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Anatomia di una ripetizione Parte 5a – Il sistema nervoso. ) cosa mi volete iniettare?

Anatomia di una ripetizione Parte 5a – Il sistema nervoso.

) cosa mi volete iniettare?
)
cosa mi volete iniettare?

non vi preoccupate: non è

Ok, ci siamo. Abbiamo analizzato un po' il funzionamento del motore e sappiamo come far muovere la macchina. Ma chi controlla questo motore

Parleremo pertanto di Sistema Nervoso, alcuni accenni (spero corretti

di quello che è l'organo

più complesso e importante di tutto il nostro corpo, che fra i suoi meandri contiene la nostra co-

scienza e la nostra memoria, i nostri desideri, le nostre speranze. Ma

mia intenzione spiegarvi chi siete, da dove venite e dove andate. Parleremo di cose molto stupide al confronto: cosa accade quando facciamo una ripetizione lenta oppure veloce o, se volete, se “è me- glio” fare le ripetizioni lente o veloci.

Mi

na

nulla del suo funzionamento, e c'erano alcuni miei amici che a 12 anni facevano dei posteggi in sa-

spiace anche per la lunghezza di questi pezzi, ma in palestra noi stiamo utilizzando una macchi-

complicatissima: il nostro corpo. Certo, è possibile guidare una macchina senza sapere quasi

lita che io oggi nelle stesse situazioni cercherei un posteggio in piano a pagamento.

Però questa strategia funziona quasi sempre. Il “quasi” molte volte è la differenza fra sapersi alle- nare molto bene e tirare fuori il meglio dalle proprie potenzialità.

Ho

ho

conda parte sfrutteremo queste conoscenze per capire come mai la pausa al petto nella panca la renda più difficile e altre cosette ganze che vi piaceranno.

Ah

Per quello che mi riguarda, la mia risposta alle domande fondamentali è semplicissima: io

suddiviso questo pezzo in due parti: in questa prima parte cercherò di descrivere quello che io

capito del sistema nervoso. E' la parte pallosa. Potete saltarla ma è giusto che ci sia. Nella se-

sono Paolino, è una vita che faccio pesi, e voglio scrivere un libro sui pesi. Ehi, voi chi siete? Per-

chè avete il camice bianco? No, fermi

Il sistema nervoso – la trattazione più scarsa che abbiate mai letto

Lo starter

Nel precedente articolo abbiamo parlato dello starter che innesca la contrazione muscolare tramite una “scossettina” e- lettrica. Abbiamo detto che lo starter è chiamato motoneurone, una particolare cellula nervosa che in generale si chia- ma neurone.

I neuroni sono i costituenti del sistema nervoso, le unità minime di elaborazio- ne delle informazioni, la cui struttura è rappresentata nel disegno precedente. Ogni neurone ha un nucleo attorniato da delle ramificazioni dette dendriti che servono ad aumentare la superficie della

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ha un nucleo attorniato da delle ramificazioni dette dendriti che servono ad aumentare la superficie della

testa neurale. Dal nucleo parte una lunga protuberanza filiforme detta assone che nella parte finale

si

ramifica.

A

seconda delle informazioni provenienti da altri neuroni o dai vari “sensori” posti nel nostro corpo,

il

nucleo emette un impulso elettrico che viaggia sull'assone che si propaga fino a tutte le termina-

zioni del neurone stesso.

L'impulso elettrico è dovuto a reazioni chimiche iniziate nel nucleo del neurone che si propagano velocissime lungo l'assone, ed è possibile misurare questa tensione che viene chiamata potenziale d'azione.

tensione che viene chiamata potenziale d'azione. Una terminazione di un neurone “tocca” la testa di
tensione che viene chiamata potenziale d'azione. Una terminazione di un neurone “tocca” la testa di

Una terminazione di un neurone “tocca” la testa di un'altro neurone. Il punto di contatto è detto si- napsi, che rappresenta la giunzione fra due neuroni. Il neurone il cui assone tocca l'altro si dice pre- sinaptico, la terminazione ha una specie di punta arrotondata che si innesta in una parte complemen- tare del neurone successivo detto postsinaptico.

Le reazioni elettrochimiche che avvengono nella sinapsi hanno il compito di far propagare l'impulso elettrico al neurone successivo: il potenziale d'azione innesca sulla giunzione il rilascio di sostanze chimiche dal neurone presinaptico, che vengono recepite dal neurone postsinaptico.

gi unzione il rilascio di sostanze chimiche dal neurone presinaptico, che vengono recepite dal neurone postsinaptico.

