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Peste e cecit:

luomo di fronte alla Storia in Camus, Saramago e Magris

Se nel Novecento entra definitivamente in crisi quella visione di storia


intesa come narrazione ideale (Marenco, 1996: XXXV) e, come afferma
Jean-Franois Lyotard, ci si trova di fronte alla perdita di credibilit delle
grandi narrazioni (Lyotard, 2007), pur vero che il rapporto fra Storia e
narrazione resta una delle costanti di molti romanzi moderni e contemporanei. Le grandi narrazioni presupponevano una totale fiducia nella parola,
nelluomo e soprattutto nella Storia, nel progresso inarrestabile che era
convinzione che questa portasse con s, mentre con il XX secolo si inizia
ad avvertire uno scetticismo nei confronti della parola che rappresenta il
mondo (Marenco, 1996: XLI) come totalit ordinata e conoscibile. Come
afferma Albert Camus, la vera opera darte ha sempre misura umana e,
nella sua essenza, quella che dice meno. [] Lopera assurda illustra la
rinunzia del pensiero alla grandezza e la rassegnazione a ridursi alla sola
intelligenza, che mette in opera le apparenze e nasconde sotto immagini
ci che privo di ragioni (Camus, 1992: 95).
In letteratura la rappresentazione della storia inizia dunque a cambiare,
e viene resa spesso attraverso luso dellimmagine allegorica (che pu assumere varie forme e diversi significati), nonostante alcuni critici rimangano scettici circa lopportunit e la possibilit di presentare la realt celandola in questo modo.1
Questo articolo si focalizza sul romanzo Cecit dello scrittore portoghese Jos Saramago, che presenta nella sua opera il topos letterario della cecit, usato non solo come rappresentazione della malattia, ma anche come
allegoria, al fine di ampliare le possibilit di lettura del testo. Luso dellallegoria unulteriore chiave di lettura non solo del romanzo dello scrittore
portoghese, ma anche de La peste di Camus, che verr analizzato in seguito
proprio ponendolo a confronto con Cecit; in entrambe le opere lallegoria
Mi riferisco in particolare alla polemica fra Albert Camus e Roland Barthes avviata dallarticolo Sur La peste dAlbert Camus pubblicato sulla rivista Club Bulletin du Club du meilleur Livre nel febbraio del 1955.
1

Studi e Ricerche 5, 2010, pp. ?-??

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si differenzia da quella medievale e dantesca, poich nel Novecento non


nasconde pi un solo riferimento preciso, ma con la sua rappresentazione
copre molte realt differenti (De Man, 1997). In una tale prospettiva comparatistica, inserir nella mia analisi anche alcune osservazioni sul romanzo Alla cieca di Claudio Magris, nel quale viene presentata una particolare
visione della storia che ha diversi punti di contatto con Cecit di Saramago: in questi testi, infatti, la Storia un nodo tematico centrale, e viene
analizzata proprio grazie allimmaginario della cecit, che simboleggia
quella crisi di una realt unificata propria del Novecento, rappresentandola
da unottica plurima.
Nellopera del premio Nobel portoghese entra definitivamente in crisi
la rappresentazione di una realt unificata (Serpieri, 1986: 34), cosicch
la vicenda si snoda attraverso i diversi punti di vista dei vari protagonisti,
che vengono indagati ponendoli a confronto. Saramago inoltre usa in Cecit una serie di metafore e immagini ricorrenti per porre in evidenza ci che
sussiste di latente nel testo. In questo senso, mi concentrer soprattutto
sullimmaginario, che contraddistingue un testo multiplo [] che mette
in gioco un potenziale notevole di discorsi non conciliati, derivati cio da
ideologie differenti e non riducibili a unit (Marenco, 1996: XL), e che
cos definito da Alessandro Serpieri:
Chiamiamo lemergere di ogni altra rappresentazione latente, non a chiave,
limmaginario testuale. [] Tale immaginario si rivela ogniqualvolta un discorso conscio segnala di non poter risolvere entro la sua logica manifesta tutte
le sue linee di senso. [] Limmaginario testuale, secondo questa ipotesi,
starebbe sempre, dunque, in uno sfasamento, con processo trasformazionale, il
cui senso cambia di livello di coscienza, di comparto culturale, di statuto simbolico, di provenienza storica.
(Serpieri, 1986: 7)

Peste e cecit

Il romanzo La peste di Albert Camus non si riferisce a una pestilenza


realmente occorsa nella storia, a differenza di molte opere di autori antichi
e moderni; infatti, non si delinea come un resoconto storico di unepidemia, ma sfrutta questo topos caricandolo di valenze allegoriche.
La dimensione allegorica si pu immediatamente intuire dalla citazione
di Daniel Defoe che lautore decide di inserire in esergo: ragionevole
descrivere una sorta di imprigionamento per mezzo dun altro quanto descrivere qualsiasi cosa che esiste realmente per mezzo di unaltra che non
esiste affatto (Camus, 2005).

