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INDICE

Self compact concrete


INDICE.....................................................................................................................................II
INTRODUZIONE.....................................................................................................................1
CAPITOLO: 1.SELF COMPACTING CONCRETE...........................................................2
1.1 Cenni storici..........................................................................................................................2
1.2 Caratteristiche dei compositi.................................................................................................2
1.3 Metodologie di determinazione delle propriet del SCC......................................................4
1.3.1 Il cono di Abrams e la misura dello slump-flow...........................................................5
1.3.2 Limbuto a forma di V (V-funnel)................................................................................6
1.3.4 Il test del J-Ring............................................................................................................9
1.3.5 Scelta del calcestruzzo autocompattante appropriato al tipo di opera......................10
1.4 Reologia del SCC................................................................................................................11
1.4.1 Il cemento....................................................................................................................12
1.4.2 Il rapporto acqua/cemento..........................................................................................12
1.4.3 Gli additivi ritardanti e superfluidificanti..................................................................13
1.5 Tecniche di produzione.......................................................................................................14
1.5.1 Deposito dei materiali.................................................................................................14
1.5.2 Apparecchiature per la miscelazione e miscele di prova...........................................15
1.5.3 Procedimenti di miscelazione in impianto..................................................................15
1.5.4 Trasporto e consegna..................................................................................................15
1.6 La posa in opera del calcestruzzo autocompattante e le operazioni di finitura...................16
1.6.1 La spinta sui casseri....................................................................................................16
1.6.2 Altezza di caduta, distanza laterale di scorrimento e vibrazione...............................18
1.6.3 Facciavista delle strutture..........................................................................................19
1.7 Il Self-Compacting Concrete per la prefabbricazione ........................................................19
1.8 Le propriet dei calcestruzzi autocompattanti....................................................................20
1.8.1 Assestamento plastico.................................................................................................20
1.8.2 Ritiro plastico..............................................................................................................20
1.8.3 Resistenza meccanica a compressione........................................................................21
1.8.4 Resistenza a trazione...................................................................................................21
1.8.5 Modulo elastico...........................................................................................................21
II

Indice

III

1.8.6 Aderenza acciaio-calcestruzzo....................................................................................22


1.8.7 Durabilit....................................................................................................................22
1.8.8 Ritiro idraulico............................................................................................................22
1.9 Vantaggi e svantaggi dell'utilizzo di calcestruzzi autocompattanti....................................23
CAPITOLO: 2.REALIZZAZIONE DELLE STRUTTURE DELL' UNIVERSITA
BOCCONI DI MILANO........................................................................................................24
2.1

Il Progetto......................................................................................................................24

2.2

Realizzazione del progetto.............................................................................................25

2.3

Struttura dell'opera.........................................................................................................25

2.3

SCC nella progettazione dell'opera.................................................................................26

2.4

Risultati..........................................................................................................................29

CAPITOLO: 3. REALIZZAZIONE DE BASAMENTO DEL NUOVO MULINO


HOHOMILL PRESSO LA CEMENTERIA DI BARLETTA...........................................31
3.1 Progetto..............................................................................................................................31
3.2 PROBLEMA DEL CALORE DI IDRATAZIONE E SCELTA DEL
A MIX
DESIGN PER IL GETTO...............................................................................................31
3.3 LA MESSA IN OPERA.....................................................................................................35
CONCLUSIONI......................................................................................................................36
BLIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA....................................................................................37

IV

INTRODUZIONE
La presente tesi incentrata sull'impiego dei calcestruzzi auto-compattanti, mettendone in
luce i pregi derivanti dalla progettazione e dall'utilizzo del conglomerato, in determinate
condizioni, ponendo una particolare attenzione, tramite le applicazioni della sede della
Bocconi di Milano e del basamento per il mulino della cementeria Uunimed di Barletta, alla
progettazione del conglomerato con problemi relativi alle temperature esterne di esecuzione in
fase di getto e del gradiente di temperatura al quale sar soggetto il conglomerato dovuto dal
calore di idratazione.
Nel primo capitolo, per una corretta trattazione dell'argomento, sar discusso il
calcestruzzo auto-compattante nella sua totalit. Sar trattata la storia, le principali
caratteristiche del conglomerato, i metodi di produzione, analisi e posa in opera, facendo
riferimento alle normative in merito, con il fine di valutare attentamente i vantaggi e gli
svantaggi del suddetto, necessari ad un appropriato utilizzo.
Nel secondo capitolo, invece, sar trattato il caso applicativo della sede dell'Univerista
Bocconi di Milano, la quale stata realizzata utilizzando un particolare calcestruzzo autocompattante, ponendo l'attenzione sulle fasi di progettazione al fine di arrivare al calcestruzzo
ottimale per l'attuazione corretta dell'opera.
Nel terzo verr trattato il caso particolare del basamento per il mulino della cementeria
Uunimed di Barletta, il quale presenta il problema delle variazioni delle temperature
d'esercizio cui sar sottoposta l'opera. Anche in questo caso la maggiore attenzione sar posta
sulla scelta appropriata del calcestruzzo auto-compattante da utilizzare.
Infine ne saranno tratte le conclusioni in merito ai vantaggi e agli svantaggi presentati
durante le varie fasi di realizzazione delle opere.

