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Appunti di

Campi Elettromagnetici
Onde piane in mezzi senza perdite
Introduzione ............................................................................................... 1
Equazioni delle onde piane: equazione di Helmolthz.................................. 1
Risoluzione delle equazioni di Helmolthz: il campo elettrico ..................... 4
Il vettore donda ................................................................................... 8
Londa piana uniforme.......................................................................... 8
Il campo magnetico .................................................................................... 9
Riepilogo sulle onde piane........................................................................ 10
Lunghezza donda e velocit di fase.................................................... 11
Osservazione....................................................................................... 13

INTRODUZIONE
Lo studio delle cosiddette onde piane molto utile per due motivi essenziali:
intanto, esse rappresentano una buona approssimazione delle onde che effettivamente si
propagano in gran parte dei casi di interesse pratico, specialmente quando ci si pone ad
una sufficiente distanza dalla sorgente che le ha generate;
inoltre, molti casi pi complessi di propagazione possono essere risolti considerando una
sovrapposizione di onde piane: un esempio tipico sono le linee di trasmissione, dove si
propagano due onde piane, una incidente e laltra riflessa, entrambe di tipo TEM
(Trasverso ElettroMagnetico, ossia con campo elettrico e campo magnetico ortogonali tra
loro e ortogonali alla direzione di propagazione).

EQUAZIONI DELLE ONDE PIANE: EQUAZIONE DI HELMOLTHZ


Il nostro scopo quello di studiare levoluzione, SIA nello spazio SIA
nel tempo, del campo elettrico e del campo magnetico. Per prima cosa, dobbiamo

ricavare le equazioni generali cui devono obbedire il campo elettrico ed il campo magnetico quando
si propagano in un mezzo con le seguenti caratteristiche:
si tratta di un mezzo omogeneo, il che significa che la conducibilit , la permettivit e la
permeabilit sono ovunque costanti;
si tratta inoltre di un mezzo isotropo, il che significa che , ed sono semplicemente degli
scalari, ed in particolare di un mezzo perfettamente isolante, il che significa =0;

Appunti di Campi elettromagnetici

r
si tratta, infine, di un mezzo privo di cariche libere, cio con ( r ) = 0 , e privo anche di
r r
generatori di corrente o tensioni impresse, cio tale che J ( r ) = 0 .
Facciamo osservare che, sotto tutte queste ipotesi, il mezzo considerato pu essere
tranquillamente considerato come lo spazio libero privo di perdite, il quale infatti costituisce un
dielettrico perfetto quando si tratta del vuoto (cio quando =0 e =0).
Il punto di partenza sono le equazioni di Maxwell ed in particolare le prime due:

r
r
B
E=
t
r
r r D
H=J+
t
Sottolineiamo che, per il momento, stiamo ragionando nel dominio del tempo, per cui queste
sono equazioni solo vettoriali, che cio includono solo i vettori rappresentativi del campo elettrico,
del campo magnetico,r del campo di induzione magnetica e della densit di spostamento.
r
Avendo detto che J ( r ) = 0 , la seconda equazione diventa
r
r D
H =
t
Inoltre, avendo detto che ed sono degli scalari, possiamo usare le seguenti relazioni
costitutive del mezzo considerato:
r
r
D = E
r
r
B = H
Sostituendo, abbiamo dunque che

r
r
H
E =
t
r
r
E
H =
t

Adesso calcoliamo il rotore di entrambi i membri di entrambe queste equazioni:


r
r
H

E =

r
r
E
H =
t

Il segno di derivata pu essere portato fuori dalloperatore rotore (che lineare), per cui

r
r

E = H
t
r
r

H = E
t
Autore: Sandro Petrizzelli

Onde piane in mezzi senza perdite

r
r
r
r
H
E
Sfruttando sempre le stesse equazioni di Maxwell E =
e H=
, possiamo
t
t
modificare le espressioni dei secondi membri della relazioni ottenute:
r
r
r
E
2E
= 2
E =
t t
t
r
r
r
H