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Richiamandosi allo scrittore inglese, Camus vuole sottolineare il fatto


che la simbologia sar pregnante nel testo, e che una narrazione fittizia
pu, per analogia, descrivere una vicenda esistente, trasfigurando in realt
letteraria una realt storica o un pensiero filosofico.
Come Cecit di Saramago, anche La peste ambientata in una citt
normale, in cui inizialmente la vita trascorre tranquilla, divisa tra abitudine
e routine. In entrambe le narrazioni, i protagonisti vivono in maniera superficiale, in citt senza sospetti (Camus, 2005: 6), trascorrendo il loro
tempo come ciechi che, pur vedendo, non vedono (Saramago, 2006:
315): in queste comunit allapparenza serene che, improvvisamente, si
diffondono due spaventose epidemie, la prima di peste, mentre nel secondo caso si tratta della ben pi singolare propagazione di una cecit bianca
e con unaltissima capacit di contagio.
La tranquillit dei protagonisti viene quindi irrimediabilmente violata
da un fenomeno esterno che precipita su di loro senza una causa accertata,
travolgendo in modo assurdo e inaspettato la normalit delle loro vite. Il
motivo di un avvenimento imprevisto, brusco e repentino, uno dei caratteri fondamentali che stanno alla base dei romanzi dei due autori; curiosamente, essi lo esprimono allo stesso modo, richiamando nellesposizione,
senza mai per citarlo esplicitamente, Il processo di Franz Kafka. In Camus, infatti, Cottard racconta al dottor Rieux: Leggevo questo romanzo:
ecco un disgraziato che arrestano una mattina, allimprovviso. Si occupavano di lui e lui non sapeva niente; si parlava di lui negli uffici, si scriveva
il suo nome sui cartellini. Lei trova giusto? Trova giusto che si abbia diritto di far questo a un uomo? (Camus, 2005: 45 s.).
Anche Saramago, verso la fine del suo romanzo, parla di quel testimone che va in cerca del tribunale dove lo ha convocato non si sa chi e
dove dovr dichiarare non sa che cosa (Saramago, 2006: 285). Il riferimento a Kafka particolarmente interessante in quanto nel libro esposta una vicenda, quella di Josef K., nella quale entrano prepotentemente
in scena lincubo dellinconoscibile (Levi, 2002: 219) e la logica dellassurdo, due tratti precipui dellopera del narratore e che trovano significativi riscontri anche nei due componimenti analizzati. Le opere
kafkiane sono intrise di aspetti onirici, che coinvolgono pi la sfera dellincubo che quella del sogno, e di temi quali lalienazione e lestraniamento dalla vita, che i protagonisti di Saramago e Camus conoscono nei
periodi di internamento nel lazzaretto o nel manicomio. Inoltre, come
ricorda Primo Levi, la dignit umana di Josef K. compromessa fin
dallinizio, e poi accanitamente demolita giorno per giorno (Levi,
2002: 219): egli subisce la stessa disumanizzazione che esperiranno an-

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che i protagonisti di Saramago nella struttura atta ad isolarli dal mondo


esterno.
In seguito allinaspettata comparsa delle due malattie, i cittadini di Orano e dellignota citt descritta dallautore portoghese non vogliono credere
ai flagelli, poich nominarli significherebbe renderli reali. Cos nellopera
camusiana si legge che la peste non la si concepiva o la si concepiva falsamente (Camus, 2005: 33), e similmente in Cecit il direttore sanitario
dellente ospedaliero dove lavora il medico cerca di minimizzare la situazione affermando che ancora troppo presto per trarre conclusioni, []
dobbiamo pur difenderci da pessimismi che possono rivelarsi infondati
(Saramago, 2006: 35). In entrambi i casi, la popolazione restia ad accogliere nellorizzonte della sua esistenza banalmente ordinaria e sicura la
notizia che un morbo dirompente potrebbe distruggere o cambiare profondamente il raggiungimento di uno status quo comodo e stabile. questo
un terribile errore, poich sia la peste che la cecit si nutrono e prosperano
con lindifferenza e la negazione di ci che nelle narrazioni si sta per compiere. La cecit, nel romanzo di Saramago, diventa una forma ben precisa
di indifferenza nei confronti del prossimo, fino a risultare patologica, e si
tratta quindi di una sorta di rifiuto a guardare e fronteggiare il male che i
protagonisti si trovano di fronte, o di una radicata indifferenza nei confronti di ci che li circonda: essi diventano patologicamente ciechi poich gi
prima dellepidemia erano incapaci di osservare e capire le persone che si
trovavano loro intorno, rendendo cos s stessi punto focale delle proprie
esistenze.
Linsorgenza delle epidemie stravolger per le vite di tutte le persone
coinvolte, costringendole ad accettare il male e ad elaborare una risposta
personale ad esso che varier, nelle due opere, tra la decisione di combattere il flagello e impegnarsi costantemente per sconfiggerlo, e la scelta di
estraniarsi dal nuovo contesto in cui ci si ritrovati per rimanere ancora
una volta ancorati al proprio individualismo, arrivando in certi casi estremi
a prosperare nelle condizioni sviluppatesi a causa del morbo e a trarre illeciti guadagni o vantaggi, come nel caso del contrabbandiere Cottard ne La
peste o in quello del comportamento ben pi efferato dei ciechi malvagi di
Cecit.
In entrambi i romanzi inoltre, nonostante le diverse reazioni dei protagonisti, arriva un momento in cui la disperazione si fa totale e determina la
perdita della speranza, della fiducia inconscia e inconsapevole che le epidemie avranno fine e che si riacquister tutto ci che stato perduto. Cos
si dice che la cecit anche questo, vivere in un mondo dove non ci sia
pi speranza (Saramago, 2006: 201), e che dal momento in cui una spe-

