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Processo 7 aprile

giudiziari pi controversi degli anni di piombo.

1 Antefatto
In seguito all'omicidio di Aldo Moro (1978), vennero varate numerose leggi speciali. Il 21 marzo 1979 venne varato l'uso politico del reato di associazione per delinquere, di norma riservato alle inchieste di maa o alle
bande criminali. Nel mirino del pm della procura padovana Pietro Calogero nirono molti militanti o sospetti
membri dell'Autonomia Operaia, un variegato movimento della sinistra extraparlamentare attivo principalmente
fra il 1973 e il 1979. Calogero decise 21 mandati di cattura per i principali esponenti di Potere Operaio (principale segmento della galassia dell'Autonomia, ucialmente
sciolto), tra i quali molti docenti e assistenti della locale universit, specie di facolt come scienze politiche e
losoa (i cosiddetti cattivi maestri), ma anche di sica
e di ingegneria), tutti noti per avere sostenuto in qualche modo idee marxiste e operaiste o per essere contrari
all'establishment; tra loro, anche giornalisti del giornale
Autonomia, di Radio Sherwood, attivisti contro l'energia
nucleare ed ambientalisti, sociologi autori di studi scientici sulle trasformazioni sociali e politiche dell'Italia e
dell'Europa, e teorici di una dimensione di insegnamento partecipato e anti-accademici, tutti accomunati da
Calogero all'Autonomia, o perno al mondo dei presunti simpatizzanti e ancheggiatori delle Brigate Rosse e di
Prima Linea.[5]

Alcuni imputati del processo 7 aprile; alla destra si riconosce Toni


Negri

Processo 7 aprile una locuzione giornalistica che


si riferisce ad un serie di processi penali contro membri e presunti simpatizzanti dell'Autonomia Operaia tra il
1979 e il 1988, in riferimento a fatti degli anni di piombo, in seguito all'inasprimento della lotta al terrorismo seguita al rapimento e all'omicidio di Aldo Moro da parte
delle Brigate Rosse (1978). Secondo il teorema Calogero, dal nome del giudice Pietro Calogero che lo sostenne, l'Autonomia era parte integrante del terrorismo rosso
e ne costituiva la base. Questo teorema - parte di varie
teorie a sfondo complottistico sul cosiddetto grande vecchio del terrorismo[2] - non fu accertato giudizialmente
e molti degli arrestati vennero assolti; il 7 aprile suscit
le critiche di Amnesty International e di molte personalit garantiste, spesso estranee all'area della sinistra extraparlamentare e al comunismo ma che solidarizzarono con
gli imputati del procedimento. Anche Francesco Cossiga,
autore di leggi speciali contro il terrorismo, critic questo processo. Il grosso degli imputati (circa 80) era costituito da semplici intellettuali, militanti e giornalisti[3] ,
tra essi Toni Negri, Oreste Scalzone, Franco Piperno,
Lanfranco Pace ed Emilio Vesce. Oltre ad essi, soprattutto tra gli Autonomi, ci furono centinaia di inquisiti e
arrestati e, negli anni successivi, 60.000 attivisti indagati e 25.000 arrestati.[4] Venne per respinta l'unione col
processo Moro chiesta da Calogero, e il 7 aprile venne
diviso in due tronconi (padovano e romano). Il Partito
Comunista Italiano, con poche eccezioni di dissidenti,
si schier subito contro gli autonomi, percepiti come tutti
violenti, oltre che pericolosi rivali nel consenso alla propria sinistra.[5] Nel processo principale ci furono cinque
condanne (tre in contumacia), per reati minori rispetto
alle accuse, e pi di 70 assoluzioni; la maggioranza degli
imputati scont per quasi quattro anni di carcerazione
preventiva.