2H
= 2
H =
t
t
t

Ponendo adesso
c = velocit della luce =

quelle equazioni diventano

r
1
E = 2
c
r
1
H = 2
c

r
2E
t 2
r
2H
t 2

Passiamo
r a semplificare i secondi membri: facile verificare che, dato un generico campo
vettoriale A , vale la relazione
r
r
r
A = A 2 A

Applicandola al campo elettrico ed a quello magnetico, otteniamo


r
r
r
E = E 2 E
r
r
r
H = H 2 H

(
(

per cui le nostre relazioni diventano

)
)

r
r
r
1 2E
2
E E = 2 2
c t
r
r
r
1 2H
2
H H = 2 2
c t

r
Possiamo per ancora semplificare: in primo luogo, sappiamo che H = 0, per cui la seconda
equazione diventa
r
r 1 2H
2
H= 2 2
c t
r
Inoltre, in base alla terza equazione di Maxwell D = , avendo supposto che =0, abbiamo
r
r
r
evidentemente
che

D
=
0
e
quindi
anche,
sfruttando
la
relazione
costitutiva
D
=

E
, che
r
E = 0 : di conseguenza, la prima equazione diventa

Autore: Sandro Petrizzelli

Appunti di Campi elettromagnetici

r
2
r
1
E

2E = 2 2
c t
In conclusione, quindi, le equazioni che regolano la propagazione del campo elettrico e del campo
magnetico nel mezzo considerato sono
r
2
r
1
H

2H = 2 2
c t
r
r 1 2E
2
E= 2 2
c t
Queste sono delle equazioni differenziali lineari, del 2 ordine, che legano le derivate parziali
relative alle coordinate spaziali (cio loperatore 2 ) con la derivata rispetto al tempo.
Un caso particolare quello in cui le sorgenti che generano questi due campi sono di tipo
j t

sinusoidale e : in questo caso, supponendo di trovarci in regime sinusoidale permanente,


possiamo passare nel dominio dei fasori semplicemente sostituendo loperatore t con
loperatore j e considerando i vettori presenti come anche dei fasori (cio numeri complessi, dotati
perci di modulo e fase). Le equazioni diventano dunque le seguenti:

r
r
2 H + 2 H = 0
r
r
2 E + 2 E = 0
Quelle appena scritte sono note come equazioni vettoriali (fasoriali) delle onde o anche
equazioni di Helmolthz: si tratta di equazioni differenziali alle derivate parziali, con coefficienti
costanti e dobbiamo trovare il modo di risolverle.

RISOLUZIONE DELLE EQUAZIONI DI HELMOLTHZ: IL CAMPO ELETTRICO


Dobbiamo dunque risolvere le equazioni
r
r
2 H + 2H = 0
r
r
2 E + 2 E = 0
2
2
Per nostra comodit, poniamo k = , per cui le due equazioni diventano

r
r
2H + k2H = 0
r
r
2E + k2E = 0
Dato che si tratta di due equazioni formalmente identiche, ne risolviamo solo una, per esempio
quella del campo elettrico. Cominciamo col ricordare lespressione completa delloperatore 2 [ ] e,
in particolare, le espressioni delle sue tre componenti in un generico sistema di riferimento Oxyz:

Autore: Sandro Petrizzelli

Onde piane in mezzi senza perdite

( E)
2

r
E

r
2E

2Ex 2Ex 2Ex


+
+
x 2
y 2
z 2
2Ey
x 2
2Ey
x 2

+
+

2Ey
y 2
2Ey
y 2

+
+

2Ey
z 2
2Ey
z 2

r
r
Allora, lequazione vettoriale (e anche fasoriale) 2 E + k 2 E = 0 equivale alle tre equazioni scalari
2Ex 2Ex 2Ex
+
+
+ k2Ex = 0
2
2
2
x
y
z
2Ey
x

