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(Il sogno)

L’importanza dei sogni dalla preistoria ai


giorni nostri

Andrea Barbagallo VA

Liceo Scientifico “Leonardo”

Giarre (CT)

Anno scolastico 2007/2008


DALLA PREISTORIA ALLA CIVILTÀ GRECA

Il sogno è un'attività del pensiero umano che ha interessato l'uomo fin dai primordi
della civiltà. Il disegno a carboncino in una grotta dei Bisonti di Lascaux può essere
considerato la rappresentazione di un sogno. In questo documento l'autore disegna ciò
che vede con la fantasia: l'uccisione del bisonte durante una battuta di caccia. Esso è
analogo a un sogno ad occhi aperti, disegnato a memoria.

Gli antichi ritenevano che i sogni fossero una sorta di messaggio criptico, da
interpretare; talvolta si poteva trattare anche di rivelazioni da parte delle divinità che
cercavano di dare consigli, ammonimenti o utili indicazioni all’uomo.

La prima testimonianza scritta è riportata in uno dei primi libri prodotti dal genere
umano, l'Epopea di Gilgamesh, composta intorno al 2000 a.C. su tavolette di creta
asciugata al sole e rinvenute nella biblioteca di Assurbanipal, a Ninive nel 1852 (ma
riconosciute solo nel 1870 dall’assiriologo inglese George Smith). Gilgamesh sogna di
incontrare Enkidu, con il quale dapprima ingaggia una lotta, ma poi, riconosciutane la
forza, lo porta davanti alla madre e lo adotta come gemello. Quando Gilgamesh
racconta questo sogno alla madre Ninsun, lei lo interpreta in questo modo:

«Un compagno forte verrà da te, uno che può salvare la vita di un amico, egli è
potente nella montagna, egli possiede la forza. La sua forza è così grande come quella
del firmamento di An. Tu lo amerai come una moglie, e lo terrai stretto a te, ed egli
avrà sempre cura della tua salute. Il tuo sogno è buono e favorevole. »

(Il poema di Gilgamesh)

In questo caso la madre (la dea-sacerdotessa Rimat-Ninsun), fornisce


un'interpretazione profetica del sogno.

In epoca sumerica troviamo il rituale dell'incubazione. Questa pratica richiedeva che


un sognatore scendesse in un luogo sacro sotterraneo, dormisse una notte sognando e
andasse da un interprete a raccontare il sogno, che di solito rivelava una profezia.

La Bibbia riporta diversi sogni, dei quali il più noto è quello del faraone egizio che
sogna sette vacche grasse e sette vacche magre: nessuno sa interpretare il sogno,
finché non viene chiamato Giuseppe (Genesi 41,1-36). In questo sogno
l'interpretazione è sempre di tipo profetico ma assume un carattere religioso:
Giuseppe, infatti, pensa che la profezia provenga da Dio.

La concezione del sogno degli antichi israeliani è riportata nella Bibbia stessa: il sogno
è un messaggio degli Dei (Numeri 12,6).

I Greci ripresero l'usanza dell'incubazione, andando in un bosco sacro o in una grotta,


dove scavavano una buca, o recandosi presso un tempio di Esculapio. Lì si
accoccolavano e sognavano; in seguito consultavano l'interprete dei sogni. Le
interpretazioni assumevano un ruolo di cura e guida spirituale. Tra gli interpreti ve ne
erano di famosi, come Artemidoro di Daldi, forse il primo a scrivere un libro intitolato
L'interpretazione dei sogni. Questo libro è un mero elenco di sogni e di interpretazioni
arbitrarie, senza carattere scientifico.

Le interpretazioni fornite da Artemidoro e altri furono tramandate di generazione in


generazione. Il primo a riprendere in mano l'argomento in epoca moderna fu Sigmund
Freud, che pubblicò a sua volta nel 1899 la sua Interpretazione dei Sogni, un testo
fondamentale nella storia del pensiero.
Inoltre sono testimoniate antiche forme di esorcismo utili a liberarsi da sogni
angosciosi, come la purificazione attraverso l'uso dell'acqua, il sacrificio agli dei
oppure il racconto della visione alla luce del sole.