2 Gli arresti del 7 aprile 1979


Il 7 aprile 1979 centinaia di militanti che erano in relazione all'area dell'Autonomia furono inquisiti e/o arrestati,
e alcune decine di migliaia in anni seguenti.[4] e il parlamento vot leggi speciali che privarono di alcune garanzie
gli imputati.[6]
Pietro Calogero in quell'occasione, nella sua veste di sostituto procuratore di Padova, autorizz l'arresto dei maggiori leader di Autonomia Operaia, tra cui Toni Negri
(a Milano, Roma e Padova), Emilio Vesce (a Padova),
Oreste Scalzone a Roma e Padova, e Lanfranco Pace
(Padova).[7][8]

Con il successivo processo (1988-1997) per l'omicidio La motivazione degli arresti era aver organizzato e diretCalabresi (1972) contro esponenti di Lotta Continua, to un'associazione denominata Brigate Rosse, costituita in
il processo 7 aprile costituisce uno degli strascichi banda armata con organizzazione paramilitare e dotazio1

2 GLI ARRESTI DEL 7 APRILE 1979


associazione sovversiva (costituzione e partecipazione);
complotto politico;
banda armata (costituzione e partecipazione);
insurrezione armata contro i poteri dello stato;
partecipazione nel sequestro e nell'omicidio Moro,
perpetrato dalle BR;[6]
il sequestro e l'omicidio dell'ingegner Carlo Saronio;
l'assassinio di Alceste Campanile (militante di
Lotta continua, altro movimento della sinistra
extraparlamentare);
l'assassinio del giudice milanese Emilio Alessandrini, ad opera di PL;
il sequestro BR del sindacalista Cisnal Antonio
Labate;[14]
il sequestro BR dell'ingegner Michele Minguzzi alla
Sit-Siemens di Milano;

Pietro Calogero, il magistrato responsabile dell'inchiesta del


processo 7 aprile e rmatario degli ordini di cattura.

l'uccisione del brigadiere Lombardini nel corso della


rapina di Argelato;
il tentato sequestro dell'industriale Duina;

ne di armi, munizioni ed esplosivi, al ne di promuovere


l'insurrezione armata contro i poteri dello Stato. Altri arresti si ebbero nei restanti mesi del 1979, da giugno a dicembre, e ancora nel 1980; in tutto, agli imputati verranno comminati quasi 300 anni di carcerazione preventiva,
per cui nessuno di loro otterr mai risarcimento.[5]
Franco Piperno, che sfugg (come Pace) al mandato di
cattura rifugiandosi subito in Francia, in un'intervista del
2002 disse che Calogero e Gian Carlo Caselli (corrispondente del primo a Torino, e collaboratore nelle indagini
assieme ad Armando Spataro, altro giudice attivo contro
l'Autonomia e la sinistra extraparlamentare, ad esempio
nei processi ai PAC, l'omicidio Tobagi, il processo agli
autonomi di Milano e quello per l'attentato all'"Angelo
Azzurro di Torino), decisero gli arresti dopo consultazione con i segretari delle FGCI delle loro citt.[9] Calogero era convinto che il terrorismo in Italia fosse
un'unica organizzazione diretta da un unico vertice,
la quale legava le BR ai gruppi armati di Autonomia [i
cui capi, per Calogero, erano quelli di PO] con un'unica
strategia eversiva che ispirava all'attacco al cuore dello stato.[10] Negri fu arrestato, insieme a Luciano Ferrari Bravo (oltre che suo assistente, docente di Storia delle Istituzioni Politiche all'universit patavina), Alisa Del
Re, Guido Bianchini, Sandro Serani, tutti dipendenti
della Facolt di Scienze Politiche dell'Universita di Padova e altri (Vesce, Scalzone, Lauso Zagato, Giuseppe
Nicotri, Mario Dalmaviva, Carmela Di Rocco, Ivo Galimberti, Massimo Tramonte, Paolo Benvegn, e Marzio
Sturaro)[11][12] , con varie accuse, tra cui[13] :

un attentato incendiario alla Face Standard a Milano;


un furto in un'armeria di Vedano Olona;
altri omicidi e rapine
detenzione di armi, attentati dinamitardi, possesso di esplosivi, falsicazione di documenti, furti,
tentate rapine, tentato sequestro e favoreggiamento
personale.
Dapprima il giudice Achille Gallucci (legato alla DC)[15]
gli imput la partecipazione al sequestro e all'uccisione
di Aldo Moro e gli fu attribuita la telefonata con la
quale fu poi confrontata la sua voce[16][17] che annunciava la breve scadenza dell'esecuzione della sentenza a
carico del leader democristiano; ma l'accusa si dimostr
errata (la chiamata fu eettuata da Valerio Morucci, ex
Pot.Op. e capo della colonna brigatista romana)[18] ; in seguito d'essere l'ideologo delle Brigate Rosse (dalle quali
nel carcere di Palmi Negri fu processato e condannato
a morte per la sua posizione non favorevole al terrorismo brigatista[6] ) e mandante morale dell'omicidio di
Aldo Moro[19] . Durante il periodo di carcerazione preventiva, dopo le dichiarazioni di Patrizio Peci[20] , quasi tutte le accuse a Negri, incluse quelle relative a 17
omicidi[6] , caddero perch ritenute infondate. Gallucci
dispose con un'ordinanza la scarcerazione di Negri per
insucienza di prove, anche se in seguito sar di nuovo
arrestato e rilasciato solo in seguito alla sua elezione in
Parlamento.[20]