CAPITOLO: 1.
1.1

SELF COMPACTING CONCRETE

Cenni storici

I calcestruzzi autocompattanti (Self Compacting Concrete: SCC) sono stati sviluppati in


Giappone verso la met degli anni ottanta dove, successivamente, allinizio degli anni
novanta, sono stati impiegati per la realizzazione delle prime strutture in conglomerato
cementizio armato. In Europa, invece, e in Italia in particolare, le prime applicazioni con
questi materiali risalgono alla fine degli Novanta. I calcestruzzi autocompattanti
rappresentano una categoria di conglomerati che non necessita, durante la posa in opera, di
alcuna forma di compattazione o vibrazione in quanto sono in grado di riempire
completamente la cassaforma, consentendo nel contempo una efficace espulsione dellaria
intrappolata in eccesso rispetto a quella fisiologica e, quindi, capaci di garantire valori della
resistenza in opera sostanzialmente coincidenti con quelli conseguibili sui provini prelevati a
bocca di betoniera e compattati a rifiuto. Da questo punto di vista, quindi, i calcestruzzi
autocompattanti possono ritenersi una naturale evoluzione di quelli superfluidi (classe di
consistenza S5) e sono stati sviluppati per esasperare la possibilit di rendere la qualit del
conglomerato in opera sostanzialmente indipendente dalle operazioni di

posa e

compattazione oltre che per accelerare le operazioni di betonaggio per la realizzazione di


strutture in cui siano rilevanti i volumi di calcestruzzo impiegati.

1.2

Caratteristiche dei compositi

Lautocompattabilit una caratteristica che presenta molte sfaccettature anche di natura pi


complessa rispetto alla semplice capacit del calcestruzzo di poter fluire facilmente allinterno
della cassaforma garantendo velocit di esecuzione del getto maggiori di quelle conseguibili
con i conglomerati superfluidi. Quindi ci apprestiamo a valutare le caratteristiche di questo

tipo di calcestruzzo cos da poterne carpire al pieno le sue potenzialit per poterle sfruttare al
meglio.
Un calcestruzzo autocompattante deve essere caratterizzato da:
1. elevata deformabilit, che individua la capacit del materiale di modificare la sua
forma per effetto del solo peso proprio ed connesso alla possibilit che lo stesso
sia in grado di raggiungere distanze pi o meno elevate dal punto in cui viene
introdotto allinterno del cassero;
2. elevata resistenza alla segregazione che consenta di realizzare elementi in
calcestruzzo armato il cui volume costituito interamente da materiale di
caratteristiche elasto-meccaniche omogenee.
Per conseguire questo obiettivo il calcestruzzo autocompattante deve essere dotato
di:

resistenza alla segregazione esterna: esso, cio, deve poter minimizzare il rischio di
separazione degli ingredienti durante il getto allinterno dei casseri. La segregazione
esterna strettamente connessa con le modalit delle operazioni di posa ed, in
particolare, con laltezza di caduta libera del conglomerato allinterno della
cassaforma;

resistenza alla segregazione di flusso: per i conglomerati tradizionali la stesa, dopo il


getto, avviene per strati di circa 20-30 cm muovendo avanti e indietro il tubo forma
e, quindi, senza apprezzabili scorrimenti del calcestruzzo dal punto in cui viene
introdotto allinterno del cassero. Grazie allelevata fluidit agli SCC, invece, si
richiede di percorrere anche alcuni metri dal punto di introduzione nella cassaforma.
Pertanto, gli SCC non debbono subire durante lo scorrimento la smiscelazione degli
ingredienti. Inoltre, la malta di cemento (acqua, cemento, aggiunte minerali e frazioni
fini della sabbia) deve essere dotata di sufficiente viscosit per poter trasportare i
granuli grossi degli aggregati, soprattutto quando il conglomerato deve poter fluire
attraverso dei restringimenti di sezione o in zone particolarmente congestionate dalle
armature. Questa particolare resistenza di flusso viene identificata come mobilit in
spazi ristretti o anche come capacit di attraversamento (passing ability) e risulta una
delle propriet fondamentali degli autocompattanti;