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ranza anche infima divent possibile per la popolazione, il regno effettivo


della peste era finito (Camus, 2005: 207).
Infine, per non dimenticare il fatto che il perno delle due vicende proprio lassurdit della patologia, questa cessa esattamente nello stesso modo
in cui era iniziata, lasciando irrisolti tutti gli interrogativi sulla sua comparsa. Il recupero di una vita normale con la cessazione dei due flagelli, per,
non deve comportare loblio di quello di cui i protagonisti sono stati testimoni, ma ci si deve impegnare nel farsi portavoce, per non dimenticare
mai le vicende appena trascorse. Latto di ricordare e registrare lesperienza umana acquista importanza poich i protagonisti hanno lottato per
raggiungere un certo controllo sulle circostanze in cui devono vivere le
proprie vite (Frier, 2001: 99), e infatti in entrambi i testi si trova una figura che si fa carico di questo compito. In Cecit, colui che decide di redigere una cronaca dellepidemia lo scrittore che vive a casa del primo cieco
e di sua moglie, il quale, quando i coniugi si recano nellappartamento per
verificarne le condizioni, chiede loro di narrargli le vicende occorse durante il periodo di isolamento. La decisione delluomo di lasciare una testimonianza acquisisce ancora pi rilevanza poich i suoi interlocutori appaiono
soprattutto interessati al metodo con il quale pu scrivere un cieco piuttosto che al contenuto del suo lavoro, e questo rende maggiormente evidente
la labilit della memoria umana, che ha sempre bisogno di documenti
scritti per non venire sopraffatta dalla tentazione di cancellare le esperienze terribili in essa contenute senza trarne alcun insegnamento. lo stesso
motivo che spinge il dottor Rieux, a pestilenza finita, a stilare una cronaca
dellepidemia appena terminata, avvalendosi dei resoconti di vari personaggi per renderla pi veritiera possibile; secondo lui, infatti, quanto
luomo poteva guadagnare, al gioco della peste e della vita, era la conoscenza e la memoria (Camus, 2005: 222).
Lesigenza del ricordo infine particolarmente sentita dai due autori
stessi, che si avvalgono della possibilit che la letteratura, attraverso le loro opere, possa contribuire al lavoro della storia, testimoniando fatti particolarmente brutali, quali la Seconda Guerra Mondiale e la Shoah: parlare
della violenza e della barbarie non significa riviverle, ma diventa un modo
per lottare affinch queste non debbano avere un nuovo corso nella storia
dellumanit.
Entrambi gli autori affrontano inoltre nella loro opera un discorso di
tipo etico (sempre nellottica di una presentazione pluriprospettica), e in
Saramago viene introdotto grazie allanomalia della cecit bianca. La
mancanza di vista delle persone, come si detto in precedenza, dovuta
allegoismo che le assorbe, facendo dimenticare chi sta loro vicino e

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chiudendo gli occhi di fronte al male: pu dunque essere una punizione


morale per gli atti compiuti nella vita antecedente lepidemia? A questo
proposito ci sono vari indizi; il candore della cecit pu far pensare ad
un abbacinamento causato da una luce notevolmente intensa, che ci rimanda a un passo dellAntico Testamento: quanto agli uomini che erano alla porta della casa, essi [i due angeli] li colpirono con un abbaglio
accecante dal pi piccolo al pi grande, cos che non riuscirono a trovare
la porta (Genesi 19, 11). Nellepisodio della distruzione di Sodoma gli
abitanti sono puniti con la cecit a causa dei peccati concernenti la loro
morale sessuale, in quanto volevano abusare degli ospiti, gli angeli, presenti in casa di Lot. Questo potrebbe rimandare in Saramago alla perdita
di vista della ragazza con gli occhiali scuri, della quale si dice che potrebbe essere inclusa
nella categoria delle cosiddette prostitute, ma la complessit della trama dei
rapporti sociali [] consiglia di moderare qualsiasi tendenza a giudizi perentori, definitivi. [] Indubbiamente questa donna va a letto per denaro, []
ma, siccome ci va solo con chi vuole e quando vuole, non da disdegnare la
probabilit che proprio questa differenza di diritto debba determinarne cautelativamente lesclusione dalla cerchia.
(Saramago, 2006: 24 s.)