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Queste sostanze chimiche sono dette neurotrasmettitori (alcuni hanno nomi famosissimi quali ace- tilcolina o dopamina) e provocano sul neurone ricevente la nascita di una nuova corrente elettro- chimica, facendo propagare l'impulso.

I passaggi elettrico, poi chimico e nuovamente elettrico hanno la funzione di impedire che stimoli viaggino al contrario, dal neurone post a quello pre: i recettori dei neurotrasmettitori sono presenti solo nel neurone post, pertanto il passaggio del neurotrasmettitore è possibile solo in un verso. La Natura, come sempre, è ingegnosa!

Interconnessioni

La Natura, come sempre, è ingegnosa! Interconnessioni Si capisce come il giochino di connettere neuroni po
La Natura, come sempre, è ingegnosa! Interconnessioni Si capisce come il giochino di connettere neuroni po

Si capisce come il giochino di connettere neuroni possa creare strutture incredibilmente complesse dato che un neurone può connettersi a molti neuroni (anche centinaia) e può ricevere gli assoni di molti altri (anche in questo caso, centinaia).

Considerate che abbiamo miliardi e miliardi di neuroni, immaginatevi il grado di connessioni pre- senti nel nostro cervello. La capacità di trasporto e propagazione dei potenziali d'azione di questo network è incommensurabile, altro che la rete di Google, i sistemi elaborativi dei militari o SkyNet.

Fire in the hole!

Possiamo assimilare un neurone all'unità di calcolo elementare del sistema nervoso, un nanocomputer. Il paragone è tutt'altro che az- zardato e infatti reti che simulano i neuroni e le loro interconnes- sioni sono state sfruttate con successo nel riconoscimento dei ca- ratteri, dei volti, e in applicazioni inaspettate con risultati incredi- bilmente soddisfacenti.

Possiamo immaginare i potenziali d'azione come dei bit, degli “u- no”.

Ah

sequenza” e non “tanti uni in sequenza”. Come informatico, mi inc(beep) molto quando sento “uni”, un po' come “acceLLerazio- ne” con due “L”. Per come la penso io, chi non conosce la sintassi

“L”. Per come la penso io, chi non conosce la sintassi mi raccomando, “uno” al plural
“L”. Per come la penso io, chi non conosce la sintassi mi raccomando, “uno” al plural

mi raccomando, “uno” al plurale non fa “uni”: “tanti uno in

Per come la penso io, chi non conosce la sintassi mi raccomando, “uno” al plural e

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delle parole che usa, o peggio non conosce il significato delle sigle che usa, non ha le idee chiare ri- guardo quello che sta dicendo. C'è gente che scrive “streccing” invece di “stretching”, “bicipidi” in- vece di “bicipiti” o non sa che DOMS è l'abbreviazione inglese di “delayed onset muscular sore-

ness” o non sa nemmeno cosa significhi in italiano. Ok ok

Un neurone produce il suo “uno” elaborando gli “uno” in ingresso. Se la somma di questi “uno” è oltre una soglia prestabilita detta soglia di attivazione, cablata all'interno nel nucleo, il nostro neu- rone produrrà il suo prezioso “uno” in uscita.

ho divagato. Dicevamo

il suo prezioso “uno” in uscita. ho divagato. Dicevamo Nel caso a sinistra un neurone pres
il suo prezioso “uno” in uscita. ho divagato. Dicevamo Nel caso a sinistra un neurone pres

Nel caso a sinistra un neurone presinaptico invia il suo impulso “uno” che viene recepito dal nucleo ed elaborato, la curva rossa. L'elaborazione è così la propagazione dell'impulso all'interno del neu- rone stesso. Questo singolo impulso non è sufficiente a creare una tensione interna superiore a quel- la di soglia, e non viene prodotto nessun impulso in uscita.

la di soglia, e non viene prodotto nessun impulso in uscita. Nel caso a destra, invece,

Nel caso a destra, invece, due neuroni inviano il loro “uno” e questi è come se si sommassero all'in-

terno del neurone: la soglia viene superata e

fire! un impulso viene sparato sull'assone. L'impulso

si propagherà velocissimo perciò a tutte le terminazioni verso altri neuroni, con un meccanismo

complesso che gli permette di non essere attenuato, né di tornare indietro.

La somma degli impulsi di neuroni presinaptici diversi è detta somma spaziale.

attenuato, né di tornare indietro. La somma degli impulsi di neuron i presinaptici diversi è detta

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In questo caso la produzione dell'impulso avviene per somma temporale : a sinistra un neurone
In questo caso la produzione dell'impulso avviene per somma temporale : a sinistra un neurone

In questo caso la produzione dell'impulso avviene per somma temporale: a sinistra un neurone invia impulsi troppo distanziati fra di se per ottenere un superamento della soglia del nucleo del neurone “bersaglio”, mentre a destra gli impulsi sono sufficientemente ravvicinati da permettere la genera- zione di un impulso in uscita.