resistenza alla segregazione interna: a riempimento avvenuto della cassaforma il


calcestruzzo autocompattante, infine, deve evitare uneccessiva sedimentazione degli
aggregati grossi sul fondo.
In base a quanto sopra esposto si intuisce, quindi, che la fluidit (deformabilit) solo

una, e forse nemmeno la pi importante, delle propriet richieste per conseguire


lautocompattabilit.

1.3

Metodologie di determinazione delle propriet del SCC

Lautocompattabilit, il risultato del soddisfacimento di diverse propriet reologiche del


conglomerato, quali la capacit di scorrimento in assenza di ostacoli, la mobilit in sezioni
congestionate di armatura ed, in generale, la resistenza alla segregazione dellimpasto durante
la posa e a riempimento avvenuto dei casseri. Esistono diverse metodologie di prove che ci
permetto di comprendere e valutare al meglio le caratteristiche del SCC. Quindi,
contrariamente a quanto avviene per i calcestruzzi tradizionali, dove la misura della
lavorabilit sufficiente per avere un quadro abbastanza soddisfacente delle propriet
reologiche del materiale, per i calcestruzzi autocompattanti , invece, necessario ricorrere a
diverse metodologie di indagine se si vogliono cogliere i vari aspetti della autocompattabilit.
Le attrezzature pi diffuse per la valutazione delle propriet reologiche dei
calcestruzzi autocompattanti sono:
1.il cono di Abrams;
2.limbuto a forma di V (V-funnel);
3.la scatola ad L (L-box);
4.lanello giapponese (Japanese Ring: J-ring).

1.3.1 Il cono di Abrams e la misura dello slump-flow

Il cono di Abrams impiegato per la misura dello slump nei calcestruzzi tradizionali pu essere
utilizzato per valutare la capacit di scorrimento del calcestruzzo autocompattante in assenza
di ostacoli oltre che per ottenere indicazioni sulla tendenza del conglomerato alla
segregazione di flusso.
La prova consiste nellintrodurre il calcestruzzo allinterno del cono e nellazionare un
cronometro nel momento in cui lo stesso viene sollevato. Le determinazioni che vengono
effettuate sono le seguenti:
1. tempo necessario perch la focaccia di calcestruzzo raggiunga un diametro pari a
500 mm (t500);
2. diametro finale della focaccia di calcestruzzo (df = slump-flow) dopo che lo stesso
ha cessato di fluire.

La misura dello slump-flow proporzionale alla capacit di scorrimento del materiale


in assenza di ostacoli: maggiore il valore di df e pi elevata la deformabilit del materiale,
cio la sua capacit di raggiungere zone distanti dal punto di introduzione del calcestruzzo nel
cassero. I valori minimi di df richiesti per un calcestruzzo autocompattante variano a seconda
delle normative e raccomandazioni: la norma UNI 11040 e le raccomandazioni EFNARC
richiedono per df valori superiori rispettivamente a 600 mm e 650 mm. Le Linee Guida
europee, oltre a fissare un valore minimo per df (550 mm), suddividono i calcestruzzi
autocompattanti, relativamente alla misura dello slump-flow, in tre classi (Tab. 1).

6
NORMA
SFmin (mm)
UNI 11040
600
EFNARC
650
LINEE GUIDA
550

SFmax (mm)
800
850

SF1 (mm)
550-650

SF2 (mm)
660-750

SF3 (mm)
760-850

Tabella.1 valori minimi di df

I valori di t500, invece, sono connessi con la viscosit del materiale e, quindi,
indirettamente con la resistenza alla segregazione. Calcestruzzi che evidenziano bassi valori
di t500 risultano poco viscosi con una capacit di scorrimento elevata, ma allo stesso tempo con
una maggiore tendenza alla segregazione rispetto a quelli che denotano alti valori di t500.
Anche per questa misura le normative e raccomandazioni presentano visioni
abbastanza difformi se si tiene conto che la norma UNI 11040 impone per t 500 un valore
massimo di 12 secondi, mentre le raccomandazioni EFNARC suggeriscono valori compresi
tra 2 e 5 secondi. Le Linee Guida europee, invece, suddividono i calcestruzzi in due classi
quelli con t500 inferiori o pari a 2 s o con t500 maggiore di 2 s.