Ey

x 2

2Ey
y

Ey

y 2

2Ey
z

2Ey
z 2

+ k2Ey = 0
+ k2Ez = 0

N.B. Gi a questo punto si deduce un risultato fondamentale: ciascuna componente del


campo elettrico (e ovviamente anche di quello magnetico) evolve
nello spazio e nel tempo in modo del tutto indipendente dalla
presenza e dalla evoluzione delle altre componenti. Naturalmente,
come vedremo pi avanti e come indicano le equazioni di Maxwell, il campo elettrico ed il
campo magnetico sono strettamente collegati tra loro e lesistenza di certe componenti del
primo implica quelle di altre componente del secondo.

Anche qui abbiamo tre equazioni formalmente identiche, per cui risolviamo solo la prima: in
particolare, proviamo a verificare se essa soddisfatta da una soluzione del tipo
E

, y, z = ( x) g ) q ( z

Per fare questa verifica, dobbiamo imporre che questa soluzione verifichi lequazione: allora, dato
che
E x df ( x)
2 E x d 2 f ( x)
=
g ( y) q ( z )

=
g ( y) q ( z )
x
dx
x 2
dx 2
E x
2Ex
dg( y)
d 2 g( y )
= f ( x)
q ( z)

= f ( x)
q ( z)
y
dy
y 2
dy 2
E x
dq ( z)
= f ( x ) g( y)
z
dz

2Ex
d 2 q ( z)
=
(
)
(
)
f
x
g
y
z 2
dz 2

lequazione che risulta dalla sostituzione


d 2 g( y )
d 2 q ( z)
d 2 f ( x)
g
(
y
)
q
(
z
)
+
f
(
x
)
q
(
z
)
+
f
(
x
)
g
(
y
)
+ k 2 f ( x ) g( y) q ( z ) = 0
dx 2
dy 2
dz 2

Autore: Sandro Petrizzelli

Appunti di Campi elettromagnetici

Dividendo per f(x)g(y)q(z) otteniamo


1 d 2 f ( x)
1 d 2 g( y)
1 d 2 q ( z)
+
+
= k 2
f ( x) dx 2
g( y) dy 2
q ( z) dz 2
Abbiamo dunque ottenuto che la somma di tre termini, uno variabile solo con x, uno variabile
solo con y ed uno variabile solo con z, deve essere pari ad una costante. Allora, poniamo
arbitrariamente
1 d 2 f (x)
k =
f ( x ) dx 2
2
x

1 d 2 g ( y)
k =
g( y) dy 2

1 d 2 q ( z)
k =
q (z) dz 2

2
y

2
z

e determiniamo questi fattori in modo che sia verificata lequazione

k x2 + k 2y + k 2z = k 2
che prende il nome di equazione di separazione.
Dobbiamo dunque semplicemente risolvere quelle tre equazioni differenziali, che possono essere
poste, in forma per noi pi comoda, nel modo seguente:
d 2 f (x)
+ k 2x f ( x ) = 0
2
dx

d 2 g ( y)
+ k 2y g ( y) = 0
2
dy

d 2 q(z)
+ k 2z q (z) = 0
2
dz

Si tratta di equazioni differenziali, ciascuna in una sola variabile, di ordine 2, omogenee a


coefficienti costanti: le rispettive soluzioni sono

f ( x) = Ae jk x x + Be jk x x
g( y) = Ce

jk y y

+ De

jk y y

q ( z) = Ee jk z z + Fe jk z z
Queste, per comodit di calcolo, possono anche essere scritte, in forma pi compatta, come
f ( x ) = Ae jk x x
g ( y) = Be

jk y y

q (z) = Ce jk z z
dove per dobbiamo sempre ricordare che, per ciascuna funzione, la costante moltiplicativa del
termine e jk x x diversa da quella del termine e jk x x , per cui i due termini sono ben distinti.
Ovviamente, queste soluzioni saranno univocamente determinate solo a patto di determinare le 6
costanti che compaiono. Possiamo per semplificarci i calcoli nel modo seguente: intanto,
ricordando che E x ( x, y, z) = f ( x) g( y) q ( z) , abbiamo che
E x ( x, y, z) = Ae jk x x Be