LATINO: CICERONE- Somnium Scipionis


Il Somnium Scipionis è una parte, precisamente la sesta e ultima, del “De re pubblica”,
un trattato filosofico-politico, scritto tra il 55 e il 51 a.C. e pubblicato prima che
l’autore partisse come proconsole per la Cilicia. Nonostante l’opera ci sia giunta mutila
di molte parti (in particolare: un gran numero di frammenti dei primi due libri, pochi
del terzo, ancora meno del quarto e del quinto, solamente il Somnium del sesto libro)
possiamo dedurre gli argomenti trattati: ci troviamo di fronte al dialogo tra Publio
Cornelio Scipione Emiliano (detto anche Africano minore) con alcuni amici a proposito
di tematiche piuttosto importanti come l’opportunità o meno per il saggio di occuparsi
di politica e la definizione della forma di governo più auspicabile per Roma.
Lo spunto per il racconto di Scipione Emiliano è offerto da una questione posta
dall’amico e confidente Gaio Lelio, già protagonista del De amicizia ciceroniano; egli si
era chiesto come mai non fosse stata eretta una statua in onore di Publio Cornelio
Scipione Nasica, che aveva ucciso Tiberio Gracco. Scipione risponde all’interrogativo
raccontando a tutti i presenti un sogno che gli era capitato di fare anni prima e che
non aveva mai raccontato a nessuno. Nel 149 a.C., all’inizio della terza guerra punica,
Scipione Emiliano era stato inviato come tribuno militare in Africa e, una volta sbarcato
ad Utica, si era recato a far visita a Massinissa, re della Numidia, grande amico del
nonno dell’Emiliano, Scipione Africano Maggiore. Essi rimasero fino a notte inoltrata a
discutere circa le imprese gloriose del valoroso e ormai scomparso Africano Maggiore
e, probabilmente, fu per questo motivo che la stessa notte l’Africano Minore vide in
sogno il nonno che gli parlava dall’alto della Via Lattea, sede degli eroi. Da questo
punto di osservazione celeste il nonno, dopo aver profetizzato le tappe fondamentali
della carriera politico-militare di Emiliano, dischiuse ai suoi occhi la visione di un
universo di tipo platonico, indicandogli le sfere celesti, facendogli ascoltare il suono
armonioso provocato dal loro movimento. Infine gli rivelerà il destino che attende le
anime dei defunti.

Il messaggio di Cicerone che possiamo cogliere per bocca dell’Africano è che, finché
siamo sulla terra, è nostro dovere servire la patria; ma la gloria umana, vista dal cielo,
ovvero sub specie aeternitatis, appare veramente piccola cosa. Gli uomini, pertanto,
dovrebbero anelare alle cose celesti, perché tra l’armonia di quelle sfere le anime, che
sono immortali, troveranno la vera ricompensa.

Il Somnium, grazie anche al sapore fortemente platonico che racchiude, fu letto e


citato da numerosi autori medievali che lo hanno tramandato fino a noi.

APULEIO - “il sogno di Iside” (Metamorfosi; 5,6)

Il romanzo, opera stravagante in undici libri, è forse l'adattamento (almeno nei primi
10) di uno scritto di Luciano di cui non siamo in possesso, ma del quale ci è pervenuto
un plagio intitolato "Lucius o L'asino". Le "Metamorfosi" gravitano comunque sia nella
tradizione della "fabula milesia" (novelle a carattere erotico e licenzioso)e sia in quella
del romanzo greco contemporaneo, arricchito però dall’originale e determinante
elemento magico. Già lo stesso numero di libri che compone l’opera è un numero
magico; undici erano, infatti, i giorni dedicati ai culti misterici, di cui dieci di
purificazione e uno dedicato al rito vero e proprio. Il magico si alterna dunque con
l’epico, col tragico, col comico, in una sperimentazione di generi diversi (ordinati
ovviamente in un unico disegno, con un impianto strutturale abbastanza rigoroso), che
trova corrispondenza nello sperimentalismo linguistico, nella piena padronanza di
diversi registri, variamente combinati nel tessuto verbale: e il tutto in una lingua,
comunque, decisamente "letteraria".

La storia narra di un giovane chiamato Lucio (identificato da Apuleio con lo stesso


narratore), appassionato di magia. Originario di Patrasso, in Grecia, egli si reca per
affari in Tessaglia, paese delle streghe. Là, per caso, si trova ad alloggiare in casa del
ricco Milone, la cui moglie Panfila è ritenuta una maga: ha la facoltà di trasformarsi in
uccello. Lucio vuole imitarla e, valendosi dell'aiuto di una servetta, Fotis, accede alla
stanza degli unguenti magici della donna. Ma sbaglia unguento, e viene trasformato in
asino, pur conservando coscienza ed intelligenza umana. Per una simile disgrazia, il
rimedio sarebbe semplice (gli basterebbe mangiare alcune rose), se un concatenarsi
straordinario di circostanze non gli impedisse di scoprire l'antidoto indispensabile.
Rapito da certi ladri durante la notte stessa della metamorfosi, egli rimane bestia da
soma per lunghi mesi, si trova coinvolto in mille avventure, sottoposto ad infinite
angherie e muto testimone dei più abietti vizi umani. Nella caverna dei briganti, Lucio
ascolta la lunga e bellissima favola di "Amore e Psiche", narrata da una vecchia ad una
fanciulla rapita dai malviventi: la favola racconta appunto l'avventura di Psiche,
l'Anima, innamorata di Eros, dio del desiderio, uno dei grandi dèmoni dell'universo
platonico, la quale possiede senza saperlo, nella notte della propria coscienza, il dio
che lei ama, e che però smarrisce per curiosità, per ritrovarlo poi nel dolore di
un'espiazione che le fa attraversare tutti gli "elementi" del mondo. Sconfitti poi i
briganti dal fidanzato della giovane, Lucio viene liberato, finché – dopo altre peripezie
– si trova nella regione di Corinto, dove, si addormenta sulla spiaggia di Cancree.
Durante una notte di plenilunio, vede apparire in sogno la dea Iside che confortatolo,
gli annuncia la fine del supplizio e gli indica dove potrà trovare le benefiche rose. Il
giorno dopo, il miracolo si compie nel corso di una processione di fedeli della dea e
Lucio, per riconoscenza, si fa iniziare ai misteri di Iside e, una volta tornato a Roma, a
quelli di Osiride.

