispecie penale che si concretizzano in
una mera descrizione di dati della realt empirica, e elementi normativi che per essere compresi occorre far
ricorso ad una norma giuridica diversa da quella incriminatrice (Es. nel furto laltruit della cosa sottratta, che un elemento
normativo della fattispecie legale, si ricava agevolmente dalle leggi civili in materia di propriet e possesso) oppure ad un giudizio
normativo non giuridico (si tratta del rinvio a regole sociali,dicostume ecc es. si pensi alla definizione degli atti osceni o degli atti
contrari alla pubblica decenza).

VINCENZO DE LISO

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3) DIVIETO DI ANALOGIA:
lanalogia, come sappiamo, quel procedimento interpretativo che , in mancanza di una espressa statuizione
legislativa, deduce la disciplina di un caso non regolato dalla regola dettata per un caso simile (analogia legis) o
dai principi generali del nostro ordinamento (analogia iuris). Lanalogia, mezzo di integrazione dellordinamento
giuridico positivo, necessaria per colmare eventuali lacune del diritto positivo. Questo particolare procedimento
di produzione normativa per inammissibile in campo penalistico in modo da salvaguardare la
frammentariet e con essa l incompletezza del diritto penale (caratteristiche fondamentali di questa branca
del diritto).
Il divieto dellinterpretazione analogica previsto dallart 14 delle disposizioni sulla legge in generale che
stabilisce che le leggi penali e quelle che fanno eccezione a regole generali o ad altre leggi non si applicano oltre i
casi e i tempi in esse considerati (anche se poteva essere facilmente desumibile in applicazione del principio di
legalit).
E pacifico che il divieto di analogia concerna non solo le norme penali incriminatrici (quelle che prevedono la
figura base del reato, gli elementi costitutivi, le relative sanzioni principali e accessorie, gli effetti della condanna
ecc) ma anche quelle disposizioni che concorrono a definire i presupposti della punibilit.
La dottrina discute se il divieto di interpretazione analogica possa essere operante anche per quanto concerne la
cosiddetta analogia bonam partem (ossia in relazione a norme che prevedono cause di non punibilit del
fatto previsto come reato o ipotesi di attenuazione della pena). Lorientamento principale schierato
sullammissibilit dellanalogia bonam partem sostenendo che le norme scriminanti (ossia quelle che tolgono
illiceit al fatto penalmente sanzionato) non sono norme penali, bens autonome norme non penali che hanno
effetto sullintero ordinamento giuridico. Ne segue che nn essendo norme penali ad esse non vada applicato il
divieto di interpretazione analogica facciamo riferimento qui alla categorie delle cause di esclusione della
punibilit che si riferiscono al momento dellantigiuridicit (le c.d. Cause di Giustificazione). Essendo queste
riferite allantigiuridicit che un concetto che va inteso non solo circoscritto allambito penalistico bens a tutto
lordinamento nel suo insieme, a dette norme possibile applicare linterpretazione analogica. [questa parte verr ripresa
anche quando si parler delle cause di giustificazione nel capitolo dellantigiuridicit]

4) PRINCIPIO DI IRRETROATTIVITA:
lirretroattivit della norma penale rappresenta una garanzia fondamentale contro larbitrio del legislatore e
del giudice e corrisponde ad una manifestazione elementare del principio di legalit e delle connesse esigenze di
certezza del diritto. Se , per quanto riguarda la legge generale, il principio dellirretroattivit della legge
contenuto nella legge ordinaria, quello dellirretroattivit della legge penale, oltre ad essere contenuto nellart 2
c.p. , assume anche valore costituzionale essendo richiamato nellart 25cost, 2 comma. Lirretroattivit della
legge penale riguarda tutte le norme giuridiche, anche non penali, da cui potrebbe dipendere la rilevanza penale
sopravvenuta del fatto (pensa ad un regolamento che va a stabilire che una certa sostanza , prima ritenuta non
nociva, da quel momento in poi da ritenersi nociva , implicandone quindi una punibilit nelluso.)
Lart 2c.p. sancisce che Nessuno pu essere punito per un fatto che, secondo la legge del tempo in cui fu commesso,
non costituiva reato.
Nessuno pu essere punito per un fatto che, secondo una legge posteriore, non costituisce reato; e, se vi stata
condanna, ne cessano l'esecuzione e gli effetti penali.
Se vi stata condanna a pena detentiva e la legge posteriore prevede esclusivamente la pena pecuniaria, la pena detentiva
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inflitta si converte immediatamente nella corrispondente pena pecuniaria, ai sensi dell'articolo 135. ( )
Se la legge del tempo in cui fu commesso il reato e le posteriori sono diverse, si applica quella le cui disposizioni sono
pi favorevoli al reo, salvo che sia stata pronunciata sentenza irrevocabile.
Se si tratta di leggi eccezionali o temporanee, non si applicano le disposizioni dei capoversi precedenti.
Le disposizioni di questo articolo si applicano altres nei casi di decadenza e di mancata ratifica di un decreto-legge e nel caso
di un decreto-legge convertito in legge con emendamenti..

Alla regola dellirretroattivit della legge penale segue il principio contrapposto della non ultrattivit della norma
penale: essa non si applica ai fatti commessi dopo la sua abrogazione e , soprattutto, i suoi effetti cessano anche
rispetto ai fatti commessi durante la sua vigenza e per i quali sia intervenuta una sentenza di condanna passata in
giudicataabolitio criminis (comma 2) Nessuno pu essere punito per un fatto che, secondo una legge posteriore, non costituisce reato;
e, se vi stata condanna, ne cessano l'esecuzione e gli effetti penali.. Lultima parte del comma 2 se vi stata condanna

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risponde ad una esigenza di uguaglianza di tutti i cittadini dinanzi alla legge penale. Questo perch se cittadino
stato condannato per un dato reato previsto, a suo tempo, dalla legge come tale e successivamente tale condotta
non ritenuta pi reato, sembrerebbe irragionevole continuare ad infliggere una punizione per un fatto ormai
tollerato dallordinamento giuridico. Lart 2 comma 2 si ispira al principio del Favor Rei.
Quindi, dopo aver sancito al comma I il divieto di retroattivit delle nuove incriminazioni ed al comma II il
principio di non ultrattivit delle norme penali (laboltitio criminis ossia la fattispecie non si considera pi reato) lart 2
comma IV stabilisce che se la legge del tempo in cui fu commesso il reato e le posteriori sono diverse, si applica
quella le cui disposizioni sono pi favorevoli al reo, salvo che sia stata pronunciata sentenza irrevocabile. La
legge dunque attribuisce alla norma pi favorevole al reo la capacit di operare sia retroattivamente e sia
ultrattivamente, prevalendo sulla diversa regolamentazione (precedente o successiva) che risulterebbe meno
favorevoli. Perch si possa parlare di successioni di leggi ai fini degli effetti del 4comma art 2, necessario che
un determinato comportamento conservi inalterato il carattere di illecito penale, pur attraverso il susseguirsi nel
tempo di atti legislativi diversi che lo contengono. Cio se una legge crea una figura di reato del tuotto nuova o se
nellabrogare una norma incriminatrice esistente non ve ne sostituisce unaltra avente lo stesso oggetto (dando
luogo quindi ad un abolitio criminis disciplinata dal comma 2) non si pu applicare il comma 4 ma si devono
applicare eventualmente le regole generali sullirretroattivit o sulla non ultrattivit della legge penale. Vi sar
successioni di legge ex art 2comma 4 quando una legge sopravvenuta abroga la norma incriminatrice preesistente
sostituendone con un'altra avente lo stesso oggetto o innova la norma preesistente
LIMITE ALLAPPLICABILITA DELLA LEGGE PENALE SUCCESSIVA PIU FAVOREVOLE: il limite rappresentato dalla
sentenza giudiziale irrevocabile. Questo limite, ricordiamolo, non c per il comma2 ossia nellipotesi di
abolitio criminis: qui la sentenza irrevocabile non rappresenta un limite.

Quindi, riassumendo il comma 4:


se la legge penale che sopraggiunge sfavorevolenon pu essere applicata retroattivamente;
se la legge penale che sopraggiunge favorevole pu essere applicata retroattivamente;
Non una contraddizione? No, in quanto la Ratio dellart 2c.p. e dellart 25cost quella di tutelare lindividuo e le
libert e ci possibile solo attraverso la garanzia che una legge penale successiva favorevole possa essere
applicata retroattivamente.
Questa distinzione e differenza tra leggi penali favorevoli e sfavorevoli stata giustificata in base allart
3cost. In base a tale articolo, sarebbe assurdo punire un individuo per un fatto che una legge penale successiva non
considera pi reato oppure considera reato ma sottoposto ad una pena inferiore. Vi sarebbe una disuguaglianza di
trattamento riguardo il trattamento per lo stesso reato avvenuto per in due momenti diversi.
Vediamo qualche problema inerente alla successione di leggi penali quando linnovazione legislativa
riguarda il precetto penale in questi casi meno facile stabilire se la nuova legge effettivamente succeduta alla
precedente o se si sia in presenza di una abolitio criminis. Nel primo caso, troverebbe disciplina il comma 4 (e
quindi i condannati con sentenza definitiva non avrebbero lapplicazione del favor rei) , nel secondo caso invece
ricorrerebbe la disciplina dellabolitio criminis del comma 2 (con eventuale applicazione anche ai condannati
passati in giudicato con sentenza definitiva). Quindi, capire se si in una ipotesi di successione di leggi penali nel
tempo o di abolitio criminis di vitale importanza in alcuni casi. Quindi per non correre il rischio di apporre
letichetta di legge pi favorevole ad una vera e propria abolitio criminis, occorre verificare attentamente se il
mutamento di disciplina giuridico-penale lasci tuttavia emergere un nucleo comportamentale di cui si possa
dire che era punibile alla stregua della disposizione abrogato e che punibile tuttora. Si dovrebbe far ricorso
alla formula lo stesso fatto prima era punibile, ora punibile, quindi punibileprincipio della
continuit del tipo di illecito. Secondo questo principio un fenomeno successorio, con la conseguente
applicazione del 4comma art 2, si verificherebbe tutte le volte in cui le caratteristiche concrete del fatto consentono
di sussumerlo tanto nella precedente fattispecie astratta quanto nella successiva, dovendosi da ci desumere una
continuit nel giudizio di disvalore espresso dallordinamento penale.
COSA DI INTENDE PER LEGGE PIU FAVOREVOLE?occorre effettuare un raffronto tra le diverse
normative sul piano del regime sanzionatorio. Ilriferimento per ampio: non si guarda soltnato la diversa misura
della pena o delle pene accessorie ecc, occorre guardare il regime di punibilit nel suo insieme. Se ad esempio una
legge prevede la perseguibilit dufficio del reato e unaltra invece prevede quella su querela, si dovr applicare, in
quanto pi favorevole, la legge che prevede che il fatto perseguibile solo su querela di fatto. Il rapporto tra le

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diverse discipline applicabili va quindi compiuto in concreto, comparando i risultati dellapplicazione di ciascuna
norma e gli effetti che dalla loro applicazione il giudice ricava. Ci significa che se una legge ,ad esempio, elevasse
la pena minima applicabile ad un reato ma contemporaneamente diminuisse la pena massima, luna o laltra legge
risulter pi favorevole rispetto allaltra a seconda se il giudice, in concreto, ritenga di applicare il minimo o il
massimo della pena.
DECRETI LEGGE NON CONVERTITI E SUCCESSIONE LEGGI NEL TEMPO:
Fino alla sentenza 51/85 era fortemente controversa la questione in dottrina del trattamento da riservare alle norme
penali contenute in un decreto legge non convertito in legge dalle Camere. La difformit di opinioni prendeva avvio
dallart 2 comma 6 a causa dellincompatibilit tra la materia costituzionale del decreto legge e la sua perdita di
efficacia in caso di decadenza ex tunc, e lart 2 comma 6 (ora abrogato).
Il comma 6 infatti prevedeva che la disciplina generale della successione di leggi penali si estendeva anche ai casi
di decadenza e di mancata ratifica di un decreto legge Vi totale incompatibilit con lart 77,3c, cost che
stabilisce che i decreti perdono efficacia sin dallinizio, se non sono convertiti in legge entro 60 giorni dalla loro
pubblicazione. La perdita di efficacia ex tunc sembra quindi inibire lo stesso ingresso di un meccanismo di
successione tra leggi, in quanto la successione di leggi presuppone che vi sia stata (anche se per poco) la validit
della legge preesistente che, invece , larticolo 77 comma 3 cost esclude.
La corte costituzionale ha dichiarato illegittimo il 5comma (ora 6) dellarticolo 2c.p. nella parte in cui rende
applicabili alle ipotesi da esso previste le disposizioni contenute nei commi 2 e 3 dello stesso articolo 2c.p.
Con la non inclusione del comma 1 la corte costituzionale ha fatto salvo la regola dellirretroattivit della norma
penale incriminatrice. Ci significa che se con il decreto legge, ad esempio, si abroga una incriminazione
preesistente, la sua reviviscenza (a seguito della caducazione del decreto legge) non potr spiegare effetti rispetto
alle condotte realizzate nel periodo di provvisoria vigenza della norma contenuta nel decreto, che restano non
punibili, in quanto non costituenti reato secondo la legge del tempo in cui furono commesse(art2,comma1c.p.).
Di contro n labolitio criminis, n le modificazioni in senso pi favorevole al reo potranno spiegare effetto nei
confronti delle condotte antecedenti allemanazione del decreto.

DISTINZIONE TRA SUCCESSIONE DELLE NORME PENALI NEL TEMPO DAL PRINCIPIO DI
SPECIALITA:
il principio di specialit affermato nellart 15c.p. quando pi leggi penali o pi dispoiszioni della medesima
legge regolano la stessa materia , la legge o la disposizione di legge speciale deroga alla legge o alla
disposizione di legge generale, salvo che sia altrimenti stabilito . A differenza del fenomeno della successione di
norme, qui le norme sono entrambi vigenti (nella successione di norme penali vi una norma penale che
subentra a quella precedente che viene abrogata). Quindi sono due norme astrattamente applicabili. Il
fenomeno designato come concorso apparente di norme coesistenti.
Confrontiamo ad esempio la fattispecie del furto con quella del furto militare. Si ha furto quando un soggetto,
al fine di trarne profitto, si impossessa di una cosa mobile altrui. Il furto militare aggiunge 2 elementi di specialit
allipotesi del furto: il furto deve essere commesso da un militare e deve essere commesso in uno stabilimento
militare. Per stabilire quale delle norme quella da applicare bisogna sovrapporre le fattispecie e operare un
confronto (questa una valutazione che prescinde dalla valutazione del fatto: una valutazione tra fattispecie e
serve al giudice per capire quale fattispecie applicare al fatto concreto). Esistono ,poi, casi rari di specialit
bilaterale quando cio ciascuna norma presenta elementi specializzanti rispetto allaltra.
[questa disciplina affrontata a pag 77 quando si parla del concorso apparente di norme]

EFFICACIA DELLA LEGGE PENALE NELLO SPAZIO:


Esistono quattro principi di applicazione della legge penale (di cui, lordinamento italiano ha recepito quello di
territorialit):
1) principio di universalit: la legge penale ha effetti in ogni luogo e nei confronti di chiunque
2) principio di personalit: si applica la legge penale dello stato a cui appartiene lautore dellevento lesivo
3)principio di difesa: si applica la legge penale dello stato a cui appartiene la vittima dellevento lesivo
4)principio di territorialit: si applica la legge penale dello stato in cui si verificato levento lesivo.
Il nostro ordinamento ha recepito il principio di territorialit, sancito allinterno dellart 3c.p.

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lart 3 c.p. stabilisce che la legge italiana obbliga tutti coloro che, cittadini o stranieri, si trovano nel territorio
dello Stato, salve le eccezioni stabilite dal diritto pubblico interno o dal diritto internazionale. Continua
rafforzando lefficacia della legge penale sostenendo che la legge penale italiana obbliga tutti coloro che,
cittadini o stranieri, si trovano allestero, ma limitatamente ai casi stabiliti dalla legge medesima o dal diritto
internazionale.
Questarticolo sancisce il principio di territorialit della legge penale pur prevedendo deroghe (al I comma
definisce lambito spaziale dellapplicabilit della legge penale circoscritto al territorio dello stato, mentre al
comma successivo da spazio al principio di universalit della legge penale nazionale estendendo la validit oltre i
confini nazionali , limitatamente, per, a determinate ipotesi)
Lart 4 c.p. da la definisce il cittadino italiano (gli appartenenti per origine o per elezione ai luoghi soggetti alla
sovranit dello stato e gli apolidi residenti) ed estende tale definizione anche alle navi e agli aeromobili di
nazionalit italiana , considerati come territorio nazionale.
Lart 6 c.p. precisa quando un reato pu ritenersi commesso allinterno del territorio dello Stato sancendo che
lazione o lomissione, che costituisce reato, deve avvenire tutta o in parte nel territorio dello stato o che vi si
verifichi levento che la conseguenza dellazione od omissione (es. reato sia se chi uccide sul confine dello stato
straniero e lucciso nel territorio nazionale che viceversa!). Questa forte vis attractiva a favore della legge penale italiana
alla base del principio dellubiquit (letteralmente:capacit di trovarsi in pi luoghi nello stesso momento).
Lart 7 c.p. sancisce lapplicabilit della legge italiana penale ad alcune categorie di reati anche se commessi
interamente allestero. In particolare punito secondo la legge italiana il cittadino o lo straniero che commette
allestero :
-

Delitti contro la personalit dello Stato


Delitti di contraffazione del sigillo dello stato o di uso del sigillo dello stato contraffatto
Delitti di falsit in monete aventi corso legale nello Stato
Delitti commessi dai pubblici ufficiali a servizio dello Stato
Ogni altro reato per il quale sia la legge che le convenzioni internazionali stabiliscono lapplicabilit della
legge penale italiana

Queste eccezioni al principio di territorialit si ispirano al principio di difesa (lo stato deve tutelare se stesso).
Lart 8 c.p. disciplina il delitto politico commesso allestero. Secondo il primo comma, il cittadino o lo straniero che
allestero commetta un delitto politico non rientrante in quelli punibili dallart 7, punibile secondo la legge penale
italiana. La punibilit condizionata alla richiesta del Ministro della Giustizia e , quando si tratta di un delitto punibile a
querela della persona offesa, quando vi sia la querela delloffeso. Lart 8 c.p. contiene anche la definizione generale di

delitto politico. Esso definito come ogni delitto che offende un interesse politico dello Stato o un diritto
politico del cittadino. E inoltre ritenuto delitto politico un comune delitto determinato da motivi politici. In altre
parole delitto politico quello che offende un interesse politico dello Stato (popolo, territorio, sovranit, forma di
governo ecc). Per capire possiamo guardare lart 294 c.p. Chiunque con violenza, minaccia o inganno impedisce in

tutto o in parte l'esercizio di un diritto politico, ovvero determina taluno a esercitarlo in senso difforme dalla sua volont,
punito con la reclusione da uno a cinque anni. .
Alla punibilit in senso assoluto si sostituisce una punibilit condizionata dalla richiesta del ministro della giustizia: possiamo
distinguere:
-delitto politico diretto: un reato lede linteresse politico dello Stato;
-delitto politico indirietto: va a ledere un interesse politico del cittadino dello Stato;
-delitto politico di imputazione soggettiva: posto in essere per motivazioni politiche;

Lart 9 c.p. stabilisce i reati comuni commessi dal cittadino allestero. Secondo tale articolo, il cittadino che
commette un reato che non rientra nelle tipologie di reato contemplate negli artt 7-8 c.p. punibile secondo la legge italiana se la legge
prevede per quel reato la pena dellergastolo o della reclusione non inferiore ad un minimo di 3 anni. Condizione per la punibilit

per la presenza fisica del colpevole nel territorio dello stato. Per tutti i reati per i quali il nostro ordinamento

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prevede una pena restrittiva della libert inferiore ai 3 anni, oltre alla condizione della presenza nel territorio
nazionale, occorre anche che vi sia la richiesta del Ministro della Giustizia oppure listanza o la querela della
persona offesa dal reato.
Inoltre lultimo comma dellart 9 prevede che se il delitto stato commesso a danno dello stato estero, per la
punibilit del fatto sempre necessaria la richiesta del Ministro della Giustizia ma la perseguibilit del colpevole secondo
la legge italiana subordinata alla mancata concezione o mancata accettazione della sua estradiazione.
Lart 10 c.p. riguarda lipotesi di delitti commessi in territorio estero da uno straniero a danno dello Stato
Italiano o di un cittadino Italiano. Il fatto punibile per la legge italiana se per quel reato la legge italiana prevede come
pena lergastolo o la reclusione non inferiore ad un minimo di 1 anno e se il colpevole si trovi nel territorio dello Stato. Inoltre
occorre che vi sia, in determinati casi, richiesta del ministro di grazia e giustizia oppure istanza o querela della persona offesa.

Se queste sono le eccezioni, passiamo ora ad analizzare i restanti articoli di questo capo del codice penale:
art 11c.p. Rinnovamento del giudizio- Nel caso indicato nell'art. 6, il cittadino o lo straniero giudicato nello Stato,
anche se sia stato giudicato all'estero.
Nei casi indicati negli articoli 7, 8, 9 e 10, il cittadino o lo straniero, che sia stato giudicato all'estero, giudicato nuovamente
nello Stato, qualora il ministro della giustizia ne faccia richiesta.

Art 12c.p.- Riconoscimento delle sentenze penali straniere: Alla sentenza penale straniera pronunciata per un delitto
pu essere dato riconoscimento:
1) per stabilire la recidiva o un altro effetto penale della condanna ovvero per dichiarare l'abitualit o la professionalit nel reato
o la tendenza a delinquere;
2) quando la condanna importerebbe, secondo la legge italiana, una pena accessoria;
3) quando, secondo la legge italiana, si dovrebbe sottoporre la persona condannata o prosciolta, che si trova nel territorio dello
Stato, a misure di sicurezza personali;
4) quando la sentenza straniera porta condanna alle restituzioni o al risarcimento del danno, ovvero deve, comunque, esser
fatta valere in giudizio nel territorio dello Stato, agli effetti delle restituzioni o del risarcimento del danno, o ad altri effetti civili.
Per farsi luogo al riconoscimento, la sentenza deve essere stata pronunciata dall'autorit giudiziaria di uno Stato estero col
quale esiste trattato di estradizione. Se questo non esiste, la sentenza estera pu essere egualmente ammessa a
riconoscimento nello Stato, qualora il ministro della giustizia ne faccia richiesta. Tale richiesta non occorre se viene fatta istanza
per il riconoscimento agli effetti indicati nel n. 4.

Art 13c.p. Lestradizione: L'estradizione regolata dalla legge penale italiana, dalle convenzioni e dagli usi internazionali.
L'estradizione non ammessa, se il fatto che forma oggetto della domanda di estradizione non preveduto come reato dalla
legge italiana e dalla legge straniera.
L'estradizione pu essere conceduta od offerta, anche per reati non preveduti nelle convenzioni internazionali, purch queste
non ne facciano espresso divieto.
Non ammessa l'estradizione del cittadino, salvo che sia espressamente consentita nelle convenzioni internazionali.

lestradizione disciplinata dallart 13c.p. che prevede che essa sia regolata, oltre che dalla legge penale, anche
dalle convenzioni e dagli usi internazionali. Essa un istituto del diritto internazionale che consiste nella consegna
di un individuo da parte di uno stato ad un altro Stato perch sia da questo giudicato(estradizione processuale) o
sottoposto allesecuzione della pena se gi condannato (estradizione esecutiva). Lart 13 sancisce il principio
della doppia incriminazione sostenendo che inammissibile lestradizione se il fatto che forma oggetto della
domanda di estradizione non preveduto come reato dalla legge italiana e dalla legge straniera. Il comma III
precisa anche che lestradizione pu essere concessa anche per reati non previsti dalle convenzioni internazionali
perch queste non ne facciano espresso divieto. Lultimo comma infine prevede che non ammessa
lestradizione del cittadino se ci non previsto nelle convenzioni internazionali. Tale precetto anche
contenuto nellart 26 cost che aggiunge , al comma II, il divieto di estradizione per i reati politici.
LIMITI PERSONALI ALLOBBLIGATORIETA DELLA LEGGE PENALE: LE IMMUNITA
Come abbiamo visto lart 3 c.p. nello stabilire lobbligatoriet della legge penale per tutti coloro che si trovino nel
territorio nazionale, fa espressamente salve eccezioni stabilite dal diritto interno o dal diritto internazionali.
Faciamo riferimento alle singole situazioni personali sottratte allapplicabilit della sanzione penale (immunit

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penale). Le immunit si distinguono in immunit di diritto pubblico (a carico del PDR, art 90cost, del presidente
del Senato, dei membri del Parlamento e dei consigli regionali, giudici della Cote costituzionale e i componenti del
consiglio superiore della magistratura); e immunit di diritto internazionale (Immunit assoluta per il Papa, per i
capi di Stato esteri che si trovino nel territorio italiano ecc).

IL REATO:
la teoria generale del reato o dottrina del reato quella parte di scienza del diritto penale che mira ad
individuare e ordinare in forma sistematica gli elementi che configurano , in via generale, la fisionomia del fatto
penalmente rilevante. La struttura del concetto giuridico del reato pu emergere attraverso un procedimento di
scomposizione e successiva ricomposizione degli elementi che lo costituiscono, secondo un criterio logico che si
presti anche a conferire a ciascuno di quegli elementi una precisa valenza, in rapporto alla disciplina normativa del
fatto penalmente rilevante. Ovviamente nel prevedere un reato, il legislatore se lo rappresenta come processo

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unitario: individua e penalizza un segmento di vita, costituito da un comportamento esterno delluomo, a cui
attribuisce una portata socialmente negativa. Lanalisi del reato e la sua costruzione sistematica si compiono
attraverso la sua scomposizione nelle parti che lo costituiscono.
Lanalisi del reato stata storicamente condotta secondo metodologie differenti:
a) Approccio naturalistico:
Un primo schema di analisi della struttura del reato muove dalla differenza tra elemento della fisicit e
lelemento psicologico. Questo schema di scomposizione del reato tipico della scuola classica penalista
e di Francesco Carrara. E il cosiddetto approccio naturalistico al diritto penale, secondo cui il reato un
fatto delluomo e in quanto tale dotato di una componente oggettiva (che i classici chiamavano forza
fisica) e una componente soggettiva e psicologica (i classici la chiamavano forza morale).
b) Approccio normativo-valutativo:
La concezione tripartita del reato invece sostiene che la struttura del concetto giuridico di reato si fondi
su basi normativo-valutative (approccio normativo-valutativo). Essa riconosce tre qualificazioni del fatto
penalmente rilevante: la tipicit (ossia al conformit alla descrizione normativa di un reato);
lantigiuridicit (la contrariet della condotta allintero ordinamento giuridico); e la colpevolezza (la
verifica dei presupposti di ordine soggettivo che permettono di applicare una pena allautore del fatto). La
conformit del fatto al tipo di reato sancito nella norma giuridica caratteristica elementare della
struttura dellillecito penale. Essa per non esaurisce la struttura dellillecito penale dato che da sola non
implicherebbe necessariamente anche la contrariet del fatto allordinamento giuridico (vi pu esservi un
uccisione di un uomo ,penalmente rilevante secondo lart 575, che per venga dichiarata lecita perch
avvenuta per legittima difesa,art 52). Per questo motivo di necessaria importanza la contrariet della
condotta al diritto oggettivo (lantigiuridicit).Tipicit,antigiuridicit e colpevolezza sono i predicati
dellazione o dellomissione penalmente rilevante in cui si articola la struttura dellillecito penale nella
classica configurazione moderna della teoria del reato.
c) concezione bipartita degli elementi costitutivi del reato, che si contrappose alla concezione tripartita.
Il punto di partenza rappresentato dallasserzione che la previsione legale del reato(tipicit) non
contenga solo una descrizione dei requisiti dellazione vietata ma anche un giudizio di valore riguardo il
carattere antigiuridico del fatto. Per questo motivo i due elementi essenziali per la qualificazione del
reato (tipicit e antigiuridicit) che per la teoria tripartita rappresentavano realt a se stante, per questa
diversa teoria sono un tuttuno. Laltro elemento costitutivo del reato la colpevolezza. Per questa
nuova concezione lantigiuridicit il presupposto della tipicit. Di conseguenza la mancanza di cause di
giustificazione (pensiamo al caso di legittima difesa) rientrerebbe nel carattere della tipicit e la loro
presenza dovrebbe configurarsi come una causa di esclusione dello stesso fatto tipico. Per questo motivo
tale orientamento prende il nome di dottrina degli elementi negativi del fatto.
Il grosso limite della teoria degli elementi negativi del fatto che il rapporto tra tipicit e antigiuridicit
capovolto:nella teoria tripartita la tipicit un presupposto dellantigiuridicit: ci significa che quando
ci troviamo dinanzi ad un fatto tipico molto probabilmente quel fatto sar anche antigiuridico xk soltanto
in determinati casi eccezionali operano le cause di giustificazione. Invece secondo la teoria degli elementi
negativi del fatto il rapporto inverso perch lantigiuridicit necessaria per aversi poi la tipicit: quindi
nel momento in cui vengono a sussistere le cause di giustificazione viene a cadere lantigiuridicit e quindi
si andrebbe a creare un paradosso perch andrebbe a mancare il fatto tipico ( come se si comparasse
luccisione di un uomo per legittima difesa alluccisione di un insetto x questa teoria in entrambi i casi non vi tipicit, mentre
per la concezione tripartita nel primo caso vi tipicit ma non antigiuridicit, nel secondo invece non vi proprio tipicit).Quindi

il grosso limite di questa concezione quello di non poter distinguere i fatti tipici dai fatti irrilevanti per
lordinamento penale (come appunto luccisione di un insetto!).
LO SCHEMA TRIPARTITO DEL REATO NELLA CONFIGURAZIONE TRADIZIONALE: LA DOTTRINA DI BELING

La costruzione del reato, che si fonda sullaccostamento di elementi oggettivi e soggettivi, mira a contrassegnare il fatto delluomo, penalmente rilevante,
rispetto al mero accadimento naturale. Per questo motivo gi nella dottrina pre-illuminista si avvert lesigenza di ancorare la responsabilit penale alle
possibilit di attribuire un evento ad un determinato soggetto non solo per lesistenza di un nesso causale obiettivo tra la sua azione e levento
incriminatorio ma anche dal punto di vista della sua attribuibilit allagente sulla base di un atteggiamento psicologico rimproverabile.
Sappiamo che , sulla base del principio di legalit, emerso il concetto di tipicit dellazione punibile ossia lesistenza di connotati, esteriormente
riconoscibili , da cui dipende lingresso dellazione nel campo della rilevanza penale. Ci nonostante la fattispecie legale di ogni singolo reato ha soltanto il

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compito di descrivere concretamente la condotta vietata. La realizzazione della fattispecie, nonostante la sua contrariet ad una norma di divieto, non
costituisce per necessariamente anche un fatto antigiuridico, poich lordinamento giuridico, oltre alle norme di divieto, contiene anche norme permissive.
Tali norme hanno la funzione di rendere lecito, in presenza di particolari circostanze, il compimento di azioni tipiche, altrimenti vietate (pensiamo
allomicidio per legittima difesa!). Di fronte alla realizzazione del fatto tipico quindi per stabilire se lautore ha agito anti giuridicamente, occorre sempre
accertare se non vi fosse operante una norma permissiva che impedisse il tradursi dellastratta norma di divieto in uno specifico dovere di astenersi dal fatto
tipico. QUINDI PER LA DOTTRINA TRADIZIONALE NON ESISTONO FATTISPECIE IN SE ANTIGIURIDICHE MA SOLTANTO REALIZZAZIONI ANTIGIURIDICHE DI
UNA FATTISPECIE.
Nella concezione tripartita della struttura del reato la conformit al tipo rappresenta il momento della contrariet dellazione ad una norma di divieto. La
categoria dellantigiuridicit esprime la dimensione della contrariet del fatto con il diritto obiettivo risultante dal suo rapporto con lintero ordinamento
giuridico. Per antigiuridicit si intende mancanza di cause (legali) di giustificazione del fatto tipico. Lantigiuridicit non si valuta solo in corrispondenza
del diritto penale o delle sole norme del diritto penale,lantigiuridicit del fatto si valuta sulla base dellintero ordinamento giuridico nel suo insieme. Ci che
antigiuridico in un settore dellordinamento lo anche in tutti gli altri.

LA COLPEVOLEZZA nella concezione tradizionale del reato:


Il terzo elemento costitutivo dellillecito penale la colpevolezza. Essa nasce dalla separazione di principio tra
lato esterno e interno del reato (oggettivo e soggettivo). Sappiamo che la tipicit della condotta data
esclusivamente dalla sua corrispondenza al modello legale di un reato nei suoi connotati esteriormente
riconoscibili. Ci sufficiente per decidere riguardo lesistenza del fatto tipico e per fornire il primo appiglio per il
giudizio di antigiuridicit. Il contenuto psichico dellazione invece viene distaccato dalla sua base oggettiva e va a
formare lelemento della colpevolezza intesa come il rapporto psicologico dellautore con il fatto quale azione
antigiuridica. Essa quindi estranea alla dimensione della tipicit.
Per tipicit si richiede lesistenza di un azione sorretta dalla volont. Il contenuto della volont non ha
importanza per il problema della tipicit ma soltanto per quello della colpevolezza. Quindi lazione umana
costituisce oggetto del giudizio di antigiuridicit, mentre le sue componenti soggettive orientano il giudizio di
colpevolezza.
Limiti della concezione belinghiana e evoluzione della dottrina del fatto tipico:
caratteristiche della dottrina belinghiana erano quindi lisolamento del fatti tipico e la sua oggettivazione
mediante il distacco dellazione dal suo contenuto psichico. Col passare del tempo per avanz sempre pi la
convinzione dellesistenza di fattispecie, in cui lillecit non pu essere definita senza il riferimento ad elementi
psicologici o genericamente soggettivi. Ci equivaleva a sottolineare che non tutto ci che soggettivo
appartiene alla colpevolezza cos come allantigiuridicit non si pu assegnare solo ci che rigorosamente
oggettivo. Alcuni reati si possono distinguere da altri solo per un diverso atteggiamento interiore del soggetto che
oltrepassa il fatto mirando ad un risultato ulteriore (pensa alla differenza tra il sequestro di persona a scopo di
estorsione e quello a scopo di terrorismo). Il superamento della contrapposizione tra soggettivo e oggettivo su
cui si fondava la sistematica classica, spian la strada ad un nuovo assetto della dottrina del reato.
La dottrina del fatto tipico:
Il passaggio dalla concezione psicologica della colpevolezza alla concezione normativa della stessa tutto parte
dalla concezione Welzeliana secondo cui le azioni mosse dalluomo non sono azioni cieche ma azioni preposte
alla realizzazione di un dato fine, quindi il fine viene a qualificare lazione. Qua notiamo quindi lelemento
psicologico viene trasposto dalla colpevolezza (che prima era visto come contenitore del dolo e della colpa) al
fatto tipico. FIORE quindi ripudia la metodologia classica a favore di una nuova metodologia in cui allinterno del
fatti tipico si individua una fattispecie oggettiva e una fattispecie soggettiva (dolo e colpa).
Ma se il dolo e la colpa ora sono contenute nella fattispecie soggettiva del fatto tipico, la colpevolezza (che prima
era il contenitore del dolo e della colpa) a cosa serve? La colpevolezza per Fiore un momento essenziale per la
rimproverbalit. La colpevolezza vista come contenitore di parametri normativi dove, da un lato possibile
muovere il rimprovero, dallaltro possibile graduare lo stesso. es. direttore di banca che trattiene parte dei soldi dei
correntisti per fini di lucro personale (vuole fare la bella vita, il lusso! xD); stessa situazione con lo sportellista che trattiene una piccola parte
dei soldi dei correntisti per sfamare la propria famiglia. In entrambi i casi abbiamo un fatto tipico, antigiuridico: ma la

rimproverbalit diversa: secondo la concezione tradizionale (colpevolezza come contenitore di dolo e colpa)
allora i due fatti sono identici; se ci rifacciamo alla concezione normativa diremo che lintensit del dolo
differente e quindi la rimproverbalit differente.

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LA TIPICITA (o il fatto tipico)


La struttura del fatto tipico:
come abbiamo pi volte detto, affinch possiamo parlare di un fatto penalmente rilevante per lapplicazione di
una pena o di una misura di sicurezza, occorre prima che tale fatto corrisponda a quello descritto da una norma
incriminatrice (fattispecie legale del reato).
Il metodo per la sussunzione, ossia per costatare che il fatto verificatosi corrisponda al fatto tipo previsto dalla
norma incriminatrice, ancora una volta quello analitico ossia attraverso la scomposizione del fatto negli
elementi che condizionano la sua rilevanza.
Importante richiamare la distinzione tra le fattispecie di cui la condotta incriminata del tutto
indipendentemente dalle sue specifiche modalit( fattispecie a forma aperta) e le fattispecie in cui assumono un
ruolo tipicizzante il mezzo, loggetto, il tempo, il luogo o altre modalit della condotta (fattispecie a forma chiusa
o vincolata). La distinzione tra queste due tipologie di fattispecie importante xk determina a priori lampiezza
dellarea ricoperta dallincriminazione (massima nelle fattispecie a forma aperta e minore nelle fattispecie a forma
vincolata).
Lutilizzazione da parte del legislatore di fattispecie a forma vincolata o a forma aperta dipende dallimportanza
del bene giuridico che intende proteggere. Quanto maggiore il valore del bene giuridico che si vuole
proteggere tanto pi lincriminazione tender ad essere onnicomprensiva (cio tender a racchiudere tutte le
possibili forme di aggressione a quel bene giuridico); mentre riguardo ai beni di minore importanza si tender
piuttosto a colpire soltanto determinate modalit di aggressione.
Pensiamo alle condotte aggressive della vita e dellincolumit personale che sono punite indipendentemente dalle
modalit obiettive e dallatteggiamento psicologico con cui vengono realizzate (fattispecie a forma aperta) e ai
delitti contro il patrimonio che hanno rilevanza penale solo in presenza di particolari modalit della condotta
(fattispecie a forma vincolata).
Quindi per la configurazione del tipo di fatto incriminato occorre prima individuare il bene giuridico tutelato. In
questa accezione il bene giuridico , oggetto della protezione normativa, linteresse tutelato dallordinamento
giuridico che si riflette nella singola norma incriminatrice. Per questo motivo il bene giuridico ,inteso in questo
modo, anche definito oggetto giuridico del reato.
NB: non confondere loggetto materiale dellazione (che qualcosa di tangibile) con loggetto giuridico del reato
(Es:nel caso del furto: loggetto giuridico del reato il patrimonio, xk la norma incriminatrice tende a
salvaguardare tale bene giuridico; loggetto materiale dellazione invece la cosa altrui sottratta).
Lindividuazione del bene protetto dunque essenziale per la configurazione del tipo di reato. Ma la corretta
definizione del tipo di reato dipende anche dalla condotta incriminata. E ovvio costatare che ad una stessa
condotta possono corrispondere, a seconda dellatteggiamento e del suo contenuto psicologico,lesione di beni
diversi o una diversa rilevanza del fatto (una cosa un omicidio colposo, un'altra se lomicidio era
intenzionale!).
Per cui la lesione (o almeno la messa in pericolo) di un bene protetto necessaria per la rilevanza penale del
fatto MA non per questo risulta sufficiente ad esaurire lintero significato del fatto tipico ,il quale risulta dai
connotati di valore della condotta, dal suo contenuto psichico e dagli stessi profili di carattere personale che
concorrono a condizionare la rilevanza penale.
STRUTTURA GENERALE DEL FATTO TIPICO: Fattispecie oggettiva e soggettiva:

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allinterno del fatto tipico occorre fare una preliminare distinzione tra fattispecie oggettivo-materiale e
fattispecie soggettiva. Alla prima si assegnano gli elementi di carattere oggettivo in base ai quali si stabilisce il
carattere tipico di un fatto; alla seconda tutti gli elementi di ordine psichico che ugualmente concorrono a
definirne la tipicit.

FATTISPECIE OGGETTIVA:
Gli elementi della fattispecie oggettiva:
1)Lautore
Elemento costitutivo della fattispecie oggettiva innanzitutto lautore del fatto (o anche soggetto attivo del
reato). Autore colui che realizza nel mondo esterno il fatto tipico di un determinato reato. Autore pu essere
soltanto un essere umano (vige lantico principio societas delinquere non potest per cui ancora oggi non si pu
parlare di responsabilit penale delle persone giuridiche).
Precisiamo che la qualit di autore del tutto indipendente dal giudizio di colpevolezza del soggetto che agisce
(un bambino che ruba alla madre ,azione non punibile per il 649, non per questo non cessa di essere reputato
autore).
Sulla base se la legge prevede che il fatto ritenuto come reato possa essere commesso da chiunque o
relativamente ad una data persona, possiamo distinguere tra reati comuni e reati propri (575: chiunque
cagiona la morte di un uomo punito.. e 578 sul delitto di infanticidio che pu essere commesso solo dalla
madre o la bancarotta ,216 e 217, il cui autore pu essere esclusivamente limprenditore). Quindi i reati comuni
possono essere realizzati da qualsiasi persona, quelli propri invece soltanto da determinate persone.
Vi sono infine i cosiddetti reati di mano propria ossia quei reati che possono essere commessi da chiunque (la
legge non adopera limitazioni per definirne lautore) ma concretamente essi possono essere commessi soltanto
da persone che si trovino in determinate circostanze (si pensi al falso giuramenti- art 371- il quale reato pu
essere commesso solo se la parte ,ad esempio, citata in giudizio).
2)il soggetto passivo del reato
Il soggetto passivo del reato il portatore dellinteresse penalmente protetto su cui incide la condotta tipica.
Soggetto passivo del reato sinonimo di persona offesa dal reato. Ovviamente la nozione di soggetto passivo
non coincide necessariamente con quella di danneggiato dal reato (si pensi allomicidio dove la vittima il soggetto
passivo del reato ma i danneggiati sono gli stretti congiunti). Soggetti passivi sono sia le persone fisiche, lo Stato, la pubblica
amministrazione o le persone giuridiche. Ci sono anche reati con soggetto passivo indeterminato (pensiamo ai
reati contro la pubblica incolumit). Parliamo dei cosiddetti reati vaghi o vaganti.
3)loggetto materiale
Loggetto materiale dellazione unespressione che designa lentit su cui incide la condotta tipica quando si
concentri nellestrinsecazione di un energia fisica. Loggetto materiale dellazione pu essere quindi una cosa
(furto), un animale (animale aizzato 672c.p.) o una persona umana (omicidio). Ovviamente, come abbiamo gi
detto in precedenza, non confondere loggetto materiale dellazione con loggetto giuridico del reato (il bene
giuridico a cui si riconosce tutela). E oggetto materiale dellazione, nel furto, la cosa altrui sottratta, ma
loggetto giuridico del reato , ossia il bene giuridico a cui la norma incriminatrice da tutela, il patrimonio.
Loggetto materiale dellazione pu essere uno solo o pi di uno (ad esempio nella rapina costituiscono oggetto
materiale dellazione sia la persona minacciata e sia la cosa sottratta mediante luso di forza o violenza).
4)la condotta
Elemento fondamentale della fattispecie oggettivo-materiale la condotta del soggetto che per essere tipica
(quindi potenzialmente rilevante per il diritto penale) deve corrispondere a quella descritta da una norma
incriminatrice. La condotta pu essere un comportamento positivo (un fare) o un comportamento passivo (un

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non fare, omissione). Un comportamento che non presenti, oggettivamente, tutte le caratteristiche descritte da
una norma incriminatrice, non pu assumere alcuna rilevanza per lordinamento penale (principio di legalit!).
5)levento
Il rapporto che esiste tra la condotta dellautore e il suo risultato (levento prodotto) si definisce rapporto di
causalit ed la premessa essenziale dellimputazione dellevento alla condotta di un determinato autore (qst lo
vedremo pi in avanti).

I reati in rapporto ai quali la legge penale descrive un determinato accadimento naturalistico (ossia
corrispondente alla modificazione della realt sensibile) individuabile come conseguenza della condotta si dicono
comunemente reati evento (o reati con evento in senso materiale).
I reati la cui fattispecie legale si esaurisce nella descrizione del comportamento incriminato cos da non consentire
lidentificazione di un accadimento di tipo naturalistico che si possa isolare dalla condotta e distinguere da essa
come sua conseguenza, vengono invece tradizionalmente definiti reati di pura condotta e si distinguono in
reati di pura azione (es. il falso giuramento in giudizio civile, art 371c.p.) e reati di pura omissione (es.omissione di denuncia di
reato da parte di pubblico ufficiale,art 361-362) a seconda se la condotta incriminata un fare o unomissione.
Dato che levento pu essere visto come la lesione del bene protetto, non esistono in realt reati senza evento
poich il reato , per definizione, aggressione ad un bene giuridico e il risultato di questa aggressione non pu
non configurarsi come un evento di lesione o di messa in pericolo del bene . Ci per non necessariamente
coincide con la modificazione della realt naturale. Anche i reati di pura condotta implicano un evento di lesione
del bene anche se esso non si manifesta nella forma di una modificazione del mondo esterno distinguibile dalla
condotta del soggetto.
La dottrina ricorsa alla nozione di offesa e la distingue da quella di evento: per offesa si dovrebbe intendere
la lesione o messa in pericolo del bene protetto quale requisito essenziale del fatto;
mentre alla nozione di evento dovrebbe riservarsi un significato pi ristretto, sostanzialmente coincidente con
quella dellevento in senso naturalistico. Loffesa dunque presente in qualsiasi reato, anche quelli di pura
condotta, mentre levento sarebbe presente in quelle fattispecie in cui appare isolabile dalla condotta in quanto
modificazione del mondo esterno sensibile.

Tipologie delloffesa:
reati di danno e reati di pericolo
La realizzazione di una condotta tipica pu avere come conseguenza due cose:
-la lesione di un bene giuridico protetto (parliamo di reato di danno)
-la messa in pericolo di un bene giuridico protetto (parliamo di reato di pericolo).
Nella maggior parte dei casi la legge richiede che ,per il perfezionamento di un reato, si verifichi una effettiva
lesione del bene giuridico protetto (per il 575, si ha omicidio quando muore un uomo! Ecc). Non di rado per la
legge ritiene sufficiente , per la punibilit del fatto,la mera esposizione a pericolo del bene tutelato. Ci avviene
in relazione ai beni di particolare importanza in virt dei quali solo una penalizzazione anticipata delle condotte
idonee a porre in pericolo il bene pu garantire una adeguata protezione. Nasce quindi la distinzione tra reati di
danno (la legge esige leffettiva lesione del bene tutelato) e reati di pericolo (il realizzarsi della semplice messa in
pericolo del bene fa scattare il reato). Pi precisamente si parla di reati con evento dannoso e reati con evento di
pericolo.

I reati di pericolo:

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nellambito dei reati di pericolo si distingue tradizionalmente fra reati di pericolo concreto e reati di pericolo
astratto. Le due categorie hanno come caratteristica comune il fatto dellanticipazione legislativa della tutela dal
momento del danno effettivo al momento del danno potenziale (pericolo di danno).
La differenza sta nel fatto che , nei reati a pericolo concreto laccertamento del verificarsi del pericolo deve
essere compiuto caso per caso dal giudice mentre nei reati a pericolo astratto invece tale accertamento non
sarebbe richiesto essendo sufficiente soltanto che si sia realizzata la condotta descritta nella fattispecie
incriminata, a cui la legge assegna un generico carattere di pericolosit rispetto a determinati bene giuridici (vi
quindi una presunzione ex lege).
-

I reati di pericolo concreto:

Sono di facile individuazione in quanto la normativa lascia sempre intendere che vi sia lesigenza di accertare
lavvenuto verificarsi del pericolo (in quanto evento del reato!). Ad esempio art 442 chiunque compie atti tali da
porre in pericolo la pubblica incolumit punito. Accertare lesistenza di un pericolo significa accertare
lesistenza di una situazione oggettiva il cui evolversi ,in mancanza di circostanze impeditive, avrebbe condotto ad
un evento di lesione del bene protetto. Il giudizio in cui si concreta laccertamento del pericolo contrassegnato
dallo schema della prognosi postuma che quella di un giudizio di probabilit che , pur essendo formulato ex
post factum, tuttavia si riporta idealmente alla situazione ex antea per dedurne la verosomiglianza di una
probabile verificazione dellevento materiale da essa cagionato.
-

I reati di pericolo astratto:

si parla di reati di pericolo astratto in relazione alle ipotesi in cui il legislatore incrimina un certo tipo di fatto in
base alla presunzione che in esso sia insita la esposizione a pericolo di un determinato bene giuridico, senza
richiedere espressamente caso per caso laccertamento che la messa in pericolo si sia effettivamente verificata.
Per capire bene ci occorre partire dagli scopi di politica criminale a cui queste fattispecie sono destinate. E da
prendere atto che del tutto impensabile, oggi, pensare di rinunciare alla tutela di bene di grande importanza che
sarebbe sicuramente insufficiente se ristretta alle sole ipotesi di pericolo concreto. Alcuni beni , soprattutto quelli
collettivi, hanno una struttura tale da non permettere che la loro protezione possa essere affidata alla pretesa
dellosservanza generalizzata di regole di condotta idonee ad evitare il rischio. Pensiamo alla circolazione stradale,
pretendere la preventiva abilitazione di tutti i guidatori mediante il rilascio della patente costituisce una esigenza
minima per la sicurezza pubblica. Richiedere invece che quel guidatore o laltro ,sfornito di patente, costituiva in
concreto un pericolo CONCRETO per la circolazione frusterebbe ogni scopo di tutela. A siffatte esigenze di tutela
corrispondono ,dunque, necessariamente ipotesi normative in cui il legislatore incrimina determinate condotte in
base al presupposto che esse realizzano lesposizione a pericolo di determinati interessi. Quindi nel reato di
pericolo astratto il legislatore incrimina il fatto per la sua ritenuta attitudine lesiva rispetto al bene tutelato pur
senza richiedere che si accerti, caso per caso, il verificarsi di un danno effettivo o di un concreto pericolo di
danno. QUINDI NEI REATI DI PERICOLO ASTRATTO IL LEGISLATORE NON PUNISCE LEVENTO LESIVO MA LA
POTENZIALITA LESIVA DELLA CONDOTTA (il giudice nn accerta levento lesivo, ma lattitudine della condotta a
provocare un danno. Quindi laccertamento riguarda le qualit della condotta). pensa ai reati contro
linquinamento dellambiente, se si aspettasse che il pericolo di inquinamento diventasse concreto ci si
troverebbe in una situazione di non ritorno (pensa alla terra dei fuochi oracol cazzo che la bonifichi!), per cui il legislatore,
imponendo delle norme che vietano il versamento di determinate sostanze nellambiente, cerca di prevenire il
rischio di un danno futuro, incriminando delle condotte tipiche reputate potenzialmente lesive.
Ora ci si domanda: tali scelte legislative di rendere , a determinate condizioni, una condotta , che non ha ancora
realizzato un pericolo, un reato di pericolo astratto non in contrasto con larticolo 49, 2 comma, c.p. che
esclude la punibilit del fatto quando lazione non idonea a produrre levento dannoso o pericoloso o vi
inesistenza delloggetto dellazione stessa. Ci significherebbe che la dimostrazione dellassoluta impossibilit di
questa dovrebbe condurre anche nei reati di pericolo astratto a negare la rilevanza penale dellazione
inidonea. Ma un esame appena pi ravvicinato consente di prendere atto che lestensione ai reati di pericolo
astratto della regola posta dal 49 comma 2 non implica affatto la loro confusione coi reati di pericolo concreto.
Quindi un ridimensionamento della dottrina che voleva estendere anche ai reati di pericolo astratto la disciplina

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del 49 comma II consente un ridimensionamento dei rischi che si connettono allammissione della prova contrario
alla presunzione legislativa.
Allinterno della categoria dei reati di pericolo astratto dobbiamo fare una distinzione tra i reati di pericolo
astratto in senso pieno e quelli di pericolo presunto. Mentre i reati di pericolo presunto (art 435, 678 c.p. sulla
detenzione e uso di armi senza il rilascio del porto darmi) non ammettono prova contraria per cui vi una forte
presunzione legislativa di pericolosit della condotta tipica che non pu essere vinta da prova contraria, i reati
di pericolo astratto in senso pieno vi possono essere casi lastrattezza del pericolo non solo non sembra inibire la
prova contraria ma si pu dire che la legge stessa ad ammetterne implicitamente la rilevanza (pensiamo al 656
c.p. dove la legge punisce chiunque diffonde notizie false esagerate e tendenti a turbare lordine pubblico,
norma che sollecita linterprete a valutare caso per caso lidoneit della condotta a turbare lordine pubblico).
COSA IMPORTANTE DA RICORDARE: (appunti del prof)

i reati di pericolo presunto possano essere compatibili col principio di offensivit??