1.3.2 Limbuto a forma di V (V-funnel)

La resistenza alla segregazione del calcestruzzo autocompattante pu essere accertata anche


attraverso la prova condotta con il V-funnel: essa consiste nel misurare il tempo necessario
per il calcestruzzo a fuoriuscire completamente da un imbuto a forma di V subito dopo il
termine della miscelazione dellimpasto (t0) e dopo 5 minuti (t5) di permanenza allinterno
dellimbuto. Il valore di t0 correlato alla viscosit del materiale: maggiore il tempo di
svuotamento, pi elevata la viscosit del sistema e, quindi, minore la sua capacit di
flusso. Per contro, valori di t0 elevati sono indice di una maggiore resistenza alla segregazione

dellimpasto. Inoltre ai fini della resistenza alla segregazione opportuno che la differenza tra
t5 e t0 risulti compresa tra 0 e 3 secondi. Se la differenza tra le due misure, infatti, dovesse
risultare maggiore, questo sarebbe indice di una tendenza del conglomerato alla segregazione
interna e al blocking durante il flusso.
Relativamente alla resistenza alla segregazione le Linee Guida europee prevedono
anche lesecuzione di una prova che consiste nel misurare la perdita di massa rispetto a quella
iniziale di una quantit prefissata di calcestruzzo posta su un setaccio di apertura pari a 5 mm
per 5 minuti. Ovviamente, la tendenza alla segregazione dellimpasto sar tanto maggiore
quanto pi elevata la perdita causata dalla separazione della pasta di cemento dallaggregato
grosso a causa della sua eccessiva fluidit.
Anche riguardo a questa misura le diverse raccomandazioni non presentano
uniformit di vedute. Infatti, sia la norma UNI 11040 che le raccomandazioni EFNARC
suggeriscono tempi di svuotamento compresi tra 4 e 12 secondi. Le Linee Guida europee,
invece, non specificano il valore minimo per t0, ma suddividono i calcestruzzi autocompattanti
in due classi relativamente al tempo di svuotamento al V-funnel: la prima caratterizzata da
valori di t0 inferiori o uguali a 8 secondi; la seconda classe con t 0 compreso tra 9 e 25 secondi
(Tab.2). Le Linee Guida, inoltre, ritengono che la misura del tempo di svuotamento sia
correlata a quella del t500 nella prova dello slump-flow procedendo alla classificazione del
calcestruzzo, relativamente alla resistenza alla segregazione, utilizzando indistintamente una
delle due misure (Tab.2) . E importante notare che ai fini della resistenza alla segregazione
altres opportuno che la differenza tra t5 e t0 risulti compresa tra 0 e 3 secondi (Tab.2). Se la
differenza tra le due misure, infatti, dovesse risultare maggiore, questo sarebbe indice di una
tendenza del conglomerato alla segregazione interna e al blocking durante il flusso.
Relativamente alla resistenza alla segregazione le Linee Guida europee prevedono
anche lesecuzione di una prova che consiste nel misurare la perdita di massa rispetto a quella
iniziale di una quantit prefissata di calcestruzzo posta su un setaccio di apertura pari a 5 mm
per 5 minuti. Ovviamente, la tendenza alla segregazione dellimpasto sar tanto maggiore
quanto pi elevata la perdita causata dalla separazione della pasta di cemento dallaggregato
grosso a causa della sua eccessiva fluidit. Due sono le classi di conglomerato previste: SR1
ed SR2 (Segregation Resistance: SR) con perdita di massa inferiore rispettivamente al 20 e al
15% (Tab. 2).

NORMA
UNI 11040
EFNARC

t0min (s)
4
6

LINEE GUIDA

(s)
12
12

(t5-t0)min
(s)
0
0

(t5t0)max
(s)
3
3

25

t0max

VS1/VF1/SR1
(t500, t0, SR)
2 s, 8 s,
20%

VS2/VF2/SR2
(t500, t0, SR2)
>2 s, 9-25 s,
15%

Tabella 2.