Il

suoi impulsi, che viene detta firing rate. E' in questo modo che i neuroni riescono a comunicare che un messaggio è più o meno intenso. Il “forte/tanto” e il “piano/poco” sono comunicati tramite la modulazione della frequenza degli impulsi: tanti impulsi indicano un forte segnale, pochi impulsi un debole segnale.

neurone in ingresso ottiene che il neurone in uscita sputi il suo “uno” variando la frequenza dei

Ad esempio, i recettori del dolore (terminazioni nervose che inviano al cervello informazioni sullo stato dei tessuti) comunicano un dolore elevato con una scarica di impulsi a raffica, mentre un mo- toneurone incrementa l'intensità di contrazione sparando impulsi sempre più ravvicinati fra loro alle fibre che innerva.

a
a

Non potendo variare l'altezza degli impulsi, il neurone varia il loro numero. Ma come fa un neurone

aumentare il firing rate?

variare l'altezza degli impulsi, il neurone varia il loro numero. Ma come fa un neurone aumentare

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Ecco una situazione un po' più complesa: un neurone invia due impulsi ravvi cinati, un'altro
Ecco una situazione un po' più complesa: un neurone invia due impulsi ravvi cinati, un'altro

Ecco una situazione un po' più complesa: un neurone invia due impulsi ravvicinati, un'altro un solo impulso, un altro ancora due impulsi distanziati. Questi impulsi si propagano all'interno del nucleo generando una tensione che permane per un tempo relativamente lungo oltre la soglia, perciò le rea- zioni che generano gli impulsi in uscita permangono per più tempo, permettendo l'invio di impulsi sull'assone ravvicinati fra loro.

di impulsi sull'assone ravvicinati fra loro. Così facendo la frequenza di uscita del neurone risulta

Così facendo la frequenza di uscita del neurone risulta proporzionale al “peso” dei suoi ingressi, e i neuroni riescono a comunicare, grazie agli impulsi più o meno ravvicinati, messaggi complessi.

Sintetizzando

i neuroni sono entità elaborative che processano centinaia di dati provenienti da altri neuroni. L'ela- borazione è in se estremamente semplice: impulsi in uscita più o meno ravvicinati fra loro in fun- zione di quelli in ingresso, ma il risultato finale si propaga ad altre centinaia di neuroni. Questo per un singolo neurone.

Elaborazioni singolarmente semplici ma interconnessioni incredibili fra gli elementi elaborativi cre- ano la moltitudine di comportamenti complessi che noi chiamiamo “essere umano”.

fra gli elementi elaborativi cre- ano la moltitudine di comportamenti complessi che noi chiamiamo “essere umano”.

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Questo per me è affascinante: dove è il confine per cui si passa da cellule e elettricità a quello che chiamiamo “pensiero cosciente”?

Perchè l'amore, il dolore, il piacere o la tristessa sono dovute a larmente non hanno intelligenza o provano sensazioni! Vabbè viene da piangere.

La centralina

connessioni di neuroni che singo-

dài

proseguiamo altrimenti mi

L'interconnessione dei vari neuroni ha una sua logica e una sua struttura, non è che
L'interconnessione dei vari neuroni ha una sua logica e una sua struttura, non è che tutti si collegano
a
tutti gli altri o le connessioni siano casuali. Nel caso dei motoneuroni, grossolanamente vi è una
suddivisione su due livelli, come nello schema sopra riportato.
Il
primo livello è direttamente nel cervello e per quello che ci interessa potremmo dire che è il con-

trollo cosciente del movimento. Da qui partono i segnali dovuti alla nostra volontà di effettuare u-

n'azione con il nostro corpo.

Chiaramente, questa regola è solo approssimativa, perchè noi respiriamo senza un controllo (per

fortuna) cosciente della contrazione dei muscoli respiratori. Però, dài primo livello inviano i segnali per effettuare i movimenti.

Il midollo spinale è la sede dei neuroni di secondo livello, i motoneuroni veri e propri, quelli che fanno contrarre i muscoli. Una rappresentazione più dettagliata è la seguente

passatemela: i neuroni di

quelli che fanno contrarre i muscoli. Una rappresen tazione più dettagliata è la seguente pa ssatemela:

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Ai lati del midollo spinale, protetto dalla colonna vertebrale, escono dei nervi, cioè degli affascia-
Ai lati del midollo spinale, protetto dalla colonna vertebrale, escono dei nervi, cioè degli affascia-

Ai lati del midollo spinale, protetto dalla colonna vertebrale, escono dei nervi, cioè degli affascia- menti di assoni neurali. I nervi, dal diametro fino a quello di un dito, si insinuano fra i muscoli fino al muscolo destinatario, e penetrano in esso solitamente nel punto mediano.