Questo perch il legislatore preume iuris et de iure la pericolosit della condotta senza dare modo al giudice di
accertarla caso per caso. Ma una presunzione assoluta di responsabilit dunque compatibile col principio di
offensivit? A dare risposta a tale quesito fu la corte costituzionale con la sentenza 303/1991 dove chiar che tali
reati sono compatibili con il principio di offensivit sempre che le scelta del legislatore, nel prevedere quel fatto
tipico come reato, non sia stata arbitraria e manifestamente insensata. Ci apre la possibilit, anche nei reati di
pericolo presunto, di un accertamento giudiziale.

Reati Unisussistenti e reati plurisussistenti:


Si dicono reati unisussistenti quei reati la cui condotta si esaurisce con il realizzarsi di un unico atto, quelli invece
la cui realizzazione esige il compimento di una pluralit di atti si dicono plurisussistenti (lingiuria se avviene
attraverso la pronunzia di una sola parola un reato unisussistente, se avviene attraverso anche la redazione e
invio di scritti diventa plurisussistente poich consta di una attivit complessa suscettibile di frazionamento di pi
atti.
Reati abituali (o a condotta plurima).
Alcune ipotesi di reato si realizzano attraverso la configurazione di pi condotte che di per s non costituiscono
reato (o costituiscono singoli reati diversi) ma prese nellinsieme e , a causa della loro reiterazione, vengono
configurate come un comportamento abituale del soggetto che da luogo ad un autonomo reato abituale, la cui
tipicit nasce dalloffesa inerente allinsieme delle condotte poste in essere. Pensiamo al reato di maltrattamenti
in famiglia (572) che presuppone una serie di comportamenti aggressivi di uno o pi beni giuridici (integrit
personale, dignit, libert di movimento ecc) la cui reiterazione nel tempo fa emergere la lesione della personalit
del soggetto passivo come offesa distinta da quella di volta in volta ripetutasi contro i singoli oggetti giuridici
tutelati che ,naturalmente, conservano la loro autonoma rilevanza come reati di ingiuria, lesioni personali,
sequestro ecc. I reati abituali possono distinguersi in due sottocategorie: reati abituali propri e impropri (le due
categorie divergono a seconda se i singoli comportamenti hanno rilevanza penale autonoma). Ad esempio, nel
caso dellart 575 sui maltrattamenti, il reato si pu realizzare attraverso il compimento di alcune condotte che di
per s non hanno rilevanza penale (rimproverare il figlio tutti i giorni dicendo tu nun sij buon, sij na chiavica, sij nu fallitfai
skifoooooooo!!! xD non costituisce reato di per s..ma la reiterazione di ci potrebbe portare al maltrattamento psicologico in alcuni casi,
ergo esso acquista rilevanza penale!)

Reati plurioffensivi:
I reati possono offendere un singolo bene giuridico o pi beni giuridici. I reati plurioffensivi sono quelli in cui la
tipicit del fatto contrassegnata dalla minaccia contestualmente a pi beni giuridici. Pensiamo alla rapina (art
628) dove si aggredisce sempre sia il patrimonio del soggetto passivo ma anche la sua incolumit personale e la
libert morale dello stesso.

VINCENZO DE LISO

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Reati istantanei e reati permanenti:


I reati istantanei sono quei reati in cui la consumazione di essi avviene in un determinato e circoscritto punctum
temporis (pensa allomicidio, la rapina ecc i cui effetti , talora irreversibili, sono destinati anche a durare nel
tempo ma la consumazione del reato avvenuta comunque in un unico momento).
I reati permanenti sono invece quei reati la cui consumazione si protrae nel tempo. Pi precisamente, il reato
permanente contrassegnato dal perdurare nel tempo della lesione di un bene giuridico per effetto di una
corrispondente condotta dellautore.Ci significa che se il protrarsi della condotta non dipenda dallazione
dellautore, leventuale danno ulteriore non pu essergli addebitato. Pensiamo al sequestro di persona, tipico
reato permanente. Fin dal primo istante in cui il soggetto passivo privato dalla libert di movimento, il reato
certo e perfetto in tutti i suoi elementi, e tuttavia il momento consumativo si dilata fino a ricoprire tutto
lintervallo di tempo che intercorre tra il momento del sequestro e il rilascio della vittima. Nellultima ipotesi
esaminata , se il perdurare del sequestro non dipenda dalleffettiva volont del sequestratore, non pu essere
addebitato a costui il residuo periodo di privazione di libert del sequestrato.
NB. consumazione del reato: cosa significa? Un reato si dice consumato quando sono stati realizzati tutti gli
estremi descritti nella norma incriminatrice che lo prevede.

NESSO DI CAUSALITA TRA CONDOTTA ED EVENTO


perch loffesa possa essere attribuita ad un determinato autore necessario che tra la condotta e levento vi
sia un rapporto di causa ed effetto. Il nesso di causalit tra condotta ed evento pu atteggiarsi non solo nei
termini propri di un processo della realt naturale (percepibile coi sensi e verificabile in via sperimentale,
pensiamo allomicidio: morte delluomo = vi nesso tra evento e condotta!) ma anche come rapporto di
consequenzialit tra una determinata condotta e un determinato evento lesivo la cui qualificazione come
conseguenza pu essere stabilita soltanto sulla base di un carattere di regolarit desunto da massime di
esperienza che poco hanno a che vedere con leggi scientifiche (non cos facile individuare il nesso tra condotta
ed evento nella truffa come punire colui che attraverso artifici e raggiri procura a se o ad altri un ingiusto profitto
con danno altrui).
Nel nostro ordinamento il concetto di nesso di causalit espresso nellarticolo 40 ed visto come elemento
costitutivo essenziale del fatto tipico. nessuno pu essere punito per un fatto preveduto dalla legge come reato
se levento dannoso o pericoloso da cui dipende lesistenza del reato non conseguenza della sua azione o
omissione e non impedire un evento che si ha lobbligo giuridico di impedire equivale a cagionarlo (il II comma
per i reati di condotta omissiva).
Lart 40 per si limita soltanto d enunciare lesigenza di un nesso causale tra condotta ed evento ma n specifica
cosa si debba intendere per rapporto di causalit n detta i criteri sulla base dei quali si decide la rilevanza
giuridica del rapporto causale.
Lart 41 , a differenza dellart 40, pu fornire alcuni criteri di orientamento per una ricostruzione del modello
giuridico-normativo della causalit.
Stabilisce lart 41 che il concorso di cause preesistenti o simultanee o sopravvenute , anche se indipendenti
dallazione od omissione del colpevole, non esclude il rapporto di causalit tra lazione od omissione e levento
e le cause sopravvenute escludono il rapporto di causalit quando sono state da sole sufficienti a determinare
levento. Di conseguenza se lazione o omissione precedentemente commessa costituisce per s un reato, si
applica la pena stabilita per questo e le disposizioni precedenti si applicano anche quando la causa preesistente
o simultanea o sopravvenuta consiste nel fatto illecito altrui.
Per cui lart 41 sancisce lirrilevanza delle concause dellevento (quegli ulteriori fattori del processo causale
produttivo dellevento) diversi dalla condotta dellautore, che siano ad essa preesistenti, coevi o sopravvenuti.

VINCENZO DE LISO

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Notiamo una contraddizione palese tra il I comma e il II comma dellart 41: il primo comma ci dice che tutte le
concause (quindi anche quelle sopravvenute) non escludono il nesso di causalit. Il II comma invece ci dice che
le cause sopravvenute, se sufficienti da sole a produrre levento, escludono il nesso di causalit.
contraddizione palese!
Facciamo un esempio per capire bene: morte di un uomo 1) lieve ferita ma luomo emofiliaco e decede a seguito della ferita
che normalmente era inidonea a cagionare la morte (concausa preesistente) 2) una percossa non violenta che per fa
sbattere luomo su una pietra e muore (concausa simultanea) 3)lesione lievissima ma la persona muore in ospedale per
sopravvenute complicazioni mediche insolite. In tutti questi casi , a norma dellart 41, quando la condotta dellautore

abbia comunque spiegato una efficacia causale nella produzione di un evento (la morte della persona in questo
caso!) lesistenza dei presupposti per limputazione oggettiva non scalfita dallintervento di fattori concomitanti
nella produzione dellevento anche se di preminente rilievo.
Per la dottrina la disciplina dellart 41 lacunosa e contraddittoria. Innanzitutto vi la difficolt di capire come
una causa sopravvenuta possa essere sufficiente da sola a determinare un evento. Qui si pu fare il classico
esempio di colui che avendo avuto una lieve lesione, muore in ospedale a causa di un incendio che di per s sufficiente causa
potenziale di morte (anche di persone sane). Tuttavia non pu sfuggire che era ricoverato a causa della ferita procurata
proprio quel giorno. E quindi difficile segnare il confine che dovrebbe separare le cause sopravvenute da sole

sufficienti a determinare levento da quelle che non possiedono tale caratteristica. Quale la differenza tra
lesempio prima descritto e linsorgere di complicazioni medico-chirurgiche del tutto eccezionali da un punto di
vista statistico? evidente che restando ancorati alla lettura del 41 si darebbe una risposta negativa.

Occorre dunque leggere il II comma dellart 41 nel senso che la causa sopravvenuta esclude la rilevanza del
rapporto di causalit tra la condotta e levento quando, per la sua natura e le sue caratteristiche, le si debba
riconoscere gi in astratto una efficienza causale ,rispetto alla produzione dellevento, che permetta di
prescindere totalmente dalla circostanza storica che la collega alla condotta dellautore. Solo cos si nota la
differenza tra lincendio dellospedale e le complicazioni medico chirurgiche dallaltra. Proprio per questo
motivo si faceva distinzione tra causa e occasione: la condotta dellagente viene definita occasione quando
lefficienza causale del fattore concomitante sia configurabile anche a prescindere della coincidenza con i fattori
causali direttamente riconducibili alla condotta dellautore stesso.
In conclusione possiamo dire che la ratio del 41 non di agevole ricostruzione a causa di una formulazione
infelice che impedisce lapplicazione della norma secondo il suo tenore letterale.
Inoltre, come si accerta il rapporto di causalit? Non ci detto n dallart 40 e n dallart 41(gli unici in materia di
causalit). La dottrina, si a lungo divisa sulla questione e qui possiamo sintetizzare le varie tesi dottrinali
sullaccertamento del nesso di causalit:
1) La teoria della condicio sine qua non (teoria condizionalistica)
dagli artt 40 e 41 si ricavano con certezza due soli enunciati: che per assumere rilevanza penale, la condotta
dellagente deve potersi effettivamente riconoscere come causa dellevento tipico; che la presenza di fattori
concomitanti , di regola, non vale ad escludere il nesso causale.
Resta da capire a quali condizione una condotta pu riconoscersi come causa giuridicamente rilevante di un
evento determinato e quale sia il limite dellirrilevanza dei fattori che hanno avuto un ruolo concomitante nella
produzione dellevento.
La teoria condizionalistica propone di capire la rilevanza causale della condotta di un autore sulla base di un
procedimento mentale ispirato alla formula della condicio sine qua non: causa di un evento qualsiasi
condizione del suo verificarsi che non possa essere mentalmente eliminata senza che venga meno levento IN
CONCRETO (levento hic et nuncimportante qst precisazione!).
Perch abbiamo puntualizzato senza che venga meno levento in concreto? lo facciamo capire con un
esempio: tizio mette il veleno nel bicchiere di Caio, caio beve il veleno ma prima che questo faccia effetto cade il soffitto e muore. Tizio
colpevole di omicidio?

VINCENZO DE LISO

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Sappiamo che il nesso di causalit si riscontra sulla base di un giudizio ex post: linterprete dopo che si
realizzato levento risale ad esso attraverso un procedimento detto GIUDIZIO CONTROFATTUALE. Adesso,
se riprendiamo la definizione della condicio sine qua non qualsiasi condizione che non possa mentalmente
essere eliminata senza che venga meno levento in concreto ..qual levento in concreto? La morte di caio a
causa del solaio che lha schiacciato. Se mentalmente togliessimo la condotta di Tizio, Caio non morirebbe lo
stesso? SI. Ergo, Tizio non colpevole di omicidio (al massimo sar colpevole di tentato omicidio!).
Dato che x questa formula, qualsiasi condizione dellevento assume rango di causa di esso, questa teoria detta
anche teoria dellequivalenza delle condizioni. Obiettivamente x si criticato tale teoria sostenendo che la
lista delle condizioni dellevento tendenzialmente illimitata potendo in essa essere annoverata, ad esempio, la vendita di
un arma da fuoco allassassino o addirittura i genitori che lhanno fatto nascere! (cosa che , a mio avviso, impensabile!).

2) La correzione della teoria condizionalistica mediante il ricorso allelemento psicologico del reato:
Gli eccessi a cui condurrebbe il principio condizionalistico non hanno effettivamente influenzato mai la prassi (ci si
resi conto che il padre dellomicida non ha alcuna colpa dellomicidio volonatario del figlio x il solo fatto che lha messo al mondo!) la
quale si resa conto che alcuni risultati sarebbero stati comunque evitabili in ragione della mancanza di un nesso
psichico penalmente rilevante tra condotta ed evento. Si afferma quindi la cosiddetta teoria della condicio sine
qua non mitigata dallelemento psicologico. Tale teoria infatti restringe lampio campo di applicazione della
condicio sine qua non attraverso lutilizzazione dellelemento psicologico: il dolo e la colpa vengono usati come
filtro per la determinazione del nesso causale tra condotta ed evento.
Quindi, per questa teoria, tutti gli antecedenti sono causa dellevento solo se sono filtrati attraverso lelemento
psicologico.
Questo tipo di soluzione del problema causale solo in apparenza appagante. Essa infatti stata criticata
ampiamente sia dal punto di vista di contraddizione con il sistema penale vigente e sia dal punto di vista
metodologico:
Dal primo punto di vista, dato che esistono nel nostro diritto penale casi di responsabilit oggettiva (ossia casi
in cui limputazione del reato al soggetto effettuata a prescindere dalla constatazione dellelemento soggettivo
del reato: dolo o colpa) fondare una teoria del nesso di causalit che si basa sullelemento psicologico visto come
filtro risulta essere una contraddizione vera e propria.
Dal punto di vista metodologico si contesta che lelemento psicologico attiene al secondo momento della tipicit
(ossia quello della tipicit soggettiva) mentre lanalisi del nesso causale va effettuata nel primo momento della
tipicit ossia nellambito della tipicit oggettiva. (inoltre se la pretesa correzione del principio condizionalistico dovesse fondarsi
interamente sul ricorso allelemento psicologico dellazione si giungerebbe a risultati imbarazzanti proprio in rapporto ad alcuni casi
scolastici per la cui soluzione il riferimento allelemento psicologico non di nessun aiuto. Si pensi al caso del nipote che induce lo zio ricco
ad un viaggio sperando che questi resti vittima in un disastro e il disastro effettivamente si verifica. Sarebbe allora da condannare il nipote
perch il disastro stato preveduto e voluto ed quindi conseguenza dellazione del soggetto che ha indotto lo zio a prendere laereo.)

3) Teoria della causalit umana:


causa dellevento qualsiasi condotta che abbia dato luogo ad una serie causale dominabile dallagente in
virt dei suoi poteri conoscitivi e volitivi.
Secondo questa teoria, che nasce dalla riflessione sul II comma dellart 41, la condotta deve aver prodotto
levento in base ad una serie causale che era DOMINABILE dallagente (lagente ha quindi la signoria del fatto!).
Ci significa che se interviene una concausa non prevedibile dal soggetto agente egli non risponder dellevento
(come nellesempio del ferito che muore nellincendio in ospedale).
Anche questa tesi dottrinale non condivisibile perch anche in questo caso, come nella condicio sine qua non
mitigata dallelemento psicologico, vi un errore metodologico: si fa riferimento infatti alla capacit volitiva e alla
prevedibilit dellevento da parte dellagente, quindi si sta facendo di nuovo ricorso allelemento psicologico che
,sappiamo, nella costruzione dommatica dellillecito penale rientra in un altro stadio dellinterpretazione (noi
siamo nellambito della fattispecie oggettiva!).
4) Teoria della causalit adeguata:

VINCENZO DE LISO

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causa dellevento ogni condotta che in base ad un giudizio di prevedibilit EX ANTE appaia
verosimilmente(secondo la comune esperienza) idonea ed adeguata a produrre levento.
Quindi, non sufficiente che ci sia il nesso tra condotta ed evento, ma necessario anche valutare se la condotta
dellagente risulti essere idonea ed adeguata alla produzione dellevento (e tale valutazione viene effettuata EX
ANTE, ossia prima che si verifichi levento).
Anche questa teoria da escludere. Xk? Perch sappiamo che la causalit va verificata ex post, col giudizio
della prognosi postuma. Solo verificandola ex post possiamo avere una verifica oggettiva, una verifica che tenga
presente dellEvento IN CONCRETO( hic et nunc!). Ci possiamo spiegarlo con un esempio:
Se un giudice promette di agevolare dei camorristi riguardo un determinato processo e tale aiuto non si concretizza, con un
accertamento ex post possiamo dichiarare la non punibilit del giudice per il reato di concorso in associazione di tipo mafioso
xk levento non si realizzato; se invece effettuiamo un accertamento ex ante, come suggeriscela teoria della causalit
adeguata, il giudice punibile perch la condotta del giudice era potenzialmente idonea a produrre levento.

ALTRA CRITICA In questo modo si limita eccessivamente larea della causalit rilevante SI RESTRINGE
TROPPO LAMBITO PER LA DETERMINAZIONE DELLE CAUSE(in questa accezione il nesso causale tra azione e
evento sarebbe escluso nella maggior parte dei casi che presentano un decorso causale atipico, si pensi alla ferita
lieve inferta e alla sopravvenuta morte per una complicazione medico-chirurgica.)
Lidea di fondo di tale teoria risiedeva nellintuizione che limputazione oggettiva del risultato non pu che riposare nella sua idoneit della
condotta tipica a produrre il rischio dellevento contemplato dalla noma incriminatrice.

5) Teoria della Sussunzione sotto leggi scientifiche di copertura:


il vero correttivo della teoria condizionalistica va quindi individuato in questo modo: la teoria della sussunzione
sotto leggi scientifiche di copertura suggerisce allinterprete di ricostruire il nesso di causalit tra condotta ed
evento volta per volta utilizzando le normali regole della condicio sine qua non (giudizio ex post factum e il
procedimento controfattuale) ma dopo fatto ci, occorre effettuare un altro passaggio: si deve riportare il
nesso cos ricostruito sotto una legge scientifica che affermi che ,in una certa serie di casi, a quel tipo di
condotta segue quel tipo di evento.
Il problema che le leggi scientifiche si dividono in due categorie:
-le leggi universali: danno un collegamento tra condotta ed evento CERTO
-leggi statistiche o probabilistiche: il collegamento tra condotta ed evento non certo, ma stabilito su base
probabilistica;
Ci si posto il problema di stabilire quali leggi scientifiche siano idonee a supportare laffermazione di un nesso
causale tra condotta ed evento. Occorre rifarsi solo alle leggi universali (quelle che danno un criterio di giudizio di
assoluta certezza) o anche a leggi basate su criteri probabilistici (le leggi statistiche)??
La riflessione di Federico Stella ha inciso moltissimo su questa tematica per molti anni fino al 2002.
Stella sosteneva che il rapporto di causalit doveva basarsi sulle leggi universali e sulle leggi statistiche che si
avvicinavano alla certezza, quelle molto vicine al 100%. Stella, a rafforzare la sua tesi, porta come sostegno una
serie di autori americani tutti tendenti alla linea che vedeva immorale condannare una persona anche se questa
per il 95% delle probabilit colpevole. Meglio un colpevole fuori che un innocente dentro [qst so le frasi che un
po riassumono il pensiero di Stella]. Soltanto recentemente limpostazione di Stella, che ha influenzato per
lungo tempo la nostra giurisprudenza, stata superata.
Con la sentenza Franzese del 2002 le sezioni unite della Corte di Cassazione hanno suggerito di integrare il
giudizio causale con altri 2 criteri: la probabilit statistica (che esprime il grado di frequenza con la quale a
determinate condizioni si realizzano determinati eventi) e la probabilit logica (che invece una verifica
aggiuntiva relativa alla credibilit razionale dellimpiego della legge statistica nel caso concreto ossia cerca di
fornire una attendibile spiegazione logica del nesso causale del singolo evento preso in considerazione). Questo
perch una ipotesi dotata da un alto grado di probabilit statistica potrebbe essere comunque non idonea a
dimostrare il nesso causale dello specifico evento se si dimostra che nel caso concreto levento stato cagionato da
una diversa condizione.
IPOTESI PROBLEMATICHE IN TEMA DI RILEVANZA DEL RAPPORTO CAUSALE:
Nella maggior parte dei casi che lesperienza quotidiana ci propone, accertare lesistenza che un nesso causale di un determinato evento possa essere
imputato ad un determinato autore non cosa difficile (pensa al caso che X spara a Y e Y muorequi facile!).

VINCENZO DE LISO

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Vi sono casi in cui non sempre chiaro a causa dellinsorgere di fattori concomitanti. Tali ipotesi possiamo suddividerle in questo modo:
1)
2)
3)
4)
5)
6)

Casi in cui levento storicamente il prodotto di una pluralit di fattori causali o di una pluralit di condotte ( A vuole sparare a B ma C gli devia la
mano e lo sparo colpisce B procurandogli soltanto una feritale lesioni a C sono imputabili ad A , a C o ad entrambi?
Casi in cui vi un decorso causale atipico alla cui radice vi per una condotta vietata (A emofiliaco che muore per dissanguamento a seguito
di una lieve ferita fatta da B oppure che muore in un incendio in ospedale)
Casi in cui viene in questione un decorso causale ipotetico o alternativo (A uccide B un attimo prima che questi prendesse un aereo che di li a
poco sarebbe precipitato)
Casi caratterizzati dalla interruzione del nesso causale (A da il veleno a B che muore , per , prima che il veleno inizi a fare effetto per una
pugnalata di C).
Casi in cui la condotta dellagente, ex post, si rileva causalmente rilevante rispetto allevento anche se il processo causale indotto dalla sua azione
non era per nulla da lui dominabile (esempio del nipote che induce lo zio ricco a partire sperando che questi muoia sullaereo e ci effettivamente
accade).
Casi in cui non conosciuto o non dimostrabile il processo eziologico produttivo dellevento che ,tuttavia, da un punto di vista puramente
statistico segue con notevole puntualit ad una certa condizione (es. la somministrazione di una certa sostanza medicinale alle donne incinte
porta a malformazioni del feto nella maggior parte dei casi).

Con lapplicazione rigorosa della teoria condizionalistica il rapporto di causalit dovrebbe essere riconosciuto in tutti i casi problematici tranne nellipotesi 4
(interruzione del nesso causale). Ma dal punto di vista pratico questa teoria carente perch non riesce a dare risposta ai problemi posti dalle ipotesi di
pluralit di condotte causative e non consente di escludere il rapporto di causalit nel caso 5 nonostante il suo carattere paradossale e la manifesta
insostenibilit di una rilevanza penale della condotta del nipote.

6) I CRITERI DELLIMPUTAZIONE OGGETTIVA NEGLI ORIENTAMENTI ATTUALI DELLA DOTTRINA:


Come abbiamo pi volte sottolineato, il vero problema giuridico della causalit sta nello stabilire a quali
condizioni un rapporto causale anche sufficiente a fondare limputazione dellevento a un determinato autore.
Sappiamo che nelle ipotesi di sviluppo anomalo del rapporto causale molto difficile effettuare ci: pensiamo al
caso della persona ferita lievemente che va in ospedale e che resta qui vittima di un incendio. Vi certamente un
nesso di causalit tra la sua presenza in ospedale e la ferita infertagli dal danneggiante , resta per, il fatto che
egli decede a seguito di un decorso causale del tutto diverso da quello che, secondo la migliore scienza ed
esperienza, inerente alle lesioni subite.
La dottrina penalistica contemporanea( VENIAMO DUNQUE A COME FIORE CERCA DI RISOLVERE LA
CONTROVERSA QUESTIONE) ha cercato una soluzione a problemi di questo tipo cercando di superare il principio
condizionalistico cercando criteri pi idonei a fondare, dal punto di vista giuridico, limputazione dellevento.
FIORE suggerito di integrare laccertamento del nesso di causalit con valutazioni politico-criminali tali da
fornire una soluzione razionale ai casi pi problematici. Stiamo parlando quindi della teoria dellimputazione
oggettiva.
Tale teoria parte dal presupposto che, accertata lesistenza di un nesso di causalit (quella che Fiore chiama
CAUSALITA NATURALE, ossia il collegamento naturalistico tra condotta ed evento), occorra procedere ad una
ulteriore indipendente valutazione per stabilire se la rilevanza del rapporto causale corrisponda anche alle
esigenze dellordinamento giuridico (CAUSALITA GIURIDICA:bisogna capire quando la condotta giuridicamente
rilevante. Essa giuridicamente rilevante quando ha messo a rischio di lesione il bene giuridico protetto dalla
norma e tale lesione poi avvenuta).
Per cui, la teoria dellimputazione oggettiva presuppone laccertamento del rapporto causale e lo integra con un
giudizio sulla conformit delimputazione alle fondamentali opzioni politico-criminali dellordinamento.
Quindi per limputazione di un evento ad un dato autore si richiede non solo che egli labbia causato ma anche
che con la sua condotta abbia creato o accresciuto il rischio di una lesione di beni conforme a quella descritta in
una fattispecie incriminatrice; pericolo che si poi concretizzato nello specifico evento lesivo.]
Proviamo ad esaminare i casi, precedentemente esemplificati, sulla base della teoria dellimputazione oggettiva.
Nel caso della deviazione del colpo di pistola (A vuole sparare B in un punto vitale e C,deviandogli la mano, fa soltanto ferire lievemente C) a C non
potranno essere imputate le lesioni riportate da B xk C non ha n accresciuto n creato il rischio delloffesa tipica (semmai lo ha diminuito!).
Nel caso di decorso causale atipico (A viene leggermente ferito da B ma muore xk emofiliaco oppure xk cadendo sbatte forte la testa o xk in ospedale si
ha una complicazione) in tutti i casi il rischio dovuto alla condotta di A. Quindi limputazione oggettiva ricadr sullautore del danno. Limputazione
oggettiva invece sar esclusa nel caso dellincendio dellospedale xk questi appartengono ad un genere di rischio differente rispetto a quello creato dalla
condotta delagente.

VINCENZO DE LISO

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Sempre per lobiettiva assenza di un rischio giuridicamente riprovato va esclusa limputazione dellevento al caso di scuola del nipote che induce lo zio
vecchio e miliardario a fare il viaggio in aereo sperando che cada laereo e ci accade veramente.

Il nesso causale nei reati omissivi:


Abbiamo indagato la problematica relativa al nesso di causalit per quanto concerne la condotta attiva dellautore
e il verificarsi di un dato evento. Se consideriamo lart 40c.p.2 comma Non impedire un evento, che si ha
l'obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo. Tale articolo amplia la responsabilit penale anche al
soggetto che non ha realizzato lantecedente causale: qui lincriminazione del soggetto considera il comportamento
omissivo dello stesso.
Analizziamo questa disposizione analiticamente:
1) NON IMPEDIRE UN EVENTO: fa riferimento ad un evento in senso naturalistico. Ci significa che
lart 40c2 fa riferimento esclusivamente ai reati con evento naturalistico. Ergo esso fa riferimento ai
REATI OMISSIVI IMPROPRI. [piccola digressione: i reati omissivi si dividono in reati omissivi propri e reati
omissivi impropri.
Nei reati omissivi propri il legislatore punisce lomissione in quanto tale (pensa allomissione di soccorso: a prescindere
dallevento che si verificher ,se si verificher, chi non soccorre un soggetto che ne ha bisogno commette il reato di omissione di
soccorso,reato omissivo proprio!).
Nei reati omissivi impropri il legislatore invece punisce lomissione in quanto causa di un evento. Quindi il legislatore punisce
quella determinata condotta omissiva perch essa stata causa dellevento che il legislatore non voleva che accadesse (che si
verificato!).]
2)

Quindi lart 40c.2 si applica innanzitutto ai reati CON EVENTO.


CHE SI HA LOBBLIGO GIURIDICO DI IMPEDIRE: qui vi deve essere la previsione di una
posizione di garanzia o di controllo di un soggetto che lordinamento pone a vigilare che non si verifiche
quel dato evento. Quindi deve essere un comportamento a cui il nostro ordinamento attribuisce un valore di
OBBLIGO, la cui violazione SANZIONATA dal nostro ordinamento.
Badiamo bene che non tutti gli obblighi possono determinare una responsabilit penale: si pensi al caso di due amici, di cui uno
un carabiniere anche se non in servizio, che camminando per strada assistono ad un maltrattamento di una donna percossa da un
uomo: giuridicamente se il non carabiniere non interviene non comporta una responsabilit penale in capo allo stesso. Magari dal
punto di vista morale si potrebbe rimproverare, ma dal punto di vista del nostro ordinamento giuridico egli non commette nessun
omissione. Piuttosto il Carabiniere che non interviene, a questi possibile muovere un rimprovero giuridico in quanto la sua
omissione comporta una responsabilit penale a carico dello stesso in quanto vi una norma che sancisce tale obbligo (o dovere
di protezione della comunit).

Si parla di obbligo giuridico, ma tale obbligo giuridico da quale fonte proviene?


Tale obbligo giuridico pu essere imposto da una legge, da un contratto e da un qualsiasi comportamento
antecedente della persona stessa. Riguardo questultimo caso facciamo un esempio per capire: Tizio scava una
buca per un determinato scopo sul suolo pubblico e omette di segnalarla o di riempirla. Caio passa cade nella buca e muore. Il
comportamento di Tizio ha fatto nascere lobbligo di protezione nei confronti dei terzi e nel momento in cui Tizio omette di
segnalare la buca sar imputabile per un reato di omissione.

3) EQUIVALE A CAGIONARLO: vi un equivalenza causale non immune da una verifica, ex post,


dellidoneit ad impedire levento di quella condotta che lordinamento, attraverso lobbligo giuridico,
cerca di promuovere.
Nel giudizio il giudice deve valutare se la condotta che doveva tenere il soggetto, e che non ha tenuto,
avrebbe evitato il verificarsi dellevento.
Esun operaio sbadatamente fa cadere la chiave inglese dal 3piano del palazzo e questa colpisce alla nuca un collega che
muore. Qui vi responsabilit diretta delloperaio, ma anche responsabilit penale per omissione nelle misure di sicurezza del
capocantiere che non ha imposto lutilizzo del casco. Se per viene dimostrato che, nonostante il casco, loperaio sarebbe morto lo
stesso xk loggetto caduto era talmente pesante che nemmeno tutte le misure di precauzione e sicurezza avrebbero potuto
assicurare il non verificarsi dellevento, allora non vi sarebbe responsabilit del capocantiere per reato omissivo.

(tutta questa parte la ritrovi anche pi avanti verso pag 29-30)

LA FATTISPECIE SOGGETTIVA:
Alla fattispecie soggettiva del fatto tipico appartiene lintero contenuto psichico dellazione od omissione che
presenti i requisiti oggettivi di una condotta tipica.

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Gli art 42 e 43 c.p. stabiliscono quali sono i requisiti minimi che un comportamento umano deve presentare , dal
punto di vista psichico, per assumere la rilevanza di un fatto costituente reato.
Lart 42 c.p. stabilisce che Nessuno pu essere punito per un'azione od omissione preveduta dalla legge come reato, se non
l'ha commessa con coscienza e volont.
Nessuno pu essere punito per un fatto preveduto dalla legge come delitto, se non l'ha commesso con dolo, salvi i casi di
delitto preterintenzionale o colposo espressamente preveduti dalla legge.
La legge determina i casi nei quali l'evento posto altrimenti a carico dell'agente, come conseguenza della sua azione od
omissione.
Nelle contravvenzioni ciascuno risponde della propria azione od omissione cosciente e volontaria sia essa dolosa o colposa
.

Il primo requisito che la legge richiede per il configurarsi di un fatto penalmente rilevante costituito dalla
coscienza e volont dellazione o dellomissione. Una determinata azione pu essere attribuita ad un soggetto
solo quando stata posta in essere con coscienza e volont. Ci escluderebbe a priori gli atti che non siano
rivestiti dai requisiti della coscienza e volont (si pensi i gesti commessi durante il sonno ecc).
Nel suo complesso lart 42 enuncia le regole generali in base a cui un fatto preveduto dalla legge come reato
pu essere attribuito a un determinato soggetto quale autore. Tale norma stabilisce dunque i criteri
dellimputazione soggettiva del fatto tipico ossia i criteri sulla base di cui si decide lattribuibilit di un fatto
penalmente rilevante a un determinato autore, al quale esso possa essere gi attribuito dal punto di vista dei
criteri di imputazione oggettiva (che abbiamo visto nei paragrafi precedenti a questo!).
Limitatamente ai delitti il comma II dellart 42 enuncia il principio che in mancanza di diverse statuizioni
normative, il fatto tipico si intende sempre doloso. Per configurarsi il delitto colposo o preterintenzionale vale
la regola opposta: richiesta una espressa previsione normativa. Il IV comma invece enuncia lindifferenza
dellatteggiamento psicologico con cui viene commesso il fatto per quanto concerne le contravvenzioni: con
colpa o con dolo indifferente per lordinamento in tema di contravvenzioni.
Dolo, colpa o preterintenzione?
1. Il delitto DOLOSO (secondo lintenzione) quando levento dannoso o pericoloso , risultato dellazione o
dellomissione da cui la legge fa dipendere lesistenza del delitto, preveduto dallagente e voluto come
conseguenza della propria azione od omissione.
Un fatto penalmente rilevante doloso quando lautore ha un atteggiamento psicologico in cui si
prefigurato levento come conseguenza della sua condotta e ha consapevolmente agito in modo tale che
dalla sua condotta scaturisse , come conseguenza, levento previsto dalla norma incriminatrice. Nel dolo
quindi riscontriamo SEMPRE due elementi caratteristici: la previsione delle possibili conseguenze del
propria agire (momento intellettivo) e la volont a produrre levento (momento volitivo). Momento
intellettivo e momento volitivo sono imprescindibili dal dolo.
2. Il delitto PRETERINTENZIONALE (oltre lintenzione) quando dallazione o omissione deriva un
evento dannoso o pericoloso pi grave di quello voluto dallagente.
Nellatteggiamento psicologico dellautore sono presenti gli stessi requisiti del dolo ma la sua condotta
realizza, sul piano oggettivo, un evento pi grave, rispetto a quello voluto. La preterintenzione dunque
un criterio normativo per limputazione soggettiva di un evento non voluto dallautore.
3. Il delitto COLPOSO (contro lintenzione) quando levento, anche se preveduto, non voluto
dallagente e si verifica per negligenza, imprudenza o imperizia oppure per inosservanza di leggi, ordini o
discipline.
Nella colpa la previsione del risultato considerata dalla legge come una mera eventualit. Per questo
motivo si distingue tra fatti colposi con previsione e fatti colposi senza previsione, pi propriamente
colpa cosciente e colpa incosciente.

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ABBIAMO PARLATO QUINDI DI ELEMENTO OGGETTIVO E SOGGETTIVO DELLA FATTISPECIE


TIPICA DEL REATO:
Attraverso la combinazione di elementi soggettivi e oggettivi del reato veniamo alla tripartizione dei reati:
Dal punto di vista della fattispecie oggettiva possiamo dividere i reati sulla base della condotta attiva o omissiva;
sul piano della fattispecie soggettiva la differenza data dai criteri dellimputazione soggettiva. Si individuano 3
categorie fondamentali dellillecito penale:
1) IL REATO DOLOSO DI AZIONE (o reato commissivo doloso)
2) IL REATO DOLOSO OMISSIVO
3) IL REATO COLPOSO
(1) IL REATO DOLOSO DI AZIONE:
si verifica la fattispecie del reato doloso in azione quando lagente ha un comportamento attivo; cio la
fattispecie obiettiva di tale reato contrassegnata da un fare inteso nel senso di impiego di energia fisica che si
manifesta nel mondo esterno. Ovviamente tale comportamento attivo dellagente deve , non solo essere assistito
dai requisiti generali della condotta penalmente rilevante (coscienza e volont), ma deve anche essere
contrassegnato dalla proiezione della volont dellagente verso la realizzazione della fattispecie oggettiva di un
reato.
STRUTTURA DEL DOLO:
Il dolo pu essere inteso come la volont di realizzare una fattispecie oggettiva di reato. Esso, come gi detto,
si caratterizza di due elementi essenziali (costitutivi del dolo stesso) : la rappresentazione e la volont (elemento
intellettivo ed elemento volitivo). Resta ora da capire 2 cose:

1) cosa si intende effettivamente per voluto (art 43 levento dannoso dallagente previsto e VOLUTO come
conseguenza della propria azione):
2) sulla base di quali premesse conoscitive si pu dice che lagente ha preveduto levento come conseguenza della
propria condotta?
(1) innanzitutto occorre dire che nei reati dolosi dazione (o reati commissivi dolosi) levento voluto quando
lagente abbia messo in moto consapevolmente energie dirette alla produzione dellevento stesso.
-Lautore del reato pu volere (e allo stesso tempo anche prevedere!) levento dannoso o pericoloso in quanto
tale evento concreta la finalit per la quale egli agisce (ti uccido perch sono mi stai sulle palle e cos voglio!);
-lautore pu volere levento dannoso o pericoloso in quanto costituisce il mezzo necessario per raggiungere una
certa finalit (uccido lo zio per intascare leredit);
-lautore pu volere levento in quanto scaturisce , come conseguenza che lautore ritiene non evitabile, dalluso
dei mezzi prescelti per la realizzazione dello scopo (uccido la sentinella per entrare nel fortino!).
In tutti e 3 i casi alautore pu imputarsi a titolo di Dolo la causazione dellevento perch in tutti e tre i casi egli ha
preveduto e quindi voluto quellevento come conseguenza del suo agire. Questi appena esaminati sono i casi del
dolo diretto di primo grado (o dolo intenzionale) nella cui forma pi caratteristicamente si esprime
la volont finalistica dellazione.
Esiste anche il dolo diretto di secondo grado ossia il soggetto che agisce consapevole che alla sua
azione e alla realizzazione dellevento si collegheranno ulteriori effetti penalmente rilevanti (pensiamo al caso

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a chi incendia uno stabile per intascare lassicurazione pur essendo consapevole che allinterno vi sia un uomo:
egli risponder sia del reato tipico della fattispecie dellincendio e sia del reato di omicidio).

Dolo indiretto (o dolo eventuale):


si considera come voluto anche ci che lagente si ragionevolmente rappresentato come possibile conseguenza
del proprio agire, accettando quindi leventualit del suo verificarsi.
Presupposto essenziale del dolo indiretto (o eventuale) che lautore si sia rappresentato come possibile il
verificarsi dellavvenimento. A rispondere alla domanda quando si pu dire voluto levento che lautore si
rappresentato come possibile (ma non certa!) conseguenza della propria condotta? intervenuta la teoria
dellaccettazione del rischio che identifica il dolo eventuale con latteggiamento psicologico di chi pur
ritenendo in concreto la realizzazione dellevento come una possibile conseguenza della propria azione,
tuttavia non se ne astiene accettando consapevolmente il rischio del suo verificarsi

(2) la risposta alla seconda domanda (quali circostanze lagente deve conoscere perch ricorra il dolo di un
determinato reato?) si pu esaminare sulla base delloggetto del dolo.
Essendo assodato che oggetto del dolo levento dannoso o pericoloso a cui la legge attribuisce lesistenza di un
reato, non da escludere che rientrino nelloggetto del dolo anche il complesso dei dati della realt empirica che
sono rilevanti per la realizzazione di una fattispecie delittuosa.
Ci anche normativizzato nellart 47 che dice lerrore sul fatto che costituisce reato esclude la punibilit
dellagente; se si tratta di errore determinato da colpa la punibilit non esclusa quando il fatto preveduto
dalla legge come delitto colposo se ne deduce che lerrore o lignoranza di uno o pi elementi costitutivi del
fatto tipico esclude la punibilit perch esclude lesistenza del dolo.
Quindi dalart 47 vediamo che loggetto del dolo lintero fatto che costituisce reato.
In poche parole, il dolo implica la conoscenza di tutti gli elementi necessari a realizzare la fattispecie obiettiva
di un reato. Ad esempio la sussistenza del reato di furto si verifica quando il ladro consapevole che la cosa sottratta
altrui. Non importa di chi sia la cosa ma occorre la consapevolezza che sia altrui! Oppure se A uccide B scambiandolo per C
egli comunque risponder di omicidio xk A poteva prevedere e quindi volere come conseguenza della propria azione la morte
di un uomo; se invece A uccide B xk sta in una battuta di caccia e vede muovere un cespuglio e lo scambia per un cinghiale, a
questa fattispecie oggettiva non corrisponde per nulla il dolo dellomicidio perch A non poteva prevedere e quindi non poteva
volere ,come conseguenza della propria azione, la morte di un uomo.

Quindi lagire doloso implica la conoscenza dei presupposti , la cui esistenza necessaria per lesistenza del
fatto tipico.
Coscienza delloffesa:
Non necessario che lautore, nel commettere lazione dalla quale poi deriver levento penalmente rilevante, si
configuri la lesione del bene giuridico nella sua interezza (non occorre che io preveda che tizio muoia per
dissanguamento a seguito di una mia coltellata, piuttosto occorre semplicemente la consapevolezza che
quellazione possa provocare la morte di tizio!). Ci che occorre quindi la consapevolezza che il fatto
realizzato presenta un contenuto di offesa ad un interesse rilevante a cui il nostro ordinamento ha dato tutela
attraverso una norma.
Classificazioni e partizioni del dolo:
dolo generico e dolo specifico:
il dolo generico corrisponde alla previsione e volont dellevento (come abbiamo detto in precedenza) che
costituisce reato.
Il dolo specifico invece si verifica quando la norma incriminatrice menziona ,fra gli elementi costitutivi del
fatto, anche la finalit in vista della quale il fatto deve essere compiuto per corrispondere alla fattispecie

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legale di quel determinato reato. Pensiamo al furto (reato a dolo specifico), esso ricorre SOLO se la sottrazione
della cosa mobile altrui avviene al fine di trarne profitto.
Dolo di danno e dolo di pericolo:
Il dolo di danno si concreta nella volont di cagionare la lesione del bene
il Dolo di pericolo si concreta nella volont di esporre il bene a pericolo.
Dolo iniziale, concomitante e successivo:
Con riguardo al momento in cui il dolo si manifesta si distingue tra:
Dolo iniziale: sia presente solo nel momento iniziale del processo causativo, il cui evento si realizza in un secondo
momento in mancanza di dolo (es. Tizio punta la pistola contro caio intenzionato a sparargli ma poi desiste,
accidentalmente per esplode il colpo. A tizio la morte pu essere imputata per causa accidentale e non per dolo?)
dolo concomitante: il dolo accompagna la condotta in tutto il suo svolgersi
Dolo successivo: sorga solo dopo che lagente ha realizzato, senza dolo, la fattispecie oggettiva del reato (es.
medico che ,avendo somministrato accidentalmente ad un paziente una sostanza letale in luogo del medicinale
prescritto, accortosi di ci, decide tuttavia di lasciar morire il paziente).
E chiaro che sia il dolo iniziale che quello successivo non sono in alcun modo ipotesi in cui lagente ha messo in
moto volontariamente le energie causali per il verificarsi dellevento (tuttaltra questione se questo gli potr
essere addebitato a titolo di colpa o di dolo!).
dolo generale:
il dolo generale riguarda un evento che, pur essendo originariamente loggetto del dolo, si tuttavia
originato da una condotta non pi dolosa dellagente. Es. voglio uccidere Caio, ma non mi accorgo che il colpo dato
lha soltanto tramortito. Butto Caio nel fiume e questi vi muore per annegamento. Se si assume la soluzione del decorso
causale deviato non si escluderebbe il dolo di omicidio. Altra cosa se si pu configurare lipotesi di un concorso di reati tra
il tentato omicidio e lomicidio colposo. La seconda ipotesi la pi corretta, e rientra nellipotesi di dolo generale, capace di
includere in s anche comportamenti non sorretti dal dolo, in rapporto allevento di cui si discute.

Dolo alternativo e dolo indeterminato:


Dolo alternativo: si verifica quando lagente vuole indifferentemente uno o pi, fra gli eventi che la sua azione pu
cagionare. Es. chi spara contro la folla prospettandosi come conseguenza della sua azione, indifferentemente, la
morte o il ferimento di una, due o pi di essse.
Dolo indeterminato: ipotesi in cui lagente vuole, alternativamente o cumulativamente, pi eventi fra loro non
compatibili (riportabile alla stessa ipotesi di prima)
Dolo dimpeto e dolo di proposito:
Dolo dimpeto: quando la decisione criminosa sorge allimprovviso e si traduce immediatamente nellazione
esecutiva;
Dolo di proposito: quando tra la risoluzione e lesecuzione intercorre un certo lasso di tempo (se il tempo serve per
lorganizzazione del delitto si parla di premeditazione)
ACCERTAMENTO DEL DOLO:
lesistenza del dolo non pu essere direttamente provata ( un processo psicologico!). Pu solo essere
ragionevolmente desunta da circostanze oggettive. Laccertamento del dolo si fonda interamente su regole di
esperienza che tuttavia le circostanze del singolo caso possono far disattendere (chi spara ad un uomo puntando
alla testa o al petto manifesta in modo evidente la volont di uccidere! X nel caso concreto potrebbe essere che i
due stavano giocando e i colpo partito accidentalmente, in qst caso lomicidio sarebbe colposo). Per cui vale la
regola dellesperienza che pu essere xo messa in dubbio dalla prova di circostanze che rendono legittimo ritenere
che nel caso concreto i fatti si sono svolti in maniera difforme da quanto la regola di esperienza suggerirebbe.

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NB: IN TUTTI I CASI il dolo deve essere oggetto di un reale e specifico accertamento e non si puo MAI far
ricorso a qualsiasi presunzione dellelemento psicologico. E INAMMISSIBILE che il dolo venga ritenuto
implicitamente sussistente. La categoria del dolus in re ipsa va respinta in via di principio!

(2) LILLECITO OMISSIVO DOLOSO:


Come si gi detto sia una condotta positiva che una negativa possono essere rilevanti per il nostro diritto penale.
Su qst base vale la distinzione tra reati commissivi (oggetto una condotta attiva dellautore) e reati omissivi
(oggetto un non fare).
Lessenza del reato omissivo non costituita dal semplice non fare bens dal non compiere una azione
positiva che ci si attendeva. Per cui possiamo definire lomissione come il mancato compimento dell azione
doverosa. Nellomettere deliberatamente lazione doverosa, lautore prende consapevolmente una posizione
contro dei valori tutelati dallordinamento ,scegliendo, appunto ,di non compiere lazione che lordinamento
prescriveva come mezzo per scongiurare linstaurarsi di situazioni socialmente e giuridicamente indesiderate.
I reati omissivi si distinguono in:
1) Reati omissivi propri:
Detti anche reati di pura omissione sono quei reati ove non occorre che allomissione effettuata
dallautore corrisponda un qualsiasi evento naturalistico (materiale!) indesiderato come conseguenza della condotta
omissiva.
Perch sussista il reato necessaria soltanto la presenza di presupposti oggettivi e soggettivi per i quali lautore,
tenuto ad agire, si astiene dal compiere lazione.
Classici reati omissivi propri sono ad esempio lomissione di soccorso (art 593) o lomessa denuncia di reato
ecc.
Per la realizzazione del fatto incriminato sufficiente che il soggetto ometta di effettuare lazione richiesta. Non
occorre quindi che si realizzi un evento concatenato allomissione. Per questo motivo tali reati sono detti reati di
pura condotta (senza evento materiale)
2) Reati omissivi impropri:
detti anche reati commissivi mediante omissione sono la categoria pi problematica dei reati
omissivi. In questi reati lautore non impedisce il verificarsi di un evento, non cagionato mediante la sua
condotta attiva, pur essendo giuridicamente obbligato ad impedire levento stesso.
In rari casi lordinamento prevede espressamente la condotta omissiva ,accanto a quella attiva, come penalmente
rilevante (pensiamo allart 450 chiunque con la propria azione OD OMISSIONE fa sorgere un disastro ferroviario
o di altri eventi di comune pericolo notiamo che in qst caso lomissione (lazione tipica punita
dallordinamento) sancita nella norma stessa!).
In tutti gli altri casi invece non facile individuare la condotta omissiva in virt del principio di stretta legalit e del
correlativo divieto di analogia in materia penale. Mi spiego meglio : cagionare la morte di un uomo non la
stessa cosa di impedirla, agevolare un evasione non la stessa cosa di chi semplicemente non la
impedisce ecc. Al di fuori ,quindi, dei casi in cui lomissione espressa, la configurabilit di reati commissivi
mediante omissione resta affidata ad una clausola normativa di carattere generale : lart 40 c.p. non impedire un
evento che si ha lobbligo giuridico di impedire equivale a cagionarlo.