1.3.3 La scatola ad L

La scatola ad L costituita da una porzione verticale in cui viene introdotto il calcestruzzo il


quale, inizialmente, impedito a fuoriuscire dal basso grazie alla presenza di una saracinesca
alla cui apertura il conglomerato fluisce nella porzione orizzontale dellattrezzatura
attraversando un graticcio costituito da due oppure da tre armature disposte verticalmente. La
valutazione della capacit di attraversamento viene effettuata misurando la differenza di
altezza del conglomerato nel punto pi lontano (h2) raggiunto e quella valutata a dorso della
saracinesca nella porzione verticale dellapparecchiatura (h1). La capacit di attraversamento
(passing ability) sar tanto pi elevata quanto pi il rapporto h1/h2 si approssima ad 1 e viene
ritenuta sufficiente se il rapporto h1/h2 risulta almeno pari a 0.80. Le Linee Guida, come per le
altre propriet che caratterizzano lautocompattabilit, distingue i calcestruzzi in termini di
passing ability in due classi: entrambe debbono possedere un rapporto h1/h2 almeno pari a
0.80, ma la prima (PA1) e la seconda classe (PA2) di calcestruzzi conseguono questo risultato
fluendo, rispettivamente, attraverso due o tre armature.
SCATOLA
SCATOLA
AD L:passing
Tabella 3.Valori minimi
per le prove
ability AD L
(h
/h
)min
(h
NORMA
1 2
1/h2)max
UNI 11040
1
0,8
1
EFNARC
0,8
LINEE GUIDA
1
0,8

PA1
(due barre)
> 0.80

PA2
(tre barre)
> 0.80

1.3.4 Il test del J-Ring

Le attrezzature necessarie allo svolgimento del test sono:


cono di Abrams a forma tronco-conica con diametro di base inferiore di 200
millimetri, diametro di base superiore di 100 millimetri ed un'altezza di 300
millimetri;
piastra quadrata di materiale non assorbente rigido, di almeno 700 mm di lato, segnata
con un cerchio che contrassegna la posizione centrale del cono;
J-Ring, costituito da un anello di acciaio a sezione rettangolare (30 mm x 25 mm),
meglio se solidale alla piastra di spandimento, forato verticalmente con buchi a sezioni
filettate per linserimento di barre di acciaio di diversa sezione (lunghezza 100 mm,
diametro 10 mm a distanza di 48 2 mm). Il diametro dell'anello pari a 300 mm e
l'altezza 100 mm.
La prova necessita di un impasto pari almeno a circa 6 litri di calcestruzzo. La piastra
e la parte interna del cono devono essere preventivamente inumidite, successivamente si deve
disporre la piastra su terreno livellato, accertandosi della sua orizzontalit mediante la messa
in stazione attraverso la centratura di due livelle toriche poste secondo due direzioni
ortogonali, quindi centrare dapprima il J-Ring e dopo il cono sulla base di appoggio,
mantenendoli ancorati e ben saldi. Successivamente, riempire il cono con la paletta, senza
pestellare il calcestruzzo, soltanto livellare con la cazzuola il calcestruzzo nella parte
superiore del cono. Rimuovere tutto il calcestruzzo in eccesso colato intorno alla base del
cono, poi sollevare verticalmente il cono e lasciare che il calcestruzzo fuoriesca liberamente.

10

Misurare il diametro finale del calcestruzzo in due direzioni perpendicolari e calcolare la


media dei due diametri misurati. Le linee guida Efnarc propendono per la misura della
differenza di altezza tra il calcestruzzo allinterno ed allesterno delle barre, calcolando la
media sulla base di misure fatte in quattro punti (in mm). Si deve porre attenzione alla
presenza dacqua lungo tutto il bordo della colata in modo da valutare la possibilit di
segregazione.
Il J-Ring pu essere usato in combinazione con lo Spandimento o eventualmente
anche con l'imbuto a V. Queste combinazioni esaminano la fluidit e (il contributo del J-Ring)
la mobilit in spazi ristretti del calcestruzzo.
Il flusso misurato influenzato dalle barre di rinforzo che tendono ad ostacolare il
movimento del calcestruzzo. Maggiore la differenza tra la misura di Spandimento con e
senza il J-Ring, ovvero laltezza tra il calcestruzzo allinterno ed allesterno dellanello,
minore la sua mobilit in spazi ristretti. Valori superiori a 50 mm tra le misure di
Spandimento o differenze superiori a 10 mm in altezza non sono accettabili. Il bloccaggio e/o
la segregazione possono essere valutati visivamente dalla prova, senza lausilio di dati
numerici.

