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Obesità

Qualche tempo fa ho comprato il numero di Novembre de Le Scienze. E’ un numero speciale, intito-


lato "Il paradosso alimentare". Obesità e denutrizione.

Il mio babbo ha letto per decenni Le Scienze, e mi ricordo quando da piccolo al gabinetto (il luogo
della concentrazione) trovavo pile di riviste. Mi leggevo di calcolatori fantascientifici da 512MB di
RAM, di nuovi sistemi operativi grafici a finestre. Tutte cose che si sarebbero verificate 10 anni do-
po.

Oltre al valore degli articoli, la rivista ha sempre un tono pacato e mai sensazionalistico. Pacato
ma anche corrosivo, accusatorio, perchè cosa c’è di più spiazzante di accusare pacatamente trami-
te esporrei fatti? Non giornalismo scientifico-culturale tipo alcuni articoli di alcuni settimanali che
devono enfatizzare l’aspetto spettacolare della Scienza.

Pertanto mi sento di consigliare questo numero a tutti e di leggerlo: io commenterò le cose che ho
capito e che mi sono interessate. Perciò, posso non aver capito un (beep) e aver saltato argomenti
importanti. Tenetelo a mente!

E’ accertato che il corpo umano è progettato per funzionare in carenza di alimenti, non in abbon-
danza. L’abbondanza è, nel mondo occidentale, qualcosa che nasce meno di un secolo fa. Per centi-
naia di migliaia di anni l’Uomo si è trovato a competere in un ambiente a risorse limitate. Il cibo è
sempre stata una risorsa limitata.

Considerate quanto il nostro corpo sia efficiente a sopravvivere in carenza di cibo: digerisce se stes-
so, trae energie dalle sue proteine, intossicandosi di corpi chetonici, pur di non bloccare l’attività ce-
rebrale. Oppure rallenta il suo metabolismo per consumare di meno, o fa cessare il ciclo mestruale
alle donne per impedire la procreazione in ambienti dove la scarsità di risorse metterebbe a rischio
la vita del feto.

Al contrario, l’abbondanza eccessiva, perenne, smodata, è tossica. L’efficienza del nostro corpo si
rivela controproducente, proprio perchè il corpo ragiona come se quell’abbondanza fosse tempora-
nea, e non definitiva. Pertanto cerca di accumulare quanta più scorta possibile. Ad esempio, quando
gli adipociti sono gonfi di grasso… si duplicano, per avere altri sacchetti dove immagazzinare risor-
se. In questo, il corpo umano è assolutamente geniale. Questo è il motivo per cui chi è grasso e di-
magrisce ha più probabilità di ingrassare ancora, perchè ha a disposizione più raccoglitori di grasso,
e analogamente, questo è il motivo per cui si dice (impropriamente) che con una liposuzione il gras-
so viene eliminato per sempre.

L’obesità è una malattia?

C’è una domanda ricorrente dettata da precise implicazioni sociali, una domanda formulata in ma-
niera esplicita o implicita, diretta o nascosta, che è: "l’obesità è una malattia?". La risposta è: NO.
L’obesità NON E’ una malattia, anche se ci piacerebbe che lo fosse.

Ok, avete vacillato? Spero di sì, altrimenti che scrivo a fare in maniera provocatoria? Mi piace esse-
re un po’ eccessivo, dài… Cerco di giustificare il mio pensiero.
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Intanto, vediamo i fatti: l’obesità è in aumento in tutti i paesi occidentali e in via di sviluppo. E’ pa-
radossale, ma a fronte di circa 860 milioni di persone che soffrono la fame, circa 1300 milioni sono
in sovrappeso o obesi. Spero che questo numero vi lasci basiti, come sono rimasto io leggendolo.
L’eccesso con tutti i suoi costi sociali e sanitari, è superiore al difetto! Badate bene: nel numero non
è che si vuol dire che chi muore di fame sta meglio di chi è grasso, ma che il grande sovrappeso è
un analogo problemi con impatti devastanti sulle Società colpite. I paesi in via di sviluppo sono
quelli che meglio permettono di comprendere il fenomeno, perchè sono passati da uno stato di de-
nutrizione ad uno di obesità. Perchè?