QUINDI LA DIFFERENZA FONDAMENTALE TRA REATI OMISSIVI PROPRI E IMPROPRI E:


Nei reati omissivi propri il legislatore punisce lomissione in quanto tale (pensa allomissione di soccorso: a
prescindere dallevento che si verificher ,se si verificher, chi non soccorre un soggetto che ne ha bisogno
commette il reato di omissione di soccorso,reato omissivo proprio!).
Nei reati omissivi impropri il legislatore invece punisce lomissione in quanto causa di un evento. Quindi il
legislatore punisce quella determinata condotta omissiva perch essa stata causa dellevento che il legislatore non
voleva che accadesse (che si verificato!)

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lart 40 c.p. non impedire un evento che si ha lobbligo giuridico di impedire equivale a cagionarlo.
Lart 40 stabilisce quindi un equivalenza tra cagionare e non impedire e ci porta ad affiancare al normale
criterio di imputazione oggettiva (quello fondato sulla causalit) un altro criterio di imputazione fondato

sullobbligo giuridico di impedire levento.

COME FACCIAMO A CAPIRE CHE UNA CONDOTTA E OMISSIVA?


Occorre innanzitutto analizzare i presupposti essenziali:
-vi omissione penalmente rilevante quando si pu affermare che cera la possibilit di compiere lazione
omessa sia oggettivamente che soggettivamente . Non vi omissione di soccorso quando non ci si tuffa a salvare
un bagnante perch il mare agitatissimo e renderebbe inverosimile il salvataggio (valutazione oggettiva) oppure
quando il soggetto attivo non in grado di nuotare (valutazione soggettiva).
-lazione positiva che ci si attendeva dallautore deve essere ESIGIBILE (concretamente pretesa!) e quindi non
pu essere tale da esporre lautore stesso o altri a rischi e pregiudizi non esigibili.

Lart 40 c.p.
La dottrina tende a limitare lambito di applicazione dellart 40c.p. alle fattispecie che siano imperniate
essenzialmente sulla realizzazione di un evento tipico (le cosiddette fattispecie causalmente orientate). Tali
fattispecie causalmente orientate sarebbero fattispecie in cui linterprete pu prevedere ,accanto allipotesi di
condotta attiva che realizzi un evento, la corrispondente condotta omissiva consistente nel non aver evitato la
realizzazione dellevento stesso e avendo quindi non adempiuto allobbligo giuridico di attivarsi per evitarlo.
Quindi al di fuori delle fattispecie causalmente orientate lart 40 non potrebbe avere applicazione (come non
ha applicazione per gli illeciti con condotta attiva di carattere personale (es.incesto) nonch ai reati abituali ).
Fermo restando lincompatibilit strutturale di talune fattispecie (reati abituali, reati di mano propria ecc) con
il paradigma dellart 40 ,lambito di operativit di tale norma pu essere utilmente circoscritto solo quando
lobbligo di agire che incombe sul soggetto, venga posto in una relazione significativa con le sue concrete
possibilit di intervenire per limpedimento dellevento.
Problema causale nei reati omissivi impropri:
ovviamente il giudizio sul valore causale della condotta omissiva non pu essere lo stesso di quello della condotta
attiva (la verifica del nesso causale tra condotta ed evento) nei reati di azione. Come detto in precedenza, lart 40
stabilendo lequivalenza tra non impedire il realizzarsi di un evento che si aveva lobbligo di impedire e
cagionare levento stesso fonda un nuovo giudizio di imputazione diverso da quello di imputazione causale che
ricorre nei reati di azione: il giudizio di equivalenza causale.
Il giudizio dimputazione nei reati omissivi impropri ha come oggetto lazione dovuta che il soggetto ha
omesso. Linterprete deve effettuare un giudizio ipotetico fingendo che si fosse realizzata la condotta dovuta del
soggetto e cercando di capire se levento fosse avvenuto o meno. Una sorta di condicio sine qua non al
contrario: capire se in presenza della condotta dovuta dal soggetto (ma omessa!) levento si sarebbe realizzato lo
stesso o meno.
Lassenza di statuizioni di tipo normativo, il rincorrersi di teorie dottrinali sulla rilevanza pratica dei reati
omissivi ha prodotto una certa confusione concettuale. La giurisprudenza e la dottrina hanno ripetutamente
proposto un processo di integrazione per la valutazione del materiale probatorio del singolo processo: lutilizzo
dei criteri di probabilit logica e statistica. Cio se vi una possibilit statistica maggiore che una determinata
azione dovuta avrebbe evitato il realizzarsi dellevento allora lomissione pu ritenersi come causativa del
verificarsi dellevento. qst punto cmq molto discusso dalla dottrina e dalla giurisprudenza e servirebbe,
forse, una soluzione diversa, magari la creazione mirata di fattispecie omissive proprie.

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la posizione di garante:
lobbligo di agire per tutelare un bene protetto dallordinamento costituisce un presupposto generale della
responsabilit per omissione sia nei reati di omissione propria che in quelli di omissione impropria. Il fondamento
dellincriminazione va ricercato nel fatto che al soggetto attribuito dallordinamento una posizione di
GARANTE del bene tutelato.
Nei reati omissivi propri la fonte dellobbligo di agire sempre la legge penale (ricordiamo che i reati omissivi
propri sono quei reati in cui il legislatore punisce lomissione in quanto tale, pensa allomissione di soccorso: a prescindere
dallevento che si verificher ,se si verificher, chi non soccorre un soggetto che ne ha bisogno commette il reato di omissione di soccorso,reato omissivo
proprio). Dato che sempre la legge(o per meglio dire, la norma incriminatrice di parte speciale) a prevedere il

reato omissivo, abbastanza semplice capire lambito in cui determinare i soggetti su cui incombe il dovere di
agire (es.nellomissione di soccorso il soggetto che commette il reato colui che trova abbandonato o smarrito un
minore di anni 10 o altra persona incapace di provvedere a s stessa ecc e non vi da soccorso).
Nei reati omissivi impropri invece meno agevole individuare lambito di coloro a cui compete la posizione
di garante in mancanza di una espressa previsione della fattispecie omissiva. La determinazione dellambito di
coloro a cui spetta la posizione di garante ex art 40c.p. uno dei temi pi ardui da affrontare.
Lorientamento tradizionale partiva da una classificazione formale delle posizioni di garante in base alla fonte
dellobbligo giuridico. Le fonti riconosciute sono la legge, il contratto e precedente azione pericolosa.
Lorientamento pi recente invece punta su una bipartizione delle posizioni di garanzia di due tipi
fondamentali: posizione di controllo e posizione di protezione. La posizione di controllo implica un dovere
giuridico di neutralizzare specifiche fonti di pericolo ( il caso del soggetto che scava una buca in pubblico e poi
non prende provvedimenti per segnalare il pericolo o coprirla). Le posizioni di protezione sono contrassegnate
dal dovere giuridico incombente sul soggetto di provvedere alla tutela di un certo bene giuridico (si pensi al
genitore che ha lobbligo di proteggere i figli minori).
Il dolo nei reati omissivi:
anche nel reato omissivo lautore deve rappresentarsi le circostanze in cui la sua condotta si inserisce e deve
volere la condotta omissiva nonch levento ad essa ricollegabile affinch vi sia dolo.
Il dolo nei reati omissivi caratterizzato dalla volont di non compiere lazione dovuta con la consapevolezza
di poter agire nelle modalit previste dallordinamento.
Nei reati omissivi impropri inoltre necessario che lautore percepisca il valore causale della propria
omissione: egli deve rappresentarsi il fatto che lintrapresa dellazione pretesa dallordinamento (lazione
doverosa) avrebbe, con alto grado di probabilit, evitato il verificarsi dellevento. Quindi vi sempre la
connessione tra il momento intellettivo e quello volitivo (rappresentarsi levento come causato da una propria
omissione e volere che ci accada). Ovviamente non sempre possibile identificare il momento della volizione
come un dato autonomo dalla rappresentazione. Ad esempio nel reato di mancato soccorso semplice fare ci xk
occorre che una persona si ritrovi davanti un ferito gravemente e scappi per non avere grane. Ma non facile
individuare quando effettivamente vi dolo nellatteggiamento di un soggetto che a poco a poco scopre che i
propri vicini stanno consumando un delitto contro la personalit dello Stato e non va a denunciare il fatto
allAutorit. In questo caso il momento della risoluzione (la decisione di non agire) difficile da cogliere e capire
quando avviene.
(3) LA FATTISPECIE DELLILLECITO COLPOSO:
come sappiamo, lordinamento penale, per tutelare i beni giuridici di maggiore importanza, non si limita a
proibire soltanto le condotte finalisticamente indirizzate alle lesione o messa in pericolo di un bene, ma pretende,
sotto minaccia di una pena, che qualsiasi condotta (indipendentemente dalla finalit a cui rivolta) sia comunque
realizzata con modalit tali da evitare che ne consegue la lesione o la messa in pericolo di determinati beni.
Il fondamento del reato colposo quindi la pretesa che il consociato controlli i decorsi causali connessi ai
suoi comportamenti in modo tale che non derivi (anche se come conseguenza da lui non voluta) un danno o un
pericolo per i beni a cui lordinamento ritiene di assegnare una cos intensa protezione.
Presupposto generale per limputazione del reato colposo quindi la violazione di questa generalissima regola di
condotta.

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30

La definizione del fatto colposo contenuta nellart 43c.p. che stabilisce che il delitto colposo, o contro
intenzione, quando levento, anche se preveduto, non voluto dallagente e si verifica a causa di negligenza,
imprudenza o imperizia [...].
Quindi la fattispecie oggettiva del reato colposo si pu ritenere realizzata quando essa corrisponda allo
schema generale delineato nellart 43 : vi deve essere il danno o la messa in pericolo ad un bene tutelato
dallordinamento e tale lesione o messa in pericolo non si sarebbe verificata se il soggetto avesse tenuto una
condotta conforme alle regole di diligenza idonee a scongiurare la situazione di danno o pericolo.
Le norme che incriminano una condotta colposa hanno un contenuto quasi sempre normativo per cui esse
necessitano di essere di volta in volta integrate mediante lindividuazione della regola di diligenza violata.
(es.art 589c.p. chiunque cagiona per colpa la morte di un uomo)
Nei reati colposi lesistenza della fattispecie oggettiva dipende quindi dallaccertamento che una regola di
diligenza stata violata. Se viene violata una regola di diligenza allora possibile imputare levento come reato
colposo allagente. Per capire ci facciamo un esempio: due macchine si scontrano e cagionano la morte di un
passeggero di una vettura. Entrambi i conducenti hanno cagionato levento ma lomicidio colposo sar imputato
al conducente che ha cagionato lincidente in violazione di una regola di condotta inerente alla circolazione
stradale (quindi il conducente che non stato diligente), es. il conducente che guidava contromano! Per cui la
fattispecie legislativa (art 589 chiunque cagiona per colpa la morte di un uomo) dovr essere integrata con
riferimento ad un insieme di regole di condotta richiedendo quale regola stata violata nel caso concreto.
Il contenuto di illecito del reato colposo emerge dalla valutazione di tre elementi:
-

Lesistenza di una condotta obiettivamente contraria ad una norma precauzionale specifica(nei reati
di mera condotta) o della messa in pericolo o del danno al bene protetto mediante una condotta
obiettivamente inosservante di una certa regola di diligenza.
Levitabilit della situazione di danno o pericolo mediante una condotta obiettivamente conforme
alla regola di diligenza.
Possibilit soggettiva (da parte del singolo autore) di osservare la regola di diligenza prescritta idonea
ad evitare la situazione di danno o pericolo per il bene giuridico.

Quindi con un esempio: se io guido contro mano in autostrada e nellincidente muore una persona io sar accusato di
omicidio colposo se:
-

C una condotta obiettivamente contraria alla norma precauzionale (il codice della strada mi dice non si guida
contromano!)
Evitabilit della condotta non idonea potevo, anzi dovevo, evitared i fare la strada contromano!
Possibilit soggettiva di osservare la regola di diligenza non deve esserci alcunch che possa giustificare la mia
condotta contraria alla norma precauzionale.

Quindi laccertamento del reato colposo implica:


-

Accertamento di una fattispecie oggettiva (linosservanza di una regola precauzionale) (1)


Accertamento di una fattispecie soggettiva (la previsione del danno o del rischio oggettivamente
prevedibile). (2)

(1)Fattispecie oggettiva dei reati colposi:


anche i reati colposi si dividono in reati di mera condotta (quelli in cui non occorre che vi sia un evento
naturalistico come effetto della condotta per limputazione del reato) e reati di evento (che per limputazione del
reato occorre che si verifichi un evento riconducibile alla condotta tenuta dallagente).
Le fattispecie colpose di mera condotta sono di norma di carattere contravvenzionale e sono molto ricorrenti in
tema di prevenzione infortuni, tutela dellambiente ecc. Es art 451 chiunque per colpa omette di collocare
apparecchi destinati alla estinzione di un incendio [] punito con una reclusione fino ad un anno o con una
multa da 103 a 516. sufficiente che lautore abbia tenuto un comportamento attivo o passivo
corrispondente alla condotta descritta dallart 451 affinch il reato possa essere imputato al soggetto.

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Nei reati colposi di evento (589 chiunque cagiona per colpa la morte di un uomo) importante, oltre al nesso
causale tra levento dannoso (o di messa in pericolo) e la condotta tenuta, che tale condotta sia stata tenuta in
violazione di una norma precauzionale. La condotta deve quindi rappresentare la concretizzazione del danno o
del pericolo che la prescrizione della regola di diligenza violata mirava appunto a impedire.
[ovvio che se guido un auto contromano e faccio un incidente in cui muore una persona, sar responsabile per omicidio colposo (rilevanza del rapporto
causale!). E anche ovvio che se pur guidando contromano la persona muore xk mi scoppia una ruota e vado a sbattere la rilevanza del rapporto causale qui
da escludere xk una condotta conforme alla regola precauzionale (non si guida contromano) comunque non avrebbe fatto evitare levento]

Quindi la rilevanza del rapporto causale dipende: dalla constatazione che levento si prodotto da una condotta
obiettivamente contraria alla regola precauzionale; losservanza della regola avrebbe evitato levento; che la norma
precauzionale trasgredita aveva proprio lo scopo di evitare levento ( non si guida contromano non serve per evitare levento
dellincidente per cause di foratura!).
Abbiamo pi volte detto, quindi , che una condotta non conforme ad una regola precauzionale (o regola di
condotta che tende a evitare il realizzarsi di un certo evento che lordinamento vuole scongiurare) comporta
limputazione del reato colposo allagente.
Ma qual la misura della diligenza richiesta allagente? La misura della diligenza richiesta allautore quella
idonea a scongiurare danni o pericoli per i beni tutelati.
I limiti alla misura della diligenza sono:
- allautore sono imputabili tutte e solo le conseguenze della condotta obiettivamente prevedibili (quindi le
ipotesi di decorso causale abnorme resta fuori dalla fattispecie oggettiva dei delitti colposi). Inoltre bisogna tener
conto anche delle particolari conoscenze , nel concreto, dellagente (un medico pu sapere che un dato medicinale pu fa morire una
determinata persona, cosa che non pu sapere un calzolaio!).
- altro limite si ricava dal concetto di rischio consentito (o rischio socialmente adeguato) che si riferisce alla misura
del rischio non rinunciabile in molte attivit di sviluppo della vita collettiva (si pensi al traffico aereo, il rischio
c..ma va corso!). Tali attivit pericolose sono quindi consentite dallordinamento per la loro indispensabilit nella
vita sociale. La constatazione di tale limite non definibile in via generale ma va ricercata caso x caso nelle
situazioni che vi si presentano.
Fonti e contenuto del dovere di diligenza.
Come abbiamo detto in precedenza, la fattispecie dei reati colposi necessitano quasi sempre di un integrazione,
prevedendo di norma la legge che levento sia stato cagionato per colpa e rimettendo poi ad altre norme o regole
di diligenza lintegrazione. Solo in certi settori possibile far riferimento a regole di condotta dettagliate
(pensiamo alla circolazione stradale o nel settore sanitario),ma nella maggior parte dei casi manca del tutto la
possibilit di rifarsi a norme di condotta dettagliate e occorre di volta in volta, caso per caso valutare norme di
diligenza adeguate al caso concreto.
Distinguiamo tra colpa generica e colpa specifica:
-nella colpa generica il carattere colposo della condotta ricondotto alla violazione di norme dettate dalla
comune prudenza ed esperienza
-nella colpa specifica il carattere colposo della condotta invece ricondotto allinosservanza di precise regole di
comportamento dettate con specifico riferimento.
Tale distinzione trova riscontro nella parte finale dellart 43 quando dice che il reato colposo si verifica a causa
di negligenza, imprudenza o imperizia o per inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o discipline. Se il reato
commesso per imprudenza, imperizia o negligenza parleremo di colpa generica, se il reato stato commesso per
inosservanza di leggi, regolamenti ecc parleremo di colpa specifica.
Negliegente la condotta contrassegnata dalla trascuratezza di una regola precauzionale
imprudente la condotta che per le sue modalit genera linsorgenza della lesione del bene
imperizia, una forma qualificata di imprudenza:consiste nel fare cattivo uso delle capacit che si possiedono

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La colpa specifica presenta un individuazione pi agevole della regola di diligenza violata, xk essa
preventivamente positivizzata in una norma. Come dice lart 43, la fonte pu essere la legge, un regolamento, un
ordine proveniente da un privato o da un soggetto pubblico ecc.
A prescindere dalla distinzione tra colpa specifica e generica, occorre analizzare il contenuto dellobbligo di
diligenza: lobbligo di diligenza pu consistere in:
-obbligo di astenersi dal compiere determinate azioni (es. non si pu guidare se si sono assunte sostanze
alcoliche)
-obbligo di adozione di particolari misure di cautela diretta ad eliminare o ridurre al minimo il rischio
conseguenze dannose o pericolose
-dovere di informazione: per lesercizio di determinate attivit o professioni occorre che lagente acquisisca le
capacit e lesperienza necessaria per il corretto svolgimento dellattivit in questione (il medico tenuto a tenersi a corrente
dei progressi della ricerca!).
Limiti al dovere di diligenza:
nelle condotte in cui concorrono pi soggetti il dovere di diligenza incorre in alcuni limiti. Primo tra essi
rappresentato dal principio della divisione del lavoro. Da ci si erige quella particolare forma di colpa definita
culpa in eligendo che ricorre quando sia violato, da parte di chi riveste una posizione gerarchicamente
sovraordinata, lobbligo prudenziale di scegliere in modo appropriato i suoi collaboratori e di controllarne
loperato.
Altro limite al dovere di diligenza quando concorrono pi soggetti il principio dellaffidamento. In base al
principio dellaffidamento, colui che agisce in conformit con le regole della diligenza oggettiva, legittimato a
fare affidamento su un comportamento egualmente diligente da parte dei terzi la cui condotta interferisce con la
propria.
Delitti colposi di azione:si ha un delitto colposo di azione o commissivo quando la diligenza oggettiva si concreta
in un dovere di astenersi dal compiere una certa azione (Es. il dovere di non effettuare un determinato trattamento senza la
dovuta qualifica).
delitti colposi di omissione: si ha un delitto colposo di omissione quando la diligenza oggettiva implica il
compimento di determinate azioni e , appunto, lomissione di esse fa nascere la responsabilit dellagente.
(2)Fattispecie soggettiva dei reati colposi:
come dalla definizione dellart 43 un reato colposo quando levento, anche se preveduto, non voluto
dallagente e si verifica per negligenza,imperizia, imprudenza o inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o
discipline. Da ci capiamo che laddebito della colpa non riguarda solo i casi in cui lagente non aveva previsto
come possibile il verificarsi di un determinato evento a causa della propria condotta(parliamo di colpa
incosciente), ma anche i casi in cui lagente, pur rappresentandosi come eventuale conseguenza della propria
condotta un evento dannoso o di messa in pericolo di un bene tutelato dallordinamento, decide di tenere quella
condotta non diligente perch ritiene che levento non si verificher (colpa cosciente).
La struttura psicologica della colpa cosciente rappresentata da un elemento negativo (la non volizione
dellevento) e da un elemento positivo (la previsione dellevento) il tutto accompagnato da una previsione
erronea (cioprevedo levento dannoso ma sono convinto che non si verificher per cui non esito a ravvedermi
dal tenere la condotta non diligente).
La colpa incosciente si ha quando lautore , nellatto in cui realizza la fattispecie oggettiva di un reato colposo, non
viola consapevolmente la regola oggettiva di diligenza, n tantomeno si rappresenta il rischio a cui concretamente
espone il bene protetto (es.lautomobilista che non sa che la strada controsenso e provoca lincidente). Nella
colpa incosciente mancano gli elementi della rappresentazione e della volizione (o meglio, non volizione
dellevento). Lesempio del conducente che provoca lincidente perch non si accorge di aver imboccato la strada
contromano non ha niente a che vedere con il caso del conducente che provoca lincidente perch perde la
coscienza mentre alla guida. In qst caso non si pone un problema di colpa incosciente perch vige la regola
dellart 42 c.p. (nessuno pu essere punito per un azione o omissione preveduta dalla legge come reato se non
lha commessa con coscienza e volont) il quale articolo pone le CONDIZIONI MINIME affinch un fatto

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umano ,astrattamente costitutivo di reato, divenga penalmente rilevante (nellesempio dellautomobilista appena
fatto, vi la mancanza dei due elementi della volizione e della coscienza!).
Criterio discretivo tra colpa cosciente e dolo eventuale:
sappiamo che vi dolo eventuale quando vi accettazione del rischio ossia quando il soggetto agisce
consapevole che la propria condotta potrebbe provocare un danno o una messa in pericolo ad un bene
tutelato e tuttavia non si astiene dalla condotta stessa accettando quindi il rischio che levento si verifichi.
Secondo la dottrina, il confine tra colpa cosciente e dolo eventuale da affrontare con la teoria del consenso: il
- dolo eventuale si ha quando il soggetto agisce sulla base di una ragionevole previsione che levento possa
verificarsi e ne accetta consapevolmente il rischio;
- la colpa cosciente invece si ha quando lautore ritiene possibile il verificarsi dellevento ma confida che esso non
si verificher.
Tuttavia anche in nella colpa cosciente il soggetto agisce nonostante la previsione e in un certo senso anche qst
atteggiamento psicologico equivale ad una accettazione del rischio.Infatti quando levento si verifica, ci non fa
altro che concretizzare il rischio, insito nella violazione della regola cautelare e di cui lagente consapevole.
Quindi, su questa base diventa davvero arduo segnare il confine tra le due figure che presentano una medesima
struttura psicologica. Il tutto va quindi riportato al caso concretoes. La madre che dimentica un medicinale pericoloso per i bambini
di certo difficilmente e soltanto sulla base di determinate circostanze si potr pensare al dolo: si dovr parlare sicuramente di colpa cosciente se la donna,
pur prevedendo che il bambino potesse impossessarsi del medicinale, aveva giudicato che tale evento non si sarebbe verificato conoscendo lindole del
bambino, progettando di assentarsi per poco tempo e avendo lascaito il bambino addormentato.

La misura soggettiva della colpa:


ricapitolando: una volta accertata lesistenza di una condotta contraria ad una norma di diligenza obiettiva (la
condotta deve essere cosciente e volontaria, requisiti ex art 42), e si presenti la struttura oggettiva della colpa
(cosciente o incosciente), necessario ,affinch si possa adebitare la colpa al soggetto, stabilire la misura
soggettiva della colpa del singolo autore.
In pratica, una volta stabilita quale era la condotta oggettivamente dovuta (ossia quella che se posta in essere
avrebbe evitato levento), si deve stabilire se quel determinato autore, sulla base della propria personalit, della
propria intelligenza, cultura ecc era in grado di tenere la condotta richiesta.
Infatti da ciascun autore pu essere preteso di esprimere il massimo delle sue capacit e non oltre. Nella misura
soggettiva della colpa la valutazione del giudice deve tener conto quindi di elementi soggettivi dellautore quali
la cultura, lintelligenza, sgli stati emotivi, lesperienza di vita, il ruolo professionale, lesperienza ecc (si pensi al
neopatentato che in una situazione di emergenza non abbia effettuato la manovra oggettivamente possibile per
scongiurare levento dannoso ma che tale manovra per essere effettuata richiedeva una esperienza alla guida
sicuramente estranea al neopatentato). in realt la tematica della misura soggettiva della colpa non appartiene al
fatto tipico MA alla categoria della COLPEVOLEZZA!!!

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Le cause generali di esclusione del fatto tipico:


sappiamo che la presenza di tutti gli elementi, oggettivi e psicologici, di un fatto che corrisponde a quello descritto
in una norma incriminatrice d luogo alla compiuta esistenza del fatto tipico. Lesistenza di un fatto tipico il
presupposto necessario, ma non sufficiente, per la punibilit.
Non sufficiente perch la punibilit pu essere esclusa da una norma che nel caso concreto impone o autorizza la
realizzazione del fatto (una causa di giustificazione,pensiamo alla legittima difesa).
In altri casi la punibilit pu essere esclusa a causa di condizioni che precludono la possibilit di addebitare
allautore il fatto in termini di colpevolezza (pensiamo al fatto commesso da un minore o da un incapace). In tt qst
casi la legge esclude lapplicabilit della pena ,ovviamente in relazione ad un fatto che presenti caratteri di
tipicit (nel senso che non si applicher lomicidio se ricorrono i presupposti per la legittima difesa!).
Gli artt dal 45 al 49 disciplinano alcune ipotesi in cui si deve escludere la punibilit dellautore che realizza la
fattispecie tipica del reato.
Sulla base del contenuto delle disposizioni di questi articoli, distinguiamo:
-

Ipotesi normative di esclusione del fatto penalmente rilevante


Ipotesi normative di esclusione dei presupposti dellimputazione soggettiva
Ipotesi in cui manca la tipicit del fatto.

Vediamole nello specifico:


1) Ipotesi normative di esclusione del fatto penalmente rilevante: forza maggiore e caso fortuito e
costringimento fisico.
Lart 45 sancisce che non punibile chi ha commesso il fatto per caso fortuito o per forza maggiore. Per forza
maggiore, tradizionalmente, si intende un evento esterno non riconducibile alla condotta di un terzo che
determina il movimento corporeo di un soggetto escludendo da parte sua qualsiasi possibilit di padroneggiarne le
conseguenze.
Si pensi alla raffica di vento improvvisa che fa precipitare un uomo addosso ad un altro provocando a questultimo
un danno. In questa situazione mancano i presupposti per limputazione oggettiva dellevento proprio xk , come
sappiamo, per limputabilit di un evento allautore lart 42 impone che vi siano gli elementi essenziali della
volont e della coscienza.
Il caso fortuito invece si verifica nelle ipotesi in cui allorigine dellevento vi un fattore causale non
dominabile dallautore e quindi da lui non prevedibile. Limprevedibilit non deve essere riscontrata sul piano
soggettivo (da parte del singolo autore) ma DEVE essere riscontrata sul piano oggettivo, nel senso che lo
sviluppo del processo che produce levento del tutto anomalo rispetto ai decorsi naturali che ci si aspettano
basandosi sulla comune esperienza. Manca , in questi casi, il presupposto per limputazione oggettiva perch il
pericolo per il bene stato determinato interamente dallinsorgere di un imprevedibile fattore di rischio (si
pensi al soggetto che monta le gomme nuove sotto la macchina e fa un incidente per limprovviso scoppio di un pneumatico. In
qst caso il soggetto non ha creato nessun rischio con la propria condotta , essendosi messo alla guida di un auto perfettamente
riparata, e levento stato causato da un fattore esterno non prevedibile).

Lart 46 stabilisce che non punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato da altri costretto mediante forza
fisica alla quale non poteva resistere o comunque sottrarsi. A seconda se levento prodotto dal soggetto vittima
del costringi mento fisico interamente determinato dallimpiego di energia da parte di chi attua la violenza o se vi
sono leggeri margini di autodeterminazione per la vittima dobbiamo distinguere tra vis absoluta e vis compulsiva.
Esempio di vis absoluta il caso di chi immobilizza una persona per impedigli di fare un azione doverosa.
Esempio di vis compulsiva il fatto di chi rivela un segreto perch sottoposto a torture fisiche.
Le ipotesi di vis absoluta sono assimilabili a quelle di forza maggiore con la differenza che qui la forza
irresistibile proviene dalluomo e non dalla natura.
Invece nella vis compulsiva il requisito della coscienza e volont in un certo qual senso presente anche se

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cmq mancano i presupposti per limputazione oggettiva in capo a chi subisce la violenza. Il vero autore
lautore della violenza e infatti lart 46 comma II stabilisce il trasferimento dellimputazione da chi subisce il
costringimento fisico a chi lo pone in essere. Si parla quindi di autore mediato (attraverso lautore fittizio,
quello costretto, lautore vero agisce!).
Ipotesi normative di esclusione dei presupposti dellimputazione soggettiva: errore sul fatto e errore sul
divieto.
Lart 47 sancisce che L'errore sul fatto che costituisce il reato esclude la punibilit dell'agente. Nondimeno, se si tratta
di errore determinato da colpa, la punibilit non esclusa, quando il fatto preveduto dalla legge come delitto colposo.
L'errore sul fatto che costituisce un determinato reato non esclude la punibilit per un reato diverso.
L'errore su una legge diversa dalla legge penale esclude la punibilit, quando ha cagionato un errore sul fatto che
costituisce il reato.
Facciamo un esempio :tizio indossa il cappotto di un amico scambiandolo per il suo oppure Caio spara contro un uomo in un
poligono di tiro credendo di aver tirato contro un fantoccio ecc. In qst casi lagente che realizza la fattispecie oggettiva
dei reati di furto o di omicidio non consapevole di ci.
Manca la fattispecie soggettiva di quei reati poich manca la rappresentazione da parte dellagente di uno o pi
elementi essenziali della fattispecie oggettiva: laltruit della cosa o la qualit delluomo della sagoma presa di
mira.
sappiamo che se c errore non vi pu essere dolo e viceversa (sembra logico, lerronea rappresentazione della
realt inibisce anche la volizione dellevento). Lerrore affinch possa essere causa di non punibilit dellagente
deve essere essenziale: deve cadere su elementi la cui mancata conoscenza deve indurre il soggetto a non
rappresentarsi il fatto corrispondente al reato. (cio se tizio ruba la valigia di Caio credendo fosse di Gennaro non si pu
invocare lerrore di fatto in quanto tizio ha cmq commesso il reato di furto essendo consapevole dellaltruit della cosa sottratta).
Se per lagente pervenuto ad una erronea rappresentazione per aver violato una regola di diligenza
oggettiva egli dovr rispondere a titolo di colpa del fatto oggettivamente realizzato(al comma 2). Linsorgere di
questa ipotesi di responsabilit per condizionata dallesistenza della previsione normativa del fatto come reato
colposo (negli esempi fatti vi sar responsabilit colposa del soggetto che spara scambiando luomo per la sagoma, perch lart 589
punisce chiunque cagioni per colpa la morte di un uomo).

Errore sul fatto ed errore sul divieto:


quando si parla di errore di fatto gli si contrappone sempre lerrore di diritto. Qui la distinzione sulla base della
natura dellerrore: o lerronea rappresentazione di elementi meramente fattuali o lerronea rappresentazione
di un dato giuridico-normativo. Entrambi gli errori possono per avere la stessa rilevanza a seconda che sia luno
che laltro si risolvano in un errore sul fatto che costituisce reato.
La non punibilit del fatto connessa alla mancanza dellelemento psicologico del reato a causa dellerrore che
ha impedito allagente di percepire la portata oggettiva della condotta. Se mi impossesso della cosa altrui
credendola mia sar in errore di fatto, se mi impossesso della propriet di una cosa a seguito dellerronea
interpretazione di una sentenza civile, mi trovo in errore di diritto. In entrambi i casi per lerrore sul fatto
che costituisce reato nel senso che in entrambi i casi lerrore ha impedito allagente di riconoscere la qualit
della cosa (laltruit ) la cui percezione era essenziale perch si avesse il dolo che caratteristico del furto.
Quindi la distinzione da fare tra errore sul fatto ed errore sul divieto. Solo chi versa nella condizione di
errore sul fatto si pu dire che non sa quello che fa. E quindi non punibile perch mancano i presupposti per
limputazione soggettiva.
Chi versa in errore sul divieto invece sa quel che fa anche se crede,erroneamente, che il suo fatto non sia
penalmente imputabile alla sua condotta (tale errore non pu essere invocato dallagente in sua discolpa).
Lart 47, III comma esplicitamente esclude la punibilit dellagente quando sia in errore su una legge extrapenale
e ha cagionato un errore sul fatto che costituisce reato.
Tutte le volte che un errore su un elemento normativo abbia determinato nellagente una rappresentazione di un
fatto diverso da quello tipico (che oggettivamente egli realizza) quellerrore poich esclude il dolo del fatto tipico
ne escluder la punibilit.
Tutte le volte ,invece , che lerrore sullelemento normativo non abbia inibito la rappresentazione da parte

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dellagente di un fatto corrispondente a quello tipico, la sua eventuale opinione circa la liceit del comportamento,
poich si risolve in un errore sul divieto, risulter irrilevante e non potr assumere alcuna scuante. esempio: in
errore sul divieto chi essendo sposato in italia, contragga nuovamente matrimonio credendo che in quanto mussulmano ci gli
fosse consentito. Diversa invece la situazione di chi in errore sul fatto ossia chi ritenga, ad esempio, di essere libero da un
primo matrimonio per effetto di una sentenza straniera di divorzio non ancora delibata in italia, e contragga un nuovo
matrimonio. Nel primo caso lagente vuole il fatto incriminato dal 556c.p. (bigamia) ritenendolo erroneamente lecito
(errore sul divieto); nel secondo caso lautore non si rappresenta per nulla un fatto corrispondente al delitto di bigamia, egli
infatti crede che il precedente matrimonio risolto.

Quindi importante , nei casi di errore su un elemento normativo, distinguere sempre le ipotesi di errore sul
fatto da quelle di errore sul divieto.
Lart 47 comma II lerrore sul fatto che costituisce un determinato reato non esclude la punibilit per un reato
diverso vuole sottolineare che se un autore realizza la fattispecie oggettiva tipica di un reato rispetto al quale per,
per effetto dellerrore manca il dolo, egli non cesser per questo di essere punibile per un reato diverso rispetto
al quale egli era in dolo. Se trattengo presso di me un minore contro la sua volont ritenendo per errore che sia
consenziente, io non risponder di sequestro di persona ma dovr comunque rispondere del reato di sottrazione
consensuale di minorenne (che in realt era possibile prevedere).
Lart 48 stabilisce che le disposizioni dellarticolo precedente si applicano anche se lerrore sul fatto che
costituisce il reato determinato dallaltrui inganno; ma , in tal caso, del fatto commesso dalla persona ingannata
risponde chi lha determinato a commetterlo. Qui, come nellipotesi del costringimento fisico, la legge prevede
un trasferimento della responsabilit penale dallautore materiale del fatto allautore mediato di esso. Solo
chi pone consapevolmente in essere linganno prevede e vuole levento come conseguenza dellazione od
omissione dellautore materiale. Questultimo non sa quel che fa e non prevede n vuole levento.
Ulteriori cause di esclusione della tipicit: reato putativo e reato impossibile.
Lart 49c.p. disciplina lipotesi normativa del reato erroneamente supposto. Esso infatti al I comma stabilisce
che Non punibile chi commette un fatto non costituente reato, nella supposizione erronea che esso
costituisca reato . Ci sembrerebbe anche superfluo , a mio avviso, in quanto stesso lart 1 che dice nessuno
pu essere punito per un fatto che non sia espressamente preveduto dalla legge come reato. Non conta quindi
lopinione dellagente che nel commettere un determinato fatto crede di aver commesso un reato (quando poi
reato non !).
Il secondo comma del 49c.p. stabilisce che La punibilit altres esclusa quando, per la inidoneit
dell'azione o per l'inesistenza dell'oggetto di essa, impossibile l'evento dannoso o pericoloso. Tale
disposizione sembra confermare la regola secondo cui lincriminazione deve considerarsi limitata solo a quei fatti
che presentino idoneit ad attaccare effettivamente gli interessi tutelati, mentre non deve essere estesa a quei fatti
che solo apparentemente si inquadrano nel tipo di condotta vietata, poich mancano di attitudine offensiva.
Il principio formulato nellart 49comma II deriva da quello pi generale delloffensivit (o necessaria lesivit)
dei fatti costituenti reato. Parlare di necessaria attitudine lesiva del fatto non significa altro che ribadire la regola
dellordinamento vigente per cui lillecito penale si configura solo in funzione delleffettiva aggressione ad un bene
al quale lordinamento ha riconosciuto unimportanza tale da dargli tutela attraverso la minaccia della pena.
Non pu ravvisarsi illecito penale la dove non solo manchi una lesione effettiva del bene, ma neppure vi era la
possibilit che una tale lesione, sotto forma di pericolo, si determinasse come conseguenza dellazione od
omissione.
Pensiamo ai reati contro il patrimonio: sottrazione di un oggetto di infimo valore (un foglio di carta), loggetto
sottratto ha un cos infimo valore da non permettere di configurare loffesa allinteresse protetto dagli art 624(furto)
o 647 (appropriazione di cose smarrite).
Quindi il comma II dellart 49 permette di dare una soluzione a quei casi in cui, al dato che rappresenta
levento naturalistico (laver rubato il foglio di carta = sottrazione di cosa altrui ergo reato di furto), non corrisponde
unapprezzabile compromissione dellinteresse tutelato dalla norma incriminatrice (linteresse in qst caso la
tutela del patrimonio personale).

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Linidoneit dellazione deve essere riconosciuta, quindi, in tutti i casi in cui la condotta non riesce a
raggiungere un livello di aggressivit tale,al quale si possa connettere il rischio di una lesione del bene.
Pensiamo al reato di corruzione del pubblico ufficiale. Un regalo modesto valore economico fatto al pubblico
ufficiale, in una determinata circostanza (una festivit, evento ecc) potrbbe rappresentare una mera manifestazione
di stima o di gratitudine la cui offerta non ha nulla a che vedere con la malizia che caratterizza le dazioni di
denaro o i doni di alto valore economico che alcuni funzionari possono ricevere in virt di favori. Per questo
motivo lart 49comma II si profila anche come mezzo attraverso cui dare ingresso alla regola dellirrilevanza
penale alle cosiddette azioni socialmente adeguate ossia quelle azioni che ,per la loro coerenza con lo stile di
vita della comunit, non possono farsi rientrare nella fattispecie del reato (lesempio fatto prima sulla corruzione!).

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LANTIGIURIDICITA
Le cause di giustificazione e le altre cause che escludono la punibilit di un fatto tipico:
Il concetto di Antigiuridicit un concetto molto sfuggente nel nostro ordinamento, in quanto esso non
direttamente disciplinato dal codice (il codice non parler mai dellantigiuridicit). E stata quindi la dottrina a
definire i limiti e la portata di tale aspetto, fondamentale nella costruzione modulare dellillecito penale.
Per antigiuridicit si intende la contrariet del fatto tipico allintero ordinamento giuridico in mancanza di
cause di giustificazioni che rendano la realizzazione di quel fatto tipico lecita
Abbiamo gi parlato precedentemente del concetto di antigiuridicit. Vogliamo soltanto ricordare qui che laccertamento dellantigiuridicit
presuppone che si sia gi accertata lesistenza di un fatto che corrisponde ad una fattispecie di reato e che presenti tutti i requisiti, oggettivi e
psicologici, descritti dalla fattispecie legale del reato in questione (LA TIPICITA) . Data lesistenza del fatto tipico, si fonda la ragionevole
presunzione di essere anche di fronte ad un fatto antigiuridico. Laccertamento dellantigiuridicit ,per, se presuppone laccertamento del
fatto tipico, richiede anche linesistenza di situazioni o circostanze a cui lordinamento attribuisce efficacia giustificante. Infatti, in

presenza di tali circostanze, lordinamento non riconosce il valore antigiuridico del fatto tipico attraverso una
norma permissiva che lo autorizza e lo impone. Ci significa che non potr essere applicata , in concreto, la
norma di divieto.
La dottrina come intende lantigiuridicit? Come composta da un presupposto positivo (la commissione del fatto
tipico) e da un presupposto negativo (la mancanza di cause di giustificazione).
Ovviamente nel rapporto tra norma di divieto e norma permissiva sar sempre la norma permissiva a
prevalere. Questo perch la norma permissiva ha tutti gli elementi della fattispecie descritta nella norma di divieto
con laggiunta di un elemento specializzante. Ci significa che se un uomo uccide unaltra persona agendo per
legittima difesa, tale caso appare disciplinato sia dallart 575 (che punisce chiunque cagiona la morte di un uomo) e sia
dallart 52 (che stabilisce la non punibilit dei fatti, preveduti dalla legge come reato, che vengono commessi per la necessit di
difendere un diritto proprio o altrui dal pericolo attuale di un offesa ingiusta). Ovviamente nellipotetico conflitto tra le due
norme a soccombere lart 575.
La fonte delle fattispecie permissive pu essere rinvenuta non solo nellordinamento penale ma anche in altri
settori del nostro ordinamento. Basti pensare alle disposizioni costituzionali. La norma che riconosce il diritto di
sciopero (art 40 cost) ha una destinazione di carattere generale che trascende il ruolo che essa chiamata
occasionalmente a svolgere nel diritto penale. Proprio dallart 40 cost si ricerca la fonte della non antigiuridicit
di talune condotte tipiche: per esempio il caso di interruzione di pubblico servizio (art 340c.p. punisce con reclusione fino ad un
anno chi interrompe un pubblico servizio) che si realizzi nellambito di uno sciopero.
Facciamo una considerazione preliminare: la nostra legge non utilizza mai lespressione cause di
giustificazione n altre locuzioni simili. Essa si limita a qualificare determinati soggetti o comportamenti come
non punibili.
Gi in precedenza abbiamo visto che gli artt 45-49 disciplinano ipotesi di non punibilit per mancanza di uno o
pi elementi costitutivi dello stesso fatto tipico. QUINDI GLI ART 45-49 ESCLUDONO LA PUNIBILITA
PERCHEESCLUDONO LA TIPICITA ( il fato tipico che viene escluso e di conseguenza la punibilita!)
Ma vi sono anche ipotesi normative in cui si esclude la punibilit del fatto in vista di una qualit personale o
una condizione (come let o lo stato di mente) e ci non ha nulla a che vedere con il fondamento e la logica
delle cause di esclusione dellantigiuridicit. Esse infatti attengono ad un altro momento valutativo riguardo il
giudizio di responsabilit individuale al livello del singolo autore per la commissione di un fatto tipico e
antigiuridico:concernono quindi il giudizio di colpevolezza. QUINDI, CAUSE CHE ESCLUDONO LA
PUNIBILITA IN BASE AL GIUDIZIO DI COLPEVOLEZZA.
PER QUESTO MOTIVO le cause di esclusione della punibilit che andremo ora ad analizzare vanno
circoscritte allambito dellantigiuridicit, ossia quelle cause che escludono lantigiuridicit (e quindi
presuppongono la tipicit del fatto!). Quindi sono cause di esclusione della punibilit che si trovano in uno spazio
intermedio tra quelle che escludono la tipicit e quelle che escludono la colpevolezza. A tali cause, che ore
esamineremo, la dottrina ha dato il nome di ESIMENTI (per distinguerle dalle altre cause di esclusione della
punibilit che concernono la tipicit o la colpevolezza).

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La dottrina ha individuato un dato normativo comune a tutte le ipotesi di non punibilit: lart 59c.p.
Il I comma dice che le circostanze che escludono la pena sono valutate a favore dellagente anche se da lui non
conosciute, o da lui per errore ritenute inesistenti. rilevanza oggettiva delle cause di giustificazione: esse operano
indipendentemente dal fatto che il soggetto fosse consapevole o meno della loro esistenza.
Il Comma IV invece dispone che se lagente ritiene per errore che esistano circostanze di esclusione della pena, queste
sono sempre valutate a favore di lui. efficacia scusante dellerrore sulle circostanze di esclusione della pena.
E proprio dalla disciplina dellerrore dellart 59 IV comma che abbiamo la conferma che, con lespressione
circostanze di esclusione della pena, il codice ha inteso designare tutte quelle ipotesi normative di non
punibilit che da un lato presuppongono la realizzazione di un fatto tipico e dallaltro non si riferiscono
allimputabilit o ad altre condizioni o qualit personali del soggetto, rilevanti per il giudizio di colpevolezza. La
logica della rilevanza dellerrore sembra essere estranea alle cause di esclusione della colpevolezza: impensabile che si possa attribuire
rilevanza allerrore del soggetto sulla propria capacit di intendere e di volere ad esempio. Non si pu infatti ritenere che una persona
possa andare esente da pena per il fatto che credeva erroneamente di essere infermo di mente o di et minore. Questo perch il giudizio di
esistenza dellimputabilit un giudizio sullagente; esso dotato perci di una valenza oggettiva e quindi rigorosamente riservato agli
organi della giurisdizione penale e sottratto alle valutazioni soggettive dellagente, il cui eventuale errore al riguardo non pu assumere
alcuna rilevanza per lesclusione della punibilit.

Questa categoria di circostanze di esclusione della pena stata denominata, sul piano terminologico,
ESIMENTI e con tale termine indicheremo le ipotesi di non punibilit disciplinate dallart 59 ult comma.
Le esimenti possono essere suddivise in tre distinti sottogruppi, diversamente connotati dal unto di vista del
fondamento logico-giuridico e degli effetti normativi che rispettivamente li contraddistinguono.
1) cause di giustificazione (1)
2) scusanti (situazioni che non potendosi ritenere pienamente conformi alle esigenze dellordinamento giuridico,
tuttavia vengono ritenute non punibili secondo una logica di inesigibilit della pretesa punitiva) (2)
3)Limiti istituzionali alla punibilit: ipotesi normative il cui criterio di non punibilit appare collegato a
valutazioni di opportunit politico-criminale (3)
vediamo qualche differenza tra le cause di giustificazioni e i limiti istituzionali alla punibilit:
a)Le cause di giustificazione sono suscettibili di applicazione analogica perch sono autonome norme non penali
espressive dei principi dellordinamentoe per questo motivo hanno effetto su tutti i settori dellordinamento
a)I limiti istituzionali alla punibilit non sono applicabili analogicamente (xk sono norme penali e vige il divieto
di analogia)
b)le cause di giustificazione fanno venir meno qualsiasi effetto sanzionatorio collegato alla commissione del fatto
tipico (anche gli effetti civili)
b) i limiti istituzionali alla punibilit fanno venir meno gli effetti sanzionatori di diritto penale ma non quelli di
altri settori di diritto (ad es. resta la responsabilit civile per le obbligazioni di restituzione o risarcimento ecc)
c)lazione coperta da causa di giustificazione non impedibile da chi subisce lazione
c)il soggetto passivo di un limite istituzionale alla punibilit si pu opporre allazione dellagente (mio fratello che mi
vede aprire larmadio per prendere un suo indumento ha tutto il dovere di impedirmelo!)

d)le cause di giustificazione di regola si estendono anche ai concorrenti (nel concorso di persone nel reato)
d) i limiti istituzionali alla punibilit non si estendono ai concorrenti ma sono valutati solo a favore del soggetto a
cui si riferiscono
e)nei limiti istituzionali alla punibilit il fatto pu fungere da presupposto x lincriminazione per un altro reato (es.
non posso essere accusato di furto se rubo la maglia di mia sorella, per potrei essere accusato di ricettazione!)

e) Il fatto coperto da cause di giustificazione non pu fungere da presupposto per lincriminazione per un altro
reato.
(1)Ipotesi normative delle cause di giustificazione:
Riguardo il fondamento delle cause di giustificazione per lungo tempo si sono fronteggiate alcune teorie
individuabili in due correnti principali:
-le teorie monistiche cercavano di individuare ununica ratio comune a tutte le cause di giustificazione
-le teorie pluralistichecercavano di trovare per ciascuna causa di giustificazione una propria ratio
Tra le teorie monistiche principali troviamo:
a)la teoria del mezzo giusto per il fine giusto: si riteneva che siccome il fine perseguito dalle cause di
giustificazione fosse meritevole per la collettivit allora anche il mezzo dato a disposizione per perseguire quel fine
dovesse essere lecito (mezzo lecito x fine lecito!)

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b) la teoria della mancanza del danno sociale:per questa teoria viene a mancare un vero e proprio danno
sociale:dal momento che vi sono dei beni in conflitto (spesso omogenei) il sacrificio delluno al posto dellaltro non
comporta un danno per la societ
c) la teoria degli interessi in conflitto: il conflitto tra gli interessi della vittima e quelli dellautore e quindi la
legge preferisce non intervenire.
Diversa limpostazione delle teorie pluraliste: queste si concretizzano nellinteresse prevalente e nellinteresse
mancante.
Si ritiene generalmente che gli artt 50 (consenso dellavente diritto), 51 (esercizio di un diritto o adempimento di un
dovere), 52(difesa legittima), 53 (uso legittimi delle armi) del codice penale riflettano in modo puntuale il modello
della causa di giustificazione. Il fondamento di non punibilit delle cause di giustificazione storicamente stato racchiuso nelle formule varie
quali perseguimento di uno scopo giuridicamente approvato attraverso un mezzo adeguato , nel principio della prevalenza del vantaggio sul danno ecc.

Ma se proprio si vuole rinvenire un principio comune alle diverse cause di giustificazione occorrerebbe
focalizzare lattenzione sul rapporto che intercorre tra la realizzazione del fatto tipico e linstaurarsi della situazione
descritta dalla norma permissiva. Dato comune a tutte le ipotesi configurate come cause di giustificazione infatti
il fatto che il realizzarsi del diritto obiettivo passa necessariamente attraverso il compimento di un fatto preveduto
dalla legge come reato.
Dal tenore degli art 50,51,52,53 e 54 notiamo in modo esplicito come la necessit di compiere un fatto tipico
requisito immancabile della fattispecie giustificante. Secondo la legge ,il mantenimento o il ripristino della
legalit, la salvaguardia dei propri diritti, ecc rendono necessaria la commissione di un fatto tipico. Le cause
di giustificazione sono cause di esclusione dellantigiuridicit. Ci significa che lassenza di un contrasto con
lordinamento giuridico penale dellazione fa si che tale azione non possa essere reputata illecita in altre branche
del nostro diritto (ergo essa non potr essere fatta valere come fonte di risarcimento del danno e si esclude la
possibilit di applicare sanzioni disciplinari o amministrative di qualsiasi genere).

