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La leggenda dei pettorali esterni ed interni

“La panca stretta allena la parte interna dei pettorali, le croci la parte esterna” o “il curl alla panca scott allena la parte inferiore dei bicipiti, il curl di
concentrazione invece il picco”. Frasi del genere sono pronunciate in tutte le lingue del globo terracqueo di qualsiasi palestra del mondo.
Provate a chiedere il perché di certe affermazioni, poi filtrate tutte le risposte della serie “me l’ha detto lui che è forte e/o grosso e/o ha un
amico/parente forte e/o grosso”: la fonte primaria su cui si basano queste affermazioni è: “il giorno dopo ho i pettorali interni/esterni tutti rotti”, come
sempre il dolore come termine di efficacia di un allenamento. Mah… Rendiamo utile tutto questo ammasso di nozioni di Fisiologia per
capire se queste affermazioni hanno un senso.

Miofibrilla della
fibra muscolare
Assone Placca
motoneurone motrice
Sarcomero della
miofibrilla

Fibra n°1

Fibra n°2

Unità motoria

Per rendere “pratica” la Fisiologia è necessario riuscire ad estendere le strutture microscopice a livello macroscopico: nel disegno
precedente sul pettorale è stata evidenziata una unità motoria composta da due fibre muscolari, anche se nella realtà le unità motorie del
pettorale contengono centinaia se non migliaia di fibre muscolari.

Tutti i
sarcomeri si
contraggono

Non
così!

1
Ma… cosa è una unità motoria se non una strisciolina di “ciccia” del pettorale? Nel disegno le fibre scorrono dallo sterno all’omero:
l’unità motoria non è così piccola come possiamo immaginare.
Il neurone dà la sua “scossettina” tramite il suo 1 elettrochimico, le fibre muscolari si contraggono. La contrazione segue la Legge del tutto o
niente: un impulso fa contrarre tutti i sarcomeri di tutte le miofibrille che compongono le fibre innervate da un dato neurone. Non è possibile una
contrazione di parte di una fibra perché esiste solo un organo di comando e dentro la fibra non c’è nulla che possa inviare segnali
differenti a differenti miofibrille o differenti sarcomeri.
Ma se tutti i sarcomeri si contraggono, l’intera unità motoria si accorcerà, che sia la parte “interna” o quella “esterna”. Viceversa, contrarre
solamente la parte “interna” del pettorale implicherebbe che in tutte le unità motorie si sarebbero contratti solo i sarcomeri di una certa
porzione di fibre, comportamento fisiologicamente impossibile
Nel disegno precedente a destra la suddivisione errata delle aree del pettorale, a sinistra quella corretta: una suddivisione delle fibre per
intero secondo i punti di inserzione, sulla clavicola, sullo sterno e sulle costole.
Il ragionamento è valido per qualsiasi muscolo: devono essere considerate porzioni muscolari che comprendano fibre per intero, perché
queste sono le unità che si contraggono sotto
l’azione degli impulsi nervosi: in un movimento E gli
complesso saranno attive fibre e zone muscolari addominali alti
differenti ma “per lungo” e non “per traverso”. e bassi?
Zone muscolari più dolenti di altre sono dovute a
microtraumi nelle zone d’inserzione dei tendini
sulle ossa o di passaggio fra muscolo e tendine, ma
Pettorale
non hanno nulla a che vedere con l’attivazione clavicolare
muscolare. Ci sono tantissimi motivi per cui “si
sente” lavorare meglio una zona muscolare Pettorale
piuttosto che un’altra, non è che la sensazione sia esterno
falsa. Solamente è… una sensazione.
Anche io sento di essere un intelligentissimo
Pettorale Pettorale
incompreso, magari invece gli altri hanno compreso sternale centrale
benissimo che sono un vero idiota. Cercate sempre
una spiegazione fisiologicamente razionale alle Pettorale Pettorale
vostre sensazioni, se non la trovate va bene lo interno
addominale
stesso ma trattatela per quello che è e non
inventatevi di sana pianta ardite teorie scientifiche.
Alcuni articoli su Internet come qualche scritto ad esempio di Chris Thiebadeau mostrano come, in linea di principio, sia possibile
contrarre solamente una zona muscolare, una “parte interna” o “parte esterna”. Io sono il Dio delle Seghe Mentali ma giudico questa una
vera sega mentale, perciò fate voi…
In pratica esistono muscoli segmentati, come il retto addominale, che hanno fibre che non partono da un’osso per inserirsi su un altro
ossso, ma piuttosto formano dei tasselli a se stanti lungo l’intero muscolo. E’ così possibile in linea di principio contrarre un tassello che è
una parte di muscolo e lasciare fermi gli altri. Senza entrare nel merito di tutto questo, probabilmente è anche vero, sarebbe invece
interessante comprendere come sia possibile rilevare questo tipo di contrazione in modo da scegliere l’esercizio appropriato.
Perché, come sempre, è un problema di misura, pratico e non teorico: ammettiamo che il retto dell’addome possa contrarsi in una “parte
superiore” e una “parte inferiore”: esistono studi, elettromiografie, esercizi riconosciuti che fanno tutto questo? Perché, altrimenti, è solo
parlare di aria fritta e non è che sollevare le gambe appesi ad una sbarra allena la parte bassa mentre i crunch la parte alta.