Gli autori degli articoli evidenziano una serie di cause:

1. I junk food, i cibi spazzatura, in special modo le bibite dolcificate. L’introduzione massiccia
a basso costo di questa roba ha innalzato vertiginosamente il livello di calorie introdotte
giornalmente. Prima c’era il latte materno, acqua, vino, birra, ma non è che si pasteggiava a
coca cola. Un litro di coca cola (buonissima, per carità) contiene 450KCal circa e va giù che
è un piacere, un litro di latte ne contiene meno e si strozza in gola. Le bevande dolcificate
sono terribili perchè sono consumate in quantità come se fossero acqua. Ma, appunto, non lo
sono.
2. L’introduzione di cibi con alta densità di energia, e i junk food appartengono indirettamente
a questa categoria. Dove c’è stata una drastica discesa dei prezzi degli alimenti la dieta si è
integrata di cibi più nutrienti a parità di peso e volume introdotto. I meccanismi della sazietà
si basano sul rilevare il volume del cibo introdotto (sono pieno, ho meno fame) piuttosto che
su una misura indiretta delle calorie introdotte. Perciò un Big Tasty da 800 KCal va giù che
è un piacere, mentre 4 Kg di fagiolini freschi molto meno, e sono sempre 800 KCal
3. L’avvio alla sedentarietà dato dall’introduzione delle macchine. Dove prima si andava a
piedi, ora ci si sposta in macchina, dove prima si zappava, ora si ara con il trattore. Ci si
muove di meno, si consuma meno energia chimica, le calorie bruciate sono di meno.

Risultato: meno calorie che escono dal corpo, più calorie che entrano nel corpo uguale maggior
immagazzinamento di queste come grasso. Semplice quanto crudele.

Ribadisco perchè ci tengo: non sto dicendo che si stava meglio quando si stava peggio, ma si regi-
stra che in ogni paese dove ciò è avvenuto l’obesità e il sovrappeso sono iniziati a crescere. La di-
sponibilità crescente di "cibo senza lotta" genera milioni di tonnellate di grasso corporeo.

Non sto nemmeno discutendo sul perchè di questa disponibilità, che è interessante ma che è fuori
tema. Sinteticamente, l’esportazione di un modello di business tale per cui l’economia gira se si
mangia parecchio è alla base di tutto questo, nella buona fede (aiutare le popolazioni in vario modo)
e nella cattiva (piazzare distributrici di snack nelle scuole). Fatto sta che nei paesi in via di sviluppo
non è infrequente che la malnutrizione si manifesti con fame e al contempo obesità.

Il corpo umano, essendo fatto per gestire le carenze di cibo e non l’abbondanza, si inceppa e si am-
mala. Alcuni meccanismi ormonali quali il ruolo della leptina sono allo studio, altri che riguardano
la sfera psicologica sono noti. Del resto, cibarsi è un bisogno primario, radicato nella nostra mente.
E’ impossibile che non ci siano ripercussioni psicologiche causate dal cibo.

L’abbondanza fa ammalare l’organismo. Diabete, ipertensione e tutte le malattie causate


dall’eccesso di peso corporeo. La malattia è un effetto dell’abbondanza. Strategie alimentari svilup-
pate in secoli e secoli di carenze alimentari sono messe in crisi da quella che si chiama "transizione
alimentare". Il non saper gestire questa transizione causa l’obesità, come effetto.

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Ma dove non c’è abbondanza non c’è obesità. Non c’è un virus, un agente patogeno, un difetto ge-
netico, una malformazione, un agente tossico. Non esiste, in questo scenario, qualcosa che danneggi
direttamente l’uomo.

La distinzione è sottile ma è importante, perchè sposta l’azione correttiva da fare. La società


dell’abbondanza sposerebbe molto bene la causa dell’obesità come una malattia. Perchè… è più fa-
cile e meno impegnativo. Ho il feedback della leptina sballato, ecco perchè sono obeso. Ho una
predisposizione familiare, ecco perchè peso troppo. E poichè l’obesità è una pandemia, una "cura"
di questa malattia sarebbe fonte di incassi astronomici per le ditte che producono medicine.

