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La paura di perdere un oggetto

Viviamo circondati da oggetti. Oggetti che stimolano i nostri desideri, stabiliscono lo status sociale di appartenenza, rinforzano la nostra autonomia, alimentano la capacit di apprendere e di creare, marcano il trascorrere
del tempo e la caducit dellesistere. Abbiamo quindi un rapporto continuo con essi, assistiamo al loro entrare
e uscire dalla nostra vita talvolta con un moto proprio, indipendente dalla nostra volont, altre volte con una
partecipazione emotiva che ci fa sentire parte di essi.
Sigmund Freud identifica col termine libido la quantit di energia affettiva che ognuno di noi dirige verso gli
oggetti che ci circondano, legami che anticipano il formarsi della coscienza critica. Gli affetti quindi precedono
la ragione, con la quale si intrecceranno solo nel corso della crescita.
Gli oggetti parlano della nostra persona, della nostra storia, delle nostre scelte. Si ha paura di perderli perch
giustamente sono nostri, un p ne siamo gelosi, un p una noia perdere cose importanti perch si continuamente in ansia avendo la preoccupazione di chiss dove li si ha persi.
Il sociologo Enrico Finzi, ha parlato del vizio di perdere gli oggetti e soprattutto del fatto che questultimo oltre
ad essere un fenomeno molto diffuso destinato ad aumentare nel tempo per un fattore psicologico, dato che la
distrazione aumenta sempre pi con let; ma anche da un punto di vista sociologico perch con linvecchiamento dellintera societ, le dimenticanze vengono trasmesse e di seguito aumentate.
Uninchiesta del Censis ha infatti dimostrato che nei vari comuni dItalia negli uffici oggetti smarriti dei Vigili
Urbani o di altre Forze dellOrdine si trova di tutto, anche gli oggetti pi impensabili.
La distrazione un meccanismo che coinvolge le nostre capacit cognitive ma anche la nostra capacit di autoingannarci, di superare la paura, non un problema di memoria quanto una sorta di momento di non attivit
della coscienza che rende gli uomini incapaci di imparare. Significa allontanamento del pensiero dalla realt,
come fatto episodico o come dato della personalit, etimologicamente la parola arriva dal latino distractus=tirare qu e l e in effetti, si viene tirati via da qualcosa per farne unaltra. Quindi non lo si decide, ci si trova
in altro dimenticando qualcosa. Di distrazioni ne esistono tipi diversi e sono diverse le strutture neurologiche
coinvolte. Possiamo definire che sia legata al livello di attenzione (quindi a variabili come la stanchezza, luso di
sostanze, il sonno), alla motivazione (se non ci piace quello che facciamo siamo meno attenti nel farlo, ci disinteressiamo o vogliamo fare qualcosa daltro e non osiamo dircelo), alla difficolt del compito (maggiore la complessit meno riusciamo a fare attenzione e non distrarci), al grado di automatizzazione dello stesso (per esempio la strada di casa, fatta mille volte, facile che ci trovi distratti perch la facciamo in automatico ritenendo
di non doverci controllare nel percorrerla). Anche le cause della distrazione sono molteplici, il bisogno di uno
spazio vuoto da creare, esplorare, dove riposare ma anche una reazione ad un eccesso di stress, quindi, non solo
un problema di gestione del compito ma anche un fenomeno legato al valore che viene dato al compito stesso dal
soggetto e dagli altri. Distrarsi nascondersi, evitare di vivere la mancanza di armonia con quello che la realt
ci propone, in quel determinato momento, per trovare rifugio in un luogo dove si possano mettere alla porta i
pensieri eccessivi, magari per affrontarli poi uno alla volta.
Certamente, in alcuni casi, occorrer dare spazio anche al significato delloggetto perduto, legando la distrazione
agli atti mancati di Freud e a concetti di attenzione, memoria, dimenticanza. Alcuni oggetti hanno certamente
un significato pi forte di altri e sulla distrazione, gioca un ruolo fondamentale, il fattore ansia, predominante
in un atteggiamenti distratto alla vita. Ansia che si palesa nella sensazione di non essere adatti, in emozioni di
paura e nei segnali fisici legati al sistema nervoso caratterizzati da palpitazioni, ritmo respiratorio accelerato,
nausee.Non si pu tenere tutto a mente! Maria A. Bradimonte spiegava infatti come il meccanismo dellintelletto umano abbia bisogno della distrazione per tenere a bada determinate emozioni negative e di come questo
possa essere in parte controllato. Quindi, un po di sana distrazione non solo accettabile, ma umana e piacevole. Aiuta a sostenere momenti di forte stress, restituendo un po di ossigeno a persone che, secondo le loro
personali possibilit, si sentono soffocare da troppi impegni e responsabilit.
Conoscere se stessi e imparare quali sono le proprie debolezze pu aiutare a capire come ritrovare il proprio ottimale modo di convivere con la propria ansia e distrazione potendo apprezzare il benefico momento di assenza