3 I processi

Oreste Scalzone nel 1979

Negri, principale imputato, fu processato per i reati di


insurrezione armata contro i poteri dello Stato, formazione e partecipazione a banda armata, promozione di
associazione sovversiva, violazione delle norme sulle armi, tentativo di procurata evasione, sequestro di persona, lesioni personali, violenza privata a pubblici uciali,
devastazione e saccheggio, furto.[21][22] . Nel 1986 e nel
1994 gli vennero attribuite pene supplementari in seguito ad altre accuse[23] per responsabilit morale in atti di
violenza fra attivisti e polizia negli anni Sessanta e Settanta. Negri fu riconosciuto colpevole, in particolare, di concorso morale nella fallita rapina di una banca ad Argelato,
episodio in cui fu assassinato un carabiniere[18] .
L'ipotesi del giudice Calogero (il cosiddetto teorema Calogero) era che dirigenti e militanti dell'Autonomia operaia fossero il cervello organizzativo di un progetto di
insurrezione armata contro i poteri dello Stato[24] .
Sembra che il giudice, nel giusticare gli arresti del 7 aprile abbia aermato: Visto che non si riesce a prendere il
pesce, bisogna prosciugare il mare ...,[25] , con un chiaro
riferimento alla famosa frase di Mao Zedong, secondo la
quale i combattenti comunisti devono muoversi come i
pesci nelle risaie.

Toni Negri al suo primo ingresso a Montecitorio in qualit di


membro del Parlamento

Fallito il tentativo di Calogero di unicare il cosiddetto


processo 7 aprile col processo Moro, viene diviso in
due tronconi: quello padovano (contro Oreste Scalzone,
unito poi con quello milanese contro membri di Prima
Linea come Sergio Segio e Maurice Bignami, e quindi
denominato processo Prima Linea - Co.Co.Ri."; legato al maxiprocesso milanese contro PL) e quello romano
(contro Vesce e altri), anche per sottrarre il procedimento
all'inuenza e alle minacce delle BR.[5] Il professor Negri, con Scalzone, imputato in entrambi e detenuto nel
carcere di Rebibbia. Il processo inizia con molto ritardo,
nel 1983.[7]

In primo grado Negri viene condannato a 30 anni, Scalzone a 20, Vesce a 14, Segio e Bignami all'ergastolo.
Nell'appello le pene vengono in parte diminuite ma nel
frattempo, approttando dell'immunit parlamentare dopo la sua elezione col Partito Radicale di Marco Pannella,
Calogero ebbe sentore del coinvolgimento della scuola fuggito in Francia, suscitando la disapprovazione dei raHyperion (Parigi) nell'attivit delle BR, ma una fuga di dicali stessi (tra cui quella di Enzo Tortora, che allora vinotizie rese non procua l'indagine.[26]
veva parallelamente una tragica vicenda giudiziaria); gli
poi alcune pene supplementari per fatti
Alcuni arrestati vennero rilasciati nel 1980 (Alisa Dal Re, vennero aggiunte
[7]
precedenti.
Alessandro Serani, Guido Bianchini, Massimo Tramonte); nel 1981 venne liberato Oreste Scalzone (che era stato Tra le caratteristiche del 7 aprile vi fu, come accaduto a
trasferito da Roma a Padova, poi a Rebibbia, nei carce- Pietro Valpreda per la strage di piazza Fontana, una sorta
ri speciali di Cuneo e Palmi, Termini Imerese, poi an- di "gogna mediatica": i giornali ebbero titoli come Scocora Rebibbia e Regina Coeli) poich soriva di gravi perti ed arrestati gli assassini di Moro, che oscurarono
problemi di salute (giunsi a pesare 39 chili, mi vennero persino il delitto Pecorelli di qualche settimana prima; duun'ischemia e l'epatite, raccont); vengono tutti nuova- rante il procedimento furono esibiti, come prove, fomente riarrestati nel gennaio 1981, tranne Scalzone che, tomontaggi, tentativi improvvisati di smontare gli alibi,
temendo per la propria vita e incolumit, fugg in Fran- perizie foniche fallimentari sulle telefonate dei carcerieri
cia prima del nuovo mandato di arresto emesso lo stes- di Moro (si scoprir poi che la voce era quella di Valerio
so anno, con l'aiuto di un suo amico, l'attore Gian Maria Morucci e non corrispondeva aatto a quella di Negri),
Volont, e dove beneci della dottrina Mitterrand.[7]
ecc.[5]