La ragazza qui descritta s come una prostituta, ma lautore cerca di


mitigare il giudizio su di lei per non far giungere al lettore il messaggio errato che sia stata punita per il suo comportamento, anche se la giovane
donna diventa cieca proprio in seguito ad un rapporto sessuale con un
amante.
Saramago sembra pi interessato ai codici etici che sperimentano i suoi
personaggi una volta espulsi dal loro ambiente quotidiano e rinchiusi in
isolamento piuttosto che alla loro moralit precedente, e un ulteriore richiamo alla distruzione di Sodoma pu far luce su questo aspetto della narrazione; nel racconto della Genesi, il Signore fece piovere dal cielo sopra
Sodoma e sopra Gomorra zolfo e fuoco (Genesi 19, 24) per annientare le
due citt e castigare gli abitanti peccatori. In Cecit invece si sviluppa un
incendio in seguito alla decisione di una donna di recarsi ad appiccare il
fuoco nella camerata della banda dei ciechi criminali. In seguito alle violenze perpetrate sugli altri internati indifesi, allaverli spogliati dei loro beni e agli stupri inflitti alle donne, insomma ad una totale corruzione di valori etici e morali avvenuta proprio allinterno del manicomio e quindi nel
contesto che pi preme allautore, la donna decide di punire i persecutori,

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di annientarli, di purificare i loro peccati col fuoco, che diventa lo strumento che condanna e infligge una pena a causa delle colpe di cui i personaggi si sono macchiati in seguito al contagio.
Da questo punto di vista, si pu dunque affermare che la cecit bianca
proposta da Saramago non voglia essere intesa in senso biblico e quindi
come una punizione dovuta ai peccatori per la loro errata condotta morale. Pertanto, anche linterpretazione di Adsuar Fernndez riportata da David Frier (Frier: 2001), secondo cui i trenta passi che fa il ladro della macchina del primo cieco da quando parcheggia la vettura al momento in cui
rimane cieco a sua volta, richiamerebbero i trenta denari per cui Giuda
Iscariota vende Ges ai membri del Sinedrio, risulta in parte forzata e
fuorviante. Non si deve infatti dimenticare che non interessa alcun tipo di
giudizio etico sui personaggi che coinvolga il loro operato prima dellinternamento. Frier, invece, ritorna allidea che la cecit sia una punizione
per i comportamenti dei personaggi, ma, a differenza di Fernndez, dubita
che questa si debba considerare come un castigo per la (scarsa) moralit
di alcuni di essi, bens come una visione negativa della mancanza di significato nei loro atti.
Anche Orano, la citt in cui si svolgono gli avvenimenti del romanzo
La peste, definita una citt senza sospetti (Camus, 2005: 6), in cui ci
si annoia e ci si applica a contrarre abitudini (Camus, 2005: 5) e infatti,
come nota John Krapp, labitudine e la routine diminuiscono sia la percezione dei cambiamenti temporali che la capacit di un pensiero morale prima della peste (Krapp, 1999: 664): a Orano il tempo sembra essere immobile, persino la natura, che durante lepidemia sfogger unampia variet di agenti atmosferici, sembra essere placidamente assopita nellalternarsi monotono e quasi inavvertibile delle stagioni.
dunque in un contesto simile a quello in cui inizia Cecit che si inserisce la riflessione etica di Albert Camus: ognuno deve scegliere di reagire
al morbo in seguito ad una riflessione personale, che sar particolarmente
posta in evidenza nellanalisi dei personaggi principali: questi eleggeranno
un proprio codice di comportamento riflettendo, nei loro dialoghi, una variet di etiche poste a confronto.
Il dottor Rieux, Jean Tarrou e padre Paneloux decidono di impegnarsi
per combattere la peste: la loro posizione etica si appoggia ad un ideale, o
nel caso di Rieux ad una sorta di dovere morale. Escludendo il gesuita, che
dovr prima affrontare una lunga crisi religiosa e di coscienza, i primi due
si adoperano immediatamente e senza riserve per arginare la peste; tutti si
impegnano attivamente per sconfiggere il morbo e salvare le persone, chi
per garantire loro la salute, chi la salvezza dellanima.

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Ci che caratterizza Jean Tarrou che egli decide di porsi a fianco delle vittime in ogni occasione per limitare il male (Armellin Secchi, 1999:
86), ed lui lorganizzatore delle formazioni sanitarie volontarie: Tarrou
possiede ci che Zoppi definisce la morale del santo senza Dio: questa
scelta esistenziale in favore delluomo, questo sacro rispetto della vita
(Zoppi, 1976: 109).
Tarrou spinto in questa impresa, forse disperata, dalla sua storia personale, dallimmagine fissa nella sua mente del gufo rosso (Camus,
2005: 193), un uomo condannato a morte da suo padre, che faceva laccusatore nei processi, molti anni prima. Per questuomo, che cerca la santit
senza Dio, la peste prima di tutto una condizione mentale, lindifferenza
che provano gli uomini verso la morte e il dolore dei propri simili (e con
un monologo carico di significati, Camus lascia intendere una nuova possibile lettura allegorica della pestilenza), lassurdit di tutto questo. Di
fronte al condannato a morte, egli comprende per la prima volta di trovarsi al cospetto di un uomo vivo, della vita nella sua pienezza di manifestazioni e significati, e decide di non voler pi chiudere gli occhi, conscio
che ciascuno la porta in s, la peste, e che nessuno, no, nessuno al mondo ne immune (Camus, 2005: 195). Tarrou identifica la condizione esistenziale presentataci da Camus allinizio del romanzo con la peste, e
vuole a tutti i costi combatterla, scuotere le persone dal loro torpore, dalla
loro cecit.
Tarrou il convertito assurdo, il santo laico (Armellin Secchi, 1999:
85) che sceglie di cercare la pace pur senza affidarsi a Dio, come invece fa
incondizionatamente Padre Paneloux, simbolo di una morale rigorosamente cristiana che non vede altra salvezza che nella divinit, ritenuta infallibile e giusta anche nel tempo dellepidemia. Nella sua prima predica, il gesuita incolpa infatti i cittadini di essersi meritati il castigo per aver offeso
Dio con la loro misera costanza nelle pratiche di fede, e si estrania volutamente da coloro che lo ascoltano, usando nel suo discorso un voi che ha
tutto il peso dellaccusa. Per lui il male della peste pu essere trasformato
in bene dalla misericordia divina, e ogni sofferenza contiene un prezioso
bagliore di eternit (Camus, 2005: 76); Paneloux accetta in cuor suo la
peste come giusto castigo di Dio, e vive la prima fase del morbo fuori dalla storia, arroccato nella sua fede intransigente che contempla la sofferenza
come punizione legittima e imparziale.
Paneloux per un personaggio in evoluzione, e acconsente infine a
prodigarsi per gli ammalati con le sue opere. linizio di una tormentata
riflessione, questa volta saldamente ancorata allesistenza e alle esperienze
che vive assistendo gli appestati, che culminer nel passaggio da una fede