dalla ragione senza che diventi un limite alla propria vita n tanto meno un vizio del comportamento con conseguenze spiacevoli. Quindi quando la distrazione diventa eccessiva e gli oggetti smarriti allordine del giorno, facciamo un
respiro profondo e cerchiamo di dedicarci a capire cosa sta succedendo.
Talvolta la distrazione pu generare nel soggetto un senso di depressione, sconforto e rassegnazione.
I greci chiamavano la depressione accidia che significa in-curanza, mancanza di interesse. Una altro termine per indicare quel che oggi pensiamo come depressione melanconia, umor nero dal greco melas, nero e chol che significa bile. La melanconia uno stato danimo costantemente cupo, nero, triste e senza speranza.
La psicanalisi ha iniziato a occuparsi della depressione molto presto. Nel 1905, Freud scrisse un saggio che si intitolava Lutto e melanconia. Anche Freud aveva notato che ci sono forme pi o meno gravi di depressione. Le meno
gravi sono in qualche modo legate al lutto. Il lutto non solo levento della morte di una persona amata, costituisce
un lutto anche la perdita di qualsiasi oggetto o situazione che contribuiscono a mantenere salda limmagine positiva
che ognuno si costruito di se stesso. Levento di una perdita di qualsiasi tipo pu produrre disperazione, angoscia e
perdita di piacere nella vita.
In questo testo Freud affronta il problema della melanconia alle soglie della prima guerra mondiale. Secondo lui
laffetto depressivo ha come condizione la perdita delloggetto. Non di qualunque oggetto, ma la perdita di un oggetto che ha la caratteristica di essere sovrainvestito narcisisticamente. Dunque laffetto depressivo sarebbe la reazione
soggettiva inevitabile alla perdita non di un oggetto qualunque, ma di un oggetto che il soggetto sovrainveste narcisisticamente e la cui perdita comporterebbe una emorragia libidica, uno svuotamento di senso del mondo intero.
In questo caso, quindi, perdere loggetto significa anche perdere una parte di s poich loggetto effettivamente una
parte, un pezzo, del soggetto. Ebbene questo affetto che porta con s uno svuotamento libidico e di senso del mondo,
pu essere trattato in tre maniere differenti: mania, melanconia e lavoro del lutto.
La mania, secondo Freud, sarebbe una difesa rispetto allesperienza della perdita delloggetto e questa difesa si configura come un vero e proprio negazionismo. Da questo punto di vista la mania e la dimensione di euforia permanente
che laccompagna consiste proprio nella negazione dellesperienza traumatica della perdita. La mania tende piuttosto
a produrre la sostituzione compulsiva delloggetto al posto della simbolizzazione della sua perdita irreversibile. La
mania una reazione possibile alla perdita delloggetto e allaffetto depressivo che essa suscita.
Laltra via patologica rispetto allesperienza della perdita la via melanconica, che Freud definisce, in modo enigmatico, come un lavoro. Egli parla dellesistenza di un lavoro melanconico. Dunque la mania allude ad un antilavoro
mentre la melanconia ad un lavoro che consisterebbe nel preservare la pertinace adesione alloggetto.
Il lavoro del lutto invece si configura come unalternativa sia al negazionismo della mania sia al lavoro melanconico
che punta a fare esistere eternamente loggetto perduto. Sarebbe la possibilit di simbolizzare la perdita, di attraversare il dolore, lesperienza del negativo, ricostruendo la possibilit dellesperienza libidica del mondo. Laltra grande
caratteristica del lavoro del lutto che si tratta di un lavoro della memoria. Non c lavoro del lutto senza memoria.
Memoria delloggetto perduto; il lavoro del lutto implica ricordarsi, ripensare, rivedere, proiettare il film di come era,
le tracce della sua presenza, i ricordi, la memoria volontaria, la memoria involontaria delloggetto.
Da qui nasce la nostra idea di rendere collaborativo un servizio di lost&found dato che le persone che dimenticano
oggetti a loro cari sono davvero tante e allordine del giorno. Con dei piccoli consigli e qualche accortezza potremmo
aiutarci a vicenda nella consapevolezza che probabilmente un giorno capiter anche a noi. Daltronde chi di noi non
si sente felice, appagato e sollevato dopo aver ritrovato un oggetto che credeva smarrito?

Politecnico di Milano - Scuola del Design


Processi e Metodi di Produzione di Artefatti Comunicativi
a.a. 2016-17
Azzolin Nicol
Picardi Andrea
Sartore Luca