3.1

Conclusione

Le sentenze denitive dei principali imputati Autonomi furono (con condanne in contumacia, anche se poi
Piperno rientr e fu arrestato brevemente, cos come
Negri):
12 anni a Negri (sommando, tra Padova e Roma) per
i reati di partecipazione ad associazione sovversiva,
partecipazione a banda armata e concorso morale in
rapina; scontati tra il 1979 e il 1983, e in seguito,
dopo la latitanza, dal 1997.

CRITICHE E REAZIONI

Tra i dodici maggiori leader dell'Autonomia, sette verranno assolti (come Vesce), cinque (fra cui Piperno, Negri e Scalzone, divenuti latitanti a vario titolo e in vari momenti) saranno condannati, ma a pene minori rispetto alle accuse iniziali (molto pi gravi). Per nessuno di loro verr dimostrata alcuna contiguit con le Brigate Rosse e il sequestro Moro; le BR risultarono politicamente indipendenti (l'unico collegamento fu per ex
membri dell'Autonomia passati alle BR, come Morucci,
i quali per non mantennero alcun legame operativo con
il vecchio ambiente), e rispondenti al progetto ideologico di Renato Curcio, Alberto Franceschini, Enrico Fenzi
e Giovanni Senzani, non alle teorizzazioni di Negri (che
pure conosceva Curcio personalmente) o Scalzone.[30]

8 a Scalzone (Roma) per partecipazione ad associazione sovversiva (1988), condanna prescritta ne- Tutti i condannati dell'Autonomia Operaia subiscono pegli anni 2000; annullamento senza rinvio e reato ne inferiori a quelle richieste da Calogero; la stragrande
prescritto (Padova)
maggioranza di tutti gli arrestati e indagati vengono invece assolti per insucienza di prove o con formula piena
4 anni a Lanfranco Pace (Padova) per partecipa- (per non aver commesso il fatto o perch il fatto non cozione ad associazione sovversiva (1990), condanna stituisce reato). Nessun autonomo riceve pene di 30 anprescritta negli anni '90
ni o l'ergastolo per omicidio o insurrezione armata.[7][8]
Fra gli assolti vi furono anche i coimputati di Pietro Gre 2 anni a Piperno (Padova) per partecipazione ad asco (detto Pedro), nel frattempo (9 marzo 1985), mentre
sociazione sovversiva, pena poi prescritta, durante
era latitante, era rimasto ucciso a Trieste da agenti della
la seconda latitanza[27]
Digos e del SISDE.[5]
assoluzione, per non aver commesso il fatto, nei Le corti d'assise di Roma e Padova riutarono cos il teoconfronti di Vesce.[7]
rema Calogero, condannando per gravissimi reati solo i
militanti di Prima Linea e alcuni dei Co.Co.Ri.[7]
Per gli altri 77 imputati, pi i molti che si aggiunsero, ci
furono quasi tutte assoluzioni e qualche condanna a pene
basse, gi scontata come carcere preventivo. Il troncone romano si conclude con la conferma in Cassazione di
pene e assoluzioni nel 1988.[7]
Per quanto riguarda il processo di Padova, la Prima sezione penale della Corte suprema di cassazione, presieduta da Corrado Carnevale, annulla nel 1987 gli ergastoli
a Segio e Bignami (che verranno in seguito condannati di
nuovo, e poi si dissocieranno, ottenendo cospicui sconti di pena) e la citata condanna a Scalzone, quest'ultimo
per la motivazione tecnica che la Francia non avrebbe
concesso l'estradizione, invalidando il processo, secondo
il parere della corte e congurando l'annullamento senza
rinvio.[7][28][29] Il processo contro il leader di Pot.Op. per
i reati pendenti viene bloccato, nonostante guri come
assolto, la Cassazione lascia aperta la possibilit di processo solo in caso di concessione di estradizione; Scalzone si giover quindi nel 2007 della prescrizione del reato (non essendoci nessuna pena), rientrando in Italia da
uomo libero in seguito ad una pronuncia del tribunale.
Negri rientrer invece nel 1997, costituendosi volontariamente, e sconter parte della pena residua in carcere, parte in semilibert e ai domiciliari, usufruendo di
sconti di pena. Sia Negri che Scalzone hanno ripreso
l'attivit politica, il primo anche a livello internazionale come ideologo di nuove forme di comunismo e del
movimento no global, il secondo in Francia e Italia su
posizioni anarco-comuniste.[7]