ART 50 c.p. Il consenso dellavente diritto:


non punibile chi lede o pone in pericolo un diritto col consenso della persona che pu validamente disporne. Il
fondamento giuridico di questa causa di giustificazione sta nel fatto che viene meno linteresse dellordinamento
a tutelare un bene giuridico alla cui integrit lo stesso titolare del bene non mostra di avere interesse (es.il
celebre aneddoto di Vittorio Alfieri che comanda al proprio servitore di legarlo ad una sediacompromesso il diritto alla libert di
movimento).

Quando c il consenso, la funzione dello stesso quella di autorizzare la causazione delleffettivo pregiudizio del
bene che si realizza a seguito dellazione tipica anche se questa non punibile in virt del consenso prestato
dallavente diritto.
La fattispecie del consenso giustificante ex art 50c.p. si definisce attraverso 3 elementi che ne caratterizzano la
struttura:
1)i requisiti di validit del consenso: vengono in primo luogo in considerazione le qualit e condizioni personali
di colui che presta il consenso alla lesione del bene.
-Deve trattarsi di un soggetto capace di prestare tale consenso con una sufficiente maturit di giudizio per valutare
il significato e la portata della lesione del bene a cui presta il suo assenso.
-Per essere efficace ,poi, il consenso deve essere reso liberamente e deve essere immune da errore.
-Infine, cosa fondamentale, il consenso deve provenire dal titolare del diritto la cui lesione si autorizza (o in
alcuni casi da chi per legge lo rappresenta).
Inoltre si discusse sulla validit del consenso tacito o presunto. La dottrina ritiene la validit del consenso
presunto fino a prova contraria. NB: se non vi consenso presunto ma ratifica successiva del consenso (cosa che in
diritto privato sanerebbe latto) tale ratifica successiva non pu valere come consenso! Ci significa che si
concretizza la fattispecie del reato xk non opera la causa di giustificazione ex art 50.
2)la natura del bene in questione(la disponibilit del diritto!): dal punto di vista oggettivo, lefficacia del
consenso e la non punibilit del fatto condizionata dal carattere disponibile del diritto la cui lesione oggetto
del consenso. Sono disponibili tutti i beni individuali o comunque di esclusiva pertinenza del privato (non pu
essere oggetto del consenso un bene pubblico!). Nella sfera dei diritti di cui il singolo pu validamente disporre
rientrano i diritti patrimoniali e alcuni diritti, anche se con notevoli limitazioni, personali quali il diritto alla
riservatezza, lonore, la liberta personale ecc. Un forte limite relativo ai diritti della personalit riguarda

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lintegrit fisica: la vita un bene non disponibile e ci sottolineato anche da una norma della parte speciale del
codice civile, lart 579, che incrimina lomicidio del consenziente. Una norma che regola lipotesi di chi uccide un
soggetto che acconsente a ci, fa capire la non disponibilit del bene vita.
3) altri limiti normativi eventualmente apposti allefficacia del consenso: La dottrina ritiene che il consenso non
abbia efficacia quando il sacrificio del bene totale (si pensi alla segregazione a vita in casa!) e comunque quando
si ponga in contrasto con specifiche disposizioni di legge , con il buon costume o con lordine pubblico. Per
quanto riguarda lintegrit fisica vi eguale concordia di opinioni circa i limiti in cui il consenso pu assumere
efficacia giustificante. La vita un bene indisponibile come si desume dagli art 579 e 580 (omicidio del
consenziente e istigazione al suicidio).
il consenso deve sussistere al momento in cui il fatto viene compiuto. Un consenso successivo ha senso solo
quando serve ad esplicitare un consenso, non espresso in precedenza, ma tacitamente prestato (si parla di consenso
presunto).

ART 51 c.p. Lesercizio di un diritto o ladempimento di un dovere come causa di giustificazione:


lesercizio di un diritto o ladempimento di un dovere imposto da una norma giuridica o da un ordine legittimo
della pubblica autorit, esclude la punibilit. Questa disposizione esprime in modo netto i termini del rapporto
conflittuale che si instaura tra la norma penale incriminatrice e unaltra norma dellordinamento giuridico
,fonte di diritti e di doveri, quando gli uni o gli altri non possano realizzarsi se non attraverso la realizzazione del
fatto tipico. RATIO DELLA NORMAPRINCIPIO DI NON CONTRADDIZIONE.
A differenza di altre fattispecie di giustificazione, l ipotesi dellart 51 sembrerebbe una finestra aperta
sullordinamento giuridico generale attraverso cui una serie indefinita dei diritti e dei doveri giuridici irrompe nel
sistema penale. Lart 51 potrebbe definirsi quindi una esimente in bianco, in quanto implica necessariamente il
rinvio ad una fonte normativa diversa da cui il diritto o il dovere giuridico derivano. Dato che leffetto giustificante
o permissivo comporta la non applicazione della norma penale, ne consegue che la fonte originaria del principio di
giustificazione non pu che essere rinvenuta in una legge ordinaria o in una norma costituzionale.
lesercizio di un dirittodiritto nel senso dellart 51 qualsiasi potere giuridico di agire: vi rientrano i poteri
spettanti agli organi pubblici e i diritti soggettivi, ma anche le potest e i diritti potestativi o le mere facolt
giuridiche (es la facolt di arrestare riconosciuta ai privati nei casi previsti dallart 383c.p.p.)
la prevalenza delle norme permissive sulle norme incriminatrici riposa, come sappiamo, sullefficacia del principio
di specialit: la fattispecie giustificante si configura sempre come ipotesi normativa specializzante rispetto
allambito coperto dalla norma che prevede il reato. Pensiamo allart 896 che attribuisce al proprietario del fondo
il diritto di tagliare le radici dellalbero del vicino che si addentrino nel suo fondo. Qst norma entrerebbe in
contrasto con quella dellart 635(danneggiamento), ma essendo in qst caso un ipotesi speciale di danneggiamento
(xk contrassegnata dalla particolare posizione delle radici)la relativa condotta tipica risulta giustificata ex art
896.
La problematica dellesercizio del diritto di manifesta con particolari caratteristiche quando si tratta dellesercizio
di un diritto conosciuto a livello costituzionale: vige il principio per cui la legge ordinaria non pu prevalere sulla
norma costituzionale. Per cui si devono ritenere costituzionalmente illegittimi le disposizioni di legge ordinaria che
incriminano condotte coincidenti con le condotte che corrispondono allesercizio del diritto costituzionalmente
riconosciuto ( il caso dellabrogato art 502c.p. che prevedeva il reato di sciopero, nettamente in contrasto con lart
40cost.).
adempimento del dovere lart 51 c.p. esclude la punibilit del fatto anche nelle ipotesi di adempimento di un
dovere imposto da una norma giuridica o da un ordine legittimo della pubblica autorit. Ci trova
giustificazione nellunit dellordinamento e nel connesso principio di non contraddizione che indicano la non
punibilit dei comportamenti che ricadono sotto una ipotesi di incriminazione ma che ,al tempo stesso
,corrispondono allattivarsi del soggetto per ladempimento di un dovere giuridico. Esempio: lagente di polizia che
,nel procedere allarresto in flagranza, priva taluno della libert personale.
Il 51 distingue ,riguardo alla fonte del dovere di agire, fra il dovere che scaturisce da una norma giuridica e
quello che deriva da un ordine legittimi della pubblica autorit.
In questultimo la legittimit dellordine dipende dallesistenza di presupposti sia formali che sostanziali. Lordine
formalmente legittimo quando il superiore competente ad emanarlo e linferiore competente ad eseguirlo.

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Sarebbe formalmente illegittimo (e quindi non eseguibile) un ordinanza di custodia cautelare emessa dal pubblico ministero
ovvero comunicata solo oralmente allorgano di polizia giudiziaria competente per lesecuzione. La legittimit sostanziale
dellordine dipende invece dallesistenza dei presupposti di fatto e di diritto previsti dalla legge. Restando
allesempio precedente, lordinanza di custodia cautelare presuppone lesistenza di gravi indizi di colpevolezza a carico del
catturando. Lordine illegittimo, quindi, in nessun caso potr giustificare il compimento del fatto tipico.

Limite intrinseco allart 51 per tale cause di giustificazione la manifesta criminosit dellordine (es. lordine
dato di sparare ad altezza uomo manifestatamente criminoso per cui il poliziotto che disubidisce a tale ordine
non potr nemmeno subire conseguenze penali o civili).

ART 52: La difesa legittima


non punibile chi ha commesso il fatto, per esservi stato costretto dalla necessit di difendere un diritto proprio o
altrui contro il pericolo attuale di unoffesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata alloffesa.
E questa la definizione normativa della legittima difesa. Fondamento della non punibilit della legittima difesa
il diritto di autotutela del singolo e le esigenze di difesa del diritto contro lillecito.
La corte di cassazione in una remota decisione ha espressamente dato lidea di autotutela sancendo che la difesa
individuale del diritto proprio o altrui contro la violazione attuale e ingiusta legittima perch determinata da un
motivo rispondente alla necessit di evitare un danno irreparabile in un momento in cui la pubblica difesa dello
Stato non pu esercitarsi o insufficiente.
Vediamo qual la RATIO della legittima difesa:

Secondo parte della dottrina la legittima difesa risponde ad una esigenza, da parte del legislatore, di
preponderanza dellinteresse dellaggredito rispetto allinteresse dellaggressore.
Secondo unaltra parte della dottrina invece, rendere lecito un comportamento che di per s costituisce reato
risponde allesigenza di tutela del singolo in relazione ad una situazione in cui vi limpossibilit ad
intervenire da parte delle forze di polizia.
Comunque sia linterpretazione da dare, in presenza di situazioni di aggressione ingiusta la reazione non
costituisce reato e quindi il reato non punibile.
Tuttavia, affinch non si potesse sfociare in un uso improprio della legittima difesa, il legislatore ha badato bene a
circoscrivere le ipotesi in cui ricorre tale causa di giustificazione ancorandola a determinati presupposti.
I presupposti della legittima difesa sono:
-determinazione dei beni tutelabili attraverso lazione difensiva: nella previsione dellart52 ricadono
innanzitutto tutti i diritti elementari della persona (vita,incolumit personale, libert personale ecc), e via via tutti
quelli della sfera della personalit (onore,dignit ecc) fino a farvi rientrare i diritti patrimoniali.
-attualit del pericolo di offesa: lart 52 esige che il pericolo delloffesa sia attuale. La legittima difesa esclusa
quando il pericolo di offesa stato scongiurato o quando gi stato consumato. Questo perch lintervento
difensivo ammesso nella misura in cui possa impedire la definitiva lesione del bene minacciato dallaggressione.
E dunque legittimo luso della violenza contro il ladro colto in fragrante, ma non lo se lo stesso ladro lo incontro il giorno
dopo per strada. Questo perch nel primo caso vi la possibilit da parte del soggetto derubato di recuperare la cosa

rubata attraverso la propria azione difensiva.


-necessariet dellintervento difensivo: lintervento difensivo pu dirsi necessario quando, ponendosi dal punto di
vista dellaggredito, il compimento dellazione tipica, in base alle circostanze concrete del fatto, appaia come
lunica risposta possibile alla domanda cosa posso fare per neutralizzare senza rischi laggressione?. Ci significa
che se lautore della legittima difesa aveva dinanzi a se una moltitudine di azioni possibili per neutralizzare
laggressione e non effettuare il compimento del fatto tipico andr incontro allinsussistenza della causa di
giustificazione della legittima difesa. Lesistenza di alternative concrete e agevolmente praticabili in luogo della
reazione violenta costituisce quindi un limite tendenziale della legittima difesa. Opinione comune esclude la
legittima difesa quando la situazione di pericolo sia stata volontariamente cagionata dallaggredito (se t provoco e tu
m assali non posso invocare la legittima difesa!). Del pari si esclude la legittima difesa a chi accetta una sfida o fa parte
di una rissa.

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-ultimo requisito che deve sussistere affinch si possa parlar di legittima difesa lingiustizia dellattacco
subito:Lingiustizia dellattacco si configura ogni qualvolta esso si presenti come presupposto sufficiente per
lintervento degli organi di pubblica tutela ai quali il privato eccezionalmente si sostituisce, per lincombenza della
situazione di pericolo. La rilevanza dellaggressione, ai fini del configurarsi di una reazione legittima, si desume
appunto dal fatto che ,nella situazione data, gli organi della tutela pubblica possono e devono intervenire a
scongiurare il pericolo.
Esaminiamo la definizione dellart 52: non punibile chi ha commesso il fatto, per esservi stato costretto dalla
necessit di difendere un diritto proprio o altrui contro il pericolo attuale di unoffesa ingiusta, sempre che la
difesa sia proporzionata alloffesa
Quindi ,come detto sopra, vi deve essere: una condotta UMANA a cui si deve reagire; la reazione deve essere
ATTUALE e NECESSARIA al fine di difendere un DIRITTO PROPRIO O ALTRUI.
Da ci deduciamo (dal fatto che comprenda anche il diritto altrui) che la sfera di applicazione abbastanza ampia
(potr invocare la legittima difesa anche se uccido lo stupratore che sta stuprando una ragazza dinanzi ai miei occhi!)
Come deve essere laggressione?
deve essere tale da generare nella mente del soggetto passivo lassoluta necessit di una reazione per tutelare s
stesso o altri da un male ingiusto. Quindi laggressione deve consistere in una condotta umana. Laggressione
deve avere ad oggetto un diritto proprio o altrui e deve determinare un pericolo attuale e ingiusto. Riguardo
lingiustizia delloffesa, se essa trovasse fondamento nellesercizio di un diritto non potrebbe essere invocata la
legittima difesa : es. se viene a casa mia lufficiale giudiziario a pignorare i beni e io lo colpisco perch sto subendo un male ingiusto (x
me) al mio patrimonio con il pignoramento, non potr invocare la legittima difesa xk la condotta dellufficiale risponde allesercizio di un
proprio diritto che esclude quindi lingiustizia di quella condotta nei confronti del padrone di casa.

Quali sono i limiti alla reazione difensiva?


Nellesame della definizione abbiamo tralasciato lultima disposizione del I comma: sempre che la difesa sia
proporzionata alloffesa. REQUISITO NECESSARIO ,quindi, DELLA LEGITTIMA DIFESA E LA
PROPORZIONALITA TRA OFFESA E REAZIONE.
Vi deve essere necessariamente proporzione tra offesa subita (aggressione al bene tutelato dallordinamento di
cui titolare il soggetto che subisce laggressione) e reazione a tale offesa (legittima difesa). Il criterio di
proporzionalit trova ragione proprio nella Ratio dellistituto della legittima difesa: il bilanciamento di interessi.
Una estrema sproporzione tra il male minacciato e quello che si infligge fa fuoriuscire la situazione dai binari
dellart 52c.p. e rende quella reazione punibile (perch spropositata!). Pensiamo al caso in cui Tizio spara con lintento di
uccidere un ladruncolo che sta rubando delle arance da un proprio albero. Tale azione non per niente riconducibile ai limiti della
legittima difesa. Il giudizio di proporzionalit tra offesa difesa un giudizio che tiene conto del valore dei beni

e
degli interessi in gioco, della modalit di attacco, dei rapporti di forza tra aggressore e aggredito, dellintensit
delloffesa minacciata, degli sviluppi dellazione difensiva , dalla scelta fatta dallaggredito tra i pi mezzi di difesa
a disposizione ecc. Per questo motivo sar legittima difesa quella della fanciulla che da una coltellata al proprio aggressore in procinto
di una violenza sessuale, ma non potr esserlo la donna che viene seguita sotto il portone da un corteggiatore che cercava invanamente di
introdursi nella sua abitazione (e anche in qst caso occorre valutare tanti requisit perch se vi sono determinate condizioni come ad esempio
il luogo isolato, il tempo di notte, la sproporzione di forza tra i soggetti, anke in qst caso vi potrebbe essere legittima difesa!).

ART 52 comma II: Diritto allautotutela in un privato domicilio:


la legge 59 del 2006 ha aggiunto allart 52c.p. il II comma con il quale si prevede che nei casi previsti dallart
614, primo e secondo comma, sussiste il rapporto di proporzione di cui al primo comma del presente articolo se
taluno legittimamente presente in uno dei luoghi ivi indicati usa unarma legittimamente detenuta o altro mezzo
idoneo al fine di difendere:
a)la propria o laltrui incolumit
b)i beni propri o altri quando non vi desistenza e vi pericolo di aggressione.
Al terzo comma i aggiunge a tali ipotesi anche se il fatto sia avvenuto allinterno di ogni altro luogo ove venga
esercitata unattivit commerciale, professionale o imprenditoriale.
Dato che lart 614 fa riferimento alla violazione di domicilio, con tale norma il legislatore introduce, per quanto
riguarda la lettera a), una presunzione juris et de jure del criterio di proporzionalit tra la violazione di
domicilio e la difesa adottata che rende del tutto superfluo ogni accertamento relativo alle molteplici componenti
dinamiche del giudizio sulla proporzionalit. In pratica se laggressione avvenuta in uno dei luoghi previsti
dalla norma , il soggetto che agisce in autodifesa legittimato a difendersi in qualsiasi modo perch giustificato

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da tale norma che introduce una sorta di presunzione che esclude ogni eventuale accertamento delle dinamiche
del caso concreto.
Diversa appare la lettura dellipotesi alla lettera b): qui ad essere difesi sono i beni e la presunzione legislativa di
proporzione viene dunque condizionata dalla necessit che laggressore non desista e che vi sia comunque un
pericolo di aggressione (inteso come minaccia allincolumit fisica che evidentemente si aggiunge allaggressione
dei beni). Per essere chiari in teoria la nuova norma permetterebbe al proprietario di sparare il ladro disarmato che sorpreso allinterno
dellabitazione o del negozio, per assicurarsi la fuga, si lancia verso il proprietario stesso per gettarlo a terra e scappare oppure si
divincola strattonando chi lo ha temporaneamente bloccato si giunge quindi a un risultato aberrante in quanto, lintento

dichiarato di rafforzare lautotutela di coloro che subiscono aggressioni nel domicilio privato (e luoghi
equiparati) rende vano il bilanciamento di interessi in conflitto e della proporzionalit tra questi.
Ci nonostante da apprezzare latteggiamento della giurisprudenza che ha sempre cercato di neutralizzare le
potenzialit estreme di tale norma introducendo in via interpretativa dei correttivi.
la giurisprudenza ritiene che il requisito della proporzione debba essere riconducibile anche alle ipotesi
previste dallart 52 comma II.
Lutilizzo dellarma, prevista da tale comma, deve essere considerato ,nel caso concreto, come davvero
necessario. Infatti ci sono state alcune pronunce in cui si affermato che da una lettura sistematica della norma alla
luce dei principi costituzionali che la presunzione di proporzione RELATIVA nel senso che al giudice data la
possibilit di escludere lapplicazione di tale scriminante quando ravvisi una evidente sproporzione tra gli interessi
in gioco (ladro che sorpreso in casa tenta la fuga e il proprietario lo spara! estrema sproporzione tra la tutela dei beni e il diritto alla
vita del ladro!)

Altro elemento che aumenta il grado di irragionevolezza di questa norma il riferimento alluso dellarma
legittimamente detenuta. Tale aggiunta tende a creare una irragionevole discriminazione in quanto, a parit di
ogni altra condizione, la norma non applicabile se larma usata per finalit difensiva non , per qualsiasi ragione,
legittimamente detenuta (magari per semplice dimenticanza nella presentazione dellautorizzazione).
Lirragionevolezza salta allocchio se si pensa che la difesa pu essere posta in essere con un qualsiasi mezzo
idoneo a provocare effetti letali, per cui , considerando tutte le altre condizioni ,sar ritenuto lecito uccidere il
ladro a colpi di spranga ma non con un colpo di pistola se questa non legittimamente detenuta.
La sensazione quindi quella che tale riforma dellart 52comma II sia stata pensata per dare copertura giustificativa
alloperato di soggetti adibiti a mansioni di sicurezza privata (vigilantes, guardie giurate, body guards ecc). infatti
sono loro che legittimamente detengono armi e possono usare queste avvalendosi quindi di una disciplina di favore.

La legittima difesa putativa:


in cosa consiste?
si verifica quando laggredito ritenga che si sia realizzata unaggressione nei cui confronti reagisce ma si tratta di
una valutazione erronea dellaggressione che determina quindi la reazione.
[riguardo ci vedi pag 58 lart 59 stabilisce che se lagente ritiene per errore che esistano circostanze di esclusione della pena, queste sono
sempre valutate a favore di lui. Tuttavia se si tratta di errore determinato da colpa, la punibilit non esclusa se il fatto preveduto dalla legge come delitto
colposo.
Da tale articolo capiamo innanzitutto che lerrore dellautore non su una circostanza di esclusione della pena che in realt non affatto prevista dalla legge
perch in questi casi si tratterebbe di errore sul divieto e non sul fatto il che non scusa e non ricade nellambito dellapplicazione del 59. Questa norma in realt
si riferisce alle ipotesi in cui il soggetto suppone lesistenza dei presupposti di fatto di un esimente: si rappresenta ,cio, per errore, una situazione di fatto tale
che, se effettivamente sussistente, renderebbe il fato da lui commesso inquadrabile in una ipotesi esimente.
Es. tizio, in una strada buia, scambia lamico che gli si avvicina con un bastone in mano per gioco, per un aggressore, e lo ferisce; Caio scambia una parola
del proprietario di un oggetto per un consenso a portar via con se la cosa altrui. Si parla , in questi casi, di legittima difesa putativa o di consenso putativo.
In queste situazioni deve essere esclusa la colpevolezza dellagente. Pur essendo il fatto antigiuridico, tuttavia lagente , da un punto di vista soggettivo, agisce
nella stessa condizione in cui si troverebbe, se sussistessero i presupposti di applicazione della scusante o della diversa ipotesi di esenzione della pena, volta a
volta in questione.]

Art 53c.p. Luso legittimo delle armi:


ferme le disposizioni contenute nei due articoli precedenti, non punibile il pubblico ufficiale che ,al fine di
adempiere un dovere del proprio ufficio, fa uso ovvero ordina di far uso delle armi o di un altro mezzo di coazione
fisica, quando vi costretto dalla necessit di respingere una violenza o di vincere una resistenza allAutorit e
comunque di impedire la consumazione dei delitti di strage, di naufragio, sommersione, disastro aviatorio, disastro
ferroviario, omicidio volontario, rapina a mano armata e sequestro di persona.

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Dal testo dellart53, alla luce della gi avvenuta comprensione degli art 51 e 52 possiamo notare due cose: la causa
di giustificazione propria, essa prevista infatti solo a favore di una determinata categoria di soggetti ossia i
pubblici ufficiali, e lapplicabilit sussidiaria di tale articolo (si applica sussidiariamente quando non si trovano
gli estremi di applicazione degli art 51 e 52).
Cosa da notare che risulta molto difficile applicare tale norma sussidiariamente agli art 51 e 52 e a riservare ad
essa uno autonomo ambito di efficacia. Per fare ci occorrerebbe rinunziare del tutto allesigenza di una
proporzionalit tra la situazione da fronteggiare e la reazione necessitata del pubblico ufficiale (proprio perch
nellart 53 non si fa alcun riferimento allelemento della proporzionalit).
Non si capisce la funzione di norma ad hoc riservata ai pubblici ufficiali dallart 53 in quanto le disposizioni
contenute in questa norma potrebbero trovare facile tutela sia ricorrendo allart 51 che al 52 (lart 51 copre la
condotta del pubblico ufficiale che nellesercizio delle proprie funzioni usa la forza al fine di superare eventuali
ostacoli frapposti alladempimento dei suoi doveri dufficio mentre lart 52 copre la condotta del pubblico ufficiale
che ,di fronte a una violenza in atto da parte del privato, venga a trovarsi nella situazione di chi costretto a
difendere un diritto, proprio o altrui dal pericolo attuale di unoffesa ingiusta).
Se si interpretasse lart 53 come norma di applicazione sussidiaria agli art 51 e 52 quando risulti mancante
lelemento della proporzionalit (fondamentale per questi due articoli!), la norma dovrebbe essere ritenuta
incostituzionale poich autorizzerebbe la lesione di diritti inviolabili della persona anche al di fuori di ogni logica
di proporzione tra mezzi e fini. Va data una lettura pi restrittiva dei presupposti di tale giustificazione (di tale
esimenti). Si continua ad insistere sui requisiti della costrizione e della necessit proponendo una lettura analoga
a quella della legittima difesa.
Si ritiene quindi che il carattere necessario della condotta del pubblico ufficiale deve essere in extrema
ratio in corrispondenza ad una situazione che il pubblico ufficiale non poteva risolvere che in quel modo (ossia
ricorrendo alle armi o ad altri mezzi di coercizione fisica).
Per questo motivo respinta la tesi che voleva luso delle armi contro la fuga: la fuga in s considerata non lede o
pone in pericolo beni primari e quindi non vi sarebbe proporzionalit se il pubblico ufficiale sparasse ad un ladro
mentre fugge colpendolo a morte. La resistenza passiva (la fuga ad esempio) richiede luso della forza purch
questa sia usata con moderazione (posso sparare ad un pericoloso fuggitivo latitante in fuga ma solo mirando ad
organi non vitali per arrestarne la fuga!). Riconoscendo il requisito della proporzionalit operante anche
allinterno dellart 53 si giustifica sempre meno la sopravvivenza di tale norma allinterno del sistema.
Infine occorre dare delle precisazioni sulla disposizione al fine di adempiere un dovere del proprio ufficio: se si
desse un interpretazione oggettiva del fine perseguito si limiterebbe la strumentalit della condotta rispetto
alladempimento dellufficio, invece se si desse una interpretazione soggettiva si darebbero rilevanza anche alle
motivazioni interiori dellautore: lesimente non sarebbe applicabile nellipotesi in cui il pubblico ufficiale fosse
animato da spirito di vendette e rancore personale. Lart 53resta applicabile indipendentemente del sentimento
interiore di soddisfazione o di piacere che il pubblico ufficiale abbia eventualmente a provare nellusare la forza
contro il privato che si opponga allautorit. Esso non si applica quando i suoi personali rancori ne orientano la
condotta (pensa al pubblico ufficiale che ha la disposizione di usare le armi contro la folla in tumulto e questi prendi di mira una
determinata persona approfittando della situazione per vendicarsi di un torto passato).

(2) Lo stato di necessit tra cause di giustificazione e scusanti


Il I comma dellart 54 stabilisce che non punibile chi ha commesso il fatto ,per esservi stato costretto dalla
necessit di salvare se stesso o altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, da lui non
volontariamente causato, n altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo
lart 54 disciplina una ipotesi particolare di conflitto di interessi in cui il pericolo di lesione incombe su un interesse
meritevole di tutela e non pu essere scongiurato se non a patto di sacrificare un altro interesse, parimenti
meritevole di tutela. Si pensi al caso di chi costretto a sfondare la porta di casa altrui per mettersi a riparo da
una bufera che improvvisamente lha colto durante un escursione in montagna. Linsorgere della situazione di
pericolo, da cui ha origine la necessit, non pu essere ricondotta a un comportamento del soggetto.

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Il fatto che fa sorgere lo stato di necessit un accadimento naturale (si pensi alla tempesta) o la condotta
criminosa di un terzo (si pensi a chi ti insegue perch vuole ucciderti). In ambo i casi comunque linteresse che
soccombe un interesse che appartiene ad un soggetto terzo, estraneo alla vicenda.
La prima differenza che scorgiamo con la legittima difesa, quindi, che nella legittima difesa il soggetto
passivo che subisce la condotta tipica (non punibile!) laggressore stesso; nello stato di necessit invece il
soggetto passivo un terzo estraneo. A carico dellautore della legittima difesa non vi alcuna conseguenza n sul
piano penale n su quello civilistico. Invece a carico dellautore che ha tenuto una determinata condotta invocando
lo stato di necessit, sicuramente non vi saranno conseguenze penali ma vi saranno conseguenze civilistiche (lart
2045 c.c. rimette al giudice un equo apprezzamento per lindennizzo.
Proprio tale circostanza, il fatto che lo stato di necessit porta comunque ad una conseguenza civilistica in capo
allautore, ha indotto parte della dottrina a ritenere che lo stato di necessit non debba essere inteso come una
causa di giustificazione (quindi rientrante nellambito dellantigiuridicit) ma debba essere inteso come una
causa di esclusione della colpevolezza. Questo perch si era osservato una contraddizione sugli effetti generali
delle cause di giustificazione (impediscono il realizzarsi di qualsiasi tipo di effetto della commissione del reato, sia
penale che civile) con quelli dello stato di necessit ove si riscontrano conseguenze sul piano civile in capo
allautore della condotta.
La dottrina oggi prevalente ,tuttavia, non condivide limpostazione di ricondurre lo stato di necessit tra le
ipotesi di esclusione della colpevolezza. La dottrina prevalente arrivata a questa conclusione:
dal momento che nello stato di necessit vi la contrapposizione di due interessi in gioco: linteresse dellautore e
quello del terzo, per lo stato, entro certi limiti, indifferente che prevalga un interesso o laltro. Il fondamento
quindi della norma sempre quello del bilanciamento di interessi.
Tuttavia, quando linteresse salvaguardato (quello dellautore) ha un valore superiore allinteresse sacrificato
(quello del terzo) allora lo stato di necessit si atteggia come causa di giustificazione.
Al contrario, quando vi equivalenza degli interessi in conflitto , lo stato di necessit si configura come
scusanteEs. Titanic: tra Rose e Jack uno solo si pu salvare xk il pezzo di legno leggero e nn regge due persone, se Jack avesse
impedito a Rose di aggrapparsi, facendola morire (cosa che avrebbe dovuto fare quel coglione!) non sarebbe stato di certo perseguibile per
omicidio in quanto lordinamento riconosce la scusante e quindi linesegibilit della osservanza del precetto (il ragionamento di Jack
sarebbe morte tua, vita mia!) XD

In conclusione (per capire!!!): il fatto commesso in stato di necessit pu considerarsi giustificato solo
quando esso comporti il sacrificio di un bene di minor valore rispetto a quello da salvare. In tutti gli altri casi
esso sar soltantoscusabile (perch si fonda esclusivamente sullinesigibilit della pretesa normativa) il che
significa che non potr essere legittimamente impedito e che restano impregiudicate le eventuali conseguenze di
carattere civilistico derivanti dallazione necessitata.
Si distingue tra :
-stato di necessit difensivo: ricorre quando la fonte del pericolo riconducibile alla sfera giuridica del titolare
dellinteresse che viene sacrificato ( chi distrugge lopera del vicino che rischia di cadere mettendo in incolumit la
vita delle persone)
-stato di necessit aggressivo: quando il terzo colpito nei suoi interessi completamente estraneo rispetto alla
situazione pericolosa da cui nasce la necessit di agire (es di chi trova rifugio dalla bufera!).
la differenza tra le due ipotesi squisitamente sul piano civilistico in quanto il danno provocato al terzo fa sorgere
la responsabilit civile dellagente (cosa che ci testimonia lart 2045) e ne implica il risarcimento del danno.

DIFFERENZE TRA STATO DI NECESSITA E LEGITTIMA DIFESA:


lo stato di necessit previsto dallart 54, ha in comune con la legittima difesa(art 52) lattualit di un pericolo di
lesione per i beni protetti e la costrizione ad agire per scongiurare il pericolo stesso che vi correlata.
Le differenze tra stato di necessit e legittima difesa invece sono:
1) come abbiamo visto in precedenza, la legittima difesa non comporta in capo allautore alcuna conseguenza n
penale n civile; lart 54, per lo stato di necessit, invece, comporta in capo allautore il sorgere di una
responsabilit civile ex art 2045c.c.
2)Nella legittima difesa il soggetto passivo laggressore; Nello stato di necessit il soggetto passivo un terzo.
3)la legittima difesa riconosciuta allindividuo per la tutela di un qualsiasi diritto, lazione commessa in stato di
necessit invece esente da pena solo quando si sia trattato di scongiurare un pericolo attuale di danno grave alla
persona propria o altri. Nel concetto di danno grave rientrano il pericolo di vita e quello di gravi lesioni

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dellincolumit personale, fisica o psichica.


4)linevitabilit del pericolo , come altro presupposto dello stato di necessit, vale al dire che non vi siano altre
alternative per la commissione del fatto tipico. Ovviamente la valutazione delle valide alternative non deve essere
compiuta in astratto ma occorre tener conto della concreta possibilit di farvi tempestivo ricorso da parte
dellagente (bisogna quindi valutare caso per caso se lagente, in quella circostanza, avrebbe potuto far ricorso ad
una condotta alternativa rispetto a quella che realizza la fattispecie tipica dellazione in stato di necessit). Nella
legittima difesa ci non lo ricaviamo direttamente dalla lettura dellart 52 anche se la dottrina e la giurisprudenza
hanno riscontrato il medesimo principio in via interpretativa.
5) affinch si possa applicare lesimente previsto dallart 54, la norma richiede esplicitamente che il pericolo non
sia stato volontariamente causato dallagente. Parliamo quindi di inevitabilit e involontariet nel
determinarsi del pericolo che costringono lagente ad agire per necessit. Linterpretazione del requisito della
non volontariet abbastanza rigida in giurisprudenza in quanto anche un comportamento involontario ma
connesso ad un atteggiamento di negligenza viene considerato come volontario ed esclude, quindi, lo stato di
necessit.
6). La proporzionalit nella legittima difesa(52) tra offesa e difesa. Il rapporto di proporzione tra
interessi in gioco previsto dallart 54 ,invece, va ricostruito sulla base del rapporto tra fatto e pericolo. Il
fatto laggressione in forma tipica di un bene, il pericolo la rilevante probabilit della lesione di un altro bene
lazione necessitata tende a scongiurare. quindi il requisito della proporzione non soltanto tra i due beni in gioco
(il bene sotto pericolo e il bene sacrificato) ma si parla di concretizzazione del valore del bene in quanto
occorre tener conto di una serie di variabili che emergono nel momento della condotta e che possono risultare
decisive ai fini del giudizio di proporzionalit tra fatto e pericolo. Ovviamente quando il divario tra il valore dei
beni in conflitto assai elevato, gli elementi di concretizzazione della comparazione hanno un incidenza minore (se
s tratta d salvare una vita umana mediante la distruzione di una porta che ne impedisce il salvataggio lazione sar sempre giustificata
anche se le probabilit del buon esito siano scarsissime). Diversa la situazione se gli interessi in gioco hanno lo stesso
valore (il medico che sostituisce un paziente in lista per un trapianto con un altro potr essere giustificato solo se o si prospettava una
morte imminente per il paziente sostituito oppure non vi fossero chances di sopravvivenza del paziente che ha ceduto il posto). quindi

se gli interessi in gioco hanno lo stesso valore (vita e vita) occorre trovare una giustificazione alla condotta.
Al comma II dellart 54 c.p. si esclude lapplicabilit della disposizione contenuta nel I comma a chi ha un
particolare dovere giuridico di esporsi al pericolo. La ratio di tale norma sta nel fatto che ai soggetti che il nostro
ordinamento pone a salvaguardia dei beni della collettivit o del singolo non pu essere consentito di sottrarsi ai
propri doveri dintervento per evitare i rischi a cui si esporrebbero (il vigile del fuoco non pu anteporre la propria
incolumit ai doveri del proprio mestiere).
Comma III art 54: la disposizione della prima parte di questarticolo si applica anche se lo stato di necessit
determinato dallaltrui minaccia; ma in tal caso, del fatto commesso dalla persona minacciata risponde chi lha
costretto a commetterlo.

Ulteriori cause di giustificazione e altre esimenti normativamente previste


Oltre alle ipotesi previste dagli art 50-54c.p. il nostro sistema prevede diverse altre cause di non punibilit
applicabili per solo a determinate fattispecie di reato. Si pensi allart 242,comma II che dichiara non punibile il
cittadino che, trovandosi durante le ostilit, nel territorio dello stato nemico, porta le armi contro lo Stato Italiano
per esservi stato costretto da un obbligo impostogli dalle leggi dello stato medesimo. E come qst articolo ce ne
sono tanti nel c.p. che stabiliscono cause di non punibilit disciplinate caso per caso.
Lart 17 della legge 124/2007 stabilisce una speciale causa di giustificazione avente ad oggetto il sistema di
informazione per la sicurezza della Repubblica e la nuova disciplina del segreto riguarda i servizi segreti!! *.*
Senza riscrivere inutilmente la norma (troppo lunga! xD) le condotte in questione (ossia quelle del personale dei
servizi di informazione per la sicurezza che ponga in essere condotte previste dalla legge come reato
legittimamente autorizzate perch indispensabili alle finalit istituzionali di tali servizi) devono essere
indispensabili al conseguimento degli obiettivi e devono quindi essere il solo mezzo per perseguirli. La legge
esclude lapplicabilit di tale causa nelle ipotesi previste dai commi 2 e seguenti dello stesso articolo ossia in
relazione ad un serie di delitti selezionati in funzione dellinteresse volta a volta pregiudicato. La causa di
giustificazione prevista da tale norma speciale xk si riferisce solo a determinati autori (in teoria dovrebbero essere
i servizi segreti! xD) ma allo stesso tempo anche causa di giustificazione generale in quanto riferibile qualsiasi
tipo di reato (ovviamente con le rilevanti eccezioni che abbiamo visto).

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Principi informatori e limiti di funzionamento delle scusanti.


Alla categoria delle scusanti si riconducono quelle ipotesi di non punibilit che appaiono informate al
principio della non esigibilit della pretesa normativa. Lidea della inesigibilit alla base della non punibilit
delle azioni commesse in situazioni di necessit rispetto alle quali per non praticabile la logica della
giustificazione (che si connette alla prevalenza del bene che si mira a proteggere rispetto a quello che viene
sacrificato).
Scusante ad esempio lesimente dellart 384 a favore di chi commetta falsa testimonianza o altri reati contro
lamministrazione della giustizia per salvare se stesso o un prossimo congiunto da un grave e inevitabile
nocumento nella libert o nellonore. In questo casa certamente il valore dellamministrazione della giustizia
superiore a quello personale del soggetto..tuttavia lordinamento , dal momento che si trova allinterno della sfera
familiare, caratterizzata da determinati legami affettivi e da caratteristiche ben precise, riconosce tale condotta
tipica (la falsa testimonianza ad esempio) come scusabile proprio in virt del riconoscimento di quei valori ,la
famiglia, sui quali il nostro ordinamento si fonda. QUINDI la prevalenza tra il bene protetto (la famiglia) e quello
sacrificato (lamministrazione della giustizia) non ricondotta su base oggettiva ma su base soggettiva e va quindi
riconosciuta allautore la non punibilit.

Qual la differenza che passa tra scusanti e cause di giustificazioni?


nelle cause di giustificazione vi prevalenza oggettiva di un interesse giuridico tutelato;
nelle scusanti invece linteresse che la legge prende in considerazione per lesclusione della pena
soggettivamente prevalente.
E come se lordinamento prendesse coscienza che , in determinate situazioni, la pretesa normativa sarebbe vana in
quanto , in determinate circostanze, sarebbe inosservata (ripensa a quanto disposto dal 384c.p.). Non
dimentichiamo che dietro norme del genere si cela un sistema di valori, ad esempio gli affetti familiari, che il
nostro ordinamento tutela e riconosce nel momento in cui determina in anticipo la misura della esigibilit di un dato
comportamento. Lordinamento, nel momento in cui prende atto della non esigibilit del comando, si limita a
giudicare quelle azioni come scusabili. La logica delle scusanti non ne permette lestensione in via analogica.
(3) Limiti istituzionali della punibilit (non punibilit per un criterio politico-criminale di opportunit).
Al di fuori della logica della giustificazione e della logica della non esigibilit, vi sono altre ipotesi di non
punibilit in cui tale non punibilit sembra determinata da un criterio politico-criminale di opportunit.
Esimenti di questo tipo sono riconosciute dalla dottrina nelle ipotesi di cui allart 627 (sottrazione di cose comuni in
danno del comproprietario se il fatto commesso su cose fungibili il cui valore non ecceda la quota spettante
allautore) e nella previsione dellart 649 (delitti non violenti contro il patrimonio commessi in danno del coniuge
non legalmente separato o di un ascendente o discendente ecc).Nel caso del 627 lesclusione della pena si connette
esclusivamente allappartenenza del soggetto allambito familiare. E come se lordinamento penale guardi il
nucleo etico-patrimoniale della famiglia come ad un limite alla sua applicabilit. Si potrebbe dire che
lordinamento rinunzi, a determinate condizioni, allesercizio della potest punitiva quando esso comporterebbe la
penetrazione di esperienze le cui regole si collegano ai delicati equilibri interi. Infatti tale categoria di esimenti
stata detta anche quella dei limiti istituzionali della punibilit. Le esimenti di tale tipo sono caratterizzate da un
efficacia che limitata esclusivamente allapplicabilit delle sanzioni penali, lasciando inalterate le altre
conseguenze giuridiche del fatto (negli altri settori dellordinamento). Inoltre le relative previsioni normative non
potranno essere interpretate in via analogica per essere estese al di l dei casi tassativamente previsti e possono
costituire idoneo presupposto per un reato accessorio (si pensi alla ricettazione).
Alcune ipotesi problematiche di non punibilit:
a causa del riconoscimento dellestensibilit in via analogica delle norme in bonam partem, sorgono alcuni
problemi interpretativi riguardo quelle che vengono definite cause di giustificazione non codificate.
Controversi sono i limiti entro i quali pu esercitarsi il ius corrigendi dei genitori, maestri, educatori nei
confronti delle persone soggette alla loro autorit o vigilanza. Per ius corrigendi si intende il diritto che tali
soggetti hanno, nei confronti dei soggetti a loro sottoposti , a porre in essere condotte di correzione al fine
educativo, di istruzione, di cura, di vigilanza ecc. (in pratica il pap che per educare il proprio figlio lo abboffa di mazzate xD). Lart
571 ci dice che le misure di correzione poste in essere da tali soggetti costituiscono reato quando tali soggetti
abusino dei mezzi di correzione e quando dal loro esercizio derivi un pericolo per lincolumit del soggetto a cui

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sono indirizzate tali misure di correzione. Ci, da una rilettura della norma al contrario, ci fa dedurre lesistenza di
una causa di giustificazione delle condotte di correzione di determinati soggetti entro i limiti previsti dalla
norma stessa (il limite dellabuso e della messa in pericolo). La dottrina dominante ritiene che la sfera degli
interventi correttivi leciti vada sempre pi restringendosi (il nuovo diritto di famiglia ha escluso lo ius corrigendi
del marito nei confronti della moglie ad esempio).
Altro tema controverso quello riguardante gli offendicula ossia quei mezzi di tutela della propriet (filo
spinato,cancelli con lamine ecc) suscettibili di costituire un pericolo per i terzi. Qst ipotesi da collocare tra
lesercizio del diritto di propriet e la legittima difesa. Il richiamo al 51 (legittima difesa) evoca immediatamente
lidea di proporzione tra offesa e difesa (sarebbe impensabile un dispositivo ke faccia prendere scosse elettriche
mortali a chi si intromette in un fondo altrui).
Altro tema controverso riguarda le fonti e i limti dellattivit terapeutica del paziente. [qst parte vedila a pag 349-350! Poco importante!. ]

Errore ed eccesso nella disciplina delle circostanze di esclusione della pena:


Lart 59 stabilisce che le circostanze che attuano o escludono la pena sono valutate a favore delagente anche se
da lui non conosciute o da lui per errore ritenute inesistenti. Ci non fa altro che assoggettare le circostanze di
esclusione della pena alla regola della rilevanza oggettiva. Ci significa che la punibilit del fatto esclusa se vi
sono elementi oggettivi dellesimente anche se lautore non se li immagina o ,per errore, non li considera.
il problema sorge quando ci si trova di fronte a situazioni il cui carattere soggettivo imprescindibile
dallapplicazione dellesimente stesso. Si pensi situazioni di condizionamento della volont di azione (ad esempio
le ipotesi del 52 e 54c.p. dove non punibile chi ha commesso il fatto x esservi stato costretto da...eccecc). Qui la
legge sembrerebbe voler attribuire rilevanza, nel delineare la fattispecie, non solo a dati oggettivi ma anche a dati di
carattere soggettivo (a particolari processi motivazionali della volont!).
La dottrina propende ,per, per lirrilevanza degli elementi soggettivi facendo perno essenzialmente sul tenore
letterale delart 59 I comma (che proprio ci fa capire che si devono tener presenti solo gli elementi oggettivi!). Vi sono
serie perplessit riguardo qst interpretazione: da tale incongruenza politico-crinminale infatti potrebbe derivare
la non punibilit di chi abbia ucciso taluno dolosamente e magari con premeditazione, se per avventura, a sua
insaputa, lazione omicida abbia oggettivamente salvato lui stesso o un terzo dal pericolo attuale di un offesa
ingiusta! Pensa al caso del killer che uccide due individui in uniforme da poliziotti che si presentano fuori casa sua
con le armi spianate (lui li spara xk crede che sono andati li per arrestarlo) mentre in realt si tratta di persone
incaricate a loro volta di eliminarlo. Dal punto di vista oggettivo lautore respinge unaggressione alla sua vita,
ma in realt non animato da intenti difensivi!!
In realt la regola della rilevanza oggettiva delle cause di esclusione della punibilit non significa altro che , per la
loro applicabilit, non si richiede la consapevolezza dellagente circa lesistenza dei presupposti oggettivi
dellesimente. Ci confermato anche per le ipotesi normative in cui esplicitamente o implicitamente
lordinamento prevede la presenza di un elemento i carattere soggettivo la cui assenza farebbe venir meno la stessa
circostanza di esclusione della pena. Alcuni ritengono che negli esimenti caratterizzati dallelemento della
costrizione ad agire non possibile prescindere dal condizionamento motivazionale della costrizione. A norma
dellart 242 comma II, chi prende le armi contro il proprio paese giustificato se costretto dallo stato che lo
ospita, ma non lo se si arruola volontariamente e prende le armi contro la propria patria!

Esimenti putative: (rinvio pi avanti!)


Art 59 comma IVse lagente ritiene per errore che esistano circostanze di esclusione della pena, queste sono
sempre valutate a favore di lui.
Eccesso colposo:
in presenza di presupposti oggettivi di una causa di esclusione della punibilit pu accadere che lagente, nel dar
corso allazione, superi involontariamente i limiti segnati dallipotesi normativa. O per errore nelluso dei mezzi o
per errore di valutazione circa la situazione di fatto egli eccede nellazione che lesimente giustifica. Si pensi al
caso del soggetto che per reagire ad una rapina fatta da una persona disarmata, la colpisce con un bastone usando
larma con una tale energia da cagionare allaggressore lesioni gravissime. Stiamo parlando delle ipotesi di

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eccesso colposo, espressamente previste dallart 55c.p. che dispone :quando nel commettere taluno dei fatti
preveduti dagli art 51-52-53-54, si eccedono colposamente i limiti stabiliti dalla legge o dallordine
dellautorit o quelli imposti dalla necessit, si applicano le disposizioni concernenti i delitto colposi, se
il fatto preveduto dalla legge come delitto colposo.
Affinch ricorra lipotesi prevista dallart 55c.p. necessario che:
- vi siano i presupposti oggettivi di una causa di giustificazione
- lautore agisca nella consapevolezza di realizzare una condotta corrispondente a quella prevista dalla
norma permissiva
-che cagioni una lesione di beni pi grave di quella strettamente funzionale alla realizzazione del fine
contemplato nellipotesi giustificante
-che tale eccesso dai fini dellazione giustificata gli si possa addebitare a titolo di colpa.
Leccesso colposo nelle cause di giustificazione annoverato tra le ipotesi di colpa impropria, in quanto lagente
vuole levento lesivo che concreta leccesso e per qeusto motivo si resterebbe fuori dallo schema caratteristico del
fatto colposo che, sappiamo, contrassegnato dallinvolontariet.
[ colpa propria caratterizzata dalla mancanza nel soggetto della coscienza e volont del fatto tipico come insieme di tutti gli elementi essenziali che lo
costituiscono.
Colpa impropria fa riferimento ad alcune ipotesi in cui il soggetto agisce con la coscienza e volont dellintero fatto tipico, ma versando in una situazione di errore

] E naturale che ne scaturisca un


addebito a titolo di reato colposo se allorigine della scelta vi stata imprudenza, negligenza o imperizia. In
mancanza di colpa il fatto resta pienamente giustificato anche quando il risultato ecceda oggettivamente i limiti
della giustificazione (es. tizio spara a caio che gli si era portato contro con una pistola giocattolo per rapinarlo).
Leccesso di difesa di caio non riconducibile a colpa dellautore (che ne sa lui che la pistola giocattolo? Ha
sparato credendo che fosse vera e si applica quindi la legittima difesa!).
colposo quanto alla presenza o ai limiti di fattispecie giustificante. Es. eccesso nelle cause di giustificazione.

Altra cosa da precisare: le cause di giustificazione sono da considerarsi applicabili anche ai reati colposi.
Questo perch gli art dal 50 al 54 non distinguono tra fatto doloso o colposo. Se infatti la presenza dei
presupposti di una causa di giustificazione rende non punibile una condotta dolosa, a maggior ragione gli stessi
effetti dovranno conseguire nellipotesi in cui, nelle medesime circostanze, la lesione del bene si verifica come
conseguenza di una condotta colposa: esempio x capire: tizio viene rapinato da caio con pistola, tizio estrae la pistola che
ha per legittima difesa ma involontariamente esplode un colpo uccidendo Caio. Se la legittima difesa giustifica tizio e lo
esclude dallapplicabilit della pena a maggior ragione ,dato che non vi intenzione di uccidere Caio ma ci accaduto per
fatalit, si giustifica la condotta colposa.

Cause di non punibilit in senso stretto.