Autore: Sandro Petrizzelli

jk y y

Ce jk z z = ABCe

j k x x +k y y+k zz

Onde piane in mezzi senza perdite

Se adesso poniamo

E 0 X = ABC
r
r
r
r
k = k xa x + k ya y + k za z
r
r
r
r
r = r x a x + ry a y + rz a z

evidente che possiamo scrivere

E x ( x, y, z) = E 0 X e

r r
j k r

( )

Naturalmente, con un procedimento assolutamente identico, le soluzioni delle altre due equazioni
2Ey
x

Ey

x 2
risultano essere

2 Ey
y

Ey

y 2

2 Ey
z

2 Ey
z 2

+ k2Ey = 0
+ k2Ez = 0

r r
j k r

E y ( x, y, z) = E 0Ye ( )
r r
j k r

E z ( x, y, z) = E 0 Ze ( )
ed ovvio come le tre relazioni trovate differiscano solo per i valori delle costanti E0X, E0Y ed E0Z.
Il campo elettrico totale sar evidentemente
r
r
r
r
E = Exax + Eyay + Ezaz
ossia

r
r
r
r j( kr rr )
E ( x , y , z ) = E 0 X a x + E 0Y a y + E 0 Z a z e

Possiamo inoltre porre

r
r
r
r
E 0 = E 0X a x + E 0Y a y + E 0 Z a z

per cui la soluzione generale

r r j( kr rr )
E = E0e

Se poi vogliamo riferirci al dominio convenzionale del tempo, dobbiamo semplicemente applicare
le note formule di antitrasformazione, scrivendo che
r r
r
r

j
k
r ) jt
(
e( x, y, z, t ) = Re E 0e
e

Autore: Sandro Petrizzelli

Appunti di Campi elettromagnetici

Il vettore donda
r
r
r
r
r
Il vettore k = k x a x + k y a y + k z a z , il cui modulo evidentemente k = , prende il nome di
vettore donda e possiamo vedere meglio di cosa si tratta.
r
Nelle nostre ipotesi, sussiste in ogni punto dello spazio la relazione E = 0 : vediamo allora di
calcolare lespressione di quella divergenza, al fine di porla uguale a zero. Supponendo di lavorare
sempre nel dominio dei fasori, abbiamo che

r r
r r
r r
r
r
r
r
E = E 0 e j(k r ) = e j(k r ) E 0 + E 0 e j(k r )

r
r
Essendo E 0 una costante, risulta E 0 = 0 , per cui

r r
r r
r r r
r
r
r
r
r
r
r
r
r
E = E 0 e j(k r ) = E 0 e j(k r ) (k x a x + k y a y + k z a z ) = e j(k r )E 0 (k x a x + k y a y + k z a z )

r
e quindi, ricordando la definizione del vettore k , possiamo concludere che
r r r
r r r
r
E = e j(k r )E 0 k = E k

r
Daltra parte, dovendo essere E = 0 in ogni punto, deduciamo che

r r
Ek = 0
Questa relazione ci dice che il vettore campo elettrico
r
donda k sono ortogonali tra di loro.

r
E

ed il vettore

Londa piana uniforme


r r
r
r
La soluzione E( x , y, z, t ) = E 0 e jk r e jt prende il nome di onda piana uniforme. Vediamo il
perch di questo nome.
r r
r
r
Intanto, si chiama fase dellonda E ( x , y , z, t ) = E 0 e jk r e jt la quantit

r r
= k r + t = k x x + k y y + k z z + t
(ossia largomento complessivo dellesponenziale). E evidente, allora, che, fissato un qualsiasi
istante t, il luogo dei punti dellonda che si trovano a fase costante definito dalla relazione
r r
= k r + t = cos t
Questo luogo di punti a fase costante (che prende il nome di fronte
donda) risulta essere un
r
piano ortogonale alla direzione su cui giace il vettore donda k ed questo il motivo per cui si
parla di onda piana. Laggettivo uniforme si riferisce invece al fatto per cui il campo elettrico (e
vedremo anche il campo magnetico) costante su ciascun fronte donda.