4 Critiche e reazioni

Anni Settanta: scritta murale di Autonomia Operaia contro il


giudice Calogero e Francesco Cossiga

Il 7 aprile subisce le critiche di Amnesty International,


del Partito Radicale che candider il citato Negri ma,
in seguito, anche Vesce, l'anno dell'assoluzione in appello, 1987 (il nome di Vesce, divenuto un esponente
radicale, diverr noto anche per una battaglia a favore
dell'eutanasia, quando cadr in coma irreversibile per un
malore nel 2000, morendo pochi mesi dopo, nel 2001).
[7]

4.3

4.1

La memoria del 7 aprile e giudizi successivi

Rapporto di Amnesty International

Il processo del 7 aprile attir subito l'attenzione di Amnesty International che accus le autorit italiane di aver
commesso numerose irregolarit nel procedimento contro Negri e gli altri, di aver manipolato la vicenda e
di una carcerazione preventiva lunga (conguratasi come pena anticipata, in assenza di giudizio, sminuendo
l'importanza del dibattimento e quindi della difesa)[31] :
E ancora:
Altre critiche riguardarono il cosiddetto decreto
Moro[31] (all'art. 225 bis cpp, che nei casi d'assoluta
urgenza e al solo scopo di perseguire le indagini in ordine
ai reati di cui all'art. 165ter - cio connessi ad attivit
maose e terroristiche, metodi poi estesi de facto anche
a crimini comuni a discrezione del giudice - consente
l'interrogatorio di polizia - dietro la dicitura assunzione
di sommarie informazioni - in assenza dell'avvocato
difensore, in spregio alle convenzioni del diritto[32] ),
il tentato uso di pentiti estranei all'Autonomia (come
Marco Barbone della Brigata XXVIII marzo, assassino
di Walter Tobagi, e Patrizio Peci delle BR) per costruire
accuse infondate (dato che n Peci n Barbone facevano
parte dell'ambiente operaista padovano) contro gli
autonomi, e l'accanimento giudiziario contro l'avvocato Emilio Vesce, nella foto uciale come deputato radicale
Sergio Spazzali (membro del Soccorso Rosso Militante,
associazione politico-umanitaria fondata da Dario Fo e
Franca Rame, e gi legale di alcuni brigatisti).[31]

4.3 La memoria del 7 aprile e giudizi


successivi

4.2

Intellettuali e giuristi

Sebbene Calogero abbia negato un uso particolare o eccessivo del pentitismo[33] , questo aspetto stato molto
criticato:
Gilles Deleuze scrisse, prima dell'inizio del processo, una
lettera aperta indirizzata ai giudici del 7 aprile e in difesa
di Negri, che fu pubblicata da la Repubblica il 10 maggio
1979, il cui testo denisce scorrette le modalit di accusa e di svolgimento del processo e Negri un intellettuale
rivoluzionario, come lo era anche Gramsci (a dierenza
di Andreotti e Berlinguer)". Accusa inoltre la stampa di
permettere a giustizia e polizia di mascherare il vuoto dei
loro dossier tramite il suo essersi abbandonata a una fantasiosa accumulazione del falso; conclude preoccupandosi che Negri potesse essere, come lo era stato Giuseppe
Pinelli, ucciso (secondo la versione uciale morto a causa di un malore mentre era illegalmente - poich il fermo era scaduto - trattenuto da tre giorni nella questura di
Milano, nell'ambito delle indagini sulla strage di piazza
Fontana, di cui risulter innocente)[15] .
Il giurista ed ex magistrato Luigi Ferrajoli, allievo di
Norberto Bobbio, cos si espresse all'epoca:

Dalla conclusione del processo c' chi, fedele alle sentenze di condanna (Marco Travaglio, Indro Montanelli,
Rossana Rossanda e di recente Maurizio Gasparri[5][34] )
o al teorema iniziale come lo stesso Calogero che difende tuttora la sua inchiesta[35] , riconosce come giuste le
premesse del 7 aprile, e chi, sia membri dell'ex Autonomia (come Scalzone e Negri) sia altri (il citato Ferrajoli, Marco Pannella, Leonardo Sciascia[36] , Giorgio Bocca, Fabrizio Cicchitto o alcuni tra i critici di altri processi politici incentrati sul pentitismo (come quello ad
Adriano Sofri per l'omicidio Calabresi), sono rimasti su
posizioni di ferma critica o le hanno espresse in seguito.
Essi hanno denito quindi il processo 7 aprile, di volta in
volta, come un abuso o un errore giudiziario, un attentato
al diritto di difesa e alle libert costituzionali, oltre che
lesivo dello stato di diritto.[31]
Anche l'ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, che come ex Ministro dell'Interno fu autore di leggi
speciali e molto critico contro i cosiddetti cattivi maestri, in questo caso den, anni dopo, il processo come
eccessivo rispetto ai fatti, e Negri (divenuto suo amico
personale) come la prima vittima delle deviazioni dei
giudici": fu un'ingiustizia (...), ha pagato un prezzo sproporzionato alle sue responsabilit (...) fu una vittima del
giacobinismo giustizialista.[37]

Cultura di massa
Il processo 7 aprile citato nella canzone Rafaniello
dei 99 posse, contenuta inizialmente nell'omonimo
album (1992): ma tutt'e capi vuost' o 7 Aprile l'ato
visto / ca mannaveno in galera e frat' antagonist' /
cumpagne aret' e sbarre, dint' e galere imperialiste /
pe' mezz' 'e gli interessi d' 'o Partito Comunista / e
se sparteno 'e denar' c' 'a Democrazia Cristiana, / 'o
partit' ca mettett' 'e bombe a piazza Fontana (ma
tutti i capi vostri il 7 Aprile l'hanno visto / che mandavano in galera i fratelli antagonisti / compagni dietro le sbarre, dentro le galere imperialiste, / a causa
degli interessi del Partito Comunista, / e si dividono
i denari con la Democrazia Cristiana, / il partito che
mise le bombe a piazza Fontana").

Note

[1] da Critica del diritto, n. 23, 1982, citato in: F. Cicchitto,


L'uso politico della giustizia
[2] Un burattinaio che avrebbe tirato le le del terrorismo
rosso e per alcuni anche (o in alternativa) nero
[3] A causa dell'unicazione, dopo l'appello, a Padova con
parte del processo PL - Comitati Comunisti Rivoluzionari, tra gli accusati vi furono anche terroristi conclamati
come Sergio Segio e Maurice Bignami di Prima Linea,
anche se la maggioranza dei processi contro i Co.Co.Ri.
si svolsero separatamente a Milano, nell'ambito del maxiprocesso a Prima Linea, per un totale di 112 indagati nel
processo PL-Co.Co.Ri.
[4] Maria Rita Prette (a cura di), Gli organismi legali - 7 aprile (inchiesta giudiziaria contro l'Autonomia), in La mappa
perduta, 1 (Progetto Memoria), 2 ed., Dogliani, Sensibili
alle foglie, novembre 2007 (chiuso in stampa) [1994],
p.265, ISBN 88-89883-02-2.
[5] Filippomaria Pontani, Cosa stato il 7 aprile. Evocato maldestramente da Gasparri ieri, non niente di cui andar
eri
[6] Alexandra Weitz, Andreas Pichler,
Toni Negri L'eterna rivolta - parte 3 .mp4, su YouTube, a 5 min
38 s. URL consultato il 25 agosto 2014.
[7] I giornali a processo: il caso 7 aprile
[8] Emilio Vesce, 7 aprile: il prototipo dell'emergenza
[9] Franco Piperno. Intervistato da Fabio Pelini a Firenze il
18 novembre 2002, p.428
[10] Dolores Negrello, p.204
[11] Archivio Storico Benedetto Petrone, 7 aprile 1979 - Calogero scatena la caccia contro l'Autonomia Operaia - PCI
e avvoltoi del movimento del 77 esultano. Le BR ringraziano., pugliantagonista.it. URL consultato il 12 giugno
2013.