E questa non è paranoia o teoria del complotto: se accettiamo che l’obesità sia causata dal nostro
stile di vita, la cura è cambiare il nostro stile di vita, viceversa, se accettiamo che l’obesità è una
malattia, continuo come ho sempre fatto, prendo due pasticche e amen. Quale spiegazione preferire-
ste?

Per questo si studiano continuamente prodotti per dimagrire, per bloccare qualcosa: per permettere
di continuare il nostro stile di vita senza le conseguenze negative. Vi ricordate anni fa l’olestra?
L’olio che non veniva assimilato dalle pareti intestinali perchè la molecola era più grossa dei siti re-
cettivi appositi? Patatine fritte senza problemi. Peccato che le sostanze liposolubili poi non veniva-
no assimilate. Bocciato. Ma sempre più prodotti vengono studiati e ricercati, considerando l’obesità
una malattia.

Le diete funzionano?

Quando si parla di "dieta" l’immagine è sempre quella di una forma di sofferenza, di privazione.
Ok, soffriamo. Ma… serve?

E’ stato fatto uno studio comparativo fra varie diete, che ha creato scalpore: la Atkins dove si man-
gia bistecca e pancetta, la dieta a Zona, entrambe "iperproteiche", una dieta senza grassi e una a
basso contenuto di grassi. Ha vinto la Atkins senza conseguenze sui parametri vitali. Wow! Il cam-
pione aveva perso 5Kg in un anno. Negli altri casi, da 1.5Kg a 3Kg. Questo studio è stato sbandiera-
to come la prova definitiva dell’efficacia delle diete iperproteiche. Perciò tutti a ingurgitare pro in
polvere, whey caseinate per il prenanna a lento rilascio.

Ma, perchè c’è sempre un "ma", alla fine quasi tutti nel tempo hanno riacquistato il loro peso inizia-
le. Perchè il punto non è perdere i Kg, ma mantenere il peso. Quasi tutti i soggetti di questi studi a-
vevano riacquistato il peso iniziale dopo non mi ricordo quanto tempo.

Le diete, cioè, falliscono! Soffriamo per nulla…

Due aspetti interessanti sulle diete. Il primo è un aspetto scontato su cui però non si riflette mai. Le
ricerche sulla nutrizione si concentrano sull’eccesso o il difetto di un nutriente, a parità di tutto il re-
sto. Alte dosi o basse dosi. In questo modo si riesce a capire cosa quel nutriente causa. Però noi non
ci cibiamo solo di quello… e l’interazione di migliaia di sostanze altera poi nella pratica dei fatti
l’effetto. Per questo le indicazioni dietetiche sono così eterogenee e nascono nuove diete ogni se-
condo. Diete che, sebbene supportate da studi scientifici, non funzionano.

Degli studi su questi soggetti ha evidenziato una cosa che "noi" conosciamo bene, in fondo: tutte
queste persone avevano mantenuto un qualche controllo alimentare e, principalmente, continuavano
a svolgere una forma di attività fisica più volte a settimana. Magari non amavano fare così, ma se

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l’erano in qualche modo fatto piacere. Il punto fondamentale è che chi ha retto ha introdotto una
forma di controllo sui suoi comportamenti , cambiando di fatto abitudini.

Una parentesi interessante e folkloristica: nella rivista c’è un articolo che commenta uno studio che
ha fatto scalpore e che dimostrerebbe che gli obesi non hanno una mortalità superiore a quelli nor-
mopeso. Se così fosse sarebbe una liberazione: nessun sacrificio, tanto, a che serve? Il problema è
che lo studio in questione usa un campione di controllo (quelli secchi rispetto a quelli grassi) che è
scorretto: inserisce, che so… fumatori e gente con varie malattie. E, come scritto nell’articolo,
"chi è malato prima dimagrisce e poi muore". Vi prego pertanto di tenere a mente questo particolare
quando sentite di "studi scientifici": non bastano queste due paroline per avere la credibilità richie-
sta, ma, anzi, chiedete gli estremi e leggete gli studi citati.