E' interessante notare come le teste dei neuroni si trovino dentro il midollo spinale e gli assoni siano estremamente lunghi: gli assoni che innervano i muscoli plantari hanno una lunghezza dell'ordine del metro!

Ogni motoneurone innerva un certo numero di fibre muscolari e l'insieme fibre-neurone prende il nome di unità motoria, come detto nell'articolo precedente.

Motoneuroni delle fibre rosse:

innervano poche fibre

bassa soglia di attivazione

 

firing rate basso

Motoneuroni delle fibre bianche

innervano molte fibre

alta soglia di attivazione

firing rate alto

Questo permette di capire perchè le fibre rosse si attivano prima: a parità di segnali d'ingresso i mo- toneuroni generano i loro impulsi contrattili con una soglia più bassa rispetto a quelli delle fibre bianche, i cui motoneuroni necessitano di molta attività elettrica in ingresso per dare impulsi in u- scita.

fibre bianche, i cui motoneuroni necessitano di molta attivi tà elettrica in ingresso per dare impulsi

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Però l'attivazione di un motoneurone “bianco” permette di far contrarre molte più fibre, le quali so- no anche molto più forti singolarmente rispetto al caso analogo ma a fibre rosse.

Nel midollo spinale non sono presenti solamente motoneuroni, ma è cablata un'intera rete di rileva- zione e elaborazione dei dati, composta da interneuroni, cioè dei neuroni che hanno funzionalità di mediatori fra più stimoli per pilotare correttamente i motoneuroni

fra più stimoli per pilo tare correttamente i motoneuroni Un interneurone riceve segnali elet trici da

Un interneurone riceve segnali elettrici da una serie di “sensori” posti in vari punti del corpo uma- no, come nelle articolazioni, nei tendini, nella pelle.

Questi sensori sono degli organelli che hanno la capacità di trasformare grandezze meccaniche (una tensione, una velocità, una pressione) in una corrente elettrica proporzionale alla grandezza di par- tenza. Sono definibili come trasduttori, cioè convertitori di un tipo di segnale in un'altro.

grandezza di par- tenza. Sono definibili come trasduttori , cioè convertitori di un tipo di segnale

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Il nostro interneurone riceve queste informazioni dai sensori del muscolo che innerva ma anche da quelli degli altri muscoli.

Altri input sono i segnali dagli altri interneuroni del midollo spinale e quelli provenienti dalle vie discendenti, cioè dai neuroni del primo livello.

I due livelli permettono una notevole flessibilità ed efficienza e il midollo spinale è capace di gene- rare movimenti volontari come movimenti riflessi. Immaginiamo che siamo a piedi nudi e pestiamo un oggetto appuntito. La nostra reazione è immediata e il piede viene in qualche maniera allontana-

to dal pericolo: i recettori del dolore inviano i segnali agli interneuroni del midollo e questi attivano

i

Non c'è bisogno di passare per il primo livello, con un conseguente percorso elettrico più lungo e una minor velocità di attuazione della risposta, né c'è bisogno di interessare la “coscienza” per que- sto tipo di movimento.

motoneuroni per far contrarre i muscoli della gamba.

motoneuroni per far contrarr e i muscoli della gamba. Poi, se siamo masochisti, possiamo anche decidere

Poi, se siamo masochisti, possiamo anche decidere di premere il nostro piede sopra i cocci di una bottiglia, e le vie discendenti trasporteranno il segnale relativo alla nostra volontà di farci male fino agli interneuroni da attivare: il segnale di “premere” dato dal cervello sarà più forte di quello dei va- ri recettori del dolore e noi premeremo il piede piuttosto che sollevarlo.

E'

mercato, non ha la possibilità di fare CTRL-ALT-CANC e cambiare utente perchè quello attivo è idiota, ed è possibile perciò schiacciare una bottiglia rotta per puro gusto masochistico.

interessante notare che il nostro cervello, per quanto sia il più potente elaboratore presente sul

I propriocettori

Con il termine propriocettore si intende una particolare terminazione nervosa che invia delle infor- mazioni di ritorno al sistema nervoso sullo stato dei movimenti che l'organismo sta compiendo. E' grazie a queste strutture che il sistema nervoso può operare un controllo fine dei movimenti.