NOTE

Il 7 aprile 1979, agenti della DIGOS, polizia e carabinieri, eettuano centinaia di perquisizioni in tutta Italia, arrestando, sulla base di 22 ordini di cattura rmati dal sostituto procuratore della Repubblica di Padova
Pietro Calogero, 15 esponenti di Autonomia
Operaia, e cio: Antonio Negri (a Milano);
Oreste Scalzone, Emilio Vesce, Lauso Zagato (a Roma); Ivo Galimberti, Luciano Ferrari Bravo, Carmela Di Rocco, Giuseppe Nicotri, Paolo Benvegn, Alisa Del Re, Sandro
Serani, Massimo Tramonti (a Padova); Mario Dalmaviva (a Torino); Guido Bianchini
(a Ferrara); Marzio Sturaro (a Rovigo). Sono sfuggiti alla retata: Franco Piperno, Pietro
Despali, Roberto Ferrari Giambattista Marongiu, Gianfranco Pancino, Giancarlo Balestrini, Gianni Boeto (o Domenico Gioia?).
Gli arrestati e i ricercati sono tutti professori, assistenti e studenti universitari, giornalisti
[...].
[12] Dolores Negrello, pp.204-205
[13] Luca Barbieri, I giornali a processo: il caso 7 aprile Ottava parte, su carmillaonline.com
[14] Toni Negri indiziato per l'uccisione di Alceste Campanile
(PDF), in Lotta Continua, Lotta Continua, 22 dicembre
1979. URL consultato il 5 settembre 2014.
[15] Gilles Deleuze, Lettera aperta ai giudici di Negri e Questo
libro letteralmente una prova d'innocenza: pp.132-135 (e
n) e 136-137
[16] [365] - Telefonata di uno dei rapitori di Moro, confronto
con la voce di Toni Negri, su Radio Radicale, Lista Marco
Pannella, 14 gennaio 1980. URL consultato il 25 agosto
2014.
[17] Mario Boneschi, [23455] - Le esorbitanze della giustizia
e il caso Negri, su Radio Radicale, Lista Marco Pannella,
25 aprile 1980. URL consultato il 25 agosto 2014.
[18] Franco Scottoni, L'ultima parola sul caso 7 aprile, la
cassazione conferma le condanne, La Repubblica.it, 5
ottobre 1988. URL consultato il 4 agosto 2011.
[19] Fabrizio Carbone, Liliana Madeo, Arrestati gli ideologi di
Autonomia, sono accusati di insurrezione armata, in La
Stampa (Torino), Editrice La Stampa, 8 aprile 1979, pp.
1-2. URL consultato il 5 settembre 2014.
[20] Tommaso Mancini, Edoardo Di Giovanni, Luigi Saraceni, Lanfranco Pace, [273] - Caso Toni Negri: montatura o errore giudiziario?", su Radio Radicale, Lista Marco Pannella, 30 aprile 1980. URL consultato il 25 agosto
2014.
[21] Marco Pannella, Una sda vincente
[22] Alexandra Weitz, Andreas Pichler,
Toni Negri L'eterna rivolta - parte 4 .mp4, su YouTube, a 3 min
22 s. URL consultato il 25 agosto 2014.