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trionfante e categorica a una fede disperata e cieca (Armellin Secchi,


1999: 88). La crisi del padre, iniziata proprio a contatto con quella sofferenza che egli stesso esaltava come grazia divina ed espiazione dei peccati,
trova il suo apice nella morte di Jacques, il figlio del giudice Othon; letica
di Paneloux distrutta dalla morte di questo bambino e dallurlo di disperazione che gli rivolge Rieux: Questo qui, almeno, era innocente, lei lo sa
bene! (Camus, 2005: 168).
La morte del figlio del giudice ci che fa rivedere le sue convinzioni
pi intime al gesuita, la morte di quella stessa speranza che aveva propugnato ai suoi fedeli.
Nella seconda predica il padre parl con un tono pi dolce e riflessivo
[] egli non diceva pi voi, ma noi (Camus, 2005: 172): Paneloux si sente ora solidale con luditorio, ed il suo mutamento non comporta labbandono del punto di vista cristiano, quanto piuttosto un attaccamento disperato ad esso, perch il momento venuto. Bisogna tutto credere o tutto
negare (Camus, 2005: 173); bisogna abbandonarsi fiduciosamente a Dio,
anche se i suoi disegni ci appaiono misteriosi, restare nella peste ma comunque adoprarsi per fare del bene, poich non vi isola nella peste
(Camus, 2005: 176).
Rieux invece riassume in s le posizioni di Tarrou e Paneloux: come il
primo animato da unetica laica, pur non volendo raggiungere un ideale,
che a lui pare astratto e non contingente, di santit; e come il religioso, si
batte per la cura delluomo, senza per fuggire nellambito dellincorporeo, bens restando fedele alla dimensione prettamente terrena umana e lottando, per quanto possibile, per migliorarla.
Luomo non unidea, Rambert. [] Qui non si tratta di eroismo, si
tratta di onest. unidea che pu far ridere, ma la sola maniera di lottare
contro la peste lonest. [] Cosa sia in genere, non lo so; ma nel mio
caso, so che consiste nel fare il mio mestiere (Camus, 2005: 126 s.) afferma Rieux, e la sua onest gli consente, al contrario del suo interlocutore, di
lasciarsi temporaneamente alle spalle la sua vita per concentrarsi invece su
coloro i quali certo non di potere aiutare, ma almeno di assistere: ci che
rende centrale il suo personaggio la sua condotta votata alla solidariet e
soprattutto la sua decisione di farsi testimone dellaccaduto.
Attraverso le etiche di tutti questi personaggi, Camus vuole lanciare il
suo messaggio morale, ovvero che, anche se il male e il dolore non possono essere spiegati, devono essere affrontati con letica laica di Rieux dellonest e unendosi in una comunit solidale; se il male non pu essere
sconfitto, bisogna almeno combatterlo per far s che la vita delluomo possa essere migliore.