Esempio: un oggetto fragile vi sfugge di mano, vi muovete rapidamente e lo afferrate, bloccandolo. Il movimento che fate è dato dalla somma di tantissime informazioni e non solo dall'atto volontario

di

quelle pressorie e tattili, in modo che le dita si stringano velocemente ma non stritolino l'oggetto

afferrare l'oggetto. Nell'attimo che stringete la mano le informazioni visive vengono integrate con

quando questo è stato preso. Voi volontariamente stringete la mano, ma la rete interneurale si occu-

pa

basta per generare una stretta adatta al tipo di oggetto.

di rilassare i muscoli che stringono e di attivare gli antagonisti per tirare indietro le dita quanto

Altro esempio: prendete un manubrio leggero e fate dei curl veloci, ad un certo punto bloccate il movimento in modo che l'avambraccio sia parallelo al terreno. Nel momento in cui bloccate l'avam- braccio non oscilla, ma si ferma e basta. Il vostro sistema nervoso ha attivato il tricipite in modo da bloccare la salita, non solamente ha rilassato il bicipite. Se avesse fatto solo quello il movimento non si sarebbe bloccato ma l'avambraccio avrebbe continuato a salire per quanto dolcemente, dato che state facendo un curl veloce.

quanto dolcemente, dato che state facendo un curl veloce. Tutto questo è questo è possibile grazie

Tutto questo è questo è possibile grazie alla presenza di sensori che forniscono informazioni sullo stato dei movimenti e da una rete intermedia (il secondo livello) che integra tutte queste informa- zioni insieme agli impulsi volontari che voi inviate.

Analizzeremo i due più importanti propriocettori, i fusi neuromuscolari e gli organi del Golgi, poi- ché hanno un impatto diretto su quello che facciamo in palestra.

i fusi neuromuscola ri e gli organi del Golgi, poi- ché hanno un impatto diretto su

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Consideriamo una rappresentazione supersemplificata di un arto superiore, composta da braccio, avambraccio e due muscoli
Consideriamo una rappresentazione supersemplificata di un arto superiore, composta da braccio, avambraccio e due muscoli
Consideriamo una rappresentazione supersemplificata di un arto superiore, composta da braccio, avambraccio e due muscoli

Consideriamo una rappresentazione supersemplificata di un arto superiore, composta da braccio, avambraccio e due muscoli fra loro antagonisti, bicipite e tricipite. Il termine antagonista indica che i due muscoli svolgono funzioni opposte e quando uno si contrae l'altro deve decontrarsi, altrimenti il movimento dell'avambraccio risulterebbe impossibile.

I fusi neuromuscolari

risulterebbe impossibile. I fusi neuromuscolari All'interno dei muscoli sono presenti delle particolari

All'interno dei muscoli sono presenti delle particolari strutture organiche chiamate fusi neuromusco- lari. In pratica alcune fibre muscolari sono avvolte con delle terminazioni nervose che si propagano verso i motoneuroni e gli interneuroni del midollo spinale.

Queste terminazioni sono dette afferenti indicando con questo termine il trasporto del segnale dagli organi periferici al sistema nervoso, al contrario di quelle efferenti che trasportano il segnale dal si- stema nervoso agli organi bersaglio.

nervoso, al contrario di quelle efferenti che trasportano il segnale dal si- stema nervoso agli organi

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La struttura di un fuso neuromuscolare è raffinata e intrigante: si tratta di un sensore che registra sia l'entità dell'allungamento muscolare, sia la velocità con cui questo allungamento avviene. La rap- presentazione nel disegno non rende giustizia a questo piccolo capolavoro di ingegneria genetica, in quanto all'interno della capsula le fibre intrafusali e le relative terminazioni sensoriali sono di tipo- logie diverse per i due compiti che devono svolgere.

Il meccanismo in linea di principio è questo: le fibre si “stirano” in funzione dell'allungamento del muscolo e deformano le spire delle terminazioni sensitive. Le terminazioni convertono questo sti- ramento meccanico in un segnale elettrico proporzionale e lo inviano verso il midollo.

elettrico pr oporzionale e lo inviano verso il midollo. Questo disegnino ipersemplificato rappresenta i due muscoli

Questo disegnino ipersemplificato rappresenta i due muscoli antagonisti e i motoneuroni che li in- nervano. Ho indicato solo un fuso neuromuscolare sul bicipite, ma spero che sia chiaro che:

la situazione è simmetrica per l'altro muscolo

più importante: un muscolo è innervato da migliaia di motoneuroni e invia informazioni di

l'altro muscolo  più importante: un muscolo è innervato da miglia ia di motoneuroni e invia

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ritorno grazie a migliaia di fusi neuromuscolari. Lo so che siete intelligenti e questo è

offensivo per voi, ma

non si sa mai.