[23] Luca Negri, Toni Negri fu un pessimo maestro ma anche vittima del giustizialismo, in L'Occidentale (Roma),
Occidentale srl., 17 ottobre 2010. URL consultato il 18
agosto 2014.
[24] Sergio Bianchi e Lanfranco Caminiti, Gli autonomi. Le
storie, le lotte, le teorie, DeriveApprodi, 2007, ISBN
8889969016
[25] Tiziana Rondinella, Rosso, Rivolta di classe, Metropoli:i periodici dell'autonomia a Milano e a Roma dal
1974 al 1981: in uniroma1
[26] Hyperion e Superclan. Valerio Lucarelli, l'autore di Vorrei
che il futuro fosse oggi e Buio Rivoluzione
[27] Cosenza, quattro colpi di pistola contro l' auto di Franco
Piperno
[28] Il processo a Prima Linea annullato dalla Cassazione
[29] Scoppia la polemica sui verdetti cancellati dalla corte
suprema
[30] Pietro Calogero - Biograa
[31] Luther Blissett Project, Dal Teorema Calogero al delitto di difesa, su Nemici dello stato. Criminali, mostri e
leggi speciali nella societ di controllo. URL consultato il
4 agosto 2011.
[32] Le informazioni cos raccolte non avrebbero alcun valore
giuridico secondo le convenzioni internazionali, poich il
difensore non avr modo di sapere cosabbia detto il suo
assistito n che conseguenze si siano prodotte. La legge
Cossiga ha esteso tale procedura a chi semplicemente
sospettato di tali reati.
[33] Ho scontto Toni Negri e Autonomia senza l'aiuto dei
pentiti, dichiar a la Nuova di Venezia il 22 ottobre 2010
[34] Il 7 aprile di Maurizio Gasparri
[35] Negli anni Settanta sono stati messi in pericolo diritti
fondamentali come la libert e la democrazia e una societ che vuole conservare la memoria non pu misticare
i fatti con le dispute ideologiche. La prima verit da ribadire che la mia inchiesta non frutto del contributo
dei pentiti ma dell'analisi di migliaia di documenti e del
ritrovamento di armi. Documenti scritti da persone che
avevano responsabilit dirette nella guida di AO, struttura
organizzata dello spontaneismo armato. (...) Il 7 aprile non
fu per nulla un blitz. Fu invece preceduto da un lungo e
mirato lavoro investigativo che si protrasse dagli inizi del
1977 all'aprile 1978. E continu con ritmo sempre pi serrato nel periodo immediatamente successivo all'assassinio
dell'onorevole Moro (9 maggio 1978). L'esito infruttuoso
della prima inchiesta e l'attentato alla mia abitazione da
parte di un'organizzazione palesemente armata mi spinsero a riprendere le indagini per trovare prove pi solide.
Chiesi ed ottenni di far copia di tutti gli atti dell'istruttoria
da poco conclusa e allargai lo studio dei documenti ben
oltre l'orizzonte della locale rivista Autonomia. [...] Diedi
avvio cos allo studio di centinaia di giornali e riviste, fra
cui privilegiai Potere Operaio e Controinformazione, convinto di trovare in essi la maggior parte delle risposte agli
interrogativi che mi poneva la ricerca investigativa.

[36] Il garantismo come religione nell'antimaa di Sciascia


[37] Michele Brambilla, Cossiga: Le deviazioni dei giudici? Toni Negri la prima vittima., Sette - Il Corriere della Sera.it, 7 febbraio 2002. URL consultato il 1 maggio
2013.

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DI MERCOLED 21 SETTEMBRE 1983. RESOCONTO STENOGRAFICO (PDF), in Atti Parlamentari, n 13, Roma, Camera dei Deputati, 21
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Emilio Vesce

Toni Negri
Pietro Calogero
Oreste Scalzone

Libert di manifestazione del pensiero

9
Strategia della tensione in Italia
Teoria degli opposti estremismi
Hyperion
Dottrina Mitterrand
Franco Piperno
Corrado Simioni

Altri progetti

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Wikiquote contiene citazioni sul Processo 7


aprile

Collegamenti esterni

Speciale 7 aprile": il venticinquennale su Carmillaonline, carmillaonline.com.


Emilio Vesce, Processo 7 aprile": il prototipo
dell'emergenza, 10 gennaio 1987, su Radicali.it,
archivio PR
Il processo 7 aprile otto anni dopo - Radio Radicale
Il caso 7 aprile, piazzafontana-processiaperdere.it.
Luther Blissett Project, Nemici dello Stato. Criminali, mostri e leggi speciali nella societ di controllo,
sezione Dal teorema Calogero al delitto di difesa
7 aprile 1979: Processo all'autonomia (a cura di
Baruda.net), baruda.net.
Articoli sul Processo 7 aprile (a cura di Paolo
Persichetti), Insorgenze.net

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11 FONTI PER TESTO E IMMAGINI; AUTORI; LICENZE

11
11.1

Fonti per testo e immagini; autori; licenze


Testo

Processo 7 aprile Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Processo_7_aprile?oldid=84992376 Contributori: MM, Gierre, Spinoziano,


Consbuonomo, SteveR2, Bottuzzu, Abisys.bot, Botcrux e Anonimo: 3

11.2

Immagini

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d'autore). Artista originale: Nessun autore leggibile automaticamente. Archeologo presunto (secondo quanto aermano i diritti d'autore).
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data-le-height='360' /></a> Artista originale:
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