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La sconcia storiella perturbante

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15/1/2017
di Danilo Arona
La Cosa di Matthijs van Heijningen Jr un lm del 2011, prodotto dalla Morgan Creek
e prequel discreto dellimmortale, omonimo, lm di John Carpenter di 31 anni fa. Nella
scena iniziale tre norvegesi, a bordo di un gatto delle nevi, stanno compiendo
unesplorazione alla ricerca di un misterioso segnale radio sui ghiacci dellAntartide e
per ammazzare il tempo uno dei tre racconta agli altri la seguente barzelletta:
Un uomo e una donna fanno lamore e il glioletto li sorprende. Il bambino
sconvolto ed esce dalla stanza piangendo, La madre dice: Santo cielo, cosa facciamo?
Il padre risponde: Ci penso io. Esce dalla stanza, va in quella del glio, e vede il piccolo
Swen sopra la nonna mentre si d da fare. Su e gi, su e gi. Il bambino si volta e dice
al padre: Brutto quando si tratta di tua madre, vero?
Grasse risate generali per una tipica scena in levare che prelude a qualcosa di brutto
perch i tre, da l a poco, incontrano la Cosa e spariscono nel nulla dei ghiacci eterni.
Non fa neppure tanto ridere, la barzelletta. E allora perch ve la racconto? Procediamo.
Hunger il lm di esordio del 2008 rmato dallacclamato regista Steve Mc Queen imperniato su Bobby Sands e il
trattamento riservato agli attivisti dellIRA nel carcere di Long Kesh dellIrlanda del Nord. A cinque minuti dellinizio la
camera indugia su un gruppo di secondini intenti a bersi un ca in un sala ritrovo. Uno di loro sta dicendo: Dopo
unora si sente un grido in camera della nonna. Cos il pap sale su in camera del glio, apre la porta e vede il
bambino che si sta ripassando la vecchia. Quello si gira e dice: Visto s? Non divertente quando si tratta di tua
madre. Risate molto grasse e poi il lm prosegue nella descrizione degli orrori consumati nella prigione
lugubremente passata alla storia come The Maze.
un caso? Una citazione (senza senso prolmico, peraltro) ? Il cinema, prima che unindustria o un locale di
proiezione, uno spazio della mente dove le suggestioni si depositano lungo un asse temporale che non sempre
rispetta le coordinate della cronologia. Ma la curiosit nel caso in questione forte: che ci azzecca la barzelletta di
Hunger nellincipit de La Cosa?
Temo di non poter fornire risposte a meno di non poter ipotizzare una sorta di clamoroso quanto casuale eetto
Mandela che ha contagiato lo sceneggiatore e la sceneggiatura de La Cosa.
Ho invano scorso i credit dei due lm onde trovare un elemento umano in comune (che so, un editor, uno di quelli
che aggiustano i dialoghi o li aggiungono l dove servono), ma non non lho trovato. N credo serva andare alla
caccia di comuni elementi antropologici tra Irlanda del nord e Norvegia, data la nulla entit dellargomento e
tenendo pure conto che il regista olandese e lautore del soggetto americano.
Peraltro forse questa faccenda incuriosisce solo me. Le sole note al riguardo del joke iniziale ne La Cosa le ho
trovate scritte da Matteo Bittanti su Wired.com e sono queste: Un segnale perturbante ha luogo dopo i titoli di
testa e assume la forma di una barzelletta oscena raccontata da uno dei norvegesi (). Lanalogia chiara: nel buio
della notte (la sala cinematograca) un ragazzino (La Cosa, 2011) si fotte la nonna (La Cosa, 1951) mente il padre
assiste impotente alla scena (La Cosa, 1982). Unelucubrazione psicanalitica, tipica di una critica, cui spesso
appartengo anchio, che non si vergogna aatto di lanciarsi su qualche impervio sentiero freudiano.

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Per dirla come va detta, con Bitanti il mistero per sinttisce. Perci non sono in grado di aggiungere altro. Ma uno
straccio di spiegazione potrebbe esistere. La barzelletta in Hunger, nel tempo del lm, viene raccontata nei primi
mesi del 1981 mentre ne La Cosa in un imprecisato mese del 1982. Insomma, potrebbe essere la barzelletta
regina che circolava in quegli anni nel Nord Europa. Un frammento popolare e certo greve che, per nel suo
sottotesto edipico, potrebbe alludere alla materia mostruosa dei due lm, certo per tematica e genere
reciprocamente lontani anni luce, ma collegati in modo a dir poco curioso dal joke in questione e dal caos mutilante i
corpi che invade la scena (in Hunger lautodistruzione visivamente insopportabile di Sands e ne La Cosa le
metamorfosi teratogenetiche indotte dallalieno). Se cos fosse, sarebbe geniale. Altrimenti, se cos non ,
perdonate il delirio ma nel reame della Luce Oscura tutto pu diventare possibile. Per al cinema, come ricordano lo
Shining di Kubrick e il bizzarro quanto aascinante documentario Room 237 di Rodney Ascher, nulla avviene (o
dovrebbe avvenire) per caso.
Sennonch ogni tanto incidenti di percorso, a loro modo anche inquietanti, sono in grado di alterare percezioni
sovraccaricando la sinossi di signicati. Ricorderete tutti la faccenda del fantasma bambino che compariva nel
lm di Leonard Spock Nimoy, risalente al 1987, Tre scapoli e un beb, quando, seminascosto da un tendaggio, si
percepiva per alcuni secondi la sagoma spettrale di un ragazzino che si diceva fosse rimasto ucciso da un colpo
partito accidentalmente dal fucile del padre alcuni anni prima nella casa trasformata in set dalla produzione. Una
scena, vista e rivista mille volte e persino portata a qualche convegno sul paranormale, sino a quando dieci anni
dopo unintervista ai produttori svel che la sagoma intravista era in realt una silhouette fotograca ragurante un
protagonista del lm e dimenticata in un angolo del set. Nella stessa intervista si precis che quella scena era stata
girata in uno studio di Toronto e non in vera casa.
Peraltro sono anche certo che Stephen King, ben legittimato a esprimersi su Shining e Room 237, se potesse
leggere questo articolo, mi risponderebbe cos:
Non ho mai avuto una grande pazienza verso queste puttanate accademiche.
La stessa risposta che il Re diede quando gli chiesero un parere su Room 237. Rinita cos:
Ne ho guardato circa met. Ho cominciato a provare una certa impazienza. Alla ne ho spento.
Il cinema, per, innegabile che a volte sia latore di una sua magia sinistra. Qualche mese fa rivedevo in TV il
vecchio lm di John Ford Il massacro di Fort Apache, immortale capolavoro western di John Ford risalente al
1948. A un certo punto, quando il personaggio neppure troppo secondario del sergente Beaufort attacca a parlare
con la voce di Alberto Sordi, diventa impossibile restare seri E il lm diventa unAltra Cosa.
Cose, Caos, Caso. Siamo sempre l

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