1.3.5 Scelta del calcestruzzo autocompattante appropriato al tipo di opera


La scelta del calcestruzzo autocompattante rappresenta un'importante fase progettuale
dell'opera dato che ne determiner le possibili soluzioni e i relativi costi, quindi sar
necessario trovare il SCC che rappresenta l'ottimo fra le caratteristiche minime ricercate e i
relativi costi.
Utilizzando le classificazioni date dalle varie normative si pu scegliere il SCC pi
adatto, in funzione della geometria delle'elemento struttura in relazione con la densit dei ferri
d'armatura e della distanza percorsa (Figura 1.), inoltre si pu utilizzare un abaco (Figura 2.)
che identifica il conglomerato attraverso lo slump-flow e il tempo di svuotamento del Vfunnel integrate dalle specifiche relative alla classe di resistenza alla segregazione (SR) e alla
capacit di attraversamento (PA).

11

DISTANZA PERCORSA DAL


CALCESTRUZZO (m)

2.5

60

80

100

DIMENSIONE MINIMA DELLELEMENTO E


INTERFERRO (mm)

RESISTENZA ALLA SEGREGAZIONE


t0: V-FUNNEL; t500: SLUMP-FLOW

Figura 1.

VF2

VF1
o
VF2

VF1

550

RAMPE E
STRUTTURE
SUBORIZZONTALI

PALI E
PARATIE

SOLETTE DI
CIVILE
ABITAZIONE
SF1

SOLETTE
ARMATE
DOTATE DI
PENDENZA
(SPECIFICARE PA)
MURI (VF2);
PILASTRI (VF2);
MURI FACCIAVISTA
(VF1);
MURI DI GRANDE
ESTENSIONE (VF1);

PLATEE DI
FONDAZIONE
(SPECIFICARE SR)

650

SF2

NUCLEI
ASCENSORE;
TORRI
PIEZOMETRICHE;
(SPECIFICARE SR e
PA)
SOLAI CON TRAVI
A SPESSORE;
PARETI SOTTILI;
MURI GETTATI
DAL BASSO VERSO
LALTO;

750

SLUMP- FLOW (mm)

Figura 2.

1.4

Reologia del SCC

SF3

850

12

Le paste di cemento, al contrario dei fluidi newtoniani caratterizzati da un gradiente di


scorrimento proporzionale alla tensione tangenziale applicata, si comportano come dei fluidi
plastici per i quali il comportamento reologico descritto dallequazione di Bingham:

= f + D

dove f il limite di scorrimento (o coesione) cio la tensione tangenziale minima che


occorre applicare per mantenere il corpo di Bingwham allo stato liquido,

la viscosit del

materiale e D il gradiente della velocit di scorrimento.


Nellequazione di Bingham il valore di f proporzionale sia alla capacit di scorrimento del
materiale che alla resistenza alla segregazione: maggiore la coesione f, minore sar la
tendenza del materiale a separarsi, ma anche minore la deformabilit. Pertanto, al fine di
produrre un calcestruzzo autocompattante necessario garantire il raggiungimento di un
valore di coesione sufficientemente elevato per attenuare il rischio di segregazione
dellimpasto senza pregiudicare la deformabilit sotto lazione di sforzi tangenziali modesti
quali quelli derivanti nella posa in opera degli SCC dal solo peso proprio del conglomerato.

1.4.1 Il cemento
Le caratteristiche del cemento che influenzano la reologia del calcestruzzo sono
sostanzialmente la finezza e il contenuto di C3S. Cementi fini e ricchi di C3S aumentano il
limite di scorrimento e la viscosit. Ai fini del soddisfacimento dei requisiti di
autocompattabilit sar opportuno preferire cementi di alta classe di resistenza e ricchi in
clinker quando lobiettivo quello di migliorare la resistenza alla segregazione dellimpasto e
aumentare la viscosit del sistema. Inoltre, limpiego di cementi al calcare o daltoforno pu
essere previsto se pi importante esaltare le capacit di scorrimento del materiale.

1.4.2 Il rapporto acqua/cemento


Linfluenza del rapporto a/c sulle propriet del calcestruzzo fresco sono identiche a quelle
esercitate dalla finezza e dal contenuto di cemento: diminuendo il rapporto a/c aumenta la
coesione e anche la viscosit plastica. Da questo si intuisce che per soddisfare le esigenze di
autocompattabilit necessario adottare rapporti acqua /cemento non troppo bassi se non si

13

vuole pregiudicare le capacit di scorrimento dellimpasto. Sar, quindi, necessario adottare


un rapporto tra il volume di acqua e quello dei materiali finissimi che consenta di ottimizzare
sia la capacit di scorrimento che la resistenza alla segregazione dellimpasto.