Il tema del sogno appare nell’undicesimo libro, infatti all'improvviso l'asino si sveglia e
vede sorgere dal mare la luna. Profondamente commosso, le rivolge una preghiera,
chiedendole di potersi liberare della bestia che è in lui, oppure di morire. Poi si
riaddormenta. In sogno gli appare Iside, la dea che governa col cenno del capo le vette
luminose della volta celeste, i venti del mare, i silenzi dell’Averno. Iside, la quale
afferma di essere venerata ovunque sotto molteplici forme e con numerosi nomi,
(Minerva, Venere, Diana, Proserpina, Cerere, Giunone, Bellona, Ecate, Rammusia) gli
annuncia la fine dei suoi tormenti: il giorno seguente (il 5 marzo) è la festa della dea;
Lucio dovrà avvicinarsi al sacerdote e mangiare i petali delle rose della sacra
ghirlanda: all'istante ritornerà uomo. La sua vita però cambierà del tutto: egli
diventerà un adepto del culto della dea, che gli promette beatitudine eterna dopo la
morte. L'asino si risveglia: è una stupenda giornata primaverile e tutto è permeato di
una strana gioia. Durante la processione finalmente Lucio vede il sacerdote, gli si
avvicina e mangia le rose. All'istante ridiventa uomo. Il sacerdote gli spiega il senso
delle sue traversie e lo esorta ad abbracciare la nuova fede. Lucio, commosso, segue il
corteo del “navigium Isidis”. Il giovane può finalmente rivedere i suoi, da cui era
creduto morto; ma tutti i suoi desideri sono rivolti all'iniziazione, che finalmente, dopo
una lunga attesa, avrà luogo. Una seconda iniziazione avverrà a Roma: Lucio diverrà
anche adepto di Osiride. Infine vi sarà la terza e definitiva consacrazione di Lucio, che
ora scopre le sue carte e si dice non più greco ma originario di Madauro (la
sovrapposizione con l'autore è ormai completa); il dio Osiride in persona promette al
giovane una brillante carriera come retore giudiziario e lo esorta a non preoccuparsi
delle calunnie della gente. Lucio, prima di entrare a far parte di un collegio
sacerdotale, con gesto altamente simbolico si rasa i bei riccioli biondi di cui andava
tanto fiero.

IN HOC SIGNO VINCES - Il sogno di Costantino


L’imperatore Costantino sostenne di avere avuto, la sera del 27 ottobre, mentre le
truppe si preparavano alla battaglia, una visione, i cui dettagli differiscono però tra le
fonti, che sono di natura agiografica.

Eusebio riporta due versioni dell'accaduto. La prima, contenuta nella Storia


ecclesiastica, afferma esplicitamente che il dio cristiano abbia aiutato Costantino, ma
non menziona nessuna visione. Nella Vita di Costantino, Eusebio dà invece una
dettagliata descrizione della visione affermando di averla ricevuta dall'imperatore
stesso; secondo questa versione, Costantino stava marciando col suo esercito quando,
alzando lo sguardo verso il sole, vide una croce di luce e sotto di essa la frase greca
"Εν Τουτω Νικα" ("Con questo vinci"), reso in latino come In hoc signo vinces, "Con
questo segno vincerai". Dapprima insicuro del significato della visione, Costantino
ebbe nella notte un sogno nel quale Cristo gli spiegò di usare il segno della croce
contro i suoi nemici. Eusebio continua descrivendo il labarum, lo stendardo usato da
Costantino nella sua ultima guerra contro Licinio, recante il segno 'Chi-Rho'.

DAL MEDIOEVO AD OGGI

Nel Medioevo le "immagini oniriche" pur continuando ad essere spiegate come


messaggi dell'al di là, assunsero caratteristiche decisamente negative, strettamente
legate alla superstizione e alla stregoneria. Sempre in età medievale si riscontra il
tema del sogno, in accezione però positiva, nel Trattatello in laude di Dante di
Giovanni Boccaccio.