Sono quelle cause di non punibilit previste dalle seguenti disposizioni del codice penale:
art 308: Nei casi preveduti dagli articoli 304, 305 e 307 non sono punibili coloro i quali, prima che sia commesso il delitto per cui l'accordo
intervenuto o l'associazione costituita, e anteriormente all'arresto, ovvero al procedimento:
1) disciolgono o, comunque, determinano lo scioglimento dell'associazione;
2) non essendo promotori o capi, recedono dall'accordo o dall'associazione.
Non sono parimenti punibili coloro i quali impediscono comunque che sia compiuta l'esecuzione del delitto per cui l'accordo intervenuto o
l'associazione stata costituita
art 309: Nei casi preveduti dagli articoli 306 e 307, non sono punibili coloro i quali, prima che sia commesso il delitto per cui la banda
armata venne formata, e prima dell'ingiunzione dell'autorit o della forza pubblica, o immediatamente dopo tale ingiunzione:
1) disciolgono o, comunque, determinano lo scioglimento della banda;
2) non essendo promotori o capi della banda, si ritirano dalla banda stessa, ovvero si arrendono, senza opporre resistenza e consegnando o
abbandonando le armi.
Non sono parimenti punibili coloro i quali impediscono comunque che sia compiuta l'esecuzione del delitto per cui la banda stata formata.
art 376: (ritrattazione della falsa testimonianza) Nei casi previsti dagli articoli 371-bis, 371-ter, 372 e 373, nonch dallarticolo 378 (1), il
colpevole non punibile se, nel procedimento penale in cui ha prestato il suo ufficio o reso le sue dichiarazioni, ritratta il falso e manifesta il
vero non oltre la chiusura del dibattimento.Qualora la falsit sia intervenuta in una causa civile, il colpevole non punibile se ritratta il falso
e manifesta il vero prima che sulla domanda giudiziale sia pronunciata sentenza definitiva, anche se non irrevocabile.
art 387 II comma: (non punibilit del custode che procuri la cattra dellevaso a lui imputabile per colpa)
art 463: (non punibilit del concorso in falsificazione di carte di credito e valori di bollo per chi riesce a impedire la contraffazione)
art 596 n3: (non punibilit dellautore di fatti di ingiuria e diffamazione quando il querelante abbia formalmente richiesto che il giudizio si
estenda ad accertare la verit degli addebiti e questa sia provata in giudizio)
art 641 II comma: (non punibilit dellinsolvenza fraudolenta a seguito delladempimento dellobbligazione)

Da notare che tt queste ipotesi di fatto, la circostanza rilevante per la non punibilit costituita da un
comportamento del reo successivo alla consumazione del reato.

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Quindi le cause di non punibilit in senso stretto presuppongono lavvenuta realizzazione del reato (sotto il
profilo della tipicit, colpevolezza e antigiuridicit): il reato perfetto. Ci nonostante la legge ne esclude la
punibilit in corrispondenza del realizzarsi di determinati fatti previsti dalla legge (come ad esempio per il 387, il
custode a cui si potrebbe incriminare la fuga del reo, esente da pena se ne procura la cattura!).

LA COLPEVOLEZZA:
nozione:
tutti i sistemi penali evoluti del nostro tempo sono imperniati sul concetto di colpevolezza: sullidea che la
colpevolezza individuale dellautore costituisca un presupposto indispensabile per lapplicazione della pena. Dopo
aver quindi constatato la tipicit e lantigiuridicit di un fatto tipico e cio che una condotta umana, conforme a
quella descritta in una norma incriminatrice speciale, si posta in contrasto con un precetto dellordinamento
giuridico (penalmente sanzionato), affinch si possa stabilire la punibilit dellautore necessario che si
stabilisca se esistono i presupposti per affermare che egli personalmente responsabile per la realizzazione
del fatti tipico antigiuridico.
La nozione classica di colpevolezza muove dal concetto di rimproverbalit nel senso che si riteneva che si
poteva parlare di responsabilit del soggetto quando si poteva muovere, a livello personale, un rimprovero per la
commissione del fatto illecito. Pur restando lequazione colpevolezza - rimproverbalit ancora valida, badiamo
a non confondere il rimprovero giuridico con quello morale (ricorda: la sfera morale necessariamente separata
da quella del diritto penale!). La colpevolezza infatti non riguarda il dover essere dellautore, bens le capacit
personali e le concrete possibilit di orientamento nella scelta tra diritto e illecito.
Dal punto di vista formale, la colpevolezza la possiamo definire come linsieme dei requisiti di carattere
soggettivo in base ai quali si pu affermare la responsabilit di un autore in relazione alla commissione di un
fatto tipico antigiuridico.
Il punto di vista della dottrina contemporanea:
Alla base dellidea di colpevolezza vi la convinzione che luomo capace di controllare i propri istinti
utilizzando le proprie capacit intellettive per scegliere, tra le diverse possibilit di condotta, quella che pi si
conforma al sistema di valori. Solo se si consente alluomo di scegliere liberamente si pu accettare la concezione
retributiva della pena proprio xk possibile muovere alluomo un rimprovero per la scelta compiuta e infliggergli
una pena. La formula della colpevolezza cos riassunta si afferma nei sistemi penali liberali, ossia come poter
agire diversamente.
Levoluzione recente della dottrina della colpevolezza ci mostra come questa categoria della penalit mantiene un
ruolo essenziale anche nel quadro di un diritto penale contrassegnato dal tramonto della concezione retributiva dell
sanzione penale.
Lidea di colpevolezza infatti tuttaltro che una vuota formula, ma ricca di implicazioni pratiche (si pensi che
indispensabile per la graduazione della pena ad esempio), e ci fa in modo che tale concetto sia irrinunciabile
per lordinamento penale anche in un quadro in cui vi erano una serie di critiche alle premesse tradizionali
dellidea di colpevolezza.
La capacit di colpevolezza pu essere stabilita sulla base di un criterio empirico-normativo ossia sulla
capacit individuale riguardo la possibilit di comportarsi secondo le pretese dellordinamento. Dalla dottrina
contemporanea quindi il concetto di colpevolezza diventa la capacit dellindividuo di dominare e indirizzare i
propri impulsi psichici.
Liberato da tt le sovrastrutture ideologiche, il moderno concetto di colpevolezza diviene funzionale a un diritto
penale essenzialmente orientato dai criteri della prevenzione. La necessit di infliggere una pena non pu che
derivare da esigenze di carattere preventivo:nellinteresse di una pacifica vita sociale, la pena inflitta perch
lautore sia distolto dal commettere altri reati e perch ,mediante la pena, sia affermata la validit delle norme
giuridiche nei confronti di tutti i consociati. Vincolando lammissibilit dellinflizione della pena alla colpevolezza
significa anche limitare lespansione delle esigenze di carattere preventivo. Infatti, funzione essenziale della
colpevolezza anche quella di costituire un limite allammissibilit di sanzioni, orientate secondo criteri di
prevenzione. Ci tende ad avvenire, ad esempio, quando il moltiplicarsi di un certo tipo di reati (si pensi al furto di auto),
anche indipendentemente dalla loro gravit, induce la tentazione di infliggere condanne esemplari ossia eccedenti la
misura della pena che sarebbe adeguata alla gravit del singolo caso.

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La colpevolezza nella prospettiva costituzionale:


nellordinamento giuridico italiano il principio della nulla poena sine culpa ha assunto il rango di principio
costituzionale con lentrata in vigore della Costituzione. Essa infatti nellart 27 cost disciplina che la
responsabilit penale personale e secondo la dottrina, ci non esprimerebbe se non lesigenza della
colpevolezza individuale, come presupposto inderogabile della responsabilit penale.
Soltanto in tempi relativamente recenti per la Corte Costituzionale ha identificato il principio della personalit
della responsabilit penale con il principio di colpevolezza.
In precedenza la Corte Costituzionale aveva interpretato lart 27cost nel prevalente significato di un divieto della
responsabilit penale per fatto altrui (in un ottica molto limitata).
Con la sentenza 364/88, la Corte Costituzionale , invece, riconosce che il carattere personale della
responsabilit penale dellart 27cost vuole esprimere non solo lesclusione della responsabilit per fatto altrui,
ma anche la necessit che il fatto sia opera di chi lo ha commesso: non soltanto dal punto di vista della materiale
causazione, ma anche, e soprattutto, che sia prodotto dalle scelte di un agente che si trovi in condizioni di governare
i propri impulsi psichici e di orientarli nelluna piuttosto che nellaltra direzione.
La stessa sentenza ha collegato inoltre il comma I dellart 27 con il comma III dello stesso articolo (le pene
devono tendere alla rieducazione del condannato). La corte infatti ha inteso che ,ove si parli di funzione
rieducativa, essa debba far riferimento alla colpa dellagente riguardo un determinato fatto. Non avrebbe senso la
rieducazione di chi, non ha colpa rispetto al fatto. Si fa quindi un esplicito collegamento tra colpevolezza e
prevenzione e soprattutto, la corte sottolinea linsostituibilit delle funzioni di garanzia che la dottrina penalistica
contemporanea assegna alla colpevolezza, in quanto limite al potere di punire.
Sulla base della sentenza 364/88 si pu quindi affermare che debbano considerarsi requisiti costituzionali della
responsabilit penale:
-lattribuibilit psichica del fatto al suo autore nella forma del dolo o della colpa
-lesistenza degli ulteriori presupposti in base ai quali il fatto doloso o colposo rimproverabile allautore
stesso.

Principio di colpevolezza e responsabilit oggettiva:


conseguenza del carattere personale della responsabilit penale lillegittimit costituzionale di quelle
disposizioni che si configurano come ipotesi di responsabilit oggettiva (ossia quelle ipotesi che si basano sul
mero rapporto di causalit materiale tra condotta ed evento, anche in assenza di un elemento psichico che
rilevante per la colpevolezza: dolo,colpa, preterintenzione).
Sappiamo che la categoria della responsabilit oggettiva legittimata dallart 42 IIIcomma (La legge determina i
casi nei quali l'evento posto altrimenti a carico dell'agente, come conseguenza della sua azione od omissione.) .
La corte costituzionale ,nello stabilire entro quali limiti si debba ritenere incostituzionale la responsabilit
oggettiva, con la sentenza 364/88 ha fatto distinzione tra casi in cui il risultato ultimo vietato dal legislatore non
sorretto da alcun coefficiente psichico (casi di responsabilit oggettiva pura o propria) e casi in cui un solo
elemento di fatto, a differenza di altri elementi, non coperto dal dolo o dalla colpa dellagente (ipotesi di
responsabilit oggettiva spuria o impropria). In relazione a questi casi la corte esclude che lart 27cost contenga
un tassativo divieto di responsabilit oggettiva. Si dovrebbe quindi stabilire quali sono gli elementi pi significativi
della fattispecie che non possono non essere coperti almeno dalla colpa dellagente per non incorrere nella
violazione del disposto dellart 27cost nella parte relativa al rapporto psichico tra soggetto e fatto.
Nella pronuncia successiva, sent 1085/88, la corte costituzionale torna sullargomento dando ulteriori
specificazioni. Essa dichiara costituzionalmente illegittimo lart 626c.p. nella parte in cui non estende la
disciplina del furto duso alle ipotesi di mancata restituzione, dopo luso momentaneo, della cosa sottratta
quando la mancata restituzione sia dovuta al caso fortuito o alla forza maggiore. La restituzione della cosa
un elemento essenziale e significativo della fattispecie del furto duso, ma altrettanto significativa la mancata

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restituzione della cosa sottratta a cui la legge collega la non applicabilit delle ridotte sanzioni previste per il
furto duso (quindi se sottraggo una cosa e poi la restituisco la legge mi applica il furto duso e ho sanzioni
ridotte!). Ora occorre costatare che la mancata restituzione deve essere addebitata allagente e quindi tale
condotta deve avere i requisiti del dolo o della colpa. Lelemento psicologico del furto duso deve quindi
essere esaminato in relazione ai due momenti: sia nella sottrazione e sia nella mancata restituzione. Solo la
sussistenza dellelemento psicologico in relazione a questi due momenti idonea a generare un rimprovero
ex art 27cost. In conclusione la mancata restituzione per forza maggiore o caso fortuito non addebitabile al
soggetto agente: il caso fortuito o la forza maggiore, non consentendo il rimprovero di colpevolezza,
impediscono il rimprovero a titolo di furto comune.
Con questa ipotesi la Corte Costituzionale fornisce un illuminante esempio di ci che essa intende per elementi
altamente significativi e caratterizzanti della fattispecie che obbligatoriamente devono essere coperti dal
dolo o dalla colpa dellagente.

Ipotesi problematiche del rapporto di colpevolezza: delitto preterintenzionale:


Lart 42 comma 2 elenca tra i criteri di imputazione soggettiva anche la preterintenzione, mentre lart 43

stabilisce che il delitto preterintenzionale si verifica quando dallazione o dallomissione deriva un


evento pi grave di quello voluto dallagente.
Ci si a lungo domandati sulla natura del titolo di imputazione dellevento pi grave.
Una parte della dottrina vede lipotesi di delitto preterintenzionale come una ipotesi di di delitto doloso misto a
responsabilit oggettiva (in quanto ad una condotta dolosa seguirebbe una responsabilit per levento pi grave
fondata sul mero rapporto di causalit tra condotta ed evento. Tale orientamento porrebbe problemi di legittimit
costituzionale del delitto preterintenzionale (a causa dellillegittimit costituzionale della responsabilit oggettiva).
Unaltra parte della dottrina, invece, ravvisa nel criterio di imputazione del delitto preterintenzionale, lelemento
della colpa nella condotta dellagente che sottrarrebbe il disposto dellart 42 ad ogni censura di incostituzionalit in
rapporto allart 27cost.
Parte della dottrina ha addirittura visto la preterintenzione come una ipotesi di dolo mista a colpa.
La dottrina prevalente per sembrerebbe riportare la preterintenzione sotto gli schemi della condotta colposa.
Questo perch? Assegnare il delitto preterintenzionale allipotesi di responsabilit oggettiva significherebbe
escludere a priori ogni rilevanza al dato della prevedibilit dellevento pi grave. Questo perch sappiamo che alla
base della respo.oggettiva dellagente non vi alcun coefficiente psichico che possa legare lagente allevento.

Invece nel reato preterintenzionale lagente comunque avrebbe potuto prevedere che, se avesse adottato
la giusta diligenza, anche nella commissione di un reato, non avrebbe causato un reato pi grave.
Quindi in tutti i casi di preterintenzione risulta riconoscibile, per definizione, un elemento di prevedibilit
dellevento pi grave che di per s sufficiente a fondare un rimprovero in termini di colpa. In parole povere,
levento pi grave poteva essere evitato mediante un pi attento controllo dei decorsi causali da parte dellagente.
Questo perch lagente comunque tenuto a rispettare un dovere di cautela, che una norma dobbligo
sottintesa a tutte le ipotesi di delitto colposo. Essa quindi va riferita anche alle condotte illecite (nel commettere
un reato devo comunque stare attento a non produrre, mediante un azione sconsiderata, ulteriori eventi rispetto a
quello intenzionalmente perseguito, cosa che una condotta pi accorta avrebbe potuto evitare).
In conclusione, ricondotta allalveo della responsabilit colposa, la figura del delitto preterintenzionale si rivela
estranea alla tematica della responsabilit oggettiva.

La colpevolezza nella struttura del reato:


nella costruzione sistematica del reato sappiamo che il giudizio sulla colpevolezza subordinato alle valutazioni
riguardanti la tipicit del fatto e lantigiuridicit dello stesso. Si passa quindi dalla valutazione del fatto alla
valutazione dellautore per definire la rilevanza del suo atteggiamento interiore in rapporto con le pretese
dellordinamento.

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Lantecedenza logico-giuridica dellaccertamento della tipicit e dellantigiuridicit rispetto al giudizio di


colpevolezza pu essere facilmente colta quando si considera che, se lindagine sulla capacit di intendere e di
volere dellagente dovesse interferire con il giudizio di tipicit o antigiuridicit del fatto o addirittura precederli si
correrebbe il rischio di applicare una misura di sicurezza a chi ha commesso un fatto non preveduto dalla legge
come reato o lo ha commesso in stato di legittima difesa!. MOTIVO PER CUI LA COLPEVOLEZZA IL
TERZO STADIO DELLA RICOSTRUZIONE DOMMATICA DELLILLECITO PENALE.
Lesistenza di un nesso psichico tra autore e il suo fatto (nelle forme del dolo o della colpa) una premessa
essenziale del giudizio di colpevolezza.
Parlare di dolo e colpa come forme della colpevolezza non significa identificare la colpevolezza con lelemento
psicologico del reato (cosa che avveniva nella concezione psicologica della colpevolezza).
La moderna dottrina della colpevolezza(quella sostenuto da FIORE) assegna a questa
categoria del reato il ruolo di fornire i parametri in base ai quali dolo e colpa devono essere valutati ai fini del
giudizio sulla responsabilit dellautore di un fatto penalmente illecito.
Rispetto alla colpevolezza, dolo e colpa svolgono la funzione di delimitare loggetto del rimprovero: questo pu
dirigersi soltanto nei confronti di chi ha realizzato dolosamente o colposamente un fatto penalmente illecito.
Quindi laccertamento del dolo o della colpa dellautore costituisce una condizione imprescindibile della sua
rimproverbalit ma dolo e colpa non costituiscono il criterio del rimprovero ma soltanto un suo necessario
presupposto (in pratica se nelle fasi precedenti, analisi della fattispecie tipica e dellantigiuridicit, emerge
lesistenza di una condotta imputabile allagente per dolo o per colpa allora possibile lanalisi della colpevolezza
e la rispettiva rimproverabilit dellautore).
Riguardo il dolo, la sua rilevanza per il giudizio di colpevolezza non richiede ulteriori momenti valutativi.
Diversa la cosa riguardo i fatti colposo:qui non si stratta di accertare e descrivere il carattere oggettivamente
imprudente o negligente di una determinata condotta(cosa che avviene a livello del fatto tipico) ma di stabilire
se era possibile pretendere losservanza dellobbligo di diligenza da QUEL DETERMINATO autore.
Quindi la differenza tra illecito colposo e doloso che laffermazione di una responsabilit colposa richiede una
vera e propria doppia valutazione della colpa: a livello del fatto tipico (in base al parametro della diligenza
obbligatoria richiesta per chiunque in una situazione data) e secondo un parametro di giudizio relativo alla misure
di diligenza che pu essere richiesta al singolo autore.

Imputabilit, presupposto della colpevolezza.


Lart 85 stabilisce che Nessuno pu essere punito per un fatto preveduto dalla legge come reato, se, al
momento in cui lo ha commesso non era imputabile. imputabile chi ha la capacit d'intendere e di
volere. Questa disposizione assume limputabilit come presupposto per la punibilit e identifica
limputabilit con la capacit di intendere e di volere.
Per capacit di intendere si intende la capacit del soggetto di percepire la realt esterna e di rapportarsi ad essa ed
intendere il significato del proprio agire.
Per capacit di volere si intende la capacit di controllare i propri impulsi e orientare le proprie determinazioni di
volont .
Per la sussistenza dellimputabilit si richiede quindi sempre il possesso di entrambe le capacit.
In sintesi, per imputabilit si pu intendere la capacit del soggetto di autodeterminarsi secondo i valori di cui sono
portatrici le norme giuridiche.
limputabilit inoltre il classico punto di biforcazione del sistema penale a doppio binario: laffermazione
dellimputabilit infatti una premessa essenziale per laffermazione della colpevolezza e quindi per
lapplicazione della pena; mentre lesclusione dellimputabilit lascia aperta la strada solo alleventuale
applicazione di misure di sicurezza, quando siano presenti esigenze di tutela dei beni giuridici, a cagione della
pericolosit dellautore.

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Imputabilit e dolo:
generalmente acettata in dottrina lidea che anche il non imputabile possa esser capace di dolo per vi una differenza
ontologica tra il dolo degli imputabili e quello dei non imputabili, tale da negare che per questi ultimi si possa affermare
lappartenenza del fatto al suo autore nel senso indicato dal principio di colpevolezza. Questo assunto non condivisibile:
premesso che indubbio che il dolo dellomicida paranoico non pu essere sullo stesso piano del dolo dellomicida
pienamente imputabile. Tuttavia un omicidio volontario appartiene alla volont e alla personalit del paranoico esattamente
come appartiene a quella di un soggetto sano di mente. Solo che la mancanza di imputabilit dellautore rende quel
coefficiente psicologico rilevante non gi per la pena, ma solo , eventualmente, per la misura di sicurezza.
Occorre distinguere i casi in cui esistono capacit intellettive da quelli in cui , per lestrema immaturit dello sviluppo
psichico o per il livello di gravit dellalterazione mentale, manchi ogni capacit di discernimento cosicch non si possa
nemmeno parlare di una volont di realizzazione del fatto (si pensi al bambino di 2 anni che colpisce con un oggetto
contundente la babysittere). Ma in qst casi si dovr anche escludere la stessa coscienza e volont dellazione o omissione alla
stregua di quanto richiesto dallart 42c.p. Ci inibisce anche lapplicazione della misure di sicurezza in mancanza del
presupposto, richiesto allart 202c.p., della componente soggettiva della tipicit.

Cause di esclusione dellimputabilit:


il nostro codice penale disciplina espressamente cause di esclusione, o di diminuzione, dellimputabilit:
1) let minore:
fattore che la legge prende in considerazione per escludere limputabilit della condotta allagente limmaturit
del soggetto a ragione di un mancato sviluppo fisico-psichico che non gli consente una capacit di
orientamento in base a determinati valori. Lart 97 infatti disciplina che : Non imputabile chi nel
momento in cui ha commesso il fatto, non aveva compiuto i quattordici anni. . Vige quindi una
presunzione assoluta di legge che esclude la responsabilit penale dei minori infraquattoridicenni (vi la
possibilit di applicare misure di sicurezza se vi sono le condizioni). Limputabilit rispetto ai minori tra i 14 e i 18
anni, invece, deve essere accertata caso per caso dal giudice sulla base della maturazione psicofisica del soggetto.
2)il vizio di mente:
oltre al diciottesimo anno di et la capacit di intendere e di volere ,e con essa limputabilit, deve ritenersi
legittimamente presunta (anche se la presunzione relativa essendo sempre possibile la prova contraria).
Lart 88 stabilisce che Non imputabile chi, nel momento in cui ha commesso il fatto, era, per
infermit, in tale stato di mente da escludere la capacit d'intendere o di volere..
Ci si domanda se per infermit debba rifarsi interamente a un modello medico riconducibile ad una patologia
ben classificabile dal punto di vista medico, oppure si estenda anche ai disturbi psichici atipici (come le nevrosi).
Si opta per la seconda definizione. Si tenga presente che lincapacit di intendere e di volere, per escludere
limpunibilit,deve sussistere nel momento in cui lagente ha commesso il fatto (ci permette di riconoscere
limputabilit anche in presenza di gravi infermit mentali che essendo pero accessuali possono dar luogo a periodi di
assenza del disturbo psichico escludendo la capacit di intendere e di volere).

Una importante sentenza delle Sezioni unite ha impresso una svolta decisiva nellaccoglimento di una nozione pi
aperta di infermit ex art 88. Si afferma, con tale sentenza, lidoneit dei disturbi della personalit ad integrare
un vizio di mente tale da escludere la capacit di intendere e di volere , a condizione che siano di
consistenza,intensit e rilevanza tali da incidere concretamente sulla stessa. Inoltre tale sentenza esclude la
rilevanza delle altre anomalie caratteriali o degli stati emotivi e passionali che non rivestono i suddetti connotati
di incisivit sulle capacit di autodeterminazione del soggetto.
lart 89 stabilisce che Chi, nel momento in cui ha commesso il fatto, era, per infermit, in tale stato
di mente da scemare grandemente, senza escluderla, la capacit d'intendere o di volere, risponde
del reato commesso; ma la pena diminuita.. E lipotesi in cui la capacit di intendere e di volere non
esclusa a causa dellinfermit ma soltanto gradualmente scemata. La responsabilit penale in questo caso
sussiste, ma la pena diminuita.

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3) il sordomutismo:
lart 96 disciplina: Non imputabile il sordomuto che, nel momento in cui ha commesso il fatto, non
aveva, per causa della sua infermit, la capacit d'intendere o di volere.
Se la capacit d'intendere o di volere era grandemente scemata, ma non esclusa, la pena diminuita. . Il

sordomutismo indicato come causa di diminuzione o esclusione dellimputabilit solo se il sordomuto, nel
momento in cui ha commesso il fatto, aveva la capacit di intendere e di volere per causa della sua infermit.
Ci significa che non vi alcuna presunzione riguardo la non imputabilit del sordomuto ma la capacit di
intendere e di volere deve essere volta per volta accertata giudizialmente.
4)lintossicazione cronica da alcol o sostanze stupefacenti:
Lart 95 stabilisce che per i fatti commessi in stato di cronica intossicazione prodotta da alcool
ovvero da sostanze stupefacenti, si applicano le disposizioni contenute negli articoli 88 e 89..
Ci vuol dire che limputabilit esclusa quando lo stato di degrado psicofisico prodotto dallintossicazione
ha determinato una condizione in cui il soggetto non pu in alcun modo determinare le proprie scelte e viene
considerato alla stregua di un infermo di mente.
5)lubriachezza accidentale:
Lo stato di ebbrezza alcolica piena e lequivalente condizione dovuta allazione di sostanze stupefacenti che
facciano venir meno la capacit di intendere e di volere escludono limputabilit quando siano derivate da caso
fortuito o da forza maggiore (art 91: Non imputabile chi, nel momento in cui ha commesso il fatto, non aveva la
capacit d'intendere o di volere, a cagione di piena ubriachezza derivata da caso fortuito o da forza maggiore.
Se l'ubriachezza non era piena, ma era tuttavia tale da scemare grandemente, senza escluderla, la capacit d'intendere o di
volere, la pena diminuita. e art 93: Le disposizioni dei due articoli precedenti si applicano anche quando il fatto stato
commesso sotto l'azione di sostanze stupefacenti.) es. il caso del soggetto che ingerisca una sostanza stupefacente

consegnatagli per errore in luogo di medicinale. Lubriachezza non derivante da caso fortuito o da forza
maggiore invece non esclude n diminuisce limputabilit.
Al di fuori dei casi di ubriachezza accidentale, a cui il nostro ordinamento riconosce la non imputabilit
dellazione penalmente rilevante commessa allautore della stessa, il nostro codice considera lubriachezza e
lassunzione di sostanza stupefacenti NON RILEVANTI per lesclusione della punibilit.
Il I comma dellart 92 stabilisce che lubriachezza non deriva da caso fortuito o da forza maggiore non esclude
n diminuisce limputabilit.
Il II comma dellart 92 stabilisce che se lubriachezza era preordinata al fine di commettere il reato o di
prepararsi una scusa, la pena aumentata CASI DI UBRIACHEZZA PREORDINATA.
Un aggravamento della pena per il reato commesso in stato di ebbrezza previsto anche dallart 94 per i casi di
ubriachezza abituale.
Lart 93 equipara il trattamento previsto per i casi di ubriachezza anche alle ipotesi del fatto commesso sotto
lazione di sostanze stupefacenti e lart 94,3 comma ne prevede lo stesso aggravamento della pena se lassunzione
di tali sostanze abituale.
Lubriachezza viene ,dunque, considerata dal codice sotto 5 figure distinte:
-ubriachezza volontaria;
-ubriachezza accidentale(da caso fortuito o forza maggiore)
-ubriachezza colposa(non voluta dal soggetto ma non derivata da caso fortuito o forza maggiore);
-ubriachezza preordinata;
-ubriachezza abituale.
Solo quella accidentale esclude la pena per lautore. Dal punto di vista politico-criminale tale disciplina
radicata nellesigenza di prevenzione generale.

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Problemi interpretativi si incontrano nei casi di ubriachezza preordinata. Lart 92II comma stabilisce che se

lo stato di incapacit, derivante da ubriachezza, era stato voluto dallautore al fine di trovarsi una scusa
o di commettere un reato, il reato commesso da questultimo imputabile allautore stesso e addirittura
la pena aumentata (quindi vi la deroga al principio della non imputabilit del fatto penalmente rilevante
ai soggetti privi di capacit di intendere e di volere). Daltronde, lart 87 e gli art 92 e seguenti risultano
comporre un sistema di deroghe al principio della non imputabilit dei fatti commessi da soggetti incapaci di
intendere e di volere.
Lart 87c.p. costituisce lo schema dellactio libera in causam. Tale articolo infatti stabilisce che la
disposizione della prima parte dellart 85 (nessuno puo essere punito se al momento della commissione del fatto non aveva
la capacit di intendere e di volere) non si applica a chi si messo in uno stato di incapacit dintendere e di volere al
fine di commettere il reato o di prepararsi una scusa. Ci perch lautore, in un momento precedente alla
commissione del fatto, verteva in uno stato di capacit normale di intendere e di volere e tiene una condotta (actio
precedens) diretta a programmare lo stato di incapacit nel quale verr a trovarsi nel momento della commissione
del fatto. Egli verr ,quindi, chiamato a rispondere anche della condotta posta in essere successivamente, anche se
in stato di incapacit,proprio perch egli ne ha dato causa (ecco xk actio in causam).
Occorre distinguere i casi previsti dagli art 87 e 92 II comma dai casi in cui il soggetto non abbia preordinato lo
stato di incapacit al fine di delinquere ma si sia posto in tale stato volontariamente o colposamente senza
perseguire alcuna finalit criminosa anche se ,successivamente, ha commesso, nello stato di incapacit, uno o pi
reati. Bisogna guardare anche qui lactio precedens, in quanto il suo ruolo qui quello di togliere in anticipo
ogni rilevanza alla condizione di incapacit che, altrimenti, condurrebbe ad escludere la responsabilit
dellautore stesso. Ci che viene addebitato allautore il fatto (doloso,colposo o preterintenzionale) di essersi
posto in stato di incapacit e di aver commesso il reato. Ci compatibile col principio di colpevolezza in
quanto possibile muovere allautore un rimprovero per il fatto di essersi posto colpevolmente quando era
pienamente capace di intendere e di volere in una condizione che avrebbe comportato la perdita o la diminuzione
delle proprie capacit di autocontrollo. Stesse conclusioni si possono tratte per i casi di incapacit preordinata
quando il soggetto commetta un qualsiasi fatto diverso dal reato che si era programmato.

Stati emotivi e passionali:


lart 90 stabilisce che :gli stati emotivi o passionali non riducono n impediscono limputabilit. Tale norma era
stata prevista dai compilatori del codice in virt di quella netta separazione tra vizio di mente e malattia
mentale originariamente alla base del nostro ordinamento che riconosceva la non imputabilit soltanto ai soggetti
che presentavano patalogie mediche, scientificamente provabili (vizio di mente). Con lestendersi per della non
imputabilit del soggetto affetto anche da malattie mentali (sentenze della corte costituzionali recenti) in
molti in dottrina hanno auspicato allabrogazione di questo articolo in quanto potrebbe essere un limite agli stati
transitori di mancanza di imputabilit relative ad ipotesi di condizini emotive in relazione alle caratteristiche del
soggetto e allintensit che tali caratteristiche possono assumere che possono dare una vera e propria valenza di
infermit (ricadente nellambito dellart 88) a tali stati emotivi.

Altre cause di esclusione della colpevolezza:


-

limiti al principio dellinescusabilit dellignorantia legis.


Sappiamo che nel nostro ordinamento vale il principio dellignorantia legis non excusat, ribadito
anche dallart 5 c.p. che sancisce che nessuno pu invocare a propria scusa lignoranza della legge
penale. Tale norma un ovvio fondamento politico nellesigenza di non compromettere lefficacia delle
norme penali col subordinarne lapplicazione alla loro conoscenza da parte dei destinatari.
Ci per risulta poco compatibile con la concezione psicologica della colpevolezza in quanto si
negherebbe in via di principio lammissibilit di un accertamento diretto a stabilire caso per caso
lesistenza di una possibilit che la norma non potesse essere conosciuta dal soggetto a cui era stata
destinata.
Solo con la sentenza costituzionale memorabile 364/88 il trattamento dellerrore e dellignoranza
inevitabile della legge penale ha ricevuto un assetto che si pu considerare tendenzialmente
compatibile con il principio di colpevolezza.

VINCENZO DE LISO

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La corte costituzionale in questa sentenza, la 364/88, prevede lincostituzionalit delle punizioni di fatti

che non risultino essere espressione di consapevole e rimproverabile contrasto con i valori di
convivenza espressi dalle norme penali quando non ritenuta possibile la conoscenza della legge
penale.
Sulla base di ci la corte costituzionale dichiara lillegittimit costituzionale dellart 5 nella parte in cui non
esclude linescusabilit dellignoranza della legge penale inevitabile precisando che il nuovo art 5c.p. deve
intendersi cos formulato lignoranza della legge penale non scusa tranne che si tratti
dignoranza inevitabile.
La corte ribadisce anche che linevitabilit dellignoranza della legge penale o dellerrore non pu farsi
discendere da criteri soggettivi puri (basati sulle specifiche caratteristiche dellautore) ma su criteri di
tipo oggettivo o misti (es. oscurit del precetto,contrasto giurisprudenziale sulla norma ecc). Inoltre la
scusabilit dellerrore e lignoranza della legge penale vengono limitate a quelle ipotesi di reati che
presentano un generico disvalore sociale anche se non sono ritenuti illeciti penali ovunque. Infine vi
esclusione della scusabilit quando lagente, pur ignorando che il fatto sia antigiuridico, tuttavia si sia
rappresentata tale possibilit.
-

Erronea supposizione di un esimente:


lart 59 stabilisce che se lagente ritiene per errore che esistano circostanze di esclusione della pena,
queste sono sempre valutate a favore di lui. Tuttavia se si tratta di errore determinato da colpa, la
punibilit non esclusa se il fatto preveduto dalla legge come delitto colposo.
Da tale articolo capiamo innanzitutto che lerrore dellautore non su una circostanza di esclusione
della pena che in realt non affatto prevista dalla legge perch in questi casi si tratterebbe di errore sul
divieto e non sul fatto( il che non scusa e non ricade nellambito dellapplicazione del 59). Questa norma in
realt si riferisce alle ipotesi in cui il soggetto suppone lesistenza dei presupposti di fatto di un
esimente: si rappresenta ,cio, per errore, una situazione di fatto tale che, se effettivamente sussistente,
renderebbe il fato da lui commesso inquadrabile in una ipotesi esimente.
Es. tizio, in una strada buia, scambia lamico che gli si avvicina con un bastone in mano per gioco, per un
aggressore, e lo ferisce; Caio scambia una parola del proprietario di un oggetto per un consenso a portar
via con se la cosa altrui. Si parla , in questi casi, di legittima difesa putativa o di consenso putativo.
In queste situazioni deve essere esclusa la colpevolezza dellagente. Pur essendo il fatto antigiuridico,
tuttavia lagente , da un punto di vista soggettivo, agisce nella stessa condizione in cui si troverebbe, se
sussistessero i presupposti di applicazione della causa di giustificazione o della diversa ipotesi di esenzione
della pena, volta a volta in questione.

Lordine illegittimo vincolante:

Lart 51c.p. (che insieme agli art 52-53-54 rientra nelle c.d. cause di giustificazione che impediscono la punibilit
del reato perch fanno venir meno lantigiuridicit del fatto tipico) al secondo e terzo comma stabilisce che se un
fatto costituente reato commesso per ordine dellAutorit, di esso rispondono sia il pubblico ufficiale che ha
impartito lordine, sia chi lo ha eseguito, salvo che ,per errore di fatto, abbia ritenuto di obbedire a un ordine
legittimo. Il quarto comma stabilisce a sua volta che non punibile chi esegue lordine illegittimo quando la
legge non gli consente alcun sindacato sulla legittimit dellordine.
La punibilit dellesecutore di un ordine illegittimo (un ordine criminoso quindi), trattandosi di un ordine di
commettere un reato pu tuttavia restare esclusa quando si tratti di un ordine insindacabile, quando cio la
legge non consentiva allesecutore n di discutere lordine n di disattenderlo. Tali ordini si rivedono solo in
rapporti di subordinazione gerarchica, es. nelle gerarchie militari.
Vi sono due limiti intrinsechi a tale norma al dovere di obbedienza sui cui si fonda la non punibilit dellesecutore:
1) il subordinato ha sempre lobbligo di disattendere un ordine in mancanza dei requisiti di validit dellordine
stesso (competenza di chi lha impartito e forma prescritta per lordine). Di certo non possibile un sindacato nel
merito dellordine.

VINCENZO DE LISO

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59

2) il secondo limite che si appone allinsindacabilit dellordine costituito dalla sua manifestata criminosit: es.
un ufficiale di poliza che ordini ai sottoposti di sparare ad altezza uomo!
Dallanalisi di tutto ci possibile quindi capire il fondamento della non punibilit dellart 51 che si riscontra in
un conflitto tra due obblighi incompatibili a carico dellagente: osservare il divieto contenuto nella norma penale e
eseguire lordine che egli non ha n il potere di discutere n di disattendere.
Ci nonostante, data la recente interpretazione della norma che prevede che allordine manifestamente criminoso si
deve disubbidire,si pu condividere lassunto che non esistono, quindi, ordini criminosi insindacabili. Ci per non
esclude lesistenza del conflitto dal punto di vista soggettivo che il dato su cui si fonda il giudizio di non
colpevolezza dellesecutore. Infatti, la manifesta criminosit dellordine segna il limite a partire dal quale il
carattere soggettivamente vincolante dellordine non pu essere pi invocato. Di conseguenza,dato che siamo
nellambito di valutazioni sulla colpevolezza (che sono valutazioni sullagente, quindi in concreto) se la manifesta
criminosit dellordine non oggettivamente conoscibile da tutti ma, per le capacit intellettive e conoscenze
dellagente, essa era prevedibile, allagente non si riconosce linsindacabilit dellordine per la sua discolpa.

VINCENZO DE LISO

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60

LE FORME DI MANIFESTAZIONE DEL REATO:


per forme di manifestazione del reato si intendono una serie di ipotesi normative in cui il reato, fermo restando
la sua struttura elementare, appare contrassegnato nel suo concreto manifestarsi da caratteristiche peculiari che lo
differenziano dal prototipo dell illecito penale.
Lillecito penale corrisponde a un fatto tipico, antigiuridico e colpevole completo di tutti gli elementi necessari
a costituirlo (condotta, elemento psicologico, evento ecc) realizzato da un autore nella forma base descritta da una
norma incriminatrice speciale.
A questa classica forma di realizzazione dellillecito penale corrispondono altre modalit di manifestazione del
reato:
1)il reato pu essere incompiuto: o xk non si realizza la lesione o perch la stessa condotta esecutiva del reato non
portata a compimento;(reato tentato o tentativo)
2) un reato pu essere frutto del contributo di pi persone(reato plurisoggettivo)
A queste due ipotesi corrispondono le figure del reato tentato (il tentativo) e del reato plurisogettivo.
Per quanto riguarda il reato tentato evidente che ,in mancanza dellevento, si dovrebbe escludere la rilevanza
della condotta come fatto tipico. La punibilit assicurata solo dalla presenza di unapposita norma (art
56c.p.) che estende la tipicit oggettiva anche a quelle ipotesi. La medesima funzione di estensione della tipicit
oggettiva delle norme assunta dallart 110 e seguenti per le ipotesi di concorso di pi persone nel reato.
3)le cose sono diverse per la figura del reato circostanziato. Qui il fatto tipico del reato presente nel suo
nucleo essenziale e inoltre viene specificato ed arricchito da modalit particolari della sua esecuzione, o da
circostanze di fatto che la legge considera rilevanti ai fini di una maggiore o minore gravit del reato con una
conseguente incidenza sulla pena applicabile. A seconda se la gravit del reato viene accresciuta o diminuita si
parla di aggravanti o attenuanti.

IL REATO CIRCOSTANZIATO:
la nozione di circostanza del reato pu essere compresa solo in rapporto ad una fattispecie non
circostanziata (il reato semplice) che costituisce il punto di riferimento per lindividuazione della circostanza la
cui presenza determina laumento o la diminuzione della pena base.
Ad esempio limpossessamento mediante sottrazione di una cosa mobile altrui con il fine di trarne profitto
corrisponde allipotesi di furto semplice (art 624c.p.). Luccisione di un uomo in qualsiasi modo realizzata
configura lipotesi di omicidio semplice . Ma se il furto stato compiuto con destrezza o su cose esposte alla
pubblica fede (art 625 n 4 e n7) o quando lomicidio stato commesso contro lascendente o il discendente o
col mezzo di sostanza venefiche (art 577 n1 e n2) saremo rispettivamente di fronte a ipotesi di furto e di
omicidio aggravati. Viceversa se il furto avviene su cose di modesto valore o lomicidio commesso a seguito di
una grave provocazione, ci troviamo di fronte a ipotesi di furto e omicidio con attenuanti.
Solitamente si distingue tra elementi essenziali del reato (condotta materiale, elemento psicologico, evento ecc)
che sono indispensabili per la realizzazione del tipo di reato, ed elementi accidentali quali sarebbero, appunto, le
circostanze.
La connotazioni delle circostanze come elementi accidentali del reato ha senso solo in quanto riferita alla
struttura del reato nella sua forma semplice, giacch le circostanze si presentano come elementi sicuramente
essenziali a costituire la fattispecie del reato circostanziato. La dottrina, inoltre, sottolinea che le circostanze si
presentano come elementi specializzanti di corrispondenti elementi essenziali della fattispecie semplice (le
cose esposte alla pubblica fede non sono che una species del genere cosa mobile ad esempio).
Nel nostro codice, inoltre, le circostanze di fatto a cui la legge collega come conseguenze o laumento o la
diminuzione della pena edittale, sono di norma caratterizzate da un contrassegno di tipicit. Ci significa che
il dato che differenzia dalla norma semplice descritto in modo pi o meno puntuale e pu essere agevolmente
colto da chiunque.

VINCENZO DE LISO

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61

Vi sono tuttavia ipotesi in cui la circostanza da cui dipende leffetto di diminuzione o aumento della pena non
appare preventivamente definita dalla norma che la prevede. Siamo nei casi definiti di circostanza indefinite o
discrezionali. (es. la legge prevede che la pena sia aumentata nei casi pi gravi o sia diminuita nei casi di lieve
entit). Ci implica un rimando alla discrezionalit del giudice (per questo circostanza discrezionale) per una
valutazione puntuale dellelemento circostanziale tenendo conto del contenuto delloffesa che contrassegna il fatto
in concreto.

Classificazione delle circostanze:


oltre alla consueta distinzione tra circostanze tipiche e indefinite(o discrezionali), esistono una numerosa serie di
classificazioni delle circostanze:
- circostanze aggravanti e circostanze attenuanti che ,nella maggior parte dei casi, consistono in un aumento o
una diminuzione quantitativa della pena. In altri casi, molto poco frequenti, leffetto dellaggravamento o della
diminuzione della circostanza porta ad una modificazione qualitativa della pena (arresto che si tramuta in pena
pecuniaria ecc).
-circostanze ad effetto proporzionale e autonome: in presenza delle prime le pene si aumentano o diminuiscono
in un rapporto predeterminato di proporzione rispetto alla pena-base. Le seconde invece, la legge stabilisce una
pena di specie diversa.
-circostanze comuni e speciali: comuni sono quelle previste nella parte generale del codice in quanto
potenzialmente applicabili a qualsiasi reato; speciali sono quelle previste dalla legge con esclusivo riferimento a
singoli reati.
-circostanze oggettive e soggettive: le oggettive concernono la natura, i mezzi, loggetto, il tempo, il luogo e ogni
altra modalit dellazione, gravit del danno o del pericolo ecc; le soggettive invece concernono lintensit del dolo
o il grado di colpa, condizioni personali del colpevole; rapporto tra offeso e colpevole ecc.
-Circostanze intrinseche ed estrinseche: a seconda che esse si riferiscano ad uno o pi elementi costitutivi del
fatto tipico oppure ad altri aspetti dellillecito tali da condizionarne la gravit.
-circostanze antecedenti, concomitanti e successive, in base al loro rapporto con il tempo della esecuzione del
reato;
-Circostanze obbligatorie o facoltative: a seconda che il giudice possa o debba dar luogo allaumento o alla
diminuzione della pena. La maggior parte delle circostanze sono tutte obbligatorie, ma non mancano ipotesi di
applicaizone facoltativa (es. le attenuanti previste dal 114c.p. il giudicePUO diminuire la pena.)

Criteri di imputazione delle circostanze: art 59c.p.


Il testo originario dellart 59 imponeva un criterio di imputazione delle circostanze, sia aggravanti che attenuanti,
di carattere rigorosamente oggettivo. Il I comma del 59 stabiliva che salvo che la legge disponga altrimenti, le
circostanze che aggravano o che attenuano la pena sono valutate, rispettivamente, a carico o a favore dellagente
anche se da lui non conosciute o da lui per errore ritenute inesistenti. Cio, chi sottraeva un gioiello di grande
valore, rispondeva al fatto con laggravante di aver cagionato un danno patrimoniale rilevante (art 61n7) anche
se,per errore, credeva di impossessarsi di bigiotteria.
la preesistente formulazione dellart 59 I comma implicava quindi una macroscopica lesione del principio di
colpevolezza: le conseguenze di ordine sanzionatorio venivano a ricadere sullautore del reato indipendentemente
da ogni legame psichico con il dato ignorato dallagente su cui la circostanza aggravante si radicava e ci a
prescindere dalla sua conoscibilit.
A tale anomali ha risposto la legge 19/1990 che ha riformulato lart 59 inserendo un nuovo II comma andando
quindi a differenziare la disciplina dellerrore sulle circostanze attenuanti da quella delle circostanza
aggravanti. Per le attenuanti la legge ha mantenuto ferma la regola della rilevanza obiettiva, dato che non
sussistono esigenze promananti dal principio di colpevolezza. Per le circostanze aggravanti invece alla regola
della rilevanza oggettiva si sostituita una disciplina fondata sul canone della responsabilit colpevole. Il
nuovo II comma dellart 59 recita che le circostanze che aggravano la pena sono valutate a carico dellagente
soltanto se da lui conosciute ovvero ignorate per colpa o ritenute inesistenti per errore determinato da colpa.
Quindi, ritornando allesempio di prima, chi si impossessa di oggetti di valore scambiandoli per bigiotteria non
risponder dellaggravante prevista dal 61n7.

VINCENZO DE LISO

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62

Lerror in persona (art 60c.p.)


art 60c.p.nel caso di errore sulla persona offesa da un reato, non sono poste a carico dellagente le circostanze
aggravanti che riguardano la condizione o qualit della persona offesa o i rapporti tra offeso e colpevole. Da ci
se ne ricava che non risponde dellaggravante, ad esempio, chi uccida il proprio padre (aggravante prevista
dallart 577n1) scambiandolo per unaltra persona.
Il II comma invece dice che devono essere valutate a favore dellagente le attenuanti erroneamente supposto che
concernono le condizioni, le qualit o i rapporti predetti. Ci significa che lattenuante della provocazione
compete anche a chi uccide o ferisce qualcuno nellerronea convinzione di che quella persona fosse chi ha
commesso un fatto ingiusto a suo danno.
Il coma III stabilisce che le disposizioni di questo articolo non si applicano se si tratta di circostanze che
riguardano let o altre condizioni o qualit, fisiche o psichiche, della persona offesa. Con questa disposizione si
da tutela rafforzata ai soggetti pi deboli ripristinando, in un certo qual senso, la regola generale della rilevanza
oggettiva delle circostanze (della vecchia versione dellart 59xD).

Reati aggravati dallevento:


i reati aggravati dallevento riguardano tutti quei casi in cui il verificarsi di un determinato evento lesivo, come
conseguenza della condotta del reo, determina lapplicazione di una pena pi grave di quella prevista per la
stessa fattispecie di condotta, in assenza dellevento, o in presenza di un evento meno grave. Es. lart 571
punisce con la reclusione fino a 6 mesi chi abusi di mezzi di correzione o di disciplina quando ne derivi il
pericolo di una malattia nel corpo o nella mente e prevede, anche, lapplicazione di pene pi severe quando ne
derivi una lesione personale o addirittura la morte.
Quando lagente abbia voluto levento aggravante,o se lo sia perlomeno rappresentato, pu accadere che in virt
dellatteggiamento psicologico dellautore si configuri a suo carico la responsabilit per un reato doloso diverso dal
reato-base al quale dovrebbe accedere la circostanza aggravante rappresentata dallevento. Ad esempio :se taluno
omette di soccorrere chi versa nelle situazioni descritte dal 593c.p. perch vi riconosce un proprio nemico e si
rappresenta la sua morte come conseguenza dellomissione di soccorso, dovr rispondere di omicidio volontario;
fattispecie di cui lomissione di soccorso non altro che una modalit esecutiva.
Quindi in conclusione:
1) dallart 59comma II si supera la regola dellimputazione delle circostanze aggravanti con un criterio oggettivo
per una questione di coerenza con le esigenze poste dal rispetto del principio di colpevolezza. La responsabilit
dellagente per la circostanza aggravante pu conseguire soltanto se la circostanza aggravante nota
allagente o se egli la ignori per colpa o per errore determinato da colpa. In poche parole, della circostanza pu
esser fatto carico al reo solo a condizione che gli si possa muovere almeno un rimprovero in termini di colpa.
2)a questo regime dellart 59II comma sono sottoposte tutte le circostanze aggravanti, ergo anche i reati aggravati
dallevento in base ai quali la formula della conoscenza o conoscibilit che si ricava dallart 59II comma va intesa
nel senso della rappresentazione o rappresentabilit dellevento stesso come conseguenza della propria azione o
omissione.
3)vige il principio del versari in re illicita secondo cui si risponde di ogni evento che sia conseguenza

di un comportamento costituente reato, indipendentemente dallesistenza di un atteggiamento psicologico


di dolo o di colpa rispetto allevento (esempio dellomissione di soccorso a nemico).

Applicazione delle circostanze:


come deve applicare il giudice le circostanze al reato compiuto dallautore?
1) Se vi una sola circostanza:
il procedimento di applicazione elementare: a seconda se la circostanza a effetto proporzionale o
autonoma il giudice praticher laumento o la diminuzione in misura proporzionale sulla pena base (nb.