Autore: Sandro Petrizzelli

Onde piane in mezzi senza perdite

IL CAMPO MAGNETICO
Per ricavare il campo magnetico associato alla generica onda piana, abbiamo a disposizione due
strade: la prima quella di effettuare gli stessi passaggi visti fino ad ora, applicati per allequazione

r
r
2 H + 2 H = 0
La seconda strada, invece, quella di utilizzare lespressione ricavata per il campo elettrico e la
relazione che lo lega al campo magnetico (nel dominio sempre dei fasori) :

r
r
E = jH
Seguiamo ovviamente questa seconda strada: tenendo conto che il campo elettrico risultato
r r
r
r
essere E( x , y, z) = E 0 e jk r , abbiamo che

r r
r r
r
r
r
r
v
1
1 jkr rr
1
1
E =
E 0 e jk r =
e
E0
e jk r E 0
H=
j
j
j
j

r
r
Tenendo conto che E 0 = 0 (visto che E 0 una costante) e facendo i calcoli solo per londa

r rr
E 0 e jk r , abbiamo che

r r
r r
r rr
r
r
r
r
r
r
r
1
1
1
1 r r jkr rr
H=
e jk r E 0 =
e jk r j(k x a x + k y a y + k z a z ) E 0 =
je jk r k E 0 =
k E0 e
j
j
j

r
r
r
Ponendo adesso k = ka k = a k , abbiamo che

)(

r r
r r
r
r
r
r
r
r
r
1
a k E 0 e jk r =
ak E
H=
a k E 0 e jk r =

Ponendo infine
= impedenza caratteristica del mezzo =
possiamo concludere che

r
1 r r
H( x , y, z) = a k E

Se, ancora una volta, facciamo riferimento al dominio del tempo, possiamo dunque concludere
che

r
r
1 r

h( x, y, z, t ) = Re a k E e jt

Autore: Sandro Petrizzelli

Appunti di Campi elettromagnetici

Da questa espressione scaturiscono due importanti considerazioni:


in primo luogo, si osserva, in base alle propriet del prodotto vettoriale, che il campo
magnetico ed il campo elettrico sono in ogni punto ortogonali tra loro e a loro volta
r
r r r
ortogonali al vettore donda k ; in particolare, la terna e, h, k rappresenta una
terna destrogira se si considera londa diretta (cio se si
r r

jk r
considera il termine e
per il campo elettrico) oppure una
terna sinistrogira se si considera londa riflessa (cio se si
r r

jk r
per il campo elettrico);
considera il termine e

in secondo luogo, si osserva anche che il campo elettrico e il campo


magnetico sono in fase tra di loro: ci significa, in termini concreti, che
quando massimo (o minimo o nullo) il campo elettrico, massimo (o minimo o nullo) il
campo magnetico; ovviamente, sono diversi i moduli dei due campi, visto che il modulo
del campo magnetico pi piccolo di quello del campo elettrico di una quantit pari
allimpedenza caratteristica del mezzo considerato.

RIEPILOGO
Possiamo dunque riassumere quanto detto fino ad ora nel modo seguente: le soluzioni delle
equazioni

r
r
2 H + 2 H = 0
r
r
2 E + 2 E = 0

relative ad un mezzo omogeneo (=0, e ovunque costanti), isotropo (, ed scalari)


r r e privo di
r
cariche libere ( ( r ) = 0 ) e di generatori di corrente o tensioni impresse ( J ( r ) = 0 ), sono
rappresentate, nel dominio del tempo, dai campi

r r
r
r
e( x , y, z, t ) = Re E 0 e jk r e jt
r
1 r r

h ( x , y, z, t ) = Re a k E e jt

Tali campi rappresentano un onda piana uniforme, ossia una perturbazione elettromagnetica
avente le seguenti caratteristiche:
il campo elettrico ed il campo magnetico siano in ogni punto ortogonali tra loro e
ortogonali alla direzione di propagazione dellonda;
i fronti donda sono piani a fase costante ortogonali alla direzione di propagazione;
r
r
tale direzione di propagazione rappresentata dal vettore donda k = a k .

