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Certo che se noi, sulla base di quanto abbiamo detto poco prima, immaginiamo il
suono formato da una vibrazione primaria e da altri suoni simultanei disposti
verticalmente (gli armonici) allora la nota ci apparir non pi come elemento unico
ma come una struttura aggregante.
Infatti suonando il do1 ad esso si assoceranno i seguenti suoni armonici che,
unendosi nella vibrazione, concorreranno allimpasto finale.
Questi armonici dobbiamo immaginarli disposti verticalmente e cos ordinati:
do2

sol2

do3

mi3

sol3

sib3

do4

re4

mi4 # fa4

sol4

ecc.;

da questa sequenza emerge che:


1. il do quello che suona con maggiore intensit anche perch ricorre pi
volte;
2. il secondo suono in termini di intensit il sol (la quinta ascendente) che si
presenta prima e si prospetta pi volte degli altri (quindi pi riconoscibile).
A questo punto, data lintensit che lo caratterizza, possiamo considerare
questo sol come un altro suono reale anchesso punto di partenza per altri
armonici (sol3 re4 sol4 si4 re5 ecc. ).
Ora, tenendo presente che il suono generante di questo sol1 il do,
possiamo sostenere che ogni suono (nel nostro caso il sol1) dipende da un
altro suono (per noi il do) che sta una quinta sotto.
Analogamente si pu applicare questo ragionamento al do1 e concludere che
anche questo suono a sua volta dipendente dal fa che sta una quinta sotto.
Infatti adesso che abbiamo visto che suonando un do (rimanendo nellesempio)
partono una serie di armonici tra cui primeggia per presenze il sol, cio la quinta
ascendente, tanto da determinarne un rapporto di generazione, possiamo
considerare anche il do quale armonico prevalente di una sottintesa sorgente
sonora: la nota fa.
La situazione che si rivela che la nota centrale do1 contiene in se due forze: la
prima che tende verso lalto (sol1) e la seconda che spinge verso il basso ( fa ).

Sol1
Do1
Fa

Per dirla con la matematica il fa sta al do1 come il do1 sta al sol1.
Per dirla e basta il do1 partorisce il sol1 e a sua volta prende origine dal fa.
Uscendo da questo esempio specifico possiamo applicare quanto sopra ad una
qualsiasi nota e quindi affermare che questa contiene in s due forze: una tendente
verso lalto fino alla quinta ascendente e unaltra attraente verso il basso fino alla
quinta discendente.
Sempre Schonberg us una brillante metafora per spiegare questa dinamica: la
forza che contiene in s una qualsiasi nota e che la proietta verso la quinta
ascendente paragonabile a quella di un uomo che, lanciandosi verso lalto, si
afferra ad una trave e reagisce con la sua forza fisica alla forza di gravit.
Fin qui Schonberg.
Noi, per analogia, deduciamo che la stessa nota subisce unattrazione verso il basso
esercitata dalla nota che sta una quinta sotto ( discendente ).
Diciamola cos, il do1 luomo che si slancia, il sol1 la trave e il fa, pur aspirando
a fare il centro della terra, si accontenta di fare il pavimento.
E la musica?
La musica quella magia che evoca la vita scimmiottando un po la forza di
gravit e un po il sistema muscolare del nostro atleta, di conseguenza il
compositore un piccolo, piccolissimo, miserrimo creatore.

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Parleremo ancora della peculiarit del rapporto che sussiste fra questi tre suoni e,
forse, ci potr capitare di sorridere per le verit che ci sveler.
Per il momento ci basta accertare che questi tre suoni sono affini, anzi di pi, quasi
parenti, consanguinei.
Sicuramente legati tra loro da un rapporto di tipo molecolare.
Infatti se il sol il primo armonico del do (dopo la propria ottava) (11) e il do il
primo del fa (sempre dopo lottava) significa che il primo armonico di una
qualsiasi nota il pi simile a questa (fondamentale) e concorre pi degli altri a
caratterizzarne il suono e la relativa consonanza*.
Ogni fonte sonora contiene in se altri suoni.
Qualsiasi frequenza ne slatentizza altre (armoniche) e tutte, simultaneamente,
concorrono a formare il suono cos come noi lo percepiamo.
Ricordate quello schema semplice semplice del capitolo precedente:
Sol1
Do1
Fa

Bene, proviamo ad eseguire questi tre suoni fondamentali.


Poi disponiamo orizzontalmente i relativi campi armonici superiori e sommiamo.

suono
fond.

fa
do1
sol1

armonici

fa

do fa

do

la do

sol

sol

(mib) fa sol la (sib) do,

do

mi

sol

re
do re mi

sol
fa

ecc.

(sib) do re mi fa sol, ecc.

si

sol la si

re

(fa) sol la si do re

do re mi fa sol la si do re ecc.

Eccola.
Ecco la nostra brava scala di do.
E allora?
E allora dobbiamo convenire che non abbiamo inventato proprio niente poich la
scala, la nostra scala, primeggia a livello planetario giacch insita nel suono
stesso, sia che si tratti di tono codificato, affinato, musicale che di segnali rozzi e
accidentali.
Essa limitazione del suono nella sua dimensione orizzontale.
E laccordo?
Laccordo rappresenta il suono nella sua dimensione verticale.

* Termine musicale con il quale si indica la qualit gradevole della combinazione di due suoni.

Tale termine, riconducibile ad una valutazione soggettiva di una sensazione, ha valenza in merito ad una classificazione
teorica..
Il contrario della consonanza si definisce dissonanza.
(11) Lottava sta per intervallo di ottava. Es. dal MI al MI1 passando da FA, SOL, LA, SI, DO, RE.

Corso di Psicoacustica 2011 Dispense a cura di Sergio Betti