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63

Quando la legge non dispone altrimenti, laumento o la diminuzione di pena non potranno eccedere un terzo della pena-base
determinata in concreto- art 65n3; in nessun caso la pena della reclusione da applicare per effetto dellaumento potr superare gli
anni 30 ,art 64II comma; se il delitto punito con ergastolo e vi si applica una circostanza attenuante, lergastolo sostituito con
reclusione da venti a ventiquattro anni,65n2). Se si tratta di applicare una circostanza autonoma,invece, poich

in presenza di questa la pena fissata dalla legge in modo indipendente da quella prevista per il reato non
circostanziato, il giudice proceder a stabilirne in concreto la misura (tra un masimo e un minimo) come se
si trattasse di un reato a s stante.
2) Se ricorrono pi circostanze aggravanti o attenuanti:
distinguiamo:
-

Concorso omogeneo di circostanze (quando le circostanze che ricorrono sono tutte aggravanti o tutte
attenuanti): la regola generale stabilita dal 63comm II i singoli aumenti o diminuzioni della pena si
applicano uno di seguito allaltro sulla quantit di pena risultante dallaumento o della diminuzione
precedente. Ci vale solo per le circostanze a effetto proporzionale comune.
Concorso tra circostanze ad effetto comune e circostanze autonome che comportano una pena
diversa, o con una circostanza ad effetto speciale: art 63 III comma: il guidice dovr tener conto in
primo luogo di questultima circostanza e applicare gli ulteriori aumento o diminuzioni di pena derivanti
dalle circostanze a effetto comune, calcolandoli sulla pena risultante dallapplicazione delle circostanza ad
effetto speciale.
Concorso tra pi circostanze autonome o pi circostanze a effetto speciale: a norma dellart 63 IV e V
comma, si applicher soltanto la circostanza a cui consegue il maggior grava mento o la maggior
attenuazione di pena; il giudice pu aumentare o diminuire la pena se lo trova necessario.
Cumulo di circostanze aggravanti: art 66c.p. a causa del cumulo di circostanze aggrvanti, la pena da
applicare non potr in nessun caso eccedere il triplo del massimo stabilito per il reato semplice quando si
tratta di circostanze ad effetto comune. Se si tratta di circostanze ad effetto speciale, la pena non pu
eccedere gli anni 30 se si tratta di reclusione, anni 5 se si tratta di arresto ecc
Concorso apparente di circostanze : risolto in base al principio di specialit: la norma che contiene un
elemento specializzante si applichi in via esclusiva quando concorro con un'altra circostanza di contenuto
analogo ma priva dellelemento specializzante.
Concorso eterogeneo di circostanze (ipotesi di presenza contemporanea di circostanze aggravanti e
attenuanti): disciplinato dallart 69 e si ispira alla regola secondo cui le circostanze eterogenee non
possono mai applicarsi congiuntamente. Il giudice deve procedere ad un giudizio di comparazione tra le
due serie di circostanze contrapposte e :
a) o dichiarare equivalenti le aggravanti e le attenuanti escludendo quindi ogni modificazione della penabase
b) o ritenere la prevalenza delluna o delle altre applicando o soltanto le uno o soltanto le altre.
Questo meccanismo permette casi assurdi come un omicidio aggravato da premeditazione ,che a norma
del 577 punibile con lergastolo, la dichiarata prevalenza anche di un sola attenuante comune pu
comportare una riduzone della pena fino a 14anni di reclusione. Secondo la disciplina originaria del
codice ci non sarebbe mai potuto avvenire perch la disciplina dellart 69 non andava applicata alle
circostanze autonome n a quelle inerenti alla persona del colpevole. Tali limitazioni erano giustificate
dalla non omogeneit delle circostanze autonome da quelle ad effetto proporzionale. Leffetto pratico
dellimpostazione originaria del 69 era quello di un carico sanzionatorio eccessivo per taluni illeciti: per
i reati contro il patrimonio il giudice doveva prima applicare tutte le aggravanti per poi applicare la diminuzione
della pena attraverso lattenuante (es. la sottrazione di un oggetto di modesto valore, avvenuta con destrezza
potrebbe risultare punibile dai 3 ai 10 anni , perch due volte aggravata ai sensi del 625, e che la diminuzione
conseguente al riconoscimento della circostanza attenuante del danno di lieve entit poteva consentire linflizione di
una pena di due anni di reclusione.

La modifica introdotta aggiungendo lultimo comma allart 69 consente di blindare il potere di


bilanciamento che viene limitato nel senso della preclusione di un giudizio di prevalenza delle circostanze
attenuanti.

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Le singole circostanze:
facciamo una classificazione metodologica delle singole circostanze:

1) circostanze aggravanti comuni:


per circostanze aggravanti comuni intendiamo quelle di pertinenza della parte generale e potenzialmente
applicabili a qualsiasi reato . Il catalogo delle circostanze aggravanti comuni lo troviamo contenuto nellart
61c.p. che adesso analizzeremo comma per comma. Cosa fondamentale da sapere che lapplicazione di ciascuna
di queste aggravanti comporta un aumento della pena fino a un terzo.
Art 61: Aggravano il reato quando non ne sono elementi costitutivi o circostanze aggravanti speciali le circostanze
seguenti:
1) l'avere agito per motivi abietti o futili; abietto=movente dellazione cos turpe da suscitare forte ripugnanza.
Futilimovente palesemente sproporzionato rispetto al reato commesso.
2) l'aver commesso il reato per eseguirne od occultarne un altro, ovvero per conseguire o assicurare a s o ad altri il prodotto
o il profitto o il prezzo ovvero la impunit di un altro reato; il nesso tra i due reati consequenziale (pensa alloccultamento
di cadavere!)
3) l'avere, nei delitti colposi, agito nonostante la previsione dell'evento;
4) l'avere adoperato sevizie, o l'aver agito con crudelt verso le persone; per servizie si intende linflizione di sofferenze
fisiche non necessarie per la realizzazione del reato (chi tortura senza motivo il sequestrato o costringere la vittima a scavarsi la
fossa!)
5) lavere profittato di circostanze di tempo, di luogo o di persona, anche in riferimento allet, tali da ostacolare la pubblica
o privata difesa; circostanza di natura oggettiva detta anche della minorata difesa. Lagente deve essere consapevole delle
condizioni che provocano nella vittima una minore capacit di difesa.
6) l'avere il colpevole commesso il reato durante il tempo, in cui si sottratto volontariamente alla esecuzione di un mandato o
di un ordine di arresto o di cattura o di carcerazione, spedito per un precedente reato;si applica ai latitanti che commettono
reati durante lo stato di latitanza ( controversa la questione se si applica anche allevaso!).
7) l'avere, nei delitti contro il patrimonio o che comunque offendono il patrimonio, ovvero nei delitti determinati da motivi di
lucro, cagionato alla persona offesa dal reato un danno patrimoniale di rilevante gravit;
8) l'avere aggravato o tentato di aggravare le conseguenze del delitto commesso;es. chi ostacola i soccorsi dopo un
ferimento
9) l'avere commesso il fatto con abuso dei poteri, o con violazione dei doveri inerenti a una pubblica funzione o a un pubblico
servizio, ovvero alla qualit di ministro di un culto;
10) l'avere commesso il fatto contro un pubblico ufficiale o una persona incaricata di un pubblico servizio, o rivestita della
qualit di ministro del culto cattolico o di un culto ammesso nello Stato, ovvero contro un agente diplomatico o consolare di
uno Stato estero, nell'atto o a causa dell'adempimento delle funzioni o del servizio;laggravante assicura tutela rinforzata a
determinati soggetti in ragione del ruolo rivestito.
11) l'avere commesso il fatto con abuso di autorit o di relazioni domestiche, ovvero con abuso di relazioni di ufficio, di
prestazione d'opera, di coabitazione, o di ospitalit;aggravante di natura soggettiva che attiene ai rapporti tra offeso e
colpevole (autorit parentale es.)
11-bis) lavere il colpevole commesso il fatto mentre si trova illegalmente sul territorio nazionale;irragionevole questa
disposizione perch lesiva oltre che del principio di uguaglianza anche del finalismo rieducativo al quale le pene devono
essere orientate.

2) circostanze attenuanti comuni


le attenuanti comuni ,alla cui applicazione consegue la diminuzione della pena fino a un terzo, sono contenute
nellart 62c.p. :
Attenuano il reato, quando non ne sono elementi costitutivi o circostanze attenuanti speciali, le circostanze seguenti:
1) l'avere agito per motivi di particolare valore morale o sociale;il contrario dellaggravante al n.1 dellart 61, un
attenuante di natura soggettiva
2) l'aver reagito in stato di ira, determinato da un fatto ingiusto altrui;si tratta dellattenuante della provocazione: per
stato dira si deve intendere un turbamento emotivo incontenibile che attenua i poteri di autocontrollodellagente.
NB:non si configura qst attenuante quando vi manifesta sproporzione tra il fatto provocatorio e la reazione(si
potrebbe dar luogo, anzi, ad un aggravante per motivo futile).
3) l'avere agito per suggestione di una folla in tumulto, quando non si tratta di riunioni o assembramenti vietati dalla legge o
dall'autorit, e il colpevole non delinquente o contravventore abituale o professionale, o delinquente per tendenza;si da
valore attenuante allinfluenza psicologica che ha una folla di persone sul comportamento individuale.

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4) l'avere, nei delitti contro il patrimonio, o che comunque offendono il patrimonio, cagionato alla persona offesa dal reato un
danno patrimoniale di speciale tenuit ovvero, nei delitti determinati da motivi di lucro, l'avere agito per conseguire o l'avere
comunque conseguito un lucro di speciale tenuit, quando anche l'evento dannoso e pericoloso sia di speciale tenuit;
5) l'essere concorso a determinare l'evento, insieme con l'azione o l'omissione del colpevole, il fatto doloso della persona
offesa;
6) l'avere, prima del giudizio, riparato interamente il danno, mediante il risarcimento di esso, e, quando sia possibile,
mediante le restituzioni; o l'essersi, prima del giudizio e fuori del caso preveduto nell'ultimo capoverso dell'articolo 56,
adoperato spontaneamente ed efficacemente per elidere o attenuare le conseguenze dannose o pericolose del reato.
attenuante soggettiva imperniata sul ravvedimento del reo diretto a porre riparo alle conseguenze dannose del reato.
Lintervento riparatorio deve essere prestato volontariamente (la riparazione dietro minaccia non assumerebbe
rilevanza per unattenuante) e deve essere efficace, ossia attuato con seriet e mezzi idonei , e produttivo di qualche
effetto positivo.

3) attenuanti generiche.
Lart 62bis del codice penale stabilisce che il giudice, indipendentemente dalle circostanze prevedute dallart 62,
pu prendere in considerazione altre circostanze diverse, qualora le ritenga tali da giustificare una diminuzione
della pena. Esse sono considerate, ai fini della pena da applicare, come una sola circostanza, la quale pu
concorrere con una o pi delle circostanze indicate nellart 62.
Lart 62bis stato introdotto dal d.lgs 288/44 che ha previsto la reintroduzione delle attenuanti generiche
(previste gi,illo tempore, dal codice rocco).
Esse rientrano nel sistema con limportante funzione politico-criminale di consentire al giudice il pi puntuale
adeguamento della pena al caso concreto. Lart 62bis lascia capire che tali circostanze attenuanti generiche si
configurino come circostanze comuni (applicabili a qualsiasi reato) e che facciano parte della categoria delle
CIRCOSTANZE INDEFINITE e DISCREZIONALI. Ci ,di conseguenza, non comporta che esse siano
facoltative, anzi esse sono OBBLIGATORIE, nel senso che,una volta riconosciuta lesistenza della circostanza
attenuante generica, il giudice DEVE tenerne conto per la diminuzione della pena. Nella prassi
giurisprudenziale le circostanze attenuanti generiche sono in riferimento allet, al grado di istruzione, alle
condizioni economiche dellautore ecc.

LA RECIDIVA:
listituto della recidiva dallart 99c.p. cos come modificato dalla legge 251/2005. Si considera recidivo colui
che dopo essere stato condannato per un delitto non colposo, ne commette un altro. Quindi non ci si riferisce alla
commissione dello stesso reato ripetuta ma alla commissione di un reato doloso dopo essere gi stati condannati,
con sentenza passata in giudicato, per un altro ,magari diverso, reato doloso. In questi casi, lart 99c.p. prevede
che il reo possa essere assoggettato ad un aumento della pena secondo una misura crescente.
Il quadro della disciplina della recidiva stato ampiamente modificato dalla legge 251 del 2005, legge che non
per nulla esente da critiche. Le modifiche a tale istituto non hanno toccato limpianto preesistente, che sappiamo si
fonda su un meccanismo di recidiva generica (xk relativa a qualsiasi delitto non colposo) e perpetua (la
condanna che ha il reo ha una illimitata rilevanza ai fini di una successiva dichiarazione di recidiva).
La riforma ha introdotto alcune deroghe al principio della facoltativit della dichiarazione di recidiva. Infatti
essa ha previsto, al V comma del 99c.p. , delle ipotesi in cui la dichiarazione di recidiva Obbligatoria (ergo, il
giudice non pu non dichiararla!). Si tratta di una reintroduzione in quanto prima del 1974 il codice prevedeva gi
questa forma di recidiva e solo con la riforma del 1974 si riusc a stabilire che la portata facoltativa dellistituto
della recidiva.
La riforma del 2005 non esente da critiche in quanto sarebbe stato opportuno delimitare la categoria
criminologica di riferimento attraverso lomogeneit dei reati commessi, nonch badando bene al tempo
della loro commissione al fine di individuare se una condotta possa essere assoggettata o meno a recidiva.
COSA ANDAVA FATTO !!!

VINCENZO DE LISO

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Premesso ci, la recidiva, come prevista dallart 99, puo essere:


1)recidiva semplice: parliamo del I comma dellart 99, e si verifica per la semplice commissione da parte
dellagente di un reato non colposo (avendo gi avuto condanna in precedenza per un altro reato non colposo).
Laumento FACOLTATIVO della pena fino ad un terzo (prima della riforma era fino a un sesto).
2)recidiva aggravata: Art 99 comma II: la dichiarazione resta facoltativa, ed essa comporta un aumento della
pena fino alla met (prima della riforma era fino a 1/3) e corrisponde ai casi di recidiva infraquinquennale e
recidiva specifica:
a) si ha recidiva specifica quando il nuovo delitto non colposo commesso della stessa indole di quello
commesso in precedenza e passato in giudicato. La definizione di stessa indole si ricava dallart 101: i reati
della stessa indole non sono solo quelli che violano una medesima disposizione ma anche quelli che, contenuti in
disposizioni diverse, sono accomunati dalle medesime caratteristiche o dal medesimo intento (es. truffa,frode
fiscale,bancarotta fraudolenta ecc).
b) la recidiva si dice infraquinquennale quando il nuovo delitto stato commesso nei cinque anni dalla condotta
precedente.
3) la recidiva reiterata (art 99IV comma): si verifica quando, chi versa gi nella condizione di recidivo,
commette un altro delitto doloso. Gli aumenti di pena sono determinati in maniera fissa e sono della met nel
caso di recidiva semplice, e di 2/3 nei casi di recidiva aggravata.
4) Recidiva Obbligatoria: Il V comma dellart 99, modificato dalla riforma del 2005, prevede una ipotesi di
recidiva obbligatoria quando il nuovo reato commesso uno dei delitti indicati dallart 407 II comma lett a) del
codice di procedura penale.
La dottrina retribuzionalistica ha sempre guardato questo istituto non lasciandolo mai esente da critica:
laggravamento della pena correlato a episodi di vita antefatta dal reo non appariva in sintonia con lidea di un
rigido rapporto di proporzione tra la gravit del reato e la pena da infliggere, quale giusta retribuzione per il singolo
fatto.

IL DELITTO TENTATO (o TENTATIVO)


Per tentativo intendiamo la mancata produzione, su piano oggettivo, del risultato (evento,offesa) a cui la
condotta era soggettivamente diretta. Quindi nel tentativo riscontriamo un autore che pone in essere una
condotta di per s potenzialmente idonea a ledere un bene giuridico che il nostro ordinamento tutela attraverso la
previsione di una norma incriminatrice ma levento non si realizza per una causa che non dipende dalla volont
dellautore.
La nozione generale di tentativo deve essere data in relazione a tutto liter criminis, in cui il reato si presenta come un processo che si
snoda ,nel corso del tempo, attraverso fasi cronologicamente successive luna allaltra. Nel tipico illecito doloso noi infatti distinguiamo 4
fasi:
-ideazione del reato;
-preparazione del reato;
-esecuzione del reato;
-consumazione del reato (il momento della produzione delloffesa al bene protetto nella forma del danno o in quella del pericolo).
Lambito di rilevanza giuridica del tentativo compete i due stadi intermedi della realizzazione criminosa (per il nostro ordinamento aver
solo pensato di voler commettere un reato non costituisce reato,ovviamente!).

Prima di dare la definizione che il nostro codice civile da del tentativo nellart 56, occorre vedere come tale figura
di reato era supportata da due posizioni teoriche completamente diverse:
secondo le teorie di impronta soggettivistica, la condotta di tentativo va assunta come manifestazione di una
volont di ribellione alla norma giuridica e quindi come sintomo di pericolosit dellautore. Per tale dottrina vi
perfetta coincidenza negli effetti giuridici tra delitto consumato e delitto tentato. Tale posizione teorica
indifferente allefficacia causale delle condotte di tentativo ( punito anche il tentativo inidoneo!).
secondo le posizioni teoriche di impronta oggettiva ,invece, restando escluso nel reato tentato il realizzarsi
dellevento lesivo, il tentativo ha necessariamente minore rilevanza penale rispetto al reato

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consumato(potrebbe anche non averne affatto, come nel caso di reato inidoneo). La sua punibilit deve essere
identificata con la oggettiva e concreta messa in pericolo del bene giuridico protetto.

Nozione giuridica del tentativo:


art 56c.p. Chi compie atti idonei, diretti in modo non equivoco a commettere un delitto, risponde di delitto tentato, se l'azione non si
compie o l'evento non si verifica.
Il colpevole di delitto tentato punito:; con la reclusione non inferiore a dodici anni, se la pena stabilita l'ergastolo; e, negli altri casi con
la pena stabilita per il delitto, diminuita da un terzo a due terzi.
Se il colpevole volontariamente desiste dall'azione, soggiace soltanto alla pena per gli atti compiuti, qualora questi costituiscano per s un
reato diverso.
Se volontariamente impedisce l'evento, soggiace alla pena stabilita per il delitto tentato, diminuita da un terzo alla met. .

da ci ricaviamo che :
-la punibilit del tentativo limitata dalla legge soltanto ai delitti, restando escluse le contravvenzioni
-il delitto tentato ha senso solo in rapporto ai delitti dolosi (non si potrebbe applicare n ai delitto colposo n a quelli
preterintenzionali, proprio perch non vi sono condotte poste in essere consapevolmente al fine di ledere un bene giuridico).

-la fattispecie generale e astratta del delitto tentato scaturisce dalla combinazione delle singole ipotesi di delitto
previste nella parte speciale del codice (es. furto, rapina,omicidio ecc) con lo schema generale dellart 56c.p. E
impensabile una fattispecie di tentativo prescindendo dai singoli tipi di delitto: non si pu avere una fattispecie
astratta di delitto tentato ma avremo sempre tentato-omicidio,tentata-rapina ecc. Tuttavia, nonostante la
dipendenza strutturale del tentativo dalle ipotesi di delitto consumato, la fattispecie del delitto tentato ha una
propria tipicit ed caratterizzata da unautonoma cornice edittale di pena anche se essa si ricava ,per
relationem,facendo riferimento alla pena prevista per il reato consumato.
-la pena che colpisce il delitto tentato inferiore a quella prevista per il corrispondente delitto consumato
-lart 56 prevede due distinte fattispecie di delitto tentato a seconda che la condotta tipica sia stata realizzata
parzialmente o che lintera azione tipica sia stata ompiuta senza che per ne sia seguito levento voluto
dallagente. Sono le ipotesi del tentativo compiuto e del tentativo incompiuto.
Dallart 56 ricaviamo gli elementi costitutivi essenziali della fattispecie di delitto tentato:
-compimento di atti diretti a commettere un determinato delitto;
-mancata consumazione del delitto o interruzione della condotta per cause diverse dalla volontaria risoluzione
dellagente;
-idoneit degli atti compiuti a realizzare il delitto alla cui consumazione erano diretti;
-direzione non equivoca degli atti compiuti alla commissione del delitto in questione.
Cosa difficile da determinare il momento iniziale in cui la condotta di un soggetto assume rilevanza come
tentativo punibile. Tale problema concerne essenzialmente lestesa fascia degli atti preparatori. E scontato dire
che la mera ideazione di un delitto irrilevante(pensare di avvelenare tizio!), come scontata la punibilit
delle condotte che segnano un inizio di esecuzione del reato (porgere il veleno alla vittima!). Il nostro
ordinamento , nel codice Zanardelli, escludeva la punibilit degli atti preparatori, mentre nellattuale disciplina
prevista la distinzione tra atti preparatori e atti esecutivi.
Nel nostro testo attuale il requisito esclusivo del delitto tentato il compimento di atti UNIVOCI idonei diretti
a realizzarlo. Lunivocit degli atti il requisito del tentativo punibile utilizzato spesso dalla giurisprudenza
proprio per escludere la rilevanza di talune condotte tipicamente preparatorie.
il criterio di determinazione delle attivit rilevanti come tentativo si concretato nella individuazione di una
categoria di atti, definiti come atti iniziali: atti che danno inizio allesecuzione del reato. Questo momento
viene indicato nella messa in opera dei mezzi predisposti per lesecuzione del reato.

La fattispecie del delitto tentato:


requisiti della fattispecie oggettiva del delitto tentato:
1) a norma dellart 56c.p. per la punibilit del tentativo gli atti devono essere idonei a commettere un
delitto.
LIDONEITA DEGLI ATTI a commettere un delitto un requisito essenziale del delitto tentato.

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quali sono i criteri di giudizio per apprezzare lidoneit degli atti nel delitto tentato?
innanzitutto se il requisito dellidoneit va riferito ad ogni singolo atto come attitudine a realizzare la
specifica funzione che gli propria, la punibilit degli atti di tentativo rischia di risalire allindietro,
praticamente senza limiti, fino alla prima manifestazione esterna del proposito delittuoso (si finirebbe col
punire anche chi acquista il veleno, chi pulisce un arma ecc). Quindi per idoneit degli atti si intende
fondare la punibilit del tentativo su un pericolo reale e non meramente ipotetico o virtuale.

Come si stabilisce lidoneit degli atti di tentativo a realizzare il reato?


Attraverso lo schema di giudizio della prognosi postuma. E un giudizio formulato ex post,
prognostico, in cui ci si riporta idealmente alla situazione ex antea, e si cerca di dedurre dalle circostanze
esistenti in quel momento la verosomiglianza di una probabile verificazione del fatto che lagente si
proponeva di realizzare con la sua condotta. Il giudice, collocandosi mentalmente nella posizione in cui
lagente si trovava al momento del fatto, dovr accertare se gli atti compiuti, tenuto conto delle circostanze
concrete del fatto, rendevano probabile la consumazione del reato, come effetto della condotta dellautore.
NB: la prognosi postuma, ai fini del giudizio di idoneit, deve escludere dal suo ambito di valutazione
tutti i fattori impeditivi dellevento (xk ovviamente, ex post se si tengono conto degli elementi che
realmente hanno impedito il verificarsi dellevento, il giudizio di idoneit degli atti sar sempre negativo
xk risulterebbero sempre atti inidonei a provocare a provocare il delitto). ES: (il tempestivo soccorso della
vittima,che ne scongiura la morte, non deve essere preso in considerazione dal giudice altrimenti non
potrebbe costatare la punibilit dellagente per tentato omicidio).
2) Gli atti costituenti delitto tentato , oltre ad essere idonei, devono anche essere diretti in modo non
equivoco alla commissione del delitto prefigurato dallagente. Si parla dunque di UNIVOCITA come
elemento essenziale degli atti costituenti delitto tentato.
Lunivocit degli atti si dovrebbe riconoscere tutte le volte che essi, per il grado di sviluppo raggiunto,
lasciano prevedere come verosimile la realizzazione del delitto voluto.
In conclusione la dottrina contemporanea unanime nel ritenere che ,sia lidoneit quanto lunivocit degli atti
di tentativo, siano in realt requisiti inerenti ad una loro connotazione di prossimit (spaziale, temporale,
logico-causale) rispetto al manifestarsi della condotta tipica, esecutiva del reato. E solo sotto questo profilo
possibile individuare un limite specifico alla punibilit del tentativo.

Elemento psicologico nel delitto tentato:


Latteggiamento psicologico rilevante per il tentativo costituito esclusivamente dal DOLO. In nessun caso si
potrebbe ipotizzare la rilevanza di un delitto tentato colposo (se non c intenzione, come si pu tentare un
delitto?). La dottrina infatti concorde nel ritenere il dolo del delitto tentato perfettamente identico al dolo del
delitto consumato. Da sottolineare, per, che laccertamento del dolo , a differenza che nel delitto
consumato,precede e non segue la valutazione che concerne la rilevanza degli elementi della fattispecie oggettiva.
Solo in rapporto al fine perseguito dallagente, e in relazione al suo concreto piano di azione possibile infatti
stabilire lidoneit e lunivocit degli atti compiuti.

[tentativo e dolo eventuale; tentativo e circostanze;tentativo e tipologie delittuose; vedi libro o appunti prof]

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Desistenza e recesso:
desistenza volontaria:
Sulla base del III comma dellart 56c.p. possiamo trarre il concetto di desistenza volontaria al tentativo.
tale comma infatti stabilisce che se il colpevole volontariamente desiste dallazione, soggiace soltanto alla pene
per gli atti compiuti, qualora questi costituiscano per se un reato diverso. Questa disposizione, dunque, disciplina
la non punibilit degli atti di tentativo e ci va sotto il nome di desistenza volontaria, la quale ricorre quando
la condotta tipica, nel corso del suo sviluppo, prima che giunga a compimento, viene interrotta per decisione dello
stesso autore. Ci nonostante, se il soggetto nellinterrompere il tentativo di reato ha commesso un altro delitto, egli
resta comunque punibile per il delitto commesso (come chi interrompe il furto mentre stava scardinando una serratura,
dovr comunque rispondere del danneggiamento al bene altrui).
Da notare che il III comma del 56 si attiene soltanto alla figura del tentativo incompiuto perch
strutturalmente incompatibile con il il delitto mancato (non si pu desistere da unazione che si gi
compiuta per intero ma che non ha prodotto gli effetti ricercati!).
il requisito della volont della desistenza fondamentale affinch il delitto tentato possa essere ritenuto non
imputabile allautore. Se il proseguimento dellazione, ad esempio, diventa impossibile, la volontariet della
desistenza esclusa. Affinch si possa non imputare il reato tentato allautore dello stesso, la volont alla
desistenza deve essere genuina, non condizionata n da eventi esterni che oggettivamente facciano ravvedere
lautore (anche se la prosecuzione dellazione non resa impossibile, tuttavia non si lascia al soggetto un normale margine

di autonomia decisionale: es. il ladro che desiste dal prendere la cosa perch si accorge di essere stato scoperto:in questo
caso la sua desistenza non volontaria anche se in astratto sussisteva ancora la possibilit di proseguire nellazione), n

dallopinione dellautore stesso circa la realizzabilit dellevento a causa di una modificazione, a suo
svantaggio, della situazione (cosa che lo induce appunto a desistere) es. il ladro che decide di desistere
dallentrare in casa perch ha sentito i cani abbaiare.
Tutte queste sono ipotesi non caratterizzate da unassoluta impossibilit di prosecuzione del reato ma che tuttavia
hanno costituito per lautore un motivo cogente per labbandono dellazione stessa.

Perch il comma III dellart 56 stabilisce la non punibilit della desistenza volontaria?
RATIO della non punibilit fondata su una valutazione di ordine politico-criminale.
Opinione della dottrina tradizionale: Finch non si verificata la consumazione del reato, opportuno,
al fine di scongiurarla, mettere a disposizione del reo una via duscita, consistente nella promessa di
impunit per il tentativo incompiuto, se lautore volontariamente rinunzia allesecuzione dellazione.
Opinione della dottrina pi recente: il fondamento della desistenza valutato sotto la visuale della
prevenzione speciale:la condotta di colui che,pronto a delinquere, tornato sui propri passi, manifesta
nellautore una scarsa e riluttante determinazione a delinquere e sorgono nei suoi confronti seri dubbi sulla
necessit di una pena rieducativa.

Il Recesso attivo:
lart 56 IV comma stabilisce che se il colpevole di un delitto tentato volontariamente impedisce levento,
soggiace alla pena stabilit per il delitto tentato, diminuita da un terzo alla met. Tale disposizione prevede
,dunque, una circostanza attenuante speciale (perch riferibile soltanto alla fattispecie di delitto tentato) e
ad effetto speciale consistente in una condotta susseguente al compimento dellazione diretta volontariamente ad
impedire il verificarsi dellevento a cui lazione era diretta. [in pratica io decido di uccidere tizio, vado li con la
mia pistola e gli sparo, ma prima che muoia lo porto in ospedale dove lo salvano]
differenze tra recesso attivo e desistenza volontaria:
-

La desistenza inerente ad unazione che non si compie (tentativo incompiuto, o improprio)


Il recesso presuppone un tentativo perfetto (tentativo compiuto o proprio).
La desistenza configurabile solo fin quando lagente conserva la piena padronanza finalistica dei
decorsi causali diretti a produrre levento

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Il recesso implica invece che i decorsi causali siano protesi in modo autonomo e ormai non pi
dipendenti dalla volont dellagente verso la produzione del risultato e quindi liniziativa che
impedisce levento si configura come un attivit di tutela del bene.
Esempio per capire:

Desistenza volontaria : tizio vuole uccidere caio sparandogli con una pistola, gli si presenta contro ma alla fine desiste e ripone
larma.
Recesso attivo: tizio vuole uccidere Casio sparandogli con una pistola,gli si presenta contro e gli spara ma prima che si potesse
completare la fattispecie tipica dellomicidio (con la morte di Caio), si ravvede e presta soccorso a Caio portandolo in ospedale.

Il requisito della volontariet , nel recesso, deve avere le stesse caratteristiche dhe contrassegnano la
volontariet della desistenza: non ha alcun valore qualsiasi riferimento alla valenza etica dellazione che
impedisce levento (non importa assolutamente se Tizio abbia tratto furi dallacqua caio, che egli stesso aveva gettato li, perch pentito
o perch accortosi di essere stato scoperto!)

In concreto difficile stabilire se si di fronte a una desistenza o a un recesso


casi scolastici:
-la madre che dopo aver a lungo omesso di nutrire il proprio figlio, pentita, riprende ad alimentarlo o lo porta in
ospedale.
-chi, dopo aver fatto una telefonata di minaccia a scopo estorsivo, non si presenta poi allappuntamento
siamo di fronte a una desistenza o a un recesso?? Eh behe chi cazz o sap! xD

IL CONCORSO DI PERSONE NEL REATO


La norma base dettata per la disciplina del concorso di persone contenuta nellart 110c.p. pena per coloro che
concorrono nel reato. Tale articolo stabilisce che Quando pi persone concorrono nel medesimo reato,
ciascuna di esse soggiace alla pena per questo stabilita, salve le disposizioni degli articoli seguenti..
Questa disposizione non solo non definisce il requisito delle condotte costituenti concorso nel reato,ricavate perci
dalla tradizione interpretativa e dalle elaborazioni giurisprudenziali, ma pone anche allinterprete lobbligo di
determinare quale sia lesatto significato della locuzione medesimo reato.
facciamo alcune precisazioni essenziali:
nellambito del reato plurisoggettivo, contrassegnato dalla cooperazione di pi soggetti attivi, vanno distinte le
ipotesi del:
-

concorso necessario:la fattispecie legale astratta caratterizzata dalla previsione di pi condotte che
si presentano come complementari ai fini della realizzazione del reato. Di conseguenza, la presenza
di pi autori elemento necessario alla struttura del fatto tipico. Es. la bigamia o
lassociazione a delinquere o lassociazione di tipo mafioso ecc.
i reati a concorso necessario a loro volta sono classificabili a seconda se si tratta di reati genericamente
collettivi (detti anche reati soggettivi unilaterali) ,es. i reati associativi , o che siano caratterizzati dalla
direzione delle condotte dei vari soggetti luna verso laltra (bigamia) o addirittura contro laltra (rissa). Si
tratta dei reati plurisoggettivi bilaterali.
concorso eventuale: la fattispecie legale astratta costruita secondo lo schema del reato
monosoggettivo ma, in concreto, il fatto pu essere realizzato con la partecipazione e il contributo di
pi soggetti attivi (es.un furto, normalmente un reato monosoggettivo, in alcuni casi pu assumere, attraverso il
combinato disposto con lart 110c.p., valenza di reato plurisoggettivo).

Lart 110c.p. ha una funzione costitutiva insostituibile per la rilevanza penale di condotte che, pur esprimendo una
forma di partecipazione, spesso essenziale, alla realizzazione del reato, tuttavia non corrispondono in alcun modo
alla descrizione della condotta tipica che costituisce il reato. Si pensi al palo o al mandante dellomicidio,
casi in cui solo lesistenza di una norma incriminatrice delle condotte di concorso pu sortire leffetto di
rendere tipiche( omeglio, RILEVANTI) condotte che, di per s irrilevanti, in realt assumono rilevanza in

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ragione al rapporto che le lega alla realizzazione di un fatto tipico principale. A ci allude la dottrina del
concorso di persone quando sottolinea il carattere accessorio delle condotte di concorso.
Lesistenza di norme che conferiscono rilevanza penale a comportamenti che ,di per s, non integrano gli estremi di
una fattispecie descritta nella parte speciale adempie a una funzione essenziale. Dal punto di vista del principio
di legalit, lesigenza di punire tutti coloro che abbiano fornito un contributo comunque significativo alla
misure del reato, non potrebbe certo essere perseguita mediante limplicita estensione della nozione di
autore del reato a chiunque abbia contribuito oggettivamente o soggettivamente alla produzione delloffesa,
in una forma che non sia quella della diretta esecuzione del fatto tipico.
Quindi alla normativa sul concorso di persone spetta un ruolo di integrazione, in funzione incriminatrice,
della norma di parte speciale che descrive il reato.
Esistono due modelli per lincriminazione dei reati plurisoggettivi:
-

il modello differenziato di incriminazione delle condotte di concorso: si individuano e si descrivono in


modo puntuale le diverse forme di partecipazione al reato penalmente rilevanti distinuendole in base al
ruolo che ciascun concorrente svolge nelleconomia del reato comune: ciascuna diversa forma di
partecipazione del reato avr un trattamento diverso a seconda se sia disciplinata per istigazione,
agevolazione ecc.
il modello unitario di disciplina del concorso di persone, quello accolto dal nostro ordinamento nel
vigente codice penale, prescinde, invece, dal tipo particolare di condotta posta in essere dai singoli
compartecipi, valorizzando essenzialmente come criterio di punibilit lefficienza causale del contributo di
ciascuno alla realizzazione del reato, in una tendenziale parificazione della loro rilevanza penale.

Teorie giuridiche del concorso:

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STRUTTURA DEL CONCORSO:


Per il configurarsi di una condotta di concorso penalmente rilevante, necessario che taluno dei concorrenti
realizzi un reato quanto meno nella forma del tentativo. Alla locuzione reato dellart 110 non si pu assegnare
il significato che assume il reato tradizionalmente, ossia nel significato di fatto tipico, antigiuridico e colpevole.
Che la colpevolezza personale dellesecutore non sia essenziale per la rilevanza del concorso comprovato
dallart 111 che stabilisce un aggravamento di pena per chi abbia determinato a commettere un reato una persona
non imputabile. Da ci capiamo che la colpevolezza dellautore non appartiene alla nozione di reatonel
significato che questa espressione assume nellambito degli artt 110ss c.p.
Dallart 119 e ,in particolare dallart 54 si desume anche lirrilevanza del carattere dellantigiuridicit.
I dati che si ricavano confortano la dottrina e la giurisprudenza circa il fatto che la base di riferimento per il
configurarsi di condotte di concorso nel reato sia costituita dalla realizzazione di un fatto che sia conforme a una
fattispecie legale dellincriminazione (fatto tipico!) a prescindere dalla sua antigiuridicit e dalla colpevolezza
personale dellautore o degli autori del fatto.
Lart 115 risulta essere essenziale per lindividuazione della struttura del concorso di persone. Esso
stabilisce che Salvo che la legge disponga altrimenti, qualora due o pi persone si accordino allo scopo di
commettere un reato, e questo non sia commesso, nessuna di esse punibile per il solo fatto dell'accordo.
Nondimeno nel caso di accordo per commettere un delitto, il giudice pu applicare una misura di sicurezza.
Le stesse disposizioni si applicano nel caso di istigazione a commettere un reato, se l'istigazione stata accolta,
ma il reato non stato commesso.
Qualora l'istigazione non sia stata accolta, e si sia trattato d'istigazione a un delitto, l'istigatore pu essere
sottoposto a misura di sicurezza.. Le condotte quindi assumono rilevanza SOLO in quanto costituiscono esse

stesse azioni esecutive del reato oppure se accedano ad una condotta esecutiva del reato altrui. Se il reato non
viene commesso le condotte di partecipazione al reato progettato risultano irrilevanti per lapplicazione della
pena(pensa a chi istiga un tizio a commettere un furto e il furto non viene commesso, che cavolo condanni qui?!?!) (tuttal pi il
giudice pu applicare una misura di sicurezza!).
Lart 115 si rif ad un principio pi generale del nostro ordinamento costituito dalla tendenziale irrilevanza
delle condotte meramente preparatorie(gi visto riguardo il delitto tentato). La non punibilit delle condotte prese in
considerazione dallart 115 dipende, in realt, dal fatto che le condotte menzionate di per s non integrano il modello legale
del reato e non potrebbero essere sottoposte a pena in mancanza di una norma espressa dettata ad hoc se non a prezzo di una
palese violazione del principio di legalit.

Si deve ribadire che il 115, nello stabilire la non punibilit dei concorrenti per il solo fatto dellaccordo non seguito
da commisione del reato, non esclude affatto lautonoma rilevanza delle condotte di partecipazione che
,anche se atipiche, costituiscono esse stesse atti(quanto meno iniziali) di esecuzione del reato (es. dare il segnale ai
complici di sparare alla vittima, costituisce di per s un atto iniziale di un tentativo di omicidio e resta punibile come tale
anche se lomicidio non si concretizza perch gli altri non sparano!).

Quindi, in conclusione, la condizione imprescindibile per il configurarsi di una condotta collettiva, rilevante
come concorso in un reato, che almeno uno dei concorrenti realizzi nel mondo esterno un fatto che riveste
quanto meno il carattere di un inizio dellattivit esecutiva del reato, nel senso richiesto per la rilevanza del
tentativo; atti, cio, non meramente preparatori ma che siano idonei e diretti in modo non equivoco alla
commissione del reato.

Ruolo dellelemento psicologico nella struttura del concorso:


alla stregua dellorientamento tuttora prevalente in materia di concorso, per aversi concorso di pi persone in un
reato, sarebbe sufficiente che almeno uno dei compartecipi abbia realizzato la condotta oggettiva descritta dalla
norma incriminatrice indipendentemente dal fatto che vi sia o meno lelemento psicologico. Tale dottrina ,che
quindi punta sullassenza dellelemento psicologico nella qualificazione del reato di concorso, carente da molti
punti di vista:
basti pensare allesplicita distinzione legislativa fra i casi di concorso e quelli che lart 113 contrassegna col
termine cooperazione nel delitto colposo.

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La differenziazione normativa delle diverse ipotesi di partecipazione ,sulla base del differente elemento psicologico
del fatto, sembra definitivamente smentire la tesi secondo cui il concorso si configurerebbe come mero contributo
causale a un fatto oggettivamente tipico, senza, alcun riguardo allelemento psicologico. Se si prevede la
cooperazione colposa significa che lelemento psicologico (dolo o colpa) ha fin dallinizio il ruolo di un
elemento tipicizzante nella struttura del concetto di reato, assunto come presupposto della compartecipazione.

Autori e partecipi nella struttura del concorso di persone:


lidea delle fattispecie plurisoggettive caratterizzata dal fatto che ciascuna azione individuale confluisce nel fatto
collettivo con lo stesso valore che, nella fattispecie monosoggettiva, assumono i singoli e particolari atti (di
preparazione o di esecuzione) compiuti dallautore unico.
Si necessita quindi stabilire il ruolo di ciascuno nellambito del fatto comune: a ci attiene la distinzione
tradizionale tra autori e partecipi.
Autore del fatto colui che realizza con lelemento psicologico richiesto la fattispecie esecutiva di un reato.
Autore ,in sostanza, colui che possiede la signoria del fatto, colui che ha la disponibilit dellazione
plurisoggettiva nel senso che la commissione del reato dipende dalla sua decisione. La qualit di autore perci
sempre posseduta da chi esegue il fatto tipico, ma pu anche essere composseduta da soggetti che, in un diverso
contesto, sarebbero da considerarsi semplici partecipi in virt del carattere accessorio della loro condotta rispetto
alla condotta dellautore. es. nellesecuzione frazionata, la qualit di autore riconosciuta non solo a tutti coloro che
realizzano, dividendosi i compiti, lazione esecutiva del reato, ma anche da tutti coloro che labbiano decisa e predisposta nei
particolari anche se lazione concordata stata poi affidata soltanto a uno o pi fra i concorrenti.

Quindi la qualit di autore coincide con chi ha il dominio finalistico del fatto collettivo.
Non autore, bens mero PARTECIPE, colui che vuole si il fatto ma pur sempre sotto condizione della decisione
dellautore e che, pertanto, non ne possiede il dominio finalistico.

Concorso nelle fattispecie omissive:


il reato omissivo non configurabile se non a patto che in capo a uno o pi soggetti esista un dovere di agire:
in materia di concorso di persone nei reati omissivi dolosi vi la necessit che sia proprio il soggetto che si trova
nella situazione di obbligato, ad agire come autore.

Cooperazione colposa:
Lart 113 stabilisce che Nel delitto colposo, quando l'evento stato cagionato dalla cooperazione di pi persone,
ciascuna di queste soggiace alle pene stabilite per il delitto stesso.
La pena aumentata per chi ha determinato altri a cooperare nel delitto, quando concorrono le condizioni stabilite
nell'art. 111 e nei numeri 3 e 4 dell'art. 112.. In altre parole, i diversi comportamenti colposi, costituendo

ciascuno concausa dellevento, ripeterebbero la loro rilevanza direttamente dalla norma di parte speciale che
incrimina il delitto colposo. Nella cooperazione colposa non sarebbe dato distinguere tra autori e partecipi
essendo le varie condotte ,confluenti nella causazione dellevento, tutte sullo stesso piano perch tutte
autonomamente incriminabili. Si ritiene che lart 113 sia una norma di disciplina, nel senso che non avrebbe altra
funzione se non quella di determinare lapplicabilit delle disposizione che disciplinano i concorso nella
produzione dellevento.

Requisiti oggettivi del concorso:


1) pluralit dei soggetti attivi;
2)valore causale dellatto di partecipazione;
da un punto di vista oggettivo, per lesistenza di una fattispecie plurisoggettiva necessario che pi persone (pi soggetti
attivi) prendano parte alla comune realizzazione del reato.
dalla generica formulazione dellart 110 risulta alquanto problematico definire quali esattamente siano i limiti di rilevanza
dellapporto alla condotta comune:
la dottrina che applica al concorso il principio condizionalistico secondo il quale la rilevanza di una condotta concorsuale
viene fatta dipendere dalla sua efficienza causale nei termini della condicio sine qua non giunge a una conclusione poco

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condivisibile, in quanto non giudicherebbe concorrente nel reato, ad esempio, il palo che non abbia svolto alcuna
attivit. Anche a norma dellart 114 (che prevede unattenuante facoltativa per i concorrenti la cui opera abbia avuto minima
importanza nella preparazione o nellesecuzione del reato) sembra suggerire linsufficienza del principio condizionalistico in
questa materia.
Se riprendiamo gli art 110ss. c.p. oltre alla rilevanza dei contributi in senso stretto causali, essi evocano anche la rilevanza dei
contributi che ricadono nel quadro della causalit agevolatrice, che comprende oltre agli apporti riconducibili allo schema
della conditio sine qua non, anche i contributi di cui si possa almeno dire che abbiano facilitato la realizzazione del reato (sia
dal punto di vista materiale che psichico). Si pensi al mandante di un omicidio, o al basista che fornisce indicazioni
indispensabili per una rapina ecc.
Ma se teniamo conto dei contributi che hanno facilitato la realizzazione del reato, secondo la causalit agevolatrice, si
dovrebbero allora escludere le ipotesi del palo inattivo o del complice maldestro che non fornisca alcun apporto anzi risulti
dimpiccio allazione dei concorrenti ecc. Questo perch gli status di tali autori se li si inquadra prima della commissione
del reato possibile definirli concorrenti, ma se il giudizio fatto ex post factum, a causa del loro apporto non necessario
alla realizzazione del reato, non potrebbero essere incriminati.
Una soluzione proposta quella di ricondurre il tutto nellambito della causalit psichica le ipotesi che si configurano ex ante
come ipotesi di agevolazione materiale.

Elemento soggettivo nella partecipazione criminosa:


ciascuna condotta di partecipazione al reato implica la volont di realizzare il fatto; ma non vi dubbio che
lelemento psicologico di chi concorre in un reato implichi la volont di collaborare con altri nella realizzazione del
fatto collettivo. Tuttavia si ritiene che non occorra la reciproca consapevolezza dellaltrui concorso ma che sia
sufficiente la coscienza di concorrere nel reato anche quando esista unilateralmente (es. la domestica che odia i
proprietari ed a conoscenza che durante la notte rapineranno lappartamento e volontariamente lascia luscio aperto. Pur
non essendoci alcun legame tra la domestica e i ladri la domestica potr essere condannata per concorso di furto).

Forme e limiti del concorso punibile nella disciplina normativa:


vediamo ora bene la disciplina del concorso dal punto di vista normativo:
Dallart 115, a ritroso, ricaviamo che listigazione e laccordo ,di per s non punibili se non si realizza il reato,
assumono rilevanza ,quali forme di concorso nel reato, quando esso sia stato commesso.

Vediamo la disciplina, ampia, delle circostanze aggravanti e attenuanti:


la disciplina degli art 111-112-113-114c.p. rappresenta una conferma sostanziale della perdurante operativit della
distinzione tra correit e partecipazione nella disciplina del concorso di persone.
lart 111 stabilisce che Chi ha determinato a commettere un reato una persona non imputabile, ovvero non
punibile a cagione di una condizione o qualit personale, risponde del reato da questa commesso, e la pena
aumentata. Se si tratta di delitti per i quali previsto l'arresto in flagranza, la pena aumentata da un terzo alla
met.
Se chi ha determinato altri a commettere il reato ne il genitore esercente la potest, la pena aumentata fino alla
met o, se si tratta di delitti per i quali previsto l'arresto in flagranza, da un terzo a due terzi. Esso infatti un

aggravamento della pena per chi abbia determinato al reato una persona non imputabile o non punibile a
cagione di una condizione personale. Il 111 pone un problema tra istigazione e determinazione:in questo caso
lart 111 da una prova di determinatore xk lautore determina le scelte di azione del soggetto non imputabile che
agir sul suo convincimento. Quindi, nella distinzione fatta tra autore e partecipe, si pu dire che il
determinatore possa configurarsi come lautore del reato xk egli possiede il dominio finalistico del fatto.
La ratio dellaggravante prevista per tale fattispecie risiede nel disvalore dellazione che contrassegna il fatto di
chi approfitta dellimmaturit o della condizione di impunit di altri per indurli a delinquere, assumendosi cos
anche la paternit del fatto.

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Lart 112 contempla quattro distinte circostanze aggravanti del concorso di persone: La pena da infliggere
per il reato commesso aumentata:
1) se il numero delle persone, che sono concorse nel reato, di cinque o pi salvo che la legge disponga altrimenti
2) per chi, anche fuori dei casi preveduti dai due numeri seguenti, ha promosso od organizzato la cooperazione nel
reato, ovvero diretto l'attivit delle persone che sono concorse nel reato medesimo;per lapplicazione

dellaggravante si richiede una particolare posizione di supremazia, di dominio sullazione collettiva. Tale attivit
di direzione e organizzazione deve essere condicio sine qua non del reato.
3) per chi nell'esercizio della sua autorit, direzione o vigilanza ha determinato a commettere il reato persone ad
esso soggette;
4) per chi, fuori del caso preveduto dall'articolo 111, ha determinato a commettere il reato un minore di anni 18 o
una persona in stato di infermit o di deficienza psichica, ovvero si comunque avvalso degli stessi o con gli stessi
1
ha partecipato ( ) nella commissione di un delitto per il quale previsto l'arresto in flagranza.
La pena aumentata fino alla met per chi si avvalso di persona non imputabile o non punibile, a cagione di una
2
condizione o qualit personale, o con la stessa ha partecipato ( ) nella commissione di un delitto per il quale
previsto l'arresto in flagranza.
3
Se chi ha determinato altri a commettere il reato o si avvalso di altri o con questi ha partecipato ( ) nella
commissione del delitto ne il genitore esercente la potest, nel caso previsto dal numero 4 del primo comma la
pena aumentata fino alla met e in quello previsto dal secondo comma la pena aumentata fino a due terzi.
Gli aggravamenti di pena stabiliti nei numeri 1, 2 e 3 di questo articolo si applicano anche se taluno dei partecipi al
fatto non imputabile o non punibile..

Secondo un orientamento costante della giurisprudenza le aggravanti del 112 possono ricorrere anche
congiuntamente e cumularsi tra loro ai fini della pena.
se le circostanze aggravanti del concorso sembrano immancabilmente adattarsi alla figura del correo o al coautore,
la speciale circostanza attenuante prevista dal I comma dellart 114 appare caratteristicamente riferita allopera
dei semplici partecipi: Il giudice, qualora ritenga che l'opera prestata da talune delle persone che sono
concorse nel reato a norma degli articoli 110 e 113 abbia avuto minima importanza nella preparazione o
nell'esecuzione del reato, pu diminuire la pena.. Lattenuante di minima partecipazione pu essere concessa
anche nei casi di cooperazione colposa.

Art 116: la responsabilit del partecipe per un reato diverso da quello voluto.
Lart 116 stabilisce che Qualora il reato commesso sia diverso da quello voluto da taluno dei concorrenti, anche
questi ne risponde, se l'evento conseguenza della sua azione od omissione.
Se il reato commesso pi grave di quello voluto, la pena diminuita riguardo a chi volle il reato meno grave..

lambito di applicabilit dellart 116 richiede come requisito imprescindibile la realizzazione dolosa del fatto
diverso da parte dellesecutore. Se infatti levento diverso da quello voluto fosse realizzato dallesecutore per
colpa o se rientri nello schema del delitto preterintenzionale, la soluzione andrebbe ricercata nellart 83 che
stabilisce che se per errore o per altra causa si cagiona un evento diverso da quello voluto, il colpevole risponde,
a titolo di colpa, dellevento non voluto, quando il fatto previsto dalla legge come delitto colposo. QUINDI, per
lapplicazione dellart 116 occorre che levento diverso da quello voluto sia posto in essere dallesecutore con
DOLO.
Es. tizio incarica Caio a danneggiare una vetrina e questi colpisce per sbaglio un passantesi applica l83 e risponderanno
entrambi di lesioni colpose (oltre che di concorso per tentativo di danneggiamento);
cosa diversa se tizio incarica caio di danneggiare la vetrina e Caio, per evitare la reazione del commesso, lo colpisce volontariamente con il
sasso destinato alla vetrina qui si applica il 116.