“Vide la gentil donna nella sua gravidezza sé a piè d'uno altissimo alloro, allato a una
chiara fontana, partorire uno figliuolo, il quale di sopra altra volta narrai, in brieve
tempo, pascendosi delle bache di quello alloro cadenti e dell'onde della fontana,
divenire un gran pastore e vago molto delle frondi di quello alloro sotto il quale era; a
le quali avere mentre che egli si sforzava, le parea che egli cadesse; e subitamente
non lui, ma di lui uno bellissimo paone le parea vedere. Dalla quale maraviglia la
gentil donna commossa, ruppe, senza vedere di lui più avanti, il dolce sonno.”

Si tratta in effetti non di un vero sogno della madre di Dante, ma di una profezia post-
eventum. Il sogno infatti serviva a tessere le lodi di Dante come poeta.
In età neoclassica il sogno viene trattato da Francisco
Goya né Il sonno della ragione genera mostri. Il sonno
della ragione genera mostri (El sueño de la razón
produce monstruos) è un'acquaforte e acquatinta
realizzata nel 1797 e facente parte - è il foglio n° 43 -
di una serie di 80 incisioni ad acquaforte chiamata Los
caprichos (I capricci) pubblicata nel 1799.

La scena del sonno della ragione rappresenta un uomo


addormentato (probabilmente Goya stesso) mentre
prendono forma, attorno a lui, sinistri uccelli notturni,
inquietanti volti ghignanti e diabolici felini che, come
suggerisce il titolo, sono il parto della sua mente.

« La fantasia priva della ragione produce impossibili mostri:


assieme a lei è madre delle arti e origine di meraviglie. »
(Goya, manoscritto conservato al museo del Prado)

Francisco Goya, Il sonno della


ragione genera mostri; 1799,
acquaforte; cm 21x15.
In Goya, che prelude i motivi romantici ma che, al tempo stesso, nasce dalla cultura
illuminista, è la distorsione della ragione che genera i mostri.

In Johann Heinrich Füssli invece, che può essere


considerato mediatore fra la cultura artistico-
letteraria dello Sturm und Drung e quella
inglese, i mostri sono generati da un’assenza
della ragione.