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La cecit nella storia

Valeria Possi

Alla cieca di Claudio Magris unopera incentrata sulla Storia; la visione che ne d lautore, per, cambia rispetto a quella, ad esempio, del romanzo storico, poich in Magris questa non presentata come un tutto ordinato e coerente. La storia diventa un testo da interrogare, un punto interrogativo, che si trascina dietro tutto (Magris, 2007: 9), in cui luomo si
muove, come suggerisce il titolo, alla cieca, poich la storia presentata
inoltre come innominabile, irrazionale, caotica e difficile da ricostruire. Al
centro della scena non troviamo la Storia, quella dei grandi protagonisti,
ma un ribelle, un personaggio emarginato, il compagno Cippico, la cui vicenda si inserisce a pieno titolo nella marginalit che vuole indagare lautore: alle sue avventure ed alla sua identit si sovrappongono altri personaggi e dati disparati che per questi riesce a tenere insieme. Cippico un
militante comunista del XX secolo, ma anche Jorgen Jorgensen, re dIslanda e scopritore della Tasmania, e Giasone, il personaggio mitico che
con gli Argonauti va alla ricerca del vello doro.
Il narratore e protagonista costruisce in questo modo la propria identit
mobile che attraversa varie epoche, storiche e mitiche, sempre restando
per ancorato ad una visione dalla parte dei vinti, degli esclusi, di coloro
che possono aggiungere un punto di vista a quello che la storia ufficiale dimentica e passa sotto silenzio: uno sguardo continuo rivolto ai margini di
qualsiasi centro possibile e solo ed esclusivamente a questi. Inoltre, la
frantumazione delle identit della voce narrante nega la razionalit della
storia e la sua possibilit di descriverla coerentemente: manca infatti completamente la consequenzialit, i tempi e i soggetti si confondono eliminando la possibilit di un punto di riferimento stabile e quindi di uninterpretazione univoca.
La visione di Magris, in questo caos magmatico, incorpora in s quasi
solo la violenza, lasciando volutamente in secondo piano un possibile universo di valori; la storia proprio la distruzione di quei valori fondanti e la
frustrazione dellumanit. in questa impostazione teorica che si inseriscono le immagini della cecit: la polena delle navi guarda al mare con occhi ciechi, quel mare che viene identificato con la storia quando il narratore afferma che una generazione dopo laltra cade nella tomba come gocce
in un mare sempre eguale (Magris, 2007: 220).
La polena simboleggia quindi lumanit, il singolo uomo e latteggiamento che questi deve tenere nei confronti della storia vista come serie interminabile di soprusi e violenze; Cippico ci dice infatti che il viso di
queste donne [] devessere levigato, sereno, imperturbabile; guai se mostrasse passione, personalit. [] Soltanto il vuoto pu reggere la vista del

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vuoto (Magris, 2007: 165 ss.), e solo uno sguardo cieco pu permettere la
sopravvivenza in un mondo governato dallingiustizia e dal dolore.
Lo stesso protagonista ha uno sguardo particolare, simile a quello delle
polene: quando si osserva in una vecchia fotografia, infatti, il narratore si
descrive come
un uomo robusto, con due grandi occhi chiari quasi incolori, senza espressione, che guardano con tranquilla innocenza e passano oltre. Il mondo si specchia in quellacqua, basta sbattere le palpebre e in quellacqua smossa non c
pi niente, tutto scivola via. Occhi chiari, insondabili, uno sguardo senza timor
di Dio. Guardare le cose senza chiedersi cosa vogliono dire? Altrimenti la si
paga cara, ne so qualcosa io.
(Magris, 2007: 38 s.)

Gli occhi di Cippico sono occhi che rispecchiano le cose del mondo ma
non le trattengono, e quindi non le vedono, mentre in Cecit non c nessun motivo clinico per cui i protagonisti non dovrebbero vedere, eppure
sono ciechi: in una delle prime pagine del romanzo il narratore dice che
degli occhi abbiamo fatto una sorta di specchi rivolti allinterno (Saramago, 2006: 19), a voler sottolineare proprio con un simbolo il fatto che i
protagonisti sono impassibili alle brutalit del mondo esterno. Legoismo
che gi era presente prima della malattia diventa infatti la legge dominante
nel periodo di reclusione allinterno del manicomio cui sono inviati i malati, investendo con la stessa virulenza sia i personaggi marcatamente negativi, definiti ciechi cattivi, sia quelli che assumono una funzione positiva e
in un certo senso salvifica, ovvero la moglie del medico, rimarcando come
in realt nessuno di essi possa ritenersi davvero immune da questo sentimento. unimmagine emblematica di tutto il romanzo, che si ritrova anche in Alla cieca, dove il narratore, utilizzando quasi le stesse parole di Saramago, dice che in quegli occhi [di Maria] vedevo il mio volto. Ora gli
specchi sono vuoti (Magris, 2007: 123). Cippico per non pu essere paragonato allindifferenza dei protagonisti di Cecit: egli s cieco, ma non
per un suo egoismo intrinseco, quanto piuttosto per la forte volont di raggiungere il suo ideale, che lo assorbe completamente e ne svia lattenzione
dai mali del mondo, anche da quelli causati dalla sua fede.
Solo in rari casi la cecit positiva, quando ad esempio un occhio bendato non simboleggia la negazione del confronto con il male, ma proprio
quella benda serve per non vedere la propria paura e andare avanti (Magris, 2007: 108).
In generale, per, nella narrazione la cecit un simbolo negativo, poich viene ad incarnare la violenza, il fattore che genera la violenza: la

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Valeria Possi

stessa morte un vecchio pirata guercio, non vede davanti a s e grida i


suoi ordini alla cieca (Magris, 2007: 331), colpendo indifferentemente
con il suo potere distruttore chiunque le si pari davanti.
Limmagine che ricorre pi volte nel testo a chiarificare ulteriormente
la visione dellautore quella in cui, durante lassedio alla citt di Copenaghen da parte dellesercito inglese,
la flotta danese, bloccata nello stretto, era stata affondata; la citt sconquassata
e in fiamme aveva alzato bandiera bianca e lo stesso ammiraglio Parker, il comandante inglese, aveva lanciato il segnale di cessare il fuoco. Ma Nelson accosta il cannocchiale allocchio bendato, guarda la strage con locchio sbagliato, chiuso, vede solo nero, nessuna bandiera bianca, Im damned if I see it, le
palle continuano a cadere su gente che non si difende pi.
(Magris, 2007: 22 s.)