Partecipazione al reato proprio e applicabilit dellart 117:


Art 117: Se, per le condizioni o le qualit personali del colpevole, o per i rapporti fra il colpevole e
l'offeso, muta il titolo del reato per taluno di coloro che vi sono concorsi anche gli altri rispondono dello
stesso reato. Nondimeno, se questo pi grave il giudice pu, rispetto a coloro per i quali non
sussistano le condizioni, le qualit o i rapporti predetti, diminuire la pena.
Con questa norma il nostro ordinamento disciplina il concorso nei reati propri (ossia quei reati che sono riferiti ad
un determinato tipo di autore in virt di una propria qualit, del proprio status ecces. linfanticidio, x la madre!).

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Con questa norma il nostro ordinamento quindi assimila la responsabilit del concorrente estraneo a quella
dellintraneo ( a cui competono le qualifiche o i rapporti in virt dei quali la fattispecie monosoggettiva di
riferimento si configura come una ipotesi di reato proprio).
vi sono due questioni a tal proposito:
-ci si chiede se per rispondere in base al titolo di reato corrispondente al reato proprio il concorrente estraneo debba
conoscere la particolare qualit rivestita dallintraneo:
-ci si chiede se il mutamento del titolo per i concorrenti estranei abbia luogo indipendentemente dal ruolo svolto
dallintraneo nella realizzazione del fatto collettivo o se invece presupponga nellintraneo il ruolo di autore.
Alla prima questione possiamo rispondere che lart 117 ,nel punto in cui statuisce lidentit del titolo di
responsabilit per tutti i concorrenti, non per questo si sottrae ai principi generali in tema di dolo e di colpa; per
tanto, i concorrenti non qualificati debbano necessariamente conoscere la qualit o la condizione
dellintraneo per rispondere del diverso titolo di reato che vi si connette.
Alla seconda questione possiamo invece rispondere cos : leffetto del mutamento del titolo non pu aversi se non a
patto che lintraneo, indipendentemente dal fatto che sia o meno egli stesso a eseguire il reato, agisca quale autore e
quindi con lo stesso elemento psicologico che sarebbe richiesto per il configurarsi della fattispecie monosoggettiva
del reato proprio. Quindi latteggiamento psicologico dellintraneo non deve essere di mera adesione allaltrui
disegno e d supporto allaltrui decisione ma deve configurasi come volont di realizzare, insieme con lestraneo, il
reato proprio.
Infine, lultimo comma del 117 prevede che quando il reato conseguente al mutamento del titolo pi grave di
quello che sarebbe stato realizzato al di fuori del concorso dellintraneo, la pena possa essere diminuita rispetto ai
concorrenti che non rivestano qualit o condizione che determina il mutamento del titolo.
NB: cerca di spiegarti tutti questi concetti con lesempio dellinfanticidio commesso dalla madre e dallamante
(quindi se lamante sa che la vittima il figlio della donna si potrebbe applicare anche a lui lipotesi di concorso
in infanticidio, altrimenti solo quella di concorso in omicidio).

Desistenza e recesso attivo nel concorso di persone:


difficile da interpretare la condotta di desistenza di un concorrente allazione nella disciplina del concorso di
persone nel reato a causa del silenzio della legge a riguardo. Ci si domanda:
1) se la desistenza del concorrente debba rispettare soltanto i requisiti dellart 56,3 comma Se il colpevole
volontariamente desiste dall'azione, soggiace soltanto alla pena per gli atti compiuti, qualora questi
costituiscano per s un reato diverso..

2) se la desistenza di un concorrente possa giovare gli altri.


Il primo problema non si pone se a desistere lesecutore unico del reato (il reato non si completa, ergo non c
alcuna imputabilit).
pi articolata la questione se a desistere sia non lesecutore ma un compartecipe diverso da colui o coloro che
eseguono lazione tipica.
La giurisprudenza concorde a stabilire la non punibilit di chi ha desistito se la sua desistenza ha avuto
efficacia ad arrestare lo sviluppo dellazione collettivo o ,quanto meno, quella di neutralizzare del tutto
lapporto causale del contributo che la sua azione avrebbe dovuto arrecare al fatto collettivo es. chi ,prima
fornisce ai complici gli strumenti per condurre a termine una sofisticata effrazione e poi se li riprende prima che
lazione sia ocmpiuta rendendo impossibile quindi il proseguimento.
Riguardo il problema degli effetti della desistenza del singolo concorrente sulla punibilit degli altri la
questione esclusa dalla giurisprudenza e della dottrina. Partendo dal presupposto che si tratti di una causa
personale di esclusione della pena, occorre quindi fare la distinzione tra desistenza dellautore e quella del
partecipe.

VINCENZO DE LISO

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Nel secondo caso evidente la non punibilit se egli soltanto desiste nella partecipazione al fatto altrui.
Quando invece lautore unico a desistere, liter criminis viene interrotto quindi il reato non si concretizza
proprio e la responsabilit degli istigatori e degli agevolatori potr essere valutata solo nei limiti dellart 115.

Concorso di persone e reati associativi:


in materia di criminalit organizzata sono emersi due problemi in ordine al rapporto tra i reati associativi e la
normativa sul concorso eventuale:
-

il limite entro i quali ai singoli ssociati pu essere attribuita una responsabilit per la realizzazione dei
singoli reati-scopo (omicidi,rapine ecc) sulla scorta dellesistenza di un vincolo associativo:
cio in pratica, fai parte di quellassociazione a stampo mafioso, ti pu essere addebitato un omicidio,
commesso da quellassociazione, ma non da te stesso? La risposta negativa. La giurisprudenza
concorde a riconoscere la responsabilit dei singoli reati-scopo ai isngoli associati che vi abbiano
contribuito
ammissibilit del concorso eventuale nel reato associativo dallesterno dellassociazione(ossia di un
soggetto che non appartiene allassocaizione stessa). Si pensi al politico che, pur senza essere parte
dellassociazione criminale, contribuisca alla sua conservazione, al suo rafforzamento ecc. Le sezioni Unite
della Cassazione si sono costantemente pronunciate in favore della configurabilit del concorso esterno.

VINCENZO DE LISO

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CONCORSO DI REATI E CONCORSO DI NORME.


Prima precisazione da fare:
non confondere il concorso di reati col concorso di norme.
- Si ha concorso di reati, a norma degli art 71ss. c.p. , nellipotesi in cui uno stesso soggetto viola pi volte la
legge penale e ,quindi, deve essere giudicato per pi reati.
- Si ha concorso di norme quando due o pi norme incriminatrici si presentano, almeno in prima facie, come
applicabili a una medesima condotta.
il concorso tra norme penali cmq un concorso apparente, dato che evidente che ogni singola fattispecie
concreta, penalmente rilevante, non pu che essere ricondotta ad una sola norma, essendo impensabile che sia
contemporaneamente disciplinata sulla base di due o pi regole non omogenee contenute in regole diverse.

Il concorso di reati
Il concorso di reati si definisce:

- concorso materiale, se lagente, con pi azioni od omissioni, viola diverse disposizioni di legge o
viola pi volte la stessa disposizione di legge. Data la puntuale corrispondenza tra il dato materiale (la pluralit
delle condotte) e il dato giuridicamente rilevante (la pluralit dei reati) lipotesi di concorso materiale scarsamente
problematica. Si distingue tra:
a) concorso materiale omogeneo: corrisponde allipotesi in cui lautore, con diverse azioni, concreta pi
volte la violazione della stessa disposizione di legge (commette pi volte lo stesso reato!es. chi uccide una
dopo laltra con distinte azioni pi persone).
b) concorso materiale eterogeneo: corrisponde allipotesi in cui lautore, con le diverse azioni od omissioni,
d vita a reati diversi: es. ipotesi di chi, dopo aver commesso la rapina, ruba unauto per fuggire e
,durante la fuga, investe e uccide ,per colpa, un passante.
Come possiamo capire dagli esempi, il concorso materiale eterogeneo non si presta ad alcuna diversa
qualificazione;
il concorso materiale omogeneo invece si presenta come ipotesi assai contigua della figura del reato unico con
condotta plurisussistente (ossia quei reati la cui condotta si esplica in una serie di atti) per cui risulta spesso difficile stabilire
quale delle due ipotesi ricorra.
Ci importante dal punto di vista pratico-applicativo dato che molto diverso il regime sanzionatorio dei reati
in concorso materiale rispetto al trattamento del reato unico.
Anche se linteresse pratico del tema si attenuato grazie alla riforma del 1974 che ha mitigato tale ambito, per i
pochi casi tuttora ricadenti nella disciplina del concorso materiale di reati, appare ancora vigente il regime del
cumulo materiale" delle pene, ispirato al criterio tot crimina,tot poenae, che equivale a sommare
aritmeticamente le pene da infliggere per i singoli reati in concorso.
Gli art 72 e 73 prevedono il cumulo della pena in determinati casi di concorso tra reati (es. Art. 72:Concorso di
reati che importano l'ergastolo e di reati che importano pene detentive temporanee).
Gli effetti del cumulo sono per temperati in qualche misura dalle disposizioni dellart 78c.p. ove si stabilisce che ,
in conseguenza al cumulo, non pu comunque essere ecceduto il limite di trentanni, per la reclusione e di 6 anni
per larresto.Un tetto previsto anche per le pene pecuniarie (78,2c).

VINCENZO DE LISO

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NB: lo stesso regime, fino al 1974, si applicava alle ipotesi di concorso formale, mentre il regime del cumulo
giuridico era previsto solo per particolari figure di reato e consisteva nel prevedere lapplicazione della pena da
infliggere per il reato pi grave, aumentata di una determinata aliquota proporzionale.

- concorso formale, se lagente , con una sola azione od omissione, viola pi disposizioni di legge o
realizza pi violazioni della medesima disposizione di legge (art 81c1 c.p.).
anchesso va distinto in:
a) concorso formale omogeneo: quando unica la disposizione di legge violata es. chi con un solo colpo di
pistola uccide 2 persone: lazione esecutiva unica ma levento che concreta la fattispecie legale dellomicidio
risulta realizzato due volte.
Tale concorso presuppone lidentit della norma violata.
b) concorso formale eterogeneo: quando le disposizioni di legge violate sono pi di una. es.congiunzione
carnale violenta con propria sorella, ove, sempre con una sola azione, risultino i reati di incesto e violenza
sessuale.
Il presupposto x il determinarsi del concorso formale eterogeneo costituito dallesistenza , gi al livello di
fattispecie legali astratte, di un nucleo di tipicit comune alle diverse figure di reato implicate nel concorso: si
parla di rapporto di interferenza. Es. precedente la congiunzione con la propria sorella, di per s, realizza il fatto
tipico dellincesto, mentre il suo carattere violento rende la serie esecutiva del reato di violenza sessuale. Quindi se
in astratto non vi spazio per una parziale coincidenza dellazione tipica, rilevante per ciascun reato, non vi
spazio per il concorso formale di reati ma vi potr essere soltanto concorso materiale di reati.

Vediamo il regime sanzionatorio del concorso formale di reati:


prima della riforma novellistica del 1974, il codice penale, al concorso formale (sia omogeneo che eterogeneo)
riservava lo stesso trattamento sanzionatorio previsto per le ipotesi di concorso materiale: la somma aritmetica
delle pene da infliggere ai singoli reati.
La riforma novellistica del 1974 ha cercato di mitigare il sistema sanzionatorio vigente e ha portato alla
sostituzione del criterio del cumulo materiale con quello del cumulo giuridico.
Lart 81, dedicato proprio al concorso formale, stabilisce che punito con la pena che dovrebbe infliggersi per la
violazione pi grave aumentata sino al triplo chi con una sola azione od omissione viola diverse disposizioni di
legge ovvero commette pi violazioni della medesima disposizione di legge.
Alla stessa pena soggiace chi con pi azioni od omissioni, esecutive di un medesimo disegno criminoso, commette
anche in tempi diversi pi violazioni della stessa o di diverse disposizioni di legge.
Nei casi preveduti da quest'articolo, la pena non pu essere superiore a quella che sarebbe applicabile a norma
degli articoli precedenti.
Fermi restando i limiti indicati al terzo comma, se i reati in concorso formale o in continuazione con quello pi grave
sono commessi da soggetti ai quali sia stata applicata la recidiva prevista dall'articolo 99, quarto comma, l'aumento
della quantit di pena non pu essere comunque inferiore ad un terzo della pena stabilita per il reato pi grave..

Notiamo che il 3 comma fissa un tetto alla pena applicabile per effetto del cumulo (la pena non pu cmq essere
superiore a quella che sarebbe applicabile con il criterio del cumulo materiale,ossia la somma aritmetica). Il
giudice quindi determina laumento della pena in uno spazio edittale che vincolato soltanto da un massimale.
Una limitazione alla misura minima allaumento della pena prevista dal comma 4 se il concorso di reati
commesso da soggetti ai quali sia stata applicata la recidiva prevista dallart 99. Qui laumento della pena non pu
essere inferiore ad un terzo della pena stabilita per il reato pi grave.

VINCENZO DE LISO

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Perch difficile da applicare il regime sanzionatorio del concorso formale?


Nellintrodurre il cumulo giuridico per i casi di concorso formale, il legislatore non ha precisato se esso sia
applicabile ,e come sia applicabile, alle ipotesi in cui le pene previste per i singoli reati siano di specie diversa
,siano esse omogenee (reclusione e arresto o multa e ammenda) o siano esse eterogenee (reclusione e multa o
arresto e ammenda). Solo per lipotesi di pene diverse per specie, ma dello stesso genere (tutte detentive o
tutte pecuniarie) ci si avviati a una soluzione giurisprudenziale uniforme, grazie alla sentenza 312/88 della corte
costituzionale in cui si sottolineava che la nuova normativa (quella post riforma del 1972), essendo stata
impostata per alleggerire il regime sanzionatorio del concorso di reati, andava interpretata in modo da consentire
al reo di godere comunque di una minore limitazione della libert personale rispetto a quella che deriverebbe dal
cumulo materiale. Si osserva, in qualunque caso, un beneficio per limputato ispirato al favor rei.
Diversa la situazione nelle ipotesi in cui i reati non siano dello stesso genere (uno punibile con pena detentiva
e laltro con pena pecuniaria)dottrina e giuriprudenza molto distanti su questi punti.

DEROGHE LEGISLATIVE AL REGIME SANZIONATORIO DEL CONCORSO DI REATI:


1) ECCEZIONE ALLA DISCIPLINA DEL CONCORSO MATERIALE: Il reato continuato:
lart 81 estende la regola del cumulo giuridico anche allipotesi di chi con pi azioni od omissioni, esecutive di
un medesimo disegno criminoso, commette anche in tempi diversi pi violazioni della stessa o diverse
disposizioni di legge lipotesi del reato continuato che altro non che un ipotesi di concorso materiale di
reati contrassegnata per dalla circostanza che le diverse violazioni di legge sono legate tra loro dalla identit
del disegno criminoso.

Vediamo il reato continuato prima e dopo la riforma del 1974:


nel testo originario, il reato continuato si verificava nel caso di chi con pi azioni od omissioni esecutive del
medesimo disegno criminoso commettesse, anche in tempi diversi, pi violazioni della stessa disposizione di
legge.
La riforma assoggetta a tale disciplina anche il caso della violazione di diverse disposizioni di legge. Ci ha
esteso enormemente lambito di applicabilit della disposizione, dando luogo a non pochi problemi applicativi.
La disciplina originaria infatti vedeva il reato continuato come caratterizzato dal duplice requisito dellidentit del
disegno criminoso e della omogeneit dei reati legati dal vincolo della continuazione, cosa che lo faceva
apparire come fatto unitario (es. chi si vuole impossessare di un oggetto e ogni giorno le porta via un pezzo per ricostruirlo alla fine).
Resa possibile la continuazione anche tra reati eterogenei (dalla riforma), da un lato venuta meno la possibilit di
ricondurre le diverse violazioni ad una sorta di fatto tipico complessivo ed unitario, dallaltro assume una maggiore
pregnanza il dato unificante del disegno criminoso comune.

Vediamo la struttura del reato continuato:


dallart 81 gli elementi chiari del reato continuato sono:
1) pluralit di azioni od omissioni
2)pluralit di corrispondenti violazioni di legge
3)identit del disegno criminoso.

Cosa si intende per medesimo disegno criminoso?


Secondo alcuni, sarebbe sufficiente la mera rappresentazione mentale anticipata dei singoli fatti delittuosi poi
commessi dallautore: una sorta di programmazione iniziale che prefiguri nelle linee essenziali i futuri reati;

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81

Secondo altri occorrerebbe la riconoscibilit di una prospettiva finalistica capace di racordare i diversi fatti secondo
un rapporto di interdipendenza funzionale che li riconduca allunit:un elemento ,oltre che intellettivo, anche
volitivo capace di esprimere la determinazione unitaria che sorregge i diversi comportamenti.
La prassi applicativa del reato continuato, per, si presenta alquanto riduttiva dellaccertamento dellidentit del
disegno criminoso, manifestando una tendenza a dilatare lambito di applicazione dellart 81c.p. Questa viene in
pratica esclusa solo in occasione di una serie esecutiva che sia del tutto incompatibile con una programmazione
iniziale, nel senso che i vari fatti siano legati da un vincolo di mera occasionalit (il killer che assoldato per uccidere
un tizio, si accorge del rolex sul braccio e glielo ruba dopo averlo stecchito! xD).

Qual il trattamento sanzionatorio del reato continuato?


Il trattamento sanzionatorio il medesimo previsto per il concorso formale di reati dallart 81 (essendo il reato
continuato e il concorso formale di reati disciplinati nel medesimo articolo). Quindi i diversi fatti che compongono
il reato continuato vengono trattati come un unico reato, assoggettato alla pena che si dovrebbe infliggere per la pi
grave fra le violazioni commesse, aumentata sino al triplo. Sono altres applicabili i commi 3 e 4 riguardo il limite
massimo di aumento della sanzione e il limite minimo di aumento della stessa nel caso di recidivit.
Proprio lapplicabilit del comma 4 da non pochi problemi interpretativi, perch lapplicazione di tale norma al
recidivo che commette un reato continuato sembra quasi premiare il recidivo, cosa che del tutto in contrasto
con la natura di tale istituto.
Per quanto attiene alla valutazione delle circostanze la giurisprudenza unanime sul ritenere che esse vadano
riferite ai singoli episodi.
Nelle ipotesi di pene diverse per genere o per specie si presentano i medesimi problemi applicativi gi esaminati
per il concorso formale di reati.

2) ECCEZIONE ALLA DISCIPINA DEL CONCORSO FORMALE: il reato aberrante.


Lart 82c.p. (offesa di persona diversa da quella alla quale loffesa era diretta) stabilisce Quando, per errore
nell'uso dei mezzi di esecuzione del reato, o per un'altra causa, cagionata offesa a persona diversa da quella alla quale
l'offesa era diretta, il colpevole risponde come se avesse commesso il reato in danno della persona che voleva offendere, salve,
per quanto riguarda le circostanze aggravanti e attenuanti, le disposizioni dell'articolo 60.
Qualora, oltre alla persona diversa, sia offesa anche quella alla quale l'offesa era diretta, il colpevole soggiace alla pena stabilita
per il reato pi grave, aumentata fino alla met..

Il successivo art 83c.p. (evento diverso da quello voluto dallagente) a sua volta stabilisce che Fuori dei casi
preveduti dall'articolo precedente, se per errore nell'uso dei mezzi di esecuzione del reato, o per un'altra causa, si cagiona un
evento diverso da quello voluto, il colpevole risponde, a titolo di colpa, dell'evento non voluto, quando il fatto preveduto dalla
legge come delitto colposo.
Se il colpevole ha cagionato altres l'evento voluto si applicano le regole sul concorso dei reati..

Gli articoli 82 e 83 racchiudono le due specie di REATO ABERRANTE.


Da un lato esse possono essere inquadrate dal punto di vista dellerrore (errore-inabilit), contrassegnato dalla
divergenza tra voluto e realizzato (un po lerrore ostativo che ritroviamo nel diritto privato). Dallaltro lato, la figura del
reato aberrante si presenta come una deroga al regime sanzionatorio del concorso formale di reati che
troverebbe applicazione nella maggior parte dei casi disciplinati dagli art 82 e 83 se questultime disposizioni non
esistessero.
Da un punto di vista sistematico occorre distinguere il reato aberrante nelle due ipotesi seguenti:
1) laberratio ictus (art 82)corrisponde a chi,volendo cagionare una lesione di un bene giuridico penalmente
rilevante ad un determinato soggetto passivo, concreta il proprio intento in unazione od omissione che si traduce,
per, nella lesione di un altro soggetto. Es. voglio sparare tizio ma uccido caio al suo fianco.
Qui levento cagionato della stessa specie di quello voluto.
2) laberratio delicti (art 83)concerne lipotesi di chi agisce per realizzare levento lesivo che corrisponde a una

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82

determinata fattispecie di reato, ma , nei fatti, cagona un evento corrispondente a un reato diverso. Es. chi lancia un
sasso con lo scopo di infrangere una vetrina ma ferisce il commesso che la stava per aprire.

Qui levento cagionato non della stessa specie di quello voluto.


In entrambe le proposte vi una condotta di tentativo, relativamente alloffesa voluta ma non realizzata,
dallagente. In entrambi i casi si potrebbe rilevare una ipotesi di concorso formale di reati: con una sola
condotta,infatti, il soggetto ha dato luogo a una duplice violazione di legge: luna relativa a un fatto rimasto nello
stadio del tentativo, laltra relativa al reato consumato.
La differenza essenziale rispetto alle ipotesi normali del concorso formale di reati sta nella volont di tutte le
violazioni della legge oggettivamente realizzate.
Mentre nel concorso formale di reati lagente SI RAPPRESENTA e VUOLE tutte le violazioni di legge, nel reato
aberrante levento che concretamente realizza (o xk diverso da quello voluto, o perch colpisce una persona diversa
da quella designata) non corrisponde ai propositi dellagente: un evento non voluto.
Esaminiamo le due figure dellaberratio ictus e dellaberratio delicti singolarmente:

ABERRATIO ICTUS:
1) Il primo comma dellart 82 disciplina l aberratio ictus monolesiva, ossia lipotesi di chi
realizza il reato che aveva in animo di commettere per a danno di una persona diversa dalla vittima
designata. Dal punto di vista della fattispecie oggettiva,lart 82,1comma innanzitutto richiede che vi siano:
1)una condotta unitaria, xk diversamente saremmo di fronte ad una ipotesi di concorso materiale o di
reato continuato;
2)levento ai danni della persona diversa deve essere oggettivamente imputabile alla condotta dellautore
(se manca il nesso causale l82,1c. non avrebbe applicazione);
3)levento voluto e quello realmente cagionato devono essere omogenei: se si stratta di eventi eterogenei
ci troveremo nel caso di aberratio delicti prevista dallart 83c.p.
Alla disciplina dellart 82,1c. si applica altres la disciplina dettata per le circostanze dallart 60c.p. per i
casi di errore in persona: non si fa carico allautore delle aggravanti oggettivamente ricorrenti che
concernono la persona delloffeso o i suoi rapporti con il colpevole, mentre si applicano a favore del
reo le attenuanti dello stesso tipo, erroneamente supposte. ESrisponder di omicidio semplice ,e non
aggravato, chi volendo uccidere il proprio padre uccide uno sconosciuto e sia chi volendo uccidere uno sconosciuto
uccide per errore il proprio padre.

Il problema pi delicato riguardo laberratio ictus monolesiva riguarda il criterio di imputazione


dellevento non voluto: ci si domanda, se punire il fatto (non voluto) come un fatto doloso sia congruo
rispetto ai principi generali della responsabilit dolosa oppure se abbia dilatato tanto lambito di
applicazione della condotta dolosa tanto da affidare, implicitamente, allautore una responsabilit
oggettiva.
Secondo parte della dottrina, lidentit della persona offesa non rilevante perch non appartiene
alloggetto del dolo: il fine del dolo di omicidio, ad esempio, uccidere e quindi sufficiente la volont di
voler cagionare la morte di un uomo per far si che il dolo sussista (a prescindere quindi se la vittima
quella designata o una diversa).
Secondo altri, invece, ci si trova al di fuori della categoria del dolo eventuale e, quindi, si deve partire
dalla premessa che lagente non si in alcun modo rappresentato loffesa ad una vittima diversa e quindi la
responsabilit dellagente per loffesa cagionata in realt sarebbe una responsabilit oggettiva. Questo
perch? Xk limputazione dolosa implica una rappresentazione e una volizione di un fatt storico in
concreto (hic et nunc): nellaberratio il fatto storico realizzato diverso da quello voluto:non vi
congruenza tra latteggiamento psicologico e levento verificato e quindi levento stesso non si pu
considerare come la concretizzazione della volont dellagente, rilevante per la responsabilit dolosa. Ci
porta al palese rischio di dare ingresso alla responsabilit oggettiva ed per questo motivo che, in
evidente contrasto col principio di colpevolezza, vi la diffusa opinione riguardo labrogazione o
modificazione della norma.

VINCENZO DE LISO

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83

2) Il secondo comma dellart 82 disciplina invece laberratio ictus plurilesiva ossia i casi in cui
lautore del reato cagioni unoffesa tanto alla vittima designata quanto ad un terzo. La norma prevede
che il colpevole soggiace alla pena stabilita per il reato pi grave, aumentata fino alla met. Vediamo
che essa ha un trattamento sanzionatorio molto pi favorevole rispetto a quello dettato per il concorso
formale di reati, per i quali previsto un aumento della pena fino al triplo della pena prevista per il reato
pi grave.
Premesso che loffesa al bene giuridico della vittima designata deve intendersi come lesione e non come
messa in pericolo altrimenti si sarebbe realizzato solo un tentativo di reato nei confronti della vittima
designata e quindi ci ritroveremo in una ipotesi di aberratio ictus monolesiva (al comma 1).
Anche qui si pongono non lievi difficolt di interpretazione riguardo il tipo di responsabilit da
addebitare allautore per il verificarsi dellevento ulteriore (il danno al terzo, non voluto).
Secondo lopinione tradizionale,tale evento sarebbe addebitato allautore a titolo di responsabilit
oggettiva.;
Contro tale opinione sembra che lart 82,c2 sembrerebbe ipotizzare la sussistenza di due reati, luno pi
grave e laltro meno grave: si dovrebbe di conseguenza ritenere che accanto al reato doloso (quello
delloffesa alla vittima designata) sussista un altro fatto riconducibile a una condotta colposa, non potendo
ammettersi lesistenza di un reato punibile a titolo di responsabilit oggettiva. Occorrer quindi stabilire se
lulteriore offesa sia addebitabile allagente a titolo di colpa (altrimenti non sussisterebbe lipotesi
dell82,c2) e solo dopo aver accertato ci si dovrebbero comparare i due reati (il doloso e quello colposo)
per la valutazione su quale dei due pi grave e quindi per stabilire la sanzione da aumentare ed applicare.
Una terza interpretazione della norma parte dal presupposto che il comma 2 di tale articolo non possa
essere letto senza prendere in considerazione anche il comma 1. Ci significa che, ammesso e
considerato lindubbia appartenenza delloffesa alla vittima designata quale reato doloso, loffesa arrecata
al terzo (loffesa non voluta) debba essere fatta rientrare anchessa nellipotesi di reato doloso (per lo stesso
ragionamento fatto in precedenzavolevo uccidere tizio,ma ammazzo caio: il dolo sta nella mia
intenzione a voler cagionare un danno altrui: mo che ho ucciso tizio o caio indifferente; cos vale nel
caso ,del secondo comma, se volendo uccidere tizio uccido anche caio, vi dolo anche nel secondo
omicidio!).
Altra questione controversa il codice tace nellipotesi che , in aggiunta alla vittima designata, le vittime
siano pi di una. Lorientamento pi recente sembra orientata a ritenere che in considerazione del carattere
derogatorio della disciplina contenuta nellart 82, la sua applicazione vada limitata alle sole ipotesi in esso
previste espressamente per evitare il rischio di una analogia in malam partem: quindi tutti i casi in cui le
offese ulteriori siano pi di una rientrano nella disciplina del concorso formale del reato doloso con
eventuali reati colposi. tesi per non accettata (xk assurda!).

ABERRATIO DELICTI:
lart 83 disciplina laberratio delicti, se qualcuno per errore nelluso dei mezzi di esecuzione del reato o per altra
causa, cagiona un evento diverso da quello voluto il colpevole risponde a titolo di colpa dellevento cagionato(se
previsto come reato colposo).
dato che laberratio delicti disciplinata come sussidiaria ai casi di aberratio ictus, i suoi confini sono
segnati appunto dalla non riconducibilit a tale fattispecie. Quindi, loffesa deve essere di natura diversa da
quella che si aveva di mira: loffesa a un bene giuridico diverso da quello che si voleva offendere. Quindi si ha
aberratio delicti sia nel caso di chi , lanciando un sasso con lo scopo di rompere una vetrina, ferisce un passante, e sia nel
caso di chi sparando con una pistola provochi un incendio.

Anche per lipotesi disciplinata dallart 83 si discute in dottrina riguardo il fondamento della responsabilit
dellevento non voluto: si discute se con linciso a titolo di colpa il legislatore abbia circoscritto la responsabilit
ai casi in cui sussiste effettivamente una colpa dellagente oppure se con tale espressione abbia voluto intendere che
x levento cagionato lagente debba rispondere in ogni caso a titolo colposo. La dottrina ritiene sostenibili
entrambe le tesi controverse.

VINCENZO DE LISO

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84

Una speciale ipotesi di aberratio delicti prevista nella parte speciale del codice nellart 586 (morte o lesioni
come conseguenza di altro delitto). Esso stabilisce che quando da un fatto preveduto dalla legge come delitto doloso,
deriva, quale conseguenza non voluta dal colpevole, la morte o la lesione di una persona, si applicano le disposizioni dellart
83 ma le pene stabilite dagli art 589 e 590 sono aumentate. (precisiamo che il delitto doloso da cui deriva la morte di

taluno non pu essere costituito da un fatto di percosse o lesioni altrimenti ci troveremmo nel caso di omicidio
preterintenzionale, ex 584c.p.).

CONCORSO APPARENTE DI NORME:


il concorso apparente tra due o pi norme riguarda la convergenza di pi norme rispetto ad una medesima
situazione di fatto che ciascuna delle norme in s considerata, appare idonea a regolare.
Lart 15c.p. stabilisce il principio della specialit, secondo il quale quando pi leggi penali o pi disposizioni
della medesima legge penale regolano la stessa materia, la legge o la disposizione di legge speciale deroga alla
legge o alla disposizione di legge generale, salvo che sia altrimenti stabilito.
Partiamo dalla considerazione che lart 15 sembra disciplinare soltanto il caso in cui a concorrere siano pi leggi
penali di cui una si configuri come speciale rispetto allaltra che si presenta come generale.
La regola dellart 15 quindi di facile applicazione nelle sole ipotesi di specialit unilaterale (o univoca) nel
senso che una sola delle norme in conflitto presenti, rispetto allaltra, elementi costitutivi che si configurano come
requisiti specializzanti (es. la violenza sessuale specializzante per la violenza privata, o linfanticidio lo per
lomicidio ecc). evidente quale sia la norma speciale e quale quella unilaterale specialit unilaterale.
Il rapporto tra norma speciale e norma generale sussiste quando ,eliminando la norma speciale, tutti i casi di
questa confluiscono nella disciplina della norma generale.
Le cose cambiano quando il concorso non sia univoco, es. specialit reciproca (o bilaterale): ci accade quando
ciascuna norma presenti rispetto allaltra elementi specializzanti innestati su un nucleo di elementi comuni.
Per ricondurre la specialit bilaterale nellambito dellart 15c.p. occorre far riferimento ad una serie di indici (es. la
specialit tra soggetti ecc). Nellimpossibilit di fare ci si considera come norma speciale la fattispecie contrassegnata
dal maggior numero di elementi specializzanti. Infine occorre tener conto del trattamento sanzionatorio pi
severo delle varie norme in quanto indice dellassorbimento dei diversi momenti di disvalore penale di cui sono
portatrici le singole norme in concorso.
NB: Lambito del concorso apparente di norme appare contrassegnato dalla disciplina dell UNICA NORMA
APPLICABILE tra quelle che apparentemente si presentano idonee a regolare la stessa fattispecie concreta. Ci
sembra presentarti in alternativa al concorso formale di reati dove la stessa fattispecie da luogo allapplicazione
cumulativa di pi norme incriminatrici speciali (ci avviene quando la condotta del soggetto realizza nel mondo
esterno pi fattispecie legali di reato). Se nel concorso apparente di norme si applicassero le norme congiuntamente
risulterebbe violato il divieto del bis in idem sostanziale ossia lindebita duplicazione della rilevanza penale di
un comportamento a cui corrisponde una sola fattispecie di rilevanza penale anche se su di essa convergono
(apparentemente) pi norme atte a disciplinarla.
Non difficile capire quando il concorso di norme apparente debba essere escluso: non vi pu essere
concorso quando le norme siano del tutto eterogenee tali ipotesi possono, al limite, rilevare la possibilit di un
concorso materiale o formale di reati. Anche le norme che si trovano nella situazione di interferenza non possono
essere oggetto di concorso apparente di norme. Ci si verifica quando le fattispecie legali hanno s in comune un
nucleo comportamentale ma elementi tra loro eterogenei (es. la congiunzione carnale elemento comune sia dellincesto che
della violenza sessuale ma entrambe le fattispecie restano punibili singolarmente quindi nel caso di concorso tra queste due norme non vi
sar una che si applicher esclusivamente ma si applicheranno entrambe!).

In definitiva: larea del concorso di reati contrassegnata dalle ipotesi di rapporti di eterogeneit e interferenza tra
norme, mentre ogni altra ipotesi di convergenza nella disciplina dello stesso fatto d luogo a concorso apparente di
norme.

VINCENZO DE LISO

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COME SI DETERMINA LA NORMA PREVALENTE?


-

Per il concorso apparente unilaterale di norme abbiamo gi visto prima come si determina: se si elimina
la norma speciale e il caso confluisce nella disciplina della norma generale allora vi rapporto di specialit
tra le norme.
Per il concorso apparente bilaterale di norme invece la specialit reciproca spesso trova soluzione nella
stessa legge attraverso clausole di riserva che conferiscono ad una delle norme carattere sussidiario rispetto
alle altre applicabili alla medesima fattispecie. Le clausole di sussidiariet espressa sono:
a) Determinate quando si riferiscono a una o pi norme specificamente indicate (fuori dai casi
indicati dallart X)
b) Relativamente determinate, come ipotesi di rinvio a disposizioni individuate in base ad una
caratteristica di tipo categoriale (se il fatto non costituisce un pi grave reato)
c) Indeterminate, quando la clausola di riserva del tipo se il fatto non preveduto come reato da
altra disposizione di legge.

Il reato complesso:
Il reato complesso disciplinato dallart 84 e ricorre quando la legge considera come elementi costitutivi, o
come circostanze aggravanti di un solo reato, fatti che costituirebbero, per se stessi, reato.. In tal caso non si
applicano le norme sul concorso di reati e sul reato continuato ma si applica la disposizione che prevede il reato
complesso (lo stesso art 84).
Es. di reato complesso la rapina-art 628. Tale reato contiene in s interamente la fattispecie del furto (art
624contempla il fatto di chi per procurare a s un ingiusto profitto si impossessa della cosa mobile altrui
sottraendola a chi la detiene) e nello stesso tempo della violenza privata (art 610xk contempla luso della
violenza diretta a costringere taluno a fare alcunch).
Quando ricorre la fattispecie legale della rapina, i reati del furto e della violenza privata perdono autonoma
rilevanza confluendo nella fattispecie complessa che le ricomprende entrambe consumandone la rilevanza (il
fenomeno dellassorbimento o della consumazione, meccanismo in cui una norma assorbe il precetto contenuto
in un'altra).

qual la disciplina del reato complesso?


A norma del secondo comma dellart 84, qualora la legge nella determinazione della pena per il reato complesso, si
riferisca alle pene stabilite per i singoli reati che lo costituiscono, non possono comunque essere superati i limiti
massimi indicati negli art 78 e 79c.p. Inoltre la causa estintiva di un reato, che elemento costitutivo o circostanza
aggravante di un reato complesso, non si estende al reato complesso.
Reato complesso in senso lato corrisponde a quelle fattispecie criminose costituite da un nucleo normativo
comune ad altre figure criminose a cui si aggiunge un elemento ulteriore ,di per s penalmente irrilevante: es. la
violenza carnale, in cui il fatto, in se penalmente neutro del congiungimento carnale, assume rilevanza penale
innestandosi sulla fattispecie criminosa della violenza privata.
Reato eventualmente complessocorrisponde alle ipotesi in cui la complessit non sussiste a livello della
fattispecie astratta ma si riscontrerebbe allorch la concreta realizzazione di una fattispecie storicamente si
manifesti attraverso la realizzazione di un reato diverso che, in tal modo, viene, di fatto, a rappresentare un
elemento costitutivo del primo reato. Es. una truffa che abbia tra i suoi elementi costitutivi una sostituzione di
persona (art 494)
Per la disciplina del reato complesso, a norma dellart 84,comma2, qualora la legge, nella determinazione della
pena per il reato complesso, si riferisca alle pene stabilite per i singoli reati che lo costituiscono, non possono
comunque essere superati i limiti massimi indicati negli art 78 e 79c.p. Lart 131 stabilisce che per il reato
complesso si procede sempre dufficio quando per taluno dei reati che ne sono elementi costitutivi o circostanze
aggravanti si debba procedere di ufficio.
Lart 170c.p. stabilisce che la causa estintiva di un reato che lelemento costitutivo o circostanza aggravante di un
reato complesso non si estende al reato complesso.
Reato progressivoespressione del fenomeno dellassorbimento costituita dal reato progressivo: qui la
realizzazione di una determinata fattispecie delittuosa comporta necessariamente la realizzazione di una fattispecie
delittuosa minore (ossia una fattispecie delittuosa che arreca unoffesa minore allo stesso bene giuridico).

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Nellidea di reato progressivo si sottintende lidea di passaggio progressivo di offese, in maniera crescente, allo
stesso bene giuridico protetto. Il disvalore dellatto finale, contrassegnato da un trattamento sanzionatorio pi
severo, assorbe il disvalore penale dei fatti che segnano il passaggio attraverso gli stati precedenti delloffesa.
Esempio per capire: il ferimento a causa di lesioni e la successiva morte del soggetto (a causa del ferimento) fa si
che il reato di lesioni, con un disvalore minore rispetto a quello dellomicidio, venga assorbito dal disvalore finale
inerente allomicidio.
Il reato progressivo stato concepito essenzialmente per mitigare il rigore del cumulo materiale.
Collegabili al reato progressivo sono le figure dellantefatto e del postfatto non punibili (ossia le condotte, di per
s costituenti reato, che si considerano come la naturale premessa o la naturale conseguenza di un altro reato)

LE SANZIONI
Sappiamo che il sistema delle sanzioni si articola secondo tre linee di intervento: pene, misure di sicurezza e misure
di prevenzione.

LE PENE:
Sappiamo che le fondamentali teorie sul fondamento delle pene sono quelle sulla valenza retributiva della pena,
quella sulla prevenzione generale e quella della prevenzione speciale. Tutte queste opzioni teoriche sul
fondamento della pena convivono nellesperienza giuridica attuale. Il codice del 1930 aveva scaricato sul
sistema delle misure di sicurezza le istanze special-preventive. Il principio retributivo non solo era sottinteso
nellimpianto generale del codice, ma la sua valenza resa manifesta nella formulazione del 1 comma dellart 133
che impone al giudice di ricercare gli indici di graduazione della pena innanzitutto nella gravit del reato
desunta dallentit delloffesa arrecata.
Lavvento della costituzione rovescia questimpostazione: lart 27 infatti stabilisce che le pene devono tendere
alla rieducazione del condannato. Il 27cost quindi, enunciando il divieto di trattamenti contrari al senso di
umanit e il contestuale ripudio della pena di morte, marca il distacco del sistema costituzionale del diritto
penale sia da ogni forma di esasperazione della funzione general-prevetiva che dallassolutezza del principio
retributivo.
Linsieme dei principi costituzionali che consentono di conferire al nostro ordinamento la qualificazione di stato
sociale di diritto legittimano laccezione del concetto di rieducazione nel significato di recupero sociale (o risocializzazione). Attraverso la sanzione penale lo stato deve offrire al delinquente gli strumenti per la sua
reintegrazione nel tessuto sociale: in primo luogo mediante la riappropriazione dei valori elementari della
convivenza.
Le fasi della pena:
1)

fase edittale (la fase della minaccia della pena o comminatoria)largo spazio riconosciuto agli scopi
di prevenzione generale connessi alla posizione stessa della norma penale. La funzione di minaccia
general-preventiva della normanon va intesa soltanto come deterrente idoneo a scoraggiare i consociati dal
commettere i reati; essa va intesa anche come funzione di orientamento cuturale che il diritto penale
esercita nella maniera in cui induce,con losservanza dei suoi comandi, processi di interiorizzazione dei
valori che questi sottendono. Nella fase edittale non importante la severit della minaccia quanto la sua
effettivit (che rende credibile il sistema!). Inoltre fondamentale la proporzione tra entit della pena
minacciata e gravit del reato
2) fase giudiziale (Fase di inflizione della pena) qui la funzione di prevenzione generale assai limitata:
ogni condanna esemplare,destinata a scoraggiare i consociati, comporterebbe la strumentalizzazione del
reo per fini di politica criminale e violerebbe linsieme dei precetti costituzionali che assegnano alla
persona una posizione centrale nel sistema dei valori normativi di riferimento che ne impongono la
considerazione come fine dellazione e mai come mezzo per laltrui intimidazione.
3) Fase dellesecuzione della pena prevalenti le esigenze di prevenzione speciale: listanza generale
preventiva viene qui alla luce nellottica rieducativa. Si prevenzione speciale si parla qui nel senso di risocializzazione o almeno di non de-socializzazione del condannato.

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87

LA PENA EDITTALE: TIPOLOGIE


Il codice penale distingue le pene in pene principali e pene accessorie.
-Le pene principali sono inflitte dal giudice con sentenza di condanna;
-le pene accessorie conseguono di diritto alla condanna, come effetti penali di essa
Art 17 distingue le pene principali in quelle previste per i delitti (ergastolo,reclusione e multa) e quelle previste
per le contravvenzioni (arresto, ammenda).
Art 18 classifica le pene principali riguardo il loro contenuto: pene detentive (ergastolo,reclusione e arresto) e
pene pecuniarie (multa e ammenda).
Originariamente nellart 17 tra le pene previste per i delitti era disciplinata anche la pena di morte, abolita e
sostituita (nelle ipotesi in cui era prevista) dallergastolo con lavvento della costituzione repubblicana che nellart
27c3 ripudia la pena di morte.
Allimpianto tradizionale delle pene si affiancato un sistema di sanzioni sostitutive delle pene detentive brevi
con la riforma del 1981.
Vediamo nel particolare le singole pene:
1) pene principali:
a) Pene detentive
-

Ergastolo una pena detentiva perpetua (art 22), si estende, almeno potenzialmente, fino al durare della
vita residua del condannato. Lergastolo scontato in uno degli stabilimenti a ci destinati con lobbligo
del lavoro e con lisolamento notturno. Il condannato allergastolo,grazie alle varie modifiche intervenute
in materia, attualmente ammesso a godere della liberazione condizionale dopo che abbia scontato i 26
anni di pena almeno e pu godere della liberazione anticipata o del rgime di semilibert dopo aver scontato
venti anni almeno di pena.
Reclusione una pena detentiva temporanea stabilita per i delitti. La durata della reclusione va dai 15
giorni fino ai 24 anni con possibilit di essere aumentata fino a 30 anni per effetto di circostanze aggravanti
o di concorso di reati.
Arresto la pena detentiva temporanea stabilita per le contravvenzioni. La durata va da un minimo di 5
giorni ad un massimo di 3 anni elevato a 5 per il concorso di circostanze aggravanti e fino a 6 per effetto
del cumulo conseguente alle ipotesi di concorso di reati. Questapena pu essere sempre scontata in regime
di semilibert.

b) Pene non detentive limitative della libert personale


Lart 52,dlgs274/2000 con un obiettivo di decarcerizzazione ha conferito competenza penale al giudice
di pace e la previsione di misure sanzionatorie di tipo non detentivo( ma in qualche modo limitative della
libert). Queste pene previste vanno ad arricchire il quadro delle pene principali elencate allart 17c.p.
-

Pena della permanenza domiciliareobbligo di rimanere presso la propria abitazione o alto luogo di
priata dimora nei giorni di sabato e domenica. La sanzione di durata non inferiore a 6 giorni e non
superiore ai 45 giorni, pu essere eseguita in giorni diversi dal sabato e la domenica a seconda delle
circostanze e su richiesta del condannato.
Pena del lavoro di pubblica utilit consiste nella prestazione di attivit non retribuita in favore della
collettivit da svolgere presso lo Stato, le regioni, province, comuni o altri enti locali, la durata non pu
essere inferiore a 10 giorni n superiore ai 6 mesi e ,per non incorrere nel divieto di lavoro forzato, pu
essere irrogata soltanto se limputato ne fa richiesta.

c) Pene pecuniarie
Consistono nel pagamento allo stato di una sonna di denaro e possono avere carattere fisso o proporzionale.
Fisso se a livello edittale sono stabiliti dei livelli minimi e massimi per la loro applicazione; propozionale
se la loro entit commisurata a un dato variabile.

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Multa la pena pecuniaria prevista per i delitti va da un minimo di 5 a un massimo di 5164. Oltre
ad essere comminata dalla singola norma incriminatrice, puo essere aggiunta dal giudice se la legge
stabilisce per il delitto la sola pena della reclusione quando si tratta di fatti determinati per motivi di lucro.
La riforma del 1981 ha introdotto lart 133bis che stabilisce che ,in via generale, il giudice nellirrogazione
delle pene pecuniarie debba tener presente delle condizioni economiche del reo; essa ha altres disposto il
giudice possa aumentare sino al triplo del massimo previsto dalla legge o diminuire fino ad un terzo del
minimo previsto dalla legge qualora le condizioni economiche del reo facciano ritenere la misura massima
inefficace o la misura minima eccessivamente gravosa. Il 133ter invece prevede la possibilit di pagamento
a rate da 3 a 30.
Ammenda il pagamento allo stato di una somma non inferiore a 2 e non superiore ai 1032. la pena
pecuniaria prevista per le contravvenzioni.

2) Pene accessorie:
La loro caratteristica comune la complementariet rispetto alla pena principale. Possono essere perpetue o
temporanee a seconda se la loro durata non stabilita direttamente dalla legge e duri per tutta la durata della pena
principale. Lart 19 distingue le pene accessorie in:
a) pene accessorie per i delitti
-interdizione dai pubblici uffici:art 28 priva il condannato del diritto allelettorato, attivo e passivo, e di ogni altro
diritto politico; di ogni pubblico ufficio e pubblico servizio. E una sanzione interdittiva assai grave che pu essere
perpetua o temporanea. Quella perpetua consegue alla condanna allergastolo o alla reclusione per un tempo non
inferiore ai 5 anni. Linterdizione temporanea non pu essere inferiore ad 1 anno e superiore a 5 anni e consegue a
condanna alla reclusione per un tempo non inferiore a 3 anni.
-interdizione da una professione o da unarte:(art 30)priva il condannato della capacit di esercitare una
professione,arte ecc per cui richiesta una speciale abilitazione, autorizzazione ecc. Durata 1mese < x < 5 anni
-interdizione legale: (art 32) consegue a condanne di maggior gravit: legalmente interdetto il condannato
allergastolo o alla reclusione per non meno di 5 anni (sempre che la condanna non sia per reato colposo).
Linterdetto privato della capacit di agire
-Interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese: (art 32bis) x i reati connesso con
lesercizio di unattivit imprenditoriale. Tale condanna priva il condannato di rivestire un qualsiasi ufficio con
potere di rappresentanza della persona giuridica.
-incapacit di contrarre con la pubblica amministrazione: (art 32ter) per i delitti indicati dallart 32quater,
durata non inferiore a 1 anno n superiore a 3: divieto di concludere contratti con la pubblica amminisrazione
-estinzione del rapporto di lavoro o dimpiego: (art 32quinques) estinzione del rapporti di lavoro con
amministrazione o enti pubblici
-Decadenza o sospensione dallesercizio della potest di genitori:la decadenza dalla potest di genitore legata a
determinate fattispecie di reato (condanna per incesto, per delitti contro la libert sessuale) e a seguito di condanna
di ergastolo. Il condannato non pu esercitare alcun diritto che spetta al genitore nei confronti del figlio.
b) pene accessorie per le contravvenzioni
- sospensione dellesercizio di una professione o di unarte: a seguito di condanna per contravvenzione
commessa con abuso della professione, arte ecc.
- sospensione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese.
Pubblicazione della sentenza di condanna: una pena accessoria comune sia ai delitti che alle contravvenzioni:
consiste nella pubblicazione della sentenza di condanna su uno o pi giornali.
3) Le pene sostitutive:
le sanzioni sostitutive delle pene detentive brevi (dette anche pene sostitutive) sono state previste dalla modifica
al sistema penale del 1981. Ci ha portato alla possibilit che sia il giudice stesso, nellatto in cui emette una

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sentenza di condanna, a irrogare una sanzione sostitutiva in luogo della pena detentiva (arresto o reclusione)
comminata per il reato.
Le pene sostitutive sono: la pena pecuniaria, la libert controllata e la semidetenzione.
Il giudice ,quando prevede di applicare una pena detentiva entro un limite di 6 mesi, pu sostituirla con una
qualsiasi sanzione sostitutiva. Quando invece la pena da applicare al caso superiore ai 6 mesi ma inferiore ad un
anno, il giudice pu sostituirla con la semidetenzione o con la libert controllata. Infine, quando la pena da
applicare superiore ad un anno ma inferiore a 2 anni il giudice pu decidere di applicare la semidetenzione.
Analizziamole nello specifico:
a) la semidetenzioneper le pene detentive che vanno da 1 anno a 2 anni di detenzione: comporta lobbligo
di trascorrere almeno 10 ore al giorno negli istituti di pena + una serie di limitazioni (ritiro patente, ritiro
passaporto, divieto di detenzione di armi ed esplosivi ecc)
b) la libert controllata in alternativa alla semidetenzione per sostituire le pene detentive che vanno da 6
mesiad un anno. Comorta il divieto di allontanarsi dal comune di residenza senza autorizzazione e di
presentarsi almeno 1 volta al giorno presso il comando dei carabinieri di zona.
c) la pena pecuniariaper sostituire le pene detentive non superiori a 6 mesi: il giudice tenendo cnto delle
condizioni economiche del reo determina lentit della quota giornaliera compresa tra un minimo di 38 a
un massimo di 380 che viene poi moltiplicata per il numero di giorni di pena detentiva da sostituire.
NB: 1giorno di detenzione = 1 giorno di semidetenzione e 2 giorni di libert controllata. Sulla base di ci il
giudice applicher, stabilita lentit della pena detentiva, lentit della pena sostitutiva.
Criteri per la determinazione e commisurazione giudiziale della pena:
ovviamente sappiamo che il giudice ha ampia discrezionalit, entro i minimi edittali stabiliti dalla legge, di scelta
tra la specie di pena da applicare (quando la legge consente questa alternativa) e la fissazione della quantit
della pena (tra un minimo e un massimo previsto dalla legge).
Lart 133c.p. stabilisce che Nell'esercizio del potere discrezionale indicato nell'articolo precedente, il giudice deve
tener conto della gravit del reato, desunta:
1) dalla natura, dalla specie, dai mezzi, dall'oggetto, dal tempo, dal luogo e da ogni altra modalit dell'azione;
2) dalla gravit del danno o del pericolo cagionato alla persona offesa dal reato;
3) dalla intensit del dolo o dal grado della colpa.
Il giudice deve tener conto, altres, della capacit a delinquere del colpevole, desunta:
1) dai motivi a delinquere e dal carattere del reo;
2) dai precedenti penali e giudiziari e, in genere, dalla condotta e dalla vita del reo, antecedenti al reato;
3) dalla condotta contemporanea o susseguente al reato;
4) dalle condizioni di vita individuale, familiare e sociale del reo..