1.4.3 Gli additivi ritardanti e superfluidificanti


Gli additivi esplicano sulle propriet reologiche influenze diverse a seconda della loro natura.
1. Gli additivi ritardanti, ad esempio, determinano, a parit di tempo trascorso dalla
miscelazione, una riduzione sia della coesione che della viscosit plastica rispetto ad
un impasto non additivato. Conseguentemente, essi possono apportare benefici sulle
capacit di scorrimento del conglomerato, ma tendono, per effetto della diminuzione
di viscosit, a marcare i fenomeni di segregazione del calcestruzzo. Essi, inoltre,
possono determinare un allungamento dei tempi cui le casseforme sono sottoposte alla
massima spinta;
2. Gli additivi superfluidificanti vengono impiegati, generalmente, per aumentare la
fluidit mantenendo invariato il dosaggio di cemento (pari rapporto a/c). Pertanto, essi
consentono di ridurre la viscosit del sistema lasciando sostanzialmente invariata la
resistenza alla segregazione del calcestruzzo;
3. Gli additivi modificatori della viscosit impiegati per la produzione dei calcestruzzi
autocompattanti includono, oltre, polimeri idrosolubili a base di cellulosa, anche quelli
a base di glicole e i bio-polimeri. Indipendentemente, dalla loro natura gli agenti
modificatori di viscosit destinati al settore del calcestruzzo autocompattante debbono
possedere i seguenti requisiti.
solubilit elevata nellambiente alcalino della sospensione cementizia;
ridotta interferenza sulla reazione di idratazione del cemento;
capacit di conferire al calcestruzzo la capacit di attraversamento senza pregiudicare
le propriet di flusso del conglomerato;
possibilit di essere introdotti negli impasti mediante i dosatori di liquidi normalmente
disponibili nelle centrali di betonaggio;
incidenza sul costo unitario del conglomerato inferiore a quello che si dovrebbe
sostenere con altre soluzioni per conseguire lo stesso miglioramento prestazionale
determinato dallaggiunta dellAMV;
conferire allimpasto robustezza cio la capacit di non modificare le proprie
prestazioni per effetto delle oscillazioni nel dosaggio dellacqua introdotta nel
mescolatore.

14

Per la produzione di un calcestruzzo autocompattante, tuttavia, necessario associare


allutilizzo degli additivi sopramenzionati un corretto proporzionamento degli ingredienti del
calcestruzzo. A questo proposito il conglomerato dal punto di vista reologico pu essere
schematizzato come un sistema costituito da due fasi di cui una la pasta (acqua, cemento e
polveri finissime di dimensioni inferiori a 0.125 mm) costituisce il fluido trasportatore, laltra,
invece, costituita dagli aggregati lapidei, rappresenta la fase trasportata.

1.5

Tecniche di produzione

Il calcestruzzo autocompattante pi sensibile ai cambiamenti delle caratteristiche dei


materiali componenti e delle variazioni nei dosaggi rispetto a un calcestruzzo a minore
lavorabilit. Di conseguenza, importante che tutti gli aspetti dei processi di produzione e
messa in opera siano soggetti a unattenta supervisione. La produzione di calcestruzzo
autocompattante deve di regola essere effettuata in impianti dove le attrezzature, loperativit
e i materiali siano adeguatamente controllati attraverso un sistema di Assicurazine della
Qualit.
E importante che prima di avviare la produzione tutto il personale coinvolto nella
produzione e nella consegna dell SCC riceva una formazione adeguata da una persona con
esperienza in materia, inoltre, per la succitata sensibilit del calcestruzzo autocompattante,
buona norma effettuare controlli pi frequenti alla miscela.

1.5.1 Deposito dei materiali


Le procedure per il deposito dei materiali componenti l SCC sono le stesse del calcestruzzo
normale,ma dal momento che la miscela pi sensibile a eventuali variazioni, si dovrebbe
dare importanza e prestare particolare attenzione ai punti seguenti. Particolare importanza
dovr essere prestata per gli aggregati che devono essere conservati in maniera appropriata, in
modo da evitare la mutua contaminazione fra aggregati di tipo e di dimensione diversa,
inoltre, devono essere protetti dalle intemperie in modo da proteggerli dallumidit e il
movimento dei fini. Infine deve esserci unadeguata capacit di approvvigionamento di
aggregati, poich qualsiasi interruzione nella fornitura che causi una pausa nella posa in opera
pu portare a gravi complicazioni.