In base a quanto appena detto, questo tipo di propagazione prende il nome di onda TEM o anche
modo TEM dove lacronimo TEM sta per Transverse Electric Magnetic.

Autore: Sandro Petrizzelli

10

Onde piane in mezzi senza perdite

Lunghezza donda e velocit di fase


r r
r
r
Abbiamo detto prima che la funzione E( x , y, z) = E 0 e jk r rappresenta landamento spaziale del
campo elettrico (nel dominio della frequenza); sappiamo, invece, che il campo elettrico fisico
corrispondente a questo campo
si ottiene prendendo la parte reale di quella quantit: allora,
r
nellipotesi in cui il termine E 0 sia reale, tale campo elettrico fisico

(( )

r r
r r
r r
r
r
r
E( x , y, z, t ) = Re E 0 e jk r e jt = E 0 Re e jk r e jt = E 0 cos k r t

dove abbiamo sfruttato la nota formula e x+ jy = e x ( cos y + jsiny) ed abbiamo inoltre considerato, nel
calcolare la parte reale, solo londa diretta e
Diamo adesso qualche definizione:

Def.

r r
jk r

Si definisce lunghezza donda (simbolo: ) la distanza


londa deve percorrere perch la sua fase cambi di 2

che

Da un punto di vista analitico, quindi, la lunghezza donda quella quantit che soddisfa la
relazione k = 2 , dalla quale, quindi, si ricava che

2
k

r
r
Ma, avendo detto che k = a k , chiaro che
=

2
1
c
=
=
f f

(dove c la velocit della luce nel mezzo considerato, mentre f la frequenza) e questo dunque il
valore della lunghezza donda per unonda piana uniforme.
Altra definizione importante la seguente:

Def. Si definisce velocit di fase di unonda (simbolo vP dove P


sta per phase) la velocit alla quale deve muoversi un
osservatore perch veda una fase complessiva costante.

In alternativa, la velocit di fase si pu definire come la velocit con cui si spostano i punti in cui
il campo ha la stessa fase.
Lespressione
r ranalitica della velocit di fase si ricava nel modo seguente: perch losservatore
veda una fase k r t costante, deve accadere che
r r
k r t = cos t

11

Autore: Sandro Petrizzelli

Appunti di Campi elettromagnetici

Indicato con langolo tra il vettore donda ed il raggio vettore, quella relazione diventa
kr cos t = cos t

Differenziando membro a membro rispetto a t, otteniamo


kdr cos dt = 0

da cui quindi otteniamo


vP =

dr

=
dt k cos

Sostituendo il valore del modulo del vettore donda, otteniamo


vP =

cos

cos

Ricordandoci adesso che abbiamo definito la velocit della luce nel mezzo considerato come
1
c=
, quella relazione diventa

vP =

c
cos

Dato che cos1, evidente che la velocit di fase nella direzione x sempre maggiore della
velocit della luce, che invece la velocit dellonda lungo la direzione del vettore donda, ossia
lungo la direzione di propagazione.