Quindi il giudice deve tener conto sia della gravit del reato che dalla capacit a delinquere del colpevole
(questi qui sono gli indici sulla base dei quali il giudice determina e commisura la pena).
analizziamo questi indici:
Nel primo comma dellart 133 vi sono gli indici di gravit del reato che, sia versante oggettivo(mezzi, tempo,
luogo, natura dellazione ecc) che su quello soggettivo (colpa e dolo) esprimono linsieme dei dati in cui si
commisura il disvalore dellazione.
nel secondo comma dellart 133si estende lapprezzamento giudiziale dal fatto alla personalit del colpevole
ancorando il giudizio alla capacit di delinquere del reo e alla pericolosit sociale che si intende come possibilit
(maggiore o minore) di future condotte criminose. Il giudice terr conto dei motivi a delinquere (ci che ha
spinto il reo ad agire), carattere del reo (la sua personalit), i precedenti penali del reo(tutti gli asptti
significativi per desumere la capacit a delinquere del reo) ecc.
Commisurazione della pena pecuniaria:
riguardo ci possiamo rimandare a pag 77 (riguardo la multa si parla degli art 133bis e 133ter) [in sintesi il giudice, per le pene pecuniarie, oltre a sottostare a
quanto stabilito dallart 133 deve anche attenersi alle condizioni economiche del reo.]

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Potere discrezionale del giudice nellapplicazione delle pene sostitutive:


con lintroduzione delle pene sostitutive dalla riforma del 1981 il giudice pu , nellesercizio del suo potere
discrezionale, tenuto conto dei criteri fissati dallart 133e dopo aver determinato la misura della pena detentiva da
applicare, procedere ad unulteriore valutazione: dovr stabilire se sussistono i requisiti per lapplicazione di
una sanzione sostitutiva in luogo di quella detentiva. Se la risposta affermativa, a seconda della sanzione
detentiva prevista, il giudice sar tenuto a scegliere se applicare la semidetenzione , la libert controllata o la pena
pecuniaria. Ovviamente la durata di tale pena sostitutiva rapportata alla durata della pena detentiva prevista e non
applicata per lapplicazione di quella sostitutiva (sulla base dei criteri di ragguaglio proporzionali).

ESECUZIONE DELLE PENE:


dopo la fase dellinflizione giudiziale della pena segue ,di regola, la sua esecuzione. Tradizionalmente, prima che la
dottrina italiana cambiasse orientamento negli ultimi anni, vi era un sostanziale interesse dalla cultura giuridica per
la fase di attuazione del diritto penale, quasi interamente delegata allamministrazione penitenziaria. Con
lapproccio della disciplina costituzionale al tema della pena la dottrina italiana ha iniziato a interessarsi per il
problema della esecuzione, che poi la fase in cui dovrebbero inverarsi e concentrarsi gli scopi della sanzione
penale.
Vediamo da un lato lesecuzione delle pene detentive (1) dallaltro quella delle pene pecuniarie (2):
1) esecuzione delle pene detentive:
lordinamento penitenziario del 1975 (l.354/1975) ha innovato profondamente la materia dellesecuzione della pena
detentiva, inserendola in una prospettiva rieducativa-risocializzante, imposta dalla Costituzione. Il trattamento da
riservare ai detenuti deve essere finalizzato al reinserimento sociale e ci mediante lagevolazione dei contatti con
lambiente esterno e con le famiglie. Il trattamento deve essere individualizzato: deve essere effettuato sulla base
della personalit e dei bisogni dei detenuti. Inoltre sono state previste delle forme di sostituzione del regime di
detenzione carceraria con altrettanti regimi pi idonei al reinserimento del reo nella societ (affidamento in prova al
servizio sociale, detenzione domiciliare, semilibert).
Lart 4bis della stessa legge ha stabilito il divieto di concessione dei suddetti benefici ai detenuti per reati di
criminalit organizzata e per altri gravi delitti (salvo che non siano collaboratori di giustizia, i pentiti).
lart 14bis prevede invece la sottoposizione al regime di vigilanza sorvegliata per tutti i detenuti che
compromettano la sicurezza degli istituti o minacciano e tengono in soggezione gli altri detenuti.
Il comma II dellart 41bis infine prevede una deroga a quanto stabilito nellart 4bis per la sospensione ,per motivi di
sicurezza pubblica, delle regole di trattamento differenziato (su richiesta del Ministro della giustizia).
Misure alternative alla detenzione:
le misure alternative alla detenzione, art 47 ss. della l.354/75, costituiscono il precedente pi immediato delle pene
sostitutive introdotte dalla l.689/81 (che abbiamo analizzato qualche pagina fa!). La differenza tra le misure
alternative e le sanzioni sostitutive sta nel fatto che le misure alternative costituiscono semplicemente una
possibile modalit di esecuzione della pena detentiva e sono applicate non dal giudice con la sentenza che
definisce il processo, ma dalla magistratura di sorveglianza.
Le misure alternative alla detenzione previste dalla 354/75 sono:
-

laffidamento in prova al servizio sociale la pi radicale delle misure alternative alla detenzione
perch idonea ad escludere del tutto lesecuzione della pena nel regime penitenziario. Laffidamento in
prova pu essere disposto nei confronti dei condannati a pena detentiva non superiore a 3 anni e consiste
nellaffidamento al servizio sociale per un periodo uguale a quello della pena da scontare. Condizione per
ottenere ci che si ritenga che il provvedimento contribuisca alla rieducazione del reo e assicuri la
prevenzione del pericolo che egli commetta altri reati. Originariamente era riconosciuta un periodo (di 3
mesi, poi calato a 1 mese e poi definitivamente abolito) di osservazione del detenuto nellistituto
penitenziario prima che si procedesse con laffidamento al servizio sociale. Il servizio sociale controlla la
condotta del soggetto e lo aiuta a superare le difficolt di adattamento alla vita sociale. Lesito positivo del

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periodo di prova estingue la pena e ogni altro effetto di condanna (NB. Non estingue per n le pene
accessorie n le obbligazioni civili nascenti dal reato!). Di contro laffidamento pu essere revocato
qualora il comportamento del reto appaia contro la legge o le prescrizioni dettate. Originariamente la
revoca era ex tunc (quindi doveva scontare lintera pena nel penitenziario), con una modfica recente a
seguito dellintervento della corte costituzionale si modificato ci prevedendo, in alcuni casi, anche
lefficacia estintiva della pena in caso di revoca.
la detenzione domiciliareper le pene di reclusione non superiore a 4 anni e quelle dellarresto (anche se
costituiscono la parte residua di una maggior pena) possibile espiare la pena nella propria abitazione o in
un atro luogo di privata dimora quando vi sono le ricorrenti situazioni personali:
a) donna incinta o madre di prole di et inferiore ai 10 anni
b) padre di prole infeiore ai 10 anni vedovo o madre impossibilitata a dare assistenza alla prole
c)persona con particolari condizioni di salute
d)persona con et superiore ai 60anni se inabile
e)minore di 21 anni per motivi di studio,lavoro ecc
lallontanamento non autorizzato dai detti luoghi equivale allevasione e si sospende il beneficio con la
revoca. La l.25182005 introduce specifiche restrizioni alla concedibilit del beneficio per i soggetti
recidivi. Tale legge ha introdotto anche una nuova forma di detenzione domiciliare. I presupposti di
applicazione sono una pena alla reclusione (e non allarresto, assurdo!) di qualunque durata ,tranne
dellergastolo, quando il condannato abbia pi di 70anni e non sia stato condannato per uno diei reati
contro la personalit individuale e che non si tratti di una persona dichiarata delinquente abituale.
la semilibert la possibilit di trascorrere parte del giorno fuori dallistituto penitenziario per fini utili
al reinserimento sociale (studio,lavoro ecc). E per il condannato allarresto e alla reclusione non superiore
a 6 mesi. Godere di ci possibile anche prima dellinizio dellespiazione della pena se il condannato ha
dimostrato la propria volont al reinserimento nella vita sociale. In altri casi la semilibert si pu concedere
dopo lespiazione di almeno met della pena e in alcuni casi, dei 2/3. Il condannato allergastolo pu essere
ammesso alla semilibert dopo aver scontato venti anni di pena.
la liberazione anticipatanon ,come le altre misure alternative, una modalit di esecuzione della pena
detentiva, ma una ipotesi di anticipata cessazione della pena stessa. Al condannato che ha dato prova di
partecipazione allopera di rieducazione concesso, quale riconoscimento di tale partecipazione e ai fini
del suo reinserimento nella societ, la detrazione di 45giorni ogni semestre di pena scontata.

2) Esecuzione e conversione delle pene pecuniarie:


la pena pecuniaria si esegue mediante il versamento del corrispondente della multa o dellammenda inflitta
dal giudice nella sentenza di condanna. In caso di insolvenza si procede allesecuzione forzata. Il problema
sorge quando, nonostante lesecuzione forzata, vi siano problemi di solvibilit del reo (se nullatenente?!) fino al
1979 in caso di insolvibilit del condannato si prevedeva la conversione della pena pecuniaria nella corrispondente
pena detentiva secondo i criteri di ragguaglio legislativamente predeterminati. Ci portava ad una disuguaglianza di
favore nei confronti dei condannati nullatenenti e per questo la corte costituzionale ha ritenuto illegittimo lart
136c.p.
Lart 102,c1 della legge 689/81 stabilisce che in caso di insolvibilit le pene pecuniarie si convertono in libert
controllata ragguagliando 38 di pena pecuniaria a un giorno di libert controllata. La pena pecuniaria pu essere
anche convertita in lavoro sostitutivo, qui il criterio di ragguaglio di 25 per ciascun giorno di lavoro sostitutivo.
In questo caso per, tale conversione necessita della richiesta del condannato perch in mancanza saremmo di
fronte a unipotesi di lavoro coatto, vietato dalla Convenzione Europea dei diritti delluomo.
Linosservanza delle prescrizioni relative alla libert controllata o al lavoro sostitutivo determinano la conversione
della pena residua nella reclusione o nellarresto secondo il relativo criterio di ragguaglio.
IPOTESI DI NON APPLICAZIONE, SOSPENSIONE, MODIFICAZIONE ED ESTINZIONE DELLA
PENA:
Negli art 150-170c.p. sono previste cause di estinzione del reato. La denominazione impropria xk si tratta di
situazioni sopravvenute rispetto alla commissione del reato e ad esse di certo non sembra poter conseguire alcun
effetto di estinzione del reato, quale, ad esempio, consegue allabrogazione della norma incriminatrice. Ci che
viene meno, e quindi si estingue, la punibilit del reato, per questo motivo alcuni hanno sostenuto che le cause
di estinzione del reato avrebbero rilevanza meramente processuale, paralizzando lesercizio dellazione penale e
con essa il processo. Infatti leffetto estintivo sul piano giuridico-penale non certamente assoluto: il reato
estinto continua infatti a produrre taluni effetti dato che di esso si tiene conto ai fini della dichiarazione di abitualit
o professionalit del reato oppure che la causa estintiva di un reato che sia elemento costitutivo di un reato

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complesso non si estende al reato complesso ecc. Agli effetti delle cause di estinzione del reato sono anche estranee
ogni conseguenza civile del reato.
Vediamo le singole cause di estinzione del reato:
1) Morte del reo: se questa avviene prima della sentenza definitiva di conanna, estingue il reato sulla base del
principio di personalit della responsabilit penale che non pu essere, infatti, trasmessa agli eredi. Agli
eredi ,tuttavia, verranno trasmesse eventuali responsabilit civili del reo defunto.
2) Amnistia: un atto legislativo di carattere generale col quale lo Stato rinuncia alla punizione di un certo
numero di reati individuati in base allentit della pena e commessi anteriormente al provvedimento. E uno
strumento eccezionale di politica criminale. Leccessivo ricorso di tale strumento in passato ha portato a
una modifica costituzionale dellart79cost che lo prevedeva. Mentre prima occorreva soltanto la delega al
PdR dalle camere, oggi occorre che lamnistia venga concessa dal PdR su legge di delegazione deliberata a
maggioranza dei 2 terzi dei componenti di ciascuna Camera. Lamnistia si distingue in propria e impropria.
Lamnistia propria interviene prima della condanna definitiva ed estingue il reato e ogni altro effetto penale
dello stesso. Lamnistia impropria interviene dopo la sentenza di condanna definitiva e fa cessare
lesecuzione della condanna e le pene accessorie, ma non gli altri effetti penali della condanna (es. ai fini
della recidiva, della dichiarazione di abitualit del reato ecc). Lamnistia non si applica ai recidivi e ai
delinquenti di reati abituali o professionali ed essa sempre rinunciabile da parte del soggetto che dovrebbe
rinunciarne (mettiamo il caso che il reo spera in una eventuale pronuncia che ne escluda la sua
colpevolezza facendo venir meno anche gli effetti civili della condanna!).
3) La prescrizione : disciplinata dagli art 157-161, una causa di estinzione che si fonda sul decorso del
tempo: il decorso di un certo periodo di tempo, dal giorno in cui stato commesso il reato o da un
momento successivo stabilito in casi particolari dalla legge. Ratio della prescrizione sta nel fatto che la
distanza nel tempo fa affievolire le esigenze di prevenzione connesse allincriminazione rendendo
inopportuna la funzione repressiva. Il quadro della disciplina della prescrizione stato ridefinito alla legge
251/2005, con lobiettivo di conferire maggiore certezza ai tempi di prescrizione, rendendo individuabile il
termine sin dal momento della commissione del reato. Il vecchio sistema di determinazione differenziata
della prescrizione , basato sullappartenenza del reato a distinte fasce di gravit, stato sostituito con un
unico criterio che assume come riferimento la pena edittale fissata per legge, la cui durata massima
coincide con il tempo necessario per la prescrizione del reato (tempo che non pu essere, in ogni caso,
inferiore a 6 anni per i delitti e a 4 anni per le contravvenzioni anche se puniti solo con la pena pecuniaria).
Per i reati con pena elevata (intorno ai 10 anni di reclusione) il termine di prescrizione ora pi breve
rispetto a quello precedente che era previsto in 15 anni; per i reati di media gravit , che prima avevano una
prescrizione decennale, adesso hanno un tetto massimo di 6 anni; solo per i reati di scarsa gravit il tetto
della prescrizione sembra essere stato aumentato prevedendo il limite minimo per le contravvenzioni a 4
anni.
Lart 157 prevede il raddoppio dei termini di prescrizione per talune fattispecie di reato (per i reati colposi
di particolare gravit, incendio e disastro colposo, e per lomicidio colposo. Altri reati per cui sono previsti
il raddoppio dei termini di prescrizione sono quelli di competenza della procura distrettuale, ossia i delitti
legati alla criminalit organizzata.
La nuova disciplina della prescrizione incrociandosi con listituto della recidiva ha delineato un quadro di
ulteriore aggravamento della posizione del recidivo. Infatti tt le ipotesi di recidiva, con esclusione di quella
semplice, contribuiscono a determinare, innalzandolo, il tempo necessario a prescrivere (art 157,c2). Tale
aggravamento cosa irragionevole
Vediamo la prescrizione nella sua struttura:
- decorrenza: il dies a quo della decorrenza, secondo lart 158c.p., per il reato consumato decorre dal
giorno della consumazione; per il delitto tentato, dal giorno in cui cessata lattivit del colpevole; per il
reato permanente, dal giorno in cui cessata la permanenza.
- sospensione: la sospensione implica un asorta di pausa nel corso della prescrizione in modo che essa
riprenda a decorrere una volta cessata la causa della sospensione fermo restando la validit del periodo gi
trascorso
- interruzione: toglie invece efficacia al tempo gi trascorso prima delleffetto interruttivo in modo che il
termine ricomincia a decorrere ex novo. Lart 160 disciplina le cause di interruzione della prescrizione (il
compimento di alcuni atti qualificanti di esercizio della pretesa punitiva, es. sentenza di condanna, decreto
di condanna ecc). Ogni atto interruttivo determina leffetto di azzeramento della prescrizione e questo si
produce per tutti coloro che hanno commesso il reato.
4) Oblazione: la causa di estinzione riservata alle contravvenzioni. Consiste nel pagamento di una somma di
denaro proporzionale rispetto alla misura della pena massima edittale stabilita per la contravvenzione. La

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ratio delloblazione quella di definire in tempi brevi e economicamente convenienti un contenzioso,


anche se penale, di minima importanza. Loblazione pu essere comune (per le contravvenzioni per cui la
legge prevede la pena dellammenda) o speciale (per le contravvenzioni punibili alternativamente con
larresto o con lammenda).
5) Remissione della querela: art 152, la remissione della querela estinque i reati,perseguibili su querela di
parte. La remissione una manifestazione di volont contraria a quella manifestata nel momento in cui si
querelato il reo.Essa pu essere processuale o extraprocessuale. Se sono pi i querelanti, il reato si estingue
solo se interviene la remissione da parte di tutti i querelanti; se tra pi persone offesa da un reato solo uno
ha proposto querela, leventuale remissione da parte sua non pregiudica il diritto degli altri di sporgere
querela. NB. La remissione della querela deve intervenire prima della condanna definitiva. Essa non
ammessa nei delitti contro la libert sessuale (in qst casi la querela dichiarata irrevocabile).

Sospensione condizionale della pena


Art. 163.
Sospensione condizionale della pena.
Nel pronunciare sentenza di condanna alla reclusione o all'arresto per un tempo non superiore a due anni, ovvero a pena
pecuniaria che, sola o congiunta alla pena detentiva e ragguagliata a norma dell'articolo 135, sia equivalente ad una pena
privativa della libert personale per un tempo non superiore, nel complesso, a due anni, il giudice pu ordinare che l'esecuzione
della pena rimanga sospesa per il termine di cinque anni se la condanna per delitto e di due anni se la condanna per
contravvenzione. In caso di sentenza di condanna a pena pecuniaria congiunta a pena detentiva non superiore a due anni,
quando la pena nel complesso, ragguagliata a norma dell'articolo 135, sia superiore a due anni, il giudice pu ordinare che
1
l'esecuzione della pena detentiva rimanga sospesa. ( )
Se il reato stato commesso da un minore degli anni diciotto, la sospensione pu essere ordinata quando si infligga una pena
restrittiva della libert personale non superiore a tre anni, ovvero una pena pecuniaria che, sola o congiunta alla pena detentiva
e ragguagliata a norma dell'articolo 135, sia equivalente ad una pena privativa della libert personale per un tempo non
superiore, nel complesso, a tre anni. In caso di sentenza di condanna a pena pecuniaria congiunta a pena detentiva non
superiore a tre anni, quando la pena nel complesso, ragguagliata a norma dell'articolo 135, sia superiore a tre anni, il giudice
2
pu ordinare che l'esecuzione della pena detentiva rimanga sospesa. ( )
Se il reato stato commesso da persona di et superiore agli anni diciotto ma inferiore agli anni ventuno o da chi ha compiuto
gli anni settanta, la sospensione pu essere ordinata quando si infligga una pena restrittiva della libert personale non superiore
a due anni e sei mesi ovvero una pena pecuniaria che, sola o congiunta alla pena detentiva e ragguagliata a norma dell'articolo
135, sia equivalente ad una pena privativa della libert personale per un tempo non superiore, nel complesso, a due anni e sei
mesi. In caso di sentenza di condanna a pena pecuniaria congiunta a pena detentiva non superiore a due anni e sei mesi,
quando la pena nel complesso, ragguagliata a norma dell'articolo 135, sia superiore a due anni e sei mesi, il giudice pu
3
ordinare che l'esecuzione della pena detentiva rimanga sospesa. ( )
Qualora la pena inflitta non sia superiore ad un anno e sia stato riparato interamente il danno, prima che sia stata pronunciata la
sentenza di primo grado, mediante il risarcimento di esso e, quando sia possibile, mediante le restituzioni, nonch qualora il
colpevole, entro lo stesso termine e fuori del caso previsto nel quarto comma dell'articolo 56, si sia adoperato spontaneamente
ed efficacemente per elidere o attenuare le conseguenze dannose o pericolose del reato da lui eliminabili, il giudice pu
ordinare che l'esecuzione della pena, determinata nel caso di pena pecuniaria ragguagliandola a norma dell'articolo 135,
rimanga sospesa per il termine di un anno.
Art. 164.
Limiti entro i quali ammessa la sospensione condizionale della pena.
La sospensione condizionale della pena ammessa soltanto se, avuto riguardo alle circostanze indicate nell'articolo 133, il
giudice presume che il colpevole si asterr dal commettere ulteriori reati.
La sospensione condizionale della pena non pu essere conceduta:
1) a chi ha riportato una precedente condanna a pena detentiva per delitto, anche se intervenuta la riabilitazione n al
delinquente o contravventore abituale o professionale;
2) allorch alla pena inflitta deve essere aggiunta una misura di sicurezza personale perch il reo persona che la legge
presume socialmente pericolosa.
La sospensione condizionale della pena rende inapplicabili le misure di sicurezza, tranne che si tratti della confisca.
La sospensione condizionale della pena non pu essere concessa pi di una volta. Tuttavia il giudice nell'infliggere una nuova
condanna, pu disporre la sospensione condizionale qualora la pena da infliggere, cumulata con quella irrogata con la
precedente condanna anche per delitto, non superi i limiti stabiliti dall'articolo 163.
Art. 165.
Obblighi del condannato.
La sospensione condizionale della pena pu essere subordinata all'adempimento dell'obbligo delle restituzioni, al pagamento
della somma liquidata a titolo di risarcimento del danno o provvisoriamente assegnata sull'ammontare di esso e alla
pubblicazione della sentenza a titolo di riparazione del danno; pu altres essere subordinata, salvo che la legge disponga

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altrimenti, all'eliminazione delle conseguenze dannose o pericolose del reato, ovvero, se il condannato non si oppone, alla
prestazione di attivit non retribuita a favore della collettivit per un tempo determinato comunque non superiore alla durata
della pena sospesa (1), secondo le modalit indicate dal giudice nella sentenza di condanna.
La sospensione condizionale della pena, quando concessa a persona che ne ha gi usufruito, deve essere subordinata
2
all'adempimento di uno degli obblighi previsti nel comma precedente. ( )
La disposizione del secondo comma non si applica qualora la sospensione condizionale della pena sia stata concessa ai sensi
3
del quarto comma dell'articolo 163. ( )
Il giudice nella sentenza stabilisce il termine entro il quale gli obblighi devono essere adempiuti.
Art. 166.
Effetti della sospensione.
La sospensione condizionale della pena si estende alle pene accessorie.
La condanna a pena condizionalmente sospesa non pu costituire in alcun caso, di per s sola, motivo per l'applicazione di
misure di prevenzione, n d'impedimento all'accesso a posti di lavoro pubblici o privati tranne i casi specificatamente previsti
dalla legge, n per il diniego di concessioni, di licenze o di autorizzazioni necessarie per svolgere attivit lavorativa.
Art. 167.
Estinzione del reato.
Se, nei termini stabiliti, il condannato non commette un delitto, ovvero una contravvenzione della stessa indole, e adempie gli
obblighi impostigli, il reato estinto.
In tal caso non ha luogo l'esecuzione delle pene.
Art. 168.
Revoca della sospensione.
Salva la disposizione dell'ultimo comma dell'art. 164, la sospensione condizionale della pena revocata di diritto qualora, nei
termini stabiliti, il condannato:
1. commetta un delitto ovvero una contravvenzione della stessa indole, per cui venga inflitta una pena detentiva, o non adempia
agli obblighi impostigli;
2. riporti un'altra condanna per un delitto anteriormente commesso a pena che, cumulata a quella precedentemente sospesa,
supera i limiti stabiliti dall'articolo 163 .
Qualora il condannato riporti un'altra condanna per un delitto anteriormente commesso, a pena che, cumulata a quella
precedentemente sospesa, non supera i limiti stabiliti dall'art. 163, il giudice, tenuto conto dell'indole e della gravit del reato,
pu revocare l'ordine di sospensione condizionale della pena.
La sospensione condizionale della pena altres revocata quando stata concessa in violazione dell'articolo 164, quarto
comma, in presenza di cause ostative. La revoca disposta anche se la sospensione stata concessa ai sensi del comma 3
dell'articolo 444 del codice di procedura penale.

Sospensione del processo con messa alla prova e il perdono giudiziale per i minorenni:
la sospensione del processo con messa alla prova e il perdono giudiziale sono due ipotesi particolari di estinzione
del reato esclusive del diritto penale minorile. Il perdono giudiziale, art 163, consente al giudice minorile la
facolt di non rinviare limputato a giudizio o , nel giudizio , di non pronunciare condanna, anche se vi sono i
presupposti, e applicare, invece, il perdono giudiziale, quando ritiene che si possa irrogare una pena restrittiva della
libert personale non superiore a 2 anni o una pena pecuniaria non superiore a 1549. La concessione del perdono
giudiziale causa di estinzione del reato. Pu essere concesso solo quando il giudice, tenuto presente delle
circostanze dellart 133 presume che il colpevole si asterr da commettere ulteriori reati. Esso pu essere concesso
una sola volta e non pu essere concesso ai minorenni che siano gi stati condannati a pena detentiva per delitto o
che siano delinquenti abituali o professionali.
La sospensione del processo con messa alla prova invece quellistituto mediante il quale il giudice pu
sospendere il processo per un periodo non superiore a 3 anni, per i reati per cui prevista la pena dellergastolo o
della reclusione non inferiore a 12 anni, per non pi di un anno negli altri casi, affidando limputato ai servizi
minorili della giustizia per lo svolgimento delle opportune attivit di osservazione, trattamento e sostegno. Allesito
positivo della prova consegue la dichiarazione giudiziale di estinzione del reato.

Cause di estinzione della PENA:


le cause di estinzione della pena non hanno altro effetto se non, appunto, quello di impedire o far cessare
lesecuzione della pena concretamente inflitta al reo. Esse quindi presuppongono necessariamente lesistenza
di una sentenza di condanna definitiva la cui esecuzione resta paralizzata o modificata, lasciando impregiudicata
ogni altra conseguenza giuridica del reato per il quale la condanna stata pronunciata.

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Le cause di estinzione delle pene sono:


1) La morte del reo: se la morte del reo interviene dopo la pena, la pena si estingue (principio mors omnia
solvit).
2) Lamnistia impropria:lamnistia impropria quella che interviene dopo una condanna definitiva. Essa,
contemplata anche nelle cause di estinzione del reato, in realt ua causa di estinzione della pena proprio
perch presuppone che ,pur essendo stato il reato commesso entro i termini di applicazione dellamnistia,
su di esso si sia tuttavia frmato un giudicato irrevocabile di condanna Essa pur facendo cessare
lesecuzione delle pene principali e accessorie, lascia intatto ogni altro effetto penale della condanna (es. ai
fini della recidiva, allabitualit e professionalit ecc)
3) La prescrizione della pena: il decorso del tempo, dopo che la sentenza di condanna divenuta
irrevocabile, causa estintiva delle pene che , per qualsiasi motivo, non siano state in tutto o in parte
eseguite.
4) Indulto e grazia: Sia lindulto che la grazia hanno leffetto di condonare in tutto o in parte la pena inflitta
o di commutarlo in unaltra specie di pena. Non estinguono le pene accessorie n gli altri effetti penali
della pena.Lindulto un provvedimento di carattere generale riferito a tutti i reati salva lesclusione o
riduzione per taluni determinati reati. Di solito il condono indica una determinata quantit di pena da
condonare in riferimento a qualsiasi reato. Lindulto pu anche stabilire una diversa misura di condono in
relazioni a condizioni soggettive particolari (come recidivi, laver goduto di altri condoni ecc). Anche
lindulto, come lamnistia, vale solo per i reati commessi prima della presentazione del disegno di legge.
Fino alla modifica del 79cost indulto e grazia rientravano nelle prerogative del PdR che poteva concedere
lindulto, come per lamnistia, su legge delega delle camere. Dopo la modifica anch lindulto, come
lamnistia, stato rimesso alla potest legislativa delle Camere, con deliberazione a maggioranza dei 2/3.
Lunico potere rimasto esclusivo del PdR la grazia: contenuto analogo a quello dellindulto, ma non un
provvedimento di carattere generale ma particolare, si riferisce allesecuzione di una o pi condanne a
carico di uno stesso soggetto.
5) La liberazione condizionale sulla presa datto dellavvenuta risocializzazione del reo, listituto della
liberazione condizionale sembra aver senso. Lart 176 stabilisce Il condannato a pena detentiva che,
durante il tempo di esecuzione della pena, abbia tenuto un comportamento tale da far ritenere sicuro il suo
ravvedimento, pu essere ammesso alla liberazione condizionale, se ha scontato almeno trenta mesi e
comunque almeno met della pena inflittagli, qualora il rimanente della pena non superi i cinque anni.
Se si tratta di recidivo, nei casi preveduti dai capoversi dell'articolo 99, il condannato, per essere ammesso
alla liberazione condizionale, deve avere scontato almeno quattro anni di pena e non meno di tre quarti
della pena inflittagli.
Il condannato all'ergastolo pu essere ammesso alla liberazione condizionale quando abbia scontato
almeno ventisei anni di pena.
La concessione della liberazione condizionale subordinata all'adempimento delle obbligazioni civili
derivanti dal reato, salvo che il condannato dimostri di trovarsi nell'impossibilit di adempierle.. condizioni

sono:condannato che abbia scontato parte della pena e che il residuo non superi i 5 anni; che abbia
contenuto un comportamento che faccia presagire un ravvedamento;che abbia adempiuto alla obbligazioni
civili nascenti dal reato. Se ci accade, il tribunale di sorveglianza pu concedere la liberazione
condizionale che ha come effetti la scarcerazione, la sospensione delleventuale misura di sicurezza
detentiva, e lapplicazione della libert vigilata assistita dal servizio sociale. Vi revoca se durante il
periodo di libert sotto condizione la persona liberata commette un delitto o una contravvenzione della
stessa indole o trasgredisce obblighi impostigli con la libert vigilata.
6) La riabilitazione: art 178, La riabilitazione estingue le pene accessorie ed ogni altro effetto penale della
condanna, salvo che la legge disponga altrimenti.. Pu avvenire solo il decorso di almeno 3 anni dal
giorno in cui la pena principale stata eseguita o si altrimenti estinta. Il termine portato a 8 anni per i
recidivi e 10 per i delinquenti abituali e professionali. Condizioni per la riabilitazione sono contenute
nellart 179 e sono 1) che il condannato abbia dato prova effettiva di una buona condotta,2) che non sia
stato sottoposto a misure di sicurezza,3) che abbia adempiuto alle obbligazioni civili nascenti dal reato. In
presenza di questi presupposti sussiste il diritto del condannato alla riabilitazione.
7) La non menzione della condanna nei certificati del casellario giudiziario: Lart 175 dispone che Se,
con una prima condanna, inflitta una pena detentiva non superiore a due anni, ovvero una pena pecuniaria non
superiore a un milione, il giudice, avuto riguardo alle circostanze indicate nell'articolo 133, pu ordinare in sentenza
che non sia fatta menzione della condanna nel certificato del casellario giudiziale, spedito a richiesta di privati, non per
ragione di diritto elettorale.
La non menzione della condanna pu essere altres concessa quando inflitta congiuntamente una pena detentiva
non superiore a due anni ed una pena pecuniaria, che, ragguagliata a norma dell'articolo 135 e cumulata alla pena
detentiva, priverebbe complessivamente il condannato della libert personale per un tempo non superiore a trenta
mesi.
Se il condannato commette successivamente un delitto, l'ordine di non fare menzione della condanna precedente

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revocato..Questa

misura prosegue lobiettivo di eliminare taluni ostacoli, per esempio nella ricerca di un
posto di lavoro, al reinserimento sociale del condannato. Il beneficio rimesso alla valutazione
discrezionale del giudice avuto riguardo allart 133. E revocato di diritto se il condannato commette
successivamente un altro delitto.

Altre conseguenze giuridiche del reato:


gli effetti penali della condanna sono le conseguenze giuridiche che derivano di diritto dalla condanna stessa
diverse dalle pene e dalle misure di sicurezza. Gli effetti penali si concretano in limitazioni al godimento di
particolari benefici o in un aggravio di posizioni soggettive del condannato. Una enumerazione degli effetti penali
della condanna non possibile in quanto essi non rappresentano un numerus clausus e sono previsti, oltre che dal
codice penale, in molte leggi speciali. Gli effetti penali vengono a cessare con la riabilitazione.
Obbligazioni civili nascenti dal reato:
A norma dellart 185 ogni reato obbliga alle restituzioni alla stregua delle leggi civili. Ogni reato che abbia
cagionato un danno patrimoniale e non obbliga il colpevole al risarcimento. Le obbligazioni civili nascenti da reato
non si estinguono per effetto della estinzione del reato o della pena. Il nostro sistema ispirato al principio della
separazione tra sanzioni penali e sanzioni civili derivanti da reato. La pretesa risarcitoria per essere delibata in
sede penale deve essere avanzata mediante costituzione di parte civile nel processo penale.
Garanzie per le obbligazioni civili del condannato:
ladempimento delle obbligazioni civili nascenti da reato assistita da una serie di garanzie. La disciplina, prima
prevista negli art 189-194 stata parzialmente trasferita nel codice di procedura penale. Tra gli istituti di garanzia
troviamo il sequestro conservativo dei beni mobili e immobili dellimputato quando vi sia fondato motivo di
ritenere che manchino le garanzie per il pagamento della pena pecuniaria o di ogni altra somma dovuta allo
stato. Il sequestro riconosciuto su richiesta del p.m. o della parte civile.
Ulteriore garanzia delle obbligazioni civili nascenti dal reato linefficacia degli atti di disposizioni a titolo
gratuito, compiuti dal colpevole dopo il reato. Per gli atti a titolo oneroso, se compiuto dopo il reato, si presumono
compiuti in frode ma la revoca dellatto necessita la prova della malafede dellaltro contraente.

LE MISURE DI SICUREZZA:
lintroduzione delle misure di sicurezza nel nostro ordinamento penale, dal punto di vista della politica criminale,
mirava a rendere disponibile un ulteriore temibile strumento di controllo sociale. Laffiancamento delle misure di
sicurezza alle pene non faceva altro che raddoppiare le potenzialit repressive del sistema. Sappiamo che
negli ultimi tempi si avuto il lento declino del sistema delle misure di sicurezza anche a causa della crisi del
sistema del doppio binario fino al sostanziale deperimento della disciplina indotto dalla eliminazione delle
presunzioni legali di pericolosit sul cui il meccanismo applicativo delle misure di sicurezza era fondato.
I destinatari delle misure di sicurezza si possono distinguere in tre categorie:
1)delinquenti imputabili
2)delinquenti semi-imputabili
3)delinquenti non imputabili.
Alle prime due categorie si applicano congiuntamente la pena e la misura di sicurezza, alla terza categoria solo la
misura di sicurezza. Presupposto generale per lapplicazione delle misure di sicurezza che il soggetto abbia

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commesso un fatto preveduto dalla legge come reato o un altro fatto (quasi reato) espressamente determinato dalla
legge.

Misure di sicurezza e principio di legalit:


a norma dellart 199 nessuno pu essere sottoposto a misure di sicurezza che non siano espressamente stabilite
dalla legge e fuori dei casi dalla legge stessa preveduti qst regola costituzionalmente presidiata nellart
25,3comma della costituzione che disciplina nessuno pu essere sottoposto a misure di sicurezza se non nei casi
previsti dalla legge. Il principio di legalit delle misure di sicurezza include lesigenza della tassativit della
relativa previsione, nel senso di una completa, tassativa e non equivoca previsione legislativa delle relative
ipotesi.
Controversa lapplicabilit alle misure di sicurezza della regola della retroattivit: la disciplina applicabile
quella dellart 200 Le misure di sicurezza sono regolate dalla legge in vigore al tempo della loro applicazione.
Se la legge del tempo in cui deve eseguirsi la misura di sicurezza diversa, si applica la legge in vigore al tempo
dell'esecuzione.
Le misure di sicurezza si applicano anche agli stranieri, che si trovano nel territorio dello Stato.
Tuttavia l'applicazione di misure di sicurezza allo straniero non impedisce l'espulsione di lui dal territorio dello
Stato, a norma delle leggi di pubblica sicurezza.. Da ci sembra non potersi derivare la retroattivit delle misure di

sicurezza. Lapplicazione di una misura di sicurezza implica sempre, infatti, che il fatto sia preveduto come reato (o
come quasi reato) dalla legge, di conseguenza lart 25,2 comma della costituzione (nessuno pu essere punito se
non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso) ad inibire in via indiretta
lapplicazione retroattiva di una misura di sicurezza, non potendo queste certo applicarsi per un fatto che, al tempo
della commissione, non costituiva reato.
Controverso lapplicazione retroattiva della misura di sicurezza introdotta dalla legge posteriormente alla
commissione del reato o del quasi reato, per altro gi previsti come tali al momento del fatto. La complessiva ratio
di garanzia sottesa allart 25cost deve indurre ad escludere non solo lapplicabilit di una misura di sicurezza per un
fatto che al momento della commissione non costituisce reato ma anche lapplicabilit di una misura di sicurezza
non prevista al tempo del fatto o diversa da quella originariamente prevista.
Presupposti per lapplicazione delle misure di sicurezza:
Il presupposto affinch si possa applicare una misura di sicurezza sancito allinterno dellart 202c.p Le misure di
sicurezza possono essere applicate soltanto alle persone socialmente pericolose che abbiano commesso un fatto preveduto
dalla legge come reato.
La legge penale determina i casi nei quali a persone socialmente pericolose possono essere applicate misure di sicurezza per
un fatto non preveduto dalla legge come reato.. Si deve intendere un fatto tipico, cio conforme ad una fattispecie
incriminatrice, in relazione al quale non ricorrano cause esimenti. Non si richiede la colpevolezza del soggetto,
essendo esse applicabili, in alcuni casi, anche ai non imputabili.
Quindi come primo presupposto vi la commissione di un fatto preveduto dalla legge come reato o quasi reato;
Secondo presupposto la pericolosit sociale, presupposto soggettivo per lapplicazione della misura di
sicurezza. Lart 203 stabilisce che Agli effetti della legge penale, socialmente pericolosa la persona, anche se non
imputabile o non punibile, la quale ha commesso taluno dei fatti indicati nell'articolo precedente quando probabile che
commetta nuovi fatti preveduti dalla legge come reati.
La qualit di persona socialmente pericolosa si desume dalle circostanze indicate nell'articolo 133..

Originariamente si distingueva tra pericolosit da accertare in concreto e pericolosit presunta dalla legge.
Dal momento che erano molti i casi in cui la pericolosit era presunta dalla legge, si snaturava la funzione della
misura di sicurezza xk esse finivano per essere applicate prescindendo dal dato personale della pericolosit. La
l.633/86 ha abrogato la disciplina dellart 204, ordinando che le misure di sicurezza personali sono ordinate previo
accertamento che colui il quale ha commesso il fatto persona socialmente pericolosa.
Categorie normative della pericolosit sociale:
il codice penale individua tre categorie di delinquenti socialmente pericolosi:
1) il delinquente abitualelart 103 implica laccertamento in concreto della pericolosit e indica i presupposti

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minimi per la dichiarazione di abitualit del reato:essi ricorrono nella situazione di chi, dopo essere stato
condannato due volte per due delitti non colposi, riporti unaltra condanna per delitto non colposo se il giudice
ravvisi che il colpevole sia dedito al delitto.
2)il delinquente professionaleart 105, corrisponde alla situazione di chi, trovandosi nella situazione di
delinquente abituale, riporta unaltra condanna per un altro reato e si debba ritenere che egli viva abitualmente,
anche in parte soltanto, dei proventi del reato.
3) il delinquente per tendenzatale figura prescinde del tutto dalla condizione di recidivo: pu essere dichiarato
delinqunte per dentenza colui che commette un delitto non colposo contro la vita o lincolumit individuale, e nella
commissione di tale delitto, unito alle circostanze indicate dallart 133, si riveli una sepciale inclinazione al delitto
che trovi la sua causa nellindole particolarmente malvagia del colpevole. nella prassi qst figura scomparsa!
La dichiarazione di abitualit o professionalit nel reato, ai sensi dellart 109 comporta lapplicazione di
misure di sicurezza (colonia agricola e casa di lavoro).
Le misure di sicurezza sono applicate, di regola, con la sentenza di condanna o di proscioglimento (nel caso dei non
imputabili). Alcune misure possono essere applicate anche provvisoriamente previo accertamento della
pericolosit.
La durata delle misure di sicurezza predeterminata, allatto dellapplicazione, solo nella misura minima, ma
indeterminata nel massimo. Alla scadenza del termine minimo di durata, il giudice procede al riesame della
pericolosit che pu condurre alla revoca della misura o alla sua proroga per un nuovo periodo minimo di durata, al
termine del qaule si proceder ad un nuovo riesame. Le misure di sicurezza, a norma del 207c.p. , non possono
essere revocate se le persone ad esse sottoposte non hanno cessato di essere pericolose.
Vediamo nel particolare le singole misure di sicurezza:
queste si dividono in personali e patrimoniali.
1) Le misure di sicurezza personali:
a) misure di sicurezza detentive:
- assegnazione a colonia agricola o a casa di lavoro:
destinata ai delinquenti abituali e professionali: durata minima di un anno elevata a 2 per i delinquenti
abituali e a tre per quelli professionali.
- ricovero in una casa di cura e custodia:
riservati ai condannati a una pena diminuita per infermit psichica, per intossicazione cronica da alcol e
sostenza stupefacenti e agli ubriachi abituali. Durata minima variabile tra i 6 mesi e i 5 anni
-ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario:
per i soggetti prosciolti per infermit psichica, per intossicazione cronica da alcol ecc. La durata minima
non pu essere inferiore ai 2 anni, minimo di 5 anni se il fatto commesso punito dalla legge penale con
una reclusione non inferiore ad un minimo di 10 anni, e 10 anni se il fatto punito con lergastolo. Il
ricovero in ospedale psichiatrico si applica anche ai minori di 14 anni.
-riformatorio giudiziario:
la misura di sicurezza speciale per i minori imputabili e non, ritenuti pericolosi. Al compimento del
18imo anno il soggetto assegnato a colonia agricola o a una casa di lavoro.

b) Misure di sicurezza non detentive:


-libert vigilata:non pu avere durata inferiore ad un anno e consiste nellaffidamento del soggetto
allautorit di pubblica sicurezza imponendo una serie di limitazioni al fine di evitare le occasione di nuovi
reati. In caso di trasgressione di obblighi imposti con la libert vigilata il giudice pu aggiungere ad essa la
cauzione di buona condotta
-divieto di soggiorno in uno o pi comuni o province: per i colpevoli dei delitti contro lordine pubblico,
o delitti x motivi politici ecc.
-divieto di frequentare osterie e pubblici spacci di bevande alcoliche:si aggiunge alla condanna per

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ubriachezza abituale o per i reati commessi in stato di ubriachezza, sempre che questi sia abituale.
-espulsione od allontamenento dello straniero dallo Stato.
2) Le misure di sicurezza patrimoniali:
a) Cauzione di buona condottadeposito presso la cassa delle ammende di una determinato somma di
denaro per un periodo da uno a 5 anni: alla fine del periodo, la somma data in cazione viene restituita e
la garanzia si estingue se il soggetto non ha commesso alcun delitto o contravvenzione punibile con
larresto.
b) Confiscaconsiste nellespropriazione e devoluzione a favore dello stato delle cose che servirono o
furono destinate a commettere il reato e delle cose che ne sono il prodotto o il profitto. La confisca
una misura facoltativa: il giudice che volta per volta stabilisce se il provvedimento ablativo
necessario al fine di impedire che la disponibilit della cosa da parte del reo possa rappresentare un
incentivo alla commissione di nuovi reati. Lart 240c.p. obbliga per la confisca delle cose che
costituiscono il prezzo del reato e delle cose di cui la fabbricazione, luso, il porto, la detenzione e
lalienazione costituiscono reato. (non ho il porto darmi e ho la postola, me la confiscano!). Negli ultimi anni si
cercato di ampliare gli spazi applicativi della confisca introducendo la confisca per equivalente
(nellipotesi in cui non si puo confiscare i beni costituenti il profitto o il prezzo del reato e si acusce sui
beni del reo con un corrispondente valore). Per contrastare, poi, la criminalit organizzata il legislatore
ha introdotto un ulteriore figura di confisca, quella in capo ai soggetti incriminati per associazione di
tipo mafioso, estorsione, usura ecc per i quali si procede alla confisca obbligatoria del denaro ,dei beni
o delle altre utilit di cui il condannato non pu giustificare la provenienza e di cui , anche per
interposta persona, risulta essere titolare o avere disponibilit a qualsiasi titolo in valore sproporzionato
al proprio reddito.

LE MISURE DI PREVENZIONE:
le misure di prevenzione entrano ufficialmente a far parte del nostro sistema penale con la legge 1423/56 introdotta
con lo scopo di giurisdizionalizzare il procedimento di applicazione di un complesso di misure fino ad allora
rimesse alla discrezionalit dellautorit di pubblica sicurezza.
La legge del 56 contemplava una serie di restrizioni di libert e di diritti adottabili a carico di soggetti pericolosi
sulla base di una tipologia di pericolosit enunciata dallart 1 della legge stessa che suscit non poche critiche in
dottrina. La legge del 56 ha subito numerose modifiche fino alla legge 327/88 che ha innovato significativamente la
tipologia normativa che concreta le singole fattispecie di pericolosit. Sono venute meno alcune delle pi
importanti obiezioni che venivano fatte al testo originale (da quella sullinclusione tra i destinatari delle misure di
prevenzione di categorie come gli oziosi e vagabondi abituali a coloro che svolgono abitualmente attivit
contrarie alla morale pubblica e al buon costume, ipotesi che davano luogo a potenziali incriminazioni di
condotte censurabili solo sulla base di discutibili presupposti ideologici o vaghe forme di sospetto).
Nellattuale formulazione normativa, le misure di prevenzione si possono applicare:
1) a coloro che debba ritenersi, sulla base di elementi di fatto, che sono abitualmente dediti a traffici illeciti
2)a coloro che, x il loro comportamento, debba ritenersi, sulla base di elementi di fatto, che sono dediti alla
commissione di reato che offendono o mettono imn pericolo lintegrit fisica o morale dei minorenni, la serenit e
la sicurezza pubblica
3) a coloro che, x la condotta ed il tenore di vita debba ritenersi, sulla base di elementi di fatto, che vivono
abitualmente, anche in parte, con i proventi di attivit delittuose.
Le persone cos individuate ricevono dal questore avviso odale dei sospetti a loro carico e linvito a tenere una
condotta conforme alla legge. Trascorsi non meno di 60 giorni e non pi di 3 anni, se la persona avvisata non ha
cambiato condotta e risulta pericolosa per la sicurezza pubblica il questore pu avanzare al Tribunale motivata
proposta per lapplicazione nei suoi confronti della sorveglianza speciale della pubblica sicurezza. La sorveglianza
speciale non pu avere durata inferiore di un anno n superiore a 5. Alla sorveglianza speciale possono aggiungersi
il divieto di soggiorno in uno o pi comuni, quando le circostanze lo richiedono, e lobbligo di soggiorno nel
comune di residenza o di abituale dimora.
Le misure di prevenzione contro la criminalit organizzata:

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Con la legge 575/65 si disposto lapplicabilit delle misure di sorveglianza speciale e dellobbligo e del divieto di
soggiorno, nei confronti dei soggetti indiziati di appartenere ad associazioni mafiose. La legge ha previsto, nei
confronti di qst soggetti, la facolt per i procuratori della Repubblica di proporre lapplicazione delle misure
previste dalla legge del 56 anche prescindendo dalla diffida del questore (iniziativa sostiuita poi dallavviso orale).
La legge dell82 ha previsto anche lintroduzione di misure di carattere patrimoniale che si affiancano a quelle
personali, gi previste, con lobiettivo di combattere laccumulazione e lo sfruttamento degli ingenti capitali
connessi con lo svolgimento delle attivit illecite proprie delle societ mafiose e camorristiche. Le misure
patrimoniali previste sono il sequestro e la confisca. Il sequestro disposto sulla base del sospetto che i beni
ricadenti nella disponibilit diretta o indiretta delindiziato siano frutto di attivit illecite o ne costituiscano il
reimpiego; la confisca disposta allesito di un procedimento giurisdizionale ad hoc quando la persona non possa
giustificare la legittima provenienza dei beni che quindi risulino essere frutto di attivit illecite.
La legge 152/1975:
a causa dei fenomeni terroristici di matrice politica, il legislatore italiano nel 1975 fu costretto a prevedere
lapplicabilit di misure di prevenzione anche nei confronti di soggetti politicamente pericolosi. Tale legge ha
previsto infatti lapplicabilit delle misure previste dalla legge del 65 a diverse categorie di soggetti tra i quali
coloro che avessero compiuto atti preparatori, obiettivamente rilevanti, di taluni delitti contro la personalit dello
Stato, lordine pubblico e la persona, ovvero diretti alla ricostituzione del partito fascista.

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