Le sue opere più interessanti, infatti, sono quelle


che liberano l’<<io>> nel sogno visionario, quel
momento cioè in cui, dormendo, l’inconscio
prende il sopravvento sulla ragione e, senza
volerlo, passano davanti a noi immagini
incontrollate, rivelatrici dei misteri dei nostri
sentimenti.
Johann Heinrich Füssli, Incubo
notturno; 1783; olio su tela; cm
75,5x64. Francoforte sul Meno,
Freires Deutsches Hochstift
Frankfurter Goethe-Museum.
INGLESE: JOHN KEATS – La Belle Dame Sans
Merci
John Keats (31 October 1795 – 23 February 1821) was one of the principal poets of the
English Romantic movement. During his short life, his work received constant critical
attacks from the periodicals of the day, but his posthumous influence on poets has
been immense. Elaborate word choice and sensual imagery characterize Keats's
poetry, including a series of odes that were his masterpieces and which remain among
the most popular poems in English literature.
The poem describes the encounter between an
unnamed knight and a mysterious fairy. It opens
with a description of the knight in a barren
landscape, "haggard" and "woe-begone". He
tells the reader how he met a beautiful lady
whose "eyes were wild"; he set her on his horse
and they went together to her "elfin grot",
where they began to make love. Falling asleep,
the knight had a vision of "pale kings and
princes", who warn him that "La Belle Dame
sans Merci hath thee in thrall!" (The Lady
without pity has you in her charm!). He awoke
to find himself on the same "cold hill's side"
where he is now "palely loitering".
La Belle Dame Sans Merci is composed only by
twelve stanzas of four lines each, with an ABCB
rhyme scheme.
In La Belle Dame Sans Merci, Keats imagines art
as a femme fatale who traps those who love her
in a labyrinth of dreams from which there is no
escape. The poems moves from a supposed
reality to dreams in such a way that it becomes
impossible to distinguish between the two
realms. From the very beginning, in fact, the poet’s puzzled questioning tone we
understand that if he is dreaming he does not realize it.
The dream-logic of the poem reverses the normal role of dreaming in Keats’ poetry,
John William Waterhouse, La Bellewhich is that of escape from the sadness of reality. Here,
Dame Sans Merci; 1893; olio su tela; cmdreaming and in particular the dream of art is no longer a
181 x 110. Darmstadt, Hessisches
Landesmuseum. form of escape, but an awakening to a realization that,
beyond the appearance, art (la belle dame sans merci), is a
trap, a form of death in life. Its illusory beauty and fullness makes life itself seem
lifeless, boring and colourless by comparison. If one allows oneself to be seduced by it,
one will no longer be able to live naturally in the real world.
FILOSOFIA: FREUD- “L’interpretazione dei sogni”
Freud all'inizio del '900, partendo dalla pratica terapeutica, restituisce al sogno il
grande potere che riveste per la vita psichica dell'uomo, togliendolo dall'equivoco
medico-filosofico che si era protratto per più di un secolo e che aveva considerato il
sogno come un evento fisiologico.
La sua opera, “l’interpretazione dei sogni”, fu accolta in alcuni ambienti con
scetticismo e ostilità, ma produsse comunque un'eco così potente che è praticamente
impensabile il nostro secolo senza la grande opera di Freud.
Freud scorse nel sogno l'esteriorizzazione più evidente di quella parte dell'anima che è
immersa nell'oscurità, definendo lo studio del sogno e l'interpretazione come "la
strada maestra per giungere alla conoscenza dell'anima". L'uomo ha in sé due grandi
tendenze antagoniste: il principio di piacere e quello di realtà (per principio di piacere
non si deve intendere solo quello sessuale, anche se in realtà nella pratica terapeutica
sia Freud che la sua scuola si sono interessati soprattutto a questo aspetto della
questione).
Il principio del piacere costituisce una grandissima energia interna cui si oppone il
principio di realtà.
Il principio di realtà è una specie di meccanismo psichico che opera l'adattamento
dell'uomo alla realtà e all'ordine morale. Questo principio per contrasto esige la
rinuncia a quella parte del piacere che supera i limiti consentiti dalla morale e crea
così gravi disturbi per l'individuo.
L'uomo si trova così immerso nel conflitto tra il piacere e la sua limitazione, potremmo
dire che questa affermazione, seppure troppo sintetica per un'adeguata analisi del
pensiero freudiano, ci introduce alla definizione del sogno: il sogno è la via di uscita, lo
sfogo, della strapotente energia sessuale rimossa nell'inconscio.
Il sogno riveste una grande importanza per la psicoanalisi. Nel sogno l'inconscio
riaffiora in parte, grazie ad un allentamento della censura diurna normalmente
esercitata dalla coscienza. Nel sogno gli elementi che normalmente vengono ritenuti
immorali riescono a trovare uno sfogo, ma la censura non allenta completamente le
sue maglie ed ecco allora che i contenuti indesiderati si rivelano velati e deformati
simbolicamente.
Freud, nel suo lavoro d’interpretazione, distingue un contenuto manifesto e un
contenuto latente:
• Contenuto manifesto: è il sogno quale il soggetto racconta o semplicemente
ricorda all’indomani e come tale è sempre presente alla coscienza del sognatore. Il
contenuto manifesto costituisce il prodotto finito del lavoro onirico ed è ciò da cui
l’interpretazione parte per scoprire il desiderio da esso celato.
• Contenuto latente: Freud usa anche l’espressione "pensieri del sogno" per
designare ciò che il contenuto manifesto nasconde e che l’interpretazione deve
svelare. Il contenuto latente più profondo di qualsiasi sogno è sempre il desiderio.
Inoltre, i pensieri latenti del sogno non sono mai coscienti prima del lavoro di analisi.
Così, se il contenuto manifesto è il frutto del fenomeno della deformazione, il
contenuto latente, invece, è rivelato dal processo inverso, cioè dall’interpretazione.

Si pone allora un secondo problema: Da dove proviene questa deformazione? Anche


qui la risposta di Freud non lascia equivoci. “Dove l’appagamento di desiderio è
irriconoscibile, dove è travestito, là dovrebbe esistere una tendenza alla difesa contro
il desiderio, e in seguito a questa difesa il desiderio non potrebbe esprimersi se non
deformato”.
Attraverso un’analogia con la vita sociale, Freud definisce questo fenomeno della vita
psichica come censura. Come nel campo sociale vi è un’istanza che opera la censura
ed un’altra che è censurata, così il sogno è il prodotto di un conflitto tra sistemi
psichici differenti — sistemi collocati nell’individuo —, in cui uno cerca di affermare il
desiderio (l’ES), mentre l’altro tende a sbarrargli la strada verso la coscienza (il super-
io). Ecco cosa scrive Freud a riguardo.
"Possiamo dunque supporre nell’individuo, come cause della strutturazione del sogno,
due forze [istanze] psichiche (correnti, sistemi), una delle quali plasma il desiderio
espresso dal sogno, mentre l’altra esercita una censura su questo desiderio,
provocando necessariamente una deformazione della sua espressione".

ITALIANO: E. MONTALE - Il sogno del prigioniero


Albe e notti qui variano per pochi segni.

Il zigzag degli storni sui battifredi


nei giorni di battaglia, mie sole ali,
un filo d'aria polare,
l'occhio del capoguardia dallo spioncino,
crac di noci schiacciate, un oleoso
sfrigolio dalle cave, girarrosti
veri o supposti - ma la paglia é oro,
la lanterna vinosa é focolare
se dormendo mi credo ai tuoi piedi.

La purga dura da sempre, senza un perché.