r
aK

r
r

x
vP
z

Autore: Sandro Petrizzelli

12

Onde piane in mezzi senza perdite

Osservazione
Torniamo per un attimo alle equazioni da cui siamo partiti allinizio:
r
1
H= 2
v
r
1
2E = 2
v
2

r
2H
t 2
r
2E
t 2

Supponiamo di effettuare una scelta del sistema di riferimento in modo tale che la direzione di
r
propagazione, individuata dal versore a K , venga a coincidere con lasse z. In questa situazione,
avendo detto che sul generico fronte donda (che adesso un piano ortogonale allasse z) il campo
elettromagnetico costante, deduciamo che tale campo non presenta variazioni con x e con y, per cui
rimangono solo la dipendenza dalla coordinata z e dal tempo: ci comporta che quelle due equazioni
si riducano semplicemente a
r
r
1 2H
2H
= 2
z 2
v t 2
r
r
2E 1 2E
=
z 2 v 2 t 2
Si tratta di due equazioni vettoriali che possono essere poi proiettate lungo le tre direzioni del
sistema di riferimento prescelto: rispetto allasse x, per esempio, abbiamo che
2HX
z 2
2EX
z 2

1 2HX
v 2 t 2
1 2EX
= 2
v t 2
=

Consideriamo solo lequazione relativa al campo elettrico, visto che laltra formalmente
identica: possibile dimostrare che le soluzioni di tale equazione sono del tipo
E X ( z , t ) = Af 1 ( z vt ) + Bf 2 ( z + vt)
In base a quella relazione, E X ( z , t ) somma di due onde:
la prima onda Af 1 ( z vt ) , dove A una costante arbitraria (che viene fuori dalla
integrazione e dipende dalle cosiddette condizioni al contorno del problema), mentre
f 1 ( z vt) una funzione arbitraria dellargomento ( z vt ) , che rappresenta una onda che si
propaga nel verso positivo dellasse z;
la seconda onda Bf 2 ( z + vt) , dove B unaltra costante arbitraria (sempre dipendente
dalle condizioni al contorno), mentre f 2 ( z + vt) rappresenta una onda che si propaga nel
verso negativo dellasse z.
E immediato accorgersi f 1 ( z vt) e f 2 ( z + vt) sono delle onde piane : intanto, queste onde, non
presentando dipendenza dalle coordinate x ed y, assumono ciascuna, allistante t generico, un valore
13

Autore: Sandro Petrizzelli

Appunti di Campi elettromagnetici

costante su tutti i punti di ogni piano perpendicolare allasse z. Cerchiamo allora di capire meglio
quali sono le caratteristiche di queste onde.
Consideriamo ad esempio f 1 ( z vt) : fissati un punto z1 ed un istante t1, il valore che essa assume

in tale punto ed in tale istante chiaramente dato da f 1 ( z 1 vt 1 ) ; se ora prendiamo un nuovo punto
z 1 + z ed un nuovo istante t 1 + t , il corrispondente valore della funzione sar
f 1 ( ( z 1 + z) v( t 1 + t )) . Allora, se imponiamo luguaglianza tra questi due valori, ossia imponiamo

che

f 1 ( ( z 1 + z) v( t 1 + t )) = f 1 ( z 1 vt 1 )

chiaro che questa relazione sussiste solo a patto che coincidano i due argomenti di f1, ossia che
risulti
( z 1 + z) v( t 1 + t) = z 1 vt 1
z
.
t
Questo risultato significa che i valori che

che corrisponde a v =

allistante

t1

si

trasferiscono,

f 1 ( z vt)

durante

il

assume nei vari punti


tempo

t,

nel verso
z
1
positivo dellasse z (onda progressiva), con una velocit v =
=
.
t
0 0

Potremmo adesso ripetere lo stesso discorso con riferimento a f 2 ( z + vt) : la conclusione , in


questo caso, che f 2 ( z + vt) rappresenta unonda piana che viaggia nel verso
negativo dellasse x (onda regressiva). Infatti, il valore assunto da f 2 ( z + vt) nel
punto z1 al tempo t1 viene successivamente assunto da f 2 ( z + vt) nel punto z 1 z in un nuovo
z
istante t 1 + t , propagandosi con una velocit v =
.
t

Autore: SANDRO PETRIZZELLI


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Autore: Sandro Petrizzelli

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