Pi volte Magris inserisce nel suo romanzo un riferimento allammiraglio Nelson che provoca distruzione e morte accostando locchio bendato,
e non quello sano, al cannocchiale, arrivando ad identificare la Storia proprio con quel gesto, e qualificando ogni sorta di arma da fuoco (cannoni,
pistole, fucili) come un occhio cieco e nero (Magris, 2007: 132), ribadendo insomma quellequazione fra cecit e violenza che diventa uno dei
caratteri fondamentali di Alla cieca.
Uno dei temi che accomuna il romanzo di Magris e Cecit di Saramago
proprio la violenza. Gli autori indagano dunque le posizioni e le reazioni
dei loro protagonisti di fronte al male; pi che parlare di un discorso morale, per, si deve richiamare il concetto delletica della lettura: il lettore non
viene infatti passivamente indottrinato, ma guidato in una riflessione personale grazie allo straniamento, il quale deriva dallinfrazione della mimesi che ha luogo nellimmaginario e nella figuralit.
In Cecit infatti, a differenza che ne La peste, dove le guardie poste a
controllo delle mura sono solidali con i cittadini poich durante i primi
giorni dellepidemia [] trovavano naturale cedere a moti di compassione (Camus, 2005: 52), i soldati a guardia del manicomio non si dimostrano mai indulgenti nei confronti dei malati: pi volte ostentano indifferenza
di fronte alle condizioni di estremo disagio o di necessit dei confinati, arrivando a minacciarli direttamente, come si evince da questa frase pronunciata da uno dei militari: signor cieco, adesso gliela comunico io una cosa
a lei, o ve ne tornate immediatamente l da dove siete venuti, o vi beccate
una pallottola (Saramago, 2006: 63). Uno dei motivi principali di questa
ferocia indiscriminata si trova innanzitutto nella paura di sviluppare il con-

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tagio, ma deriva anche dalle ferme opinioni dei superiori: un colonnello ritiene ad esempio che il problema dei ciechi si sarebbe potuto risolvere solo con leliminazione fisica di tutti quanti, gli attuali e i futuri, senza considerazioni falsamente umanitarie (Saramago, 2006: 99).
La violenza non riguarda per solo i soldati, ma si scopre essere generalizzata, specialmente fra i reclusi, nella difficile lotta per la sopravvivenza. Nel manicomio infatti sono svariati gli episodi durante i quali i
ciechi si ingannano per riuscire a mangiare pi spesso, anche se laggressivit raggiunge il suo apice con lavvento dei ciechi malvagi, che sottomettono i compagni di sventura con la forza datagli dal possesso di una
pistola; la brutalit che essi esercitano si indirizza principalmente verso
le donne, le quali vengono usate come merce di scambio e barbaramente
stuprate.
Questa spirale di maltrattamenti avr culmine con luccisione del capo
dei malvagi e con la decisione di una delle donne di appiccare il fuoco alla
loro camerata, e tutto questo accade perch i ciechi sono sempre in guerra (Saramago, 2006: 186). Come gi osservato in precedenza, dunque, i
protagonisti di Cecit non riescono a reagire ai soprusi, e questi unici due
episodi in cui lo fanno sono ancora una volta contraddistinti dalla violenza: sembra dunque che per Saramago lunica lotta possibile sia il ricorso
allaggressivit.
Anche Cippico cerca di reagire alla barbarie della storia, come militante nel partito o come, ad esempio, liberatore degli islandesi dal giogo del
governo inglese, ma anche la sua lotta ricade nella violenza: come nel romanzo dello scrittore portoghese, non si sviluppa mai una solidariet fra le
vittime contro i carnefici, bens si scatena una sorta di guerra fra poveri,
magistralmente esplicitata nellimmagine in cui i tori non caricano i matadores ma si incornano fra di loro (Magris, 2007: 84). Allo stesso modo
in Cecit, quando, trascorsa una settimana, [dallaver spogliato i reclusi
dai loro beni] i ciechi malvagi mandarono a dire che volevano donne. Cos, semplicemente, Portateci delle donne (Saramago, 2006: 160), nasce un
aspro dibattito in tutte le camerate che vede una strenua opposizione fra
uomini e donne, i primi convinti che le donne dovrebbero andare, le seconde che non hanno alcuna intenzione di pagare il cibo degli uomini altrui
con quello che avevano fra le gambe (Saramago, 2006: 151), n di farsi
sfruttare dai compagni per evitare di farli morire di fame. allora che alcune donne cominciano a dire che andranno a offrirsi ai ciechi malvagi,
chi per sfamare una madre inferma, chi con la convinzione che sia lunico
modo per sopravvivere ancora alla condizione in cui sono tutti imprigionati: gli uomini, coloro che dovrebbero proteggere le compagne e ribellarsi