Dicono che chi abiura e sottoscrive
puo salvarsi da questo sterminio d'oche ;
che chi obiurga se stesso, ma tradisce
e vende carne d'altri, affera il mestolo
anzi che terminare nel patée
destinato agl'Iddii pestilenziali.

Tardo di mente, piagato


dal pungente giaciglio mi sono fuso
col volo della tarma che la mia suola
sfarina sull'impiantito,
coi kimoni cangianti delle luci
scironate all'aurora dai torrioni,
ho annusato nel vento il bruciaticcio
dei buccellati dai forni,
mi son guardato attorno, ho suscitato
iridi su orizzonti di ragnateli
e petali sui tralicci delle inferriate,
mi sono alzato, sono ricaduto
nel fondo dove il secolo e il minuto -

e i colpi si ripetono ed i passi,


e ancora ignoro se saro al festino
farcitore o farcito. L'attesa é lunga,
il mio sogno di te non e finito.

Eugenio Montale nasce a Genova nella zona di Principe, il 12 ottobre 1896, in una
famiglia di commercianti di prodotti chimici (il padre, tra l'altro, era il fornitore
dell'azienda di Svevo). La sua formazione è quella tipica dell'autodidatta, che scopre
interessi e vocazione attraverso un percorso libero da condizionamenti che non siano
quelli della sua stessa volontà e dei limiti personali. Letteratura (Dante in primo luogo)
e lingue straniere sono il terreno in cui getta le prime radici l'immaginario montaliano.
Entrato all'Accademia militare di Parma, fa richiesta di essere inviato al fronte, e dopo
una breve esperienza bellica in Vallarsa e Val Pusteria, è congedato nel '20.
"Scabri ed essenziali", come egli definì la sua stessa terra, gli anni della giovinezza
delimitano in Montale una visione del mondo in cui prevalgono i sentimenti privati e
l'osservazione profonda e minuziosa delle poche cose che lo circondano – la natura
mediterranea e le donne della famiglia.
Le raccolte di versi contengono la storia della sua poesia: Ossi di seppia (1925); Le
occasioni (1939); Finisterre (1943); Quaderno di traduzioni (1948); La bufera e altro
(1956); Farfalla di Dinard (1956); Xenia (1966); Auto da fè (1966); Fuori di casa (1969);
Satura (1971); Diario del '71 e del '72 (1973); Sulla poesia (1976); Quaderno di quattro
anni (1977); Altri versi (1980); Diario Postumo (1996).
Consapevole che la conoscenza umana non può raggiungere l'assoluto, nemmeno
tramite la poesia, a cui spesso si tende ad affidare il ruolo di fonte d'elevazione
spirituale per eccellenza, Montale scrive poesia perché questa possa essere una sorta
di strumento/testimonianza d'indagine della condizione esistenziale dell'uomo
novecentesco. A differenza delle allusioni ungarettiana, Montale fa un ampio uso di
idee, di emozioni e di sensazioni più indefinite. Montale cerca una soluzione simbolica
in cui la realtà dell'esperienza diventa una testimonianza di vita. La poesia di Montale
assume dunque il valore di testimonianza e un preciso significato morale: Montale
esalta lo stoicismo etico, di chi compie in qualsiasi situazione storica e politica il
proprio dovere.
È anche stato il poeta più carico di riconoscimenti ufficiali: lauree ad honorem (Milano
'61, Cambridge '67, Roma '74), nomina a senatore a vita nel '67 e premio Nobel nel
'75. Nel pieno del dibattito civile sulla necessità dell'impegno politico degli intellettuali,
Montale continuò ad essere il poeta più letto in Italia. A testimonianza forse del fatto
che il compito della poesia non è mai stato quello di dare risposte ma di rieducare a
guardare il mondo.