I motoneuroni sono detti alfa perchè vi sono tre tipi di neuroni, alfa, beta, gamma. La suddivisione del perchè di questi nomi non ci interessa.

Vorrei solo far notare che gli scienziati certe volte sono ultra-iper-conservatori. Le lettere sono sem- pre alfa, beta, gamma, delta, le grandezze incognite si indicano sempre con x, y o, se si parla di an- goli, con theta. Mai che le incognite si indichino con U per Ugo o G per Gino. Comunque, mai più

monotoni dei militari con i loro bravo, tango, charlie. Si, si, lo so

continuo.

con i loro bravo, tango, charlie. Si, si, lo so continuo. Notate il piccolo neuroncino indicato

Notate il piccolo neuroncino indicato con I: si tratta di un interneurone detto inibitorio, che ha cioè l'effetto di inibire gli impulsi di un neurone, inviando dei segnali chimici sulla sua sinapsi che po- tremmo paragonare a dei “meno uno”. In questo modo la somma di tutti gli “uno” in ingresso ad un neurone diventa algebrica, e l'interneurone inibitorio può cancellare l'”uno” di un altro interneurone, impedendo che il motoneurone produca il suo impulso in uscita.

Il meccanismo di funzionamento descritto dallo schema è il seguente: immaginiamo

che so, che vi

lancino dall'alto un sacchetto pieno di cemento (tecnicamente detto dalle mie parti ballino, dal peso standard di 25Kg), voi volontariamente contrarrete i vostri bicipiti che saranno comunque sottoposti

ad

I

questi impulsi arrivano in ingresso ai motoneuroni che innervano le fibre dei bicipiti, sommandosi agli impulsi inviati dal vostro cervello. Il segnale dei fusi intensifica l'input sui motoneuroni, per-

uno stiramento rapido ed improvviso.

fusi neuromuscolari inviano una raffica di impulsi di ritorno per segnalare questa situazione, e

mettendo un segnale d'uscita a più alta frequenza d'impulso. In pratica, i motoneuroni invieranno ai muscoli uno stimolo più forte a contrarsi, potenziando la generazione volontaria della forza.

Avete ottenuto un riflesso da stiramento (o se volete essere very cool, stretch reflex), detto anche ri- flesso miotatico.

fusi innervano anche gli interneuroni inibitori dei muscoli antagonisti, pertanto l'effetto sarà una decontrazione degli antagonisti in modo da impedire una situazione in cui i bicipiti non possano la- vorare bene.

I

Notate come anche gli interneuroni siano sotto il controllo del sistema nervoso centrale, in modo da poter creare comportamenti modulati e complessi.

Il riflesso miotatico è un meccanismo protettivo dei muscoli in quanto sotto sforzo una condizione

di

to, cioè una potenziale situazione dipericolo. Perciò la reazione è l'incremento della contrazione dei muscoli coinvolti, un potenziamento del segnale volontario in modo da essere più forti per soprav-

stiramento, magari veloce, è interpretata come l'impossibilità a frenare un carico o un movimen-

co me l'impossibilità a frenare un carico o un movimen- vivere al pericolo incombente, ch e

vivere al pericolo incombente, che sia una bilanciere che scende al petto o la lavatrice che stiamo traslocando per le scale e che ci sta comprimendo le spalle.

Il riflesso da stiramento permette di spiegare perchè gli esercizi in cui vi è una contrazione eccentri-

ca

to

l'inversione del movimento.

Provate questi esperimenti:

prima di quella concentrica siano più performanti di quelli dove l'eccentrica non c'è: lo stiramen-

dato dall'eccentrica potenzia la generazione di forza nella concentrica nel momento in cui vi è

confrontate l'esecuzione della panca in versione canonica eccentrica-concentrica con quella in cui fate una pausa al petto di 2-3 secondi, e poi con quella in cui partite direttamente dal petto (fatevi aiutare da due vostri amici a posizionare il bilanciere): le difficoltà sono crescenti, perchè state via via eliminando l'effetto del riflesso da stiramento.

nciere): le difficoltà sono crescenti, perchè state via via elimina ndo l'effetto del riflesso da stiramento.