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1.5.2 Apparecchiature per la miscelazione e miscele di prova


Il caclestruzzo autocompattante pu essere prodotto con qualsiasi efficiente mescolatore per
caclestruzzo,

tuttavia preferibile usare mescolatori ad azione forzata.

Lesperienza

dimostra che il tempo necessario a raggiungere la completa miscelazione del SCC pu essere
pi lungo rispetto al calcestruzzo normale a causa delle minori forze di attrito e alla necessit
di attivare completamente il superfluidificante.

1.5.3 Procedimenti di miscelazione in impianto


La difficolt principale risiede nella formazione di grumi non mescolati di materiali
componenti, che una volta formatisi sono difficili da rompere. La formazione di grumi pi
probabile nei mescolatori a caduta libera (in particolar modo nelle autobetoniere) che in quelli
ad azione forzata. Il momento dellaggiunta degli additivi durante il carico importante,
perch pu influire sulla loro efficacia. Quando si usa un agente modificatore della viscosit,
preferibile aggiungerlo alla miscela quasi alla fine della miscelazione, inoltre, gli additivi
non dovrebbero essere aggiunti direttamente ai componenti secchi, bens insieme allacqua
dimpasto, si deve di regola evitare di mescolare fra loro additivi diversi prima di aggiungerli
allimpasto, a meno che non sia esplicitamente consentito dal produttore degli additivi.
Numerosi fattori possono contribuire individualmente o collettivamente a variazioni di
uniformit durante la produzione. I principali fattori dipendono dallumidit efficace
dellaggregato,dalla distribuzione granulometrica dellaggregato e dalle variazioni effettuate
durante la sequenza di carico.
E possibile che si verifichino dei cambiamenti nelle propriet quando si introducono
nuovi componenti. Dal momento che normalmente non possibile identificare
immediatamente la causa specifica di un cambiamento, viene raccomandato che le correzioni
sulla consistenza sia regolata agendo sul dosaggio di superfluidificante.

1.5.4 Trasporto e consegna


Uno dei vantaggi principali dell SCC laumento della velocit di posa in opera. Tuttavia,
essenziale che la capacit di produzione dellimpianto, i tempi di trasporto e la capacit di
posa in opera in cantiere siano equilibrati, in modo tale da garantire che il personale al
cantiere possa posare in opera il calcestruzzo senza interruzioni nella fornitura ed entro il

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tempo di mantenimento della consistenza. Pause nella produzione possono condurre alla
formazione di gel tixotropici nel calcestruzzo gi gettato e questo pu influenzare
negativamente la capacit di riempimento alla ripresa del getto oppure portare alla comparsa
di microfessure sulla superficie verticale.

1.6

La posa in opera del calcestruzzo autocompattante e le operazioni di


finitura

Limpiego del calcestruzzo autocompattante nella realizzazione delle strutture impone


ladozione di alcuni accorgimenti nella fase di preparazione dei casseri, della posa in opera e
delle operazioni di finitura che risultano in molti casi completamente differenti rispetto a
quelli richiesti per le operazioni di betonaggio da effettuarsi con i conglomerati tradizionali.
Un primo aspetto riguarda la tipologia, i sistemi di controventamento e di fissaggio delle
casseforme.

1.6.1 La spinta sui casseri


Durante la messa in opera del conglomerato e ad operazioni di betonaggio ultimate il
calcestruzzo prima di completare la presa esercita sui casseri una spinta laterale che
funzione dei seguenti parametri fondamentali:
1.le caratteristiche reologiche dellimpasto;
2.la velocit di riempimento della cassaforma;
3.la modalit di esecuzione del getto (dallalto per caduta oppure per pompaggio dal
basso)
4.dalla eventuale vibrazione esercitata durante le operazioni di posa;
5.dalla permanenza del calcestruzzo allo stato plastico (e quindi dai tempi di presa
del conglomerato cementizio).
A parit di tutte le condizioni, la spinta aumenta al diminuire della coesione e della
viscosit del calcestruzzo, dunque, si intuisce come il calcestruzzo autocompattante, per la
maggiore fluidit e scorrevolezza, determini un incremento della pressione esercitata sui
casseri rispetto ad un conglomerato tradizionale. Tuttavia, occorre tener presente che la
maggiore spinta derivante dallimpiego del calcestruzzo autocompattante diventa significativa
soltanto quando il getto viene effettuato per caduta del calcestruzzo dallalto e quando le