Facciamo 2+2, sperando di ottenere 4

A questo punto abbiamo tutti gli elementi per trarre delle conclusioni che dovrebbero rinfrancarci,
perchè sono… positive.

1. L’obesità non è una malattia, ma una conseguenza da uno stile di vita che non è gestibile
dall’organismo.Ovunque lo stile di vita cambia per indirizzarsi verso il modello USA (senza
nessuna implicazione morale), l’obesità cresce. Chi era magro diventa obeso.
2. Non essendo una malattia, non c’è pericolo di contrarre nulla, ma allo stesso tempo non c’è
da curare nulla.
3. Per evitare di incappare in questo o per risolvere questo problema se ne siamo colpiti, ab-
biamo degli ottimi margini di manovra: si tratta di cambiare il nostro stile di vita. Il fenome-
no è cioè sotto il NOSTRO controllo, nel bene o nel male.
4. Cambiare lo stile di vita non è una operazione una tantum, ma è necessario attuare dei com-
portamenti perseguibili nel tempo.

Quello che ho scritto sembra banale, ma non lo è. E’, invece, crudele, perchè demanda a VOI il ri-
sultato della partita.

Immaginate invece se l’obesità fosse una malattia. Se ci fosse altro oltre al controllo dello stile di
vita. Potrei curarmi. Potrei addossare la colpa a questo "altro". Sarebbe più semplice in una Società
del "tutto e subito" dove privarsi di qualcosa è considerato un delitto.

Invece, non è così. Siete grassi e volete dimagrire? E’ possibile, ma c’è da pedalare. Per quanto? Fi-
no a che il nuovo stile di vita non è più nuovo, ma diventa… il vostro stile di vita. Terribile, nevve-
ro?

Una doverosa precisazione: non voglio passare come quello "oh yeah, potete farcela, basta impe-
gno". Se milioni di persone tendono ad ingrassare, non è possibile che tutti "non ci mettano impe-
gno". Questo è un approccio che francamente non sopporto. Per questo ci vogliono politiche sociali
adeguate, istruzione, educazione, c’è bisogno di supporto psicologico, e tante cose che non posso e
non voglio discutere perchè… chi sono io per trovare la soluzione ad una piaga dell’Umanità?

Però, restringiamo il campo a "noi": persone del mondo occidentale, cultura media, accesso a fonti
informative, accesso a risorse alimentari di qualità e quantità come le vogliamo. Il singolo, in questo
caso, ha tutti i mezzi per poter agire su se stesso. Perchè è lui che porta alla bocca il cibo. E a meno
che non ci sia una malattia che fa si che le mani prendano vita, è il suo cervello che compie questo
atto.

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Ora potrei stare a delirare per paragrafi e paragrafi per proporre il "come fare", ma non voglio farlo
perchè a me interessava esporre a voi un fatto che mi aveva colpito.

Posso però sintetizzare tutto quello che vorrei dire in questo discorso, che in pratica è il mio approc-
cio al mondo: per ottenere qualcosa si possono eseguire alla lettera degli ordini, oppure capire per-
chè quegli ordini sono stati dati. Capire implica una fatica cerebrale, mettersi in discussione. Molte
volte è più facile eseguire e basta. I problemi nascono quando si eseguono gli ordini sbagliati, senza
capire perchè lo sono.

Potete eseguire rapidamente la dieta di un’altro oppure crearvi faticosamente una coscienza alimen-
tare. A voi la scelta.

Infine, vi lascio con la foto di un mese del calendario che i bambini della 5° elementare della Scuola
di Laterina hanno fatto (l’insegnante è mia suocera), al termine di un lungo lavoro
sull’alimentazione, con l’appoggio di due nutrizioniste. Scusate la scarsissima qualità della foto.

Penso che questo sia il modo migliore per evitare adulti obesi: educare i bambini ad una corretta a-
limentazione. O, se volete, creargli una coscienza alimentare spiegandogli, come è stato fat-
to, perchè bere le bevande zuccherate non fa bene.