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un classico: accosciatevi, fate una pausa, poi saltate verso l'alto e registrate l'altezza a cui arrivate toccando con una mano un riferimento. Poi ripetete accosciandovi e saltando senza effettuare la pausa: salterete di più, perchè l'accosciata ha generato il riflesso da stiramento

la seconda trazione alla sbarra viene meglio della prima, e non perchè rimbalzate o altro, ma perchè la prima ripetizione, in partenza, è un movimento concentrico, mentre la seconda ripetizione è eccentrica-concentrica.

mentre la seconda ripetizione è eccentrica-concentrica. In realtà i fusi neuromuscolari, come indicato nel

In realtà i fusi neuromuscolari, come indicato nel disegno, hanno anche dei neuroni che li innerva- no, detti neuroni gamma. La Natura ha creato un sensore che si adatta a tutte le esigenze: il neurone gamma invia degli impulsi che fanno contrarre le fibre intrafusali, “indurendole” o “ammorbidendo- le” e permettendo il potenziamento o l'inibizione del segnale di ritorno. Il neurone gamma è a sua volta pilotato dai motoneuroni e dal sistema nervoso centrale.

del segnale di ritorno. Il neurone gamma è a sua volta pilotato dai motoneuroni e dal

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Così facendo si possono adattare i livelli di segnale a tutte le esigenze possibili: se sto facendo mo- vimenti intensi è inutile che i fusi neuromuscolari rilevino continuamente situazioni di pericolo ine- sistenti perchè i muscoli sono sottoposti a tensione, mentre se sto effettuando movimenti fini è bene rilevare le più piccole variazioni di velocità. Un sistema sensoriale talmente flessibile da essere per- fetto!

Infine, è interessante notare come la Natura sia efficiente: l'introduzione di un neurone di tipo inibi- torio permette di ottenere comportamenti differenti a partire dal solito segnale informativo. I fusi neuromuscolari inviano sempre lo stesso tipo di informazione, e l'elaborazione varia in funzione del neurone di destinazione.

borazione varia in funzione del neurone di destinazione. Se così non fosse, dovrei avere due segnali

Se così non fosse, dovrei avere due segnali differenti in uscita dal fuso: uno eccitatorio verso i mo- toneuroni dello stesso muscolo e uno inibitorio verso i motoneuroni del muscolo antagonista. Due segnali, un raddoppio delle connessioni verso il midollo, cioè più “fili” in giro per l'organismo con tutto quello che comporta, mentre così ho un segnale solo e due differenti tipi di processori elabora- tivi.

Gli organi del Golgi

Gli organi del Golgi sono un altro tipo di propriocettore, posti al confine fra tendini e muscoli. Le terminazioni nervose sono intrecciate fra le fibre di collagene dei tendini.

Questi sensori registrano variazioni della forza dovute alla contrazione muscolare, e forniscono in- formazioni complementari rispetto ai fusi, che registrano gli allungamenti. Questo diverso compor- tamento è dovuto proprio all'essere cablati nei tendini: in fase di stiramento un tendine è sempre più “duro” del corrispondente muscolo a cui è attaccato, perciò è il muscolo che “cede” piuttosto che il tendine, mentre in fase di contrazione il muscolo e il tendine esibiscono le stesse caratteristiche di “durezza”, e le fibre di collagene si stirano in proporzione alla contrazione del muscolo stesso.

Questo stiramento, deformando le terminazioni nervose dell'organello, genera un segnale elettrico proporzionale all'entità della deformazione delle fibre di collagene e perciò proporzionale alla forza di contrazione. Le terminazioni afferenti propagano l'informazione verso il midollo spinale.

alla forza di contrazione. Le terminazioni afferenti propa gano l'informazione verso il midollo spinale. 15
alla forza di contrazione. Le terminazioni afferenti propa gano l'informazione verso il midollo spinale. 15

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In questo caso l'organo del Golgi va a pilotare un neurone inibitorio che agisce sul
In questo caso l'organo del Golgi va a pilotare un neurone inibitorio che agisce sul

In questo caso l'organo del Golgi va a pilotare un neurone inibitorio che agisce sul muscolo che contiene l'organo stesso. Questo significa che al crescere della tensione rilevata aumenta l'inibizione sul motoneurone del muscolo stesso: l'organo del Golgi ha una funzione protettiva impedendo al muscolo di contrarsi in maniera pericolosa.

impedendo al muscolo di contrarsi in maniera pericolosa. L'allenamento permette sia di innalz are la soglia

L'allenamento permette sia di innalzare la soglia di attivazione degli organi del Golgi, sia una inibi- zione degli interneuroni che deprimono i motoneuroni. Questo è uno dei motivi per cui si ha un mi- glioramento della forza a parità di massa corporea: una miglior efficienza nello sfruttare quello che si ha a disposizione

Le cellule di Renshaw

di massa corporea : una miglior efficienza nello sfruttare quello che si ha a disposizione Le