La poesia Il sogno del prigioniero, tratta dalla raccolta La bufera e altro,è composta da
versi liberi, in prevalenza di endecasillabi,con numerosi ipermetri e versi di tredici
sillabe. Numerose sono le rime,consonanze e assonanze.
Pubblicata nell’ottobre 1954, essa parla di un uomo, un prigioniero, e di un suo sogno
che diventa l’unica estrema speranza fra le sofferenze della prigionia.
L’ambiente della poesia è quello di un lager nazista o di un gulag sovietico. Per il
prigioniero il tempo è quasi senza variazioni, << Albe e notti qui variano per pochi
segni.>>; l’unica immagine di libertà è il volo degli storni sulle torri di guardia (<<i
battifredi>>); l’aria è gelida,la sorveglianza continua e implacabile (<<l'occhio del
capoguardia dallo spioncino>>). Gli orrori della detenzione, le torture, i massacri, i
forni crematori sono resi con metafore attinte dal linguaggio gastronomico (<< crack
di noci>>, <<oleoso sfrigolio>>, <<girarrosto>>, <<mestolo>>, <<paté>>,
<<farcitore o farcito>>) che ci danno l’immagine grottesca e sconcertante di un
grande banchetto cannibalesco imbandito agli <<Iddii pestilenziali>>. Eppure il
povero giaciglio si trasfigura, la lanterna dalla luce rossiccia evoca un’immagine di
casa, di focolare se il prigioniero sogna di essere accanto alla sua amata( <<ma la
paglia é oro, la lanterna vinosa é focolare se dormendo mi credo ai tuoi piedi.>>).
La tendenza del prigioniero al sogno non è solo la conseguenza negativa di una
prigionia, ma è anche espressione positiva dell’<<attesa>> della donna e del valore
che essa rappresenta.
Il sogno indica quindi una forma di salvezza psicologica, una fuga dalla realtà,
paragonabile a quella di un Primo Levi che si sforza di ricordare pezzi di Divina
Commedia, o di un Belluca che, udendo il fischiare di un treno, si lascia trasportare
dall’immaginazione e fugge dalla realtà opprimente e monotona in cui vive.
Ma il prigioniero in realtà è proprio il poeta, che si rappresenta costretto a fare della
propria oggettiva impotenza il fondamento necessario del proprio sogno fantastico
(cioè della propria poesia).La poesia dunque è sublimazione dei dati reali.

STORIA: MARTIN LUTHER KING - I have a dream

« I have a dream: that one day this « Ho un sogno: che un giorno questa
nation will rise up and live out the true nazione si sollevi e viva pienamente il
meaning of its creed: "We hold these vero significato del suo credo: "Riteniamo
truths to be self-evident, that all men are queste verità di per se stesse evidenti:
created equal" » che tutti gli uomini sono stati creati
uguali" »

Martin Luther King Jr. (Atlanta, 15 gennaio 1929 – Memphis, 4


aprile 1968) è stato un politico, attivista e pastore protestante
statunitense, leader dei diritti civili. È stato il più giovane
Premio Nobel per la pace della storia, riconoscimento
conferitogli nel 1964 all'età, quindi, di soli trentacinque anni.

Il suo nome viene accostato per la sua attività di pacifista a


quello di Gandhi, il leader del pacifismo della cui opera King è
stato un appassionato studioso, ed a Richard Gregg, primo
americano a teorizzare organicamente la lotta nonviolenta.

L'impegno civile di Martin Luther King è condensato nella Letter from Birmingham Jail
(Lettera dalla prigione di Birmingham), scritta nel 1963, che costituisce
un'appassionata enunciazione della sua indomabile crociata per la giustizia.

Unanimemente riconosciuto apostolo della resistenza non violenta, eroe e paladino dei
reietti e degli emarginati, Martin Luther King si è sempre esposto in prima linea
affinché fosse abbattuta nella realtà americana degli anni '50 e '60 ogni sorta di
pregiudizio etnico.

Si diploma nel 1948 al Morehouse College e dopo esser diventato pastore battista a
Montgomery, King si laureò nel 1955 in filosofia alla Boston University. Nella sua vita
organizzò decine e decine di marce e manifestazioni di protesta, invocando il diritto al
voto ed altri basilari diritti. Queste rivendicazioni furono in seguito accolte con il Civil
Rights Act e il Voting Rights Act. Il "caso culmine" che fece scaturire la rivolta dei neri
fu l'arresto di Rosa Parks, accusata di aver violato le leggi sulla segregazione. King, in
America, come Gandhi in India, organizzò una protesta pacifica, senza armi e
soprattutto, basandosi sul dialogo.

Celeberrimo è rimasto il discorso che Martin Luther King tenne il 28 agosto 1963,
durante la marcia per il lavoro e la libertà, davanti al Lincoln Memorial di Washington,
e nel quale pronunciò più volte la fatidica frase "I have a dream" che sottintendeva la
attesa che egli coltivava, assieme a molte altre persone, perché ogni uomo venisse
riconosciuto uguale ad ogni altro, con gli stessi diritti e le stesse prerogative, proprio
negli anni in cui - per dirla con le parole di Bob Dylan - i tempi stavano cambiando e
solo il vento poteva portare una risposta. Martin, molte volte fu soggetto ad
aggressioni e ad offese molto gravi.
SCIENZE DELLA TERRA: LA LUNA – Un sogno realizzato…forse.

Simbolo dell’inconscio e dell’irrazionale, la Luna è il più interno dei satelliti del Sistema
Solare, il primo che si incontra se si procede dal Sole verso l’esterno. Le sue
dimensioni sono piuttosto piccole se paragonate a quelle della Terra, ma ragguardevoli
in confronto a quelle degli altri 63 satelliti del sistema.
Essa è dotata di tre moti principali:
- Un moto di traslazione insieme alla Terra intorno al Sole.
- Un moto di rivoluzione intorno alla Terra;
- Un moto di rotazione intorno al proprio asse;
A causa delle diverse posizioni che la Luna assume rispetto alla Terra ed al Sole, può
presentare allora diversi livelli di illuminazione [FASI LUNARI]:
- Fase di Luna nuova (novilunio). Avviene quando la
Luna è
in congiunzione, ovvero dalla stessa parte del Sole
rispetto alla
Terra; L’emisfero che ci rivolge quindi non è illuminato
ma oscuro.