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al giogo dei persecutori per non farle (e non farsi) umiliare, cedono al ricatto in modo meschino, poich in fin dei conti il prezzo da pagare non li
riguarda in prima persona, non va a ledere la dignit del loro corpo, ma solo di quello femminile. Vittime e aguzzini sono cos intrinsecamente legati
nella responsabilit di ci che sta per accadere; gli internati tiranneggiati
chiudono gli occhi, restando totalmente passivi allorrore che li circonda e
che sta per compiersi.
Cippico, invece, sembra in realt essere sempre una vittima, sia degli
aguzzini che delle vittime stesse, come si evince dalle sue reclusioni in due
campi di concentramento, quello nazista di Dachau, in cui fatto prigioniero per la sua opposizione politica, e quello di Goli Otok, nella Jugoslavia comunista, in cui sono proprio i compagni a renderlo ancora una volta schiavo. Jorgen Jorgensen, invece, rende palese questa doppia valenza
di vittima e carnefice, in quanto, dopo il suo supposto tradimento nei confronti dellInghilterra (che si concretizza nella sua ribellione e fondazione
del Regno dIslanda), viene arrestato e condotto ai lavori forzati Gi alla
Baia, nella stessa colonia penale che aveva fondato al momento della scoperta di quella terra, la Tasmania.
Nella visione di Saramago si profila quindi un pessimismo che, ad
una prima lettura, sembra investire completamente luomo e, sempre
inizialmente, non lasciargli via duscita. Pi volte i personaggi del romanzo esprimono giudizi lapidari sui comportamenti e i valori umani;
un internato sospetta infatti che non ci siano limiti alla cattiveria (Saramago, 2006: 139), e alcuni di essi si trovano ad accusare i compagni
con giudizi morali estremamente negativi, con una forte carica retorica:
saresti capace perfino di derubare tua madre, pensate un po, come se
per commettere unignominia del genere, e altre ben pi consistenti, ci
fosse da aspettare il giorno in cui tutti fossero diventati ciechi (Saramago, 2006: 159).
Una delle ragioni principali di questa cattiveria che sembrerebbe innata sicuramente la disumanizzazione cui gli internati del manicomio vanno incontro, diventando degli animali ciechi (Saramago, 2006: 128):
comunque sempre la cecit a caratterizzare e guidare i comportamenti pi
discutibili dei protagonisti, poich, come sottolinea anche Magris, su
queste cose, dico sui massacri, tutti chiudono sempre un occhio (Magris,
2007: 22).
La guerra fra gli internati nel manicomio descritto da Saramago, la violenza costante che sembra essere il filo rosso che lega le varie identit di
Cippico e i soprusi che sono riportati in entrambe le narrazioni possono essere ben riassunti in questultima citazione tratta da Alla cieca:

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quando non si vede nulla ci si pu anche mettere a sparare, cos, per gioco, come tirare sassi in un baratro scuro, se non c nessuno non si fa male a nessuno, e anche se c qualcuno ma non lo si vede come se non ci fosse nessuno,
il sasso rompe una testa ma il baratro troppo fondo perch possa arrivare un
grido. Nelson non vedeva morire nessuno guardando nel cannocchiale con
locchio bendato.
(Magris, 2007: 304)

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ABSTRACT
En este ensayo se va a analizar la relacin entre historia y narracin en
las obras Alla cieca de Claudio Magris y La peste de Albert Camus, confrontndolas con la novela Cecit del escritor portugus Jos Saramago.
Empezando por las premisas tericas que en el siglo XX sientan las bases de la mutada relacin entre literatura e historia (basadas en los anlisis
de Lyotard, Marenco y De Man), se perfilar un nuevo uso de la alegora
en la presentacin de los hechos histricos en las tramas de las novelas.
El anlisis se desarrolla desde el tpico literario de la ceguera, que se
utiliza no slo como representacin de la enfermedad, sino tambin como
alegora: Cecit de Saramago est centrada en el motivo de la epidemia,
que la acerca a la novela La peste de Camus, pero tambin pone de manifiesto una visin de la historia y de la sociedad que adems encontramos
en Alla cieca de Claudio Magris y que interpreta la ceguera como imposibilidad de enfrentar el mal.
La primera parte del ensayo se centra en la relacin entre las novelas de
Saramago y Camus, a partir de la interpretacin de estos autores de Il processo de Franz Kafka y de la manera en que esta obra ayuda a explicar la
aparicin del sentido del absurdo, que entra en escena al empezar las epidemias. Luego se analiza la importancia de la memoria cuando ya se han
acabado las enfermedades y se estudian las diferentes ticas que los escritores presentan desde varias perspectivas, es decir, no desde un nico punto de vista, sino comparando las diferentes conductas de los personajes.
En la segunda y ltima parte de este trabajo la visin de la historia, que
en Alla cieca se valora innominable, irracional, catica y difcil de reconstruir, se pone al lado de la de Cecit: en el caos magmtico de la historia la
nica defensa parece ser la ceguera, la mirada hacia otro lugar, y el hilo
que une los acontecimientos se revela ser una serie inacabada de violencias y vejaciones.