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Le cellule di Renshaw sono un particolare tipo di interneurone che a noi interess a
Le cellule di Renshaw sono un particolare tipo di interneurone che a noi interess a

Le cellule di Renshaw sono un particolare tipo di interneurone che a noi interessa per i nostri alle- namenti. E' un interneurone di tipo inibitorio che va ad agire, facendo riferimento allo schema ripor- tato qua sopra, sia sui motoneuroni del muscolo che si contrae, sia sugli interneuroni inibitori del muscolo antagonista, in una struttura a retroazione particolarmente incasinata.

in una struttura a retroazione pa rticolarmente incasinata.  Le cellule di Renshaw sono responsabili di

Le cellule di Renshaw sono responsabili di quella che si chiama inibizione ricorrente o autoinibi- zione:

immaginatevi il motoneurone alfa a destra che aumenta la sua frequenza di scarica, per far contrarre maggiormente il bicipite.

Il motoneurone è connesso alla cellula di Renshaw che invia un segnale inibitorio proporzionale e contrario verso il motoneurone stesso, facendo diminuire la sua frequenza di scarica

Il motoneurone così facendo viene limitato, inibito, ma essendo lui stesso che pilota la cellula di Renshaw, possiamo parlare di autoinibizione.

viene limitato, in ibito, ma essendo lui stesso che pilota la cellula di Renshaw, possiamo parlare

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Contemporaneamente la cellula inibisce l'interneurone inibitorio dell'antagonista che perciò effettua peggio la sua azione. Il motoneurone alfa dell'antagonista può perciò funzionare meglio, e la contrazione dell'antagonista risulta essere più forte.

Considerate che la cellula di Renshaw del disegno innerva anche altri motoneuroni del bicipite, co- me altre cellule di Renshaw che non ho riportato innervano il motoneurone del disegno: vi è la pre-

senza di una rete che auto-limita la contrazione muscolare e più i motoneuroni vogliono far contrar-

re i muscoli, più le cellule di Renshaw impediscono questo!

Ohibò

chè mai la Natura vorrebbe sprecare tempo per autolimitarsi!

ma questa è follia! Come si dice dalle mie parti, è “farsi la frusta per il proprio culo”! Per-

par ti, è “farsi la frusta pe r il proprio culo”! Per- La rete di autoinibizione

La rete di autoinibizione o di de-sincronizzazione ha funzioni protettive ed evita che le contrazioni muscolari avvengano ad intensità troppo elevata o che le fibre contraendosi contemporaneamente portino alla generazione di uno stress meccanico eccessivo.

E'

non è affidata ai singoli motoneuroni, che dovrebbero così essere più complessi, ma ad una rete a parte che però sfrutta sempre i soliti elementi semplici.

un meccanismo di controllo molto efficiente, perchè la modulazione della contrazione globale

Questo principio è sempre vantaggioso perchè è più facile tirare più fili fra elementi semplici che rendere complessi i singoli elementi stessi.

Le cellule di Renshaw sono sotto il controllo del cervello, e di tutti gli altri interneuroni, risultando così adattabili e flessibili alle varie situazioni.

L'allenamento fa si che la de-sincronizzazione sia meno forte. Poiché all'esterno notiamo una mi- glior sincronizzazione fra le fibre muscolari, parliamo di aumento di sincronizzazione ma in realtà dovremmo parlare di inibizione della de-sincronizzazione.

dovremmo parlare di inibizione della de-sincronizzazione. A noi queste celluline interessano per i motivi espre ssi

A noi queste celluline interessano per i motivi espressi nel disegno qua sopra, dove riporto l'anda-

mento della generazione della forza nel tempo per un ipotetico esercizio in due condizioni di sin- cronizzazione, di cui una migliore dell'altra.

Una miglior sincronizzazione della contrazione delle fibre muscolari porta a

di cui una migliore dell'altra. Una miglior sincronizzazione della cont razione delle fibre muscolari porta a

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a parità di tempo ta una maggior produzione di forza (da Ta a Tb)

a parità di forza (tensione) Tb un minor tempo per produrla (da tb a ta)

La sincronizzazione è allenabile ed è una delle caratteristiche che distingue un atleta principiante da uno intermedio-avanzato. Una buona sincronizzazione non porta ad un aumento della forza massi- male, ma della velocità con cui questa forza viene generata, ed è una caratteristica fondamentale per ottenere movimenti rapidi ed impulsivi, come vedremo nel prossimo articolo

ed è una caratteristica fondamentale per ottenere movimenti rapidi ed impulsivi, come vedremo nel prossimo articolo
ed è una caratteristica fondamentale per ottenere movimenti rapidi ed impulsivi, come vedremo nel prossimo articolo

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