- Fase di Luna piena (plenilunio). Avviene quando la


Luna è
in opposizione, ovvero dalla parte opposta al Sole
rispetto alla
Terra; L’emisfero che ci rivolge quindi non è
completamente illuminato.
Queste due fasi sono dette anche sizigie
- Quadrature sono invece le fasi in cui la Luna, il Sole e la Terra occupano i vertici di
un triangolo rettangolo ideale con la Terra dalla parte dell’angolo retto. Le fasi Lunari in
queste posizioni sono la fase di primo ed ultimo quarto.

Il 20 luglio 1969, all'apice di una gara spaziale tra URSS e Stati Uniti d'America,
ispirata dalla guerra fredda, l’uomo realizza il sogno di andare sulla luna.
Il razzo vettore era un "Saturno 5" a tre stadi, alto (con la capsula Apollo) centoundici
metri e con undici giganteschi motori di spinta; l'equipaggio era composto da tre
uomini: Neil Armstrong (comandante della missione), Edwin (Buzz) Aldrin (pilota del
LEM) e Michael Collins (pilota del modulo di comando). Dopo un viaggio di tre giorni, il
20 luglio 1969 (Domenica alle 22:23) il "LEM", chiamato Eagle (Aquila), si appoggio'
sul suolo lunare nel "Mare della Tranquillità".
Il primo astronauta a camminare sulla superficie lunare fu Neil Armstrong, comandante
dell'Apollo 11. L'ultimo fu Eugene Cernan, che durante la missione Apollo 17 camminò
sulla Luna il dicembre 1972.
L'equipaggio dell'Apollo 11 lasciò una targa di acciaio inossidabile, per commemorare
lo sbarco e lasciare informazioni sulla visita ad ogni altro essere, umano o meno, che
la trovi. Sulla targa c'è scritto:

“Here men from the Planet Earth first set foot upon the moon, July 1969, A.D.
We came in peace for all mankind.”

“Qui, uomini dal pianeta Terra posero piede sulla Luna


per la prima volta, Luglio 1969 DC
Siamo venuti in pace, a nome di tutta l'umanità.”

La targa raffigura i due emisferi del pianeta Terra, ed è


firmata dai tre astronauti e dall'allora Presidente degli Stati
Uniti d'America Richard Nixon.

La permanenza dei primi astronauti sulla Luna fu di 21 ore


e 36 minuti; infine risalirono col "LEM" fino al modulo
"Columbia" ed il 24 Luglio avvenne il loro recupero nell'oceano Pacifico, da parte del
personale della portaerei U.S.A. "Hornet".
La N.A.S.A. ha effettuato solo altre sei missioni lunari, l'ultima delle quali (l'Apollo XVII)
nel 1972 a causa degli altissimi costi: il "progetto Apollo", solo fino al 1969, costò circa
110 miliardi di euro di oggi, coinvolgendo 300.000 persone.
Dopo gli sbarchi del programma Apollo, nessun essere umano ha più camminato sulla
Luna. Gli americani persero interesse, i sovietici continuarono con sonde automatiche
(tra cui le Lunakhod), che riportarono anche campioni
di suolo a Terra. Le altre nazioni non avevano le risorse
necessarie, e le due superpotenze non vedevano un
vantaggio tale nell'esplorazione da giustificare gli
altissimi costi.

L’Agenzia Spaziale Europea e la Repubblica Popolare


Cinese hanno entrambe piani per esplorare la Luna, la
prima mediante sonde e la seconda, secondo notizie
recenti, con un programma di esplorazione umana.
Il presidente statunitense George W. Bush ha richiesto
invece la collocazione di una base permanente sulla
Luna entro il 2020 e secondo Michael Griffin, nominato
a capo della Nasa nel marzo 2005, l'impresa sembra
fattibile. L'agenzia sta ricevendo un flusso di
finanziamenti comparabile ai fondi messi a disposizione
della NASA all'epoca del programma Apollo. "A mio
giudizio, di questo passo possiamo tornare sulla Luna.
Possiamo anche andare su Marte. Non possiamo farlo subito, con la velocità del
programma Apollo, ma raggiungeremo questi obiettivi". (M. Griffin)

In rete circola ormai da tempo però la voce che l’uomo non sia mai stato sulla luna e
che le foto ed i video famosi in tutto il mondo, non siano stati altro che la più grande
finzione mai esistita, creata in set cinematografici come quelli di 2001: Odissea nello
spazio di Stanley Kubrick.